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Indice

Prefazione Introduzione: Il territorio della taranta

9 11

Tarantole salentine: danze e dibattiti sui ragni, p. 13 - Sulle tracce del ragno: tecniche e obiettivi della ricerca, p. 24 - Crisi e celebrazioni: la tarantola salentina nel suo contesto, p. 32 - Anteprima: questo libro in sintesi, p. 38

Parte prima: Reti di ragno nel passato e nel presente I.

Invocando san Paolo: rappresentazioni storiche e contemporanee

42

Le danze a Galatina: punto d’incontro tra vecchi e nuovi tarantati, p. 43 - Le danze sullo schermo: invenzione contro intenzione, p. 57

II.

Reti nel tempo: origini e storia del tarantismo

68

Origini possibili: alla ricerca delle radici del tarantismo, p. 70 - Interpretazioni storiche: spiegazioni del culto della tarantola, p. 75 - Il punto di vista di De Martino: un riferimento fondamentale, p. 78 - Studi recenti: continua la ricerca di risposte, p. 81

Parte seconda: Il culto del ragno oggi III. Miti curativi e cure fittizie: punti di vista di sostenitori e scettici

92

Tarantismo come cura: dibattiti in favore della tarantola, p. 92 - Il tarantismo come finzione: dibattiti contro la tarantola, p. 108

IV.

Annunci pubblicitari e antidoti: celebritĂ contro conservazione Taranta-muffin, techno-pizzica, tarantavirus: contaminazioni della pizzica, p. 117 - La festa di San Rocco: tradizioni rivitalizzate

115


e commercializzate, p. 122 - La Notte della Taranta: uno spettacolo di musica e media, p. 126 - La Sagra de li Curli: una festa collettiva, p. 131

V.

Rilevando un senso di identità e di benessere: motivazioni ed esperienze personali

135

Gli Alla Bua: musica per curare, p. 136 - La storia di Anita: colori danzanti, p. 140 - La storia di Anna: recupero di stabilità, p. 146

Parte terza: Dal rituale alla ribalta VI. Donne e Uomini Ragno “pizzicati”: negoziando tra crisi e cura

152

Analisi dei ragni: identificazione di casi di tarantismo, p. 153 Punti di vista sul veleno: interpretazioni del morso del ragno, p. 160 - Alternative alla tarantola: scelta di opzioni di cura, p. 167

VII. Fili della tarantola e arie di spettacolo: mettere a punto le rappresentazioni

173

Siti dei ragni: luoghi delle rappresentazioni, p. 176 - Orari dei ragni: tempi delle rappresentazioni, p. 183 - Fili della tarantola: accessori e tecniche del passato, p. 186 - Arie di spettacolo: accessori e tecniche attuali, p. 194

VIII. Donne e Uomini Ragno trasformati: celebrazioni del benessere

206

Le ronde magiche: lasciare che la musica prenda il sopravvento, p. 207 - Intervento ritmico: scegliere di sincronizzarsi, p. 211 - Far vibrare la rete del ragno: attingere a una fonte di vitalità, p. 215 Tossine che si integrano: il sé si connette all’altro da sé, p. 220 Identità che si trasformano: evocazione di un senso di appartenenza, p. 224

Parte quarta: Conclusione IX. Ballando oltre i ragni

230

La storia di Evelina: una vita con la tarantola, p. 230 - I ritmi della tarantola: riflessioni su rappresentazione e benessere, p. 233

Epilogo

238

Bibliografia

247

Filmografia

270


Al Salento

Torre Sant’Emiliano, nei pressi di Porto Badisco, sulla costa adriatica, maggio 2004 (foto: Regina Schneider).


Grottaglie

Ceglie Messapica

MAR IONIO

Manduria

Oria

Francavilla

Ostuni

La penisola salentina; la zona evidenziata in grigio delimita la Grecìa Salentina (cartina di Nicki Averill).

