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w w w .i l f a tto.n et Molfetta

Quindicinale gratuito di informazione.

Primo piano

Torna d’attualità il tema dell’aborto. A Bari sbarca la “pillola”.

giovedì 15 aprile 2010

n° 58

Cronaca

In città

Sport

Furti al cimitero: sparita la statua dell’Addolorata.

Presentato il programma degli eventi per la primavera e l’estate molfettese.

La Virtus è salva. Le altre ancora in ballo.

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Arriva... CHMOD.TV! Le parole dei “consiglieri”

Nuovo Corso Umberto: c’è chi dice no!

All’indomani della tornata elettorale Molfetta potrà contare nuovamente su due rappresentanti nell’aula di via Capruzzi. Abbiamo raccolto le prime dichiarazioni di Guglielmo Minervini, eletto per il Partito Democratico e Antonio Camporeale rappresentante del Popolo della Libertà.

A molti non piace il progetto di riqualificazione del salotto buono della città. Su Facebook il gruppo dei dissidenti cresce giorno dopo giorno. Cosa c’è che non va secondo Antonello Mastantuoni di Legambiente e l’architetto Nicola Poli.

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Corsivo

giovedì 15 aprile 2010

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Aborto: in pillole o no, rimane una sconfitta Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1868

Torna d’attualità un tema su cui riflettere e interrogarsi.

La pillola abortiva Ru486 è entrata ufficialmente in Italia, somministrata il 7 aprile scorso, nel Policlinico di Bari, ad una ragazza di 25 anni che desiderava interrompere una gravidanza in atto ma già da tre anni, in via sperimentale ed in regime di dayhospital, veniva usata lì ed all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, tanto che ben 196 donne pugliesi l’avevano assunta, scegliendola come alternativa al metodo chirurgico dell’isterosuzione o raschiamento, consentito, in alcuni casi, dalla famosa legge n. 194 del 22 maggio 1978, legge che, ricordiamo, costò non poche lotte e battaglie alla sinistra attenta ed impegnata di quegli anni. La RU486 è a base di mifepristone, sostanza che inibisce l’azione del progesterone, ormone necessario per il proseguimento della gravidanza, ostruisce i vasi sanguigni della mucosa uterina, aumenta la contrattilità muscolare dell’utero e favorisce la dilatazione della cervice: in tal modo l’embrione non riceve più nutrimento e la mucosa dove si è annidato si distacca per poi essere eliminata. Viene data solo in ospedale per gestazioni che non abbiano superato i 49 giorni o 7 settimane: la donna prende da una a tre compresse in abbinamento ad un altro farmaco a base di prostaglandine che provoca contrazioni uterine più intense; se effettuato in tempo preco-

ce il trattamento pare non procurare effetti e conseguenze di alcun rilievo sul fisico. La RU486 non va confusa con la pillola del giorno dopo, un contraccettivo di emergenza a base di levonorgestrel, in grado di bloccare l’ovulazione, che va preso entro 10 o 12 ore dal rapporto sessuale a rischio, acquistabile in farmacia con ricetta medica (se serve nei fine settimana o di notte occorre rivolgersi alla Guardia Medica o al Pronto Soccorso, n.d.r.) e nemmeno con quella dei 5 giorni dopo, un farmaco non ancora disponibile in Italia, a base di ulipristal, già venduto negli Stati Uniti, in Germania ed in Inghilterra, che mantiene la sua efficacia per un periodo di tempo più lungo rispetto al levonorgestrel (appartiene alla classe dei modulatori dei recettori del progesterone). Molte le polemiche, forte la speculazione mediatica e politica, il boicottaggio e l’ostruzionismo da parte di quelle regioni intenzionate ad ostacolare, in tutti i modi, la pratica di una nuova forma di interruzione di gravidanza di cui vanno ancora chiarite uso, tempi e modalità. Finita da decenni l’era delle mammane, degli infusi di prezzemolo, dei “cucchiai d’oro”, l’aborto continua a far discutere, oggi come ieri. A detta di molti quello “chimico” tenderebbe non solo a medicalizzarlo, rendendolo simile ad una qualunque patologia curabi-

le e risolvibile con semplici farmaci ma rischierebbe addirittura di banalizzarlo, svuotandolo dei suoi significati etico, psicologico e religioso che ne fanno un accadimento a dir poco drammatico e poco superabile o elaborabile da parte delle donne che lo vivono, sempre e comunque, come scelta forzata: donne che fanno fatica a scordare, a capire, e ripongono il vissuto di quell’esperienza in un posto nell’anima dove è sempre più difficile tornare, entrare, fermarsi a pensare. Questo perché l’aborto non finisce mai, spesso comincia proprio quando è, da tempo, concluso, fa parte di quelle strane ferite che il tempo non cicatrizza ma lascia lentamente affiorare. Ne sa qualcosa Maria ( vuole che la chiamiamo così) che, in questi giorni, rivive ancora una volta il trauma di un aborto effettuato da ragazza parecchi anni fa, ai tempi dell’università, proprio nel periodo in cui fu approvata la legge 194 di cui, però, per diverse regioni, non poté e non pensò di usufruire. Maria ricorda lo spavento, l’incredulità, l’isolamento di quei giorni, ha nella mente ancora il nome del test di gravidanza che usò nel bagno da sola ed il silenzio telefonico che seguì alle parole con cui comunicò al suo ragazzo il risultato positivo. I compagni di “partito” (bazzicavano l’area di sini-

stra) diedero loro una mano e con una colletta raggranellarono la somma necessaria per l’intervento, centomila lire, il “prezzo politico” che un famoso ginecologo praticava a ragazzi come loro per aborti eseguiti, in fretta e senza alcuna tutela sanitaria, con il metodo Karman, cioè per aspirazione. Ci passarono quasi tutti quelli del gruppo, sembrò quasi un rito di iniziazione, e, dopo lo strano senso di liberazione che avvertirono per il pericolo scampato, cominciarono a fare i conti con se stessi e con la realtà: molte coppie si sfasciarono e l’inquietudine che li colse minò i progetti di vita e di studio che, in molti casi, non si realizzarono. Si ritrovarono improvvisamente vecchi e stanchi e solo anni dopo giunse l’amara consapevolezza di un gesto che aveva inesorabilmente spezzato la loro voglia di sognare. Maria, a volte, si chiede come sarebbe stato quel figlio e come sarebbe ora lei, se lo avesse fatto nascere, dice che il senso di fallimento covato e maturato con gli anni è sottile e indelebile: perché, comunque vadano le cose, l’aborto è la sconfitta di una donna, di una coppia, della società intera, un’occasione di vita mancata che avrebbe potuto, forse, renderci migliori. Beatrice De Gennaro


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Primo Piano

giovedì 15 aprile 2010

Arrivano soldi dalla Provincia Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1869

Finanziamenti per strade, scuole e cultura.

Primo bilancio della Provincia di Bari nella nuova era Schittulli e primi investimenti per Molfetta. Ammonta a oltre 4 milioni e mezzo la somma stanziata per l’anno 2010 nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche approvato a metà marzo dal consiglio

provinciale. Il budget previsto per Molfetta è destinato a interventi edilizi nelle scuole superiori e soprattutto alla manutenzione straordinarie delle strade provinciali che collegano la città con altri centri limitrofi. Non mancano finanziamenti anche per il turismo e in particolare per l’Estate Molfettese, mentre per il Pulo si va verso la riconferma dell’accordo con il consorzio di associazioni “Polje” per la gestione della dolina. A meno di un anno dal primo giro di boa della legislatura targata Schittulli, il consigliere provinciale Saverio Tammacco (nella foto), eletto a Molfetta nella lista del PdL, presenta nel dettaglio il lavoro svolto finora. In primo piano le scuole e le strade: per il rifacimento dei controsoffitti interni ed esterni nel plesso del “Polivalente” (che comprende il tecnico industriale e il liceo scientifico) andranno 350mila euro; altrettanti saranno impiegati per il rifacimento dei prospetti esterni del professionale per il turismo e il commercio “Don Bello”. E ancora:

per l’adeguamento alle norme di sicurezza dell’Ipssar saranno investiti 270mila euro, mentre per il risanamento facciale dell’Ipsiam arriveranno 370mila euro. “Gli interventi hanno tutti copertura finanziaria certa” spiega Saverio Tammacco, consigliere provinciale del PdL, aggiungendo che si tratta di somme già stanziate nel Bilancio 2010 e quindi per opere cantierizzabili già a partire da quest’anno. Novità molto interessanti si preannunciano per il sistema della viabilità provinciale. Ben 2milioni di euro saranno utilizzati per un progetto di sistemazione della strada Molfetta-Bitonto con l’allargamento della carreggiata, il rifacimento del manto stradale e l’illuminazione di un tratto lungo 4 chilometri. “È solo il primo stralcio di un piano più articolato che riguarda la manutenzione straordinaria dell’intera strada provinciale. L’allargamento della strada sarà realizzato senza ricorrere a espropri di terreni” dice Tammacco. “Nel 2010 saranno utilizzati 500mila euro per

illuminare l’intera strada provinciale Molfetta-Ruvo con enorme benefici in termini di sicurezza” annuncia il consigliere provinciale del Pdl. “Altri 800mila euro saranno utilizzati per l’illuminazione dell’intero tratto stradale tra Molfetta e Terlizzi. In questo modo Molfetta avrà collegamenti più sicuri con tutte le città del circondario”. Con emendamento al bilancio di previsione presentato in aula, fortemente voluto dal consigliere Tammacco, sono stati stanziati altri fondi (circa 70mila euro) per la palestra scoperta del Liceo Classico e della scuola media Pascoli, mentre circa 40mila euro finanzieranno iniziative sportive e culturali nell’ambito dell’Estate Molfettese 2010. “Il nostro lavoro ovviamente non si ferma qui. Di concerto con l’amministrazione Azzollini la Provincia di Bari lavorerà in sinergia per l’attuazione del Piano di Zona dei Servizi Sociali. Il lavoro di programmazione continua anche per la valorizzazione dell’istituto Apicella e del Pulo”.


L’opinione

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Non toglieteci l’identità Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1870

Conosciamo davvero la città dove abitiamo? Che, ad occhio e croce, ci pare sempre uguale, a parte il suo allargarsi a polipo, per cui, andando a fare una passeggiata alla Madonna delle Rose, prima tappa quando si voleva sfuggire ai palazzi e imboscarsi in campagna, ci si ritrova fra macchine e palazzi, perché la Madonna delle Rose ormai campagna non è più. Sempre la stessa Molfetta eppure non più la stessa. “Il giorno di pasquetta andavamo alla campagna di zi vattinn, a piedi, dopo aver caricato il calzone sull’unica bicicletta, ora il Lunedì dell’Angelo si va all’Ipercoop”. Commento a suggello delle festività pasquali. Da un lato le inossidabili tradizioni, dall’altro l’assalto al centro commerciale nel giorno consacrato alla scampagnata, alla natura, ai giri in bicicletta, ai bambini che giocano a pallone. Complice la riapertura del parco giochi, la periferia della città – oppure è quello ormai il centro e tutto il resto periferia? – è stata assalita,

lo testimoniano le code nelle strade di accesso, pieno l’outlet e, a sera, le sale cinematografiche, affollato il McDonald’s di molfettesi e provincia; il calzone sostituito dal panino con polpetta. “La città è morta”, afferma un commerciante di antica tradizione e non è solito lamento di chi ha visto negli ultimi anni scemare i propri guadagni. “Non si passeggia più – continua – la gente non va più a piedi, non conosce la città, fa fatica ad orientarsi anche al centro e questo vale soprattutto per i bambini, cosa ovvia, se i genitori preferiscono portarli negli ipermercati; chiedi dove è via Felice Cavallotti e non te lo sanno dire, ma conoscono Auchan, l’Ipercoop e tutti gli altri”. I genitori dalla loro affermano che lì i bambini sono al sicuro, posso correre al riparo dalle auto e permettere acquisti in tranquillità. La città finta ha sostituito quella reale e a quanto pare importa a pochi. Anzi, si rilancia. Per esempio con il

progetto di rifacimento di Corso Umberto. Il salotto buono ha certo bisogno di una rinfrescata, basti ricordare lo sconcio delle fioriere rimaste lì per anni a disfarsi, ma di qui a ristrutturalo avendo come modello i giardini “Play Mobil” o la galleria commerciale di un ipermercato, ce ne corre. La trasformazione di Corso Umberto, così come è stato per la costruzione delle periferie o la nascita dell’appendice dei centri commerciali, non tiene conto di un valore immateriale, ma importante per la comunità, che è quello della sua identità. Anzi, ancora prima, è l’idea di comunità che è disconosciuta in queste operazioni. Molfetta come Bisceglie o Cassano o Poggiorsini, chi camminerà per questa strada o per la galleria di Auchan potrebbe essere un molfettese o un cittadino di un posto qualsiasi, sarebbe privo di punti di riferimento, nudo della sua appartenenza, non avrebbe nulla a ritrovare, se non la medesima collocazione delle merci negli scaffali, panchine e arredi standard,

uno scenario identico a quello che si può ritrovare in qualunque area residenziale del mondo. Quella strada, e prendiamola a simbolo di questa città, non è una qualunque, ma è il luogo del passeggio, dei comizi, dei cortei, del caffé che fa da scenario per le discussioni, degli appuntamenti, delle prime uscite con il passeggino o al braccio del fidanzato, plastificarla, fino a che assomigli alle finte strade, con i finti balconi e i finti fiori dell’outlet, vuol dire privarci di un pezzo dell’esser noi stessi; e non perché il molfettese sia meglio o peggio di altri o che ci sia da gloriarsi nell’essere di qui, ma perché ci si apre al mondo a partire dalla propria identità ed appartenenza. Quella di cui si è avuta così poca cura negli ultimi anni, nell’indifferenza. Forse ci contraddistingue questo, non ci vogliamo poi tanto bene qui a Molfetta. E capir perché sarebbe interessante oggetto di indagine per gli psicologi. Lella Salvemini


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Politica

giovedì 15 aprile 2010

Guglielmo Minervini: il “ritorno” Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1871

Altri cinque anni in via Capruzzi per colui che ha “inventato” l’Assessorato Regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva. La sua è stata una campagna elettorale fatta dai giovani e diretta ai giovani. È stato questo il “segreto” del suo successo? Avevamo lavorato molto con i giovani in questi anni, con politiche molto forti e creative, dunque era naturale assumerli come protagonisti naturali della campagna elettorale. Io credo che i giovani costituiscano la chiave di volta per cambiare la Puglia e anche la politica. Servono la loro energia, la loro passione, i loro talenti, soprattutto la loro curiosità verso il futuro. Solo così la smetteremo di essere attaccati all’esistente, prigionieri delle nostre storie. In Consiglio Regionale si ritroverà faccia a faccia con il suo “diretto sfidante”, il professor Antonio Camporeale, che in città ha raccolto quasi il doppio dei voti da lei raccolti e che promette già di governare la regione dall’opposizione; come risponde a questo? Curiosa questa idea di “governare dall’opposizione”. Forse in effetti in questi anni di amministrazione locale hanno provato a essere “opposizione al governo”, scatenando contenziosi con tutto il mondo, dal Tar all’Autorità di Bacino, pur di non affrontare i problemi della città. Un po’ di confusione di ruoli, insomma. Ha bisogno di rimettere in ordine le idee. Sono fondate le voci che lo vedono come il futuro presidente del Consi-

glio Regionale? Lasciamo che le voci corrano dietro alle voci. In questi giorni i giornali hanno bisogno di riempire le pagine e noi di pensare delle buone idee sul lavoro serio e responsabile che dobbiamo realizzare per mantenere fede alle speranze dei pugliesi. A Molfetta Vendola ha sbancato il risultato, il centrosinistra intero ha di fatto guadagnato terreno sul centrodestra; si sta realmente costituendo un nuovo scenario, ma soprattutto un nuovo risultato per le

prossime Amministrative? Il centrodestra a Molfetta è sceso al 40%. Mai accaduto prima d’ora. Non v’è dubbio che questo risultato abbia un contenuto politico anche sull’amministrazione locale: i molfettesi che esprimono un giudizio negativo sul sindaco e sui suoi candidati ombra sono ormai una maggioranza molto larga. Trasformare tutto questo in una proposta alternativa di governo della città è un impegno del centrosinistra che può iniziare subito e non tra tre anni. Lo chiede Molfetta.

