Issuu on Google+

(Anno XXVII) Nuova serie - Anno 7 n. 3 - Maggio/Giugno 2008 - Amici del Beato Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

Q

Papa mag_giu.indd 1

uelle sue radici cristiane amate da tutta l’umanità

“Dica al Pontefice che la terra bergamasca è rimasta fedele”

In Roncalli si poteva cogliere la dolcezza del buon pastore

“Il Papa mi confidò che stava per annunciare il Concilio”

MAGGIO - GIUGNO 2008

14-05-2008 12:50:36


Sotto la protezione di Papa Giovanni

I nonni Piera e Pietro affidano alla protezione di Papa Giovannni la nipotina Sara

RA

SA

AS

IA

Un bacione alla piccola Asia per il tuo primo compleanno, che Papa Giovanni ti stia sempre vicino... nonna Aurora

matteo

Nonno Angelo affida il nipotino Matteo alla protezione del Beato Papa Giovanni XXIII

Inviate la fotografia dei vostri bambini ad:

Papa mag_giu.indd 2

” via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo

14-05-2008 13:00:21


7

M

«DICA AL PONTEFICE CHE LA TERRA BERGAMASCA È RIMASTA FEDELE»

)

QUELLE SUE RADICI CRISTIANE AMATE DA TUTTA L’UMANITÀ

)

M

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

4

O

)

10

«SIATE I CUSTODI DELL’EREDITÀ LASCIATA DA PAPA GIOVANNI»

)

11

DON ANGELO, UN FORTE LEGAME LO UNÌ AI PRETI DEL SACRO CUORE

)

12

R

I

O

«IL PAPA MI CONFIDÒ CHE STAVA PER ANNUNCIARE IL CONCILIO»

Q

In Roncalli si poteva cogliere la dolcezza del buon pastore

“Il Papa mi confidò che stava per annunciare il Concilio”

MAGGIO - GIUGNO 2008

n. 3 bimestrale maggio/giugno

Direttore responsabile Monsignor Giovanni Carzaniga Direttore editoriale Claudio Gualdi

SUI FATTI DI GHIAIE IL VESCOVO SI PRONUNCIÒ NELL’APRILE DEL ‘48

(20

MORTA CHIARA LUBICH, FONDÒ IL MOVIMENTO DEI FOCOLARINI

(25

IL RICORDO DI PAPA WOJTYLA A TRE ANNI DALLA SUA MORTE

Editrice EDICOM ISTITUTO EDITORIALE JOANNES Redazione: don Oliviero Giuliani mons. Gianni Carzaniga direttore della “Fondazione Beato Papa Giovanni XXIII” con sede nel Seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo, mons. Marino Bertocchi parroco di Sotto il Monte, Suor Gervasia volontaria nelle carceri romane, Claudio Gualdi segretario dell’associazione “Amici di Papa Giovanni”, Pietro Vermigli, Giulia Cortinovis, Marta Gritti, Vincenzo Andraous padre Antonino Tagliabue Luna Gualdi Coordinamento redazionale: Francesco Lamberini

Fotografie: Archivio del Seminario Vescovile di Bergamo, Archivio “Amici di Papa Giovanni”, Archivio “Fondazione Beato Papa Giovanni XXIII”

Papa mag_giu.indd 3

(14 (18

uelle sue radici cristiane amate da tutta l’umanità

“Dica al Pontefice che la terra bergamasca è rimasta fedele”

IN RONCALLI SI POTEVA COGLIERE LA DOLCEZZA DEL BUON PASTORE

A

BERGAMO E PAPA GIOVANNI: RICCHEZZA ANCORA DA ESPLORARE

(Anno XXVII) Nuova serie - Anno 7 n. 3 - Maggio/Giugno 2008 - Amici del Beato Papa Giovanni - CONTIENE I.R.

S

(26

Anno XXVI

ABBONAMENTI Direzione e Redazione via Madonna della Neve, 24 24121 Bergamo Tel. 035 3591 011 Fax 035 271 021 Conto Corrente Postale n. 18082339 Stampa: Sigraf Via Redipuglia, 77 Treviglio (Bg) Aut. Trib. di Bg n. 14/2002 - 2/3/2002

www.papagiovanni.it info@papagiovanni.it Attenzione: per eventuali ritardi nella consegna del giornale o altri problemi postali contattare la redazione lasciando anche recapito telefonico.

Ordinario

26

Benemerito

36

Sostenitore

65

Onorario

 120

Estero ordinario

45

Estero benemerito

55

Rimessa a mezzo vaglia postale C.C.P. n.18082339 o assegno bancario. Puoi prenotare il tuo abbonamento telefonando allo 035 3591011. Tutti gli importi che eventualmente perverranno eccedenti le quote di abbonamento, saranno adoperati per procurare nuovi abbonati o saldarne di morosi. Qualora il versante non sia d’accordo con l’operato e l’orientamento della rivista, è invitato ad astenersi dall’inviare gli importi di cui sopra a qualsiasi titolo.

14-05-2008 13:00:28


T E S T I M O N I A N Z E

«Dica al Pontefice che la terra bergamasca è rimasta fedele» Mons. Capovilla conferma l’auspicio che Roncalli, 50 anni fa, proclamò in S. Pietro rali e caritative, con la cordiale attenzione di tutte le altre realtà locali, accoglie il cardinale Tarcisio Bertone e lo fa latore presso Sua Santità Benedetto XVI dell’auspicio di Giovanni XXIII, declamato dall’altare della Confessione di Pietro l’8 dicembre 1958: «Augurio di fedeltà da parte dei figli della generazione presente e delle generazioni successive, di fedeltà cattolica così costante e fervorosa da sorpassare quel poco di merito nostro e dei nostri vecchi che ci hanno preceduto. A distanza anche di secoli si possa dire dei bergamaschi venturi, dell’attività religiosa e civica di ciascuno, che nel senso della pratica delle virtù evangeliche e della fedeltà alla Sede Apostolica, i bergamaschi dei nuovi tempi hanno saputo emulare ed anche sorpassare l’epoca di Papa Giovanni». Su questo auspicio c’è l’anima dell’amato Pontefice, l’elogio dei tempi passati, la fiducia in quelli futuri. Sentiamo vibrare la salda fede dell’«uomo mandato da Dio», la sua speranza inespugnabile, la sua sconfinata carità. Tra le pieghe del suo testamento troviamo la chiave di lettura di tutta la sua esistenza, dei suoi doni e dei suoi limiti, della sua fortuna e dei suoi meriti: «Il senso della mia pochezza mi ha sempre fatto buona compagnia, tenendomi umile e quieto, e concedendomi la gioia di impiegarmi del mio meglio in esercizio continuato di obbedienza e di carità per le anime e per gli interessi del regno di Gesù, mio Signore e mio tutto. A lui tutta la gloria; per me, ed a merito mio, la sua misericordia». Frattanto egli sopravvive nella memoria riconoscente delle generazioni che lo conobbero e delle altre che si interrogano sugli avvenimenti degli Anni Sessanta del secolo ventesimo; generazioni che, ove afferrino il proprium della testimonianza di Roncalli, si sentono indotte ad appropriarsi l’appassionato saluto di commiato che gli rivolse padre Giulio Bevi-

In occasione dell’arrivo a Bergamo, sabato 5 aprile, del Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, per rendere omaggio al Beato Angelo Roncalli, eletto 50 anni fa al soglio pontificio, monsignor Loris Francesco Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, ha scritto un articolo su «L’Eco di Bergamo» di cui proponiamo un’ampia sintesi.

S

ono cinquant’anni dall’elezione di Giovanni XXIII al soglio di Pietro e quarantacinque dal suo transito pentecostale. Bergamo, col suo vescovo, i presbiteri, i laici e le sue molteplici articolazioni religiose apostoliche cultu-

Loris Francesco Capovilla accanto a Papa Giovanni XXIII



Papa mag_giu.indd 4

14-05-2008 13:00:31


testimonianze

lacqua, nei giorni dei novendiali romani, la cui eco si rifranse allora nelle più lontane frontiere: «Papa Giovanni, ti bacio la mano che non potrà mai cessare di benedire; vorrei baciarti il cuore cui nessuna pietra tombale potrà mai impedire di battere». Egli vive nella parte migliore dell’umanità, che in gratia et fide cammina consapevole verso la libertà e la pace, verso l’Eterno. Chi approda oggi al suo villaggio ha addirittura l’impressione di incontrarlo in quel congiunto di lui, o in quel ragazzo, in quell’anziano che ci sfiora, in quel sacerdote, in quel contadino o operaio e di risentirne la voce nel silenzio della sera o dentro lo scampanìo dei sacri bronzi. E io mi sorprendo nell’atto di salire, come altre volte, alla camera d’angolo di Camaitino, donde nelle giornate limpide egli spingeva lo sguardo per intravedere in lontananza la guglia massima del Duomo di Milano, di bussare alla porta e riudire quel suo timbro inconfondibile di voce impastata di forza e di mansuetudine: «E’ ora di partire? Andiamo». Andiamo! Non più a Carvico da don Angelo Pedrinelli o a Baccanello dai Frati Minori, non al Seminario o alla Curia di Bergamo, dai Preti del S. Cuore, alla Biblioteca civica o all’Eco da don Andrea Spada, dalle Suore delle Poverelle o dalle Sacramentine, dalle Figlie del S. Cuore o dalle Suore di Maria Bambina; in uno o l’altro dei fiorenti monasteri di clausura, non ad uno dei santuari mariani di campagna e di montagna; non alla Cornabusa della Valle Imagna, donde i suoi avi scesero alle rive dell’Adda; non alla Madonna del Bosco, non a Somasca o a Pontida; non a Chiuduno da don Piermauro Valoti o a Seriate da don Gelmo Carozzi, non a risalire l’incantevole Val Brembana e Val Seriana; ma piuttosto a ripercorrere idealmente, con tutti i fratelli e sorelle ridestati e rinnovati dallo Spirito della Pentecoste, fedeli al deposito della fede ed ardimentosi operatori di carità, le vie ampie del mondo com’egli, anziano ma indomito, proponeva con la parola e con l’esempio. Camminiamo sulla strada consapevolmente aperta, senza illusioni e senza ambizioni, senza fretta e senza lentezze, con l’annuncio del Concilio Vaticano II: «Quando egli scrive, a proposito del Concilio

Mons. Capovilla colto in un’espressione sorridente

– commenta padre Bevilacqua – queste solenni e significative parole: “Dopo tre anni di preparazione, laboriosa certo, ma anche felice e tranquilla, eccoci alle falde della santa montagna”, forse nel suo spirito aveva ormai capito che la montagna non era il Concilio, ma il Calvario. Lo si può arguire da una confidenza espressa al solito con fede e carità sublime: “Ora capisco quale contributo per il Concilio mi chiede il Signore: la mia sofferenza”. La croce si è così impossessata di lui ed ha impresso il suo formidabile sigillo su ciascuno dei suoi sensi, nel suono della sua parola, nel mistero dei suoi silenzi, in ciascuna piega del suo spirito… Le sue stimmate sono divenute stimmate della Chiesa conciliare; una 

