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editrice artistica Bassano

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CittĂ di Bassano del Grappa

editrice artistica

Assessorato alla Cultura e al Turismo

Marzo / aprile 2017

periodico di cultura, attualita’

1938

e servizio


SOMMARIO Copertina enrico Benetta, Dandelion, installazione, 2014. l’opera si trova temporaneamente nel chiostro di san Francesco (chiara casarin, pag. 51).

News periodico di attualità, cultura e servizio Anno XXIII - n. 163 Marzo / aprile 2017 Direttore responsabile andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ‘94 Bassano News è patrocinato da città di Bassano - assessorati cultura e turismo Ideazione e direzione artistica andrea Minchio Redazione elena trivini Bellini, andrea Gastner, diego Bontorin, elisa Minchio, antonio Minchio Collaborazioni associazione scrittori Bassanesi “il cenacolo” comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-archivio Bassano del Grappa a.F. Basso, a. Brotto pastega, c. casarin, G. chiminazzo, a. Faccio, c. Ferronato, s. Gazzola, G. Giolo, c. Mogentale, N. pulitzer, e. rigoni, G.B. sandonà, G. saran, M. sartoretto, o. schiavon, F. trentin, M. vallotto, G. zanardello Corrispondenti Nino d’antonio (da Napoli), erica schöfer (dalla Toscana) albina zanin (da Parigi) Stampa peruzzo industrie Grafiche - Mestrino (pd) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine Tel. 0424 523199 - Tel. 335 7067562 eab@editriceartistica.it - info@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it - www.editriceartistica.it www.facebook.com/bassanonews

p. 5 - Gens bassia cinquecento di fuoco p. 10 - Pianeta Casa le novità della legge di Bilancio 2017

p. 32 - Sfide Gianni chiminazzo in vista della partecipazione alla triennale p. 34 - Renaissance primavera a Montecatini

p. 12 - I nostri tesori eugenio rigoni. il restauro? una passione, frutto di professionalità

p. 36 - Il rapporto la torre (civica) della riscossa

p. 14 - Ville Lumière dipingere l’essenza degli esseri

p. 40 - Il Cenacolo il pedemonte germanico

p. 16 - Ancora tesori Giuseppe zanardello. imprevedibili sprazzi di luce...

p. 42 - Venustas adv artistica. per comunicare con efficacia senza rinunciare all’eleganza

p. 18 - La lezione del passato l’impero è sempre tirannide

p. 44 - Una voce dal Sud il pianeta sicilia in punta di penna (4)

p. 20 - Avant-garde cielo e terra in luigi carron

p. 47 - Umanitas Fucina letteraria. scritto per il teatro 2

p. 22 - Afflatus Neuroni a specchio e comportamento sociale

p. 48 - Omaggio alicia alonso dipinta come carmen

p. 25 - Proposte Quando un giornale dà spazio al sentire comune p. 28 - Schegge territori del Brenta. Fase 2 per il Marchio d’area p. 30 - Sì, viaggiare i rapporti tra stato e chiesa

In alto, da sinistra verso destra il direttore di Bassano News, andrea Minchio, esibisce il logo di Adv Artistica: si tratta di una struttura giovane e dinamica (nata come costola della casa editrice che pubblica questa testata), in grado di fornire servizi e consulenze nell’ambito della comunicazione e del marketing (servizio a pag. 42). piazza castello e il sagrato di santa Maria in colle: luoghi di grande suggestione, adibiti a parcheggio e non utilizzati a fini turistici come meriterebbero. sembra però che qualcosa si stia muovendo... (pag. 26). Sotto la torre civica di castelfranco, imponente simbolo della città di Giorgione, in una foto di Maurizio sartoretto. Gestita dall’associazione palio, si propone oggi come centro di cultura e laboratorio di idee (pag. 36).

p. 51 - Art News il dandelion di enrico Benetta p. 54 - Visita alla città p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - Remondinia alan Mistero. il pistolero al servizio... p. 60 - Ospitalità a Bassano e... p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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Leoni contro aquile. Invasa da Massimiliano I d’Asburgo, Venezia si difende. Sono gli anni della Guerra di Cambrai...

GENS BASSIA di Giovanni Battista sandonà

ciNQueceNto di Fuoco In questo splendido saggio, Giovanni Battista Sandonà ricostruisce per noi l’affresco di un’epoca drammatica e tormentata. Quando anche Bassano si trovò coinvolta in un conflitto mondiale.

doppiata la boa del Quattrocento l’alba del secolo nuovo vede le arti cantare alte solenni la splendida messe delle loro geniali creazioni. E’ il chiaro e bello Cinquecento delle corti: quello romano del Laocoonte risorto e redivivo, riemerso dal buio dagli scavi, di Michelangelo che nel ’510 fresca la volta della sistina, di raffaello nelle stanze della segnatura; quello veneziano, degli eredi del Giambellino, del giovane cadorino di ottime speranze tiziano, di Giorgione grande enigmatico maestro castellano. c’è poi Firenze, già frustata a fuoco dalla predicazione esaltata visionaria del savonarola, con una repubblica giovane di tante belle speranze ma fragile nella complessione militare, affidata a tre acuti politici amici: pier soderini leader gonfaloniere,

Machiavelli alla testa della prima cancelleria, il diplomatico di punta Francesco vettori. Milano vede passare il genio di leonardo, Napoli vive il travaglio di una difficile successione. le arti continuano a cantare uno splendore luminoso che ben presto comincia a venarsi d’inquietudine, a contorcersi nella distruzione. così la scena dell’Incendio di Borgo non può non turbare, la tensione di Laocoonte e dei figli avvolti nelle spire dei serpenti della morte sulla marina di troia pare adombrare sconvolgimenti d’eserciti invasori che, vivi serpenti con armi da fuoco, bruciano la schiena della penisola. così pel Fontego dei Todeschi venezia ai tedeschi ricorda la batosta cadorina con una Giuditta, e ancora non sa che la ruota della Fortuna l’avrebbe portata

in poco più di un anno sull’orlo del tracollo. tutte involontarie o volute prolessi, velamenti di cupo in cieli chiari. l’arte che sola defeziona e dice nulla al ver detraendo tutta la visione manifesta dello sfacelo d’italia son le lettere. la penna gronda il sangue e le lagrime che altri artisti ancora occultano nella porpora maiestatica; la carta canta la fine della spada cavalleresca e lo sfondamento delle armi da fuoco, sovversive demoniache. Falconetti, cannoni, petriere, archibugi e basilischi -dotati tutti di un sinistro nome propriovalgono più ormai di destrieri bardati, cavalieri armati di spade forbite a intarsi, nobiltà nel rispettoso duellare, il valore di modulare lo scontro riconoscendosi dal primo sangue all’ultimo. il fante archibugiere val più del

Sopra albrecht dürer, Ritratto dell’imperatore Massimiliano I, 1519. vienna, Kunsthistorisches Museum. l’italia settentrionale nel primo ’500. i domini di terraferma della serenissima si estendevano quasi fino a Milano. Sotto tiziano, Ritratto del doge Andrea Gritti, 1540. Washington, d.c., National Gallery of art.

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Sopra, dall’alto verso il basso santi di tito, Ritratto di Niccolò Machiavelli, metà del Xvi secolo. Firenze, palazzo vecchio. Ritratto di Francesco Guicciardini, incisione. Napoli, 1847. A fianco Hans Burgkmair il vecchio, Battaglia presso Pieve di Cadore, silografia acquerellata, 1510 c.

re cavaliere, e angelica da tutti i grandi concupita, è finita tra le braccia del bel plebeo moro Medoro, in barba al fior dei cavalieri antichi. e’ il conte cavalier Boiardo il primo a dichiarare lo sconvolgimento. crolla il gioco dell’amor cavalleresco, crollan le cacce cortesi e le armi di un tempo, crolla un’epoca, un mondo: Mentre che io canto, o Iddio redentore, / vedo la Italia tutta e fiama e foco / per questi Galli, che con gran valore / vengon per disertar non so che loco; / però

Sotto albrecht dürer, Cavaliere, 1498.

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vi lascio in questo vano amore / de Fiordespina ardente a poco a poco; / un’altra fiata, se mi fia concesso, / racontarovi il tutto per espresso. e’ il 1494: carlo viii di Francia è sceso in italia a pretender Napoli. al poeta non sarà più concesso riprendere il cantar dei cavalieri. lo farà ariosto, spegnendo con l’ironia l’ardente inquietudine di un mondo tormentato. Memorie, note, dispacci diplomatici, diari son feriti di metafore come disperate cicatrici, parlan

di tempeste, orribili guerre, pestilenze, fiamme e fochi: in italia una fiamma voracissima tutto consuma, su essa si abbatte lo tzunami di un cataclisma epocale, diluvio universale di male, la serva Italia di dolore ostello è ammorbata da malattia mortale. Guicciardini fa desolato bilancio della situazione italiana frantumata: Era entrata in Italia una fiamma e una peste che non solo mutò gli stati, ma e’modi ancora del governargli ed e’modi delle guerre, perché dove prima, sendo divisa Italia principalmente in


GENS BASSIA

A fianco tiziano, copia da, Battaglia di Cadore. Firenze, Galleria palatina e appartamenti reali (palazzo pitti).

cinque stati, Papa, Napoli, Vinegia, Milano e Firenze, erano gli studi di ciascuno per conservazione delle cose proprie. [...] Le guerre erano lunghissime, ed e’ fatti d’arme si terminavano con piccolissima e quasi nessuna uccisione. [...] Ora per questa passata de’ franciosi come per una sùbita tempesta rivoltatasi sottosopra ogni cosa si roppe e squarciò la unione d’Italia. [...] Nacquono le guerre sùbite e violentissime, spacciando ed acquistando in meno tempo uno regno che prima non si faceva una villa; le espugnazione delle città velocissime e condotte a fine non in mesi ma in dì ed ore, e’ fatti d’arme fierissimi e sanguinosissimi. Ed in effetti gli stati si cominciorono a conservare, a rovinare, a dare ed a tôrre non co’disegni e nello scrittorio come per passato, ma alla campagna e colle arme in mano.

Quando nel 1504 si chiude la guerra per la successione al trono di Napoli e con essa la prima stagione delle Guerre d’italia qualcuno intravede una schiarita. Guicciardini stroncherà ogni speranza: apparivano segni non piccoli di futuri incendi. la seconda tempesta si scatena contro venezia prospera, libera, forte, signora di terre che facevan gola a tutta europa. l’antipasto del banchetto di sangue tra i monti del cadore. 1508: da ormai da tre anni Massimiliano imperatore d’asburgo pressa con le parole e con la creazione di una variopinta grande armata mercenaria: lanzi, spagnoli, guasconi, tedeschi, svizzeri, italiani. da tre anni va dicendo di voler scendere a roma per farsi incoronare, passando per la terra di san Marco: dal tirolo giù lungo le valli d’adige, Brenta e piave,

per il Friuli, da rovereto a vicenza, dal Baldo al Benaco. Ma quel passare significa dilagare, distruggere e devastare: esige transitare in armi, con “scorta” di 50.000 homeni d’arme, pretende che venezia ghe daga el paso, ricorda il Buzzacarni. Questa nega, offrendo una guardia d’onore propria. lo scontro è rapidissimo e sanguinoso: una testa dell’armata imperiale, che da dobbiaco e l’ampezzano è calata in cadore, viene attaccata a sorpresa, rotta e dispersa dalla speculare forza veneziana al comando di Bartolomeo d’alviano. lo scontro si consuma il 2 marzo 1508, e passerà alla storia come la Battaglia di Cadore, celebrata da artisti di prima grandezza in una battaglia propagandistica delle immagini. per venezia è trionfo totale: il cadore ripreso, l’aquila

Sopra, dall’alto verso il basso Giovanni Bellini, Ritratto di Bartolomeo d’Alviano, 1500 circa. Washington, National Gallery of art. palma il Giovane, Andrea Gritti riprende Padova alle truppe della lega di Cambrai, particolare, 1510. venezia, palazzo ducale.

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ferita, il leone che vola e rifà sue Feltre, Belluno, il Friuli, arrivando a occupare Gorizia e trieste. alla forza della diplomazia lagunare è subentrata la diplomazia della forza, il colpo di forza: il leone alato ha sfoderato gli artigli. il colpo è tonitruante, spaventa: nessuno, attaccando da solo venezia può dirsi certo di prevalere. Ma unendosi tutti... tra gli altri ne dà notizia luigi da porto, quello della storia di romeo e Giulietta, che racconta l’atto con cui il 10 dicembre 1508 si prepara la soluzione finale dello Stato de Tera veneziano, nonché il drammatico 1509: Dei patti convenuti nella Lega di Cambrai l’anno 1509. Da Vicenza, 25 febbraio 1509. Credo bene ch’egli vi sia noto, magnifico signor Zio, com’è conchiusa fra Massimiliano d’Austria re de’ Romani, Lodovico (duodecimo di questo nome) d’Orliens re de’ Francesi, papa Giulio Secondo e Ferdinando re d’Aragona, la Lega contro i nostri signori Viniziani, avvegnachè essi ciò non credano. La quale ai dì passati fu trattata ultimamente in Cambrai, terra di Francia, dove [...] si è fermata la già detta Lega contro i Viniziani, percotendo e dividendo. il piatto è ricco, il patto succulento: l’impero recupera i valichi alpini e relative città dal Benaco al Friuli, la Francia si accaparra la

Qui sopra “rappresenta il disegno due mortaj da bomba. se leonardo fu veramente l’inventore di questa macchina micidiale, o se non abbia fatto altro che perfezionarla, io nol saprei difinire. [...] l’artifizio di alzare, e abbassare il mortajo per mezzo di una vite perpetua, e d’una mezza ruota dentata, è semplicissimo, e comodo. le bombe or fatte a punte, come due sen vede in alto, or tonde e ripiene di molte piccole palle, che vanno scagliando, or traforate e tramandanti fuoco, indicano alcune idee di leonardo per rendere tal macchina più nocevole. Molti suoi disegni vi sono di mortaj, e di bombe, e questo è tratto dal più finito”. così scriveva l’incisore ed editore milanese carlo Giuseppe Gerli nella prefazione del volume Disegni di Leonardo da Vinci (Milano, 1784). Sotto il Bastione della Gatta a padova ricorda l’assedio del 1509, posto da Massimiliano i alla città. il torrione fu teatro di gesti di coraggio da parte dei veneziani che, alla fine, sventarono gli attacchi delle truppe imperiali.

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lombardia veneziana fino al lago, il papa -a patto di riprenderselele città romagnole, la spagna i porti di puglia fatti veneziani, Ferrara vuol este, Monselice, comacchio e le sue saline, anche Mantova esige qualche cascame delle spoglie opime. l’effetto micidiale di cambrai è agnadello. un’altra battaglia d’un giorno scarso, confusa, disastrosa e sanguinosa: per i veneziani quel 14 maggio 1509 è caporetto. le relazioni dei provveditori giunte a venezia la sera del 15 maggio e la vox populi concordano: la responsabilità è dell’alviano, reo di non essersi sganciato e d’aver ingaggiato battaglia tradito dell’ansia di vittoria. la ricostruzione storica dice qualcosa di molto diverso. sicuri sono gli esiti: alviano prigioniero, i colonnelli morti, le artiglierie perdute, i marcheschi in rotta, i domini marciani persi in tutta la lombardia, perse verona, vicenza, padova. passano due giorni: il 17 maggio a venezia è la festa della sensa, si celebra lo Sposalizio col Mare. di un mare di lacrime parla sanudo: Era la Sensa, ma tutti pianzeva, quasi forestieri niun vene, niun vedeva im piaza, li padri di colegio persi e più il nostro doxe, che non parlava et stava chome morto e tristo. tutto pare perduto. l’ultima mano di poker si serve e gioca sotto le mura di padova, per la vita o la morte, tra lunardo trissino e andrea Gritti. tra giugno e agosto il quadro cambia più volte: a maggio i loro nobili cesarei delle città venete rifiutano ai veneziani in fuga ricetto. entra in scena lunardo trissino, vicentino omicida fuoriuscito ed entrato nella grazie imperiali dopo la sua fuga a Nord:

occupa vicenza e padova in nome di Massimiliano. poi l’imperatore si lascia convincere che padova sia sicura anche senza troppi armati e la sguarnisce. Nel cuore dell’estate ne approfitta andrea Gritti, che vola da venezia con la cavalleria, riprende la città e la prepara all’imminente assedio. sceso pregustando il trionfo l’imperatore sposta il campo tra Bassano, castelfranco, Bassano; torna poi lungo la valle del Brenta a trento, mentre prima era sceso dall’adige, vi ridiscende non molto dopo, ripassa a Bassano: il bastione codalunga o della Gatta -dall’animale esposto dai difensori a sfregio degli attaccantiè quello che ancor oggi incontriamo arrivando sulla ss 47 dal Grappa alla città euganea. il 27 agosto le operazioni militari sono iniziate: da Bassano gli imperiali vanno a padova, i veneziani l’hanno fornita di armi, munizioni, viveri, uomini. due eserciti cospicui -le fonti, incrociate, li pesano in circa 23.000 unità per parte- si danno battaglia fino a metà settembre. son schiere composite e “mulnazionali”. armi da fuoco da ambo le parti. a padova entrano forzieri per pagare i mercenari. così non avviene nel campo assediante: Massimiliano chiede alla truppa il rinnovo del giuramento ma essa lo nega perché senza soldo. le artiglierie dell’asburgo non arrivate in tempo tardano i tempi d’assedio e lo fan fallire. Finisce una lotta breve e ferocissima: leoni contro aquile, guazzabuglio di lingue e sangue di genti diverse. in mezzo la povera gatta, poi divenuta suo malgrado celeberrima. scornata, la maestà cesarea toglie l’assedio: ripara a vicenza e non a Bassano, torna per verona e non per l’ostilissimo canal di Brenta a trento. venezia è salva.


Le novità più significative per il settore immobiliare

PIANETA CASA

leGGe di BilaNcio 2017

di orazio schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Confedilizia ha messo a punto gratuitamente un nuovo strumento per i proprietari di casa e gli amministratori di condominio: un’App che consente di tenersi aggiornati sugli eventi del settore.

e’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 297 del 21.12.2016, la legge 11.12.2016. n. 252 contenente bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019. le norme che maggiormente interessano il settore immobiliare vengono di seguito brevemente riassunte.

pietro carlo padoan, ministro dell’economia e delle Finanze.

AlCuNI SERvIzI DI CONFEDIlIzIA A BASSANO

art. 1 - Comma 36 si prevede che il versamento della ritenuta del 4% (quella che il condominio, quale sostituto d’imposta deve operare sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti d’appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa) vada effettuato dal condominio quando l’ammontare delle ritenute operate raggiunga l’importo di euro 500. Nel caso in cui non si raggiunga tale importo il condominio è comunque tenuto all’obbligo di versamento entro il 30 giugno e il 20 dicembre di ogni anno.

Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale... Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto. Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori. Confedilizia notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti. visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati.

art. 1 - Comma 36 viene previsto che il pagamento dei corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa, debba essere eseguito dai condomìni tramite conti correnti bancari o postali a loro intestati ovvero secondo altre modalità idonee a consentire all’amministrazione finanziaria lo svolgimento di

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l’organizzazione storica della proprietà immobiliare, da sempre a difesa del proprietario di casa delegazione di Bassano del Grappa via schiavonetti, 1 - tel. 0424 219075 www.confedilizia.it confedilizia.bassano@libero.it

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efficaci controlli. l’inosservanza di tale obbligo comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal comma 1, art. 11, d.lgs. 18.12.97, n. 471, e cioè con la sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. art. 1 - Comma 40 per l’anno 2017, la misura del canone di abbonamento alla televisione per uso privato è fissato in 90 euro (contro i 100 euro del 2016). art. 1 - Comma 42, lett. a) viene prorogata anche per il 2017 la norma che vieta ai comuni di prevedere aumenti dei tributi e delle addizionali attribuiti alle regioni e agli enti locali (eccetto la tassa sui rifiuti) rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l’anno 2015 (la sospensione non si applica per gli enti locali che deliberano il predissesto o il dissesto). art. 1 - Comma 42, lett. b) viene previsto che i comuni possano “mantenere” per l’anno 2017 -con espressa deliberazione del consiglio comunale- la stessa maggiorazione della tasi confermata per l’anno 2016. ciò vuoi dire che anche per il 2017, come già accaduto per il 2016, vi è la possibilità di disporre la maggiorazione dello 0,8 per mille da parte dei comuni che nel 2015 abbiano utilizzato tale maggiorazione per immobili soggetti dal 2016 alla tasi, e cioè: abitazioni principali delle categorie catastali a/1, a/8, a/9 e gli altri immobili.

art. 1 - Comma 454 il termine per la deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali per l’esercizio 2017, di cui all’art. 151 del testo unico di cui al d.lgs. 18.8.00. n. 267, è differito al 28.2.17 (la norma richiamata fissa tale termine al 31 dicembre di ciascun anno). ciò vuoi dire che slitta a tale data anche il termine entro il quale i comuni devono deliberare le aliquote dei tributi locali, quali, fra gli altri, imu, tasi e tari. art. 1 - Comma 460 viene previsto che le disposizioni della legge di stabilità 2016 in materia di assegnazione agevolata di immobili ai soci si applichino anche alle assegnazioni (oltre che alle trasformazioni e alle cessioni) poste in essere successivamente al 30.9.16 ed entro il 30.9.17. i versamenti rateali dell’imposta sostitutiva prevista vanno effettuati, rispettivamente, entro il 30.11.17 ed entro il 16.6.18. A DOMANDA... riSpoSTa! in caso di vendita di un appartamento concesso in locazione con contratto 4+4, il locatore è tenuto a offrire tale immobile in prelazione al conduttore? No. l’immobile in questione può essere liberamente alienato, fatto salvo il diritto del conduttore di proseguire nella locazione ai sensi dell’art. 1599 c.c. A cura dell’Ufficio Legale di Confedilizia


Nel 1990, poco dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha dato vita alla restoring art, ma già ai tempi del liceo artistico operava con impegno nel settore

I NOSTRI TESORI di elisa Minchio Fotografie: archivio restoring art, andrea Minchio

euGeNio riGoNi il restauro? una passione, purché sia sempre frutto di professionalità

Attivo da 27 anni, interviene su beni storici, artistici e architettonici che rappresentano un patrimonio identitario, in sinergia con le Soprintendenze e in collaborazione con imprese e architetti.

restauratore, nato a Marostica e residente a rossano veneto, eugenio rigoni ha frequentato il liceo artistico statale di treviso dove, nel 1983, si è diplomato nella sezione Architettura. terminati gli studi superiori, si è iscritto all’istituto universitario di architettura di venezia; parallelamente, tanto per motivi logistici quanto per contribuire al vitto e all’alloggio, ha prestato assistenza come aiutante all’istituto salesiano san Marco, a quell’epoca situato nell’isola di san Giorgio Maggiore.

Sopra, da sinistra verso destra la chiesa di san Giovanni a Bassano e i particolari delle statue del Battista e di san pietro, poste sulla sommità. le facciate sono state oggetto di un accurato intervento di restauro da parte della Restoring Art nel 2013. In alto, a fianco dei titoli il dott. eugenio rigoni, fondatore della Restoring Art. Qui sotto un crocifisso d’argento del Xvii secolo perfettamente restaurato.

“Mi affiancavo ai docenti come collaboratore -ci racconta- per fornire aiuto nel coordinamento delle lezioni e, soprattutto, nella parte pratica all’interno dei laboratori di grafica. potei così maturare una specifica esperienza in quel campo, occupandomi di molti aspetti: dalla composizione tipografica alla fotoselezione, dalla formazione delle matrici fino 12

alla stampa. l’elevato valore degli insegnanti e la loro passione per la materia mi impressionarono sinceramente, contagiandomi al punto che fui quasi tentato di intraprendere uno specifico percorso in quell’ambito professionale. ricordo che mi alternavo ad altri due studenti recandomi all’università al mattino piuttosto che al pomeriggio, a seconda delle diverse necessità”. la collaborazione con i salesiani rappresentava dunque per eugenio rigoni un’esperienza appagante e stimolante. “Frequentando architettura valutai la possibilità di imboccare una altra strada, in fin dei conti potevo contare sull’esperienza accumulata durante gli anni del liceo quando collaboravo con architetti e artigiani dai quali avevo già imparato molti segreti; per esempio le formule per la preparazione dell’impasto dei marmorini veneziani e dei colori a base di calce e terre naturali,

che venivano poi utilizzate nei lavori di restauro delle chiese e degli edifici storici”. Fu così che eugenio rigoni intraprese un altro percorso di studi iscrivendosi all’accademia Belle arti di venezia, poiché durante il servizio di leva a Bolzano si preparò per sostenere gli esami di ammissione all’accademia di Belle arti di venezia, sezione decorazione; poi superati brillantemente. “continuai a lavorare anche mentre frequentavo l’accademia. ricordo che collaboravo con architetti e imprese eseguendo lavorazioni specialistiche quali il restauro dei materiali lapidei e delle decorazioni (affreschi, decorazioni a mezzo fresco, pitture a secco): trattamenti particolari che richiedevano quella preparazione che nel tempo mi ero piano piano e con molto impegno costruita”. diplomatosi nel settembre del 1989, eugenio rigoni aprì subito


Sopra, dall’alto verso il basso Fede, Speranza e Carità: tre dipinti della seconda metà dell’ottocento. villa cortellotto comello a rossano veneto: il complesso è stato restaurato da eugenio rigoni fra il 1995 e il 2000. Qui a fianco restauro di una facciata affrescata a graffito di un palazzo romano (2012).

una propria partita iva come libero professionista. un anno dopo, nel 1990, diede vita alla Restoring Art con sede a rossano veneto, ditta che nel corso degli anni si è sempre più specializzata ottenendo la qualificazione s.o.a.- os2/a che consente di intervenire nella progettazione e nel restauro di opere sottoposte a vincoli di tutela da parte delle soprintendenze. “sottolineo che tale qualificazione conferisce la possibilità di operare su superfici decorate di beni architettonici e beni culturali mobili di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico”. tali interventi, in pratica, possono riguardare il restauro e l’esecuzione della manutenzione ordinaria e straordinaria di superfici decorate, di beni architettonici, manufatti lapidei, dipinti murali, dipinti su tela, dipinti su tavole o su altri supporti materici, stucchi, mosaici, intonaci dipinti e non

dipinti, manufatti polimaterici, in legno policromo e non policromo, manufatti in avorio, in cera, manufatti ceramici e vitrei, in metallo e leghe, così come su materiali e manufatti in fibre naturali e artificiali. la lista è lunga, come si può vedere, e testimonia il prestigio di cui godono eugenio rigoni e la sua Restoring Art. “posso affermare che questa qualificazione professionale è il risultato di ventisette anni di attività su opere tutelate dallo stato, lavori altamente specialistici e sempre eseguiti in costante coordinamento con le soprintendenze. tengo inoltre a precisare, proprio perché si interviene su opere che costituiscono un patrimonio storico e identitario, che operiamo sempre e comunque con la maggiore attenzione e sensibilità possibili: per noi non si tratta solo di lavoro, ma anche di una passione”.

In alto, a sinistra, foto grande restauro del monumento a Jacopo dal ponte a Bassano (2016).

A fianco uno dei cento pannelli riproducenti opere di Michelangelo ed eseguiti a fresco dalla Restoring Art per conto del New Heath Center della caserma ederle di vicenza nel 2010.

Restoring Art ha da poco concluso il restauro del monumento a Jacopo Bassano, in piazzetta da ponte, restituendo alla nostra città l’immagine -finalmente decorosa e luminosa- del suo figlio più illustre. da bassanesi gli siamo grati per questa importante restituzione e per il modo in cui è stata eseguita; come, peraltro, continuano a esprimergli riconoscenza le imprese e i molti professionisti che ricorrono a lui, anche solo per qualche consulenza.

RESTORING ART

dott. eugenio rigoni Via luigi Sebellin, 1 rossano Veneto (Vi) Tel. 0424 848798 - info@restoringart.it www.restoringart.it

attestazione n. 41857/10/00

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I suoi detrattori lo accusavano di non seguire i canoni dell’arte...

GRANDI vIllE TRADIzIONI luMIèRE

dipiNGere l’esseNza deGli esseri

di albina zanin nostra corrispondente da Parigi

Attorno a tre quadri del museo Jacquemart-André, dipinti da Rembrandt in diversi momenti della sua vita, la mostra ha ritracciato un percorso intimo dell’opera del maestro olandese, centrata sui ritratti e sull’opera grafica nei quali il pittore sonda l’animo umano.

Se voglio dare pace al mio spirito non cercherò gli onori ma la mia libertà.  rembrandt

si è conclusa un mese fa la mostra dedicata alla star dell’età dell’oro olandese del Xvil secolo, il maestro del chiaro-scuro e del ritratto, rembrandt van rijn. la retrospettiva è stata concepita attorno a tre capolavori mondialmente noti che marcano dei periodi decisivi nel percorso del pittore. la Cena in Emmaus illustra i suoi inizi nella città natale di leida tra il 1625 e il 1631. Il ritratto della principessa Amalia Van Solms appartiene ai suoi anni di gloria, che lo portano ad amsterdam tra il 1632 e il 1642 e Il ritratto del Dottor Arnold Tholinx (1656) sottolinea il suo orientamento verso uno stile tardivo impregnato di una maturità liberatrice. si son voluti riunire una ventina di quadri e una trentina di opere grafiche provenienti dal Metropolitan Museum of art, dall’ermitage, dalla National Gallery, dal rijksmuseum, dal louvre e, ancora, dal Museo di storia dell’arte di vienna, per metterli a confronto con le tre opere sopraccitate e cogliere dunque la genesi e la portata del

Qui sopra Ritratto di Saskia in veste di Flora, 1634. san pietroburgo, ermitage. così il maestro olandese ha voluto sublimare l’immagine della moglie. In alto, da sinistra verso destra Cena in Emmaus, 1629 circa. parigi, Museo Jacquemart-andré. Autoritratto a bocca aperta, incisione, 1630. amsterdam, rijksmuseum.

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genio di rembrandt. evocando i momenti chiave della sua carriera la mostra ha ritracciato la sua evoluzione artistica ma anche la sua biografia poiché non si può dissociare la vita di rembrandt dalla sue opere. Niente predestinava questo figlio di mugnaio a diventare pittore. adolescente, abbandona gli studi di filosofia e prende lezioni da Jacob van swanenburgh, un artista del posto che aveva soggiornato in italia per studiare il caravaggio. e’ lui a insegnargli per primo come usare il chiaroscuro per distinguere gli aspetti essenziali da quelli incidentali e come trasferire i sentimenti umani nei suoi quadri. continua poi il suo apprendistato ad amsterdam presso il famoso atelier di pieter lastman. Nelle sue prime opere si nota l’influenza di lastman nella presenza di numerosi personaggi raggruppati e l’uso dei colori chiari e vivi. rembrandt impara la lezione, ma va oltre e crea un suo proprio stile. rivelatosi presto un grande artista, il successo è folgorante. a 23 anni è invitato alla corte dell’aia e i committenti si susseguono. Gli ultimi anni della sua esistenza sono però marcati da una serie di fallimenti e insuccessi. lo stile di vita dispendioso, associato a una cattiva gestione, lo precipita nella bancarotta. i suoi beni vengono dispersi durante le vendite all’asta tra il 1656 e il 1658; così è costretto

ad abbandonare la sua lussuosa dimora per trasferirsi in un quartiere popolare. poi una serie di drammi personali lo investono fra i quali la morte dell’amata sposa Hendrickje stoffels e la scomparsa del figlio titus. rembrandt è l’artista che ha dipinto se stesso più di chiunque altro, portando l’arte dell’autoritratto alla perfezione: tra le sue opere si contano più di ottanta autoritratti. se la gente reclamava un rembrandt, cosa offrire di meglio se non rembrandt dipinto da rembrandt stesso? osservando il suo entourage, la moglie, i figli o la gente per strada, attraverso l’espressione e l’atteggiamento dei suoi modelli egli interroga la vita, studia le emozioni umane, cerca di conoscere meglio se stesso. ai ritratti si alternano soggetti biblici e storici realizzati con una stesura pittorica libera e sciolta. poco incline a seguire le convenzioni del tempo, viene accusato di non seguire i canoni dell’arte tra cui la Bellezza. rembrandt dipinge quello che vede: persone dai visi sgraziati, con tutti i loro difetti e le rughe, ma li rende in qualche modo belli perché umani. i suoi modelli emergono dall’oscurità e il “chiaroscuro” non è per lui un obiettivo a sé stante bensì un modo per realizzare immagini realistiche. Grazie all’uso raffinato della luce e dell’introspezione rembrandt ci ha lasciato insuperabili ritratti del suo tempo.


Nelle sue originali lastre in ceramica ritrova le suggestioni della natura e di un tempo ormai lontano...

ANCORA TESORI di andrea Minchio

Giuseppe zaNardello imprevedibili sprazzi di luce per evocare atmosfere incantate

Fotografie di stefano Bordignon

Sotto, dall’alto verso il basso San Francesco, busto in terracotta, particolare, 1964. il ceramista Giuseppe zanardello nel giardino di casa.

Lo studio all’Istituto d’Arte di Nove, gli anni dell’insegnamento, il lavoro in fabbrica e l’approdo a un’attività in proprio, fino al coronamento della carriera con una singolare produzione artistica: breve storia di un uomo che ha sempre praticato con successo la sperimentazione.

Ha lo sguardo limpido e sereno, Giuseppe zanardello, forse solo leggermente sfiorato da un velo di malinconia. il fare, pacato, è quello di chi è a posto con se stesso, dopo una vita dedicata al lavoro e alla famiglia; ma anche ad alcune passioni, sincere e autentiche, che hanno marcato ogni tappa della sua esistenza come un imprescindibile e avvincente fil rouge: la ceramica e l’amore per la natura. “sono cresciuto negli anni dell’immediato dopoguerra, in un contesto storico e ambientale fortemente segnato dal conflitto: le ferite erano ancora aperte, ma la gente avvertiva la necessità di ripartire. il desiderio di rinascita si percepiva, intenso, anche nella campagna novese, dove vivevo libero lungo il Brenta, immerso in una natura ancora incontaminata e ben scandita dal ritmo delle stagioni”.

Sopra al testo Sentiero lungo il Brenta, terre miste, particolare, 2015.

Qui sotto Composizione, terre miste, 2015.

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Fu in quel particolare momento, segnato nelle terre della ceramica da una palese volontà di riscatto e da un irripetibile fermento artistico e imprenditoriale, che Giuseppe zanardello si iscrisse all’istituto d’arte di Nove. Qui divenne allievo di andrea parini, che lo seguì personalmente, e di altri rinomati artisti quali pompeo pianezzola, cesare sartori e alessio tasca, che lo stimolarono nella passione per gli impasti e nella ricerca di una propria forma espressiva. terminati gli studi si dedicò per alcuni anni all’insegnamento, dapprima alla scuola di apprendistato presso lo stesso istututo d’arte di Nove e poi all’istituto Fatebenefratelli di romano d’ezzelino. contemporaneamente ebbe modo di lavorare in alcune blasonate aziende del territorio fra le quali la manifattura petucco e tolio.

“Ho sempre avuto una certa inclinazione per la ricerca e la sperimentazione. una dote che mi riconoscevano anche i datori di lavoro, dai quali ricevevo continui incoraggiamenti in tal senso. ricordo che, fra i primi a Nove, misi a punto un metodo particolare per realizzare senza difficoltà e in tempi rapidi i noti spaghetti di ceramica, con i quali si creavano poi cestini, portapane, vassoi, centrotavola, portafiori. un vero successo”. un’inventiva, quella di Giuseppe zanardello, che lo portò a elaborare originali soluzioni tecniche e a dar vita a simpatici accessori, quali per esempio i fiocchi in ceramica a uso ornamentale. Fino a quando, nel 1975, si mise in proprio... “i primi tempi lavoravo, con l’aiuto di mia moglie Giusy, nello scantinato di casa: poco più di cinquanta metri quadrati.


poi, nel 1979, il grande passo, con l’acquisto del terreno e la realizzazione del capannone. una proprietà immersa nel verde, dove poi venne innalzata anche la nostra abitazione, ultima del comune di Bassano al confine con Nove”. i tempi erano ormai maturi per il salto di qualità e, fortunatamente, il lavoro non mancava. Giuseppe zanardello potè così assumere alcuni collaboratori e avviare una produzione, prevalentemente per conto terzi e destinata all’estero. anni buoni, con l’italia in costante crescita, una tassazione accettabile e, nel comparto novese, programmazioni a lungo temine, perfino di anno in anno. “allora andavano di moda i cosiddetti fiori (soggetti floreali, rami, tralci...) utilizzati come applicazioni per altri prodotti oppure come soprammobili”. tutto liscio, anzi sempre in espansione, fino alla fine del

millennio. poi, a Nove, le cose cominciarono a cambiare. e purtroppo in peggio. “l’attentato alle torri Gemelle, l’avvento della globalizzazione, l’apertura di nuovi mercati, la concorrenza dei cinesi... così le manifatture hanno cominciato a chiudere. una dopo l’altra. Noi, però, abbiamo tenuto duro”. Giuseppe zanardello, le cui tre figlie avevano optato per altre professioni (una è psicologo, le altre architetto e avvocato), dovette tuttavia ridurre l’attività, “piano piano”, finché anche l’ultimo dei suoi collaboratori andò in pensione. “attualmente curo, per alcuni vecchi e affezionati clienti (ormai più che amici), una produzione limitata. Ma, soprattutto, mi diletto a realizzare creazioni artistiche, frutto di una continua sperimentazione. si tratta di lastre d’arredo, eseguite secondo una

tecnica personale e ispirate in gran parte agli elementi della natura che ci circonda, in primis paesaggi. Non mancano però soggetti figurativi e ritratti”. opere molto originali, quelle di Giuseppe zanardello, materiche e ruvide, dall’effetto luminoso e brillante, nelle quali prendono via via forma sentieri persi fra i campi, argini ghiaiosi, tratti di fiume, ma anche figure umane, animali, piante e fiori... sprazzi di luce che disegnano, a rilievo, atmosfere suadenti e incantate; suggestioni esaltate da un continuo e sorprendente gioco di colori e da un’imprevedibile sovrapposizione di strutture fantastiche sospese fra il reale l’immaginifico. lastre, infine, che a volte richiamano alla mente l’immagine di un tempo lontano, quando la brina luccicava di primo mattino sui prati delle nostre campagne.

