L'Illustre bassanese

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BIMESTRALE MONOGRAFICO DI CULTURA F o n d a t o n e l 1 9 8 9 editriceartistica - www.editriceartistica.it distribuzione gratuita N° 199/200 • SETTEMBRE-NOVEMBRE 2022 L’ALTARE DEL ROSARIO IN SANTA MARIA IN COLLE IN OCCASIONE DEL RECENTE RESTAURO

Cav. Erio Piva

AMICI DEL DUOMO

Via Bellavitis, 27 Bassano del Grappa (VI)

Piazzotto Montevecchio, 24 Bassano del Grappa (VI)

Comune di BASSANO DEL GRAPPA Santa Maria in Colle

Un restauro, fra due anniversari, ha riportato allo splendore d’un tempo l’Altare del Rosario

Quando uno si ficca in capo di attuare un progetto e non si preoccupa che di realizzarlo, deve riuscirgli infallibilmente, in barba a ogni difficoltà Giacomo Casanova, Memorie Correva l’anno di grazia 2019 quando, sfogliando le “Vite” del Verci, mi accorsi che l’anno successivo - esattamente il 6 aprile - sarebbe caduto il trecentesimo anniversario della morte di Orazio Marinali. Da sempre suggestionato dall’arte del grande scultore, ritenni importante concepire un’iniziativa di alto livello che ne potesse onorare la memoria Inizialmente ne parlai con Giancarlo Saran, amico di Castelfranco Veneto ed ex assessore alla Cultura di quella città, per studiare un progetto comune che promuovesse e valorizzasse tanto le opere marinaliane del parco di villa Revedin Bolasco (oltre quaranta) quanto quelle presenti a Bassano La proposta non si concretizzò e Saran pubblicò in autonomia un suo libro su Orazio Marinali Nel frattempo avevo però lanciato il classico sasso nello stagno anche nella nostra piccola patria, trovando un’adesione appassionata in Renzo Stevan, allora a capo della Pro Bassano, Erio Piva e Fulvio Bicego Nacquero allora gli Amici di Orazio, un’associazione informale e aperta a tutti che mise in campo una serie di iniziative volte a raccogliere fondi per restaurare le statue conservate in Duomo. In collaborazione con la Parrocchia di Santa Maria in Colle, la Pro Bassano, il Consiglio di Quartiere Centro Storico, la Galleria d’Arte Piazzotto Montevecchio e Bassano News, fu proprio L’Illustre bassanese a organizzare il 3 ottobre 2020 le cosiddette Divagazioni marinaliane: evento ospitato dapprima in Santa Maria in Colle con interventi di don Andrea Guglielmi, Claudia Caramanna, Antonella Martinato e di chi scrive, e poi presso la Galleria d’Arte Piazzotto Montevecchio, con l’inaugurazione della mostra di Fabio Zonta Omaggio alla Bellezza

Orazio Marinali a Bassano Fu in quella circostanza che la raccolta fondi subì un’improvvisa accelerazione grazie alla provvidenziale offerta del Rotary Club Bassano Castelli Da quel momento le iniziative si moltiplicarono in maniera esponenziale. Al Museo Civico fu allestita la mostra Marinali e Bassano con uno sguardo di Fabio Zonta (accompagnata dal relativo catalogo e aperta fra gennaio e maggio 2021), mentre Editrice Artistica pubblicò - con Claudia Caramanna e Fabio Zonta - I Marinali Illustri bassanesi, opera palesemente ispirata a una nostra “storica” monografia. Anche sul piano finanziario, nonostante i tempi non facili, l’apporto di concittadini (e non) crebbe in continuazione Merito di quanti, come Fulvio Bicego, Maria Cristina Raga, Erio Piva, Renzo Stevan e altri benefattori, si sono adoperati per portare a termine il restauro di tutto l’Altare, compresa l’affollatissima e splendida Pala del Rosario di Leandro Bassano. E così, eccoci finalmente a descrivere quest’opera straordinaria attraverso una nuova (e laboriosa) monografia, curata magistralmente da Claudia Caramanna e illustrata - in grandissima parteproprio da quello stesso Fulvio Bicego che tanto ha fatto per il raggiungimento di questo traguardo. Un restauro voluto dalla comunità per ricordare non solo due suoi artisti, uno scultore e un pittore, ma anche e soprattutto le motivazioni storiche e religiose di chi quell’altare l’ha eretto Fatto curioso e non casuale, l’intervento effettuato da Antonella Martinato e il suo team si è svolto fra due anniversari: i trecento anni dalla scomparsa di Orazio Marinali (1643-1720) e i quattrocento da quella di Leandro Bassano (1557-1622) Come, se permettete, non è casuale che sia proprio questa testata a raccontarlo

Andrea Minchio

Direttore de L’Illustre bassanese

In copertina

L’Altare del Santissimo Rosario di Santa Maria in Colle, duomo di Bassano del Grappa, dopo il restauro Al centro la tela di Leandro Bassano con la Madonna del Rosario, Trinità con Cristo risorto, angeli e devoti, detta Pala del Rosario (post 1595)

La parte marmorea è stata realizzata alla fine del Seicento da Antonio e Alberto Bettanelli, decorata nel 1704 dalle statue di Orazio Marinali e arricchita poi dall’intervento di Bernardo Tabacco

L’ILLUSTRE BASSANESE - Bimestrale monografico di cultura a distribuzione gratuita dal 1989

ANNO XXXII n° 199/200 Settembre-Novembre 2022 - Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n° 3/89 R.P del 10-5-1989

Direttore responsabile: Andrea Minchio - Redazione: Livia Alberton, Elena Trivini Bellini, Chiara Eleonora Favero, Antonio Minchio, Elisa Minchio A cura di: Claudia Caramanna Testi di: don Andrea Guglielmi, Elena Pavan, Fulvio Bicego, Claudia Caramanna, Angelo Chemin, Antonella Martinato, Francesca Meneghetti, Erio Piva, Maria Cristina Raga, Renzo Stevan, Vincenzo Tiné

Stampa: CTO - Vicenza - Iconografia: divieto totale di riproduzione con qualsiasi mezzo Pubblicità e informazioni: 0424 523199 - 335 7067562 - eab@editriceartistica.it

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La Pala del Rosario viene ricollocata nella sua sede originaria, al termine del restauro dell’intero Altare: è il 5 dicembre 2022 (ph Fulvio Bicego)

Un’intera Comunità stretta attorno all’Altare del Rosario

Sono davvero tanti i volti, i corpi e le figure nella grande tela di Leandro. Al piano terra, tra i nostri ‘coinquilini’, diventano riconoscibili i tratti somatici di uomini e donne che potremmo definire illustri, nobili, eleganti

E se fosse questo il messaggio spirituale che la pittura ci consegna? Un invito a riconoscere ciò che trasmette nobiltà e bellezza alle nostre fragili esistenze, a rischio di sprofondare nelle paludi fangose di messaggi e atteggiamenti poveri di umanità Il cielo e la terra si incontrano grazie alla discesa degli angeli, che distribuiscono a pioggia la corona del rosario. E cosa sono i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi - a cui Giovanni Paolo II ha aggiunto i misteri della luce - se non la grande opportunità offerta a chiunque, analfabeti e dottori, santi e delinquenti, ricchi e miserabili, uomini e donne, giovani e adulti, anziani e bambini, di entrare in punta di piedi nel territorio del Vangelo e immergersi gradualmente nella vita di Cristo?

Nel duomo di Santa Maria in Colle, l’Altare del Rosario con la tela di Leandro, le magnifiche sculture di Orazio Marinali e il lavoro di Bernardo Tabacco ci attesta la presenza nei secoli scorsi di una Confraternita, legata ai padri domenicani e alla loro spiritualità Questo luogo di preghiera,

nel cuore della pieve, realizzato con il contributo di artisti eccellenti, accende la nostra fantasia e la mente viaggia a ritroso nel tempo: la quantità sorprendente di figure ritratte nel quadro si proietta all’esterno dell’opera pittorica

Immaginiamo attorno all’altare una comunità effettiva di laici cristiani, una trama di rapporti umani capace di interagire con il territorio e con le firme più prestigiose, un’aggregazione di fedeli che diventa occasione di crescita a livello religioso, sociale, culturale e caritativo

“La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, scriveva Gustav Mahler

La preghiera e i legami fraterni, la pace interiore e l’impegno a lavorare con gli altri per rendere più umano il mondo in cui abiti: il magnifico restauro diventa restituzione. L’energia, la luce, i colori che escono dalle pennellate di Leandro riempiono adesso i nostri occhi. E noi torniamo volentieri ad ascoltare la voce di una tela, che non ha mai smesso di invitare uomini e donne ad alzare lo sguardo verso il cielo e contemplare “la città di Dio” Con la testa fra le nuvole impareremo a stare con i piedi per terra, per costruire insieme, anche a Bassano del Grappa “la città dell’uomo”

Don Andrea Guglielmi
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Arciprete Abate di Santa Maria in Colle La Pieve di Santa Maria in Colle, dall’alto (ph Fulvio Bicego, 2021)

La forza dei bassanesi: una generosità che muove dall’amore per la propria città Il percorso che ha portato al restauro dell’Altare del Rosario nel Duomo di Santa Maria in Colle è la conferma di quanto profondi siano l’amore e il rispetto dei bassanesi per Bassano e la sua lunga storia

Un convinto passaparola, avviato da alcune tra le personalità cittadine più sensibili alla forza della comunità, ha raccolto fin da subito consensi e fondi, accrescendo l’interesse per uno degli angoli di maggiore pregio del patrimonio sacro, firmato in particolare da due tra gli artisti che più di tutti hanno contribuito a valorizzare il talento artistico del nostro territorio, Leandro Bassano e Orazio Marinali

Un restauro paziente e preciso ha ridato luce al dipinto e alle statue che compongono un’opera monumentale, restituendola alla devozione e alla bellezza senza età.

Questo numero de L’Illustre Bassanese ci aiuta a ripercorrerne le tappe, ma soprattutto ci guida alla scoperta di un’epoca storica e di un luogo, Santa Maria in Colle, dove, in un certo senso, tutto è iniziato

Le straordinarie foto di Fulvio Bicego ci svelano dettagli che per la prima volta abbiamo la possibilità di ammirare e saranno preziose per chi vorrà - mi auguro molti studiosi, ma anche appassionati e curiosi - approfondire la conoscenza dell’altare e delle opere che lo compongono Ringrazio le tante persone che si sono dedicate a questo progetto, sostenendolo nelle varie fasi, dalla prima idea alla presentazione del lavoro realizzato alla comunità.

La forza di Bassano è proprio questa: la generosità che muove dall’amore per la nostra città.

Elena Pavan Sindaco di Bassano del Grappa L’area della Pieve di Santa Maria in Colle in un particolare del Catasto Austriaco

Ogni restauro è un momento di fondamentale importanza per la conoscenza di un’opera artistica perché conduce all’acquisizione di nuovi e a volte inattesi dati tecnici, materici e conservativi È avvenuto così anche per l’intervento sull’Altare del Rosario di Santa Maria in Colle a Bassano, progettato nel 2020 per le parti scultoree e architettoniche e poi esteso anche alla tela di Leandro Bassano e ai Misteri che la completano Attraverso i funzionari che si sono succeduti nei lavori, Luca Fabbri (storico dell’arte) e Anna Volpe (restauratore) per le componenti lapidee, Francesca Meneghetti (storico dell’arte) e Rita Bonazzi (restauratore) per i dipinti su tela, la Soprintendenza ha svolto i ruoli di direzione lavori e alta sorveglianza che le competono, orientando i lavori e monitorandone le diverse fasi al fine della migliore conservazione e comprensione dell’opera Nuovi dati conoscitivi sono stati l’esito di questo restauro integrale dell’altare: in primis sulle splendide sculture di Orazio Marinali, perché si è potuta approfondire la particolarità tecnica di realizzazione delle figure in più conci lapidei uniti tra loro, aspetto del tutto originale nella produzione del grande scultore barocco vicentino E poi sulla

grande tela di Leandro, grazie alle analisi di laboratorio, radiografiche e riflettografiche, oltre che sulle fibre che compongono i supporti tessili. L’opera è risultata, infine, meglio compresa anche nella sua storia conservativa, anche alla luce delle vicende storiche dello spazio che la conserva, approfondite in questa sede da Francesca Meneghetti

È motivo di soddisfazione notare che, ancora una volta, i risultati raggiunti siano il frutto di un lavoro di collaborazione tra i diversi funzionari pubblici, studiosi e professionisti coinvolti, uniti dal comune interesse per il bene culturale da tutelare per le generazioni future e valorizzare per quelle attuali

A tutti loro va il nostro plauso e sentito ringraziamento per averci consentito di riconsegnare alla città di Bassano del Grappa l’Altare del Rosario come compiuta testimonianza storica, culturale ed artistica del patrimonio culturale della Nazione.

Vincenzo Tiné Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza

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L’interno del Duomo di Santa Maria in Colle con l’Altare del Rosario, in fase di restauro, coperto dal ponteggio (ph Fulvio Bicego, 2021)

A sostegno dell’Altare

Nella veste di vicepresidente del Consiglio di Quartiere Centro Storico (con all’attivo un paio di presidenze), ho avvertito la necessità di supportare con tutte le mie forze il recupero dell’Altare del Rosario Un’opera inestimabile sotto il profilo religioso, storico e artistico, conservata nella chiesa più antica della città, la stessa che frequentavo da ragazzino, abitando in Terraglio. Ricordo che aiutavo il sagrestano a raccogliere l’elemosina durante la funzione della domenica. E, nel tempo libero, giocavo con gli amici a pallone sul sagrato, nonostante la difficoltà di gestire la palla sull’acciottolato, ben diverso dall’erba dei campi da calcio. Il restauro dell’intera struttura, dalla componente lapidea con le statue marinaliane a quella pittorica con la pala di Leandro Bassano e con le due predelle, richiedeva ingenti risorse. Così armato di santa pazienza, mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato una certosina opera di sensibilizzazione, poi sfociata in una fruttuosa raccolta di fondi Ho trovato adesioni convinte, con la partecipazione di amici che subito hanno accettato di sostenere i vari interventi Persone generose che non finirò mai di ringraziare. La cosa importante, per la quale mi sono battuto fin dal primo momento, era quella di affrontare l’operazione nella sua globalità. Si doveva considerare l’altare nel suo insieme, così come a suo tempo era stato concepito dalla Confraternita del Rosario che l’aveva poi finanziato e fatto realizzare Non a caso, ho suggerito che tale prospettiva venisse adottata anche in questo numero de L’Illustre bassanese

Gli Amici di Orazio

Gli “Amici di Orazio”, questo è il nome del gruppo sorto nel 2019 con l’obiettivo di rendere onore all’illustre scultore bassanese in occasione dei trecento anni dalla morte. Come presidente della Pro Bassano sono stato coinvolto in questo progetto e, con entusiasmo, ho messo a disposizione la struttura dell’Associazione per la raccolta fondi necessaria al restauro della statua di Santa Caterina, collocata sull’Altare del Rosario nel Duomo di Santa Maria in Colle. Il messaggio è arrivato subito ai bassanesi, in poco tempo si è raggiunto il budget utile e si è dato avvio ai lavori Con un sorprendente coup d e théâtre il Rotary Club Bassano Castelli ha annunciato di voler donare alla Città il restauro di Santa Caterina, gesto che ha permesso di avviare, con la raccolta fondi già effettuata, anche il restauro di San Domenico di Guzmán, seconda statua del Marinali collocata a sinistra dell’altare Il gesto del Rotary ha stimolato altri benefattori, la raccolta ha avuto un’accelerazione spontanea e in tempi rapidi, grazie alla donazione di Maria Cristina Raga, si è raggiunta la somma necessaria per attuare il restauro completo della statuaria Una successiva donazione effettuata da una bassanese, i cui genitori celebrarono il loro matrimonio di fronte all’Altare del Rosario, ha consentito di completare il restauro dell’intero altare con l’intervento sulla pala di Leandro Bassano, realizzato anche questo dalla ditta Artemisia di Antonella Martinato I protagonisti di questa importante operazione vanno ricordati e ringraziati per l’impegno e la dedizione: Erio Piva, Fulvio Bicego e la Pro Bassano da me allora rappresentata

Sopra, da sinistra verso destra Operazioni di pulitura sulla statua di Santa Caterina di Marinali (ph. Fulvio Bicego, 2021). Rimozione della vecchia tela di rifodero dal retro della Pala del Rosario di Leandro Bassano (ph. Fulvio Bicego, 2022).

