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SIAMO TUTTI

su una barca a vela di Gianni Silvestrini

1. A. J. Hunt (a cura di), Element Recovery and Sustainability, RSC Green Chemistry Series, Cambridge, 2013. 2. T. Bastein et al., Opportunities for a Circular Economy in The Netherlands, TNO, 2013. 3. tinyurl.com/ps5agsu.

Il 22 dicembre del 2005, Ellen MacArthur annotava nel suo diario di bordo: “I’ve got a real problem. I’ve gone off muesli bars and, unfortunately, I based my diet on eating a lot of them. Worse than that, I’ve gone off porridge as well”. In un giro del mondo senza scalo è fondamentale saper gestire le risorse limitate che si hanno a disposizione. In barca, in mezzo all’oceano, è del tutto improbabile riuscire a procurarsi altre barrette al muesli. E quando il problema non sono le barrette o il porridge? Nella solitudine dell’oceano ha capito l’importanza, per sopravvivere, della gestione di risorse scarse come cibo, acqua e attrezzature. Ellen MacArthur, velista inglese di 28 anni, nel 2005 batte il record della circumnavigazione in solitaria del globo in soli 71 giorni. Negli anni successivi non abbandona la passione per le barche, ma decide di trasferire la filosofia elaborata navigando, al mondo della produzione. Crea quindi una Fondazione, che porta il suo nome, con l’obiettivo di “accelerare la transizione verso un’economia circolare”. Anche l’economia deve infatti fare i conti con risorse finite. Se non si rimette in discussione

Gianni Silvestrini è presidente di Gbc Italia, direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia, presidente di Exalto. Dal 1978 svolge attività di ricerca nel settore energetico presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del Master Ridef. Gianni Silvestrini

Il presente articolo prende spunto ed espande alcuni contenuti del volume Due gradi di Gianni Silvestrini, Edizioni Ambiente, 2015.

il prevalente modello di sviluppo lineare, dove domina la logica dell’usa e getta, nei prossimi decenni la disponibilità di diversi elementi – come oro, argento, indio, iridio e tungsteno – è destinata a scarseggiare.1 L’attenzione sulle positive ricadute di un’economia circolare ha portato ad analisi approfondite su diverse scale. Un interessante studio sulle prospettive dell’economia circolare a livello nazionale è stato elaborato in Olanda.2 Analizzando 17 gruppi di prodotti del settore elettronico e meccanico si è valutato che a fronte di un fatturato di 16,5 miliardi euro/a, l’attuale livello di “circolarità” già consente guadagni per 3,3 miliardi di euro (cioè pari la 20%). Un aumento delle attività di manutenzione, riuso e riciclaggio consentirebbe di incrementare le entrate di 0,5 miliardi di euro. Naturalmente questo comporterebbe una riduzione delle vendite di prodotti nuovi, un fatto privo di ripercussioni interne nel caso olandese, visto che vengono importati. Anzi, il vantaggio legato alle minori importazioni viene stimato in 0,4 miliardi di euro portando così i benefici a 0,9 miliardi euro/a, oltre alla creazione di 10.000 nuovi posti di lavoro (figura 1). Estendendo i vantaggi dell’economia circolare all’intero comparto produttivo olandese, si è stimata una crescita di 7,3 miliardi euro/a, pari all’1,4% del Pil con un incremento di 54.000 occupati. Quanto tempo occorrerebbe per avviare questa transizione? Una quindicina di anni, ma con la metà dei benefici concentrati già nel primo triennio. E si tratta di un percorso che l’Olanda sta in effetti favorendo. La banca Rabobank, per esempio, nel 2013 ha finanziato con 740 milioni di euro le attività “circolari” delle aziende olandesi, con l’intenzione di aumentare sensibilmente il supporto nei prossimi anni.3 Tale analisi riferita a un piccolo paese chiarisce le grandi potenzialità legate alla diffusione di questa filosofia. Allargando lo sguardo a livello mondiale, i margini di intervento sono evidenti: nel 2010 erano 65 miliardi le tonnellate di materie prime entrate nei cicli produttivi e solo un 20% veniva recuperato. Un ridisegno delle modalità di produzione e il recupero spinto dei materiali potrebbe

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Materia Rinnovabile #3  

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