Bassano News

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Editrice Artistica Bassano

Distribuzione gratuita

Città di Bassano del Grappa Assessorato alla Cultura e al Turismo

Scuola di Grafica A. Remondini

MAGGIO / GIUGNO 2013

PERIODICO DI CULTURA, ATTUALITA’

ANTONIO PIGAFETTA Crociera verso l’ignoto 1938

ALESSANDRA ZALTRON Volti sospesi fra spazio e tempo

www.bassanonews.it

E SERVIZIO

IL DISEGNO DELLA NATURA nel parco di villa Dolfin a Rosà



SOMMARIO Copertina Jacopo dal Ponte, La pesca miracolosa, particolare, 1545. Londra, coll. privata. Ormeggiata al porto di Brenta di Bassano, una piccola galea a un albero. All’avventuroso viaggio di Antonio Pigafetta è dedicato il servizio a pag. 5.

News Periodico di Attualità, Cultura e Servizio Anno XX - n. 140 Maggio / Giugno 2013 Direttore responsabile Andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO Piazzetta delle Poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ‘94 Bassano News è patrocinato da Città di Bassano - Assessorati Cultura e Turismo Scuola di Grafica Antonio Remondini Ideazione e direzione artistica Andrea Minchio Redazione Elena Trivini Bellini, Andrea Gastner, Diego Bontorin, Elisa Minchio Collaborazioni Associazione Scrittori Bassanesi “Il Cenacolo” Comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-Archivio Bassano del Grappa Unione del Commercio di Bassano del Grappa A. Basso, R. Costa, N. D’Antonio, C. Ferronato, F. Fontana, S. Gazzola, G. Giolo, G. Grandesso, L. Lorenzoni, A. Minchio, I. Minchio, F. Molon, I. Sanna, O. Schiavon, M. Vallotto, A. Zaltron, C. Zanon, d. M. Zilio, M. Zonta Stampa Linea Grafica - Castelfranco Veneto (TV) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine Tel. 0424 523199 - Fax 0424 523199 Tel. 335 7067562 - eab@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it - www.editriceartistica.it

p. 5 - Gens bassia Antonio Pigafetta. In crociera verso l’ignoto e la gloria

p. 36 - Il rapporto Il disegno della natura nel parco secolare di villa Dolfin

p. 10 - Pianeta Casa TARES, un mostro giuridico che deve essere del tutto ripensato

p. 40 - Il Cenacolo W Verdi! Tra lettere e spartiti

p. 12 - Sfide Francesco Molon. Volere è potere, soprattutto quando si crede nell’arte p. 16 - Appunti Mostre e letture p. 18 - Saperne di più Il ruolo della Adiponectina nella salute p. 20 - I nostri tesori Alessandra Zaltron. Spazio e tempo nelle tele di una pittrice che amalgama l’interiorità con l’esteriorità p. 24 - Finestra sui giovani E’ uno scherzo? No, si tratta di reato! p. 26 - Schegge Il Santa Chiara. Un futuro attraverso la memoria p. 30 - Progressus 99 giorni nel Regno di Mezzo p. 32 - Grandi tradizioni Funghi Valbrenta. Prodotti genuini, coltivati con la tecnologia più avanzata p. 34 - Eventi Auguri, don Renato, buon anniversario!

In alto, a sinistra Un suggestivo scorcio del parco di villa Dolfin a Rosà (pag. 36).

Qui sotto Carlo Lorenzoni, Riva destra del Brenta, tecnica mista, 2006 (pag. 46).

p. 43 - Obiettivo Sport Pietro Mennea, la rabbia... p. 44 - Una voce dal Sud Napoli e la grande tradizione della scultura in bronzo p. 46 - Afflatus Carlo Lorenzoni. Orizzonti p. 50 - Art News Tibet, tesori dal tetto del mondo p. 51 - Humanitas La “Fucina letteraria”. Alla riscoperta della lingua veneta

In basso Alessandra Zaltron, Ortensie, olio su tela, 1992. Alla pittrice bassanese, al lavoro per una prossima mostra personale, è dedicato un ampio servizio a pag. 20.

p. 52 - De Musica Cantare è giovane! p. 54 - Visita alla città Principali monumenti e piante p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - Remondinia Tex Willer, l’avventura senza fine sulle piste del Far West p. 60 - Ospitalità a Bassano e... p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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Uomo di fiducia di Magellano, l’illustre navigatore vicentino ha documentato in modo straordinario la prima avventurosa circumnavigazione del globo...

GENS BASSIA di Andrea Minchio

ANTONIO PIGAFETTA. IN CROCIERA VERSO L’IGNOTO E LA GLORIA

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Marcel Proust

Per il rigore con cui sono stati riportati i fatti e le osservazioni su luoghi e popoli visitati, il suo diario di viaggio costituisce una testimonianza basilare nella storia delle esplorazioni.

Qui sopra Il navigatore ed esploratore vicentino Antonio Pigafetta in un disegno del XIX secolo (dal busto conservato nel Museo Civico del capoluogo berico). A fianco Jodocus Hondius il Vecchio, Mappa dello stretto di Magellano, 1628 c. Sotto Una versione successiva della stessa carta, acquerellata ma priva di alcuni gustosi dettagli grafici.

All’alba dell’8 settembre 1522 una nave di Sua Maestà Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e sovrano del Sacro Romano Impero, attraccava faticosamente nel porto andaluso di Sanlúcar de Barrameda. Governata a stento da un equipaggio di soli diciotto uomini (per la maggior parte “infermi”) e crivellata di colpi, imbarcava acqua, aveva il trinchetto rotto e inalberava una velatura di fortuna. Salpata da Siviglia due anni, undici mesi e diciassette giorni prima (esattamente il 10 agosto 1519), al termine di un viaggio lungo e leggendario riportava in Spagna i superstiti dei 234 uomini

partiti, fra marinai e soldati. A bordo del veliero, una piccola caracca a tre alberi che stazzava 85 tonnellate, si trovavano anche due italiani: il genovese Martino de Judicibus (del quale si conosce solo il nome) e il vicentino Antonio Pigafetta. Proprio a quest’ultimo, nato nel capolugo berico molto presumibilmente nel 1492 (data fatidica!), si deve il resoconto dettagliato di un’avventura senza precedenti, una sfida dell’uomo agli elementi, destinata a cambiare per sempre il corso della storia: la circumnavigazione del globo al seguito di Ferdinando Magellano.

Sebbene non si abbiano notizie certe sulla formazione giovanile di Antonio Pigafetta risulta logico ritenere che, al pari di molti altri nobili vicentini, abbia compiuto un percorso di studi classici: deduzione peraltro quasi ovvia, se si considera la competenza con la quale stese la sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo, vale a dire quel famoso diario della spedizione di Magellano, che rappresenta tuttora una delle testimonianze di maggior valore sulle grandi scoperte geografiche del XVI secolo. Secondo gli studiosi, completata la sua preparazione umanistica

Sotto Il particolare della Victoria, la caracca sulla quale Antonio Pigafetta concluse il suo viaggio di circumnavigazione del globo, nella mappa dell’Oceano Pacifico disegnata dal cartografo fiammingo Abramo Ortelio nel 1589.

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Pigafetta si arruolò nei Cavalieri di Rodi. E’ notizia certa, comunque, che nel 1518 si recò a Roma al servizio del vescovo Francesco Chiericati, diplomatico dello Stato Pontificio, e che proprio con questo autorevole personaggio -nel dicembre di quello stesso annopartì per la Spagna alla volta della corte di Carlo V. In seguito, dopo una breve permanenza a Saragozza, il nobile vicentino si trasferì con il nunzio apostolico a Barcellona. Nel frattempo era giunto in Spagna il navigatore portoghese Ferdinando Magellano, reduce da importanti spedizioni in Estremo Oriente e in Marocco.

Sopra Heinrich Scherer, Repræsentatio geographica itineris maritimi navis Victoriæ, 1700 c. Sotto Busto di Antonio Pigafetta (pietra di Nanto), metà del sec. XVI. Vicenza, Museo Civico.

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Già capitano nella marina del suo Paese, in seguito degradato per insubordinazione, nel 1514 era stato licenziato con il disonore dal sevizio (reo di avere intrattenuto commerci illeciti con i musulmani). Autentico lupo di mare, aveva poi ricevuto dal connazionale Francisco Serrao (forse suo lontano cugino), alcune lettere che lo invitavano a raggiungerlo alle Isole delle Spezie, note anche come Molucche, nell’attuale arcipelago indonesiano. Grazie alla corrispondenza con quest’ultimo e alla consultazione di carte aggiornate, Magellano si convinse che tali isole, strategiche per il commercio di prodotti ed essenze

coloniali, ricadessero nella giurisdizione spagnola, e non in ambito portoghese. Fu proprio questa convinzione, unitamente a quella dell’esistenza di un passaggio fra gli oceani (nel 1513 il conquistatore spagnolo Vasco Núñez de Balboa attraverso l’istmo di Panama aveva raggiunto le rive del Pacifico), a portarlo da Carlo V per proporgli la celebre spedizione. Appena ne ebbe notizia, Antonio Pigafetta manifestò il desiderio di parteciparvi: “Havendo yo havuto gran notisia per molti libri letti et per diverse personne, che praticavano con sua signoria, de le grande et stupende cose del mare Occeanno,


deliberai, con bona gratia de la magestà cezana et del prefacto signor mio, far experientia di me et andare a vedere quelle cose, che potessero dare alguna satisfatione a me medesmo et potessero parturirmi qualche nome apresso la posterità”. Pigafetta manifestò dunque il desiderio di partecipare alla spedizione e, grazie ai buoni uffizi del nunzio papale, la sua richiesta venne accolta da Carlo V. In virtù di tale autorevole raccomandazione, al vicentino fu assegnato l’incarico di “criado”, venne cioè addetto alla persona del comandante. La sua notevole preparazione culturale e la qualifica di “sobresaliente” (vale a dire di uomo d’armi) ne giustificavano comunque abbondantemente la presenza al fianco di Magellano. Completati i lunghi e laboriosi preparativi la flotta potè finalmente levare le ancore. Era composta da cinque navi, i cui nomi sono poi entrati nella leggenda: Trinidad (l’ammiraglia su cui inizialmente era imbarcato Antonio Pigafetta), San Antonio, Concepciòn, Victoria e Santiago. Cominciava così un’avventura costellata di rischi, traversie e mille difficoltà, ma soprattutto un tormentato viaggio verso l’ignoto: la sfida di un pugno di uomini, dalla diversa estrazione e provenienza, fermamente intenzionati a trovare il misterioso passaggio fra gli oceani, nella speranza di conquistare in questo modo anche gloria e fortuna. Ed è proprio grazie al diario tenuto giorno dopo giorno da Pigafetta (e pubblicato nel 1525 sotto forma di dettagliata Relazione), che ci è possibile seguirne gli spostamenti.

GENS BASSIA A fianco La morte di Magellano nella battaglia di Mactan, in una tavola della Storia degli Stati Uniti di Elisha Benjamin Andrews (1913). Sotto Levinus Hulsius, La morte di Magellano nell’isola di Mactan, particolare, 1626 (da Relazione e descrizione dei quattro viaggi marittimi più stupefacenti).

Salpata -come abbiamo vistoda Sanlùcar de Barrameda il 20 settembre 1519, la flotta fece il primo scalo alle Canarie, dopo avere evitato lo scontro con un gruppo navale portoghese incaricato di interdirne la missione. Puntò poi verso le isole di Capo Verde costeggiando il continente africano e, all’altezza della Sierra Leone, si accinse ad attraversare l’Atlantico. Proprio in pieno oceano Magellano dovette sedare con durezza l’ammutinamento di alcuni comandanti, mettendo ai ferri il primo ufficiale della San Antonio. Raggiunta finalmente la costa brasiliana, le cinque navi gettarono le ancore a Rio de

Janeiro: era il 26 dicembre. Poco tempo dopo, il 10 gennaio 1520, si trovavano già all’imbocco del Rio de la Plata. E qui sorsero nuove difficoltà: formato dalla confluenza dei fiumi Uruguay e Paraná, il grande estuario sudamericano, largo duecentoventi chilometri laddove sfocia nell’oceano, venne infatti scambiato per l’agognato passaggio. Compreso l’errore, peraltro giustificabile nonostante avesse comportato diverse settimane di ricerca, la spedizione ripartì facendo rotta verso la Patagonia e approdando, il 31 marzo, in un’ampia baia alla quale il navigatore portoghese diede il nome di San Juliàn. Qui

Sotto Anonimo, Ritratto di Ferdinando Magellano, XVII secolo. Newport News, The Mariner’s Museum Collection.

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i vascelli di Magellano trascorsero l’inverno australe prima di intraprendere la navigazione e veleggiare ancora verso sud. La lunga sosta forzata, tuttavia, aveva provocato un drastico taglio delle razioni poiché i viveri cominciavano a scarseggiare. Su tre delle cinque navi scoppiò un nuovo grave ammutinamento e Magellano fu costretto a domare la rivolta con molta determinazione: i capitani Luis de Mendoza (della Victoria) e Gaspare de Quesada (della Concepción) furono giustiziati; Juan de Cartagena (che era al comando della San Antonio) venne abbandonato sulla costa. Contrariamente a molte pagine scritte con dovizia di particolari, nella sua Relazione Pigafetta glissa sulla ferocia di questa repressione ed evita quasi di parlarne per non mettere in cattiva luce il capo della spedizione (al quale è sempre stato fedele). Nonostante il disagio crescente Magellano decise di proseguire, le prue rivolte a meridione, con l’obiettivo di esplorare le baie e le foci che si fossero individuate man mano lungo la costa. Purtroppo la Santiago, alla quale era stato assegnato l’incarico di muovere in avanscoperta, naufragò e solo pochi dei suoi uomini si salvarono. Poco dopo però la Concepción e la San Antonio, che dal quel momento precedettero le altre navi, giunsero in prossimità di un ampio golfo. Chissà? Forse era davvero la volta buona... E in effetti si trattava proprio del sospirato passaggio, ma chi poteva stabilirlo in quel frangente, senza prima iniziarne un’accurata e laboriosa perlustrazione? Lo stretto, che da allora porta il nome dell’esploratore portoghese, rappresenta infatti il più importante passaggio naturale fra l’Atlantico

Sotto La replica della Victoria in navigazione: ricostruita sulla base di disegni storici, è stata varata alla fine del 2011 e ha le stesse caratteristiche dell’originale (che stazzava 85 tonnellate e ospitava un equipaggio di 42 uomini).

Sopra, dall’alto verso il basso Due luoghi emblematici del viaggio della Victoria: lo stretto di Magellano e il Capo di Buona Speranza Qui sotto Il cacciatorpediniere Antonio Pigafetta della Regia Marina: entrato in servizio nel 1931, svolse un’intensa attività bellica. Fu sabotato dall’equipaggio dopo l’8 settembre 1943.

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e il Pacifico, ma è considerato tuttora una rotta difficile, tanto per l’inospitalità del clima quanto per le ridotte dimensioni; sempre molto meglio, naturalmente, del temibile e turbolento canale di Drake, fra capo Horn e l’Antartide. Così, intuendo nuove possibili difficoltà, Magellano convocò i comandanti degli altri velieri: un drammatico breafing, come ci ricorda Pigafetta, durante il quale il capo della spedizione concesse agli ufficiali l’opzione di seguirlo o di tornare in patria. Anche a seguito di un nuovo ammutinamento, la San Antonio abbandonò la spedizione; ma le tre navi restanti affrontarono lo stretto e, il 28 novembre 1520, poterono finalmente solcare le acque dell’Oceano Pacifico. La portata strategica dell’evento, che ha di fatto consentito all’uomo la circumnavigazione del globo, nei mesi successivi venne tuttavia funestata da una serie interminabile di avversità. Sciagure dovute tanto all’oggettiva complessità dell’impresa quanto all’assunzione di decisioni inopportune da parte di Magellano. Una ventina di marinai morì di scorbuto prima che si raggiungessero le Isole Marianne; oltre trenta perirono poi nel tentativo di sottomettere alla corona di Spagna gli abitanti di Mactan nelle Filippine, fra i quali lo stesso Magellano, colpito da una freccia avvelenata (nello scontro pure Pigafetta venne ferito cercando di salvare il comandante). Finalmente, quando gli scampati (che avevano dato alle fiamme la Concepcion per l’impossibilità di governare tre navi in così pochi) giunsero alle Molucche, provvidero al carico delle spezie. Poi gli uomini si divisero: l’equipaggio

della Trinidad optò per il ritorno lungo la rotta percorsa all’andata (ma solo in cinque avrebbero poi rivisto la patria, dopo un’odissea di quattro anni!); la Victoria, su cui era imbarcato Pigafetta, proseguì verso occidente. Prima di portare a compimento la storica impresa dovette doppiare il capo di Buona Speranza, perdere oltre venti uomini e lasciarne quasi altrettanti alle isole di Capo Verde, in ostaggio ai portoghesi, per salvare le ventisei tonnellate di spezie stivate. Molto si sa di Pigafetta al tempo del suo viaggio attorno al mondo; poco, invece, sulla sua fine. Di certo risultava fra gli eredi nel testamento redatto dal padre Giovanni nel 1525 con la clausola che “volesse vivere e abitare nella sua terra natale”. Ma già in una versione successiva del lascito (1532), il suo nome non figurava più: era forse morto, oppure non se ne aveva più alcuna notizia? Secondo studi recenti è probabile sia morto nel 1531, al largo di Modone (una base greca della Serenissima), durante uno scontro navale tra i Cavalieri di Rodi e la flotta turca. Di lui, comunque, il grande geografo veneziano Giovanni Battista Ramusio, suo contemporaneo, ebbe modo di scrivere: “Et la città di Vicenza si può gloriare fra tutte l’altre d’Italia, che oltre l’antica nobiltà et gentilezza sua, oltra molti eccellenti, et rari ingegni, sì nelle lettere, come nell’armi, habbia anche havuto un gentil’ huomo di tanto animo come il detto messer Antonio Pigafetta, che havendo circondata tutta la balla del mondo, l’habbia descritta tanto particolarmente”.



La posizione di Confedilizia sul nuovo Tributo Rifiuti e Servizi

PIANETA CASA

TARES, un mostro giuridico che deve essere del tutto ripensato

di Orazio Schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano A fianco e sotto E’ proprio il caso di dire che con la Tares i nostri ultimi risparmi finiscono nei... rifiuti!

Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, a seguito del rinvio delle discussioni sulle mozioni Tares ha dichiarato: “Il rinvio dell’esame da parte del Senato delle ben sette mozioni in materia di Tares che erano state presentate, è un segnale negativo che desta forte preoccupazione. Le mozioni che avrebbero dovuto essere discusse, provenienti da esponenti di quasi tutti i gruppi parlamentari, ponevano infatti in vario modo il problema di un tributo che si presenta come un vero

e proprio mostro giuridico, per la sua doppia natura di tassa e di imposta, e che comporta aggravi pesantissimi per tutti gli immobili, abitativi e non. Ora la parola passa alla Camera, in sede di esame del decreto-legge approvato sabato 6 aprile dal Consiglio dei Ministri. Decreto con il quale il Governo si è limitato a variare le modalità di pagamento della Tares, lasciando aperti tutti i problemi sollevati dalle mozioni parlamentari. Confidiamo che la Camera sia la sede per un ripensamento in toto del tributo.

TRIBUTO COMUNALE RIFIUTI E SERVIZI

ALCUNI SERVIZI DI CONFEDILIZIA A BASSANO

LINEE ESSENZIALI

Quando entra in vigore

A decorrere dall’1 gennaio 2013

Quali soggetti e quali immobili riguarda

Chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, con esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e delle aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva

Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto.

Qual è il presupposto del tributo

Il tributo è istituito a copertura: - dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai Comuni - dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni

Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori.

