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Elisio Croce

Buona Pasqua agneLLini Uomini e animali verso un mondo sereno, solidale e nonviolento

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Elisio Croce

Buona Pasqua agneLLini Uomini e animali verso un mondo sereno, solidale e nonviolento


Anche il potenziale ricavato, conseguente la vendita di questi libri, sarà devoluto al progetto Casa Budrola di don Luigi Chiampo. Non scrivo finalizzando siffatto intento alla realizzazione di quattrini ma per proporre spunti di riflessione su aspetti etici e contingenti mentre ritengo giusto indirizzare eventuali entrate, a chi ancora sa spendersi in nome di coloro che hanno necessità di aiuto, con coerenza e spirito di carità. Don Luigi, con tutte le iniziative intraprese ed in corso, volte al supporto fraterno delle persone in difficoltà, costituisce un punto di riferimento che arricchisce le nostre comunità. Oggi siamo in tanti a fare parole o scritti ma assai meno numerosi coloro che sono prodighi in solidarietà e carità nei confronti degli ultimi. La speranza verso un mondo nuovo, nonviolento, equo e solidale passa attraverso questi sentieri del bene dove incontriamo don Luigi ed altre brave persone che ci fanno da guida con l’esempio.

In visita a Casa Budrola 3


Presentazione “Le pagine di Elisio, come tutta la sua vita del resto, rappresentano un continuo e delicato gesto di attenzione verso la fatica degli ultimi e l’ingiustizia che può subire ogni vivente. Lo scopo di questo libro è apertamente dichiarato dall’autore: investire nella solidarietà, rafforzare il patto generazionale, ricordarsi che siamo tutti pellegrini sul pianeta terra, amare ed essere amati per provare serenità e coltivare entusiasmo. Comunicare quell’entusiasmo che insieme abbiamo sperimentato nei giorni speciali della “Libera Repubblica della Maddalena”.. So bene che questa sintesi, ricavata da alcuni suoi passaggi espressivi, può essere riduttiva, ma non fraintesa; perchè le sue ansie e speranze sono nel cuore di ognuno di noi, se appena poco poco sappiamo aprire la finestra di casa ad una casa più grande che tutti provvisoriamente ci ospita. E tra gli ospiti che camminano con noi ci sono anche gli animali, che provano sentimenti e dolori, che manifestano compassione e sostegno all’uomo, spesso non ricambiati. Qui l’approccio della nonviolenza si fa cosmico e insistente, abbraccia la vita in ogni sua manifestazione, ricorda, come campana dal basso, la purezza che è sospesa tra la terra e il cielo, il diritto di ogni vivente ad averne parte. Elisio intreccia esperienze di vita, incontri e letture, in un crescendo di presa di coscienza che ci scuote e ci incoraggia, per sconfiggere ogni pigrizia mentale e ogni scoramento. Fa risuonare forte e coerente l’appello “Voglio misericordia e non sacrifici!”, indica una strada, che lui si sforza già di praticare con coerenza. Da Lucrezio a Martinetti, da Tolstoj a Schweitzer, a Russell raccoglie stimoli e ci pone domande, esempi per riflettere e purificarci dalle nebbie della banalità e dell’abitudine. Gli episodi più toccanti narrati sono proprio quelli dedicati agli amici animali, fedeli e intelligenti, capaci di affetto e solidarietà. Difenderli è rispettare la vita, come unirsi ai nostri simili nella trasformazione più giusta della società, per costruire pace dentro e attorno a noi. 5


Un grande poeta della nostra Valle, “un solitario”, perchè aveva “nel cuore il dolore di molti”, riteneva insopportabili due cose: la sofferenza inflitta all’animale e il pianto del bambino. Leggendo Elisio ho ripensato ad Alexis, e ad un altro scrittore esperto di umanità, Claudio Magris, che in “Danubio” scriveva: “Ma anche quando la tromba del Fidelio fosse suonata, l’umanità liberata dovrebbe ricordarsi, nell’ultimo piano del grattacielo dove avesse la dimora, di tutti gli umiliati e dolenti piani sottostanti che reggono, come scriveva Horkheimer, quel piano superiore. Nello scantinato più basso, fondamenta di tutto l’edificio che in alto offre un concerto di Mozart o un quadro di Rembrandt, abita la sofferenza dell’animale, cola il sangue del mattatoio”. Grazie Elisio per il tuo viaggio di pensiero che ci sottoponi, con l’augurio che possa aprire nuovi spazi di autocomprensione, personale e collettiva, per poter cambiare strada con quella compassione e generosità che tanto mancano nel nostro tempo, così poco equo proprio verso “gli anelli deboli della catena umana che tu ben conosci e sostieni”. 

