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(Anno XXVII) Nuova serie - Anno 7 n. 2 - Marzo/Aprile 2008 - Amici del Beato Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

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oncalli, il maggiore artefice del nuovo corso della Chiesa

Costituita un’associazione dedicata a Papa Giovanni

Un pellegrinaggio diocesano per ricordare Giovanni XXIII

Roncalli si recò a Lourdes poco prima di diventare Papa

MARZO - APRILE 2008

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Sotto la protezione di Papa Giovanni

Papà e mamma affidano i loro figli Walter, Ester e Igor alla protezione del Beato Papa Giovanni XXIII

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a, lessandr A , a ic r e d Fe a iulia, Elis Letizia, G

Nonna e zia affidano i nipoti Giorgio, Francesco, Cecilia e Claudia alla protezione di Papa Giovanni XXIII

I nonni Lina e Abele, affidano a Papa Giovanni le loro nipotine, che le possa proteggere sempre

Inviate la fotografia dei vostri bambini ad:

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via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo

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RONCALLI, IL MAGGIORE ARTEFICE DEL NUOVO CORSO DELLA CHIESA

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COSTITUITA UN’ASSOCIAZIONE DEDICATA A PAPA GIOVANNI

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Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

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Un pellegrinaggio diocesano per ricordare Giovanni XXIII

Roncalli si recò a Lourdes poco prima di diventare Papa

«SANTITÀ, MI LASCI A L’ECO. E’ ORMAI TUTTA LA MIA VITA»

«IO, A MEZZO METRO DAI PAPI HO FOTOGRAFATO LA LORO ANIMA»

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FEDE & INTERNET: I PESCATORI DI OGGI GETTANO RETI NELLA RETE

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oncalli, il maggiore artefice del nuovo corso della Chiesa

Costituita un’associazione dedicata a Papa Giovanni

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UN PELLEGRINAGGIO DIOCESANO PER RICORDARE PAPA GIOVANNI

MARZO - APRILE 2008

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«GRAZIE AL WEB LA CLAUSURA CI FA ASCOLTARE IL MONDO»

(Anno XXVII) Nuova serie - Anno 7 n. 2 - Marzo/Aprile 2008 - Amici del Beato Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

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n. 2 bimestrale marzo/aprile

Direttore responsabile Monsignor Giovanni Carzaniga Direttore editoriale Claudio Gualdi

LA DIFESA DELLE APPARIZIONI NON RIUSCITA A MONS. BRAMINI

IL PAPA PARLERÀ ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

RONCALLI SI RECÒ A LOURDES POCO PRIMA DI DIVENTARE PAPA

Coordinamento redazionale: Francesco Lamberini Fotografie: Archivio del Seminario Vescovile di Bergamo, Archivio “Amici di Papa Giovanni”, Archivio “Fondazione Beato Papa Giovanni XXIII”

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Editrice EDICOM ISTITUTO EDITORIALE JOANNES Redazione: don Oliviero Giuliani mons. Gianni Carzaniga direttore della “Fondazione Beato Papa Giovanni XXIII” con sede nel Seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo, mons. Marino Bertocchi parroco di Sotto il Monte, Suor Gervasia volontaria nelle carceri romane, Claudio Gualdi segretario dell’associazione “Amici di Papa Giovanni”, Pietro Vermigli, Giulia Cortinovis, Marta Gritti, Vincenzo Andraous padre Antonino Tagliabue Luna Gualdi

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Anno XXVI

ABBONAMENTI Direzione e Redazione via Madonna della Neve, 24 24121 Bergamo Tel. 035 3591 011 Fax 035 271 021 Conto Corrente Postale n. 18082339 Stampa: Sigraf Via Redipuglia, 77 Treviglio (Bg) Aut. Trib. di Bg n. 14/2002 - 2/3/2002

www.papagiovanni.it info@papagiovanni.it Attenzione: per eventuali ritardi nella consegna del giornale o altri problemi postali contattare la redazione lasciando anche recapito telefonico.

Ordinario

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Benemerito

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Sostenitore

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Estero ordinario

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Rimessa a mezzo vaglia postale C.C.P. n.18082339 o assegno bancario. Puoi prenotare il tuo abbonamento telefonando allo 035 3591011. Tutti gli importi che eventualmente perverranno eccedenti le quote di abbonamento, saranno adoperati per procurare nuovi abbonati o saldarne di morosi. Qualora il versante non sia d’accordo con l’operato e l’orientamento della rivista, è invitato ad astenersi dall’inviare gli importi di cui sopra a qualsiasi titolo.

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T R A S F O R M A Z I O N I

Roncalli, il maggiore artefice del nuovo corso della Chiesa Eletto Pontefice nell’ottobre del 1958, sviluppò soprattutto i contatti con la gente

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iovanni XXIII è stato tutt’altro che un Pontefice «di transizione», come qualcuno mormorò all’epoca della sua elezione. Anzi è oggi universalmente riconosciuto come il maggiore artefice del nuovo corso della Chiesa cattolica intrapreso poco dopo la metà del secolo scorso. Ma prima di sottolineare i suoi interventi decisamente innovativi, ricordiamo brevemente le tappe fondamentali del suo cammino. Angelo Giuseppe Roncalli nasce il 25 novembre 1881 nel paese bergamasco di Sotto il Monte. E’ il quartogenito dei 13 figli di una modestissima famiglia di contadini mezzadri (in diverse circostanze sottolineò che «eravamo poveri ma contenti della nostra condizione…»). A 11 anni Angelo entra nel seminario di Bergamo dove frequenta il ginnasio e il liceo. Continua gli studi a Roma presso il Seminario Romano dell’Appolinaire, esercita il servizio militare e diventa sacerdote nel 1904.

Roncalli mentre si intrattiene con alcuni veneziani

E’ eletto segretario del vescovo di Bergamo, mons. Radini Tedeschi, ed inizia ad insegnare in seminario discipline storiche e teologiche. E’ cappellano militare durante la prima guerra mondiale. E’ in questi anni che esprime il suo metodo di lavoro: «Mettersi a contatto con tutti, essere presente dovunque, esporre con chiarezza la dottrina, non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà, non arrendersi alle iniziative avversarie, non accontentarsi di fare argine e tenere posizioni, ma precedere e guidare in spirito di apostolato». Nel 1921 è nominato presidente del Consiglio Centrale per l’Italia della Pontificie Opere Missionarie, incarico che accresce il suo amore per le missioni estere. Nel 1925 diventa vescovo ed inizia una fortunata carriera nella diplomazia vaticana. Dal ’25 al ’34 è in Bulgaria in qualità di Visitatore e Delegato Apostolico. Dal ’34 al ’44 è ad Istanbul come Delegato Apostolico di Turchia e Grecia e dal ’44 al ’52 è a Parigi come Nunzio Apostolico. In tutti questi paesi, mons. Roncalli affronta la difficile situazione sociale, politica e religiosa con equilibrio e semplicità, riuscendo a conquistare tutti, potenti e no. Nel 1953 Pio XII lo nomina cardinale e patriarca di Venezia. Nel suo discorso di nomina dice ai veneziani: «Vengo dall’umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta... La Provvidenza mi trasse dal mio villaggio nativo e mi fece percorrere le vie del mondo… preoccupato più di quello che unisce che di quello che separa e suscita contrasti». Continua: «Raccomando alla vostra



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trasformazioni

benevolenza l’uomo, che vuol essere semplicemente vostro fratello, amabile, accostevole, comprensivo». Decide che tutti i giorni per tre ore, dalle 10 alle 13, tutti i veneziani, soprattutto i più poveri, che avessero qualcosa da dirgli, potessero liberamente andarlo a trovare nel suo palazzo. Gli piace stare con la gente, tanto che compare per le strade e i campielli e trova spesso il tempo di visitare anche gli ammalati nei vari ospedali. La gente lo ama tantissimo perché vede in lui un fratello e un padre che accoglie tutti a braccia aperte. Il 28 ottobre 1958, dopo la morte di Pio XII, è eletto Sommo Pontefice e sceglie il nome di Giovanni (nome di suo padre, del patrono del suo paese d’origine e dell’evangelista della carità). Angelo Giuseppe ha ormai 77 anni e l’impressione generale è quella che la sua elezione sia la nomina di un Papa «di transizione», che riceva l’eredità del suo predecessore fino a che la situazione della Chiesa e del mondo cristiano, in un’incerta epoca di trasfor-

Giovanni XXIII impartisce la benedizione ai fedeli

mazione, si chiarisca. Ma già dopo soli tre mesi dalla sua elezione, egli dimostra che queste non erano le sue intenzioni, annunciando la convocazione di un Concilio Ecumenico. Inizia un nuovo modo di fare il Papa, con molte sorprese. Ad esempio abolisce molte formalità nella Santa Sede; visita

Beatificazioni, il Vaticano chiede più rigore ai vescovi La Santa Sede chiede più attenzione e anche maggior rigore ai vescovi sull’apertura dei processi diocesani per le cause di beatificazione, in un’«Istruzione» che si propone come una sorta di vademecum per evitare errori e interpretazioni delle norme. Si intitola «Sanctorum Mater» ed è composta da 150 paragrafi dove minuziosamente vengono descritte tutte le operazioni necessarie per aprire e procedere ad una causa di beatificazione nella sua forma diocesana. Risponde al nuovo spirito introdotto da Papa Benedetto XVI, il quale, stabilendo che le beatificazioni vanno celebrate nelle singole diocesi, ha di recente sottolineato l’importanza della teologia della Chiesa locale nell’indicare chi merita l’elevazione agli altari. Il cardinale Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, nel presentare alla fine dello scorso febbraio il testo ai giornalisti nella sala stampa della Santa Sede, ha ribadito l’importanza dei fedeli che segnalano al vescovo la fama di santità nell’alle-

stimento del processo, che parte quindi «dal basso e non dall’alto». L’Istruzione conferma questa sorta di priorità popolare, ma chiede ai vescovi di indagare con maggiore rigore perché, ha rilevato il cardinale Saraiva Martins, «oggi è più difficile da accertare la fama di santità in relazione all’influsso che i media esercitano sulla gente». Può accadere infatti che essa sia indotta da giornali e televisioni e questo, secondo Saraiva, è un «bel problema per la Congregazione perché la gente ormai pensa che quanto dicono i media sia da considerarsi verità assoluta». Per questo motivo una maggiore serietà va auspicata, proprio «per mettere al riparo i candidati alla beatificazione da possibili polemiche successive». L’Istruzione spiega come raccogliere materiali e testimonianze, usare registratori e internet nel rispetto della privacy e come procedere nelle istruttorie relative a presunti miracoli, che vanno presi in considerazione secondo vari gradi di testimonianze e di accertamenti scientifici.



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convegni

inaspettatamente i bambini e gli anziani in ospedale e i detenuti in carcere; annuncia a sorpresa il Concilio Vaticano II con lo scopo di aggiornare la dottrina cristiana; aumenta gli stipendi dei lavoratori della Santa Sede, raddoppiando le paghe delle categorie inferiori e migliorando quelle delle categorie superiori; in quanto vescovo di Roma visita personalmente le parrocchie e le borgate della città; è il primo Papa ad uscire dal Lazio (dopo l’annessione di Roma allo Stato italiano nel 1870) compiendo un pellegrinaggio in treno a Loreto e Assisi; durante il suo Pontificato nomina 37 nuovi cardinali, tra cui per la prima volta nella storia un tanzaniano, un giapponese, un filippino e un messicano; è il primo Papa ad eleggere il primo santo di colore, fra Martin de Porres. Il 10 maggio 1963 il Papa riceve il premio internazionale Balzan per la pace per la sua intensa attività contro i conflitti. Dopo una breve malattia, Giovanni XXIII muore il 3 giugno 1963. Egli fu molto amato, e lo è tuttora, per la sua personalità umana, il suo interesse verso i più deboli,

il suo zelo apostolico che lo portò ad iniziative insolite, a contatto diretto con la gente. E’ stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 settembre del 2000. In particolare il Concilio Vaticano II, «fiore spontaneo d’una primavera insperata», ebbe l’obiettivo di aggiornare la dottrina, la disciplina e l’organizzazione della Chiesa cattolica, per avvicinarsi alla civiltà moderna. Il Concilio si aprì l’11 ottobre 1962, e si concluse il 7 dicembre 1965, due anni dopo la morte di Papa Giovanni. All’inaugurazione del Concilio, Papa Roncalli stesso affermò che era necessario: rinnovare la Chiesa per renderla più adatta ad annunciare il Vangelo ai contemporanei; ricercare le vie per l’unità delle Chiese cristiane; rilevare ciò che c’è di buono nella cultura contemporanea aprendo una nuova fase di dialogo col mondo moderno, cercando soprattutto «ciò che unisce». Questo Concilio fu «un’intuizione profetica» che «inaugurò una stagione di speranza per i cristiani e per l’umanità», come sottolineò Giovanni Paolo II.

