Archivio di Etnografia 1-2/2011

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Indice

Ferdinando Mirizzi Nel decennale della scomparsa di Pietro Sassu (2001-2011)

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Francesco Giannattasio Pietro Sassu e l’etnomusicologia italiana

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Luisa Zanoncelli Pietro Sassu a Udine

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Giulio Angioni In ricordo di Pietro Sassu

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Saggi Pietro Sassu Dall’etnofonia all’etnomusicologia. Un secolo di studi sulla musica popolare italiana

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Etnografie Renato Morelli Musiche a memoria. Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca, divulgazione e multimedia

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Repertori Giancarlo Palombini, Daniele Parbuono Folclorismi dialettali e sonori: la rappresentazione di “Sega la vecchia” in Umbria

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Sequenze Francesco Marano Nota autobiografica sul film Il Maggio delle Mondine (2011, 45 min.) 141

indice saggi

In Memoria di Pietro Sassu

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â– Indice

Storie Nicola Scaldaferri Basilicata 1997. Resoconto di una ricerca sulla musica tradizionale lucana promossa da Pietro Sassu 149

Riflessioni A cura di Maurizio Agamennone e Maria Carmela Stella Pietro Sassu etnomusicologo: una conversazione polifonica, una riflessione a piĂš voci

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Letture Eugenio Imbriani Il giorno del giudizio. La ricerca sulla rasgioni di Simone Sassu

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edited by Dorothy L. Zinn

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Abstracts saggi

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Gli Autori

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Nel decennale della scomparsa di Pietro Sassu (2001-2011)

Nel 2006 riprendeva la pubblicazione dell’«Archivio di Etnografia» nel nome e nel ricordo di Pietro Sassu, che lo aveva fondato nel 1999 con Eugenio Imbriani, Francesco Marano e chi scrive all’interno delle attività di ricerca da noi insieme progettate e condotte nel Dipartimento di Scienze Storiche, Linguistiche e Antropologiche dell’Università della Basilicata. E a Sassu è ora dedicato anche il numero doppio 2011 della rivista perché, nel decennale della sua prematura e, per noi e molti altri, dolorosissima scomparsa, erano presenti tutte le condizioni per un bilancio critico della sua complessa e articolata vicenda di ricercatore, docente, compositore, musicista, promotore di eventi in campo tanto etnomusicologico quanto più ampiamente musicologico. Il fascicolo si collega all’iniziativa che la Facoltà di Lettere e Filosofia e il Dipartimento di Scienze Storiche, Linguistiche e Antropologiche dell’Università della Basilicata vollero organizzare a Potenza e a Matera, con la collaborazione dell’Associazione Archivi Sassu e della Fondazione Banco di Sardegna, nei giorni 25 e 26 ottobre 2011 per ricordare la figura di Pietro e che vide protagonisti, in un convegno dal titolo “Pietro Sassu, etnomusicologo, a dieci anni dalla scomparsa”, molti di coloro che hanno poi contribuito alla realizzazione del presente numero della rivista. In particolare, allo scopo di definire il quadro di contesto delle molteplici attività di Sassu, dei suoi temi di ricerca, dei luoghi in cui egli aveva operato nella sua intensa attività di studioso, del ruolo da lui rivestito negli studi italiani di etnomusicologia e storia della musica, abbiamo chiesto a tre suoi amici e colleghi di proporci ricordi, riflessioni e spunti critici, ciascuno dal proprio punto di vista e sulla base delle esperienze condivise con Pietro in tempi e situazioni diverse. Così Francesco Giannattasio, attuale decano degli etnomusicologi italiani, presenta la figura intellettuale e la produzione scientifica di Pietro Sassu all’interno della storia che ha segnato lo sviluppo degli studi etnomusicologici in Italia, evidenziandone i contributi non solo sul piano della ricerca e della raccolta di documenti sonori, che hanno fatto di lui uno dei maggiori etnografi musicali italiani, ma anche e soprattutto su quello della riflessione teorica e metodologica, nel quale si è distinto per l’approccio analitico e sistematico che ha caratterizzato il suo continuo muoversi, in una prospettiva musicologica unitaria, tra musicologia eurocolta ed etnomusicologia.

presentazione saggi

Ferdinando Mirizzi

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■ Nel decennale della scomparsa di Pietro Sassu (2001-2011)

