Bassano News

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Editrice Artistica Bassano

Distribuzione gratuita

CittĂ di Bassano del Grappa Assessorato alla Cultura e al Turismo

Scuola di Grafica A. Remondini

GENNAIO / FEBBRAIO 2015

periodico di cultura, attualita’

1938

bassanonews www.bassanonews.it

e servizio



SOMMARIO Copertina agostino Brotto pastega, Messa di mezzanotte a Sant’Eusebio, tempera, 2014. al restauro della storica chiesa matrice è dedicato il servizio a pag. 36.

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5 News periodico di attualità, cultura e servizio Anno XXI - n. 150 Gennaio / Febbraio 2015 Direttore responsabile andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ‘94 Bassano News è patrocinato da città di Bassano - assessorati cultura e turismo scuola di Grafica antonio remondini Ideazione e direzione artistica andrea Minchio Redazione elena trivini Bellini, andrea Gastner, diego Bontorin, elisa Minchio, antonio Minchio Collaborazioni associazione scrittori Bassanesi “il cenacolo” comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-archivio Bassano del Grappa Museo dell’automobile Bonfanti-vimar a. F. Basso, l. Bianchin, G. campana, N. d’antonio, a. Fantinato, c. Ferronato, F. Fontana, G. Giolo, r. lanaro, M.l. parolin, o. schiavon, l. trevisan, M. vallotto, a. zanin Stampa stampatori della Marca - castelfranco veneto (tv) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine Tel. 0424 523199 - Tel. 335 7067562 eab@editriceartistica.it - info@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it www.editriceartistica.it www.facebook.com/bassanonews

p. 5 - Gens bassia lo strano caso di via Marinali

p. 34 - La lezione del passato la storia è sempre contemporanea

p. 10 - Pianeta Casa Nuovo isee. ennesima tassa sulla casa

p. 36 - Il rapporto così sant’eusebio si è vestita di luce

p. 12 - Sfide dalla zanna. la cultura del serramento fra tecnologia e ricerca estetica

p. 40 - Il Cenacolo “perdonami” di chiara Ferronato

p. 14 - Ville Lumière Fondation louis vuitton. un veliero dedicato all’arte p. 16 - Appunti paolo vi. profeta di una nuova umanità

p. 20 - I nostri tesori toni vivere. l’arte di vestire il tempo

p. 49 - Art News Giappone. dai samurai a Mazinga

p. 22 - Punctum dolens l’illustre bassanese cerca un principe rinascimentale

p. 52 - Afflatus paolo campana. l’orgoglio di essere scomodo

p. 24 - Ancora tesori laura Bianchin. l’iperrealismo eretico di un’artista innamorata degli acrilici

p. 54 - Visita alla città

p. 32 - Grandi tradizioni ospiti a cena da Giulietta e romeo

In alto, da sinistra verso destra due immagini curiose dai prospetti degli edifici di via Marinali: una testa di cavallo (1), che ricorda il vecchio stallo san Giovanni e gli spettacoli equestri qui tenuti nel XiX secolo, e l’affresco della Madonnetta (2), nel sopraluce della porta d’ingresso alle omonime carceri. a via Marinali, arteria centrale della città, è dedicato il servizio a pag. 5. due delle quarantaquattro statue (3-4) di orazio Marinali e della sua bottega situate nell’arena-cavallerizza di parco Bolasco a castelfranco veneto (ph. Maria pia settin). da poco restaurate, testimoniano il valore del grande scultore bassanese: saranno oggetto di approfondimento nell’edizione di Marzo/aprile.

p. 44 - Una voce dal Sud la sardegna che ignora il suo celebre mare p. 47 - Humanitas la Fucina letteraria. presentato un film documentario sul rapporto genitori-figli

p. 30 - Agenzia Viaggi oman. Fascino e mistero

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p. 43 - Uomini e sport la giustizia al di sopra dell’amore

p. 18 - Proposte ausilium. l’aiuto adatto per un futuro migliore

p. 26 - Schegge ayrton senna e il veneto

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Sopra al sommario albina zanin, da questo numero nostra corrispondente da parigi, ci guida alla scoperta della Fondazione luis vuitton, nel cuore del Bois de Boulogne (5-6). l’edificio è firmato da uno dei giganti dell’architettura mondiale, l’americano-canadese Frank Gehry (pag. 14).

p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - Remondinia zagor, intrepido eroe di “fantawestern” p. 60 - Ospitalità a Bassano e... p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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Molti gli spunti, da parte di negozianti e residenti, per rilanciare l’antica Contrada dei Borghetti e la città. L’idea vincente? Una sede universitaria staccata nel complesso del Nuovo Tribunale

GENS BASSIA di andrea Minchio con la collaborazione di Andrea Gastner

lo straNo caso di via MariNali

Fotografie: editrice artistica

Pur irraggiandosi dalla piazza principale ed essendo una delle arterie centrali di Bassano, patisce da decenni un degrado che non merita. Ora è venuto il tempo di cambiare le cose...

Qui sopra domenico conte, Ritratto di Orazio Marinali, incisione su disegno di G. casa, 1853. “titolare” dell’omonima via, il grande scultore bassanese (angarano, 1643 - vicenza, 1620) ha lasciato numerosissime opere a tema sacro e profano: da singole statue a rilevanti complessi scultorei. A sinistra Un fotomontaggio che vuole essere una provocazione: fra le proposte avanzate da residenti ed esercenti pure quella di destinare il complesso del Nuovo tribunale a sede universitaria.

all’antica contrada dei Borghetti si accedeva un tempo dal portello dei cappuccini, in corrispondenza dell’intersezione fra l’attuale via Mure del Bastion e vicolo Brocchi. chi proveniva da sud poteva infatti scegliere di entrare in città anche attraverso questo piccolo varco, senza necessariamente passare per la porta dieda o per quella dei leoni (nel nucleo del castello inferiore): ai suoi occhi si profilava poi un’arteria dall’andamento irregolare e in parte curvilineo, destinata a condurlo direttamente alla piazza maggiore. ancora oggi chi giunge dall’area dalle poste e del centro Giovanile tende a imboccare via Marinali, magari in alternativa a via verci, per raggiungere direttamente il cuore di Bassano. via Marinali è dunque centrale nel tessuto urbano e appartiene al novero di quelle strade che si irraggiano proprio dalle piazze. a differenza di molte di esse

-basti pensare per esempio a via roma piuttosto che a via da ponte (per citare le più in salute)non gode tuttavia del medesimo appeal. uno storico e progressivo degrado le ha tolto infatti quel fascino particolare che proveniva dalla sua conformazione, così atipica e quasi anarchica rispetto al rigore geometrico delle vie parallele. i lunghi anni di incuria seguiti alla soppressione delle carceri della Madonnetta (istituite nei primi anni dell’ottocento), la chiusura del cinema olympia, le vicende altalenanti di alcuni esercizi ne hanno progressivamente compromesso la vivacità. la realizzazione del complesso destinato ad accogliere il tribunale, firmato dall’archistar Boris podrecca e da poco completato, avrebbe potuto imprimere nuovo slancio alla storica arteria, magari rendendo pure fruibile -in orario diurno- il collegamento trasversale con la procura della repubblica e

Sotto, dall’alto verso il basso il particolare di via Marinali nella Pianta di Bassano di Francesco chiupani (1737). Bassano, Museo civico. l’elegante prospetto del Cinema Olympia, sul lato occidentale della via, in una foto del primo Novecento.

con via verci. l’opera, davvero rilevante anche sotto il profilo edilizio, ha comportato anni di lavoro e la presenza di un cantiere invasivo e penalizzante, che ha condizionato pesantemente le attività commerciali e la qualità della vita dei residenti. purtroppo, come è noto, la mannaia della spending review montiana è

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GENS BASSIA

calata sull’importante struttura giudiziaria. un disastro per la città, che ha perso un’istituzione di riferimento, una nuova incognita per via Marinali.

Qui sopra alcuni istantanee su via Marinali: consistente la presenza di edifici di pregio e di “angoli” suggestivi. A destra, sopra al testo via Marinali nel catasto austriaco del 1836-’37 e in una recentissima foto zenitale: evidente l’andamento curvilineo dell’arteria cittadina.

Negli ultimi tempi, a dire il vero, sono maturate diverse iniziative volte a individuare opportune strategie per rivitalizzare il centro, svuotato com’è di molte delle sue tradizionali presenze. certo la conformazione storica della città non offre una logistica in grado di competere con quelle realtà

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periferiche che forniscono invece pacchetti completi (dal posto auto coperto e gratuito al market e ai servizi commerciali di ogni tipo). si deve evidentemente puntare su altro e sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo. anche Bassano News, affrontando da sempre tematiche urbane, cerca di portare un fattivo contributo alla causa comune: basta sfogliare il magazine per rendersene conto. in questa circostanza, tuttavia, abbiamo voluto andare un po’ oltre, assumendo come emblematico di

un degrado ormai diffuso, il caso di via Marinali; e soprattutto, all’insegna di una partecipazione sempre più invocata da diverse parti, dando la parola alla gente. un percorso, il nostro, che si dipana a partire dall’estremità meridionale della contrada e si conclude in piazza. anzi, per essere esatti, proprio nell’ufficio dell’assessore Giovanni cunico... “Fino a una decina d’anni fa -ci racconta Lorena Brian, titolare della Profumeria Elephant- sono


stata una delle animatrici della via. ricordo che una volta all’anno organizzavo una cena alla quale partecipavano negozianti e residenti. a cadenza periodica, inoltre, ci si incontrava per mettere a fuoco i problemi comuni. purtroppo alle prime avvisaglie della crisi globale molti colleghi si sono spaventati e hanno chiuso. così il degrado è progressivamente aumentato trasformando la via in un parcheggio in prossimità delle piazze. anche oggi, a onor del vero, non riscontro un preciso desiderio di condivisione; bisogna invece essere propositivi e rilanciare la via, magari grazie a happy hour o ad altre formule di promozione. Mi tengo a disposizione e auspico la ripresa del dialogo. con tutti”. Donatella Pietroboni Loss conosce bene via Marinali (ha un negozio in piazzetta delle poste) e ritiene di indirizzare, in primis ai civici amministratori, qualche suggerimento: “Nei giorni di mercato proporrei di ripristinare il transito di via verci fino alla piazzetta delle poste (come avveniva un tempo): in questo modo si eviterebbe il doppio senso di circolazione nel tratto meridionale di via Marinali, causa di manovre pericolose e di incidenti. le bancarelle sfrattate da via verci potrebbero inoltre trovare ospitalità nella nostra via, rivitalizzandola. avremmo così quattro arterie del centro storico, a sud delle piazze, tutte con i colori delle bancarelle”. un’ultima osservazione riguarda i bidoni della spazzatura, dietro la chiesa di san Giovanni: “Non sono un bello spettacolo. la loro disposizione dovrebbe essere ripensata secondo critieri di maggiore decoro e decenza”. secondo Antonella Bencivenga, Bottega della borsa, negozianti e residenti dovrebbero dare il buon

esempio: “provvedere maggiormente alla pulizia e al decoro dei rispettivi ambiti costituirebbe già un buon inizio. con una spesa minima potremmo poi pensare a delle fioriere, magari coordinate secondo un progetto ben studiato. segnalo inoltre che via Marinali è molto abitata da persone anziane: marciapiedi, fondo stradale e illuminazione, se non adeguati (come di fatto è oggi), possono rappresentare un vero pericolo. un’ultima proposta: perché non utilizzare il piazzale di palazzo antonibon, magari alla domenica, per ospitare mercatini di qualità?”. Maurizio Costa, titolare di Ortofrutta Fietta ha le idee chiare: “poiché sono convinto che il tribunale non riaprirà, per rendere più viva la via bisognerebbe utilizzare il nuovo complesso come sede di uffici e associazioni: una scelta da compiere velocemente. ciò aprirebbe nuovi orizzonti: più gente passa, più gente si ferma, più gente compra. sarebbe poi importante, attraverso un’azione

Lorena Brian

Donatella Pietroboni

Antonella Bencivenga

Stefania Andriolo

concertata con il comune, convincere i proprietari dei negozi sfitti ad adottare nuove formule nei contratti di locazione: cominciare con canoni molto bassi, per poi aumentarli gradatamente nel tempo. consiglio infine di abbassare pure il ticket dei parcheggi (prendiamo esempio da Marostica): un accorgimento che ci aiuterebbe anche a incrementare la presenza dei turisti”. un’altra considerazione riguarda l’arredo urbano, che può significativamente contribuire a migliorare l’aspetto della via. attenzione però a “non esagerare con le tasse sul plateatico: se sono troppo alte bloccano le iniziative delle persone più intraprendenti”. un’ultima battuta viene riservata agli agenti della polizia locale: “chiediamo ai tutori dell’ordine maggiore comprensione. Qualche volta, infatti, scaricando le merci dai furgoni corriamo il rischio della contravvenzione. con un po’ di pazienza possiamo compiere il nostro mestiere in sicurezza e senza l’ansia della multa. Buon lavoro a tutti!”.

Sopra, da sinistra verso destra il campanile di san Giovanni e alcune delle persone intervistate. Sotto l’area dell’ex convento delle monache agostiniane, un tempo annesso alla chiesa di san Giovanni, nella mappa dalpontiana e in una foto attuale.

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alla grande la città, restituendole il prestigio perduto da tempo”.

Maurizio Costa

Antonio Mauro

Giovanna Profeta

Francesca Spolaore

Stefania Andriolo, ADG Maison, punta su un approccio sensibile nei confronti delle persone della terza età. “l’esperienza quotidiana suggerisce di pensare a qualche panchina, magari da collocare a metà via e da tenere sempre con il dovuto decoro. Gli anziani amano passeggiare, potendo però concedersi qualche piccola sosta. ecco, credo che questo possa essere un segno di civiltà e di rispetto per il prossimo; come, peraltro, quello di limitare la presenza dei parcheggi lasciando più spazio alla gente (almeno nel tratto fra la piazza e palazzo antonibon). personalmente utilizzerei la via, ma il discorso può essere esteso a tutto il centro storico della nostra città, per veicolare con appositi cartelli messaggi relativi a eventi culturali cittadini (spettacoli, mostre, rassegne...). tali informazioni potrebbero essere date anche attraverso le vetrine dei negozi: si tratta di coinvolgere i commercianti con intelligenza e un po’ di sensibilità”.

Qui sopra altri due scorci di via Marinali. In alto Fra le persone intervistate, anche Giovanni cunico, assessore alla semplificazione e innovazione. Qui sotto orazio Marinali, statua dell’Arcangelo Michele, 1717. l’opera si trova in san Giovanni nella cappella del ss sacramento, antica abside della chiesa, ed è quindi “orientata” proprio verso l’accesso nord di via Marinali.

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Giovanni Cunico

l’avvocato Antonio Mauro risiede ed esercita in via Marinali; consigliere comunale nella passata amministrazione, ricorda che questa arteria cittadina è stata destinata a via di fuga durante i giorni di mercato e in occasione degli eventi che periodicamente coinvolgono le piazze: “una scelta che la penalizza, sacrificandola a favore di un servizio comune. il problema si potrebbe in parte risolvere deputando le piazze a ospitare eventi meno invasivi e soprattutto di maggiore qualità (risolvendo conseguentemente le problematiche connesse alla sicurezza). data la dimensione degli esercizi commerciali, in gran parte ospitati in locali non troppo grandi, penso poi a una valorizzazione della via in chiave per così dire tematica, volta cioè a trasformarla in una raffinata contrada delle botteghe artigiane”. per Giovanna Profeta, Pizzeria Al Vesuvio, un aspetto da risolvere subito è quello dell’illuminazione notturna: “la via è buia, chi la percorre dopo le dieci di sera si sente insicuro”. anche sugli orari della ztl, relativamente a piazza libertà, si può fare qualcosa di meglio: “Nella stagione invernale la estenderei fino alle ventidue”. Ma l’idea-bomba riguarda il complesso del Nuovo tribunale: “penso a una sede universitaria staccata. l’immobile sembra fatto apposta per accogliere studenti. e poi, potete immaginarlo, si tratterebbe di una scelta che rilancerebbe

piuttosto caustica Francesca Spolaore, Città del Sole: “da quando ho aperto il negozio, nel 2004, non ho visto miglioramenti nonostante la prossimità con la piazza. Noi, in particolare, siamo penalizzati dal transito dei veicoli che sfiorano l’ingresso del negozio: un vero pericolo! per non parlare del fatto che non possiamo nemmeno esporre insegne a bandiera. che assurdità!”. sui servizi igienici, a ridosso di san Giovanni, un’ultima battuta: “sono qualcosa di inqualificabile e vanno ripensati: perché non posizionarli allora all’imbocco di via da ponte?”. rassicuranti, a conclusione di questo piccolo viaggio, le parole dell’assessore Giovanni Cunico: “Mettere assieme e ascoltare le voci di chi vive la città è sempre interessante, le proposte non mancano mai ed è proprio con un atteggiamento costruttivo che si ottengono i risultati. Quindi prima di tutto ai commercianti dico: mettetevi assieme, parlatevi e parliamoci. via Marinali ha bisogno di nuova vita, una riqualificazione intelligente. sembra che negli ultimi anni sia diventata una via di servizio, noi stiamo lavorando per farla diventare via dei servizi: l’edificio del nuovo tribunale non può continuare a essere ancora per molto un monumento allo spreco statale. deve diventare invece un luogo per nuove opportunità, ovvero un tribunale più grande a servizio della pedemontana, una cittadella dei servizi o altro ancora. Questo è l’obiettivo grande, nel frattempo c’è piena disponibilità a programmare assieme a residenti e attività commerciali gli interventi di riqualificazione più urgenti”.



Modificato, a danno dei piccoli proprietari di immobili, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente

PIANETA CASA di orazio schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Nuovo isee ennesima “tassa” sulla casa sulla Gazzetta Ufficiale è stato recentemente pubblicato il decreto 7.11.14, con il quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha approvato il modello tipo della dichiarazione sostitutiva unica a fini isee (Indicatore della situazione economica equivalente), l’attestazione e le relative istruzioni per la compilazione ai sensi dell’art. 10, comma 3, d.p.c.m. 5.12.13. Nell’occasione confedilizia ha evidenziato che il nuovo Isee, entrato in vigore dal primo gennaio, costituisce di fatto una nuova tassazione della casa, falsa e surrettizia, a danno soprattutto dei piccoli proprietari, e cioè della stragrande maggioranza. infatti il calcolo del valore degli immobili dovrà essere effettuato sulla base del valore degli immobili quale definito ai fini imu. ciò comporterà l’esclusione automaticamente dalle prestazioni sociali agevolate di un alto numero di proprietari di casa che a tali prestazioni hanno invece diritto sulla base dell’attuale indicatore, che si fonda sull’imponibile ici. come noto, infatti, ai fini dell’imu il valore delle abitazioni è stato elevato del 60% per effetto dell’aumento - del tutto slegato dalla

isee: talmente “semplice”, da richiedere studi approfonditi per comprenderlo e applicarlo!

