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Fondato

nel 1989

DISTRIBUZIONE GRATUITA

LUIGINA TRENTINI BIMESTRALE MONOGRAFICO DI CULTURA

N掳 138 路 LUGLIO 2012


Comune di BASSANO DEl GRAppA

Comune di CAmpOlONGO SUl BRENTA

Comune di CARTIGlIANO

Comune di CASSOlA

Comune di ROmANO D’EZZElINO

Agenzia di Bassano - Castelfranco

Comune di VAlSTAGNA


In copertina: Alessandro Todescan, Ritratto di luigina Trentini, tecnica mista su carta, 2012. Civetta, scultura in terracotta dipinta con engobbi, 1984.

lUIGINA TRENTINI Il Femminile nell’arte Il progetto, già avviato, di dedicare un numero della nostra rivista a luigina Trentini ha ricevuto una decisa, motivata sollecitazione dalla retrospettiva sulla sua opera al Castello Inferiore di marostica, durante i mesi di febbraio e marzo scorsi, della quale bene scrive, qui accanto, maria Angela Cuman, da tempo sua convinta e profonda estimatrice. l’interesse e la curiosità dei moltissimi visitatori della mostra troveranno appagamento da questa pubblicazione che si presenta in una veste grafica davvero elegante e con un apparato iconografico strepitoso, dove sono illustrati esempi di tutte le tecniche in cui la Trentini si è espressa con grande maestria: dalla grafite alla penna a biro, all’acquarello su carta, alla pittura a olio su tela, alla scultura in terracotta dipinta, alla ceramica. Della monografia è autrice d’eccezione Chiara Ferronato, che in queste pagine ci offre un originale saggio del genere biografico, caratterizzato dallo stesso stile raffinato ed evocativo che troviamo nei suoi romanzi. Chiara Ferronato, amica della Trentini e acuta critica della sua opera, quale si rivela in qualche brano qui riportato, è stata anche compartecipe con lei di eventi come quello della mostra “Scacco matto al Re” ad Asolo, il cui ricordo risuona nel commosso omaggio poetico “A luigina”, già un ritratto che si legge in apertura della biografia. la bella figura della donna e dell’artista ci viene restituita nella sua completezza da un racconto che ci accompagna a conoscere tutte le fasi della sua vita e i mondi con i personaggi che ne fanno parte. Il tono si mantiene sempre suggestivo anche quando la puntuale informazione sul brillante percorso artistico della protagonista, costellato di riconoscimenti e premi anche in campo internazionale, potrebbe farlo scadere. Sapiente pure l’introduzione dei passi essenziali degli scritti di autorevoli critici, da Salvatore Fazia a luigi meneghelli a Giorgio Cortenova. Un vivo grazie a coloro che hanno contriL’ILLUSTRE BASSANESE

buito alla riuscita del lavoro, da Sandro Todescan, che ha eseguito il bel ritratto di copertina, a maria Teresa Trentini, sorella di luigina, depositaria della memoria storica e preziosa e appassionata collaboratrice nelle varie fasi di realizzazione, alla nipote Enrica Trentini Rumor per il servizio fotografico e la disponibilità dell’archivio storico.artistico. Giambattista Vinco da Sesso Direttore de L’Illustre bassanese

l’appuntamento di “mani Creative”, inaugurato lo scorso febbraio al Castello Inferiore di marostica, ha ripercorso attraverso la mostra Il femminile nell’arte: retrospettiva di luigina Trentini la maturità artistica e la storia di una pittrice protagonista di surreali fusioni plastiche; un’artista che ha saputo documentare, con stile raffinato e fantasioso, la sua appassionata interpretazione della vita con i sogni e le sofferenze, ma anche mettendo in evidenza quei passaggi che la sua creatività ha saputo fondere, con rara ed equilibrata sensibilità, nel reinterpretare la realtà e le tappe di questo simbolico viaggio. l’atteggiamento intellettuale di luigina, così come tutta la sua vita, rincorre il sogno di un’unione di opposti, verte intorno alla necessità di coniugare il mondo femminile con quello maschile, tra mente che crea e anima che sente e vive. Al sole della coscienza, che spesso scivola nella ragione, luigina preferisce la figura mitica di Aurora, sorella della Notte, promessa di luce che emerge dalle tenebre: con la nostra speranza e il nostro amore arriviamo a partecipare alla creazione, anticipando la verità nei sogni, sognando verità che non sono ancora vere, dando il nostro aiuto perché dal mistero la verità si sprigioni. Maria Angela Cuman Presidente della Biblioteca Civica “P. Regazzoni” di Marostica

Bimestrale monografico di cultura a distribuzione gratuita

… dal 1989

ANNO XXIV n° 138 LUGLIO 2012 - Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n° 3/89 R.p. del 10-5-1989 Direttore responsabile: Giambattista Vinco da Sesso - Coordinatore editoriale: Andrea minchio Redazione: livia Alberton, Elena Trivini Bellini Hanno collaborato: Chiara Ferronato, maria Angela Cuman, maria Teresa Trentini ed Enrica Trentini Rumor Stampa: Arti Grafiche Bassano - Iconografia: divieto totale di riproduzione con qualsiasi mezzo Tiratura: 2000 copie - Pubblicità e informazioni: 0424 523199; 335 7067562; E-mail eab@editriceartistica.it © COPYRIGHT Tutti i diritti riservati EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - 36061 Bassano del Grappa (VI)

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Il Cielo di nascita di Luigina Trentini, disegnato da Ata Zarpellon. L’artista è nata il 18 aprile 1948, alle ore 14.30, sotto il segno dell’Ariete con ascendente Leone.

lUIGINA TRENTINI l’arte come luogo di conoscenza e vita

A Luigina

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I tuoi capelli rossi, e l’ottimismo, le rose da annaffiare, e i gatti, l’erta da scalare, per giungere alla Donna Nera, alla rocca, magica: da lontano si può vedere il mare, come nei quadri del ’700. All’inizio era il colore. Asolo: una sera d’estate. Le bambine imbrattavano le tele, lenzuola bianche, paramenti sacri: da immolare alla luna, -la donna- che languiva sul volto della Duse. Illuse, poi, tra demoni perdenti, le tue regine di specchi: e le elaborate chiome irridenti l’oscuro spegnersi del tempo. Il tuo tempo, Luigina: muore muto tra i fiori, diamanti di rimpianti. Chiara Ferronato

La bambina dai diciotto nomi luigina Trentini nasce a Trento, in via Della mostra al n. 4, angolo via San marco, all’ombra del Castello del Buonconsiglio, il 18 aprile 1948, verso le quattordici e trenta: è Ariete, con ascendente leone. Qualche ora prima del parto, la mamma Vera si era recata a dare il suo voto per le elezioni politiche: aveva ventisette anni ed era la sua prima volta. Non di mamma: aveva già avuto, due anni prima, una bambina, maria Teresa. A ogni modo, quando tornò a casa, il parto fu veloce e facile. Subito chine sulla culla, come fate portatrici di doni, la nonna Ida e le sue sorelle Emy, mitzi e maedy, esclamarono: “E’ nostra! Ha le mani da pianista; sarà un’artista”. Il padre Romano Antonio andò a iscriverla all’anagrafe del municipio di Trento e, seguendo l’usanza della sua antica, nobile famiglia, le diede diciotto nomi: luigina, Giuseppina, Antonietta, Ida, Domenica, Benvenuta, Alessandra, Gioconda, Emilia, Elisabetta, Albina, Ignazia, Teresa, Simonina, Francesca, mattea, Ivana, Alearda. Quando verrà battezzata nella chiesa di San pietro, a Trento, la madre Vera e il padre Romano Antonio ricorderanno il loro amore e come si fossero conosciuti e subitamente innamorati a Caldonazzo, in fuga da quel terribile bombardamento che aveva scosso Trento in un mezzogiorno di sole: entrambe le loro famiglie avevano subito gravi perdite patrimoniali, l’incerta guerra portava lutti, povertà. Vera e Romano si sposarono il 4 giugno del ’45. Nonna Ida, la mamma di Romano, era rimasta vedova due anni prima. la condussero con sé, la portarono nella casa in via Della mostra, a Trento. E ora, da Caldonazzo, anche le sorelle della mamma, “le maestre”, e il fratello Giocondo -che si stava trasferendo a Solagna presso le zie Valeria e Silvia Todesco- dalla “Casa del pero” dove abitavano, inviavano alla nuova bambina gli auguri perché diventasse una donna colta, combattiva, indipendente: come loro. I nonni. Le famiglie Il nonno paterno Giuseppe Trentini, chimico ed enologo nell’azienda di famiglia di mezzolombardo, era poeta e acceso irredentista. Considerato pericoloso per le sue invettive antiasburgiche, venne posto al confino a lambach in


Luigina Trentini, in primo piano a sinistra, all’età di tre anni con il fratellino Aleardo, la sorella Maria Teresa e la mamma Vera Zannoni in un ritratto fotografico dello Studio Untervegher di Trento (1951).

Austria, dal 1914 al 1918. Sua madre, Emilia Castellini-Battisti aveva conosciuto il futuro marito Alessandro nelle tende dell’infermeria dei Cacciatori delle Alpi, in visita al fratello morente Ignazio, garibaldino ferito a Bezzecca. I fratelli del nonno hanno destini diversi: lucillo preferisce il suo violoncello agli ideali di italianità, emigra in Brasile e con la sua quota di eredità fonda un’azienda specializzata nella produzione di vermouth e di amari medicinali. Sarà riconosciuto come stimato imprenditore a São Caetano do Sul di San paolo, ma conquisterà anche fama per i suoi concerti, trasmessi dalla Radio Brasiliana. Alessandro è pittore e insegna all’Accademia di Vienna. Ezio, il maggiore, è ufficiale di cavalleria e appartiene all’Impero Asburgico. Quanti laceranti strappi quando verrà impiccato il cugino Cesare Battisti! Quante accese, furibonde discussioni quando salirà al potere Benito mussolini! la nonna Ida Casagranda, -con sangue spagnolo da parte materna- istruita nel collegio “Stella maris” sul lago di Costanza, in Svizzera, valente pittrice, avrebbe voluto completare i suoi studi con la laurea in ingegneria, per affiancare nella sua attività il padre martino, costruttore di ferrovie per l’impero asburgico (tra le altre quella della Valsugana, inaugurata

dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe il 26 aprile 1886 a Borgo Valsugana). le è negata l’iscrizione all’università e per censo e perché donna. Appoggia gli irredentisti tridentini adoperandosi come “staffetta”, facendo passare messaggi in Svizzera. In questo contesto si innamora del poeta e dell’appassionato irredentista e lo sposa, a trent’anni, e lo segue poi al confino di lambach con i due piccoli che sono nati: Romano e Aleardo. la sorella maedy invece sposerà Franz Gödel, uno dei piloti del Barone Rosso, e vivrà a praga fino all’arrivo delle truppe sovietiche nel ‘44/’45. Il fratello martino, ufficiale della marina austriaca, si rifiuterà di dare l’ordine di bombardare Ancona e verrà degradato e radiato. l’altro fratello Francesco, invece, si rifugerà a Bologna per concludere i suoi studi di pianoforte. Il nonno materno, luigi Zannoni, è invece veneto. Nasce a villa Caprera a Castello di Godego. Suo padre, l’allora sindaco di Castelfranco, Giocondo Zannoni, originario di Solagna - un giovane poliedrico che scrive un romanzo a sedici anni al ritorno da un viaggio in Sudamerica ed entra, giovane studente, a milano nella Guardia Nazionale - è impegnato politicamente. Il fratello Fermo, capitano medico, morirà di febbre gialla sull’incrociatore della regia marina, il Lombardia. Era stato, dal

Luigina con la sorella e il papà nel giardino del Castello del Buonconsiglio a Trento (ottobre 1950).

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Ritratto della nonna Angela Todesco, grafite su carta antica, 1968. Ritratto della nonna Ida Casagranda, da un’opera del cugino Lattanzio Firmian, grafite su carta da lucido, 1968.