Come si determina il tributo

Componente rifiuti In attesa dell’allineamento tra i dati catastali relativi alle unità immobiliari a destinazione ordinaria e i dati riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna di ciascun Comune, la superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel Catasto edilizio urbano assoggettabile al tributo è costituita da quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati. Per l’applicazione del tributo si considerano le superfici dichiarate o accertate ai fini della tassa rifiuti (Tarsu) o delle due tariffe rifiuti (Tia 1 e Tia 2). L’applicazione del criterio della superficie catastale viene comunque lasciata come facoltà in capo ai Comuni nell’ambito dell’attività di accertamento del tributo.

Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale...

Confedilizia notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. Preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti.

Componente servizi Alla tariffa determinata come sopra, si applica una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni, i quali possono, con deliberazione del Consiglio comunale, modificare in aumento la misura della maggiorazione fino a 0,40 euro, anche graduandola in ragione della tipologia dell’immobile e della zona ove è ubicato.

Visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati. Quando e come si versa

CONFEDILIZIA MERITA LA QUOTA ASSOCIATIVA! Se molti proprietari sapessero cosa fa per loro Confedilizia, sentirebbero il dovere di correre a iscriversi. Taglia anche tu i costi per l’amministrazione della tua casa. VIENI IN CONFEDILIZIA!

Altre disposizioni

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In quattro rate trimestrali scadenti nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre, salvo diversi termini previsti dai Comuni (per l’anno 2013, il versamento della prima rata è posticipato a luglio, salvo ulteriori proroghe stabilite dai Comuni). E’ fatta salva l’applicazione del tributo provinciale per l’ambiente di cui all’art. 19 del d.lgs. n. 504/’92, la cui misura percentuale è deliberata dalla Provincia sull’importo del tributo rifiuti e servizi, con esclusione della maggiorazione per i servizi indivisibili.

La Tares è infatti un tributo strampalato, né tassa né imposta, con una maggiorazione che colpisce solo una parte degli utilizzatori dei servizi finanziati e che si aggiunge pesantemente al tributo provinciale ambientale, che colpisce la stessa base imponibile. Un tributo che deve essere del tutto ripensato. I saldi pubblici, invocati dal Sottosegretario Polillo, non possono giustificare alcunché perché è del tutto inusitato prevedere tasse e imposte nel gettito che fa comodo, per poi dire che è ineluttabile mantenerle”.

I “non insegnamenti” dell’IMU... Ai nostri governanti l’IMU non ha insegnato niente. Per la Tares tutto è provvisorio... I Comuni possono sempre intervenire, fare, modificare (secondo i loro comodi o per rimediare ai loro errori). E noi cittadini sempre a correre dietro a loro! Altrettanto per le delibere. Con possibilità per i Comuni di modificare tariffe e aliquote fino all’ultimo. E noi cittadini sempre a correre dietro a loro! Insomma, si parla a ogni pie’ sospinto di rispetto per i cittadini, ma al lato pratico non si fa niente -proprio niente- per facilitare almeno i pagamenti. Trattati da sudditi, gli italiani devono correre di qua e di là, magari con spese relative, solo per sapere come e quanto pagare. Come se non avessero altro da fare che pagare tasse e imposte! Sarebbe ora di finirla. O.S.

L’organizzazione storica della proprietà immobiliare, da sempre a difesa del proprietario di casa Delegazione di Bassano del Grappa Via Schiavonetti, 1 - Tel. 0424 219075 www.confedilizia.it confedilizia.bassano@libero.it



A colloquio con il mobiliere bassanese che ha impresso una marcata connotazione estetica alle sue creazioni

SFIDE Testo di Andrea Minchio e Andrea Gastner Fotografie: archivio Francesco Molon

FRANCESCO MOLON Volere è potere, soprattutto quando si crede nell’arte

Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

Partito da ragazzino (e senza mezzi), ha saputo capitalizzare la sua formazione professionale rivolgendosi fin da subito ai mercati internazionali e rimanendo sempre fedele alle sue idee.

Francesco Molon, fondatore dell’omonimo mobilificio: da quasi sessant’anni opera nel settore. A fianco Il tavolo da conferenze, in colore avorio, nella meeting hall di palazzo Konstantinovskij a San Pietroburgo. L’edifico, costruito dallo zar Pietro il Grande, è stato da poco restaurato dal presidente russo Vladimir Putin. Oltre al tavolo, Francesco Molon ha provveduto anche a porte e portali.

“La mia è una storia semplice, un percorso condiviso da molti altri imprenditori veneti che hanno cominciato dalla classica gavetta”: sebbene abbia arredato contesti prestigiosi in tutto il mondo, distinguendosi per la

Sotto Il sontuoso arredamento di una residenza privata, interamente curato dal mobiliere bassanese.

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qualità delle sue realizzazioni, Francesco Molon ha conservato uno spirito sobrio ed essenziale. Persona concreta, afferma di dovere il successo professionale alla grande caparbietà e alla scelta di avere operato fin da subito con l’estero. Altre due condizioni, inoltre, si sono rivelate vincenti: la proposta di prodotti ad alto valore artistico e il supporto di maestranze, competenti e fedeli, che ne hanno sempre sostenuto le intuizioni. L’apertura verso i mercati stranieri ha rappresentato per il mobiliere bassanese una costante irrinunciabile fin da quando, nel 1966, avviò l’attività e partecipò alla prima fiera (in Svizzera). “Ho indirizzato la produzione verso una clientela sensibile e preparata, in grado di capire e

apprezzare il fascino che emana da un prodotto lavorato a regola d’arte. Se è vero che l’Italia possiede il maggior patrimonio storico-artistico del mondo, purtroppo è altrettanto vero che finora tale abbondanza ha rappresentato anche un limite: probabilmente assuefatti a un contesto straordinario, parecchi nostri connazionali non ne riconoscono infatti più il valore; a differenza di molti stranieri, che invece ne sono innamorati”. Nel 1972, solo sei anni dopo essersi messo in proprio, Francesco Molon lavorava già con l’Arabia Saudita. Nel 1981 è stata la volta degli Stati Uniti dove, armato delle sue sole forze, ha costituito una notevole rete commerciale. Dall’America alla Russia, negli anni in cui doveva


SFIDE

L’interpretazione della classica poltrona chaise longue, firmata Francesco Molon.

In alto, da sinistra verso destra La sala conferenze del Circolo Borghese e della Stampa a Firenze. Una camera di uno storico hotel europeo: importanti alberghi nel mondo, quali per esempio il Ritz Carlton di New York, il Crowne Plaza di Mosca, il Savoy di Londra, o il Waldorf Astoria di Gerusalemme sono stati arredati con i mobili di pregio della ditta bassanese. A fianco Una sala dello showroom allestito da Francesco Molon al piano nobile di Ca’ Bernardo. Lo splendido palazzo veneziano (XV secolo), fra i più noti della capitale lagunare e recentementre restaurato, viene utilizzato come prestigiosa sede espositiva del mobilificio.

ancora cadere il muro di Berlino, il passo poi è stato breve: “In Unione Sovietica, a quel tempo, i nostri interlocutori erano soprattutto gli enti di Stato: abbiamo avuto l’opportunità, per esempio, di lavorare con il Cremlino e con Gazprom, il maggiore estrattore al mondo di gas naturale. Oggi pure i privati di quel grande Paese rappresentano per noi degli interlocutori fedeli ed esigenti, come peraltro tutta la nostra clientela”. Già, esigenza: è questa la parola chiave, il denominatore comune per quanti si affidano al mobilificio di Romano d’Ezzelino. “A questo proposito devo riconoscere che lavorare per quarant’anni con la Germania è stato importante: dei tedeschi abbiamo infatti acquisito la mentalità, la

precisione, il rigore, la puntualità e la serietà professionale. Veri punti di forza che ho trasmesso anche ai miei collaboratori e che, unitamente alla nostra creatività, ci consentono di operare con una certa sicurezza anche in una congiuntura difficile come l’attuale”. Il successo non giunge per caso: un’affermazione importante spesso presuppone esperienza, passione e sacrifici a non finire... “Da cinquantanove anni opero in questo settore, ho cominciato undicenne in una ditta di tradizione con l’obiettivo di imparare un lavoro. Dodici, tredici ore al giorno e poi, alla sera, la Scuola di arti e mestieri al Patronato San Giuseppe. Amo i risvolti artistici della mia professione; infatti non mi interessa il legno in sè, ma

l’aspetto creativo, la possibilità di dare vita a interi ambienti, di arredarli sala dopo sala, partendo talvolta anche dagli esterni. Non a caso mi sono sempre attorniato di artisti e di artigiani sensibili e fantasiosi”. La conservazione di una precisa identità è uno dei capisaldi del mobilificio di Francesco Molon, la volontà cioè di non rinunciare alla propria fisionomia rispettando sempre un determinato credo, una distinta filosofia... “In passato si è verificata l’opportunità di realizzare intere collezioni di arte povera, produzioni che regalavano interessanti soddisfazioni economiche (e che ci sono state spesso copiate), ma che non coincidevano con il nostro concetto d’impresa. Abbiamo scelto di non insistere

Qui sopra Il gabinetto del presidente Vladimir Putin a Mosca. Sotto Francesco Molon con la moglie Giuliana e i figli Roberto e Cristian.

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SFIDE A fianco e sotto Alcuni emblematici esempi di cucine e angoli bar della raffinata collezione Eclectica, che interpreta in chiave moderna i temi classici dell’Art Decò. Caratterizzata da un glamour italiano, utilizza diverse varietà di legno esotico quali il makassar, l’ebano e lo zebrano.

su quella strada, ma di seguire la nostra vocazione: una decisione allora condivisa anche da mia moglie Giuliana e dai nostri figli Roberto e Cristian, che mi affiancano con competenza e passione. Fortunatamente il tempo ci ha dato ragione...”. E il futuro? Quale visione ha l’imprenditore bassanese di questa particolare fase storica, segnata da evidenti difficoltà socio-economiche? “E’ difficile fare previsioni. Non si intravede infatti la fine della recessione. Un tempo non era così: nonostante le avversità, al termine del tunnel c’era la luce. Imprese e cittadini sono gravati, nel nostro Paese, da una tassazione eccessiva e la burocrazia strangola lo spirito d’iniziativa.

Qui sopra L’originale ambientazione di una sala da pranzo, contenuta entro un colonnato circolare sormontato da una luminosa cupola in legno. In basso, a destra L’headquarter dell’azienda a Romano d’Ezzelino, con lo stabilimento produttivo e la villa, nella quale è ospitata un’ampia sede espositiva.

GIEMME STILE Spa Via del Torrione, 16 36060 - Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 832600 - Fax 0424 832666 info@francescomolon.com www.francescomolon.com

CA’ BERNARDO San Polo 2184/A - 2185 Calle Bernardo - Venezia Tel. 041 713947

SHOW ROOM PROFUMI Francesco Molon - Arco del Paradiso Calle del Paradiso - Castello 5751 30122 Venezia Tel./fax 041 2413745 www.facebook.com/ArcodelParadiso

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Competere a livello internazionale è sempre più difficile, senza contare che la nostra reputazione all’estero non è delle migliori. Il Veneto, e il Bassanese in particolare, difetta inoltre di infrastrutture (le strade sono letteralmente impercorribili!). Eppure ho mantenuto l’azienda in Italia, sebbene molti consulenti mi suggerissero di trasferirla in altre nazioni, perché le mie radici sono qui e perché credo ancora nei giovani. Proprio quest’ultimi, che rischiano la demotivazione, hanno invece bisogno di incoraggiamenti, di esempi e messaggi positivi”. Anche esempio è una parola strategica nel vocabolario di Francesco Molon... “Parlare poco e darsi da fare. Se si guida un’azienda, con uomini,

mezzi e competenze, bisogna assumersene la responsabilità. Garantire il lavoro e lo sviluppo, sempre e comunque. La mia naturale inclinazione verso i risvolti commerciali mi ha aiutato in questo senso: in fin dei conti è vero che volere è potere”. Fra pochi giorni fa Francesco Molon inaugurerà, dopo un lungo e accurato restauro (durato tredici anni), una splendida sede espositiva a Ca’ Bernardo, palazzo veneziano del XV secolo fra i più noti della capitale lagunare. Una vetrina internazionale, di grande prestigio (e facile accesso), che ne corona l’impegno. Un ulteriore ed evidente successo dell’imprenditoria bassanese, del quale dobbiamo essere fieri!



MOSTRE E LETTURE

APPUNTI

E’ recentemente mancato il prof. Antonio Faccio, autore di liriche intense e cariche di spiritualità Il mondo della cultura, a Bassano e non solo, piange la scomparsa di un grande poeta e un grande scrittore.

di Gianni Giolo

E’ mancata una grande figura per Bassano: Antonio Faccio, uomo di vasta e profonda cultura che tante volte ha animato la vita del Cenacolo dei poeti bassanesi. Il prof. Faccio è stato un grande poeta e un grande scrittore, autore di libri importanti di poesia e prosa che hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti nazionali. Nel 1971 Il lungo esercizio fu presentato a Bassano da Andrea Zanzotto e Fernando Bandini. Nel 1976 fu tra i vincitori del Premio Camposampiero per la poesia religiosa. Nel 1983 ha pubblicato Un certo sentimento poesie 1976-1981, ottendendo il premio dell’Accademia Biella Cultura, in occasione del settimo premio internazionale (giugno 1983), uno dei più prestigiosi

Qui sopra Un’immagine recente del poeta bassanese Antonio Faccio. A destra Antonio Faccio, in occasione del prestigioso Premio dell’Accademia Biella Cultura nel 1983.

premi d’Italia. Il più importante critico italiano, Giorgio Barberi Squarotti, nella prefazione del volume, scrive: “La poesia di Faccio, che viene dai Berici (ma quelli più remoti e solitari, aspramente e nudamente contadini e pastorali), nasce da una memoria e da un’esperienza di solitaria, aspra vita contadina. “Guardo dal mio angolo privato interno… / mi vien poca luce: briciole, / crusche. Nutrono le mie pietre / le mie memorie - mio padre contadino, / mia madre con le sue suppliche, / che le hanno certo fatto dolce la morte”. I suoi paesaggi sono colline quasi disabitate, laghi ignoti che si aprono d’improvviso in mezzo ai colli, boschi e pascoli appena segnati dal passaggio dell’uomo e dei greggi”.

Ma l’anima della sua poesia è il continuo colloquio con Dio che genera un discorso severo e solenne, vibrante di una luce spoglia e assoluta che fa cadere le parole come pietre nell’anima di chi le legge.

Inedita

Poesia d’inverno

Il topazio (per lei)

Quando sei triste prendi in mano un fiore spargi pure le tue lagrime e va’ per il parco, a te noto, dove trovi, oltre ai rododendri, tra le siepi, le bacche rosse, le eriche nivee, già le prime gemme delle forsizie; ma bastano anche solo le erbe. Se non vivi felice il presente il futuro, rallegrati se qualche giorno sei vissuto bene ieri. Ma non star troppo alle memorie, alle sentenze: il bene ed il bello è più di esse, è come una certa fede che fa buone le opere anche quasi il niente.

Delle quattro stagioni mi piace di più l’inverno perché ha perduto tutto, ogni fiore e frutto. Come sono io, dopo ormai l’autunno. C’è però nel freddo, sotto ghiaccio e neve, sotto l’animo canuto, un bulbo, un humus. Ci sarà ancora un croco, un anemone, o almeno un asfodelo nell’altro mondo.

Il topazio quello di mia madre sorella; degli occhi che devono avere un velo per il pianto; del mio abito modesto -saio-; il bianco è troppo alto, anche la neve si fa di sasso con il tempo, il mio gregge di pietre grigie cineree; non sono così “celeste”, un santo; il topazio che ti ho regalato era come il tuo ciglio iridato ambrato. Ma ogni dono ha una sorte inconsapevole: ti sei presa un turchese che è una pietra, una meta impossibile, non la portano più nemmeno in Oriente, la felicità non si può avere. Il mio dolore si cela per sempre.

da Poesia dentro e oltre i limiti, 1999

2012 Antonio Faccio è nato nel 1931 sui Colli Berici, dove ha trascorso l’infanzia. Poi il collegio, quindi il Liceo Classico Pigafetta a Vicenza. Laureato in lettere, ha insegnato in vari Istituti Superiori.

Ha animato la vita culturale e sociale della nostra città e pubblicato diverse antologie della sua poesia. Socio attivo e fecondo de Il Cenacolo degli Scrittori e del Circolo Culturale

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di Santa Croce, è scomparso lo scorso 16 marzo lasciando un grande vuoto. A Bassano (e non solo) sono in molti a ricordarlo con ammirazione e stima, con particolare affetto i suoi ex allievi.

da Un certo sentimento, 1983



Dalla natura un grande aiuto per la nostra salute: l’estratto di lampone chetone, eccellente “bruciagrassi”

SAPERNE DI PIU’

Il ruolo della Adiponectina nella nostra salute Da alcuni test clinici è risultato che assumendo tale estratto e adottando uno stile di vita più sano si possono ottenere risultati notevoli sul piano metabolico... di Matteo Zonta

L’Adiponectina è un ormone proteico prodotto dalle cellule adipose del nostro corpo. Una volta generata dalle cellule adipose, l’Adiponectina viene secreta nel torrente circolatorio, raggiungendo in questo modo i vari organi bersaglio. Nella vecchia concezione scientifica le cellule adipose venivano

Servizio publiredazionale a cura di Matteo Zonta Naturopata, responsabile dell’omonima erboristeria

A fianco Vari studi clinici hanno dimostrato come l’estratto di lampone chetone sia un potente e salutare “bruciagrassi” naturale. In basso, a destra Un significativo rendering della Adipopectina, ormone proteico regolatore di alcuni processi metabolici.

considerate una “semplice” massa di deposito inerte; ora invece, alla luce di nuove scoperte, il tessuto adiposo è ritenuto un vero e proprio organo endocrino. L’Adiponectina fu isolata per la prima volta nel 1995: i suoi livelli nel sangue variano da 3 a 30 g/ml. Il ruolo dell’Adiponectina è quello di modulare alcuni dei diversi meccanismi del metabolismo. Tra questi meccanismi figurano: 1) la regolazione del glucosio nel sangue; 2) la promozione del catabolismo degli acidi grassi. I recettori di questo importante ormone si trovano nei muscoli (AdipoR1) e nel fegato (AdipoR2) e, una volta che tali recettori sono innescati dall’Adiponectina, si attivano e mettono in atto una serie di reazioni biochimiche che attivano un particolare enzima, chiamato AMPK. Quest’ultimo promuove: 1) la combustione dei grassi; 2) l’incremento del numero

MATTEO ZONTA Naturopata - Iridologo e-rboristeria zonta Viale dei Martiri, 70 Bassano del Grappa Tel. 0424 1945594 - 328 7711333 zontamatteo@libero.it

Sulle problematiche che riguardano la salute sono previste serate a tema con approfondimenti. Per informazioni telefonare a: 0424 1945594 - 328 7711333

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dei mitocondri (le nostre centrali energetiche che risiedono all’interno della cellula); 3) la sensibilizzazione delle cellule all’insulina. Fin dai primi studi, si è scoperto che questo ormonale nel nostro corpo svolge importanti funzioni: 1) l’attività antiaterogena (che previene o riduce l’indurimento e la chiusura delle arterie); 2) l’attività antidiabetica; 3) l’attività antinfiammatoria. A differenza di altre proteine del tessuto adiposo, l’Adiponectina è significativamente più bassa nel sangue dei soggetti in sovrappeso. Dalle ricerche è emerso che bassi livelli di tale proteina nel sangue sono da associare, oltre che a un incremento della BMI (l’indice di massa corporea) a un innalzamento delle pressione arteriosa sistolica, a un aumento del colesterolo totale e del colesterolo cattivo (LDL), a un aumento dei trigliceridi, a un aumento dell’acido urico (iperuricemia), a un aumento dei livelli di insulina nel sangue (insulinemia), a un aumento degli zuccheri nel sangue a digiuno (iperglicemia), a un aumento dell’incapacità di utilizzare, da parte delle nostre cellule, l’insulina sviluppando l’insulinoresistenza e di utilizzare la leptina sviluppando la leptinoresistenza. Mentre, invece, alti livelli di adiponectina nel sangue sono associati a una diminuzione di tutti i valori indicati con una riduzione del peso corporeo, che si traduce in importante effetto di protezione cardiovascolare. L’Adiponectina si è infatti rilevata un importante indice diagnostico e prognostico delle malattie cardiovascolari. Dalla natura possiamo avere un grande aiuto per migliorare il nostro stato di salute: il lampone

chetone estratto è un eccellente bruciagrassi, che previene lo stato di obesità. Studi clinici hanno evidenziato come l’estratto di lampone, ricco di chetoni, possa aumentare la secrezione di Adiponectina. Tale aumento di Adiponectina nel sangue, dovuto all’estratto di lampone, ha dimostrato di poter controllare i disordini metabolici che possono provocare il diabete di tipo 2, l’obesità, l’arteriosclerosi, il fegato grasso e la sindrome metabolica. In questo modo, l’estratto di lampone chetone entra a far parte di una serie di rimedi utili nel combattere i disordini metabolici creati da uno stile di vita squilibrato e da una dieta scorretta. Da alcuni test clinici è risultato che assumendo l’estratto di lampone chetone e adottando uno stile di vita più sano si sono ottenuti notevoli risultati sul piano metabolico. Infatti in sole otto settimane i livelli di colesterolo totale sono diminuiti del 24.48%, si è ridotto il colesterolo cattivo (LDL) del 19,77% ed è aumentato del 19,12% il colesterolo buono (HDL); si sono pure ridotti i livelli dei trigliceridi del 16,45%, c’è stata una diminuzione media dei livelli di glucosio ematico del 12,19%, si è ridotto il grasso corporeo del 4% (con una conseguente riduzione media della circonferenza addominale di 3,48 cm, e una diminuizione media della circonferenza ai fianchi di 3,56 cm.)