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realtà e finalizzato solo ad acquisire maggior gettito- dei moltiplicatori catastali. insomma, con il nuovo isee -ha rilevato confedilizia, inascoltata da tutta la maggioranza- numerosi proprietari di casa, pur non avendo visto accresciuto il proprio tenore di vita, che si è al contrario ridotto per far fronte alla pesante tassazione costituita dall’imu, perderanno automaticamente il diritto a usufruire di prestazioni di natura sociale e assistenziale quali, per esempio: - assegni familiari; - assegni di maternità; - riduzione delle rette degli asili nido; - riduzione del costo delle mense scolastiche; - riduzione delle rette delle case di cura per anziani; - agevolazioni per utenze gas, telefono, elettricità; - esenzione per le prestazioni sanitarie; - riduzione delle tasse universitarie. con l’effetto di accrescere la discriminazione nei confronti dell’investimento immobiliare già insita nella componente patrimoniale dell’isee.

A DOMANDA... RISPOSTA! La riforma del condominio ha prescritto modalità particolari per la convocazione dell’assemblea? si. ai sensi del riformato art. 66 disp. att. c.c. (norma peraltro espressamente dichiarata inderogabile dal successivo art. 72) l’avviso di convocazione deve, ora, essere comunicato agli interessati “a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano”. Sono applicabili al condominio le tutele previste dal Codice del consumo per i contratti conclusi tra professionista e consumatore? al quesito la cassazione ha risposto positivamente. secondo i supremi giudici, l’amministratore di condominio, quando conclude un contratto con un professionista (si pensi a quello stipulato con una ditta per la manutenzione dell’ascensore), agisce nella veste di “mandatario con rappresentanza” dei vari condòmini, i quali essendo “persone fisiche operanti per scopi estranei ad attività imprenditoriale o professionale” sono per questo, da considerarsi a tutti gli effetti “consumatori” (cass. ord. n. 452 del 12.01.2005).

Massime della Cassazione Quando i canoni d’uso previsti per le aree asservite a parcheggio di edificio condominiale siano assimilati a canoni di locazione, sono i proprietari delle stesse a dover sopportare le spese di amministrazione condominiale (compenso per l’amministratore, spese per cartoleria e contabilità, ecc.), in quanto non ricomprese tra quelle che il conduttore deve rimborsare al locatore, il quale, diretto interessato all’attività di amministrazione e relativo mandante, ne sopporta per intero il carico, salvo diversa previsione contrattuale; ad analoghe conclusioni deve pervenirsi in relazione al “fondo di riserva” che quale accantonamento per eventuali future spese condominiali, risponde all’interesse del locatore di accantonare somme che consentono un’adeguata e tempestiva amministrazione del bene (cass. civ. sez. iii dell’8.7.14 n. 15482).



Nel borgo antico di Sant’Eulalia, ai piedi del Grappa, una famiglia lavora il legno. Da quattro generazioni

SFIDE di antonio Minchio Fotografie: dalla zanna leone serramenti

dalla zaNNa la cultura del serramento fra tecnologia e ricerca estetica

Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Dalle realizzazioni del fondatore, bottaio e costruttore di carri agricoli, all’attuale sofisticata produzione di porte e finestre. Il denominatore comune? Un’irrinunciabile passione per il lavoro. A fianco una parte dell’attrezzato showroom, vero fiore all’occhiello della ditta: qui la clientela ha possibilità di toccare con mano esempi significativi della produzione aziendale. Qui sotto lo stand fieristico dell’azienda con un suggestivo testo dedicato al fondatore.

leone dalla zanna è il legale rappresentante dell’omonima azienda di famiglia, situata nella splendida cornice naturale di sant’eulalia, la frazione “nobile” di Borso del Grappa. dal nonno e dal papà ha ereditato una solida tradizione professionale nel settore della lavorazione del legno: una storia, quella che ci narra, dalle radici antiche, fatta di sacrifici e sudore, ma anche di intuizioni e colpi d’ala, di fatiche e gratificazioni. “il nonno -ci racconta subitorealizzava in particolare botti e carri, una produzione destinata quasi esclusivamente a un uso rurale. spesso, inoltre, creava anche suppellettili e semplici oggetti d’arredo, sempre intrinsecamente legati alla vita nel nostro pedemonte. papà, invece, ha costituito l’azienda vera e propria, fondata ufficialmente negli anni

Giovanni dalla zanna, padre di leone, in una foto di qualche anno fa: è stato lui a costituire l’azienda, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Qui sotto la costruzione delle botti in una tavola dell’Encyclopédie: il nonno dell’attuale titolare era un rinomato bottaio del pedemonte.

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successivi alla guerra. all’inizio produceva mobili per la nostra comunità, tutta distesa ai piedi del Grappa, partendo direttamente dalle piante che i clienti stessi, vale a dire i contadini del luogo, gli procuravano in abbondanza. si trattava di mobili in massello, proposti secondo una gamma che soddisfaceva le esigenze di ogni parte della casa: armadi, comò, tavoli, credenze... Negli anni sessanta, con l’esplosione del boom economico e il rientro di tanti emigranti dall’estero, il territorio conobbe una buona espansione edilizia. così papà, con molto coraggio, potè orientare l’attività verso un grande cambiamento, conferendo all’azienda una marcata specializzazione. con lungimiranza optò infatti per la produzione di serramenti da interni e da esterni: una scelta che ha poi segnato il futuro

della ditta. a quell’epoca, è bene ricordarlo, i serramenti erano ancora abbastanza semplici; in legno di abete, venivano laccati subito dopo la posa in opera. le porte interne, pur adottando in parte le linee moderniste del tempo, privilegiavano gli aspetti economici e funzionali”. Nel 1973, dopo un preventivo apprendistato a fianco del padre e il servizio di leva nell’artiglieria da Montagna, leone dalla zanna entrò definitivamente in azienda. Ben presto, grazie allo spirito propositivo e intraprendente, il giovane (allora ventiduenne) cominciò a premere verso scelte audaci e innovative. il suo ingresso portò un respiro fresco e originale, che nel giro di pochi anni si concretizzò nell’acquisizione di macchinari all’avanguardia.


“investimenti strategici, che ci consentirono di potenziare la capacità produttiva migliorando sensibilmente la qualità della produzione. da quel momento è stato un continuo crescendo, una successione di annate felici, che ci indussero a edificare un un capannone adeguato alle nuove necessità e a dotarci di macchinari sempre più sofisticati, già in grado di eseguire lavorazioni multiple e complesse. poi, nei primi anni Novanta, un’altra ispirazione fortunata: ritenemmo infatti che i tempi fossero maturi per allestire un rivoluzionario showroom, con il quale rappresentare una gamma differenziata di serramenti interni ed esterni. con orgoglio posso affermare che siamo stati fra i primi nella nostra regione a mettere a disposizione della clientela (architetti e arredatori, ma anche semplici privati) diverse tipologie di prodotto, creando di fatto un catalogo fisico, palpabile”. per l’azienda si è sicuramente trattato di una scelta vincente, un’idea accarezzata da tempo e nata anche con l’intenzione di proporre prodotti sempre nuovi, aggiornati secondo crescenti esigenze pratico-funzionali e assecondando le tendenze del gusto. una decisione alla quale si è accompagnata pure quella di dotare la ditta di attrezzature a controllo numerico. Macchine che hanno fatto la differenza, inducendo titolare e personale ad accrescere sensibilmente la propria cultura tecnica e a orientare le singole professionalità verso una preparazione sempre maggiore. Nei primi anni del terzo millennio una nuova generazione ha affiancato leone dalla zanna. uno a uno, secondo le rispettive inclinazioni e l’assunzione di un ruolo ben specifico, i suoi tre figli sono entrati in azienda: dapprima Gloria, nell’ambito amministrativo; poi Giovanni, responsabile del reparto di progettazione e degli aspetti commerciali; infine enrico, delegato alla produzione. un organigramma chiaro, dunque, allo scopo di garantire fluidità, efficienza e rispetto reciproco.

SFIDE

A fianco i responsabili dell’azienda di famiglia, in un’efficace foto di gruppo con signora: da sinistra enrico (produzione), Giovanni (progettazione e area commerciale), il boss leone (direzione generale) e Gloria (amministrazione).

A fianco lo showroom viene costantemente aggiornato con le nuove proposte del reparto di progettazione. Qui sotto Nonostante l’adozione di tecnologie all’avanguardia e una produzione orientata alla sostenibilità, lo spirito rimane sempre quello di un tempo...

“ritengo doveroso sottolineare -interviene a questo punto Gloriacome il serramento abbia subito, nel corso degli ultimi vent’anni, un’impressionante evoluzione tecnologica, corsa di pari passo con quella dell’abitazione moderna, e quindi giustamente orientata verso la sostenibilità. e’ evidente che, in quest’ottica, porte e finestre assumono una valenza a dir poco strategica. una naturale conseguenza di questa logica, potremmo chiamarla anche necessità, riguarda le caratteristiche fisiche del serramento, a partire dalla sua capacità di assicurare il maggior isolamento possibile. attraverso la ricerca (componente fondamentale del nostro lavoro) e la successiva fase di realizzazione, cerchiamo di conferire alla porta piuttosto che alla finestra le maggiori prestazioni possibili. aggiungo che, se è fondamentale l’aspetto relativo al differenziale

caldo-freddo, altrettanto strategici sono i parametri che riguardano la vivibilità ambientale, quali la difesa dagli agenti atmosferici, dall’inquinamento acustico e (purtroppo) pure da possibili e non auspicabili intrusioni da parte di malviventi”.

A fianco e sotto la ditta ha sede a sant’eulalia, suggestiva borgata in comune di Borso del Grappa.

“tutto questo -concludono all’unisono Giovanni ed enricocomporta una progettualità assolutamente all’avanguardia, una ricerca continua, un’accurata selezione di materiali e accessori altamente performanti. insomma, un impegno costante e oneroso, che si sorregge su una grande passione: quella che ci fa andare avanti ogni giorno accettando sfide sempre più difficili in un contesto globale. probabilmente, ci viene da pensare, si tratta della medesima passione che molti anni fa animava il nostro bisnonno...”. come dar loro torto. in fin dei conti, buon sangue non mente!

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Opera ardita, porta la firma dell’archistar Frank Gehry

GRANDI vILLE TRADIzIONI LuMIèRE

FoNdatioN louis vuittoN un veliero dedicato all’arte

di albina zanin nostra corrispondente da Parigi Respirare Parigi conserva l’anima.

Victor Hugo

Con questo numero inauguriamo una nuova e prestigiosa collaborazione. La bassanese Albina Zanin, da ventisette anni residente a Parigi, apre infatti le porte della capitale francese ai nostri lettori, guidandoli di volta in volta alla scoperta di piccole e grandi attrattive...

dall’angolo di cielo che sovrasta parigi da qualche tempo si può osservare, nel cuore del Bois de Boulogne e addossato al Jardin d’acclimatation, un gigantesco insetto di vetro e acciaio. Ma appena si scende a terra, questo aereo carapace aracneo assume la forma di un veliero dalle curve destrutturate, dove il vetro fa la parte del leone. inaugurato lo scorso ottobre, l’edificio porta la firma di uno dei giganti dell’architettura mondiale, l’americano-canadese Frank Gehry, ideatore del Guggenheim di Bilbao. va subito precisato che si tratta di un’iniziativa culturale privata: ad avviarla, nel 2001,

Qui sopra Nata a cartigliano, albina zanin si è diplomata interprete-traduttrice a Firenze nel 1984. dal 1987 vive a parigi, dove abita (nei pressi della casa di victor Hugo) e dove dirige lo showroom di una nota azienda vicentina di confezioni. In alto il fascino e l’imponenza della “verrière” nel Bois de Boulogne.

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è stato infatti Bernard arnault, presidente e amministratore delegato del gruppo LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy), leader nel settore del lusso, che si è voluto regalare un gioiello da cento milioni di euro. a contribuire a tale grandeur è da un lato la prodezza tecnica, un condensato di audacie raramente uguagliato, e dall’altro i contenuti umanistici ospitati nell’edificio: 11 gallerie espositive, un auditorium, spazi per allestimenti temporanei e aree per collezioni permanenti. l’intento è quello di favorire e promuovere la cultura e l’arte contemporanea, offrendo la possibilità di dialogare fra loro

ad artisti, intellettuali e pubblico in una cornice d’eccezione. la struttura in vetro e acciaio, che Gehry definisce la Verrière, è stata in parte ispirata alla serra che in precedenza si trovava in quel luogo: un’architettura fatta di vele e scaglie trasparenti che richiama anche la passione del progettista per il mare e le barche. esponente del Decostruttivismo, Gehry ha frammentato l’edificio, segmentandolo e “incollandone” poi le parti ottenute: come un sarto del tutto particolare, ha utilizzato un’unica materia, il vetro, per drappeggiare volumi. per realizzare l’opera è stato necessario calcolare la resistenza al vento delle sue dodici vele, poiché la struttura rischiava seriamente di prendere il volo: un aspetto non da poco, reso possibile grazie all’adozione di un potente software solitamente usato dall’industria aeronautica. per celebrare l’opening della Fondazione si è inoltre mobilitato il centre pompidou, che ha organizzato in simultanea la prima retrospettiva sull’opera di Gehry (in calendario fino al 26 gennaio). la Fondazione louis vuitton ha dunque aperto un nuovo capitolo culturale a parigi: è facile immaginare che diventerà presto una delle mete preferite dei parigini e di quanti visiteranno la ville lumière. Bassanesi compresi.



Un libro tutto bassanese racconta il “Papa del Concilio”

APPuNTI

paolo vi profeta di una nuova umanità

di Gilberto campana

Con questo volume Gilberto Campana ne rievoca la figura in occasione della beatificazione, ma rende anche omaggio al compianto vescovo di Vicenza Pietro Nonis e svela l’amicizia del futuro pontefice con l’ex sindaco della nostra città Giovanni Battista Bottecchia...

Non si può andare a Dio senza passare attraverso i fratelli. Paolo VI

Nel 1988, in occasione del decimo anniversario della morte di papa paolo vi, le associazioni cattoliche con il patrocinio della stessa città di Bassano, tennero un convegno di studio sulla figura e l’opera di un pontefice che certamente è stato tra i protagonisti del XX secolo, non solo nella storia della chiesa, ma anche in quella dell’intera umanità: Giovanni Battista Montini. i vari interventi (tutti di qualificati studiosi) vennero coordinati dal bresciano M. Martinazzoli. Questi dette inizio ai lavori ricordando l’immagine con cui la prestigiosa rivista francese “esprit”, qualche anno dopo la morte del papa del concilio, lo aveva ritratto: paolo vi aveva portato sulle spalle quella croce che i suoi predecessori portavano sul petto. Martinazzoli citò poi l’eloquente giudizio del cardinale Martini, secondo cui paolo vi aveva voluto “parlare all’uomo moderno da uomo moderno”, accettando quindi la sfida titanica della modernità. una sfida che lo vide, secondo le appropriate parole di Giovanni paolo ii, “maestro e difensore della fede in un’ora drammatica della storia della chiesa e del mondo”. a questo punto, ci si potrebbe chiedere: quale titolo aveva la città di Bassano per organizzare un convegno di studi su paolo vi? a prima vista, nessuno.

l’incontro fra paolo vi e il presidente del consiglio aldo Moro, in visita ufficiale in vaticano nel gennaio del 1964.

Qui sotto la copertina del libro curato e scritto da Gilberto campana (pagg. 192 - euro 15,00 - eaB 2014).

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semmai, i cattolici bassanesi avrebbero potuto interrogarsi sul ruolo storico ed ecclesiale di un pontefice che qualcuno con un’immagine felice ha definito “una guida illuminata per la chiesa in tempesta”. sennonché, alla ripresa dei lavori, ci fu un’inattesa, interessantissima testimonianza dell’ing. Giovanni Battista Bottecchia. egli raccontò che negli anni di gioventù, da studente universitario, aveva conosciuto l’allora assistente nazionale della Fuci don Montini (che gli universitari cattolici chiamavano familiarmente “don g. b. m.”). tra loro nacque un’amicizia che non venne mai meno. proprio in virtù di tale amicizia, nell’agosto del 1948, mons. Montini, che era sostituto alla segreteria di stato (cioè il più stretto collaboratore di pio Xii), venne a Bassano per far visita all’amico di gioventù. l’ing. Bottecchia, allora sindaco della città del Grappa, era impegnato con la sua amministrazione a ricostruire la città, uscita semidistrutta dalla guerra. in quell’occasione il futuro papa celebrò Messa nella chiesa di san Francesco. era assieme a quel p. Giulio Bevilacqua (oratoriano di origine veronese, ma bresciano di adozione) che del giovane Montini era stato maestro nella fede (paolo vi, in segno di riconoscenza, innalzò poi il sacerdote alla dignità della porpora). i due

amici bresciani si stavano recando sull’altopiano di asiago, dove p. Bevilacqua tornava a rivedere i luoghi in cui aveva preso parte alla Grande Guerra (nella terribile battaglia dell’ortigara). Grazie alla testimonianza dell’ing. Bottecchia, si venne così a scoprire che Bassano non era poi tanto estranea a Giovanni Battista Montini e che l’idea di dedicargli un convegno quando la memoria di lui sembrava essere svanita (tanto che qualcuno parlava di un “papa dimenticato”) era stata giusta e lungimirante. a seguito di quel convegno l’amministrazione bassanese decise, molto opportunamente, di dedicare a paolo vi una piazza (antistante le poste centrali). G. B. Montini tornò a Bassano, privatamente, nel 1960 quand’era arcivescovo di Milano (fu, questa, una visita dettata dalla solidarietà). egli aveva un senso profondo dell’amicizia. Non è un caso che nel testamento, documento straordinario che lo ritrae come uomo, come cristiano e come papa, ricordi i “tanti” amici, cui rivolge il suo “saluto” e la sua “benedizione”. e’ stato detto che paolo vi era una “grande anima”. dobbiamo aggiungere che aveva anche un grande cuore, che il mondo non ha saputo capire, né apprezzare. del resto, la modernità cercava forse dio?



Nata nel 2013, è una società cooperativa che offre servizi di ricerca del personale per l’assistenza familiare...

PROPOSTE di elisa Minchio

ausiliuM. l’aiuto adatto per un futuro migliore

Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Qui sotto Beata augustyniak, oriunda polacca, risiede nel veneto dal 1996. lo scorso anno ha dato vita ad Ausilium.

Fondamentale, ci spiega Beata Augustyniak, la serietà dell’approccio, che deve essere sempre improntato a professionalità e competenza. Indispensabile, infine, una grande sensibilità.

Distribuzione della popolazione di Bassano per fasce d’eta al 31.12.2013 Fonte: Annuario Statistico 2013 del Comune di Bassano del Grappa

23%

Beata augustyniak vive nel veneto ormai da diciotto anni; da quando cioè nel 1996 ha aperto la sua prima attività a venezia. al 2005 risale invece la scelta di trasferirsi in terra bassanese e di operare in un contesto commerciale. recentemente, nel maggio dello scorso anno, ha dato vita ad Ausilium, società cooperativa che si occupa principalmente di ricerca e selezione di personale specializzato.