È contento che finalmente i due Minervini molfettesi siano tornati a correre per lo stesso obiettivo? Li vederebbe insieme alle prossime Amministrative in un’unica grande coalizione? Siamo già stati nella stessa coalizione nelle scorse amministrative. Ciascuno con la propria storia e con la responsabilità delle proprie scelte. Tutti abbiamo il dovere di testimoniare che gli interessi della città, il suo futuro, sono più importanti delle nostre questioni personali. La politica nasce solo quando il senso di una sfida comune prevale sulle ambizioni dei singoli. Altrimenti è solo infinita lotta per il potere. Non possiamo permetterci di rendere Molfetta prigioniera delle nostre storia. Questo è il tempo di aprire il campo a una nuova generazione che avverta il gusto di scrivere una nuova pagina. Con dei padri che li accompagnano senza soffocarli. Chi vede bene come candidati alla poltrona di sindaco sia da questa che da quell’altra fazione? Questo è il momento di tirare fuori idee non nomi. Sono delle buone idee a generare le energie e le energie a mettere in luce i carismi delle persone. Facciamo una buona semina e vedremo insieme emergere buone persone. Isabel Romano Francesco Tempesta


politica

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Un “professore” alla Regione Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1872

Per anni è stato considerato la “mente” del gruppo Azzollini: Antonio Camporeale diventa ora braccio armato a via Capruzzi. Prima di parlare dell’esito del voto, facciamo un passo indietro alla campagna elettorale. Come è stato viverla per la prima volta da protagonista e non stando dietro le quinte? L’ho vissuta bene anche grazie al rapporto quotidiano e alla vicinanza di tanta gente. Certo affrontare per la prima volta gli elettori, parlare ad ognuno di loro, confrontarsi con le platee all’inizio ha provocato qualche momento di tensione ma poi tutto è andato nel migliore dei modi. La sua è stata una campagna elettorale per Molfetta. Dal PdL si rimarca invece che la campagna elettorale di Guglielmo Minervini sia stata puntata solo a demolire l’avversario… Non mi piace mai parlare di ciò che avviene in casa d’altri. Posso solo dire che Minervini secondo me ha proposto una campagna elettorale basata sulle falsità e su numeri che il territorio non ha visto. Non si può parlare di soldi e finanziamenti quando si sa bene che ben poco è stato speso sul territorio ed ha prodotto qualcosa di utile. Inoltre in campagna elettorale Minervini non ha risparmiato di dire cose inesatte. Facciamo un esempio: su un volantino si leggeva del finanziamento dell’oratorio di San Giuseppe. Nulla di più falso: il campo di calcio della parrocchia è stato rimodernato solo grazie all’interessamento del senatore Antonio Azzollini. Pensa che in occasione di questa tornata elettorale i candidati molfettesi siano stati troppi? Tra questi un giudizio sui due Minervini è dovuto. Non si può parlare di tanti o pochi candidati. Hanno corso coloro che hanno sentito di doverlo fare. Poi ognuno ha raccolto i risultati che la città ha dato. Per quanto riguarda Guglielmo penso che abbia avuto ciò che Molfetta ha sentito di dovergli dare: il risultato di una non presenza sul territorio e di voti raccolti solo per interessi personali. Tommaso invece è andato ben oltre le nostre aspettative pescando evidentemente sia nel nostro elettorato che in quello del Partito Democratico. Passiamo adesso al giudizio sul risultato del Popolo della Libertà. Un successo o un fallimento? Il nostro è stato certamente un successo. Certo, inutile nascondere che avremmo potuto fare di più ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che continuiamo ad essere il primo partito in città e che l’astensionismo ha cau-

sato problemi più dalla nostra parte che dall’altra. Evidentemente continuiamo ad avere difficoltà nel motivare i nostri uomini e le nostre donne: quando non sono in corsa in prima persona perdono un po’ di smalto ma abbiamo retto il confronto e certamente avremo modo di apportare le giuste correzioni in vista delle prossime tornate elettorali. Sicuramente però con la mia elezione abbiamo chiuso il cerchio istituzionale: la classe dirigente del centro desta molfettese è presente in tutte le sedi istituzionali della Repubblica. Possiamo però dire con tranquillità che tra di noi c’è stato qualcuno pigro rispetto ad altri e che sull’andamento generale ha anche influito una scelta tardiva del candidato governatore. Scelta solo tardiva o anche sbagliata? Rocco Palese era un ottimo candidato. L’errore è stato nella strategia, nel colpevole ritardo con cui si è scelto il nome e soprattutto nel mancato accordo con UdC ed Io Sud. Basterebbe fare un semplice calcolo matematico per capire che i nostri voti sommati a quelli raccolti dalla coalizione guidata da Adriana Poli Bortone sarebbero serviti per conquistare la Regione. E dico

di più: con una coalizione tanto ampia il risultato sarebbe stato assolutamente vincente. Del resto dove PdL e UdC hanno trovato l’accordo (Campania, Calabria, Lazio) il risultato è stata la vittoria del centrodestra. La situazione che si è creata ricade ovviamente sulle spalle dell’attuale dirigenza regionale del PdL. Gli errori sono stati “pugliesi” ed è per questo che non mi aspetto che da Roma arrivino segnali forti. La consapevolezza di aver sbagliato e la volontà di cambiamento devono ora venire dal basso e la mia elezione, pur essendo un piccolo risultato, è già un segnale importante in tal senso. La Puglia ha davanti altri 5 anni di governo del centrosinistra: quale sarà il rapporto tra Molfetta e l’ente regionale? Innanzitutto non si può parlare di un governo di centrosinistra: siamo di fronte ad un governo di sinistra da cui non mi aspetto grandi cose e che non ha avuto la capacità di analizzare i suoi errori parlando solo di piccoli incidenti di percorso. Se quello che è accaduto ad alcune forze presenti nel governo Vendola fosse capitato a noi non ci sarebbe stato nemmeno concesso di ritornare a chiedere il sostegno

degli elettori. Comunque mi auguro che, anche grazie al mio lavoro e alla mia presenza a Bari, possano essere superati alcuni problemi sorti negli ultimi anni non so se per un atteggiamento sbagliato nei nostri confronti da parte del Governo Vendola o per l’opera contro messa in atto dall’assessore regionale Guglielmo Minervini. All’indomani della sua elezione in molti hanno parlato di “ripescaggio”… Al Popolo della Libertà spettavano 17 consiglieri eletti con il metodo proporzionale. Ed io non sono il diciassettesimo. Questo è tutto! Come vede il suo futuro in Consiglio regionale. Diciamo che fino a quando non avremo cominciato concretamente ad operare sarà difficile dare una risposta. So solo che, una volta terminato quest’anno scolastico, prenderò l’aspettativa dall’insegnamento, poi mi dedicherò ventiquattro ore su ventiquattro agli affari istituzionali. Il mio sarà un lavoro attento, puntiglioso, che partirà da zero. Una delle cose positive sarà che finalmente potrò esprimere in prima persona le mie idee e intervenire quando necessario: tante volte assistendo ai consiglio comunali di Molfetta ho fatto fatica a stare zitto di fronte a tante fesserie dette da qualcuno dell’opposizione. Adesso potrò rispondere per le rime quando necessario. Di certo porterò avanti quelle priorità di cui ho parlato anche in campagna elettorale: tentare di superare le difficoltà trovate dal Comune di Molfetta nel rapporto con la regione e poi tanto impegno affinchè il PdL venga ricordato come il “partito del lavoro”. È necessario l’impegno di tutti affinchè si possa garantire un futuro ai giovani di questa terra. E adesso parte già la corsa in vista delle amministrative del 2010? Noi eravamo già in corsa. Certo oggi possiamo lavorare più serenamente. Dico eravamo già in corsa perché la nostra maggioranza dal primo giorno di governo sta lavorando per il bene di questa città. E se uno lavora per garantire un futuro alla sua terra allora non può che essere già in corsa per la riconferma. Continueremo a parlare di fatti: poi penseremo ai nomi e alle sfumature. Per il momento ci tocca lavorare ancora tanto. Una cosa che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare impegnandoci e con tanta passione C.G.


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Cronaca

giovedì 15 aprile 2010

Dalla processione al tribunale Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1873

Un ex priore dovrà comparire davanti al giudice. A Molfetta, si sa, le tradizionali processioni pasquali rappresentano un momento di riscoperta della tradizione per molti, di fede per alcuni. Le strade della città si animano di migliaia di persone e i colori dei camici dei confratelli entra a far parte del paesaggio. Un’armonia non priva però di sbavature che a volte fanno sorridere e nello stesso tempo riflettere. Tra queste le liti, immancabili, tra confratelli. Poche volte però era capitato sinora che gli screzi fossero finiti in tribunale. Nel caso che ci interessa però è andata proprio così. Tutto inizia nel corso della processione del Sabato Santo del 2009 quando, racconta una delle parti coinvolte nella vicenda, l’allora priore di una delle confraternite impegnate nella manifestazione religiosa, invita con modi forse un po’ perentori, ma bisogna chiarirlo senza usare epiteti offensivi o bestemmie, un suo confratello a tornare in processione a pena di allontanarlo definitivamente dalla congrega. amico e, assieme alla anziana madre un balcone. Un gesto, quello di affacQuest’ultimo infatti si era “staccato” malata, assistere al passaggio delle ciarsi dal balcone, che il priore stesso dalla processione per far visita ad un sacre immagini stando affacciato ad pare avesse esplicitamente vietato nel

corso di una riunione informale tenutasi alcuni giorni prima ed alla quale il confratello “disubbidiente” non sarebbe stato presente. Nasce così tra i due un attrito che finisce in tribunale. Il confratello “richiamato”, sentendosi offeso per quanto avvenuto, sporge querela nei confronti dell’allora priore e indica anche numerosi testimoni a suo favore. Dall’altra parte l’ex priore si difende, tanto che il pubblico ministero incaricato di seguire il caso chiede l’archiviazione della vicenda. Archiviazione cui ovviamente si oppone il querelante che ottiene da un giudice onorario (il giudice di pace), che il pubblico ministero formuli il capo di imputazione nei confronti dell’ex priore. E così siamo ai giorni nostri: all’ex priore viene infatti notificata una citazione in giudizio per aver commesso il reato di ingiurie nei confronti del confratello. Così, certamente senza camice e cappuccio ma con tanto rancore, i due dovranno comparire di fronte al giudice nel prossimo mese di settembre. Accade anche questo a Molfetta!

Uno spirito si aggira nel cimitero. È quello dei tombaroli Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1874

Scomparsa tra il sabato santo e la domenica di Pasqua la statua dell’Addolorata dalla cappella dell’Arciconfraternita della morte al cimitero nella zona monumentale. Ad allarmare i carabinieri sono stati alcuni confratelli che, recatisi al cimitero, non hanno più trovato nella nicchia della cappella l’antica statua datata intorno al 1700, oltre ad essa all’appello risultavano mancare anche un inginocchiatoio e il sudario che adornava la croce del simulacro. “Questo, in realtà – come afferma il cappellano del cimitero don Nicolantonio Brattoli – non è un episodio solo all’interno del cimitero bensì deve essere inserito in un

ben più ampio quadro. Sono, infatti, sempre più frequenti – continua il cappellano – i furti messi a segno a discapito sia delle confraternite sia delle varie cappelle familiari nella zona monumentale e non”. Ormai sembrerebbe che nemmeno i defunti possano essere lasciati nel loro eterno riposo. Essi e specialmente ciò che di prezioso le loro cappelle contengono, dunque, sarebbero rientrati nel cerchio delle mire di conquista di tombaroli che dalle diverse segnalazioni pervenute sono alquanto affascinati da tutto ciò che vi possa essere di antico poiché utile o da rimpiazzare sul mercato, ipotesi su cui si sta investigando,

oppure da sfoggiare come beni della propria collezione di opere d’arte. “Dopo l’ennesima lamentela – come afferma don Nicolantonio Brattoli – ho redatto una lettera indirizzata al Sindaco al fine di informarlo sui furti. Questo, però, non basta, c’è bisogno di maggiore controllo dell’area sottoposta persino al transito di mezzi di trasporto che non fanno parte del personale autorizzato che tra l’altro risulta essere anche carente rispetto all’esigenza di controllare un’area tanto vasta”. La soluzione più opportuna sarebbe – come afferma il cappellano – chiudere nel pomeriggio l’area monumentale, chiudere due dei tre in-

gressi che sono ingestibili e installare alcune telecamere che consentano una sorveglianza continua anche nelle ore notturne. In questo modo i familiari dei defunti potranno essere più sicuri che quanto hanno lasciato sulla lapide e nei gentilizi rimanga là come segno di affetto verso il quale è d’obbligo portare rispetto. “La sensibilità della gente deve trionfare, occorre che tutti abbiano buon senso e segnalino tutto senza discendere nell’oscura omertà”. È questo il messaggio conclusivo di augurio e di speranza di don Nicolantonio Brattoli. Gianfranco Inglese


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Attualità

giovedì 15 aprile 2010

Facebook per dire “no” all’Amministrazione Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1875

Sono circa mille gli aderenti al gruppo nato per protestare contro il progetto di riqualificazione di Corso Umberto. Quasi novecento persone per salvare corso Umberto I. È questo il numero degli iscritti ad un gruppo di Facebook dal titolo “Non massacrate corso Umberto!”. Il gruppo ideato da Antonello Mastantuoni, presidente della locale sezione di Legambiente, accoglie tutti coloro che non condividono la scelta del Comune di Molfetta di attuare un nuovo progetto per la riqualificazione del “Corso”. Un progetto che dovrebbe cambiare radicalmente l’aspetto di uno dei salotti buoni della città facendolo assomigliare ad un centro commerciale all’aperto. L’ennesimo colpo alla storia cittadina, alle sue antiche strutture e alle sue abitudini. Il gruppo denuncia inoltre “l’ennesima mancanza di democrazia da parte del Comune nel prendere questa decisione”. Infatti prima di presentare il progetto, ideato dal team coordinato dall’ing. Rocco Altomare, gli unici ad essere interpellati sono stati i commercianti. Questo modo di procedere, a detta del gruppo, è intollerabile perché non è possibile escludere i cittadini mol-

fettesi da una scelta che riguarda una parte della città che appartiene a tutti e che ha oltre duecento anni di vita. Il restyling prevede inoltre l’estirpazione degli oleandri, definiti dai

le ragioni per cui il nuovo progetto del Comune di Molfetta può essere tranquillamente definito uno scempio per la città e per la sua storia. Intanto è stata attivata persino una petizione on line contro tale iniziativa con l’obiettivo primario di arrivare a raccogliere almeno mille firme. Tempi duri quindi per gli amministratori che dovrebbero cominciare a prendere in considerazione l’idea di intraprendere contatti con i cittadini spesse volte tenuti fuori da decisioni nevralgiche per la città. L’ideale sarebbe quello di intraprendere un dialogo fra le parti per arrivare ad un compromesso e magari a qualche importante e condivisa modifica per il progetto di Corso Umberto prima che questo diventi esecutivo. Magari il Comune di Molfetta potrebbe organizzare un nuovo talk show in cui raccogliere le idee dei cittadini riguardo la quetecnici comunali a fine ciclo, i quali stione. Il timore è che, non essendo verranno sostituiti da aiuole. Il grup- più in tempo di elezioni, i talk show po terrà a breve un incontro pubblico adesso non vadano più di moda. proprio presso corso Umberto in cui cercherà di spiegare alla cittadinanza Francesco Tempesta

Il “perché” di Antonello Mastantuoni Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1876

