Page 81

Rubriche

l’attuazione di quanto previsto nel Piano nazionale. Un primo passo utile sarebbe lo stanziamento di circa 20 milioni di euro, da attuare con il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, che porterebbe alla bonifica di oltre 10 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. È fondamentale anche la rapida approvazione del

disegno di legge sugli ecoreati in discussione in questi giorni alla Camera, senza variazioni del testo uscito dal Senato, per consentire la sua immediata applicazione. Solo così si potrà evitare che si consumino altri crimini com’è successo a Casale Monferrato, nella Terra dei Fuochi, nella Valle del Sacco, a Taranto, a Porto Marghera, a Bussi e in tantissime altre realtà.

Profondo blu

L’altra metà della ricchezza marina Ilaria Nardello è specialista della ricerca industriale presso la National University of Ireland, Galway. Oceanografa con tredici anni di esperienza tra Usa and Ue, oggi sostiene l’interazione tra industria e università per creare innovazione e sostenibilità, con un interesse particolare per le applicazioni provenienti dall’uso delle risorse marine.

Forse perché il mare copre poco meno dei tre quarti della superficie del nostro pianeta, e i suoi abissi rimangono un mondo largamente inesplorato, ci eravamo immaginati che le risorse che contiene avessero un carattere di infinito. Per decenni, abbiamo lasciato ingigantire la capacità di pesca dell’industria ittica e lasciato che si ributtassero a mare enormi quantità di scarti della lavorazione del pesce e dei frutti di mare: circa la metà del materiale biologico pescato si elimina durante il processo di lavorazione (eviscerazione, filettatura, spellatura, sgusciatura, lavaggio, sbrinamento e cottura). Tuttavia, la capacità degli oceani è tutt’altro che infinita. Ricerche hanno mostrato il grande impatto dell’alterazione, spesso per mano dell’uomo, delle condizioni ambientali: inquinamento, riscaldamento globale e pesca eccessiva hanno lasciato il segno. Le conseguenze di questi fattori possono essere estremamente negative, e in alcuni casi irreversibili, per le varietà commercialmente più rilevanti di pesce, come merluzzo e salmone, per esempio; oppure, come osservato in questi ultimissimi mesi, sardine. Considerando che, invece, la popolazione mondiale sta crescendo (per raggiungere il traguardo di nove miliardi di persone nel 2050) la risorsa “biomassa” è diventata un lucroso prodotto di investimento. Ciò è evidente da recenti manovre commerciali dell’industria e degli investitori; così come dagli sforzi dell’Europa per comprendere le opportunità di crescita blu associate alla bioeconomia. Un modo semplice per rilevare questo cambiamento è osservare la rapida trasformazione della terminologia associata ai prodotti di questa filiera. Appena dieci anni fa, il materiale biologico scartato durante il processo di lavorazione del pescato veniva indicato come un “flusso di

rifiuti del cibo” o, nella migliore delle ipotesi, un “sotto prodotto”. Il suo utilizzo era principalmente legato alla produzione di prodotti a basso costo: farine, oli, idrolizzati e mangimi. Ma l’industria ha dovuto adattarsi a grandi cambiamenti che hanno influenzato le pratiche di utilizzo di tutti i pesci raccolti: il sistema delle quote di pesca, per esempio; o le enormi fluttuazioni delle popolazioni di pesce; e infine l’impossibilità di scaricare i sottoprodotti in mare e la conseguenza di dover sostenere i costi della gestione dei rifiuti. Sotto queste pressioni, sia i pescatori sia l’industria della lavorazione hanno maturato un improvviso interesse per l’innovativo utilizzo di queste materie fino a quel momento scartate. Negli ultimissimi anni, questa necessità si è infine fortemente coniugata con le più avanzate conoscenze biologiche e capacità tecnologiche. Si è così scoperto che questi materiali biologici contengono una serie interminabile di nuovi composti, come lecitine marine, acidi grassi, enzimi e peptidi; i quali hanno già dimostrato una valenza importantissima in vari settori di applicazione, dalla medicina, alla nutrizione e ai processi industriali. La percezione del valore di queste risorse è, quindi, oggi, finalmente cresciuto; tanto da aver recuperato dignità anche in termini semantici: ora si parla di “materie prime inutilizzate”. Il loro potenziale è fornire un servizio ancora più elevato di quello della preziosa carne sfilettata di pesce. Una politica dedicata alla gestione di queste materie prime inutilizzate potrebbe dunque essere necessaria per gestire la nuova ricchezza del mare che stiamo appena iniziando a scoprire.

79

Materia Rinnovabile #3  

Bioeconomia, Economia Circolare, Green e Blue Economy, Sharing Economy: Materia Rinnovabile è il magazine internazionale che racconta i camb...

Materia Rinnovabile #3  

Bioeconomia, Economia Circolare, Green e Blue Economy, Sharing Economy: Materia Rinnovabile è il magazine internazionale che racconta i camb...