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ISBN 978-88-6332-157-9


Rossana Lozzio

Una f a v ola per Asia Quando ami la vita, lei sa contraccambiarti

Edizioni Miele


“Da Donna a Donna” Narrativa


Ai miei meravigliosi nipoti nell’anima, Camilla, Marta e Matteo… perché, ogni volta che mi chiamate “zia”, mi fate vivere un’emozione forte e diversa!


Ringraziamenti Ringrazio mia sorella Donatella, per la smisurata pazienza dimostratami da quando sono nata ad oggi; tutti gli amici sinceri, (anche quelli su Facebook), per l’amore ed il supporto che non mi fanno mai mancare; l’autore della straordinaria immagine, che vede ritratta la piccola Camilla e che è diventata la copertina di questo romanzo, mr. President Maurizio Parietti; MarilÚ e Michele, i genitori di Camilla, che mi hanno regalato la gioia di immortalarla sulla copertina; Edizioni Miele, nel nome di Barbara Miele, per aver creduto in me e nella mia opera ed ultimo non ultimo, il mitico Max Venegoni per avermi onorata ed emozionata, con il prezioso dono della sua prefazione!


Prefazione Abbandonate ogni cosa voi stiate facendo e preparatevi a tuffarvi in un racconto pieno di Amore con la A maiuscola, quello di un marito per una donna troppo presto volata in cielo a causa di un crudele destino, di una sorella, Raffaella, che con amore si completa non senza difficolta' per essere di conforto a quel fratello chiuso nel suo dolore e zia di Asia, che e' il filo conduttore di cio' che leggerete. Ultimo, non ultimo, Luca… scrittore adorato dalla piccola Asia per le sue fiabe. Mi sono ritrovato in piu' di una occasione a commuovermi, tanto e’ stato il trasporto nel leggere questo romanzo, pagina dopo pagina… amore, dolore ma soprattutto speranza, ho percepito chiaramente, rigo dopo rigo, sino a sentire sulla mia pelle il tumulto ed il travaglio di tutti questi cuori affamati... sempre sul punto di trovarsi e subito dopo, ad un passo dal non volere piu' incontrarsi..... Mi ha scaldato il cuore, nei tragitti mattutini verso la mia tanto amata radio e mi ha fatto anche sorridere, pensando a tutte quelle persone che, nelle loro quotidianita', non desiderano altro che potere credere che tutto andra' per il verso giusto. Max Venegoni

Maurizio "Max" Venegoni (Milano, 22 settembre 1958) è un disc jockey e conduttore radiofonico italiano, uno dei primi conduttori delle emittenti radiofoniche private. Debuttò come conduttore radiofonico nel 1975, in una delle prime emittenti private italiane, Radio Milano Libera, per poi passare, nel 1977 alla più famosa Radio Studio 105, inizialmente leggendo i notiziari poi come speaker di diversi programmi da solo o in coppia con altri conduttori. 7


Nel 1980 stabilì il record italiano di durata ininterrotta alla conduzione di un programma, dal 7 marzo per un periodo di 48 ore.[1] Dal 1987 al 1991 condusse 105 Night Express, il primo programma serale della radio, in coppia con Marco Galli, appena arrivato a 105 da Radio Deejay. L'esperienza ebbe un successo notevole durò 4 stagioni e successivamente venne spostata in fascia mattutina (VeneGalli Mattin Show) che non ebbe però il successo sperato. Nel 1998 passò a Radio Montecarlo, conducendo nella fascia 10-13 il programma "Il curiosone" insieme a Monica Sala. Attualmente in onda dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 in Rmc In Tempo Reale insieme a Monica Sala, programma che dalle 11 alle 12 muta denominazione in Teo in Tempo Reale ospitando anche Teo Teocoli. Ha recentemente festeggiato i 30 anni di radio.

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- 1 Asia non aveva parlato d’altro, durante l’intero tragitto verso casa e la sua giovane zia cominciò a credere fermamente che non avrebbe cambiato argomento, fino all’istante in cui l’avrebbe accompagnata a dormire, nonostante sarebbe accaduto più o meno tre ore più tardi. Raffaella era perfettamente a conoscenza, come d’altronde chiunque frequentava la bambina abbastanza assiduamente, della sua profonda e data la giovanissima età, inusuale ammirazione, nei confronti del famoso scrittore per l’infanzia ma non avrebbe mai immaginato che si sarebbe agitata così tanto, all’ipotesi di poterlo conoscere personalmente... dopo tutto, Asia, aveva solo sei anni! Si era recata, come faceva quasi ogni pomeriggio, a prenderla all’uscita del doposcuola ed accompagnandola a casa, aveva scoperto che l’insegnante di ortografia aveva proposto alle prime e alle seconde classi della scuola che frequentava, di recarsi ad assistere ad una sorta di dibattito, organizzato appositamente con il noto scrittore di favole Luca Antonioni, con il quale avrebbero potuto dialogare ed esporre ogni curiosità relativa alle sue opere letterarie. “Mi ci devi assolutamente lasciare andare, zia, è favoloso!”. Esclamò, rientrando in cucina, dopo essersi recata a lavare le mani e piazzandolesi di fronte, mentre si accingeva a preparare la cena. “Sentite il tono enfatico con cui pronuncia, assolutamente... “. Commentò Raffaella, mettendosi a ridere. “Dimmi la verità, una volta per tutte... ma quanti anni hai, veramente?! Quale genere di mostro nascondi, dentro quel corpicino, eh?!”. Rise anche la bambina mentre si metteva a sedere ad un capo del lungo tavolo. “E poi, non devi chiedere il permesso a me ma a tuo padre!”. Aggiunse. “Se gli parli tu e gli dici che mi accompagni...”. Ipotizzò Asia, continuando a sorprenderla per la 9


