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Volume:

I Martiri sardi delle Fosse Ardeatine. I militari Collana: I Griot [25] Anno: 1999 (2000 rist.) Pagine: pp. 384 Prezzo: € 25,00 Illustrazioni: 73 ill. Peso: 486 g ISBN: 88-86799-37-3

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Martino Contu, dalla premessa al volume “I Martiri Sardi delle Fosse Ardeatine. I militari” Il successo della saggistica dedicata al Novecento e in particolare l'attenzione che gli storici stanno rivolgendo al triennio 1943-45 sembrano dimostrare che la contemporaneistica e soprattutto gli studi sulla Resistenza stiano attraversando una stagione felice; una stagione caratterizzata, tra l'altro, da una reviviscenza del dibattito e del confronto storiografico, ma anche da conflitti tra la galassia degli studiosi italiani che riflettono sic et simpliciter i contrasti dell'attualità politica. È indubbio che parte della storiografia italiana sia stata condizionata e spesso distorta da pregiudizi ideologici, ma è altrettanto vero che la recente ondata revisionista tenda sempre più spesso a demolire i valori della Resistenza, e quindi i valori fondanti della Repubblica, piuttosto che portare alla luce ciò che è stato rimosso o dimenticato. In questo clima di revisionismo, si è anche tentato di giustificare la strage delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine1 come la sola e diretta conseguenza dell’attacco militare di via Rasella, compiuto il 23 marzo 1944 dai partigiani dei Gruppi di Azione Patriottica contro i soldati del terzo battaglione delle SS “Bozen”. In realtà, nella Roma occupata dai tedeschi, i fatti di via Rasella furono il pretesto dell’eccidio che seguì immediatamente dopo, con inaudita ferocia, nel buio delle Cave Ardeatine. Non si trattò, quindi, dell’esecuzione dei diretti responsabili dell’azione di via Rasella, ma di una strage premeditata contro vittime innocenti ed inermi; una carneficina di uomini, giovani © AM&D Edizioni – riproduzione riservata


e vecchi, molti dei quali militari, che erano detenuti nelle carceri di Regina Coeli e di via Tasso per motivi politici, ma anche ebrei (ben settantacinque) e diversi cittadini comuni, completamente estranei alla Resistenza, senza alcun precedente, che erano stati arrestati nei pressi di via Rasella durante un rastrellamento dei militari del Reich, subito dopo l’attacco dei partigiani. Le storie di gran parte di questi uomini aspettano ancora di essere scritte. Perché è solo attraverso la ricostruzione del percorso biografico di ciascuno di loro, attraverso la proposizione delle cosiddette “storie minori”, che è possibile far luce sui tanti punti ancora oscuri e poco noti della Resistenza romana, e capire soprattutto in quale quadro di odio e di vendetta fu ordinato e consumato un massacro che ha assunto un significato di grande importanza storica e documentaria e che ha segnato per sempre, come una ferita, la coscienza di milioni di italiani che hanno voluto chiudere con il fascismo e con la guerra, per aprire un nuovo capitolo della storia del nostro Paese: quello della democrazia. Non è un caso, quindi, che il presente volume nasca dopo la pubblicazione, in questo ultimo decennio delle biografie del professor Gioacchino Gesmundo, del sacerdote don Pietro Pappagallo, del generale della Regia Aeronautica Sabato Martelli Castaldi, del maggiore del Regio Esercito Antonio Ayroldi e, tra i sardi, del rivoluzionario comunista Sisinnio Mocci, tutte vittime delle Fosse Ardeatine2. Di quest’ultimo martire, pressoché sconosciuto nella sua terra d’origine, che ha operato nell’emigrazione e nelle dure circostanze della lotta antifascista e della clandestinità, ho pubblicato nel marzo del 1996 uno © AM&D Edizioni – riproduzione riservata


studio, dopo essere venuto in possesso di un fascicolo relativo al Mocci contenente copie di documenti che, come ho potuto accertare, sono conservati all’Archivio Centrale dello Stato. I risultati di quel lavoro mi hanno spinto, grazie al sostegno finanziario del Comitato Provinciale di Cagliari dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) e alla collaborazione del suo segretario, Salvatore Sbressa, a estendere le mie ricerche agli altri otto sardi che trovarono la morte nelle gallerie delle Cave Ardeatine: quattro di questi sono civili, il professore di greco e latino Salvatore Canalis3, il poeta-cantore, impiegato delle Poste, Gavino Luna, l’avvocato Giuseppe Medas, tutti militanti del Partito d’Azione, e l’agricoltore Antonio Ignazio Piras. Gli ultimi quattro, infine, le cui vicende biografiche qui raccontiamo, sono militari. Si tratta di Pasqualino Cocco, sergente pilota della Regia Aeronautica, di Agostino Napoleone, sottotenente di vascello del ruolo speciale di complemento della Regia Marina, e di Candido Manca e Gerardo Sergi, brigadieri dei Regi Carabinieri. I percorsi biografici di questi quattro giovani delle province di Cagliari e Oristano presentano molti punti in comune. Conseguito il diploma, o prima ancora di concludere gli studi secondari, come per la maggior parte di loro, decidono tutti di arruolarsi. Abbandonano le loro famiglie in Sardegna per inseguire chi il sogno di una carriera nell’Aeronautica, chi nell’Arma dei Carabinieri, chi nella Marina. Sogni che quasi sempre sono accompagnati dall’esigenza di trovare fortuna oltre il Tirreno alla ricerca di prospettive migliori. Sono giovani motivati. Trasformati i sogni in realtà, impareranno ad amare la propria professione e a portare © AM&D Edizioni – riproduzione riservata