Nelle edicole il calendario dedicato a Papa Giovanni E’ stato posto in vendita anche nelle edicole di Sotto il Monte il calendario dedicato alla vita del Beato Papa Giovanni XXIII, realizzato dalla locale Amministrazione comunale nella ricorrenza, che cade quest’anno, del 50° anniversario dell’elezione di Angelo Roncalli a Pontefice. «Il calendario – spiega il sindaco Eugenio Bolognini – è stato già distribuito gratuitamente a tutte le famiglie del paese, ma non sono mancate richieste da parte di cittadini residenti in altri Comuni. Abbiamo quindi pensato di mettere in vendita le copie rimaste». Chi desidera il calendario, stampato in 3 mila copie, ora lo può quindi acquistare, fino ad esaurimento, nelle edicole del paese e negli uffici comunali al costo di 5 euro. Ideato dall’Amministrazione di Sotto il Monte il calendario, di 12 pagine e proposto nel formato 44x33 centimetri, ripercorre le tappe più significative della vita di Angelo Giuseppe Roncalli, arricchite da immagini selezionate nel vasto archivio di monsignor Loris Francesco Capovilla, già segretario di Papa Roncalli, e testi, anche inediti, tratti da encicliche, diari e agende del Pontefice, compresi gli scritti più belli che ne testimoniano lo stretto legame con la sua terra natale. Contenuti che lo rendono molto simile a un libro.

La sua realizzazione è stata affidata al giornalista e saggista Marco Roncalli, che ne ha curato i testi e anche la parte fotografica. Grafica e impaginazione sono invece firmate da Giuseppe Locatelli, in collaborazione con «Grafiche Franciacorta» di Capriolo.

Papa Giovanni durante una cerimonia



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I N I Z I AT I V E

Costituita un’associazione dedicata a Papa Giovanni Monvico, unione di Sotto il Monte e Carvico, promuoverà la figura del Pontefice

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n’associazione per valorizzare e diffon- L’associazione, che avrà durata ventennale, è presieduta dere la figura, la vita e le opere di Papa da Pierino Angeloni. «E’ a lui – ha detto il primo cittaGiovanni XXIII. Il nuovo sodalizio è stato dino di Sotto il Monte – che va il merito e il nostro presentato da Claudia Esposito attraverso un articolo riconoscimento per aver fortemente voluto questa apparso ai primi di gennaio su «L’Eco di Bergamo». iniziativa, memore di uno scritto di Papa Giovanni «Monvico», questo il nome della nuova associazione, XXIII ai suoi familiari ai tempi in cui, anche per la si è costituita ufficialmente in municipio a Sotto il zona dell’Isola bergamasca, si auspicava la fusione Monte, alla presenza di Pierino Angeloni, primo di più Comuni. L’allora arcivescovo Roncalli, per promotore dell’iniziativa, i parroci di Carvico e Sotto quella ventilata unione, mai avvenuta, tra i Comuni il Monte, rispettivamente monsignor Galdino Beretta di Sotto il Monte e Carvico, infatti, raccomandava e monsignor Marino Bertocchi, il sindaco di Sotto il nome di “Monvico”: “Mon” per Sotto il Monte e il Monte Eugenio Bolognini, monsignor Maurizio “Vico” per Carvico». Oltre ad Angeloni, del direttivo Malvestiti della Congregazione per le chiese orientali, fanno parte anche Gianluigi Viscardi (vicepresidente), Alberto Ghisleni dell’azienda «Project informatica srl» Silvano Ravasio (segretario), Attilio Bolognini (tesoe Gianluigi Viscardi della «Cosberg spa»: tutti soci riere) e monsignor Marino Bertocchi. L’associazione, fondatori della nuova associazione insieme al sindaco a carattere di volontariato, apolitica e senza scopo di di Carvico Attilio Bolognini, il presidente della Cassa lucro, è aperta a chiunque intenda partecipare all’atRurale di Treviglio Gianfranco Bonacina, il direttore tuazione dello scopo sociale. La quota di adesione è della «Fondazione Papa Giovanni XXIII» monsignor di dieci euro. Gianni Carzaniga e il presidente di Promoisola Silvano Ravasio. Presente anche il segretario comunale di Sotto il Monte, Leonida Rosati, in qualità di ufficiale rogante. «Monvico», contrazione di «Sotto il Monte» e «Carvico», oltre a valorizzare la figura del Pontefice giovanneo, ha anche l’obiettivo di promuovere le tradizioni locali presenti nel contesto in cui il Beato Papa Roncalli ha vissuto la propria infanzia e fanciullezza, attraverso seminari, convegni, manifestazioni varie, pellegrinaggi, studi e ricerche. Finalità che potranno essere raggiunte grazie ai contributi comunali e di altri enti pubblici, oltre alle quote associative ed Uno scorcio della casa natale di Angelo Roncalli a Sotto il Monte eventuali lasciti e donazioni. 

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D O C U M E N T I

«Santità, mi lasci a L’Eco. E’ ormai tutta la mia vita» Nel 1960 Papa Giovanni voleva Andrea Spada alla guida de «L’Avvenire d’Italia»

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che Vostra Santità ha per L’Eco di Bergamo e per me (ultima, una lettera, di cui mi ha fatto dono carissimo in questi giorni mons. Berta, che Vostra Santità inviò da Parigi al compianto Vescovo mons. Bernareggi, parlandogli dei giorni, per me indimenticabili, che potei trascorrere alla Nunziatura) non avrei coraggio di scrivere direttamente a Vostra Santità. Ma, ho proprio bisogno, ancora una volta, di aprirLe direttamente il mio animo, come al Padre che amo di più di ogni altra cosa sulla terra e dal Quale so di essere tanto benvoluto. Mi perdoni se lo faccio con molta semplicità e con confidenza. Sua Eminenza il card. Lercaro mi ha chiamato a Bologna per dirmi che Vostra Santità aveva espresso il Suo gradimento paterno e amabile come sempre, Bergamo, 1 luglio 1960 ad una mia direzione de L’Avvenire d’Italia. Ho suBeatissimo Padre, dato freddo, letteralmente. Se fosse stato solo per se non conoscessi, per tante prove, la bontà paterna l’incarico in se stesso, mi sarebbe stato facile, ne sono sicuro, declinarlo, come feci una quindicina di anni fa con il compianto card. Schuster che, per ben tre volte, mi invitò ad andare a dirigere l’Italia di Milano. La terza volta mons. Maini era quasi riuscito a far cedere mons. Bernareggi, ma anche allora potei sottrarmi e restare a Bergamo. Ma, questa volta, io mi trovavo di fronte a dover fare il rifiuto più doloroso della mia vita, Don Andrea Spada, già anziano, ripreso durante una cerimonia perché se c’è un Padre el 1960, quando Raimondo Manzini passò da «L’Avvenire d’Italia» alla direzione de «L’Osservatore Romano», Papa Giovanni appoggiò il progetto del cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, che voleva don Andrea Spada, già da tempo al timone de «L’Eco di Bergamo», alla direzione del prestigioso quotidiano dei cattolici italiani. La lettera del 1° luglio 1960 di Spada indirizzata a Papa Giovanni, che riportiamo integralmente, è un gioiello, un documento di valore storico. Bergamo deve perenne gratitudine ad Andrea Spada per quanto ha dato a «L’Eco»; gratitudine anche a Papa Giovanni che non volle imporre a Spada la gravosa «obbedienza».



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per il quale andrei nel fuoco, non solo perché è il Vicario di Cristo, ma anche per tutto quello che io debbo personalmente di gratitudine filiale e di amore, è Vostra Santità. Ho accennato a Sua Eminenza, che è stato con me amabilissimo e che mi ha lasciato una fortissima impressione. I motivi che mi rendevano impossibile accettare questo incarico: anche se esso resterà, da parte di Vostra Santità, il gesto più commovente e importante della mia modesta vita di sacerdote e di giornalista, uno di quei gesti di amabilità che bastano da soli a compensare una fatica e che mi danno nuova gioia Papa Giovanni alla sua scrivania mentre scorre il contenuto di una lettera nel dedicarmi a L’Eco di Bergamo. Se Vostra Santità intendeva dare, certamente, una nuova prova del Suo grande affetto impiegare degli anni anche solo per orientarmi. paterno al direttore del giornale della Sua città na- Fino a che non conosce a fondo un ambiente, un tale, questa prova l’ha data ad abundantiam. giornalista, soprattutto un direttore, combina ben Ho riflettuto con calma: ho pregato il Signore di poco. illuminarmi; e la mia persuasione, Santità, è pro- Sono ormai troppo profondamente e direi malatafonda, motivata e sincera. mente (giacché un giornale diventa dopo vent’anni Dopo 22 anni di direzione di un giornale, conosco una specie di malattia) legato a L’Eco di Bergamo. abbastanza me stesso, il mio limite, e so cosa signi- Ho giurato a me stesso, in anni molto duri per il fica un giornale nuovo, di così grande tradizione, giornale e per me, di dedicargli tutta completamenun ambiente totalmente nuovo in cui, dato anche te la mia vita. Mi sono fatto, con fatica di anni, e il mio temperamento timido e montanaro, dovrei qualche volta attraverso insuccessi, una Redazione

Don Spada, un «condottiero» per mezzo secolo Che il destino del direttore fosse scritto nel giorno stesso della sua nascita, lo sanno tutti. Monsignor Andrea Spada nacque infatti il 24 gennaio del 1908, giorno in cui la Chiesa ricorda San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Era un venerdì e a Schilpario, paese sulle montagne bergamasche, in Val di Scalve, faceva un freddo da far battere i denti persino agli stessi scalvini. Il 30 maggio del 1931, ultimati gli studi nel Seminario di Bergamo, Andrea Spada viene ordinato sacerdote. Era un sabato e il lunedì successivo diventa vice direttore (fino al 1938) del Patronato San Vincenzo, la grande opera di carità creata da don Bepo Vavassori, all’epoca direttore de «L’Eco di Bergamo». Qui don Andrea approdò nel novembre del 1938, indicato al

vescovo dell’epoca, Adriano Bernareggi, dallo stesso don Bepo. Al giornale, Spada, giunse dopo aver diretto, tra il ’35 e il ’38, il settimanale cattolico «La Domenica del Popolo», e anche in quella occasione il destino volle dire la sua, annunciando i primi segni di una carriera finita nel «Guiness dei primati». Completò l’opera nel 1993, anno che sancì la sua direzione, durata 51 anni, come una tra le più lunghe mai registrate sulla faccia della Terra. L’unica interruzione forzata fu dovuta alla II guerra mondiale: venne chiamato nel giugno del 1940 come tenente cappellano militare. Rientrato al giornale, la sua carriera riprese luminosa e inarrestabile. Don Spada è scomparso all’età di 96 anni il 1° dicembre del 2004.



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che comincio adesso, con gioia, a veder maturare, sognando che il giornale avesse il suo vivaio giornalistico e la sicurezza della sua continuità: ho tentato, con l’aiuto del mio caro dott. Brizio con cui sono molto affiatato (cosa rarissima tra direttori e amministratori) di farne un vero organismo nella vita della Diocesi e, grazie a Dio, è l’unico giornale cattolico in Italia che riesce a dominare l’opinione pubblica del suo ambiente. Ma, la strada è ancora lunga: Bergamo cresce, non è più tutta un’oasi ed è facile anche qui perdere le posizioni. E, se va giù il giornale… Santità, è un momento questo particolarmente critico anche per L’Eco di Bergamo, dato che il giornale concorrente, largamente finanziato dagli industriali e dal Partito Liberale, sta producendo uno sforzo non indifferente (rotativa nuova, sede nuova, redazione ampliata, lancio pubblicitario). Inoltre Bergamo è letteralmente bombardata dai giornali della piazza milanese. Qui, grazie al Signore, con la conoscenza che ho dell’ambiente lombardo e bergamasco, mi sento di far fronte al momento critico del giornale. Santità, La prego davvero in ginocchio per me, per questo vecchio, caro e glorioso giornale della Sua Bergamo che Ella ama tanto, mi lasci qui. Qui mi sento di lavorare del mio meglio, di servire con

gioia la Chiesa, in un angolo modesto ma che oggi è tanto importante e guardato, poiché è la terra del santo Padre. Mi lasci a questo Eco di Bergamo che ho servito nei miei anni più belli e che è diventato tutto per me. So che è anche desiderio vivissimo del mio vescovo. Non posso chiedere altro tempo a Vostra Santità con questa mia lettera. Al carissimo don Loris, come a un fratello, ho esposto più ampiamente, perché caso mai ne riferisse a Vostra Santità, i motivi della mia persuasione. Il mio grazie non avrà mai fine. Ho avuto da Vostra Santità una nuova prova di bontà e di stima che resterà come una gioia dolcissima della mia vita. Mi dedicherò con nuovo entusiasmo a L’Eco di Bergamo, finché il Signore mi darà grazia e salute, felice di continuare nel solco del Caironi, di don Clienze, don Vavassori, don Valoti; felice di sapere quanto Vostra Santità ha amato questo piccolo ma glorioso e caro Suo giornale. Beatissimo padre, mi benedica, mentre mi dà, ne sono certo, l’immensa gioia, di rinominarmi direttore de L’Eco di Bergamo. Prostrato al Bacio più devoto e filiale e colmo di tutta la gratitudine dev.mo figlio d. Andrea Spada