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A seguire Luisa Zanoncelli, professore emerito di Musicologia e Storia della musica, ricordando i comuni anni di insegnamento e di ricerca presso l’Università di Udine, mette in evidenza quelli che, a suo parere, sono stati gli apporti di Sassu nell’avanzamento degli studi etnomusicologici, ravvisabili soprattutto nella capacità di riportare in larghi orizzonti aspetti anche molto specifici e minuti della sua ricerca; nella prospettiva ampiamente antropologica in cui egli sapeva collocare i temi di cui si occupava, come dimostrato ad esempio dalla sua analisi della relazione tra le modalità del canto a Premana e la concezione di sé e del mondo degli abitanti di quella località in provincia di Lecco; e, ancora, nell’acutezza e nella profondità a livello teorico che aveva manifestato all’interno del dibattito sulla necessità del superamento del concetto di alterità nella relazione tra dimensione eurocolta ed espressioni culturali di tradizione orale. A completamento della prima sezione Giulio Angioni, a lungo professore ordinario di Antropologia culturale nell’Università di Cagliari, coetaneo, amico e conterraneo di Pietro Sassu, traccia un ricordo dei loro rapporti personali, dei frequenti contatti avuti come studiosi e dei comuni interessi di ricerca, rammemorando come, per esempio e in particolare, insieme avessero in più di una occasione discusso un argomento poco trattato negli studi: quello dell’assenza della danza all’interno dei riti e delle cerimonie presenti in tutte le diverse forme di cristianesimo, una interdizione, spesso peraltro non osservata dalle popolazioni contadine e subalterne, da considerarsi assimilabile a quella della figurazione nelle culture ebraica e islamica. Nella sezione “Saggi” abbiamo voluto pubblicare l’ultimo lavoro di Pietro, un importante scritto, della cui concessione si ringrazia Simone Sassu, dal titolo Dall’etnofonia all’etnomusicologia. Un secolo di studi sulla musica popolare italiana, che è rimasto per lungo tempo inedito, come ricorda nel suo saggio iniziale anche Giannattasio con riferimento alla ricostruzione critica da lui condotta in occasione del convegno dell’ottobre 2011, se non per una parziale circolazione nella sua versione dattiloscritta solo tra gli addetti ai lavori. In esso Sassu, nei mesi precedenti la sua improvvisa e imprevista scomparsa, ricostruiva con consapevolezza teorica e rigore metodologico il percorso, a volte contraddittorio, degli studi sulla musica popolare in Italia, concludendo con una serie di riflessioni che esprimevano l’auspicio di un pieno riconoscimento dell’etnomusicologia come parte di una musicologia generale senza distinzioni né aggettivazioni. In “Etnografie” Renato Morelli, uno degli interlocutori e dei collaboratori storici di Sassu, propone un dettagliato resoconto della densa attività, di ricerca e di divulgazione, svolta dallo studioso sardo in Trentino a partire dal 1976 e fino al 2001, un’attività che ha riguardato indagini sul terreno, partecipazione a trasmissioni radiofoniche e a programmi televisivi, progetti cinematografici, direzioni artistiche di eventi musicali, collaborazioni varie con istituzioni, centri di ricerca, studiosi individuali. Mentre, nella sezione “Repertori”, Giancarlo Palombini e Daniele Parbuono, ricordando in premessa come il loro studio sulle rappresentazioni di “Sega la vecchia” in Umbria si connetta idealmente agli studi di Pietro


Sassu e Leonardo Sole sulla musica sarda, in quanto in essi erano poste le basi per la costruzione di metodologie di analisi dei documenti sonori da un punto di vista tanto linguistico quanto etnomusicologico, presentano il complesso e articolato itinerario che, nell’arco di un cinquantennio di ricerche, ha fatto pervenire alla pubblicazione del lavoro in tre tomi, dal titolo Séga seghin’ segamo... Studi e ricerche su “Sega la vecchia” in Umbria, curato da Giancarlo Baronti e dagli stessi autori del saggio e pubblicato nel 2011. La sezione “Sequenze” accoglie alcune immagini tratte dal film Il Maggio delle Mondine, che Francesco Marano ha realizzato e concluso proprio nell’anniversario della morte di Pietro, con cui aveva collaborato intensamente negli anni del suo magistero potentino e materano. Sassu aveva svolto ricerche importanti tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta del ’900 negli stessi territori che si affacciano sulle Valli di Comacchio, da cui riemergono per l’autore memorie autobiografiche che il film sulle mondine gli ha permesso di rievocare. Le immagini sono precedute da un breve testo in cui Marano cerca di comunicare i ricordi e le emozioni che hanno in lui contraddistinto i passaggi compiuti per la produzione del film. In “Storie” Nicola Scaldaferri ritorna sull’attività di ricerca di Pietro Sassu in Basilicata che già era stata oggetto del suo racconto e delle sue riflessioni nel numero 1 della nuova serie dell’«Archivio di Etnografia». E vi ritorna con la ricostruzione sistematica di una indagine sulla musica tradizionale lucana che Sassu aveva promosso e la Regione Basilicata finanziato nel 1997. Oltre a discutere dei motivi ispiratori e delle fasi preparatorie della ricerca, l’autore, sulla base dei materiali documentari in suo possesso, ne riporta gli esiti, descrive con dovizia di particolari i luoghi dove l’indagine fu condotta e parla delle persone che vi presero parte. Nelle pagine seguenti è poi proposta, per la sezione “Riflessioni”, la trascrizione, rivista dai curatori (Maurizio Agamennone e Maria Carmela Stella), del dibattito svoltosi in occasione della tavola rotonda su “La ricerca etnomusicologica di Pietro Sassu” che si tenne il 26 ottobre 2011 a Matera, nell’aula dell’Università della Basilicata in via San Rocco a lui intitolata, all’interno del convegno organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento di Scienze Storiche, Linguistiche e Antropologiche di cui si è detto all’inizio. Alla tavola rotonda parteciparono studiosi che, in modo vario, sono stati tra i principali amici, collaboratori, allievi, colleghi di Pietro: oltre al citato Agamennone, Piero Arcangeli, Valter Colle, Ignazio Macchiarella, Renato Morelli e Nicola Scaldaferri. A chiusura, per “Letture”, Eugenio Imbriani discute il volume La rasgioni in Sardegna. La risoluzione dei conflitti nella cultura degli stazzi di Simone Sassu, figlio maggiore di Pietro, che già nel 2006 aveva proposto nelle pagine dell’«Archivio di Etnografia» un saggio sul tema che anticipava la pubblicazione del libro, avvenuta nel 2009. Imbriani ricorda come il lavoro abbia avuto la sua genesi nella registrazione di una rasgioni, cioè una pratica di risoluzione pacifica di conflitti e contenziosi, avvenuta nel 1963 in Gallura da parte di Pietro, che poi l’avrebbe consegnata a Simone qualche tempo prima della sua morte perché di quella prati-

