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Compositori Comunicazione s.r.l. - Mensile - Anno XLIX - ISSN 0391-7487 - Poste Italiane spa - Spedizione in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 LO/MI

DESIGN ARCHITECTURE MAGAZINE

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OTTAGONALE / 17

Dalla natura all’uomo alla natura F R O M N AT U R E T O M A N T O N AT U R E

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© MICHELE BATTISTUZZI

© ANGELO SIMONELLA

Erica Marson

Paesaggio, suggestioni, storia e archeologia, materiali regalati dalla natura del luogo, fantasia, creatività e scambio, passione: questi sono gli ingredienti usati per le opere d’arte di oltre 70 artisti internazionali e studenti di scuole d’arte e accademie che si sono dati appuntamento a fine maggio per la quarta edizione di Humus Park, meeting internazionale di land art svoltosi in due incantevoli location pordenonesi (www.humuspark.it). Un’immersione nella natura da provare per tutta l’estate anche grazie ai percorsi guidati che accompagnano nella scoperta dei luoghi e delle installazioni site specific, tra reperti archeologici, elementi naturali e vere e proprie opere d’arte: rami, erba, pietre, acqua, foglie e quant’altro il genius loci possa offrire, trasformati in poesia visiva da abili mani. Uno scambio continuo tra gli artisti e il territorio e tra gli artisti stessi che, lavorando a coppie, si sono contaminati con una interazione di idee, tecniche, stili, sensibilità e ispirazioni nella realizzazione delle opere.


© MICHELE BATTISTUZZI

© MICHELE BATTISTUZZI

Una sintesi, quella della land art, che rimane costante e continuamente aperta: l’artista rinuncia al possesso dell’opera che prende in prestito dalla natura e a essa restituisce. Humus Park propone una relazione uomonatura che non sia più prevaricazione ma rispetto, dialogo e collaborazione. Una dinamica costante tra gli artisti locali e gli artisti internazionali, tra gli studenti e i loro maestri, tra i cittadini e i luoghi per riscoprire insieme un nuovo modo di vivere il territorio, di relazionarsi e di osservare l’affascinante ciclo della vita di un’opera d’arte che, a differenza di un quadro, nasce, vive e muore. Il segno del tempo caratterizzerà sempre più le installazioni fino a farle reinglobare dalla natura, la fotografia e la memoria visiva ed emozionale rimarranno per sempre nelle anime di artisti e visitatori. Landscape, evocation, history and archaeology, materials offered by the nature of the place, imagination, creativity and exchange, passion: these are the ingredients used in the works of art by 70 international artists and students from art schools and academies who agreed on an appointment at the end of May for the fourth edition of Humus Park, an international meeting of land art that takes place in two enchanting locations in Pordenone (www.humuspark.it). An emersion in nature to try out all summer, with guided itineraries that accompany visitors

© MICHELE BATTISTUZZI

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in the discovery of the places and site-specific installations, among archaeological findings, natural elements and out-and-out works of art: branches, grass, stones, water, leaves and anything else the genius loci may offer, transformed into visual poetry by able hands. Continual exchange between artist and territory and between the artists themselves who, working in pairs, contaminate each other with an interaction of ideas, techniques, styles, sensitivity and inspiration when creating their works. Land art is a synthesis that remains constant and continuously open: the artists renounce possession of the works they borrow from nature and return them to her. Humus Park proposes a relationship between man and nature that is no longer prevarication but respect, dialogue and collaboration. A constant dynamic between local and international artists, between students and their teachers, between citizens and places, to rediscover together a new way to live the local area, to relate with it and observe the fascinating life cycle of a work of art that, unlike a painting, is born, lives and dies. Time will increasingly leave its mark on the installations until they return to be one with nature; photography and visual and emotional memory will remain forever in the souls of artists and visitors.

In apertura. Emanuele Bertossi e Lauren Moreira (Italia) gli autori di un particolare bucato steso sul fiume a far mostra di sé e a giocare con i visitatori di Palù di Livenza, prima zona interessata dagli interventi. Opening pages. Emanuele Bertossi and Lauren Moreira (Italy) have created this usual line of washing displayed as its hangs by the river and intrigues visitors to Palù di Livenza – the first area focused on in the project.

Il grande nido di Valentina Bassetti e Andrea Famà (Accademia Albertina di Belle Arti di Torino), trasportato sulle rive del fiume, dialoga con la palafitta di Guerrino e Fabio Dirindin (Italia) che ricorda l’insediamento palafitticolo databile tra il 4500 e il 3800 a.C. This large nest, by Valentina Bassetti and Andrea Famà (Albertina Academy of Fine Arts, Turin) is taken to the river banks to ‘converse’ with the stilt ‘house’ by Guerrino and Fabio Dirindin (Italy), which picks up on the stilt settlement dating from between 4500 and 3800 BC.


