Bassano News

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Editrice Artistica Bassano

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bassanonews www.bassanonews.it CittĂ di Bassano del grappa Assessorato alla Cultura e al Turismo

scuola di grafica A. Remondini

LugLio / Agosto 2016

periodico di cultura, attualita’

1938

e servizio



SOMMARIO Copertina angelo spagnolo, Soffio, gres ingobbiato, 2014. al noto designer marosticense è dedicata una mostra antologica al Museo civico della ceramica di Nove, organizzata da “lampi creativi” e aperta fino al 21 agosto (servizio a pag. 16).

Dedicato a Jacopo Bassano il nuovo Raccoglitore de L’illustre bassanese News periodico di attualità, cultura e servizio Anno XXII - n. 159 luglio / agosto 2016 Direttore responsabile andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ‘94 Bassano News è patrocinato da città di Bassano - assessorati cultura e turismo scuola di Grafica antonio remondini Ideazione e direzione artistica andrea Minchio Redazione elena trivini Bellini, andrea Gastner, diego Bontorin, elisa Minchio, antonio Minchio Collaborazioni associazione scrittori Bassanesi “il cenacolo” comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-archivio Bassano del Grappa Museo dell’automobile Bonfanti-vimar a. F. Basso, l. Berto, c. cerato, c. Ferronato, t. dall’omo, G. Giolo, c. Mogentale, M.M. polloniato, G. B. sandonà, o. schiavon, c. scotti, F. scremin, a. spagnolo, l. trevisan, M. vallotto Corrispondenti N. d’antonio (da Napoli), a. zanin (da Parigi) Stampa peruzzo industrie Grafiche - Mestrino (pd) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine tel. 0424 523199 - tel. 335 7067562 eab@editriceartistica.it - info@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it - www.editriceartistica.it www.facebook.com/bassanonews

p. 5 - Gens bassia il 1866 a Bassano. Breve cronaca di un plebiscito p. 10 - Pianeta Casa i contratti transitori p. 12 - Grandi tradizioni tiziano dall’omo. l’orgoglio di fare diversamente p. 14 - Ville Lumière Henri rousseau. un doganiere nella giungla p. 16 - I nostri tesori angelo spagnolo. il ricercatore di forme p. 18 - La lezione del passato achille e odisseo. due miti del mondo classico p. 20 - Sfide start-Bassano. una scossa positiva da innovative proposte culturali p. 22 - Afflatus vivere consapevolmente fa stare bene

Sopra, da sinistra verso destra Giovanni Fusaro, Monumento a Vittorio Emanuele II, disegno, 1881. Bassano, Museo Biblioteca archivio. al plebiscito del 21 ottobre 1866 per l’annessione del veneto all’italia, avvenuto giusto centocinquanta anni fa, è dedicato il bel servizio di Giovanni Battista sandonà a pag. 5. agostino Brotto pastega, La trebbiatura, olio su tela, 1990. opera suggestiva, quest’immagine celebra il momento conclusivo del raccolto nelle campagne bassanesi. esce in questi giorni la nuova edizione del raccoglitore de L’Illustre bassanese. la prima versione, con lo stemma dell’Universitatis Bassanensis, risale al 1989. Nel corso dei 27 anni di vita della testata ne sono state realizzate sei, tutte andate letteralmente a ruba.

p. 36 - Sì, viaggiare le nuove frontiere del turismo... p. 38 - Il rapporto enego d’estate? un paradiso fuori porta p. 40 - Il Cenacolo a cent’anni da un mite crepuscolo. Guido Gozzano (1883-1916) p. 43 - Progressus turismo in bicicletta. concreta opportunità per lo sviluppo del territorio p. 44 - Una voce dal Sud la pizza fra storia e costume (2) p. 47 - Humanitas Mariapia veladiano. “una storia quasi perfetta” p. 49 - Art News ippolito caffi. tra venezia e oriente p. 50 - In vetrina il caffè artistico di lo

Qui sotto angelo spagnolo, Asia, schizzo a china su blocco notes, 1993. si tratta di un’idea per una serie di contenitori in gres porcellanato (pag. 16).

p. 52 - Personaggi antonio Galvan. dai manicaretti a...

p. 25 - Proposte economia e indifferenza. l’occidente fra soldi e morale religiosa

p. 56 - Indirizzi utili

p. 28 - Schegge confronti 2016 idee&progetti in piazza

p. 58 - Remondinia Messaggero dei ragazzi. varcato il traguardo dei mille numeri

p. 31 - Inserto culturale lampi creativi. alle radici dell’innovazione

p. 60 - Ospitalità a Bassano e...

p. 54 - Visita alla città

p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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In una delle colonne di piazza Libertà l’esito della convocazione

il 1866 a BassaNo Breve croNaca di uN pleBiscito

Nel settembre di quell’anno, prima della consultazione referendaria, nacque in città l’unione liberale, creata per sostenere il voto a favore dell’Italia. A muoversi furono le élite borghesi e i quadri imprenditoriali, animati da intenti pratici oltre che da sincera fede nel processo unitario.

di Giovanni Battista sandonà In alto l’aquila in bronzo che corona il monumento dedicato dai bassanesi a vittorio emanuele ii, re d’italia. l’opera, che comprende un alto basamento in pietra e si trova in piazzetta dell’angelo, è stata realizzata nel 1883 dallo scultore povese Giovanni Fusaro (1848-1912). A fianco reduci garibaldini del nostro territorio in una foto di gruppo Bassano del Grappa, MBa Musei Biblioteca archivio.

il regno d’italia cresce ai suoi albori con abili giochi di stecca e sponda al tavolo da biliardo delle cancellerie europee. sul campo di battaglia l’esercito sabaudo è sovente sconfitto, ai colloqui di pace casa savoia trae guadagno e accresce i suoi domini. il 1866 riguarda il veneto annesso all’italia nella misura in cui a sadowa matura la vittoria prussiana sull’austria ungheria. il conflitto e i suoi esiti, pomposamente inquadrati dalla storiografia postunitaria come “terza Guerra di indipendenza”, erano figli di un modo d’agire già rodato: anche il frutto della precedente “seconda Guerra” derivava dai patti di plombiers con Napoleone iii ed era riuscita un successo al

netto delle sconfitte patite. la progressiva piemontesizzazione delle regioni e terre d’italia, negata dall’esito bellico -da carlo alberto che rincula in fuga nel 1848 alla rovinosa sconfitta navale a lissa, ove la marineria asburgica è fatta di triestini e figli della laguna veneta- è un lungo ruolino di sconfitte, che covava però sotto le ali di un più potente alleato, interessato a indebolire l’impero di Franz Joseph. Quanto poco un tale processo pallido di annessione potesse toccare la componente popolare e popolana delle comunità interessate è chiaro. chi concorreva a far l’italia era una minoranza insorgente. lo raccontano le lapidi per gli eroi caduti per la

riunificazione d’italia, che verranno dopo, in omaggio alla retorica del dulce et decorum est pro patria mori. a Bassano, per esempio, quella ai morti a Bezzecca, sotto il portico della loggetta comunale. verran dopo anche statue e monumenti, cippi e lapidi, vie e scuole intitolate a roma e ai Patres Patriae, creazione di nuovi miti-motore per l’identità civile nuova, tesi a ridefinire l’immaginario collettivo e a rinfocolare l’amore per una patria sentita ancora sì e no dal grosso della gente. sono diversi anche a Bassano i marcatori del nuovo ideale di patria italiana: da via roma, intestata dal monumento dell’aquila

Sotto il tondo scolpito sul lato orientale del pilastro che regge il leone marciano in piazza libertà. il testo ricorda il plebiscito del 21 ottobre 1866 per l’annessione del veneto all’italia. a favore votarono 3508 bassanesi. i voti contrari furono 0, i nulli 14.

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GENS BASSIA

A fianco andrea appiani jr. (1814-1865), Allegoria di Venezia che spera di unirsi all’Italia, 1861. Milano, Museo del risorgimento. Sotto, da sinistra verso destra due immagini dell’accampamento del generale Giacomo Medici a ca’ cornaro nel 1866, durante la terza Guerra di indipendenza, il brillante ufficiale comandò una colonna dell’esercito regio nell’avanzata da padova, lungo la valsugana, fino alle porte di trento. Bassano del Grappa, MBa Musei Biblioteca archivio. In basso il medaglione in bronzo con l’effigie del “padre della patria” alla base del munumento a vittorio emenuele ii in piazzetta dell’angelo.

omaggio a vittorio emanuele ii alla lapide a Garibaldi, la cui eco rinomina la piazza antistante, strappandole l’avito toponimo veneziano di Piazza delle Erbe che affratellava tutti i centri di terraferma veneta, fino alla scuola elementare, il luogo dove si dovevan fare gli italiani. Questo percorso, costruito intorno alla triade capitolina dei numi patri, incamicia un intero spicchio triangolare del centro storico e

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ne ridefinisce parte delle toponomastica: nella sua espansione oltre le mura della vecchia Bassano di impronta medievale e veneziana, che correva nel triangolo castello superiore-castello inferiore-Brenta indica un superamento e una loro ricomprensione nella novità italiana. essa si compie e transita per il 1866. visto e celebrato ex post come anno fatale, esso fu anno di transizione significativo ma

meno decisivo di altri. l’ideale patrio aveva infiammato anche in questo territorio emuli dell’ortisFoscolo, che avevano rispolverato uno spirito guerriero ruggente di idealità. il fuoco di quei patrioti aveva però acceso gli anni delle guerre, specie tra il ’48 e i fasti dei rossi garibaldini, e lì s’era sfogato. il 1866 fu soprattutto il tempo di nuovi patrioti: fu il tempo di nobili e notabili, famiglie emergenti nelle professioni e nei commerci che entravano in gioco e per sincero senso di italianità e per gestire e non subire il processo di cambiamento rapidamente attivatosi. la prima parte dell’anno, fino ai primi mesi estivi, è giocata sullo scacchiere della grande politica internazionale e degli eventi militari. consumatisi questi, il 4 agosto il podestà compostella, coi nobili Bortolo caffo e tiberio roberti si affrettano a padova,


Qui a fianco e in basso veduta d’assieme e particolare del monumento a Giuseppe Garibaldi (20 settembre 1883). Giovanni Fusaro lo eseguì in bronzo su un tondo in marmo di carrara contornato da una lapide di grandi dimensioni. l’opera si trova sulla parete nord del Museo civico, in via Museo.

ove incontrano il re e gli estendono i voti d’omaggio della comunità e del territorio bassanese, auspicando una rapida annessione di questo fazzoletto pedemontano all’italia unita. a settembre nasce a Bassano l’Unione Liberale, creata per sostenere il sì al plebiscito e indirizzare l’esito suo: in questo caso a muoversi sono le élite borghesi e i quadri imprenditoriali, mossi anch’essi da intenti pratici come

pure da sincera fede nel processo unitario. la propaganda e i voti di questo sodalizio pesano nelle urne plebiscitarie come pure nelle prime elezioni comunali di Bassano veneto divenuta italiana: saranno decisivi, in qualità di consiglieri, per formare la nuova giunta comunale, come da tradizione ancora composta da nobili. passano due mesi esatti dall’incontro di padova e il 4 ottobre in

A sinistra, dall’alto verso il basso artista del XiX secolo, Giuseppe Garibaldi in Vicenza il 7 marzo 1867. vicenza, Museo del risorgimento e della resistenza. domenico peterlin,Vittorio Emanuele decora la bandiera di Vicenza per i fatti del X giugno 1848, 1866. vicenza, Museo del risorgimento e della resistenza.

città si celebra il plebiscito: 3522 votanti, 3508 sì, il resto schede nulle. Nessun voto contrario. i numeri e gli esiti della convocazione saranno iscritti nel tondo della colonna di piazza, già piedestallo dell’antico leone marciano rovesciato al tempo delle rivoluzioni di fine settecento. difficile dire con certezza se quei numeri e gli esiti che esprimevano fossero o meno segno di effettiva, vera e sentita partecipazione diffusa: è significativo il “forse”, elegantemente dubitativo, che compare a ricordare in alcune ricostruzioni storiche dell’evento. invero, entro la fine dell’anno l’Unione, ribattezzata in chiave più aperta e inclusiva Società democratico-progressista, annoverava tra le sue file tutti i cittadini in vista bassanesi, alimentando un vero fervoroso entusiasmo per l’italia unita, all’insegna dell’ordine e del progresso nel quadro di una fedeltà assoluta alla corona e al monarca. sante pozzato, anch’egli membro del sodalizio, pubblica l’organo di stampa del movimento, Il Brenta, bisettimanale di grande importanza

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GENS BASSIA A fianco emerico caldana, Monumento a Umberto I re d’Italia, 1901. l’opera, collocata sul muro di cinta del palazzo pretorio (lungo via Matteotti), fu all’epoca giudicata dall’avvocato ildebrando chiminelli, presidente del comitato promotore, “immagine veramente bella, artistica e somigliante”.

nell’ orientamento degli umori della piazza, nella selezione dei candidati per le elezioni comunali e politiche, nel dibattito culturale e nell’alimentare talune polemiche, come quella anticlericale di fine 1867, legata al tentato colpo di mano su roma di Garibaldi e che costerà la sospensione a divinis per i preti liberali che avevano sposato anche nel Bassanese la causa italiana. la Società fu decisiva nel costruire gli assetti post plebiscito quanto egemone nel guidare la fase nuova in città, nel territorio, nell’economia, nelle istituzioni, guidando

Sopra la lapide posta nel 1868 sotto il portico del Municipio, a ricordo dei “bassanesi morti combattendo per la indipendenza italiana”. Qui sotto casacca e cappello garibaldini. Bassano del Grappa, MBa Musei Biblioteca archivio.

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una comunità in un frangente delicato, col merito di fare azione di cartello per miglioramento del Bassanese e alla crescita del suo peso specifico. certo, sempre incrociando auspici di interesse privato di alcuni suoi membri e

pubblica utilità comune. la vita di gran parte dei 12.500 abitanti bassanesi d’allora proseguiva cambiando nell’invarianza sostanziale delle condizioni di vita. il sistema economico restava improntato a tradizione e semplicità, con oltre un terzo della popolazione composta di contadini e piccoli artigiani abitanti il suburbio. Quella gente attraversava il cambiamento alla lontana, china com’era sulle urgenze di sussistenza del lavoro. Furono invece i ceti borghesi e mercantili, che già si eran fatti tali arricchendosi con la forte redistribuzione di beni ecclesiastici venduti all’incanto propiziata dal passaggio napoleonico, in cordata coi nobili, a guidare l’accesso a una stagione che avrebbe presto fatto sentire la forza della novità. coi primi anni ’70 del secolo arrivano a Bassano il tribunale regio, la pretura, le poste-telegrafi, il commissariato distrettuale, l’ufficio di pubblica sicurezza, arriva per tutti la lunga leva quinquennale nell’esercito regio. Bassano cresceva negli uffici pubblici, nella guida territoriale, acquisiva allora bonus che avrebbe visto svanire in questi nostri anni. la transizione dell’estate-autunno 1866 avrebbe cambiato la vita di tutti, guidando Bassano e il Grappa a essere un giorno perno e riassunto montano della patria intera, in cui i fatti di quei mesi l’avevano, piaccia o no, incardinata.



Destinati esclusivamente a uso abitativo, si possono stipulare ovunque, purchè rispondano a certi requisiti

PIANETA CASA di orazio schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

i coNtratti traNsitori i contratti transitori (durata: da 1 a 18 mesi) si possono stipulare in tutta italia. e si possono stipulare anche dove non c’è un apposito Accordo territoriale. Ma andiamo per ordine, e illustriamo anzitutto la situazione dei canoni di riferimento a seconda dei vari casi che si possono presentare. il primo, concreto caso prospettabile è quello di un contratto transitorio che debba essere stipulato in un comune per il quale la confedilizia abbia sottoscritto con i sindacati inquilini il previsto Accordo territoriale per i contratti agevolati. il canone sarà libero, fatta eccezione per quelli interessanti immobili ricadenti nelle aree metropolitane (roma, Milano, venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, torino, Bari, palermo e catania) come delimitate, oltre che nei comuni con esse confinanti e negli altri comuni capoluogo di provincia: qui occorre riferirsi per il canone all’Accordo territoriale ConfediliziaSindacati, controllando - anche, e in particolare - se per i contratti transitori (secondo una possibilità riconosciuta dal decreto ministeriale) sia stato previsto l’aumento delle fasce di oscillazione dei canoni fino a un massimo del 20 per cento “per tenere conto, anche per specifiche zone, di particolari esigenze locali”. veniamo ora al caso dei comuni in cui l’Accordo territoriale Confedilizia-Sindacati non sia stato

AlCuNI SERvIzI DI CONFEDIlIzIA A BASSANO Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale... Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto. Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori. Confedilizia notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti. visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati.

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(per mancato accordo fra le organizzazioni) stipulato. per fissare i canoni nei comuni (sopra citati) in cui esso non è libero, ma vincolato, il riferimento è a pregressi Accordi o all’Accordo stipulato, secondo il d.M. 30.12.2002, “nel comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale anche situato in altra regione”. anche qui occorre verificare se per i contratti transitori sia stato stabilito l’aumento anzidetto delle fasce di oscillazione. in tutti i casi, comunque, le parti contrattuali possono di comune accordo convenire un aumento dei canoni (canoni, questa volta, non fasce di oscillazione come prima) fino a un massimo del 20 per cento, sempre per le particolari esigenze di cui si è già detto (che potrebbero anche essere differenti da quelle eventualmente previste nell’Accordo territoriale). le fattispecie, poi, che consentono di stipulare i contratti transitori sono individuate nei singoli Accordi territoriali Confedilizia-Sindacati dei comuni interessati, o di riferimento. in ogni comune (dotato o no di Accordo) è comunque per le parti possibile a termini del d.M. 10.3.2006 stipulare contratti transitori, della durata di cui s’è detto, “per soddisfare qualsiasi esigenza specifica, espressamente indicata in contratto, del locatore o di un suo familiare ovvero del conduttore o di un suo familiare, collegata a un evento certo a data prefissata”.