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Ritratto della bisnonna Albina Toldo, grafite su carta antica, 1967.

1884 al 1887, campione italiano di scacchi e a lui sarà dedicato, nel 2000, il Circolo Scacchistico Bassanese. Gli altri fratelli sono Arnaldo, medico a Cittadella, Vittorio ingegnere, luigia (che sposerà Albino Bossum, avvocato), Enrichetta (che rimarrà vedova nel ’17 del maggiore Corrado Cazzaro -medaglia d’orocui è dedicata una via di Castelfranco). Giocondo sposerà Elisa minatti, appartenenente, da parte materna, alla nobile famiglia Vian di Venezia. Si erano conosciuti e innamorati presso una comune cugina, margherita Secco, sposata in Tollio (sorella del senatore Andrea), che aveva affettuosamente accolto nella sua casa l’orfana Elisa minatti proveniente da Vienna con ogni suo avere. Allo scoppio della guerra luigi, nel 1915, si arruola volontario e viene destinato alla guida delle autoambulanze sul percorso del Grappa. Assiste all’orrore della guerra, alla fucilazione dei disertori in Valle Santa Felicita. Dovrà sostenere la fidanzata Angela nel dolore per la morte del fratello maggiorino sul Carso e per l’internamento dell’altro fratello Alberto, a mauthausen, dopo essere stato fatto prigioniero sull’Altopiano di Asiago. la nonna Angela Todesco, -secondogenita di luigi, medico condotto di Solagna e di Giulia Secco, figlia diletta del senatore Andrea- istruita dalle suore di Crespano, si era subito rivelata una talentuosa pittrice, ma la guerra, i tempi non le permisero di continuare a sviluppare le sue aspirazioni. Anche la sorella Valeria viene istruita nello stesso collegio di Crespano e sarà una delle prime donne del Bassanese ad avere la patente e a guidare l’automobile di famiglia. la sorella più piccola, Silvia si laureerà in lettere antiche a padova. Il fratello maggiore, Andrea, sarà preside al liceo Classico di Tripoli; Alberto

invece svolgerà la professione di avvocato a Venezia. Angela e luigi si conoscono da sempre. Il nonno di Angela, Andrea Secco è primo cugino della nonna di luigi, paolina Secco. luigi sposò Angela il 24 giugno del 1920, a Solagna, dopo aver ricevuto la “dispensa” dalla Chiesa. Si stabilirono in un primo momento, nella casa di famiglia, Villa Caprera, a Castello di Godego. Con loro la mamma di luigi, Elisa, rimasta vedova, ed Emilia minatti, una cugina, anche lei vedova, con la figlia maria Tomaselli. Nel ’24, luigi, convinto dallo zio, l’ingegnere Vittorio, “emigra” in Trentino, a Borgo Valsugana e va a dirigervi la sede dell’azienda elettrica SADE, di cui lo zio era socio. Si trasferirà poi a Egna e in seguito a Ora, in Alto Adige, dove aprirà una propria falegnameria, e quindi a Trento. Ebbero, luigi e Angela, cinque figli: Vera, violinista, Elisabetta scrittrice, insegnante e collaboratrice di Angela Sorgato al settimanale “Alba”, maria morta a vent’anni, Giulia, maestra che lasciò indelebile impronta pedagogica e Giocondo, imprenditore. Ai figli, Angela lasciò la passione per l’arte, l’anticonformismo (“il talento va assecondato al di là del successo finanziario”) e il piacere della cultura. L’infanzia l’infanzia è autentica, episodio felice nel corso della vita di luigina. Riemergono i riccioli dorati, i grandi occhi scopritori delle immagini dei libri, dei lenti movimenti delle chiocciole, dei lunghi salti delle cavallette, delle misteriose fughe sui tetti dei gatti, delle corse dei cani. Trento: i giardini di piazza Dante e piazza Venezia, le visite quasi giornaliere con la mamma e la sorella alla “prigioniera”, l’aquila reale in gabbia, simbolo della Città. A lei, tra le


Il prozio di Luigina, Lucillo Trentini, valente violoncellista, in una posa fotografica prima di un concerto a San Paolo, Brasile.

sbarre, vengono offerti dalle bambine bocconcini di pane. E’ la mamma a suggerire, per ogni essere vivente, gesti d’amore. ma un vigile è inflessibile: e sgrida e dà la multa perché luigina raccoglie un tulipano nell’aiuola davanti al monumento a Dante. Uno strappo, un piccolo trauma. poi ci sono, a Caldonazzo, dal terrazzo della casa del nonno luigi, i “colloqui” con le rondini e i passeri. pigolii, cinguettii: le prime parole. ma ecco maria Teresa, la sorella più “grande”, a scuoterne i sogni, a farla salire sul monopattino, a lanciarla in folli corse, in misteriose ricerche di “ladri”, in inspiegabili guerre agli indiani. “Non voglio”. “Sali!”. “No”. Una ruota del monopattino vola: la ferita alla testa di maria Teresa sanguina, il terrore delle due bambine s’accresce in un pianto: si insinua il sospetto di una “lotta” che ci sarà, sempre, e sarà di scontri e di amore. Nel novembre del ’50 nasce il fratello Aleardo. Da subito luigina lo adora e con lui manterrà un feeling privilegiato per tutta la vita. Ne dovrà, nel 2007, sopportare il dolore della morte. Intanto maria Teresa viene messa in collegio, per iniziare le scuole elementari. Nel ’52, il padre, che ha iniziato una collaborazione con lo studio del commercialista Bonelli di Bolzano, trasferisce la famiglia tra le colline di muralta: lucciole ondeggiano sopra gli umidi prati di giugno, rondini guizzano veloci nel sottotetto della chiesa di Cognola, dopo la pioggia strisciano le lucertole tra le crepe del muretto della stradina che conduce a casa, oltre il boschetto del “Castello del mago merlino” e due piccoli cani conversano nel giardino sottostante. Sono Cita e Ballin. luigina, nel silenzio del pomeriggio osserva, disegna. poi colora. Ogni foglio di carta ha un suo schizzo: anche le carte di papà... Nel ’54 inizia le scuole elementari (con la sorella rientrata dal collegio) e velocissima impara a leggere e a scrivere. ma il pallottoliere è un arcano da svelare, i numeri rimangono un mistero. Emerge subito il suo talento per il disegno e la vena da piccola scrittrice: pensierini, brevi componimenti, protagonisti i gatti... i fiori... Nel febbraio del 1957 il padre, con il fratello Cesare, riceve la notifica della volontà dallo zio lucillo, il violoncellista emigrato in Brasile, di donare ancora in vita tutti i suoi averi, compresa

l’azienda di amari medicinali da lui fondata e la preziosa collezione di violoncelli. Che fare? Il fratello Cesare, esplica, in un primo viaggio, le preliminari pratiche burocratiche: ma bisogna anche sistemare l’azienda, far fronte alle ordinazioni, liquidare il personale prima di una eventuale (programmata) vendita. papà Romano, essendo effettivamente più libero nel suo lavoro rispetto al fratello che gestisce personalmente uno studio legale, decide di partire per il Brasile. E’ l’aprile del ’57. prevedendo di dovervi rimanere per un periodo piuttosto lungo, volendo assicurare protezione alla sua famiglia nel periodo dell’assenza, chiede venga ospitata dal nonno luigi e dalle zie Elisabetta e Giulia, a Solagna, dove da tempo vive lo zio Giocondo che ha aperto un’attività con lo zio Alberto Todesco, mentre la nonna Ida, reduce da una frattura al femore, si trasferirà definitivamente a milano, presso l’altro figlio, che la fa seguire in strutture adeguate per la riabilitazione. Si aprono capitoli, scenari nuovi. Cambiamenti. Giugno del ’57. mamma Vera, i bambini, nonna Ida, bisognosa di cure e di sole, si spostano a passare un periodo di vacanza a marina di pietrasanta, in Versilia. Giochi e felicità: nonna Ida e luigina, inseparabili, trait-d’union la “Settimana Enigmistica” (cui luigina rimarrà fedele per tutta la vita) e il gusto per le “belle maniere”, le conversazioni “eleganti”. E’ così accogliente la villetta dove alloggiano, sono così confortevoli le stanze, così incantevole il luogo di mare che viene deciso che la mamma, luigina, maria Teresa e il piccolo Aleardo, la nonna vi prolunghino la permanenza, fino a quando non rientri il papà dal Brasile: in primavera è previsto...

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Settembre 1957: Romano Trentini e il fratello Cesare all’ingresso del magazzino dell’azienda Trentini di São Caetano do Sul intenti a pianificare l’itinerario per la “pubblicità in bicicletta”. Si riconoscono, da destra, il direttore della ditta Andrè Zanetti, Romano Trentini, l’addetto alla pubblicità, Cesare Trentini, e due operai.


Luigina con la sua prima classe, di Romano d’Ezzelino, in gita a Cima Grappa nel luglio del 1968.

Luigina in casa dei genitori a Bassano, nel 1971, e a passeggio con la nonna Ida Casagranda nell’ottobre del 1973.

Il 18 agosto arriva la notizia che lo zio “d’America” lucillo è morto. lo zio Cesare, parte anche lui. In ottobre, luigina, maria Teresa e Aleardo iniziano le scuole a marina di pietrasanta. E’ una pluriclasse, composta perlopiù da figli di pescatori. Entusiasmante! Tutto è nuovo, tutto affascina. ma la nonna contrae un’infezione, si aggrava. Bisogna chiudere il villino, bisogna andare via... E portare anche Jeck, il cane trovatello, rinvenuto disperso sulla spiaggia. milano: la nonna sta meglio. Dicembre: si rientra a Solagna. Ah! Si rincomincia una nuova scuola, con nuovi compagni... Jeck non riesce a inserirsi, attraversa pericolosamente più volte la strada, in casa combina disastri, controvoglia la mamma lo affida a un’altra famiglia. luigina non vuole, soffre, si arrende. Sprofonda nel suo primo lago di malinconia. ma c’è la maestra Giacinta che le fa illustrare i racconti e le poesie, ci sono corse libere nei campi del paese, e nuovi compagni e -organizzate dalla mamma “salutista alla tedesca”- gite a Camposolagna sui Colli Alti, e lungo il Brenta carico d’acqua in primavera, e lungo i sentieri d’estate, e (è già arrivato l’autunno) la vendemmia alle “Rive”, la proprietà delle prozie Valeria e Silvia Todesco. E poi c’è Gedeone, che luigina trova al ritorno da una passeggiata. E’ bianco, piccolo; cresce in fretta, diventa un sovrano nella casa del nonno. Una tragedia la sua morte sotto una macchina per andare incontro alla zia Giulia, al rientro da scuola. Rimarrà il primo gatto di una lunga serie. Intanto lo zio Giocondo sposta la sua attività. Nel settembre del ‘58 tutta la famiglia (nonno, zia Elisa, zia Giulia, mamma Vera, i fratellini) si trasferisce a Bassano, a marchesane, in un grande

appartamento. le bambine cambiano ancora scuola, compagni e... maestra. la maestra di marchesane è poco tenera verso le “carenze matematiche” di luigina, deride i suoi componimenti, non dà alcun peso ai suoi disegni. luigina non si scompone (tanto c’è la mamma che la sostiene!). E’ in quarta elementare: per reazione alla maestra, “intensifica” la sua produzione poetica, illustra a margine i libri che legge, inizia a dipingere ad acquarello. Il suo mondo -già alloranon è scalfito dai rimproveri altrui. Estate per l’estate, la madre organizza una prima “vacanza” sui Colli Alti, prendendo in affitto la Casaretta di Giovannino Frassa, essendo stata venduta la proprietà della sua famiglia, ereditata dalla nonna Giulia Secco. I Colli Alti si rivelano il “paese delle meraviglie”. molti parenti della mamma vi avevano case e campi e vi passavano i mesi estivi. Una miriade di cugini si materializza, come elfi dal bosco: e vengono organizzati giochi, escursioni, raccolte di funghi, mirtilli, more, lamponi, fragoline occhieggianti dalle trincee della prima guerra mondiale... Da evitare (è l’ordine della mamma), da lasciare in pace sono soltanto le vipere. E poi su, alla sorgente del pertuso, dove i soldati portavano ad abbeverare i muli, per raggiungere, lungo i colli, Cima Grappa, per visitare i cimiteri dei caduti della prima guerra mondiale - quello italiano e quello austriaco - e la piccola radura dell’impenetrabile monte Oro, il luogo (“sacro, bambini!”) dove era stato ucciso il cugino ludovico, durante il “rastrellamento del Grappa”. luigina, per natura un po’ schiva e solitaria, si lascia coinvolgere nell’entusiasmo generale.