14%

63% Fino a 14 anni 65 anni e oltre

da 15 a 64 anni

“Ho ritenuto opportuno avviare questa realtà -ci spiega la nostra interlocutrice- focalizzando la ragione di una simile presenza nel territorio su un particolare servizio di consulenza e supporto rivolto prevalentemente alle famiglie. la mission che ci siamo posti fin da subito consiste in primis nel proporre peculiari soluzioni di assistenza: con regolare autorizzazione da parte del Ministero del lavoro, effettuiamo infatti la ricerca e la selezione del personale da destinare all’assistenza domiciliare, rivolta

AuSILIuM Società di Ricerca & Selezione del personale via zaccaria Bricito, 37 Bassano del Grappa (vi) tel. 0424 526228 - 345 8118042 ausilium.bassano@gmail.com www.ausiliumcoop.it

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soprattutto agli anziani, ai disabili e alle persone inferme”. tra i servizi che Ausilium mette in campo figura dunque la ricerca di badanti e assistenti familiari. “a proposito delle badanti -riprende Beata augustyniakvorrei fugare alcune possibili perplessità. il nostro approccio nella ricerca è il più rigoroso possibile: si tratta di individuare,

attraverso colloqui approfonditi e severi test attitudinali, persone dai requisiti cristallini e dalla indiscutibile professionalità. Normalmente si effettua una preselezione in base alle esigenze di ogni singola famiglia. poi si fissano dei colloqui conoscitivi fra i rappresentati della famiglia e le aspiranti, scegliendo sempre su una rosa costituita da tre candidate: operazione, questa, che viene eseguita dopo un sopralluogo nelle abitazioni delle persone che intendono accedere al servizio, prendendo quindi conoscenza dei singoli ambienti e delle effettive esigenze familiari”. Ma questo non è tutto. Ausilium provvede infatti pure alla gestione delle pratiche di assunzione e alla regolarizzazione del contratto, occupandosi anche della sostituzione del personale in occasione dei periodi di ferie. “Fortunatamente -conclude Beata augustyniak- al giorno d’oggi si tende sempre più a formalizzare rapporti di lavoro di questo tipo: è la strada corretta per tutelare e salvaguardare allo stesso tempo le due parti, con reciproci vantaggi e consistenti benefici”.

Popolazione residente a Bassano in età superiore a 64 anni e inferiore a 15 anni 10.000 9.000 8.000 7.000 6.000 5.000 < = 14 anni > = 65 anni

2006 2007 2008 2009 2010 2011

2012 2013

6.033 6.024 6.089 8.891 9.075 9.274

6.140 6.050 9.785 9.963

6.054 9.344

6.117 6.184 9.428 9.642

I dati vanno rapportati a una popolazione complessiva di 43.347 abitanti (al 31.12.2013). Fonte: Annuario Statistico 2013 del Comune di Bassano del Grappa



Ceramista decoratore per quasi quarant’anni, realizza ora con grande perizia originali orologi artistici

I NOSTRI TESORI di elisa Minchio

toNi vivere l’arte di vestire il tempo

Fotografie: raccolta toni vivere Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede. Dante Alighieri

Un’inclinazione, la sua, ereditata dal papà, orologiaio e appassionato di musica. Due amori spesso rappresentati nelle opere che, di volta in volta, dedica a temi storici e culturali. Qui sotto Toni Vivere (antonio Fantinato): bassanese doc, è nato a campese.

A fianco e in basso Giardino estivo, 2005 (vista d’assieme e particolare). Qui sotto Ponte vecchio, piatto in ceramica, ø cm 60. decoro a pennello a filo, 1979.

Vivere, senza malinconia. Vivere, senza più gelosia. e’ questo il noto ritornello della canzone scritta da cesare Bixio nel 1937 e portata al successo dal grande tito schipa.

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“vivere senza malinconia: anche per mio padre, Giuseppe Fantinato, le note che accompagnavano questa canzone rappresentavano un motivo di popolarità e, per di più, del tutto personale: appassionato di musica e violinista solista, quando si trovava con gli amici e intendeva dilettarli con dei brani particolari, esordiva infatti con questo motivo, reso celebre pure dall’omonimo film per il quale era stato composto. a campese, dove risiedeva la mia famiglia la performance di papà era quasi diventata una sorta di tormentone; al punto che vivere divenne il suo soprannome e, di conseguenza, la nostra menda”. a raccontarci con un filo di nostalgia l’aneddoto è antonio Fantinato, in arte Toni Vivere. terzo di nove fratelli (due femmine

e sette maschi), dal padre ha ereditato l’estro e la passione per la musica. Ma anche quella, davvero originale, per gli orologi... “papà era un autentico specialista: ricordo che era conosciuto in tutto il circondario per la grande capacità di riparare orologi. Geniale pure negli interventi meccanici, spesso ricostruiva le parti mancanti o danneggiate. in più di un’occasione mi capitava di osservarlo con attenzione nel suo lavoro; devo confessare che quell’attività così preziosa, minuziosa e precisa, ha poi finito per influire sulle mie future scelte professionali”. infatti, ormai ragazzo, Toni Vivere cominciò a lavorare nel mondo della ceramica, un settore peraltro molto in auge verso la metà degli


I NOSTRI TESORI

A fianco, da sinistra Bassano, città d’arte, tecnica mista, 2001. L’Amore nel Tempo e nell’Arte, 2009.

A fianco, da sinistra La Fenice, 2010. Venezia in gondola, 2009. Tramonto africano, 2009. Sotto, dall’alto verso il basso Omaggio al Ferracina, 2001. la presentazione ufficiale dell’opera nel Municipio di Bassano, alla presenza del sindaco Gianpaolo Bizzotto e degli assessori pegoraro, Fabris, Bernardi, Bottecchia e torresan.

anni cinquanta. la particolare abilità e la notevole inventiva, veri talenti naturali, lo portarono presto a diventare un quotato decoratore. la sua formazione, inoltre, avvenne in aziende di prim’ordine; nomi importanti come quelli di zortea, Bonato, razzetti... “per quasi quarant’anni ho lavorato nella ceramica, dapprima alle dipendenze, poi in proprio. risale infatti al 1961 l’apertura di un mio laboratorio in quel di campese. erano anni buoni: la ceramica bassanese veniva esportata in tutto il mondo. la clientela riconosceva nella produzione del territorio una scuola che affondava le radici al settecento, alla grande tradizione novese. personalmente, anche nella mia attività, ho sempre privilegiato il decoro: un ambito lavorativo che richiede la massima precisione, fin nel più piccolo dettaglio”.

Minuzioso e accurato, rigoroso e creativo al tempo stesso, raggiunta l’età della pensione Toni Vivere ha potuto dare vita a una particolare espressione artistica, coniugando la sua formazione professionale con la passione -mai sopita- per gli orologi. “da quel momento mi sono dedicato anima e corpo a queste creazioni, per le quali utilizzo diversi materiali, adottando tecniche miste: vari tipi di metallo, il legno, la pietra e naturalmente la ceramica. tengo a precisare che si tratta sempre di pezzi unici. opere nelle quali cerco di imprimere il senso estetico proprio della nostra terra, ispirandomi ad aspetti storici e artistici. una cosa è certa: sono sempre mosso da un desiderio che per molti rappresenta un’originalità: quello, per così dire, di dare un abito al tempo”. E.M.

Toni Vivere, l’Arti-Genio per chi lo conosce, il termine probabilmente più appropriato per definire Toni Vivere è quello di “arti-Genio”. (Arti-CreativoArti-Ingegno) egli, infatti, non ama collocarsi tra gli artisti, perché il suo carattere non è affatto quello di chi desidera mettersi in vista, ma piuttosto quello del vero, autentico artigiano che possiede il fuoco sacro della creatività [...]”. la produzione di Toni Vivere è indubbiamente improntata alla continua ricerca di imbrigliare il tempo, con tutto il suo fascino. tentativo peraltro mai riuscito e che, proprio per questo, permette la continuità dell’esplorazione artistica nell’invenzione di orologi dalle forme più originali [...]”. Maria Cristina Caldana

TONI vIvERE Orologi d’artigianato artistico tel. 338 4795365

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Un autentico successo il numero di novembre, anche se...

PuNCTuM I NOSTRIDOLENS TESORI

l’illustre BassaNese

di andrea Gastner

cerca un principe rinascimentale E’ di Agostino Brotto Pastega la splendida monografia dedicata alla munifica famiglia Muzzarelli: una pietra miliare nella storia socio-economica e artistica della città. e’ con particolare soddisfazione che il nostro direttore andrea Minchio, responsabile anche di un’altra prestigiosa testata del territorio, cioè de L’Illustre bassanese, ha salutato l’uscita dell’ultimo numero del seguitissimo magazine culturale. curata da agostino Brotto pastega, l’edizione di novembre presenta infatti una copiosa messe di scoperte, tale da renderla una fonte ineludibile di informazioni; un riferimento imprescindibile per gli studiosi della pittura veneta dell’800 e per gli appassionati di storia. “si tratta del compendio di una ricerca molto più ampia -ci spiega il direttore- iniziata nel lontano 1995. attraverso l’analisi di documenti inediti, agostino Brotto pastega ha ricostruito la saga di un’importante famiglia del capitalismo veneziano del secolo XiX. Ne è protagonista Giuseppina Muzzarelli (1834-1899), figlia di vespasiano Muzzarelli e di alfonsina Montrausier-clémence; attraverso la madre, adottata in età adulta dall’albergatore Giuseppe dal Niel detto Danieli, costei ereditò un ricco patrimonio immobiliare. ritiratasi dall’attività, si avvicinò a Bassano dove, nel 1867, acquistò un palazzino in via ca’ rezzonico, già del conte Mora. in tale contesto, ribattezzato Belle-Vue, Giuseppina Muzzarelli trovò il suo eden, al punto che decise di non abbandonarlo nemmeno da morta, facendosi costruire nel cimitero di santa croce un’artistica tomba di famiglia, opera dello scultore veneziano augusto Benvenuti (1839-1899)”.

Qui sopra il direttore di Bassano News, andrea Minchio, è anche responsabile de L’Illustre bassanese: in questa veste si dichiara “arrabbiato” per la scarsa disponibilità delle forze economiche del territorio (inserzionisti a parte) a sostenere la testata, autorevole e indipendente voce culturale veneta. Sotto il titolo pietro roi, Ritratto di Giuseppina Muzzarelli, olio su tela, 1870 circa. Bassano, Museo civico, inv. 196. Qui sotto pompeo Marino Molmenti, Ritratto di Vespaziano Muzzarelli, 1845-46. Bassano, Museo civico, inv. 434.

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dalle pagine de L’illustre (n. 152) si viene poi a sapere che la signora lasciò al Museo civico 54 quadri, dapprima ospitati nel palazzino di Bassano e nell’appartamento di venezia (fra i quali veri capolavori), ma beneficò pure la chiesa di santa croce e l’orfanotrofio cremona, dando indicazione al secondo marito (angelo Muzzarelli) di destinare il palazzino di Bassano a un ente assistenziale: cosa che questi eseguì, legandolo all’ospedale civile. il dottor Muzzarelli morì nel 1904 e gli esecutori testamentari trovarono un’eredità ascendente a 4 milioni di lire di allora: un capitale enorme se si pensa che, nello stesso periodo, il comune e la provincia di venezia faticavano a reperire la stessa cifra per la tratta ferroviaria MestreBassano-primolano. il destino volle che nel 1958 la casa di ricovero acquistasse il palazzino per adibirlo a pensionato e per poi erigere la nuova sede dell’istituto. se da un lato L’Illustre bassanese continua a sfornare monografie che contribuiscono -fattivamente e con grande qualità- ad ampliare gli orizzonti della storia locale (e non solo), dall’altro non si può negare che tale sforzo risulti di numero in numero sempre più impegnativo. “in oltre venticinque anni di attività -riprende il direttore- abbiamo pubblicato migliaia di pagine, consegnando gratuitamente ai bassanesi fior di studi e di ricerche. una divulgazione culturale che è anche sinonimo di crescita umana

e sociale, per la quale abbiamo potuto contare solo su contributi davvero modesti, oserei dire perfino irrisori. Naturalmente ora, anche nel nostro caso, la crisi richiede un impegno straordinario. Finora il settore pubblico, peraltro oggi con il fiato corto, ha risposto tiepidamente ai nostri appelli (se si eccettuano i modesti ma sempre graditi interventi del nostro comune e di quelli contermini). credo però sia giunto il momento di alzare il tiro e di rivolgersi a quanti ritengono -nella sostanza e non solo nelle parole- che una voce autorevole come quella de L’Illustre debba continuare a levarsi alta, in nome di una nobile missione divulgativa. per questo mi rivolgo in particolare alle (poche) realtà economiche che tirano: in fin dei conti quello che ci serve è un principe rinascimentale, illuminato e generoso. oppure, in sua mancanza, un pool di aziende che ami davvero investire nelle generazioni future”.



Illustratrice e pittrice, vanta una formazione a tutto campo

ANCORA TESORI

laura BiaNcHiN l’iperrealismo eretico di un’artista innamorata degli acrilici

di andrea Minchio Foto: raccolta laura Bianchin

I dilettanti cercano l’ispirazione. Tutti gli altri si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro.

Dal disegno di soggetti per l’abbigliamento infantile all’arredamento e agli allestimenti fieristici, fino alla scelta di dedicarsi a una produzione minuziosa e di grande incisività.

Chuck Close

Qui sopra la pittrice e illustratrice bassanese laura Bianchin. Sotto al titolo Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Coupé 1955, acrilico su tela, 2009. collezione privata. A fianco, da sinistra verso destra Francesca 18, acrilico su tela, 2013. collezione privata Myself, acrilico su tela, 2012.

Bassanese d’origine controllata, laura Bianchin appartiene a una schiatta molto nota nella nostra città. una famiglia, la sua, che ha dato tanto a Bassano -e continua a farlo!- soprattutto nell’ambito del sociale. Non tutti, però, ne conoscono i sorprendenti risvolti professionali e artistici. diplomata nel 1981 all’istituto d’arte di Nove, laura Bianchin è infatti un’eccellente illustratrice e pittrice (le immagini qui proposte lo testimoniano efficacemente!), che merita di certo maggiore attenzione da parte della critica e del grande pubblico. proveniente da una formazione multidisciplinare, è artista versatile e poliedrica, confluita da diversi

Qui sotto laura Bianchin con lo scultore etsuro sotoo (noto per il lavoro nella Sagrada Familia di Barcellona), in occasione della consegna del premio cultura cattolica 2013. l’artista bassanese realizza da molti anni il disegno della pergamena con la motivazione del riconoscimento.

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anni nell’affascinante genere dell’iperrealismo. “la sperimentazione -ci spiega con un filo d’orgoglio- appartiene al mio dna. Fui infatti fra i primi studenti a optare per la sezione di Architettura e Arredamento, appena avviata nella prestigiosa scuola novese. conservo ancora un ricordo nitidissimo di alcuni docenti quali sergio schirato, angelo spagnolo e Giovanni tosin: gente tosta che contribuiva in maniera significativa alla nostra preparazione e, di conseguenza, ad agevolare l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro. da subito ho infatti avuto l’opportunità di esprimere la mia fantasia in un laboratorio specializzato in abbi-

gliamento per la prima infanzia. un’esperienza molto bella, che mi ha portato a disegnare soggetti destinati al ricamo e alla decorazione, tanto sugli abiti quanto sui diversi complementi; un’attività che ho svolto con entusiasmo e grande creatività fino alla fine degli anni Novanta: nel complesso una professione che mi ha impegnata per oltre quindici anni”. Nel 1999 un incontro felice con il disegnatore creativo novese Flavio polloniato ha portato laura Bianchin a iniziare una nuova avventura e a imprimere alla sua attività un taglio emblematico e sempre improntato alla creatività. “in pratica il mio compito era quello di realizzare illustrazioni per il settore editoriale -in modo particolare su libri e riviste- e per l’industria in genere. lavori per i quali mi avvalevo di tecniche come l’acquerello, la tempera e i colori acrilici. Mano a mano ho affiancato all’aspetto grafico (prevalentemente destinato alla carta stampata) il lavoro di decoratrice, operando in particolare su mobili in legno, ma anche su pannelli per l’arredamento della


casa, di uffici e sedi istituzionali. Nel contempo ho cominciato ad occuparmi di allestimenti fieristici per diverse aziende. Fra queste mi piace citare la proficua collaborazione con la soffieria parise di Marostica, una ditta innovativa e intraprendente”. tutte esperienze, queste, che hanno consentito a laura Bianchin di affinare la sua propensione a valorizzare vari tipi di prodotto, curandone con maniacale precisione l’immagine. una gavetta che ha potenziato nell’artista bassanese una straordinaria sensibilità verso i colori, il gusto, le proporzioni, l’estetica... “in quel periodo ho pure iniziato a dipingere: si trattava di quadri dai soggetti floreali, interpretati in chiave figurativa, quasi un’integrazione ludica al mio lavoro quotidiano, vissuta in maniera serena senza grandi pretese. Mentre mi dedicavo a questa produzione, così particolare, avvertivo una speciale predisposizione per la pittura iperrealista: un genere artistico che, per quanto mi riguarda, intendeva riferirsi (ieri come oggi) a un’interpretazione la più fedele possibile del soggetto da ritrarre. sono partita con le classiche nature morte utilizzando oggetti comuni (vasi, frutta, fiori...) fino ad arrivare, con il tempo, a ritrarre persone. per ferrarmi maggiormente nella tecnica ho seguito i corsi del maestro luigi pellanda, artista noto a livello internazionale e imprescindibile punto di riferimento nella pittura iperrealista. una prerogativa, singolare e del tutto personale, è stata però quella di preferire l’acrilico all’olio, normalmente più utilizzato in questo campo. una scelta eretica, nella quale si identifica la mia natura di sperimentatrice a tutto campo. aggiungo che, grazie alla poliedricità della mia formazione, sono in grado di dipingere indifferentemente su supporti di ogni tipo: legno, tela, ma anche tessuti e altro ancora. sempre più spesso, infine, mi capita di realizzare quadri su commissione dopo un sopralluogo preventivo nei locali destinati ad accoglierli; si tratta evidentemente di un retaggio

ANCORA TESORI A fianco Contessa, acrilico su tela, 2014. collezione privata. Qui sotto Omaggio a Claudia, acrilico su tela, 2011. collezione privata.

Sopra, da sinistra verso destra Peonie, acrilico su tela, 2009. collezione privata. Il bacio, acrilico su tela, 2014. A fianco, da sinistra verso destra Maturando, acrilico su tela, 2012. Lotus, acrilico su tela, 2009. collezione privata.

della mia esperienza di arredatrice, ma anche un riconoscimento di una competenza acquistita nel corso degli anni”. pur avendo partecipato alle collettive organizzate da luigi pellanda, finora laura Bianchin non ha voluto impegnarsi in una vera e propria personale. un peccato, viene da dire, in quanto la sua produzione artistica meriterebbe sicuramente maggiore visibilità: “Non è detta l’ultima parola. da un po’ di tempo a questa parte i ritratti mi stanno regalando belle soddisfazioni. confesso che più di qualche persona mi ha invitato a esporli, magari assieme ad altri soggetti. vedremo...”. pittrice o illustratrice che sia, laura Bianchin è fortemente

attratta dall’arte del ritratto. ogni volta che si accinge a effigiare qualcuno, infatti, entra in una dimensione per così dire empatica. “Ho constatato che questa particolare forma espressiva regala emozioni intense. tanto alla sottoscritta, che cerca di penetrare nella personalità di chi le sta davanti, tutta protesa nello sforzo di capirla e interpretarla, quanto al protagonista dell’opera, che si ritrova poi raffigurato sulla tela vedendosi con occhi nuovi. una sorta di scoperta che, credo, porta a una nuova consapevolezza di sé. Forse per questo mi piace insistere molto sugli occhi, talvolta anche esaltandone il colore: come si suol dire, sono lo specchio dell’anima”.

