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www.ilfatto.net MOLFET TA giovedì 24 giugno 2010

Freepress gratuito di informazione

Corsivo

Dopo la “Piazza Pulita” le carte bollate. E tutto torna come prima.

n° 63

Cronaca

Cultura

Sport

L’esponente dell’UdC Pino Amato querelato dal pm Giuseppe Maralfa.

La grande musica di Ray Gelato per far “impazzire” la città.

Campioni d’Italia di Danza. E sono molfettesi.

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Inchiesta

Una vita di ricambio Tutti al mare... di immondizia

Insieme per dare una mano

Come ogni anno con il ritorno della bella stagione i molfettesi sono costretti a fare i conti con la impraticabilità delle spiagge pubbliche. Da levante a ponente i problemi si susseguono e si moltiplicano di anno in anno: di chi il compito di risolverli?

Continua la gara di solidarietà avviata dalla Caritas Diocesana di Molfetta in favore di un 19enne affetto da una grave malattia e che deve al più presto essere operato in un ospedale statunitense. All’interno tutte le indicazioni per dare il proprio contributo.

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Corsivo

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Illusoria pulizia Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2061

Un’ordinanza sindacale ha consentito ai fruttivendoli di tornare negli stessi posti da cui i Carabinieri li avevano allontanati. Non sono poi così tanto “avanti” con l’età ma, nonostante ciò, ricordo benissimo quando, ancora molto piccolo, i miei genitori mi portavano a fare spesa nelle piazze molfettesi: ricordo piazza Paradiso, la vecchia piazza Gramsci, piazza Minuto Pesce e finanche piazza Immacolata e piazza Mentana. A dir la verità andare con loro non mi piaceva affatto: troppa gente che strillava, troppe persone che si accalcavano e poi… quell’odore inconfondibile fatto di un misto di pesce, acqua stagnate e chi più ne ha più ne metta, che ti si attaccava addosso e non andava via. Insomma: fare spesa significava affrontare una vera avventura. Poi, un giorno, le piazze a Molfetta scomparvero. C’erano problemi igienici, di ordine pubblico. Insomma bisognava “resettare” e trovare un modo nuovo di fare commercio. Il problema è che nessuno si preoccupò di quanti “belli o brutti” che fossero in quelle piazze lavoravano: e quelli pian piano iniziarono a guardarsi attorno occupando nuove zone della città. Certo qualcuno accettò uno dei nuovi box dell’ex Mattatoio, in via Madonna dei Martiri, qualcun altro se ne andò a piazza Gramsci, molti trovarono sistemazione in locali privati. Prima che il “richiamo della strada” si facesse più forte e si desse il via all’invasione di marciapiede e incroci con il risultato che anche quelli che erano diventati commercianti ambulanti, si erano trasformati in “commercianti a posto fisso” nel bel mezzo della pubblica via. Una storia nota. Così come è noto che lo scorso 8 giugno la Procura della Repubblica di Trani ed i Carabinieri della Compagnia di Molfetta hanno deciso di dire basta a questa “invasione” senza regole del territorio. Ed ecco l’operazione “Piazza Pulita”: oltre 120 Carabinieri e decine di mezzi in campo per sequestrare, smantellare, verbalizzare. E per 24 ore la città è tornata alla normalità. Poi pian piano i commercianti sono tornati al loro posto. Prima in silenzio, poi con la forza di chi aveva

dalla sua i permessi delle istituzioni. Eh sì, perché a Molfetta succede che se da una parte la magistratura sequestra dall’altra l’amministrazione comunale concede “ordinanze temporanee” per la vendita nelle aree immediatamente adiacenti a quelle poste sotto sequestro. Una logica che da qualche parte non quadra. O che forse noi non riusciamo a capire. Infatti, la Procura della Repubblica aveva disposto i provvedimenti poiché i commercianti, al di fuori del piano del commercio (scaduto dal 30 aprile 2010 e non ancora rinnovato), avevano in più occasioni occupato aree pubbliche senza autorizzazione, anzi, avevano occupato aree adiacenti a quelle per cui erano autorizzati. In concreto se un commerciante poteva occupare 20 metri quadrati e per quelli pagava tasse e concessioni, di fatto ne occupava 40 o addirittura 50. E lo faceva stabilmente, 24 ore su 24. E questo la legge non lo prevedeva e non lo prevede. Ma i commercianti lo facevano, tanto i controlli erano pochi e le multe, quando venivano elevate, difficilmente venivano pagate. Morale della favola: il diritto al lavoro di alcuni, prevaricava il diritto alla libera circolazione sulle aree pubbliche degli altri. Particolari questi che l’amministrazione avrà certamente valutato quando ha deciso, lo scorso 21 giugno, di concedere le autorizzazioni alla vendita temporanee ai commercianti sfrattati pochi giorni

prima. Potranno risistemarsi nelle nostre strade e ricominciare a vendere. E sin qui si tutela il diritto dei lavoratori. Ma dovranno anche rispettare il “confine” di 20 metri quadrati stabilito dall’amministrazione. Saranno Polizia Municipale, Carabinieri e Guardia di Finanza a dover vigilare sul rispetto dell’ordinanza. E su questo non si può che nutrire seri dubbi… del resto poco o niente in questo ambito si è fatto negli anni trascorsi… Piccolo particolare dell’ordinanza: da nessuna parte è scritto se a fine giornata lavorativa le aree occupate debbano essere liberate, ripulite e lasciate al pubblico uso…

Comunque, il sindaco ha assicurato che entro il prossimo 30 settembre sarà adottato il nuovo piano del commercio e sarà ristabilito l’ordine. Un ordine “illusorio” fatto di ambulanti a posto fisso collocati in ogni angolo della città, magari con qualche metro quadro in più a disposizione. Ma sempre sui “nostri” marciapiede, sulle “nostre” strade, a pochi passi dal “nostro” teatro. E se invece l’amministrazione decidesse di vietare definitivamente la vendita su area pubblica? E se si decidesse di assegnare licenze solo a chi dispone di un locale in cui esercitare il commercio e, magari, rispettare le norme igieniche? E, soprattutto, se si pensassero luoghi idonei alla vendita, nuove e moderne piazze dove far convergere i commercianti? Forse si tornerebbe a parlare di città e servizi al cittadino e non di un enorme mercato diffuso dove, dopo i fruttivendoli, anche panettieri, pasticceri, commercianti di elettrodomestici ed altri ancora a quel punto avrebbero diritto di rivendicare i “loro-nostri” spazi. Forse così si potrebbe pensare ad una nuova idea di città. E di vero rispetto del decoro. Corrado Germinario

Gli appuntamenti de “il Fatto” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2062

Tutto quello che c’è da fare in città. Avviso importante per tutte le parrocchie, associazioni, società sportive, gruppi musicali cittadini e chi più ne ha più ne metta! “il Fatto” vi aiuterà, ancora di più, a farvi conoscere. Come? Ve lo spieghiamo subito. A partire da questo numero del nostro periodico quindicinale, distribuito a Molfetta gratuitamente in 10.000 copie, mettiamo a disposizione di tutti voi uno spazio in cui annunciare manifestazioni, eventi, spettacoli, con-

vegni. Insomma un “calendario degli appuntamenti” attraverso il quale farvi conoscere dai lettori e soprattutto farvi seguire. Per comparire “gratuitamente” sulle pagine de “il Fatto” è necessario inviare una mail all’indirizzo redazione@ilfatto.net segnalando tipo dell’evento, data e luogo in cui si svolgerà lo stesso. Pochi minuti per farvi conoscere da migliaia di molfettesi e non solo. Tutto questo grazie a “il Fatto”.


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primo Piano

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Il torrino della discordia Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2063

Scoppia la polemica per un intervento edilizio a pochi metri dal Duomo. La polemica è scattata non appena nello stabile storico che sorge sulla Banchina Seminario, adiacente al Duomo Vecchio, gli operai hanno ripreso i lavori che già qualche mese fa erano stati sospesi. E in poco tempo sul solaio dell’antico stabile è sorto un “torrino” con tanto di ringhiera e affaccio sul meraviglioso scenario del porto di Molfetta. Un affronto alla “decenza” hanno detto in molti che hanno gridato allo scandalo, suscitando la reazione dell’avvocato Annalisa Nanna, proprietaria dello stabile, che ha dichiarato di essere in possesso delle autorizzazioni di Sovrintendenza e Comune di Molfetta. Sta di fatto che il “torrino” è stato completato pochi giorni prima che il Comune notificasse un provvedimento di sospensione dei lavori. Della vicenda si è interessata anche la sede locale dell’Archeoclub che ci ha inviato la lettera che di seguito riportiamo. * * * “Ora dirò della città di Zenobia che ha questo di mirabile: benché posta su terreno asciutto essa sorge su altissime palafitte, e le case sono di bambù e di zinco, con molti ballatoi e balconi, poste a diversa altezza, su trampoli che si scavalcano l’un l’altro, collegate da scale a pioli e marciapiedi pensili, sormontate da belvederi coperti da tettoie a cono, barili di serbatoi d’acqua, girandole marcavento, e ne sporgono carrucole, lenze e gru. Quale bisogno o comandamento o desiderio abbia spinto i fondatori di Zenobia a dare questa

forma alla loro città, non si ricorda, e perciò non si può dire se esso sia stato soddisfatto dalla città quale noi oggi la vediamo, cresciuta forse per sovrapposizioni successive dal primo e ormai indecifrabile disegno. Ma quel che è certo è che chi abita Zenobia e gli si chiede di descrivere come lui vedrebbe la vita felice, è sempre una città come Zenobia che egli immagina, con le sue palafitte e le sue scale sospese, una Zenobia forse tutta diversa, sventolante di stendardi e di nastri, ma ricavata sempre combinando elementi di quel primo modello. Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due:

quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.”(Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori 2006, pp. 34-35) Se provate a chiedere a don Ignazio, il parroco del Duomo di San Corrado, responsabile “custode” del nostro più grande patrimonio comune, di salire a visitare i campanili, con la certezza di godere della vista affascinante di quel piccolo e fragile gioiello urbanistico che è il nostro centro antico e vi salirete, sarete presi dallo sgomento. La città antica si sta verticalizzando in maniera incontrollata, sta assumendo le fattezze di quella Zenobia, profeticamente annunciata da Italo Calvino in “Le città invisibili”, dove “le case sono di bambù e di zinco, con molti ballatoi e balconi, poste a diversa altezza, su trampoli che si scavalcano l’un l’altro, collegate da scale a pioli e marciapiedi pensili, sormontate da belvederi coperti da tettoie a cono, barili di serbatoi d’acqua, girandole marcavento, e ne sporgono carrucole, lenze e gru”. Scoprirete che torri, torrini, terrazze, chissà come e chissà da chi autorizzati, superando incredibilmente le antiche linee marcapiano, hanno congestionato col loro cemento, con le travi, con le vetrate, lo spazio in-

torno al Duomo; scoprirete che il mare ad Est è stato in gran parte occultato e il sole stenta a sorgere sull’abside, ad annunciare l’Oriente. E se, scendendo dai campanili, la vostra passeggiata proseguirà ad Occidente, per ammirare nel bagliore rosso del tramonto la facciata del Duomo, allora stenterete a credere che sia vero ciò che si offre ai vostri occhi. Un’incredibile costruzione di cemento, ben accessoriata di terrazza panoramica, si è materializzata, è cresciuta di notte come un fungo, accanto al tamburo della prima cupola e lo ha negato al pubblico godimento per garantirlo al privato! Provate poi ad allontanarvi e a raggiungere il molo Pennello: scoprirete che parte del campanile a Sud è scomparso dietro quel fungo! E forse a questo punto vi chiederete come può il piacere privato offendere così brutalmente il Bene Comune. Vi chiederete come possa essere accaduto che gli Enti preposti al controllo e alla salvaguardia dei Beni Storici e Architettonici abbiano potuto (come sembra sia accaduto) dare liceità a un’azione che si connota evidentemente come un’offesa al nostro patrimonio. Quando gli individui prevaricano sul bene collettivo con i loro interessi privati, quando i “potenti” avallano la logica privatistica e affaristica intrecciando favori a tornaconti, quando la società è indifferente alle ferite recate al corpo comune della civiltà, lasciando che altri facciano per sé, e magari si afferma strisciando l’invidia per i privilegi che non si possono raggiungere, quando gli uomini non prendono in cura il patrimonio della storia, che hanno ricevuto come dono gratuito, e non hanno la responsabilità di preservarlo e il dovere di riconsegnarlo a chi verrà dopo di loro, allora saremo molto più poveri: non avremo più il patrimonio comune, utilizzabile come fonte di nuova ricchezza, perderemo l’identità, perderemo il rispetto della storia e dell’uomo, perderemo il rispetto verso noi stessi. Ci sforzeremo con parole e atti perché questo non accada.


Primo Piano

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Gianni Carnicella: 18 anni dopo Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2064

Il 6 luglio un incontro organizzato dal Liberatorio Politico. Erano le 14.30 del lontano 7 luglio del 1992. Era un tranquillo pomeriggio più o meno assolato. La tranquillità di quel momento fu squarciata da un colpo sordo e sinistro. Un fucile dalla canna mozza, sorretto dalla mano di Cristoforo Brattoli, aveva fatto fuoco. Sotto il peso mortale del fuoco dell’arma era caduto l’allora sindaco di Molfetta Giovanni Carnicella. Da quel triste e funesto giorno per la storia della città, balzata improvvisamente agli onori delle cronache nazionali, sono passati ben diciotto anni. Non tutti ricordano cosa realmente accadde quel giorno e soprattutto quali furono le reali motivazioni che spinsero un uomo a trasformarsi in assassino e a decidere inesorabilmente e crudelmente per la sorte altrui. Senza ombra di dubbi vi erano interessi che andavano oltre ogni immaginazione, resi ancor più appetibili dalla mano felpata dal “dio denaro”. Molti ricordano con un sorriso beffardo quale fu la presunta causa scatenante dell’episodio: la mancata autorizzazione allo svolgimento del

concerto dell’allora idolo della musica partenopea, Nino D’Angelo. Ma molti ritengono che la realtà dei fatti vada ben oltre un semplice concerto e che dietro il grilletto di Brattoli vi fossero

erano alcuni dei componenti dell’organizzazione che avrebbe dovuto portare Nino D’Angelo a Molfetta. Sono ancora tantissimi i retroscena della vicenda che rimangono ancora bui e misteriosi. Il Liberatorio Politico, coordinato da Matteo d’Ingeo, non vuole dimenticare quanto accaduto e per il prossimo 6 luglio sta promuovendo un incontro organizzato presso l’Aula Consiliare di Palazzo Giovene, dedicata proprio a Carnicella, dal titolo “Molfetta e la Memoria”. Alla manifestazione, che sarà aperta a tutti i cittadini, aderirà anche il Presidio di “Libera” di Molfetta. Sarà l’ennesimo incontro finalizzato alla conservazione della memoria storica di una città segnata nel corso degli anni da eventi che non dovranno mai e poi mai essere rimossi dalla mente di ogni cittadino. “Ricordare” significa non ripetere gli indubbie infiltrazioni di stampo ma- errori, o meglio gli orrori del passato, fioso. Ad avvalorare la tesi ci sono le per non incappare in inquietanti e madue clamorose operazioni antidroga, laugurate “riproposizioni storiche”. “Primavera” e “Reset Bancomat” effettuate a Molfetta. Fra gli arrestati vi Francesco Tempesta


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politica

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Con SEL il sogno di una nuova sinistra Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2065

Una pubblica assemblea promossa dall’ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini. Venerdì 25 giugno sarà un giorno storico per la Sinistra Riformista e per il Cattolicesimo Democratico. Alle 17.30, presso palazzo Giovene a Molfetta, tutte queste realtà, che attraverso un lento e complesso processo stanno confluendo in un’unica identità denominata “Sinistra Ecologia Libertà” (SEL), si incontreranno per “Organizzare il Futuro”. “Sarà l’epilogo dopo quattro anni di impegno all’interno della provincia di Bari – ha dichiarato Tommaso Minervini (rappresentante SEL) – finalizzati alla creazione di un confronto stabile fra tutte quelle realtà di Sinistra che io definisco mille infranti come un noto tipo di pasta”. E questi infranti Tommaso Minervini li ha contati uno per uno. Non sono mille ma cinquantasette, un numero comunque considerevole. “Dopo le elezioni Provinciali, le Europee e le ultime Regionali – ha detto continuando l’esponente

di SEL – siamo arrivati ad una fase, rappresentata mirabilmente dall’immagine concettuale e programmatica del maestro Michele Zaza, in cui occorre superare l’imbarazzante ed improduttiva frammentazione della Sinistra degli ultimi quindici anni per poi consolidare l’avvio di una nuova

fase dedicata al sospirato ricompattamento”. L’incontro sarà presieduto da Elena Gemano Finocchiaro e da Gaetano Cataldo. L’introduzione sarà curata dallo stesso Tommaso Minervini. Alla serata interverranno il coordinatore CGIL Beppe Filannino e il responsabile provinciale di Marevivo

Onofrio Allegretta oltre che diversi rappresentati politici ed esponenti di associazioni e movimenti. La conclusione dell’incontro-evento sarà affidata alle parole del neo Assessore Regionale al Programma e alle Politiche Giovanili Nicola Fratoianni, esponente SEL all’interno Governo regionale presieduto da Vendola. L’evento potrebbe segnare la svolta per una Sinistra composta da innumerevoli e autonome realtà che ne hanno purtroppo segnato la pochezza a livello nazionale negli ultimi anni. Tommaso Minervini ha tenuto inoltre a precisare come nessuna di queste realtà confluendo in SEL perderà la propria identità. Il processo avverrà nel pieno rispetto degli ideali di ognuna senza prevaricazioni reciproche proseguendo assieme verso un orizzonte comune e privo di ombre. Francesco Tempesta

Problema “casa”: un sostegno per chi ha bisogno Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2066