In libreria una raccolta di scritti del teologo Ratzinger Non è un libro «del» Papa, ma certamente «Perché siamo ancora nella Chiesa», da metà gennaio 2008 in tutte le librerie d’Italia e che raccoglie alcuni degli interventi di Joseph Ratzinger negli anni che hanno preceduto la sua elezione al seggio di Pietro, è un libro «da» Papa, perché in esso trovano puntuale conferma i pensieri che oggi segnano, inequivocabilmente, il cammino da Pontefice di Benedetto XVI. «Perché siamo ancora nella Chiesa» (poco meno di 300 pagine al prezzo di 19 euro) è stato stampato da Rizzoli in ventimila copie. Un numero che «scompare» davanti al milione e mezzo di copie della tiratura iniziale che accompagnò, nel maggio del 2007, l’uscita del primo libro scritto da Papa Ratzinger dopo la sua elezione,

«Gesù di Nazaret». Questa scelta editoriale sta anche nel fatto che il recente libro è una raccolta di scritti e conferenze del non ancora Papa Ratzinger che risalgono sovente a oltre vent’anni fa e quindi già noti, seppure nella ristretta cerchia di coloro che assistettero ai suoi interventi o che hanno avuto accesso alle trascrizioni o agli atti. L’occasione per Joseph Ratzinger per spiegare il suo pensiero sono state soprattutto le conferenze e i convegni organizzati nell’Accademia cattolica di Baviera. In pratica diciassette relazioni fatte, nel tempo, come professore di Bonn, Munster, Tubinga e Ratisbona, come arcivescovo di Monaco e Frisinga, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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P E R S O N A G G I

«Io, a mezzo metro dai Papi ho fotografato la loro anima» Arturo Mari, da 50 anni reporter ufficiale del Vaticano, racconta le sue esperienze

Eravamo in montagna e il Papa era in vacanza, ma un pomeriggio gli ho detto: “Santità, i Papi non vanno mai in ferie, e qui c’è Arturo che fa il despota e vorrebbe scattarle qualche fotografia da dare alla gente”. Così l’ho ripreso mentre faceva le cose di tutti i giorni, passeggiava, lavorava alla sua scrivania, recitava il rosario. Poi ho buttato là: “Naturalmente ogni tanto lei suona il piano...”. Lui ha sorriso, si è tolto l’anello e si è messo a suonare per me». Così Arturo Mari mi racconta, scrive Maria Pia Forte in un articolo apparso lo scorso anno su «L’Eco di Bergamo», come sono nate le foto che ritraggono Papa Benedetto XVI seduto al pianoforte e che hanno fatto il giro del mondo, al pari di migliaia di altre da lui scattate. Foto come quella di Papa Giovanni Paolo II che abbraccia un piccolo campesino messicano slanciatoglisi incontro superando ogni sbarramento. «Riuscii a fissare quei due volti vicini, quelle due paia di occhi sorridenti – dice con orgoglio – o quella di Paolo VI sulle rive del Lago Tiberiade in Terrasanta, o di Giovanni XXIII nel carcere romano di Regina Coeli...». Sono cinquantun anni che Arturo Mari è al servizio del Papa col suo obiettivo, anzi dei sei Papi succedutisi dal 1956 ad oggi. Classe 1939, questo signore dal volto massiccio è ufficialmente già in pensione, ma in realtà ha continuato finora a venire ogni giorno negli uffici del servizio fotografico dell’Osservatore Romano dove ci riceve. Nessuno qui vuole che se ne vada, ed egli stesso non si decide a dare un taglio netto a un’attività che gli ha riempito tutta la vita: mezzo secolo senza mai un giorno di ferie né di malattia. «Adesso, però, lascio veramente – assicura – anche per parlare un po’ di più con mia moglie, che ho sempre sacrificato...». Mari è un uomo sorridente e alla mano, di poche e concrete parole, un genuino «romano de Roma», anzi un «borghiciano», ossia di Borgo, di quel

poco che rimane del medievale quartiere capitolino raggomitolato a ridosso del Vaticano e sventrato per far posto a via della Conciliazione: lì è nato, all’ombra del Passetto, e lì abita tuttora. «Ho percorso mezzo mondo al seguito dei Papi – racconta – ma in realtà non mi sono mai mosso da Borgo». Chissà se è stata l’assidua frequentazione dei Pontefici ad avergli regalato questo sguardo dolce e pensoso, un po’ malinconico, come proiettato oltre le forme visibili, e queste sue maniere pacate, quasi affettuose verso l’interlocutore. «La vita mi ha dato tutto – riconosce – una bella famiglia e un lavoro appassionante a contatto con persone eccezionali». Una vita che, di Papa in Papa, ha subito una profonda evoluzione, di pari passo con quella della Chiesa. Com’è possibile ricoprire per cinquantun anni un

Di Roncalli Arturo Mari ha detto: “E’ stato un Papa diverso dagli altri…”

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Amman, in Giordania. Che emozione. Era un uomo timido e schivo, e la gente l’ha capito poco, invece ha fatto tanto». E, dato che stiamo passando in rassegna i suoi sei Papi, come ricorda il suo predecessore Giovanni XXIII? «Era un Papa diverso dagli altri, capace di darti una pacca affettuosa sulla spalla. Ma dietro la sua bonarietà di modi era severo, intransigente sulle questioni di fondo. Con lui si cominciò a uscire di più dal Vaticano: inaugurò le visite alle parrocchie, andò all’Ospedale del Bambin Gesù, a Regina Coeli, si spinse fino ad Assisi e Loreto». Dopo Paolo VI venne il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I. «Sì. Gli feci alcune fotografie nei Giardini Vaticani, e una di esse, che lo ritrae di spalle mentre s’incammina in un viale, sembra quasi un malinconico presagio della sua fine imminente». Qual è il Pontefice che ha lasciato una più marcata impronta in lei? «Senza dubbio Giovanni Paolo II. Ho passato ventisette anni della mia vita e carriera proprio accanto a lui, in giro per il mondo. E quando per ventisette anni stai sempre a mezzo metro da una persona, diventi per forza partecipe della sua anima. Quello che ho vissuto al suo fianco non lo dimenticherò mai. Mi ricordo quella volta in cui, nel reparto oncologico del Bambin Gesù, una signora gli porse un bambino di pochi mesi, urlandogli disperata: “Salvalo, salvalo”.

delicato incarico come il suo? Vuol dire cominciare da ragazzo... «Sono stato una sorta di enfant prodige. Mio padre era un fotografo amatoriale e per evitare che io passassi il tempo in strada, mi piazzava nel laboratorio fotografico di una scuola a piazza Risorgimento. A 6 anni sapevo già tutto della fotografia. Mio padre, come già mio nonno, lavorava al Vaticano, e quando avevo 16 anni il direttore dell’Osservatore Romano, il conte Giuseppe Dalla Torre, fu colpito da alcune mie fotografie e volle conoscermi. Venni qui alle undici di mattina del 9 marzo 1956 e non ne sono più uscito. Fui assunto come fotocronista e assegnato a seguire il Papa». Che allora era Pio XII. Che ricordi ne ha? «Lo rivedo, quell’uomo alto e ieratico, un giorno in cui, entrando nella Basilica di San Pietro, spalancò le braccia, come nella fotografia che lo riprende nel quartiere San Lorenzo bombardato dagli alleati: un gesto ampio, protettivo... Era un Papa che veniva dalla guerra. Altri tempi. Non usciva quasi mai dal Vaticano, e quando nel ‘57 andò a inaugurare il nuovo centro della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria, alle porte di Roma, sembrò che andasse dall’altra parte del mondo». Dall’altra parte del pianeta lei ci sarebbe andato veramente con Paolo VI... «Già. Con lui nel 1970 volai fino in Asia Orientale e in Australia. E nel ‘64 eravamo stati a Gerusalemme, primo viaggio in aereo di un Papa. Atterrammo ad

Teresa Gabrieli ricordata nel centenario della morte «La santità di madre Teresa Gabrieli si è giocata nella cronaca quotidiana, cioè accogliere l’amore del Signore e raccontarlo ogni giorno ai fratelli, soprattutto i più poveri. E’ questo lo stile per stare nella storia umana e per rendere feconda la vita personale, la Chiesa e la società». Lo scorso 7 febbraio pomeriggio, nella chiesa della casa madre delle suore delle Poverelle a Bergamo, il vescovo Roberto Amadei ha presieduto una Messa per il primo centenario della morte (avvenuto il 7 febbraio 1908) della Serva di Dio madre Teresa Gabrieli, della quale è in corso il processo di beatificazione, cofon-

datrice con il Beato Luigi Maria Palazzolo dell’istituto religioso (1869). «Vogliamo dire grazie al Signore – ha detto il vescovo nell’omelia – per quanto ha operato nella vita di Teresa Gabrieli, che è stata una madre per le sue suore e per la congregazione». Insieme al vescovo ha concelebrato, fra gli altri, monsignor Gianni Carzaniga, direttore del nostro bimestrale nonché parroco di Sant’Alessandro in Colonna, parrocchia dove Teresa Gabrieli nacque il 13 settembre 1837. Per il prossimo 12 aprile è in programma, nella casa madre, un convegno storico sulla figura della Gabrieli.

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Il Papa lo prese fra le sue braccia, lo strinse, poi lo restituì alla madre, e questa sorrise. Sono scene che ti s’incidono dentro. E poi gli incontri con i lebbrosi, con gli abitanti delle baraccopoli, il contatto con tanta gente. Anche gli ultimi momenti di Papa Wojtyla li ho sempre negli occhi. Sei ore prima che morisse, il suo segretario mi chiamò. Fu un trauma vederlo steso in quel letto, pieno di tubi. Aveva la testa girata, ma quando don Stanislaw gli disse “Arturo è qui”, si voltò verso di me e sorridendo mi sussurrò: “Arturo, grazie”. Nel suo sguardo c’era qualcosa di speciale, come se già vedesse qualcos’altro. Si stava preparando per un altro incontro». Cosa ci può raccontare di Benedetto XVI? Com’è? «Pieno di delicatezza e sensibilità. Appena eletto, quando mi ha visto mi ha fatto una carezza su una mano, come per rassicurarmi. E’ un lavoratore accanito: malgrado i suoi ottant’anni, non si riposa mai, a parte qualche passeggiata in giardino o il tempo di recitare

il rosario. Il suo tavolo è sempre sommerso dalle carte. Nessuno sa quanto lavorino i Pontefici: altro che vita da Papa! Tutti i problemi vanno a finire sulla loro scrivania. Stando vicino ai Papi, ci si rende conto che sono uomini come tutti: uomini di fede. E soffro, quando vengono attaccati». E’ per questo che le sue foto «parlano» alla gente, sanno cogliere sempre uno sguardo, un gesto, un momento particolare, per cui sembra di essere stati anche noi vicini al Papa? «Per ottenere questo risultato, bisogna instaurare un’intesa con la persona fotografata, bisogna lavorare col cuore. Se non avessi lavorato così, a forza di riprendere cerimonie che si ripetono sempre uguali, avrei fatto solo una “zuppa”». Il suo unico figlio, che si chiama Rugel Juan Carlos perché sua moglie è spagnola, è stato ordinato sacerdote nello scorso aprile da papa Ratzinger. E’ contento di questa sua scelta? «Ne sono orgoglioso».

Due dei Pontefici fotografati da Mari: Paolo VI e in primo piano Giovanni XXIII

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C O M U N I C A Z I O N I

Fede & Internet: i pescatori di oggi gettano reti nella Rete E’ aumentato in maniera vertiginosa il numero dei siti cattolici negli ultimi dieci anni

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l Vangelo va in rete e ci sta bene. Viaggia sull’autostrada di Internet, si ficca in migliaia di caselle di posta elettronica ogni giorno. Così inizia il servizio, a firma di Alberto Bobbio, pubblicato di recente su «L’Eco di Bergamo» che proponiamo ai nostri lettori. Erano 247 i siti cattolici dieci anni fa, quando Francesco Diani, investigatore della piazza cattolica internettiana, cominciò a contarli e a metterli in fila nel suo portale «siticattolici.it». Adesso lui è sempre lì a fare i conti, aggiorna i numeri quotidianamente e manda notizia dei nuovi attivati alla sua sterminata mailing list. Dieci anni dopo è arrivato a quasi dodicimila siti cattolici. Il tempo dei pionieri è finito, segno che la Chiesa cattolica ha colto l’opportunità della rete e ci si è buttata con fiducia. Sono stati fatti anche significativi investimenti dalla Conferenza episcopale che ha creato il «Sicei», il settore informatico per offrire consulenze e sussidi a diocesi e parrocchie.

