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In collaborazione con il Panathlon Club di Bassano del Grappa

Lo sport nel Bassanese

SETTEMBRE / OTTOBRE DUEMILADODICI

Editrice Artistica Bassano www.editriceartistica.it


RIQUADRO

SOMMARIO Cover Aquapolis. Sport, salute, benessere e...

p. 4

di Pierpaolo Longo

Focus Golf Club Ca’ Amata. Un contesto familiare per diciotto splendide buche

p. 8

di Tiziana Zago

Primo piano Gruppo Atletico Bassano, fucina di sportivi veri e di campioni

p. 11

di Anna Chiara Spigarolo

Antiche glorie Zughi de ‘na volta

p. 17

di Ruggero Remonato

In punta di penna p. 18 Olimpiadi. Inno allo sport e agli uomini veri di Sergio Campana

Tackle Due parole con Werner Seeber

p. 19

di Antonio Finco Uno scorcio del campo da golf di Ca’ Amata a Castelfranco. La pratica di questa disciplina è in continuo aumento, a smentire un luogo comune -duro a morire- che associa questo sport a un particolare status sociale (pag. 8).

IL CALCIO NELL’EPOCA DELLO SPREAD di Andrea Minchio Le troppe contraddizioni lo allontanano dalla realtà quotidiana Confesso, amici lettori, che da qualche tempo non riesco più ad assistere alla conclusione dei telegiornali. E’ una cosa più forte di me, quasi una sorta di allergia: mano a mano che le notizie si esauriscono e ci si avvicina ai servizi di coda avverto infatti una crescente sensazione di disagio. Così, pochi istanti prima che il conduttore passi la parola ai colleghi dello sport, mi accade di premere inesorabilmente il pulsante rosso del telecomando. Un benefico clic mi consente allora di trarre un sospiro di sollievo e preservare la salute psicofisica da una montagna di puttanate a sfondo calcistico, regolarmente spacciate per informazioni sensazionali: cronache e resoconti ritenuti degni di emozione e immancabilmente presentati attraverso un linguaggio giornalistico, tanto gergale quanto omologato e privo di autentica originalità (soprattutto da parte delle “esperte” di turno, impegnate a farsi valere sul campo commentando dribbling e tackle con mascolina tracotanza). Già, puttanate! Perché, dopo più di venti minuti dedicati all’ennesimo aggiornamento sullo spread (“il differenziale di rendimento tra i Bund tedeschi e i Btp italiani”, ormai abbiamo imparato la formula a memoria come fosse l’incipit di una tragica filastrocca), alle sempre più frequenti malefatte della classe politica e alle devastanti conseguenze della crisi economica, l’apologia pressoché quotidiana delle imprese dei calciatori -ritratti come eroi omerici- e il bollettino sui loro iperbolici compensi mettono a dura prova anche il più placido e serafico dei telespettatori. Contraddizioni che la scorsa estate risultavano ancora più evidenti, quando le trattative del calcio-mercato imperversavano a furor di procuratore (con Mino Raiola, l’angelo custode di Zlatan Ibrahimovic, in pole position) rendendo ancora più frustrante e amaro il contrasto fra la venalità dei magnati del pallone e le difficoltà dei poveri Cristi, preoccupati per come arrivare a fine mese. Per non parlare dei vari e penosi scandali che ciclicamente (forse è più corretto dire “costantemente”) intorbidiscono il calcio nazionale con risvolti che coinvolgono -come ci ricordano anche attraverso le pagine di questo giornale gli avvocati dello Jus Sport Bassano- oltre alla giustizia sportiva pure quella ordinaria. Un disastro vero e proprio, dunque, che si somma a un quadro generale già fortemente critico e complesso. Eppure... Eppure, viene da pensare, qualcosa di buono ci sarà, qualcosa per cui valga la pena sgolarsi (senza esagerare) ai bordi di un campo di calcio. Insomma, qualcosa da commentare con gli amici il lunedì mattina, con la giusta dose di passione e magari davanti a un caffè. Si, qualcosa di buono c’è. Davvero. Penso alle molte persone per bene che dedicano gran parte del loro tempo libero a questo sport, concentrandosi sugli aspetti più nobili ed elevati, sui tanti valori che il calcio può ancora trasmettere. Persone come Gianni Tona, per esempio, bella figura di educatore nella vita e nella competizione, capace di coniugare le qualità dell’uomo con quelle dell’atleta e dello sportivo. Per questo ho pregato Francesco Fontana, suo amico e collega, di stenderne un breve ricordo.

Mens sana L’attività fisica dagli “anta” in su!

p. 20

di Anna Camonico

L’incontro Elisa Polo. L’amazzone che proviene...

p. 22

di Andrea Minchio e Roberto Grandesso

Amarcord Gianni Tona, gentiluomo del calcio

p. 26

di Francesco Fontana

Fellowship “Insieme si può”. In fuoristrada sugli sterrati con navigatori non vedenti

p. 28

di Andrea Minchio

Sport & diritto Giustizia nello sport?

p. 32

di Elisa Minchio

Qui Panathlon Alessandro Todescan. Come forgiare corpo e spirito

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di Andrea Minchio, Giuseppe Parolin e Aldo Primon

Copertina Dai tempi gloriosi della ranista Carlotta Tagnin, che nel 1984 ha partecipato ai Giochi Olimpici di Los Angeles, il nuoto bassanese non conosceva successi come quelli di oggi (servizio a pagina 4).

ESSE - La rivista di sport nel Bassanese Supplemento al numero 136 di Bassano News

Direttore responsabile Andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO Piazzetta delle Poste, 22 - Bassano del Grappa Tel. 0424 523199 - Fax 0424 523199 - eab@editriceartistica.it www.editriceartistica.it - © Copyright Tutti i diritti riservati Con il patrocinio del Panathlon Club di Bassano del Grappa Direzione artistica Andrea Minchio Redazione Elena Trivini Bellini, Diego Bontorin, Roberto Grandesso Hanno collaborato S. Bertuzzi, S. Campana, A. Camonico, M. Camonico, A. Finco, F. Fontana, P. Longo, N. Merlo, E. Minchio, F. Novello, G. Parolin, A. Primon, R. Remonato, A. C. Spigarolo, M. Stefani, F. Tessarolo, T. Zago, O. Zanolla Stampa Arti Grafiche Bassano - Pove del Grappa Distribuzione Bassano e comprensorio Esse è stampato su carta patinata ecologica Hello Gloss TCF Editrice Artistica Bassano pubblica anche:

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COVER Testo di Pierpaolo Longo, resp. Comunicazione Aquapolis Bassano - Fotografie: Aquapolis Bassano

Dai tempi gloriosi della ranista Carlotta Tagnin il nuoto bassanese non conosceva successi come quelli di oggi

AQUAPOLIS Sport, salute, benessere e... bollicine nel tessuto sociale e produttivo, e la lungimiranza dell’Amministrazione comunale per regalare alla cittadinanza un impianto natatorio adeguato ai tempi e alle esigenze: così, attraverso lo strumento del project financing, nel settembre 2010 l’impresa Carron Spa ha potuto consegnare ad Aquapolis, società sportiva affiliata alla Federazione Italiana Nuoto, un avveniristico complesso comprendente tre piscine coperte, una palestra polivalente dotata di attrezzature dell’azienda leader mondiale nel settore fitness, un raffinato bar-ristorantino e un’ampia area verde (che d’estate si trasforma in solarium).

Confortati dai risultati, più che lusinghieri, tecnici e dirigenti confidano ora sull’entusiasmo di atleti e familiari per cogliere nuove significative affermazioni.

Oggi, a due anni di distanza, il luogo comune secondo il quale i bassanesi sarebbero poco interessati agli sport acquatici è ampiamente sfatato: il 2012 si avvia infatti a chiudersi con oltre centocinquantamila presenze e con un programma di attività senza eguali in tutta la provincia. Il settore nuoto propone attività per tutte le fasce di età: baby (0-2 anni), prescolare (3-5 anni), bambini (6-10 anni) e ragazzi (11-15 anni), adulti, terza età. Dall’attività didattica, che ha ottenuto dalla Federazione Italiana Nuoto il certificato di qualità “Scuola Nuoto Federale”, arrivano i giovani atleti citati all’inizio, che sotto la guida sicura ed esperta di Andrea Fassina (pluriprimatista italiano di nuoto, oggi uno dei più affermati tecnici di nuoto e pallanuoto a livello nazionale) hanno già avuto modo di mettersi in evidenza nel contesto regionale, con numerose vittorie e piazzamenti e la convocazione di quattro di loro nella rappresentativa provinciale. Più che i risultati, a confortare tecnici e dirigenti è il grande entusiasmo manife-

L’obiettivo dichiarato per la prossima stagione agonistica è ora quello di raddoppiare il numero dei partecipanti e creare un gruppo ancora più ampio, in un ambiente sempre più stimolante

Stefano Andolfatto, Margherita Bonamigo, Sarah Cavalli, Clara Cecconi, Matteo Cecconi, Emanuele Fiorese, Marco Antonio Ladano, Aurora Tasca (“propaganda”); Sidney Bottaro, Matteo Cecconi, Emanuele Fiorese, Laura Infante, Agatha Mladin, Jennifer Turchetto, Emma Vettore, Alvise Zanon (esordienti “B”); Vittoria Basso, Clara Boscardin, Benedetta Conte, Gaia Fiorini, Maria Gabrieli, Daria Giudice, Anna Rossi, Mariana Sonda (esordienti “A”). Segnatevi questi nomi perché proprio da loro parte la rinascita del nuoto bassanese. Dopo i fasti degli anni Ottanta, con i successi di Carlotta Tagnin (che partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles), gli sport acquatici ai piedi del Grappa sembravano infatti essere caduti nel dimenticatoio. Ci voleva la caparbietà di una famiglia di imprenditori, profondamente inseriti

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Sopra, gli allenatori federali Andrea Fassina e Francesca Bonollo con il dott. Pierpaolo Longo e la loro squadra di piccoli, grandi atleti.

E’ questo il frutto di un approccio rivolto in primis all’educazione e al divertimento, senza lo stress della prestazione a tutti i costi.


stato da atleti e familiari, frutto di un approccio tutto rivolto all’educazione e al divertimento senza ansia da prestazione. L’obiettivo per la stagione 2012/2013 è quello di raddoppiare il numero dei partecipanti per creare un gruppo più ampio e un ambiente più stimolante: impresa senz’altro a portata di mano, in considerazione del sempre crescente numero di allievi della scuola nuoto pomeridiana, che quest’anno avranno un’opzione in più: il nuoto sincronizzato, proposto inizialmente alle bambine in età compresa fra i 6 e i 9 anni che, dopo avere ammirato le evoluzioni delle syncronette di Londra 2012, potranno cimentarsi in questa spettacolare e formativa disciplina. Anche il settore fitness acquatico permette a chiunque di scegliere l’attività più adatta Aquapolis Bassano dispone di tre modernissime vasche, immerse nella luminosità di un impianto di ultima tecnologia.