Antonello Mastantuoni, presidente di Legambiente Molfetta e creatore del gruppo su Facebook che si pone come intento quello di fermare “il massacro” di corso Umberto, è intervenuto spiegando le ragioni che lo hanno spinto ad intraprendere questa protesta contro l’Amministrazione Comunale, rea, secondo lui, di aver presentato un progetto improponibile che potrebbe mettere a rischio gli anni di storia e la signorile struttura di una strada che costituisce il salotto buono della città. E sì che ne avevano avuto di tempo. Di intervenire su Corso Umberto se ne parlava già dagli anni ’90, assai prima che nascesse l’Outlet e che il passeggio si trasferisse nella città di plastica e di cartongesso. Da allora, mentre le varie amministrazioni si succedevano, i molfettesi hanno dovuto accontentarsi di un po’ di brutte fioriere e di un qualche panchina destinata ad avere triste e breve esistenza. Alla fine un

progetto è venuto fuori. All’amministrazione Azzollini bisogna riconoscere almeno questo merito. Purtroppo l’unico. Fedele allo stile decisionistico e alla triste – per la maggioranza dei cittadini, s’intende – abitudine di prendere scelte che riguardano l’intera città in pochi studi professionali, l’Amministrazione ha tirato fuori in piena campagna elettorale – e prima ancora che fosse presentato in Consi-

glio Comunale! – un progetto che, sarà stata la fretta dettata dalla contingenza, non rispetta neanche quei (pochi) buoni propositi contenuti in quella “Relazione tecnica illustrativa” che ha accompagnato la sua presentazione nel cosiddetto “talk show” del 16 marzo. Tale “Relazione” meriterebbe assai maggior fortuna di quella che temo abbia avuto, tanto chiaramente viene rivendicato, messo lì nero su bianco

senza alcuna pudicizia, il vizio pernicioso e anacronistico di una visione del ruolo dell’Ufficio tecnico e delle decisioni che gli competono che risulterebbe decisamente sorprendente se non fossimo abituati all’idiosincrasia per ogni confronto che è, da sempre, la cifra politica dell’amministrazione Azzollini e della dirigenza dell’UTC da lui voluta. Nel libello di progettacontinua a pag. 11


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segue da pag. 10 zione partecipata non si parla neanche per criticarla, magari per denunciarla come metodo inefficace o foriero di inutili perdite di tempo. E non è certo un caso che il risultato dell’unica esperienza di progettazione partecipata venga oggi messa in discussione e che piazza Paradiso sembri destinata a ritornare la sede mercatale in cui mettere a posto fisso gli ormai ingestibili ambulanti. Questo è il primo peccato che si rimprovera: quello di intervenire su aree pubbliche e memorie collettive con l’arrogante e ingiustificata pretesa di essere legittimato a operare senza avvertire il dovere di confrontar-

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si con i cittadini in percorsi strutturati di democrazia partecipata. Il secondo peccato è un’offesa alla memoria: la “risistemazione” – che appare piuttosto un adeguamento allo stile dettato dai centri commerciali che tanta fortuna sta avendo a Molfetta – contrasta platealmente con l’inserimento del Corso all’interno del perimetro della città storica. Distruggere la tessitura del basolato assicurando, per cercare di rassicurare i critici, che le pietre laviche verranno riutilizzate, è come dire che si intende buttar giù un edificio di valore storico ma che si riutilizzeranno le pietre con cui è costruito per farne villette a schiera. Gettare via gli oleandri dicendo che sono al limite del loro ciclo vitale, è come dire che chiunque sarebbe legittimato a buttar giù una quercia di 300 anni perché ormai ha vissuto abbastanza. Non si illudano i commercianti che si erano rallegrati nel vedere finalmente redatto un progetto: buttare via la storia del Corso per trasformarlo in qualcosa di assai vicino alla main street di un centro commerciale non porterà vantaggi neanche a loro. Il commercio vive di identità, di presentazione: il valore aggiunto che un luogo dà con le sue memorie, con le sue qualità, con le sue unicità, non ha pari. Il triste anonima-

to che contraddistingue la cifra stilistica del progetto porterà la periferia e i luoghi senza identità e senza anima a incistarsi come un cancro nel cuore di Molfetta, cancellando un centro che invece è ancora ricco della storia di tutti noi, della nostra anima. Un’amministrazione comunale che, secondo Mastantuoni, ha scarsa memoria storica di una città che ha sempre respirato attraverso la propria antica identità e attraverso quella dei suoi luoghi, attraverso quei polmoni urbani che adesso cominciano a vacillare sotto l’incedere del fumo avvelenato dettato dall’ignoranza. f.t.


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Cronaca

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Il punto di vista di un tecnico Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1877

Abbiamo rivolto alcune domande all’architetto Nicola Fortunato Poli, membro del gruppo sorto su Facebook dal titolo “Non massacrate corso Umberto!” che ha messo a nostra disposizione la sua competenza a riguardo.

Cosa ne pensa del nuovo progetto di restyling di corso Umberto I? Il “corso”, basta questo titolo per capire di cosa stiamo parlando, è il centro nevralgico della città, l’arteria commerciale più importante, il luogo d’incontro, di passeggio, di sosta. Eppure, nonostante tutti lo percorrano, pochi si accorgono della sua elegante bellezza, fatta di pregiate pavimentazioni, eleganti cortine di oleandri fioriti, e palazzi di grande rigore compositivo. Un ambiente omogeneo che determina un forte carattere paesistico, che nell’immaginario collettivo, indigeno e degli ospiti costituisce l’immagine stessa della città di Molfetta. Un carattere che il “corso” si è conquistato nei suoi centocinquanta anni di vita attraverso una serie di investimenti di grande qualità che sono oggi sotto i nostri occhi. Per questi motivi, rifiuto, da tecnico e da cittadino il concetto del restyling, poiché il “corso” non è un bene di consumo da promuovere attraverso un’immagine più accattivante, legata ai gusti del momento: è un patrimonio culturale e architettonico della città che va tutelato, rispettato e protetto. Con questo non voglio dire congelato, poiché necessita certamente di opere di manutenzione e di interventi di ri-

cono i cittadini e i tecnici ad un’attenta riflessione sulla necessità di tali interventi. Per non parlare solo di criticità, ci sono comunque nel progetto anche elementi interessanti, quali la pedonalizzazione delle traverse laterali, il divieto di attraversamento carrabile di larghi tratti, la definizione di aree di sosta e conversazione meno effimere di quelle attualmente esistenti. Senza giudicare il progetto, ritengo l’approccio parziale, poco attento al contesto architettonico, molto orientato verso il contesto economico. Considerando l’area storica di cui il corso fa parte, è necessario al contrario un approccio più globale, che tenga conto contemporaneamente di tutti gli aspetti che concorrono a costruire l’immagine della città. Dal suo punto di vista, ovvero quello di un architetto, che tipo di progetto proporrebbe in alternativa? Non voglio porre delle alternative progettuali ma metodologiche. Le amministrazioni si susseguono e indipendentemente dal colore politico, la progettazione viene affidata a tecnici interni o esterni, senza considerare come obiettivo preminente la qualità del progetto. Non c’è dibattito, discussione, analisi del contesto, non si qualificazione, che non usino approc- procede attraverso concorsi per idee. ci trasformativi, bensì conservativi e qualificativi. I nostri amministratori non devono dimenticare che l’area centrale della città è stata inserita nell’ultimo PRGC nelle zone A2, ossia come area di tutela del tessuto edilizio storicizzato. Si è inteso con tale operazione salvaguardare l’espansione ottocentesca che conserva particolare pregio sia nelle tipologie abitative, che nell’impianto urbanistico, costituito dal sistema infrastrutturale organizzato tra piazze e gerarchie stradali, sistema che si esprime anche attraverso l’uso dei materiali e il dimensionamento dei fabbricati. In tal senso qualsiasi progetto non può concentrarsi solo sul livello stradale, ma deve riqualificare l’ambiente urbano globale confrontandosi con la città e considerando la grande affezione dei cittadini al “corso”, impostando un processo di progettazione partecipata. Quali sono i punti del progetto che più di tutti stanno suscitando dubbi, perplessitè e polemiche fra addetti ai lavori e gente comune? Certamente la sostituzione delle basole in pietra vulcanica, e l’eliminazione degli oleandri sono gli aspetti maggiormente trasformativi che indu-

L’incarico è affidato per raggiungere l’obiettivo amministrativo, per risolvere un problema, non per condividere con la città un progetto di riqualificazione di una delle sue parti più significative. E’ questo il vero limite del progetto, non la qualità del risultato. La città deve condividere le trasformazioni della sua immagine perché non si può e non si deve a posteriori rimpiangere ciò che non abbiamo più. La chiesa di Santa Teresa, Palazzo Cappelluti, le ville urbane, le testimonianze dell’architettura industriale, le torri soffocate dalle aree industriali sono ormai ricordi che buona parte dei molfettesi vivono con rimpianto. In questo c’è anche un’assenza colpevole degli intellettuali e dei tecnici del territorio, architetti, ingegneri, troppo isolati nei propri studi tecnici e poco propensi a confrontarsi sui temi della costruzione della città. Facciamo in modo che corso Umberto non diventi un ennesimo oggetto di rimpianto. Ora che il progetto è ancora sulla carta, è ancora possibile discutere sulle scelte e modificare le soluzioni. Per questo parliamone, esprimiamo consensi e dissensi, cerchiamo di incidere democraticamente sulle scelte. Francesco Tempesta


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Moby Prince: 19 anni dopo Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1878

Si sono svolte a Livorno le cerimonie per commemorare la tragedia. Lo scorso 10 aprile si sono svolte a Livorno le cerimonie commemorative per non dimenticare l’incendio che 19 anni fa, nella notte del 10 aprile 1991, causò la morte di 140 passeggeri e distrusse, al largo di Livorno, il traghetto Moby Prince. Tra loro anche i molfettesi Giovanni Abbattista, Natale Amato, Giuseppe de Gennaro e Nicola Salvemini. Il programma delle cerimonie, promosso dalla Regione Toscana, dal Comune di Livorno, dalla Provincia di Livorno e dal Comitato “Moby Prince 140”, ed alle quali ha preso parte anche una delegazione del Comune di Molfetta composta dal vice sindaco Pietro Uva, da due consiglieri comunali, e da un agente della Polizia Municipale con il gonfalone della città, ha avuto inizio nel Duomo della città toscana con una funzione religiosa in ricordo delle vittime. Nel pomeriggio, poi, nella sala consiliare del Palazzo comunale, il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi ha portato il saluto, a nome della città, ai familiari delle vittime del Moby Prince. È stata l’occasione per far sentire, ancora una volta, la vicinanza e la dolorosa partecipazione della città, per riflettere sulle cause e su quanto ancora c’è da fare per scongiurare il ripetersi di tragedie simili e per rendere omaggio alle vittime. Al termine dell’incontro in comune un corteo si è mosso per alcune vie della città fino a raggiungere la zona portuale. Qui, sotto la lapide che ricorda le 140 vittime, è stato deposto un cuscino di rose inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e sono stati letti i nomi delle vittime. “Mentre i magistrati continuano instancabilmente a fare il loro lavoro – hanno detto i componenti dell’associazione dei familiari delle vittime – il nostro compito è mantenere il ricordo di quello che è accaduto quel 10 aprile di 19 anni fa”. Sulla vicenda è intervenuto anche il movimento civico Liberatorio Poli-

tico di Molfetta che ha espresso la sua posizione attraverso le parole del coordinatore Matteo d’Ingeo. “Sono trascorsi ormai 19 anni dalla tragedia del Moby Prince, il traghetto che andò a fuoco dopo uno scontro con la petroliera dell’Agip Abruzzo al largo del porto di Livorno; la più grave tragedia che abbia mai colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra e la terza tragedia della Marina Italiana in tempo di pace per le 140 vittime morte la sera del 10 aprile 1991. Come nella tragedia del motopeschereccio “Francesco Padre” non è mai stata fatta piena luce sulla dinamica dell’incidente nonostante l’attività della magistratura e le inchieste giornalistiche, da cui è emerso che in questi anni si sono succedute incongruenze processuali, omissioni, testimonianze parziali e inascoltate in una delle vicende giudiziarie più controverse della storia italiana. Proprio qualche giorno fa il presidente dell’as-

sociazione dei familiari delle vittime del Moby Prince, Loris Rispoli, ha denunciato la “sparizione” di sette scatoloni contenenti i documenti originali dei diversi processi relativi alla tragedia. Secondo Rispoli, potrebbe non essere un semplice smarrimento, chiedendosi come mai tra i tanti faldoni presenti nei magazzini del Comune di Livorno, siano spariti solo i documenti processuali. In questi lunghi anni le indagini sono state riaperte e il legale di parte civile, l’avvocato Carlo Palermo, ex magistrato (nel 1985 sfuggì a Trapani ad un attentato mafioso) avrebbe scoperto prove mai esaminate nel corso delle numerose inchieste che si sono succedute negli anni attorno alla vicenda. Secondo il legale, che difende gli interessi di una parte dei familiari delle vittime, ben sette navi militari americane più una francese, quella notte, poco dopo le 22, stavano trasportando ingenti quantità di materiale bellico, compreso esplo-

sivo, proveniente dalla base americana di Camp Derby. Un trasporto da considerarsi eccezionale, data la pericolosità del materiale imbarcato, un’operazione segreta che non risulta autorizzata dalla prefettura di Livorno, come prevedono la legge italiana e le norme sulla sicurezza portuale, e da considerarsi quindi assolutamente illegale. Questo spiegherebbe il perché le autorità americane si sono sempre rifiutate di consegnare ai magistrati livornesi le foto satellitari rilevate quella notte; e con ogni probabilità, i soccorsi furono scientemente ritardati, proprio per dar modo ad altre navi coinvolte di lasciare la scena della tragedia. Quante similitudini con la tragedia del Francesco Padre. Una tragedia che a questo punto assumerebbe davvero i contorni della strage. E che solleva nuovi pesanti interrogativi sulla funzione della base americana di Camp Derby, sul suo ruolo strategico e sul contenuto dei suoi depositi. Su queste ipotesi e tanti altri indizi raccolti dall’avvocato Palermo sicuramente si riapriranno nuove fasi processuali per dare un nome ai responsabili di quella tragedia. In questi casi le associazioni dei familiari delle vittime con la loro costituzione di parte civile intervengono direttamente nelle fasi processuali portando fuori dalle aule giudiziarie quella verità che quasi sempre viene loro negata. A tale proposito, anche il Comune di Molfetta, nel maggio del 2007 aveva espresso, per bocca del vice presidente del Consiglio Comunale allora in carica Francesco Armenio, la volontà del sindaco Azzollini a portare in Consiglio Comunale un ordine del giorno che impegnasse l’amministrazione comunale a costituirsi parte civile in un eventuale nuovo processo sulla strage della Moby Prince. Sono trascorsi tre anni ma questa volontà non l’abbiamo mai vista realizzata anche per essere più vicini alle famiglie delle vittime”.