Papa mag_giu.indd 5

14-05-2008 13:00:33


testimonianze

Chiesa decisa ad abbandonare tutte le vie trionfali, per camminare nella via dolorosa, che è la sola via sulla quale il Figlio dell’uomo può incontrarsi con il tragico uomo dei nostri tempi». Percorriamo con fiducia la strada dei nuovi dicasteri inventati dallo spirito del Vaticano II, in obbedienza alla preghiera di Cristo nell’ultima cena: «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,11 e 27). Difatti, moltissimi cristiani di ogni denominazione sono ansiosi di sedere alla stessa mensa, come gli apostoli nella Pasqua che precedette la morte e la risurrezione del Signore. I credenti in Dio, che aderiscono alle religioni monoteistiche amano comunicare esperienze religiose e ascetiche rivelatrici dell’azione misteriosa di Dio onnipotente, che opera ben al di là di ogni umana previsione. I nostri fratelli non credenti – dramma della nostra epoca – contrassegnati da luce d’intelletto, di genio e di amore, ancorché non ancora penetrati dalla «vera luce che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9), si riaccostano con rispetto a noi che con altrettanta riverenza tendiamo loro la mano. Percorrendo questa strada, la Chiesa delle origini, la Chiesa del bacino mediterraneo, la Chiesa del mondo nuovo, si è posta a fianco dell’umanità intera redenta da Cristo, ha varcato la soglia del terzo millennio e procede oltre, fidando nella sola forza, cui si riferiva S. Pietro nella sua prima omelia di Pentecoste (At 3, 6) riecheggiata in apertura del Concilio Vaticano II: «In nome di Gesù Cristo di Nazareth, cammina». Merito di Giovanni XXIII è di averlo intuito, compreso e annunciato; di averlo testimoniato con la sua vita e la sua morte. Divenuto «depositario della grande tradizione suggellata dal sangue di Cristo», egli amava ricordare che il Signore l’aveva chiamato al governo della Chiesa, avendolo scelto dalla insignificanza di Sotto il Monte, «come aveva fatto per l’antico popolo, traendo il piccolo Davide dai pastori di Betlemme». Il 18 marzo 1963, nella fastosa Sala Clementina,

mentre si apprestava a prendere posto sul suo seggio e volgeva lo sguardo attorno, le braccia allargate in segno di saluto, inciampò nella veste talare, al cospetto dei visitatori in prevalenza bergamaschi. Subito la radio divulgò la notizia; il giorno dopo la stampa commentò il fatto, ipotizzando un malore, un capogiro, conseguenza del morbo che attanagliava il Pontefice da vari mesi. Niente di tutto questo; inciampò per davvero, come egli stesso commentò al rientro in casa. Non inciampò sulle strade del mondo, durante la successione di compiti affidatigli dal romano Pontefice, memore e fiero di essere «figlio di profeti e dell’alleanza» (At 3, 25): esecutore della volontà di Dio, cercata, conosciuta e adempiuta fedelmente. Non vacillò nella fede, perché «chi crede non trema, non precipita gli eventi, non sgomenta il suo prossimo» (Is 28, 16). Perché accogliamo con giubilo il Segretario di Stato di Sua Santità? Perché il popolo nel suo insieme e le stesse civili magistrature e i maggiorenti della cultura e delle comunicazioni sociali, unanimi col Padre vescovo di Bergamo sentono la bellezza dell’ora che viviamo, in sintonia di menti e di cuori, coscienti della nostra appartenenza alla Chiesa di Cristo. Non sfugge certo il significato e la portata del consenso ecclesiale, questa vox populi così fervida e sincera; non abbiamo dimenticato le attestazioni di rispetto alla persona e all’operato di Giovanni XXIII fatte risuonare da Paolo VI – incomparabile cantore – e da Giovanni Paolo I; non ci stupisce la testimonianza di Giovanni Paolo II, anzi ci allieta e ci impegna: «Giovanni XXIII – la cui paterna figura è sempre viva nel cuore dei fedeli – è stato un Papa che ha amato molto e che è stato immensamente riamato. Ricordiamolo nella preghiera e, soprattutto, cerchiamo di mettere in pratica la preziosa eredità degli insegnamenti che egli ci ha lasciato con la sua parola, con il suo impegno di fedeltà alla tradizione e di aggiornamento, con la sua vita e la sua pia morte». Loris F. Capovilla arcivescovo titolare di Mesembria 

Papa mag_giu.indd 6

14-05-2008 13:00:34


C O N F E R E N Z E

Quelle sue radici cristiane amate da tutta l’umanità Bertone: «Chiesa e società beneficiano ancora oggi dell’azione profetica di Roncalli»

H

o accolto molto volentieri l’invito ad incontrare la comunità ecclesiale e civile di Bergamo nel ricordo del suo figlio più illustre, il Beato Giovanni XXIII, la cui memoria è rimasta viva nel cuore di tutti noi che lo abbiamo conosciuto, ammirato ed amato. Così ha iniziato il suo discorso il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, nel pomeriggio di sabato 5 aprile intervenendo all’auditorium del Seminario di Bergamo. Discorso di cui proponiamo una sintesi. Ho l’onore – ha esordito il cardinale – di recarvi fin da questa sera il saluto e la benedizione di Papa Benedetto XVI, il quale auspica che la commemorazione del cinquantesimo della elezione alla cattedra di Pietro di questo indimenticabile suo predecessore costituisca per tutti una speciale opportunità di rinnovamento «ecclesiale e civile». Al saluto del Santo Padre unisco subito il mio augurio perché l’intera comunità che vive in questa città, nella diocesi e nella provincia di Bergamo, confermi quella solidale e proficua convivenza di tutte le sue componenti, che le è meritatamente riconosciuta, attingendo motivazioni sempre nuove dalla fecondità delle sue radici cristiane. E si tratta di radici molto profonde che hanno visto germogliare un così degno figlio della vostra terra come il Beato Giovanni XXII, il quale in breve tempo dalla sua elezione a Papa venne ritenuto padre, pastore, amico e fratello non solo nel mondo cattolico ma, potremmo dire, dall’intera umanità. Ora è lui stesso ad alimentare quelle radici con la linfa della sua intercessione presso il Signore, perché nella sua terra natale cresca la fedeltà al patrimonio spirituale che lo ha generato; si estenda quell’«apertura universale», di cui egli fu maestro, conservando l’identità e l’appartenenza a Cristo e alla Chiesa; si imiti sempre più la capacità che egli aveva di leggere i segni dei tempi e si riscopra la semplicità di chi si consegna a Colui, al

Quale «nulla è impossibile» (cfr Lc 1,37). Prima di passare al tema: «Giovanni XXIII e il Vaticano II», che ci condurrà al «cuore» del contributo offerto da Papa Roncalli alla Chiesa e alla storia, permettetemi una parola di sentito ringraziamento al vostro vescovo monsignor Roberto Amadei per l’invito che mi ha rivolto a presiedere questa commemorazione, invito che ho molto gradito, e per la cordiale accoglienza. Ringrazio il Signore che mi dà la possibilità di condividere qui, a Bergamo e a Sotto il Monte, la gioia di commemorare Papa Giovanni, vero dono della Provvidenza all’umanità del secolo XX. La Chiesa e la società continuano a beneficiare della sua azione profetica, e in maniera singolare, del Concilio Ecumenico Vaticano II, scaturito dalla

Il cardinale Bertone durante un’apparizione pubblica



Papa mag_giu.indd 7

14-05-2008 13:00:35


conferenze

sentita fedeltà alla grande Tradizione ecclesiale, che ha contrassegnato la figura e l’opera stessa di Papa Roncalli. Il mio rendimento di grazie trova espressione particolare in questa visita alla diocesi di Bergamo. Ma vi confido di averlo anticipato fin dalla Santa Messa che ho celebrato con i «bergamaschi di Roma» agli inizi del mio servizio di Segretario di Stato di Sua Santità, l’11 ottobre 2006, all’altare della Basilica di San Pietro che custodisce le venerate spoglie del vostro illustre conterraneo. E attendo con gioia di confermarlo, sempre in San Pietro, martedì 28 ottobre 2008, quando celebrerò la Santa Eucaristia con il vostro vescovo per i componenti del pellegrinaggio diocesano. Così, alla stessa ora e nello stesso giorno dell’annuncio dato 50 anni orsono alla Città di Roma e al mondo per l’elezione di Giovanni XXIII, scioglieremo insieme l’inno di lode al Signore. E’ comunemente ammesso che il 28 ottobre 1958, con l’elezione di un Papa anziano come Roncalli, il Collegio cardinalizio avesse optato per un pontificato di transizione. I primi tempi parvero confermare queste aspettative, quando, nemmeno tre mesi dopo, nella Basilica di S. Paolo giunse del tutto inaspettato l’annuncio della convocazione di un Concilio Ecumenico. L’annuncio improvviso e inatteso fa del Vaticano II un Concilio in qualche modo unico in

tutta la storia della Chiesa. Le precedenti convocazioni conciliari si erano solitamente concretizzate dopo lunghe trattative, oppure si erano rese necessarie per il sopraggiungere di gravi errori dottrinali. Nulla di tutto questo all’origine del Vaticano II. I motivi che indussero Giovanni XXIII a superare la ritrosia dei predecessori furono la percezione dei tempi nuovi e l’emergere di esigenze che richiedevano alla Chiesa l’elaborazione di risposte diverse da quelle tradizionali. Si arricchivano progressivamente le motivazioni espresse in modo chiaro nel radiomessaggio Dell’11 settembre 1962 e nel discorso di apertura del Concilio: Gaudet Mater Ecclesia (11-10-1962). Pensati con ardente convincimento dall’anziano Papa, questi due interventi mostrano in modo eloquente come egli avesse preceduto gran parte dell’episcopato nell’acquisizione di una lucida ed organica visione della natura e degli scopi del Vaticano II. Nel citato radiomessaggio l’evento conciliare affonda le sue ragioni nel cuore stesso del mistero ecclesiale. La Chiesa è debitrice della sua vitalità al rapporto che la lega indissolubilmente al suo Fondatore, il quale la vivifica e la rinnova in continuazione. Quest’opera di rigenerazione non può limitarsi alla comunità ecclesiastica, ma deve estendersi all’intera umanità. Perciò, illuminata da Cristo, la Chiesa diffonde la sua luce nel mondo intero: lumen Christi, lumen Ecclesiae, lumen gentium, sono le espressioni usate dal Papa, alle quali si ispirerà poi il Concilio. Quanto al discorso dell’11 ottobre 1962, all’apertura del Concilio, il livello di riflessione è ancor più alto. Il Vaticano II veniva, infatti, riallacciato alla millenaria storia dell’istituzione conciliare, iniziata fin dall’epoca apostolica con il Concilio di Gerusalemme e che lungo i secoli aveva saputo offrire, soprattutto nei momenti più difficili, soluzioni positive per la vita della Chiesa. Lo scopo rimaneva Il Segretario di Stato vaticano ripreso nel corso di una conferenza quello di sempre: predicare e testi

Papa mag_giu.indd 8

14-05-2008 13:00:37


conferenze

moniare Cristo, ovviamente con gli opportuni aggiornamenti. Per non compromettere l’efficacia di questa missione era richiesto alla Chiesa di abbandonare un generale atteggiamento di pessimismo e di sfiducia, purtroppo non assente in campo cattolico a causa degli eventi storici degli ultimi due secoli. Giovanni XXIII non amava tale comportamento, che precludeva in partenza la possibilità di cogliere anche il positivo insito nella modernità. Papa Giovanni, pur non ignorandone le insidie, invitava a considerare con simpatia e fiducia il suo tempo e indicava con chiarezza i compiti che il Concilio era chiamato ad assolvere. E’ indubitabile che senza Giovanni XXIII sarebbe difficile immaginare il Concilio Vaticano II. Il ruolo da lui svolto è stato decisivo non solo per la convocazione, ma anche nei suoi difficili inizi, quando taluni puntuali interventi consentirono all’assemblea di assumere quella fisionomia che ebbe. Le indicazioni roncalliane non sarebbero state abbandonate dal suo successore. Paolo VI ne raccolse la pesante eredità. Ma il merito maggiore di Papa Giovanni sta nello spirito e nell’impulso dato ai lavori. Cari amici, il vostro impareggiabile mons. Andrea Spada, storico direttore de L’Eco di Bergamo, descrive lo spirito con cui Giovanni XXIII visse il Concilio fin dalle prime pagine del suo inedito diario manoscritto, che ho avuto la possibilità di scorrere, tutto dedicato alla prima sessione conciliare, quella «roncalliana», che lo annoverò tra gli esperti attenti e intelligenti. Dapprima confida la propria sorpresa per un Presule, il quale spiegava al vostro cardinale Testa che avrebbe senz’altro detto al Papa «di non far mai più dei Concili, perdita di tempo con l’assurdo di tremila vescovi che hanno diritto di parola» (p 4). Subito dopo però lo Spada offre la sua personale e toccante testimonianza del clima più vero di quella convocazione: «Mai c’è stato un rimescolamento, così evidente ed ecumenico, di esperienze, di scambi, di vedute. Prego Iddio che il Concilio duri fino a che ognuno di questi vescovi sia entrato in amicizia con almeno cento vescovi di altri paesi…» (p 6). La diocesi di Bergamo ha accolto con fiducia il Concilio anche perché fu il Concilio del suo Papa. L’evento, pur nella sua novità, venne percepito nel

segno della fedeltà e della continuità alla grande tradizione della Chiesa. Benedetto XVI, nella profonda analisi sulla retta interpretazione del Vaticano II condotta in occasione del primo Natale da Papa, cita le parole ben note di Giovanni XXIII, il quale affermava che il Concilio «Vuole trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti. Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell’antichità, ma di dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell’opera, che la nostra età esige…E’ necessario che questa dottrina certa e immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa è infatti il deposito della fede, cioè le verità contenute nella nostra veneranda dottrina, e altra cosa è il modo con il quale esse sono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata». Aggiunge Benedetto XVI che «Il programma proposto da Roncalli era estremamente esigente, come appunto è esigente la sintesi tra fedeltà e dinamica. Ma ovunque questa interpretazione è stata l’orientamento che ha guidato la recezione del Concilio, è cresciuta una nuova vita e sono maturati frutti nuovi». E tra i frutti maturi e significativi del Concilio Vaticano II non ci è difficile apprezzare il dono fatto alla Chiesa nei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. I due Pontefici non solo sono stati partecipi e a loro modo protagonisti dell’assemblea conciliare, ma dal Concilio sono stati segnati e formati. Essi hanno incarnato e incarnano la permanente sintesi tra fedeltà e dinamica di cui è intessuta la vita della Chiesa, sintesi che fu l’anelito costante del Beato Giovanni XXIII. A lui va oggi il nostro omaggio riconoscente, in particolare per la coraggiosa docilità all’ispirazione dello Spirito che manifestò nell’indizione del Concilio Vaticano II. E a quest’omaggio uniamo volentieri la sua terra di Bergamo, a lui tanto cara, la cui ricca storia di fede contribuì a far germogliare non poche delle sue intuizioni. Tarcisio Bertone 