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fisica. Purtroppo nella maggior parte dei casi i pazienti si trovano di fronte a personale inesperto o, peggio, incompetente: quello della fisioterapia è purtroppo uno dei settori nei quali si riscontra il maggiore abusivismo. Aquapolis ha invece ottenuto il riconoscimento della Regione Veneto e dell’ASL n.3 come centro medico di terapia fisica e riabilitazione. Opera sotto la direzione sanitaria del dottor Nicola Calzavara, uno dei massimi esperti del settore, medico specialista in ortopedia e traumatologia e si avvale della collaborazione del dr. Stefano Vivian e del dr. Lorenzo Longo, entrambi fisioterapisti, proponendo una filiera completa di risanamento e rieducazione al movimento che prevede: visita fisiatrica/ortopedica, valutazione funzionale, recupero articolare e funzionale, recupero di tono e forza muscolare, mantenimento e miglioramento di tutto il sistema corporeo attraverso la pratica sportiva. alle proprie necessità: le proposte spaziano, in ordine di intensità crescente, dall’aquasoft all’aquagym, dall’aquaGAG all’aquabike e, soprattutto, alla “big thing” del momento: l’Aquazumba. Aquapolis è infatti la prima società della regione a proporre questo vero e proprio party caraibico in piscina, trasposizione acquatica del fenomeno Zumba che conta milioni di entusiasti praticanti in tutto il mondo. Sempre attenta alla qualità del servizio e alla trasparenza commerciale, Aquapolis si avvale esclusivamente di istruttori certificati ZIN (Zumba International Network), mentre per le altre attività di fitness acquatico ha ottenuto la certificazione “Official partner club” rilasciata da European Aquatic Association, ente leader mondiale del settore. La supervisione delle attività è affidata a Giada Tessari, presenter fra le più apprezzate a livello internazionale, mentre da settembre ha fatto il suo ingresso nello staff Rossella Bragagnolo, autentico mito dell’aquafitness. La febbre da Zumba non poteva non contagiare i “terrestri”, che potranno scegliere fra tutte le attività proposte dalla ZIN: la classica Zumba fitness, per scolpire il fisico a ritmo latinoamericano, Zumba gold (per la terza età o per chi vuole prendersela comoda), Zumbatomic (allenamento divertendosi per bambini e ESSE • 6

ragazzi), affidate a Giovanna Tedesco. Per chi non ama le attività di gruppo Aquapolis offre, e questa è sicuramente una delle chiavi del successo, la più ampia scelta immaginabile di orari e spazi per le attività libere: sette giorni la settimana, trecentosessantacinque giorni l’anno, la piscina è disponibile per il nuoto libero in orario continuato, con ingresso a biglietto e la possibilità di scegliere fra numerose e convenienti forme di abbonamento. Altrettanta flessibilità per la palestra, che mette a disposizione sedici stazioni cardiofitness e altrettante di forza/tonificazione per allenarsi con la splendida vista del Grappa e, nel periodo estivo, un efficiente impianto di condizionamento per non sudare più del dovuto. Per incentivare una preparazione atletica completa, sono a disposizione ulteriori agevolazioni per i pacchetti piscina+palestra (che, nel periodo estivo, consentono di usufruire anche del solarium). Ma oggi una piscina non è più solamente una “palestra per nuotatori”, bensì un presidio di salute pubblica. Da questa considerazione nasce la grande novità della stagione: Aquasalus, il progetto salute e benessere di Aquapolis. Spinta idrostatica, resistenza progressiva, micromassaggio: l’acqua è l’ambiente ideale per la terapia e la riabilitazione

A completamento dell’offerta sono previsti anche corsi di ginnastica antalgica, ginnastica presciistica e consulenza dietistica, per uno stile di vita all’insegna dello sport. E siccome il benessere sta anche nei piccoli piaceri quotidiani, perché non farsi tentare, al termine dell’allenamento, da un calice di bollicine presso il BeBar? Il raffinato wine bar/ristorantino rimane in funzione tutto l’anno con gli stessi orari della piscina ed è disponibile per colazioni, snack e pranzi di lavoro. In quattro parole: “Aquapolis, benessere a 360°”...

AQUAPOLIS Piscine e Palestre a Bassano Via Ca’ Dolfin, 139 Bassano del Grappa (VI) Tel. 0424 790001 - Fax 0424 790002

info@aquapolis.it - www.aquapolis.it

La palestra climatizzata e attrezzata Technogym. Aquapolis è la prima società veneta a proporre “Zumba”, vero e proprio party caraibico in piscina. Due emblematiche immagini che ben testimoniano l’organizzazione di Aquapolis sempre attenta a ogni esigenza in acqua, anche prima e dopo la nascita dei bambini.


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FOCUS Testo di Tiziana Zago - Foto: archivio Golf Club Ca’ Amata

Il tracciato si sviluppa sui settantacinque ettari del romantico parco di una villa veneta

GOLF CLUB CA’ AMATA Un contesto “familiare” per diciotto splendide buche Dei quasi cinquecento soci, il venti per cento è rappresentato da giocatori under 18. Un risultato davvero incoraggiante, che dimostra come questa disciplina sportiva stia conoscendo, in Italia e nel Veneto, una formidabile crescita. Merito anche di una scuola efficace e coinvolgente, che nel sodalizio di Castelfranco è affidata ai maestri federali Archie Cochran, Kevin Smillie (scozzesi doc) e Paolo Zanesco.

Il campo Il campo da Golf del Club Ca’ Amata è stato realizzato all’interno delle proprietà fondiarie di una villa del XVIII secolo, splendido esempio delle migliori tradizioni architettoniche venete. Particolare cura è stata posta nella scelta delle essenze arboree e della flora usate a completamento della spettacolare cornice paesaggistica. La grande quantità di acqua corrente a disposizione ha inoltre consentito la realizzazione di un sistema di laghetti e canali, caratterizzati dalla presenza di quegli elementi che sono ESSE • 8

tipici dei parchi romantici (come muretti, ponticelli e cascatelle), che interessa undici delle diciotto buche del campo e che conferisce al percorso un aspetto altamente suggestivo. Il tracciato si sviluppa su una superficie molto vasta: ben 75 ettari di terreno. Impossibili dunque i fuori limite in un campo così spazioso, che dà la possibilità al giocatore di osare in alcune buche colpi spettacolari su lunghe distanze. Ampi pure i fairways e i greens, alternati ad altri più piccoli, tecnici e con notevoli dislivelli. All’interno del Club Ca’ Amata si trova

inoltre uno splendido campo pratica con 40 postazioni, un suggestivo putting green (proprio di fronte alla club-house), un’area adibita alla pratica del gioco corto e dal bunker e un utilissimo percorso Executive per i principianti e non: 3 green con 9 bandiere da sfidare. “Familiare” è un aggettivo che di solito non si usa per descrivere un Golf Club: lo si definisce, magari, “esclusivo” oppure “raffinato”. Ma per Ca’ Amata “familiare” è un termine adeguato. Un’atmosfera particolare caratterizza


Da settembre sono attivi i corsi per ragazzi principianti con abbinato il corso “GOLF 4 PARENTS” Mentre i ragazzi giocano… anche i genitori possono partecipare con un proprio maestro!

l’ambiente, vero e proprio punto di forza per i tanti soci che maturano nel tempo un sentimento di “appartenenza” al club. Un club sempre molto aperto e felice di incontrare e accogliere i tanti nuovi possibili appassionati di golf, uno degli sport maggiormente in crescita. Non a caso nell’ultimo decennio ha praticamente raddoppiato il numero dei tesserati, passati dai 56.100 del 1999 ai 101.169 del 2011 (dati ufficiali Federgolf). Nel Veneto si contano circa 11.000 tesserati, 28 campi, 4 campi promozionali e 12 campi pratica. Il dato più significativo è rappresentato dai ben 1.235 tesserati tra i 6 e i 18 anni solo nella nostra regione, a sfatare dunque l’immaginario collettivo che tende ad associare questo sport al mondo degli adulti: sono infatti proprio i giovanissimi ad appassionarsi in modo naturale al golf, ispirati anche dal giovane campione italiano Matteo Manassero. La scuola di golf Il Club Ca’ Amata conta oggi quasi cinquecento iscritti, fra i quali novanta sono under 18. La scuola è affidata a tre validi maestri federali: gli “storici” scozzesi Archie Cochran e Kevin Smillie, affiancati da Paolo Zanesco. Le lezioni (su appuntamento) si svolgono con l’ausilio di telecamere computerizzate per l’analisi immediata del movimento (swing), mentre l’attrezzatura può essere fornita, con ferri studiati su misura per il giocatore. Poiché il golf deve essere provato prima di essere “giudicato”, ogni domenica (dalle 16.00 alle 17.00) il club offre due lezioni di gruppo gratuite, con palline e attrezzatura (previa prenotazione). Ai neofiti, inoltre, per i primi sei mesi viene fornita l’attrezzatura necessaria. Giocare golf, ormai è dimostrato, costa oggi quanto frequentare una palestra. Le quote sono infatti adeguate, sulla base dei molti servizi offerti. Vediamo ora come si svolge l’iter per un golfista neofita al Golf Club Ca’ Amata: 1) prendere lezioni di golf con i maestri; 2) praticare per conto proprio (fondamentale dopo le lezioni!); 3) giocare nel percorso executive (3 green con 9 bandiere in totale);

4) seguire i corsi gratuiti per apprendere le regole del golf; 5) sostenere un esame di abilitazione per accedere al campo da 18 buche. L’attività giovanile a Ca’ Amata riveste un ruolo fondamentale, è molto seguita (con una specifica attenzione al settore agonistico) e destinata a tutti i ragazzi, in base all’età e al livello di gioco. In occasione delle gare nel territorio triveneto e dei campionati nazionali, il club provvede direttamente alle trasferte e all’accompagnamento dei ragazzi. A fianco dei più giovani, Ca’ Amata schiera una fortissima squadra Seniores, composta da una settantina di giocatori over 50 (per le donne) e over 55 (per gli uomini), coinvolti in competizioni nel territorio delle Tre Venezie. Naturalmente non mancano le manifestazioni e gli eventi sportivi, numerosi e sempre avvincenti, ma il club lascia molto spazio pure a chi desidera viverlo in tranquillità. In questo senso il golf offre un particolare vantaggio: si può giocare anche da soli, arbitri di se stessi nel cimento di imbucare la pallina con il minor numero di colpi possibili e... con ogni condizione atmosferica. Giocare a golf fa bene alla salute Per chi ha superato gli “anta” (ma non solo) il golf rappresenta un’ottima opportunità di coniugare il benessere

fisico e psichico con un momento di socializzazione e divertimento. Giocare a golf contribuisce ad attivare le facoltà mentali attraverso lo sviluppo dell’attenzione, della concentrazione, della tattica di gioco, delle strategie da adottare. Il golf migliora pure l’equilibrio, grazie al movimento che si effettua nello swing, aumenta la resistenza (si cammina parecchio), migliora la funzionalità respiratoria e cardiaca (grazie alle lunghe passeggiate) e il tono dell’umore (venendo praticato all’aria aperta in splendidi scenari naturali): a ragione può essere considerato un vero e proprio anti-depressivo. La pratica del golf offre infine il beneficio di allontanare dai ritmi della vita quotidiana, con effetti rilassanti e rigeneranti. Se è vero che si tratta di uno sport individuale, è altrettanto vero che lo si gioca perlopiù in compagnia; per questo aiuta a conoscere gli altri e se stessi, a tenere sotto controllo l’ansia (quella di arrivare in buca con il minor numero di tiri) e a esprimere la propria creatività.

