L'Illustre bassanese

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Fondato

nel 1989

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Mons. Giulio de zen BiMeSTRale MonoGRaFiCo di CulTuRa

n掳 141 路 Gennaio 2013


Comune di BASSANO DEl GRAppA

Comune di CAmpOlONGO SUl BRENTA

Comune di CARTIGlIANO

Comune di CASSOlA

Comune di VAlSTAGNA

Viale Venezia, 4 - Bassano del Grappa


mONSIGNOR GIUlIO DE ZEN Un pastore rimasto nel cuore della gente Questo numero de L’Illustre bassanese è dedicato a mons. Giulio De Zen, il nostro caro vecchio arciprete che ricordiamo per la carica di umanità che si rivelava in tutti i contatti e nelle più disparate occasioni. posso dire di aver goduto fin dal principio della sua stima e amicizia, ovviamente ricambiate. l’ho incontrato per un primo scambio di vedute, quando è stato nominato arciprete di Bassano e si preparava all’ingresso in città che sarebbe avvenuto il 19 gennaio 1973, festa del Santo patrono. Io ero sindaco e lui voleva capire come iniziare questa nuova esperienza, quali erano i rapporti tra la Chiesa, i suoi sacerdoti e la popolazione. Si mostrò rispettoso delle istituzioni e delle tradizioni e assicurò che la sua azione di apostolato sarebbe stata la continuazione di quella di mons. Dal maso, dimessosi per motivi di salute. E così fece. In ogni occasione cercava di dare il suo contributo al meglio. I suoi consigli risultavano preziosi e così pure i suoi interventi. Così è stato nei momenti di difficoltà economica, nei cambiamenti richiesti dall’applicazione del nuovo piano Regolatore Generale, nella gestione degli Enti effettuata assieme al Comune, nelle attività del Centro Giovanile. Gli incontri avvenivano, il più delle volte, in canonica che era veramente il punto d’incontro del pastore con il suo gregge in un rapporto di grande apertura e senza ostentazione di superiorità. parlava con tutti con grande semplicità e affabilità e sapeva diventare, nei momenti importanti e delicati, vera guida spirituale. le sue omelie in chiesa e in occasione di cerimonie civili, come l’annuale commemorazione dei martiri del Grappa, sono ancora vive nella memoria e apprezzate. I ricordi sono tanti: sulla sua preparazione, sulla sua disponibilità e apertura. Vorrei rievocarne uno solo, che a mio giudizio dà la misura della sua sensibilità. Non era più arciprete di Bassano, era Vicario generale in Diocesi e qui aveva subìto l’aggressione da parte di uno squilibrato. Una coltellata lo aveva colpito vicino all’orecchio, tagliando un fascio l’illuSTRe BaSSaneSe

di nervi e procurandogli un leggero difetto alla bocca. Appena rimessosi, volle partecipare a un pellegrinaggio Unitalsi a lourdes. C’ero anch’io. Nella prima cerimonia religiosa prese la parola e disse: “Vi chiedo scusa se non mi vedrete sorridere, ma non posso più farlo”. Era commosso! A distanza di tanti anni ricordo questa frase con cui si scusava perché non poteva più donare il suo sorriso. Altri tempi, altre persone! ma questo era mons. Giulio De Zen: un pastore che è rimasto nel cuore della gente, come la sua azione pastorale nella storia della città. sen. Pietro Fabris Sindaco di Bassano dal 1967 al 1975

Con questo numero si completa la serie dedicata agli arcipreti abati che guidarono la parrocchia di Santa maria in Colle nel difficile periodo dello sviluppo - dalla Ricostruzione, al miracolo economico, fino alla crisi degli anni ’70 - caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, che vediamo rispecchiate nelle biografie di mons. Egidio Negrin (n. 114) e di mons. Ferdinando Dal maso (n. 134) oltre che in quella, qui presentata, di mons. Giulio De Zen. Ne è autrice maria Sorio, che ringraziamo per essere riuscita a condensare mirabilmente in queste pagine il ritratto di don Giulio nella sua azione pastorale, più ampiamente tracciato nel suo libro Una vita per gli altri. Mons. Giulio De Zen (2003) di cui mons. pietro Nonis, allora vescovo di Vicenza, nell’introduzione, qui riportata, giudicava «apprezzabile tanto l’affettuosa partecipazione quanto la misurata valutazione dei fatti e dei sentimenti». Un vivo grazie al sen. pietro Fabris, sindaco della città nei primi anni del ministero bassanese di don Giulio e a mons. Renato Tomasi per la testimonianza resa come suo collaboratore durante il mandato di Vicario generale della Diocesi dal 1988 al 2001. Giambattista Vinco da Sesso Direttore de L’Illustre bassanese

Bimestrale monografico di cultura a distribuzione gratuita

… dal 1989

anno XXV n° 141 Gennaio 2013 - Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n° 3/89 R.p. del 10-5-1989 direttore responsabile: Giambattista Vinco da Sesso - Coordinatore editoriale: Andrea minchio Redazione: livia Alberton, Elena Trivini Bellini Hanno collaborato: maria Sorio, mons. pietro Giacomo Nonis, mons. Renato Tomasi, pietro Fabris, maria Teresa leodari Stampa: Arti Grafiche Bassano / pove del Grappa - iconografia: divieto totale di riproduzione con qualsiasi mezzo Tiratura: 2000 copie - Pubblicità e informazioni: 0424 523199; 335 7067562; e-mail eab@editriceartistica.it © CoPYRiGHT Tutti i diritti riservati ediTRiCe aRTiSTiCa BaSSano piazzetta delle poste, 22 - 36061 Bassano del Grappa (VI)

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In copertina: don Giulio De Zen ritratto nel 1957, in una gita in Trentino con i suoi ragazzi di Pressana.

mONSIGNOR GIUlIO DE ZEN Una vita per gli altri

Ringrazio Pietro Fabris che mi ha dato l’opportunità di ricordare monsignor Giulio De Zen, arciprete di Santa Maria in Colle di Bassano del Grappa dal 1973 al 1989. Di lui ho già scritto nel mio volume “Una vita per gli altri” uscito nel maggio 2003 e che ha avuto largo consenso, perché tanti hanno amato don Giulio (così bonariamente si faceva chiamare) per la sua umanità, la sua sensibilità, il suo saper muoversi in mezzo alla gente con cordialità, gentilezza, spontaneità. Qui sarò molto più concisa, perché parlerò soprattutto del periodo da lui trascorso a Bassano, dove ha lasciato un segno indelebile. Solo poche righe personali. L’ho incontrato la prima volta in un periodo particolarmente difficile della mia vita, nel lontano 1974, quando è morto mio figlio Alessandro. Lui ha capito il mio dolore, il dolore di mio marito e ci è stato particolarmente vicino. E’ così che si è creata una profonda amicizia, che con il tempo si è sempre più rafforzata. Per noi è sempre stato un padre, un fratello, un grande amico, anche quando con suo grande rammarico ha accettato la nomina di nuovo Vicario generale della Diocesi di Vicenza avvenuta il 31 dicembre 1988. Maria Sorio

l’ingresso a Bassano monsignor Giulio De Zen arriva a Bassano il 19 gennaio 1973; esattamente il giorno di questo San Bassiano 2013 ricorre il 40° anniversario del suo ingresso. Con bolla in data 8 dicembre 1972 il vescovo mons. Arnoldo Onisto lo nomina arciprete della parrocchia di Santa maria in Colle. Una bolla pontificia del novembre 1852 aveva conferito “pro tempore” agli arcipreti di Bassano la dignità di abati mitrati, esaudendo l’ardente voto espresso dal Consiglio comunale nei riguardi della nomina del proprio abate fin dal maggio 1840. Questo interesse dura fino alla nomina di mons. Dal maso (1952). monsignor De Zen per una disposizione della Santa Sede non può ostentare le insegne episcopali, mitra e pastorale, concesse un tempo agli abati mitrati. Nell’ottobre del 1972 mons. Dal maso, per motivi di salute, aveva chiesto le dimissioni dal suo incarico di pastore d’anime a Bassano, pur esprimendo il desiderio di rimanere in città come sacerdote privato. Ansia e preoccupazione, miste anche ad una certa curiosità, ci sono nel Bassanese. Chi sarà il nuovo arciprete? Si dice che è uno da Vicenza, monsignore di Curia, che dirige l’Ufficio per la pastorale del lavoro, ed è anche cappellano delle carceri. In questi quattro mesi in cui la parrocchia è retta da don Antonio Dalla Riva si sono susseguiti tanti nomi e fatte tante ipotesi. Non è facile neppure per il Vescovo trovare il sacerdote giusto, la

nostra parrocchia è molto impegnativa. Quando viene fatto il nome, le reazioni sono le più disparate, perché i cambiamenti sono sempre difficili da accettare. Ecco come il diretto interessato si presenta prima del suo ingresso nella lettera alla comunità parrocchiale di Santa maria in Colle, pubblicata in «Vita parrocchiale» (gennaio 1973, numero speciale per l’ingresso del nuovo arciprete): «mi è gradita l’occasione di porgere a tutti il più cordiale saluto nel Signore. Un saluto particolarmente deferente rivolgo a mons. Ferdinando Dal maso, cui mi lega profonda venerazione, ai carissimi confratelli ed amici sacerdoti, agli zelanti religiosi e religiose e a quanti servono alla comunità bassanese, nei diversi settori e a vari livelli di responsabilità. Verrò tra voi nel giorno del nostro patrono, S. Bassiano. Vengo col desiderio di percorrere insieme con voi - nel tempo, che al Signore e ai Superiori piacerà accordarci - un tratto di strada nella realizzazione del “Regno di Dio”, che è l’impegno specifico di ogni comunità cristiana. Quel “Regno di Dio”, che è “regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, d’amore e di pace” e che ci sforzeremo insieme di approfondire e di dilatare in ciascuno di noi, nelle famiglie, nei gruppi, negli ambienti di lavoro, nelle comunità di educazione, di sofferenza. mi auguro che possa essere comune lo sforzo per realizzare l’unione con Dio e la fraternità tra gli uomini, con una premurosa attenzione ai più deboli e meno dotati, in leale collaborazione con quanti credono nell’uomo e operano per lo sviluppo integrale di ogni persona, in servizio disinteressato a tutta la bella, nobile gloriosa comunità bassanese. Bassano è a tutti nota per la sua secolare tradizione di fede cristiana e di nobili virtù civiche. E’ un tesoro che raccogliamo con trepidazione dalle mani di quanti hanno contribuito a crearlo e che è nostro comune dovere consegnare, integro e ulteriormente arricchito, alle nuove generazioni, per costruire insieme un futuro sempre migliore. A voi chiedo il dono di una preghiera, perché la grazia del Signore mi faccia servo docile e fedele al servizio del suo disegno di amore per gli uomini. Alla nostra patrona, Santa maria, che dall’alto del colle