Samurai, tempera su carta, da una stampa giapponese, 1969. Invenzione liberty, penne a biro su carta, 1971.

papaveri, inchiostro di china su carta, 1971.

porta con sé, nelle escursioni, in un cestino, il pulcino Titti, trovato a zampettare, nell’abbandono, nel campo dei contadini vicini. per lui ha la scodellina dell’acqua e quella del tuorlo d’uovo, per imbeccarlo, a briciole, nelle soste. Titti morirà, di lì a poco, travolto inavvertitamente dalla sorella maria Teresa, scatenata in una delle sue “rivisitazioni” alle guerre indiane, e verrà sepolto con tutti gli onori tra i ciclamini del Forcelletto, piccola, tragica ombra su quell’estate del ’58, sulla magia di quei giorni, sulla incosciente disattenzione della sorella maggiore. Ritorno Il padre Romano, che continua a mantenere a distanza la famiglia, scrive dal Brasile lettere piene di inquietudine: non si può vendere, c’è l’inflazione... perché non farsi raggiungere da Vera, dai bambini e rincominciare là, in un paese giovane e pieno - nonostante tutto - di fermenti, una nuova vita? la moglie si oppone fermamente. Basta, è stanca di tutto questo peregrinare ed è troppo legata alla sua famiglia di origine, per affrontarne un distacco così traumatico, definitivo. Al rientro dalle vacanze, va a ritirare tutti i mobili immagazzinati a Trento, prende in affitto un appartamento a Bassano, in via lodi, vi si trasferisce con i figli. luigina frequenta l’ultimo anno delle elemen-

tari nella scuola della Santissima Trinità. Bassano le piace e lei sta crescendo. E’ il tempo delle birichinate, delle fughette in Brenta con le amiche, delle quotidiane visite al nonno, dei pomeriggi con la zia Giulia che intuisce - da insegnante - il talento della nipote, e le fa “illustrare” i lavori scolastici, le “affida” gli acquarelli della prozia Vera, sorella del nonno, anche lei pittrice, morta giovanissima. luigina, pur ancora una bambina, sembra vivere questo periodo con l’aria distratta e leggera di chi insegue i suoi sogni, staccandosi dalla quotidianità familiare, dalle “cose” degli altri. Si fa domande sulla crudeltà, perennemente occupata a salvare i piccoli animali feriti che incontra nel suo cammino (i gatti, la Tea e la sua sorellina siamese, Topo e Ali Babà e la Schnee), scrive poesie e disegna, disegna... Inizia, nell’ottobre del ’60, la scuola media al Sacro Cuore, la sede staccata - femminile - della Scuola media Vittorelli. ma è demotivata, segue senza interesse gli insegnanti e le lezioni. Sta maturando una consapevolezza di vita e di intenti che sono diversi da quelli che emergono dalle conversazioni con le compagne, dalle interrogazioni, dalle “verifiche” dei professori... Solo uno, il professore di disegno Sandro Scodro, nota questo proteggersi nel silenzio e lo sa attribuire a un talento artistico che riconosce.

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Ombre del Reale 1, penna a biro sottovernice su panforte acquarellato, ø cm 100, 1973. Ombre del Reale 2, penna a biro sottovernice su panforte acquarellato, ø cm 100, 1973. Ombre del Reale 3, penna a biro sottovernice su panforte acquarellato, ø cm 100, 1973.

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Donnola, terracotta dipinta con engobbi, 1979.

A fine anno, consiglia la mamma di iscrivere luigina all’Istituto d’Arte di Nove. Sarà l’inizio, nel ’61, di uno “stato” di appagamenti, di gioia creativa, di volontà di fare, riconosciuti dal direttore Andrea parini, che creerà con luigina una lunga amicizia, un incessante colloquio di arte e di progetti. luigina vince una borsa di studio: ma vi rinuncia, vuole, durante l’estate, preparare l’esame per essere ammessa alla terza classe. Ed è l’estate del ’62 sui Colli Alti - nella “Villetta degli inglesi”affittata dalla mamma, occupata tutta dallo studio e dalle conversazioni con la sorella maria Teresa, un’estate di comunione d’intenti, (luigina convincerà la sorella a iscriversi, anche lei, alla Scuola d’Arte di Nove), di entusiasmi. mai, nel corso della loro vita, le sorelle spezzeranno questo patto di unione, questa complicità di affetti, che diventeranno invisibili, parallele strade su cui condurre le proprie destinazioni. L’età delle discussioni in famiglia Nel Natale del ’62 rientra dal Brasile il papà, dopo aver preso la decisione di cedere la sua quota al fratello Cesare, e così riunirsi ai suoi cari, definitivamente. Tra la felicità di tutti, il suo ritorno provoca - anche - un salutare scossone in famiglia, dove si procedeva ormai in una atmosfera un po’ “ovattata” e anarchica. Ironico e pungente, colto, il padre Romano impone da subito la lettura dei quotidiani, instaura discussioni politiche, sociali, soprattutto al momento dei pasti, dice ai figli che la sola libertà - quella giusta - la si raggiunge con le conquiste personali, giudica la lotta di classe

un “fronzolo politico”. E da parte sua, la mamma, sprona i figli al raggiungimento dell’autonomia economica, a considerare il matrimonio una libera scelta, a valorizzare i propri talenti come meta prioritaria: saranno le idee che luigina coltiverà nel suo “femminile nell’arte”, nella “magica donna”. E in famiglia si parla, “ci si racconta”. Il papà, da giovane, non aveva potuto completare i suoi studi a Ca’ Foscari, alla Facoltà di Economia e Commercio, a causa di un chiarimento degenerato in un incontro di “boxe” con un docente, che lo aveva valutato ingiustamente a un esame. Viene espulso, interdetto dalle Scuole del Regno per dieci anni; mantiene l’iscrizione al GUF, fa l’istruttore militare a Roma (è un grande sportivo, racchetta, sci, fioretto) e partirà volontario per l’Africa. Un curriculum che non gli aprirà facilmente le strade della professione. Era di famiglia irredentista: naturale l’adesione alla fede fascista. Suo fratello Aleardo, che faceva parte della squadriglia acrobatica dei “Diavoli Rossi”, era partito volontario per la Spagna con il cugino Alessandro. Grande il suo amore per una nobile Balari laredo, (“donna stupenda”), ma dal finale tragico: Aleardo si immolò a causa di un guasto al motore, durante un’esibizione acrobatica a Castiglione del lago il 17 gennaio del ’39, per non cadere sulla folla: medaglia d’Argento, solenni funerali a Trento. Ah!: ricordi, ferite ancora vicine! la mamma, invece, si rivela testimone preziosa del periodo della Resistenza. Ospite delle zie Todesco a Solagna, aveva collaborato, come “staffetta” con la zia Valeria per ritirare a


Senza titolo, manichino anni Cinquanta dipinto con colori acrilici, h. cm 116, 1980.

Abbandono, terracotta dipinta con engobbi, 1978.

Venezia i messaggi da consegnare ai cugini Secco, partigiani sui Colli Alti. Ha assistito anche al lancio di qualche aiuto angloamericano! E poi, che disgrazia, l’uccisione di ludovico, l’arresto della cugina Ester e di sua madre maria... E lo zio Alberto, nascosto in una grotta sul massiccio e salvatosi per miracolo! E il dolore per la morte (medaglia d’Oro!) del cugino Agostino Vian nell’eccidio di Boves, nel lontano cuneese, il 19 settembre del ’43... Inevitabili i rapporti di formale cortesia da parte dei parenti della mamma con il papà, ma i figli “fanno quadrato” attorno a lui e mal sopportano critiche nei suoi confronti. I denari della liquidazione delle proprietà brasiliane si stanno, intanto, volatilizzando. papà Romano parla di un rientro a Trento: ma i figli sono impegnati negli studi a Bassano. Ora con i suoi 52 anni, effettivamente che fare? partecipa e vince il concorso di applicato di segreteria alla Scuola media Vittorelli; dopo qualche anno sarà segretario alla Scuola media di Enego dove insegna Educazione musicale anche la moglie Vera. Nelle scuole lascerà il ricordo della sua disponibile gentilezza, del suo tratto aristocratico, della sua enciclopedica cultura. Sarà anche tra i fondatori della CISl per il personale non insegnante e contribuirà alla fondazione del Collegio dei Ragionieri di Bassano del Grappa. L’Istituto d’Arte di Nove e l’inizio dell’attività artistica. Un crescendo di passioni e di vita proprio in quell’anno scolastico 1962-’63, l’anno del ritorno del padre, un cambiamento

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maternità, olio su tela ovale, cm 76x60, 1981.

pagne di classe e le amiche della sorella... C’è soprattutto Ata Zarpellon (oggi Ata CremieuAlcan): diventerà un’affermata pittrice nella Francia del perigord Noir (il luogo magico delle caverne preistoriche dipinte), e sarà lei a condividere interessi e comuni percorsi (l’astrologia!) con luigina: sarà lei, con il marito pierre, tra le pochissime persone ammesse a trovarla nel breve, tragico, ultimo periodo di degenza all’Hospice Gerosa.

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(che su luigina addensa inquietudine e “sofferenza”) avviene nell’Istituto d’Arte di Nove. Il direttore Andrea parini se ne va: la sua richiesta di trasferimento all’Istituto d’Arte di Gorizia è stata accettata. Siciliano, dotato di originale personalità artistica, Andrea parini era riuscito a trasformare la Scuola d’Arte e mestieri di Nove in un Istituto Statale d’Arte per la Ceramica. Il diploma permetteva l’entrata all’Accademia e il diritto a partecipare ai Concorsi di Stato per accedere all’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte. provenendo da Caltagirone, Andrea parini legava l’insegnamento al “saper fare”, alla “tradizione”, all’abilità del “mestiere”. Non è capito: a volte viene contestato. Valorizza il talento di luigina.Via lui, l’Istituto si avvia a emulare la modernità del “designer nordico”, cancella la ricchezza dell’artigianato, giunge a negare il valore del figurativo. luigina soffre, si adatta a scolpire “forme” in gesso e a copiare dal vero elementi geometrici “stranianti”. ma si rafforza “dentro” e - domani - sarà un’insegnante comprensiva, giusta, carismatica. ma ecco che una ventata d’allegria e di entusiasmo viene portata dal nuovo professore di chimica Antonio Francesco Celotto, ecco che l’algebra diventa una “scoperta” con il professore Aliprando Franceschetti. E ci sono le com-