Sopra, da sinistra verso destra Fiori di Brenta, terre miste, particolare, 2016. Argini, terre miste, 2015.

Qui sotto Cuco, ingobbio, 1965.

GIuSEPPE zANARDEllO Artista Ceramista Strada rivarotta, 143 Tel. 329 8531288 Bassano del Grappa (Vi)

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Fra il 478 e il 404 a.C. Atene si impose sulla scena internazionale con un unicum ideologico, politico ed economico

lA lEzIONE DEl PASSATO di Gianni Giolo

l’iMpero e’ seMpre tiraNNide

ecco la schiatta e il sangue Di che nato mi vanto, o Diomede. allegrossi di Glauco alle parole il marzïal Tidíde, e l’asta in terra Conficcando, all’eroe dolce rispose: Un antico paterno ospite mio, Glauco, in te riconosco.

L’ospitalità fu comunque un valore ben presente nella Grecia del V secolo a.C. Un ideale che richiama alla mente il senso dell’accoglienza di fronte all’attuale dramma dei migranti...

iliade, libro Vi Traduzione dal greco di Vincenzo Monti (1825)

A fianco Giorgio de chirico, Glauco e Diomede si scambiano le armi, 1968. si tratta di una delle 26 tavole a colori realizzate dal pittore per l’antologia dell’Iliade tradotta da Quasimodo. Firenze - Milano, centro internazionale del libro per Mondadori, 1968. In basso, a destra elmo corinzio in bronzo (v sec. a.c.): quest’esemplare ricorda quello della collezione chini del nostro Museo.

il dramma attuale dell’esodo e dell’accoglienza generosa che i migranti hanno ottenuto in terra greca richiamano alla mente i grandi miti dell’età classica: innanzitutto il concetto atavico di ospitalità così esaltata nel mondo omerico che descrive la lotta fra i greci e i barbari (in questo caso i troiani) che sono oggetto di preda e di conquista. in omero non c’è nessuna differenza fra i primi e i secondi: hanno le stesse usanze, le stesse tradizioni, la stessa sacralità dell’ospite e dello straniero. lo rileva nel volume “il libro dell’anno 2016” della treccani lo storico luciano canfora. valido esempio è quello di Glauco, licio, alleato dei troiani, che si scambia le armi con il greco

Sotto il cosiddetto Diomede di Monaco, copia romana dall’originale greco attribuito a cresila (440-430 a.c.). Monaco di Baviera, Gliptoteca.

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diomede perché i loro antenati erano in rapporto di ospitalità. Gli stessi valori si ritrovano nel grande secolo per eccellenza, nella Grecia del v secolo a.c. Nella costa asiatica (efeso, Mileto, smirne) e delle grandi isole (lesbo, chio, samo) la forma politica predominante era, come nel resto della Grecia (tranne sparta) e della Magna Grecia, la “tirannide”. termine che va scritto fra virgolette perché ben diverso dal concetto di tirannide che abbiamo noi. il tiranno era innazitutto un “mediatore” e aveva dietro di sé, oltre a un clan familiare o interfamiliare, anche una base popolare. Basti ricordare come il tiranno pisistrato (a differenza dei figli) fosse stato amato e rimpianto dagli ateniesi. testimoni sono

le parole di elogio che di lui fa aristotele nella costituzione degli ateniesi. poi si abbattè su tutti quella crisi epocale, protrattasi per quasi venticinque anni che può considerarsi un unico processo (rivolta ionica, prima e seconda invasione persiana miranti a colpire soprattutto atene), al termine del quale si forma e si impone sulla scena internazionale quell’unicum ideologico-politico-economico che fu l’impero ateniese (478-404), che tucidide identifica con la “tirannide”. lo sperimenteranno gli stati come samo, lesbo e Melo che si ribelleranno e la cui rivolta fu repressa da atene nel sangue. lesbo in particolare defezionerà confidando nell’intervento di sparta, filooligarchica, la quale però la lascerà al suo destino. durissima in particolare la repressione di Melo proclamata apertis verbis dagli inviati ateniesi: dovete ubbidire perché noi siamo più forti. la città non si piegò confidando in una oscura divinità (to theion). Non molti anni dopo la potenza prevaricatrice di atene sarà annientata.


A dieci anni dalla morte, un’importante mostra ha ricordato l’opera eclettica dell’artista marosticense

AvANT-GARDE di Natasha pulitzer

cielo e terra iN luiGi carroN

L’esposizione, ospitata nelle sale del Castello Inferiore dall’11 novembre 2016 all’8 gennaio 2017, ha costituito anche l’occasione per riflettere sul ruolo dell’immagine nella società di oggi.

Qui sotto e a fianco luigi carron, ceramista, pittore e scultore, in una fotografia di una quindicina d’anni fa (ph. B. zonta). una delle sale della mostra, allestita anche per ospitare momenti di incontro e di approfondimento.

una grande partecipazione di visitatori ha contraddistinto la mostra di luigi carron -promossa dalla famiglia dell’artista, sostenuta dall’amministrazione civica di Marostica e terminata lo scorso 8 gennaio- molti dei quali, suoi concittadini, hanno contribuito prestando opere in loro possesso. diversi eventi hanno caratterizzato la presentazione critica delle opere: quelle della partita a scacchi nel torresino, quelle di pittura e scultura nella sala del castello inferiore, quelle artigianali della fabbrica alcyone e i disegni dei suoi studenti in altre due sale attigue. luigi carron è noto per le tante opere pubbliche, dalle tre porte in bronzo per la chiesa di s. Maria assunta, alle terrecotte della via crucis per la chiesa di san luca, dal pannello per l’ospedale prospero alpini a quello del Buon Governo nella sala del doglione, dal busto del Dottor Emanuele Piazza alla

luigi carron, nel 1976, al lavoro sulla scultura L’abbraccio di S. Francesco al lupo, assistito dalla figlia elisabetta. Sotto Allegoria del Buon Governo, pannello in terracotta maiolicata, part., 2003. Marostica, palazzo del doglione.

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scultura dell’Abbraccio fra San Francesco e il lupo (attualmente in corso di fusione). la mostra, allestita usando cavalletti e scaffali provenienti dal laboratorio dell’artista, presentava un grande tavolo con al centro le ceramiche, circondato da sedie per accogliere i visitatori, invitandoli a soffermarsi per dialogare. e’ stato un evento composito contraddistinto da diversi contributi che comprendono sinteticamente anna Nervi ed elisabetta carron, Natasha pulitzer, sergio e pietro los. durante i tanti incontri informali e formali c’è stata l’occasione per riflettere, attraverso il lavoro di luigi carron e la sua lettura critica, sul nostro futuro. il pensiero incorporato nelle opere dell’artista si presta infatti a una riflessione sul ruolo dell’immagine nella società di oggi, tema molto attuale che attorno al grande tavolo è stato discusso nei vari eventi

che si sono succeduti. e’ sviluppando questi pensieri che ha avuto luogo la serata più importante: quella dedicata a san Francesco. la mostra è accompagnata da un pieghevole, nel quale “una voce fuori campo” racconta: si tratta di un testo autobiografico, che raccoglie scritti, lettere e ricordi di anna e Gigi. scrive sergio los, che conosce bene il pensiero dell’amico: “Gigi non sa che cosa fare, finita la guerra di resistenza da lui intrapresa per una questione morale, religiosa e politica, che conta trovi risposta nella pacificazione che ne segue. Fa allora l’amara scoperta che quella guerra non finisce, ma semplicemente cambia: diventa però molto più difficile capire da che parte sta il nemico […]. Gigi riprende la sua resistenza. intuisce che anche l’arte richiede una resistenza e la radica nella sua città: Marostica. […]. l’arte deve servire però a farlo sopravvivere non individualmente ma come famiglia, come gruppo di amici, come istituzioni civiche nella scuola e nella fabbrica”. la mostra sintetizza le tante testimonianze, da parte di concittadini, della vita esemplare di Gigi carron, che potrebbe anche essere prolungata, costruendo una Marostica impegnata nell’economia di quella cultura figurativa che ne esprime l’intima vocazione.


La loro scoperta gioca un ruolo importante pure nella psicoterapia

AFFlATuS

NeuroNi a speccHio e comportamento sociale

di carla Mogentale direttore sanitario Centro Phoenix Publiredazionale a cura del Centro Phoenix

Il cervello è determinato geneticamente all’apprendimento ma necessita di scelte consapevoli...

la dottoressa carla Mogentale, psicologa-psicoterapeuta, specialista del Ciclo di Vita.

Quello che molti ignorano è che

il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni a oggi, e non differisce molto tra l’Homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. l’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. e’ nato con il linguaggio e in 150mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura.

come capiamo il senso delle azioni degli altri? come possiamo anticiparne le intenzioni? come possiamo imitarle e dunque imparare l’uno dall’altro? come mai proviamo empatia e sofferenza se una persona a noi cara soffre? cosa avviene nella nostra testa? Fino alla prima metà del Novecento non esistevano strumenti tecnologici adeguati per l’esplorazione dell’attività individuale dei cento miliardi di neuroni della nostra sostanza grigia cerebrale associandoli alla risposta a stimoli specifici. data l’enorme complessità del cervello, molta conoscenza delle sue funzioni, quali attenzione, memoria, linguaggio, si è potuta sviluppare grazie alla neuropsicologia, disciplina scientifica che ha studiato l’esito di lesioni cerebrali e l’impatto sul funzionamento cerebrale, psicologico e comportamentale. la comprensione di “come comprendiamo gli altri” ha richiesto molto più tempo e si è avvalsa dello studio con microelettrodi impiantati a livello cerebrale, su animali e poi su esseri umani in situazioni nei quali ne potessero trarre un vantaggio reale in salute (es. nella terapia del parkinson), prima, e poi con tecniche sofisticate quali la tMs (stimolazione

rita levi Montalcini

CENTRO PHOENIX Srl Centro di psicologia, Neuropsicologia, riabilitazione e psicoterapia via Bassanese, 72/a 36060 - Romano d'Ezzelino (vi) via cogo, 103 int. 1 36061- Bassano del Grappa (vi) via valdastico, 100 36016 - Thiene (vi) via Gen. dei Medici, 1 38051 - Borgo valsugana (tN) via annibale da Bassano 16, int. iii 35135 - Padova Per informazioni, appuntamenti e collaborazioni professionali: tel. 0424 382527 - 347 8911893 nei seguenti orari di segreteria: dal lunedì al venerdì ore 9.00/12.30 e 14.30/16.30 il sabato ore 9.00/12.30 info@centrophoenix.it www.centrophoenix.net

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magnetica transcranica) o la rMNf (risonanza magnetica funzionale). Questo meraviglioso meccanismo biologico è determinato dai “neuroni a specchio”, presenti in varie aree del cervello umano tra cui le aree pre-motorie, l’area di Broca, il lobo parietale posteriore, l’insula e il giro del cingolo. sono neuroni che si attivano quando l’uomo vede un’azione, semplice o complessa, eseguita da un altro, ovvero “la riflette” come in uno specchio, “come se la stesse eseguendo” esso stesso, secondo gli scopi per cui è stata emessa (es. vedere afferrare un bicchiere per bere attiva neuroni diversi da afferrare un bicchiere per riporlo nella credenza) e ciò vale sia per azioni concrete che per emozioni! pensate banalmente a meccanismi automatici e involontari come vedere sbadigliare attiva in noi lo sbadiglio, veder sorridere attiva più facilmente il sorriso! Quando sentiamo parlare di un’azione, la osserviamo o ne leggiamo una descrizione, nel nostro cervello si attivano gli stessi circuiti a specchio, fondamentali per rappresentarci mentalmente le azioni, per apprendere velocemente per imitazione, per anticipare cosa accadrà ecc. e, soprattutto, per capire le azioni e le intenzioni altrui. così la specie umana avrebbe

imparato anche a comunicare e parlare come specializzazione di un sistema che inizialmente era dedicato al riconoscimento delle azioni. la scoperta dei neuroni a specchio, avvenuta alla fine degli anni Novanta grazie a rizzolatti e coll., (1996), avrebbe un importante ruolo anche nella psicoterapia, come base scientifica che spiega l’empatia che si viene a creare tra terapeuta e cliente, utile alla cura, sia per permettere al terapeuta di immedesimarsi nei problemi del paziente che al paziente per acquisire consapevolezza delle intenzioni, azioni ed emozioni proprie e altrui che possono aver influenzato il suo modo di percepire, interpretare e dunque “leggere” il mondo. anche nello sport i neuroni a specchio sarebbero fondamentali: veder ripetere sequenze di azioni nel maestro, nei compagni, negli avversari, svilupperebbe una maggiore padronanza dei movimenti stessi, che poi, allenati, porterebbe a una maggiore abilità (precisione e velocità) e dunque a una padronanza del movimento (con capacità di variare al bisogno la sequenza in modo flessibile e controllato). pensate alle ricadute nel mondo dell’educazione in famiglia, dei nostri figli, così come nella scuola. ecco spiegata la base neuronale di come il genitore sia “un modello di comportamento”, così come avere l’occasione di frequentare persone e modelli positivi potrebbe favorire “per imitazione” stili di comportamento e comunicativi più sani e positivi. ecco la necessità di sceglierci modelli positivi, fonti di benessere e di insegnamento! Frequentare persone che ci arricchiscano da un punto di vista emotivo e relazionale, intellettuale e esperienziale! esporci alle novità ci allena alla flessibilità cognitiva! e il nostro cervello è determinato geneticamente a tale apprendimento ma necessita di una nostra scelta consapevole di vivere o meno certe esperienze affinché lo plasmino!


Il ruolo di Bassano News? Promozione e valorizzazione del territorio, ma anche segnalazione di situazioni problematiche

PROPOSTE di andrea Minchio

Quando un giornale dà spazio al sentire comune

lA vOSTRA OPINIONE? Fatela pervenire a uno dei seguenti recapiti bassanonews

Amplificare i suggerimenti della gente per contribuire a migliorare la qualità della vita e, contestualmente, presentare proposte per rendere la città sempre più accogliente...

a vederla, la colonna che marca il confine fra le vecchie parrocchie di rosà, san zeno di cassola e Bassano, non sembra rivestire una particolare importanza storica. Forse perché laddove è stata eretta nel 1794, all’altezza del cosiddetto Croseron, veniva fino a pochi giorni fa pericolosamente sfiorata dal traffico della statale 47, traffico che di fatto la rendeva inavvicinabile (se non a rischio della vita); probabilmente, però,

anche per semplice ignoranza. Nel 2010, grazie a un bel servizio dello storico Gabriele Farronato, nostro prezioso e attivissimo collaboratore, ne abbiamo raccontato la storia, non trascurando l’aneddoto popolare secondo il quale, prima di sostare alla locanda dei Bertin (dove ora si trova una stazione di servizio), Napoleone avrebbe abbeverato il suo cavallo (bianco, naturalmente) proprio in quel luogo. oltre a documentare le vicende della colonna, in marmo chiaro e sormontata da una croce in ferro battuto, l’articolo auspicava anche la rimozione di un irriverente cartellone pubblicitario (che quasi la oscurava), come pure una sistemazione più idonea del monumento per preservarlo da possibili accidenti. a distanza di sette anni possiamo finalmente dire che la colonna del crocerone ha ritrovato, per quanto lo consenta la vicinanza della strada, un po’ della dignità che aveva perduto: il cartellone non c’è più e la nuova posizione -a qualche metro dalla precedentela rende meno vulnerabile. aggiungiamo che è stata anche oggetto di restauro dopo che, proprio agli inizi dell’anno, era stata centrata e gravemente danneggiata da un’automobile (il cui conducente si era poi dileguato). esprimiamo quindi riconoscenza

editrice artistica

all’amministrazione comunale di cassola, che ha provveduto a “riabilitare” questo simbolo di una memoria e di un’identità; nello stesso tempo siamo felici di avere potuto contribuire, attraverso il nostro costante lavoro di promozione e tutela del territorio (e dei suoi tesori), a tale recupero. d’altro canto è proprio questa la missione principale di Bassano News, unitamente a quella della conservazione della memoria: in parole povere, ricordare il passato, con le sue tradizioni e con quanto di buono ci ha lasciato in eredità, e allo stesso tempo pensare al futuro, con occhio lungimirante e sempre più proteso

Sopra, da sinistra verso destra da poco restaurata, la colonna del Croseron è stata spostata di qualche metro rispetto alla posizione occupata in precedenza: ora si trova leggermente più a nord, in una zona sicura. le pagine del servizio, a firma di Gabriele Farronato, dedicato nel numero di settembre/ottobre 2010 di Bassano News alla colonna e alla sua storia: in quella circostanza lo studioso auspicava per il monumento una sistemazione più idonea e di maggior rispetto. Sotto le locandine delle conferenze organizzate mensilmente da Bassano News e da L’Illustre bassanese: patrocinate dalla città, dalle principali associazioni culturali e dai club service del territorio, sono ormai divenute un appuntamento molto gradito e partecipato.

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auto nel castello? No, grazie!