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■ Ferdinando Mirizzi

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■ Nel decennale della scomparsa di Pietro Sassu (2001-2011)

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ca egli ricostruisse forme e significati dal punto di vista dell’antropologia giuridica in relazione al contesto agropastorale di riferimento. Qui mi fermo, lasciando ai lettori il piacere della lettura dei saggi, che ho voluto sinteticamente presentare in un quadro complessivo e coerente, saggi che credo restituiscano compiutamente il senso e il valore del contributo fornito da Pietro, padre fondatore della nostra rivista, all’etnomusicologia italiana nei suoi rapporti fecondi con i più generali studi musicologici. Ma non posso concludere senza ringraziare coloro che hanno contribuito alla pubblicazione del fascicolo e, insieme, gli altri partecipanti al convegno del 2011, da Mauro Fiorentino, attuale rettore dell’Università della Basilicata, ad Aldo Corcella, allora direttore del Dipartimento di Studi Filologici e Letterari, a Francesco Lelj Garolla di Bard, rettore dell’Ateneo lucano negli anni in cui Pietro vi insegnava e che lo avrebbe voluto suo prorettore, a Simone Sassu, presidente dell’Associazione Archivi Sassu, a Lello Frascolla e Francesco Panarelli, nei giorni dell’iniziativa rispettivamente preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di Scienze Storiche, Linguistiche e Antropologiche, i quali vollero istituzionalmente promuovere con convinzione ed entusiasmo il ricordo di un collega da tutti stimato e da molti amato e mai dimenticato. Marzo 2013


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Basilicata 1997. Resoconto di una ricerca sulla musica tradizionale lucana promossa da Pietro Sassu

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Pietro Sassu, negli anni trascorsi in Basilicata, nonostante gran parte delle sue energie fosse impegnata sul piano accademico (soprattutto nell’organizzazione delle attività del polo materano), ha dato un significativo impulso alla ricerca sul campo e alla promozione di attività nel settore dell’etnomusicologia. Ha tenuto rapporti intensi con le istituzioni locali, sostenendo, tra l’altro, il progetto Culture dei mari, avviato nel 1996 da Italo Gómez, che ha visto la Provincia di Potenza e vari comuni lucani partner dell’Autunno Musicale di Como nella realizzazione di iniziative sul territorio. La sua azione centrale resta la promozione, tra il 1996 e 1997, di una ricerca ad ampio raggio sul territorio regionale, finanziata dalla Regione Basilicata. Questa ricerca non si è limitata a prendere in esame le pratiche musicali ma si è estesa ad altri aspetti di interesse etnografico, coinvolgendo i colleghi che in quegli anni operavano attorno all’Archivio demoantropologico: Eugenio Imbriani, Angelo Larotonda, Francesco Marano e Ferdinando Mirizzi. Va anche segnalato, a proposito di questa ricerca, il coinvolgimento – su precisa volontà di Pietro che credeva nel valore didattico di simili esperienze – di un gruppo di studenti universitari in qualità di borsisti, che hanno avuto un ruolo spesso decisivo nell’individuare alcune piste di indagine: Marco Albanese, Jessica Boccia, Maria Cifarelli, Assunta Collazzo, Adriano Cozza, Clementina De Biase, Annalisa Giordano, Gerardina Lopez, Giuseppe Melillo. Pietro si è occupato in prima istanza del coordinamento generale della ricerca, relazionandosi con l’ente regionale, con gli altri colleghi e settori coinvolti, senza trascurare di partecipare nel contempo ad alcuni rilevamenti sul terreno. Io mi sono occupato nello specifico delle indagini musicali, realizzando la maggior parte delle attività sul campo, tenendo i contatti con alcuni studenti e i collaboratori che si sono via via aggiunti: Rosanna Ferrigno e Mariano Collazzo, di Brienza, e Franca Morelli, di Castelsaraceno, che hanno contribuito a tessere i rapporti con la realtà locale; giovani musicisti come Giuseppe Salamone e Quirino Valvano che hanno agevolato i contatti con suonatori più anziani. Occasionalmente si sono aggregate figure esterne, come la musicologa Angela Ida De Benedictis, che ha partecipato attivamente ad alcuni rilevamenti collaborando anche per la documentazione fotografica. In un’occasione si è aggiunto Antonio De Lisa, all’epoca diret-

