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Editrice Artistica Bassano

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CittĂ di Bassano del Grappa

editriceartistica

Assessorato alla Cultura e al Turismo

SETTEMBRE / OTTOBRE 2017

periodico di cultura, attualita’

1938

e servizio


SOMMARIO Copertina antonio Marinoni, Veduta di borgo Angarano dall’orto della canonica di Santa Maria in Colle, particolare, olio su tela, 1843 c. collezione privata. servizio a pag. 41.

News periodico di attualità, cultura e servizio Anno XXIII - n. 166 settembre / ottobre 2017 Direttore responsabile andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ‘94 Bassano News è patrocinato da città di Bassano - assessorati cultura e turismo Ideazione e direzione artistica andrea Minchio Redazione elena trivini Bellini, andrea Gastner, diego Bontorin, elisa Minchio, antonio Minchio Collaborazioni associazione scrittori Bassanesi “il cenacolo” comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-archivio Bassano del Grappa F. abbruzzese, M. alberton, a.F. Basso, l. Berto, M. Bertollo, l. Bosi, a. Brotto pastega, G. calcagno, a. Faccio, c. Ferronato, G. Giolo, a. Martinato, r. Mocellin, c. Mogentale, p. pedersini, M. poggiana, l. rositani, o. schiavon, M. vallotto Corrispondenti Nino d’antonio (da Napoli), erica schöfer (dalla Toscana), albina zanin (da Parigi) Stampa peruzzo industrie Grafiche - Mestrino (pd) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine Tel. 0424 523199 - Tel. 335 7067562 eab@editriceartistica.it - info@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it - www.editriceartistica.it www.facebook.com/bassanonews

p. 5 - Gens bassia viaggio in italia. la penisola a 60 all’ora

p. 32 - Progressus un nuovo frantoio per un olio ancora migliore

p. 10 - Pianeta Casa condominio e non solo...

p. 34 - Renaissance lucca comics & Games

p. 12 - Artigiani “lo splendore della grande venezia”

p. 36 - Il rapporto il viadotto “Gherla”, testimonianza storica della Grande Guerra

p. 13 - Artigiani artigianato artistico al Museo civico p. 14 - Ville Lumière david Hockney. una grande mostra per celebrare l’80° compleanno

p. 38 - Il Cenacolo Mark Forsyth. le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi p. 41 - In vetrina l’antica dimora dei magnifici veggia

p. 16 - Sfide Fratelli poggiana. la distribuzione diventa espressione di ricerca e...

p. 44 - Le terre del vino un viaggio tra uomini e vigneti

p. 18 - La lezione del passato la schiavitù nel mondo antico...

p. 47 - Art News segantini e i suoi contemporanei

p. 20 - I nostri tesori panificio Bertollo. la tradizione si rinnova

p. 51 - Art News Two Fondazione Bonotto e Beaubourg assieme per premiare la letteratura...

p. 22 - Afflatus Quali competenze per i nostri figli?

p. 52 - Eventi un autunno all’insegna della cultura

p. 25 - Proposte Quartieri solidali. uniti per offrire un aiuto concreto alle famiglie bassanesi

p. 54 - Spazio Inizio tutti i colori di una stagione magica

p. 28 - Schegge teoria, filosofia e tecnica nell’arte del restauro delle auto d’epoca p. 30 - Sì, viaggiare vacanze in crociera

Sopra al sommario, da sinistra in senso orario un disegno dal diario di viaggio di Giancarlo calcagno, protagonista di un “tour a 60 all’ora” nei centri minori della penisola (pag. 5). un’emblematica immagine delle colline del chianti: con questo numero Nino d’antonio inaugura la nuova rubrica “le terre del vino” (pag. 44). il viadotto “Gherla”, sulla valle delle Mole, in una fotografia degli anni venti (pag. 36). andrea Gastner con Giuseppe albertin e don Brunangelo Fontana al centro Giovanile (pag. 58). Sotto un celebre ritratto di erasmo da rotterdam. il prof. Gianni Giolo affronta il tema della schiavitù nel mondo antico e non solo (pag. 18).

p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - Personaggi Giuseppe albertin. una vita sui pattini p. 60 - Ospitalità a Bassano e... p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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Giancarlo Calcagno ripropone ai giorni nostri e con spirito pionieristico l’avventura del Grand Tour

GENS BASSIA testi di andrea Minchio e andrea Gastner

viaGGio iN italia la penisola a 60 all’ora

Fotografie e disegni: Giancarlo calcagno

Il noto professionista, abbandonata temporaneamente l’attività di restauro all’interno di storici cantieri, ha compiuto un viaggio a tappe lungo contrade e centri minori. Ad accompagnarlo, dapprima a bordo di una piccola Citroën Mehari e in seguito in barca a vela, il figlio Francesco e un suo compagno di classe. L’esperienza, davvero straordinaria, si è connotata per la ricchezza e l’autenticità dei rapporti scaturiti dall’incontro casuale con la gente dei borghi visitati.

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove. Eternamente dicono sempre “andiamo” e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole. Charles Baudelaire

Bassano News ha incontrato per la prima volta l’architetto Giancarlo calcagno all’inizio di quest’anno, in occasione di un servizio dedicato allo stato di avanzamento dei lavori nella chiesa di san Giovanni. autentico innovatore nell’uso della tecnologia laser applicato al restauro lapideo (ma anche alla tela pittorica), calcagno è noto in tutto il mondo per la sua indiscussa professionalità. Ha

operato nei cantieri di importanti monumenti quali, per esempio, la cattedrale di santo stefano a vienna, la public library di New York e il campidoglio di Washington; segue inoltre la formazione di studenti e stagisti che giungono a Bassano da diverse università americane. in questa particolare circostanza conosciamo invece il lato “avventuroso” di Giancarlo calcagno, uomo di cultura e viaggiatore appassionato. sua è infatti una singolare impresa, che riecheggia in chiave contemporanea l’esperienza del Grand Tour settecentesco e che nella fattispecie è stata condivisa con il figlio Francesco e con il suo compagno di classe leonardo

Non si viaggia solo per raggiungere una meta, ma soprattutto per stare in cammino. Johann Wolfgang von Goethe

crescioli. Ma vediamo meglio di cosa stiamo parlando. Giancarlo calcagno infatti, tra il 5 e il 26 giugno, ha percorso la nostra penisola in tutta la sua estensione, escludendo volutamente i centri più rinomati e turisticamente più conosciuti per concentrarsi invece su un’italia minore, ma non per questo meno suggestiva, interessante e intrigante. un’altra singolarità è stata quella di muoversi a bordo di una citroën Mehari d’epoca (auto rivoluzionaria a suo tempo), simpaticamente battezzata “Gina”, optando per percorsi alternativi e strade secondarie o bianche. “per evitare le autostrade e le maggiori arterie, quelle normalmente percorse dal traffico

Qui sopra l’architetto Giancarlo calcagno posa davanti alla sua citroën Mehari assieme al figlio Francesco (a destra) e a leonardo crescioli, compagno di scuola e amico di quest’ultimo. sono loro i protagonisti di un tour “avventuroso” lungo la penisola. In alto, foto grande la tenda dei viaggiatori bassanesi (e la loro originale vettura), in riva al lago trasimeno, presso il parco del col Fiorito (castiglione - pG).

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nazionale, -ci racconta l’arch. calcagno- abbiamo impostato una particolare funzione del Gps. un’altra scelta basilare è stata quella di non seguire un programma di viaggio precostituito, ma di valutare di giorno in giorno le opzioni ritenute più interessanti e coinvolgenti. il che significa, in pratica, affidarsi a una consapevole improvvisazione!”. anche le tappe e i pernottamenti sono stati effettuati secondo questa logica: in base cioè alla conoscenza culturale dei luoghi da visitare, agli aspetti ambientali (storici e naturalistici) e alle informazioni ottenibili tramite l’uso intelligente dei media. in totale il tour dell’architetto calcagno si è articolato su sedici tappe delle quali, per così dire, undici terrestri e cinque marittime. Già, perché il viaggio (che ha

Qui sopra Giancarlo e Francesco calcagno nella piazza di opi (aQ). In alto un’immagine panoramica del piccolo borgo abruzzese. Pagina a fianco, dall’alto in basso un dettaglio del diario di viaggio tenuto da Giancarlo calcagno con un disegno di sant’agata dei Goti. un’emblematica immagine della “perla del sannio”.

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toccato ben dieci regioni) ha previsto anche una parte nautica, ovviamente in barca a vela. “Giunti a scilla, in calabria -prosegue Giancarlo calcagnoci siamo infatti imbarcati sulla Dan Kriss, un undici metri molto veloce, sul quale il padre di leonardo, Gabriele, ci attendeva in rada: un seguito marinaro che ci ha visti doppiare le eolie e poi costeggiare tutta la sicilia settentrionale fino a san vito lo capo, estremità ovest della trinacria”. come tutti i viaggi che si rispettino, quelli veri e non artificiali (che spesso sono invece concepiti secondo logiche consumistiche), anche questo è stato sublimato -per così dire- su un originale diario, tenuto quotidianamente e caratterizzato dalla presenza di innumerevoli schizzi, raccolti

di getto con l’immediatezza dell’acquerello per fermare l’attimo. oltre alle immagini, ovviamente, anche il racconto in presa diretta e le molte riflessioni scaturite di giorno in giorno costituiscono un ulteriore valore aggiunto. Ne riportiamo qui un passo, scritto il 9 giugno 2017 ed estrapolato casualmente, giusto per darne un’idea ai lettori. Siamo dei bambini curiosi e buffi, se vogliamo dirlo: due ragazzi-uomini con tutti i capelli e un uomo-ragazzo con pochi capelli (bianchi). Camminando tendiamo a stiracchiarci le gambe (a causa della lunga permanenza nella “Gina”). Siamo sbadati e guardiamo tutt’attorno come se fossimo alla ricerca di qualcosa di nuovo per potere sorridere, stupirci e meravigliarci. Talvolta i nostri pensieri ci portano lontano


Il vIAGGIO, TAPPA PER TAPPA 5 Giugno 2017 (itinerario terrestre) Bassano - zovencedo / cave di pietra (vi) - Grancona (vi) - sacca di scardovari (ro) 6 Giugno sacca di scardovari (ro) - riolo terme (Fe) - passo sambuca (Fi) - Borgo s. lorenzo (Fi) 7 Giugno Borgo s. lorenzo (Fi) - s. Benedetto in alpe / cascata dell’acquacheta (Fc) - arezzo - lago di trasimeno (pG) 8 Giugno lago di trasimeno (pG) - Montepulciano (si) - san Quirico d’orcia (si) - Bagno vignoni (si) - Monte amiata (si) Gradoli (vt) - lago di Bolsena (vt) 9 Giugno lago di Bolsena (vt) - sorano (Gr) - sovana (Gr) - pitigliano (Gr) piansano (vt) - tuscania (vt) trevignano romano (roma) 10 Giugno trevignano romano (roma) - Nepi (vt) - civita castellana (vt) Magliano sabina (ri) - Montecassino (Fr) - cassino (Fr) 11 Giugno cassino (Fr) - s. donato val di comino (Fr) - pescasseroli (aQ) - opi (aQ) civitella alfedena (aQ) - Barrea (aQ) 12 Giugno Barrea (aQ) - alfedena (aQ) - s. angelo del pesco (is) - casalbordino (cH) - vasto (cH) - lido campo Marino (cB) - termoli (cB) 13 Giugno termoli (cB) - s. severo (FG) - Foggia - lucera (FG) - Biccari (FG) - roseto valfortore (FG) - castelfranco in Miscano (BN) - Benevento 14 Giugno Benevento - solopaca (BN) - s. agata dei Goti (BN) - valle di Maddaloni (ce) castellamare di stabia (Na) - Meta (Na) - Nerano (Na) 15 Giugno Nerano (Na) - Massa lubrense (Na) s. agnello (Na) - Napoli 16 Giugno Napoli - scilla (rc) raggiunta in treno - vulcano (Me) raggiunta in barca 17 Giugno (itinerario nautico) vulcano - lipari - salina (Me) 18 Giugno salina (Me) - cefalù (pa) 19 Giugno cefalù (pa) - palermo 20 Giugno palermo - tonnara di scopello (tp) 21 Giugno tonnara di scopello - s. vito lo capo (tp) 22 Giugno s. vito lo capo (tp) - palermo

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MEHARI, il gusto per l’avventura la Mehari è una piccola vettura creata dalla citroën per essere utilizzata “preferibilmente” durante il tempo libero: ideale quindi per chi desidera compiere viaggi avventurosi! realizzata in aps (una plastica rigata molto resistente) è spartana e sportiva: è lunga m 3,520, larga m 1,530 e alta m 1,630. appartiene alla tipologia delle auto note come “spiaggine” e adotta il pianale e la meccanica della celebre dyane, a partire dal motore bicilindrico 602 cm3 con raffreddamento ad aria. una piccola parte delle vetture fu dotata di trazione integrale. immessa nel mercato nel 1968, venne prodotta fino al 1987. l’auto prende il nome da un dromedario da corsa di razza sud-arabica della regione del Mahra: insomma, un “mezzo” pratico, adatto a operare anche in condizioni di estrema difficoltà. tra i pregi della Mehari citiamo inoltre quello di essere molto sobria nel “bere”… benzina! la vettura non supera i cento chilometri all’ora, a “secco” pesa 470 chili e, togliendo i sedili posteriori, lascia spazio a un notevole carico: fino a 400 chili. A.G.

dal presente, come se vivessimo dentro a una macchina del tempo che ci catapulta di continuo nei luoghi che abbiamo raggiunto. Ma anche oltre. Dove l’“oltre” sta per la nostra immaginazione, che produce a sua volta ancor più fantasia e crea nuovi contesti colorati, che però risultano inaccessibili agli altri.

In alto, foto grande il borgo di sorano (Gr) è inserito nella rete delle Vie Cave, scavate in trincea nel tufo dagli etruschi. A centro pagina da sinistra tutta la suggestione dei faraglioni della tonnara di scopello (tp). controluce sul lago di Barrea (aQ). scilla (rc), sulla sponda calabrese dello stretto di Messina.

“al di là della suggestione esercitata dalle località visitate -conclude l’arch. calcagno- il senso profondo di questo viaggio

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è stato proprio quello di tornare alla semplicità di un rapporto autentico tra le persone. alludo in primis a quello con i ragazzi che hanno condiviso con me questa straordinaria esperienza, ma anche alle relazioni che si sono intrecciate in maniera assolutamente casuale con quanti abbiamo incontrato strada facendo. un vero ritorno alla spontaneità e alla genuinità, che mi ha sorpreso e piacevolmente stupito”. il viaggio di Giancarlo calcagno sarà oggetto di una conferenza,

organizzata per mercoledì 20 settembre alla libreria cedis (ore 18.30) e inserita nel ciclo Gens Bassia, promosso da Bassano News e da L’Illustre bassanese. Ma il fascino di questo ritorno a una mobilità lenta e colta, raccontato anche attraverso magnifiche immagini, verrà presto “trasferito” in una intrigante pubblicazione, alla quale -manco dirlo!- l’architetto calcagno sta già lavorando.


Una rapida rassegna su alcune significative questioni

PIANETA CASA

condominio e non solo... Quanti problemi!

di orazio schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Sono sempre di più i lettori che ci interpellano su questioni attinenti al mondo della casa. Problematiche molto sentite,

A DOMANDA... RISPOSTA!

AlCuNI SERvIZI DI CONFEDIlIZIA A BASSANO

Un condomino, approfittando della particolare conformazione del pianerottolo condominiale, ne ha incorporato una parte nella sua unità immobiliare, ottenendo così un ingresso più grande. Si chiede un parere, precisando che il regolamento non dispone nulla in merito. la fattispecie non è rara come può sembrare, al punto che risultano diversi contenziosi arrivati all’attenzione della cassazione, la quale comunque si è sempre espressa per l’illegittimità di un comportamento del genere. secondo i giudici, infatti, i pianerottoli, costituendo componenti essenziali delle scale condominiali, sono per presunzione di legge -salvo diverso titolo- comuni tra tutti i condòmini. con la conseguenza che non possono essere incorporati nella proprietà esclusiva del singolo condomino, venendo a rappresentare tale incorporazione “un’alterazione della destinazione della cosa comune ed un’utilizzazione esclusiva di essa, lesiva del concorrente diritto degli altri condòmini”.

Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale... Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto. Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori. Confedilizia notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti. visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati.

Un condomino domanda se la legge preveda specifiche maggioranze per deliberare l’installazione, in edifici condominiali, di colonnine per la ricarica di auto elettriche. la materia è regolata dall’art. 17 quinquies, d.l. n. 83 del 22.6.’12, il quale stabilisce, al secondo comma, che “le opere edilizie per l’installazione delle infrastrutture di ricarica elettrica dei veicoli in edifici in condominio sono approvate dall’assemblea di condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall’articolo 1136, secondo comma, del codice civile”. la norma introduce una deroga agli ordinari quorum necessari per deliberare in materia di innovazioni, con il risultato che, per approvare le installazioni in questione, sarà sufficiente un quorum deliberativo costituito, tanto in prima quanto in seconda convocazione, dalla maggioranza degli intervenuti e da almeno la metà del valore dell’edificio (ferma restando, naturalmente la necessità di un quorum

CONFEDIlIZIA MERITA lA QuOTA ASSOCIATIvA! se molti proprietari sapessero cosa fa per loro confedilizia, sentirebbero il dovere di correre a iscriversi. taglia anche tu i costi per l’amministrazione della tua casa. vIENI IN CONFEDIlIZIA!

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che investono in prevalenza il condominio e i rapporti tra proprietari e inquilini. Per tale ragione in questo numero costitutivo formato da tanti condòmini che rappresentino, in prima convocazione, la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio; in seconda convocazione, un terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio). Si vuol sapere se il proprietario dell’ultimo piano di un condominio (sottotetto abitabile) per allargare un lucernario avrebbe dovuto chiedere anche l’autorizzazione all’assemblea di condominio. Nel merito lo stesso ha già eseguito l’opera, previa regolare autorizzazione comunale, modificando anche le travi portanti del tetto. l’art. 1122 del codice civile prevede che il condomino, nell’unità immobiliare di sua proprietà o in parti destinate all’uso comune ma attribuite a lui in proprietà esclusiva o destinate all’uso individuale, non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni, o determinino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. in ogni caso il condomino è tenuto a dare preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea. Ne consegue che, se sono stati effettuati interventi che abbiano interessato parti comuni e in particolare le travi portanti, sarebbe opportuno che il condominio esperisse una procedura di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 del codice di procedura civile e quindi, eventualmente, alla luce delle risultanze tecniche, un’azione di merito per la rimessione in pristino. Si chiede di sapere quante deleghe da parte degli altri proprietari possano essere conferite a un unico condomino per partecipare all’assemblea di un condominio costituito da 11 unità immobiliari. l’art. 67, primo comma, disp. att. del codice civile stabilisce limiti alle deleghe solo con riferimento all’ipotesi che i condòmini siano più di venti. Quindi, nella fattispecie, non vi è nessun limite se non quello costituito dal divieto di delegare l’amministratore e fermo restando che non sarebbe possibile che un solo condomino fosse delegato da tutti gli altri. A cura dell’Ufficio Legale di Confedilizia

abbiamo scelto di dare uno spazio esclusivo alla rubrica “A domanda ... risposta!”, completandola anche con le massime della Cassazione. MASSIME DEllA CASSAZIONE Nel condominio “minimo” (formato cioè da due partecipanti con diritti di comproprietà paritari sui beni comuni), le regole codicistiche sul funzionamento dell’assemblea si applicano allorché quest’ultima si costituisca regolarmente con la partecipazione di entrambi i condòmini e deliberi validamente con decisione “unanime”, tale dovendosi intendere quella che sia frutto della partecipazione di ambedue i comproprietari; ove, invece, non si raggiunga l’unanimità, o perché l’assemblea, in presenza di entrambi i condòmini, decida in modo contrastante, oppure perché, come nella specie, alla riunione benché regolarmente convocata si presenti uno solo dei partecipanti e l’altro resti assente, è necessario adire l’autorità giudiziaria, ai sensi degli artt. 1105 e 1139 c.c., non potendosi ricorrere al criterio maggioritario (cass. civ., sez. 2, 02/03/2017, n. 5329). in tema di condominio negli edifici, le spese del riscaldamento centralizzato sono legittimamente ripartite in base al valore millesimale delle singole unità immobiliari servite, ove manchino sistemi di misurazione del calore erogato in favore di ciascuna di esse, che ne consentano il riparto in proporzione all’uso (cass. civ., sez. 2, 07/11/2016, n. 22573). in materia di condominio negli edifici, le nozioni di aspetto architettonico ex art. 1127 c.c. e di decoro architettonico ex art. 1120 c.c., pur differenti, sono strettamente complementari e non possono prescindere l’una dall’altra, sicché anche l’intervento edificatorio in sopraelevazione deve rispettare lo stile del fabbricato, senza recare una rilevante disarmonia al complesso preesistente, sì da pregiudicarne l’originaria fisionomia e alterarne le linee impresse dal progettista (cass. civ., sez. 6-2, 25/08/2016, ord. n. 17350). l’uso in via esclusiva di un bene comune da parte del singolo condomino in assenza del consenso degli altri condòmini, ai quali resta precluso l’uso, anche solo potenziale, della res, determina un danno in re ipsa, quantificabile in base ai frutti civili tratti dal bene dall’autore della violazione (cass. civ., sez. 2, 28/09/2016, n. 19215).