Qui sotto Al di là del cesto, acrilico su tela, particolare, 2011. collezione privata.

LAuRA BIANCHIN Illustratrice - Pittrice Consulenze per ambienti tel. 329 2114293 laura.bianchin1@teletu.it www.facebook.com/pages/ laura-Bianchin/293035017491704

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A vent’anni dalla sua scomparsa, il ricordo di un grande campione che ha avuto molti legami con la nostra regione

SCHEGGE a cura dell’ufficio stampa del Museo dell’automobile Bonfanti-vimar

ayrtoN seNNa e il veNeto Un’indimenticabile serata, organizzata dal Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar in collaborazione con il Comune di Bassano e supportata dalla ditta Elmo& Montegrappa, ha avuto come ospite d’onore l’ex-pilota ferrarista Jean Alesi.

A fianco un duello serrato tra ayrton senna e Jean alesi, durante il Gran premio di Barcellona nel 1991. Qui sotto l’inizio della carriera di senna con i kart in europa: il brasiliano fu subito protagonista sulla pista azzurra di Jesolo (1977-1982).

L’evento una gremita sala chilesotti, nel cuore del Museo civico di Bassano, ha accolto il 3 dicembre scorso l’originale ricordo del campione di Formula 1 ayrton senna, a vent’anni esatti dalla sua scomparsa. Gli intervenuti, appassionati e non solo, hanno potuto ascoltare il ricordo del pilota dalla voce di chi ne ha seguito la carriera in qualità di giornalista e da chi con lui ha lottato in pista: Beppe donazzan ha infatti tratteggiato il percorso del campione, dagli esordi fino al tragico epilogo, sulla scorta della sua ultima fatica appena consegnata alle stampe, “immortale, ayrton senna campione di tutti”, mentre l’ex pilota Jean alesi, uno dei più amati fra quelli che hanno vestito il rosso Ferrari, è intervenuto raccontando molti aneddoti e curiosità. la serata è stata condotta dal presidente del Museo dell’automobile Bonfanti vimar, Massimo vallotto, e supportata dalla ditta Elmo & Montegrappa che al campione ha

Il kart è la cosa più eccitante che ho mai provato nella mia vita. Quando incontri sulla tua strada un avversario bravo quanto te, allora diventa anche un divertimento unico. Rimpiango i tempi del karting, tanto divertimento e pochi problemi. Ayrton Senna

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dedicato una prestigiosa collezione, appositamente riproposta e ampliata per questo evento. l’incontro, inoltre, ha assunto un taglio particolare: il ricordo del campione e dell’uomo è stato anche declinato sulla base delle collaborazioni che alcune aziende venete avevano attivato con lui fin dagli inizi della sua carriera. I legami con il veneto oltre a Elmo & Montegrappa, la cui Collezione Senna fa bella mostra nel nuovo show-room di piazza Garibaldi, sono stati ricordati sponsor quali Segafredo-Zanetti, industria della torrefazione che è comparsa sulla livrea delle sue prime auto da gara; DeLonghi, che ha dedicato all’asso del volante alcune serie speciali delle sue macchine per il caffé; Diadora, che ha fornito le calzature da gara. altra collaborazione con senna, anche se non legata alla Formula 1, è stata quella con Carraro, ditta che ha creato la mountain bike in tiratura limitata Senna by Carraro, oggi oggetto di collezionismo.

La sicurezza in Formula 1 la serata, che aveva per titolo “ayrton senna e i legami con il veneto”, ha visto anche la proiezione di un video con l’ultima intervista rilasciata da senna, prima del tragico incidente del primo maggio 1994, proprio a Beppe donazzan. prima dello schianto sulla curva del Tamburello nel circuito di imola, per il cedimento del piantone della sua Williams costatogli la vita, senna sottolineava come il tema della sicurezza dei piloti fosse in secondo piano rispetto a quello agonistico e, soprattutto, all’evidente necessità di spettacolarizzare le corse a tutti i costi. Quel fatidico primo maggio 1994 è diventato uno spartiacque, segnando di fatto una data che ha definito un prima e un dopo nella Formula 1. la scomparsa del campione del mondo 1988, 1990 e 1991 ha infatti portato l’intero circus a interrogarsi circa il cammino che tale sport stava prendendo. “Nel 1994 si è voltata pagina”,


SCHEGGE

Sopra la concentrazione prima dell’uscita dai box in un’immagine del 1992. Sotto, dall’alto verso il basso alcuni degli abbinamenti vincenti fra aziende venete e il campione brasiliano: Segafredo-Zanetti, DeLonghi e Diadora.

ha affermato Jean alesi, ospite d’onore della serata, ricordando come da quell’anno in avanti la sicurezza abbia avuto un peso sempre maggiore nella progettazione delle monoposto e nella realizzazione o riprogettazione dei circuiti esistenti. la sfida tra chi corre una gara con l’obiettivo di vincere un trofeo è tornata a essere prima di tutto una sfida con l’avversario e non certo con la sorte. L’ospite d’onore Jean alesi, oltre al ricordo del collega, amico e avversario, ha avuto modo di ripercorrere anche la propria carriera. Ferrarista dal 1991 al 1995, ha raggiunto il più alto gradino del podio solo in un’occasione: a Montreal, nel Gran premio del canada del 1995. “le auto di Maranello correvano tanto, ma si rompevano sempre”. al problema dell’ affidabilità si aggiungeva anche quello relativo alla guida vera e propria, visto che l’abitacolo stretto obbligava ad

adottare un volante dal diametro ridotto, che richiedeva parecchia forza fisica. proprio ricordando questo particolare, alesi ha voluto sottolineare come il commento sulla Ferrari da parte di alain prost, sia stato malignamente interpretato dalla stampa italiana: “il pilota francese aveva detto che per guidare la monoposto ci voleva la forza necessaria per guidare un camion, mentre venne riportato che la Ferrari era un camion”, frase che forse determinò la conclusione della collaborazione con la Rossa nel 1991. altri aneddoti, come per esempio il tira e molla con il patron della Williams (con il quale alesi aveva un pre-contratto che non arrivava mai a conclusione, quando era fortemente voluto dalla Ferrari) oppure le richieste economiche nel contratto con Maranello inserite dal collega piquet (“compresa una F40 che ho ancora in garage!”) in quanto non era preparato a simili trattative, hanno dimostrato -ancora una volta- l’affabilità e la cortesia

dell’ex-pilota, oggi apprezzato commentatore per i canali televisivi nazionali e fra i ferraristi più amati dell’era moderna. Jean e Ayrton in pista “Jean guidava con il cuore, dava tutto fino all’ultimo!”, ha ricordato Beppe donazzan. “la macchina andava, e andava forte, ma non finiva i gran premi”, ha sottolineato Jean alesi, ancora rammaricato del fatto che spesso, in ottima posizione per agguantare almeno il podio, veniva tradito da qualche guasto tecnico. Ma erano tempi in cui in pista c’era soprattutto lui, ayrton senna, capace di “spremere” il potenziale di vetture che magari non erano nemmeno le più veloci del lotto. “e’stato il pilota più bravo di tutti i tempi, il più concreto”, ha riconosciuto alesi. Dopo Senna con il suo sacrificio senna ha fatto cambiare strada alla Formula 1: il fine settimana di imola aveva

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SCHEGGE A fianco Beppe donazzan e Jean alesi durante l’evento “ayrton senna e i legami con il veneto”. la serata è stata arricchita da gustosi e inediti aneddoti. Sotto, dall’alto verso il basso altre collaborazioni con significative realtà imprenditoriali venete: Carraro Cicli, per una esclusiva mountain bike, ed Elmo & Montegrappa, per una prestigiosa serie di oggetti da scrittura. il libro di donazzan, “immortale. ayrton senna il campione di tutti”, ed. ultra sport, 2014. il logo della fondazione senna, che si occupa di istruzione dell’infanzia.

visto un pauroso incidente il venerdì, per rubens Barrichello, e il sabato quello mortale di ratzemberger. segnali che dimostravano quanto l’escalation di potenza delle vetture non fosse andata di pari passo con la sicurezza dei piloti. la morte di senna, la domenica della corsa, ha ribadito la necessità di cambiare in maniera netta. alesi non ha mancato di sottolineare tuttavia come la sicurezza di cui godono oggi i piloti, sia a livello di vetture sia di circuiti, diventi a un certo punto controproducente, poiché chi guida si sente troppo tranquillo e non considera adeguatamente i rischi che comunque rimangono elevati gareggiando a trecento chilometri all’ora. un esempio significativo. in questo senso, è stato l’incidente occorso a Jules Bianchi nel Gran premio del Giappone, lo scorso 5 ottobre. alesi ha rimarcato inoltre come cintura e casco siano fondamentali anche nella guida di auto e moto sulla strada, tutti i giorni.

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Senna e... Bassano! la serata ha poi assunto una connotazione decisamente bassanese, con Nino Balestra, mente e cuore del Museo dell’automobile e per anni suo storico presidente, che ha ricordato come, con l’amico Massimo vallotto, non fosse riuscito a chiudere occhio nella notte pre-gara del Gran premio di silverstone ‘89, entrambi “disturbati” dal rumore della messa a punto della Mclaren di senna, notoriamente puntiglioso in ogni piccolo dettaglio. cimeli, oggetti, ricordi del grande campione brasiliano sono stati esposti nel negozio Montegrappa di piazza Garibaldi, dove i presenti sono stati invitati per un momento food & drink, ospiti della famiglia aquila. si tratta di un primo nucleo di elementi che commemorano l’asso del volante all’interno della mostra “Galleria della Mobilità, del Motorismo e ingegno veneto Giannino Marzotto”, nella sede di romano d’ezzelino del Museo dell’automobile Bonfanti-vimar;

un nucleo destinato a essere ampliato quando tale mostra diverrà una sezione permanente del polo Museale culturale santa chiara, all’interno delle mura di Bassano. Potenzialità del Santa Chiara Massimo vallotto, ha auspicato che il prossimo incontro su senna, nel venticinquennale dalla scomparsa, possa avvenire nel nuovo Museo, con una mostra arricchita anche delle vetture guidate dal brasiliano, di cui in italia è presente uno dei maggiori collezionisti mondiali. l’accorato appello lanciato all’amministrazione comunale di Bassano, rappresentata dagli assessori Giovanna ciccotti e Giovanni cunico, è stato quello di stringere il più possibile i tempi di realizzazione del polo Museale santa chiara per potere così allestire mostre dal respiro internazionale, tali da consentire alla città di ampliare sensibilmente i suoi orizzonti di attrattività turistica.



Con Listrop Viaggi, dal 14 al 22 marzo 2015

AGENzIA vIAGGI

oMaN

di paolo trevisan Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Ma anche cultura, storia, ospitalità e intense emozioni, in un Paese che offre sorprendenti realtà: moschee, forti, parchi naturali, fondali incontaminati e un deserto da Mille e una notte.

Dal 14 al 22 marzo 2015 Viaggio di 9 giorni

In queste pagine alcune eloquenti immagini di luoghi incantati in oman: l’opera dell’uomo e quella della natura sembrano compenetrarsi fra loro in una perfetta e singolare armonia.

Il Sultanato dell’Oman è cultura, storia, ospitalità, moschee, forti, parchi naturali, fondali incontaminati e un deserto da Mille e una notte... Muscat, splendida capitale e il palazzo del Sultano, giardini fioriti e il blu del mare; Nizwa, incastonata tra le montagne con l’antico forte dalla cupola dorata; il deserto del Wahiba Sands e Rub Al Khali, la fresca città di Sur che sorge in una scenografica baia naturale con i tipici dhow, le magnifiche spiagge di sabbia bianca. 1° Giorno - sabato 14 marzo 2015 Zurigo - Muscat ritrovo dei partecipanti a ora e luogo da stabilire. trasferimento in aeroporto e partenza con volo di linea swiss per zurigo. arrivo e proseguimento in coincidenza per l’oman. arrivo in tarda serata a Muscat, disbrigo delle formalità doganali, incontro con la guida locale e trasferimento in hotel per pernottamento. 2° Giorno - domenica 15 marzo Wadi Al Arbeen - Sur Ras Al Hadd pensione completa. dopo la prima colazione partenza verso ras al Hadd a bordo di veicoli 4x4. 30

lungo la strada visita al bellissimo Wadi Al Arbeen. sosta a Quriyat, incantevole villaggio di pescatori con un castello ottocentesco e una caratteristica torre di guardia. proseguimento per il pozzo di Bimak, interessante formazione geologica, voragine nel terreno colma d’acqua cristallina. Nel pomeriggio breve sosta a Sur, antica città di mare. Qui la gente vanta antiche tradizioni marinare, commerciali e artigiane. lungo le darsene non è raro vedere artigiani intenti alla costruzione dei dhow, le imbarcazioni lignee in uso nei mari arabi fin dall’antichità. una passeggiata nella città vecchia rivela un dedalo di strade tortuose e di case dalle porte colorate con singolari finestre arabescate. arrivo a Ras Al Hadd, sistemazione in resort. dopo cena, visita alla spiaggia delle tartarughe. 3° Giorno - lunedì 16 marzo Asylah - Wadi Bani Khalid Wahiba pensione completa. partenza alla volta della costa sud, via Ad Daffa, Asylah e Al Ashkharah. proseguimento per Jalan Bani Bu Ali per ammirare la Moschea rashid al Hamouda, costruita nel Xviii sec. con 52 cupole. da qui proseguimento verso la “terra dei boschi” di Al Kamil, con gli insediamenti beduini.

continuazione verso Wadi Bani Khalid. le piscine sono fresche, profonde e perfette per una lunga nuotata. Nel pomeriggio proseguimento verso Wahiba Sands, dalle ondulanti sabbie dorate. sistemazione in un campo tendato. il Wahiba Sands, spesso descritto come “mare di sabbia”, è una immensa distesa di dune di color arancione, alcune con un’altezza di oltre cento metri, che si estendono da nord a sud del paese. Questo deserto è anche la casa delle tribù beduine, famose per la loro ospitalità e per la conoscenza del territorio. Nel tardo pomeriggio si assisterà al tramonto tra le dune, esperienza davvero indimenticabile. cena e pernottamento nelle tende. 4° Giorno - Martedì 17 marzo Sinaw - Nizwa pensione completa. dopo la prima colazione, proseguimento con le auto per incontrare una famiglia beduina, mangiare tipici datteri omaniti e conoscere le abitudini dei locali. dopo lo stop, si prosegue verso Nizwa. lungo la strada sosta a Sinaw, per visitare il vecchio villaggio e il suo souq locale ed entrare in contatto con la popolazione. Quello di Sinaw è uno dei souq più vecchi e meglio conservati di tutto l’oman. proseguimento verso Jabrin, per la visita al castello. continuazione verso Nizwa con foto-stop a Bahla. arrivo a Nizwa, sistemazione in hotel. in serata visita del souq, rinomato per i gioielli in argento e i pugnali “Khanjar”, preziosamente intagliati e decorati a mano. 5° Giorno - Mercoledì 18 marzo Jabal Sharms - Nizwa pensione completa. escursione intera giornata al grande Canyon Omanita. visita al villaggio di Al Hamra con il “Bait al safah”, culla della storia e del patrimonio culturale dell’oman. si tratta di


un luogo in cui si può capire la vita di un tempo, facendo luce su usi e costumi del passato. si ammireranno anche vecchie case, il museo e l’antico sistema di irrigazione: un’esperienza unica nel suo genere. dopo un momento di relax e ristoro, partenza verso Jabal Shams: durante il percorso foto-stop a Misfah, villaggio che sembra emergere dalla roccia. le case scavate nella montagna appaiono quasi in posizione precaria, ma ormai sono lì da secoli. con una breve passeggiata nel villaggio si possono ammirare le Piscine e l’antico sistema d’irrigazione Falaj, ancora in uso per lavare. continuazione del tour verso Jebal Shams per ammirare il canyon. da qui verso Wadi Ghul e passeggiata nel villaggio di Nakher. pranzo al sacco, prima di risalire sulle jeep per rientrare in hotel. cena in un ristorante locale a Nizwa. pernottamento in hotel. 6° Giorno - Giovedì 19 marzo Nizwa - Bilat Sait - Nakhl Muskat pensione completa. in mattinata visita di Nizwa, la “città delle oasi”, un tempo capitale della dinastia Julanda, tra il vi e il vii secolo d.c. oggi questa località attira numerosi turisti, grazie ai suoi edifici storici e all’imponente forte, dalle enormi torri circolari, erette nel Xvii secolo dall’imam sultan Bin saif al ya’aruba. il forte domina l’intera area, con la città che gli è cresciuta attorno. dalla torre si gode una splendida vista della città. dopo la visita, proseguimento del tour attraverso le montagne di Hajjar verso Nakhl. i vari foto-stop consentono di catturare splendide immagini della parte più selvaggia dell’oman. luoghi che si svelano in un lungo tappeto di picchi scoscesi e paesaggi rocciosi attraversati dai Wadi. in fondo a una profonda gola si scorge Bilad Sayt, insediamento sviluppatosi in un’oasi, proprio al di sotto del picco roccioso di Sharfat Al Alamayn. un paradiso fresco e ventilato, anche nei giorni torridi. Nelle giornate più limpide si può scorgere il pittoresco Wadi Bani Awf, passare attraverso ricchi terreni agricoli e ammirare mandrie di cammelli selvaggi lungo la strada

AGENzIA vIAGGI Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe, è che da qualche parte nasconde un pozzo. Antoine de Saint-Exupéry

OMAN, fascino e mistero Dal 14 al 22 marzo 2015 Quota individuale di partecipazione: € 2.295,00 All’iscrizione acconto di € 500,00 Polizza annullamento viaggio (obbligatoria): € 54,00

verso il picco di Hajjar, alto più di mille metri. dopo un tragitto impervio si raggiunge il villaggio di Wadi Bani Awf, con le sue magnifiche case costruite sulle pareti scoscese della montagna. proseguimento verso l’antico forte di Nakhl, costruito durante l’era pre-islamica in un palmeto e protetto dai monti in una perfetta posizione difensiva. dopo la visita, si possono ammirare le calde sorgenti di Nakhl, per poi proseguire verso Muscat. sistemazione in hotel. pranzo al sacco. 7° Giorno - venerdì 20 marzo Muskat pensione completa. Mattinata a disposizione per relax o visite individuali. sul tardi partenza verso la marina Bander Al Rowdha per imbarcarsi sul dhow e iniziare una crociera di due ore lungo le coste dell’oman. la meta è Bandar Khyran, dove è possibile fare una nuotata. pranzo a buffet a bordo. rientro al porto e proseguimento con i veicoli verso il souq Muttarah, uno dei più antichi e dell’oman, fra l’aroma delle spezie, oggetti in argento e gioielli. dopo la visita rientro in hotel.

