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Editrice Artistica Bassano

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Città di Bassano del Grappa Assessorato alla Cultura e al Turismo

PERIODICO DI CULTURA, ATTUALITA’ NOVEMBRE / DICEMBRE 2019

1938

E SERVIZIO


SOMMARIO

Copertina Bassiano Zonta, Archi arditi a Palazzo Sturm, 2015. All’amato fotografo bassanese è dedicato il servizio a pag. 16.

News Periodico di Attualità, Cultura e Servizio

Anno XXV - n. 179 Novembre/Dicembre 2019 Direttore responsabile Andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO Piazzetta delle Poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ’94 Bassano News è patrocinato da Città di Bassano - Assessorati Cultura e Turismo Ideazione e direzione artistica Andrea Minchio Redazione Elena Trivini Bellini, Andrea Gastner, Diego Bontorin, Elisa Minchio, Antonio Minchio Collaborazioni Associazione Scrittori Bassanesi “Il Cenacolo” Comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-Archivio Bassano del Grappa F. Bicego, C. Caramanna, A. Faccio, C. Ferronato, A. Gaidon, F. Giacometti, E. Gidoni, G. Giolo, S. Los, C. Mogentale, P. Pedersini, F.A. Rossi, O. Schiavon, G. Spagnol, E. Zanier, B. Zonta, M. Zonta Corrispondenti Nino D’Antonio (da Napoli), Erica Schöfer (dalla Toscana), Antonio Finco (da Londra) Stampa Stampatori della Marca - Vallà di Riese Pio X Distribuzione Bassano e comprensorio

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p. 5 - Gens bassia Albrecht Dürer. Un illustre bassanese p. 10 - Pianeta Casa Le locazioni brevi abitative p. 12 - I nostri tesori Il mistero della Pesca miracolosa di Jacopo Bassano p. 14 - The City In visita alla Londra nascosta p. 16 - Art News Bassiano Zonta. Quando il cuore batte in bianco e nero p. 18 - La lezione del passato L’infinito in Anassimandro e Leopardi

p. 20 - Abitare Comporre la finestra ideale? È possibile con il sistema FIN-Project p. 22 - Afflatus Per comunicare è importante ascoltare p. 25 - Punctum dolens Fatevi gli affari miei! p. 26 - De Musica Amici della Musica. L’irrinunciabile necessità di coinvolgere e… p. 28 - Sfide Minimondo. L’universo ferroviario (in miniatura) a Rossano Veneto p. 30 - Sì, viaggiare Giordania. Un sogno a portata di mano p. 32 - Artigiani Confartigianato: dialogo con i sindaci

In alto, da sinistra verso destra Paolo Veronese, Il ratto di Europa, olio su tela, particolare, 1580. Roma, Pinacoteca Capitolina. Come si colloca l’Unione Europea nell’attuale scenario internazionale? E cosa si dovrebbe invece fare per aumentarne il peso in politica estera? Il generale Giorgio Spagnol, esperto in materia, ci fornisce un quadro realistico dell’attuale situazione geopolitica (pagina 36). Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo, bulino, 1513. Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle. Possiamo annoverare il grande artista tedesco fra gli illustri bassanesi? Sergio Los, pagina 5.

p. 34 - Renaissance Sua Maestà, il tartufo di San Miniato p. 36 - Il rapporto Europa, quo vadis? p. 38 - Restituzioni Un calendario e due restauri p. 40 - Il Cenacolo Un naufrago di 300 anni p. 43 - Esercizi di stile Kintsugi. Dalla rottura il germoglio di una nuova vita p. 44 - Le terre del vino I vini della Val d’Aosta (2) p. 47 - Relax Bar Al Campiello, spazio ritrovato p. 48 - Omaggio Onore ai volontari dell’Associazione Italiana Soccorritori p. 51 - Personaggi Bruno Gonzato. Ciclista, ingegnere, avvocato e pilota d’aerei p. 52 - Star bene Il reflusso gastroesofageo nel neonato p. 54 - Saperne di più Micoterapia. Un aiuto dai funghi p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - In vetrina Leggere, contemplare, emozionarsi p. 60 - Ospitalità a Bassano e… p. 62 - Ristorazione a Bassano e…

Sotto Continua a crescere il numero degli “anziani” sempre più presenti sui social. A volte fin troppo e a sproposito… L’opinionista Antonio Gaidon ne parla senza peli sulla lingua (pagina 25).

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La mostra “Albrecht Dürer. La collezione Remondini” è implicitamente un evento sull’identità culturale della nostra comunità civica…

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ALBRECHT DÜRER UN ILLUSTRE BASSANESE

di Sergio Los Università IUAV - Venezia A sinistra, sotto ai titoli Albrecht Dürer, Autoritratto con guanti, olio su tavola, particolare, 1498. Madrid, Prado. Qui sotto Albrecht Dürer, Melencolia I, bulino, 1514. Francoforte, Städel Museum.

Le opere del genio di Norimberga, così come quelle dei celebri stampatori, sono più attuali di molta estetica contemporanea e decisamente più efficaci nel criticare quella modernità che con le emergenze climatiche sta distruggendo il nostro pianeta.

A - Perché vuoi parlare della mostra di Dürer? B - La considero una mostra molto importante, che ha successo e per questo, per il lavoro che hanno svolto, vanno complimentati i curatori. Un evento culturale perfetto. A - Sono d’accordo, di cosa parliamo allora? B - Vorrei parlare del carattere molto speciale che ha assunto a Bassano questa mostra. Quella su Dürer è implicitamente una mostra sull’identità culturale della comunità civica di Bassano, sui Remondini, su Tassotti che li valorizza, sui vari Bassano e su tutti gli artisti di questa città, sulla sua destinale cultura figurativa, diversa da quella di tante altre. Di questa esplicitazione volevo parlare, per discutere il carattere politico delle attività culturali civiche, eluso dalla sua accademica normalità. L’Italia ha una grande necessità di trovare la propria identità in un mondo perduto nell’inseguire un agonismo mortale: l’emergenza climatica ne evidenzia la realtà. Un’espressione culturale dovrebbe riportare le istituzioni della cultura a guidare l’economia e non a esserne sottomesse, nella loro obbediente neutralità. Per questo Dürer rappresenta un’opportunità volta a rendere politiche le manifestazioni culturali, come la rappresenta il restauro del Ponte

palladiano, che ha perseguito finora, a scapito della cultura, un’ingegneristica funzionalità. Siamo un importantissimo Paese culturale e - per nostra fortuna una pessima nazione industriale. Per questo il mondo ha oggi molto bisogno dell’Italia. Vorrei però fare qualche ragionamento per farmi comprendere un po’ meglio: occorre esplicitare l’implicito. A - Cosa avrebbero dovuto/potuto fare secondo questa tua prospettiva? B - Credo che avrebbero dovuto considerare la dimensione politica della mostra, perché Dürer, per l’epoca e il luogo in cui opera, è stato uno scandalo, come lo è per l’ideologia presente. È uno scandalo perché il genio di Norimberga rappresenta la resistenza del Cristianesimo in un mondo riformato, addirittura in Germania dove esso emerge, dimostrandolo anche praticamente attraverso l’uso di quel linguaggio composito, parole e immagini, che con l’iconoclastia della Riforma verrà praticamente abolito. Perfino nell’Italia che lo aveva originato per quel suo diventare, attraverso l’estetizzazione del XVIII secolo, da progetto morale a intrattenimento, trasformato nell’opera d’arte moderna estetizzata: fuori dunque da quel linguaggio quotidiano integrato a quello scritto e verbale con cui comunicava la nostra comunità linguistica. A - Perché consideri così attuale e rilevante la produzione di Dürer, che in fondo, a parte la sua grandezza artistica, appare nelle sue incisioni abbastanza monotono? B - Mi interessa meno la sua grandezza artistica, innegabile, della sua posizione politica. È proprio l’intervento della capacità di moltiplicare le immagini attraverso l’incisione, che risponde alla sfida della stampa delle scritture

che attiva e supporta la stessa cultura riformata volta a creare l’individuo e la credenza che esso possa gestire il linguaggio nella sua mente individuale, anche senza comunità linguistiche, rimpiazzate da una comunità linguistica universale (magari logico-matematica). È il valore della scrittura stampata, e quindi della pubblicazione dei libri, che consente una lettura muta, individuale, a rendere per secoli credibile l’idea della possibilità dell’esistere individuale, con una specie di linguaggio individuale universale: il monologo cartesiano supporta proprio l’immaginare questa trasformazione. L’icono-

Sotto Elaborazione grafica del Quadrato magico dell’incisione: la somma dei numeri di ogni riga, ogni colonna e di entrambe le diagonali dà 34; così come la somma dei numeri nei cinque settori quadrati (laterali e centrale). In nero, la data dell’opera (1514), anno della morte della madre dell’artista.

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Qui sopra L’enorme King Kong Rhino in acciaio inossidabile (otto metri di altezza e quattro di larghezza), esposto in occasione della mostra “Albrecht Dürer. La collezione Remondini” nella terrazza di Palazzo Sturm. È stato realizzato nel 2011 ed è un’opera itinerante dell’artista cinese Li-Jen Shih.

A fianco Albrecht Dürer, Rhinocerus, xilografia, 1515. Londra, British Museum. Sotto Albrecht Dürer, Autoritratto con fiore d’eringio, particolare, 1493. Parigi, Louvre.

clastia della Riforma seppellisce, infatti, per secoli la capacità delle immagini di accompagnare le parole, e consolida la superiorità dei media verbali che affianca la irresistibile ascesa della modernità borghese, fino al presente. Paesaggi e figure, che erano situazioni comportamentali di un progetto morale, vengono occupati dall’universo materiale delle tecno-scienze fisiche, dalle forze ed energie che sostituiscono conversazioni e scene, pratiche comunicative di un mondo di

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significati. Al posto di conflitti morali emergono competizioni economiche supportate da eserciti attrezzati da innovazioni tecnoscientifiche: una progressiva industrializzazione che fa comprendere la preferenza per le multinazionali. La scala globale del mercato traduce la scala globale delle competizioni economiche. Le autarchie del secolo scorso hanno dimostrato, dopo avere abbattuto il Liberismo, che le forme di vita autonome a scala regionale e civica sarebbero state non solo

possibili ma augurabili. Sono state le guerre mondiali a spostare la scala della produzione industriale. Come se le nuove mura difensive urbane richiedessero, per difendere grandi nazioni, altrettanto grandi stabilimenti industriali. A - In fondo hanno fatto bene a rendere visibili queste incisioni di Dürer che solo pochi studiosi conoscevano, l’hai detto tu all’inizio. Come avrebbero potuto, invece, politicizzare questa manifestazione culturale? B - Bisognava segnalare il carattere politicamente eversivo delle immagini di Dürer, anche perché la sua presenza a Bassano è dovuta alla genialità politica e culturale di una grande istituzione inventata dai Remondini. Ancora più eversiva perché rende Bassano una città molto speciale che il presente tende a nascondere, a rendere politicamente invisibile. Perché essi combinano l’edizione dei libri assieme alla diffusione delle immagini, comprendono allora che - diversamente dalla pittura, ma analogamente ai caratteri verbali - l’incisione consente di moltiplicare anche le immagini attraverso la stampa, assumendo proprio la riproduzione di quelle incisioni come una via assolutamente centrale per questa attività. Ovvero i Remondini e Bassano sono tra i primi a stampare immagini e libri illustrati, preservando fino all’arrivo delle fotografie quel caratteristico linguaggio composito italiano di immagini e parole. Vorrei ricordare a Bassano la prima stampa dei Principj di architettura civile di Francesco Milizia è del 1785, settant’anni prima che a Milano (1853), ancora oggi studiato nelle università dato che le incisioni possono essere associate alla stampa dei libri, esserne le illustrazioni. I Remondini, dunque, rappresentano - e non solo a Bassano, ma


anche in Italia e nel mondo - quelli che hanno dimostrato con un primo atto, che non sarà così veloce nelle altre parti del mondo come lo è stato a Bassano - di poter accompagnare alla diffusione dei libri scritti anche la diffusione delle immagini stampate. E questo per Bassano non è solo una tradizione importante di quattro secoli, un valore fondamentale, ma è proprio un destino politico. A Bassano c’era già stata la fabbrica dei Dal Ponte che i Remondini fanno evolvere nei loro prodotti figurativi, essi ampliano il linguaggio composito in una forma molto innovativa e popolare. Quindi Bassano ha quasi l’obbligo di preservare questa sua autorevolezza culturale e di farla valere politicamente, non perdendo, come accade nella modernità, la referenzialità delle immagini, ma coltivandola non solo con scuole - cosa che è stata interrotta - ma anche coltivandola in tutte le sue manifestazioni culturali, rendendole fondamentalmente politiche. A - Anni fa avevi proposto, basandoti su questa tradizione, la costituzione di un ‘distretto culturale’; invece che un turismo da strada che riempie di gioia i soli commercianti, ma fa tacere la città, sprofondata in una siesta perenne: accanto al museo potremmo avere istituzioni di livello universitario, a preservare questa eredità. B - Credo che le opere dei Remondini e di Dürer siano più attuali di molta estetica contemporanea, molto più efficaci nel criticare quella modernità che con le sue emergenze climatiche sta distruggendo il pianeta. È come se tali emergenze avessero capovolto una situazione che ci illudeva con le sue promesse dell’assicurare a tutti forme di vita molto migliori di quelle passate. Quelle forme di vita ci sono state per una parte del mondo, ma non parlavano dei

costi che ora sono sotto gli occhi di tutti. Oggi nessuno può credere che quella cultura con i suoi costi possa mantenere quelle promesse. Una volta, i migranti se li andavano a prendere per riempire le fabbriche di forza-lavoro, in modo da controllare i mercati del lavoro locali, addirittura li compravano. Oggi i migranti vengono anche a spese loro e non occorre più comprarli; oggi però non li vogliono più e occorre combattere per suddividerli, ma tirano a rifilarli a Paesi come Italia, Spagna e Grecia che non hanno mai avuto tutti quegli stabilimenti industriali. Non solo ai nostri giovani, ma anche agli immigrati bisognerebbe insegnare come costruire microcittà autotrofe, capaci di sopravvivere da sole in un determinato territorio, con forme di vita appropriate alle diversità dei territori. Per rendere discutenti e parlanti quelle comunità civiche, diversamente dalle nostre mute megalopoli, quel linguaggio composito, parole e immagini, che comunica un progetto morale reciprocamente solidale, è molto più importante dell’idea corrente del renderli consumatori delle nostre colonizzazioni megalopolitane ‘a termine’, come già si sta facendo in Africa e altrove. Dimenticando le anacronistiche ‘smart cities’ di un passato industriale che sta finalmente evidenziando l’insostenibilità delle sue forme di vita. A - Insomma, tu pensi veramente che l’evoluzione della cultura industriale sia terminata? Che neanche la sua evoluzione informatica possa risolvere i tanti problemi iniziali? B - La cultura industriale non può avere futuro, per tanti motivi. Perché consuma troppe risorse non rinnovabili, rende irreversibilmente inabitabili molte parti del pianeta non sapendo controllare il clima, divide le città in classi di

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ricchi e poveri, in elite disciplinari e moltitudini di forza-lavoro, distrugge le capabilità locali con i propri multi-nazionali prodotti, sono fondamentalmente disuguaglianti e gli stabilimenti robotizzati sono l’ulteriore conferma di queste insuperabili divisioni. Anche perché non servono a far sopravvivere le persone, ma a produrre potere e merci in infinite competizioni e conflitti. Ai moderni, Dürer era soprattutto noto per la Melencolia che rispondeva a quella modalità storicocritica, tipicamente disciplinare universitaria, di interpretarlo. Seguita dalle tecno-scienze, psicologiche ed estetiche, che sono proseguite nel tempo. Penso alle letture psicologiche e psicanalitiche di Panovski (Raymond Klibansky, Erwin Panofsky, Fritz Saxl, Saturno e la melanconia, Einaudi, TO 1997) che, essendo allievo di Cassirer, doveva conoscerne le ‘forme simboliche’ e quindi Cassirer per primo avrebbe dovuto considerare, puntualizzare, focalizzare, l’unicità e l’importanza di questa ribellione all’ico-

Sopra Albrecht Dürer, San Girolamo nella cella, bulino, 1514. Dreda, Staatliche Kunstsammlungen.

Qui sotto Albrecht Dürer, L’Annunciazione, xilografia, 1500-’02. Albertina, Vienna.

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noclastia interpretata da Dürer. Ma anche al convegno del 1990 su “Il dolore morale. Omaggio a Dürer” (F. Garonna, P. Marini) che sviluppa una discussione sulle moderne vicissitudini mentali degli individui. In qualche modo, potremmo dire che la mostra ha fatto bene a non evidenziare (riprendere) quelle interpretazioni correlate alla moderna ‘depressione dei creativi’, che non aveva direttamente a che fare, almeno nelle interpretazioni che ne sono state date con la referenzialità morale presente in quasi tutte le altre immagini di Dürer. Accanto a questa, un’altra immagine si afferma, fortemente accentuata da quella bella scultura luccicante estetica che si incontrava prima di entrare in mostra: il Rinoceronte, naturalmente, che è molto inferenziale e poco referenziale dato che si riferiva a un animale che Dürer non aveva neanche mai visto, e che però si era fatto raccontare: ecco dunque l’integrazione tra parole e immagini, nel momento in cui Dürer cerca di trattenerle a fronte della scelta fatta dalla Riforma, che poi ne caratterizzerà tutte le rivoluzioni fino al presente. Non è un caso, ma doveva essere messo in evidenza, che la forma di vita moderna sta facendo scomparire i rinoceronti come specie, quindi la scultura che accompagna la mostra potrebbe diventare un monumento funebre. A - Non è questa la condizione moderna che libera effettivamente gli umani dall’obbedienza alle chiese e monarchie del passato? Non mi sembri molto convinto su questa condizione conquistata dall’Illuminismo moderno, e neanche dalla neutralità delle tecnoscienze come delle ‘humanities’. B - Vi è un’altra condizione che mi pare più libera e che concerne società, città meno affollate, perciò capaci di parlare, discutere.

Qui sopra Frontespizio dei Principj di Architettura Civile di Francesco Milizia (Tomo terzo), pubblicati a Bassano nel 1813 dalla Tipografia Giuseppe Remondini e figli. In alto, a destra Albrecht Dürer, Autoritratto all’età di ventidue anni, disegno a penna su carta, 1491-’92. Erlangen, Raccolte grafiche della Biblioteca universitaria.

Sotto Albrecht Dürer, Natività, xilografia, 1504. Berlino, Staatliche Museen.

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Siamo passati dalle città piccole e medie alle immense megalopoli e nazioni senza sceglierle, con le motivazioni a posteriori del vivere forme di una vita più comoda e lunga, perdendo un po’ di partecipazione morale e politica, nella transizione dalle democrazie deliberative discutenti alle democrazie rappresentative deleganti. Le democrazie deliberative, che sviluppavano pratiche discorsive critiche, proattive, sono impraticabili nella grande scala della modernità. Quelle democrazie deliberative operavano alla scala cittadina - non nazionale e tanto meno globale - attraverso comunità civiche operanti con ‘norme elettive’, non prescrittive. Queste norme elettive - che regolano la vita delle ‘comunità di persone’, diverse dalle ‘moltitudini di individui’ proprio per le diverse norme che ne contraddistinguono le interazioni - le applichiamo volontariamente, perché siamo convinti della loro reciproca utilità, ovvero siamo noi stessi interessati a farle applicare anche agli altri che condividono la nostra comunità e impegnati, quando non fossimo più convinti di esse, a convocare una riunione della comunità per discuterne una modifica, per migliorarle appunto insieme. Non occorre nessuno che sorvegli poiché, come nel caso del linguaggio - del quale non rispettando le regole abbiamo lo svantaggio di non essere compresi, coordinati, riconosciuti e rispettati - siamo tutti reciprocamente interessati come persone appartenenti alla stessa comunità linguistica a condividere grammatica e lessico del comune linguaggio. Nessuna prescrizione da estranei dunque, poiché appartenendovi siamo noi la comunità che propone le norme, ne impersoniamo insieme le commedie. A - Perché mai abbiamo abban-

donato quelle forme di democrazie discutenti che hai chiamato deliberative? Cosa ha trascinato tutti noi alla globalizzazione? B - Sono convinto che sia proprio quella moderna reciproca competitività a trasformare gli altri in antagonisti, a doversi quindi difendere tutta la vita e per questo perseguire alleanze sempre più estese per aumentare la propria sicurezza. Una tendenza alla grande scala, alla globalizzazione, che non può fermarsi prima di diventare mondiale, ossia globale. E a quel momento, dopo avere sviluppato le tecnologie più innovative potenti di difesa, buttare via tutto senza poterle neanche vendere, dato che nessuno potrebbe più comprare armi finalmente inutilizzabili, e cambiare completamente forma di vita. La competizione spinge ognuno circondato da potenziali antagonisti ad accumulare più ricchezze possibili, per non avere bisogno di farsi aiutare dagli altri, dai concorrenti. Sono due mondi quelli che emergono: uno, quello delle competizioni moderne, dove c’è chi vince e chi perde. Per questo occorrono regole esterne ai concorrenti, che si presuppone potrebbero imbrogliare per vincere: è la nomadica mutevole vita di spostamenti continui; l’altro, quello delle comunità solidali del reciproco aiuto e della vita condivisa, che provengono da una tradizionale civicità e dalla stanzialità della vita civica auto-sussistente, inevitabilmente agricola, che comporta stabili condivisioni spaziotemporali.


