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Editrice Artistica Bassano

Distribuzione gratuita

Città di Bassano del Grappa Assessorato alla Cultura e al Turismo

Scuola di Grafica A. Remondini

MAGGIO / GIUGNO 2012

periodico di cultura, attualita’

www.bassanonews.it

e servizio

RIFLESSIONI SULLA BELLEzzA FIETTA E PADERNO I MUSEI DEgLI ALPINI dal chirurgo plastico ai filosofi gioielli ai piedi del grappa a Cismon e Primolano 1938


A fianco, da sinistra Nel centenario della morte di Giovanni pascoli, poesia e musica al Cenacolo degli scrittori (pag. 40). la magia del Barocco in concerto a santa Maria in colle con il lions club Jacopo da ponte (pag. 50).

SOMMARIO Copertina: la suggestione del tramonto sul prospetto meridionale di villa Fietta, nell’omonimo borgo presso paderno del Grappa. sullo sfondo, la valle di san liberale e i contrafforti delle Meatte (ph. cesare Gerolimetto / servizio a pag. 36).

claudio Brunello, Addizione, 2012. l’artista bassanese espone in una singolare mostra tri-personale a partire dal 4 maggio (pag. 20). News periodico di attualità, cultura e servizio Anno XIX - n. 134 Maggio / Giugno 2012 Direttore responsabile andrea Minchio EDITRICE ARTISTICA BASSANO piazzetta delle poste, 22 - Bassano del Grappa © Copyright - Tutti i diritti riservati Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa n. 4/94 R.P. del 2 giugno ’94 Bassano News è patrocinato da città di Bassano - assessorati cultura e turismo scuola di Grafica antonio remondini Ideazione e direzione artistica andrea Minchio Redazione elena trivini Bellini, andrea Gastner, diego Bontorin, Fotografi veneti associati Collaborazioni associazione scrittori Bassanesi “il cenacolo” comune di Bassano del Grappa Museo-Biblioteca-archivio Bassano del Grappa unione del commercio di Bassano del Grappa t. andreatta, d. Borriero, c. Brunello, N. Brunello, a.F. celotto, v. cramerotti, e. dall’agnol, G. eger, e. Fabbio, a. Fabrello, l. Ferazzoli, c. Ferronato, a. Fiorese, F. Fontana, s. Gazzola, M. Guderzo, l. lancerin, p. Manca, G. Mayer, a. Minchio, e. Minchio, i. Minchio, M. sartoretto, o. schiavon, M. vallotto, F. vettorel, M. zonta, M. zuin Stampa linea Grafica - castelfranco veneto (tv) Distribuzione Bassano e comprensorio Per la pubblicità su queste pagine tel. 0424 523199 - Fax 0424 523199 tel. 335 7067562 - eab@editriceartistica.it Bassano News è stampato su carta patinata ecologica Hello gloss TCF (Total Chlor Free) Per consultare Bassano News in Internet www.bassanonews.it - www.editriceartistica.it

p. 5 - Gens bassia riflessioni in libertà sulla bellezza

p. 34 - Spigolature le novità di editrice artistica

p. 10 - Pianeta Casa il vademecum 2012 per la cedolare secca sugli affitti

p. 36 - Il rapporto Fietta e paderno, gioielli alle falde del Grappa

p. 12 - Sfide eger emilio e Figli. la cultura della consulenza in un servizio personalizzato

p. 40 - Il Cenacolo casa pascoli

p. 16 - Appunti Mostre, letture e frizzanti curiosità p. 18 - Saperne di più capire l’allergia p. 20 - I nostri tesori claudio Brunello. luce e colore dal gioco di una materia amalgamata con la logica p. 24 - Finestra sui giovani la paura, una brutta bestia che rende i nostri giovani più fragili p. 26 - Schegge B_sos, puntare sulla formazione: i professionisti p. 30 - Afflatus la casa per Ferie “scalabrini”

In alto, a sinistra primavera bassanese all’insegna della cultura sotto l’egida del vessillo giallorosso (ph. sergio cavallin).

BLOCk NOTES oltre alle numerose e interessanti iniziative presentate alle pagine seguenti, segnaliamo qui alcuni altri appuntamenti da non perdere. la Primavera Musicale di Marostica, giunta alla XXiv^ edizione, propone due Incontri Corali Internazionali presso la chiesa di sant’antonio: martedì 15 maggio (ore 20.30), con il Morningside College Choir (iowa - usa) e il Coro Gioventù in Cantata; giovedì 14 giugno (ore 21), con The Livinstone Chorale (louisiana - usa) e il Coro Gioventù in Cantata. l’organizzazione di entrambi i concerti è curata dalla formazione marosticense, fondata nel 1971 e diretta da cinzia zanon (info: www.gioventuincantata.it). a San Giuseppe di Cassola, presso costenaro assicurazioni, è aperta fino al 12 maggio la mostra C.A.S.A. Collezionare=AmareSemplicementeArte? il progetto, concepito da alcuni collezionisti, è quello di condividere con un pubblico più vasto le opere del pittore Toni Zarpellon che hanno raccolto (info: www.casa-arte.it).

p. 43 - Obiettivo Sport togliere le medaglie: che granchio! p. 44 - Gustus l’asparago di Bassano unisce l’italia p. 46 - Today in valle, visitando i musei degli alpini p. 50 - Eventi Händel a santa Maria in colle p. 52 - De Musica intervista a Marco Màiero p. 54 - Visita alla città principali monumenti e piante p. 56 - Indirizzi utili p. 58 - Remondinia verne e “i figli del capitano Grant” p. 60 - Ospitalità a Bassano e...

p. 32 - Eventi op! 1° Festival del paesaggio

p. 62 - Ristorazione a Bassano e...

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Una panoramica, rapida e senza pretese, può forse indurci a meditare su quel senso estetico che la nostra società sembra avere inesorabilmente perduto...

riFlessioNi iN liBerta’ sulla Bellezza

gENS BASSIA testo di andrea Minchio iconografia: editrice artistica Bassano

Nonostante l’enorme sviluppo di Internet e dei social network, è ancora la televisione a condizionare in modo significativo gusti e comportamenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Dal chirurgo plastico ai filosofi Negli ultimi decenni, secondo il pensiero di osservatori attenti e qualificati, i paesi occidentali sembrano avere piano piano perduto quello che comunemente viene definito “senso del bello”. contaminazioni di varia natura, che di volta in volta hanno investito ambiti eterogenei e tra loro apparentemente scollegati, hanno infatti generato forti cambiamenti nel gusto della gente. se per l’adagio popolare vale sempre l’assioma per cui è bello ciò che piace, in realtà gli attuali canoni estetici paiono discostarsi anni luce dal concetto di eleganza e sobrietà che -forse per millenniha accompagnato il percorso del genere umano. eppure, sfogliando tra le pagine della memoria, il significato del vocabolo latino bellus (aggettivo di prima classe) è propriamente quello di piacevole, gentile, amabile, grazioso, leggiadro. un termine che ancora in epoca romana era prevalso sul più antico pulcher (pulcritudine è infatti sinonimo di bellezza) e che oggi risulta davvero difficile accostare, per esempio, all’esito di certi interventi di chirurgia plastica; oppure, riferendoci in particolare ad aspetti legati al linguaggio e alla comunicazione, alla frequente mancanza di stile e buona creanza o all’uso di un lessico inadeguato e poco corretto in molte trasmissioni televisive, quali talk-show, dibattiti, reality e fiction (fenomeno ancora più grave quando si manifesta nella nostra emittente di stato). anche il mondo della moda, in gran parte vincolato a esigenze commerciali sempre più pressanti,

sembra spesso spacciare per smaglianti stili di vita, improntati a un improbabile senso di libertà e a principi estetici sui generis, molti suoi prodotti. insomma, l’ideale classico di bellezza, sul quale per secoli si sono confrontati filosofi e artisti, vive ora -nell’epoca di massificazione del cattivo gusto- un periodo di scarsa considerazione. Già, i filosofi... Forse non è sbagliato ripercorrere, a volo d’uccello e senza pretese (con buona pace di quanti conoscono bene la materia), qualche passaggio del loro pensiero. in fin dei conti questo magazine si occupa spesso del territorio e delle sue bellezze, sebbene il termine estetica sia stato adottato per la prima volta dal tedesco alexander G. Baumgarten (1714-1762), designando con esso la conoscenza sensibile (collegata alla teoria del bello), già i Greci affrontarono la riflessione estetica, legandola alla produzione artistica e alle sue espressioni concrete. Bello era per loro, in epoca arcaica, ciò che desta ammirazione, l’idea di valori universali quali la giustizia e il bene, ma anche l’armonia, la simmetria, la proporzione... un quadro nel quale rientravano le arti plastiche e visive, ma che curiosamente escludeva la poesia, frutto invece di ispirazione divina, come peraltro le sue diverse manifestazioni (commedia, tragedia, elegia...), nonché la musica, la

Sopra il dualismo tra gli stili dorico e ionico rispecchia altrettante diverse concezioni della vita, traslate sul piano artistico. Giovanni volpato e raffaello Morghen, Apollo del Belvedere, acquaforte, 1786. venezia, Museo correr.

“Con stupore, Aschenbach notò che quest’ultimo era di una beltà perfetta. Il volto, pallido e graziosamente chiuso, incorniciato di capelli color miele, il naso diritto, la bocca vezzosa, un’espressione di gentile, divina serietà, ricordava le sculture greche dell’epoca d’oro, e alla pura perfezione della forma univa un fascino così unico e personale, ch’egli credette di non aver mai incontrato, né in arte né in natura, nulla di così compiutamente riuscito”. Thomas Mann da La morte a Venezia


gENS BASSIA Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. genesi 1, 27

A fianco, da sinistra verso destra albrecht dürer, Adamo ed Eva, olio su tavola, 1507. Madrid, prado. Figure vitruviane rinascimentali, disegnate da Francesco di Giorgio, cesare cesariano e Fra’ Giocondo.

danza, la storia e l’astronomia. un tema molto indagato, sempre associato ai ragionamenti sul bello e tuttora caro agli studiosi di architettura, era anche quello del dualismo tra gli stili dorico e ionico: sostanzialmente due diverse concezioni della vita traslate sul piano artistico. il primo, come ci spiegano gli studiosi, connotato da forme più pesanti e razionali, sintetizzabili nell’idea della simmetria (combinazione delle parti in un bello oggettivo); il secondo caratterizzato invece da una concezione più sfumata della proporzione, aperta a relativismo ed empirismo e riassunta nella nozione di euritmia (il bello come valore percepito dal soggetto).

leonardo da vinci, La Gioconda, 1503-1507. parigi, louvre. pietro annigoni, La strega, lugo v.no, villa Godi Malinverni. Sotto Michelangelo, David, 1501-’04. Firenze, Galleria dell’accademia.

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tra i secoli v e iv a.c., il periodo classico nel quale fiorirono le pòlis, l’arte greca espresse la sua più elevata produzione artistica ed elaborò il concetto di canone, parametro predefinito e basato sui modelli offerti dalla Natura, sul quale si “regolavano” le proporzioni in architettura e scultura nella convizione di emulare in questo modo un bello cosmico e perfetto. proprio attraverso la mimesi, cioè il processo di imitazione e riproduzione della Natura, l’arte poteva, per esempio secondo democrito, donare lo spettacolo di opere belle. un ragionamento lineare e tuttora condivisibile. eppure... eppure già i sofisti, che platone disprezzava perché facevano del

sapere materia vendibile (lui era ricco e non aveva bisogno di farsi pagare!), non la pensavano così. ritenevano infatti che l’arte si contrapponesse alla Natura, in quanto arbitrariamente prodotta dall’uomo secondo un fine (nulla a che fare con il caso, dunque, requisito peculiare dell’universo). le arti, in effetti, non rivestivano per i sofisti utilità pratica, servivano però a procurare godimento. Bello era per loro ciò che risulta piacevole (tramite i sensi), niente di assoluto cioè, bensì qualcosa di relativo: alle epoche, alle persone, ai gusti. insomma, calati nell’attualità, questi superprofessionisti della parola non avrebbero nulla da ridire su piercing, tatuaggi o


calzoni calati sotto il sedere (magari, come dicono i maliziosi, per sfoggiare mutande di marca). e socrate? che idee professava, a proposito di estetica, il grande vecchio della filosofia, che scelse di non fuggire e bere la cicuta nonostante l’ingiusta condanna? da senofonte, suo allievo come platone (ma, in quanto non filosofo, più fedele al pensiero del maestro), apprendiamo che distingueva tra le arti comuni (i mestieri) e le arti belle: le prime finalizzate a produrre ciò che in natura non esiste (un vaso piuttosto che una veste), le altre destinate al contrario a imitare e idealizzare la natura, rappresentando allo stesso tempo fisicità e spiritualità. la bellezza acquisisce perciò una nuova dimensione, eterea e immateriale, lasciando trasparire l’espressione dell’anima. riassumere il pensiero di platone in merito alla questione estetica è impresa davvero improba; una mission impossible che richiederebbe pagine su pagine e, soprattutto, grande competenza. limitiamoci dunque al minimo indispensabile, tornando a rispolverare qualche nozione appresa ai tempi del liceo. anche per il grande ateniese, dunque, l’idea di bello abbracciava diversi significati riferendosi, oltre all’aspetto estetico, a quanto suscita ammirazione, consenso o piacere: dagli oggetti materiali ai risvolti psicologici e sociali, ai sistemi politici, alle virtù. per platone il concetto di bello finiva perciò per coincidere con quello di bene; identificazione peraltro presente nel vocabolo kalòs, che significa sia bello sia buono. la bellezza così intesa è una proprietà oggettiva in quanto

rappresentazione, nel mondo della varietà e del divenire (del quale facciamo parte come uomini), di un modello universale, un valore immateriale appartenente alla categoria delle Idee. senza addentrarci nella mitica caverna, con il rischio di precipitare in qualche crepaccio, ricordiamo ancora che platone individuava l’essenza del bello nei concetti di ordine, misura e proporzione. la funzione dell’arte era per lui quella di trasfondere nelle opere il carattere dell’universalità, senza cedere alle lusinghe di mode superficiali ed effimere (evidentemente il consumismo doveva ancora essere inventato!). un salto in avanti di circa un buon

millennio ci porta a conoscere, sempre molto in superficie, il pensiero dei filosofi cristiani medievali, esponenti della dottrina scolastica. secondo questi dotti teologi, che provavano a spiegare le verità della fede attraverso l’uso della ragione, l’estetica aveva per oggetto prevalentemente la natura e la sua relazione con l’uomo (più che le opere d’arte vere e proprie). Bello era, secondo la loro visione, ciò che piace per se stesso ed è capace di suscitare l’amore di sé. una definizione che contemplava soprattutto la bellezza spirituale, ritenuta davvero importante. in ogni caso la bellezza era considerata una proprietà oggettiva: le cose belle piacciono proprio

Sopra, da sinistra in senso orario anonimo, Marlene dietrich nella locandina del film Angel, 1937. parigi, cinémathèque Française. leonardo da vinci, Ritratto di dama con ermellino, 1483-’86. cracovia, czartoryski Muzeum. raffaello, Madonna del Granduca, 1504. Firenze, palazzo pitti. Botticelli, Primavera, 1477-’78. Firenze, Galleria degli uffizi. Qui sotto: andy Warhol, Turquoise Marilyn, 1962.

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Sotto, da sinistra verso destra tiziano, Venere di Urbino, 1538. Firenze, Galleria degli uffizi. edouard Manet, Olympia, 1863. parigi, Museé d’orsay. rené Magritte, La bagnante dalla luce all’ombra, 1935-36.

il corsivo disegnato da claude Garamond (1499-1561), elegante rivisitazione di quello inventato da aldo Manuzio: è sinonimo di bellezza, oggi come quasi cinque secoli fa.

luigi vannucchi e Massimo Girotti, rispettivamente Don Rodrigo e fra Cristoforo, nello sceneggiato rai I promessi sposi (1967). Basata sull’omonimo romanzo di alessandro Manzoni e diretta da sandro Bolchi (che ne scrisse la sceneggiatura assieme a riccardo Bacchelli), questa produzione televisiva rappresenta tuttora un esempio da imitare per la fedeltà al testo letterario, l’ottima dizione da parte degli attori (un cast stellare formatosi in gran parte nelle scuole di recitazione), il rispetto delle regole grammaticali e la mancanza di sgradevoli inflessioni o parlate dialettali: un modello purtroppo distante anni luce dalle attuali fiction. I misteri del congiuntivo... che io coniughi che tu coniughi che egli coniughi che noi coniughiamo che voi coniughiate che essi coniughino e del condizionale io coniugherei tu coniugheresti egli coniugherebbe noi coniugheremmo voi coniughereste essi coniugherebbero

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perché hanno determinate proprietà che le rendono piacevoli: il modus (misura), la species (forma), l’ordo (ordine). Nella species, in particolare, confluivano due significati: uno legato all’apparenza sensibile, l’altro al contenuto concettuale. Nella natura l’uomo trova una traccia attraverso la quale può giungere a conoscere la bellezza eterna, la cui unica fonte è dio.

mentazione, fondamento della conoscenza, e la matematica, indispensabile per garantire il rigore della prima. Non ritenendo giustificabili differenze tra arte e scienza, assegnava alla prima un primato, in quanto in grado di unire agli aspetti quantitativi anche quelli qualitativi. anche lui, comunque, riteneva la bellezza una qualità oggettiva delle cose.

dal Medio evo all’umanesimo intercorrono anni luce. l’uomo, si sa, torna al centro della speculazione intellettuale e produce idee nuove. e’ il caso di leon Battista alberti (1404-1472), architetto e studioso di vasti interessi culturali: nei suoi celebri trattati (di pittura, scultura e architettura) si sforzò infatti di rivalutare la figura dell’artista distinguendola da quella dell’artigiano e assimilandola allo scienziato. proprio per questo motivo la sua definizione di bello si fonda sull’esperienza e sulla successiva elaborazione matematica: un criterio volto a ricreare quella proporzione armoniosa che deriva dalle leggi di natura. pittore, scienziato, filosofo e letterato, leonardo da vinci (14521519) riconosceva all’arte due principi metodologici: la speri-

d’avviso nettamente contrario, cartesio (sì proprio quello del cogito ergo sum) sintetizzava il suo pensiero in materia di estetica asserendo che i concetti di bello e di piacevole sono soggettivi e non esiste un valido criterio generale per giudicarli (nemmeno quello della “maggioranza”): lo stesso stimolo può infatti risultare gradevole o no in persone diverse e, addirittura, nella stessa persona con il variare del tempo e delle circostanze. una considerazione, quest’ultima, la cui validità ci sembra onesto riconoscere: a chi non è mai capitato di cambiare giudizio (estetico) su qualcosa? insomma gira e rigira (seppur con le debite e autorevoli distinzioni) siamo daccapo. da una parte i valori universali, dall’altra il de gustibus non disputandum est ...

a complicare le cose, sicuramente nel lodevole tentativo di organizzare una visione logica e razionale pure nell’ambito dell’estetica, ha provveduto -nel secolo dei lumi- il grande studioso tedesco immanuel Kant, autentico pezzo da novanta: uno dei filosofi più “tosti” della storia e, al contempo, tra i meno amati dai liceali. sorvolando con spregiudicata indifferenza sulla corposità del suo pensiero, anche in questo caso ci limitiamo a una sintesi estrema: per Kant, nato nel 1724 nella splendida città prussiana di Königsberg (distrutta nel 1945 dai bombardamenti della raf e in seguito divenuta la grigia Kaliningrad sovietica), la bellezza non è una proprietà oggettiva delle cose, ma il frutto del loro incontro con il nostro spirito. certamente in natura esistono forme belle, ma la vera bellezza risiede nell’uomo: quelle forme necessitano infatti della mediazione offerta della mente umana (attraverso l’immaginazione e l’intelletto) per assumere il requisito di belle. Molti, moltissimi altri pensatori hanno affrontato nel corso dei secoli la questione estetica, legandola non più e non solo a considerazioni di carattere universale, ma anche alla politica piuttosto che alla psicologia e ad altri ambiti ancora. pensiamo, per elencarne solo alcuni, a schiller, schelling, Hegel, schopenhauer, Kierkegaard, Marx (già, pure lui), croce, Freud, Jung, Benjamin... Noi ci fermiamo qui, scusandoci con gli esperti per la frammentarietà e la rapidità con cui abbiamo trattato il tema (peraltro senza giungere a una difficile conclusione), ma sperando al tempo stesso di avere suscitato nel lettore il desiderio di approfondimento...