La presenza dei blog cattolici è ancora troppo debole Eppure qualche delusione comincia a fare capolino, dopo il vero e proprio boom dei primi anni del nuovo millennio. Lo hanno notato, e se ne sono lamentati, i webmaster cattolici, cioè i creatori di siti, riuniti prima dell’estate 2007 a Perugia: solo il 60 per cento delle parrocchie ha un indirizzo di posta elettronica e solo il 16 per cento delle parrocchie ha aperto un sito Internet. E quando pochi mesi fa è esploso il fenomeno Grillo e tutta l’Italia è impazzita per i blog, Francesco Diani, che è un’autorità in materia, ha provato a censire quelli cattolici ed è stata una delusione. Spiega: «Se la presenza è folta con tanti siti, non così si può dire dell’attività cattolica nei blog, nelle chat e nei forum di libera discussione». Forse è proprio per questo motivo che il cardinale Camillo Ruini di recente ha invitato le suore di Roma, riunite per l’assemblea diocesana annuale dell’Unione superiori maggiori, che solo nella capitale rappresenta 1.287 comunità e oltre 22 mila religiose, a «navigare su Internet e a scrivere sui blog»: «Specialmente le giovani suore dovrebbero entrare nei blog per correggere le opinioni dei ragazzi e mostrare a loro il vero Gesù». E’, secondo l’ex presidente della Cei, una «nuova forma di apostolato». Invece Azione Cattolica, per esempio, ha chiuso da qualche tempo il forum di discussione tra i giovani presente sul suo sito. Osserva Francesco Diani: «Un po’ di autocritica sarebbe opportuna, soprattutto dopo le parole del cardinale vicario di Roma». La Chiesa tuttavia era arrivata al web, e a sfruttarne le potenzialità, ben prima di molte aziende e grandi istituzioni. Giovanni Paolo II nel 1995, a Natale, ha trasmesso per la prima volta la benedizione Urbi et orbi anche via Internet e la Cei l’anno dopo avviava il suo sito, «chiesacattolica.it». Fra associazioni e movimenti i siti sono circa 2.400

Una suora ripresa in atteggiamento pensoso. Anche alle religiose Internet ha aperto nuove strade

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I siti di associazioni e movimenti ecclesiali sono quasi 2.400. La parte del leone la fanno gli scout cattolici dell’Agesci con poco più di 500 siti, poi c’è Azione Cattolica con 240 siti e i salesiani, al primo posto tra le congregazioni religiose con 142 siti. Dopo tutto è stato don Juan Vecchi, rettore maggiore dei salesiani morto due anni fa, settimo successore di don Bosco a realizzare insieme a Carlo Di Cicco, attuale vice-direttore dell’Osservatore Romano, un libro intervista, «Guardiani dei sogni con il dito sul mouse», nel quale spiegava la necessità di una pastorale anche internettiana per i giovani e invitava a non aver paura della grande rete telematica. Lo sanno bene i preti della fascia d’età tra i 30 e i 40 anni, quelli più intraprendenti con il computer, secondo un’indagine della Weca, l’associazione che riunisce i webmaster cattolici. Uno dei fondatori è don Marco Sanavio, sacerdote della diocesi di Padova, che in occasione della Gmg di Colonia aveva ideato una sorta Una religiosa davanti a un computer mentre naviga in internet di città virtuale, molto simile a «Second Life», oggi molto di moda, per preparare i giovani alla Giornata mondiale della gioventù. Ma le maggiori case editrici cattoliche. E sono molti i siti anche lui non è molto soddisfatto del modo con cui degli editori dai quali si può acquistare direttamente i cattolici usano Internet e osserva che «non basta on line. «Rebeccalibri» non è stato pubblicizzato, comunicare on line per tirare i giovani dalla propria ma ha un buon pubblico di internauti che lo hanno parte». scoperto con il passaparola virtuale. Non siamo Si sta sgonfiando la bolla telematica cattolica? L’invito ancora a livello di altri Paesi dove l’acquisto di libri pressante di Ruini autorizza a pensare che occorre in Internet è molto diffuso. L’Italia è sempre un po’ maggior impegno e saggezza nello sfruttare ciò che la indietro, anche rispetto a Paesi insospettabili. In rete permette di fare sul piano pastorale. Ma, rileva Portogallo la Società San Paolo, gli editori paolini Diani, non «bisogna avere paura della rete, anche se di libri e giornali, tra cui Famiglia Cristiana, ormai non si riuscirà mai a neutralizzare la buona dose di vende più libri on line con carta di credito che nelle spazzatura elettronica che ingolferà inevitabilmente librerie cattoliche. Sono molto cliccati da noi i siti che anche blog, chat e forum promossi dai cattolici»: «E’ offrono servizi di pastorale. Al primo posto c’è «www. meglio essere presenti senza illudersi, che non essere qumran2.net» la cliccatissima banca dati italiani di presenti». pastorale, dalla quale si possono scaricare testi per i Un ottimo successo lo hanno i siti che offrono servizi Cre/Grest, canzoni e spartiti, materiale audio e video pastorali. Da qualche mese in rete c’è un portale per la catechesi. Il portale ha messo in rete anche la «rebeccalibri.it», che mette in contatto i lettori con prima enciclopedia cattolica virtuale (www.enciclope15

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diacattolica.it) costruita dagli utenti, che assomiglia, anche nella grafica, a Wikipedia e che ha raggiunto 333 voci. Poi c’è «santiebeati.it», il sito di agiografia più completo del mondo con oltre 22 mila immagini e oltre 6 mila schede appunto su santi e beati, creato da Francesco Diani, e «maranatha.it», il sito di pastorale liturgica che tocca quasi 400 mila visite mensili. E in rete c’è anche una intera diocesi virtuale con un vescovo, monsignor Vincenzo Cozzi, vescovo emerito di Melfi, e 880 preti che rispondono a chi scrive. E’ un’esperienza unica nel mondo virtuale di Internet. L’hanno inventata don Gianfranco Falgari, prete di Bergamo, missionario per gli italiani in Svizzera e don Giovanni Benvenuto, sacerdote genovese. E’ una diocesi che mancava. Chiunque può mettersi in contatto via mail con un prete. Ci sono teologi, liturgisti, moralisti, parroci con esperienza di oratorio, missionari. Ognuno ha un indirizzo mail ed è previsto un tempo certo per la risposta. Per accedere bisogna registrarsi, in modo da garantire la riservatezza. Nella

home page si legge che la risposta è una «forma di carità pastorale telematica». I sacerdoti lombardi della diocesi telematica sono 140 e quelli bergamaschi sono 19. In rete ogni settimana viaggiano inoltre migliaia di commenti alle letture della Messa della domenica e dei giorni feriali, utilizzati non solo dai sacerdoti per le omelie, ma anche da molti laici per approfondire quotidiamente la Parola. Il ritiro virtuale e «Il grande libro delle case» Solo il sito di «qumran2» invia oltre 10 mila commenti. E sempre «qumran2» propone anche un ritiro virtuale mensile con letture e meditazioni da scaricare sul proprio computer. Tra i servizi più cliccati da animatori di oratorio e da catechisti c’è «Il grande libro delle case», che si trova sul sito «www.camposcuola.it», per rintracciare le case per ferie in tutta Italia. Sul sito c’è anche una bacheca virtuale con domanda e offerta per il cerca-trova. E’ un progetto di «donboscoland. it», uno dei tantissimi siti salesiani.

Cuba, inaugurato un monumento a Papa Wojtyla E’ sorto a Santa Clara, località nella zona centrosettentrionale dell’isola di Cuba, il primo monumento dedicato a Giovanni Paolo II collocato in un luogo pubblico. L’opera, composta da una statua, una croce, una campana e una torre, è stata inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa Sede, lo scorso 23 febbraio, in occasione della sua visita a Cuba per il decennale dello storico viaggio di Papa Wojtyla avvenuto dal 21 al 25 gennaio 1998. «Con questa iniziativa – ha detto monsignor José Felix Perez, segretario esecutivo della Conferenza episcopale cubana – intendiamo rendere attuale quanto ci ha insegnato Giovanni Paolo II e ricordarlo come messaggero di verità e speranza». Intanto dal Vaticano è giunta una recente smentita sulla voce che dava per prossima la beatificazione di Giovanni Paolo II, addirittura per il mese di aprile 2008. Il processo – viene precisato – che ha ottenuto dal Papa la deroga ed è stato aperto prima dei cinque anni dal decesso, ora sta procedendo «secondo l’iter normale e non ci saranno altre accelerazioni».

Wojtyla visitò Cuba nel gennaio del 1998

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T E S T I M O N I A N Z E

«Grazie al web la clausura ci fa ascoltare il mondo» Le suore domenicane di Matris Domini a Bergamo hanno installato Internet nel ‘95

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rime in Bergamasca a fare il grande Ci chiedono preghiere, riflessioni. Genitori che passo e ad entrare nella rete sono state hanno figli drogati. Persone ammalate. Persone le suore domenicane di clausura di senza lavoro. Persone che soffrono la solitudine. Matris Domini. Hanno installato Internet già nel Ma anche giovani che hanno dubbi riguardo 1995 e hanno varato il loro sito alla vigilia del alla fede e ricercano il senso della vita. In questi Giubileo, nel 1999. Dice suor Sarina, economa anni sono nati molti rapporti “epistolari” che del monastero e promotrice dell’iniziativa: si sono trasformati poi in rapporti personali, «Siamo suore di clausura, ma consideriamo la tante persone che sono entrate in contatto con clausura come un mezzo che favorisce la contem- noi via Internet adesso vengono nella nostra plazione. Bisogna considerare che siamo dome- chiesa, pregano». nicane e che quindi facciamo parte di un ordine Internet rappresenta un mezzo molto efficace di predicatori... Essere suore contemplative non per incontrare i giovani. Dice suor Dolores: significa chiusura al mondo, anzi. Noi vogliamo «Abbiamo notato che parole come vocazioni, stare in contatto con il mondo, vogliamo cercare ritiri spirituali, sacerdozio sono tra quelle più di capirlo. In convento ogni giorno entrano tre ricercate su Google. Anche a noi è capitato quotidiani, ascoltiamo il giornale radio, qualche diverse volte. Ancora non ci sono state vocavolta vediamo la televisione». zioni religiose vere e proprie che hanno visto la Spiega suor Dolores che è in convento dal 1981 e scintilla attraverso Internet, ma abbiamo avuto si occupa dell’accoglienza: «No, non siamo delle molti casi di persone che hanno poi partecipato sepolte vive, dobbiamo essere attente ai segni a nostri esercizi e ritiri spirituali, incontri e altre dei tempi. Internet è uno strumento importante iniziative». perché ci consente prima di tutto di dialogare con gli altri monasteri attraverso siti e mail, e ci permette di comunicare con tante, tante persone che altrimenti forse non entrerebbero mai in contatto con noi». Ogni giorno al monastero di Matris Domini si ricevono in media quaranta messaggi. Chi si rivolge alle monache per via elettronica? «Molti giovani, molte famiglie. Capitano molti casi di mariti e di mogli che si trovano davanti al frantumarsi della famiglia, rischiano separazioni Un’immagine interna delle suore domenicane di clausura e divorzi, sì, questa è una delle situadi Matris Domini a Bergamo zioni di bisogno più frequenti. 17

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I N I Z I AT I V E

Anno Giovanneo, ad aprile il card. Bertone a Bergamo E’ solo uno dei molti ospiti d’eccezione che parteciperanno ai vari appuntamenti

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a personalità di Papa Giovanni ha segnato in maniera indelebile la metà del secolo scorso. E’ stato unanimemente riconosciuto come l’uomo della pace e del dialogo, ma anche un grande «pastore». Giusto quindi che a Bergamo, città che gli ha dato i natali, il suo operato sia stato messo al centro di un programma diocesano di iniziative dedicate appunto all’Anno Giovanneo. «L’atteggiamento che ha contrassegnato Roncalli – dice don Gianni Carzaniga, direttore della Fondazione Giovanni XXIII – durante le fasi della sua elezione al soglio pontificio, di cui ricordiamo quest’anno il 50° anniversario, è proprio quello del pastore». «C’è chi si aspetta di identificare il Pontefice – disse

Angelo Roncalli nel discorso d’incoronazione pronunciato il 4 novembre del 1958 – nell’uomo di Stato, nel diplomatico, nello scienziato o nell’organizzatore della vita collettiva. In realtà il Papa realizza anzitutto in sé la splendida immagine del Buon Pastore». Negli ultimi decenni sono stati dedicati a Papa Giovanni convegni, tavole rotonde, cicli di conferenze, «ma questa volta – sottolinea don Carzaniga – ci è sembrato importante illuminare questa particolare testimonianza. Prima ancora di essere universalmente riconosciuto come uomo della pace e del dialogo, Angelo Roncalli si sentiva profondamente pastore». Proprio su questa traccia, infatti, è stato approntato un ciclo di incontri di approfondimento che culminerà nel prossimo ottobre con il pellegrinaggio diocesano a Roma, guidato dal vescovo di Bergamo Roberto Amadei, proprio in coincidenza con il 50° anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Angelo Roncalli, che ricorre il 28 ottobre 2008. I numerosi appuntamenti messi in cantiere per quest’anno saranno ovviamente contrassegnati dall’arrivo a Bergamo di molti ospiti d’eccezione, primo fra tutti il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, che giungerà nel capoluogo orobico il 6 aprile. Il 26 maggio sarà poi la volta del cardinale francese Paul Poupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, e altri ancora. Il programma diocesano per l’Anno Giovanneo non è ancora del tutto completato, poiché alcuni incontri sono tuttora in corso di definizione. A tale proposito le diverse istituzioni stanno già lavorando a stretto contatto. Tra i vari appuntamenti, è emerso, ci sarà un convegno sulla «Pacem in terris» probabilmente a novembre e una mostra di materiale fotografico e cinematografico inedito sempre dedicato alla figura di Angelo Roncalli. Luna Gualdi

