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The ecological network for the redevelopment of river environments

Euro 25,00

/ ambiente e territorio /

ISBN 978-88-96386-35-4

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La rete ecologica per la riqualificazione di ambienti fluviali

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Architect, PhD in Architecture and Environment Technology. She collaborates on the researches worked out by the Technology team of the Department of Architecture and Industrial Design “Luigi Vanvitelli” of the Second University of Naples, Italy. The themes that characterize her path of scientific research concern reading and evaluation of environmental quality, the detection of the degradation caused by human activities and the identification of intervention strategies for the recovery, rehabilitation and protection of the environment. She has written many scientific contributions pertaining to the specific research field.

La rete ecologica per la riqualificazione di ambienti fluviali

Raffaela De Martino Architetto, Dottore di Ricerca in Tecnologie dell’Architettura e dell’Ambiente. Collabora alle attività di ricerca del gruppo di Tecnologia del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale “Luigi Vanvitelli” della Seconda Università degli Studi di Napoli. Le tematiche caratterizzanti il suo percorso di ricerca scientifica riguardano la lettura e la valutazione della qualità ambientale, l’individuazione dei fenomeni di degrado causati da attività antropiche e l’identificazione di strategie di intervento per il recupero, la riqualificazione e la tutela dell’ambiente. È autore di diversi contributi scientifici inerenti il settore specifico di ricerca.

Raffaela De Martino

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In recent years, many rivers have been subjected to violent anthropic attacks that have changed completely ecological, hydraulic and landscape characteristics of these environments. The quality and the dynamics of rivers are strongly influenced both by the conditions of the territories that the waterway runs through, and by the physical and ecological relations that the river itself establishes with crossed environment. These considerations constitute a starting point of the reflections carried out in this work, that defines a methodological framework of reference aimed at improving the eco-systemic quality of river environments through the construction of an ecological network. The design methodologies, techniques of intervention and mathematical modeling, with special attention to the reconstruction of the dialectical nature-built, are used to rebalance the relationship use/evolution/consumption of the resource territory.

Raffaela De Martino

Negli ultimi anni molti corpi idrici fluviali sono stati sottoposti a violente aggressioni antropiche che hanno modificato completamente le caratteristiche ecologiche, idrauliche e paesaggistiche di tali ambienti. La qualità e le dinamiche dei fiumi sono fortemente influenzate sia dalle condizioni dei territori che il corso d’acqua attraversa, che dalle relazioni fisiche ed ecologiche che il fiume stesso stabilisce con gli ambienti attraversati. Tali considerazioni costituiscono un punto di partenza delle riflessioni condotte all’interno di questo testo in cui si definisce un quadro metodologico di riferimento rivolto al miglioramento della qualità ecosistemica di ambienti fluviali attraverso la costruzione di una rete ecologica. Le metodologie progettuali, le tecniche d’intervento e la modellistica matematica, con speciale attenzione alla ricomposizione della dialettica natura-costruito, trovano applicazione nella prospettiva di un riequilibrio dei rapporti di uso/evoluzione/consumo della risorsa territorio.



Raffaela De Martino

La rete ecologica per la riqualificazione di ambienti fluviali The ecological network for the redevelopment of river environments


Il volume raccoglie gli esiti del lavoro di ricerca svolto dall’autrice nel campo della riqualificazione ambientale degli spazi aperti, ed è il risultato di un percorso che è partito dagli studi condotti nell’ambito del dottorato in Tecnologie dell’Architettura e dell’Ambiente della Seconda Università degli Studi di Napoli (coordinatore: Prof. Arch. Maria Isabella Amirante, tutor: Prof. Giuliana Lauro).

EdicomEdizioni Monfalcone (Gorizia) tel. 0481/484488 fax 0481/485721 e-mail: info@edicomedizioni.com www.edicomedizioni.com I testi e le foto sono stati forniti dagli autori © Copyright EdicomEdizioni Vietata la riproduzione anche parziale di testi, disegni e foto se non espressamente autorizzata. Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e delle convenzioni internazionali. ISBN 978-88-96386-35-4 Questo libro è stampato interamente su carta riciclata. Stampa Press Up Prima febbraio 2014


INDICE

Prefazione Maria Isabella Amirante e Paolo Debernardi

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Introduzione Rossella Franchino

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Lo studio tecnologico dell’ecosistema fluviale 1.1. La componente trasversale 1.2. La componente longitudinale 1.3. La componente verticale 1.4. La componente temporale

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L’assetto ecologico del sistema fluviale 2.1. Principi di ecologia del paesaggio 2.2. Cenni di ecologia fluviale 2.3. Valutazione e modellizzazione del sistema ambientale 2.4. Caso studio: il bacino del fiume Sele 2.5. Il sistema ambientale esaminato 2.6. Costruzione del grafo quali-quantitativo planare 2.7. Indice di percolazione 2.8. La permeabilità di un paesaggio

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La costruzione della rete ecologica per la definizione degli interventi di riqualificazione 3.1. La frammentazione territoriale 3.2. Le reti ecologiche 3.3. Riferimenti metodologici per la realizzazione di una rete ecologica 3.4. Indici spaziali della frammentazione 3.5. Individuazione e valutazione della struttura ecologica di partenza 3.6. Criteri per la definizione e l’individuazione di una rete ecologica 3.7. Considerazioni conclusive

67 69 73 74 76 80 95

Riferimenti bibliografici

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Appendice A1. Valori di bioenergia dei settori A2. Livelli di connessione dei settori B1. Descrizione dei parametri utilizzati nella matrice di valutazione B2. Schede: Unità di intervento potenziale

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Contenuti del CD-ROM Versione dell’opera a colori in lingua inglese e lingua italiana


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La rete ecologica per la riqualificazione di ambienti fluviali libro + CDROM con versione dell’opera a colori in lingua inglese e italiana

Raffaela De Martino pp. 136 - Euro 55,00 ISBN 978-88963-86-3-4 formato 21x29,7 cm


