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ALESSANDRA CIOPPI

LE STRATEGIE DELL’INVINCIBILITÀ Corona d’Aragona e Regnum Sardiniae nella seconda metà del Trecento prefazione Flocel Sabaté Curull

AM&D EDIZIONI

CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea Cagliari 2012


Alessandra Cioppi, laureata in Lettere Classiche, diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica, è ricercatore di Storia presso l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (ISEM) del CNR (già Istituto sui rapporti italo-iberici) dal 1984. Lavora nell’ambito della storiografia medioevale e si occupa della storia politico-istituzionale dei paesi gravitanti nel bacino del Mediterraneo con particolare interesse per la Corona d’Aragona e la sua espansione mediterranea. Dal 2012 dirige la Collana dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale. Autrice dei libri Enzo di Hohenstaufen, re di Sardegna. Dal giudicato di Torres alla prigione di Bologna (Carlo Delfino Editore, Sassari, 1995) e più recentemente Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale (AM&D Edizioni, Cagliari, 2008).

in copertina: Grande mosaico (m 15x3) “Due mondi a confronto” opera del maestro Nico Nicosia di proprietà dei Proff. Aurelio Rigoli e Annamaria Amitrano rispettivamente presidente e vicepresidente del Centro Internazionale di Etnostoria (Palermo). Conservato nella chiesa del SS. Rosario di Ucria (Messina)

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Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale 24

INVITO ALLA LETTURA Le strategie dell’invincibilità. Corona d’Aragona e Regnum Sardiniae nella seconda metà del trecento di Alessandra Cioppi Collana del CNR: Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale [24] Formato: 17 x 21 cm Anno: 2012 Edizione: 1ª Pagine: pp. 472 Prezzo: € 30,00 Peso: 806 g ISBN: 978-88-95462-50-9 Se vuoi acquistarlo ordinalo per e-mail SE SEI FAN DELLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK HAI DIRITTO ALLO SCONTO DEL 15%

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ALESSANDRA CIOPPI

LE STRATEGIE DELL’INVINCIBILITÀ Corona d’Aragona e Regnum Sardiniae nella seconda metà del Trecento

Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea Cagliari 2012

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Collana Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale Direttore / Director Alessandra Cioppi Consiglio Scientifico / Scientific Board Prim Bertran Roige; J. Joan Busqueta Riu; Paolo Capuzzo; Luca Codignola Bo; Lorenzo Coveri; Alfonso D’Agostino; Remedios Ferrero Micó; Massimo Miglio; Tomàs de Montagut Estragués; Emilia Perassi; Lilian Pestre de Almeida; Stefano Pira; Francesca Roversi Monaco; Flocel Sabaté Curull; Franco Salvatori; Matteo Sanfilippo; Sebastià Serra Busquets; Francesco Surdich; Ezio Vaccari; Elisa Varela Rodríguez; Cristina Vera de Flachs; Elisabetta Vezzosi; Maria José Vilalta Redazione Editoriale / Editorial board Grazia Biorci; Antonella Emina; Luciano Gallinari; Giovanni Ghiglione; Maurizio Lupo; Esther Martí Sentañes; Maria Grazia Mele; Maria Giuseppina Meloni; Sebastiana Nocco; Anna Maria Oliva; Giovanni Serreli; Patrizia Spinato; Isabella Maria Zoppi Comitato tecnico-editoriale / Edition Staff Revisione pubblicazioni e messa on-line: Giovanni Sini Impostazione grafica / Layout: Claudia Firino Revisione testi: Monica Cotza Realizzazione grafica di copertina: Emilia del Giudice Abstracts: Francesca Corriere

La Collana on-line Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale è una pubblicazione istituzionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Italia). È edita dall’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (ISEM) e sottoposta a referees internazionali. L’accettazione dei contributi per la pubblicazione è condizionata da un double blind peer reviewing. In caso di disaccordo tra i referees, il contributo è sottoposto al giudizio dirimente di un membro del Consiglio Scientifico.

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A mia madre

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

Non possiamo cambiare le cose passate ma possiamo cambiare noi stessi (Hans Fallada, Ognuno muore solo, 1947)

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INDICE

PREFAZIONE Il Regnum Sardiniae nella Corona d’Aragona durante la seconda metà del XIV secolo, di Flocel Sabaté Curull

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Premessa

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INTRODUZIONE Una ricerca e le sue possibili chiavi di lettura “Il mare conviene possedere a chi voglia conquistare il Regno di Sardegna” Un primo approccio concettuale La storiografia e le sue definizioni Fonti e documenti alla base di un’indagine storica

25 28 31 38

CAPITOLO I “Pensate ad avviarvi per terra sopra Cagliari, bruciando città, castella e borghi che non vogliano obbedirvi” L’antefatto I fattori economici e strategici di un progetto L’impresa catalana Il significato di un successo

47 53 59 62

CAPITOLO II Una conquista durata cent’anni Le difficoltà: concessione e occupazione Soluzioni e contraddizioni L’ordinamento istituzionale del Regnum Sardiniae Dall’alleanza alla discordia Le cause della contesa: introduzione del feudalesimo Arbitrarietà degli ufficiali regi I protagonisti del conflitto

71 75 78 83 89 92 94

CAPITOLO III La guerra Arborea e Aragona in campo

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Nuovo scoppio delle ostilità Evoluzione di una politica difensiva La ripresa dello scontro: fine del giudicato di Arborea Difficoltà e necessità di un’economia di guerra Le ripercussioni economiche: il problema dell’Aragona

104 106 113 116 121

CAPITOLO IV L’organizzazione della difesa del Regnum Sardiniae I castelli in Sardegna: sicurezza e strategie Il fenomeno dell’incastellamento Il castelliere sardo Il castello di Acquafredda La funzione militare Quotidianità nella fortezza Il castello di San Michele La fama del maniero Appunti di vita a San Michele

131 137 141 147 151 154 159 162 165

CAPITOLO V Castell de Càller capitale del Regnum Sardiniae Il Castello di Cagliari prima della conquista catalana Struttura urbana di Castel di Castro Castell de Càller: politica edilizia e forma urbis Il sobborgo di Lapola: pianificazione e insediamento Il sistema fortificatorio nello sviluppo urbano La salvaguardia di Castell de Càller

171 174 182 187 191 195

CAPITOLO VI La presenza catalana nei castelli sardi alla fine del XIV secolo Questioni irrisolte sull’amministrazione della difesa Le vicende di una spedizione mancata L’istituzione della batllia general del Regnum Sardiniae Le origini della batllia nella Corona d’Aragona La batllia general nella dialettica del regno di Sardegna Il batlle general Jordi de Planella Planella e la politica di Martino il Vecchio La fine della batllia general di Sardegna

201 205 208 212 215 219 223 226

CAPITOLO VII La fonte I registri dell’amministrazione di Jordi de Planella I costi della guerra: bilancio generale

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233 237


Unità monetarie: alfonsini minuti e fiorini d’oro d’Aragona Le unità, i pesi e le misure Documento I (reg. 2484) Documento II (reg. 2485) Documento III (reg. 2486)

Conclusioni

240 244 246 263 275

289

CAPITOLO VIII I libri contabili Criteri di trascrizione Registro 2484 (1396-1397) Registro 2485 (1397-1398) Registro 2486 (1398-1399)

295 297 343 371

Tabelle

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Bibliografia

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Indice onomastico

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Indice toponomastico

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ABBREVIAZIONI ACA: Archivo de la Corona de Aragón ACA, C: Archivo de la Corona de Aragón, Cancillería ACA, RP, MR: Archivo de la Corona de Aragón, Real Patrimonio, Maestro Razionale ACA, RA: Archivo de la Corona de Aragón, Real Audiencia ACC: Archivio Comunale di Cagliari AHCB: Archivo Histórico de la Ciudad de Barcelona ASC, AAR: Archivio di Stato di Cagliari, Antico Archivio Regio

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PREFAZIONE

IL REGNUM SARDINIAE NELLA CORONA D’ARAGONA DURANTE LA SECONDA METÀ DEL XIV SECOLO Flocel Sabaté Curull

Nel 1362, a Lleida, il contadino Ramon de Castelló presenta una denuncia contro sua moglie dicendo «que na Ramoneta, muyler sua a de diverses temps a ençà comès e feyt crim de adulteri ab molts e diverses de la Ciutat, e semblant crim no cesse a cometre, en special ab Paulo de Naviça, sart qui es pres en el palau de Cervera», e tale denuncia porta a indagare sulle visite da lei realizzate alla prigione situata nel palazzo di Cervera, poiché, secondo alcuni, «puyave tot dia en lo palau de Cervera e menjave e bevie e estave en la cambra del dit sart sols ab desus e jahie sols de nit ab lo dit sart en la cambra ab desos sols no avie sino I lit»1. Poco dopo, nel 1370, a Barcellona, la funzione di banditore reale passa nelle mani di un uomo di origine sarda, vecchio abitante di Sassari, che era appena stato riconosciuto come cittadino di Barcellona2. Alcuni anni dopo, nel 1376, a Tortosa la corte del veguer interviene giudiziariamente contro «en Marti de Castro, lo qual havia furtat e venut I sart per la qual cosa fon rocegat e penjat»3. Nella stessa città, nel 1390, «Michaele Serra lo sart» è uno dei cittadini di Tortosa condannati dal governatore della Catalogna nell’ambito delle tensioni vissute in quella città4. Quattro anni dopo, nel 1394, nella capitale catalana, «penyaren I hom sart qui fo tramès de Sardenya en Barchinona per lo governador dellà, e era vengut per espia»5. Vediamo, quindi, che ogni sguardo alla quotidianità della 1 ARXIU MUNICIPAL DE LLEIDA, Secció Administració de justícia. Processos de Crims, A-782, senza numero. 2 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 1913, folio 24v. 3 ARXIU COMARCAL DEL BAIX EBRE, Clavari, 13, folio 125r. 4 ARXIU COMARCAL DEL BAIX EBRE, Governador, 14, senza numero. 5 Manual de novells ardits vulgarmente apellat Dietari del antich consell barceloní, Frederic SCHWARTZ I LUNA e Francesc CARRERAS I CANDI, eds., Barcelona, Imprempta de’n Henrich y Companyía, 1892, p. 47.

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Flocel Sabaté Curull

Catalogna della seconda metà del XIV secolo mostra uomini provenienti dalla Sardegna, sia che si tratti di prigionieri, di uomini che hanno perso la loro libertà o, in caso contrario, di persone integrate pienamente nella vita urbana e che, pertanto, partecipano agli incarichi pubblici e alle tensioni giurisdizionali o di fazione, e se ne possono vedere altri portati appositamente dall’isola per essere giustiziati. Costante anche il rapporto commerciale, grazie alle compagnie di catalani stabilitesi in Sardegna, che si dedicano all’importazione e all’esportazione di merci tra l’isola e la Catalogna6. Il grano sardo è al centro di grandi interessi: nel 1358, la città di Barcellona, per garantirsi la fornitura, ripone gran parte delle proprie speranze nella nave di Pere Baliç di Maiorca, che deve arrivare dalla Sardegna carica di grano, perciò vengono scelti «mariners i ballesters» affinché viaggino all’interno della nave per proteggerla7. I rapporti risalgono al XII secolo, e perciò il contatto catalano ha inciso sull’architettura isolana e ha lasciato un’impronta importante nella lingua e in tutta la produzione letteraria non solo bassomedievale, ma anche dei secoli immediatamente successivi8, giacché le caratteristiche culturali sono le più espressive di una quotidianità condivisa, soprattutto dopo la campagna di conquista avviata da Giacomo II nel 13239 per materializzare l’infeudamento papale del ‘Regnum Sardiniae et Corsicae’ effettuato da Bonifacio VIII nel 129710. In questo contesto, anche la toponomastica comincerà a riempirsi delle impronte del rapporto reciproco11.