Gigi Richetto


Al mio grande e indimenticabile amico Achille Croce E.C.

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Sono nato 3 giorni dopo la catastrofe di Nagasaki e 6 dopo quella di Hiroshima: la prima aria del mondo che ho respirato era pregna di lutto e di angoscia, conseguente la guerra appena terminata e le ultime centinaia di migliaia di innocenti liquefatti, senza pietà, dall’insensatezza umana e dalla barbarie, interpretate peraltro da un paese simbolo di civiltà. Fossero stati i giapponesi a buttare le atomiche sull’America, gli stessi sarebbero stati giustiziati per crimini di guerra mentre, si sa, il più forte, il “vincente”, disegna la storia e la verità. L’umanità migliora ma, assai lentamente; a tutt’oggi, la maggior parte degli uomini vive il suo tempo subordinata a stili di vita preconfezionati, spesso indifferente ed in rassegnata fatalità ma, sotto lo stesso cielo l’aurora propone ogni giorno, accanto al dolore, scampoli di meraviglie. E.C.


Volgendo lo sguardo alla pianura si vede piccolo piccolo il mondo degli uomini


Parte prima Riflessioni per una societĂ  nonviolenta


L’aurora propone ogni giorno scampoli di meraviglie.


Contributi per un mondo d’amore Non sono uno psicologo; non sono un contemplativo delle scuole yoga e meditazioni; nemmeno sono pedagogo o assistente sociale. Tanto meno sono un filosofo anche se vanto un lontano parente fra i top della disciplina. Anzi, più volte mi sono arrabbiato quando ho sentito qualche famoso dottore in psicologia a trinciare giudizi definitivi su adolescenti o giovani in quanto credo che ogni persona sia singola e nessuno deve avere il diritto di tracciargli il destino. Nemmeno sono un membro delle encomiabili Associazioni Animaliste o Vegetariane. A questo punto, probabilmente, qualcuno osserverà come sia alquanto insolito e sinonimo di presunzione il fatto che non un intellettuale ma un ex operaio si appresti a disquisire nel merito di siffatti contenuti. La singolare esperienza fra persone che ho acquisito la devo alle variegate militanze sociali maturate sul lavoro di fabbrica nelle vesti di operaio ed attivista sindacale, alle responsabilità fra uomini in cantiere e nell’ambito dell’insegnamento praticato in una scuola professionale, oltre ai tanti anni dedicati al volontariato sociale, sia nelle istituzioni che nelle associazioni. Spesse volte, quando mi delegavano alla partecipazione in riunioni dove si parlava di persone, giovani in particolare, molti mi chiedevano quante lauree nelle predette discipline umanistiche avessi perché vedevano che intervenivo con passione, sia pure suffragata la stessa da un bagaglio soprattutto autodidatta. Ho avuto la fortuna di frequentare figure d’eccezione per bontà, cultura e dedizione al prossimo. Credo infine che una particolare sensibilità ai problemi “umani”, che mi ha dato tante gioie contestualmente ad alcune delusioni, unitamente alla compassione per gli animali, sia alla radice di questo mio interesse per le cose del mondo; che dovrebbe essere lo stesso mondo per tutti mentre invece, non lo è. Quando vedo qualcuno triste, senza entusiasmo ed in difficoltà con tutto quanto lo circonda, penso che questo risulta doppiamente un peccato: prima perché la persona in questione soffre magari più che se avesse una malattia fisica, secondo perché perde 13