Taranto

Martina Franca

Cisternino

Porto Cesareo

Cerano

San Cataldo

Calimera

Acaya

Sternatia

Lecce

MAR ADRIATICO

Alliste

Casarano

Montesardo Patù

Santa Maria di Leuca

Vignacastrisi Montesano Salentino Ruffano Torrepaduli Depressa Lucugnano Tricase Ugento Alessano

Martignano Carpignano Salentino Zollino Soleto Martano Santa Maria di Stigliano Grotta di San Paolo Nardò Castrignano dei Greci Galatina Baia dei Turchi Corigliano d’Otranto Cappella Galatone Otranto Casamassella di San Paolo Melpignano Aradeo Torre Sant’Emiliano Muro Leccese Cutrofiano Maglie Uggiano la Chiesa Scorrano Grotta dei Cervi Sanarica Minervino Porto Badisco Gallipoli

Copertino

Villa Convento

Novoli

Leverano

Veglie

Salice Salentino

Mesagne

Brindisi


Prefazione Credere a una fluida materialità dell’anima è indispendabile nel mestiere dell’attore. Sapere che una passione è materia [...] conferisce all’attore una maestria che lo eguaglia a un autentico guaritore. (Antonin Artaud 2000: 244)

Una donna, minuta e anziana, vestita di nero, sta appoggiata alla colonna in pietra del cancello di casa. Il corpo appare leggermente inclinato, posato, quasi fosse privo di peso, in equilibrio su un muro due volte più grande di lei, un ginocchio piegato, le punte dei piedi che si sfiorano. La spalla sembra far da cardine, aiutata da una mano che si allunga sul petto, offrendo staticità a quella figura esile, proiettata sul bianco dei mattoni. Perduto sembra il suo sguardo, penetrante e blu sotto il fazzoletto nero che le copre la testa, tenendo a bada le ciocche di capelli biancastri. In silenzio continua a guardare. Alzo lo sguardo per controllare se da dietro arriva qualche macchina, prima d’immettermi sulla via principale, e l’immagine della donna mi appare, incastonata nella cornice dello specchietto retrovisore. Mi andrebbe di tirar fuori la macchina fotografica per fermarla in eterno, quell’immagine, ma qualcosa mi ferma. Decido allora di fissarla nella mente, e saluto ancora con la mano, ma la scena resta immobile. I suoi occhi non tengono più la distanza.Tuttavia, sembrano vedermi partire, allo stesso modo di tante altre persone che lei ha accompagnato al cancello per un ultimo saluto, condensando decenni della sua vita in un solo sguardo. Non so se ritornerò. Non so se la rincontrerò qui, ancora. Per un periodo lungo quattro anni, dal 1998 al 2002, mi ha promesso che sarebbe venuta a trovarmi in Inghilterra, a patto che le fornissi una buona guida stradale. Si è anche offerta, ripetutamente, di trovarmi un marito nel suo paese, in modo che potessi stabilirmi là. Quando torno a trovarla, nell’agosto del 2005, la sua offerta è sempre valida, anzi viene estesa anche all’amica che mi accompagna. Il continuo scherzare della donna, la sua so-


10

Prefazione

larità, non lasciano trasparire le tracce delle forti crisi che hanno segnato la sua vita: gli improvvisi svenimenti, le urla di terrore, i tremori che le hanno scosso il corpo esile, ma forte; la rigidità dei muscoli che la faceva sembrare viva e morta nello stesso tempo.

Da: Observations rares de Médecine, 1758 (ristampata in Scholes 1964). Questo testo sostiene che gli insetti danzano ritmicamente se viene loro suonata una melodia di tarantella.

RINGRAZIAMENTI Questo libro deve la sua esistenza all’aiuto e all’ispirazione di molte persone che hanno condiviso con me pensieri ed esperienze nel corso degli ultimi quindici anni. La mia gratitudine si estende a tutti coloro che hanno contribuito a questo studio. Le parole e le percezioni di molti hanno dato vita a queste pagine, il sostegno e la generosità di tanti, sebbene intangibili, sono alla base di questo libro. Sono debitrice a privati e istituzioni per il permesso accordatomi di pubblicare il loro materiale fotografico. La prima parte della ricerca è stata sponsorizzata dal Marie Curie Fellowship Scheme della Commissione Europea e dall’Economic and Social Research Council in Gran Bretagna. La stesura dell’edizione inglese è stata possibile inizialmente grazie alle sovvenzioni post-dottorato offerte dall’Arts and Humanities Research Board e dalla British Academy. Ringrazio sentitamente queste istituzioni. Infine, un grato riconoscimento a Edizioni di Pagina e a tutti quelli coinvolti nel dar vita all’edizione italiana di questo studio.