PREFAZIONE

di Maria Isabella Amirante e Paolo Debernardi Riqualificare ambienti fluviali è di importanza vitale per garantire lo sviluppo armonico del territorio antropizzato che è caratterizzato da delicate condizioni ambientali e da conflitti generati dai diversi interessi delle comunità che li abitano e li modificano, in funzione delle loro complesse istanze evolutive. L’inquadramento di questo argomento nella costruzione di una rete ecologica per l’evoluzione di ambienti fluviali rappresenta il significativo contributo offerto da questo volume che nella sua articolazione mette in luce sia gli aspetti analitici che quelli progettuali e di approfondimento tecnologico dell’ambiente. In particolare il testo si colloca nell’ambito degli studi sulla riqualificazione ambientale degli spazi aperti, orientata ad un uso ecocompatibile delle tecnologie di recupero e all’elaborazione di modalità originali di intervento per il ripristino della qualità sistemica del territorio. Le metodologie progettuali, le tecniche d’intervento di contenuto innovativo e la modellistica matematica, con speciale attenzione alla ricomposizione della dialettica natura-costruito, trovano applicazione nella prospettiva di un riequilibrio dei rapporti di uso/evoluzione/consumo della risorsa territorio. L’autrice ha definito un quadro metodologico di riferimento rivolto al miglioramento della qualità ecosistemica attraverso la costruzione di una rete ecologica specifica (dedicata). Nel mondo contemporaneo gran parte dei corpi idrici fluviali sono stati sottoposti a violente aggressioni antropiche che ne hanno mutato completamente assetti e dinamiche, provocando importanti perdite sia sotto il profilo della biodiversità che sotto quelli della riconoscibilità e della qualità territoriale, senza trascurare il considerevole incremento del rischio idraulico. Infatti la qualità e le dinamiche fluviali sono fortemente influenzate sia dalle condizioni dei territori che il corso d’acqua attraversa, che dalle relazioni fisiche ed ecologiche che il fiume stesso stabilisce con gli ambienti attraversati. Questa tematica è approfondita sotto diversi punti di vista. A partire da un originale studio tecnologico dell’ecosistema fluviale e attraverso l’approccio pluridimensionale viene scomposto il fiume in quattro componenti: trasversale, longitudinale, verticale e temporale, in chiave esigenzial-prestazionale. Ad esempio la dimensione trasversale ha consentito di elaborare interessanti riflessioni circa il rapporto che un ecosistema fluviale instaura con i territori che attraversa: le interazioni reciproche fra un corso d’acqua e i suoi contesti, vengono dall’autrice rilette soprattutto interpretando le esigenze degli utenti che vivono gli spazi del fiume. A partire da questi concetti generali, nel libro vengono reinterpretati i principi fondamentali dell’ecologia del paesaggio in riferimento agli ecosistemi fluviali. La valutazione dell’intero sistema ambientale, attraverso modelli matematici, ha consentito di formulare un’ipotesi evolutiva del paesaggio allo scopo di perseguire gli obiettivi fondamentali della tutela ecologica nell’accezione più ampia del termine. Uno strumento in grado di rispondere a tale esigenza ed utilizzato nella ricerca, è il grafo ecologico planare. Questo modello ha consentito di simulare il funzionamento dei sistemi ambientali analizzati, di quantificare i processi in atto e di rilevare il livello di efficacia ecologica degli elementi che compongono il mosaico paesistico territoriale. Il processo di modellizzazione è stato poi applicato ad una porzione territoriale del Bacino del Fiume Sele: la valutazione ecosistemica effettuata ha offerto l’opportunità di conoscere e valutare la vulnerabilità del paesaggio considerato rispetto a perturbazioni esterne, di ottenere indicazioni per orientare interventi di riqualificazione di tipo ecologicamente sostenibili ed infine di evidenziare il livello di frammentazione territoriale. A partire da quest’ultima informazione e attraverso l’applicazione di criteri 7


PREFAZIONE

di ordine paesaggistico/strutturale e di ordine biologico/funzionale, infine, sono stati individuati gli elementi della rete ecologica potenziale (core areas e corridoi di connessione) e descritti gli interventi di miglioramento ambientale, organizzati seconda la logica “sistemica” legata all’approccio del settore disciplinare della tecnologia dell’architettura, necessari a garantire un’adeguata qualità a tali elementi. La metodologia operativa proposta dall’autrice può essere considerata un valido strumento di supporto alle scelte che debbono orientare gli interventi di pianificazione e riqualificazione territoriale a scala locale, al fine di governare in chiave ecologica e con ottica sistemica, il territorio, i suoi processi e la sua gestione.

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INTRODUZIONE

di Rossella Franchino L’antropizzazione del territorio si basa su relazioni sempre più complesse molte delle quali si fondano su scambi di energia o prodotti energetici e su conferimenti o smaltimenti di materia. Questi scambi o distribuzioni sono supportati da sistemi di reti infrastrutturali organizzati in modo tale che siano sempre disponibili a richiesta dell’utenza. Poiché tali reti costituiscono nel territorio una maglia fatta di nodi e connessioni che mirano a stabilire relazioni con tutti i flussi di materia e di energia, è fondamentale che negli interventi di riqualificazione ambientale esse siano messe in relazione con le reti ecologiche e del paesaggio che ricoprono un ruolo essenziale. Risulta assolutamente necessario, quindi, riservare un ruolo importante alla riconfigurazione del sistema delle reti affinché dall’integrazione tra quelle infrastrutturali e quelle ecologiche e del paesaggio nasca un nuovo tipo di rete, che si può definire “ambientale” che tenga conto non soltanto degli approvvigionamenti e dei flussi di materia ed energia, ma anche delle esigenze dei sottosistemi ambientali acqua, aria e suolo. Il concetto di rete ambientale non definisce una rete di tipo fisicamente e prestazionalmente diverso da una rete infrastrutturale tout court, ma una rete infrastrutturale che viene gestita, dalla progettazione, alla costruzione, all’esercizio, alla dismissione, con un’ottica speciale di inserimento nell’ambiente e qualificazione dello stesso, con modalità compatibili e sostenibili. Ciò al fine della conservazione e della riqualificazione delle risorse naturali presenti sul territorio e della connessione tra i valori ambientali e paesaggistici delle aree per una valorizzazione complessiva dell’ambiente. È quindi fondamentale individuare i legami delle reti di energia e massa con la base ambientale in cui esse esplicano il servizio in modo tale da ottimizzare le configurazioni per le quali le reti assumono la qualifica di ambientali in relazione alle varie tipologie di contesti urbani e territoriali. Negli interventi di riqualificazione eco-orientata studiare il controllo delle trasformazioni dello stato dell’ambiente con finalità di conservazione e preservazione, mediante l’approfondimento delle reti ambientali, significa affrontarlo con approccio integrato senza ridurlo ad una settorializzazione di problemi che coinvolgono aspetti complessi, interrelati e diversificati, oltre che, ovviamente, specialistici. Proporre lo studio delle reti con l’ottica ambientale vuol dire approcciarsi ad un modello complesso che può essere ricondotto a sintesi facilmente assimilabile e che ci fa prendere coscienza di un fatto di assoluto rilievo: nelle fasi di progettazione, costruzione ed esercizio di reti connesse ad infrastrutture o complessi urbani, si possono aggiungere qualità, sicurezza e affidabilità che valorizzano l’ambiente oltre a non procurargli danno. Valorizzare l’ambiente significa recuperare i livelli di qualità che aveva prima di interventi antropici succedutisi nel tempo ovvero, in alcuni casi, portarne la qualità a livelli possibilmente anche superiori. In tale prospettiva il presente lavoro affronta lo studio della ristrutturazione organica del sistema delle reti con particolare attenzione agli aspetti ecologici e alle complesse problematiche ambientali connesse con i sottosistemi acqua, aria e suolo che risultano essere fondamentali in un’ottica di tutela della biodiversità e più in generale della salute del territorio nel suo complesso. La conservazione della biodiversità, con la conseguente salvaguardia dei processi naturali che sono alla base della sopravvivenza degli ecosistemi, costituisce uno dei fattori che maggiormente influenza gli attuali interventi di riqualificazione in chiave sostenibile del territorio. È ormai noto che la tutela della biodiversità passa attraverso la connessione a rete degli habitat, e più in generale delle aree naturali, perchè è nella frammentazione degli ambienti naturali, 9