Papa mag_giu.indd 9

14-05-2008 13:00:37


C E L E B R A Z I O N I

In Roncalli si poteva cogliere la dolcezza del buon pastore Lo ha sottolineato il cardinal Bertone alla Messa tenuta in S. Alessandro in Colonna

D

omenica 6 aprile il cardinale Tarcisio Bertone ha preso parte alle 10,30 a Bergamo, nell’ambito delle iniziative organizzate per celebrare il Beato Angelo Roncalli, alla Messa solenne che si è tenuta in città nella basilica di Sant’Alessandro in Colonna. Sull’appuntamento proponiamo un sunto dell’articolo di Paolo Aresi apparso su «L’Eco» il giorno successivo. Il cardinale Tarcisio Bertone vestito di porpora ha varcato la soglia della navata di Sant’Alessandro in Colonna alle dieci e mezza e qualcuno ha applaudito, qualcuno si è fatto il segno della Croce. Accanto al Segretario di Stato il vescovo Roberto Amadei, il vescovo ausiliare Lino Belotti, il parroco di Sant’Alessandro Gianni Carzaniga (che è anche il direttore del nostro bimestrale), il suo predecessore Gianluca Rota, tanti altri sacerdoti e uno stuolo di chierichetti. In mezzo all’altare un grande ritratto in bianco e nero di Papa Giovanni XXIII, un ritratto intenso, lo sguardo forte e dolce. Lo ha sottolineato lo stesso cardinale durante la Messa citando un’omelia che Papa Giovanni, allora giovane sacerdote, tenne proprio nella chiesa di S. Alessandro in Colonna il 29 gennaio 1906.

Papa Giovanni XXIII ripreso durante una celebrazione

Il futuro Papa descriveva San Francesco di Sales, le sue virtù, diceva: «Nulla in lui che stoni o che esca dalla perfetta armonia... La dolcezza non nuoce alla forza, né la condiscendenza e la pazienza allo zelo, né la semplicità alla prudenza. Ed è nella sua pace interiore che conviene riconoscere il principio di quella serenità attraente che segnò della sua impronta tutte le sue azioni e tutti i suoi libri». Ha detto il cardinal Bertone che in quelle parole sembra che il giovane don Angelo Roncalli parli di sé. Il cardinale ha presieduto la Messa in occasione dell’Anno Giovanneo, indetto per i cinquant’anni dell’elezione di Angelo Roncalli a Papa; la chiesa

stracolma di fedeli, numerose le autorità, a cominciare dal prefetto e dai sindaci di Bergamo e di Sotto il Monte. Il vescovo Roberto Amadei si è rivolto al cardinale Tarcisio Bertone pronunciando parole di accoglienza: «Eminenza reverendissima, non possiamo celebrare questa Eucarestia nella cattedrale perché si stanno ancora svolgendo complessi lavori di restauro. Le diamo il benvenuto e la ringraziamo per la presidenza della celebrazione eucaristica in questa basilica edificata, secondo la tradizione, sul luogo del martirio del nostro santo protettore molto amato e venerato dal Beato Giovanni XXIII». Parlando di Papa Giovanni, il cardinale lo ha ricordato muoversi nei luoghi di Bergamo e nella stessa chiesa di S. Alessandro in Colonna mettendo in evidenza «La dolcezza e l’interiorità profonda, l’affabilità e il tratto sereno, nobile e semplice, la preghiera intensa, la mitezza, la determinazione, la pazienza, la capacità di ascolto». Poi interminabili file per la Comunione, il canto dell’organo e del coro, l’incenso e la benedizione. Fuori ancora gente, il segretario di Stato sorride, è in auto, lungo la stretta via lo accompagna un altro applauso.

10

Papa mag_giu.indd 10

14-05-2008 13:00:52


I T I N E R A R I

«Siate i custodi dell’eredità lasciata da Papa Giovanni» Sotto il Monte è stata la tappa conclusiva della visita del cardinal Bertone a Bergamo

S

otto il Monte è stata l’ultima tappa (domenica 6 aprile) della visita a Bergamo del cardinale Tarcisio Bertone in occasione dell’anno giovanneo. E nella sua omelia ha richiamato ancora la figura del Beato. «A lui guardiamo – ha detto – come esempio da imitare». In tempi difficili per i cristiani, tempi di secolarizzazione, arriva il richiamo «a partecipare assiduamente alla Santa Messa, specialmente a quella domenicale», perché «l’ascolto della Parola e la partecipazione all’Eucaristia nutrono la comunità cristiana, che diversamente non potrebbe né vivere appieno, né adempiere fedelmente la sua missione». Bertone ha ricordato ancora che «dall’amore fedele per Cristo scaturiva in Papa Giovanni XXIII quel tratto umano e spirituale che lo contrassegnava: un’attenzione cordiale per la storia umana, per la vita dei singoli, delle famiglie, delle comunità con le loro gioie e speranze, con tutte le povertà e difficoltà, le debolezze e le necessità che segnano l’avventura terrena degli individui e dei popoli. Sempre e soltanto in Cristo trovò origine e motivazione quell’insopprimibile ansia per la pace, per la giustizia e per l’unità che lo rese padre e fratello “riconosciuto” dall’umanità intera». Il cardinale ha ricordato poi l’udienza concessa da Angelo Roncalli alla parrocchia di Sotto il Monte nel primo anniversario della sua elezione a Pontefice: «Un’occasione familiare nella quale il Papa ricordava i genitori, la comunità d’origine, i sacerdoti, in particolare don Rebuzzini, suo primo parroco e maestro di vita insieme con altre figure della sua famiglia. Ed esprimeva la convinzione che dovesse permanere nella sua parrocchia questo rigoglio di fioriture cristiane, fatto di vita pura, di generosa carità, di rispetto dei dieci Comandamenti, di frequenza ai Sacramenti, di continuità nella più splendente tradizione. E

aggiungeva che anche in mezzo alle non poche vicissitudini presentateci dalla vita, ciò che importa è questo patrimonio di fede: là domina lo spirito del Signore. E notava che questo stesso fondamento può vantare anche tutta la diocesi di Bergamo». Il cardinal Bertone ha trasmesso a tutti i presenti la benedizione del Papa. Poi, mentre il coro cantava il Salve Regina, canto conclusivo dei vespri, ha salutato le autorità presenti. Tra gli intervenuti anche alcuni familiari di Papa Roncalli. Il cardinale è uscito tra gli applausi dei fedeli e fuori dalla parrocchiale ha trovato ancora una piccola folla ad attenderlo in attesa di una foto ricordo. Bertone si è fermato ancora brevemente in paese per una visita privata all’arcivescovo Loris Capovilla, segretario del Beato Giovanni XXIII. Giusto il tempo di un saluto cordiale, di un ricordo: alle 17,30 lo aspettava l’aereo per Roma.

Uno scorcio esterno della parrocchiale di Sotto il Monte

11

Papa mag_giu.indd 11

14-05-2008 13:01:30


C O N F E R E N Z E

Don Angelo, un forte legame lo unì ai preti del Sacro Cuore Lo ha sottolineato mons. Antonio Pesenti in una conversazione tenuta a Bergamo Tratta da «L’Eco di Bergamo», pubblichiamo la prima parte della conferenza che monsignor Antonio Pesenti ha tenuto domenica 4 marzo nel capoluogo orobico in occasione dell’Anno Giovanneo, dal titolo «Papa Giovanni prete del Sacro Cuore». Nei successivi numeri proporremo altri stralci della relazione.

O

gni volta che guardo lo stemma del Beato Papa Giovanni e leggo il motto «Oboedientia et Pax» mi dico: ecco il prete del Sacro Cuore. Questo era l’indirizzo fondamentale della sua spiritualità. A dire il vero il suo direttore spirituale degli anni 1905-1914, monsignor Fachinetti, pro-vicario generale e primo superiore della Congregazione, usava un’altra frase: Semper in cruce, oboedientia duce. Don Angelo Roncalli, educato ad intingere la penna nel calamaio di San Francesco di Sales, adottò il motto del Baronio che ripeteva baciando la statua di S. Pietro: Oboedientia et Pax. C’era ancora la sostanza tutta intera della

frase precedente, ma in una cornice più dolce. L’obbedienza, come disponibilità piena al proprio vescovo, è la caratteristica che dovrebbe distinguere il prete del Sacro Cuore. Don Angelo Roncalli ha sempre vissuto la sua missione secondo tale caratteristica, secondo lo spirito che deve animare la vita del prete del Sacro Cuore, perché fu sempre prete del Sacro Cuore. Prima di entrare nel merito del tema di questa conversazione mi sembra necessaria una premessa. L’ultima e bella biografia del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi di Giuseppe Battelli «Un pastore tra fede e ideologia» ha esplorato tutti gli archivi e mi sembra che non gli sia sfuggita una virgola. Riferisce che il vescovo Radini ha istituito la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, ma non dice più di tanto, mentre la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore «fu pupilla oculi di mons. Radini». Il Battelli sottolinea il poderoso programma pastorale del vescovo Radini che si definisce nel Sinodo celebrato nel 1910, ma di pari

passo non sottolinea affatto l’istituzione dei Preti del Sacro Cuore. Non ha avvertito la fortissima preoccupazione del vescovo Radini ad avere collaboratori validi e numerosi. Infatti il primo atto di monsignor Radini, conosciuta la sua elezione a vescovo di Bergamo, fu quello di domandare al conte Stanislao Medolago Albani, in seguito al commendator Rezzara, al direttore de «L’Eco», don Clienze Bortolotti, una lista di nomi dei migliori sacerdoti della diocesi su cui poteva mettere mano. Giunto a Bergamo, nelle primissime settimane manifestò la volontà di creare un gruppo di sacerdoti che fossero a piena disposizione del vescovo. Dovevano distinguersi per santità di vita, amore allo studio e uomini di azione, coraggiosi e intrepidi. Con sua sorpresa viene a conoscenza che a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 il Collegio apostolico prima, e poi a metà del XIX secolo la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, rispondevano ai suoi desideri. Subito nomina una commissione formata da monsignor Giorgio

12

Papa mag_giu.indd 12

14-05-2008 13:01:31


conferenze

Gusmini, futuro cardinale di Bologna, monsignor Giuseppe Fachinetti, pro-vicario generale e proclamato primo superiore dei Preti del Sacro Cuore; monsignor Carlo Castelletti, parroco di Sant’Alessandro in Colonna e ultimo capo del Collegio apostolico; monsignor Luigi Bana, rettore del Collegio S. Alessandro; monsignor Vittorio Masoni, cancelliere vescovile, il parroco di Sant’Andrea don Luigi Bugada, e don Angelo Roncalli, con il compito di aiutarlo a ricostituire la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, che si era esaurita nella penultima decade dell’800. Il vescovo tenne sempre la presidenza. Non fu una presidenza onoraria e, pur facendo tesoro di quanto si proponeva, gran parte del discorso fu suo, come i 12 Capitoli, stesi di suo pugno, circa la spiritualità dei preti del Sacro Cuore. Don Angelo ebbe una rilevante parte attiva in questa commissione: la ricerca storica. Ne derivarono quegli «Appunti per la storia», apparsi per la prima volta su «La vita diocesana» nel 1909, e che cercò sempre di arricchire. Fu un’opera che contribuì a definire meglio l’istituto, che si voleva richiamare in vita. Non attese solo alla ricerca storica, ma aiutò monsignor Giuseppe Fachinetti a documentarsi visitan-

do le comunità degli Oblati esistenti a Milano. Ad esempio andarono a Rho, alla celebre comunità di Oblati missionari. Un anno dopo l’ingresso, il vescovo Radini, il 25 luglio 1906, annuncia al suo clero che ha ricostituito la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore, che dovrebbero, così scrive: «Avere in diocesi un nucleo di sacerdoti i quali attendessero più fervidamente alla miglior perfezione propria e mediante opportune regole fossero al Vescovo di singolare aiuto, ponendosi in modo speciale sotto la obbedienza di lui. Avrebbero questi potuto aiutare il Vescovo nelle sante missioni; nel curare gli esercizi per il Clero; nel fornire soggetti adatti alla spirituale direzione dei chierici in seminario e poi dei sacerdoti fuori del seminario e degli istituti femminili diocesani; nell’attendere alla educazione cristiana della gioventù in collegi, scuole pubbliche, oratori, ecc.; nell’imprimere un serio indirizzo alle associazioni cattoliche; nel dare al Vescovo soggetti adatti da inviare nella diocesi o come economi nelle parrocchie o come speciali incaricati per affari di rilievo». In quella lettera dà le linee fondamentali delle future costituzioni della nuova congregazione che si strutturerà in due rami: interno ed ester-

no, cioè avrà dei membri che vivranno in comunità e dei membri che vivranno in ministero come è l’uso ordinario. Infine, invita il clero a presentare domanda per esservi ammessi. Radini aveva bruciato le tappe. L’azione del vescovo per il giovane segretario fu un’esperienza fortemente incisiva, che lo accompagnò tutta la vita. S’aggiunga il ruolo personale svolto per la ricerca storica sulla precedente Congregazione, e si comprenderà perché il Beato Papa Giovanni si sentirà più tardi anche cofondatore. Monsignor Antonio Pesenti (1 – continua)

