L'Illustre bassanese

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Fondato

nel 1989

editrice artistica - www.editriceartistica.it

distribuzione gratuita

La GranDe storia DeL territorio

Mons. Vincenzo Borsato

BiMestraLe MonoGraFico Di cULtUra

n° 163 • setteMBre 2016


Comune di Bassano del Grappa

acli sede Provinciale di Vicenza

Collezioni d’Arte Ceramica Massimiliano Borsato

Agenti Gianni Tasca e Ruggero Bizzotto


Copertina: ritratto fotografico del giovane don Vincenzo Borsato a pochi giorni dalla sua ordinazione sacerdotale, 1934.

Vincenzo Borsato: l’impegno di un prete, nato nella terra della ceramica, all’epoca della ricostruzione l’Italia stava appena uscendo dalla temperie della guerra, devastata e ancora divisa, quando alcuni suoi figli - fra i protagonisti della resistenza - si attivavano già per ricostruire la nazione. nonostante la scarsità dei mezzi e le molte difficoltà, il loro morale era alto. all’orizzonte si profilava infatti l’alba radiosa di una nuova epoca, una rinascita alla quale lavoravano nello sforzo di assegnare al paese un ordinamento democratico, con lo sguardo rivolto alle questioni sociali e al mondo del lavoro, fondamento stesso della repubblica. anche a Vicenza si respirava quest’aria, che portava forti segnali di cambiamento pure negli ambienti religiosi e nella sede Vescovile. nell’agosto del 1944 achille Grandi aveva dato vita alle ACLI, costituite con il proposito di curare la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani. due vescovi coraggiosi, Ferdinando rodolfi e Carlo Zinato, si impegnarono a divulgare nella diocesi di Vicenza tali istanze affidando i relativi incarichi organizzativi al novese mons. Vincenzo Borsato, protagonista di questo numero. Marco Maria polloniato, autore di una ricerca minuziosa, ce ne racconta la storia, avvalendosi di significative citazioni e di un ricco apparato fotografico. Ciò che emerge, assieme alla figura di mons. Borsato, è l’affresco di un’epoca. Vale la pena di leggerlo, per comprendere come si è mossa una generazione di “ricostruttori” e per renderci conto che molto di quanto beneficiamo noi oggi non è piovuto dal cielo. andrea Minchio Direttore de l’Illustre bassanese

la proposta di “fare le ACLI” all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale fu colta con fervente entusiasmo in terra vicentina. Già nel 1946, sulla spinta dello slogan “un circolo per ogni campanile, un nucleo aziendale per ogni fabbrica”, inserito nel più grande progetto di Paese cristiano, si potevano contare 92 circoli parrocchiali, 20 nuclei aziendali e più di 20.000 iscritti: la realtà delle ACLI in provincia di Vicenza è stata, sin da subito, irripetibile e unica a livello nazionale. Il merito di questa vitalità lo si deve attribuire a mons. Vincenzo Borsato, instancabile assistente ecclesiale che, assieme a Mariano rumor e a tanti altri uomini e donne del tempo, ha creduto nella necessi-

tà di dare diffusione a quello che era divenuto il movimento sociale dei lavoratori cristiani, atto a rappresentare il pensiero del mondo cattolico in campo lavorativo e a contrastare la visone marxista del tempo. carlo cavedon Presidente Provinciale aClI Vicentine

Qualche volta vado al cimitero di nove. sento il dovere di ricordare con una preghiera antonio Borsato e sua moglie Jones. alle volte mi ritrovo con i loro figli Massimiliano, Vincenzo e Maria rosa. C’è sempre stata una bella amicizia tra le nostre famiglie. poi, mentre con gli occhi rivedo le fotografie dei defunti, inevitabilmente lo sguardo va a posarsi su quella di mons. Vincenzo Borsato, il cui corpo riposa nella tomba di famiglia. era fratello di antonio. Cambia allora lo scenario: la mente lascia le memorie familiari e va a ricordare questo sacerdote che ha rivestito un ruolo importante nella diocesi di Vicenza. la sua figura e la sua opera sono state ben delineate da Marco Maria polloniato, autore di questo numero. Già altre volte L’Illustre bassanese ha presentato figure di sacerdoti: è un segno che non si può far storia nel territorio tralasciando il rapporto tra la società e la Chiesa, e l’influenza che quest’ultima ha esercitato nel costruire l’identità di Bassano. C’era la presenza istituzionale del Clero e c’erano preti, religiosi e suore che, con la loro azione, predicazione e iniziativa personale, hanno accompagnato la vita e la crescita dei nostri comuni. Mons. Vincenzo Borsato è stato uno di questi: siamo nel dopoguerra e c’è il sindacato unitario che non può farsi interprete delle istanze del mondo del lavoro e che risente dell’influenza cattolica. ecco allora mons. Borsato, con Mariano rumor, dar vita e consistenza alle ACLI, alla loro presenza nel territorio in vista di quella scissione che porterà alla creazione di un sindacato Cristiano. la sua voce baritonale spronerà i convinti, rassicurerà gli incerti e garantirà l’appoggio della Chiesa al mondo del lavoro. Credo che questo numero de L’Illustre bassanese colmerà una lacuna e ci ricorderà un uomo di dio, in mezzo alla gente, che operava per il bene della società. Pietro Fabris Presidente Comitato per la Storia di Bassano

L’iLLUstre Bassanese - Bimestrale monografico di cultura a distribuzione gratuita

… dal 1989

anno XXViii n° 163 / settembre 2016 - autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n° 3/89 r.p. del 10-5-1989 Direttore responsabile: andrea Minchio redazione: livia alberton, elena Trivini Bellini, elisa Minchio Hanno collaborato: Marco Maria polloniato, Carlo Cavedon, pietro Fabris stampa: peruzzo Industrie Grafiche - Mestrino (pd) - iconografia: divieto totale di riproduzione con qualsiasi mezzo tiratura: 2000 copie - Pubblicità e informazioni: 0424 523199 - 335 7067562 - eab@editriceartistica.it © coPYriGHt tutti i diritti riservati eDitrice artistica Bassano piazzetta delle poste, 22 - 36061 Bassano del Grappa (VI)

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Ritratto monocromo di mons. Vincenzo Borsato su terraglia, realizzato nel 1969 dal prof. Giorgio Peretti.

MonsIGnor

VInCenZo BorsaTo

Con le aClI vicentine fin dalla loro nascita

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Vincenzo Borsato nacque a nove (Vicenza) il 22 agosto 1910, primo di tre fratelli. nel piccolo paese situato nei pressi di Marostica e Bassano, la storia della sua famiglia si lega in maniera indissolubile a quella del fratello antonio e alla lavorazione della ceramica, attività per la quale nove è conosciuta fin dal primo settecento. Il fratello antonio (nove, 1913-1985) fu studente nella locale Regia scuola d’arte all’epoca della direzione del prof. silvio righetto, approfondì lo studio della pittura e della modellazione e iniziò a lavorare come operaio nella manifattura ceramica Zanolli-SebelinZarpellon. In quella ditta rimase almeno fino al 1938-’39, incontrando la futura moglie Jones, il padre di lei albano Gottellini e Vittorio Carraro: con quest’ultimi fu fondatore della SCAN Società Ceramiche Artistiche Novesi, azienda sorta nel marzo del 1941. la società cessò nel 1946, quando i tre soci si divisero dando vita ad altrettante nuove fabbriche: la Ceramiche Antonio Borsato, la Ceramiche Vittorio Carraro e la ICAN. le aziende, vicine anche fisicamente, ebbero per lungo tempo un’affinità stilistica. Quanto veniva prodotto inizialmente riprendeva infatti ciò che era stato realizzato alla SCAN, dove antonio Borsato era stato modellatore, Gotellini decoratore e Carraro fac-totum: piatti e vasi, gruppi di figure in stile settecentesco e lampade. per quanto riguarda Vincenzo, la via verso la vita consacrata venne imboccata molto presto. l’infanzia, interamente trascorsa nel paese natìo, fu quella di un ragazzo tranquillo e discreto che passò dall’asilo (retto dalle suore canossiane) alla locale scuola elementare e infine al seminario Vescovile di Vicenza. Vincenzo Borsato varcò per la prima volta la soglia del seminario poco dopo la fine del primo conflitto mondiale, seguendo con profitto i corsi di teologia volti ad avviarlo alla vita sacerdotale. durante quel periodo, a causa di una malattia agli occhi non curata in maniera corretta, si manifestò un difetto di strabismo accentuatosi nel corso del tempo. Gli anni dello studio coincisero con quelli del fascismo, della lenta ma inesorabile crescita di una situazione coercitiva che poco spazio lasciava