INTRODUZIONE

cioè nella graduale divisione di un bacino di naturalità in frammenti sempre più piccoli ed isolati a causa dell’azione diretta dell’uomo, che va individuato uno dei pericoli più gravi per la diversità ecologica. La costituzione di una rete ecologica deve puntare quindi da un lato al recupero di ecosistemi compromessi, dall’altro alla connessione degli elementi individuati necessaria per favorire la diffusione spaziale di specie animali e vegetali.

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LO STUDIO TECNOLOGICO DELL’ECOSISTEMA FLUVIALE


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CAPITOLO I

Finora gli studi scientifici relativi agli ecosistemi fluviali hanno riportato importanti risultati soprattutto nel settore idrologico e sanitario-ambientale, mentre assai meno significativi risultano quelli dell’approccio tecnologico allo studio dei corsi d’acqua. Un tale approccio risulta essere tuttavia particolarmente difficile dal momento che non esiste letteratura scientifica al riguardo: non si può d’altra parte effettuare un’analogia con il sistema edilizio, statico per definizione, perché trattasi di un sistema in movimento con ben altre caratteristiche. La scelta è stata allora quella di prendere a prestito dall’ecologia fluviale una “diversa” chiave di lettura del corso d’acqua: l’approccio pluridimensionale. L’approccio pluridimensionale al corso d’acqua fa riferimento a quattro specifiche dimensioni: da sponda a sponda, da monte a valle, dalla superficie al fondo e infine alla dimensione temporale (fig. 1). A queste dimensioni corrispondono altrettante componenti, ossia: • la componente trasversale costituita dalle interrelazioni con i territori e con le attività che si svolgono negli ambienti attigui; • la componente longitudinale rappresentata dal susseguirsi di ecosistemi a partire dalla sorgente fino a giungere alla foce; • la componente verticale connessa alle relazioni tra le acque superficiali e quelle sotterranee; • la componente temporale fondamentale per evidenziare l’estrema variabilità nel tempo del sistema fiume, conseguente ad eventi climatici, a variazioni stagionali e a manifestazioni improvvise come le piene1.

Approccio pluridimensionale, dimensioni, componenti

Figura 1: Le quattro dimensioni di un ecosistema fluviale

1.1. La componente trasversale

Evidenzia una transizione tra l’ambiente acquatico e quello terrestre. Ad una scala più dettagliata, la dimensione trasversale si configura come vera e propria interfaccia

Ercolini M., Fiume, territorio e paesaggio: le opportunità di un approccio integrato, in Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio, anno 2, n. 2, vol. 2, Firenze University Press, Firenze 2005 1

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CAPITOLO I

Sezione, alveo, riva, territorio

attiva tra il sistema acquatico e il limitrofo ambiente terrestre.2 Nel tentativo di operare una scomposizione della dimensione trasversale, la cui rappresentazione grafica più significativa è naturalmente la sezione, è possibile individuare tre macro classi di elementi ambientali (fig. 2): 1. alveo fluviale definibile come quella parte del solco fluviale che comprende il letto e le ripe. Si possono distinguere sulla sezione dell’alveo tre zone (fig. 3): l’alveo di magra, l’alveo ordinario e l’alveo di piena. L’alveo ordinario contiene appunto le portate ordinarie, cioè quei valori di portata che sono statisticamente individuati per essere superati mediamente solo una volta ogni due anni. All’interno dell’alveo ordinario è contenuto l’alveo di magra che ha un andamento planimetrico più irregolare e contiene le portate di magra e di morbida. L’alveo di piena, o alveo di esondazione comprende tutta l’area del fondovalle che è interessata dai fenomeni di piena straordinari. L’alveo di esondazione, inoltre è spesso sede di attività antropiche che ne modificano le sue caratteristiche idrauliche interferendo con le sue naturali tendenze evolutive. L’alveo può essere inciso o pensile rispetto al piano di campagna ed è normalmente caratterizzato da sponde ben definite. 2. ripa o riva definibile come una fascia di terreno che raccorda l’alveo con la zona retrostante perifluviale; 3. territorio ossia un ambito spaziale connotato da certe caratteristiche fisiche, socio-economiche e amministrativo-politiche.

Figura 2: La scomposizione nella dimensione trasversale

Figura 3: Le tre zone dell’alveo fluviale 2

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Ibidem


CAPITOLO I

Per individuare il rapporto tra l’ambiente acquatico e quello terrestre è necessario definire tecnologicamente le tipologie di territorio che possono essere attraversate dal corso d’acqua. A tal fine è possibile prendere in considerazione la classificazione in zone territoriali omogenee riportate nell’art. 1 del D.M. 2/04/1968, N. 1444. Zona A

parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi;

Zona B

parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A): si considerano parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% (un ottavo) della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore a mc/mq 1,5;

Zona C

parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate o nelle quali la edificazione preesistente non raggiunga i limiti di superficie e densità di cui alla precedente lettera B);

Zona D

parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali o ad essi assimilati;

Zona E

parti del territorio destinate ad usi agricoli, escluse quelle in cui - fermo restando il carattere agricolo delle stesse - il frazionamento delle proprietà richieda insediamenti da considerare come zone C);

Zona F

parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale.

Da tale classificazione si possono definire allora quattro principali “territori” con i quali un ecosistema fluviale può relazionarsi: • territorio urbano; • territorio industriale; • territorio agricolo; • territorio “naturale” (non antropizzato). L’elemento che sicuramente lega fortemente la tipologia di uso territoriale all’ecosistema fluviale è l’impatto derivante dalle attività antropiche che provocano spesso effetti negativi nei confronti delle risorse idriche sia in termini quantitativi (consumo della risorsa) sia in termini qualitativi (inquinamento idrico).