Seminario di Vicenza Marzo 1942 - IV ginnasio. La banda musicale creata da Francesco Grotto. Don Giulio è in seconda fila a sinistra, intento a suonare il tamburello.

vigila sulla nostra parrocchia, affido la responsabilità pastorale, che mi auguro di poter condividere fraternamente con i sacerdoti, religiosi, religiose e con tutta la comunità. Da parte mia vi assicuro che già occupate una parte importante nella mia preghiera, con la quale invoco le benedizioni del Signore su tutti e in particolare su quanti, nel corpo e nello spirito, negli affetti o nelle aspirazioni, hanno bisogno di conforto, di luce, di forza e di grazia. Il vostro Arciprete Abate mons. Giulio De Zen» ma ecco la cronaca della tanto attesa giornata, il 19 gennaio 1973 (da «Vita parrocchiale», marzo 1973): «Siamo a San Francesco, la chiesa centrale e la più bella della parrocchia. la chiesa è gremita, c’è tanta gente, la più varia, di tutte le categorie sociali, che è silenziosamente arrivata senza particolari inviti. Questa folla rappresenta la comunità parrocchiale di Santa maria in Colle, che in certe occasioni si manifesta numerosa e compatta quando c’è qualche cerimonia che rappresenta gli ideali cristiani. C’è un brusio che si va accentuando man mano che passano i minuti; il corteo dei sacerdoti concelebranti, con paramenti dorati, è già presso il portale di ingresso. Ore 18.20. piove sul sagrato e anche lì ci sono persone in attesa; c’è anche il Vicario economo don Antonio Dalla Riva, con il sindaco pietro Fabris. Ecco che una 125 nera si avvicina, è quella del Vescovo e con lui c’è il nuovo arciprete. Don Giulio entra avanzando tra il sindaco e monsignor Onisto, mentre lampeggiano le luci dei fotografi; è sorridente, ma evidentemente emozionato e con un po’ di imbarazzo. letta la bolla di nomina, il Vescovo procede alla consegna dei simboli del ministero

pastorale ed esprime i suoi sentimenti di stima e di riconoscenza verso monsignor Dal maso. poi elenca le doti del nuovo pastore: bontà, equilibrio, pazienza, cultura, ricca umanità. monsignor De Zen si rivolge ai fedeli e parla con voce calda e convincente, è il suo primo messaggio alla comunità. Ci sono anche spunti personali che fanno intuire il travaglio interiore e la preghiera dei giorni che hanno preceduto l’accettazione dell’incarico, la chiara consapevolezza dei compiti e delle responsabilità che lo aspettano e soprattutto l’ insistenza sull’importanza dell’unità fraterna dei credenti, di questa comunità cristiana che deve saper armonizzare tutti i doni che lo Spirito suscita. le sue parole fanno breccia nel cuore della gente, leggere ma penetranti come la pioggia leggera che cade fuori». il nuovo arciprete ma chi è monsignor Giulio De Zen? Un sacerdote semplice, umile, che ha dedicato tutta la sua vita agli altri, che ha sperimentato fin da giovane la sofferenza e che per questo la sa

Estate 1944. Foto di gruppo di tutti i seminaristi del Liceo sfollati da Vicenza a causa dei bombardamenti e accolti all’Istituto Scalabrini di Bassano. Don Giulio è evidenziato dal cerchietto.


Bassano, estate 1944. Alcuni seminaristi, intenti alle pulizie, nel cortile dell’Istituto Scalabrini. Don Giulio De Zen, a braccia incrociate, è il secondo da sinistra.

15 luglio 1944. Don Giulio, sempre all’Istituto Scalabrini di Bassano, è ritratto a fianco di don Luigi Castagna.

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comprendere, sempre presente nella gioia e nel dolore con bontà, comprensione, delicatezza. la fede grande, che, come dice don Giulio nel suo testamento spirituale, gli è stata inculcata fin da bambino, gli permette di superare ogni difficoltà. ma essa non è derivata solo dalle abitudini o dal credo della sua famiglia, è nella profondità del suo essere, deriva dagli sforzi del suo spirito per dare una risposta ai tanti perché della vita. Avviene gradualmente in lui il passaggio da una fede ereditata ad una cosciente, matura, frutto di una scelta personale. E’ una fede che ha radici nella convinzione che in ogni uomo c’è un seme di eternità perché creato a somiglianza di Dio. Egli intuisce ciò che un sacerdote può essere per gli altri e sente in sé il bisogno profondo di donarsi. Questo il suo ritratto interiore, questo ciò che coglie la comunità parrocchiale appena inizia a conoscerlo. In breve tempo conquista il cuore della gente. Don Giulio nasce a malo il 19 dicembre 1927, ultimo di quattro figli, Francesco, Rita, maria Teresa, morta a soli tre anni, che egli affettuosamente ricorda anche nel suo testamento spirituale. poche notizie ci sono sulla sua infanzia; una breve testimonianza è quella di padre Francesco Grotto, suo compaesano: «Sebbene fosse mio paesano, ricordo Giulio De Zen come seminarista. Era un ragazzo intelligente, composto e generosamente attivo. Sempre fedele durante le vacanze con il gruppo dei seminaristi per la giornaliera visita al S.S. Sacramento e alla mensile per la preghiera del rosario al cimitero e all’incontro con gli anziani ricoverati. Agiva con entusiasmo al rinnovamento della biblioteca dell’Oratorio parrocchiale con il ricavato delle vendite di

amarene, come pure per le pulizie del piccolo campo sportivo e le altalene ricreative. Era un bravo disegnatore ed in Seminario, avendolo nel mio gruppo come “prefetto” partecipava volentieri alla preparazione del nostro giornalino con figurine e brevi articoli». Qualcosa mi riferisce anche la sorella Rita: la mamma margherita Fontana e il papà Francesco sono persone semplici, buone, che con tanto amore creano la loro famiglia, una famiglia profondamente cristiana che trasmette a don Giulio una fede che gli permette di affrontare con coraggio e serenità i tanti eventi drammatici della sua esistenza. In un paese come malo di intensa tradizione religiosa, don Giulio conduce come tutti i coetanei una fanciullezza spensierata, fatta di giochi liberi all’aperto, di ritrovi all’oratorio della parrocchia e forse anche di marachelle che non mancano mai quando si è ragazzi. Oltre a padre Francesco Grotto, amico adolescente è pure don Valentino Grolla, che con lui e altri otto giovani provenienti da malo entrano in seminario all’inizio degli anni Quaranta. E’ ancora adolescente quando sente la chiamata del Signore e la vocazione matura sempre più con il passare del tempo e sempre più don Giulio ne diventa consapevole. Il fratello maggiore, Francesco, è già entrato nella vita religiosa come padre missionario saveriano. la morte prematura del padre incide in maniera positiva sul suo carattere, rendendolo sempre più consapevole della sua scelta. Ora è la mamma da sola che deve pensare ai figli; sono gli anni duri della guerra e la vita è difficile anche per i seminaristi. la sorella Rita ogni settimana percorre in bicicletta la strada che da malo conduce a Vicenza per portare a


Foto di classe III Liceo (1945-’46): don Giulio è in seconda fila, secondo a partire da destra.

Giulio ciò di cui ha bisogno. Già nell’animo ancora adolescente chiaramente si profilano i segni che sempre poi ha fatto emergere: una grande capacità di adeguarsi alla volontà di Dio, un carattere forte, deciso e la capacità di trasformare quella forza e quella decisione in qualcosa di positivo per chi lo avvicina. A contatto con gli altri la forza si trasforma in dolcezza e comprensione. Sa amare e ha sempre amato tanto, fino agli ultimi momenti della sua vita. l’asprezza della guerra costringe i giovani seminaristi a trasferirsi all’Istituto Scalabrini di Bassano. E’ l’aprile del 1944, qui c’è più possibilità di studiare tranquilli. Don Giulio ha solo 17 anni, è sempre più convinto della sua decisione e le brutture della guerra non possono che rafforzare in lui l’amore per il prossimo. poi, quando gli eventi storici si ridimensionano, ritorna con i suoi compagni al Seminario di Vicenza. ma la vita gli sta preparando una dura prova. mentre si trova con gli amici in vacanza in un campeggio dell’Alto Adige, la mamma improvvisamente muore. Don Giulio non ha la gioia di avere accanto a sé i genitori quando il 29 giugno del 1950 celebra “la sua prima messa”. l’ordinazione avviene nella chiesa di Santa Corona, perché la cattedrale è ancora semidistrutta dai bombardamenti. Il fratello Francesco è lontano, missionario in Burundi; la sorelle Rita si sposa e si trasferisce a Firenze; don Giulio ora è sacerdote, ma è

solo, completamente solo, finché non gli viene assegnato dal vescovo monsignor Carlo Zinato il suo primo incarico in una parrocchia. Sacerdote a Pressana Nell’ottobre 1950 don Giulio giunge a pressana, paese a sud della diocesi, perennemente immerso nella nebbia durante il periodo invernale. Vi rimane per otto anni lasciando un segno indelebile della sua presenza. la guerra è finita, ma c’è tanto da ricostruire sia sul piano materiale che morale. Gli viene affidato il compito di curare la gioventù, di ridare delle speranze, di creare fondamenta che non esistono più, valori che sembrano morti. Il vecchio sacerdote don pietro meneguzzo non ce la fa da solo a sostenere la parrocchia, ha problemi di salute; è però molto severo, rigorosissimo in certe cose, i sacerdoti non resistono accanto a lui e se ne vanno a piangere dal vescovo. la vita a pressana è impossibile, ma don Giulio ancora non lo sa e con pochi mobili caricati su un carretto e una vecchia bicicletta traballante arriva a destinazione. Ha solo 23 anni, è di una magrezza incredibile, ma ha tanta voglia di ricostruire una parrocchia che ha bisogno di energie nuove. I ritmi giornalieri sono duri: sveglia alle 4.30 del mattino, messa alle 5.30, ambiente gelido, il riscaldamento non esiste, il cibo è molto scarso. Racconta mario, il figlio del sacrestano di allora, che freddo, sonno, fame,

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Malo, 19 agosto 1947. Don Giulio con la mamma Margherita, il fratello Francesco (anch’egli religioso) e la sorella Rita.