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Il restauro, scatto dopo scatto

La bellezza dell’altare mi lasciò a bocca aperta sin dal momento in cui, a fine 2020, iniziai a fotografarlo su richiesta della restauratrice Antonella Martinato, che doveva documentarne lo stato di conservazione per la Soprintendenza Nel febbraio 2021 iniziò il restauro delle statue marinaliane di Santa Caterina e di San Domenico, che furono restituite alla città nel maggio seguente con una bellissima cerimonia in Duomo In quell’occasione comunicai di aver trovato un mecenate per finanziare il completamento del restauro dell’altare! Se per le opere poste a terra non erano servite attrezzature speciali, però, l’intervento in alto richiedeva un ponteggio mastodontico - alto 11 metri e largo 10, che fu montato il 19 luglio e realizzato a“costo zero”, grazie all’aiuto del dott Diego Pozza del Comune di Bassano e al supporto della ditta Cosbrenta Srl di Luisa Pigatto. Non posso negare la gioia che provai avvicinandomi alle opere che, fino a quell’istante, avevo visto solo dal basso attraverso il teleobiettivo e il mio fedelissimo drone: un’emozione unica! Ed eccomi vicino a Sant’Anna, è qui a pochi centimetri da me... potrei addirittura abbracciarla, baciarla, ma riesco solo a guardarla intensamente ea commuovermi: sono uno dei pochi ad aver avuto la fortuna di entrare in contatto diretto con lei. Un’altra grande emozione è stata quella di fotografare per primo la firma di Leandro Bassano sulla pala, nascosta per anni dalla statua di Merengo; mentre definirei un’esperienza particolare, ricca di sensazioni stranissime, la possibilità di seguire il restauro dell’opera in laboratorio, giorno dopo giorno, vedendola tornare all’antico splendore e scoprendone i segreti grazie alle indagini ai raggi Xe alle fotografie a infrarossi. Alla fine di questo lungo percorso, però, il compiacimento più grande è stato quello di aver trasmesso l’amore per l’arte alla mia nipotina Viola, di soli dieci anni, che mi ha confessato: “Sai nonno, fotografare questo dipinto mi emoziona tantissimo, il cuore batte forte e mi tremano le mani È successo anche a te?”

La mia risposta è stata molto semplice: “Sì Viola, per ognuna delle 6 750 foto che ho scattato!”

Io,

voi el’Altare del Rosario

A volte nella vita si aprono scenari nuovi, inaspettati, e viviamo esperienze inimmaginabili, come è accaduto a me durante la prima visita a Bassano Mi avevano spesso decantato la bellezza e la singolarità della città, nota nel mondo per il famoso Ponte, ma non avrei mai pensato di trovare un vero e proprio museo a cielo aperto Passeggiando per le sue vie, ogni angolo era intriso di arte e di storia, tutto appariva “magico” Difficile non restare stregati dalle sue bellezze, per chi come me si è sempre nutrito delle sensazioni provocate dal “bello” Le emozioni negative o positive che quotidianamente viviamo ci possono distruggere oppure farci affrontare meglio le difficoltà: per me l’arte è sempre stata uno strumento di “ricarica” Voi bassanesi potete immaginare, quindi, cosa ho provato entrando per la prima volta nel vostro Duomo. Proprio in quei giorni era prevista la restituzione della Santa Caterina e del San Domenico di Marinali, tornate a nuova vita grazie al mirabile intervento di Antonella Martinato. Negli occhi della restauratrice ho avvertito, però, il dispiacere per le condizioni in cui versava la parte rimanente dell’altare e la seria preoccupazione che il distacco di pezzi dalle statue poste in alto compromettesse il lavoro appena compiuto. Il suo sguardo, intriso di tristezza, mi ha colpita nel profondo, portandomi a trascendere i confini della razionalità. Perché non aiutare a concludere il restauro del monumento, compresa la Pala di Leandro, per restituirlo all’ammirazione dei bassanesi? Stavo attraversando un periodo molto triste, per la malattia di un mio caro, e ho pensato di fare un voto alla Madonna nella speranza di ottenere una grazia molto importante. Anche se le cose non sono andate come avevo desiderato, guardando il mio gesto da una diversa prospettiva mi accorgo di aver ricevuto un grande regalo: ho conosciuto degli amici incredibili e mi sono sentita “a casa” in un luogo che non avrei mai immaginato! Ogni volta che guarderò l’Altare del Rosario mi farà tornare in mente tanti bellissimi ricordi, che custodirò gelosamente nel mio cuore!

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La Sant’Anna di Marinali fotografata sul ponteggio (ph Fulvio Bicego, 2021)

Leandro

T E S T I M O N E

DI FEDE E ARTE NEI SECOLI

Le origini

La storia del monumento inizia nel 1584, anno in cui l’Altare venne consacrato dall’arciprete Girolamo Compostella, e prosegue con l’istituzione nel 1585 della Confraternita del Santissimo Rosario, che ne fu affidataria L’associazione di fedeli si andava ad aggiungere alle numerose comunità devote al Rosario, sorte verso la fine del XVI secolo in tutta Italia soprattutto dopo l’emanazione da parte di papa Pio V di due bolle: Consueverunt Romani Pontifices (1569), volta a consolidarne il culto, e Salvatoris Domini (1572), con la quale il felice esito della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) veniva collegato all’intervento della Vergine, sollecitata dalla recita di questa preghiera da parte di tutta la Cristianità Passati quasi dieci anni dalla fondazione, però, l’intervento non era del tutto completato se, nel corso della visita pastorale del 27 giugno 1592, il vescovo Michele Priuli ne rilevava l’imperfezione e ordinava di far realizzare una pala raffigurante le “sacrae imagines Domini Nostri Jesu Christi et duorum Sanctorum” - le sacre immagini di Gesù e di due santi - a spese dell’eretico bassanese Gabriele Michieli, già condannato dal Sant’Uffizio di Vicenza.

Priuli. Testimonia in modo evidente che si volle dare spazio a un progetto più vicino alla devozione dei confratelli ma, allo stesso tempo, iconograficamente molto più complesso rispetto ai suggerimenti del prelato e anche alle consuete rappresentazioni della Madonna del Rosario Per questo motivo alla pala va assegnato un titolo articolato che meglio ne descriva il contenuto: Madonna del Rosario, Trinità con Cristo risorto, angeli e devoti L’esecuzione venne affidata a Leandro Bassano, che lasciò la sua firma in basso su un sasso al centro della composizione: LEANDER A PONTE / BASS IS EQUES / F. L’inserimento dell’appellativo “Eques” - cavaliere - posto nell’iscrizione accanto al nome, segnala che l’artista era già stato insignito da Marino Grimani del Cavalierato di San Marco, un’onorificenza con la quale, come tramandano le fonti, il neo-doge aveva voluto esprimere il proprio apprezzamento per il ritratto ufficiale realizzato da Leandro in occasione dell’elezione. Per questo motivo la pala deve essere collocata cronologicamente dopo il 26 aprile 1595, data in cui a Grimani era stata conferita la massima carica della Serenissima Repubblica.

Terzogenito maschio di Jacopo e ormai un uomo maturo, l’artista si era staccato già da alcuni anni dalla bottega paterna e aveva avviato un’attività in proprio a Venezia, ma senza interrompere il legame con la città di origine. Nella biografia a lui dedicata ne Le Maraviglie dell’Arte (1648), Carlo Ridolfi racconta che in laguna era particolarmente stimato per la sua capacità di ritrattista, aggiungendo un lungo elenco di personalità - dogi, cardinali, aristocratici e ambasciatori - che gli affidarono i propri ritratti

L’autrice desidera ringraziare i professori Livia Alberton Vinco da Sesso e Corrado Pin per il prezioso supporto

La pala di Leandro Bassano In realtà la tela realizzata a fine Cinquecento, ancora oggi presente sull’altare, si discosta notevolmente dalle indicazioni del vescovo

Queste informazioni lasciano immaginare che la Confraternita del Santissimo Rosario si fosse rivolta a lui in quanto autorevole artista appartenente alla famiglia Dal Ponte, ma soprattutto per le speciali doti nel ritratto, che lo rendevano l’autore ideale di una pala in cui era previsto l’inserimento di un gran numero di personaggi dalla fisionomia riconoscibile.

Bassano, Autoritratto, Firenze, Galleria degli Uffizi, c 1610

Leandro Bassano, Madonna del Rosario, Trinità con Cristo risorto, angeli e devoti, detta Pala del Rosario, post 1595, olio su tela, cm 398 x 209

La firma di Leandro si trova in basso su un sasso al centro della tela ed è stata fotografata per la prima volta grazie al restauro (ph. Fulvio Bicego, 2022).

Nettamente divisa in due metà in senso orizzontale, la scena presenta in alto uno squarcio di luce circondato da una corona di cherubini e angeli che suonano, reggono simboli mariani - rose, gigli, rosari - o simboli della passione di Gesù - croce, corona di spine, lancia, chiodi - mentre all’interno è raffigurata la Madonna in atto di intercessione, inginocchiata davanti a un’immagine della Trinità in cui Cristo è rappresentato come risorto

In basso è radunata una folla di uomini a sinistra e donne a destra, che rivolgono lo sguardo verso la visione celeste e ricevono in dono dagli angeli le corone per il Rosario

La schiera maschile è dominata dalle massime gerarchie istituzionali, ognuna con il capo coperto dal simbolo più evidente della propria autorità: il papa con il triregno, l’imperatore con la corona imperiale e il doge con il corno Alle loro spalle si scorgono un re e numerosi alti prelati, cardinali e vescovi, spesso individuabili solo dalla parte superiore del copricapo che emerge dalla calca Grande spazio è riservato al pontefice, che non poggia sulla nuda terra ma su un cuscino di velluto rosso, e il cui ampio piviale intessuto di fili d’oro si dispiega sontuosamente sul primo piano, occupando gran parte della metà sinistra Gli fa da contraltare a destra il lussuoso broccato d’argento del mantello indossato dalla regnante ritratta di spalle, con le braccia alzate verso il cielo, il cui scollo è tempestato di pietre preziose Dalle aperture delle maniche si intravede anche il magnifico abito sottostante, tessuto con fili di seta blu e oro, mentre sulla nuca i capelli biondi sono raccolti all’interno di una corona arricchita da perle, rubini e zaffiri. Accanto a lei si dispone un’imperatrice, come segnalano la speciale forma della corona e la cappa di ermellino indossata sul manto rosso operato in oro, foderato ancora di ermellino Entrambe le donne poggiano su un cuscino, alla stregua del papa.

Attorno a queste personalità si stringono i confratelli del Santissimo Rosario, che guardano alla Madonna con speranza e fiducia nella sua protezione, mentre in fondo, al centro della composizione, si scorgono i ritratti degli esponenti della famiglia Dal Ponte: Jacopo, lo stesso Leandro alla sua sinistra e un uomo barbuto vestito di nero alla sua destra, nel quale le fonti hanno identificato Francesco il giovane Sono collocati nel punto di fuga della grande folla umana adorante che si raccoglie sotto l’apparizione divina e sulla quale discende il dono salvifico delle corone del Rosario, in una dimensione di totale fiducia nel potere della preghiera e nel trionfo della fede.

Jacopo Piccini, Ritratto di Leandro Bassano, incisione, c 1648

Illustri personaggi e confratelli Proposte di identificazione Rinomato per le sue capacità di ritrattista, Leandro era l’artista ideale per trattare un tema legato al Rosario che, secondo la tradizione, prevedeva la raffigurazione di una schiera di devoti più o meno illustri e, soprattutto, dalle fisionomie identificabili. Si pensi alla Festa del Rosario (Praga, Národní Galerie, 1506) di Albrecht Dürer per San Bartolomeo a Rialto, chiesa della comunità tedesca a Venezia, che è tra le prime rappresentazioni del soggetto in Italia e in cui la Madonna e il Bambino, posti al centro, distribuiscono corone di rose ai fedeli inginocchiati Le due schiere sono capeggiate a sinistra dal papa e a destra dall’imperatore, nel cui volto si possono riconoscere i tratti di Massimiliano I d’Asburgo, ma sono anche arricchite da numerosi ritratti, sicuramente identificabili agli occhi dei contemporanei e oggi destinati a rimanere senza nome.

Nella seconda metà del secolo la raffigurazione del tema aveva preso grande slancio, soprattutto dopo il trionfo della Lega Santa nella battaglia di Lepanto Lo schema compositivo prevedeva sempre la presenza di una folla, dominata dalle alte gerarchie terrene e alla quale la Madonna, direttamente o tramite san Domenico e santa Caterina, distribuiva corone di rose e rosari

In ambito veneto un valido esempio è costituito dalla tela realizzata da Paolo Veronese con l’aiuto della bottega per la Cappella del Rosario nella chiesa di San Pietro Martire a Murano (Venezia, Gallerie dell’Accademia, 1573), in cui la scena è divisa nettamente tra mondo terreno e ultraterreno e san Domenico distribuisce corone con l’aiuto di un angelo alla folla, nella quale si scorgono molti ritratti I devoti sono guidati dall’imperatore e dal papa a sinistra, ai quali si aggiunge anche il doge sulla destra, creando una terna di mas-

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Albrecht Dürer, Festa del Rosario, 1506 Praga, Národní Galerie

Leandro Bassano, Pala del Rosario, particolare dei ritratti della famiglia Dal Ponte (ph Fulvio Bicego, 2022)

sime autorità che nei territori della Serenissima, dopo Lepanto, divenne ricorrente nelle rappresentazioni del soggetto. Molto interesse suscitano le numerose personalità di rilievo che occupano il primo piano nella pala di Santa Maria in Colle, per le quali finora non è stato mai fatto alcun tentativo di identificazione A causa della disagevole collocazione in Duomo e delle alterazioni della vernice, infatti, il dipinto è sostanzialmente rimasto ai margini degli studi bassaneschi L’indagine iconografica deve iniziare dall’esame delle fonti, ovvero dalla biografia di Leandro pubblicata da Ridolfi, in cui il quadro è citato per la prima volta Dopo averne descritto la zona superiore, lo scrittore sottolineò la presenza nella scena dei ritratti “tolti dal naturale” di alcuni confratelli, del doge Marino Grimani, della dogaressa Morosina Morosini, di Jacopo Bassano e della moglie dell’autore, Cornelia Gosetti. Nel secolo successivo le stesse notizie furono ripetute da Giambattista Verci nel volume Notizie intorno alla Vita e alle Opere [ ] (1775), il quale, di propria iniziativa, aggiunse tra i partecipanti al gruppetto dei familiari anche Francesco, fratello maggiore del pittore Davanti a una folla così numerosa, sorprendentemente entrambi gli autori precisarono l’identità solo di pochi personaggi, mancando del tutto di menzionare i regnanti collocati in grande evidenza a sinistra o le due donne sontuosamente vestite, anch’esse coronate, che occupano la posizione di maggiore rilievo a

destra Altrettanto fecero gli storici ottocenteschi come Ottone Brentari che, nella Guida storico-alpina (1885), scrisse genericamente della presenza nella pala di “un numero sterminato di figure di piccola dimensione, papi, cardinali, e altri personaggi” senza aggiungere altro Così come per i dipinti sul Rosario citati in precedenza, anche nel caso della pala di Leandro è impossibile immaginare di identificare tutti i presenti, soprattutto nel caso di esponenti della comunità bassanese la cui fisionomia non si è tramandata nei secoli. Il personaggio di profilo con il cappello nero a tre punte si può supporre sia l’arciprete Girolamo Compostella, che guidò la chiesa bassanese tra 1568 e 1611, mentre il volto dell’uomo collocato più avanti tra due cardinali potrebbe appartenere a uno dei massari della confraternita, vista la preminenza nella scena, ma sono ipotesi difficili da verificare Forse con maggiore approssimazione, ma senza certezze, si può pensare di individuare la moglie di Leandro nella donna al centro della folla in atto di preghiera con gli occhi rivolti al cielo, che porta i capelli acconciati alla moda veneziana, cioè con le cosiddette “corna” di cui parla Cesare Vecellio (1598) Alle sue spalle appaiono, infatti, i ritratti inconfondibili dei Dal Ponte, come se si trattasse di un gruppo di famiglia. La presenza dei congiunti dell’artista nel punto di fuga della scena crea al centro un gruppo misto, anomalo rispetto alla netta divisione della zona inferiore in un campo maschile e

Sul testo, da sinistra Gerolamo Bassano, Ritratto di Jacopo Bassano, anni ’90 del ’500, particolare Vienna, Kunsthistorisches Museum

Jacopo Piccini, Ritratto di Francesco Bassano, incisione, c 1648

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uno femminile Ne fa parte anche un domenicano, posto a destra della presunta Cornelia, che è privo di segni distintivi ma, per la posizione importante in cui si trova, si potrebbe identificare con Domenico di Guzmán, santo dal ruolo cruciale nella diffusione del Rosario e sempre presente nelle raffigurazioni tardocinquecentesche del soggetto Per questo motivo nella domenicana alla sua sinistra con l’abito nero e il capo coperto da un velo bianco, anch’essa priva di elementi identificativi ma nettamente emergente tra le donne grazie alla retorica dei gesti, si potrebbe immaginare sia raffigurata santa Caterina da Siena, altro personaggio fondamentale nell’iconografia del tema.