Bassanese doc, è nota anche per il suo impegno civico e culturale

I NOSTRI TESORI di Andrea Minchio e Andrea Gastner

ALESSANDRA ZALTRON

Fotografie: Raccolta Alessandra Zaltron Fotografi Veneti Associati

Spazio e tempo nelle tele di una pittrice che amalgama sapientemente l’interiorità con l’esteriorità

Ogni ritratto dipinto con passione è il ritratto dell’artista, e non quello del suo modello.

Partita da autodidatta, ha coltivato e affinato nel tempo la sue straordinarie doti artistiche.

Oscar Wilde

Qui sotto La pittrice bassanese durante un’escursione sul Catinaccio.

A fianco Le età della donna, olio su tela, 1989.

Sotto, dall’alto verso il basso Porto di Brenta, olio su tela, 1995. Lungobrenta, olio su tela, 1988.

“Fin da bambina ho manifestato una spiccata attitudine per il disegno, una passione che nel tempo è progressivamente cresciuta, tanto che un’insegnante delle medie mi propose di partecipare a un concorso nazionale. Sebbene abbia poi frequentato scuole superiori a indirizzo tecnico, ho mantenuto con l’arte un rapporto costante, coltivando da autodidatta e secondo un’impronta del tutto personale, il disegno e la pittura”. Alessandra Zaltron, bassanese doc proveniente da una famiglia nota e numerosa (quattro fratelli e quattro 20

sorelle), ci accoglie nella sua casa di borgo Margnan. Le pareti sono impreziosite da numerosi quadri, molti suoi, fra i quali spiccano particolarmente i ritratti e le composizioni floreali. “Nel 1981 -prosegue la pittriceentrai a far parte del gruppo Arti Figurative di Rosà frequentandone i corsi. Conoscere i colori, impostare un quadro, apprendere le tecniche tradizionali e moderne: grazie a validi maestri quali Mario Merlini e Angelo Sartor, potei esprimere i miei stati d’animo consegnando alla tela messaggi e riflessioni”.

Innamorata pure della grafica (è stata allieva dell’incisore Luigi Marcon), Alessandra Zaltron ha partecipato con il gruppo a più gare ex tempore, frequentando gli studi di vari pittori: Angelo Gatto, Danilo Soligo (dal quale ha appreso la tecnica della tempera veneziana), Claudio Borsato (che nella sua casa padovana riservava una stanza ad Annigoni, quando questi rientrava da Roma) e altri ancora. Anche l’incontro con il critico Salvatore Maugeri, chiamato in quel di Rosà a tenere alcune memorabili lezioni sull’arte moderna, è stato determi-


I NOSTRI TESORI

A fianco, da sinistra verso destra Curiosità, pastello su cartone, 2011. Ragazzo, pastello su cartone, 2009. Cristina, pastello su cartone, 2009. A fianco Sinfonia africana, stucco e acrilico su tela, 2009.

nante nella formazione della pittrice. “Le attività del nostro gruppo, che nel frattempo aveva assunto la denominazione di Dimensione Arte, proseguirono con lena: si organizzavano collettive e si partecipava a concorsi (compresi quelli nazionali). In tali occasioni ho conseguito diversi premi e riconoscimenti. In seguito, assieme ad Angelo Sartor (che considero un mio importante maestro), ho aderito con entusiasmo al Laboratorio delle Arti, da lui creato nella nostra città”. Nel 1988 Alessandra Zaltron figurava fra gli artisti che parteciparono a un’originale rassegna pittorica, un singolare percorso espositivo per le vie della città organizzato, oltre che da Dimensione Arte, pure dal Circolo Artistico Bassanese e dall’associazione culturale Arti visive. Negli anni Novanta, poi, ha aderito al gruppo femminile La costola di Romano d’Ezzelino fre-

quentando anche -nel ‘93 e nel ‘94le lezioni di Sergio Ferrazzi e interessandosi in particolar modo all’astratto, da lei vissuto come manifestazione dell’inconscio. Il suo percorso artistico, costellato da mostre personali e collettive, si è alternato a importanti impegni civici e culturali: per anni presidente del Quartiere Margnan, Alessandra Zaltron ha recentemente collaborato alla realizzazione della mostra sui duecento anni della Filarmonica Bassanese (a palazzo Agostinelli), curandone poi la monografia nella collana de L’Illustre bassanese. La pittura di Alessandra Zaltron come visione decantata del reale “Mi vado chiedendo se esiste ancora, in pittura, la possibilità di tentare una via espressiva che ponga a suo centro propulsore l’indagine di un mondo di natura le cui forme non appaiano stravolte dal loro ordine,

non siano ridotte soltanto ora ai grovigli del segno, ora alle suggestioni della materia, ora infine alle pulsioni e alle potenzialità del gesto. Osservando i dipinti che Alessandra Zaltron è andata realizzando sono indotto a credere che tale possibilità esista. La pittrice bassanese non trasforma la sua visione di frammenti di realtà. Questa è da lei riproposta nelle sue forme come l’occhio la percepisce, ma anche come la componente emozionale interviene a farne da spia per imprimervi un suo timbro senza tuttavia cristallizzarla né snaturarla, ma unicamente per renderla più viva. In tal modo i suoi paesaggi ritraggono ville e case bianco-rosate, su pendii dolcemente declinanti al piano per incontrare corsi d’acqua ricchi di riflessi e quieti nel loro defluire. Il colore evoca movimenti modulati tramite larghe pennellate che ripetono le cadenze proprie dei

Sopra, dall’alto verso il basso Fiori di giornata, olio su tela, 1994. Salto nel vuoto, olio su tela, 1997.

Qui sotto Lilium, olio su tela, 1988.

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Astratti - ritratti: la proposta di Alessandra Zaltron “Nei volti di Alessandra Zaltron noi troviamo a livello altamente significativo dolcezza cromatica e velata malinconia. Risaltano gli occhi, che sono appunto il primario canale di comunicazione tra il fuori e il dentro di noi; inoltre ci suggeriscono con il loro movimento il costante rapporto che intercorre tra lo spazio e il tempo. [...] Riflessioni che indicano il serio impegno dell’artista verso un mondo più semplice e pulito di quello attuale, da lasciare in dignitosa eredità a chi verrà dopo di noi”.

I NOSTRI TESORI Qui sotto Attesa, olio su tela, 1994.

Tranquillo Bertamini, 1992

i ritratti il suo modo di stendere il colore risulta sempre fluido, privo di spessore, di accumuli materici e di ridondanze comunque espresse. Piuttosto che ricorrere unicamente al ritratto come a un mezzo di indagine psicologica [...] la pittrice trova sovente in esso un motivo di riflessione sulle modificazioni operate dal tempo. [...] Non è un tema nuovo: nelle storie dell’arte di sempre di esso si trovano moltissimi esempi illustri; ma la Zaltron si avvicina a questa tematica allontanando da sé ogni ricordo di precedenti insigni e riesce a farlo con spirito e modalità moderne, come se le sue immagini le ricavasse da tre fogli maldestramente affissi al muro da attacchini frettolosi di iniziare le proprie ferie, tanto che i margini della carta cominciano già a staccarsi dal muro, dando segni palesi di accartocciarsi. Il che corrisponde a quel ripiegamento in se stessi che si verifica quando ci si rende conto che la maturità è alle soglie, è così vicina che già se ne avvertono i segni premonitori”.

Storie di bellezza e passione “Volti, intensi sguardi, delicate fisionomie, giocosi sorrisi, profonde ingenue espressioni dell’anima. E poi suggestioni oniriche. Fiori, paesaggi, interpretazioni di stagioni, fraseggi, intuizioni di colori che suggeriscono e favoriscono emozioni. Tecniche antiche, riscoperte e riproposte con delicatezza di tratti, sfumature di passioni, in un groviglio di immagini che accompagnano un percorso da autodidatta, alla ricerca della felicità e della bellezza. Una pittrice di sensazioni, la Zaltron, attenta ai consigli dell’esperienza, capace di raccogliere consensi per le felici idee interpretative che fissa nelle sue tele. [...] Lo spazio, attraverso le sue mani creative, fluttua senza passato e futuro, con piccoli movimenti di luce, nell’eterna seduzione dei colori, per rappresentare storie di bellezza e passione, nel trarre arie d’altrove, concerti di anime dall’universo di un paesaggio, o di un sogno [...]. Nell’osservare i suoi lavori, quelli raccolti nel tempo, quelli suggeriti più di recente, la sensazione diventa percezione auto-cosciente. La mente domina e alimenta la sensibilità e traduce le sue reazioni generando naturalmente un limpido calore emozionale. Si percepisce come la mano dell’artista sia guidata dai ritmi della musica a volte melodica, armonica, sinfonica, a tratti animata dalla forza dirompente di un Bolero e dall’eros coinvolgente di un motivo latino-americano [...]”.

Salvatore Maugeri, 1989

Giandomenico Cortese, 2009

A destra Ninfa, olio su tela, 1992. Sotto, dall’alto verso il basso Sentimenti ritrovati, olio su tela, 2009. Ritratto di signora, olio su tela, 1991.

corpi e delle sostanze su cui si va posando il suo occhio commosso [...]. Nell’affrontare i temi dei fiori la pittrice sceglie i modi meno facili, che sono quelli di isolare l’immagine creando uno spazio come sfondo e comunque col proposito di far risaltare il fiore e le sue forme. Per lei è importante coinvolgere tutto l’ambiente che assorbe quelle forme colorate: i vasi, la terra o il mobile su cui si posano, l’accenno fatto per indicare la presenza lontana di altre piante e di altri fiori, in una soffusa gioia fatta avvertire nei confronti di una vita che continua a rinnovarsi e a ripetere inesausta il suo fascino. I temi nei quali Alessandra Zaltron risulta maggiormente fisionomica sono quelli ottenuti con l’impiego della figura umana, in prevalenza con quella femminile. Anzi i volti delle donne da lei ritratti diventano motivo e ragione della sua indagine compositiva. Di essi la colpisce l’intensità espressiva e quindi tutto ciò che serve a sottolineare lo spessore del loro mondo interiore. [...] Anche nell’eseguire

Alessandra Zaltron Pittrice Bassano del Grappa (VI) Via San Sebastiano, 37 Tel. 0424 522576 - 338 4717985 www.alessandrazaltron.blogspot.it facebook.com/alessandra.zaltron.5

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A scuola, parlando di legalità e illegalità...

FINESTRA SUI GIOVANI

E’ UNO SCHERZO? NO, SI TRATTA DI REATO!

Testo di Sandro Gazzola Siamo schiavi della legge, per poter essere liberi. Marco Tullio Cicerone

Il luogotenente dei Carabinieri Antonio Bellanova si è confrontato con gli studenti del Graziani. A fianco Talvolta lo stalking comincia attraverso un corteggiamento serrato, con messaggi sempre più insistenti... Qui sotto Il luogotenente Antonio Bellanova, comandante della Stazione dei Carabinieri di Bassano (ph. Aldo Remonato).

Fermarsi solamente ad ascoltare e a osservare i ragazzi potrebbe essere un modo utile per scoprirli e conoscerne le opinioni; magari in occasione di un’esperienza che possa catturare la loro attenzione come, per esempio, l’incontro organizzato dall’Istituto Graziani con un ospite davvero speciale: il luogotenente Antonio Bellanova, comandante della Stazione dei Carabinieri di Bassano. Il tema trattato, la conoscenza della legalità, è stato affrontato soprattutto in rapporto a quelli che i ragazzi considerano alla stregua di “scherzi”, ma che in realtà sono veri e propri reati. Da tale presupposto si scatenano i primi dubbi: “Chi mai avrebbe pensato che prendere in giro un

Sotto Gli studenti dell’Istituto Graziani, in Aula Magna, all’incontro su legalità e illegalità.

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compagno, o addirittura parlarne male, potesse costituire diffamazione!”, esclamano alcune ragazze. Il comandante è però molto chiaro e gli studenti sono concentratissimi: si parla infatti di estorsione, di stalking e delle problematiche legate alla droga. “Cosa significa estorsione?”, chiede un ragazzo, un po’ stranito da un termine che sente solo nella cronaca nera. Risposta: “Se uno studente obbliga sistematicamente con minacce un compagno a dargli qualcosa, anche uno o due euro, compie un reato grave”. Il ragazzo chiede ancora: “Ma non si tratta di bullismo?”. La risposta suscita uno spiccato interesse, perché si comprende come il termine, molto usato nel mondo giornalistico e nato dalla traduzione dell’inglese bullying, contempli una serie di reati, interpretati da molti studenti come “semplici scherzi”. Mi accorgo che il loro rapporto con la realtà inizia a modificarsi di fronte a queste considerazioni: comprendo dagli sguardi che i ragazzi cominciano a valutare in maniera più consapevole la loro vita civile e il rapporto fra ironia buona e ironia cattiva. Anche l’uso delle nuove tecnologie rappresenta un tema attraente, in primis quello del telefonino: “Ma come rapportarsi? Qual è il corretto utilizzo dello strumento, specie se si è innamorati?”. Alcuni maschietti delle medie, alla prima esperienza amorosa, sembrano quasi sragionare, non considerano che il loro trasporto possa non essere corrisposto.

Sono determinati a conquistare l’oggetto della loro attrazione, adottando talvolta modi eccessivi, pur di farsi notare, che vanno oltre il limite: ecco l’uso ostinato e molesto degli sms, che rischia fatalmente di sfociare nel reato di stalking (soprattutto se i messaggi sono accompagnati da frasi che possono generare inquietudine). In aula sono molti a dire: “Non lo sapevo…” oppure “Chi avrebbe mai pensato che il cellulare fosse tanto pericoloso?”. Un reato, invece, del quale tutti sono a conoscenza è quello relativo all’uso delle varie droghe. Alcuni studenti, tuttavia, non sanno che il passaggio gratuito della droga da una persona a un’altra costituisce un grave pericolo. Il comandante sottolinea allora come ogni azione, in un contesto nel quale si trattino stupefacenti, sia punibile perché contribuisce al loro diffondersi. La lezione su legalità e illegalità ha dato vita a un dibattito ricco di curiosità, spesso facendo riferimento agli articoli fondamentali della nostra Costituzione. Ha inoltre messo in evidenza il rapporto dei giovani con la legge e il fatto che, anche se minorenni o poco informati, siano comunque chiamati a rispondere delle proprie azioni. “E’ purtroppo frequente -conclude il luogotenente- la scena del ragazzo convocato in caserma, che giustifica il suo gesto con l’affermazione disarmante: “Pensavo di fare uno scherzo…”.



Il costruendo complesso nell’ex caserma Cimberle-Ferrari come non è stato mai raccontato (Prima parte)

SCHEGGE A cura di Massimo Vallotto

IL SANTA CHIARA Un futuro attraverso la memoria

Qui sotto e in basso, a destra Alcune immagini render del progetto del Polo Museale Santa Chiara, opera dello Studio dell’architetto Carlo Aymonino e dello Studio Sintecna di Torino e costruito dalla ditta Adico srl di Maser (TV).

L’iter progettuale ed esecutivo di una delle più importanti opere pubbliche di Bassano degli ultimi decenni, entrata nel suo 15° anno di evoluzione, destinata a diventare una realtà viva e generatrice di nuove opportunità culturali, turistiche ed economiche, importante componente di un serio ed innovativo piano di Marketing Territoriale che verrà proposto dall’Urban Center.

Accompagno questo progetto dal 1999. Ho visto e condiviso negli anni l’impegno profuso da quattro giunte amministrative per agevolarne l’evoluzione in tutte le fasi salienti, dall’idea embrionale sino all’apertura del cantiere. Nonostante un serrato cronoprogramma che prevede la realizzazione del 1° stralcio in 30 mesi, è verosimile pensare che ci vorranno almeno 4/5 anni perché, trovati i finanziamenti necessari per il secondo, si possa inaugurare il formidabile complesso museale, importante componente del già teorizzato “Asse dei Musei” (www.bassano2020.it). A oggi i lavori di demolizione degli edifici esistenti, privi di valore architettonico, sono ultimati. Indagini archeologiche sul lato verso il viale delle Fosse per eventuali ritrovamenti, sono state concordate con la Sopraintendenza che darà assistenza continuativa durante gli scavi per evitare il fermo cantiere.

Elementi di sostenibilità del complesso architettonico La nuova opera pubblica ha come obiettivo primario quello di adottare tutte le possibili soluzioni tecnologiche che la rendano sostenibile sia sotto l’aspetto ambientale che sotto quello economico. Una sintesi di quanto verrà realizzato: conformazione degli edifici a gradoni ombreggianti - impianti fotovoltaici flessibili in sislicio amorfo - tetto piano con ghiaino - materiali naturali e/o riciclabili - illuminazione a led, basso consumo – impiantistica ad alta efficienza e basso consumo - geotermia sperimentale.

Sotto Un’immagine tratta dalla recinzione del cantiere che simboleggia come grazie alla cultura, si possa “vedere oltre”.