LOCAZIONI BREVI ABITATIVE Nuove disposizioni in materia

PIANETA CASA

di Orazio Schiavon

Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

A fianco L’avvocato Paolo Scalettaris, vicepresidente di Confedilizia, da anni impegnato a studiare gli aspetti legali della proprietà immobiliare nell’ambito associativo.

Riportiamo qui un estratto della relazione sulle locazioni brevi abitative, tenuta a Piacenza lo scorso mese di settembre dall’avvocato Paolo Scalettaris, in occasione del 29° Convegno del Coordinamento Legali di Confedilizia. Trattandosi di un tema di estrema attualità, anche per le sue implicazioni nell’ambito della locazione turistica, lo proponiamo all’attenzione dei lettori.

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Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale… Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto. Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori. Confedilizia notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. Preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti. Visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati.

L’art. 4 del d.l. n. 50 del 2017 ha fissato una serie di regole di portata fiscale dirette a introdurre la figura della “locazione breve abitativa”. Le nuove disposizioni si inseriscono nel quadro delle norme dirette a regolare le locazioni abitative che abbiano una durata più breve della durata standard, fissata dall’art. 2 della l. n. 431 del 1998: quadro del quale fanno parte sia le norme che regolano la figura della locazione abitativa transitoria (art. 5 della l. n. 431) sia le norme che disciplinano la figura della locazione turistica (l’art. 1 lett. c) della l. n. 431 e poi l’art. 53 del codice del turismo, il d.lgs n. 79 del 2011). L’introduzione della figura della “locazione breve abitativa” induce a compiere l’esame delle figure

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ora ricordate (che peraltro sono già state esaminate ampiamente dalla dottrina e in parte anche dalla giurisprudenza) al fine di verificare se e quali siano i rapporti ravvisabili tra la nuova figura e le fattispecie anzidette. Da tale raffronto emerge con chiarezza che la “locazione breve abitativa” non può essere considerata quale fattispecie autonoma e distinta da quelle preesistenti, ma deve considerarsi piuttosto - anche alla luce di quanto segnalato dalla circolare n. 24 del 2017 dell’Agenzia delle Entrate - quale possibile modo di atteggiarsi dell’una o dell’altra delle due figure anzidette. Da segnalare poi che proprio con riguardo alle locazioni brevi è stata recentemente introdotta la previsione di un codice identificativo, previsto anche per le strutture ricettive dal decreto cd. “crescita” del 2019: si tratta di una novità normativa che presenta numerosi profili critici. Va sottolineato infine che la fattispecie della “locazione breve abitativa” può dare luogo a questioni dalla soluzione non agevole con riguardo ai suoi rapporti con la disciplina del condominio, rapporti che possono presentarsi soprattutto nel caso in cui il regolamento del condominio - che peraltro deve essere regolamento di natura necessariamente contrattuale - contenga disposizioni che vietino o limitino la facoltà dei condòmini di rendere le proprie unità immobiliari oggetto di “locazione breve abitativa”. Per approfondire www.confedilizia.it/ abstract_locazione_2019/

A DOMANDA... RISPOSTA! Si domanda se il quorum costitutivo necessario per l’inizio di un’assemblea debba sussistere per tutta la durata della stessa. Secondo la giurisprudenza la risposta è negativa. Per i giudici è infatti sufficiente che il quorum costitutivo sussista al momento della costituzione dell’assemblea, essendo ininfluente che alcuni condòmini si allontanino nel corso della stessa fino anche ad abbattere il quorum necessario per il suo inizio (Cass. sent. n. 89 del 9.1.1967).

Si domanda se l’amministratore di condominio sia legittimato a stipulare il contratto d’assicurazione del fabbricato senza l’autorizzazione assembleare. Secondo la giurisprudenza la risposta è negativa. E ciò perché il contratto di assicurazione del fabbricato non ha gli scopi conservativi ai quali si riferisce l’art. 1130 primo comma n. 4) cod. civ. “avendo viceversa come suo unico e diverso fine quello di evitare pregiudizi economici ai proprietari dell’edificio danneggiato” (Cass. sent. n. 8233 del 3.4.2007).

Si chiede quale maggioranza occorra per deliberare la permuta di un bene comune. Nel caso in questione necessita il consenso della totalità dei condòmini. La giurisprudenza ha infatti ritenuto nulla una delibera che autorizzi la permuta di un bene comune assunta in assenza di tale condizione (Cass. sent. n. 11986 del 26.11.1998).

A cura dell’Ufficio Legale di Confedilizia

Andamento dei prezzi delle case in Europa dal 2011 al 2018

Andamento dei prezzi delle case in Europa nel primo trimestre del 2019

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L’opera fu commissionata dal podestà Piero Pizzamano…

Il mistero della Pesca miracolosa di Jacopo Bassano

I NOSTRI TESORI

di Claudia Caramanna

Crediti fotografici: Courtesy National Gallery of Art, Washington; Europeana

Il podestà Pizzamano ordina il quadro a Jacopo Il celebre pittore così registra la commissione nel Libro secondo (cc. 99 v, 100 r): 1545 Feci marcà cum il magnifico misier Piero Pizamano, podestà de Bassan, de farli un quadro cum la historia che Christo era in barca cum li desipuli, per precio de scudi dodese d’oro de marcà fatto, val L. 82 s. 16 Adì 12 aprile 1545 Recevì adì ditto dal magnifico Podestà contra scritto per conto et parte del ditto suo quadro dui scudi d’oro venitiani a lire sie et soldi desdotto il scudo, val L.13 s.16 Item adì 6 zugno recevì dal ditto scudi sie d’oro, val L. 41 s.8 Item adì 4 luio recevì lire sedese, videlicet L. 16 s. 0 Solvit

Una serie di importanti indizi portano a identificare la tela, ora custodita nella National Gallery di Washington, con il dipinto proveniente dalla raccolta del conte ferrarese Roberto Canonici, uno tra i più raffinati collezionisti di primo Seicento.

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Quando la Pesca miracolosa emerse dall’oscurità, nel 1989, ci si chiese dove fosse rimasto sepolto quel quadro strepitoso per circa quattrocentocinquant’anni. Era stato scoperto in una collezione inglese dall’antiquario Patrick Matthiesen, che nel 1996 ne ipotizzò un passaggio precedente per una imprecisata raccolta romana in una lettera alla National Gallery prima che il museo l’acquistasse. In sostanza era un dipinto dalla qualità altissima, ma dalla provenienza antica del tutto ignota. Paradossalmente siamo più informati sul primo proprietario, quel Piero Pizzamano con cui Jacopo fece “marcà” nel 1545 per un quadro sul tema, come riferiscono le note del libro contabile della bottega, il Libro secondo. Podestà e capitano di Bassano

dal marzo 1544 all’agosto 1545, Piero era veneziano, come da prassi. Suo padre si chiamava Matteo e aveva due fratelli: Francesco, arciprete a Bassano dal 1537 al 1544, e Marco che fu podestà a Cittadella, anche lui nel 1544. Tratti dalle biografie di Franco Signori per l’edizione a stampa del volume, questi dati si arricchiscono grazie alla miniatura della commissione con cui il doge Pietro Lando gli affidò l’incarico. Il foglio ne restituisce la fisionomia, ritraendolo inginocchiato davanti alla Vergine, e un’iscrizione ricorda che allora aveva trentadue anni, fissandone la nascita al 1512. Era un coetaneo di Jacopo, dunque, sia che il pittore si ritenga nato intorno al 1510, come vuole Ridolfi, sia che si posticipi quel momento verso il 1515, secondo la fondata

opinione di Alessandro Ballarin. È ragionevole pensare che Pizzamano abbia portato con sé la Pesca al suo ritorno in laguna ma, in realtà, sul destino dell’opera calò da subito un silenzio assoluto fino alla metà del Novecento. Quarant’anni prima che riapparisse l’originale, infatti, il critico Roberto Longhi ne pubblicò una copia antica conservata a Roma nella collezione Braschi, che ne testimoniava la notorietà e il passaggio in un’importante raccolta. Sì, ma quale? Gli inventari delle collezioni europee sei-settecentesche registrano pochissimi quadri con questo soggetto, mai attribuiti a Jacopo Bassano. Si consideri, però, che quasi nessun dipinto della sua giovinezza gli è stato riconosciuto dai posteri fino all’avvento della critica moderna.


A fianco, da sinistra Ugo da Carpi da Raffaello, Pesca miracolosa, xilografia in controparte, 1518 c. Londra, British Museum, © Trustees of the British Museum.

Le opere note di quel periodo sono state regolarmente attribuite ad artisti di maggiore fama. A causa del successo dei più tardi dipinti biblico-pastorali, infatti, si era persa ben presto la percezione dello stile precedente del pittore, oggettivamente molto diverso. Per esempio i Due bracchi del Louvre erano stati assegnati prima a Veronese e poi a Tiziano. Non stupisce, allora, che la Pesca miracolosa si sia spostata sul nome di Parmigianino nella raccolta del conte ferrarese Roberto Canonici (1568-1632), uno tra i più raffinati collezionisti di primo Seicento. Poco noto al grande pubblico, ma celebre tra gli studiosi del Rinascimento, Canonici creò una sceltissima pinacoteca e ne redasse un inventario così dettagliato da permettere di identificare molti degli importanti quadri in suo possesso, tra cui il Ritratto con berretto rosso di Antonello da Messina di Londra e la Meditazione sul Cristo di Carpaccio del Metropolitan Museum. A Parmigianino assegnò un dipinto che, proprio come la tela di Washington, riproponeva lo schema della Pesca miracolosa impostato da Raffaello per gli

arazzi vaticani e diffuso da una xilografia di Ugo da Carpi. La descrizione citava, però, alcune varianti rispetto al modello che si ritrovano proprio nel dipinto di Jacopo: un apostolo che con il remo frena la barca e, sopra di lui, uno scorcio di paesaggio con un castello. Allo stesso tempo si consideri che Parmigianino non dipinse alcun quadro sul soggetto, che Canonici dichiarò nel testamento di aver fatto eseguire per il cardinale Giacomo Serra una replica dell’opera, da collegare alla copia Braschi, e che lo stile di Jacopo a metà degli anni Quaranta può ben giustificare

Commissione Pizzamano, 1544. Londra, British Library.

un cambio di paternità in quel senso. Tutti gli indizi portano, dunque, a identificare la tela di Washington con il dipinto Canonici, restituendoci così un importante tassello del misterioso destino della Pesca miracolosa.

In basso, a sinistra La rappresentazione di Bassano del suo Porto di Brenta nella Pesca miracolosa di Washington.

Pagina a fianco Jacopo Bassano, Pesca miracolosa, 1545, olio su tela, cm 143,5x243,7. Washington, National Gallery of Art.

Chi ha voglia di saperne di più, può consultare i saggi dell’autrice sul sito Academia.edu

Descrizione nell’Inventario della raccolta Canonici (1632) Il collezionista ferrarese citò così il quadro in suo possesso: “Un Christo di Francesco Parmiggiano, che stando in una barcheta, San Pietro gli stà con le mani giunte inginochiato avanti, dietro del quale gl’è Santo Andrea, che in atto di dolersi parla con Christo, in un’altra barcheta li vicina gli sono duoi altri Apostoli, che con gran fatica tirano sù una rete piena di pesce, gli n’è poi un altro, che con il remo tiene ferma la barca, sopra alla testa del quale gl’è un castello, al presente ha la cornice azura, e di rame; scudi quatrocento”.

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Dall’Art-tour ai luoghi dove nacquero i servizi igienici pubblici

THE CITY

LONDRA NASCOSTA In visita alla City meno scontata

di Antonio Finco

nostro corrispondente da Londra

Con i senzatetto fra case e fabbriche abbandonate e vicoli dove mai nessuno entrerebbe…

Londra non è solo Buckingham Palace, Covent Garden con i suoi busker, Westminster, il Tower Bridge o Portobello Market, giusto per ricordare alcuni dei luoghi più celebri. Londra è molto altro, oltre ai più classici e amati itinerari turistici. C’è anche una Londra sconosciuta ai più, dove ci si può inoltrare in tour originali nei quali conoscere la parte meno scintillante della metropoli, ma non per questo meno attraente. Anzi. Si possono visitare i bagni vittoriani, le stradine con i murales e poi fabbriche abbandonate, nelle quali nessuno entrerebbe. Partiamo con l’Art tour: un giro che disegna lo spirito della nuova Londra, quella più futuristica in termini di tendenze. Nella capitale ogni giorno vengono realizzate decine di murales, di varie dimensioni. Tantissimi sono gli artisti che si prodigano a disegnare opere d’arte sui muri di palazzi abbandonati, sulle facciate di fabbriche dismesse e all’interno di vecchie gallerie di passaggio delle stazioni della metropolitana, come quella di Waterloo Station, ribattezzata Banksy Tunnel in omaggio al più celebre degli street artist inglesi. Bansky è un nome di fantasia e la sua reale identità è rimasta a lungo un mistero. In un articolo del Guardian del 2003 si diceva che il famoso artista fosse a quel tempo un ragazzo bianco di 28 anni molto trasandato, espulso dalla scuola all’età di 14 anni e che aveva lavorato anche ai servizi sociali dopo essere stato arrestato per piccoli crimini; fino però a diventare un’icona anonima della Street art mondiale.

Sopra, dall’alto verso il basso Una significativa immagine di Banksy Tunnel, luogo interamente decorato da murales di ogni tipo. Orinatoi in stile vittoriano: una delle originali attrattive del Loo Tour.

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Per riuscire a districarsi tra tutte queste opere è stato realizzato un tour dedicato, durante il quale le guide conducono il pubblico in una rete di opere d’arte, alcune delle quali nascoste tra gli angoli delle case, soprattutto nella zona di Shoreditch, considerato il luogo londinese più interessante.

Ma sta diventando ormai sempre più comune trovare giovani che si dilettano a studiare esclusivamente la Street art del proprio quartiere, per poi raccontarla ai turisti di passaggio in cambio di una mancia. Per cambiare poi la percezione della realtà londinese, come recita la pubblicità online, ci sono gli originali e interessanti Unseen tour. La Londra più povera diventa anche fonte di sostentamento per gli homeless, che ora possono mostrarla ai turisti grazie a specifiche guide, ideate proprio per dare loro una possibilità di riscatto. A organizzarle è un’associazione di volontariato che ha creato un’impresa solidale per aiutare queste persone, facendole lavorare come guide turistiche. Grazie a tale iniziativa, gli homeless possono ritrovare un degno ruolo nella società, offrendo ai turisti la loro visione di Londra. Ecco che mete tra le più gettonate e centrali della City si trasformano in fabbriche e case abbandonate da visitare, vicoli dove mai nessuno entrerebbe, oggi riparo per quei senzatetto. Per chi prende parte agli Unseen tour, questo è un modo per scoprire la città sotto un altro aspetto, ben lontano dagli sfarzi di Chelsea o Knightsbridge. Proprio come accade durante i

Loo tour, (da “loo”, gabinetto), che raccontano la storia dei bagni pubblici londinesi fortemente legata alla crescita della stessa città. A partire dal periodo vittoriano, il più florido di sempre per l’impero britannico, che però non si coniugava bene con il concetto di igiene pubblica. Nel 1851, in occasione della Grande Esposizione Universale, comparvero i primi bagni pubblici, proprio per evitare che migliaia di visitatori provenienti da ogni parte dovessero imbattersi in fogne a cielo aperto. Dai primi orinatoi per uomini, seguiti da quelli eleganti per i nobili, a quelli più spartani per il popolo; da quelli abbelliti con piccole opere d’arte in ferro battuto o arricchiti con intarsi in pregiato legno, fino a quelli dotati di minilibrerie per chi voleva prendersela comoda… Quasi più nessuno di questi bagni vittoriani è ora in funzione, anche se c’è ancora una via che rende loro omaggio, la Loo Avenue nel quartiere di Chelsea. Alcuni sono stati rilevati per essere trasformati in piccoli club per gli amanti delle atmosfere di un tempo o in caffetterie, dove gli stessi orinatoi sono ora gambe di tavoli sui quali appoggiare una tazza di tea. Rimangono comunque meta di tanti curiosi guidati da speciali guide che, anziché usare il classico ombrello per fare gruppo, alzano verso il cielo un inconfondibile sturalavandino. Come dire che per vivere una Londra unica e sconosciuta si può partire anche dal gabinetto. Cose di questo variegato mondo!


Un’innata sensibilità e uno straordinario istinto per il dettaglio: sono queste le principali doti dell’artista bassanese

ART NEWS

BASSIANO ZONTA QUANDO IL CUORE BATTE IN BIANCO E NERO

di Andrea Minchio

Fotografie: Bassiano Zonta Ha collaborato Andrea Gastner

I suoi primi maestri sono stati i fotografi del Touring Club, i cui nomi erano riportati in didascalia nelle riviste del noto sodalizio italiano, che già da ragazzino si divertiva a sfogliare. Fondamentali poi l’incontro con il guru Paolo Gasparini e il successivo allestimento di una propria camera oscura.

Foto grande, sotto ai titoli L’arco delle Campanelle, 2013.

Qui sotto Bassiano Zonta, ritratto dal figlio Stefano, alla mostra Ho sempre voluto vivere nell’ombra (aperta fino al prossimo 3 novembre nella Chiesa dell’Annunziata in via Museo).

Qui sopra Vicolo Schiavonetti, 1991.

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Bassiano Zonta, bassanese doc, è nato nello storico borgo del Margnan e attualmente risiede in piazza Castello, all’interno del nucleo fortificato più antico della città. Non ha mai incontrato il fantasma del temibile Ezzelino, anche se talvolta lo sente urlare quando il vento della Valbrenta sibila con particolare veemenza. Fotografo sensibile e attento, lo incontriamo per conoscere la sua storia. Partendo proprio dal nome. “Mio padre Bortolo, dal quale ho ereditato un forte sentimento civico, è sempre stato un amante delle nostre tradizioni, appassionato di storia e grande estimatore dello studioso Ottone Brentari. Naturale, quindi, che per suo figlio scegliesse il nome del Santo Patrono. Di lui mi piace anche ricordare che nel 1923 fu uno dei fondatori del movimento scoutistico a Bassano, assieme ad amici quali Pietro Facchinello, Toni Stevan, Nino Sale e soprattutto don Giovanni Pacchin”. In gioventù Bassiano Zonta ha lavorato nel negozio che era stato del padre e, dapprima, del nonno: una bottega specializzata in articoli per calzolai, dove si potevano acquistare pezze di cuoio, borchie, lacci, pellame… Nel 1972, con il cambiare dei tempi (e del mercato), ha preferito chiudere quell’esperienza ed entrare nell’organico dell’Ospedale Civile, allora in viale delle Fosse (nella sede del vecchio convento dei Riformati), dopo aver brillantemente superato il concorso per un posto di infermiere. Piano piano la nuova attività gli ha consentito di ritagliarsi un piccolo spazio, alla sera, per dedicarsi a una passione antica,

maturata quando era bambino: il nome di Bassiano Zonta, infatti, è saldamente associato - nella nostra città ma non solo - alla sua passione per la fotografia e alle sue straordinarie realizzazioni in questo campo. “Nel 1950, dopo una promozione

a scuola, ebbi in dono da mia mamma Santina (maestra alle Scuole Mazzini) una Rondine Ferrania: si trattava di una macchina fotografica del tipo a box, formato 4,5x6, con messa fuoco a occhio. Una volta eseguito lo scatto bisognava ricordarsi di far


scorrere il nastro per evitare la doppia esposizione. Ebbene, proprio grazie a essa ho potuto dar sfogo a una passione nata tempo prima, attorno ai dieci anni, quando mi divertivo a sfogliare le riviste del Touring Club, ammirandone le immagini e memorizzando i nomi degli autori riportati in didascalia: li conoscevo tutti e posso tranquillamente affermare che sono stati loro i miei primi maestri”. I soggetti preferiti del giovane Bassiano furono principalmente i paesaggi, ripresi in occasione delle escursioni montane con gli scout e sempre con l’occhio pieno di meraviglia per le Dolomiti. “Nel periodo del fidanzamento con Elsa Dolores, poi divenuta mia moglie (e apprezzata poetessa), i miei scatti erano tutti per lei: non certo i ritratti nei quali mi sarei specializzato più avanti, bensì delle immagini cartolinesche realizzate durante i nostri viaggi. Anni dopo, in seguito a un lungo periodo di pausa dovuto a ragioni lavorative, Elsa mi regalò una maneggevole Ricoh 500 G da 35 mm. Ripresi a fotografare, ma con il desiderio di governare (in una piccola camera oscura che avevo attrezzato a casa) tutto il processo creativo, dallo sviluppo del negativo alla stampa su carta. Fondamentale è stato l’incontro con il concittadino Paolo Gasparini, un autentico maestro, impegnato nella promozione e nella valorizzazione della fotografia (e fondatore del Laboratorio di linguaggio visuale). La frequentazione dei

suoi corsi ha aperto in me nuovi orizzonti. Da quel momento non ho più conosciuto soste. Abbandonato il colore, mi sono concentrato sul bianco e nero. Una scelta non casuale, perché questa tecnica straordinaria presuppone l’intervento in camera oscura, laddove cioè è possibile interpretare l’immagine sulla base delle emozioni che essa ha donato al momento dello scatto; e ciò tramite la modulazione di più interventi, nella fase di stampa, nel taglio, nell’esposizione, nei contrasti, anche attraverso la scelta di carte particolari…”. Verso la metà degli anni Ottanta, acquisita una sorprendente padronanza tecnica, Bassiano Zonta ha assunto un personale linguaggio espressivo, orientando le sue immagini verso gli scorci maggiormente distintivi della città, quelli che più lo ispiravano perché avvertiti come parte di un atavico patrimonio sentimentale. Più che sui panorami e le vedute, si è concentrato sulla ricerca dei dettagli, quei particolari che normalmente sfuggono ai più e che egli intende tuttora far conoscere attraverso un’artistica opera di sensibilizzazione.