6 Alberto BOSCOLO, «Una societat comercial a la Sardenya catalana», Estudis d’Història Medieval, 3 (Barcellona, 1970), pp. 123-126. 7 ARXIU HISTÒRIC DE LA CIUTAT DE BARCELONA, Fons Municipal B, Consell de Cent, XI Clavaria, libro 1, folio 268v-269r. 8 Joan ARMANGUÉ, Estudis sobre la cultura catalana a Sardenya, Barcelona, Institut d’Estudis Catalans, 2001. 9 Antonio ARRIBAS, La Conquista de Cerdeña por Jaime II, Barcelona, Instituto Español de Estudios Mediterráneos, 1952; Vicente SALAVERT, Cerdeña y la expansión mediterránea de la Corona de Aragón, Madrid, CSIC, 1956. 10 Luciano GALLINARI, Les Judicats sardes: Un modèle de souveraineté médiévale?, thèse doctorale, Paris, École des Hautes Études en Sciences Sociales, 2009, pp. 229-257. 11 Heinz Jürgen WOLF , «L’onomastique sarde d’origine catalane», Congres Internacional de Toponimia i Onomàstica Catalanes , València, Universitat de València, 2002, pp. 163-174.

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Il Regnum Sardiniae nella Corona d’Aragona

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Il dominio catalano modella istituzionalmente l’isola: la lunga tradizione di governo proprio è annullata e vengono imposte non solo le cariche, bensì lo stesso modello esistente in Catalogna, con un’amministrazione generale che ruota intorno ai governatori12 e alla batllia generale13, con un’attenzione alle rendite e alla giurisdizione attraverso i procuratori14 e i veguers15 e una rappresentatività collettiva secondo i bracci nelle Corti del regno16. Non si tratta solamente delle cariche e delle funzioni: le nuove istituzioni corrispondono al modello esistente in Catalogna, con la grande influenza dei municipi sulla rispettiva regione17, e in Sardegna si impongono nello stesso modo. L’introduzione di un feudalesimo fino ad allora inesistente18 e la promozione di alcune municipalità regie comportano un nuovo formato istituzionale e una nuova struttura economica, con delle chiare esigenze agrarie e un’incidenza commerciale. Il nuovo scenario sconvolge la relazione tra le città e la campagna, aggiungendo una dinamica specifica alle gravi tensioni che scuoteranno l’isola nella seconda metà del XIV secolo19. La Sardegna si integra così nell’ingranaggio del potere catalano e persino del “cursus honorum” degli ufficiali. Molti cavalieri potran-

12 Flocel SABATÉ, “Corona de Aragón”, Historia de España. La época medieval: administración y gobierno, Madrid, Istmo, 2003, p. 365. 13 Alessandra CIOPPI, “I registri di Jordi de Planella, ‘batlle general’ di Sardegna. Note sull’amministrazione di un ufficiale regio alla fine del XIV secolo”, Maria Teresa FERRER, Josefina MUTGÉ, Manuel SÁNCHEZ, eds., La corona catalanoaragonesa i el seu entorn mediterrani a la baixa edat mitjana, Barcelona, CSIC, 2005, pp. 23-63. 14 Maria Bonaria URBAN, Cagliari aragonese. Topografia e insediamento, Cagliari, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 2000, pp. 180-181. 15 Angelo CASTELLACCIO, “Note sull’ufficio del ‘veguer’ in Sardegna”, Luisa D’ARIENZO, dir., Sardegna, Mediterraneo e Atlantico tra Medioevo ed età Moderna. Studi Storici in memoria di Alberto Boscolo, Roma, Bulzoni editore, 1993, vol. I, pp. 221-266. 16 Giuseppe MELONI, Acta Curiarum Regni Sardiniae. Il parlamento di Pietro IV d’Aragona (1355), Cagliari, Consiglio Regionale della Sardegna, 1993. 17 Flocel S ABATÉ , El territori de la Catalunya medieval, Barcelona, Fundació Salvador Vives Casajuana, 1997, pp. 167-226. 18 Luciano GALLINARI, «Una società senza cavalleria? Il Giudicato di Arborea e la Corona di Aragona tra XIV e XV secolo», Anuario de Estudios Medievales, 33 (Barcellona, 2003), pp. 849-880. 19 Ciro MANCA, «Notes sobre l’administarció de la Sardenya catalana en el segle XIV: ‘l’arrendament de les rendes e drets reyals’», Estudis d’Història Medieval, 5 (Barcellona, 1973), pp. 73-74.

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Flocel Sabaté Curull

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no sostenere di aver già compiuto gli obblighi militari dopo aver realizzato i contributi di cavalli armati richiesti per le campagne in Sardegna20. Per le sue necessità, la Corona continua a richiedere uomini, molti dei quali andranno sull’isola dopo aver ottenuto garanzie per i beni e gli interessi che lasciano in Catalogna21. Numerosi titolari delle più svariate cariche reali in Catalogna devono essere sostituiti dopo essersi trasferiti in Sardegna «en servei del rei»22. La grande maggioranza dei partecipanti alle campagne sarde invocheranno, al loro ritorno, questi servizi d’armi23, per essere debitamente ricompensati attraverso l’ottenimento di qualche incarico pubblico24: l’abitante di Terrassa Pere de Déu, per esempio, riceve l’incarico come ufficiale giudiziario di Terrassa nel 1373 per questa ragione25. In alcuni casi, la compensazione arriva per la perdita di familiari, come nel caso di Joan Riera, che, nel 1340, ottiene un incarico reale perché la conquista della Sardegna era costata la vita a quattro dei suoi fratelli e a uno zio26. E in molti altri casi bisognerà rimpiazzarli definitivamente nei loro incarichi perché perdono la vita sull’isola, per un motivo o per l’altro27. In realtà, è un territorio con una brutta fama, innanzitutto per la sua “mall’aria”, vale a dire, per l’aria insalubre secondo i principi fisici che cercano, nel deterioramento di uno dei quattro elementi28, la ragione delle reiterate e generalizzate “febbri pestilenziali”29, con tutte le gravi conseguenze per molti di coloro

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ARXIU HISTÒRIC DE LA CIUTAT DE GIRONA, I.1.2.1, fascicolo 5, libro 2, folio 39r. ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, reg. 372, folio 141r-v; reg. 376, folio 105v-106r,

227r-v. 22 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, reg. 507, folio 228r-v; reg. 582, folio 78r-v; reg. 950, folio 196v; reg. 2217, folio 17r; reg. 2220, folio 81r-v; reg. 2221, folio 83v-84r. 23 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 506, folio 91v. 24 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 950, folio 217r-v, 229v; reg. 955, folio 56v. 25 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 975, folio 25r. 26 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 951, folio 135r; reg. 954, folio 206r. 27 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 505, folio 133r. 28 Flocel SABATÉ, Vivir y sentir en la edad media, Madrid, Anaya, 2011, pp. 27-28. 29 Francesco MANCONI, “La Sardegna d’antico regime: una terra ‘pestilente’?”, Luisa D’ARIENZO, dir., Sardegna, Mediterraneo e Atlantico tra Medioevo ed età Moderna. Studi Storici in memoria di Alberto Boscolo, Roma, Bulzoni editore, 1993, vol. I, pp. 451-471.

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Il Regnum Sardiniae nella Corona d’Aragona

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che vi si trasferiscono dalla Catalogna30. Cagliari cercherà molto significativamente la protezione della Nostra Signora di Bonaria, e Pietro il Cerimonioso promuoverà le partenze per la Sardegna facendo circolare un sirventese su “lo bon ayre d’esta illa de Sardenya”31. La disgrazia del re Martino il Giovane dopo Sanluri, nel 1409, non fu, quindi, niente di strano: la malattia letale si trovava nell’ambiente stesso32. La Sardegna non godeva di un fascino tale da far abbandonare gli affari e da andarci a combattere come chiedeva il re: molto significativamente, alle richieste di militari di solito vengono date risposte con scuse generalizzate da gran parte della nobiltà33, che «jassia açò que haia gran voluntat de servir lo senyor rey», spesso dice di non poter partecipare alla campagna essendo «fort empatxats de affers» a causa di diversi impedimenti e ragioni34. In realtà, persino i beneficiati dalle spartizioni feudali sull’isola solitamente cercano di evitarvi i soggiorni35. Infatti, la guerra e la malattia facevano sì che, dalla Catalogna, la Sardegna potesse essere vista come una tenebrosa isola di castigo: il re può minacciare con pene temporanee di esilio in Sardegna o persino a vita per commutare delle condanne a morte36, come espone Pietro il Cerimonioso nel 1361 in seguito a un 30 Lluís CIFUENTES, «Una confidència feta al notari Bartomeu de Miramat per fra Francesc, bisbe de Bisarcio: ‘fembres’, febres i ‘desnaturament’ a la Sardenya de mitjan segle XIV», Estudis històrics i Documents dels arxius de Protocols, XVII (Barcellona, 1999), pp. 7-24. 31 Pere CATALÀ I ROCA e Joan GALA I FERNÁNDEZ, «Entorn de ‘Lo bon ayre e la noblea d’esta illa de Sardenya’», XIV Congresso di Storia della Corona d’Aragona (Sassari-Alghero, 19-24 maggio 1990), Sassari, Carlo Delfino editore, 1995, vol. 2, tomo I, pp. 263-276. 32 Alberto BOSCOLO, La politica italiana di Martino il Vecchio, re d’Aragona, Padova, CEDAM, 1958, p. 150. 33 Prim BERTRAN, “Les respostes de la baixa noblesa catalana al reclam de Pere el Ceremoniós per anar a Sardenya (1354)”, Maria Teresa FERRER, Josefina MUTGÉ, Manuel SÁNCHEZ, eds., La corona catalanoaragonesa i el seu entorn mediterrani a la baixa edat mitjana, Barcelona, CSIC, 2005, pp. 1-22. 34 Max TURULL, «Respostes de nobles i cavallers de la vegueria de Cervera per a la campanya de Sardenya de 1354-1355», Miscel·lània Cerverina, 12 (Cervera, 1998), pp. 131-134 . 35 Giuseppe MELONI, «Su alcuni feudatari maggiori e minori in Sardegna all’epoca di Pietro il Cerimonioso», Studi Sardi, 20 (Cagliari, 1966), pp. 285-298. 36 Pere CATALÀ, “Pena d’exili a Sardegna”, Luisa D’ARIENZO, dir., Sardegna, Mediterraneo e Atlantico tra Medioevo ed età Moderna. Studi Storici in memoria di Alberto Boscolo, Roma, Bulzoni editore, 1993, vol. I, pp. 337-340.