Il futuro Giovanni XXIII aiutò il vescovo Radini a ricostituire la Congregazione del Sacro Cuore

13

Papa mag_giu.indd 13

14-05-2008 13:01:32


R I T R AT T I

Bergamo e Papa Giovanni: ricchezza ancora da esplorare Evidenziato dal vescovo Roberto Amadei il legame tra Roncalli e la sua terra natale vescovo di Bergamo (1936-1953), che aveva resa pubblica tale confidenza nel saluto di apertura dei festeggiamenti in onore del neocardinale Roncalli (1952) per sottolineare l’amore e il legame profondo con la tradizione bergamasca. Venendo a contatto con altre tradizioni – così affermava Roncalli rispondendo al saluto del vescovo – aveva potuto constatare la ricchezza di fede operosa presente in quella della sua terra d’origine, e da lui respirata, conosciuta e assimilata in profondità nella famiglia, nella parrocchia di Sotto il Monte, nel seminario di Bergamo, visitando le realtà diocesane come segretario del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi (1905-1914) e nei molteplici impegni pastorali esplicati fino alla chiamata a Roma (1921). Nella famiglia, numerosa e modesta per risorse economiche come tutte le famiglie contadine bergamasche dell’epoca, aveva imparato e spontaneamente interiorizzato le linee fondamentali del vivere evangelico: «Io ho dimenticato molto di ciò che ho letto sui libri, ma ricordo ancora benissimo tutto quello che ho appreso dai genitori e dai vecchi. Per questo non cesso di amare Sotto il Monte, e godo di tornarvi ogni anno. Ambiente semplice, ma pieno di buoni principi, di profondi ricordi, di insegnamenti preziosi», così scriveva ai familiari il 20 dicembre 1932. Aveva avuto la fortuna di crescere in un ambiente dalla fede profonda e solida, una fede che si esprimeva nel rivolgersi al Signore con spontaneità, fiducia, rispetto e obbedienza, perché fonte benevola dell’esistenza, fedele compagno di viaggio, Padre che sempre ci attende per l’abbraccio eterno. Alla sua parola e alle sue vie ci si può affidare con pace e intima gioia, perché apportatrici di salvezza anche quando sono molto diverse dalle nostre. Una fede che con spontaneità diventava operosa sia

Questa la prima parte della conferenza che il vescovo di Bergamo, monsignor Roberto Amadei, ha tenuto mercoledì 12 marzo scorso, al Centro Congressi cittadino intitolato a Roncalli, su «Papa Giovanni XXIII e la tradizione bergamasca». La seconda parte del testo la proporremo nel prossimo numero del bimestrale.

A

ngelo Giuseppe Roncalli fin dalla più tenera età aveva imparato, come ogni bambino bergamasco dell’epoca, a iniziare e chiudere le giornate nell’incontro con il Signore, introdotto dall’orazione: «Vi adoro, mio Dio, e vi ringrazio per avermi creato, redento, fatto cristiano…», inoltrandosi nella vita aveva aggiunto il grazie «perché sacerdote e bergamasco». Così aveva confidato all’amico monsignor Adriano Bernareggi,

Il vescovo di Bergamo, Roberto Amadei, intervenuto a metà marzo al Centro Congressi

14

Papa mag_giu.indd 14

14-05-2008 13:01:34


ritratti

nella vita personale che in quella sociale: «Diversamente da ciò che accade quasi in tutta l’Italia dove le organizzazioni economiche e sociali sono state e rimangono un mezzo per ricondurre a Cristo e alla Chiesa, attraverso conquiste di carattere materiale, le masse lavoratrici traviate, a Bergamo la vasta e potente organizzazione non fu e non è se non una emanazione spontanea del sentimento religioso della fede…» così si esprimeva nel discorso pronunciato al Congresso Eucaristico Nazionale svoltosi a Bergamo nel settembre del 1920. Un’operosità che si manifestava nell’esteso e fecondo associazionismo cattolico, dove si discuteva di salari, di organizzazione e si manifestava pubblicamente la fede, la devozione al Papa e la volontà di creare una civiltà cristiana contro il liberalismo e il socialismo. Una fede che diventa pazienza nelle difficoltà, sobrietà nell’uso delle cose, costanza e fiducia nel camminare con la Chiesa. Una fede che generava serena concordia nella numerosa patriarcale famiglia dei Roncalli, e la disponibilità a condividere con i più poveri quel poco che si aveva. In questo clima era facile per un ragazzo guardare la vita e il futuro con ottimismo e considerare le persone con stima e fiducia. E per un ragazzo educato con cura nella fede sia della famiglia che del parroco, don Francesco Rebuzzini, «esemplare per umiltà, semplicità e rettitudine» e zelante nella cura pastorale della parrocchia, era quasi naturale pensarsi prete. Nel suo ingresso a Venezia così si presentava: «Da quando nacqui io non ho mai pensato che ad essere prete». Iniziava il seminario nel 1892 a 11 anni. Ciò che, quasi naturalmente, aveva appreso e interiorizzato nella famiglia e nella parrocchia aveva ora la possibilità di consolidarlo in consapevolezza e impegno quotidiano, soprattutto nel modo di considerare e vivere il ministero sacerdotale. Le caratteristiche principali del modello del prete, contemplato con ammirazione nel parroco e poi nella vita del seminario, erano quelle presentate nella letteratura ascetica dell’800: senso altissimo della dignità del sacerdozio e delle sue gravi responsabilità, ricerca costante della volontà di Dio, zelo infaticabile per le necessità spirituali e materiali dei fedeli; zelo da esplicare

soprattutto nei “luoghi” che il prete doveva considerare come la sua “casa”: l’altare, il confessionale, il pulpito. Per realizzare questi ideali si doveva adottare uno stile di vita radicalmente diverso da quello dei laici, caratterizzato da solitudine, povertà, distacco dai parenti, rigorosa ascesi e totale disponibilità alle richieste della Chiesa e capacità di interpretare e condividere le problematiche del popolo. Stare tra la gente con lo stile del Signore per aiutare tutti a riconoscerlo nella sua bontà misericordiosa e accoglierlo nella propria esistenza. Straordinario è stato l’impegno del seminarista Roncalli nell’assimilare sia a Bergamo (1892-1900) che nel Seminario Romano (1900-1904) la radice di questa tradizione: la relazione di fede, di amore e di obbedienza con Gesù Cristo Buon Pastore. Relazione iniziata con impegno negli anni di seminario e che si è accresciuta, dilatata e intensificata durante l’intera sua esistenza. Il Buon Pastore è stato il centro della sua vita e dei suoi interessi, la presenza luminosa sulla quale con tenacia ha costruito il suo vivere quotidiano, la persona che ha affascinato interamente il suo cuore e che gli ha permesso di vivere sempre nella pace profonda del servo fedele. Molto presto ha iniziato a comprendere che per il cristiano, quindi anche per il prete, l’amore verso Gesù viene prima di tutto ed è il fondamento di ogni ministero. Queste linee fondamentali della figura del prete si consolidarono e maturarono in modo straordinario negli anni 1905-1921 vissuti a servizio della nostra diocesi, come segretario del vescovo Radini Tedeschi (1905-1914), durante la guerra arruolato nell’esercito come sergente di sanità e poi come cappellano sempre a Bergamo (1914-1919), come Direttore Spirituale in seminario e fondatore e superiore della Casa dello Studente (1919-1921). Ha approfondito la conoscenza e l’assimilazione della tradizione presbiterale bergamasca perché ogni giorno poteva leggerne le ricchezze e le povertà nei preti che, come segretario del vescovo, incontrava negli impegni quotidiani. Un apporto decisivo gli veniva dalla vita in comune con il vescovo che per il suo impegno nell’Opera dei Congressi, per la sua 15

Papa mag_giu.indd 15

14-05-2008 13:01:35


ritratti

vasta esperienza, gli offriva la possibilità di valutare meglio questa tradizione liberandola dalla tendenza a chiudersi ad ogni influenza, purificandola da alcune durezze nel modo di predicare e di trattare le persone, e aprendo la sua attenzione ai fermenti presenti nell’esperienza ecclesiale dell’epoca, riguardo al sindacalismo, relativamente alla partecipazione dei cattolici alla vita pubblica, sia nelle amministrazioni locali sia nella politica della nazione. Impressionante è l’intensità e la varietà dei servizi pastorali svolti. Mentre era segretario del vescovo, era anche, secondo la necessità, insegnante in seminario di storia ecclesiastica, patrologia, apologetica, teologia fondamentale e per ultimo direttore spirituale. Scrittore di diversi articoli su «L’Eco di Bergamo», fondatore e unico redattore della «Vita Diocesana», organo ufficiale della diocesi, impegnato nella giunta diocesana dell’Azione Cattolica, assistente dell’Unione donne cattoliche, organizzatore di corsi di magistero catechistico per le maestre e di corsi di cultura religiosa per varie categorie di professioniste, ricercatore di storia della Chiesa di Bergamo, apprezzato predicatore in diverse parrocchie. Durante la guerra, da cappellano militare, oltre all’appassionata e attenta opera a favore dei soldati ricoverati nei diversi ospedali della città, ha curato diverse iniziative per i soldati e per i sacerdoti

sotto le armi. Chiamato (1918) a interessarsi della gioventù studentesca, ha fondato e diretto la Casa dello Studente in Città Alta e divenne promotore e segretario dell’Opera Sant’Alessandro per la pastorale dei giovani studenti; fondatore e primo assistente della gioventù femminile di Azione Cattolica a Bergamo, continuava pure la frequente predicazione di esercizi spirituali e di missioni popolari. Questa intensa attività dice la sua generosità, la capacità nell’intuire le necessità dei tempi e delle diverse categorie. E’ pure segno della stima goduta nel mondo cattolico. Più in profondità è la manifestazione che Egli sempre più poneva a fondamento del suo ministero la relazione di amicizia obbediente verso il Buon Pastore, già ricordata. Rapporto coltivato con cura e quotidianamente esaminato con sincerità. Sentendosi amato dal Signore, ogni forma concreta di ministero, che gli veniva richiesta dai superiori o dalle circostanze, era considerata e vissuta come la risposta d’amore a Colui che lo aveva chiamato al sacerdozio. Roberto Amadei Vescovo di Bergamo (1 – continua)

Un grande evento a ottobre in Campidoglio Un convegno alla Promoteca del Campidoglio a Roma. E’ questo l’evento principale organizzato dall’Arciconfraternita dei Bergamaschi di Roma, fissato per l’11 ottobre, festa liturgica del Beato Papa Giovanni XXIII. Nel corso dell’anno l’Arciconfraternita ricorderà la figura del Pontefice attraverso vari appuntamenti. Il 3 giugno, 45° anniversario della morte di Papa Roncalli, alle 7.45 nella Basilica di San Pietro si celebrerà la Messa all’altare del Beato. Il giorno precedente, 2 giugno, nella piazza di Pietra adiacente la sede dell’Arciconfraternita si terrà un concerto della Fanfara Città del Mille, organizzato dalla Provincia di Bergamo, in collaborazione con Turismo Bergamo e Agripromo. Ad aprile e a giugno si svolgeranno alcuni concerti

del Coro Gavazzeni di Roma. Sempre a giugno, nella sede del sodalizio orobico, sono previste esposizioni di ritratti di Papa Giovanni e a ottobre una mostra di oggetti personali appartenuti al Papa bergamasco. Il 28 ottobre, giorno del 50° dell’elezione di Papa Roncalli, la solenne celebrazione in San Pietro con le diocesi di Roma e di Bergamo, mentre il 4 novembre, festa di San Carlo Borromeo, anniversario dell’Incoronazione del Papa, si celebrerà la Messa di chiusura nella Chiesa di S. Carlo al Corso dove Papa Giovanni XXIII fu consacrato vescovo. Per conoscere le iniziative e la storia dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi che ha sede in via di Pietra 70 a Roma (tel. 06-69920723) si può consultare il sito www.arciconfraternitabergamaschi.it