GOLF CLUB CA’ AMATA Via Loreggia di Salvarosa, 44 Castelfranco Veneto (TV) Tel. 0423 493537 - Fax 0423 743007 info@golfcaamata.it - www.golfcaamata.it Ristorante Club-house Tel. 0423 494136 ESSE • 9


PRIMO PIANO Testo di Anna Chiara Spigarolo - Foto: Gruppo Atletico Bassano, Giancarlo Colombo / Fidal

Vivaio prolifico, sotto la guida trentennale del presidente Carlo Spigarolo ha portato ben 58 atleti a indossare la maglia della Nazionale

GRUPPO ATLETICO BASSANO, fucina di sportivi veri e di campioni Anche nel 2012 lo storico sodalizio giallorosso ha mietuto successi a non finire: merito anche del coinvolgente progetto GiocoAtletica, portato avanti con tenacia e passione dall’olimpionica Gabriella Dorio...

Londra 2012 ci ha appena congedati con garbo inglese, che già in tanti rimpiangiamo l’abbuffata di emozioni e la grande rappresentazione dell’umanità che i Cinque Cerchi ci concedono ogni quadriennio. Sotto i nostri occhi campioni blasonati o sconosciuti outsider hanno riso e pianto, si sono commossi o dispe-

rati, arresi o rialzati, infuriati o pacificati: hanno insomma messo in scena un’incredibile gamma di emozioni e di tipi umani. Nel complesso, un concentrato di sogni che si rivela ogni quattro anni sotto un braciere olimpico, ma che sboccia e si perfeziona nei campi sportivi di tutto il mondo.

Una fase dell’edizione 2012 del “GiocoAtletica”, manifestazione nata nel 1995 da un’intuizione dell’olimpionica Gabriella Dorio: uno spettacolo che coinvolge oltre 1500 bambini delle scuole del Bassanese.

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E’ stata un’estate di giornate trepidanti davanti al televisore, di quotidiani letti avidamente, di campioni osservati da lontano ma indagati fin in ogni minuscola piega dell’anima, di trionfi e delusioni vissuti davanti al televisore o, per i più privilegiati, dal vivo. E’ stata un’estate olimpica.


PRIMO PIANO

Sotto, da sinistra verso destra: Davide Spigarolo valica l’asticella dei due metri e quindici ai Campionati Italiani Junior Indoor 2012 di Ancona; Paolo Spezzati in azione ai Campionati Mondiali Junior 2012 di Barcellona.

E queste fucine di talenti alcune volte sono molto più vicine di quanto pensiamo. A Bassano, per esempio. La pista di Santa Croce è da mezzo secolo luogo privilegiato, anche se a volte in sordina, per l’atletica d’alto livello e negli ultimi anni sta rifiorendo di uno splendore nuovo. Il rinnovato e apprezzatissimo impianto del Centro Studi quest’estate brulicava più che mai sotto l’egida del Gruppo Atletico Bassano, con atleti grandi e piccoli, già affermati o semplici promesse, al lavoro ognuno per il proprio obiettivo, che sia un’Olimpiade o un miglioramento personale. A Bassano c’è un cantiere aperto e

davvero molto frequentato, che non è più quello delle nuove corsie e pedane, ma quello che porterà, con massicce dosi di passione, lavoro e un pizzico di fortuna e pazienza, al perfezionamento dei nostri futuri campioni. Per chi non ce l’avesse, questa pazienza, c’è però molto di cui essere già fieri. Iniziando dalla cima, se dovessimo scegliere una copertina per questo 2012 dell’atletica bassanese non sarebbe difficile assegnarla a Paolo Spezzati. Diciannove anni, appena diplomato con ottimi voti al Da Ponte e casa a due passi dalla pista, Paolo quest’anno ha messo insieme una stagione da 110 e lode, cul-

minata con il titolo di campione italiano, la convocazione in Nazionale e un nuovo record personale ai Campionati Mondiali Junior. Ma andiamo per ordine: Paolo Spezzati ha scelto una specialità tanto difficile quanto affascinante, i 400 metri ostacoli. E’ arrivato in campo grazie al progetto GiocoAtletica, quindi ai tempi delle Elementari, e agli occhi competenti dei tecnici del GAB è risultato subito evidente che c’era del talento. Allenato da sempre dal guru bassanese degli ostacoli Roberto Pozzobon, Spezzati si è messo in mostra molto presto ma non subito: il primo scudetto sul petto è arrivato con i Campionati Italiani Allievi del 2010, sulla magica pista di Rieti che tanti record mondiali ha regalato all’atletica. Quest’anno Paolo ha bissato alla grande il titolo di due anni fa, ma soprattutto ha conquistato il pass per i Campionati Mondiali Junior di Barcellona, il suo vero obiettivo stagionale. E’ dunque volato in Spagna e, un po’ per la maglia azzurra addosso, un po’ per l’atmosfera da pelle d’oca dello stadio olimpico Lluís de Montjuïc, Paolo ha stampato il nuovo record personale: 52 secondi e 73 centesimi per correre 400 metri con 10 ostacoli, un crono importante che lo proietta su una nuova dimensione per gli anni a venire. Ora lo aspetta l’università... e forse le porte del professionismo.

Sopra, la grinta di Elisa Pozzobon, atleta del GAB, durante una competizione nazionale sui 100 ostacoli.

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A fianco. Giuseppe Castellan impegnato ai Campionati Italiani di Misano Adriatico 2012. Sotto, ancora un’immagine di Davide Spigarolo, alle selezioni per i Giochi Olimpici Giovanili (Mosca, 2010).

Ma Spezzati non è stato l’unico talento del Gruppo Atletico Bassano a indossare la maglia azzurra: anche Davide Spigarolo, che come lui proviene dal GiocoAtletica, si è messo in mostra alla grande nel 2012. Davide, già campione italiano di prove multiple a 15 anni, un breve passato negli ostacoli alti per approdare infine al salto in alto, ha iniziato a vincere già a febbraio nelle gare al coperto, quando ad Ancona si è portato a casa il titolo italiano. Per non farsi mancare niente nell’occasione l’allievo del tecnico Michele Bordignon ha siglato anche il record personale di 2 metri e 15, che oltre che essere anche il record bassanese assoluto è la misura che -a essere onesti- avrebbe dovuto portare anche lui ai Mondiali under 20 di Barcellona. Alcune disavventure gli hanno impedito di indossare la maglia azzurra nell’appuntamento clou, e così Davide si è dovuto accontentare della convocazione all’incontro internazionale di Val-de-Reuil, in Francia.

Davide ottiene quindi il secondo scudetto dopo quello del 2008 all’Olimpico di Roma e la sua quarta maglia azzurra (già indossata alla Coppa Jean Humbert

Il passaggio del testimone fra Beatrice Oriella ed Elisa Pozzobon durante una staffetta 4x100, in occasione di un Campionato di Società.

di Tallin 2009, ai Trials Olimpici giovanili di Mosca 2010 e al triangolare di Amburgo 2011). Non male per un diciannovenne! E il 1993 sembra essere stata un’annata particolarmente prolifica di talenti per lo sport bassanese, se è vero che ha visto nascere anche un terzo gioiello del Gruppo Atletico Bassano. Parliamo di Giuseppe Castellan, altra promessa proveniente dal GiocoAtletica, guidato nella difficile arte del lancio del giavellotto dall’ex atleta Ludovico Pin. Giuseppe ha già all’attivo ben due titoli

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PRIMO PIANO

italiani: il primo lo ha conquistato nell’edizione romana del 2008, il secondo durante la scorsa stagione ai Campionati Italiani di Bressanone. Giuseppe, con una spallata da 60 metri e 16, ha messo al sicuro anche il record bassanese assoluto. Insomma il futuro dell’atletica bassanese sembra essere davvero in ottime mani: sulla scia di queste punte di diamante stanno infatti crescendo altri atleti destinati a ottimi risultati. Per esempio Rebecca Sartori, quindicenne che quest’anno ha fatto stropicciare gli occhi con un nuovo clamoroso record regionale nei 300 metri ostacoli. Da notare che Rebecca è la seconda di tre sorelle: la più grande, Sofia, è un’eccellente saltatrice in alto, con all’attivo un bronzo agli Italiani e diversi titoli regionali. La più piccola, Lucrezia, ha solo 11 anni ma le idee molto chiare, se è vero che quest’anno ha dominato il circuito esordienti. Ma parlando di sorelle rampanti non si può dimenticare Elisa Gerolimetto, sorprendente saltatrice in alto quest’an-

no salita fino a 1.59, quarta di ben cinque sorelle tutte atlete di livello del GAB, tra cui ricordiamo Giulia, validissima nel giro di pista con o senza ostacoli. E poi Elisabetta Baggio e Ilaria Bonetto, mezzofondiste in divenire, o il compatto gruppo di mezzofondisti capitanato da Marco Maddalon, scopritore e allenatore del già affermato quattrocentista azzurro Domenico Fontana, ora in forza alle Fiamme Oro. E’ un vivaio prolifico, quello del Gruppo Atletico Bassano, che sotto la guida sapiente di Carlo Spigarolo (ormai al timone da quasi trent’anni) porta avanti le insegne di una compagine storica: 58 atleti portati fino alla Nazionale non sono bruscolini, come non lo sono i quasi cento campioni italiani e 490 (titolo più, titolo meno…) campioni veneti. Una storia che ha un suo baluardo in Pietro Cappellari, che per generazioni di bassanesi è stato il primo e indimenticato allenatore: Pietro da sessant’anni si presenta puntuale agli allenamenti, con una passione immensa che recentemente è stata gratificata con il premio

Fair Play alla carriera da parte del Panathlon Club di Bassano. Il futuro, invece, è visibile nei giovani rampanti che abbiamo nominato e in tutti gli altri, compresi i 1.500 bambini che scoprono l’atletica e lo sport grazie al progetto GiocoAtletica, portato avanti con tenacia e competenza dal GAB da ben 17 anni. Nato nel 1995, grazie all’impegno e all’entusiasmo della campionessa olimpionica Gabriella Dorio, era ed è un progetto innovativo e vincente che porta l’atletica leggera dentro alle scuole elementari, e i bambini del bassanese ad amare lo sport. Che è poi la missione e la passione del Gruppo Atletico Bassano. Se non è Olimpico questo…

GRUPPO ATLETICO BASSANO Campo di Atletica Leggera Centro Studi - Quartiere Santa Croce Via Maritain - Bassano del Grappa (VI) Tel. 337 475756 info@gabassano.it giocoatletica@gabassano.it www.gabassano.it

Due momenti del “GiocoAtletica” 2012, caleidoscopio di suoni, emozioni e colori...