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furto del sigillo reale: «plau nos que no muyra mas que sia exellat a tots temps al Alguer, e si tornava deçà que fos penjat e morís»37. Durante tutta la seconda metà del XIV secolo l’isola è lo scenario di rivolte anticatalane, con gravi conseguenze economiche, politiche e militari. L’identità della “nació sarda”38 viene difesa dagli Arborea, che adottano come caratteristica propria di coesione l’anticatalanismo, e l’urlo di guerra che si sente è «Arborea, Arborea! morgen sos Cathalanos!»39. Ciò spiega che «tot lo poble de Sàsser e les dones ab los infants ab braços, cridant que abans se mengerien los fills que no consentiren que fossen de Catalans»40, e che nel 1392 il sardo Brancaleone Doria cerchi la complicità del siciliano Andreotto Chiaramonte affinché insieme «li dicti iniqui et malvagi Cathalani meteriamo ad morte et ad crudelissimo destrugiamento»41. In uno scenario del genere, il sovrano della Corona d’Aragona deve organizzare un buon esercito prestando attenzione a ogni minimo dettaglio, dal rifornimento alimentare42 all’adozione di «provisiones medicorum phisice et cirurgie et apothecariorum qui nostrum felix sequantur stoleum», secondo ciò che dice Pietro il Cerimonioso nel 135443, e con un’adeguata capacità strategica e logistica44. Si tratta di una monarchia talmente priva di rendite e di giurisdizione45 che doARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 1174, folio 49v. ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 2220, folio 75r. 39 Francesco Cesare C ASULA , La Sardenya catalano-aragonesa perfil històric, Barcelona, Rafael Dalmau editor, 1985, p. 41. 40 Luciano GALLINARI, «Amerigo di Narbona, ultimo sovrano di Arborea?», Anuario de Estudios Medievales, 29 (Barcellona, 1999), p. 321. 41 Francesco Cesare CASULA, Carte reali diplomatiche di Giovanni I il Cacciatore, re d’Aragona, riguardanti l’Italia, Padova, CEDAM, 1977, p. 64. 42 Pinuccia F. SIMBULA, «Note sull’alimentazione a bordo delle navi catalane», Ir Col·loqui d’història de l’Alimentació a la Corona d’Aragó. Edat Mitjana, Lleida, Institut d’Estudis Ilerdencs, 1995, vol. 2, pp. 257-268. 43 ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 1145, folio 24v (ed.: Lluis CIFUENTES, Lluis BALLESTER, «Els professionals sanitaris de la Corona d’Aragó en l’expedició militar a Sardenya ed 1354-1355», Arxiu de Textos Catalans antics, 9 [Barcellona, 1990], p. 209). 44 Mario ORSI, «Estrategia, operaciones y logística en un conflicto mediterráneo. La revuelta del juez de Arborea y la ‘armada e viatge’ de Pedro el Ceremonioso a Cerdeña (1353-1354)», Anuario de Estudios Medievales, 38 (Barcellona, 2008), pp. 921-968. 45 Flocel SABATÉ, «Discurs i estratègies del poder regi a Catalunya al segle XIV», Anuario de Estudios Medievales, 25 (Barcellona, 1995), pp. 632-648. 37 38

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vrà chiedere contributi speciali agli stati per armare i soldati necessari per imporre con la forza il dominio catalano in Sardegna46. La richiesta sarà talmente reiterata che si può affermare che la prima campagna per conquistare l’isola apre una nuova pagina nella storia della fiscalità reale e municipale, per le richieste della Corona47, per le negoziazioni che comporteranno, soprattutto con le ville e le città, e per la distribuzione interna che spetterà a ogni città48. Il re chiede aiuto economico agli stati e ciò accelera il posizionamento delle corti. Queste, che fino ad allora erano un’assemblea reale alla quale i nobili e i sudditi erano obbligati dal re a partecipare in segno di sottomissione49, iniziano a diventare un’assemblea rappresentativa, in cui gli estaments esporranno le loro rivendicazioni e le negozieranno davanti a un re che acconsentirà in cambio di un aiuto economico imprescindibile50. Il susseguirsi delle campagne provoca una serie di petizioni che vengono accolte controvoglia da tutti gli estaments che integrano le corti, poiché temono che la richiesta sia superiore alle loro possibilità, diffidano del successo e dei guadagni ricavabili dall’isola e si lamentano per quello che sembra un danno comparativo rispetto alla partecipazione degli altri territori che fanno parte della Corona51. Infatti le campagne di Sardegna avranno un ruolo centrale nei rapporti tra il re e i municipi nella seconda metà del XIV secolo. Tutte le ville e le città si serviranno, in un momento o nell’altro, di messaggeri che alla fine firmeranno con i rappresentanti del re gli accordi per offrirgli l’aiuto necessario per le campagne militari in Sardegna52. Di ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 2221, folio 83v-84r. Manuel SÁNCHEZ, «Contributi finanziari di città e ville della Catalogna alla conquista del regno di Sardegna e Corsica (1321-1326)», Medioevo. Saggi e Rassegne, 20 (Cagliari, 1995), pp. 317-352. 48 Manuel SÁNCHEZ, El naixement de la fiscalitat d’Estat a Catalunya (segles XIIXIV), Vic-Girona, Eumo Editorial-Universitat de Girona, 1995, pp. 89-105. 49 Flocel S ABATÉ, «Estamentos, soberanía y modelo político en la Cataluña bajomedieval», Aragón en la Edad Media, 21 (Saragozza, 2009), pp. 246-251. 50 Ramon D’ABADAL, Pere el Cerimoniós i els inicis de la decadència política de Catalunya, Barcelona, Edicions 62, 1987, pp. 263-279. 51 Manuel SÁNCHEZ, “Las Cortes de Cataluña en al financiación de la guerra de Arborea (segunda mitad del siglo XIV)”, Maria Teresa FERRER, Josefina MUTGÉ, Manuel SÁNCHEZ, eds., La corona catalanoaragonesa i el seu entorn mediterrani a la baixa edat mitjana, Barcelona, CSIC, 2005, pp. 363-393. 52 ARXIU HISTÒRIC DE LA CIUTAT DE GIRONA, I.1.2.1, fascicolo 7, libro 3, folio 6r. 46 47

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conseguenza, numerosi privilegi e remissioni generali vengono concessi in cambio degli aiuti per «lo passatge de Sardenya»53. Centri di medie dimensioni, in cambio dell’aiuto economico, possono imporre condizioni sul risultato stesso della campagna, come fa Piera nel 1351, esigendo che il re «no pusca donar, vendre, manlevar ne per lonch temps empenyorar lo loch de l’Alguer a neguna persona, ans lo dit loch aia ésser unit al Regne de Cerdenya e que no puxa esser separat d’aquell»54. Questi aiuti vengono concertati con la cessione di patrimonio con il patto di riscatto, che porta già un ingente patrimonio nella prima campagna55 e continuerà durante il XIV secolo56. La Sardegna è vista in tutto il Paese come la causa di una progressiva frantumazione del patrimonio reale. Gli esempi sono numerosi: nel 1366, il lignaggio dei Santa Pau ottiene un importante possedimento tra le vegueries di Camprodon e di Besalú in cambio dell’aiuto richiesto dal monarca per investire risorse in Sardegna57; per la stessa ragione, nel 1381, il barcellonese Ramon Llull riceve tutta la giurisdizione su diverse zone delle vegueries del Vallès e di Osona58 e, nel 1391, Giovanni I cede all’arcivescovo di Tarragona la regione del Camp de Tarragona59. Nel richiedere risorse, il monarca può cercare di alimentare il discorso di preminenza reale, come fa il re Martino nel 1399, esponendo «en qual perill lo Regne de Sardenya guanyat per nostres an-

53 ARXIU COMARCAL DEL BAIX CAMP, pergamene, cartella diplomi 9, 13 (30), (Cartella grande), 1393. 54 Flocel SABATÉ, “Història Medieval”, Història de Piera, Lleida, Pagès editors, 1999, p. 214. 55 Pere ORTÍ, “Les alienacions del patrimoni reial i el finançament de la conquesta de Sardenya de 1323-1324”, Maria Teresa FERRER, Josefina MUTGÉ, Manuel SÁNCHEZ, eds., La corona catalanoaragonesa i el seu entorn mediterrani a la baixa edat mitjana, Barcelona, CSIC, 2005, pp. 239-272. 56 Manuel SÁNCHEZ, «Después de Aidu de Turdu (1347): los sucesos de Cerdeña y sus repercusiones en el patrimonio real», XIV Congresso di Storia della Corona d’Aragona (Sassari-Alghero 19-24 maggio 1990), Sassari, Carlo Delfino editore, vol. II, tomo 2, pp. 789-809. 57 Francesc CAULA, «Las potestades de los Santa Pau», Pyrene, 4 (seconda epoca), (Girona, 1962), pp. 131-132; Recull de treballs, Sant Joan les Fonts, Edicions El Bassegoda, 1983, vol. III, pp. 198-199. 58 Eduard JUNYENT, La ciutat de Vic i la seva història, Barcelona, Curial, 1966, p. 107. 59 ARXIU COMARCAL DEL BAIX CAMP, llibre de Privilegis, fascicolo 1, 11.

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tecessors de loable memoria ab no poca effusió de sanch és posat a present per minva de vitualles e d’altres coses a aquell necesàries»60. In realtà, però, la negoziazione degli aiuti da parte dei diversi estats61 e, soprattutto, delle ville e delle città, mette in evidenza la debolezza non solo circostanziale bensì caratteriale del monarca. È un re che affronta delle guerre per le quali è privo di risorse, come riassumono i consiglieri municipali di Lleida nel 1366 dicendo che «ells hagueren l’altre dia una letra del molt alt senyor rey en que·ls mane (…) per rahó de la guerra de Cerdenya que ha ab lo jutge d’Arboresa, a la qual ell no por provehir com no haje moneda de que proveesque a la guerra»62. Nel momento in cui chiede i soldi che gli mancano ai propri sudditi, questi ultimi diventano coscienti della loro importanza collettiva, come esprimeva la stessa città di Lleida nel 1350 ritenendo che quella del re fosse una petizione a «tot el General de Catalunya per socórrer Sardenya»63. Così, dunque, le richieste del monarca a causa delle necessità belliche in Sardegna, hanno contribuito moltissimo all’identificazione degli estats con la “terra”, ed alla loro attenzione a “lo general de Catalunya”64. Le petizioni del re non solo hanno contrapposto la sua debolezza rispetto alla capacità degli estats che negoziano il suo aiuto, ma hanno accelerato i meccanismi di coesione degli estats, visto che devono dare risposte congiunte, vale a dire, devono agire come rappresentanti della “terra” preoccupati per “lo general de Catalunya” e, pertanto, parleranno in nome di tutta la Catalogna65 di fronte al re: «la terra davant del monarca»66. E lo fanno proprio ARXIU DE LA CORONA D’ARAGÓ, Cancelleria, reg. 2029, folio 172v. Prim BERTRAN, «Notes sobre els subsidis de l’església catalana per a la guerra de Sardenya (1354)», Anuario de Estudios Medievales, 29 (Barcellona, 1999), pp. 121-139. 62 ARXIU MUNICIPAL DE LLEIDA, llibre d’actes 400, folio 37r. 63 ARXIU MUNICIPAL DE LLEIDA, llibre d’actes 399, folio 49r. 64 Flocel SABATÉ, “L’idéel politique et la nation catalane: la terre, le roi et le mythe des origenes”, ‘Les vecteurs de l’idéel’. Le pouvoir symbolique entre Moyen Âge et Renaissance. La legitimité implicite, Rome, École française de Rome, in corso di stampa. 65 Tomàs DE M ONTAGUT , Les institucions fiscalitzadores de la Generalitat de Catalunya (Des dels seus origens fins a la reforma de 1413), Barcelona, Sindicatura de Comptes de Catalunya, 1996, pp. 102-103. 66 Oriol OLEART, «La terra davant de monarca: una contribució per a una tipologia de l’assemblea estamental catalana», Anuario de Estudis Medievales, 25 (Barcellona, 1995), pp. 593-614. 60 61