La rassegna, che è stata promossa da ViArt in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Bassano, si è chiusa il 20 agosto dopo essere stata visitata da oltre cinquemila persone

ARTIGIANI di paolo pedersini Confartigianato Bassano

“lo spleNdore della GraNde veNezia” L’esposizione ha rappresentato con successo quella parte di artigianato artistico che risente dell’influenza stilistica e culturale della Serenissima, ancora molto diffusa nel Triveneto.

Sopra e a fianco alcune significative immagini della rassegna “lo splendore della grande venezia”, recentemente tenutasi nelle sale di palazzo Bonaguro, storica sede di mostre ed eventi dedicati alle migliori espressioni dell’artigianato artistico del territorio (e non solo).

da sabato 15 luglio a domenica 20 agosto si è tenuta nelle sale di palazzo Bonaguro a Bassano la mostra “lo splendore della grande venezia”. l’esposizione, curata da elena agosti e nata da un’iniziativa di Confartigianato Vicenza e di Confartigianato Udine, ha avuto l’intento di rappresentare quella parte di artigianato artistico che risente dell’influenza stilistica e culturale della serenissima, ancora molto diffusa nei territori del triveneto.sono state esposte opere significative, realizzate da produttori provenienti da diversi settori merceologici, che hanno fatto rivivere ai visitatori l’atmosfera di un’epoca: “frammenti”, per così dire, di una tradizione che si ispira a un passato glorioso, nel quale sono stati formulati canoni e modelli fonda-

In basso la copertina dell’ultimo numero de L’Illustre bassanese, dedicato a palazzo Bonaguro. la pubblicazione, curata da agostino Brotto pastega e sostenuta con forza anche da confartigianato Bassano, ricostruisce le vicende dell’antica ca’ veggia, innalzata nel ’500 da intraprendenti imprenditori veneziani (servizio completo a pag. 41).

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mentali per lo sviluppo del senso estetico della nostra società (e non solo). la mostra, che annovera fra i promotori anche il comune di Bassano, i Musei civici e ViArt, ha rappresentato una splendida occasione per dare visibilità al mondo dell’artigianato; un mondo che spesso si interfaccia con interlocutori privilegiati quali musei, soprintendenze, antiquari ed esperti di storia dell’arte, manifestando così le origini culturali da cui scaturisce. arte e artigianato nascono infatti dalla stessa radice semantica, dal latino ars artis, ossia l’opera d’arte, ma anche le abilità, il mestiere e le cognizioni teoriche. Ars esprime quindi la capacità di produrre oggetti artistici, con tecnica e conoscenze immateriali. ogni artista, come ogni artigiano

d’altronde, si formava in bottega attraverso l’esercizio e lo studio dei modelli; solo attraverso la genialità e la sperimentazione poteva “superare il maestro”. e la mostra ha raccontato anche questo, proponendo opere realizzate con l’antichissima tecnica della fusione a cera persa e, allo stesso tempo, realizzazioni ottenute con l’uso della stampante 3d: una riprova del fatto che è necessario mantenere vive le lavorazioni tradizionali, un patrimonio dell’umanità, ma anche promuovere l’innovazione tecnologica. più di cinquemila visitatori hanno potuto ammirare le opere nate dall’estro creativo dei 55 maestri artigiani coinvolti. Ma il viaggio non è ancora finito: prossima tappa la sede storica della Borsa di trieste, a ottobre, in occasione della Barcolana.


Si tratta di una proposta di eccellenza, scaturita dal felice incontro dell’importante istituto culturale cittadino con il Mandamento bassanese di Confartigianato

ARTIGIANI di paolo pedersini Confartigianato Bassano

artiGiaNato artistico al Museo civico Il progetto, che vedrà la luce verso il periodo natalizio, prevede la riqualificazione del Bookshop con l’esposizione di oggetti e prodotti di pregio realizzati da aziende del territorio.

A fianco, da sinistra verso destra chiara casarin, direttore dei Musei civici di Bassano, con l’assessore alla cultura Giovanni cunico, il presidente sandro venzo e l’arch. andrea calatroni (MoonStudio). un’immagine del bookshop del Museo civico, oggi, in attesa dell’intervento di riqualificazione. A fianco alcuni oggetti di artigianato artistico prodotti da aziende del territorio. da sinistra: Capriccio veneziano (laboratorio artigiano di poloniato diego), Leone di San Marco (peotta Bruno & geom. luigi), Cannaregio (renata Bonfanti), Omnia vincit Amor (ceramiche dal prà), Dama (sibania).

Quello bassanese si identifica da sempre come un territorio a vocazione turistica e nel contempo ricco di produzioni artigianali e artistiche di primo valore. dalla ceramica alle stampe, fino alle lavorazioni lignee dai tempi della serenissima, la città pedemontana ha sempre legato il suo nome a elementi e lavorazioni di alta qualità e di valore. di questa propensione sono ben coscienti le istituzioni e gli enti presenti a Bassano che, tramite diversi progetti e sinergie, puntano a riproporre questa immagine della città, con una impostazione però più moderna e attrattiva. da tali premesse nasce la collaborazione in atto tra confartigianato, Mandamento di Bassano del Grappa e le istituzioni del comune, soprattutto i Musei civici, che ha lo scopo

di valorizzare il contesto delle aziende artigiane locali del settore dell’artistico e nel contempo la città e le ricchezze dell’istituto museale cittadino. dall’esigenza espressa dalla direzione del Museo tramite una “Manifestazione d’interesse” e dall’idea progettuale scaturita da una proposta di confartigianato, è nata infatti un’importante sinergia concepita per riqualificare il Bookshop del Museo con l’esposizione di oggetti di artigianato artistico di pregio, delle aziende del territorio. Gli scopi sono molteplici: incentivare la capacità attrattiva dell’istituzione museale verso il turismo, dare un’opportunità di prestigio alle aziende del settore, offrire a turisti e bassanesi la proposta di oggetti di qualità. la collaborazione viene imple-

mentata anche grazie al lavoro comune svolto da MoonStudio, che sta curando l’aspetto logistico degli spazi per garantire una esposizione di livello. “con questo progetto -commenta il presidente sandro venzoconduciamo più interessi attorno a un unico scopo, fare cioè del bene alla città. da una nostra idea, che poneva in primo piano la valorizzazione delle molte aziende del settore artistico del territorio, è stato costruito un progetto che mette assieme le esigenze dell’amministrazione comunale e dei Musei civici, della città e della sua realtà economica e culturale. siamo orgogliosi di questa iniziativa che sta nascendo e auspichiamo che possa diventare un esempio anche per altre realtà”.

Qui sopra sandro venzo, presidente del Mandamento di Bassano di confartigianato.

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Aperta al Centre Pompidou fino al 23 ottobre

GRANDI vIllE TRADIZIONI luMIèRE

david HockNeY una grande mostra per celebrare l’ottantesimo compleanno

di albina zanin nostra corrispondente da Parigi

In collaborazione con la Tate di Londra e il Met di New York, è approdata a Parigi un’inedita retrospettiva su David Hockney, influente e amato pittore britannico d’arte contemporanea.

e’ al centre pompidou di parigi che il geniale e proteiforme david Hockney ha festeggiato il suo 80° compleanno, il 9 luglio scorso, presenziando alla mostra a lui dedicata: un evento che si protrarrà fino al 23 ottobre. oltre sessant’anni di carriera rappresentati, nell’occasione, da circa duecento opere (tra dipinti, fotografie, incisioni, installazioni video, disegni), includendo le più emblematiche (piscine, doppi ritratti, paesaggi monumentali, materiale stampato…) e ritracciando così il percorso artistico di Hockney: dagli anni sessanta, in una Swinging London trascinata dall’onda della Pop Art, ai tempi odierni, in cui l’artista si avvale delle più recenti tecniche di produzione e riproduzione delle immagini (fotografia, fax, computer, iphone e ipad). sostenere che Hockney sia un

Qui sopra, dall’alto verso il basso 9 Canvas Study of the Grand Canyon, olio su 9 tele, 1998. collezione richard e carolyn dewey. Sunbather, olio su tela, 1966. colonia, Museo ludwig. In alto l’artista in una foto di qualche tempo fa. CENTRE POMPIDOu Place Georges Pompidou Tutti i giorni tranne il martedì dalle 11 alle 21 o dalle 11 alle 23 in notturna il giovedì e lunedì sera www.centrepompidou.fr

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esponente della Pop Art sarebbe inesatto o perlomeno restrittivo; pur traendo ispirazione da essa egli ha sperimentato diversi stili nel corso della sua carriera. sicuramente in questo ha avuto un ruolo importante una mostra su picasso del 1960, da lui visitata ben otto volte; in quella circostanza si persuase infatti che un artista non può limitarsi a uno stile ben preciso. Hockney nasce il 9 luglio 1937 in un quartiere operaio di Bradford, nello Yorkshire, da una famiglia di origini modeste. come suo padre, anche lui sarà obiettore di coscienza e sarà proprio il padre a dirgli di non preoccuparsi di quello che pensano gli altri. il giovane david si distingue subito per il virtuosismo artistico alla scuola d’arte della cittadina natale e in seguito al royal college of art di londra. egli descrive la fase iniziale della sua produzione artistica, quella in cui fa riferimento alle sue relazioni amorose, come “propaganda omosessuale”. agli inizi degli anni ’60 l’omosessualità è infatti considerata un delitto in inghilterra; bisognerà attendere il 1967 perché venga depenalizzata. parte così alla volta di New York, attirato da questa città degli eccessi e dello choc dei contrari, anche per soddisfare la sete di libertà che la Grande Mela e los angeles sanno già offrire a

chi ha un orientamento sessuale “diverso”. a New York frequenta andy Warhol, Henry Geldzahler (curatore del Met) e dennis Hopper. Ma è los angeles la sua “terra promessa”, perché là vede i suoi sogni realizzarsi e perché è avvinto dalla luce della california. il colore ha un ruolo “primordiale” nelle opere di Hockney: fiammeggia nei grandi canyon, esulta nei paesaggi del suo Yorkshire natale, si immerge in acque turchesi o giardini pastello. Nei ritratti troviamo invece stili diversi: quelli degli anni ’70 si ispirano a un picasso neoclassico degli anni ’20. un po’ più tardi, i doppi ritratti, “più fotografici”, mettono in risalto il legame psicologico, affettivo che unisce i suoi personaggi. Quello che conta per Hockney è il sentimento che lo lega ai modelli. per questo ritrae solo persone che conosce bene. Fautore della “prospettiva inversa”, ha rivoluzionato radicalmente l’uniformità del piano pittorico e in modo particolare la relazione tra lo spettatore e quest’ultimo. l’effetto ottenuto è quello di una visione globale dell’opera: lo spettatore si trova “dentro” l’opera e non la contempla a distanza. la sua mostra è un inno alla vita, una sferzata di ottimismo, un tuffo nella natura. insomma, questo grande artista non ha ancora finito di stupirci!


Cade proprio quest’anno il Cinquantesimo di fondazione dell’importante azienda rosatese

SFIDE di andrea Minchio

Fratelli poGGiaNa Quando la distribuzione diventa espressione di ricerca e di cultura

Publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano Dietro ogni impresa di successo c’è sempre qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa.  Peter Ferdinand Drucker

Monica Poggiana, direttore commerciale, ci spiega la filosofia che ha portato la ditta a divenire una realtà di primo piano a livello internazionale. Fondamentali i criteri di ricerca e selezione dei produttori, che hanno sempre privilegiato i valori di autenticità e genuinità legati alle diverse tradizioni di popoli e luoghi. A fianco, da sinistra il noto giornalista e conduttore radiofonico davide paolini posa assieme a Monica, Francesco e anna poggiana, in occasione della consegna del “premio Gastronauta 2017”, assegnato alle dieci migliori enoteche d’italia” che si sono distinte per ricerca, qualità dell’offerta, professionalità ed esperienza”.

e’ un’italia che tira, quella degli anni sessanta: dopo le fatiche della ricostruzione, con la gente che si rimboccava le maniche per riportare alla vita il paese, si comincia finalmente a raccogliere i frutti di un lavoro estremamente duro ma altrettanto gratificante. le distruzioni della guerra sembrano quasi dimenticate e, alle note di Volare, si torna a sorridere guardando al futuro con ottimismo. in meno di dieci anni la penisola si è trasformata in un paese industrializzato e la dieta giornaliera degli italiani si è attestata su un indice calorico pro capite vicino a quello delle nazioni più avanzate. Nel 1960 una giuria internazionale nominata dal Financial Times attribuisce alla lira l’oscar della moneta più salda dell’occidente. anni

Sopra alcune fra le selezioni di vini, distillati e birre artigianali dell’enoteca Invino di Fratelli poggiana.

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gloriosi, quindi, che premiano l’intraprendenza e il desiderio di riscatto. anche qui da noi, in veneto, si respira un’aria nuova e il lavoro non spaventa. una situazione comune pure nella nostra terra, dove angelo poggiana, rosatese doc, getta le basi di un’azienda destinata a divenire nel tempo una realtà di prim’ordine. dapprima in bicicletta, poi in moto e in seguito a bordo di un furgoncino, il giovane imprenditore si cimenta con coraggio nella distribuzione di vino nel territorio bassanese e lungo tutta la valsugana. una scelta vincente, la sua, che viene avallata in seguito dai figli Francesco, Giuseppe e aldo. risale infatti al 1967 la data ufficiale della

fondazione di un’azienda maggiormente strutturata, la “Fratelli poggiana”, concepita per importare e distribuire prodotti d’eccellenza -non più solo vino, ma anche birra, liquori e altre bevande- e rivolta principalmente al comparto della ristorazione. senza però trascurare l’universo degli intenditori e degli appassionati, costituito in definitiva dai palati più esigenti. Fondamentale, nell’evoluzione della ditta, la preferenza accordata già negli anni settanta all’attività di ricerca secondo criteri ben definiti e rivolti all’individuazione e all’importazione di prodotti magari poco conosciuti, ma espressione di aziende artigianali in grado di operare all’insegna di una cultura antica


e soprattutto basata su metodi altamente qualificati. Fra queste, in primis, alcuni birrifici tedeschi (ma non solo) che hanno fornito fin da subito la garanzia di cicli produttivi tradizionali e rispondenti ai requisiti di un’autentica genuinità. a cinquant’anni dalla nascita l’azienda, che oggi è gestita da Francesco poggiana e dalle sue figlie Monica e anna, ha potenziato tale filosofia espandendosi notevolmente e consolidando una posizione di leadership nel mercato. proprio quest’anno, inoltre, è stata insignita del “premio Gastronauta 2017”, assegnato alle dieci migliori enoteche d’italia “che si sono distinte nella loro attività per ricerca, qualità dell’offerta, professionalità ed esperienza”: un riconoscimento prestigioso attribuito dal noto giornalista davide paolini all’enoteca “invino” dei fratelli poggiana, fornitissimo punto vendita aziendale aperto al pubblico in quel di rosà. “il nostro principale obiettivo -ci spiega Monica poggiananon è cambiato nel corso degli anni: oggi come un tempo, infatti, proponiamo alla clientela prodotti che si identifichino con il territorio di provenienza e che ne siano autentici interpreti. Non ci limitiamo cioè alla suggestione del brand, ma scaviamo più a fondo attribuendo il massimo valore a parametri quali l’artigianalità e la genuità dei prodotti che commercializziamo. e’ questa la nostra prerogativa, il nostro modo di intendere l’espressione qualità. Naturalmente dietro a tutto ciò c’è un lavoro impegnativo, che presuppone la costante partecipazione a fiere e manifestazioni di settore, ma anche e soprattutto una continua ricerca: ogni anno percorriamo migliaia di chilometri in tutta europa per visitare e conoscere personalmente i produttori. Mi piace poi ricordare che, oltre a importare produttori esteri, esportiamo anche il nostro

In questa pagina alcune emblematiche immagini del fornitissimo negozio di rosà, in via Quartiere cremona, 63. Al centro i loghi di Invino e Birrainfermento, corrispondenti alle due principali divisioni merceologiche della ditta.

Made in Italy, creando così significative e gratificanti occasioni di scambio commerciale e culturale”. un’altra peculiarità vincente dell’azienda rosatese è stata quella di distinguere al suo interno due diverse “anime”, alle quali corrispondono altrettante divisioni: “invino” e “Birra in fermento”. si tratta cioè di brand ai quali fanno riferimento esperti e tecnici specializzati in entrambi gli ambiti, costantemente attivi tanto nella ricerca quanto nella formazione. “il nostro lavoro -conclude Monica poggiana- ci appassiona e affascina. Mi piace ricordare infatti che il vino, la birra e i distillati sono prodotti ‘vivi’, indissolubilmente legati alla

cultura e alle tradizioni di popoli e luoghi. ovviamente è importante saper selezionare con cura i produttori e anticipare le tendenze, offrendo così alla clientela proposte sempre nuove; come, peraltro, suggerire a ristoratori e barman carte dei vini, birre e distillati al passo con i tempi, personalizzate e studiate espressamente per ogni diversa tipologia di locale. anche per questo motivo nella nostra sede abbiamo attrezzato una sala destinata alla formazione. possiamo così mettere la nostra esperienza a disposizione degli operatori di settore (ma anche dei privati) e aiutarli a conoscere i diversi prodotti. un supporto prezioso che può aiutarli a sviluppare e migliorare la loro attività”.

INvINO OPEN DAy Un evento da non perdere per lunedì 16 ottobre è programmata la 5a Edizione di “Invino Open Day”, un evento rivolto a operatori di settore ma anche ad appassionati, che prevede la degustazione guidata di vini e distillati. alla manifestazione, che festeggia i cinquant’anni di attività della ditta e che avrà luogo in villa ca’ sette a Bassano, parteciperanno anche i produttori, con i quali sarà possibile dialogare e confrontarsi. Per informazioni e iscrizioni FRATEllI POGGIANA INvINO Via Quartiere Cremona, 63 Rosà (VI) - Tel. 0424 85220 info@poggiana.com www.poggiana.com www.invino.mobi Invino Selezioni Poggiana F.lli

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Gli uomini vogliono essere liberi oppure, come sostiene Dostoevskij, non sanno che farsene della libertà e preferiscono la felicità?

lA lEZIONE DEl PASSATO di Gianni Giolo

la scHiavitu’ Nel MoNdo aNtico e ModerNo

Nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo.  Johann Wolfgang Goethe (Le affinità elettive, 1809) 

In termini generali siamo veramente dotati del libero arbitrio o si tratta di una tragica illusione?