Il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone sarà in aprile a Bergamo

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A P P U N TA M E N T I

Un pellegrinaggio diocesano per ricordare Papa Giovanni Alla fine di ottobre da Bergamo a Roma in occasione del 50° della sua elezione

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ell’ambito delle iniziative messe in programma per l’Anno Giovanneo, in occasione del 50° anniversario dell’inizio del pontificato di Angelo Roncalli, un ruolo di primo piano sicuramente lo ricoprirà il pellegrinaggio diocesano che in ottobre partirà da Bergamo e sarà guidato dal vescovo Roberto Amadei. Due, in particolare, saranno i momenti che contrassegneranno più intensamente il viaggio: la partecipazione all’Angelus con Papa Benedetto XVI e la Messa che sarà celebrata sulla tomba di Giovanni XXIII nella Basilica di San Pietro nel giorno dell’anniversario. Due le proposte di itinerario tracciate dal Centro diocesano pellegrinaggi ed entrambe prevedono il viaggio in pullman: uno dei due percorsi è più lungo, dal 25 al 29 ottobre, mentre l’altro, più breve, è stato stabilito dal 27 al 29. Prossimamente saranno resi noti i dettagli del programma che al momento sono ancora incorso di definizione. Nella mattinata del 26 è in ogni caso prevista la partecipazione comunitaria all’Angelus del Pontefice in piazza San Pietro. Ogni tappa verrà comunque organizzata per cercare di riscoprire e valorizzare i luoghi più significative che hanno caratterizzato l’esistenza del Beato Giovanni XXIII, come ad esempio la chiesa di San Carlo al Corso, luogo dell’ordinazione episcopale di Angelo Roncalli. Ma il clou degli appuntamenti è riservato al giorno 28 ottobre, quando mezzo secolo fa una fumata bianca rivelò al mondo che il conclave aveva scelto Angelo Giuseppe Roncalli, allora patriarca di Venezia, come successore di Pio XII. Molta gente vive ancora oggi con grande emozione quella giornata indimenticabile. Specialmente tra i bergamaschi è ritenuta una pagina di storia indelebile, accentuata dal fatto che Roncalli nacque proprio nella loro provincia. Non è cosa da tutti i giorni apprendere la salita di un concittadino sul massimo gradino della

Chiesa. Roncalli, che allora aveva già 76 anni, fu il primo a stupirsene. Anzi, partì da Venezia per recarsi a Roma pensando di compiere poco più di una formalità. Mai avrebbe creduto che sarebbe rimasto nella capitale per prendere posto sul soglio pontificio. Ma questa iniziale incredulità non gli impedì di rivelare ben presto, al mondo intero, la sua grande sensibilità e la capacità di interpretare i mutamenti in corso, non solo sociali ma nella stessa Chiesa. Il pellegrinaggio rappresenta quindi un’occasione per approfondire la figura del Beato. Per eventuali informazioni si può telefonare al Centro diocesano pellegrinaggi o all’agenzia Ovet a Bergamo (tel. 035/210128 oppure 035/243723). Luna Gualdi

Papa Giovanni visto dal pittore Angelo Capelli in un ritratto del 2001

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La difesa delle apparizioni non riuscita a mons. Bramini Ebbe l’incarico di sostenere l’autenticità dei fatti di Ghiaie che avvennero nel 1944

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l vescovo mons. Bernareggi, con molta saggezza, chiamò a far parte della commissione che doveva studiare i fatti di Ghiaie anche illustre personalità ecclesiastiche di altre diocesi: mons. Carlo Figini di Milano, mons. Stefano Tommasoni di Brescia e mons. Angelo Bramini di Lodi. Questi ebbe, il 22 dicembre 1945, l’incarico di sostenere l’autenticità dei fatti del 1944 con l’autorizzazione di avvalersi delle collaborazioni che avesse ritenuto utili al suo lavoro. Era nato a Casalpusterlengo il 2 gennaio 1897 e

dopo i primi studi nel seminario diocesano si laureò a Roma in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote il 28 febbraio 1920 dopo un breve servizio pastorale in diocesi, fu chiamato a Roma come vice rettore del collegio di Propaganda Fide. Rientrato in diocesi, ebbe incarichi in curia e si dedicò all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche e all’assistenza spirituale dei convittori del collegio Cazzulani. Fu autore di diversi libri di meditazioni sui vangeli per giovani e di altri scritti di spiritualità mariana. Nominato canonico della cattedrale, fu parroco della stessa dal 1953 al 1961, quando, rinunciò alla parrocchia e assunse la rettoria della Chiesa dell’Incoronata. Morì improvvisamente il 2 aprile 1972. All’omelia del funerale in cattedrale mons. Franco Felini fece esplicito cenno all’impegno di mons. Bramini per le apparizioni di Ghiaie: «E quando si vorrà accertare l’autenticità dell’estasi di una bambina che nel maggio 1944 a Bonate diceva di vedere la Madonna e si vorrà aprire un vero processo canonico, a mons. Bramini si vorrà affidare la difficile e delicata parte di avvocato difensore. E il suo lavoro dettato da particolare competenza e soprattutto da un grande amore è stato un omaggio di devozione e di fede alla Madonna, nella viva speranza che la nuova fonte aperta dalla Vergine non venisse sigillata». Quelli per la causa delle Ghiaie furono per lui due anni di lavoro intenso cui si applicò con molto impegno. In una lettera a don Felice Murachelli del 16 luglio 1946 scrive: «Ad ogni riga devo trovare la documentazione, ad ogni argomento il suffragio delle testimonianze, delle perizie, della tecnica, degli autori nel campo della teologia e della mistica. Creda, è un lavoro immane. E per di più c’è un castello ben architettato da demolire. Per fortuna la Madonna mi è

Angelo Bramini

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sensibilmente vicina, mi aiuta, mi guida, mi sostiene e persino mi apre la strada. Quante parti della maggior consistenza di questo castello sono crollate all’improvviso. E sembravano inattaccabili». Un indizio dell’entità del lavoro che definisce immane l’abbiamo anche dalla nota spesa inviata sempre a don Vitali relativa al solo periodo febbraio-novembre 1947: per lavori di trascrizione a macchina, viaggi, consultazioni e ricerche cliniche intorno a guarigioni, materiale per macchina da scrivere, riparazioni della stessa e cambio dei pezzi, posta, perizie mediche per casi di guarigione, fotografie, documenti, perdite per le assenze dal coro come canonico trasmette un conto di £. 48.906. Ma almeno fino al 13 febbraio 1947 mons. Bramini ha nutrito speranza di successo se in tale data poteva scrivere a don Vitali: «Godo assai delle preghiere intense che salgono alla Vergine da codesta sua parrocchia per i fini che tanto ci stanno a cuore e godo che in esse anch’io abbia un posticino speciale. Continuiamo a preparare con la preghiera il trionfo della Madonna». Di mons. Bramini abbiamo tre relazioni scritte: la prima del 2 febbraio 1947 in 50 cartelle dattiloscritte, la seconda del 2 luglio in 13 cartelle e la terza del 24 settembre in 5 cartelle; a questi scritti vanno aggiunti gli annessi allegati di documentazione. Ci si può chiedere: perché non è arrivato quel trionfo della Madonna che lui e tanti aspettavano? Nello sfogo conclusivo della sua ultima relazione del 24 settembre 1947 scrive testualmente: «Se io avessi anche solo potuto concepire il dubbio della possibilità che il lavoro che accettavo di compiere correva l’alea di non essere neppure preso in esame, non avrei certamente accettato una fatica tanto difficile, minuziosa, pesante e diciamolo pure snervante per gli atteggiamenti della Rev. ma Commissione e del Rev. mo Tribunale, che per quasi due anni ha assorbito tutte le mie energie, ha paralizzato la mia attività di predicazione e pubblicazioni, e ha ridotto di ritmo e di intensità le mie ordinarie attività» (pag. 4). La critica di fondo che mons. Bramini muove al tribunale è che anziché «procedere ad esami e perizie tecniche intorno alle guarigioni che si affermano ottenute in relazione alle presunte apparizioni, il Tribunale si accontentò di interrogare la

Antonio Zordan, uno dei miracolati citati nella relazione Bramini

bambina e poche persone e poi chiuse l’istruttoria dichiarando che in base a quanto era emerso dagli interrogatori esperiti riteneva non esservi più serio fondamento per ulteriori indagini sulle asserite apparizioni e visioni» (rel. 24/9 pag. 1). Una critica del genere l’aveva espressa già nella relazione del 2 luglio lamentando «il grave errore di metodo incorso nel trascurare quasi completamente le doverose indagini intorno al complesso presumibilmente miracoloso connesso con le asserite apparizioni» (pag. 1). Che il Tribunale diocesano non abbia preso in esame quello che lui definisce il complesso miracoloso è vero, ma l’ha tenuto presente, tanto che il famoso giudizio del vescovo Bernareggi del 30 aprile 1948 21

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dubbio le apparizioni; per mons. Bramini possono essere una tentazione demoniaca che non intacca la realtà delle apparizioni che resterebbero provate dai miracoli. Mons. Bramini conosce tutte le negazioni nella loro estensione e non le limita a due o tre come ha scritto qualche autore; soprattutto si è trovato di fronte alle ripetute e inaspettate negazioni fatte da Adelaide al Tribunale ecclesiastico nel maggio 1947. La sua relazione è solo di poche settimane successiva alle ultime e decisive negazioni e lui sceglie una spiegazione che tenta di rendere ragione anche del fatto che le negazioni si alternano alle affermazioni, tanto che P. Raschi ha scritto di «una situazione ad altalena» (Questa è Bonate, pag. 61). Dal giugno 1946 fino al maggio 1947 Adelaide, dopo aver scritto il biglietto in cui spiegava come era giunta alla sua prima negazione scritta del settembre 1945, aveva sempre affermato le apparizioni. Le negazioni ripetute in Tribunale devono aver rappresentato per mons. Bramini un imprevisto grave ostacolo, cui ha cercato di offrire nel breve tempo che aveva a disposizione una risposta: quella della suggestione demoniaca. Ha scritto: «Si può rilevare da Luigi Cortesi e dalle relazioni di suor Dositea e suor Ludgarda che le negazioni della bimba coincidevano con periodi di particolare rilassamento di essa nella pietà e nella condotta. Le riaffermazioni culminanti con la dichiarazione del 21 luglio 1946 coincidono con il periodo di maggior pietà, sforzo per l’acquisto delle virtù, obbedienza e docilità, manifestazioni che sembrano intensificarsi dopo le affermazioni. Le manifestazioni della bimba dopo le ultime negazioni raggiungono un grado non prima mai raggiunto di opposizione alla pietà e preghiera, di indocilità, di cattiveria dalla quale sembra difficile escludere un’influenza diabolica… Il demonio che vede nelle divine rivelazioni altrettanti potentissimi assalti alla sua opera insidiosa si è sempre dimostrato nemico accanito di esse, giungendo a perseguitare col divino permesso, nei modi più crudeli, le anime che ne sono privilegiate. La stigmatizzata di Mese che credette alla realtà delle apparizioni di Ghiaie, in prossimità di esse sentì il demonio esclamare: Ora viene in campo la Signora e per me è finita… Sembra possibile questa

Il card. Alfredo Ottaviani

dichiara: «non intendiamo escludere che la Madonna possa aver concesso grazie speciali e non ordinarie guarigioni»: quindi la loro esistenza era riconosciuta apertamente. Dalla loro esistenza fuori discussione per tutti, mons. Bramini tira una conclusione non condivisa dal tribunale: «Siccome non si può pensare che Dio abbia coonestato la menzogna di una bambina con un complesso di diretti interventi della sua onnipotenza è inevitabile una conclusione: le affermazioni delle apparizioni fatte a quel tempo dalla bambina restano acquisite alla verità. Il resto non conta nulla e potrà essere conferma di questa conclusione se si potrà vedervi l’opera di Satana che oggi sembra delinearsi abbastanza chiaramente» (rel. 2/7, pag. 9). E’ facile leggere la diversa valutazione tra le prime affermazioni di Adelaide e le successive che sbrigativamente dice non contano nulla. La distinzione si impone per via delle negazioni fatte dalla bambina. La divergente interpretazione delle negazioni porta alle opposte conclusioni: per il tribunale le negazioni sono frasi ripetute di Adelaide e pertanto mettono in 22