Tipologie di territorio attraversato dal fiume

Modello DPSIR

Per l’individuazione degli impatti causati dalle attività antropiche sull’ecosistema fluviale si può ricorrere al modello DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stati, Impatti, Risposte). Tale modello, proposto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente3 (EEA) nel 1999 e utilizzato per la stesura degli annuari dei dati ambientali ISPRA (ex APAT), si basa sul principio che gli sviluppi di natura economica e sociale sono i fattori di fondo (D) che esercitano pressioni (P) sull’ambiente, le cui condizioni (S), come la disponibilità di risorse, il livello di biodiversità o la qualità dell’aria, cambiano di conseguenza. Questo ha degli impatti (I) sulla salute umana e sugli ecosistemi, per cui vengono richieste risposte da parte della società. Le azioni di risposta possono riguardare qualsiasi elemento del sistema, ovvero avere effetto direttamente sullo stato dell’ambiente o agire sugli impatti o sulle determinanti, indirizzando le attività umane su una nuova strada.   Smeets E., Weterings R., Environmental Indicators: Typology and overview, EEA Technical Report No. 25/1999, Copenhagen, Denmark 3

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CAPITOLO I

DETERMINANTI popolazione; economia; usi del territorio; sviluppo sociale nello specifico industria e settore manifatturiero; energia; agricoltura, pesca e acquicoltura; trasporti; settore domestico; turismo; attività ricreative. PRESSIONI emissioni in aria, acqua e suolo; rifiuti; uso di risorse naturali. STATO qualità delle acque di superficiali e sotterranee; qualità del suolo; biodiversità. IMPATTI sugli ecosistemi; sulla salute umana; sulle altre funzioni dell’ambiente. RISPOSTE normativa e prescrizioni; misure e politiche ambientali. La figura 4 rappresenta una catena DPSIR che fornisce il quadro delle criticità ambientali di un ecosistema fluviale nei vari territori, indicandone possibili cause ed effetti.

Figura 4: Modello DPSIR applicato ad un ecosistema fluviale

L’impatto sugli ecosistemi fluviali derivante da attività antropiche in ambiente urbano

Le attività antropiche che si svolgono in ambiente urbano possono impattare notevolmente le acque dei fiumi. Gli scarichi urbani, infatti, contengono i residui ed i materiali non assimilati del metabolismo umano derivanti dagli alimenti, ai quali si associa una 18


CAPITOLO I

componente microbica che può, in quota variabile, in funzione dello stato sanitario dell’area, essere costituita da patogeni. A tali elementi si associano poi i residui non metabolici, derivanti da attività civili, ed i residui del dilavamento delle strutture urbane ad opera delle acque meteoriche la cui contaminazione è legata soprattutto alle emissioni degli autoveicoli. L’impatto sugli ecosistemi fluviali derivante da attività antropiche in ambiente industriale

Nelle attività industriali l’acqua dei fiumi talvolta è utilizzata nel processo produttivo di merci, nel lavaggio di prodotti di base, o recipienti e apparecchiature, nella costituzione della merce, nel raffreddamento, in quantità e qualità estremamente variabili. Tra le tipologie industriali sono significative dal punto di vista del “potenziale inquinante” quelle conciarie, cartarie, chimiche, galvaniche/metallurgiche, cementiere/lavorazione rocce, tessili, alimentari. Agli scarichi prodotti si associano diverse forme di inquinamento delle acque quali le variazioni di pH, temperatura, colore e odore, e l’immissione di materiali particellati, composti organici, composti tossici quali metalli (ind. conciarie, cartarie, chimiche, galvaniche/metallurgiche) e pesticidi (ind. conciarie, cartarie, chimiche, tessili). L’impatto sugli ecosistemi fluviali derivante da attività antropiche in ambiente agricolo

L’agricoltura rappresenta la prima causa dell’inquinamento di origine diffusa che colpisce le acque fluviali. In particolare, le attività agricole sono principalmente responsabili degli apporti di nutrienti (azoto e fosforo) a seguito dell’utilizzo di fertilizzanti chimici. Oltre a questi ultimi, anche i fitofarmaci (insetticidi e diserbanti fra cui, in particolare, i pesticidi) contribuiscono, a causa della scarsa biodegradabilità che li caratterizza, all’inquinamento di corsi d’acqua e delle falde. I rischi connessi all’impiego dei fitofarmaci sono dovuti sia alla tossicità non selettiva (cioè al fatto che, agendo come veleni contro specie dannose alle piante coltivate dall’uomo, colpiscono e uccidono anche molte specie utili per l’equilibrio degli ecosistemi), sia a fenomeni di persistenza e di accumulo in specifici comparti ambientali i quali determinano conseguenti fenomeni di inquinamento. Tutte queste sostanze, fertilizzanti e fitofarmaci, cosparse in abbondanza sui terreni agricoli, vengono rese solubili dall’acqua delle piogge e dell’irrigazione e, quindi trasportate nelle falde sotterranee, nei fiumi e nei mari. Mentre i fertilizzanti sono degradabili e quindi non si accumulano nel terreno perché subiscono processi di degradazione naturale, capaci di bilanciare il ritmo con cui l’uomo li riversa nell’ambiente, i fitofarmaci o non lo sono o si degradano molto lentamente nell’ambiente, rimanendo immagazzinati nel terreno. Inoltre, non solo queste sostanze si accumulano, ma subiscono anche il processo della magnificazione biologica, ovvero la concentrazione durante il passaggio all’interno della catena alimentare, dai vegetali agli animali. L’uomo, pertanto, che si trova al vertice della piramide, concentra nei propri tessuti la maggiore quantità di queste sostanze nocive per l’organismo. Il problema dei fertilizzanti, invece, è quello di dare origine a fioriture algali abnormi, con conseguenti condizioni di stress ed avvelenamento dei sistemi acquatici (eutrofizzazione), se immessi in essi in eccessive quantità: infatti, mentre in quantità moderate l’azoto ed il fosforo contenuti ed originati dalla degradazione dei fertilizzanti stessi sono una fonte di ricchezza di sostanze nutritive per la vita, in dosi smisurate determinano conseguenze spesso deleterie per l’ambiente.

Inquinamento agricolo: fertilizzanti e fitofarmaci

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CAPITOLO I

Inquinamento zootecnico

All’inquinamento agricolo si aggiunge poi quello zootecnico. L’allevamento del bestiame produce liquami e acque di lavaggio di stalle, pollai e porcilaie contenenti un elevato carico di residui metabolici, il cui effetto principale si manifesta con fenomeni di eutrofizzazione dei corsi d’acqua in cui vengono riversati. Quasi tutti questi liquami, infatti, oltre al contenuto organico, hanno spesso un elevato contenuto di sostanze nocive come ammoniaca e fosfati. Dove presenti, quindi, gli allevamenti di bestiame (equini, bovini, suini, ovini e caprini, polli e simili) contribuiscono, con i loro reflui, all’aumento del carico inquinante dell’ambiente acquatico.4 L’impatto sugli ecosistemi fluviali derivante da attività antropiche in ambiente “naturale”

Territori naturali: effetti positivi dal punto di vista idrogeologico, auto depurativo, di conservazione della natura, paesaggistico