Un piccolo aiuto per la prossima dichiarazione dei redditi

PIANETA CASA

il vedeMecuM 2012 per la cedolare secca sugli affitti

a cura di orazio schiavon Delegato Confedilizia Vicenza per il territorio bassanese

Adempimenti 2012 per i contratti per i quali nel 2011 è stata esercitata l’opzione i contratti per i quali nel 2011 è stata esercitata l’opzione per la cedolare possono essere: - i contratti registrati a partire dal 7 aprile 2011; - i contratti prorogati (da intendersi come momento di partenza di un nuovo periodo contrattuale) a partire dal 7 aprile 2011; - i contratti in corso al 7 aprile 2011 ma registrati successivamente. Versamenti entro il 18 giugno 2012 (ovvero entro il 18 luglio 2012, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo) deve essere effettuato il versamento a saldo della cedolare dovuta per il 2011. il versamento in acconto della cedolare per il 2012, pari al 92% dell’imposta dovuta per il 2011, deve essere effettuato: - se l’importo dovuto è inferiore a 257,52 euro, in unica soluzione, entro il 30 novembre 2012; - se l’importo dovuto è pari o superiore a 257,52 euro, in 2 rate, di cui: - la prima, nella misura del 38%, entro il 18 giugno 2012 (o entro il 18 luglio 2012 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo); - la seconda, nella restante misura del 54%, entro il 30 novembre 2012. se l’importo della cedolare versata per il 2011 non supera 51,65 euro, non è dovuto acconto. Nel giugno del 2013 dovrà essere effettuato il versamento a saldo della cedolare dovuta per il 2012, operando i necessari conguagli. i codici tributo per i versamenti, tramite mod. F24, sono i seguenti: 1840 - acconto prima rata 1841 - acconto seconda rata o acconto in unica soluzione 1842 - saldo. Dichiarazione il reddito da locazione assoggettato a cedolare deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi Quadro rB dei modelli 730 e unico.

particolare del Quadro B Redditi dei Fabbricati Modello 730: qui devono essere indicati i redditi da locazione assoggettati a cedolare secca.

ALCUNI SERvIzI DI CONFEDILIzIA A BASSANO Consulenze in tutte le materie attinenti la casa: fiscale, condominiale, locatizia, legale, catastale... Assistenza contrattuale nella stipula dei contratti di locazione (con l’offerta della relativa modulistica) e di ogni altro contratto. Assistenza condominiale ai molti condòmini proprietari di appartamento anche in materia di adempimenti e agevolazioni fiscali, nonché corsi di formazione e aggiornamento per amministratori. Confedilizia Notizie è un mensile, ricco di informazioni utili al condòmino, al proprietario di casa, al risparmiatore immobiliare. preziosi risultano pure i suoi manuali, opuscoli e approfondimenti periodici. Cedolare secca calcolo e consulenza per gli adempimenti connessi all’applicazione della nuova imposta sostitutiva sugli affitti. “Servizio garanzia Affitto” con vantaggi per proprietari e inquilini. visure catastali e ipotecarie on-line su tutto il territorio nazionale, gratuite per gli associati.

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Fattispecie interessate dal regime transitorio 2011 il regime della cedolare poteva applicarsi ai contratti in corso nell’anno 2011, anche con scadenza anteriore al 7 aprile 2011, ovvero oggetto di risoluzione volontaria prima di tale data. per il periodo d’imposta 2011, però, trattandosi del primo anno di applicazione del nuovo regime erano previste alcune regole specifiche. Applicazione nella dichiarazione 2012 il locatore che nel corso del 2011 ha eseguito i relativi versamenti in acconto può applicare la cedolare per tale anno direttamente in sede di dichiarazione relativa ai redditi 2011, da presentare nel 2012. l’applicazione della cedolare in sede di dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno 2012 può avere effetto anche per l’annualità contrattuale decorrente dall’anno 2011. essa può riguardare, pertanto, sia entrambe le annualità -vale a dire l’annualità che scade nel 2011 e quella che decorre dallo stesso anno e scade nel 2012- sia una soltanto di esse. le istruzioni alla dichiarazione dei redditi 2012 precisano che “nel caso di opzione in sede di dichiarazione la comunicazione al conduttore tramite lettera raccomandata deve essere stata già effettuata entro il termine per il versamento dell’acconto 2011 oppure, se non è dovuto acconto, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi”. Importante - Nuova presentazione del modello 69 per l’opzione 2012 Nella circolare n. 26/e del 2011 l’agenzia delle entrate afferma che, per le annualità decorrenti dal 2012, il locatore che intenda avvalersi della cedolare deve comunque, entro i termini previsti per il versamento dell’imposta di registro relativa al 2012, esprimere la relativa opzione presentando il modello 69. a titolo prudenziale è consigliabile far precedere questo adempimento dall’invio di una nuova raccomandata al conduttore.

Applicazione della cedolare a partire dal 2012 Esercizio dell’opzione a) in caso di nuovo contratto, l’opzione deve essere esercitata al momento della registrazione dello stesso, attraverso due modalità alternative: il modello siria (telematico); il modello 69 (cartaceo); b) in caso di proroga del contratto, l’opzione deve essere esercitata tramite modello 69, entro il termine di versamento dell’imposta di registro; c) per le annualità successive, qualora non sia stata esercitata l’opzione in sede di registrazione del contratto o di proroga, l’opzione deve essere esercitata tramite modello 69, entro il termine di versamento dell’imposta di registro dovuta annualmente sul canone. Raccomandata al conduttore l’opzione non ha effetto se di essa il locatore non ha dato preventiva comunicazione al conduttore con lettera raccomandata, con cui rinuncia a esercitare la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone. N.B. l’invio della raccomandata è sempre obbligatorio, trattandosi di condizione di efficacia dell’opzione per la cedolare. Versamenti in caso di applicazione della cedolare a partire dal 2012 l’acconto 2012 relativo alla stessa non deve essere versato (se l’importo della cedolare versata per il 2011 non supera 51,65 euro), dovendosi invece pagare l’acconto irpef sulla base del reddito complessivo del 2011. come specificato dall’agenzia delle entrate nella circolare n. 26/e del 2011, è anche possibile applicare il “metodo previsionale” e quindi versare l’acconto della cedolare calcolandolo sulla base dell’imposta che si ritiene sarà dovuta nel 2012; deve tuttavia precisarsi che, in caso di insufficiente versamento per effetto di errata previsione, si è soggetti a sanzione. Nel giugno del 2013 dovrà essere effettuato il versamento a saldo della cedolare dovuta per il 2012, operando i necessari conguagli.


Dalla fine dell’Ottocento tessuti di qualità per vestire la casa

SFIDE

eGer eMilio e FiGli la cultura della consulenza in un servizio personalizzato

testo di andrea Minchio e andrea Gastner Fotografie: Fotografi veneti associati archivio eger emilio e Figli spa

Incontriamo Gino Eger, amministratore delegato della ditta. Un’occasione per conoscere la storia di una nobile attività e le strategie che ne accompagneranno il prossimo futuro.

Gino eger, amministratore delegato di eger emilio e Figli spa.

correva l’anno 1874 quando Franz eger giunse a padova per avviare una nuova attività, legata al commercio di coloranti per tessuti e filati. proveniva da un piccolo centro della Boemia, Warnsdorf (oggi appartenente alla repubblica ceca), e aveva raggiunto il capoluogo euganeo in cerca di fortuna. Nella città del santo conobbe l’agordina annunciata de Battisti, insegnante in un collegio femminile, che ben presto sarebbe divenuta sua moglie. Qualche tempo dopo alla coppia si presentò un’occasione irrinunciabile: in quel di Mussolente era stato infatti posto in vendita un mulino ad acqua, situato lungo il torrente Giaron. “la storia della nostra azienda -ci racconta Gino eger, pronipote di Franz e ora amministratore delegato di Eger Emilio & Figli Spa- è iniziata proprio allora, grazie alla forza motrice dell’acqua che azionava i telai. Già a

Qui sopra il boemo Franz eger e la moglie agordina annunciata de Battisti: giunsero a Mussolente nel 1877.

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quel tempo il nostro nome veniva associato alla produzione di tessuti resistenti e di qualità, in particolare ai rigati, noti come casaline. sostanzialmente prodotti destinati, a seconda della diversa colorazione e al diverso spessore dalla riga, alla preparazione di camicie, pigiami, tendaggi, tovaglie. si trattava di un

laboratorio familiare nel quale, secondo uno stile molto veneto, prestarono poi la loro opera pure i figli di Franz e annunciata. Non una struttura supportata da grandi capitali, ma una piccola impresa con una chiara visione del futuro, nella quale lo sviluppo veniva pianificato attraverso una buona organizzazione


SFIDE

interna e un’oculata ripartizione dei ruoli. proprio su quest’ultimo aspetto, differenziando gli incarichi e creando sinergie, si è sempre basata, un tempo come oggi, la gestione strategica delle risorse familiari”. una laboriosità esemplare, quella degli eger, interrotta però dalla Grande Guerra, che vide la terra di Misquile trovarsi proprio in prima linea. un trenino a scartamento ridotto, che correva lungo la provinciale e raggiungeva Borso, riforniva le truppe al fronte. la grande casa di famiglia era stata trasformata in ospedale, il laboratorio requisito dai militari. al termine del conflitto, concluso il periodo di profugato a sud del po, gli eger ripartirono con rinnovata energia. i loro cotoni e filati cominciarono così a raggiungere destinazioni in tutta europa, partendo da Mussolente sui camion della storica ditta bassanese di auto-

trasporti Giuseppe Bizzotto. Negli anni trenta la quasi totalità dei tessuti utilizzati per i grembiuli scolastici e per i camici da lavoro, i popolari “toni”, proveniva dalla ditta eger che, nel frattempo, aveva iniziato a servire anche aziende terze e a realizzare prodotti per l’arredamento (rivestimenti per divani, poltrone, ecc.). “proprio in quel periodo -riprende Gino eger- mio padre emilio, fortemente vocato per l’attività commerciale, pensò di aprire quello che oggi potremmo definire un outlet, vale a dire uno spaccio aziendale. la sua grande propensione al commercio, unitamente allo spirito indipendente, indussero gli zii a dargli carta bianca, naturalmente con l’avvallo del nonno, consentendogli così di inaugurare un’attività autonoma: l’embrione di un’azienda che nel tempo si sarebbe affermata, anche grazie

al passaparola di una clientela prestigiosa e raffinata, nei mercati italiani ed esteri”. Nel rispetto di questa visione, proiettata in avanti, anche oggi la ditta Eger Emilio & Figli Spa mantiene un primato di settore, rivelandosi a tutti gli effetti un’azienda di servizi.

Sotto emilio eger in un’immagine di qualche anno fa, vicino a un grande telaio d’epoca.

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SFIDE

“la sola vendita di un metraggio di tessuto, per quanto nostro ed esclusivo, si scontrava con la sempre minore disponibilità di tempo, da parte del cliente, di reperire personale qualificato e preparato, in grado di trasformare cinquanta metri di seta nelle tende delle camere, piuttosto che venticinque metri di stoffa in un salotto già finito e completo. Fornendo al cliente un servizio chiavi in mano (si tratti di un privato, un albergo, un ristorante o perfino uno yacht), siamo oggi dei trasformatori prima ancora che dei produttori. un passaggio strategico che ha visto crescere culturalmente il personale: i nostri commessi sono infatti veri e propri consulenti. abbiamo creato figure professionali specializzate in ogni diverso ambito: dal piumone al divano, dalle tende alla biancheria su misura (tavola, letto, bagno...). un esempio? il corredo di imbarcazioni da diporto, dal portapane personalizzato con il logo del natante alla coperte in

Eger Emilio & Figli SpA Via Eger, 20 - Mussolente (VI) Tel. 0424 878787 Fax 0424 878790 eger@eger.it - www.eger.it Orari di apertura 09.00-12.30 / 15.00-19.30 Chiuso la domenica e il lunedì mattina

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cachemire, diverse nei colori e nella forma per ogni cabina)”. un’organizzazione che, anche nella struttura societaria, si distingue per la ripartizione degli incarichi secondo la consolidata tradizione di famiglia. i cinque fratelli eger, ora contitolari della storica azienda, sono infatti impegnati in diversi ambiti: cesare si occupa infatti degli acquisti e del prodotto finito (curando pure l’analisi dei campioni); paolo segue i laboratori legati alla produzione di letti e divani; Barbara gestisce le trasformazioni che riguardano la biancheria personalizzata (dal letto alla culla); al prodotto confezionato e al “mondo del ricamo” provvede annunciata. il nostro interlocutore, Gino eger, nel suo ruolo di amministratore delegato e quindi di coordinatore generale, supporta le varie attività anche attraverso l’introduzione di importanti innovazioni strutturali.

“se nel ’72 abbiamo pionieristicamente informatizzato la ditta -conclude- oggi stiamo lavorando a un software in grado di realizzare in tempo reale rendering davvero efficaci, attraverso i quali è possibile visualizzare un salotto prima ancora di averne tagliato il relativo metraggio. si tratta cioè di sapere leggere il cambiamento dei tempi: presto un nostro cliente potrà presentarsi con il tablet, nel quale avrà introdotto le fotografie dei vari locali della sua abitazione. a noi spetterà il compito, creando un’interfaccia con i files forniti, di ricostruire le ambientazioni vestite con i nostri tessuti. prodotti che, in ogni caso, dovranno sempre mantenere sensibilmente elevato lo standard qualitativo. in fin dei conti, invece che arredare tutta la casa in un sol colpo con accessori modesti, credo sia consigliabile completare due stanze alla volta, optando per la sostanza e il valore. investendo cioè nel futuro”.


Mostre, letture e frizzanti curiosità

APPUNTI

Il vino e i suoi labirinti, un libro-manuale per conoscere tutti i segreti di una bevanda preziosa dagli autori cesare Basilico e cristina zordan, un efficace strumento per conoscere bene la materia. naturali: il riposo invernale, la fioritura primaverile, la maturazione estiva e la vendemmia autunnale. in questo libro abbiamo ripercorso a ritroso le nostre esperienze di assaggiatori, spiegando in modo semplice al lettore cos’è il vino e come si fa a capire se è buono. Grazie a un innovativo sistema, ottenuto dalla fusione di diverse tecniche cesare Basilio. coautore con in una nazione dove operano di degustazione e registrazione, cristina zordan, del manuale 265.000 produttori, dove la questa nostra pubblicazione Il vino e i suoi labirinti- abbiamo superficie coltivata a vite è pari a permetterà di dire a chi ne avrà pensato che era giunto il momento terminato la lettura: ora me ne 565.000 ettari, dove la produzione di dare alle persone un idoneo è di oltre 45 milioni di ettolitri, intendo davvero”. strumento per capire questo con un giro d’ affari di 7 miliardi Cesare Basilico e Cristina zordan, mondo, fatto di tradizioni, sacridi euro, il vino non può essere Il vino e i suoi labirinti. Pagg. 272 pagine - € 13,00 - Eab, 2012 fici, imprevisti e... soprattutto considerato solo un prodotto, ma www.editriceartistica.it passione per la terra. un mondo una tradizione storico-culturale spesso non compreso appieno, in che fa grande l’italia: pensiamo Venerdì 4 maggio, ore 18.30 Hotel Ristorante Belvedere quanto ancora scandito da tempi che nel mondo ogni 5 bottiglie Presentazione del libro ben lontani dalla frenesia della vendute 1 è italiana! e aperitivo con gli autori vita moderna e regolato da ritmi “per questo motivo- ci spiega

a cura di elena trivini Bellini

Qui sopra la copertina del libro e, all’estrema destra, un bel ritratto di cesare Basilico, coautore dell’opera.

Ai “Cento sonetti” di Gianni Giolo il prestigioso Premio di Poesia I murazzi 2012 Gli inediti sono stati successivamente pubblicati nella collana I frombolieri di Genesi editrice. aurea latina fino alla contempoQuella dello scorso 24 marzo, premio I Murazzi di torino. raneità del minimalismo biografia torino, è stata per Gianni Giolo immaginatevi la sorpresa quando co e quotidiano attuale, al punto (già prezioso collaboratore di mi hanno comunicato la bella di condensarlo nella mirabile Bassano News) una giornata notizia, resa ulteriormente gradita davvero indimenticabile: all’audal piacere di vederli pubblicati ne quartina: io non so perché sono giunto / a tanta affannosa confuditorium Fondazione Sandretto I frombolieri di Genesi editrice”. sione, / ad un segno così defunto Re Rebaudengo, presenti il sinparticolarmente significativa è / di vita e di disperazione”. daco piero Fassino e alcuni dei stata la motivazione della Giuria: Nel corso della manifestazione massimi critici letterari italiani “l’omaggio reso al sonetto divie(da sandro Gros-pietro, a Giorgio ne molto più di un cimento lette- l’attrice rosalba lonato ha letto un sonetto in cui, ironicamente e Barberi squarotti e a silvio rario sorretto da una perfetta allusivamente, il prof. Giolo rifà ramat), lo studioso ha infatti educazione umanistica e da uno la voce al poeta Giacomo zanella. ricevuto il Premio di Poesia I sviluppato talento di orchestraMurazzi 2012 (sezione inedito) . zione delle possibilità del dire in la scelta di adottare il genere della forma chiusa è invece spie“da più di vent’anni tenevo nel forme chiuse. in verità, Gianni cassetto -ci ha raccontato- una Giolo insegue quasi per ironia la gata dall’autore direttamente nell’introduzione del libro. raccolta di sonetti, che non avrei misura dell’ordine armonico nel mai pubblicato di mia iniziativa, gran caos della storia letteraria gianni giolo, Cento sonetti. ma che ho mandato (senza condell’occidente, che gli è tutta Pagg. 120 - € 11,00 presente e chiara dall’antichità vinzione) all’edizione 2012 del genesi Editrice, 2012

Già docente di greco e latino, Gianni Giolo è giornalista pubblicista. da anni collabora come critico e saggista con varie riviste letterarie, quotidiani e settimanali.

