Page 23

Una vita a

Canestro

testo Manuel Spadazzi - foto Studio Paritani

Gli dei del basket gli hanno riservato una carriera da incorniciare. Ed ora, fuori dal parquet, Carlton Myers segue giovani talenti e li aiuta a crescere. Facendo base nella sua Rimini, dove vive con moglie e figli.

La nonna gli mise in mano una Bibbia a sedici anni e gli disse: “Leggila Carlton, ti aiuterà”. Aveva ragione. “Il Signore mi ha concesso tanto, tantissimo”, ripete lui. Gli dei del basket ancora di più. E anche ora che è lontano dai parquet, Carlton Myers continua a ‘predicare’ pallacanestro come quando, sul campo, inventava canestri impossibili ai comuni mortali. La sua missione? “Scoprire i giovani talenti, aiutarli a crescere seguendoli con la mia agenzia. Non mi piace essere definito un manager o un procuratore, in fondo non lo sono. In America lo chiamano player development: seguo la crescita, lo sviluppo di un giocatore”. Ci vuole talento per scovare talenti. Ma se si togliesse giacca e cravatta per tornare a correre dietro ad una palla a spicchi, state certi che a 42 anni Carlton sarebbe ancora un temibile avversario per tanti giocatori della massima serie, altro che il campionato Uisp (dove gioca per divertimento). A ‘tradirlo’ soltanto qualche pelo bianco che

spunta dalla barba curata. Per il resto, è il Myers di sempre: tirato a lucido, la pelata che luccica sopra quegli occhi furbi e inquieti. Non un filo di grasso. La natura aiuta, ma “io continuo ad allenarmi, tutti i giorni - confessa - : corsa, cyclette, pesi. Ho scoperto il tennis. E naturalmente qualche partita a basket, ogni tanto”.

fare ancora tanta strada. Può provarci, ma sa che, per diventare un giocatore vero, dovrà sottoporsi a tanti sacrifici, dimostrando una dedizione, un impegno, una costanza fuori dal comune. E oggi i giovani non sono pronti a tutto questo”.

Dica la verità: non ha nostalgia del

mette pressione al figlio?

campo, della pallacanestro giocata?

suo quarantesimo compleanno.

“Con Joel sono stato chiaro. Gli ho detto: ‘se giochi a basket per divertimento, fai pure e vai in campo senza pressione. Se però vuoi diventare un giocatore vero io pretendo il massimo da te, l’impegno assoluto’. Quindi sì, sono molto esigente con Joel”.

L’anno scorso quell’ultima partita,

Le assomiglia, in campo?

in campo con San Patrignano, a fian-

“No. Lui ha più talento di me nel tiro, e una maggiore visione di gioco. Però non ha la mia fisicità e la mia cattiveria agonistica”.

“La verità? No, affatto. Nessuna nostalgia. Dopo 23 anni ho detto basta con molta serenità, consapevole di aver dato tanto e di aver ricevuto tanto, in cambio”. Due anni fa l’addio, nel giorno del

co di suo figlio Joel. Quasi un passaggio di testimone…

“Non so se Joel diventerà un giocatore da serie A. Per ora sta facendo bene nelle giovanili dei Crabs Rimini e ha avuto anche un assaggio di prima squadra. Il suo esordio mi ha emozionato e stupito, però deve

Non è facile scendere in campo, con un cognome così pesante sulle spalle. Lei che padre è? Uno di quelli che

Lei ha vinto tanto: uno scudetto e una Coppa Italia con la Fortitudo, un oro con l’Italia agli Europei, varie promozioni. Eppure, fino al primo trofeo con l’Aquila, molti

IN Magazine | 23

Profile for Edizioni IN Magazine srl

Rimini IN Magazine – 01/2013  

Rimini IN Magazine – 01/2013

Rimini IN Magazine – 01/2013  

Rimini IN Magazine – 01/2013

Advertisement