Foto ricordo con testimoni e damigelle al matrimonio di Antonio Borsato e Jones Gotellini, avvenuto a Nove il 26 agosto 1939. Da sinistra, Doro Sebelin, Antonio Borsato, Jones Gotellini, il prof. Giovanni Petucco e don Vincenzo Borsato, fratello dello sposo. La prima foto dei fondatori delle aClI vicentine nella sede iniziale, in contrà San Marco (Vicenza, inverno 1945). Da sinistra, don Vincenzo Borsato, Mariano Rumor, Mario Spagnolo ed Elia Girardi.

al messaggio evangelico. Ma allo stesso tempo furono gli anni in cui il vescovo Ferdinando rodolfi1, d’origine pavese e insediatosi a Vicenza nel 1911, indirizzò radicalmente la diocesi verso un rinnovamento volto a rendere attivo e dinamico il clero. In un contesto poco incline al cambiamento rodolfi si circondò di valenti collaboratori, primo fra tutti don Giuseppe arena2, “anima del sindacalismo bianco, battagliero rivendicatore dei diritti dei ceti contadini più umili e sfruttati”3. Con la distribuzione di un questionario destinato a tutti i sacerdoti e composto da 400 domande, il vescovo avviò una prima indagine approfondita della diocesi; il fine primario era quello di conoscerne a fondo la vita pastorale. Un’indagine di questo tipo, che non passò inosservata nemmeno negli ambienti romani, dà il senso della profondità con cui rodolfi s’attendeva che i pastori si muovessero nelle rispettive parrocchie: non un catechismo improvvisato, ma ben programmato e supportato da metodo, con un necessario coordinamento delle parrocchie anche sul piano sociale. rodolfi fu pure un attento osservatore, capace di dare concretezza agli indirizzi generali che venivano dalla gerarchia ecclesiastica romana attraverso le encicliche papali e le disposizioni particolari (per esempio la celebre Non expedit di pio IX, abrogata da Benedetto XV solamente nel 1919); indirizzi che segnarono al principio del XX secolo un significativo cambiamento. Infatti i nuovi ordinamenti dell’azione Cattolica, voluti da papa pio XI nel 1922 appena salito al soglio pontificio, segnarono l’associazione almeno fino al Concilio Vaticano II. da un lato vi si può leggere la volontà di “dare all’organizzazione un carattere eminentemente religioso, portandola così al di sopra delle competizioni di parte” (la riforma di papa ratti è quindi attribuita proprio al desiderio di rendere effettivo tale proposito, sottraendo l’azione Cattolica al pericolo di compromissioni politiche), dall’altro vi si può ravvisare la volontà pontificia di imporre il diretto controllo dell’autorità ecclesiastica sull’azione del laicato organizzato, a cui si preclude infine qualsiasi possibilità di azione autonoma4.

all’inizio del Ventennio le associazioni a carattere clericale nel Vicentino erano numerose, tanto fra quelle più specificatamente dedite al servizio religioso (confraternite e pie unioni), quanto fra quelle più attive sul piano sociale, come le Confraternite del SS. Sacramento, le Congregazioni della dottrina cristiana, oppure la Società di Mutuo Soccorso, il Circolo giovanile, la Lega dei genitori cristiani, il Comitato buona stampa, il Circolo di cultura, il Sindacato agricolo, il Comitato unione popolare, il Comitato elettorale, le cooperative, le Casse rurali... probabilmente proprio a causa di questa diffusione si è arrivati, nel tempo, ad attribuire a Vicenza il consolidato stereotipo di “sacrestia d’Italia”: una caratteristica, per così dire, non dovuta a un’eccessiva presenza di sacerdoti, ma a un’organizzazione capillare e ben coordinata.5 nonostante la chiara distinzione tra il capoluogo, a maggioranza socialista, e le campagne, in mano alla controparte popolare, il fascismo dissolse in breve ogni velleità democratica con

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La prima festa provinciale delle aClI a Monte Berico (Vicenza, maggio 1946): Mariano Rumor ne è oratore, con accanto un attento don Vincenzo Borsato. Mons. Borsato, ancora in compagnia di Mariano Rumor, con un gruppo di giovani ospiti nella Casa ACLI di Tonezza del Cimone, 1947-’48.

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il plauso dei liberali e delle forze conservatrici. I cattolici venivano invitati a non immischiarsi nelle faccende politiche e a dedicarsi prevalentemente ad attività spirituali: una situazione che conobbe alti e bassi e posizioni altalenanti anche da parte del vescovo. In un crescendo di azioni punitive vale la pena citare le violenze, a sandrigo nel 1924, indirizzate contro don Giuseppe arena, don Francesco regretti e don Federico Mistrorigo, alle quali fece seguito un messaggio telegrafato direttamente a Mussolini. nello stesso anno però, un mese dopo il delitto Matteotti, il vescovo rodolfi dovette condividere con il duce il momento ufficiale dell’inaugurazione del piazzale della Vittoria antistante la Basilica di Monte Berico. Il clima dell’epoca vedeva il vescovo rodolfi isolato anche rispetto ai confratelli della conferenza episcopale del Veneto: quel suo essere “duro come un macigno” lo indicava infatti come una figura avversa al regime e da tenere sotto controllo. Ciò, in ragione anche di quella compatta e diffusa organizzazione dell’Azione Cattolica, in cui credeva fortemente e i cui iscritti erano visti come potenziali antagonisti dell’opera nazionale Balilla. Già nel gennaio del 19296 il prefetto di Vicenza relazionava che “si nota una grande e continua attività nel Clero e nell’azione Cattolica, la cui opera organizzativa, con fini apparentemente religiosi ed educativi, spesso e volentieri invade il campo culturale e sociale […] c’è il sospetto

che in questa provincia il partito cattolico, ora a carattere apparentemente religioso, tenda a completare e a rafforzare i propri quadri per potersi trasformare, quando se ne presentasse l’opportunità, in partito politico”. a qualche mese di distanza dalla ratifica dei patti lateranensi, il prefetto di Vicenza tornava a rilevare come: “scopo palese che si prefiggono i circoli cattolici è l’educazione morale e religiosa degli iscritti. e’ evidente, però, il proposito di prevalere sulle organizzazioni giovanili fasciste mediante istituzioni culturali ricreative e assistenziali invadendo in tal modo, per quanto in forma cauta e abile, il campo delle attività destinato per legge alle organizzazioni predette. Gli iscritti ai circoli cattolici vi permangono fino a età matura: durante la fanciullezza vengono chiamati ‘Beniamini’, dai 15 ai 18 anni ‘aspiranti’, e dopo ‘soci effettivi’. […] I dirigenti le organizzazioni apparentemente si dimostrano favorevoli nei riguardi del regime fascista. la direzione effettiva delle organizzazioni stesse è però nelle mani degli assistenti ecclesiastici, i quali, diretti dal capo della diocesi, esplicano larvata propaganda, servendosi dell’istituto confessionale e del grande ascendente di cui godono fra le masse”. all’atto pratico, tra le varie azioni di reprimenda, venne posto il sequestro al periodico della gioventù maschile “Vita giovanile” diffidandone il direttore responsabile don Bruno Barbieri, ma soprattutto con le violenze del 29 maggio 1931,


Campagna elettorale del 1948: manifesti in centro storico a Vicenza (foto Sandrini, Vicenza).

alla notizia dello scioglimento imposto da parte di Mussolini di tutte le associazioni non fasciste. Il vescovo rodolfi nell’agosto seguente inviò una dura lettera indirizzata al segretario del fascio nino dolfin e per conoscenza a Mussolini, stigmatizzando l’operato dei regime e dei suoi iscritti; lettera che ebbe risposta diretta e altrettanto dura da parte del duce stesso. Vincenzo Borsato viveva questo periodo da dentro il seminario: non ne prendeva ancora parte attiva, dedicandosi allo studio con profitto e facendo tesoro di quanto avveniva attorno a lui. nel corso dell’ultima settimana di esercizi spirituali antecedenti la cerimonia di consacrazione, stilò un proprio programma di vita sacerdotale che, letto oggi, ne focalizza, la devozione alle figure di Cristo e della Madonna. Programma di Vita Sacerdotale 13 luglio 1934 1. La meditazione, preparata la sera antecedente, sia la prima occupazione della giornata. Ad essa il posto antecedente all’Ufficio divino. 2. La preparazione della S.S. Messa e il ringraziamento sempre, anche se qualche volta per ragioni di ministeri non potrò farlo subito dopo la celebrazione. 3. La lettura spirituale immancabilmente ogni giorno, possibilmente in Chiesa, unita alla visita al S.S. Sacramento. La terza parte del Rosario ogni giorno. Il Mattutino e le Laudi dell’Ufficio possibilmente sempre la sera antecedente. 4. Nell’amministrazione dei S.S. Sacramenti non farò mai attendere alcuno specialmente del Sacramento della Penitenza, Eucarestia, Estrema Unzione, pensando a quale responsabilità posso aggravarmi se per mia negligenza qualche anima commetterà della impazienza, e non potrà ricevere grazia che è necessaria alla sua eterna salvezza. 5. Con le donne non mi intratterrò mai da solo in luogo non esposto all’altrui controllo: poche parole necessarie e basta. Anche nel ministero del confessionale vigilerò perché non avvenga qualche attacco sia pur sub specie boni. Non confesserò donne nelle ore in cui la Chiesa non è aperta al pubblico ed in ore in cui di