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quando si diffondono in tutta Europa67 gli argomenti a favore della rappresentatività collettiva68 e del bene comune come emblema sociale69, idee che dalla Catalogna è come se si plasmassero idealisticamente sull’Italia comunale70. Sono, quindi, le potenti ville e città a guidare questa rappresentatività, presiedute in maniera molto interessata dalla città di Barcellona71. L’influente Francesc Eiximenis lo spiega così: «totes les senyories del món foren en lur fundació primera paccionades e posades en certs patis». E in questo contesto, l’iniziativa deve essere della comunità, non del re: «cascuna comunitat per son bon estament e per son millor viure elegís viure sots senyoria, que cascun pot presumir que cascuna comunitat féu ab sa pròpia senyoria patis e convencions proffitosos e honorables per si matexa principalment, e aprés que aquell o per aquells a qui donà la potestat de son regiment». E, di conseguenza, l’epicentro si definisce molto chiaramente, «car la comunitat no alagí senyoria per amor del regidor, mas elegí regidor per amor de si matexa»72. Così la Sardegna diviene essenziale per la Corona d’Aragona e, in particolar modo, per la Catalogna della seconda metà del XIV secolo, per ciò che comportò e per ciò che stimolò. Non è un caso, quindi, che il riferimento sardo appaia in tutta la documentazione catalana dell’epoca, per riflettere la composizione della popolazione, per esporre i meccanismi di rapporto contrattuale con la monarchia o per

67 Bernardo BAYONA, Religión y poder. Marsilio de Padua: ¿La primera teoría laica del Estado?, Madrid, Editorial Biblioteca Nueva, 2007, pp. 263-282. 68 Anthony BLACK, El pensamiento político en Europa, 1250-1450, Cambridge, Cambridge University Press, 1996, pp. 180-200. 69 Elodie L ECUPPRE-DESJARDIN e Anne-Laure V AN BRUANNE , eds., De bono Communi. The Discourse and Practice of the Common Good in the European City (13th16th c.), Brepols, Turnhout, 2010. 70 Flocel SABATÉ, “La civiltà comunale del medioevo nella storiografia spagnola: affinità e divergenze”, La civiltà comunale italiana nella storiografia internazionale, Andrea ZORZI, dir., Firenze, University Press, 2008, pp. 118-125. 71 Flocel SABATÉ, “États et alliances dans la Catalogne du bas Moyen-Âge”, Du contrat d’alliance au contrat politique. Cultures et sociétés politiques dans la péninsule Ibérique à la fin du Moyen Âge, Tolosa, Université Toulouse II-Le Mirail, 2007, pp. 297360. 72 Francesc EIXIMENIS, Dotzè llibre del Crestià, capitolo CLVI (Dotzè llibre del Crestià I.1, Xavier RENEDO, éd.), Girona, Universitat de Girona-Diputació de Girona, 2005, p. 338.

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evidenziare le speranze e i timori di molta popolazione. Di conseguenza, stupisce, certamente, che con tanta facilità si sia scritta la storia della Catalogna medievale dedicando solamente cenni più o meno tangenziali alla Sardegna. Bisogna augurarsi che vi influisca positivamente l’importante incremento di edizioni di fonti documentali, soprattutto adesso che alle raccolte più tradizionali73 si sono aggiunte le edizioni delle corti sarde74 e una diversa attenzione che ha provocato, più di recente, il processo contro gli Arborea75. Soprattutto bisogna ringraziare e lodare il contrasto che ha marcato l’isola stessa nel fornire una ricca e feconda serie di storici a partire dal XX secolo. Alberto Boscolo e, subito dopo, Francesco Cesare Casula aprirono una via presto percorsa da numerosi autori, soprattutto da Cagliari, con l’intenso lavoro realizzato dall’università e dal centro di ricerca vincolato al CNR. Il libro che abbiamo tra le mani è un eccellente esempio di questa dinamica grazie alla sua autrice, Alessandra Cioppi, che traccia al culmine una nitida traiettoria nella revisione della storia della Sardegna bassomedievale. Con una prospettiva storiografica rinnovatrice, cerca la trasversalità con cui combinare la storia istituzionale, politica, sociale ed economica per riuscire a scoprire una realtà poliedrica che si riassume, particolarmente, nella capacità di compendiare il grande cambiamento operato nella società sarda del XIV secolo. Questo tipo di riflessione si basa non sull’elucubrazione bensì sull’analisi di fonti inedite, che esamina con cura. Inserisce la problematica della Sardegna bassomedievale nel suo contesto globale in un modo ammirevole, perché sa che tutto ciò che succede sull’isola è collegato alle vicende coeve del resto della Corona d’Aragona.

73 Luisa D’ARIENZO, Carte reali diplomatiche di Pietro IV il Cerimonioso, re d’Aragona, riguardanti l’Italia, Padova, CEDAM, 1970; Francesco Cesare CASULA, Carte reali diplomatiche di Alfonso III il Benigno, re d’Aragona, riguardanti l’Italia, Padova, CEDAM, 1971; Francesco Cesare CASULA, Carte reali diplomatiche di Giovanni I il Cacciatore, re d’Aragona, riguardanti l’Italia, Padova, CEDAM, 1977. 74 Acta Curiarim Regni Sardiniae, 1993-1998, Cagliari, Consiglio Regionale della Sardegna, voll. 2-5. 75 Maria Teresa FERRER, «Fonts documentals sobre Sardenya: El diplomatari d’Hug II d’Arborea i el procés contra els Arborea», Anuario de Estudios Medievales, 40/2 (Barcellona, 2010), pp. 1009-1011.

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L’autrice si rende conto che la presenza catalana in Sardegna non è una semplice signoria che, come una membrana più o meno trasparente, potrebbe attaccarsi alla pelle dell’isola. Al contrario, la pretesa di materializzare il ‘Regnum Sardiniae et Corsicae’ ha rotto i mezzi e gli ordinamenti propri dell’isola e ha stravolto le sue strutture sociali, imponendo la feudalità, un peso municipale sulla regione, delle esigenze sociali ed economiche inserite in questa dualità e un’amministrazione modellata sulle nuove caratteristiche. Per questo motivo, il fatto di adottare lo studio della gestione dei castelli o, soprattutto, della batllia general del regno di Sardegna come prismi di analisi, si converte in una scelta molto azzeccata e riuscita per capire ciò che vi succedeva realmente, vale a dire, per capire perché i catalani sbagliarono nel prevedere come dominare l’isola e videro che la risposta ai cambiamenti sociali imposti diveniva una vera e propria strategia dell’invincibilità.

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PREMESSA

Nel pubblicare il presente volume lo scopo che mi sono prefissa è stato quello di presentare i risultati di una ricerca condotta nel corso di diversi anni, e non senza difficoltà. L’intento è stato quello di approfondire i problemi relativi alla difesa del Regnum Sardiniae et Corsicae e i costi che la Corona d’Aragona dovette affrontare per sostenere la guerra statica e il mantenimento delle fortezze superstiti nel meridione dell’isola nella seconda metà del Trecento, con particolare riguardo all’ultimo scorcio di quel medesimo secolo. Al principio si sarebbe dovuto trattare di uno studio ben più breve, basato esclusivamente sull’analisi dei registri contabili di Jordi de Planella, batlle general di Sardegna dal 1391, reperiti casualmente presso l’Archivio della Corona d’Aragona e dei quali avevo cominciato a curare la trascrizione una decina di anni fa, dietro consiglio e incoraggiamento dell’amico e allora direttore di quell’archivio, Rafael Conde. La fonte documentale, tuttavia, ha suscitato sin dalla prima lettura una serie di osservazioni e interrogativi di merito e di metodo tali da far sì che l’indagine crescesse di volta in volta fra le mani e nelle carte piene di appunti e riflessioni, diventando una speculazione sempre più complessa, ricca di sfaccettature e nuovi campi di indagine, nuovi quesiti e supposizioni che in parte attendono ancora una risposta. Il dato che emerge dall’analisi della fonte è che fra il XIV e il XV secolo la Sardegna ha assunto un ruolo importante negli equilibri politici della Corona d’Aragona e dell’intero bacino del Mediterraneo. Alla luce di ciò, il mio obiettivo è stato quello di proporre uno studio non solamente localistico ma propositivo, che offrisse, attraverso un’indagine basata su una prospettiva microstorica, la lettura

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di una pagina ben più ampia e cruciale della storia medievale, alla vigilia di cambiamenti significativi nella compagine del Mediterraneo europeo. Come si vedrà, infatti, il dato che emerge dall’osservazione critica della fonte è che, a cavallo del Trecento e Quattrocento, la Sardegna ha assunto un ruolo particolarissimo all’interno della politica mediterranea e le vicende del Regnum Sardiniae et Corsicae hanno influenzato in modo decisivo le scelte politiche della Corona d’Aragona nella sua proiezione marittima, determinandone, insieme al proprio, il destino finale in un percorso differente ma parallelo. Un ruolo rilevante ha assunto in questo studio il confronto con alcuni colleghi e amici italiani e catalani con i quali si è discusso il problema del ‘filtro deformante’ tra il presente e il passato, fra una visione limitata e angusta della Sardegna e una dimensione mitica in cui si desidera talvolta collocarla. Questione sicuramente non semplice che porta con sé il rischio di sovrainterpretare il ruolo dell’isola, frutto di analisi eccessivamente edulcorate, che non inducono ad un reale progresso nel dibattito storiografico internazionale, o viceversa troppo semplicistiche, che non mettono adeguatamente a fuoco tutti gli aspetti della sua complessa funzione accentratrice nel contesto politico-istituzionale, sociale ed economico del Mediterraneo medievale. Sono stati oltremodo preziosi i consigli e i suggerimenti sulla bibliografia e gli studi di carattere istituzionale in ambito iberico di Remedios Ferrero Micò e Flocel Sabaté Curull, ai quali rivolgo la mia più sincera gratitudine. Un grande ringraziamento meritano anche le colleghe Sebastiana Nocco e Esther Martí Sentañes che mi hanno fornito un insostituibile aiuto nella revisione finale del testo e della fonte archivistica. Un grazie particolare va ai miei figli Virginia, Vittoria e Andrea, i quali mi hanno supportato in questa fatica, colmando con grande affetto i dolorosi vuoti che negli ultimi tempi hanno segnato la mia vita. Soprattutto Vittoria che ha accompagnato ogni pagina.