Luigina si diploma, nel settembre del 1966 periodo di pausa, di riflessione, ma di ininterrotta ricerca di crescita artistica. Esegue ritratti a grafite studiando Ingres, si appassiona alle stampe giapponesi e, con inchiostri di china e tempere, le rielabora. I colori a tempera glieli prepara lo zio Giocondo, con impasti dosati nei componenti, perché possano durare nel tempo, inalterati. E’ il suo consigliere “chimico”, il supporto indispensabile, per comprendere e fare proprie le alchimie della materia pittorica per sperimentare ogni nuova tecnica. Nell’estate successiva l’esperienza di vigilatrice nella Colonia del CIF degli Alberoni, a Venezia, la convince a credere che il rapporto con i bambini le sia congeniale e la induce - grazie ai testi consigliati dalla zia Elisa e dalla zia Giulia - a preparare l’esame di Stato per l’abilitazione all’insegnamento. Finanziariamente si sostiene, eseguendo ritratti a matita e a pastello che da più parti le sono richiesti, portando a termine anche qualche lavoro nelle fabbriche di ceramica. Dopo aver fatto domanda di supplenza nelle scuole medie del territorio, viene convocata proprio nella sezione staccata della Scuola media Vittorelli, al Sacro Cuore: la scuola che l’aveva “respinta”. E’ un successo il rapporto che instaura con le alunne, sono una gratificazione i risultati che ottiene, facendo valorizzare una materia quasi negletta, che invece, con lei, viene accolta con interesse e gioia da alunni e... genitori. Il 16 novembre 1967 riceve la nomina per l’insegnamento in una prima classe della scuola media di Romano d’Ezzelino per tutto l’anno scolastico. Fa esperienza anche d’insegnamento pomeridiano delle libere Attività Complementari nella sede, al Collegio Graziani, della Scuola media manzoni e crea legami d’amicizia e di stima


Alice allo specchio, olio su tela ovale, cm 50x40, 1979.

con le giovani colleghe. Tra queste c’è Chiara Ferronato: l’amicizia di una vita. Oltre all’insegnamento continua a coltivare la sua passione sempre crescente per la pittura. Alla fine degli anni Sessanta il dottor Giambattista Brocchi Colonna apre a Bassano, nel palazzo di famiglia in salita Brocchi, il primo ambulatorio veterinario, per la cura dei piccoli animali domestici. luigina, con i suoi “trovatelli”, è tra le prime clienti e fa la volontaria assistente nei pomeriggi liberi, eseguendo anche, con pastelli e matite, i ritratti dei figli del dottore e anche quelli degli altri bambini di medici che frequentano l’ambulatorio. Consegue, intanto, alla prima partecipazione, l’abilitazione per l’insegnamento del Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole superiori nel giu-

gno del 1970 nella sede decentrata di padova e quella per l’insegnamento di Educazione Artistica nella scuola media nel marzo del ’71 presso la sede decentrata di Venezia, che le permettono di avere la nomina a tempo indeterminato da parte del provveditore agli Studi di Vicenza per l’anno scolastico ’71/’72 e l’inclusione nella graduatoria nazionale permanente per le classi di concorso superate. luigina riceve la nomina per le scuole di mason Vicentino e Cassola e accetta il completamento d’orario per due ore nella scuola media serale per adulti di Valdagno e per altre due ore in quella di meledo di Sarego (una straordinaria esperienza: lei, così giovane, si rapporta ad alunni adulti, li motiva, li coinvolge e li introduce nel mondo del colore, nella lettura delle opere d’arte).

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la bella Cleopatra, olio su tela ovale, cm 50x40, 1980. Gli amanti della notte, olio su tela ovale, cm 50x40, 1979 (pubblicato nel Bollettino del Premio Nazionale Naïf ).


Il mondo di Alice, piatto rotondo in terraglia dipinta sottovernice, ø cm 28, 1979.

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Il preside della Scuola media lampertico di Valdagno, Giuseppe Acerbi, ammira il suo talento artistico e si offre di farle conoscere il critico d’arte Salvatore Fazia, “anima” della Galleria palladio, a Vicenza. Vi sono di casa - e fissi all’appuntamento del sabato - artisti come lorenzo lovo e marisa Gramola, Andreina Robotti, marisa Benetti e altri pittori itineranti con i quali luigina - affiancata dalla sorella farà subito gruppo. E alla fine gennaio del ’74, Salvatore Fazia le propone di esporre, nella sua galleria, una personale con opere a penna biro, leggermente acquarellate, sottovernice su panforte di forma ovale e circolare. Titolo: “Ombre del Reale”. le “ombre” sono, adesso, la malattia della mamma: da due anni le è stata diagnosticata una malattia dall’esito infausto. Sta peggiorando, mamma Vera, ma non si dà per vinta: continua a insegnare musica nelle scuole medie di Enego e pove del Grappa e incita luigina a non preoccuparsi, a continuare il suo lavoro, a preparare la mostra... la prima personale di luigina viene inaugurata il 26 gennaio alle ore 18.00 nella Galleria palladio di Vicenza in Contrà portici con l’in-

tervento critico di Salvatore Fazia. Il corpo come sortilegio: non per nulla questa sua “storia” ha perfino il ritmo di una ruota d’azzardo. [...] L’azione è nel sogno: allora il corpo si ripete in mille angoli di allucinata epifania, allora esplodono irreali, magici e sensuali, i mille dettagli d’una fantasia vagante e recidiva. L’erotismo come dramma di massa, qui è la catastrofe individuale: vissuto al femminile, nella recente aria da belle époque, arriva all’elegia funebre del sesso. La stessa ripresa liberty del segno definisce infine il posto di questa poetica. [...] La verità di questa pittura viene direttamente da una vita: anche questa volta moneta sonante di cultura [...]. la nonna Ida, durante un breve soggiorno a Bassano, aveva avuto la soddisfazione di vedere le opere che luigina stava preparando per la sua prima esposizione. Il pensiero era corso alla sua gioventù, quando le erano state tarpate le ali per volare lungo la via dell’arte tanto amata... ma ora, la nipote... la mamma e il papà, invece, non potranno visitare la mostra. Fulmineo, velocissimo è il progredire del male. Danno il loro aiuto la zia Giulia, la zia Elisa e lo zio Giocondo. Convincono la sorella Vera a passare la sua ultima estate sui Colli Alti nella “Casetta Rossa” del pianaro, ad accettare il loro apporto nell’assistenza anche medica. marito e figli si alternano in un giornaliero via vai angosciato fino alla sera del ricovero d’urgenza, che avviene sotto un cielo stellato, indifferente. Il 16 settembre del 1974 la mamma muore, dopo un calvario di sofferenze, lasciando tutti scioccati, arrabbiati, incapaci di elaborare un dolore così grande. luigina non riuscirà mai a superarlo: la madre le aveva dato forza, l’aveva spronata nei momenti più difficili; il cuore pulsante di una famiglia si era arreso al male. ma ci sono le zie con il loro grande cuore, il loro affetto, ad attenuare il senso di impotenza che pervade gli “orfani”. Da allora diventeranno un punto di riferimento ancora più incisivo, le confidenti discrete, il confronto intelletuale e politico sapiente, il conforto e l’incoraggiamento nei momenti più difficili della vita. Si riuscirà, così, a sopportare, a superare, nel maggio del ’76, anche la morte dello zio Giocondo. In novembre, ancora confusa e incredula, luigina


Dopo la toilette, piatto ovale in terracotta engobbiata e dipinta sottovernice, cm 48x42, 1980.

riprende con la sorella maria Teresa le frequentazioni alla Galleria palladio: la distraggono e la confortano le discussioni sull’arte naïf che in quel momento è in auge e partecipa al Concorso Nazionale Naif di luzzara (Reggio Emilia), rendendosi però conto che quel “mondo” non le appartiene, che la sua strada ha altre direzioni. Nel mese di maggio del 1978, su invito del preside Giuseppe Acerbi, coordinatore degli Incontri Culturali IARD per la provincia di Vicenza, tiene una esposizione-dibattito alla Scuola media lampertico di Valdagno con l’amica artista marisa Benetti: “Si può riconoscere un femminile nell’arte?”. Nel ’79, si trasferisce, con la sorella, nella casa di mason Vicentino: una casa ampia, dove due grandi stanze vengono adibite ad atelier, una casa con giardino, dove possono tranquillamente giocare il bastardino spinone Joghy, i gatti Schnee, Sara e miciomao (la soriana Tilla, la gatta personale della mamma, è rimasta al papà assieme ai bastardini Wully e Tappo). Un trasferimento che rende più agevole il tragitto per giungere alla scuola media di marostica, la sede definitiva che luigina ha scelto con l’entrata in ruolo. Dal 1979 inizia a frequentare, con la sorella, l’ambiente artistico veronese, che viene loro aperto dall’amica Andreina Robotti. Nuove gallerie: la Galleria Ferrari, la Galleria d’Arte moderna di palazzo Forti, quella di Hellen Sutton, quella del palazzo della Granguardia e di palazzo Vecchio. Nuovi amici: il “vulcanico” Guglielmo Achille Cavellini, il critico luigi meneghelli, la neuropsichiatra-poetessa lilli pavoni, la scrittrice miriam Stefani, la gallerista e critica d’arte Romana loda. luigi meneghelli presenta, marzo del ’79, la personale di luigina “Il mondo di Alice”, allo “Studiozenere” di Valdagno: pitture di colori acrilici e a olio su tela, sculture e ceramiche. A una poetica che si congelava nel “gesto minimo” del segno, dentro una percezione visiva di profili e di orme anatomiche, s’è sostituita in Luigina Trentini l’impertinenza di un colore spaziale (blu e grigio) dietro cui emerge l’agguato di inquietanti presenze. La tensione espressiva della primitiva grafia non cede però il suo mordente: si fa anzi apprensiva, contagiosa e visionaria [...]. Nell’80 è sempre luigi meneghelli a presentare,

al “Caffè Zavattini” di luzzara la sua mostra “Il Reale e la sua Ombra”, olii e ceramiche. E’ un mondo di struggenti presenze e di enigmatiche apparenze, quello di Luigina Trentini. Uno spazio-museo che pare reinventare un improbabile stile “décadence”, di nei e cicisbei, di vapori e di tratteggi, giochini e pretesti: con la piuma vellicante, i panneggi senz’aria, lo specchio galeotto, l’occhio (amorino?) svolante, il gatto lanoso e smorfioso, il profilo del cavaliere in prospettiva defilata... Frivolezze alla Beardsley alla von Bayros? Interni misteriosi e capricciosi da “fin de siécle” o da “fin tout court” di una civiltà squisitamente deliquescente? Mica a caso Alfred Jarry a cavallo del secolo andato diceva che “l’arte è un coccodrillo impagliato”, quasi a sottolineare che ogni operazione estetica è una gran finzione, un carnevale in maschera, anche quando s’illude di attingere e di riflettere il reale. L’immagine appena accolta fugge, si nasconde, si dissipa, muore. Meglio, si occulta sotto le spoglie di una nuova realtà o di una nuova entità. [...] Non che salti l’inquietante mito della maschera che sevizia e ingiuria l’identità dell’immagine, ma proponendo già un teatro d’operetta, mostrando la paglia del coccodrillo in maniera “ubuesca”, si dimostra di essere consci del ricatto, di accettarlo e infine di capovolgerlo e sfruttarlo. [...] E il mondo

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Luigina Trentini, Mariuccia Nulli, Andreina Robotti e Maria Teresa Trentini, tra le fondatrici de “La Magica Donna Nera”, al Castello Inferiore di Marostica, in occasione della collettiva nel marzo del 1982. Luigina Trentini all’inaugurazione della mostra “Il filo perduto di Penelope” (maggio 1982) con il prof. Antonio Francesco Celotto, suo ex insegnante, a Sant’Eulalia (TV).