Sopra erio piva, presidente del consiglio di Quartiere centro storico: le sue molte battaglie per una maggiore qualità della vità nel cuore di Bassano sono divenute ormai proverbiali. Fra queste, per esempio, anche la proposta di eliminare le automobili dal piazzale interno al castello e dal sagrato di santa Maria in colle e quella di ripristinare lo status quo, nei giorni di mercato, per la circolazione veicolare fra le vie verci, Mure del Bastion, Marinali e piazzetta delle poste.

verso intelligenti strategie di accoglienza turistica. un compito che negli ultimi tempi cerchiamo di assolvere pure attraverso il fortunato ciclo di conferenze Gens Bassia, organizzato dalla nostra redazione in collaborazione con quella de L’Illustre bassanese nella sala santa chiara della libreria cedis: incontri mensili di grande suggestione, patrocinati dalla città e dalle principali associazioni e club service bassanesi.

tendenza che, soprattutto negli ultimi tempi, è molto cresciuta. a Bassano News, dunque, si riconosce anche un irrinunciabile ruolo di servizio, che porta poi ad approfondire le problematicità di certe situazioni. recentemente, per esempio, abbiamo posto l’attenzione sulla presenza delle automobili all’interno del castello: un brutto biglietto da visita e un problema non da poco, alla cui risoluzione l’attuale l’amministrazione comunale sta fortunatamente lavorando. un altro esempio, decisamente più complesso, riguarda la presenza delle auto (sempre loro!) a ridosso del monumento di Jacopo Bassano, da poco restaurato. Ne abbiamo parlato diffusamente e ormai sono in

Naturalmente l’ancoraggio di questa testata al territorio è tale che di frequente sono gli stessi lettori a suggerire molte delle tematiche da affrontare, fornendo anche opinioni circostanziate che poi cerchiamo di tradurre nelle pagine del giornale. una

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Sopra e a fianco la collocazione di due bancarelle in più, lungo via verci e davanti al condominio Bellavista, avvenuta anni fa, ha subito creato notevoli disagi a residenti e non: una situazione poco fluida che perdura ormai da troppo tempo e alla quale, come suggerisce erio piva, bisognerebbe porre finalmente rimedio.

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piazzale Cadorna

molti a sapere che l’opera del Fusaro è pubblica, ma la proprietà su cui insiste privata... Qualche tecnico, da quanto ci è dato a sapere, sta studiando una possibile soluzione, di reciproco vantaggio. staremo a vedere. Meno rappresentativo sul piano dell’apparenza, ma significativo all’atto pratico, è il caso del transito veicolare nei giorni di mercato lungo le vie verci, Mure del Bastion, Marinali e piazzetta delle poste. un tempo, ci ricorda una nostra “segnalatrice”, era possibile accedere alla piazzetta da via verci percorrendo senza alcun problema una sorta di circuito. da quando sono state collocate un paio di bancarelle nel tratto antistante il condominio Bellavista ciò non è più possibile: gli automobilisti sono così costretti a compiere laboriose gimkane e il rischio di incidenti fra veicoli che si muovono in direzioni fra loro contrarie non è affatto da escludere. l’ideale, quindi, sarebbe ripristinare lo status quo, trovando al tempo stesso una collocazione valida per le bancarelle da rimuovere. soluzione gradita anche a erio piva, presidente del consiglio di Quartiere centro storico, che in più di un’occasione l’ha prospettata ai vari interlocutori istituzionali. Finora, però, senza alcun risultato.


Il quarto incontro pubblico della fase propedeutica all’avvio del Tavolo di Marketing Territoriale si è svolto nella Sala Chilesotti del Museo Civico il 4 febbraio scorso

SCHEGGE di Massimo vallotto

TERRITORI DEL BRENTA Fase 2 per il Marchio d’area

Gli esempi delle “buone pratiche” dell’Alto Adige-Südtirol hanno concluso un ciclo di quattro incontri, si auspica ora il passaggio alla fase concreta di partnership tra pubblico e privato.

A fianco un’immagine dei relatori durante l’incontro del 4 febbraio scorso. da sinistra paolo Ferretti di HMC Heart Mind Creativit, Marco pappalardo di IDM Alto Adige, Massimo vallotto e andrea cunico Jegary di Territori del Brenta. Sotto alcune immagini della presentazione di Marco pappalardo che mostrano come il territorio dell’alto adige sia la fondamentale risorsa da spendere sul mercato dell’offerta turistica.

si è svolto sabato 4 febbraio scorso, nella sala chilesotti del Museo civico, l’ultimo incontro propedeutico alla istituzione del tavolo di Marketing territoriale per la creazione del Marchio d’area Territori del Brenta. si tratta del completamento del lungo percorso di preparazione di un progetto che punta a unificare le proposte turistiche del nostro territorio sotto un’unica regia che si occupi della strategia di comunicazione. Quattro anni di incontri, proposte, conferenze che lo staff promotore di Territori del Brenta -roberto astuni, andrea cunico Jegary e Massimo vallotto- ha speso per convincere amministratori pubblici e operatori privati del settore turistico del territorio della necessità di mettere in campo sinergie che permettano di spendere le molteplici attrattività turistiche già presenti nel paniere dell’offerta in campo sovranazionale, competendo con realtà consolidate e intercettando, anche tramite i nuovi canali tecnologici, tutte quelle persone che sono alla ricerca di 28

stimolanti esperienze. circa un anno fa abbiamo dato notizia, proprio dalle pagine di Bassano News, dell’adesione al progetto dell’ ipa (intesa programmatica d’area) pedemontana del Brenta: 19 comuni, 7 categorie economiche e le sigle sindacali, che hanno condiviso finalità e obiettivi del Marchio d’area e che si sono dichiarati pronti a partecipare alla fase operativa successiva. Ma se la parte istituzionale e amministrativa ha dato il proprio placet, la parte privata, individuabile in coloro che del turismo del nostro territorio vive, non è stata da meno: sono stati più più di 40 gli aderenti tra operatori nel campo dell’accoglienza, del turismo culturale e ludico che si sono iscritti al tavolo. e’ questa la forma identificata dall’Associazione Territori del Brenta per raggiungere l’obiettivo di intessere azioni di marketing per creare linee strategiche capaci di intercettare i flussi turistici nazionali e internazionali: una partnership pubblico-privata,

dimostratasi vincente in altri e vicini casi presi come riferimento. proprio per raffrontarsi con esempi concreti, che mostrassero come tradurre in fatti il progetto condiviso del Marchio d’area, è stato organizzato l’ultimo ciclo di incontri propedeutici dei quali quello del 4 febbraio scorso era il conclusivo. “Fare turismo nell’area pedemontana del Brenta. il Marchio d’area come strumento di governo condiviso, la governance più incisiva e diffusa nei territori turistici più emancipati”: questo il titolo dell’evento organizzato dall’Associazione Territori del Brenta di concerto con l’ipa e con il patrocinio di Bassano del Grappa, ha proposto un confronto con Marco pappalardo, responsabile comunicazione della società di servizi IDM Alto Adige (“rendere l’alto adige il territorio più desiderato d’europa”) e di paolo Ferretti, titolare dell’agenzia di comunicazione HMC Heart Mind Creativity di Bolzano (“territori, ospiti, offerte coerenti”): un’importante occasione per raffrontarsi con le “buone pratiche”


SCHEGGE A fianco una suggestiva composizione grafica che mostra come le molteplici offerte turistiche di un territorio possano essere efficacemente comunicate attraverso una curata strategia di marketing che utilizza il Marchio d’area Südtirol come elemento unificante. www.idm-suedtirol.com/it/home.html Sotto, dall’alto verso il basso l’evoluzione del marchio Alta Badia, con circa 30 anni di vita, a dimostrazione della lungimiranza degli stakeholder locali che, pur essendo all’apice della notorietà tra le destinazioni alpine, non si adagiano sui risultati ma sono sempre proiettati nel futuro cercando la diversificazione attrattiva dei loro prodotti turistici. exploreyourway.altabadia.org

applicate da anni in territori con una forte propensione e attenzione per l’industria del turismo. in modo più incisivo che in altre, in quest’occasione è apparso chiaro come si tratti di una grande scommessa sul futuro per la nostra economia territoriale. Quanto portato a esempio da seguire per i Territori del Brenta, quell’alto adige-südtirol che ambisce a diventare “il territorio più desiderato d’europa”, non è stato visto quale vicino competitor, quanto piuttosto come modello dal quale attingere le esperienze da replicare, declinandole alla realtà dei Territori del Brenta. un sentire ormai diffuso indica il successo del sudtirolo come derivante dalle ingenti risorse di cui

tale territorio, in ragione del fatto di appartenere a una provincia autonoma che gode dei benefici dello statuto speciale, ha a disposizione. Questo può essere in parte vero, ma non va tralasciato il fatto che i nostri vicini sono riusciti a fare rete, a organizzarsi e a proporsi come molteplici aspetti di un’unica offerta turistica, con strategie di comunicazione e marketig mirate, efficaci e coerenti. i finanziamenti per la valorizzazione dell’area in ottica turistica arriveranno da appositi bandi europei gestiti dalla regione, ma ciò presuppone che le finalità del progetto e il percorso stesso siano condivisi da parte pubblica e parte privata. e’ quindi tempo di passare alla parte più concreta, ovvero alla

costituzione di una governance o “cabina di regia” pubblico/privata che faccia partire e renda operativo un centro di marketing affidato a professionisti della comunicazione. le colline, il Grappa, i centri storici di origine medievale, i musei diffusi, le attività sul fiume, la storia e le tipicità dei singoli paesi, i percorsi naturalistici per le escursioni o ciclabili, la cultura e l’arte, l’enogastronomia sono tutti potenziali elementi di richiamo che tuttavia necessitano di un’aggiunta non indifferente: l’impegno diffuso all’accoglienza, con il coinvolgimento della cittadinanza proattiva e consapevole. il percorso è ancora lungo, ma la preparazione è stata adeguata e il primo, fondamentale passo, è ormai fatto.

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Da Cavour a Napolitano, da Pio IX a Giovanni Paolo II

Sì, vIAGGIARE

i rapporti tra stato e cHiesa

testo di alessandro Faccio Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

La complessa vicenda delle relazioni tra Italia e Vaticano, con Roma cittàsimbolo delle massime istituzioni dei due Paesi, è lunga quasi un secolo e mezzo.

il fatto centrale che ha segnato i rapporti fra chiesa e stato nel nostro paese è stato sicuramente il processo di unificazione. e’ indubbio che pio iX, il pontefice che visse quel periodo, fu contrario alle idee liberali in difesa del potere temporale della chiesa. Ma è altresì vero che, rifiutandosi di guidare la guerra contro l’austria, egli pose le basi affinché la chiesa avesse un ruolo universale e la paternità verso tutti i popoli: non poteva infatti schierarsi a favore o contro un popolo anziché un altro. camillo Benso conte di cavour, probabilmente l’uomo politico italiano più fine e profondo che l’italia abbia visto in tempi moderni, capì questo orientamento, e comprese l’importanza di un ruolo centrale di roma e del papato. per questo motivo cercò in ogni modo, stupendo massoni e radicali,

Qui sopra pio iX (1792-1878) in una stampa della metà del XiX secolo. dopo la promulgazione della Legge delle Guarentigie si definì “prigioniero dello stato italiano”. In alto e sul titolo carel Max Quaedvlieg, La breccia di Porta Pia, 1870. roma, coll. apolloni. il ritratto camillo Benso, conte di cavour, in un’incisione del 1860.

A fianco Le tre epoche del prode generale Giuseppe Garibaldi, propugnatore della causa italiana, litografia della seconda metà dell’ottocento.

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di acquisire il consenso del papa all’idea di roma italiana e capitale. a dispetto dell’opposizione politica di pio iX, il contributo cattolico all’unità è stato grande, anche nella terminologia: Risorgimento equivale a Resurrezione. Non c’è dubbio comunque che al di là degli scontri che ci sono stati, e della formazione certamente anticlericale dei maggiori protagonisti del processo di unificazione, fra i quali Mazzini e Garibaldi, il ruolo dei cattolici sia stato notevole. un ruolo che è continuato, in forme e contenuti diversi, anche in questo secolo e mezzo dopo la presa di porta pia, avvenuta nel settembre 1870. l’italia unita ha ereditato dallo statuto di carlo alberto la definizione della religione cattolica come sola religione di stato, ma la conquista con la forza dello stato pontificio, e la volontaria clausura del papa entro le mura leonine posero la cosiddetta “Questione romana”, e cioè come trovare il modo di far convivere lo stato e la chiesa. le “leggi delle Guarentigie” garantivano al pontefice alcune prerogative, ma pio iX visse la conquista sabauda come una violenza e vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica del nuovo stato, con una bolla, il “Non expedit”, che restò in vigore fino agli inizi del ’900. con il successore, leone Xiii, la situazione cambia grazie a una enciclica sociale importantissima, la “rerum Novarum” che incoraggia il ruolo dei cattolici laici in campo politico e sociale. all’enciclica seguì, nel 1904 e nel 1909, la revoca del “Non expedit” voluta da pio X. la rinnovata presenza politica cattolica trova reale compimento nel 1919, con la fondazione del partito popolare di don luigi sturzo, dove i cattolici tornano in primo piano nell’agone politico

e sociale del ’900 italiano. la “Questione romana” si risolse con i Patti lateranensi, firmati nel febbraio 1929 dal primo ministro italiano Benito Mussolini e dal segretario di stato vaticano cardinale Gasparri. la religione cattolica restava religione dello stato italiano, che diventava però autonomo e indipendente dallo stato del vaticano. in quell’occasione pio Xi disse che “si era ridato dio all’italia, e l’italia a dio”. la repubblica del secondo dopoguerra ha confermato i trattati firmati con la chiesa, che sono stati aggiornati di comune accordo con la revisione del 1984. la religione cattolica non è più religione di stato, l’insegnamento religioso non è più obbligatorio ma facoltativo, lo stato non finanzia più la chiesa. l’ultimo ventennio è stato caratterizzato da animate discussioni sulla presenza dei crocifissi negli edifici pubblici, sui temi del divorzio, dell’aborto, della procreazione assistita; questioni che hanno sempre sfiorato il delicato equilibrio tra laicità e religione. anche i presidenti della repubblica, oscar luigi scalfaro prima e Giorgio Napolitano poi, hanno affermato con decisione il carattere laico della stato italiano, definendo la laicità dello stato un presupposto di libertà ed eguaglianza per ogni fede religiosa. concludendo possiamo affermare che il dialogo tra lo stato e la chiesa, in una prospettiva compiutamente unitaria, ha contribuito a far percepire in tutta l’italia, e anche in zone profondamente diverse e lontane geograficamente e culturalmente, i valori di un’unità non sempre così scontata. e ancora adesso, in un momento in cui affiorano tensioni di tipo separatistico, sono entrambi in prima linea nella difesa dei valori nazionali.


Sì, vIAGGIARE A fianco una sala dei Musei vaticani all’interno dello stato pontificio. si tratta di una una delle raccolte d’arte più grandi del mondo. il museo venne fondato all’inizio del cinquecento da Giulio ii, “papa guerriero” che commissionò a Michelangelo il celebre ciclo di affreschi nella volta della cappella sistina.

Dal 29 aprile all’1 maggio 2017 viaggio di 3 giorni Castel Gandolfo, il Quirinale e i Musei vaticani I POTERI DI ROMA l’inizio dei rapporti tra Stato e Chiesa si fa risalire a una sentenza evangelica attribuita a Gesù Cristo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. 1° giorno - sabato 29 aprile 2017 Bassano del Grappa - Roma ritrovo dei partecipanti alle ore 06,00 a Bassano del Grappa. sistemazione in pullman e partenza per padova, Bologna, Firenze. pranzo libero lungo il percorso. arrivo nel primo pomeriggio a Castel Gandolfo e visita guidata alle Ville Pontificie. il visitatore che entra per la prima volta in questi luoghi non immagina certo di trovarsi di fronte ai cospicui resti di una delle più famose dimore dell’antichità. al termine proseguimento per roma e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

2° giorno - domenica 30 aprile Roma prima colazione, cena e pernottamento in hotel. al mattino visita guidata al Quirinale, una delle sedi principali nelle quali si svolge la vita della repubblica italiana. la visita del palazzo conduce alla scoperta di un patrimonio d’arte, storia e cultura di inestimabile valore, espressione dell’operosità, della creatività e del genio degli italiani. il Quirinale è un palazzo vivo e vitale per la nostra democrazia, protagonista oggi come ieri della storia del paese; come tale rappresenta a pieno titolo “la casa degli italiani”. pranzo libero. Nel pomeriggio tempo a disposizione per una passeggiata con l’accompagnatore. 3° giorno - lunedì 1 maggio Roma - Bassano del Grappa prima colazione in hotel. al mattino visita guidata ai Musei Vaticani, dove sono esposte opere di pittura e scultura, come altre espressioni dell’ingegno umano, raccolte nei secoli dai pontefici. pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per il rientro con arrivo in serata entro le 21,00.

Quota individuale di partecipazione euro 390,00 la quota comprende - viaggio in pullman gran turismo; - sistemazione in hotel 4 stelle in camere doppie con servizi; - i pasti come da programma, bevande incluse; - le visite guidate come da programma; - gli ingressi (castel Gandolfo, palazzo del Quirinale, Musei vaticani); - assicurazione medico bagaglio - nostro accompagnatore:

Sopra, dall’alto verso il basso i giardini di castel Gandolfo, lungo il lago albano, nel comprensorio dei castelli romani un salone del palazzo del Quirinale, “la casa degli italiani”. dal 1946 è la residenza ufficiale dei presidenti della repubblica italiana.

la quota non comprende - le camere singole (supplemento di euro 80,00); - la tassa di soggiorno; - e mance e gli extra in genere. all’iscrizione acconto di euro 100,00

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L’artista festeggia un momento magico della sua carriera

SFIDE

GiaNNi cHiMiNazzo

di antonio Minchio

dopo le mostre del cinquantesimo la partecipazione alla triennale

Sotto, da sinistra verso destra Campagna composizione n. 8, olio su tela, 2015: si tratta dell’opera che verrà esposta alla triennale di roma. il sindaco paolo Bordignon conferisce a Gianni chiminazzo un’onorificenza per l’attività artistica e didattica svolta per 50 anni a rosà (dicembre 2016).

Lo scorso anno le tre personali a Marostica, Bassano e Rosà, sua città natale. E ora la grande soddisfazione per l’ammissione alla prestigiosa rassegna internazionale di Roma.

cinquant’anni di carriera artistica non sono certamente pochi. anzi. Nel caso di Gianni chiminazzo, poi, tale traguardo vale doppio. Già, perché il maestro rosatese, oltre ad avere percorso i sentieri dell’arte confrontandosi con le diverse tecniche espressive, si è sempre dedicato anche all’insegnamento; favorendo così una sana diffusione della cultura nel nostro territorio. un traguardo davvero importante, dunque, che è stato degnamente festeggiato lo scorso anno con tre mostre personali: a Marostica, nel castello inferiore (in marzo), a Bassano, in palazzo agostinelli (fra ottobre e novembre), e infine a rosà, sua città natale, nella sala consiliare del Municipio e nella Biblioteca civica (in dicembre). “tre eventi che mi hanno regalato grandi soddisfazioni e soprattutto il riconoscimento, da parte dei collezionisti, dei critici e della

50 anni nel colore, installazione, 2016.

l’artista con chiara Grandotto, assessore alla cultura di rosà.