INTRODUZIONE

UNA RICERCA E LE SUE POSSIBILI CHIAVI DI LETTURA

“Il mare conviene possedere a chi voglia conquistare il Regno di Sardegna” È difficile stabilire nella storia le leggi o le causalità. D’altra parte, essa ci ha sempre mostrato un continuo susseguirsi di impulsi ed arresti, riprese e fermate, apogei e declini. In altri termini, la storia ci indica quel suo carattere, per cosi dire, ‘pendolare’ nella lunga durata, attraverso le immagini delle grandi civiltà che passano da una penisola all’altra o da un continente all’altro, sovrapponendosi. Da qui nasce un’equanime e comune riflessione verso la quale convergono da sempre quasi tutti gli studiosi, quella che ha individuato nel Mar Mediterraneo lo svolgersi di due processi che potremmo definire contemporanei: la ‘formazione’ e al tempo stesso la ‘distruzione’ delle identità culturali1. Alla luce di questa ‘pendolarità’ e di questo ‘passaggio’, l’espressione ‘Mediterraneo’ viene di volta in volta ridefinita e allargata; i suoi confini permangono tali, ma volutamente mobili, e oltrepassano il senso di separazione. Il Mediterraneo, mare d’Europa e allo stesso tempo porta d’accesso all’Asia e all’Africa, è stato nei secoli uno spazio in cui si sono potute incontrare culture e civiltà differenti. Come una strada da percorrere per congiungere terre lontane o un ponte da attraversare per unire sponde opposte, il Mediterraneo, ieri come oggi, ha visto partire e arrivare uomini, idee e mercanzie.

1 Le due sponde del Mediterraneo: l’immagine riflessa, a cura del Gruppo di studio per il Progetto Strategico del Consiglio Nazionale delle Ricerche “Il sistema mediterraneo. Radici storiche e culturali, specificità nazionali”, Trieste, Edizioni Università di Trieste, 1999 (Quaderni del Dipartimento di Lingue e Letterature dei paesi del Mediterraneo, 2).

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PENSATE AD AVVIARVI PER TERRA SOPRA CAGLIARI, BRUCIANDO CITTÀ, CASTELLA E BORGHI CHE NON VOGLIANO OBBEDIRVI*

* Ramon MUNTANER, Cronica del magnificentissimo signore Ramon Muntaner, in Cronache catalane del secolo XIII e XIV, introduzione di Leonardo SCIASCIA e traduzione di Filippo MOISÉ, Palermo, Sellerio, 1984, cap. 272, IX, p. 356.

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L’antefatto Il Regnum Sardiniae et Corsicae ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella politica espansionistica della Confederazione iberica, non solo in correlazione alle vicende della guerra del Vespro e al fenomeno dell’espansione mediterranea della Corona d’Aragona, ma alla luce della sua importanza nell’economia del Mediterraneo occidentale. I catalani, per poter contare su un giusto equilibrio tra fattori territoriali e commerciali, fra attività di terraferma e attività marittime, tra fonti delle risorse e loro distribuzione, furono costretti a cercare oltre il mare quella base territoriale che permettesse loro di sviluppare un fondato e continuativo movimento mercantile. Pensarono così di costituirsi, con il possesso delle isole tirreniche, quel retroterra di cui erano privi e sul quale avrebbe dovuto poggiare la spinta commerciale1. Dopo il trattato di Anagni, sui cui effetti si sono registrate fin dai tempi dello storico Jerónimo Zurita critiche ed osservazioni, i riferimenti alla conquista della Sardegna, chiave di volta della nuova

1 La proiezione marittima della Confederazione, com’è noto, fu il frutto dello sviluppo economico del litorale catalano, malgrado la coesistenza, fin dall’unione, di due strutture istituzionali molto diverse e contrastanti, la contea di Catalogna e il regno d’Aragona, la cui presenza creò una forte contrapposizione d’interessi. L’inconciliabilità di fondo peraltro presente lungo tutto il percorso evolutivo politico-istituzionale del regno d’Aragona, ne condizionò lo sviluppo e costituì sempre una forte limitazione all’espansione marittima. Cfr. Francesco GIUNTA, Aragonesi e Catalani nel Mediterraneo, 2 voll., Palermo, Manfredi Editore, 1953-59, pp. 9-70.

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politica catalano-aragonese, sono numerosissimi a partire dagli inizi del 13002. ………………………………………………………

2 Mi riferisco ai fondamentali contributi di Francesco GIUNTA, Alberto BOSCOLO, Geronimo Zurita e i problemi mediterranei della Corona d’Aragona. I. Dalle origini al trattato di Anagni, II. Dal trattato di Anagni ai Martini, in Crónica, ponencias y comunicaciones VII Congreso de Historia de la Corona de Aragón, “Jerónimo Zurita. La seva obra i l’estat general de la investigació històrica” (Barcelona, 1-6 octubre 1962), Barcelona, ©1963, Ponencia VI, pp. 187-228, e in particolare pp. 192-204; GIUNTA, Aragonesi e Catalani, I, pp. 8-35; Vicente SALAVERT Y ROCA, Cerdeña y la expansión mediterránea de la Corona de Aragón 1297-1314, 2 voll., Madrid, Consejo Superior de Investigaciones Cientifícas, 1956, I, pp. 170-207; Jaume VICENS VIVES, La economía de los países de la Corona de Aragón en la baja Edad Media, in Actas VI Congreso de Historia de la Corona de Aragón. Relaciones económicas y comerciales en el Mediterràneo del siglo XII al XVI (Càller, 8-14 diciembre 1957), Madrid, Ministerio de Asuntos Exteriores, 1959, Segunda Ponencia, pp. 103-135, in particolare pp. 103-113.

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UNA CONQUISTA DURATA CENT’ANNI


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Le difficoltà: concessione e occupazione L’ingresso della Sardegna nella Corona d’Aragona, pur essendo scaturito da un atto formale, si trasformò ben presto in una successione di eventi bellici, scontri aperti e guerriglie, e l’acme fu raggiunto con il conflitto scoppiato tra il regno d’Aragona e il giudicato d’Arborea. Nel contesto politico-istituzionale dell’Europa trecentesca, l’isola si presentava come una mescolanza o meglio come un mosaico multiforme composto da territori eterogenei, sia dal punto di vista giuridico sia da quello politico. Le tormentate vicende dei secoli precedenti avevano portato, nella seconda metà del Duecento, alla caduta di tre degli originari giudicati indigeni, dei quali restavano in piedi solo alcuni possedimenti signorili in mano ai Doria e ai Malaspina nel nord dell’isola, e ampi territori appartenenti alla famiglia toscana dei Gherardesca, conti di Donoratico, nella zona sud-occidentale. Solo il regno di Arborea sopravviveva nel Trecento e la problematica convivenza nell’isola di queste distinte e disarticolate entità istituzionali alimentava continui contrasti, nei quali i catalanoaragonesi trovarono il giusto canale di inserimento1. 1 Gli avvenimenti della Sardegna giudicale sono stati oggetto di numerosi studi. Nell’impossibilità di elencarli tutti, si segnalano in questa sede quelli che hanno svolto un’importante opera di sintesi sull’argomento e suggerito un’ampia bibliografia: Francesco Cesare CASULA, La Sardegna aragonese. 1. La Corona d’Aragona, 2. La Nazione Sarda, Sassari, Chiarella, 1990, I, pp. 77-95, pp. 103-118, pp. 142-146; Alberto BOSCOLO, La Sardegna bizantina e alto giudicale, Sassari, Chiarella, 1978, pp. 111-131, pp. 139-155, pp. 157-174; Sandro PETRUCCI, Re in Sardegna, a Pisa cittadini. Ricerche sui «domini Sardiniee» pisani, Bologna, Cappelli, 1988, pp. 11-168 e i contributi di Rafael Conde y Delgado de Molina, John Day, Jacques Heers, Giuseppe Meloni, Graziano Milia, Sandro Petrucci e Raimondo Turtas in Storia dei Sardi e della Sardegna. II. Il Medioevo. Dai giudicati agli aragonesi, a cura di Massimo GUIDETTI, Milano, Jaca Book, 1988. Per una ricostruzione dei diversi gruppi familiari che esercitarono la loro supremazia nel territorio sardo in epoca giudicale, ricordia-

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L’impresa di conquista – come già detto – fu avviata nel 1323 da Giacomo II d’Aragona a distanza di qualche decennio dall’infeudazione del Regnum Sardiniae et Corsicae. … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … ……

mo gli studi di Lindsay Leonard Brook, Francesco Cesare Casula, Maria Mercè Costa i Paretas, Anna Maria Oliva, Romeo Pavoni, Marco Tangheroni in Genealogie medioevali di Sardegna, Sassari, 2D Editrice Mediterranea, 1984.

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LA GUERRA


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Arborea e Aragona in campo Nel 1353 ebbe inizio, dunque, il vero e proprio scontro armato tra il giudicato di Arborea e la Corona d’Aragona che, da quel momento in poi, divenne guerra totale. Per dirla con le parole di Francesco Cesare Casula: Dalla resa di Alghero in poi, la Sardegna precipitò in un clima di guerra generale che coinvolse tutti: “giudici” di Oristano, signori Doria e Donoratico, feudatari iberici e universitates regie fin quasi alla metà del ’400, difficile da sunteggiare perché la storia si frantuma in miriadi di scontri militari, episodi d’arme, battaglie ed avvenimenti politici che convergono fatalmente verso la soluzione finale: la caduta del “giudicato” d’Arborea1.

In realtà fu una guerra con pochi scontri decisivi nei quali la superiorità della Corona d’Aragona si mostrò indubbia, ma agli esiti innegabilmente vincenti, decretati dalle spedizioni regie, si contrappose, per gran parte del conflitto, l’evidente debolezza dell’occupazione catalana, determinata dalla rottura di quel progetto feudale con cui essa era stata pianificata. Gli aragonesi, in verità, non erano in grado di tenere sotto controllo e in maniera costante i territori regnicoli, soggetti a continue scorrerie ed imboscate, e il loro stato di guerra consisteva nella salvaguardia di pochi punti forti e inespugnabili. 1 Francesco Cesare CASULA, La Sardegna aragonese. 1. La Corona d’Aragona, 2. La Nazione Sarda, Sassari, Chiarella, 1990, I, pp. 271-272. Per la descrizione puntuale degli avvenimenti che seguirono ivi, pp. 276-296.