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sono i tre incubi di don Giulio in quel periodo, ma resiste e se la cava anche bene, perché i parrocchiani che lo vedono denutrito provano tenerezza. le mamme lo considerano quasi un figlio e, quando possono, lo invitano a pranzo, sempre all’insaputa dell’arciprete. ma per don Giulio i problemi sono altri; in paese c’è non solo povertà, ma in certi casi assoluta miseria. moltissimi sono costretti ad emigrare e, sia uomini che donne, se ne vanno in lombardia, Valle d’Aosta, piemonte; alcuni addirittura in Francia, dove è assai sviluppata la bieticoltura. Don Giulio vive in prima persona le difficoltà di quella che è diventata ora la sua terra e cerca in ogni modo di aiutare chi parte e piange nel lasciare la famiglia e chi rimane e soffre per la lontananza. Tantissimi gli scrivono lettere per ricevere una parola di conforto; don Giulio non può rispondere a tutti e allora gli balena un’idea: perché non creare un giornale da spedire mensilmente agli emigranti e ridurre le spese? Nasce così “Collegamento” per gli amici di pressana lontani; in prima pagina c’è sempre una sua lettera di conforto e raccomandazione, poi i più stretti collaboratori fanno una cronaca di tutto ciò che succede in paese. Riporto una lettera significativa, datata 7 giugno 1957: «Carissimo, anche quest’anno pressana è tornata a svuotarsi. 83 operai partiti per la Francia, 120 mondine partite per la risaia,

aggiungi poi la quindicina di nostri militari, i molti e molti che lavorano in piemonte, in lombardia… insomma è un bel salasso! E ogni anno, quando ci sono queste partenze, mi torna sempre in cuore la grande domanda, anzi una serie di domande. Si manterranno buoni questi cari partenti? Ritorneranno buoni? In quali ambienti si troveranno? Quali difficoltà avranno da superare? A queste domande io vorrei sempre dare le più belle risposte. Ed ogni giorno ti ricordo nella S. messa. Guai se quel pane che ti guadagni con tanta fatica, ti costasse la perdita della fede. Guai se ritornando alla tua casa, allo scadere del contratto o degli impegni porterai sì un bel gruzzolo di soldi (e ben guadagnati) ma avrai perduto quel patrimonio di bontà, di onestà, di fede, che devi stimare più di ogni altra cosa. Sarebbe veramente una perdita grave che i soldi non potranno mai ricompensare. li penso, cari, i vostri sacrifici, le vostre fatiche, ed ogni mattina, quando celebro la S. messa, li metto nel calice d’oro, insieme al vino che diverrà il corpo di Cristo, o alzando quel calice verso il cielo, dico: “Signore, per il Sangue di Tuo Figlio e per i sacrifici, il sudore, le sofferenze dei nostri militari, dei nostri lavoratori, vicini e lontani, scendano su tutti le tue benedizioni. mantienili in salute e ridonali forti alle loro famiglie. Custodiscili buoni e fa che ritornino migliori in braccio ai loro cari.” Se anche tu, da lontano, ti unisci spiritualmente a questa mia preghiera, essa certamente non potrà rimanere inesaudita e strapperà veramente le grazie che chiedo. Il S. Cuore di Gesù, che in questo mese onoriamo particolarmente, ti benedica e ti custodisca come io ti benedico di cuore. Don Giulio» Il paese un po’ alla volta si spopola sempre più e don Giulio cerca di essere vicino ai ragazzi e ai giovani che hanno bisogno di una guida. Non ha soldi e inventa tutti i modi per raccoglierne. Durante l’inverno, esattamente il 2 gennaio, festa di S. Bovo, protettore degli animali, inizia la benedizione delle stalle, vecchia usanza molto sentita nei paesi di campagna, dove le mucche erano l’unica ricchezza per la famiglia. Questo compito spetta al curato, l’arciprete invece ha l’impegno della benedizione delle case.


mario ricorda che era un lavoro molto faticoso, ma che don Giulio lo faceva con brio ed allegria. Il freddo era terribile, acuito sempre dalla fitta nebbia; don Giulio, avvolto in un ampio mantello, con un berretto di lana calato fin sopra agli occhi, con un paio di scarponi pesanti, dono di qualche buonanima, partiva al mattino presto in bicicletta e via. mario lo seguiva con una cesta in mano; lì veniva messo ciò che ogni famiglia donava. Erano sempre salami, perché quasi tutti possedevano un maiale, era l’unica carne che la gente di pressana poteva allora permettersi di mangiare. Il freddo a volte era talmente intenso che dovevano fermarsi per riuscire a respirare; talvolta le ruote delle biciclette si piantavano nel fango e riuscivano a districarle a fatica. Arrivavano poi nella stalla, si benedicevano gli animali e ci si fermava soprattutto per riscaldarsi. la stalla era a quei tempi l’unica fonte di calore durante i gelidi inverni. man mano che si passava da una casa all’altra, la cesta si riempiva; ma al ritorno vi rimaneva dentro ben poco, perché don Giulio distribuiva quanto aveva ricevuto in dono, a famiglie che vedeva ancor più povere di lui. Don Giulio e mario ritornavano a casa stanchi, ma felici e questo lavoro continuava per una quindicina di giorni. Al ritorno profumavano di stalla, ma nessuno in paese ci faceva caso, perché era un profumo a cui tutti erano abituati. Se qualche salame avanzava, veniva messo da parte con grande cura; serviva a fare festa con i ragazzi. Erano loro la sua grande preoccupazione, l’obiettivo del suo lavoro pastorale. per trattenerli in paese cerca di coinvolgerli allestendo una compagnia filodrammatica, creando con inventiva scenografia, costumi, trucchi. Il teatro ha successo e si guadagna, tutto serve a racimolare soldi ed allora si fanno gite a passo Rolle, Cortina, Dolomiti. Si arriva in montagna, si mangia al sacco e si cammina, si cammina molto cantando tra boschi e valli. In mezzo alla natura, al silenzio, alle bellezze del creato egli sa fare incontrare Dio ai ragazzi, quel Dio che non si trova solo tra i banchi di una chiesa, ma ovunque si sappia vedere. li sprona poi allo studio ed educa le famiglie a capirne l’importanza.

Trasferimento a Vicenza Don Giulio, dopo otto anni di intensa attività pastorale, lascia pressana per una nuova missione. Nel 1958 è a Vicenza. Ecco l’ultima lettera scritta il 28 dicembre 1958 su “Collegamento” agli amici lontani: «Carissimi, questa volta non vi scrivo più da pressana ma da Vicenza. mi è tanto gradito mandarvi da “Collegamento” un saluto di commiato. per me “Collegamento” era un gradito e atteso appuntamento mensile con tutti voi; mi pareva quasi una amichevole conversazione tra amici. E voi avete risposto magnificamente. Tengo ancora le vostre lettere e le conservo come un caro ricordo. Ora vi scrivo da Vicenza. mi hanno incaricato di fare scuola in Seminarietto. Quando insegno il francese mi ritornano sempre alla mente le tante lettere che insieme scrivevamo per i famosi contratti bieticoli. Inoltre devo attendere alle AClI per l’assistenza ai lavoratori cristiani. Quindi vedete che siamo ancora nel nostro campo. perciò non ci diciamo “addio”, ma speriamo di incontrarci ancora. Nel frattempo continuiamo a tenerci sempre uniti nella preghiera e in quel proposito di bontà, di onestà e di fede, che sempre abbiamo cercato di tener vivi con il nostro “Collegamento”. Ora tenetevi uniti con don Giuseppe, mio carissimo successore, che con tanto amore lavora nella nostra cara pressana. per noi non ci sono interruzioni, ma il nostro deve essere un cammino continuo sulla strada del bene. Vi saluto caramente. Vi abbraccio ad uno ad uno e vi benedico con tutta l’effusione del mio cuore sacerdotale. Don Giulio» Nel 1958, dunque, don Giulio è a Vicenza. Il Vescovo comprende i talenti del giovane sacerdote e gli affida l’incarico di insegnante nel Seminarietto della Cattedrale. la sua vita prende una svolta nuova, con responsabilità maggiori. Nell’ottobre dello stesso anno è nominato Consulente del Segretariato per l’attività sociale e vice assistente provinciale delle AClI. È un mondo nuovo, a cui la Chiesa deve rivolgersi con parole nuove e don Giulio si rende conto quanto sia difficile conciliare la morale evangelica con la politica. Nel 1966 è nominato cappellano delle carceri di Vicenza. E’ un’esperienza molto profonda