Epilogo

Il 29 giugno 2007, alle 5.00 circa del mattino, Evelina entra ancora una volta nella cappella di San Paolo a Galatina. Emette un urlo acuto, cade indietro tra le braccia pronte del nipote e, come pervasa da onde d’urto, batte i piedi energicamente al suolo. Lo stomaco mi si rivolta.Viene messa giù, sul pavimento. La cappella è piena zeppa di spettatori. Fuori, la ronda della pizzica che in precedenza bloccava l’ingresso ha smesso di risuonare da un capo all’altro della piazza. Per tutta la notte, musicisti e danzatori avevano scelto (nonostante i rimproveri) quel luogo per compiere la loro vigilia dei giorni moderni, dopo il concerto della notte precedente in piazza San Pietro. Dopo qualche minuto, Evelina riprende i sensi. Scompare per poco tempo dietro l’altare e viene accolta da domande amichevoli al suo ritorno. Ella risponde senza esitazione. Il mio sguardo capta quello di suo figlio, e ci sorridiamo a vicenda: il chiacchiericcio sembra disperdere la tensione di ciò che era appena accaduto. Mentre Evelina esce dalla cappella, un coro di applausi la saluta. Risponde riconoscente, con un cenno delle mani (Porcino 2008: 225). Nel 2007, le sue crisi l’hanno spinta verso la celebrità. Con i familiari si dirige verso la chiesa principale, seguendo una strada percorsa per oltre mezzo secolo. Io li accompagno al “loro” banco e per un caffè nel leggendario bar Eros – forse appropriatamente denominato. Mentre ci diciamo addio, Evelina indugia un po’. Ha qualcosa da dirmi: «Abbiamo fatto pace».


Fig. 1. La festa di San Pietro e Paolo, Galatina, 29 giugno 1999. La processione con la statua di san Paolo e il busto dorato di san Pietro (foto: Karen LĂźdtke).

Figg. 2 e 3. Le tarantate a Galatina nei primi anni Settanta, mentre ballano in piazza San Pietro e davanti all’altare nella cappella di San Paolo (foto: Paolo Longo).


Fig. 4. Anna Amore e sua madre Sara Miccoli mentre ballano la pizzica, Parabita, luglio 2001 (foto: Karen L端dtke).

Fig. 5. Celebrazione della messa presso la grotta di San Paolo, Giurdignano, giugno 1998 (foto: Fernando Bevilacqua).


Figg. 6 e 7. La grotta di Giurdignano con l’affresco di san Paolo accanto alla tela della tarantola, settembre 2007 (foto: Erhard SÜhner).


Fig. 8. “Salento aperto tutto l’anno” (cartolina: Azienda di Promozione Turistica di Lecce, Martano Editrice e Radici di Pietra; foto: Fernando Bevilacqua; claim: Nello Wrona).

Fig. 9. Poster de “La Notte della Taranta”, agosto 2007 (© Istituto Diego Carpitella).

Fig. 10. Graffito del “dio che danza”, Porto Badisco, luglio 1998 (foto: Karen Lüdtke).


Figg. 11, 12, 13. Quadri di Anita Pinto, Collezione Arcu Pintu, 1997 (13 Š Anita Pinto. Riprodotto con il permesso di Daniele Durante).


Fig. 14. Concerto del gruppo I Tamburellisti di Torrepaduli, Galatina, giugno 1999 (foto: Karen Lüdtke).

Fig. 15. Il “dio che danza” in scena sulla pelle di un tamburello durante un concerto del gruppo Arakne Mediterranea, Galatina, 29 giugno 1999 (foto: Karen Lüdtke).


Fig. 16. Una ronda di ballerini, musicisti e spettatori alla festa di San Rocco, Torrepaduli, 15 agosto 1999 (foto: Karen L端dtke).

Fig. 17. La pizzica pizzica, Torrepaduli, 15 agosto 1999 (foto: Karen L端dtke).

Fig. 18. La scherma, Torrepaduli, 15 agosto 1999 (foto: Karen L端dtke).

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Balla coi ragni  

Per secoli, il rito del tarantismo fu l’unica cura per coloro che erano stati “morsi” o “posseduti” dalla tarantola: le sue vittime erano co...

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