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politica

giovedì 15 aprile 2010

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Un “professore” alla Regione Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1872

Per anni è stato considerato la “mente” del gruppo Azzollini: Antonio Camporeale diventa ora braccio armato a via Capruzzi. Prima di parlare dell’esito del voto, facciamo un passo indietro alla campagna elettorale. Come è stato viverla per la prima volta da protagonista e non stando dietro le quinte? L’ho vissuta bene anche grazie al rapporto quotidiano e alla vicinanza di tanta gente. Certo affrontare per la prima volta gli elettori, parlare ad ognuno di loro, confrontarsi con le platee all’inizio ha provocato qualche momento di tensione ma poi tutto è andato nel migliore dei modi. La sua è stata una campagna elettorale per Molfetta. Dal PdL si rimarca invece che la campagna elettorale di Guglielmo Minervini sia stata puntata solo a demolire l’avversario… Non mi piace mai parlare di ciò che avviene in casa d’altri. Posso solo dire che Minervini secondo me ha proposto una campagna elettorale basata sulle falsità e su numeri che il territorio non ha visto. Non si può parlare di soldi e finanziamenti quando si sa bene che ben poco è stato speso sul territorio ed ha prodotto qualcosa di utile. Inoltre in campagna elettorale Minervini non ha risparmiato di dire cose inesatte. Facciamo un esempio: su un volantino si leggeva del finanziamento dell’oratorio di San Giuseppe. Nulla di più falso: il campo di calcio della parrocchia è stato rimodernato solo grazie all’interessamento del senatore Antonio Azzollini. Pensa che in occasione di questa tornata elettorale i candidati molfettesi siano stati troppi? Tra questi un giudizio sui due Minervini è dovuto. Non si può parlare di tanti o pochi candidati. Hanno corso coloro che hanno sentito di doverlo fare. Poi ognuno ha raccolto i risultati che la città ha dato. Per quanto riguarda Guglielmo penso che abbia avuto ciò che Molfetta ha sentito di dovergli dare: il risultato di una non presenza sul territorio e di voti raccolti solo per interessi personali. Tommaso invece è andato ben oltre le nostre aspettative pescando evidentemente sia nel nostro elettorato che in quello del Partito Democratico. Passiamo adesso al giudizio sul risultato del Popolo della Libertà. Un successo o un fallimento? Il nostro è stato certamente un successo. Certo, inutile nascondere che avremmo potuto fare di più ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che continuiamo ad essere il primo partito in città e che l’astensionismo ha cau-

sato problemi più dalla nostra parte che dall’altra. Evidentemente continuiamo ad avere difficoltà nel motivare i nostri uomini e le nostre donne: quando non sono in corsa in prima persona perdono un po’ di smalto ma abbiamo retto il confronto e certamente avremo modo di apportare le giuste correzioni in vista delle prossime tornate elettorali. Sicuramente però con la mia elezione abbiamo chiuso il cerchio istituzionale: la classe dirigente del centro desta molfettese è presente in tutte le sedi istituzionali della Repubblica. Possiamo però dire con tranquillità che tra di noi c’è stato qualcuno pigro rispetto ad altri e che sull’andamento generale ha anche influito una scelta tardiva del candidato governatore. Scelta solo tardiva o anche sbagliata? Rocco Palese era un ottimo candidato. L’errore è stato nella strategia, nel colpevole ritardo con cui si è scelto il nome e soprattutto nel mancato accordo con UdC ed Io Sud. Basterebbe fare un semplice calcolo matematico per capire che i nostri voti sommati a quelli raccolti dalla coalizione guidata da Adriana Poli Bortone sarebbero serviti per conquistare la Regione. E dico

di più: con una coalizione tanto ampia il risultato sarebbe stato assolutamente vincente. Del resto dove PdL e UdC hanno trovato l’accordo (Campania, Calabria, Lazio) il risultato è stata la vittoria del centrodestra. La situazione che si è creata ricade ovviamente sulle spalle dell’attuale dirigenza regionale del PdL. Gli errori sono stati “pugliesi” ed è per questo che non mi aspetto che da Roma arrivino segnali forti. La consapevolezza di aver sbagliato e la volontà di cambiamento devono ora venire dal basso e la mia elezione, pur essendo un piccolo risultato, è già un segnale importante in tal senso. La Puglia ha davanti altri 5 anni di governo del centrosinistra: quale sarà il rapporto tra Molfetta e l’ente regionale? Innanzitutto non si può parlare di un governo di centrosinistra: siamo di fronte ad un governo di sinistra da cui non mi aspetto grandi cose e che non ha avuto la capacità di analizzare i suoi errori parlando solo di piccoli incidenti di percorso. Se quello che è accaduto ad alcune forze presenti nel governo Vendola fosse capitato a noi non ci sarebbe stato nemmeno concesso di ritornare a chiedere il sostegno

degli elettori. Comunque mi auguro che, anche grazie al mio lavoro e alla mia presenza a Bari, possano essere superati alcuni problemi sorti negli ultimi anni non so se per un atteggiamento sbagliato nei nostri confronti da parte del Governo Vendola o per l’opera contro messa in atto dall’assessore regionale Guglielmo Minervini. All’indomani della sua elezione in molti hanno parlato di “ripescaggio”… Al Popolo della Libertà spettavano 17 consiglieri eletti con il metodo proporzionale. Ed io non sono il diciassettesimo. Questo è tutto! Come vede il suo futuro in Consiglio regionale. Diciamo che fino a quando non avremo cominciato concretamente ad operare sarà difficile dare una risposta. So solo che, una volta terminato quest’anno scolastico, prenderò l’aspettativa dall’insegnamento, poi mi dedicherò ventiquattro ore su ventiquattro agli affari istituzionali. Il mio sarà un lavoro attento, puntiglioso, che partirà da zero. Una delle cose positive sarà che finalmente potrò esprimere in prima persona le mie idee e intervenire quando necessario: tante volte assistendo ai consiglio comunali di Molfetta ho fatto fatica a stare zitto di fronte a tante fesserie dette da qualcuno dell’opposizione. Adesso potrò rispondere per le rime quando necessario. Di certo porterò avanti quelle priorità di cui ho parlato anche in campagna elettorale: tentare di superare le difficoltà trovate dal Comune di Molfetta nel rapporto con la regione e poi tanto impegno affinchè il PdL venga ricordato come il “partito del lavoro”. È necessario l’impegno di tutti affinchè si possa garantire un futuro ai giovani di questa terra. E adesso parte già la corsa in vista delle amministrative del 2010? Noi eravamo già in corsa. Certo oggi possiamo lavorare più serenamente. Dico eravamo già in corsa perché la nostra maggioranza dal primo giorno di governo sta lavorando per il bene di questa città. E se uno lavora per garantire un futuro alla sua terra allora non può che essere già in corsa per la riconferma. Continueremo a parlare di fatti: poi penseremo ai nomi e alle sfumature. Per il momento ci tocca lavorare ancora tanto. Una cosa che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare impegnandoci e con tanta passione C.G.

Il Fatto n. 058  

www.ilfatto.net

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