L’ultima tipologia di territorio che un corso d’acqua può attraversare è quella in cui c’è la completa assenza di attività antropiche. Si tratta di aree che possono contribuire, attraverso l’elevata naturalità, al riequilibrio dell’ecosistema fluviale, bilanciando parzialmente gli apporti “negativi” immagazzinati durante l’attraversamento di altri territori. I territori “non antropizzati” sono spesso caratterizzati dalla presenza di boschi ripariali o foreste alluvionali fluviali che assicurano rilevanti effetti positivi dal punto di vista: • idrogeologico; proteggono infatti le sponde dei fiumi dall’erosione, riducono la velocità delle acque e, soprattutto l’impeto delle ondate di piena. Il fiume sondando nelle aree golenali disperde la sua forza, deposita materiale in sospensione (sabbie, limi, argille,...). • autodepurativo; è stata verificata una capacità di ridurre la concentrazione di nutrienti da parte dei boschi ripariali, che va dal 68% al 100%, in dipendenza delle concentrazioni e dell’ampiezza delle fasce di vegetazione. Una foresta ripariale larga 50 metri che separi delle coltivazioni dal fiume, è capace di rimuovere fino all’89% dell’azoto e all’80% del fosforo in essa presente. • di conservazione della natura; le foreste ripariali sono ambienti molto importanti per l’elevata ricchezza di specie in esse presenti. Rappresentano dei corridoi naturali capaci di garantire la continuità ecologica tra grandi bacini di naturalità. • paesaggistico; questi ambienti hanno grande valore paesaggistico e ricreativo e quindi costituiscono anche una plusvalenza di cui tenere in conto nella promozione dei luoghi.5 Il rischio idraulico: la disciplina delle fasce fluviali

Rischio idraulico: pericolosità e danno atteso

Le relazioni fra un corso d’acqua e le tipologie di territorio che attraversa non si esauriscono nell’analisi degli impatti derivanti dalle diverse attività antropiche che si svolgono in tali territori. È infatti necessario analizzare e comprendere come e in che misura, l’ecosistema fluviale condiziona con la sua continua dinamicità i luoghi e le attività che in essi si svolgono. Una delle conseguenze più rilevanti di questa dinamicità per un territorio è il rischio idraulico connesso ai fenomeni di piena degli alvei fluviali. Il rischio idraulico, da intendersi come rischio di inondazione da parte di acque provenienti da corsi d’acqua, risulta essere il prodotto di due fattori: la pericolosità (ovvero   Cinti T. (a cura di), I Quaderni della Formazione Ambientale – Acqua, APAT - Servizio Stampa ed Editoria, Roma 2006

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AA.VV., Provincia di Salerno, Progetto Ecovolontari: Lo stato di salute dei fiumi Tanagro e Bussento, 2004 5

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CAPITOLO I

la probabilità di accadimento di un evento calamitoso di una certa entità) e il danno atteso (inteso come perdita di vite umane o di beni economici). La pericolosità è un fattore legato sia alle caratteristiche fisiche del corso d’acqua e del suo bacino idrografico, sia alle caratteristiche idrologiche, ovvero intensità, durata, frequenza e tipologia delle precipitazioni, nel bacino dal quale si alimenta ogni corso d’acqua. Il rischio idraulico può essere distinto in rischio da esondazione, relativo al trasporto di massa liquida, ed in rischio da dinamica d’alveo, legato ai fenomeni di erosione/deposito e di evoluzione plano-altimetrica dell’alveo. Il fenomeno di dinamica d’alveo può essere di tipo localizzato o esteso. I fenomeni localizzati sono, ad esempio, le erosioni delle sponde che producono instabilità puntuali. I fenomeni che si manifestano ad un livello spaziale più esteso hanno in genere anche una maggiore estensione temporale; tra questi ci sono i fenomeni di erosione estesa, che implicano abbassamenti lenti e graduali del fondo dell’alveo. Altro aspetto da tenere in considerazione è quello legato al trasporto dei sedimenti flottanti; i tronchi, le ramaglie ed gli altri corpi solidi galleggianti trasportati dalla corrente possono essere particolarmente pericolosi per l’ostruzione delle luci di deflusso (ponti, viadotti, sottopassi). Il rischio idraulico inoltre può riguardare anche le opere idrauliche realizzate dall’uomo, qualora vengano meno le condizioni di sicurezza per il funzionamento delle stesse. I fenomeni connessi al rischio idraulico hanno sempre condizionato le attività che si svolgono nei luoghi attraversati dai corsi d’acqua. La disciplina delle fasce fluviali, introdotta dal DPCM 29 settembre 1998, ha reso possibile la definizione di un assetto generale del territorio che renda compatibili lo sviluppo socio-economico con le dinamiche fluviali. Le fasce fluviali vengono fuori dall’individuazione e dalla delimitazione di quelle parti di territorio adiacenti l’alveo fluviale che sono statisticamente soggette a fenomeni di allagamento per portate di piena. Le fasce fluviali sono sottoposte a vincoli e norme specifiche che ne regolamentano lo sviluppo e le attività. La definizione di fascia fluviale adottata a livello nazionale distingue tre categorie: • La fascia A, caratterizzata da tempi di ritorno6 generalmente variabili tra i 30 ed i 50 anni, ricade nella categoria della massima pericolosità. Data la sua vicinanza al corso d’acqua, essa presenta habitat tipico dell’ecosistema fluviale ed è da considerarsi fascia di pertinenza fluviale. La sua tutela avviene attraverso i seguenti principi: – garanzia del libero deflusso alla piena di riferimento; – libera divagazione dell’alveo inciso nel rispetto delle naturali dinamiche fluviali; – rispetto delle componenti naturali (vegetazione, morfologia) per contenere i fenomeni di dissesto. In tale fascia sono vietati nuovi insediamenti oltre a quelli già presenti che co munque vengono mantenuti. • La fascia B è interessata da eventi con tempi di ritorno di 100-200 anni, ed è considerata un’area a moderata probabilità di esondazione. Alle aree ricadenti in questa fascia si riconosce la necessità di conservazione della capacità di laminazione delle piene, ma al contempo si prevede di ammettere uno sviluppo di attività antropiche, purché compatibili con le dinamiche fluviali. I principi di disciplina del territorio seguono le seguenti linee guida: – garantire il mantenimento delle aree di espansione fluviale;

Rischio di esondazione e rischio da dinamica d’alveo

La disciplina delle fasce fluviali

Il tempo di ritorno è il tempo medio di attesa stimato tra l’occorrere di un determinato evento e il successivo con medesime caratteristiche. 6

21


CAPITOLO I

– controllare la pressione antropica; – recuperare il patrimonio storico ed ambientale. • La fascia C, interessata dai fenomeni con tempi di ritorno di 200-500 anni, è definita come area a bassa probabilità di esondazione. Le aree comprese nella Fascia C sono generalmente interessate da attività antropiche e quindi anche soggette a continue modifiche. In tale fascia si permette lo svolgimento delle attività sociali, economiche e produttive nelle condizioni di sicurezza per la popolazione. L’intervento di salvaguardia si basa su attività di prevenzione e predisposizione di opportuni piani di protezione civile in difesa delle calamità.7 Analisi esigenziale Interazioni reciproche fiume-territorio, utenti, esigenze

Le relazioni fra un corso d’acqua e i territori che esso attraversa, possono essere riletti attraverso una interpretazione delle esigenze degli utenti che vivono gli spazi del fiume; si propone, quindi, l’applicazione dell’analisi esigenziale (tab. 1), nata in altri ambiti (settore edilizio, industria manifatturiera), all’ecosistema fluviale e al suo contesto. Vengono inoltre individuate le interazioni reciproche fra l’ecosistema fluviale e le quattro tipologie di territorio precedentemente identificate (industriale, urbano, agricolo, naturale) in termini di causa, effetti e categorie esigenziali a rischio (scheda 1, 2, 3, 4).