La quota comprende: - volo intercontinentale in classe turistica, franchigia bagaglio kg. 20 - tasse aeroportuali in partenza dall’italia e aumento carburante alla data del 18.07.2014 - tutti i trasferimenti da e per gli aeroporti - sistemazione in hotel 4 stelle (3 stelle a sur), campo tendato nel deserto in camere doppie - tutti i pasti come da programma - visite ed escursioni come da programma con guida parlante italiano inclusi gli ingressi - le mance per autisti e guide - il nostro accompagnatore

8° Giorno - sabato 21 marzo Muskat pensione completa. visita di Muskat, città fra le più antiche del Medio oriente e oggi la più grande del sultanato dell’oman. si può ammirare la nuova moschea di marmo bianco sultan Qaboos, straordinario esempio di architettura islamica moderna, che simboleggia la rinascita del paese, l’unica aperta anche ai non musulmani. proseguimento per il Museo Baiy al zubair, che ospita diverse collezioni di oggetti rappresentativi. sosta fotografica al palazzo del sultano, circondato da due forti portoghesi del Xvi secolo. proseguimento verso il souq di Muttrah:, autentico dedalo di vie, coperte da travi in legno, sulle quali vengono esposte merci di ogni sorta: tessuti, argenti, incenso. in tarda serata, trasferimento in aeroporto e partenza per zurigo. pasti e pernottamento a bordo.

La quota non comprende: - le bevande ai pasti - eventuali aumenti carburante e tasse aeroportuali internazionali - il visto d’ingresso in oman usd. 13,00 da pagarsi localmente all’arrivo a Muscat - le camere singole (suppl. di euro 390,00) - gli extra in genere la quota è stata calcolata in base al cambio del dollaro usa alla data del 18.07.2014. con eventuali oscillazioni del cambio del 2%, la quota verrà adeguata. Documento indispensabile: Passaporto individuale con validità di almeno 6 mesi dalla data di partenza.

9° Giorno - domenica 22 marzo Zurigo - Venezia arrivo al mattino e proseguimento in coincidenza per venezia.

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Roberto Astuni e Federico Agostinelli (Hotel Alla Corte) ci raccontano come è nato e come si svilupperà, fra cultura ed enogastronomia, un importante progetto turistico in quel di Montecchio Maggiore

GRANDI TRADIzIONI di antonio Minchio Fotografie: Giordano Bruno pascali (orchiclasta@libero.it), aBc Management srl, archivio editrice artistica

ospiti a ceNa da Giulietta e roMeo

L’iniziativa è frutto di una promettente collaborazione societaria con il noto chef vicentino Amedeo Sandri e la trattoria Molin vecio di Caldogno della famiglia Boschetto.

probabilmente non tutti sanno che nella famosa storia di Giulietta e romeo c’è anche un po’ di vicenza, anzi molto... e’ stato infatti il poeta vicentino luigi da porto a narrare per primo la drammatica vicenda dei due innamorati e dell’odio acerrimo tra le rispettive famiglie. uomo d’armi oltre che letterato, dopo le gravi ferite riportate in battaglia durante la guerra di cambrai (nel 1511, in Friuli), da porto si dedicò alla stesura dell’opera, che titolò Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, nella sua dimora di Montorso vicentino, al confine con Montecchio Maggiore. sebbene la tragedia (pubblicata nel 1530) sia stata da subito ambientata a verona, è verosimile che l’autore abbia tratto ispirazione dai due manieri montecchiani (ora noti come Castelli di Giulietta e di Romeo), in posizione strategica e fra loro in evidente contrapposi-

l’incanto dei castelli di Giulietta e di Romeo a Montecchio Maggiore, immersi in una suggestiva atmosfera shakespeariana.

Sopra, dall’alto verso il basso il castello di Giulietta e, con il sindaco di Montecchio Milena cecchetto, il pool di imprenditori che ne ha assunto la gestione: da sinistra, roberto astuni, sergio Boschetto, amedeo sandri e Federico agostinelli.

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zione. altro elemento emblematico è l’accostamento tra il nome del paese e quello del giovane innamorato, rampollo della nobile famiglia dei Montecchi. alla fine del Xvi secolo (fra il 1594 e il 1596) William shakespeare ne ricavò quell’intramontabile tragedia d’amore che tutto il mondo conosce. eppure, nonostante tale enorme appeal internazionale, i Castelli di Giulietta e Romeo non avevano finora trovato un’adeguata valorizzazione in ambito turistico. le cose però stanno per cambiare. a partire dagli aspetti legati alla cultura enogastronomica. il ristorante del Castello di Giulietta verrà infatti affidato a una nuova gestione, che si preannuncia di alto livello. con un’apposita delibera comunale l’amministrazione civica di Montecchio Maggiore ha ritenuto di dare in concessione per dieci anni il prestigioso esercizio a una società costituita

ad hoc, la ABC Management srl, formata da Bassano Hotel sas (Hotel Alla Corte), da amedeo sandri di vicenza e da Molin Vecio di caldogno. Milena cecchetto, sindaco di Montecchio, ha salutato positivamente questo evento, manifestando soddisfazione tanto per la specifica competenza professionale dei concessionari quanto per la loro volontà di fare del castello un importante punto di riferimento turistico in ambito regionale. la curiosità ci suggerisce di conoscere più da vicino i futuri gestori del Castello di Giulietta. Bassano Hotel è nome consolidato nel campo turistico-alberghiero del nostro territorio: lo chef Federico agostinelli gestisce infatti l’Hotel Ristorante alla Corte, assieme al cognato roberto astuni, presidente degli albergatori bassanesi e del neocostituito Consorzio Turistico Regionale Pedemontana Veneta e Colli.


GRANDI TRADIzIONI A sinistra Francesco Hayez, L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, 1823. tremezzo, villa carlotta.

Giulietta: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all’amor mio, ed io non sarò più una Capuleti. Romeo (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto? Giulietta: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa “Montecchi”? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un’altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome.

Qui sopra un ritratto di luigi da porto, uomo d’armi, letterato e storiografo vicentino (1485-1529). Sotto un’altra eloquente immagine del contesto paesaggistico in cui sono incastellati i due celebri manieri.

William Shakespeare

romeo e Giulietta, 1594-’96 c.

lo chef vicentino amedeo sandri non ha bisogno di presentazioni, forte com’è di una pluriennale esperienza nel settore gastronomico, rafforzata dalla pubblicazione di molti libri di cucina e da numerosi premi vinti in carriera. infine il sommelier sergio Boschetto, che gestisce con la famiglia la trattoria Molin Vecio di caldogno, è apprezzato custode delle tradizioni culinarie vicentine (e non solo). la loro idea è quella di rilanciare il ristorante e il bar puntando esclusivamente sulle ricette locali, all’insegna di una cucina che rispecchi e rivaluti le risorse agroalimentari del territorio; il tutto finalizzato a un lavoro congiunto con gli operatori turistici e culturali, visto che un’ulteriore chiave di sviluppo dei Castelli di Giulietta e Romeo sarà proprio quella culturale e storica. di concerto con altre significative manifestazioni regionali, si è già pensato di organizzare particolari eventi a tema.

“personalmente -ci spiega roberto astuni- mi occuperò di marketing e promozione. Bisogna mirare a un’architettura di marca perfetta. per questo inizieremo proprio dall’identità (nome e logo), in modo da costruire in breve tempo una percezione alta e precisa del branding, con al vertice l’immagine coordinata della location Castelli di Giulietta e Romeo: un luogo speciale per eventi indimenticabili, anche da parte di stranieri. Fortunatamente a tal fine possiamo già contare su richieste e contatti da parte di operatori specializzati in wedding (e cerimonie di vario tipo). seguirà poi la creazione di un’adeguata comunicazione relativa all’aspetto propriamente infrastrutturale (segnaletica stradale, tabellazione, realizzazione di bacheche storico-informative lungo il percorso e nel sito stesso). l’ultima fase, quella della promozione, prevede lo sviluppo di altre attività ancora (editoriale, enoga-

stronomica e di merchandising), coerenti con i molti saperi e sapori del territorio”. Qui sotto un indiscusso gigante della letteratura mondiale: il Bardo dell’Avon, ossia William shakespeare (1564-1616). alcune delle sue opere immortali sono state ambientate proprio nel nostro veneto: Romeo e Giulietta (verona), Otello (venezia, poi cipro), Il Mercante di Venezia (venezia), La Bisbetica domata (padova), I due gentiluomini di Verona (verona).

“cercheremo di lanciare un segnale forte e chiaro -rincalza Federico agostinelli- in merito a nuove proposte culinarie, sempre associate alla storia e alla tradizione. un compito che sarà un piacere e un onore portare avanti con gli amici sergio Boschetto e amedeo sandri. per quanto mi riguarda, inoltre, aggiungo che preferisco intervenire il meno possibile sui diversi ingredienti della mia cucina, mantenendone inalterati gusto e proprietà. Nel menu cercherò di dare un buon contributo prestando anche particolare cura e attenzione ai piatti vegetariani, ai prodotti de.co., a quelli biologici e a tutto ciò che concerne le intolleranze. d’altronde mi pare evidente che una location esclusiva come questa meriti tali attenzioni!”. 33


Nuove epoche e nuove temperie impongono nuove domande

LA LEzIONE DEL PASSATO

la storia e’ seMpre coNteMporaNea

di Gianni Giolo Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale. Cesare Pavese

E’opportuno -e decisamente produttivo- sforzarsi di capire le differenze fra noi e gli Antichi. Proprio tale distinzione ci consente infatti di conoscere il senso del passato e la sua eredità.

luciano canfora, nel suo libro “Noi e gli antichi” (rizzoli), sostiene che il vincolo che collega la nostra cultura alla lingua, alla storia, al pensiero dei greci e dei romani non va ricercato in una presunta “identità” tra gli antichi e noi. al contrario, è opportuno, e più produttivo, sforzarsi di capire le differenze; e proprio la distinzione su questa distanza ci consentirà di conoscere il senso che il passato e la sua eredità hanno per noi. i saggi che si trovano nel volume sono incentrati su alcuni temi cruciali: il metodo degli storici antichi, il rapporto fra storiografia e verità, la visione della storia come mescolanza, come fiume “grande e lutulento”, che assimila e trascina la più diverse tradizioni culturali. proprio la riflessione di tucidide, di polibio, di cicerone sul senso della storia e della storiografia ci ha consegnato la nozione, tuttora

Sopra, da sinistra verso destra Busto di Marco tullio cicerone (arpino, 106 a.c. - 43 a.c.). roma, Musei capitolini. Benjamin West, Cicerone scopre la tomba di Archimede, 1796-’97. collezione privata alois düll, Statua di Polibio (Megalopoli, 200 a.c. - Grecia, 124, 1899). vienna, piazza del parlamento.

Qui sotto la copertina di Noi e gli Antichi di luciano canfora (rizzoli, 2004).

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feconda, dell’indissolubilità tra l’oggetto studiato (la storia) e la personalità dello storico. avvertiamo il costante bisogno di ritornare sul passato perché “nuove epoche e nuove temperie culturali impongono nuove domande”, e la storia classica -pur così remotafinisce per rivelare qualcosa di nuovo non solo sul mondo antico, ma sul nostro. il passato, grazie alla storiografia, diventa sempre presente (canfora la chiama con audace neologismo “presentezza” del passato) e come dicevano i classicisti, “ha un cuore antico”. di qui la necessità di riflettere sulla centralità degli studi classici nella formazione della cultura moderna, perché non accada alla nostra e alle future generazioni ciò che paul valéry prevedeva e cioè una generazione di “uomini che non saranno più legati al passato da nessuna abitudine mentale”, una generazione

di uomini per i quali “la storia non offrirà che racconti strani, quasi incomprensibili: perché niente, nel loro tempo, avrà avuto un qualche esempio nel passato”. per esempio la democrazia ateniese è vista come “regno dell’uguaglianza” da George Grote, una sostanziale “aristocrazia ammantata di ordinamenti democratici” da alexis de tocqueville, come “stato militar-razziale” da ulrich Wilamowitz-Moellendorf, un luogo della “demagogia più sfrenata” da eduard Meyer, un esempio di “stato sociale” ante litteram da alfred rosemberg. interpretazioni che non sono né tutte vere né tutte false. ma dipendono dal momento storico e dal punto di vista, del pensiero e della ideologia dello storico che le ha formulate. per questo la storia, come diceva croce, è sempre contemporanea.



Grazie a un delicato restauro è tornata a risplendere la facciata dell’antica e suggestiva chiesa matrice

IL RAPPORTO di andrea Minchio Fotografie: roberto lanaro, andrea Minchio, Maria luisa parolin patuzzi

cosi’ saNt’euseBio si e’ vestita di luce

Il testo trae spunto da annotazioni storiche di don Franco Signori.

Oltre all’elegante prospetto principale, l’intervento ha riguardato pure tre affreschi della parete sud. I lavori, fortemente voluti dal parroco don Giuseppe Nicolin, sono stati curati dall’arch. Roberto Lanaro e dalla dott. Maria Luisa Parolin Patuzzi.

L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce. Le Corbusier

Qui sotto il parroco di sant’eusebio, don Giuseppe Nicolin (al centro), con la restauratrice Maria luisa parolin patuzzi e l’architetto roberto lanaro.

secondo quanto riferiscono gli studiosi, le origini dell’antica pieve di sant’eusebio in angarano si perdono nella notte dei tempi. la dedica, come peraltro quella di altri luoghi di culto sorti sulla destra Brenta, lascia tuttavia supporre che risalga all’epoca della presenza longobarda nel nostro territorio. e’ certo, comunque, che si tratta di una chiesa matrice, dalla quale dipendevano le cappelle di san Michele e di san Giorgio e l’ospizio della santissima trinità presso col di Grado. un’importante testimonianza, vale a dire l’inventario dei beni ezzeliniani redatto dal comune di vicenza nel 1262 (dopo la fine

Qui sopra lo studio cromatico che ha portato a definire, in seguito all’analisi dei pigmenti di antichi intonaci, il nuovo aspetto della chiesa: a sinistra la colorazione prima dell’intervento, all’estrema destra quella realizzata. In alto, sotto ai titoli la facciata di sant’eusebio prima dei lavori di restauro; il prospetto, inscrivibile in un quadrato, rispetta rigorosi canoni geometrici e armonici. Pagina a fianco uno degli scorci più suggestivi del territorio bassanese: l’impostazione settecentesca della chiesa, frutto di un radicale intervento di trasformazione del precedente edificio, è stata condizionata dalla posizione, a mezza costa del monte e molto bella dal punto di vista paesaggistico.

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degli ezzelini), ne documenta la presenza e il significativo ruolo nel contesto religioso e sociale. Nel Xv secolo, pur mantenendo la sua funzione di chiesa pievana, sant’eusebio perse progressivamente parte della sua comunità a vantaggio dell’antica chiesetta ospitaliera della trinità, via via sempre più frequentata. una continua emorragia, che nel 1569 vide gli uomini di angarano riunirsi in assemblea per chiedere al vescovo di vicenza “de portar la chiexia perochiale di s. euxebio de la villa de angaran a la chiexia de s. trinità de dita villa...”. all’inizio del seicento la presenza dell’arciprete di sant’eusebio nella

canonica della trinità, da saltuaria divenne praticamente definitiva. alla fine del secolo l’antica chiesa matrice, già bisognosa di restauri, venne danneggiata da un terremoto: fu dunque necessario rifabbricare il campanile. purtroppo, nel corso dei lavori, l’armatura cadde sul tetto della chiesa creando nuovi guasti. così, nel 1739, lo stato di degrado dell’edificio indusse l’arciprete della trinità don domenico stevan, ormai responsabile anche di sant’eusebio, a compiere un radicale intervento di riorganizzazione, avvalendosi probabilmente dell’architetto Giovanni Miazzi, già incaricato di ampliare la trinità. l’immobile, dapprima con l’abside


IL RAPPORTO


IL RAPPORTO A fianco lo studio per il carattere e la colorazione della dedica, posta fra il primo e il secondo ordine.

tradizionalmente rivolta a est, venne ricostruito secondo 1’attuale orientamento. “la nuova aula di gusto baroccheggiante, ai limiti di un purissimo neoclassico, slanciata e ariosa accoglie nelle due incurvature delle pareti ai lati del presbiterio i due stupendi altari della chiesa precedente. Nel nuovo presbiterio, sull’altare maggiore, fra le due statue di s. Benedetto e di s. teresa d’avila, viene a troneggiare, verso il 1756, il meraviglioso tabernacolo attuale” (F. Signori). Nel 1760 terminarono i lavori e la nuova chiesa parrocchiale assunse la caratteristica configurazione che

Qui sopra due dei tre affreschi sulla parete meridionale dell’edificio, prima e dopo il restauro. l’intervento ha riservato una sorpresa: la figura a sinistra non rappresenta infatti una Madonna Assunta, come si riteneva fino a pochi mesi fa, ma un giovane san Giovanni, con lunghi capelli ricciuti, la veste verde e il vangelo in mano.