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Attualità

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Centro di recupero WWF: si punta all’eccellenza Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1879

Il sole d’aprile rischiara sulle pareti le immagini di fondali marini scattate dal socio Corrado Tatulli, scomparso nel 2000 durante un’immersione, e gli inviti del WWf ai turisti a “non portar via coralli” quando vi si immerge, crea strani giochi di luce, giunge fino alle vasche colme d’acqua salata dove tre grossi esemplari di tartarughe marine della specie Caretta caretta nuotano lente e tranquille, in un silenzio denso di richiami ed echi suggestivi che la loro stessa presenza produce. Le osservo affiorare ogni tanto in superficie per poi riandare giù, con movimenti ritmici e uguali simili ad una danza, il carapace forte e compatto, le zampe simili a piccole pale e chiedo se siano felici qui, nei locali della scuola elementare “G. Cozzoli” in via Enrico Berlinguer a Molfetta, lontane da mondi e spazi a cui sono state momentaneamente sottratte. Dice che non lo sa e sorride Pasquale Salvemini, coordinatore regionale e figura storica del WWF molfettese, attivista d’assalto già dall’età di 17 anni (ora ne ha qualcuno in più…), personaggio controverso e scomodo, conosciutissimo negli ambienti istituzionali e non, per le numerose battaglie e le azioni di denuncia di re sati contro l’ambiente, responsabile del Cras (Centro recupero animali selvatici), la struttura in cui mi trovo e di cui

molto si parla in questo periodo per la grande valenza aggregativa, culturale e scientifica che sta assumendo, tanto da imporsi sempre più, nello scenario associativo ambientalista, come polo non solo attrattivo ma anche propulsivo di studi e ricerche (il centro è nato nel 2006 ed è l’unico del genere su tutta la costa adriatica, n.d.r.). “Qui le tartarughe vengono curate, seguite e nutrite, anche forzatamente, attraverso flebo se occorre, perché possano ristabilirsi dopo essere arrivate in condizioni spesso critiche; noi prestiamo loro i primi soccorsi, le sottoponiamo ad una sorta di rapido ceck-up per riscontrare eventuali lesioni o infezioni, poi le “stabuliamo” nelle vasche di convalescenza (alcune in vetro-resina, altre in pvc) dove trascorrono un periodo di degenza più o meno lungo. A volte vengono operate ma non qui”. Il centro, sotto la direzione sanitaria della dott.ssa Anna Maria Pepe, si avvale della consulenza scientifica dei prof. Nicola Zizzo e Antonio Di Bello della Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari: in particolare quest’ultimo, che collabora anche con quelli di Lampedusa e Policoro, ha messo in atto un innovativo protocollo che consente l’estrazione degli ami ingeriti attraverso una tecnica chirurgica poco invasiva. A livello nazionale il WWF Italia è impegnato dagli anni

‘80 nella salvaguardia delle tartarughe marine attraverso lo studio, la cura e la difesa dei nidi e molteplici attività delle sezioni locali che vanno dalla promozione delle semplici azioni di monitoraggio della specie, censimento di esemplari morti spiaggiati ed aree di maggiore spiaggiamento ( per verificare le cause del decesso) ad interventi e progetti più complessi di assistenza diretta su animali in difficoltà, rinvenuti da diportisti o recuperati dai pescatori. Il rapporto con questi ultimi, abituati per natura alla cattura della fauna marina e non alla sua tutela, è delicato e fondamentale, va costruito cautamente ed alimentato nel tempo dai volontari con particolari tecniche di sensibilizzazione, conoscenza e “formazione” (avvicinamento graduale, omaggio di magliette del WWF, palese e reale interesse e rispetto per il loro lavoro e la loro esperienza, scambio reciproco di dati ed informazioni, ecc.) e, se bene impostato, riesce a dare i suoi frutti tanto che attualmente sono molti gli esemplari portati nei Cras proprio da pescatori che, per caso, li trovano o ne provocano il ferimento o la morte per scarsa conoscenza delle adeguate tecniche di pesca. Oltre che con i pescatori Pasquale Salvemini lavora a stretto contatto anche con la Guardia di Finanza, Carabinieri, Vigili urbani e Capitaneria

di porto il cui ausilio dei mezzi navali, di forte impatto mediatico, è utile per effettuare le operazioni di liberazione delle tartarughe, diventati veri e propri eventi sociali in una città che, paradossalmente, ne contribuisce all’ estinzione con il suo mare ferito da ordigni bellici, iprite, alga tossica, discariche abusive, rifiuti urbani ed industriali. Le accuse di eccessiva platealizzazione negli interventi in difesa degli animali e del territorio, di attenzione estrema per la “regia” degli stessi, studiati spesso nei minimi particolari, di coinvolgimento abbondante dei media in ogni tipo di attività che, come è nello spirito fortemente auto-celebrativo e spettacolare del WWF da sempre, pare venga ogni volta rappresentata più che presentata alla cittadinanza, sembra non toccare più di tanto Pasquale Salvemini, convinto che “proprio la risonanza data ad ogni tipo di battaglia, piccola o grande, vinta o intrapresa, può servire alla sua riuscita, suscitare dibattito, tenere alta l’attenzione sulla difesa dell’ambiente”. Intanto il suo cellulare (346.6062937) continua a squillare per le numerose prenotazioni di visite (gratuite) da parte di scolaresche, centro anziani, gruppi di studio universitari anche stranieri: che abbia davvero ragione? Beatrice De Gennaro


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Web Tv: un’esperienza entusiasmante Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1880

Il pensiero di Giulio Cosentino, presidente della società editrice Activa Srl, proprietaria della testata giornalistica “il Fatto”. Dopo oltre due anni di notizie, internet e web tv possiamo dire di essere diventati un punto di riferimento dell’informazione locale e ci tengo ad evidenziare che tutte le risorse sono strettamente locali. Partire con questa sfida cominciando da zero è stata una bella impresa e mi ha fatto conoscere il lato creativo della gente della mia città e delle enormi potenzialità che sono emerse. Una stretta rete di giovani e non che in questi due anni hanno collaborato su tutti i fronti partendo dal seguitissimo cartaceo distribuito in 10.000 copie ogni quindici giorni, al portale di news visitato da oltre 100.000 visitatori certi al mese a finire alla grande sfida della web tv che ha totalizzato oltre 500.000 video visti fino ad oggi. Un periodico chiaramente indipendente che vive di sola pubblicità locale e non ha avuto alcun finanziamento da parte dello Stato sotto nessuna forma. Essere indipendenti è il pilastro principale della nostra iniziativa e questo ci ha fatto conquistare la fiducia della gente e dei giovani che si avvicinano sempre di più al giornalismo libero. Nella nostra realtà i giovani possono ben sperare di avere un lavoro certo e retribuito e di fare cose che in altri tempi si potevano fare solo emigrando verso apparenti

paradisi più a Nord, dove abbiamo visto trasferire nel passato le menti autoritenutesi migliori. Oggi posso dire di essere circondato in questa entusiasmante avventura da editore, da collaboratori molto validi e con le idee molto chiare su cosa vogliono fare da grandi e che duramente lavorano per portare un’informazione libera nella propria città. In questi giorni stiamo vivendo anche l’emozione di un’espansione verso le città lim-

itrofe che non faranno altro che rafforzare il prodotto editoriale dando certezza di continuità nel tempo. Dopo tutto questo crescere, però, non siamo ancora arrivati al completamento del progetto, che temo non avrà mai un fine perché la continua evoluzione dei media e i mercati in continuo cambiamento ci porteranno a sempre nuove sfide che con piacere faremo nostre. Siamo in prima linea e stiamo creando un sistema di comunica-

zione meraviglioso: chi ci lavora sa quello che vuole e se sarà forte nel crederci sono sicuro che lo otterrà. Tutto questo giro di parole è l’occasione per ringraziare tutti i collaboratori del giornale e per parlare in un’inchiesta della nuova iniziativa che stiamo lanciando in questi giorni che prende il nome di CHMOD.TV . Giulio Cosentino Editore de “il Fatto”


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Inchiesta

Perché si chiama CHMOD.TV 1881

La parola in sé viene definita in questa maniera: i permessi CHMOD sono tipicamente utilizzati dai sistemi operativi Unix e Linux. Non sono altro che le linee guida che vengono impartite al sistema sugli accessi o non accessi ad una data directory e/o file. I sistemi operativi su citati, offrono la possibilità di operare con un file facendo la distinzione fra tre tipi di operatori: Proprietario (User), Gruppo (Group), Pubblici (Others). Per ciascuno di questi utenti è necessario specificare i diversi permessi riguardanti la directory e/o il file in questione. In parole povere il comando importantissimo per i sistemi informatici che promuoviamo anche con i corsi gratuiti (Linux Ubuntu) può rendere visibile un contenuto o farlo sparire per sempre semplicemente dandogli un valore numerico. A questo concetto ci siamo riferiti per dare un livello di crescita ai nostri nostri collaboratori che dopo una gratuita formazione potranno creare contenuti per tutti, facendo crescere il livello dell’informazione locale sempre bisognosa di essere seguita e promossa. Quindi chi si avvicinerà all’iniziativa non avendo alcuna preparazione ma voglia di emergere nel mondo del giornalismo sarà un CHMOD 656, dopo il veloce corso gratuito diventerà un CHMOD 665 e avrà a disposizione tutta la potente infrastruttura de “il Fatto” che spiegheremo nei prossimi articoli. Dopo aver fatto esperienza potrà anche diventare un formatore di nuovi operatori CHMOD diventando un CHMOD 755 che evidenzierà l’ottima formazione del futuro giornalista. Diventando un esperto del settore potrà definirsi un CHMOD 777. Una parola tosta applicata a un lavoro entusiasmante e iper creativo come quello della comunicazione in cui ci stiamo avventurando.

Chi stiamo

Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1882

Non si può negare che il nostro circuito si sia messo più di una volta in evidenza in tutti i settori dell’informazione locale e ora tramite “il Fatto Tour” e iniziative similari con i concerti e i vari corsi sta diventando sempre più importante nel mondo dei giovani e CHMOD.TV si rivolgerà proprio a questo mondo in costante evoluzione riprendendo la vera e propria rivoluzione che sta vivendo. I settori di interesse sono principalmente quattro: moda, disco, radio e wiki. Riprenderemo il mondo della notte come lo vivono i nostri giovani utilizzando tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione. Chi lo vorrà potrà spiegare a chiunque e in qualsiasi lingua, qualsiasi cosa. Se lo vorrà, potrà promuovere un genere musicale, o una moda, o spiegare come si fa una qualsiasi cosa. Perché non insegnare a cucinare le nostre ricette molfettesi? I protagonisti di CHMOD.TV saranno formati per fare un programma in radio, intervistare delle persone, fare un video manuale e utilizzare tutte le risorse del nostro potente server. I ragazzi del gruppo CHMOD saranno delle vere e proprie schegge “intelligenti” preparate a colpire dove vorranno producendo ricchezza di informazione locale, senza filtri e contaminazioni da parte di nessuno, ma nel rispetto delle regole del giornalismo libero che potrà diventare un giorno il loro futuro. Eventi importanti come Molfetta ne ha visti tanti in questi ultimi tempi non saranno dimenticati come accaduto in passato ma finiranno negli archivi di chi li vorrà preservare perché liberi di essere consultati semplicemente ricercandoli sul web.

Da dove arriva 1883

Giulio Cosentino è stato uno dei fortunati spettatori della rivoluzione musicale rock molfettese degli anni Novanta e non si è mai perso un concerto e momento di crescita che ne è scaturito. Sono nati tanti attuali musicisti professionisti da quella rivoluzione e centinaia sono stati i concerti e i premi vinti di quella epoca ma se si ricercano su internet notizie su quei tempi non si trova neanche una foto. Stessa cosa sui tanti amici che hanno vinto premi in manifestazioni sportive o raggiunto mete nella ricerca o professionali. CHMOD.TV e il Fatto invece cercheranno di mantenere nella storia questi eventi che portano crescita locale e farli diventare la storia che giorno dopo giorno viene dimenticata perché non scritta. Rendere eterni i sogni che si avevano in quegli anni, immortalare gli amori e gli occhi di ragazzi che oggi oltre ai capelli hanno magari perso molta della loro grinta. Forse questo li avrebbe mantenuti vivi e li avrebbe incoraggiati a non fermarsi e a diventare musicisti come quelli che riprenderemo a breve.


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o cercando!

Perché credere in questo progetto Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1885

Precursori della web tv. Ora pronti a crescere sempre di più. Nel novembre 2007 un gruppo di sognatori ha creato il free press “il Fatto”. Dopo pochi giorni è nato ilfatto.net e dopo pochi mesi la nostra web tv. I risultati li abbiamo già evidenziati, ma la grande rivoluzione sarà quella dell’informazione televisiva che diventerà sempre più web e meno in diretta. I ritmi giornalieri spesso non ci permettono di seguire un programma perché fuori tutto il giorno e il web ci permette di vederlo comodamente in differita e magari anche di salvarlo. Ecco che interviste arrivano ad avere oltre 10.000 visualizzazioni cosa che difficilmente i classici mezzi di comunicazione darebbero in un territorio concentrato come quello di Molfetta. Per di più considerando il fatto che Molfetta non ha emittenti televisive locali e le vicine che seguono i nostri eventi lo fanno in maniera saltuaria o in orari concorrenti con trasmissioni più importanti come quelle trasmesse dalle emittenti nazionali.

La nostra web tv ha seguito già 500 eventi totalizzando in un periodo ristretto 500.000 visitatori, quindi non ci si può aspettare che una crescita. Le soddisfazioni sono arrivate anche da giornali nazionali come “il Sole 24 ore” che ci ha dedicato vari articoli e coinvolto anche nella diretta nazionale “Rai per una notte” definito dai dati ufficiali dell’evento lo streaming più grande della storia di questo paese con hits sul sito, dal momento della pubblicazione a oggi con 20 milioni di picco e 2.573 hits/ secondo. Una contemporaneità massime stream live di 114.162 visitatori per un totale di presenze uniche di 395.460. Un evento che sarà bissato il 22 aprile alle 21 con la diretta del progetto “Rita101”, gli auguri della rete alla grande ricercatrice Rita Levi Montalcini in occasione dei suoi 101 anni. Siamo stati tra i primi a credere in questo e nelle potenzialità della televisione via web e continueremo su questa strada.

L’infrastruttura hardware e software 1884

Non capita tutti i giorni di essere formati per fare programmi in radio, seguire interviste video e seguire eventi di tutti i generi, ma con il progetto CHOMD.TV questo accadrà in maniera totalmente gratuita. Ma non finisce qui. A disposizione ci sarà tutta l’infrastruttura del progetto editoriale de “il Fatto”. Oltre alla sede totalmente utilizzata per effettuare le riprese e i servizi, si potranno effettuare registrazioni in HDV e utilizzare la nostra stazione di montaggio video e la sala di registrazione che vedete nelle immagini. Nella sala di registrazione microfoni e strumentazioni proprio per supportare i giovani di CHMOD. TV. Sul lato grafico essere supportati dall’ufficio interno che realizza tutte le grafiche redazionali e fotografiche. Sotto l’aspetto server oltre al principale dove troviamo tutti i siti del circuito de “il Fatto”, ci sono altri due server creati proprio per imparare e fare esperienza di streaming. Una potenza di elaborazione fuori dal comune per imparare e diventare dei comunicatori moderni. Uscendo dal lato sistemistico web anche la possibilità di produrre e condurre veri e propri programmi in radio grazie alla collaborazione ormai collaudata con Primaradio con la quale abbiamo già fatto complicate dirette come quella recentissima elettorale che è stata anche il laboratorio di una delle nostre prime dirette video su internet.

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Inchiesta

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Come aderire al nostro progetto Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1886

Basta inviare una semplice e-mail e il sogno avrà inzio. giovani e di mode e tutto il mondo che gli gira attorno. Non conterrà al momento pubblicità e non ha entrate economiche statali, tutto viene finanziato dalla pubblicità del circuito de “il Fatto”. Un nuovo sogno in cui credere composto di gente che vuole cambiare il mondo semplicemente comunicando, senza il nonnismo di chi si

Chiunque può partecipare al progetto e non necessita essere già esperti. Dopo un prima selezione, che consisterà principalmente in una chiacchierata, partirà un corso di due giorni dove verranno illustrate tutte le tecniche di lavoro, subito dopo aver ricevuto il bellissimo tesserino. Partiremo nel creare il format giornalisti-

co negli argomenti più disparati. I primi ragazzi sono già al lavoro e i primi lavori li troverete sul link principale del progetto che è www.chmod.tv. Non ci saranno limiti nei format e difficilmente avrete delle limitazioni sui contenuti. Nessuno spazio alla politica e alle offese di nessun genere perché CHMOD.TV parla solo di

ritiene un esperto e di chi crede di sapere come le cose si fanno. Sarà un format tutto nostro senza se e senza ma... Per iscriversi? Molto semplice! Mandate una e-mail all’indirizzo editore@ilfatto.net o editore@chmod.tv. Ne vedrete delle belle... Giulio Cosentino


In Città

giovedì 15 aprile 2010

Punteruolo Rosso: prime vittorie

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Apre il “Cantiere delle idee”

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Sembrano portare risultati alcuni interventi effettuati sulle palme della città.

Iniziativa pensata dall’amministrazione comunale per progettare un futuro migliore.

Ormai tutti, chi più chi meno, sappiamo di cosa si tratta e soprattutto conosciamo i danni che produce: stiamo parlando del “punteruolo rosso”, l’insetto responsabile della distruzione di decine di piante lungo tutta la costa dell’Adriatico e che non ha mancato di produrre i suoi effetti nocivi anche in città. Decine infatti sono state le palme che sono state abbattute dopo che il “famelico” insetto le aveva colpite. Sotto i colpi di asce e seghe elettriche sono caduti esemplari vecchi anche decine d’anni, piantati sia nei giardini pubblici della città sia in molte aree verdi private. In tanti hanno tentato di arginare il problema senza ottenere però particolari successi fino a quando a dichiarare battaglia al punteruolo non ci ha pensato l’amministrazione comunale avvalendosi della consulenza di esperti del settore: la ditta Francese Agricoltura di Molfetta e l’agronomo Giovanni Gadaleta. Il team, con la supervisione dell’Ufficio Tecnico del Comune, ha così iniziato a lavorare sulle palme presenti nei giardini pubblici. Prima una “mappatura” del patrimonio ve-

getativo, poi l’analisi delle circa cento palme individuate, quindi il “report” sul loro stato di salute per capire quali esemplari erano ancora sani, quali presentavano i primi sintomi di attacco e quali bisognava necessariamente abbattere. E così in questi mesi si è proceduto con “cure” innovative: dagli interventi esterni sul fogliame a quelli “interni” con l’utilizzo di vere e proprie siringhe capaci di iniettare all’interno del tronco le sostanze necessarie a debellare l’insetto o ad evitarne l’arrivo. “Abbiamo ottenuto dei risultati confortanti – hanno spiegato all’unisono – Giuseppe Francese e Giovanni Gadaleta: alcune delle piante trattate non sono state attaccate dal punteruolo, altre invece dopo il trattamento e l’eliminazione delle parti danneggiate, iniziano in questi giorni a germogliare nuovamente”. Insomma un bel successo che però potrà portare risultati ancor più concreti solo con un controllo e un trattamento continuativo nel tempo delle palme. In caso contrario è forte il rischio che il famelico animaletto possa tornare a sferrare il suo attacco ed allora addio palme!

