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Mauritania. Scritture nel deserto

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Archivio di Etnografia • n.s., a. II, n. 1 • 2007 • 63-74

La storia che vorrei raccontare, attraverso le foto estratte dal mio documentario Mauritania: città-biblioteche nel deserto, comincia circa mille anni fa, quando il Sahara era considerato come «una via di palme e di città» che metteva in comunicazione il Mediterraneo con l’Africa sub-tropicale, così come racconta Abu Obeid El Bekri, geografo musulmano dell’XI secolo. Quello che oggi noi tutti conosciamo come il deserto per antonomasia è stato, un tempo, un crocevia di società e di economie, un crogiolo di stirpi e di culture, in cui la Mauritania, un paese oggi ai più sconosciuto, è stata per secoli protagonista, fungendo da ponte tra il Maghreb e l’Africa nera. Questa terra del Far West sahariano, che oggi conta circa due milioni e mezzo di abitanti per una superficie vasta tre volte l’Italia, fu islamizzata dagli Almoravidi nel 1077 d.C., poco dopo la fondazione della città di Marrakech, e poco prima che questa tribù guerriera di origini berbere si lanciasse anche alla conquista della Spagna. Gli Almoravidi trasmisero ai Mauri il loro senso del commercio e il loro grande rigore coranico, che fece sì che in questa terra prosperassero innumerevoli moschee e centri per l’insegnamento religioso. Fu però grazie all’arrivo delle tribù arabe di Maquil e Hasan, nel XVI secolo, che i Mauri acquisirono la loro lingua attuale, il dialetto arabo hassanya, una certa raffinatezza di costumi e di pensiero e quella forma di vita beduina, legata alla pastorizia e al nomadismo, che ha fatto dei Mauri uno dei grandi popoli del deserto, insieme ai Tuareg e ai Teda. Per servire le rotte carovaniere legate ai traffici trans-sahariani di questo popolo in continuo movimento, sorsero le antiche oasi di Ouadane, Chinguetti, Tichit e Oualata, oggi classificate dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che io e la mia troupe siamo andati a visitare per documentare l’enorme ricchezza culturale che ancora si cela tra queste rovine. La storia di queste antiche città si può leggere già tutta nell’etimologia popolare dei loro nomi, come ci spiegano gli abitanti del luogo che abbiamo intervistato; il nome di Ouadane, ad esempio, significa “il doppio fiume delle scienze e dei datteri”, proprio a riecheggiare il ruolo cruciale che questo luogo assunse, per oltre cinque secoli, per i commerci e per la propagazione del sapere. Questa città, la più antica tra le quattro città storiche della Mauritania, fondata nel 1147 dell’èra cristiana, è considerata come la prima università del deserto; la fama delle sue scuole