solito non si confessa se non per gravissima necessità e con molta prestezza. 6. Non metterò mai per nessun motivo le mani addosso specialmente ai fanciulli e vigilerò sulle mie parole con essi affinché non mi avvenga di scandalizzarli sia pure inconscientemente 7. Un po’ di studio ogni giorno sia pur per la preparazione delle omelie ecc. curando in esse di toccare il cuore e non di scuotere applausi. 8. Un’ora di adorazione settimanale. La Via Crucis tutti i venerdì. Il fioretto alla Madonna il sabato [non mangiar frutti di sabato] e una mortificazione di qualunque genere ogni giorno. Tacere quando si potrebbe parlare - sopportare qualche persona molesta - qualche preghiera di più - qualche mortificazione corporale. 9. Non lasciar passare mai alcuna giornata, neppure quando il Signore mi vorrà ammalato, quando sarò in viaggio ecc, senza fare la sera l’esame di coscienza generale annotando il bollettino e l’esame particolare due volte al giorno sul punto nel quale con direttore spirituale converrò. 10. Confessione settimanale senza alcuna dilazione, a meno che questa non sia assolutamente necessaria. 11. Ritiro mensile sia da solo o con i Sacerdoti del Vicariato con revisione dei propositi degli ultimi esercizi, del Programma di Vita. 12. Esercizi Spirituali ogni anno sia in Seminario quando le legi diocesane lo impongono o presso qualche casa religiosa negli altri casi.


Festa provinciale delle aClI a Monte Berico, Vicenza, maggio 1949. Mons. Vincenzo Borsato guarda la folla, mentre Mariano Rumor osserva l’oratoria dell’onorevole Giorgio La Pira.

A destra, dall’alto in basso L’Assemblea diocesana dell’Azione Cattolica del 29 ottobre 1950. Da sinistra, mons. Borsato, il presidente nazionale Agostino Maltarello, l’on. Uberto Breganze e il prof. Mario Michelon. Mons. Borsato oratore al Convegno diocesano sulla buona stampa, nel salone d'onore del Palazzo delle Opere sociali in piazza Duomo a Vicenza, 1950 ca. (foto Umberto Fin, Vicenza).

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13. Per ottenere tutto questo nutrirò una devozione speciale alla Madonna che è la Madre del Sacerdote, facendola entrare in tutti i discorsi che terrò ai fratelli e anche possibilmente nelle conversioni. Nella penitenza che imporrò non dimenticherò mai una preghiera a Maria. 14. Non entrare nei caffè senza necessità. 15. Fare molta carità evitando le spese personali inutili. 16. Lavorare nel ministero con retta fine ed esaminandomi particolarmente sulla vanità. Trattenermi dal dire parole improprie. Questo, o Signore, il programma di vita che vorrò con la Tua gloria, osservare fino alla morte, affinché in essa tu non mi abbia a rimproverare, ma mi ti si presenti sorridente e buono, mio Infinito premio. Ch’io sia, o Gesù, crocifisso da te, per poter risorgere eternamente con Te. Mamma mia Maria, a te consacro il mio Sacerdozio: benedicimi, aiutami, salvami. La vigilia della Consacrazione Sacerdotale 14 luglio 1934 Deo gratias don Vincenzo Borsato7

Tanto studio e tanta passione vennero coronati dall’ordinazione sacerdotale da parte di sua ecc. Mons. Ferdinando rodolfi il 15 luglio 1934 nel duomo di Vicenza. atteso breve tempo don Vincenzo iniziò quindi la sua attività di servizio pastorale che, per i primi due anni, si svolse nel capoluogo e precisamente nella parrocchia di san Marco (ossia quella dove si trova palazzo stecchininussi, storica sede dell’Azione Cattolica vicentina). Qui don Vincenzo Borsato rimase come coadiutore fino all’8 agosto 1936. passò poi a Marano Vicentino, dove si fermò fino al settembre del 1940. Il vescovo rodolfi aveva colto alcune sue doti e lo indirizzò ad altri incarichi: a partire dal 18 settembre 1940 don Vincenzo fu infatti nominato segretario dell’ufficio diocesano di Azione Cattolica. si trattò di una scelta lungimirante, che ne predispose l’affiancamento a mons. Bruno Barbieri, facendolo così diventare un valido aiuto nell’impostazione delle nuove basi dell’Azione Cattolica. diversi per indole e atteggiamento, discreto e raccolto nel suo ufficio di via Capparozzo il primo, attento e desideroso di stare a contatto


Foto di gruppo durante una “Tre giorni”, precisamente quella svoltasi nella Casa del Sacro Cuore dell’istituto Cavanis di Possagno (TV), 4-7 agosto 1951. Un’altra storica “Tre giorni”: si tratta di quella tenutasi nella Casa ACLI di Tonezza del Cimone nel settembre 1951. Tutti in bicicletta al I convegno provinciale della Gioventù aclista, Marostica, 1951.

con i centri di avanguardia il secondo, mons. Barbieri e don Vincenzo si completarono nel ruolo di accrescere l’efficienza dell’organizzazione diocesana del laicato in un tempo, quello della guerra, in cui anche l’Azione Cattolica doveva subire il freno imposto dalla storia.8 agli incarichi nell’ambito dell’Azione Cattolica vennero ad aggiungersi altri impegni, quali l’assistenza religiosa al collegio delle Grazie, dal 7 ottobre 1940, e la nomina a direttore dell’ufficio diocesano “pro missioni e seminario”, dal novembre dello stesso anno. Quest’ultimo portò don Vincenzo a interessarsi nel corso degli anni successivi, in qualità di presidente del Comitato diocesano dell’emigrazione, alla preparazione e all’assistenza agli emigranti e alle loro famiglie. esiti significativi si ebbero una decina di anni dopo, con la costituzione della Commissione Provinciale per l’Emigrazione: tramite essa vennero organizzati corsi di orientamento e preparazione, convegni e conferenze, vi furono sussidi per fondi assistenziali, nonché una valida comunicazione attraverso la stampa e messaggi mirati.9 al principio del 1941 fu nominato assistente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica), incarico che sarebbe stato confermato negli anni a venire anche dal nuovo vescovo, Carlo Zinato, e che mantenne fino al 21 ottobre 1950. Il ruolo di assistente diocesano venne quindi esteso dal novembre 1941 anche all’Unione Uomini di Azione Cattolica in sostituzione di mons. Bruno Barbieri. Gli anni della guerra furono gli ultimi sotto la compassata guida del vescovo rodolfi, che lasciò l’incarico al successore Carlo Zinato proprio alla vigilia dell’8 settembre 1943. anni difficili nei quali, per precisa scelta e indicazione del nuovo vescovo si stabilì che “gli iscritti all’Azione Cattolica devono tenersi fuori da ogni competizione. Ciò non significa fredda indifferenza, ma fattivo contributo di equilibrio e di carità cristiana. nessun iscritto, e meno ancora se dirigente, può assumere, come tale, attività partigiana”. Un atteggiamento che è stato interpretato come di equilibrio, ma che

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Don Vincenzo in compagnia dei nipoti Vincenzo e Massimiliano Borsato sul Pasubio nel 1952.

determinò una netta presa di posizione da quella parte del laicato che si dedicò comunque all’attività partigiana, supportato in questo anche da alcune figure ecclesiastiche. Membro della “Commissione di propaganda” per la ricostruzione della Cattedrale dal 18 febbraio 1945, il successivo 6 novembre don Vincenzo divenne anche assistente ecclesiastico del consiglio direttivo delle ACLI una scelta strategica da parte del vescovo, finalizzata a legare maggiormente quella che di fatto era la forma associativa cattolica più diffusa e fedele con la nascente corrente sindacale cristiana. le ACLI, tuttavia, si differenziavano dall’Azione Cattolica per un diverso ambito di lavoro, impegnate com’erano nel sociale e - anche per essere legate a uno statuto che prevedeva l’elezione di dirigenti in ogni struttura e livello. la differenza sostanziale, autentica novità in quel periodo, era data tuttavia dal fatto che nella struttura generale prevedevano Categorie, Nuclei e Commissioni composte da persone di ambo i sessi.