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Nicola Scaldaferri


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tore della rivista «Sonus. Materiali per la musica contemporanea» e docente a contratto di storia della musica presso l’Ateneo lucano. Per una fortunata circostanza, i primi mesi del 1997 sono venuti a coincidere con la mia permanenza a Sant’Arcangelo per svolgere il servizio civile presso la Pubblica Assistenza MedioAgri. Questo ha agevolato notevolmente il lavoro e i contatti con gli altri ricercatori (soprattutto con gli studenti), in particolare per le attività che vedevano coinvolte la val d’Agri e le zone contigue. Di questa ricerca, cui spesso si è fatto cenno, manca a tutt’oggi sia un resoconto esaustivo che la pubblicazione dei risultati più significativi conseguiti. I supporti originali delle registrazioni, assieme alla documentazione fotografica e video, sono stati consegnati, a conclusione dei lavori, al Dipartimento Formazione, Lavoro, Cultura e Sport della Regione Basilicata. Di gran parte di questi materiali io possiedo una copia personale, che coincide con la totalità delle registrazioni effettuate in prima persona o con la collaborazione dei colleghi, e la quasi totalità di quelle effettuate dagli studenti che stavo seguendo. Qui viene presentato un resoconto relativo alla parte musicale della ricerca. Esso viene pubblicato anche con l’intento di stimolare il reperimento di ulteriori materiali e testimonianze; tutti i dati presentati, inclusi i particolari sull’articolazione del lavoro, sono infatti stati ricavati da quanto in mio possesso (appunti, registrazioni e foto), e certamente potranno essere integrati con dettagli che dovessero emergere in futuro. Nell’impostare la ricerca sotto il profilo musicale, si era cominciato col prendere in esame l’operato negli anni Cinquanta di Ernesto De Martino e Diego Carpitella, percependo nel contempo la necessità di superare certe posizioni del passato. Se da un lato infatti le ricerche ‘storiche’ avevano avuto un ruolo importante per l’etnomusicologia italiana, dall’altro la distanza temporale e le trasformazioni intercorse suggerivano di introdurre sostanziali cambiamenti di prospettiva. Pietro aveva proposto ad esempio di iniziare l’indagine non ristudiando, bensì evitando i centri visitati da Carpitella e De Martino; questo in considerazione della ricchissima presenza musicale nella regione che non poteva indurre a prendere in considerazione sempre i soliti paesi – soprattutto quelli del Materano da cui erano sortiti gli esiti più significativi – dove si erano mossi i vecchi ricercatori. Suggeriva inoltre di prendere in esame alcuni fenomeni, a lui particolarmente cari, che non erano stati ancora indagati a sufficienza, come i repertori vocali religiosi e la presenza della polifonia. Importanti per Pietro restavano poi, come già detto, le ricadute didattiche di questo lavoro, ragione per cui aveva proposto il coinvolgimento degli studenti da subito già nelle fasi sul terreno. Nel corso del lavoro sul campo, rispetto alle idee iniziali, si sono rese necessarie delle rimodulazioni in base alle sollecitazioni provenienti dall’esperienza diretta. Il lavoro preliminare di individuazione di musicisti e informatori utili non sempre infatti ha poi portato agli esiti sperati. Il piano iniziale, stabilito ‘a tavolino’ sulla base di informazioni precedentemente raccolte (cercando di colmare vuoti o di approfondire specifici aspetti), è stato modificato in base alle indicazioni che veni-