A fianco alcuni attori inscenano la Mostellaria di plauto. Mosaico, ii sec. a.c. pompei, Casa del Poeta tragico. Sotto Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Erasmo da Rotterdam, olio su tavola, 1523. londra, National Gallery.

si è svolto a Gorizia il festival “èstoria”, un happening internazionale, ideato e diretto da adriano ossola. in esso si è dibattuto il tema della schiavitù e della libertà. Ha scritto vito Mancuso: “possiamo iniziare a chiederci quanto nella storia sia effettivamente data la presenza allo stato puro del binomio dittatura-schiavitù e del suo opposto democrazia-libertà: forse né gli schiavi dell’antica Grecia né quelli dell’antica roma erano così privi di libertà (per rendersene conto basta pensare alla figura del servus callidus / servo astuto nelle commedie di Menandro e di plauto) o forse

Sotto lucas cranach il vecchio, Ritratto di Martin Lutero, olio su tavola, 1528. coburgo, kunstsammlungen.

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noi cittadini delle democrazie contemporanee non siamo esenti da forme di servitù a volte così pesanti da trasformarsi in autentiche schiavitù”. Basti pensare alla figura del servo astuto intorno a cui sembra aggirarsi il nucleo fondamentale delle commedie di plauto, fondate su tipi che riservano in genere poche sorprese: oltre al servo ingegnoso, il vecchio innamorato, il giovane amatore, il lenone, il parassita, il soldato vantone. la ricetta della commedia plautina è semplice: l’azione di conquista del “bene” (in genere una donna o una somma di denaro) è delegata a un servo ingegnoso; progressiva-

mente i servi crescono di statura intellettuale e di libertà fantastica creando e inventando inganni. il servo diventa così un artista della frode, un poeta che sotto gli occhi di tutti sceneggia la vicenda. in termini generali l’uomo è veramente dotato di libero arbitrio oppure si tratta di un’illusione? aveva ragione erasmo da rotterdam che nel 1524 scrisse il De libero arbitrio, oppure lutero che l’anno dopo replicò con il De servo arbitrio? Gli uomini vogliono davvero essere liberi oppure, come sostiene dostoevskij, nella celebre Leggenda del Grande Inquisitore, non sanno che farsene della libertà e preferiscono la felicità? Nel corso della storia la chiesa cattolica si è sempre opposta all’affermarsi dei diritti umani, tra i quali la libertà di coscienza e di stampa, il suffragio universale, l’emancipazione femminile, la laicità dello stato. Nel 1866 pio iX firmò un documento a favore della schiavitù “non del tutto contraria alla legge naturale e divina”. la religione ha però contribuito a combattere la schiavitù. Basti pensare a san paolo che scrive: “non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina”. il cristianesimo ha generato movimenti che hanno sempre portato avanti l’idea dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.


Due parole con Marina, dinamica fondatrice della ditta, in vista della prossima attesissima inaugurazione

I NOSTRI TESORI di antonio Minchio

paNiFicio Bertollo la tradizione si rinnova, sempre all’insegna della qualità

Publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Quando gli uomini condividono il pane condividono la loro amicizia.  Jean Cardonnel

Il prossimo 16 settembre, dopo una radicale ristrutturazione e importanti investimenti, il negozio riapre i battenti con proposte ancora più accattivanti. E’ l’occasione giusta per scoprire com’è nata questa realtà: una “piccola” storia d’impresa, segnata da scelte coraggiose e molta passione.

A fianco così si presenta oggi, completamente rinnovato, luminoso e accogliente, il panificio Bertollo di via Gobbi.

Dagli utensili alla farina Marina Bertollo è una donna di carattere, decisa e intraprendente. e’ diventata nostra concittadina nel lontano 1993 quando, assunta la decisione di avviare un’attività in proprio, ha abbandonato camisano vicentino, suo paese natale, e si è trasferita a Bassano per aprire un panificio in via Gobbi. una scelta che inizialmente è stata dettata da ragioni professionali, ma che ben presto ha finito per innamorarla del nuovo contesto in cui si è trovata a lavorare e vivere. intraprendente, abbiamo detto, ma anche entusiasta e appassionata del mestiere, due requisiti indispensabili per garantire il successo di una buona impresa. se poi si pensa che la sua carriera era iniziata in tutt’altro settore... “prima di venire a Bassano -ci racconta- ho lavorato infatti per

Qui sopra Marina Bertollo, sulla soglia del negozio, pronta ad accogliere con un sorriso la clientela.

Sotto l’arte antica della panificazione, riassunta in un’immagine emblematica: le mani che modellano l’impasto sono quelle di Giancarlo, marito di Marina.

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vent’anni in una grande azienda di ferramenta: un’esperienza davvero fondamentale, dalla quale ho appreso moltissimo. a quel tempo la ditta era ancora gestita a livello familiare e a tutti era data l’opportunità di crescere e imparare. inizialmente mi è stato assegnato l’incarico di magazziniera; ben presto però sono passata in negozio, come commessa, avendo così il rapporto diretto con la clientela. infine, dopo diversi anni e ormai divenuta una veterana, mi sono occupata degli aspetti gestionali”. Già, diranno i nostri lettori, ma cosa c’entra il panificio? “ero ormai giunta alla decisione di mettermi in proprio quando da mio fratello Florindo, fornaio di professione, è venuta la proposta di aprire l’attività a Bassano. e così è stato”. superate le difficoltà iniziali, e

anche una certa diffidenza da parte dei clienti, Marina Bertollo si è fatta presto ben volere per il carattere aperto e disponibile. un supporto davvero prezioso le è stato inoltre fornito dal marito Giancarlo, autentica colonna della ditta e responsabile del reparto produttivo. “un tecnico sopraffino -prosegue Marina Bertollo- in grado di provvedere con estrema cura alla panificazione, ma anche di tarare e riparare (armato di metro e calibro) i diversi macchinari del negozio. anche lui proveniva dalla stessa realtà dove avevo lavorato in precedenza e all’interno della quale si era fatto un’enorme esperienza. per seguirmi nell’avventura imprenditoriale ha abbandonato un posto di grande responsabilità: un compagno insostituibile e ardito nel lavoro e nella vita!”.


I NOSTRI TESORI A fianco, da sinistra verso destra per la foto di gruppo, in negozio, Marina ha voluto attorniarsi della sua bella famiglia: con lei sono presenti, in piedi da sinistra, la figlia elena, il marito Giancarlo e Barbara, “storica” commessa, oltre al figlio luca, accosciato, e alle nipotine caterina e Nora. luca al lavoro, di primo mattino.

A fianco, da sinistra verso destra alcuni tipi di pane, fra i quaranta diversi prodotti che vengono sfornati per soddisfare tutti i palati. i nuovissimi forni del panificio Bertollo.

Sopra la vetrina del negozio, in via Gobbi.

Treccia francese

Corno

Una tradizione che si rinnova giorno dopo giorno attualmente Giancarlo si gode la pensione, ma è spesso presente, sempre prodigo di suggerimenti e consigli. assieme a Marina sono soprattutto i figli elena e luca a mandare avanti l’attività. anzi, proprio grazie alle loro intuizioni, il negozio è stato oggetto di una radicale ristrutturazione. “abbiamo compiuto investimenti notevoli tanto nei macchinari (i forni e la cucina in primis) quanto nel look del negozio, che ora si presenta completamente rinnovato. Ma le novità riguardano pure la gamma dei servizi, che è stata estesa, e alcune chicche, che la clientela avrà modo di gustare (per ora non anticipo nulla...). Naturalmente conserviamo con gelosia la nostra tradizione, che si distingue per l’accurata scelta

delle materie prime, assolutamente prive di miglioratori (agenti chimici che suppliscono alle carenze delle farine di scarsa qualità), e per i metodi di lavoro, caratterizzati da lievitazioni lunghe che consentono di sfornare un pane più digeribile e meglio conservabile”. Ma non è tutto... “infatti -conclude Marina Bertollomi piace ricordare che da noi è possibile trovare non solo un’infinità di tipologie di pane (dalla classica mantovana ai diversi prodotti al farro, al riso, ai cereali...), ma anche salumi e formaggi, frutta e verdura. e, dulcis in fundo, che dire delle sfiziose proposte di gastronomia e pasticceria, sempre più fantasiose e genuine? si tratta di vere prelibatezze. venite a gustarle, ne rimarrete incantati!”.

A fianco, da sinistra verso destra la cucina, a servizio del reparto gastronomico dell’azienda. Qualche significativo esempio, fra i pani tradizionali più venduti

Filone

Cereali / Tartaruga

Kamut

NON DI SOlO PANE...

PANE SPECIAlE ogni giorno oltre alla produzione tradizionale, con una quarantina di tipi di pane e con la pasta per la pizza, ogni giorno il panificio Bertollo offre almeno una gustosa specialità. Lunedì - chia Martedì - kamut Mercoledì - Mais e semi di girasole - senza sale, su prenotazione Giovedì - pane nero - pane al cioccolato - etnico Venerdì - Farro e grano saraceno Sabato - riso - Macinato a pietra integrale - segale e finocchietto

per sabato 16 settembre, alle ore 17, è programmata l’inaugurazione del negozio completamente rinnovato. alla manifestazione, che coniugherà l’arte della panificazione con altre espressioni della creatività, saranno presenti pittori e scultori con diverse opere e attraenti novità.

La cittadinanza è invitata!

PANIFICIO BERTOllO Bassano - via G.B. Gobbi, 50 Tel. 0424 524386

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Quali coMpeteNze per i Nostri FiGli? e quale contributo possiamo dare al loro futuro?

AFFlATuS di carla Mogentale direttore sanitario Centro Phoenix Publiredazionale a cura del Centro Phoenix

Quale futuro attende i nostri figli? Quali sfide dovranno affrontare un domani? si stima che chi è nato dopo il duemila cambierà almeno 25 lavori diversi nella propria carriera; attualmente chi è iscritto a un corso di laurea tecnico, inoltre, vede variare e stravolgere molti contenuti e conoscenze nel giro di due anni, vista la velocità di cambiamento e di modifica tecnologica (specie in settori quali la telefonia e le telecomunicazioni). Quali saranno i lavori più richiesti fra cinque anni? e fra dieci? Nel nostro paese i giovani fra i 15 e 24 anni che non hanno lavoro, che non studiano e non sono impegnati in attività di formazione o training (i cosiddetti Neet) toccano il record ue del 19,9% (la media europea è dell’11,5%) ovvero 2,2 milioni di giovani nel 2016 (dati dell’indagine 2017 su occupazione e sviluppi sociali in europa - esde, pubblicata dalla commissione europea). come mai un fenomeno di tale proporzione? Manca fiducia? impegno? spirito di sacrificio? capacità di mettersi in gioco? competenze? e quali dovrebbero essere queste competenze affinché l’atteggiamento verso la scuola e il lavoro sia più propositivo e attivo? una domanda importante, perché a fronte di un tasso di disoccupazione elevato è molto più elevato il numero delle aziende che cercano lavoratori più o meno specializzati, senza trovarli! la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi in italia si è attestata sul 15% e ciò va di pari passo con un altro dato sconcertante: la metà dei maturandi dichiara al quinto anno che, tornando indietro, avrebbe compiuto una scelta diversa (F. dell’oro, Cercasi scuola disperatamente, urra 2012). cosa accade? cosa sarà importante insegnare ai nostri figli per affrontare una società in rapida evoluzione, un’industria in era 4.0 che vedrà ridurre la richiesta di risorse umane a favore di capacità tecniche e di gestione tecnologica, comunicative, di gestione di gruppi e di relazioni complesse? secondo le Raccomandazioni del Parlamento Europeo del 18

la dottoressa carla Mogentale, psicologa-psicoterapeuta, specialista del Ciclo di Vita. Genitori e adulti consapevoli dovrebbero comprendere che quanto possiamo dare ai figli consiste solamente in due cose: RADICI ED ALI. RADICI per trarre l’energia necessaria a vivere e a crescere, per poter essere stabili, forti, integrati nell’ambiente familiare e sociale che li circonda. ALI per essere autonomi, liberi, per volare in alto, attirati dal sole, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione personale, dell’incontro con gli altri, del confronto, della spiritualità e del futuro che doneranno a loro stessi e al mondo. Poiché il loro futuro è il futuro del mondo. Antico proverbio canadese del Quèbec

Se siete interessati all’argomento potete seguire la registrazione del webinar gratuito “Orientamento alla scelta scolastica e professionale” sul nostro sito www.centrophoenix.net

CENTRO PHOENIX Srl Centro di Psicologia, Neuropsicologia, Riabilitazione e Psicoterapia via Bassanese, 72/a 36060 - Romano d'Ezzelino (vi) via cogo, 103 int. 1 36061- Bassano del Grappa (vi) via valdastico, 100 36016 - Thiene (vi) via Gen. dei Medici, 1 38051 - Borgo valsugana (tN) via annibale da Bassano 14, int. iii 35135 - Padova Per informazioni, appuntamenti e collaborazioni professionali: tel. 0424 382527 - 347 8911893 nei seguenti orari di segreteria: dal lunedì al venerdì ore 8.30/12.30 il sabato ore 9.00/12.30 info@centrophoenix.it www.centrophoenix.net

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dicembre 2006 alcune competenze chiave saranno necessarie per poter essere cittadini attivi nel mondo e sono le seguenti, alcune più scontate e altre meno (sotto in corsivo): • comunicazione nella madrelingua; • comunicazione nelle lingue straniere; • competenza nella matematica e competenze di base nelle scienze e nella tecnologia; • competenza digitale; • imparare a imparare (non solo metodo di studio, ma flessibilità nell’apprendimento nell’arco della vita); • competenze sociali e civiche; • spirito d’iniziativa; • consapevolezza ed espressione culturale. possono essere apprese queste competenze? certo, con l’aiuto degli insegnanti in collaborazione con la famiglia, tramite percorsi mirati sulla flessibilità e sull’imparare a imparare, come sull’imprenditorialità e sulla capacità di comunicazione riflessiva e consapevole. Ma anche aiutarli nella scelta corretta della scuola superiore o del percorso universitario, così come dell’attività lavorativa, è importante! e ciò va fatto con professionalità e competenza. a tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (oMs) già nel 1983 aveva evidenziato le principali Life Skills (abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sul piano individuale e su quello sociale) da perseguire per le nuove generazioni. ecco di seguito l’elenco. • Decision making: capacità di prendere decisioni. competenza che aiuta ad affrontare costruttivamente i processi decisionali nelle varie situazioni e nei contesti di vita. dato che è impossibile non scegliere (anche non scegliere è una scelta) la cosa importante e cercare di fare le scelte utili ed evolutive. • Problem solving: capacità di risolvere i problemi. capacità di affrontare efficacemente i problemi esplorando in modo creativo le diverse alternative possibili e le conseguenze delle varie scelte. • Comunicazione efficace: capacità

di sapersi esprimere sia verbalmente sia non verbalmente in modo efficace e congruo al contesto. • Esprimere opinioni e desideri, ma anche bisogni e sentimenti ed essere in grado di ascoltare gli altri. significa inoltre essere capaci, in caso di necessità, di chiedere aiuto. • Gestione delle emozioni: riconoscere le emozioni in sé e negli altri (empatia), essere consapevoli di come le emozioni influenzano il comportamento e riuscire a gestirle in modo appropriato. • Gestione dello stress: riconoscere le cause di tensione e di stress nella vita quotidiana e nel controllarle, sia tramite cambiamenti nel proprio modo di vedere le situazioni o nell’ambiente o nello stile di vita, sia tramite la capacità di rilassarsi. • Senso critico: riconoscere e valutare i fattori che influenzano atteggiamenti e comportamento, quali per esempio la pressione dei coetanei e l’influenza dei media. • Conoscenza di sé: conoscenza dei propri punti di forza e debolezza, dei propri desideri e bisogni, del modo in cui si instaurano relazioni interpersonali positive. valutazione delle proprie capacità per raggiungere la meta che si desidera (autoefficacia). possiamo dunque aiutare i nostri figli nella quotidianità? sì e la ricerca scientifica lo dimostra! la vita quotidiana, con i suoi ritmi e prassi, costituisce un fattore di protezione in grado di promuovere il benessere individuale e della famiglia, incrementando il senso di sicurezza, appartenenza, stabilità, coesione e soddisfazione e rafforzando le competenze emotive e sociali dei bambini. durante il periodo dell’infanzia dei figli, la creazione e il mantenimento di routine e rituali appare elemento centrale della vita familiare e costituisce un’impalcatura (scaffolding) che agisce in senso supportivo e positivo per lo sviluppo del bambino. dunque da quali life skills vogliamo partire dando il nostro esempio? su quali ci sentiamo carenti e vorremmo migliorare noi stessi e i nostri figli? la strada è tracciata e i tempi sono maturi.


L’iniziativa è nata nel 2015 da San Marco e si è presto estesa ad altri Consigli, dando vita a provvidenziali mercatini

PROPOSTE di andrea Minchio

Quartieri solidali uniti per offrire un aiuto concreto alle famiglie bassanesi

lA vOSTRA OPINIONE? Fatela pervenire a uno dei seguenti recapiti bassanonews editriceartistica

Lara Bosi, volontaria in seno a quella che presto diventerà un’associazione a tutti gli effetti, ci racconta come questo straordinario sodalizio si è costituito e si sta sviluppando. dapprima San Marco, poi San Vito e Centro Storico; in seguito si sono aggiunti Margnan e Ca’ Baroncello, mentre altri ancora si stanno proponendo per unirsi al gruppo: la nascita di Quartieri Solidali merita sicuramente di essere raccontata, perché costituisce un esempio da seguire e allo stesso tempo una realtà silenziosa da sostenere con forza e convinzione. tutto, ci racconta la volontaria lara Bosi che è attiva in seno a questa “organizzazione aperta e spontanea” fin dal principio, è cominciato verso la fine del 2015, quando il neoeletto consiglio di Quartiere san Marco ha aperto uno sportello di aiuto e assistenza a favore di persone anziane e/o in difficoltà. “l’idea iniziale era quella di prestare ai richiedenti, in genere residenti del quartiere o di zone limitrofe, un ausilio di carattere amministrativo e burocratico. Già dai primissimi giorni, però, gli operatori (tutti volontari) si sono resi conto che le richieste erano ben altre: si trattava cioè di fornire in primis un servizio di prenotazione visite e di ritiro referti all’ospedale, ma poi anche di accompagnamento e di assistenza presso gli sportelli dei servizi sociali, dell’inps, del caf... ciò che però ha sorpreso maggiormente è stata la domanda, da parte di tanti, di aiuto nella rateazione delle bollette”. un sostegno economico, dunque, perché molte persone (troppe!), pur non confessandolo apertamente, non erano in grado di arrivare alla fine del mese.

“poco dopo -prosegue lara Bosisensibili alle problematiche che inaspettatamente il Quartiere san Marco si trovava ad affrontare, sono giunti in soccorso i responsabili del Quartiere san vito, con proposte e sostegni concreti. in seguito pure il Quartiere centro storico ha aderito all’iniziativa con aiuti e segnalazioni. la squadra dei Quartieri Solidali si stava così formando, potendo sprigionare sinergie importanti”. certamente l’esperienza di San Marco è risultata fondamentale nell’avvio del progetto. per far fronte a quella che si presentava come un’emergenza invisibile, i diversi incarichi sono stati infatti ripartiti fra i volontari, attingendo alla sensibilità e al buon cuore ma richiedendo a tutti pure una maggiore disponibilità di tempo

rispetto a quella prevista. Molteplici i servizi offerti dagli “sportelli” del Quartiere: dall’accompagnamento quotidiano di persone anziane in ospedale, in farmacia, dal medico oppure anche al supermercato (a cura di Graziella Burbello) all’assistenza nei pagamenti delle bollette, al controllo delle spese, agli aspetti amministrativi più svariati (grazie all’aiuto di professionisti che collaborano gratuitamente). “alle persone anziane si sono pian piano aggiunte famiglie in difficoltà, mamme con bambini, qualche papà rimasto senza lavoro. così le richieste sono aumentate; cambiavano i volti, i nomi, l’età, ma le persone che si rivolgevano al Quartiere -e continuano a farlo ogni giornosono prevalentemente bassanesi, con storie e percorsi diversi.

Qui sopra lara Bosi, volontaria del consiglio di Quartiere san Marco, sulla soglia del Mercatino Solidale allestito mensilmente nella Sala Polifunzionale Olympia di via Marinali. In alto alcuni oggetti esposti all’Olympia. il ricavato delle offerte libere viene destinato dai Quartieri Solidali al sostegno di persone e famiglie bassanesi in difficoltà.