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Cos’è e da cosa viene provocata?

SAPERNE DI PIU’

capire l’allerGia

Secondo la medicina omotossicologica, quello che più conta per lo scatenamento dei sintomi (oltre alla predisposizione genetica) è il terreno biologico del soggetto.

a cura di Matteo zonta A fianco e qui sotto l’allergia ai pollini, nota anche come raffreddore da fieno, colpisce soprattutto da marzo a settembre. oltre il 15% della popolazione italiana è allergico alle Graminacee.

in soggetti geneticamente predisposti, le allergie sono provocate da un’iper-reazione del sistema immunitario verso particolari agenti esterni detti allergeni. Questi allergeni sono innocui per la maggior parte delle persone ma, nei soggetti predisposti, possono appunto creare una reazione infiammatoria e allergica. Gli allergeni possono venire introdotti nel nostro organismo attraverso diverse vie. 1) vie respiratorie con l’inalazione (allergeni inalatori), per esempio di polline, muffe, acari della polvere, forfora di animali o peli di animali. 2) via cutanea per mezzo di allergeni da contatto, per esempio nickel, detersivi, coloranti, ecc. 3) via iniettiva per esempio, attraverso veleni di insetti o da farmaci.

Qui sopra un acaro della polvere: presente negli ambienti dove vivono uomini e animali, è una delle cause di allergia quali congestioni nasali o addirittura asma.

MATTEO ZONTA Naturopata - Iridologo e-rboristeria zonta Viale dei Martiri, 70 Bassano del Grappa Tel. 0424 1945594 - 328 7711333 zontamatteo@libero.it

Nuovi studi statistici hanno evidenziato che le patologie allergiche sono nettamente in crescita e attualmente in Italia sono circa dieci milioni le persone che soffrono di allergie. in percentuale i pollini rappresentano le cause più cospicue di allergie. in questo caso sono coinvolte le seguenti famiglie di piante: 1) Piante erbacee Graminacee, urticacee e composite 2) Piante arboree cupressacee (cipressi), oleacee (olivi) e Betulacee.

Sulle problematiche che riguardano la salute sono previste serate a tema con approfondimenti. Per informazioni telefonare a: 0424 1945594 - 328 7711333

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Come insorgono i sintomi allergici? Nel soggetto geneticamente predisposto, quando l’allergene viene introdotto nell’organismo si lega a specifici anticorpi (immunoglobuline IgE), presenti sulla superficie di alcune cellule del sistema immunitario chiamate Mastociti. Questo legame crea una serie di reazioni che portano alla produzione e liberazione di specifici mediatori chimici (istamina) con effetti infiammatori che, a seconda dell’organismo e dell’apparato in cui vengono rilasciati, determinano sintomi diversi. così se l’allergene colpisce l’occhio, crea lacrimazione, prurito e congiuntivite; se l’allergene colpisce il naso, crea rinorrea, starnuti e ostruzione nasale; se colpisce i bronchi, crea tosse, affanno, sibili e asma; e, ancora, se l’allergene colpisce la cute, crea prurito, arrossamento, edema, orticaria ed eczema. infine se l’allergene colpisce il sistema gastroenterico, crea nausea, vomito, diarrea e crampi. dal punto di vista della medicina omotossicologica (branchia fondamentale della medicina biologica naturale), oltre alla predisposizione genetica all’allergia quello che più conta per lo scatenamento dei sintomi allergici è il terreno biologico del soggetto. il concetto di “terreno” proietta quindi la “responsabilità” di un processo allergico non tanto all’allergene e/o alla predisposizione genetica, ma piuttosto all’equilibrio ecologico del “terreno” in quel momento. infatti è a causa di un terreno biologicamente squilibrato e intossicato che si determinano e si generano le condizioni favorevoli, nei soggetti predisposti geneticamente, a esprimere il carattere allergico. tanto è vero che nella maggior parte dei casi l’allergico è diventato allergico nel tempo e, normalmente, da un anno all’altro

l’allergia tende a peggiorare. Quindi è ovvio che ci sono delle cause biologiche organiche, non relazionate con l’allergene, che permettono l’espressione di tale stato patologico. allora tutto quello che influenza il nostro terreno biologico in modo negativo e continuativo determina una maggiore predisposizione ad ammalarsi. il fattore espressivo allergico diventa tanto maggiore quanto più un organismo è intossicato dalle bio-tossine. la presenza di quest’ultime determina infatti un terreno molto più irritato e infiammato; al punto che tali soggetti hanno già un alto livello di istamina. in questa situazione eco-biologica dell’organismo l’allergene rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso! Questo è anche uno dei motivi per i quali le patologie allergiche sono in netto e continuo incremento. la strategia naturale per il trattamento dell’allergia prevede quindi in primis il trattamento delle biotossine, vera causa dell’allergia, e in secondo piano il trattamento del sintomo. per la gestione del primo punto, cioè il trattamento delle bio-tossine, dobbiamo intervenire su tutto ciò che biologicamente è relazionato alle biotossina stessa: da una parte bisogna considerare il tipo di alimentazione e lo stile di vita del soggetto, dall’altra aiutare gli organi emuntori (intestino, fegato, reni, polmoni e pelle) a pulirsi. Nel secondo punto, cioè nel trattamento sintomatico dell’allergia, le armi messe a disposizione dalla natura sono veramente tante: alcuni rimedi possono essere considerati veri e propri farmaci antistaminici e usati in contemporanea con il farmaco nei casi più difficili, permettendo così di diminuire l’uso dell’antistaminico farmacologico (che ha effetti collaterali) fin tanto che il “terreno” non è “risanato”.


Addizioni materiche per generare quello che prima non c’era

I NOSTRI TESORI

CLAUDIO BRUNELLO

a cura di andrea Minchio testi di claudio Brunello, Mario Guderzo e valentina cramerotti

Luce e colore dal gioco di una materia amalgamata con la logica

Fotografie di Nicolò Brunello e alice Fabrello

Grazie a una profonda padronanza tecnica, l’artista crea raffinate alchimie che prendono forma/anima nel silenzio della sua meditazione. Dal 4 maggio, ci presenta la sua produzione in una singolare e articolata mostra personale, ambientata in tre diverse e originali location...

L’artista bassanese Claudio Brunello. Molto noto in città, vanta anche un passato da disc jockey. Negli anni ’70 ha fondato lo Shindy e, nel decennio successivo, la Birreria Ottocento: due storici locali del nostro territorio.

A fianco Esperienze, polimaterico e acrilico su tela, 2012. Sotto Contenuto, polimaterico e acrilico su tela, 2012.

Claudio Brunello, artista molto conosciuto a Bassano, si presenta nuovamente in città, dopo il successo della mostra personale tenuta nel 2009 alla Chiesetta dell’Angelo, con un’originale e articolata mostra tri-personale ricca di un centinaio di opere. “Addizione”, questo il titolo dato alla rassegna (il catalogo è stato curato dal grafico Tony Arduino), si sviluppa in tre importanti e note sedi espositive bassanesi: - De MARCHI Casa Design (dal 4 maggio); - AURUM Gioielli (dal 18 maggio); - OTTOCENTO Simply Food (dal 30 maggio).

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“Il nostro è un tempo -ci spiega l’artista- che vive nel presente, privo di passato e futuro. Nella diretta del tempo reale è un presente che non produce crescita, ma solo macerie destinate a non diventare mai rovine. L’attualità determina avvenimenti di cronaca, segni da cogliere e interpretare in una riflessione sul significato del tempo presente, che non riesce a sedimentare. Un tempo perduto, che attraverso l’arte riesco a fissare, per contemplarne la meravigliosa complessità. All’inizio non creo con un obiettivo deciso, è una sorta di farsi progressivo che mi conduce.


Sopra Materia, Silenzio, Azione, trittico polimaterico e acrilico su tele, 2011. A fianco, da sinistra verso destra NPT.Q n. 5, cartoncino intagliato, 1973. Il nero è utero, installazione. Castello Inferiore di Marostica, 2011.

Vari materiali entrano in scena, non solamente come puri oggetti specifici nella semplicità della loro essenza, ma come soggetti protagonisti che assumono connotazioni vicine al segno/gesto, poiché visivamente informali. Il mio necessario ordine compositivo struttura significati che generano aspetti simbolici: questo comporta un’attenzione alle differenze. E’ un procedimento decisivo che mi porta a comporre su superfici sulle quali si riuniscono in addizione, condivisione e moltiplicazione, eterogenee diversità destinate ad assumere interessanti e speculativi intrecci di contatto. Avvalendomi dell’esperienza estetica, uso piccole tele a forma quadrata, archetipo ed espressione di una razionalità acquisita che sottende all'intenzione di imprimere alla tela la dimensione di pagina, tassello, cellula... Frammenti che, singoli o uniti in assemblaggio, acquistano un significato, una sovrapposizione e una continua somma d’esperienze, contrasti, equilibri, bisogni e necessità. I materiali usati (dal tessuto al cartone, dalla fotografia alla scrittura, dal legno al ferro, dalla sabbia al cemento) spesso determinano composizioni che, con lo stratificarsi degli elementi coinvolti e attraverso l’usura della loro trama costitutiva, si presentano con un vissuto antecedente, portatori pertanto di una conoscenza acquisita o di un fascino naturale: realtà progressivamente significanti nell’esporre il divenire del tempo. Il legame tra forma e materia è indissolubile. Riunendo questi materiali, densi

Ehi tu là fuori, riesci a vedermi? Non aiutarli a sotterrare la luce, non arrenderti senza lottare. Dai un inizio, alza il segnale, cancella il rumore di fondo.

di passate funzioni, con tecniche quali il collage e il decollage, procedo in una sorta di post-produzione dalla forte connotazione simbolico/concettuale, condizione che permette allo spazio scelto di diventare superficie per un accadimento/racconto in chiave di recupero e rinascita. Dinamica che si rivela, nel suo procedere, una vera scoperta”.

roger Waters - peter Gabriel

“La preparazione e la conoscenza delle stagioni dell'arte permettono a Claudio Brunello di accostare diversi elementi espressivi lungo una ricerca comparata che, dai materiali e dalle stesure di colore, prende le mosse per elaborare uno stile personale, intenso e maturo. E’ nelle infinite potenzialità dialettiche che questo artista, con interventi e innesti sapientemente amalgamati, affida gli empiti di una creatività indomita, capace di trarre luce e colore dai tracciati delle dirompenti stesure plastiche".

Sotto Ascesa, polimaterico e acrilico su tela, 2011.

Mario Guderzo, direttore Museo Canova - Possagno

“Claudio Brunello sonda tutte le potenzialità dei singoli elementi, indaga su tutto ciò che è forma atta al risultato di metafora per una ricerca esistenziale di verità, espressione e affermazione personale. L’opera, non più piatta ma impasto di materiali diversi, interagisce con l’ambiente circostante, cambia il concetto di spazio, è fisica, stabilisce un rapporto con l’esistente, diventa esperienza”. Valentina Cramerotti, critica d’arte

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I NOSTRI TESORI

A fianco, da sinistra verso destra Opposto sentire, polimaterico e acrilico su tela, 2009. Unione, polimaterico e acrilico su tela, 2009. Sotto, da sinistra verso destra Lo studio dell’artista, in via San Giorgio a Bassano. Passaggio, polimaterico e acrilico su tela, 2012.

Claudio Brunello, note biografiche E’ nato nel 1954 a Rossano Veneto da una famiglia di agricoltori che si trasferiscono a Torino quando ha pochi mesi di vita. La sua formazione culturale fino ai vent’anni avviene nel capoluogo piemontese. Nel 1972 si diploma vetrinista con il massimo dei voti; suo insegnante di scenotecnica è Claudio Rotta Loria, affermato artista piemontese. Nel 1974 avviene il trasferimento a Bassano del Grappa, dove tuttora vive e lavora. Il suo percorso, dall’iniziale Optical Art, muta verso la più libera arte informale, attratto dalla genesi del gesto e dalla forza comunicativa del segno; non ultimo, dal fascino tattile della materia.

Il catalogo, curato dal grafico Tony Arduino (stampa Grafiche Fantinato). In basso, a destra Location e date di apertura dell’evento.

CLAUDIO BRUNELLO Studio via san Giorgio,2 Bassano del Grappa (vi) tel. 0424 505623 cell. 339 7792101 info@claudiobrunello.com www.claudiobrunello.com

Nel 1999, sempre a Bassano, realizza e dirige all’interno del noto locale “Ottocento” lo spazio PAGINAPIEGATA art gallery dedicato esclusivamente all’Arte contemporanea e alla cultura. Ne cura la programmazione fino alla chiusura, nel luglio 2007 (organizzando oltre quaranta mostre di artisti locali e cento proiezioni d’arte contemporanea). Dal 2007 si dedica all’arte a tempo pieno, proponendo incontri culturali e curando mostre. Ha esposto in Italia e all’estero, sue opere sono presenti in numerosi negozi di design d’arredo e in collezioni private e pubbliche. Nel 2010 e nel 2011 ha tenuto laboratori sul movimento Dada e sull’Arte Povera al Liceo d’Arte “G. De Fabris” di Nove.

Casa Design

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Dal 4 maggio 2012 con orario 9,00-12,00 / 15,30-19,00 (chiuso il lunedì mattina)

Dal 18 maggio 2012 con orario 9,30-12,30 / 15,30-19,30 (chiuso la domenica e il lunedì)

Dal 30 maggio 2012 con orario 12,00-14,30 / 19,00-23,00 (chiuso il lunedì)

Bassano del grappa - via Ferraro 21 Tel. 0424 567756

Bassano del grappa - via San Bassiano, 6 Tel. 0424 529600

Bassano del grappa - Contrà San giorgio, 2 Tel. 0424 503510


È’ corretto invitare gli studenti a seguire il telegiornale?

FINESTRA SUI gIOvANI

la paura, una brutta bestia che rende i nostri giovani più fragili

a cura di sandro Gazzola

Lo “spettacolo” della cronaca nera, in ossequio alle leggi dell’audience, riempe i notiziari. da quando esiste il telegiornale critichiamo spesso i nostri giovani studenti per il loro disinteresse verso l’attualità, oppure cerchiamo di insistere perché si impegnino a stare più attenti, a comprendere i problemi nei quali è immersa la realtà. io per primo, come insegnante, sono coinvolto in questa posizione: trovo infatti interessante aiutare i ragazzi a usare gli strumenti culturali, che acquisiscono a scuola, per applicarli in modo critico ai notiziari.

Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma se ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo perplessi. John Maynard keynes

purtroppo però questa mia opinione, consolidata nel corso del tempo, è entrata in crisi; soprattutto dopo il racconto di alcune mamme, che mi hanno confidato la sofferenza delle loro giovanissime figlie a causa delle storie di terrore che i vari telegiornali ci sventolano senza riguardo per la nostra sensibilità. Mi riferisco a storie di loro coetanee (come quella di Yara Gambirasio), che nella quotidianità di una vita normale hanno incontrato un “orco” che le ha martirizzate. Quotidiani e programmi del pomeriggio sembrano quasi in attesa di vicende drammatiche per scatenare e vincere la guerra dell’audience, descrivendo i particolari più scabrosi con una lucidità scientifica senza rispetto per chi si sta al di là dello schermo. Molte ragazzine rimangono scioccate da queste notizie, offese moralmente in un’età non facile, quella pre-adolescenziale. per tale

purtroppo sempre più spesso i notiziari televisivi (ma anche i programmi di approfondimento) trattano le vicende di cronaca nera quasi con una sorta di compiacimento, indugiando su particolari scabrosi e offensivi per la sensibilità di chi assiste da casa e, cosa ancora più grave, delle persone coinvolte nei fatti. la triste logica dei dati d’ascolto porta infatti alla spettacolarizzazione della tragedia.

BASTA all’ostentazione della violenza nei telegiornali

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motivo acquistano maggiori insicurezze (come se non bastassero quelle della loro età) e in classe sono spesso silenziose, con il terrore di fare arrabbiare l’insegnante ed esternare anche un semplice pensiero. parlando della figlia, una signora mi ha confidato che -quando passeggiano in città- quest’ultima ha paura degli sguardi degli altri oppure “al centro commerciale mi sta sempre vicina e, quando la conduco alla sua abituale attività sportiva, è ansiosa se arrivo un po’ in ritardo a prenderla”. in effetti la paura avvolge i nostri giovani, soprattutto le ragazzine: ne condiziona l’esistenza e colpisce le loro già deboli difese. Quello della cronaca nera sembra essere diventato lo spettacolo più amato e usato dai mass media, ovviamente per fame di denaro, senza un approccio alla notizia più morale e delicato. Mi sono accorto che invitare i miei studenti a vedere un telegiornale significa invitarli allo spettacolo della violenza e della corruzione. un’ostentazione dovuta, più che altro, alla necessità di fare cassa, capace di offendere le persone più sensibili. in molti ragazzi la violenza è purtroppo diventata quotidianità, ne sono assuefatti. Nel loro inconscio l’hanno assorbita già dall’età della cosiddetta latenza, ovvero nel corso delle

scuole elementari (cioè negli anni in cui si interiorizza l’educazione assieme ai suoi valori). il risultato è evidente dall’aumento dei gesti di violenza “inconscia”, presenti in molti rapporti fra i ragazzi e le ragazze delle scuole medie e superiori, che fanno spesso passare agli insegnanti i classici “brutti cinque minuti”: a causa di una “leggera spintarella” si ritrovano al pronto soccorso con un loro studente. Mi rendo conto che la crisi contemporanea la stanno pagando sempre più gli studenti, non solo per i posti di lavoro, ma anche per la caduta libera di morale e serenità. il veneto della “fame” non aveva neanche lontanamente quello che le nostre famiglie possiedono (assieme alla qualità di certi servizi), ma c’era maggiore serenità, nonostante la vita “te la mettesse” veramente dura. per i nostri studenti il prossimo futuro non si presenta facile, hanno bisogno di mille competenze e grandi investimenti nell’educazione. le prospettive? un lavoro iper-precario e, grazie al “cortese aiuto” di telegiornali e programmi di attualità, poca serenità. cosa possiamo aspettarci da un tale panorama? Ringrazio tutte le mamme e le giovani che mi hanno aiutato ad aprire gli occhi.