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ANTICHE GLORIE Testo di Ruggero Remonato

All’elenco proposto nei numeri precedenti mancavano due vere chicche: eccole!

ZUGHI DE ‘NA VOLTA Ancora un giro di trottola e poi... qualche dolcetto!

APPENDICE

Due giochi antichi, prima delle “bestiete”.

Riordinando i cassetti della memoria accade di ritrovare, in un cantuccio, un ricordo un po’ sbiadito dal tempo al quale, con grande entusiasmo, diamo il ben tornato. Succede in un momento della vita in cui, dicono, tornano in mente i ricordi di un vecchio avvenimento, la figura di una persona che non c’è più, la memoria di un antico gioco dimenticato. Come quando, precipitando da un dirupo, in pochissimi secondi ti si presentano gli avvenimenti di tutta la vita. Sono appunto i giochi che erano stati riposti in fondo all’archivio personale, ma “salvati con nome”, che ora mi tornano alla mente. Due di questi erano sfuggiti alla carrellata proposta nei numeri precedenti, fornendoci così la (bella) occasione per una breve “appendice”. Vediamoli assieme. Il gioco dello spago Si tratta probabilmente di uno tra i più antichi giochi dell’umanità. Non a caso gli esploratori e gli antropologi di un tempo, prima di avventurarsi in luoghi lontani, portavano con sé un pezzo di spago: una sorta di “strumento”

attraverso il quale -appunto- comunicare con più facilità con gli indigeni. Alcune versioni di tale gioco sono state trovate presso popolazioni molto diverse e distanti fra loro, dalle zone equatoriali a quelle artiche. In Cina è conosciuto come “acchiappa la culla”; i russi lo chiamano semplicemente “il gioco della stringa”. In Congo si dice che “il gioco del gatto” mitighi l’ardore del sole, mentre gli eschimesi si servono della cordicella per tentare di imprigionarne i raggi. I ragazzini bassanesi d’un tempo lo eseguivano servendosi di uno spago annodato in modo da formare un cerchio; poi lo arrotolavano attorno alle mani, in modo che ogni capo ne avvolgesse il palmo; quindi infilavano il dito medio nel tratto che imprigionava ogni palmo e, allontanando le mani a dita aperte, dovevano “disegnare” una sorta di culla rovesciata. Da qui iniziava il gioco vero e proprio: un compagno prendeva infatti lo spago dal primo e, a sua volta, formava un’altra figura. Passando lo spago dall’uno all’altro l’operazione veniva ripetuta, in un susseguirsi continuo di sempre nuove figure geometriche. L’ultima di queste -tirando ciascun giocatore i due capi- imitava il movimento di una sega. La trottola Giocattolo già molto diffuso fra Greci e Romani, Catone il Censore la consigliava come passatempo per i bambini (al contrario dei dadi, che considerava invece diseducativi). Fu però nel Trecento che il gioco della trottola assunse una certa rilevanza, soprattutto in Inghilterra. Apprezzato anche dagli indiani d’America, in Giappone è tuttora molto amato e praticato. Le regole sono semplici, ma è necessaria una

In alto, a sinistra, una vecchia trottola di legno. In alto, a destra, Momi Fontana davanti al suo negozio, in compagnia di alcuni familiari, nei primi anni Cinquanta. In basso, a destra, il gioco dello spago, un “cimento” che richiede grande abilità manuale.

certa abilità: dopo avere avvolto uno spago attorno al chiodino che corona questo oggetto (rigorosamente di legno), lo si lancia imprimendogli un moto rotatorio e trattenendo lo spago. Se i giocatori sono due, ognuno dotato di trottola, vince quello che riesce a tenerla in movimento più a lungo. Ovviamente le varianti non si contano: fra queste, molto gettonata è quella che prevede lo scontro fra le due trottole. Una sensazione di dolce sapore affiora infine fra i ricordi della mia fanciullezza, legata proprio ai giochi che facevamo in strada: rivedo, come in una sequenza cinematografica, una botteguccia presso la quale trascorrevamo tali momenti spensierati. Un negozio dove talvolta, data la nostra “ricchezza”, comperavamo qualche leccornia: dal “citrato”, che a contatto con la saliva diventava effervescente producendo una schiuma gradevole, ai “pescetti” di liquerizia, ad altre caramelle ancora, che chiamavamo “bestiete”. Una piccola drogheria, insomma, all’angolo fra via Matteotti e il vicolo omonimo, gestita da Momi (Girolamo) Fontana: un omino dal viso rubicondo che coltivava due baffetti bianchi, forse per indurire l’aspetto mite. Si dice fosse un terziario francescano e, di certo, si comportava come tale: la sua porta di casa era sempre aperta a quanti avessero bisogno...

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IN PUNTA DI PENNA di Sergio Campana

OLIMPIADI Inno allo sport e agli uomini veri ei giorni in cui le Olimpiadi hanno dominato la scena, ci siamo accorti dell’abisso esistente tra lo sport vero e quello che ha perduto le sue qualità fondamentali. Non occorre un grande sforzo per confrontare il valore delle prestazioni di certi atleti, ignorati da giornali e televisioni per tutto l’anno, con quelle degli interpreti del nostro sport più popolare, il calcio, osannati quotidianamente. Ora il divario si allarga se guardiamo da una parte alle imprese dei nostri ragazzi sui campi di gara a Londra, che definire eroiche non è esagerato, dall’altra a quelle vergognose compiute da troppi calciatori che li hanno portati avanti alla giustizia sportiva. Ecco, è perlomeno consolante constatare come le sensazioni che ci danno i nostri azzurri impegnati alle Olimpiadi e l’atmosfera che viviamo quando ascoltiamo il nostro inno, mentre si alza il tricolore, diminuiscono la nostra mortificazione nell’udire le richieste del procuratore Palazzi nei processi per “Calciopoli”. Le Olimpiadi hanno anche questo merito, oltre a quello incommensurabile di mostrarci quotidianamente uno spettacolo addirittura commovente, quello di far passare in secondo piano le vicende ignobili che da tempo hanno portato società, dirigenti, giocatori avanti gli organi disciplinari. E’ positivo che, almeno temporaneamente, di fronte ai risultati ottenuti dai nostri atleti vengano ridimensionati certi eventi del calcio celebrati per settimane e settimane. Qualche esempio? La cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris St. Germain e l’asta messa in atto dal Siena e dal Genoa per Destro che è un ottimo giocatore, ma non ancora un campione affermato. E meno male che le Olimpiadi ci hanno salvati da un tormentone che sarebbe durato qualche mese e avrebbe messo sottosopra il calcio. Mi riferisco allo scontro tra la Juventus, che ha contestato duramente la giustizia sportiva per il caso di Antonio Conte e la Federazione che ha risposto per le rime. Al di là delle vittorie dei nostri atleti, che ci hanno inorgoglito, dalle Olimpiadi ci sono arrivati precisi insegnamenti.

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Il primo: dobbiamo smetterla di chiamare sport minori quelli che durante l’anno non attirano l’attenzione dei media e non fanno girare milioni di euro. Il secondo: sport individuali e sport di squadra non hanno segreti. Vince l’atleta che si allena senza tregua, che suda, che fa sacrifici di ogni tipo. Vince la squadra in cui tutti i componenti danno il loro contributo, che mettono il loro talento e la loro forza al servizio del collettivo. Questo ci hanno insegnato le strepitose atlete del fioretto femminile, i valorosi schermitori del fioretto maschile, i giganti del tiro con l’arco; e le medaglie l’oro nella canoa e nel tiro al piattello. Com’è naturale, c’è stata qualche delusione ma questo può capitare nello sport, dove si vince e si perde quando gli avversari sono più forti. Forse nel nuoto ci sono state delle incomprensioni che hanno portato agli insuccessi. Cose che succedono più spesso negli spogliatoi del calcio. e Olimpiadi ci hanno offerto quotidianamente occasioni per riflessioni profonde. Non ci siamo solo entusiasmati per le gare spettacolari e per le imprese straordinarie di campioni eccelsi (in prima fila l’immenso Bolt nella velocità, già passato alla storia, la leggenda vivente Phelps nel nuoto, il nuovo re degli 800 metri Rudisha), ma ci hanno colpito anche vicende umane che ancora una volta sono state la conferma che lo sport è metafora della vita. Alex Schwazer si stava preparando alla maratona delle Olimpiadi e rappresentava per noi una delle speranze concrete per la medaglia d’oro. Come un fulmine a ciel sereno, ci è piombata addosso una notizia che più sconfortante non poteva essere. In un solo istante uno dei nostri eroi è diventato un fragile uomo che si apprestava a tradire la nostra fiducia. Subito siamo stati tentati in tanti a condannarlo senza giustificazioni, a considerarlo un imbroglione che cercava di infrangere le regole convinto di farla franca. E invece non solo per compassione dobbiamo cercare di capire perché in questi casi (come già era avvenuto con un tragico epilogo a Pantani) un atleta, pure di alto

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livello, può cedere irrimediabilmente alle pressioni esterne, alla paura di non farcela con le proprie forze, alla preoccupazione insopportabile di non essere più in grado di rispondere alle aspettative della gente. Qualcuno sostiene che Schwazer continui a recitare una parte e invece va accompagnato e sostenuto nel difficile percorso del recupero. Tutti dovranno riflettere sulle difficoltà che incontra anche un campione che inevitabilmente, accanto ai successi, si trova ad affrontare fallimenti e delusioni. In generale si pensa che uno sportivo affermato viaggi sul tappeto di velluto, tra acclamazioni e magari importanti benefici economici. Spesso non è così e spesso l’atleta ha bisogno dell’appoggio di compagni, di dirigenti, di psicologi e specialmente della famiglia. Proprio da questa Olimpiade ci giungono esempi di come va interpretato il ruolo di campione, che non sempre esulta alzando le braccia al cielo. Abbiamo in casa due atleti che sono già diventati dei simboli, autentiche guide specialmente per i giovani, punti di riferimento di come ci si accosta allo sport, di come lo si pratica, di come si affrontano e si superano non solo le difficoltà, ma anche le insidie dei successi: Josefa Idem e Fabrizio Donato. E’ già un eccezionale messaggio quello che ci offrono e ci consola: anche a 36 anni e addirittura a 48 si possono ottenere risultati importanti, si può essere interpreti esemplari di una attività che praticata con sudore e fatica, ma anche con serenità, conduce all’affermazione dell’atleta e dell’uomo. Sono proprio il simbolo della purezza dello sport. Josefa, subito dopo quella che potrebbe essere la sua ultima gara, ha fatto delle dichiarazioni che testimoniano la sua intelligenza e la sua saggezza di donna e di atleta che spiegano la sua lunghissima serie di vittorie. Fabrizio, con la medaglia di bronzo al collo, ci ha rivelato che per lui l’atletica è lavoro, dedizione, ma soprattutto amore. Ecco il suggerimento che questi due campioni danno a chi pratica lo sport: faticare, ma anche divertirsi. Cosa che non è riuscita a Schwazer, che ormai odiava l’allenamento quotidiano.

