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editoriale Si dice che i motori di queste trasformazioni siano la globalizzazione e la tecnologia, che inducono ad adottare nuovi approcci, nuove regole, e creano nuovi valori. Ma si brancola un po’ tutti nel buio

MARCO BIAMONTI direttore responsabile marco.biamonti@ediman.it

Cambiamento F

enomeni sociali planetari sotto gli occhi di tutti e analizzati da tanti creano inquietudine perché sembra che nessuno abbia ancora capito da che parte si stia orientando il mondo. Si dice che i motori di queste trasformazioni siano la globalizzazione e la tecnologia, che inducono ad adottare nuovi approcci, nuove regole, e creano nuovi valori. Ma si brancola un po’ tutti nel buio, e molti sembrano avere la tentazione – di fronte all’incertezza – di chiudersi in casa propria a coltivare l’orticello, noto e rassicurante. Per ciascuno di noi è indubbiamente una sfida. I giovani potranno raccoglierla sicuramente meglio dei più stagionati, appesantiti dal dato dell’esperienza e dalla mentalità spesso cristallizzata. Ma, a mio parere, si tratta proprio per questi ultimi anche di una grandissima opportunità di svecchiamento, di ripresa di motivazione, vigore e slancio. Seppur tra difficoltà e scetticismi, in diversi hanno comunque già adottato l’apertura al cambiamento come metodo nel proprio lavoro e saranno i primi a beneficiare del “nuovo ordine universale”. Si tratta di porsi in una condizione di flessibilità mentale – da seguire però con rigore – che non ti fa escludere a priori – spesso sulla base di pregiudizi – alternative che una volta parevano impensabili. Gli esempi sono molteplici come le parole chiave che li descrivono. L’etica della trasparenza costituisce, secondo me, il mattone fondamentale: e tutti

noi italiani sappiamo bene quanto sia impegnativo aderirvi con continuità. Poi il coinvolgimento: la gerarchia vecchio stile non ha più motivo di esistere; oggi sono le competenze, il senso di appartenenza, il sentirsi parte di una squadra, che garantiscono il mantenimento dell’equilibrio, se non il raggiungimento del successo. La fiducia, infine, è il collante che tiene tutto insieme. La fiducia è come la moneta: tanta più ne circola, tanto più la comunità si arricchisce. Personalmente adotto da sempre la regola: dare fiducia da subito e toglierla solo quando questa viene tradita. Ho ricevuto qualche bel calcio nel didietro, ma in compenso i benefici ottenuti – in termini di possibilità che si sono aperte – sono stati impareggiabili. Il cammino non è agevole: viviamo in un Paese che si è andato sempre più spostando alla periferia del mondo e ancora – non me ne vogliate – percorso da una vena medioevale, retaggio di tradizioni e culture che non si sono volute mettere in discussione. Di questo passo – qualunque sarà il treno che passerà – rischiamo di perderlo. Oggi bisogna avere il coraggio del cambiamento per sentirsi più attrezzati ad affrontare un futuro incerto ma stimolante.

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Meeting e Congressi - Nov Dic 2016  

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