le stellette non solo sul bavero della giacca, ma sul cuore, fieri di servire l’amata Patria, alla quale dedicheranno gli anni migliori delle loro vite spezzate. All’indomani dell’8 settembre 1943, i destini di questi uomini sono segnati da una scelta che li accomuna. Da luoghi diversi e spesso lontani fra loro – Cocco è a Foligno, Manca a Roma, Napoleone a Voltri, Sergi in Slovenia – decidono, insieme ad altre centinaia di migliaia di militari italiani, di non collaborare con i tedeschi invasori e con i repubblichini asserviti al nazismo. Qualche settimana dopo l’annuncio dell’armistizio, i due brigadieri e l’ufficiale di Marina aderiscono a Roma alle organizzazioni clandestine di Resistenza delle rispettive Armi. Soltanto Cocco, volente o nolente, entra a far parte di una formazione del fascismo repubblicano, ma, subito dopo, se ne allontana, pagando questo suo atto di coraggio prima con il carcere e poi con la vita: trucidato anche lui, come i suoi colleghi, dalle SS di Kappler, Priebke e Schutz. Per ricostruire i percorsi biografici dei quattro martiri sono state utilizzate diverse fonti. Molti documenti consultati sono di prima mano. Infatti, gran parte del lavoro di ricerca si è svolto presso gli archivi del Ministero della Difesa, dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Marina Militare; dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata, del Museo Storico della Liberazione di Roma, dell’Ente Nazionale per le Strade, dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri, del Distretto Militare di Cagliari e dell’Accademia Navale di Livorno. Altri documenti sono stati consultati presso gli archivi di Stato di © AM&D Edizioni – riproduzione riservata


Cagliari e Oristano, gli archivi parrocchiali, comunali e scolastici di numerosi centri della Sardegna, ma anche presso l’archivio del Comune di Roma. La visione e lo studio di altri documenti inediti, provenienti da archivi privati, e la raccolta di alcune testimonianze hanno reso possibile la pubblicazione di questo lavoro, il cui maggiore intento è quello di proporre a un pubblico più vasto le figure semplici di questi giovani soldati che, nel silenzio e nell’anonimato, hanno saputo apprezzare e difendere la libertà sino al sacrificio estremo della loro esistenza. Non posso nascondere che la ricostruzione delle vicende biografiche di Cocco, Manca, Napoleone e Sergi presentino, in certi punti, dei limiti legati essenzialmente alla mancanza di documenti e di testimonianze. Infatti, non si è potuto dare il giusto peso all’attività svolta da alcuni di loro nel periodo della lotta clandestina (8 settembre 1943 - 24 marzo 1944). Tuttavia, nutro la speranza che questo volume possa spingere altri protagonisti, testimoni delle vicende qui narrate, a farsi avanti, senza timore, per raccontare e chiarire gli aspetti rimasti ancora oscuri. Soprattutto, auspico che qualche studioso, o appassionato cultore, possa prendere spunto da questa ricerca per dare il giusto riconoscimento, dopo oltre mezzo secolo di oblio, ad altre figure di martiri della Resistenza, forse non di grande scienza, ma che hanno servito, con la mente e con il cuore, il loro ideale di Patria e di libertà. Se ciò dovesse avverarsi, questa mia umile fatica non sarà stata vana. Martino Contu

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Note 1 Recentemente sull’eccidio delle Fosse Ardeatine è stato dato alle stampe il libro di A. PORTELLI, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Donzelli, Roma 1999. Il volume, intenso e vivissimo, raccoglie le voci e le memorie di duecento testimoni sulla strage del 24 marzo 1944. 2 Cfr. A. LISI, Gioacchino Gesmundo, l’altro martire di Terlizzi, Associazione Turistica Pro Loco, Terlizzi 1993; ID., Don Pietro Pappagallo, “un eroe, un santo”, 2ª ed., Libreria Moderna, Rieti 1995; M. AVAGLIANO, Il partigiano Tevere. Il generale Sabato Martelli Castaldi dalle vie dell’aria alle Fosse Ardeatine, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1996; A. AYROLDI, F. CALAMO SPECCHIA, L’esecuzione. Un uomo comune alle Fosse Ardeatine, Datanews, Roma 1997; M.CONTU, Sisinnio Mocci, un villacidrese martire delle Fosse Ardeatine, ANPPIA, Cagliari 1996. 3 Sulla figura di questo martire, cfr. U. VETERE, Per la libertà, in G. DE CANINO, Occhi della memoria. Roma 1943-1944, Edizioni Zebra ADV, Roma 1994, pp. 155156.

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I martiri sardi delle Fosse Ardeatine. I militari  

l 24 marzo 1944 si consumò il martirio di 335 italiani, civili e militari, alle Fosse Ardeatine, come rappresaglia delle truppe tedesche di...

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