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scuole

PROGETTO BENESSERE SCHOOLS: PROJECT WELL-BEING A cura di/edited by Silvia Airoldi

Nelle pagine seguenti si parla di biodiversità, consapevolezza collettiva, ecologia, rapporto tra uomo e tecnologia, accessibilità fisica e cognitiva, equilibrio personale, armonia e identità, agricoltura biologica e servizi per la città. La quarta edizione di ‘Future Talents’ promosso da Ottagono, in collaborazione con Cumulus, verte sul tema del benessere personale e collettivo. Le interpretazioni che si possono dare al tema sono di ampio respiro, dalla soluzione medicale alla progettazione di città più vivibili. Come ogni anno, Ottagono ha chiesto alle migliori scuole del mondo di far emergere i loro talenti: studenti laureati da non più di dieci anni. L’insieme delle parole dei giovani selezionati e i prodotti da loro realizzati aprono uno spiraglio verso un futuro integrato tra innovazione tecnologica e ricerca antropologica, dove una stampante 3D permette di personalizzare i prodotti in base alle necessità individuali e gruppi di progettisti si incontrano in una rete allargata di progetto. Vecchi schemi lavorativi sono superati da un mondo dinamico e democratico: si torna a modelli collettivi di studi in cui il nome del singolo non emerge in virtù di un valore di gruppo multidisciplinare; anche nell’ambito della produzione si consolidano modelli extraterritoriali in cui l’invio di un file digitale permette di stampare in loco solo ciò che serve e magari con modifiche adatte a una cultura territoriale specifica. Questi fenomeni, ancora molto deboli, stanno rapidamente prendendo piede partendo da ambiti sociali dove il fattore umano è fondamentale, settori in cui la diversità è un’opportunità per trovare soluzioni flessibili e adattabili, capaci di rispettare le necessità individuali e collettive. In tutti i progetti presentati si parla di human centered design, un metodo che nasce proprio con l’idea di mettere l’uomo al centro della progettazione. Ci si potrebbe chiedere come possa esistere una progettazione che non tiene conto del fattore umano visto che tutto ciò che è progettato verrà usufruito in modo diretto o indiretto da qualcuno, ma evidentemente era necessario definire

Seguendo un concetto che estende sempre più il suo significato e l’applicazione ad ambiti diversi. Individuale o collettivo, il well-being integra nuove tecnologie e un design ‘human centred’ Exploring a concept that increasingly extends its meaning and application in various contexts. Individual or collective, well-being incorporates new technologies and ‘human-centred’

un metodo che lo rendesse esplicito, che prevedesse il coinvolgimento degli utenti finali già dalla fase di analisi, facendo propri metodi presi da altre discipline come l’etnografia e l’antropologia. Il concetto di human centred design si è allargato nel tempo fino a costruire una serie di piattaforme per la co-progettazione, dall’open design al crowdfunding, in cui gli utenti finali assumono un ruolo attivo in tutte le fasi progettuali fino a proporre soluzioni indipendenti. Questo nuovo scenario non deve essere letto come una perdita di autorità della figura del designer, ma piuttosto come un arricchimento della professione. Non esistono altri ambiti così aperti e alimentati dal basso, capaci di leggere e interpretare i bisogni veri in tempo reale. Il compito del designer è quello di pilotare i progetti verso soluzioni fattibili e accompagnare gli attori nell’ingegnerizzazione. Si tratta di figure evolute, non solo tecnici di progetto, ma veri e propri mediatori tra il pensiero collettivo e gli agenti produttivi. The following pages look at biodiversity, group awareness, ecology, the man/technology relationship, physical and cognitive accessibility, personal balance, harmony and identity, organic farming and urban services. The fourth edition of ‘Future Talents’, sponsored by Ottagono and in conjunction with Cumulus, pivots on the topic of personal and group well-being. Its interpretations encompass an array of sectors, from medical devices to the design of more liveable cities. As happens every year, Ottagono asked the world’s best design schools to place emerging talents – their students graduating within the last ten years – in the limelight. The statements by the selected young designers and the products they have created open up an insight into a future of integration between technological innovation and anthropological research, where a 3D printer enables customisation of objects to suit individual needs, and groups of designers meet


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FOCUS ON / 35

Aalto University School of Arts, Design and Architecture Helsinki, Finland

Estonian Academy of Arts Tallinn, Estonia Sheffield Hallam University Sheffield, UK WDKA Willem de Kooning Academy Rotterdam, The Netherlands L’École de design Nantes Atlantique Nantes, France