Il distretto offrirà opportunità di crescita professionale specifica nell’ambito della sostenibilità

SCHEggE a cura di Massimo vallotto

B_sos, puntare sulla formazione: i professionisti Coniugare i saperi del mondo accademico con gli approcci pratici di quello del lavoro offrirà una preparazione multidisciplinare che permetterà di creare figure professionali capaci di rapportarsi con le esigenze del progettare, costruire e vivere contemporaneo. A fianco una delle ormai diffusissime file di giovani all’ufficio di collocamento di una città italiana. la crisi economica ha evidenziato la necessità di una formazione specialistica per poter operare nel sempre più ristretto mercato del lavoro. Sotto il logo del Master organizzato a Feltre dall’università iuav di venezia e la visualizzazione del ruolo della figura professionale formata dal percorso di studi proposto (www.architetcurebasecamp.it).

la creazione di un distretto vocato alla sostenibilità per l’area pedemontana veneta, con sede a Bassano, capace di unire gli attori che operano nella filiera delle costruzioni con una particolare attenzione alla bioecocompatibilità può agevolare e orientare con efficacia le scelte del mercato edilizio pubblico e privato. Ma a questo processo che rappresenta di fatto una semplificazione, va affiancato altresì un percorso di qualificazione degli operatori, per colmare l’assenza di figure professionali capaci di collegare con dinamismo il mondo accademico e della ricerca con quello della costruzione. Nasce quindi l’esigenza di programmare una formazione continua, che va dalle giornate informative ai Master post universitari veri e propri. 26

anche in questo ambito, tuttavia, non occorre inventare nuovi percorsi, quanto piuttosto mettere a sistema e organizzare offerte di formazione già esistenti, ma oggi lasciate alla sola buona volontà di partecipazione o lungimiranza del singolo. un primo esempio di alta formazione -si tratta di un corso post universitario- è rappresentato dal Master Processi Costruttivi Sostenibili, organizzato dallo iuav con il patrocinio di confindustria di Belluno dolomiti e localizzato a Feltre, che potrebbe essere il prototipo di un’ipotesi simile per l’area pedemontana veneta. Il Master di Feltre il Master Processi Costruttivi Sostenibili è un corso post universitario annuale di secondo livello,

rivolto a laureati in architettura, ingegneria e design che desiderino acquisire competenze nei settori della progettazione parametrica, dell’interoperabilità, della progettazione esecutiva e dei suoi rapporti con costi, cantiere e design dei componenti. sviluppa una metodica di approccio integrato al progetto sostenibile su base parametrica, che attraversa tutte le fasi di lavoro dalla prima idea fino al progetto costruttivo e la prototipazione. Gli studenti acquisiscono competenze specifiche per le simulazioni e per la gestione delle verifiche del processo progettuale, dalle prestazioni funzionali e tipologiche a quelle energetiche, costruttive fino all’analisi economica. la realizzazione di un ponte diretto tra


A fianco anche il “semplice” edificio residenziale unifamiliare può oggi avvalersi di metodi di approvvigionamento dell’energia altamente sostenibili. tuttavia la preparazione in tale ambito è lasciata alla volontà del singolo di formarsi su ogni specifico campo. una formazione mirata potrà fornire invece un panorama completo, permettendo al professionista di orientare scelte più consapevoli nella committenza ma soprattutto di evidenziarsi con forza nell’affollato mercato del lavoro.

ricerca e produzione, che coinvolge attivamente nell’iter formativo imprese di costruzione, aziende, strutture professionali, avvia un contatto concreto con il mondo della produzione e del lavoro. l’intento è quello di accorciare le distanze tra centri formativi istituzionali e mondo dell’industria e della produzione edilizia, con lo scopo di abbinare tecnologie avanzate e know-how eccellenti di aziende e imprese a figure qualificate di coordinamento in grado di gestire strategie di innovazione, soprattutto sul fronte dei processi sostenibili. La didattica il Master tiene conto della complessità dei processi costruttivi, e ne studia tutti gli aspetti approfondendoli e mettendoli in pratica nel tema di progetto assegnato agli studenti. la didattica riflette la completezza dell’offerta formativa, alternando lezioni frontali, lavoro in aula integrativo con la presenza di docenti e tutor, presentazione di prodotti e tecnologie innovative a

cura di aziende leader del settore dell’edilizia e infine visite in stabilimenti di produzione e nei cantieri. lo studente è seguito in ogni fase dell’apprendimento, con lo scopo di arrivare al termine dell’iter formativo avendo la completa padronanza degli strumenti acquisiti. lo stage presso studi professionali, aziende, imprese di costruzione, serve ad applicare e consolidare tali strumenti. la presentazione pubblica della tesi finale offre la possibilità ai futuri professionisti di compiere una sintesi organica del proprio lavoro. la durata è di 9 mesi, di cui sei mesi di attività didattica, divisi in due fasi: la formazione, durante la quale i docenti forniscono nozioni e strumenti per poter sviluppare e gestire un progetto complesso e gli studenti si cimentano nell’utilizzo di software e tecnologie innovative che integrano processi parametrici, simulazioni energetiche, rating ambientale; la consulenza, durante la quale i docenti diventano veri e propri consulenti, che vengono interpellati dagli studenti-progettisti

Sotto, dall’alto verso il basso la schematizzazione dell’offerta formativa: nel mercato sono già presenti figure professionali con competenze diversificate nei vari campi dell’approccio sostenibile alla costruzione, tuttavia non esiste ancora un tecnico capace di coniugare i vari aspetti multidisciplinari portandoli a sistema. la scansione dei tempi prevista per i nove mesi di Master e l’ubicazione territoriale dei vari partners.

in merito a tematiche specifiche di cui si discute in aula come in un team di lavoro. Gli studenti diventano dunque gestori del processo progettuale, professionisti in grado di dialogare con le diverse competenze e operare una sintesi strategica per l’ottimizzazione del proprio progetto. segue quindi un periodo di stage all’interno di aziende, imprese costruttrici o studi professionali. lo studente ha così la possibilità di affinare il progetto realizzato con l’obiettivo di presentare, in sede di tesi, un focus riguardante lo sviluppo dell’esecutivo cantierabile, di un prototipo di componente o di un know-how innovativo di processo. la tesi, che viene discussa al termine dei tre mesi di stage, è supportata dai partner aziendali e dai docenti e viene discussa in una sessione conclusiva con la valutazione di un’apposita commissione costituita dai docenti stessi e da personalità del mondo tecnico, scientifico e accademico. Di seguito una serie di possibili partner per la formazione.

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A fianco l’imponente giardino verticale nella hall del nuovo diesel-Headquarters: la funzione bioclimatica di questo sistema naturale è stata messa a punto e viene tuttora monitorata dallo studio di progettazione Sundar e dal dipartimento di fisica tecnica dell’università iuav di venezia. lo stesso è stato al centro di un evento che aveva l’obiettivo di proporre di passare dalla descrizione del progetto architettonico a un focus su una delle aziende produttrici di materiali che hanno partecipato alla costruzione, fino ad arrivare a scendere nel dettaglio, con la descrizione delle prestazioni tecniche del prodotto presentato.

CasaClima il primo ente di certificazione apparso sul mercato italiano, ha affiancato ai corsi sull’efficienza energetica, suddivisi tra progettisti e artigiani e articolati tra livello base e avanzato, anche una serie di corsi specifici con argomenti mirati, volti a perfezionare l’operatore in maniera puntuale sul singolo argomento.

Sotto alcuni momenti di formazione del Master di Feltre: al progetto vero e proprio e alla discussione con i docenti segue il confronto diretto tra studenti/progettisti, quindi le visite ai laboratori prove e quelle alle aziende partner del Master.

Sacert sacert affianca ormai da qualche anno ai suoi corsi per “tecnico certificatore energetico degli edifici” anche quelli di “tecnico acustico edile”, “auditor termografico degli edifici” e “Green energy auditor”: una valida base di partenza. Anab l’attività didattica si articola su differenti livelli, in modo da consentire l’accesso alle tematiche del costruire secondo principi naturali al più ampio numero di soggetti interessati. la scuola di architettura naturale, offre un organico approccio alle problematiche del progettare sostenibile.

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s

ono passati ormai sette anni da quando ci siamo conosciuti durante l’organizzazione del convegno “sostenibilità nell’urbanistica e nell’architettura. verso l’edilizia del futuro” e ho ritrovato Massimo vallotto ancora pieno di energia e di idee. la regione veneto aveva da poco pubblicato la l.r. 11/04 che introduceva alcune attenzioni al costruire sostenibile. stava per essere pubblicato il decreto 192/05 attuativo della direttiva europea 91/2002 sulla efficienza energetica degli edifici e era sui blocchi di partenza il primo conto energia per il Fotovoltaico. sostenibilità, efficienza energetica e bioclimatica erano ancora lontane dalla comune pratica costruttiva e in parte lo sono ancora, ma credo che iniziative come quel convegno siano state fondamentali nella diffusione tra i tecnici del settore delle costruzioni di una coscienza comune di applicabilità di soluzioni tecniche efficaci da un punto di vista del risparmio energetico e anche da quello economico. strada da allora ne è stata fatta, pur con limiti e margini di perfettibilità,

e alcuni frutti si vedono (basti pensare al numero di tetti fotovoltaici che cominciano a comparire nei nostri paesi). rimane però ancora del lavoro da fare per rendere pratica del costruire la sostenibilità, e Bassano News credo sarà ancora uno strumento di diffusione di idee, di proposte operative e di cronaca e resoconto di iniziative interessanti e da replicare. l’università iuav di venezia, per quanto possibile, sarà disponibile a condividere le proprie competenze e esperienze in questi settori. lo ha fatto negli ultimi anni anche con altre realtà locali mettendo in piedi nel campus universitario di Feltre, insieme con confindustia Belluno dolomiti e con GBc italia, un Master universitario che ha come tema proprio la realizzazione di edifici secondo “processi costruttivi sostenibili”. il nostro augurio è quello di costruire insieme qualcosa anche nel territorio bassanese. Fabio Peron Professore associato di Fisica tecnica ambientale IUAv - venezia


Dopo tre anni di lavoro, a giugno l’inaugurazione ufficiale

AFFLATUS

la casa per Ferie “scalabrini” ospitalita’ all’iNseGNa del raccoGliMeNto

a cura di andrea Gastner testo di pietro Manca immagini: Fotografi veneti associati

Padre Bernardo Zonta è orgoglioso di presentare questa nuova struttura alla Comunità bassanese.

il sole che sorge illumina il castello degli ezzelini e la torre civica, esaltando la bellezza della città; al suo lento tramontare il rosso purpureo segna le sagome delle lontane alpi: due panorami che si possono ammirare dal centro Missionario scalabrini. sono terminati da pochi giorni, infatti, i lavori di ristrutturazione dell’unità sita al secondo piano dello storico edificio, che ha reso possibile la realizzazione di tredici nuove moderne stanze per l’ospitalità. Nei numeri precedenti di questa rivista abbiamo illustrato dettagliatamente le attività che si svolgono all’interno del centro; tra queste mancava la descrizione dei nuovi alloggi della Casa per Ferie “Scalabrini”, che renderanno più confortevole e più accogliente la permanenza degli ospiti desiderosi di trascorrere un fine settimana, un periodo di formazione oppure di “ricreazione” spirituale. “i lavori di ristrutturazione sono durati più di tre anni. abbiamo investito risorse umane e finanziarie in una nuova realtà abitativa già in funzione, che è stata resa ancora più ospitale. ci siamo inoltre posti il problema dei vincoli storici che la casa presentava… e abbiamo tenuto conto delle regole abitative in materia di ambiente. dopo tanta attesa la nuova zona residenziale è veramente pronta”: con queste parole padre Bernardo zonta, superiore, ci introduce nella sala che si affaccia all’interno del cortile (che guarda a est, verso la città) e ci indica il centro storico di Bassano. “riteniamo che il nostro centro faccia parte della comunità cittadina, siamo consapevoli che oltre

Qui sopra la statua del beato Giovanni Battista scalabrini (1839-1905), fondatore dell’omonimo ordine religioso, nel cortile dell’istituto bassanese. sullo sfondo la torre campanaria della pieve di santa Maria in colle e il vessillo giallorosso della città. A destra, in alto una stanza della casa per Ferie “scalabrini”: accogliente e luminosa offre, oltre al comfort, panorami suggestivi su colline e montagne del territorio.

Centro Missionario Scalabrini viale scalabrini, 3 - Bassano Info e prenotazioni tel. 0424 503054 - Fax 0424 1941180 info@scalabrinibassano.it ospitalita@scalabrinibassano.it www.scalabrinibassano.it

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all’accoglienza (abbiamo già riferito della Cooperativa Edilizia Scalabrini, ndr) e alla formazione dello straniero (attività pastorale svolta da padre Mauro lazzarato, di cui abbiamo sempre riferito nei numeri scorsi, ndr) sia opportuno anche offrire ospitalità a quanti preferiscono un luogo riservato… e religioso a un tradizionale albergo”. in effetti, camminando nel corridoio centrale del secondo piano si ha una sensazione di calma, silenzio e pace. Mentre ci avviamo sul lato ovest del centro, un fascio di luce filtra da una camera aperta e in fase di pulizia… vi entriamo e restiamo affascinati dal tramonto. un’esperienza esaltante: la luce dell’astro calante illumina le case, gli alberi del monte Crocetta e da lontano si intravedono le montagne. come non restare estasiati da una tale veduta? “il centro Missionario scalabrini -aggiunge soddisfatto padre Bernardo- è anche questo: accanto

al centro pastorale per i migranti c’è una nuova realtà che offre ospitalità anche a chi vuole conoscere le nostre attività missionarie e pastorali; siamo molto fieri del lavoro svolto e speriamo che anche i nostri ospiti potranno apprezzare”. scesi al primo piano, il superiore ci porta ad ammirare il restyling del salone “p. carmine”: una sala rinnovata con più di cento posti a sedere, idoneo per conferenze e incontri di gruppo. accanto non possiamo non apprezzare la ristrutturazione della cappellina “scalabrini”, luogo raccolto e silenzioso per la meditazione personale e comunitaria. la nuova location sarà ufficialmente inaugurata il prossimo giugno. in occasione della festa del fondatore, mons. scalabrini, e del tradizionale raduno dei familiari dei missionari sparsi nel mondo… una bottiglia di buon prosecco sarà stappata per brindare all’evento!


Dalla Convenzione Europea del Paesaggio al Primo Osservatorio locale del Paesaggio del Veneto attivato in Canale di Brenta

PAESAggIO a cura di lucia lancerin

op! 1° Festival del paesaggio Due giorni densi di attività per condividere riflessioni, proposte e progetti...

l’osservatorio del paesaggio del canale di Brenta si presenta il 25 e 26 maggio con gli esiti di un anno di attività svolte in collaborazione con cittadini, scuole, amministratori locali, categorie economiche, associazioni e comitati tramite una mostra, un convegno e una serie di eventi artistici. la convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000) definisce il paesaggio come “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni”. l’osservatorio del paesaggio del canale di Brenta, partendo da questo assunto, si propone come “mezzo” per avvicinare tra loro le persone e creare occasioni di cittadinanza attiva, in modo che ciascuno senta proprio il territorio e il paesaggio in cui vive e sia promotore del suo miglioramento. per conto della regione del veneto, il dipartimento di Geografia dell’università di padova, l’università iuav di venezia e la comunità Montana del Brenta, in collaborazione con laboratorio città, l’associazione italiana

il totem dell’osservatorio del paesaggio del canale di Brenta ha segnalato e informato sul progetto la popolazione di tutti i comuni.

Sopra, dall’alto verso il basso Gli uomini dello staff dell’osservatorio del paesaggio con il “mitico camper”, info-point mobile delle attività. Fazzoletti di Luce, installazione luminosa temporanea che usa pannelli fotovoltaici, ha preso avvio il 17 febbraio 2012 con l’adesione alla campagna di risparmio energetico “M’illumino di Meno” e l’intervista a caterpillar su radiodue. concepita per essere osservata principalmente in movimento e nell’oscurità, è collocata nei terrazzamenti presso sasso stefani a valstagna (ph. stefano Maruzzo).

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insegnanti di Geografia (sez. veneto), le amministrazioni comunali e i musei del canale di Brenta hanno avviato a giugno dello scorso anno il primo Osservatorio sperimentale della regione proprio nel canale di Brenta. le attività sono state declinate attorno alle 3 C del paesaggio, “Conoscenza, Consapevolezza e Condivisione”, e il progetto si è rivolto alla popolazione, al mondo della scuola, alle realtà associative, economiche e sociali del territorio per avviare processi di sensibilizzazione, conoscenza e valorizzazione del paesaggio. diverse le attività documentate nella mostra.

Corso di alta formazione sulla Pianificazione e Progettazione paesaggistica all’iniziativa hanno partecipato più di 30 tra amministratori, tecnici comunali e professionisti per un totale di 12 incontri, da ottobre 2011 a febbraio 2012. Nella mostra sarà presentata una serie di progetti innovativi per il rilancio del canale di Brenta elaborati dai corsisti. Questionari verranno esposte le mappe ricavate dalle numerose segnalazioni su luoghi peculiari della valle (261 su luoghi di valore affettivo, 378 su luoghi rappresentativi, 184 su spazi soggetti a degrado) e sulla percezione che gli abitanti hanno del loro territorio e su come lo vorrebbero trasformato. Questi e molti altri dati rilevati dall’analisi dei 916 questionari raccolti tra giugno e dicembre 2011 dopo una distribuzione capillare in tutti i comuni del canale (cismon del Grappa, valstagna, san Nazario, campolongo sul Brenta, solagna, pove del Grappa, romano


d’ezzelino e Bassano del Grappa), entrando nei mercati, in eventi locali e con il prezioso supporto di esercizi commerciali, sedi municipali e le scuole della valbrenta. Educazione al paesaggio rivolta alle scuole l’attività con percorsi di formazione per insegnanti, laboratori, attività di conoscenza e sensibilizzazione, grazie all’impegno di 80 insegnanti e 80 classi (di scuole d’infanzia, primarie e secondarie) del canale di Brenta e di Bassano del

Grappa, ha coinvolto più di 1300 ragazzi. le loro produzioni saranno esposte nella mostra e visibili nel sito, assieme ad alcuni materiali originali prodotti da studenti del corso di laurea in scienze della Formazione primaria dell’università di padova. Focus group abitanti e frequentatori appassionati hanno discusso e proposto tematiche, obiettivi e azioni inerenti il paesaggio sotto il profilo dei valori ambientali, del lavoro,

OP! 1° FESTIvAL DEL PAESAggIO / 25 - 26 MAggIO 2012 i risultati delle attività svolte in collaborazione con cittadini, scuole, amministratori locali, categorie economiche, associazioni e comitati vengono presentati in diversi appuntamenti a carattere artistico e scientifico. Venerdì 25 maggio, ore 10.00 LE SCUOLE ABBRACCIANO LA vALLE evento artistico realizzato da oltre 1300 studenti delle scuole della valle uniti in una catena che abbraccia tutto il fondovalle tra valstagna e carpanè. Venerdì 25 maggio, ore 20.00 LUOgHI DI LUCE LUNgO LA BRENTA staffetta “gastronomico-luminosa” con la partecipazione delle associazioni locali che collegheranno i luoghi di valore lungo il fiume Brenta. Sabato 26 maggio, ore 9.30 UN ANNO DI ATTIvITA’ gUARDANDO IL FUTURO convegno scientifico presso il teatro san Marco a valstagna, con la presenza di esperti locali e studiosi internazionali sul paesaggio, cui seguirà la consegna dei diplomi ai frequentanti il corso di alta Formazione. Sabato 26 maggio, ore 12.30 OP! IL PAESAggIO E’ UNA PARTE DI TE inaugurazione della mostra presso il Museo del tabacco della comunità Montana, a carpanè, che rimarrà aperta fino al 17 giugno per consentire la visita a singoli cittadini, scuole e gruppi organizzati.

dell’abitare e della mobilità. con il supporto di facilitatori e alcuni materiali informativi, una cinquantina di persone si è confrontata e incontrata in quattro serate successive, tra febbraio e aprile, per costruire una visione condivisa e alcune proposte per il miglioramento del paesaggio in canale di Brenta. tra questi hanno partecipato due sindaci, il presidente della comunità Montana, quattro consiglieri comunali, due funzionari, cinque insegnanti, tre imprenditori, alcuni liberi professionisti e quattro partecipanti al corso di alta Formazione. sono sedici i portavoce delle associazioni di volontariato: legambiente, Gruppo Grotte Giara Modon, valbrenta solidale, circolo culturale romano carotti, uFaB (comitato utenti Ferrovie area Bassanese), comitato alta via del tabacco, associazione aMal, Gruppo salvaguardia valbrenta, comitato adotta un terrazzamento, ente vicentini nel Mondo, associazione covolo di Butistone e pro loco dei comuni di san Nazario, campolongo sul Brenta e valstagna.