16

Papa mag_giu.indd 16

14-05-2008 13:01:36


M A N I F E S TA Z I O N I

Convegni, mostre e volumi per ricordare Papa Roncalli Molti gli appuntamenti a Sotto il Monte promossi in occasione dell’anno giovanneo

I

l «caro nido» di Sotto il Monte – così Papa Giovanni definiva il suo paese natale – non è più quello di mezzo secolo fa, ma il risveglio primaverile, il passaggio dei pellegrini, sembrano ricondurre a un periodo lontano, che si rispecchia nelle pagine della vita e dei diari di Papa Roncalli. Così inizia l’articolo di Emanuele Roncalli pubblicato di recente su «L’Eco di Bergamo». Rileggere gli scritti del Pontefice – le lettere alla famiglia, il Giornale dell’Anima – è come scorrere una guida ai suoi luoghi natali. L’anno giovanneo è dunque l’occasione giusta per rivisitare questo centro bergamasco. E Sotto il Monte da tempo è impegnato nel predisporre una serie di manifestazione per onorare la memoria del suo più illustre concittadino. L’anno giovanneo con i suoi anniversari – 45° della morte, 50° della elezione – non è il pretesto per organizzare concerti e incontri, ma un cammino che deve accompagnare la gente, i turisti e i pellegrini alla riscoperta di una grande figura della Chiesa. Luogo degli eventi sarà una tensostruttura, allestita nel parcheggio dietro alla Chiesa di S. Maria di Brusicco, su una superficie di 1.200 mq, che potrà ospitare 1000 persone. Il 28 maggio il cardinale Paul Poupard presidente del Pontificio Consiglio della Cultura terrà una conferenza. Il 12 ottobre farà visita in paese una delegazione di Cracovia e della sua provincia: è data per possibile la presenza del cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario particolare di Giovanni Paolo II. Altri nomi sono in attesa di conferma. Non mancano altri appuntamenti: film, cori, musiche sacre, nuovi libri. Particolarmente fitto il calendario delle proiezioni. Il 19 settembre sarà proposto un film-dossier di Salvatore Nocita su Giovanni XXIII e il 26 settembre il primo film su Papa Roncalli, ovvero «E venne un Uomo» di Ermanno Olmi.

Dal 3 al 29 giugno la tensostruttura ospiterà una mostra promossa dal Comune di Sotto il Monte in collaborazione con la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, dal titolo «Tra memoria e profezia», una mostra per celebrare il Concilio. Fra settembre e ottobre si svolgerà una rassegna di quattro concerti di musica sacra «In memoriam...», mentre a ottobre la tensostruttura ospiterà la Fiera del libro dell’Isola con una sezione dedicata ai volumi su Papa Giovanni e la presentazione di nuove pubblicazioni. Tra le altre iniziative vi sono incontri con vaticanisti, il raduno dei centri ricreativi estivi della diocesi di Bergamo (luglio); una rassegna di corali dell’Isola (30 e 31 maggio; 6 e 7 giugno); il raduno dei gruppi folcloristici italiani (7 settembre); la pedalata Monvico (22 giugno).

La chiesa di S. Maria di Brusicco a Sotto il Monte 17

Papa mag_giu.indd 17

14-05-2008 13:01:39


I N T E R V I S T E

«Il Papa mi confidò che stava per annunciare il Concilio» Il senatore a vita Giulio Andreotti ricorda alcuni incontri avuti con Giovanni XXIII

H

a conosciuto (quasi) tutti i Pontefici del Novecento e del Terzo Millennio. Così inizia l’articolo di Emanuele Roncalli pubblicato lo scorso 31 marzo su «L’Eco di Bergamo». Con alcuni di loro ha tessuto incontri e relazioni che potrebbero raccontare intere stagioni della Chiesa. E’, forse, anche custode di segreti e indiscrezioni che hanno segnato alcune pagine di storia vaticana. E’ uomo schivo e riservato e al tempo stesso aperto e disponibile. Tutti lo chiamano Presidente. E’ il senatore a vita Giulio Andreotti. Parlare con lui di Papa Giovanni è come tornare a sfogliare un libro di

Giulio Andreotti ripreso durante una conferenza

ricordi, forse già aperto in altre occasioni, ma sempre entusiasmante. La memoria è un tumulto di emozioni: gli incontri con il cardinale Roncalli a Venezia, la gita in gondola fra i canali della laguna con il Patriarca, il colloquio riservato con il porporato bergamasco prima che entrasse in Conclave, la premonizione di trovarsi di fronte al futuro Pontefice, la confidenza del Concilio Vaticano II fatta da Giovanni XXIII ad Andreotti una ventina di giorni prima dell’annuncio, durante un’udienza privata alla famiglia, sono solamente alcuni dei ricordi che il Presidente ripropone in questa lunga intervista. Partiamo un po’ da lontano. Quando incontrò monsignor Roncalli prima che diventasse Papa? «Lo avevo conosciuto negli anni Cinquanta, quando era patriarca di Venezia. Lo avevo rivisto a Roma, alla vigilia del Conclave, e lo rividi ulteriormente alcune volte, da Papa. E sempre mi ha colpito la sua capacità di analizzare situazioni, la volontà molto ferma, ma allo stesso tempo il desiderio di convincere. Oltre naturalmente alla sua semplicità e alla sua affabilità nei nostri incontri e durante le udienze private». Nel Patriarcato di Venezia lei trascorse una lunga giornata con

il futuro Papa. Qual era il vero motivo di quella udienza? «Il cardinale Roncalli sapeva, tramite monsignor Belvederi, suo “vecchio” compagno di studi, che avrei partecipato a un convegno della Democrazia Cristiana a Trento, così mi invitò a fermarmi a Venezia, prima di tornare a Roma. Appena arrivai fece un gesto che mi colpì moltissimo. Volle che io riposassi un poco sul letto che era stato di Pio X. Fui commosso profondamente. Poi parlammo, sostanzialmente, di questioni veneziane che gli stavano a cuore». Le fece visitare Venezia? «Mi propose un giro in gondola, in realtà sapeva già dove condurmi. Mi portò alla punta della Salute dove c’era magazzino dismesso dei Monopoli di Stato: un edificio vecchio e fatiscente, abbandonato almeno 40 anni prima. Lo fece aprire dal custode e mi disse che lì avrebbe voluto aprirvi il Seminario minore, perché fosse raggiungibile alle famiglie degli studenti». Lei ha prima ricordato i nomi di Pio X e di monsignor Belvederi: il primo fu il Papa che condannò il modernismo; il secondo uno de «I quattro del Gesù», come recita il titolo di un suo celebre libro. Cosa può aggiungere oggi attorno alla questione del modernismo? «Con Belvederi, c’erano Buonaiuti,

18

Papa mag_giu.indd 18

14-05-2008 13:01:49


i n t e r v i s t e

Manaresi e Roncalli: un gruppo di sacerdoti che si era entusiasmato o comunque interessato alla modernità, tutti guardati però con sospetto per le loro letture della Bibbia con chiavi interpretative per così dire nuove. Chiaramente anche Roncalli fu sospettato di modernismo e credo che proprio per questo motivo gli venne negata la cattedra per l’insegnamento di Storia della Chiesa a Roma. In ogni caso Roncalli se la cavò perché fu chiamato dall’allora vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, a far da suo segretario. Belvederi divenne invece segretario del cardinale Svampa a Bologna. Per Bonaiuti e Manaresi, le cose andarono diversamente». Lei incontrò Roncalli alla vigilia del Conclave. Cosa le disse? «Parlammo ancora una volta dei temi veneziani, del Seminario che voleva aprire agli ex magazzini dei Monopoli. Poi mi chiese perché non parlassi del chiacchiericcio di quei giorni, anche attorno al suo nome o comunque attorno alla sua persona. Io me ne guardai bene. Ma lì per lì maturai la convinzione di trovarmi di fronte al futuro Papa». Perché ne era così certo? Perché insomma ebbe questa strana premonizione? «Al termine del colloquio, nel congedarmi, mi disse che ci saremmo rivisti “a Priscilla o altrove”. Una evidente allusione». Con Giovanni XXIII davvero possiamo parlare di un momento di svolta? «Nelle forme vi fu grande innovazione, ma in un contesto sostanziale

assolutamente fermo nella tradizione». Il 25 gennaio 1959 il Papa di transizione annuncia il Concilio Vaticano II. Come può essersi sedimentata in lui questa idea? «Il Papa lo disse a me e alla mia famiglia durante una udienza circa venti giorni prima. Non si esprimeva come se si trattasse di una novità straordinaria: sembrava accentuasse la continuità. Non a caso ci disse che vi erano già dei documenti pronti, del materiale dei tempi di Pio XII». Secondo lei, il Pontefice era conscio di cosa stava per innescare convocando il Concilio? «Ne era perfettamente consapevole e grazie al Concilio aprì al mondo porte e finestre». Cosa rimane oggi del Concilio voluto da Papa Giovanni? «L’ardimento nell’impostazione del Concilio è stato provvidenziale proprio perché si stava creando un mondo fisicamente molto più comunicativo. Con il Concilio ha

avviato una revisione di carattere un po’ storico e culturale, e anche di vecchie interpretazioni. Ma nello stesso tempo è stato di una severità sia teologica sia pastorale veramente unica. Mi sembra che il Papa ritenesse la tradizione come continuità». Lei come visse quel discorso la sera dell’apertura del Concilio? «Fui ovviamente anche io sorpreso. Ma quell’accenno ai bambini nelle prime parole pronunciate da Papa Giovanni fu l’enunciazione di un programma stupendo». Cosa rimane di lui? «La semplicità dei modi e del linguaggio che non voleva dire affatto che fosse un semplice, alla contadina. Quella di Papa Giovanni XXIII è una delle figure che non sarà cancellata, e che ha rappresentato un momento di grande transizione, avendo allo stesso tempo un rispetto enorme per la tradizione, ma non spaventandosi mai per le novità. E per tutti rimane la memoria di un sorriso composto e illuminato».

Il senatore a vita circondato da giornalisti e simpatizzanti

19

Papa mag_giu.indd 19

14-05-2008 13:02:06


eventi

Sui fatti di Ghiaie il vescovo si pronunciò nell’aprile del ‘48 «Non consta della realtà delle apparizioni e rivelazioni della B. Vergine ad Adelaide»

Q

uest’anno siamo a 60 anni dal famoso giudizio di mons. Bernareggi sulle apparizioni di Ghiaie, che, ancora oggi, appare come un documento di grande equilibrio e sensibilità pastorale. Prende infatti le distanze sia dalla difesa presentata da mons. Angelo Bramini sia dalla critica severa di mons. Giuseppe Castelli, canonico arciprete del capitolo della cattedrale, del quale ci è giunta una relazione di sette fitte pagine dattiloscritte, delle quali vengono ripresi i passi più significativi. «Il sottoscritto, dopo minuto esame e seria ponderazione di tutta la documentazione scritta e orale sui fatti di Ghiaie, crede di poter affermare senza esitazione che nulla legittima la conclusione di trovarsi davanti a realtà di ordine soprannaturale. La certezza di

questa tesi poggia su tre ordini di prove convergenti, che sono: 1-Le sopravvenute, ripetute, inequivocabili confessioni della bambina; 2-L’esame del soggetto, cioè della persona; 3- L’esame dell’oggetto, ossia la valutazione critica dei fatti. Premessa: il problema Cortesi. Chiamo così la ricerca e determinazione del valore che si deve dare alla documentazione e alle testimonianze del prof. don Cortesi. E’ un problema fondamentale, da cui non si può prescindere. Svalutare in blocco ed eliminare senz’altro l’ampia e minuta documentazione Cortesi, può essere cosa comoda, ma non è cosa né utile né onesta. Non è utile perché svalutata e scartata questa documentazione, si resta al buio, senza la possibilità ormai di procurarsi altra luce sincera e sufficiente per orientarsi nella cognizione e nella valutazione dei fatti. Non è onesta perché se è vero che si possono e si devono fare delle riserve su quanto egli ha scritto, gli si possono rimproverare atteggiamenti e procedimenti non lodevoli, nessuno può mettere onestamente in dubbio la sua rettitudine, la sua sincerità, la sua cura diligente e minuziosa nella ricerca e nella raccolta di tutti gli elementi che sembrano utili per accertare la verità e la natura dei fatti. Il suo stesso cambiamento di rotta, la confessione che in ultimo fa del su operato e delle sue convinzioni antecedenti, anziché sminuire aumenta la sua attendibilità. Si ha il dovere morale di prestar fede a chi ha la franchezza di ricredersi pubblicamente, di confessare i suoi sbagli, di modificare i suoi giudizi, in omaggio alla verità che Adelaide ripresa mentre è raccolta in preghiera gli si è rivelata. Certo, qua e là si 20