vano di volta in volta da informatori e collaboratori locali e dalla effettiva realtà riscontrata. Ad esempio, a Brienza sono stati compiuti diversi sopralluoghi nella convinzione che si arrivasse ad individuare una realtà musicale di grande interesse, cosa solo parzialmente confermata nei fatti. In altri paesi (Paterno, Castelmezzano, Campomaggiore, Irsina, Stigliano e San Severino Lucano) sono stati avviati contatti e individuati musicisti e informatori, ma di fatto non si è poi riusciti nell’intento di portare a compimento dei rilevamenti. I centri sui quali alla fine ci si è concretamente soffermati sono i seguenti: Acerenza, Baragiano, Brienza, Castelsaraceno, Lauria (contrada Serino), Moliterno, Roccanova, Sant’Arcangelo, San Paolo Albanese, Sasso di Castalda, Scanzano Jonico, Terranova di Pollino (frazioni Casa del Conte e Calvario), Tolve. Si tratta di paesi in gran parte della provincia di Potenza, quasi tutti assenti dal quadro delle ricognizioni ‘storiche’ pur presentando spesso un ruolo notoriamente importante nel contesto storico e culturale locale. Alcune registrazioni sono state effettuate anche a Potenza città e Maratea, in occasione di manifestazioni dove si esibivano musicisti di Terranova di Pollino, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese. Una delle principali difficoltà emerse è stata quella di riunire più persone in occasione di rilevamenti fuori contesto. Solo in due casi (a Sant’Arcangelo e a Brienza) questo è stato possibile, senza che abbia fatto tuttavia conseguire i risultati sperati: si pensava infatti di riuscire, creando delle situazioni di aggregazione maschile e femminile, a stimolare l’esecuzione di forme di canto polivocale di cui vi erano varie testimonianze; nei fatti questo non si è però verificato. La sola situazione corale di grande interesse documentata è stata quella, peraltro nota, del cerimoniale tradizionale delle nozze a San Paolo Albanese, registrato durante una situazione contestuale (figg. 10-11). Di questa ricerca, nonostante il lavoro di analisi dei materiali sia stato solo parzialmente realizzato, va tuttavia evidenziato un aspetto importante, che segna un punto di svolta negli studi sulla musica lucana: la valorizzazione delle competenze di singoli musicisti e cantori ai quali viene dedicata un’attenzione specifica puntando alla documentazione pressoché integrale del loro repertorio. Tra le figure prese in esame vi è il mastro costruttore e suonatore di zampogne Antonio Forastiero, la cui notorietà andava già all’epoca oltre i confini lucani; il suonatore di surdulina Carmine Salamone, noto già dagli anni Ottanta a Roberto Leydi, ma mai oggetto di un’attenzione sistematica; la figura complessa e multiforme del costruttore-musicista-attivista politico Leonardo Antonio Lanza; un ‘albero di canto’ come Rosa Nappi, depositaria di uno dei più straordinari corpus a voce sola della regione; il poeta Giuseppe Collazzo di Brienza, autore di componimenti poetici originali, in linea con la tradizione narrativa popolare; il virtuoso di organetto Donato Beneventano di Sasso di Castalda, assai attivo nel mercato delle musiche da bancarella con la produzione e vendita di audiocassette. Tutti personaggi di rilievo nel contesto musicale locale, e spesso già noti agli studiosi, nei confronti dei quali mancava però un’attenzione così mirata. Le registrazioni musicali effettuate, in gran parte inedite, sono di qualità in al-

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cuni casi discontinua, soprattutto laddove opera di studenti, anche se restano sempre di grande interesse documentario. Sono state finora pubblicate le registrazioni relative al repertorio musicale di Carmine Salamone, fatte da me e Pietro, nel Cdbook a cura di N. Scaldaferri, Carmine Salamone e la surdulina in Val Sarmento, Udine, Nota, 2003; un brano del ricchissimo repertorio vocale di Rosa Nappi di Tolve, registrato dall’allora studentessa Annalisa Giordano, e uno per organetto di Donato Beneventano, registrato da me, compaiono nel Cd allegato al volume: N. Scaldaferri, S. Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, Roma, Squilibri, 2006 (brani n. 22 e 24). Come in tutti i lavori sul campo, le dinamiche di questa ricerca si sono intrecciate con la quotidianità locale e con le vicende personali di studiosi e musicisti. Tanti sono stati gli episodi, le circostanze fortuite, le coincidenze talvolta drammatiche o bizzarre che, in maniera spesso inaspettata e imprevedibile, sono entrate a determinare in un senso o in un altro gli esiti della ricerca. Vorrei ricordarne due dove era presente anche Pietro. A Castelsaraceno ci siamo imbattuti in uno strumento bizzarro, battezzato u chiumbarul (fig. 5), suonato da Vito Lardo, anziano zampognaro locale: era una specie di zampogna con un solo chanter e un solo bordone, con un palloncino al posto dell’otre. Presentatoci da Lardo come strumento della tradizione locale, in realtà è poi risultato essere frutto dell’inventiva dello stesso musicista, ultraottantenne, non più in grado di gonfiare un otre e alimentare quattro ance doppie. U chiumbarul era una commovente testimonianza della tenace volontà di voler continuare a suonare a dispetto della salute e dell’età; ma anche una testimonianza della fluidità delle strutture morfologiche degli strumenti tradizionali, determinate in gran parte dall’uso, dalle funzioni e dai significati che acquisiscono nel concreto della pratica musicale, con buona pace di certe sottili disquisizioni degli organologi. Singolare è stato anche il momento delle registrazioni con Leonardo Lanza. Protagonista di complesse vicende in cui la passione per la musica si mescola con quella politica, il ‘libero cittadino Leonardo Antonio Lanza’, già ultrasettantenne, entra in conflitto con la propria famiglia e da Sibari si trasferisce nella natìa Terranova di Pollino per dedicarsi alla costruzione di zampogne (determinando così la rivitalizzazione di questo strumento in tutta l’area del Pollino) e a intensissime quanto improbabili forme di attivismo politico-culturale. Si riappacificherà con la sua famiglia dopo un decennio di alterne vicende, vissute con una vitalità che ha dell’incredibile, e culminate nel febbraio del 1997 in un tragico episodio: l’incendio – di cui non è stata mai accertata la natura accidentale o, come sosteneva Leonardo, dolosa – scoppiato di notte, mentre dormiva, nella sua dimora di legno alla periferia di Terranova, andata completamente distrutta, e dalla quale riesce miracolosamente a fuggire. Agli inizi di agosto andiamo a trovare Leonardo, ancora terrorizzato nel rievocare l’accaduto, in una delle varie case che aveva cambiato dal giorno dell’incendio; una casa vuota, con un tavolo, poche sedie, e l’unica cosa che era riuscito a strappare alle fiamme e che mostrava orgoglioso come un trofeo: la zampogna che avrebbe impiegato per le registrazioni.