grande abilità che possedeva di giocare sempre ogni carta che sarebbe potuta essere sfruttata in suo favore. “Accompagnarti, dove?!”. Raffaella spalancò gli occhi, aprendo il frigorifero e cercando le uova che le servivano per cucinare il polpettone. “Oh ma insomma, zia, mi ascolti?!”. Sbottò la nipotina, sbarrando gli occhi più di quanto aveva appena fatto lei. “A vedere Luca, con la mia classe!”. “Non si era accennato al fatto che i bambini dovessero essere accompagnati e poi... non dovresti chiamare il signor Antonioni per nome, non siete parenti!?”. La rimproverò, trattenendo un sorriso. “La maestra ha detto che, oltre agli insegnanti, dovranno esserci degli adulti… almeno un paio per classe”. Le spiegò, pacatamente. “Sono sicura che Luca ti piacerà e poi, mi leggi le sue favole da quando ero piccola... “Già...”. Annuì, sospirando. “Accidenti a me, che ti ho cresciuta a pane e favole di Luca Antonioni...”. Commentò, moderando il tono di voce. “Luca è meraviglioso, voglio conoscerlo!”. Ripeté, per l’ennesima volta, la piccola Asia. “Vedrò cosa posso fare, d’accordo?”. Si arrese a tanto entusiasmo e alla tenerezza suscitata da quella faccina adorabile che riusciva, la maggior parte delle volte, ad avere il sopravvento su ogni altra questione. “Adesso, vuoi andare di là a vedere un po' di TV, mentre rifletto su come organizzare il tutto?!”. Asia scattò in piedi, la raggiunse e le stampò due sonori baci sulle guance, prima di precipitarsi in soggiorno, lasciandola da sola. Raffaella scosse il capo, continuando a miscelare gli ingredienti per il polpettone, riflettendo sul loro rapporto e tornando a pensare alla giovane cognata, la mamma della bambina, prematuramente scomparsa. Suo fratello Stefano l’aveva sposata, sette anni prima, durante una splendida giornata di giugno ed avevano vissuto cinque anni felici, allietati dalla nascita di Asia, che si erano goduti insieme, per soli quattro anni. Quando Antonella era morta, strappata alle loro braccia 10


da una malattia che non le aveva lasciato scampo, Stefano era stato annientato dal dolore e per un lungo periodo, la sua famiglia, aveva temuto che non sarebbe riuscito a venirne fuori integro. Era stata lei stessa ad offrirsi di stabilirsi, per un primo periodo, in quella che era stata la casa che aveva condiviso con Antonella e di aiutarlo a crescere Asia, che allora aveva avuto appena quattro anni, in modo da tentare di dare loro motivi ai quali aggrapparsi, per continuare ad amare la vita. Erano trascorsi alcuni mesi, durante i quali aveva seriamente temuto che non fosse stata una buona idea, quella di venire a vivere con il fratello e con la nipotina, ancora troppo sconvolti per la grave perdita subita, giorni che si erano rivelati penosi, per tutti... poi ne era arrivato uno, indubbiamente magico, durante cui qualcosa era cambiato ed erano seguiti altri giorni ed altre notti e quasi senza rendersene conto, a distanza di due anni, Raffaella continuava a vivere con loro e ad essere considerata una vice madre dalla bambina. Scosse il capo, rabbrividendo, come accadeva ogni volta che ricordava quel periodo terribile e sospirò, tornando a concentrarsi sulla notizia che le aveva appena comunicato Asia, enfaticamente. Luca Antonioni, giovane scrittore di fiabe e di racconti, dedicati prettamente ad un pubblico di bambini, l’aveva inconsapevolmente aiutata a stabilire il rapporto straordinario che era diventato quello con la nipote, quando aveva deciso di servirsi dei suoi libri per tentare di superare i momenti peggiori vissuti dalla piccola Asia. Probabilmente, era alla magia delle storie che sapeva inventare che doveva il tramutarsi di molte notti angosciose in serene e molti dei sorrisi che erano stati strappati, ad una profonda tristezza e Raffaella si trovò a pensare che sarebbe stato carino, approfittando dell’occasione fornitale dalla scuola frequentata dalla nipote, recarsi ad incontrarlo personalmente e magari, esprimergli la sua gratitudine. Certo, per la bambina, sarebbe stato strepitoso... infatti, aveva fatto del suo 11


meglio per indurla a capire che, essere accompagnata a quell’incontro con lo scrittore, sarebbe significato realizzare un sogno, durato almeno due anni e sebbene non sarebbe stato semplice sganciarsi dal lavoro per un’intera mattinata, sentì il dovere morale di accontentarla. Anche se, e sorrise rendendosene conto, sarebbe stata l’ennesima volta in cui gliel’avrebbe data vinta!