A DOMANDA... RisPostA! un regolamento di condominio può derogare al principio secondo cui il nudo proprietario e l’usufruttuario rispondono solidalmente per il pagamento delle spese condominiali? No. l’art. 67 delle disposizioni di attuazione del codice civile che disciplina la materia - prevedono, al suo ultimo comma, la solidarietà tra nudo proprietario e usufruttuario per il pagamento dei contributi dovuti all’amministrazione condominiale - è, ai sensi del successivo art. 72, inderogabile. Massime della Cassazione il proprietario di unità immobiliare (nella specie magazzino) che, per ragioni di conformazione dell’edificio, non sia servita dall’impianto di riscaldamento centralizzato non ha su di esso il diritto di condominio, mancando la relazione di accessorietà che ne costituisce il fondamento tecnico (cass. civ. sez. ii, 27/11/2015 n. 24296). l’ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di oneri condominiali, ex art. 63 disp. att. c.c., è limitato alla verifica dell’esistenza ed efficacia della sottostante delibera assembleare di approvazione e riparto della spesa e non si estende alle questioni concernenti la validità della stessa (cass. civ. sez. ii, 19/02/2016 n. 3354). in tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la legge n. 13 del 1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere publicistico volte a favorire, nell’interesse generale, l’accessibilità agli edifici, sicché il diritto al mantenimento e all’uso dei dispositivi antibarriera (nella specie, un dispositivo servo scale), installati anche provvisoriamente in presenza di un soggetto residente portatore di “handicap”, non costituisce un diritto personale e intrasmissimile del condomino disabile, che si estingue con la morte dello stesso (cass. civ. sez. ii, 26/02/2016 n. 3858).

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A cura dell’Ufficio Legale di Confedilizia

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Ecclettico, temerario e a volte impertinente, è scrittore colto e saggista pungente. Poco tempo fa, inoltre, ha dato vita a Farelibri editore, il laboratorio dove sviluppa i suoi progetti

GRANDI TRADIzIONI di andrea Minchio Fotografie: archivio Farelibri editore

tiziaNo dall’oMo l’orgoglio di fare diversamente Conosciamolo meglio in una conversazione a ruota libera, fra colleghi che si stimano...

A fianco lo studioso tiziano dall’omo, fondatore di FareLibri Editore, durante una conferenza. Qui sotto andrea Minchio, direttore di Bassano News, con il dott. dall’omo in occasione di un incontro culturale.

a pag. 25, in questo stesso numero di Bassano News, è pubblicata una breve sintesi della conferenza recentemente tenuta dallo studioso tiziano dall’omo alla libreria cedis, nell’ambito degli incontri culturali organizzati dal rotary club. l’invito, naturalmente, è quello di leggere il pezzo, davvero stimolante e di drammatica attualità per il tema affrontato. in questo spazio intendiamo invece conoscere da vicino il dott. dall’omo che, provenendo da altre significative esperienze professionali, opera anche in veste di saggista e scrittore, amando qualificarsi come “filosofo dell’economia”. da qualche tempo, inoltre, ha intrapreso un’originale attività editoriale: un’occupazione che lo vede impegnato su più fronti: àmbiti che spaziano dalla cronaca alla storia, dall’economia alla

Il motivo di base della mia perenne insoddisfazione nei confronti della vita e delle mie singole capacità di cognizione consiste nell’impossibilità, portata a coscienza, di avere una conoscenza di alcunché in questa vita. Un pensiero, una sensazione, una certezza, chiamatela come volete, che non mi ha mai abbandonato sin da quando ho cominciato a essere adulto. Allo scrittore piacerebbe poter cogliere qualcosa di veramente universale, e negli anni ho scorribandato in lungo e in largo nelle scienze e nelle culture, ottenendo solo dubbi che si sono affastellati su quelli con cui ero già nato. Oggi so che quando starò per morire dirò a quanti mi saranno vicini di non vedere l’ora di chiudere gli occhi: così finalmente saprò! dal Blog di FareLibri Editore

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medicina, e sui quali sono strutturate diverse collane, tutte però basate su una medesima e ardita filosofia. Non a caso l’headline di FareLibri Editore (questo il nome della casa fondata da tiziano dall’omo - www.farelibri.it) recita testualmente e in inglese “We are publishers that do different”, a marcare la precisa volontà di fare diversamente dagli altri. per sapere in cosa poi consista questa differenza e su quali motivazioni si incardini un progetto culturale che si presenta come alternativo e per certi versi di rottura (si veda per esempio il blog di FareLibri) la cosa più semplice da fare è girare la domanda al diretto interessato in una chiacchierata-intervista fra colleghi, che magari hanno una Weltanschauung completamente diversa, ma che possono sicuramente arricchirsi (non

certo in termini economici) dal confronto reciproco. “premetto innanzitutto -esordisce tiziano dall’omo- che la casa editrice prende il nome da quello che fa: fare i libri è un lavoro artigianale e concreto, nell’ambito del quale si accomunano la cultura del lavoro manuale con la ricerca intellettuale. aggiungo, senza voler far polemica, che noi siamo editori nel senso tradizionale del termine; paghiamo tutto e quindi possiamo permetterci di scegliere! anche per questo le nostre collane seguono un percorso logico di tensioni tra risonanze concettuali, echi di memorie, pensieri del genere più vario, colori e percorsi di luce e di buio”. La domanda è: perché lo fai? Quali sono le tue motivazioni? lo faccio perché qualcuno deve


farlo, e mi spiego: oggi per me il mestiere dell’editore coincide con una precisa responsabilità sociale e umana. la collana Le Storie degli Altri, non a caso propone e interpreta lo studio della storia come un percorso su strade inusitate e mette il dito in piaghe che ancora oggi non sono cicatrizzate. Non a caso abbiamo aperto una nuova unità locale a trieste, in via Milano 13, in centro storico, per lavorare fianco a fianco con storici e studiosi che per troppi anni non hanno potuto parlare: mi riferisco ad argomenti davvero importanti la cui trattazione documentale potrebbe anche cambiare la storia d’italia più recente. Perché Trieste? sono da sempre innamorato di questa città, sia per la sua bellezza intrinseca sia per l’afflato culturale che la pervade. camminando per le sue vie è facile imbattersi nella casa che fu abitata da James Joyce oppure nell’antica libreria che fu di umberto saba o quand’anche, prendendo una bevanda al caffè san Marco, sedersi accanto a claudio Magris che legge assorto. Ma i fatti storici che hanno attraversato questa città, che non si limitano alle due Guerre Mondiali ma si estendono nel corso degli anni, hanno valenze spesso sottostimate a livello nazionale e internazionale, a causa dell’opportunità politica del momento. per esempio, i

recenti anni settanta del secolo scorso sono stati pervasi da accadimenti di cui nessuno osa raccontare, quali traffici internazionali di armi e passaggi di terroristi, attentati mancati e riusciti, come quello all’oleodotto trieste-ingolstadt vicino a Muggia che, pur riuscendo, non fu totalmente distruttivo per la città a causa del mancato funzionamento di una carica esplosiva. e ti chiedo: voluto? A questo proposito mi dicevi che Farelibri editore ha in progetto un’opera esaustiva, scritta da un noto giornalista triestino... certo, ma non solo. si sa che le conseguenze dei fatti storici si imprimono nelle carni e nelle idee delle persone che vengono dopo. proprio per la questione della responsabilità Farelibri Editore si interessa, per esempio, delle storie mai raccontate dei napoleonidi trasferitisi a trieste dopo la caduta del Grande Corso, come carolina, la sorella di Napoleone e vedova di Gioacchino Murat, che qui visse facendosi chiamare contessa di Lipona (anagramma di Napoli) oppure del nipote di Napoleone, Giuseppe Napoleone (detto Plon Plon), nato a trieste in villa Necker e futuro marito della figlia di vittorio emanuele ii, Maria clotilde. il matrimonio fu il pegno per l’alleanza tra Napoleone iii e il re di piemonte che portò alla seconda Guerra d’indipendenza. e che

dire poi della presenza a trieste di riccardo cuor di leone, dei legittimi eredi carlisti di spagna, di Fouchet, ex ministro di polizia di Napoleone, di Napoleone stesso, di stendhal e di mille altre persone che sono state artefici della storia con la esse maiuscola.

Qui sopra veneziano di nascita, tiziano dall’omo nutre per trieste un amore particolare, al punto da considerarla il suo locus animi.

E l’oggi? Ho dato voce a Fabio Fioravanzi, giornalista e notista politico che con la sua autobiografia “strano ma vivo” parla di vicende personali assurte più volte agli onori della cronaca. un libro scomodo, come si suol dire, la cui conclusione risulta davvero difficile da digerire.

Farelibri Editore dà spazio anche all’intervento teorico in filosofia e in economia, con la collana EconomiE e Finanza, che va dall’informazione manualistica alla divulgazione di materie altrimenti ostiche (quando non ancora esplorate). e poi la presenza in settori cruciali della medicina moderna, con la collana Medicina e Medicine, in cui gli autori aprono la mente della ricerca speculativa e scientifica a molte nuove porte attraverso le quali è possibile raggiungere una migliore conoscenza della clinica pratica. e, infine, la collana I Romanzi degli Altri, nella quale gli autori propongono le loro ricerche da settori di vertice dell’analisi dell’animo umano e della società odierna.

FareLibri si pone dunque fra le sue mission quella di pubblicare l’impubblicabile… se è documentato seriamente, la risposta è sì. i miei libri sono difficili da digerire. peraltro fin da quando ero studente potevo apparire irriverente, diciamo pure antipatico. Nessuno però mi ha mai detto di essere intellettualmente disonesto. e a 52 anni suonati non ho scelta. devo continuare così.

STRANO, MA vIvO. Il lIBRO DI FIORAvANzI DESTINATO A ESSERE Il BEST SEllER DEll’ESTATE

“strano ma vivo” è un libro giocato sul doppio senso sin dal titolo. a scriverlo è Fabio c. Fioravanzi, giornalista televisivo e notista politico, le cui vicende personali sono assurte più volte agli onori della cronaca.

infatti il sottotitolo recita “certezze e sospetti di un giornalista”. per quanto si sappia, però, mai si immaginerebbe quanto l’autore racconta nel libro: tali e tanti episodi, difficili da collegare fra loro, che lasciano stupiti, perplessi e perfino basiti. il racconto, concepito a episodi a se stanti, attraversa mezza italia, dal veneto dove Fioravanzi vive, passando per il piemonte o il trentino alto adige, la sicilia o il Friuli venezia Giulia. leggendo il libro si ripercorre in parte la storia di un cittadino al di sopra di ogni sospetto che, suo malgrado, attraversa gli ultimi sei lustri di storia italiana vivendo spesso sul filo del rasoio. Fioravanzi non fa la vittima e, quando ammanta il suo narrare di ironia, il sorriso è quasi

sarcastico; scevro da ogni indulgenza prosaica, l’autore racconta fatti che in parte sono nelle cronache, in parte nella sua memoria o nella sua penna, quando non nei documenti. e le cronache non sono solo quelle che lo riguardano, ma toccano anche il brigatismo passando per i movimenti anarco-insurrezionalisti con fatti che arrivano fino alla delinquenza comune piuttosto che a quella organizzata. le pagine, scorrevoli e facili da leggere, si concludono con uno scenario in bilico tra il probabile e il possibile, il credibile e il difficile da digerire. un libro che fa a fette il problema del potere in italia negli ultimi quarant’anni e che riguarda tutti.

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Precursore del genere fantastico, annunciò l’avanguardia, il cubismo, l’espressionismo tedesco, il surrealismo...

GRANDI vIllE TRADIzIONI luMIèRE di albina zanin nostra corrispondente da Parigi

HeNri rousseau un doganiere nella giungla

senza immaginazione non c’è salvezza.  giulio Carlo Argan

Aperta al Museo d’Orsay fino al 17 luglio, la mostra “Le Douanier Rousseau. L’innocence archaïque” consente di confrontare l’arte del pittore con le opere di altri grandi maestri.

Sotto ai titoli Il sogno, 1910. New York, Museum of Modern art. Qui sotto, dall’alto verso il basso La guerra, 1894. parigi, Musée d’orsay. L’incantatrice di serpenti, 1907. parigi, Musée d’orsay.

chi non ha avuto l’opportunità di recarsi a venezia in occasione della grande retrospettiva dedicata a Henri Julien Félix rousseau detto il Doganiere (laval, 1844 - parigi, 1910), terminata giusto un anno fa, può ora assaporarla a parigi. Fino al 17 luglio, infatti, i suoi capolavori sono visibili nella capitale francese, assieme a tele di seurat, delaunay, Kandinsky, uccello, carpaccio, picasso, carrà, delacroix..., provenienti da prestigiosi musei internazionali: osservandole, il visitatore può comprendere come da un lato rousseau abbia tratto ispirazione da una grande tradizione pittorica e, dall’altro, come la sua opera abbia poi influenzato gli artisti venuti dopo di lui. autodidatta, munito solamente di una carte de copiste con la

l’orologio che campeggia nella sala principale del Musée d’orsay. il biglietto per la mostra consente l’accesso pure alle collezioni permanenti e costa 12 euro (oppure 9, eccetto il giovedì, dalle 16.30 in poi).

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quale si recava al louvre per esercitarsi nel disegno, rousseau sosteneva di non aver mai preso in mano un pennello prima dei 42 anni e di essersi dedicato a tempo pieno alla pittura solo in età matura, dopo aver abbandonato il lavoro agli uffici daziari di parigi (che gli valse il soprannome di le Douanier). Naïf, primitivo, arcaico, moderno o popolare? praticamente inclassificabile! lui stesso amava definirsi l’Inconnu (lo Sconosciuto), mentre l’amico e ardente sostenitore Guillaume apollinaire aveva coniato per lui un’espressione singolare: La Révélation! rousseau sviluppò uno stile fuori dalla norma e privo di una seria esperienza accademica: la non conoscenza delle leggi della prospettiva, le proporzioni errate, la frontalità dei soggetti, l’uso di

colori vividi e innaturali furono infatti un tratto distintivo della sua arte, che lo allontanarono drasticamente dagli ambienti dalla pittura “ufficiale”. deriso dai critici ed escluso dai circoli ufficiali, sempre presieduti da una giuria, espose inizialmente al Salon des Indépendants attirando sarcasmo ma anche ammirazione. dalla sua parte si schierarono subito artisti quali picasso e Kandinsky, che a lui si ispirarono in alcune opere. il tema preferito, proposto in molti sui quadri, fu quello delle giungle lussureggianti: sebbene non avesse mai lasciato parigi, rousseau dipinse scene esotiche e fantastiche dando vita a un universo immaginifico di enorme suggestione. affascinato dai racconti dei reduci della campagna francese in Messico (a sostegno di Massimiliano d’austria) e dai padiglioni dell’Exposition Universelle del 1899, seppe inventare un mondo magico e misterioso, traendo anche ispirazione dalle frequenti visite al Jardin des Plantes e al Museo Nazionale di storia Naturale. Ma pure dagli album di immagini esotiche, allora molto diffusi. Nel complesso la mostra aiuta a conoscere meglio uno dei maestri del modernismo, capace di intrecciare fra loro con una certa ingenuità l’esotismo, il soprannaturale e perfino l’humour.



Designer raffinato, fin da giovane ha fortemente creduto nella simbiosi tra realtà produttiva e sperimentazione didattica

I NOSTRI TESORI di andrea Minchio

aNGelo spaGNolo il ricercatore di forme

con la collaborazione di Andrea Gastner e Antonio Minchio La geometria è per l’arte plastica ciò che la grammatica è per l’arte dello scrittore.

La sua elegante produzione artistica, basata sul rigore della geometria e sull’impiego di colori primari, è sempre stata caratterizzata dal costante sforzo di coniugare il bello con l’utile.

guillaume Apollinaire

scuola e lavoro: un binomio che, soprattutto negli ultimi tempi, ha acquisito anche nel nostro paese una precisa connotazione, declinata all’insegna di una “necessaria” complementarietà. la presenza degli studenti stagisti nelle aziende è infatti ormai una costante. lo sa bene il designer angelo spagnolo che, già alla fine degli anni cinquanta, iniziò a collaborare con una fabbrica di ceramica; dapprima da studente e poi, circostanza che fece la differenza, anche da insegnante. “allora -ci racconta il prof. spagnolo- frequentavo l’istituto d’arte e nei mesi estivi facevo esperienza alla Sica di Nove (in seguito divenuta Sicart). angelo perin, il titolare, mi permetteva di dare libero sfogo alla creatività, consentendomi anche di fare sperimentazione e di confrontarmi con diversi artisti, fra i quali mi piace ricordare cesare sartori”.

Qui sopra Progetto 22, terraglia ricoperta di smalto, 1976 (opera premiata al Concorso per il Disegno Industriale di Faenza). In basso, da sinistra verso destra Ricerca, graffiti su maiolica, 1961. Serie U, set olio/aceto in terraglia ricoperta di smalto, 1968. il designer angelo spagnolo. Nato a Marostica, si è diplomato all’istituto d’arte di Nove e al Magistero d’arte di venezia. dal 1968 al 2000 ha insegnato discipline plastiche al liceo artistico di Nove. dal 2000 collabora con Linea Sette Ceramiche di Marostica.