A Molfetta nasce il “Cantiere delle idee”. Un progetto voluto fortemente dall’amministrazione comunale con l’obiettivo di realizzare progetti d’interesse cittadino. L’iniziativa è rivolta ad associazioni e ad altri organismi privati che costituiscano comunque persona giuridica e che abbiano intenzione di proporre nuove idee finalizzate alla rivalorizzazione della città. Con il “Cantiere delle idee” il Comune metterà a disposizione la propria partnership per promuovere e sostenere le iniziative di privati affiancandoli nelle districate pratiche necessarie a richiedere fondi comunitari, nazionali e regionali messi a disposizione proprio per la realizzazione di questi progetti. Eventualmente, e a seconda della disponibilità, Palazzo di Città potrebbe anche finanziare parzialmente i partecipanti con un contributo. “Si tratta di un progetto destinato ad avere grande successo – secondo l’assessore agli Affari Generali Leo Petruzzella – ed un importante impatto per la città di Molfetta. Associazioni, studi e professionisti privati – ha dichiarato Petruzzella – potranno cominciare a vedere le proprie idee realizzarsi con-

cretamente grazie all’intervento del Comune che li seguirebbe passo passo nel loro obiettivo. Qualsiasi idea sarà ben accetta purché abbia come requisito principale quello di contribuire all’intensificarsi di interessanti e positive iniziative per la città che potrebbero inoltre costituire opportunità lavorative. Alcuni progetti rimangono purtroppo nei sogni dei cittadini molfettesi – ha detto concludendo l’assessore comunale – perché difficilmente riescono senza un’importante partnership ad accedere a fondi pubblici; il Comune invece con il “Cantiere delle idee” si costituisce partner di chiunque abbia qualcosa da proporre per la città di Molfetta”. Si tratta senz’altro di un’ottima iniziativa che potrebbe avere un impatto positivo per la città e dare uno slancio alle infinite idee che i cittadini molfettesi vorrebbero da tempo vedere realizzate. Il bando, ancora in fase di elaborazione e quindi non ancora approvato, come annunciato “erroneamente” prima delle elezioni, verrà pubblicato secondo l’assessore Petruzzella in tempi brevissimi. Francesco Tempesta

La “centenaria” si chiama Rosa Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1889

Un’altra molfettese ha festeggiato il secolo di vita. Si moltiplicano i “centenari” della nostra città e come sempre il raggiungimento del prestigioso traguardo viene festeggiato con tutti gli onori che il caso richiede. L’ultima a ragiungere l’ambita meta è stata Rosa Ciccolella, nata a Molfetta il 4 aprile del 1910 e da anni residente nella vicina Giovinazzo. Rosa, madre di cinque figli, ha lavorato per anni presso il Comune di Molfetta mantenendo così la numerosa famiglia anche dopo la prematura scomparsa del marito. Da dieci anni vive a Giovi-

nazzo in casa del figlio Onofrio che la accudisce. Lo scorso 4 aprile, nel giorno di Pasqua, per porgerle gli auguri nella casa di Giovinazzo sono arrivate anche le istituzioni: per il Comune di Giovinazzo c’erano il sindaco Antonello Natalicchio e il suo vice Pasquale Tempesta, mentre da Molfetta è arrivato il sindaco Antonio Azzollini che non ha voluto far mancare la sua presenza. Tutti insieme hanno così tagliato una grande torta ed augurato a nonna Rosa “cento di questi giorni”.


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Culutra & Spettacoli

giovedì 15 aprile 2010

Le processioni: specchio dei molfettesi Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1890

La ritirata della statua di San Pietro e la chiusura del portale della Chiesa del Purgatorio, che i musicisti sigillano con le note dello Stabat Mater, rappresentano l’ultimo atto delle manifestazioni religiose della Settimana Santa. La Pasqua di Resurrezione, annunciata a mezzanotte con le campane che suonano a festa, dà inizio a un nuovo “’Anno Pasquale” per tutti i confratelli e i devoti. I molfettesi vivono intensamente il periodo quaresimale. La prova c’è stata, infatti, sin dalla notte che precede il giorno delle Ceneri quando, nonostante il diluvio che imperversava, in molti hanno sfidato pioggia e vento forte per seguire la processione della Croce fino al Calvario. “Sono contento di vedere tanti di voi qui presenti per onorare la croce, mentre in questi giorni si discute nei tribunali la sorte del Crocifisso negli uffici pubblici”. Ha commentato don Francesco Gadaleta, Padre Spirituale dell’Arciconfraternita della Morte durante l’omelia conclusiva della celebrazione religiosa. Numerosi fedeli durante i venerdì di Quaresima si sono recati presso la chiesa di Santo Stefano per poter seguire, anche fuori dal portale dalla chiesa, le funzioni penitenziali dei pii esercizi. Vere protagoniste delle manifestazioni quaresimali sono state le Confraternite, verso cui i molfettesi manifestano sentimenti ambivalenti, bacchettandole quando non funzionano, con critiche anche pesanti, apparse ultimamente sulla stampa locale. Le Confraternite sono associazioni di laici che si dedicano al culto, fanno beneficenza e con devozione contribuiscono alla diffusione della religiosità, alla conservazione delle tradizioni. Come ha osservato

il vescovo mons. Luigi Martella, l’esperienza cristiana è fatta “… di tradizione della fede. Le Confraternite vengono da lontano e possono andare lontano, se lo vorranno”. Con queste parole il nostro vescovo concludeva il Convegno “Settimana di aggiornamento per le Confraternite”, tenutosi a Giovinazzo nel marzo del 2004. In quella circostanza illustri studiosi, ricollegandosi alle lettere apostoliche di Papa Giovanni Paolo II, misero in evidenza l’importanza della pietà popolare, “vero tesoro del popolo di Dio”. Si sostenne che le Confraternite non devono essere ignorate né trattate con diffidenza, poiché in esse è intrinseca la storia della cristianità. Ogni confratello presente è un ponte che collega il passato col futuro e deve proteggere tutte le ricchezze culturali acquisite nel tempo. A loro è dato il compito di tutelare la conservazione dei canti religiosi e delle musiche della tradizione, curare con rigore e rispetto le sacre immagini, organizzare i pii esercizi per onorare i Santi, risvegliare il sentimento religioso dei fedeli. Per raggiungere questi scopi le amministrazioni delle Confraternite si dedicano con abnegazione alla loro gestione. Tuttavia le Confraternite sono composte da persone, che come in ogni contesto sociale, possono a volte anche sbagliare, pur senza volerlo. Il commissariamento dell’Arciconfraternita della Morte, i processi, le denunce, le querele, le diatribe tra confratelli non fanno onore a coloro che ne fanno parte... La presenza di alcuni cassonetti di immondizia lungo il percorso della processione dell’Addolorata e il commento di alcuni presenti che ormai non vedono più ri-

spetto nemmeno per i Santi, ha provocato tanta delusione. Il presidente dell’Asm, Pasquale Mancini, si è rammaricato per l’increscioso disguido e ha mantenuto la promessa di provvedere alla rimozione dei cassonetti lungo il percorso delle processioni seguenti, del Venerdì e Sabato Santo. La sera del Giovedì Santo, complice il clima primaverile, si sono formate lunghe code di cittadini, in attesa di poter visitare i sepolcri allestiti nella chiesa di Santo Stefano e nella chiesa del Purgatorio. Nello stesso giorno è divenuta consuetudine la mostra delle rappresentazioni dei personaggi della Passione della Settimana Santa in Via San Benedetto. All’alba del Venerdì Santo, con le prime note del “Pescatore” puntualmente alle 3.30 si è dato l’avvio alla Processione dei cinque Misteri dalla chiesa di Santo Stefano, organizzata dall’Arciconfraternita dal Sacco Rosso. Si è conclusa dopo le ore 14.00, con un’ora ora e venti minuti di ritardo, però tutto si è svolto nella normalità, tranne che in via Amente, nel Borgo Antico, dove una persona, mentre assisteva alla processione, è stata colta da malore ed è stata assistita tempestivamente dai volontari presenti sul posto. La processione del Sabato Santo è caratterizzata dalla partecipazione in media di circa mille confratelli, dunque processione lunghissima, che talvolta diventa confusionaria. Ai giovani aspiranti confratelli si raccomanda di prendere posto possibilmente all’inizio della fila lasciando spazio dietro ai più anziani. Ma questo non avviene, di solito si assiste al contrario. I richiami dei mazzieri e del priore non sortiscono effetto. Il motivo: tutti voglio-

no stare vicino alla statua della Madonna o del Cristo Morto, obiettano che stare davanti anziché essere autentico momento di preghiera diventa una noia, si prega poco, ci si distrae facilmente, si chiacchiera con chi è vicino. Per evitare questo è necessaria la presenza continua degli animatori della preghiera o dei sacerdoti che aiutano a pregare… In alcuni punti della città, per vedere tutta la processione, si aspetta quasi un’ora; nell’attesa alcuni chiedono ai confratelli il significato o il nome di quella o quell’altra statua o il pezzo della marcia che si sta suonando in quel momento. La domanda più frequente che viene posta ai confratelli di Santo Stefano è il significato del simbolo della “Mezzaluna rossa” che portano sul fianco sinistro… A conclusione della Settimana Santa si ha la sensazione che tutto si sia consumato velocemente, che nulla sia accaduto. Sembra un sogno, e a svegliarti ci pensa lo stridio sull’asfalto dei pneumatici cosparsi di cera o i manifesti dei programmi pasquali affissi qua e là. La memoria fatica a fermare la realtà vissuta, che sembra dileguarsi. Si avverte un senso di smarrimento, quasi di vuoto. Rivedere un filmato o delle foto delle processioni provoca tenerezza, nostalgia, sono il ricordo di giornate singolari. A questo punto cosa rimane della Settimana Santa? Solo immagini, emozioni, sensazioni, il riaffiorare alla mente della melodia di qualche marcia funebre, la spalla indolenzita del portatore? E lo stato d’animo? Indubbiamente cambiato, forse rafforzato e arricchito nella fede. Pantaleo de Trizio

Le mani magiche di Beppe Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1891

Da oltre dieci anni “il restauratore” di via Piazza. Una bottega piccola ma ricca di mille oggetti che con un velocissimo flashback narrano storie ormai passate: mobili antichi e polverosi, statuette offuscate da una patina grigia, arnesi da lavoro quali scalpelli, martelli, seghe, righe, colle, tenaglie, oggetti molto semplici, perché sono le mani i veri strumenti dell’artigiano pronte a trasformare comuni armadi in piccole bomboniere di luce sfavillanti, lavorati e sistemati per tornare a trionfare nelle case con tutto il fascino dell’antico e dei ricordi di famiglia. In questo scenario si presenta “Spirito e Sandracca”, l’ormai decennale bottega di Beppe Paparella, il restauratore, in via Piazza nel centro storico di Molfetta. Nel 1999 il giovane restauratore molfettese ha conseguito il diploma presso “La cantoria”

una scuola di restauro che fornisce una preparazione adeguata e specialistica a chi intende occuparsi professionalmente del restauro, dai rudimenti alla chimica del restauro. Ha avuto la preziosa opportunità di mettere in pratica le sue conoscenze sin da subito lavorando mobili antichi con maestri fiorentini tra i quali Paolo Smith a cui deve la sua formazione professionale. Beppe ha portato a termine diversi lavori di restauro nel territorio molfettese e non sotto il controllo della Sovraintendenza delle Belle Arti, ed è colui che ha il privilegio di “toccare con mano” le bellezze delle nostre chiese: la chiesa di Santo Stefano, il Purgatorio, la chiesa dei Padri Cappuccini e tante altre ancora. Oggi Beppe Paparella non solo è un apprezzatissimo restauratore, ma è

anche docente di arte del restauro del mobile presso il carcere minorile Fornelli di Bari. “Questa attività – ha detto – mi porta ad avvicinarmi a ragazzi giovanissimi, di età non superiore ai diciotto anni che vivono situazioni sociali davvero difficili. Con questa disciplina voglio sensibilizzare i miei ragazzi all’attività artistica, insegnare loro le tecniche necessarie al restauro di un oggetto e nel contempo impegnarli in un lavoro che presentano in seguito nell’abito di manifestazioni o eventi particolari nel corso dell’anno accademico; lo scorso anno, ad esempio, da settembre a dicembre, abbiamo allestito una mostra con poltroncine, sedie, comodini e comò, tutti interamente restaurati da loro, dove chiunque ha avuto la possibilità di ammirare e apprezzare

l’operato tanto da riempirci di orgoglio. Ci tengo a precisare che nella mia bottega io mi occupo solo di restauro e non mi occupo di vendita; è stata una delle mie prime scelte quando ho deciso di incanalarmi in questo settore in quanto il mio obiettivo è quello di seguire il cliente nelle sue scelte, chiarire qualsiasi dubbio circa la scelta dei colori, prodotti da utilizzare nel restauro dell’oggetto e portarlo con mano durante tutte le fasi della lavorazione”. Per fare questo lavoro ci vuole molta pazienza, esperienza, buon gusto artistico, passione e attenzione, capacità innate e amore per l’arte e possiamo ben dire che il nostro restauratore Beppe ha tutte queste qualità. Marilena Farinola


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Culutra & Spettacoli

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Primavera ed estate a tutta musica Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1892

Presentato il calendario delle manifestazioni promosse da Comune di Molfetta e Fondazione “Valente”. La bella stagione si avvicina, pian piano le serate si riscaldano e si accendono i riflettori nelle piazze e nell’anfiteatro della città per dare luce ai primi spettacoli che animeranno la primavera e l’estate molfettese. Da pochi giorni è stato stilato il calendario di nove appuntamenti in un ricco programma di manifestazioni partito il 30 marzo e che si concluderà l’8 ottobre. L’iniziativa è promossa dal Comune di Molfetta e dalla Fondazione “Valente” nell’ambito della rassegna “Luci e suoni a Levante” che ha aperto i battenti lo scorso 30 marzo, presso la Cattedrale, con lo “Stabat Mater” di Giacomo Rossini con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari e il Coro Lirico Sinfonico Pugliese diretto dal maestro Agostino Ruscello. Il calendario dell’edizione 2010 è in grado di accontentare tutti i gusti ed è adatto a quanti vorranno trascorrere una serata nella magica atmosfera di Molfetta. Venerdì 21 maggio alle 20.30 presso la Cattedrale di Molfetta si terrà il concerto pianistico di Aldo Ciccolini, poi nel corso della serata al Maestro sarà conferito il premio “Una vita per la musica”; ancora

sabato 21 maggio alle 20.30 presso l’anfiteatro di Ponente avrà luogo “Ciao Frankie”, un omaggio a Frank Sinatra con Massimo Lopez e la Big Band Jazz Company diretta dal maestro Gabriele Comeglio. Dopo Milano, Roma, Palermo, sabato 12 giugno alle 20.30 Bb King e la sua orchestra approderanno all’anfite-

atro di Ponente per chiudere il loro tour italiano. Il programma prosegue incalzante con appuntamenti da non perdere assolutamente: infatti sabato 10 luglio alle 20.30 sempre nell’anfiteatro di Ponente il pubblico sarà allietato dal concerto di Ray Gelato e della sua Band; imperdibile l’appuntamento di sabato 7 agosto quando

la banchina San Domenico, col suo mare e le sue barche, farà da scenario alla voce soul di Mario Biondi, rivelazione musicale degli ultimi anni. Mercoledì 1 settembre alle 20.30 di nuovo all’anfiteatro altro grandissimo appuntamento con una giovane ma talentuosissima artista, la vincitrice morale della sessantesima edizione del Festival di Sanremo, Malika Ayane che intratterrà piacevolmente i presenti con famosissime cover. Sabato 18 settembre alle 20.30 l’attesissimo concerto, sempre nell’anfiteatro, della intramontabile cantautrice Fiorella Mannoia accompagnata dall’orchestra sinfonica. Questo ciclo di eventi si concluderà venerdì 8 ottobre alle 20.30 col concerto dal titolo “Stage” di Steve Pots e Tiziana Ghiglioni nel chiostro di San Domenico. Le premesse ci sono tutte quindi per un’estate all’insegna del divertimento, con le molte opportunità legate agli eventi culturali e musicali oltre che alle occasioni per favorire un settore turistico in crescita e perché no, riscoprire le tradizioni gastronomiche della nostra terra. Marilena Farinola