“Nel 1990 ho tenuto in Sala APT la mia prima mostra, Bassano inedita, sollecitato in questo dal compianto amico Luigi Agnolin: un successo che mi ha spinto a proseguire, con entusiasmo, estendendo la mia indagine al ritratto, proposto però in un’am-

bientazione ben precisa. Artigiani e commercianti si sono prestati a fare da modelli nei propri luoghi di lavoro: un’opera certosina ed entusiasmante che è poi confluita in una pubblicazione, Mestieri bassanesi. Volti e immagini nelle antiche botteghe (Tassotti Editore, 1997), nella quale sono stati proposti (e documentati) i volti dei protagonisti di una quotidianità ormai scomparsa”. Si intitola invece Bassano chiaro scuro un altro libro di Bassiano Zonta (Effe2, 2013), nel quale l’autore ha fatto confluire una miriade di scatti dedicati alla città del Grappa, un suo ennesimo e intenso omaggio al borgo natio. Fra un libro e l’altro, il nostro fotografo ha trovato il tempo per dar vita a un’ulteriore pubblicazione, dedicata questa volta agli spiriti creativi del territorio, Artisti Due (Effe2, 2009).

Attualmente, e ancora per qualche giorno, è in corso la mostra Ho sempre voluto vivere nell’ombra, allestita nella Chiesa dell’Annunziata (in via Museo). Si tratta di un evento particolare perché non propone scatti di Bassiano Zonta, tranne una miniatura, ma immagini realizzate da altri, ricavate da lastre di fine Ottocento o di inizio Novecento e da lui stampate in camera oscura. L’esposizione dedica poi un bello spazio a una selezione di istantanee della Seconda Guerra Mondiale a Bassano (provenienti dalla raccolta di Toni Arsie) e ad alcune foto scattate da suo figlio Stefano.

Sopra, da sinistra verso destra Ivano, 2001. Elsa, 2001. Omaggio a uno stampatore, Franco Fiorese, 1996.

Sotto, all’alto verso il basso Serena, 2014. Mariano, “l’ultimo comunista”, 2008.

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Il dilemma profondo della nostra esistenza in due diverse visioni

L’INFINITO IN ANASSIMANDRO E LEOPARDI

lA lEzIONE DEl PASSATO

di Gianni Giolo

Ciò da cui proviene la generazione delle cose è ciò verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo necessità: le cose pagano infatti l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.

La nascita di un Pessimismo cosmico nell’opera del grande filosofo greco e l’adesione al proprio destino nell’immortale lirica del più amato fra i poeti italiani.

Anassimandro, Frammento 1

A fianco, da sinistra verso destra Raffaello, La Scuola di Atene, affresco, particolare del filosofo Anassimandro, 1509-1511. Vaticano, Stanza della Segnatura. Anassimandro di Mileto nell’atto di reggere una meridiana. Treviri, mosaico romano del III secolo d.C. Sotto, dall’alto verso il basso Gaetano Guadagnini, Ritratto di Giacomo Leopardi, incisione, da un dipinto di Luigi Lolli, 1830. Il celeberrimo ermo colle recanatese, eternato dal poeta.

Poco più giovane di Talete, suo discepolo e continuatore, Anassimandro pubblicò la sua opera, che circolava ancora ai tempi dei Peripatetici, alla quale venne attribuito più tardi il titolo Intorno alla natura. Di essa rimane solo qualche frammento in dialetto ionico e in prosa, la cui densità concettuale la rende di difficile comprensione. La sua filosofia non era infatti diretta al popolo, ma ad ambienti addestrati all’astrazione speculativa. Per Anassimandro all’origine delle cose non stava l’acqua, come sosteneva il suo maestro, ma l’apeiron (alfa privativo e peras, confine) che significa “senza confine, illimitato, infinito, indefinito”, da cui ogni esistenza individuale trae origine per un processo di separazione.

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L’apeiron non è da intendere come un’entità puramente fisica, ossia come bruta materia, poiché gli appartiene la prerogativa divina di essere eterno, sottratto sia alla nascita sia alla morte. Quest’ultima spetta alla cose che sono in balia del tempo, come penitenza della loro opposizione che le porta a sottrarsi vicendevolmente lo spazio vitale; e in tale solenne enunciato risuona il primo accenno di un Pessimismo cosmico, che vede nella nascita un’ingiustizia e nella morte la sua espiazione. Giacomo Leopardi invece trova l’in-finito nei con-fini del suo paesino e vuole prendersene cura con la penna, ferito dalla “scontentezza nel provare le sensazioni destatemi dalla vista della campagna, come per non

poter andare più addentro, non parendomi mai quello il fondo, oltre a non saperlo esprimere”. Il poeta recanatese voleva “toccare il fondo” delle cose e dire com’è: ci riuscì in 15 versi nell’idillio che porta il nome appunto di Infinito e che comincia con un sempre (Sempre caro mi fu quest’ermo colle). Il sempre nuovo dell’infinito è nel “sempre uguale” del finito. Sempre cari sono “quest’ermo colle” e “questa siepe” proprio questi qui reali e vivi. Ermo è parola poetica che deriva dal greco eremos che significa deserto, da cui deriva l’italiano eremo, luogo solitario. Il colle recanatese è luogo di solitaria e silenziosa contemplazione della campagna che digrada dolcemente verso il mare. Sempre cara è poi la siepe, un limite che ostacola lo sguardo, che essendo appunto un limite suggerisce al poeta l’idea dell’illimitato e dell’infinito. Per Leopardi, che sa andare a fondo delle cose, l’infinito sta nel finito, nella realtà. Quindi di “sempre caro” nell’infinito c’è il finito, in cui Giacomo è collocato dalla vita. Non si deve dunque fuggire dalla realtà, ma aderire al proprio destino, la cui accettazione è indispensabile per aprirsi verso l’infinito che dà l’ebbrezza della felicità: “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.


Modularità e grandi possibilità di personalizzazione sono tra i requisiti vincenti di Finstral. Assieme a funzionalità, qualità estetica, isolamento termico e acustico…

ABITARE

Servizio publiredazionale a cura di Finstral Spa Auna di Sotto/Renon (BZ)

Comporre la finestra ideale? È possibile con il sistema FIN-Project

Grazie alle diverse possibilità di realizzazione, ogni cliente può trovare la soluzione che meglio rispecchia le proprie esigenze. materiale fino ai colori e alle forme - e garantisce al tempo stesso sempre i migliori valori isolanti. Perché è proprio grazie a tanti piccoli particolari che si ottiene un risultato finale perfetto.

A fianco Un serramento Finstral FIN Project Nova line Plus in Alluminio-Alluminio. Il design è a tutto vetro con smaltatura perimetrale dei bordi in colore a scelta. Estetica, funzionalità, isolamento termico e acustico vanno di pari passo, all’insegna di performanza ed eleganza.

FINSTRAl Spa Via Gasters, 1 39054 - Auna di Sotto/Renon (Bz) STuDIO FINSTRAl BASSANO DEl GRAPPA Via Generale Basso, 14 Tel. 0424 383349 bassano@finstral.com www.finstral.com/bassano

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Chi costruisce casa oggi non si accontenta più di scegliere soltanto i materiali edili e i pavimenti. Ognuno, infatti, vuole dare alla propria abitazione quel tocco di personalità che la renda unica. Questa tendenza riguarda anche la scelta dei serramenti. Per questo Finstral ha sviluppato FIN-Project: una innovativa finestra in alluminio

che offre infinite possibilità di personalizzazione. Un cuore in PVC, alluminio sul lato esterno e un’ampia scelta di materiali per il lato interno. Con il sistema modulare FINProject, Finstral ha reinventato le finestre in alluminio. FIN-Project offre la massima libertà nella scelta di tutti i dettagli del serramento - dal

Una casa, uno stile L’alluminio è durevole, molto resistente alle intemperie e stabile anche nelle colorazioni più scure. Sul lato esterno dei serramenti questo materiale è disponibile in 200 colori lisci, 25 colori struttura fine e 5 decori a effetto legno. E per il lato interno la scelta è ancora più ampia. Oltre all’alluminio è possibile scegliere diversi materiali, tra i quali anche il legno massiccio (ultima novità Finstral), disponibile in diverse tonalità. L’azienda sudtirolese si occupa direttamente della lavorazione del legno utilizzato per i serramenti: perché solo seguendo direttamente l’intero processo di produzione Finstral ha la certezza di mantenere sempre le sue promesse di qualità. Un’altra novità: ForRes, l’innovativo materiale ecosostenibile composto da bucce di riso e PVC riciclato è disponibile in 6 colorazioni. E quando si tratta di efficienza energetica e sostenibilità la soluzione ideale è composta dall’unione di tre diversi materiali: al centro del serramento un nucleo estremamente isolante in PVC con profili pluricamera, all’esterno robusto alluminio e all’interno ForRes, con la sua estetica porosa e la superficie piacevole al tatto.


ABITARE

ll vetro strutturale a gradino può essere smaltato in nove colorazioni e nelle finestre a due ante anche il montante mobile può essere realizzato nella variante Nova - con il vetro che ricopre completamente il profilo tra le due ante - per un effetto d’insieme ancora più essenziale.

“Grazie alle diverse possibilità di realizzazione, ogni cliente trova la soluzione adatta ai suoi gusti e può comporre la finestra che meglio rispecchia le proprie esigenze”, spiega Joachim Oberrauch, uno dei titolari di Finstral.

Più luce, più vista: anta Nova-line Plus FIN-Project offre anche la possibilità di realizzare un’anta con la superficie esterna completamente vetrata. Ma tutte le varianti hanno una cosa in comune: i profili sottili. Nell’anta Nova-line i profili esterni vengono ricoperti completamente dal vetro. E gli ambienti interni sono illuminati tanta luce naturale. La perfezione? La raggiungiamo con Nova-line Plus. La guarnizione del vetro di questa variante anta risulta quasi invisibile. Inoltre, con uno spessore del vetro di 48 mm Nova-line Plus garantisce un

valore Ug pari a 0,5 W/m²K. Le prestazioni di isolamento termico sono davvero eccezionali e rispetto all’anta Nova-line aumenta anche l’isolamento acustico, che arriva fino a 44 dB.

A fianco Un’anta Finstral FinProject Cristal in alluminio-legno. Da notare l’estetica slanciata e i profili sottili all’esterno, con un design a tutto vetro all’interno.

Cristal, con l’estetica a tutto vetro non passa inosservata Amate le grandi superfici vetrate? Allora Cristal è l’anta giusta per voi, perché in questa variante il vetro diventa il protagonista assoluto. Sul lato interno della finestra il telaio dell’anta viene ricoperto completamente dalla superficie del vetro. Le cerniere a scomparsa inoltre conferiscono a FIN-Project Cristal un’estetica d’insieme ancora più pulita e slanciata. Allo stesso tempo in Finstral non si rinuncia mai alla funzionalità e al comfort. I profili in PVC al centro del telaio garantiscono sempre un isolamento termico ottimale e la massima tenuta della finestra. Per maggiori dettagli: www.finstral.com

In basso Il dettaglio di una finestra Finstral Nova Cristal, caratterizzata da un design a tutto vetro, all’esterno e all’interno, con veneziana oppure tenda plissettata integrata nell’anta accoppiata.

FINSTRAl Finstral è un’impresa familiare con radici in Alto Adige e attiva in tutta Europa, che progetta, realizza e posa in opera finestre, portoncini d’ingresso e strutture vetrate: tutto ciò viene effettuato direttamente da un unico produttore. Combinando sapientemente funzionalità ed estetica, grazie anche al suo vastissimo assortimento, Finstral definisce da quasi 50 anni gli standard del settore. L’azienda possiede 14 stabilimenti produttivi in Italia e in Germania, impiega oltre 1.400 dipendenti e collabora con 1.000 rivenditori in 14 Paesi. La sede centrale si trova - sin dalla fondazione - ad Auna di Sotto sul Renon, in provincia di Bolzano.

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Il vero problema è che non ascoltiamo per capire, ma per rispondere…

AFFlATuS

Per comunicare è importante ascoltare: elementi per una palestra della comunicazione

di Carla Mogentale

direttore sanitario Centro Phoenix

Publiredazionale a cura del Centro Phoenix

La dottoressa Carla Mogentale, psicologa-psicoterapeuta, specialista del Ciclo di Vita.

Potete farvi più amici in due mesi mostrando interesse per gli altri di quanti vi riesca di farne in due anni tentando di indurre gli altri ad interessarsi a voi. Dale Carnegie

Dale Carnegie (1888-1955) è considerato uno dei pionieri della scrittura motivazionale, promotore di numerosi corsi sullo sviluppo personale, la vendita, la leadership e l’abilità di parlare in pubblico. Egli ha scritto diversi libri di successo, tra i quali “Come trattare gli altri e farseli amici” (Bompiani, 2018).

CENTRO PHOENIX Srl Centro di Psicologia, Neuropsicologia, Riabilitazione e Psicoterapia Via Bassanese, 72/a 36060 - Romano d’Ezzelino (VI) Via Cogo, 103 int. 1 36061- Bassano del Grappa (VI) Via Valdastico, 100 36016 - Thiene (VI) Via Gen. dei Medici, 1 38051 - Borgo Valsugana (TN) Via Annibale da Bassano 14, Int. III 35135 - Padova Per informazioni, appuntamenti e collaborazioni professionali: tel. 0424 382527 nei seguenti orari di segreteria: dal lunedì al venerdì ore 8.30/12.30 il sabato ore 9.00/12.30 segreteria@centrophoenix.it www.centrophoenix.net

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Quante volte rimaniamo stupiti del fatto che l’effetto della nostra comunicazione con un’altra persona non è stato quello da noi desiderato? Ci sono alcune regole fondamentali della comunicazione che purtroppo non ci vengono insegnate e che limiterebbero molti conflitti e incomprensioni. Ora ne vedremo alcune insieme. Non è facile accettare che la nostra percezione del mondo non sia l’unica possibile, né necessariamente sia condivisa… e che comunque non rappresenti la realtà, perché la realtà semplicemente non esiste ma è individuale, dipende dalle nostre esperienze, dalla nostra cultura, da come ci narriamo gli eventi, dal momento che stiamo vivendo, dalle nostre emozioni, dai pregiudizi o esperienze pregresse con quella persona o quel contesto. Spesso quando parliamo con una persona siamo più attenti a rispondere velocemente che non ad ascoltare l’intero messaggio che ci viene inviato, rischiando di travisare o di appoggiarci troppo fiduciosamente sulle nostre convinzioni pregresse o aspettative. Il canale verbale sembra avere la meglio nella comunicazione quando in realtà solo il 20% di quanto comunichiamo è veicolato dalle parole e l’80% viene trasmesso con il linguaggio del corpo. Ecco perché è facile capire quando una persona ci sta mentendo: l’incongruenza tra ciò che dice e ciò che manifesta ci aiuta! Spesso nella nostra comunicazione con gli altri tendiamo a confondere due elementi: riconoscere e approvare. Un ascolto attento e disponibile ci permette di riconoscere i pensieri e i sentimenti di una persona e ciò non significa approvare o essere d’accordo con le azioni dell’altro o con il suo modo di percepire e di vivere le esperienze, né accettare di fare tutto ciò che ci viene chiesto di fare. È l’incontro di due mondi, di pari dignità e rispetto, perché delle emozioni e dei pensieri dell’altro comunque è necessario avere rispetto, come delle nostre, anche se non si condividono, approvano o permettono le azioni, come nel paradigma di Patterson (“Conver-

sazioni cruciali”, 2002, si veda la figura). Nel momento di un conflitto o di uno scontro è molto più importante cercare di capire il punto di vista dell’altro e “andargli incontro” comprendendo che possa provare certe emozioni o che possa pensare in un certo modo, per poter noi esprimere le nostre emozioni e il nostro pensiero. Questo permette spesso di trovare un compromesso, un negoziato, un “pozzo dei significati condivisi” dove entrambi, all’interno di un contesto di rispetto reciproco, si pongono due obiettivi in contemporanea ovvero la “E” di queste riflessioni interne diventa fondamentale: “cosa voglio che accada” E “cosa non voglio che accada” nel nostro incontro o comunicazione? Devo cercare di creare un sistema “win-win” dove entrambi vincono. Spesso il conflitto infatti avviene per mancanza di chiarezza nei limiti di ciò che si dice o che si sta chiedendo all’altra persona, travisando, non facendo lo sforzo di mettersi nei panni dell’altro in maniera empatica, aspettandosi che l’altro capisca magicamente i nostri desideri o i nostri bisogni, in questo modo impedendo di fatto non solo un accordo ma anche un incontro e una scoperta reciproca. Parlare non è comunicare. Comunicare ha sempre un effetto sull’altra persona e su di noi e fa “vincere entrambi ”perché la comunicazione è alla base dei nostri bisogni come esseri umani. La mediazione tra due mondi non è sempre facile perché potremmo generare conseguenze indesiderate: se ci sentiamo offesi potremmo voler sopraffare l’altro (blocco della

comunicazione), punirlo per la sofferenza o disagio che ci fa provare (vendetta e conflitto) e non ci poniamo né il problema di comunicare questo disagio all’altro (noi non comunichiamo bene i nostri bisogni) né dunque di arginarlo o chiarire meglio le nostre posizioni (una definizione dei confini che entrambi vogliamo non vengano superati) di fatto non imparando a esprimere e a difendere con rispetto e determinazione i nostri valori e i nostri pensieri! C’è una responsabilità dunque che abbiamo nella comunicazione, sempre!, sia che l’esito sia positivo sia che l’esito sia negativo! Tutto ciò non solo non è utile, ma se io ho voglia di vincere o voglio vendicarmi oppure voglio sopraffare l’altro, non c’è di fatto la base e la volontà comune di comunicare, e si giungerà o al silenzio passivo e aggressivo o all’aggressività manifesta. La comunicazione persuasiva invece ha sempre lo scopo di mettere l’altro nella migliore condizione di capirci e di mettere noi nella migliore condizione per spiegare i nostri sentimenti, i nostri desideri, i nostri bisogni. L’incontro di due mondi richiede due mondi che si riconoscono come tali. È un peccato che molte volte la cosa a cui teniamo di più, e cioè farci capire dall’altro e creare una buona relazione, non ci sia stata insegnata da nessuno, quando in realtà esistono regole ben precise, esercizi di comunicazione e atteggiamenti mentali che ci aiutano a sentirci in relazione con gli altri in una maniera più serena, meno soli, più liberi di essere ciò che desideriamo essere e manifestare all’altro.


Social media e chat di gruppo, dall’uso all’abuso

FATEVI GLI AFFARI MIEI!

PuNCTuM DOlENS

di Antonio Gaidon

lA VOSTRA OPINIONE? Fatela pervenire a questi recapiti

Già nostro collaboratore per il passato, Antonio Gaidon torna a esprimersi sulle pagine di Bassano News. Arguto opinionista, a volte anche troppo mordace, in questa circostanza affronta un tema di grande attualità. Nella speranza di aprire una discussione. proponiamo ai lettori il suo personale (e provocatorio) punto di vista. Ovviamente siamo a disposizione.