“Zia ma ci pensi?!”. Asia spalancò gli occhi, assumendo quell’aria sognante che conosceva bene e che trovava incantevole. Raffaella appoggiò sulle gambe il libro che aveva appena iniziato a leggerle, rilassandosi, sulla sedia a dondolo e posandole lo sguardo dritto in viso. “A cosa, dovrei pensare?”. Domandò, intuendolo chiaramente. “A quando incontreremo Luca!”. Esclamò la bambina, enormemente emozionata e scarsamente propensa ad addormentarsi. “Stai ancora pensando a lui?”. Le chiese, scuotendo leggermente il capo. “D’accordo, allora, dimmi... come te lo immagini, questo Luca?!”. “Bellissimo!”. Rispose, con una tale convinzione da apparire contagiosa. “Secondo me, ha gli occhi chiari e i capelli scuri, lunghi, lunghi...”. “Oh, Dio... lunghi quanto, scusa?”. Replicò, concedendole il solito atteggiamento complice che l’induceva a sentirsi più grande di quanto non fosse e che la compiaceva tantissimo. “Non è mica una donna!”. “Lunghi almeno fino a qui...”. Dichiarò, facendo segno alle sue spalle. “E sarà vestito di azzurro, come i principi!”. “Adesso, mi prendi in giro...”. Commentò, divertita. “Dì un po', signorinella... non sarebbe ora che ti mettessi a dormire?”. “Mancano ancora tre giorni, zia...”. Lei sospirò, mettendosi sotto le coperte. “Tre lunghissimi giorni...”. “Lunghi quanto i suoi capelli, allora!?”. Ribatté, mettendosi a ridere e chinandosi a baciarla su una guancia. “Buonanotte, Asia... sogni d’oro”. 12


“Buonanotte, zia...”. Rispose, raggomitolandosi sotto le coperte. “Zia...”. La chiamò, prima che oltrepassasse la soglia della sua camera. “Sono felice che sia proprio tu, mia zia...”. Raffaella sorrise, lievemente commossa da quella dichiarazione d’affetto. “Grazie...”. Le disse, spegnendo la luce. “Ora, dormi... vedrai che tre giorni passeranno in fretta!”.

Stefano la salutò con un sorriso, quando lo raggiunse nella grande cucina, per bere insieme a lui il solito caffè serale. “Tutto bene?”. Domandò, posando il giornale che stava leggendo davanti a sé e guardandola attentamente in viso. “Tutto bene...”. Annuì, recandosi ad accendere il fornello. “Penso soltanto che Asia sia follemente innamorata di Luca Antonioni ma… a parte questo, va tutto bene!”. Suo fratello sorrise nuovamente. “Sono anni che le riempi il cervello con parole scritte da lui, non dovresti essere sorpresa... non credi?”. Le rammentò, divertito dall’intera faccenda. “Se non le avessi dato il permesso di seguire la classe, a quest’incontro, wow... temo che ce la saremmo inimicata, per il resto della vita!”. “Ho combinato un guaio?”. Gli chiese, appoggiandosi ad uno dei mobili della cucina e fissandolo dritto negli occhi. “Cavolo, credi davvero che sia colpa mia?”. “Andiamo, sto scherzando...”. La tranquillizzò, immediatamente. “Che male vuoi che ci sia, se una piccola ascoltatrice delle sue favole si è presa una cotta per chi le ha partorite e scritte?!”. “Non lo so, non vorrei che rimanesse delusa...”. Ipotizzò, sospirando. “Se questo Luca non rappresentasse esattamente quello che si è messa in testa, eh? Come credi che ci rimarrà se per caso, fosse biondo e avesse gli occhi scuri?!”. Stefano aggrottò la fronte, sconcertato. “Come?!”. “Un attimo fa, di sopra, mi ha detto che se lo immagina con gli occhi chiari e i capelli scuri...”. Tentò di 13


