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e i modi in cui ne stimola la crescita, causano enormi pressioni su aree nelle quali i planetary boundaries sono già stati superati, quali la perdita di biodiversità, le interferenze con i cicli naturali dell’azoto e del fosforo, i cambiamenti climatici. La prospettiva più interessante, quella in cui bioeconomia e sostenibilità si possono forse sposare, è quindi quella di un uso “multiplo” delle biomasse. La grandissima parte dei residui generati nel prelievo, nella trasformazione o nell’uso finale della biomassa primaria sono infatti idonei a successivi utilizzi e trasformazioni. Questi riutilizzi non ampliano la cornice, ma allungano la vita economica della materia, ritardando il momento in cui i materiali tornano alla Natura, oppure ottimizzano il modo in cui essi vi ritornano. Dentro la cornice dei 27 miliardi di tonnellate si dipana un quadro complesso. Il 20% di queste biomasse (5,5 miliardi di tonnellate, di cui 0,7 in Europa) costituisce un sottoprodotto non commercializzabile soprattutto della coltivazione

di prodotti adatti all’alimentazione umana (oltre l’80%). Le altre coltivazioni e l’attività forestale generano, per unità di prodotto principale, una quantità di residui decisamente inferiore. Questi residui però sono tutt’altro che inutili, anche se non sono commercializzabili. Se lasciati sul suolo, essi restituiscono alla terra una parte di ciò che le è stato tolto e che serve per produrre nuove biomasse. Lo stesso avviene se la materia organica è restituita al suolo dopo il compostaggio. Tali forme di smaltimento, che permettono di limitare il ricorso a fertilizzanti artificiali e valorizzano (seppur implicitamente) gli scarti, rientrano a buon diritto nel campo della bioeconomia. Laddove invece si pratica il debbio (bruciatura in loco), che nel lungo periodo impoverisce il suolo privandolo della massa organica, o la biomassa di scarto è raccolta senza essere in qualche modo recuperata, la bioeconomia ha senz’altro un ruolo importante da giocare, sia in termini di diffusione delle pratiche virtuose di restituzione al suolo, sia con altre forme, più esplicite, di valorizzazione,

La prospettiva più interessante, quella in cui bioeconomia e sostenibilità si possono forse sposare, è quindi quella di un uso “multiplo” delle biomasse.

Biomasse movimentate intenzionalmente dalle attività umane nel 2011, per gruppi di paesi e per tipo 12 Fonte: www.materialflows.net

Biomasse utilizzate

Miliardi di tonnellate

10

Flussi ausiliari di biomasse non utilizzate

8 6 4 2 0

Ocse

Non-Ocse, reddito alto

Non-Ocse, reddito medio-alto

Non-Ocse, reddito medio-basso

Non-Ocse, reddito basso

Adatte all’alimentazione umana

Per alimentazione animale

Legname e altro (piante industriali, tabacco, ecc.)

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Materia Rinnovabile #3  

Bioeconomia, Economia Circolare, Green e Blue Economy, Sharing Economy: Materia Rinnovabile è il magazine internazionale che racconta i camb...

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