La schiera maschile è dominata dalle tre figure istituzionali ricorrenti nella raffigurazione della Madonna del Rosario in ambito veneto. Nella fisionomia del papa - naso aquilino, fluente barba bianca, mascella e mento spor-

genti - sembra di riconoscere i tratti di Pio V, al secolo Antonio Ghisilieri (1504-1572), che fu grande sostenitore del Rosario ed è frequentemente incluso nelle raffigurazioni del tema Alle sue spalle il volto dell’imperatore si presenta contraddistinto dal cosiddetto “mento asburgico”, la malformazione ereditaria diffusa tra i membri della Casa d’Asburgo che comportava la sporgenza della mandibola rispetto alla mascella Vestito con l’armatura e coperto dall’aureo mantello imperiale, va identificato con Carlo V (1500-1558), il sovrano sui cui domini non tramontava mai il sole e che Tiziano ritrasse in più occasioni.

In terza posizione appare il doge che, sulla base del racconto di Ridolfi, sarebbe naturale identificare in Marino Grimani (1532-1605), aristocratico veneziano legato ai Dal Ponte almeno dalla fine degli anni Settanta, come testimoniano le commissioni a Jacopo rintracciate nei suoi registri contabili (Hochmann,

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Leandro Bassano, Pala del Rosario, particolare della schiera degli uomini (ph Fulvio Bicego, 2022)

1992) Dopo l’elezione, Leandro lo ritrasse in un’immagine ufficiale, replicata più volte, la cui versione migliore, nonché sicuro termine di riferimento per valutarne la fisionomia, è considerata la tela conservata a Dresda (Gemäldegalerie, c 1595), dove è pervenuta direttamente da Palazzo Grimani. Confrontando il doge raffigurato in duomo con il doge Grimani ritratto nella tela tedesca, però, emergono alcune differenze nei lineamenti che rendono difficile pensare si tratti della stessa persona. In particolare si notano delle difformità nell’aspetto dei baffi, che in duomo sono nettamente divisi in due metà e con le punte rivolte verso l’alto, mentre a Dresda sono distribuiti da un’estremità all’altra senza interruzione e cadono verso il basso Curiosamente il viso di Grimani, così come restituito a Dresda, sembra trovare precisa corrispondenza nel volto di un altro personaggio, che è alle spalle del doge coronato e che, no-

nostante sia sull’estremo margine sinistro, riesce a emergere dalla folla delle anonime comparse grazie all’illuminazione e all’intensità dello sguardo, rivolto verso l’esterno della scena. A causa della riduzione laterale della tela è difficile descriverne l’abbigliamento, ma la somiglianza dei tratti somatici e dell’espressione del viso con il ritratto di Dresda è tale da pensare che quest’ultimo dipinto sia stato addirittura preso a modello per il suo inserimento nella pala

L’identificazione sembra avvalorata dalla presenza sul lato opposto del ritratto della moglie di Grimani, Morosina Morosini (1545-1614).

La nobildonna va riconosciuta nella donna sorridente e in atto devoto che è ritratta a ridosso del margine destro della tela La sua fisionomia e tutti i particolari dell’abbigliamento - dal velo sul capo, alla camicia, al colletto, alla catena d’oro sullo scollo - trovano riscontro, infatti, nel ritratto che le fece Leandro, in coppia

Sopra, da sinistra Mario Cartaro, Ritratto di papa Pio V, incisione, particolare, 1567 New York, Metropolitan Museum Enea Vico, Ritratto di Carlo V d’Asburgo, incisione, particolare, 1550 Amsterdam, Rijksmuseum

Hendrick Goltzius, Ritratto di Enrico IV di Francia, incisione, particolare, 1598-1602 Amsterdam, Rijksmuseum

Qui sotto, a sinistra Leandro Bassano, Pala del Rosario, particolare

(ph Fulvio Bicego, 2022)

A destra, dall’alto Andrea Vicentino, Ritratto del doge Sebastiano Venier, particolare, 1577 Venezia, Museo Correr Leandro Bassano, Ritratto del doge Marino Grimani, particolare, c 1595 Dresda, Gemäldegalerie.

con quello del consorte e anch’esso conservato a Dresda (Gemäldegalerie, c. 1595). Riconoscere Marino Grimani in una figura secondaria pone complessi problemi iconografici Il primo riguarda l’identità alternativa del doge coronato, nel quale si potrebbe proporre, però, di individuare Sebastiano Venier (14961578), il nobile veneziano che guidò la flotta della Serenissima a Lepanto e che fu eletto alla massima carica dello Stato nel giugno 1577 Le sue caratteristiche fisiognomiche sono tramandate da numerosi ritratti - si vedano le

tele di Tintoretto (Vienna, Kunsthistorisches Museum, c. 1571) e di Andrea Vicentino (Venezia, Museo Correr, 1577), l’incisione di Cesare Vecellio (Londra, British Museum, post 1571), il bozzetto su rame eseguito da Jacopo Bassano per la Circoncisione (Bassano del Grappa, Museo Civico, 1577) - e prevedono che i baffi siano divisi in due metà e con le estremità all’insù. La questione più spinosa, francamente di difficile soluzione, riguarda poi anche la contemporanea presenza di due dogi nella stessa immagine, uno dei quali - Grimani

del doge Sebastiano Venier e di Marino Grimani

- appare privo del corno, cioè del simbolo più evidente del suo potere In secondo piano, dietro l’imperatore e il doge, emerge il volto di un altro monarca che per la forma importante del naso e, anche in questo caso, il singolarissimo modo di pettinare i baffi si può confrontare efficacemente con i ritratti noti di Enrico IV di Borbone (1553-1610), re di Francia per successione dal 1589, ma consacrato solo nel 1594 dopo aver abiurato la fede calvinista e dal 1595 definitivamente riconciliato con papa Clemente VIII. Passando a esaminare il gruppo femminile, il maggiore rilievo è riservato alle due figure coronate disposte sul primo piano, la prima a sinistra identificabile come una principessa o una regina e la seconda come un’imperatrice. I loro volti non appaiono riconducibili a iconografie consolidate come nel caso degli omologhi maschili, per cui si può escluderne l’identificazione con personaggi storici e si può ipotizzare si tratti di due sante di alto lignaggio, anch’esse prive degli attributi iconografici come i santi Domenico e Caterina. Allo stesso tempo si rileva che il viso dell’imperatrice presenta tale naturalismo da poter essere inteso come un ritratto realizzato dal vero, lasciando supporre che a una ignota donna bassanese sia stato offerto il privilegio di essere raffigurata nelle spoglie di un personaggio di così grande importanza

Per quanto riguarda le identificazioni, la figura in maggiore evidenza sul primo piano potrebbe corrispondere a santa Giustina, principessa padovana particolarmente legata al Rosario dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta nel giorno in cui ne ricorreva il martirio. Per questo motivo in terra veneta il culto nei suoi confronti prese grande slancio dopo la battaglia e, per esempio, determinò nel 1575 la commissione a Paolo Veronese di una nuova pala da collocare sull’altare maggiore della basilica a lei consacrata nella città natale Ritraendola con i capelli biondi e regalmente vestita di bianco, in quell’occasione l’artista ne inaugurò una nuova immagine, alla quale sembra essersi ispirato Leandro nel dipinto per il duomo di Bassano.

il confronto con un’incisione di primo Seicento di Schelte Adamsz Bolswert, in cui la santa presenta un abbigliamento conforme a quello del personaggio della Pala del Rosario. Un ultimo tentativo di riconoscimento, infine, va operato su una donna dal mento prominente posta alle spalle di Morosina, che porta sul capo una cuffia dalla forma unica nel contesto dell’opera La sua fisionomia si può confrontare con quella di Maria d’Asburgo (15051558), sorella dell’imperatore Carlo V, nota anche come Maria d’Ungheria per aver sposato re Luigi II Jagellone. Rimasta molto presto vedova, fu incaricata del governo dei Paesi Bassi dal fratello e lo seguì, dopo l’abdicazione nel 1556, in ritiro nel Monastero di San Jerónimo a Yuste dove entrambi finirono i propri giorni I suoi lineamenti sono tramandati dalle copie del ritratto, oggi perduto, che le fece Tiziano nel 1548, sulle quali sembra modellato il volto del personaggio della pala in Duomo.

In conclusione le proposte di identificazione avanzate aprono uno squarcio inedito sulla Pala del Rosario, permettendoci di entrare nel contesto di fine Cinquecento in cui ne maturò la commissione Rientra pienamente nelle con-

Viceversa l’imperatrice potrebbe essere sant’Elena, madre di Costantino I e protagonista del ritrovamento della Vera Croce, come sembra suggerire
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Jacopo Tintoretto, Ritratto dell’ammiraglio Sebastiano Venier, particolare, c 1571 Vienna, Kunsthistorisches Museum

Qui sopra

Paolo Veronese, Martirio di santa Giustina, particolare, 1575 Padova, Basilica di Santa Giustina

venzioni e nel clima devozionale post-tridentino, l’affollarsi dei ritratti nella schiera dei devoti che, radunati ai piedi della visione celestiale e guidati dalle alte gerarchie, trovano la salvezza grazie al Rosario e alla mediazione della Madonna Rispetto alle precedenti raffigurazioni del tema, però, nell’immagine di Leandro il tono celebrativo dell’insieme risulta senza dubbio accresciuto dal prestigio dei personaggi raffigurati, attorno ai quali si stringeva la nutrita comunità della Confraternita del Santissimo Rosario bassanese, famiglia Dal Ponte compresa

Qui sotto, dall’alto verso il basso Anonimo da Tiziano, Ritratto di Maria d’Ungheria reggente dei Paesi Bassi, 1550-1560 Amsterdam, Rijksmuseum Schelte Adamsz Bolswert, Sant’Elena, incisione, inizio XVII secolo

Leandro

Gli interventi sei-settecenteschi Avendo avuto accesso ai Libri capitolari della Confraternita, oggi non più reperibili, Giambattista Verci è una fonte preziosissima per documentare la storia dell’altare a partire dalla fine del Seicento e testimoniare il delicato momento in cui assunse le forme barocche che ancora oggi presenta Nelle Notizie intorno alla Vita e alle Opere [ ] (1775) lo storico racconta che, già alla fine degli anni Ottanta, i confratelli desideravano sostituire la struttura lignea tardocinquecentesca con una più aggiornata costruzione marmorea, in sintonia con quanto avveniva in molte chiese del territorio Per questo motivo si erano rivolti a Orazio Marinali, come testimoniava una lettera indirizzata alla confraternita dal fratello dello scultore, Angelo Riassumendone il contenuto, Verci riferisce che il 23 marzo 1689 Orazio aveva presentato un progetto dell’intero complesso, caratteriz-

zato dalla presenza di quattro puttini per lato e di un parapetto centrale con un miracolo del Santissimo Rosario a bassorilievo. Per motivi a lui ignoti e che rimangono oscuri ancora oggi, la commissione non ebbe seguito. L’incarico di realizzare la parte architettonica fu assegnato, invece, ad Antonio e Alberto Bettanelli di Venezia, che crearono un monumentale altare in marmi policromi con modanature bianche Animato in basso da colonne corinzie che sorreggono un arco spezzato, il complesso culmina con un timpano curvo e presenta al centro un vano, finito con un arco a tutto sesto, disposto per accogliere un grande dipinto Dai Libri capitolari risultava che per l’esecuzione delle statue fu chiamato Giovanni Toschini, il quale, però, non intervenne mai Viceversa successivamente ricompariva il nome di Marinali che, sempre secondo il racconto di Verci, a partire dal 1704 consegnò le

Leandro Bassano, Ritratto della dogaressa Morosina Morosini, particolare, c 1595 Dresda, Gemäldegalerie

Nella pagina successiva Orazio Marinali, Santa Caterina da Siena, 1704, dopo il restauro (ph Fulvio Bicego, 2021)

A fianco Bassano, Pala del Rosario, particolare della schiera delle donne (ph Fulvio Bicego, 2022)

sei sculture destinate a decorare la struttura già allestita: San Domenico di Guzmàn e Santa Caterina da Siena da collocare in basso, San Gioacchino e Sant’Anna per la zona mediana e, infine, i due Angeli per il coronamento. Sebbene dal testo la consegna delle opere sembri dilazionata nel tempo, recentemente si è potuto stabilire che furono terminate tutte nel 1704 Da questo punto di vista è stato cruciale il ritrovamento di tre sonetti in lode di Orazio stampati su seta, di autori ignoti e datati in quell’anno, che sono stati rintracciati da Flavia Casagranda tra le stampe delle collezioni civiche bassanesi e segnalati da Monica De Vincenti nel catalogo della recente mostra sull’artista tenuta in Museo Civico (2021) Sotto il profilo della tecnica, invece, il restauro ha rivelato che le statue non sono scolpite in un blocco unico, ma incollando e, poi, modellando massi di Biancone di Pove di dimensioni assai diverse tra loro, anche molto piccoli, come spiega più ampiamente Antonella Martinato nella relazione di restauro Solo le teste dei personaggi, invece, risultano lavorate in un sol pezzo, senza assemblaggi. Sebbene non rarissima nelle botteghe degli scultori tra Seicento e Settecento,

la tecnica forse fu condizionata dalla tormentata vicenda dell’altare, che vide Orazio escluso in un primo momento e coinvolto di nuovo, tardivamente È possibile che lo scultore abbia dovuto adattarsi forzatamente a una situazione mutata ed essere costretto, per esempio, a utilizzare blocchi di pietra procurati da Toschini, forse in parte già sbozzati Si tratta solo di un’ipotesi di lavoro, ma potrebbe aiutare a chiarirne le scelte tecniche. Seppur limitato rispetto all’incarico iniziale, l’intervento di Marinali fu determinante per animare il rigoroso impianto architettonico, grazie alla carica di solenne umanità che emana dai personaggi scolpiti Strategico appare il ruolo dei due santi della zona inferiore che, essendo collocati su alti pilastri esterni all’altare, risultano immediatamente visibili ai fedeli. Da una parte san Domenico invita alla contemplazione della Madonna del Rosario con una posa eloquente, sottolineata dal sinuoso panneggio della tonaca e accompagnata dall’espressione rapita del volto. Dall’altra parte l’atteggiamento raccolto di santa Caterina, ritratta in uno dei frequenti momenti di estasi, trasmette tutto l’ardore della sua mistica personalità e suggerisce un incontro più