spiegargli, pacatamente. “Ammettiamo che, al momento fatidico, ci troveremo di fronte una specie di scorfano... che so, un uomo brutto, magari stempiato, che dimostra il doppio della sua età! Come credi che la prenderebbe, Asia?!”. “Secondo me, ti stai preoccupando troppo...”. Affermò, ricominciando a ridere. “Sono così felice che sia qui...”. Aggiunse, con uno sguardo colmo di gratitudine. “Non so come avremmo fatto, se non ci fossi stata tu... sei la luce che illumina le nostre giornate grigie e non so come potremo mai ricompensarti abbastanza, sorellina”. Raffaella spense il fornello, approfittandone per voltargli le spalle, in modo da non mostrare le lacrime che stavano scendendo a rigarle il viso. “Sono stata io, a fare questa scelta, ricordi? E non me ne pentirò mai”. Gli rammentò, volutamente. “Quindi, non c’è nulla che tu debba o dovrai dire o fare, per me. D’accordo?”. Stefano sorrise. “Lascia almeno che ti ringrazi, ogni tanto...”. Affermò. “Solo questo...”. “Non sono riuscita a tenere a freno il suo entusiasmo, per un solo minuto di seguito...”. Raffaella si rivolse all’insegnante della bambina, nell’istante in cui si apprestarono a varcare la soglia della grande sala, all’interno del Forum di Assago. “Non si preoccupi, conosciamo bene l’amore che nutre per il signor Antonioni...”. Le disse, la donna, mettendosi a ridere. “Non passa giorno in cui Asia non ci delizi, con una delle frasi appartenenti ad una storia scritta da lui, che conosce a memoria... e le cita con un tono che potremmo paragonare a quello di un poeta, quando declama le sue opere! Le dirò, non abbiamo avuto dubbi, quando ci è stata prospettata la possibilità di un incontro con questo giovane scrittore... abbiamo subito pensato a lei e ci è sembrato quasi un dovere, nei confronti di una delle nostre alunne migliori, accettare di partecipare!”. Raffaella scosse il capo, divertita e orgogliosa, quando 14


Asia le corse incontro, ricomparendo dal folto gruppo di bambini con i quali era sparita, appena entrati e scorse un’espressione estasiata dipinta sul suo viso. “Zia...”. Mormorò, invitandola a chinarsi per evitare che sentisse qualcun altro. “Non te lo immagini proprio... è così bello!”. Scommetto che è vestito di azzurro!”. Esclamò, prestandosi al gioco ed allietandosi del fatto che non fosse stata affatto delusa da quello che doveva essere stato l’incontro con il noto scrittore, avvenuto chissà dove e durante quale dei pochi minuti che erano passati, dal loro ingresso nella sala. “Ha un completo blu...”. Sospirò, scuotendo la testa e continuando a parlare a bassa voce. “Zia, devi assolutamente vederlo... ha gli occhi verdi e i suoi capelli, neri, gli toccano quasi le spalle!”. “Non sarà che te lo sei semplicemente immaginato?”. Le chiese, supponendo che fosse stata vittima della sua stessa fantasia. ���Guarda tu stessa...”. Le suggerì, indicandole un punto lontano del salone, gremito di bambini. Raffaella seguì la direzione del dito della sua manina e fra i pochi adulti che emergevano fra le decine di testoline, individuò un giovane uomo, intento ad autografare libri e foglietti, con un sorriso degno di un affascinante rock-star dipinto sulle labbra. “È quello che sta stringendo la mano al papà di Stefania!”. Aggiunse, sua nipote, prendendola per mano. “Andiamo, anche noi... gli ho detto che gli avrei presentato mia zia, muoviti!”. Seguendo la bambina, temette di essere stata condizionata dalle sue incontenibili emozioni, dato che le pulsazioni del cuore accele-rarono notevolmente. La ragazza lo osservò, mentre si avvicinavano e ne apprezzò immediatamente il paio di occhi chiari e brillanti, con i quali accarezzava ogni singolo bambino che gli rivolgeva la parola, oltre alle sue labbra estremamente sensuali ed ai capelli, nerissimi, che contornavano quel viso quasi assolutamente perfetto. Poteva essere semplicemente entrata a prendere parte 15


di uno dei sogni di Asia? Se lo chiese, continuando a camminare in direzione dello scrittore e quando si rese conto che il folto gruppo che lo aveva attorniato, si era quasi completamente scomposto, per recarsi a prendere posto nella sala, temette di aver commesso un grave errore evitando di prepararsi psicologicamente all’imminente presentazione che si accingeva a fare la sua impenitente nipote. Che cosa gli avrebbe detto, dato che non si era certo aspettata come lei, di conoscere un giovane uomo estremamente attraente e a sentirsi introdurre, chissà con quali enfatici termini, dalla bambina meno timida che esisteva sulla faccia della terra?! “Asia...”. Mormorò, tentando di trattenerla, giunte a pochi passi da lui. “Asia, aspetta...”. La nipote sollevò lo sguardo, continuando a trascinarla per mano. “Che c’è?”. Domandò, decisamente disorientata, a causa dell’improvviso tentennamento dimostrato dalla zia. “Non sarebbe meglio aspettare la fine dell’incontro?”. Propose, pur aspettandosi che non sarebbe servito come deterrente. “Perché? Gli hanno già parlato tutti e poi, gli ho detto che ti avrei presentato...”. Replicò, infatti, apparendole più determinata che mai a procedere. “Ma cosa ti è venuto in mente?”. Domandò, sempre più a disagio in quella situazione. “Sei tornata...”. Luca Antonioni rivolse un sorriso solare alla bambina, in quel preciso istante, impedendo loro di continuare a discutere. “Sono andata a prendere la zia, non voleva venire...”. Gli spiegò lei, inducendola ad arrossire. “Non è esattamente così...”. Si scusò, porgendogli la mano ed incontrando uno sguardo trasparente, che avrebbe potuto facilmente catturare qualsiasi donna fosse stata sana di mente. “Buongiorno...”. Lui strinse la sua mano, serenamente, accarezzando la testa di Asia con l’altra ed esibendo, per entrambe, un sorriso pacato. “Mi auguro che non ce l’abbia con me, magari, perché l’ho costretta a ricor16