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In posa, assieme al vescovo di Vicenza mons. Carlo Zinato, un gruppo di nuovi sacerdoti. Don Giulio è il primo a destra, nella fila superiore (29 giugno 1950).

per lui, perché la sua sensibilità gli dà modo di conoscere i drammi di molte persone. Egli riesce lentamente ad entrare nel cuore dei detenuti come un fratello a cui vengono fatte le confidenze più segrete e posti problemi per lo più insolubili. Don Giulio non scoraggia mai nessuno, non condanna mai, ascolta con attenzione ogni problema come fosse l’unico che deve risolvere e poi con il suo equilibrio interiore, con la sua semplicità, con la sua chiarezza, dà ad ognuno la risposta adeguata. Trascorre ore e ore dentro le mura del carcere, cercando in ogni modo di consolare una parte di umanità così profondamente angosciata. Riceve molte lettere da detenuti, lettere di riconoscenza, di ringraziamento, dopo che costoro uscivano dal carcere. Tanti poi continuano ad avere un rapporto con lui, lo cercano per essere riabilitati nella società, per poter trovare un posto di lavoro. Don Giulio aveva capito che in carcere il detenuto non doveva essere del tutto isolato, ma avere un minimo di relazione con la società. Il carcere secondo lui non permetteva alle persone di cambiare; da una parte c’è sì il dovere della pena, ma dall’altra c’è pure il diritto alla rieducazione e al reinserimento. penso che questa esperienza abbia arricchito la

sua vita sacerdotale, rendendo ancor più profonda la sua naturale sensibilità e la sua predisposizione ad entrare nell’animo di ogni persona che incontrava, cogliendone gli aspetti più reconditi. Don Giulio sapeva curare le ferite con dolcezza, senza acuire il dolore e di ogni persona, anche la più malvagia, coglieva l’aspetto positivo. Durante il periodo in cui egli fu cappellano a Vicenza, un detenuto fuggì dal carcere e don Giulio per tutta una notte cercò di stabilire con lui dei contatti, di farlo rientrare, per scongiurare una pena peggiore. Centinaia erano coloro che nel palazzo delle Opere sociali in piazza Duomo, lo aspettavano, gli chiedevano aiuto e don Giulio non ha mai detto no a nessuno. Anche più tardi, durante il Sinodo diocesano, in uno dei suoi interventi, invita i sinodali e tutta la comunità cristiana della diocesi a riflettere sulla responsabilità di tutti nei confronti della imminente applicazione della legge sulla amnistia che doveva andare in vigore nel Natale di quell’anno. Si calcolava che dovevano uscire dalle carceri cinque - seimila detenuti. Secondo don Giulio “tutta” la comunità cristiana doveva sentirsi interpellata da questo avvenimento. Il problema dei carcerati rimane sempre vivo nel


Don Giulio, nel 1957, in gita in Trentino con i suoi ragazzi di Pressana.

suo cuore, anche quando altri impegni assorbiranno gran parte del suo tempo. Tutto ciò fino all’8 dicembre 1972, quando assume l’incarico di arciprete abate di Bassano. l’azione pastorale a Bassano Egli arriva qui in un momento un po’ difficile, surriscaldato dal problema della crisi di una grande azienda industriale “la Smalteria & metallurgica Veneta”. proprio durante i primi tempi del suo ministero iniziano le prime vertenze tra la proprietà e il Consiglio di fabbrica. Il lavoro diventa sempre più precario e sempre più diffusa la cassa integrazione. Don Giulio viene a stretto contatto con il dramma di molte famiglie. Il Natale del 1975 è ancora vivo nella memoria dei bassanesi; il giorno prima a tutte le maestranze arrivano lettere di licenziamento e la più grande fabbrica di Bassano è in liquidazione. l’inflazione avanza in Italia e anche nel Bassanese e altre fabbriche entrano in crisi, come la Samet e la Faacme. Don Giulio, che per anni aveva impegnato le sue migliori energie nella pastorale del lavoro a Vicenza, non può certo rimanere insensibile a quanto sta succedendo. Egli è a stretto contatto con gli amministratori comunali, profondamente inte-

ressato ai gravi problemi che colpiscono la città. la crisi inizia quando è sindaco pietro Fabris ed esplode in pieno con martinelli. Don Giulio cerca di creare un clima di cordialità e di reciproca fiducia con il mondo politico e sindacale, ascolta proposte e dà suggerimenti sempre in maniera concreta e realistica. per cinque anni e mezzo vive accanto a monsignor Ferdinando Dal maso e lo fa senza invadenza, in un clima di fraternità e riconoscenza per quanto il predecessore ha fatto in parrocchia. E questo fino al 10 settembre 1978, quando monsignor Dal maso muore. E’ impossibile qui dire tutto quello che don Giulio ha fatto a Bassano in sedici anni; elencherò le cose più importanti, le più evidenti, ma il bene nascosto, ed è stato tanto, lo sanno solo le persone che l’hanno ricevuto. Ogni domenica pomeriggio, dopo la celebrazione dei Vespri, si recava all’ospedale per portare una parola di conforto a chi sapeva ammalato. Anche gli anziani della Casa di riposo lo conoscevano bene e lo aspettavano con ansia, perché molti non ricevevano mai alcuna visita e non avevano più né parenti né amici. Grande attenzione aveva pure per la famiglia. Subito dopo l’arrivo a Bassano il suo primo

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La “Lettera n. 22” e la “Lettera n. 34” nel giornale “Collegamento per gli amici di Pressana”.

impegno è stato quello di farsi conoscere personalmente ed è passato di casa in casa perché per lui questo era l’unico mezzo valido per capire la gente e conoscerne i problemi. Era solito celebrare ogni mattina la santa messa delle 9 nella chiesa di San Francesco e molte erano le persone che vi partecipavano. Era sua abitudine poi ritirarsi nel suo ufficio e lì accogliere chi desiderava un dialogo con lui. Una parola di conforto c’era per tutti e tanti sentivano il bisogno di condividere con l’arciprete pesi che opprimevano l’animo, angosce che spesso non sapevano sostenere da soli. la sua disponibilità all’ascolto è stato certamente uno dei suoi carismi più grandi. Seguiva personalmente il gruppo di donne di Azione Cattolica. Erano perlopiù madri di famiglia con figli già grandi, nonne che amavano ritrovarsi una volta alla settimana per dialogare. Don Giulio ascoltava tutte e spesso si recava con loro in pellegrinaggio, quasi sempre presso santuari della Vergine per un momento di raccoglimento e di preghiera. Oltre a pastore d’anime egli è sempre stato presente in campo culturale e sociale. Nel gennaio 1978 egli invita monsignor Onisto, vescovo di Vicenza, a celebrare la messa di San Bassiano. l’omelia diventa pro-

vocazione per un impegno concreto a sostegno di tanti giovani in difficoltà. Nel 1980 presenta il volume di monsignor mantese Bassano nella storia. La religiosità. Il libro racconta l’evoluzione della comunità cristiana fin dalle prime origini, è interessante e trova largo consenso. Nel museo cittadino collabora alla realizzazione (1988) della sala del Tesoro della Chiesa bassanese, partecipa a manifestazioni culturali e a mostre, anima tra i laici riflessioni sui temi del rinnovamento conciliare, dei problemi Chiesa-Territorio. Nel 1981 in Italia c’è il voto per l’aborto. Don Giulio, con una settimana di predicazione, cerca di sensibilizzare la gente, perché a maggio c’è il referendum e si tratta di decidere se dire sì o no alla vita. E’ una responsabilità pesante, di cui anche molti cattolici non comprendono la portata. Il risultato crea sgomento in molte coscienze e don Giulio in varie occasioni si batte per rinnovare l’impegno a difesa della vita fin dal suo concepimento. Aveva grande rispetto per la vita, anche quando sbocciava al di fuori del matrimonio; non giudicava mai severamente la donna, cercava solo persone che la potessero aiutare a portare avanti la gravidanza. Il 10 giugno 1984 un avvenimento di straordinaria importanza coinvolge la Diocesi di


Vicenza. Il vescovo monsignor Arnoldo Onisto dà vita al 25° Sinodo diocesano per vedere quali scelte fare per il rinnovamento della Chiesa. lo presenta come una nuova pentecoste per la chiesa vicentina; è un lavoro faticoso e sofferto, che si conclude nel 1987 e in questo cammino di fede non poteva mancare don Giulio, presidente della III commissione sinodale “la Chiesa cammina con i poveri”. Ecco una parte della relazione tenuta in assemblea sinodale da monsignor De Zen: Chiesa e politica di fronte alla povertà. «ma decidersi per i poveri non basta. Gesù chiede di più e cioè che ciascuno di noi si faccia volontariamente ‘povero’. E’ il programma di vita proposto da lui e che i suoi seguaci dovranno vivere nel clima delle beatitudini. luca parla di poveri dal punto di vista economico sociale, matteo dal punto di vista spirituale; poveri in ispirito sono quelli che hanno liberato il cuore e la vita da tutti i legami ingombranti e si sono abbandonati totalmente a Dio. la loro è una libertà d’acquisto. Soltanto se è tenuto presente l’uno e l’altro aspetto della povertà, il messaggio di Gesù viene accolto nella sua pienezza. E c’è un legame tra povertà e liberazione. la povertà non va cercata per se stessa, quasi fosse un rifiuto dei doni del Creatore. E’ una scelta di libertà per riconoscere il primato di Dio; per imitare Cristo che ‘da ricco si fece povero per farci ricchi della sua povertà’ (2 Cor. 8,9); per costruire uguaglianza, fraternità con tutti gli uomini, figli dello stesso padre e perciò fratelli di pari dignità. la povertà è quindi un male da combattere e da vincere per la liberazione degli uomini dal bisogno o da situazioni indegne dei figli di Dio. ma è anche virtù evangelica da scegliere liberamente e da vivere anzitutto da noi, come singoli e come comunità e poi da comunicare agli altri soprattutto con la nostra gioiosa testimonianza. Siamo ancora però lontani da questo ideale, se il prof. Sarpellon constatava amaramente nella sua relazione: ‘Se la povertà è sempre meno una beatitudine ricercata dai cristiani e dalla Chiesa, essa è d’altra parte una tragedia sempre più grave per chi la deve subire contro la propria volontà’. Un’altra domanda è stata presentata: in che