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se è vero che quasi tutti i primi dirigenti delle Acli provenivano dall’esperienza dell’Azione Cattolica dell’anteguerra, è altrettanto vero che per essi si prospettarono in seguito due opzioni: continuare a militare in una delle numerose associazioni cattoliche, così come nelle ACLI, oppure aderire al neonato partito della democrazia Cristiana.10 la genesi di questa nuova grande avventura politica e sociale in terra vicentina può essere ben compresa scorrendo le pagine pubblicate dalla rivista mensile delle ACLI “paese Cristiano” nel maggio del 1955. ne riportiamo qui sotto due significativi stralci: il primo a firma di Mariano rumor, il secondo scritto invece da don Vincenzo Borsato a ruota libera con don Vincenzo Da “Paese Cristiano” - n. 3, maggio 1955 Testo di Mariano Rumor “a Villa Berica, nella stanzetta di don Vincenzo, infortunato ad una gamba, nacque il disegno d’un movimento cristiano. eravamo nell’estate del 1944: di qua della linea gotica nemmeno si sapeva che erano nate o stavano per nascere le ACLI. Ma l’esigenza di un movimento di lavoratori cattolici era presente nella nostra coscienza come quella di una forza condizionante la capacità del mondo cattolico di incidere sulla situazione politica e sociale del paese. Fu così che poi ci ritrovammo, qualche giorno dopo, a casa da Mons. Barbieri - un gruppetto d’amici già tutti impegnati nella resistenza politica o militare - per studiare insieme un piano di organizzazione dei lavoratori cattolici, che avevamo elaborato in vista di un ritorno a un regime di libertà. l’intesa fu pronta e facile, dopodiché ognuno di noi tornò all’attività resistenziale che - allora appariva più urgente e impegnativa. non tutti riuscirono a cavarsela durante quel triste autunno e quel tetro inverno; ma giunti alla soglia della primavera, sentimmo che la morsa del barbarico regime poliziesco s’allentava; che, anzi, qualcuno dei più protervi cercava di prepararsi l’alibi per il giorno del redde rationem. ed allora pensammo che, fuori dalla clandestinità dell’azione politica, fosse da tentare qualche sortita sul terreno dell’organizza-


Mons. Vincenzo Borsato con il presidente provinciale Michelangelo Dall’Armellina di fronte alla Gioventù aclista nel decennale della resistenza partigiana, Ossario del Pasubio, 29 agosto 1954. Mons. Borsato con il vescovo Zinato e vari esponenti della vita sociale ed ecclesiastica dell’epoca, (1954 ca. - foto Sandrini, Vicenza).

zione e della stampa di formazione sociale. le nostre prime sortite furono degli opuscoletti di difesa dell’insegnamento sociale dei papi, di critica dell’ordinamento economico e politico liberale, comunista e corporativo e di illustrazione delle linee della sociologia cristiana e democratica. le pubblicazioni ebbero enorme successo. passammo quindi alla classificazione dei quadri di una nuova organizzazione sociale cristiana. e nell’uno e nell’altro compito ci era di straordinario conforto l’incoraggiamento illuminante del nostro Vescovo e l’assistenza paterna di Mons. arena, così ricca di coraggiose esperienze e di vivaci intuizioni del domani. Fu allora che con don Vincenzo incominciammo le nostre lunghe pedalate per la provincia, da arzignano a lonigo, da Valdagno a Bassano, a Quinto, a noventa, ora buttandoci in un fosso pel volo radente d’un caccia alleato, ora deviando dalle strade maestre per evitare qualche minaccioso incontro con reparti tedesci in movimento. durante questi giri organizzativi ci colse il rapido precipitare degli eventi bellici e il repentino mutare della prospettiva di azione:

l’azione preparatoria diventava azione realizzatrice e la valanga immane dei nuovi compiti chiedeva una prontezza e simultaneità d’interventi, cui non era facile soddisfare. ognuno di noi doveva attendere anche ad altri complessi compiti: il sorgere della organizzazione politica, di quella sindacale unitaria, il ritorno alla consueta vita professionale rendeva più faticoso il nostro lavoro. nelle tepide sere di maggio e nelle fresche mattine domenicali, inseparabili e costanti, lungo le strade sconvolte e talvolta ingannevoli della provincia si arrivava nelle canoniche, nei patronati, nelle case di amici a spiegare, a distinguere, a precisare; e non era facile illustrare la complessità dei nuovi compiti e la necessaria varietà delle organizzazioni ad un mondo che per vent’anni aveva dovuto arroccarsi nella formula semplice e unitaria dell’azione Cattolica. naturalmente anche noi pensavamo ad una organizzazione professionale generica, ad un movimento operaio a carattere prevalentemente formativo, come era nella prospettiva della nostra esperienza. non si può dire che in quell’atmosfera arroventata

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A fianco Mons. Borsato presso la Casa Acli di Tonezza del Cimone con la veste da monsignore (abito talare con bordi rubino e fascia paonazza), 1955 ca.


Foto di gruppo con alcuni giovani in gita a Passo Rolle, metà anni ’50.

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Don Vincenzo Borsato, a Vicenza verso la fine degli anni Cinquanta, in occasione di un incontro fra i militari americani della Caserma Ederle e le autorità cittadine.

il nostro linguaggio fosse pienamente compreso: spesso intorno a noi trovavamo la tiepidezza dell’incomprensione e dell’indifferenza. Una sera di giugno, dopo cena, venne a casa mia accompagnato da don Vincenzo, Ferdinando storchi. era una vecchia conoscenza della Gioventù Cattolica, dove c’eravamo incontrati come consultori centrali degli studenti. Veniva da Bologna, dove era andato a cercare Gianni Bersani, altra vecchia conoscenza della Consulta studenti e non l’aveva lasciato finché non l’aveva convinto a promuovere le ACLI nella sua rossa provincia. ora veniva, quieto quieto da me, con la complicità di don Vincenzo, a spiegarmi cos’erano le ACLI di cui era il presidente e ad indurmi a fondarle anche a Vicenza. a dire il vero non fece una gran fatica a convincerci della necessità di un movimento operaio, di cui avevamo già intuito l’esigenza fin dai tempi della clandestinità e per il quale

lavoravamo pur senza una precisa cognizione delle strutture adeguate. Ma stentammo un po’ - bisogna dirlo - a calare i nostri schemi di lavoro e di organizzazione nel quadro che storchi ci veniva descrivendo. non c’era dubbio: quello che veniva delineato era la visione esatta e funzionale d’un movimento operaio cristiano, che teneva ben conto del duplice compito formativo e costruttivo di opere da una parte, e dall’altra, rappresentativo del corpo sociale dei lavoratori cristiani nell’organizzazione sindacale unitaria. Ma come si faceva? le linee del movimento che noi avevamo immaginato stavano dentro il grande quadro dell’azione Cattolica. ora invece bisognava creare una grande organizzazione autonoma, con suoi quadri dirigenti, circoli, tessere, sedi, opere e rappresentanze. Ma storchi era implacabile. Ci venne dietro la domenica successiva a schio e ad arsiero. ottenne la complicità del nostro Vescovo e alla fine capitolammo: ci saremmo imbarcati in questa grossa avventura. e fu Mario spagnolo il primo collaboratore: il biondino, che nei nostri pellegrinaggi clandestini avevamo visto infervorato nella visione dei nuovi compiti sociali del mondo cristiano. Con don Vincenzo rifacemmo ai nostri amici della Gioventù Cattolica lo stesso scherzo che storchi aveva fatto a noi: Michelangelo dell’armellina, Bruno lovato, agostino Ferrari, Ben Ghiotto, piero roverso e poi Quintino Gleria, poalo Carbognin e via via


tutti gli altri amici , ognuno dei quali - uno alla volta - cedendo alle nostre pressioni, si univano a noi nella grande impresa. e contemporaneamente i preti che don Vincenzo veniva via via catturando: don Francesco regretti, don Giovanni Brun, don Mario Brun, don antonio dalla riva, don Ugo pasini, don Vittorio Zanon, don antonio Frigo, don Giovanni Battaglia e gli altri che non sapevano dire di no a un’avventura così suggestiva. la prima sede fu una stanza di passaggio in via san Marco. avevamo, a prestito, una scrivania e un armadio, quattro sedie sottratte al salone delle conferenze, una macchina da scrivere a noleggio: era tutto. e doveva servire per l’organizzazione delle aClI, per la rappresentanza della corrente cristiana, per il patronato aClI. Mancavano i vetri alle finestre e non avevamo soldi per comprarli al mercato nero. Verso metà ottobre un garzonetto d’ufficio di tredici anni, non resistette più al freddo umido che soffiava su dal fiume e si dileguò congedandosi con un biglietto in cui diceva: ‘Qui fa troppo freddo. non ci resisto. arrivederci in primavera’. Ci restammo male e ci passò per un attimo la tentazione di cedere anche noi all’assalto del freddo. senonché proprio in quei giorni, una meravigliosa adunata di operai organizzata a Valdagno da don Francesco regretti, ci dette il calore necessario per resistere al freddo della stagione e al gelo delle difficoltà. e in quell’inverno le aClI si fecero le ossa”11.