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gente comune, dell’impegno che ha sempre accompagnato la mia attività. credo che proprio la vocazione di cantore della natura, per così dire, sia la prerogativa che più di ogni altra mi è stata generosamente attribuita: una natura incontaminata, carica di suggestioni emotive che mi riporta agli anni della giovinezza e che oggi non esiste più; se non nei territori dell’anima”. in effetti sono proprio gli straordinari paesaggi di chiminazzo a marcarne la cifra artistica; in primis le campagne e le colline della terra natia, segnate da contrade e sentieri, scandite da corsi d’acqua e trapuntate da architetture lontane, con gli immancabili campanili a segnare una rete di presenze antiche e rassicuranti. visioni dalle quali l’artista si sente attratto e che, poi, reinterpreta attraverso la costante ricerca di molteplici forme espressive quali pittura, scultura, incisione, affresco e mosaico. Non a caso nel corso della sua carriera, chiminazzo ha avvertito l’urgenza della sperimentazione, passando dal pennello alla spatola e rinunciando progressivamente alla dimensione descrittiva. attraverso la scomposizione geometrica dei diversi elementi costitutivi, le sue opere si sono via via trasformate in originali composizioni ritmiche dalle inconfondibili vibrazioni coloristiche, dando così vita a una pittura che è allo stesso tempo razionale e fantastica. proprio recentemente, inoltre si è concretizzata un’ulteriore occasione per festeggiare l’importante anniversario: Gianni chiminazzo, dopo avere superato brillantemente le selezioni, è stato ammesso alla terza edizione

dell’esposizione triennale di arti visive di roma, in programma dal 25 marzo al 22 aprile presso il complesso del vittoriano (più noto come Altare della Patria). vittorio sgarbi, nella conferenza di anteprima, ha ricordato come la manifestazione si proponga di promuovere una serie di rassegne artistiche aventi per tema dominante il concetto di “eterno”. il grande merito della Triennale, aggiungiamo noi, è quello di coinvolgere un ragguardevole numero di artisti provenienti da tutto il mondo, favorendo così lo sviluppo delle arti contemporanee. “la selezione -ci spiega Gianni chiminazzo con una punta d’orgoglio- ha contribuito alla costruzione di un evento di notevole prestigio: il talento dei partecipanti è infatti funzionale a una visione nuova della realtà, nella quale l’artista si rivela capace di risvegliare la civiltà e di reinterpretarla”. l’esposizione verrà inaugurata da achille Bonito oliva, teorico della Transavanguardia e, oltre che nel vittoriano, sarà ospitata nei padiglioni di palazzo velli e del Museo venanzo crocetti. GIANNI CHIMINAzzO Pittore, scultore, incisore Via Bertorelle, 107 - rosà info@giannichiminazzo.com


Nota stazione turistica e termale, costituisce anche la base ideale per visitare le città d’arte della Toscana

RENAISSANCE di erica schöfer

priMavera a MoNtecatiNi

nostra corrispondente dalla Toscana

Dopo quelle di Nino D’Antonio da Napoli e di Albina Zanin da Parigi, mancava a Bassano News una voce dal Centro Italia, per raccontare le bellezze dell’antica Etruria. Una lacuna che Erica Schöfer, nostra corrispondente dalla terra di Dante, provvede ora a colmare.

con l’arrivo della bella stagione viene voglia di uscire, camminare, visitare altri luoghi e, perché no?, trascorrere un bel fine settimana a... Montecatini terme. rinomata località termale, la città ha accolto uomini illustri, artisti, poeti, sportivi, attori e pure musicisti, fra i quali Giuseppe verdi che qui componeva le sue opere utilizzando un pianoforte da poco restaurato e ora esposto alle terme Tettuccio. Grace Kelly e ranieri di Monaco amavano passeggiare lungo i viali fioriti delle terme, ma era facile incontrare anche star di Hollywood come William Holden e audrey Hepburn. a testimonianza di questo periodo di fulgore, lungo viale verdi, una delle arterie principali, si possono vedere incisi i nomi di molte personalità che qui venivano a trascorrere le vacanze.

Sopra lo stabilimento delle terme Tettuccio vanta una storia secolare. Qui si praticano cure idropiniche, con terapie che prevedono l’uso dell’acqua termale come bevanda, indicate soprattutto per le patologie di fegato, stomaco e intestino. Sotto la storica funicolare che collega Montecatini terme con la frazione di Montecatini alto: venne inaugurata il 4 giugno 1898 (ph. leonardo to pinocchio - p.g.c. discover pistoia).

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la prima sorgente termale risale probabilmente al periodo dei romani che trovarono l’acqua nei pressi dell’attuale cratere delle Leopoldine. Già nel duecento le acque venivano usate a scopo curativo, ma la storia ufficiale delle terme inizia attorno al 1400, quando il medico ugolino simone da Montecatini ne studiò la natura e i benefici. la costruzione dei primi stabilimenti risale al 1300, ma è nella seconda metà del settecento che iniziò la nascita vera degli stabilimenti Leopoldine e Tettuccio grazie alla volontà del Granduca pietro leopoldo di lorena. il periodo d’oro delle terme fu quello della Belle Epoque, quando da tutta europa si veniva a provarne le proprietà curative. lo splendore di tale periodo si può ammirare nei molti edifici in stile Liberty che fanno bella mostra di sé. il Tettuccio, così chiamato per la tettoia che copriva la sorgente, è stato realizzato su progetto di Gaspero Maria paoletti alla fine del settecento e poi ristrutturato dall’architetto ugo Giovannozzi nei primi del Novecento secondo il concetto delle terme romane, con un’entrata maestosa sorretta da imponenti colonne e all’interno esedre, statue, affreschi e un parco dove belle aiuole fiorite, fontane e sentieri tra cedri, palme, acacie, sequoie, glicini e tigli invogliano a soffermarsi in tranquillità. durante la bella stagione, inoltre,

un’orchestra dal vivo accompagna i visitatori. ai più golosi, poi, consigliamo l’assaggio di una leccornia davvero speciale: si tratta delle famose Cialde di Montecatini. Non può infine mancare una visita a Montecatini alto, borgo medioevale che si raggiunge facilmente in auto o con una pittoresca funicolare. da qui il panorama è spettacolare! Nella piazzetta principale alcuni locali tipici propongono ricette della tradizione toscana come, per esempio, la fettunta. una breve passeggiata conduce alla rocca e alla chiesa romanica di san pietro apostolo, dove è custodita la reliquia di santa Barbara, patrona della citta. vicino a Montecatini merita senz’altro una visita la Grotta Giusti a Monsummano terme, la più grande d’europa in ambito termale: divisa in tre zone, Paradiso, Purgatorio e Inferno, è percorsa da corsi d’acqua e ospita sul fondo un lago sotterraneo, ideale per un bagno di vapore naturale e detossinante. Montecatini è una base ideale anche per visitare citta d’arte come Firenze, lucca, pisa e pistoia (che quest’anno è stata proclamata Città della cultura italiana) e anche piccoli paesi come vinci (dove nacque leonardo) e collodi conosciuta pure dai più piccini per pinocchio.


Eretta dai Trevigiani, prima ancora delle mura, è da sempre il simbolo di Castelfranco. E oggi, gestita dall’associazione palio, si propone come centro di cultura e laboratorio di idee

Il RAPPORTO testi di sergio Gazzola, andrea Minchio, Giancarlo saran, Flavio trentin

la torre (civica) della riscossa

Fotografie: Maurizio sartoretto, andrea Minchio Si ringraziano per la collaborazione Piero Trentin e Diana Villanova

Per saperne di più abbiamo incontrato Flavio Trentin, cultore di storia castellana, Sergio Gazzola, presidente del sodalizio, e Giancarlo Saran, già assessore alla Cultura della città di Giorgione.

svetta maestosa su castelfranco, sovrastando il borgo medievale e la città e conferendo al paesaggio urbano un’impronta inconfondibile: stiamo parlando della torre civica, naturalmente, assurta da secoli a simbolo indiscusso della comunità castellana e della sua storia. oggetto di un recente restauro, che ne consente la visita, è da qualche tempo gestita con grande passione e slancio dall’Associazione Palio.

Sopra la torre civica di castelfranco veneto in due suggestive immagini e in una cartolina del 1895

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i risultati di tale “regia” sono sotto gli occhi di tutti e gratificano in primis l’amministrazione civica, che ha dato fiducia al sodalizio biancorosso. a beneficiare del lavoro del “palio” è però l’intera città di Giorgione, che oggi può contare su questa struttura quale formidabile laboratorio di idee e dinamico centro di cultura, sicuramente funzionale a diverse proposte espositive e, soprattutto,

ad attività volte a promuovere lo sviluppo turistico del territorio. per conoscere più da vicino le vicende passate e recenti della Torre dell’Orologio (come viene anche chiamata) abbiamo incontrato Flavio trentin, cultore di storia castellana, sergio Gazzola, dinamico presidente dell’Associazione Palio e Giancarlo saran, già assessore alla cultura del comune di castelfranco. a.M.


“el Torion”, fiero emblema di tutta una comunità Negli ultimissimi anni del Xii secolo il comune di treviso si trovò a subire lungo il corso del Muson, suo confine occidentale, la pressione espansionistica delle città di padova e di vicenza. la situazione si presentava quanto mai delicata, anche a causa di forti interessi da parte delle famiglie feudali dei da camposampiero e dei da romano (gli ezzelini), che avevano ampi possedimenti in tali città. pure il vescovo, infine, godeva nel medesimo territorio di castelli e di vaste proprietà. Nell’ottica di tutelarsi da vicini così pericolosi, treviso decise allora di dare vita a un forte presidio, in grado di garantire la necessaria sicurezza: un nuovo centro abitato, fortificato e popolato da propri concittadini. Quest’ultimi avrebbero difeso gli interessi della madrepatria assieme ai propri e, a fronte di un servizio armato, avrebbero ricevuto terreni edificabili entro le mura e latifondi nella campagna circostante. a tutto ciò si aggiunse poi, nella concretizzazione di tale disegno geopolitico, l’esenzione dalle tasse. un privilegio, per così dire, dal quale derivò il nome del borgo: Castel Franco, cioè castello libero da balzelli di varia natura. si cominciò con la costruzione delle torri, che solo in un secondo momento vennero unite fra loro dalla cortina muraria circondata da un fossato. la più maestosa era, ed è tuttora, quella posta a protezione della porta orientale, rivolta verso la città fondatrice. alta circa 43 metri e comunemente chiamata el Torion, assunse con il passare degli anni vari nomi fra i quali Torre davanti e Porta trevisana. divenne infine Torre dell’Orologio, dopo che il podestà veneziano pietro Gradenigo vi fece collocare nel 1499 un orologio

Il RAPPORTO

con datario e lunario, orientato tanto verso l’interno quanto verso l’esterno della città e sormontato sulla facciata orientale dal leone di san Marco, a ricordo del dominio della serenissima su treviso. la maggior altezza di questa struttura è dovuta probabilmente alla sua centralità (e quindi alla sua funzione di controllo) rispetto all’intero sistema fortificato; il quale comprendeva, oltre alle mura vere e proprie, anche due bastie esterne, circondate da acqua ed erette allo scopo di tenere lontane le macchine d’assedio (catapulte, mangani, trabucchi...) che avrebbero potuto demolire la fortezza con il lancio di proiettili.

della presenza di queste barriere esterne rimane il ricordo nel nome di una via parallela al lato est delle mura (via Bastia vecchia), mentre l’antico nome dell’attuale corso XXiX aprile era Bastia Nova. ai piedi della torre civica e a difesa delle porte si trovava un rivelino con saracinesca e ponte levatoio, che completava a est lo sviluppo di un dongione (o girone): quest’ultimo ospitava la guarnigione fissa del castello e le abitazioni dei due consoli che lo governavano. di ciò si conserva solo la memoria, ma è invece chiara la struttura difensiva immediatamente sotto la torre: due grossi portoni ne

Sopra, da sinistra verso destra un particolare dell’orologio fatto collocare sulla torre nel 1499 dal podestà veneziano pietro Gradenigo. la torre vista dall’interno del castello (come ancora oggi viene chiamato il borgo storico all’interno delle mura). Sotto la torre in una fotografia d’epoca.

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Il RAPPORTO

Sopra due sale all’interno della torre, normalmente utilizzate come spazi espositivi per mostre (in questo caso per una rassegna di modelli in legno di macchine leonardesche). la porta sotto la torre e uno scorcio del borgo.

chiudevano l’accesso, mentre attraverso le caditoie poste sul colmo delle volte i difensori potevano bersagliare i nemici che fossero riusciti a sfondare uno dei portoni. sulle volte si può inoltre notare l’affresco dello stemma carrarese con le iniziali di Francesco da carrara, che tenne il castello per otto anni dopo averlo preso a tradimento durante la Guerra di chioggia. la torre civica era dunque un formidabile arnese bellico che, nel tempo, diventò il simbolo di castelfranco; al punto da rimanere in piedi anche dopo aver perso la sua funzione militare e, addirittura, da essere ricostruito tale e quale dopo alcuni crolli. la struttura ospita oggi sulla sommità una grande campana che suona per scandire le ore, ma pure per annunciare il mezzogiorno e le riunioni del consiglio comunale.

Qui sotto l’ingresso alle sale della torre.

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un tempo il Campanon veniva suonato dal primo piano della torre con corde che scendevano lungo la canna e dentro “guide” in legno per impedirne l’eccessiva oscillazione. con la caduta della serenissima i Francesi decisero di togliere l’ala al leone Marciano e di abbassarne la coda in segno di sottomissione. Quest’umiliante situazione perdurò sotto il dominio austriaco; ma, con l’avvento del regno d’italia, fu finalmente possibile rimediare e ricollocare al suo posto l’ala asportata: una domenica, grazie all’aiuto dei fedeli che uscivano dalla messa, la parte mancante venne innalzata con corde e paranchi e posta dove prima si trovava, restituendo così al leone castellano la sua antica dignità. ancor oggi lo sguardo rassicurante del simbolo veneto per eccellenza continua a posarsi sul cuore pulsante

della città di Giorgione. F.T. Dalla “creazione” del palio alla gestione della Torre poco più di vent’anni fa si celebrarono gli ottocento anni della nascita delle mura castellane con una serie di eventi, convegni e concerti; furono occasioni di approfondimento storico e di convivialità, di fatto, però, dedicate solo a una nicchia di interessati. la ricorrenza avrebbe potuto scorrere via senza troppe attenzioni da parte dei molti, ma nel cuore di un gruppo di cittadini attivi nel volontariato, presenti nei comitati di quartiere e di frazione, covava il desiderio di coinvolgere tutta la popolazione in questo anniversario. Nel giro di qualche mese nacque, a opera del giovane Coordinamento del Volontariato della Castellana, il Comitato Palio intenzionato a organizzare per l’estate una festa popolare in onore delle mura: un evento simbolico, volto a invitare anche gli abitanti di quartieri e frazioni a riappropriarsi della città e della sua storia. la risposta fu pronta e diffusa, si concordò di caratterizzare con singolari cerimonie e tornei la festa, supportandola con una ricerca adeguata, e con la partecipazione in costume medievale dei borghi antichi e moderni. la febbre partecipativa salì sempre più, con incontri e gruppi di lavoro per approfondire gli studi, costruire le strutture e disegnare gli abiti. Quando giunse il momento, una domenica di settembre, tanti piccoli cortei di figuranti, accompagnati quasi in processione da altri festosi concittadini, si riversarono in centro. in poco tempo, ai gruppi delle frazioni se ne unirono altri, con tamburi e sbandieratori, e il corteo crebbe enormemente. Nel corso degli anni e delle varie edizioni la manifestazione continuò ad arricchirsi: con i quadri storici si aprì entro le mura il primo mercato


31,50 29,00 27,00 22,50 18,00 13,50 9,00 4,50 0,00

medievale mentre fuori, in piazza e sugli spalti, si giocavano i tornei del Pallone e del Castel d’Amore. e’ nata così, per iniziativa popolare, la suggestiva rievocazione storica di castelfranco veneto. inizialmente doveva trattarsi di una festa pensata solo per l’importante anniversario; poi, alla luce del successo ottenuto, cominciarono le repliche, con sempre qualcosa di nuovo. dopo qualche anno il Comitato Palio si tramutò in Associazione dandosi uno statuto e, con questo, l’impegno a sostenere la storia (non solo quella medievale) della città per farne rivivere e ricordare con orgoglio le origini. con il tempo si diffuse la consapevolezza che la bellezza del centro storico di castelfranco e lo spirito di accoglienza dei castellani possono generare notevole valore attrattivo: cominciò così a svilupparsi l’idea di un turismo diverso, tutto ancora da costruire. a seguito dell’importante restauro della torre, animata dal desiderio che tale simbolo cittadino non rimanesse vuoto, l’amministrazione comunale chiese all’Associazione Palio di garantirne un’apertura costante e di cominciare a riempirla con proposte culturali. così, a latere della normale gestione dell’immobile e in occasione del palio del 2014, venne inaugurata la prima mostra: In punta di lancia e a fil di spada, esposizione di armi realizzate tra il Xii e il Xiv secolo. Nel 2015 fu la volta di un’altra

rassegna, Abiti e storia di Caterina Cornaro, Signora di Asolo. Nel corso del 2016 la torre civica ha ospitato tre mostre: nella prima sono stati esposti i costumi di carnevale realizzati da sei artisti castellani; la seconda, fotografica, era invece orientata alla promozione delle cosiddette Terre di Giorgione; l’ultima, visibile nelle immagini di queste pagine e da poco conclusa, ha proposto un excursus sulle macchine progettate da leonardo (sotto forma di modelli in legno). per il 2017, infine, sono molte le iniziative in cantiere, ma è soprattutto per l’anno prossimo che si sta lavorando. l’obiettivo? una grande mostra, il cui tema è per il momento ancora top secret! S.G. Castelfranco Veneto, città delle quattro eccellenze le vicende descritte da Flavio trentin e sergio Gazzola portano a una conclusione che spesso sfugge all’occhio dello stesso cittadino castellano, il quale forse dà per acquisita tanta bellezza che lo circonda, a iniziare dalla grande piazza intitolata a Giorgione, una della cui opere più conosciute è la pala custodita entro il duomo; maestosa costruzione settecentesca opera di Francesco Maria preti, pure lui di castelfranco, autore non solo del teatro accademico, una squisita bomboniera centro della vita culturale cittadina, ma anche “papà” di villa pisani, tra le mete di eccellenza della riviera del Brenta.

in tema di dimore storiche la nostra città ha solo l’imbarazzo della scelta (turistica). si va da casa costanzo, entro le Mura (i cui proprietari furono committenti della pala allo stesso Giorgione) a villa chiminelli, nelle immediate adiacenze, con affreschi di Benedetto caliari, fratello del più noto paolo veronese i cui dipinti della demolita villa soranzo furono il nucleo primo della Quadreria del duomo, ovvero la sua sacrestia. Francesco Maria preti si avvalse della collaborazione di Giovanni rizzetti, architetto e proprietario di ca’amata, dimora settecentesca che ha dato il nome al vicino Golf club a 18 buche: una distesa di verde che trova un contraltare storico in parco Bolasco, uno dei luoghi tardo romantici più suggestivi del Nord italia, oggetto di recente e importante restauro, assieme all’ala nobile della sua villa, di proprietà dell’università di padova, sede di un prestigioso centro di eccellenza accademica. altro volano strategico di promozione culturale di una città che gode, quindi, di quattro testimonianze di eccellenza dello scorso millennio. cosa rara per centri di medie dimensioni. le Mura medioevali, che qui vi raccontiamo con la torre civica. il rinascimento, quindi Giorgione. un illuminismo architettonico riassunto nelle opere di Francesco Maria preti e, infine, la bellezza tardo romantica del compendio Bolasco. G.S.