rere ad una giornata di ferie che avrebbe preferito conservare per un’occasione migliore...”. Raffaella abbozzò un sorriso, non potendo fare a meno di continuare a pensare che, qualunque donna sana di mente, avrebbe ritenuto ogni minuto speso in sua presenza... ottimamente speso. “Sono molto felice di essere qui”. Dichiarò. “Asia era talmente ansiosa di conoscerla che non mi sarei perdonata di negarle l’opportunità”. “Così, lei sarebbe tua zia...”. Luca si rivolse nuovamente alla bambina, scompigliandole appena i capelli. “Avevo ragione, vero?”. Asia sorrise, schiacciandogli l’occhio. “Suppongo di sì...”. Rispose lui, prendendo delicatamente il libro che stringeva fra le mani ed apprestandosi a firmarglielo. “A chi, lo devo dedicare?”. Le chiese poi, costringendola a recuperare il controllo. Scuotendosi velocemente dal lieve torpore che l’aveva avvolta, dopo aver scambiato poche parole con lui e cominciando a pensare che stesse semplicemente sprigionando parte della magia che adoperava nel creare storie fantastiche, ricordò che aveva portato uno dei numerosi libri che possedeva, per farselo autografare. “A me...”. Rispose, quindi, sapendo che Asia aveva portato il suo preferito e che doveva già averglielo firmato. “Si chiama Raffaella...”. Gli suggerì la bambina, inducendoli a sorridere. “È vero...”. Lei annuì, sentendo aumentare un disagio che l’indisponeva. Non era il primo uomo affascinante che incontrava e comunque, cosa poteva avere di tanto diverso dagli altri?! “Me lo ricordo...”. Luca le rivolse una breve occhiata, accingendosi a scrivere sulla prima pagina del libro. “Me l’aveva già detto, sua nipote...”. Aggiunse, usando un tono dolce di voce che l’indusse a domandarsi se facesse parte della sua personalità. “A Raffaella, notevole fonte d’ispirazione a cui dovrebbero attingere tutte le zie del mondo...”. Pronunciò quella dedica ad alta 17


voce, facendo scorrere il tratto d’inchiostro della penna sul foglio e continuando a sorridere. “Ma cosa gli hai detto?!”. Domandò, a quel punto, arrossendo di nuovo. Asia allargò le braccia. “La verità...”. Rispose, mentre Luca le riconsegnava il libro, dopo averlo firmato. “Che sei bella, brava... assolutamente unica!”. Assolutamente...”. Ripeté lui, arcuando maliziosamente le sopracciglia e scambiando un’altra occhiata complice con la bambina, che aveva subito trovato adorabile e che lo aveva colpito, per la sua loquacità e per la simpatia con le quali lo aveva apostrofato e successivamente, intrattenuto. “Grazie...”. Raffaella sospirò, riprendendo Asia per mano. “Ci scusi tanto, le abbiamo fatto perdere del tempo...”. “Niente del genere...”. Luca scosse il capo, senza riuscire a convincerla del contrario. “Grazie a voi, per essere venute”. “Non saremmo mancate mai!”. Esclamò la bambina, seguendola verso le poche sedie che erano rimaste vuote ed inducendolo a ridere di gusto. Luca scosse la testa, osservandole discutere a bassa voce di qualcosa che doveva sicuramente aver infastidito la giovane zia e ripensò al modo enfatico con il quale gliel’aveva descritta, subito dopo essersi presentata al suo cospetto, qualche minuto prima. “I bambini di oggi sono così... così poco bambini!”. Concluse fra sé, accingendosi a dare inizio al dibattito, colmo della gioia che gli trasmettevano e per la quale gli riusciva facile creare storie dedicate al loro mondo meraviglioso. Ambra la raggiunse, in ritardo, al solito tavolo del bar dov’erano abituate a consumare un pasto veloce, durante la pausa destinata al pranzo. “Lo so, sono imperdonabile, dovrei avvisare quando sopraggiungono degli intoppi...”. Esordì, accomodandolesi di fronte, comicamente trafelata. Raffaella guardò la sua più cara amica, con la solita 18