In alto, Josefa Idem e Fabrizio Donato, atleti divenuti autentici simboli dello sport nazionale: punti di riferimento di come ci si accosta allo sport, di come lo si pratica, di come si affrontano e si superano non solo le difficoltà, ma anche le insidie dei successi.


TACKLE di Antonio Finco

Due parole con Werner Seeber, dg del Bassano Virtus opo una retrocessione non è mai facile far ritrovare entusiasmo e determinazione in una piazza delusa e i risultati di inizio stagione sembrano confermare questo trend. Ma Werner Seeber, altoatesino di Bressanone, scelto dalla società giallorossa come direttore generale per il dopo-Braghin, non si era certo cullato nell’illusione che fosse facile ripartire: “Quando sono venuto a Bassano sapevo che avremmo dovuto lavorare molto, soprattutto sulla mentalità dei giocatori, ed eliminare le scorie del recente passato. Non sarà un campionato facile: ci sono piazze importanti come Mantova, Venezia, Pro Patria, Monza, ma i valori nella nostra squadra non mancano. Forse sarebbe stato meglio prendere qualche schiaffo in più in pre-campionato, dove abbiamo fatto bene. Adesso sicuramente alcuni giocatori importanti, come Berrettoni, sono in ritardo di condizione, ma l’obiettivo rimane quello di finire tra le prime sei. Dobbiamo creare una mentalità vincente tutti assieme e avere spirito di sacrificio, abnegazione, umiltà. Così si vince. Non sono juventino, ma vedere giocare la squadra di Conte con tanta intensità dovrebbe essere d’esempio per tutti”.

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Altra ricetta per il successo? “Avere passione, fare le cose con passione. A me piace il mio lavoro e non mi costa fatica farlo senza orari, fino a tarda sera; anzi a volte, quando rientro a casa, mi guardo pure una partita. Del resto la mia vita è questa: dedico alla famiglia il lunedì quando torno a Bressanone, dove vivono mia moglie e i miei figli; qui a Bassano non ho molte frequentazioni extra-lavorative. Mi fa piacere però trovare i tifosi e scambiare opinioni con loro come con Sandro Chiminello, uno dei simpatizzanti storici della maglia giallorossa”. Maglia giallorossa che lei ha indossato nell’estate del 1985... “Sì, ero molto giovane e arrivai a Bassano dopo aver giocato nella Primavera del Cesena, che a quel tempo era allenata da Arrigo Sacchi. Fu una stagione bellissima, anche se la città inizialmente era freddina nei

nostri confronti. Ero in appartamento con altri quattro compagni e andavamo a mangiare al Belvedere. Grazie ai risultati ottenuti, si era creato entusiasmo: infatti riuscimmo a vincere lo spareggio di Brescia contro il Chievo. La promozione (poi cancellata dalla giustizia sportiva per un illecito) sarebbe stata il trampolino di lancio per un grande futuro. Ne sono convinto. Invece, nostro malgrado, tutto venne vanificato. Peccato, ma questo è uno dei motivi per cui sono contento di essere tornato a Bassano; con una società tra le più solide della Lega Pro, che da subito mi ha fatto intendere di voler ripartire e voltare pagina”. Che esperienze si porta in saccoccia, dopo aver smesso di giocare ed essere ripartito come dirigente? “Devo dire che ho iniziato quasi per caso come direttore dell’Alto Adige in serie D, ero di casa e mi hanno affidato un ruolo che ho accettato subito con entusiasmo. Personalmente sono una spugna: cerco di imparare velocemente e trarre indicazioni da ogni punto di vista. Così ho migliorato le mie qualità organizzative, ho inquadrato cosa vuol dire gestione complessiva di una società di calcio, ho imparato a tenere i contatti con i procuratori”. Poi sono arrivate esperienze gratificanti dal punto di vista professionale... “Confesso che ho avuto la fortuna di lavorare con il Cittadella, società cresciuta in fretta sotto la guida appassionata di Angelo Gabrielli; poi ho fatto un’ulteriore esperienza a Trieste. Grande stadio, grande tradizione, con il proposito di lavorare con i giovani. Il primo anno, con Tesser allenatore, fummo protagonisti di un campionato straordinario”. A proposito di allenatori, quanti ne ha dovuto esonerare nella sua carriera? “Beh... due. D’Angelo all’Alto Adige e Del Piano a Lecco; non è piacevole, ma ogni tanto è necessaria una sterzata”.

“Si, per fortuna. In compenso ho lavorato con tanti bravi allenatori. Come Baroni, adesso alla Primavera della Juventus, e Maran, ora alla guida del Catania, che ho avuto il merito di convincere ad allenare portandolo per due anni alla Primavera del Cittadella”. E come giocatori quali sono i suoi fiori all’occhiello? “Credo diversi. Moscardelli, per esempio, che ho portato a Trieste dalla C2. E poi Parola, lo stesso Aquilani, fino a Cia, Seculin, o Fischnaller, l’ultimo prodotto del vivaio dell’Alto Adige, che ora gioca con la Reggina”. Come vive un altoatesino a Bassano? “Bene, l’ho detto. La società per la serie dove giochiamo è straordinaria, il settore giovanile funziona. Peccato solo per la carenza di strutture sportive. Si pensi che quella del quartiere Pre, che potrebbe essere bellissima, è poco valorizzata. Anzi, è clamoroso il fatto che negli spogliatoi si siano dimenticati di costruire i bagni! A parte questo, tuttavia, spero che i risultati rechino un po’ più di calore nei nostri confronti. Poi brinderemo con un buon bicchiere di Vespaiolo, un ottimo vino del territorio (che però non molti conoscono)”. A presto direttore, e in bocca al lupo!

Tutto sommato pochi rispetto alla media italiana (escludendo dalla lista Zamparini… ndr).

Quello di Werner Seeber, direttore generale del Bassano Virtus, è un felice ritorno nella nostra città: nel 1986 aveva infatti già militato, in veste di giocatore, nella compagine giallorossa conquistando l’obiettivo della C2 (promozione poi revocata a tavolino).

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MENS SANA Testo di Anna Camonico - Fotografie di Mario Camonico

L’invecchiamento è un processo naturale, determinato da variabili fisiologiche, psicologiche e sociali. Esercizi adatti, eseguiti con regolarità, contribuiscono a rallentarlo e a favorire un buono stato di salute

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L’ATTIVITÀ FISICA 50 70 PIU’ INDICATA... 40 60 ... DAGLI “ANTA” IN SU! E’ fondamentale comprendere a fondo i meccanismi attraverso i quali si possono decisamente migliorare le proprie capacità funzionali, l’autosufficienza e la qualità della vita. cienza e la qualità della vita. Il fattore più importante per invecchiare serenamente è quello di evitare le cadute che, con l’avanzare dell’età, sono purtroppo più pericolose: i tempi di recupero sono lunghi e possono annullare in breve tempo il beneficio di una sana attività sportiva regolare.

E’ molto importante conoscere i propri limiti fisici, che sono sicuramente diversi da persona a persona e di anno in anno; non si deve nemmeno sottovalutare il fatto che, dopo la trentina, si va incontro a un’inevitabile degenerazione dell’apparato locomotore. I muscoli, le ossa e tutti i tessuti a essi connessi (tendini, legamenti e cartilagini) nella persona “diversamente giovane” sono sottoposti a eccessive sollecitazioni quando questa pratica sport impegnativi come mountain bike, pallavolo, pallacanestro e calcio (anche solo in occasione di incontri amichevoli). Le conseguenze

possono infatti essere tutt’altro che trascurabili. Si deve allora prendere coscienza che l’invecchiamento è un processo naturale, determinato da una serie di variabili fisiologiche, psicologiche e sociali che interagiscono tra loro. L’esercizio fisico, eseguito con regolarità, contribuisce in maniera determinante al mantenimento di un buono stato di salute e al rallentamento dei processi d’invecchiamento. Ne consegue che è importante comprendere a fondo i meccanismi attraverso i quali l’esercizio fisico può migliorare la salute, le capacità funzionali e soprattutto l’autosuffi-

Ecco cosa è consigliato fare... 1) Camminare all’aria aperta lontano dallo smog, anche con l’ausilio dei bastoncini, tre volte alla settimana per almeno trenta minuti; quando ciò non è possibile a causa del maltempo, eseguire attività aerobica in palestra, come step senza saltelli, a ritmo moderato e solo in assenza di problemi ai dischi intervertebrali, alle anche o alle caviglie. L’uso della bicicletta costituisce un ottimo allenamento aerobico, utile per aumentare la capacità polmonare, mantenere la scioltezza articolare delle gambe e migliorare il tono muscolare. Nella stagione fredda tali risultati sono ottenibili anche con la cyclette. 2) Esercizi di ginnastica respiratoria per far lavorare i muscoli intercostali, ma soprattutto il diaframma, che spesso è bloccato a causa dello stress e impedisce ai polmoni di lavorare in modo completo. 3) Esercizi di scioltezza articolare, con movimenti analitici, fini e non globali,

Anna Camonico e alcune sue allieve impegnate a eseguire una combinazione di passi di aerobica-step.

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A fianco e in basso a sinistra, alcuni esercizi per il rafforzamento e l’allungamento dei muscoli delle braccia e delle gambe (anche con l’uso di piccoli attrezzi). Qui sotto, due dimostrazioni di atteggiamenti posturali scorrette e corrette, relative a movimenti e abitudini quotidiane.

NO! SI! NO!

in quanto si è portati a fare movimenti sempre più limitati all’uso quotidiano. 4) Esercizi di allungamento dei muscoli antigravitari della catena posteriore del corpo, spesso accorciati e causa di frequenti mal di schiena. 5) Esercizi di tonificazione generale, a corpo libero e con piccoli attrezzi, da posizioni controllate (elastici, piccoli pesi, body master, rings, gymstick…). 6) Esercizi di coordinazione occhio-mano con palle di vari materiali e dimensioni (a coppie e verso un bersaglio). 7) Esercizi di equilibrio con attrezzi specifici (cuscino d’aria) in tutta sicurezza (in appoggio su una sedia). 8) Esercizi di ginnastica posturale e antalgica, per sapere come muoversi all’interno delle mura domestiche: alzarsi dal letto e da una sedia, prendere un oggetto in alto o in basso, sollevare e trasportare un oggetto pesante senza caricare troppo la colonna vertebrale. 9) Esercizi di ginnastica vertebrale, per tenere allenati i muscoli profondi (non solo quelli superficiali) e tenere le articolazioni mobili, vertebra per vertebra.