Sopra, da sinistra verso destra la torre civica in due sezioni (da un elaborato dello studio aeditecne di vicenza) e altre sale espositive della storica struttura. l’imponente struttura è aperta tutti i fine settimana dell’anno (sabato: 11.00-13.00 e 15.00-19.00; domenica: 10.00-13.00 e 15.00-19.00; per gruppi, durante la settimana, su prenotazione) grazie all’impegno di un gruppo di volontari che ne offrono una metodica e approfondita guida.

ASSOCIAzIONE PAlIO DI CASTElFRANCO piazza Giorgione, 31033 Castelfranco Veneto (TV) Tel. 347 974 1336 www.paliodicastelfranco.org Torre Civica di Castelfranco

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Siamo tutti “tedeschi”

Il CENACOlO

il pedeMoNte GerMaNico

di chiara Ferronato In collaborazione con il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

di Adalgisio Gino Bonin

lo studioso adalgisio Gino Bonin.

la copertina del volume Il Pedemonte germanico. Origini di Bassano, Marostica, Asolo e Canal di Brenta. attiliofraccaroeditore, 2016.

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Evaristo Borsatto - glottologo - mi segnala, sollecitandone una presentazione-incontro, il lavoro linguistico il pedemonte germanico. origini di Bassano, Marostica, asolo e Canal di Brenta, di Adalgisio Gino Bonin, uomo di varia cultura, che ha dedicato anni di studi alla ricerca delle radici germaniche dei nomi delle nostre zone e delle locali genti. E’ un libro che suscita interessi di vario tipo, personali e comuni, (“Che significato avrà il mio cognome? E quella contrada che evoca,

e ha evocato, semplicemente per tanto tempo, o un tratto di fiume o un bosco o un orto, guarda un po’, invece, a selezionarne il nome, sotto la lente d’ingrandimento della filologia tedesca, cosa va a indicare!”. E così via), si presta a discussioni vivaci, a consensi illuminati, a pieghe inaspettate di quesiti e di risposte. Bellissime le incisioni inedite di Giorgio Tadiello che intervengono qua e là nel testo, tra cippi, lapidi. Iscrizioni: retiche. In latino, qualcuna. Chiara Ferronato

Germanici sono anche tutti gli antichi toponimi interni o limitrofi alla città che ancora resistono presso i Bassanesi “doc”. a ciò ha contribuito probabilmente anche il fatto che la nostra città è sempre stata meta appetita da facoltose famiglie di cultura germanica che qui si sono insediate spesso circondandosi di servi e coloni di lingua tedesca (un tempo anche di armigeri) reclutandoli (fino a ieri si può dire!) nelle regioni “dialettali” germaniche le uniche ricche di bracciantato disponibile (il vicino altopiano, l’atesino, il tirolo, la Westfalia, la Baviera, ecc.). in proposito, molto correttamente lo stesso ruggero remonato (Spigolature Bassanesi, p. 137) scrive: “anche dopo l’annessione del veneto all’italia, per molti anni, a Bassano, venivano ancora usati termini in lingua tedesca. occorre tener presente - egli precisa che fino a pochi anni or sono, il confine con l’austria era a forte tombion e, quindi, nella nostra città c’erano famiglie di origine tedesca che conservano, tuttora, il loro cognome, come innerkofler, Jonoch, Wipflinger, eccetera... altri avevano addirittura italianizzato il loro cognome...”. si è trattato di genti germaniche che negli ultimi due secoli si sono aggiunte a quelle tedesche medioevali locali il cui cognome deriva o dall’ambiente (gli art-hus-o, i Ber-ti, Ber-t’-acho, Boni-n, Bona-to, Bon-homo, Mar-in, Mar-hini, Marches-hini, ecc.) o dall’ attività professata (i Brot-to, Mar-an-gon, Gard-in, rossi, rosse-to, ecc.) o dalla discendenza del capo famiglia com’era un tempo in uso in tutta europa ed è ancora presente in vaste plaghe della

russia (petro-vic “figlio di pietro, ivano-vic “figlio di ivan”). in proposito, l’insegnante di tedesco, romanesi, ancora negli anni quaranta del secolo scorso, ha avuto modo di ricordare che alcuni cognomi locali si prestano ad una duplice interpretazione. ad esempio, il cognome “Minchio” può derivare o dal composto dialettale “ming-hius” (hius / hûs = ted. haus) usato per indicare la “famiglia di domenico (capostipite) e/o suoi discendenti”, oppure derivare dal termine “münch-hius” per indicare una “famiglia proveniente da Monaco di Baviera” od anche da una località “sede di monaci” (come pare fosse lo stesso capoluogo bavarese!). più probabile da “münch-hio” (cfr. o. schade p. 401 v. hio), cioè “lavorante proveniente da Monaco” termine col quale si indicava un “monaco lavoratore”. e così il cognome “rech” è la fonia trascritta del tedesco dialettale o tardo medioevale “reck / recke” (cfr. M. lexers p. 164) con cui le genti locali hanno indicato lo straniero immigrato. ciò, a conferma di una ininterrotta secolare influenza culturale germanica sulla nostra città al punto che alla prima sala cinematografica di Bassano è stato dato il nome tedesco Adler, che significa “aquila”. tra i toponimi più interessanti e più in uso, di certo è Contrà Sole, meglio nota come Contrà del Sole (ora via Bartolomeo Gamba), che scendendo dritta dritta il colle qui in forte pendenza, congiunge la parte sommitale più meridionale del terraglio all’antico “ponte di legno”, cioè l’holzbrücke (poi “ponte vecchio”, contrapposto al ponte Nuovo, e


ora ponte degli alpini). Non deriva il suo nome da una fantasiosa “insegna di qualche osteria” come ipotizza il signori (op. c., p. 183 s.) e neppure per essere “esposta al sole”. se c’è una contrada o una via cittadina che fin dalle sue origini raramente vede il sole (cfr. anche la pianta di Bassano del 1583 dei dal ponte), tale contrada o tale via, è proprio questa, data la sua ubicazione e gli alti palazzi latistanti. il suo nome, già presente nella toponomastica bassanese nel Xv secolo, è dovuto invece proprio alla sua posizione ed è espresso nel linguaggio tedesco medioevale proprio di quel periodo, cioè zo-lê (italiano sò-le) che alla lettera significa contrada “lungo il pendio del colle” (cfr. Matthias lexers, op. c., pp. 123 e 337). analogo significato aveva l’antico Canesèo Sole vicolo che pur esso scende ripido dal terraglio collegandosi - ricorda anche Franco signori (op. c., p. 65) - con la stessa Contrà Sòle. e così il termine Terraglio (presente anche a treviso e ai bordi della fossa viscontea delle Barchette) pur esso deriva dal tedesco medioevale the rag’-hlêo / the rag’-lêo (poi ther rag’-hlio) che esprime concettualmente “la parte sommitale del rilievo, o dell’accumulo di terra, o del terreno rialzato, elevato, ecc. (con rag’ da ragen “elevarsi in altezza, emergere, sporgere” e hlêo / lêo / lê / hlio / hli “colle, altura, terreno elevato, in posizione rialzata, dosso, pendio, terrapieno”) come si evince chiaramente consultando i glossari di antico tedesco di r. schutzeichel, o. schade, M. lexers, a. lübben, J. schatz, F. Jelinek, schmeller, et altri per i singoli termini indicati nonché grammatiche specifiche, e (soprattutto!) dalla presa visione diretta (per un doveroso controllo!) dei numerosi posti indicati con questo termine sia in pianura che in collina. ad ulteriore precisazione, va ricordato che il verbo ragen e/o suoi derivati, nei composti assume la forma rag / rage come attesta anche il lexers (op. c., p. 163 v. rage-huffe), mentre la forma hlêo, con le allotrope, hleo, lêo, lê, hlaiv, hli, hly, hlie, lie, hlea, hlâ, etc. presenti nei vari dialetti germanici, sarebbero deverbali da hlinen / hlenen. la forma “teraleum” (>”teralio / teraglio / terraglio”), quindi, ricordata dal signori, è il consueto tentativo di trascrivere il più fedelmente possibile in grafia latina la fonia del succitato termine tedesco medioevale contratto in the ra-‘lêo / the ra-‘hleo (e te ra‘hlio). il significato non risulterebbe, quindi, quello di “spiazzo libero di fronte alle mura del castello”, come afferma Franco signori (p. 188) con eccessiva

Il CENACOlO

fiducia dandolo addirittura per certo. lascia piuttosto perplessi, però, il fatto che lo stesso signori poco più avanti, quando parla del Terraglio della Fossa lo descriva, invece, come: “Terrapieno innalzato artificialmente ai bordi della fossa viscontea scavata nel 1402 alle Barchette per deviare il Brenta verso la pianura vicentina”. sembrerebbe evidente, quindi, che per Franco signori il termine Terraglio dovrebbe avere sia il significato di “spiazzo libero” sia quello di “terrapieno”. il che appare piuttosto strano. * * * del resto - ricorda anche il dal pozzo - in Germania vi sono vari corsi d’acqua col nome Brenta che risultano essere o esser stati tutti utilizzati come linea di separazione tra territori confinanti. il fatto poi che nei dialetti alto tedeschi, cioè dialetti meridionali, la w fosse pronunciata b e p, e la stessa b si alternasse con la p, giustificherebbe sia la forma Prentê / Prentâ di dialetti tedeschi attuali, sia anche di quelli più antichi visto che “Prente” si trova persino in un privilegio di ottone i del 972 che reca la scritta “in utraque ripa Prente” (G. verci, co. dip., doc. 2). Ma un’altra possibilità interpretativa va ricordata. Nei dialetti atesini, infatti, col termine femminile brente oltre ad indicare “un terreno dissodato con l’incendio” od anche “un pascolo in posizione solatìa, in luogo aperto”, viene indicata anche “una larga conca ai piedi di cime e rilievi montuosi” ove poi spesso si raccolgono le acque superficiali da questi discese (cfr. anche c. Battisti, op. c., p. 52). pertanto non si può del tutto escludere che il termine Brenta derivi dal composto brent’-â che esprime il significato di “corso d’acqua di conca valliva”. il che induce a ricordare che il fiume Brenta trae origine dai due laghetti pedemontani di levico e caldonazzo. possibile, quindi, che per le genti dell’alta valsugana il termine Brenta fosse inteso con questo significato (od anche “con questo significato”!), mentre per le popolazioni della pianura costituiva, invece, elemento di confine interregionale come, in precedenza, era inteso il Medoaco.

Sopra, dall’alto verso il basso lapide di castelciès: parte scritta in retico. la scritta sotto l’affresco della Madonna su falce lunare nella chiesa di san Francesco a Bassano: è in dialetto tedesco meridionale del periodo tardo medioevale.

In alto, sopra al testo porta delle Grazie e piazzale Giardino antistante la strada per san vito (l’antica starda per il tirolo o d’alemagna). sullo sfondo prato santa caterina (ex piazza d’armi con la relativa caserma). incisione di Giorgio tadiello. Galleria incontri Scrimin via Vendramini, 46/a Bassano del Grappa Venerdì 24 marzo, alle ore 18 adalgisio Gino Bonin presenta Il Pedemonte germanico. Origini di Bassano, Marostica, Asolo e Canal di Brenta introduce evaristo Borsatto

tratto da Il Pedemonte germanico. Origini di Bassano, Marostica, Asolo e Canal di Brenta di adalgisio Gino Bonin.

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E’ un brand nato per fornire servizi e consulenze nell’ambito della pubblicità e del marketing

vENuSTAS di andrea Minchio

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era da tempo che in redazione se ne parlava. un tarlo che piano piano ha finito per convincere anche il più refrattario del gruppo, cioè il sottoscritto. e così, con i primi mesi di questo nuovo anno, il progetto ha preso quota assumendo una propria connotazione, ben bilanciato fra i valori di forma e contenuto; il che significa, sostanzialmente, rimanere nei binari sempre amati della sobrietà e del classicismo anche se, per così dire, in un settore parallelo a quello che normalmente battiamo. d’altro canto le sinergie che siamo in grado di sprigionare non sono certo trascurabili: il know-how, espressione super-inflazionata per designare l’insieme di competenze ed esperienze necessari a svolgere al meglio un lavoro, non ci manca. e poi, per capire meglio di cosa stiamo parlando, basta compiere un’elementare (ma sempre efficace) incursione nelle pagine di un buon

vocabolario di latino e prendere rapidamente in esame tre verbi: communico, divulgo ed edo. potremmo affermare, in buona sostanza, che il significato è più o meno lo stesso. ossia quello di accomunare, mettere in relazione, rendere partecipe, diffondere, divulgare, pubblicare... ecco allora che il cerchio si chiude e possiamo finalmente annunciare che abbiamo deciso di affiancare all’attività editoriale vera e propria un servizio ad hoc in ambito comunicazionale, reso peraltro ben riconoscibile dal brand adv artistica. Quasi superfluo ricordare che le prime tre lettere stanno per advertising (pubblicità), termine associato allo stesso aggettivo che qualifica la casa editrice, cioè artistica. il marchio, poi, ha origini nobili: un torchio, che ricorda la storica attività di stampa di famiglia, così come è stato interpretato nel lontano 1968

dall’artista bassanese sergio schirato. insomma, una chicca! a questo punto non ci resta che scendere in campo, gettarci nell’agone. tenendo conto che il terreno è molto battuto e il mercato drammaticamente caotico e confuso, animato da soggetti i più vari possibile e troppo spesso rappresentato da “dilettanti allo sbaraglio”. Noi, anche in questo ambito, manterremo le nostre peculiarità, fedeli prima di tutto a quella sobria eleganza che nasce dalla semplicità. come dire, agire per sottrazione e, quindi, meglio togliere il superfluo che aggiungere l’inutile. un discorso che ha valore universale, dal biglietto da visita allo studio del logo e dell’immagine coordinata, dall’house organ alle pubblicazioni aziendali, fino alla gestione di siti web, blog e social. per i più raffinati, infine, abbiamo rimesso in funzione i nostri torchi ottocenteschi. chi vorrà, potrà avere preziose cartes de visite, composte e stampate a mano! dulcis in fundo, un’anticipazione: stiamo lavorando all’organizzazione di una grande mostra dedicata alla pubblicità delle aziende bassanesi fra il 1950 e il 1970. un evento che contiamo di concretizzare entro la fine dell’anno.


Si conclude qui il viaggio di Nino D’Antonio nella grande isola

uNA vOCE DAl SuD

il piaNeta sicilia iN puNta di peNNa

di Nino d’antonio

Quarta e ultima puntata

nostro corrispondente da Napoli

L’andamento della costa, i colori e i profumi della vegetazione, l’indaco del mare, l’immagine scura e incombente dell’Etna. E poi, ancora, le Lipari, mitica patria di Eolo, dio del vento...

la mia galoppata si conclude a siracusa, un tempo con atene e alessandria d’egitto uno dei maggiori centri politici e culturali del mondo greco. anche qui la città ha due facce: quella sulla terraferma, moderna, a grandi arterie - dove tuttavia non mancano importanti resti a partire dal vi e v secolo a.c. fino alla roma imperiale - e quella sull’isola di ortigia, la città-fortezza fatta di antiche strade, lungo le quali si alternano tracce dall’età greca a quella barocca. la storia mi prende la mano. penso al tiranno Gelone, al vittorioso conflitto con atene, alle lunghe peripezie per opporsi alle mire di cartagine, fino alla conquista di roma e al progressivo decadimento della città. della siracusa bizantina, araba, normanna, ben poco o nulla è rimasto. le sole straordinarie testimonianze appartengono tutte alla civiltà greca, a cominciare dal superbo teatro, il massimo

Sopra, da sinistra verso destra lo stromboli dalle terrazze imbiancate di calce di panarea, la più piccola delle isole lipari: un panorama mozzafiato. la cattedrale di san Nicolò a Noto, “capitale” del Barocco siciliano. Sotto, dall’alto verso il basso l’isola di vulcano, vista da lipari. Molto apprezzate, le arance rosse di sicilia sono tutelate dal marchio iGp.