che cosa ne sapevamo Da “Paese Cristiano” - n. 3, maggio 1955 Testo di don Vincenzo Borsato “nulla. Quando immediatamente dopo la liberazione arrivò a Vicenza l’avvocato Vittorino Veronese, che si era trasferito a roma prima dell’occupazione e ci parlò del Congresso di napoli del 1944, delle ACLI che erano sorte come urgente necessità dopo la Costituzione del sindacato unitario, noi accettammo le notizie senza comprendere su quale strada avremmo potuto imbarcarci. durante l’occupazione Mons. piovesana, attualmente assistente de l’Unione Donne, ed allora Vice assistente, residente a Treviso, venne un giorno tra noi e ci parlò della necessità di costituire il segretariato attività sociali, per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa e la sua difesa, e della costituzione dei nuclei dei lavoratori di azione Cattolica nelle fabbriche. Il segretariato venne affidato a me ed al prof. Mariano rumor. partimmo con entusiasmo nella nuova attività. a cura del segretariato uscirono due opuscoli: ‘l’arcobaleno sulle rovine’, scritto dal prof. rumor in difesa del papa accusato di aver voluta la guerra. l’opuscolo che portava sul frontone la figura del papa benedicente tra le rovine di Montecassino, fece fortuna. poco dopo uscì un secondo opuscolo, ‘l’arcangelo sul cantiere’, cui collaborò don antonio dalla riva, allora cappellano di santo stefano in città, con una copertina disegnata dal nostro amico Gleria in cui tra i comi-

Sopra, da sinistra Mons. Borsato con il fratello, la cognata Jones e il nipote Vincenzo sul Lago di Como, 1955. In compagnia del fratello Antonio alla Casa ACLI di Tonezza del Cimone, 1956. In basso Mons. Borsato verso la metà degli anni Cinquanta.


Un’immagine emblematica di parte della folla presente alle celebrazioni dell’anno eucaristico in Campo Marzio, a Vicenza nel 1956 (foto Vajenti, Vicenza).

gnoli delle fabbriche compariva la figura dell’arcangelo. anche questo opuscolo fu rapidamente diffuso. nel frattempo, in bicicletta, incominciammo a percorrere la diocesi, visitando specialmente i paesi industriali per parlare ai parroci ed ai pochi dirigenti della Gioventù e degli Uomini Cattolici che erano a casa, della costituzione dei famosi nuclei. dopo le notizie dell’avv. Veronese, sentimmo che dovevamo metterci su un’altra strada. Ma quale? Che cos’erano queste ACLI? era la domanda che io e Mariano ci facevamo più spesso. erano un dopolavoro cristiano? poiché per vent’anni non avevamo sentito parlare che di dopolavoro. se fossero state un dopolavoro cristiano erano una cosa importante, sì, ma non tanto importante, a nostro avviso, quanto ci dicevano. andammo ad attingere luce e indirizzi sul lavoro da compiersi ai vecchi maestri e soprat-

tutto dal rev.mo Mons. arena, che del movimento operaio di Vicenza era stato il fondatore e rappresentava nella diocesi una vecchia bandiera che era entrata forzatamente nelle catacombe, ma non era mai stata ammainata. Mons. arena e tutti i vecchi amici del sindacalismo cristiano d’un tempo furono verso di noi tanto buoni. loro avevano respirata l’aria della libertà democratica, noi, ci diceva Mons. arena, eravamo nati in prigione. sotto la loro guida incominciammo a riunire alcune persone per lo studio delle encicliche sociali. Mons. arena riprese un corso che avevamo iniziato, come attività del segretariato attività sociali, prima ancora della liberazione, ma che poi era stato sospeso. Cominciammo intanto a parlare nei vari paesi, dinanzi a folle di lavoratori, della necessità di non cedere alle lusinghe dei comunisti, dell’urgenza di unirsi attorno alla croce, della


Fede che si doveva avere nel Vangelo e nella soluzione cristiana dei problemi operai. Facemmo i demagoghi, sostenemmo la polemica. a Cologna Veneta, in cui io e Mariano ci scagliammo contro i comunisti invadenti e con entusiasmo facemmo contro di loro una polemica vivace affermando la bellezza dei nostri principi sociali, trovammo la strada, allora più che opportuna, per raccogliere dai lavoratori adesione alle nostre ACLI. a Cologna dopo quei discorsi, io e Mariano ci dicemmo: “abbiamo trovato la strada!”. Quanta gioia in quella sera! Ma che cos’erano le ACLI? erano la corrente sindacale cristiana. Ce lo disse storchi, il presidente fondatore delle ACLI che stava percorrendo l’Italia e una sera giunse a Vicenza. andammo con lui, io e Mariano, da s.e. Mons. Vescovo. e nello studio del Vescovo facemmo il programma della nuova

associazione. si trattava soprattutto di costruire alle spalle del rappresentante cristiano nel sindacato unitario, una organizzata corrente cristiana per conquistare attraverso la forza del numero, la direzione del sindacato. si trattava dunque di costituire una associazione presindacale per preparare i lavoratori cristiani ad un senso di profonda responsabilità, immetterli nella camera del lavoro per sostenere i nostri principi e difenderli dai soprusi dei comunisti. le ACLI trovarono allora una nuova impostazione, un fervore di lotta. Bisognava che le Camere del Lavoro cessassero di essere strumento di manovra del partito Comunista. nulla sapevamo né di Camere del Lavoro, né di sindacati, né di esecutivi camerali. Io non sapevo adattarmi al nuovo genere di lavoro, abituato come ero ad un lavoro di formazione spirituale tra la gioventù cattolica. e mi ricordo che spesse volte ripetevo a Mariano: ‘non mi


Alcune curiose immagini del viaggio compiuto da mons. Borsato e padre Alfredo Costenaro (gesuita a Bassano del Grappa) nel 1955 alla volta di Lourdes. Con loro anche Antonio Borsato e il figlio.

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sento di fare l’assistente delle ACLI’. Ma s.e. Mons. Vescovo, nel novembre mi invitò a lasciare l’assistenza dell’Unione Uomini che tenevo già da 4 anni per passare definitivamente alle ACLI. dopo essere rimasti per alcuni mesi in una stanzetta adiacente al salone di via san Marco, le sede della Gioventù Cattolica ospitò la nuova associazione. ed era giusto che quella fosse la sede. Infatti a Vicenza i primi dirigenti delle ACLI, ad incominciare dal presidente, non furono persone improvvisate. erano tutti i vecchi dirigenti della Gioventù Cattolica che con il loro assitente prendevano in mano la nuova attività. Mancava a tutti una preparazione sociale, ma in tutti c’era una profonda preparazione religiosa e morale. per questo le ACLI di Vicenza percorsero il loro cammino dall’inizio ad oggi senza crisi, senza deviazioni, senza tentennamenti. e accanto a rumor, venne il primo segretario provinciale Mario spagnolo, delegato del gruppo studenti di Valdagno e con lui altri amici della GIAC. e formammo una piccola schiera di volenterosi. Quando Giorgi si stancò di essere il rappresentante cristiano della Camera del Lavoro ci recammo a santa Caterina di Tretto a prendere l’amico Gramola, che ivi insegnava nelle scuole elementari e lo pregammo di venire a Vicenza. dopo dieci anni… Hanno subito mutazione di rotta e di programma. da corrente sindacale cristiana, dopo aver dato vita ai Liberi Sindacati, sono divenute il movimento operaio cristiano, ma sono sempre rimaste la grande famiglia dei lavoratori cristiani vicentini.

