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ALLA SCOPERTA DEL PAESAGGIO PERDUTO

LA RIVINCITA DEL PASSATO L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE, UN’ESPRESSIONE CHE RICHIAMA ESPERIENZE DI LUNGA TRADIZIONE, SOPRATTUTTO IN ITALIA, DAL MUTUALISMO ALLE COOPERATIVE FINO ALLE IMPRESE SOCIALI E ALLE PROPRIETÀ COLLETTIVE, OGGI TORNA IN AUGE COME “SHARING ECONOMY” CHE SI PROPONE COME UN NUOVO MODELLO ECONOMICO, CAPACE DI RISPONDERE ALLE SFIDE DELLA CRISI E DI PROMUOVERE FORME DI CONSUMO PIÙ CONSAPEVOLI BASATE SUL RIUSO INVECE CHE SULL’ACQUISTO E SULL’ACCESSO PIUTTOSTO CHE SULLA PROPRIETÀ. UN MODELLO CHE CI RIPORTA AL CONTENUTO DELLA CARTA DI MATERA, CHE DIVENTA ATTUALISSIMA IN QUANTO RICORDA REGOLE NON SCRITTE CHE SI TRAMANDAVANO NELLO SPIRITO DELLE COMUNITÀ E CON IL LINGUAGGIO DEI CODICI PUNTA A RECUPERARE UNA NOZIONE DI PATRIMONIO CHE, PARTENDO DALLA STORIA, DALLE CONOSCENZE, DALLE TRADIZIONI,PUÒ RAPPRESENTARE UNA FORMA DI ECONOMIA A MISURA D’UOMO. //////////////////////////////////

C

orsi e ricorsi storici. Oggi si chiama sharing economy, l’economia della condivisione che sta esprimendo ancora solo una parte del suo potenziale. Gli italiani sono pronti a condividere sebbene ci sia ancora tanto bisogno di informazione. Non è vero che la sharing economy non ha una storiografia a cui rifarsi anche se costituisce un tema che va affrontato da angolature e discipline diverse molte delle quali sicuramente all’avanguardia. Quella che ormai vediamo tutti, fatta di biciclette e automobili pubbliche che girano per le città guidate non dai proprietari, ma dagli abbonati, non è una novità. In epoche millenarie questo sistema di vita già esisteva e ci riporta al contenuto della Carta di Matera che diventa in questo modo attualissima in quanto ricorda regole non scritte che si tramandavano nello spirito delle comunità e con il linguaggio dei codici punta l’azione per costruire il futuro che vogliamo, difendendo questi luoghi fragili di fronte a aggressioni distruttive. In un mondo avviato

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| energeo

IN TEMPI ANTICHI IL FENOMENO DEI BENI COLLETTIVI, INTESO COME MODELLO DI UNA NUOVA ECONOMIA PARTECIPATA E SOLIDARISTICA, RISPETTOSA DEI TERRITORI E DELL’AMBIENTE, ERA RADICATO NEL SENTIRE COMUNE DELLE POPOLAZIONI

verso i 9 miliardi e mezzo di abitanti (stima dell’ONU per il 2050), quello verso l’economia della condivisione è un passaggio cruciale per una gestione sostenibile delle risorse. Offre nuove forme di risparmio, propone un’economia che, attraverso il riuso e la messa in comune dei beni, tutela l’ambiente, fortificando le economie e le comunità locali. Condividere non è una moda passeggera ma una tradizione antica. Recuperiamola. Non si può non riflettere su territorio e paesaggio, quali beni comuni. Beni che stimolano ad affrontare il tema con un rinnovato impegno verso nuove dimensioni di partecipazione tese ad una politica globale. Ripartire dal paesaggio significa rilanciare i desideri collettivi, considerare la struttura giuridico-economica del territorio, accanto alla proprietà privata e pubblica, sostenere e difendere la diffusa presenza dei possessi di proprietà collettiva, condividendoli fino al punto da farli diventare comportamenti virtuosi. Il paesaggio è in grado di evocare con immediatezza le matrici culturali ed i saperi che li hanno prodotti. Ogni contesto paesaggistico rappresenta quindi un insieme di esperienze (antropologiche, economiche, sociali ecc.) in cui la popolazione di riferimento si riconosce e il fruitore esterno ne percepisce il valore identitario. Tutto ciò avviene anche in contesti più piccoli (paesini e zone limitrofe) in cui è presente comunque un contesto culturale ben definito e caratterizzante. Ogni territorio può così riconoscersi ed esprimere un’identità culturale forte grazie ad impianti urbani storici, panorami di stampo agricolo che richiamano produzioni alimentari tipiche (vino, frutta, industria agroalimentare), sistemi collinari o costieri, ecc. In questo modo il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all’attività economica poichè, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro. In tempi antichi il fenomeno dei beni collettivi, inteso come modello di una nuova economia partecipata e solidaristica, rispettosa dei territori e dell’ambiente, era già radicata nel sentire comune e nelle popolazioni.

UN MONDO VARIEGATO DA TUTELARE

Energeo puntualmente affronta queste tematiche dopo l’alleanza fatta con la Consulta nazionale della proprietà collettiva per far conoscere il variegato mondo di questa antica concezione dell’appartenenza. Si pensa di delineare il prossimo forum UNESCO sul tema: “Beni collettivi e identità culturale”. Appare convinto il presidente della Consulta Michele Filippini, ipotizzando questa collaborazione con l’ITKI UNESCO, l’istituto che dovrà coordinare il forum in Europa. “Oggi che si manifesta un rinnovato interesse su questi temi - dice - siamo disponibili ad aprire una finestra di dialogo con gli organizzatori dell’appuntamento annuale UNESCO”. L’argomento sembra accontentare tutti, partendo dal valore d’uso del paesaggio inteso come risorsa, nella sua elaborazione culturale, nella sua capacità di suscitare senso d’identità e di appartenenza ad un territorio. In valore d’uso il paesaggio si presenterebbe come strumento di soddisfazione di esigenze culturali in base all’intensità del radicamento di chi li abita. In valore assoluto il paesaggio si presenta come strumento di comunicazione e di sapere, imponendosi all’attenzione di svariate discipline di indagine e di rappresentazione come “luogo” dell’identità e motore della mobilità di intere comunità, diventando anche asse di riferimento per gran parte delle strategie di azione sul territorio: le prospettive della sostenibilità, della salvaguardia della diversità, del controllo delle trasformazioni che si misurano sempre più non solo con gli aspetti “strutturali” socioeconomici e dell’ecosistema ma anche con gli aspetti “culturali” del paesaggio. La Fondazione Spadolini Nuova MICHELE FILIPPINI - PRESIDENTE DELLA CONSULTA NAZIONALE DELLE PROPRIETÀ COLLETTIVE Antologia vuole mettere un punto fermo

ENERGEO MAGAZINE Anno VI Novembre - Dicembre 2013  
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