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una decina d’anni dopo angelo spagnolo cominciò a insegnare discipline plastiche, proprio nello stesso istituto novese che prima lo aveva visto allievo appassionato e promettente. allo stesso tempo si consolidava la collaborazione con la Sicart: un sodalizio destinato a durare oltre trent’anni (dal 1966 al ’99), che portò spagnolo a divenire direttore artistico e responsabile tecnico dell’azienda. “compresi subito quanto fosse importante il contatto diretto tra realtà produttiva e sperimenta-

zione didattica. una relazione, per così dire, che poteva dare buoni frutti e che nel mio caso, anche a seguito di una proficua collaborazione attivata con gli architetti Boccato, Gigante e zambusi, si concretizzò in una personale convinzione: quella cioè che la bellezza e l’utilità costituiscono un binomio indissolubile nell’attività formativa dell’uomo. e che, fin dai primordi, l’ornamento (la forma) è stato associato alle funzioni essenziali dei contenitori. un assioma


che dalle nostre parti è divenuto pratica quotidiana: se pensiamo infatti alla ceramica, non possiamo non riconoscere che a Nove si sono prodotti (e si continua a farlo tuttora, seppur con molta difficoltà) oggetti utili ma anche estremamente curati nell’estetica”. e proprio nell’impegno costante di coniugare il bello con l’utile si è concentrato il lavoro serio, operoso e coerente di angelo spagnolo: in ogni sua opera convivono questi due aspetti, sempre fortemente in simbiosi tra loro e ispirati da un profondo amore per la geometria. carmen rossi, in un testo critico su spagnolo, ricorda come la sensibilità del noto designer possa essere accostata a quella espressa da importanti esponenti del Neoplasticismo: artisti quali piet Mondrian, theo van doesburg, Bart van der leck e Georges vantogerloo che orientavano la

ricerca verso le linee rigorose della geometria. oppure alle audaci proposte di alcuni maestri del Bauhaus e della Hochschule für Gestaltung di ulm. “una coerente linea razionalista -scrive carmen rossi- che partì dallo studio delle forme essenziali [...] e che sfociò dapprima in Astraction-Création e in seguito nell’Optical Art e nell’Arte Programmata. una tendenza che sviluppò il tema dell’equilibrio compositivo e cromatico come frutto di uno studio scrupoloso e metodico. [...] Gli oggetti minimalisti progettati da angelo spagnolo ne rispecchiano la sobrietà e la taciturna eloquenza, mentre il suo stile rivela quasi un modo ascetico di essere”. “Ho sempre puntato- conclude angelo spagnolo- a elaborare le mie proposte partendo da forme geometriche elementari: il cerchio, il quadrato, la sfera...

un’impresa certamente non facile, poiché un simile atteggiamento implica sempre un lavoro di pulizia e di sintesi, orientato al rigore e all’essenzialità. una filosofia che ho avuto il piacere di condividere in azienda e pure a scuola, con i miei allievi. ricordo che l’aula messaci a disposizione dal preside era divenuta un laboratorio creativo, nel quale le idee trovavano espressione compiuta dopo un lungo lavoro di analisi. spero che i ragazzi abbiano compreso il mio sforzo: quello di costante e accurato ricercatore di forme”.

Qui sopra, da sinistra verso destra Invito, terraglia smaltata, 1969. Kilim, semirefrattario con ossidi, 1993. in alto, da sinistra verso destra Tracce, semirefrattario decorato a smalto, 1985. Ciottola, terraglia lucida e opaca, 1979. lE FORME DEll’uTIlE Mostra antologica Nove, 3 giugno / 21 agosto 2016 Museo Civico della Ceramica Piazza De Fabris la mostra rientra negli eventi organizzati da “lampi creativi” a cura di F. Meneghetti, M. M. Polloniato e F. Scremin ANGElO SPAGNOlO tel. 0424 75549 angelospagnolo44@gmail.com

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entrambi eroi, si propongono come modelli tra loro molto diversi

lA lEzIONE DEl PASSATO

acHille e odisseo due miti del mondo classico

di Gianni Giolo Ciclope, io dissi con lo sdegno in petto, Se della notte, in che or tu giaci, alcuno Ti chiederà, gli narrerai, che Ulisse D’Itaca abitator, figlio a Laerte, Struggitor di cittadi, il dì ti tolse.

Da un lato il più forte, il più bello, generoso e passionale ma anche crudele e violento; dall’altro un mediatore di rapporti, un oratore raffinato e un diplomatico intraprendente e audace...

Dall’ odissea (Libro IX) nella traduzione di Ippolito Pindemonte (1822)

A fianco léon Belly, Odisseo e le Sirene, 1867. saint-omer, Musée de l’Hôtel sandelin.

come già l’Iliade così anche l’Odissea presenta subito al pubblico, con la prima parola, il tema che intende affrontare: nel più antico poema la menis, l’ira di achille, nel secondo l’aner, l’uomo; là una storia di passioni - il senso dell’onore, l’amicizia, la vendetta -, qui una storia di azioni che vede come protagonista, in primo piano o sullo sfondo, odisseo. e’ da questi due incipit, dei due più grandi poemi della Grecia, giunti a noi da un’età arcaica eppure già sufficientemente matura, che si snodano i primi grandi modelli, non solo per il popolo greco ma anche

pieter paul rubens, Achille vittorioso su Ettore, 1630. Bruxelles, Musées des Beaux arts. Mentre il primo trafigge il secondo, la dea atena osserva la scena dall’alto. Qui sotto lo scudo di achille, fabbricato da efesto, è minuziosamente descritto da omero nel libro Xviii dell’Iliade.

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per l’intero occidente. da un lato achille, il più forte, il più bello, generoso come solo un passionale può esserlo, crudele, ingiusto, violento: tema più che mai adeguato per la plastica arcaica e classica che vede sempre il personaggio in posizione frontale - quella visione in cui, secondo carlo diano, “essere ed essere visti coincidono” - l’eroe che alimenta il senso eroico della vita, quel senso che, se già nell’Iliade è portato al paradosso, in realtà continua negli ideali coltivati dalla Grecia classica. e’ l’eroismo, il sacrificio di sé, cui si ispirerà socrate e lo porterà ad affrontare

la morte. sarà il modello irrinunciabile di alessandro il Grande: tanto più significativo, il peso di questa suggestione, per il conquistatore della Grecia e dell’oriente, per il nuovo eroe che viene dalla Macedonia, dai confini dell’ellade. dall’altro lato odisseo, non bello, non alto, non biondo; nell’Iliade non esibisce prove di particolare valore. Ma di lui, in quel primo poema, si sottolineano aspetti che troveranno più ampio sviluppo nell’odissea: mediatore dei rapporti fra i capi e l’esercito (nel canto ii), raffinato oratore, le cui parole sembrano “fiocchi di neve d’inverno” (nel canto iii), legato della ambascieria nella tenda d’achille (nel canto iX), intraprendente e audace nella sortita notturna (canto X), attenuatore della passionalità di achille (nel canto XiX), tanto da indurlo a riconoscere, ben prima del sentimento, l’esistenza per gli uomini di ineludibili bisogni concreti e immediati: segno di adattabilità alle circostanze più varie della vita. odisseo domina in tutta la sua possenza nell’Odissea, che fa di lui l’eroe opposto ad achille. egli propone al lettore virtù altre: non morirà giovane in battaglia - tiresia gli predice una morte serena, in tarda età, in patria (nel canto Xi) -, ma soprattutto affronterà l’esistenza in modo diverso, proponendo valori che il mondo eroico ancora non conosce: è l’eroe del molto peregrinare, delle molte sofferenze e dei molti inganni.



Inaugurato a febbraio, ha subito ottenuto grande consenso da parte dei cittadini e delle associazioni

SFIDE di lorenzo Berto

start-BassaNo una scossa positiva da brillanti e innovative proposte culturali

Fotografie: archivio Start-Bassano

Anche il secondo semestre del 2016 si preannuncia denso di splendide iniziative e opportunità. Le anticipiamo qui ai lettori, in anteprima, con un caloroso invito a partecipare...

A fianco Fra le conferenze ospitate da Start-Bassano particolare rilevanza ha avuto quella dedicata ai “dipinti nascosti di aubusson”, tenuta ad aprile da valérie robert Giurietto. Qui sotto il logo di Start-Bassano con i leoni rampanti, simbolo della nostra città.

Start-Bassano è uno spazio culturale polifunzionale, libero e indipendente, situato nel cuore della città e costituito da quattro prestigiose sale al piano terra dello storico palazzo Finco in via zaccaria Bricito 32.

Sopra eleonora Gusi, Federica Finco, Mauro spigarolo e lorenzo Berto, anime del centro culturale, con lo street-artist tony Gallo (al centro).

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la sua attività è stata degnamente inaugurata e festeggiata lo scorso 20 febbraio con le performances di Marco chiurato, del Club des Poetes, dei Modigliani, del maestro luigi Ferro e di Beata Kozak. la prima rassegna, una mostra antologica del pittore claudio Brunello, vicino all’arte concettuale e all’optical, ha registrato un immediato riscontro da parte del pubblico. subito dopo lo spazio Start ha preso ulteriormente vita grazie ai dipinti di Manuel pablo pace e alla sua mostra Tableaux Vivants (26 marzo -16 aprile) che, nel giorno di chiusura, ha visto anche la partecipazione di Marco patuzzi con una performance di poesia figurata. artista con un grande curriculum alle spalle (è stato anche direttore del progetto Infart a Bassano), pace ha proposto una pittura di luce e colore, della quale sono spesso

protagonisti i nostri paesaggi. in seguito le sale di Start hanno ospitato i Carton de Tapisserie della collezione di aldo e valérie Giurietto (23 aprile-8 maggio): si è trattato dei disegni preparatori degli arazzi di aubusson, in Francia, legati a una secolare tradizione artigianale e oggi annoverati nel patrimonio culturale immateriale dell’unesco. Start ha infine ospitato la Street-art “emozionale e sognante” del padovano tony Gallo, con la sua personale L’amour terrible, conclusasi con un bellissimo dono dell’artista alla città di Bassano: un “commovente” mural realizzato proprio in via zaccaria Bricito. Gli eventi maggiori vengono regolarmente intervallati da esposizioni di artisti emergenti quali, per esempio, la personale di


A fianco, da sinistra verso destra i pittori claudio Brunello e Manuel pablo pace. Sotto la presentazione di un libro, il critico d’arte Massimiliano sabbion e una curiosa immagine dei laboratori Luci e Ombre.

Beata Kozak, o da presentazioni di libri (Il caffè artistico di Lo. Un anno ad arte da Giotto a de Chirico), conferenze e perfino da laboratori per bambini (grande successo ha avuto “luci e ombre” in collaborazione con T-Lab). tutte iniziative proposte al fine di promuovere quanti desiderino far conoscere e valorizzare le proprie qualità e doti creative. a Start-Bassano, comunque, la divulgazione culturale è prioritaria. all’interno di ogni singolo evento vengono pertanto organizzate conferenze di alto spessore, come quelle sulla Street Art e i Nuovi Linguaggi, a cura dello storico e critico d’arte Massimiliano sabbion, o sui Dipinti nascosti di Aubusson con valérie robert Giurietto. Fin qui si è parlato di quanto è stato fatto finora. Ma anche per i prossimi mesi il programma si presenta ricco e vario. a luglio il centro proporrà infatti Gli anni pop. Mostra di oggetti degli anni ’60 e ’70, Paginapiegataarte e infine Cinemainsieme (una rassegna cinematografica d’essai).

a settembre, dopo la pausa estiva, l’attività riprenderà con Personal Book shoppers: dimmi chi sei e ti dirò cosa leggere, due expo (tra i quali Tablè de Mariage), quattro mostre di livello internazionale e un festival letterario. oltre alle mostre saranno sempre presenti proposte collaterali, fra le quali la rassegna 15 minuti di celebrità, la presentazione del Calendario Bassano 2017 di Fulvio Bicego e del libro sulla toponomastica di paolo Nosadini. e’ inoltre prevista la conferenza di carlo sebellin e augusta Fontanesi su “come diventare iconografi” e molto altro ancora. e’ dunque evidente che, fin da subito, Start-Bassano ha dato una scossa positiva alla città, registrando un crescente interesse da parte del pubblico con oltre 2500 visitatori in tre mesi, molti dei quali giunti da fuori. il che dimostra ancora una volta la grande aspettativa da parte dei bassanesi -e non solo - verso nuove proposte culturali. un risultato significativo, che è frutto della missione stessa del progetto Start:

creare un luogo dove s’incontrano e ascoltano idee, un “catalizzatore di bellezza” aperto al dialogo e alla condivisione tra diverse realtà e proposte culturali, al fine di avviare un circolo virtuoso che valorizzi e promuova le eccellenze del territorio. proprio per questo motivo il motto di Start, che da poco si è costituito in associazione, è: “start sostiene il territorio, il territorio sostiene start”. Gli spazi vengono sempre offerti gratuitamente ai “produttori di cultura” in genere, il che richiede il supporto dei privati, ai quali è data la possibilità di mettere in mostra le proprie attività imprenditoriali nella vetrina di palazzo Finco. chi desidera dunque legare il proprio nome alle proposte culturali e alle finalità etiche di Start, può contattare l’associazione tramite la mail start@startbassano.it, il numero 338 1518097 oppure la pagina facebook e il sito www.startbassano.it. Qui ne approfittiamo per ringraziare quanti lo hanno già generosamente fatto.

Sotto la prestigiosa sede di Start-Bassano a palazzo Finco, nel cuore della città. Nell’edificio a destra si intravede il mural realizzato da tony Gallo.

Start-Bassano via zaccaria Bricito, 32 www.startbassano.it facebook startbassano

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Un aiuto ci giunge anche dai nostri amici animali

AFFlATuS

una mente errante è una mente infelice vivere coNsapevolMeNte Fa stare BeNe

di carla Mogentale psicologa e psicoterapeuta, direttore sanitario Centro Phoenix Publiredazionale a cura del Centro Phoenix

essere “mindful” significa essere presenti qui e ora, cogliere l’attimo e assaporarlo fino in fondo. Questo atteggiamento mentale, che si può apprendere grazie a un breve percorso psicoterapeutico, dà più gusto alla vita, riporta serenità abbattendo l’ansia, calma i conflitti interiori, diminuisce lo stress emotivo, migliora il sistema immunitario e i disturbi psicosomatici, combatte depressione, dolore cronico e vari altri disturbi. secondo Kabat-zin è “il processo di prestare attenzione in modo particolare: intenzionalmente, in modo non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente, momento dopo momento”, sviluppando una risposta “decentrata” con i nostri pensieri, riuscendo a vederli solo come semplici prodotti della nostra mente, come interpretazioni della realtà e non la realtà stessa, governandoli meglio.

la dott.ssa carla Mogentale, psicologa-psicoterapeuta, specialista del Ciclo di Vita.

Di solito le persone passano gran parte del loro tempo a pensare al passato o al futuro. svolgono le attività quotidiane mentre la loro mente vaga altrove. tuttavia recenti ricerche hanno dimostrato che il mind wandering risulta legato all’infelicità: una mente errante è una mente infelice. Killingsworth & gilbert, 2010

CENTRO PHOENIX Srl Centro di Psicologia, Neuropsicologia, Riabilitazione e Psicoterapia via Bassanese, 72/a 36060 - Romano d'Ezzelino (vi) via cogo, 103 int. 1 36061- Bassano del Grappa (vi) via valdastico, 100 36016 - Thiene (vi) via Gen. dei Medici, 1 38051 - Borgo valsugana (tN) Per informazioni, appuntamenti e collaborazioni professionali: tel. 0424 382527 - 347 8911893 nei seguenti orari di segreteria: dal lunedì al venerdì ore 9.00/12.30 e 14.30/16.30 il sabato ore 9.00/12.30, info@centrophoenix.it www.centrophoenix.it

Efficace da un punto di vista clinico i risultati scientifici hanno spinto le organizzazioni sanitarie governative di vari paesi, a raccomandare l’apprendimento della Mindfulness, considerandola come un presidio sanitario di grande rilevanza per la riduzione dello stress. Negli stati uniti sono circa dieci milioni i praticanti, nel resto del mondo si arriva a contarne centinaia di milioni. Nel 1997 più di 240 ospedali e cliniche internazionali offrivano trattamenti di riduzione dello stress basati su mindfulness (salmon et al., 1998). in caso di depressione spesso basta un trattamento di otto settimane per ottenere una riduzione del rischio di avere

un nuovo episodio del 50%; per chi aveva avuto più di un episodio depressivo la percentuale di riduzione alle ricadute era dell’ 80%. i nostri amici animali hanno un ruolo terapeutico Gli animali da sempre costituiscono un importante partner per l’uomo, portatori di un amore e di una relazione non giudicante, semplice, che si esprime sul canale del cuore prima che della mente. i benefici di avere un animale sono dimostrati dagli studi sulla Pet Therapy, ovvero la terapia mediata da un animale, che spesso aiuta bambini, adulti e anziani con problemi di relazione e/o di connessione con la realtà a essere più presenti, a una profondità di contatto emotivo particolare, con immensi benefici per l’essere umano. i cani sono naturalmente “mindful” perché concentrati sull’attimo, soprattutto nel momento del man-

giare e del rilassarsi. l’avvio dell’attività dopo il sonno è lento, graduale, assaporato in ogni stiracchiatura; mangiare richiede la massima concentrazione sul cibo e non su altro come avviene a noi umani (tv, giornale, ecc.), così come nel gioco, a differenza di noi umani che svolgiamo un compito e ci distraiamo in continuazione! sanno inoltre rilassarsi profondamente. se avete un animale avrete fissato nella memoria quegli attimi stupendi in cui annusa il vento, un tutt’uno con l’aria, l’erba del prato, la luce dell’alba. il momento in cui un cane, dorme rilassato, pancia all’aria, o in cui il vostro gatto fa le fusa, soddisfatto, appagato, incurante del tempo. soffermiamoci con loro, nel loro tempo, nella semplicità delle cose e delle emozioni. sono momenti preziosi in cui il nostro tempo di vita rallenta e si riempie di stupore, la coscienza allarga i propri confini, e sentiamo i profumi, i rumori in lontananza, e tutto scorre più lentamente. e noi siamo più che mai qui, nel presente, piacevolmente consapevoli di noi stessi e del tutto. Non soli, non angosciati, nel momento. Goleman, d. (1997) Healing emotions: “conversations with the dalai lama on Mindfulness, emotions, and Health. Boston: shambhala”.