Approvato

dal

Consiglio

Lo scorso 30 ottobre 2009 la maggioranza ha approvato in Consiglio Comunale il nuovo Regolamento per l’alienazione dei beni immobili di proprietà comunale. Tale delibera avrebbe dovuto permettere al Comune di Molfetta, applicando il Decreto Legge n. 133 del 2008 denominato anche Tremonti-Gelmini, di vendere gli immobili comunali attraverso bandi di gara aperti a tutti. Il Regolamento in questione, approvato senza tener conto della volontà degli inquilini e dei sindacati, era fortemente penalizzante proprio per i ceti meno abbienti a cui gli immobili di edilizia residenziale pubblica sono per norma di legge destinati. Infatti il documento prevedeva che l’inquilino della “casa comunale” avrebbe dovuto acquistare l’appartamento

Comunale

un

Regolamento “modificato” Comunista.

entro e non oltre nove anni ad un costo calcolato sulla base dell’attuale mercato immobiliare al netto di un abbattimento del 30%. Scaduti i termini, il malcapitato che non aveva avuto la possibilità di accollarsi un simile sacrificio economico, avrebbe dovuto sgomberare l’immobile che sarebbe stato successivamente venduto attraverso bandi pubblici. Per queste ragioni il nuovo Regolamento costituiva un’assurdità assoluta dato che era destinato soltanto a creare problemi alle classi più povere. Fondamentale per le sorti degli inquilini si è rivelato l’intervento di Rifondazione Comunista che attraverso il suo rappresentante in Consiglio Comunale Gianni Porta ha fatto sentire la propria voce e le proprie ragioni circa l’inammissibilità del nuovo

grazie

all’intervento

Regolamento inviando immediatamente una lettera alla Regione Puglia per richiederne un’immediata verifica. Non si è fatta attendere la risposta dell’Ente regionale che ha riscontrato un’importante anomalia del nuovo Regolamento che non rispettava affatto la Legge n. 560 del 1993. Tale legge regola da tempo le modalità di alienazione degli immobili pubblici e degli immobili di edilizia residenziale pubblica (I.E.R.P.) sancendone la vendita secondo il costo catastale e con un abbattimento del 20% a favore degli inquilini già residenti. Inoltre la normativa prevede che i Comuni investano il denaro liquido, rientrato nelle casse pubbliche in seguito all’operazione di cessioni degli immobili, per la riqualificazione dei quartieri

di

Rifondazione

in cui si è venduto o per la costruzione di nuovi I.E.R.P. Per questo la Regione ha imposto al Comune di Molfetta di rivedere il nuovo piano adeguandolo alla normativa del 1993 e non a quella del 2009. Sulla base di queste disposizioni, l’Amministrazione Comunale ha presentato durante il Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio il Regolamento adeguato alle leggi vigenti e soprattutto alle tasche dei cittadini meno fortunati. Si tratta di un significativo riconoscimento per l’attenta attività di Rifondazione e per il consigliere Porta nonché di un’importante notizia per quanti hanno visto vacillare le proprie case negli ultimi mesi. Francesco Tempesta


Politica

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Utilizzare i beni confiscati Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2067

Lo chiede “Libera” all’amministrazione comunale. La Legge n. 109 emanata il 7 marzo del 1996 e considerata uno dei più importanti strumenti per la lotta alla criminalità organizzata, ha introdotto importanti e indispensabili novità nell’ambito della gestione e della destinazione dei beni sequestrati o confiscati. Si tratta di una normativa mirata essenzialmente a stanare gli immensi patrimoni economici e immobiliari di ogni tipo di organizzazione di stampo mafioso. Parallelamente questa legge stabilisce inoltre che tutti i beni sequestrati vengano messi a disposizione della collettività e abbiano quindi finalità istituzionali e sociali. In Puglia sono numerosissimi i beni strappati alla criminalità e affidati ai comuni di competenza. Anche Molfetta è presente nella lista di questi comuni e dovrebbe contarne almeno cinque. È stato il Presidio di “Libera” di Molfetta a sollevare negli ultimi tempi la questione e a cercare di far chiarezza sul reale utilizzo di questi beni confiscati in città, attraverso una nota inviata al Comune. Beni che potrebbero essere tranquillamente utilizzati per finalità pubbliche e collettive attraverso l’indizione di un bando. Ad

oggi gli immobili confiscati presenti sul territorio cittadino sono i seguenti: C.da Piscina Messere Mauro (terreno agricolo trasferito al Comune - area destinata a utilità sociali), vico S. Al-

gio per indigenti, senza tetto), arco Catacombe nn. 12-14 (appartamento trasferito al Comune - centro per famiglie). Due di questi immobili (via S. Nicola n. 48, Vico S. Stefano n. 2/b) in seguito alla delibera comunale del 13 maggio 2002 sono attualmente occupati da famiglie indigenti. Non è chiara invece la destinazione dell’appartamento in via Catacombe nn.. 12-14, destinato dalla succitata delibera ad uso sociale ma a detta della stessa non ancora assegnato. Nemmeno il locale generico di vico S. Alfonso n. 8 risulta ad oggi assegnato. Più complicata è la situazione del fondo agricolo presente in contrada Piscina Messere Mauro che risulta ancora difficile da individuare. Di conseguenza non se ne conosce l’attuale e il reale utilizzo effettivo e l’eventuale affidatario. Dopo la denuncia di “Libera” si attende adesso una chiara risposta da parte dell’amministrazione comunale perché tali beni, nel caso fossero ancora “disponibili”, potrebfonso n. 8 (locale generico trasferito bero eventualmente essere assegnati al Comune - sede associazioni), via ad associazioni meritevoli attraverso S. Nicola n. 48 (appartamento allog- un bando pubblico. gio per indigenti, senza tetto), vico S. Stefano n. 2/b (appartamento allogFrancesco Tempesta

Ma che fine ha fatto il 47? Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2068

Se lo chiede il consigliere comunale Nicola Piergiovanni. Durante il Consiglio Comunale dello scorso 7 maggio la maggioranza ha approvato l’integrazione a una delibera di consiglio del 2005 relativa al completamento dell’isolato 16 all’interno del centro storico per la realizzazione di un edificio per l’edilizia residenziale pubblica. Si tratta dei civici che vanno dal 43 al 51 in via Macina esclusi nel 2005 dall’alienazione a causa di crolli avvenuti in precedenza e soprattutto per preservare l’esistenza della antiche tracce di copertura a falda delle vecchie case a torre. Il Comune di Molfetta durante questa seduta non ha voluto comunque autorizzare la ricostruzione in corrispondenza dei civici 49 e 51 proprio per permettere la visione delle antiche strutture ma ne ha autorizzato altresì l’edificabilità per i civici 41, 43 e 47. Durante la stessa seduta, il dirigente del Settore Territorio, ingegner Rocco Altomare, ha inoltre fatto visionare alcune immagini dell’isolato in cui è stato mostrato il civico n. 47. Da una visita effettuata dal consigliere

di Sinistra Ecologia e Libertà Nicola Piergiovanni è emerso come non ci sia alcun stipite con tale civico, ragion per cui lo stesso Piergiovanni ha richiesto accertamenti tecnici, negati in seguito dalla maggioranza. “Ritengo sia doveroso fare chiarezza – ha affermato il rappresentante di SEL – in quanto

l’isolato assume particolare valore per la presenza di murature recanti tracce di copertura a falda. Inoltre, come previsto dal comma aggiuntivo dall’art. 4, classe 4 delle N.T.A. del Piano di Recupero del Centro Antico, la ricostruzione di aree rinvenienti da crolli e demolizioni non può essere deliberata

se non a seguito di particolari procedure”. Ma allora dove è finito questo fantomatico civico 47? Secondo Rocco Altomare e i tecnici del Comune di Molfetta vi sarebbe la possibilità che il numero sia sparito dall’architrave in momenti posteriori allo scatto delle foto. Questo spiegherebbe il fatto che il consigliere Piergiovanni durante il sopralluogo non avrebbe scorto il civico. Una spiegazione che comunque non ha convinto il rappresentante di SEL che ha deciso di inviare una lettera alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per richiedere una accurata verifica di alienabilità degli immobili in questione, ovvero quelli che vanno dal civico 43 al civico 51 di via Macina. Il tutto è stato dettato – come ha spiegato lo stesso Piergiovanni – dalla volontà di preservare il patrimonio storico e artistico della città di Molfetta da eventuali scempi e dalla ferma volontà di vedere rispettati tutti gli ordinamenti che disciplinano la materia.


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Cronaca

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E il PM querelò il condannato Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2069

Il dottor Maralfa reagisce alle accuse di Amato. C’era da aspettarselo. Dopo le infuocate dichiarazioni rilasciate dall’esponente dell’UdC Pino Amato e nelle quali erano stati fatti anche riferimenti all’operato del Sostituto Procuratore della Repubblica Giuseppe Maralfa, arriva la prima “reazione” su carta bollata. Ed è proprio il magistrato a muovere il primo passo attraverso la formalizzazione di una querela nei confronti di Pino Amato. A renderlo noto l’avvocato Pasquale Corleto del Foro di Lecce, legale di fiducia del dottor Maralfa che in un comunicato stampa fa sapere che “il dottor Giuseppe Maralfa in data odier- di diffamazione aggravata nei con- consigliere comunale di Molfetta, na ha proposto querela per il reato fronti del signor Giuseppe Amato, oltre che nei confronti di eventua-

Carabiniere a giudizio per “peculato” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2070

Il militare nel 2007 prestava servizio a Molfetta.

È stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato un carabiniere che nel 2007 era in servizio presso il Nucleo Operativo della Compagnia di Molfetta. A disporlo il GUP del Tribunale di Trani, dottoressa Schiraldi. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Savasta, il militare difeso dall’avvocato Maurizio Masellis e che attualmente presta servizio in altra sede, dopo una operazione di servizio che aveva comportato il sequestro di numerose paia di scarpe nel-

la disponibilità di un commerciante di Molfetta, non aveva restituito al commerciante stesso parte della merce che nel frattempo era stata dissequestrata. Alcune delle scarpe “scomparse” furono rinvenute da agenti della Polizia di Stato nell’abitazione del Carabiniere. Per questo motivo il militare venne denunciato assieme a sua moglie che è stata rinviata a giudizio per il reato di ricettazione. I due torneranno in aula il prossimo 14 ottobre per l’inizio del processo a loro carico.

li concorrenti, con riferimento alle dichiarazioni scritte e orali dal medesimo rese ai giornalisti e cittadini nella conferenza stampa tenuta il 31 maggio 2010 in Molfetta. Le dichiarazioni in questione – prosegue l’avvocato Corleto – appaiono infatti, gravemente lesive delle qualità morali e della competenza professionale del dottor Maralfa, il quale ha anche chiesto al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce (tribunale competente per le questioni legali che riguardano i magistrati del distretto di Bari ndr) di accertare la falsità dei fatti attribuitigli dal signor Amato nelle dette dichiarazioni”.

Torna in libertà il professore Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2071

Era stato accusato di violenza sessuale. È tornato in libertà il 55enne professore di Molfetta che nello scorso mese di maggio era stato arrestato dai Carabinieri della Tenenza di Bisceglie con l’accusa di aver abusato sessualmente di una sua studentessa minorenne. L’uomo, difeso dall’avvocato Maurizio Masellis, secondo quanto era stato ricostruito dagli inquirenti, avrebbe avuto una lunga relazione con la studentessa, tanto da scriverle diversi messaggi e da riceverne altrettanti. La ragazza aveva

però denunciato ai Carabinieri quanto accaduto dopo un approccio di tipo sessuale da parte del professore (che secondo la ragazza aveva tentato di farsi toccare nelle parti intime) ed erano scattate le manette. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Francesco Zecchillo ha accolto l’istanza di libertà presentata dalla difesa del professore che, tra l’altro, lo scorso 11 maggio difronte al gip aveva negato i fatti denunciati dalla studentessa.


Attualità

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C’era una volta la spiaggia molfettese Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2072

Da nord a sud lo scenario è sempre critico. Il mese di luglio è ormai alle porte e la stagione balneare sta pian piano entrando nel vivo. Ma in quali condizioni versano il mare e le spiagge molfettesi? Partendo dalla costa settentrionale, quella che confina con il territorio biscegliese, lo scenario sembra quasi apocalittico, tratto verosimilmente da qualche passo dell’Inferno nella Divina Commedia di Dante. Le acque marine sono di un colore rossastro, molto vicino al marrone, quasi a somigliare a quelle di una palude. L’odore è di quelli nauseabondi che penetrano anche il più raffreddato dei nasi. Merito di tutto questo marciume è lo scarico del depuratore fognario “fuorilegge” perché troppo vicino alla costa. Qui la spiaggia e i suoi ciottoli fanno fatica a farsi luce fra tonnellate di rifiuti edili, eternit e suppellettili abbandonati ovunque. Definire questo posto pattumiera sarebbe addirittura un complimento. Ci si sposta verso la città ma la situazione non cambia di molto perché l’abbandono di cala San Giacomo, l’antichissimo porto della città, e il degrado della villetta che qui un tempo sorgeva, sono al limite dell’assurdo. Le macchine parcheg-

giano all’interno di quello che resta del piccolo parco mentre la spazzatura seppellisce ogni cosa. Si arriva in città dove le tre spiagge “urbane” ovvero quella di “Cala Sant’Andrea, quella de “La Bussola” e quella della “Prima Cala” sembrano un po’ più accoglienti. A dire il vero la prima fra queste è una zona interdetta alla balneazione dalla vigente ordinanza balneare; i bagnanti, incuranti del

pericolo e consapevoli che nessuno, o pochi volenterosi, si preoccuperanno di far rispettare i divieti, fanno regolarmente il bagno. La Bussola e la Prima Cala invece offrono ogni “comfort” al bagnante che può addirittura dissetarsi in ogni momento da uno dei tanti negozi di bibite ambulanti. Ebbene si gli ambulanti hanno colpito anche qui e hanno creato dei veri e propri gazebo a ridosso della battigia,

come testimoniato anche dalla denuncia del Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo. Da chi sono autorizzati? E perché nessuno fa i dovuti controlli? Proseguendo verso il “Gavetone” la situazione non accenna a migliorare. In questa zona alcuni giorni sono stati ritrovati, vicinissimi alla costa, ben otto ordigni risalenti all’ultimo conflitto mondiale, in barba a chi ha sempre detto che la zona non presenta pericoli per chi la frequenta. Le bombe sono rimaste in loco per più di una settimana senza che nessuno si preoccupasse di delimitare la zona e prima di essere rimosse dagli artificieri. Ma ecco la ciliegina sulla torta. La Provincia di Bari ha deciso di avviare i lavori di sistemazione della spiaggia pubblica in piena stagione balneare. Anche questo è al limite dell’indecenza come lo sono inoltre quegli individui che pretendono di arrivare con la propria auto a pochi centimetri dal mare. Insomma più che di spiagge libere si dovrebbe parlare di libertà di “non” frequentarle. A tutto vantaggio della salute! Francesco Tempesta

Riparte la raccolta dell’umido Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2073

Un nuovo servizio dell’Azienda Servizi Municipalizzati. Si completa la campagna di potenziamento della raccolta differenziata predisposta dall’Azienda Servizi Municipalizzati con l’intervento più “pesante”: la raccolta della frazione organica domestica. In poche parole “l’umido”, cioè gli scarti alimentari delle nostre case. Un piccolo impegno sperimentale per alcune zone della città che vale, solo per queste, circa 5 tonnellate e mezza al giorno pari al 5% della quantità totale dei rifiuti di Molfetta. Nei prossimi giorni (contestualmente al posiziona-

mento dei contenitori grigi per i piccoli elettrodomestici) parte la distribuzione in tre zone della città di oltre 7.000 pattumiere di colore marrone corredate di circa 700.000 sacchi biodegradabili. I cittadini residenti nelle zone cosi individuate, “Ponente”, comprese tra via Cavalieri di Vittorio Veneto e Papa Giovanni XXIII, Poggioreale, contrada Grangitello; “Paradiso” tra via Samarelli, M. Curie, Salvucci, La Malfa; “167”, tra Mons. Salvucci, via Terlizzi, Falcone, L. Azzarita, d’Acquisto, To-

gliatti; “Levante” tra viale Pio XI, G. Salvemini, cap. Magrone e Baccarini; riceveranno nei prossimi giorni la visita di due operatori dell’ASM (muniti di apposito tesserino di riconoscimento) che oltre a consegnare il materiale appena menzionato, illustreranno i termini e le modalità del nuovo servizio. Nelle zone interessate saranno posizionati nuovamente piccoli cassonetti marroni (colore che individua la raccolta della frazione organica) che completeranno cosi le possibilità di differenziare

il rifiuto. “Grazie al vostro impegno – ha dichiarato il presidente dell’Asm, Pasquale Mancini – Molfetta viaggia intorno al 29% di raccolta differenziata: con questa prima sperimentazione contiamo di sfiorare il 35%”. “Questa operazione – prosegue Mancini – va vissuta con un duplice obiettivo: differenziare ancora e allenarci alla separazione dell’umido anche in previsione della riattivazione dell’impianto di compostaggio comunale”.


