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INCIPIT di Michele Bartolini 1

Cara Raffaella

Ho appena finito di leggere per la quarta volta quello che avevi da dire sulla cosa che sto andando avanti a scrivere e riscrivere. Prima di tutto e sentitamente, grazie mille. So che si tratta di un’incombenza impegnativa. So che chiedendoti un parere su quello che faccio ti espongo al pericolo ipotetico, alla scocciatura suprema, all’orrenda fatica, di dover giudicare (onestamente, direttamente, ma nello stesso tempo lo sa Dio con quanta materna delicatezza) un tipo come me. Per giunta, giudicare il suo preziosissimo, sudatissimo lavoro letterario. Una volta mi hai detto, e se ben ricordo eravamo all’ultimo anno delle superiori, eravamo, cioè, molto più reali e integri di adesso, di non aver mai conosciuto una persona più suscettibile, più diffidente e più mal disposta ad ammettere difetti, vuoti e mancanze varie di quanto lo fossi io. Di sicuro quella volta eri arrabbiata (con me, con qualcos’altro o con qualsiasi cosa addirittura) e di sicuro, in seguito, hai conosciuto sciagure di gran lunga peggiori di quella da me rappresentata (non so se augurarmelo oppure no) ma io, da parte mia, dovrò pur ammettere, e lo faccio soltanto adesso, esclusivamente per iscritto e, comunque sia, sostenendo un grosso sforzo, di non essere in grado di incassare davvero granché. Purtroppo per me e per tutti quelli che hanno avuto a che fare con me, se appena mi si tocca un po’ più forte del dovuto, sanguino. E sanguino persino in abbondanza. Senza alcun risparmio. Con la pedante, sconveniente intensità di un martire. Mi ci sono voluti anni, penosissime discussioni e parecchi mal di pancia, ma adesso perlomeno ne sono, a tratti e con le dovute cautele, pienamente consapevole. Sono pienamente consapevole del fatto che davanti a una critica negativa, anche la più fondata e argomentata, anche la più rispettosamente esposta, troverò immancabilmente qualcosa da obiettare (e se non lo troverò, allora mentirò a oltranza e senza nemmeno accorgermene, come farebbe qualsiasi ragazzino cleptomane colto sul fatto). E l’eventualità di avere torto marcio mi offenderà, e mi renderà immancabilmente perplesso, meditabondo e intimamente incredulo. Stizzito e assetato di rivalsa e di vendetta. È per questa ragione (grave ma non seria) che, immagino, io e te ci siamo lasciati così male. Ed è per questa ragione (grave ma non seria) che poi, per tanti anni, non ci siamo più né visti né sentiti. Nel tentativo di sintetizzare e strizzare la tua lunga, lunghissima opinione nei riguardi del testo che ti ho inviato, ho isolato, a torto o a ragione, alcuni paragrafi

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Rivista Alibi - Numero 12  

Il numero 12 contiene le opere dei seguenti autori: Franco Furia, Andrea Leonelli, Simone Carucci, Massimiliano Pricoco, Calamo Inchiostrato...

Rivista Alibi - Numero 12  

Il numero 12 contiene le opere dei seguenti autori: Franco Furia, Andrea Leonelli, Simone Carucci, Massimiliano Pricoco, Calamo Inchiostrato...

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