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conclusione: LE NEGAZIONI DELLA BIMBA «Prima di dimostrare l’autenticità delle apparizioni, POSSONO ESSERE ATTRIBUITE RAGIONE- ritengo opportuno entrare nel vivo della questione sorta VOLMENTE AD INTERVENTI UMANI NON dalle negazioni della bambina Roncalli, perché essa CONFORMI AL DIVINO BENEPLACITO, COME preoccupa più di quello che non dovrebbe la commisA CAUSA OCCASIONALE, AD INTERVENTI sione giudicante» (Rel. 2/7 pag. 2). DIABOLICI COME A CAUSA EFFICIENTE (in In realtà anche oggi dopo 60 anni, la spiegazione maiuscolo nel testo). Nell’uno e nell’altro caso, ma più delle negazioni resta la difficoltà maggiore per la ancora alla causa efficiente, esse anziché un argomento quale i sostenitori delle apparizioni devono ancora contrario alla realtà delle apparizioni, ne costituiscono trovare una risposta. Mons. Bramini sperava che il uno favorevole di indubbio valore. Se infatti il demonio complesso dei miracoli nella sua innegabile consiè intervenuto con tanta audacia nel corso dell’esame e stenza bastasse a fare superare l’ostacolo, ma così studio dei fatti di Ghiaie, è segno che non solo le appa- non è stato. Scrivendo a luglio quella difesa mons. rizioni sono vere, ma che dal riconoscimento di esse Bramini nutriva qualche speranza di successo? dipende un pieno di grazia d’importanza assai difficile Possiamo tranquillamente rispondere di no, perché a mente umana misurare. Ritengo che nel trascurate nella lettera scritta al card. Fumasoni Biondi il 19 completamente le negazioni della bambina, sia quelle giugno 1947, con annesso memoriale da trasmettere del 1945 sia quelle raccolte or ora dal Tribunale, si al S. Uffizio, quindi alcune settimane prima della debba tener conto solamente delle sue affermazioni sua memoria difensiva, letteralmente sollecita un positive, quelle cioè da lei fatte al tempo delle appa- «intervento che deve avvenire prestissimo ad arrestare rizioni e nei mesi successivi. Su di esse quindi si conduca l’esame e lo studio» (relazione 2/7, pag. 4). A tanti anni di distanza a noi può riuscire sorprendente questa spiegazione, ma occorre rifarsi a quello che era un sentire diffuso nell’ambiente all’epoca. Basti ricordare che di azione demoniaca parla ripetutamente anche don Italo Duci nel suo diario, che lui suggerisce ad Adelaide di lanciare l’acqua benedetta all’apparizione, che le suore della Sagesse spruzzavano Adelaide di acqua benedetta e che Ersilia Galli e mons. Obert portarono la piccola da un esorcista a Courmaieur. Mons. Bramini ha presentato la spiegazione dell’influsso demoniaco, condivisa poi anche da Argentieri e da Poli; dodici anni dopo padre Raschi respinge questa spiegazione e avanza la sua di un proposito di Adelaide di non fare peccato, ma questa spiegazione convince ancora meno, perché non rende ragione Lodi. Cattedrale. dell’alternarsi delle affermazioni e delle Facciata, sec. XII con aggiunte e rifacimenti sino al sec. XVI. negazioni. Mons. Bramini ha scritto: 23

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la marcia a grandi passi verso il pronunciamento negativo. Sarebbe forse opportuno proporre che si studi l’eventualità anche di delegare un’altra sede all’esame dei fatti». Anche nella sua terza memoria del 24 settembre 1947, facendo leva sempre sulla forza dei miracoli, cerca di aggirare la difficoltà delle negazioni, lascia cadere, almeno esplicitamente, l’argomento dell’intervento demoniaco, rinviando la soluzione che, sostiene, si sarebbe trovata certamente, ma in un futuro però del tutto ipotetico. «La eventuale negazione potrà essere una difficoltà grave, sconcertante fin che si vuole, ma la concomitanza del miracolo assicura che tale difficoltà (proveniente da parte umana) è spiegabile o solvibile e che col tempo e opportune indagini ed osservazioni e relative deduzioni si spiegherà e si risolverà» (rel. pag. 3). Avrebbe potuto il Tribunale lasciare in sospeso per il futuro una difficoltà da lui stesso definita sconcertante? Ovvia la risposta. Ma questo non per una decisione semplicemente a livello diocesano, ma per indicazione espressa della congregazione del S. Ufficio, che ha seguito passo passo la vicenda. Contestualmente al riconoscimento delle «grazie speciali e non ordinarie guarigioni» da inserire nel giudizio, l’assessore al santo Ufficio, come ha scritto mons. Magoni, aveva dato l’indicazione che «l’esame di alcune guarigioni non ordinarie, se le apparizioni non risultavano sufficientemente provate, era inutile» (Studi e memorie, 1979, pag. 423). Era il famoso chiodo mancante per appendervi il quadro secondo l’immagine di mons. Bernareggi. Mons. Bramini sapeva che questa era la linea del S. Ufficio, per cui nell’ultima relazione non accenna più a mons. Cortesi, tanto criticato nella sua prima relazione, perché ha capito che l’ostacolo alla sua tesi non viene dai libri di don Cortesi che da due anni si era chiuso nel silenzio più assoluto, ma dall’impostazione dettata dall’autorevole Congregazione romana. In un disperato tentativo di mettere in fuori gioco questa scrive: «Qualunque parere poi, privato, anche di S.E. L’Assessore del S. Uffizio, non può aver peso alcuno nel giudizio decisivo dei fatti, soprattutto perché la personalità citata certamente non ha vagliato tutti

gli atti delle questione. Oggi, allo stato degli atti e dei fatti, solo la Commissione ed unicamente essa è responsabile della sua decisione». E quale sarebbe stata questa decisione ne era ben consapevole, tanto che conclude: «Se, come tutto fa prevedere contrariis quibuscumque non obstantibus pronuncerà e pubblicherà un giudizio negativo sui fatti di Ghiaie, auguro per il suo buon nome e prestigio che il verdetto non venga solennemente smentito dal Cielo». Mons. Bramini non ha atteso il giudizio del vescovo apparso solo il 30 aprile 1948, ma fin dal 10 novembre presenta le sue dimissioni. Ne informa il 16 novembre il parroco don Vitali: «Sono stato informato che è stata fatta circolare e circola la voce che anche la Difesa avrebbe dato all’ultimo il voto negativo circa l’autenticità di quei fatti. E’ assolutamente falso e chi ha asserito per primo questa cosa o non conosce gli atti o ha mentito. La autorizzo a smentire categoricamente quella voce con chiunque. La verità è invece che la Difesa ha sostenuto, come era suo dovere, fino all’ultimo suo atto, l’autenticità dei fatti, che non ha presenziato alle adunanze dell’8 luglio e del 13 novembre per coerenza col suo atteggiamento, che, sempre per coerenza il 10 novembre ha dichiarato esaurito il suo mandato per significare che non intendeva collaborare ulteriormente al lavori in corso e in via di conclusione. Io ritengo di aver compiuto con rigida scrupolosità il mandato che mi era stato affidato e di averlo compiuto nel modo migliore che mi è stato possibile». Il giudizio non è stato negativo, ma sospensivo e la smentita celeste non è venuta. E’ invece continuata la serie di miracoli e di grazie, per cui, sia chi crede alle apparizioni, sia chi non crede prende atto che sempre alla cappella di Ghiaie c’è gente in preghiera di giorno e di notte. Se si arriverà al riconoscimento del santuario nella forma richiesta dalla legge della Chiesa, possibilità non prevista nel 1948, ma oggi sì, certamente mons. Bramini farà festa in cielo: il suo lavoro immane per Ghiaie di Bonate non sarà stato del tutto inutile. Don Marino Bertocchi 24

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Il Papa parlerà all’assemblea generale delle Nazioni Unite L’appuntamento è per metà aprile, quando Benedetto XVI festeggerà gli 81 anni

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l 2008, ha riportato a gennaio il quotidiano «L’Eco di Bergamo» in un articolo di Pier Giuseppe Accornero, sarà per Benedetto XVI un anno impegnativo: governo della Chiesa, dialogo ecumenico, confronto con le altre religioni, una o due probabili encicliche. Al momento sono fissate sei visite. Dal 15 al 20 aprile sarà negli Stati Uniti, dove il 16 festeggerà gli 81 anni e il 19 il terzo anniversario dell’elezione a Pontefice. Sono previste tappe a Washington, con la visita alla Casa Bianca e l’incontro con il presidente George W. Bush, e a New York, dove visiterà Ground Zero e parlerà all’assemblea dell’Onu. Dal 15 al 20 luglio il viaggio in Australia per la XXIII Giornata mondiale della gioventù a Sydney. In settembre a Lourdes per i 150 anni delle apparizioni mariane (1858-2008): il programma non è ancora definito e non si sa se ci sarà una tappa a Parigi dove lo ha invitato il presidente Nicolas Sarkozy. Questi i viaggi in Italia: 17-18 maggio a Savona e Genova su invito dell’arcivescovo e presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, 14-15 giugno a Brindisi, 7 settembre a Cagliari. Dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 l’«Anno paolino», annunciato da Ratzinger il 28 giugno 2007 nella basilica di San Paolo fuori le mura. E’ il primo anno giubilare che indice il Papa teologo nel bimillenario della nascita dell’«apostolo delle genti», avvenuta tra il 7 e il 10 dell’era cristiana. Dal 5 al 26 ottobre in Vaticano si terrà il XII Sinodo generale dei vescovi su un tema che sta molto a cuore al Papa teologo «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa». Egli insiste moltissimo sulla lettura, l’ascolto, la meditazione e l’approfondimento della Parola di Dio. Dopo le encicliche «Deus caritas est» (25 dicembre 2005) e «Spe salvi» (30 novembre 2007) ne sono in elaborazione altre due: una su temi sociali e politici e sulla globalizzazione economica nel 40º della «Populorum progressio» di Paolo VI del 1967, l’altra dedicata alla

fede per completare il «trittico delle virtù teologali» lette in senso inverso, carità, speranza, fede anziché fede, speranza, carità. Nel 2007 sono stati 2.830.100 i fedeli che hanno partecipato agli incontri pubblici con Benedetto XVI: 729.100 persone alle 44 udienze generali del mercoledì, 209 mila alle udienze speciali, 442 mila alle celebrazioni liturgiche, 1.450.000 agli Angelus. Per le udienze generali i mesi di maggior afflusso sono stati aprile (130 mila) e ottobre (111 mila).

Per Benedetto XVI il 2008 sarà un anno ricco di impegni

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AV V E N I M E N T I

Roncalli si recò a Lourdes poco prima di diventare Papa Era il 25 marzo del 1958. La località accoglie ogni anno oltre 5 milioni di pellegrini

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ngelo Roncalli era patriarca di Venezia quando il 25 marzo del 1958 venne a Lourdes per consacrare la basilica sotterranea dedicata a San Pio X. Era il primo centenario delle apparizioni dell’Immacolata Concezione. Qualche mese più tardi sarebbe diventato Papa Giovanni XXIII. Così inizia l’articolo di Massimo Maffioletti apparso su «L’Eco di Bergamo» di cui proponiamo una sintesi. La chiesa ipogea del domaine della Grotta (che comprende i cinque santuari) è uno spazio enorme a fianco dell’esplanade delle processioni eucaristiche e del rosario serale. Ha la forma della chiglia di una barca capovolta, un’immensa zattera che da cinquant’anni ospita a bordo il dolore del mondo e che nella sua fragilità sfida gli oceani della presunta onnipotenza umana, dello scientismo senza limiti, e l’idea di una vita che non ha luogo d’essere se non è efficiente. Ci si sente protetti sotto quelle fredde e imponenti arcate a gettata unica in cemento armato (omaggio

a Le Courbusier?), un guscio di tartaruga che può accogliere dai venti ai trentamila pellegrini. Qui si svolgono le benedizioni eucaristiche, vie crucis, rosari ma, soprattutto, le solenni Messe internazionali, in più lingue, dove si può partecipare a liturgie che scaldano il cuore e una volta ogni tanto non lasciano indifferenti, dove, finalmente, il fedele non gioca il ruolo dell’impaziente che aspetta solo l’ora di uscire, dove i canti sono melodie e non storpiature vocali che affliggono i timpani. Non c’è che dire, i francesi in questo sono bravi. Hanno il senso della liturgia. E ne comunicano la bellezza. Sotto la chiglia di questa impressionante nave incontriamo padre Raymond Zambelli. E’ il rettore dei santuari e cerca di dare ordine e senso al fiume di folla che ogni anno fa tappa alla Grotta di Massabielle dove nel 1858 l’Immacolata Concezione è apparsa a una ragazzina di quattordici anni di nome Bernadette. Padre Raymond è un prete diocesano, da alcuni anni è rettore di Lourdes ma è stato guida anche del monastero di Lisieux, lo stesso della piccola Teresa del Bambin Gesù. E’ nato in Francia ma suo padre è nativo di Castro, in provincia di Bergamo. Emigrò a 17 anni e sposò una donna francese. La prima volta che padre Raymond è venuto al suo paese di origine aveva cinque anni. E’ tornato a 12. Oggi ne ha circa sessanta. Gli dispiace non aver imparato l’italiano ma in casa si parlava soltanto francese. «Ogni anno – dice padre Zambelli – i santuari di Lourdes accolgono più di 5 milioni di pellegrini, di cui Una splendida panoramica della località francese dove quest’anno circa 35-40 per cento di francesi si celebra il 150° anniversario delle apparizioni seguiti immediatamente dagli 26