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Sopra, da sinistra verso destra ancora altri oggetti messi gratuitamente a disposizione dei Mercatini Solidali da parte di privati cittadini e aziende e dai quali è poi possibile ricavare utili da destinare a chi versa in situazioni di crisi. ai Mercatini Solidali confluiscono pure generi alimentari e di conforto, da smistare in seguito direttamente presso quanti ne hanno bisogno.

animate da una forte dignità, sono disposte a collaborare con noi. Qualcuno chiede un aiuto temporaneo, qualche altro solo di essere capito, altri ancora nascondono situazioni disperate, magari dietro la richiesta di un sostegno alimentare. un po’ alla volta ci conquistiamo la loro fiducia. così alcuni ci raccontano di non riuscire più a comprare il caffè, lo zucchero, l’olio...”.

proprio per finanziarsi e potere così aiutare concretamente chi ne ha bisogno, nell’ottobre del 2016 i Quartieri Solidali hanno dato vita ai Mercatini Solidali, che in breve tempo sono divenuti un appuntamento mensile, mettendo a disposizione dei visitatori, a offerta libera, oggetti di vari natura e libri. “Grazie a quanto ricaviamo attraverso i Mercatini Solidali,

nientemeno che la Città Eterna. oltre mille anni dopo, nell’ambito della tradizione letteraria goliardica dei poeti giocosi, il senese cecco angolieri scriveva: S’i fosse fuoco, arderei ’l mondo... viene quasi da chiedersi se il nostro sia davvero un popolo di impenitenti piromani! peraltro la cronaca di agosto ci ha riservato notizie davvero sconcertanti, come quella di alcuni scellerati pompieri che per pochi euro appiccavano il fuoco a destra e a manca, riservandosi in un secondo momento il ruolo degli eroi pronti a intervenire domando le fiamme.

senza entrare nello specifico della riforma Madia, che ha decretato l’assorbimento del corpo Forestale dello stato nell’arma dei carabinieri con l’istituzione di un Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, e senza addentrarci nella querelle relativa al numero degli addetti forestali nel Belpaese (specialmente in alcune regioni), dobbiamo tuttavia riconoscere che -almeno sulla carta- l’italia sembrerebbe attrezzata per fronteggiare energicamente l’emergenza incendi. anche più del canada, che però ha un patrimonio boschivo molto più

siamo in grado di sostenere numerose famiglie bassanesi, sia dal punto di vista alimentare, sia con modesti contributi economici, sempre all’insegna di un’assoluta riservatezza”. come abbiamo visto, ai primi tre consigli di Quartiere si sono poi aggiunti quelli del Margnan e di ca’ Baroncello. in seguito è nata pure una preziosa collaborazione con il comitato Genitori della scuola elementare campesano. “un’esperienza -conclude lara Bosi- positivamente contagiosa; tant’è vero che a settembre ci costituiremo in associazione. abbiamo infatti bisogno di ampliare il numero dei visitatori, in modo da garantire alle famiglie, con il ricavato delle offerte, una continuità assistenziale. chiunque creda che donando si riceve può unirsi a noi”.

NIPOTI DI NERONE Siamo davvero un popolo di impenitenti piromani?

l’estate di quest’anno passerà alla storia non solo per le elevatissime temperature (le più alte degli ultimi mille anni secondo gli studiosi di paleoclimatologia), ma -purtroppoanche per i numerosissimi roghi che hanno devastato in lungo e in largo la penisola. durante le ferie ho avuto modo di parlarne con un amico straniero che insegna Filosofia all’università di Heidelberg: addolorato per la nefanda italica consuetudine di appiccare incendi, bruciando sconsideratamente una parte rilevante del patrimonio naturale, mi ricordava che tale deprecabile abitudine vanta da noi precedenti illustri: uno per tutti quello di Nerone che, forse allo scopo di ricostruire una parte della città e poter così edificare la sua maestosa Domus Aurea, diede alle fiamme

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rilevante del nostro. e invece... un’ultima parola sui colleghi illustri dei telegiornali nazionali: ho notato infatti che spesso hanno usato espressioni quali “i boschi hanno preso fuoco” o “gli incendi si sono sviluppati”, come se ciò fosse stato in molti casi dovuto ad autocombustione. perché tanta prudenza? perché non dire a chiare lettere che la causa di questi roghi è sempre dolosa? In alto, da sinistra verso destra robert Hubert, L’incendio di Roma, 1770. le Havre, Musée Malraux. Jan styka, Nerone a Baia, 1900. polonia, collezione privata. un incendio dello scorso mese di agosto.


Si rinnova uno degli appuntamenti caratterizzanti il “Bonfanti-VIMAR”, da più di vent’anni fiore all’occhiello delle attività del Museo dell’Automobile

SCHEGGE di Massimo vallotto

teoria, filosofia e tecnica nell’arte del restauro delle auto e moto d’epoca Prende il via a fine settembre la nuova edizione del corso per appassionati e addetti ai lavori, che permette di arricchire conoscenze e competenze aprendo a nuove opportunità in ambito lavorativo.

Sotto ai titoli una suggestiva immagine della mostra-scambio “rottami eccellenti”, organizzata periodicamente dal Bonfanti-viMar. all’interno di tale manifestazione gli appassionati possono scovare un esemplare al quale dare nuova vita e una “storia da raccontare”. Sotto, dall’alto verso il basso il gruppo di partecipanti al corso per restauratori tenutosi nell’ottobre 2016. il presidente del Museo dell’automobile Bonfanti-vimar, Massimo vallotto, nel saluto di apertura di un corso 2016, specialistico sulla verniciatura. alcuni partecipanti al corso monotematico dedicato alla Mercedes 190 sl.

il prossimo 23 settembre 2017, come di consueto presso la sede del Museo dell’automobile Bonfanti-viMar a romano d’ezzelino, prenderà il via la nuova edizione del corso per restauratori di auto e moto d’epoca. articolato in 4 giornate, ovvero sabato 23 settembre e sabato 7, 14 e 21 ottobre e aperto a un massimo di 15 partecipanti, è uno dei pochissimi attivi in italia specificamente dedicato ai mezzi storici. organizzato dall’associazione amici del Museo dell’automobile “luigi Bonfanti”, che opera con lo scopo di progettare, sviluppare e supportare iniziative, attività ed eventi a carattere culturale attorno al mondo del motorismo e della tecnica motoristica, in stretta collaborazione col Museo e patrocinato dall’asi (automotoclub storico italiano), prevede un pacchetto totale di 32 ore, con lezioni che interessano il campo della meccanica e della carrozzeria, tenute da valenti professionisti scelti tra coloro che operano in maniera altamente qualificata nel settore del motorismo storico. Fin dal 1995, anno in cui ha avuto 28

luogo la prima edizione, il corso per restauratori ha sempre visto una massiccia partecipazione di appassionati e addetti ai lavori provenienti da tutta italia. per scoprire i segreti necessari per approcciarsi con metodo e cognizione di causa non vi sono limiti di età o professione: il corso è infatti aperto a chiunque provi un forte interesse o curiosità per questo settore ed è propedeutico ai corsi specialistici organizzati sempre presso il Museo. l’obiettivo è quello di dare una preparazione di base sulle materie storico-culturali e sulle specificità tecnico-operative del complesso e affascinante settore dei veicoli d’epoca, per poter quindi operare con la consapevolezza dell’importanza di un restauro corretto. Nelle varie fasi del programma didattico vengono trasmesse ai partecipanti le nozioni elementari sulla nascita del mezzo a motore e sulla sua evoluzione, quindi vengono passate in rassegna le varie tecniche costruttive. vengono quindi proposte lezioni dedicate al restauro della carrozzeria, alla pianificazione della sua

procedura, alle ricerche comparative, alle figure professionali di lamierista e lastratore. dal punto di vista pratico vengono esaminati vari esempi di realizzazioni anche su auto esposte al Museo. Questi saperi devono necessariamente essere affiancati alla capacità di interagire correttamente con i diversi specialisti del settore -meccanico, carrozziere, ebanista, elettrauto, verniciatore, montatore, tappezziere, rifinitore- tutte figure professionali che contribuiscono in modo determinante alla rinascita del veicolo in restauro. da ciò emerge l’importanza che gli specialisti abbiano basi comuni e un comune linguaggio, che condividano la medesima filosofia di restauro, allo scopo di svolgere un lavoro armonico e comunque coerente che permetta di raggiungere un risultato ottimale e condiviso. PER INFORMAZIONI E MODAlITà DI ISCRIZIONE basta rivolgersi alla segreteria del Museo “Bonfanti-viMar” telefonando al n. 0424 513690 o scrivendo una mail con manifestazione d’interesse all’indirizzo info@museobonfanti.veneto.it


A fianco la vettura Marino, chassis n. 19, carrozzeria torpedo sport “bateau” a quattro posti, con corpo in alluminio del 1926 fa bella mostra di sé all’interno della “Galleria del Motorismo, Mobilità e ingegno veneto - Giannino Marzotto” allestita nelle sale del Museo dell’automobile Bonfanti-viMar. Sotto, dall’alto verso il basso alcune fasi del restauro della vettura Marino: il ripristino della carrozzeria assieme ai ragazzi del cFp di onè di Fonte; l’inserimento di alcuni dettagli estetici riverniciati; lavorazioni sul corpo motore e la situazione degli interni ante restauro.

uN CASO ESEMPlARE: Il RESTAuRO DEllA “MARINO”

l’unico esemplare oggi esistente di vettura Marino -piccola fabbrica di automobili fondata a padova nel 1923 dai fratelli Marino- fa oggi bella mostra di sé all’interno della mostra “Galleria del Motorismo Mobilità ed ingegno veneto Giannino Marzotto” nel Museo dell’automobile Bonfanti-viMar. affidata al Museo dalla famiglia trevigiana vascellari dal Fiol, che l’aveva acquistata nuova nel 1926, è stata sottoposta a un lungo e meticoloso restauro che ha rispettato e recuperato ogni particolare originale come da precisa richiesta dei donatori. Per la prima volta in Italia una automobile è stata restaurata in accordo con la “Soprintendenza per il patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le province di Verona, Vicenza e Rovigo”, bene storico in quanto veicolo di età superiore ai 75 anni. Il restauro è stato possibile grazie al concreto contributo della Regione Veneto (LR Veneto 5 settembre 1984 n. 50, art. 48) cui si sono affiancate aziende, artigiani e privati che hanno partecipato all’operazione a titolo gratuito. dopo un’accurata pulizia della vettura e delle sue parti staccate, ne sono state constatate le buone condizioni generali. la coda tagliata a suo tempo per trasformarla in camioncino risultò

recuperabile, mancando solo la seduta posteriore. sotto l’attenta e competente regia di Nino Balestra e stefano chiminelli, il programma fu quello di restauro conservativo statico della vettura Marino 1926, chassis n. 19, carrozzeria torpedo sport “bateau” a quattro posti, con corpo in alluminio, eseguita dalla ditta F.lli Boscari (pd). Gilberto Franzoso rimontò, nella sua officina, i freni posteriori e l’albero di trasmissione. il giusto punto di rosso tendente lievemente all’arancio fu recuperato smontando le coppe dei fanali: sotto l’attacco la vernice era ben conservata. il colore fu fatto riprodurre sotto l’attento controllo dell’esperto Massimo casale. la carenatura del radiatore era un piccolo monumento sagomato, tutto nichelato e naturalmente con qualche piccola ammaccatura. si decise per un recupero più spinto possibile: vennero raddrizzate dove possibile le ammaccature e lucidato il tutto a mano lasciando qualche segno della vecchia nichelatura. il dottor vincenzo vascellari dal Fiol, proprietario della vettura, ritrovò inaspettatamente i vetri originali dei fanali, il tappo del radiatore a testa di indiano e un prezioso “mobiletto” ricavato dal pieno in un unico pezzo di legno di mogano, che andava posizionato dietro la spal-

liera del sedile anteriore. Franco chiminello risanò la scocca in legno della coda, rimettendo qualche parte nuova solo dove strettamente necessario, poi fu riadattato l’alluminio innestando un pezzo sull’altro, lasciando il segno della giuntura. l’auto arrivò, semi grezza, al cFp di oné di Fonte, dove si verniciarono le parti in rosso, dopo avere spianato parafanghi e cofano. le tavole delle pedane, che pensavamo irrecuperabili, furono invece riparate, incollate e innestate, quindi ricoperte con l’alluminio millerighe originale. le cornici di ottone nichelato, che fanno da bordo alle pedane con una elegante curvatura che sale sin sul parafango anteriore, furono saldate delicatamente fra loro con saldatura ad argento. la pelle dei sedili venne riprodotta fedelmente da un campione consegnato alla conceria Bernardo Finco di Bassano. renato, della tappezzeria r.c. di oné di Fonte, si occupò di ricoprire solo le parti più ammalorate, con un risultato ottimo. la Marino così restaurata venne presentata nella mostra tematica “automobili made in italy, più di un secolo di storia fra miti e rarità”, inaugurata il 18 novembre 2007. oggi la Marino rappresenta in pieno il nostro motto “il futuro è di chi ha una storia da raccontare”.

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Molte sono le domande che i viaggiatori di tutto il mondo, navigando nel web, si pongono prima di affrontare questa particolare esperienza...

Sì, vIAGGIARE testi di alessandro Faccio

vacaNze iN crociera

Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Viaggiare in nave significa avere a portata di mano il meglio della cultura, delle tradizioni e dei monumenti che da sempre arricchiscono le nazioni e i popoli che si affacciano sul mare. esplorare la città. tuttavia, molto è cambiato negli ultimi anni, e le compagnie hanno modificato gli itinerari, prolungando il tempo di permanenza della nave nei principali porti turistici del mondo.

una delle questioni ricorrenti e molto dibattute su blog, forum e siti web dedicati ai viaggi in crociera riguarda i pro e i contro di questo particolare modo di vivere il turismo. Ho pensato quindi di analizzare i principali contro di una vacanza in crociera, cercando di stilare una rassegna dei miti da sfatare, così da interpretare in maniera diversa quelli che comunemente vengono identificati come i motivi che frenano dal prenotare una vacanza in crociera. un viaggio è indubbiamente qualcosa di molto soggettivo: ognuno ha un proprio modo di vivere la vacanza e il successo della stessa dipende molto dalle aspettative che generiamo ancora prima della partenza. per questo motivo quello che potrebbe essere considerato un punto di debolezza da alcuni viaggiatori, non risulta tale per altri.

Qui sopra la nave da crociera Msc Magnifica: un vero salotto sul mare!

Sotto, dall’alto verso il basso una confortevole cabina del tipo “Balcony fantastica”, all’interno della nave Magnifica. durante la navigazione è possibile usufruire del servizio WiFi.

1. “Non c’è sufficiente tempo per visitare le città durante le escursioni organizzate” in grandi città come Barcellona, Miami, singapore, dubai, e altre mete amate nel mondo, magari non è sufficiente il tempo concesso dalle compagnie crocieristiche per 30

2. “Una crociera è per famiglie” “Una crociera non è per giovani” “Una crociera è per coppie” e tante altre sono le frasi che, come queste, cercano di individuare un target per le crociere, quando un vero e proprio target non esiste. esistono invece diverse destinazioni, compagnie e navi; ognuna di esse è stata studiata per rispondere alle esigenze di diverse categorie di viaggiatori. più di 50 compagnie attive sul mercato, migliaia di navi da crociera e di destinazioni possono davvero rispondere a qualsiasi tipo di domanda. 3. “Le escursioni organizzate dalle compagnie sono costose” e’ un dato di fatto: i transfer dal porto ai centri delle città, le visite guidate e altri servizi durante le escursioni a terra hanno un prezzo. allora perché non tirar fuori la propria anima da avventurieri e organizzare escursioni fai da te? Questa potrebbe essere la soluzione ideale per risparmiare qualcosina e indirizzare la vacanza secondo le proprie aspettative. 4. “Nelle cabine di una nave da crociera mi sento claustrofobico” le compagnie cercano davvero di migliorarsi di anno in anno e di soddisfare i desideri dei clienti: è per questo che nelle nuove navi da crociera -e in molte di quelle ristrutturate- è stato previsto un maggior numero di cabine esterne, di cabine con balcone e di aree private con vista mare. scegliere e valutare una crociera dalla dimensione della sola cabina equivale a valutare una città come parigi per la dimensione delle camere d’albergo, trascurando ciò che una delle città più belle al

mondo può regalare nel complesso. 5. “Nelle crociere non si fa altro che mangiare” Mangiare: è vero. Ma ce n’è per tutti i gusti e regimi; e molta attenzione viene posta al tema della salute, del vegetariano, della cucina senza glutine e del vegan. il cibo non manca sicuramente a bordo, così come a non mancare sono le opportunità per smaltirlo: nuoto, arrampicate, corsa, palestra, centri benessere, serate in discoteca... tutte occasioni per bruciare calorie ed essere pronti a cenare in uno dei ristoranti di bordo. 6. “Le crociere sono costose” il prezzo è uno degli ultimi ma non meno importanti miti da sfatare sulle crociere. Molti sono i fattori che incidono su di esso, quali la stagionalità, la tipologia di cabina, i servizi, il volo, ecc. considerando però che con una crociera si possono visitare diversi paesi, alloggiando in un resort a cinque stelle, e che sono inclusi tutti i pasti, gli eventi, l’accesso ai locali diurni e notturni... sia che si tratti di una super offerta sia di una normale crociera, il prezzo rappresenta un ottimo compromesso per una vacanza all inclusive! esistono inoltre altre tipologie di crociera, che molti non conoscono e che possono andare incontro alle esigenze di chi cerca ottimi prezzi e contenuti di visita. opzioni che vengono definite “crociere spezzate”, perché offrono prezzi eccezionali se non si effettua il giro completo, sbarcando in un porto diverso da quello di partenza. con un’offerta volo e 2/3 notti in un hotel potremmo ritenerci soddisfatti e aver ottimizzato le nostre vacanze. una soluzione che combina mare e città, il divertimento della crociera e la fame di conoscenza di quanti si sentono “viaggiatori del mondo”.


Dal 29 ottobre al 4 novembre 2017 viaggio di 7 giorni Il più bel museo a cielo aperto LISBONA, FATIMA... E IN CROCIERA NEL MEDITERRANEO Viaggiare nel Mediterraneo in crociera significa avere a portata di mano il meglio della cultura, delle tradizioni e dei monumenti che da sempre ne arricchiscono le sponde. Potrete conoscere davvero in una sola occasione nazioni e popoli che si affacciano su un mare dalla storia millenaria, proprio come facevano gli antichi navigatori. 1° giorno - Lunedì 29 ottobre venezia - lisbona ritrovo dei partecipanti, sistemazione in pullman e trasferimento all’aeroporto di venezia. operazioni di imbarco e partenza con volo di linea per lisbona. arrivo a lisbona e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento. 2° giorno - Martedì 30 ottobre Fatima prima colazione, cena e pernottamento in hotel. pranzo in ristorante. escursione dell’intera giornata con guida a Fatima. si visiteranno in particolare: il santuario di Fatima con la cappella delle apparizioni, dove la Madonna apparve ai tre fanciulli; la Basilica dove i veggenti furono sepolti; la nuova chiesa della santissima trinità, inaugurata nel 2007 per il 90° anniversario delle apparizioni. 3° giorno - Mercoledì 31 ottobre lisbona: imbarco prima colazione in hotel. al mattino giro panoramico della città con guida. in particolare si visiteranno: il parco delle Nazioni, quartiere più cosmo-

polita di lisbona; la monumentale piazza del commercio; il quartiere Baixa; l’antica piazza rossio, oggi punto di ritrovo dei lisbonesi. pranzo libero. Nel primo pomeriggio operazioni di imbarco sulla nave che ci condurrà in italia navigando il Mediterraneo. cena e pernottamento a bordo. 4° giorno - Giovedì 1 novembre Navigazione pensione completa a bordo della MSC Magnifica. Fusione di artigianato tradizionale e design all’avanguardia, i locali di questa nave rappresentano il “trionfo dei sensi” e garantiscono l’imbarazzo della scelta, grazie a 5 splendidi ristoranti che servono cucina gourmet da tutto il mondo e 12 spettacolari bar con arredamento dal design ricercato. i bambini e gli adolescenti possono apprezzare i locali a tema e i club speciali a loro dedicati, che li aiutano a trovare nuovi amici da tutto il mondo, e divertirsi in compagnia. 5° giorno - Venerdì 2 novembre Barcellona pensione completa a bordo. possibilità di visitare liberamente o tramite l’escursione organizzata Barcellona, città “ideale in ogni stagione”. sinonimo di un design visionario e di spazi avveniristici, la città di Gaudì è caratterizzata anche dall’eleganza del passeig de Gracia e dalla sagrada Familia, senza dimenticare la celeberrima movida della rambla... 6° giorno - Sabato 3 novembre Marsiglia pensione completa a bordo. possibilità di visitare liberamente o tramite l’escursione organizzata Marsiglia, città portuale fin dai tempi dei Greci. il porto antico è un gioiello da ammirare passeggiando lungo le banchine fino al viale della cenebière. il quartiere più vecchio di Marsiglia è le panier, tipicamente mediterraneo, con le case

dalle facciate colorate lungo stradine strettissime dove in passato abitavano le famiglie dei marinai.