senso i poveri sono portatori di buona novella e di valori positivi? (…) Un secondo tema da approfondire riguarda l’impegno della Chiesa per rimuovere la causa della povertà. può sembrare un tema da specialisti e comunque lontano dalle nostre preoccupazioni pastorali e dalle nostre competenze personali. Ci corre comunque l’obbligo di iniziare il nostro impegno, cercando di conoscere la realtà entro cui vogliamo operare e di individuare i mali che vogliamo curare, secondo il metodo classico del vedere, giudicare ed agire. In questo ci sono d’aiuto le comunicazioni dei proff. musu, Sarpellon e moletta, che ci hanno prospettato cause e meccanismi che generano e conservano povertà. Alla comunità cristiana si presenta però un problema delicato che spesso provoca tensione tra gruppi ecclesiali e persone che operano nel campo della carità: come coniugare insieme l’assistenza, la promozione umana e la prevenzione? C’è ancora chi ci accusa come Chiesa di essere stati nella storia la ‘Croce Rossa’ che ha soccorso amorevolmente le vittime dell’ingiustizia. Anche oggi c’è qualcuno che osa scrivere che, dopo il fallimento dello stato sociale, per i poveri non rimane che la Caritas, perché l’economia deve seguire le leggi ferree del mercato. Dobbiamo andare oltre il buon Samaritano. Non basta piegarsi con amore sulle piaghe del depredato. Dobbiamo tentare di fermare le mani dell’assassino, lottare per cambiare le cause che provocano e mantengono la povertà. la carità non può non farsi politica, anzi paolo VI definisce la politica la forma più alta della carità. per questo non è accettabile un assistenzialismo che trascuri le cause della povertà. l’assistenza sarà sempre necessaria, perché a certe urgenze, bisogna dare risposte immediate. ma contemporaneamente deve procedere l’opera di rimozione delle cause sociali, legislative, ambientali, che faccia uscire dall’emergenza l’assistito e che prevenga la situazione di disagio». E proprio alla conclusione del Sinodo don Giulio rinnova il Consiglio pastorale, che è il più rappresentativo di tutti i precedenti.

19 gennaio 1973: mons. Giulio De Zen, nominato arciprete abate di Santa Maria in Colle, si appresta a entrare nella chiesa di San Francesco, accompagnato dal sindaco Pietro Fabris.

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Un momento della cerimonia d’insediamento di mons. De Zen, il 19 gennaio 1973, nella chiesa di San Francesco.

In autunno, proprio per realizzare nella vita pratica e rendere concrete le proposte del Sinodo, mons. De Zen indice a Bassano una missione cittadina. lo scopo è sensibilizzare tutte le persone e renderle partecipi di questo nuovo cammino insieme e soprattutto raggiungere i “cosiddetti lontani”, quelli che non lavorano in parrocchia per mancanza di buona volontà o capacità, ma forse perchè nessuno ha mai fatto loro qualche proposta. Ci sono tanti che hanno talenti, che possono arricchire con il loro contributo la comunità; bisogna invitarli a partecipare a questo singolare avvenimento. la missione cittadina viene programmata e realizzata da don Giulio con la massima cura; è aiutato da validi collaboratori e soprattutto dal Consiglio pastorale, ora più ampio, più ricco di rappresentanti di ogni gruppo e movimento. l’obiettivo è testimoniare la fede mediante la condivisione con gli ultimi; ma come realizzare ciò se molte famiglie dello stesso quartiere neppure si conoscono, se addirittura nello stesso condominio si ignora quello della porta accanto? Don Giulio capisce che per conoscere bene anche le famiglie in difficoltà la gente deve trovare il modo di incontrarsi, di segnalare i casi difficili. Decide di creare dei centri di ascolto; ogni quartiere ha il suo. Animatori precedentemente preparati e con un programma

ben definito (nulla viene improvvisato), si mettono a disposizione della parrocchia, o in case private o in qualche istituto religioso, per riunire coloro che rispondono all’invito dell’arciprete. l’invito è rivolto a tutti indistintamente e incaricati lo consegnano personalmente ad ogni famiglia, proprio perché ci sia la certezza di non trascurare nessuno. E’ un lavoro ben coordinato, preciso, la gente non risponde al cento per cento, ma c’è una buona partecipazione. Se al primo incontro c’è qualche perplessità o diffidenza, un po’ alla volta in ogni centro si crea un clima di maggior libertà, di coesione, c’è meno difficoltà a parlare, ad esprimere il proprio modo di vedere le cose. A volte le discussioni si fanno molto animate, ci sono punti di vista totalmente diversi, ma importante è raggiungere l’obiettivo: camminare insieme! la missione dà i suoi frutti, anche se non sono immediatamente visibili. Una iniziativa molto particolare è una messa serale nella chiesa di San Francesco, alla quale sono invitati a concelebrare con mons. De Zen e il vescovo mons. Onisto, tutti i sacerdoti che nel corso degli anni si sono avvicendati nella parrocchia di Santa maria in Colle. E’ una cerimonia suggestiva, commovente, che fa incontrare a distanza di anni sacerdoti, magari trasformati nel fisico, un po’ incerti nel passo, con i capelli


bianchi, ma ancora pieni di vigore interiore e vivi nella memoria di tante persone. Bassano ha sempre avuto la fortuna di avere dei grandi sacerdoti, che è impossibile dimenticare. Durante la celebrazione mons. Onisto conferisce ad una coppia di sposi, Giorgio Alberton e maria Sorio, il ministero del lettorato e nomina una decina di laici ministri straordinari dell’Eucarestia. Bellissimo è poi il ritrovo in sacrestia dove la gente si affolla per salutare questo o quel sacerdote, che forse non aveva più rivisto dopo la partenza da Bassano. la missione si conclude con una solenne celebrazione a fine novembre al Tempio Ossario, in una chiesa gremitissima di fedeli. mons. De Zen nella sua vasta azione pastorale coordina e suscita interesse nel laicato per animare molteplici occasioni di riflessione sui temi del rinnovamento conciliare, dei rapporti Chiesa - territorio, dei problemi emergenti. E’ Vicario foraneo quando sorgono la Scuola di formazione teologica per laici (ne sarà il rappresentante del Vescovo), il centro Studi larizza, il Circolo Studi cristiani, i corsi di Etica politica a Villa San Giuseppe, le varie iniziative dell’Azione cattolica vicariale. per quanto riguarda il “sociale” mons. De Zen è rispettoso delle competenze altrui, anche se non limita un supplemento di attenzione e di

disponibilità. per statuto è membro dei Consigli di amministrazione del pirani e del Cremona, è uno dei primi sostenitori del volontariato cittadino (sono circa una cinquantina i gruppi) e guarda con interesse le iniziative che, anche con fatica, cercano risposte nuove a bisogni troppo radicati nel mondo dell’emarginazione (droga, handicappati, carcere, alcolizzati). Sul campo “politico” don Giulio dà testimonianza di un rapporto Chiesa - mondo riferito ad una precisa ecclesiologia e laicità. Collabora dove non solo gli è consentito, ma gli è suggerito dalla opportunità del suo ministero, stimola i laici ad assumere la loro responsabilità davanti alla propria vocazione di cristiani nel mondo, rispetta qualsiasi scelta orientata al bene comune della società. Grande è anche l’attenzione per il restauro delle chiese. Durante la settimana santa del 1982 si riapre la chiesa di San Francesco, ritornata alla sua bellezza originale dopo un accurato intervento. Già nel 1977 un’apposita commissione aveva presentato un progetto globale per i restauri delle chiese del centro storico e sarà una delle opere più grandi che don Giulio porterà a termine. Sono ritornate al loro antico splendore anche la chiesa di San Giovanni, la chiesa della Beata Giovanna e soprattutto il Duomo, inaugurato il 19 gennaio 1988.

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La concelebrazione della messa nell’occasione dell’insediamento di mons. De Zen in San Francesco.


Un momento dell’omelia di mons. De Zen nella messa d’insediamento, il 19 gennaio 1973, a San Francesco.