Diari personali, rapporti precisi, resoconti dettagliati (anche nel privato e talvolta nell’intimo): più si avvicinano alla terza età e più “postano” in rete una miriade di informazioni; notizie che, nella gran parte dei casi, chi si occupa di tutela della privacy classificherebbe sicuramente fra i “dati sensibili”. Di chi stiamo parlando? Dei rappresentanti più dinamici e partecipi del popolo dei “social”, naturalmente! E in particolare, come abbiamo anticipato, degli irriducibili che appartengono ormai alla fascia degli over cinquanta, sempre più competitivi con i giovani nello spiattellare i fatti propri. D’altro canto un’espressione che negli ultimi tempi suona quasi come un’irrinunciabile raccomandazione, divenuta una sorta di parola d’ordine, è “connessione”. Sembra infatti che sia indispensabile essere “connessi” per mantenersi in costante contatto con il mondo e per garantirsi un’essenziale visibilità. Se ciò è in gran parte vero, si deve però distinguere il fatto di essere informati (o di fornire informazioni degne di circolazione) dal rivelare senza

riguardo e pudore fatti riservati. Cosa che ormai avviene invece normalmente, determinando un fenomeno di condivisione estrema di notizie più o meno private: dall’attacco di emorroidi alla festa in famiglia, dalla cena sociale alle passioni proprie e altrui. Tutto ciò, con il frequente e quasi sempre inopportuno (e non richiesto) coinvolgimento di terzi, magari chiamati in causa attraverso l’efficace apposizione di fotografie: una manna per curiosi, pettegoli e impiccioni, ma soprattutto per le multinazionali dei media, alle quali tali dati vengono serviti sul classico piatto d’argento. Viene quasi da ridere (per non piangere!) se si pensa alle norme deontologiche, giustamente sempre più restrittive, che disciplinano la professione giornalistica (per esempio in materia di tutela dei minori) e si dia poi una veloce occhiata a quanto viene veicolato, senza troppa attenzione all’etica, dai social nella rete. Per non parlare poi delle “tribune politiche” ospitate all’interno di certi “gruppi”: veri contenitori di argomentazioni dallo scarso peso contenutistico (e solitamente di parte), molto efficaci però

nell’instillare e diffondere idee e comportamenti discutibili attraverso linguaggi volgari, offensivi e di bassa lega. In una società sempre più orientata alla promozione del “brutto” (basti pensare alle proposte della moda negli ultimi decenni), si tratta di “sintomi” assolutamente da non sottovalutare. E non è certo il caso di parlare di democrazia o di libertà di espressione, perché determinati messaggi non rispettano affatto il confronto civile, l’apertura verso chi ha posizioni diverse, la lealtà nella discussione e nel confronto. Al contrario! Insomma, ricapitolando, si sa perfettamente che la rete è una giungla irta di pericoli. Si tratta allora di distinguersi da volgarità e spudoratezza, conferendo alle proprie (anche legittime) opinioni buon gusto e sobrietà. Diceva Pascal che le parole gentili non costano nulla, ma ottengono molto. E d’altro canto il caro vecchio Catone (il Censore) ricordava che non ha senso perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni, poiché se è vero che la parola l’hanno tutti, il buonsenso è solo di pochi.

bassanonews

editriceartistica

Qui sopra e in alto Lo smartphone, che qualcuno chiama impropriamente ancora “telefonino”, è stato il vero cavallo di Troia per la diffusione massiva della tecnologia digitale. Da quando è stata coniata questa espressione (nel 1997), gli smartphone si sono evoluti moltissimo, tanto che oggi consentono di svolgere innumerevoli funzioni per rispondere alle esigenze più varie.

Seguite i pochi e non la volgare gente.

Francesco Petrarca

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Due parole con Erio Piva, vicepresidente dell’associazione che da oltre trent’anni è un punto di riferimento per cultori e non

DE MuSICA

AMICI DELLA MUSICA L’irrinunciabile necessità culturale di coinvolgere e appassionare

di Elisa Minchio

Alcune immagini tratte dalle manifestazioni della scorsa Stagione Concertistica (la 33a), organizzate dal blasonato sodalizio bassanese.

Molte le chicche della 34a Stagione Concertistica, e tutte da gustare. Ma a Bassano, come nel resto del Paese, è indispensabile uno scatto in avanti per sensibilizzare e convincere i giovani…

Erio Piva, appassionato vicepresidente dell’Associazione Amici Della Musica “Giorgio Vianello”. È principalmente lui a relazionarsi agli sponsor e ai soci sostenitori ai quali - tiene a precisare “va un sentito ringraziamento da parte di tutto il direttivo”.

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“Attrarre, attrarre e ancora attrarre”: è perentorio nell’affrontare l’argomento Erio Piva, bassanese doc, già solerte presidente del Consiglio di Quartiere Centro Storico e appassionato socio (da tempo immemore) e vicepresidente degli Amici della Musica. “Il nostro è il Paese del Bel Canto, patria di musicisti che il mondo da sempre ci invidia, una vera fucina di talenti. Eppure, quando si tratta di musica classica, oggi si fatica a coinvolgere i giovani. Dai media non giunge il supporto necessario. La radio? Solo musica leggera e prevalentemente di produzione straniera. La TV? Ogni tanto qualche concerto, ma poca cosa. Le scuole? Purtroppo non sono sufficienti, nonostante la buona volontà di certi insegnanti. Il tema è scottante e meriterebbe un momento di discussione, pure a Bassano. Soprattutto se penso a quei giovani che, optando per questa straordinaria e impegnativa carriera, sono molto spesso costretti a trasferirsi in altre nazioni”.

Cosa fare allora, viene da chiedersi. “Un’idea, riferendoci alla nostra città, potrebbe essere quella di istituire dei corsi, magari biennali, in collaborazione con uno dei Conservatori a noi vicini. Per esempio lo Steffani di Castelfranco o il Pedrollo di Vicenza. Senza contare il Benedetto Marcello di Venezia, il cui prestigio è riconosciuto a livello internazionale: una soluzione questa che, se ben proposta, potrebbe contribuire non poco alla formazione di nuovi e preparati musicisti”. Parole che provengono da una lunga esperienza associativa. Difficile non condividerle, anche alla luce del fatto che gli Amici della Musica “Giorgio Vianello” sono operativi dal lontano 1986, quando si posero per obiettivo la promozione della conoscenza e la diffusione della musica classica, contestualmente alla crescita artistica di giovani talenti. Un ruolo che hanno sempre

ricoperto con grande entusiasmo e serietà, seppur nella costante e difficile ricerca di adeguati sostegni, contribuendo a proporre attraverso concerti, eventi e conferenze l’immenso patrimonio musicale dei compositori del passato e dei nostri giorni. “Fin dall’inizio il nostro desiderio è stato quello di assicurare al pubblico programmazioni di elevata qualità e, in particolare, un’apertura culturale sullo scenario internazionale. Fondamentale, in questo senso, il rigoroso apporto del nostro presidente Alberto Zisa e del direttore artistico, il maestro Gabriele Vianello, una garanzia!”.

Nella pagina a fianco viene presentato il programma della 34a Stagione Concertistica. Basta un’occhiata per comprendere che si tratta di una proposta ben articolata e di elevato livello. Davvero molto “attraente”. Appunto.


Amici della Musica “Giorgio Vianello”

34a STAGIONE CONCERTISTICA 2019-’20 PROGRAMMA ORDINARIO SERAlE

Venerdì 18 ottobre 2019, ore 20.45 Teatro Remondini ANNA BARUTTI, pianoforte Musiche di W.A. Mozart, L.v. Beethoven, F. Schubert

Venerdì 8 novembre 2019, ore 20.45 Teatro Da Ponte JOAQUIN PALOMARES, violino ANDREA RUCLI, pianoforte Musiche di J. Turina, M. De Falla, J. Nin, P. de Sarasate

Venerdì 13 dicembre 2019, ore 20.45 Teatro Remondini CORO E ORCHESTRA BAROCCA ANDREA PALLADIO diretta da ENRICO ZANOVELLO “Splendori barocchi” Musiche di C. Monteverdi, T. Albinoni, G. F. Handel. Venerdì 31 gennaio 2020, ore 20.45 Teatro Remondini PETER SOAVE, fisarmonica, e la sua BAND raccontano Astor Piazzolla

Lunedì 17 febbraio, ore 20.45 Teatro Remondini Le Temps Des Lilas CORRADO ORLANDO, clarinetto GIACOMO DALLA LIBERA, pianoforte Musiche di C. Saint-Saëns, C. Debussy, A. Honneger, F. Poulenc

Venerdì 13 marzo 2020, ore 20.45 Teatro Remondini “Quando la musica dialoga con le arti figurative”: un programma tra Musica e Arti ideato da MARISA DALLA VECCHIA, al pianoforte, con la collaborazione di RAFFAELLA MOCELLIN, storica dell’Arte, e di DIANA TRIVELLATO, soprano

Venerdì 3 aprile 2020, ore 20.45 Ca’ Rezzonico, via Ca’ Rezzonico, 68 QUARTETTO MANFREDI Musiche di W.A. Mozart, D.D. Šostakovič, L.v. Beethoven

Il calendario completo EVENTI IN AlTRE SEDI

CAPPEllA MARES CA’ ERIzzO-luCA, ore 17.30 Domenica 10 novembre 2019 ENYDRA ENSEMBLE Musiche di F. Schubert, M. Ravel, B. Bartók, L. Mosca

Domenica 17 novembre 2019 FEDERICA LOTTI, flauto, flauto in sol, flauto basso, ottavino FLORINDO BALDISSERA, chitarra Musiche di Molino, Giuliani, Carulli, Pasquotti, Ambrosini, Castelnuovo-Tedesco

Domenica 24 novembre 2019 FABIO CROCCO, RENATA BENVEGNÙ, pianoforte a 4 mani Musiche di W.A. Mozart, F. Poulenc, J. Brahms

SAlA DEllA MuSICA SCARMONCIN via Barbieri, 23 (ingresso alternativo, senza scalini, da vicolo XX settembre, 22) Sabato 30 novembre 2019, ore 17.30 TRIO DEL GARDA Musiche di G. Rossini, J. Brahms, C. Debussy, N. Rota, L. Battisti, E. Morricone

Sabato 7 dicembre 2019, ore 17.30 NATHALIE ALESSI pianoforte LORENZO CAROLA, baritono “Conversando con Robert Schumann”

Tessera associativa annuale (validità dal 1° gennaio al 31 dicembre) Ordinaria Intero € 50,00 Ridotto € 40,00 Socio sostenitore € 200,00 Le tariffe ridotte sono riservate a: - giovani dai 14 ai 25 anni - anziani sopra i 65 anni - soci Amici dei Musei - Amici del Teatro Remondini le tessere possono venire acquistate: al botteghino le sere dei concerti oppure richedendole via e-mail info@amicimusicabassano.it oppure telefonando al numero 339 6051441

Sabato 14 dicembre 2019, ore 17.30 GIAN LUCA SFRISO, pianoforte LUCA LUCCHETTA clarinetto WALTER VESTIDELLO, violoncello Musiche di J. Brahms

Venerdì 20 dicembre 2019, ore 18.00 MATTHEW HAKKARAINEN (vincitore al Concorso Internazionale Lipizer 2018), violino NICOLAS GIACALONE, pianoforte Musiche di W.A. Mozart, J. Brahms, M. Ravel lIBRERIA PAlAzzO ROBERTI “GIOVANI PROMESSE IN MUSICA”

Domenica 8 marzo 2020, ore 17.30 SOFIA SACCO pianoforte Musiche di J.S. Bach, F. Busoni, A. Marcello J.S. Bach, A.N. Skriabin, D.D. Šostakovič

Domenica 15 marzo 2020, ore 17.30 MATTIA GLAVINIC, pianoforte Musiche di J.S. Bach, W.A.Mozart, F. Chopin, E. Grieg

Domenica 22 marzo 2020, ore 17.30 GIULYA CANTONE, liuto e tiorba: L’intrattenimento nel Cinquecento e nel Seicento

CONFERENzE - In collaborazione con la BIBlIOTECA CIVICA di Bassano del Grappa

SAlA CHIlESOTTI (attenzione: ingresso dalla Galleria Ragazzi del ’99)

Martedì 3 marzo, ore 17.30 VINCENZA CASERTA “Chopin e George Sand: percorso attraverso le opere e le lettere”

Martedì 10 marzo, ore 17.30 GUIDO SNICHELOTTO “Shakespeare e Verdi: Macbeth”

Elaborazione grafica: Bassano News - 2019

Martedì 17 marzo, ore 17.30 VINCENZA CASERTA “Mozart e Lorenzo Da Ponte”: la trilogia Le Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte

Martedì 24 marzo ore 17.30 GUIDO SNICHELOTTTO “Murger e Puccini: Bohème” Letture dei testi a cura di PIERO BERIZZI

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www.amicimusicabassano.it info@amicimusicabassano.it admzisa@virgilio.it Telefono 0424 833940 Facebook: Amici della Musica “Giorgio Vianello”


Due parole con Domenico Campagnolo, fondatore di una realtà amata e frequentata dai collezionisti più esigenti…

SFIDE

MINIMONDO. L’UNIVERSO FERROVIARIO (IN MINIATURA) A ROSSANO VENETO

di Andrea Minchio

Fotografie: Bassano News

Difficile non rimanere affascinati dall’esposizione di migliaia di modelli in scala: non solo treni di ogni tipo ed epoca, ma anche elementi strutturali per plastici in tutte le declinazioni possibili.

Domenico Campagnolo, titolare e fondatore di Minimondo Modellismo ferroviario, vera boutique per i cultori e gli appassionati che qui convergono provenendo da ogni dove. In alto, sotto ai titoli Una delle ampie e fornitissime sale del negozio. Nulla è fuori posto!

Riquadro nella foto grande Domenico Campagnolo nella divisa storica dei Carabinieri, ai tempi della sua mai dimenticata militanza nell’Arma.

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Domenico Campagnolo è originario di Cittadella ma dal 2001, anno in cui si è sposato con la rossanese Silvia Marchiori, risiede nel paese natale della moglie. Con orgoglio vanta un passato nell’Arma dei Carabinieri (dal 1994 al 2003), che lo ha visto attivo in vari contesti geografici, ultimo dei quali il comune di Canal San Bovo nel Vanoi, in Trentino. Molto noto negli ambienti del collezionismo, in Italia come all’estero, proprio a Rossano Veneto ha dato vita al Minimondo. Modellismo ferroviario. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come è iniziata -e si è poi sviluppata- la sua singolare avventura professionale. “Mi sono congedato, pur con il dispiacere di abbandonare un Corpo che amavo e che amo tuttora,

per dare una mano a mia moglie e a sua sorella Marina nella gestione del loro fornitissimo negozio di giocattoli, il Minimondo appunto, allora già molto frequentato ma carente di personale. Confesso che per me, abituato com’ero a servizi operativi, spesso di pattuglia, non è stato facile abituarmi all’attività, quasi sedentaria, del negozio. Detto scherzando e assolutamente senza malizia, sono passato dalle pistole vere a quelle giocattolo!”. Risale al 2003 l’incontro fatale di Domenico Campagnolo con Flavio Giacometti, già assiduo frequentatore del Minimondo, appassionato da tempo immemore di modellismo ferroviario e divenuto ben presto suo amico. È stato lui, colpevolmente, a suggerirgli di dedicare un’area adeguata a questa

particolare tipologia di collezionismo: dapprima una semplicissima vetrina, poi piano piano uno spazio maggiore, fino a quando è maturata la decisione definitiva di creare un locale ad hoc. “Una scelta dettata anche dalla necessità, da parte dei collezionisti, di poter osservare i diversi modelli esposti con la giusta concentrazione, senza essere distolti, o peggio ancora disturbati, da persone non addette ai lavori”. Fatalità proprio allora, nell’ottobre del 2010, si liberava un locale prima adibito a ingrosso di frutta e verdura, uno spazio importante di circa cento metri quadrati, che ben presto Domenico Campagnolo provvide a ristrutturare e arredare, accogliendovi tutto ciò che aveva a che fare con il modellismo ferroviario più raffinato.


SFIDE In questa pagina Alcune anarchiche istantanee scattate lo scorso 13 ottobre, in occasione del “compleanno” di Minimondo: era presente il gotha del modellismo ferroviario!

“Naturalmente è stato indispensabile acculturarmi, seguito costantemente in questa mia opera di apprendimento dal fido Flavio che mi procurava dispense, pubblicazioni specifiche, riviste… Importante pure la frequentazione delle borse-scambio, ritrovi di collezionisti assimilabili alle fiere di settore. E così un po’ alla volta, grazie a uno studio appassionato e incisivo, sono riuscito a dar vita a una vera e propria boutique”.

Un luogo speciale, il Minimondo. Modellismo ferroviario, dove oggi converge il gotha dei cultori. A Rossano Veneto, provincia di Vicenza, esiste dunque una realtà a livello internazionale, connessa con tutto il mondo, che non ha nulla da invidiare agli analoghi negozi delle grandi capitali europee e non solo. Al suo interno, meticolosamente allineati e coperti (il passato nell’Arma evidentemente ha contato) si possono trovare e ammirare migliaia di modellini

nelle diverse scale e tipologie, esposti in maniera ben visibile (quindi non inscatolati) e al riparo di grandi teche di vetro. Ai “trenini” fanno bella compagnia tutti gli accessori possibili: dagli elementi strutturali per i plastici, in primis i binari, agli edifici in miniatura, ai figurini, alle componenti paesaggistiche. Difficile non rimanere affascinati dalla perfezione delle riproduzioni: i convogli, inseriti in contesti scenografici, danno veramente la sensazione di un sorprendente realismo. Ogni anno, in ottobre, Minimondo festeggia il proprio “compleanno” invitando a Rossano Veneto una folla di cultori e appassionati, ma anche di aziende e operatori del settore (di norma non facilmente contattabili), che in questa circostanza forniscono un’adeguata collaborazione, mettendosi a disposizione dei collezionisti. In un grande locale adiacente al negozio Domenico ha realizzato,

con la collaborazione del Gruppo CentoPorte di Cartigliano, un enorme plastico, non ancora del tutto ultimato: su un’area di cinquanta metri quadrati si sviluppa circa mezzo chilometro di binari, suddivisi in due circuiti, uno analogico e l’altro digitale. Il paesaggio riprodotto si ispira a luoghi tipicamente italiani, con contesti marini, collinari e perfino dolomitici. Un’autentica opera d’arte, estremamente verosimigliante, per la quale molte delle componenti strutturali e formali sono state create ad hoc fin nel minimo dettaglio.

Il compleanno celebrato lo scorso 13 ottobre ha visto una foltissima partecipazione, con gli stand degli espositori letteralmente presi d’assalto dagli addetti ai lavori, ma anche da tanta gente comune, incuriosita e divertita. Numerosi i bambini, che hanno condiviso il divertimento con i loro “colleghi” più avanti negli anni.

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GIORDANIA: UN SOGNO A PORTATA DI MANO

Alla scoperta di uno dei Paesi più belli del mondo, culla di civiltà e religioni

Sì, VIAGGIARE

di Alessandro Faccio

Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Mercanti nabatei, legionari romani, armate musulmane e agguerriti crociati: tutti hanno raggiunto questa terra, lasciando dietro a sé monumenti spettacolari, fra i quali teatri, castelli e mosaici cristiani. Tesori che, più tardi, avrebbero attirato viaggiatori affascinati dalla storia antica oppure alla ricerca delle origini della fede.

C’è un posto nel Medio Oriente che, pur trovandosi tra Paesi in conflitto, ha scelto la via della pace, e che proprio in nome di quella pace difende da anni con tenacia la propria indipendenza da estremismi religiosi e fanatismi, accogliendo i turisti con eleganza e garantendo ai propri cittadini libertà e sicurezza. Quel Paese è la Giordania, stato confinante con Siria, Iraq, Arabia Saudita e Israele, bagnato dal Mar Morto e dal Mar Rosso, per buona parte occupato da deserti tra i più suggestivi al mondo. La Storia dell’uomo è iniziata qui: è di pochi anni fa, per esempio, la scoperta, nel deserto di Azraq,

Qui sopra Il suggestivo sito archeologico di Petra, antica capitale dei Nabatei.

In alto Il deserto “marziano” del Wadi Rum, noto anche come la Valle della Luna.