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Non c’è rimedio alla crisi Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2074

Cresce il malcontento tra i pescatori molfettesi. Il primo giugno scorso è scaduta la deroga transitoria del provvedimento restrittivo in vigore dal 1 luglio 2008, riguardante l’uso degli attrezzi da pesca secondo le disposizioni del regolamento del Consiglio Europeo 1967/2006. Il Regolamento, con i suoi 32 articoli e 6 allegati, stabilisce le misure necessarie di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e i sistemi di protezione per tutelare le specie a rischio. Per fare uscire i pesci piccoli dal sacco delle reti la Comunità Europea, agli Stati comunitari, ha emesso un ordinamento: “Tutte le reti trainate devono avere una pezza di rete a maglia quadrata da 40 millimetri nel sacco oppure una rete a maglia romboidale da 50”. Il provvedimento così rigoroso è stato contestato sia dai pescatori molfettesi che da quelli di tutta Italia. Secondo i pescatori le dimensioni delle maglie delle nuove reti sarebbero “inadeguate” al tipo di pesca che si effettua nell’Adriatico, così come sono determinerebbero una riduzione pari al 50% del pescato. “Queste misure

saranno utili per l’ecosistema marino, ma non per gli armatori; senza ritorno economico viene meno il principio della logica del profitto. C’è da dire che qualsiasi azienda senza ricavo al minimo delle spese di gestione è destinata a fallire” hanno dichiarato al nostro giornale due comandanti e un motorista che hanno preferito restare nell’anonimato con oltre 40 anni di vita lavorativa passati sui pescherecci e che vivono con una pensione di circa 700 euro mensili. “Le misure prese dalla Commissione Europea sono inadeguate perché i pesci piccoli come le triglie e i merluzzi, una volta entrati nel sacco, con la rete sotto tiro soffocano, mentre quelli di mezza misura che tendono a sfuggire rimangono con la testa imbrigliata nelle maglie; quando si tirano per liberarli dalla rete si staccano le teste. Dunque si subisce un doppio danno: la morte del pesce e la mancata resa del pescato”. E allora cosa fare? Forse sarebbe opportuno incentivare la riduzione della flotta per poi continuare a pescare con reti tradizionali. Negli ultimi anni si sta assistendo

a un proliferare di gamberi e merluzzi. Non ci sono spiegazioni scientifiche per questo avvenimento, non si sa cosa succede sul fondo quando si calano le reti né quanto tempo occorre affinché un pesce possa raggiungere l’età adulta e con essa la dimensione. Tutto viene calcolato secondo l’esperienza. Si parla tanto di salvaguardare la tradizione marinara e di conseguenza una sana alimentazione, eppure tutto sembra bloccato. “Mancano gli incentivi per promuovere la professione dei marittimi che rimane sempre una missione. I giovani non ne vogliono più sapere perché si guadagna poco per la mole di lavoro che si svolge sui pescherecci con tutti i rischi che comporta la vita sul mare. Un marinaio guadagna poco più di 1200 euro al mese, con qualche incentivo se la pesca va bene. Molto di più guadagnano i muratori che si trasferiscono al nord e la sera sono liberi, a differenza dei marinai che il tempo libero lo devono per forza trascorrere a bordo 24 ore su 24”. “Io ho iniziato a 12 anni a lavorare a bordo” ha proseguito la conversazione l’anziano comandante,

“Me ne sono innamorato e sono rimasto fino alla fine della carriera; è quello che bisogna fare per i nostri giovani, insegnare ad amare il mare. Se non si fa questo tra qualche anno scomparirà la flotta molfettese e chissà, forse sarà rimpiazzata da quella extracomunitaria. Intanto stanno sviluppando l’attività peschereccia i nostri dirimpettai: albanesi, croati, montenegrini. Hanno acquistato da noi alcuni pescherecci, usano la stessa nostra tecnologia di pesca e spesso i pescherecci molfettesi se li ritrovano a fianco durante la cala di pesca nelle acque internazionali oltre le 15 miglia dalla costa dell’Adriatico. Con la differenza che i pesci che riescono a fuggire dalle reti degli italiani vanno a finire in quelle extra comunitarie che hanno il sacco con maglie strettissime. Alla fine della bordata i nostri concorrenti prenderanno più pesce e il giorno dopo arriverà sulle nostre tavole a minor prezzo”. Eppure un tempo si pensava che l’avvenire dell’Italia sarebbe stato sul mare. Pantaleo deTrizio


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Il parere della politica Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2075

Cresce il malcontento tra i pescatori molfettesi.

“Secondo stime effettuate da autorevoli centri di ricerca, è stato calcolato che la cessazione delle attività di pesca, conseguente al divieto, produrrebbe un danno diretto, immediato, di 12 milioni di euro, che, in larga parte, diverrebbe permanente e tale da determinare un mancato reddito stimabile in circa 120 milioni di euro nei prossimi venti anni… In Italia sono attualmente presenti circa 15.000 motopescherecci che esercitano attività di pesca a strascico e che si trovano al centro di un sistema socio-economico che, considerati i settori a monte e a valle, coinvolge circa 100.000 posti di lavoro; occorre modificare il regolamento…CE 1967/2006, non è sostenibile perché non si capisce come possa partire un attacco diretto unicamente agli Stati europei affacciati sul Mediterraneo, lasciando quindi fuori dal regolamento Croazia, Montenegro, Albania, Marocco, Libia e Tunisia che continuerebbero invece a pescare senza divieti, inviando poi il prodotto finale sui nostri mercati”. Lo ha riferito il deputato della Lega Nord Giacomo Chiappori durante l’audizione parlamentare tenutasi mercoledì 15 giugno. “È inaccettabile – ha spiegato Chiappori – il fatto che non si sia potuto intervenire su questo regolamento,

che ha prodotto lavoratori di serie A, gli extra comunitari, e di serie B, i nostri”. “Queste norme sono necessarie se si vuole permettere la rigenerazione del nostro mare… in ogni caso per lenire la crisi sono stati sbloccati i fondi europei a sostegno del caro gasolio, si ricorrerà sicuramente al fermo biologico straordinario, probabilmente durerà fino al 1 settembre” ha ribadito il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan. “Le associazioni di categoria riconoscono la delicatezza della situazione. Non chiedono la solita ulteriore deroga perché sanno che l’Europa non la concederebbe. Quindi non illudono i loro associati perché questo vorrebbe dire continuare a ingannare i pescatori. Le associazioni cercano soluzioni alternative e le cercano insieme a noi dell’Unità di crisi che abbiamo costituito al Ministero. Questo è un atteggiamento altamente responsabile da parte loro”. “Questa estate avremo una pesca come lo scorso anno, eccetto che forse mangeremo meno telline. Non ci rimettono i ristoratori, non ci rimettono i mangiatori di pesce. Purtroppo gli unici a rimetterci saranno i pescatori”. È quanto ha dichiarato Giancarlo Galan nel corso di un’intervista a “Uno Mattina Estate”. pdtr

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Affido familiare: una risorsa per la comunità Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2076

A Molfetta un progetto in cui è riposta grande fiducia. L’affido familiare è un provvedimento temporaneo che permette a famiglie in difficoltà di essere sostenute nel ruolo genitoriale da altre famiglie o da altre persone. È un provvedimento che ha un altissimo valore umano ed educativo, un provvedimento che rappresenta un gesto di assoluta generosità e civiltà. L’affido familiare è un’azione che si ispira al principio di sussidiarietà ed è una pratica verso la quale il Comune di Molfetta ripone grande fiducia. L’iniziativa dell’affido, insieme ad altre iniziative del settore dei servizi sociali, ha recentemente rivelato un cambiamento di prospettiva nel modo stesso di intendere la persona, la famiglia e la società, in linea con il principio di sussidiarietà. Tale principio implica una ridefinizione dei rapporti tra enti locali e cittadini, non in ambito istituzionale, ma in quello dell’azione da compiere, in vista dell’interesse generale. In un contesto in cui, secondo Francesco Botturi, “le strutture tradizionali del politico sono in crisi, il criterio di sussidiarietà […] assume un rilievo nuovo, che ne esalta la politicità: la sussidiarietà da fattore difensivo e rivendicativo diventa come tale principio di costruzione politica”. La sussidiarietà come ausilio per un nuovo modo di impostare i rapporti tra Enti Locali, Comuni e cittadini ha dei precedenti antichissimi: tali principi sono presenti nella Politica di Aristotele, nelle opere di Althusius (Politica,1603), di Rosmini (Philosophy of Politics, 1838), di Toqueville (Democracy in America, 1835), di John Suart Mill (On

Liberty, 1849) e nell’enciclica di Pio XI, Quadragesimo Anno del 1931. La sussidiarietà è stata incorporata nel trattato costitutivo dell’Unione Europea (1991, art. 3B) come un principio di regolazione tra l’Unione e le giurisdizioni degli Stati membri; è un principio di filosofia sociale e non un semplice metodo di organizzazione politica e istituzionale. Perché la sussidiarietà può essere uno strumento utile all’interno della dialettica tra Enti Locali e cittadini? Perché ogni storia familiare può attraversare nel corso del tempo varie difficoltà: queste difficoltà possono essere risolte da altre famiglie, all’interno di un’ottica di comunità, senza il ricorso a mezzi assistenzialistici o ad aiuti dall’alto. Tra le difficoltà in cui una famiglia può imbattersi, non bisogna considerare esclusivamente le difficoltà economiche: a volte le difficoltà possono essere relazionali, emotive ed affettive. Una famiglia che si trova in una congiuntura di eventi stressanti come disoccupazione, dolori, lutti, depressioni, catalizza, suo malgrado, le proprie risorse emotive verso altre direzioni e non è in grado di fornire al bambino che è presente in essa le cure adeguate, che non sono solo cure materiali (anche se queste sono importanti, sono sicuramente la conseguenza di un equilibrio relazionale). Pertanto il principio della sussidiarietà permette quel cambiamento di prospettiva che sostituisce all’immagine della famiglia come un problema quella della famiglia come una risorsa e delle altre famiglie del territorio come innu-

merevoli risorse. Il progetto “Affidarsi” rappresenta l’espressione più matura di questo processo di cambiamento, che si è articolato in una serie di iniziative di sensibilizzazione, informazione e azione. L’incontro che si e svolto il 7 giugno presso la sala Finocchiaro a Molfetta, rappresenta la tappa sintetica ma non conclusiva di un percorso che è stato svolto nel corso dell’anno scolastico 2009-2010 nel 2° e 3° Circolo Didattico di Molfetta e che ha coinvolto insegnanti, genitori e bambini. L’auspicio è quello che questo percorso di conoscenza, comprensione e sostegno dell’iniziativa dell’affido abbia una sua evoluzione e un solido radicamento nel Comune di Molfetta. L’affido è attualmente disciplinato da numerose normative ma, nonostante l’abbondanza delle norme che lo regolano, intorno ad esso aleggia una profonda incertezza. Per comprendere pienamente la natura del’affido, la dottoressa Claudia Aufieri, responsabile del progetto, ha illustrato alcuni aspetti dell’affido, in modo diretto e senza retoriche, iniziando dalla definizione stessa di affido, in quanto provvedimento temporaneo che finisce nel momento in cui la famiglia risolve i problemi. Sebbene l’affido sia un provvedimento temporaneo, accade che il legame con il bambino non finisca con il termine del periodo di affido, perché le persone coinvolte in questo percorso hanno condiviso insieme affetti, esperienze e un cammino in comune. Durante l’incontro del 7 giugno è stato visionato un cortometraggio dal titolo “Lo stretto indispensabile”, un documento che utilizza il linguaggio video per mostrare tutte le dinamiche che avvengono quando prende il via un processo di affido: quali sono le paure del bambino che deve entrare in una nuova famiglia, quali le perplessità di uno o di entrambi i coniugi, come il sostegno delle équipe sia importante e quale sia l’evoluzione del percorso. Il progetto “Affidarsi” fa riferimento al Centro per le Famiglie, una struttura comunale che esprime questa nuova ottica, considerando che a Molfetta le famiglie sono 22.000 e che il 30%

di queste ha all’interno almeno un minore. A fronte di questi dati l’Amministrazione Comunale tende a fornire la più ampia possibilità di scelta dei servizi per la famiglia attraverso il potenziamento dell’asilo nido e delle sezioni primavera, attraverso le convenzioni con nidi privati e le assistenze domiciliari per disabili e anziani. La dottoressa Angela Panunzio ha illustrato ampiamente questo nuovo orientamento che i servizi sociali del Comune di Molfetta stanno assumendo nell’ottica della sussidiarietà, all’interno del quadro normativo di riferimento, di cui ricordiamo la L. 328/2000, la L. 189/2001e la L.Reg. 19 del 2006. In questa nuova ottica i servizi sono chiamati a confrontarsi con le famiglie e a considerare la famiglia non in termini di bisogni, problemi, urgenze, ma come risorsa. Attraverso questa nuova prospettiva la programmazione dei Servizi per la famiglia che l’Amministrazione propone non trascura i problemi oggettivi che sussistono nella società: infatti sono potenziati i “servizi domiciliari alle famiglie con persone non autosufficienti” e gli interventi per ridurre situazioni di disagio e isolamento. È preferibile adottare azioni di sussidiarietà verticale e orizzontale per declinare l’intervento sociale in termini di prevenzione piuttosto che in termini di carattere riparatorio o assistenziale. La prevenzione del disagio evita l’esasperazione di situazioni problematiche che possono in seguito rivelarsi drammatiche. L’opzione dell’affido nasce dall’emergenza; tuttavia non è un’azione improvvisata, ma prevede forme flessibili per rispettare la pluralità delle persone attraverso una molteplicità di opzioni: l’affido per l’estate, per le festività, per il fine settimana, ecc.; si propone così un’alternativa all’istituzionalizzazione. L’incontro del 7 giugno, l’ultimo del percorso formativo, ha espresso l’augurio di poter continuare in questo progetto e la speranza che a Molfetta l’affido familiare diventi una realtà più diffusa rispetto a quanto lo è oggi. Katia la Forgia


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Un aiuto per la vita Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2077

Prosegue la gara di solidarietà per un 19enne molfettese. Continua la gara di solidarietà promossa dalla Caritas di Molfetta per aiutare un ragazzo molfettese di soli 19 anni, affetto da una rara malattia, il cordoma condroide, un tumore terribile, e che necessita di un intervento chirurgico immediato. Il centro idoneo per eseguire questo intervento si trova a New York presso il Presbyterian Hospital della Cornell University, centro guida in campo neurochirurgico. Pur con grossi sforzi la famiglia non riesce a far fronte alla spesa necessaria per l’intervento e per mezzo della Caritas di Molfetta intende diffondere un accorato appello per essere sostenuta in questo momento. L’intervento ha un costo di soggiorno per i genitori. Al momento ria Locale competente e comunque, circa 150mila dollari e naturalmente non sono realizzabili interventi eco- seguire alcune procedure burocratiimplica anche spese di viaggio e di nomici da parte dell’Azienda Sanita- che sarebbe troppo rischioso in ter-

mini temporali. Ogni contributo che si riuscirà a raccogliere sarà vitale. Per questo la Caritas Diocesana chiede il contributo di tutti per poter dare una mano concreta affinché il ragazzo possa continuare a sognare una vita normale e serena come la maggior parte dei suoi coetanei. Per poter sostenere l’iniziativa è possibile lasciare la propria donazione alla Caritas di Molfetta, sita in Piazza Giovene 4 o inviare il proprio contributo attraverso un versamento o bonifico sul conto corrente apposito presso la Banca Monte dei Paschi di Molfetta (IBAN: IT19K0103041562000061192167; Intestato a DIOCESI DI MOLFETTA-RUVO-GIOVINAZZO-TERLIZZI), specificando nella causale: “Pro intervento chirurgico”.

AISM: “Aiutiamo ad aiutare” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2078

L’associazione, già attiva a Giovinazzo, cerca volontari anche a Molfetta. La sclerosi multipla è una delle malattie più “giovani” ed anche più dannose per le persone che la contraggono. Molti i progressi che si sono fatti dal punto di vista scientifico, ma ancora parecchi bisogna farne non solo nel campo medico ma anche per ciò che riguarda le organizzazioni che aiutano i malati. L’AISM, ovvero Associazione Italiana Sclerosi Multipla, si ripropone con i suoi gruppi operativi sparsi in tutta Italia di aiutare queste persone con una équipe di volontari sempre disponibili ad affiancare i malati per unire le forze e “sradicare”, se non fisicamente almeno psicologicamente, la sclerosi multipla. Circa 60.000 le persone con sclerosi multipla in Italia, 1.800 i nuovi casi ogni anno. Colpite specialmente le giovani donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Nel sud del Paese l’associazione di Bari detiene il primato di iscritti che ammontano a quasi 4000 persone. “È necessario che ci sia maggiore informazione – asserisce Domenico Pignatelli, vice presidente della sezione provinciale di Bari e responsabile del gruppo operativo di Giovinazzo – la gente deve farsi avanti per vincere il muro psicologico tirato su da questa malattia”. Ecco, dunque, lo scopo dell’associazione che si ripropone di fornire alle persone affette dalla sclerosi multipla importanti informazioni circa i progressi in campo medico e non utili per combattere la malattia, con raccolte

di fondi per la sensibilizzazione, manifestazioni di carattere nazionale, quali la vendita della gardenia e delle mele, punti di vendita di gadget e congressi. L’associazione ha elaborato un progetto assistenza che consiste in assistenza domiciliare, trasporto dei malati, ritiro dei farmaci e consegna domiciliare e sbrigo di pratiche burocratiche come il modello “104” per le agevolazioni fiscali. “L’AISM è l’unica associazione – continua Domenico Pignatelli – che si occupa di

persone affette da sclerosi multipla in maniera completa”. Infatti i pazienti vengono individuati sin dal momento in cui viene diagnosticata la malattia grazie alla presenza di infopoint presenti in alcune strutture ospedaliere, dopo se la persona affetta da sclerosi multipla decide di entrare a far parte dell’associazione può diventarvi socio, pagando una tessera annuale al costo di 25 euro. Pur non essendo soci ci si può rivolgere all’associazione per avere informazioni e per

partecipare agli incontri settimanali che servono a passare un po’ di tempo insieme, scherzare e mettersi in confronto. Questi hanno luogo ogni giovedì sera nella sede in Via Papa Giovanni XXIII nella città di Giovinazzo presso la Chiesa ex Carmine. Secondo la testimonianza di alcuni volontari, molti malati di sclerosi multipla traggono beneficio dall’operato dell’associazione perché oltre a godere di alcuni servizi, riescono a vivere non passivamente la malattia in quanto acquistano una forza interiore e psicologica che riescono a mettere a disposizione di altre persone affette da sclerosi multipla, diventando, così, essi stessi dei volontari. “Pur essendo numerosi i malati di sclerosi multipla nella città di Molfetta solo pochi si rivolgono all’associazione, per questo noi abbiamo mobilitato i mezzi d’informazione affinché la gente ne sia informata e possa rivolgersi direttamente alla referente di Molfetta, Antonietta Nappi, o scrivendo all’indirizzo antonietta_nappi @hotmail.it o chiamando al numero 080/5564778”. “Necessitiamo – conclude Domenico Pignatelli – di nuovi volontari che ci aiutino a supportare le persone affette da sclerosi multipla e anche di benefattori che, sposando la nostra causa, possano finanziare i nostri servizi devolvendo delle offerte sul c/c 19604701”. Gianfranco Inglese


Inchiesta

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Datteri per campare Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2079

La storia e l’appello di un ragazzo seguito dal Servizio per le Tossicodipendenze.