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Museo civico di storia naturale... e tornarono a vivere L’allestimento proposto segue la traccia indicata dai curatori del Museo secondo la suddivisione proposta in 5 sezioni organizzate. Come punto di partenza si è cercato un filo conduttore che possa aiutare il visitatore, e in particolar modo i ragazzi delle scolaresche, a collegare le numerose e variegate collezioni che costituiscono il patrimonio di questo Museo. La “sceneggiatura” proposta è quella di narrare la storia (o più storie) di una migrazione partendo dal pretesto della collezione ornitologica della Donazione Luca esposta nella sezione Ambiente Brenta, Il viaggio, ma anche le difficoltà, la selezione naturale, le stagioni, il paese di arrivo e di ritorno di un uccello “migratore”, preso a esempio, potrebbe condurre a coinvolgere il visitatore in un percorso che non sia solo scientifico

ma anche emotivo. E potrebbe essere di spunto per trattare molti temi come la biodiversità, la salvaguardia, l’estinzione, non solo nei loro aspetti scientifici ma anche antropologici e culturali. Immaginiamo dunque di accedere al Museo dal piano terra e, dopo aver posato borsa e cappotto, iniziare il percorso di visita scendendo, attraverso la scala scenografica, al piano interrato. Sezione storica La sezione storica è costituita dalla ricostruzione del gabinetto scientifico di Parolini e dello studio di Brocchi. Le scenografie riproporranno arredi e atmosfere ottocentesche, ma saranno coadiuvate da sistemi audio e video che contribuiranno a raccontare quel clima di entusiasmo, curiosità e passione in cui senz’altro hanno lavorato i due scienziati. Si propone la registrazione di un attore nei


A fianco Le piante che schematizzano l’allestimento e il percorso del Museo Civico di Storia Naturale, che costituisce, assieme al Museo dell’Automobile Bonfanti Vimar, il cuore del Polo Museale Santa Chiara.

Il sindaco di Bassano, Stefano Cimatti, a capo di un gruppo di lavoro impegnato tra l’altro nella ricerca dei fondi mancanti per il secondo stralcio dell’opera.

panni di Parolini che introduca il visitatore sui temi del Museo. Essa sarà visualizzata su uno schermo con funzioni interattive in modo che i più curiosi possano ascoltare il racconto, fare delle domande e iniziare subito con una partecipazione attiva alla visita. Anche la figura di Brocchi sarà raccontata in maniera coinvolgente attraverso i suoi viaggi, i suoi taccuini, i suoi diari. Sezione geopaleontologica - Galleria mineraria La galleria mineraria sarà un percorso suggestivo e immersivo verso le profondità della terra. Non essendo possibile realizzare un dislivello senza togliere spazio prezioso all’esposizione e senza creare barriere architettoniche, si suggerisce una scenografia con controsoffitto inclinato e quinte laterali scorciate che esasperino la prospettiva e illudano a una situazione di discesa. L’ambientazione sarà buia e saranno illuminati solo i

reperti più significativi della collezione mineralogica. Un ologramma potrebbe riprodurre le eruzioni vulcaniche ed altri effetti luce/video contribuiranno a entrare in condizione fortemente immersiva. Alla fine di questo primo percorso si aprirà uno spazio di approfondimento con un microscopio per apprezzare le immagini di sezioni sottili di vari tipi di rocce. - Rocce e fossili La seconda parte è costituita da una risalita dalle profondità della terra verso il mare, attraverso i secoli (o le ere?) per raccontare le formazioni delle Prealpi Venete e poi della Linea di Bassano fino alla sedimentazione su cui sorge la città: il tutto raccontato con “zoomate” verso una conoscenza sempre più locale delle trasformazioni avvenute. La collocazione fisica della città rispetto al suo territorio e ai suoi rilievi, rappresentata da un plastico, consentirà di collegarci con l’argomento successivo.

Sezione Ambiente Brenta In questa sezione i visitatori inizieranno una passeggiata lungo il Brenta in due diverse stagioni: la tarda primavera e l’autunno. I suoni, le proiezioni, i fondali porteranno le persone nel bosco per conoscere gli ambienti ripari e i biotipi umidi. In questa parte verrà esposta la collezione ornitologica della Donazione Luca e saranno illustrate le migrazioni degli uccelli. Il visitatore potrà conoscere un “migratore”, adottarlo, e seguirne il viaggio e le sorti attraverso le varie sezioni del museo fino ad accompagnarlo alla sua meta finale, nella stanza dei continenti (piano 2° - sezione zoologica - vertebrati). L’ultima parte di questa sezione sarà dedicata a un approfondimento sui temi dello sviluppo e della salvaguardia del territorio locale. Una o più telecamere potrebbero riprendere alcuni pesaggi in tempo reale per raccontare cosa sta accadendo al visitatore...

Azioni di fund-raising attivate e percorribilità esplorate per il finanziamento del secondo stralcio FONDAZIONE CARIVERONA Richiesta contributo integrativo FONDI ARCUS SPA Contatti per partecipazione al bando 2012 (L’Ente con la spending review è stato soppresso e le risorse trasferite al Ministero Beni Culturali) FONDI FAS 2007/2013 Piano Attuativo Regionale Veneto - Valutazione percorribilità utilizzo fondi assegnati dal CIPE alla Regione Veneto FONDI LOTTOMATICA Valutazione percorribilità fondi gestiti direttamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sulla base di proposte formulate dalle Soprintendenze, condivise dalle Direzioni regionali FONDO REG. STRAORDINARIO Valutazione percorribilità di istituzione specifico capitolo in bilancio regionale con destinazione ad hoc BANDI SETT. ENERGETICO Valutazione da parte dei Servizi Tecnici dei bandi usciti nell’ultimo biennio PIANO NAZ. PER LE CITTA’ Partecipazione al bando 2012 del Ministero delle Infrastrutture Azioni di fund-raising attivate e percorribilità esplorate per il progetto di allestimento FONDAZIONE TELECOM Partecipazione al bando 2010 “Beni culturali invisibili”: una risorsa italiana da valorizzare” FONDI OTTO PER MILLE Domanda di partecipazione anni 2011-2012-2013 UTILIZZO RIBASSO D’ASTA Valutazione opportunità di utilizzo Altre azioni di fund-raising e percorribilità esplorate FONDI EUROPEI Supporto alla Fondazione Bonfanti- Vimar per la partecipazione alla call “Progetti di cooperazione transnazionali volti a creare prodotti turistici basati sul patrimonio culturale e industriale inserita nel “programma quadro per la competitività e l’innovazione - CIP (2007/2013)” AZIENDA PERMASTEELISA DI VITTORIO VENETO Valutazione eventuali forme di collaborazione

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SCHEGGE A fianco Lo stato del cantiere del Polo Museale Santa Chiara (ex Caserma Cimberle-Ferrari) alla data di uscita di questo numero di Bassano News. Sotto Luca Maria Chenet, presidente mandamentale Confcommercio di Bassano del Grappa.

Un Polo Museale attrattivo e al di fuori degli stereotipi di Luca Maria Chenet “Bassano del Grappa... città stupenda, città turistica, città emozionante, una città da gustare con i 5 sensi. Una città che ha già dei musei, ma creati e concepiti in epoche diverse, con delle dinamiche di flusso diverse da quelle richieste dai visitatori di oggi. Il Polo Museale Santa Chiara, sarà un museo del terzo millennio: se nei secoli scorsi il dialogo con la città avveniva con una sola parte della cittadinanza e del turista e le opere venivano racchiuse in una sorta di scrigno protettivo, la nuova concezione è di renderle visibili anche in momenti diversi dalla visita vera e propria. Il contenuto non lo si vorrebbe più contenuto, ma aperto e rivolto al visitatore, al frequentatore, a tutti quei soggetti che hanno il desiderio di approfondire, ricercare e scoprire anche il più piccolo dettaglio. Il museo esce dai canoni classici e diventa luogo da vivere. Oltre all’attrattiva con quello che contiene, attrae anche per quello che ci sta attorno. Chi ci va, deve essere a proprio agio, deve andarci anche solo per leggere il giornale o per andarci a pranzo... Lo so vi state chiedendo che cosa c’entra il palato? ... C’entra, c’entra: la voglia di bere un buon bicchier di vino, o una grappa o solo un caffè, possono diventare delle esperienze uniche, se fatte all’interno di un museo. Il nuovo Polo Museale ospiterà un ristorante innovativo nel suo genere, forse il primo in Italia: in questo modo il museo diventerà un polo attrattivo, un complesso con spunti originali e un approccio al di fuori degli schemi”.

Sezione Botanica La sezione botanica, per le caratteristiche di estrema fragilità e sensibilità alla luce degli erbari, ricorrerà a un sistema espositivo di vetrine, possibilmente condizionate, in cui vengano esposti i fogli originali a rotazione. Al centro della stanza si collocheranno dei tavoli divisi a scacchiera in cui il visitatore potrà ammirare un foglio originale e di fianco sfogliare, grazie a un touch screen, un erbario nella sua completezza. Una biblioteca multimediale consentirà di cercare, conoscere e approfondire gli interessantissimi contenuti della biblioteca Parolini. Modelli fuori scala di piante, collocate nelle zone più prossime alla vetrata, consentiranno un approccio più divulgativo della materia. Nella zona di ingresso il racconto del viaggio del “migratore” sarà il pretesto per collegarci alle caratteristiche naturalistiche del paesaggio locale.

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Sezione Zoologica - Sottosezione invetrebrati La sezione zoologica invertebrati accoglierà le collezioni entomologiche e malacologiche in apposite vetrine, la documentazione storica dei Meneghetti. Una piccola sezione sarà riservata all’attività del servizio Cites. Per rendere più suggestivo l’approfondimento di questi temi su alcuni schermi posti a parete saranno proiettati ambienti acquatici, voli di farfalle e ambienti esotici. - Sottosezione vertebrati La sezione zoologica vetrebrati sarà quella più spettacolare per la presenza di mammiferi provenienti da tutto il mondo. Poiché i locali a disposizione non permettono di contestualizzare i continenti in 4 diversi diorami, si propone un unico grande allestimento centrale che raduni la collezione in una meta-arca che simbolicamente rappresenti la

necessità e l’urgenza di salvaguardare gli animali e il loro abitat. Al fondo di questa galleria si aprirà uno schermo 3D per poter assistere a spettacoli a rotazione che offrano allo spettatore di vivere un’avventura nei paesaggi più suggestivi dei 4 continenti. Lo spazio forum sarà dedicato alla programmazione di documentari e dibattiti per approfondire i temi della biodiversità, dell’estinzione, della salvaguardia... Nel frattempo il “migratore” sarà giunto nel suo paese di destinazione e il visitatore lo saluterà nella promessa di un nuovo ritorno, di entrambi, in questi luoghi. Nel prossimo numero affronteremo l’altra grande sezione del Polo Museale Santa Chiara: il Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar con la sua galleria permanente dedicata al motorismo, mobilità e ingegno veneto “Giannino Marzotto”.



Dal loro “Diario originale Made in China” i vicentini Andrea Zen e Filippo Zordan hanno tratto un libro brillante e divertente

PROGRESSUS di Diego Bontorin ed Elisa Minchio

99 GIORNI NEL REGNO DI MEZZO

Fotografie: Andrea Zen e Filippo Zordan

Fisioterapisti e sognatori, fra colpi di scena, gaffe e gag, hanno affrontato un viaggio di studio per apprendere i segreti della medicina orientale da un fantomatico, misterioso maestro di vita.

A fianco Andrea Zen e Filippo Zordan posano assieme ad alcuni giovani durante un’escursione sull’Emei Shan, uno dei quattro monti sacri della tradizione cinese. Sotto I due amici vicentini, in Tibet, a 4.900 metri di quota.

E’ terribilmente difficile definire perché due amici non più teenager, con una vita costruita e una posizione rispettabile, decidano un giorno di lasciare casa e lavoro per inseguire un fumoso sogno in terre lontane. Forse per rivivere la spensieratezza degli anni universitari quando studiando per diventare fisioterapisti condividevano un tetto, tanti libri e ancor più sogni; forse per il desiderio di inseguire ciò che un Paese come la Cina, e ancor più un fantomatico, misterioso Maestro di agopuntura, possono offrire quale

La copertina del libro (a fine maggio in libreria).

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perfezionamento nella loro professione; forse perché a un certo punto la monotonia della vita quotidiana porta chiunque, presto o tardi, a porsi la fatale domanda “e se mollassi tutto e me ne andassi?”. Forse, in effetti, tutti questi motivi (e molti altri ancora) hanno spinto Andrea Zen, di Romano d’Ezzelino, e Filippo Zordan, di Noventa Vicentina, ad avventurarsi in un viaggio pazzesco e sconclusionato alla volta di uno dei più vasti, discussi e contraddittori Paesi del nostro tempo.

Con l’occhio affamato e incredulo di chi si spinge per la prima volta nel mondo, e con il piglio ironico della cultura veneta, i due amici si sono immersi -senza porsi troppe domande- in una realtà lontana dalla loro, assaporando (è il caso di dirlo) il dolce e l’amaro, le virtù e i vizi, le bellezze e le brutture di una Cina vista dal basso. “Grattati” via i luoghi comuni, hanno così esplorato una realtà dalle mille sfaccettature, che moltissimo ha da offrire e altrettanto da nascondere: un’indagine condotta secondo il


PROGRESSUS A fianco, da sinistra verso destra La Grande Muraglia e l’imponente Buddha di Leshan (alto 71 metri).

Qui sopra Dalla sommità del Buddha di Leshan la vista spazia sulla confluenza dei fiumi Minjiang, Dadu e Qingyi.

A fianco, da sinistra verso destra Alcune delizie della cucina cinese, fra le quali gli spiedini di scorpione. La carrozza di un treno, attrezzata con cuccette, nella lunghissima tratta Chengdù-Shanghai (36 ore di viaggio).

Sotto, dall’alto verso il basso Alcuni yak al pascolo in Tibet. Nel centro ripopolazione di Chengdù i panda “crescono” anche sugli alberi.

punto di vista del popolo, di chi davvero mangia riso tutti i giorni. Fondamentale in tutto ciò è stata la pressoché costante presenza del Maestro, figura quasi mitica, croce e delizia del loro peregrinare, che li ha iniziati ai segreti di un’arte antica di secoli; ma anche a quelli della cucina orientale (con cenni di economia domestica), della pittura, dell’agricoltura, del trading marketing, dell’igiene, dell’odontoiatria, delle lingue, delle scienze politiche e perfino dell’“amole”...

Scandite dalla regolare stesura di un diario di viaggio, primo abbozzo di una brillante e divertente pubblicazione (la cui uscita è prevista per la fine di maggio), le loro giornate li hanno visti trascorrere momenti di euforia e disperazione, in un caleidoscopio di personaggi stravaganti, pasti improbabili, luoghi incredibili: altro che Jackie Chan e gli involtini Primavera! “Se è vero che un viaggio innesca sempre un’evoluzione -affermano Andrea Zen e Filippo Zordan-

allora il suo diario ne è lo specchio. E’ stato proprio in virtù di questa considerazione che abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza in un libro. Leggendo 99 giorni nel Regno di Mezzo (questo il titolo della pubblicazione) è possibile vivere le nostre stesse emozioni: un mix di meraviglia, stupore, gioia, frustrazione, tedio e rabbia, in un costante divenire che ci ha irrimediabilmente condotto verso l’epilogo, il quale, caso o destino, non poteva che avvenire al “Marco Polo” di Venezia.

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In visita a una realtà, particolare e molto evoluta, in un contesto naturale e climatico davvero unico...

GRANDI TRADIZIONI Servizio publiredazionale a cura di Editrice Artistica Bassano

FUNGHI VALBRENTA Prodotti genuini, coltivati con la tecnologia più avanzata

Fotografie: Funghi Valbrenta, Pieremilio Ceccon

Apprezzati per il sapore, gradevole e facilmente abbinabile ad altre pietanze, gli champignon dell’azienda agricola di Cismon del Grappa si distinguono in due varietà, egualmente leggere e nutrienti: bianca (dal gusto più delicato) e bruna (dal carattere più deciso).

Che i funghi siano una delle delizie del palato è cosa risaputa: una buona cucina non può infatti prescindere da tali prelibatezze che, non a caso, figurano in pole

Sotto Alcuni champignon, comunemente noti come “funghi prataioli”, prodotto di punta dell’azienda agricola di Cismon del Grappa.

position nei ricettari di molti buongustai e nei menu degli chef più accreditati. Anche l’alta cucina, come peraltro quella legata alle tradizioni gastronomiche regionali, dedica loro interi cicli di studio e raffinate serate, spesso affiancata da esperti micologi e da associazioni di appassionati. Senza troppo scomodare i potenti della terra, basti ricordare che anche Lorenzo de’ Medici (sì proprio il Magnifico!) ebbe modo di inserirli nelle sue rime, così come lo stesso Leopardi, nell’incompiuta Telesilla... Gustare funghi di qualità, senza sottostare ai capricci delle stagioni ed evitando la fatica e i rischi di una raccolta (che a volte comporta più di un pericolo) è oggi possibile. Ne abbiamo parlato con un pro-

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duttore qualificato quale Bruno Busnardo, fondatore assieme a Ennio Dalese della Società Cooperativa Funghi Valbrenta, in quel di Cismon del Grappa. “Provenendo da precedenti esperienze nel campo della fungicoltura in territorio trevigiano, nel 1984 -ci racconta- abbiamo rilevato la fungaia prima appartenuta alla famiglia degli imprenditori padovani Canale. E’ interessante sapere che, in quegli stessi stabili, molto tempo addietro l’industria automobilistica Lancia produceva autocarri. Per quanto ci riguarda, da subito ci siamo dedicati a questa attività distinguendoci da altri operatori del settore: oltre a occuparci esclusivamente della coltivazione, ci siamo infatti attrezzati per provvedere autonomamente


alla produzione del substrato, vale a dire del terreno idoneo alla crescita dei funghi. Un processo inizialmente molto impegnativo e complesso: a lungo andare, però, è stato questo il quid che ha fatto la differenza”. Una scelta fondamentale in ambito produttivo, alla quale si è affiancata un’altra iniziativa, egualmente strategica: “Optammo -interviene Ennio Dalese- per il canale della grande distribuzione. Una decisione che allora era per molti versi penalizzante, ma che nel tempo si è rivelata assolutamente vincente, tanto che oggi serviamo le principali catene italiane. Ai lettori bassanesi -intenzionati per esempio a prepararsi un risottino piuttosto che un buon piatto di penne- ricordo che possono reperire i nostri champignon nei supermercati del territorio”. Un ulteriore salto di qualità è stato compiuto nel 2003 quando l’azienda ha totalmente rinnovato e ampliato lo stabilimento di produzione trasferendosi dal vecchio opificio Lancia, dove si trovava, alle modernissime stanze di coltivazione. “Gli investimenti nella produzione -interviene Filippo Busnardo (figlio di Bruno, in azienda dal 1998 con il compito di seguire la produzione)- nascono pensando all’ambiente. La riduzione del consumo di energia e acqua e la scelta del gas per riscaldare, sono tutti accorgimenti decisi per ridurre al massimo l’impatto di un’attività produttiva in un contesto tra i più incontaminati della nostra regione. I nostri funghi champignon (in Italia sono noti anche come prataioli) hanno tante qualità: sono ricchi di proteine, vitamine e sali minerali, sono facili da preparare e si prestano per la preparazione di numerose ricette. Hanno, inoltre, pochissimi grassi e per questo sono consigliati nelle diete ipocaloriche”. Genuini, nutrienti e di facile preparazione, vengono distinti in due varietà: bianca (dal gusto più delicato) e bruna (dal carattere più deciso). Significativamente importante, proprio in relazione alla tipologia del prodotto, è anche la location.

GRANDI TRADIZIONI

Chips di funghi champignon con polentina, schie e porro Pulire e affettare i funghi champignon e condirli con del sale. Dopo averli fatti riposare per alcuni minuti, infarinarli con della farina di mais. Preparare la polenta gialla dosandola in acqua bollente fino a raggiungere la densità di una crema delicata. Friggere le schie, i funghi e i porri e comporre il piatto.

Tartara di tonno fresco con funghi champignon, zenzero e gelato alla cipolla rossa Preparare una tartara con tonno fresco insaporandola con olio e zenzero fresco. Tagliare i funghi champignon a dadini e condirli con olio, sale e un battuto di basilico. Comporre il piatto adagiando la tartara sopra un letto di funghi champignon. Guarnire con crostini e un sorbetto freddo alla cipolla rossa.

Ecco tre piatti prelibati a base di funghi champignon. Le ricette sono state create dallo chef Enrico del Ristorante Val Goccia di Cismon del Grappa.