Sopra Orazio Marinali, San Domenico di Guzmàn, 1704, dopo il restauro Intero e particolari (ph Fulvio Bicego, 2021)

Sotto Orazio Marinali, Autoritratto, fine Seicento-inizio Settecento Bassano del Grappa (VI), Museo Civico (ph Fulvio Bicego, 2020)

intimo e profondamente vibrante con la divinità Bisogna sottolineare che la Santa Caterina è sempre ricordata dalle fonti antiche come il brano più ispirato dell’altare e che, in particolare, Ottone Brentari - nel volume Da Vicenza Padova Treviso a Bassano e Oliero (1890)tramanda l’interesse manifestato nei suoi confronti persino da Antonio Canova Forse raccogliendo la testimonianza da una fonte orale cittadina, infatti, riporta che il maestro di Possagno ammirava moltissimo la scultura della santa Il giudizio risulta sorprendente, considerando che fu espresso dal massimo protagonista del Neoclassicismo nei confronti di un campione del linguaggio barocco, ma tanto più rivelatore della grande stima di Canova per il virtuosismo di Marinali Se si solleva lo sguardo alle zone superiori, appaiono i santi Gioacchino e Anna adagiati con disinvoltura sull’arco spezzato che accompagna lateralmente l’arco del vano per alloggiare la pala Potenti figure di anziani che mostrano sul volto i decorosi segni del passaggio del tempo, i genitori della Vergine osservano dall’alto la scena e si affacciano per

intraprendere un affettuoso dialogo con i fedeli, mentre in cima la decorazione è conclusa da due delicati angeli Aggiungendo questi personaggi, non previsti nella consueta iconografia della Madonna del Rosario, Orazio poté spaziare dalla raffigurazione della vecchiaia dei genitori della Vergine, all’età matura di Domenico e Caterina e terminare con la giovinezza degli angeli della zona superiore, dimostrando la propria disinvoltura nella restituzione delle caratteristiche di ciascuna delle tre età dell’uomo Si segnala che il monumento è stato più volte messo in relazione con un disegno dello scultore conservato nel Museo Civico di Bassano del Grappa all’interno del cosiddetto Album Marinali, la raccolta dei fogli che provengono dal fondo della bottega. Vi è delineato un altare, meglio definito nella parte destra con la figura di santa Caterina in basso, ma lasciato allo stato di abbozzo nella parte sinistra Lo schizzo è stato collegato sia all’altare della chiesa di San Nicolò a Treviso - per il quale Marinali realizzò solo le statue di San Domenico e Santa Caterina - sia all’Altare

del Orazio Marinali, San Gioacchino (sinistra) e Sant’Anna (destra), 1704, dopo il restauro (ph Fulvio Bicego, 2021).

Orazio Marinali, Progetto per un altare, particolare Bassano del Grappa (VI), Museo Civico, Album Marinali, Disegni Bassanesi, inv 19 138 1212

Santissimo

Rosario di Bassano del Grappa

Per quanto riguarda il collegamento con quest’ultimo, bisogna rilevare alcune differenze tra l’allestimento architettonico presentato nel disegno e l’altare attuale, che d’altronde non fu realizzato da Orazio Allo stesso tempo, anche la parte decorativa coincide solo parzialmente con la descrizione, tramandata da Verci, del progetto presentato dallo scultore nel 1689 alla confraternita

Si devono, poi, a Bernardo Tabacco alcuni interventi successivi di ulteriore abbellimento dell’altare, come l’aggiunta dello stemma con il monogramma mariano sulla sommità, i fogliami e le nuvole in pietra sui pilastri che sorreggono le statue dei santi Domenico e Caterina

Nonostante il rinnovamento radicale della struttura tra Seicento e Settecento, la pala di Leandro Bassano non venne sostituita, perché evidentemente rivestiva tale valore identitario per la confraternita da meritare di essere conservata e, perciò, rimane a tutt’oggi l’unico elemento sopravvissuto dell’altare cinquecentesco originario. Fu necessario, però, adeguarne la parte superiore all’arco con cui si conclude il vano centrale dell’altare ed estenderne la zona sottostante, con un’aggiunta in tela, per poterla adattare alle nuove e più imponenti forme barocche. Mancano notizie storiche precise sulle due tele verticali di ispirazione bassanesca raffiguranti i Misteri, oggi collocate lateralmente all’altare, alle quali Francesca Meneghetti dedica una parte importante del suo intervento, avanzando interessanti proposte sulla loro attribuzione e collocazione originaria. La statua della Madonna con il Bambino che si trova sulla mensa, invece, proviene dalla distrutta chiesa di Santa Maria degli Angeli a Bassano. Opera dello scultore tedesco Heinrich Meyring, italianizzato con il nome di Enrico Merengo e attivo in Veneto al tempo dei Marinali, fu collocata sull’altare soltanto nel 1931

Cherubino collocato sull’altare in alto a sinistra (ph Fulvio Bicego, 2021)

In alto, su entrambe le pagine Orazio Marinali, Angeli, 1704, dopo il restauro (ph Fulvio Bicego, 2021)

APPENDICE

Si trascrivono i brani dedicati all’Altare del Santissimo Rosario da Giambattista Verci (1775), la più importante fonte bassanese di fine Settecento sul monumento

“[p 190] La seconda [pala di Leandro Bassano in Duomo] sta sopra l’Altare del Santissimo Rosario In essa si veggono molti Angeli, che dispensano corone, e rose a numeroso stuolo di divoti della Vergine, tra quali sono tolti dal naturale, come asserisce il Ridolfi, il Doge Marin Grimani, la Dogaressa sua moglie, il Padre di esso Leandro, sua moglie, e suo fratello Francesco In alto vi è la sacra Triade e Maria Vergine A quest’opera, ripiena di moltissime figure con bellissime teste, sembra che se le possa apporre non aver essa né quella vaga distribuzione nelle figure, di modochè non si generi confusione, né quella degradazione di lume, che si richiede È peraltro d’una maravigliosa bellezza [ ] [p 289] Per l’Altare di Maria Santissima del Rosario in Duomo [Orazio Marinali] lavorò similmente in fino alabastro le belle statue, che lo adornano; e ne’ libri Capitolari di quella Confraternita troviamo averle esso da Vicenza in vari tempi qui spedite Mandò in primo luogo l’anno 1704, il S Domenico, e la S Catterina da Siena poste sopra i due pilastri a’ fianchi dell’Altare Indi le due altre che rappresentano S Gioacchino, eS Anna poste a sedere sopra l’Altare in due colonne; e finalmente i due Angeli collocati nella sommità di esso Da una lettera, che troviamo originale ne libri medesimi Capitolari scritta l’anno 1689 sotto il dì 23 Marzo da Angelo suo fratello, ch’era in Vicenza, mentre Orazio trovavasi in Brescia, si ricava, che alla erezione di detto Altare in pietra era stato dalla Confraternita eletto egli stesso, e che già aveane fatto il disegno, in cui vi doveano essere quattro puttini per parte laterali degli scalini, e balaustri, ed il parapetto di basso rilievo con un miracolo del Santissimo Rosario, il tutto di Alabastro candido E di fatti sotto il di 28 Maggio dell’anno medesimo troviamo registrata la Parte della sua elezione giusta al disegno presentato; ma la cagione non ci è poi notta per cui fu in allora rotto il contratto con

Orazio, e data l’incombenza ad Antonio ed Alberto Bettanelli per l’Altare, ed a Giovanni Toschini Scultore da Venezia per le Statue I primi di fatto eseguirono il loro impegno: ma per quello riguarda il secondo, fu d’uopo appigliarsi, come abbiamo veduto, alle esibizioni del nostro Orazio [ ] [p 299] Fu impiegato eziandio [Bernardo Tabacco] assaissimo nell’Altare di Maria Santissima del Rosario esistente pure in Duomo Dal libro Capitolario di quella Confraternita segnato B si vede ch’esso intagliò sette pezzi di marmo a fogliami, che intagliò pure le foglie del prospetto, che fece due pilastri di Biancon colle due pietre figurate a nuvole, sopra di cui posano le due Statue del Marinali; che intagliò i fogliami del parapetto, come pure lo scudo, che si vede riposto nella sommità dell’Altare, ove sia inciso il nome Santissimo di Maria”

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In basso Cherubino collocato sull’altare in alto a destra (ph Fulvio Bicego, 2021)

NOTE STORICOARTISTICHE (SECOLI XVI-XX)

moria di qualche ritratto dei protagonisti di Lepanto

La Pala del Rosario di Leandro Bassano e una proposta per i Misteri L’occasione del restauro dell’Altare del Rosario in Santa Maria in Colle a Bassano, progettato fin dal 2020 per le parti scultoree e architettoniche e poi esteso all’intervento sulla tela di Leandro, ha permesso nuove riflessioni e scoperte sulle opere che lo compongono, in particolare per ciò che riguarda la storia conservativa del dipinto e le vicende dello spazio che lo conserva Il volume sul Duomo edito nel 1991 e, in particolare, gli approfondimenti archivistici di Franco Signori e storico-artistici di Livia Alberton Vinco da Sesso, avevano già delineato le vicende di fine Cinquecento, qui riassunte nell’intervento di Claudia Caramanna, dalle quali si comprende che quando Leandro, non prima del 1595, dipinge la pala, l’altare del Rosario esiste già, seppur incompleto In questa tela, il pittore dà vita ad un vero e proprio “manifesto parlante sul trionfo della Lega cristiana sui turchi nell’epica battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571”, come l’ha definito Agostino Brotto Pastega1, forse proprio in forza dell’ormai compiuta affermazione veneziana dell’artista, che si firma EQVES L’attività di Leandro nei grandi cantieri decorativi della Serenissima l’avrà sicuramente portato a confrontarsi con i magnificenti fasti celebrativi dell’impresa veneziana contro i musulmani, prime tra tutte le allegorie di Paolo Veronese a Palazzo Ducale, ispirando la me-

Nel corso del restauro della grande tela, in particolare durante l’analisi del telaio di sostegno, si sono fatte diverse ipotesi riguardo alla sua conformazione originaria, ma le manomissioni subite nel tempo non permettono identificazioni certe riguardo alla sua organizzazione. Se si guardano altre opere di analogo soggetto e di ambito bassanesco, la tela di Santa Maria in Colle non presenta la consueta corona con i Misteri dipinti all’interno della scena, come accade invece sia a Paderno, frazione di Pieve del Grappa, nella chiesa dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria - opera firmata da Leandro - sia ad Asolo nella chiesa di Santa Maria Assunta - opera dipinta da Gerolamo Bassano e Luca Martinelli e datata alla prima metà del XVII secolo, che si ispira evidentemente al dipinto bassanese perché riprende molti dei personaggi raffigurati in primo piano da Leandro2 Nella scena dipinta da Leandro a Bassano i Misteri, considerati del tutto canonici per un altare del Rosario come attestano anche alcuni documenti dell’archivio parrocchiale3, non sono raffigurati e ciò fa pensare che, fin da subito, ne fosse prevista la presenza esternamente alla scena centrale. Considerato che la forma originaria della pala era rettangolare e non centinata, come dimostrato dal restauro appena concluso, il confronto più vicino sia per ragioni cronologiche che compositive è costituito dal dipinto che si trova sull’altare della chiesa del Santo Rosario di Thiene, firmato, datato 1590 e documentato4 come opera di Matteo Grazioli, artista locale che si formò nella bottega dei Bassano. Anche in questo caso siamo di fronte a un’opera del tardo Cinquecento incastonata all’interno di un altare lapideo realizzato successivamente, tra il 1755 e il 1767

Tutt’attorno alla tela centrale sono incorniciati i riquadri con i Misteri, mentre nel Duomo di Bassano con ogni probabilità le scene del rosario affiancavano lateralmente, a destra e a sinistra, il grande telero di Leandro.

Oggi non sono ben ricostruibili né la consistenza della cornice lignea originaria dell’al-

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tare di fine Cinquecento né le dimensioni originali della grande tela centrale e dei Misteri a lato Questi ultimi, analizzati e restaurati per la prima volta nel corso dei lavori appena terminati, risultano in prima tela e presentano alcune resecazioni in corrispondenza dei bordi perimetrali. L’ipotesi più plausibile è che, nel momento in cui i Misteri furono forzatamente separati dalla collocazione vicina alla tela di Leandro nel primo altare della Confraternita, a causa della costruzione del nuovo grande altare marmoreo di Antonio e Alberto Bettanelli, le due tele siano state collocate altrove, forse in chiesa inizialmente, ma poi di sicuro nell’Oratorio di San Filippo Neri5, dove il Verci le annota nel 1775. Qui le tele furono conservate fino a tutto il XX secolo, spesso utilizzate come illustrazioni della vita di Maria e di Cristo per l’insegnamento della Dottrina Cristiana6 C’è da notare che quando le descrive, attribuendole al pennello di Crestano Menarola7, Verci non segnala la loro correlazione con la tela di

Leandro, che plausibilmente era stata del tutto dimenticata, né definisce i motivi dell’assegnazione a Menarola, di cui tra l’altro rimangono poche opere dipinte

Il recente restauro, che ha riguardato anche i Misteri e le loro cornici lignee attraverso la pulitura dai depositi superficiali di sporco, ha permesso di comprendere qualcosa di più sulle loro vicende conservative.

L’incorniciatura argentata è probabilmente databile alla seconda metà del XVIII secolo ed è priva di parte delle rose e foglioline che la decoravano Essa è stata fissata con chiodi sul telaio ligneo originale che sostiene ancora le telette dipinte con le scene della vita di Maria e Gesù, organizzate in tondi contornati da fiori recisi Le cornici a rose sono state poi resecate in diversi punti, probabilmente per adattarle allo stretto spazio di risulta tra le lesene corinzie e l’altare, lì dove i Misteri sono immortalati in tutte le fotografie storiche, fino ai giorni nostri Diversamente da quanto proposto da Verci, i

Sopra, da sinistra a destra Leandro Bassano, Madonna del Rosario e santi, olio su tela, 1600-1622. Paderno di Pieve del Grappa (VI), chiesa della Annunciazione della Beata Vergine Maria © Diocesi di Treviso, Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali

Gerolamo Bassano, Luca Martinelli, Madonna del Rosario e santi, olio su tela, 1600-1650 Asolo (TV), chiesa di Santa Maria Assunta © Diocesi di Treviso, Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali

Antonio Scajaro (attr ), Misteri del Rosario, ante 1629, olio su tela, cm 32 x 295 (ph Fulvio Bicego, 2022)

Matteo Grazioli, Madonna del Rosario con i Misteri, olio su tela, 1590 Thiene (VI), chiesa del Rosario © Diocesi di Padova, Ufficio Beni Culturali

quindici Misteri dipinti, originariamente progettati a corollario della grande tela di Leandro come si è visto, potrebbero essere assegnati alla mano di Antonio Scajaro, che si firma in molte opere come “Bassano” o “Da Ponte” ed è profondamente legato ai Dal Ponte sia per l’attività nella bottega che dal punto di vista familiare, avendo sposato Chiara, nipote di Jacopo in quanto figlia di Giambattista. Le opere note di Scajaro, che fu attivo soprattutto nella zona dell’Altopiano di Asiago, delineano una pittura dalla vivace capacità di rendere i personaggi popolari che spesso animano le sue scene. Tale attribuzione può essere chiarita da alcuni confronti con la tela conservata presso la Parrocchia della Trinità di Bassano del Grappa, raffigurante La Trinità dispensa grazie ai devoti. Datata 1629 e firmata dall’autore, quest’opera presenta alcune somiglianze con i Misteri, sia nella stesura pittorica sia in certi dettagli espressivi, così come nel modo di delineare i profili maschili e femminili, le mani trattate in maniera affusolata con un segno bruno-rossastro a definirne il contorno: lo si può notare confrontando i volti di alcune donne con il profilo di Maria ne La Visita di Maria a Elisabetta o il modo di tracciare le pieghe dei panneggi, con tocchi di pittura più chiara stesi in drappeggi morbidi e lunghi Se confermata da dati archivistici finora non emersi, l’attribuzione permetterebbe di aggiungere un tassello alla produzione di Antonio Scajaro e definire meglio la vasta at-