un’occasione per esprimere un suo messaggio positivo al mondo che invece ne avrebbe tanto bisogno. Vi sono tante di quelle cose da fare nell’arco della vita che annoiarsi, spegnere la fiamma dell’entusiasmo, tirare i remi in barca prima del porto, sottintende dichiarare un mezzo fallimento. Se sei stato deluso dalla gente in A, invece di generalizzare tutto l’alfabeto, ricominci in B, forte della precedente esperienza, e così via. Non credo che tutta l’umanità sia indifferente ed egoista come siamo soliti dire, magari più volte scottati dall’eccessiva fiducia profusa. Viviamo, a mio avviso, in un periodo storico caratterizzato da smarrimento suggerito dallo stress che condiziona questo mondo di matti mentre quelli che si fanno maggiormente sentire, s’ergono a modelli, ostentano immagine e gridano più forte, solitamente sono i peggiori, contrariamente a tanta brava gente che non sbraita tanto ma opera silenziosamente, in nome del bene. So peraltro, come questo è un momento economico-sociale difficile, che la gente è preoccupata per il presente e per il futuro, che i disoccupati sono in aumento e con loro tanta tristezza ed incavolatura per la sperequazione sociale; si capta nell’aria la disaffezione nei confronti della società. Forse già intravediamo le prime avvisaglie del capolinea circa un modo di vivere. Questa realtà unitamente a qualche delusione vissuta fra la gente, crea una sorta di pellicola scura fra l’uomo ed il mondo per cui vedi sempre tutto nero. Proprio perché ci si rende conto che il progresso, nel quale tutti confidavamo, sta segnando i suoi limiti in merito alla vita ed alla serenità dell’uomo è forse ora di pensare ad un nuovo modo di essere cittadini nelle nostre realtà e nell’universo. Probabilmente le predette difficoltà ci aiutano a comprendere come alcuni aspetti del nostro tempo stridono e sono magari in contraddizione con il vivere in pace ed in fratellanza universale per cui, si rende necessario disegnare nuovi stili di vita, di sinergia e di amore. Se è vero che molti possono essere piuttosto scettici nei confronti di una disciplina di vita, come la nonviolenza, è altrettanto vero che vale forse la pena di ribadire un diverso metodo di confronto fra gli uomini. Altro che nonviolento, ti verrebbe da dire, prenderei uno staffile e giù 14


botte da orbi a 360°. Come faccio, quando sembra che tutti mi vogliono fregare, sposare una dottrina che a prima vista sembra rassegnazione da poco furbi? è antistorico l’essere nonviolento; poteva andare bene quando la gente viveva le stagioni dei campi e la vita a contatto con il creato, ti suggeriva raccoglimento e pensieri bucolici, andava bene ai tempi di Gandhi, ma oggi? Devo distribuire sorrisi e gesta di benevolenza a tutti quelli che rubano e mistificano ai danni dell’umanità? A tutti quelli che torturano gli animali? A Marchionne che mi sta spogliando di tutti quei diritti del lavoro conquistati in lotte e sacrifici generazionali? No non devi, anzi, devi cercare di impedirlo. La nonviolenza non è la dottrina degli arresi e nemmeno dei “mediatori” ad ogni costo, è una strategia di attacco, un patrimonio di quelli che non si arrendono mai sulla via della giustizia e del bene comune. Ho sentito tante volte, durante discussioni, equiparare la nonviolenza ad una dottrina astratta, non rapportata alla realtà odierna. Non è assolutamente vero, anzi è vero l’opposto: significa tuffarsi fra i problemi di tutti offrendo un proprio contributo d’amore in nome della collettività. Essere nonviolento è in effetti, una scelta di vita controcorrente per coloro che, nonostante tutto, perseguono un mondo più giusto e più umano a prescindere dei giudizi di compatimento di molti. I problemi che ci affliggono bisogna cercare di risolverli per il meglio, con pazienza e perseveranza, favorendo un modo di vivere ancora sereno e sinergico, senza esclusioni. Ecco perché sono convinto che, proprio in questi tempi di disaffezione e sfiducia, potrebbe essere positivo fare un passo avanti nei confronti di un sistema nonviolento, giusto e solidale. “La nonviolenza è la più bella qualità del cuore e la si conquista con l’esercizio” diceva Gandhi. Il banco di prova per una società nonviolenta è enorme ed epocale. La gente del pianeta, probabilmente, un giorno confluirà dove vi saranno ancora le poche risorse per vivere mentre, potenzialmente, si scateneranno conflitti di religione e di costume contestualmente alle rivendicazioni circa l’uguale diritto di campare. Credo che non vi saranno alternative al predetto 15