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a v v e n i m e n t i

italiani e dagli europei, ma è il mondo intero che viene a Lourdes». Quest’anno a Lourdes si celebra il Giubileo: 150 anni dalla prima delle 18 apparizioni della Madonna alla grotta. «Noi speriamo vivamente – dice padre Zambelli – che Benedetto XVI possa venire. L’abbiamo invitato e abbiamo buone ragioni per pensare che egli abbia intenzione di venire, sempre se gli avvenimenti e la sua salute lo permetteranno». Papa Ratzinger sarebbe il secondo Pontefice, dopo Giovanni Paolo II, a venire in pellegrinaggio a Lourdes in qualità di Papa, «ma vari cardinali – aggiunge padre Zambelli – diventati successivamente Papi sono venuti ai piedi della Madonna. Joseph Ratzinger stesso quand’era vescovo di Monaco è stato qui. Ed evidentemente fra i cardinali non posso non citare Angelo Roncalli, che pochi mesi dopo sarebbe diventato Giovanni XXIII». Per celebrare questo evento giubilare padre Raymond si attende di poter accogliere dai nove ai dieci milioni di pellegrini. Essere rettore a Lourdes non significa soltanto amministrare il più grande luogo sacro del mondo. «La mia esperienza – racconta – è vedere come gli uomini hanno bisogno di una mediazione fra Dio e loro. Per questo prendono molto seriamente il fatto che Cristo ha donato loro sua madre. Per tante donne e uomini Maria è la via per andare a Dio», confermando la pietà popolare e la stessa teologia: «A Gesù per Maria». «La Vergine – sottolinea Zambelli – comprende, intercede, è nostra avvocato. Dunque, qui a Lourdes si stabilisce una grande prossimità fra il popolo di Dio, l’umanità e la madre che è qui per guidare l’umanità a Cristo». Lourdes è una città carica di simboli (l’acqua, la luce, il cammino) e la fede e il cristianesimo toccano davvero il corpo dell’uomo. «Noi siamo una religione dell’incarnazione – precisa il rettore –. Non siamo “puri spiriti” o “angeli”, abbiamo bisogno di questa mediazione umana. Lourdes è molto umana. Umanissima». In questa città speciale, accucciata sotto i Pirenei che ci guardano dall’alto delle loro cime innevate e continuamente «battezzata» dall’acqua del Gave de Pau, il messaggio di Lourdes sembra riscuotere ancora una sua attualità e forza. La gente che viene a Lourdes cosa cerca? «Fede, consolazione, misericordia. E, ovviamente,

Un’immagine della Madonna di Lourdes

la guarigione. Gesù ha guarito ammalati. E’ normale che uno chieda di essere guarito». Dall’inizio delle apparizioni del 1858 – dice il rettore – si sono verificate cinquemila guarigioni e ogni anno a Lourdes ci sono circa 50/60 guarigioni dichiarate su cinque milioni di pellegrini. Ma quelle riconosciute ufficialmente sono finora 67. Si è intanto tenuta di recente, alla Casa del Giovane a Bergamo, l’assemblea della locale sottosezione dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), in vista del pellegrinaggio che si terrà, dal 22 al 28 aprile, nella cittadina ai piedi dei Pirenei. «Si tratta di un cammino specifico – ha detto il presidente Mauro Fenaroli – per la nostra associazione: Lourdes non deve far nascere false speranze in alcuni, ma la grazia di Dio è possibile per tutti. I malati devono trovare forza e speranza anche quando non guariscono dal loro male». 27

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P E R S O N A G G I

Suor Basilia, una vita spesa tra il Vangelo e le pentole Per decenni si è occupata di cucina e qualche mese fa ha spento le cento candeline

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ello scorso ottobre suor Basilia Bellini ha spento 100 candeline a Somasca di Vercurago, in provincia di Bergamo, nella casa madre delle Orsoline. Ne ha dato notizia «L’Eco» attraverso un servizio a firma di Carmelo Epis. Cento anni di vita, di cui ben 77 come religiosa, sempre come cuciniera capace e disponibile, soprattutto nelle mense per operai a Roma, in epoche di diffusa povertà. Suor Basilia nasce il 9 ottobre 1907 a Entratico (Bergamo), terzogenita di 12 fratelli (cinque maschi e sette femmine), alcuni morti in tenera età. Viene battezzata col nome di Anna. Il papà è contadino e la mamma casalinga. Entrata a contatto con le suore Orsoline di Somasca nel paese nativo, matura la vocazione. Nel frattempo la famiglia si trasferisce a Dalmine, dove il papà è operaio nell’omonimo stabilimento. Dopo aver lavorato per quasi otto anni in una filanda a Boccaleone, quartiere di Bergamo, Anna entra ventenne fra le orsoline di Somasca e l’11 settembre 1930 emette la professione religiosa, assumendo il nome di Basilia. Per alcuni mesi è cuciniera nelle scuole elementari del suo istituto a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. E sempre farà la cuciniera: per sette anni nell’allora Collegio vescovile di Valnegra in Alta Valle Brembana e poi a Roma, dove approda nel 1937, nel quartiere del Colosseo e poi in quello di via Palombini, nelle cucine dell’Onarmo, l’Opera nazionale per l’assistenza religiosa e morale degli operai occupati sia nelle fabbriche, sia nei numerosi cantieri edili che stavano trasformando il volto della capitale. Per ben 33 anni, fino al 1970, suor Basilia è indaffarata a cucinare, ogni giorno lavorativo, per un migliaio di operai. Passando fra i tavoli per così tanti anni, ascolta le loro storie. Storie di preoccupazioni e di speranze, storie di sfruttamento e di delusioni,

storie di giovani spaesati che avevano lasciato la casa paterna per cercare un’occupazione nella capitale. La presenza della suora bergamasca, alta di statura e dal viso simpatico, infonde fiducia. Tanti giovani operai le chiedono un consiglio e parole di coraggio. Nel frattempo, suor Basilia viene colpita da due lutti. Nel luglio del 1944 il papà perisce sotto le macerie del tragico bombardamento della Dalmine. L’anno seguente la mamma muore di tetano. Nel 1970 suor Basilia viene inviata a Zogno (Bergamo), nella casa di riposo parrocchiale. Fa sempre la cuciniera. Intanto passano gli anni, suor Basilia raggiunge le novanta primavere e le forze cominciano a cedere. Nel 1997 lascia Zogno per la casa madre di Somasca, dove tuttora vive.

Suor Basilia ha festeggiato di recente i cento anni

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S TO R I E

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A sorpresa il suo pontificato durò oltre venticinque anni E pensare che quando Leone XIII fu eletto apparve vecchio, stanco e malaticcio

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incenzo Gioacchino Pecci nacque il 2 marzo del 1810 a Carpineto Romano da Ludovico Pecci e Anna Prosperi Buzzi. La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà rurale. Il padre era commissario di guerra e colonnello. Già in gioventù Vincenzo si mise in evidenza in quanto dotato per lo studio della lingua latina. Fu allievo al collegio dei Gesuiti di Viterbo e, dal 1824 al 1832, studiò teologia al Collegium Romanum. La formazione per il servizio diplomatico e amministrativo pontificio, presso l’Accademia dei Nobili a Roma, occupò Vincenzo Gioacchino Pecci dal 1832 al 1837, anno in cui fu ordinato sacerdote. Già nel 1838 fu inviato come delegato papale a Benevento, città appartenente allo Stato pontificio. In seguito, con la stessa funzione fu mandato a Perugia. Nel 1843 Gregorio XVI lo nominò vescovo titolare. Dopo essere stato inviato nel 1843 in qualità di nunzio in Belgio, fu nominato arcivescovo di Perugia. Nella città umbra Pecci restò dal 1846 al 1877, ossia per più di trent’anni, si dice perché fosse considerato un ribelle dal potente cardinal segretario di Stato Giacomo Antonelli. In questi anni, nonostante i difficili rapporti con il nuovo Stato italiano, realizzò nel territorio diocesano oltre cinquanta chiese dette Leonine ed altri edifici. Fu fatto cardinale nel Concistoro del 19 dicembre 1853 e successivamente Camerlengo del Collegio cardinalizio, dopo la morte del cardinal segretario di Stato Antonelli. Il 20 febbraio 1878 fu eletto Papa come successore di Pio IX dopo un conclave di soli due giorni. L’incoronazione di Leone XIII ebbe luogo nella Cappella Sistina il 3 marzo 1878. La sua salute cagionevole lasciava presagire un pontificato di transizione. Invece è stato superato, solo recentemente, da quello di Papa Giovanni Paolo II. Morì alle 16 del 20 luglio 1903, all’età di 93 anni,

dopo un’agonia lunghissima. Pochi mesi prima l’ultranovantenne Pontefice incise su un disco alcune preghiere e l’apostolica benedizione. Grazie all’invenzione del fonografo, la parola del Papa poté arrivare ai cattolici di ogni parte del mondo. Il suo pontificato durò 25 anni, e pensare che alla sua elezione apparve vecchio, stanco, malaticcio. Si dice che tra i suoi collaboratori, circolasse una battuta: Credevamo di eleggere un Santo Padre, abbiamo eletto un Padre Eterno. Fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il conclave, alla sua morte, si rivelò più breve del previsto: iniziò la sera del 31 luglio e terminò il 4 agosto. A sorpresa venne eletto il cardinale Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, che prese il nome di Pio X. Luna Gualdi

Leone XIII, Papa dal 1878 al 1903

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Lettere di Papa Giovanni ai Familiari

«Carissimi miei, vi scrivo di me...» a cura di Vittorino Joannes

dichiarato “ABILE PER LE FATICHE DI GUERRA” Bergamo, Ospedale Militare “Banco Sete” 30 gennaio 1917 Mio carissimo fratello, ho ricevuto la tua lettera e cartolina, e mi consolo tanto delle notizie che continuano sempre buone. Più ancora mi piacciono le tue belle espressioni di fede e di confidenza in Dio che è il vero padre e consolatore nostro in ogni tribolazione. Io persisto nel mio progetto di venirti a trovare a Brindisi... Potrei così godere della tua compagnia per una giornata intera, e sarebbe bene che tudomandassi il permesso serale e per tutto il giorno dopo. Se ti occorre il mio biglietto per ottenerlo fammi sapere il nome del capitano, del tenente o del furiere. Qui a Bergamo tutto bene. Però fa un freddo rigidissimo, e quindi si sta chiusi dentro più che si può. Speravo di recarmi a Sotto il Monte dopodomani col

“Barba” Zaverio. <L’uomo giusto della Divina Scrittura>

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biroccio e col cavallino del prof. Carozzi; verrebbe con noi anche il prof. Testa, ma le strade non lo permettono, e a dirti il vero avrei il piacere che a casa ci fosse anche la tua maria per preparare un buon pranzetto ai miei due amici allegri e buoni. Tu continua a star bene e a benedire con me il Signore pregandolo che ci ricongiunga tutti, faccia finire la guerra e ci ridoni la sua pace. tuo don Angelo Roncalli

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l meno che si può dire è che non c’era molto “patriottismo”, e tanto meno “bellici sentimenti di gloria”, in casa Roncalli durante gli anni della “inutile strage” detta anche “grande guerra”. C’è invece la vita d’ogni giorno, quella domestica e dei campi, attaccata e offesa dai richiami alle armi, agli spostamenti quasi favolosi per quei tempi, addirittura la prospettiva di attraversare il mare e finire.... in Albania! E, ancor più, l prospettiva del “fronte”, della trincea. Ce n’è abbastanza per cadere nell’angoscia. Ma c’è don Angelo, che pure lui è soldato, richiamato, che fa il sacerdote tra i poveri soldati dell’Ospedale militare, e che cerca di sdrammatizzare con un pizzico di arguzia e con il ricordo al fratello lontano di bei momenti in famiglia, e persino i “pranzetti” ai quali invita gli amici dalla città, e persino il fattore che “gli sembra un buon uomo”. C’è anche l’andirivieni in calessino, e le strade brutte, e il gran freddo che induce “a star chiusi dentro più che si può”. Figuriamoci quando lo ritengono “abile per le fatiche di guerra”; don Angelo sottolinea con un guizzo di sorniona ironia il gergo ufficiale che però fa prevedere qualcosa di più brutto: il fronte, la trincea, le granate austriache. Viene fuori da qui non il dramma della guerra, ma indirettamente quello che si pensa-

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va e si viveva tra la gente ordinaria, e in campagna di quella tragedia che i pensamenti dei politici non avevano saputo, o voluto, impedire. Ed è una pagina di storia addolcita dalla saggezza e dalla bontà di un giovane prete che siventerà colui che un giorno scriverà la Pacem in terris.