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tività di un gruppo di artisti che, contemporaneamente ai figli di Jacopo, furono in grado di portare avanti il linguaggio del maestro per buona parte del Seicento, e che ora sono genericamente inclusi sotto il marchio di ‘bottega dei Bassano’ Baroccamente incorniciata, la tela di Leandro avrà vita autonoma rispetto ai Misteri per più di due secoli. È nel Novecento che la sua storia si intreccia con quella della guerra Nell’ambito delle risoluzioni attuate per mettere al riparo i monumenti nazionali, scrive Ottone Brentari, nel gennaio 1918: “Mons Ferdinando Rodolfi, vescovo di Vicenza, che molto si interessava per salvare le opere d’arte, mi pregò di occuparmi se qualche cosa fosse stato ancora dimenticato o trascurato nel Bassanese. Fra i principali oggetti portati in salvo metto in prima linea tre pale del Duomo di Bassano: la prima dipinta da Giacomo da Ponte (1510-1590) assieme al figlio Leandro (1558-1623); e le altre due di quest’ultimo La prima (purtroppo non leggermente deperita) rappresentava la Natività ed è notevole perché in essa la luce irradia dal bambino ed illumina le figure circostanti; la seconda, Santo Stefano, è assai bene intesa e stupendamente colorita, ed in essa il martire è dipinto “videns caelos apertos”; la terza, la più grande di tutti, contiene in alto la Trinità, Maria ed una gloria di angeli che dispensano rose e corone, ed in basso un numero sterminato di figure (papi, cardinali ed altri personaggi) fra i quali il Doge

Antonio Scajaro, La Trinità dispensa grazie ai devoti, olio su tela, 1629 Bassano del Grappa (VI), Parrocchia della Santissima Trinità (ph Fulvio Bicego, 2022)

Grimani e la moglie di un fratello del pittore”8. Dunque, nel momento in cui Ottone Brentari, su mandato vescovile, sceglie le opere più preziose presenti in città e da mettere in salvo, il dipinto di Leandro viene selezionato e trasferito nei depositi appositamente organizzati nel chiostro del monastero di San Salvi, a Firenze9. Lo attesta una data riportata in un’etichetta apposta sulla traversa del telaio, che rappresenta un importante documento di un delicatissimo momento di salvaguardia dell’arte nazionale e sulla quale si legge: “PARROCCHIA di Bassano / Quadro dei Da Ponte / Consegnato 2 gennaio 1918”

Un ulteriore cartellino, scoperto nel corso dell’ultimo intervento conservativo, riporta l’annotazione di consegna del dipinto da parte del vescovo di Vicenza: “Cristo risorto / Leandro da Ponte - firmato / Consegnato dal Vescovo di Vicenza”10

La data 1918 diventa dunque anche il terminus ante quem per la realizzazione del telaio dove è apposta così come per la rifoderatura rimossa nel corso dell’ultimo restauro, e dunque anche per tutte le pezzature e i risarcimenti che la stessa ha incluso nel retro. Altre fonti documentarie attestano la restituzione dell’opera, che rientrò a Bassano a luglio 192011. Ulteriori dati interessanti emersi nel corso del restauro sono la presenza di alcuni marchi dipinti sulla tela originaria e una grande iscrizione tracciata da una larga pennellata scura, sul retro del dipinto, ancora non del tutto decifrata e collocata cronologicamente

Le fasi del delicato intervento conservativo sulla tela di Leandro, sintetizzate in questa sede da Antonella Martinato, hanno intrecciato lo studio storico e documentario sul dipinto, anche in relazione alla Confraternita che ne amministrava l’altare, con l’analisi di tutti i dati tecnici e materiali che man mano emergevano nel corso del restauro. L’Alta Sorveglianza condotta dalla Soprintendenza si è esplicata nel controllo di tutte le fasi di lavoro e nella collaborazione con i professionisti coinvolti, per giungere alle migliori scelte possibili a tutela del bene in quanto testimonianza storica, culturale, tecnica ed artistica

Qui sotto

Etichetta apposta sul telaio della Pala del Rosario di Leandro Bassano nel 1918 (ph Fulvio Bicego, 2022)

Sopra, dall’alto in basso Marchio tardo cinquecentesco riscontrato nel tessuto originario del dipinto di Leandro Bassano (ph Fulvio Bicego, 2022)

Iscrizione sul verso della tela di Leandro “DEL 1600 F. F. / B. V.” (ph. Fulvio Bicego, 2022)

A fianco

A sinistra, in alto e in basso Antonio Scajaro (attr ), Misteri del Rosario, particolari (ph Fulvio Bicego, 2022)

A destra, in alto e in basso Antonio Scajaro, La Trinità dispensa grazie ai devoti, particolari (ph Fulvio Bicego, 2022)

del patrimonio culturale nazionale

A conclusione di questo importante cantiere, che ha permesso il recupero di tutto l’altare nella sua imponenza e bellezza, si può ben comprendere come la tela di Leandro Bassano e le sculture di Orazio Marinali si confermino tra i capolavori artistici della città di Bassano, esemplari di una storia avvincente che dalla gloriosa bottega dei Dal Ponte giunge fino al grande Antonio Canova. Ottone Brentari, infatti, scriveva che “la fronte santamente mesta di Santa Caterina era ammiratissima dal Canova”12: questo legame risulta ancora più forte e suggestivo perché collocato in un anno tanto particolare, in cui il quarto centenario dalla morte di Leandro, che per primo abbellì l’altare, è celebrato insieme alla ricorrenza dei duecento anni dalla scomparsa di Canova

Francesca Meneghetti

Funzionario storico dell’arte - Soprintendenza ABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza

NOTE

1 A Brotto Pastega in L’Illustre bassanese - La pieve di Santa Maria in Colle, n° 173 - maggio 2018

2 C Donzelli, G M Pilo, I pittori del Seicento veneto, Firenze, 1967, p 76

3 Si veda il contributo di Angelo Chemin

4 N Scudella, La chiesa del S Rosario, Thiene (VI), 1986, pp 25-27, 73-75

5 Lo spazio sacro sorse nel XVII sec come cappella intitolata anche a san Girolamo e adiacente alla chiesa dei SS Vittore e Giuseppe Cfr A Brotto Pastega, in L’Illustre bassanese - La pieve di Santa Maria in Colle, cit

6 Si veda il contributo di Angelo Chemin

7 G B Verci, Notizie intorno alla Vita e alle Opere de’ Pittori Scultori e Intagliatori della Città di Bassano, Venezia, 1775, p 238

8 G De Mori, Vicenza nella Guerra 1915-1918, Vicenza, 1931 [copia anastatica, Vicenza 1997], pp 167-168

9 Per approfondimenti: La memoria della Prima Guerra Mondiale: il patrimonio storico-artistico tra tutela e valorizzazione, a cura di A M Spiazzi, C Rigoni, M Pregnolato, con prefazione di M Isnenghi, Vicenza, 2008, in particolare il saggio di Rita Bernini (pp 55-67)

10 I restauri hanno anche permesso di osservare un ulteriore cartellino, recante un numero inventariale di epoca imprecisata, sul quale è scritto: “n 257 Parrocchia di Bassano”

11 Come mi informano le ricerche su Paolo Maria Tua condotte da Paolo Nosadini, che ringrazio

12 Come riportato da Claudia Caramanna in I Marinali, illustri bassanesi Un viaggio nel tempo e nei luoghi, Bassano del Grappa (VI), 2021, p 44

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Per quanto riguarda la parte lapidea, l’Altare si presentava estremamente sporco, con numerose e diffuse macchie imputabili a più cause L’incuria e l’assenza di manutenzione degli ultimi decenni avevano prodotto un fitto strato di polvere e sedimenti di varia natura, anche organica. Precedenti tentativi di pulitura, risalenti a più di quarant’anni fa, e/o la lucidatura del marmo con cere e prodotti non idonei avevano procurato aloni giallastri di patina cristallizzata, che deturpavano e rendevano illeggibile la raffinatezza dei volti e dei panneggi scolpiti Nelle due sculture poste in basso, raffiguranti San Domenico e Santa Caterina, erano presenti aloni neri prodotti dal fumo di lumini votivi e molte gocce di cera di candele, a cui si aggiungevano schizzi di intonaco risalenti all’ultima tinteggiatura della parete adiacente. Alcune parti aggettanti delle sculture erano perdute o erano state ricostruite in modo approssimativo con un agglomerato di stucco non lavorato, esteticamente poco consono all’originale, per esempio nel caso delle mani

I N T E RV E N T I D I CONSERVAZIONE E R E S TA U R O

di San Gioacchino (sinistra) e di alcune dita di Sant’Anna (destra) Oltre a uno strato più consistente di depositi e sedimenti, gli Angeli nella parte superiore presentavano maggiori e più gravi problematiche strutturali. Entrambi avevano perduto l’ala esterna, rifatta ex novo con altro materiale più grossolano nel caso dell’angelo a sinistra. L’angelo a destra aveva il polpaccio completamente ricostruito in pasta di stucco e presentava importanti fessurazioni all’altezza del ginocchio destro e del collo, tali da presagire un imminente stacco, evitato solo grazie all’armatura in ferro che lo àncora alla parte strutturale

Per eseguire la pulitura e una prima effettiva mappatura dello stato di conservazione è stata montata un’impalcatura che, innanzitutto, ha permesso di verificare la situazione strutturale dell’opera e di comprendere i vari rifacimenti effettuati nel corso dei secoli precedenti attraverso il rilievo fotografico preliminare, la documentazione digitale accurata e parametrata dello stato di conservazione a luce diretta e a luce radente, l’accurata mappatura delle parti mancanti, dei rifacimenti ottocenteschi e delle situazioni di precaria stabilità. È stato dedicato molto tempo a un’attenta asportazione dello sporco incoerente - residui di muratura, sedimenti di varia natura anche organici da volatili, fitto strato di polvere - effettuata con pennelli a setole morbide e micro vacuum cleaner a bassa aspirazione Si è eseguita, poi, una puntigliosa campionatura, che è servita da verifica di quanto rilevato in fase di sopralluogo e progettuale. Si sono potuti calcolare, infine, i

Frattura sulle ali del Cherubino collocato sull’altare sotto il capitello ionico in alto a sinistra, accanto a san Gioacchino (ph. Fulvio Bicego, 2021).

Le sculture di Marinali e gli altri marmi (febbraio-ottobre 2021) La linea tratteggiata sul viso della Santa Caterina di Marinali separava la zona in corso di pulitura (a destra) da quella (a sinistra) su cui non era stato ancora eseguito alcun intervento (ph Fulvio Bicego, 2021)

tempi e i modi corretti per affrontare la delicata fase di pulitura specifica delle superfici, che è stata la fase più importante del progetto L’intervento è stato realizzato con il supporto di tamponi di cotone idrofilo fine e tensioattivi in acqua demineralizzata, effettuando ad ogni passaggio una micro-campionatura sulla zona coinvolta da pulitura È stato rimosso anche lo sporco più tenace di varia natura - molte macchie e aloni creati durante interventi precedenti, materiali soprammessi come alcune cere o vernici lucidanti - che limitava la corretta lettura d’insieme.

Le due sculture alla base presentavano indelebili segni di raschiatura, lasciati in passato probabilmente da qualche volontario che, tentando di rimuovere strati di cera, ha utiliz-

zato in buona fede un “bruschetto” in ferro e ha lasciato nella pietra incisioni che, purtroppo, hanno segnato in maniera irreparabile la zona bassa delle vesti Si è cercato innanzitutto di rimuovere i residui di cere cristallizzate e ingrigite nel tempo all’interno dei graffi, per uniformare comunque le superfici. Completata la fase di pulitura, sono stati concordati assieme al funzionario della Soprintendenza alcuni smontaggi di stuccature pregresse compromesse ed esteticamente inaccettabili, come nel caso di alcune dita delle sculture, di parti aggettanti delle vesti e, in modo particolare, del naso di Gioacchino e della manica destra della sua veste Queste lacune sono state poi reintegrate con un materiale compatibile e reversibile in qualsiasi momento Sono stati ricollocati al loro posto, inoltre, alcuni frammenti staccati o caduti in passato, che erano stati conservati e sono stati rinvenuti in un cassetto del vecchio archivio nella sagrestia del duomo, tra cui alcune dita di San Domenico e piccoli pezzi delle vesti. Sull’intera opera e sul gruppo scultoreo è stato steso, infine, un leggero protettivo, anche se bisogna sottolineare che la manutenzione su questa tipologia di beni è il “protettivo” migliore!

Il delicato intervento conservativo sull’altare ha rivelato particolari tecnici ed esecutivi alquanto “insoliti” già dai primi tasselli d’indagine Sono molti gli interrogativi ai quali un’attenta analisi di più esperti è riuscita in parte a dare delle risposte Come dimostra

La fotografia mette in evidenza le numerose fratture sull’Angelo di Marinali collocato a destra sul coronamento dell’Altare (ph Fulvio Bicego, 2021) La Sant’Anna prima della pulitura (ph. Fulvio Bicego, 2021)

anche la documentazione fotografica, le opere non risultano scolpite in un unico blocco, ma sono realizzate come un “puzzle”, assemblando piccoli blocchi di una pietra chiamata Biancone di Pove e modellandoli in un secondo momento

La pietra utilizzata è di natura sedimentaria e di scarsa qualità, si sfalda facilmente, ha molte fessurazioni, macchie ed è ricca di fossili, per cui non risulta adatta alla realizzazione di opere così plastiche e tridimensionali, né tantomeno di sculture pregiate Ci si chiede perché Marinali abbia dovuto impiegarla e perché abbia lavorato assemblando piccoli blocchi, sui quali addirittura ha rimosso i fossili inclusi e li ha sostituiti con inserti in pietra, come si trattasse di legno (il papà aveva una falegna-

meria!) È probabile che le sculture abbiano un “corpo” centrale, una sorta di “base” in pietra sulla quale il maestro ha incollato a incastro dei blocchi irregolari, tagliati in sezioni a lui più congeniali

Come in altri esempi della statuaria marinaliana, quasi sicuramente anche le sculture dell’Altare del Rosario erano rivestite da uno strato di scialbo finale steso e lisciato, una sorta di “barbottina” di polvere di marmo, che non faceva trapelare questa particolare tecnica di assemblaggio Nel tempo, però, aggressive puliture e “lucidature” hanno rimosso completamente questa probabile finitura, svelando a noi contemporanei la particolare tecnica scultorea. D’accordo con la Soprintendenza si è scelto di non riproporre lo scialbo, in man-

Il San Gioacchino di Marinali in un’immagine che ne mette in evidenza i numerosi problemi conservativi (ph Fulvio Bicego, 2021)

Lo stato di conservazione della mano destra della Sant’Anna di Marinali, prima del restauro (ph Fulvio Bicego, 2021)

A destra

La restauratrice mentre esegue i saggi di pulitura della superficie della Pala del Rosario (ph Fulvio Bicego, 2022).