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nell’est del Paese, di resti di ominidi risalenti a 250mila anni fa. Anche la Storia della religione è iniziata qui. I luoghi della Bibbia, dal Vecchio al Nuovo Testamento, appartengono quasi tutti alla Giordania: dal Monte Nebo, dove Mosé concluse l’Esodo, al sito Betania, al di là del Giordano, dove venne battezzato Gesù Cristo. Non è un caso che film dalle ambientazioni mozzafiato come Indiana Jones e l’ultima crociata siano stati girati proprio nella città nabatea, tra le gole del deserto della Giordania: l’uscita del lungometraggio campione di incassi determinò un’impennata di visitatori a Petra e, da allora, il sito archeologico è divenuto una delle mete più ambite e amate dai visitatori di tutto il mondo. Ma le suggestioni cinematografiche non finiscono qui. La Giordania è talmente bella e particolare che nel deserto del Wadi Rum, detto anche Valle della Luna, nel sud del Paese, sono stati girati almeno una decina di film che hanno fatto la storia della settima arte. Qui, a sessanta chilometri da Aqaba, in una valle scavata da un fiume, tra sabbia e rocce rosse e rosa, sono stati girati capolavori quali Lawrence d’Arabia di David Lean, Pianeta rosso di Antony Hoffman (la zona è stata usata per le scene su Marte), Sopravvissuto The Martian di Ridley Scott, Theeb di Naji Abu Nowar (candidato come miglior film straniero agli

Oscar 2016) e opere che hanno riempito le sale di mezzo mondo come Transformers - La vendetta del caduto di Michael Bay. Chiunque visiti questo Paese incredibile, infine, non deve farsi sfuggire un’altra meraviglia locale, Hammamat Ma’in, ovvero le sorgenti termali di Ma’in, situate a 264 metri al di sotto del livello del mare, in una delle più belle oasi desertiche del mondo. Le cascate, che traggono origine dalle piogge invernali che inondano gli altipiani, alimentano le 109 sorgenti calde e fredde della valle: l’acqua, prima di gettarsi nel fiume Zarqa, viene riscaldata fino alla temperature di 63 gradi da una serie di fenditure laviche. Per gli amanti del benessere, un’altra tappa imperdibile è il Mar Morto, il lago salato le cui acque dalle proprietà benefiche da secoli vengono utilizzate per curare malattie come la psoriasi: un vero toccasana di bellezza e antidoto naturale contro la cellulite. E poi c’è Petra, “la variopinta”, patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1985 e dichiarata una delle sette meraviglie del mondo moderno. Sotto le sabbie e le rovine dell’antica città, poi capitale dei Nabatei, è stata scoperta una struttura monumentale che potrebbe risalire a oltre 2150 anni fa, una sorta di “città sotto la città” a meno di un chilometro dal centro della Petra finora conosciuta.


A fianco Imponenti rovine romane a Jerash. L’antica Gerasa è conosciuta anche come la “Pompei d’Oriente”. Sotto A causa della forte evaporazione, l’acqua del Mar Morto (che si trova nella depressione più profonda della Terra) è notevolmente salata, e ciò non consente forme di vita.

Dall’8 al 15 marzo 2020 Viaggio di 8 giorni GIORDANIA È un Paese ricco di storia e valori, dove s’intrecciano sentimenti autentici ed emozioni contrastanti, offrendo suggestioni uniche e incomparabili. Saremo di fronte alla maestosità della natura del Wadi Rum, nel luogo che narra le vicende di Lawrence d’Arabia e che lo fece innamorare di questa terra; sul Monte Nebo che domina la valle del Giordano, là dove Mosè guidò il suo popolo. Il fascino misterioso della meravigliosa Petra e il sorprendente paesaggio del Mar Morto saranno fonte di emozioni a ogni più piccolo angolo.

1° giorno - Domenica 8 marzo 2020 Venezia - Istanbul - Amman Ritrovo dei partecipanti, sistemazione in pullman e trasferimento all’aeroporto di Venezia. Operazioni di imbarco e partenza con volo di linea per la Giordania via Istanbul. Arrivo in tarda serata ad Amman e trasferimento in hotel per il pernottamento.

2° giorno - Lunedì 9 marzo Castelli del Deserto Prima colazione, cena e pernottamento in hotel. In mattinata visita panoramica di Amman e in particolare alla Cittadella, al Teatro romano e al Museo archeologico. Al termine partenza per la visita dei Castelli del Deserto: Amra, Azraq e Karraneh. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio rientro ad Amman e tempo a disposizione per attività individuali.

3° giorno - Martedì 10 marzo Jerash - Ajloun - Ma’in Prima colazione in hotel. Al mattino partenza per la visita di Jerash, le cui

rovine sono considerate tra le meglio conservate delle città romane del Medio Oriente; non a caso Jerash è conosciuta come la “Pompei d’Oriente” per la bellezza dei suoi edifici. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio visita al Castello di Ajloun, uno dei migliori esempi di architettura militare islamica, fatto costruire da Saladino nel 1184 a protezione delle vie carovaniere. In serata arrivo a Ma’in e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

4° giorno - Mercoledì 11 marzo Madaba - Nebo - Kerak - Beida Petra Prima colazione in hotel. Partenza per Madaba lungo la Via dei Re per ammirare il mosaico della Terra Santa nella Chiesa di San Giorgio. Proseguimento per il Monte Nebo, dalla cui cima si può vedere, nelle giornate più limpide, la Valle del Giordano e dove, secondo la tradizione biblica, Mosè ebbe modo di osservare la Terra Promessa. Visita al luogo dove fu sepolto Mosè. Al termine visita al Castello di Kerak. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio, visita al sito archeologico di Beida (la Piccola Petra). Arrivo in serata a Petra e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

5° giorno - Giovedì 12 marzo Petra Prima colazione, cena e pernottamento in hotel. Intera giornata dedicata alla visita della splendida Petra, la mitica città fondata nel VI secolo dai Nabatei lungo una delle più importanti strade commerciali della storia: la Via dell’Incenso e delle Spezie, dove per cinque secoli transitarono le carovane con la mirra e l’incenso per gli altari del mondo ellenistico e romano. La capitale nabatea

Quota individuale di partecipazione euro 1.990,00

raggiunse momenti di grande splendore; i palazzi, le tombe monumentali e i templi scolpiti nella roccia, che all’alba e al tramonto il sole tinge di varie tonalità, dal rosso cupo al giallo ocra, caddero nell’oblio con l’avvento delle rotte commerciali marittime. Si visiteranno il Siq, il Tesoro, il Teatro e le Tombe Reali. Pranzo in ristorante. Pomeriggio libero per visite individuali. Possibilità di visitare il monastero di El Deir. Rientro in hotel nel tardo pomeriggio.

la quota comprende: - i trasferimenti da e per gli aeroporti; - volo aereo di linea in classe economica; - tasse aeroportuali e adeguamento carburante alla data del 30/10/2018; - facchinaggio in aeroporto all’arrivo e alla partenza; - sistemazione in hotel 4 stelle in camere doppie con servizi; - i pasti come da programma, acqua inclusa; - guida locale parlante italiano per tutto il tour; - escursione di jeep 4x4 al Wadi Rum; - gli ingressi ai siti e ai musei come da programma; - visto d’ingresso; - assicurazione medico bagaglio; - nostro accompagnatore.

6° giorno - Venerdì 13 marzo Wadi Rum - Mar Morto Prima colazione in hotel. Al mattino partenza per il deserto del Wadi Rum, noto per l’epopea di Lawrence d’Arabia, misteriosa distesa di sabbia e torreggianti montagne in arenaria rosso cupo. Escursione in 4x4 all’interno del canyon. Pranzo in ristorante. Al termine proseguimento per il Mar Morto e in serata sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

la quota non comprende: - le camere singole (supplemento di euro 440,00); - le mance e gli extra di carattere personale.

Documento indispensabile: PASSAPORTO individuale con validità di almeno 6 mesi dalla data del rientro

All’iscrizione acconto di euro 500,00

7° giorno - Sabato 14 marzo Mar Morto Pensione completa in hotel. Giornata a disposizione per attività balneari, shopping e relax. Con i suoi 395 metri sotto il livello del mare, il Mar Morto rappresenta il punto più basso della terra. Chiamato dagli arabi “il mare di Lot”, è un bacino minerale unico al mondo, un paesaggio quasi irreale, con le acque immobili a causa dell’elevatissimo tasso di salinità.

8° giorno - Domenica 15 marzo Amman - Istanbul - Venezia Al mattino, in tempo utile, trasferimento ad Amman e partenza con volo di linea per Venezia via Istanbul. Arrivo e trasferimento alle località di origine.

Qui sopra Le sorgenti termali di Ma’in si trovano 264 metri al di sotto del livello del mare, in una delle più belle oasi desertiche del mondo.

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I dirigenti del Mandamento Confartigianato di Bassano incontrano le Amministrazioni comunali elette a maggio

ARTIGIANI

IL DIALOGO CON I SINDACI per un confronto costruttivo

Ufficio Stampa di Confartigianato Vicenza

Servizio publiredazionale a cura di Confartigianato Vicenza

Guidata dal presidente Sandro Venzo, la giunta mandamentale ha ascoltato le proposte a favore del territorio avanzate da alcuni Primi Cittadini e dai loro rappresentanti istituzionali. E, allo stesso tempo, ha espresso le richieste delle aziende per favorirne lo sviluppo. Dialogo e sinergia sono le basi su cui lavorare per favorire lo sviluppo del territorio. Con queste motivazioni il gruppo di dirigenti della Confartigianato bassanese, guidato dal presidente Sandro Venzo, ha iniziato a incontrare i sindaci e le giunte delle Amministrazioni comunali, andate al rinnovo lo scorso mese di maggio. “L’importanza del ruolo sindacale di Confartigianato in occasione di tali incontri - spiega il presidente Sandro Venzo - è palese: desideriamo infatti stabilire un dialogo che porti buoni vantaggi per il mondo dell’impresa. Su alcuni temi possiamo fare veramente la differenza; non a caso abbiamo già in atto diversi progetti che prevedono una sinergia pubblicoprivato e che possono creare opportunità a beneficio di tutti. Nell’interesse comune riteniamo dunque importante proseguire lungo questa strada”. I temi proposti riguardano prevalentemente le infrastrutture viarie e la mobilità, il turismo, il fondo di sviluppo delle imprese, il decreto legge 34 del 30 aprile scorso sui contributi inerenti a sostenibilità e sicurezza, i servizi delle Amministrazioni comunali.

Sopra, dall’alto verso il basso Il presidente del Mandamento Confartigianato di Bassano, Sandro Venzo, accompagnato da alcuni dirigenti, in visita ai sindaci Elena Pavan (Bassano), Luca Ferrazzoli (Valbrenta) e Germano Racchella (Cartigliano).

Confartigianato Vicenza Mandamento di Bassano Viale Pio X, 75 - Bassano del Grappa Tel. 0424 838300 bassano@confartigianatovicenza.it

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Dialogando con Bassano, si è rilevato come l’attenzione rivolta dal sindaco Elena Pavan e dalla sua giunta al tema del turismo e della “città accogliente” sia molto elevato. Bassano offre una capacità attrattiva che va tutelata e che richiede infatti particolare cura. La nomina di un assessore con specifiche competenze tecniche può fornire una certa garanzia e la nuova Amministrazione sta esaminando diverse situazioni. La proposta di Confartigianato di collaborare con il Comune e con

enti privati per il monitoraggio degli immobili di valore con un’azione di controllo costante è tenuta in considerazione; si attende ora un censimento con una prima analisi. Stefania Amodeo, assessore alle Attività Economiche ha avanzato alcune idee che riguardano la competitività delle aziende, il networking e co-working e il rapporto con le scuole, di concerto con ciò a cui sta lavorando l’assessore Mariano Scotton. Verranno rivisti i bandi a favore delle nuove imprese e lanciate alcune proposte digitali per rendere la città più “smart”. Non sono mancati riferimenti al tema della sicurezza, al Tribunale e all’Ospedale San Bassiano… “La nostra preoccupazione - sostiene ancora Sandro Venzo è quella di assistere a un lento declino della città. La capacità di attrazione è fortemente connessa ai servizi e alle prestazioni che il territorio riesce a offrire. Di recente abbiamo avuto alcuni casi eclatanti. Vorremo evitare che la tendenza al regresso continuasse in altri ambiti…”. Con i Comuni di Cartigliano e di Valbrenta il dialogo è stato incentrato soprattutto sul tema delle infrastrutture.

Il sindaco Luca Ferazzoli sta puntando a rendere quello di Valbrenta un territorio sempre più dialogante e omogeneo, anche da un punto di vista fisico, per poter assumere con il tempo l’idea di un unico comune. Per quanto riguarda l’annosa vicenda della SS 47 e del nodo di Carpanè, il sindaco ha informato che si sta valutando con l’Anas un piano d’intervento, capace di risolvere alcuni nodi e i colli

di bottiglia della nota arteria. “Tale piano - ha spiegato - offre il vantaggio di intervenire chirurgicamente sui nodi permettendo di mantenere la viabilità sulla stessa infrastruttura e risolvendo il problema delle code. La spesa complessiva sarebbe inoltre nettamente inferiore rispetto ad altri progetti. Lo studio è in fase di completamento grazie anche al lavoro di un gruppo di professionisti di Londra che ha già visionato la situazione”.

Germano Racchella, sindaco di Cartigliano ha ribadito la sua posizione sui progetti che riguardano il territorio comunale per risolvere l’annosa questione della strada di Rosà, cioè della SS 47 diretta a Padova. Il suo programma non prevede questo tipo di investimenti e non si vedono soluzioni che possano fargli cambiare idea. “Siamo disponibili ad ascoltare tutti - ha affermato - e a ragionare su eventuali proposte, ma ribadisco che il nostro territorio ha delle fragilità che intendiamo preservare. La prossima Pedemontana imporrà sicuramente nuovi ragionamenti, che a tempo debito faremo. Ma l’obiettivo è di mantenere salda questa rotta”. Sulle infrastrutture il presidente Venzo esprime un parere chiaro, vista la presenza nel territorio di molte aziende: “Auspico che non ci siano preclusioni; noi abbiamo il compito di manifestare i bisogni delle aziende e ricordo che l’aspetto delle infrastrutture stradali è uno dei cardini sui quali si basa la competitività della zona e la sua capacità di attrarre capitali, lavoro e aziende. In parole povere, economia!”.


A novembre il piccolo borgo pisano ospita una straordinaria rassegna, appuntamento d’obbligo per i buongustai

RENAISSANCE

SUA MAESTÀ IL TARTUFO Oro bianco di San Miniato

di Erica Schöfer

nostra corrispondente dalla Toscana

Fotografie di Francesco Ghieri

Sotto, dall’alto verso il basso Il caratteristico paesaggio sanminiatese, dominato dal campanile del duomo. Il prelibato e prezioso “oro bianco” del piccolo borgo toscano.

Qualche anno fa la comunità locale ha dedicato un piccolo monumento ad Arturo Gallerini e al suo fido cane Parigi, protagonisti nel 1954 di un memorabile ritrovamento: il tartufo più grande del mondo, poi entrato a buon diritto nel Guinness dei primati. chili, poi entrato nel Guinness dei primati. La storia dice che tale tartufo venne donato nientemeno che ad Eisenhower! A entrambi la comunità di San Miniato ha dedicato, nel 2012, un originale monumento!

Si narra che nelle colline tra Doderi, Poggioderi e Montoderi si trovasse una margherita più costosa di quelle di Firenze e Pisa: una margherita tutta d’oro, difficilissima da rintracciare. L’autunno in Toscana tinge gli alberi di colori caldi, aranciati, e offre i suoi prodotti migliori: l’olio appena franto, le castagne, i funghi… In questa stagione, però, il vero re del bosco è il Tuber Magnatum Pico, meglio noto come tartufo di San Miniato. Forse la margherita menzionata nei racconti popolari è in realtà proprio questo straordinario prodotto della terra. Chissà? Il clima, le caratteristiche del terreno, l’incontaminato entroterra fra le valli nebbiose e umide, le querce, i tigli e i salici, con i

In basso La facciata posteriore del Seminario vescovile: l’edificio è stato eretto lungo il tracciato delle antiche mura. La 49a Mostra Nazionale del Tartufo Bianco avrà luogo in novembre, nei giorni 9/10 - 16/17 - 23/4. www.sanminiatopromozione.it

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quali vive in simbiosi, fanno sì che qui il tartufo bianco delle colline sanminiatesi abbia infatti il suo habitat ideale. Caratterizzato da una superficie liscia, appena colto è di colore giallo chiaro, con sfumature verdognole; acquista poi una tinta sul marroncino chiaro quando si asciuga. L’interno, la gleba, è invece di color nocciola, con venature bianche. Il profumo è inebriante, molto persistente e inequivocabile! Da oltre un secolo i tartufai sanminiatesi escono la notte in compagnia dei loro cani per la preziosa raccolta. Fu uno di loro, Arturo Gallerini (accompagnato dal fido cane Parigi), a trovare nel 1954 il tartufo più grande del mondo, del peso di 2,520

San Miniato è un piccolo borgo in provincia di Pisa, di origine longobarda. Un documento del 713 ricorda infatti che alcuni uomini di questa popolazione edificarono proprio qui una chiesetta dedicata al martire. Di origine germanica, dunque, il borgo destò in seguito l’attenzione di Federico II di Svevia, che sul posto fece costruire un castello, distrutto nella Seconda Guerra Mondiale e poi parzialmente ricostruito. È bello percorrere l’antico tracciato delle carbonaie, poste delle fortificazioni. Un tempo venivano riempite di carbone ardente per evitare che possibili assalitori poggiassero le scale a ridosso delle mura. Sulle ripe delle fortificazioni fanno inoltre da cornice diversi orti terrazzati. Ogni anno a novembre San Miniato ospita la Mostra Nazionale del Tartufo Bianco. Così il centro storico, con le antiche vie e le storiche piazze, diventa un laboratorio del gusto dove si incontrano i buongustai. E allora si dia pure inizio alla stagione del tartufo bianco!


In un mondo sempre più complesso e conflittuale l’UE deve puntare decisa verso una maggiore integrazione

Il RAPPORTO

EUROPA, QUO VADIS?

di Giorgio Spagnol

In questa lucida e disicantata analisi il generale Giorgio Spagnol, già alle dipendenze dell’Unione Europea e della NATO, prospetta un quadro realistico dell’attuale situazione geopolitica. E auspica l’ormai inderogabile istituzione di una Convenzione Costituzionale, che preveda una maggiore unione tra i ventisette Stati Membri.

A fianco La sede di Strasburgo del Parlamento Europeo: progettato da un’équipe di professionisti dell’Architecture Studio di Parigi (che ha un domicilio anche a Venezia) e inaugurato nel 1999, il palazzo si estende su una superficie di 220.000 metri quadrati ed è intitolato a Louise Weiss (1893-1983), femminista e intellettuale francese di profonda fede europeista.

Qui sopra Il generale di Divisione Giorgio Spagnol in una foto recente. Militare di carriera, ha svolto diversi incarichi fra i quali quello di Direttore del Centro Studi per le Operazioni Post-Conflittuali. Ha operato alle dipendenze dell’Unione Europea e della NATO e cooperato con le Nazioni Unite. Collabora con l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo, con l’Istituto Europeo di Relazioni Internazionali di Bruxelles, con l’Istituto Alti Studi di Difesa Nazionale di Parigi, con l’Università Nebrija di Madrid e con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano. Laureato in Scienze Strategiche, ha anche conseguito un master in Relazioni Internazionali. Appassionato di storia e letteratura, ha scritto e interpretato i dialoghi tra Shakespeare e Cervantes, tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, tra Napoleone e Wellington, tra Tolstoj e Russell, tra Umberto Eco e Giovanni Sartori, tra Enrico Mattei e Adriano Olivetti.

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L’Unione Europea (UE), un gigante in campo economico e commerciale, gioca un ruolo limitato in politica estera e di sicurezza. Henry Kissinger, Segretario di Stato americano negli anni ’70, irritato dalle iniziative evanescenti e incoerenti dell’Europa, chiese: “Chi devo chiamare, che numero di telefono devo fare, se voglio parlare con l’Europa?”. È una battuta che ha fatto storia, evidenziando come l’UE sia tuttora un’organizzazione intergovernamentale, con alcuni elementi di sovranazionalità, in cui l’integrazione economica è andata molto più avanti di quella politica. L’UE si trova nel “limbo”, tra Confederazione (un’alleanza di Stati, nella quale ogni Stato mantiene le proprie prerogative sovrane) e Federazione (un’unione di Stati, nella quale ogni Stato cede al governo federale un’aliquota

della propria sovranità). Con il Trattato di Lisbona del 2007 venne creata la figura dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE: in realtà, nonostante il titolo roboante, si tratta di un mero coordinatore delle politiche estere degli Stati Membri dell’UE, che mantengono la propria autonomia in politica estera. Nel gennaio del 2018 l’ex Alto Rappresentante, Federica Mogherini, dichiarò improvvidamente alle Nazioni Unite (NU) che l’UE era contraria alla decisione del presidente USA Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme: ma, alla conseguente votazione nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ben sei Stati Membri dell’Unione Europea (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Lituania, Croazia e Romania)

si astennero dal voto. La Romania dichiarò addirittura di essere propensa a seguire l’esempio americano. Si trattò, per l’UE, dell’ennesimo smacco, che minò ulteriormente la sua credibilità in politica estera. In precedenza Jacques Delors (presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995) l’aveva definita un UPO, un Unidentified Political Object, vale a dire un “oggetto politico non identificato”; mentre Giuliano Amato l’aveva chiamata Ermafrodita, un’entità ibrida, incapace di spiccare il volo verso una posizione di prestigio. Dopo molti anni da “struzzo” l’Europa deve tirare fuori la testa dalla sabbia e raggiungere una maggiore integrazione, divenendo autonoma dal punto di vista strategico, più sicura e responsabile, con una politica estera e di sicurezza che guardi al futuro.