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IV

L’ORGANIZZAZIONE DELLA DIFESA DEL REGNUM SARDINIAE


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I castelli in Sardegna: sicurezza e strategie Lasciati da parte i propositi di grandi spedizioni, le quali – come si è visto – non superarono mai lo stadio progettuale, la difesa catalanoaragonese in Sardegna conobbe una realtà assai più contenuta, se non a volte decisamente precaria. Una difesa che, malgrado tutte le insufficienze, riuscì nel suo obiettivo principale: mantenere la presenza catalano-aragonese nell’isola. Sebbene questa presenza fosse minima e si limitasse soltanto al controllo di alcuni castelli nell’interno e di poche piazzeforti sulla costa, era in grado di garantire sempre e comunque una ripresa, non appena la situazione interna della Corona lo avesse consentito. A partire dagli anni Settanta del Trecento, la penuria finanziaria cronica dell’Aragona si era aggravata a causa delle guerre in cui il regno fu coinvolto nella seconda metà del secolo. Le fortezze ancora in possesso degli aragonesi nell’isola, non molte in verità e circondate da un territorio ostile che le isolava completamente, soffrivano gravi difficoltà di approvvigionamento. Le rendite ricavate dalle ville ancora in mano ai catalani non erano sufficienti a mantenere i soldati che formavano le guarnigioni e i proventi dei regni appartenenti alla Corona risultavano ugualmente inadeguati, soprattutto a causa della molteplicità di fronti aperti nel territorio peninsulare. Non era facile, quindi, raccogliere finanziamenti congrui per la paga dei soldati e degli alcaldi, per la manutenzione dei castelli, il loro rifornimento e le truppe di stanza negli stessi. Per di più, se si riusciva a superare il primo ostacolo, spesso accadeva che i soccorsi, le vettovaglie, il denaro e le armi arrivassero in ritardo, provocando l’apprensione delle autorità regie dell’isola e lo sconforto dei superstiti nelle fortezze.

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V

CASTELL DE CÀLLER CAPITALE DEL REGNUM SARDINIAE


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Il Castello di Cagliari prima della conquista catalana Quando, nella seconda metà del Trecento, i giudici arborensi si impegnarono a sferrare ripetuti ed incisivi attacchi contro i capisaldi catalano-aragonesi del Regnum Sardiniae, non restò certamente immune da queste offensive Castell de Càller, per il quale il discorso diventa ancor più ampio e dettagliato. In quegli anni, la pressoché totale documentazione riferita alla Sardegna contiene con regolare insistenza richieste di soccorso di ogni genere per la fortezza cagliaritana, seguite dai relativi provvedimenti, senza soluzione di continuità, per oltre un cinquantennio. L’impegno precipuo della Corona d’Aragona, infatti, era quello di potenziare la difesa del Castello di Cagliari, promuovendo le riparazioni e disponendo continui vettovagliamenti, per garantire con la sua salvaguardia la sopravvivenza stessa del regno oltremarino. Di fatto, sin dall’avvio della conquista del Regnum Sardiniae, i catalano-aragonesi avevano indirizzato ogni loro sforzo contro i possedimenti pisani nel sud dell’isola perché il loro obiettivo principale era quello di costringere alla resa la rocca cagliaritana edificata da Pisa, il cui ruolo strategico nello scacchiere del Mediterraneo non poteva passare inosservato alla Corona. Si pensi, a questo proposito, al giudizio espresso nel gennaio 1327 dallo stesso infante Alfonso d’Aragona, secondo il quale era: «notoria cosa e certa que.l Castell de Càller sia un dels excellents e nobles castells del món, e sia clau de tota la isla de Sardenya»1. 1 Il parere dell’infante su Castell de Càller, a lui ben noto giacché lo aveva appena conquistato, si trova in ACA, C, reg. 424, f. 90r e pubblicato in Rafael CONDE Y DELGADO

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La prima menzione del Castello di Cagliari, attestato nelle fonti a partire dal 12172, è in una lettera della giudicessa Benedetta, la quale, rivolgendosi al papa Onorio III, dichiarava di aver ceduto ai pisani un colle poco distante dalla capitale giudicale Santa Igia, sul quale questi avevano eretto, in breve tempo, un «munitissimum castrum»3. ……………………… …………………………… ……

DE MOLINA, Antonio Maria ARAGÓ CABAÑAS, Castell de Càller. Cagliari catalano-aragonese,

Cagliari, Edizioni della Torre, 1984, doc. V, cap. XIX, p. 225. 2 «Ind’el milledugentodiciasette, li pisani fondorno e edificorno il Castello di Castro in Sardegna». Così si legge nella Cronica, di cui è autore il cronista Ranieri Sardo, che ci riporta storicamente ad uno dei momenti più cruciali dell’implacabile lotta combattuta, nei primi tre secoli dopo il Mille, dalle Repubbliche di Pisa e Genova per il predominio esclusivo della Sardegna. Cfr. Cronaca di Pisa di Ranieri Sardo, a cura di Ottavio BANTI, Roma, Istituto Storico Italiano, 1963 (Fonti per la Storia d’Italia, 99), cap. XIX, 5, p. 39. Il Castello di Cagliari compare nelle fonti con diversi nomi: per i pisani fu Castel di Castro; in lingua catalana è attestato nella forma Castell de Càller che diventa poi Càller (o Real Castillo de Càller) in spagnolo. In tutti i casi, noi chiameremo Castell de Càller o Castello di Cagliari la città medioevale corrispondente all’attuale quartiere storico, denominato Castello o Casteddu, termine in lingua sarda che, ancora oggi, si utilizza per definire la città. 3 Pasquale TOLA, Codice Diplomatico della Sardegna, presentazione di Alberto BOSCOLO, introduzione di Francesco Cesare CASULA, 1a rist. anast. Sassari, Carlo Delfino Editore, 1985, 3 voll. (ed. or.: Codex Diplomaticus Sardiniae. Historiae Patriae Monumenta, Augustae Taurinorum et Regio Tipographeo, 1868), I/1, sec. XIII, doc. XXXV, pp. 329-331.

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VI

LA PRESENZA CATALANA NEI CASTELLI SARDI ALLA FINE DEL XIV SECOLO


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Questioni irrisolte sull’amministrazione della difesa Nel luglio del 1391, quando Jordi de Planella giunse a Castell de Càller per assumere l’incarico di batlle general del Regnum Sardiniae et Corsicae, il quadro che si presentò ai suoi occhi era senza dubbio drammatico. La depressione economica e la crisi politica che affliggevano l’isola ormai da metà secolo toccavano il culmine proprio nel decennio degli anni Novanta. In quel momento gli unici presidi rimasti sotto il controllo catalano-aragonese, costituiti da alcuni castelli nell’interno e da poche piazzeforti sulla costa, rischiavano di soccombere in maniera irreversibile all’azione congiunta delle truppe arborensi sulla terraferma e dei genovesi sul mare1. La stessa Castell de Càller, sebbene non 1 Sulle vicende dettagliate del grande conflitto iberico-arborense-genovese degli anni Novanta del Trecento si confrontino Alberto BOSCOLO, Medioevo aragonese, Padova, CEDAM, 1958, pp. 17-35 e La politica italiana di Martino il Vecchio re d’Aragona, Padova, CEDAM, 1962, pp. 31-49; Francesco LODDO CANEPA, Note sulle condizioni economiche e giuridiche degli abitanti di Cagliari dal sec. XI al XIX, «Studi Sardi», X-XI (1952), pp. 228-336: 273275; Evandro PUTZULU, Carte reali aragonesi e spagnole dell’Archivio Comunale di Cagliari (1358-1719), Padova, CEDAM, 1959, docc. 10-11, p. 10; Vicente SALAVERT Y ROCA, El problema estratégico del Mediterráneo occidental y la politica aragonesa (siglos XIV y XV), in Actas y comunicaciones IV Congreso de Historia de la Corona de Aragón. “Ferran I d’Antequera i Alfons el Magnànim” (Palma de Mallorca, 25 septiembre-2 octubre 1955), Palma de Mallorca, Diputación Provincial de Baleares, 1959, I, pp. 201-221; Francesco Cesare CASULA, La Sardegna aragonese. 1. La Corona d’Aragona, 2. La Nazione Sarda, Sassari, Chiarella, 1990, II, pp. 453-458. Relativamente al quadro militare della zona meridionale dell’isola si ricorda il già citato contributo di Annamaria OLIVA, Olivetta SCHENA, La seconda presa arborense di Villa di Chiesa nel 1391, in Studi su Iglesias medioevale, Pisa, ETS, 1985, pp. 55-70. I provvedimenti adottati dagli aragonesi sono in Evandro PUTZULU, “Cartulari de Arborea”. Raccolta di documenti diplomatici inediti sulle relazioni tra il giudicato d’Arborea e i re d’Aragona (1328-1430), «Archivio Storico Sardo», XXV, fasc. 1-2 (1957), pp. 73-170; doc. 10, pp. 128129; doc. 12, pp. 134-136.

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corresse pericolo di cedere nell’immediato grazie al suo poderoso sistema difensivo, era messa a dura prova e, da città prospera e ricca di traffici, si trovava in condizioni di estrema difficoltà2. ... ... ... ... ... .

2 La popolazione iberica residente a Cagliari diminuì come nel resto dell’isola e dovette scendere, secondo le ipotesi del Manca, «nella seconda metà del Trecento ben al di sotto delle 5.000 anime, toccando il fondo delle 3.000, verosimilmente a tre quarti del secolo». Tangheroni, concordemente al Manca parla di circa 7.000 bocche da sfamare, intorno al 1370, oltre ai soldati. La ridotta entità della popolazione si apprezza maggiormente se si tiene presente la continua pressione esercitata dalle truppe arborensi sulla città e sui pochi castelli controllati a fine secolo; il che concretamente significava mantenere gli uomini impegnati sul fronte terrestre. Cfr. Ciro MANCA, Fonti e orientamenti per la storia economica della Sardegna aragonese, Padova, CEDAM, 1967, pp. 113-139; Marco TANGHERONI, Il “Regnum Sardiniae et Corsicae” nell’espansione mediterranea della Corona d’Aragona. Aspetti economici, in La Corona d’Aragona in Italia (secc. XIII-XVIII), Atti del XIV Congresso di Storia della Corona d’Aragona (Sassari-Alghero, 19-24 maggio 1990), Sassari, Carlo Delfino Editore, 1993, I, pp. 49-88: 68-72 e ID., Aspetti del commercio dei cereali nei paesi della Corona d’Aragona. I. La Sardegna, Pisa, Pacini, 1981, pp. 112-114. ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...