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Ospite del Rotary, lo studioso Tiziano Dall’Omo ha tenuto una stimolante conferenza su un tema di drammatica attualità

PROPOSTE di tiziano dall’omo

ecoNoMia e iNdiFFereNza

l’occidente fra soldi e morale religiosa L’incontro si è svolto lo scorso aprile alla Libreria Cedis e ha richiamato un pubblico attento e partecipe. Molti, infatti, gli interventi che hanno dato vita a un dibattito vivace e avvincente.

Saggista, scrittore ed editore, Tiziano Dall’Omo si definisce prima di tutto un “filosofo dell’economia”. Ospite del Rotary di Bassano lo scorso aprile, in occasione di uno degli incontri culturali che il club tiene alla Libreria Cedis, Dall’Omo ha da poco scritto e pubblicato il libro “Economia e Indifferenza. L’uomo occidentale tra soldi e morale religiosa”. L’opera, davvero ponderosa (oltre settecento pagine), analizza le ragioni profonde che sono alla base delle scelte culturali della nostra civiltà: scelte che si collocano inevitabilmente fra istanze morali e informazioni economiche e che molto spesso generano interferenze pericolose e dagli esiti imprevedibili. A seguire proponiamo alcune riflessioni dello studioso, a volte decisamente provocatorie ma sempre molto stimolanti, liberamente tratte dalla conversazione tenuta alla Cedis. Buona lettura! A.M.

e’ tragicamente sbagliato ritenere che l’economia consista in una serie di espressioni numeriche che conducono a una sintesi più ordinata delle cose del mondo; non nel senso che ciò non sia vero, ma perchè un certo modo di ragionare, che ormai ci appartiene, proviene dal pensiero cristiano. per questo motivo bisogna innanzitutto ricordare che l’occidente, nato poco più di 2500 anni fa, si basa su due “pilastri”: il pensiero greco e -appunto- quello cristiano, che poi si è imposto sul primo. oggi, grazie ai Greci, possiamo disporre del pensiero astratto, quello cioè che procede per costrutti della mente astraendo dal mondo sensibile, perché i corpi cambiano e non sono fonti di verità: è da questa cultura che è nato l’occidente. va pure detto che la cultura greca e quella giudaico-cristiana sono fra loro incompatibili. il mondo greco cerca la verità, non la possiede: ha creato le scienze proprio perché andava alla ricerca della verità.

secondo i Greci, l’uomo per vivere ha bisogno di trovare un senso che porti alla morte, che è il compimento di ogni senso. ecco il senso della misura, del limite e la considerazione del dolore come una componente della vita; quando sopraggiunge lo si deve accettare senza spettacoli... sustine et abstine! la tradizione ebraica non ha bisogno di andare alla ricerca della verità perché è la cultura dell’ascolto e ha già una verità, che è quella proveniente da dio.

Sopra, da sinistra verso destra Marinus van reymerswaele, Il cambiavalute e sua moglie, 1539. Madrid, Museo del prado. Quentin Metsys. Il cambiavalute e sua moglie, 1514. parigi, louvre.

Qui sotto tiziano dall’omo, filosofo dell’economia, è membro della New York Academy of Sciences e della International Association of Quantitative Finance. Fra le fonti privilegiate, alla base della conferenza tenuta alla cedis, figuravano i filosofi del sospetto (Marx, Nietzsche e Freud), ma anche schopenhauer e -fra i moderni- severino, vattimo e Galimberti.

dicevamo che ha vinto il cristianesimo. perché? Nietzsche sosteneva che il cristianesimo ha avuto un colpo di genio, quello cioè di dire agli uomini: “voi non morirete mai”. un concetto che, inizialmente, suonava davvero incredibile alle popolazioni del tempo. Quando paolo di tarso si recò all’aeropago a parlare (lo si legge al cap. 17 degli Atti degli Apostoli) e sostenne che l’uomo è immortale, gli ateniesi dissero letteralmente: “Questa storia ce la 25


vieni a raccontare un’altra volta”. per i Greci l’uomo è alla pari degli animali e delle piante. per dire “uomo” hanno due parole ma ne usano una terza, brotòs, che significa “colui che è destinato a morire”, il mortale. la cultura cristiana è altra cosa e trasforma la figura del tempo: non più quello naturale e ciclico, ma il tempo che verrà e che viene iscritto nel disegno della salvezza. Quando ciò si concretizza il tempo diventa storia e non pura ripetizione di un ciclo. e poiché il tempo che vale non è l’ora e l’adesso ma il futuro, ecco l’etica delle intenzioni, ripresa anche dalle nozioni del diritto vigente. e il modo di pensare di oggi, quello che imposta anche tutta l’economia e quindi lo sviluppo dei paesi moderni, è “tripartito”, nel senso che i Greci avevano la Vita e la Morte, il bianco e il nero, mentre i cristiani hanno una terza opzione, il grigio: quindi ci sono la Vita e la Morte, ma c’è anche la Speranza. Questo modo di vedere le cose è oggi presente dappertutto. il passato è il male (il peccato originale), il presente è visto come redenzione e il futuro come salvezza. anche uno fra i più grandi “cristiani” di tutti i tempi dopo Gesù, Karl Marx, ragiona su questa base tripartita: il passato è alienazione e ingiustizia, il presente rivoluzione e il futuro liberazione. per non parlare di Freud, che vede il passato come problema, il presente come terapia e il futuro come guarigione. anche la scienza, dunque, è profondamente cristiana: il passato è ignoranza, il presente è ricerca, il futuro conoscenza. tutto è cristiano in occidente. Quando papa ratzinger qualche

PROPOSTE il denaro è lo sterco del demonio. Martin Lutero

Qui sopra andrea Minchio, presidente del rotary bassanese (fino allo scorso 30 giugno) durante la conferenza di dall’omo. la serata ha riscosso grande successo, animata anche da un dibattito molto vivace e appassionante.

Qui sotto la copertina del ponderoso volume Economia e Indifferenza. L’uomo occidentale fra soldi e morale religiosa di tiziano dall’omo (704 pagine). in libreria a euro 30,00.

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anno fa chiedeva di riconoscere le radici cristiane dell’occidente chiedeva una cosa ovvia. Nella cultura occidentale dio, infatti, è sempre stato tra noi. se guardiamo al Medioevo, epoca in cui esistevano inferno, paradiso e in cui nacque anche il concetto di purgatorio, dio esisteva. anzi, se proviamo a togliere la parola “dio” dal Medioevo non si capisce più nulla, ma se la togliamo dai tempi di oggi, li capiamo lo stesso. proviamo a togliere ai tempi di oggi la parola “denaro”. li capiamo ugualmente? la risposta è no. il denaro, infatti, è il generatore simbolico di ogni valore, perché dice solo che cosa è utile. il denaro, diceva aristotele, non può produrre ricchezza perché non è un bene, è solo il simbolo di un bene. Il denaro, però, è diventato il problema. e l’occidente è incardinato su questa configurazione, che oggi è il capitalismo, e che è diventata la forma del mondo. e’ ciò di cui oggi noi abbiamo goduto, ma che non può essere esportato. l’occidente rappresenta il 17% dell’umanità e ha bisogno dell’80% delle risorse della terra. e allora arriveremo a difenderlo, perchè uno è ricco non solo quando ha, ma anche quando mantiene. si parla di crescita, ma oggi l’economia confligge radicalmente con il mondo della vita. ogni volta che non c’è crescita assistiamo a un allarme generalizzato. il capitalismo ci prevede solo come produttori e come consumatori. alla politica spetterebbe il ruolo della decisione; oggi invece ci troviamo dinnanzi a una politica

che non assume più decisioni. perché guarda all’economia. Nessun governo decide, senza prima aver ascoltato l’opinione dell’economia e della sua “sorella più furba”, la finanza. le idee non sono importanti per il loro significato ma per il loro effetto storico e, purtroppo, per vederlo ci vogliono diverse generazioni. la storia d’italia, dopo il 1945 ha assistito a una rapida crescita della ricchezza media che si è accompagnata a un aumento del benessere medio. adesso tutto ciò è finito. a livello planetario, invece, il mondo è andato avanti e decine di milioni di persone sono uscite dalla povertà. Ma è cresciuta la disuguaglianza. in realtà la crisi è stata prodotta dal crollo dei valori dell’uomo, ridotto a strumento del ciclo economico, con l’affermazione inequivocabile della totale autonomia morale dell’economia. da troppo tempo il valore di un uomo è legato a quanto può produrre, guadagnare, consumare e spendere. e a null’altro! Questo modello capitalistico si è dimostrato inconsistente e dannoso, producendo un’utopia economica che ha provocato degenerazioni. tutto vero. eppure in italia c’è dell’altro; manca denaro e manca liquidità, ma questa è solo la punta dell’iceberg. in italia, purtroppo, le carenze infrastrutturali sono prima di tutto mentali, e impediscono ai più giovani di pensare. e questo è il terreno più pericoloso in cui avventurarsi, perché uccidere lentamente il nostro futuro è un crimine contro l’umanità ed è il male, quello vero. l’indifferenza dovrebbe essere un reato. e’ il vero male di oggi.



Le Associazioni territori del Brenta e urban center Bassano hanno proposto una mostra itinerante e un ciclo di incontri

SCHEGGE di Massimo vallotto

coNFroNti 2016 idee&progetti in piazza

Marchio d’Area, Polo Santa Chiara, Teatro Sala Da Ponte e Teatro Astra sono i quattro strategici progetti per promuovere “una visione del territorio come sistema di attrattività”.

A fianco la locandina ufficiale della mostra e l’invito, diffuso attraverso i social media, alla visita guidata. Sotto, dall’alto verso il basso la locandina della prima conferenza, dal titolo Culture Sostenibili, riuso e valorizzazione del patrimonio pubblico, inserita negli eventi a corollario della mostra bassanese. le foto della conferenza, tenutasi al Museo del tabacco a carpanè di san Nazario, dal titolo Turismo Sostenibile nella Pedemontana del Brenta.

si è chiusa lo scorso 29 maggio la mostra CONFRONTI 2016 Idee&Progetti in piazza (sottotitolo “progetti per l’attrattività del territorio”), allestita nella chiesa di san Giovanni in piazza libertà, cuore del centro storico di Bassano. l’iniziativa, promossa dalle associazioni Territori del Brenta e Urban Center Bassano, esponeva diversi pannelli su quattro temi strategici per l’attrattività del territorio bassanese e proponeva tra l’altro, in accordo con quanto promosso proprio da Territori del Brenta, l’individuazione dell’area di influenza, che corrisponderebbe ai 17 comuni che hanno aderito all’ipa (Intesa programmatica d’Area) pedemontana del Brenta, cui sono affiancati pure i comuni di valstagna e di romano d’ezzelino, per un numero di abitanti superiore ai 151.000. i progetti proposti alla cittadinanza, sui quali è stata chiesta una partecipazione attiva da parte del pubblico in forma di osservazioni e indicazioni per eventuali affinamenti, sono stati il Marchio d’area Territori del Brenta, il progetto del Polo Museale Culturale Santa Chiara e le due idee-progetto 28

di iniziativa privata per la riconversione a teatro cittadino della Sala Da Ponte e di restauro e riuso dello storico Teatro Astra. Ma l’iniziativa non si è esaurita con la mostra: sempre a san Giovanni le ha fatto da corollario una conferenza, tenuta il 26 maggio, dal titolo Culture sostenibili. Riuso e valorizzazione del patrimonio pubblico e che ha visto la presenza di tre esperti che hanno presentato altrettante esperienze di successo. danilo Gerotto, dirigente del Settore Pianificazione Territoriale e Sviluppo del comune di san donà di piave ha proposto Il nuovo Teatro Comunale di San Donà di Piave: dall’acquisto alla gestione. Un percorso di successo. sergio Fortini, cofondatore di Città Cultura/Cultura della Città ha parlato di Valorizzazione del Patrimonio pubblico in una città media: la rigenerazione urbana nell’esperienza della città di Ferrara. Martina Bovo, consulente di Sinloc Spa per la trasformazione urbana e lo sviluppo locale, ha spiegato Come si finanzia un’opera pubblica a destinazione culturale. Strategia, soluzioni, opportunità.

inoltre, nella logica sovracomunale che ha animato l’iniziativa, è previsto che CONFRONTI diventi itinerante, riproponendo l’esposizione con le dovute integrazioni di progetti spiccatamente territoriali nei vari comuni facenti parte dell’ipa e, anche in questo caso, l’esposizione verrà accompagnata da conferenze imperniate su temi che risultino di maggior interesse per i comuni ospitanti. la prima conferenza, all’interno del Museo del tabacco a carpanè di san Nazario, ha avuto luogo il 10 giugno scorso, con il tema Turismo sostenibile nella Pedemontana del Brenta. al suo interno sono intervenuti Massimo vallotto, dell’associazione Territori del Brenta e presidente del Museo Bonfanti-Vimar con il tema Territori del Brenta: verso un distretto della sostenibilità e dell’attrattività; sabrina Marangoni, laureanda presso l’università ca’ Foscari uNive venezia presentando Sociologia del turismo, una tesi sul Marchio d’Area; elisabetta emiliani di CIFIR Consorzio Industriale Formazione e Innovazione Rovigo ha discusso su come Migliorare i servizi di


SCHEGGE

A fianco il progetto di allestimento della sezione Naturalistica del Polo Museale Culturale Santa Chiara. concepito come un percorso che segue una migrazione, articola l’esposizione in sale tematiche concatenate. e’ stato esposto per la prima volta al pubblico nella mostra CONFRONTI. Idee&Progetti in piazza.

formazione condividere le eccellenze; Mauro zanardo, Story Planner Terre srl di venezia ha proposto il tema Accompagnare la partecipazione ponendo al centro l’identità il paesaggio e la narrazione del territorio; infine andrea cunico Jegary, consulente marketing strategico dell’associazione Territori del Brenta, ha presentato il tema Tavolo Marketing Territoriale. Una governance per elevare l’attrattività di un territorio emergente. alla conferenza seguirà la riedizione della mostra ospitata nell’attigua valstagna, nella logica di unione Montana che si sono dati i comuni del canale di Brenta. seguiranno quindi altre edizioni a Marostica, rosà,... passiamo ora brevemente in rassegna i quattro progetti presentati a san Giovanni e che sono centrali per l’immediato sviluppo culturale, urbanistico e turistico del comprensorio per proporre “una visione del territorio come sistema di attrattività”. tavolo di Marketing territoriale strategicamente centrale nell’area di esposizione è stato esposto il progetto di marketing territoriale per il Marchio d’area Territori del Brenta: i promotori si sono avvalsi di numerose tavole di info-grafica, per spiegare un argomento forse

non di immediata comprensione ma sicuramente importante e strategico, nell’ottica dello sviluppo dell’attrattività d’area, anche per gli altri progetti in mostra. il nostro territorio propone un paniere stracolmo di prodotti turistici che attende “solo” di fare un salto di qualità sistemico per ambire a intercettare nuovi flussi internazionali di visitatori. Polo Museale Culturale santa Chiara al progetto architettonico del Polo Museale Culturale Santa Chiara, a più riprese assurto alla cronaca cittadina, è stato affiancato per la prima volta il progetto “…e tornarono a vivere”. curato dalla sezione naturalistica del Museo civico, si tratta del progetto di allestimento del Museo civico di storia Naturale, destinato a occupare parte del nuovo complesso museale progettato dall’architetto aymonino. varie sezioni, corredate da supporto tecnologico-multimediale, si dispongono lungo un percorso articolato come la narrazione di una migrazione e che ricalca nella concezione l’organizzazione espositiva del MuSe di trento. va tuttavia sottolineato come l’ipotesi di allestimento bassanese sia stata concepita prima ancora che il Museo delle Scienze di trento venisse realizzato.

teatro Da Ponte e teatro Astra prima assoluta anche per i due progetti per il teatro cittadino, i cui promotori hanno accettato di partecipare all’iniziativa: Sala Da Ponte e Teatro Astra. il pubblico è stato invitato a valutarli e a operare, in ossequio al titolo della mostra, gli opportuni confronti dai quali potranno scaturire orientamenti in vista della scelta politica che l’amministrazione comunale sarà chiamata a fare.

Sotto, dall’alto verso il basso i legami della nuova struttura museale con il territorio. da quello di dimensione interregionale, che connette il Santa Chiara alle realtà del Muse di trento e al MUVE di venezia, si passa alla scala territoriale, che lo vede integrato con le molteplici strutture museali presenti nel Bassanese: il cosiddetto “museo diffuso”.

una mostra, dunque, che ha goduto nell’edizione bassanese del favore del pubblico, sempre più propenso alla partecipazione, alla condivisione e comprensione di temi che interessano il futuro di tutti, che chiede permeabilità alla pubblica amministrazione su argomenti che nascono come richiesta spontanea dal basso, da richieste diffuse, da una prospettiva di futuro che mira allo sviluppo di un sostenibile benessere.