la presidenza e il Comitato furono sempre improntate a sentimenti di grande fraternità. Tutti fratelli nella nostra presidenza e nel nostro comitato, ispirati a quella carità che tutto compatisce, che sa superare difficoltà, che tutto perdona, che crede nell’ideale e spera nell’avvenire”.11 Quel primo glorioso periodo del patronato ACLI di Vicenza venne in seguito riassunto in una ponderosa pubblicazione, “dieci anni di vita del patronato aClI di Vicenza - 1945-1955” (Tipografia pont. Vescovile san Giuseppe, 1959), che ne ripercorre i fatti salienti. ne riportiamo a seguire alcuni passaggi. “nel luglio 1945 il Comitato provinciale provvisorio, presieduto dal prof. Mariano rumor con l’assistenza ecclesiastica del rev.do don Vincenzo Borsato, deliberava l’istituzione di un servizio assistenziale denominandolo ‘segretariato del popolo’ e ne affidava l’attuazione al segretario stesso dal Comitato, Mario spagnolo, come una delle sue diverse mansioni organizzative. Il servizio aveva carattere quasi esclusivo di assistenza minuta, nel campo delle previdenze sociali, come in quello del collocamento e della beneficenza: nessuna traccia, ancora, che potesse caratterizzare un Istituto di patrocinio medico-legale, quale ci si presenta oggi il patronato delle ACLI. peraltro l’iniziativa ebbe seguito e si sviluppò anche in considerazione delle molteplici impellenti necessità che angosciavano la popolazione nell’immediato dopoguerra. Fu pertanto necessario affidare alla


esclusiva competenza di una persona il servizio di ‘segretariato’ delle ACLI in sede provinciale: al che fu provveduto nel settembre 1945 con l’assunzione di Campagnolo aldo, allora studente in legge, oggi avvocato libero professionista. l’Ufficio ebbe così una sua prima embrionale fisionomia con il 1946, quando ottenne il riconoscimento ufficiale di sede provinciale da parte della direzione Centrale e si diede una struttura anche esternamente più confacente alle proprie finalità: ospitava il nascente patronato un’angusta stanzetta in contrà san Marco, entro la quale lavoravano assiduamente il direttore Campagnolo, coadiuvato dal primo impiegato Celegato lorenzo, ed un servizio medico prestato saltuariamente dal dott. Cantarella Temistocle per gli accertamenti medico-legali, indispensabili all’istruttoria delle pratiche in fase contenziosa avverso gli Istituti assicuratori. Il lavoro si svolgeva tutto in questa stanzetta, così piccola per contenere non tanto l’ardore dei nostri benemeriti funzionari, quanto piuttosto i poveri ‘clienti’ del patronato ACLI: invalidi, infortunati, vecchi, vedovi, orfani e disoccupati. Ciononostante questi ‘clienti’ della miseria e del dolore, non disdegnarono la povertà dei nostri servizi; anzi ne apprezzarono la serietà e la cordialità, così da richiederne il patrocinio in misura sempre più frequente ed intensa. di conseguenza si rese necessario istituire anche in provincia dei servizi locali di patronato, in corrispondenza con la sede provinciale; sorsero così i primi ‘segretariati’ parrocchiali a Valdagno, lonigo,

Bassano, noventa, Chiampo, schio, Thiene ed asiago. Citiamo, uno per tutti, la storia del segretariato di Valdagno che fu il primo ed è tuttora il più efficiente per attrezzatura di servizi e per quantità di lavoro. Così ci narra il rev. don Francesco regretti, animatore dell’istituzione: «Il giorno 9 ottobre 1945 è stato inaugurato a Valdagno il segretariato del popolo in una sede provvisoria in piazza Municipio in un locale preso in affitto. esso si apriva una ora soltanto al giorno, la sera alle ore 18, per comodità degli operai. Così si è continuato per due anni. Il giorno 4 ottobre 1947 fu costituito un Ufficio regolare con addetto sociale stipendiato. esso ebbe sede alla ex-Gil in un primo tempo e successivamente al Circolo familiare ACLI Stella Alpina dove tuttora risiede. nel prossimo ottobre 1956 esso verrà trasferito con tutte le attività delle ACLI nella nuova sede che si sta costruendo». I segretariati furono e sono tuttora i validi rinforzi al lavoro dell’Ufficio provinciale, per il quale si raccolgono localmente le pratiche che poi ricevono definite. Una schiera di volontari, gli ‘addetti sociali’, svolgono questo paziente lavoro a diretto contatto con gli assistiti sacrificando del loro tempo disponibile, la parte migliore, animati da grande zelo per la causa dei più bisognosi fra i lavoratori. Fu anche una coincidenza con l’istituzione di questi servizi periferici che il patronato ACLI sviluppò notevolmente la sua attività negli anni successivi. la direzione della sede passò nel 1947 all’ing. andessa pasquale, allora studente universitario;

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si perfezionò l’attrezzatura tecnica e si migliorarono i servizi con l’aggiunta di quello legale, affidato per le prime cause allo stesso avv. Campagnolo. dal 1948 al 1950 diresse la sede il rag. Cengiarotti Vittorio, sotto la cui solerte cura l’ente si diede la struttura più idonea alle proprie funzioni: ampliamento della sede, istituzione di servizi periodici fissi di consulenza medica-specializzata - affidata alla valentia del dott. Bertuzzo Gio Batta in collaborazione con vari specialisti - e del servizio legale assunto dall’avv. Giacomo rumor che lo svolge tuttora con competenza e passione. dal febbraio 1951 la direzione della sede è tenuta dal dott. Mario spagnolo, che già conobbe nella lontana estate 1945 la nascita dell’ente come segretario provinciale organizzativo. l’incremento dell’attività dell’ente subì un felice balzo nel 1953 -

come rilevasi dagli indici statistici - per effetto di un’iniziativa dimostratasi assai efficace alla prova pratica: la istituzione di recapiti periodici settimanali nei centri mandamentali maggiori della provincia, scoperti di segretariato locale. essi furono istituiti a cura della sede provinciale, con funzionario assunto solo a tale scopo, a partire dal novembre 1952 e funzionano oggi nei seguenti centri: Thiene, Marostica, sandrigo, Barbarano, Bassano, arzignano, schio. Il funzionamento regolare dei recapiti portò alla sede provinciale un aumento del 40 per cento di pratiche nel solo 1953, e tale indice è rimasto pressoché costante nei due anni successivi. dall’ottobre 1954 gli uffici della sede provinciale sono decorosamente sistemati nel palazzo delle opere sociali, in piazza duomo: ne va debita testimonianza di ricono-


I funerali solenni di Mons. Vincenzo Borsato, l’11 giugno 1959: il corteo con le numerose rappresentanze dell’Azione Cattolica e delle aClI in piazza e dentro al Duomo; l’altare maggiore durante la celebrazione; la grande folla di fronte al Duomo.

scenza alla premurosa, intelligente iniziativa del nostro ecc.mo Vescovo Mons. Carlo Zinato, la cui paterna assistenza mai mancò al nostro ente nel corso delle vicende di questo suo primo decennio di vita. e’ oggi motivo di legittima soddisfazione anche della popolazione vicentina poter contare sull’efficienza dei servizi del patronato ACLI per le molte necessità che travagliano la vita dei lavoratori più umili e diseredati dai deprecabili, ma fatali eventi della loro vita: l’infortunio, la vecchiaia, l’invalidità, la disoccupazione, le malattie, la morte. eventi luttuosi che determinano spesso nelle famiglie unitamente al dissesto economico, anche lo sconforto morale, spingendole talvolta sui limiti della miseria e della disperazione. ed il patronato delle ACLI, in collaborazione, anche se spesse volte in opposizione, con gli Istituti previdenziali, provvede ad attenuarne il grave peso mediante la duplice prestazione: di un servizio gratuitamente dato, a tutti senza distinzione alcuna; di quella cordialità umana la cui ispirazione è tratta dalle pure e sempre fresche fronti del Vangelo: ‘Qualunque cosa avrete fatto al minimo dei miei fratelli, l’avrete fatto a Me’. [...] Istruire convenientemente gli addetti sociali nella intricata e complessa legislazione previdenziale è stata una costante preoccupazione del direttivo provinciale; ben conscio che solo una seria preparazione culturale - oltreché, è ovvio, formativa - può dare frutti concreti di bene. a tale preoccupazione risposero le iniziative periodiche degli ‘Incontri di studio’ e delle annuali ‘Tre giorni’ svoltesi alla Casa alpina ACLI di Tonezza dal 1948 in qua. si cercò di tener dietro alla sempre movimentata legislazione previdenziale mediante l’invio agli addetti sociali di riviste specializzate qual è ‘sicurezza sociale’ edita dalla sede Centrale del patronato - e di periodici bollettini informativi. Il lavoro dei segretariati locali meriterebbe peraltro ben maggiori attenzioni e concreti sussidi. se lo consentissero le possibilità finanziarie dell’ente, oggi troppo modeste, un piano d’attività più capillare e stabile potrebbe essere attuato con grande ulteriore vantaggio dei lavoratori residenti nelle zone più disagiate della nostra provincia”.12