10) Esercizi di ginnastica pelvica, proposti da infermiere specializzate, onde prevenire l’incontinenza urinaria. 11) Esercizi di socializzazione, eseguendo tutto in compagnia, senza competizione! ... e cosa è invece sconsigliato, dai quarant’anni in su 1) Camminare e correre all’indietro! La nostra struttura fisica è fatta per camminare in avanti e correre in avanti, ma solo se proprio è necessario (per non perdere l’autobus o il treno!). 2) Galoppi laterali e passi incrociati non sono certo da eseguire, nemmeno per allenare la muscolatura! 3) I saltelli rinforzano l’apparato osteomio-legamentoso, ma sono eccessive le continue sollecitazioni sulle ossa del piede, bacino, colonna vertebrale. Le donne sono maggiormente a rischio di fratture alle vertebre e ai femori a causa dell’osteoporosi, che avanza in modo drastico nelle persone sedentarie e dopo la menopausa. 4) Capovolte avanti e indietro: no! 5) Esercizi della candela: stressano le vertebre cervicali.

SI!

6) Esercizi addominali, senza il sostegno del capo: provocano dolori cervicali e, a gambe tese, simultaneamente abbassate, inarcano eccessivamente il tratto lombare provocando mal di schiena. 7) Esercizi di tonificazione in movimento (per esempio camminando con con elastici): aumentano il rischio di cadute! 8) Esercizi di equilibrio, per esempio sopra un’asse. Infine un’ultima considerazione Il buon senso può senz’altro aiutare a capire se quanto si sta facendo è indicato per il proprio fisico oppure no! E’ consigliabile evitare le competizioni estreme quando non si è superallenati.

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L’INCONTRO Testo di Andrea Minchio e Roberto Grandesso - Fotografie: raccolta famiglia Polo

In sella a Hirina colleziona vittorie nella categoria salto-ostacoli 120

ELISA POLO L’amazzone che proviene da una schiatta di ciclisti Dal papà Ennio, dal fratello Davide (nazionale) e dallo zio Riccardo, tutti ex campioni delle due ruote, ha ereditato una formidabile vis agonistica, che coniuga sapientemente con l’amore per i cavalli...

Elisa Polo è una ragazza di 21 anni; nel 2010 si è diplomata al Liceo Brocchi, con indirizzo linguistico, e attualmente studia Scienze dell’Alimentazione all’Università di Padova. Il suo obiettivo è quello di laurearsi per poi lavorare come dietista. Insomma, un percorso “normale”, simile a quello di tante altre sue coetanee. Con una piccola differenza però. Ogni giorno, e con qualsiasi condizione meteorologica, Elisa dedica infatti quasi quattro ore alla sua grande passione, (sabato e domenica compresi). Già, perché Elisa ama visceralmente l’equitazione e perché Hirina, la sua fedele cavalla, necessita di essere costantemente allenata e accudita. Una passione di quelle che nascono ESSE • 22

in tenerà età e rappresentano poi una costante destinata a durare nei decenni. “Frequentavo la quarta elementare -ci spiega- quando, una domenica, il papà mi ha fatto visitare il maneggio degli Eger a Mussolente. E’ stato il classico colpo di fulmine: il giorno seguente, terminati i compiti per casa, mi sono fatta accompagnare nuova-

mente in quel luogo per accordarmi con i gestori e prendere le prime lezioni. Da allora, quotidianamente, la mia vita è legata al Centro Equestre “La favorita” e ai fratelli Filippo e Maurizio Eger, i fondatori del circolo”. Forse, verrebbe da pensare, una certa familiarità con lo sport era prevedibile. In sella (a una bicicletta!) suo padre

Elisa Polo in un recente ritratto fotografico. La cavallerizza bassanese impegnata in una gara estiva al “Centro Ippico Le Praterie” di Cartura (PD) e al “Centro Ippico del Cristallo” di Casale sul Sile, in occasione di un concorso indoor (dicembre 2011).


IL SALTO OSTACOLI Il salto ostacoli, comunemente noto come “concorso ippico”, è una disciplina olimpica dell’equitazione, nella quale l’uomo e il cavallo sono reciprocamente impegnati nell’interpretazione e nel superamento di una prova a ostacoli. L’altezza e il numero di quest’ultimi, unitamente alla difficoltà del percorso, sono in funzione dalla categoria di appartenenza e alla preparazione atletica del cavallo e del cavaliere. L’altezza degli ostacoli varia 60 a 160 centimetri a seconda della categoria, il loro numero da 6 a 13.


L’INCONTRO Elisa fa le linguacce in compagnia dell’amica Anna Marin. I momenti di divertimento non mancano mai durante gli allenamenti giornalieri, nei quali si condividono la fatica e la passione sfrenata per i cavalli. A destra, Elisa coccola Hirina dopo averla fatta girare alla corda.

Enrico ha infatti vinto fior di gare e suo fratello Davide è stato corridore professionista di ciclocross, dapprima atleta e poi meccanico della Nazionale italiana. Anche lo zio Riccardo, ex campione italiano Amatori di ciclocross, vanta trascorsi agonistici importanti. In fin dei conti, dalla bici da cross al cavallo il passo non è stato così lungo. Soprattutto se si pensa che la disciplina in cui si è specializzata Elisa è il saltoostacoli, presente anche alle Olimpiadi. “Nell’equitazione -prosegue però Elisal’impegno è davvero assiduo e continuativo. Il cavallo non è una macchina, ma una creatura con la quale si stabilisce un rapporto di autentica amicizia e complicità. Per quanto mi riguarda, ogni giorno provvedo a governare amorevolmente Hirina: impiego circa un’ora per pulirla e spazzolarla a dovere. Poi viene l’allenamento (in media un’altra ora e mezza) e, infine,

Da sinistra verso destra, i compagni di Elisa Polo, con i quali ha costituito il Jumping Team: Matteo Forte, Emma Allart e Federico Crestani.

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altri sessanta minuti per farle la doccia, ungerla con le pomate adatte e nutrirla. Se serve, naturalmente, mi occupo pure di altri cavalli: ad agosto per esempio, proprio medicando lo stallone di una amica (che aveva una piccola ferita), mi sono infortunata. Quando gli ho applicato una crema curativa, che evidentemente bruciava un po’, ha scalciato di colpo fratturandomi il quarto metatarso del piede e costringendomi a una sosta forzata. Hirina comunque non è ferma e continua ad allenarsi, grazie all’aiuto di care amiche e del Jumping Team, in vista dei prossimi impegni agonistici”. Jumping Team? Impegni agonistici? “Già, il Jumping Team. Ci siamo dati un nome di battaglia, in verità un po’ altisonante: quattro ragazzi uniti dall’amicizia e dalla passione per questo sport meraviglioso. Ne fanno fanno parte, con me, Federico Crestani (bassanese, 1993), Matteo Forte (asiaghese, 1997)

ed Emma Allart (misquillese, 1996). Assieme condividiamo numerose competizioni. In media ogni due settimane partecipiamo infatti a gare nazionali, soprattutto nel Nord-Italia. Concorsi che possono protrarsi anche per più giorni e che ci impegnano non poco. Come per esempio quello di Cattolica, che ho vinto proprio quest’anno nella categoria salto-ostacoli 120. Un successo per così dire ratificato dalla bella affermazione di Emma alla gara di Castelletto di Leno (BS), dove ha trionfato nella categoria 110”. Il calendario agonistico del Jumping Team è piuttosto denso anche in vista dei mesi autunnali e invernali. Tra gli appuntamenti più vicini spicca il concorso del Circolo Ippico del Cristallo (a Casale sul Sile), fra i meglio attrezzati dell’intero circuito. Poi, a seguire, ancora altre importanti competizioni indoor, a Manerbio e a Cattolica. “Appena guarita -conclude Elisa- mi

impegnerò a fondo in ogni gara: desidero infatti conseguire quanto prima la patente di II° grado (il massimo livello, ottenibile solo sulla base di una buona graduatoria). Un obiettivo strategico che comporterà necessariamente il passaggio a un cavallo con maggiori potenzialità”. E Hirina? “Tranquilli, rimarrà sempre con me!”. LE PATENTI PER IL SALTO OSTACOLI Per partecipare ai concorsi di salto ostacoli autorizzati dalla FISE (Federazione Italiana Sport Equestri) è necessario essere tesserati e muniti di una patente, che attesti l’idoneità a competere in determinate categorie. Tali patenti sono di quattro tipi e corrispondono ad altrettanti livelli. Patente A: rilasciata dal centro ippico di appartenenza, consente di partecipare a categorie fino a 80 centimetri di altezza. Patente B (brevetto): permette di partecipare a categorie con ostacoli alti al massimo 115 centimetri. Patente G1 (primo grado): le altezze degli ostacoli vanno da 115 cm e 135 cm. Per ottenerla bisogna raggiungere un punteggio prestabilito secondo una tabella FISE. Patente G2 (secondo grado): anche in questo caso è necessario conseguire un determinato punteggio FISE (l’altezza massima degli ostacoli è di 160 centimentri).

Elisa in piena azione al “Centro Ippico del Cristallo” nell’ottobre dello scorso anno.

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AMARCORD Testo di Francesco Fontana - Fotografie: collezione Orlando Zanolla

Ha dimostrato come, nello sport moderno, si possano coniugare i valori con i risultati

GIANNI TONA Figura rara di gentiluomo nell’universo del calcio Educatore nella vita e nella competizione, la sua recente scomparsa lascia un grande vuoto in città. Ho parlato con alcuni ex allievi di Gianni Tona. Ragazzi che lo hanno conosciuto, da insegnante, ai tempi della Scuola Media. E ho avuto la conferma di quanto, in veste di amico e collega, già pensavo di lui. A distanza di vent’anni, infatti, lo ricordano con parole autentiche, che trovo doveroso citare per riproporne la particolare personalità. Molto schietta e molto umana. Una persona che sapeva farsi rispettare senza esercitare l’autorità; che non veniva vista, per il suo rapporto con gli alunni, come un “professore”, ma che riusciva tuttavia a coinvolgerli e a ottenerne la considerazione. Voleva bene indistintamente a tutti i ragazzi, bravi o mediocri, ligi oppure negligenti. Uomo di sport, si relazionava inoltre in modo speciale con i giovani: una marcia in più, questa, che lo poneva al di sopra delle parti. Una fotografia che non lascia ombre sui suoi valori. Trovo conseguenza naturale e implicita che tali qualità venissero contemporaneamente messe in opera nel suo ruolo di allenatore e di dirigente sportivo. Innamorato del calcio, riversava le sue attitudini sui giocatori, che considerava -prima ancora che pedine tatticheuomini a tutti gli effetti, con i loro pregi e i loro limiti (non smentendo così la vocazione di educatore). Mi tornano alla mente alcune considerazioni sullo sport (e sul calcio in particolare), scambiate a scuola nei ritagli di tempo. Ricordo come esprimeva la

sua visione, chiara e disincantata, del gioco di squadra: non la nostalgia di un passato da ex atleta, ma la propensione ad affrontare le tematiche moderne adeguandosi con dedizione alle necessità inderogabili dei nostri giorni. Insomma, una figura per la quale era chiaro l’aspetto etico, da un lato, e quello tecnico-tattico dall’altro; come la prerogativa principale di un buon allenatore consistesse nel tentativo costante di coniugarli. Gianni rivelava la sua personalità anche attraverso piccole cose, all’apparenza banali. Per esempio l’affetto per i suoi Maggiolini Volkswagen. Automobili che potevano sembrare anacronistiche, ma che a un attento esame denunciavano ragioni attendibilissime. Mezzi onesti e affidabili, concepiti per il loro fine e poco altro. Quasi a significare che le strade della vita e dello sport possono essere semplici e lineari. Tutto il resto è super-

fluo ed eccessivo. Non una persona chiusa nei propri presupposti etici, pertanto, ma un uomo propenso al dialogo e al confronto. In qualche occasione Gianni mi ha infatti rivelato -con l’autoironia di cui non era privo- quella che quasi considerava una “debolezza” connaturata alla sua indole: lasciarsi cioè prendere dal piacere del convivio e delle discussioni (spesso a sfondo sportivo), dimentico dello scorrere dei minuti. Occasioni non cercate, non vissute in maniera goliardica per un bisogno di evasione, ma una opportunità di avvicinarsi agli altri. Sapeva ascoltare, con discrezione e garbo: un atteggiamento che sembrava contrastare con il suo aspetto fisico, carismatico e atletico. Certo avrebbe potuto confrontarsi ancora su molti argomenti e altrettanto dare al mondo delle competizioni... Ciao Gianni!