Sopra, dall’alto verso il basso il focus group Il Paesaggio e l’Abitare ha messo in evidenza la necessità di migliorare gli spazi pubblici ma anche quella di intervenire per ridare vita alle contrade abbandonate. il focus group Il Paesaggio e i Valori ambientali ha sviluppato il tema del turismo sostenibile anche come modalità per promuovere la cura e valorizzazione delle proprie risorse in modo responsabile e produttivo.

il sito web del progetto www.osservatorio-canaledibrenta.it raccoglie i risultati di queste iniziative, costituendo di fatto una piazza virtuale in cui condividere informazioni e materiali di studio e conoscenza del paesaggio, segnalazioni e proposte dei cittadini. Sopra, dall’alto verso il basso il focus group Il Paesaggio e la Mobilità ha proposto azioni per la mobilità locale che rendano il canale di Brenta luogo di vita e non solo luogo di passaggio. il focus group Il Paesaggio e il Lavoro ha proposto attività di recupero di antichi saperi con grande attenzione alla creazione di opportunità di lavoro anche per i più giovani.

OSSERvATORIO DEL PAESAggIO DEL CANALE DI BRENTA

e’ un progetto promosso dalla regione del veneto, direzione urbanistica e paesaggio, dall’università di padova, dipartimento di Geografia, dall’università iuav di venezia e dalla comunità Montana del Brenta, in collaborazione con laboratorio città, l’associazione italiana insegnanti di Geografia (sez. veneto), le amministrazioni comunali e i Musei del canale di Brenta.

Per informazioni, aggiornamenti o variazioni dell’ultima ora sul programma degli eventi visita il sito: www.osservatorio-canaledibrenta.it

Tel. 0424 99905 - 0424 99906 Cell. 349 1992276 - 347 1475250 info@osservatorio-canaledibrenta.it

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Un sito aggiornato per offrire maggiore informazione

SPIgOLATURE

editrice artistica Novità e iniziative ora anche in rete

testo di antonio Minchio

Qui sotto l’elegante home page di Editrice Artistica Bassano: in evidenza le novità librarie e le principali news.

Assieme al catalogo, ricco di quasi duecento titoli, sono consultabili i periodici della nota azienda culturale. Tra le pagine da sfogliare, pure quelle de l’illustre bassanese e di Bassano News...

per il filosofo teofrasto il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere. in effetti la quotidianità ci dimostra quanto il celebre allievo di aristotele abbia ragione; soprattutto in un’epoca, quale la nostra, caratterizzata da un dinamismo sempre più frenetico e totalizzante. oggi più che mai la comunicazione gioca infatti un ruolo strategico e internet offre opportunità davvero significative. al fine di garantire un servizio efficace e sempre aggiornato Editrice Artistica Bassano ha recentemente rinnovato il suo sito web. si tratta di uno strumento di facile consultazione, nel quale vengono presentate le novità, assieme alle diverse iniziative culturali promosse nel

In alto, a destra e in senso orario il catalogo 2012, le schede delle testate, le iniziative promosse nello scorso mese di aprile e l’ultimo numero di Bassano News. Sotto un torchio ottocentesco nella sede della casa editrice bassanese.

Editrice Artistica Bassano Piazzetta Poste, 22 Bassano Tel. 0424 523199 - Fax 0424 523199 info@editriceartistica.it

www.editriceartistica.it

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territorio. e’ possibile sfogliare il catalogo, ricco di quasi duecento pubblicazioni, beneficiando pure delle accurate schede informative che accompagnano i libri elencati. “una sezione specifica -spiega diego Bontorin, da anni in eab e responsabile del progetto - è dedicata ai nostri periodici. si possono così leggere gli ultimi numeri direttamente in rete: un discorso molto apprezzato da chi usufruisce maggiormente del web e che vale in particolare per L’Illustre bassanese e Bassano News, testate molto amate e ora a portata di clic. a proposito della configurazione del sito, aggiungo che è stato concepito e realizzato secondo lo stile che ci contrad-

distingue; insomma sulla base di un’impostazione lineare, elegante e, al tempo stesso, molto funzionale”. Ma le novità non si esauriscono qui. altre iniziative sono infatti in programma per avvicinare sempre più la produzione di Editrice Artistica Bassano ai suoi lettori, un target esigente e in continua crescita che si distingue per competenza, rigore e raffinatezza. “il prossimo passo -conclude diego Bontorin- sarà quello dell’approdo ai social network, con l’obiettivo di allargare il bacino di utenza e avvicinarci maggiormente al pubblico giovanile. sempre all’insegna del nostro modus operandi”.


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Visitiamo con il prof. Tullio Andreatta due piccoli (e nobili) centri pedemontani

IL RAPPORTO a cura di andrea Gastner e antonio F. celotto testo di tullio andreatta

Fietta e paderNo gioielli alle falde del Grappa

Fotografie: Fotografi veneti associati, comune di paderno del Grappa, ermenegildo Fabbio

Una storia appassionante e ricca di aneddoti, raccontata in sintesi e senza trascurare le vicende più curiose e significative. Un rapido excursus alla scoperta di un territorio ancora molto verde e trapuntato dalle testimonianze di epoche solo apparentemente molto lontane...

Si ringrazia per la collaborazione Davide Michelon.

la storia documentata di paderno affonda le radici nell’epoca romana, se corrisponde al vero il ritrovamento nel 1739 di una parte della statua del console Lucio Ragonio in carica prima del 193 d.c. compare proprio allora il toponimo Paderno, forse indicante una proprietà, toponimo del resto diffuso anche fuori dal veneto. l’attuale comune fu ufficialmente denominato nel 1800 Paderno d’Asolo e dal 1919, dopo la prima Guerra Mondiale, ebbe il titolo del Grappa. Nel Medioevo era formato da pic-

Qui sopra sant’andrea apostolo a Fietta, edificio originario del Xiv secolo: fu chiesa campestre fino al 1718. Nel 2004 questo piccolo gioiello di architettura religiosa venne profanato da alcuni ladri che asportarono, probabilmente su commissione, una pala attribuita a leandro dal ponte. Sul titolo il particolare di un angelo nell’Assunzione di Maria in cielo. l’affresco, collocato sul soffitto della chiesa della santissima trinità a Fietta, è stato eseguito nel 1824 da sebastiano santi (1789-1866).

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cole comunità (regulae), passate con il tempo da forme autonome al dominio di varie signorie, ultimi i veneziani, mantenendo comunque un duro senso di appartenenza originaria, tuttora campanilisticamente visibile. all’inizio del 1300 l’attuale territorio comunale comprendeva quattro piccoli comuni: canil, coi di paderno, Farra, Fietta. Quest’ultima deve forse il nome a un derivato di Filix (felce), uno dei tanti fitonimi presenti nel veneto. la diffusione del cristianesimo e l’organizzazione ecclesiastica

favorivano l’erezione di chiese campestri in ogni comunità. la chiesa di paderno, liberatasi dal vincolo di Fonte, fu beneficiaria nel 1383 del lascito del nobile odorico tabarin, che permise a ben due sacerdoti, con i relativi benefici economici, di celebrare messa nella chiesa di paderno. le diverse comunità erano ormai ridotte a paderno e Fietta, che insieme avevano il titolo di parrocchia. si capisce come la carica di cappellano e di parroco fosse particolarmente ambita. infatti, pure


IL RAPPORTO A fianco, da sinistra verso destra l’interno della chiesa della santissima trinità a Fietta: l’edificio venne eretto fra il 1762 e il 1773. il sacello di san liberale nella valle omonima. costruito all’inizio del XX secolo ai piedi delle strapiombanti Meatte, è incorniciato dal bosco e regala atmosfere davvero suggestive. Sotto il prospetto centrale di villa Fietta. dimora estiva dei nobili da Fietta fin dal 1500, subì nel tempo diversi interventi. oggi è una delle sedi degli istituti Filippin.

a paderno come altrove, vigeva la prassi dei parroci non residenti, che affittavano la funzione pastorale ad altri con i relativi benefici. la popolazione, nonostante le pestilenze, i terremoti (tristemente noto quello di santa costanza del 1695) e le carestie stava raggiungendo tra paderno e Fietta, nel 1500, il migliaio di abitanti. un’agricoltura povera e i beni promiscui della montagna, oggetto di liti continue con i comuni vicini e nel proprio interno, assicuravano alla gente un’economia di sopravvivenza, migliorata poi da un piccolo artigianato e dalla progressiva diffusione dell’arte della lana. le liti certamente ritardarono ma

non impedirono la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Rossa dopo il terremoto del 1695: progettista il montebellunese paolo Mistrotto, animatore il parroco mons. Manno, preciso cronista degli avvenimenti, pagatori (sia pure mugugnanti) i parrocchiani di paderno e Fietta con il contributo di famiglie nobili quali i da Fietta e i del corno. alla fine del 1700 la chiesa si può dire quasi completata con le opere d’arte tuttora conservate dei dal ponte e dei de Min. anche il campanile del Massari risulta corredato delle campane. i da Fietta ebbero una parte dominante, anche economicamente, nella vita parrocchiale. al confine tra

paderno e Fietta troneggia tuttora, pur nella brutta appendice aggiunta dalla diocesi di venezia, villa Fietta, dimora estiva dei nobili asolani fin dal 1500. le cronache raccontano di varie modifiche apportate all’edificio, di cui la più importante è la ristrutturazione a opera dell’architetto Giorgio Massari che, fra il 1720 e il 1730, diede all’edificio la struttura attuale pur lasciandola incompiuta. Nel 1953 l’ampliamento operato dal seminario di venezia tolse all’edificio anche l’eco, nota in tutti i libri di fisica, prima udibile da lontano. Fu poi acquistata da mons. erminio Filippin e ora adibita a scuola dai Fratelli delle scuole cristiane.

Qui sotto la pianta della della santissima trinità a Fietta.

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IL RAPPORTO

costoro gestiscono anche tutto l’imponente complesso scolastico e sportivo degli istituti Filippin, che a paderno iniziarono l’attività nel 1924 grazie al carisma e alle avveniristiche doti educative del sacerdote Filippin, certamente il personaggio più celebre di paderno. dopo un lungo travaglio di domande, suppliche al vescovo di treviso e al doge di venezia, i fiettesi ebbero finalmente la propria chiesa curaziale (1774), sia pure dipendente dal parroco di paderno. ebbe titolo della Santissima Trinità relegando di fatto il precedente ruolo patronale di sant’andrea. la separazione religiosa delle due comunità nel 1774, e poi le divisioni dei beni promiscui nel 1800,

Qui sopra il sentiero delle Meatte, uno dei più belli di tutto il massiccio del Grappa. ricalca il tracciato di una strada militare della Grande Guerra. In alto, foto grande paderno e Fietta, piccoli gioielli sullo sfondo del “monte sacro alla patria”.

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furono il risultato di un pluridecennale conflitto che portò al tempo di Napoleone, per un decennio, Fietta e paderno unite rispettivamente a crespano e a possagno. solo durante la dominazione austriaca fu ricostruita l’unità amministrativa, continuata dopo l’annessione all’italia nel 1866. la divisione religiosa delle due comunità si consolidò con la concessione del fonte battesimale a Fietta, la costruzione di un campanile e poi di un cimitero propri e infine, nel 1908, con l’assegnazione a Fietta del titolo di parrocchia indipendente. storicamente ogni forma di attività umana si legava a un simbolo religioso, da minuscola icona a grande tempio. anche le due parrocchie

rispondevano a questa esigenza. a paderno la devozione popolare si esprime in numerosi sacelli, di cui il più frequentato è dedicato alla Madonna di Lourdes, costruito nel 1945. l’oratorio di San Giacomo in contrada ricorda un ospedale del medioevo, sede di una confraternita di assistenza a pellegrini e a poveri. per iniziativa del parroco don luigi staldo fu eretta nel 1841 l’attuale cappella del cimitero, il cui costo, ricordano curiosamente le cronache, fu oggetto di lunga contestazione da parte dell’amministrazione comunale. adiacente a villa Fietta è la chiesa di San Vittore, fatta costruire dal conte lorenzo, epigono della famiglia, e benedetta nel 1853.


barocca, a cornice della copia della pala, attribuita a leandro dal ponte, sottratta purtroppo un decennio fa e non più recuperata. anche i remondini hanno lasciato traccia di sé con le acqueforti della Via Crucis che ornano le pareti bianche della chiesetta. l’importanza di Sant’Andrea come riferimento per la vita del paese è testimoniata dalla tradizione: in quella sede avveniva infatti la partizione delle prese per la fienagione estiva in montagna, con il segnale di una fucilata che dava il via alla corsa per il possesso dei lotti più ambiti. proprio il lavoro in montagna alleviò per secoli la povertà della gente di paderno e pure la comunità di Fietta diede concretezza a tale sensibilità con l’erezione di capitelli, ma anche di chiese; nate magari come cappelle padronali, divennero poi centro devozionale della gente del posto. Ne è esempio l’attuale Madonna delle Grazie alle Fusere, fondata come Beata Vergine Lauretana alla fine del cinquecento dai patrizi veneziani zon, poi ceduta al comune di Fietta in comandato per le funzioni religiose. la chiesetta stessa fra il 1917 e il 1918 sostituì la parrocchiale occupata dagli approvvigionamenti militari. pressoché simile fu la nascita della Madonna della Salute, già Madonna della Presentazione, come cappella di un ramo dei Fietta, lasciata dal conte iseppo in custodia alla Scuola di Sant’Andrea. cadde poi in dissesto e fu solo nel 1830 riedificata. e’ la “ceseta” che Berto Barbarani, il celebre poeta veronese, ricorda: Sora l’Astego in marcia par Crespàn, quela ceseta che el furor de guera soto al Grapa l’avea trato par tera

l’astego è il torrente che incide

la conoide di Fietta e passa sotto l’ardito ponte al confine con crespano; ponte in passato tristemente famoso come meta privilegiata per aspiranti suicidi. Ma sicuramente il più antico degli edifici sacri è Sant’ Andrea Apostolo, la cui storia si identifica con quella del paese. Ne è documento la lunga vicenda della Scuola di Sant’Andrea, una confraternita di devozione e carità attiva anche economicamente grazie a contribuzioni di famiglie altolocate. e proprio alla scuola, il cui statuto del 1609 è stato recentemente pubblicato, era affidata la conservazione dell’edificio che ora appare nella semplicità dell’impianto, con un altare di tonalità

A fianco la chiesa arcipretale di paderno del Grappa fu consacrata nel 1687. il soffitto, con un bell’affresco del “Giudizio universale”, venne eseguito nel 1821 dal bellunese Giovanni de Min (1786-1859). all’interno sono conservati anche pregevoli dipinti attribuiti a Jacopo dal ponte. Sotto, da sinistra verso destra la chiesetta della Madonna delle Grazie alle Fusere: fondata come Beata vergine lauretana alla fine del ’500 dai patrizi veneziani zon, fu poi ceduta al comune di Fietta. uno scorcio del campanile della parrocchiale di paderno: nei pressi si intravede il Municipio. un ritratto di mons. erminio Filippin, straordinaria figura di sacerdote, fondatore degli istituti omonimi.

Fietta, ma fu la valvola dell’emigrazione, massima fra gli ultimi decenni dell’ottocento e gli anni cinquanta del Novecento, che allontanò dal territorio le energie più vitali della popolazione. Nel corso di quei decenni, le due guerre e il tremendo rastrellamento del 1944 hanno riempito di nomi le lapidi dei due monumenti ai caduti. a testimonianza dei tributi di sofferenza e sangue che le famiglie di paderno e Fietta hanno pagato, ma anche di eroismo; come dimostrano le Medaglie d’oro dei fiettesi aldo Fantina e angelo ziliotto, meritate rispettivamente in terra di albania e in russia nel corso della seconda Guerra Mondiale.

Sotto, dall’alto verso il basso le sedi degli istituti Filippin di paderno del Grappa, dove si trova il quartier generale dell’importante struttura scolastica, e di Fietta.

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Nel centenario della morte

IL CENACOLO

casa pascoli

a cura di chiara Ferronato In collaborazione con Il Cenacolo Associazione Scrittori Bassanesi

“Ma c’era da fare il pane... Lasciamo la penna, e andiamo. Andiamo, buona sorella, a fabbricarci il nostro pane quotidiano...” (Castelvecchio di Barga, 5 giugno 1897) Dalla Prefazione dedicata a Maria Pascoli, dei “Primi Poemetti”.

Giovanni Pascoli (san Mauro, 31 dicembre 1855 Bologna, 6 aprile 1912). Sopra, a destra la casa natale del poeta, a san Mauro pascoli.