“Sorpreso con 3 chili di datteri è finito nella “rete” dei Carabinieri. Per questo un subacqueo 28enne molfettese è stato denunciato alla Procura della Repubblica del capoluogo barese con l’accusa di “pesca di frodo subacquea”. È successo a maggio nello specchio di acque antistante il porto di Molfetta. Per il 28enne, oltre al deferimento all’Autorità Giudiziaria, è scattato il sequestro dell’attrezzatura”. Una storia come tante, un “normale” fatto di cronaca, di quelli che si susseguono puntualmente in ogni estate. Se non fosse che questo episodio nasconde il dramma di un ragazzo “sfortunato”: per lui una vita segnata dai problemi, dal dolore, dalle dipendenze e dal tenta-

tivo di ricominciare anche grazie al Servizio per le Tossicodipendenze della ASL Bari. La storia del 28enne, la racconta lui stesso nella lettera che ci ha mandato e che a stralci ripor-

tiamo. Una storia così simile e diversa da quella di tante altre persone. Le persone che abbiamo tentato di conoscere attraverso l’aiuto del responsabile del Ser.T. dottor Antonio

Taranto. “Spettabile redazione – ci scrive Domenico, il 28enne denunciato dai Carabinieri – scrivo questa lettera perché sono ad un bivio della mia vita. Vi riassumo in poche parole l’accaduto: io provengo da un passato molto burrascoso, fatto di sotterfugi, di tossicodipendenza e abituato sempre a delinquere, sempre per acquistare droga. Tutto questo fino a circa due anni fa, quando finalmente, con l’aiuto della mia famiglia e la mia forza di volontà sono riuscito ad uscirne fuori. Oggi sono del tutto pulito, seguo un programma riabilitativo, con esami tossicologici costanti, in più sempre per colpa del mio passato, sto scontando una pena di nove mesi in affidamento presso il SerT di Giovinazzo. Seguo degli orari ben precisi e ci sono giorni prestabiliti in cui devo recarmi al SerT e giorni in cui dovrei cercarmi un’occupazzione in regola. È inutile dirvi che ho girato tutta Molfetta ma con scarsissimi risultati, anche perché chi prenderebbe a lavorare un ragazzo come me con precedenti? Ogni quindici del mese devo pagare un affitto di trecentocinquanta euro e sicuramente alla mia padrona di casa nulla importa della mia situazione. Verso il dieci maggio con l’avvicinarsi della scadenza della rata dell’affitto, per non far perdere un tetto alla mia famiglia ho ritenuto di fare l’unica cosa che so fare bene senza recare male a nessuno: fare dei frutti di mare per poi ricavare i soldi dell’affitto. E così feci ma quel giorno sono stato fermato dai carabinieri di Bari e l’unica possibiltà per pagare l’affitto è svanita. So di avere sbagliato ma come faccio a far vivere decentemente la mia famiglia se non mi si da una possibilità di lavoro?”.


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Inchiesta

Le storie del Ser.T 2080

Ce le ha raccontate il dottor Antonio Taranto. Anche quando sembrano essere totalmente diverse l’una dall’altra, le storie che affollano i Ser.T si somigliano, hanno in comune l’incontro, voluto o casuale, con sostanze (alcool, droghe, ecc.) o con esperienze (gioco d’azzardo, sesso, cibo, relazioni, ecc.) che, modificando umore e sensazioni, generano in molti casi un’abitudine ripetitiva e persistente e poi una dipendenza innescata dal cambiamento, avvertito come positivo, della percezione di sé e dell’ambiente circostante. Così come gli amori possono sconvolgere e rivoluzionare la vita delle persone, nascere dal disagio e dalla solitudine, le dipendenze, spesso annunciate da storie e mondi familiari gravosi, disadorni, a volte frustranti e frustrati, possono servire ad alterare lo stato di coscienza ordinario, diventare una difesa adattiva, intercettare le tensioni e le debolezze latenti per convogliarle nella ricerca spasmodica e compulsiva di una realtà psicosensoriale parallela in cui diventa indispensabile rifugiarsi. Gli amori irrompono, le dipendenze dirompono, gli amori rendono liberi, le dipendenze schiavizzano: in molti casi hanno in comune l’ossessività, il limite varcato che fa dell’uso un abuso, del sogno un delirio. Queste due storie, raccolte e scritte per noi dal dottor Antonio Taranto, raccontano due vite non facili, segnate dall’alcool e dalla droga, due vite che oseremmo definire “circolari” perché sembrano finire proprio lì dove sono nate: entrambe inseguono ancora, a fatica, un riscatto civile e sociale reso impossibile dalla burocrazia e dalle stesse istituzioni che avrebbero dovuto, invece, facilitarlo. Forse, dopo averle lette, guarderemo in maniera diversa il passante che beve per strada o il vicino sempre un po’ alticcio, il conoscente che fa uso di “sostanze”, l’amico incollato al computer anche di notte, la collega che corre spesso in bagno a vomitare, un familiare che mangia in maniera compulsiva o che, al contrario, evita di sedersi a tavola: dipendenze multiple e variegate, segni di una società sfaldata e disfunzionale, specchio dei nostri smarrimenti e della nostra incompiuta identità individuale e collettiva, simbolici e devastanti appigli ai quali aggrapparci per evitare la dissolvenza in un mondo sempre più liquido ed evanescente. Beatrice De Gennaro

Ser.T: non so Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2081

Così è iniziata l’avventura di Corso Dante. Tra le varie funzioni svolte dai Ser.T, i Servizi pubblici per le Tossicodipendenze istituiti dalla legge 162/90, quella della riabilitazione e del recupero dei soggetti presi in carico riveste senza dubbio un’importanza primaria. A ben poco servirebbero, infatti, le attività di informazione, prevenzione, diagnosi e cura delle dipendenze patologiche relative a sostanze illegali (eroina, cocaina, cannabinoidi, ecc.) e legali (alcool, farmaci, ecc.) e dei comportamenti assimilabili all’uso di queste (gioco d’azzardo, dipendenza da tecnologie, ecc.) se non fossero adeguatamente supportate ed integrate da azioni e programmi multidisciplinari tesi essenzialmente alle più svariate forme di inclusione sociale delle persone che qui vengono accolte e seguite. Ne è fermamente convinto il dottor Antonio Taranto, psichiatra e direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL Bari, all’interno del quale opera il Ser.T MolfettaGiovinazzo, che spiega: “Le dipendenze patologiche sono malattie croniche e recidivanti i cui sintomi si manifestano spesso in età adolescenziale, quando per incoscienza, immaturità, incapacità, e non per libera scelta, si incomincia a coltivare l’immondo vizio, dedicandovi gli anni migliori, allontanandosi dagli affetti e dal proprio mondo d’origine. Solo dopo qualche tempo, quando si esauriscono gli effetti piacevoli della sostanza o del comportamento, si incomincia a vivere il deterioramento, tanto che molti arrivano a 30, 40 anni avendo perso praticamente tutto, amici, amori, familiari ed anche la capacità di condividere la propria vita con la società civile. Molti si ritrovano soli, poveri, malati nel corpo e socialmente inetti, incapaci di rispettare le regole di convivenza più elementari o di seguire un pur minimo progetto pur essendo riusciti a raggiungere un nuovo stato di relativo benessere aiutati da farmaci e da opportune terapie psicologiche”. È in questi casi che molti vengono inviati nelle comunità? chiediamo. “A volte sì, ma anche questo ha un rischio notevole: la comunità è un mondo protetto, spesso avulso dalla realtà che c’è fuori. Quasi sempre il paziente che viene poi dimesso dalla comunità si ritrova a vivere male, a soffrire per l’incapacità di reinserirsi nel mondo normale ed infine ricade nella malattia”. Cosa fate qui, al Ser.T di Giovinazzo, per il recupero di queste persone? “Mettiamo in atto una tecnica vecchia nei contenuti ma innovativa nei modi: usiamo le modalità di lavoro tipiche delle comunità, senza tenere i pazienti ricoverati, cioè cerchiamo di eliminare quella protezione che è inevitabile nella comunità ma che non consente, in alcuni casi, il completamento della autonomizzazione emotiva ed affettiva del paziente”. In che modo? “Chiediamo ai nostri utenti di frequentare il servizio per circa sei ore al giorno organizzando il loro tempo su tre direttrici

principali: la terapia psicologia individuale e di gruppo; il recupero della cultura attraverso lettura, conversazione a tema, problem solving, ergoterapia; il riscatto sociale attraverso impegni di volontariato socialmente utile come: assistenza a persone bisognose, pulizia di spazi pubblici, servizi vari per l’ente ospitante, ecc”. Ci dica quali sono i punti forti e quali quelli deboli di questa strategia… “I punti di forza sono che i pazienti, non essendo protetti dagli stimoli esterni, si allenano a difendersi da soli, giorno dopo giorno, mentre ricevono le cure necessarie; la permanenza e la partecipazione ad attività pubbliche o in pubblico attenua l’effetto dello stigma sociale di cui ciascun tossicodipendente è portatore. I punti di debolezza sono che i pazienti non vengono protetti dagli stimoli esterni e, quindi, giorno dopo giorno, rischiano di essere contaminati o sedotti dalle sirene del vizio, della malavita, ecc.; le scarsissime risorse finanziarie di cui i nostri pazienti sono dotati difficilmente consentono tempi di cura così lunghi”. E i risultati? “Li definirei spettacolari in un 33% dei casi trattati, accettabili in un altro 33%, poco utili o inutili nel restante 33%”. Beatrice De Gennaro


giovedì 24 giugno 2010

olo metadone

Quelli che... la vita Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2082

Pagine di realtà e di dolore. M.: oggi ha 40 anni. Suo padre amava vino e birra e viveva raccogliendo robe vecchie. La mamma è analfabeta. M. conseguì la licenza di quinta elementare e divenne il dotto di famiglia. A 12 anni lavorava come panettiere e, rispetto ai suoi amici, era diventato ricco. Tutti lo cercavano per divertirsi con lui... grazie ai suoi soldini. Il divertimento era rappresentato dal gelato, dall’hot dog e roba del genere. Poi cominciarono a divertirsi con la birra. E poi vollero provare a divertirsi anche con la droga. I soldi del panettiere non bastarono più e, quindi, cominciarono a rubare. Era facile e divertente: con una spallata si sfondava la porta di uno “iuso” (casa al piano terra), si entrava, si prendeva quello che c’era e si andava via. Un furto finì male: il vecchietto che abitava nello “iuso” cercò di difendere le sue cose, ricevette uno spintone, cadde, morì. Omicidio preterintenzionale: M. fu condannato a 10 anni di carcere e all’interdizione dai pubblici uffici. In carcere M. studiò,

prese la licenza media, imparò altri mestieri e si comportò bene. Quando tornò libero aveva 31 anni e tanta voglia di vivere. Conobbe una ragazza, la sposò e fece un figlio. Ma non riuscì a trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Tornò a rubare e fu arrestato di nuovo. Solo per qualche mese. Quando uscì dalla prigione non ritro-

vò né la moglie, né il figlio. “Si drogò per dimenticare”. Fu arrestato di nuovo. Quando uscì dalla prigione andò a vivere con la madre, ormai vedova e invalida: 250 euro di pensione di invalidità per mantenere una casa, due persone che devono mangiare ogni giorno e per fornire qualche agio ad un altro figlio ospite delle patrie ga-

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lere. Un’impresa molto difficile. Oltre tutto M. si ammala anche nel fegato e nel cervello: 80% di invalidità e altri 250 euro di pensione. Si riesce a sopravvivere, ma ancora non basta. Un ente pubblico bandisce un concorso per le categorie protette. M. si illude, finalmente, di sistemare la sua vita ma, ancora una volta, viene escluso. L’interdizione dai pubblici uffici gli impedisce di firmare qualsiasi contratto con enti pubblici: non può neanche pulire i cessi. Si rivolge ad un avvocato: “puoi avere la riabilitazione”. Si affida, investe i suoi pochi soldi, ma la riabilitazione non arriva. Perché? Nella matematica giudiziaria i conti non tornano fra primo reato, ultimo reato, condanna, recidiva, pena scontata, condono, indulto ecc. ecc. M. si dispera e chiede: che devo fare, visto che non voglio tornare a rubare? V. invece è femminuccia. Anche lei viene da una famiglia povera e poco acculturata. Anzi, viene da una famiglia per la quale la scuola non serve a nulla. A 10 anni V. dice che non vuole studiare più e la mamma dice “va bene, tanto è meglio che stai in casa a fare i servizi”. I servizi sociali non si accorgono di questo assenteismo scolastico e non prendono alcun provvedimento. V. fa i servizi in casa e poi fa l’amore con un ragazzotto e, voilà, resta incinta. Niente male, è festa grande e V. si sposa e fa anche un altro bambino. Ma poi si sa come sono i ragazzi, che vogliono sempre divertirsi e lo fanno anche ubriacandosi. V. diventa etilista. Il tribunale dei minori affida i suoi bambini ad una famiglia più affidabile e il marito se ne va per i fatti suoi. V. attraversa un periodo di degrado totale fra birra e uomini che la pagano (o fanno finta di pagarla) per amarla. Poi ha un momento di consapevolezza e cerca di riscattare la propria vita. Si cura; smette di bere; cerca di rimettere ordine nella sua vita e partecipa anche lei ad un concorso per categorie protette. Questa volta i servizi sociali si accorgono che V. da bambina è stata assenteista e, quindi, non può partecipare al concorso. Che farà V.? Per guadagnare due soldi potrà sempre farsi amare...


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In Città

giovedì 24 giugno 2010

Un’estate di lavoro per il Wwf Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2083

Prosegue l’attività di tutela ambientale. Via alle visite guidate e al numero di telefono per i reati ambientali. Non solo natura e divertimento sono le parole chiave delle iniziative estive che vedranno ancora una volta impegnata la sezione molfettese del Wwf. Si è appena conclusa, infatti, la “Turtle Week”, una settimana che ha visto protagoniste indiscusse le tartarughe marine salvate all’interno del centro di recupero, allestito presso la scuola primaria “G. Cozzoli”: una grande festa ha accompagnato la liberazione di alcuni esemplari, imbarcati dalla banchina Seminario del porto di Molfetta e trasportati dai mezzi della Capitaneria di Porto al largo, lì dove hanno potuto ritrovare un diretto contatto con il proprio habitat naturale, il mare; una cornice in cui si intrecciavano natura, spettacolo e musica sfortunatamente poco favoriti dalle avverse condizioni meteorologiche. Ma quest’estate, che tentenna a decollare, porta con sé appuntamenti e progetti imperdibili. Il mese di luglio, in particolare, sarà per il Wwf di Molfetta ricco d’impegni su più fronti: accanto alla continua attività

di salvaguardia ambientale, gli amanti della natura potranno partecipare a due escursioni che interesseranno l’intero arco della giornata. La prima escursione, prevista per il 18 luglio, avrà come meta l’Oasi naturale del Monte Polveracchio, un’area protetta in provincia di Salerno, realizzata nel 1988, che si estende per duecento ettari su un territorio prevalentemente montuoso in cui si passerà da un’altezza media di millecento metri, fino ai millesettecento metri, tra percorsi naturali ed aree attrezzare didattiche. Per la seconda escursione del 25 luglio, i passi degli

esploratori si dirigeranno invece verso la Riserva Naturale delle Gole del Raganello, istituita nel 1987 e facente parte del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza. L’escursione giornaliera sarà incentrata sulla risalita del torrente Raganello guadandolo a piedi in acqua, una prospettiva certamente suggestiva, circondati dalle pareti rocciose a strapiombo della vallata fluviale, alte più di cento metri. Per entrambe le escursioni, si specifica, è richiesta la prenotazione presso la sede del Wwf di Molfetta. Nel periodo estivo continuerà ad essere alta l’attenzio-

ne verso i reati ambientali; a tal proposito Pasquale Salvemini, responsabile del Wwf Molfetta, ci anticipa l’imminente riattivazione di un numero verde (800085898) attivo su tutto il territorio regionale, e con sede operativa proprio a Molfetta, a cui potranno giungere le segnalazioni di cittadini e istituzioni verso atti che possono ledere l’integrità ambientale del territorio, un’arma di difesa in più verso al flora e la fauna costantemente in pericolo. L’attività del Wwf procede quindi spedita ed ininterrotta, e anche nel mese di agosto le sue energie saranno incanalate in un campo di monitoraggio del territorio e della costa, presso il centro di recupero della tartarughe marine, che interesserà laureandi della facoltà di veterinaria dell’Università di Bari e laureandi provenienti da università francesi. Non ci resta che augurare al Wwf buon lavoro, tranquilli che la natura ha dalla sua parte un valido alleato. Isabel Romano


giovedì 24 giugno 2010

Snorkeling e subacquea, tutti in acqua! Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2084

Uno sport a contatto con il mare capace di regalare mille emozioni.