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coraniche si diffuse in tutto il mondo arabo, tanto da essere considerata come una piccola Baghdad. Chinguetti, invece, la città che ne soppiantò l’importanza qualche secolo dopo, al punto da dare il suo nome all’intera regione, un tempo nota come “bilad Chiguitti”, terra di Chinguetti, trae il nome dai suoi pozzi; Chinguetti, in hassanya, è la fonte dove si abbeverano i cavalli, nome che denota l’importanza primaria che questo luogo ebbe come oasi, molto prima di assumere il prestigio religioso che lo ha reso uno dei sette luoghi sacri dell’Islam. Da qui si riunivano, infatti, i pellegrini che si mettevano in viaggio dal remoto occidente sahariano per raggiungere La Mecca, un viaggio fondamentale per un musulmano, da compiere almeno una volta nella vita. Queste genti, giunte a dorso di cammello dall’estrema periferia nella culla della cultura islamica, vendevano ogni cosa in loro possesso, il loro sale, le loro pelli, addirittura i loro cammelli e i loro cavalli, in cambio di sete, spezie e, soprattutto, libri arabi. Per un popolo così devoto e così ricco di scuole coraniche, la diffusione dei testi sacri aveva un valore fondamentale; ogni pellegrino che dalla Mauritania giungeva a La Mecca, comprava, dunque, dei libri che al suo ritorno erano ambiti da altri intellettuali e commercianti, disposti a pagarli a peso d’oro. Bisogna pensare che in una società divisa per caste, come quella Maura, una casta intera è dedita all’insegnamento e all’acquisizione del sapere; la casta dei marabutt, i letterati, la cui importanza è ancora oggi fondamentale. Queste famiglie di sapienti cominciarono a collezionarne i numerosi testi, ma non solo; poiché questi erano una merce rara e costosa, data l’assenza di produzione di carta nella regione, cominciarono anche a ricopiarli, per conservare i preziosi originali in delle vere e proprie biblioteche private e per rivendere le copie a tutti coloro che le richiedevano. In questo modo, si sviluppò una fiorente industria editoriale che arrivò a rappresentare, per gli abitanti di queste città, il reddito maggiore e più sicuro, al punto che i copisti chiedevano per ogni libro trascritto il prezzo equivalente a quello di un dromedario. Ouadane, Chinguetti, Tichit e Oualata furono per tutto il medioevo le capitali sahariane del libro; la generalizzazione della cultura consentì ai cittadini di ogni classe sociale l’accesso al mondo del sapere, tanto che, intorno al XVI secolo, in ogni casa di queste città si trovava un erudito. Queste migliaia e migliaia di manoscritti, che nei secoli furono raccolti nelle biblioteche dei marabutt e riguardavano più campi del pensiero umano, richiamarono, inoltre, intellettuali e studiosi da tutto il mondo arabo, al punto che la Mauritania si trasformò da zona periferica a centro d’irradiamento culturale. In questa regione sorsero a profusione scuole in cui fiorirono le scienze naturali e quelle religiose, e da cui partirono numerosi saggi per recarsi a Dhubai e a Bassorah, con lo scopo di fondarvi a loro volta altre scuole. Venne ideato un sistema d’insegnamento aperto a tutti, in particolare alle donne, dove per aiutare gli studenti bisognosi la comunità sollecitava le contribuzioni volontarie nelle oasi e, perfino, negli accampamenti dei nomadi.


Accanto all’erudizione religiosa, letteraria, poetica e giuridica fiorirono anche altre attività urbane tradizionali, come l’artigianato di alta qualità e un tipo di architettura originale particolarmente adatta ai materiali locali: arenaria rossastra per Ouadane e Chinguetti, scisti grigiastri a Tichit, argilla ocra a Oualata. Ciascuna di queste città è caratterizzata da elementi decorativi particolari: Tichit è nota per le sue costruzioni ricavate dalla sovrapposizione di lastre policrome di scisto, Chinguetti per il suo solenne minareto, Ouadane per l’enorme palmeto che circonda le sue alte dimore patrizie, e Oualata ha indiscutibilmente una bellezza unica al mondo grazie alle stupende decorazioni delle sue case, eseguite a mano dalle donne della città. Tante ricchezze così concentrate hanno suscitato ripetutamente, nei secoli, la cupidigia di molteplici aggressori, e la storia di queste capitali nel deserto è costellata, com’è facile immaginare, da guerre, invasioni, assedi, razzie di ogni genere. Nondimeno, agli inizi del secolo scorso queste città erano ancora il simbolo di tutta la storia urbana alla periferia del Sahara, prima di conoscere un rapido declino in poche decine di anni. La conquista e l’occupazione coloniale, avvenuta agli inizi del XX secolo per opera dei Francesi, hanno imposto una nuova amministrazione del territorio, modificando fondamentalmente gli itinerari carovanieri tradizionali e organizzando la Mauritania secondo i criteri di sicurezza militare, mantenimento dell’ordine e integrazione con il resto dell’“Africa occidentale francese”. Sulle nuove strade sono nati in poco tempo nuovi centri urbani, dove si sono spostate le attività un tempo distribuite tra le quattro città. Ouadane, Chinguetti, Tichit e Oualta sono rimaste improvvisamente escluse dallo sviluppo moderno e, come se non bastasse, il peggiorare della siccità ha ridotto pericolosamente le risorse idriche delle oasi, contribuendo ad accelerare l’esodo delle popolazioni verso i nuovi centri amministrativi coloniali. Così Ouadane e Tichit, totalmente isolate a causa della loro posizione geografica, hanno perso in vent’anni più di tre quarti della popolazione. Le case e i mercati sono stati abbandonati e le biblioteche sono state affidate a qualche venerabile studioso, quando non sono state dimenticate tra le rovine. Più vicine alle nuove capitali regionali, Chinguetti e Oualata tentano di sopravvivere e rifiutano di diventare un simbolo del passato ma, anche qui, bisogna fare i conti con il nemico più pericoloso di tutti: il deserto. Il colpo di grazia alle città storiche della Mauritania è stato inflitto proprio dall’avanzata delle dune che, con la loro sabbia, hanno seppellito palmeti, pozzi, case e moschee. Un mare di sabbia ha quasi inghiottito la lussureggiante oasi che verdeggiava per oltre venti chilometri a nord-est di Chinguetti, così come sono crollate quasi tutte le vecchie case del borgo alto di Oualata e sono state ridotte a uno spettacolo fatiscente le città, un tempo splendenti, di Tichit e Ouadane. Chi arriva oggi in questi luoghi, ormai abbandonati e condannati a scomparire se non si interviene al più presto, viene accolto da un panorama di triste decaden-