espressione, divertita e contemporaneamente infastidita, dipinta sulla faccia. “E purtroppo, accade spesso...”. Commentò, porgendole la carta. Non mi avrai aspettato?!”. Le chiese, amplificando sul bel viso l’espressione afflitta. “Non lo faccio, sempre?!”. Rispose, scuotendo il capo. “Coraggio, ordiniamo... la mia pausa finirà, fra meno di un’ora!”. Poco più tardi, davanti alle loro consumazioni frugali, Ambra assunse un’aria vagamente sospettosa. “Qualcosa non va?”. Le chiese Raffaella, supponendo di essersi sporcata involontariamente ed affrettandosi a specchiarsi nella vetrata che le stava accanto. “Dimmelo tu...”. L’esortò a parlare, continuando a scrutarla minuziosamente. “Voglio dire... una vocina adorabile e leggermente impertinente, mi ha raccontato di un incontro, assolutamente magico!”. Lei scosse la testa, cominciando a ridere. “Assolutamente, eh?”. Ripeté, comprendendo chiaramente che stava alludendo a sua nipote Asia. “Ha detto proprio così?”. “Insomma, voi due, ve ne andate a conoscere il principe azzurro e non mi dite niente?!”. Replicò, divertita. “Passi per lei ma ero convinta che tu fossi la mia migliore amica!”. “Alludi, forse, al mitico Luca Antonioni?”. Le chiese, continuando a scuotere la testa. “Non so cosa dirti, Asia è impazzita... se prima mi metteva il broncio se non le leggevo una delle numerose favole scritte da lui, da quando abbiamo avuto la sventura d’incontrarlo personalmente, va in giro ripetendo che hanno fatto amicizia e il guaio è che qualcuno finirà per crederle!”. “A me risulta che, da qualche parte, in camera tua, faccia mostra di sé un libro con una dedica autografata che recita più o meno: A Raffaella, fonte d’ispirazione a cui dovrebbero attingere tutte le zie del mondo...”. Dichiarò, prendendola affettuosamente in giro. “Puoi confermarmelo?”. “Notevole fonte d’ispirazione, se vogliamo essere precisi...”. Replicò, allontanando il suo piatto sul tavolo e 19


sospirando. “Vuoi che ti dica come la penso?”. “Ti è passato l’appetito?”. La canzonò, notando che non aveva finito di mangiare la pasta che aveva ordinato. “Se vuoi saperlo, Luca Antonioni, è davvero pregevole...”. Sbuffò, rendendosi conto che doveva averlo intuito e che per quello, la stava provocando maliziosamente. “Insomma, sono andata ad accompagnare Asia per farla felice, preoccupata che potesse restare delusa e cosa mi sono trovata davanti? Un giovane uomo, attraente, incredibilmente affabile, intelligente...”. “Possibile che non avessi la minima idea di come fosse?”. Replicò, interrompendola. “Leggi i suoi libri, da anni e ci hai cresciuto tua nipote...”. “Già... ma non mi sono mai premunita di scoprire come fosse, probabilmente, anche perché non volevo rischiare di rimanerne delusa!”. Spiegò, giustificando se stessa. “Chissà perché, avevo preferito credere che fosse bruttino, insignificante... persino stempiato!”. “Ho sempre pensato che fossi un tantino strana...”. Ironizzò, scuotendo il capo. “Asia dice che non ti aveva mai visto tanto... aspetta, come ti ha definito? Ah, sì... tanto inscimunita!”. “Gran bel termine...”. Raffaella non poté fare a meno di ridere, nonostante tutto. “D’altra parte, non ha tutti i torti... devo aver fatto la figura dell’ebete, non riuscivo quasi a farmene una ragione, cosa vuoi che ti dica!?”. “Avrà pensato che non foste veramente parenti, allora!”. Ambra scoppiò a ridere, contagiandola in fretta. “Lascia che ti dica che tua nipote è un vero diavolo... se avesse qualche anno in più, sarebbe in prima fila fra le corteggiatrici di Antonioni, non credi?”. “Assolutamente!”. Convenne, con tono enfatico. “Sono così felice che stia crescendo, così forte e sicura... quando è morta Antonella, ho veramente temuto che il trauma subìto avrebbe comunque influito sulla sua crescita”. Confessò, ritornando seria. “Avevo il terrore che non sarei stata in grado di supplirne la mancanza... che non sarei stata accettata”. 20


“Invece, non solo è andato tutto bene... ma ti sta pure cercando marito!”. Concluse l’amica, gettando un’occhiata al suo orologio da polso. “Caspita, si è fatto tardi!”. “Già...”. Lei annuì, alzandosi in piedi. “Devo tornare in biblioteca...”. Asserì, seguendola verso la cassa del bar. “Ci vediamo, domani!”. “E mi raccomando... non pensare troppo a Luca!”. La congedò, schiacciandole l’occhio. “Un giorno, mi fermerò a riflettere sul motivo per cui continuo a ritenerti la mia migliore amica...”. Affermò, mettendosi a ridere. “E probabilmente, deciderò che era comunque sbagliato!”.

Luca si fermò, dopo essere entrato nella grande Biblioteca milanese, all’interno di una delle sale che contenevano i numerosi testi del settore dedicato a “Storia e Geografia”, sospirando. Cominciò ad osservare i numerosi scaffali, straripanti di libri e si ritrovò a domandarsi se non avesse scelto il pomeriggio sbagliato, per cominciare la difficoltosa ricerca che gli sarebbe occorsa per la stesura del suo prossimo racconto. Gli servivano informazioni e dettagli precisi riguardo la nazione australiana, in modo da poter successivamente confezionare un luogo fantastico, dove avrebbe ambientato la prossima favola eppure continuava a pensare di aver commesso un errore, decidendo di cominciare quello studio importante durante il freddo pomeriggio dicembrino che rendeva Milano più malinconica del solito e che manteneva il suo morale incredibilmente basso. Amava molto quella che, da molti, era ritenuta una professione e che, invece, considerava la sua grande ed incrollabile passione ed era solito scrivere molto più materiale di quanto effettivamente venisse successivamente pubblicato, però, per lavorare al massimo delle sue potenzialità, aveva bisogno di concentrazione e sebbene non esistesse un motivo preciso, al momento, seguitava a scarseggiare... al punto da indurlo a convincersi di avere fatto un 21