SPAZIO AUTOGESTITO A PAGAMENTO

E se il caldo, che ancora riesce a farsi desiderare, e l’estate chiamano, il mare risponde. Si rinnova anche quest’anno il legame con l’ambiente marino, non solo pratico e tempestivo rimedio alla calura, ma anche mondo affascinante e ricco di sorprese. E quando il tradizionale bagno in mare diventa ormai un rituale meccanico e scontato, ecco allora nuovi e interessanti modi per scoprire il mare, imparare a conoscerlo e soprattutto rispettarlo. La neonata associazione “Poseidon Blu Team” propone a tutti gli appassionati spiriti di mare e non, due sport subacquatici, lo snorkeling e la subacquea: nessun lungo viaggio verso i tanto pubblicizzati paradisi tropicali, talvolta non alla portata di tutti, nessuna immersione in acque straniere, solo la nostra costa, quelle acque che tutti conoscono e che sanno di casa. Ma cosa è lo snorkeling e in cosa consiste? È evidente che il termine derivi dalla parola inglese “snorkel” che sta ad indicare il boccaglio o aeratore che assieme alla maschera consentono di respirare e vedere in modo confortevole il

fondale marino mentre si nuota in superficie, senza precludere piccole immersioni in apnea; un modo di vivere il mare, come ci spiegano i responsabili dell’associazione, semplice e sicuro dove non occorre essere esperti nuotatori e costituisce, anzi, un’occasione proprio per imparare e perfezionare la tecnica di nuoto. Un’attività, questa, adatta a tutte le età e sicuramente di grande attrattiva e divertimento per i più piccoli, come dimostra il grande entusiasmo con cui è stata accolta dai numerosi alunni di scuole primarie di Molfetta e Bisceglie. Diverse sono invece le modalità di svolgimento della subacquea, in cui il corpo racchiuso dalle acque diviene un tutt’uno con queste. Con la subacquea, distinguibile in “ricreativa e tecnica/professionale”, è infatti possibile immergersi completamente e rimanere sott’acqua per diverso tempo, grazie ad uno specifico equipaggiame. Con lo snorkeling e la subacquea si preannuncia un tuffo in un’estate sempre più blu-mare. Isabel Romano

In Città

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È nata Poseidon Blu Team Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2085

Un’associazione sportiva “innamorata” del mare. È nata a Molfetta l’associazione sportiva dilettantistica, culturale e turistica “Poseidon Blu Team” con sede in via Paniscotti, 31. La nuova realtà associazionistica, senza scopo di lucro, nasce dall’esperienza decennale di un team di esperti istruttori nel campo degli sport acquatici e subacquatici, persone che hanno fatto dell’ambiente marino la propria passione. Ottavio Balducci per la subacquea ricreativa, Raffaele Annese per lo snorkeling ed Alessia Lago per il nuoto hanno voluto mettere quella stessa passione a disposizione di grandi e piccoli al fine di reinterpretare la conoscenza ed il rispetto del mare e di tutto il suo infinito ecosistema. Poseidon Blu Team propone, quindi, una nuova cultura all’educazione ambientale attraverso la tradizionale attività di nuoto e innovative attività di snorkeling e subacquea che dal mese di giugno a quello di settembre animeranno il “Lido Algamarina” di Molfetta; un appuntamento imperdibile che coniugherà didattica

e sicuro divertimento, con l’aggiunta di un pizzico di sano spirito sportivo. Per tutti gli interessati è già possibile richiedere informazioni ed iscriversi alle attività programmate, contattando l’associazione ai numeri telefonici 347/7600608 – 349/7935091, o attraverso indirizzo e-mail poseidonbluteam@libero.it. i.r.

Con Enjoy tutto è più facile “Per avere carta bianca, basta prendere una carta a colori”. È questo lo slogan scelto da UBI Banca per presentare “Enjoy”, la nuova proposta per i giovani, per gli studenti, per chi lavoro e per chi viaggia. Enjoy è perfetta anche per chi vuole uno strumento più semplice e conveniente del conto corrente, ma vuole più di una normale carta di pagamento. È una carta da usare in ogni circostanza e dovunque e in più, Enjoy premia quelli che la usano entrando nella community Enjoy People! Enjoy può essere attivata presso tutte le filiali di Banca Carime - gruppo UBI Banca. Con Enjoy si possono pagare gli acquisti fatti tramite internet o nei tradizionali negozi, si può prelevare gratis presso tutti gli sportelli automatici d’Italia ed è utilizzabile in ogni esercizio che espone il logo MasterCard. Su Enjoy è possibile anche caricare lo stipendio e fare e ricevere bonifici oltre che ricaricare il cellulare e pagare le bollette. Enjoy è facile da ricaricare: oltre che con i bonifici, ad esempio quelli dello stipendio, la carta può es-

sere ricaricata in contanti presso tutte le filiali del gruppo UBI Banca o, attraverso la carta Bancomat, presso qualsiasi sportello automatico sempre di UBI Banca. Ma non finisce qui: Enjoy può essere ricaricata anche online, tramite il servizio di internet banking Qui UBI o chiamando il Servizio Clienti, con addebito su conto corrente, ed infine utilizzando un’altra carta Enjoy. Per avere tutto sotto controllo, effettuare movimenti e verificare il saldo, basta collegarsi online al servizio di internet banking Qui Ubi, chiamare il Servizio Clienti o attraverso il servizio SMS. Senza dimenticare la possibilità di recarsi presso qualsiasi filiale del Gruppo UBI. Inoltre, attivando Enjoy entro il 30 giugno 2010, non paghi nemmeno l’imposta di bollo sul contratto di 14,62 euro. Per maggiori informazioni su Enjoy di UBI Banca è possibile consultare il sito internet www.libertadibanca.com o rivolgersi presso qualsiasi sportello di Banca Carime - gruppo UBI Banca.


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In Città

giovedì 24 giugno 2010

Formazione al passo con i tempi. Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2086

Succede all’Università Popolare Molfettese. L’Università Popolare di Molfetta ha terminato il ciclo di studi e seminari, organizzato per l’anno accademico 2009-2010. L’attività socio culturale, iniziata il 9 ottobre 2009, si è conclusa l’8 giugno scorso. Le conferenze sono state tenute da autorevoli personalità del mondo culturale ed accademico. Diverse le tematiche affrontate, tra cui le problematiche attuali europee e italiane relative al territorio pugliese. La cultura scientifica e prospettive future. L’uomo e la scienza. Letteratura e musica secondo la cultura locale. Attraverso gli argomenti trattati, non fini a se stessi, l’Università Popolare ha voluto rispondere a quegli interrogativi posti dai mutamenti sociali che portano ad essere al passo con i tempi, in un tessuto sociale sempre più globalizzato, rinnovato continuamente dalle nuove generazioni. L’esposizione, la metodologia, la didattica applicata dai conferenzieri hanno tradotto le lezioni in interessanti dibattiti; i partecipanti, maggiormente adulti, sono stati motivati nell’ascolto da un continuo confronto con la propria esperienza, il

proprio vissuto. Abbiamo incontrato la presidente dell’Università Popolare, professoressa Ottavia Sgherza. Presidente, l’anno accademico appena concluso si è aperto con la “Commemorazione della figura del professor Giovanni de Gennaro”, suo predecessore. Ci vuol raccontare cosa ha ereditato dal nostro compianto presidente, che peso ha avuto il suo spessore culturale nelle decisioni programmatiche dell’UPM? Ho iniziato questo primo anno di presidenza nella convinzione alquanto scontata dell’inevitabile confronto con il mio predecessore, il professor Giovanni de Gennaro, ad iniziare dai soci che avrebbero dovuto rapportarsi ad una personalità diversa. Come premessa informo che a coinvolgermi nelle attività dell’UPM è stato proprio il compianto presidente che, preside del Liceo Classico di Molfetta, sin dagli anni ’80 mi aveva conosciuta come docente. Già da allora avevo potuto apprezzare l’alto magistero del professor de Gennaro, la sua grande onestà intellettuale, la

De Pietro e Chieco lasciano l’ITIS

vivace passione civile e culturale e la sua mente duttile e raffinata. Io, che avevo vissuto quale docente presso il Liceo Scientifico Fermi di Bari esperienze di accese lotte studentesche e avevo maturato il senso imperioso dei valori della cultura come antidoto ad ogni forma di mistificazione del reale, ho avuto, in quegli anni, l’opportunità di rapportarmi ad un intellettuale di notevole statura, trovando riscontro alle mie convinzioni in colloqui franchi e costruttivi, improntati ad un pensiero lucido e rigoroso. L’eredità ricevuta? La fiamma del “libero pensiero” scevro da sovrastrutture ideologiche o partitiche, la gratificante, anche se inquietante, coscienza critica contro il sonno della ragione ahimè dilagante. Quali saranno le nuove strategie miranti al coinvolgimento anche dei giovani per il prossimo anno accademico 2010-2011? Per il prossimo anno accademico 2010-2011, in continuità con lo scorso anno, l’UPM continuerà a proporre tematiche e problematiche di maggiore interesse e coinvolgimento quali i problemi ener-

getici, altri legati alla sicurezza e al territorio, alla medicina, alla letteratura, al teatro, alla musica. Non mancheranno le attività ludiche e gite sociali. L’impegno non facile sarà profuso nel coinvolgimento dei giovani attraverso un dialogo dialettico e costruttivo, laddove è possibile, finalizzato al recupero della nostra memoria storica e culturale che eviti l’appiattimento sul presente e infonda loro il senso di appartenenza, nonché una meridionalità saldamente radicata e la capacità di ritrovare la propria dimensione umana. Rivolgo inoltre un particolare e affettuoso ringraziamento al direttivo dell’UPM per la fiducia riposta nella mia persona e per il sostegno e la costante collaborazione. Abbiamo insieme affrontato non facili problemi quale il forzato cambio di sede a seguito di licenza per finita locazione. Un particolare ringraziamento al presidente dello Sporting, l’ingegner di Gioia e ai soci, per la cordiale accoglienza riservataci. Pantaleo de Trizio

Gli abiti di de Virgilio in Sudafrica

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I due docenti hanno raggiunto il traguardo della pensione.

Il Gruppo molfettese veste la testimonial della nazionale italiana.

Due pezzi di storia importanti, due colonne portanti dell’Istituto Tecnico Industriale “Ferraris” di Molfetta si apprestano a svolgere le ultime attività nella “propria” scuola. Parliamo dei professori de Pietro e Chieco. Appassionati ed autorevoli con gli studenti, che non raramente hanno mostrato, anche negli studi universitari e nei problemi lavorativi, il loro feedback culturale e affettivo. Entrambi i docenti hanno fortemente voluto e ottenuto, in fase sperimentale, il Liceo Scientifico Tecnologico a Molfetta: lo hanno avviato, organizzato e sapientemente gestito. Hanno anche permesso l’introduzione dello studio del latino, impartito dal professor Leo Petruzzella. Il vissuto scolastico dei due docenti prossimi alla meritata pensione è stato comunque diverso. Il professor Lorenzo de Pietro “mandato” in pensione per i suoi 40 anni effettivi di servizio, al “Ferraris” dal 1979 ha curato maggiormente la parte dirigenziale. Collaboratore di presidenza con il preside de Palma e sempre vice preside con i presidi Salvatore Colonna, Mauro Minervini, Leo de Trizio e Manlio Massari. Dopo il professor Pietro Facchini, per anni il professor de Pietro

ha contemporaneamente ed ininterrottamente efficientemente diretto l’Ufficio Tecnico, coadiuvato dalla “storica” assistente amministrativa Dina Minervini. Il professor Guglielmo Chieco, invece, ha coniugato in perfetta sintonia ed equilibrio l’insegnamento e la managerialità. Al “Ferraris” dal 1988, ruvese, ha trasmesso a varie generazioni di studenti il meglio della sua materia, Tecnologia e Disegno, forte del suo background di studi accademici e della grande capacità di comunicazione e carica umana. In qualità di manager ha efficacemente diretto per anni, quale fiduciario, la sede distaccata “Apicella”, coadiuvato dal suo angelo custode professor Leonardo de Pinto. In questo fine anno scolastico lasciano l’attività di servizio al “Ferraris” anche l’ottimo professor Beppe Manente (docente di lettere), gli storici professori Mauro de Candia, Vitantonio Stefanachi e Luigi Minervini (di Elettronica, di Informatica e di Laboratorio meccanico e tecnologico), ed anche i professori Rosa Serrone e Giambattista Germinario, entrambi di Lettere.

In occasione dei Mondiali di Calcio in corso in Sudafrica, Sara Izzo è la testimonial della Nazionale Italiana. La show girl è partita alla volta di Johannesburg l’8 giugno scorso e accompagnerà la squadra in tutte le cerimonie e conferenze stampa durante il mese della competizione mondiale. La bellezza italiana sarà accompagnata in questa avventura dal Gruppo Stile de Virgilio, società tutta molfettese nota nel mondo dell’alta moda italiana. Così la Izzo, scoperta dal concorso Miss Mondo Italia, indosserà abiti realizzati all’insegna dell’estro scolpito, della identità consapevole e della conturbante mediterraneità. Sono questi infatti i concept dei capi che hanno Angelo Gadaleta ispirato le stiliste del Gruppo de Virgi-

lio, professioniste già note per le loro “crazioni senza limiti di tempo”, come le ha definite la critica specializzata. Gli abiti indossati dalla Izzo sono un viaggio emozionale nella creatività e sartorialità del Made in Italy, realizzati con pennellate di sete pure, tonalità intense, finemente panneggiati e illuminati da finiture in filigrana antica e cristalli vitrei. Tra la Izzo e il Gurppo Stile de Virigilio è così nato un connubio artistico ed estetico in perfetta sinergia con i valori del concorso Miss Mondo Italia e quelli dell’avventura azzurra ai mondiali di calcio. Un connubio che ha portato un altro pezzo di Molfetta (rappresentata anche dall’assistente arbitrale Stefano Ayroldi) ai Mondiali in Sudafrica.


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Cultura & Spettacoli

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Italia - Polonia finisce con un pareggio Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2089

Scambio culturale tra studenti dei due Paesi. Potrebbe sembrare il risultato di una partita di calcio, magari del mondiale con la nazionale italiana in trasferta, ma in realtà non lo è: di questa “nazionale” fanno parte giovani adolescenti e, dulcis in fundo, di Molfetta. Così come per le partite di calcio si gioca prima l’andata e poi il ritorno, sfidandosi nella città di appartenenza di entrambe le squadre, la “nazionale” molfettese ha prima ospitato e poi a sua volta è stata ospite di alcuni ragazzi polacchi a Cracovia. Erano 18 coloro che hanno partecipato al progetto intercultura a livello europeo e che sono stati accolti il 6 giugno scorso nella sede del palazzo comunale dal sindaco Antonio Azzollini. Dopo il benvenuto, il sindaco ha riportato alla memoria alcune nozioni storiche riguardo alla realtà polacca, citando un memorabile personaggio che ha avvicinato e legato maggiormente le due nazioni protagoniste: Karol Wojtyla. Ecco che Molfetta si è ritrovata improvvisamente coinvolta dai nuovi arrivi ed è stata più che mai partecipe alla loro permanenza. I ragazzi di Cracovia hanno avuto modo di visitare diverse realtà paesaggistiche della Puglia e di Molfetta, tra cui il centro storico e il liceo scientifico “A. Einstein” e

quello classico “L. Da Vinci”. Durante le loro mattinate, quindi, i giovani erano soliti effettuare delle escursioni, mentre i loro corrispondenti molfettesi svolgevano regolarmente lezione, per poi trascorrere il restante tempo della giornata insieme a loro, uscendo con gli stessi amici, fino ad assaporare la fatidica e quasi obbligatoria esperienza giovanile della seduta al lungomare. Occasione grazie alla quale le due “squadre” sono entrate più in stretto contatto, dando a

tutti una anche minima opportunità di sentirsi toccati in prima persona dal progetto, magari tornando a casa con qualche esperienza in più. “Tutto questo è stato e interessante e formativo soprattutto per la possibilità, servita su un piatto d’argento, di approfondire lo studio della lingua inglese” commentano i protagonisti di Molfetta “in Polonia non c’era altra alternativa che utilizzare l’inglese, trovandoci in casa di gente che dell’italiano sapeva solo qualche

parola”. Infatti, il progetto prevedeva che i primi a partire fossero i molfettesi, ognuno dei quali è stato affidato ad una famiglia in relazione al corrispondente assegnatogli. Gli italiani raccontano che solo uno dei sette giorni sono entrati nella scuola della quale potevano essere solo ospiti, infatti la settimana che andava dal 2 al 9 maggio è solitamente dedicata agli esami di stato, ecco che non hanno avuto occasione di partecipare alle lezioni, limitandosi ad ammirare la struttura e respirare un’aria scolastica differente. Mentre i polacchi hanno partecipato a due ore di lezione nel liceo scientifico conducendo i ragazzi ad una ulteriore sfida: cercare di spiegar loro “il mondo delle idee” di Platone in inglese per renderli partecipi. Degno di nota è stato vedere come, l’unico prerequisito chiesto a coloro che si offrivano volontari per il progetto, sia stata la disponibilità: nessun esame di inglese, nessuna prova per testare il grado di conoscenza, segno di grande fiducia nei confronti dei giovani e nelle loro potenzialità, senza voler o dover necessariamente precludere la strada a qualcuno. Maria Sancilio

Fotosintesi: vincono de Gennaro e de Pinto Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2090

Il primo con un reportage da l’Aquila, il secondo con le atmosfere del Salento.