Venerdì 18 maggio 2012 - ore 18 Sala della Musica - Via Barbieri, 23 Il poeta e il musicista Giovanni pascoli (1855-1912) Giuseppe Martucci (1856-1909) due voci vicine nel tempo, simili nelle ispirazioni tardo romantiche, nei simbolismi novecenteschi. vite parallele: il compositore napoletano visse a Bologna, in via zamboni, tra il 1886 e il 1905, vi diresse, nel 1902, il liceo musicale. il professor pascoli, nel 1905, reggeva a Bologna la cattedra di letteratura all’università (la cattedra che gli aveva lasciato il carducci). Al pianoforte alberto Brunetti e Barbara Fasoli, che accompagna Gennaro simioli Letture pascoliane Gli attori del cenacolo

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se san Mauro di romagna, la “torre”, l’altra casa - più piccola, quella ereditata dalla madre caterina, rifugio dopo “la tragedia” - furono, per pascoli (e lo furono per sempre), “il nido”, perché vi erano stati bambini e un papà e una mamma giovane, e se poi anche tutto era finito nel pianto, “quello” restava - nella poesia e nell’anima - “il nido”, la casa di castelvecchio di Barga, - comperata e pagata con le medaglie d’oro del “premio amsterdam”, un concorso di poesia latina istituito dall’academia regia disciplinarum Nederlandica la casa “toscana” dove si stabilì definitivamente dal 1896 e dove visse - forse - quindici anni, se non felici, almeno non così tormentati dai fantasmi dei morticini, dagli assassini, dalle ombre dei sospetti, dai mormorii di versi che cantilenavano nevicate e cimiteri e indimenticabili assenze, fu la “casa”. Quindici anni, fino alla morte, nel 1912 (un veloce ricovero a Bologna, sotto i ferri di Murri, il chirurgo amico, cirrosi epatica): quindici anni con lei, Maria, Mariù pascoli. su questi anni, se siano stati permeati da amore lecito o illecito, da aspre gelosie, da piccole ripicche familiari, da gioiose condivisioni di una “gloria” tardiva, dallo sfavillio di qualche giornata di festa, dalle angustie dei ricordi, biografi e studiosi hanno scavato cunicoli per rinvenire itinerari e tracce,

mete obbligate per testimonianze e riesumazioni. spesso, più note di quanto si creda: certamente, meno interessanti. a meno di non costruirne un dramma, e proiettare su di loro - i protagonisti - la luce de “la comédie humaine”: la vita non è poi così tanto diversa da una pièce teatrale. un poeta scapolo e la sorella, non sposata: questi i chiacchierati inquilini della bella casa di castelvecchio di Barga. Figli, entrambi, di un padre ucciso in un agguato; sopravvissuti, quindi, alla disperazione di un’ingiustizia. Naufraghi, no. lui aveva la poesia. lei aveva lui. entrambi avevano delle cose da fare. Giovanni era docente all’ateneo di Bologna, teneva lezioni e conferenze. Maria teneva la casa. Badava ai campi, controllava i conti (pare avesse ereditato dal padre ruggero, amministratore dei torlonia, un buon senso pratico), sceglieva le cameriere. (Ne rifiutò decisamente una: la cugina di luigi pagliarani, il presunto assassino di suo padre). Giovanni, a castelvecchio, sorvegliava soprattutto la cantina: la vita lo aveva deluso, non la poesia né il vino. Gli piaceva stare nella grande cucina che si apriva sui campi, seguire il borbottio della pentola. Fare il pane. con Mariù. Fuori, era tutto un volare di rondini, un canto di assiuoli, di cincie, di allodole, uno stormire di fronde, un fruscio di onde lontane... “eccomi, dolce Maria. eccomi a te di nuovo... c’è da fare il pane”. setacciare la farina: trasmettere alla lieve pioggia l’agonia dei rimpianti. Chiara Ferronato A fianco la copertina di Cavallina storna, commedia di chiara Ferronato messa in scena nel 2003, che verrà riproposta in autunno dalla “compagnia dei poeti” a palazzo roberti.


LA PIADA (dai “Nuovi poemetti”) Il vento come un mostro ebbro mugliare udii notturno. Errava non veduto tra i monti, e poi s’urtava al casolare piccolo, ed in un lungo ululo acuto fuggiva ai boschi, e poi tornava ancora più ebbro, coi suoi gridi aspri di muto. L’udii tutta la notte, ed all’aurora, non più. Dormii. Sognai, su la mattina, che la pace scendeva a chi lavora. Or vedo: scende. Scende: era divina l’anima. Il cielo tutto a terra cade col bianco polverio d’una rovina. Non un’orma. Vanite anche le strade. La terra è tutto un sol mare e onde bianche, di zolle ov’erano le biade. Resta il mio casolare unico, donde esploro in vano. Non c’è più nessuno. E solo a me che chiamo, ecco risponde il pigolio d’un passero digiuno. II Sul liscio faggio danzi corra voli, Maria, lo staccio! Siamo soli al mondo: facciamo il pane che si fa da soli! Voli lo staccio e treppichi giocondo, vaporando il suo bianco alito fino, che si depone sul tuo capo biondo. O lieve staccio, io t’amo. Il tuo destino somiglia al mio: tener la crusca; il fiore, spargerlo puro per il tuo cammino. E fai codesto con un tuo rumore lieto, in cadenza: semplice ma bello per l’orecchio del pio lavoratore. Ma triste, sotto mezzodì, per quello del viandante, che rasenta i triti limitari del lungo paesello: ch’ode un danzar segreto, ode tra i diti di donna sola, in ogni casa, andare te, casalingo cembalo, che inviti lo sciame errante al tacito alveare. III Taci, querulo passero: t’invito. Sempre diventa il tuo gridìo più fioco: taci: or ora imbandisco il mio convito. Il poco è molto a chi non ha che il poco: io sull’aròla pongo, oltre i sarmenti, i gambi del granoturco, abili al fuoco.

Io li riposi già per ciò. Ma lenti sono alla fiamma: e i canapugli spargo che la maciulla gramolò tra i denti. Nulla gettai di quello che non largo mi rese il campo: la mia man raccoglie anche i fuscelli per il mio letargo. Serbo per il mio verno anche le foglie aride. Del granturco, ecco via via mi scaldo ai gambi e dormo sulle spoglie. Ciò che secca e che cade e che s’oblia, io lo raccolgo: ancora ciò che al cuore si stacca triste e che poi fa che sia morbido il sonno, il giorno che si muore. IV Il mio povero mucchio arde e già brilla: pian piano appoggio sopra due mattoni il nero testo di porosa argilla. Maria, nel fiore infondi l’acqua e poni il sale; dono di te, Dio; ma pensa! l’uomo mi vende ciò che tu ci doni. Tu n’empi i mari, e l’uomo lo dispensa nella bilancia tremula: le lande tu ne condisci, e manca sulla mensa. Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l’allarghi e spiani; ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna; e sulle aperte mani tu me l’arrechi, e me l’adagi molle sul testo caldo, e quindi t’allontani. Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto, fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle: e l’odore del pane empie la casa. V Chi picchia all’uscio? Tu forse, Aasvero*, che ancora cammini per la terra vana, arida foglia per un cimitero? Chi picchia all’uscio? ... E fioca una campana suona... Chi suona? Forse un vecchio prete, restato a guardia della tomba umana? E’ solo; e ancora a mezzodì ripete l’Angelus, ed a rincasare invita, morti, voi, che sotterra ora mietete. Socchiudo l’uscio. - Antica ombra smarrita, che in cerca erri del corpo; ultima foglia, che stridi ancora dove fu la vita; qual vento t’ha portato alla mia soglia,

vecchio ramingo, ultima foglia morta d’albero immenso che non più germoglia? Ma tu sei vivo: hai fame! E qui ti porta necessità. Sei vivo: soffri! Vivo sei: piangi! Ed ecco, dunque, apro la porta: entra fratello, ché ancor io... sì, vivo. VI Entra, vegliardo, antico ospite: ed ecco l’azimo antico degli eroi, che cupi sedeano all’ombra della nave in secco (si levarono grandi sulle rupi l’aquile; e nella macchia era tra i rovi un inquïeto guaiolar di lupi...): il pane della povertà, che trovi tu, reduce aratore, esca veloce, che sol s’intrise all’apparir dei bovi: il pane dell’umanità, che cuoce in mezzo a tutti, sopra l’ara, e intorno poi si partisce in forma della croce: il pane della libertà, che il forno sdegna venale; cui partisci, o padre, tu, nelle più soavi ore del giorno: ognuno in cerchio mangia le sue quadre; più, i più grandi, e assai forse nessuno; o forse n’ebbe più che assai la madre, cui n’avanza per darne un po’ per uno. VII Azimo santo e povero dei mesti agricoltori, il pane del passaggio tu sei, che s’accompagna all’erbe agresti; il pane, che, verrà tempo e nel raggio del cielo, sulla terra alma, gli umani lavoreranno nel calendimaggio. Ché porranno quel dì sugli altipiani le tende, e nel comune attendamento l’arte ognun ciberà delle sue mani. Ecco il gran fuoco, che s’accende al vento di primavera. Ma in disparte, gravi, sulla palma le bianche onde del mento, parlano i vecchi di non so che schiavi d’altri e di sé: ma sembrano parole sepolte, dei lontani avi degli avi. Guardano poi la prole della prole seder concorde, e, con le donne loro e i loro figli, in terra sotto il sole, frangere in pace il pane del lavoro. *l’ebreo errante

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La “necessità” di una classifica con vincitori e vinti

OBIETTIvO SPORT

toGliere le MedaGlie: cHe GraNcHio!

a cura di Francesco Fontana Imparano più i popoli da una sconfitta, che non i re dal trionfo.

E’ sbagliato privare gli atleti in erba di un meritato riconoscimento...

lo scorso 23 febbraio l’amico eros Maccioni (ex campione del mondo dei giornalisti ciclisti e attuale detentore del titolo italiano) pubblicava sul Giornale di Vicenza una notizia estremamente intrigante: la decisione, da parte della Federciclo, di abolire le premiazioni individuali nelle gare dei Giovanissimi e mettere in primo piano le prestazioni delle squadre. dall’articolo ho appreso che il presidente renato di rocco ha infatti annunciato l’eliminazione del cerimoniale con podio, coppa e fiori per i primi cinque classificati. si tratta, a mio avviso, di un tentativo grossolano e autolesionistico di ridurre l’esasperazione che permea le gare dei ragazzini dai sette ai dodici anni; un’esasperazione che coinvolge però anche ulteriori fasce d’età e che vede protagonisti soprattutto i genitori. purtroppo quello dell’ingerenza di mamme e papà, unitamente a un atteggiamento ipercompetitivo di taluni allenatori, è un problema grave, che vede coinvolte diverse

discipline sportive. Non solo il ciclismo! certo è difficile individuare le corrette modalità di intervento e restituire una sana educazione agli adulti interessati; orientarli cioè verso un approccio al mondo della competizione (dei loro figli!) in maniera responsabile. Ma privare l’atleta in erba della gioia di un tangibile riconoscimento è ben altra cosa. come, per contro, risulta formativa l’accettazione della sconfitta: competere in età giovanile significa prendere da subito coscienza della propria identità, conoscerne i limiti e le potenzialità. una realtà che comporta passaggi inderogabili. eros ricorda giustamente che nelle gare giovanili, dove tattiche e giochi di squadra non esistono, vincono sempre i soliti precoci. la storia del ciclismo è però zeppa di grandi promesse “naufragate clamorosamente e rientrate in buon ordine nella mediocrità”. aggiungo che sono molti, d’altro canto, i casi di atleti sconfitti in età giovanile e successivamente

giuseppe Mazzini

approdati a risultati eccellenti: l’esito di un percorso di crescita sostenuto da motivazioni e tenacia. Quasi a dire che perdere fa bene. se è poi vero che i Giovanissimi “devono giocare”, come sostiene renzo Gandini, presidente provinciale della Fci, non nascondo che sono d’accordo con antonino cannata, della Scuola di Ciclismo Piovene Rocchette, nel sostenere che i “bambini l’agonismo ce l’hanno nel sangue”. Non riconoscere questa evidenza significa avere una visione superficiale del mondo dell’educazione. posso testimoniare, per esperienza diretta, che esistono tuttora realtà agonistiche molto serie dal punto di vista formativo: società che gestiscono con equilibrio i diversi rapporti tra atleti, genitori e tecnici, nelle quali operano persone preparate, coscienziose e appassionate. prima di “togliere” le medaglie bisogna “togliere” tecnici e dirigenti non all’altezza del loro difficile compito. il comportamento dei genitori ne è una conseguenza.

Sopra, da sinistra verso destra una gara di ciclismo giovanile e la “magia” del podio. Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi, sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. Lev Tolstoj

Sotto il bassanese eros Maccioni, pluricampione di ciclismo per Giornalisti, ritratto nel 2011 assieme al grande eddy Merckx.

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Tredici istituti alberghieri, provenienti da tutta la Penisola, hanno preso parte al concorso nazionale indetto dal Gruppo Ristoratori

gUSTUS testo e foto di daniela Borriero Ufficio stampa e RP Consorzio tutela Asparago Bianco di Bassano DOP uff.stampa@asparagodop.it

l’asparago bianco di Bassano unisce l’italia a tavola

Sotto, a sinistra i vincitori, Maria paola Musso e sebastiano latina, con il presidente del Gruppo ristoratori sergio dussin.

A Maria Paola Musso e Sebastiano Latina, del 2° Istituto d’Istruzione Superiore di Palazzolo Acreide (SR), il primo posto con un prelibato dessert abbinato al Nero d’Avola “Dolce Nero”. TUTTI gLI ISTITUTI IN gARA ipssar F. de Gennaro vico equense (Na) - campania ipssar l.sturzo Gela (cl) - sicilia ipsoea v. titone castelvetrano (tp) - sicilia 2° istituto di palazzolo palazzolo acreide (sr) - sicilia ipssar asiago asiago (vi) - veneto ipssar tognazzi velletri (roma) - lazio

LA RICETTA vINCITRICE Il dolce Asparago Bianco di Bassano D.O.P. su pescatrice candita e spadellata all’amarena

ingredienti per 4 persone - hg. 4 di asparagi Bianchi di Bassano d.o.p. - lt. 0,3 di acqua minerale naturale - hg. 1,2 di pescatrice - g. 60 di mandorle - g. 60 di zucchero semolato - g. 60 di zucchero di canna - g. 60 di arance - g. 60 di limoni - g. 50 di zucchero a velo - g. 40 di olio extra vergine d’oliva - g. 40 di amarene sciroppate - g. 16 di gherigli di noce di Feltre - g. 8 di nepitella - sale q.b. tostare le mandorle, tritarle assieme allo zucchero, ricavare il latte di mandorla con l’acqua e filtrare. ammollare la pescatrice nel latte di mandorla per circa 30 minuti in modo che scarichi i sapori forti tipici del pesce di mare e assorba un leggero sapore di mandorla. preparare la marinata con zucchero di canna, buccia d’arancia, buccia di limone, nepitella. passare la pescatrice nella marinata e scottarla in padella antiaderente con un filo d’olio. Mettere da parte i medaglioni e tirare il fondo con le amarene candite e lo sciroppo. pelare gli asparagi e condire con un filo d’olio. disporre nel piatto l’insalatina sopra la pescatrice, cospargere con lo sciroppo delle amarene, il frutto, terminare con le noci. decorare con la nepitella e spolverare con zucchero a velo.

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alzi la mano chi di voi, complici i primi tepori primaverili e le prime giornate trascorse all’aria aperta, non sente il desiderio di mangiare asparagi! se poi parliamo del pregiato turione bianco di Bassano, ecco che la mente inizia a fantasticare una miriade di abbinamenti di gusto -più o meno tradizionaliche interpretano in mille modi diversi gli asparagi Bianchi di Bassano d.o.p. l’attrice Francesca cavallin li paragona alle Madeleine di proust: “Gli asparagi di Bassano sono per me come i dolcetti del noto scrittore francese: attendo ogni anno con trepidazione il momento in cui potrò assaggiarli”. la stagione ci invita a cucinare utilizzando i prodotti di stagione, preferibilmente quelli locali a

chilometri zero. ancora meglio se certificati e garantiti, perché sono una garanzia di successo e tutelano il consumatore finale. proprio come l’asparago Bianco di Bassano d.o.p: si presta in maniera eccelsa alla preparazione di una miriade di ricette, dagli antipasti, ai secondi, passando attraverso i primi. e’ un prelibato ingrediente anche per originali dessert. proprio in occasione della prima edizione del concorso nazionale intitolato Le giovani ricette con l’Asparago Bianco di Bassano D.O.P., manifestazione organizzata dal Gruppo ristoratori bassanesi e tenutasi lo scorso 31 marzo a villa cà 7, il croccante e gustoso asparago d.o.p. è stato protagonista di ben tredici interpretazioni culinarie e altrettanti abbinamenti enogastronomici

iis viale adige civitavecchia (roma) - lazio ipsar M. Buonarroti Fiuggi (Fr) - lazio ipsar Wojtyla castrovillari (cs) - calabria ipssar soverato (cz) - calabria ipssar Marchitelli villa santa Maria (cH) - Marche ipsar M. perrone castellaneta (ta) - puglia ipssar roccaraso (aQ) - abruzzo

curati dai giovani cuochi di tredici istituti alberghieri provenienti da tutta italia. Maria paola Musso e sebastiano latina, del 2° Istituto d’Istruzione Superiore di Palazzolo Acreide della provincia di siracusa, hanno deliziato i palati dei quaranta giurati e si sono aggiudicati il primo posto con Il dolce Asparago Bianco di Bassano D.O.P. su pescatrice candita e spadellata all’amarena abbinato al particolarissimo Nero d’avola. il presidente del consorzio di tutela dell’asparago Bianco di Bassano d.o.p. ha commentato: “e’ commovente che questi studenti abbiano attraversato tutta l’italia per partecipare al concorso; sia l’arte della cucina che la coltura della terra richiedono impegno, sacrificio e umiltà”.


A Cismon e Primolano...

TODAY

iN valle, visitaNdo i Musei deGli alpiNi

a cura di andrea Gastner e andrea Minchio testi di elisa dall’agnol e antonio Fiorese Fotografie: Fotografi veneti associati, Gruppo alpini cismon del Grappa, Franco vettorel

Conosciamo da vicino due realtà preziose, frutto della passione e del volontariato. L’occasione giusta per parlare, con l’avv. Luca Ferazzoli, di una futura rete museale.

Il Museo degli Alpini di Cismon pasquale Fiorese, compianto capogruppo degli alpini di cismon del Grappa (scomparso nel 2001), è stato uno dei promotori della locale sede a.N.a. attivo in molte iniziative di solidarietà e “amicizia alpina”, è stato amato e apprezzato da tutto il paese. conosciuto con il soprannome di Nino Cucari, era un appassionato ricercatore di residuati bellici: veniva infatti considerato un vero esperto. ingegnoso e paziente, ogni volta era per lui una “sfida” con l’ordigno che tante distruzioni e dolori aveva provocato. all’età di sedici anni aveva intrapreso il pericoloso “mestiere” del recuperante. Negli anni cinquanta

pasquale Fiorese, Nino, compianto fondatore del Museo degli alpini di cismon del Grappa. Qui sotto antonio Fiorese, fratello di Nino, attuale responsabile della struttura.

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quest’attività si faceva infatti per vivere: il lavoro mancava e la gente di cismon, come quella di altri paesi, era costretta a emigrare. coscritto alpino e arruolato nel genio minatori, durante la naja Nino apprese molti segreti sugli esplosivi, in particolare bombe e granate. terminato il servizio di leva emigrò in svizzera come operaio stagionale; nei mesi invernali poteva così tornare a cismon e dedicarsi alla sua passione di recuperante. lo aveva nel sangue. Non più per necessità ma per hobby: fu così che ebbe l’idea di raccogliere per sé le testimonianze della Grande Guerra che riusciva a trovare nelle sue montagne. la raccolta crebbe di anno in anno

fino a raggiungere una certa consistenza. Nel 1990 Nino decise, di concerto con le penne nere di cismon, di trasferire i suoi cimeli nella locale sede a.N.a. il “museo” era nato! Ben presto, tuttavia, la saletta ricavata per l’esposizione si rivelò insufficiente. si pensò allora di spostare il materiale storico in una sala più ampia e luminosa presso l’ex municipio del paese, delegando la responsabilità della raccolta ad antonio Fiorese, fratello di Nino (che nel frattempo era mancato). l’inaugurazione è avvenuta nel 2008 con la partecipazione di tutto il paese: una cerimonia toccante, nella quale si è commemorata la figura di pasquale Fiorese.