Sopra, da sinistra verso destra Fatima festeggia quest’anno il 100° anniversario dell’apparizione. la costa francese verso Marsiglia.

7° giorno - Domenica 4 novembre Genova prima colazione a bordo. al mattino operazioni di sbarco a Genova e proseguimento in pullman alle località di origine.

Sotto, dall’alto verso il basso il porto di Barcellona. un colorato quartiere di lisbona. la torre di Belém, uno dei simboli della capitale portoghese.

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Quota di partecipazione in “Interna bella” euro 930,00 Quota di partecipazione in “Interna fantastica” euro 950,00 Quota di partecipazione in “Esterna bella” euro 970,00 Quota di partecipazione in “Esterna fantastica” euro 990,00 Quota di partecipazione in “Balcony bella” euro 1010,00 Quota di partecipazione in “Balcony fantastica” euro 1030,00 la quota comprende - i trasferimenti da e per gli aeroporti e i porti; - il volo aereo in classe economica; - le tasse aeroportuali e gli adeguamenti carburante alla data del 30/05/2017; - la sistemazione in hotel 4 stelle in camere doppie con servizi; - le escursioni con guida e pullman a Fatima e lisbona; - la crociera con nave Msc Magnifica da lisbona a Genova; - la sistemazione in cabina doppia; - i pasti come da programma, bevande incluse (1/4 di vino e 1/2 di minerale a terra e pacchetto 14 bottiglie d’acqua a bordo); - l’assicurazione medico bagaglio e l’annullamento; - il nostro accompagnatore. la quota non comprende - le camere/cabine singole (su richiesta); - le mance e gli extra in genere. All’iscrizione acconto di euro 300,00 Documento indispensabile: Carta d’Identità valida

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L’impianto, modernissimo, entrerà prossimamente in funzione a Pove, nello stabile della Cooperativa Malga Monte Asolone

PROGRESSuS di antonio Minchio

uN Nuovo FraNtoio per un olio ancora migliore Michela Alberton, responsabile amministrativa, ci illustra i vantaggi derivanti da un ciclo di lavorazione altamente tecnologico, concepito per garantire la massima qualità del prodotto.

ai primi di agosto è stato installato nella sede della cooperativa Malga Monte asolone di pove del Grappa un nuovissimo impianto per la molitura delle olive. l’investimento è stato intrapreso per valorizzare ulteriormente la produzione del rinomato olio extravergine di oliva di pove, elevandone ancor più lo standard qualitativo. “e’ doveroso ricordare che la nostra cooperativa -spiega la responsabile amministrativa Michela alberton- è stata fondata nel 1982 orientando inizialmente l’attività nel settore lattierocaseario con la produzione dei formaggi tipici del Grappa, principalmente Morlacco e Bastardo. in seguito, nel 2000, a tale produzione ha affiancato quella di olio extravergine d’oliva, acquistando un frantoio e fronteggiando così le necessità dei produttori povesi e non solo”. l’acquisto del nuovo impianto è stato voluto dal presidente Bruno donazzan e dal nuovo consiglio di amministrazione nella logica di una radicale modernizzazione, considerando anche il patrimonio dei circa

Michela alberton davanti all’ingresso del Frantoio della cooperativa Malga Monte asolone, in via XXv aprile a pove del Grappa. In alto due eloquenti immagini del nuovo impianto per la molitura delle olive. Sotto la locandina della Prima Camminata tra gli Olivi, in programma a pove per domenica 29 ottobre.

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30.000 ulivi del territorio. un’operazione davvero molto importante, che pone ora la cooperativa in una posizione di leadership nel mercato. “la nuova tecnologia ci consente di lavorare al meglio le olive, in modo da esaltare al massimo le qualità dell’olio a partire dalle prime fasi di lavorazione: il lavaggio a idromassaggio le pulisce dolcemente senza danneggiarle (se sono mature non si perde parte del prodotto) e ne garantisce l’accurata pulizia grazie a un sistema di filtraggio delle acque; successivamente si passa al frangitore, che è stato potenziato in modo da rompere più velocemente le olive senza scaldare la pasta. la lavorazione è a martelli rotanti, ma la caratteristica principale, quella che permette cioè di mantenere intatte le proprietà organolettiche dell’olio e di conferirgli pure un maggior profumo, è costituita da una griglia controrotante. sono state anche potenziate le gramole, passate da 4 a 5 vasche (ognuna delle quali con capacità fino a 7 quintali), mentre la coclea interna è dotata di lame speciali che consentono una migliore lavora-

zione della pasta facilitando l’aggregazione delle molecole dell’olio. tutte le vasche sono a temperatura controllata e indipendente e provviste di ugelli rotanti per il loro lavaggio”. come si può evincere da questa circostanziata spiegazione, il nuovo impianto garantisce dunque la massima qualità dell’olio, soprattutto in relazione ai processi di ossidazione, poiché preserva al massimo i polifenoli molto importanti per la salute. “ricordo anche -conclude Michela alberton- che il nostro frantoio, da due anni certificato dop e biologico, offre pure ai non soci l’opportunità di fruire del servizio di molitura: una scelta dei soci per favorire pure chi ha poche piante”. domenica 29 ottobre si svolgerà a pove la Prima Camminata tra gli Olivi, evento promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio (dalla quale il sindaco orio Mocellin è consigliere e rappresentante per il veneto), con partenza e arrivo direttamente dal frantoio della cooperativa dove, nel corso della manifestazione, saranno organizzate degustazioni di “pane e olio”.


Una bella opportunità per visitare la storica città toscana e una delle più grandi rassegne di settore al mondo

RENAISSANCE di erica schöfer

nostra corrispondente dalla Toscana

lucca coMics & GaMes

Sotto ai titoli il duomo di lucca, dalla facciata asimmetrica, è la più antica basilica della toscana e al suo interno custodisce pregevoli opere d’arte.

Già a partire dalla metà di ottobre sono previsti concerti ed eventi collaterali in splendidi contesti rinascimentali. Poi, dall’1 al 5 novembre, avrà luogo la 51a edizione del Festival, che quest’anno è dedicato principalmente agli eroi.

riscoprire con l’arrivo dell’autunno uno dei luoghi d’arte più belli d’italia e farsi cullare dalle sue affascinanti iniziative: lucca è pronta ad accogliere appassionati del fumetto, dell’animazione e dei videogames (ma non solo!) in una rassegna che coinvolgerà a trecentosessanta gradi, tra ottobre e novembre, tutta la città. a fare da cornice all’evento saranno le sue possenti mura medioevali, lunghe più di quattro chilometri e larghe trenta metri, fra i pochi casi di strutture difensive giunte intatte fino ai giorni nostri. lo sfondo sarà invece costituito dai più importanti monumenti: dalla torre Guinigi (alta 45 metri), sulla cui sommità svettano bellissimi lecci, alla torre dell’orologio, che dal 1754 funziona ancora a carica manuale, alla chiesa di san Frediano, famosa per il suo particolare mosaico, e all’alta facciata della chiesa di san

Qui sopra, dall’alto verso il basso la locandina dell’edizione 2017 di Lucca Comics & Games, disegnata dall’artista Michael Whelan. la piazza dell’anfiteatro, edificata in forma elittica sui resti di una struttura romana del ii secolo d.c. Qui sotto Grog, mascotte della manifestazione.

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Michele arcangelo, vero colpo d’occhio pure per i turisti meno curiosi. e poi il duomo, dedicato a san Martino, dove si possono ammirare diverse opere d’arte. Nota anche per la piazza dell’anfiteatro, realizzata nel 1830 sui resti della struttura romana della quale riprende la forma elittica, lucca si prepara a ospitare la più importante iniziativa italiana del settore, prima in europa e seconda al mondo solo dopo il Giappone: manifestazione alla quale partecipano i più grandi operatori di queste singolari espressioni artistiche. da metà ottobre numerosi saranno anche i concerti e gli eventi collaterali, alcuni dei quali organizzati all’interno di splendidi palazzi rinascimentali. tutta lucca metterà quindi a disposizione il suo patrimonio artistico per dare vita alla 51a edizione di Lucca Comics, che quest’anno si svolgerà

dall’1 al 5 novembre e che sarà completamente dedicata agli Eroi. Molti gli artisti presenti: fra questi, in primo piano, l’autore della locandina 2017, Michael Whelan, noto per aver disegnato le copertine di alcuni dei classici della letteratura fantastica, quella legata cioè ai nomi di isaac asimov, stephen king e Brandon sanderson. Whelan ha dedicato la locandina al viaggio di tre giovani eroi in cerca di avventura sulla scia dei loro sogni. sullo sfondo si intravede il ponte della Maddalena, alle porte di lucca, un chiaro omaggio alla città toscana. saranno poi presenti anche artisti come raina telgemeier, e timothy zahn, uno dei principali autori della saga di Guerre Stellari. Non mancherà infine la nuova edizione dei Campionati Internazionali dei giochi elettronici, mentre per le vie si vedranno sfilare i cosplayer, appassionati del fumetto con il costume dei loro personaggi preferiti. i biglietti per Lucca Comics 2017 si possono acquistare direttamente sul sito ufficiale del Festival. le mostre si svolgeranno dal 14 ottobre al 5 novembre, mentre il Festival vero e proprio avrà luogo dall’1 al 5 novembre. Buon divertimento, dunque, e non dimenticate di percorrere uno dei simboli più rappresentativi della città, la via del Fillungo, e di assaggiare il dolce tipico di lucca, il buon Buccellato!


Era la struttura più importante della ferrovia Decauville realizzata nel 1917 per collegare Bassano con Crespano

Il RAPPORTO di Fabio abbruzzese

il viadotto “GHerla”

Fotografie: aurea dissegna

testimonianza storica (poco nota) della Grande Guerra

Si ringraziano Giuseppe Serena per le notizie e la documentazione e l’ingegnere Alberto Baccega per i preziosi suggerimenti.

L’ingegnere Fabio Abbruzzese, esperto in infrastrutture stradali, affronta un tema particolare e molto interessante, segnalandoci la presenza nel territorio di un manufatto legato alle vicende del conflitto ma caduto nell’oblio. Forse è davvero il caso di pensare a un suo recupero... Q - 270 m s.l.m.

Presunta ricostruzione dell’impalcato in legno Parapetto

Piano del ferro

2,60

2,85 Via Savi

Pile di c.a.

Pile di c.a.

Spalla lato Borso del Grappa

Spalla lato Crespano del Grappa

VALLE DELLE MOLE

Decauville, infrastutture per il trasporto di materiali le ferrovie decauville sono linee ferroviarie a scartamento ridotto, con binari costituiti da elementi prefabbricati che hanno la caratteristica principale di essere montati e smontati velocemente e di adattarsi facilmente alla morfologia del terreno. Questo tipo di infrastruttura ferroviaria è stata ed è usata quasi esclusivamente per il trasporto di materiali e in particolare dei minerali e degli inerti. tradizionalmente l’armamento ferroviario era realizzato da binari leggeri posati sul terreno, previa una semplice regolarizzazione e compattazione del sedime. il materiale rotabile era costituito da vagoni a due assi con cassa basculante sui lati per una semplice operazione di scarico del

Qui sopra schizzo planimetrico della “Ferrovia decauville s.vito - s. lucia e diramazioni” , 1917. roma, Museo del Genio Militare In alto, da sinistra verso destra l’ing. Fabio abbruzzese davanti a uno dei plinti del viadotto “Gherla”, situato nella valle delle Mole fra Borso e crespano del Grappa. il prospetto della struttura nella elaborazione dell’ing. abbruzzese.

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Pile di c.a.

materiale e con trazione animale o umana. le ferrovie decauville hanno avuto un esteso utilizzo industriale nei primi anni del XX secolo, principalmente per il trasporto dei minerali estratti dalle miniere e per le movimentazioni dei materiali all’esterno e all’interno degli stabilimenti industriali. Questo sistema ferroviario è stato ideato nel 1872 in Francia dall’ingegner corbin che progettò e costruì una ferrovia a scartamento ridotto con binari di legno. il suo nome si deve però all’ingegnere paul decauville (1846-1922) che nel 1873 sviluppò tale sistema ferroviario utilizzando la trazione a vapore, con un armamento costituito da binari di acciaio a scartamento ridotto (circa 40 cm), rotaie metalliche e materiale rotabile costituito da vagoni a due assi. in seguito, durante l’esposizione universale del 1889 a parigi, l’ing. decauville migliorò il sistema realizzando una linea con una lunghezza di

Fondazioni in c.a.

circa tre chilometri per il trasporto dei visitatori, aumentando lo scartamento a 60 cm e usando rotaie metalliche più pesanti. oggi queste ferrovie si sono modernizzate, utilizzando per la trazione grosse locomotive, con rotaie adatte a sostenere pesanti carichi e con sistemi di sicurezza molto avanzati. La ferrovia Bassano-Crespano e il viadotto “Gherla” il massimo sviluppo delle ferrovie decauville si ebbe proprio durante la prima Guerra Mondiale, con la realizzazione di ferrovie militari a scartamento ridotto su tutti i fronti, per il rifornimento di munizioni e derrate. in italia nelle province di vicenza e di treviso sono stati realizzati oltre trentacinque chilometri di ferrovie decauville. lungo la pedemontana veneta sono stati costruiti alcuni importanti tratti di questo tipo di ferrovie militari denominate anche “portatili” per la facilità di smontaggio e reimpiego. riportiamo qui i tre più importanti tratti ferroviari, desunti da una corografia d’epoca elaborata dalla intendenza Generale dell’esercito: 1) Marostica - Breganze - calvene - thiene;


2) castelfranco veneto - riese ca’ Falier - onè; 3) Bassano (san vito) - crespano del Grappa (villa canal). Quest’ultimo tratto, in particolare, è stato completato dopo la disfatta di caporetto del 24 ottobre 1917, in quanto la linea difensiva italiana dall’isonzo si era arroccata lungo il massiccio del Grappa e assolveva alla necessità di garantire la tempestività del rifornimento di munizioni e di derrate alle truppe dislocate lungo il nuovo fronte. per questo motivo il Genio Militare in poco più di quattro mesi, fra il 1917 e il 1918, realizzò tale ferrovia a scartamento ridotto, destinata a collegare la stazione di Bassano (in località san vito) con la villa canal a crespano, dove si trovava la sede operativa del comando Militare. lungo il tracciato vennero inoltre creati opportuni collegamenti trasversali verso il piede del Grappa, fino a raggiungere i diversi punti di partenza delle teleferiche sparse lungo la pedemontana trevigiana. oggi, a cent’anni dalla costruzione di quest’infrastruttura, sul terreno sono visibili solamente i resti del viadotto denominato “Gherla”, posto a cavallo dei comuni di Borso e di crespano. il viadotto rappresenta l’opera più importante realizzata nell’ambito della ferrovia decauville san vito - villa canal. la costruzione si è resa necessaria per superare la profonda incisione del terreno costituita dalla valle delle Mole. dalla consultazione della documentazione conservata presso il Museo del Genio Militare a roma non è stato reperito il progetto dell’opera, ma solo uno schizzo planimetrico del tracciato in scala 1: 25.000. sulla base di

tale elaborato -e dei rilievi in sitoè attualmente in corso, da parte dell’ingegnere bassanese alberto Baccega, la ricostruzione del tracciato planimetrico. la struttura, pur nella sua semplicità, rappresenta infatti un esempio di archeologia ferroviaria militare e i resti acquisiscono un rilevante valore storico e militare. dal rilievo plano-altimetrico si possono desumere alcuni dati significativi: il viadotto è costituito da sette campate uguali, della luce interna di 5,50 metri per una lunghezza complessiva misurata al filo interno delle spalle di 43,30 metri. l’impalcato è andato distrutto; dalle fotografie dell’epoca risulta però che fosse totalmente in legno. all’ingiuria del tempo e alle distruzioni dell’uomo sono solo sopravvissute le strutture verticali: fondazioni, pile e spalle, tutte di calcestruzzo debolmente armato. le fondazioni sono costituite da plinti di forma parellepipeda con due rostri cuneiformi alle estremità, così realizzati per motivi idraulici. le pile sono di forma parellepipeda di calcestruzzo leggermente armato con rastrematura verso l’alto. Hanno un’altezza di 2,60 metri con due rostri cuneiformi alle estremità, sempre per motivi idraulici. in sommità sono stati realizzati quattro fori del diametro di 23 centimetri per l’inserimento dei puntoni di legno per il sostegno dell’impalcato. i parapetti, anch’essi di legno, completavano l’impalcato. Recupero e valorizzazione le strutture del viadotto “Gherla” meriterebbero una valorizzazione per il contenuto storico legato alle vicende della Grande Guerra e, in particolare, ai fatti successivi alla

disfatta di caporetto. il recupero potrebbe consistere nelle seguenti lavorazioni: - pulizia del sedime dagli arbusti e dalla vegetazione spontanea; - sabbiatura delle superfici di calcestruzzo con attrezzature airless ad alta pressione; - risarcimento puntuale delle parti di calcestruzzo ammalorate con malta speciale antiritiro; - protezione e impermeabilizzazione delle superfici esterne del calcestruzzo con polimeri. la valorizzazione potrebbe invece consiste nelle seguenti azioni: - realizzazione di una passerella ciclo pedonale di struttura lignea o metallica per il collegamento dei versanti della valle delle Mole; - installazione di cartelli con storia e descrizione di struttura e ferrovia; - inserimento del viadotto e della passerella in un itinerario ciclistico storico-ambientale.

il viadotto “Gherla” visto da via umbria (villa canal). In alto, a sinistra una locomotiva tender e due vagoni a doppia cassa basculanti, dal catalogo decauville del 1890. Qui sotto così si presenta la struttura dal versante di via s. eulalia savi.