viaggio inutile. Luca continuò a girovagare all’interno delle sale adiacenti, mantenendo le mani nelle tasche del pullover che indossava e lo stava ancora facendo, quando lo scorse Raffaella. La ragazza credette di essere vittima di una sorta di allucinazione, probabilmente, dovuta al simpatico delirio della nipotina che seguitava da giorni, a parlarle dello scrittore, con enfasi e del dialogo vagamente malizioso che aveva scambiato, con la sua migliore amica, il giorno prima. Stropicciò gli occhi, fermandosi sulla soglia di una delle grandi sale, stringendo nervosamente i fogli che si stava dirigendo a fotocopiare e s’impose di mantenere la lucidità necessaria a comprendere di chi potesse effettivamente trattarsi. Osservò quel giovane uomo attraente che camminava, apparentemente tranquillo, fermandosi di tanto in tanto a fissare qualche testo sugli scaffali, cercando in lui le caratteristiche che le avevano reso Luca Antonioni immediatamente amabile. Aveva capelli abbastanza lunghi, pettinati all’indietro e piuttosto mossi, indossava indumenti di stile moderno e di colore nero e sembrava corrispondere all’altezza e alla prestanza fisica dello scrittore... assolutamente, avrebbe decretato Asia e Raffaella sorrise, stringendosi nelle spalle. Luca si mosse, dopo aver sfogliato un libro, in piedi, di fronte allo scaffale dal quale l’aveva preso e istintivamente, Raffaella si nascose dietro ad uno stipite, stringendo ancora i fogli fra le mani, temendo di poter essere colta sul fatto. Ma di cosa poteva preoccuparsi, dopo tutto, si chiese... Luca Antonioni non l’avrebbe sicuramente riconosciuta e quindi, non correva alcun pericolo. O era vero, il contrario? Non era forse pericoloso, essersi praticamente immobilizzata per fissare quel giovane uomo attraente, perdendosi a vagare con la fantasia, sapendo perfettamente di non avere alcuna speranza?! Scosse leggermente il capo, mentre non poté fare a meno d’immaginarsi quello che le avrebbe detto sua 22


nipote se fosse venuta a sapere che occasione le si era prospettata e il modo in cui se la stava lasciando sfuggire di mano, incamminandosi, in tutta fretta, per recarsi nell’ufficio dov’era situato il fotocopiatore e voltandosi a guardare Luca, per un ultimo momento, rimpianse di non essersi potuta specchiare nel mare verde grigio dei suoi occhi. Raffaella finì per scuotere nuovamente la testa, dandosi dell’emerita cretina, per non essere stata abbastanza coraggiosa da tentare di cogliere l’inaspettata, quanto sicuramente irripetibile, occasione.

Luca gettò un’occhiata al suo orologio da polso e si sorprese, accorgendosi che si erano fatte le diciotto e cinquanta. Mancavano soltanto dieci minuti all’orario di chiusura della Biblioteca e se non si fosse dato una mossa, concluse, avrebbe rischiato di farsi cortesemente sbattere fuori! Sospirò, chiudendo il libro che aveva sfogliato fino a quel momento, così come fece con l’agenda che aveva usato per prendere appunti e si alzò, per recarsi a sistemarlo sullo scaffale dal quale l’aveva precedentemente tolto. Si rendeva pienamente conto di non essere riuscito a lavorare bene, a causa dello stato d’animo malinconico che lo aveva assalito, durante il pomeriggio e che aveva indotto la sua mente a suggerirgli di tornarsene a casa, per evitare quello che era effettivamente successo. “Pazienza...”. Si disse, posando il libro e spingendolo a fondo, sullo scaffale. “Tornerò e caccerò a viva forza questa malinconia, così potrò dedicarmi al mio studio e magari, tentare di scrivere qualcosa che somigli di più a degli appunti concreti!”. Sorrise, scuotendo leggermente la testa, quindi si voltò per raggiungere l’uscita della sala e in quel momento, riconobbe un volto... quello dell’impiegata che stava cominciando a spegnere le luci, appena fuori dalla sala dove era rimasto a consultare i primi testi relativi agli usi e costumi dell’Australia. Luca si soffermò ad osservarla, scorgendola arrossire 23