Funghi ripieni con porro e tonno Togliere il gambo dai funghi champignon di media dimensione. Preparare il ripieno facendo appassire in padella il porro con olio e sale. Aggiungere ai porri il tonno sott’olio, pan grattato e parmigiano grattugiato. Inserire il ripieno ottenuto all’interno dei funghi. Passare i funghi ripieni al forno a 180 gradi per 15 minuti. A fine cottura adagiare una sottile fetta di scamorza affumicata e lasciare in forno per ulteriori 2 minuti.

Sotto, dall’alto verso il basso Altre due varietà di funghi coltivati: pleurotus ostreatus e agrocybe aegerita (funghi pioppini).

QUALCHE NUMERO

“Nel nostro lavoro -interviene Giorgio Busnardo, fratello minore di Filippo e da poco in azienda dopo la laurea in Economia- la particolare ubicazione costituisce un fattore strategico: infatti, grazie alla vicinanza del fiume Brenta e del Massiccio del Grappa abbiamo caratteristiche climatiche uniche per la coltivazione del fungo prataiolo. Credo, inoltre, che un altro valore aggiunto sia rappresentato dalla forte radicazione nel territorio: le maestranze (una sessantina di collaboratori) provengono in gran parte proprio da questa valle. Con il nostro personale abbiamo un rapporto familiare, lavoriamo fianco a fianco. Guardando al futuro, le imprese che vogliono arrivare prime devono rispondere a sfide complesse. I nostri obiettivi sono ambiziosi, ma fondati sulla certezza di poter contare su colla-

La Società Cooperativa Funghi Valbrenta è una delle poche aziende a livello europeo che copre l’intero ciclo produttivo del fungo prataiolo coltivato. Lo stabilimento è composto da ventiquattro celle di coltura (per una superficie coltivabile di 10.000 metri quadrati). E’ inoltre presente un magazzino a temperatura controllata per lo stoccaggio, il confezionamento e la spedizione del prodotto che permette l’evasione in tempi brevi di qualsiasi ordinativo.

boratori competenti e di possedere integrità e coraggio, valori diffusi e radicati da sempre nel patrimonio culturale e professionale della Cooperativa Funghi Valbrenta”. I nostri interlocutori, dopo averci accompagnato a visitare l’azienda, concordano tutti su un aspetto: la necessità di divulgare sempre più, soprattutto presso i giovani, la cultura dei funghi. Dal canto loro, ribadiscono, sono a disposizione di chi manifesta interesse e curiosità per questo particolare regno naturale. L’azienda di Cismon, peraltro, collabora già attivamente con varie associazioni (fra le quali il prestigioso Gruppo Micologico Bresadola di Bassano) e il Gruppo Ristoratori Bassanesi. Allora, forza!, chi desidera saperne di più si faccia avanti... e si prepari a un sontuoso banchetto!

FUNGHI VALBRENTA Società Cooperativa Agricola produzione e commercializzazione funghi Via Latifondi 16/a Cismon del Grappa (VI) Tel. 0424 92225 info@funghivalbrenta.it www.funghivalbrenta.it

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Mons. Tomasi, Arciprete Abate di Santa Maria in Colle, festeggia i cinquant’anni di sacerdozio

EVENTI di don Matteo Zilio

AUGURI, DON RENATO Buon Anniversario! Ordinato prete diocesano il 23 giugno 1963 a Vicenza, ha alla spalle uno straordinario percorso ecclesiastico ma, soprattutto, umano e spirituale...

Il prossimo 23 giugno ricorreranno i cinquant’anni dall’ordinazione presbiterale di mons. Renato Tomasi, che dal 2002 è Arciprete Abate di Bassano. Nato a Schio il 2 agosto 1939, don Renato ha vissuto con la famiglia a Magrè, per poi entrare nel Seminario di Vicenza (dove ha frequentato il liceo) e proseguire con gli studi in Teologia. Ordinato prete diocesano il 23 giugno 1963, ha prestato i primi anni di ministero in servizio pastorale a Montebello. Tornato in Seminario come Animatore del Minore, ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Padova. Negli anni successivi ha seguito i seminaristi delle superiori nelle vesti di animatore, vicerettore, insegnante di filosofia e pedagogia. In seguito ha ricoperto incarichi sempre più importanti a livello diocesano. E’ stato infatti responsabile della Pastorale vocazionale e della Pastorale della Scuola:

Qui sopra, dall’alto verso il basso Mons. Renato Tomasi, nel corso di una manifestazione culturale nella chiesa di san Giovanni (ph. Alessandro Tich / Bassanonet). In Cattedrale, a Vicenza, durante la celebrazione di ordinazione presbiterale. Foto grande, in alto a destra Don Renato Tomasi (ultimo a destra della prima fila), assieme al vescovo mons. Zinato e ai compagni, nel Chiostro della Madonna del Seminario Diocesano dopo l’ordinazione presbiterale.

Una festa aperta a tutti! Domenica 19 maggio sarà un giorno speciale per la comunità di Santa Maria in Colle. Alla Santa Messa delle ore 10,00 in san Francesco si ricorderanno infatti l’anniversario di mons. Renato Tomasi, di alcune suore della Divina Volontà, gli anniversari di matrimonio e la festa del Centro Giovanile. Proprio al Centro Giovanile ci ritroveremo, al termine della celebrazione, per fare festa, insieme. Non mancate!

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incarichi che ne hanno messo in luce le qualità e che lo hanno portato a collaborare, dapprima in ambito triveneto e poi nazionale, con la Conferenza episcopale. Prima di giungere nella nostra città, mons. Tomasi ha lavorato al Sinodo Diocesano con mons. Onisto e, come responsabile dell’Ufficio di Pastorale della Diocesi di Vicenza, con i vescovi Nonis e Nosiglia. Per più di trent’anni ha inoltre accompagnato la vita liturgica e spirituale del Monastero delle Carmelitane Scalze di Vicenza. Un itinerario denso di impegni importanti e significativi, dunque, che non deve però togliere valore al parallelo percorso umano, culturale e religioso di mons. Renato Tomasi. Ricordare un anniversario, per un prete, significa innanzitutto rendere grazie a Dio perché il tempo è percepito come un’occasione grande e preziosa per incontrare,

annunciare, toccare con mano le meraviglie compiute dal Signore. Quanti hanno incontrato don Renato ne confermano la passione dell’annuncio al punto che, se si potessero indicare alcuni brani della Scrittura per caratterizzarlo, ne indicherebbero i seguenti: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della vostra speranza che è in voi” (1 Pt 3,15) e “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi…” (1 Giovanni 1,1.3). Proprio di questo tempo, vissuto da don Renato e con lui condiviso, noi tutti rendiamo grazie al Signore. Auguri, don Renato, buon anniversario, di cuore… ad multos annos !



E’ uno dei più antichi ed estesi del territorio bassanese

IL RAPPORTO

IL DISEGNO DELLA NATURA nel parco secolare di villa Dolfin

di Giuseppe Grandesso e Andrea Gastner Fotografie: Antonio Minchio e Giuseppe Grandesso Si ringrazia Alfio Piotto per la preziosa collaborazione

Il progetto originario viene attribuito ad Alberto Parolini mentre la realizzazione definitiva è opera di Francesco Bagnara. Pur con alcuni rifacimenti successivi, questo originale “giardino all’inglese” propone un mirabile gioco tra vegetazione ed estesi specchi d’acqua.

Verso la fine del XVIII secolo il giardino all’inglese entra a far parte del nostro paesaggio. Come spesso accade per le arti, questa autentica rivoluzione si accompagna al pensiero contemporaneo, caratterizzato dagli ideali illuministici di libertà, semplicità e naturalità, e dalla situazione che si era andata a formare nel campo degli studi sociali, economici e scientifici. A questi sentimenti si associa nella progettazione dei giardini un gusto per l’asimmetrico e l’irregolare, in cui la libera crescita dell’albero simbolizza la crescita dell’individuo, mentre il serpeggiare del sentiero e del ruscello rappresenta la libertà di pensiero e d’azione della società. Concetti che, emergendo dagli

Lo stemma della famiglia Dolfin. Qui sotto Rilievo planimetrico del “giardino all’inglese” di villa Dolfin (seconda metà del XIX secolo).

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umori della società, venivano proiettati su un’ambientazione naturale, andando a stimolare le corde più profonde del gusto estetico. Vengono così realizzati giardini nei quali la natura è la principale protagonista. I loro elementi di composizione sono l’acqua, la vegetazione, l’orografia, la viabilità: componenti, questi, che devono essere sistemati in maniera da formare un’unità tale da apparire come disposta dalla stessa natura.

Questo nuovo gusto di interpretare il giardino trova terreno fertile in tutto il Veneto del ‘700 e per tutto l’800. Il giardino all’inglese diventa oggetto di desiderio e di attenzione per quanti hanno la possibilità di realizzarlo e costituisce uno degli spazi più caratteristici delle dimore padronali, appartenenti all’aristocrazia ormai in declino e alla nuova borghesia, affiancandosi o spesso sovrapponendosi al precedente impianto


IL RAPPORTO


IL RAPPORTO

Qui sopra Il laghetto a forma di delfino: l’isola in secondo piano rappresenta l’occhio del mammifero. A fianco Il grande prato, vera spianata di verde a nord della villa.

regolare all’italiana. Numerosi architetti, letterati e scenografi veneti si susseguono per oltre un secolo nella realizzazione di parchi all’inglese, trasformando la loro terra in un giardino romantico. Le prime mosse partono dall’abate Melchiorre Cesarotti (1780-1852), inventore dei parchi letterari, seguito da Giuseppe Jappelli (1783-1852), considerato il maggior autore di giardini all’inglese, da Francesco Bagnara (1784-1867), da Antonio Caregaro Negrin (1821-1898), da Alberto Parolini (1788-1867) e da molti altri.

Sopra, da sinistra verso destra La tigre bronzea nella parte meridionale del parco; una delle statue sparse lungo i vialetti. L’acqua, attraverso laghetti e ruscelli, dialoga armoniosamente con la ricchissima vegetazione. Qui sotto La botola della ghiacciaia, vista dall’esterno e dall’interno.

Il parco di villa Dolfin è uno dei più antichi ed estesi del Bassanese ed è ricco di numerose piante secolari. Il progetto originario viene attribuito ad Alberto Parolini

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mentre la definitiva realizzazione fu di Francesco Bagnara. Il disegno, pur con alcuni rifacimenti successivi, propone un mirabile gioco tra abbondante vegetazione ed estesi specchi d’acqua: due laghetti, infatti, ne caratterizzano l’architettura, mentre una piacevole alternanza di collinette, ponticelli e sentieri completano il paesaggio. Il tutto fa da cornice a un grande prato erboso, che domina il cuore dell’intero parco e permette dall’esterno la visione della villa che si specchia sulle acque di uno dei laghetti. Il parco riserva al visitatore anche altre interessanti sorprese. All’entrata sud, in prossimità della cancellata che porta direttamente al nucleo principale della villa, nascosto da una collinetta ricoperta

da folta vegetazione, troviamo un vecchio mulino ad acqua. Questa splendida realizzazione in legno, ancora ben conservata, aveva la funzione di fornire la forza motrice alla villa e faceva il paio con un altro mulino, ora rimosso, posto a sud del complesso (destinato ad attivare le macine per il grano). Sempre nella stessa zona è possibile vedere una piccola costruzione munita di una singola porta: tale struttura aveva la funzione di ghiacciaia ed era in pratica un deposito per conservare i cibi deperibili, soprattutto nella bella stagione. All’interno una scaletta scende verso il basso portando a due ampie sale: la prima, più piccola, accoglieva gli alimenti (sono infatti ancora visibili i supporti dei ripiani su cui venivano poste le


vivande); la seconda, molto più ampia e con la volta in laterizio, si spinge in profondità per qualche metro. Quest’ultima aveva la funzione di raccogliere la neve e il ghiaccio durante l’inverno, permettendo così il mantenimento di un ambiente fresco anche per il periodo estivo. Al vertice della volta è visibile una grande botola che può essere osservata anche dall’esterno, sulla sommità di una collinetta: quest’apertura veniva utilizzata proprio per riversarvi la neve e il ghiaccio. Nelle immediate vicinanze è possibile ancora notare la colombaia, ampia gabbia utilizzata un tempo per l’allevamento di numerose specie di uccelli. Poco lontano si fa ammirare in tutto il suo splendore la scultura bronzea di una tigre che, con piglio aggressivo, domina il paesaggio. Un suggestivo vialetto, rivolto verso oriente, è costeggiato da numerose statue che simbolicamente identificano alcune virtù: l’Abbondanza, la Prosperità, la Fortuna... Il percorso si chiude con una fontana adornata da delfini, dipinta sulla facciata interna del muro di recinzione. Sul lato nord del vialetto è situato il cimitero dei cani: è ancora possibile identificare tra l’erba qualche piccola lapide dedicata ai tanti animali che normalmente tenevano compagnia ai conti Dolfin. Nella parte finale del viale ci si avvicina alla sponda del laghetto interno. Proprio a questo punto si entra in contatto con una delle più interessanti sorprese del parco. Questo piccolo lago ha infatti la forma stilizzata di un delfino e la propaggine che vediamo a lato del viale non ne è altro che la coda (dalla quale si sviluppa l’intera figura). Una delle isole rappresenta l’occhio del simpatico mammifero marino, animale che ricorda simbolicamente le origini della stessa famiglia Dolfin e che è pure riprodotto nello stemma nobiliare. Il parco è caratterizzato dalla presenza di numerose essenze arboree di notevole interesse, tra piante

IL GIARDINO ALL’ITALIANA Il giardino all’italiana è nato nel nostro Paese in epoca rinascimentale ed è caratterizzato dalla suddivisione geometrica degli spazi: un disegno creato con filari alberati e siepi, sculture vegetali di varia forma (ottenute con la potatura di cespugli sempreverdi), specchi d’acqua, spesso accostati a elementi architettonici quali fontane e statue. IL GIARDINO ALL’INGLESE Opposto a quello all’italiana, il giardino (o parco) all’inglese ha preso piede in Gran Bretagna nel XVIII secolo, divenendo lo scenario ideale per il Romanticismo. La sua caratteristica principale consiste nella organizzazione dello spazio secondo l’illusoria apparenza di un contesto ambientale, improntato a libertà, semplicità e naturalità con il gusto per l’asimmetrico e l’irregolare. In tale ambito la libera crescita dell’albero simboleggia la crescita dell’individuo, mentre il serpeggiare del sentiero e del ruscello rappresenta la libertà di pensiero e d’azione della società illuministica.

maestose (che con ogni probabilità provengono dall’iniziale impianto ottocentesco) e arbusti dalla più svariata origine. Per molte di queste esiste una classificazione eseguita qualche anno fa. Anche la fauna che popola il parco è interessante: in primavera, durante il giorno, è facile ascoltare il canto ritmato del cuculo, che si alterna al ticchettio frenetico del picchio, mentre usignoli, merli e pettirossi ne fanno da contorno. Col calare della sera il paesaggio rivive di altri protagonisti, con gufi e civette che diventano padroni assoluti della scena, attraversando col loro verso le ombre fantastiche della notte. Anche il secondo laghetto, di fattura più recente rispetto all’iniziale progetto del parco, riserva qualche sorpresa: infatti un esteso canneto ne avvolge la sponda occidentale; fino a non molto tempo fa veniva attraversato da un piccolo sentiero che creava un’atmosfera del tutto particolare e suggestiva. Infine, dopo un’avvincente escursione in un contesto davvero unico e spettacolare, il visitatore viene salutato da una maestosa magnolia, situata all’uscita occidentale del parco. G.G.

Un’originale distilleria nelle pertinenze della villa Gli annessi rustici posti all’estremità meridionale del giardino riservano un’ulteriore e piacevole sorpresa. Quelli che un tempo erano infatti i locali destinati alla produzione del vino sono oggi la sede di una raffinata distilleria. Parliamo dell’azienda agricola che Vittorio Capovilla ha fondato quasi trent’anni fa negli stabili dei conti Dolfin Boldù: uno dei vanti del nostro territorio, per quanto riguarda soprattutto i distillati di frutta. Non a caso tre appezzamenti nei pressi, per un totale di quattro ettari con vecchie e rare varietà di frutta, vengono coltivati secondo il metodo dell’agricoltura biologica certificata, nella convinzione che solo da frutta straordinaria si

ottengono risultati d’eccellenza. “Perfino l’acqua che usiamo per i distillati -precisa il produttore- è di una qualità particolare, perché proviene da una sorgente del Grappa”. Una realtà, la Distilleria Capovilla, che coniuga la cultura del buon bere con l’amore per una splendida villa, mantenendo così in vita un meraviglioso contesto storico e agricolo. A.G. Sopra Gli annessi rustici di villa Dolfin Boldù, dove è ospitata la distilleria di Vittorio Capovilla.

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Nel bicentenario della nascita (1813- 2013)

IL CENACOLO

W VERDI! Tra lettere e spartiti

A cura di Chiara Ferronato In collaborazione con Il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

Se l’ Europa dell’800 e del primo ‘900 è stata in grado di offrirci ritratti “visivi” e, aldilà di ogni ricostruzione romanzesca, veri e non convenzionali, lo dobbiamo alle migliaia di lettere che poeti, musicisti, pittori, prosatori scrivevano, inviavono, ricevevano, in un “frastuono” di parole volanti sopra le città, le foreste, le strade, i paesi: proiezioni di se stessi, amplificazioni della loro quotidiana esistenza. Gli epistolari del tempo sono opere polifoniche: oscillanti tra il duetto e il coro, mittenti e riceventi sussurrano, parlano, gridano ai quattro venti i propri sentimenti, scandendo la vita con amori, ripicche, amicizie, odi. Salvo qualche rara eccezione, le lettere non venivano bruciate, ma conservate. A vederne la quantità, c’è da supporre per i posteri. Einaudi ha da poco pubblicato a cura di Eduardo Rescigno, le “Lettere” di Giuseppe Verdi. Settecento lettere. Nella prima, del 1829, Verdi, sedicenne, chiede, all’Opera Parrocchiale di Soragna, di essere ammesso tra i concorrenti a sostituire l’organista. La domanda non fu accolta. Nell’ultima, di venerdì 18 gennaio 1901, indirizzata da Milano a Barberina Strepponi, Giuseppe Verdi scrive che è da quindici giorni tappato in casa perché ha paura del freddo. Nelle altre seicentonovantotto, tutta una vita. D’artista. Chiara Ferronato

Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 Milano, 27 gennaio 1901). Ritratto a olio su tela di Alessandro Todescan.

Ad Antonio Barezzi, Busseto (Milano, martedì 11 settembre 1838) Carissimo suocero, Siamo arrivati felicemente a Milano la sera del giorno 8. Non trovavamo alloggio né per noi, né per il cavallo; ma fortunatamente noi abbiamo trovato un’appartamento di molta libertà dal Prof. Seletti. Io non le parlerò della rivista delle truppe che fece l’imperatore a cavallo, né delle evoluzioni militari, né della sala a corte di ballo né dell’adobamento del Duomo. Sentirà la descrizione dai giornali. Fanno porta al teatro della Scala, e voglio andare. Presto le scriverò una lettera lunghissima. Mi saluti tutti li amici. La Ghitta sta bene. Un bacio di cuore Suo Aff.mo G. Verdi

Venerdì, 10 maggio 2013, alle ore 18, nella “Sala della Musica” di via Barbieri 23, a Bassano, il “Cenacolo degli Scrittori Bassanesi” rende un “suo” particolare omaggio a Giuseppe Verdi, con la musica e le parole: spartiti, libretti e lettere. Cordinamento musicale e vocale: Barbara Fasoli Coordinamento narrativo: Chiara Farronato con gli attori del Cenacolo Al pianoforte: Barbara Fasoli, Alberto Brunetti (Programma in Sala)

A Francesco Maria Piave, Venezia (Milano, lunedì 9 novembre 1846) Mio bel Mona te la prendi comoda con questo Macbet!!... Sappia addumque mio Sig.r Mona dei Mona che io non posso più aspettare che a momenti ho finito il primo atto e che non voglio perder tempo per Lui Sigr Mona dei Mona Monissimo -

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Mandami subito il secondo atto e studia subito per il terzo! Hai capito? - In quanto alla prima donna non voglio crucciarmene nè tagliarmelo via perciò. Sia anche il diavolo non m’importa Se non ne trovo una a modo mio faccio tagliar i coglioni a te Sior Mona e tu farai da Lady Macbet! Che bella figura! E che effetto faresti? Con una vocina e colla tua grande attitudine al canto! Per Dio che fortuna per te?!!... Va là: tagliali tagliali... fammi un piacere!... G. Verdi A Clara Maffei, Milano (Busseto, giovedì 14 luglio 1859) Cara Clarina Invece di cantare un’Inno di gloria, parrebbemi più conveniente oggi innalzare un Lamento sulle eterne sventure del nostro paeseUnitamente alla vostra lettera ho ricevuto un Bulletino di 12 che dice... L’Imperatore all’Imperatrice... La pace è fatta... La Venezia rimane all’Austria...!!!. E dov’è dumque la tanto sospirata promessa Indipendenza d’Italia?... Cosa significa il proclama di Milano?. O che la Venezia non è Italia? Dopo tante vittorie quale risultato! Quanto sangue per nulla!