Togna A., Gravino S., Metodologie e linee guida per la prevenzione ed il controllo del rischio idrogeologico. Rischio idraulico: Perimetrazione e classificazione delle aree a rischio di inondazione, Ministero dell’Ambiente, PODIS, Roma 2006 7

22


CAPITOLO I

CLASSI ESIGENZIALI

REQUISITI

SICUREZZA •

Sicurezza in situazioni di pericolo

• •

Sicurezza di uso contro intrusioni di utenze • non autorizzate • • •

Sicurezza dell’area in caso di inondazioni; Accessibilità ai mezzi di soccorso in caso di emergenza; Sicurezza da prelievi idrici non autorizzati; Sicurezza da sversamenti o scarichi abusivi; Sicurezza da escavazioni dei fondali; Protezione di apparecchiature di monitoraggio poste lungo l’asta fluviale;

BENESSERE •

Benessere percettivo

Benessere visivo-acustico;

Benessere igienico-olfattivo

Benessere igienico-olfattivo relativo all’avvio di fenomeni di putrefazione di sostanze organiche;

ASPETTO o IDENTITÀ •

Acque

• •

Visibilità fondali fluviali; Purezza e colore dell’acqua;

Sponde

• •

Riconoscibilità tipologica e costruttiva delle opere spondali e delle strutture di attraversamento; Riconoscibilità del carattere della vegetazione spondale;

• • • • • •

Riconoscibilità dei siti di interesse naturalistico; Riconoscibilità dei siti di interesse storico-architettonico; Leggibilità del continuum fluviale; Riconoscibilità dei caratteri geo-morfologici dei luoghi; Riconoscibilità della naturalità dei luoghi; Riconoscibilità paesaggio sonoro;

Riconoscibilità dei luoghi

INTEGRABILITÀ •

Opere spondali

Compatibilità ambientale opere spondali;

Opere di attraversamento

Compatibilità ambientale opere di attraversamento;

Opere idrauliche

Compatibilità ambientale opere idrauliche;

GESTIONE •

Monitoraggio

Monitoraggio quali-quantitativo asta fluviale;

Manutenzione

• •

Manutenzione sponde; Rimozione sedimenti flottanti;

FRUIBILITÀ •

Accessibilità interna

• •

Accessibilità ai percorsi navigabili; Balneabilità;

Accessibilità esterna

• • • • • •

Accessibilità e fruibilità degli spazi e dei percorsi; Accessibilità alle piste ciclabili; Accessibilità ai parcheggi; Accessibilità ai parcheggi di interscambio auto/bici; Accessibilità strutture di attraversamento sponda-sponda; Accessibilità da parte dei diversamente abili;

Fruibilità percettiva

• • •

Leggibilità morfologica e geometrica degli spazi e dei percorsi; Leggibilità della forma e caratterizzazione del verde; Leggibilità degli aspetti estetico-percetttivi del paesaggio circostante;

SALVAGUARDIA AMBIENTALE •

Salvaguardia acque

• •

Salvaguardia della quantità delle acque; Salvaguardia della qualità delle acque;

Salvaguardia sponde

Controllo delle attività antropiche impattanti lungo le sponde;

Salvaguardia fondali

Salvaguardia di sabbie e ghiaie da azioni di escavazione;

Salvaguardia dell’ambiente naturale

• • •

Salvaguardia degli aspetti estetico-percettivi del paesaggio naturale; Controllo degli impatti sull’ecosistema fluviale; Salvaguardia della componente suolo.

Tabella 1: Analisi esigenziale 23


CAPITOLO I

Ecosistema fluviale → Territorio industriale CAUSE

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Esondazioni

La possibilità di esondazione del corso d’acqua può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Salvaguardia Gestione

Incendi

La possibilità di incendi dei sistemi spondali e la propagazione agli ambienti produttivi può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Odori sgradevoli

I fenomeni di putrefazione di sostanze organiche presenti nelle acque di ecosistemi fluviali particolarmente inquinati possono provocare disturbi olfattivi agli utenti del territorio in esame.

Benessere

Scheda 1: interazioni reciproche fiume/territorio industriale

Territorio industriale → Ecosistema fluviale CAUSE

24

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Sversamenti sostanze nocive

Possibili sversamenti di sostanze nocive nel corso d’acqua possono alterare sia la qualità che l’aspetto delle acque e provocare danni notevoli alla catena ecosistemica.

Aspetto Sicurezza Salvaguardia Benessere

Prelievi acque

Continui prelievi per utilizzazioni nei processi produttivi sono causa del depauperamento della risorsa.

Sicurezza Salvaguardia Aspetto

Emissione di sostanze inquinanti

Le emissione in atmosfera di sostanze inquinanti derivanti dai processi industriali concorrono all’inquinamento atmosferico.

Salvaguardia Benessere

Incendi

Le attività industriali possono essere a rischio incendi. In tal caso la combustione sprigiona inquinanti in atmosfera e può causare notevoli problemi al sistema spondale e idrico del corso d’acqua.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Rumore

I processi derivanti dalle attività industriali possono produrre rumori che inibiscono il benessere degli utenti del corso d’acqua.

Benessere

Odori sgradevoli

I processi derivanti dai processi industriali possono provocare disturbi olfattivi agli utenti del corso d’acqua.

Benessere


CAPITOLO I

Ecosistema fluviale → Territorio urbano CAUSE

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Esondazioni

La possibilità di esondazione del corso d’acqua può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Salvaguardia Gestione

Incendi

La possibilità di incendi dei sistemi spondali e la propagazione agli ambienti urbani può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Odori sgradevoli

I fenomeni di putrefazione di sostanze organiche presenti nelle acque di ecosistemi fluviali particolarmente inquinati possono provocare disturbi olfattivi agli utenti del territorio in esame.

Benessere

Scheda 2: interazioni reciproche fiume/territorio urbano

Territorio urbano → Ecosistema fluviale CAUSE

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Impatti sulle acque

Lo sversamento di sostanze nocive provoca l’alterazione sia della qualità che dell’aspetto delle acque causando danni notevoli alla catena ecosistemica.