IADE – Creative University Lisbon, Portugal

SPD scuola politecnica di design Milan, Italy

Scuola del Design Politecnico di Milano Milan, Italy

ELISAVA Barcelona School of Design and Engineering Barcelona, Spain

in an extended design network. Old working patterns have been retired by a dynamic and democratic world: there’s a return to collective studio models where a single member’s name does not dominate but contributes to the worth of a multi-disciplinary team. Also in the production environment, extended-territory practice is growing: digital files can be sent for the on-site printing of only what is needed, and with the scope for one-off modifications to adapt to a specific local culture. These occurrences, which are nonetheless relatively little known, are swiftly taking root, starting out in social contexts where the human factor is essential – sectors featuring diversity as an opportunity to come up with flexible and adaptable solutions capable of satisfying single and group requirements. All the projects presented reveal human-centred design – a method stemming precisely from the idea of homing in on man’s needs. We could wonder how design can take place without considering the human factor, since everything designed will be used either directly or indirectly by at least one person. Yet it was evidently

AKTO - Athenian Artistic & Technological Group Athens, Greece

necessary to set out a method making this process explicit, one establishing the importance of end users right from the analysis phase, adopting methods also relied on in other disciplines such as ethnography and anthropology. The concept of human-centred design has expanded over time to the point of building a series of platforms for co-designing, from open design to crowdfunding, where the end users play an active role in all the design stages, even to the extent of offering independent solutions. This new design scene should not be seen as a loss of authority for the designer as a figure, but rather as enrichment for the profession. No other contexts are as receptive to these ideas and fed from below; they are capable of reading and interpreting real needs in real time. The designer’s task is to guide a project towards feasible solutions and to support the main players in its engineering. An evolved figure, not simply a design technician, but an authentic mediator between collective thought and production agent. Valentina Auricchio © RIPRODUZIONE RISERVATA

Otago Institute of Design Otago, New Zealand


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Cook SOVRAPPENSIERO DESIGN MAMOLI Vincitore del primo premio, il progetto reiterpreta e porta in un contesto domestico i rubinetti industriali a molla: il freddo acciaio abbraccia e sostiene il morbido e colorato silicone. Il duo – Lorenzo De Rosa ed Ernesto Iadevaia – attivo dal 2007, è ritenuto uno tra i più interessanti studi del panorama italiano. Al design del prodotto affiancano progettazione di interni e allestimenti. Winning first prize, this design reworks flexible industrial taps and takes them to the home environment: cold steel embraces and supports soft colourful silicone. Working together since 2007, the duo – Lorenzo De Rosa and Ernesto Iadevaia – is seen as one of the most interesting studios on the Italian scene. Besides product design, they also create interiors and exhibition design.

Medaglia al talento MEDAL FOR TALENT Rossella D’Oria

Young & Design il concorso che premia creativitàà e competenze dei giovani progettisti isti e di conseguenza le aziende che gegno scommettono e investono sul loro ingegno Young & Design: the competition recognising young creatives’ inventiveness eness and competence, and therefore the firms backing and investing in their talent


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SHORT STORIES / 67

“L’elemento ccomune e distintivo dei vincitori è stato il tema della maturità. m Sono risultati infatti dei progetti che nel n disegno e nella soluzione delle complessità ssono riusciti a rispondere con un prodotto maturo. Senza Senz sbavature.” Queste le parole di Armando Bruno coordinatore coordi della giuria del concorso Young & Design 19871987-2014 patrocinato da ADI – Associazione per il Disegno Industriale. La competizione, bandita da BE-MA Ed Editrice, coinvolge giovani progettisti, italiani e non non, che collaborano con i grandi marchi distribuiti su sul territorio europeo. Durante il Salone del Mobile 20 2014 i giurati – Luisa Bocchietto, Beppe Finessi, Fabio Novembre, Luca Nichetto, Lorenzo Damiani e Ph Philippe Nigro – hanno girato i corridoi del polo fieris fieristico, fermandosi agli stand delle aziende, e le sedi espositive espo del Fuorisalone, visionando direttamente i progetti in gara. Premiati non solo l’ingegno e l’o l’originalità, ma anche la ricerca e l’uso di tecniche de desuete per la realizzazione di oggetti attuali e il cro cross concettuale di elementi dal sapore industriale, ttrasportati in ambienti residenziali. “The distinctive distinctiv trait shared by the winners is maturity. Indeed, what stood out were designs where the solutions elaborated to problems posed managed to respond with a ‘mature’ pro product. With no flaws.” These are the words of Armando Bruno, B who chairs the jury to the Young & Design award award, running since 1987 and sponsored by ADI (the Italian in industrial design association). Announced by BE-MA Ed Editrice, the competition involves young designers from Italy and abroad, in conjunction with leading brand brands distributed in Europe. During Salone del Mobile 20 2014, the jury members – Luisa Bocchietto, Beppe Finessi, Finessi Fabio Novembre, Luca Nichetto, Lorenzo Damiani and Philippe Nigro – walked the trade-complex aisles, stopping at company stands, and visited show venues in the Fuorisalone fringe event, to directly view competing designs. Awards were assigned not only for inventiveness and flair, but also for research and unusual techniques used in making contemporary objects as well as for a conceptual blend of ‘ingredients’ with an industrial air taken to residential settings. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ottagono 272, July/August 2014  

A preview of July/August 2014's issue of Ottagono.

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