Due immagini di Gianni Tona che testimoniano la sua passione per il gioco del calcio.

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FELLOWSHIP Testo di Andrea Minchio, con la collaborazione di Roberto Grandesso Fotografie: Marco Stefani, Stefano Bertuzzi, Filippo Novello

L’iniziativa è stata promossa dal Club Altopiano Racing Team con la collaborazione di Gilberto Pozza, ideatore del Progetto M.I.T.E., del Gruppo Sportivo Non Vedenti Vicenza e del Centro Assistenza Land Rover di Bassano

“INSIEME SI PUÒ” In fuoristrada sugli sterrati di Conco con navigatori non vedenti L’evento, svoltosi lo scorso 16 settembre all’insegna dei valori umani più autentici, è stato coronato da un meritato successo, tanto sul fronte tecnico-sportivo quanto su quello dell’amicizia e della partecipazione.

Stefano Bertuzzi, presidente del club Altopiano Racing Team e organizzatore del raduno “Insieme si può”.

In molte, moltissime circostanze lo sport sprigiona potenzialità davvero uniche, occasioni ideali per creare affiatamento, amicizia, solidarietà, scambio di idee... In certi casi riesce ad andare addirittura oltre, offrendo (e non solo a chi lo pratica!) l’opportunità di provare emozioni e sentimenti particolarmente nobili ed elevati. Insomma, di sperimentare la gioia della compartecipazione e della condivisione, avvicinando tra loro le

persone che hanno di più con quelle che hanno di meno (anche in termini di salute e possibilità fisiche). A questo proposito Stefano Bertuzzi, giovanissimo presidente del club Altopiano Racing Team (è del 1989), ci racconta una sua recente esperienza: “Appassionato dei quattroperquattro, dal 2008 organizzo il Conco off road, un raduno fuoristradistico nato quasi per gioco e in breve tempo cresciuto

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Il nutrito drappello di fuoristrada impiegati in occasione del raduno “Insieme si può”, schierati in buon ordine durante una pausa della manifestazione.

in maniera significativa. Basti pensare che l’incontro di quest’anno, svoltosi lo scorso 31 luglio, ha visto al via una sessantina di mezzi e la bellezza di 140 partecipanti: una manifestazione che piace, dunque, e che porta sugli sterrati di Conco, mio comune natale, appassionati e cultori provenienti da mezzo Veneto. All’edizione 2011 aveva preso parte pure il bresciano Gilberto Pozza, ideatore del Progetto M.I.T.E.


I fuoristrada in azione sulle strade e sugli sterrati di Conco (Altopiano di Asiago): l’itinerario si è snodato per una quarantina di chilometri toccando località ricche di fascino e concludendosi al Biancoia.

(Miteinander Insieme Together Ensemble), finalizzato a coinvolgere i non vedenti nell’ambiente rallystico: una persona ipovedente e superdinamica, dalla formidabile carica umana e dalle straordinarie doti organizzative. E’ stato proprio lui a suggerirmi di dare vita a “Insieme si può”, evento che poi abbiamo progettato di comune accordo e concretizzato poco più di due settimane fa. Esattamente il 16 settembre”.

L’iniziativa, prima del suo genere nel nostro territorio, merita di essere compresa e conosciuta: tanto per la sua originalità (che comporta grande perizia sul fronte della pianificazione) quanto e soprattutto per le straordinarie implicazioni umane, sociali e psicologiche. “In pratica -prosegue Stefano Bertuzzisi è trattato di un raduno fuoristradistico in piena regola, studiato ad hoc per le persone non vedenti e ipovedenti.

L’organizzazione, curata dall’Altopiano Racing Team, è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’infaticabile Gilberto Pozza, del Gruppo Sportivo Non Vedenti Vicenza e dei fratelli Mario e Federico Scremin del Centro Assistenza Land Rover di Bassano. Questi ultimi, in particolare, hanno generosamente messo a disposizione dell’evento una decina di veicoli e coinvolto circa una quindicina di volontari: persone sensibili e prepaESSE • 29


FELLOWSHIP

rate che, con la loro opera, hanno assistito per tutta la giornata i non vedenti e garantito un’ottima riuscita”. E sotto il profilo pratico? Sembra davvero difficile realizzare una simile impresa... “Certo sono necessarie approfondite conoscenze tecniche e grande sensibilità, ma non è così difficile come può apparire. Al meeting hanno partecipato 16 persone, fra non vedenti e ipovedenti. Gente energica e di spirito, che si confronta costantemente con la realtà quotidiana e che ha saputo sviluppare doti eccezionali; in molti casi, anche una notevole autosufficienza. Calati nei panni di navigatori e tutti muniti di roadbook in braille, i partecipanti ci hanno guidato (con una sicurezza per me impensabile) lungo i quaranta chilometri del tragitto, toccando le località più note di Conco, come Fontanelle oppure Le Laite, e concludendo l’itinerario al Biancoia senza alcun intoppo. Ma non è tutto. Qui hanno infatti affrontato, alla guida dei fuoristrada, un percorso in sicurezza precedentemente predisposto: circa mezzo chilometro, con alcune curve e qualche tornante. Confesso che sono rimasto strabiliato!”. Il ricordo di quest’esperienza è molto vivo in Stefano Bertuzzi. “Non immaginavo tanta destrezza e ESSE • 30

abilità. Considerato che molti di loro non avevano mai visto un’auto (purtroppo proprio nel vero senso della parola) l’effetto è stato ancora più sconvolgente. Abituati al manubrio del tandem per non vedenti, che si muove avanti e indietro per dare la direzione di marcia, inizialmente non capivano il funzionamento del volante. Ma è stata questione di pochi minuti; subito dopo si sono infatti rivelati più disinvolti di quanto si possa credere. Bravi anche con il cambio e la frizione, rapidissimi nell’apprendimento. Evidentemente la perdita di un senso importante come la vista li ha resi estremamente ricettivi e attenti”. Conclusa la prova, le parti si sono invertite ed è toccato agli accompagnatori guidare a occhi bendati. “Non riuscivo nemmeno -ci spiega ancora il presidente del club Altopiano Racing Team- a trovare la maniglia della portiera. Ma ho provato la sensazione peggiore quando, a macchina in movimento, non capivo più nulla: perso completamente il senso dell’orientamento, mi chiedevo perfino se viaggiassi in avanti oppure no. Terribile!”. Un test drammatico che ha evidenziato, in maniera semplice ma estremamente significativa, le infinite difficoltà contro le quali i portatori di handicap in genere combattono ogni giorno.

“E’ stato solo un momento, per fortuna, che rimarrà ben impresso nel mio vissuto personale. Un’impressione quasi sconvolgente, poi controbilanciata dal momento più bello: quello dei reciproci ringraziamenti (davvero commoventi), dei saluti e dell’arrivederci al prossimo anno. Già, perché abbiamo gettato le basi per l’edizione 2013, che sarà ancora più ricca e partecipata...”. Tornando infine alla normale “attività” fuoristradistica, Stefano Bertuzzi ci invita ad annotarci un appuntamento importante e imminente. “Curato dal Registro Storico Italiano Land Rover e dal Centro Assistenza Land Rover Scremin, il prossimo 28 ottobre si svolgerà il Secondo Raduno Registro Storico a Nord-Est. La partenza è prevista in piazza Libertà a Bassano (alle ore 8.00) e le iscrizioni vengono raccolte dagli amici Federico e Mario Scremin. Vi raccomando: se avete la fortuna di possedere una Land Rover, non mancate!”. Altopiano Racing Team Tel. 334 3145523 conco4x4offroad@gmail.com Scremin Aldo & Luigi snc Via C. Rosselli, 32 Bassano del Grappa (VI) Tel. 0424 503720 screminbassano@libero.it


SPORT & DIRITTO Testo di Elisa Minchio - Foto: Jus Sport Bassano

Dai successi nelle gare nazionali alle manifestazioni a favore della solidarietà e all’organizzazione di importanti convegni di approfondimento sul tema della giustizia

Giustizia nello sport? Gli avvocati dello Jus Sport Bassano, seppur alle prese con il drammatico problema della chiusura del Tribunale e della Procura della Repubblica (alla quale stanno opponendo una fiera resistenza), non rinunciano a studiare un universo dalle molte contraddizioni.

Il 2012 volge al termine, così come le iniziative e le performance dello Jus Sport Bassano che -sotto la guida del presidente, avv. Nereo Merlo- anche quest’anno ha tenuto alto l’onore sportivo del Foro di Bassano del Grappa. Molti sono stati, infatti, i risultati dell’associazione giallorossa, che si è affermata con successo in tutte le manifestazioni alle quali ha parteESSE • 32

cipato, tanto sulle strade del ciclismo quanto sui campi di calcio. E’ giusto, a tale proposito, ricordare come lo Jus Sport Bassano abbia ben figurato nell’annuale torneo extraregionale Avvocup 2012, giungendo imbattuto alla finale: appuntamento che ha avuto luogo nel prestigioso stadio Pierluigi Penzo a Venezia, dove i giuristi bassanesi hanno

conquistato, contro un Brescia da Serie Cadetta, un ottimo secondo posto. E ancora, come gli avvocati Bellin e Merlo, nel campionato italiano di ciclismo forense, abbiano portato a Bassano ben cinque maglie tricolori di specialità, oltre al titolo di categoria con Bellin, classificatosi peraltro secondo assoluto all’esito delle quattro prove previste.