Sotto, da sinistra verso destra due delle tavole che illustrano i progetti di iniziativa privata, relativamente alla riconversione a teatro cittadino della Sala Da Ponte e al restauro e riuso dello storico Teatro Astra.

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Da Canil Viaggi proposte creative e alla portata di tutti

Sì, vIAGGIARE

eNoGastroNoMia sport e BeNessere le nuove frontiere del turismo ridanno centralità alla persona

di alessandro Faccio Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina. sant’Agostino

Nuove tendenze si affacciano prepotentemente sul mercato secondo logiche sempre più a misura d’uomo. Uno scenario nel quale l’Italia può giocare un ruolo da protagonista.

se fino a qualche anno fa erano considerati settori di nicchia, oggi rappresentano sicuramente un fenomeno in grande crescita: stiamo parlando del turismo enogastronomico, di quello sportivo e di quello del benessere. la tendenza è chiara: si tratta di restituire centralità alla persona e far sì che le bellezze visitate diventino lo strumento ideale per soddisfare una clientela sempre più desiderosa di interagire con il mondo che la circonda. se parliamo di enogastronomia, per esempio, la buona notizia è che l’italia si trova in pole position e gioca, per così dire, a colpi di dop, doc, docg e igp: un vero e proprio patrimonio, in grado di attirare turisti da tutto il 36

mondo e generare un giro d’affari di miliardi di euro (che potenzialmente potrebbero essere molti di più)! aggiungiamo che i clienti non si accontentano più di mangiare bene, ma chiedono anche corsi di cucina, visite a tenute vinicole o caseifici. in poche parole desiderano conoscere e visitare i luoghi dove si producono il formaggio, il cioccolato, la pasta o il vino. per quanto riguarda invece le cosiddette vacanze sportive, è ormai evidente che sono destinate a diventare un trend vincente. secondo recenti indagini, nel corso degli ultimi cinque anni hanno conosciuto un incremento a due cifre tra i turisti europei, superando abbondantemente le crociere. la destinazione più popolare è l’austria, seguita dall’italia

e dalla Germania. le attività preferite dai vacanzieri europei sono rappresentate dall’escursionismo, dalle gite in bicicletta e dagli sport motoristici. il turismo wellness, infine, è una delle industrie a più alto tasso di crescita del mondo e il mercato europeo continua a dominare le classifiche. per introdursi in questo ricco bacino economico, è però necessario comprendere le tendenze e l’evoluzione che il mercato sta attraversando. un esempio? la riscoperta dei benefici di passeggiare nella natura, più specificamente nelle foreste: un’attività che, oltre a ridurre lo stress, sembra dare buoni risultati anche in termini di stato di salute generale dell’individuo.


Domenica 31 luglio 2016 viaggio di 1 giorno CIClABIlE DEllA vAl RENDENA ritrovo dei partecipanti alle ore 7,00 dai vari punti di carico. sistemazione in pullman e partenza per trento, val di Genova. arrivo in mattinata a PiNZoLo e noleggio delle biciclette in loco. l’itinerario, recentissimo e bellissimo, parte dall’enorme parco giochi e digrada dolcemente. Fino a Spiazzo (10 chilometri), è un susseguirsi di aree pic-nic e parchi giochi. da Spiazzo a Tione si fa leggermente più impegnativo con qualche salitina, qualche bel passaggio a destra e a sinistra del fiume ed alcune discese. in totale 25 chilometri, da percorrere in sicurezza e tranquillità. arrivo nel pomeriggio a Tione, consegna delle biciclette e partenza per il viaggio di ritorno con arrivo previsto verso le ore 20,00. Quota individuale di partecipazione euro 25,00 la quota comprende - il viaggio in pullman gran turismo; - il nostro accompagnatore. la quota non comprende - il noleggio della bicicletta, secondo le seguenti possibilità: city bike o mountain bike euro 23,00 Mountain bike bambino euro 20,00 (riconsegna a pinzolo compresa) saldo all’iscrizione

Domenica 18 settembre 2016 viaggio di 1 giorno PARMA TRA CulATEllO E PARMIGIANO ritrovo dei partecipanti alle ore 6,30 dai vari punti di carico. sistemazione in pullman e partenza per vicenza, verona. arrivo a BussEto e visita guidata in un salumificio per vedere e conoscere le principali fasi di lavorazione del Culatello di Zibello. visita alle antiche cantine dove si possono ammirare le suggestive cascate di culatelli in stagionatura. proseguimento per LANgHiRANo e visita guidata in un’azienda agricola situata sulle prime colline a sud di parma, dove la cura attenta dei vigneti e il rispetto dell’ambiente permette di produrre i vini tipici della zona. pranzo a pic-nic a base di prodotti tipici. Nel pomeriggio partenza in direzione di PARMA e visita guidata con degustazione in un caseificio dove si produce il parmigiano reggiano e dove, già nove secoli fa, i monaci benedettini lavoravano questo prodotto. al temine partenza per il rientro con arrivo previsto intorno alle ore 21,00. Quota individuale di partecipazione euro 50,00 la quota comprende - il viaggio in pullman gran turismo; - le visite guidate come da programma; - il pranzo a pic-nic a base di prodotti tipici; - il nostro accompagnatore. saldo all’iscrizione

Dal 15 al 16 ottobre 2016 viaggio di 2 giorni “Rituale dei sensi” CITTA’ DI CASTEllO E PERuGIA Coccole e cioccolata 1° giorno - sabato 15 ottobre Città di Castello ritrovo partecipanti alle ore 8,00 dai vari punti di carico. sistemazione in pullman e partenza per padova, Bologna, Firenze. arrivo a CittA’ Di CAstELLo e sistemazione in hotel per il pranzo. Nel pomeriggio tempo libero a disposizione per la visita della città, per lo shopping o per abbandonarsi al “rituale dei sensi” nel centro benessere della struttura. cena e pernottamento in hotel. 2° giorno - Domenica 16 ottobre Perugia prima colazione in hotel. al mattino partenza per PERugiA e intera giornata a disposizione per assistere all’Eurochocolate 2016, la festa del cioccolato per eccellenza. Questa manifestazione di importanza internazionale, ospita ogni anno svariate attrazioni e molteplici ospiti, con la possibilità di gustare fantastici prodotti di finissimo cioccolato. pranzo libero. Nel pomeriggio partenza per il rientro con arrivo previsto in serata entro le ore 21,00. Quota individuale di partecipazione

euro 170,00 la quota comprende - il viaggio in pullman gran turismo; - la sistemazione in hotel 4 stelle in camere doppie con servizi; - i pasti come da programma, bevande incluse (1/4 di vino e 1/2 di minerale) - l’assicurazione medico-bagaglio - il nostro accompagnatore. la quota non comprende - le camere singole (supplemento di euro 20,00); - il “rituale dei sensi” (supplemento di euro 20,00); - le mance e gli extra di carattere personale.

Il “Rituale dei sensi” ha origini molto antiche e proprietà purificanti, riequilibranti e di rigenerazione del corpo.  Nel primo ambiente tiepido si degusta una tisana depurativa. Nel secondo ambiente l’umidità va dal 90 al 100%, la temperatura dai 40 ai 60° C.  Il terzo ambiente è la sauna finlandese: qui le alte temperature in un luogo secco apportano molteplici benefici sulla circolazione sanguinea, sul metabolismo e sul sistema immunitario. Aiuta a eliminare le tossine, favorisce il recupero dopo attività fisiche rilassando la muscolatura, rende la pelle più morbida e tonica. La dolce coccola dell’acqua a 30°, in una splendida vasca idromassaggio Jacuzzi a 4 posti, aumenta la sensazione di benessere. l quarto ambiente è la sala relax che con luci soffuse e un infuso completano il percorso.

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Curzio Cerato, albergatore doc, ci invita a conoscere uno dei luoghi più seducenti dell’Altopiano dei Sette Comuni

Il RAPPORTO di antonio Minchio

eNeGo d’estate? un paradiso fuori porta

Fotografie: curzio cerato e i suoi amici di enego e Marcesina, www.mountainbikeasiago.it

Aria pulita e ricca di ossigeno, alla quota ideale per ritemprare la salute. E poi un caleidoscopio di opportunità ed emozioni fra storia e natura, boschi, vette, malghe e interminabili distese verdi. A fianco e qui sotto alcune suggestive immagini di enego, ai limiti nord-orientali dell’altopiano dei sette comuni. l’origine del nome, come quello dei paesi limitrofi, è di origine germanica.

Gli spazi aperti, molto verdi, dove l’animo poteva librarsi con le carezze del vento e il conforto della fantasia. Il profumo del legno maturo, delle erbe e delle piante dei boschi. I colori sempre diversi nell’alternarsi delle stagioni. In quei luoghi, fra la gente, ritrovava le sue radici. Sentiva il profondo amore, comune a molti, per la propria terra. Un trasporto quasi carnale. Incancellabile.

Qui sopra curzio cerato, titolare dell’albergo san Marco, in centro a enego.

Mario dalla palma (Giovinezza - eab, 2012)

Sotto uno dei cippi in pietra collocati nel 1752 per delimitare il confine tra l’impero asburgico e la serenissima.

curzio cerato è l’erede di una lunga e prestigiosa tradizione alberghiera a enego, nella parte nord-orientale dell’altopiano dei sette comuni. Gli chiediamo, sul far dell’estate, di raccontarci le bellezze della sua terra, viste sia con l’occhio critico dell’operatore turistico sia con lo sguardo appassionato di chi vive quel lembo di montagna giorno dopo giorno. 38

“a costo di apparire subito partigiano -esordisce così- devo premettere che enego e il suo territorio costituiscono un vero e proprio patrimonio naturale, ricchissimo di opportunità, oggi purtroppo non adeguatamente valorizzato e visitato. Queste pagine, pur limitate nello spazio, rappresentano perciò un’occasione davvero importante per stimolare chi legge a venire a trovarci e a

scoprire un universo affascinante, spesso descritto nei suoi libri, con maestria e struggente malinconia, dal caro amico scrittore Mario dalla palma”. la grande piazza di enego è uno straordinario balcone naturale, a piombo sulla valbrenta e aperto verso il Grappa, le vette Feltrine e le pale di san Martino. in altezza è superata solo dalla parrocchiale di santa Giustina, di origini anti-


chissime (anche se la veste attuale risale al 1792), posta nel luogo più elevato del paese e impreziosita da una pala di Jacopo Bassano. proprio sulla piazza, con il grande prospetto rivolto a sud, affaccia l’albergo san Marco, fra i più antichi di tutto l’altopiano. “venne costruito dal mio bisnonno sante cerato che, avanti nei tempi, credette nella possibilità di uno sviluppo turistico del territorio. la struttura fu completata nel 1911 e conobbe, come tutta la zona, la tragedia della Grande Guerra. distrutta dai bombardamenti, venne caparbiamente riedificata, con lo spirito dei montanari che non si scoraggiano mai, e nuovamente inaugurata nel 1925. poi fiorì divenendo ben presto uno dei punti di riferimento dell’altopiano. Nel ’43 l’albergo venne occupato dai tedeschi, che lo utilizzarono come comando di zona. dopo il conflitto potè finalmente tornare alla sua funzione e oggi, completamente rinnovato, continua una tradizione familiare, improntata a una cordiale ospitalità e a una buona cucina”. enego mantiene tuttora alcune caratteristiche che la rendono unica: innanzitutto la posizione, attorno agli 800 metri, ideale per anziani e bambini, ma anche per gruppi

sportivi (sono numerosi quelli che la scelgono per i ritiri estivi), con un’aria pulita e ricca di ossigeno. “esistono però altre valide ragioni -conclude curzio cerato- per raggiungerci in questo lembo di paradiso. penso, per esempio, alla rete di percorsi storico-naturalistici legati alle testimonianze della Grande Guerra (il richiamo al Forte lisser viene immediato) e poi alla piana di Marcesina, che conserva rarissime presenze vegetali dell’era glaciale. oppure agli insediamenti preistorici e alla via dei cippi, antica

confinazione ancora percorribile, che delimitava i possedimenti dell’impero asburgico. e che dire dei boschi, con milioni di alberi e frequentati da una fauna ricchissima, una favola per i cercatori di funghi? per non parlare delle malghe, dove si possono trovare prodotti caseari di alta qualità. un bengodi pure per gli sportivi, in primis per chi ama la mountain bike, che possono vivere l’emozione di una terra pulita: nessuna industria, nessun semaforo... e tutto ciò a due passi da Bassano”.

Qui sopra la piana di Marcesina: sospesa fra cielo e terra a 1.300 metri d’altitudine, si caratterizza per un paesaggio di enorme fascino, con ampi pascoli e maestosi boschi di abeti. In alto i colori delle stagioni in alcuni scatti fotografici: “cielo, nuvole, profili di vette lontane, spesso nelle cime ancora spruzzate di neve. [...] i voli a cerchio fra azzurro e nuvole dei falchi, dai boschi il richiamo continuo, ossessivo del cuculo, odore di legno vivo, profumo di menta, cavalli, nei pascoli, immobili a bere il vento” (Mario dalla palma, Volti della memoria - eab, 2000).

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A cent’anni da un mite crepuscolo

Il CENACOlO

Guido GozzaNo (1883-1916) “... i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)...”

di chiara Ferronato In collaborazione con il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

Di certo, voleva vivere. Gli studi di legge, Torino, gli amici letterati, i poeti amati (D’Annunzio in primis, e Pascoli, Carducci, verlaine, Baudelaire), le poesie pubblicate e già famose (“la via del rifugio” 1907, “I colloqui” 1911), il viaggio in India (1912), verso la “cuna del mondo”, e il cinema, “il nastro di celluloide” che l’attrasse, alla fine, come un’arte nuova. Nel 1915 fu assunto, come soggettista, a Torino, dalla Casa Ambrosio Film. Scrisse: “Nella concorrenza che la film (inizialmente, in Italia, il termine inglese film era usato al

femminile) fa al teatro non soffrono che gli elementi drammatici scadenti... Il cinema non è arte; ma il nastro che chiude il mondo in un intrico sempre più fitto di celluloide figurata è un’industria che ha bisogno dell’arte”. Invece morì, a 33 anni. Mal sottile. Sottile, come lo erano i suoi versi, ironici, eleganti, calchi precisi del mondo, ancora piccolo e antico, dove lui stesso muoveva la sua figura di passeggero romantico: un passo, due ancora ed è già nel Novecento. Chiara Ferronato

L’AMiCA Di NoNNA sPERANZA

Sopra Guido Gozzano (torino, 19 dicembre 1883 - 9 agosto 1916).

«... alla sua Speranza la sua Carlotta... 28 Giugno, 1850». (dall’album: dedica d’una fotografia).

A destra un’immagine di via po, a torino, nei primi anni del Novecento.

Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)

In basso u. Brunelleschi, Robe du soir de la maison Jenny, tavola per La Guirlande, 1920.

il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature, i dagherottipi: figure sognanti in perplessità, il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto, il cúcu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta! [...]

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iL sogNo CAttivo Se guardo questo pettine sottile di tartaruga e d’oro, che affigura opera egregia di cesellatura un germoglio di vischio in novo stile, risogno un sogno atroce. Dal monile divampa quella gran capellatura vostra, fiammante nella massa oscura... E pur non vedo il volto giovenile. Solo vedo che il pettine produce sempre capelli biondo-bruni e scorgo un cielo fatto delle loro trame: un cielo senza vento e senza luce! E poi un mare… e poi cado in un gorgo tutto di bande di color di rame.


uN RiMoRso

iL giuRAMENto

I. O il tetro Palazzo Madama... la sera... la folla che imbruna... Rivedo la povera cosa,

Ritorna col redo, mi guarda sott’occhi; un bacio le chiedo: mi fissa nelli occhi con occhi sicuri e vuole che giuri.

la povera cosa che m’ama: la tanto simile ad una piccola attrice famosa*. Ricordo. Sul labbro contratto la voce a pena s’udì: «O Guido! Che cosa t’ho fatto di male per farmi così?» II. Sperando che fosse deserto varcammo l’androne, ma sotto le arcate sostavano coppie d’amanti... Fuggimmo all’aperto: le cadde il bel manicotto adorno di mammole doppie. O noto profumo disfatto di mammole e di petit-gris... «Ma Guido che cosa t’ho fatto di male per farmi così?» III. Il tempo che vince non vinca la voce con che mi rimordi, o bionda povera cosa! Nell’occhio azzurro pervinca, nel piccolo corpo ricordi la piccola attrice famosa... Alzò la veletta. S’udì (o misera tanto nell’atto!) ancora: «Che male t’ho fatto, o Guido, per farmi così?» IV. Varcammo di tra le rotaie la Piazza Castello, nel viso sferzati dal gelo più vivo. Passavano giovani gaie... Avevo un cattivo sorriso: eppure non sono cattivo, non sono cattivo, se qui mi piange nel cuore disfatto la voce: «Che male t’ho fatto, o Guido per farmi così?». * Emma Gramatica

- O molle trifoglio, o mani di gelo! Che bene ti voglio! Ti giuro sul cielo! Solleva una mano, mi dice: «è lontano!». - Che sete di baci! Morire mi pare. Ah! Come mi piaci! Ti giuro sul mare! Riflette un secondo, mi dice: «è profondo!». Biancheggia sospesa in fondo al tratturo la Chiesa. - Ti giuro fin sopra la Chiesa! Sorride bambina, mi dice: «è calcina!». - Il fieno ci copra. Ah! T’amo di fiamma! Ti giuro fin sopra la testa di mamma: Mi guarda supino, mi dice: «assassino!». M’irride, ma poi si piega «...m’inganni?» - Ti giuro, se vuoi, pei belli vent’anni! Solleva lo sguardo, mi dice: «bugiardo!»