In un ultimo episodio che vorrei menzionare, Pietro non era presente. C’entra invece Roberto Leydi: mi aveva infatti fornito la riproduzione di una vecchia foto in bianco e nero di una ragazza non identificata in posa con un’arpa, proveniente da Moliterno, spingendomi a indagare la presenza di questo strumento nell’ambiente femminile locale. Questa foto, di cui non riuscii a rintracciare l’originale, costituì in realtà il punto di partenza di una ricerca che mi ha messo in contatto con Luigi Milano, arpista, e i fratelli Nicola e Francesco, suonatori di flauto e clarinetto, legati all’ambiente della borghesia locale. Con Luigi si avviarono ottimi rapporti, proseguiti nel tempo, anche nelle successive ricerche compiute con Stefano Vaja. Purtroppo alcune circostanze luttuose resero di fatto impossibile in quei giorni la registrazione del repertorio musicale dei fratelli Milano, suscitando nel contempo la chiara percezione che un’altra occasione non si sarebbe mai più ripresentata, come in effetti accadde. A suggellare l’esperienza di Moliterno, nel novembre del 1997, giunse il ritrovamento, grazie alla collaborazione di Mariano Collazzo, di una seconda foto d’epoca: una donna non identificata in posa con l’arpa (fig. 12). Da un lato sembrava quasi una conferma dell’idea di Leydi di un’arpa borghese in versione femminile di Moliterno (in contrapposizione a quella degli ambulanti viggianesi); ma sembrava anche quasi un ironico invito a considerare certe pratiche musicali definitivamente consegnate al vecchio mondo dei ricordi in bianco e nero.

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■ Nicola Scaldaferri

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Quadro riassuntivo della ricerca (gennaio-novembre 1997)* Brienza, 25 gennaio Nicola Scaldaferri, con Adriano Cozza, Assunta Collazzo, Rossana Ferrigno e Mariano Collazzo. Sopralluogo per i primi contatti. Documentazione acquisita: materiali a stampa; appunti. Brienza, 15 febbraio Francesco Marano e Nicola Scaldaferri, con Adriano Cozza, Assunta Collazzo, Rossana Ferrigno. Registrazione integrale del repertorio di poesie orali del poeta Giuseppe Collazzo (70 anni). Documentazione acquisita: registrazioni audio (audiocassetta); materiale fotografico. Contenuti: poesie orali, testi di canti narrativi. Castelsaraceno, (?) febbraio Nicola Scaldaferri, con Franca Morelli. Sopralluogo per i primi contatti. Documentazione acquisita: appunti. Sant’Arcangelo, 4 marzo Nicola Scaldaferri, con Maria Cifarelli. Intervista a Carolina Di Virgilio (madre di Maria Cifarelli). Documentazione acquisita: registrazione audio (audiocassetta) e appunti. * Con la sottolineatura sono indicati i materiali di cui c’è traccia nei miei appunti, ma di cui non conservo copia.


■ Basilicata 1997

Contenuto: testi di ballate tradizionali (Cecilia, Cognato traditore, La finta monacella) e descrizione dei momenti esecutivi delle forme di musica tradizionale. Roccanova, 5 marzo Nicola Scaldaferri. Primo incontro con Pasquale Appella, pastore, suonatore di fischietto e armonica a bocca. Documentazione acquisita: materiale fotografico e appunti. Roccanova, 6 marzo Nicola Scaldaferri. Secondo incontro con Pasquale Appella. Documentazione acquisita: materiale fotografico e appunti.

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Brienza, 7 marzo Nicola Scaldaferri e Francesco Marano, con Adriano Cozza, Assunta Collazzo e Rossana Ferrigno. Intervista a Carolina Divito (anni 92) mentre lavora alla filatura della lana (fig. 7). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat), materiale fotografico, riprese audiovisive, appunti. Contenuti: testi di canti tradizionali e racconti sui lavori tradizionali.

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Registrazione esecuzioni di Antonio Cicerchia (85), suonatore di organetto. Documentazione acquisita: registrazione audio (su nastro, con magnetofono); materiale fotografico; appunti. Contenuti: esecuzione di brani all’organetto. Sant’Arcangelo, 10 marzo Nicola Scaldaferri. Festa presso la sede della Pubblica Assistenza Medio-Agri. Documentazione acquisita: appunti. Contenuti: informazioni sull’esecuzione di musiche tradizionali. Potenza, 20 maggio Jessica Boccia e Clementina Di Leo. Registrazione dell’esibizione di Carmine Salamone presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi della Basilicata, in occasione del convegno Cultura nazionale e cultura regionale: il caso della Basilicata (Potenza, Università della Basilicata, 19-20 maggio 1997). Documentazione acquisita: registrazioni audio. Contenuti: brani tradizionali con la surdulina. San Paolo Albanese, 24 maggio Nicola Scaldaferri. Intervista a don Francesco Mele, parroco di San Paolo e Farneta. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat), materiale a stampa e appunti. Contenuti: conversazioni e canti religiosi. Roccanova, sera del 24 maggio Nicola Scaldaferri, con Marco Albanese e Giuseppe Melillo (per conto di Angelo Larotonda). Rilevamento del repertorio musicale di Pasquale Appella. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico (Giuseppe Melillo) e riprese video (Marco Albanese); appunti scritti.