Successo di Viva l’Itaglia! Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1893

Lo spettacolo scritto e interpretato da Mimmo Amato. “Viva l’Itaglia!”. Non si tratta di un nuovo partito politico, ma della pièce teatrale scritta e diretta da Mimmo Amato presentata domenica 14 marzo presso l’Auditorium di San Domenico. Uno spettacolo che ha per comune denominatore l’uso di dialetti diversi. Un esilarante viaggio in “dialettilandia” con cadenze, cantilene, modi di dire, ritratti tipici, spassosi personaggi che vanno dalle Alpi alla Sicilia. Si parte con il racconto di un catanese tradito in amore. Segue il napoletano con le sue originarie e creative superstizioni, e poi, il romano con i suoi coloriti modi di dire e l’abruzzese recitato in un simpatico comizio infarcito dal tormentone “Le pozzene accie!”, e ancora il toscano con le sue freddure, il bolognese con la maschera di Balanzon: un dottore pedante e brontolone che parla tanto e non conclude niente. E per finire il melting pot del barese emigrato a Milano, l’amalgama, all’interno della società milanese, di molti elementi tipici della nostra terra: dialetto, tradizione, costume,

ecc. Non sono mancati i riferimenti ai grandi della letteratura come Gian Gioacchino Belli, Cecco Angiolieri e Dante Alighieri. Uno spettacolo brillante completo, un cabaret show dove i momenti comici sono stati arricchiti da parentesi musicali e performance di ballerine, ma Amato intende precisare: “che non si tratta né di un

cabaret né di un varietà, bensì di un ‘vintage’, un connubio di alcuni generi teatrali del passato con altri più moderni. Una raccolta di materiali che va dalla parodia alla satira, dal dramma a frammenti di testo legati dal filo rosso delle lingue dialettali”. Uno spettacolo one man show dove il testo, l’interpretazione e le trovate registiche sono

dirette da un solo attore. Amato ha tenuto da solo un’ora e mezzo di spettacolo dando prova di intelligenza interpretativa, di padronanza di mezzi, di elaborazione di un linguaggio scenico totale. Meritevoli di plauso anche gli altri componenti del gruppo a partire dal musicista Vito Mongelli, polistrumentista, arrangiatore che con Giusy Andriani hanno eseguito suggestivi brani musicali come “Vitti na crozza”, una bellissima ballata siciliana di pace risalente all’800, “I’ te vurria vasà” una delle più belle canzoni d’amore della storia della musica napoletana, scritta nel 1900 da Vincenzo Russo ed Edoardo Di Capua ed altri pilastri portanti della musica popolare. Belle le coreografie preparate ed eseguite da Anna Capodieci e Giusy Andriani, curate con professionalità, una sintesi di classicità e modernità che ha aderito a ventosa sul pubblico. Uno spettacolo gradevolissimo e intelligente proprio perché diverso dai soliti clichès, fatto di sana comicità ben lontana da quella demenziale, oggi tanto diffusa. d.r.


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Culutra & Spettacoli

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Il SegnaLibro. L’umiliazione. Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1894

“Intanto, le più famose parole di Prospero non lo lasciavano in pace, forse perché ne aveva fatto scempio di recente. Gli si ripetevano nella testa con tanta regolarità che ben presto diventarono una cacofonia di suoni tortuosamente privi di significato e di riferimenti ma con la forza di un incantesimo destinato proprio a lui. “Sono finiti i nostri giochi. Quegli attori/ Come ti avevo detto, erano solo fantasmi e /Si sono sciolto in aria, i aria sottile”. Non poteva far niente per cancellare quelle tra parole, “in aria sottile”, che gli si ripetevano caotiche nella testa mentre giaceva impotente nel suo letto la mattina, e che possedevano l’aura di un oscuro atto d’accusa, benché il loro significato gli sfuggisse sempre di più. Tutta la sua personalità era alla mercè di quell’«aria sottile.” Roth, P., L’umiliazione, traduzione italiana di Vincenzo Mantovani, Einaudi 2010, pp. 115. Svanisce sottile in aria l’ultimo romanzo di Philip Roth. Lo si consuma in un paio d’ore come un pasto completo, golosamente eccitante, consolatorio, a tratti sazievole. C’è chi lo ha definito un tardivo desiderio erotico travestito con garbo e decoro da letteratura; chi lo declassifica sul podio letterario sfruttando paragoni poco originali con la produzione precedente di Roth. Più semplicemente, è un bel racconto psicologico declinato al maschile, erudito, elegante e sapientemente soppesato. Simon Alex è un famoso attore teatrale, ormai sessantenne che ormai giunto all’apice della sua carriera ha una crisi artistica e umana che lo allontana dal pal-

coscenico. I gradi ruoli del teatro classico, da lui sempre interpretati con arte e genialità, si dissolvono; l’indole vergine di chi ama fingere per essere reali si prostituisce all’autodistruzione. Apatia, noia e frustrazione affaticano i giorni di Simon, presto illuso dall’irrompere nella sua vita, ormai fiacca, di Pegeen Mike (tributo a Synge, drammaturgo irlandese) e dall’accendersi di un desiderio erotico travolgente, promiscuo e apparentemente consolatorio. Che però non basta, perché non gratifica abbastanza. Riaffiorano presto i dubbi, le insicurezze e latente è l’insoddisfazione. Il fallimento nella vita artistica, professionale e personale ricuce

la simbiosi tra vita e teatro, reale e immaginario e Simon Alex rende finalmente completo omaggio, in un gioco metateatrale, a Konstantin Gavrilovic Treplëv, disperato giovane drammaturgo del Gabbiano di Čechov. Nato a Newmark il 19 marzo 1933, Philip Roth è uno scrittore statunitense di origine ebraica. È conosciuto soprattutto per il romanzo Lamento di Portnoy del 1969 e per la trilogia pubblicata alla fine degli anni novanta che comprende Pastorale americana (1997) vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa, Ho sposato un comunista (1998) e La macchia umana (2000). A cura di Angela Teatino

Libertà fatta di regole Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1895

Ne hanno parlato gli studenti “stimolati” da Gherardo Colombo.

Rapporto tra regole e libertà, libertà e giovani, di questo ha discusso con una platea di adolescenti l’ex magistrato, Gherardo Colombo che ha presentato il suo libro nella conferenza del 16 marzo scorso nell’auditorium “Regina Pacis”. Colombo ha esordito passeggiando tra la gente che lo ascoltava, per la maggior parte studenti. Per alcuni la libertà è semplicemente fare ciò che si vuole senza ostruire e intaccare il volere altrui, altri, invece, la pensano diversamente. I giovani, infatti, sono sempre più presi dalla voglia di non far nulla, che li porta ad affermare di voler essere liberi. Liberi dalle op-

di esistere e non riescono a giustificare i loro sforzi. Del resto in Italia il tasso di studenti bocciati al termine dell’anno scolastico 2008/2009 solo per il voto in condotta è di 18mila alunni. Questa forte casistica mostra come l’inadeguato comportamento dei giovani a scuola è dato dalla loro negligenza, poca voglia di applicarsi, ma soprattutto grande desiderio di ribellione tipicamente adolescenziale. Questa è una realtà che si verifica anche nelle scuole molfettesi. Bisognerebbe allora, più che modificare pressioni dei genitori, dalle mansio- i programmi didattici, domandarsi ni quotidiane, dagli impegni che non qual è il vero scopo e obiettivo della vorrebbero svolgere, dalla scuola. A scuola oggi. Non quello di costrinriguardo Colombo, continuando con il suo discorso, ha chiesto a molti se per loro fosse giusto e proficuo andare a scuola, oppure se ne avessero volentieri fatto a meno. Eppure il poter frequentare una scuola è un privilegio poiché la cultura dà l’opportunità di diventare veri cittadini e quindi uomini civilmente corretti. Al contrario, per la maggior parte dei giovani la scuola è vista come un obbligo, molti la definiscono un “lavoro senza stipendio”, molti ancora pensano che essa non abbia motivo

gere, ma di attirare fermo restando il suo valore educativo di rispetto delle regole. Dappertutto, così come nella scuola, ci sono regole ben definite da rispettare e il fatto che molti studenti non adempiano alla loro funzione deve sicuramente far riflettere. Bisogna imparare sin dal piccolo cosmo scolastico a vivere, a relazionarsi e a portare avanti i propri ideali sempre nel rispetto delle regole per non ritrovarsi, dopo, giovani che siano la nuova mafia e che, a discapito di quelli che rispettano la legge, riescano sempre a farla in barba a tutti. Maria Sancilio


il Fatto Tour

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Buena Vida a... La Lampara! Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1896

Continuano i consueti appuntamenti del Buena Vida Events, collettivo noto nella città di Molfetta impegnato nella realizzazione del Fatto Tour, che conclude un iter di cinque one night nella splendida location de La Lampara (risto-disco attivo da moltissimi anni nel mondo della notte). Una novità nel palinsesto delle one night, che evidenzia un modo professionale di fare divertimento condiviso e riconosciuto anche nel circuito club e confermato anche dai giovani stessi che seguo-

no con entusiasmo le iniziative e il calendario delle varie serate. Un modo di pensare ed agire alla base del Buena Vida, architettato sempre da Danilo Sancilio, Davide Mezzina ed Enrico Giovine, degno di stima, che vuole contrastare il fenomeno migratorio delle idee o dei progetti come se quelli che si realizzano lontano sono validi, quelli che si “fanno in casa” non hanno molto valore. Allora l’appuntamento è per venerdì 16 aprile a La Lampara dove non mancherà nemmeno la musica

happy di Mastromauro dj. Tornando verso sud da ricordare è l’appuntamento di venerdì 23 aprile in cui si svolgerà la settima tappa del Fatto Tour presso il Blues Cafè in Corso Dante. Quasi volendo inseguire la bella stagione ci avviciniamo al mare e ad un altro dei più suggestivi panorami molfettesi (anche storici) e nella speranza che il clima sia “caliente”… Buena Vida, Buena Vida a tutti, Buena Vida! Infoline Buena Vida: 349/2139769 - 347/0909213 - 347/8835196


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Sport

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Virtus salva: questa la notizia più bella Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1897

Liberty Molfetta ai play off. Ultime gare per i verdetti ufficiali.

Mancano sempre meno “minuti” alla fine dell’attività agonistica per le compagini molfettesi ma, i primi verdetti possono già essere emessi. In alcuni casi si tratta di verdetti definitivi, in altri solo parziali in attesa che si arrivi a scrivere la parola fine a questa stagione. In altri casi ancora i giochi sono ancora tutti aperti. Ma andiamo con ordine. Finale, anche se mancano ancora 40 minuti da giocare, è il verdetto per la Virtus Basket Molfetta del duo Bellifemine-Scardigno. I cestisti biancoblu sfruttando a dovere la prima gara della fase ad “orologio”, hanno conquistato la tanto sperata salvezza. Una salvezza sofferta fino all’ultimo istante e giunta grazie alla vittoria per 89 a 85 nella gara-spareggio contro Potenza,

Per rimanere nel campo degli sport indoor, ancora molto da dire hanno i campionati di pallavolo, sia quello maschile di B1 che quello femminile di B2. I ragazzi della Pallavolo, seppur ancora matematicamente in corsa per i play off promozione, mostrano segni di stanchezza e alla ripresa dalla pausa per le festività pasquali si fanno battere per 3 a 2 in casa dell’Ortona. Una sconfitta che, oltre a far perdere punti importanti, segna la fine dell’esperienza molfettese dell’allenatore Alessandro Lorenzoni che, di comune accordo con la società, ha interrotto il suo rapporto professionale. La squadra, in attesa di conoscere il nome del nuovo mister, si preparerà intanto agli incontri del 18 aprile in casa con il Potenza e del 25 a Galtina. Ben altra aria si respira in casa Azzurra Volley con le ragazze terribili di patron Vincenzo Giancaspro in piena corsa per centrare una storica qualificazione ai play off. I dolci di Pasqua non hanno certo appesantito gambe e braccia delle pallavoliste molfettesi che alla ripresa hanno liquidato sul parquet amico la Leonessa Altamura per 3 a 0. Molto del futuro della stagione si giocherà però nei prossimi due incontri: il 18 aprile nella trasfersquadra quest’ultima che nella prossi- ta in casa del San Pietro Vernotico e il ma stagione affronterà il campionato 24 ospitando il Napoli. di Serie B Dilettanti. Alla Virtus di coach Azzollini non resta altro che la gara di domenica 18 aprile in quel di Agrigento per archiviare il campionato. Poi si dovrà pensare al futuro: un futuro che, lo ha dichiarato lo stesso presidente Bellifemine ad alcuni organi di stampa, per il momento è a tinte fosche. il rischio già annunciato è che non ci siano i soldi per affrontare un altro campionato di A Dilettanti e si dovrà cedere il titolo per non rischiare la bancarotta. Certo è che se per la bravura dei dirigenti e l’arrivo di qualche importante finanziatore si dovesse ripartire dal terzo campionato nazionale sarà necessaria una rifondazione completa della squadra.

Per ragioni di natura tecnica (chiusura e stampa del nostro periodico) possiamo aggiungere poco a quanto già detto quindici giorni fa sulla situazione dell’Hockey Club: i biancorossi sono stati impegnati nel posticipo di martedì 13 contro il Sarzana e il 20 ospiteranno poi il Breganze. La salvezza è a portata di mano. Poco possiamo dire anche del Real impegnato nei play off del campionato nazionale di Serie B di calcio a 5. Nella prima uscita, il 10 aprile i molfettesi hanno pareggiato per 5 a 5 a Bisceglie contro l’Olimpiadi. Il ritorno si è disputato il 13 a Molfetta. Chiudiamo con il calcio. Una Liberty ancora senza identità, guidata in panchina da mister Di Leo non conquista la vittoria del campionato, come già ampiamente preventivato, e dice addio anche al secondo posto in classifica del torneo di Eccellenza. Nell’ultima giornata della stagione regolare il Nardò regola facilmente il Manduria e brinda al meritato ritorno tra i Dilettanti. Il Molfetta invece si fa imporre lo 0 a 0 dal Terlizzi e viene superato dal Trani che vince a Cerignola. Domenica 18 aprile via ai play off: la Liberty sarà nuovamente a Terlizzi mentre il Trani giocherà a Copertino. Ritorno il 25 a campi invertiti. La Serie D è ancora a portata di mano.


Sport

giovedì 15 aprile 2010

Dal Boogie Woogie al Jive Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1898

Il Fatto Danza.