Il RAPPORTO

L’UE deve essere in grado di evitare la balcanizzazione del mondo assicurando, congiuntamente con gli Stati Uniti, il ruolo e la sopravvivenza dell’influenza occidentale nei confronti della crescente eterogeneità e talvolta ostilità del resto del globo. Solo divenendo più coesa e federata l’UE potrà agire da attore politico globale, in grado di promuovere la pace, la sicurezza, il dialogo e la cooperazione tra le principali potenze del pianeta. I suoi Stati Membri devono capire che nel mondo attuale, complesso e conflittuale, le dimensioni contano e che, individualmente, anche i più grandi Stati europei sono solo dei pesciolini in un lago abitato da balene chiamate Stati Uniti, Cina e Russia. In un frangente storico che vede gli Stati Uniti imporre dazi alla Cina e sanzioni alla Russia, con Cina e Russia sempre più vicine strategicamente e militarmente in funzione anti-americana, l’UE potrebbe mediare concretamente tra i due blocchi, evitando atteggiamenti schizofrenici americani e iniziative che possano indurre Cina e Russia a reazioni inconsulte.

L’UE deve inoltre essere in grado di favorire la collaborazione tra le tre nazioni anche al fine di poter rispondere congiuntamente e con efficacia a crisi, sfide e minacce future. In merito alla necessità di una maggiore integrazione, alcuni analisti hanno paragonato l’Europa a un ciclista che deve continuare a pedalare per evitare di cadere. Quel che si riuscirà a fare per tenere la bicicletta in movimento e in equilibrio dipende dalla volontà politica degli Stati Membri di maggior peso e dalla consapevolezza che mentre il ritorno allo “stato-nazione” è anacronistico, anche il mantenimento dello status quo è parimenti insostenibile. L’integrazione può avvenire con un’UE a più velocità. I suoi quattro grandi Paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) possono adottare iniziative aperte ad altri Stati Membri. Esiste già, in tal senso, la “Cooperazione Strutturata Permanente”, uno strumento che richiede l’adesione di almeno cinque Stati Membri per essere avviata, superando così le pastoie burocratiche delle decisioni per unanimità.

Il passo successivo consisterebbe in una Convenzione Costituzionale che preveda un’unione sempre più stretta tra i 27 Stati Membri: l’UE non potrà legittimarsi pienamente fino a quando non diventerà uno Stato Federale Parlamentare. Un gruppo di Paesi (tra cui l’Italia) potrebbe definire questo progetto e dargli una coerenza istituzionale. Un importante stimolo all’integrazione può venire da qualcosa di superiore alla potenza economica: la cultura europea. Il futuro dell’Europa politica dipende anche dalle sorti della cultura europea, che a sua volta dipende dalla nostra padronanza dell’arte di trasformare la differenziazione culturale da passiva in attiva, di vedere in essa non qualcosa da tollerare ma da accettare come risorsa. Va ricordato che la convivenza tra culture diverse è stata la norma già nell’impero romano. L’Europa non può più permettersi di essere assente dal contesto globale, che ha estremo bisogno dei valori europei rappresentati da democrazia, giustizia, libertà e rispetto dei diritti umani.

Sopra, da sinistra verso destra L’emiciclo del Parlamento Europeo, nella sede di Strasburgo, durante una sessione plenaria. L’Europa in una fotografia satellitare.

Sotto Guido Reni, Il ratto d’Europa, olio su tela, particolare, 1630-’40. Londra, collezione Denis Mahon (presso la National Gallery). Nelle rappresentazioni iconografiche del Ratto d’Europa, così come nel racconto che ne fa Ovidio nella Metamorfosi, il rapimento assume un connotazione positiva, con Europa consenziente e serena.

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L’omaggio di Fulvio Bicego ai Remondini: tredici splendide tavole tratte da una Bibbia del 1758

RESTITuzIONI

2020, UN CALENDARIO E DUE RESTAURI

di Antonio Minchio

Sotto ai titoli Antonio Marcon, Allegoria della Giustizia, affresco, edicola ai Caduti della Grande Guerra, 1921. Bassano, chiesa della SS. Trinità. Sotto, dall’alto verso il basso La copertina e una pagina interna del Calendario 2020 “Frammenti di storia a Bassano. Omaggio ai Remondini”. Artista anonimo, Crocefisso, legno policromo, secolo XVII. Bassano, chiesa di San Francesco.

Il noto collezionista bassanese ci ha ormai “abituati” alle sue iniziative artistiche, da sempre legate a lodevoli finalità benefiche. In questa occasione i proventi saranno destinati al recupero di due significative opere d’arte, in altrettante chiese cittadine. scuole G. Marconi e R. Tessarolo hanno beneficiato di un contributo di 4.000 euro totali. Mi preme inoltre ricordare che dopo nove edizioni, diluite negli anni, si è arrivati a devolvere in beneficenza la notevole cifra di 77.300 euro”.

È stata pubblicata dai Remondini, nostri illustri concittadini, editori e stampatori, nel lontano 1758. E ora, grazie all’indomito spirito d’iniziativa di Fulvio Bicego, collezionista appassionato ma anche cittadino sensibile, sempre impegnato nella divulgazione culturale, possiamo ammirarne alcune significative incisioni: tavole che si alternano al testo, impreziosendolo e fornendo al lettore ulteriori ed eloquenti spunti di riflessione. Di cosa stiamo parlando? Di una rara edizione della Bibbia, edita nel periodo di maggior gloria dell’impresa remondiniana e oggi

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gelosamente ospitata nella raccolta personale del collezionista. “Da molti anni - ci spiega Fulvio Bicego - mi dedico con piacere alla realizzazione di calendari, fotografici e artistici, sempre finalizzata a scopi benefici. I proventi dell’edizione 2019, per esempio, mi hanno permesso di intervenire a favore del quartiere di San Lazzaro: è stato acquisito un nuovo impianto audio per la Sala polivalente della Parrocchia; si è poi realizzato il restauro della Lapide ai Caduti del ’15/’18 e provveduto alla sistemazione dei campetti sportivi parrocchiali. Grazie al calendario, infine, le

“Frammenti di storia a Bassano. Omaggio ai Remondini”: è questo il titolo del Calendario 2020. Un’idea, quella di proporre un tema sacro ma sempre attuale, che si collega idealmente alla necessità di favorire il recupero di due precise opere d’arte, in altrettante chiese cittadine. “Nel primo caso si tratta dell’edicola votiva ad affresco, dedicata ai Caduti della Grande Guerra, che si trova a fianco della facciata della chiesa della SS. Trinità di Angarano: un’opera eseguita nel 1921, poco dopo il termine del conflitto, dal prof. Antonio Marcon e raffigurante l’allegoria della Giustizia. Nel secondo, invece, il restauro riguarda il Crocefisso ligneo policromo, ascrivibile al pieno Seicento, che è collocato nella cappella laterale sinistra della chiesa di San Francesco, fra i confessionali. Un’opera in condizioni precarie, che ha già subito nel corso dei secoli diversi interventi. “Entrambi i lavori di recupero saranno curati dalla ditta Artemisia Restauri di Antonella Martinato e del suo validissimo team”.


Daniel Defoe (1660-1731)

UN NAUFRAGO DI 300 ANNI

Il CENACOlO

di Chiara Ferronato

Robinson Crusoe (1719)

In collaborazione con Il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

Suscitò l’interesse di Rousseau, di Kant e di Marx, di Joyce e di Camus, perché era un naufrago illuminista, prudente, in buoni rapporti con la Natura e con Dio, uno che se la sapeva cavare in ogni occasione e se poteva guadagnarcene qualcosa, meglio. un giorno del 1718, Daniel Defoe lo presentò a William Taylor, tipografo-editore della “Nave”, in Pater-Noster Row, a londra. Defoe aveva scritto altre cose (saggi, pamphlet, una “Storia generale della Gran Bretagna”), senza alcun successo. Era suggestionato, in quel periodo privo di gloria e di soldi, dai racconti che giravano nel Paese su un certo marinaio Alexander Selkirk (1676-1721), che era stato abbandonato, per insubordinazione, dal suo capitano su un’isola deserta del piccolo arcipelago Juan Fernández, nell’Oceano Pacifico, dove era soprav-

Daniel Defoe (Stoke Newington, 1660 - Moorfields, 1731) in una bella incisione di Michael Vandergucht (da un dipinto di Jeremiah Taverner). Londra, National Portrait Gallery.

Intervistatrice: Abbiamo oggi come ospite del nostro salotto un viaggiatore veramente eccezionale, un naufrago, un uomo che ha visto in faccia la morte e ha vissuto per ben ventotto anni in un’isola, per i primi dodici in completa solitudine. I fatti straordinari della sua vita superano tutto ciò di cui si abbia mai avuto notizia. Attraverso la sua diretta testimonianza e la lettura di alcune pagine del suo diario, scritto “finché durò l’inchiostro”, ascolteremo il racconto della sua singolare e incredibile avventura. Signore e signori… Robinson Crusoe! Robinson, partiamo dalla prima parte della tua vita, che precede la tua grande avventura. Nasci nel 1632 nella città portuale di York. Tuo padre, un mercante tedesco emigrato in Inghilterra, vuole fare di te un avvocato, ma la tua testa è piena di quelli che definisci “pensieri vagabondi”…

Qui sotto e alla pagina a fianco Due illustrazioni di Igor Alexandrovich Iljinski, tratte da Robinson Crusoe. Aemmezeta, 1988.

Robinson: Ero animato da un irreprimibile desiderio di navigare che mi guidava contro la volontà di mio padre e i tentativi di persuasione di mia madre… una specie di attrazione fatale per la vita di mare…

Intervistatrice: Robinson, se gradisci, possiamo ascoltare l’inizio delle tue avventure attraverso la lettura di alcune pagine del tuo diario.

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vissuto quattro anni e quattro mesi (ottobre 1704 - febbraio 1709), finché non lo trasse in salvo il pirata Wooders Rogers, trasformandolo in una leggenda vivente. Dalla tipografia di via Pater-Noster Row, Robinson Crusoe uscì, invece, l’anno dopo esservi entrato, il 1719. Il successo fu immediato. “la vita e le straordinarie avventure di Robinson Crusoe di York” stabilirono, da subito, legami di simpatia e umana comprensione tra la solitudine del protagonista e la solitudine di chi teneva in mano il romanzo. lisa Frison - da tempo avvezza, con ironica maestria, a trasportare le trame dell’Ottocento nella realtà delle sale teatrali e nelle biblioteche lo invita, per un’intervista, in un salotto-show. Ci piacerebbe che, almeno per una volta, un naufrago di oggi partecipasse a un Porta e Porta, o a un Dritto e rovescio. Chiara Ferronato

Lettura: Mio padre mi chiamò una mattina nella sua camera e mi chiese quali motivi avessi, oltre al semplice desiderio di girare il mondo, per lasciare la mia casa e il mio paese natale. Mi disse che far fortuna con rischiose iniziative e acquistar fama in imprese di natura diversa dal comune tocca agli uomini di disperata fortuna, da una parte, o a quelli di ambiziosa e superiore condizione, dall’altra; che il mio stato era quello di mezzo, il più adatto alla felicità dell’uomo, non esposto alle miserie e alle durezze, alle fatiche e alle sofferenze di quella parte dell’umanità che è soggetta al lavoro materiale, non tormentato dall’ostentazione, dall’ambizione e dall’invidia della parte più elevata del genere umano. Infine, mi raccomandò, nel modo più affettuoso, di non cercare avversità dalle quali la natura e la condizione in cui ero nato sembravano avermi premunito. E pur assicurandomi che non avrebbe cessato di pregare per me, sentiva di potermi dire che, se avessi compiuto quell’insano passo, Dio non mi avrebbe benedetto.

Intervistatrice: Ignorando consigli e preghiere dei tuoi genitori, dopo un anno ti trovi a Hull…

Robinson: Sì, con un amico in procinto di imbarcarsi


per Londra, il quale mi promise che non avrei speso un soldo per la traversata. Salii a bordo, senza chiedere né la benedizione di Dio né quella di mio padre…

mente estranea alla mia indole… Stavo entrando in quella condizione media che mio padre mi aveva consigliato. Tanto sarebbe valso che fossi rimasto a casa…

Robinson: Infatti, la nave in cui navigavo si imbatté in due tempeste che mi spaventarono molto, ma che non riuscirono a distogliermi dal mio proposito. Già alla prima tempesta giurai a me stesso che se mai avessi potuto rimettere i piedi sulla terraferma, sarei andato dritto a casa di mio padre, come il figliol prodigo della parabola evangelica, e mi sarei attenuto ai suoi consigli. Ma questi saggi e moderati pensieri durarono finché durò la tempesta.

Robinson: … e col crescere della mia azienda e della mia ricchezza, la mia testa cominciò a riempirsi di progetti e imprese superiori ai miei mezzi…

Intervistatrice: Cominciano così quelle che tu definisci le tue “sventure”…

Intervistatrice: La seconda tempesta è ancora più terribile della prima, vero, Robinson?

Robinson: Decisamente. Vidi la nave andare a fondo e capii allora per la prima volta cosa significa un naufragio. Se in quell’occasione avessi avuto il buon senso di ritornare a Hull e di andarmene a casa… Ma provavo vergogna immaginando le risate dei vicini. Penso spesso a quanto sia irragionevole e incoerente il temperamento dei giovani, che non si vergognano tanto di peccare, quanto piuttosto di pentirsi e di tornare indietro, l’unica cosa che potrebbe meritar loro la reputazione di uomini saggi. Intervistatrice: Ci sarebbe molto da raccontare degli altri tuoi viaggi per mare, Robinson, legati ai commerci con la Guinea. Nel corso di uno di questi viaggi al largo delle coste del Nordafrica la tua nave viene assalita da un pirata turco di Salè e tu sei fatto prigioniero…

Robinson: Prigioniero e schiavo del capitano dei corsari. Dopo due anni riuscii a fuggire dal porto marocchino, assieme ad altri arabi, costeggiando la costa atlantica africana in direzione sud. Intervistatrice:Avviene quindi un incontro decisivo…

Robinson: Sì, fui avvistato da un vascello portoghese e fatto salire a bordo. Mi feci trasportare in Brasile, oltre l’Oceano Atlantico…

Intervistatrice: Grazie alle tue peculiari abilità commerciali in Brasile riesci a prendere la guida di una piantagione di canna da zucchero… Robinson: M’ero messo in un’occupazione assoluta-

Il CENACOlO

Intervistatrice: La tua piantagione comunque prospera e il raccolto è abbondante…

Intervistatrice: Quindi torni in mare in direzione della Guinea…

Robinson: Sì, con l’intento di catturare africani da ridurre in schiavitù e da trasportare in Brasile… In cambio della mansione di scrivano addetto a tenere in nave la contabilità del traffico umano, avrei ricevuto un certo numero di schiavi da far lavorare nella mia piantagione. Mi imbarcai il primo settembre del 1659, esattamente otto anni dopo la mia fuga dalla casa paterna.

Qui sopra Antiporta e frontespizio della prima edizione de “La vita e le straordinarie avventure di Robinson Crusoe di York”, pubblicata da William Taylor nel 1799.

Intervistatrice: Al largo del Venezuela sopravviene però una terribile tempesta caraibica…

Robinson: La nave aveva urtato un banco di sabbia e si era arenata. Entrammo tutti nella barca che avevamo issato sul fianco della nave… alla mercé di Dio e del selvaggio mare…

Lettura: Un’ondata furiosa, grossa come una montagna, ci venne addosso da poppa. La barca si capovolse immediatamente, separandoci dalla barca e l’uno dall’altro… In un momento fummo tutti inghiottiti… Vidi il mare venirmi dietro alto come una montagna… Mi sentii trasportare con immensa forza e velocità verso riva per un lunghissimo tratto… Il mare mi scagliò contro uno scoglio aguzzo… Le onde non erano più tanto alte… Feci una corsa che mi portò sulla terraferma… Mi sedetti sull’erba… Ora che ero approdato sano e salvo sulla spiaggia, cominciai col levare gli occhi al cielo e ringraziare Dio di aver avuto salva la vita e a guardarmi attorno per vedere in che luogo mi trovassi. Subito sentii che la mia consolazione diminuiva. Ero bagnato, non avevo vestiti per cambiarmi, niente da mangiare o da bere, né avevo altra prospettiva che quella di morire di fame o di essere divorato dalle bestie feroci. Non avevo un’arma per dar la caccia a qualche animale e ucciderlo per nutrirmene, né per difendermi da altre creature. In una parola, non avevo addosso nient’altro che un coltello, una pipa e una scatola con un po’ di tabacco. Lisa Frison

Intervista a Robinson Crusoe Biblioteca Civica di Bassano del Grappa Mercoledì 18 dicembre 2019, ore 17.30

Robinson Crusoe: Piero Berizzi Intervistatrice: Lisa Frison

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Dal Giappone un’antica lezione di vita e di conforto

KINTSUGI. Dalla rottura il germoglio di una nuova vita

ESERCIzI DI STIlE

di Federica Augusta Rossi

Questa singolare pratica è stata da poco riscoperta in Occidente: sono così fioriti corsi, libri, seminari e tutorial su internet per il suo profondo significato psicologico, che va al di là del piacere di ridare vita e integrità a cose care…

Le cicatrici sono i segni delle ferite più profonde ma anche la testimonianza che la pelle si è rimarginata. Non sono piaghe: sono le riparazioni, più forti e robuste del tessuto originario, che garantiscono la rinascita. Emblemi di battaglie terribili superate però vittoriosamente, motivo d’orgoglio per i personaggi letterari e gli eroi, che non le nascondono. Lo devono essere anche per noi, guerrieri e guerriere di tutti i giorni capaci di applicare l’arte della resilienza e della resurrezione davanti alle opportunità che la vita ci offre ogni giorno. È l’insegnamento trasmesso dall’antica arte giapponese del kintsugi, da “kin”, che significa “oro” e “tsugi” (“aggiustare”), che consiste nel riparare oggetti rotti con l’impiego del prezioso metallo, grazie alla sua duttilità e alla sua malleabilità. Documentata fin dal 1400 in Estremo Oriente, ma con antenate illustri addirittura in armi e vasellame del 3000 avanti Cristo tra Cina e Giappone, la pratica è stata riscoperta negli ultimi tempi nel frenetico Occidente: sono fioriti corsi, libri, seminari e tutorial su internet per il suo profondo significato psicologico che va al di là del piacere di ridare vita e integrità a cose care che altrimenti sarebbero state da buttare. Sembra che il kintsugi, chiamato anche kintsukuroi, sia in stretta relazione con le antiche cerimonie del tè, tra i momenti più spirituali e ricchi di significati della civiltà giapponese. Dove le tazze e le altre suppellettili erano simboli quasi sacri, protagonisti di precisi rituali. Contro l’usura e le rotture, ecco la necessità di un esercizio di pazienza e di creatività che consentiva di ricondurre all’armonia ciò che l’armonia aveva perso per un brusco imprevisto.

La leggenda attribuisce l’invenzione della tecnica a uno “shogun”, un alto generale giapponese che, insoddisfatto di come la sua tazza fosse stata riparata dai cinesi ai quali l’aveva inizialmente affidata, avrebbe messo al lavoro i suoi migliori artigiani che usarono una lacca mescolata a polvere d’oro. Lacca, oro e argento sono tuttora le sostanze usate per la pratica del kintsugi contemporaneo: rinsaldando i pezzi frantumati, le venature che si formano nelle frastagliate linee di riparazione fanno luccicare ogni oggetto arricchendolo di disegni unici e irripetibili. La simbologia e l’effetto autenticamente terapeutico sono evidenti: preziosa, luminosa, inestimabile è la riparazione della “ferita” che diventa così un nuovo “tracciato della vita”, ben più saldo di prima. La pratica richiede costanza e leggerezza di tocco. I cocci vengono accostati e sui loro bordi si stende una lacca che inizia a incollarli insieme. La saldatura è garantita da una polvere d’oro che si “spazza” delicatamente sopra di essi. Tutte le operazioni vengono eseguite con pennellini

molto sottili, e altrettanto sottile è la lama con la quale vengono asportate le eccedenze. Una volta asciugatasi la mistura magica, la ceramica torna ad avere vita. La rottura, il dolore, il lutto hanno saputo far germogliare una realtà eguale nella sostanza ma accresciuta nel valore e nella bellezza: il che è, in fin dei conti, quello che si chiede alle esperienze che devono temprarci senza abbatterci. Altro che “attack”, dunque: ricreare con l’oro, con la delicatezza e con l’ingegno ci dimostra che nulla va davvero irreparabilmente in pezzi, purché si abbiano la saggezza e la gentilezza giuste per rimettere mano a ciò che è stato ferito. Dopo il successo del celebre “magico potere del riordino”, uovo di Colombo per fare pulizia nella propria anima attraverso quella dei propri oggetti, il Giappone ci suggerisce dunque una nuova lezione di vita e di conforto. E la rieducazione all’equilibrio del kintsugi è forse ancora più attuale in tempi in cui evitare ogni spreco è una necessità ecologica oltre che dell’anima.