L’AssENZA

p. Brissaud, On aurait pu nous inviter aussi..., tavola per La Gazette du Bon Ton, 1914. In basso e. a. séguy, tavola per Papillons, 1925.

Un bacio. Ed è lungi. Dispare giù in fondo, là dove si perde la strada boschiva, che pare un gran corridoio nel verde. Risalgo qui dove dianzi vestiva il bell’abito grigio: rivedo l’uncino, i romanzi ed ogni sottile vestigio... Mi piego al balcone. Abbandono la gota sopra la ringhiera. E non sono triste. Non sono più triste. Ritorna stasera. E intorno declina l’estate. E sopra un geranio vermiglio, fremendo le ali caudate si libra un enorme Papilio... L’azzurro infinito del giorno è come seta ben tesa; ma sulla serena distesa la luna già pensa al ritorno.

LA sigNoRiNA FELiCitA ovvero LA FELiCità Signorina Felicita, a quest’ora scende la sera nel giardino antico della tua casa. Nel mio cuore amico scende il ricordo. E ti rivedo ancora, e Ivrea rivedo e la cerulea Dora e quel dolce paese che non dico. Signorina Felicita, è il tuo giorno! A quest’ora che fai? Tosti il caffè, e il buon aroma si diffonde intorno? O cuci i lini e canti e pensi a me, all’avvocato che non fa ritorno? E l’avvocato è qui: che pensa a te. [..]

Lo stagno risplende. Si tace la rana. Ma guizza un bagliore d’acceso smeraldo, di brace azzurra: il martin pescatore... E non sono triste. Ma sono stupito se guardo il giardino... stupito di che? non mi sono sentito mai tanto bambino... Stupito di che? Delle cose. I fiori mi paiono strani: ci sono pur sempre le rose, ci sono pur sempre i gerani.

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Roberto Astuni, albergatore e attento conoscitore del comparto turistico, analizza per noi questo fenomeno

PROGRESSuS di andrea Gastner

turisMo iN Bicicletta concreta opportunità per lo sviluppo del territorio

La vita è come andare in bicicletta. Per mantenerti in equilibrio devi muoverti.

Le due ruote, nelle diverse declinazioni funzionali (tourism bike, road bike, mountain bike e ora anche e-bike) costituiscono sicuramente una delle espressioni più innovative del processo di cambiamento in atto nell’industria di settore. La passione per le due ruote e la propensione all’ospitalità si incontrano nella pedemontana per offrire imperdibili occasioni di conoscere le bellezze del territorio: sono sempre di più i cicloturisti che scelgono infatti i nostri luoghi. Ne parliamo con Roberto Astuni, vivace protagonista dello scenario turistico bassanese nonché gestore, assieme al cognato Federico Agostinelli, dell’Hotel alla corte, primo Bike Hotel dell’area bassanese. Quando e perché l’albergo si è trasformato in un Bike Hotel? Nel 2010, proprio durante l’inaugurazione dell’albergo, un rappresentante delle istituzioni vicentine ci ricordava come davanti alla nostra struttura transitassero oltre 30.000 bici all’anno. Mio cognato, colpito dall’osservazione (anche perché più sportivo di me), mi ha esortato a ideare qualcosa che “catturasse” una parte di questo flusso. così abbiamo iniziato ad analizzare il mercato, dando vita a un primo pacchetto turistico. l’abbinamento dell’attività outdoor alla cultura e all’enogastronomia si è rilevato vincente: dai 30 pacchetti venduti il primo anno si è passati agli attuali 150, con un incremento del 400%. Questo segmento è davvero strategico per l’economia locale? dalle analisi che abbiamo condotto risulta che questo mercato è assolutamente appetibile per gli operatori turistici e alberghieri. e’ anche emerso che la domanda si divide tra più categorie o tipi di ciclisti: tourism bike, road bike e mountain bike.

Cosa propone ai cicloturisti il Bike Hotel alla corte? ogni struttura che voglia adeguarsi a questo turismo deve puntare su requisiti strategici. Noi, per esempio, li abbiamo focalizzati in dieci punti. Posizione: siamo a due minuti dalla ciclabile trento/Bassano. Infopoint: mettiamo a disposizione cartine, mappe, brochure con percorsi e punti di interesse. Bike Clinic: una stazione di gonfiaggio, lavaggio, con banco attrezzi per piccole riparazioni. Sinergie: accordi mirati con meccanici e negozi di biciclette. Noleggio: offriamo un servizio noleggio per bici e materiale. Alimentazione: una particolare attenzione ai menu per sportivi. Servizio navetta: un taxi bike a disposizione dei ciclisti. Garage: interno all’albergo per custodire le biciclette. Sito web: teniamo informati i cliclisti su percorsi e itinerari. Coccole: il cicloturista è un cliente come tutti gli altri. Ma non è tutto... Cioè? da quest’anno proponiamo una importante novità: grazie a un accordo strategico con Movelo, leader europeo nella costruzione di biciclette a pedalata assistita, possiamo dare a noleggio molti mezzi di questo tipo. attualmente siamo il Bike Hotel del Nord italia con più e-bike a disposizione. C’è richiesta di bici elettriche? e’ un mercato letteralmente esploso, soprattutto nei paesi nordeuropei. oggi la Germania fa la parte del leone con oltre 7.000.000 di cicloturisti l’anno.

Albert Einstein

circa il 40% dei tedeschi fa vacanze in bici. di questi una buona parte sta passando alla bici elettrica, formidabile per lo slow tourism, che permette la scoperta di piccoli borghi, di aree naturali e di incantevoli paesaggi. e l’italia è il luogo ideale per accogliere questi biker!

Qui sopra il noto albergatore roberto astuni, contitolare del Bike Hotel Alla Corte.

Usufruiscono di questi servizi solo i clienti dell’albergo? tutte le nostre bici (non solo quelle a pedalata assistita) sono disponibili: chiunque può noleggiarle per uno o più giorni, anche se non è nostro ospite. il noleggio è aperto ogni giorno fino alle 18 (con tariffe speciali per noleggi superiori a tre giorni). Quanto può incidere il cicloturismo nell’economia del territorio? e’ una delle espressioni più innovative del processo di cambiamento in atto nell’industria del turismo. la bicicletta costituisce un comparto in grado di offrire interessanti opportunità di sviluppo per qualsiasi destinazione turistica. in particolare nel Bassanese la voce “bike” diventa sempre più importante. la bici è un punto di riferimento per vivere i luoghi più emozionanti lungo il Brenta, le città murate, le colline venete...

Qui sotto un suggestivo scorcio della ciclopista del Brenta, a nord di cismon.

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Anche oggi la Margherita è sempre la più richiesta...

uNA vOCE DAl SuD

la pizza Fra storia e costuMe

di Nino d’antonio nostro corrispondente da Napoli Sotto, dall’alto verso il basso il segreto per preparare delle ottime panelle è quello di utilizzare vari tipi di farina, oltre ovviamente ad acqua, lievito e sale. la formazione del disco con il caratteristico cornicione: momento davvero “strategico” nella fase di preparazione di una buona pizza.

Si conclude con questa “seconda puntata” il breve excursus sulla pietanza italiana più amata. segue dal numero preecedente

visto che ci siamo, proviamo ora a spiegarci perché la pizza ha questo nome. senza scomodare troppo etimologia e semantica, le tracce più remote del nome sono reperibili in due scritti: il Codex Cajetanus del 997, dove troviamo la parola piza, e un documento redatto a sulmona nel 1201, dove si legge di pizas casey e di pizas de pane. le tesi sull’origine del nome sono sostanzialmente due. la prima che lo vuole di matrice longobarda, legata all’insediamento di quelle popolazioni nell’altopiano di abruzzo (e le testimonianze, specie a pescocostanzo, non mancano), per cui pizza deriverebbe dall’antico germanico bizzo o pizzo, che vale morso, boccone. la seconda che la riconduce invece al latino pistare, cioè pigiare, battere, schiacciare. i panettieri e i fornai nell’antica roma si chiamavano infatti pistores, e pistus era l’impasto molle pronto a essere lavorato. di qui la parentela con la napoletana pettola: quella sfoglia di pasta sottile con la quale le nostre donne facevano le laganelle, cosiddette perché appiattite con il laganum, ovvero il mattarello. Ma torniamo al pistus. che si fa pista, e poi per metatesi pitza. e infine, per comodità di pronuncia, pizza. ce l’abbiamo fatta. una paternità teutonica per il nome del cibo più italiano sarebbe suonata assurda.

Sotto, dall’alto verso il basso i dischi sono ormai pronti per ospitare la passata di pomodoro la tradizionale oliera di rame utilizzata dai pizzaioli.

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Come nasce una pizza partiamo dall’impasto, o meglio dal rapporto di quantità fra le sue quattro componenti: farina, acqua, lievito e sale. perché questa è la pizza. Gli ingredienti che aggiungeremo poi servono a farne una Marinara (aglio, olio, origano e pomodoro), o una Margherita (a base di mozzarella o fiordilatte) oppure a dare libero sfogo alla fantasia con i più vari elementi. Ma è l’impasto quello che conta. per prepararlo bene, ogni pizzaiolo mette insieme in varia misura diversi tipi di farina. e questo è un segreto. un po’ come per il caffè, dove è il tipo di miscela a renderlo più o meno gustoso. le altre due componenti sono l’acqua e il sale. la prima, temperatura 20-25 gradi, deve tener conto del tasso di umidità. un elemento non facile da valutarsi empiricamente, anche se rientra in quelle doti che fanno un buon pizzaiolo. resta il lievito, che si ottiene da una piccola quantità di pasta lasciata a fermentare il giorno precedente (‘o criscito). e poi avanti a forza di braccia, come è stato per generazioni, perché l’impasto assorba il 50-60% di acqua, e risulti piuttosto elastico, cioè né troppo asciutto né attaccaticcio alle mani. si passa quindi a dar forma a una serie di panelli di circa dodici centimetri, da sistemare in apposite cassette di legno. Fin qui l’operazione è avvenuta dietro le quinte, ed è valsa solo a creare la materia prima. da questo momento si

opera a sipario aperto, dinanzi al pubblico che vede nascere la pizza e già ne pregusta il piacere. il panello è ora sul marmo del banco, appena cosparso di farina. pochi sapienti colpi e l’originaria forma a fungo si trasforma in un disco da allargare progressivamente a poco più di venti centimetri. in questa fase, la parte centrale deve restare più sottile rispetto alla circonferenza, la quale funge da cornice (è detta appunto cornicione), per fare in modo che i vari ingredienti non fuoriescano. l’operazione di dare al panello questa forma è il banco di prova di ogni pizzaiolo. le mani (la sinistra trattiene l’impasto, e la destra lo tende) hanno movimenti sincronici. un dilettante approderebbe a un impasto lacerato, o a una superficie di vario spessore. ora la mano esperta affonda nei pomodori rossi, che vengono distribuiti a tutto campo. poi è la volta degli altri ingredienti, e infine della grande oliera di rame, che serve a disegnare un cerchio d’olio con un punto al centro, come un gigantesco sei. sulla destra del banco, il grosso marmo presenta una scanalatura di qualche centimetro. e’ il punto di appoggio della pala di legno, quella destinata a introdurre la pizza nel forno. se il bancone del pizzaiolo vanta una sua codificata architettura, il forno ha la sacralità di un tempio. Forno a cupola, anzitutto. e ovviamente a legna, alla maniera di quelli rinvenuti a ercolano e a pompei. Fondo in refrattario


(meglio se lavorato a mano) e “bocca” in rapporto all’altezza e alla profondità. regola vuole che il forno non vada mai spento, ma sempre alimentato con ciocchi di legno secco, nella zona interna. introduciamo allora la pizza. l’ondata di calore investe il disco di pasta molle e gli dà nel giro di qualche secondo quel minimo di rigidità. una leggera inclinazione della pala, appena uno scossone, e la pizza scivola sul fondo arroventato. ora è il contatto diretto con il forno a cuocerla, mentre la parte più spessa, il cosiddetto cornicione, si gonfia per lievitazione. e’ il momento della seconda pala, quella di ferro, con la quale il fornaio ha per secoli raccolto trucioli e segatura (‘e pampuglie), ammucchiati ai piedi del forno, da lanciare sulla brace. la fiamma è vivacissima e breve, ma basta ad aumentare quel riverbero di calore che completa la cottura della pizza. la quale deve essere avvicinata al fuoco o allontanata, sollevata o abbassata rispetto al piano di cottura, manovrata in modo che l’intero cornicione risulti ben cotto, con qualche minuscolo atollo appena bruciacchiato. insomma la pizza deve “camminare” nel forno. se questa operazione è da manuale, ogni ingrediente conserva la sua originaria freschezza, e l’olio soprattutto non avrà assunto quello strano sapore di fritto. per i cultori della pizza e sono tanti, tutto questo non basta: Adda sapé ‘e furne, deve cioè avere il sapore del forno. che è qualcosa di indefinibile: una sorta di umore, di sapore che la pizza assorbe dal refrattario sul quale cuoce, dal riverbero di calore che le danno i trucioli, dall’aria che circola intorno. e forse dall’immagine mitica che hanno i suoi “patiti”. perché la pizza a Napoli non si

mangia, non si consuma, se fa. Me faccio ‘na pizza. Jammece a ffà ‘na pizza. e questo ruolo che fa protagonisti i napoletani, è già fantasia. La pizza della regina o la regina delle pizze e veniamo alla Margherita, la più celebrata delle pizze, e quella ancora oggi più richiesta. intorno alla sua nascita c’è tutta un’aneddotica, fatta di geniale invenzione e di accensioni patriottiche. l’unica data certa nella straordinaria avventura della pizza, sembra essere quella della nascita della Margherita, confortata com’è da un sicuro riscontro. e invece è proprio la data a saltare. Ma ricostruiamo la vicenda. a partire dalla lettera con lo stemma dei savoia che reca la seguente dicitura: casa di sua Maestà - ufficio di Bocca capodimonte, 11 giugno 1889. ed ecco il breve testo: “pregiatissimo sig. raffaele esposito Brandi, le confermo che le tre qualità di pizze da lei confezionate per sua Maestà la regina vennero trovate buonissime. Mi creda di lei devotissimo. Galli camillo, capo dei servizi di tavola della real casa”. Quindi il pizzaiolo di via sant’anna di palazzo a Napoli si recò con la moglie pasqualina Brandi alla reggia di capodimonte, dove preparò tre pizze. una delle quali con pomodoro, basilico e mozzarella, e che da allora -per ricordare ai clienti il riconoscimento che gli era venuto- chiamò Margherita. tutto qui. se vogliamo rimanere alla fedeltà dei fatti. Niente complimenti diretti della regina (altrimenti che senso avrebbe avuto la lettera), e soprattutto niente patriottismo, ovvero i colori della bandiera riproposti attraverso il verde del basilico, il rosso del pomodoro, il bianco

della mozzarella. e ancora di più, nessuna invenzione. una pizza, con l’aggiunta della mozzarella, è già citata nel Pizzaiuolo (edizione de Bourcard, 1847) dal giurista emmanuele rocco e sempre nel 1847, Gaetano valeriani, nel racconto Porta Capuana, scrive che sulla pizza “talora vi pongono pomodori crudi tal’altra pesci, tal’altra ancora latticini”. Questo vuol dire che al di là dell’abbinamento al nome della regina (in realtà la vera “invenzione” di esposito Brandi), a Napoli esisteva già, e da tempo, una pizza con pomodoro e mozzarella. Gabriele Benincasa nel suo La Pizza Napoletana avanza un’interessante interpretazione. allora i savoia a Napoli non è che fossero granché amati. la città non aveva ancora smaltito la perdita del ruolo di capitale, goduto per circa mille anni. per cui un segno di simpatia della corona verso una delle forme più sentite della tradizione popolare, poteva avere i suoi riflessi, specie se opportunamente propagandato. di qui la scelta del pizzaiolo più noto, l’invito a corte e l’ufficialità della lettera a testimonianza dell’avvenimento. andarono davvero così le cose? e chi l’avrebbe mai detto che una gustosa Margherita avesse alle spalle tanti intrighi.

Sopra, da sinistra verso destra il classico forno a cupola: viene alimentato da ciocchi di legno sistemati nella parte più interna. due pale per infornare la pizza. Sotto, dall’alto verso il basso la regina Margherita di savoia (1851-1926). una classica pizza Marinara (aglio, olio, origano e pomodoro).