lievemente e quel particolare, per altro così amabile, lo indusse a ricordare qualcos’altro. Una bambina assolutamente adorabile, che lo aveva calamitato, durante un incontro con una delle numerose scolaresche milanesi e che gli aveva parlato di una zia assolutamente piena di pregi e priva di difetti! “Salve!”. Esclamò, andandole incontro con la mano tesa, nell’atrio. La mano di Raffaella si bloccò su uno degli interruttori che aveva spento fino a quell’istante e le pulsazioni del cuore tornarono ad accelerare, come la prima volta che aveva avuto l’opportunità di parlargli, inducendola a porsi sulle difensive. Voltò lentamente il capo, temendo l’incontro dei loro occhi e si finse piuttosto sorpresa. “Prego?”. Mormorò, osservando la mano che le aveva porto per stringere la sua, come gli permise di fare. “Si ricorda di me?”. Le chiese, sconcertandola. Come avrebbe potuto dimenticarsi di lui, si rispose... era perfettamente conscia che sarebbe stato improbabile, anche se non ci fosse stata Asia a parlarle di lui, continuamente. Fece un breve cenno affermativo con il capo, abbozzando un sorriso. “Mi scusi, ero totalmente soprappensiero e...”. S’interruppe, prendendo coscienza di ciò che avrebbe dovuto sconcertarla. “Piuttosto, lei... come fa a ricordarsi di me?”. Domandò. “Le dirò... ho spesso l’opportunità di conoscere i miei piccoli lettori ed i loro familiari ma raramente ho avuto quella di parlare con una bambina in possesso di un vocabolario così ricco di termini e talmente innamorata della zia, come sua nipote!”. Le spiegò, sinceramente, inducendola a sorridere. “Una bambina adorabile, se posso permettermi...”. Aggiunse, continuando a sorprenderla. “Grazie...”. Raffaella comprese di sentirsi a disagio, in piedi, di fronte all’affascinante scrittore, al centro del grande atrio semi buio della Biblioteca. “Sarà così felice di sapere di essere ancora fra i suoi pensieri, signor Antonioni... Asia ha un’autentica passione, per 24


i suoi racconti!”. “Grazie a lei, se rammento bene...”. Commentò, abbozzando un sorriso. “Mi auguro che non le abbia raccontato qualcosa di sconveniente!?”. Esclamò, arrossendo di nuovo. “Avrebbe potuto?!”. Ribatté lui, ammiccando leggermente e compiacendosi del modo in cui si coloravano le sue guance, rendendogliela impagabile. “Certo che no ma Asia è così...”. “Assolutamente imprevedibile?!”. Terminò per lei, scoppiando subito dopo a ridere e contagiandola immediatamente. Raffaella annuì. “Proprio così”. Rispose. “Sono davvero felice di averla incontrata, ma dovrei proprio...”. Chiudere?”. L’interruppe nuovamente, guardandosi intorno. “Lei sta lavorando ed io le sto facendo perdere del tempo...”. “Non è questo...”. “Posso aspettarla?”. Domandò, sconcertandola. “Mi piacerebbe parlare ancora un po' di Asia... quella bambina, mi ha conquistato!”. “Se solo la sentisse...”. Commentò, divertita. “L’aspetto, qui... posso?”. Le chiese, ignorando di averla enormemente confusa, con quell’invito... inaspettato, quanto la sua presenza nel luogo dove lavorava. “Devo sbrigare ancora alcune cose...”. Rispose, imbarazzata. “Sono imperdonabile...”. Luca scosse il capo. “Forse, ha già degli impegni ed io, così, le sto rendendo difficoltoso rifiutare...”. “Mi aspetti, laggiù”. Dichiarò, rompendo ogni indugio ed indicandogli la porta principale. “Farò in un attimo... glielo prometto”. “Faccia con comodo, invece”. Sorrise, accompagnandola con lo sguardo fino all’imbocco del corridoio che avrebbe dovuto percorrere per tornare nel suo ufficio. Raffaella impose alle sue gambe di non correre, così come tentò di convincere le pulsazioni del cuore a 25


rallentare, riflettendo su quanto era appena successo, dirigendosi al piano superiore della grande villa che ospitava la Biblioteca da più di vent’anni. Quando aveva riconosciuto Luca Antonioni, durante quello stesso pomeriggio ed era restata per alcuni minuti ad osservarlo, ben nascosta dallo stipite di una porta, si era concessa il tempo per pensare alla reazione che avrebbe avuto sua nipote se avesse deciso di raccontarglielo e aveva nuovamente notato l’avvenenza fisica dello stesso. Niente l’aveva indotta a supporre che, se mai si fosse accorto della sua presenza, sarebbe stato lui stesso ad abbordarla, ricordandosi di averla precedentemente incontrata... nonostante il merito sarebbe stato da attribuire alla fortissima personalità della piccola Asia, concluse fra sé, continuando a camminare lentamente. Invece, era così che si erano svolti i fatti... Luca l’aveva riconosciuta e le aveva chiesto di aspettarla, illuminando improvvisamente il grigiore dell’ennesima giornata lavorativa che volgeva al termine con la luce emanata dai suoi occhi che l’avevano sfiorata con naturalezza, durante il loro breve dialogo avvenuto nell’atrio. “E adesso, cosa faccio?”, si domandò, lasciandosi avviluppare dalle mille paure legate alla sua proverbiale timidezza, “Sto per uscire con Luca Antonioni... un uomo così intelligente e cosi abile, a giocare con le parole! Saprò esserne all’altezza?”. Scosse il capo, facendo cenno ad una collega di aver compiuto le solite operazioni del turno pomeridiano e raccogliendo le sue cose, accingendosi a lasciare l’ufficio. “E soprattutto...”, continuò a domandarsi, preoccupata, “saprò fingere di non esserne attratta?!”.

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Una favola per Asia