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HOCKEY

BASKET

Serie A1

Serie A dilettanti

Valdagno Follonica Lodi Breganze Giovinazzo Bassano 54 Viareggio Sarzana Seregno R. Bassano MOLFETTA Forte dei Marmi Correggio Trissino

61 55 55 44 44 38 37 36 30 28 28 23 11 5

Barcellona Ostuni San Severo Trapani Perugia Siena Ruvo Palestrina Sant’Antimo Ferentino Matera Agrigento MOLFETTA Potenza

42 36 34 34 32 30 28 28 26 26 24 16 12 10

PALLAVOLO Serie B1 Maschile

La locuzione inglese Boogie Woogie non ha una traduzione univoca. Sul suo significato si discute ancora oggi. Forse è un soprannome ricorrente negli ambienti neri di Chicago nei primi decenni del ’900. forse è semplicemente un suono onomatopeico che fa riferimento a qualche strumento di accompagnamento che nei primissimi albori scandiva il ritmo di questa musica, in assenza di pianoforte. Il Boogie Woogie nacque nel contesto del jazz-blues americano attorno al 1920 ed i primi musicisti furono esclusivamente neri e lo strumento musicale per elezione fu il pianoforte. L’iniziale definizione di fast blues introduce immediatamente il concetto di tempo sostenuto, come caratteristica essenziale di questa danza. Sul piano interpretativo, poi, abbiamo avuto due filoni distinti: uno classico, in chiave dotta, ed un altro di massa, orchestrale, che puntava più sul ritmo frenetico. Gli anni della massiccia commercializzazione di questo nuovo genere furono tra il ’29 e il ’30, gli anni del proibizionismo e della caduta della borsa di Wall Street, in quanto la voglia di risorgere portò all’apertura di numerose sale da ballo in tutte le principali città degli USA. A dire il vero, dagli studi effettuati sul Boogie Woogie in quanto danza, è emerso chiaramente che esso non ha creato specifiche figure, ma ha operato una sintesi di tutto quanto era stato prodotto dalle danze del genere Jitterbug. Per quanto riguarda la posizione della coppia, non c’era una regola precisa, nel senso che le libere interpretazioni personali portava-

no di volta in volta i ballerini ad assumere posizioni aperte, chiuse o di spalle. Questa condizione di fondamentale libertà consentiva ai danzatori più acrobatici di inserire figure azzardate e pericolose come salti mortali, voli di ogni genere, scavalcamenti della donna e sottopassaggi da parte di lei, preparando in tal modo le basi del Rock’n Roll. Il Boogie Woogie entrò profondamente nella vita degli americani e nelle loro abitudini, sia come musica che come ballo. Per questo motivo, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le autorità fecero incidere una serie di 33 giri di musica swing/boogie destinati alle truppe impegnate in guerra; ciò sarebbe servito a tenere alto il morale dei soldati. E fu proprio tramite le truppe americane che questa danza arrivò in Europa ed il ritmo coinvolgente prese subito ed appassionò anche noi. Il Jive americano all’epoca era solo appena accennato e non tutti i soldati sapevano ballarlo, mentre gli europei apportarono nel corso degli anni un serie di perfezionamenti stilistici e tecnici e, aggiungendo numerose figure, fecero di questa danza una delle più prestigiose a livello internazionale. Le figure del Jive richiedono stile e resistenza fisica, forza ed elasticità, ma l’azione tecnica più importante e difficile da rispettare è il bounce (molleggio) delle ginocchia che, con l’alternarsi di compressione ed estensione, richiede un sforzo muscolare notevole, considerando la velocità di questa piacevole ed energica danza. Alberto Tridente

E. Gela Atripalda Turi MOLFETTA Brolo Reggio Calabria Chieti Potenza Ortona Casoria H. Gela Galatina Blue College Catania Alberobello

Serie B2 Femminile 55 51 48 44 44 37 37 36 29 29 27 21 10 3 rit.

Sarno San Pietro V. Napoli MOLFETTA Arzano Battipaglia A. Benevento L. Potenza A. Potenza V. Benevento V. Altamura Oria L. Altamura Taranto Acquaviva Salerno

CALCIO A5 Serie B Play Off 10/04/10 Loreto – Ortona 3-5 Bisceglie – REAL MOLFETTA 5-5 Play Out 10/04/10 Giovinazzo – Manfredonia 3-2

64 62 60 60 57 56 40 39 32 31 28 27 23 21 21 0

CALCIO Nardò Trani MOLFETTA Terlizzi Copertino Lucera Sogliano Tricase Manduria Castellana Cerignola Bisceglie Corato Massafra Taurisano Locorotondo Maglie Altamura

Eccellenza 73 71 69 65 53 48 48 47 47 47 41 41 36 35 34 26 22 14


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Benessere & Salute

giovedì 15 aprile 2010

La cellulite: conoscerla e sconfiggerla Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1899

La cellulite è un’alterazione infiammatoria del tessuto connettivo della pelle. Tale inestetismo cutaneo interessa milioni di persone e si manifesta con accumulo di liquidi e grasso principalmente su cosce e fianchi nelle donne e sulla pancia negli uomini. La sintomatologia degli stadi iniziali si manifesta con gonfiore causato dal ristagno di liquidi nel tessuto e di accumulo di grasso e acqua nelle cellule. La cute si presenta ancora tesa ed elastica ma se viene compressa non rimangono impronte. In questa fase è difficilmente riconoscibile ad occhio nudo. Negli stadi successivi l’epidermide assume un colorito spento, si arrossa e assume il cosiddetto aspetto “a buccia d’arancia”, visibile a prima vista. L’insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro; si ritiene comunque che le cause principali dell’insorgenza e dell’aggravamento siano le seguenti. Genetici: se madre o nonna soffrono di tale disturbo è possibile che ci sia una predisposizione genetica. Ormonali: la pubertà, la gravidanza, la premenopausa, la sindrome premestruale e gli anticoncezionali possono favorire la ritenzione idrica a causa di un eccesso di estrogeni non compensati da una sufficiente secrezione di progesterone. Stress: situazioni particolarmente stressanti, come conflitti familiari e lavora-

tivi, possono portare ad un aumento del grasso di deposito e ad una difficoltà nella circolazione periferica e nell’eliminazione dell’acqua. Stitichezza: riduce l’eliminazione dei residui. Dieta scorretta: l’introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi e formazione dei cuscinetti. Sovrappeso. Problemi circolatori: la mancanza di esercizio, una vita sedentaria, abiti aderenti, tacchi troppo alti, fumo, sono fattori che ostacolano il reflusso circolatorio, la buona ossigenazione dei tessuti e la corretta circolazione locale. Per contrastare la formazione della cellulite è importante seguire delle regole salutari. La battaglia va combattuta su più fronti, pertanto occorre una strategia completa basata sui seguenti punti. Bere molta acqua: per permettere una buona diuresi e un’eliminazione delle sostanze tossiche e di rifiuto. Si raccomandano 1,5-2 litri di acqua naturale al giorno. Ridurre l’assunzione di sale: l’eccesso di sale predispone ad una maggiore ritenzione idrica. Aumentare il consumo di verdure, frutta fresca e legumi ed evitare le farine e gli zuccheri raffinati. Aumentare il consumo di alimenti ricchi di fibra per migliorare il transito intestinale e combattere la stitichezza. Consumare alimenti ricchi di flavonoidi. Consumare

frutta ricca di enzimi come papaia e ananas. Preferire l’olio di oliva e ridurre i grassi saturi (burro e margarina) e alimenti particolarmente grassi. Evitare il consumo di alcool. Fare regolarmente esercizio fisico: lo sport non serve solo a bruciare i grassi ma aiuta anche a tonificare i muscoli e a stimolare la circolazione. La ginnastica più utile è quella di tipo aerobico, che stimola l’ossigenazione dei tessuti e mobilita i depositi di grasso. Perfetti sono quindi lo step in acqua (che grazie ai movimenti del corpo ci permette di sfruttare anche l’azione idromassaggio) e la bici (o la cyclette se non è possibile fare attività all’aria aperta) o, comunque, camminare minimo un’ora al giorno. Seguire alcune regole base: non accavallare

le gambe, non utilizzare pantaloni stretti, utilizzare tacchi di media altezza e di forma regolare affinché non creino problemi di circolazione. Praticare l’idroterapia: ovvero passare sul corpo acqua a differenti temperature. Tale accorgimento attiva la microcircolazione. Usare creme o prodotti riduttori e anticellulite: massaggiando delicatamente, in modo circolare e dal basso verso l’alto per stimolare i tessuti. Facendo di queste regole delle sane abitudini riuscirai a prevenire e contrastare l’insorgere della cellulite. Per maggiori informazioni: NATURHOUSE, Via Margherita di Savoia, 63 – Molfetta (Ba) tel.: 080.3971860/080.3504326 Dott. Floriana Camporeale.


Oltre la Realtà

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La sacra Sindone Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1900

mente al percorso che il malcapitato fece con il palo della croce sulle spalle e alle numerose cadute. Anche i piedi risultano forati da oggetti contundenti. Eloquente è il volto sconvolto da segni di percosse e la parte superiore della testa piena di ecchimosi dovute alla presenza di numerosi corpi contundenti. La corona di spine? Numerosissimi sono stati gli esami scientifici effettuati sul lenzuolo. All’inizio era convinzione comune quella che la Sindone fosse opera di un falsario medievale ma i numerosi esami hanno reso improbabile questa teoria. L’uomo raffigurato sul telo era nudo e in epoca medievale nessun artista si sarebbe mai sognato di dipingere una persona senza veli. Studi della NASA hanno inoltre attestato come il lenzuolo avesse avvolto realmente un uomo. Ulteriori studi hanno addirittura individuato tracce di sangue del gruppo AB. Sono stati effettuati persino degli esami botanici. Sul telo sono stati ritrovati parecchi tipi di pollini che dopo un attenta analisi sembra che provengano proprio dalle regioni, Europa e Medio Oriente, in cui la Sindone ha viaggiato nel corso di due millenni. Unica analisi discordante è quella effettuata con il Carbonio 14 che ha collocato il lenzuolo fra il XIII e il XIV secolo. In questo caso l’analisi non risulta molto attendibile perché proUn lenzuolo di lino cucito accuratamente a spina di pesce, una figura umana impressa come il negativo di una fotografia su di esso, la misteriosa somiglianza di questa sagoma con i tratti sacri di Gesù Cristo, sono questi i particolari, almeno quelli immediatamente evidenti, che contraddistinguono la Sacra Sindone. Custodita nel Duomo di Torino, la Sindone sembra corrisponda all’antico sudario che almeno due millenni fa ha avvolto il corpo esanime di Gesù dopo la crocifissione e nella successiva deposizione nel Santo Sepolcro. Sono passati più di duemila anni dalla morte di Cristo e il Sacro lenzuolo potrebbe costituire una delle più importanti testimonianze della sua venuta in Terra. Una delle prime testimonianze, tra l’altro non riconosciuta dalla Chiesa, è data da un Vangelo apocrifo che riporta come Gesù dopo essere resuscitato consegnò il sacro lenzuolo nelle mani di un sacerdote del Tempio di Gerusalemme. Probabilmente questo Vangelo riporta una rappresentazione simbolica di quanto accaduto dopo la morte di Cristo. All’epoca tutti i tessuti che entravano in contatto con un cadavere venivano immediatamente considerati impuri e dovevano essere distrutti o bruciati. Non è da escludere quindi che la Sindone sia stata immediatamente nascosta per salvarla dalla distruzione.

Secondo le testimonianze il telo venne custodito fra la Terra Santa e la Turchia sino al 1204 quando la Sindone prese la strada del Mediterraneo centrale passando per Atene. Nel 1353 la reliquia fu trasferita a Lirey in Francia e poi a Chambury. Conservata nella Sainte Chapelle rischiò nel 1532 di essere distrutta da un incendio. Furono le suore Clarisse a ripararla con delle toppe triangolari. Nel 1578 venne portata definitivamente dai Savoia a Torino. Scampata nel 1996 ad un altro incendio il sacro lenzuolo è stato sottoposto a restauro e a partire dallo scorso 11 aprile è stato riesposto ai fedeli per la venerazione. Attualmente è di proprietà del Vaticano dono di Umberto II. Ma cosa raffigura questo misterioso lenzuolo? Sicuramente l’immagine impressa si riferisce ad un uomo morto in seguito alla crocifissione. Dalle macchie presenti sul telo si può evincere come l’uomo in questione prima di essere crocifisso fosse stato torturato e flagellato. Successivamente i suoi polsi furono forati da chiodi, come testimoniano le circolari macchie di sangue all’altezza dei polsi. Il costato dell’uomo presenta una profonda ferita riconducibile ad un oggetto contundente. Si tratta forse della lancia che ferì Gesù mentre era in croce? Le spalle e le ginocchia presentano segni di escoriazioni dovute verosimil-

babilmente gli studiosi hanno utilizzato frammenti di tessuto che furono cuciti dalle suore Clarisse dopo l’incendio di Chambury. Ma è l’esame del volto, incredibilmente somigliante a quello di Gesù descritto dai vangeli, che sta rivelando un particolare importante. Nel I secolo era diffusa la pratica di inserire dopo la crocifissione le monete negli incavi oculari. L’immagine della Sindone rileva come sull’occhio sinistro vi sia una fossetta causata probabilmente da una moneta. Analizzando meglio questa incavatura si può identificare verosimilmente l’impronta di moneta su cui sono incise le lettere TIB e l’immagine di una coppa. Fra il 20 e il 40 d.C. in Palestina era diffuso questo tipo di monete con le iniziali dell’allora imperatore Tiberio, imperatore sotto cui trovò la morte Gesù. Verità o grande burla le domande relative al sacro lenzuolo non finiranno mai di esistere. Per il mondo Cristiano non sarebbe nemmeno importante scoprire se realmente la Sindone avvolse il corpo di Cristo. Affidarsi incondizionatamente ai principi della propria religione è una delle basi del Cristianesimo. Non vi saranno mai prove che scalfiranno la fede del vero Cristiano il quale “crede solo e soltanto perché crede”. Francesco Tempesta


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Lavoro in chiaro

giovedì 15 aprile 2010

Guardia di Finanza: 400 posti a concorso Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1901

Arriva una nuova opportunità per chi vuole entrare a far parte del corpo della Guardia di Finanza. È indetto, infatti, un concorso per 400 posti di allievo maresciallo preso la Scuola Sovrintendenti della Guardia di Finanza per l’anno accademico 2010/2011. La possibilità di partecipare è rivolta a tutti i cittadini della Repubblica Italiana, inclusi i residenti all’estero. Di seguito vi elenchiamo i principali requisiti necessari per poter partecipare al concorso: possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, inclusi i casi in cui verrà conseguito per l’anno scolastico in corso; che godano di tutti i diritti civili e politici, non riformati alla visita di leva e con nessun carico pendente. I partecipanti dovranno affrontare sei prove tra cui una preliminare composta da questionario a risposta multipla, una seconda prova scritta relativa ad una composizione in italiana. Successivamente si provvederà con lo svolgimento di accertamenti di idoneità psico-fisica e attitudinale, una prova orale di cultura generale, un’ulteriore prova scritta e un’orale relativa all’accertamento della conoscenza di una o più lingue straniere a scelta e

infine una prova facoltativa di informatica. Gli interessati potranno reperire il bando con tutte le informazioni e i moduli per la domanda all’interno del sito della Guardia di Finanza nella sezione concorsi www.gdf.it/home/. Attenzione, presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza del capoluogo di provincia della circoscrizione in cui si risiede andrà consegnata a mano la modulistica o a mezzo raccomandata a/r. Le domande devono pervenire entro e non oltre i tempi indicati nel bando stesso. Nel caso di invio della domanda tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ricordatevi che, in questo caso, fa fede la data del timbro postale, nell’eventualità di arrivo oltre i sessanta giorni dalla data di pubblicazione del bando le domande verranno archiviate e i candidati ammessi con riserva alla procedura concorsuale. La scadenza per la partecipazione a questo concorso è prevista per il 26 aprile 2010.

Bari: giornata di orientamento per laureati e laureandi della Facoltà di Farmacia Invia un sms sull’articolo al 3471136778 inserendo il codice 1902

Si svolgerà a Bari il 24 aprile alle 10, presso la Facoltà di Farmacia, il primo incontro-dibattito dell’Associazione Ex Alunni della Facoltà di Farmacia di Bari. L’incontro rappresenta una giornata di orientamento dedicata ai laureandi e laureati della Facoltà di Farmacia di Bari dove un gruppo di ex alunni della facoltà “Le stesse parole che dette da un di farmacia intende promuovere filosofo gli costerebbero la testa, incontri tra laureati e gli attuali in bocca ad un “buffone” susci- studenti sempre della facoltà di farmacia. Il progetto, denomitano allegria.” nato Exaf (Ex alunni farmacia Erasmo da Rotterdam

www.exaf.it), è stato finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito dell’iniziativa “Principi Attivi” e realizzato, quindi, con il preciso intento di creare percorsi di orientamento per conoscere gli sbocchi professionali che la laurea in Farmacia o Ctf (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche) può dare. Interverranno in qualità di speaker i professionisti dei diversi ambiti (ricerca, industria, farmacia ospedaliera e informazione scientifica). L’incontro è aperto a tutti.