Aspetto Sicurezza Salvaguardia Benessere

Prelievi acque

Continui prelievi per utilizzazioni nelle attività che si svolgono in ambiente urbano sono causa del depauperamento della risorsa

Sicurezza Salvaguardia Aspetto

Inquinamento atmosferico

Le emissione in atmosfera di sostanze inquinanti derivanti dalle attività che si svolgono in ambiente urbano concorrono all’inquinamento atmosferico.

Salvaguardia Benessere

Incendi

Le attività che si svolgono in ambiente urbano possono essere a rischio incendi. In tal caso la combustione sprigiona inquinanti in atmosfera e può causare notevoli problemi al sistema spondale e idrico del corso d’acqua.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Rumore

I processi derivanti dalle attività che si svolgono in ambiente urbano possono produrre rumori che inibiscono il benessere degli utenti del corso d’acqua.

Benessere

Odori sgradevoli

I processi derivanti dalle attività che si svolgono in ambiente urbano possono provocare disturbi olfattivi agli utenti del corso d’acqua.

Benessere

25


CAPITOLO I

Ecosistema fluviale → Territorio agricolo CAUSE

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Esondazioni

La possibilità di esondazione del corso d’acqua può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Salvaguardia Gestione

Incendi

La possibilità di incendi dei sistemi spondali e la propagazione ai territori agricoli può provocare ingenti danni sia in termini di perdita di vite umane che in termini ambientali, economici e sociali.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Odori sgradevoli

I fenomeni di putrefazione di sostanze organiche presenti nelle acque di ecosistemi fluviali particolarmente inquinati possono provocare disturbi olfattivi agli utenti del territorio in esame.

Benessere

Scheda 3: interazioni reciproche fiume/territorio agricolo

Territorio agricolo → Ecosistema fluviale CAUSE

26

EFFETTI

CLASSI ESIG. A RISCHIO

Impatti sulle I fertilizzanti e i fitofarmaci contribuiscono, a causa della scaracque superfi- sa biodegradabilità che li caratterizza, all’inquinamento di corsi ciali e profonde d’acqua e delle falde. Anche gli allevamenti di bestiame (equini, bovini, suini, ovini e caprini, polli e simili) concorrono, con i loro reflui, all’aumento del carico inquinante dell’ambiente acquatico.

Aspetto Sicurezza Salvaguardia Benessere

Prelievi delle acque

I prelievi per utilizzazioni nelle attività che si svolgono in ambiente urbano provocano l’impoverimento della risorsa acqua.

Sicurezza Salvaguardia Aspetto

Incendi

Le attività che si svolgono in ambiente agricolo possono essere a rischio incendi. In tal caso la combustione sprigiona inquinanti in atmosfera e può causare notevoli problemi al sistema spondale e idrico del corso d’acqua.

Sicurezza Benessere Salvaguardia

Rumore

I processi derivanti dalle attività che si svolgono in ambiente agricolo possono produrre rumori che inibiscono il benessere degli utenti del corso d’acqua.

Benessere

Odori sgradevoli

I processi derivanti dalle attività agricole e zootecniche possono produrre disturbi olfattivi agli utenti del corso d’acqua.

Benessere


CAPITOLO I

Ecosistema fluviale → Territorio non antropizzato CAUSE Incendi

EFFETTI La possibilità di incendi dei sistemi spondali e la propagazione ai territori naturali attigui può provocare danni in termini ambientali, economici e sociali.

CLASSI ESIG. A RISCHIO Salvaguardia

Scheda 4: interazioni reciproche fiume/territorio non antropizzato Territorio non antropizzato → Ecosistema fluviale CAUSE Incendi

EFFETTI I territori naturali, caratterizzati dalla presenza di boschi e foreste, possono essere a rischio incendi. In tal caso la combustione sprigiona inquinanti in atmosfera e può causare notevoli problemi al sistema spondale e idrico del corso d’acqua.

CLASSI ESIG. A RISCHIO Salvaguardia

27


CAPITOLO I

1.2. La componente longitudinale

Lunghezza, portata e pendenza

Azioni di erosione, trasporto e deposito

È rappresentata dal susseguirsi di ecosistemi a partire dalla sorgente fino a giungere alla foce. In questo tratto variano soprattutto la turbolenza, il sedimento e la portata trasportata. Con la forza dell’acqua il fiume trasporta ghiaia, sassi, ciottoli, sabbia, rami, foglie, a cui si aggiungono organismi e sostanze chimiche provenienti dal suolo. Le caratteristiche più rilevanti di un corso d’acqua nella dimensione longitudinale sono: la lunghezza, la portata e la pendenza. Per lunghezza s’intende la distanza tra la sorgente e la foce misurata o in linea retta o seguendone i meandri. La portata di un fiume è la quantità di acqua passante per una sezione nell’unità di tempo ed è data dal prodotto della superficie di una sezione per la velocità della corrente in quel punto. La portata varia con le stagioni e le variazioni sono: secca, magra, morbida, piena. La pendenza di un fiume è la differenza di altezza tra due punti del corso, in relazione alla loro distanza orizzontale. L’acqua ha, inoltre, a seconda dei tratti fluviali attraversati, tre azioni: erosione, trasporto e deposito. L’acqua erode i materiali che incontra, li trasporta verso valle, e ne deposita una parte lungo il suo percorso.8 La scomposizione nella dimensione longitudinale

Zona di sorgente, zona superiore di torrente, zona di pianura, zona di foce

Una scomposizione nella dimensione longitudinale divide un corso d’acqua nelle seguenti macro classi di elementi ambientali: • Zona della sorgente: le sorgenti sono le zone di emergenza delle acque sotterranee, e diventano dei bacini di raccolta fatti di rivoletti alimentati da acque piovane, da ghiacciai o da scorrimento superficiale. • Zona superiore di torrente: il corso superiore dei fiumi si distingue per la corrente rapida, lo scorrimento turbolento dell’acqua, l’erosione intensa del letto e le temperature poco elevate. Queste condizioni sono poco favorevoli alla fauna e alla flora. Lo scorrimento tumultuoso dell’acqua permette solo uno sviluppo limitato della vegetazione. • Tratto medio di alta pianura e inferiore di bassa pianura: arrivato nella valle il fiume ha perduto la sua forza. Ha un letto costituito da ghiaia e sabbia grossolana che si alterna ad un substrato più fine ricoperto da vegetazione. La temperatura estiva raggiunge frequentemente i 20°C e permette uno sviluppo più intenso della flora e della fauna. • Zona di foce: in questa zona si può trovare sia acqua salata che acqua dolce perché l’acqua marina si inoltra nel fiume. Questa fase origina depositi che sono molto importanti perché possono modificare il profilo della zona in cui si immette. Quando il fiume sfocia in un mare mediterraneo le maree sono poco forti così i detriti trasportati si depositano e obbligano il fiume a diramarsi. Si ha così una foce più o meno triangolare che ha il nome di delta (es. Po). Se invece il fiume sfocia in un oceano le forti maree e le correnti marine allargano e approfondiscono la foce dando origine all’estuario. Quando la forza del fiume bilancia la forza del mare si ha la foce lineare. Alcuni fiumi poi specialmente nei paesi desertici non hanno foce ma si perdono nella sabbia: si formano i bacini chiusi.