Quanta povera goiventù delusa! E Garibaldi che ha perfino fatto il sagrifizio delle sue antiche e costanti opinioni in favore d’un Re senza ottenere lo scopo desiderato. C’è da diventar matti! Scrivo sotto l’impressione del più alto dispetto e non so cosa mi dica. E’ dumque ben vero che Noi non avremo mai nulla a sperare dallo straniero di qualumque nazione sia! Che ne dite voi? Forse m’inganno ancora? Lo vorrei... Addio, addio. Scriverò domani a Carcano. Add° Aff. G. Verdi A Giulio Ricordi, Milano (Sant’Agata, lunedì 10 luglio 1871) Car Giulio Voi conoscete il libretto d’Aida, e sapete che per l’Amneris ci vuole un’artista di sentimento altamente drammatica, e padrona della scena. Come sperare in una quasi-debutante queste alte qualità?. La voce sola per quanto bella (cosa ben difficile a giudicare in sala, od in teatro vuoto) non basta per quella parte. Poco m’importa della così detta finitezza di canto: io amo far cantare le parti come voglio io: però, non posso dare né la voce, né l’anima, né quel certo non so ché, che si chiama comunemente, «avere il diavolo adosso». V’ho scritto la mia opinione sulla Waldman, e ve la confermo oggi. So bene che non sarà troppo facile trovare un’Amneris, ma ne parleremo a voce in Genova. Ciò però non basta, e Voi non m’avete finora detto se le condizioni che io indicai nelle mie diverse lettere furono accettate - Abbiate ben per fermo, mio caro Giulio, che se io vengo a Milano non è per la vanità di dare una mia opera: è per ottenere una vera esecuzione artistica. Per riescire a questo, bisogna che io abbia gli elementi necessarj; e pregovi dumque di rispondermi categoricamente se oltre la compagnia di canto, 1. E’ nominato il Direttore d’orchestra? 2. Se sono stati scritturati i Coristi nel modo da me indicato? 3. Se l’orchestra verrà composta come pure indicai? 4. Se i Timpani e Gran cassa verranno cambiati in instromenti di molto più grossi di quelli che erano due anni fa?... 5. Se sarà conservato il Corista normale? 6. Se la Banda ha adottato questo Corista per evitare le stonazioni, inevitabili suonando ora con un Corista, ora con un altro?

7. Se la collocazione degli stromenti d’orchestra sarà fatta come io, fino dall’inverno passato in Genova, v’accennai in una specie di quadro? Questa collocazione d’orchestra, è d’un’importanza ben maggiore di quello che comunemente si crede, per gl’impasti degli stromenti, per la sonorità, e per l’effetto. - Questi piccoli perfezionamenti apriranno poi la strada ad altre innovazioni che verranno certamente un giorno; e fra queste, quella «di togliere dal palco scenico i palchetti degli spettatori, portando il sipario alla ribalta[»]: l’altra «di rendere l’orchestra invisibile[»]. Quest’idea non è mia, è di Wagner: è buonissima. Pare impossibile che al giorno d’oggi si tolleri di vedere il nostro meschino frack, e le cravatte bianche, miste per es. ad un costume Egizio, Assiro, Druidico et. et.; e di vedere, inoltre, la massa d’orchestra, «che è parte del mondo fittizio» quasi nel mezzo della platea fra il mondo dei fischianti, o dei plaudenti. Aggiungete a tutto questo lo sconcio di vedere per aria le teste delle Arpe, i manichi dei contrabbassi, ed il molinello del Direttore d’orchestra. Rispondetemi dumque in modo categorico e decisivo perché se non mi si potesse concedere quanto domando sarebbe inutile continuare in queste trattative. Add. Ad.° G. Verdi

Qui sopra Una caricatura verdiana disegnata da Melchiorre Delfico. Sotto, dall’alto verso il basso Le copertine del Falstaff (1893) e del Don Carlo - Edizioni Ricordi (collezione C. Ferronato).

Ad Arrigo Boito, Milano (Genova, giovedì 2 dicembre 1880) Car Boito Ben trovato il Finale Terzo! Lo svenimento d’Otello mi piace più in questo Finale che nel posto ov’era prima. Solo non trovo, né sento il Pezzo d’insieme!. Ma di questo si potrà anche farne senza: Ne parleremo più tardi, ché ora, come le avrà detto Giulio, bisogna pensare ad altro. - Credevo che in questo Boccanegra vi fosse molto a fare, ed ho visto che se possiamo trovare un Bel principio di Finale, che doni varietà, molta varietà, al troppo di uniforme che vi è nel Dramma; il resto a farsi si riduce solo a qualche verso qua e là, per cambiare alcune frasi musicali et. Ci pensi dumque un po’ e me ne scriva appena abbia trovato qualche cosa Una buona stretta di mano in fretta dal Suo aff G. Verdi

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E’ scomparso un grande campione, un “asceta dello sport”

OBIETTIVO SPORT

PIETRO MENNEA La rabbia che porta alla vittoria

A cura di Francesco Fontana

Tormentato e spigoloso, ha forgiato la sua formidabile carriera con grande forza di volontà. I riflettori si sono spenti, purtroppo anche velocemente, su Pietro Mennea, una delle figure più emblematiche dello sport e dell’atletica leggera mondiale. E’ singolare il percorso umano e tecnico che lo ha portato a diventare l’uomo più veloce della terra: apparentemente “normale” dal punto di vista della struttura fisica, attraverso un lavoro e un’applicazione impensabili questo autentico figlio del Sud ha infatti saputo “costruire su se stesso” una prestanza e una potenza che la Natura aveva invece generosamente fornito ai suoi antagonisti. La parabola di Mennea rappresenta, forse nel modo più eclatante, il detto “volere è potere”: la sua storia, umana e sportiva, è stata forgiata su una formidabile forza di volontà. Introverso e riservato, spigoloso e spesso polemico, Mennea viveva dentro di sè una presunta inadeguatezza e un’ingiustizia, alle quali reagiva con rabbia sublimando i sacrifici e la fatica: non a caso Livio Berruti, suo storico predecessore, lo definiva un asceta dello sport. Qualcuno potrebbe chiedersi se queste peculiarità caratteriali siano necessarie per accedere alle vette olimpiche... La mia risposta è: solo in parte! La storia dello sport, in effetti, è costellata da innumerevoli casi

Qui sopra Plurilaureato, Pietro Mennea ha manifestato pure nell’impegno sociale e professionale un forte sentimento etico: anche nella vita quotidiana, infatti, è stato inflessibile con se stesso, come ai tempi gloriosi delle sue indimenticabili affermazioni internazionali. A fianco Un’immagine che evidenzia tutta la tensione agonistica del grande campione di Barletta durante una gara sui “suoi” 200 metri.

che dimostrano come sia possibile ottenere risultati straordinari partendo da una diversa filosofia. Mi vengono in mente, per limitarci al solo panorama nazionale, i nomi di Alberto Tomba o di Valentino Rossi: persone in grado di comunicare, al di là del pathos agonistico, il piacere “intrinseco” della competizione e del confronto. Campionissimi

mossi da un grande amore per la loro disciplina, non tormentati da un’eterna insoddisfazione o dalla ricerca spasmodica di un difficile equilibrio interiore. “Soggetti” facili da raccontare, perché solari e trasparenti, capaci di vivere con leggerezza -almeno all’apparenzail dramma ineluttabile del responso sportivo. In più di un’occasione, a seguito

di un serrato duello sul filo dei duecento all’ora, proprio Rossi ha enfatizzato il divertimento della lotta carena contro carena! Atteggiamenti che riconciliano, umanizzandolo, il mondo estremo delle gare con uno spirito ludico in gran parte non più presente nello sport di oggi, perché sempre mortificato dalla necessità “assoluta” di un risultato a tutti i costi.

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Una stagione gloriosa, nata nel Rinascimento, si è conclusa con l’avvento delle Avanguardie

UNA VOCE DAL SUD di Nino D’Antonio

NAPOLI, la grande tradizione della scultura in bronzo

Dopo tutto un’opera d’arte non si realizza con le idee, ma con le mani. Picasso

Ci sono momenti nei quali l’arte raggiunge quasi la dignità del lavoro manuale.

Oggi l’arte non è più chiamata alla rappresentazione: senza scomodare Fidia o Prassitele, Donatello o Michelangelo, da tempo si è infatti persa una nobile e antica sapienza manuale...

Oscar Wilde

A fianco, da sinistra verso destra La sezione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dedicata all’esposizione dell’arredo scultoreo della Villa dei Papiri di Ercolano: questa straordinaria raccolta di bronzi, appartenuti a una delle più grandi e sontuose residenze romane di sempre, venne ritrovata durante la campagna di scavi condotta da Carlo di Borbone fra il 1750 e il 1764. Filippo Cifariello (1864-1936), Madre con bambino, primo quarto del XX secolo. -> Continua dal numero precedente

Era il retaggio di una tradizione che affonda le sue radici nel Rinascimento, quando Brunelleschi e Donatello, Ghiberti e Botticelli, il Ghirlandaio e Pollaiolo, sino a Piero della Francesca incominciavano l’apprendistato sul banchetto da orafo, creando gioielli. Perché la regola voleva che si partisse dalle piccole dimensioni per poi passare alle grandi opere. Solo mezzo secolo fa Napoli vantava oltre dieci fonderie (senza contare i piccoli laboratori per lavori più commerciali) accreditate in tutto il mondo. I musei infatti consentivano la cosiddetta formatura, vale a dire di ricavare i modelli di gesso dagli originali, e questo faceva affluire richieste di riproduzioni da tutti i paesi, specie da quelli, come gli

Giuseppe Renda (1859-1939), Ebbrezza, primi anni del Novecento.

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Stati Uniti, privi di un’antica civiltà alle spalle. Basti a testimonianza un episodio: quello che nel 1974 vide la fonderia Chiurazzi impegnata a realizzare le fusioni in bronzo di tutte le opere del Museo Archeologico di Napoli. Destinazione il Paul Getty Museum di Malibù. Con questo entroterra di civiltà e esperienze, l’arte di far statue, di dar vita a lucerne, coppe, tripodi, fauni e satiri si è affinata, sino a identificare con Napoli qualunque riproduzione legata soprattutto all’arte greco-romana. La grande stagione della scultura verista (e delle fonderie che l’hanno tradotta in magnifici bronzi) si è conclusa alle soglie della Grande Guerra. L’arte sotto la forte spinta delle

Avanguardie ha superato ogni rapporto con il dato reale. La scultura, come la pittura, non è più chiamata alla rappresentazione. E questo ha fatalmente fatto cadere ogni riferimento ai canoni del disegno, della composizione, del modellato, dell’anatomia e così via. Insomma, si è perso quello che è il “mestiere”, perché anche l’arte -pur nella sua sconfinata libertà- non può prescindere da certe conoscenze. Oggi, gli scultori si limitano spesso alla realizzazione di un modello, in genere un prototipo di piccole dimensioni (quando non addirittura di un disegno), che poi laboratori specializzati provvedono a tradurre nel materiale e nelle dimensioni previste. Così, vedere un artista all’opera,


UNA VOCE DAL SUD A fianco, da sinistra verso destra Ennio Tomai (1893-1969), Maternità, prima metà del XX secolo. Hermes in riposo, bronzo di epoca ellenistica dalla Villa dei Papiri di Ercolano. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

alla maniera antica, è diventato sempre più raro. Si è persa non solo la manualità necessaria, ma la conoscenza diretta della materia. Perché una cosa è scolpire il legno, e altro modellare l’argilla o battere al rovescio una lastra per ottenere un’opera a sbalzo. Ogni materia richiede infatti una tecnica, che non ha niente da spartire con le capacità creative dello scultore. Di qui il ristretto novero di quelli che sanno ancora realizzare una forma a tasselli, o modellare un foglio di piombo a freddo, o patinare un bronzo. Vedere al lavoro uno scultore significa andare indietro nel tempo e ritrovare quella sapienza manuale, che fu delle grandi botteghe rinascimentali. Ma è sempre più rara la sua presenza in fonderia, a stretto contatto con quegli abili artigiani che sanno trasformare la sua opera in un bronzo. Nasce così un nuovo tipo di approccio con la scultura. Dove la figura dell’artista è esclusivamente legata alla fase creativa. Il che non sminuisce la qualità dell’opera, ma la priva di quel rapporto diretto e direi sensuale che ha caratterizzato il fare scultura nel corso dei secoli. Senza scomodare Fidia o Prassitele, Donatello o Michelangelo, da tempo non è più la stagione della grande sapienza manuale.

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Appunti tracciati come visioni, a sottolineare un ricordo o a imprimere luoghi dove il tempo si è fermato per un istante

AFFLATUS di Andrea Minchio Testo critico di Mario Guderzo

CARLO LORENZONI ORIZZONTI

Fotografie: Bozzetto Studio di Fotografia (Bozzetto Edizioni, 2013) Qui sotto Carlo Lorenzoni, Veduta di Bassano, tecnica mista, 2008.

E’ una passione, quella per la pittura, che il professionista coltiva da sempre, quasi una sorta di lascito spirituale ereditato dal nonno Giuseppe, noto artista a cavallo fra Otto e Novecento.

Carlo Lorenzoni, pittore: è in questa particolare veste che desideriamo presentare un bassanese doc, molto amato in città e noto soprattutto per la sua professione di architetto. Non erano infatti numerose le persone a conoscenza della sua grande passione per i pennelli prima che il professionista, spinto dai familiari e dagli amici più cari, decidesse di esporre alcune sue significative opere all’Ufficio Turistico di Bassano. La mostra “Orizzonti”, conclusasi lo scorso aprile e curata dal critico Mario Guderzo, ha ottenuto un largo consenso; anche per questo motivo, oltre che per l’indubbio fascino che emana dai suoi vivacissimi quadri (molti dei quali dedicati proprio a Bassano), abbiamo ritenuto opportuno regalare ai nostri lettori la cangiante emozione di queste pagine... Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico nella nostra città, e avere conseguito successivamente pure il diploma del Liceo Artistico di

L’architetto-pittore Carlo Lorenzoni nel suo studio di Pove del Grappa. Sotto, da sinistra verso destra Carlo Lorenzoni, Venezia, disegno a matita e dipinto (tecnica mista), 2000.

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Venezia, Carlo Lorenzoni si è laureato in Architettura con una tesi seguita da Carlo Scarpa. Da allora ha sempre esercitato la professione di architetto, che lo ha visto impegnato in incarichi pubblici e privati realizzando opere di rilevante valore storico e artistico, tanto nel campo della ristrutturazione e del restauro, quanto nei settori della nuova edilizia e dell’arredamento. “Per me -ci confida- la pittura ha sempre rappresentato una grande esigenza interiore. Una vocazione passata attraverso la passione per il disegno a mano libera e alimentata dal grande amore per i viaggi, sempre alla ricerca di nuovi luoghi e nuovi orizzonti. Chissà? Forse un retaggio familiare... un lascito spirituale che ho ricevuto da mio nonno Giuseppe, che fu allievo di Molmenti a Venezia e poi direttore della Scuola di Disegno di Bassano: un pittore illuminato, che seppe anche collaborare con le aziende ceramiche di Nove”. A.M.

Lo specchio che riflette Per la variabilità del suo significato la parola “paesaggio” è molto usata nel linguaggio corrente, il senso che le si attribuisce può essere, quindi, differente con il cambiare dell’approccio. Nel contesto del discorso, dal punto di vista di come viene esaminato, nonché dalla sensibilità e dagli interessi di chi lo utilizza, il termine è appropriato per parlare di arte, geografia, geologia e fotografia ed è adottato dalle discipline architettoniche, urbanistiche, economiche ed ecologiche. Così come la parola anche il concetto di ‘paesaggio’ è infinito e di difficile delimitazione. Se lo si utilizza come una ‘manifestazione sensibile dell’ambiente, realtà spaziale vista e sentita’, la definizione diventa meno arbitraria e profondamente soggettiva. Necessita di un osservatore che sappia mettere in gioco la sua sensibilità particolare, la sua cultura, e il suo modo di intendere la realtà. Perché non condividere, allora, l’interiorità


del sensibile per rapportarsi alla naturalità del vedere, pensando che il paesaggio possa diventare ‘lo specchio che riflette’ la sensibilità della persona e dell’artista che si rapporta con un osservatore. Solo così appare possibile una sovrapposizione per condividere paesaggi intimi e paesaggi antropici nei quali il tempo e la storia hanno lasciato la loro traccia. Una delle finalità dell’artista nei confronti del paesaggio è proprio quella di comprenderlo e per far questo applica i metodi più diversi: lo analizza e lo interpreta e ciò gli permette di approfondirne la conoscenza, instaurando un tipo di rapporto con il reale teso a ottimizzare le relazioni caratterizzate sempre dalla sua sensibilità. Così la visione sarà una finestra all’interno di questa valutazione e il discorso della sua rappresentazione si trasformerà in una dimensione più ‘umana’. Il senso dell’orizzonte I dipinti di Carlo Lorenzoni sembrano appunti tracciati come visioni, destinate a sottolineare un ricordo o a imprimere luoghi dove il tempo si è fermato per un istante. Pennellate decise con misture di colori per segnare in campiture i contrasti e delineare spazi. Il rosso acquoso e il blu accostati al nero sono destinati a ‘colpire’ la sensibilità, su un supporto cartaceo o su una tavola dove curve, sentieri, natura e sentimento riescono a fissare con immediatezza quello che rimane. Non sono, però, annotazioni come descrizioni o sintesi di frastuoni di pensiero, sono certamente visioni che fanno intuire come ciò che l’artista vuole rappresentare sia il risultato di una raffigurazione dal vero, mai il prodotto una visione immediata en plein air. Gli espedienti tecnici sono, innanzitutto, la sinteticità dei tratti e l’immediatezza delle pennellate che scandiscono con vitalità lo sfondo; la linea precisa, tracciata a contenere situazioni, a determinare angoli selezionati, a costruire lo spazio. Non è un problema per lui tradurre le emozioni vissute in rapporto a quello spazio, anzi, con il tempo, si è fatta pressante l’esigenza di

AFFLATUS A fianco Carlo Lorenzoni, Valstagna, particolare, tecnica mista, 2010. Sotto Carlo Lorenzoni, Rovigno, tecnica mista, 2011.

disegnare ‘altri’ paesaggi. Osservare una valle, una curva, un dosso, un albero,un’ombra, il fiume o la costa spesso producono in lui un’emozione quasi sonora, una sorta di ‘sentire’ del proprio paesaggio interiore. L’azione del pennello, per lo più lineare, descrive, di volta in volta, scenari e visioni nuove. Si lascia coinvolgere da una natura che sa dominare con la forza dei colori e delle pennellate, grazie alle quali riesce a rappresentare le diverse forme degli alberi, delle montagne, dei colli e dei campi coltivati, tutti visibili in lontananza per raffigurare ‘il senso dell’orizzonte’. Il paesaggio come la storia Se volessimo cercare delle ascendenze o delle reminiscenze dovremmo approdare a quegli artisti che hanno fatto della loro passione una ragione determinante, mettendosi in relazione con la realtà attraverso il disegno e la chiarezza del segno. Un artista, come Lorenzoni, che

esce dall’Accademia non può non aver guardato e assimilato tali ascendenze e sensibilità. Il suo approdo all’arte avviene proprio attraverso lo studio e la pratica architettonica che gli dà l’opportunità di approcciarsi al paesaggio con una visione più consapevole delle masse e dei volumi, delle forme e delle linee. Inoltre Lorenzoni, lettore appassionato e studioso di storia, può contare su un bagaglio culturale che gli permette di cogliere nel paesaggio l’opera degli uomini, come lo sono le facciate delle chiese, i campanili svettanti, gli agglomerati delle abitazioni che diventano quartieri, contrade e paesi. Le modalità che utilizza per comprendere e descrivere le sue acquisizioni visive sono quelle di riconoscere oggetti e fenomeni inquadrandoli in categorie. Parametri ed elementi fisici sono punti di riferimento e caratteri antropici, come lo sono quelli estetici che, per lui, sono strettamente legati ai sentimenti. M.G.