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l’angolo, pastello su carta, cm 50x40, 1981.

di Luigina Trentini dà questo presentimento di un “a ritroso” di una calcolata e meticolosa “remonte”. E’ l’occhio di Alice che capta la distrazione, l’incongruenza, la sconvenienza, sempre però gravitando vertiginosamente al centro del vero. Un po’ come Magritte, che denuncia “il tradimento delle immagini” riproducendo ironicamente e maniacalmente il “vero” o l’ombra del vero. Con altre armi, con altri scopi Luigina Trentini recupera una sua particolare forma di logica e la usa per rompere la tirannia, la frontiera del conosciuto e penetrare nei territori del conoscibile, del virtuale. Il “mistero” è per lei davvero una delle possibili categorie del reale. Anzi, come direbbe sempre Magritte, “il mistero è ciò che è assolutamente necessario perché esista un reale”. [...] E’ in questo inseguimento senza fine, chiuso simbolicamente dentro strutture ovali (quasi a significare che forse non ci può mai essere un vero cominciamento, ma solo precari tentativi di dar forma all’evento), che si estrinseca la ricerca di Luigina Trentini: dall’oggetto all’immagine, dall’immagine all’oggetto. Non è quello che si conosce tutti i giorni? E chi lo dice? Puo’ essere la sua ombra o il suo rovescio (Gnosi o Buffoneria). Eliminate le usuali coordinate spazio-tempo, ogni sospetto è permesso”. (luigi meneghelli, luzzara, 1 novembre 1980) Il nome di luigina Trentini viene inserito nella rivista “Arte Triveneta”. In gennaio la casa di mason è allietata dalla nascita di una bambina:

Enrica, Francesca, Annaluigia, Alearda, la figlia di maria Teresa. luigina ne sarà la seconda mamma e circonderà di affetto, di ogni attenzione la “Chichi” (come solo lei la chiamava). A Enrica, lascerà per testamento ogni suo avere. In ottobre dell’81 espone con la sorella nella Sala Espositiva di Sant’Eulalia (TV) e dona al Comune il busto in terracotta del musicista lorenzo perosi. Sarà il suo ex insegnante Antonio Francesco Celotto a tenere la presentazione. La Magica Donna Nera Nel 1982 luigina e la sorella maria Teresa ricevono l’incarico - dal Comitato Donne Democratiche della Consulta delle Associazioni Culturali del Comune - di organizzare nella sala del Castello Inferiore di marostica una “esposizione al femminile”. Sono i giorni (7-21 marzo) dedicati alla Festa della Donna. perché non formare un “gruppo”? perché non dargli un nome? Nasce (allusione a una canzone di Santana allora in voga) “la magica Donna Nera” con le artiste Andreina Robotti, luigina Trentini, mariuccia Nulli, marisa Benetti, maria Teresa Trentini, patrizia Guerresi. Il manifesto è di Andreina Robotti: è l’immagine di un manichino nero, privo di testa e braccia, conficcato in solchi appena arati e rivestito di una camicia-sottoveste, che Andreina Robotti ha dipinto, rielaborando l’“Annunciazione” del Beato Angelico. Un nastro rosso cinge il collo dell’essere di


legno con una medaglia che poggia sul ventre, scrive sul giornale di Vicenza e sull’Arena di Verona di martedì 13 aprile 1982 la scrittrice veronese myriam Stefani. Non a caso è stata scelta questa opera. E’ il 7 marzo vigilia della festa della donna. L’indumento dipinto raffigura l’Annunciazione (messaggio antico e liturgico) che per Andreina Robotti che utilizza solo il simbolo, l’angelo non è più una figura metafisica, ma ha voce umana. [...] Oggi la donna non è più adagiata in una immagine che ha un abbraccio immobile, deferente, di dipendenza assoluta o graziata dall’Assoluto [...] il divinio è quindi divini e l’umano è soltanto umano. [...] Cha sa che la maternità non è soltanto annunciata come premio di una predilezione, ma è seme già nella terra, come seme completo [...]. l’esposizione viene visitata da scolaresche, suscita polemiche e interesse. Nell’estate viene spostata al palazzo della Granguardia di Verona e luigina viene contattata dal Club del Collezionista di milano, per un colloquio con lo storico dell’arte mario monteverdi, che la inserirà nel volume “Donne di Quadri”, Edizioni del Sigillo di milano. Alla fine dell’82 il CEIC (Centro Europeo di Iniziative Culturali) di Roma le richiede un aggiornamento del suo percorso artistico e la invita, per l’83, alla Esposizione dei “maestri Italiani del Disegno e della Grafica” da tenersi a Tokyo in maggio. luigina invia delle litografie acquarellate e riceverà una segnalazione speciale della critica per la grafica.

Nell’83, in maggio “la magica Donna Nera” fa udire di nuovo la sua voce. Il gruppo è protagonista ad Asolo di un evento, organizzato al Teatro Eleonora Duse. Tutto si muove, adesso, attorno alla “sfinita solitudine” (questo è il titolo della mostra) dell’attrice Eleonora Duse, attorno alla sua tragica, affascinante persona. Il testo è di Romana loda, l’analisi psicoanalitica di lilli pavoni (che ne farà argomento delle sue lezioni universitarie). l’iniziativa è patrocinata dal Comune e dall’Associazione Culturale Robert Browning: recensioni sui giornali e visite guidate di scolaresche ne sanciscono il successo. Scrive Romana loda nel testo di accompagnamento: [...] Oggi, alla fine di tutti i miti e alla disperata ricerca di ogni mito possibile, il pianeta Duse è ormai lontano per poterci vivere dentro, ma la luce che emana è anco-

la Basilissa, olio su tela, cm 200x150, 1983.

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Luigina Trentini, al Teatro Duse di Asolo, durante l’happening “Teatro nel Teatro”, evento all’interno della mostra “Una sfinita solitudine” del gruppo “La Magica Donna Nera”.


Pagina a fianco Eleonora Duse, acquarello e tecnica mista su carta, cm 100x70, 1984

ra così fulgida da brillare nelle notti chiare. Ricordarla oggi ad Asolo dove il ricordo di lei è continuo, può essere superfluo, ma nessuna testimonianza d’amore sarà mai superflua per lei che ebbe sempre una immensa necessità d’amore. Ciò che qui ha realizzato Luigina Trentini è un atto d’amore. Trovando sbocchi fascinosi nelle immagini di una realtà reinventata, svela operazioni a metà strada fra quelle puramente mentali e altre più direttamente evocative. Un lavoro quello della Trentini che si alimenta dell’intelligenza interpretativa dei fatti trasfigurati attraverso la politica della cultura [...]. In un secondo tempo, le Artiste che partecipano a questo evento coinvolgeranno il pubblico con l’happening “Teatro nel Teatro” indossando gli “indumenti-biancheria” dipinti da Andreina Robotti, le “maschere” in terra-cotta di maria Teresa Trentini, tenendo come sfondo scenografico le pitture di luigina Trentini e di mariuccia Nulli. Tutto il gruppo verrà inserito nell’Archivio Storico della Biennale di Venezia. Nell’83, viene visionato il curriculum di luigina e accettata la sua iscrizione ad Art Diary Italia dall’Editore Giancarlo politi di milano. luigina partecipa poi alla collettiva curata dallo storico dell’arte mario monteverdi per l’inaugurazione dell’uscita dei volumi “Donne di Quadri”, Edizioni del Sigillo. Luigina Trentini cerca nelle proiezioni di una realtà simbolizzata, risvolti inquieti - talora sul limite dell’ossessione - che ne rivelano il temperamento surreale su cui il fascino del decadentismo depone le sue ombre morbose: ma il tutto in chiave poetica che si riallaccia a una cultura di tipo secessionista, su cui sovrasta il fantasma Du Klimt... Nell’ovale spazio delle sue creazioni, Luigina Trentini racchiude la magica surrealtà di immagini evanescenti che sembrano partorite, quasi per incanto, nella grottesca recita del destino, da un’epoca lontana, per rischiarare con una luce diafana una verità universale, non mai esistita, né esistente [...]. (mario monteverdi, Donne di Quadri: presenze contemporanee, “grandi servizi”, milano dicembre 1983). luigina espone con la sorella al “Club del mulino” di marostica tra dicembre e fine gennaio dell’84. la presentazione è di Antonio F.

Celotto e intervengono l’allora sindaco, Aliprando Franceschetti come suo ex insegnante e l’Assessore alla Cultura, lidia Toniolo Serafini. In maggio dell’84 organizza, ancora con la sorella la mostra, “Il Reale e la sua Ombra: Un Concerto a Quattro mani” al Club del Collezionista di milano: testo critico di Emiddio pietraforte. Un concerto a quattro mani per una unica emozione storica. Così potremmo definire questa mostra delle sorelle Luigina Trentini e Maria Teresa Trentini. Il soggetto è il proseguimento, con precisioni ulteriori, di un appassionato lavoro di ricerca perché non è solo recupero alla realtà della presenza femminile, ma è anche necessità di leggere meglio, senza i filtri storici dell’uomo, fautore di guerre e di potere, quello che fu (e in realtà è sempre stato) il ruolo femminile, non solo ed esclusivamente legato alla casa [...] la “cultura della casa” vede le donne come relegate. Così Maria Teresa le illustra dall’esterno, con le sue ceramiche (rilievi e sculture in terra-cotta e dipinti su terra-cotta ingobbiata), per metterne in rilievo la qualità storica di “contenitore”; Luigina narra degli interni: un oscillare bianco di di pizzi, di trine, di merletti, di oggettifeticcio e quindi tradizione borghese del ruolo [...] I miti classici, greci, nei dipinti di Luigina sono visti in chiave risolutiva, per una lettura autentica della presenza della donna che non si limitava ad attendere il ritorno del guerriero. Andromaca che saluta Ettore sulle mura di Troia, non è più eroina passiva di un destino maschile, ma diventa testimone di storia [...]. E il concerto a quattro mani continua, per un sempre più chiaro spartito di amore per l’arte, ma anche di divertita conoscenza della storia. In giugno luigina è ospite d’onore al Club Annabella di Verona con una mostra-dibattito sulla creatività al femminile. E’ invitata alla esposizione internazionale d’arte “XIV primavera di Berlino” nel Castello Charlottenburg organizzata dal CEIC di Roma, riceve la “menzione speciale per i valori artistici racchiusi nella sua opera” ed è inserita nel catalogo curato da Giancarlo Gloriano Sibaldi ed Enrique R. Fioretti Idigaras. In agosto, alla manifestazione del CEIC di Roma a los Angeles “Disegno e Grafica

Gli amanti, pastello, cm 50x40, 1981.

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Dioniso e Demetra, acquarello e tecnica mista su carta, cm 100x70. Opera vincitrice della Coppa Aurea all’Ottava Biennale Europea di Roma 1988.

20 Contemporanea Italiana”, riceve “menzione speciale per il disegno su segnalazione della critica”. Nel maggio dell’85, “la magica Donna Nera” torna ad Asolo con la mostra-dibattito “Scacco matto al Re”, in omaggio a Caterina Cornaro, al Castello Regina Cornaro. Il testo critico è di Giorgio Cortenova, l’allora direttore della Galleria d’Arte moderna di palazzo Forti di Verona. Vi partecipano l’artista Guglielmo Achille Cavellini e la scrittrice Chiara Ferronato con l’intervento “Che avrebbe detto messer Bembo”, che viene pubblicato sul giornale “punto... e a capo”. Che avrebbe detto messer Bembo se, per uno scherzo del Tempo, fosse stato condotto - la tiepida e profumata sera dell’11 maggio del 1985- a visitare la “mostra-omaggio a Caterina Cornaro” nel castello di Asolo? Nel