Confermato assistente del nucleo regionale veneto della Gioventù di Azione Cattolica dal 2 marzo 1946, su incarico del presidente centrale luigi Gedda e dell’assistente don Federico sargolin, don Vincenzo Borsato assunse poco dopo un’altra importante mansione divenendo assistente ecclesiastico di zona per la diocesi di Vicenza dell’ASCI Esploratori d’Italia, dal 25 aprile 1946, su richiesta dell’assistente ecclesiastico centrale don sergio pignedoli. Gli innumerevoli servizi resi alla diocesi e in generale alla vita cristiana lo portarono, dal 22 gennaio 1947, a divenire monsignore (cameriere segreto soprannumerario) con nomina giunta direttamente dal cardinale Giambattista Montini, futuro papa paolo VI. Mentre continuava a svolgere l’attività di assistente diocesano dell’Unione Uomini di Azione Cattolica (iniziata il 14 ottobre 1950), su incarico del vescovo mons. Borsato assunse - a partire dal gennaio 1952 - anche il ruolo di consigliere ecclesiastico della Federazione provinciale di Vicenza dei coltivatori diretti. Fu inoltre membro della commissione insegnanti di religione nelle scuole medie (dal 30 dicembre 1952) e canonico onorario della cattedrale (dal 25 settembre 1956). oltre a ciò mons. Borsato fu, per brevi periodi, assistente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, del Centro Sportivo Italiano, nonché assistente generale delle ACLI venete e dei comitati civici. nonostante il male che da alcuni anni ormai lo affliggeva, mons. Vincenzo Borsato rimase fedele alla missione apostolica, continuando a impegnarsi nei gravosi compiti affidatigli dal vescovo. lavorò infatti fino a quando rimase paralizzato alle braccia e alle gambe. Come ricordano i suoi collaboratori, un’ora prima della morte aveva tenuto una lezione all’Associazione Maestri Cattolici; il giorno precedente, inoltre, aveva fatto diramare un invito per la prima adunanza della Commissione che doveva presiedere all’organizzazione del passaggio per Vicenza della Madonna di Fatima. Mancavano solo trentacinque giorni per arrivare al traguardo dei venticinque anni di sacerdozio: venticinque anni spesi per il prossimo, per i giovani e per i lavoratori, per i confratelli e quanti l’hanno

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Il ritratto a olio di mons. Vincenzo Borsato realizzato dal prof. Giovanni Petucco nel 1960; già esposto al Convegno provinciale delle aClI domenica 11 giugno 1961, venne poi completato dal prof. Amedeo Fiorese con una grande cornice in terraglia dalle forme rococò e decorata a fiori con, in basso, gli stemmi delle due associazioni cui mons. Vincenzo fu più legato: Azione Cattolica e aClI.

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Vari esponenti della vita sociale ed ecclesiastica dell’epoca presenti al primo convegno provinciale delle aClI vicentine, organizzato a Nove nel 1961 (foto Matteo Gheno, Nove).

conosciuto. I funerali furono celebrati in maniera solenne giovedì 11 giugno 1959, alla presenza di una nutrita schiera di autorità ecclesiastiche e civili e con la partecipazione di persone giunte da ogni parte del paese; fra queste, anche l’amico fraterno Mariano rumor (allora ministro ad

agricoltura e Foreste nel Governo segni II), convenuto da roma. Moltissimi furono anche i messaggi e i telegrammi di cordoglio, compreso quello di papa Giovanni XXIII, del patriarca di Venezia Giovanni Urbani, del presidente nazionale delle ACLI dino penazzato e dell’assistente nazionale mons. Quadri. le fotografie dell’epoca restituiscono, in una giornata solare e dai profili netti, l’intensa e commossa partecipazione di un pubblico vasto, composto da rappresentanze nutrite e ordinate delle varie associazioni alle quali mons. Borsato aveva dedicato la sua vita, in primis Azione Cattolica e ACLI. Marco Maria Polloniato


Piastra realizzata per il convegno delle aClI svoltosi a Nove l’11 giugno 1961, un paio d’anni dopo la morte di Mons. Borsato, in occasione del 70° dalla Rerum Novarum di papa Leone XIII.

L’addio del suo più caro amico, il ministro Mariano rumor

il testamento spirituale In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. ringrazio il signore di avermi fatto nascere da genitori cristiani, di avermi dato un fratello, una sorella, una cognata e un cognato che mi hanno edificato con il loro esempio di vita cristiana e di squisita carità. ringrazio profondamente il signore d’avermi chiamato al sacerdozio e di avermi fatto lavorare nell’Azione Cattolica e nelle opere ad essa coordinate. dall’Azione Cattolica, dai buoni dirigenti, ho più ricevuto che dato. per l’Azione Cattolica, per la sua espansione, offro al signore ed all’Immacolata la mia vita. l’Azione Cattolica rimane scuola di formazione e valido strumento per la diffusione e la difesa della verità, per la difesa della Chiesa e la penetrazione cristiana nella vita sociale e politica. riconfermo il more al papa e al Vescovo ed ai miei Confratelli. Chiedo perdono a dio di tutti i miei peccati. Confido nella sua infinita Misericordia, confido nella bontà materna della Madonna di Monte Berico, che mi è stata vicina in tutte le vicende della vita. Chiedo perdono al mio Vescovo e a tutti i sacerdoti e laici cui avessi recato dispiaceri. non ho mai conservato rancore verso alcuno - spero che gli altri non ne serbino per me. Mi raccomando alle preghiere di tutti. raccomando ai miei nipoti di vivere nell’amore di dio e della Madonna santa. Chiedo perdono a tutti coloro cui avessi dato cattivo esempio. Confido nella mia morte di incontrarmi con Gesù, Maria, Giuseppe, non per i miei meriti, ma per la bontà del signore e della Madonna. Così sia. Vicenza, 20 giugno 1958

ecco, carissimo don Vincenzo, giunta l’ora del commiato. e’ difficile dire di te, dire di questi quindici anni nei quali hai avuto tanta parte nella nostra esistenza e nella nostra attività comune. Ti salutiamo così, come nostra guida e come nostro fratello. e quanto parte di questo irrobustito tessuto della vita cristiana della nostra diocesi e della nostra provincia, si deve alla tua fervida fantasia creatrice di opere nuove, secondo che la coscienza e il cuore ti dettavano, con rischio tuo, con tua pena, col tuo buon volere! e di quale ferma tenacia ci eri maestro, alimentata dallo zelo grande per la causa del signore, e di quale intatta, pulita, serena disciplina e fedeltà alla Chiesa di dio, al papa, al Vescovo, ci sei stato maestro! Ma soprattutto quale maestro e quale esempio di intransigente, ferma e lucidissima fede nelle cose essenziali del nostro vivere cristiano! Tu ci hai dati esempio e guida, e fratello ci sei stato, fratello con un così ricco impasto di umanità che ci ha confortato a credere e a sperare in noi stessi, anche nei momenti in cui sembravamo tanto impari ai compiti grandi che ci aspettavano. sei stato così generoso e buono nel capire le nostre manchevolezze, i nostri difetti, la nostra povertà interiore; sei stato così grande nel comprendere tutti e nell’avere per tutti una parola e un sentimento buono anche sotto quella scorza tante volte rude, a volte addirittura aggressiva, che è in fondo il modo con il quale i buoni si difendono da se stessi. Guida e fratello per tutti sei stato, ed oggi ti salutiamo qui, mentre incomincia per te l’ora della grande dolcissima pace del signore per la quale solo davvero vale vivere, penare e soffrire, come tu hai penato e sofferto. Incomincia per noi l’ora in cui dovremo riempire questo vuoto e sentire la tua presenza solo per i tramiti misteriosi, mirabili dello spirito e della fede, fino a che giunga anche per noi, se il signore vorrà, l’ora della grande pace. arrivederci, speriamo, per allora, don Vincenzo. Vicenza, 11 giugno 1959

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Inaugurazione solenne, con il vescovo Carlo Zinato, della “Casa Alpina del Giovane Lavoratore”, dedicata alla memoria di Mons. Vincenzo Borsato e costruita per volontà e contributo delle aClI di Vicenza a Camposilvano di Vallarsa (TN), 1962.

note 1

Giovanni Battista ZIlIo, Un condottiero d’anime. Mons. Ferdinando Rodolfi Vescovo di Vicenza, Tip. rumor - Vicenza, 1959.

2

efrem reaTo, Mons. Giuseppe Arena, in Onus istud a Domino. Il magistero pastorale di Arnoldo Onisto Vescovo di Vicenza. Studi di storia e di arte vicentina in onore del suo giubileo sacerdotale, a cura di T. MoTTerle, Tip. rumor - Vicenza, 1984, pp.215-226.