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VII

LA FONTE


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I registri dell’amministrazione di Jordi de Planella Della sua attività in Sardegna Jordi de Planella ha lasciato tre dettagliati registri, conservati tutt’oggi presso l’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona con la segnatura archivistica Real Patrimonio, Maestro Razionale, regg. 2484-2485-2486. Nella sezione Real Patrimonio è custodita tutta la documentazione proveniente dalle magistrature finanziarie dei regni della Corona catalano-aragonese. Tra queste rivestì particolare importanza quella del maestro razionale, ufficio patrimoniale di fondamentale importanza, la cui produzione documentaria rappresenta la parte più cospicua e interessante della sezione citata. I manoscritti prodotti dall’ufficio della batllia general del Regnum Sardiniae, oggetto del presente studio, sono confluiti, appunto, nella sottosezione del maestro razionale. Come si è accennato, l’intervento straordinario affidato a Planella prevedeva la ripartizione nel triennio 1396-1399 di un cospicuo finanziamento, corrispondente ad una cifra totale di 15.050 fiorini d’oro d’Aragona. Alla somma di 4.030 fiorini d’oro, erogata nel primo anno ed equivalente a 3.627 lire di alfonsini minuti, seguì nel 1397 una seconda assegnazione di 5.020 fiorini d’oro d’Aragona, pari a 4.518 lire di alfonsini minuti, e nel 1399 una terza erogazione di 6.000 fiorini che, al cambio, equivaleva a 4.849 lire di alfonsini minuti. Ad ogni stanziamento corrispose un libro di conti con il quale il batlle dava ragione del suo operato e, alla fine di ognuno di essi, dopo aver annotato la somma totale delle entrate (reebudes) e delle uscite (dates), l’ufficiale controllava il bilancio finale e registrava l’importo, al quale aggiungeva l’eventuale cifra avanzata o, come più frequentemente accadeva, quanto ancora era dovuto dalla corte. Una volta

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terminata la compilazione, era necessario che fossero allegati a ciascun registro le ricevute di pagamento e tutti gli atti comprovanti la veridicità delle registrazioni. ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...

1 Ricordiamo che il maestro razionale, a capo dell’amministrazione delle finanze e del patrimonio dello stato, era il supremo organo di controllo fiscale. Lo studio più completo sulla figura di questo ufficiale regio è senza dubbio quello di Tomàs de Montagut i Estrangués, il quale afferma che al maestro razionale spettava il compito di «far luce sulle rendite ed i proventi dei diritti reali di ciascun anno ed era di competenza del suo ufficio ricevere ed esaminare i rendiconti di quanti avessero amministrato denaro pubblico, a qualunque titolo …» (El Mestre Racional a la Corona d’Aragó (1238-1419), Barcelona, Fundació Noguera, 1987, pp. 186-187). La carica del maestro razionale, la sua nomina, l’organizzazione della scribania, le competenze e gli obblighi sono descritti nelle Ordenaciones de Cort di Pietro IV, tradotte in italiano e pubblicate da Olivetta SCHENA, Le leggi palatine di Pietro IV d’Aragona, Cagliari, Edizioni della Torre, 1983, pp. 233-242. Il maestro razionale incaricato di controllare i libri contabili di Planella fu Pere Dartes.... ... ... ... ... ... ... .

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CONCLUSIONI

Le valutazioni proposte in questo studio possono essere definite, in chiusura, una riflessione particolare e un’iniziale visione d’insieme delle problematiche che la difesa del Regnum Sardiniae et Corsicae determinò nei programmi politici della Corona d’Aragona e nel suo progetto di espansione mediterranea. Dall’analisi dei nostri documenti contabili si ha ancora una volta la prova dell’estrema difficoltà in cui versava, alla fine del XIV secolo, il regno di Sardegna e, allo stesso tempo, del cambiamento che nell’ultimo scorcio del Trecento Martino I impresse alla condotta catalanoaragonese nei confronti del regno oltremarino, quando ormai sembrava che la ‘questione sarda’ fosse destinata a languire senza una possibile soluzione. Fu questo sovrano che, seppure dietro la spinta dell’esuberante e giovane figlio Martino, diede l’avvio ad una svolta decisiva per la difesa e il recupero dell’isola, con interventi meno grandiosi di quelli progettati dai suoi predecessori, ma sicuramente più costanti ed efficaci, fino al raggiungimento di una soluzione finale che segnò l’inizio di un nuovo capitolo della storia della Corona d’Aragona. In conclusione sorgono, quindi, spontanee alcune riflessioni. L’ingresso del Regnum Sardiniae et Corsicae nella Confederazione iberica ha lasciato, sin dai primi anni della conquista, un’impronta indelebile nel percorso storico della Corona aragonese e ha determinato un profondo e radicale mutamento nelle strutture politico-istituzionali dell’isola. Numerosi, infatti, sono gli elementi di contrasto. Se, in base ai dati da noi raccolti, si può affermare che nel complesso sistema geo-politico della Confederazione iberica la conquista del regno di Sardegna ha avuto un esito dal punto di vista economico sostanzialmente

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fallimentare, allo stesso tempo, è altrettanto evidente il significativo dinamismo che il regno isolano ha assunto nell’uniformità degli ordinamenti istituzionali della Corona d’Aragona. La Sardegna è stata, infatti, per i sovrani catalano-aragonesi il banco di prova di istituti che nel tempo hanno subìto evoluzioni completamente differenti: sono stati in parte conservati e modificati, in parte soppressi o sostituiti, e in parte estesi agli altri regni confederati... ... ... ... ... ... ...

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VIII I LIBRI CONTABILI


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Criteri di trascrizione Il massimo rispetto dell’originale è stato il criterio di base seguito nell’edizione della fonte, senza intervenire sulle varianti presenti nei libri contabili e tantomeno sugli errori. Malgrado ciò, per rendere i documenti di più facile lettura, sono stati inseriti i segni d’interpunzione e le maiuscole e si è regolarizzata la separazione degli articoli dalle parole con l’apostrofo, secondo l’uso moderno. Per i nomi e i vocaboli legati con elisione di iato, che non hanno attualmente una rappresentazione grafica, si è utilizzato il punt volat, il quale rispetta la grafia della parola sul documento, ma chiarisce il modo in cui deve essere intesa. Si sono osservate le consonanti doppie, frequenti nei testi catalani, sia al centro sia all’inizio di parola, anche nel caso in cui si tratti di nomi propri di persona. Le aggiunte in interlinea, le cancellature, gli errori, le annotazioni marginali, gli spazi e le pagine in bianco, sono stati volutamente commentati in nota. Si sono segnalate le lacune con tre punti di sospensione tra parentesi quadre, all’interno delle quali, viceversa, sono state inserite le parole o le quantità di cui si è resa possibile la ricostruzione. Le cifre presenti all’interno del testo e le somme contabili sono riportate fedelmente in numeri romani, nel rispetto del documento originale, e separati da un punto qualora lo stesso scrivano le separi. Si è riprodotta la distribuzione generale del testo, la divisione delle pagine e la separazione dei paragrafi. I fogli sono stati indicati sempre in numeri arabi, anche quando nel registro era presente l’originaria numerazione romana.

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Registro 2484 (1396-1397) Copia dei capitoli di spesa del primo finanziamento che Jordi de Planella, batlle general del Regno di Sardegna, riceve da Felip de Ferrera e Francesc Foix, in veste di amministratori della difesa, per provvedere al sostentamento e mantenimento dell’instabile regno sardo. ACA, RP, MR, reg. 2484, ff. 1-52v.

f. 1 r.

I.1 Capítols fets e ordonats en la ciutat de Barchinona lo XXIX die de maig del any .MCCCXCVI. de manament de.la senyora Reyna dona Maria, muller et lochtinent general del senyor Rey don Martí, segons forma dels quals en Jordi de Planella deu distribuyr et paguar aquells quatre mills2 trenta florins d’or d’Aragó que.n Felip de Ferrera et en Ffrancesch Foix, administradors de.les monedas a.la deffensió et sosteniment del Regne de Serdenya, deven de present liurar de manament de.la dita senyora ésser feta distribució, vol et mana la dita senyora ésser feta per lo dit Jordi axí que d’aquella faça et ordona compte special a part, no mesclantho ab res de.la batlia general ne d’altres affers alscuns. Guillelmus3 secretarius. II.4 Primerament lo dit Jordi, per virtut del sagrament et homenage prestador per ell en la recepció de.la dita moneda de servar et

1 Sul mar. sin. del foglio, al principio del paragrafo, I indica che il testo seguente corrisponde al primo capitolo. 2 Mill/mills grafia antica per mil. 3 Nel testo G. Si tratta del notaio Guglielmo Casanova. 4 Sul marg. sin. del foglio, al principio del paragrafo: II. Al di sopra del numero II: Los dits capítols en sta forma ab los quals lo present registre fou comprovat per lo Racional.

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Registro 2485 (1397-1398) Copia dei capitoli di spesa del secondo finanziamento che Jordi de Planella, in qualità di batlle general, riceve da Francesch Johan de Santa Coloma ,luogotenente del governatore generale Roger de Moncada, per provvedere al sostentamento e difesa del Regno di Sardegna. ACA, RP, MR, reg. 2485, ff. 1-36v.

f. 1 r.1

Capítols ab los quals lo senyor Rey ordona et mana que aquells V mill XX florins d’or d’Aragó per part del dit senyor liuradors a.n Jordi de Planella, batle general de Serdenya, per en Jacme Xarch habitador de Castell de Càller, lo dit Jordi distribuescha segons devall es contengut volent lo dit senyor que en la recepció de.la dita moneda sia per ell fet sagrament et homenatge en poder de mossèn Francesch Johan de Santa Coloma qui per lo noble mossèn Roger de Muntcada, governador general de Serdenya, va ara lochtinent seu en lo Cap de Càller que la dita distribució farà en la forma et manera açí espressada et no en altra. E que d’aquella distribució farà compte apartat segons que en semblantes distribucións passades li.es està dat en manament. Et foren fets los presents capítols en Seragoça a XX dies del mes2 d’octobre del any de.la Nativitat de nostro Senyor .MCCCXCVII. I.3 Primerament ordona vol et mana lo dit senyor que per lo dit Jordi sie paguat et restituit tot.ço et quant per ell sia stat manlevat et vuy 1 Sul marg. sin. del foglio: Los dits capítols en lur forma ab los quals foren comprovats per lo Racional. 2 del mes in interlinea. 3 Sul marg. sin. del foglio, al principio del paragrafo, I indica che il testo seguente corrisponde al primo capitolo.

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Registro 2486 (1398-1399) Copia dei capitoli di spesa del terzo finanziamento che Jordi de Planella, batlle general del Regnum Sardiniae, riceve da Ramon Vidal, Arnau Frigola e Pere dez Banchs per provvedere al sostentamento e difesa del Regno di Sardegna e per il quale giura fedeltà e rende omaggio a Francesch Johan de Santa Coloma, luogotenente del governatore generale Roger de Moncada. ACA, RP, MR, reg. 2486, ff. 1-39v.

f. 1 r.

Capítols ab.los quals lo senyor Rey ordone e mana que aquells VI mill1 florins d’or d’Aragó liuradors per part del dit senyor a.n Jordi de Planella batle general de Serdenya per misser Ramon Vidal assessor de.la governació et per a.n Arnau Frigola et en Pere dez Banchs, misatgers2 de Castell de Càller, e encara d’aquells III mill3 DCCCVII florins et mig d’or d’Aragó que són trametadors en forment al dit Jordi de Planella per en March Jover, habitador del dit Castell, lo dit Jordi distribuesca segons que devall es contengut volent lo dit senyor que.n la recepció que farà de.la dita moneda e del gra sia per ell fet sagrament et hòmenatge en poder de mossèn Francesch Johan de Santa Coloma, lochtinent de governador en lo Cap de Càller per lo noble mossèn Roger de Muntcada, governador general del Regne de Serdenya, que.la dita distribució farà en la forma et manera en los presents capítols expressada et no en altra et que de aquella distribució farà compte apartat segons que en semblants distribucións passades li es stat dat en manament e foren 1 2 3

mill in interlinea. misatgers per missatgers. mill in interlinea.