Qui sopra Carlo Lorenzoni, Case di Pellestrina, tecnica mista, 2007.

Sotto, dall’alto verso il basso Carlo Lorenzoni, Omaggio a Giuseppe Lorenzoni, tecnica mista, 2002. Giuseppe Lorenzoni, Paesaggio lungo il Brenta con capitello, olio su tela 1902. Collezione privata.

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La rassegna rimarrà aperta, presso la Casa dei Carraresi a Treviso, fino al prossimo 2 giugno

ARTTODAY NEWS di Anna Francesca Basso

TIBET, TESORI DAL TETTO DEL MONDO Trecento oggetti di grande bellezza hanno varcato per la prima volta i confini del Tibet e della Cina, grazie alla passione di Adriano Màdaro, giornalista, fotografo e curatore di mostre.

Qui sopra La locandina della mostra, nella Casa dei Carraresi a Treviso.

Vedere oltre l’eternità Dopo quattro mostre dedicate alla Cina (1 - La via della seta e la civiltà cinese: la nascita del Celeste Impero; 2 - Gengis Khan e il tesoro dei mongoli; 3 - I segreti della città proibita. Matteo Ricci alla corte dei Ming; 4 - Manciù l’ultimo imperatore) era logico che la Casa dei Carraresi concludesse il ciclo con una mostra spettacolare sul Tibet, per conoscere e capire le numerose sfaccettature di questa antichissima cultura e allacciarsi idealmente al prossimo percorso di mostre dedicato all’India. Trecento oggetti di grande bellezza hanno varcato per la prima volta

Sopra, da sinistra verso destra Amitayus, il Budda della longevità, bronzo dorato, pietre semi-preziose, rivestito di seta (XVII sec.). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità. Budda Mahakala, protettore del Dharma, bronzo (XVIII sec.). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità. Qui sotto Tangka raffigurante i Tre Re Tibetani, cotone e seta (XVIII sec.). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità.

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i confini del Tibet e della Cina, grazie ai proficui rapporti che il curatore, Adriano Màdaro, giornalista, fotografo e curatore di mostre, ha saputo tessere in oltre 175 viaggi in 36 anni, di cui gli ultimi due dedicati alle città tibetane di Lhasa (Palazzo del Potala), Shigatze e Gyantze, all’Istituto delle Minoranze Nazionali Etniche di Pechino, alle collezioni imperiali custodite nella Città Proibita e da diversi musei da cui provengono i preziosi capolavori. Grazie a pannelli-tenda che rivestono completamente le pareti, riproducendo a grandezza naturale paesaggi, ambienti, interni, per-

sone, templi del magico “Paese delle Nevi”, ogni sala viene trasformata in un angolo del Tibet; il visitatore è accolto dai colori di questa terra, regno incontrastato della natura: marrone caldo, giallo ocra, rosso cinabro e blu del cielo e di quando in quando dai suoni di ciotole, campane e cimbali tibetani. Coloratissimi oggetti, statue, mappe, documenti storici, paramenti sacri, carte geografiche, preziosi doni che il Dalai Lama, guida spirituale della setta dei Berretti Gialli, fece agli imperatori della Cina e oggetti di ogni genere, selezionati personalmente dal curatore della mostra con


A fianco, da sinistra verso destra Mandkesvarva o Budda della Felicità, bronzo dorato (XV sec.). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità. Maschera per le danze religiose rituali, rame argentato, tessuto e pietre dure (epoca presente). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità. Sopra Il monastero di Lhasa (Palazzo del Potala). A fianco Gabula, coppa rituale ricavata da una calotta cranica umana e utilizzata per i riti tantrici, oro (XVIII sec.). Lhasa, Palazzo Culturale delle Nazionalità.

Sotto Una giovane tibetana indossa il costume tradizionale del suo popolo.

l’aiuto di una commissione di tibetologi cinesi, conducono il visitatore alla scoperta della storia di questo meraviglioso altopiano e dei suoi abitanti, dell’evoluzione della sua civiltà tra problematiche e condizionamenti dovuti anche ai rapporti con la Cina, della cultura, arte e spiritualità del suo popolo. La mostra è divisa in sezioni tematiche; la prima documenta attraverso mappe, carte geografiche e scritti di varie epoche, la storia del Tibet a partire dal XIII secolo, quando Gengis Khan lo incluse nell’impero mongolo-cinese. La seconda è dedicata alla religione, con le numerose divinità buddiste tibetane e la produzione di statue e dipinti religiosi a loro dedicate. Si possono ammirare il mostruoso Yamantaka, Sakyamuni il Budda storico; Amitabha il Budda Incommensurabile della luce senza fine; Akhsobhya il Budda Immutabile dell’Est, Mandkesvara, il Budda Felice, Avalokitesvara, il Budda della

Compassione; Manjushri il Budda della saggezza; Mahakala, divinità tantrica adirata, versione buddista della potente divinità hindù Shiva. Gli oggetti di culto spiegano la particolare tradizione a sfondo magico, dall’oscuro e inquietante significato, che è tutt’ora in uso nei monasteri del Tibet, come la tazza sacra costituita da una calotta cranica rivestita d’oro e strumenti musicali realizzati con ossa umane. La terza sezione presenta le Tangke, gli splendidi dipinti sacri raffiguranti il principe Siddharta che vengono esposti nei templi solo in particolari e importanti attività religiose e rituali; la quarta è dedicata alle maschere divinatorie “Cham” che i monaci indossano nelle danze rituali, durante la trance: la maschera significa l’annullamento della vera personalità del medium e la sua presa di possesso da parte della divinità, considerata una caratteristica distintiva dei Berretti Gialli. Le maschere “Lhamo” usate nel

teatro tradizionale laico tibetano, rappresentano personaggi diversi e interpretano “caratteri” che bene si prestano all’individuazione nella vita reale dei buoni, cattivi, eroi, sovrani, demoni, onesti, secondo la fervida letteratura tibetana. Il teatro “Lhamo” risale al sec. XIV, è ricco di personaggi e di storie. L’ultima sezione è dedicata al popolo dell’altopiano tibetano; abiti, ornamenti, gioielli e oggetti di uso quotidiano mostrano le abitudini e i costumi di uno stile di vita che scorre da secoli senza cambiamenti, fedele alle tradizioni e alla intensa spiritualità di quello che è definito Il Popolo delle Nevi.

TIBET, TESORI DAL TETTO DEL MONDO Casa dei Carraresi Via Palestro, 33 - Treviso Orari di apertura Lunedì, martedì, giovedì: 9.00 - 19.00 Mercoledì: 9.00 - 21.00 Venerdì, sabato e domenica: 9.00 - 20.00 Informazioni e prenotazioni Tel. 0422 513150

Il libro storico, ricco di fotografie, “Un giornalista italiano testimone a Pechino”, di Adriano Màdaro è il primo libro scritto da uno straniero che è stato pubblicato e distribuito in Cina attraverso le “Edizioni del Popolo” nel 2008 e una sua mostra fotografica sta facendo il giro d’Italia.

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Molte idee e fantasia all’insegna della cultura

HUMANITAS

LA FUCINA LETTERARIA Alla riscoperta della lingua veneta Il “sillabario” della memoria

A cura di Anna Francesca Basso La vera vita, la vita finalmente riscoperta e illuminata, la sola vita, dunque, pienamente vissuta, è la letteratura. Marcel Proust

Qui sotto Anna Francesca Basso, curatrice di questa rubrica.

Lo scrittore Paolo Malaguti, ospite dell’associazione, ha animato una splendida serata. Giovedì 28 febbraio, nell’accogliente “Piccola libreria Andersen” di Paola Bordignon, lo scrittore Paolo Malaguti, giovane e già affermato, ha commentato il suo ultimo libro Sillabario veneto. L’autore è al suo secondo invito da parte della nostra associazione; infatti nel 2011 ha commentato la sua opera prima Sul Grappa dopo la vittoria. La disponibilità e la freschezza dell’autore hanno saputo creare un clima caldo e familiare, come in un filò d’altri tempi; è stato un piacere per me presentarlo e per i soci della Fucina leggere vari passi del gustoso libro. Dalle letture è emersa una scrittura spontanea e fluente, dalla narrazione felice, affabile e suggestiva. Penetrante e poetico il racconto di una terra popolata di personaggi vivaci e concreti che hanno la dolcezza dei ricordi della fanciullezza. Davanti a un pubblico attento e interessato, l’autore ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a cimentarsi in un campo per lui nuovo. Tra la trentina di brevi capitoli presenti nel libro, Malaguti ne ha scelto sei che lo hanno affascinato più degli altri e che lo hanno riportano ai suoi ricordi e affetti. Storie fresche e colorite hanno fatto da sfondo alla riflessione linguistica e alla storia personale, un vero recupero della memoria,

La nostra prossima iniziativa Reading letterario

uno sguardo disincantato e ironico su una lingua che, purtroppo, giorno dopo giorno va scomparendo. Se una lingua non è parlata, le parole vengono dimenticate, si perdono e muoiono. La sua opera, frutto di ricerca etimologica, storica e personale, associa a ricordi familiari il paesaggio veneto, la dolcezza fonica e la musicalità di quello che non vuol chiamare dialetto. E’ l’amarcord penetrante e poetico di una civiltà orale che non c’è più. Tutto è cambiato: cultura, società e ambiente. Della lingua veneta resta la possibilità di leggerla, studiarla, ma la sua capacità creatrice e mutante è finita. E’ però parte di noi, rappresenta le nostre radici, il nostro significante più profondo. Sillabario veneto è un singolarissimo diario che fa sorridere mentre

si legge, riconoscendo nella quotidianità i rapporti tra persone che abitano la terra di Ruzante e Folengo, di Parise e Meneghello. Molti gli interventi da parte del pubblico, a cui Malaguti ha risposto con sincerità e arguzia. Un simpatico rinfresco ha concluso la serata.

in collaborazione con

presso il Castello Inferiore di Marostica Lettura di testi ispirati alla mostra e musica

Sul Grappa dopo la vittoria è un romanzo di rara bellezza e poesia e una straordinaria rivelazione di scrittura narrativa. Dopo la fine della Grande Guerra, un ragazzo sale sul Monte Grappa, per ordine del padre, a recuperare rame, piombo, viveri in scatola; il proposito è quello di aiutare la famiglia in ristrettezze economiche, in realtà le “escursioni” del giovane recuperante sono un viaggio di maturazione che gli fa conoscere profondamente la vita.

Venerdì 24 maggio Ore 20,30 (entrata libera)

Associazione culturale LA FUCINA LETTERARIA Sede incontri: Biblioteca “Pietro Ragazzoni” Via Cairoli, 4 - Marostica (VI) Tel. 347 8212687 lafucinaletteraria@gmail.it www.infomarostica.it www.facebook.com/pages/ La-Fucina-Letteraria/ 500449256651722

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Mercoledì 5 giugno il coro Giovani Voci Bassano si esibirà fra le antiche mura del castello degli Ezzelini

DE MUSICA di Ilaria Sanna

CANTARE È GIOVANE!

Fotografie: Fabrizio Gennaro

Reduce da importanti appuntamenti musicali, fra i quali una trasferta a Torino, la formazione proporrà alcune “chicche” di apprezzati gruppi femminili statunitensi degli anni Cinquanta...

Si è appena concluso un aprile ricco di eventi per il coro Giovani Voci Bassano, formazione composta da una quarantina di ragazze e bambini tra gli 8 e i 20 anni circa. Il gruppo è stato protagonista, nel weekend del 13-14 aprile, di un viaggio nella bella città di Torino, prima capitale d’Italia. Ospiti dei componenti del coro giovanile Voci In Note, i cantori hanno approfittato della trasferta per ammirare i palazzi e le piazze della città, assieme al Parco del Valentino e al suo borgo medievale. Ma la vera protagonista di quei due giorni è stata la musica. Nella serata di sabato i due cori si sono esibiti in concerto nel magnifico Tempio Valdese di Torino, con

Qui sopra Il coro Giovani Voci Bassano durante il concerto tenuto lo scorso aprile nello splendido Tempio Valdese di Torino.

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un’acustica da manuale, allietando il pubblico con una serie di brani del repertorio sia sacro sia profano. Un grande successo ha riscosso il medley di canzoni tratte dal celeberrimo film Sister Act, proposto dalla formazione bassanese. Una ventata di energia e divertimento, molto apprezzata dal pubblico, che si è lasciato coinvolgere, accompagnando i brani con il battito delle mani. Durante la serata sono stati raccolti fondi per l’Associazione Amici dei bambini cardiopatici, che assiste i piccoli pazienti che devono sottoporsi a un intervento al cuore e le loro famiglie. L’amicizia con il coro Voci In Note aveva già portato la formazione torinese a esibirsi a Bassano nel

mese di ottobre all’interno della rassegna “Canticoro - Musica corale a Bassano”, organizzata dalla stessa associazione corale bassanese; questo viaggio ha rappresentato l’occasione per ricambiare l’ospitalità e cantare nuovamente assieme. Il secondo evento importante che il coro Giovani Voci Bassano ha vissuto nel mese di aprile è stato il “Concerto di Primavera”, organizzato dalla Pro Loco del Comune di Cassola, con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura e delle Attività Economiche, a favore dell’associazione Casa sull’Albero. Il concerto, tenutosi sabato 26 aprile all’Auditorium Vivaldi a


San Giuseppe, ha visto esibirsi il coro in un repertorio musicale vario e dinamico, arricchito da spazializzazioni e coreografie. L’associazione Casa sull’Albero, alla quale è stato destinato il ricavato del concerto, promuove l’accoglienza nella comunità Alibandus di Bassano, accompagnando bambini e ragazzi che temporaneamente sono allontanati dalla loro famiglia di origine e attivando le possibili risorse dei cittadini che decidono di offrire loro cura e spazi di normalità. E i prossimi mesi non saranno da meno… La concentrazione e la passione per la musica trasformeranno le prove che ancora attendono i giovani cantori in un trampolino di lancio per il prossimo atteso concerto. Mercoledì 5 giugno, infatti, il coro Giovani Voci Bassano sarà protagonista assoluto della serata all’interno della manifestazione “Giugno al castello”. Tra le antiche mura di Bassano, nella corte dell’Ortazzo, la formazione si esibirà in un repertorio musicale rinnovato e in divertenti coreografie: un intreccio di voci e gestualità che affascinerà gli spettatori, accolti nella suggestiva cornice medievale. Il coro farà un tuffo nel passato, proponendo in versione corale alcuni brani del repertorio anni Cinquanta, cantati da gruppi femminili statunitensi come le Andrews Sisters e The Chordettes, quali Lollipop e Rum & Coca Cola. In programma anche un medley di canzoni dei Queen. In caso di brutto tempo il concerto verrà recuperato la sera successiva, giovedì 6 giugno. Pochi giorni dopo, l’8 giugno, il coro parteciperà alla cerimonia di premiazione del concorso letterario nazionale “Voci Verdi”, organizzato dall’Associazione “Va’ pensiero”, nel Parco delle antiche prese sul Brenta.

Il coro Giovani Voci Bassano L’avventura del coro Giovani Voci Bassano è iniziata nel 1990 come coro parrocchiale giovanile di San Vito. Da allora la formazione ha fatto molti passi, coinvolgendo numerosi ragazzi, affrontando nuove sfide e vivendo esperienze sempre più ricche e dinamiche. Le Giovani Voci Bassano promuovono diversi tipi di esperienza corale, che vanno dalle rassegne musicali agli scambi culturali in Italia e all’estero, dall’opera lirica al canto coreografato, ai meeting di cori giovanili. Il repertorio è ricco: musica sacra, canti gospel e spiritual, colonne sonore, composizioni d’autore e molto altro. Dal 2004 l’associazione organizza, in collaborazione con l’Assessorato allo spettacolo, “Canticoro.

Musica corale a Bassano”: una manifestazione che ogni autunno propone ottimi concerti con formazioni venete, italiane e anche importanti cori internazionali. Tra le esperienze di maggior successo ricordiamo la partecipazione nel 2011 all’allestimento dell’opera di Pierangelo Valtinoni “La regina delle nevi”, prima nazionale andata in scena al Comunale di Vicenza. Dirige il coro, sin dalla sua nascita, il maestro Cinzia Zanon; accompagnano la formazione la pianista Maria Borsato e il percussionista Alessandro Battocchio. La preparazione vocale dei coristi è curata da Anna Bordignon. Infine Alberto Cenci e Giulia Malvezzi creano coreografie e spazializzazioni che arricchiscono il canto.

Qui sopra Ancora un’immagine delle Giovani Voci Bassano a Torino. In alto, da sinistra verso destra La locandina che pubblicizza il prossimo appuntamento del coro: il concerto all’interno della manifestazione “Giugno al castello”, in programma per il 5 giugno. Cinzia Zanon, direttrice della formazione musicale.

GIOVANI VOCI BASSANO Via San Giovanni Bosco 36061 Bassano del Grappa (VI) www.corogiovanivocibassano.it Direttore Artistico: Cinzia Zanon Informazioni Tel. 335.7898909 z.cinzia@tiscali.it

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1) CHIESETTA DELL’ANGELO Progettata dall’architetto Zaccaria Bricito risale al 1655. La pianta è ovale. Felicemente restaurata, è sede di mostre e concerti. 1) LITTLE CHURCH OF THE ANGEL Project by architect Zaccaria Bricito in 1655. It was built in an oval shape. Recently restored, it is now open for concerts and exhibitions.