GIUSTIZIA NELLO SPORT? La Giustizia Sportiva dal calcio-scommesse alla criminalità organizzata… e ad altri “mali” dello sport Doping nel sistema di giustizia internazionale Tribunale Arbitrale Sportivo RELATORI Avv. Angelo Cascella Certo il Foro bassanese in questi giorni respira a denti stretti, e non per le fatiche sportive: la notizia della soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica, così drammaticamente spazzate via a onta delle diciottomila firme, raccolte in meno di quattro settimane, e di una Cittadella della Giustizia quasi ultimata e prossima alla consegna, ha messo (per rimanere

nell’ambito sportivo) knock out non solo gli avvocati e gli operatori di giustizia, ma anche i cittadini stessi, che tanto avevano “tifato” per il loro mantenimento. Ma, come si può immaginare conoscendo la tempra combattiva che li anima (e che così spesso ha portato lo Jus Sport sugli scudi), si tratta solo del primo round: gli avvocati stanno affilando i fioretti per il

La formazione dello Jus Sport allo stadio Penzo di Venezia, lo scorso 9 giugno, prima della finalissima Avvocup 2012 contro lo Jus Brescia. Con i giallorossi, pure il presidente del Tribunale, dott. Aurelio Gatto. Gli avvocati Francesco Bellin e Nereo Merlo a Caserta, in occasione del Campionato Italiano di Ciclismo Forense: i legali bassanesi si sono aggiudicati due maglie tricolori di specialità ciascuno (crono e gara in linea) conquistando ben quattro medaglie d’oro.

Componente del TAS di Losanna

Avv. Jacopo Tognon Presidente Corte Federale FCI Componente del TAS di Losanna 26 ottobre 2012 - ore 15.00 Hotel Palladio - Sala Da Ponte

Bassano del Grappa

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SPORT & DIRITTO Il Ponte degli Alpini, simbolo della città, con gli striscioni “Salviamo il Tribunale”, esposti durante una delle manifestazioni organizzate dal Comitato Spontaneo per la salvaguardia del Tribunale e della Procura di Bassano del Grappa. Due momenti del convegno “La violenza nello sport e negli stadi. Cronaca e Diritto” organizzato dallo Jus Sport lo scorso anno.

duello più importante, quello dei ricorsi avanti la Corte Costituzionale e a tutti gli Organi competenti, compresa la Corte dei Conti, per smantellare il decreto che sancisce la soppressione del Tribunale e della Procura bassanesi, denunziando non solo l’enorme spreco di denaro, ma pure il grave danno subito dalla comunità, destinata a perdere un presidio di giustizia e legalità per il territorio, efficiente nella risposta e agevole da raggiungere; anche perché l’economia e la sicurezza della zona verrebbero rapidamente depauperate dalla prevedibile e ulteriore perdita del locale Commissariato, dell’Ufficio delle Entrate, dell’Ufficio Inps e via via di altri punti di riferimento a sostegno delle attività produttive. L’impegno su questo fronte non distrae lo Jus Sport da quello, sempre coltivato e sostenuto, dell’approfondimento del tema della giustizia sportiva e della solidarietà, che quest’anno ha già visto la squadra di calcio del Foro Bassanese impegnata a fianco della Onlus Il Colore Viola-Bambini Liberi dall’epilessia e dell’Associazione Oncologica San Bassiano in due incontri con la squadra

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dei medici del San Bassiano. Prossimamente, il 27 ottobre, si terrà l’ormai tradizionale “Partita del Cuore” a favore della Città della Speranza; l’incontro verrà preceduto, venerdì 26 ottobre, da un interessante convegno dal tema: “Giustizia nello Sport?”, che vedrà illustri relatori affrontare il delicato tema della giustizia in ambito sportivo, con tutte le problematiche, sostanziali e processuali, che hanno riempito e che tuttora riempiono le pagine dei quotidiani.

Dunque sport, giustizia, legalità e solidarietà: le insegne dello Jus Sport Bassano non si abbasseranno davanti a nulla, perché le buone cause, e tutte queste lo sono davvero, non devono mai essere abbandonate, nemmeno per un momento. Jus Sport Bassano ASD riconosciuta dal CONI Via Barbieri, 9 - Bassano del Grappa Tel. 0424 521444 / Fax 0424 523809


QUI PANATHLON


A cura di Aldo Primon, Andrea Minchio e Giuseppe Parolin - Fotografie: raccolta famiglia Todescan

Socio del Panathlon bassanese, vanta un passato agonistico di tutto rispetto nel sollevamento pesi

ALESSANDRO TODESCAN Come forgiare corpo e spirito Alessandro Todescan è nato a Vicenza nell’agosto del 1939. La voglia di sport è scaturita in lui dal desiderio di togliersi il nomignolo di “ragnetto”, dovuto alla sua esile costituzione fisica e bonariamente cucitogli addosso dai compagni di scuola. Una precisa determinazione, che lo ha portato nel tempo a formarsi un corpo agile e armonioso con il quale poter competere per qualcosa di importante. Gli inizi lo hanno visto dedicarsi al lancio del peso, disciplina non certo fra le più leggere, e togliersi ben presto la soddisfazione di diventare campione d’istituto e finalista ai Campionati provinciali. La vera svolta, tuttavia, è avvenuta su consiglio di un amico, che gli suggeriva di acquistare un bilanciere, fra i primi in vendita a Vicenza. La prestigiosa palestra Umberto I (a due passi da casa) gli ha permesso inoltre, proprio in quel periodo, di relazionarsi con uno sport particolare, il sollevamento pesi, nel quale l’atteggiamento mentale conta quanto la preparazione fisica. Lo spogliatoio, il sudore e i duri allenamenti, condivisi con persone che ancora oggi ricorda con affetto: sono questi i “compagni” di quel viaggio nello sport che lo ha portato a raggiungere, alla prima competizione, il podio più alto. Un risultato che lo ha indotto a credere nelle proprie potenzialità e a perseverare. Così, destreggiandosi fra studio e palestra all’insegna del proverbiale mens sana in

E’ un professionista stimato e apprezzato, amante dell’arte e della letteratura; non tutti in città conoscono però i suoi importanti (e sorprendenti) trascorsi sportivi...

corpore sano, Alessandro Todescan ha trovato nella progressiva trasformazione del suo fisico la determinazione giusta, quella che lo ha portato cioè a tagliare traguardi sempre più prestigiosi. Ormai il “ragnetto” non esisteva più. Il suo curriculum si è via via arricchito, vedendolo campione veneto assoluto negli anni 1959, 1960 e 1961. Non solo: nel 1960, a Genova, ha vinto il Campionato

Pagina a fianco, un passaggio di “distensione lenta” durante una competizione nella palestra Bentegodi di Verona (primi anni Sessanta). Sul titolo, un disegno di Alessandro Todescan. Il professionista bassanese coltiva infatti, assieme a quella per la letteratura, la passione per la pittura.

Sopra La squadra dell’Umberto I di Vicenza prima dell’incontro con la Reyer Venezia (22 ottobre 1961): Alessandro Todescan è il terzo da destra. A fianco Alessandro Todescan in un ritratto fotografico di qualche tempo fa.

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QUI PANATHLON A destra, in senso orario, alcune immagini dall’album di Alessandro Todescan: con la maglia della Nazionale, nella rosa dei probabili Olimpici; esibizione a Lumignano (VI) con slancio di Kg 132,5; il podio nel Campionato italiano a squadre del 1961; fisico ben scolpito, in spiaggia con gli amici. Qui sotto, un’immagine da manuale: la prima fase, in sforbiciata, di uno slancio (Verona, 1960).

italiano Juniores stabilendo il record nella disciplina a “distensione lenta”. Nel 1961 a Bracciano, dopo aver vinto il Campionato italiano a squadre, è stato inserito all’interno del Gruppo Fiamme Oro nella rosa dei probabili Olimpici. Insignito della medaglia d’oro dal sindaco di Vicenza quale migliore atleta cittadino, ha visto però frantumarsi il sogno dei Giochi a causa di un infortunio subito in allenamento. Spondilolistesi: questa la diagnosi che di fatto ha messo fine alla sua carriera agonistica. Numerosi sono i ricordi, molte le emozioni. Ma su tutto prevale la consapevolezza che la grande determinazione nell’affrontare allenamenti tanto duri e impegnativi ha contribuito fortemente alla crescita dell’autostima. Come una sorta di antica magia, un’essenza che è possibile individuare solo negli sport più autentici e puri. Ancora oggi quell’ordine mentale e quel caricarsi “dentro” accompagnano Alessandro Todescan nella vita di ogni giorno. E non mancano nemmeno gli allenamenti quotidiani nella palestra di casa, complice il bilanciere comprato tanti anni fa. Anche il tennis, la corsa e la passione per la bicicletta lo aiutano a mantenersi in forma e a convivere con i postumi dell’infortunio di allora. Tifoso assiduo del Vicenza, da qualche tempo frequenta con minor passione lo ESSE • 38

stadio e lo sport televisivo, nauseato dall’inquinamento e dal giro di denaro che hanno travolto il mondo del calcio. Fenomeni che considera lontani anni luce dal suo modo di concepire lo sport. Se la parabola agonistica e l’amore per la squadra del cuore fanno parte di un passato importante, da parecchi anni ormai altre due passioni animano Alessandro Todescan: la scrittura e la pittura. Nel 1976, per esempio, ha pubblicato I giorni del Mediterraneo (Rebellato editore), romanzo nel quale ha trasmesso le emozioni e le sensazioni vissute durante una vacanza giovanile. Ma è soprattutto attraverso la pittura (ha tenuto la prima personale proprio a Bassano, nel 1983, alla Galleria Il Fiore) che ritiene di esprimere la sua visione della vita. Soggetti che è possibile ritrovare nei versi del grande poeta guatemalteco Miguel Ángel Asturias: Maschere con eruzioni di rubini, teschi dalle dentature incrostate di giadeiti, oroscopi diafani come la bellezza, città di bianchissimo incenso, sino a giungere alla respirazione, all’olfatto, al polline, al calendario di cenere, alla grandine dei geroglifici... (Clarivigilia primaveral)

Parte delle sue opere impreziosiscono il suo studio di notaio, nel cuore di Bassano, togliendo l’aria solenne e grave che spesso caratterizza un certo tipo di ambienti professionali. Quanti atti costitutivi in quelle stanze! Quante società, associazioni, contratti, ufficializzati sotto la sua attenta, quasi paterna, supervisione. Membro del Panathlon bassanese, è prodigo di consigli e sempre pronto a cogliere l’aspetto umano e costruttivo in seno al sodalizio cittadino, mettendo inoltre la sua competenza a disposizione di tutti i soci del club. I magici momenti vissuti nella pratica del sollevamento pesi, uno sport fra i più duri in assoluto, ne hanno indubbiamente forgiato il corpo e lo spirito. Di certo hanno contribuito ad alimentare in lui valori come l’amicizia, la condivisione, lo spirito di sacrificio, insegnandogli a porre sempre l’uomo prima di ogni altra cosa. E tutto questo, anche se a suo tempo le Olimpiadi sono sfumate per un soffio, vale sicuramente più di una medaglia. A fianco “I giorni del Mediterraneo”, romanzo pubblicato da Alessandro Todescan nel 1976 (Rebellato Editore).


Esse - Lo sport nel Bassanese  

Ottobre 2012

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