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monumento del genere giunto fino a noi. Mi incammino verso il corso Matteotti, via roma, il duomo e il complesso degli edifici barocchi che lo circondano, poi fino alla Fontana Aretusa, la sorgente d’acqua dolce cantata da pindaro e da virgilio, che precipita fresca in un bacino ricco di papiri. il tòpos ortigia mi affascina. Mi appresto a lasciare il mare alla volta dell’etna. un percorso che corre lungo la costa ionica, da taormina a catania, e piega poi verso l’interno fino alle pendici del vulcano, il più grande d’europa, e uno fra i più attivi del mondo. si contano, infatti, ben 135 eruzioni, molte delle quali devastanti. paesaggi e panorami irripetibili, l’etna a primavera alterna al nero della lava il giallo di migliaia di ginestre, anche se la cima, oltre i tremila metri, resta coperta di neve. e’ la grande “colonna del cielo” celebrata dalla poesia di pindaro,

o se più vi piace un “immenso gatto di casa che quietamente ronfa, e ogni tanto si sveglia”, per dirla con sciacca. dai suoi versanti scorre quella lava che si tramuta in fertile terra nera. una terra satura di minerali, in grado di conferire a ogni prodotto un inconfondibile aroma e un sapore di intensa concentrazione. Giù, nella piana di catania, la culla dell’arancia rossa, del carciofo violetto, del cavolo di Acireale, del famoso pistacchio di Bronte. il regno del ficodindia, invece, parte da san cono. ai piedi del massiccio, il mare mitico di ulisse e polifemo, le isole dei ciclopi e le Gole dell’alcantara, il fiume che ha scavato un profondo solco sulla lava, fra strette pareti di basalto. procedo verso sud, ancora una volta smarrito dinanzi al singolare miracolo di taormina. l’andamento della costa, i colori e i profumi della vegetazione, l’indaco del mare, l’immagine scura e incombente dell’etna, che fa da fondale al teatro Greco, costituiscono un insieme irripetibile. a qualche chilometro, i Giardini Naxos, la prima colonia greca fondata dai calcidesi dell’eubea, nell’viii secolo a.c. un tempo porto di taormina è un’altra delle insenature magiche di questa costa. e poi le aci di catania: acicastello, acitrezza, acireale (sono nove) tutte figlie di un’Akis antichissima, forse un emporio fenicio, e oggi centri dove storia, mitologia e letteratura non hanno


più confini. così, mentre acitrezza col suo borgo di pescatori mi riporta ai Malavoglia di verga, acireale mi fa rivivere la furia di polifemo contro ulisse, nonché l’amore infelice della ninfa Galatea per aci, che il ciclope geloso ucciderà. l’ultima tentazione è quella di utilizzare il trenino della circumetnea per visitare il parco naturale. Mi dicono che il viaggio ha un sapore d’altri tempi e consente di godere impareggiabili scorci sui fianchi del vulcano. e io non mi sottraggo. Mi perdo così, incantato, tra visioni di paesi nati dalla caparbia volontà dell’uomo, in lotta con una natura che non si è lasciata mai addomesticare. la doc dei vini dell’etna è la più antica dell’isola, 1968, e certamente disciplina una produzione difficile e faticosa, che degrada con una geografia di campi terrazzati, chiusi da recinzioni di pietra lavica. una viticoltura tutta manuale, dove i rossi e i rosati costituiscono l’85% del prodotto. l’Etna Bianco è a prevalente base di Carricante (60%), un vitigno diffuso lungo le falde del vulcano e dalla resa più che generosa (come suggerisce il nome), grazie alla quasi totalità di gemme a tre grappoli. Nato per i climi freddi, il Carricante dà ottimi vini da pesce, dal gusto fruttato, ma perde qualità se allevato nella fascia costiera. per l’Etna Rosso, invece, è il Nerello Mascalese a farla da padrone (80%), che si esalta con un invecchiamento che va dai tre ai quattro anni. ritorno sul mare per l’ultimo itinerario: quello della Malvasia delle lipari. l’imbarco è a Milazzo, e l’occasione è propizia per un giro in città, la quale è tutta alle spalle della sottile penisola che si spinge per oltre sette chilometri nelle acque del tirreno. Mi avvio

verso la città vecchia, là dove sorgono il castello e le mura aragonesi, e da qui al Borgo. in alto, la chiesa della Madonna del rosario, con i ruderi del convento che fu sede del tribunale dell’inquisizione. sul lungomare Garibaldi (Milazzo richiama la battaglia dei Mille), la città bassa, con il Municipio e la raccolta di cimeli risorgimentali. l’arcipelago delle lipari comprende sette isole, tutte vulcaniche, a circa 40 chilometri a nord della costa siciliana. la maggiore è lipari, abitata sin dal Neolitico, poi acropoli della Lipara greca, poi ancora romana. la città conserva le testimonianze delle varie civiltà che nel corso dei millenni ne hanno segnato la storia, fino alla possente cinta muraria di epoca spagnola. il mio approdo è a salina, la seconda per grandezza dopo lipari. Gli antichi la chiamavano Didyme, ossia “doppia”, perché così appare dal mare, divisa com’è da una valle che mette in evidenza i due rilievi. e’ anche l’isola più alta del gruppo, con la Fossa delle Felci che supera i 950 metri, un vulcano spento coperto di folta macchia mediterranea. la costa è alta, e i venti erodono il terreno di rocce laviche, lapilli e cenere, anche se il paesaggio è quanto mai verde, ricco di querce, pini, castagni, ulivi e capperi. Questa è la terra della Malvasia, dove le viti vengono allevate a pergolato basso, raccolte a maturazione più che avanzata e poste a essiccare su graticci di canne da ritirare al calare della notte, fino a quando non abbiano raggiunto un quoziente zuccherino intorno al 40%. e’ una tecnica antica, la sola che possa garantire un costante livello di qualità. il disciplinare della Malvasia delle lipari prevede il 95% di uva del vitigno omonimo e il 5% di Corinto Nero. tre i tipi:

il Naturale, il Passito, da uve sottoposte a naturale appassimento; e il Liquoroso, ottenuto mediante aggiunta di alcol. lipari e salina non esauriscono le eolie, anche se rappresentano le isole maggiori. così l’occasione di completare la scoperta dell’arcipelago, di certo tra i più incontaminati d’italia, non è da perdere. almeno tre le tappe d’obbligo. vulcano, con il suo cono ancora attivo e le fumarole fino a qualche metro sotto il livello del mare. e’ la mitica patria di eolo, il dio dei venti. a porto levante, sorgenti termali sulfuree. poi stromboli, con il vulcano sempre attivo, le esplosioni che illuminano la notte e il magma che lungo la Sciara del fuoco arriva a mare. sulle pendici, fino a 500 metri, fichi d’india, vigneti e palme. e infine panarea, la più piccola e la più mondana del gruppo. da sempre colonia privilegiata di milanesi, aggiunge alla purezza dei fondali un abitato assai suggestivo. il mio viaggio in sicilia è finito. Ho visto parecchio, ma sono convinto di essere rimasto alla periferia di questo mondo. Ho colto sapori e profumi e ho incontrato gente straordinaria. Mi viene in mente Goethe: “l’italia senza la sicilia non lascia alcuna emozione: qui comincia tutto”.

Sopra, dall’alto verso il basso catalgirone, nota per la ceramica (fin dal tempo dei Greci), è stata per due millenni una roccaforte dalla quale si potevano controllare le sottostanti piane di catania e di Gela. i fichi d’india, uno dei simboli più amati della sicilia. Sotto lo splendido libro che raccoglie i servizi di Nino d’antonio, dedicati al suo anarchico viaggio nelle terre del Mezzogiorno (info@editriceartistica.it).

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Letture scelte ed esercitazioni pratiche guidate...

HuMANITAS

“scritto per il teatro 2”

di anna Francesca Basso

un successo della Fucina letteraria ph. andrea lomazzi

il corso è stato magistralmente condotto da Marco cavalli, noto critico letterario e traduttore.

La Fucina Letteraria ha proposto, da novembre 2016 a marzo 2017, in un ciclo di appuntamenti quindicinali, la seconda edizione del corso di scrittura creativa “scritto per il teatro 2”. il corso è stato ospitato come sempre dalla Biblioteca civica di Marostica, patrocinato dal comune e inserito nella programmazione della Consulta delle Associazioni. “scritto per il teatro 2” è stato condotto da Marco cavalli, docente alla scuola superiore per Mediatori linguistici di vicenza, critico letterario e traduttore, che collabora da anni con i soci della Fucina. il corso ha avuto la finalità di fare scoprire la bellezza e il fascino della scrittura per il teatro attraverso letture scelte seguite da proposte di esercitazioni pratiche guidate. il testo teatrale, rappresentato da personaggi che agiscono sulla scena, è un’opera letteraria e come tale può essere analizzata tramite una lettura attenta, che ne riveli forme, canoni e particolarità, rispetto ad altri generi della letteratura. Monologhi e soliloqui, dialoghi, cori, gesti ed elementi di contorno rivelano il pensiero e il carattere dei personaggi e dipanano avvenimenti

e trame creati ad arte dagli autori. atti e scene costituiscono i capitoli in cui si sviluppa l’intreccio del racconto teatrale. “scritto per il teatro 1” ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di corsisti interessati alla lettura e al teatro. sono stati presi in esame i capisaldi della produzione classica a partire dai suoi albori fino all’avvento di shakespeare. pino costalunga, interprete, drammaturgo e regista apprezzato anche a livello internazionale, è stato uno degli ospiti. “scritto per il teatro 2” è partito dall’analisi di alcuni capolavori di shakespeare per arrivare a quelli del teatro contemporaneo, fino ad Harold pinter, rivolgendo uno sguardo a drammaturgie, trame, caratteri, personaggi e a esempi di riscritture celebri. i numerosi partecipanti hanno avuto modo di sperimentare la costruzione di dialoghi, di personaggi, di intrecci drammaturgici, avvicinandosi piacevolmente, anche solo come spettatori più consapevoli, al teatro moderno e contemporaneo. come spunto e approfondimento per la scrittura, si sono proposte la visione e l’analisi di spezzoni di

film e di originali televisivi come Morte di un commesso viaggiatore diretto da volker schlöndorff e sceneggiato da Henri Miller, e Natale in casa Cupiello, di eduardo de Filippo; è stata consigliata la visione di film come Monsieur Verdoux, di charles chaplin, ispirato alla storia di Henri landru, e di Vanya sulla 42esima strada, film del 1994 diretto da louis Malle; sono state prese in esame anche le trasposizioni per il cinema di testi provenienti dal teatro: il film New York ore 3: l’ora dei vigliacchi, La parola ai giurati, di s. lumet, e di Nodo alla gola, di H. Hitchcock, film esemplari nella loro teatralità, che hanno spesso la peculiarità della fedeltà alle unità aristoteliche (tempo/luogo/azione) della rappresentazione scenica. una sezione particolare è stata dedicata alla conoscenza del teatro del Grand Guignol. Molto vasta e interessante è stata la bibliografia indicata dal docente, che oltre a manuali di saggistica come “l’avanguardia teatrale in italia”, di Franco Quadri, ha indicato molti testi scritti da maestri come peter Weiss, Heinrick von Kleist, aleksandr puskin, tennessee Williams.

anna Francesca Basso, curatrice di questa rubrica.

La nostra prossima iniziativa 5° Corso di dizione espressiva “parlare è un bisogno, pronunciare è un’arte” Docente: eros zecchini

Il corso prevede otto incontri, il giovedì, dalle ore 20.30 alle ore 22, nelle seguenti date: 16-23-30 marzo 6-20-27 aprile 4-11 maggio. Biblioteca “pietro ragazzoni” Marostica

associazione culturale la FUCiNa leTTeraria Sede incontri: Biblioteca “pietro ragazzoni” Via Cairoli, 4 - Marostica (VI) Tel. 347 8212687 lafucinaletteraria@gmail.com www.infomarostica.it www.facebook.com/pages/ La-Fucina-Letteraria/ 500449256651722

Vi diamo appuntamento per il 12° corso di scrittura creativa. l’argomento? tutto da scoprire! il 16 marzo inizierà il 5° corso di dizione espressiva, tenuto dal maestro eros zecchini. Sono ancora aperte le iscrizioni.

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Un quadro di Agostino Brotto Pastega all’Avana

OMAGGIO

alicia aloNso dipiNta coMe carMeN

di antonio Minchio agostino Brotto pastega, Alicia Alonso nel trionfo di Carmen, 2016. avana, Museo Nazionale della danza. l’artista con aleida Navarro, del Museo della danza, e lo storico del balletto ahmed Fernandez.

L’opera dell’artista bassanese è stata presentata lo scorso 20 dicembre al Museo Nacional in occasione dei 96 anni della grande ballerina cubana.

la morte di Fidel castro, il 25 novembre 2016, aveva fatto nascere nell’isola caraibica la convinzione che anche la ballerina classica alicia alonso fosse deceduta a causa del dolore provato nell’apprendere la notizia del decesso del Leader Maximo. la alonso aderì infatti alla rivoluzione castrista, al punto da essere chiamata nell’ambiente del balletto zapatillas rojas

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(ossia “scarpette rosse”). alcuni giorni dopo i funerali di stato dell’uomo politico, la televisione cubana intervistò la ballerina per mostrare invece che era viva e vegeta. per questa ragione i festeggiamenti tributati alla alonso sono stati particolarmente calorosi, anche se più contenuti a causa del lungo lutto imposto dalla morte di Fidel. il calendario ha contemplato la prima del Don Giovanni di Mozart al Gran teatro dell’Havana, l’inaugurazione di una mostra al Museo Nazionale della danza e un concerto della cantante lirica Joanna simon. a conclusione dell’evento è stato scoperto il dipinto dell’artista bassanese agostino Brotto pastega, rappresentante l’étoile alla ribalta dopo la prima di Carmen. la tela era stata commissionata lo scorso anno con il duplice scopo di presentarla alla alonso nel giorno del compleanno e di esporla nell’agosto 2017 per il cinquantesimo anniversario della sua interpretazione di Carmen. come noto, si tratta del celebre personaggio del capolavoro di Georges Bizet (1838-1875), tratto da una novella di prósper Mérimée. l’idea geniale di tradurre in balletto l’opera nacque dalla fantasia del coreografo cubano alberto alonso (1917-2007), marito di alicia. il debutto ebbe luogo al teatro Bolshoi di Mosca il 20 aprile 1967, con principale interprete Maia plisetskaia. alberto alonso ebbe così l’onore

di essere il primo coreografo straniero invitato in russia a mettere in scena un’opera che, fra l’altro, rompeva con la consolidata tradizione dei capolavori del balletto tardo-romantico. il primo agosto successivo alicia alonso debuttò all’Havana con la sua Carmen, che fece scalpore perché il personaggio era lontanissimo dalle diafane silfidi che volteggiavano nei teatri russi ma, al contrario, era sanguigno, sensuale e intrecciato alla fine con una morte violenta. tali caratteri furono amplificati dalle doti interpretative e fisiche della ballerina, nonché dallo striminzito corpetto di rete rossa ideato dal costumista salvador Fernandez, oggi conservato in una teca al Museo Nazionale della danza. la alonso seppe trasformare il personaggio di Carmen nel suo cavallo di battaglia, fondendo gli elementi spagnoleschi dell’opera lirica di Bizet con le pose e il colore del modo cubano. con la sua interpretazione nasceva uno dei grandi balletti del XX secolo. in seguito, la alonso portò il suo sensuale personaggio in giro per il mondo, riuscendo sempre a estasiare le più diverse platee. il dipinto di agostino Brotto pastega coglie la ballerina nel momento in cui riceve l’ovazione del pubblico nel Gran teatro dell’Havana (1967), con un taglio volutamente scenografico per sottolineare il momento di vera estasi che esplose allora tra l’eccezionale interprete e il pubblico.


La tradizione della stampa e la sezione naturalistica in un’unica opera d’arte contemporanea

di chiara casarin

Con questa nuova installazione nel chiostro del Museo Civico, dopo l’ex voto di Riello, si attua un’innovativa e originale modalità artistica di valorizzazione del patrimonio esistente.

Qui sotto l’artista montebellunese enrico Benetta.

ART NEWS

il daNdelioN di eNrico BeNetta il Dandelion -o soffione di Tarassaco- è quel fiore che, leggenda vuole, sia in grado di realizzare ogni desiderio se, in un unico soffio, si riesce a mandare in volo tutti i suoi minuscoli e piumati pistilli bianchi. un Dandelion di dimensioni monumentali, realizzato in acciaio mirror è ora posto nell’angolo dedicato al contemporaneo del chiostro di san Francesco, ingresso del Museo civico. presentata per la prima volta nel 2014 in occasione della sua mostra personale presso la Fondazione Benetton di treviso ed esposta nel 2016 alla 15a Biennale di architettura di venezia, giunge ora in città la monumentale composizione che ne ha reso celebre l’autore anche oltre oceano. Questa scultura accoglie il visitatore e rimanda, per il soggetto che rappresenta, alle tematiche della sezione naturalistica del Museo in cui sono conservate le raccolte storiche esito delle donazioni di Giambattista Brocchi e alberto parolini. dal 1999 il Museo civico ha istituito un’apposita sezione naturalistica per il recupero e la conservazione delle donazioni e da allora ne attua la valorizzazione attraverso ricerche, divulgazione scientifica, attività didattiche e mostre temporanee. Non solo, lo stretto legame che Benetta intrattiene con la tradizione tipografica mediante il costante uso del carattere di stampa Bodoni, con cui sono realizzati tutti gli elementi della composizione scultorea, avvicina quest’opera alle importanti collezioni del Museo della stampa remondini dove il tema dei caratteri mobili e dell’incisione

rende palazzo sturm tra i più conosciuti musei specializzati d’italia. Benetta arricchisce il suo immaginario a partire dal luogo in cui le sue opere troveranno una collocazione e, viceversa, queste trovano una dimora d’elezione nei luoghi che riconoscono la loro valenza. possiamo riconoscere una forza concettuale, estremamente contemporanea, nei lavori di questo artista pur essendo essi concreti e realizzati con indiscussa perizia

Sopra e a fianco enrico Benetta, Dandelion, installazione, 2014. uno dei tratti distintivi dell’artista è l’uso del carattere Bodoni, sua cifra stilistica ed elemento base per la creazione di singolari “trame visive”.

tecnica. la piega poetica che Benetta coglie dalla vita e dalle sue occorrenze viene tradotta in uno stile deciso, riconoscibile, determinato e privo di esitazioni espressive. ciò che nasce dalle sue mani viene vissuto dall’osservatore in maniera fresca, diretta, esteticamente ricca di esiti empatici, senza fraintendimenti. l’apparente caos muta in ordine passando da un vortice di lettere alla linearità di una parola interpretata. e questo rende la sua arte

l’INTRAMONTABIlE FASCINO DEl BODONI attorno al 1771 Giambattista Bodoni, direttore della tipografia reale di parma, creò il carattere che porta il suo nome e che, pur oggetto di varianti, rimane tuttora uno dei più originali per il disegno elegante e il rivoluzionario contrasto fra linee sottili e spesse. in esso ritroviamo quelle virtù che, per il suo creatore, un alfabeto deve avere: regolarità, nitidezza e bellezza.