■ Nicola Scaldaferri

Contenuti: brani per fischietto di canna e armonica a bocca. Sant’Arcangelo, 8 giugno Pietro Sassu e Nicola Scaldaferri, con Maria Cifarelli e Annalisa Giordano. Esecuzioni musicali di Carolina Di Virgilio, con familiari e amici. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat), materiale fotografico; appunti scritti. Contenuti: esecuzioni con voci maschili e femminili, organetto e tamburello.

Castelsaraceno, 31 luglio Pietro Sassu e Nicola Scaldaferri, con Franca Morelli (figg. 5-6). Registrazione da Vito Lardo, detto Vito Pastore (84 anni), suonatore di fischietto, ciaramella, e di un aerofono particolare di sua costruzione chiamato chiummarul, nonché costruttore di manufatti in legno. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti. Contenuti: brani con fischietto, ciaramella e chiumbarul. Terranova di Pollino (frazione Calvario), 1° agosto Pietro Sassu e Nicola Scaldaferri, con Giuseppe Salamone e Quirino Valvano (figg. 1-2). Registrazione integrale del repertorio con la surdulina di Carmine Salamone (70 anni). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti scritti. Contenuti: esecuzioni di Carmine Salamone con la surdulina di grandi dimensioni modello “suoni a paro”; interventi del figlio Giuseppe, con la zampogna a chiave, della moglie Teresa che canta con la surdulina. Interventi vocali, non registrati di Quirino Valvano. Materiali in parte pubblicati nel Cd-book: Carmine Salamone e la surdulina in Val Sarmento, a cura di N. Scaldaferri, Udine, Nota, 2003. Terranova di Pollino (frazione Calvario), 2 agosto Pietro Sassu e Nicola Scaldaferri, con Antonio De Lisa (figg. 1-2). Registrazione integrale del repertorio di Carmine Salamone. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti scritti. Contenuti: brani col modello piccolo di surdulina, usata col bordone minore azzittito. Materiali in parte pubblicati nel Cd-book: Carmine Salamone e la surdulina in Val Sarmento, a cura di N. Scaldaferri, Udine, Nota, 2003. Terranova di Pollino (frazione Casa del Conte), 2 agosto Pietro Sassu e Nicola Scaldaferri, con Antonio De Lisa. Registrazione integrale del repertorio di Leonardo Antonio Lanza (anni 77), suonatore e costruttore di zampogne. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti scritti. Contenuti: brani per zampogna a chiave di 3,5 palmi.

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Terranova di Pollino (frazione Casa del Conte) 29 luglio Nicola Scaldaferri. Sopralluogo da Leonardo Antonio Lanza (77 anni), suonatore di zampogna a chiave, in vista della registrazione dei giorni successivi. Documentazione acquisita: appunti scritti.

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■ Basilicata 1997

Bernalda, 23 agosto Nicola Scaldaferri, con Angela Ida De Benedictis. Sopralluogo per incontri preliminari. Documentazione acquisita: appunti e materiale a stampa. San Paolo Albanese, 24 agosto Nicola Scaldaferri, con Angela Ida De Benedictis e Giuseppe Melillo (per conto di Angelo Larotonda). Matrimonio tradizionale arbëresh secondo il rito bizantino (figg. 10-11). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico (Angela Ida De Benedictis); riprese video (Giuseppe Melillo). Contenuti: canti femminili nuziali a più voci.

storie

Scanzano Jonico, 28 agosto Nicola Scaldaferri, con Giuseppe Melillo. Registrazione dal suonatore di organetto Antonio Dattoli (74 anni), originario di Terranova di Pollino; canto all’organetto di Antonio Livuori (81 anni), originario di Pisticci. Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti.