progetto tranne quelle traumatiche ed impensabili dell’uso della forza. Queste previsioni non sono mie ma sono formulate da tutta una schiera di scienziati nelle diverse discipline ambientali ed antropologiche. Il petrolio finirà, la popolazione aumenta e le risorse alimentari, sciupandole con questi ritmi, non basteranno; la desertificazione avanza, i mercati già adesso sono saturi di beni inutili. Inoltre, sono piuttosto ottimiste le dichiarazioni dei nostri politici secondo le quali viviamo un momento di crisi che presto passerà e ci sarà lavoro per tutti (anche se lontano dalle gonne materne). Com’è possibile se sempre di più il lavoro viene prodotto negli stati in cui la manodopera costa poco o niente rispetto a noi; paesi che hanno peraltro disponibilità in risorse naturali e dove i beni di consumo che noi acquistiamo sono, molto spesso, prodotti con sfruttamento ed ingiustizie? Ecco perché credo imprescindibile incominciare a prendere in considerazione la nonviolenza come metodo di confronto nel disegnare il pianeta da qui in poi. Solamente un sistema pacifico, onesto e solidale potrà salvare il mondo. Nulla di nuovo peraltro, considerando come già Gandhi diceva che “la Verità e la Nonviolenza sono antiche come le montagne”. Non mi sfiora nemmeno l’idea di fare la predica agli altri con queste considerazioni, rendendomi perfettamente conto di quanta strada devo ancora compiere verso la nonviolenza nei confronti delle persone e degli animali; se la riflessione nel merito oltre a concernere, in primis, il sottoscritto coinvolgerà anche qualcun altro, sarò contento mentre le osservazioni o critiche altrui costituiranno un arricchimento per la mia presunzione di autodidatta. Eh si, so bene delle difficoltà che ho d’innanzi prima di assomigliare un pochino ad un nonviolento in quanto sento ancora irrefrenabile il disappunto nei confronti degli arroganti assieme ai razzisti, a quelli che vogliono le guerre e schiavizzano le donne. Sento ancora, irrefrenabile, il desiderio d’insegnare ai camosci a sparare ed agli agnellini a mordere con veleno i loro carnefici; sento ancora irrefrenabile il desiderio di appendere per qualche tempo a testa in giù (senza fargli del male, però) ai ganci 16


dei macelli fra sangue ed urla disperate, chi pratica quotidianamente, senza pietà alcuna, la tortura e l’uccisione di milioni di animali innocenti. Mi vergogno nel comunicarlo al mondo, ma è così. Conseguentemente ho un motivo in più per confidare in un miglioramento delle predette situazioni da parte degli uomini: la mia crescita sulla strada della nonviolenza. Premetto però che, nonostante ritengo giusto stigmatizzare azioni e comportamenti non in sintonia, a mio modesto e sindacabile avviso, con un modo di vivere pacifico, nonviolento ed in amore con tutti gli esseri viventi, non voglio male a nessuno e non provo rancori verso chi pensa e agisce in opposta maniera, convinto nel fatto che tutti gli uomini, sottoscritto incluso, hanno la possibilità di sbagliare, di cambiare idea e di redimersi. Si dimostra profondamente umano colui che, comprese le proprie debolezze, spende impegni e sentimenti per migliorarsi. Vi sono stati guerrafondai diventati santi, cacciatori, come Tolstoj diventati vegetariani convinti, omicidi che si sono poi spesi con incredibile dedizione agli altri. C’è posto per tutti i gusti di viventi sul pianeta mentre ciò che rende, potenzialmente “grande” l’uomo è la sua intrinseca possibilità di introspezioni interiori e conseguenti scelte. Quindi nessuna presunzione circa l’esclusiva della ragione in queste righe ma piuttosto un invito, con tutta umiltà, al confronto in nome di un mondo più, sereno, più pacifico, più ospitale e comprensivo per tutti. Ho scritto queste cose anche perché, se lo fa qualcuno della “base”, un anonimo fra milioni di uomini, uno sconosciuto sul piano morale ed intellettuale, privo di pedigree antropologico, dottrinale, culturale e mediatico, questo riflette maggiormente la voce e la coscienza media degli uomini. È una campana dal basso, dal suono opaco ma pregno di reminiscenze ed interrogativi colti nella storia degli anonimi. Siccome credo che le persone siano su per giù uguali di fronte ai problemi della vita e della convivenza penso che alcune riflessioni ad alta voce siano proficue, chi più chi meno, per tutti. Del resto la nonviolenza è un atto di speranza verso una trasformazione in positivo del mondo; una speranza che possiedono, 17


a maggior ragione, le persone semplici ancora capaci, nonostante le batoste, di sognare un domani migliore. Sono convinto pertanto che, nonostante apparentemente disaffezionati, sfiduciati e schifati, per questo nuovo mondo di entusiasmo e di amore, tutti metterebbero la firma, solo che è sempre difficile iniziare per primi. Non m’importa quindi se riceverò avversioni, irrisioni od anatemi, sono talmente piccolo, solo ed insignificante, che gli strali mi passeranno sopra senza colpirmi più di tanto mentre la coscienza mi farà da scudo e la storia mi ricorderà di uomini che per il loro credo in un mondo di giustizie e di amore hanno speso, senza timori, la loro esistenza.