Sopra

Il volto della donna al centro della scena, forse Cornelia Gosetti, già pulito a destra e ancora ricoperto dalla vernice alterata a sinistra (ph. Fulvio Bicego, 2022).

canza di riferimenti certi sulla sua presenza originaria e nel rispetto dell’intervento conservativo, con il quale si è voluto ridare dignità e bellezza all’opera ma senza cancellarne la storia e il vissuto nella chiesa di Santa Maria in Colle

La Pala del Rosario di Leandro Bassano (febbraio-novembre 2022)

Restaurare un dipinto su tela comporta una serie di interventi che possono essere di normale routine manutentiva, se lo stato conservativo è discreto, fino ad arrivare a complesse, ma necessarie, operazioni invasive come la foderatura, qualora l’opera versi in condizioni non ottimali È proprio quest’ultimo il caso della grande tela oggetto del presente intervento

Iniziato l’impegnativo restauro conservativo della parte scultorea dell’Altare del Rosario e montata l’impalcatura, si sono potute effettuare accurate osservazioni sull’effettivo stato conservativo della tela. La situazione è apparsa da subito impegnativa dal punto di vista dei danni visibili sulla superficie dell’opera, dove, oltre a un fitto strato di sedimenti e sporco su-

perficiale, si riscontravano molte deformazioni e “spanciamenti” del supporto, tagli, lacerazioni e fori diffusi su tutta la superficie, alcuni anche di grande dimensione La luce ultravioletta metteva in evidenza numerosi ritocchi effettuati durante interventi precedenti, purtroppo stesi “a campiture” in molte zone, talvolta debordando per centimetri oltre la lacuna e creando zone pasticciate e opache Erano presenti, inoltre, molti sollevamenti e abrasioni della pellicola pittorica, soprattutto nell’angolo in basso a sinistra dietro al mantello del Doge, dove si è individuata una vasta zona di mancanza della pellicola pittorica, mascherata con una stesura di colore scuro spessa e non originale Destavano preoccupazione anche le cadute di colore che, sebbene di piccole dimensioni, erano presenti in varie zone ed erano dovute per lo più all’attacco di muffe dal retro, che avevano disgregato in parte il legante della preparazione organica e delle varie miscele di pigmenti

Una volta messe in sicurezza alcune parti fragili della pellicola con la velinatura, il dipinto è stato dislocato in laboratorio e se ne è potuto analizzare con attenzione il retro, ricevendo

Pala del Rosario dopo la pulitura e la stuccatura a gesso delle mancanze di colore (ph Fulvio Bicego, 2022)

conferma delle pessime condizioni di conservazione È emerso che in passato, probabilmente nel Primo Dopoguerra, aveva subìto una foderatura a collapasta, ora completamente decoesa a causa di un forte attacco di muffe Nel secolo scorso la stiratura a caldo per fare aderire le due tele, inoltre, era stata effettuata senza rimuovere le numerose toppe già presenti, dovute a interventi ancora più antichi e realizzate con materiali poco opportuni come il mastice Per questo motivo gli inserti risultavano visibili sul colore, come nel caso della toppa che deformava vistosamente il mantello rosso del cardinale in primo piano Intorno alla tela erano state incollate quattro strisce perimetrali in tela di iuta, a “sostegno” della tensione del supporto, che ormai non svolgevano più la propria funzione La tela si presentava, inoltre, direttamente fissata sul telaio ai lati e sul davanti con un numero eccessivo di chiodi.

Anche il telaio, parzialmente non originale, si presentava compromesso per diverse ragioni Innanzitutto è probabile che fosse stato modificato in seguito alle alterazioni subìte dall’opera, ridimensionata e tagliata ai lati per poter essere inserita nella nuova struttura barocca dell’altare. La sua tenuta era marginalmente garantita da due traverse orizzontali con incastri chiodati e da una rompitratta chiodata tra l’asse superiore e la traversa a lui più vicina Era interessato, inoltre, da deformazioni dovute all’umidità e alla conseguente presenza di muffe, ma soprattutto a un consistente e attivo attacco di tarli che, nell’arco di decenni, aveva consumato vaste zone delle assi, compromettendole in modo irrimediabile. Per questa serie di motivi si è deciso di sostituirlo con un nuovo telaio estendibile, ma inglobando una traversa antica L’obiettivo del restauro è stato sin dal principio di restituire consistenza strutturale, pianezza e regolarità alla superficie pittorica mediante una nuova foderatura che ripristinasse la tensione e l’elasticità del supporto gravemente danneggiato, andando anche a “chiudere” le lacerazioni, i fori e i tagli con cuciture e inserti meno invasivi. Questa operazione è risultata

estremamente delicata Il restauro è riuscito a ridare “stabilità” e “dignità” alla superficie e, sebbene rimangano visibili alcune indelebili “cicatrici” che ricordano le vicissitudini subìte dall’opera nel corso dei secoli, la sua lettura estetica finale risulta gradevole e completa. Il dipinto è stato realizzato con la tecnica a olio Il colore è steso con pennellate corpose, in molti tratti visibili e stese su una preparazione a gesso e colla scura, bruno rossiccia, ti-

La

Immagine radiografica della zona centrale della Pala del Rosario (ph Davide Bussolari, 2022)

pica della bottega dei Bassano, come è stato possibile osservare in fase di analisi dello stato conservativo attraverso alcune lacune della pellicola pittorica. Il supporto tessile è composto da due tele in fibra vegetale, probabilmente di lino, con armatura a trama/ordito media, affiancate verticalmente e collegate originariamente attraverso una cucitura sul retro Quest’ultima è stata leggermente ridotta in un precedente intervento di restauro, il quale, però, comportando una foderatura tradizionale a colla pasta l’ha messa in particolare evidenza sulla superficie dipinta.

I margini perimetrali dell’opera, fortemente danneggiati, frammentati e mancanti in alcuni punti, sono stati fermati temporaneamente nella loro corretta posizione con strisce di carta fissate con colletta e spilli. Lo stato in cui si presentava la pellicola pittorica, nel momento della presa in consegna, era molto compromesso Alle lacune, ai tagli e ai fori diffusi su tutta la superficie, già citati, si aggiungevano deformazioni e sollevamenti del colore, in molti casi pericolanti e prossimi alla caduta. Anni di polvere, fumo di candele, umidità e incuria avevano provocato, inoltre, l’ossidazione della vernice finale presente sul dipinto, rendendola di un colore giallino/grigio che copriva la brillantezza dei vivaci colori originali stesi dalla bottega bassanese Il danno era incrementato anche da alcuni precedenti inter-

venti di pulitura aggressiva e da vasti ritocchi sommari, stesi grossolanamente ben oltre i margini delle numerose lacune e il più delle volte “a campiture”. Si è presentata, dunque, la necessità di effettuare importanti indagini diagnostiche di rilevamento a supporto del progetto d’intervento, che hanno previsto alcuni test sulle fibre delle tele di supporto e radiografie con un ampio spettro di tecniche risolutive Sono stati eseguiti tasselli di pulitura con solventi chimici e sintetici, in modo da individuare la sostanza più confacente alla pulitura dell’area totale della superficie pittorica. All’arrivo dell’opera in laboratorio si è reso necessario un preconsolidamento della pellicola pittorica, che si presentava in stato di precarietà e, in alcune zone, rischiava il distacco Questa operazione è avvenuta tramite velinatura a colletta con carta Giapponese a grammatura 11 e con puntuali iniezioni localizzate, che hanno “messo in sicurezza” il colore Si è provveduto, quindi, a una prima pulitura accurata del retro della tela da ragnatele, sedimenti, residui di intonaci e da un fitto strato di polvere e muffa La tela è stata, quindi, svincolata dal telaio e sono state rimosse meccanicamente le strisce di supporto laterali, che si sono staccate facilmente a causa all’impoverimento del collante proteico. Per l’asportazione della tela di rifodero, che era più tenace, si è proceduto facendo rigonfiare l’adesivo con un gel di so-

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stanze chimiche, in modo da poterla rimuovere agevolmente Una volta disinfettata la superficie, si è intervenuti sui tagli presenti sulla tela, che sono stati rinforzati applicando sul retro un piccolo reticolo di fili di lino apprettato con resina termoplastica e riattivandola localmente con un ferro termo graduale Anche per le piccole lacerazioni si è proceduto alla costruzione di una struttura a “ponticelli” ricavata incollando dei piccoli fili di lino con una resina, poi attivata tramite termocauterio Nelle lacune si è intervenuti, invece, con l’applicazione di inserti in tela, ancorati perimetralmente Come da metodologia consolidata nel tempo, per la foderatura è stata scelta la tela del tipo “Mantova” ed è stata adeguatamente preparata, lavandola e risciacquandola più volte Si è poi snervata attraverso la tensione su telaio interinale in acciaio ad incastro, di dimensioni maggiori rispetto a quelle del quadro, a cui è seguito il bagno con acqua calda e una nuova ulteriore tensione Stesa la colla di pasta sul retro del dipinto, si è adagiata la tela di rifodero e con un pressoio si è fatta penetrare la colla tra le fibre della patta di lino A questo punto il dipinto è stato stirato sul retro, previa bagnatura con spugna, per favorire la solidarizzazione degli strati e la distensione della superficie per azione del calore e della pressione. Il dipinto è stato quindi ritensionato e montato su telaio con chiodi industriali in acciaio Dopo qualche giorno è stato svelinato, dapprima inumidendo la carta giapponese con acqua tiepida per far rigonfiare la colletta, poi con acqua molto calda per farla sciogliere completamente e, infine, tutta la superficie è stata lavata con acqua per rimuovere i residui di colla Dopo aver accuratamente rimosso la velinatura e aver lasciato asciugare la tela, sono stati effettuati test di pulitura sia con sistemi a base acquosa, sia con miscele di solventi organici a polarità crescente La pulitura è stata rifinita utilizzando una miscela di tensioattivo in acqua demineralizzata Complessivamente sono state eliminate dall’originale quasi tutte le ridipinture posticce rintracciabili sul dipinto e visibili sia a occhio nudo, sia con lampada di

Wood e con la fluorescenza UV

A questo proposito va sottolineato che la facilità nella rimozione dei ritocchi lungo tutto il perimetro del dipinto è indicativa dell’uso di colori specifici per il restauro, quindi, applicati in tempi recenti o almeno successivi al XIX secolo Su alcune figure, inoltre, sono stati aggiunti o modificati alcuni particolari, come nel caso della barba del cardinale al centro, alterata in modo da coprire la “toppa” sulla grande lacuna sottostante, provocata da un foro di medie dimensioni Questo ritocco era stato riscontrato prima della pulitura ma, passandoci sopra il tampone imbevuto di soluzione detergente, è venuto subito via. Il risarcimento delle lacune di piccole e medie dimensioni è stato effettuato con stucco a base di gesso e colla leggermente pigmentato, steso a pennello con la tecnica “a goccia”, a imitazione della preparazione originale. Le stuccature sono state poi debitamente lisciate con pelle di daino. Si sono poi eseguiti dei ritocchi ad acquerello sulle lacune di medie e grandi dimensioni a supporto della fase finale di reintegro L’integrazione pittorica è stata effettuata con colori a vernice integrando le mancanze in modo da rendere riconoscibile l’intervento del restauratore

In basso La struttura “ a ponticelli” con cui sono state risarcite le lacerazioni della tela originaria (ph Fulvio Bicego, 2022)

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Antonella Martinato Il momento del ritocco delle lacune sulla Pala del Rosario (ph Fulvio Bicego, 2022)

CARTE, STAMPE ICONOGRAFIE E R E L I G I O S I T À

Documenti presenti nell’Achivio Arcipretale di Santa Maria in Colle riguardanti la “Compagnia del SS. Rosario”

La documentazione sulla Confraternita o Compagnia del SS. Rosario, pur non essendo molto copiosa, porta notizie utili alla conoscenza della sua storia. In questo ambito ci limitiamo a riportare parte dei testi con un breve commento1.

Per intravvedere la storia della documentazione sulla confraternita è illuminante il resoconto dell’Arciprete Vittorelli in occasione della visita canonica del vescovo Peruzzi nell’agosto del 1819. Arrivato alla descrizione dell’Altare del Rosario l’arciprete annota: “L’altare, secondo in cornu Epistolae nono per ordine è sotto il titolo di M V del Rosario Era altare bene provveduto di Legati pii di Messe prima che fosse demaniato ed era della Confraternita del medesimo titolo composta d’un Capitolo di sessanta persone del ceto nobile e mercantile che vestivano un’uniforme assai nobile. Aveva questa un cappellano che veniva eletto o dalla Confraternita stessa o dalle persone in carica e dopo l’elezione veniva presentato all’ordinario per la conferma atteso che impartiva lo stesso una benedizione ai moribondi confratelli a cui era annessa l’Indulgenza Plenaria Nella Demaniazione il Cappellano non fu licenziato, anzi fu pregato dal Presidente della stessa per titolo puro e mero di carità a darsi il pensiere che sussista

la confraternita se non in quella forma premiera, almeno in altra forma, e si fece una unione di persone parte dei sessanta, e parte presi dalla Confraternita che esisteva di pie persone e si formò un’unione di 200 persone che contribuiscono al mantenimento del detto altare, e siccome le Indulgenze, Privilegij di detta Confraternita furono date in perpetuo in varj tempi ed incontri per opera dè PP Domenicani che ne furono gli istitutori, così il detto Cappellano nella ricorrenza delle indulgenze le ha pubblicate come esistenti, e come faceva nel passato prima della demaniazione, ed assiste ancora come faceva nella sussistenza della Scuola a tutte le funzioni solite, quantunque siano stati lacerati in odium religionis nell’atto della demaniazione da certi spiriti del buon gusto moderno i Brevi le Bolle, e quanto indicavano d’indulgenze e Privilegj del Rosario

L’altare pertanto del Rosario è privilegiato in perpetuo per cadauno de Confratelli della detta Compagnia

Le Indulgenze e Privilegj sono quelli che descritti sono nel libro a stampa della stessa confraternita, e nel libro manoscritto conservato dal Cappellano stesso copiato fedelmente da lui nel Summario che esisteva presso l’altare prima della lacerazione delle sopranominate carte della Scuola.

Nei due reliquiarj presso il Trono della Santissima Vergine vi sono le reliquie di S Clemente, S. Urbano, S. Felice, S. Clemenza, oltre a tre altre in una teca sola del velo di Maria Vergine, e dei Santi Domenico, e Rosa da Lima ma senza autentica”

Per quanto riguarda la statua di marmo della Madonna che attualmente si trova sull’altare, nello stesso testo si trova una annotazione marginale che ci riporta alla statua, in legno, che ‘anticamente’ vi si trovava, di cui si dice che era “in somma venerazione” e che l’arciprete vorrebbe non fosse sostituita Ci troviamo di fronte a chi vorrebbe l’altare totalmente in marmo e a chi vorrebbe conservare l’antica statua in legno2. Della documentazione citata dall’arciprete Vittorelli, cioè il “Summario che esisteva presso l’altare prima della lacerazione

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A fianco

AASMB, Copia del 1645 della carta di fondazione della Compagnia del SS Rosario avvenuta nel 1584 (ph Angelo Chemin, 2022)

delle sopranominate carte della Scuola”, non è rimasta traccia essendo state “lacerate le carte”. Il libretto a stampa, o un altro esemplare, invece è sopravvissuto e fu consegnato il 9 marzo 1844 alla Biblioteca Pubblica della regia Città di Bassano nelle mani di Giambattista Baseggio, Assessore Municipale Prefetto della Biblioteca3.

Come fosse l’altare dopo la demaniazione abbiamo notizia dall’inventario del 18644 che elenca:

“All’Altare del SS. Rosario Tavola rappresentante M V che dispensa il Rosario con moltissime altre figure

Immagine di M V in legno con abito e manto di seta e velo d’Argento falso, sedente Trono di legno dorato per B.V. del Rosario.