Poche cose danno una soddisfazione così grande come il riparare un oggetto danneggiato e apparentemente perduto.

Richard Wagner

In questa pagina Alcuni significativi esempi di “riparazioni” eseguite con la tecnica cerimoniale del kintsugi.

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Qui i vigneti salgono fino a 1200 metri di altezza, un vero record

I vini della Val d’Aosta (seconda parte)

lE TERRE DEl VINO

di Nino D’Antonio

nostro corrispondente

La suggestione della regione non è estranea alla storia e alla miniera di testimonianze che il territorio offre. Dagli avanzi preistorici a quella folla di castelli, fortezze, torri (se ne contano oltre cento), che stimola di continuo l’interesse e la fantasia del viaggiatore…

A fianco, dall’alto verso il basso Vigneti sullo sfondo delle vette: una delle caratteristiche della regione (ph. Vival - Associazione Viticoltori Valle d’Aosta).

Al fascino della Val d’Aosta contribuiscono sicuramente anche alcune fra le montagne più maestose delle Alpi: fra queste il Cervino, il Monte Rosa, il Gran Paradiso e il Monte Bianco, “tetto” del Vecchio Continente.

Segue dal numero precedente

Emblematico è il caso del Fumin, un’uva ricca di polifenoli, utilizzata da sempre in uvaggi che hanno finito per mortificarne ogni originaria potenzialità, a vantaggio di un maggior numero di bottiglie. Da qualche tempo il Fumin è vinificato in purezza, e questo ha riscattato il destino del vino e fatto la fortuna di chi lo produce. Nel 2008 è nata ad Aosta la Federazione Vignaioli Indipendenti, un organismo dove ogni componente può contare solo su un voto, al di là degli ettari che possiede e delle bottiglie che realizza.

Qui sopra Uno stambecco, simbolo del Parco nazionale del Gran Paradiso.

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Questo ha creato una base più che democratica, tanto che l’associazione è diventata membro della Cevi (Confederazione Europea Vignaoli Indipendenti) ed ha fatto così il suo ingresso in Europa, a fianco dei maggiori Paesi produttori, dalla Francia alla Spagna. L’organismo ha finito anche per rafforzare la tutela del patrimonio viticolo, che continua a sorprendere per la sua varietà, se si pensa alla ridotta superficie degli impianti, da sempre connesso a queste terre. Un fenomeno che a partire dalla giostra di invasori - Ostrogoti,

Bizantini, Longobardi - si allunga oltre l’anno Mille (quando la Val d’Aosta diventa contea di Umberto Biancamano, capostipite della dinastia Savoia), fino ai giorni nostri.

Lo stretto rapporto - ma direi la filiazione, la dipendenza - fra vino e territorio, è tipico della Valle. Intanto per quei vigneti che si arrampicano fino a 1200 metri di altezza, un vero record in Europa, reso possibile dalla corona di monti che impediscono la furia dei venti e rendono il clima alquanto mite.


lE TERRE DEl VINO

Così i vitigni alimentano tutti un’unica etichetta, “Valle d’Aosta Doc”, che comprende sette sottozone, da Morgex a Pont Saint Martins. Si tratta di uve per la quasi totalità autoctone (il Prié Blanc è il solo anche su piede franco), che variamente combinate fra loro danno vini “estremi”. O meglio, unici, per quei profumi che ci rimandano al fieno di montagna, ai fiori e alle erbe aromatiche dei pascoli alpini. I vini più diffusi sono il Petit Rouge e il Donnas, che nasce da un uvaggio di Nebbiolo e Freisa, e declina note di sottobosco e una decisa mineralità, dovuta alla particolare composizione dei terreni. I Rossi hanno una prevalenza sui Bianchi, anche se lo Chambave presenta le due tipologie: Rosso secco di buona alcolicità e tannini marcati, e Moscato Passito in

purezza, dolce e morbido, intenso e persistente. Ma al di là del vino, la suggestione della Valle non è estranea alla storia e alla miniera di testimonianze che il territorio offre. Dagli avanzi preistorici a quella folla di castelli, fortezze, torri (se ne contano oltre cento) che stimola di continuo l’interesse e la fantasia del viaggiatore. A partire dai diversi destini che hanno accompagnato le vicende di molti di questi manieri, trasformati nel corso dei secoli in residenze rinascimentali, monasteri e chiese. Basta percorrere una delle Strade del Vino - dal Bianco al Gran Paradiso al Cervino e al Rosa per cogliere da vicino quanto antica sia questa viticoltura. Che si sviluppa attraverso una progressiva scalata di terrazzamenti, in uno scenario di vigne attaccate alle roventi pareti

Il castello di Fénis, nell’omonimo comune, è fra i meglio conservati d’Italia. Molto scenografico, costituisce forse la principale attrazione turistica della Valle.

della roccia. Perché è così che matura l’uva, fra decise escursioni termiche e poca pioggia. Il resto è affidato ai terreni morenici - originati dal gigantesco ghiacciaio che copriva la Valle - sabbiosi e sciolti. Il territorio, il clima, le tradizioni. Manca solo l’uomo, che qui è lo straordinario artefice del rapporto con una natura spesso ostile e comunque lontana dai destini cui è stata chiamata. I vignerons della regione hanno contribuito a dare prestigio e identità a queste montagne. I loro vini non saranno delle star nel panorama enologico, ma hanno una sicura unicità che li rende figli della Valle. E non è poco, se si considera il richiamo della contigua Francia. Questo non è avvenuto, e il merito è di un pugno di uomini orgogliosi e testardi.

Sotto, da sinistra verso destra Una bottiglia di Petite Arvine 2018 delle Cantine Grosjean: ottimo come aperitivo, questo blasonato vino biologico di montagna si presta ad accompagnare delicati piatti di pesce. Bandiera della produzione valdostana, il Torrette è tra i rossi più noti della Regione; come nel caso di questa bottiglia del 2017, sempre di Grosjean. P.g.c. Enogastronomia Baggio - Bassano

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Tre cooperative hanno dato vita a un progetto innovativo…

BAR AL CAMPIELLO Il piacere di uno spazio ritrovato da destinare a mille iniziative

RElAX

di Antonio Minchio

Un luogo inter-generazionale, di incontro e aggregazione, dove giovani e meno giovani possano ritrovarsi per dialogare fra loro, ma anche per divertirsi in occasione di spettacoli, concerti, mostre, aperitivi culturali… Lungo via Da Ponte, subito dopo i portici di palazzo Vinanti, si apre un grazioso cortile preceduto da un elegante arco a tutto sesto: uno spazio raccolto e quasi d’altri tempi, che spesso sfugge al passante frettoloso. Pur essendo abbastanza conosciuto, poiché conduce agli uffici comunali dei Servizi Sociali e alla Saletta Tolio, viene spesso percorso con una certa noncuranza e con premura. E questo è sicuramente un errore, perché merita invece una sosta: almeno il tempo, come diceva Goethe, di fermare l’attimo e di guardarsi attorno. Solo così è infatti possibile respirare un po’ dell’atmosfera della vecchia Bassano, recuperando anche la memoria del convento di Santa Chiara che proprio qui si trovava.

Abbiamo incontrato Elisa Gidoni, presidente della Cooperativa Yumè, per conoscere da vicino il Bar Al Campiello: una realtà molto interessante, affacciata proprio su questo cortile, che è frutto di un progetto innovativo. “La collaborazione fra tre diverse cooperative sociali ha portato all’idea di rilanciare con vigore il bar del Centro socio-ricreativo “Carlo Bianchin”, trasformandolo in un luogo inter-generazionale in grado di soddisfare le esigenze dell’adiacente centro anziani e allo stesso tempo di raggiungere una più vasta utenza. Si è pensato in particolare ai giovani, sempre alla ricerca di adeguati punti di ritrovo, così come alle persone sensibili ai temi dell’inclusione sociale e del consumo sostenibile”. Oltre alla Yumè, che si occupa di ragazzi in difficoltà sociale, le altre due cooperative impegnate nell’iniziativa (tutte afferenti allo stesso consorzio) sono l’Avvenire, che opera a favore dei disabili e

promuove azioni di reinserimento lavorativo, e Bassano Solidale, che svolge un’importante attività a servizio degli anziani e che in questo progetto ha investito le maggiori risorse. “Mi preme sottolineare - prosegue Elisa Gidoni - che questo nostro progetto tende a valorizzare lo straordinario contesto in cui ci troviamo non solo con la gestione del bar, ma anche attraverso una serie di iniziative che portino effettivamente all’aggregazione. Desideriamo infatti che il bar e lo spazio circostante, il campiello, diventino un punto di riferimento educativo, nel quale i ragazzi possano trovare tanto adulti capaci di ascoltare le loro esigenze, quanto altri giovani in grado di rappresentare esempi positivi. Insomma, un luogo di scambio inter-generazionale, nel quale convivialità e cultura del territorio possano manifestarsi nel modo migliore. È superfluo ricordare che il successo di tale missione è

legato al fondamentale coinvolgimento delle istituzioni, in primis il Comune di Bassano, l’Associazione Anni d’Argento e il Quartiere Centro Storico”. Scendendo nel concreto, il Bar Al Campiello si pone sul mercato offrendo una serie di proposte molto stimolanti, quali per esempio la presentazione di imprese innovative dal punto di vista sociale, etico e ambientale, mostre di artisti del territorio, reading, concerti e spettacoli. Ma pure attività per genitori e neo-genitori, con eventi formativi e informativi; aperitivi e colazioni con conversazioni in lingua straniera; feste di compleanno; tornei di giochi da tavolo; attività per bambini e ragazzi; manifestazioni in connessione con altre proposte del territorio che coinvolgono il centro storico. Dulcis in fundo, il bar può svolgere anche un’attività di “portierato di quartiere”: qui i residenti possono infatti farsi recapitare piccoli pacchi o lasciare oggetti in custodia.

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Sopra, dall’alto verso il basso Il cortile del Bar Al Campiello in un dettaglio del Catasto Napoleonico del 1808 e così come si presenta oggi. La zona bar e una sala interna.


Prestano servizio gratuito all’Ospedale San Bassiano e la loro presenza è irrinunciabile per la struttura sanitaria

OMAGGIO

Onore ai volontari dell’Associazione Italiana Soccorritori

di Andrea Minchio

Fotografie: AIS Bassano

Fondata nel 1982, la sezione bassanese conta quattrocento iscritti. Molte le prestazioni offerte, fra corsi d’istruzione e assistenza in occasione di eventi. Fiore all’occhiello, il Progetto Mini Anne.

Qui sopra, dall’alto verso il basso Giovanni Marangon, presidente della sezione bassanese dell’Associazione Italiana Soccorritori. La simulazione di un intervento di primo soccorso. Il manichino Mini Anne. Foto grande, sotto ai titoli Una “lezione” di primo soccorso a studenti del territorio, nell’ambito del lodevolissimo Progetto Mini Anne.

I CORSI A BASSANO Primo Soccorso e Rianimazione cardiopolmonare Ottobre-Novembre 2019 BLSD Basic Life Support Defibrilation Ogni mese Informazioni e iscrizioni Telefono 329 5605872 info@aisbassano.org www.aisbassano.org

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È una realtà, quella dell’Associazione Italiana Soccorritori, che merita sicuramente maggiore visibilità (e anche riconoscenza), tanto a livello nazionale quanto nel nostro territorio. Per conoscerla da vicino abbiamo incontrato Giovanni Marangon, presidente della sezione bassanese, validamente accompagnato da Giovanni Busnardo, responsabile del Progetto Mini Anne, e da Paolo Dal Ben, uno dei veterani. “La nostra organizzazione - spiega il presidente Marangon opera nell’ambito del volontariato in territorio nazionale dal 1972, anno in cui è stata fondata a Milano. Nella nostra città siamo operativi dal 1982 e qui contiamo oltre quattrocento iscritti, centocinquanta dei quali prestano servizio attivo. Fedeli al motto Atti semplici per salvare una vita ci prefiggiamo lo scopo di contrastare la mortalità e la presenza di gravissime lesioni, legate al mancato o intempestivo intervento di primo soccorso nel periodo immediatamente successivo all’evento acuto. Per adempiere a tale missione organizziamo due volte all’anno (ad aprile e ottobre) un corso di primo soccorso e

rianimazione cardio-polmonare. Mi preme poi sottolineare che siamo anche un importante centro di formazione per l’uso del defibrillatore, accreditato dall’IRC (Italian Resuscitation Council). Ma il compito per noi più importante, che ci distingue in maniera netta da altre associazioni di volontariato, consiste nell’essere stabilmente presenti all’interno del reparto del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bassiano, dove ogni giorno otto nostri iscritti prestano servizio a turnazione per sedici ore: una presenza ormai irrinunciabile per la struttura sanitaria, assolutamente gratuita e garantita per venticinque giorni al mese, dal quinto all’ultimo, per un totale di diecimila ore all’anno. Fra le nostre dotazioni possiamo vantare un paio di ambulanze e due vetture attrezzate per il trasporto dei disabili. Durante le manifestazioni e gli eventi normalmente organizzati nel territorio (compresi quelli a carattere ludico-sportivo) i nostri volontari offrono, su richiesta, assistenza e servizio di primo soccorso: dalle medicazioni all’eventuale rianimazione e al trasporto in ospedale”.

“Desidero precisare - interviene Giovanni Busnardo - che le nostre uniche entrate derivano appunto da questi servizi esterni, oltre che dalla raccolta delle quote sociali e dall’organizzazione dei corsi di primo soccorso e di istruzione all’uso del defibrillatore. Risorse che destiniamo in parte al Progetto Mini Anne, dal nome del manichino a mezzo busto impiegato a tale scopo: si tratta di incontri di formazione (teorica e pratica), rivolti agli studenti delle scuole medie e superiori delle province di Vicenza, Padova e Treviso. Nato nel 2011, tale progetto mira a fornire ai ragazzi istruzioni su come compiere una corretta valutazione dell’arresto cardiaco, sul primo massaggio cardio-polmonare, sulla posizione laterale di sicurezza e sulla manovra di disostruzione delle vie aeree. Importante, poi, saper effettuare in maniera efficace la chiamata al 118”. “In otto anni - conclude Paolo Dal Ben - abbiamo coinvolto trentamila giovani, impiegando personale e materiale sempre all’insegna della gratuità: la nostra paga è la soddisfazione di contribuire a salvare vite umane!”.


Una vita dedicata alla bicicletta, allo studio e al volo

BRUNO GONZATO Ciclista, ingegnere, avvocato e pilota d’aerei

PERSONAGGI

di Andrea Gastner

Sotto, da sinistra verso destra Amsterdam, 27 agosto 1967, foto ricordo per un sestetto di campioni: i francesi Pierre Trentin e Daniel Morelon, i nostri Dino Verzini e Bruno Gonzato, i belgi Daniel Goens e Robert Van Lancker. L’immagine è stata scattata ai Mondiali di velocità Dilettanti su tandem, conquistati dalla magnifica accoppiata azzurra.

Uomo eclettico, appassionato fin da piccolo alle corse, ha ottenuto grandi risultati in pista. In seguito ha abbandonato lo sport per lo studio e non solo…

Bruno Gonzato è nato a Schio il 20 maggio del 1944 e risiede a Bassano dal ’71, anno in cui ha sposato Luisa, novese. Parlando della sua infanzia gli s’illumina il volto. “Avevo quattro anni quando mio padre mi regalò una piccola bicicletta: fu amore a prima vista! In seguito, a quattordici, mi fece un’altra sorpresa, mettendomi tra le mani il manubrio di una bici ben più competitiva. Con il passare degli anni ne cambiai parecchie, sempre più tecniche e professionali, con ottimi risultati: appena sedicenne, infatti, correvo già nella categoria Esordienti, tesserato con la Ciclisti Padovani, che aveva sede nella città del Santo. Ricordo che partecipai a parecchie gare su strada (allora di piste a portata di ruota ce n’erano poche!), vincendone ben sedici (compreso il Campionato Veneto e Triveneto). Nel 1961, finalmente, potei gareggiare su pista. Come velocista vinsi tutte le gare alle quali partecipai, compreso il Campionato Italiano”. Bruno sorride al ricordo. È un periodo della sua vita che non può dimenticare, tutto scuola (allora frequentava il Liceo Classico di Schio) e ciclismo. Nel ’62, come l’anno precedente, vinse tutte le competizioni, vestendo la maglia di “prima riserva azzurra” ai Mondiali su pista, che si svolsero al Vigorelli di Milano. “Nel ’63 presi una decisione importante e dolorosa - continua Bruno Gonzato -. Scelsi infatti di abbandonare temporaneamente l’attività agonistica per studiare e conseguire la maturità. Subito dopo mi iscrissi a Ingegneria a Padova. Ma la passione per la bicicletta era in agguato! Nel ’64, categoria Dilettanti, mi trovai

a competere con mostri del ciclismo su pista quali Sergio Bianchetto, Gianni Pettenella e Angelo Damiano, che nello stesso anno si laurearono campioni olimpici a Tokio…”. Una breve pausa. Nel volto del nostro interlocutore è scomparso il sorriso. Proprio allora Bruno decise per la seconda volta di abbandonare definitivamente l’attività ciclistica per dedicarsi interamente agli studi universitari, che non progredivano. “Ma… - prosegue subito dopo ancora una volta il destino volle dire la sua: nel ’66, superato il biennio universitario, ripresi gli allenamenti, convinto da amici e appassionati. L’anno dopo, nel giugno del ’67 dopo un incontro amichevole con la Francia a Parigi, decisi di mettermi in coppia con Dino Verzini per correre in tandem. Risultato? Ai Mondiali conquistammo il titolo ad Amsterdam, battendo in finale nientemeno che i francesi Trentin e Morelon, grandi favoriti”. Nel 1968, a ventiquattro anni,

preoccupato per il proprio futuro professionale, Bruno Gonzato appese le scarpe al chiodo, rinunciando alle Olimpiadi del Messico: una decisione sofferta, ma questa volta davvero definitiva. In seguito, nel ’71, si laureò in Ingegneria Civile e nel 1998 in Giurisprudenza, entrambe le volte con 110 e lode. Finisce qui la storia? No, perché il nostro ingegnereavvocato allungò la sua lista di “premi” ottenendo pure il brevetto di pilota di aerei nel 2002. Per il momento è tutto. Ma solo per il momento… A fianco Andrea Gastner e Bruno Gonzato; quest’ultimo con la medaglia di campione del mondo al collo. Alle loro spalle, incorniciata, la maglia iridata vinta nel 1967.

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Si tratta di un disturbo molto frequente…

IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO NEL NEONATO

STAR BENE

di Dino Pavan Fisioterapista ed Emiliano Zanier Osteopata e fisioterapista

Un valido aiuto, nella risoluzione di questa problematica, può essere offerto dall’osteopatia neonatale e pediatrica mediante opportuni trattamenti manipolativi.

Publiredazionale a cura dello Studio dr. Emiliano Zanier

Il dr. Emiliano Zanier nel suo studio di viale Venezia.

Dr. EMIlIANO zANIER Osteopata e fisioterapista specializzato in osteopatia neonatale Tel. 349 5636361 Viale Venezia, 50 - Cassola (VI) info@emilianozanier.com www.emilianozanier.com

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Il reflusso gastroesofageo (GER) viene definito come il transito retrogrado involontario di materiale contenuto nello stomaco sino all’esofago con o senza rigurgito e vomito. Questo fenomeno che di per sé è abbastanza frequente nel bambino non costituisce un problema ed è piuttosto fisiologico, finché il cardias o sfintere esofageo inferiore non è pienamente maturo. Ma allora, quando si parla di malattia o disturbo da reflusso gastroesofageo (GERD)? Questa condizione diventa patologica quando il reflusso del contenuto gastrico provoca sintomi che influenzano la qualità della vita o complicazioni, come problemi di crescita, alimentazione o sonno, disturbi respiratori cronici, esofagite, ematemesi, apnea ed eventi con apparente pericolo di vita per il neonato. Ovviamente è sempre opportuno per prima cosa segnalare al pediatra la condizione del neonato: lo specialista sarà in grado di distinguere un reflusso fisiologico da uno patologico in modo tempestivo, e questo permetterà di scegliere come trattare il bimbo

nel modo migliore. Il vomito e il rigurgito rappresentano dunque segnali fisiologici; bisogna però fare attenzione che il bimbo continui a crescere con il corretto peso corporeo (e che il vomito non impedisca una adeguata nutrizione). Sintomi di soffocamento, tosse durante le poppate, eccessiva irritabilità del neonato sono invece indicativi di una situazione da monitorare con attenzione. Particolarmente importante è poi tenere sotto controllo questo disturbo nei nati pretermine, in quanto si è visto che alcune indicazioni non sono particolarmente efficaci, come per esempio quelle di mantenere la testa sollevata o di utilizzare la posizione sul fianco o, ancora, di modificare il metodo di allattamento.