Papa mag_giu.indd 20

14-05-2008 13:02:13


eventi

hanno a fare delle riserve e conviene distinguere tra il Cortesi dirò così della prima fase, quale si mostra in Storia e in Visioni e il Cortesi della seconda fase, quale appare in Problemi, ma è chiaro e indiscutibile che nei primi due lavori in cui la sua propensione per la tesi della soprannaturalità dei fatti e la sua benevolenza per la bambina sono palesi e numerose assumono il valore di eccezionale credibilità tutti quei passi che contengono dubbi e riserve, critiche e biasimi, che contrastano con la sua suddetta disposizione d’animo. 1-Le ritrattazioni della bambina, che confessa di aver mentito e di non aver visto la Madonna. La bambina di Ghiaie intenta a giocare con una bambola Questa è indubbiamente una prova di valore capitale e decisiva. Infatti tutta la fantastica impalcatura delle pseudovisioni non inequivocabilmente, in diversi tempi e circostanze, ha altro fondamento o altro sostegno che l’affermazione davanti a persone diverse, confessato di aver mentito, personale della bambina che afferma di aver veduto; cioè di non aver visto la Madonna. E allora Causa per cui ritirata e smentita questa affermazione, tutto finita est; tutta la macchinosa costruzione delle visioni deve inesorabilmente crollare. Ora la confessione, da crolla irreparabilmente. Tuttavia, non appare inutile parte della bambina, di aver mentito è un fatto inam- dimostrare che, anche qualora la bambina ritornasse missibilmente acquisito. Le pagine 228-231 del libro a rimangiarsi tutte le sue confessioni, non sarebbe meno di don Cortesi “Problemi”, le confessioni ripetute in decisivamente negativa la risposta dei fatti. Poiché tutto confidenza nell’istituto delle Orsoline, la confessione quanto risulta obbiettivamente e criticamente accerconfermata alla sua stessa mamma e la relazione tato, tutto è in aperto, stridente contrasto con l’ipotesi precisa che questa ne fece ai prof. Meli e Sonzogni, la d’una realtà soprannaturale dei fatti. 2-Esame del confessione fatta e replicata per tre o quattro sere alla soggetto. Per quanto il prof. Cortesi della prima fase, cugina Nunziata, con espressioni concomitanti, che cerchi di presentare la bambina come buona, semplice, tradivano lo spavento per il male fatto e la coscienza ingenua, sincera, pure dalla cruda risultanza della di dover ritirare davanti alla gente la sua menzogna, realtà ha costretto a confessioni ed ammissioni che in le confessioni fatte davanti al Tribunale, prima in lui, così esplicitamente simpatizzante ed entusiasta, confidenza a mons. Merati solo e poi a tutti i membri assumono un valore eccezionale. Attraverso le pagine riuniti; tutto questo, dico, ha caratteri così vivi, così di “Storia” se ne possono raccogliere le testimonianze risaltanti, così indissolubili di verità, che bastano (Segue un elenco di giudizi negativi ripresi dal volume d’avanzo a dissipare ogni ombra di esitazione e di citato. Anche sulla questione capitale se l’Adelaide è dubbio. Che la bambina abbia potuto ritornare alla sincera o no vengono registrati i dubbi di don Cortesi menzogna di prima, non è che una prova della sua con la conclusione). ”E’ cosa evidente che la sincerità estrema volubilità». e il candore genuino non suscitano mai questi dubbi «La bambina ha dunque nettamente, ripetutamente, amletici. Per tutto questo si presenta già ben grave il 21

Papa mag_giu.indd 21

14-05-2008 13:02:19


eventi

e l’evanescente compassionevole del contenuto e delle finalità. Quando si percorre e si abbraccia col pensiero tutto lo spettacoloso succedersi di ben tredici apparizioni della Madre di Dio, un’amara delusione e un senso di vuoto desolato invade l’anima. A che tante visite personali della Regina del cielo alla terra? Che cosa ha fatto, che cosa ha detto, che cosa ha chiesto? Lasciando stare il generico invito alla preghiera e alla penitenza, comune ad altre apparizioni antecedenti, due cose sembrano emergere…- La guerra finirà tra due mesi: ecco la grande predizione che accarezzò la speranza delle folle e ne determinò in gran parte il largo La piccola Roncalli alle prese con una macchina da cucire movimento. Veramente la veggente aveva prima detto: tra due anni; ma giudizio morale sulla bambina, ma assai più si aggrava poi il periodo si accorciò e si fissò in due mesi. E tale si se si ferma l’attenzione sugli effetti in lei prodotti ripete stereotipamente quasi ad ogni visione, con una dalle apparizioni e sulla sua condotta durante e dopo precisione cronologica nella visione del 30 maggio, di esse. Cediamo sempre la parola al testimonio non in cui è detto: “La guerra finirà da qui a due mesi, sospetto, al Cortesi della prima fase - Dobbiamo dire che è un giovedì (13 luglio) se preghiamo e facciamo che la cosiddetta semplicità di Adelaide, già in questa penitenza” (Visioni, pag. XXVIII ). Quale sia stata la prima settimana delle apparizioni, incominciava a risposta dei fatti e il fiasco colossale non ha bisogno di tumefarsi mostruosamente. Credette davvero di essere essere documentato. Affermare, come fa alcuno, che la una cosa straordinaria e difese i suoi privilegi contro predizione si può ritenere avverata perché se proprio le negazioni. Molto amò dettare legge e responsi e poco a quella scadenza non si ebbe la pace, si iniziò quella riceverne. Amò anche le belli vesti e perfino di offrirsi serie di avvenimenti per cui, dopo anni, maturò la al pubblico – (Storia, p. 119). 3-Esame dell’oggetto. pace, è davvero un espediente che fa pietà…». Non meno desolanti e negative sono le conclusioni sui «- L’altra cosa d’importanza emergente è la vocazione fatti oggettivi. Fermiamo l’attenzione sui tre punti religiosa di Adelaide… Questo è il segreto, il grande seguenti: A) La mancanza assoluta d’un miracolo…Nel segreto, che, nel divampante incendio della guerra caso nostro non solo era stato riconosciuto necessario, mondiale, deve essere affidato, non solo al vescovo, ma era stato dalla veggente esplicitamente promesso ma alle orecchie stesse del Papa. Par di sognare! Tutto per la domenica 21 maggio (Visioni, p. XXXI). La il resto si riduce a inezie di nessuna importanza. C) promessa è storicamente sicura. Ma la disdetta fu Errori, contraddizioni, incoerenze, sconvenienze. E’ umiliante e riconosciuta - Il cielo delle apparizioni innegabile che scorrendo le pagine di “Storia” e di era chiuso, senza lasciare un segno evidente della sua “Visioni” si possono raccogliere in larga copia errori, origine celeste. Chi aveva visto il grande miracolo contraddizioni, incoerenze, sconvenienze. Che cosa di promesso? - (Storia, pag. 108). Il miracolo fu richiesto più fondamentale e importante, per esempio, dell’indi bel nuovo per l’ultima visione del secondo ciclo. Ma vito fatto dalla Madonna di venire per una serie di il cielo si chiuse nel suo silenzio inesorato. B) Il vuoto volte ad assistere alle apparizioni? Eppure rimane 22

Papa mag_giu.indd 22

14-05-2008 13:02:22


eventi

senza risposta certa il quesito: ebbe Adelaide l’invito di ritornare per altre otto volte? Il relatore conclude che questo è un enigma che non poté chiarire ulteriormente (Visioni, pag. IX). Altrettanto e peggio si deve dire per il secondo ciclo delle visioni. La cosa fu una sorpresa per tutti, perché Adelaide aveva detto chiaramente che il ciclo delle visioni era chiuso. L’invito di ritornare altre quattro volte, confessa il relatore, ha tutta l’aria di essere spurio… Conclusione: siamo di fronte a iniziative cervellotiche della bambina. Basterebbe ricordare quello che avvenne domenica 14 maggio. Indotta dalle compagne essa ritorna una seconda volta sul posto per chiedere se Candido entrerà in seminario e la compiacente Madonna ritorna una seconda volta per rispondere al grande quesito… - ( Storia, pag. 22). E non parliamo dell’asserita anestesia su cui il relatore e la stessa dottoressa Maggi, favorevolissima alla bambina, sollevano dubbi ben seri (Storia, pag. 163). Inspiegabili, antipsicologiche, inconciliabili con la manifestazione di realtà soprannaturali appaiono certe amnesie, indeterminatezze, confusioni, imbarazzi a spiegarsi da parte della veggente riguardo a elementi sostanziali di natura sensoriale e fantastica , in cui è noto quanto viva e tenace sia la memoria dei bambini. Non meno inesplicabile è l’insensibilità, la mancanza di commozione e vibrazione d’entusiasmo sotto l’azione dei fatti e impressioni così straordinarie: - L’episodio della visione non lascia in lei tracce residue - (Storia, pag. 151 ). Inspiegabili e inconciliabili con la nobiltà delle vere visioni certi elementi bizzarri fino al ridicolo: i due santi vestiti alla moderna con giacca e cravatta, la faccenda del cartello tenuto in mano da Gesù Bambino… E le quattro bestie

inginocchiate che pregano? E la scappata del cavallo rimesso al dovere da S. Giuseppe? C’è chi vuol vedervi dei simboli profondi: ma viene di esclamare: Gente allegra, il ciel l’aiuta. E basti un cenno alle non poche sconvenienze e atteggiamenti indecorosi che toccano i confini dell’incredibile nell’ultima visone del 31 maggio, che doveva portare più netti e inconfondibili i sigilli divini e che invece si risolse in una farsa tragicomica, con spostamento marcatissimo

Un’immagine sorridente di mons. Cortesi

23

Papa mag_giu.indd 23

14-05-2008 13:02:28


eventi

d’orario, con l’intermezzo dei dolori viscerali che presero la bambina con disorientamento e confusione generale… Quand’ecco la bimba si rizza in piedi e guarda in su nonostante il ritardo di un’ora e mezza l’apparizione si attua, naturalmente lo dice lei. Meno male che anche qui, come in altre visioni, si osserva che la veggente ha sbadigliato due volte durante la visione. Visioni sbadiglianti! E questa roba si vorrebbe gabellare per una manifestazione soprannaturale, per l’ultima parola di un messaggio del Cielo, mentre passa sopra di lei l’ora più tragica della storia!». *** Dopo parecchi mesi il vescovo emette il suo ben misurato giudizio. 1 - Non è negativo, come temeva mons. Bramini, ma sospensivo quanto alla realtà delle apparizioni. 2 - Non dice nulla della persona della veggente, molto criticata nella relazione Castelli. 3 - Dichiara, su suggerimento dell’assessore del S. Uffizio, che grazie e miracoli ci sono stati, anche se è mancato quello preannunciato. Questo il testo del documento: «Avendo, preso in attento esame gli studi diligenti e ponderati compiuti dalla Commissione teologica nominata con decreto vescovile in data 28 ottobre 1944 per

l’esame delle apparizioni e rivelazioni della Madonna alla bambina Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate, nel maggio 1944, e tenendo presenti le conclusioni a cui la stessa Commissione è pervenuta dopo aver sottoposto a minuziosa indagine i fatti e le varie circostanze concernenti le asserite apparizioni e rivelazioni, col presente Atto dichiariamo: Non consta della realtà delle apparizioni e rivelazioni della B. Vergine ad Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate nel maggio dell’anno 1944. Con questo non intendiamo escludere che la Madonna fiduciosamente invocata da quanti in buon fede la ritenevano apparsa a Ghiaie, possa avere concesso grazie speciali e non ordinarie guarigioni, premiando in tal modo la loro devozione verso di Lei. In virtù del presente Atto, ogni forma di devozione alla Madonna venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate, a norma delle leggi canoniche resta proibita: Bergamo 30 aprile 1948». La frase di quel giudizio da tempo superata dai fatti e dalle dichiarazioni dei vescovi successivi è quella relativa al divieto. Su questo giudizio, lodato dal nunzio Roncalli, mons. Bernareggi è rimasto ben fermo, anche se qualcuno ha scritto di dubbi e di desiderio di sottoporre il caso al S. Padre. In una risposta al sostituto Montini del 5 agosto 1952 scrive. «Le conclusioni da me date, dopo averle sottoposte al S. Ufficio, io continuo a ritenerle valide». Questo giudizio, le difese di mons. Bramini, i verbali del tribunale diocesano, con il materiale di cui si è a conoscenza, documentano, a me pare, la non praticabilità a 60 anni di distanza di una revisione del processo. Va tenuto presente anche che la Santa Sede finora non ha mai accettato le richieste di revisione avanzate. In questi anni però la Chiesa ha riconosciuto come santuari altri luoghi, senza pronunciarsi sull’apparizione, altrettanto controversa, per cui anche per Ghiaie è logico, legittimo e utile alla pietà del popolo di Dio attendere un riconoscimento ufficiale come luogo di culto mariano a tutti gli effetti. Che è poi quello che di fatto è già sotto gli occhi di tutti e di cui non si può che ringraziare la Madonna.