6 Candellieri d’ottone grandi

4 Detti simili.

4 Vasi ottone con palme di fiori

2 Detti grandi di legno con palme di fiori.

2 Lampadari d’ottone con fulcri d’ottone

1 Muta di tabella in cornice d’ottone

2 Angeli di legno dorati ai lati dell’altare.

2 Reliquiari di legno dorati grandi

1 Croce e Crocefisso d’ottone piccolo.

1 Piccolo trono di legno dorato alla base del trono sudetto di M. V.

2 Quadri lunghi ai lati dell’altare rappresentanti i quindici misteri.

1 Lettorile di noce

1 Coperta della mensa

1 Pradella della mensa d’abete

La statua in marmo della Madonna con il Bambino si trovava nella cappella dell’altare maggiore”

L’altare attuale è diverso da quello che avrebbe dovuto essere seguendo le indicazioni del documento di fondazione della Compagnia del SS Rosario Nell’archivio è conservato un fascicolo che riporta in copia l’atto di aggregazione della Compagnia del SS Rosario alla Compagnia di Santa Maria Sopra Minerva di Roma, alla quale dovevano conformarsi tutte le altre

Il documento originale di fondazione-aggregazione della Compagnia bassanese era andato disperso, per cui si chiedeva, nel 16455,

di averne una eventuale copia e comunque di confermare l’aggregazione. Oltre alle indulgenze e “benefici spirituali”, si prescrive che nell’altare della Compagnia debba esserci una pala “dipinta con la Beatissima Vergine col Bambino Giesù nelle braccia, a piedi della quale sijno inginocchiati alla destra il Padre S. Domenico, et alla sinistra Santa Catterina da Siena, che dalle mani Santissime del Figlio Giesù, et dalla Madre Maria ricevono la Corona Santissima del Rosario, et a do ancora, overo all’Altare vi sijno dipinti li quindeci misterij, che si contemplano dicendo il Santissimo Rosario”6.

La pala commissionata e dipinta da Leandro dal Ponte presenta una disposizione molto diversa dallo schema prescritto nel documento del 1584 - 1585, essendo divisa in due sezioni: 1 - Il cielo con la SS Trinità e Maria Vergine circondati dai cori angelici. Gli angeli impugnano e presentano gli Strumenti della Passione; sono le Arma Christi, come descritte negli inni liturgici riferiti alla Croce7.

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simo Rosario per il pagamento, e che in questa pala siano dipinte le immagini di Nostro Signore Gesù Cristo e dei due santi (cioè San Domenico di Guzmán e Santa Caterina da Siena)9.

Due schede compilate per la Soprintendenza all’arte Medioevale e Moderna di Venezia nel 1927 e desunte da annotazioni del dottor Tua, allora Direttore del Museo Civico e Soprintendente onorario, descrivono sinteticamente la Pala del Rosario e i due quadri con i riquadri dei quindici Misteri del Rosario:

“LA MADONNA DEL ROSARIO La Madonna è nell’empireo in mezzo alla S Triade: in basso una vera folla di Pontefici, Imperatori, principi, gentiluomini e gentildonne adoranti (il Ridolfi - Carta del Navegar) si riconosce il Doge e la Dogaressa Grimani, Sec. XVI - Dipinto su tela ad olio, terminante a lunetta, alto m 3,95 largo 2,02; cornice di marmo ornata di poche foglie intagliate nel legno dorato

AASMB, Piatto posteriore di copertina proveniente da un messale del 1712, probabilmente dal Missale Romanum edito a Venezia da Nicolò Pezzana nel 1712 A partire da sinistra in alto, in senso orario, negli angoli: Gregorio Magno, Girolamo, Agostino, Ambrogio (ph Angelo Chemin, 2022)

2

- La terra con “Maria nell’Empireo in mezzo alla S. Triade; in basso una folla di Pontefici, imperatori e principi, gentiluomini e gentil donne adoranti. Il Ridilfi [sic! Ridolfi] vi riconosce il Doge e la Dogaressa Grimani”8 Anche se non appartiene al nostro Archivio, riportiamo una notizia interessante contenuta nella visita pastorale del 27 giugno 1592 del vescovo Michele Priuli. Questi ordina di porre una pala dipinta e perché sia decorosa, dichiara che Gabriele de Michelibus della terra di Bassano, incorso nella condanna del Santo Ufficio, faccia eseguire una pala che stia nella chiesa parrocchiale e debba sborsare 25 ducati ai governatori della Confraternita del Santis-

Autore Leandro Da Ponte - Adorna il primo altare del muro sud della Chiesa. ...... Su appunti del dr Tua Visto per Il Soprintendente: sigla illeggibile. MISTERI DEL ROSARIO Oggetto d’arteDescrizione - Autore cui è attribuito: I misteri del S Rosario Sec XVIII (i primi anni) - originariamente erano 15 quadretti, a quanto testifica il Verci, (notizie 238) ora sono riuniti in due lunghi quadri Dipinti in tela, ad olio di forma rettangolare alti m. 3,90. larghi 0 50 circa con due cornici intagliate a foglie e fiori dorate - Autore Crestano Menarola. ...... Stavano nella soppressa chiesetta di S Filippo Neri, adiacente al Duomo (Verci b.c. 238) ora sono ai lati dell’altare del Rosario, il primo nella parete sud della Chiesa. ...... Su appunti del dr Tua Visto per Il Soprintendente: sigla illeggibile Le schede sono firmate dall’Arciprete Angelo Dalla Paola”

Per quanto riguarda i Misteri del Rosario, questi sono stati collocati in due “quadri” posti ai lati dell’altare e non dipinti nella pala. Alla data attuale (settembre-ottobre 2022) sono in fase di analisi e restauro. Sono disposti in due

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quadri rettangolari con rispettivamente sette e otto riquadri dei Misteri

I due quadri sono dipinti su un’unica pezza di tela senza cuciture e non reintelata e quindi non sono l’assemblaggio di quadri distinti come farebbe pensare l’espressione del Verci “dipinse in altrettanti quadri i quindici Misteri del Rosario”10. Se si tratta degli stessi dipinti, per quadri si deve intendere riquadri, come effettivamente sono.

L’attribuzione a Cristano Menarola è del Verci11, ma senza supporto di altre notizie, e resta da verificare; certamente è nel contesto degli epigoni della bottega dei Bassano I Misteri del Rosario sono pervenuti tardivamente nella loro collocazione ai lati dell’Altare del Rosario in Duomo; nel 1775, alla data della pubblicazione del Verci e ammesso che si tratti degli stessi quadri, erano ancora nell’oratorio di S Filippo Neri, attiguo a quello di S Giuseppe, chiesa fondata con il titolo di S. Vittore L’arciprete Vittorelli annota: “Appartiene a questa chiesa stessa del Duomo anche l’oratorio alla medesima vicina, anzi è chiamata Cappella del Duomo perché in essa si fa ogni festa la Dottrina Cristiana agli uomini invece di farla nel Duomo Questo Oratorio è titolato San Giuseppe Sposo di Maria Vergine”

I Libri Liturgici

Tra i documenti non ci sono solo le carte d’archivio ma anche i libri liturgici, come i messali e gli ‘uffici delle ore’, a cui si aggiungono quelli che si possono definire come libri e scritti di devozione

Tra i numerosi messali confluiti nell’Archivio Arcipretale in seguito alle varie soppressioni degli Enti Religiosi, quello attinente all’Altare del Rosario risale al 1712 Ne furono staccati i piatti di copertina per rilegare un nuovo messale del 1893. La placca centrale raffigura Nostra Signora assisa sulle nuvole con il Bambino in braccio e ambedue porgono il Rosario sormontato da una rosa La cornice ovale è attorniata da racemi di ‘palma’ e alla sommità è posto un cherubino L’ovale è sostenuto alla base da una cartella che reca l’iscrizione:

UNA EX PLURIBUS CHARITAS

1712.

I piatti di copertina sono in legno ricoperto da velluto rosso, placche d’argento e , ai margini, righelli, fettucce segnalibri originali Le placche recano un punzone con le sigle I P intervallate da una ‘sferetta’12 L’iscrizione sopra citata, si può interpretare liberamente: Una [è] la carità [esercitata] da molte persone 1712. Leggendo i paragrafi degli Ordini e Capitoli sopra i quali è fondata la Compagnia del Santissimo Rosario si vede come l’aiuto dato al prossimo dalla Confraternita (Compagnia) è quello unitario derivato dal contributo dei numerosi Fratelli L’aiuto, anche finanziario sotto forma di ‘elemosine’, viene dato a chi è nel bisogno Illuminante in proposito è un passo della lettera dedicatoria degli Ordini e Capitoli: “pienamente, e convenientemente essercitare ad’honore di DIO, e della sua Santissima Madre, e carità al Prossimo, particolarmente a’ nostri Fratelli: e sicome questi sono tutti, ripieni d’amore verso DIO; e carità al prossimo, così ancora noi essercitandoli con la dovuta carità, verremo ad adempire veramente la Diuina Legge, quale consiste totalmente in questi doi Precetti, come dice il Santo Evangelo: Amerai il tuo Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente: & amerai il Prossimo tuo come te stesso” . Per carità si intende aiuto e amore non solo spirituale ma anche materiale Sul piatto anteriore le placche d’angolo rappresentano i quattro evangelisti. Partendo dall’angolo di sinistra guardando in alto e in senso antiorario: Matteo, Marco, Luca, Giovanni Il piatto posteriore al centro porta la replica dell’effigie della Madonna del Rosario eguale a quella del piatto anteriore e agli angoli quattro Padri Dottori della Chiesa nell’ordine: Gregorio Magno, Agostino, Ambrogio, Girolamo

Il messale attualmente contenuto nella rilegatura è: Missale Romanum Chartis et Tipys Officinae Salesianae, Augustae Taurinorum MDCCCXCIII (1893)

Le piastre d’argento potrebbero essere state tolte da due diversi esemplari: A) Missale Romanum ex decreto sacrosanti

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Concilii Tridentini restitutum S. Pii V. Pontificis Maximi Jussu Editum, Clementis VIII. & Urbani VIII. Auctoritate recognitum; in quo missae novissimae sanctorum Ex Indulto Apostolico usque ad SS.D.N. Clementem XI Editae, accurate disponuntur Venetiis, MDCCCXII Apud Nicolaum Pezzana. Nella titolazione Pio V appare come santo; la sua canonizzazione avvenne il 22 maggio 1712, quindi il messale potrebbe essere stato stampato in questa occasione B) L’altro messale è del 170913; ha ancora i piatti di copertina su cui sono evidenti i fori di piastre metalliche che sono state staccate, così come un altro messale conservato in archivio Pio V è il papa di Lepanto cui è legata la devozione al Santissimo Rosario; nel messale del 1709 è nominato come Beato, in quello del 1712 come Santo.

Il testo liturgico della Messa della Dominica prima octobris. In Festo SS. Rosarii è riportato alle pp LXXIX - LXXX del messale del 1712 e il Praefatio solemnis alle pp 164 - 166 con la notazione gregoriana.

L’introito della messa è preso dal Carmen Paschale di Sedulio: Salve sancta parens Enixa puerpera Regem Qui caelum terramque regit In saecula saeculorum Salve, Santa Genitrice, che hai partorito con tutte le tue forze il Re, che regge il cielo e la terra per tutte le generazioni delle generazioni che verranno14

Nello stesso Carmen ai vv. 27 - 229: La colpa diede la morte, la pietà darà la salute / e come dalle acute spine sorge la molle rosa/ nulla vi è che oscuri e leda l’onore della Madre Maria è la Rosa15.

REGESTO

Documenti sulla Compagnia del SS. RosarioArchivio Arcipretale di Santa Maria in Colle16 1584/1585

Vari decreti dei PP Domenicani per l’Istituzione della Società del SS Rosario e per i privilegi, tra cui la condizione che se in Bassano o vicino venisse assegnata una chiesa ai Domenicani, la Società passerebbe sotto la loro giurisdizione I documenti del sono tutti trascrizioni esemplate sugli originali Cartella n° 9 Confraternite, fascicolo 4°: Società del S Rosario 1631

Descrizione dei festeggiamenti per l’Incoronazione dell’Immagine Copie autenticate [v testo in appendice]

Il documento non è del 1631, ma del Settecento o dei primi dell’Ottocento, e contiene anche la descrizione sommaria dell’altare 1640 ante

Secondo Giambattista Verci, Crestano Menarola dipinge i Misteri del Rosario17 “Nel vicino oratorio di S Filippo Neri [Crestano Menarola] dipinse in altrettanti quadri i quindici Misterij del Rosario [ ] morì intorno al 1640” G B Verci, 1775, p 238 1645

Richiesta dei documenti di fondazione alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma 1648

Sintetica descrizione della pala ne Le Maraviglie dell’Arte di Carlo Ridolfi

“Habbiamo anco di più veduto nella Parocchiale del Castel Superiore di Bassano la tela del Rosario con numero d’Angeli, che dispensano corone, e rose a’ diuoti della Vergine, tra quali sono tolti dal naturale il Doge Marin Grimano, la dogaressa sua moglie, il Padre del medesimo Cavaliere, e la moglie, & alcuni de’ Confratelli” C Ridolfi, 1648, II, p 16718 1668

Capitoli a stampa di Gio Antonio Remondin, Bassano, Remondini, 1668 [nell’archivio riproduzione fotostatica; v testo in appendice] 1712

Piatti messale e Messale 1712 1775

Verci vede i Misteri del Rosario nell’oratorio di S Filippo Neri a Bassano e li attribuisce a Menarola [v testo in appendice] 1806

Ripristino confraternite 1819

Rosario visita Peruzzi 1829

Aggregazione della Confraternita del SS mo Rosario alla Confraternita del SS mo Sacramento 1829

Elenco di preziosi 1842

Capitolo rosario ore diurne 1844

Ricevuta di consegna alla Biblioteca Comunale dei documenti riguardanti la Confraternita del SS Rosario 1864

Inventario degli oggetti riguardanti l’altare del SS Rosario

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[v testo in appendice]

1920

Pia unione del rosario 1929/1937 Inventario 1929 al 1937 Rosario [v testo in appendice] 1950/1959 Rosario perpetuo 1960/1970 circa cartella: Arte sacra fascicolo 3°: Schede opere d’arte

APPENDICE

1631

Descrizione festeggiamenti del 1631 per l’Incoronazione dell’Immagine 19

In questa Chiesa del Duomo di Bassano si venera la Beatissima Vergine posta sopra di Maestoso Altare dove si vede una palla fatta dal Bassano et governata da Confraternita erreta fin l’anno 1588 con molte indulgenze e privileggi e finalmente ridotta col numero di 60 che la governano Oltre molti fratelli che si trovano notati in libro, et che godono indulgenze tutti come li altri suddetti 60 li quali ogni anno si ridunano per la nova creazione di priori, e Guardiani come fecero l’anno 1631 nella persona del Nobile Signor Gierolamo Vettorelli e Francesco Roberti Bartolomio Compostella e Pasqual Golino con altri Signori che compongono tutta la Bancha

Questi essendo molto divoti della Beatissima Vergine et anco di fortuna abondanti risolsero di fare una Sollennità della Incoronazione, come veramente segni delle più magnifiche, che veder si potesse, con processione e fornimento di tutte le strade, e quando fù nella piazza l’imagine sudetta della Beata Vergine si fermarono e dalle alte case dei Signori Remondini si callò un fanciullo in forma di Angelo qual era sostenuto da una lunga corda, e aveva una corona in mano, che lo conduceva volando dove stava la Imagine sudetta alla quale rivato le pose in cappo detta corona, e questo putto fù Agostin Vazo figlio di Baldissera e di Elisabetta Briani tutti di Bassano, il qual Agostino poi fatosi grande prese l’abbito di S Francesco e visse presso quella religione nel numero dei Sacerdoti, e col tittolo di Maestro e predicatore. Di questi sucessi se ne veda un libro stampato dal Signor Remondini con molta antichità di Bassano fatto dal Nobile Signor Camilo Bevilacqua da Padova, l’anno sudetto 1681 il quale doppo questa fonsione, ne seguì poi la fabrica dell’Altare fatto tutto di marmo bellissimo per la qual cosa si legge un bellissimo sonetto del 1701 et 1704 fatto al Marinali colle due statue di Alabastro, che sono dalle parti di detto altareAplauso dell’ingegnosa industria del Signor Oratio Marinali celebre Statuario di Bassano per le nobilissime statue da lui lavorate poste sopra l’Altare del Santissimo Rosario nel Duomo di Bassano, rappresentante S Gioachino e Sant’Anna, S Domenico e S Catterina di Siena, et due Angeli in atto di adorare il Santissimo Nome di Maria nella sommità dell’Altare 1668