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ART NEWS

meno ermetica, più democratica di quanto lo sia quell’arte contemporanea a cui ancora non ci siamo completamente abituati. le lettere dell’alfabeto Bodoni, ritagliate da lastre sottili di acciaio, impongono la loro presenza sia a livello materico che mediante il loro sovradimensionamento. Quei segni nati per essere inchiostro su carta diventano sculture. e’ un alfabeto elegante, leggibile, a portata di tutti. chi guarda è già entrato in sintonia con l’opera con i suoi elementi, lettere o numeri, e con l’insieme in cui si inseriscono. si tratta di un’opera, tra le altre, in cui Benetta inserisce, aumentati di scala, degli elementi che siamo abituati a vedere estremamente piccoli come parole sulla pagina di un libro. Natura nei fiori, scrittura nelle lettere sparse che

Qui sopra enrico Benetta, Dandelion, disegno, particolare, 2014. ARIA NuOvA NEl MuSEO che si apre (gratis) alla città e’ un’iniziativa quasi rivoluzionaria, e subito salutata con grande favore dai bassanesi, quella che ha preso il via con l’inizio dell’anno. la novità, voluta dall’amministrazione civica e dalla direttrice chiara casarin, riguarda l’accesso gratuito, riservato ai residenti del nostro Comune, alle collezioni permanenti di tutte le sedi museali (Museo civico, Museo della ceramica, Museo della stampa remondini, torre civica e palazzo Bonaguro). se il buon giorno si vede dal mattino... info@museibassano.it tel. 0424 519901

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compongono parole di volta in volta diverse, musica nell’ambiente e nelle macro installazioni, poesia in ogni sua realizzazione. ciò che guida il suo lavoro è la sana ossessione di un artista che ha trovato il suo linguaggio per esprimere la relazione che si trovava nell’antico dittico arte-vita e che oggi lui ci presenta traslato in natura-cultura dove entrambi i fattori conservano le loro radici visive e di senso. opere come Dandelion agiscono su di noi facendoci diventare piccoli, minuscoli esseri al cospetto di un fiore di quattro metri oppure poco più alti di una lettera maiuscola. e’ evidente, nel lavoro di enrico Benetta, la relazione tra i linguaggi espressivi propri dell’uomo e del suo istinto creativo. scrittura e arte si intersecano nei suoi lavori riper-

correndo la storia di ciascuno. apparentemente formulate come riflessioni talvolta indirette, spesso caotiche, l’artista ci invita a essere liberi di pensare, di uscire dalla gabbia delle abitudini per librarci nelle possibilità di leggere “quel che si vuole”, guidati dalle nostre intuizioni e non vincolati dalla direzionalità tipica della scrittura occidentale. con l’intervento di enrico Benetta nel chiostro del Museo civico, si attua una nuova modalità artistica di valorizzazione del patrimonio esistente. il riposizionamento di una grande scultura in questo angolo di chiostro, sancisce l’avvio di una pratica che si consoliderà con l’alternarsi di opere di artisti contemporanei in qualche modo legati al territorio e autori di opere in affinità elettiva con le collezioni del Museo.


vISITA AllA CITTA’ Visiting the City 1) CHIESETTA DEll’ANGElO progettata dall’architetto zaccaria Bricito risale al 1655. la pianta è ovale. Felicemente restaurata, è sede di mostre e concerti. 1) lITTlE CHuRCH OF THE ANGEl project by architect zaccaria Bricito in 1655. it was built in an oval shape. recently restored, it is now open for concerts and exhibitions. 2) GlARDINI PAROlINI l’orto botanico, realizzato dal naturalista alberto parolini, risale al secolo XiX. ricco di specie rare è ora parco pubblico e ospita manifestazioni. 2) PAROlINI GARDENS the botanic garden was created in the last century by naturalist alberto parolini. it contains rare species. donated to the city, it was trasformed into a public park. it hosts open air exhibitions and shows. 3) MuNICIPIO e’ sede del comune. la loggia presenta gli stemmi dei primi 120 podestà. l’affresco con San Cristoforo è del ’500. singolare il grande orologio con i segni zodiacali. 3) TOWN-HAll in the loggia are the fescoe of the coat of arms of the first 120 mayors. afrescoe of S. Christopher dates back to ’500. a singular wall clock shows the zodiac signs, the building holds the city offices.

4) MuSEO ospita una pinacoteca di valore con tele dei dal ponte, gessi e sculture di canova, incisioni di dürer. pregevole la sezione archeologica. annessa è la Biblioteca civica. 4) MuSEuM it hosts a painting collection of great value by artists such as the da ponte, chalks and sculptures by canova and engravings by durer. the archeologic section is of great value. the annex museum contains the civic library. 5) PAlAzzO AGOSTINEllI ospita mostre e rassegne artistiche. sulla facciata, in una nicchia, un affresco di Madonna con Bambino della seconda metà del ’400. 5) AGOSTINEllI PAlACE it belongs to the city and hosts art shows and exbits. on its front wall can be seen a niche with a ’400 frescoe of Madonna and Child. 6) PAlAzzO BONAGuRO del ’500, è stato rimaneggiato nel secolo successivo. ospita mostre e rassegne d’artigianato. il pianterreno è completamente affrescato. 6) BONAGuRO PAlACE Built in ’500, it was remodeled in the following century. it is a comunal show-place for artifacts exhibitions. the ground floor is totally frescoed. 7) PAlAzzO PRETORIO risale alla seconda metà del ’200 e dal 1315 è stato residenza dei podestà. (scala esterna del 1552). 7) PREATORIAN PAlACE Built in the second half of ’200, it was elected residence ot the Mayor since 1315 and was later turned into the seat of the comunal council. the outside stairway was built in 1552.

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8) PAlAzzO STuRM costruito nel ’700, ospita il Museo della ceramica. all’interno affreschi di G. anselmi, databili al 1785, e tempere di G. zompini. 8) STuRM PAlACE Built in ’700, the palace now hosts an important ceramics Museum. inside are frescoes by G. anselmo, dated 1785, and temperas by G. zompini. 9) PARCO RAGAzzl DEl ‘99 inaugurato nel 1973. al centro del parco sorge il monumento ai ragazzi del ’99. 9) PARK OF THE BOYS OF ‘99 inaugurated in 1973. in its center rises the monument dedicated to the Boys of ’99. 10) PIAzzOTTO MONTEvECCHIO la piazza maggiore della città nel ’200 e nel ’300. sulla facciata del Monte di pietà è infisso il primo stemma di Bassano con la torre e i leoni rampanti. 10) MONTEvECCHIO SQuARE it was the main square in ’200 and ’300. on the facade of the “Monte di pietà” can be seen the first Bassano coat of arms with the tower and two lions. 11) PONTE DEGlI AlPlNI È il monumento più famoso di Bassano. risale al Xii secolo. la forma attuale è del palladio (1570). distrutto più volte dal fiume in piena e da eventi bellici fu sempre ricostruito nella forma originaria. 11) AlPINI BRIDGE the most famous monument in Bassano. Built in the 12th century. its actual shape is by palladio (1570). destroyed at various times by floods and war actions, it has always been rebuilt in its precise original form. 12) PORTA DEllE GRAzIE risale al 1300. Fu risistemata nel 1560 dal bassanese zamberlan. a fianco si trova la chiesetta delle Grazie (fine ’400) con pregevoli affreschi. 12) GATE OF THE GRACES Built in 1300. it was later adjusted in 1560 by zamberlan of Bassano. once through the Gate, on the left, can be seen the small Grace church (end ’400) with precious frescoes. 13) PORTA DIEDA venne inserita nella torre del castello dei Berri (del ’300) nel 1541. Belli gli affreschi sul lato sud. 13) DlEDA GATE the gate was opened into the tower of Berri castle (built in ’300) in 1541. 14) SAN DONATO Fondata nel 1208 da ezzelino il Monaco. ospita una pala di Francesco dal ponte il vecchio. 14) SAN DONATO CHuRCH Founded in 1208 by ezzelino the Monk. it contains a pala by Francesco dal ponte the elder. 15) SAN FRANCESCO costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. interno a una navata. il protiro (1306) protegge il portale e l’affresco della Madonna e Bambino di luca Martinelli. 15) CHuRCH OF SAN FRANCESCO Built at the end of 1200 and early 1300. it is shaped with a single aisle. the entrance porch (1306) protects the portal and a frescoe of Madonna and Child by luca Martinelli. 16) SAN GIOvANNI di origine trecentesca, venne trasformata (1747-1785) dall’architetto Giovanni Miazzi. dipinti di Maggiotto, scajaro e vanzo Mercante. sculture di orazio Marinali. 16) CHuRCH OF SAINT JOHN its oridns date back to 1300. it was restructured from 1747 to 1785 by architect Giovanni Miazzi. inside can be seen paintlngs by Maggiotto, scajaro and vanzo Mercante. sculptures by 0. Marinali. 17) S. MARIA IN COllE l’antica pieve risale a prima del 1000. attorno a essa sorse il primo nucleo della città. all’interno due pale di leandro dal ponte e un interessante crocifisso ligneo. 17) CHuRCH S. MARIA IN COllE the ancient sanctuary was erected before 1000. around it was built the first nucleous of the town of Bassano. in its interior can be seen two paintings by leandro dal ponte and a wooden crucifix of great interest. 18) TEATRO ASTRA l’ex teatro sociale, neoclassico, progettato nel 1802 dall’architetto Bauto, è stato trasformato nel 1949 in sala cinematografica e teatrale. 18) ASTRA THEATRE ex social theatre project of 1802 by architect Bauto, it was transformed in 1949 into a theatre and hall. 19) TEMPIO OSSARIO raccoglie le spoglie di oltre 5400 caduti nella prima Guerra Mondiale. cominciato nel 1908 come nuova cattedrale, fu trasformato in tempio ossario nel 1934. 19) OSSARIO TEMPlE Holds the spoils of over 5400 soldiers fallen during First World War. erection was begun in 1908 as a new cathedral for the town. it was transformed into a burial temple in 1934. 20) TORRE CIvICA eretta tra il ’200 e il ’300 durante il dominio padovano è alta 43 metri. la merlatura e le finestre ad arco acuto sono state aggiunte nel 1823 dall’architetto Gaidon. 20) CIvIC TOWER Built between ’200 and ’300 under the dominion of padua. 43 metres tall, the battlement and sharp angle windows were added in 1823 by architect Gaidon.


INDIRIzzI uTIlI

PRONTO INTERvENTO

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SOCCORSO Dl EMERGENzA 113

I.A.T. INFORMAzIONI E ACCOGlIENzA TuRISTICA - Bassano del Grappa piazza Garibaldi, 34 0424 519917

PRONTO SOCCORSO CARABINIERI pronto intervento comando compagnia

118 112 0424 527600

CORPO FORESTAlE pronto intervento 1515 via trentino, 9 0424 504358 GuARDIA DI FINANzA via Maello, 15 0424 34555

in collaborazione con Ufficio relazioni con il pubblico comune di Bassano del Grappa via Matteotti, 35 - tel. 0424 519555

POlIzIA DI STATO v.le pecori Giraldi, 56

0424 507911

POlIzIA lOCAlE via J. vittorelli, 30

0424 519404

POlIzIA STRADAlE via ca’ rezzonico, 14 0424 216611 vIGIlI DEl FuOCO 115 via ca’ Baroncello 0424 228270 SERvIzI PuBBlICI AGENzIA DEllE ENTRATE via M. ricci, 8 - 1° p. 0444 046246 pubblicità immobiliare (conservatoria) via M. ricci, 8 - p. t. 0444 650973

I MuSEI DI BASSANO Museo Civico Fra i più antichi del veneto, è sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi ed è costituito da Museo, Biblioteca e archivio. Museo della Ceramica Museo Remondini il Museo della Ceramica ospita una raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Nel Museo remondini si trova una ricca collezione di stampe antiche. Sezione naturalistica del Museo Palazzo Bonaguro il palazzo ospita l’esposizione Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. www.museibassano.it

ARCHIvIO Dl STATO via Beata Giovanna, 58 0424 524890 Az. ulSS n. 7 PEDEMONTANA Ospedale “San Bassiano” via dei lotti, 40 0424 888111 Emergenze Autolettighe 118 Guardia medica 0424 888000 u.R.P. 0424 888556/7 Consultorio familiare via Mons. Negrin 0424 885191

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0424 529302

Il GIORNAlE Dl vICENzA largo corona d’ltalia, 3 0424 528711

PAlAzzO BONAGuRO via angarano 0424 502923 MuSEO DEGlI AlPINI via angarano, 2 0424 503662 MuSEO DEI CAPPuCCINI via san sebastiano, 42 0424 523814

0424 217411

MuSEO DEll’AuTOMOBIlE “l. BONFANTI-vIMAR” romano d’ezzelino 0424 513746

I.N.P.S. via c. colombo, 70/94 0424 887411

MuSEO HEMINGWAY via ca’ erizzo, 35 0424 529035

MuNICIPIO via Matteotti, 35 u.R.P. via Matteotti, 35

FARMACIE

I.N.A.I.l. via o. Marinali, 79

0424 519110 0424 519555

INFORMAGIOvANI e CITTA’ piazzale trento 9/a 0424 519165 POSTE E TElECOMuNICAzIONI piazza paolo vi, 2 0424 213230 via angarano, 149 0424 503926 via passalacqua, 70 0424 513112 PRO BASSANO via Matteotti, 43

0424 227580

SPORTEllO IMMIGRATI via verci, 33 0424 526437 TRIBuNAlE DI vICENzA Sportello Cittadino Imprese di Bassano del Grappa via o. Marinali, 32 0424 528424 ARTE E CulTuRA MuSEO CIvICO - BIBlIOTECA piazza Garibaldi, 34 0424 519901 MuSEO CERAMICA - REMONDINI palazzo sturm 0424 519940

CAMERA Dl COMMERCIO largo parolini, 7 0424 220443

CHIESETTA DEll’ANGElO via roma, 80 0424 227303

CENTRI PER l’IMPIEGO largo parolini, 82 0424 529581

PAlAzzO AGOSTINEllI via Barbieri 0424 519945

L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINEllI via del cristo, 96 0424 523195 02/03-04/03 22/03-24/03 11/04-13/04 AllE DuE COlONNE via roma, 11 0424 522412 04/03-06/03 24/03-26/03 13/04-15/04 AllE GRAzIE via passalacqua, 10/a 0424 35435 06/03-08/03 26/03-28/03 15/04-17/04 CARPENEDO piazza Garibaldi, 13 0424 522325 12/03-14/03 01/04-03/04 21/04-23/04 COMuNAlE 1 via ca’ dolfin, 50 0424 527811 16/03-18/03 05/04-07/04 25/04-27/04 COMuNAlE 2 via ca’ Baroncello, 60 0424 34882 14/03-16/03 03/04-05/04 23/04-25/04 DAll’OGlIO piazza libertà, 40 0424 522223 10/03-12/03 30/03-01/04 19/04-21/04 PIzzI via J. da ponte, 76 0424 523669 20/03-22/03 09/04-11/04 29/04-01/05 POzzI via scalabrini, 102 0424 503649 18/03-20/03 07/04-09/04 27/04-29/04 TRE PONTI via vicenza, 85 0424 502102 08/03-10/03 28/03-30/03 17/04-19/04


Eroe dai capelli rossi, fece la sua comparsa il 23 aprile 1965

REMONDINIA

alaN Mistero il pistolero a servizio della giustizia

di elisa Minchio e’ molto più facile essere un eroe che un galantuomo. eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev’esser sempre.

Venne creato da Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris, tre noti fumettisti che diedero vita a un formidabile sodalizio artistico sotto il brand EsseGesse.

luigi pirandello

Pietro Sartoris (1926-1989), tre noti fumettisti che diedero vita a un formidabile sodalizio artistico sotto il brand esseGesse. un trio che lasciò un segno profondo nella storia del fumetto, fra gli anni cinquanta e Novanta, e che plasmò figure indimenticabili quali Il grande Blek, Capitan Miki e il Comandante Mark. Alan Mistero venne pubblicato settimanalmente dal 23 aprile 1965 (con la storia Guerra ai desperados) al 24 settembre dello stesso anno (con la storia Una taglia su Alan) quando la serie, autoprodotta dagli autori-editori con la sigla sisaG, dovette purtroppo interrompersi. ogni fascicolo era composto da sedici pagine più copertina, veniva stampato parte in bianco-nero, parte a colori e costava 30 lire. Nel 1966 Alan Mistero ricomparve in appendice alla collana araldo, che già ospitava le storie del Comandante Mark.

Sopra, dall’alto verso il basso le copertine del numero 1 (23 aprile 1965) e del numero 3 (7 maggio 1965).

poco meno di vent’anni dopo la prima comparsa del leggendario tex Willer, nel fantastico mondo del fumetto nazionale apparve un altro eroico pistolero, pronto come il suo più conosciuto “collega” a combattere per la giustizia e per

Sotto ai titoli la prima storia di Alan Mistero, “Guerra ai desperados”, pubblicata nel numero 1. A destra la copertina del numero 8 (11 giugno 1965).

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la libertà: alan Mistero. Fisico prestante, muscoli in bella vista, inconfondibile per la chioma rosso fuoco, questo straordinario personaggio venne creato da Giovanni Sinchetto (1922-1991), Dario Guzzon (1926-2000) e

Immagini e testi sono proposti esclusivamente per scopi conoscitivi, con l’invito ad approfondire la cultura del fumetto.


OSPITAlITA’ a Bassano e dintorni lO SCORRERE DEl TEMPO E DEllE STAGIONI nelle poesie di Gino Pistorello Sensazioni e consuetudini antiche legate a una “civiltà di paese” che non esiste più, lontana dalla nostra quotidianità e ormai perduta. Ritroviamole in questi versi del poeta. Assieme al coraggio di fermarci, almeno per un istante, a meditare... Marzo Aria de marzo profumo de piova dal sono de la tera come un sogno verde spunta fora i rabuti: el segno de la vita che se veste ’ncora ne ’sta stajon da sempre de speranza. QUareSiMa Se le renghe e i scopetoni bacala, butiro ed ojo xe finesse da milioni par gli emiri del petrojo no’ parlemo de altre cose de fasoi, de le patate deventae piere pressiose che se compra solo a rate. Al formajo da gratare che ricordo ne ’sti ani el serviva par ciapare le moreje e i pantegani se ghe fa la riverenza parché resta proprio un fato el te resta ne ’a coscienza e se ferma nel gargato. El Signor pardonerà (e no xe po’ gnanca un lusso) sora ’1 pan se ghe sarà mortadea de quea de musso. Tuti insieme in girotondo canteremo un salmo pio coi sdentai de tuto ’1 mondo magneremo pan bojo.

polenta e baccalà alla vicentina: un piatto della tradizione legato al periodo della Quaresima. lo stoccafisso con cui viene preparato venne importato a venezia nel 1432 dal capitano pietro Querini.

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RISTORAzIONE a Bassano e dintorni

Giambattista tiepolo, Trionfo di Flora come personificazione della primavera. 1743-’44. de Young Memorial Museum.

aprile A voj magnar stasera ostie de vento par parlar con Dio el Dio de Aprile! La primavera se spandea pa’ i prai inventando le viole rosegando a la note un fià de scuro bevendo el fen del sole. Foje de Aprile bele nove lustre come le scarpe nove del toseto de prima comunion prima ch’el sol de agosto el v’incartossa e ’l vento de l’autuno ve porte in çielo come un bandieron vojo tocarve pian caressarve cussì: come ’na roba che dura poco e more. Che me resta nel palmo de la man un fià de lustro e un batito del core de ’a primavera.

Un dono prezioso, un volume che non può mancare nelle case dei bassanesi! I testi qui pubblicati sono tratti dal volume io, Gino. poesie edite e inedite (pagg. 272 - euro 18,00), EAB, 2009.

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Bassano News  

Marzo/Aprile 2017

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