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za. Così fu per me, quando vi giunsi un anno fa spinta dalla voglia di scoprire questi tesori nascosti tra le sabbie. Mi sembrava eccezionale pensare che nel deserto ci fossero delle biblioteche, ancora più nuova era per me l’idea che nel deserto ci fossero state città fiorenti, e assolutamente sconvolgente è stato apprendere che questo luogo d’Africa sia stato per secoli una terra di sapienti. Normalmente, io, che non sono un’antropologa, avevo sempre pensato all’Africa come a una terra di povertà e di strane danze tribali. Il mio immaginario passivo da europea distratta si era nutrito per anni solo di immagini di bambini con la pancia gonfia e di gente disperata che non sapeva cosa fare. Quando sono arrivata in Mauritania, vincendo mille riserve e mille paure, ho incontrato, è vero, la povertà, frotte di bambini mi correvano incontro chiedendomi dei regali e in tutte le nuove città che ho visitato non ho visto altro che baraccopoli, corruzione, degrado e prostituzione, ma quando sono arrivata nel cuore del deserto e ho visitato queste città antichissime ho assistito all’aura straordinaria che la storia è capace di emanare attraverso i secoli. Nonostante le case ormai in rovina, la sabbia che ne ha invaso i vicoli e l’atmosfera di isolamento e di abbandono, queste città, che noi occidentali potremmo definire villaggi, date le loro modeste dimensioni, sono dei luoghi magici; qui si respira ancora l’atmosfera sacrale e mistica che ne ha percorso le epoche. Incontrare gli eredi di queste biblioteche, farmi narrare da questi sapienti di oggi la storia che anch’io ho provato a raccontare, ed essere condotta da loro in quelle stanzette buie e polverose, completamente piene di antichi manoscritti ormai logori, è stato per me come visitare dei luoghi sacri. La dignità fortissima che questi uomini conservano nei loro gesti e nei loro racconti è commovente, poiché sono consapevoli che tutta la memoria del loro popolo, custodita in quei testi, sta per andare perduta a causa della polvere, delle termiti, degli agenti atmosferici e dell’inesorabile azione del tempo. Tutti vanno via per scappare alla miseria ma loro restano, per conservare i libri, libri preziosi, bellissimi, colorati con ossido di ferro, indaco, oro, scritti in più formati, su carta ricavata da fibre tessili, su pergamena, o addirittura su pelle di gazzella, e rilegati con cura, sapientemente. Tutto questo sapere, che appartiene non solo alla storia dei Mauri ma a tutta l’umanità, in quanto traccia della storia degli uomini, merita di essere difeso e conservato, ma andrebbe anche censito, catalogato, microfilmato e restaurato. L’UNESCO e la Cooperazione Internazionale hanno iniziato una campagna di salvaguardia e sensibilizzazione nel 1995 ma, a tutt’oggi, sono solo un paio le biblioteche ad aver ricevuto dei concreti contributi. Eppure basterebbero dei moderni armadi in metallo e dei contenitori in cartone per togliere i libri dai bauli in legno e metterli, tanto per cominciare, al riparo dalle termiti; oppure forse no, non basterebbe, perché non basta fermare l’avanzata del deserto e restaurare gli edifici se i loro abitanti continuano a migrare. Come ha scritto Attilio Gaudio, studioso e giornalista che per primo ha sollevato questo problema, bisognerebbe frenare l’esodo della popolazione, incrementando la produzione agricola e rendendo questi centri indi-