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fets los presents capítols en Çeragoça primer die del mes de juliol del any de.la Nativitat de nostro Senyor .MCCCXCVIIII. Guillelmus secretarius4. … … … … … … … … … … … … … ... ...

4 Sul marg. sin. del foglio: Los capítols en lur forma enfilans a.la fi del fill. … ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...

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BIBLIOGRAFIA

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INDICE ONOMASTICO

A Abril, Bernat, armatore del Castello di Cagliari, 283, 284. ALCOVER, Antoni Maria, 247. Alegrança, consorte di Ramon d’Empuries, 150. ALEO, Jorge, 177, 178, 180, 189. Alfonso IV il Benigno, re d’Aragona, 28, 56, 65, 75, 76, 77, 78, 80, 89, 90, 93, 149, 150, 162, 171, 187, 188, 191, 192, 196, 219, 220. Alighieri, Dante, 147. ALLMAND, Christopher, 36, 258. Almuçarra, vedi Almuzara. Almuzara, Berenguer, balestriere, 151, 195. Alot, Francon, procuratore di March Jover, 393. AMADU, Francesco, 33. AMARI, Michele, 72. Amer, Berenguer, abitante di Alghero, membro e clavario della galeotta Sent Julià, 282. Amergos, Berenger, fante adesencavalcat del Castello di Cagliari, 321, 357, 396. Ameryos, vedi Amergos. Amoros, Johan, conestable del Castello di Cagliari, 325, 359. Ampuries, Ramon, de, conte e castellano di Acquafredda, 150, 154, 157. ANATRA, Bruno, 31, 33, 42, 57, 60, 66, 82, 111, 113, 123, 146, 209. ANDRÈS Y ALONSO, Rafael, 87. Angiò, vedi Anjou. Anjou, Luigi I, duca di, 136.

Anna, dona, moglie di Ferrand de Borja, 396. Anna, dona, moglie di Paulo de Nurri, 405. ARAGÓ CABAÑAS, Antonio Maria, 36, 42, 60, 82, 172, 214. Aragó, Jaume de, castellano di Acquafredda, 150. Aragó, Napoleó de, castellano di Acquafredda, 150. Arborea, casata, 80, 81, 87, 88, 111, 203. Arigini, Anthoni, manovale, 284. Arigini, famiglia, 284. Arigini, Francisco, carrettiere di Stampace, 284, 402, 403. Arigini, Pere, maestro di cantiere, 284. Armagnac, [Bernard VII], conte di, 207. ARQUER, Sigismondo, 177. ARRIBAS PALAU, Antonio, 29, 31, 53, 66, 75, 76, 82, 84, 159, 181, 191, 192, 195, 208, 254. ARTIZZU, Francesco, 51, 55, 76, 78, 173, 185, 187. Aula, Pere, luogotenente del governatore del regno di Sardegna, 310, 339, 363, 364, 367, 401, 402. Aversó, Francesc de, viceammiraglio della Corona d’Aragona, patrono di galera regia, 136. AVEZOU, Robert, 204. Aymar, Arnau, corsaro di Maiorca, 137. B Bach, Barthomeu, notaio pubblico e ca-

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valiere armato del Castello di Cagliari, 392. ... ... ... ... .... .... .... .... ... .... ... ...


INDICE TOPONOMASTICO

A Acquafredda, castello di, 8, 35, 115, 144, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 158, 186, 225, 238, 240, 246, 250, 251, 252, 253, 254, 255, 266, 269, 270, 271, 273, 274, 276, 279, 283, 284, 285, 286, 298, 312, 314, 344, 361, 362, 363, 368, 372, 382, 388, 391, 399, 402, 403, 409, 410, 411. Africa, 25, 26. Agrigento, 123. Aidu de Turdu, 100. Alcúdia, 153. Alghero, 52, 68, 73, 95, 99, 101, 102, 113, 115, 123, 124, 125, 126, 132, 133, 134, 135, 143, 150, 206, 207, 223, 228, 276, 282. Alguer, vedi Alghero. Anagni, 47. Aragona, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31, 37, 38, 39, 41, 43, 47, 48, 50, 51, 52, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 63, 64, 65, 66, 68, 71, 72, 73, 74, 77, 79, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87, 88, 89, 91, 92, 94, 95, 99, 100, 101, 105, 107, 108, 109, 110, 113, 115, 117, 119, 121, 124, 126, 127, 128, 131, 134, 142, 146, 150, 151, 158, 162, 168, 171, 176, 180, 181, 182, 187, 189, 191, 194, 195, 196, 202, 203, 205, 206, 208, 209, 212, 213, 217, 218, 219, 221, 222, 224, 225, 226, 233, 236, 237, 238, 240, 241, 242, 243, 244, 246, 247, 249, 251, 263, 264, 268, 271, 275, 276, 281, 286, 289, 290, 291. Arborea, 63, 65, 67, 71, 74, 75, 76, 80, 81,

83, 84, 85, 86, 87, 88, 89, 93, 94, 95, 99, 100, 101, 106, 107, 110, 111, 112, 113, 114, 116, 119, 120, 123, 124, 125, 126, 127, 128, 136, 137, 144, 146, 150, 151, 152, 157, 158, 163, 167, 181, 196, 198, 202, 203, 209, 224, 228, 241, 242, 248, 273, 285, 290, 291. Ardara, castello di, 145. Asia, 25, 26. Atlantico, mare, 26. Aygua freda, vedi Acquafredda. B Bagnaria, vedi Lapola. Baleari, isole, 120, 202. Barcellona, 39, 50, 53, 54, 55, 57, 60, 61, 77, 95, 104, 108, 111, 117, 134, 142, 163, 182, 207, 214, 217, 222, 223, 227, 233, 235, 238, 246, 247, 251, 252, 264, 268, 276, 277, 283, 287, 298, 301, 302, 303, 309, 312, 341, 346, 347, 376, 377, 378, 379, 392, 393, 394, 395, 396, 397, 398, 399, 405, 406. Barchinona, vedi Barcellona. Barchinona, vico de, 189, 191. Barsalona, vedi Barcellona. Bisanzio, 27. Boemia, 57. Bonaria, 36, 137, 188, 195, 198. Bosa, 143. C Cabo de Cáller, vedi Cap de Càller. Cagliari, 51, 84, 172, 252, 263, 286.

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Cagliaritano, 54, 143, 161, 210. … …… ……… … ………


EUROPA E MEDITERRANEO. STORIA E IMMAGINI DI UNA COMUNITÀ INTERNAZIONALE già Collana dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea Cagliari-Genova-Milano-Roma-Torino

1/2004

Saper fare: studi di storia delle tecniche in area mediterranea, scritti di Manlio Calegari, Grazia Biorci, Luciana Gatti, Luca Lo Basso, Enzo Baraldi, Giovanni Cerino Badone, Giovanni Ghiglione.

2/2004

Luís Adão da Fonseca, Dal Mediterraneo all’Atlantico: le scoperte e la formazione del Mare Oceano nei secoli XIV-XVI.

3/2004

Cristina Trinchero, Pierre-Lous Ginguené (1748-1816) e l’identità nazionale italiana nel contesto culturale europeo.

4/2005

Clara Camplani, Agli albori della nuova Algeria. Il processo storico-culturale. Presentazione di Giuseppe Bellini.

5/2005

Storia politica e storia sociale come fonti creative. Due centenari: Pablo Neruda e Alejo Carpentier. Atti del Convegno di Milano 22-23 novembre 2004, a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi.

6/2005

Pratiche e linguaggi: contributi a una storia della cultura tecnica e scientifica, scritti di Luciana Gatti, Max Guérout, Paolo Giacomone Piana et alii.

7/2005

Genova. Una “porta” del Mediterraneo, 2 tomi + CD ROM, a cura di Luciano Gallinari.

8/2006

Dal Mediterraneo l’America: storia, religione, cultura, a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato. Presentazione di Giuseppe Bellini.

9/2006

Francesco Cesare Casula, Elena Rossi, Autonomia sarda e autonomia catalana. Presentazione di Francesco Cossiga.

10/2006 Frontiere del Mediterraneo, a cura di Maria Eugenia Cadeddu e Maria Grazia Mele. 11/2006 Fabio Cocco, Il potere sovrano nel regno di Sardegna dal 1324 al 1418. Vol. 1. 12/2006 Gian Paolo Tore, Il Tercio de Cerdeña (1565-1568). Contributo allo studio delle istituzioni militari nel Regno di Sardegna.


13/2006 Culti, santuari, pellegrinaggi in Sardegna e nella penisola iberica tra medioevo ed età contemporanea, a cura di Maria Giuseppina Meloni e Olivetta Schena. 14/2007 Il progetto e la scrittura /Le projet et l’écriture. Introduzione a cura di Franca Bruera, Antonella Emina, Anna Paola Mossetto. 15/2007 Massimo Viglione, “…Rizzate el gonfalone della Santissima Croce”. L’idea di Crociata in santa Caterina da Siena. 16/2008 Alessandro Litta Modignani, Da Buenos Aires a Valparaiso. Introduzione, trascrizione e note a cura di Patrizia Spinato Bruschi. 17/2008 «Contra Moros y Turcos». Politiche e sistemi di difesa degli Stati mediterranei della Corona di Spagna in Età Moderna, a cura di Bruno Anatra, Maria Grazia Mele, Giovanni Murgia e Giovanni Serreli. 18/2009 Sardegna e Mediterraneo tra Medioevo ed Età Moderna. Studi in onore di Francesco Cesare Casula, a cura di Maria Giuseppina Meloni e Olivetta Schena. 19/2010 Crocevia mediterranei. Società, culture e migrazioni nel Mediterraneo (secoli XIX-XX). Studi in onore di Luciana Gatti, a cura di Grazia Biorci e Pierangelo Castagneto. 20/2011 Luca Codignola, Little Do We Know. History and Historians of the North Atlantic, 1492-2010, edited by Matteo Binasco. 21/2011 Carlo Botta: la ragione e la passione, a cura di Antonella Emina. Prefazione di Ugo Cardinale e Luca Codignola. 22/2011 Michelangelo Conoscenti, La stampa locale in Piemonte nell’anno Europeo del dialogo interculturale (2008). Un’analisi discorsiva secondo i principi della corpus linguistics.

23/2012 Juan Carlos Galende Díaz, Manuel Joaquín Salamanca López, Una escritura para la modernidad: la letra cortesana. 24/2012 Alessandra Cioppi, Le strategie dell’invincibilità. Corona d’Aragona e Regnum Sardiniae nella seconda metà del Trecento.


Finito di stampare nel mese di ottobre 2012


Grazie per aver scelto di sfogliare questa anteprima dal nostro catalogo


AM&D EDIZIONI


ISBN 978-88-95462-50-9


Le strategie dell'invincibilità. Corona d'Aragona e Regnum Sardiniae nella seconda metà del Trecento  

Il volume analizza ed evidenzia l'importante ruolo svolto dalla Sardegna, tra il XIV e il XV secolo, negli equilibri politici della Corona...

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