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Bibliografia Aldo Capitini - Tecniche della nonviolenza, Feltrinelli, Milano. M.K.Gandhi - Antiche come le montagne, Comunità, Milano. M.K. Gandhi - L’arte di vivere. Lanza del Vasto – Principi e precetti del ritorno all’evidenza, Gribaudi ,Torino. Lanza del Vasto - Lezioni di vita, Libreria Editrice Fiorentina. Lanza del Vasto - Ritorno alle sorgenti, Bompiani, Milano. Achille Croce - I mezzi della pace. Martin Luther King - La forza di amare, SEI, Torino. Antico e Nuovo Testamento. Rivista Missionaria: Missioni Consolata, Corso Ferrucci Torino Encicliche Nazareno Fabbretti - Caro uomo Edizioni Paoline Masullo: Il pianeta è di tutti ed - Missionaria Italiana Azione Nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona U. Veronesi - M.Pappagallo - Verso la scelta vegetariana. Ed. Gionti Fotografie: dell’autore, libri vari, Sandra, Davide Rivista Missioni Consolata

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Manifestazione contro la caccia a Torino 2011 promossa dalla LAC (Lega Abolizione Caccia)

Maialini da sacrificio 186


Polli d’allevamento 187


Macello

Quando un gatto e un topo sono compagni di tavola (foto di Sandra) 188


Amicizia felina (foto Sandra)

Cinghiali da giardino che guardano con bonaria curiositĂ  il fotografo. 189


Nerina: cagnetta alpinista

Il camoscio nel parco, guarda con curiosità l’uomo 190


I gattini di Sandra

Dalla rivista Missioni Ccnsolata 191


Fra i silenzi della sera lo stagno riverbera con la poesia del tramonto l’orazione del Creato, avvolgendo i viventi in un unico sogno di pace. Un altro scampolo di tempo è asceso nello scrigno del passato. Ma presto sarà domani: un giorno grande per amare.


III


Elisio Croce Elisio Croce nato in Condove (1945), all’età di 14 anni è entrato in fabbrica come operaio, impegnandosi tosto nell’attività sindacale. Dalle prime radici nell’Azione Cattolica di Don Cantore, con Alfredo Suppo, Achille Croce, Don Giuseppe Viglongo e tanti altri amici, partecipò all’organizzazione di Gruppi Nonviolenti e del volontariato cattolico e sociale, vivendo con entusiasmo quei periodi di crescita morale e sociale a cavallo degli anni ‘70. In seguito lavorò alcuni anni in qualità di capo cantiere edile, per intraprendere la sua grande passione dell’insegnamento con il ruolo specifico di seguire i giovani allievi licenziati dalla scuola nel mondo del lavoro, maturando così un’esperienza atipica nel contesto dell’apprendistato; rivestì per parecchi lustri, cariche associative ed istituzionali, pur senza avere tessere di partito e sempre all’insegna del volontariato. Fra queste ultime egli ama ricordare il ruolo di Presidente del Consorzio Socio-Assistenziale per conto di tutti i Comuni Valsusini. Autore di numerose commedie e poesie dialettali ed articolista per diverse riviste. Elisio è vegetariano da oltre 40 anni all’insegna della nonviolenza nei confronti degli animali. NO TAV dalla prima ora, è noto, assieme a Gigi Richetto e tanti altri, per il suo contributo di idee nonviolente nel movimento. Ha scritto recentemente alcuni libri di montagna (la sua grande passione) poi “Noi dle ca neire” concernente la sua infanzia e gioventù presso le Case Operaie di Condove, ed il “Paese della gioia” contributo di idee per un paese vivo e solidale.

IV

€ 12,00


Buona Pasqua agnellini - Elisio Croce - DEMO