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in un punto preciso: quando i materiali raccolti valgono di più del costo necessario per raccoglierli. In quel momento i sistemi di raccolta, di selezione e di recupero si trasformano da “costi obbligati” in opportunità di business. Oggi siamo in una fase storica di passaggio: per molte tipologie di rifiuti (soprattutto gli industriali e commerciali) è stata varcata la soglia della convenienza economica: raccoglierli è un buon affare e rivendendoli si guadagna; per altre frazioni (soprattutto gli urbani) il traguardo non è raggiunto ma è in vista. In questo quadro diventa importante la discussione sui modelli di funzionamento. Quali sono le soluzioni che portano ai migliori risultati ambientali ed economici? Negli ultimi 20 anni si sono sviluppati sistemi nazionali di gestione dei rifiuti definiti compliance schemes, cioè “sistemi di conformità alle norme”: sono organizzazioni che assumono in carico gli obblighi di recupero e riciclo attribuiti alle imprese sulla base della “responsabilità del produttore”. Secondo le norme europee (ma ormai il principio si sta diffondendo a livello planetario) chi produce una merce ha infatti la responsabilità dei rifiuti che genera, ma per convenienza può affidarsi a un’organizzazione riconosciuta – un compliance scheme – che, a fronte di un contributo versato dall’azienda, raccoglie in modo documentato le quantità richieste. È una formula che vale ormai per diverse tipologie di rifiuti: gli imballaggi, i rifiuti elettrici ed elettronici, gli pneumatici, gli oli minerali o vegetali, le batterie. Vale a dire per parecchie decine di milioni di tonnellate

di materiali recuperabili che vengono gestiti e reimmessi nei cicli produttivi. I compliance schemes hanno un ruolo molto particolare perché disegnano un nuovo equilibrio tra norme e mercato, tra associazioni di imprese e amministrazioni locali, tra libera concorrenza e mercato amministrato; cioè tra beni comuni e interesse privato. Questo equilibrio è in continua evoluzione e i compliance schemes giocano un ruolo fondamentale in questo processo di innovazione: sono strutture che accompagnano, per gradi, la società verso nuove soluzioni che a poco a poco trovano fluidità di mercato e convenienza economica. Ecco perché questa rivista intende aprire una discussione diretta con i principali compliance schemes internazionali in modo da costruire, attorno agli spunti contenuti in questo articolo, una proposta utile per la collettività e per le aziende. Si tratta di mettere a fuoco sempre meglio il modello: quali sono i dispositivi più efficaci nei diversi contesti socioeconomici? Alcuni modelli appaiono più solidi e duraturi, altri sembrano più adatti in situazione di transizione. Tutti i sistemi rispondono, in modo più o meno accentuato, a esigenze di interesse pubblico e di sostenibilità ambientale, e tutti – poiché sono costituiti essenzialmente da imprese – devono garantire bilanci sani a ciascuno degli interpreti della filiera. I modelli più efficaci potranno essere esportati nei paesi che non ne sono ancora dotati, estendendo ulteriormente l’ampiezza dell’economia circolare.

Materia Rinnovabile #3  

Bioeconomia, Economia Circolare, Green e Blue Economy, Sharing Economy: Materia Rinnovabile è il magazine internazionale che racconta i camb...

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