8

28

Ercolini M., op.cit.


CAPITOLO I

L’impatto sugli ecosistemi fluviali derivante dalle opere idrauliche

Come già evidenziato per la dimensione trasversale, le opere antropiche hanno un peso enorme sulla modificazione morfologica dei corsi d’acqua. Lungo la dimensione longitudinale sono particolarmente evidenti sia le modificazioni della struttura dei corsi d’acqua sia quelle del regime idrologico. Gli interventi che modificano la struttura dei corsi d’acqua, effettuati in genere per favorire i deflussi, possono dare luogo ad alterazioni di strutture e funzioni delle comunità fluviali in alcuni casi incidendo sostanzialmente sulla ricchezza di specie (biodiversità). Gli interventi di riallineamento dell’alveo, di correzione dei profili sia longitudinali che trasversali e di riduzione della scabrezza del fondo fluviale tendono ad omogeneizzare le caratteristiche proprie dell’habitat acquatico. Un profilo regolare, infatti, elimina le differenze di profondità e ciò si riflette nella scomparsa di rapide, calme, differenze di granulometria del substrato; anche la regolarizzazione delle sponde con l’eliminazione della copertura di macrofite, ha conseguenze come la perdita di aree di rifugio per la fauna acquatica durante le piene. Il riallineamento dell’alveo e la riduzione della scabrezza del fondo comportano un incremento della velocità di corrente e di conseguenza delle forze erosive, con diminuzione della stabilità del substrato che risulta ulteriormente meno adatto ad ospitare organismi. In generale anche la realizzazione di opere di diversione e di ritenuta per scopi idropotabili, irrigui, idroelettrici, che modificano in modo sostanziale il naturale deflusso delle acque, comporta delle modificazioni evidenti dei parametri idrologici, riscontrabili sulla variazione della velocità e della profondità della corrente, sulla modifica della morfologia dell’alveo, delle caratteristiche del substrato, delle variazioni dei parametri chimico-fisici delle acque, causando delle modifiche ambientali che si riflettono su tutte le comunità animali e vegetali del corso d’acqua. La presenza, inoltre, di sbarramenti, specialmente se sprovvisti di strutture come rampe di risalita, che permettono i naturali spostamenti di alcune specie ittiche lungo il corso del fiume, comporta la scomposizione dell’asta fluviale in diversi “sottobacini” (fig. 5) e l’innaturale confinamento e isolamento genetico di alcune popolazioni ittiche.

Modificazioni della struttura dei corsi d’acqua

Modificazioni del regime idrologico dei corsi d’acqua

Figura 5: La diga portoghese dell’Alqueva situata lungo il fiume Guadiana ha dato vita alla formazione del lago artificiale più grande d’Europa

Tali sbarramenti possono rappresentare un limite invalicabile per il popolamento di valle, soprattutto per le specie che effettuano degli spostamenti longitudinali naturali per esigenze trofiche e/o riproduttive.9

9

AA.VV., Provincia di Salerno, op. cit. 29


CAPITOLO I

Bacini idrografici e piani di bacino

Definizione di bacino idrografico

I piani di bacino

Lo studio e la caratterizzazione della dimensione longitudinale di un ecosistema fluviale si svolge naturalmente ad una scala completamente diversa rispetto alla dimensione trasversale: trattasi infatti di una scala definita di “bacino”. Il bacino idrografico è inteso come “il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d’acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d’acqua, ivi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo prospiciente” (art. 1 Legge 183/1989). La delimitazione di tali Bacini idrografici è avvenuta non su base amministrativa, ma con criteri geomorfologici e ambientali. In base a tali criteri, con la L. 183/89 tutto il territorio nazionale è stato suddiviso in bacini idrografici, i quali hanno tre gradi di rilievo territoriale: bacini di rilievo nazionale; bacini di rilievo interregionale; bacini di rilievo regionale. Con il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 “Norme in materia ambientale”, si è aperta una lunga fase di trasformazione durante la quale, la normativa ha compiuto un percorso che ha visto prima la soppressione delle Autorità di bacino con la previsione delle Autorità di bacino Distrettuali, poi la proroga della attività delle Autorità di bacino “nelle more della costituzione dei distretti idrografici e della eventuale revisione della disciplina normativa “ di cui al D.Lgs 152/2006. L’art. 64 del D. Lgs. n. 152/2006 ripartisce l’intero territorio nazionale in distretti idrografici, ognuno dei quali comprende uno o più bacini, che sono: distretto idrografico delle Alpi orientali, distretto idrografico Padano, distretto idrografico dell’Appennino settentrionale, distretto idrografico pilota del Serchio, distretto idrografico dell’Appennino centrale, distretto idrografico dell’Appennino meridionale, distretto idrografico della Sardegna, distretto idrografico della Sicilia. In ciascun distretto idrografico è istituita l’Autorità di bacino distrettuale che provvede all’elaborazione del Piano di bacino distrettuale. Il Piano di bacino distrettuale ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione della acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. 1.3. La componente verticale

Corrisponde alla componente relazionata al variare della portata di un fiume, portata a sua volta dipendente dalla disponibilità d’acqua nel bacino a monte, dal regime delle piogge, dallo scioglimento dei ghiacciai, dall’entità delle sorgenti e dai processi naturali di scambio tra acque superficiali e acque sotterranee. Una dinamicità rintracciabile nelle considerevoli modifiche dell’altezza dell’acqua e della percentuale di superficie d’alveo bagnata.10 1.4. La componente temporale

I più importanti processi di trasformazione dei fiumi avvengono in periodi di tempo molto ampi legati ai cambiamenti climatici e geologici. C’è tuttavia da rilevare che 10

30

Ercolini M., op.cit.


CAPITOLO I

un corso d’acqua varia anche ad ogni stagione e ogni giorno. Infatti, un aspetto che contraddistingue maggiormente il paesaggio fluviale è proprio riconducibile alla sua estrema dinamicità secondo la componente temporale. Dinamicità percepibile, ad esempio, visitando il corso d’acqua in differenti periodi dell’anno: con l’alternarsi delle magre e delle piene si rimane colpiti dall’estrema aridità del greto nei periodi siccitosi, quando le acque superficiali scompaiono per scorrere solo all’interno degli spessori ghiaiosi, e dalla straordinaria forza della corrente durante le piene più violente.11

11

Ibidem 31


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