Mons. Giuseppe Castelli che visse dal 1875 al 1949

Don Marino Bertocchi 24

Papa mag_giu.indd 24

14-05-2008 13:02:30


R I T R AT T I

Morta Chiara Lubich, fondò il movimento dei Focolarini L’intuizione le venne da giovanissima a Loreto, dove si era recata per un raduno

C

hiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolarini, è morta lo scorso 14 marzo a Rocca di Papa, paese che sorge alle porte di Roma, nel centro internazionale di Mariapoli. Si è spenta a 88 anni, gli stessi che ne avrebbe avuti oggi Karol Wojtyla, il Pontefice che l’ha tanto stimata, al punto da assicurarle che i focolarini avrebbero avuto sempre a capo una donna, privilegio non da poco se si pensa che tale movimento annovera tra i suoi aderenti anche migliaia di preti e frati, centinaia di vescovi e qualche cardinale. Viene unanimemente ricordata come una donna trentina di grande spiritualità, coraggio e pazienza. Trascorse una giovinezza di stenti, mentre l’Europa si avviava verso la guerra. Dal padre ha ereditato la sensibilità sociale, dalla madre la fede che lei ha tradotto in quella dell’amore verso i poveri. Da sottolineare che è stata l’unica donna fondatrice di uno dei movimenti cattolici, anzi del primo e più numeroso in assoluto, nati nella Chiesa nella seconda metà del Novecento: il movimento dei «Focolari». In verità il movimento si chiama «Opus Mariae», ovvero Opera di Maria-Movimento dei focolari, e l’intuizione le venne giovanis-

sima a 19 anni a Loreto, dove era andata per un raduno dell’Azione Cattolica. Nella circostanza restò impressionata dalla Santa Casa. Quando tornò da Loreto le sembrò che questa fosse la sua vocazione. Ma fu infine la guerra e i suoi drammi a farle scegliere un giorno, il 7 dicembre 1943, tempo di pesanti bombardamenti su Trento, di consacrarsi a Maria e di cambiare il suo nome di battesimo, Silvia, con quello di Chiara d’Assisi, la donna della radicalità evangelica. Questa data ora è considerata l’inizio del Movimento dei Focolari. C’erano con lei altre giovani dell’Azione Cattolica. Nei rifugi sotto le bombe portò solo il Vangelo. Poi girarono per i quartieri, prepararono minestre e sistemarono giacigli. Chiara e le sue compagne decisero di mettere tutto in comune soldi, cose, aiuti. Andarono a vivere insieme e si dedicarono totalmente ai poveri. Il primo «focolare» fu creato in piazza dei Cappuccini a Trento. Nel 1947 il vescovo di Trento, monsignor Carlo de Ferrari diede la prima approvazione al Movimento. Ma non fu facile il «percorso canonico» dei Focolarini. Le autorità ecclesiastiche locali e della Santa Sede studiarono per decenni statuti e regolamenti. Chiara venne ricevuta per la prima volta nel 1964

in Vaticano da Paolo VI, che riconobbe nel Movimento «un’opera di Dio». Nel 1984 Giovanni Paolo II visitò il Centro internazionale del Movimento a Rocca di Papa. Ed è stato proprio Wojtyla, nel 1990, ad approvare definitivamente gli statuti del Movimento, apprezzandone soprattutto la vocazione al dialogo. Grazie al suo temperamento e alla sua intraprendenza, Chiara Lubich ha raccontato il Vangelo in tutto il mondo, parlando a buddisti, sikh, indù, ebrei e nella moschea di Malcom X ad Harlem. Luna Gualdi

Un’immagine sorridente di Chiara Lubich, morta a metà dello scorso marzo vicino Roma

25

Papa mag_giu.indd 25

14-05-2008 13:02:32


R I T R AT T I

Il ricordo di Papa Wojtyla a tre anni dalla sua morte Messa di Ratzinger in piazza S. Pietro. Causa di beatificazione: tempi non brevi

I

n occasione del terzo anniversario della morte di Papa Wojtyla, avvenuta il 2 aprile del 2005, Benedetto XVI ha celebrato, con 52 cardinali e decine di vescovi, una Messa sul sagrato della Basilica di San Pietro. Circa sessantamila le persone, secondo quanto riportato dal giornale l’Osservatore Romano, hanno preso parte al rito. Fedeli, provenienti da ogni parte del mondo, che non hanno voluto mancare a questa giornata della memoria che si è tenuta appunto lo scorso 2 aprile. Molte le bandiere polacche mischiate tra la folla, ma anche quelle della Malaysia e dell’Australia. Del suo predecessore Papa Ratzinger ha voluto ricordare soprattutto le doti spirituali. «Tra le tante qualità – ha detto – aveva anche quella di un’eccezionale sensibilità spirituale e mistica». Poi ha aggiunto: «Intratteneva con Dio una conversazione intima, singolare e ininterrotta». Definendolo «fedele e coraggioso servitore della Chiesa», il Pontefice lo ha infine pregato di continuare ad «intercedere dal

Giovanni Paolo II con una rosa tra le mani

Cielo per ciascuno di noi». La causa di beatificazione di Papa Wojtyla sta frattanto procedendo secondo ritmi definiti normali. In particolare don Slawomir Oder, il prete polacco che da tre anni è a capo della postulazione, ha raccomandato «pazienza e ottimismo». Proprio ai primi di aprile, infatti, sono state depositate alla Congregazione delle Cause dei Santi oltre duemila pagine di testimonianze e documenti che attestano la santità di Wojtyla. Ora il relatore della causa, il padre domenicano Daniel Ols, le dovrà prendere in esame per dare il via alla stesura finale della cosiddetta «positio», ossia l’atto istruttorio su cui si deve indicare il profilo di santità della vita di Wojtyla. Da parte sua il cardinale Saraiva Martin, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dichiarato alla Radio Vaticana che il suo dicastero consulterà le carte «senza perdere tempo». I tempi, tuttavia, non si preannunciano brevissimi. Sull’ordinaria santità del Papa polacco hanno insistito in molti. Il cardinale Ruini ha raccontato che l’incontro con Giovanni Paolo II gli ha «cambiato la vita», mentre il cardinale Dziwisz ha sottolineato che Wojtyla «ha insegnato che la Chiesa è composta da santi e peccatori, ma la Chiesa è una sola». Poi ha detto che dopo tre anni non c’è nostalgia: «Prima noi eravamo con il Papa, adesso lui è con noi». Su due gesti simbolici dal grande valore religioso ha infine puntato il cardinale Sodano, ex Segretario di Stato: «Il perdono per Ali Agca e l’incoronazione della Madonna di Fatima». Luna Gualdi

26

Papa mag_giu.indd 26

14-05-2008 13:02:52


P U B B L I C A Z I O N I

Caritas in veritate è la nuova enciclica di Benedetto XVI Suddivisa in una settantina di pagine e alcuni capitoli, sarà resa pubblica entro l’estate

P

er ora, ha scritto Alberto Bobbio in un articolo pubblicato su «L’Eco di Bergamo» a metà marzo, si conosce solo il titolo della prossima enciclica di Benedetto XVI. Dovrebbe intitolarsi. «Caritas in veritate» e riprendere nelle prime parole un ragionamento di Sant’Agostino sul rispetto tra le persone e i popoli e sul dialogo tra le culture, che per essere fruttuoso, deve avere due connotazioni, la carità e la verità, appunto «caritas in veritate». Dell’enciclica aveva già parlato il cardinale Bertone, annunciando che non sarebbe stata pubblicata prima dell’estate. E’ la traduzione in cinese, secondo alcune fonti, che sta richiedendo più tempo del previsto. Secondo indiscrezioni accreditate l’enciclica avrebbe dovuto essere pubblicata il primo maggio, festa dell’Ascensione e memoria di San Giuseppe lavoratore. Altre indiscrezioni davano per certa la pubblicazione il 26 marzo, perché l’enciclica sarebbe, nella prima parte, celebrativa dell’altra famosa sui problemi sociali e sullo sviluppo, la «Populorum progressio» di Paolo VI. Ma il 26 marzo sarebbe stata in Italia piena campagna elettorale e ciò ha consigliato di far slittare la pubblicazione per evitare strumentalizzazioni. L’enciclica dovrebbe essere ripartita in una settantina di pagine, divisa in quattro o cinque capitoli, dedicati all’analisi del processo di globalizzazione, un argomento che ai tempi di Paolo VI non era in agenda, e ai rischi che esso comporta nello sviluppo diseguale tra i popoli. Un capitolo dovrebbe essere dedicato alla cooperazione allo sviluppo, in cui si sottolinea anche il ruolo positivo del microcredito e la funzione indispensabile delle Ong cattoliche e delle Caritas nazionali. Tra gli altri argomenti dovrebbe esserci anche quello dei «paradisi fiscali», della finanza internazionale, alla quale Ratzinger riserverebbe un severo giudizio di ordine etico e morale quando essa è fonte di nuove ingiustizie e discriminazioni, del divario digitale tra Nord e Sud del mondo, delle guerre per le fonti energetiche e le materie prime.

Il Papa da tempo lavora al testo. Se ne era avuto conferma da Bertone, già durante le vacanze estive dell’anno scorso. Poi il cardinale all’inizio dello scorso marzo ha confermato la pubblicazione dell’enciclica sui «problemi sociali internazionali, con particolare riguardo ai Paesi in via di sviluppo», ma senza precisarne la data. Il cuore del testo sarebbe una trattazione teologica dei valori della pace e dello sviluppo già contenti nel testo montiniano. E di recente il Papa, incontrando gruppi di studenti nella Basilica vaticana, ha proprio sottolineato che la scuola deve trasmettere ai giovani «grandi valori» e «messaggi

Sarà centrata sui temi sociali e la globalizzazione la nuova enciclica di Benedetto XVI

27

Papa mag_giu.indd 27

14-05-2008 13:03:07


P E R S O N A G G I

Sacramentine, sarà santa la Beata Geltrude Comensoli Papa Ratzinger ha riconosciuto il miracolo: un bimbo di 4 anni guarito dalla meningite

L

a Beata Geltrude Comensoli, fondatrice della Congregazione delle suore Sacramentine, sarà iscritta nell’albo dei Santi. Lo si apprende da un articolo di Carmelo Epis apparso il 17 marzo scorso su «L’Eco di Bergamo». Sabato 15 marzo, nel corso di una udienza concessa al cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, Papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto che riconosce un miracolo attribuito alla Beata Comensoli. La data della canonizzazione sarà comunicata nei prossimi mesi durante un concistoro del Papa. Il miracolo riguarda la guarigione scientificamente inspiegabile, avvenuta nel 2001, di Vasco Ricchini, di Agnosine, in provincia di Brescia, che allora aveva 4 anni, colpito da una gravissima forma batterica di meningite fulminante. Il decreto ha riempito di gioia l’intera Congregazione e la madre generale suor Germana Crotti. «Vogliamo dire il nostro grazie al Signore – hanno sottolineato alla casa madre di via Sant’Antonino a Bergamo – e manifestare a tutti la nostra gioia. La Beata Comensoli è una delle figure più belle del cattolicesimo bergamasco tra Otto-Novecento». Caterina Comensoli nasce a Bienno, in Valcamonica, il 18 gennaio 1847. Fin dalla fanciullezza sente una precoce attrattiva verso l’Eucaristia. A sette anni, furtivamente, non avendo ancora l’età prescritta, riceve la Comunione, giurando eterno amore al Signore. Col passare degli anni, pensa a un istituto contemplativo dedicato all’adorazione eucaristica perpetua. Nel 1880, insieme alla famiglia Vitali dove presta servizio, Caterina partecipa a un pellegrinaggio a Roma, dove riesce a parlare con Papa Leone XIII, al quale espone il suo ideale. Il Pontefice ascolta attentamente e poi le risponde: «Figliola, non parlare di clausura.