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Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi

Il CENACOlO

Mark ForsYtH

di chiara Ferronato In collaborazione con Il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

Andar per libri

Se l’editore Giuseppe laterza s’è preso la briga di pubblicare, a due euro e con prefazione di suo pugno, un libretto di 28 pagine, il motivo ci deve essere. Il libretto L’ignoto ignoto. Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi dello scrittore londinese Mark Forsyth è infatti godibilissimo. L’ignoto ignoto è il libro che non sai di non conoscere, quello che ti aspetta nello scaffale in fondo alla libreria, dove non butti mai l’occhio, o sulla bancarella di libri usati, una domenica mattina, o quello che prendi in mano, senza alcuna intenzione di leggerlo, perché ha una copertina anni Sessanta, che ti piace. leggi le

prime dieci righe, poi non lo molli più. Questo è l’ignoto ignoto: libro di carta, naturalmente, non un e-book, capace di predirti il futuro (o di confermartelo), il “tolle et lege” (prendi e leggi) che a Milano cambiò la vita di Agostino d’Ippona (Le Confessioni, libro vIII, par. 29). Non cercarlo, ti cerca lui. A volte è introvabile. Chiara Ferronato

BIBlIOMANZIA: Il FuTuRO DEI lIBRI un altro vantaggio del libro fisico, del libro di carta e inchiostro, è che lo puoi sfogliare. puoi dare un’occhiata alle prime pagine, a quelle in centro e alla fine. e così come del tutto casualmente ti sei imbattuto in quel libro, altrettanto casualmente puoi pescare una pagina, o un capoverso, o una riga. leggere una frase aprendo a caso un libro produce sempre una strana sensazione, e sembra quasi che debba significare qualcosa. È una cosa irrazionale, naturalmente, ma gli esseri umani sono irrazionali. anche la persona più salda e pragmatica sbiancherebbe nel leggere in un libro aperto a casaccio una frase come preparati all’iNcoNtro coN la tua Morte. Questa sensazione è talmente radicata nella natura umana che molte culture hanno sviluppato una pratica chiamata bibliomanzia, in cui i libri vengono usati per predire il futuro. Nell’antica Grecia, quando qualcuno voleva sapere cosa gli riservava il futuro, prendeva l’Iliade, la faceva cadere a terra lasciando che si aprisse a caso, poi metteva il dito su una riga, la leggeva e quello era il suo destino. erano quelle che in seguito vennero dette Sortes Homericae. i romani facevano la stessa cosa con virgilio, e le chiamavano Sortes Virgilianae. Nel Medioevo si usava la Bibbia, e si chiamavano Sortes Sanctorum. a questo proposito, c’è una storia su san Francesco

d’assisi. aveva appena deciso di rinunciare a tutti i suoi beni, quando si chiese se dovesse privarsi anche dei libri, verso i quali nutriva una passione straordinaria. così aprì la Bibbia a caso e trovò questo versetto:

libro consigliato: Il libro dei libri perduti di Stuart Kelly. una caccia al ladro, un fuori edizione da scovare. Omero, Dante, Shakespeare, Tolstoj hanno scritto solo quanto ci è pervenuto? (Speriamo di sì).

Mark Forsyth (londra, 2 aprile 1977).

Qui sotto la copertina del libro di Mark Forsyth L’ignoto ignoto (editori laterza, 2017).

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a voi è dato di conoscere il mistero del regno di dio; a quelli di fuori invece tutte queste cose sono esposte in parabole (Marco 4,11).

da queste parole Francesco dedusse che avrebbe dovuto fare a meno dei libri e che comunque non ne avrebbe avuto bisogno. su questo punto san Francesco e io la pensiamo diversamente. in seguito la bibliomanzia, cioè l’arte di predire il futuro attraverso i libri, fu condannata dalla chiesa cattolica, ma noi possiamo continuare ad esercitarla, basta possedere qualche scaffale di libri. Quando il poeta vittoriano robert Browning si fidanzò con elizabeth Barrett decise di ricorrere alla bibliomanzia per sapere se la loro relazione avrebbe funzionato. dalla sua libreria scelse un volume a caso senza guardare il titolo, confidando naturalmente in una qualche forma di incoraggiamento. una rassicurazione dal mistico mondo dei libri. una frase che gli dicesse che l’amore avrebbe vinto tutto, o qualcosa del genere. ci restò dunque piuttosto male quando si accorse di aver tirato fuori dallo scaffale un libro di grammatica e, per la precisione, una grammatica italiana. e fece ciò che qualunque essere razionale


avrebbe fatto: ridimensionò rapidamente le sue aspettative, sperando di trovare un pronome possessivo o anche semplicemente una preposizione. aprì il libro e vi trovò una serie di esempi che illustravano l’uso della preposizione ‘in’. la prima riga recitava: se di là, come di qua, s’ama, in perpetuo v’amerò.

con un e-book, non puoi fare nulla di tutto ciò. io pratico ancora la bibliomanzia e lo faccio con p.G. Wodehouse, che sembra avere una conoscenza infallibile dei meccanismi interni della mia anima. ci ho provato di recente e ho trovato queste parole: “sono uno zuccone sciocco e impulsivo”. Mi duole dirlo, ma la bibliomanzia ci azzecca. lA lIBRERIA ROMANTICA Non trovare ciò che cerchi ha un sapore molto romantico. ogni storia d’amore che si rispetti inizia con due amanti che non hanno alcun interesse l’uno per l’altro. in Orgoglio e pregiudizio a elizabeth Bennet, inizialmente, Mr. darcy non piace affatto. e Mr. darcy disdegna elizabeth. lei lo trova scortese, arrogante e taciturno. lui “a mala pena concedeva che fosse graziosa” e i suoi modi non sono quelli del bel mondo. solo più tardi darcy scopre “il piacere che ti può regalare un paio di begli occhi nel viso di una donna avvenente”. e solo molto tempo dopo elizabeth inizia a ricambiarne l’amore, dopo aver scoperto accidentalmente che darcy è proprietario di una lussuosa casa. con romeo e Giulietta succede esattamente lo stesso. all’inizio della tragedia romeo è innamorato di un’altra ragazza, rosalina, e vuole stare con lei, e con lei sola. Giulietta invece non è innamorata di nessuno, sa soltanto che odia la famiglia Montecchi. È solo quando si incontrano accidentalmente al ballo in maschera che romeo si rende conto di quanto rosalina sia poco importante; e Giulietta esclama: il mio unico amore nato dal mio unico odio! o sconosciuto, troppo presto visto, e troppo tardi conosciuto!

ovviamente finisce tutto in lacrime e veleno, ma dio solo sa quant’è romantico. Benedick e Beatrice (Molto rumore per nulla), Henry Higgins ed eliza doolittle (My Fair Lady), rick e ilsa (Casablanca): se a ognuno di loro, nella prima scena, avessi chiesto che cosa volevano dalla vita, la risposta sarebbe stata “chiunque ma non lei/lui!”. È la formula essenziale di ogni romanzo. all’inizio non

ne vuoi sapere, ma poi con tanti ritrovi nel mondo sei accidentalmente capitato proprio in questo. o, per tornare allo specifico di questo libretto, con tutte le librerie nel mondo, sei accidentalmente capitato in questa e accidentalmente ti sei innamorato di quel libro particolare. internet - lo ripeto - ha creato la deleteria possibilità di ottenere ciò che desideri. i siti di incontri online ti consentono di indicare con precisione le caratteristiche della donna o dell’uomo che vuoi incontrare: altezza, peso, reddito, misura delle scarpe, segno zodiacale, gruppo sanguigno, allergie, film horror preferiti, taglia dei pantaloni, propensioni politiche e cereali più graditi a colazione. puoi scegliere tutto. puoi stabilire i tuoi parametri. e se lo fai, avrai ciò che già sapevi di volere. Ma non avrai Mr. darcy. Non avrai Miss Bennet. romeo avrebbe indicato No capuleti e Giulietta avrebbe specificato No MoNteccHi. per il resto romeo e Giulietta avrebbero potuto mettersi insieme. due famiglie nobili, entrambe di rango simile. lei tredici anni, lui all’incirca sedici. un algoritmo potrebbe farli incontrare. Ma quell’unica cosa che rende romantico il loro incontro sarebbe stata resa impossibile da una macchina, un computer. la versione moderna di Romeo e Giulietta si svolgerebbe pressappoco così: lui odiava i capuleti; lei odiava i Montecchi. si mettono alla ricerca su www.cercasisingleaverona.it e tutti e due finiscono per ritrovarsi, ragionevolmente ma non particolarmente felici, con una persona che corrisponde pedissequamente alle caratteristiche che ciascuno di loro ha indicato.

Il CENACOlO Qui sotto la copertina del libro di stuart kelly Il libro dei libri perduti (rizzoli, 2006).

Qui sopra la libreria Shakespeare and Co. in rue de la Bûcherie, 37 a parigi.

e Orgoglio e pregiudizio, all’epoca della rete, si svolgerebbe all’incirca così:

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio abbia già postato online le sue caratteristiche e le sue pretese e stia già lavorando sulle risposte. ecco, caro lettore, ha trovato l’anima gemella su Google. FiNe della storia.

Venerdì 15 settembre, ore 17.30 Biblioteca Civica TERZANI E FALLACI Dialogo tra due leggende del giornalismo Due vite di straordinaria intensità, due testimoni del nostro tempo, un’occasione per riflettere sui grandi temi della vita. Letture di Giorgio Spagnol e Lisa Frison (attrice della Compagnia dei Poeti del Cenacolo)

Naturalmente, tutti i nostri eroi alla fine hanno trovato ciò che volevano i darcy, i Benedick, le Beatrici -, ma hanno avuto ciò che non sapevano di volere. ed è proprio questo che rende romantiche le loro storie. signore, liberaci da ciò che sappiamo di volere. dacci qualche nuovo desiderio, quanto più strano tanto meglio.

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Uno straordinario numero de L’Illustre bassanese racconta per la prima volta la storia di Palazzo Bonaguro

IN vETRINA di agostino Brotto pastega

l’aNtica diMora dei MaGNiFici veGGia

illustrazioni tratte da L’Illustre bassanese, nn. 168-169, luglio-settembre 2017

Ne è autore lo storico dell’arte Agostino Brotto Pastega, che anticipa su Bassano News alcune chicche della pubblicazione destinata a divenire una sorta di guida per quella che è una delle sedi museali ed espositive più prestigiose del territorio.

la possibilità di uscire con un numero doppio de L’Illustre bassanese (nn. 168-169, lugliosettembre 2017) mi ha permesso di riassumere con maggior agio la storia del palazzo Bonaguro di Borgo angarano, dei suoi committenti e dei tanti proprietari che lo abitarono sino al secondo dopoguerra. Ne è uscita alla fine una narrazione traversale, si potrebbe dire multidisciplinare, con sfaccettature genealogico-araldiche, socio-economiche, storicopolitiche, religiose e artistiche, che si dipana in un arco temporale di quasi mezzo millennio. la storia, già anticipata nel 1996 negli Interni Bassanesi (amici del Museo), è stata arricchita da nuovi ritrovamenti archivistici e ha contemplato lo spoglio di centinaia di documenti: atti notarili, registrazioni canoniche degli archivi parrocchiali bassanesi e veneziani, testamenti, dichiarazioni ai fini fiscali (inoltrate ai X Savi alle Decime), compravendite, perizie, contenziosi, suppliche rivolte alle autorità bassanesi e alle magistrature veneziane, inventari stilati per conto dei Giudici di Petition. palazzo Bonaguro oggi ci lascia stupefatti per le proporzioni, per le prospettive prebarocche, per il carattere monumentale, da vera roccaforte del potere economico, e ancor più dovette lasciare a bocca aperta i bassanesi della fine del cinquecento quando, appena oltrepassata la cerchia muraria viscontea, erano ancora diffusi i casoni di paglia evocati da Jacopo dal ponte nei suoi dipinti, in particolare nella pala della Santissima Trinità dell’arcipretale di angarano. i veggia, committenti del palazzo, appartenevano alla classe dei “cittadini originari” di venezia e dei mercanti, una categoria molto attenta a cogliere ogni occasione

per lucrare nei più disparati settori. Marin sanudo ricorda nei suoi Diarii che, nel gennaio 1499, si chiedeva ai mercanti veggia il pagamento di un carico di “uve passe”, probabilmente importate dal Meridione d’italia o dai possedimenti della serenissima in oriente: la globalizzazione delle merci non è infatti un’invenzione della modernità, ma fu anticipata dall’intraprendenza dei mercanti veneziani. pare comunque che il commercio più redditizio dei veggia fosse incentrato sulla lavorazione e sulla vendita di quei panni-lana che portarono “ser Marco veggia lanarius” a volgere i suoi interessi dalla prima metà del cinquecento in angarano, borgo del vicentino appena al di là del ponte vecchio dove la produzione del filato era alquanto florida. per oltre un cinquantennio i veggia fecero la spola tra venezia e angarano, ricavando dalla loro attività ingenti guadagni finché, nel 1574, i fratelli Geronimo e Giovanni Francesco veggia (figli di Marco) acquistarono per 360 ducati una “casa murata, coperta di coppi con colombara, brolo e pertinenze varie”, posta appena dopo il ponte vecchio. a partire da tale data e sino ai primi anni del seicento iniziò la grande

impresa della costruzione di palazzo veggia, che inglobò il nucleo originario aumentando in maniera esponenziale la cubatura, pur tenendo la dimora sul ciglio della via pubblica e riservando all’interno gli spazi per il giardino e il brolo. i fratelli veggia si portarono maestranze da venezia, ma si avvalsero anche del perito di fiducia locale agostino zamberlan, appartenente alla stessa famiglia dell’architetto Francesco zamberlan (1529-1606), collaboratore di palladio, proto dell’arsenale di venezia e progettista della nota rotonda di rovigo. verso la fine del cinquecento a palazzo veggia risultano documentati diversi personaggi importanti, tra i quali il “domino Battista Magno scultore de venetia”, quasi sicuramente l’autore delle più antiche e originali statue in pietra viva che decorano il giardino. Non lavorarono solo maestranze specializzate ma quasi tutti i muratori, i cavatori e gli artigiani di angarano per oltre un ventennio. le vicine fornaci delle Marchesane (quelle in particolare del conte Giacomo angarano) lavorarono a pieno ritmo per fornire calce, mattoni e tegole; dal letto del Brenta arrivarono i sassi e le pietre, le travi di castagno e di larice furono fluitate attraverso il canale di

Sopra, da sinistra verso destra Bortolo sacchi, La signorina Dedé, particolare, tempera all’uovo, 1939 c. collezione privata. palazzo Bonaguro in una fotografia satellitare del 1998 c. Sotto, dall’alto verso il basso lo stemma dei veggia in un codice araldico del Xvi secolo. venezia, Biblioteca Naz. Marciana. la massiccia travatura “alla sansovino” del salone passante del piano nobile del palazzo (fine Xvi secolo).

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Brenta: si ricorda che in angarano vi era uno storico approdo di tronchi di legno che era rigorosamente controllato da un addetto investito dalle autorità veneziane per il dazio. per realizzare i poderosi soffitti del portico o androne, del salone passante del piano nobile, del portico dei granai e delle sale laterali (con travi poste in uno stretto rapporto di 1:1) i veggia fecero tagliare più di un bosco, beninteso dopo aver ottenuto il nulla osta dalle magistrature veneziane. il soffitto del salone passante del piano nobile risultò essere il più bello e il più vasto di Bassano, con misure eccezionali per il tempo. pur continuando a mercanteggiare i fratelli veggia conducevano uno stile di vita tipico del patriziato veneziano, contornandosi di dimore adeguate, ossia “parlanti”, che dovevano rappresentare visivamente il loro potere. la grandiosità del salone passante al piano nobile costutuisce un valido esempio di quanto scritto da palladio nel 1570: “a’ Gentil’huomini grandi, e massimamente di repubblica si richiederanno case con logge, e sale spatiose, e ornate: acciò che in tai luoghi si possano trattenere con piacere quelli che aspetteranno il padrone per salutarlo, ò pregarlo di qualche aiuto, e favore”. una volta terminata la costruzione i fratelli veggia non lesinarono nelle decorazioni plastiche e pittoriche: al piano terra (nel portico-androne) fu allestito una specie di olimpo con sei statue di divinità classiche entro nicchie e quattro busti virili paludati alla romana, mentre, a coronamento dei pilastri dell’esedra e della cancellate del giardino-brolo, furono collocate a più riprese statue in pietra viva rappresentanti soprattutto allegorie delle quattro stagioni, tra le quali spicca per originalità quella dedicata all’Inverno, nelle vesti di un vecchio con palandrana, rivestita di

Sopra, dall’alto verso il basso [Battista Magno], Allegoria dell’Inverno, pietra viva, fine Xvi sec. la statua è posta su uno dei pilastri della cancellata fra il giardino e il brolo del palazzo. pittore veronesiano, Dama affacciata, particolare, affresco, fine Xvi sec. l’effigiata potrebbe essere una giovane di casa veggia.

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pelliccia, berretto di lana e fascina di legna. Nella quasi totalità le pareti delle sale furono affrescate da pittori minori, ma di chiara influenza veronesina con scene di banchetti, di furiose battaglie (probabilmente contro i turchi), di ispirazione classica o religiosa. ecco allora che dai temi trattati le varie sale presero il nome di Camera del ratto di Europa Camera della Luna (dedicata a diana), Camera del Silenzio, Camera dei Papi, Camera di Minerva... Si tratta di cicli che in seguito vennero calcinati e che ancora attendono di essere riportati alla luce: quelli visibili non sono altro che dei piccoli saggi di affresco descialbato. a coronamento della loro principesca residenza nel 1597 i fratelli veggia inoltrarono una supplica alle autorità veneziane per poter derivare un corso d’acqua dalla cosiddetta “Fontana Malosso” (a ovest della chiesa della trinità) allo scopo di irrigare il giardino-brolo del palazzo e per alimentare i vari giochi d’acqua, in particolare una fontana-edicola sulla quale tuttora si scorge, mal ridotto, l’unico stemma dei veggia superstite; ma sappiamo che i richiami alla nobiltà dei veggia erano molti, come il grandioso tavolo del porticoandrone al piano terra che recava stemmi intagliati sulle gambe. Nel 1601 i due fratelli ottennero anche la cittadinanza bassanese. alla fine gli eccessivi investimenti fondiari, lo stile di vita dispendioso degli ultimi veggia, nonché le faraoniche doti elargite alle donzelle dell’illustre casata, dissestarono le finanze della famiglia. Maria veggia (battezzata alla trinità nel 1631) finirà per sposare il patrizio veneto angelo Querini; la sorella farà altrettanto unendosi con domenico contarini nel 1652. dal cronista Marco sale sappiamo che nel 1667 la predetta Maria veggia

Querini ospitò nel palazzo il nobilissimo corteo della principessa Maria adelaide di savoia, la quale si era recata a visitare la beata Giovanna Bonomo nella speranza di ricevere una grazia. dopo il periodo di proprietà Querini, il palazzo dei veggia fu venduto a livello perpetuo dall’erede Giovanni Francesco correr ai nobili albertoni di Bassano: una famiglia che si era arricchita con il commercio dell’acquavite in via Menarola, a partire dalla fine del seicento. durante le guerre napoleoniche la dimora fu devastata dalle soldataglie, che vi allestirono ospedali militari e forni per la cottura del pane. Gli albertoni mantennero la proprietà del palazzo senza introdurvi migliorie, sino a quando l’ultimo esponente della famiglia, Giovanni albertoni (morto nel 1849), lasciò erede universale il nipote prediletto luigi Giaconi Bonaguro, la cui famiglia originaria di piazzola sul Brenta si era arricchita con il commercio ed era apparsa alla ribalta di Bassano al declinare del settecento. e’ in questa fase che il paesaggista bassanese antonio Marinoni, di ritorno dai successi romani, fissò in un’eccezionale veduta da camera ottica la facciata nord del palazzo vista dall’orto della canonica di santa Maria in colle, con le finestre della trifora del portico-granaio tamponate (1843 circa). dalla distinta famiglia Giaconi Bonaguro sortì la figura del sindacofilantropo antonio (1839-1907), promotore di benefiche iniziative tra le quali la realizzazione del sospirato acquedotto e il dono della fontana di piazza Garibaldi, inaugurata con una spettacolare cerimonia il 9 ottobre 1898. Gli eredi vendettero il palazzo, ormai in rovina, al comune di Bassano per 47 milioni: era l’11 dicembre 1969.


E’ la nuova rubrica di Nino D’Antonio...

lE TERRE DEl vINO

“le terre del viNo” un viaggio tra uomini e vigneti

di Nino d’antonio nostro corrispondente da Napoli Le foto delle bottiglie pubblicate in queste pagine sono state gentilmente messe a disposizione da Enogastronomia Baggio - Bassano.

Felicemente conclusa la lunga avventura proposta con la sua “Voce dal Sud”, culminata con la pubblicazione di un libro avvincente, il nostro corrispondente da Napoli ci accompagna ora attraverso l’Italia per parlare - appunto - di vino. Senza trascurare però quell’entroterra di storie, leggende, cronache, tradizioni popolari e riti religiosi, che da sempre lo accompagnano.