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pendenti dal punto di vista alimentare. Se gli abitanti di queste antiche città restassero sul posto, la memoria di tutta la loro storia sarebbe salva e si tramanderebbe ancora, di generazione in generazione. Non so se siano solo delle utopie o se la storia si può davvero riscrivere, ma andare laggiù, girare questo documentario e poi tornare in Italia mi ha fatto riflettere sull’importanza, in un mondo globale, di preservare i patrimoni culturali. Ripenso ai Mauri che, se un giorno non avranno più le loro antiche città, non saranno più fieri e non saranno più “degni” come lo sono ora, ma saranno soltanto dei poveri. E mi torna in mente Sidi Mohamed Abidin Sidi di Ouadane, un uomo straordinario, forse il più sapiente dei sapienti che ho intervistato, che dopo avermi mostrato i suoi libri, mentre gustavamo un tè sotto un’acacia, mi ha recitato un antico proverbio arabo che dice: «Colui che è senza passato è senza presente, e colui che non ha presente non ha avvenire».

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68 Cartina geografica del continente africano in cui è evidenziata la Mauritania. Biblioteca El-Bechir: l’erede di un’importante famiglia di letterati ci mostra lo stato in cui sono ridotti alcuni dei suoi preziosi manoscritti.


Il centro storico di Chinguetti con alcuni dei suoi bazar; qui si possono acquistare oggetti tipici dell’artigianato mauro.

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Particolare di un libro intaccato dalle termiti.

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In questa immagine si possono ammirare le stupende decorazioni che caratterizzano le case della città di Oualata. Questo è lo stato in cui versa la collezione di manoscritti della famiglia Elvadillani.


La biblioteca degli habot è una delle più importanti biblioteche di Chinguetti; essa conta più di duemila manoscritti, ma è solo ciò che resta dopo che mille di essi sono già andati perduti a causa della polvere e delle termiti. Fortunatamente questa è una delle poche biblioteche ad aver ricevuto gli aiuti della comunità internazionale, come si può notare dai cartoni e dagli armadi in cui sono conservati i manoscritti. Particolare di un libro appartenente alla famiglia di Abidine Sidi.

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In questa cartina si può notare l’antica rotta carovaniera che attraversa le quattro città storiche della Mauritania, nel cuore del suo territorio. Questa rotta in mezzo al deserto è stata ormai abbandonata a causa della costruzione di una moderna strada asfaltata che collega l’entroterra alla costa, sede degli attuali traffici commerciali che fanno capo alla capitale Nouakschott.

Il centro della città di Ouadan, con il suo imponente minareto.


Un abitante di Ouadan passeggia tra le macerie della sua città distrutta e abbandonata. Mohamed Salek Desry, custode della biblioteca Khairi, ci accompagna nel palmeto fuori Chinguetti per mostrarci gli effetti tangibili dell’avanzata del deserto, che sta letteralmente ingoiando queste antichissime oasi.

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Sidi Mohamed Abidine Sidi: quest’uomo è discendente di una delle più importanti famiglie di marabutt della Mauritania; mentre ci mostra gli antichi manoscritti appartenenti alla sua famiglia, ci parla dei problemi che attualmente minacciano queste antiche città. Immagine di Tichit, la città che più di ogni altra soffre dell’abbandono degli antichi traffici commerciali.


Indice

ETNOGRAFIE 9

Domenico Copertino Processi di patrimonializzazione delle antichità: la valorizzazione della Città Antica di Damasco

21 indice

Caterina Porcelli, Stefania Pontrandolfo Per una storia dei rom dell’Italia meridionale: i rom della Puglia

REPERTORI Donato Martucci “A je burrë?”. Elementi di una rappresentazione

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SEQUENZE Rossella Piccinno Mauritania. Scritture nel deserto

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STORIE Alessandra Guigoni L’introduzione del Solanum tuberosum in Sardegna. Due documenti editi dalla Reale società agraria ed economica di Cagliari: la Instruzione di Giuseppe Cossu e la Memoria Coltivazione delle patate e loro usi particolari

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RETROSPETTIVE Ernesto de Martino Realismo e folklore nel cinema italiano

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TACCUINO Guglielmo Zappatore Tra i sufi ad Amman. Pagine di diario

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LETTURE Valerio Bernardi De Martino, il pensiero filosofico e la storia culturale italiana. Su alcuni studi demartiniani degli ultimi anni

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I Indice

LIBRI, CD E VIDEO / SCHEDE

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ABSTRACTS

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edited by Dorothy L. Zinn

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GLI AUTORI

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Mauritania. Scritture nel deserto - dossier fotografico

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