Una delle iniziative della rassegna “Il maggio molfettese”, organizzata da A.S.S.O. Arte e F.I.D.A.P.A, rassegna che ha offerto per tutto il mese di maggio numerose proposte nei campi dell’arte e dell’espressione creativa, è stata la mostra collettiva di fotografia “Fotosintesi”. La mostra, giunta alla seconda edizione (vinta l’anno scorsa da Titti Germinario), si candida a diventare un appuntamento importante per la città, uno spazio di confronto e scambio reciproco tra professionisti dell’immagine e semplici fotoamatori (coordinati

nel lavoro da Pasquale Modugno) nel campo della sperimentazione e della ricerca. I diciotto partecipanti all’iniziativa hanno potuto esporre le loro opere attraverso proiezioni e filmati creati con l’utilizzo sinergico di diversi linguaggi espressivi e con una molteplicità di scelte stilistiche: dalla sequenza classica a presentazioni che hanno mostrato un elevato spessore di elaborazione sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista del contenuto. Nell’edizione di quest’anno, la giuria popolare ha premiato il reportage realizzato nella cit-

tà dell’Aquila da Alberto de Gennaro, mentre Vincenzo de Pinto (che divide il riconoscimento con la sua compagna, Manola Nobile), con immagini di atmosfere salentine, è stato il più suffragato dalla giuria tecnica. Entrambi i lavori sono visionabili sul web, all’indirizzo www.vimeo.com/12104436 per il video di Alberto De Gennaro e all’indirizzo www.vimeo.com/12637864 per il video di Vincenzo de Pinto. I partecipanti si sono rivelati veri artisti del linguaggio visivo ed hanno fuso tecnologie e arte in una sintesi armonica, con un occhio

attento ai fenomeni della realtà. Due dei vincitori hanno già all’attivo l’impegno in altre realtà associazionistiche molfettesi, come per esempio la partecipazione al collettivo fotografico “Rumore Collettivo”. Visto il successo dell’iniziativa di quest’anno la terza edizione sarà un evento singolare, al di fuori del “Maggio molfettese”, che prevederà la libera partecipazione di amatori e professionisti attraverso un bando, col quale si spera di replicare il successo. Katia la Forgia


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Cultura & Spettacoli

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Da Capo di Buona Speranza ad oggi Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2091

Nelle parole del comandante molfettese Francesco Mastropierro. Basta osservare un planisfero per rendersi conto del percorso compiuto da un giovane comandante molfettese, Francesco G. Mastropierro, da La Spezia a Colombo, porto dello Sry Lanka, passando da Capo di Buona Speranza con una piccola nave da 500 tonnelate. Nel libro “Capo di Buona Speranza” lei racconta una parte delle esperienze trascorse in mare. Perché questo titolo? Il titolo del libro non ha nessun significato speciale, è del tutto casuale. Sta ad indicare come una piccola nave chiamata Punta Crena, battente bandiera americana, sia giunta a Colombo passando per il punto più a sud della Terra, Capo di Buona Speranza, per poi risalire verso nord e raggiungere il porto di destinazione. Correva l’anno 1945, siamo nell’immediato dopoguerra. Lei frequentava l’Istituto Magistrale di Molfetta, scuola che le avrebbe assicurato un lavoro statale con uno stipendio sicuro. Perché ha deciso di lasciare la carriera di insegnante per intraprendere la vita di mare? È stata una scelta spontanea, una spinta passionale per il mare; chissà forse l’avevo nel sangue, evidentemente ereditata da mio padre. Era capitano marittimo. Sta di fatto che avevo tanta volontà di cambiare scuola che in soli tre mesi mi preparai e superai gli esami di tutte le materie per essere ammesso a frequentare il terzo anno dell’Istituto Nautico. Mi diplomai a pieni voti nel 1948. Premetto che i miei genitori non accettavano l’idea che l’unico figlio dovesse intraprendere la vita del mare. Lei a soli 28 anni ebbe l’incarico dalla Esso, una società americana, di imbarcarsi in questa avventura. Un viaggio lunghissimo

che sarebbe costato una percorrenza di 13mila miglia sulle acque dell’oceano Atlantico e Indiano. In questa scelta ha agito con un po’ d’incoscienza oppure si sentiva talmente sicuro da accettare subito? Non era incoscienza, sapevo benissimo quello che mi aspettava fin dall’inizio, anche se ero molto giovane. Quando l’armatore mi propose questo viaggio accettai subito perché si trattava di attraversare il Canale di Suez e dopo qualche giorno di navigazione sarei arrivato a destinazione. Non fu così perché proprio in quei giorni scoppiò la crisi tra Egitto e Israele. Il canale di Suez divenne impraticabile, affondarono alcune navi. Il contesto cambiò. Da quel momento occorreva cambiare percorso: circumnavigare l’Africa, doppiare Capo di Buona Speranza e risalire l’oceano Indiano, si trattava di percorrere 13mila miglia. Un lungo viaggio è fatto di tanti piccoli viaggi, decisi di accettare. Presi tutte le dovute precauzioni: mi fornii di tutte le carte nautiche, portolani, fari e fanali, tutto quello che occorreva per affrontare la navigazione in sicurezza. Durante il viaggio accaddero tanti imprevisti ed emergenze che riuscii sempre a superare grazie all’esperienza acquisita negli imbarchi precedenti fatti da mozzo e da allievo ufficiale, sulla stessa nave su cui era imbarcato mio padre Atanasio da ufficiale. Da lui ho imparato che per dare ordini bisogna prima saperli eseguire. Ed eseguire gli ordini è più difficile che comandare. Se non si sa obbedire non si sa comandare. La notte di Capodanno del 1956 siete partiti da la Spezia per Livorno, avete navigato con cattivo tempo. Appena ormeggiati a Livorno non avete fatto in tempo a mettere la passerella che il mozzo terrorizzato dal

mal di mare è scappato via di corsa, senza prendere la paga e il libretto di mare. Se avesse avuto il tempo di fermarlo cosa gli avrebbe detto per farlo rimanere a bordo? Il mozzo era un ragazzo terrorizzato dal maltempo, scappò via senza darmi il tempo di spiegargli che la vita di mare è quella che è, però alla fine dà delle soddisfazioni, si gira il mondo, si guadagna. Ci si abitua anche ai cattivi tempi. Lei dopo 18 anni di navigazione ha lasciato la vita di mare. Il perché vuole raccontarcelo? La decisione l’ho presa per stare con la mia famiglia, vedere crescere i figli. Sono stato assunto presso una raffineria quale Responsabile del Terminale Marittimo, incarico che ho mantenuto fino alla pensione. Nel frattempo completai un corso di studi presso un college inglese, conseguendo la laurea in ingegneria. Oggi si sta assistendo ad una crisi irreversibile del settore marittimo. Molfetta pian piano sta perdendo la sua identità, per secoli è stata una città marinara. Tanti molfettesi vogliono che questa tradizione rimanga. Cosa sta succedendo? In passato ci sono stati genitori che invogliavano i figli a intraprendere la vita del mare perché assicurava un buon stipendio, una vita agiata. I ragazzi non sapevano incontro a cosa andavano una volta imbarcati. Sapevano che dovevano stare fuori almeno 12 mesi. La maggior parte delle volte bisognava prendere l’aereo per raggiungere la nave all’estero. A bordo spesso mancavano i confort. Oggi tutto è cambiato, i contratti prevedono una permanenza a bordo di 4-6 mesi, le navi sono comode e sicure. Nonostante tutto dei nostri ragazzi nessuno vuol più navigare. Andare a

imbarcarsi significa lasciare gli amici, gli affetti, non andare più in discoteca… In questi giorni i marittimi molfettesi e di altre zone d’Italia sono in agitazione, non riescono più a trovare lavoro a causa del doppio registro che permette agli armatori, attraverso la chiamata diretta, di arruolare gli extracomunitari anche sulle navi italiane. Cosa fare per vincere la concorrenza? Il cittadino molfettese fino a qualche tempo fa non si era accorto che le cose stavano cambiando, che la cultura del mare andava sempre più scemando. Ora siamo all’emergenza, gli extracomunitari avanzano, fanno mestieri che noi italiani non vogliamo più fare. Per noi è venuto meno lo spirito del lavoro sul mare e ne pagheremo le conseguenze perché nessuno dei nostri politici e gli stessi lavoratori non sono in grado di dare soluzioni. Un futuro senza speranze. La possibilità di vincere la concorrenza straniera è quella di puntare sulle professioni di qualità. Scuola e ricerca possono dare soluzioni. Se devo dare un parere, i nostri lavoratori, specialmente i capi servizio, spesso non si aggiornano, non frequentano corsi di formazione adeguati ai tempi, fanno leva solo sull’esperienza acquisita. Non credo che sia colpa dello Stato. Una parte di questa situazione l’abbiamo voluta noi e chi non ha saputo tutelare i marittimi. Negli ultimi anni dobbiamo ammettere che non abbiamo avuto una grande preparazione. La pratica senza teoria vale fino a un certo punto. Senza istruzione le capacità avranno dei limiti. Ma se una persona mette insieme teoria e pratica può arrivare ovunque. Questo vale per qualsiasi professione, dal mozzo al comandante. Pantaleo de Trizio

Con Ray Gelato lo swing è protagonista Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2092

L’italo-americano a Molfetta il 9 luglio. Ray Gelato, cantante e sassofonista inglese di origine italo-americana, si esibirà nella consueta performance di musica swing il prossimo 9 luglio presso l’Anfiteatro di Ponente nell’ambito di “Luci e suoni a levante”. Formatosi musicalmente sulle orme dei grandi del rock’n’roll e dello swing, arriva attraverso diverse formazioni a quella attuale, sempre mantenendo vivo lo spirito dell’entertaining creato dai grandi crooners italo americani. Ray Gelato, infatti, viene influenzato fin da piccolo dai dischi del padre, che ascolta Sinatra e Sammy Davis. Più tardi incontra Louis Jordan e Louis Prima, due grandi intrattenitori americani che hanno un ruolo molto importante nella musica creata in futuro da Ray. Nel 1979 incomincia a studiare il sax e per i due anni successivi fa parte di una band professionista, The

Dynamite Band. Nel 1982 suona con i The Chevalier Brothers, con cui rimane fino al 1988, gruppo specializzato soprattutto in un repertorio swing degli anni Cinquanta e Sessanta. Con loro realizza anche tre album e diversi singoli. Nel 1988 Ray forma la sua band di sette elementi: Ray Gelato and the Giants of Jive. Il gruppo suona un po’ in tutta Europa in luoghi prestigiosi: ad esempio Carnegie Hall, il festival jazz di Nizza e il Lugano Jazz festival. La band realizza tre album prima di sciogliersi nel 1994. Nello stesso anno Ray, oltre a suonare nella colonna sonora del film per la BBC “No Bananas”, mette insieme un nuovo gruppo, The Ray Gelato Giants, con cui si esibisce ancora oggi con grande successo di pubblico e critica per i maggiori festival del mondo. Nel 2001 i The Ray Gelato Giants

aprono il concerto di Robbie Williams alla Royal Albert Hall, consolidando così il loro successo, testimoniato, un paio d’anni dopo, prima dall’accoglienza all’Umbria Jazz Festival e poi dalle decine di date dal vivo, che includono la possibilità di suonare al Ronnie Scotts club, prestigioso locale jazz di Londra. All’inizio del 2004 il gruppo firma un contratto con la True Blue e realizza “Ray Gelato”, un album ben accolto dalla critica, continuando nello stesso tempo anche l’attività dal vivo e l’esibizione in vari programmi televisivi inglesi. Nello stesso anno la band partecipa, di fronte ad un pubblico di quarantamila persone, al BBC Proms in the Park all’Hyde park di Londra. Nel 2005 Ray riceve una nomination al BBC Radio 2 Jazz Artist of the Year e continua assieme ai suoi compagni l’atti-

vità dal vivo, apparendo anche nello show di BBC 1 “Strictly dance fever”. Il 2006 prosegue con un lungo tour in Inghilterra nei teatri. Nel 2008 Ray riceve per la terza volta la nomination ai BBC Jazz Award. Ray Gelato ha partecipato a numerosissime trasmissioni televisive in Italia ed ovunque nel mondo; tra le altre Maurizio Costanzo Show, Buona Domenica, Il Boom, ed è stato ospite dei The Good Fellas per lo spettacolo dei comici Aldo, Giovanni e Giacomo “Tel chi el telun”. Trasferitosi in Florida ha eseguito concerti in tutti gli Stati Uniti. La notorietà di Ray è comunque legata ad una pubblicità per i Levis Dockers, in cui canta un brano molto famoso di Renato Carosone, “Tu vuo’ fa l’americano”, canzone poi inclusa nel disco “The men from uncle”. Marilena Farinola


recensioni

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Il SegnaLibro. Cecità Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2093

“Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma, dev’esserci un problema meccanico, l’acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un’avaria nell’impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell’automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello. Sono cieco.” José Saramago, Cecità, trad. italiana di Rita Desti Einaudi, 1996, pp. 316. Improvvisamente, da qualche parte sulla Terra, una città senza nome si sveglia con gli occhi coperti da un velo di luce bianca, abbagliata da una strana epidemia che si diffonde rapida e a macchia d’olio. Tutti, uno dopo l’altro, i suoi anonimi e impersonali abitanti si scoprono ciechi: il medico, l’automobilista, le donne, le mogli, i figli, gli anziani, i meno giovani. Il vecchio con la benda, il ragazzino strabico, la ragazza dagli occhiali scuri. I politici e i soldati. Il paese intero.” È come essere immersi in un mare di latte ad occhi aperti”, dirà uno dei ciechi. Tutti colpiti tranne la moglie del medico. Per arginare l’epidemia, il governo decide di isolare i ciechi in diversi edifici: strutture semiabbandonate, manicomi ed ex manicomi. I nuovi gruppi “sociali” esistono

senza essere, percepiscono senza vedere e sopravvivono dandosi la caccia gli uni con gli altri: perché, anche al buio, homo homini lupus. Violenze, abusi e stupri si consumano all’interno degli edifici dove, svanita ogni regola di vita sociale, il caos e l’anarchia s’impongono brutalmente, rendendo vana ogni possibilità di inventare forme nuove di organizzazione e di condivisione. La banalità del male sgorga da un istinto animalesco verso la sopravvivenza, che si traduce in ricerca affannosa di cibo e prevaricazione autoritaria dei più forti sui più deboli, dei malvagi sui buoni. “Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali.” – è il grido accorato di chi coltiva ancora una speranza. La

nuova gerarchia sociale, dalla parte dei buoni, si regge sugli sforzi organizzativi della moglie del medico, l’unica a non essere vittima del contagio e testimone dell’orrore infernale che si consuma. Ma proprio quando la patologia sociale è sul punto di trovare un equilibrio riparatore, la luce bianca lattiginosa scompare e i colori tornano a sfumare la realtà. Torna la vista, d’improvviso, così come era comparso il bianco accecante. Eppure il buio della malvagità ha oscurato l’anima degli uomini, divorati dall’indifferenza e dall’egoismo, dal potere e dalla sopraffazione. Saramago disegna la metafora universale di un’umanità bestiale e feroce, artefice di abbrutimento, violenza e degradazione decostruendo la punteggiatura, assottigliando la sintassi, scarnificando il

linguaggio. Un romanzo da leggere per non restare ciechi. “Uno degli ultimi Titani in via d’estinzione” – come lo definì Harold Bloom – ci ha lasciati qualche giorno fa. Si è spento un grande maestro di scrittura, un esempio di integrità e coerenza, qualità da tempo ormai a rischio scomparsa. José Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998. Online, all’indirizzo http://quadernodisaramago.wordpress.com/ la versione italiana autorizzata del suo blog O Caderno De Saramago. A cura di Angela Teatino

MovieNote. La nostra vita. Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2094

“Perché col tempo cambia tutto lo sai, cambiano anche noi”. Claudio (Elio Germano)

Nella penombra della periferia romana si agitano le vite di Claudio (Elio Germano) ed Elena (Isabella Ragonese), forse non ancora trentenni, genitori di due bambini e in attesa del terzo. Due ragazzi innamorati che cercano ogni momento per amarsi lontano dagli occhi curiosi e un po’ indiscreti dei due figli piccoli. Distesi sul loro letto cantano “Anima Fragile” di Vasco Rossi

come due adolescenti, sembrano non aver perso l’incanto e l’ardore della giovinezza. Il tempo libero lo trascorrono al centro commerciale e al mare: sono una famiglia semplice e felice. Vivono con un solo stipendio, quello di Claudio, operaio edile, ma sognano la Sardegna come vacanza, e Claudio dice che ce la faranno, che troveranno il modo per andarci e quando lo dice ha negli occhi la luce della speranza, della sicurezza di farcela. Ma il fato interviene. Elena muore mentre da’ alla luce Vasco. Il mondo di Claudio si sgretola. Cerca di reagire, a modo suo. Vuole colmare l’abisso generatosi dalla scomparsa di Elena con beni materiali, vuole che i figli abbiano tutto ciò che desiderano. Decide di mettersi in proprio, di prendere in subappalto dal suo datore di lavoro, il corrotto Porcari (Giorgio Colangeli), la gestione di un cantiere. Entra in un giro di immoralità e malaffare. Tra lavoro nero e morti bianche, si ritrova in situazioni difficili da gestire data la sua poca esperienza. Ma Claudio non molla. Debiti e minacce non lo abbattono. Il mondo che lo circonda è alle prese con la precarietà lavorativa e sentimentale, ma il vicino

di casa, il pusher Ari (un quasi irriconoscibile Luca Zingaretti), sua moglie Celeste, il fratello Piero (Raul Bova), un bel single quarantenne, timido e imbranato con le donne, la sorella Liliana (Stefania Montorsi), materna e protettiva, lo aiutano come possono. Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes 2010, una pellicola che ha permesso ad Elio Germano di vincere la Palma d’Oro come miglior attore protagonista, consacrandolo fra le stelle del nuovo cinema internazionale. Il film respira di vita vera. Il personaggio di Claudio sembra incarnare quell’inconscia voglia di farcela nonostante le difficoltà di tanti trentenni italiani di oggi, costretti ad affrontare un mondo che sembra non avere abbastanza spazio per loro, lacerati tra il ricorrere all’illecito pur di andare avanti o restare ancorati a quegli ideali di lealtà e amore ai quali, forse, sono stati educati. Una storia drammatica, ma venata di speranza. Penetrante il canto di Germano al funerale della compagna scomparsa. L’urlo di una giovinezza che non vuole arrendersi al disintegrarsi dei sogni di adolescente resta incisa nella carne.

Scheda del Film La Nostra Vita (2010) Un film di Daniele Lucchetti Genere Drammatico Produzione Italia / Francia Distribuzione 01 Distribution Durata 95 minuti circa Daniele Lucchetti, nato a Roma il 25 Luglio 1960, è regista, sceneggiatore e attore. Comincia la sua carriera come assistente alla regia in molte produzioni minori, straniere o per la televisione. Durante la scuola di cinema conosce Nanni Moretti, diventa suo assistente nel film “Bianca”, e aiuto regista in “La Messa è Finita”. Nel 1998 la Sacher Film di Nanni Moretti produce il suo primo film “Domani Accadrà”, con il quale si aggiudica il David di Donatello come miglior film esordiente. Nel 2007 fa incetta di David e Nastri d’Argento con “Mio Fratello è Figlio Unico”, con il quale partecipa al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Lucchetti è anche regista di molti spot pubblicitari. A cura di Alessandra Recchia


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Spazio Giovani

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Basta agli oroscopi fasulli: da oggi decido io! Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2095

Consultare le stelle per conoscere il proprio destino. C’è chi lo fa. Strano a dirsi ma ancor oggi nel terzo millennio la gente confida negli oracoli delle stelle, chiamati più comunemente col nome di oroscopi. Molti, secondo recenti indagini, sono i raggiri che vedono partecipi numerose persone di livello culturale prevalentemente medio-basso e di età compresa tra i quaranta e settant’anni, da ricordare tra questi anche una piccola percentuale di giovani ragazzi e ragazze. Del resto era prevedibile che con l’arrivo della bella stagione, gli ormoni in subbuglio e maggiore quantità di tempo a disposizione, qualche giovane avventuroso e ricco di curiosità si riversasse nei meandri dell’interpretazione di scuri oroscopi per ottenere qualche dritta e influenzare i propri comportamenti. Solo il 20% dei giovani molfettesi intervistati afferma di credere nei responsi degli oroscopi per quanto riguarda la salute, il denaro e, soprattutto, l’amore. I “maniaci dell’oroscopo” asseriscono anche che la mattina non mettono piede fuori di casa se non hanno letto la previsione che li riguarda, si comportano esattamente come consigliano le stelle e la loro dipendenza raggiunge il picco

record proprio in questo periodo. Ecco una testimonianza di un giovane molfettese, Angelo, che afferma: “Anche quando devo fare un compito in classe, fidanzarmi con qualche ragazza o andare a giocare a calcio con qualche amico seguo sempre i consigli dell’oroscopo che leggo sulle riviste o sento in televi-

sione”. Il rimanente 80% degli intervistati, invece, “ripudia – per dirla con le parole di Sant’Agostino – le predizioni fallaci e gli empi vaneggiamenti degli astrologi”, vedendo in ciò non solo qualcosa di fittizio e fortemente speculativo ma anche come indici di grande arretratezza culturale ed intellettuale.