A fianco, da sinistra cavour e Giulia Falletti di Barolo: due protagonisti della nascita del Barolo, come lo conosciamo oggi. entrambi, infatti, si adoperarono per migliorarne la tecnica di fermentazione, creando un vino più secco e di lungo affinamento.

un tempo non lontano - appena qualche decennio fa - a parlare era il vino. con un linguaggio scarno, approssimato, qualche volta rozzo. Non più di una rapida citazione del vitigno (magari per legittimare il prezzo, più che la nobiltà dell’uva), il luogo di produzione, il grado alcolico. una sorta di scheda quantomai essenziale, dove tutto il resto era affidato alla degustazione. perché solo allora il vino parlava. e bisogna dire che l’adagio ha avuto fortuna, se ancora oggi non sono pochi quelli che giurano su questo assunto. poi è venuto il tempo in cui si parla di vino. e se fra i due momenti la differenza sembra appena percettibile, è in effetti più che sostanziale. perché se a parlare è il vino, non andiamo oltre gli esiti organolettici di un assaggio, importante quanto si vuole, ma non esaustivo. se invece c’è il nostro intervento, o meglio chi ha cultura specifica, esperienza e confidenza col vino, allora i risultati vanno ben oltre.

Sotto, da sinistra verso destra Barolo e Chianti Classico: due eccellenze della produzione vinicola nazionale che richiamano subito alla mente, anche ai meno esperti, gli straordinari paesaggi delle langhe, in piemonte, e quelli, ondulati e battuti dal sole, delle colline toscane.

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Nel senso che l’indagine si apre a una serie di contributi, del tutto estranei a una semplice degustazione. si pensi alla provenienza e all’epoca del vitigno, all’inevitabile meticciato con altre uve, alle tecniche d’impianto e di potatura, alla natura del terreno e alla sua giacitura, al clima, alle escursioni termiche e ai tempi della vendemmia. Fino all’avvio di quel processo di vinificazione, che è sempre un insidioso intervento, visto che si opera non solo su qualcosa di vivo, ma nel corso di quella fermentazione che altera ed esalta al tempo stesso tutte le componenti dell’uva. Questo non significa mortificare il ruolo di una degustazione condotta con rigore e metodo. Ma piuttosto riservarle una funzione propedeutica alla comprensione del vino, che va in ogni caso integrata da quella miniera di notizie che accompagna ogni uva. perché la sola indagine sensoriale, per quanto approfondita, cambia da soggetto a soggetto, e nello stesso, da un momento all’altro. la conoscenza sensoriale è questa, e l’avevano ben capito i sofisti, da Gorgia a protagora, fin dal sesto secolo a.c. così, se si vuole parlare di vino, non è dato di trascurare tutto quello che c’è dietro. Guai, poi, a non averne scienza, perché allora la nostra “lettura” è non solo priva di ogni ancoraggio, ma rischia di non andare oltre

l’accertamento della buona qualità. un presupposto che oggi è comune a tutti i vini, anche a quelli senza particolari doti di unicità e di eccellenza. di qui l’esigenza di sapere che c’è dietro la bottiglia. un’indagine che in effetti non ha più confini, perché ogni vitigno, autoctono o straniero che sia, ha una sua storia. la quale se muove dall’area di provenienza, finisce poi per coinvolgere un corteo di fattori a prima vista quasi estranei. come nel caso della grossa invasione di vitigni greci nel sud d’italia, a partire dall’ottavo secolo a.c., e da qui, poi, per il resto del paese. perché le uve non approdano da sole sulle coste dello ionio o del tirreno. e altrettanto vale per quelle che arrivano via terra dall’asia Minore, dall’armenia, dalla Georgia. Ma viaggiano al seguito di gente, che è depositaria di una civiltà, di una lingua, di una religione. il vino, insomma, giunge assieme alla filosofia, ai templi, al teatro, all’architettura, alla mitologia, alla poesia epica, in una parola a quella miniera di cultura che ha finito millenni dopo per dar vita ai musei, alle biblioteche, ai siti archeologici. un patrimonio dove circola, sia pure carica di magia e di suggestione, un’aria di morte. alla quale si è sottratta solo la vite, che nel rinnovare a ogni stagione i suoi germogli, non


manca spesso di ricordarci anche nel nome le sue remote origini. valga per tutti l’Ellenico, da cui Aglianico. parlare di vino. Ma senza trascurare quell’entroterra di storie, leggende, cronache, tradizioni popolari e riti religiosi, che da sempre lo accompagnano. perché l’ambizione di una giovane nobildonna che gareggia con cavour per tirar fuori il migliore Barolo, aggiunge parecchio alla suggestione di quel vino. e così la richiesta di luca signorelli di inserire nel contratto per gli affreschi nel duomo “dodici some” di vino, dà una storica impennata alla notorietà dell’Orvieto. con il quale, papa Gregorio Xvi chiederà di essere lavato, dopo la morte. e i due Montepulciano? Quello d’abruzzo e quello senese, cosa hanno in comune? a parte il fatto che il primo è un vitigno, e il secondo un vino (pensate al Nobile), quali sono stati i rapporti fra una toscana in pieno rinascimento e un abruzzo solo montano e pastorale? che c’è dietro questa omonimia? e ancora: che legame c’è tra un “bacaro” veneziano e i rossi di puglia, e perché si è arrivati - sempre in laguna - a etichettare come Malvasia un vino che veniva da un’isola del peloponneso? e perché lo Sciacchetrà delle cinque terre viene allevato con impianti non più alti di sessanta centimetri, per cui potatura e vendemmia vanno fatte in ginocchio? parlare di vino. perché non è solo il rapporto con la natura dei luoghi e la relativa storia a creare frequenti rinvii. la letteratura, da quella classica a oggi, ha celebrato il vino a ogni stagione. da virgilio a orazio a plinio a columella, fino a catullo, cantore del vino da bere sulle labbra di lesbia. perfino d’annunzio, notoriamente astemio, scopre il

Nepente di oliena, al quale darà il nome. e poi pavese, Fenoglio, che lavorerà a lungo in una cantina, Bocca, pasolini. resta il filone della grande nobiltà, che ha intessuto con la terra legami così profondi da legare spesso le fortune del casato a quelle dei loro vini. si va dal piemonte di cavour e Falletti alla toscana di ricasoli, antinori, incisa della rocchetta; all’umbria del conte vaselli alla puglia dei d’alfonso del sordo e di leone de castris, fino alla sicilia di tasca d’almerita e del duca di salaparuta. e l’elenco è certamente lacunoso. vi sono poi luoghi - e pensiamo al Frascati - per i quali la notorietà del vino ha battuto ogni traccia di storia, per quanto illustre sia. viene prima l’immagine del vino, che i vecchi mandavano giù “a cannella”, o i soggiorni di cicerone? prima il Frascati o le ville del tuscolo? in effetti il vino, che nasce sempre come espressione del territorio, finisce per assumerne la bandiera, fino a mortificare ogni altra testimonianza, anche se di rilievo. Chianti vuol dire toscana, al punto che una larga presenza di residenti inglesi ha dato vita al Chiantishire, dove ancora una volta il nome del vino ha assorbito quello della regione. il fenomeno è piuttosto diffuso, e la creazione delle Strade del Vino ne hanno consacrato il successo. così la Vernaccia ci riporta da san Gimignano a oristano a serrapetrona, e l’Aglianico dall’irpinia al sannio al vulture. senza tener conto che spesso la notorietà del vino è tale da

annullare qualsiasi topos geografico. e’ il caso del Picolit, che pochi associano al comprensorio fra corno di rosazzo e cividale, nell’udinese, ma anche del Cannonau che sostituisce in pieno ogni rinvio alla sardegna. e qui scatta quel concetto di terroir, che corrisponde solo in parte a quello nostro di territorio. Non si tratta infatti solo di uno spazio fisico, di un luogo dai confini ben definiti e con precisi caratteri naturali e storici. insomma un luogo con una sua sicura identità, che a sua volta trasmette a tutto quanto nasce nel suo areale. No, il terroir dei francesi include la presenza e il ruolo dell’uomo, la gente cioè che è nata e vive in quella zona, di cui interpreta le tradizioni, i costumi, la sapienza nel lavoro dei campi e l’orgoglio nel far vino. in altri termini, una comunità che rappresenta la storia e la civiltà di una terra, al di là della sua geografia. un luogo che senza quella specifica umanità non sarebbe la stessa cosa. così, attraversare le terre del vino è l’occasione per scoprire l’altra faccia della luna. Quella legata ai vigneti e agli uomini, da cercare oltre l’etichetta di una bella bottiglia.

In alto, a sinistra e qui sopra si narra che il bellunese Bartolomeo cappellari, divenuto papa con il nome di Gregorio Xvi, chiese di essere lavato dopo la morte con l’Orvieto. le colline del chianti sono note nel mondo e si trovano a cavallo delle province di Firenze, siena e arezzo.

Sotto, da sinistra verso destra una bottiglia di Orvieto Classico Superiore, noto storicamente come “vino dei papi”, e una di Cannonau di Sardegna, considerato il vino più antico del bacino del Mediterraneo.

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Nelle sale della Galleria Civica di Arco fino al 5 novembre

ART NEWS

segantini e i suoi contemporanei temi e figure dell’ottocento

di anna Francesca Basso Testo liberamente tratto dal comunicato stampa ufficiale

Attraverso tre nuclei tematici, il paesaggio, Figure dell’infanzia, Figure femminili, la mostra propone il confronto fra le opere del pittore, divenute famose anche grazie alle riproduzioni fotomeccaniche, e i lavori degli artisti trentini suoi contemporanei. la mostra è stata curata da alessandra tiddia del Mart di rovereto, grazie al progetto espositivo e di ricerca “segantini e arco” iniziato nel 2014, che arricchisce la rinnovata Galleria civica di una sala dedicata alle nuove acquisizioni e a due preziosi depositi, tutti del periodo giovanile di Giovanni segantini (tre nature morte, dipinte a olio su lamiera di zinco tra il 1879 e il 1880, composte in origine con la funzione di insegna pubblicitaria, Paesaggio brianteo, 1884-1885, e di Pulcini nell’aia, 1883-1885). il progetto prevede un centro culturale e di studio a livello internazionale, grazie anche alla partecipazione attiva del Mart e al sostegno della provincia autonoma di trento. attraverso tre nuclei tematici tra quelli più indagati dalla produzione artistica di fine ottocento, il percorso espositivo propone il confronto fra le opere di segantini, rese celebri dall’azione capillare delle riproduzioni fotomeccaniche e all’acquaforte (conservate nell’archivio Grubicy-Benvenuti del Mart) e i lavori degli artisti trentini, a lui contemporanei, coinvolti nell’evoluzione del linguaggio figurativo, fra cui il suo mentore vittore Grubicy e i figli, andrea Malfatti, eugenio prati, Bartolomeo Bezzi e leonardo Bistolfi.

il paesaggio, la figura infantile e quella femminile diventano dei veri e propri generi, influenzando l’arte dalle aule dell’accademia alle sale espositive. i lavori giovanili di segantini si concentrano soprattutto sulla natura morta, molto richiesta dalla committenza borghese, per poi passare al ritratto e da qui all’ambientazione della figura nella natura, resa attraverso brani paesaggistici magistrali, dove il naturalismo delle forme si fonde con il simbolismo degli impulsi e dei fermenti propri delle forze della natura. segantini affronta la rappresentazione della figura femminile

Sotto Giovanni segantini, Ragazza che fa la calza, 1888. zurigo, kunsthaus.

da varie angolazioni, come il dipinto Le due madri, esposto nel 1891 alla triennale di Milano, la Dea Cristiana e l’Angelo della Vita, e sul fronte opposto, in opere di nudo immerso nella natura come Il castigo delle Lussuriose, Nirvana, fino a Vanità. in queste opere, dove ampio spazio viene dato allo sfondo paesaggistico, egli trasfigura la natura in “una foresta di simboli”, annullando qualsiasi dicotomia fra Naturalismo e simbolismo e stabilendo una nuova forma interpretativa che non contrappone i due termini, ma li integra in un’unica personalissima poetica. e’questo il suo insegnamento

Sopra eugenio prati, Pastorella che prega, 1903. rovereto, Mart.

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più profondo, la sintesi fra Naturalismo e simbolismo che un’intera generazione di artisti farà propria. con segantini, luce e paesaggio diventano i poli determinanti le ricerche della cultura figurativa di fine secolo, assieme alla diffusione di un topos iconografico che avrà ampia fortuna, quello della maternità e della figura femminile. andrea Malfatti attribuisce una intensa caratterizzazione verista alle sue prime opere plastiche, siano esse le trine borghesi del busto intitolato Triste realtà o la trasposizione in pietra di una scena di genere come ne Il primo bagno o quella che sottende il Giovane pifferaio; egli conclude la sua parabola artistica con allegorie rese da fluttuanti figure femminili che preannunciano le sinuosità della stagione del liberty, come in Lacci d’amore. di leonardo Bistolfi, il più grande scultore del simbolismo italiano, sono presenti in mostra il bozzetto in gesso de L’Alpe, il grande monumento a segantini a saint Moritz e il bassorilievo in bronzo dedicato all’Allegoria della Primavera; di eugenio prati l’Autoritratto all’età di vent’anni. l’esperienza segantiniana, riguardo alla dimensione della luce, è evidente nei dipinti di Bartolomeo Bezzi, poiché essi rivelano definitivamente come il paesaggio, trasmutato da veduta in visione, sia ora il pretesto per dipingere il mutare della luce e delle condizioni atmosferiche, per esprimere un’impressione che può corrispondere a uno stato d’animo soggettivo. la sua poetica della luce si esprime in contesti solitari senza la presenza umana: nascono così opere raffiguranti spazi dilatati, scelti nelle

ART NEWS

Sopra, dall’alto verso il basso cesare laurenti, Visione antica, 1901. Mart, deposito Galleria Nuova arcadia. Giovanni segantini, riproduzione di Die Quelle des Lebens (La vanità), 1897. riproduzione fotomeccanica. rovereto, Mart.

Sotto Giovanni segantini e la sua famiglia.

Segantini e i suoi contemporanei Temi e figure dell’Ottocento Museo Alto Garda (MAG) Arco Galleria Civica G. Segantini Via Segantini, 9 - Tel. 0464 583653 info@museoaltogarda.it www.museoaltogarda.it

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stagioni del trapasso, la primavera o l’autunno, all’alba o al tramonto. segantini, prati, Grubicy, Malfatti e Bezzi mostrano lo stesso piglio romantico e un po’ bohemien, condividono una freschezza espressiva, ligia al verismo accademico ma che allo stesso tempo esprime un carattere fiero, romantico, per quello sguardo tutto proiettato verso il futuro. Questi artisti condividono, seppur con modalità differenti, la trasformazione del linguaggio figurativo ottocentesco dalle istanze realiste a quelle simboliste, per raggiungere quell’arte dell’avvenire, per usare le parole di segantini, dove il vero è dentro l’anima e fa parte dell’idea. la Galleria civica G. segantini, ospitata nel seicentesco palazzo panni, si presenta con un allestimento integrato da una rilevante sezione interattiva. il display espositivo si apre con la Segantini Map, che consente di interrogare tutte le collezioni pubbliche nel mondo che possiedono opere di segantini, navigare nei siti di questi musei e visualizzare a pieno schermo i capolavori dell’artista ivi conservati. le Segantini Doc sono invece postazioni che utilizzano la tecnologia multitouch, per offrire strumenti e materiali che concorrono a ricostruire la vicenda artistica di segantini inquadrandola nel contesto culturale contemporaneo all’artista. una sala ospita la versione museale del docufilm Segantini, ritorno alla natura diretto da Francesco Fei. la vita del pittore Giovanni segantini, interpretato da Filippo timi, è ricostruita nei luoghi che le fecero da sfondo e ispirazione, indagando sul senso

che il luogo d’origine dell’artista ebbe in tutte le sue successive vicende artistiche e di vita. il film narra la storia singolare e straordinaria di Giovanni segantini, ponendo l’accento sul suo modo di sentire la natura come fonte d’ispirazione artistica e spirituale. le immagini fotografiche, riproduzioni fotomeccaniche e all’acquaforte delle opere di Giovanni segantini, testimoniano la fortuna critica del pittore: un percorso costruito “a tavolino” soprattutto dal gallerista e critico d’arte vittore Grubicy e, dopo la sua morte, dai figli Mario e Gottardo, consapevoli dell’assoluta importanza della veicolazione delle immagini per la promozione di un artista. le riproduzioni fotografiche dei dipinti venivano controllate con molta attenzione dallo stesso segantini che ne verificava l’esatta gradazione delle luci preferendo quelle in bianco e nero, più fedeli ai valori dell’opera originale. esse costituivano un vero e proprio repertorio di studi, come una sorta di laboratorio per il disegno: partendo dalle foto, segantini riproduceva il soggetto per un disegno o lo rielaborava. le riproduzioni a colori venivano pubblicate nelle monografie, nei cataloghi delle esposizioni, sulle riviste d’arte o vendute come tavole sciolte in fac-simile di piccolo, medio e grande formato, alimentando un mercato minore destinato a una fascia meno abbiente che, non potendo avere l’originale, desiderava possedere almeno l’immagine di un’opera di segantini. Fra queste spiccano per qualità quelle realizzate dalla Bruckmann verlag di Monaco di Baviera, fondata nel 1858.


A settembre sarà assegnato a Parigi il Prix Littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou

ART NEWS TWO di laura rositani Fondazione Bonotto

Fondazione Bonotto e Beaubourg assieme per premiare la letteratura che va oltre la pagina Si tratta di un traguardo significativo che testimonia l’impegno dell’importante istituzione culturale di Molvena. Una realtà che, con il suo emblematico archivio, costituisce un saldo punto di riferimento per universitari, ricercatori e appassionati. dall’incontro tra il centre pompidou di parigi e la Fondazione Bonotto di Molvena è nata l’istituzione di un nuovo premio letterario, il Prix Littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou: un riconoscimento inedito dedicato alla letteratura “fuori dal libro” in tutte le sue declinazioni ed espressioni. Questa collaborazione è sorta dalla comune volontà di continuare a sostenere e promuovere le sperimentazioni letterarie nate nella seconda metà del XX secolo e le cui influenze si ripercuotono tuttora sulla giovane creazione contemporanea. la collezione luigi Bonotto è stata creata, a partire dagli anni settanta, sulla base di uno specifico interesse per Fluxus e per la Poesia Concreta, Visiva e Sonora e la Fondazione, con il suo significativo archivio, costituisce a tutt’oggi un saldo punto di riferimento per universitari, ricercatori e appassionati. oltre alla promozione della collezione, la Fondazione Bonotto ha sempre sostenuto attraverso l’organizzazione di esposizioni, conferenze ed eventi, anche la ricerca nell’ambito specifico, mettendo a disposizione il proprio archivio e istituendo borse di studio e centri di documentazione. allo stesso modo il centre pompidou ha istituito negli anni settanta il Festival Polyphonix dedicato alle diverse forme della poesia innovativa e sperimentale: si trattava di un incontro fra arti poetiche, visive e performative che coinvolgeva quanti intendevano fornire una propria visione nell’ambito della poésie vivante,

A fianco arrigo lora totino e l’idromegafono, 1968. collezione luigi Bonotto.

testimoniando così il profondo cambiamento che interessava la poesia contemporanea. per celebrare i primi quarant’anni dalla fondazione il centre pompidou ha deciso di proporre lo storico festival in una veste innovativa: è nato così Extra !, evento che avrà luogo a parigi dal 6 al 10 settembre. durante la serata di apertura sarà consegnato il premio che rende omaggio alle sperimentazioni letterarie liberatesi dalla scrittura tradizionale per evolvere e diversificarsi in diversi ambiti espressivi; premio che si struttura in tre categorie: Prix d’honneur, conferito a un autore il cui operato artistico rispecchi nel complesso il concetto di “letteratura fuori dal libro”; Prix de l’année, conferito a un’opera specifica particolarmente importante nel campo della “letteratura fuori dal libro”; Méntion Spéciale Fondazione Bonotto, conferito a un autore selezionato da una apposita giuria costituita dalla

Fondazione Bonotto. il nome del premio rende omaggio a Bernard Heidsieck, attivo a parigi dal 1955 e pioniere della Poèsie Sonore, da lui stesso ribattezzata Poèsie Action. Mosso dalla necessità di andare al di là della pagina, facendo così “evadere” la poesia dal libro, Bernard Heidsieck ha realizzato i primi Poèmes Partitions, nei quali la pagina muta in partitura e diviene un trampolino verso la poesia d’azione: attraverso l’utilizzo della voce e del corpo, il testo viene proiettato sui fruitori al punto da scindere il legame che da sempre aveva assoggettato la poesia alla pagina, allo scritto. liberare la poesia dal libro e rinnovarla attraverso l’azione sono due significativi passaggi, inscrivibili nell’espressione artistica contemporea hors-livre, alle quali il Prix Littéraire Bernard Heidsieck - Centre Pompidou intende rendere omaggio e alle quali vuole donare nuova luce.