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TODAY 1) Fucile austriaco steyr, in uso alle truppe austroungariche durante tutta la Grande Guerra. 8) due baionette, una italiana e l’altra austriaca (quest’ultima con fodero).

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2) l’ogiva di una bombarda italiana, cal. 420: alla fine del primo conflitto mondiale venne usata come campana nella scuola annessa alla chiesetta di san Giuseppe al col Brocco, sul massiccio del Grappa. 3) Bombardina austriaca, cal. 75. 4) Granata italiana, cal. 210. 5) un’immagine emblematica della teleferica che univa località vanini, a fondovalle, al col dei prai. 6-7) la riproduzione in miniatura della teleferica austriaca che collegava cismon con il col della Berretta (realizzata da Giovanni citton) e una foto storica della stazione di partenza.

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La parola a Luca Ferazzoli, presidente Comunità Montana del Brenta

La Rete museale del Canal di Brenta Da quasi vent’anni lo sviluppo turistico della Valbrenta è uno dei temi più trattati da Bassano News: un territorio straordinario e dalle innumerevoli opportunità, sul quale negli ultimi tempi si sta concentrando l’attenzione di amministratori sensibili e intraprendenti. Abbiamo incontrato l’avv. Luca Ferazzoli, sindaco di

Cismon del Grappa e presidente della Comunità Montana del Brenta, per conoscere da vicino il progetto per l’istituzione e la gestione di una Rete museale del Canal di Brenta. “Nel territorio della vallata -ci spiega- si trova una serie di piccoli musei, la cui valorizzazione turistica consentirebbe di sostenere e rilanciare l’attrattività del contesto geografico con evidenti benefici economici per le attività presenti. E’ dunque importante mettere a sistema questa incredibile offerta ambientale e storico-culturale attraverso gli strumenti normativi. Attualmente sono solo due le realtà museali riconosciute dalla Regione Veneto, entrambe a Valstagna, dirette da un conserva-

tore e aventi diritto ai contributi regionali: il Museo Etnografico Canal di Brenta (a palazzo Perli) e il Museo di Speleologia e Carsismo A. Parolini (alle Grotte di Oliero). Le altre principali raccolte, prive dell’ambito riconoscimento, sono il Museo del Covolo e della Grande Guerra a Cismon del Grappa, il Museo dello Scalpellino a Pove del Grappa, il Museo del Tabacco e del Recuperante a San Nazario, il Museo Diffuso Alta Via del Tabacco (tra Bassano e Vastagna), il Museo della Tagliata a Primolano. In corso di allestimento è inoltre il Museo della Carta a Oliero. Proprio partendo da questa situazione è possibile pensare a una rete unificata, preceduta da indispensabili adeguamenti agli

MUSEO DEgLI ALPINI gruppo Alpini Cismon del grappa sala espositiva dell’ex Municipio via roma, 14 - cismon del Grappa aperto tutto l’anno con visite su appuntamento: tel. 349 08766784

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TODAY

L’Associazione Tagliata della Scala Questa associazione ha sede a primolano nelle ex scuole elementari: uno stabile interamente ristrutturato grazie all’apporto di volontari, che oggi ospita una piccola sala espositiva dedicata alla storia locale, una sala proiezione e una biblioteca. Gli obiettivi dell’associazione consistono nella valorizzazione del territorio dal punto di vista storico-culturale

Sopra, da sinistra verso destra denis stefani, presidente dell’associazione tagliata della scala. la sala espositiva e l’aula proiezioni del Museo della tagliata della scala, situate nei locali delle ex scuole elementari di primolano.

Sotto, dall’alto verso il basso il forte della tagliata della scala, come appare oggi e all’epoca della prima guerra mondiale.

standard, dalla predisposizione di pacchetti turistici e dall’organizzazione dell’offerta (apertura, accompagnamento e didattica). Tramite una convenzione fra la Comunità Montana e i Comuni di Campolongo, Cismon, Pove, San Nazario, Solagna e Valstagna si progetta di creare, con le opportune sinergie (tra le quali l’impiego del conservatore, già presente a Valstagna), un’unica grande rete. Una bella realtà, governata da tre organi distinti: il Comitato direttivo, con funzioni deliberative in merito all’assolvimento delle diverse attività del “sistema” museale; il Comitato scientifico, con funzione consultiva e di mediazione con altri enti di accreditamento scientifico-

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e dei prodotti tipici locali. Nel primo caso l’attività riguarda la cura della sala dedicata al confine (appena dopo primolano si trovava l’austria), nella quale sono raccolti reperti bellici della Grande Guerra: il locale verrà presto ampliato offrendo al visitatore anche testimonianze sulla storia del recuperante e sull’epopea degli alpini del don. Notevole è la raccolta di stampe sulla Tagliata della Scala, fortezza che domina culturale; il Comitato delle associazioni, preposto a promuovere ogni altra possibile sinergia con la rete museale attraverso un servizio organico e di qualità, improntato alla pianificazione e al coordinamento. Solo in questo modo sarà possibile essere credibili e ottenere i risultati sperati. La nascita e lo sviluppo della Rete Museale passeranno attraverso la realizzazione di un sito internet, la formulazione -come già detto- di validi pacchetti turistici (con itinerari da 2/3 giornate) e la formazione di guide con regolare patentino. Ogni singola Amministrazione, ovviamente, dovrà impegnarsi in progetti in linea con questa filosofia. Penso per esempio a

primolano e il canal di Brenta: un imponente baluardo difensivo che proprio quest’anno verrà restaurato dall’attuale proprietario, per poi essere gestito in collaborazione con l’associazione. “il nostro sodalizio -ci spiega il presidente denis stefani- organizza e gestisce mostre tematiche nel territorio, cooperando attivamente con gruppi di altri comuni, fra i quali gli alpini di san Giacomo. la promozione culturale avviene un ponte in prossimità del forte Tombion, concepito per collegare la pista ciclabile della Destra Brenta con un nuovo tracciato, da realizzare a fianco della ferrovia. Per quanto concerne i servizi di incoming, l’intenzione è quella di assegnarli ad agenzie specializzate; le attività di accompagnamento e manutenzione potranno invece essere svolte da altri soggetti. Emblematico è il caso della coopertiva Valcismon, alla quale già da tempo è stato assegnato, da parte dei Comuni di Cismon, Arsiè, Sovramonte, Lamon (con la partecipazione della Cassa Rurale Bassa Valsugana), il servizio di apertura, chiusura e manutenzione del Covolo di Butistone.


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anche attraverso la sala proiezione, in grado di ospitare una sessantina di persone e dotata di un innovativo impianto audio-video. diversi autori (esperti e storici) intervengono periodicamente proponendo interessanti conferenze. Nel 2011, per esempio, abbiamo curato un cineforum sull’unità d’italia e ospitato il Trento Cinema Festival della Montagna. Quest’anno molto probabilmente sarà con noi un importante free-climber. Grande importanza riveste inoltre per il nostro gruppo (e per il comune di cismon) “la scala dei sapori”, manifestazione gastronomica che valorizza i prodotti del territorio e coinvolge altre associazioni. Mi piace ricordare che operiamo a favore della rivalutazione del patrimonio storico della valbrenta e delle aree montane circostanti:

l’idea è quella di unire le varie fortificazioni in un unico grande museo territoriale. per questo sono state attivate sinergie con altre realtà del vicentino, del Bellunese e del trentino, volte a dare vita a una cooperativa di promozione turistica e culturale”. l’impegno dell’Associazione Tagliata della Scala si concretizza pure attraverso l’organizzazione di escursioni aperte al pubblico, lungo itinerari caratteristici, e con sempre più frequenti laboratori didattici rivolti ai bambini. Ma grandi energie si sono riversate pure nel lavoro di recupero della Tagliata della Scala: i volontari si sono occupati del disbosco e della pulizia del forte,

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al fine di renderlo visibile e proteggerlo dall’incuria e dal degrado. “la vicinanza con la provincia di trento -conclude il presidenteha consentito l’apertura di uno stretto partenariato con alcune associazioni tridentine, con le quali sono stati realizzati interessanti progetti; tra questi ricordo La storia in Valbrenta, volto al reclutamento di future guide museali, e Il Brenta, uno specchio di vita, destinato ad accrescere la consapevolezza del proprio territorio nei giovani. un approccio educativo che lavora sulle relazioni tra individuo e individuo, nonché tra individuo e ambiente, sviluppando il senso di appartenenza e la capacità di analisi della realtà e del proprio importante ruolo all’interno della società”.

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1) la targa identificativa di un carro militare da trasporto (foto grande), abbandonato dagli austriaci sulle scale di primolano. il mezzo compare anche nell’immagine d’epoca qui pubblicata ed è uno dei reperti più interessanti del museo. 2/3/4) elmetti della Grande Guerra: francese, italiano e austriaco (questo ultimo munito di corazzetta).

una granata da 305 mm proveniente dal deposito munizioni austriaco di tezze valsugana. In basso Gavetta e borraccia del regio esercito italiano (1915-’18).

TAgLIATA DELLA SCALA DI PRIMOLANO A cura dell’Associazione Tagliata della Scala ex scuole elementari via capovilla, 10/a primolano / cismon del Grappa (vi) visite su appuntamento: tel. 333 8142546

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Organizzato dal Lions Club Bassano Jacopo da Ponte

EvENTI

Händel a santa Maria in colle

a cura di elisa Minchio

l’incanto del barocco in concerto

Protagonisti l’archicembalo ensemble e il coro andrea palladio, diretti da Enrico Zanovello.

Sopra una tromba naturale barocca. A fianco l’Orchestra Barocca Archicembalo Ensemble in concerto.

per la sera di domenica 13 maggio (ore 20.30), nella splendida cornice di santa Maria in colle, il lions club Bassano Jacopo da Ponte, con il desiderio di offrire alla città un evento di notevole livello artistico e culturale, organizza un concerto di musica barocca animato da composizioni di Georg Friedrich Händel (1685-1759). protagonisti dell’iniziativa, l’Orchestra Barocca Archicembalo Ensemble e il coro Andrea Palladio di vicenza, diretti dal maestro enrico zanovello. l’Archicembalo Ensemble è un gruppo specializzato nell’esecuzione di musica antica e barocca su strumenti originali, che vanta riconoscimenti a livello europeo e ha all’attivo numerose incisioni per case discografiche italiane ed estere (nonché importanti riconoscimenti specifici del settore). Fondato a vicenza nel 1989 da enrico zanovello, si è imposto per la spiccata personalità e l’originalità delle scelte musicali, che propone in occasione di

Qui sopra il presidente del Lions Club Bassano Jacopo da Ponte, Marzia lafasciano, con il maestro enrico zanovello e il socio Marco zuin, liutista nell’Orchestra Barocca Archicembalo Ensemble. A fianco uno splendido esempio di liuto barocco del maestro paolo Busato.

Sopra, da sinistra verso destra Georg Friedrich Händel (1685-1759) e un suonatore di liuto in un quadro del pittore boemo Johann Kupetzky. L’evento non prevede il pagamento del biglietto. La raccolta di libere offerte sarà destinata ad attività di servizio a favore della collettività. Info: Marco Zuin (335 1024782)

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importanti festivals e rassegne; ha inciso diversi cd fra i quali, in prima esecuzione assoluta, i concerti di Giuseppe sammartini per organo e orchestra, i concerti per violino e orchestra di Giovanni Meneghetti, le sonate per clavicembalo, organo e violino di Giovan Battista Grazioli... il repertorio spazia dagli autori del ’600 (con particolare riguardo alla musica veneta) fino a Mozart. il Coro Andrea Palladio è formato da cantanti con numerose esperienze artistiche, solistiche e di insieme in formazioni cameristiche e orchestrali di fama internazionale. Nel 2009 ha iniziato l’esecuzione integrale di composizioni per coro e orchestra di Händel. il maestro Enrico Zanovello, vicentino, ha conseguito il diploma d’organo e clavicembalo con stefano innocenti e andrea Marcon; ha poi compiuto gli studi universitari nella facoltà di lettere e Filosofia all’ateneo di padova. in varie formazioni strumentali svolge, come solista

all’organo e al cembalo, un’intensa attività concertistica in europa, stati uniti, america latina ed egitto. e’ insegnante al conservatorio di vicenza e tiene corsi straordinari di clavicembalo e organo all’istituto diocesano di Musica sacra di Brescia. Ha inciso numerosi cd per varie etichette dicografiche e curato la pubblicazione di musica italiana del settecento per la case discografiche ricordi, discantica e tactus. l’opera in programma a santa Maria in colle è integralmente di Händel; misicista che, con il contemporaneo Johann sebastian Bach, ha caratterizzato nello stile la composizione vocale e strumentale della prima metà del ’700. si tratta della celebre Ode for St. Cecilia’s Day (composizione per soli coro e orchestra per la celebrazione allegorica del giorno dedicato alla santa protettrice della Musica) e della composizione per soli coro e orchestra Zadok the Priest. e’ pure in programma una selezione dai Chandos Anthems, The Lord is my light, e il Cronation Anthems Zadok the Priest. Gli strumenti utilizzati sono originali (o copie di quelli utilizzati all’epoca): tra questi, per esempio, l’oboe barocco, il flauto traversiere, la tromba naturale, il liuto, l’organo portativo, il violone da tasti, il violino barocco e la viola barocca. la prassi esecutiva, infine, riproduce fedelmente quella del tempo: la ricerca rigorosa di tale aspetto, costituisce uno dei caratteri più marcati dell’esecuzione.


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Giovanni Mayer intervista il maestro friulano

DE MUSICA testo e fotografie a cura del maestro Giovanni Mayer

Marco Màiero la ricerca di un linguaggio musicale oltre la costruzione tradizionale Conosciamo da vicino un raro esempio di coro d’autore, il “Vôs de mont”, e il pensiero ispirato del suo infaticabile e apprezzato animatore artistico.

Marco Màiero è nato a tricesimo nel 1956. Nel 1981 si è diplomato in trombone presso il conservatorio “J. tomadini” di udine. insegna musica nella scuola Media. Nel 1978 ha fondato il coro Vôs de mont, con il quale proporre canti originali di cui è compositore e autore. Nel 2000, assieme ad alcuni amici appassionati, dà vita al decimino di ottoni Brassevonde. i testi delle sue composizioni si ispirano ai colori della terra e della storia friulana. la sua musica, nel filone del canto d’autore popolareggiante, è una sorta di polifonia etnica, nella quale melodia e armonizzazione sono alla ricerca delle potenzialità e dei colori della voce. i canti di Màiero sono specchi dell’anima e trovano diffusa accoglienza nel repertorio di molti cori italiani e stranieri.

Sopra il coro Vôs de mont, in occasione di un concerto. In basso il maestro Marco Màiero

Parliamo dei testi dei suoi canti, nei quali racconta di folletti e spiriti, di amore, ambiente, uomini e stagioni. Scandisce forse lo scorrere del tempo con poetica nostalgia? 52

i testi sono originali, a parte alcuni casi; senza dubbio la lettura è corretta quando si afferma che tutto è legato allo scorrere del tempo. Nei riferimenti alle stagioni, ai tempi passati, alle tradizioni, ai suoni e alle voci andate non c’è però nostalgia, ma la considerazione che il tempo è il mistero che regola la vita e rappresenta il prezzo più caro da pagare per la vita stessa. amo condividere emozioni e fatti, cercare una visione ecumenica, senza voler imporre un proprio sentire, raccontando ciò che fa parte di noi in modo semplice. Ma così i suoi testi si prestano a molteplici interpretazioni, a uso del diverso sentire di ciascuno... verissimo, si prestano a letture molteplici, alcune più semplici, altre più criptiche; lascio la libertà di interpretare ciò che scrivo, senza alcuna costrizione o imposizione. Ho ascoltato dei commenti che mi hanno piacevolmente stupito; a volte nemmeno io colgo aspetti che altri, animati da sensibilità

diverse, riescono a fare emergere. se i miei testi lo permettono, assecondando così le esigenze di chi mi interpreta e ascolta, questo è motivo di grande soddisfazione. Un altro tema molto presente è quello del silenzio. Qual è il suo rapporto con questa dimensione? amo l’introspezione e la ricerca di sé, cosa che dovremmo fare tutti. il silenzio, come racconto nel brano “sul volo chiaro”, è una dimensione che abbiamo smarrito. per molti quello di “far rumore” è il solo modo per esistere: nel silenzio abbiamo la possibilità di guardarci attorno e di riscoprirci; estremizzando il ragionamento, pensiamo alla scelta del monaco di clausura, che fa del silenzio lo strumento del dialogo mistico. i riferimenti ai silenzi perduti della montagna sono allegorie che mi permettono di intervenire a salvaguardia dell’ambiente in una dimensione ecologica. Nessuna censura da parte mia per chi ama il rumore, solo l’esortazione al dialogo e al rispetto.


Qual è la sua visione della musica di oggi? l’esperienza di insegnante mi conferma che in italia siamo degli eterni adolescenti musicali. infatti l’attività musicale più strutturata è relegata ai soli tre anni di scuola media, poi il nulla; evito commenti sui programmi dei conservatori, sui quali ci sarebbe molto da dire. l’approccio alla musica è emotivo e rimane tale, non si fa nulla per modificarlo e conduce a una superficiale categorizzazione che distingue ciò che è di moda in “buona musica” e tutto il resto in “roba da vecchi”. Gli studi musicali hanno influenzato lo stile delle sue composizioni? Ho iniziato a comporre per cercare un contatto affettivo con i miei coristi. l’apprezzamento inaspettato da parte di molti, mi ha dato grandi soddisfazioni e spinto a continuare. in merito alla domanda, direi che è la pratica con il Vôs de Mont che ha influenzato il mio modo di suonare strumentale. Nel gruppo di ottoni, dove suono, porto l’esperienza corale, l’attenzione ad ascoltare gli altri, la ricerca della “fusione” attraverso la condivisione di tempo, spazio e respiro. Nei suoi lavori le parti vocali sono molto “cantabili”: ciò denota la preferenza verso uno stile di composizione “orizzontale”, tipico di chi pratica strumenti “monofonici”... e’un’osservazione che mi fa piacere: sono un pragmatico e ritengo felice la scelta, da parte di francesi e inglesi, di indicare l’azione del suono con i verbi “jouer” o “to play”, che indicano per noi il “giocare”. Quando compongo presto infatti attenzione affinché l’esperienza musicale sia “giocosa”. chi canta le parti centrali di una composizione polifonica spesso è costretto a tre minuti di note dritte, che sono tutto fuorché divertenti da

cantare. per questa ragione concedo a tutte le voci del coro, pur nei limiti di una scrittura a quattro voci pari, il momento di liricità con cui “giocare” e godere dell’esecuzione.