1505, presso il veneziano Manuzio, egli aveva pubblicato gli “Asolani”, elogio dell’amor “sanza desio”, nella forma aristocratica ed elegantissima di un dialogo neoplatonico, nel pieno rispetto della tradizione cortigiana dell’umanesimo veneto”. “Scacco matto al re” avrebbe letto nel manifesto. Ma quale re? Forse Giacomo II di Lusignano, che aveva lasciato a Cipro la “sua” Caterina a districarsi nel difficile gioco diplomatico fra le mire degli Aragonesi e le pretese della rivale Carlotta o il pretendente Alfonso che la voleva sposare e scatenò i sospetti della veneta repubblica, tanto da farla rinchiudere nella signoria di Asolo, nella raffinata società, (sua creazione, davvero) che egli poi, l’umanista doveva descrivere? Quale re, infine? Per nessuna ragione al mondo, messer Bembo avrebbe compreso ed ammesso che il re dello scacco matto poteva essere lui, anche lui, l’animo rivolto alle dimensioni del divino e dell’eterno, il cui sguardo si fermava ora, sconcertato e confuso sulla trama del tempo, sul fantoccio di Caterina, che Andreina Robotti aveva creato da teli di lino e disteso - privo di occhi, bocca e naso - tra lenzuola bianche, sopra un letto ad una piazza, una coroncina di rose sfatte sul capo ad indicarne la regalità. Questo mi chiedevo e pensavo ripercorrendo le stanze, risalendo la scalea del castello, dove esponevano i loro lavori le quattro artiste: Andreina Robotti, Mariuccia Nulli, Luigina Trentini e Maria Teresa Trentini. Che ci fosse una provocazione, poteva essere palese. Ma dove esattamente coglierla, era difficile. I grandi olii, di aggressiva forza cromatica, di Luigina Trentini sembravano esprimere quasi i sensi di un omaggio alla maestà della donna; e tale era l’impressione che se ne ricavava, quando, ecco che un’ironia pungente emana dalle ceramiche, dove amplessi, volti, espressioni si confondono in visioni di sogno e di irrealtà. L’arcaica serenità delle vecchie case venete che Maria Teresa Trentini fa emergere dalla creta su lastre di cristallo si altera, subito, nella vicina sfida dei mascheroni, facce grottesche e dure, promananti, dalle cascanti mascelle, muri e ruderi e rovine, sassi su cui si sgretola ogni potere. E mentre Mariuccia Nulli


Luigina Trentini (ultima a destra) con Mariuccia Nulli e Maria Teresa Trentini al Castello Cornaro di Asolo all’inaugurazione della mostra “Scacco matto al re” (maggio 1985). Con loro, l’artista Guglielmo Achille Cavellini, l’on. Giuseppe Saretta e le bimbe Lydia Todescan ed Enrica Trentini Rumor.

chiude entro grate di colore ogni possibilità di evasione (o di penetrazione?) da una realtà perduta nello spazio, Andreina Robotti, dopo aver velato come una mummia la Regina, ne trasmette, improvvisamente, il respiro della favola. Su paesaggi, colline, alberi, fiori che riportano il piccolo punto del ricamo, si affacciano le dame, i cavalier, l’arme, gli amori: tutto il mondo incantato e disincantato degli arazzi medioevali, dove l’originalità dell’insieme si stampera in dolcezza, finalmente, in visioni bambine. Che le quattro artiste abbiano lavorato ognuno per conto proprio è chiaro e logico. Che le abbia condotte un’unica mano raffinata ed intelligente, lo si deduce da una fruizione attenta della mostra. Era un omaggio a lei, uno scacco matto al re. Al re cui “amaro lagrimar, non dolce canto” aveva dedicato Vittoria Colonna, e per il quale aveva pianto Gaspara Stampa, “poi che con gli occhi tuoi mi prese Amore. No, messer Bembo non avrebbe potuto capire. (Chiara Ferronato, Asolo, 11 maggio 1985) Sul “manifesto” della mostra Giorgio Cortenova scrive: “Il Castello appartiene a tutta la tradizione onirica, post-dadaista, e a tutti i fermenti fantastici della contemporaneità... scrigno dell’immaginario, e del fiabesco, ma anche degli orrori splendidi dell’immaginazione e delle cristalline trasparenze dell’Eros. Ma certo una Regina nel castello è il massimo della sincronia possibile, ma è anche il massimo della provocazione attraverso il sogno, la notte, il moltiplicarsi del ‘senso’ e l’emergere scintillante del principio ancestrale del piacere. E Luigina Trentini che espone i suoi lavori con le altre artiste dentro le mura della Regina Cornaro, dedicandole l’omaggio ‘notturno’ dell’arte e la sua inesausta infrazione, non può certo nascondere una carica di sicura allusività. Sia che il nostro sguardo vada a scoprire visioni anomale e segrete, sia che l’intervento strappi dissonanze sempre in agguato e interpolazioni lacerate dalla memoria, per il presente e viceversa: in questo linguaggio l’allusività è ciò che è altro, diverso il motivo di fondo cui la mostra in se stessa allude e che nel castello della Regina Cornaro trova la sua naturale sede di apparizione e l’apparizione ‘circolante’; quasi un andare alla deriva del tempo; finché

la notte dei sogni (si direbbe) non divari la luce statuaria del giorno”. In giugno luigina è tra i partecipanti invitati dal CEIC di Roma al “Tsukuba Expo ‘85” di Tokyo nei padiglioni di “Disegno e Grafica Contemporanea” e riceve una “menzione speciale su segnalazione della critica” per i suoi acquarelli. Durante l’estate è di aiuto a completare, nelle parti più delicate di pittura, la vetrata commissionata ad Andreina Robotti per la chiesa di San Francesco di Verona con una “Annunciazione” che ricalca l’impostazione del primo manifesto de “la magica Donna Nera”. Nell’autunno dello stesso anno, luigina, la sorella ed Enrichetta si trasferiscono nuovamente a Bassano, perché la piccola inizia la scuola e bisogna stare vicine a papà, che accenna ad avere qualche problema di salute. Nel frattempo continua a frequentare il “Circolo del Volo Ultraleggero” a Treponti di Bassano del Grappa: vuole prendere il brevetto. E’ l’amica artista Anna Saugo, che partecipa alle “Feste del plenilunio” della magica Donna Nera, a presentarla agli amici Sartori che gestiscono il Circolo. luigina creerà anche il simbolo dell’Associazione ma non riuscirà nell’intento di volare “da sola”: non sopra un “ultraleggero”, almeno! Nell’86 riceve un “Invité d’Honneur selection 1986” da “le Centre International D’Art Contemporain” di parigi che: A retenu l’Ouvre de Luigina Trentini pour sa partecipation remerqueé a l’Esposition Internazionale qui s’est tenue à Paris Avec les Compliments Remerciaments de Laurent Charles Alfred responsable de la Selection, per le sue opere ad olio su tela ovale. In giugno, partecipa sempre su invito del CEIC di Roma, al “IV Salone del Disegno e della Grafica Contemporanea” al City Hall di Hong Kong e riceve una menzione speciale, su segnalazione della critica, per i pastelli acquarellati. In quell’anno gli amici Orazio e Stefania Stella le fanno conoscere padre Ireneo, che all’“Eremo di San pietro” nel Comune di mason Vicentino, segue ragazzi in difficoltà. per arricchire la chiesetta dell’Eremo - e per dare un segno di speranza a quei giovani luigina dipinge la pala d’altare con San Francesco e Santa Chiara, ispirandosi al

21 l’innocente abbraccio 1, litografia, cm 35x50, 1986.


Sibilla, piatto ovale in terracotta engobbiata e dipinta sottovernice, cm 51x44, 1983.

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Cantico delle Creature che tanto amava. In dicembre del 1987 luigina è invitata a partecipare alla Biennale di malta, “Omaggio al Caravaggio” da tenersi nel mistyque museum e viene premiata dalla Commissione Giudicatrice nel maggio dell’88. Nel marzo dell’88 riceve inoltre, per i suoi acquarelli, la Coppa Aurea all’“VIII Biennale Europea Roma 1988”, iniziativa del CEIC a palazzo polverosi. Il 3 novembre 1988, a settantasette anni, dopo un mese di coma seguito a un piccolo intervento, muore il padre Romano. lascia i figli in preda all’angoscia, increduli di non poter più far conto sulla sua presenza. Buio e tristezza per luigina. la salva, ancora una volta, la “sua” arte. Riceve premi, riconoscimenti. In agosto dell’89 la Coppa Aurea nell’esposizione del CEIC di Roma “I maestri dell’Arte Italiana” a Tokyo con acquarelli e pastelli. A novembre nelle esposizioni di Washington-las Vegas, sempre su iniziativa del CEIC di Roma,“Arte merchants rendezvous mission” riceve il premio Coppa Aurea della presidenza della Commissione Giudicatrice, per i suoi acquarelli. la Commissione preposta agli Artisti Operanti in Europa, organo del CEIC, le assegna il gran premio “la musa nell’Arte” e la tessera di appartenenza all’Albo professionale degli artisti europei e la inserisce nello Schedario Nazionale degli Artisti Italiani. Dal 10 giugno all’8 luglio nell’Atelier D’Arte “Studio R” alle Barche di Vicenza espone nella mostra-confronto sulla creatività femminile e maschile coordinata dal critico Salvatore Fazia. Nel frattempo, luigina avvia una relazione sentimentale con un compagno che si mostra sensibile, attento al suo dolore per la morte del padre, vicino al suo amore per i “quadri e gli animali”. Si stacca dalla sorella e dalla nipote Enrica, vive con lui. Nel ‘90 partecipa all’esposizione “Tesktuba” a Hong Kong, sempre su invito del CEIC di Roma, e riceve la prestigiosa “cornice d’argento” per i suoi acquarelli e pastelli. Nel febbraio del 1991 riceve il premio “Targa con medaglia d’Oro”: un Diploma d’Onore, dall’Istituto Superiore di Studi dell’Accademia Internazionale michelangelo di Roma. [...] Ha ritenuto doveroso lasciare agli atti,

quale giustificativo della Nomina, l’encomiabile e importante nonché rilevante attività da Lei svolta nel campo delle arti visive. Attività che testimonia l’alto grado di professionalità raggiunta e un serio impegno culturale, messo a disposizione della comunità, che La riconosce degno rappresentante dell’arte e della cultura contemporanea italiana, meritevole, dunque, di questo riconoscimento [...]. Roma, 1 febbraio 1991, per la presidenza, Giulio Antinori. Nel 1991, luigina decide di dedicarsi a tempo pieno all’attività artistica. Va in pensione dalla Scuola e con l’eredità ricevuta dal padre e la liquidazione decide di acquistare un “rustico” a Fellette di Romano d’Ezzelino. Apparentemente entusiasta, il compagno si dice disposto ad affiancarla, anche finanziaramente. la nuova casa si rivela, come ogni rustico, piena d’acciacchi. Nel prato corrono Igor, il cane-lupo, la bastardina piccola, picchio, il cucciolo salvato nei boschi di Asiago, pucci la gatta del papà... ma il tetto, le stanze hanno bisogno di interventi di ristrutturazione. Il compagno... non interviene. Ha frequenti e gravi problemi di salute. luigina lavora, con audacia si propone a nuove scelte: decora mobili per un mobilificio di Tezze, li impreziosisce con lacche e vedute veneziane in stile settecentesco; per la “manifattura Ronzani” di Bassano rivisita la pittura pompeiana, crea “grottesche” e motivi zoomorfi e fitomorfi ispirandosi alla ceramica greca. Ripropone antichi giochi e simboli: “la pissotta”, “I segni Zodiacali”, “I giorni della Settimana”, “Gli Elementi: Terra - Aria - Acqua - Fuoco”. Oggetti che riscuotono grande successo per la novità stilistica e l’eleganza. Con il compagno, la frattura è ormai quasi inevitabile. Coraggiosamente, luigina vende il rustico, propone alla sorella e alla nipote di trasferirsi in affitto in una bifamiliare a Bassano, al confine con pove. Si riforma un “nido” di affetti, dove incontrarsi e scontrarsi, dove far progetti, dove l’adolescente studentessa Enrica si appropria - reinventandole - delle tecniche della zia e della mamma, iniziando a sua volta a creare piccoli gioielli, intrecci di perline, a modellare resine, spago, cordoncini, tulle, nastri. Sarà sempre presente e di supporto e aiuto, con il suo “buon gusto” innato, nelle


esposizioni della mamma e della zia e, con lei, il compagno piero poletti, ricercatore matematico e musicista... trentino. Enrica si laureerà a Trento, in Giurisprudenza, pur coltivando interessi artistici e fotografici. Il compagno di luigina, all’inizio, condivide con lei la vita di ogni giorno, nella nuova sistemazione: ma è evidente che il divario di origini e di esperienze diventa ogni giorno di più un baratro. luigina cerca di salvare l’amore in cui aveva creduto. Il compagno tradisce gli impegni presi e le promesse. luigina reagisce, lo convince -con civiltà- ad andarsene. E’ il marzo del 1997. Ferita, delusa, luigina riprende a lottare. partecipa alle iniziative e ai simposi locali: “pittori della Comunità Valbrenta” di Carpanè, “Acque Slosse” di Bassano del Grappa, “Blu Cobalto” di Rosà, “multiarte” di Cassola e “Artisti e poeti” di Cittadella. ma espone anche a Verona all’”Art Expo”, entra nel circuito di vendita “ANNA” di milano e nel sito internet legato alla rivista “Flash Art” dell’Editore G. politi di milano. Nell’estate del ’99 dirige il Crec estivo di Cassola: Giornate intense per la Dirigente prof. Luigina Trentini e per gli animatori che si sono confrontati con settanta bambini per i quali hanno allestito laboratori di animazione e di attività manuali con molteplici e svariati materiali, organizzato escursioni [...] dipinto magliette e sassi […]. Matteo, 8 anni, giudica l’esperienza di quest’anno come la migliore in assoluto [...]. Martina, 7 anni, deve correre a finire di colorare “gli uovi” [...] scrive su “Il