Sopra, dall’alto verso il basso Bernard Heidsieck, Circuits intêgres, 1989. collezione luigi Bonotto. Bernard Heidsieck, Circuits intêgres, 1989. collezione luigi Bonotto.

FONDAZIONE BONOTTO Tel. 342 5282876 info@fondazionebonotto.org www.fondazionebonotto.org fondazionebonotto

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Davvero ricco di incontri e belle iniziative il calendario degli Amici dei Musei e dei Monumenti

EvENTI di elisa Minchio

uN autuNNo all’iNseGNa della cultura

Sotto, da sinistra verso destra un’immagine di vernazza: le cinque terre saranno la suggestiva meta del viaggio di settembre. due appuntamenti da non perdere: le visite alle mostre “treasures from the Wreck of the unbelievable” (a venezia) e “van Gogh. tra il grano e il cielo” (a vicenza).

Il programma, evento per evento

Raffaella Mocellin, presidente del sodalizio, riassume per noi i principali appuntamenti dei prossimi mesi. E ci invita a far parte di un’associazione sempre più dinamica...

Venerdì 22 - Domenica 24 viaggio nelle Cinque Terre

Domenica 1 ottobre venezia visita alla Biennale d’arte di venezia guidata da chiara casarin, direttrice dei Musei civici di Bassano Sabato 7 ottobre Bassano - Museo Civico conferenza di Fabrizio Magani “artisti che si guardano” Sabato 14 ottobre verona visita guidata alla Fiera “art verona”

Nello scorso numero abbiamo conosciuto raffaella Mocellin, recentemente chiamata alla presidenza dell’Associazione Amici dei Musei dei Monumenti di Bassano. abbiamo anche registrato il suo desiderio di attribuire alla comunicazione -soprattutto quella rivolta alla comunità cittadina- un ruolo significativo. sono davvero molte infatti, e tutte meritorie di ampia divulgazione, le iniziative programmate dal sodalizio culturale per il secondo semestre di quest’anno.

Qui sopra per il primo ottobre è prevista la visita alla Biennale di venezia guidata da chiara casarin, direttrice dei Musei civici di Bassano.

Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa via Museo, 6 - tel. 0424 525889 info@amicimuseibassano.it www.amicimuseibassano.it

“Mi preme sottolineare -ci spiega raffaella Mocellin- come la nostra attività miri nei prossimi mesi a integrare proposte differenziate e di grande richiamo. alludo tanto alla consolidata tradizione delle conferenze del sabato, sempre tenute da noti studiosi, quanto all’invito rivolto a giovani (e affermati) ricercatori a illustrare -sempre in incontri

amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa Iscrizioni (quota annuale) socio ordinario: euro 40.00 Familiare: euro 20.00 socio sostenitore: da euro 60.00 Giovane (da 19 a 30 anni): euro 15.00 studenti (fino a 18 anni) euro 10.00

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aperti al pubblico e gratuiti- le bellezze del patrimonio museale: un modo nuovo e coinvolgente per riscoprirle e valorizzarle adeguatamente. Non mancheranno poi il consueto viaggio autunnale, le diverse uscite dedicate all’arte contemporanea e alcuni interessanti appuntamenti suggeriti dalla direzione museale”. in occasione delle conferenze del sabato pomeriggio è sempre attivo il servizio di informazioni; a partire dai primi di settembre, inoltre, è possibile iscriversi all’associazione e prenotarsi per le attività riservate ai soci. “con i proventi ricavati -conclude raffaella Mocellin- potremo finanziare nuove acquisizioni e restauri di opere che andranno a integrare il patrimonio museale cittadino; ma sarà pure possibile sostenere la pubblicazione del Notiziario che raccoglie saggi di approfondimento di natura storico-artistica relativi a tematiche inerenti il nostro territorio”.

Sabato 28 ottobre Bassano - Biblioteca Civica in collaborazione con il Fai conferenza di Fernando rigon Sabato 11 novembre Bassano - Museo Civico presentazione del dipinto donato al Museo di Bassano, il cui restauro è stato finanziato dall’associazione Domenica 19 novembre venezia visita guidata da raffaella Mocellin alla Mostra a punta della dogana e a palazzo Grassi “treasures from the Wreck of the unbelievable” Sabato 25 novembre 2017 Bassano - Museo Civico conferenza di chiara Bombardini “Nella bottega di cristoforo dall’acqua. l’attività dell’incisore vicentino raccontata attraverso le sue stampe e le lettere a Giambattista remondini” Sabato 2 dicembre vicenza visita alla mostra “van Gogh. tra il grano e il cielo” in Basilica palladiana e alla mostra a palazzo chiericati Sabato 16 dicembre Bassano - Museo Civico presentazione del Notiziario dell’associazione


Mostre d’arte e storia, incontri di divulgazione scientifica e interesse pubblico...

SPAZIO INIZIO di lorenzo Berto

tutti i colori di uNa staGioNe MaGica

Riprende il 2 settembre, dopo la pausa estiva, l’attività del centro culturale di Palazzo Finco. Il calendario è più variegato e ricco che mai!

A fianco la pittrice livia cuman accanto all’opera Alberi 4. a dicembre sarà allo spazio culturale iNizio con la mostra Il sole di San Francesco, curata da Mario Guderzo e donata demattè e incentrata sugli scritti del santo patrono d’italia.

Sotto un quadro di elisa panfido. la mostra Personalmente della pittrice di origini istriano-veneziane sarà aperta dal 2 al 10 settembre.

dopo la pausa estiva, iNizio riprende con un calendario più variegato che mai. primo appuntamento l’esposizione Personalmente della pittrice di origini istriano-veneziane elisa panfido (inaugurazione sabato 2 settembre alle ore 18.00). i soggetti principali sono i fiori, la figura umana, il nudo e il mare con i suoi spettacolari tramonti e con i profili di navi in lontananza. la sua tecnica prevede l’uso della spatola e delle mani, traducendosi, però, in opere dal gusto raffinato, dove le tonalità si fondono morbidamente, per raggiungere i più alti risultati nelle poetiche marine che trasmettono il profondo legame con l’elemento acqua. Quello proposto da elisa panfido, dunque, è un viaggio emozionale che da personale/introspettivo diventa condiviso con il pubblico, invitato a lasciarsi trasportare dalle sensazioni e dai ricordi. il 23 settembre e il 7 ottobre si cambierà decisamente “rotta” con due conferenze tenute dalla biologa-nutrizionista dott.ssa M. patrizia arsie. specializzatasi a padova in scienze dell’alimentazione e

Sopra alcuni dettagli dalla prima edizione della mostra ECHO - Artigianato creativo tenutasi nel giugno scorso.

INIZIO Spazio Culturale Bassano del Grappa palazzo Finco, via zaccaria Bricito, 32 iniziobassano inizio - spazio culturale

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collaboratrice di due poliambulatori proprio in qualità di nutrizionista, patrizia arsie ha svolto ricerche in concerto con l’istituto superiore di sanità e tenuto da poco una Masterclass in alimentazione e oncologia. entrambi gli incontri saranno alle 18.00 e a ingresso libero, vertendo rispettivamente sull’importanza della flora intestinale per il benessere del corpo (Come stai? Chiedilo al tuo intestino) e sulle spezie, preziose sia per insaporire i cibi, sia per la loro azione genomica (Le spezie tra scienza e gastronomia). dal 22 ottobre per due settimane, invece, diventerà protagonista la storia, grazie alla mostra curata da RNT-Croce Reale e Accademia San Pietro in collaborazione tra gli altri con il Museo civico di Bassano e il Museo Hemingway. carlo i: l’ultimo imperatore d’austria sarà il centro di una serie di eventi interregionali, votati a riscoprire la figura del Beato carlo d’asburgo (1887-1922). le sale di iNizio ospiteranno i pannelli di “Frammenti” che contestualizzeranno il periodo della Grande Guerra, altri dedi-

cati nello specifico a carlo i d’asburgo, beatificato da papa Giovanni paolo ii (il cui nome karol gli fu dato in onore all’imperatore) per il suo incessante sforzo affinché finisse l’“inutile strage”. l’ultima sala, infine, ospiterà alcuni pezzi unici, tra cui uniformi originali d’epoca, un dipinto, reliquie e altre opere da collezioni private e pubbliche viennesi. durante la mostra è prevista la presentazione delle ricerche su Federico ii di veronica Nassi e la visita agli affreschi. dal 18 novembre al 3 dicembre, alla luce del successo e dell’interesse creato dalla prima edizione del giugno scorso, ritornerà il gruppo ECHO - Artigianato creativo formato da laura camelia stoica (mente e cuore del progetto), Mi.ra.Bijoux, Blanca Marina ratner e alessandro Borsato, colores de sudamerica, Gabriella Gabrieli, eva trevisan ed erica Finco. il gruppo sta ampliandosi, è legato al territorio e propone dipinti, borse, capi d’abbigliamento, oggetti d’arredo, ceramiche e gioielli prodotti con materiali di recupero. a dicembre sarà inaugurata la mostra di livia cuman Il sole di San Francesco, per la curatela di Mario Guderzo e donata demattè, incentrata sugli scritti del santo patrono d’italia. Maggiori approfondimenti sull’esposizione di ECHO, e sugli eventi collaterali alla mostra di livia cuman (tra cui laboratori pittorici) saranno dati nel numero di novembre/dicembre di Bassano News e sulla pagina facebook di iNizio.


INDIRIZZI uTIlI

PRONTO INTERvENTO

CROCE ROSSA

SOCCORSO Dl EMERGENZA 113

I.A.T. INFORMAZIONI E ACCOGlIENZA TuRISTICA - Bassano del Grappa piazza Garibaldi, 34 0424 519917

PRONTO SOCCORSO CARABINIERI pronto intervento comando compagnia

118 112 0424 527600

CORPO FORESTAlE pronto intervento 1515 via trentino, 9 0424 504358 GuARDIA DI FINANZA via Maello, 15 0424 34555

in collaborazione con Ufficio Relazioni con il Pubblico comune di Bassano del Grappa via Matteotti, 35 - tel. 0424 519555

POlIZIA DI STATO v.le pecori Giraldi, 56

0424 507911

POlIZIA lOCAlE via J. vittorelli, 30

0424 519404

POlIZIA STRADAlE via ca’ rezzonico, 14 0424 216611 vIGIlI DEl FuOCO 115 via ca’ Baroncello 0424 228270 SERvIZI PuBBlICI AGENZIA DEllE ENTRATE via M. ricci, 8 - 1° p. 0444 046246 Pubblicità immobiliare (conservatoria) trasferita a vicenza 0444 650973

I MuSEI DI BASSANO Museo Civico Fra i più antichi del veneto, è sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi ed è costituito da Museo, Biblioteca e Archivio. Museo della Ceramica Museo Remondini il Museo della Ceramica ospita una raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Nel Museo Remondini si trova una ricca collezione di stampe antiche. Sezione naturalistica del Museo Palazzo Bonaguro il palazzo ospita l’esposizione Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. www.museibassano.it

ARCHIvIO Dl STATO via Beata Giovanna, 58 0424 524890 AZ. ulSS n. 7 PEDEMONTANA Ospedale “San Bassiano” via dei lotti, 40 0424 888111 Emergenze Autolettighe 118 Guardia medica 0424 888000 u.R.P. 0424 888556/7 Consultorio familiare via Mons. Negrin 0424 885191

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0424 529302

Il GIORNAlE Dl vICENZA largo corona d’ltalia, 3 0424 528711

PAlAZZO BONAGuRO via angarano 0424 502923 MuSEO DEGlI AlPINI via angarano, 2 0424 503662 MuSEO DEI CAPPuCCINI via san sebastiano, 42 0424 523814

0424 217411

MuSEO DEll’AuTOMOBIlE “l. BONFANTI-vIMAR” romano d’ezzelino 0424 513746

I.N.P.S. via c. colombo, 70/94 0424 887411

MuSEO HEMINGWAy via ca’ erizzo, 35 0424 529035

MuNICIPIO via Matteotti, 35 u.R.P. via Matteotti, 35

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0424 519110 0424 519555

INFORMAGIOvANI e CITTA’ piazzale trento 9/a 0424 519165 POSTE E TElECOMuNICAZIONI piazza paolo vi, 2 0424 213230 via angarano, 149 0424 503926 via passalacqua, 70 0424 513112 PRO BASSANO via Matteotti, 43

0424 227580

SPORTEllO IMMIGRATI via verci, 33 0424 526437 TRIBuNAlE DI vICENZA Sportello Cittadino Imprese di Bassano del Grappa via o. Marinali, 32 0424 528424 ARTE E CulTuRA MuSEO CIvICO - BIBlIOTECA piazza Garibaldi, 34 0424 519901 MuSEO CERAMICA - REMONDINI palazzo sturm 0424 519940

CAMERA Dl COMMERCIO largo parolini, 7 0424 220443

CHIESETTA DEll’ANGElO via roma, 80 0424 227303

CENTRI PER l’IMPIEGO largo parolini, 82 0424 529581

PAlAZZO AGOSTINEllI via Barbieri 0424 519945

L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINEllI via del cristo, 96 0424 523195 18/09-20/09 08/10-10/10 28/10-30/10 AllE DuE COlONNE via roma, 11 0424 522412 31/08-02/09 20/09-22/09 10/10-12/10 AllE GRAZIE via passalacqua, 10/a 0424 35435 02/09-04/09 22/09-24/09 12/10-14/10 CARPENEDO piazza Garibaldi, 13 0424 522325 08/09-10/09 28/09-30/09 18/10-20/10 COMuNAlE 1 via ca’ dolfin, 50 0424 527811 12/09-14/09 02/10-04/10 22/10-24/10 COMuNAlE 2 via ca’ Baroncello, 60 0424 34882 10/09-12/09 30/09-02/10 20/10-22/10 DAll’OGlIO piazza libertà, 40 0424 522223 06/09-08/09 26/09-28/09 16/10-18/10 PIZZI via J. da ponte, 76 0424 523669 16/09-18/09 06/10-08/10 26/10-28/10 POZZI via scalabrini, 102 0424 503649 14/09-16/09 04/10-06/10 24/10-26/10 TRE PONTI via vicenza, 85 0424 502102 04/09-06/09 24/09-26/09 14/10-16/10


Quando la passione per le “otto ruote” ti entra nell’anima e poi non ti abbandona più...

PERSONAGGI di andrea Gastner

Giuseppe alBertiN (Bepi Paste) una vita sui pattini a rotelle

Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione.

Dalla strada alla pista: due parole con un campione, anche di modestia, che contribuì notevolmente ai successi dell’Hockey Bassano 54 portandolo dalla promozione alla serie A.

Oriana Fallaci

incontriamo, nella sua abitazione di viale Xi Febbraio, Giuseppe albertin, chiamato dagli amici Bebi Paste poiché in gioventù lavorava in un bar con pasticceria in vicolo zudei. viale Xi Febbraio, abbiamo detto: la strada dove risiede da tempo e che continua a risvegliare in lui ricordi lontani. e’ infatti proprio lungo questa importante arteria cittadina che, nei primi anni cinquanta, ha iniziato a correre sui pattini a rotelle. “eravamo un gruppo di amici, più o meno della stessa età -ci racconta- e ci incontravamo dopo cena. si gareggiava tra il patronato san Giuseppe e lo stallo con l’annessa osteria, situato alla estremità meridionale di piazzale cadorna, uno spazio a pagamento in cui si potevano parcheggiare vetture (pochissime), motorini (parecchi) e biciclette (moltissime).

Qui sopra Giuseppe albertin, in primo piano a destra, con un gruppo di amici sfreccia sui pattini lungo viale venezia nei primi anni cinquanta.

In basso andrea Gastner con Giuseppe albertin e don Brunangelo Fontana, responsabile del centro Giovanile e all’epoca giovane portiere dell’Hockey Bassano, in squadra con Bepi.

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la passione che ci univa era forte, al punto che decidemmo di allungare il nostro percorso abituale: alla domenica mattina si partiva in direzione di Montebelluna. viale venezia era a nostra disposizione (non c’era neanche l’ombra del traffico attuale) e si faceva tutta una tirata fino al “paese degli scarponi”. a mezzogiorno eravamo già di ritorno, da non credere! una volta venimmo fermati dalla polizia stradale che ci impose per le uscite successive due staffette, una davanti e una dietro: problema felicemente risolto con l’aiuto di alcuni amici in motorino”. “il mio incontro con l’hockey avvenne un po’ più tardi, proprio al patronato san Giuseppe, la nostra base. si giocava su un campo scoperto, utilizzato anche dai colleghi della pallacanestro. il giorno prima delle gare montavamo le tavole di legno e le reti di

protezione: una faticaccia, quasi più della partita stessa!”. dalla promozione alla serie c, fino a giungere alla fatidica serie a: quante emozioni, rammenta ancora Giuseppe albertin con nostalgia. tra i ricordi, però, ce n’è uno in particolare che gli è rimasto scolpito nella mente... “un pomeriggio d’estate, eravamo in serie c, dovevamo giocare a Mirandola presso Modena (alla sera la pista si usava per ballare...); quando i dirigenti ci accompagnarono agli spogliatoi scoprimmo che si trattava di un fienile con tanto di scala a pioli per arrivarci. alla fine della partita, chiesto delle docce, ci indicarono un ruscello che scorreva poco lontano! ogni tanto mi ritrovo con gli amici e questa avventura torna a galla”. da come parla, Bepi Paste dà l’impressione di avere ancora l’entusiasmo della prima gioventù, la carica emotiva che trasmette è notevole. la moglie adriana interviene aggiungendo che il marito, quando lasciò l’hockey nel ’72, si dedicò anima e corpo al tennis ottenendo anche in quella disciplina risultati notevoli. Ma ricorda pure che Bepi conserva gelosamente in cantina sacca, tuta e bastoni: insomma tutto l’equipaggiamento, compresi i dischetti. a sentirlo parlare, sarebbe pronto a ricominciare daccapo!


OSPITAlITA’ a Bassano e dintorni lE SEQuENZE DEl TEMPO nelle poesie di Gino Pistorello Riflessioni malinconiche e profonde sul fluire del tempo e sul senso stesso della nostra esistenza: ritroviamole in questi versi del poeta con il desiderio di fermarci, almeno per un istante, a meditare...

rosalba carriera, Le quattro stagioni, 1725. Windsor, royal collection.

LE STAJON La primavera timida e sconta come ’na viola gnanca te ’a vedi; l’istà el se brusa sul fogolar del tempo; e l’autunno gà scarpe de ricordi; l’inverno xe do soche consumà ne l’ultima faveja.

Otobre A piove cussì de sora de un tempo che màsena pian le ciacole antiche de fiumi e slonga nissòi sui ricordi. Se brusa pajari de nuvole co’ l’ultimo s-cioco d’istà: penacio de fogo. Me sogno stanote me sogno de un çielo lontan vestio de do strasse çeleste che ride.

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RISTORAZIONE a Bassano e dintorni

capi di bestiame in mostra alla Fiera Franca, irrinunciabile appuntamento autunnale della tradizione bassanese.

AUTUNO Canto de brentane tabari de caivi su ’e costoe dei monti. De S. Matìo (conta un vecio proverbio) le vache torna indrio. E gera bèo veder ’sta procession de bestie ben passue col musso in testa fra sbajar de cani e ’l sbatociar dei veci campanassi tra sassi e polvaron. Desso no’ te ’e vedi più che col progresso anca le vache xe motorizae. Finie le ferie le vache più poarete de sora un machinon in poche ore torna dai monti al mare mentre che le più siore le torna in fuori serie.

I testi qui pubblicati sono tratti dal volume Io, Gino. Poesie edite e inedite (pagg. 272 - euro 18,00), EAB, 2009. Un volume prezioso che NON può mancare nelle case dei bassanesi!

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Bassano News  

Settembre/Ottobre 2017

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