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tutti conosciamo. Nel 1919 l’edificio venne riparato a seguito dei danni subiti durante la Grande Guerra, mentre in tempi recenti sono stati restaurati il tetto del campanile (2000), l’organo e la pala d’altare attribuita a fra’ semplice da verona (2009). allo scorso anno, infine, risalgono i lavori di restauro della facciata principale e degli affreschi sul prospetto meridionale. un intervento migliorativo fortemente voluto dal parroco don Giuseppe Nicolin ed eseguito rispettivamente dall’arch. roberto lanaro, con la consulenza per la parte cromatica dell’arch. Fabio

sbordone, e dalla restauratrice Maria luisa parolin patuzzi. “l’attuale edificio -ci spiega l’arch. lanaro- venne edificato in luogo di quello antico, ormai fatiscente e compromesso, nonché insufficiente dal punto di vista dimensionale. l’interno, a navata unica e con il soffitto affrescato dal veronese Giorgio anselmi (1720-1797), si caratterizza per un’ottima acustica. il prospetto principale presenta un doppio ordine, dorico e ionico, con rosone trilobato, ed è coronato da un leggero timpano. il campanile è addossato al lato nord, con cuspide in cotto su basamento otta-


gonale. il sagrato, in acciottolato, è delimitato da semplici muri di contenimento ed è preceduto da una scala in pietra che lo raccorda al piazzale sottostante. per quanto riguarda infine la paternità del progetto ritengo di ravvisare, in base alle analogie stilistiche con altri edifici del territorio, la mano del Miazzi, autore di significativi interventi sulle chiese della trinità e di san Giovanni”. una facciata più luminosa i recenti lavori, conclusi lo scorso novembre, hanno riguardato la sistemazione e la pulitura del prospetto principale, nonché la rasatura della fascia alla base delle pareti est, sud e nord (quest’ultima in parte). “sostanzialmente -riprende l’arch. lanaro- dapprima è stata eseguita una pulizia generale della facciata, con ripristino degli intonaci, poi si è provveduto alla pittura (a base calce), seguita da una opportuna finitura con protettivi adatti. abbiamo utilizzato getti d’acqua nebulizzata, dosando la pressione per preservare la superficie degli intonaci, delle decorazioni e delle pitture; ma anche spugne morbide e pennelli laddove la superficie si presentava più delicata e incoerente. il restauro è stato operato tramite la rimozione degli intonaci non originali o irrecuperabili, non coesi o pulverulenti, integrando con malte a base di inerti accuratamente selezionati, simili a quelli presenti (per granulometria, consistenza e colore), grassello di calce e calci idrauliche naturali. pure le cornici sono state integrate e restaurate con uso di sagome in legno e malte speciali. le lesioni, come la grande crepa che penalizzava la facciata, sono state suturate mediante barre in carbonio incrociate, inserite in profondità nella muratura. per la tinteggiatura, infine, è stata usata

IL RAPPORTO A fianco in origine l’antica chiesa matrice aveva l’abside rivolta a oriente. a seguito della trasformazione operata nel Xviii secolo, probabilmente da Giovanni Miazzi (all’epoca attivo pure nella chiesa della ss. trinità), la pianta dell’edificio è stata rotata di 180 gradi. Qui sotto al centro della parete sud, sopra il portale, domina lo stemma secentesco del vescovo dolfin, anch’esso oggetto di un attento restauro.

una base di calce con una minima percentuale di resina acrilica e con pigmenti di terre colorate. tema interessante è stato quello della scritta di metà facciata, i cui resti sfumati non davano indicazioni probanti sul significato originale: è stata attentamente interpretata, anche con l’aiuto prezioso di mons. Francesco Gasparini, direttore del Museo diocesano di vicenza”. un San Giovanni ritrovato sulla parete meridionale, sopra il portale d’ingresso, appaiono tre decorazioni: due figure di santi, una grande croce e uno stemma episcopale, che caratterizzano la facciata evidenziando con semplicità la bellezza della chiesa. Ne ha interamente curato il restauro, approvato dalla soprintendenza per i Beni storici artistici del veneto, Maria luisa parolin patuzzi. “prima dell’estate -ci racconta la restauratrice- quello che si poteva intuire (più che ammirare) erano delle immagini sbiadite dal tempo, poco chiare e bisognose di un ripristino che le riportasse a colloquiare con i parrocchiani. l’iter che ho seguito, per ridare alla chiesa una parte significativa del suo corredo figurativo esterno, è stato quello classico del restauro conservativo, con l’obiettivo di riproporre le

caratteristiche stilistiche d’origine. al centro sopra il portale, dagli accesi toni di rosso, giallo, blu e bianco titanio, domina lo stemma secentesco del vescovo dolfin. sopra di esso, a scandire una divisione strutturale e simbolica, una grande croce latina, giallo ocra e terra bruciata, inquadra le decorazioni dei due santi. Nelle prime fasi del restauro sono emersi gli attributi iconografici che connotano le due figure. Fin dall’inizio era leggibile la figura di destra, riconducibile a sant’eusebio, con tanto di mitra, solenne piviale ricamato in oro e reliquiario tra le mani. con la pulizia di quella posta a sinistra è emerso un libro, coperto da polvere e licheni. un elemento che ha portato a rivedere l’identità del personaggio rappresentato: non più una Madonna Assunta, ma un giovane San Giovanni, con lunghi capelli ricciuti, la veste verde e -appunto- il vangelo in mano. e’ stato affascinante far emergere questa caratteristica, che trova conferma nella pala d’altare, nella quale san Giovanni e sant’eusebio sono dipinti ai piedi della Madonna. sarebbe interessante studiare la relazione che intercorre tra questi due santi. Ma per questo è meglio lasciare spazio agli esperti, quali teologi e studiosi agiografici”.

Qui sopra Maria luisa parolin patuzzi al lavoro, durante la fase del ritocco cromatico.

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Dal cuore ferito del Nordest

IL CENACOLO

“perdonami”

In collaborazione con Il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

di chiara Ferronato

chiara Ferronato fotografata da Marc de tollenaere.

Non è facile scrivere dei propri libri, riesaminarne il testo o rispondere a immaginarie domande di immaginari lettori. Nello stesso tempo, da quando la “storia” ha preso avvio, è logico pensare che il messaggio è stato lanciato e dovrà farsi strada tra coloro che lo riceveranno. Ci sono molte storie che aspettano di essere raccontate. (una volta Cechov disse ad un amico che, se gliel’avesse chiesto, avrebbe scritto immediatamente un racconto sul posacenere che avevano davanti!). Inoltre ci sono frammenti di realtà che esigono di essere trasformati in una finzione letteraria, di finire in un contenuto.

Perdonami è un romanzo che fin dall’inizio si collega a ciò cui apparteniamo, qui, adesso, il Nordest e il veneto dialoganti con una “situazione” di crisi. Ma i personaggi potrebbero essere anche “altrove” (ce ne sono tante di crisi nel mondo), e quindi il loro Perdonami risuona in luoghi e occasioni diverse. Inoltre, se vogliono (i personaggi) creare un’empatia con il lettore, devono cercare di un perdere il ritmo, di seguire - nella loro autonomia - la trama che è stata scelta per loro. In fondo, è l’autore che detta le regole... Chiara Ferronato

Da Perdonami

come astratta colpevole, la roBiN, la fabbrica che da quasi cinquant’anni produceva racchette da tennis, bastoncini da sci, poi abbigliamento sportivo, (le frecce e gli archi per il tiro a segno appartene-vano ad un inizio altrui), e far uscire - quindi - dalla traiettoria dei colpi il padre, la madre e il fratello. e sospendere, in fondo, le ostilità contro di lei, Beatrice.

aveva accettato. era tornata dentro la fabbrica, in ufficio aveva acceso il computer, guardato la posta elettronica (alcuni clienti, alcune ditte continuavano a scrivere) e poi, riempiendo lo spazio del dolore con il ricordo - una sera d’inverno, un tramonto che lì aveva sorpresi là, abbracciati, proprio in quella stanza -, aveva atteso che si aprisse il portale dove lui, sorridendo, il ciuffo biondo buttato all’indietro a scoprire la regolarità dei suoi lineamenti, la salutava, forse non abbastanza complice, forse non abbastanza allegro: perdonami, stamattina sono uscito in fretta senza darti un bacio. un saluto che rientrava nei parametri di ogni giorno.

Qui sotto la copertina del libro (Biblos, 2014).

aveva accettato il consiglio di sua suocera: torna lì dentro. due mesi dopo averlo trovato lei, Beatrice, sua moglie, riverso sulla scrivania, la testa già intrisa di sangue, la pistola incastrata nella mano, oggetto che rimaneva al di fuori di lui, come un giocattolo di ferro che ha perduto il suo aggancio con i sogni. si chiese perché, ancora, tutti volessero capire quello che non avevano saputo di lui, senza tirarsi indietro da nessuna domanda, come se un uomo che si uccide perché la sua ditta va male diventasse patrimonio di ogni storia, di ogni approfondimento, la superficie insondabile di ogni racconto. come se identificare i passaggi, l’inizio, la fine di ciò che era successo potesse isolare,

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la roBiN aveva chiuso i battenti in aprile. paolo si era ucciso il primo giorno di maggio. pensare a lui per ritrovarlo era ancora un rischio troppo vasto: un campo minato dove l’agguato del primo passo falso attende i tuoi frammenti. spense il computer. uscì dalla fabbrica. adagiata accanto, nella macchia verde del Montello, la casa dove vivevano tutti assieme escludeva, nel suo silenzio, la luce del cielo e le rose aggrappate ai cancelli nel calore di luglio. vi entrò, il rituale del pranzo aveva preso l’avvio, imprescindibile, come l’abbraccio di suo suocero. “vieni a tavola, Bea, anche Matteo è già qui.” stava per dimenticarsi come fossero - in ogni momento così vulnerabili? da lontano, da fuori, ognuno sembrava avere la compatta compostezza che alterna ogni giornata: non c’era più il giardiniere e lucia, sua suocera, annaffiava i cespugli di ortensie, manovrando il tubo sotto i pini, facendo oscillare l’acqua contro la siepe e sulle chiazze giallastre del prato; poi si faceva accom-


pagnare da Katja al supermercato del paese (una delle domestiche era rimasta, vitto e alloggio, a pagarla non ci pensassero, in ucraina non voleva tornare), rientrava, nella penombra delle stanze sussurrava a tommaso ciò che proponeva per pranzo, per cena. tommaso de vecchi: il padrone della roBiN. suo marito. tommaso aveva una sua predisposizione per preparare il cibo e adesso - dopo la morte di paolo aveva ripreso a occuparsi dei fornelli, come quando in vacanza, in sardegna, riceveva gli amici in barca dopo una giornata di mare, di sole. la barba incolta, rossastra, le rughe profonde intorno alle labbra erano distintivo di un’età non ancora contaminata da premonizioni di accertata vecchiaia: e settantacinque anni possono anche portare il dolore della morte di un figlio con disciplina, sotto la forma di un comando che si è abituati a dare. Quando arrivava Matteo da treviso, da trieste (le città dei suoi pellegrinaggi, dei suoi nuovi indirizzi) si chiudeva con lui nello “studio”, la stanza dove c’era la sua storia, e parlava sottovoce con lui, chiedeva delle banche, degli avvocati, di ciò che gli appariva ancora inspiegabile o inutilizzabile per dare un significato qualsiasi a quella realtà. sorprendentemente le fibre della casa si adattavano alla tensione della quotidianità. in effetti, tutto era a pezzi: ovunque, schegge di vetro.

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la casa che tommaso aveva fatto restaurare alla fine degli anni ’70 era stata un casale con molte stanze, cantine, solaio, vani privi di porte, una scala di legno vacillante, oggetti buttati alla rinfusa e mobili ammassati in angoli oscuri. tommaso ci aveva messo soldi e tempo per ripulirla, ammodernarla, rifare qualche parte; ma aveva voluto che le venisse lasciato l’aspetto di una vecchia casa che in qualsiasi momento può

rivelare un acciacco, ma anche, magari trasportato da una corrente d’aria, il nascosto sentore del passato. la roBiN era esattamente al di là del recinto sconnesso che delimitava quel terreno sassoso che sarebbe diventato il giardino amato e curato da lucia. Quella casa vicina alla fabbrica era per lei la fortezza - simbolo di ciò che le aveva dato la vita: un marito che aveva sposato giovane (lei era stata operaia alla roBiN e lo aveva conosciuto nella primissima ascesa del lavoro), due figli maschi “radicati” nella ditta di famiglia, la stabilità economica, il rispetto. lucia non aveva mai voluto che si parlasse di successo. Quasi avesse voluto tutelarsi da quel baratro che le si era aperto davanti il giorno della morte di paolo. o avesse voluto arrestarsi prima.

IL CENACOLO A sinistra villa emo a Fanzolo di vedelago, treviso: Nordest, le paradis perdu...

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«dove eravamo rimasti?» «al canto tredicesimo, paolo, in quel bosco...» «rileggimi, amore, di quelli che sono trasformati in alberi e gridano se dante strappa un ramoscello...» «sono i suicidi, paolo. Non vuoi che torniamo a leggere dei dolci sussurri di Francesca e del tuo omonimo?» «No; Beatrice. Noi i baci veri ce li diamo. su, continua».

Qui sopra david Baley, Ritratto di Jean Shrimpton, 1962. Wealth and beauty...

“Io son colui che tenni ambo le chiavi, del cor di Federigo, e che volsi, serrando e disserrando, sì soavi, che dal secreto suo quasi ogn’uom tolsi; fede portai al glorïoso offizio, tanto ch’i’ ne perde’ li sonni e’ polsi ... L’animo mio, per disdegnoso gusto, credendo col morir fuggir disdegno, ingiusto fece me contra me giusto.”

Qui sopra república dominicana: Bayahibe.

«pier della vigna si uccise perché fu accusato di tradimento, paolo». «Non resse alla vergogna, non è vero, Bea?» «l’invidia, paolo, l’invidia dei cortigiani lo fece cadere in disgrazia». «era un brav’uomo, non è così, Bea?» «Bravissimo, paolo. ed era innocente». paolo aveva messo un segnalibro di marocchino rosso al canto tredicesimo dell’inferno. «Non ti allontanare, Beatrice. stai qui con me. sei sicura di amarmi? sta finendo tutto». «Non il nostro amore, paolo». «per sempre, Bea». «per sempre».

Dalla voce di Juan Gabriel: “Perdona si te hago llorar, perdona si te hago sufrir. Pero es que no está en mis manos, pero es que no está en mis manos. Me he enamorado, me he enamorado, me enamoré. ... Como decir que te amo, ... Yo no debo, no puedo quererte”.

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Il deferimento di Carolina Kostner

uOMINI E SPORT

la Giustizia al di sopra dell’aMore

Un giudice senza umanità è un giudice senza giustizia.

Come si può “tradire” una persona amata consegnandola alle autorità?

Libero Bovio

la giustizia in italia è una merce difficile da maneggiare. Molti sono infatti i casi discutibili, troppe le sentenze che lasciano perplessi o con l’amaro in bocca. Forse è una questione di dna, del tutto insita nella nostra millenaria cultura. chissà? certo che tale considerazione, purtroppo, deve essere estesa anche all’ambito sportivo. che non concede deroghe, anzi. e che, in più di un’occasione, assume connotazioni ambigue, mascherando l’ipocrisia con l’eccesso di rigore. e’ il caso, a mio avviso, che ha visto recentemente coinvolta una delle coppie “più belle del mondo”: due ragazzi giovani, affascinanti, famosi, vincenti... stiamo parlando degli altotesini alex schwazer e carolina Kostner, drammaticamente coinvolti nello scandalo doping che tanto scalpore ha destato nei benpensanti (compresi i lettori di qualche rosea testata sportiva). i savonarola di turno, appellandosi con spirito fondamentalistico alla normativa, hanno ritenuto di potere “mischiare” il sacro con il profano. intrufolandosi con una certa violenza nella vita di coppia, e nelle varie complicità affettive che la reggevano, hanno espresso un verdetto opinabile. la procura antidoping del coni ha deferito la campionessa di Bolzano con la pesante accusa di favoreggiamento per “avere fornito assistenza e aiuto a

schwazer nell’eludere il controllo antidoping di oberstdorf di fine luglio 2012, per la mancata collaborazione e per l’omessa denuncia di circostanze rilevanti”. la richiesta del procuratore napoletano tammaro Maiello è stata di quattro anni e tre mesi di stop; schwazer, dal canto suo, rischia altri quattro anni, oltre a quelli già inflitti, per ulteriori violazioni del codice Wada (World AntiDoping Agency). Niente di nuovo sotto il sole. la tragedia greca ci viene in aiuto grazie a sofocle proponendoci la figura di antigone, rea di avere contravvenuto per amore del fratello polinice alla volontà del re creonte. l’amore, appunto. si può “tradire” una persona amata consegnandola alle autorità? Non è forse più umano e comprensibile coprirla, magari pur

di Francesco Fontana

non condividendone le scelte etiche? Ha pensato anche a questi risvolti affettivi chi ha portato avanti l’inchiesta con tanta severità? una severità addirittura superiore -come ha ricordato il legale di carolina- alle pene che vengono normalmente inflitte a chi fa davvero uso di doping! la cosa che ci ha lasciato esterrefatti, in questa (triste) vicenda, è stata l’evidente impossibilità da parte della Kostner di operare una scelta fra la denuncia del compagno o il silenzio. ci piace pensare che, in privato, la bionda pattinatrice abbia minacciato alex di metterlo alla porta; soprattutto se avesse perseverato nella frequentazione di certi ambigui personaggi... Questo, pur fingendo di ignorare la gravità dell’illecito sportivo. credo allora sia opinione comune assolvere la campionessa, al di là delle emozioni e della legge.

Sopra, da sinistra verso destra carolina Kostner ai Giochi olimpici invernali di sochi 2014. la pattinatrice bolzanina ai tempi del suo rapporto con alex schwazer.

Qui sotto Frederic leighton, Antigone, 1882. collezione privata.

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Alla ricerca della civiltà pastorale

uNA vOCE DAL SuD

la sardeGNa cHe iGNora il suo celeBre Mare

di Nino d’antonio nostro corrispondente da Napoli

Quando il Piemonte di Carlo Emanuele estese il dominio sull’isola, parve a molti che il piccolo regno sabaudo avesse trovato uno sbocco sul mare. E quindi una marineria. Pura illusione.

Grandi o piccole che siano, l’anima delle isole non è mai lungo la costa. dove il mare non modifica solo la geografia, ma la natura degli uomini, i loro comportamenti, gli usi del vivere. il mare significa contatti, scambi, traffici. incontri e scontri con gente di altri lidi e quindi una fatale modificazione dell’originaria matrice di un popolo. sotto questo aspetto, la sardegna non fa eccezione. anzi. Quando il piemonte di carlo emanuele estese il dominio sull’isola, parve a molti che il piccolo regno sabaudo avesse trovato uno sbocco sul mare. e quindi una marineria. pura illusione. i sardi, per atavico istinto di difesa, si tenevano ben lontani dalle coste, e soprattutto non avevano alcuna frequentazione col mare.

Sopra, da sinistra verso destra antonio Ballero, Il padrone della tanca, 1928. Nuoro, camera di commercio. un gregge nell’entroterra nuorese. Sotto, dall’alto verso il basso il territorio di escalaplano, comune del cagliaritano confinante con la provincia dell’ogliastra e ricco di siti archeologici del Neolitico e della civiltà nuragica.