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La Fucina Letteraria. Idee, fantasia e cultura

HuMANITAS

Mariapia veladiaNo “uNa storia Quasi perFetta”

di anna Francesca Basso

La scrittrice vicentina ospite a Marostica per la rassegna “I mercoledì sotto le stelle”. sviluppare in profondità tempi assai complessi. lo fa raccontando le relazioni tra individui, mai lineari ma che affondano la loro verità nel dolore e nella capacità di trovare forza e speranza per tornare a guardare in faccia la vita. Una storia quasi perfetta è il suo romanzo più intenso e maturo: una storia d’amore e seduzione, la fragilità dei rapporti quotidiani, ma anche la capacità di riappropriarci della nostra vita, la forza intensa e catartica di un riscatto.

le associazioni La fucina letteraria, Insieme per leggere e Il gufo, con il patrocinio del comune di Marostica, hanno invitato lo scorso 8 giugno la scrittrice Mariapia veladiano all’interno della rassegna “i mercoledì sotto le stelle”. Nella biblioteca di Marostica un folto pubblico ha ascoltato rapito la scrittice che ha presentato il suo ultimo libro Una storia quasi perfetta. Mariapia ha risposto ai vari interventi con acutezza e profondità trattando temi basilari come la solidarietà femminile, la capacità di risollevarsi, l’intuizione misteriosa e illuminante dei bambini, i nomi dei protagonisti che influenzano la loro natura, la meschinità dei piccoli centri di provincia. l’autrice si conferma una delle scrittrici più importanti di questi anni, per la capacità di

la trama Bianca è un animo buono, di quelli che si perdono ad ascoltare il rumore delle onde del mare. la vita l’ha colpita e trascinata in salvo varie volte e il suo mondo potrebbe cambiare per sempre quando incontra un uomo anonimo, spigoloso, apparentemente poco affascinante e generoso. Bianca è insegnante d’arte al liceo, vive tra i colori, i disegni e i sogni dei suoi allievi; ha bisogno di soldi per lei e per suo figlio Gabriele, così propone il suo lavoro al direttore di un’azienda di design per collezioni di moda, carte e oggetti. i suoi disegni ispirati ai fiori sono delicati e particolari e colpiscono subito l’uomo e lo spingono ad accettare l’affare. il direttore rimane colpito da questa donna affascinante, talmente luminosa da accecarlo. così comincia a corteggiarla, ma

si accorge presto che lei non è come le altre, non cede facilmente alle sue lusinghe e mentre pensa di essere sul punto di vincere la partita, ecco che capisce di essersi perdutamente innamorato di lei, del modo facile e giocoso con cui parla con suo figlio, del suo non accorgersi di essere bella e brava in tutto quello che fa. l’unico modo per conquistarla è soffermarsi con lei ad ascoltare il rumore del mare. la storia lo trascina verso le sponde dell’amore, verso l’artista singolare e incantevole come i suoi disegni che rispecchiano la sua casa, un piccolo paradiso pieno di piante e di acqua. Bianca vuole credere a quell’amore, si abbandona. Ma l’uomo ha già ottenuto ciò che vuole e, a poco a poco, come fa sempre, inizia ad allontanarsi. il mondo intorno osserva immobile. e’ la provincia elegante e crudele della chiacchiera, che spiuma la verità e la sparge dalle finestre dei palazzi. tutti stanno a guardare, pronti a dire come va a finire la storia. Bianca rifiuta la paura che paralizza, che inibisce, sceglie l’azione che rappresenta sempre e comunque un nuovo inizio, aperto a infinite e impreviste possibilità, come la nascita di suo figlio Gabriele e la luce che le viene dall’amore. riscopre in sé la forza di continuare a vivere e si allontana dall’uomo e da una storia che sembrava quasi perfetta.

anna Francesca Basso, curatrice di questa rubrica.

Arrivederci a settembre, alla nostra prossima iniziativa

BuONE vACANzE!

Associazione culturale LA FuCiNA LEttERARiA Sede incontri: Biblioteca “Pietro Ragazzoni” Via Cairoli, 4 - Marostica (VI) Tel. 347 8212687 lafucinaletteraria@gmail.com www.infomarostica.it www.facebook.com/pages/ La-Fucina-Letteraria/ 500449256651722

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Una mostra a Venezia celebra il grande vedutista e patriota

ART NEwS

ippolito caFFi 1809-1866 tra venezia e l’oriente

a cura di anna Francesca Basso Testo liberamente tratto dal comunicato stampa ufficiale della mostra

A 150 anni dalla sua morte, il Museo Correr dedica all’artista bellunese una meravigliosa rassegna, curata con passione dalla studiosa Annalisa Scarpa e aperta fino al 20 novembre. ippolito caffi (1809-1866), bellunese di nascita e veneziano d’elezione, straordinario pittorereporter, irrequieto osservatore della società e convinto patriota, moriva 150 anni fa durante la battaglia di lissa nell’affondamento della Re d’Italia, sulla quale si era imbarcato per testimoniare le vicende belliche con l’incisività dei suoi disegni. 150 anni fa ci fu l’annessione di venezia e del veneto all’italia (come ricorda anche lo splendido servizio di Giovanni Battista Sandonà a pag. 5). il fondo di oltre 150 opere che la vedova di caffi, virginia Missana, donò alla città nel 1889 insieme ad altrettanti disegni sciolti e a ventitré album, appartenente alla Fondazione Musei civici di venezia, viene esposto integralmente, a distanza di cinquanta anni, in una grande mostra promossa dalla Fondazione Muve insieme a Civita Tre Venezie e a Villaggio Globale International e curata da una delle massime studiose del pittore, annalisa scarpa. venezia è la città che caffi ha maggiormente amato, lottando per la sua libertà, e di cui ha tradotto in pittura la struggente bellezza, con una capacità di sintesi che non ha eguali in tutto il secolo. la mostra è un tributo a quello che possiamo considerare il più moderno e originale vedutista del tempo, insuperabile nell’immortalare con la sua pittura

A fianco ippolito caffi, Il Molo al tramonto, 1864. venezia, Fondazione Muve. Qui sotto ippolito caffi, Carovana nel deserto, 1843. venezia, Fondazione Muve.

di luce l’anima di luoghi e di popoli incontrati in tanti viaggi in italia, in europa e nel bacino del Mediterraneo. i dipinti di caffi danno testimonianza di tutte le città e le regioni visitate e sono la più completa raccolta esistente del percorso artistico d’un pittore dell’ottocento che fu viaggiatore instancabile, ora per inquietudine personale, ora per insaziabile curiosità culturale. Ne emergono istantanee di monumenti, di architetture, di spazi urbani e di vita sociale che colgono e trasmettono tanto poeticamente quanto meticolosamente il volto di gran parte dell’ottocento. Ne emerge soprattutto la modernità della pittura di caffi rispetto ai canoni del suo tempo. definito per la sua abilità prospettica l’ultimo erede di Canaletto, ippolito caffi supera in realtà ed elude la tradizione canalettiana,

arricchendola con un’accentuata comprensione del dato atmosferico e un ricercato studio sugli effetti di luce, fino a traghettare il genere del vedutismo verso la contemporaneità. e’ una luce “emotiva” quella che caffi traduce in pittura e che rende i suoi quadri tanto poetici, affascinanti e amati; una capacità di analisi di ogni sfumatura ambientale così come di ogni elemento architettonico e urbanistico percepito con inusuale empatia. una miscela geniale di bagliori artificiali e di luce naturale: effetti chiaroscurali che scardinano il concetto di vedutismo tradizionale, applicando una inedita ottica che raggiunge formule modernissime, in un gioco continuo tra il “sublime” e il “pittoresco”. ippolito caffi è un artista ma anche uomo travolgente; la sua vita scorre come in un romanzo tra arte e passione politica.

Sotto ippolito caffi, Regata in Canal Grande, ante 1848-’49. venezia, Fondazione Muve.

orari di apertura • 10.00-19.00 (tutti i giorni) chiusura biglietteria e ultimo accesso ore 18 • dal 1 novembre 2016 10.00-17.00 (tutti i giorni) chiusura biglietteria e ultimo accesso ore 17 La mostra è inserita nell’iniziativa Musei al chiaro di luna: nei giorni di venerdì, sabato e domenica l’orario è prolungato fino alle ore 23 (ultimo ingresso ore 22) www.correr.visitmuve.it

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Dagli incontri culturali, in un locale della città, al blog E ora, esito di un percorso singolare, arriva un volume...

IN vETRINA di elisa Minchio

il caFFe’ artistico di lo Presidente dell’Associazione Polites e fra gli animatori dello spazio “Start-Bassano”, Lorenzo Berto ha dato alle stampe il suo primo libro: un viaggio stimolante e originale da Giotto a de Chirico.

Qui sotto lorenzo Berto (thiene, 1986) ha conseguito la laurea triennale a ca’ Foscari, con la tesi “immagini sacre in processione nella roma altomedievale”, e la specialistica con un lavoro sul pittore Guariento. Negli ultimi anni ha collaborato con varie associazioni tra cui il Centro Culturale Porta Dieda. e’ presidente di Polites.

l’hanno condivisa aderendo all’ideale di una cultura di qualità, aperta, trasversale e slegata dagli ambienti accademici. Non a caso proposta nei caffè della città”.

lorenzo Berto ha iniziato a scrivere i primi articoli sul mondo dell’arte, per l’associazione culturale bassanese Polites, nel 2015. un’esperienza positiva, che ha alimentato in lui il desiderio di coltivare la passione per l’arte in modo autonomo e continuativo e di creare un proprio blog. tale progetto ha subito comportato una serie di collaborazioni con artisti, storici dell’arte, curatori di mostre e fotografi, con i quali -e per i quali- sono state scritte alcune recensioni. un percorso di ricerca appagante, che lo ha indotto a compiere un ulteriore e coraggioso balzo in avanti: la pubblicazione de Il caffè artistico di Lo, il suo primo libro. “Mi premeva -ci ha spiegato lorenzo Berto- dare concretezza al lavoro svolto e renderlo tangibile. l’opzione per la classica formula cartacea è venuta quindi naturale

Sotto ai titoli una bella doppia pagina del libro. Sotto la copertina de Il caffè artistico di Lo. la pubblicazione, introdotta dalla scrittrice e poetessa consuelo rita Minici, porta pure i contributi di eleonora Gusi e alberto Bordignon ed è disponibile in libreria (192 pagg., euro 20,00 - eab, 2016).

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e ha sortito l’effetto desiderato: la nascita di questo volume, un piccolo scrigno curato anche nella veste grafica e nella scelta delle immagini, che consente al lettore di seguire uno speciale itinerario culturale da Giotto a de chirico”. e’ doveroso precisare che non si tratta di una semplice raccolta di scritti recenti, ma il frutto di quasi dieci anni di attività. un impegno intrapreso ai tempi in cui il Centro Culturale Porta Dieda organizzava serate aperte alla città, animate dallo spirito illuminato e brillante di anita zamperin. incontri memorabili ai quali lo stesso lorenzo Berto, allora universitario, prendeva regolarmente parte, spesso anche in veste di relatore. “il titolo del libro -riprende l’autore- si rifà proprio a quella splendida esperienza, un omaggio ad anita e ai molti amici che

rispetto a quanto proposto da lorenzo Berto nel blog, i brani selezionati per il libro sono stati rivisti, aggiornati e in alcuni casi ampliati di molto. senza contare quelli completamenti inediti e mai pubblicati prima, che costituiscono un ulteriore elemento di novità. “per me -conclude lorenzo Bertofar conoscere gli infiniti volti del Bello, inteso non solo nei suoi aspetti estetici ma anche e soprattutto come strumento di crescita socio-culturale, rappresenta una sorta di missione. troppo spesso l’arte, specie nelle scuole superiori ma anche in alcuni corsi universitari, viene insegnata come una mera sequenza di date, stili artistici e valori letti alla luce della società contemporanea, tralasciando gli aspetti iconologici, culturali e morali. ci si dimentica che l’arte è in primo luogo espressione di una necessità interiore dell’uomo, un bisogno che va rispettato e riportato nel modo più fedele possibile. credo inoltre che lo studio acquista maggiore spessore e valore se viene portato avanti insieme e non singolarmente. solo dalla condivisione nascono le intuizioni migliori e i progetti più importanti, senza dimenticare che il diritto alla bellezza è di tutti”.



Può vantare una lunga e fortunata carriera da chef. Ma le sue prime passioni erano la matematica e il disegno

PERSONAGGI di antonio Minchio

aNtoNio GalvaN dai manicaretti alle miniature di pietra

Fotografie: Bassano News

Sotto, da sinistra verso destra La Rotonda, marmo di carrara e Giallo reale di verona, 2015. Tempio Ossario di Bassano, rosso asiago e marmo di carrara, 2015.

Ha lavorato per ristoranti prestigiosi in rinomate località turistiche. Ma è stato anche a capo del personale di cucina in alcune grandi mense universitarie. Ora realizza piccole costruzioni...

antonio Galvan è nato a romano d’ezzelino nella vecchia contrada del Molinetto. ora, diventato nostro concittadino, risiede nella centralissima via 11 Febbraio. pensionato, ha lavorato per oltre cinquant’anni (dal 1957 al 2010) come chef in diversi ristoranti di prestigio sia nel territorio sia in numerose altre regioni d’italia.

antonio Galvan con una sua miniatura: il sacello della Madonna dell’acqua in valle santa Felicita. Sotto la Torre di Dante di romano d’ezzelino, ancora in costruzione.

“Ho iniziato la carriera -ci raccontanel maggio del ’57 all’Hotel Paradiso di imperia oneglia, in liguria: una prestigiosa struttura turistica dove ho avuto modo di apprendere molti segreti della professione. successivamente sono rientrato nel Bassanese, avviando una felice e lunga collaborazione con il Ristorante Ca’ Sette, allora 52

già molto rinomato e gestito dalle signore Maria Magno, veneziana, e ilde sonda, di origini ungheresi. un connubio molto proficuo, durato (coincidenza!) la bellezza di sette anni, che ricordo con nostalgia”.

del treno Emmeenne, sulla tratta Milano Napoli. poi, nei primi anni settanta, sono rientrato nella nostra piccola patria, iniziando a collaborare con lino santi, da Venzo, in quella che al tempo era considerata una delle più raffinate e importanti gastronomie del veneto”.

in seguito antonio Galvan ha scelto di orientare la sua attività secondo la formula stagionale, avendo così l’opportunità di soggiornare alternativamente in splendide località turistiche marittime e montane. Fra queste, due gli sono rimaste nel cuore: Milano Marittima, in romagna, e selva val Gardena, in alto adige. “successivamente ho prestato servizio nelle ferrovie francesi, nei convogli wagon-lits, ma anche nel nostro Settebello e pure a bordo

Ma non è finita qui! dinamico e intraprendente, antonio Galvan ha poi lavorato in diverse aziende di ristorazione. alla Serenissima di vicenza era responsabile del reparto cottura carni, dovendo garantire oltre tremila pasti al giorno; mentre per la Cascina di roma era a capo del personale di cucina (una ventina di addetti) della mensa universitaria di ca’ Foscari, a venezia. “sono stato pure all’università di verona e, con una punta d’orgoglio, ricordo che in meno di un anno sono


PERSONAGGI A fianco, da sinistra verso destra La fornace di Romano, rosso asiago e Biancone del Grappa, part., 2013. L’Ossario del Grappa, marmo di carrara e rosso asiago, 2013.

A fianco e qui sotto Assisi medievale, plastico, 2001-2003. lo chef antonio Galvan, al lavoro in cucina, nel 1973.

Il BACAlA’ alla vICENTINA

riuscito ad aumentare le forniture di pasti giornalieri, portandoli da settecento a più di duemila. Negli ultimi anni, fino al pensionamento, ho svolto attività di consulenza per diversi ristoranti, sempre confortato da ottimi risultati”. Già. e’ stata proprio una carriera di grandi soddisfazioni, quella di antonio Galvan. Ma, si domanderà il lettore, come mai le fotografie ospitate in queste pagine non riguardano appetitose delizie culinarie e si riferiscono invece a “miniature in pietra”? un mistero presto spiegato... Fin da bambino antonio Galvan ha avuto due grandi passioni: la matematica e il disegno. Ha potuto

però esercitare e sviluppare queste particolari doti solamente dopo il pensionamento, traducendole in un particolare hobby: la realizzazione di piccole e originali costruzioni in pietra e legno. “Ho iniziato -ci racconta- con delle classiche casette, simili a quelle che si vedono nei presepi, per passare con il tempo a produzioni sempre più complesse: opere che hanno richiesto grande precisione e un’infinita pazienza. confesso che in un primo tempo usavo quasi casualmente i materiali; in seguito, però, ho iniziato a operare scelte attente e scrupolose arrivando a utilizzare pietre ben selezionate quali il marmo di carrara, il rosso asiago, il Giallo reale di verona e pure il granito. Nelle mie opere

Con questa originale ricetta lo chef bassanese ha deliziato i palati di numerosissimi buongustai... Ingredienti (per 5 persone): un chilo e mezzo di bacalà bagnato; 15 cl di olio extravergine d’oliva; 10/12 acciughe sotto sale; 2 cipolle; prezzemolo; una spolverata di formaggio parmigiano; un po’ di farina bianca; sale, pepe e 1/2 litro di latte. Procedimento pulire e togliere le spine dal bacalà; preparare a parte il trito di cipolla con le acciughe lavate dal sale facendole poi soffriggere insieme. Mettere il trito nel bacalà, una volta pulito e aperto come un libro, poi spolverare con farina bianca aggiungendo un po’ di parmigiano, sale quanto basta, poco pepe. indi chiudere il bacalà e tagliarlo a pezzi di circa 4 centimetri, posizionandolo poi in un tegame con fondo pesante, raccolto ma non troppo sparpagliato. Quindi coprire con il latte e il rimanente olio del soffritto, lasciando “pipare” per circa 3-4 ore a fuoco lento. Preparare il tutto per il pomeriggio e gustare il giorno successivo oppure al mattino per gustare alla sera. info galvanantonio15@gmail.com

non manca nemmeno la sabbia del po, che impiego per la stesura di marciapiedi e basamenti. altri materiali che adopero normalmente sono il legno, in gran parte stuzzicadenti da spiedino (usati per i tetti), e anche qualche supporto plastico”. Questa singolare passione di antonio Galvan ha conosciuto anche gli onori di una fortunata mostra personale, svoltasi lo scorso aprile nella chiesetta di san rocco in prato santa caterina. “Mi auguro -conclude il nostro chef-costruttore- che i bassanesi abbiano gradito questi miei piccoli lavori e che, in futuro, possano esserci altre occasioni per esporre quanto attualmente è ancora in fase di lavorazione!”.