All’insegna delle grandi “rivelazioni”, sarebbe il caso di dire: i più interessati nella consultazione degli astri sono, secondo la suddetta indagine, al primo posto i giovani che abitano nel nord del Paese, poi a scendere quelli del centro e infine i giovani del sud che rimangono se non del tutto disinteressati almeno minimamente influenzati, sfatando il loro radicamento nel fatalismo. All’insegna del razionale e della scientificità, il Comitato per il Controllo sul paranormale (Cicap) funge da punto di raccordo nazionale per le associazioni e i siti degli scettici, di quanti si occupano di indagare sull’occulto ed anche per le diverse fonti di oroscopi. “Gli oroscopi sono sempre affermazioni vaghe ed ambigue – spiega Stefano Bagnasco, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e coordinatore del gruppo di studio sull’astrologia del Cicap – le previsioni sono per lo più così generiche da essere un po’ come le macchie del test psicologico di Rorschach: non rappresentano nulla, ma è la nostra psiche a dar loro un significato”. Gianfranco Inglese

L’affinità di coppia

Il cielo non è più un mistero.

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Se siete fatti l’uno per l’altra ve lo dicono gli astri.

Lo sanno i bene i giovani delle “7.30”.

“Testa anche tu l’affinità di coppia che c’è tra voi”. Frequente è la probabilità di incrociare un messaggio pubblicitario simile a questo mentre si attende la ripresa del film. Sempre di più coloro che si fanno tentare e inviano un messaggino per ricevere il risultato del test. “Basta scrivere il tuo segno zodiacale e il suo”. Ma quale sarebbe la legge che governa queste tecnica di riconoscimento? La risposta giunge dalla teoria e dallo studio dell’oroscopo: in una coppia di innamorati esiste un fitto rapporto di simboli astrali che segue regole precise di reciproca gravitazione. L’oroscopo è carattere, dicono gli esperti del settore, ogni segno zodiacale corrisponde all’essere di un individuo, lo cataloga, lo identifica, lo spiega e lo giustifica. Si tratta, infatti, di giustificazioni, quelle che si trova una coppia alla quale la storia è non ha avuto il fatato lieto fine, accompagnato a volte da un accennato rimorso ripensano a quel giorno in cui gli astri dicevano la verità e non li hanno ascoltati. Nonostante molti dicano di non credere nell’oroscopo e che quest’ultimo non sia sinonimo di

veridicità, quando ci si trova davanti l’ultima pagina di una rivista, quella dedicata ai consigli giornalieri amorosi, lavorativi e di salute, la tentazione di leggere e di sapere anche una sola notizia in più riguardo alla propria giornata c’è. Ecco, infatti, che sulla rete internet oggi di moda soprattutto tra i giovani, è stato creato un gruppo che si intitola: “Non credo nell’oroscopo, ma…”. Ognuno vuole essere padrone del proprio destino, non vuole commettere errori, vuole accumulare più informazioni possibili per trascorrere una giornata da vincente, specialmente in quella disciplina ritenuta da secoli la più naturale e spontanea quale l’innamorarsi. Si ha paura dell’ignoro, lo stesso che un tempo veniva chiamato fato o volere divino. Oggi di non conosciuto o di non conoscibile c’è ben poco. Potere, dunque, all’oroscopo – per coloro che si lascerebbero condizionare – che potrebbe consigliare o mortificare una coppia indecisa tra l’acquistare le fedi o il lasciarsi quella storia alle spalle.

Ogni mattina ci son maghi che hanno “il potere” di preannunciare, attraverso le stelle, ciò che gli astri ci riservano, ciò che forze superiori hanno deciso per il prosieguo della nostra giornata o ancor di più della nostra vita. Così come le cattedrali spesso risvegliano in chi non crede, o magari in chi ha una visione più attenta della realtà, una sensazione prossima allo stupore che si prova davanti alla manifestazione di ciò che gli uomini possono erigere, spendendo milioni, in onore di qualcosa che in realtà non hanno mai visto, allo stesso modo alcuni dei giovani conservano quello stesso senso di perplessità nei confronMaria Sancilio ti di chi alle 7.30 di ogni mattina è lì,

pronto a leggere, per mezzo della posizione degli astri e dei pianeti, le sensazioni che assaliranno ognuno di noi, a seconda dei propri segni zodiacali, durante il giorno. C’è chi attende ogni giorno questi avvertimenti, aggrappandosi con tantissima forza, alle parole di demagoghi di speranza, che a loro volta restano volontariamente attaccati all’attenzione che questa gente conserva per loro. Insomma è un rapporto diretto che resta in piedi grazie all’infinita curiosità di sapere cosa ci conservano le stelle e a causa dell’immensa speranza che ognuno di noi ripone sia nella fortuna e sia in un destino che vogliamo già conoscere non preservandoci la voglia di viverlo. Tante son le cose che i giovani non devono scoprire per poterle vivere direttamente, ma purtroppo non è così, tanto che alcuni “leggendo” il cielo sanno già cosa ci aspetta. È più affascinante credere nel mistero che il firmamento ci propone piuttosto che cercare di decifrarlo o comunque di farlo decifrare, altrimenti non resta più niente da dover scoprire o per cui doversi emozionare. Gaetano de Virgilio


Sport

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A Rimini i Campionati Italiani Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2098

Il Fatto Danza La settimana dal 28 maggio al 6 giugno ha visto scendere in pista le migliori coppie al mondo per la danza sportiva. Come ogni anno, nella splendida sede di Rimini Fiera, si sono svolti i Campionati Italiani 2010, l’appuntamento più importante per tutti gli atleti FIDS, che scendono in pista per contendersi il titolo di Campione d’Italia. Dopo il taglio del nastro avvenuto giovedì 27 maggio, con la partecipazione di tutto il Consiglio Nazionale Fids, del presidente F. Galvagno e della madrina d’eccezione Francesca Chillemi, si è dato il via alla manifestazione. Migliaia di ballerini, tra i migliori al mondo, hanno calpestato quel parquet durante tutta la settimana, versato lacrime di gioia e di amarezza, lottato a denti

stretti per la soddisfazione di salire sul gradino più alto del podio. Più di 32 mila atleti, quasi 150 mila spettatori provenienti da tutta Italia in questa dieci giorni della danza sportiva che, oltre ad aver ospitato i Campionati Italiani 2010, ha portato in Romagna anche il Dancesport Grand Prix, importantissimo set di competizioni su scala internazionale, che ha contribuito sensibilmente ad apportare un ulteriore prestigio tecnico alla manifestazione. In tutto questo, gli atleti molfettesi si sono difesi benissimo. Dopo una gara estenuante di sette round, la coppia Antonio Tattoli e Teresa Annese ha conquistato il titolo di Campioni Italiani sia nella disciplina Danze Latino-Americane, che nella Combinata 4 Danze per la

XI Memorial “Luigia e Tommaso Altamura” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2099

categoria 12/13 anni; non da meno Antonio Basile e Simona De Fazio che, nella categoria 10/11 anni, raggiungono il secondo gradino del podio, diventando così Vice Campioni Italiani 2010 per la disciplina Danze Latino-Americane e finalisti nella disciplina Combinata 4 Danze. Buon risultato anche per la coppia Vito Raffanelli e Giorgia Rossello che hanno gareggiato nella massima classe della disciplina Tango Argentino e, classificandosi in quarta posizione, ottengono un buon biglietto da visita per i Campionati Europei di Tango che si svolgeranno a Torino. Ottimo, quindi, il lavoro svolto dagli insegnanti della scuola Passione Danza, unica rappresentante molfettese per le danze di coppia al Campionato

Italiano 2010, che hanno preparato in modo impeccabile queste giovani coppie emergenti sul panorama della danza sportiva. Alberto Tridente

Lottatori protagonisti e vincenti Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2100

Continua a collezionare successi la Submission Fight Union.

Nell’ambito dei festeggiamenti per i cinquant’anni di attività del Lido Belvedere.

E sono cinquanta! Mezzo secolo di attività dello stabilimento balneare più antico di Molfetta: il Lido Belvedere. Tra i tanti eventi che Mimmo e Sabina Altamura, titolari del lido, hanno progettato per questa stagione estiva 2010, spicca, come oramai tradizione vuole, il Memorial “Luigia e Tommaso Altamura”, manifestazione giunta alla sua nona edizione e nata per ricordare i fondatori del Lido Belvedere. La formula scelta quest’anno è, come di consueto, un torneo di beach volley ma le novità non mancano. A partire dalla partecipazione della Pallavolo Molfetta s.r.l. per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento, per continuare con il periodo di svolgi-

mento dell’evento stesso, diviso in due momenti della stagione balneare. La prima parte del torneo si disputerà dal 25 giugno al 10 luglio prossimi. La disciplina è quella del 2 contro 2 maschile e femminile. Dopo una prima fase a gironi, seguirà una seconda fase ad eliminazione diretta che decreterà alla fine le coppie vincitrici del trofeo. La seconda parte, invece, è stata programmata dal 17 al 31 luglio e riguarderà il più “classico” 3 contro 3 misto (con la presenza in campo di almeno una donna per ogni squadra). La formula seguirà la falsariga del 2 contro 2. Tutte le partite si disputeranno a partire dalle ore 19 circa presso il Campo Polivalente in sabbia “Luigia Altamura” annesso al Lido Belvedere. Fino a mercoledì 14 luglio saranno aperte le iscrizioni per partecipare al 3 contro 3 misto, mentre quelle per il 2 contro 2 si sono chiuse martedì 22 giugno. La modalità da seguire per partecipare all’evento è chiamare il numero di cellulare 340/3730528 (Danilo Lazzizzera – Responsabile del Torneo) e comunicare il nome della squadra (per il 3 contro 3) ed i nominativi dei singoli componenti. La direzione del Lido Belvedere precisa che l’ingresso per assistere alle partite è libero, pertanto tutti gli appassionati di volley e non sono invitati a seguire le sorti di quello che si preannuncia essere un torneo di alto livello.

Continua a collezionare successi la Submission Fight Union, squadra di “brazilian jiu jitsu” con sangue molfettese. L’anno sportivo si conclude con una serie di importanti affermazioni che fanno della squadra molfettese un vero e proprio punto di riferimento a livellor regionale. Si comincia il 29 novembre 2009 ad Andria per la Submission Cup III, gara di submission grappling che è diventata un’appuntamento fisso per tutto il Meridione. In questa competizione Luigi Germinario si è classificato al secondo posto. Il 18 aprile poi nel Campionato Nazionale di grappling FIGR (Federazione Italiana Grappling, riconosciuta dal CONI) Vanni Altomare (fondatore e promotore della squadra molfettese) si è classificato terzo nella divisione più alta, dopo aver combattuto con Lamberto Raffi ex nazionale olimpionico di judo. Luigi Germinario si è classificato quarto in seconda serie e Mimmo Vestito, alla prima esperienza, quarto classificato

in terza serie. Nuovamente ad Andria, il 9 maggio, nella Andria Submission Cup IV, Luigi Germinario e Mimmo Vestito si sono qualificati terzi nelle rispettive categorie. Infine il 30 maggio nella Roma Jiu Jitsu Challenge la gara di jiujitsu col kimono più prestigiosa d’Italia, Vanni Altomare si è classificato secondo nelle -94Kg cinture blu, Luigi Germinario primo nelle cinture bianche -64kg e Daniela Franco prima nelle cinture bianche -64Kg femminile. Inoltre quest’anno la Submission Fighting Union è entrata a far parte di una grande squadra internazionale che si chiama Rio Grappling Club e che vede nella figura del maestro Bernardo Serrini, cintura nera e secondo classificato ai mondiali di grappling FIGR, il suo leader per l’Italia. E proprio Serrini, che per due volte è stato ospite a Molfetta, quest’anno ha conferito il grado di cintura blu a Vanni Altomare, Luigi Germinario e Daniela Franco per i meriti sportivi.


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Il Fatto Tour Summer

giovedì 24 giugno 2010

Il Fatto Summer Tour da Bahia all’Alga Marina Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2101

Ancora una volta protagonisti i ragazzi di Buena Vida. alle quali se ne aggiungeranno tante altre nella data del 2 luglio questa volta presso l’Alga Marina. Volendo fare un primo apprezzamento questo andrebbe a te che stai leggendo l’articolo e che sei già venuto ad una serata e l’hai resa animata; se sei nella piccolissima percentuale di quelli che non hanno preso ancora parte almeno ad una delle serate precedenti (anche invernali) siamo sicuri che darai

È partito finalmente il set degli appuntamenti estivi organizzati da Buena Vida Events per il Fatto Summer Tour anche se il clima quest’anno non è molto clemente, almeno fino ad oggi, per tutti gli amanti del mare o per tutti quelli che vogliono vivere da spiaggia magari con un mojito miscelato dal barman di fiducia. Tantissime le presenze per la prima tappa del tour organizzata presso il lido Bahia

il tuo contributo a quella successiva animandola a modo tuo. Questo perché quanto più la gente è espressiva tanto più crea quella magia di suoni colorati dal profumo estivo che al tatto fanno vibrare. Allora, aspettando il secondo ciak di questa nuova versione estiva, via con le interviste, e non dimenticate: Buena Vida, Buena Vida a tutti, Buena Vida con il Fatto Summer Tour 2010. Mi Piace!

Top Happy song Il Fatto tour (by Mastromauro d.j.): 1) Yolanda be cool & dcup – We no speak americano 2) Rocky Roberts – Stasera mi butto 3) Nuovi Angeli – Donna felicità


il Fatto Reggae

giovedì 24 giugno 2010

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Un’altra serata con “Il Fatto Reggae” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2102

Giovedì 24 giugno presso l’Off Street Cafè. Ben ritrovati sulle frequenze de “Il Fatto Reggae”. Estate, caldo, buona musica, divertimento e tanta gente: “positive vibrations!”, avrebbe detto Bob Marley. E le buone vibrazioni non si fermano, continuano e crescono d’intensità. Riassunto della puntata precedente, per chi si fosse sintonizzato solo ora all’ ascolto: giovedì 10 giugno, al Silver Caffè, si davano appuntamento centinaia di giovani provenienti da ogni dove di Molfetta e dall’intera provincia per partecipare alla prima tappa del tour “giamaicano”, ideato e condotto da Zio Pino, in collaborazione con “il Fatto”. Ritmi caraibici, giovani festanti e la giusta dose di “sana trasgressione”, decretavano il successo di un party elettrizzante e coinvolgente, di cui restano ancora visibili le tracce su www.ilfatto.net, nella sezione dedicata ai video. E mentre su facebook è un continuo “taggarsi” di foto dello scorso evento, ci apprestiamo con entusiasmo a presen-

tarvi la seconda tappa de “Il Fatto Reggae”: giovedì 24 giugno all’Off Street Cafè. Accanto al resident dj Zio Pino, ospite del prossimo evento sarà Shanty Crew, collettivo di djs e cantanti, capitanato dal molfettese General D (all’anagrafe Domenico Stragapete), coadiuvato dai suoi instancabili collaboratori Alex e U’Rob, rispettivamente nativi e cittadini di Palo del Colle e Biton-

to. La “dancehall” per eccellenza! La coppia Zio Pino-General D è, infatti, da decenni fautrice delle innumerevoli feste reggae che si susseguono a Molfetta e nei paesi limitrofi e col tempo è divenuta sinonimo di garanzia per chi cerca un party di musica giamaicana, dove poter ballare e divertirsi e, spesso, dove poter assistere a concerti con ospiti internazionali di questa scena

musicale. “Shanty Crew from Molfetta City!” come spesso gli artisti stranieri amano ricordare nei loro live, o in canzoni esclusive, che registrano e dedicano alla crew, come attestato di ringraziamento e fiducia, per l’ospitalità ricevuta nelle loro tappe molfettesi di lunghi tour in giro per il mondo. Molfetta c’è e Molfetta è pronta per accogliere le carovane di giovani, provenienti da fuori, che sicuramente anche questa volta risponderanno in massa al richiamo delle buone vibrazioni della musica Reggaee HipHop. Le telecamere de “il Fatto”, I Pistoni e Puni, son impazienti di poter intervistare gli artisti e gli avventori dell’evento, e per meglio poter raccontare l’atmosfera che si respira durante le serate de “Il Fatto Reggae”. Are you ready? Siete pronti? Stimm? E allora ci vediamo tutti all’Off Street Cafè giovedì 24 giugno, per vivere da protagonisti una notte di divertimento tutto “made in Molfetta”.