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Fatti salvi gli scali marittimi di olbia e cagliari -l’uno a nord e l’altro a sud dell’isola- non era concepibile altro rapporto col mare. Ma anche in questi casi, la gente non era sarda. Non sembri azzardato, ma ancora oggi la celebrata costa smeralda, da porto cervo a porto rotondo, registra una modesta presenza di indigeni nelle strutture balneari, che sono in gran parte presidiate dai romagnoli della costa adriatica. così la sardegna non stagionale è ancora quella del Nuorese, delle Barbagie, di quell’entroterra le cui tradizioni e i cui codici di comportamento hanno alimentato tanta letteratura, da Grazia deledda a satta, a ledda, a dessi. certo anche la sardegna di Belvì, orgosolo, ollolai, Mamoiada,

Fonni non è più quella di Gavino ledda e del suo Padre-padrone, ma non tutto è cambiato. almeno in quella civiltà pastorale, che è la connotazione più radicata e viva dell’isola. le università sono cresciute e così la rete di scuole. da tempo la sardegna è stata investita da un’ondata di modernità che ne ha modificato i ritmi di vita e i rapporti sociali, specie tra i giovani. la figura del servopastore sembra ormai uscita di scena e con essa tutto il rituale e il codice di comportamento che regolava il rapporto con il proprietario del gregge. eppure non tutto si è perso. così per provare a ricostruire queste ultime sopravvivenze tra passato e presente ho incontrato un giovane terragno (è nato nel ’73), che vive in campagna, dove è


cresciuto e ha imparato a fare il pastore e l’allevatore di api. si chiama stefano lai, è andato a scuola e poi all’università, prima studi di agraria e poi di scienze politiche, ma questo non ha modificato il suo rapporto con le pecore, il pascolo, il vigneto, il formaggio pecorino, il porceddu. un mondo con il quale ha confidenza sin dall’infanzia, grazie al nonno salvatore, pastore di grande esperienza, che sapeva cogliere in anticipo qualunque variazione del tempo e il più piccolo malessere di una pecora, fra le trecento del gregge. “pastore non è solo un lavoro. Ma una cultura, un modo di vivere con gli animali e la natura. e’ il tuo patrimonio, ma lo puoi trasmettere solo a chi fa la tua stessa vita, fin da bambino”. stefano lai appartiene alla generazione di mezzo, fra la sardegna pastorale e quella di oggi. Ma ritiene che all’interno dell’isola sia cambiato ben poco (a eccezione del progresso tecnico) e di alcune garanzie e previdenze a favore di contadini e pastori. e qui il discorso cade fatalmente sulla tradizionale figura del servo-pastore. per lai, in sardegna, il termine “servo” non ha mai avuto una connotazione negativa, perché indica soltanto un pastore che vigila e accudisce un gregge non suo. da un punto di vista giuridico, è infatti un “salariato fisso”, ma la sua vita e il suo lavoro non sono diversi da quelli del padrone. in media, sono circa settanta le pecore affidate a ogni uomo, e non vanno tenute solo sotto controllo, ma tosate e munte, con la successiva lavorazione del formaggio. un tempo questo comportava la ricerca del pascolo (piccola transumanza) e l’alloggio nei capanni, assieme al padrone, che a sua volta gestiva altre settanta pecore. in paese, a casa cioè,

uNA vOCE DAL SuD A fianco, da sinistra verso destra sebastiano satta, Pastore con gregge, 1904. Nuoro, palazzo municipale. un ramoscello di Mirto (Myrtus communis), arbusto tipicamente mediterraneo dal quale si ricava un rinomato liquore. A fianco, da sinistra antonio Ballero, Mattino di marzo, 1904. una forma di Pecorino sardo. Formaggio di antichissima tradizione, viene prodotto in due versioni: una giovane e una stagionata.

si tornava ogni quindici giorni. il racconto di lai sul rapporto fra il padrone del gregge e il servopastore è uno spaccato di quella civiltà contadina, che ormai sopravvive solo in parte. per l’intera durata del contratto (allora, non più di una stretta di mano rinsaldata da un bicchiere di cannonau) erano a carico del padrone vitto e alloggio. in più, bisognava dare al servo un paio di scarponi e un sacco di orbace, che fungeva anche da mantello. il compenso veniva concordato nella cessione di un decimo delle pecore nate durante il rapporto lavoro, più una piccola somma di denaro per le necessità di famiglia. il mondo dei pastori, con la loro mitica “sa tasca” (un borsone che conteneva di tutto, ago, cotone, coltello, pane, formaggio, libro, cartucciera, matita e carta, berritta -coppola- e qualche indumento) mi ha preso la mano. stefano lai vive a escalaplano, poco più di duemila abitanti, su un territorio vastissimo, ai confini della provincia di cagliari con l’ogliastra, e conduce assieme al fratello Mauro un’azienda di duecento ettari, incentrata sulla pastorizia e l’apicoltura. assai

produttivo è l’allevamento di oltre duecento pecore (per cui ai due fratelli si affianca un servo-pastore) per le quali è disponibile un pascolo spontaneo, pari al 60%, e il rimanente a prato-pascolo, vale a dire coltivato. all’allevamento ovino si affianca quello dei maialetti, i famosi porceddu, che assieme al pecorino sardo, costituiscono una delle facce dell’azienda. le api e la produzione di miele hanno invece dato vita a una piccola industria, che gode di grande considerazione fino in Giappone, dove stefano spedisce il suo miele da lavanda selvatica, una vera rarità. dalle grandi finestre del laboratorio, vedo una grossa coppia di buoi, impegnati nell’aratura. il pesante giogo di legno poggia sul cranio degli animali ed è legato alle corna, anziché al garrese. “capisco la sua perplessità. Ma è tipicamente sardo -e anche di alcune aree dell’africa centralelegare il giogo alle corna”. stefano lai fa parte di una compagnia teatrale e ha due cavalli arabi-sardi, che monta a pelo. Ma è soprattutto un pastore, con tutto il retaggio di quell’antica civiltà, che rappresenta ancora

in sardegna sono presenti circa settemila nuraghi, noti monumenti preistorici dalla forma tronco-conica, con porta architravata, corridoio di accesso e camera circolare interna coperta da una pseudocupola.

una bottiglia di cannonau, pregiato vino sardo di colore rosso e dal sapore delicato, con gradazione alcolica di 14°-16°. P.G.C. Enogastronomia Baggio - Bassano

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Alla Fucina letteraria, con il regista Cipelletti

HuMANITAS

presentato un film documentario sul rapporto genitori-figli il 7 novembre ho presentato Due volte genitori, un film documentario sui rapporti genitori-figli del regista milanese claudio cipelletti, fortemente voluto e realizzato da Agedo con il finanziamento della commissione europea, Progetto Daphne II “Family matters. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche”. la collaborazione tra l’associazione La Fucina letteraria, l’amministrazione comunale di Marostica e l’associazione Agedo Vicenza per il triveneto ha reso possibile l’evento. e’ il primo documentario italiano che, attraverso interviste, dà la parola ai genitori di omosessuali, a partire dal coming out che coinvolge non solo chi lo fa, ma anche chi ci deve e vuole fare i conti con la nuova realtà finalmente “rivelata”: madri e padri che, all’interno di sedute collettive, raccontano come hanno prima metabolizzato e infine superato la diversità dei figli diventando, per la seconda volta, genitori. attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l’accettazione, al di là dell’omosessualità in quanto tale, della propria rinascita come genitori, ripartendo da zero, facendosi guidare nei primi passi proprio dai figli. suddiviso in sei capitoli, il racconto parte da “quel giorno, quell’ora e quell’istante” in cui tutto è cambiato, il momento della rivelazione dell’omosessualità di un figlio o di una figlia, e attraversa territori interiori impervi: all’inizio quelli della perdita, della colpa, poi quelli del bisogno di

capire; i territori della conoscenza, dell’indignazione, del sesso e quelli del confronto, dell’esposizione di sé, del cambiamento. il documentario intraprende anche un viaggio nel paese, tra le mura domestiche delle famiglie italiane, ma è anche un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l’amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. e questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, hanno saputo superare i propri pregiudizi e la propria paura di essere giudicati, e lo hanno fatto per amore dei figli e per voglia di verità. Hanno saputo regalare un’esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti. in Due volte genitori il regista ha messo in scena diverse storie utilizzando immagini e parole con intelligenza e senza ipocrisia. entrando in punta di piedi nelle famiglie, ha scoperto un universo inaspettato, complesso, di grande fragilità. le storie sono tutte un po’ uguali, eppure diverse, in qualche caso sorprendenti; rendono visibile un fenomeno che generalmente è censurato o ignorato: il mistero della genesi dell’omosessualità nella propria famiglia. Questo film è diventato un cult del coming out, ha ricevuto molti riconoscimenti per la sua valenza sociale ed educativa. presentato a numerosi festival e concorsi per documentari, ha vinto il premio come miglior documentario al 23º Festival Mix di Milano nel 2009 e al Festival internazionale cinhomo di valladolid nel 2010.

a cura di anna Francesca Basso

e’ nel catalogo di distribuzione educational. lo stesso documentario è stato presentato in spagna, Belgio, Germania, italia e il 23 giugno 2009 in parlamento. il regista ha diretto, sempre per Agedo, Nessuno Uguale, adolescenti e omosessualità, un film documentario che lascia la parola ai ragazzi; nel film un gruppo di studenti delle superiori, gay ed etero insieme, si incontrano e si ascoltano sul piano delle emozioni, scoprendosi ciascuno diverso dall’altro, ma proprio per questo tutti uguali nel voler crescere affermando la propria identità. il pubblico ha apprezzato il film, battendo lungamente le mani; interessanti e sentiti i numerosi interventi; il regista è stato esauriente e simpatico nello spiegare sia le difficoltà incontrate nella realizzazione del film sia le varie esperienze riportate nelle sale di proiezione in italia e all’estero. disponibili i soci di Agedo Vicenza nel parlare della propria esperienza e dell’importanza di essere vicini ai figli e alle persone che vivono lo stesso percorso.

anna Francesca Basso, curatrice di questa rubrica. la nostra prossima iniziativa: Corso di scrittura creativa “Strettamente confidenziale” Docente: Marco Cavalli

Calendario Il corso prevede otto incontri, il giovedì, dalle ore 20.30 alle ore 22 nelle seguenti date: 20 novembre 2014 4 / 18 dicembre 2014 8 / 22 gennaio 2015 5 / 19 febbraio 2015 5 marzo 2015 Marostica - Biblioteca “Pietro Ragazzoni”

Per saperne di più Agedo è un’associazione di volontariato costituita da genitori, parenti e amici di persone lgbt; è presente in italia da 22 anni; Agedo Vicenza per il triveneto si è costituita per intensificare il proprio impegno in zona; collabora con altre associazioni lgbt del territorio con le quali ha formato un coordinamento a vicenza e uno più allargato nel veneto. aiuta le famiglie, specie nella fase del coming out, lotta contro l’omofobia per i diritti inalienabili di cui i ragazzi non godono (non ancora riconosciuti dalla legge italiana ma da quella di tanti paesi) perché le cose cambino e non ci siano discriminazioni. agedovicenza@libero.it

Associazione culturale LA FUCINA LETTERARIA Sede incontri: Biblioteca “Pietro Ragazzoni” Via Cairoli, 4 - Marostica (VI) Tel. 347 8212687 lafucinaletteraria@gmail.com www.infomarostica.it www.facebook.com/pages/ La-Fucina-Letteraria/ 500449256651722

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In mostra alla Casa dei Carraresi di Treviso fino al 22 febbraio

ART NEWS

GiappoNe dai saMurai a MaziNGa

di anna Francesca Basso Sotto al titolo uno splendido paravento dipinto.

Un’imperdibile rassegna ne racconta la modernità e il futuribile, esplorando i miti sorti sulla rigida tradizione di una cultura sviluppata per secoli in uno “splendido” isolamento. Qui sotto Toyotomi Hideyoshi, Bambola in legno, carta, tessuto, metallo e gofun, metà del XiX secolo. Padova, Museo di Antropologia.

dopo le quattro grandi mostre sulla cina, quella riservata al tibet e la rassegna rivolta alle magie dell’india, la casa dei carraresi di treviso chiude ora il ciclo dedicato all’oriente con una splendida mostra sull’impero del Sol Levante. per circa sette secoli, e fino a tempi molto recenti, il Giappone è stato dominato da una vera e propria dittatura militare. l’imperatore ha avuto solo una sovranità nominale e un ruolo più sacerdotale che politico, mentre i veri amministratori del paese sono stati i bushi, o samurai. l’8 luglio 1853 quattro battelli a vapore, sotto il comando del commodoro statunitense Matthew perry, attraccarono nel porto di tokyo, rompendo brutalmente secoli di isolamento commerciale

e politico. Fino ad allora un editto vietava infatti agli stranieri l’ingresso in quello stato e gli scambi commerciali erano consentiti solo con cina e olanda. il colpo fu tale che lo shogun, il capo militare, morì il giorno dopo. Nel 1868 il Giappone destituì l’ultimo shogun tokugawa e restituì il potere al giovane imperatore Meiji (1852-1912): si aprirono così le porte all’occidente. se da una parte rivelava la sua cultura millenaria custodita per secoli, dall’altra il Giappone fondeva così il suo spirito più misterioso con le contaminazioni esterne, in un connubio di rara eleganza e raffinatezza. tra il 1887 e il 1906 enrico di Borbone, conte di Bardi, e la moglie aldegonda di Braganza raccolsero 36.000 pezzi di vario

genere durante il loro viaggio in oriente. alla morte del conte, aldegonda cedette la collezione all’antiquario austriaco trau, al quale fu sequestrata dal governo italiano in seguito alle vicende belliche nel 1918. la maggior parte della raccolta trovò sistemazione a ca’ pesaro, attuale sede del Museo di arte orientale di venezia; una parte, costituita da circa 2170 oggetti, fu affidata al Museo di antropologia di padova. cinquecento pezzi, parte di questa raccolta e parte provenienti da collezioni private e museali, databili tra il Xvii e il XX secolo (il periodo Edo, antico nome della città di tokyo, va dal 1603 al 1867), sono ora presenti in mostra alla casa dei carraresi: venti armature da parata complete di elmi del periodo Edo, due

Sotto Beltà femminile, Bambola in legno, carta, tessuto e gofun, metà del XiX secolo padova, Museo di antropologia.

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ART NEWS Sotto, dall’alto verso il basso paravento a sei ante dipinto a inchiostro e colori su carta con scene dal Romanzo del Principe Splendente. scuola Tosa, periodo Edo. Brescia, Musei civici d’arte e storia. un modellino in vinile del robot Mazinga, protagonista di una celebre serie di manga e anime (1972).

spade accompagnate da else di altre armi bianche, alcune maschere da combattimento, ceramiche e porcellane, un’antica sala da tè (ricostruita con i suoi semplici arredi), vasi rituali e oggetti in bronzo, rotoli dipinti, paraventi, pannelli illustrati e intarsiati... Ma anche straordinarie lacche, cento stampe dell’Ukiyo-e (letteralmente Immagini del Mondo Fluttuante, opere dei grandi maestri Hokusai, utamaro, Hiroshige), le Shunga (immagini erotiche), Netsuke, dieci maschere appartenenti al teatro Nÿ, tessuti di seta e preziosi Kimono; così come oggetti d’arredo, strumenti musicali, giocattoli, una preziosa collezione di bambole, sculture in legno e fotografie di Nobuyoshi araki. commoventi due haiku di viaggio dipinti da Matsuo Basho e da yosa Buson. due stampe di Hiroshige (con le copie delle riproduzioni fatte da van Gogh) testimoniano il fascino esercitato dalla pittura giapponese sui grandi movimenti pittorici europei, quali l’impressionismo e l’espressionismo. Nel percorso trovano spazio pure strumenti didattici che illustrano

GIAPPONE

Dai samurai a Mazinga Treviso - Casa dei Carraresi Orario Dal lunedì al venerdì: 9.00 / 19.00 Sabato e domenica: 9.00 / 20.00 Apertura straordinaria: 1 gennaio 2015 - 14.00 / 20.00 Biglietti adulti: € 12,00 Bambini: € 9,00 (dai 6 ai 12 anni) ridotto: € 10,00

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l’arte antica e le più recenti tendenze culturali, documentazione tratta da fumetti, i famosissimi manga (fumetti) fotografie, stralci di anime (cartoni animati) e di film del grande akira Kurosawa. i curatori, adriano Madaro e Francesco Morena, hanno saputo cogliere la strabiliante somiglianza tra le armature e gli elmi d’un tempo con i robot e affiancare in modo divertente antico e moderno: 120 robot di diverse misure dai 60 ai 120 centimetri di altezza, databili tra il 1972 e il 1984, alcuni mai usciti dal Giappone, sono disseminati lungo il percorso espositivo. Fra questi Mazinga, Mazinga Z, Goldrake, Jeeg Robot d’Acciaio (con i loro accessori). la mostra, basata sull’affascinante contrasto tra fasti antichi e sogni futuristi, tra samurai e robot, offre una visione completa della storia, della cultura e dei costumi di questo antico ed enigmatico paese. delicate si rivelano figure femminili quali le geishe, che seppero aspirare alla perfezione nel compiere ritualmente un unico gesto immutabile di secolo in secolo, la cultura del tè. il Giappone è noto però anche per la paziente arte

Qui sopra Leone buddhista, periodo Edo, porcellana invetriata e dipinta. trieste, Museo storico del castello di Miramare. realizzata nelle fornaci di arita, questa opera è stata dipinta con smalti brillanti della famiglia Kakiemon. In alto, foto grande due preziosi paraventi, efficacemente esaltati dal valido allestimento.

del bonsai, la festa dei ciliegi in fiore, l’Ikebana, l’incanto ipnotico del teatro Kabuki e del teatro Nÿ: una grande nazione nella quale convivono mondo rurale e cultura cittadina, filosofia antica e pragmatismo moderno, shintoismo e nuove religioni. la cultura conserva le sue peculiarità grazie al rispetto per la storia e le tradizioni, che miscela ed esprime nel mondo dei manga e degli anime, così come in quello del cinema e della letteratura.



Scomparso lo scorso dicembre, è stato una voce critica e severa nella nostra comunità, vera e propria coscienza civica

AFFLATuS di andrea Minchio

paolo caMpaNa l’orgoglio di essere scomodo

Le passioni sono difetti o virtù, ma sempre elevati di grado. Johann Wolfgang Goethe

Per lunghi anni ha seguito tra il pubblico le sedute del Consiglio Comunale valutandone gli esiti: un commento puntuale, il suo, spesso in disaccordo e in polemica. Sorta di “grillo parlante”, non ha mai avuto timore di esporsi attraverso duri giudizi, ma anche consigli e suggerimenti.

Sotto, dall’alto verso il basso paolo campana in una foto recente e in un’immagine giovanile, in montagna (sua passione di sempre).

lo scorso 5 dicembre Bassano ha perduto una delle sue voci più critiche e battagliere, quella cioè di una persona costantemente impegnata ad affrontare molti aspetti problematici, relativi alla convivenza nella nostra comunità: paolo campana, dopo un’ultima strenua lotta, questa volta per la sua salute, ha dovuto arrendersi. vero e proprio “grillo parlante”, coscienza cittadina spesso scomoda, desideriamo qui ricordarlo con molta gratitudine e simpatia. un compito che, a nostro avviso, costituisce una sorta di dovere morale e per il quale siamo ricorsi anche alla preziosa testimonianza della moglie Giulianna Bonan. “Ho conosciuto mio marito paolo -ci racconta la signora Giuliannanel 1958, da studentessa. il primo incontro è avvenuto in via Beata Giovanna, rincasando dalla scuola (allora frequentavo le Magistrali), assieme ad alcune compagne di classe. a quel tempo lui era invece al liceo scientifico e, come molti altri giovani, in più di un’occasione si trovava nei paraggi, essendo il nostro un istituto femminile. si è trattato insomma di un classico approccio fra ragazzi e, allora, non immaginavo certo che avrebbe segnato i nostri destini. l’amore vero, quello che ci ha poi accompagnato per la tutta la vita, è però

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sbocciato ai tempi dell’università, complice il treno che ogni mattina ci portava a padova: lui studente di scienze politiche, la sottoscritta di lettere. un amore, verrebbe da aggiungere, nel quale a un sentimento profondo si affiancava prepotente anche la passione per gli ideali più nobili e per una visione umanistica del mondo”. e’ una famiglia numerosa quella di paolo campana, allietata dalla nascita di sei figli (cinque maschi e una femmina): da vittorio, nato nel 1968 e noto in città per la sua professione di libraio, a tommaso, Francesco, alberto, anna e Giorgio, il più piccolo (del 1982). “una famiglia molto amata da mio marito, che ha sempre seguito i ragazzi tanto nello studio quanto nello sport, con la montagna, lo sci e il rugby sempre in primo piano”. cugino di sergio campana (noto avvocato-calciatore), dopo gli studi paolo ha iniziato a lavorare nel mobilificio del fratello luciano. un settore nel quale, terminata questa esperienza, ha continuato a operare anche in tempi successivi per conto di alcune aziende del territorio (privilegiando in particolare le relazioni con i paesi dell’area germanofona). Fin da ragazzo paolo campana è stato però animato dal sacro fuoco

della vis politica. inizialmente socialista, retaggio di una solida tradizione familiare, si è in seguito “spacciato” per comunista, senza essere mai iscritto al pci. una sorta di pungolo, rivolto in particolare alle persone che considerava “benpensanti” e legato al suo carattere, apparentemente ruvido e amante della provocazione. per lunghissimi anni paolo campana ha seguito tra il pubblico le sedute del consiglio comunale di Bassano, valutandone gli esiti: un commento critico, puntuale, circostanziato, spesso in disaccordo e in aperta polemica. insomma una specie di “grillo parlante”, coscienza civica che non ha mai avuto timore di esporsi attraverso giudizi severi, ma anche consigli e suggerimenti. le sue prese di posizione erano proverbiali, le sue battaglie dure e coraggiose, specie in difesa dei giovani (visti con occhio fiducioso), dei deboli, dei lavoratori, degli stranieri e degli emarginati. prodiano della prima ora, ha sostenuto l’ulivo passando poi al partito democratico e avvicinandosi recentemente a sel. consigliere del Quartiere centro storico, ne ha sempre stimolato l’attività con spirito propositivo e gagliardo; tra le sue ultime battaglie, quella per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei luoghi pubblici e nelle vie della città.



vISITA ALLA CITTA’ Visiting the City 1) CHIESETTA DELL’ANGELO progettata dall’architetto zaccaria Bricito risale al 1655. la pianta è ovale. Felicemente restaurata, è sede di mostre e concerti. 1) LITTLE CHuRCH OF THE ANGEL project by architect zaccaria Bricito in 1655. it was built in an oval shape. recently restored, it is now open for concerts and exhibitions. 2) GlARDINI PAROLINI l’orto botanico, realizzato dal naturalista alberto parolini, risale al secolo XiX. ricco di specie rare è ora parco pubblico e ospita manifestazioni. 2) PAROLINI GARDENS the botanic garden was created in the last century by naturalist alberto parolini. it contains rare species. donated to the city, it was trasformed into a public park. it hosts open air exhibitions and shows. 3) MuNICIPIO e’ sede del comune. la loggia presenta gli stemmi dei primi 120 podestà. l’affresco con San Cristoforo è del ’500. singolare il grande orologio con i segni zodiacali. 3) TOWN-HALL in the loggia are the fescoe of the coat of arms of the first 120 mayors. afrescoe of S. Christopher dates back to ’500. a singular wall clock shows the zodiac signs, the building holds the city offices.