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vISITA AllA CITTA’ Visiting the City 1) CHIESETTA DEll’ANGElO progettata dall’architetto zaccaria Bricito risale al 1655. la pianta è ovale. Felicemente restaurata, è sede di mostre e concerti. 1) lITTlE CHuRCH OF THE ANGEl project by architect zaccaria Bricito in 1655. it was built in an oval shape. recently restored, it is now open for concerts and exhibitions. 2) GlARDINI PAROlINI l’orto botanico, realizzato dal naturalista alberto parolini, risale al secolo XiX. ricco di specie rare è ora parco pubblico e ospita manifestazioni. 2) PAROlINI GARDENS the botanic garden was created in the last century by naturalist alberto parolini. it contains rare species. donated to the city, it was trasformed into a public park. it hosts open air exhibitions and shows. 3) MuNICIPIO e’ sede del comune. la loggia presenta gli stemmi dei primi 120 podestà. l’affresco con San Cristoforo è del ’500. singolare il grande orologio con i segni zodiacali. 3) TOwN-HAll in the loggia are the fescoe of the coat of arms of the first 120 mayors. afrescoe of S. Christopher dates back to ’500. a singular wall clock shows the zodiac signs, the building holds the city offices.

4) MuSEO ospita una pinacoteca di valore con tele dei dal ponte, gessi e sculture di canova, incisioni di dürer. pregevole la sezione archeologica. annessa è la Biblioteca civica. 4) MuSEuM it hosts a painting collection of great value by artists such as the da ponte, chalks and sculptures by canova and engravings by durer. the archeologic section is of great value. the annex museum contains the civic library. 5) PAlAzzO AGOSTINEllI ospita mostre e rassegne artistiche. sulla facciata, in una nicchia, un affresco di Madonna con Bambino della seconda metà del ’400. 5) AGOSTINEllI PAlACE it belongs to the city and hosts art shows and exbits. on its front wall can be seen a niche with a ’400 frescoe of Madonna and Child. 6) PAlAzzO BONAGuRO del ’500, è stato rimaneggiato nel secolo successivo. ospita mostre e rassegne d’artigianato. il pianterreno è completamente affrescato. 6) BONAGuRO PAlACE Built in ’500, it was remodeled in the following century. it is a comunal show-place for artifacts exhibitions. the ground floor is totally frescoed. 7) PAlAzzO PRETORIO risale alla seconda metà del ’200 e dal 1315 è stato residenza dei podestà. (scala esterna del 1552). 7) PREATORIAN PAlACE Built in the second half of ’200, it was elected residence ot the Mayor since 1315 and was later turned into the seat of the comunal council. the outside stairway was built in 1552.

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8) PAlAzzO STuRM costruito nel ’700, ospita il Museo della ceramica. all’interno affreschi di G. anselmi, databili al 1785, e tempere di G. zompini. 8) STuRM PAlACE Built in ’700, the palace now hosts an important ceramics Museum. inside are frescoes by G. anselmo, dated 1785, and temperas by G. zompini. 9) PARCO RAGAzzl DEl ‘99 inaugurato nel 1973. al centro del parco sorge il monumento ai ragazzi del ’99. 9) PARK OF THE BOYS OF ‘99 inaugurated in 1973. in its center rises the monument dedicated to the Boys of ’99. 10) PIAzzOTTO MONTEvECCHIO la piazza maggiore della città nel ’200 e nel ’300. sulla facciata del Monte di pietà è infisso il primo stemma di Bassano con la torre e i leoni rampanti. 10) MONTEvECCHIO SQuARE it was the main square in ’200 and ’300. on the facade of the “Monte di pietà” can be seen the first Bassano coat of arms with the tower and two lions. 11) PONTE DEGlI AlPlNI È il monumento più famoso di Bassano. risale al Xii secolo. la forma attuale è del palladio (1570). distrutto più volte dal fiume in piena e da eventi bellici fu sempre ricostruito nella forma originaria. 11) AlPINI BRIDGE the most famous monument in Bassano. Built in the 12th century. its actual shape is by palladio (1570). destroyed at various times by floods and war actions, it has always been rebuilt in its precise original form. 12) PORTA DEllE GRAzIE risale al 1300. Fu risistemata nel 1560 dal bassanese zamberlan. a fianco si trova la chiesetta delle Grazie (fine ’400) con pregevoli affreschi. 12) GATE OF THE GRACES Built in 1300. it was later adjusted in 1560 by zamberlan of Bassano. once through the Gate, on the left, can be seen the small Grace church (end ’400) with precious frescoes. 13) PORTA DIEDA venne inserita nella torre del castello dei Berri (del ’300) nel 1541. Belli gli affreschi sul lato sud. 13) DlEDA GATE the gate was opened into the tower of Berri castle (built in ’300) in 1541. 14) SAN DONATO Fondata nel 1208 da ezzelino il Monaco. ospita una pala di Francesco dal ponte il vecchio. 14) SAN DONATO CHuRCH Founded in 1208 by ezzelino the Monk. it contains a pala by Francesco dal ponte the elder. 15) SAN FRANCESCO costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. interno a una navata. il protiro (1306) protegge il portale e l’affresco della Madonna e Bambino di luca Martinelli. 15) CHuRCH OF SAN FRANCESCO Built at the end of 1200 and early 1300. it is shaped with a single aisle. the entrance porch (1306) protects the portal and a frescoe of Madonna and Child by luca Martinelli. 16) SAN GIOvANNI di origine trecentesca, venne trasformata (1747-1785) dall’architetto Giovanni Miazzi. dipinti di Maggiotto, scajaro e vanzo Mercante. sculture di orazio Marinali. 16) CHuRCH OF SAINT JOHN its oridns date back to 1300. it was restructured from 1747 to 1785 by architect Giovanni Miazzi. inside can be seen paintlngs by Maggiotto, scajaro and vanzo Mercante. sculptures by 0. Marinali. 17) S. MARIA IN COllE l’antica pieve risale a prima del 1000. attorno a essa sorse il primo nucleo della città. all’interno due pale di leandro dal ponte e un interessante crocifisso ligneo. 17) CHuRCH S. MARIA IN COllE the ancient sanctuary was erected before 1000. around it was built the first nucleous of the town of Bassano. in its interior can be seen two paintings by leandro dal ponte and a wooden crucifix of great interest. 18) TEATRO ASTRA l’ex teatro sociale, neoclassico, progettato nel 1802 dall’architetto Bauto, è stato trasformato nel 1949 in sala cinematografica e teatrale. 18) ASTRA THEATRE ex social theatre project of 1802 by architect Bauto, it was transformed in 1949 into a theatre and hall. 19) TEMPIO OSSARIO raccoglie le spoglie di oltre 5400 caduti nella prima Guerra Mondiale. cominciato nel 1908 come nuova cattedrale, fu trasformato in tempio ossario nel 1934. 19) OSSARIO TEMPlE Holds the spoils of over 5400 soldiers fallen during First World War. erection was begun in 1908 as a new cathedral for the town. it was transformed into a burial temple in 1934. 20) TORRE CIvICA eretta tra il ’200 e il ’300 durante il dominio padovano è alta 43 metri. la merlatura e le finestre ad arco acuto sono state aggiunte nel 1823 dall’architetto Gaidon. 20) CIvIC TOwER Built between ’200 and ’300 under the dominion of padua. 43 metres tall, the battlement and sharp angle windows were added in 1823 by architect Gaidon.



PRONTO INTERvENTO

INDIRIzzI uTIlI

SOCCORSO Dl EMERGENzA 113 118

MuNICIPIO via Matteotti, 35

0424 519110

GuARDIA MEDICA

0424 888814

CROCE ROSSA

0424 529302

u.R.P. via Matteotti, 35

0424 519555

CARABINIERI pronto intervento comando compagnia

112 0424 527600

PRONTO SOCCORSO

CORPO FORESTAlE pronto intervento 1515 via trentino, 9 0424 504358 GuARDIA DI FINANzA via Maello, 15 0424 34555

in collaborazione con ufficio Relazioni con il Pubblico comune di Bassano del Grappa via Matteotti, 35 - tel. 0424 519555

POlIzIA DI STATO v.le pecori Giraldi, 56

0424 507911

POlIzIA lOCAlE via J. vittorelli, 30

0424 519404

POlIzIA STRADAlE via ca’ rezzonico, 14 0424 216611 vIGIlI DEl FuOCO 115 via ca’ Baroncello 0424 228270 SERvIzI PuBBlICI

I MuSEI DI BASSANO Museo Civico Fra i più antichi del veneto, è sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi ed è costituito da Museo, Biblioteca e Archivio. Museo della Ceramica Museo Remondini il Museo della Ceramica ospita una raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Nel Museo Remondini si trova una ricca collezione di stampe antiche. Sezione naturalistica del Museo Palazzo Bonaguro il palazzo ospita l’esposizione Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. www.museibassano.it

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I.N.P.S. via c. colombo, 70/94 0424 887411

INFORMAGIOvANI e CITTA’ piazzale trento 9/a 0424 519165 POSTE E TElECOMuNICAzIONI v.le Xl Febbraio, 2 0424 213230 via angarano, 149 0424 503926 via passalacqua, 70 0424 513112 PRO BASSANO via Matteotti, 43

0424 227580

SPORTEllO IMMIGRATI via verci, 33 0424 526437 TRIBuNAlE DI vICENzA via o. Marinali, 32 0424 528409 ARTE E CulTuRA MuSEO CIvICO - BIBlIOTECA piazza Garibaldi, 34 0424 519901 MuSEO CERAMICA - REMONDINI palazzo sturm 0424 519940 CHIESETTA DEll’ANGElO via roma, 80 0424 227303

AGENzIA DEllE ENTRATE via M. ricci, 8 - 1° p. 0444 046246 Pubblicità immobiliare (conservatoria) via M. ricci, 8 - p. t. 0444 650973

PAlAzzO AGOSTINEllI via Barbieri 0424 519945

ARCHIvIO Dl STATO via Beata Giovanna, 58 0424 524890

PAlAzzO BONAGuRO via angarano 0424 502923

CAMERA Dl COMMERCIO largo parolini, 7 0424 220443

MuSEO DEGlI AlPINI via angarano, 2 0424 503662

CENTRI PER l’IMPIEGO largo parolini, 82 0424 529581

MuSEO DEI CAPPuCCINI via san sebastiano, 42 0424 523814

I.A.T. Informazioni e Accoglienza Turistica Bassano del Grappa piazza Garibaldi, 34 0424 519917

MuSEO DEll’AuTOMOBIlE “l. BONFANTI-vIMAR” romano d’ezzelino 0424 513746

I.N.A.I.l. via o. Marinali, 79

MuSEO HEMINGwAY via ca’ erizzo, 35 0424 529035

0424 217411

FARMACIE L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINEllI via del cristo, 96 0424 523195 05/07-07/07 25/07-27/07 14/08-16/08 AllE DuE COlONNE via roma, 11 0424 522412 07/07-09/07 27/07-29/07 16/08-18/08 AllE GRAzIE via passalacqua, 10/a 0424 35435 09/07-11/07 29/07-31/07 18/08-20/08 CARPENEDO piazza Garibaldi, 13 0424 522325 15/07-17/07 04/08-06/08 24/08-26/08 COMuNAlE 1 via ca’ dolfin, 50 0424 527811 19/07-21/07 08/08-10/08 28/08-30/08 COMuNAlE 2 via ca’ Baroncello, 60 0424 34882 17/07-19/07 06/08-08/08 26/08-28/08 DAll’OGlIO piazza libertà, 40 0424 522223 13/07-15/07 02/08-04/08 22/08-24/08 PIzzI via J. da ponte, 76 0424 523669 03/07-05/07 23/07-25/07 12/08-14/08 POzzI via scalabrini, 102 0424 503649 01/07-03/07 21/07-23/07 10/08-12/08 TRE PONTI via vicenza, 85 0424 502102 11/07-13/07 31/07-02/08 20/08-22/08 QuOTIDIANI Il GIORNAlE Dl vICENzA largo corona d’ltalia, 3 0424 528711 Az. SANITARIA ulSS n. 3 OSPEDAlE Dl BASSANO via dei lotti, 40 0424 888111 EMERGENzE Autolettighe 118 GuARDIA MEDICA 0424 888814 u.R.P. 0424 888556/7 CONSulTORIO FAMIlIARE via Mons. Negrin 0424 885191



Da sempre si rivolge ai giovani con sensibilità e coraggio

REMONDINIA

MessaGGero dei raGazzi varcato il traguardo dei mille numeri

di elisa Minchio Immagini e testi sono proposti per scopi conoscitivi, con l’invito ad approfondire la cultura del fumetto (www.meraweb.it).

Testata autonoma dal 1963, usciva già da lungo tempo come ricercato supplemento...

A fianco la copertina del n. 1000 del Messaggero dei Ragazzi (maggio 2016). In alto, da sinistra le copertine dei numeri di agosto 1922 (quando la testata si chiamava S. Antonio e i fanciulli), maggio 1963, maggio 1973 e gennaio 1995.

Mille e ancora mille: è questo l’augurio che rivolgiamo agli illustri colleghi del Messaggero dei Ragazzi (familiarmente MeRa),

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storica testata italiana giunta lo scorso mese di maggio a festeggiare l’invidiabile e prestigioso traguardo dei mille numeri. un successo editoriale che gratifica il lavoro dei molti collaboratori che dal lontano 1963, anno della sua costituzione, si sono succeduti nella redazione del periodico. anzi, a essere più precisi, dovremmo dire dal 1922 perché già a quell’epoca, seppur come supplemento al Messaggero di Sant’Antonio e con il il nome di S. Antonio e i fanciulli, il giornale esisteva già. peraltro va anche precisato che -da sempre- questa rivista, curata dai frati francescani della Basilica del santo di padova, si è data come mission quella di ascoltare i giovani: una significativa sezione è infatti dedicata alle lettere inviate dai lettori, alle quali da professionisti qualificati vengono fornite risposte approfondite sotto

forma di consigli e suggerimenti. ascoltare i problemi dei ragazzi e aiutarli a risolverli, offrendo uno strumento di comunicazione piacevole e sicuro: sono questi, in sintesi, i fondamenti sui quali si incardina la filosofia del MeRa. anche alla cultura del fumetto, tuttavia, la testata ha sempre assegnato -e continua a farlo- un posto di rilievo. Basti pensare alla parata di autori e illustratori di razza che hanno militato fra le sue fila: Jacovitti, dino Battaglia, piero Mancini, lino landolfi, sergio toppi. e, più recentemente, Fabio Bono, Gino udina, fino agli attuali luca salvagno, Maurilio tavormina, roberto lauciello e altri ancora. un successo, insomma, quello del MeRa, dovuto alla sua grande capacità di “essere sempre nuovo, ogni giorno”, come ricorda fra Simplicio nei suoi editoriali.



OSPITAlITA’ a Bassano e dintorni

Il CuORE DEllA CITTA’ nelle poesie di Gino Pistorello Proponiamo ai lettori, a partire da questo numero e fino alla conclusione dell’anno, alcune indelebili strofe dell’indimenticato poeta bassanese. L’augurio è quello di riuscire a rivivere, verso dopo verso le atmosfere di una “civiltà di paese” che non esiste più, lontana anni luce dalla nostra frenetica quotidianità e ormai irrimediabilmente perduta. vECiE stRADE Oh vecie strade del me Bassan coi sassi a ponta, le siese in fiore, pore stradele fora de man; ancò vedérve me strense ’l core, col lustro in tera, vestìe de scuro, coi muri novi senza colore; là su la svolta, par lungo ’l muro, l’ombra del tempo la se sbandona senza riflessi, col tajo duro. Mi qua vegnevo co’ la me nona dopo la piova de primavera, çercar le viole par la Madona. Sì me ricordo quel vaso: el gera macià de verde, col Cristo nero pa’ ’l lume sotto che ardiva a çera. ’Desso me nona l’è in çimitero, el vaso roto, seche le viole, e la Madona da drio del vero coi oci dolçi no’ ga parole. Pora Madona, no, no’ te scondo un fià de pianto pa’ i dì de sole che più no’ torna, ma forsi, in fondo, che passe un anno, un giorno, un mese, mi lo go sempre quel vecio mondo; basta sognarle co’ le sò siese basta pensarle senza gnessuna nova bellezza, senza pretese: fate de polvare e ciaro de luna.

via Matteotti, antica contrada del Palazzo, in una suggestiva fotografia d’epoca.

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RISTORAzIONE a Bassano e dintorni

FERRACiNA Ogni matina sole piova o neve mi me trovo davanti el to ritrato in fondo a’ ’e scaete rosegae dal tempo e dai passi de’ ’a to contrà. Un ritrato de marmo forte e triste che forsi varda indrio ai tempi andai quando ne’ ’e vecie boteghe l’omo el pensava a crear quando che ’l canto del martèo compagnà dal pensiero fassea musica. Ma a doxentani da’ ’a partenza el vecio ponte le machine arzeni e dighe parla ’ncora de ti e se sente sonar ora par ora ’e to creature: i mori veneziani de S. Marco. La storia verde che ne conta ’l Brenta xe anca la to storia: Ferracina inventor cantor del tempo.

I testi qui pubblicati sono tratti dal volume io, gino. Poesie edite e inedite (pagg. 272 - euro 18,00), EAB, 2009.

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