3

4

5

alba laZZareTTo, Bianco fiore e camicia nera L’Azione cattolica vicentina negli anni del fascismo [storia dell’azione Cattolica Vicentina - Volume II: 1922-1943], edizioni Messaggero - padova, 2010, p.18. Maria peTraCCone, Alle origini dell’Azione Cattolica di Pio XI - Genesi ed esiti di una riforma (1922-23), tesi di dottorato di ricerca in storia dell’Italia contemporanea - XXII ciclo, Università roma Tre, a.a. 2010-11, p.9. alba laZZareTTo, Bianco fiore e camicia nera etc., p.23.

6

relazione del 29 gennaio 1929 conservata nell’archivio Centrale dello stato, Ministero dell’Interno, direzione Generale pubblica sicurezza, divisione affari Generali e riservati, cat. G1, b. 226, fasc. 466, s.fasc. 48.

7

Manoscritto originale inedito, archivio famiglia Borsato.

8

egidio CaBIanCa, Mons. Vincenzo Borsato, Tipografia pont. Vescovile san Giuseppe - Vicenza, nov. 1959, p.9.

9

Cfr. rivista Vicenza all’estero…

10

Mario spaGnolo, I giorni, le opere. Storia delle ACLI vicentine 1945-1972, stocchiero editrice Vicenza, 1983, pp.73-74.

11

“paese Cristiano” - mensile delle aClI vicentine, anno VI, n. 3, maggio 1955.

12

Dieci anni di vita del patronato ACLI di Vicenza 1945-1955, Tipografia pont. Vescovile san Giuseppe Vicenza, nov. 1959, p.8-23.


e’ dedicato a Jacopo Bassano il nuovo raccoglitore de L’Illustre bassanese In libreria a euro 10,00

nUMeri PUBBLicati DaL 1989 nUMeri orDinari 1 alberto parolini n° 2 Castellano da Bassano n° n° 3 Bartolomeo Gamba 4 antonio Gaidon n° n° 5 oscar Chilesotti n° 6 Tiberio roberti n° 7 Giuseppe lorenzoni n° 8 plinio Fraccaro n° 9 pietro Colbacchini n° 10 Bortolo sacchi n° 11 Giovanni Montini n° 12 Giovanni Volpato n° 13 Jacopo apollonio n° 14 lazzaro Bonamico n° 15 F. e l. dal ponte n° 16 Giovanni Miazzi n° 17 Bartolomeo Ferracina n° 18 antonio Marinoni n° 19 antonio Baggetto n° 20 Jacopo Bassano n° 21 san Bassiano n° 22 antonio suntach n° 23 I remondini n° 24 pietro stecchini n° 25 Gina Fasoli n° 26 luigi Fabris n° 27 Giambattista Volpato n° 28 sebastiano Chemin n° 29 Giambattista roberti n° 30 ezzelino da romano n° 31 Teofilo Folengo n°  32 Giusto Bellavitis n° 33 danilo andreose n° 34 Giovanna M. Bonomo n°  35 Giuseppe J. Ferrazzi n° 36 Giambattista Verci n°  37 Giuseppe Betussi n° 38 Giambattista Brocchi n° 39 Jacopo Vittorelli n° 40 domenico Freschi n° 41 Giuseppe Barbieri n° 42 roberto roberti n° 43 la Battaglia di Bassano n° 44 Francesco antonibon n° 45 pietro Menegatti n° 46 Giuseppe Frasson n° 47 pietro Fontana n° 48 Giacomo angarano n° 49 G. Vanzo Mercante n° 50 Giovanni Brotto n° 51 Il Millennio di Bassano n° 52 I larber n° 53 orazio Marinali n° 54 angelo Balestra n° 55 Giuseppe Bombardini n° 56 Francesco Vendramini n° 57 Francesco roberti n° 58 Miranda Visonà n° 59 Guido agnolin n° 60 elisabetta Vendramini n° 61 ottone Brentari n° 62 achille Marzarotto

1989 1989 1990 1990 1990 1990 1990 1990 1991 1991 1991 1991 1991 1991 1992 1992 1992 1992 1992 1992 1993 1993 1993 1993 1993 1993 1994 1994 1994 1994 1994 1994 1995 1995 1995 1995 1995 1995 1996 1996 1996 1996 1996 1996 1997 1997 1997 1997 1997 1997 1998 1998 1998 1998 1998 1998 1999 1999 1999 1999 1999 1999

n° 63 n° 64 n° 65 n° 66 n° 67 n° 68 n° 69 n° 70 n° 71 n° 72 n° 73 n° 74 n° 75 n° 76 n° 77 n° 78 n° 79 n° 80 n° 81 n° 82 n° 83 n° 84 n° 85 n° 86 n° 87 n° 88 n° 89 n° 90 n° 91 n° 92 n° 93 n° 94 n° 95 n° 96 n° 97 n° 98 n° 99 n° 100 n° 101 n° 102 n° 103 n° 104 n° 105 n° 106 n° 107 n° 108/109 n° 110 n° 111 n° 112/113 n° 114 n° 115/116 n° 117 n° 118 n° 119 n° 120 n° 121 n° 122 n° 123 n° 124 n° 125 n° 126 n° 127 n° 128

Gino pistorello Francesca roberti aurelio Bernardi Zaccaria Bricito antonio Viviani domenico Conte domenico Maria Villa antonio Bernati Tito Gobbi Bortolo Zanchetta Giovanni Balestra pietro Malerba Ferruccio Meneghetti Fratel Venzo niccolò leszl antonio Marcon Gregorio Vedovato Bruno Baruchello luigi Vinanti sebastiano Baggio Virgilio Chini luigi Viviani alessandro Campesano Giorgio pirani Guido Cappellari roberto Cobau Francesco Facci negrati luigi Zortea Villa Morosini Cappello Giovanni lunardi alfeo Guadagnin Carlo paroli Vigilio Federico dalla Zuanna Francesco dal ponte il Vecchio pietro e Giuseppe longo I Bortignoni Giuseppe Zonta Giovanni Bottecchia andrea secco Giuseppe ruffato Tommaso Tommasoni I fondatori dell’orfanotrofio Cremona prospero alpini Quirino Borin Teresa rossi rampazzi pietro roversi don domenico Brotto don antonio dalla riva Guglielmo Montin Monsignor egidio negrin arpalice Cuman pertile antonio andriolo primo silvestri Bortolo Camonico I passarin Castelli e battaglie di ezzelino III I Giacobbi Maggiotto Marco sasso pietro Bonato Melchiore Fontana Guglielmina Bernardi Unitalsi - Gruppo di Bassano luigi Chiminelli

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n° 129 n° 130 n° 131 n° 132 n° 133 n° 134 n° 135/136 n° 137 n° 138 n° 139 n° 140 n° 141 n° 142/143 n° 144 n° 145/146 n° 147 n° 148/149 n° 150 n° 151 n° 152 n° 153/154 n° 155 n° 156 n° 157/158 n° 159 n° 160/161 n° 162 n° 163

leone Carpenedo efrem reatto pacifico pianezzola la Carrozzeria pietroboni Gianni Visentin Mons. Ferdinando dal Maso noè Bordignon don didimo Mantiero luigina Trentini aristide nonis la Filarmonica Bassanese Mons. Giulio de Zen pietro ragazzoni Giovanni Battista Ferrazzi la Brigata estense prè lorenzo Busnardo palazzo sturm Bortolo Busnardo Giuseppe sorio I Muzzarelli Mario dalla palma romeo Bertin Il patronato san Giuseppe antonio Faccio natalino andolfatto Bernardo Tabacco Il Cuamm Bassano - sara per l’africa Mons. Vincenzo Borsato

nUMeri sPeciaLi n° I la Carrozzeria Fontana n° II  Il Giardino parolini n° III  Gaetana sterni (IIa edizione 2001) n° IV  Il C.a.B. n° V la Grande Guerra n° VI Il Club alpino Bassanese n° VII Maria prosdocimo Finco n° VIII lo scautismo bassanese n° IX  l’arte orafa veneta n° X  Il colore a Bassano n° XI Il castello di Bassano n° XII Il rotary Club di Bassano n° XIII palazzo e “Illustri” roberti n° XIV Il Gruppo “Bresadola” n° XV Il lions Club di Bassano n° XVI l’oreficeria Balestra n° XVII la Fondazione don Cremona n° XVIII 25 anni di premio Cultura n° XIX l. Bonfanti e il Museo dell’auto n° XX antonio Bianchi n° XXI la società Tennis Bassano n° XXII I 100 anni del rotary International n° XXIII I 25 anni del panathlon Club Bassano n° XXIV M. Cremona ed e. Vendramini n° XXV la Croce rossa a Bassano n° XXVI Il CIF di Bassano n° XXVII la Battaglia di arresto n° XXVIII I 20 anni di Casa sichem n° XXIX I 25 anni dell’a.I.B. n° XXX le chiese della Fond. pirani-Cremona n° XXXI I Tottene di Bassano n° XXXii tarcisio Frigo

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