4) MuSEO ospita una pinacoteca di valore con tele dei dal ponte, gessi e sculture di canova, incisioni di dürer. pregevole la sezione archeologica. annessa è la Biblioteca civica. 4) MuSEuM it hosts a painting collection of great value by artists such as the da ponte, chalks and sculptures by canova and engravings by durer. the archeologic section is of great value. the annex museum contains the civic library. 5) PALAzzO AGOSTINELLI ospita mostre e rassegne artistiche. sulla facciata, in una nicchia, un affresco di Madonna con Bambino della seconda metà del ’400. 5) AGOSTINELLI PALACE it belongs to the city and hosts art shows and exbits. on its front wall can be seen a niche with a ’400 frescoe of Madonna and Child. 6) PALAzzO BONAGuRO del ’500, è stato rimaneggiato nel secolo successivo. ospita mostre e rassegne d’artigianato. il pianterreno è completamente affrescato. 6) BONAGuRO PALACE Built in ’500, it was remodeled in the following century. it is a comunal show-place for artifacts exhibitions. the ground floor is totally frescoed. 7) PALAzzO PRETORIO risale alla seconda metà del ’200 e dal 1315 è stato residenza dei podestà. (scala esterna del 1552). 7) PREATORIAN PALACE Built in the second half of ’200, it was elected residence ot the Mayor since 1315 and was later turned into the seat of the comunal council. the outside stairway was built in 1552.

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8) PALAzzO STuRM costruito nel ’700, ospita il Museo della ceramica. all’interno affreschi di G. anselmi, databili al 1785, e tempere di G. zompini. 8) STuRM PALACE Built in ’700, the palace now hosts an important ceramics Museum. inside are frescoes by G. anselmo, dated 1785, and temperas by G. zompini. 9) PARCO RAGAzzl DEL ‘99 inaugurato nel 1973. al centro del parco sorge il monumento ai ragazzi del ’99. 9) PARK OF THE BOYS OF ‘99 inaugurated in 1973. in its center rises the monument dedicated to the Boys of ’99. 10) PIAzzOTTO MONTEvECCHIO la piazza maggiore della città nel ’200 e nel ’300. sulla facciata del Monte di pietà è infisso il primo stemma di Bassano con la torre e i leoni rampanti. 10) MONTEvECCHIO SQuARE it was the main square in ’200 and ’300. on the facade of the “Monte di pietà” can be seen the first Bassano coat of arms with the tower and two lions. 11) PONTE DEGLI ALPlNI È il monumento più famoso di Bassano. risale al Xii secolo. la forma attuale è del palladio (1570). distrutto più volte dal fiume in piena e da eventi bellici fu sempre ricostruito nella forma originaria. 11) ALPINI BRIDGE the most famous monument in Bassano. Built in the 12th century. its actual shape is by palladio (1570). destroyed at various times by floods and war actions, it has always been rebuilt in its precise original form. 12) PORTA DELLE GRAzIE risale al 1300. Fu risistemata nel 1560 dal bassanese zamberlan. a fianco si trova la chiesetta delle Grazie (fine ’400) con pregevoli affreschi. 12) GATE OF THE GRACES Built in 1300. it was later adjusted in 1560 by zamberlan of Bassano. once through the Gate, on the left, can be seen the small Grace church (end ’400) with precious frescoes. 13) PORTA DIEDA venne inserita nella torre del castello dei Berri (del ’300) nel 1541. Belli gli affreschi sul lato sud. 13) DlEDA GATE the gate was opened into the tower of Berri castle (built in ’300) in 1541. 14) SAN DONATO Fondata nel 1208 da ezzelino il Monaco. ospita una pala di Francesco dal ponte il vecchio. 14) SAN DONATO CHuRCH Founded in 1208 by ezzelino the Monk. it contains a pala by Francesco dal ponte the elder. 15) SAN FRANCESCO costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. interno a una navata. il protiro (1306) protegge il portale e l’affresco della Madonna e Bambino di luca Martinelli. 15) CHuRCH OF SAN FRANCESCO Built at the end of 1200 and early 1300. it is shaped with a single aisle. the entrance porch (1306) protects the portal and a frescoe of Madonna and Child by luca Martinelli. 16) SAN GIOvANNI di origine trecentesca, venne trasformata (1747-1785) dall’architetto Giovanni Miazzi. dipinti di Maggiotto, scajaro e vanzo Mercante. sculture di orazio Marinali. 16) CHuRCH OF SAINT JOHN its oridns date back to 1300. it was restructured from 1747 to 1785 by architect Giovanni Miazzi. inside can be seen paintlngs by Maggiotto, scajaro and vanzo Mercante. sculptures by 0. Marinali. 17) S. MARIA IN COLLE l’antica pieve risale a prima del 1000. attorno a essa sorse il primo nucleo della città. all’interno due pale di leandro dal ponte e un interessante crocifisso ligneo. 17) CHuRCH S. MARIA IN COLLE the ancient sanctuary was erected before 1000. around it was built the first nucleous of the town of Bassano. in its interior can be seen two paintings by leandro dal ponte and a wooden crucifix of great interest. 18) TEATRO ASTRA l’ex teatro sociale, neoclassico, progettato nel 1802 dall’architetto Bauto, è stato trasformato nel 1949 in sala cinematografica e teatrale. 18) ASTRA THEATRE ex social theatre project of 1802 by architect Bauto, it was transformed in 1949 into a theatre and hall. 19) TEMPIO OSSARIO raccoglie le spoglie di oltre 5400 caduti nella prima Guerra Mondiale. cominciato nel 1908 come nuova cattedrale, fu trasformato in tempio ossario nel 1934. 19) OSSARIO TEMPLE Holds the spoils of over 5400 soldiers fallen during First World War. erection was begun in 1908 as a new cathedral for the town. it was transformed into a burial temple in 1934. 20) TORRE CIvICA eretta tra il ’200 e il ’300 durante il dominio padovano è alta 43 metri. la merlatura e le finestre ad arco acuto sono state aggiunte nel 1823 dall’architetto Gaidon. 20) CIvIC TOWER Built between ’200 and ’300 under the dominion of padua. 43 metres tall, the battlement and sharp angle windows were added in 1823 by architect Gaidon.



PRONTO INTERvENTO

INDIRIzzI uTILI

SOCCORSO Dl EMERGENzA 113 118

MuNICIPIO via Matteotti, 35

0424 519110

GuARDIA MEDICA

0424 888814

CROCE ROSSA

0424 529302

u.R.P. via Matteotti, 35

0424 519555

CARABINIERI pronto intervento comando compagnia

112 0424 527600

PRONTO SOCCORSO

CORPO FORESTALE pronto intervento 1515 via trentino, 9 0424 504358 GuARDIA DI FINANzA via Maello, 15 0424 34555

in collaborazione con Ufficio Relazioni con il Pubblico comune di Bassano del Grappa via Matteotti, 35 - tel. 0424 519555

POLIzIA DI STATO v.le pecori Giraldi, 56

0424 507911

POLIzIA LOCALE via J. vittorelli, 30

0424 519404

POLIzIA STRADALE via ca’ rezzonico, 14 0424 216611 vIGILI DEL FuOCO 115 via ca’ Baroncello 0424 228270 SERvIzI PuBBLICI

I MuSEI DI BASSANO Museo Civico Fra i più antichi del veneto, è sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi ed è costituito da Museo, Biblioteca e Archivio. Museo della Ceramica Museo Remondini il Museo della Ceramica ospita una raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Nel Museo Remondini si trova una ricca collezione di stampe antiche. Sezione naturalistica del Museo Palazzo Bonaguro il palazzo ospita l’esposizione Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. www.museibassano.it

INFORMAGIOvANI e CITTA’ piazzale trento 9/a 0424 519165 POSTE E TELECOMuNICAzIONI v.le Xl Febbraio, 2 0424 213230 via angarano, 149 0424 503926 via passalacqua, 70 0424 513112 PRO BASSANO via Matteotti, 43

0424 227580

PROvINCIA DI vICENzA via scalabrini, 84 0424 525827 SPORTELLO IMMIGRATI via verci, 33 0424 526437 TRIBuNALE via o. Marinali, 32

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ARTE E CuLTuRA MuSEO CIvICO - BIBLIOTECA piazza Garibaldi, 34 0424 519901 MuSEO CERAMICA - REMONDINI palazzo sturm 0424 519940

AGENzIA DELLE ENTRATE via M. ricci, 8 - 1° p. 0444 046246 Pubblicità immobiliare (conservatoria) via M. ricci, 8 - p. t. 0444 650973

CHIESETTA DELL’ANGELO via roma, 80 0424 227303

ARCHIvIO Dl STATO via Beata Giovanna, 58 0424 524890

PALAzzO AGOSTINELLI via Barbieri 0424 519945

CAMERA Dl COMMERCIO largo parolini, 7 0424 220443

PALAzzO BONAGuRO via angarano 0424 502923

CENTRI PER L’IMPIEGO largo parolini, 82 0424 529581

MuSEO DEGLI ALPINI via angarano, 2 0424 503662

I.A.T. Informazioni e Accoglienza Turistica (Provincia di vicenza) largo corona d’ltalia 0424 524351

MuSEO DEI CAPPuCCINI via san sebastiano, 42 0424 523814

I.N.A.I.L. via o. Marinali, 79

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I.N.P.S. via c. colombo, 70/94 0424 887411

0424 217411

MuSEO DELL’AuTOMOBILE “L. BONFANTI-vIMAR” romano d’ezzelino 0424 513746

FARMACIE L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINELLI via del cristo, 96 0424 523495 12/01-14/01 01/02-03/02 21/02-23/02 ALLE DuE COLONNE via roma, 11 0424 522412 14/01-16/01 03/02-05/02 23/02-25/02 ALLE GRAzIE via passalacqua, 10/a 0424 35435 16/01-18/01 05/02-07/02 25/02-27/02 CARPENEDO piazza Garibaldi, 13 0424 522325 02/01-04/01 22/01-24/01 11/02-13/02 COMuNALE 1 via ca’ dolfin, 50 0424 527811 06/01-08/01 26/01-28/01 15/02-17/02 COMuNALE 2 via ca’ Baroncello, 60 0424 34882 04/01-06/01 24/01-26/01 13/02-15/02 DALL’OGLIO piazza libertà, 40 0424 522223 31/12-02/01 20/01-22/01 09/02-11/02 PIzzI via J. da ponte, 76 0424 523669 10/01-12/01 30/01-01/02 19/02-21/02 POzzI via scalabrini, 102 0424 503649 08/01-10/01 28/01-30/01 17/02-19/02 TRE PONTI via vicenza, 85 0424 502102 18/01-20/01 07/02-09/02 27/02-01/03 QuOTIDIANI IL GAzzETTlNO via J. da ponte, 50

0424 523602

IL GIORNALE Dl vICENzA largo corona d’ltalia, 3 0424 528711 Az. SANITARIA uLSS n. 3 OSPEDALE Dl BASSANO via dei lotti, 40 0424 888111 EMERGENzE Autolettighe 118 GuARDIA MEDICA 0424 888814 u.R.P. 0424 888556/7 CONSuLTORIO FAMILIARE via Mons. Negrin 0424 885191



Nato nel 1961 da una felice intuizione di Sergio Bonelli e dalla mano del maestro fumettista Gallieno Ferri, è...

REMONDINIA di elisa Minchio

zaGor, iNtrepido eroe di “FaNtaWesterN”

Non parlare di dolore finché non hai visto le lacrime dei guerrieri. Detto dei nativi americani

La saga, partita da una classica ambientazione da Vecchia Frontiera, propone oggi con successo anche temi molto originali, che spaziano dall’horror alla magia e al giallo.

il nome di Zagor evoca subito, e non solamente nei suoi appassionati lettori/cultori, una connotazione del tutto particolare nel variegato universo del fumetto nazionale. infatti, sebbene le vicende di questo eroe di carta siano ambientate nella avventurosa e selvaggia frontiera americana, a differenza del più noto

Sopra, da sinistra verso destra un’efficace immagine di zagor, che ben rappresenta l’eroe di sergio Bonelli e Gallieno Ferri in azione. due strisce dalla prima storia, La foresta degli agguati (15 luglio 1961). Immagini e testi sono proposti esclusivamente per scopi conoscitivi, con l’invito ad approfondire la cultura del fumetto.

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tex Willer zagor si muove in un contesto storico e geografico per il quale è stata giustamente coniata l’espressione “fantawestern”. la grande varietà degli spunti e dei temi, la ricchezza dei personaggi e delle situazioni, che di volta in volta animano canovacci carichi di suspance e colpi di scena, costituiscono infatti gli ingredienti di un linguaggio innovativo e originale. Nato nel 1961 dall’inesauribile vena creativa di Sergio Bonelli, autore dei testi sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, e dall’inconfondibile grafica di Gallieno Ferri, zagor rappresenta ancora oggi, a oltre cinquant’anni dalla sua prima comparsa, un eroe

amato e seguitissimo. chiamato Za-gor-te-nay (lo spirito con la scure) dai nativi americani che lo ritengono un essere soprannaturale, zagor si batte per la pace proteggendo le tribù indiane e dando la caccia ai criminali. strenuo difensore della foresta, zagor indossa una caratteristica maglia rossa di fattura indiana, con il disegno dell’Uccello del Tuono inscritto in un cerchio giallo, e abita in una capanna circondata da sabbie mobili e paludi. le sue armi sono il simbolo di un’emblematica imparzialità fra razze: la pistola, tipica dei bianchi, e la scure indiana. info: www.sergiobonelli.it



OSPITALITA’ a Bassano e dintorni

A TAvOLA CON I PIATTI PRELIBATI DEL GRuPPO RISTORATORI BASSANESI Le ricette proposte sono tratte dal volume A tavola... nei Dì di festa del prof. Antonio F. Celotto.

Pasta gratinata al finocchio con uvetta e pinoli Ingredienti (4 persone): 400 g. di fusilli, 80 g. di cime di finocchio, uvetta, pinoli, Parmigiano Reggiano, panna, besciamella, burro, sale, pepe. cuocere i fusilli in acqua bollente e salata. Nel frattempo passare in una padella le cime di finocchio lavate e tagliate a pezzettini con una noce di burro, aggiungendo anche un poco d’acqua di cottura della pasta. dopo qualche minuto inserire i pinoli, l’uvetta precedentemente bagnata nel vino bianco, un pizzico di sale e pepe. scolare la pasta e versarla nella padella, aggiungendo un poco di panna e un po’ di besciamella. Mantecare il tutto, poi stendere il composto in una pirofila da forno imburrata e cospargere con parmigiano reggiano. Gratinare, nel grill, per qualche minuto.

Cavolfiore con salsa di sarde e olive Ingredienti (4 persone): Un cavolfiore grande, 60 g. di olive snocciolate, 4 sarde salate, 4 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva. cuocere il cavolfiore, diviso in due o più parti, in acqua salata per 10 minuti, lasciandolo al dente. Nel frattempo, lavare le sarde salate con l’acqua corrente e togliere la spina. preriscaldare una padella con olio extra vergine d’oliva, inserire le sarde e schiacciarle con i rebbi della forchetta. Quando le sarde sono sciolte, aggiungere le olive tagliate a rondelle e far amalgamare. raccogliere il cavolfiore, disporlo nel piatto da portata e condirlo con la salsa. Continua a pag. 62

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RISTORAzIONE a Bassano e dintorni

zattieri in costume trasportano un carico di baccalà lungo il Brenta in occasione della Via Querinissima 2012. la foto, di Maurizio sartoretto, è tratta dal volume Lungo le acque del Veneto, eab 2012.

Trancio di baccalà arrostito con le bietole Ingredienti (4 persone): Un filetto di baccalà da 500 g dissalato, 300 g di bietole, 1,5 dl di olio extra vergine d’oliva, 4 gambi di prezzemolo, 4 cucchiai di vino bianco, una foglia d’alloro, uno scalogno, sale, pepe. lavare il baccalà, dividerlo in 4 tranci regolari e tenere da parte gli scarti. in una padella scaldare 3 cucchiai d’olio con l’alloro, adagiarvi i tranci di baccalà dalla parte della pelle e rosolarli a fuoco vivace, facendoli dorare; toglierli dal fuoco, adagiarli sopra una placca da forno spennellata d’olio e continuare la cottura in forno preriscaldato a 80°c per 10 minuti circa. Nel frattempo, lavare le bietole e tagliarle a pezzi; sbucciare lo scalogno, tritarlo finemente e farlo appassire in una padella con 3 cucchiai d’olio, aggiungervi le bietole preparate, farle rosolare per qualche minuto e conservarle al caldo. Mettere in un pentolino gli scarti del baccalà con il prezzemolo e il vino bianco, cuocerli e far evaporare il vino; aggiungere un bicchiere d’acqua, portare a ebollizione e far ridurre il liquido di cottura alla metà; filtrarlo, aggiungervi l’olio rimasto (4-5 cucchiai) e battere con una frusta, oppure con una forchetta, facendo emulsionare la salsa. distribuire, nei singoli piatti, un poco di salsa, adagiarvi sopra le

testi tratti da A tavola... nei Dì di festa di Antonio F. Celotto, in collaborazione con il Gruppo ristoratori Bassanesi. editrice artistica Bassano - € 16,00

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