Gazzettino” di domenica 1 agosto la giornalista Cristina lunardon. Del settembre del 2000 è “Amor Sacro e Amor profano”, personale nella sede della Banca BNl di Cittadella, presentata da Fiorenzo Rizzetto. luigina vince la Coppa della Banca Antonveneta nel concorso nazionale “Veneto Incantato” con l’opera di grafica e tecnica mista “Omaggio al Veneto”; il riconoscimento “Arco della pace” della città di milano e il titolo onorifico di professore H.C. dell’Accademia Internazionale “Citta’ di Roma”, con l’opera a olio su tela, “Concerto d’Ali” e le liriche “Omaggio a Venezia” e “preludio musicale”. Nel 2000 partecipa alle manifestazioni artisticoculturali patrocinate dal Comune di Cassola e organizzate da Giulio Carandente. E’ invitata nel gennaio 2001 a “mani Creative”, esposizione promossa dalla Commissione Intercomunale per le pari Opportunità nella Chiesetta di San marco a marostica. In aprile è sua la personale “Amor Sacro Amor profano” nella Biblioteca Civica di San Giuseppe di Cassola, patrocinata dal comune e presentata da Giulio Carandente. In maggio presenta l’opera “Creazione” con il poeta Eusebio Vivian nella Sala Consiliare del Castello Inferiore di marostica. E’ ancora a marostica, in giugno, nella collettiva promossa dalla Regione Veneto “la Ciliegia di marostica nella Ceramica” a cura di Silvana Caron e Raffaella pirini. In quell’occasione dona alla Città il lavoro che espone: un pannello di piastrelle maiolicate dipinte con il

Enigma, olio su tela, cm 200x150, 1988. Danza del Satiro, acquarello e tecnica mista su carta, cm 100x70, 1987.

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Luigina Trentini ai “Portoni aperti” di Nove, in occasione della Festa della Ceramica del 2008, nella casa-museo di Massimiliano Borsato. metamorfosi, olio su tela ovale, cm 76x60, 1983.

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tema “marostica e le sue ciliege”. In ottobre guida il laboratorio grafico-pittorico delle classi IV A,B,C elementari di marostica per l’illustrazione del libro vincitore della 14a Edizione del premio Arpalice Cuman pertile (“Ricette in eredità” di maria A. Ceravolo Damiani). Dal 2002 è invitata a partecipare a “marostica Arte: Giornate Europee per il patrimonio Culturale”, con cadenza annuale nel mese di settembre, con l’esposizione al Castello Inferiore e laboratori artistici in piazza degli Scacchi. Nell’anno accademico 2002-2003 insegna all’Università della Terza età di marostica e i suoi alunni vincono il premio - tra le Università degli Anziani della provincia di Vicenza - con un grande arazzo a patchwork: ricami che raffigurano i segni zodiacali. In dicembre partecipa a Telethon presso la sede della Banca BNl di Bassano e dona un’opera di grafica. In giugno 2003, presenta la sua personale “Amor Sacro Amor profano” nella Barchessa di Villa Valmarana morosini all’interno delle rassegne di “Altavilla Estate” promosse dal Comune. La divisione tra uno spazio sacro e uno profano non è riferito solamente all’amore tra donna e uomo, ma a un sentimento universale che mette in gioco il bene e il male, la gioia e il dolore, l’unicità e la duplicità, così spiega il titolo suggestivo, dato alla sua personale, luigina stessa. Il 6 settembre è inaugurata dal sindaco Alcide

Bertazzo e dall’assessore alla Cultura maria Angela Cuman l’antologica “Amor Sacro Amor profano” nel Castello Inferiore di marostica. la presenta la scrittrice Chiara Ferronato. L’attività artistica di Luigina Trentini sembra avere origini - e confini - nel sogno, essendo i suoi olii, i suoi disegni e gli oggetti che escono dalle sue mani in bilico tra la realtà e l’immaginazione, nel sogno, dunque, o nell’irrealtà della fantasia. Luigina Trentini dipinge donne che aprono grandi occhi sul mondo, o urlano l’angoscia di mani e fiori che serrano i loro visi, mentre nitidi orologi scendono tra i capelli, accarezzati da vuoti sguardi maschili. Specchi riflettono abbracci solo immaginati e dileguati nella notte, ventagli e maschere celano volti che si sfiorano, angeli appaiono nel delirio composto dell’amor sacro e dell’amor profano, custodi di un mondo dove sopravvivono i fantasmi e si ripercuotono le voci dei lontani luoghi della memoria. Segni zodiacali evocanti età remote, sfidano il loro potere premonitorio colpendo esseri totalmente nuovi, mescolando le illusioni alle verità, l’incanto alla consapevolezza che la fantasia nasconda ancora cose vive e rimpianti. E qui, più con la pittura onirica, ma spesso di incubo di Odilon Redon e con le fanciulle-adolescenti di Balthus, sospese quasi in una fissità di sonnambule, si potrebbe osare un tenue legame con le opere di Paul Delvaux e di Leonor Fini. Le donne di Paul Delvaux siedono in silenzio e attendono senza tregua, in un isolamento solpistico e voyeuristico; le bellissime donne di Leonor Fini risentono della nostalgia delle grotte “où nagent les sirénes”, tra rocce aurifere e luci cangianti, nei palazzi dei miraggi. Le donne di Luigina Trentini, restituite in un mondo dissepolto dalla libertà delle simbologie e delle metafore, appaiono in primo piano. Streghe, genitrici, eroine, prigioniere, aguzzine, ilari, infelici. Sono le stesse donne delle sue poesie, scritte su decorate pergamene, donne di dolorose vittorie, di fedeli infedeltà, comunque coraggiose nella soavità floreale degli inanellati capelli che, come catene dorate, riportano tra le loro spire il disegno limpido e penetrante, violento e tragico di Luigina Trentini, disegno che, come il pensiero e il sogno, proviene dall’ombra vigile della notte.


Concerto d’ali, olio e tecnica mista sul tela, cm 70x61, particolare, 2000. Opera premiata dall’Accademia Internazionale Città di Roma.

(Chiara Ferronato, 6 settembre 2003, Castello Inferiore di marostica) A Crosara, in occasione della manifestazione “Festa della Ciliegia Tardiva” del 13 giugno 2004, organizzata dall’Associazione Culturale Terra e Vita, inaugurata dal sindaco Alcide Bertazzo e dall’assessore alla Cultura maria Angela Cuman, luigina dona un pannello maiolicato e dipinto all’Ecomuseo della paglia e delle Tradizioni Contadine. Con il patrocinio del Comune, nello stesso giugno, espone nella “palestrina” di pianezze con la sorella, presentata dall’assessore alla Cultura marina muttin. In luglio 2005, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Bassano della Banca mediolanum, è invitata a esporre con amiche artiste dal suo ex alunno Fabio poli: “5 Rose Blu”. proprio in quel luglio, luigina si accorge di un “nevo” sulla sua pelle. lo teme, ha paura della tragica fatalità della trasmissione del patrimonio genetico: la mamma è morta per “questo”, di “questo” è morta anche la nonna Angela... l’intervento, cui subito si sottopone, ne rivela la malignità... Ne tace la gravità alle zie che da poco hanno cocciutamente deciso di vendere il loro appartamento per ritirarsi a Casa Sterni nel centro di Bassano e, nonostante la sua malattia, continua insieme con la sorella, a essere il loro quotidiano supporto. le va a trovare almeno due giorni alla settimana; la domenica e a ogni festività le conduce in macchina, a pranzo, a trascorrere la giornata con maria Teresa ed Enrica e le riporta alla sera a “casa”. E con dolore assiste al loro decadimento fisico e intellettuale, ma con ironica dolcezza le rallegra con le sue conversazioni, le informa sui suoi lavori, le ravviva con mirate discussioni politiche e letterarie. ma è lei, l’ammalata “silente”. In ottobre 2005 è invitata a partecipare alla collettiva “la pittura Veneta Contemporanea” patrocinata dalla Regione Veneto, alle Torri del Benaco. Nel 2006 le vengono commissionati i pannelli-simbolo dall’“Associazione Nazionale Città delle Ciliege”. Sono tutti rigorosamente modellati a rilievo, a mano, in semirefrattario bianco maiolicato e poi dipinto. I pannelli - la cui cottura sarà completata dalla sorella maria Teresa - diventeranno il “logo” della Città di

marostica. Nel 2007, una recidiva metastatica la debilita. Viene rioperata nel gennaio del 2008. Con grinta straordinaria affronta il periodo delle cure chemioterapiche. E’ sempre lei: quando può dipinge, riceve le amiche a casa; il the, il “suo” dolce di mele... “Come stai?” “Bene”. Scrolla i capelli, ancora ricci, ancora rossi. “Sto bene, davvero. Sto leggendo il tuo ultimo libro... Ho tanto tempo per leggere, adesso”. A fine settembre 2008, nella casa-museo dell’amico massimiliano Borsato, partecipa con fatica ma anche con coraggio indomito, all’evento “portoni aperti” a Nove, assieme alla sorella e all’amica artista Giulietta Cozzi di Vicenza. le artiste propongono una nuova idea di “decoro” per la ceramica, la rivalutazione del “mestiere”e della creatività. luigina è là: cela la sua debolezza dipingendo dal vivo, un ultimo sorriso ai visitatori. Il 19 gennaio del 2009, il giorno di San Bassiano, viene ricoverata d’urgenza all’ospedale, alle 19.30... Lei sapeva interpretare i numeri. luigina muore il 7 marzo, alle ore 4.07 nella stanza n. 7 dell’Ospice Gerosa. le sono vicine, ad accompagnarla nell’ultima, breve passeggiata, la sorella maria Teresa e la nipote-figlia Enrica. le sue ceneri verranno riposte in una piccola urna che lei stessa aveva dipinto: sarà collocata nella tomba di famiglia della mamma, a Solagna. la soriana Scuffia, non vedendola ritornare a casa, si lascerà, piano piano, morire di fame. Gli altri quattro gatti verranno accolti e accuditi dalla sorella maria Teresa. Chiara Ferronato Tanatkh Un’ombra di parole: una inafferrabile salvezza del tempo perduto evocante fantasmi di una favola infinita di adulta sapienza. Luigina Trentini

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Amor Sacro Amor profano, acquarello e tecnica mista su carta, cm 56x58, 1988. Opera premiata alla Biennale di Malta dello stesso anno.