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1988: l’anno dei grandi cambiamenti l’anno 1988 è denso di avvenimenti, sia per la Diocesi di Vicenza che per la comunità di Santa maria in Colle a Bassano. Il giorno 8 maggio la Chiesa vicentina aveva accolto il nuovo vescovo, pietro Nonis. Carlo Fanton, vescovo ausiliare, dà le dimissioni per raggiunti limiti di età ed ora si deve scegliere il successore. A mezzogiorno del 31 dicembre il Vescovo consegna la lettera di nomina di nuovo Vicario generale della Diocesi a monsignor Giulio De Zen. E’ una data storica per la nostra parrocchia, c’è stupore e rammarico; don Giulio inizierà il suo incarico molto presto, il 2 febbraio 1989. Ripetutamente egli aveva chiesto di non essere scelto; l’onore a cui lo elevava l’alta carica forse lo spaventava, temeva di non poter essere più un pastore d’anime, ma di svolgere solo un lavoro di ufficio. Inoltre con gli anni erano subentrati problemi di salute; una grave forma di diabete, che don Giulio non aveva mai fatto pesare a nessuno, lo faceva soffrire. Alla fine accetta, con grande sofferenza, ma accetta, per obbedienza, perché vede nella scelta del Vescovo la volontà di Dio. E così, dopo sedici anni di intensa attività pastorale, don Giulio lascia Bassano. la sua vita cambia totalmente, anche per una serie di avvenimenti che minano seriamente la

sua salute. Il primo aprile 1992 è veramente un giorno determinante, che influisce sul suo modo di essere e di pensare. Uno squilibrato entra in curia e accoltella ripetutamente don Giulio mentre svolge il suo lavoro. l’aggressione mette in serio pericolo la sua vita ed egli è certo che è stata la Vergine a salvarlo, ma tutto cambia per lui. la sua forza fisica ne viene fortemente minata e di questo episodio ne paga le conseguenze più tardi, quando, nel maggio del 2000, una improvvisa leucemia stronca in pochi mesi la sua vita. Ne avverte i primi segni, in giugno, quando guida a Fatima un pellegrinaggio. Siamo esattamente nella settimana tra il sei e il nove: una bellissima statua della Vergine, realizzata in fusione di bronzo, destinata ad essere collocata sulla cima del monte Caina, per proteggere dall’alto tutte le popolazioni del Bassanese, viene portata a Fatima da un gruppo di fedeli. A Cova di Iria, la sacra immagine viene benedetta dal Vescovo del luogo nella cappella delle Apparizioni, alla presenza ufficiale di una delegazione di sindaci del comprensorio di Bassano e di autorità religiose. lo stesso pontefice, Giovanni paolo II la incorona più tardi a Roma e compone una dedica da mettere ai piedi della madonna. Nostra Signora di Fatima diventa il simbolo del secolo appena trascorso, delle sue sofferenze e delle sue speranze. Ed è don Giulio appunto, che guida i pellegrini in questo viaggio particolarmente significativo. Si sente stanco, affaticato, ma attribuisce questo suo malessere al caldo, alle tante celebrazioni, non pensa assolutamente alla grave malattia che già ha minato il suo fisico; solo al ritorno a Vicenza, quando i sintomi si fanno più insistenti e fa alcune analisi del sangue, si rende conto che qualcosa non funziona. le prime indagini danno un risultato allarmante e don Giulio viene subito ricoverato nel reparto di ematologia per un approfondimento degli esami. le piastrine del sangue sono bassissime, ma don Giulio, anche se preoccupato, è sereno, spera, la diagnosi non è ancora stata fatta. la speranza di superare questo momento è chiara, perché anche se ha bisogno di trasfusioni frequenti ha fiducia, tanto che programma di essere presente sul monte Caina il giorno 14 ottobre, data stabilita per la collocazione della statua della Vergine. Esprime il


Alcune autorità cittadine presenti alla cerimonia d’insediamento di mons. De Zen. Si riconoscono, da sinistra, il sindaco Pietro Fabris, il sen. Onorio Cengarle, l’ing. Giovanni Bottecchia, l’avv. Sergio Martinelli, il rag. Antonio Basso, il prof. Giambattista Vinco da Sesso, il dott. Longo (procuratore della Repubblica), il sig. Giovanni Cosma (primo sindaco di Bassano del Dopoguerra) e la signora Maria Prosdocimo Finco.

desiderio di partecipare alla celebrazione, che gli ricorda da vicino la sua Bassano, quella Bassano che si ammira grandiosamente dall’alto della vetta; Bassano che egli tanto aveva amato e che sempre, anche a Vicenza, riempiva una parte del suo cuore. ma quel giorno don Giulio è già in cielo. muore infatti al San Bortolo a Vicenza il 12 ottobre del 2000, pianto dai bassanesi e da tutta la diocesi. Ecco una parte dell’omelia del Vescovo durante la cerimonia funebre, tratta da «la Voce dei Berici» del 22 ottobre 2000: «Don Giulio nella sua vita intera non ha mai detto no. Il suo sì al Signore è stato pieno e continuo, in una fede salda. Nella sua esistenza quotidiana di prete viveva come se si sentisse ben tranquillo tra le braccia divine. Don Giulio ha sempre detto sì ad ogni persona che incontrava, al povero che tendeva la mano per l’elemosina, alla persona afflitta che sentiva bisogno di consolazione, al disoccupato che chiedeva un interessamento per il lavoro. A tutti i preti che lo avvicinavano. Ogni suo sì era pronunciato soprattutto con il cuore, con il suo grande affetto che voleva beneficare ogni persona. E’ umile di cuore perché non ha mai cercato il primo posto, piuttosto ha compiuto il servizio là dove nessuno osava impegnarsi, fedele alla missione affidatagli».

Nel suo testamento spirituale don Giulio esprime la volontà di continuare ad amare, di ricordarsi di quanti ha incontrato nella sua vita sacerdotale, di aspettare tutti, per una festa perenne in cielo. Ecco alcune frasi tratte dal suo ultimo scritto, quando la morte ormai è sempre più vicina: «Sento il bisogno di ringraziare il Signore... lo ringrazio per la Famiglia e singolarmente per papà Francesco, mamma margherita, padre Francesco, saveriano e Rita, per la vita che mi hanno dato, il bene che mi hanno voluto, la fede che mi hanno inculcato. lo ringrazio per la vocazione sacerdotale e per gli anni di Seminario, ricchi della premura dei superiori, educatori, professori. lo ringrazio per cinquant’anni di vita pastorale... per le tante persone e i molteplici ambienti incontrati... chiedo sinceramente perdono al Signore, ai Confratelli e a quanti ho avvicinato, del male fatto, del bene non fatto o fatto male. Chiedo a Tutti la carità di una preghiera di suffragio e prometto di ricordarmi di tutti, insieme con papà, mamma, padre Francesco, maria Teresa e quanti sono già nel Signore. [...] Arrivederci in paradiso». Maria Sorio

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TeSTiMonianze

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dall’introduzione al libro Una vita per gli altri. Mons. Giulio De Zen di Maria Sorio (2003) mons. Giulio De Zen, don Giulio per coloro che avevano la fortuna di essergli amici, è stato, nel periodo in cui fu mio Vicario generale nella diocesi di Vicenza, il mio più vicino, sicuro, discreto, affidabile, generoso, umile collaboratore. Chi sa come stanno le cose all’interno della Chiesa, dove ogni giorno la grazia del Signore si combina variamente con le nostre debolezze umane, può farsi un’idea abbastanza precisa, non approssimativa, non convenzionale, di quanto sia difficile assumere e svolgere ruoli di primaria responsabilità senza perdere di vista l’umanità, sua propria ed altrui: senza montare in superbia, credere d’avere facoltà o diritti che non tutti hanno. Come Vicario generale della diocesi, mons. De Zen succedeva ad un uomo di singolare valore, che aveva assunto analoghe funzioni in anni lontani, nella Chiesa ancora non tribolata né promossa dal Concilio. Il suo predecessore, mons. Carlo Fanton, che il vescovo Carlo Zinato aveva voluto accanto a sé come uomo di primaria se non esclusiva fiducia, chiedendo per lui alla Santa Sede la dignità episcopale, era stato di don Giulio superiore autorevole e amico cordiale, ma aveva costituito un modulo o modello di Vicario generale connotato anzitutto dall’autorevolezza, se non dall’autorità, o, come qualcuno diceva dall’autoritarismo che facilmente contrassegnava, nei tempi passati, l’esercizio delle più alte responsabilità ecclesiastiche. Nella Casa del clero che il vescovo Rodolfi aveva costituito perché accogliesse i sacerdoti operanti a servizio della Diocesi nella città di Vicenza, don Giulio fu per lunghi anni accanto al suo predecessore, uomo d’integro sentire ma di non facilissima accessibilità, onorato della sua fiducia e sempre pronto, d’altronde, a quell’obbedienza ecclesiale che era tanto più apprezzabile in quanto egli, don Giulio, capiva con concreta precisione quali potevano essere, nei singoli casi, i limiti e gli ostacoli sia del comandare sia dell’obbedire. Non ci siamo mai trovati in aperto disaccordo. ma capii presto che se fosse avvenuto che i nostri temperamenti, i modi di vedere e di pen-

sare, si fossero in qualche misura diversificati sino allo scontro, egli avrebbe imposto a se stesso, senza farlo pesare al suo interlocutore, l’accettazione del modo di vedere del superiore, in questo caso il Vescovo, che gli era sinceramente amico. Avevamo quasi la stessa età: egli era più giovane di me d’alcuni mesi, non di tanto, comunque, da rendere me o lui incapaci di ricostruire entro a quadri analoghi le nostre passate esperienze. Egli aveva su di me un vantaggio: era stato, dentro la Chiesa diocesana, investito di mansioni ed incarichi altamente qualificanti, mentre io, nello stesso periodo, svolgevo nella mia diocesi di origine funzioni tutto sommato più semplici, fosse nel Seminario in cui insegnavo dal 1950 (anno della nostra ordinazione), fosse l’Azione cattolica, fosse l’insegnamento prima della religione nelle scuole statali (milano, pordenone), poi la docenza universitaria, che nulla aggiungeva, nei confronti di lui, al mio essere prete (tant’è vero che fui parroco di una piccolissima comunità, mentre don Giulio faceva da pastore, alla grande, in Santa maria in Colle e in Bassano tutta). l’essere cresciuti, sia pure in ambienti molto diversi, negli stessi anni, ci portava ad una notevole facilità di scambio delle opinioni, d’intesa nell’affrontare i problemi, di accoglienza reciproca del modo di dire di essere e di pensare. Considero una grande fortuna aver avuto, dopo il breve periodo in cui mons. Fanton, vescovo ausiliare, fu da me pregato di continuare nell’incarico di cui già il vescovo Zinato l’aveva onorato, come immediato, quotidiano, rassicurante collaboratore mons. Giulio De Zen. Ci incontravamo spesso, quasi tutti i giorni. E consideravo una gioia, per me, l’averlo mio commensale, in una Casa vescovile che per il passato non pareva tanto adusata alla presenza conviviale dei preti. Ricordo con divertito compiacimento che un giorno mi confidò, sottovoce, d’aver ricevuto una telefonata da un collega-amico d’una diocesi affine alla nostra, il quale gli chiese ogni quanto tempo incontrasse il Vescovo, e si mostrò almeno stupito quando don Giulio gli disse “quasi ogni giorno, e più volte alla settimana pranziamo insieme”. la confidenza del mio più vicino, peraltro rispettosissimo collaboratore, era per me un aiuto-sostegno probabilmente più grande di