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Bernalda, 28 agosto Nicola Scaldaferri, con Giuseppe Melillo. Intervista al pastore Giuseppe Petrocelli (68 anni), suonatore di zampogna a chiave (fig. 3). Documentazione acquisita: materiale fotografico; appunti. Sala Consilina (Salerno), 2 settembre Nicola Scaldaferri. Visita a Giuseppe Colitti, ricercatore, collezionista e proprietario di un fondo di oltre 1.000 audiocassette e videocasette, raccolte a partire dal 1970, sulla musica e le tradizioni del Vallo di Diano e la parte sud-occidentale della Basilicata. Documentazione acquisita: appunti scritti e materiale a stampa. Tolve, 3 settembre Annalisa Giordano. Registrazione del repertorio di Rosa Nappi (75 anni). Documentazione acquisita: registrazioni (su Dat). Contenuti: canti a voce sola femminile. Un brano è pubblicato nel Cd allegato al volume di N. Scaldaferri, S. Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, Roma, Squilibri, 2005, brano 22. Maratea, 6 settembre Jessica Boccia e Clementina Di Leo. Concerto a Villa Nitti dei gruppi vocali di San Costantino (Antonietta Brescia, Rosina e Giulia D’Amato, Teresa Scutari) e San Paolo Albanese (Maddalena Osnato, Rosina Filomena, Franca Santamaria, Angelina Rago, con Angelo Osnato) promosso da Antonio De Lisa nell’ambito della Scuola Estiva di Maratea (fig. 9). Documentazione acquisita: registrazioni (su Dat), materiale fotografico. Contenuti: polifonie femminili, canti femminili e maschili a zampogna (suonata da Nicola Scaldaferri). Baragiano scalo, 23 ottobre Annalisa Giordano.


■ Nicola Scaldaferri

Suonatori di organetto non specificati. Documentazione acquisita: registrazioni (su Dat). Contenuti: esecuzioni musicali all’organetto, e canti all’organetto. Acerenza, 28 ottobre Geraldina Lopez. Repertorio di canti e narrazioni di Rocco di Bono (72 anni). Documentazione acquisita: registrazioni (su Dat). Contenuti: recitazioni e versi per voce maschile.

Moliterno, 6 novembre Nicola Scaldaferri, con Mariano Collazzo. Conversazioni con Luigi Milano (66 anni), arpista e i suoi fratelli Nicola (69 anni) flautista e Francesco (63 anni), clarinettista (figg. 8, 12-13). Documentazione acquisita: materiale fotografico; appunti. Contenuti: conversazioni sui repertori musicali. Sasso di Castalda, 6 novembre Nicola Scaldaferri, con Adriano Cozza. Registrazione del suonatore di organetto e ciaramella Donato Beneventano (65 anni). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti. Contenuti: brani musicali per organetto, voce e organetto, ciaramella. Un brano è pubblicato nel Cd allegato al volume di N. Scaldaferri, S. Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, Roma, Squilibri, 2005, brano 24. Brienza, 6 novembre Nicola Scaldaferri, con Assunta Collazzo e Adriano Cozza. Maria Giuseppa Lentini (77 anni), Cataldo Collazzo (57 anni), Teresa Sasso (57 anni), Carmela Divito (92). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat); materiale fotografico; appunti. Contenuti: canti frammentari con voci maschili e femminili (ninne nanne, canti di lavoro, canti dei soldati); narrazioni. Lauria (Contrada Serino), 9 novembre Nicola Scaldaferri, con Giuseppe Salamone e Quirino Valvano. Rilievi organologici sugli strumenti di Antonio Forastiero (fig. 4). Documentazione acquisita: materiale fotografico; appunti. Contenuti: misurazione delle zampogne da 2,5 palmi fino a 6 palmi.

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Lauria (Contrada Serino), 5 novembre Nicola Scaldaferri, con Quirino Valvano. Registrazione integrale del repertorio musicale di Antonio Forestiero (67 anni), costruttore e suonatore di zampogna (fig. 4). Documentazione acquisita: registrazione audio (su Dat) materiale fotografico; appunti scritti. Contenuti: brani musicali eseguiti con cinque diverse zampogne (2,5; 3,5; 4; 4,5; 6 palmi).

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storie

â– Basilicata 1997

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Fig. 1. Carmine Salamone e Pietro Sassu; Terranova di Pollino (Pz), frazione Calvario.

Fig. 2. Carmine Salamone; Terranova di Pollino (Pz), frazione Calvario.

Fig. 3. Giuseppe Petrocelli; Bernalda (Mt).


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â– Nicola Scaldaferri

159 Fig. 4. Antonio Forastiero; Lauria (Pz).

Fig. 5. Vito Lardo suona u chiumbarul; Castelsaraceno (Pz).

Fig. 6. Pietro Sassu nella cantina di Vito Lardo; Calstelsaraceno (Pz).


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■ Basilicata 1997

Fig. 7. Carolina Divito; Brienza (Pz).

Fig. 8. Luigi Milano e l’arpicella; Moliterno (Pz).

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Fig. 9. Esecutrici di San Costantino e San Paolo Albanese a Maratea (Pz) per il concerto a Villa Nitti (da sinistra: Rosina Filomena, Maddalena Troiano, Rosina D’Amato, Angelina Rago, Teresa Scutari, Giulia D’Amato, Antonietta Brescia). Figg. 10-11 (a fronte). La vallja durante la festa di nozze a San Paolo Albanese (Pz).


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â– Nicola Scaldaferri

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â– Basilicata 1997

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Figg. 12-13. Foto d'epoca non datate reperite a Moliterno (Pz).

[Le foto 1-9 sono di Nicola Scaldaferri; le foto 10 e 11 sono di Angela Ida De Benedictis; le foto d'epoca 12 e 13 sono state trovate da Mariano Collazzo.]


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