Il “Vôs de Mont” è un laboratorio di sperimentazione corale? per certi versi lo è. per esempio, il corista del Vôs de Mont è un corista anomalo perché “costretto” a cantare solo i miei brani, condizione essenziale per un coro d’autore: pur essendo un dilettante, è sfidato a mettersi alla prova affrontando un percorso difficile, abbandonando ciò che nella tradizione corale rappresenta la certezza e un cammino rassicurante. Nessuno di loro, affrontando una nuova composizione, ha idea dell’effetto complessivo, se non alla fine; tutto nasce nota dopo nota, battuta dopo battuta, una consapevolezza progressiva. il coro nasce con la voglia di scommettere, una sfida personale e collettiva, che si ripete in ogni esibizione. anche la scelta dei brani da proporre in un concerto da un’ora e mezza, cercando di catturare l’attenzione del pubblico, non è impresa facile per un repertorio come il nostro.

per la coralità maschile, con la voglia di unire la musica corale al di fuori degli schemi che distinguono i cori in polifonici e popolari. vorrei trovare una “strada” che unisca il mondo della coralità. Negli anni ho assistito alla ricerca ossessiva del rinnovo del repertorio, alla produzione di nuove composizioni, moderne, nel linguaggio e nello stile musicale. un fenomeno avvenuto in modo abbastanza scomposto e affrettando i tempi. l’esito? Molte composizioni contemporanee sono troppo complesse per coristi dilettanti e per un pubblico di “adolescenti musicali”. Nei concorsi più blasonati ascolto composizioni straordinarie, che però rimangono episodi e si perdono dopo la prima esecuzione. perché costringere il corista a equilibrismi vocali e intonazioni difficilissime? esiste di certo un’alternativa percorribile. sono alla ricerca di un linguaggio che superi la costruzione musicale tradizionale, alla lunga percepita come scontata e banale, individuando nuove soluzioni senza disorientare e inserendo elementi di modernità. un ultimo pensiero corre ai testi. rilevo che i compositori spesso riducono la parola al servizio del suono; noto che la produzione di canti profani si avvale quasi esclusivamente di poesie nate per rimanere tali. sono d’accordo con Bepi de Marzi, mio maestro ispiratore da sempre, quando afferma che una poesia se è nata così non ha bisogno di altro per vivere. sarebbe come se i cantautori costruissero le loro canzoni sulle poesie dei poeti. Non funziona! sono convinto che, in un canto o in una canzone, parola e suono debbano svilupparsi in simbiosi: è un verso che genera l’inciso o è l’inciso che ispira un pensiero. così funziona!

E il futuro? coltivo il desiderio di mettermi alla prova, alla ricerca di nuove vie

Una battuta finale? una canzone non può cambiare il mondo, ma lo aiuta a stare meglio.

Nei suoi temi è evidente la predilezione per l’intervallo di sesta, che qualcuno ha etichettato come la “carezza” in musica: una specie di leit-motiv, un marchio di fabbrica? con ogni probabilità il mio melodizzare subisce l’influsso inconscio delle villotte, una delle espressioni più originali del canto delle terre friulane; piccole gemme, cammei musicali che si aprono e chiudono in pochi secondi di esecuzione. Non si sa da dove vengono, ma sono simili per certi slanci melodici a una cantabilità espressa in particolar modo nel meridione italiano.

DE MUSICA

Sopra il Vôs de mont ha finora realizzato sei lavori discografici: Anìn insieme (1987). Lidrîs (1992), Albadis (1996), Mateçs (2001), ‘L è ben vêr (2004), Carezze (2009).

Queste pagine sono curate dal maestro Giovanni Mayer, in collaborazione con Associazione Culturale CORO vECCHIO PONTE via travettore, 67 36061 Bassano del Grappa (vi) Sede Prove via ognissanti 31 - palazzo polidoro Bassano del Grappa (vi) Martedì / Giovedì: ore 21.00-23.00 tel. direttore: 335 6766553 tel. presidente: 338 2301705 info@vecchioponte.net www.vecchioponte.net

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1) CHIESETTA DELL’ANgELO progettata dall’architetto zaccaria Bricito risale al 1655. la pianta è ovale. Felicemente restaurata, è sede di mostre e concerti. 1) LITTLE CHURCH OF THE ANgEL project by architect zaccaria Bricito in 1655. it was built in an oval shape. recently restored, it is now open for concerts and exhibitions.

vISITA ALLA CITTA’

2) glARDINI PAROLINI l’orto botanico, realizzato dal naturalista alberto parolini, risale al secolo XiX. ricco di specie rare è ora parco pubblico e ospita manifestazioni. 2) PAROLINI gARDENS the botanic garden was created in the last century by naturalist alberto parolini. it contains rare species. donated to the city, it was trasformed into a public park. it hosts open air exhibitions and shows. 3) MUNICIPIO e’ sede del comune. la loggia presenta gli stemmi dei primi 120 podestà. l’affresco con San Cristoforo è del ’500. singolare il grande orologio con i segni zodiacali. 3) TOWN-HALL in the loggia are the fescoe of the coat of arms of the first 120 mayors. afrescoe of S. Christopher dates back to ’500. a singular wall clock shows the zodiac signs, the building holds the city offices. 4) MUSEO ospita una pinacoteca di notevole valore con tele dei dal ponte, gessi e sculture di canova e incisioni di dürer. pregevole la sezione archeologica. annessa è la Biblioteca civica. 4) MUSEUM it hosts a painting collection of great value by artists such as the da ponte, chalks and sculptures by canova and engravings by durer. the archeologic section is of great value. the annex museum contains the civic library. 5) PALAzzO AgOSTINELLI ospita mostre e rassegne artistiche. sulla facciata, in una nicchia, un affresco di Madonna con Bambino della seconda metà del ’400. 5) AgOSTINELLI PALACE it belongs to the city and hosts art shows and exbits. on its front wall can be seen a niche with a ’400 frescoe of Madonna and Child. 6) PALAzzO BONAgURO del ’500, è stato rimaneggiato nel secolo successivo. ospita mostre e rassegne d’artigianato. il pianterreno è completamente affrescato. 6) BONAgURO PALACE Built in ’500, it was remodeled in the following century. it is a comunal show-place for artifacts exhibitions. the ground floor is totally frescoed. 7) PALAzzO PRETORIO risale alla seconda metà del ’200 e dal 1315 è stato residenza del podestà. la scala esterna è del 1552. 7) PREATORIAN PALACE Built in the second half of ’200, it was elected residence ot the Mayor since 1315 and was later turned into the seat of the comunal council. the outside stairway was built in 1552. 8) PALAzzO STURM costruito nel ’700, ospita il Museo della ceramica. all’interno affreschi di G. anselmi, databili al 1785, e tempere di G. zompini. 8) STURM PALACE Built in 1700, the palace now hosts an important ceramics Museum. inside are frescoes by G. anselmo, dated 1785, and temperas by G. zompini.

© copyright by editrice artistica Bassano Vietata la riproduzione di testi, piante e disegni

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11) PONTE DEgLI ALPlNI È il monumento più famoso di Bassano. risale al Xii secolo. la forma attuale è del palladio (1570). distrutto più volte dal fiume in piena e da eventi bellici fu sempre ricostruito nella forma originaria. 11) ALPINI BRIDgE the most famous monument in Bassano. Built in the 12th century. its actual shape is by palladio (1570). destroyed at various times by floods and war actions, it has always been rebuilt in its precise original form. 12) PORTA DELLE gRAzIE risale al 1300. Fu risistemata nel 1560 dal bassanese zamberlan. a fianco si trova la chiesetta delle Grazie (fine ’400) con pregevoli affreschi. 12) gATE OF THE gRACES Built in 1300. it was later adjusted in 1560 by zamberlan of Bassano. once through the Gate, on the left, can be seen the small Grace church (end ’400) with precious frescoes. 13) PORTA DIEDA venne inserita nella torre del castello dei Berri (del ’300) nel 1541. Belli gli affreschi sul lato sud. 13) DlEDA gATE the gate was opened into the tower of Berri castle (built in ’300) in 1541. 14) SAN DONATO Fondata nel 1208 da ezzelino il Monaco. ospita una pala di Francesco dal ponte il vecchio. 14) SAN DONATO CHURCH Founded in 1208 by ezzelino the Monk. it contains a pala by Francesco dal ponte the elder. 15) SAN FRANCESCO costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300. interno a una navata. il protiro (1306) protegge il portale e l’affresco della Madonna e Bambino di luca Martinelli. 15) CHURCH OF SAN FRANCESCO Built at the end of 1200 and early 1300. it is shaped with a single aisle. the entrance porch (1306) protects the portal and a frescoe of Madonna and Child by luca Martinelli. 16) SAN gIOvANNI di origine trecentesca, venne trasformata (1747-1785) dall’architetto Giovanni Miazzi. dipinti di Maggiotto, scajaro e vanzo Mercante. sculture di orazio Marinali. 16) CHURCH OF SAINT JOHN its oridns date back to 1300. it was restructured from 1747 to 1785 by architect Giovanni Miazzi. inside can be seen paintlngs by Maggiotto, scajaro and vanzo Mercante. sculptures by 0. Marinali. 17) S. MARIA IN COLLE l’antica pieve risale a prima del 1000. attorno a essa sorse il primo nucleo della città. all’interno due pale di leandro dal ponte e un interessante crocifisso ligneo. 17) CHURCH S. MARIA IN COLLE the ancient sanctuary was erected before 1000. around it was built the first nucleous of the town of Bassano. in its interior can be seen two paintings by leandro dal ponte and a wooden crucifix of great interest. 18) TEATRO ASTRA l’ex teatro sociale, neoclassico, progettato nel 1802 dall’architetto Bauto, è stato trasformato nel 1949 in sala cinematografica e teatrale. 18) ASTRA THEATRE ex social theatre project of 1802 by architect Bauto, it was transformed in 1949 into a theatre and hall.

9) PARCO RAgAzzl DEL ’99 inaugurato nel 1973. al centro del parco sorge il monumento ai ragazzi del ’99. 9) PARk OF THE BOYS OF ’99 inaugurated in 1973. in its center rises the monument dedicated to the Boys of ’99.

19) TEMPIO OSSARIO raccoglie le spoglie di oltre 5400 caduti nella prima Guerra Mondiale. cominciato nel 1908 come nuova cattedrale, fu trasformato in tempio ossario nel 1934. 19) OSSARIO TEMPLE Holds the spoils of over 5400 soldiers fallen during First World War. erection was begun in 1908 as a new cathedral for the town. it was transformed into a burial temple in 1934.

10) PIAzzOTTO MONTEvECCHIO la piazza maggiore della città nel ’200 e nel ’300. sulla facciata del Monte di pietà è infisso il primo stemma di Bassano con la torre e i leoni rampanti. 10) MONTEvECCHIO SQUARE it was the main square in ’200 and ’300. on the facade of the “Monte di pietà” can be seen the first Bassano coat of arms with the tower and two lions.

20) TORRE CIvICA eretta tra il ’200 e il ’300 durante il dominio padovano è alta 43 metri. la merlatura e le finestre ad arco acuto sono state aggiunte nel 1823 dall’architetto Gaidon. 20) CIvIC TOWER Built between ’200 and ’300 under the dominion of padua. 43 metres tall, the battlement and sharp angle windows were added in 1823 by architect Gaidon.


vISITA ALLA CITTA’

I MUSEI DI BASSANO MUSEO CIvICO e’ uno dei più antichi del veneto: sorto nel 1828 in seguito al legato del naturalista Giambattista Brocchi, è costituito come insieme di Museo, Biblioteca e Archivio e trovò nel 1840 la sua sede attuale nell’ex convento della chiesa di san Francesco. tel. 0424 522235 - 0424 523336 e-mail: info@museobassano.it www.museobassano.it

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MUSEO DELLA CERAMICA MUSEO REMONDINI Palazzo Sturm il Museo della Ceramica offre ai visitatori una vasta raccolta di maioliche, porcellane e terraglie, composta da 1200 pezzi. il nuovo Museo Remondini ospita l’importantissima collezione di stampe antiche e popolari ereditate dalla famiglia di stampatori bassanesi. tel. e fax 0424 524933 SEzIONE NATURALISTICA DEL MUSEO - Palazzo Bonaguro dal 2006 palazzo Bonaguro ospita l’esposizione zoologica permanente Mondo animale. Conoscerlo per proteggerlo. Fax 0424 524933

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MUSEO DELL’AUTOMOBILE “L. BONFANTI vIMAR” romano d’ezzelino 0424 513746

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PROvINCIA DI vICENzA via scalabrini, 84 0424 525827

POLIzIA LOCALE via J. vittorelli, 30

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SPORTELLO IMMIgRATI via verci, 33 0424 526437

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ARTE E CULTURA

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AgENzIA DEL TERRITORIO via M. ricci, 8 - p. t. 0444 650973

MUSEO CERAMICA - REMONDINI palazzo sturm 0424 519940

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AgENzIA DELLE ENTRATE via M. ricci, 8 - 1° p. 0424 210611

CHIESETTA DELL’ANgELO via roma, 80 0424 227303

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MUSEO DEgLI ALPINI via angarano, 2 0424 503662

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MUSEO DEI CAPPUCCINI via san sebastiano, 42 0424 523814

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OSPEDALE Dl BASSANO via dei lotti, 40 0424 888111 EMERgENzE Autolettighe 118 gUARDIA MEDICA 0424 888814 U.R.P. 0424 888556/7 CONSULTORIO FAMILIARE via Mons. Negrin 0424 885191 ASS. SOCCORRITORI 0424 525760


François Pannemaker, incisore di romanzi d’avventura

REMONDINIA

verne e “i figli del capitano Grant”

testo di isabella Minchio iconografia: al vecchio libro

Jules Verne pubblicò il celebre romanzo d’avventura I figli del capitano Grant nel 1867, primo capitolo di una leggendaria trilogia che proseguì poi con Ventimila leghe sotto i mari e si concluse con L’isola misteriosa. in questo classico della letteratura lo scrittore francese trasfuse molte delle sue preziose nozioni enciclopediche: il Duncan, lo yacht che muove alla ricerca del capitano Grant, percorre infatti tutto il globo seguendo il 37° parallelo e toccando numerose regioni inesplorate. si tratta di un grande e variopinto affresco che rappresenta una summa geografica ed etnologica di metà ottocento. Figlio di un cocchiere, nel 1836 Adolphe François Pannemaker (Bruxelles, 1822 - parigi, 1900) entrò nella scuola reale d’incisione di Bruxelles. Molto portato per la xilografia, a soli diciassette anni pubblicò due stampe per Le mie prigioni di silvio pellico. Nel 1843 si trasferì a parigi, dove completò la sua formazione e sposò la figlia di un compositore tipografico. Fu uno dei principali incisori di Gustave doré, ma anche un prezioso interprete delle illustrazioni dei romanzi di erckmann-chatrian e dei Voyages extraordinaires di Jules verne. A fianco il frontespizio del libro, nella prima edizione italiana (1870).

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ALBERg O TOTALM ENTE RINNOvA TO


OSPITALITA’ a Bassano e dintorni

A tavola con il prof. ANTONIO F. CELOTTO degustando piatti a base di Asparagi Bianchi Dop di Bassano si intitola “a tavola... nei dì di festa” ed è l’ultima fatica di antonio F. celotto, apprezzato e amato autore di una quarantina di libri fortunati. storico del territorio, giornalista e grande divulgatore delle bellezze (e delle bontà!) della nostra terra, ci ha concesso di pubblicare qualche spigolatura e alcune ghiotte ricette, tratte appunto dal suo volume e dedicate al bianco turione di Bassano. 1537: ecco l’Asparago de Bassan Nel 1537 la serenissima inviava in qualità di ispettore a Bassano il N.H. ettore loredan. Non è noto il motivo dell’invio. una cosa è certa: gli amministratori comunali pensarono di prendere il nobiluomo per la gola per fargli chiudere un occhio sulle attività amministrative. e nel banchetto d’accoglienza ben 110 mazzi di asparagi furono fatti fuori. le carte non dicono quanti furono i commensali, né se “messer Hettor loredan” sia tornato a venezia soddisfatto della cucina di Bassano, della sua terra, dei suoi asparagi. pensarlo però è lecito! Sparaso, avvolto di sacralità! si racconta, e si tratta certamente di leggenda, che sant’antonio avrebbe affrontato, in quel di Bassano, il feroce ezzelino per ottenere la liberazione di alcuni prigionieri politici. a missione compiuta, sempre secondo

A fianco un bel mazzo di asparagi Bianchi di Bassano dop.

In alto il prof. antonio F. celotto, vincitore del prestigioso premio san Bassiano 2011, con il sindaco di Bassano stefano cimatti.

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RISTORAzIONE a Bassano e dintorni la leggenda, antonio ritornò verso il capoluogo euganeo, percorrendo l’attuale strada Bassano-padova, ridotta allora a una malmessa carrareccia. onde ringraziare i bassanesi per l’ospitalità goduta, avrebbe sparso lungo le siepi un seme misterioso, portato con sé dall’africa dove era stato missionario: l’asparago! Carpaccio di Asiago d’allevo e Asparagi Bianchi di Bassano Dop Ingredienti per 6 persone 500 g di formaggio Asiago d’allevo, 600 g di punte di asparagi, 100 g di rucoletta selvatica, olio extra vergine d’oliva, limone, sale e pepe. tagliare molto sottilmente il formaggio asiago d’allevo privato della buccia e sistemarlo nei piatti di servizio. lavare e tagliare molto fini gli asparagi nella loro lunghezza, condirli con sale, pepe, succo di limone e poco olio. Nel piatto sopra il formaggio collocare la rucola tritata con poco sale, aggiungere, gli asparagi e condire con un filo d’olio extra vergine d’oliva. Filetto di rombo dorato con erbette di primavera e Asparagi Bianchi di Bassano Dop gratinati Ingredienti per 10 persone 10 filetti di rombo, 3 mazzi di asparagi, 100 g di pan carrè, 50 grammi di prezzemolo, un mazzetto di erba cipollina, maggiorana, olio extra vergine d’oliva, burro, sale e pepe. passare il pan carrè al setaccio, aggiungere l’erba cipollina, la maggiorana tritata, sale e pepe. spennellare i filetti di rombo con del burro fuso, passarli nel pane aromatizzato impregnando bene tutta la superficie. lessare gli asparagi, tagliare le punte a una lunghezza di circa 6 cm, appoggiarvi sopra alcune fette di asiago e gratinare in forno. cucinare i filetti di rombo al forno per circa 20 minuti e disporli nei piatti assieme agli asparagi gratinati. condire con un filo d’olio extra vergine di oliva.

la copertina di A tavola nei Dì di festa, ultimo brillante lavoro editoriale di antonio F. celotto (eab, € 20,00).

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Bassano News  

Maggio/Giugno 2012

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