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giovedì 15 aprile 2010

rubriche

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IL FATTO è disponibile in questi esercizi ogni 15 giorni, puntuale come sempre il giovedì. Antica Salumeria del Centro - Via De Luca, 7 Bar Arcobaleno - Banchina San Domenico Bar Astoria - Corso Umberto I, 16 Bar Belvedere - lungomare Marcantonio Colonna Bar Caffetteria Paninoteca Grease - Via Molfettesi d’Argentina, 75 Bar Camera Cafè - Via XX Settembre, 43 Bar Cavour - Corso Fornari, 47 Bar Cin Cin - Corso Dante Alighieri, 30 Bar Degli Artisti - Via Gesmundo, 4 Bar Del Ponte - Via Ruvo, 18 Bar Europa - Via F. Cavallotti, 33/35 Bar Fantasy - Via Pio La Torre, 33 Bar Fausta - Corso Umberto I, 150 Bar Football - Via Ugo La Malfa, 11 Bar Giotto - Corso Margherita di Savoia, 91 Bar Haiti - Via San Domenico, 42 Bar Ideal - Via Terlizzi Bar Kennedy - Via Edoardo Germano, 49 Bar La Caffetteria - Via A. Salvucci, 46 Bar La Favola Mia - Via Baccarini, 35 Bar La Fenice - Corso Umberto I Bar London - Via Terlizzi, 6 Bar Mary - Corso Umberto I, 122 Bar Mezzina - Via Luigi Einaudi, 6 Bar Miramare - Via San Domenico, 9 Bar Mirror - Via Capitano Manfredi Azzarita, 124 Bar Mixer Cafè - 6^ strada ovest Lama Martina Bar Mongelli - Via Baccarini, 35 Bar Peter Pan - Via Vincenza Alma Monda, 48 Bar Rio - Via Bari, 92 Bar S. Marco - Corso Umberto I Bar Settebello - Via A. Salvucci, 28 Bar Seven - Via Edoardo Germano, 33 Bar Seventy - Via Tenente Michele Silvestri Bar Sottocoperta - Piazza Giuseppe Garibaldi Bar Stazione - Piazza Aldo Moro Bar Sweet - Piazza Giuseppe Garibaldi, 32 Bar Toto - Corso Fornari, 73 Bar Universo - Corso Umberto I Betty Paige - Largo Municipio, 6

Biglietteria regionale FS - Piazza Aldo Moro Blues Cafè - Corso Dante Alighieri, 49 Buffetti - Piazza G. Garibaldi, 60 Caffe Al Duomo - Banchina Seminario, 10/12 Caffè Colorado - Via Guglielmo Marconi Caffè Metropolis - Via Cap. G. De Gennaro, 16 Caffè Silver - Via Framantle 19/i Caffetteria Gonzaga - Via Piazza, 23/25/30 Caffetteria Manhattan - Viale dei Crociati Caffetteria Roma 2 - Banchina San Domenico Caffetteria Venere - Via Martiri di Via Fani, 6 Calì Caffè - Via Giacomo Puccini, 7 Coffee Room - Viale Pio XI, 9 Comune Di Molfetta - Piazza Vittorio Emanuele, 9 De Pinto - Via Edoardo Germano, 39 Edicola - Viale Pio XI Edicola - Via Tenente Michele Silvestri Edicola - Via Palmiro Togliatti Edicola - Piazza Giuseppe Garibaldi Edicola - Corso Dante Alighieri Edicolandia - Via Principe Amedeo, 45 Edicola delle Rose - Via Gen. C. A. Dalla Chiesa Edicola Gigotti - Via Bari, 74 Edicola Grosso - Via Don Pietro Pappagallo Edicola L’Altra Edicola - Via Terlizzi Edicola Sciancalepore - Via Madonna dei Martiri Edicola Sciancalepore - Piazza Cappuccini Euro Caffè - Via San Francesco d’Assisi Farmacia Grillo - Via S. Angelo, 37 Flory’s Caffè - Via Poli Generale Eugenio, 3 Giotto Cafè - Corso Margherita di Savoia, 91 Green Bar - Via Baccarini, 111 Gruppo FAMM Immobiliare - Via De Luca, 15 Guardia di Finanza - Madonna dei Martiri Istituto Professionale Alberghiero Di Stato Corso Fornari Istituto Professionale Di Stato Per Le Attivita Marinare - Via Giovinazzo Istituto Professionale per i Servizi Turistici “A. Bello” - Viale XXV Aprile Istituto Tecnico Industriale Di Stato “G. Ferraris” -

Via Palmiro Togliatti Le Chic J’Adore - Via Tenente Michele Silvestri, 69 Le Mimose - Viale Pio XI Liceo Ginnasio Di Stato “L. Da Vinci” - Corso Umberto I Liceo Scientifico Di Stato - Via Palmiro Togliatti Liceo Sociopsicopedagogico “V. Fornari” - Via Generale Luigi Amato Marilù Cafè - Via Tommaso Fiore, 38/40 Mattia’s Cafè - Corso Dante Alighieri Mondocasa - Piazza Effrem, 12 Music Cafè - Via Ten. Silvestri, 11 Note & Book - Via Tommaso Fiore, 24 Off Street - Piazza Giuseppe Garibaldi, 15 Panificio Annese - Via Cappellini, 28 Panificio Biancaneve - Via Molfettesi del Venezuela, 41 Panificio Biancaneve - Via De Luca, 59 Panificio Cangelli - Via Cap. T. De Candia, 49 Panificio Centrale - Via Respa, 40 Panificio D’Oro - Via Madonna dei Martiri, 51 Panificio de Gennaro - Via Cap. T. De Candia, 155 Panificio Don Bosco - Corso Fornari, 67 Panificio Don Bosco - Via Raffaele Cormio, 36 Panificio Europa - Via Rattazzi, 41 Panificio Il Cugino - Via Massimo D’Azeglio, 91 Panificio Il Cugino - Via Alessandro Manzoni, 91 Panificio Il Forno - Via Fremantle, 42 Panificio Jolly - Viale Pio XI, 9 Panificio La Sfornata - Via Enrico Fermi, 19 Panificio Mulino Bianco - Via C. Giaquinto, 46 Panificio Non Solo Pane - Via Paniscotti, 44 Panificio Non Solo Pane - Via Gen. Poli, 13 Panificio Petruzzella - Via Bovio, 18 Panificio Posta - Via Ricasoli, 29 Panificio Rinascente - Via Nino Bixo, 25 Panificio Sant’Achille - Via Martiri di Via Fani, 15 Panificio Trionfo - Via Ten. Fiorino, 71 Parrocchia Della Cattedrale - Corso Dante Alighieri Parrocchia Di San Corrado - Largo Chiesa Vecchia

Parrocchia Immacolata - Piazza Immacolata, 62 Parrocchia Madonna Della Pace - Viale Xxv Aprile Parrocchia Madonna della Rosa - Via Gen. C. A. Dalla Chiesa Parrocchia S. Achille - Via A. Salvucci Parrocchia S. Bernardino - Via Tattoli Parrocchia S. Gennaro - Via Sergio Pansini Parrocchia S. Giuseppe - Via Aurelio Saffi, 1/d Parrocchia Sacro Cuore Di Gesù - Via Sella Quintino Parrocchia San Domenico - Via San Domenico, 1 Parrocchia San Pio X - Viale Antonio Gramsci, 1 Parrocchia Santa Famiglia - Via Papa Innocenzo VIII Parrocchia Santa Teresa - Piazza V. Emanuele, 3 Petito Cafe - S.S. 16 Molfetta-Giovinazzo Place Blanc Cafè - Piazza Margherita di Savoia, 4 Qbo Interior Design - Via Federico Campanella, 24 Stazione di rifornimento AGIP - Via Terlizzi Stazione di rifornimento AGIP - Via Giovinazzo Stazione di rifornimento API - Zona Industriale Stazione di rifornimento Madogas - Strada Provinciale Molfetta-Terlizzi, Km. 2.050 Stazione di rifornimento Q8 - Via dei Lavoratori – Zona ASI Swing Pub - Viale Pio XI, 21 Tabaccheria - Viale Pio XI, 55 Tabaccheria - Corso Dante Alighieri Tabaccheria - Via Madonna dei Martiri, 2 Tabaccheria - Via Baccarini, 67 Tabaccheria - Via Rossini, 12 Tabaccheria - Piazza G. Garibaldi Tabaccheria Edicola - Via Raffaele Cormio Tabaccheria Pansini - Via Roma 32 Tabaccheria Spaccavento - Via Bari, 68 Tabaccheria Veneziano - Via L. Azzarita, 65 Tabaccheria Veneziano - Via Madonna dei Martiri, 67 Totoricevitoria “Del Cuore” - Via Baccarini, 77


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Rubriche

giovedì 15 aprile 2010

Consigli per una sana alimentazione FACILE

DIFFICILE

SOLUZIONI

Sudoku (giapponese: su-doku, nome completo: Su-ji wa dokushin ni kagiru) è un gioco di logica nel quale al giocatore o solutore viene proposta una griglia di 9×9 celle, ciascuna delle quali può contenere un numero da 1 a 9, oppure essere vuota; la griglia è suddivisa in 9 righe orizzontali, nove colonne verticali e, da bordi in neretto, in 9 “sottogriglie”, chiamate regioni, di 3×3 celle contigue. Le griglie proposte al giocatore hanno da 20 a 35 celle contenenti un numero. Scopo del gioco è quello di riempire le caselle bianche con numeri da 1 a 9, in modo tale che in ogni riga, colonna e regione siano presenti tutte le cifre da 1 a 9 e, pertanto, senza ripetizioni. Fonte:(it.wikipedia.org)

La cioccolata

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Pasqua è passata ma sicuramente molta cioccolata è ancora in circolazione: al latte, extrafondente, a forma di uovo o di campana, ne abbiamo mangiata e vista di ogni genere in questi giorni. Ma cos’è la cioccolata e come si produce? Innanzitutto diciamo che il cioccolato è ottenuto dalla lavorazione del cacao, una pianta tropicale (Theobroma cacao) i cui semi vengono essiccati e macinati per ottenere la polvere di cacao. Questa è usata come ingrediente per fare il cioccolato con aggiunta di zucchero (saccarosio) ed eventualmente di burro di cacao. Il burro di cacao è la parte grassa del seme che è usato come ingrediente del cioccolato ma anche nell’industria farmaceutica e nella cosmesi. Una volta macinati i semi della pianta subiscono una serie di passaggi a temperature e tempi diversi che ne conferiscono anche qualità diverse. I vari tipi di cioccolata che conosciamo si distinguono per la quantità di cacao in essi contenuta: la cioccolata fondente ne ha un’elevata per-

centuale, può arrivare al 70% e in quello extra non è inferiore al 45%; in quella al latte al cacao vengono aggiunti latte o suoi derivati; quello bianco contiene solo burro di cacao mescolato a latte e saccarosio ma non cacao! Altri ingredienti possono essere poi nocciole, mandorle e noci. Vi può capitare di leggere tra gli ingredienti lecitina di soia, perché viene spesso aggiunta per la sua azione emulsionante che favorisce una omogeneizzazione degli ingredienti. Purtroppo il burro di cacao (grasso naturale) viene spesso mescolato con grassi vegetali non specificati che possono contenere sostanze tossiche per l’organismo: cercate di evitare questi tipi di cioccolata. Infine va ricordato che è un prodotto blandamente psicoattivo per il contenuto di teobromina e feniletilamina, sostanze che gli danno leggere proprietà antidepressive ed euforizzanti, di lieve azione diuretica e di modesto effetto vasodilatatore; contiene anche anandamide (un cannabinoide endogeno del cervello) e un po’ di caffeina dott.ssa Annalisa Mira Biologa Nutrizionista Studio di Nutrizione e Alimentazione Tel. 080.335.45.29- 338.27.87.929


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giovedì 15 aprile 2010

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Sedanini alla crudaiola con peperoni arrosto, acciughe e stracciatella Ingredienti per 10 persone: • • • •

600 gr di sedanini 300 gr di pomodori 1 mazzetto di basilico 2 acciughe

• • • •

150 gr di olio extra vergine 1 spicchio d’aglio 150 gr di peperoni 200 gr di stracciatella

Procedimento

Arrostire e spellare i peperoni. Tagliare a piccoli rombi sia i peperoni che i pomodori. Condire il tutto con aglio, basilico, olio, sale e acciughe. Cuocere i sedanini in abbondante acqua salata. Una volta cotti condirli con la crudaiola ottenuta e servire con al centro una forchettata di stracciatella. Chef: Giovanni Lo russo – Componente della Nazionale Italiana Cuochi

I CONS IGL I DELLO ZODIAC O ARIETE Avvertirete l’esigenza di mostrare un lato del vostro carattere che non sempre fate vedere e si tratta specificatamente della vostra generosità. Spesso, infatti, la tenete nascosta, poiché pensate che le persone ne possano approfittare.

LEONE Dovreste evitare di farvi troppe paranioie, soprattutto nei confronti di quelle persone che non si sono comportate molto bene con voi ultimamente, ma che voi stimate moltissimo. La fiducia è qualcosa che va guadagnata e che si può anche perdere.

SAGITTARIO Se vi mostrerete troppo accondiscendenti verso le persone che vi sono vicino, è molto probabile che queste si approfittino della vostra disponibilità e della vostra gentilezza. Se non volete che questo accada forse sarebbe il caso di moderare il vostro impeto di generosità.

www.i lf at t o.n et IL FATTO Quindicinale gratuito di informazione

EDITORE Activa S.r.l. con unico socio

PRESIDENTE Giulio Cosentino e-mail: editore@ilfatto.net

TORO Sarete molto fortunati, quindi non sciupate nessuna occasione in cui potrebbe essere richiesta la fortuna, perché perdereste un treno che passa raramente. Non abbiate paura di buttarvi insomma, perché solo osando potete ottenere ciò che volete e che desiderate da tanto tempo.

VERGINE Potreste apprezzare molto il modo in cui le persone che vi sono vicino vi dimostreranno la loro gentilezza e il loro affetto, in particolar modo chi lavora al vostro fianco manifesterà una delicatezza che non avevate mai avuto modo di notare.

CAPRICORNO Le vostre aspettative potrebbero essere più alte del solito, forse perché vi sveglierete al mattino con il desiderio di dare un senso maggiore alla vostra esistenza e con l’intento di realizzare al più presto uno dei vostri progetti lasciati in sospeso da troppo tempo.

DIRETTORE RESPONSABILE Corrado Germinario

Collaboratori Angela Teatino, Pantaleo de Trizio, Isabel Romano, Lella Salvemini, Marilena Farinola, Francesco Tempesta, Annalisa Mira, Giordano Germinario, Beatrice De Gennaro, Gianfranco Inglese.

Registrato presso il Tribunale di Trani · aut. del 19 ottobre 2007 n. 17/07

GEMELLI Sarebbe bene prendere in considerazione l’opportunità di tentare la fortuna, poiché anche per voi ci sono delle buone aspettative. Soprattutto in ambito lavorativo, se dovete mettervi in competizione con qualcuno, non abbiate paura.

BILANCIA Avrete modo di sviluppare ancora di più quella capacità che avete di immagazzinare informazioni come se niente fosse. Infatti qualcuno sarà per voi una fonte inesauribile di questioni molto interessanti, che voi non vi lascerete sfuggire.

ACQUARIO Vi sentirete molto pieni di fiducia in voi stessi e i vostri sentimenti non potranno essere messi da parte, ma dovranno essere condivisi con le persone che vi vogliono bene e che ovviamente non si aspettano altro da voi.

REDAZIONE Via degli Antichi Pastifici, Zona Artigianale A/8 · Molfetta redazione@ilfatto.net

PROGETTO GRAFICO Vincenzo de Pinto

IMPAGINAZIONE Marcello Brattoli

STAMPA

CANCRO Qualcuno potrebbe chiedervi di mantenere un segreto e questo potrebbe causare in voi qualche dubbio e qualche rimostranza nei confronti della persona in questione, poiché vi sembrerà poco saggio prendervi una responsabilità del genere. Cercate di essere sinceri e vedrete che troverete insieme una soluzione.

SCORPIONE Ci potrebbe essere qualcuno di molto interessato alla vostra vita e che cercherà in tutti i modi di scoprire qualcosa sul vostro conto. Ovviamente questo a voi da molto fastidio. Sarebbe quindi il caso di affrontarlo e di esprimere il vostro dissenso ai modi usati.

PESCI Dovrete dare la priorità alla vostra famiglia, quindi anche se avete degli affari urgenti da sbrigare, dovreste rimandarli, oppure sbrigarvi. Ultimamente, anche se le cose in campo professionale potrebbero apparire più importanti, avete riscoperto il piacere di stare con le persone che amate.

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Il Fatto n. 058