Mons. Giulio De Zen durante una celebrazione all’aperto davanti alla chiesa di San Giovanni.

quanto lo fosse il reciproco rapporto con me per lui. Considero davvero una grazia aver potuto lavorare insieme, avvalendomi dei suoi pareri sempre ponderati, delle sue intuizioni tanto profonde quanto ragionate. Ricorderò sempre l’episodio narrato nel volume di maria Sorio, del quale mi sembra apprezzabile tanto l’affettuosa partecipazione quanto la misurata valutazione dei fatti e dei sentimenti. l’episodio del dono di un anello prezioso che don Giulio mi fece un giorno, a distanza ormai breve -ed egli lo sapeva- dalla sua fine. Credetti doveroso, da parte mia, ri-donare quell’anello alla diocesi, che lo conserverà in memoria di don Giulio, dato che egli l’aveva ricevuto -evidentemente in vista di un episcopato che ben avrebbe meritato- da un monsignore vicentino. Eravamo tutt’e due commossi, perché consapevoli dei tempi ormai brevi, della fine imminente: eppure non cedemmo, né lui né io, all’emozione. Che diamine, eravamo tutt’e due del ’27, classe di ferro… Non vado oltre poiché il libro di maria Sorio è traboccante di affetto, e insieme seriamente, anche se familiarmente, documentato.

mi limito ad augurare a chi verrà dopo di me, nel compito Dio sa se facile o difficile di Vescovo di Vicenza, di potersi avvalere di un Vicario generale come quello che la provvidenza del Signore ha donato a me nella persona di mons. Giulio De Zen, “amico incomparabile”, come diceva una lapide romana che abbiamo regalato al museo archeologico di Vicenza. Mons. Pietro Giacomo Nonis Vescovo

❃ ❃ ❃ ❃ ❃ Testimonianza di un amico mi è stato chiesto di tracciare una memoria del servizio di Vicario generale che mons. Giulio De Zen ha svolto in diocesi, dal 1988 al 2001. Di fatto il compito che mi era allora affidato nella vita pastorale diocesana, mi ha portato a lavorare accanto a don Giulio, quasi dall’inizio e fino alla fine del suo mandato, in un rapporto quotidiano di collaborazione, di dialogo, di fiducia e di confidenza reciproche, di solida

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Don Giulio in gita a Folgaria con un gruppo di amici sacerdoti (29 settembre 1984).

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amicizia. la mia memoria di lui e del suo servizio è quindi molto viva e precisa, ma proprio la natura particolare del suo impegno, e le implicazioni delicate che vi sono connesse, rendono difficile, se non impossibile, una testimonianza pubblica, che vada oltre a quanto è stato visibile a tutti. posso perciò solo parlarne come un amico parla di un amico, con il riserbo che deve accompagnare i sentimenti, e non come un cronista, che cerca di riportare fatti e situazioni, per loro natura affidati al rispetto del silenzio. per capire questo, faccio riferimento alle leggi della Chiesa, pensando che don Giulio sorriderà in cielo, perché esse non erano esattamente la sua prima preoccupazione e il suo territorio… In ogni caso giova sapere che, secondo il Codice di Diritto Canonico, il Vicario generale è colui che presta “il suo aiuto al Vescovo stesso nel governo di tutta la diocesi” (canone 475,§1). A lui compete la stessa potestà esecutiva che spetta al Vescovo diocesano, ad eccezione degli atti che il Vescovo riserva a se stesso (v. can. 479,§1). Si tratta quindi di un compito esecutivo di governo molto ampio e ele-

vato, ma che va esercitato in una effettiva e continua comunione con il Vescovo, e perciò in un contesto che chiede grande riservatezza e una dedizione che supera ogni malinteso di autonomia. Di fatto il Vicario generale condivide con il Vescovo le decisioni importanti per la vita diocesana, e normalmente si vede affidata l’esecuzione concreta di tali scelte, soprattutto in riferimento a questioni particolari che toccano le persone e le comunità: non è un esecutore di ordini, ma il primo collaboratore del Vescovo, che impegna responsabilmente nel servizio tutte le proprie capacità, con l’autorevolezza che gli deriva dal mandato ricevuto. Questo fa capire che don Giulio ha trattato molte situazioni della vita diocesana, spesso complesse, talora cariche di difficoltà e di sofferenza, sempre delicate e bisognose di grande ascolto e rispetto. Di questo compito non si può fare perciò un resoconto o un bilancio, perché non si traduce in azioni, gesti, e relazioni visibili, come accade per un parroco: è il servizio di chi deve farsi presente con saggezza nelle realtà più diverse, cercando di


L’incontro di mons. Giulio De Zen con Giovanni Paolo II in Vaticano, in occasione dei suoi quarant’anni di sacerdozio. Con loro è presente il vescovo di Vicenza mons. Pietro Nonis (3 giugno 1990).

individuare le risposte opportune e possibili, spesso in solitudine, e comunque sempre con grande discrezione, e senza poter contare sul rapporto personale quotidiano e spontaneo che -nella parrocchia- crea legami significativi, ed equilibra le vicende e le tensioni. posso però anche ricordare che il Codice di Diritto Canonico stabilisce le qualità che devono caratterizzare coloro che vengono scelti per l’ufficio di Vicario generale. Si chiede che siano in possesso di un titolo di studio adeguato o di una matura esperienza, e soprattutto “che siano… degni di fiducia per sana dottrina, rettitudine, saggezza ed esperienza” (can.478, §1). E qui ritroviamo il volto e la storia di don Giulio, senza bisogno di ulteriori commenti e precisazioni. E’ infatti facile riconoscere che le sue doti umane e cristiane, il suo amore alla chiesa, la sua attenzione alle situazioni di disagio; e l’esperienza vissuta, prima in diversi compiti diocesani, e poi come parroco, gli hanno fornito una base importante sulla quale costruire il suo servizio alla diocesi. Gli aspetti che tutti gli riconoscevano erano l’accoglienza cordiale e la capacità di ascolto: magari non sempre si riusciva a trovare la risposta alla complessità delle singole situazioni, ma chi lo incontrava usciva con la percezione di essere

stato ascoltato. E sono poi sicuro che il vescovo mons. Nonis potrebbe rendere testimonianza della sua fedeltà senza ombre, e della generosità della sua dedizione. personalmente posso aggiungere l’esperienza della fiducia con la quale egli sapeva chiedere aiuto a chi gli stava vicino, condividendo i problemi, con umiltà e disponibilità. Questo atteggiamento si è fatto più evidente dopo il trauma dell’aggressione subita nel 1992, con le conseguenze psicologiche e fisiche che ne sono derivate (e delle quali era consapevole, non senza sofferenza); ma è stato sempre il suo modo di affrontare le questioni, anche nel riconoscimento paziente dei limiti che ciascuno porta con sé. Standogli vicino, so che nella vita di don Giulio, come Vicario generale, ci sono stati momenti difficili e carichi di sofferenza, che solo il Signore conosce fino in fondo. ma preferisco comunque ricordare il suo sorriso affabile e la sua testimonianza di vita. Il resto è un seme gettato nella terra, che contribuisce alla crescita del Regno di Dio, nella Chiesa e nel mondo. Mons. Renato Tomasi Arciprete abate di Santa Maria in Colle

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QUADRO CRONOlOGICO VITA DI GIUlIO DE ZEN

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AVVENImENTI STORICI

Il 19 dicembre nasce a malo.

1927

Il 16 aprile, in Baviera, nasce Joseph Ratzinger, futuro pontefice con il nome di Benedetto XVI.

Entra in Seminario a Vicenza.

1941

A Natale papa pio XII lancia un radiomessaggio per la pace.

Il 29 giugno è ordinato sacerdote nella chiesa di Santa Corona. E’ cappellano a pressana fino al 1958.

1950

Il 22 agosto papa pio XII emana l’enciclica Humani generis con la quale condanna alcune moderne correnti di pensiero: idealismo, storicismo, esistenzialismo e relativismo.

E’ nominato insegnante nel Seminarietto della Cattedrale. In ottobre è nominato Consulente del Segretariato per l’attività sociale e vice assistente provinciale delle AClI.

1958

Il 28 ottobre sale al soglio pontificio Angelo Roncalli, già patriarca di Venezia, che prende il nome di Giovanni XXIII.

E’ cappellano delle carceri di Vicenza.

1966

messaggio di papa paolo VI contro la guerra in Vietnam.

l’8 dicembre è nominato arciprete abate della parrocchia di Santa maria in Colle a Bassano.

1972

Il 16 settembre paolo VI è a Venezia, dove celebra la messa in piazza San marco e incontra il patriarca Albino luciani.

In gennaio ha un ruolo importante in diocesi nel Convegno “Chiesa, comunità in servizio”.

1979

Il 1° febbraio l’ayatollah Khomeini rientra a Teheran dopo quindici anni di esilio, accolto dall’entusiasmo della folla.

presenta il volume di monsignor mantese Bassano nella storia. La religiosità.

1980

Umberto Eco pubblica Il nome della Rosa, romanzo storico ambientato in un monastero benedettino del XIV secolo.

E’ presidente della III commissione del Sinodo diocesano vicentino, concluso nel 1987.

1984

Il 18 febbraio Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli siglano il nuovo concordato tra Italia e Santa Sede.