Trattamento Cosa possiamo allora fare in questi casi? Si è visto che l’utilizzo di probiotici, prescritto dal pediatra, può rappresentare una buona opzione nei tre principali disturbi funzionali del neonato: rigurgito, stipsi e coliche infantili. Il trattamento manipolativo si è

dimostrato un’ottima soluzione alle problematiche legate alle coliche infantili e, seppur con minor efficacia, anche ai disturbi di reflusso gastroesofageo. Da un punto di vista osteopatico il parto o la postura del bimbo in gravidanza possono interferire in alcune strutture chiave tanto da influenzare la corretta funzione gastrica e intestinale: tra queste, senz’altro, va ricordato il ruolo dell’osso sacro (legato al sistema nervoso parasimpatico sacrale), del cranio (in particolare per la sua relazione con il nervo vago che, passando dal forame giugulare, può essere influenzato dal rapporto tra osso temporale e osso occipitale), dell’intestino, del diaframma, del sistema nervoso simpatico e dei segmenti vertebrali di rifermento dell’esofago (con riferimento alle prime vertebre dorsali e alle ultime vertebre cervicali). Ovviamente nell’ottica osteopatica tutte le strutture corporee devono essere valutate, in quanto il corpo funziona nella sua globalità e anche una disfunzione a distanza potrebbe comunque influenzare in vario modo tali strutture.


Era già in uso nell’antica Cina. E la praticavano pure gli egizi

MICOTERAPIA Dai funghi un significativo aiuto al nostro organismo

SAPERNE DI PIu’

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi su queste vere e proprie “fabbriche” di potenti farmaci naturali. Vediamo dunque di conoscerne alcune…

di Matteo Zonta

Servizio publiredazionale a cura di Matteo Zonta Naturopata, responsabile dell’omonima erboristeria

SHIITAKE

MAITAKE

POLYPORUS

CORDYCEPS

REISHI

La micoterapia è una bio-terapia naturale di “nuova” generazione, a base di funghi medicinali che aiutano il nostro organismo a mantenersi in forma e in salute. Non a caso in molte parti del mondo (Africa, Asia, Cina e Giappone) i funghi terapeutici sono utilizzati da millenni come veri e propri farmaci. I loro potenti effetti medicinali sono dovuti alla particolare e impareggiabile capacità metabolica di produrre grandi quantità di sostanze bio-attive. Per capire di cosa stiamo parlando basti pensare alla penicillina, alle statine, alle ciclosporine: molecole derivate appunto dai funghi!

HERICIUM

AGARICUS MATTEO ZONTA Naturopata - Iridologo e-rboristeria zonta Viale dei Martiri, 70 Bassano del Grappa Tel. 0424 1945594 - 328 7711333 zontamatteo@libero.it

Erboristeria Zonta

Sulle problematiche che riguardano la salute sono previste serate a tema con approfondimenti. Per informazioni telefonare a: 0424 1945594 - 328 7711333

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Quello dei funghi è un “regno” che conta più di un milione e mezzo di specie, delle quali solo il 10% è conosciuto. Anche per questo motivo negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi, che hanno evidenziato come i funghi siano vere e proprie “fabbriche” di potenti farmaci naturali. Significativo il fatto che presso gli egizi, così come nell’antica Cina, i funghi venissero considerati le chiavi per il segreto della longevità. Nel corso degli ultimi cinque anni

sono state pubblicate oltre cinquantamila relazioni e quattrocento studi clinici sui funghi, che ne evidenziano le proprietà di regolazione del sistema immunitario (immunomodulazione), soprattutto nel caso di patologie autoimmuni, così come le attività antiossidanti, quelle di protezione del sistema cardiovascolare (con azioni di tipo ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante e ipotensive), antivirali, antibatteriche, antiparassitarie e antimicotiche. Sono state pure accertate attività disintossicanti e di protezione a livello del fegato, per esempio da epatiti virali B, C e D o nel caso di abuso di alcool, ecc. Si sono inoltre evidenziati effetti positivi nella sindrome della stanchezza cronica, nelle infezioni da Epstein Barr, nelle gastriti croniche, nelle ulcere da Helicobacter pylori e nella demenza (soprattutto nel morbo di Alzheimer). Molti studi dimostrano poi come i funghi terapeutici possano essere associati alla terapia farmacologica incrementandone l’effetto. REISHI (Ganoderma lucidum) È considerato dalla medicina tradizionale cinese come il “fungo dell’immortalità”. Fornisce infatti un ottimo supporto all’organismo in situazioni di difficoltà. È ideale, quindi, in tutte le forme di stress e utile come antinfiammatorio, antivirale e nei casi di allergia, poiché inibisce l’istamina. Importante pure l’effetto di protezione per il fegato in caso d’uso di alcol. SHIITAKE (Lentinus edodes) È un fungo che aiuta ad abbassare la pressione sanguigna e il tasso di colesterolo. Svolge un’azione antivirale, stimola la produzione d’Interferone. Ottimo, infine, nelle disbiosi intestinali.

MAITAKE (Grifola frondosa) Si assume in caso di sindrome metabolica, riduce i livelli di lipoproteine VLDL e il colesterolo totale, abbassa la pressione arteriosa e aiuta il fegato in caso di steatosi epatica (fegato grasso).

HERICIUM (Hericium erinaceus) Viene usato in tutti i casi di disturbi gastrointestinali, principalmente per lo stomaco e, in caso di ulcere (è un formidabile protettore delle mucose gastriche), per la capacità di inibire l’Helicobacter pylori. Ottimo per il sistema nervoso come neuroprotettivo, perché stimola il fattore di crescita nervoso: è usato infatti nelle malattie che alterano la struttura della guaina mielinica favorendone la riparazione. POLYPORUS (Poliporus umbrellatus) Viene impiegato nei casi di ristagno di liquidi, favorisce la diuresi, in caso di ipertensione arteriosa, infezioni delle vie urinarie e della prostata. CORDYCEPS (Cordyceps sinensis) Ha un effetto tonico di sostegno in caso di attività fisica intensa. Migliora la funzionalità epatica, regola la sensibilità dell’insulina. Stimola la produzione degli ormoni sessuali (in particolare estradiolo e testosterone), utili per l’infertilità e per l’aumento dello stimolo sessuale.

AGARICUS (Agaricus Blazei Murril) Svolge una potente azione immunomodulante e potenzia le difese dell’organismo, così come un’azione antinfiammatoria, di aiuto in caso di malattie allergiche e come detossificante per il fegato.


INDIRIzzI uTIlI

PRONTO INTERVENTO

SOCCORSO Dl EMERGENzA 113 PRONTO SOCCORSO CARABINIERI Pronto Intervento Comando Compagnia Via G. Emiliani, 35 Comando Forestale Pronto Intervento Via Trentino, 9

118

112 0424 527600

0424 504358 1515

GuARDIA DI FINANzA Via Maello, 15 0424 34555

POlIzIA DI STATO V.le Pecori Giraldi, 56

In collaborazione con Ufficio Relazioni con il Pubblico Comune di Bassano del Grappa

POlIzIA lOCAlE Via J. Vittorelli, 30

Via Matteotti, 35 - Tel. 0424 519555

0424 507911 0424 519404

POlIzIA STRADAlE Via Ca’ Rezzonico, 14 0424 216611 VIGIlI DEl FuOCO 115 Via Ca’ Baroncello 0424 228270

SERVIzI PuBBlICI

AGENzIA DEllE ENTRATE Via M. Ricci, 8 - 1° p. 0444 046246

I MuSEI DI BASSANO

ARCHIVIO Dl STATO Via Beata Giovanna, 58 0424 524890

Museo Civico Fra i più antichi del Veneto, è sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi ed è costituito da Museo, Biblioteca e Archivio. Museo della Ceramica Museo Remondini Il Museo della Ceramica ospita una raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Nel Museo Remondini si trova una ricca collezione di stampe antiche. Sezione naturalistica del Museo Palazzo Bonaguro Il Palazzo ospita l’esposizione Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. www.museibassano.it

Az. ulSS n. 7 PEDEMONTANA Ospedale “San Bassiano” Via dei Lotti, 40 0424 888111 Emergenze Autolettighe 118 Guardia medica 0424 888000 u.R.P. 0424 888556 Consultorio familiare Via Mons. Negrin 0424 885191

CAMERA Dl COMMERCIO Largo Parolini, 7 0424 220443 CENTRI PER l’IMPIEGO Largo Parolini, 82 0424 529581

CROCE ROSSA

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0424 529302

I.A.T. Informazioni e Accoglienza Turistica - Bassano del Grappa Piazza Garibaldi, 34 0424 519917

Il GIORNAlE Dl VICENzA Largo Corona d’ltalia, 3 0424 528711

I.N.A.I.l. Via O. Marinali, 79

0424 217411

I.N.P.S. Via C. Colombo, 70/94 0424 887411

MuNICIPIO Via Matteotti, 35 u.R.P. Via Matteotti, 35

0424 519110

0424 519555

INFORMAGIOVANI e CITTA’ Piazzetta Guadagnin, 13 0424 519165

POSTE E TElECOMuNICAzIONI Piazza Paolo VI, 2 0424 213230 Via Angarano, 149 0424 503926 Via Passalacqua, 70 0424 513112

PRO BASSANO Via Matteotti, 43

0424 227580

SPORTEllO IMMIGRATI Via Verci, 33 0424 526437

TRIBuNAlE DI VICENzA Sportello Cittadino Imprese di Bassano del Grappa Via O. Marinali, 32 0424 528424

ARTE E CulTuRA

MuSEO CIVICO - BIBlIOTECA Piazza Garibaldi, 34 0424 519901

MuSEO CERAMICA - REMONDINI Palazzo Sturm 0424 519940

CHIESETTA DEll’ANGElO Via Roma, 80 0424 227303

PAlAzzO AGOSTINEllI Via Barbieri 0424 519945

PAlAzzO BONAGuRO Via Angarano 0424 502923

MuSEO DEGlI AlPINI Via Angarano, 2 0424 503662

MuSEO DEI CAPPuCCINI Via San Sebastiano, 42 0424 523814

MuSEO DEll’AuTOMOBIlE “l. BONFANTI-VIMAR” Romano d’Ezzelino 0424 513690 MuSEO HEMINGWAY Via Ca’ Erizzo, 35 0424 529035 FARMACIE

L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINEllI Via del Cristo, 96 0424 523195 21/11-23/11 15/12-17/12 AllE DuE COlONNE Via Roma, 11 0424 522412 23/11-25/11 17/12-19/12 AllE GRAzIE Via Passalacqua, 10/a 0424 35435 01/11-03/11 25/11-27/11 19/12-21/12 CARPENEDO Piazza Garibaldi, 13 0424 522325 07/11-09/11 01/12-03/12 25/12-27/12 COMuNAlE 1 Via Ca’ Dolfin, 50 0424 527811 13/11-15/11 07/12-09/12 31/12-02/01 COMuNAlE 2 Via Ca’ Baroncello, 60 0424 34882 11/11-13/11 05/12-07/12 29/12-31/12 RAuSSE dott. MARIO Piazza Libertà, 40 0424 522223 05/11-07/11 29/11-01/12 23/12-25/12 PIzzI Via J. da Ponte, 76 0424 523669 19/11-21/11 13/12-15/12 POzzI Via Scalabrini, 102 0424 503649 15/11-17/11 09/12-11/12 ROMITO dott. MASSIMO Via Mons. Rodolfi, 21 0424 566163 09/11-11/11 03/12-05/12 27/12-29/12 TRE PONTI Via Vicenza, 85 0424 502102 03/11-05/11 27/11-29/11 21/12-23/12 XXV APRIlE Viale Asiago, 51 0424 251111 17/11-19/11 11/12-13/12


Un diario romanzato, una stuzzicante monografia d’arte e un coinvolgente volume fotografico: ecco tre invitanti proposte da parte di altrettanti autori del nostro territorio

IN VETRINA

di Elisa Minchio

Leggere, contemplare, emozionarsi Recuperare il gusto della lettura pagina dopo pagina, ritrovare la calma per riflettere, assaporando sensazioni che ci restituiscono il piacere della sorpresa, e per distanziarci dalle sollecitazioni della quotidianità e dall’angusta omologazione dei social media…

Sotto, dall’alto verso il basso Tre validi autori per un vincente tris d’assi: Loredana Remonato, bassanese doc (cresciuta nello storico borgo del Margnan); il pittore Roberto Colussi (Roco), di “patria” veneziana, già noto ai nostri concittadini; il fotografo Maurizio Sartoretto, “poeta del colore”, di Castelfranco Veneto.

DOR DI ROMANIA Viaggio al tempo di Ceausescu di Loredana Remonato Un invito inaspettato, da parte di Mariana, al matrimonio del fratello Vasile nei pressi di Bucarest, porta Loredana a immergersi in una realtà sconosciuta: è la Romania del dittatore Ceausescu. Bucolico il paesaggio, con natura agreste incontaminata. La vita della gente, però, è tutt’altro che idilliaca, disseminata di costrizioni e divieti di ogni genere, c’è solo il necessario per sopravvivere. In questo viaggio Loredana avrà modo di conoscere molte persone sensibili e profonde, con uno spiccato senso dell’ospitalità e dell’amicizia. Sarà affascinata dalla bellezza dell’arte ortodossobizantina dei Monasteri della Bucovina, regione a nord/nord est della Romania. Sorriderà nel veder transitare un carro trainato da cavalli bardati con fiocchi rossi per allontanare il malocchio… Brossura cm 15x21 - 152 pagine Prezzo di copertina € 15,00 Editrice Artistica Bassano, 2019

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PINOCCHIO in bianco e nero di Roberto Colussi (Roco) Un libro che è il frutto di molti anni di studio non solo sulla figura di Pinocchio, ma anche su quella del suo autore, Carlo Lorenzini (Collodi), sulla sua vita, sul suo pensiero e sul suo impegno nelle Guerre Risorgimentali dell’Italia di quel tempo. “Pinocchio” non è una semplice fiaba come normalmente si crede, ma rappresenta una filosofia di vita: quella del Collodi, appunto. A differenza di molti libri, tutti ben illustrati, questa ponderosa pubblicazione di Roberto Colussi (Roco) esprime, con trecento disegni, il tentativo di penetrare davvero nel pensiero che connota la figura del Burattino: un’indagine accurata e profonda, anche eretica, che non prescinde dal desiderio di suscitare emozioni nel lettore. Come disse il cardinale Biffi, per comprendere Pinocchio è necessario non solo leggerlo, ma anche “penetrarlo”.

Cartonato cm 24x30 - 384 pagine Prezzo di copertina € 40,00 Editrice Artistica Bassano, 2019

GRAPPA la montagna incantata di Maurizio Sartoretto Concluse le celebrazioni della Grande Guerra, assolutamente doverose nei confronti delle innumerevoli vittime, possiamo ora tornare a guardare al Grappa non solo come a un museo storico a cielo aperto, ma anche come a un inestimabile patrimonio ambientale. In effetti il “Monte sacro alla patria” è uno straordinario parco naturale, dalle atmosfere magiche, dove pratiche antiche quali l’alpeggio e la gestione delle malghe convivono in armonia con attività legate al turismo e allo sport. Maurizio Sartoretto, attraverso immagini di grande suggestione, ci guida alla scoperta di un luogo nel quale il tempo sembra essersi fermato. Non a caso il titolo di quest’opera, ripreso dal celebre romanzo di Thomas Mann, evoca situazioni fantastiche, dal fascino unico e irresistibile.

Cartonato cm 28x28 - 96 pagine Prezzo di copertina € 25,00 Editrice Artistica Bassano, 2019


OSPITAlITA’

A Bassano e dintorni

BONTA’ DAl PASSATO tratte dal ricettario Un’occhiata in cucina Edito nel 1934 dalla Smalteria Metallurgica Veneta di Bassano A cura di Elisa Minchio

Dopo aver ben mangiato e ben bevuto, ci si sente come rinati: più forti, più coraggiosi, più efficienti nel proprio lavoro. Così ebbe modo di scrivere il grande poeta e scrittore tedesco Goethe in occasione del suo memorabile viaggio in Italia: un’esperienza a tutto sesto che lo portò ad ammirare, oltre all’arte del Bel Paese, anche la sua straordinaria cucina.

Minestra di Bruxelles Far cuocere per una mezz’ora in acqua salata mezzo chilogrammo di cavolini ben lavati e scolati. Rinvenire in 50 grammi di burro due patate tagliate a quadrettini e unirle ai cavolini, lasciandole cuocere assieme per dieci minuti circa. Aggiungere acqua, condire con sale e pepe, 50 grammi di burro, due cucchiai di sugo di carne e lasciare bollire ancora per dieci minuti. Prima di togliere dal fuoco, aggiungere tre cucchiai di semolino; mettere intanto nella zuppiera un tuorlo d’uovo con tre cucchiai di panna e due di formaggio grattugiato, indi versare la minestra che dovrà essere servita ben calda.

Risotto con le lattughe Friggere in olio e burro una cipolla tritata fina. A parte, in brodo ristretto, lattughe, molti piselli e qualche punta d’asparago. Quando tutto sarà cotto, togliere dal brodo e mettere nel burro a cuocere un pochino. Versare quindi il riso e, dopo alcuni istanti, versare mezzo bicchiere di vino bianco; lasciare bollire lentamente badando di bagnare di tanto in tanto con acqua e brodo, finché il riso non è a perfetta cottura. Condire con formaggio prima di servire.

Manzo alla domenicana Procurarsi un pezzo di manzo (coscia o spalla), batterlo e porlo in una casseruola dopo aver messo nella stessa qualche fetta di lardo e un po’ d’olio. Salare, condire con droghe, indi cuocere a fuoco lento finché abbia preso il dorato, avendo cura di rivoltare spesso. Nel frattempo preparare una acciuga tritandola e bollendola in brodo concentrato; versare il miscuglio ottenuto sulla carne in cottura onde pian piano lo assorba. A cottura ultimata servire il manzo ben caldo e con sugo molto ristretto.

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RISTORAzIONE

A Bassano e dintorni

Lasagnette al forno Preparare un condimento abbondante e piuttosto liquido, facendo rosolare nel burro sedano, carote e cipolle tritate, aggiungendo scannello, rigaglie di pollo, sugo di pomodoro e un po’ di panna. Lessare tre etti di spinaci e strizzarli bene per togliere l’acqua. Impastarli assieme a tre uova e alla farina necessaria per fare una sfoglia. Tagliare subito dei quadri piuttosto grandi e farli cuocere in acqua salata per due o tre minuti, a quattro o cinque alla volta. Man mano che si tolgono dal fuoco, stenderli sopra un tovagliolo per poi disporli a strati in un tegame, coprendo ogni strato col condimento suddetto e con parmigiano grattugiato. Cuocere al forno e servire.

Maccheroni alla bolognese Preparare un condimento nel modo seguente: tritare 150 grammi di vitello, 50 grammi di carne secca, un quarto di cipolla, mezza carota e un po’ di sedano; mettere tutto al fuoco con burro e, quando la carne avrà preso colore, aggiungere un pizzico di farina, un po’ di brodo e possibilmente mezzo bicchiere di panna. Cuocere in acqua salata 500 grammi di maccheroni all’ovo, scolarli e condirli con parmigiano e col suddetto intingolo; al quale si possono aggiungere tartufi o funghi secchi.

Cappone alla contessa Spogliare il cappone di tutta la sua pelle, avendo cura che rimanga intatto lo scheletro. Prendere quindi la carne e, assieme al fegatino, due cucchiai di balsamella, sale, noce moscata; fare una farcita e passarla al setaccio. Cuocerla in casseruola, aggiungendo qualche cucchiaio di marsala. Ricomporre il cappone attorno al suo scheletro con la farcia così ottenuta al posto della carne. Tirare su di nuovo la pelle, cucirla con lo spago e cucinarla in umido. Appena cotto, tagliarlo a fette, mantenerlo composto nella sua forma e, irrorandolo nell’intingolo nel quale è stato cotto, servirlo.

Cotolette alla bolognese Passare nell’uovo delle fettine di vitello (filetto), impanarle e friggere nel burro. Aggiungere sugo di pomodoro e, un po’ prima di levarle dal fuoco, stendere su ognuna di esse una fetta di prosciutto e, sopra a queste, delle fettine di parmigiano. Lasciar cuocere ancora pochi minuti senza rivoltare e poi servire.

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Bassano News  

Novembre/Dicembre 2019

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