ORDINI, E CAPITOLI Sopra quali è fondata la Veneranda Compagnia del Santissimo ROSARIO IN BASSANO Come appare nel suo Instituto dell’Anno 1588 Quali devono essere osservati dalli Venerandi Fratelli d’essa compagnia, sì per far acquisto delli Tesori spirituali, & innumerabili Indulgenze, come anco per il buon governo, e direttione della medema DEDICATI ALL’ISTESSI FRATELLI IN BASSANO, M DC LXVIII Per Gio Antonio Remondin Con Lic De’ Sup Indice:1 Lettera introduttoria di Gio Antonio Remondin Governatore della Compagnia: ALLI VENERANDI FRATELLI Della Compagnia del SANTISSIMO ROSARIO DI BASSANO Salute, e pace, con l’eterna benedittione Pagine 3 - 4 2. Prologo: Nel Nome della Santissima TRINITA’ Padre,

Figliuolo, e Spirito Santo, Amen Capitoli da essere osservati P 5

3 Capitolo primo Pp 5 - 8 - 3 1 come entrare nella Compagnia - 3 2 Il rosario e misteri del rosario

4 Capitoli da esser osservati dalli Capi, et altri posti al governo della Compagnia del Santissimo Rosario Pp 8 - 15

5 Ordini nel fare i Capitoli Pp 15 - 16

6 Ordini della Elettione delle persone, c’hanno a governar la Compagnia Pp 16 - 18

7 Ordini circa li mancamenti P 18

8 Ordini delle Elemosine Pp 19 - 20

9. Ordini di maritare le Donzelle. Pp. 20 - 23.

10 Approvazioni P 23

1 Lettera introduttoria di Gio Antonio Remondin Governatore della Compagnia: - fosse molto utile il dare alle stampe questi santissimi Instituti, e Capitoli, sopra li quali quali è fondata la Veneranda nostra Compagnia, per farne partecipi tutti li Fratelli, acciò essendo da ogn’uno di noi veduti, e letti, possiamo apprendere le doute instrutioni per ben reggere; e gouernare questa sì degna, e santa Compagnia, - e convenientemente essercitare ad’honore di DIO, e della sua Santissima Madre, e carità al Prossimo, particolarmente a’ nostri Fratelli: e sicome questi sono tutti, ripieni d’amore verso DIO; e carità al prossimo, così ancora noi essercitandoli con la dovuta carità, verremo ad adempire veramente la Divina Legge, quale consiste totalmente in questi doi Precetti, come dice il Santo Euangelo: Amerai il tuo Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente: & amerai il Prossimo tuo come te stesso Eccoli dunque stampati per il profitto sempre maggiore, che a laude d’Iddio, e della Santissima Vergine ne speriamo, o Fratelli amantissimi, leggeteli, et osseruateli attentamente [ ] La processione:

«Item sono obligati venir alla Processione che si fa ogni prima Domenica di ciascun mese dopo il vespero, e pregar il Signor iddio, e la gloriosa Vergine per la S Madre Chiesa, per la vnione de’ Prencipi Christiani, per l’estirpatione delle heresie, & accrescimento d’essa Compagnia » L’unione de’ Prencipi Christiani riporta alla battaglia di Lepanto del 1571 Il testo dell’opuscolo ricorda l’istituzione della festa del Rosario posta alla prima domenica di ottobre con il breve del 30 aprile 1575 del papa Gregorio XIII20 L’estirpazione delle heresie è legata all’origine della commissione della pala: la deve pagare Gabriele de Michieli condannato dal Sant’Ufficio di Vicenza a far fare una pala versando 25 ducati alla Confraternita del SS mo Rosario21 La processione era molto importante perché equivaleva ad una pubblica confessione di fede ed inoltre metteva in evidenza l’importanza della Compagnia (Confraternita)

1664

AASMB. Armadietto 13 calto superiore. “Inventario Degli effetti preziosi, indumenti sacerdotali ed altri arredi sacri delle chiese di Santa Maria in Colle, di San Giovanni Battista e di san Francesco di Bassano 1864”

Oggetti riguardanti l’altare del SS Rosario

Foglio 3

“Numero progressivo 105, quantità 3, detti [messali] guarniti in argento” Uno di questi è il messale del SS Rosario

Foglio 7 All’Altare del SS Rosario “Numero progressivo 311, quantità 1 Tavola rappresentante M V che dispensa il Rosario con moltissime altre figure Numero progressivo 312, quantità 1 Immagine di M V in legno con abito e manto di seta e velo d’Argento falso, sedente Numero progressivo 313 , quantità 1 Trono di legno dorato per B CV del Rosario

Numero progressivo 323, quantità 1 Piccolo trono di legno do-

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A fianco

Cherubino collocato sull’altare in alto al centro (ph Fulvio Bicego, 2021)

rato alla base del trono sudetto di M V Numero progressivo 324, quantità 2 Quadri lunghi ai lati dell’altare rappresentanti i quindici misteri ” 1927/1929

SCHEDE PER LA SOPRINTENDENZA del 1927 e ELENCO DEGLI OGGETTI PREZIOSI ARTISTICI O STORICI PEL COMMISSARIATO D’ARTE DELLA CURIA DIOCESANA DI VICENZA

[dattiloscritto del 1929 del Rettore Angelo Dalla Paola Sono elencati 25 oggetti]

“n° 2 Madonna del Rosario - dipinto su tela, Leandro Da Ponte sec XVI [ ]

n°6 Misteri del Rosario quadretti su tela di Crestano Menarola (?) [ ]

10 Menarola Crestano (?)

I misteri del S Rosario Sec XVIII primi anni Originalmente

erano 15 quadretti a quanto ricorda il Verci: ora sono riuniti in due lunghi quadri Tela olio, rettangolari Cornici intagliate a foglie e fiori, dorate Anneriti e ridipinti Si trovano ai lati dell’altare del muro sud [nord eraso] £ 300 [ ]

14 Da Ponte Leandro

La Madonna del Rosario Maria nell’Empireo in mezzo alla S Triade; in basso una folla di Pontefici, imperatori e principi, gentiluomini e gentil donne adoranti Il Ridilfi [sic! Ridolfi] vi riconosce il Doge e la Dogaressa Grimani Sec XVI Tela olio a lunetta Cornice marmorea con poche foglie in legno dorato Sporco Sul primo altare del muro nord [cum hematitam delevit nord et scripsit sud] £ 15 000 [ ]

28 Tabacco Bernardo

Angelo, bambini e cherubini che adornano l’altare del Rosario 1704, marmo bianco £ 1 000

Capitolo V Libri Liturgici 1 Numero 2 Messali riccamente bardati d’argento £ 500

DOCUMENTI

AASMB = Archivio Arcipretale Di Santa Maria in Colle Bassano Del Grappa

AVV = Archivio Vescovile di Vicenza

AASMB, Chiese, 6, cartella 17 Inventario e registro dello stato patrimoniale della chiesa di Santa Maria un Colle in Bassano del Grappa, Diocesi di Vicenza, provincia di Vicenza, dal 31 dicembre 1929 al 1931 aggiornamento a tutto 1937

AASMB, Confraternite Confraternite Cartella n° 9 Confraternite, Fascicolo 4 Associazione Rosario Perpetuo Associata a Santa Maria Novella di Firenze

AASMB, Chiesa Fascicolo 8 Preziosi

AASMB, Armadietto 13 calto superiore Inventario Degli effetti preziosi, indumenti sacerdotali ed altri arredi sacri delle chiese di Santa Maria in Colle, di San Giovanni Battista e di san Francesco di Bassano 1864

AASMB, C13 - 1 Archivio - F 4 Biblioteca

AASMB, Curia, Visite pastorali Visita canonica del 1819 del Vescovo Peruzzi

AVV, Visite pastorali, Visita pastorale del 27 giugno 1592: 1592, 27 giugno

GIUSTIFICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Sedulius, Carmen Paschale, Liber Secundus MPL 19 cc 595 - 596 1585

Capitolo Statuti Et Ordinationi Della Venerabile Compagnia del Santissimo Rosario Fondata nella chiesa di santa Maria

della Minerva di Roma, dell’ordine dei predicatori, l’anno 1481 IN ROMA, Ad instanza della Compagnia del SS Rosario, Per gli Heredi d’Antonio Blado, Stampatori Camerali, 1585 1648

C Ridolfi, Le Maraviglie dell’Arte ovvero le vite degli illustri veneti, e dello stato Descritte dal cav Carlo Ridolfi, 2 voll , In Venetia, presso Gio Battista Sgava, 1648 1660

M Boschini, Carta del Navegar pitoresco, in Venezia, Baba 1660, pp 41, 449 -450 1668

ORDINI, E CAPITOLI Sopra quali è fondata la Veneranda Compagnia del Santissimo Rosario In Bassano, Per Gio Antonio Remondin, In Bassano, 1668 1709

Missale Romanum ex decreto sacrosanti Concilii Tridentini restitutum B Pii V Pontificis Maximi Jussu Editum, Clementis VIII & Urbani VIII Auctoritate recognitum; in quo missae novissimae sanctorum Ex Indulto Apostolico usque ad SS D N Clementem XI Editae, accurate disponuntur Patavii, Apud Joannem Manfrè, Ex Typographia Seminarii, MDCCIX 1775

G B Verci, Notizie intorno alla Vita e alle Opere de’ Pittori Scultori e Intagliatori della Città di Bassano, Venezia, appresso Giovanni Gatti, 1775, p 238 1812

Missale Romanum ex decreto sacrosanti Concilii Tridentini restitutum S Pii V Pontificis Maximi Jussu Editum, Clementis VIII & Urbani VIII Auctoritate recognitum; in quo missae novissimae sanctorum Ex Indulto Apostolico usque ad SS D N Clementem XI Editae, accurate disponuntur, Apud Nicolaum Pezzana, Venetiis, MDCCCXII 1842

Horae diurnae breviarii romani, Paravia, Taurini, 1842 1980

G Mantese, Bassano nella storia La religiosità, Parrocchia di Santa Maria in Colle, Bassano del Grappa (VI), 1980, pp 110117 1990

Remondini Un Editore del Settecento, catalogo della mostra di Bassano del Grappa (VI) e Milano, a cura di M Infelise e P Marini, Milano, Electa, 1990 1991

L Alberton Vinco da Sesso, F Signori, Gli Altari, in Il Duomo di Santa Maria in Colle di Bassano del Grappa, a cura del Comitato per la Storia di Bassano, Vicenza, 1991, pp 73-78

L Alberton Vinco da Sesso, La suppellettile ecclesiastica, in Il Duomo di Santa Maria in Colle di Bassano del Grappa, a cura di G Fasoli, Comitato per la Storia di Bassano, Vicenza, 1991, pp 134-135

2018

A Brotto Pastega, don A Guglielmi, G B Sandonà, L’Illustre bassanese - La pieve di Santa Maria in Colle, n° 173 - maggio 2018

NOTE

1 Ci riserviamo ulteriori precisazioni e commenti in uno studio di prossima pubblicazione

2 Glossa sul margine sinistro in alto del foglio: “Volevasi levare l’immagine di Maria che con tanta divozione ed apparato di chiesa, musica ed altro fu ivi riposta da nostri maggiori ed è in somma venerazione, e porvi invece quella di marmo opera del Marinali e sviare così l’antica divozione, quando è mente dell’arciprete [ ]”

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3 AASMB, C13 - 1 ARCHIVIO - f 4 biblioteca Ricevuta di consegna dei manoscritti riguardanti le confraternite soppresse alla Biblioteca Pubblica della regia Città di Bassano, 9 marzo 1844 Nella Biblioteca-Archivio di Bassano si trova questo libretto con la segnatura 7b20 op 5; non è noto di altri documenti riguardanti la Confraternita del SS Rosario

4 AASMB, Armadietto 13, calto superiore “Inventario Degli effetti preziosi, indumenti sacerdotali ed altri arredi sacri delle chiese di Santa Maria in Colle, di San Giovanni Battista e di san Francesco di Bassano 1864”

5 AASMB, Cartella n° 9 Confraternite, fascicolo 4°: Società del S Rosario

6 AASMB, Cartella n° 9 Confraternite

7 Ci riferiamo in particolare a tre inni De Armis Christi del quindicesimo secolo, editi in Analecta Hymnica Medii Aevi, XXXI, Leipzig 1898, numeri 81, 82, 83, pp 97 - 999

8 AASMB, Chiese, 6, cartella 17: Inventario e registro dello stato patrimoniale della chiesa di Santa Maria un Colle in Bassano del Grappa, Diocesi di Vicenza, provincia di Vicenza, dal 31 dicembre 1929 al 1931

9 Arch della Curia Vescovile di Vicenza, Visite pastorali, Visita del Vescovo Michele Priuli il 27 giugno 1592: «poni palam ornatam» «Et ad hoc ut pala ipsa sit decens, declaro Gabrielem de Míchaelibus (Michieli) de dicta terra Bassani alias per Sanctum Officium Vicentie condemnatum ad confici faciendum unam palam permanendam in predicta parrocchiali exbursare debere gubernatoribus confraternitatis ducatos 25 quos predicta confraternitas expendat in qua pala sint depicte sacre imagines Domini Nostri Jesu Christi et duorum Sanctorum»; vedi anche: MANTESE, 1980, pp 110 - 117

10 VERCI, 1775, p 238

11 VERCI, 1775, p 238

12 La I del punzone potrebbe essere anche una L

13 Missale Romanum ex decreto sacrosanti Concilii Tridentini

restitutum B Pii V Pontificis Maximi Jussu Editum, Clementis VIII & Urbani VIII Auctoritate recognitum; in quo missae novissimae sanctorum Ex Indulto Apostolico usque ad SS D N Clementem XI Editae, accurate disponuntur Patavii, Ex Typographia Seminarii, MDCCIX Apud Joannem Manfrè 14 Sedulius, Carmen Paschale, Liber Secundus, vv 63 - 69, MPL 19 cc. 595 - 596: Riportiamo a confronto il testo di Sedulio: Salve, sancta parens, enixa puerpera regem, / Qui caelum terramque tenet per saecula, cuius/ Nomen et aeterno conplectens omnia gyro / Imperium sine fine manet; quae ventre beato/ Gaudia matris habens cum virginitatis honore / Nec primam similem visa es nec habere sequentem: /Sola sine exemplo placuisti femina Christo; In Festo Rosarii Beatae Mariae Virginis Introitus 15 Sedulius, Carmen Paschale, Liber Secundus, vv 26 - 34, MPL 19, cc 599 - 600 Donaretque suis semper placatus, ut unde/Culpa dedit mortem, pietas daret inde salutem,/Et velut e spinis mollis rosa surgit acutis/Nil quod laedat habens matremque obscurat honore:/Sic Evae de stirpe sacra veniente Maria/ Virginis antiquae facinus nova virgo piaret:/Ut quoniam natura prior vitiata iacebat/Sub dicione necis, Christo nascente renasci/ Possit homo et veteris maculam deponere carnis /

16 Sono aggiunte due testimonianze del Verci e del Ridolfi, accennate in alcune note personali degli archivisti del 1900

17 L’attribuzione a Menarola è problematica; per una attribuzione attendibile è da vedere il contributo di Francesca Meneghetti

18 La citazione del sintetico testo descrittivo del Ridolfi si trova negli Inventari in particolare in quello del 1929 - 1937

19 Il documento è senza data; tuttavia stando a quanto descritto nel testo stesso il contenuto è posteriore al 1704 Dal punto di vista paleografico può essere della prima metà del 1800

20 ORDINI, E CAPITOLI Sopra quali è fondata la Veneranda Compagnia del Santissimo ROSARIO IN BASSANO IN BASSANO, M DC LXVIII Per Gio Antonio Remondin,p 8

21 AVV, Visite pastorali, Visita pastorale del 27 giugno 1592

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