“Il Femminile nell’Arte” al Castello Inferiore di Marostica la mostra si gioca tutta sull’ipotesi che esiste il femminile e che esiste in dimensioni logiche assolute: la casistica esistenziale prevede un certo statuto recentemente evoluto, liberato anche dalle comparazioni col maschile. possibile? E’ come se la donna non fosse più la costola biblica, più vicina invece ai primi versetti dove si recita che Dio creò l’uomo e lo fece maschio e femmina, e che li fece entrambi a sua imma-

gina e somiglianza. Ed ecco l’azzardo, e dunque il femminile divino. la mostra è dedicata a luigina, che non c’è più: è la sala maggiore (del Castello Inferiore di marostica) che ne ospita il lavoro artistico, vertiginoso tra la più esaltata esibizione della intimità e l’idea avvolgente dell’immagine personale, e tuttavia esposta ai rischi della sacralizzazione magica più nera. Era, luigina Trentini, una ragazza d’oro, dal viso sempre eccitato, ironicamente versato in espressioni incalcolabili, in ammiccamenti di sè e in gioco

QUADRO CRONOlOGICO VITA DI lUIGINA TRENTINI

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AVVENImENTI STORICI

Nasce a Trento il 18 aprile.

1948

Elezioni in Italia per il primo parlamento repubblicano.

Si trasferisce a Solagna (VI), nel paese degli avi materni.

1957

E’ inaugurata a Venezia la Fondazione peggy Guggenheim.

Consegue il diploma di “maestro d’Arte” presso l’Istituto d’Arte di Nove.

1966

Viene istituita a Roma la prima sezione italiana del WWF.

Inizia a insegnare Educazione Artistica nella scuola media di Romano d’Ezzelino.

1967

Il chirurgo Christian Barnard effettua il primo trapianto di cuore della storia a Città del Capo.

prima personale nella Galleria palladio di Vicenza.

1974

In Etiopia si scoprono i resti fossili di “lucy”.

personale allo Studiozenere di Valdagno (VI).

1979

Nobel per la pace a madre Teresa di Calcutta.

personale al Caffe Zavattini di luzzara (RE).

1980

marguerite Yourcenar è ammessa all’Accademia di Francia.

Si forma il gruppo “magica Donna Nera”. Espone al Castello di marostica. Inizia la collaborazione con il Centro Europeo Iniziative Culturali di Roma.

1982

Nobel per la pace alla scrittrice svedese Alva mirval per l’impegno contro gli armamenti.

Espone con il gruppo “magica Donna Nera” ad Asolo, esperienza che ripeterà anche l’anno successivo.

1984

la religione cattolica non è più religione di stato.

A parigi “Invité d’Honneur” dal Centro Internazionale Arte Contemporanea.

1986

Rita levi montalcini riceve il premio Nobel per la medicina.

Riceve la “Coppa Aurea” all’Ottava Biennale Europea.

1988

maria Zambrano riceve il premio Cervantes.

medaglia d’Oro Accademia michelangelo del Centro Europeo Iniziative Culturali di Roma. Va in pensione.

1991

Il governo sudafricano abolisce le ultime leggi razziali ancora in vigore: finisce così l’Apartheid.

Inzia la collaborazione con Associazioni artistico-culturali del territorio bassanese.

1998

l’Australia riconosce i torti commessi ai danni dei nativi.

Antologica al Castello Inferiore di marostica.

2003

Viene costituita la Corte penale Internazionale a l’Aja.

Riceve l’incarico dei pannelli-simbolo dall’Associazione Nazionale “Città delle Ciliege”, futuro logo della Città di marostica.

2006

Decreto legislativo n°198 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”.

partecipa a “portoni aperti” a Nove.

2008

l’Egitto vieta per legge l’infibulazione.

Il 7 marzo cessa di vivere.

2009

la Nasa annuncia la presenza di acqua ghiacciata sulla luna.


Alcova, acquarello e tecnica mista su cartoncino, cm 56,5x78, 2003.

tra loro, e destinazioni evocate apposta per essere senza riparo, e goderne l’ambiguo equilibrio. la pittura - questa prospettiva dedicata alla memoria - è tutta una celebrazione di questa avventura del carattere e del destino, sognata sotto intese d’arte, probabilmente nata come sogno e mai fermata: per questo le scenografie interne, chiuse a chiavi adesso dal contrappunto della morte, hanno le emozioni visionarie e le peripezie vertiginose della sensualità più barocca, che le stesse chiavi della morte aprono all’infinito di un immaginario tra il lusso delle pose e il

divino della provocazione dell’attrice. Questa pittura adesso va vissuta come se fosse il film in cui lei è viva e protagonista: perché viva era così, segreta e insieme aperta, evocativa e giocosamente lontana, all’interno di questa folle macchina di godimento che è la pittura, fin dentro ai segni della sua passione erratica, fin dentro ai sensi della sua stessa vitalità sfuggente, eccessiva. Salvatore Fazia In occasione della retrospettiva al Castello Inferiore di Marostica, febbraio 2012.

NUMERI PUBBLICATI DAL 1989 NUMERI ORDINARI 1 Alberto parolini N° 2 Castellano da Bassano N° N° 3 Bartolomeo Gamba N° 4 Antonio Gaidon N° 5 Oscar Chilesotti N° 6 Tiberio Roberti N° 7 Giuseppe lorenzoni N° 8 plinio Fraccaro N° 9 pietro Colbacchini N° 10 Bortolo Sacchi N° 11 Giovanni montini N° 12 Giovanni Volpato N° 13 Jacopo Apollonio N° 14 lazzaro Bonamico N° 15 F. e l. dal ponte N° 16 Giovanni miazzi N° 17 Bartolomeo Ferracina N° 18 Antonio marinoni N° 19 Antonio Baggetto N° 20 Jacopo Bassano N° 21 San Bassiano N° 22 Antonio Suntach N° 23 I Remondini N° 24 pietro Stecchini N° 25 Gina Fasoli N° 26 luigi Fabris N° 27 Giambattista Volpato N° 28 Sebastiano Chemin N° 29 Giambattista Roberti N° 30 Ezzelino da Romano N° 31 Teofilo Folengo N° 32 Giusto Bellavitis N° 33 Danilo Andreose N° 34 Giovanna m. Bonomo N° 35 Giuseppe J. Ferrazzi N° 36 Giambattista Verci N° 37 Giuseppe Betussi N° 38 Giambattista Brocchi N° 39 Jacopo Vittorelli N° 40 Domenico Freschi N° 41 Giuseppe Barbieri N° 42 Roberto Roberti N° 43 la Battaglia di Bassano N° 44 Francesco Antonibon N° 45 pietro menegatti N° 46 Giuseppe Frasson N° 47 pietro Fontana N° 48 Giacomo Angarano N° 49 G. Vanzo mercante N° 50 Giovanni Brotto N° 51 Il millennio di Bassano N° 52 I larber N° 53 Orazio marinali N° 54 Angelo Balestra N° 55 Giuseppe Bombardini

1989 1989 1990 1990 1990 1990 1990 1990 1991 1991 1991 1991 1991 1991 1992 1992 1992 1992 1992 1992 1993 1993 1993 1993 1993 1993 1994 1994 1994 1994 1994 1994 1995 1995 1995 1995 1995 1995 1996 1996 1996 1996 1996 1996 1997 1997 1997 1997 1997 1997 1998 1998 1998 1998 1998

N° 56 N° 57 N° 58 N° 59 N° 60 N° 61 N° 62 N° 63 N° 64 N° 65 N° 66 N° 67 N° 68 N° 69 N° 70 N° 71 N° 72 N° 73 N° 74 N° 75 N° 76 N° 77 N° 78 N° 79 N° 80 N° 81 N° 82 N° 83 N° 84 N° 85 N° 86 N° 87 N° 88 N° 89 N° 90 N° 91 N° 92 N° 93 N° 94 N° 95 N° 96 N° 97 N° 98 N° 99 N° 100 N° 101 N° 102 N° 103 N° 104 N° 105 N° 106 N° 107 N° 108/109 N° 110 N° 111 N° 112/113

Francesco Vendramini Francesco Roberti miranda Visonà Guido Agnolin Elisabetta Vendramini Ottone Brentari Achille marzarotto Gino pistorello Francesca Roberti Aurelio Bernardi Zaccaria Bricito Antonio Viviani Domenico Conte Domenico maria Villa Antonio Bernati Tito Gobbi Bortolo Zanchetta Giovanni Balestra pietro malerba Ferruccio meneghetti Fratel Venzo Niccolò leszl Antonio marcon Gregorio Vedovato Bruno Baruchello luigi Vinanti Sebastiano Baggio Virgilio Chini luigi Viviani Alessandro Campesano Giorgio pirani Guido Cappellari Roberto Cobau Francesco Facci Negrati luigi Zortea Villa morosini Cappello Giovanni lunardi Alfeo Guadagnin Carlo paroli Vigilio Federico Dalla Zuanna Francesco dal ponte il Vecchio pietro e Giuseppe longo I Bortignoni Giuseppe Zonta Giovanni Bottecchia Andrea Secco Giuseppe Ruffato Tommaso Tommasoni I fondatori dell’Orfanotrofio Cremona prospero Alpini Quirino Borin Teresa Rossi Rampazzi pietro Roversi Don Domenico Brotto Don Antonio Dalla Riva Guglielmo montin

1998 1999 1999 1999 1999 1999 1999 2000 2000 2000 2000 2000 2000 2001 2001 2001 2001 2001 2001 2002 2002 2002 2002 2002 2002 2003 2003 2003 2003 2003 2003 2004 2004 2004 2004 2004 2004 2005 2005 2005 2005 2005 2005 2006 2006 2006 2006 2006 2006 2007 2007 2007 2007 2007 2008 2008

N° 114 N° 115/116 N° 117 N° 118 N° 119 N° 120 N° 121 N° 122 N° 123 N° 124 N° 125 N° 126 N° 127 N° 128 N° 129 N° 130 N° 131 N° 132 N° 133 N° 134 N° 135/136 N° 137 N° 138

monsignor Egidio Negrin Arpalice Cuman pertile Antonio Andriolo primo Silvestri Bortolo Camonico I passarin Castelli e battaglie di Ezzelino III I Giacobbi maggiotto marco Sasso pietro Bonato melchiore Fontana Guglielmina Bernardi Unitalsi - Gruppo di Bassano luigi Chiminelli leone Carpenedo Efrem Reatto pacifico pianezzola la Carrozzeria pietroboni Gianni Visentin mons. Ferdinando Dal maso Noè Bordignon Don Didimo mantiero Luigina Trentini

NUMERI SPECIALI N° I la Carrozzeria Fontana N° II Il Giardino parolini N° III Gaetana Sterni (IIa edizione 2001) N° IV Il C.A.B. N° V la Grande Guerra N° VI Il Club Alpino Bassanese N° VII maria prosdocimo Finco N° VIII lo Scautismo bassanese N° IX l’arte orafa veneta N° X Il colore a Bassano N° XI Il castello di Bassano N° XII Il Rotary Club di Bassano palazzo e “Illustri” Roberti N° XIII Il Gruppo “Bresadola” N° XIV Il lions Club di Bassano N° XV l’Oreficeria Balestra N° XVI la Fondazione Don Cremona N° XVII N° XVIII 25 Anni di premio Cultura l. Bonfanti e il museo dell’Auto N° XIX Antonio Bianchi N° XX la Società Tennis Bassano N° XXI I 100 anni del Rotary International N° XXII N° XXIII I 25 anni del panathlon Club Bassano N° XXIV m. Cremona ed E. Vendramini la Croce Rossa a Bassano N° XXV N° XXVI Il CIF di Bassano N° XXVII la Battaglia di Arresto N° XXVIII I 20 anni di Casa Sichem N° XXIX I 25 anni dell’A.I.B. N° XXX Le chiese della Fond. Pirani-Cremona

2008 2008 2009 2009 2009 2009 2009 2009 2010 2010 2010 2010 2010 2010 2011 2011 2011 2011 2011 2011 2012 2012 2012 1990 1991 1991 1991 1992 1992 1993 1993 1993 1995 1996 1996 1999 1999 2002 2002 2002 2003 2003 2003 2004 2005 2005 2006 2007 2008 2008 2009 2010 2012


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L'Illustre bassanese  

[n.138] Luigina Trentini

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