Il 19 gennaio inaugura il Duomo di Santa maria in Colle, riportato al suo antico splendore. Il 31 dicembre è nominato dal vescovo mons. pietro Nonis Vicario generale della Diocesi.

1988

Il 25 marzo, a presburgo in Cecoslovacchia, si svolge la Protesta delle candele per la libertà di culto. Il 15 agosto papa Giovanni paolo II pubblica la lettera apostolica Mulieris Dignitatem.

In agosto è impegnato in un viaggio pastorale in America latina.

1989

Il 1° dicembre, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Giovanni paolo II riceve michail Gorbaciov.

Il 7 e l’8 settembre accoglie a Vicenza, assieme al vescovo pietro Nonis, Giovanni paolo II organizzando con meticolosità ogni cosa.

1991

Giovanni paolo II pubblica l’enciclica Centesimus annus in occasione dei cento anni della Rerum Novarum di leone XIII.

Il 1° aprile, mentre si trova in Curia, subisce una feroce aggressione da parte di uno squilibrato.

1992

la Chiesa cattolica riabilita lo scienziato italiano Galileo Galilei, condannato nel lontano 1633.

Tra il 6 e il 9 giugno guida a Fatima un pellegrinaggio di bassanesi per far benedire dal vescovo del luogo, nella cappella delle Apparizioni, la bellissima statua della Vergine collocata poi sul monte Caina. Il 29 giugno festeggia con il Vescovo e tanti confratelli i cinquant’anni di sacerdozio. Il 12 ottobre muore all’ospedale San Bortolo di Vicenza, a causa di una leucemia fulminante.

2000

II Giubileo domina tutto l’anno. Indetto con la bolla Incarnationis mysterium (29 novembre 1998) è dedicato alla commemorazione del concepimento e della nascita di Gesù. Il XXVI Anno Santo ordinario viene vissuto dal mondo cattolico con una partecipazione senza precedenti e seguito con grande attenzione dai media.


Dallo storico Franco Scarmoncin una nuova e stimolante proposta editoriale...

BaSSano e le Sue GuaRdie Storia di una polizia locale Un libro importante che a buon diritto si inserisce nel filone della storia bassanese e che rappresenta anche uno “studio di caso”, in grado di illustrare la città attraverso il filtro della gestione dell’ordine pubblico.

In libreria a € 15,00 Disponibile dalla fine di aprile Prenota fin d’ora la tua copia!

nuMeRi PuBBliCaTi dal 1989 nuMeRi oRdinaRi N° 1 Alberto parolini N° 2 Castellano da Bassano N° 3 Bartolomeo Gamba N° 4 Antonio Gaidon N° 5 Oscar Chilesotti N° 6 Tiberio Roberti N° 7 Giuseppe lorenzoni N° 8 plinio Fraccaro N° 9 pietro Colbacchini N° 10 Bortolo Sacchi N° 11 Giovanni montini N° 12 Giovanni Volpato N° 13 Jacopo Apollonio N° 14 lazzaro Bonamico N° 15 F. e l. dal ponte N° 16 Giovanni miazzi N° 17 Bartolomeo Ferracina N° 18 Antonio marinoni N° 19 Antonio Baggetto N° 20 Jacopo Bassano N° 21 San Bassiano N° 22 Antonio Suntach N° 23 I Remondini N° 24 pietro Stecchini N° 25 Gina Fasoli N° 26 luigi Fabris N° 27 Giambattista Volpato N° 28 Sebastiano Chemin N° 29 Giambattista Roberti N° 30 Ezzelino da Romano N° 31 Teofilo Folengo N°  32 Giusto Bellavitis N° 33 Danilo Andreose N° 34 Giovanna m. Bonomo N°  35 Giuseppe J. Ferrazzi N° 36 Giambattista Verci N°  37 Giuseppe Betussi N° 38 Giambattista Brocchi N° 39 Jacopo Vittorelli N° 40 Domenico Freschi N° 41 Giuseppe Barbieri N° 42 Roberto Roberti N° 43 la Battaglia di Bassano N° 44 Francesco Antonibon N° 45 pietro menegatti N° 46 Giuseppe Frasson N° 47 pietro Fontana N° 48 Giacomo Angarano N° 49 G. Vanzo mercante N° 50 Giovanni Brotto N° 51 Il millennio di Bassano N° 52 I larber N° 53 Orazio marinali N° 54 Angelo Balestra N° 55 Giuseppe Bombardini N° 56 Francesco Vendramini

1989 1989 1990 1990 1990 1990 1990 1990 1991 1991 1991 1991 1991 1991 1992 1992 1992 1992 1992 1992 1993 1993 1993 1993 1993 1993 1994 1994 1994 1994 1994 1994 1995 1995 1995 1995 1995 1995 1996 1996 1996 1996 1996 1996 1997 1997 1997 1997 1997 1997 1998 1998 1998 1998 1998 1998

N° 57 N° 58 N° 59 N° 60 N° 61 N° 62 N° 63 N° 64 N° 65 N° 66 N° 67 N° 68 N° 69 N° 70 N° 71 N° 72 N° 73 N° 74 N° 75 N° 76 N° 77 N° 78 N° 79 N° 80 N° 81 N° 82 N° 83 N° 84 N° 85 N° 86 N° 87 N° 88 N° 89 N° 90 N° 91 N° 92 N° 93 N° 94 N° 95 N° 96 N° 97 N° 98 N° 99 N° 100 N° 101 N° 102 N° 103 N° 104 N° 105 N° 106 N° 107 N° 108/109 N° 110 N° 111 N° 112/113 N° 114 N° 115/116

Francesco Roberti miranda Visonà Guido Agnolin Elisabetta Vendramini Ottone Brentari Achille marzarotto Gino pistorello Francesca Roberti Aurelio Bernardi Zaccaria Bricito Antonio Viviani Domenico Conte Domenico maria Villa Antonio Bernati Tito Gobbi Bortolo Zanchetta Giovanni Balestra pietro malerba Ferruccio meneghetti Fratel Venzo Niccolò leszl Antonio marcon Gregorio Vedovato Bruno Baruchello luigi Vinanti Sebastiano Baggio Virgilio Chini luigi Viviani Alessandro Campesano Giorgio pirani Guido Cappellari Roberto Cobau Francesco Facci Negrati luigi Zortea Villa morosini Cappello Giovanni lunardi Alfeo Guadagnin Carlo paroli Vigilio Federico Dalla Zuanna Francesco dal ponte il Vecchio pietro e Giuseppe longo I Bortignoni Giuseppe Zonta Giovanni Bottecchia Andrea Secco Giuseppe Ruffato Tommaso Tommasoni I fondatori dell’Orfanotrofio Cremona prospero Alpini Quirino Borin Teresa Rossi Rampazzi pietro Roversi Don Domenico Brotto Don Antonio Dalla Riva Guglielmo montin monsignor Egidio Negrin Arpalice Cuman pertile

1999 1999 1999 1999 1999 1999 2000 2000 2000 2000 2000 2000 2001 2001 2001 2001 2001 2001 2002 2002 2002 2002 2002 2002 2003 2003 2003 2003 2003 2003 2004 2004 2004 2004 2004 2004 2005 2005 2005 2005 2005 2005 2006 2006 2006 2006 2006 2006 2007 2007 2007 2007 2007 2008 2008 2008 2008

N° 117 N° 118 N° 119 N° 120 N° 121 N° 122 N° 123 N° 124 N° 125 N° 126 N° 127 N° 128 N° 129 N° 130 N° 131 N° 132 N° 133 N° 134 N° 135/136 N° 137 N° 138 N° 139 N° 140 n° 141

Antonio Andriolo primo Silvestri Bortolo Camonico I passarin Castelli e battaglie di Ezzelino III I Giacobbi maggiotto marco Sasso pietro Bonato melchiore Fontana Guglielmina Bernardi Unitalsi - Gruppo di Bassano luigi Chiminelli leone Carpenedo Efrem Reatto pacifico pianezzola la Carrozzeria pietroboni Gianni Visentin mons. Ferdinando Dal maso Noè Bordignon Don Didimo mantiero luigina Trentini Aristide Nonis la Filarmonica Bassanese Mons. Giulio de zen

nuMeRi SPeCiali N° I la Carrozzeria Fontana N° II  Il Giardino parolini N° III  Gaetana Sterni (IIa edizione 2001) N° IV  Il C.A.B. N° V la Grande Guerra N° VI Il Club Alpino Bassanese N° VII maria prosdocimo Finco N° VIII lo Scautismo bassanese N° IX  l’arte orafa veneta N° X  Il colore a Bassano N° XI Il castello di Bassano N° XII Il Rotary Club di Bassano N° XIII palazzo e “Illustri” Roberti N° XIV Il Gruppo “Bresadola” N° XV Il lions Club di Bassano N° XVI l’Oreficeria Balestra N° XVII la Fondazione Don Cremona N° XVIII 25 Anni di premio Cultura N° XIX l. Bonfanti e il museo dell’Auto N° XX Antonio Bianchi N° XXI la Società Tennis Bassano N° XXII I 100 anni del Rotary International N° XXIII I 25 anni del panathlon Club Bassano N° XXIV m. Cremona ed E. Vendramini N° XXV la Croce Rossa a Bassano N° XXVI Il CIF di Bassano N° XXVII la Battaglia di Arresto N° XXVIII I 20 anni di Casa Sichem N° XXIX I 25 anni dell’A.I.B. N° XXX le chiese della Fond. pirani-Cremona n° XXXi i Tottene di Bassano

2009 2009 2009 2009 2009 2009 2010 2010 2010 2010 2010 2010 2011 2011 2011 2011 2011 2011 2012 2012 2012 2012 2012 2013 1990 1991 1991 1991 1992 1992 1993 1993 1993 1995 1996 1996 1999 1999 2002 2002 2002 2003 2003 2003 2004 2005 2005 2006 2007 2008 2008 2009 2010 2012 2012


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