VISITA ALLA CITTA’

2) GlARDINI PAROLINI L’orto botanico, realizzato dal naturalista Alberto Parolini, risale al secolo XIX. Ricco di specie rare è ora parco pubblico e ospita manifestazioni. 2) PAROLINI GARDENS The botanic garden was created in the last century by naturalist Alberto Parolini. It contains rare species. Donated to the City, it was trasformed into a public park. It hosts open air exhibitions and shows. 3) MUNICIPIO E’ sede del Comune. La loggia presenta gli stemmi dei primi 120 podestà. L’affresco con San Cristoforo è del ‘500. Singolare il grande orologio con i segni zodiacali. 3) TOWN-HALL In the loggia are the fescoe of the coat of arms of the first 120 mayors. Afrescoe of S. Christopher dates back to ‘500. A singular wall clock shows the zodiac signs, the building holds the city offices. 4) MUSEO Ospita una pinacoteca di notevole valore con tele dei Dal Ponte, gessi e sculture di Canova e incisioni di Dürer. Pregevole la sezione archeologica. Annessa è la Biblioteca civica. 4) MUSEUM It hosts a painting collection of great value by artists such as the Da Ponte, chalks and sculptures by Canova and engravings by Durer. The archeologic section is of great value. The annex museum contains the civic library. 5) PALAZZO AGOSTINELLI Ospita mostre e rassegne artistiche. Sulla facciata, in una nicchia, un affresco di Madonna con Bambino della seconda metà del ‘400. 5) AGOSTINELLI PALACE It belongs to the City and hosts art shows and exbits. On its front wall can be seen a niche with a ‘400 frescoe of Madonna and Child. 6) PALAZZO BONAGURO Del ‘500, è stato rimaneggiato nel secolo successivo. Ospita mostre e rassegne d’artigianato. Il pianterreno è completamente affrescato. 6) BONAGURO PALACE Built in ‘500, it was remodeled in the following century. It is a Comunal show-place for artifacts exhibitions. The ground floor is totally frescoed. 7) PALAZZO PRETORIO Risale alla seconda metà del ‘200 e dal 1315 è stato residenza del Podestà. La scala esterna è del 1552. 7) PREATORIAN PALACE Built in the second half of ‘200, it was elected residence ot the Mayor since 1315 and was later turned into the seat of the Comunal Council. The outside stairway was built in 1552. 8) PALAZZO STURM Costruito nel ‘700, ospita il Museo della Ceramica. All’interno affreschi di G. Anselmi, databili al 1785, e tempere di G. Zompini. 8) STURM PALACE Built in 1700, the palace now hosts an important Ceramics Museum. Inside are frescoes by G. Anselmo, dated 1785, and temperas by G. Zompini.

© Copyright by Editrice Artistica Bassano Vietata la riproduzione di testi, piante e disegni

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11) PONTE DEGLI ALPlNI È il monumento più famoso di Bassano. Risale al XII secolo. La forma attuale è del Palladio (1570). Distrutto più volte dal fiume in piena e da eventi bellici fu sempre ricostruito nella forma originaria. 11) ALPINI BRIDGE The most famous monument in Bassano. Built in the 12th century. Its actual shape is by Palladio (1570). Destroyed at various times by floods and war actions, it has always been rebuilt in its precise original form. 12) PORTA DELLE GRAZIE Risale al 1300. Fu risistemata nel 1560 dal bassanese Zamberlan. A fianco si trova la chiesetta delle Grazie (fine ‘400) con pregevoli affreschi. 12) GATE OF THE GRACES Built in 1300. It was later adjusted in 1560 by Zamberlan of Bassano. Once through the Gate, on the left, can be seen the small Grace Church (end ‘400) with precious frescoes. 13) PORTA DIEDA Venne inserita nella torre del castello dei Berri (del ‘300) nel 1541. Belli gli affreschi sul lato sud. 13) DlEDA GATE The gate was opened into the Tower of Berri Castle (built in ‘300) in 1541. 14) SAN DONATO Fondata nel 1208 da Ezzelino il Monaco. Ospita una Pala di Francesco dal Ponte il Vecchio. 14) SAN DONATO CHURCH Founded in 1208 by Ezzelino the Monk. It contains a pala by Francesco dal Ponte the Elder. 15) SAN FRANCESCO Costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. Interno a una navata. Il protiro (1306) protegge il portale e l’affresco della Madonna e Bambino di Luca Martinelli. 15) CHURCH OF SAN FRANCESCO Built at the end of 1200 and early 1300. It is shaped with a single aisle. The entrance porch (1306) protects the portal and a frescoe of Madonna and Child by Luca Martinelli. 16) SAN GIOVANNI Di origine trecentesca, venne trasformata (1747-1785) dall’architetto Giovanni Miazzi. Dipinti di Maggiotto, Scajaro e Vanzo Mercante. Sculture di Orazio Marinali. 16) CHURCH OF SAINT JOHN Its oridns date back to 1300. It was restructured from 1747 to 1785 by architect Giovanni Miazzi. Inside can be seen paintlngs by Maggiotto, Scajaro and Vanzo Mercante. Sculptures by 0. Marinali. 17) S. MARIA IN COLLE L’antica pieve risale a prima del 1000. Attorno a essa sorse il primo nucleo della città. All’interno due pale di Leandro dal Ponte e un interessante crocifisso ligneo. 17) CHURCH S. MARIA IN COLLE The ancient sanctuary was erected before 1000. Around it was built the first nucleous of the town of Bassano. In its interior can be seen two paintings by Leandro dal Ponte and a wooden crucifix of great interest. 18) TEATRO ASTRA L’ex teatro sociale, neoclassico, progettato nel 1802 dall’architetto Bauto, è stato trasformato nel 1949 in sala cinematografica e teatrale. 18) ASTRA THEATRE Ex social theatre project of 1802 by architect Bauto, it was transformed in 1949 into a theatre and hall.

9) PARCO RAGAZZl DEL ‘99 Inaugurato nel 1973. Al centro del parco sorge il monumento ai Ragazzi del ‘99. 9) PARK OF THE BOYS OF ‘99 Inaugurated in 1973. In its center rises the monument dedicated to the Boys of ‘99.

19) TEMPIO OSSARIO Raccoglie le spoglie di oltre 5400 caduti nella Prima Guerra Mondiale. Cominciato nel 1908 come nuova cattedrale, fu trasformato in Tempio Ossario nel 1934. 19) OSSARIO TEMPLE Holds the spoils of over 5400 soldiers fallen during First World War. Erection was begun in 1908 as a new cathedral for the town. It was transformed into a burial temple in 1934.

10) PIAZZOTTO MONTEVECCHIO La piazza maggiore della città nel ‘200 e nel ‘300. Sulla facciata del Monte di Pietà è infisso il primo stemma di Bassano con la torre e i leoni rampanti. 10) MONTEVECCHIO SQUARE It was the main square in ‘200 and ‘300. On the facade of the “Monte di Pietà” can be seen the first Bassano coat of arms with the tower and two lions.

20) TORRE CIVICA Eretta tra il ‘200 e il ‘300 durante il dominio padovano è alta 43 metri. La merlatura e le finestre ad arco acuto sono state aggiunte nel 1823 dall’architetto Gaidon. 20) CIVIC TOWER Built between ‘200 and ‘300 under the dominion of Padua. 43 metres tall, the battlement and sharp angle windows were added in 1823 by architect Gaidon.


VISITA ALLA CITTA’

I MUSEI DI BASSANO MUSEO CIVICO E’ uno dei più antichi del Veneto: sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi, è costituito come insieme di Museo, Biblioteca e Archivio e trovò nel 1840 la sua sede attuale nell’ex convento della chiesa di San Francesco. Tel. 0424 522235 - 0424 523336 E-mail: info@museobassano.it www.museobassano.it MUSEO DELLA CERAMICA MUSEO REMONDINI Palazzo Sturm Il Museo della Ceramica offre ai visitatori una vasta raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. Il nuovo Museo Remondini ospita l’importantissima collezione di stampe antiche e popolari ereditate dalla famiglia di stampatori bassanesi. Tel. e fax 0424 524933 SEZIONE NATURALISTICA DEL MUSEO - Palazzo Bonaguro Dal 2006 Palazzo Bonaguro ospita l’esposizione zoologica permanente Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. Fax 0424 524933

PRINCIPALI PARCHEGGI a servizio del Centro Storico 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19

Prato S. Caterina Sant’Anna Viale dei Martiri Terraglio Cimberle Ferrari Piazzale Trento “Le piazze” Largo Parolini Via Villaraspa Cadorna Viale De Gasperi Via Colomba Gerosa (bus navetta) Mercato Via Marco Sasso Via SS. Trinità Scuola Bellavitis Cimitero Angarano Via Volpato

350 posti 170 posti 30 posti 53 posti 112 posti 32 posti 200 posti 108 posti 105 posti 269 posti 98 posti 30 posti 317 posti 50 posti 40 posti 50 posti 30 posti 122 posti 70 posti

L L Pr Pr Pa Pr Pa Pr L Pa Pr Pr L L Pa L L L L

L = libero Pa = a pagamento Pr = parcometro

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PRONTO INTERVENTO

INDIRIZZI UTILI

SOCCORSO Dl EMERGENZA 113 118

MUNICIPIO Via Matteotti, 35

0424 519110

GUARDIA MEDICA

0424 888814

CROCE ROSSA

0424 529302

U.R.P. Via Matteotti, 35

0424 519555

CARABINIERI Pronto Intervento Comando Compagnia

112 0424 527600

PRONTO SOCCORSO

CORPO FORESTALE Pronto Intervento 1515 Via Trentino, 9 0424 504358 GUARDIA DI FINANZA Via Maello, 15 0424 34555

In collaborazione con Ufficio Relazioni con il Pubblico Comune di Bassano del Grappa Via Matteotti, 35 - Tel. 0424 519555

POLIZIA DI STATO V.le Pecori Giraldi, 56

0424 507911

POLIZIA LOCALE Via J. Vittorelli, 30

0424 519404

POLIZIA STRADALE Via Ca’ Rezzonico, 14 0424 216611 VIGILI DEL FUOCO 115 Via Ca’ Baroncello 0424 228270 SERVIZI PUBBLICI

INFORMAGIOVANI e CITTA’ Piazzale Trento 9/A 0424 519165 POSTE E TELECOMUNICAZIONI V.le Xl Febbraio, 2 0424 213230 Via Angarano, 149 0424 503926 Via Passalacqua, 70 0424 513112 PRO BASSANO Via Matteotti, 43

0424 227580

PROVINCIA DI VICENZA Via Scalabrini, 84 0424 525827 SPORTELLO IMMIGRATI Via Verci, 33 0424 526437 TRIBUNALE Via O. Marinali, 32

0424 528409

ARTE E CULTURA MUSEO CIVICO - BIBLIOTECA Piazza Garibaldi, 34 0424 519901 MUSEO CERAMICA - REMONDINI Palazzo Sturm 0424 519940

AGENZIA DELLE ENTRATE Via M. Ricci, 8 - 1° p. 0424 210611 Ufficio Provinciale Territorio Via M. Ricci, 8 - P. t. 0444 650973

CHIESETTA DELL’ANGELO Via Roma, 80 0424 227303

ARCHIVIO Dl STATO Via Beata Giovanna, 58 0424 524890

PALAZZO AGOSTINELLI Via Barbieri 0424 519945

CAMERA Dl COMMERCIO Largo Parolini, 7 0424 220443

PALAZZO BONAGURO Via Angarano 0424 502923

CENTRI PER L’IMPIEGO Largo Parolini, 82 0424 529581

MUSEO DEGLI ALPINI Via Angarano, 2 0424 503662

I.A.T. Informazioni e Accoglienza Turistica (Provincia di Vicenza) Largo Corona d’ltalia 0424 524351

MUSEO DEI CAPPUCCINI Via San Sebastiano, 42 0424 523814

I.N.A.I.L. Via O. Marinali, 79

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I.N.P.S. Via C. Colombo, 70/94 0424 887411

0424 217411

MUSEO DELL’AUTOMOBILE “L. BONFANTI VIMAR” Romano d’Ezzelino 0424 513746

FARMACIE L’orario dei turni si intende dalle 8.45 del primo giorno alle 8.45 del secondo

AGOSTINELLI P.tto Montevecchio, 6 0424 522101 02/05-04/05 22/05-24/05 11/06-13/06 ALLE DUE COLONNE Via Roma, 11 0424 522412 04/05-06/05 24/05-26/05 13/06-15/06 ALLE GRAZIE Via Passalacqua, 10/a 0424 35435 06/05-08/05 26/05-28/05 15/06-17/06 CARPENEDO Piazza Garibaldi, 13 0424 522325 12/05-14/05 01/06-03/06 21/06-23/06 COMUNALE 1 Via Ca’ Dolfin, 50 0424 527811 16/05-18/05 05/06-07/06 25/06-27/06 COMUNALE 2 Via Ca’ Baroncello, 60 0424 34882 14/05-16/05 03/06-05/06 23/06-25/06 DALL’OGLIO Piazza Libertà, 40 0424 522223 10/05-12/05 30/05-01/06 19/06-21/06 PIZZI Via J. da Ponte, 76 0424 523669 20/05-22/05 09/06-11/06 29/06-01/07 POZZI Via Scalabrini, 102 0424 503649 18/05-20/05 07/06-09/06 27/06-29/06 TRE PONTI Via Vicenza, 85 0424 502102 08/05-10/05 28/05-30/05 17/06-19/06 QUOTIDIANI IL GAZZETTlNO Via J. Da Ponte, 50

0424 523602

IL GIORNALE Dl VICENZA Largo Corona d’ltalia, 3 0424 528711 AZ. SANITARIA ULSS n. 3 OSPEDALE Dl BASSANO Via dei Lotti, 40 0424 888111 EMERGENZE Autolettighe 118 GUARDIA MEDICA 0424 888814 U.R.P. 0424 888556/7 CONSULTORIO FAMILIARE Via Mons. Negrin 0424 885191



REMONDINIA

E’ stato creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini

A cura di Isabella Minchio

TEX WILLER, l’avventura senza fine sulle piste del Far West Fumetto italiano fra i più longevi, vanta una produzione differenziata in varie collane...

Qui sopra La copertina del n. 114, “Quando tuona il cannone”, pubblicato nell’aprile del 1970 nella collana Tex Gigante (2a serie). Composto da 114 pagine, costava 200 lire. A fianco Sono stati numerosissimi i disegnatori che hanno illustrato, nel corso degli anni, le avventure del ranger texano.

Da oltre cinquant’anni, esattamente dal 1948, Tex Willer cavalca sulle piste del mitico Far West; da quando cioè Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini (Galep) diedero vita a questa leggendaria e longeva figura del fumetto italiano. Un successo che prosegue ininterrotto negli anni e al quale continuano a guardare con ammirazione legioni di affezionati lettori. Ispirato inizialmente ai tratti di Gary Cooper (per assumere in un secondo tempo le sembianze dello stesso Galep), Tex Willer incarna il fascino dell’eroe senza macchia e senza paura: coraggioso ma anche ironico, è un nemico giurato di ogni ingiustizia

Qui sopra Tex Willer assieme ai suoi pards: l’amico Kit Carson, il figlio Kit e il guerriero navajo Tiger Jack. Tex Willer è un copyright Sergio Bonelli Editore: le immagini e i testi qui presenti sono proposti per scopi conoscitivi e divulgativi. www.sergiobonellieditore.it

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e un convinto antirazzista. Non a caso, negli anni in cui Hollywood assegnava ancora ai pellerossa il ruolo dei “cattivi” (in antitesi ai “buoni” bianchi), il mitico ranger texano ne era già amico e fratello, saggio e rispettato capo indiano dei Navajos, noto alle diverse tribù con il nome di Aquila della Notte. Attraverso canyon e praterie lo accompagnano, condividendone le innumerevoli avventure e formando così un quartetto invincibile, tre amici fidati e altrettanto leggendari: Kit Carson (le cui generalità richiamano idealmente lo storico e omonimo indian agent), il figlio Kit Willer e il guerriero navajo Tiger Jack.

Fondata negli anni Quaranta da Gian Luigi Bonelli (1908-2011) e da Aurelio Galeppini (1917-1994), la Sergio Bonelli Editore S.p.A è a tutt’oggi indiscussa leader italiana nel settore dei fumetti. Oltre a Tex Willer, proposto con il passare del tempo attraverso una produzione differenziata in più collane e varie cadenze, molto noti sono infatti anche altri personaggi sfornati da questa formidabile fucina editoriale: Zagor, Dylan Dog, Martin Mystère, Nathan Never, Nick Raider... Dopo la scomparsa nel 2011 di Sergio Bonelli, figlio di Gian Luigi, la guida dell’azienda è passata a Davide Bonelli, nipote del fondatore.



OSPITALITA’ A Bassano e dintorni

A TAVOLA CON I PIATTI PRELIBATI DEL GRUPPO RISTORATORI BASSANESI Le ricette proposte sono tratte dal volume A tavola... nei Dì di festa del prof. Antonio F. Celotto. Gratin di Asparagi Bianchi di Bassano dop con pancetta e formaggio Asiago Ingredienti (4 persone) 400 g di asparagi, 100 g di pancetta affumicata, 80 g di formaggio Asiago, olio extra vergine d’oliva, sale, pepe. Pelare e pulire le punte di asparago, scegliendole abbastanza grandi, e cuocerle in acqua salata per 10 minuti. Scolarle e metterle ad asciugare su un canovaccio pulito. Avvolgere ogni punta d’asparago con una fetta di pancetta affumicata, poi disporle in un piatto da forno bagnato con un filo di olio extra vergine d’oliva. Cospargere di formaggio Asiago grattugiato grossolanamente e gratinare nel grill per 5 minuti. Ravioli al tarassaco, cumo e bruscandoli padellati agli Asparagi Bianchi di Bassano dop con Asiago stravecchio Ingredienti (4 persone) 100 g di ricotta, una cipolla, 400 g di asparagi, Grana padano grattugiato, formaggio Asiago stravecchio in scaglie. Per la pasta: 400 g di farina, 8 tuorli d’uovo, 40 g di acqua, olio extra vergine d’oliva, sale. Per il ripieno: 150 g di tarassaco, 150 g di cumo, 150 g di bruscandoli, 40 g di Grana padano, 2 tuorli d’uovo, olio extra vergine di oliva, sale, pepe. Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto asciutto e omogeneo, quindi stendere la sfoglia e tagliare il formato di pasta desiderato. Lasciar riposare per circa un’ora. Tagliare gli asparagi a rondelle e cucinarli con della cipolla tritata. Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata e padellarli con gli asparagi, aggiungere del Grana padano e disporli nei piatti calcolando 6 pezzi a persona. Finire con scaglie di formaggio Asiago stravecchio. Impastare tutti gli ingredienti, riempire la pasta e chiudere, dando la forma del raviolo. Padellare gli asparagi con burro. Continua a pag. 62

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RISTORAZIONE A Bassano e dintorni Gnochi de pan coe erbete de primavera Ingredienti (4 persone) 500 g di pane raffermo, 1 litro di latte, 200 g di “fasoeti” (erba del buon Enrico) lessati, 2 uova, Grana padano grattugiato, olio extra vergine di oliva, sale, pepe. Per il sugo: salsa di pomodoro, panna da cucina. Sbriciolare grossolanamente il pane da mettere a bagno nel latte per 8-10 ore, quindi strizzare per bene e porre in una terrina. Unire le uova, le erbe lessate e passate nel passaverdura. Versare il tutto in una capace piadena e aggiungere 3 cucchiai di formaggio grana, una macinata di pepe, un filo d’olio, aggiustare di sale e continuare ad amalgamare con le mani fino ad ottenere una pasta omogenea. In una pentola, portare ad ebollizione abbondante acqua salata, versare gli gnocchi ad uno ad uno, aiutandovi con un cucchiaio. A mano a mano che verranno a galla, raccogliere con un mestolo forato e versare in una terrina. Condire con una delicata salsina di pomodoro mantecata con panna da cucina e spolverizzare con grana. Ciliegie sotto spirito Ingredienti Un kg di ciliegie, 200 g di zucchero, un pezzetto di cannella, chiodi di garofano, mandorle amare, alcol da dolci. Tagliare il picciolo alle ciliegie a circa tre millimetri dalla base e versarle in vasi a chiusura ermetica, aggiungendovi lo zucchero, la cannella, i chiodi di garofano, alcune mandorle e tanto alcol quanto basta a ricoprire perfettamente le ciliegie. Chiudere i vasi e conservare in dispensa, almeno tre mesi prima di consumare.

Testi tratti da A tavola... nei Dì di festa del professor Antonio F. Celotto, volume scritto in collaborazione con il Gruppo Ristoratori Bassanesi. Editrice Artistica Bassano -  16,00

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