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computer è appoggiato sopra a quello che in origine era il pianale di legno chiaro appartenente a una spaziosa, robusta scrivania e che adesso, invece, a causa di scriteriate politiche di accumulo nel tempo, è nient’altro che congestionato e informe disordine. Caos primordiale. Sistema di proporzioni, colori e consistenze in silenziosa, continua lotta per la vita. Il pianale di legno chiaro della scrivania è correntemente usato, con scopi differenti e non comunicanti, da tre persone strettamente imparentate tra di loro (un padre e due figli). Tre persone che, a giudicare dall’entità del disastro, potrebbero essere particolarmente indaffarate. O potrebbero essere particolarmente noncuranti. Fogli, foglietti, taccuini, appunti scritti a mano, spartiti musicali, quaderni a righe, quaderni a quadretti, cartelline colorate, libri, romanzi, cataloghi di natura varia, un atlante spalancato sulla cartina politica dell’India, una corda di violino spezzata, penne, pennarelli, buste, una mappa catastale parzialmente arrotolata, un blocco di pece per archetto, vecchie fatture, vecchie bollette, dischetti blu, dischetti arancioni, cd senza custodia, cd con custodia, custodie vuote, un’instabile pila di musicassette impolverate, tre gomme per cancellare, un temperino di plastica, un temperino di metallo, un piccolo cestino di vimini, i nastri di una vecchia macchina per scrivere, un mazzo di cartoline fissate tra di loro da un elastico verde, una calcolatrice scientifica, una calcolatrice a pannelli solari, una mezza dozzina di matite masticate, un bollettino postale, una spina adattatore, una pallina da ping pong, un rotolo di scotch da pacchi, un rotolo di scotch per fili elettrici, una confezione aperta di fazzoletti usa e getta, un elenco telefonico del 1997, un hard disk esterno, due pennette USB, una polizza assicurativa scaduta, una striscia di carta vetrata, un astuccio per occhiali, una scultura di legno raffigurante un elefante africano e poi, per farla finita, per chiudere qui la lista e non pensarci più, un numero imprecisato di ulteriori, misteriosi ed eterogenei oggetti. Un arcipelago variegato, umoristico (si potrebbe anche dire), formato da cose per lo più rotte, o spaiate, o smontate, o non più funzionanti, o fuori posto o smaccatamente, provocatoriamente inutili. Michele è un uomo di trentasei anni e assomiglia molto, e forse in maniera anche un po’ inquietante, al ragazzo che una volta è stato. Tuttavia, la prima cosa che diresti al riguardo osservandolo, la prima cosa che balza all’occhio e che, immediatamente, colpisce le sensibilità più attente e ricettive, ha a che fare in modo pressoché diretto con l’esile fisicità di lui. Il suo corpo nervoso e sottile, il suo magro e delicato viso, il suo ossuto naso da uccello, suggeriscono infatti (senza mai confermarla del tutto) l’impressione di una singolare e tormentata leggerezza, il senso di una violenta contrapposizione nella quale elementi centrifughi ed elementi centripeti, forze in espansione e forze in contrazione, continuamente, si danno battaglia. È tardi. Sono le due di notte e Michele, che si trova al terzo e ultimo piano di casa sua, ha disegnata in viso l’espressione tipicamente un po’ crucciata ma sostan37

Rivista Alibi - Numero 12  

Il numero 12 contiene le opere dei seguenti autori: Franco Furia, Andrea Leonelli, Simone Carucci, Massimiliano Pricoco, Calamo Inchiostrato...

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Il numero 12 contiene le opere dei seguenti autori: Franco Furia, Andrea Leonelli, Simone Carucci, Massimiliano Pricoco, Calamo Inchiostrato...

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