Bergamo, 6 febbraio 1917 Mio caro fratello, attesa la incertezza della tua permanenza a Brindisi io rinuncio all’idea del mio viaggio, benchè ne senta dispiacere. Io, anzi, confido che tu non debba partire per l’Albania, però quel che Dio vuole. Ieri sono stato a Sotto il Monte ed ho proprio goduto assai insieme con tutta la nostra famiglia. Mancava solo la tua Maria. Però la mamma e le sorelle mi hanno preparato un pranzetto che superò la mia aspettativa. Invitammo a desinare anche il fattore che mi è sembrato proprio un buon uomo. Ho fatto pure il giro dei nostri parenti, alla Corna, alle Caneve e alla Zandona. Stanno tutti bene, grazie a Dio, e abbiamo parlato molto di te in casa e fuori. Riceverai fra pochi giorni altre lire 50 per i tuoi bisogni. Scrivimi appena ricevute e continua a mantenerti buono ed allegro nel Signore. Oggi ho fatto anch’io la visita medica e sono stato dichiarato abile per le fatiche di guerra. Che debba andare anch’io al fronte? Se mi mandassero io sarò contento perchè spero di poter fare anche là un pò di bene. Il Signore ci aiuti e ci benedica tutti e due insieme con tutta la nostra famiglia. Ora sto preparando un triduo di preghiere alla Madonna di Lourdes per tutti i nostri soldati. Preghiamo insieme questa cara mamma perchè non cessi di volerci bene ed affretti la fine di questa guerra nella pace desideratissima. tuo don Angelo Roncalli

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Ringraziamo le persone che hanno inviato le offerte all’Associazione “Amici di Papa Giovanni” Offerte ACTIS PERINO ANGIOLINA AIELLO MARIA ANTONELLI ANGELA ANTONGINI ANNARITA BAGLIETTO ROSA MARIA BANFI BAMBINA BARONI PAOLA BATTISTELLI AURELIA BELTRAMI ORESTE BENAGLIA ENRICA BILLA REITANO MADDALENA BOCCHI MARIA BOLLA LUCIA BONETTO MARGHERITA BONETTI ALICE BONFANTE LUIGINA BONGIORNO MIRELLA BONOLA ALESSANDRA BONOMI ADELE BUONO ROSA CAFIERO EDDA CAPPELLER INES CARARRO MARIA GRAZIA CARELLI SOFIA CAROLINI MARIA CASARTELLI GUGLIELMINA CASTELLANI FLORA CASTIGLIA VALERIA CATTANEO LUCIA CECCHINI NUNZIA CEFFA FRANCESCA CELESTE NUVOLONE CERRI CLAUDIO CESCO BELLIO MARIA CIAGHI ZENDRI ANNAMARIA CIRILLO ROSA CLERICI SILVIA E MARIO COLOMBO CAROLINA CONFORTI LUIGI CORNO FRANCESCA D’ANDREA CRISTINA D’ANDREA FLAVIO DAMIANO ANTONIO DANESI BIANCA DAVI ELVIRA DE CARLI NORMA DE PIETRI ANGIOLINA

DE SIO MAURO E FRANCA DEL VECCHIO LUIGI DELL’ORTO LORENZA DELLAPINA SCOTTON DOMENICA DELLE VILLE ANNA MARIA DOMINA GIORGIA DORIA MARIA ELIA LELLA CONCETTA ESPOSITO GIOVANNA EVANGELISTA SANDRO FANTASIA TERESA FERRARO CARMELA FERRI PIERINA FERRIGATO LINA FLOREAN AMELIA FOIS ANGELA FORNAS GIACOMINA PRESSO BRETTI GRAZIELLA FRANGUELLI OTTAVIA FRISCIA ALFONSA GELMINI ORLANDO GHIRIMOLDI MARIUCCIA GOMEZ MILAGROS GUERRIERI OGGIONI MARIA LANGE ANNAMARIA LAPORTA PIETRO LATEGOLA GIUSEPPINA LEPORATI ALBERTO LIGIA RAIMONDA LUNGHI ERNESTINA LUZZI DILIA MAGNI EDVIGE MAGRO GIOVANNI MANFREDI MARIA ALBERTINA MARENCO BIANCA ROSA MASCI MARIA GRAZIA MASCIOTTA ALFONSA MASHERONI TINA MELE PASQUA MENZAGHI LOZZA ZITA MEZZABOTTA ARMEA MILANI RITA MINACAPILI LUCIA MONDINI MARIA LUISA NATOLINI EDOARDO ODDONE MARIA ROSA OLIVARI BEATRICE

PAGANELLI GEA PALESE ROBERTA PARIMBELLI DIANA PAROLINI RENZO PASSONI GINA PAVAN MARIA PAVONE CARMELA PECORARO ROSALIA PEDROTTI LINA PENTIMALLI AMELIA PETTINARI LEONILDE PEZZOTTI LUIGI PIOTTI ENNIA POCHETTINO PAOLA PRINETTO FABIO QUERIO MARA E DANILO ROMANELLI MARIA CONCETTA ROSANI AGNESE ROSSATO CHIAROTTO BENITA SAGLIA ANNA SANGIORGI BONFADINI LUCIANA SARTORI CARLA SAVOLDELLI TERESA SBRIGHI ANNA SEBASTIANO FELICE SIGISMONDI CAROLINA SIGNORELLI RITA SLOMP DON GIOVANNI SOLZA ANNA SONZOGNI IOSE STINZIANI ANNA MARIA STORELLI ALESSANDRO SUORE MISSIONARIE TAVERNA FOSSATI TERESA TESTA FRANCESCO TINARI ROSATI IVALDINA TORCHIO CRESPI GIUDITTA TRINCA COLONEL ANGELO URPE MARIA URPE SERENA E CONSUELO VANZO ESTER VASSALLO ESTERINA VETTORE ENRICA VINCIGUERRA RENATA VISINTAINER REMO VOLPATO GABRIELLA ZANELLA EDI

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Ringraziamo le persone che hanno inviato le offerte all’Associazione “Amici di Papa Giovanni” messe BARONI LUCIANO BOSCHINI ELISABETTA CAPRA RONCHI FRANCA CHIARONI CELESTINA COLOMBO MARIA LUISA DEIDDA CARLO PIO DI SANTA CRISTINA LILIANA FERRARI VALLI ANGELA FRANCIOSA ANTONIO FRATELLI BRUNATI FRENCINI IOLE GARDELLI FILOMENA

GENTINA BRUNA GILLA SCANO GIUDICI DINA GRASSI MARIA ANTONIETTA IORATTI LETIZIA MACCAFERRI PAOLINA MARCELLINO GRAZIA MORSTABILINI BENIAMINA MURATORI GIOVANNA PASQUALI ILARIO PERCASSI CECILIA PEZZOTTI CLAUDIA E ELENA

PLATANIA LUCIA PONTI ELLI GRAZIELLA RADAELLI ALBA RAMONI SANDRA ROSSI BONADEI LUISA RU BARBARA SALVI FIORELLA STORTI MARISA TADDEI CARLA VALLI GIUSY VALLINO GIOVANNA

preghiere BERNUCCI MARISTELLA CALVARESI LAURA CANNA CARLA CAVERSAZIO ANNA CIALOTTI FRASCHINI GIOVANNA COSENTINO SALVATORE CUBI PESCE PAOLA

DI MENNA M. GRAZIA FURLAN AGNESE GRASSELLI VANDA E FAMIGLIA LANZI MARIA LAURI MINELLI ANITA LIVRAGA BOMBELLI MARIA MOCCI LULLIERI CARMELINA

PASSONI GINA PELLIZZAROLI POMPEO STORTI MARISA USAI SCANU MARIA VALERA GRAZIA ZUCCOLOTTO LUIGINA

suffragio per 1 anno ALDEGANI BONOMI PIERINA BIANCHI GIUSEPPINA DI VELLA NICOLINA FACCIO MARIA TERESA

FOLONI FRANCESCA GIORDANO PAOLA MACCAGNI ANTONIETTA MALARA DANIELA

PAGANINI FRANCESCO ROTTOLI PEZZOTTA GIUSEPPINA

suffragio perpetuo FERRERO MARISA

ACCENDI UN CERO AGNESE M. TERESA BERTAGGIA GAVIANI MARIA FURLAN AGNESE GIUDICI DINA LOVATI VILMA

PACHER GIULIETTA PITZALIS MARIA RAMONI SANDRA RILLO SANTA SEBSTIAN LUIGIA

SIMONATO ANTONIO TADDEI NORINA

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PAPA luglio agosto 03

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ASSOCIAZIONE AMICI

DI PAPA GIOVANNI

Costituita con la Benedizione Apostolica di Sua Santità Giovanni Paolo II

SANTE MESSE PER I NOSTRI CARI Scopo principale di questo organismo è quello di promuovere, di mantenere ed amplificare il messaggio di Papa Giovanni che racchiude una forte attualità così come rappresenta per l’intera umanità un progetto di costruttore all’insegna dell’amore e della pace. Il comitato è presieduto dal mons. Gianni Carzaniga in qualità di rappresentante delegato del vescovo di Bergamo sua Eccellenza mons. Roberto Amadei e dai seguenti componenti: vicepresidente mons. Marino Bertocchi parroco di Sotto il Monte, padre Antonino Tagliabue curatore della pinacoteca Giovannea di Baccanello, suor Gervasia Asioli assistente volontaria nelle carceri, padre Vittorino Joannes già al servizio personale di Angelo Roncalli Nunzio Apostolico a Parigi. A sostegno del Seminario Vescovile di Bergamo Giovanni XXIII informiamo i nostri lettori, devoti di Papa Giovanni XXIII, della possibilità di celebrare Sante Messe per sè e per i propri cari: OFFERTE PER SANTE MESSE

Per la celebrazione di una Santa Messa per i tuoi cari, vivi o defunti, inviare la richiesta e i dati all’indirizzo dell’Associazione Amici di Papa Giovanni - Via Brusicco, 9 - Sotto il Monte Giovanni XXIII (BG). L’offerta è subordinata alla possibilità del richiedente ACCENDI UN CERO

L’Associazione si incarica di accendere un cero nella chiesa parrocchiale di Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXIII su richiesta dei lettori. Per questo servizio si richiede una simbolica offerta libera che verrà utilizzata interamente per le azioni benefiche sostenute dall’Associazione.

IL SUFFRAGIO PERPETUO

Il “perpetuo suffragio” è un’opera che si propone di dare un aiuto spirituale ai defunti, di stabilire un legame di preghiera fra il Seminario Vescovile Papa Giovanni XXIII dove si è formato il futuro Papa della Bontà e i suoi fedeli, e di dare anche un piccolo aiuto materiale al Seminario. Il “perpetuo suffragio” consiste in cento Sante Messe, che il Seminario è tenuto a celebrare per gli iscritti all’associazione. Si iscrivono i defunti o anche i viventi, a proprio vantaggio in vita e in morte. L’iscrizione può essere per un anno o in “perpetuo”. • Iscrizioni perpetue

• Iscrizioni per un anno

200 60

Per gli iscritti al suffragio annuale o perpetuo una Santa messa viene celebrata ogni giorno a turno da una comunità del Seminario e a tutti verrà inviata pergamena di attestazione.

Le offerte vanno indirizzate sul C.C.P. 18082339 Associazione Amici di Papa Giovanni Via Madonna della Neve, 24 - 24125 Bergamo specificandone la destinazione

- I NOMI DELLE PERSONE CHE INVIERANNO LE OFFERTE VERRANNO PUBBLICATI SUL MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE “AMICI DI PAPA GIOVANNI” -

ASSOCIAZIONE AMICI DI PAPA GIOVANNI XXIII: Sede: Sotto il Monte Giovanni XXIII - Via Brusicco 9 Uffici: Bergamo - Via Madonna della Neve, 24 - tel. 035 3591011 • fax 035 271 021 www.papagiovanni.it 3

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Sotto la protezione di Papa Giovanni

Nonna Piera, affida il nipotino Riccardo sotto la protezione del Beato Papa Giovanni XXIII

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Nonna Teresa, affida i suoi nipotini al Beato Papa Giovanni, che li protegga sempre

I nonni Adele e Francesco affidano i nipotini alla protezione del Beato Papa Giovanni

Inviate la fotografia dei vostri bambini ad:

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via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo

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Campagna abbonamenti 2008 “amici del beato papa giovanni xxiii”

AbbonAmento ordinArio E 26

Dodici mesi insieme al Beato Papa Giovanni XXIII

2008

In omaggio il calendario 2008 più tessera e rosario benedetto

opera di Luigi Giliberto

A cura di Amici del Beato Papa Giovani

Assicurati un anno di serenità in compagnia di Papa Giovanni

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COME FARE L’ABBONAMENTO Utilizzate un modulo per il versamento su c/c postale n. 18082339 oppure tramite vaglia postale intestato a: “amici del beato papa giovanni” via madonna della neve, 24 - 24121 bergamo

Direttore responsabile Monsignor Giovanni Carzaniga

Direttore editoriale Claudio Gualdi

EDICOM ISTITUTO EDITORIALE JOANNES

Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 24121 Bergamo Tel. 035.3591.011 Fax 035.271.021

BIMESTRALE - 6 NUMERI ALL’ANNO

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Amici del Beato Papa Giovanni