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Lavoro in Chiaro

giovedì 24 giugno 2010

Banca Sella assume neo laureati Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2103

Nuovo piano di assunzioni in vista per il Gruppo Banca Sella. Questo gruppo bancario costituisce una realtà finanziaria piuttosto complessa sopratutto in considerazione del fatto che ad oggi è composto da 24 società, operanti in diverse aree geografiche con una offerta di prodotti e servizi bancari e finanziari decisamente estesa. Il gruppo è costituito da sette banche di cui quelle italiane sono cinque (Banca Sella, Banca Sella Holding, Banca Sella Nord Est – Bovio Calderari, Banca Sella Sud Arditi Galati, nata dalla fusione di Banca di Palermo con Banca Arditi Galati, e Banca Patrimoni Sella & C., quest’ultima specializzata nel private banking) e due all’estero (Sella Bank in Svizzera e Sella Bank Luxembourg in Lussemburgo). Il nuovo piano di assunzioni del gruppo prevede la ricerca di neolaureati in economia, matema-

tica, statistica, fisica e informatica, la figura da introdurre è quella di Trader. L’assunzione è prevista dopo un periodo di formazione e stage svolto sotto compenso. Ecco i particolari inerenti le posizioni lavorative richieste: si cercano laureandi/neolaureati in Economia (saranno avvantaggiati coloro che detengono una specializzazione in Intermediari Finanziari) o in discipline tecnico-scientifiche (Ingegneria, Matematica, Fisica, Statistica, Informatica). L’età non deve superare i 26 anni, bisogna possedere un curriculum di studi soddisfacente e conoscenze in materia di macroeconomia. Il candidato inoltre deve possedere conoscenze base in statistica ed econometria, notevoli capacità di analisi e di sintesi, deve essere predisposto a lavorare seguendo degli obiettivi e brillanti capacità di impegno e di gestione dello stress. Il

profilo richiesto deve essere integrato dalla conoscenza ottimale della lingua inglese (scritta e parlata) e dell’utilizzo del pc. Il candidato sarà affinancato da un senior trader ed apprenderà il funzionamento dell’operatività sui principali mercati azionari, obbligazionari e degli strumenti derivati, l’utilizzo dei principali software specifici di settore, le nozioni base delle metodologie di negoziazione e regolamento dei valori mobiliari. La sede di lavoro è Biella mentre la tipologia contrattuale sarà caratterizzata da stage propedeutico all’assunzione, si prevede il rimborso delle spese. La possibilità di essere assunti con contratto differente dallo stage è subordinata dalle esperienze che il candidato acquisirà procedendo con il lavoro. Per candidarsi bisogna compilare il relativo modulo on line raggiungibile dal seguente sito www.gruppobancasella.it, procedete cliccando nello spazio “lavorare nel gruppo”. “La vita, malgrado tutta la sua disperazione, le perdite e le colpe, è eccitante e bella, divertente, arguta e affettuosa, colma di piaceri e d’amore, a tratti una poesia e una grande avventura, a tratti nobile e a tratti estremamente gaia; e, se non altro, qualunque cosa ci attenda dopo, non riavremo più questa vita.” Rose Macaulay

Assunzioni anche in Enel Rete Gas 2104

La nota società italiana Enel Rete Gas si appresta, proprio in quest’ultimo periodo, a lanciare il suo nuovo piano d’assunzioni. Tale piano prevede la selezione di candidature riguardante le seguenti figure: geometri, operai da inserire all’interno del database in dotazione della società al fine di attingere, da tale banca dati, nel momento in cui si procedere con le assunzioni. Tutto il territorio italiano è interessato a tali selezioni, con la presenza in elenco anche di città pugliesi come Lecce e Taranto. Passiamo all’analisi dei requisiti che i candidati devono possedere: per i geometri (addetti alla rete gas) ovviamente il diploma di geometra, disponibilità lavorare su turni di reperibilità e pregressa esperienza ottenuta lavorando presso aziende di distribuzione di servizi a rete. Per il ruolo d’operaio di rete gas è richiesto il titolo di diploma di perito industriale termo/tecnico o meccanica ed esperienza nel settore termoidraulico, con riferimento alla gestione di reti urbane gas. I candidati possono inviare il proprio curriculum o attraverso il sito internet www.enel.it cliccando sul link “carriere” e procedendo con l’inserimento del proprio curriculum vitae oppure tramite posta eletrronica all’indirizzo: recruitingerg@enel.com.

Il fatto.net ha selezionato per voi dai motori di ricerca alcuni annunci di lavoro. Alcuni annunci saranno ripetuti ma vale sempre la pena consultarli tutti. Negli annunci diretti troverete gli annunci fatti direttamente alla nostra redazione. Il servizio di annunci è totalmente gratuito e la radazione non si assume alcuna responsabilità circa la bontà delle inserzioni. Per maggiori informazioni e aggiornamenti consultate il sito www.ilfatto.net nell’area OFFRO LAVORO.

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IL CIBO DEGLI DEI Il ristorante “Il Cibo degli Dei” - Molfetta seleziona personale di cucina e sala per la stagione estiva. Per info contattare al numero 392 99 68 233 o inviare il curriculum vitae all’indirizzo: info@ilcibodeglidei.com

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oltre la Realtà

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Le Linee di Nazca Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2104

Nelle parole del comandante molfettese Francesco Mastropierro. Sono uno degli enigmi più affascinanti dell’archeologia. Studiate da migliaia di addetti ai lavori con scarsi risultati. Si tratta delle “Linee di Nazca”. Esse si trovano in Perù meridionale sull’altopiano di Nazca fra le città di Nazca e di Palpa. Si tratta di antichissimi ed enormi geroglifici, realizzati presumibilmente fra il 300 a.C. e il 500 d.C., asportando dal suolo lo stato superficiale costituito da ciottoli vulcanici di colore scuro. Le linee furono scoperte nel 1927 da un pilota dell’aviazione peruviana che si rese conto di come quei solchi inutili e senza senso se visti da terra, dall’alto formavano dei disegni di senso compiuto che si estendevano per chilometri e chilometri. La curiosità suscitata fu enorme tant’è che nel 1939 un archeologo statunitense studiò a fondo gli strani geroglifici classificandoli in tre gruppi principali. Vi erano le figure dritte, quelle a spirale e quelle geometriche. Queste ultime sono proprio quelle che rappresentano incredibilmente persone e animali. La particolarità delle linee di Nazca sta nel fatto che possono essere viste e comprese soltanto da una certa altezza. Ma allora a chi si voleva rivolgere con quei geroglifici l’antico popolo peruviano? Studi recenti hanno evidenziato la presenza

di un enorme labirinto di forme geometriche dalla precisione millimetrica aventi linee perfettamente rette e dalla lunghezza variabile. Una di queste misura addirittura 65 chilometri. Ma qual è il reale significato di oltre

13000 linee che formano almeno 800 disegni con senso compiuto? L’ipotesi attualmente più accreditata è quella dell’archeologa tedesca Maria Reiche che suppose che le linee avessero un significato astronomico. La professo-

ressa infatti associò alcune figure rappresentate dalle linea, quali Scimmia, Delfino e Ragno, con le costellazioni celesti. La scoperta fu strabiliante perché la figura della Scimmia era identica alla conformazione dell’Orsa Maggiore mentre le figure del Delfino e del Ragno coincidevano con la costellazione di Orione. Ma le altre numerosissimi figure potevano essere ben associate anche alle altre costellazioni. Quindi, secondo la teoria della Reiche, il sito delle linee di Nazca altro non era che un enorme calendario astrologico. Fra le linee vi è inoltre un disegno che raffigura l’Astronauta (fig.1), una figura che lascia molto spazio alle interpretazioni circa un coinvolgimento di una sorta di razza proveniente dallo spazio, una razza aliena. Anche in questo caso sono evidenti i particolari comuni con altre civiltà vissute in diversi tempi e in diversi luoghi della Terra. Ancora una volta il culto del cielo è protagonista dell’antica storia dell’uomo. Forse un segno di gratitudine verso chi ci ha donato la vita o probabilmente una manifestazione di timore verso qualcosa di sconosciuto che un tempo era molto vicino all’Umanità. Francesco Tempesta

Il Dèjà vu Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2105

A chi non è mai capitato di vivere in prima persona un Dèjà vu? Il Dèjà vu (termine creato dallo psicologo francese Emile Boirac che significa “già visto”) è una sensazione soggettiva e l’impressione di come una situazione sia stata già percepita o vissuta in precedenza associata alla parallela consapevolezza che non può essere accaduta. Tale esperienza è accompagnata da uno spiccato e strano senso di familiarità di situazioni vissute per la prima volta che portano ad un certo disagio psicologico. Ogni giorno migliaia di persone che vedono un luogo per la prima volta nella propria vita hanno la strana sensazione di esserci stati in precedenza. Tanti invece compiono azioni o vedono persone che credono di avere vissuto o visto qualche momento prima mentre diversi soffrono addirittura di Dèjà vu cronico. Quest’ultimi durante tutta la giornata ripercorrono tramite continui flash mentali azioni situazioni che credono di avere vissuto in precedenza o ad-

dirittura in un’altra vita. Il fenomeno cominciò ad essere studiato sul finire del diciannovesimo secolo ma visti i mezzi poco evoluti dell’epoca il Dèjà vu fu subito catalogato come interessante ma inspiegabile. A partire dagli anni ‘20 molti psicologi ricominciarono le loro ricerche senza nessuna

grosso passo in avanti. Si deve al prof. Alan S. Brown e al suo libro scritto nel 2003, “The Déjà Vu Experience: Essays in Cognitive Psychology” uno studio assolutamente serio sul fenomeno. Secondo il professore più del 60% della popolazione mondiale ha avuto almeno un’esperienza di Dèjà

vu dovuta speso a condizioni di stress e della durata di pochissimi secondi. Brown analizza le teorie attuali che spiegano il fenomeno classificandolo comunque solo scientificamente. Egli è convinto che la causa scatenante di questa strana sensazione sia sempre e comunque il cervello durante la sua incessante attività. Vengono quindi snobbate le teorie completamente opposte che definiscono il Dèjà vu come un fenomeno di tipo paranormale associabile a vite vissute in precedenza e a esperienze vicine alla morte. Sono comunque in tanti fra psicologi e para psicologi a sostenere che il fenomeno possa essere la manifestazione di ricordi vissuti mentre si viveva un altra vita prima di quella attuale. Nessuno comunque è in grado ancora di spiegare con chiarezza il Dèjà vu, fenomeno misterioso quanto romantico, che mette improvvisamente a dura prova la razionalità umana. Francesco Tempesta


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Rubriche

giovedì 24 giugno 2010

Consigli per una sana alimentazione FACILE

DIFFICILE

SOLUZIONI

Sudoku (giapponese: su-doku, nome completo: Su-ji wa dokushin ni kagiru) è un gioco di logica nel quale al giocatore o solutore viene proposta una griglia di 9×9 celle, ciascuna delle quali può contenere un numero da 1 a 9, oppure essere vuota; la griglia è suddivisa in 9 righe orizzontali, nove colonne verticali e, da bordi in neretto, in 9 “sottogriglie”, chiamate regioni, di 3×3 celle contigue. Le griglie proposte al giocatore hanno da 20 a 35 celle contenenti un numero. Scopo del gioco è quello di riempire le caselle bianche con numeri da 1 a 9, in modo tale che in ogni riga, colonna e regione siano presenti tutte le cifre da 1 a 9 e, pertanto, senza ripetizioni. Fonte:(it.wikipedia.org)

Idratiamoci!

Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 2106

Bere è la parola d’ordine dell’estate. Non mi stancherò mai di ripetere quanto l’acqua sia fondamentale per il nostro organismo e lo diventa ancora di più durante l’estate quando le perdite idriche raddoppiano. Pensate che il nostro copro ogni giorno perde 1100 ml di acqua attraverso le urine, 600 ml attraverso la respirazione polmonare, 400 ml con la traspirazione cutanea 400 ml e 200 ml con le feci, per un totale di 2300 ml. Le nostre cellule ne riescono a produrre endogenamente solo 300 ml, ecco perché sentite continuamente dire che bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno: questa è la quantità che viene persa quotidianamente e che deve essere introdotta dall’esterno. Ma perché è così importante? Siamo fatti per il 60-70% di acqua ed è il mezzo attraverso il quale si svolgono tutte le reazioni metaboliche: interviene nei processi digestivi, nella regolazione della pressione osmotica, nel trasporto

delle sostanze nutritive. La giusta quantità d’acqua permette al cervello di controllare correttamente i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo. Gli strati più profondi della pelle sono costituiti dal 70% da acqua: nei mesi estivi i raggi del sole a cui sono sottoposti continuamente la rendono secca e disidratata e quindi ha bisogno di essere difesa dall’interno per essere mantenuta giovane ed elastica. La mancanza d’acqua può dare origine a crampi, sensazione di spossatezza e mancamenti nei casi di disidratazione più gravi. In più assolve all’importantissima funzione di regolare il volume del sangue e la sua fluidità: un organismo fortemente disidratato avrà il sangue più denso e, di conseguenza, una circolazione rallentata. E poi ricordate che dimagrire non significa perdere acqua, ma grasso! Quando sudate molto vi depurate dalle tossine ma dovete assolutamente reintegrare tutta l’acqua e i sali persi! dott.ssa Annalisa Mira Biologa Nutrizionista Studio di Nutrizione e Alimentazione Tel. 080.335.45.29- 338.27.87.929


Rubriche

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La costoletta d’agnello con cardoncelli e pesto ai peperoni Ingredienti per 10 persone • • • • • •

2 kg di carrè d’agnello 1,5 kg di patate 200 gr di olio extravergine d’oliva 20 gr di aglio 300 gr di polpa di maiale 1 kg di peperoni

• • • • • •

100 gr di acciughe dissalate 2 dl di vino bianco prezzemolo 1 kg di funghi cardoncelli erbe aromatiche miste sale e pepe q.b.

Procedimento Disossare il carrè avendo cura di pulire bene gli ossi delle costolette, tagliare la lombatina a scaloppina e appiattire servendosi di carta velina. Con le ossa rimaste e preparare la salsa. Pulire i funghi, tagliarli a spicchi e trifolarli con aglio e prezzemolo. Cuocere in forno molto caldo i peperoni, pelarli e frullarli con le acciughe aggiungendo olio d’oliva, sale e pepe. Pulire, tagliare le patate e cuocerle in acqua; passare al passaverdura e condire con olio e le erbe aromatiche e mettere in caldo. Con la polpa del maiale, il filetto d’agnello e i funghi preparare una farcia, ricavare degli involtini con la lombatina d’agnello; infilare dentro le ossa ben pulite, condire con sale e pepe, olio coprire con carta da forno e cuocere per 15 minuti circa. Dressare il piatto mettendo al centro la purea con l’ausilio di un sacco a poche, incastrare lateralmente gli involtini, bagnare con salsa d’agnello e guarnire.

I CONS IGL I DELLO ZODIAC O ARIETE Cercate di prendere un po’ di tempo per voi stessi e per riflettere su alcuni accadimenti legati alla vostra vita che hanno influenzato le vostre scelte. Per vedere se esse siano coerenti o meno con la vostra linea di condotta dovrete essere molto più attenti del solito.

LEONE Le soluzioni ai vostri problemi potrebbero essere più vicine di quello che pensate, poiché chi vi sta vicino ha analizzato tutta la situazione molto prima di voi e ve le servirà su un piatto d’argento se solo vorrete ascoltare.

SAGITTARIO Concentrarsi su ciò che si vuole raggiungere non è certamente un peccato, anzi, è apprezzabile, soprattutto se cercate di migliorarvi e di migliorare la situazione di chi vi sta vicino.

www.i lf at t o.n et IL FATTO Quindicinale gratuito di informazione

EDITORE Activa S.r.l. con unico socio

PRESIDENTE Giulio Cosentino e-mail: editore@ilfatto.net

TORO Vi daranno un po’ fastidio quelle persone che vi sono intorno e che vogliono imporre la lora opinione su quella degli altri. Le imposizioni non sono ben tollerate in questo periodo, pertanto cercate di evitarle per quanto vi sia possibile o cercate di evitare certi discorsi.

VERGINE Avrete certamente bisogno di qualcosa di diverso, qualcosa che vi faccia cambiare la solita routine, poiché siete troppo tristi per continuare con le solite cose. Anche un impercettibile cambiamento potrebbe alleviare di molto il vostro essere così rassegnati alla solita minestra.

CAPRICORNO Al momento vi sentite molto meglio e quindi sarete in grado di prendere in considerazione alcune situazioni che non riguardano strettamente e soltanto la vostra condizione, ma che riguardano anche chi vi sta vicino, come un amico o una persona della famiglia.

DIRETTORE RESPONSABILE Corrado Germinario

Collaboratori Angela Teatino, Pantaleo de Trizio, Isabel Romano, Lella Salvemini, Marilena Farinola, Francesco Tempesta, Annalisa Mira, Giordano Germinario, Beatrice De Gennaro, Gianfranco Inglese, Maria Sancilio, Gaetano de Virgilio. Registrato presso il Tribunale di Trani · aut. del 19 ottobre 2007 n. 17/07

GEMELLI Avrete sicuramente bisogno di qualcuno che vi ricordi i vostri impegni poiché sarete un po’ smemorati e quindi sarà facile perdere qualche occasione di lavoro o romantica, per una semplice svista. L’energia forse non sarà dalla vostra parte.

BILANCIA Restare troppo focalizzati su qualcosa che non potete raggiungere al momento non giova al vostro umore che, pertanto, sarà altalenante. A momenti di giubilo per nuove ed eccitanti notizie, passerete ad uno stato di inerte tristezza a causa dei vostri pensieri sul passato.

ACQUARIO Solo perché qualcuno vi consiglierà qualcosa che secondo loro si rivelerà più consono per voi, non significa che sia davvero così. Prima di tutto dovreste avere voi per primi un progetto per voi stessi, che sia capace di aggirare gli ostacoli che si sono creati in questo periodo.

REDAZIONE Via degli Antichi Pastifici, Zona Artigianale A/8 · Molfetta redazione@ilfatto.net

PROGETTO GRAFICO Vincenzo de Pinto

IMPAGINAZIONE Marcello Brattoli

STAMPA

CANCRO Lasciate che qualcuno vi indichi le vostre contraddizioni, in quanto vi sarà utile per capire quali siano i vostri errori più frequenti e quali potreste evitare di tanto in tanto, con un po’ di impegno. Siete abbastanza scaltri da capire che potete solo guadagnarne.

SCORPIONE Iniziate ad essere più propensi a provare dei sentimenti per coloro che vi sono vicino e a dedicare maggiore attenzione a questi e alle loro parole. Ascoltare è molto importante, soprattutto per le nuove relazioni che si devono ancora instaurare o che si devono consolidare.

PESCI Cercate di non spingere troppo in questo periodo su questioni che nulla hanno a che fare con voi e con le persone che vi sono vicino. Piuttosto dovreste cercare di preservare tutte le vostre energie per un progetto che riguarda il vostro futuro e la vostra professione.

MASTER PRINTING S.R.L. VIA DELLE MARGHERITE 20/22 MODUGNO BA

CONCES. DELLA PUBBLICITA’ Ufficio Commerciale · tel. 080.3382096


Il Fatto n. 063  

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