L’istituto che vuoi aprire sia pure consacrato al santo pensiero dell’adorazione, ma devi raccogliervi anche la vita attiva, per educarvi le fanciulle povere e specialmente le operaie». Leone XIII esige un cambiamento notevole nel progetto della Comensoli: coniugare la spiritualità eucaristica con l’attenzione ai bisogni emergenti. Con l’appoggio del vescovo Gaetano Camillo Guindani, il 15 dicembre 1882, insieme a due compagne e con

Un’immagine della Beata Geltrude Comensoli delle suore Sacramentine

28

Papa mag_giu.indd 28

14-05-2008 13:03:09


personaggi

un’ora di adorazione, Caterina inizia a Bergamo, in via Cavette (l’attuale via Sant’Antonino) la Congregazione delle Sacramentine. Viene nominato superiore don Francesco Spinelli. Due anni dopo, Caterina veste l’abito religioso e assume il nome di Geltrude. L’istituto conosce uno sviluppo rapidissimo nel numero di suore e nel carisma: adorazione eucaristica perpetua, educazione della gioventù femminile, comprese orfane, malate e operaie. Queste ultime sono assistite anche in fabbriche e opifici, dando così avvio, insieme ad altri istituti del Nord Italia, a un capitolo storico nuovo nella vita religiosa di inizio Novecento, segnato dal passaggio dall’antica società rurale al nuovo mondo industriale. Purtroppo sull’istituto si abbattono nubi, causate soprattutto dalla mancanza di onestà da parte di pretesi benefattori e dalla inesperienza in ambito economico dello Spinelli. Queste circostanze causano il fallimento economico della Congregazione (1889), a cui segue l’inevitabile e doloroso processo. Don Spinelli deve andare a Cremona, dove fonda le Adoratrici di Rivolta d’Adda. Madre Geltrude deve lasciare la casa madre, messa all’asta, e trova accoglienza a Lodi dal vescovo Giambattista Rota, che l’8 settembre 1891 erige canonicamente l’istituto delle Sacramentine.

Con immensi sacrifici, nel 1892 l’istituto torna a Bergamo, dopo aver riscattato la casa madre. L’opera conosce una rapida ripresa. Purtroppo, madre Geltrude, malata e minata da sacrifici e privazioni, si spegne il 18 febbraio 1903, a 56 anni. Nel 1906, l’istituto viene dichiarato di diritto pontificio e nel 1910 sono approvate le costituzioni. Il 1° ottobre 1989, Giovanni Paolo II iscrive Geltrude Comensoli nell’albo dei Beati. Attualmente le circa 900 Sacramentine sono presenti in Italia, in Croazia, Africa (Malawi, Kenya) e Sudamerica (Brasile, Ecuador, Bolivia), sempre fedeli al carisma dell’adorazione perpetua e all’attività apostolica nell’educazione della gioventù e nel servizio alle Chiese locali. «Tutto il paese crede al miracolo già dall’ottobre del 2001, quando è avvenuta la guarigione del bambino, che oggi ha 11 anni». Questa la testimonianza di suor Roberta Fornoni, religiosa sacramentina, bergamasca, impegnata nella scuola materna di Agnosine, in provincia di Brescia, all’epoca dei fatti frequentata dal piccolo Vasco Ricchini, il protagonista della guarigione, scientificamente inspiegabile, attribuita alla Beata Comensoli. Ricoverato in ospedale, le condizioni del bambino apparvero disperate e fu detto che anche nel caso fosse sopravvissuto sarebbe rimasto cerebroleso. Invece ne uscì indenne.

Un grande abbraccio rivolto a padre Ubbiali Centinaia di fedeli hanno affollato, lo scorso 5 aprile, la parrocchiale di Verdello, in provincia di Bergamo, per rivolgere l’estremo saluto a padre Giacomo Ubbiali, missionario della Società delle missioni africane (Sma) scomparso il 2 aprile a Genova, all’età di 74 anni. Dopo averne trascorsi circa quaranta ad operare in Africa, nella Costa d’Avorio e nel Benin, era definitivamente rientrato in Italia nel 1998 a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. La messa funebre è stata presieduta dal vescovo di Bergamo Roberto Amadei, coetaneo dello scomparso, che con lui aveva frequentato i primi anni del Seminario. A concelebrare la funzione c’erano quattro sacerdoti, per lo più missionari della congregazione di cui padre Ubbiali è stato il primo seminarista italiano, rispondendo subito con entusiasmo alla chiamata di padre Michael Colleran, fondatore della Sma italiana. Sull’altare era

presente anche il parroco di Verdello, Arturo Bellini. Durante l’omelia sono stati letti alcuni dei moltissimi messaggi di affetto giunti da ogni parte del mondo. Tra questi, quello del cardinale Bernardin Gantin, del Benin, che a padre Giacomo era legato da profonda amicizia. «Condivido con voi – ha scritto il prelato – questa grande tristezza che ho provato alla notizia della sua scomparsa. Ma voglio rinnovare la mia gratitudine alla Sma per avercelo dato. In tutti i luoghi dove si è recato è stato particolarmente amato e stimato». Al termine della funzione il feretro ha lasciato la parrocchiale per raggiungere in corteo il cimitero del paese, dove è stato tumulato nella tomba di famiglia. Per onorarne la memoria, i confratelli della Sma hanno istituito un fondo che porta il suo nome, i cui proventi serviranno a formare sacerdoti diocesani e missionari. L.G.

29

Papa mag_giu.indd 29

14-05-2008 13:03:09


Lettere di Papa Giovanni ai Familiari

«Carissimi miei, vi scrivo di me...» a cura di Vittorino Joannes

siamo gente che non fa tante chiacchere prepara - anche le vicende dolorose - per il nostro bene. Dunque, Maria, ancora te lo ripeto, coraggio, calma e fiducia nel Signore. Non bisogna mai dimenticare che la felicità perfetta non l’avremo che in Paradiso: ed è colassù che noi dobbiamo sempre guardare. La mia visita alla famiglia mi ha lasciato molto contento. Abbiamo parlato tanto e con tanto affetto e desiderio di Zaverio e di te. Tu continua pure a trattenerti a S. Gervasio presso la tua buona e tanto tribolata sorella, salutala per me, falle coraggio e tienila allegra. Di tratto in tratto, passato questo freddo, torna a Sotto il Monte a rivedere la famiglia. Questo é bene e ti accoglieranno volentieri. don Angelo Roncalli

Bergamo, 13 febbraio 1917 Cara cognata Maria: ho ricevuto la tua lettera ieri, quando avrei voluto partire per Brindisi. In seguito ad una lettera di Zaverio che mi sconsigliava dal fare il lungo viaggio nell’incertezza di poterlo poi trovare colà, ho cambiato parere, e mi accontenterò di spiegargli per posta quei denari che volentieri gli avrei portato a mano. Spero che il mio vaglia lo raggiunga ancora a Brindisi, giacchè forse i suoi timori di partire per la Macedonia e per l’Albania sono infondati. Le lettere che Zaverio mi scrive mi tornano sempre carissime come non ti so esprimere, ed io ringrazio il signore che mi abbia dato un fratello così pieno di giudizio e di sentimento cristiano: non le ricevo senza commuovermi, e penso anche che uguale impressione e compiacenza debba sentire tu che vuoi giustamente tanto bene, e fai così molto onore alla tua dignità di sposa affettuosissima e cristiana. Il cuore mi dice che Zaverio tornerà sano e salvo dalla tempesta presente. Ma è proprio necessario, mai buona Maria, che noi sappiamo meritargli dal Signore questa grazia coll’accettare con perfetta tranquillità d’animo la presente tribolazione, ben persuasi che tutto il Signore

L

a guerra, “presente tribolazione”, vista in un interno di famiglia. E’ un triangolo di affetti, di trepidazioni, di speranze nel quale “il flagello bellico” (come lo chiamava Papa Benedetto XV°) si riflette nella storia vera e quotidiana della povera gente. Il giovane fratello di Don Angelo è sbattuto qua e là, con il timore persino di finire in Macedonia o Albania, e il fratello

30

Papa mag_giu.indd 30

14-05-2008 13:03:12


“istruito” che va a cercare sulla carta geografica dove Zaverio sia mai finito. E la giovane sposa, cognata di don Angelo, che assiste in altro paese la sorella molto ammalata, e don Angelo che è “soldato” ma facendo soltanto il prete, accanto a poveri ragazzi che “gli muoiono” di polmonite, e che per lui sono “angeli” (e non semplici artiglieri) che pregano per lui in cielo. C’è poi addirittura una mini-teologia dell’amor di patria, visto come un modo, un’occasione di amare gli altri che si trovano tutti inghiottiti nella “presente tribolazione”. E, al di là dei grandi discorsi patriottici o politici, quell’accenno a <noi che non facciamo tanti ragionamenti e tante chiacchere inutili>. E’ la benevola ironia del prete contadino che non fa il disfattista (<facendo il suo dovere verso la patria>) ma tiene insieme la famiglia dispersa e provata con la saggezza e il confronto di chi vive intimamente dei grandi valori, delle supreme convinzioni della fede. Ed è felice e ringrazia il Signore di avergli dato un fratello <così pieno di giudizio e di sentimento cristiano>. E questo ci fa intravvedere l’affetto pieno di stima che legò questi fratelli poi per tutta la vita, quando il giovane soldato Zaverio <pieno di giudizio e di sentimento cristiano> andrà a trovare il fratello diventato Papa.

Bergamo, 6 maggio 1917 Mio caro fratello, con molto ritardo ho ricevuto la tua cartolina che mi ha recato un pò di tranquillità sul tuo conto. E finalmente sono riuscito anche a trovare sulla mia bella carta topografica il luogo dove ora sei, posizione certo molto buona dove,

Papa mag_giu.indd 31

credo, ci sia il gran rifornimento delle nostre artiglierie. Più che tutto mi piacciono le tue espressioni colle quali mi scrivi che “nella volontà di Dio sei rassegnato a tutto, a tutto”. Vivi sempre così, colla grazia del Signore nel cuore, colla sicurezza di piacergli tanto facendo il tuo dovere verso la patria. Noi non facciamo tanti ragionamenti e tante chiacchere inutili come le fanno molti sfaccendati, non é vero? Noi sappiamo che l’amor di patria non é altro che l’amore del prossimo, e questo si confonde coll’amore di Dio. Questo é tutto: e noi prendendo volentieri i sacrifici che la guerra ci impone, e guardando sempre in alto, ci meritiamo infinite benedizioni per noi, la nostra famiglia, per la patria. Io mi trovo, al solito, molto occupato, intorno ai soldati, fuori e dentro l’ospedale. Essi mi vogliono troppo bene: e vedo che con un pò di garbo, e di grazia di Dio, si riesce ad aver tutto da loro. Pensa che in un mese solo mi sono morti ben cinque artiglieri e tutti di polmonite, Ti so dire però che essi erano angeli veramente: ed ora mi proteggono dal Paradiso dove li ho avviati. Le notizie che ho da casa sono tutte buone. Penserò io a contattare tutti i nostri cari e specialmente tua moglie. Scrivimi subito, e scrivimi spesso se ti abbisogna qualunque cosa. Ogni tua riga mi é preziosa. E nelle tue piccole preghiere ricordati sempre di me perché il Signore mi aiuti a fare un pò di bene, a sacrificare me stesso e a salvare e santificare molti altri. Nelle mie prediche di questo mese di maggio ti raccomando sempre alle comuni preghiere. Aff.mo tuo fratello don Angelo Roncalli

14-05-2008 13:03:13


Ringraziamo le persone che hanno inviato le offerte all’Associazione “Amici di Papa Giovanni” Offerte AGNELLI UGO ALBERTINI PIETRO AMBROSINI ELENA ANDOLFO CONCETTA ANNARATORE SILVIO ANNOVAZZI ROSA ANTONELLI GIUSEPPINA APULEO ANNA MARIA ARPE ADRIANA ARRIGONI MARGHERITA AZZONI GALLI FRANCA BALDINI GIOVANNA BARISELLI STEFANIA BARONCHELLI ITALIA BASANO STROCCO ANNA BECCIU RICCARDO G.F. BELTRAMI ORESTE BENINI BRUNO BENINI SERENA E MAURIZIO BENTI ANGELO BERTE GIUSEPPINA BERTOLDI ANTONIA BESANA PIERA BIANCA AVALLONE BIANCHERI GIUSEPPINA BIANCHI DOMENICO BONALDI SR. FRANCA BONETTO EMMA BONFITTO ADELE BORLETTO DELFINA BORMOLINI CRISTINA BORTESI VILLANI ROMILDA BRACCHI LORENZA BRIZI ALESSANDRO BROGNOLI LUCIA BRUSASCA FRANCESCO BUONAIUTO MAFALDA BURLANDO ANNA CALDO MINA CALZA SANDRA CANZIAN WILMA CAPPELLER INES CAPPELLETTI ANNA CARIONI LORENA CAROLINI MARIA CARRARO MARIA GRAZIA CECCHINI NUNZIA CERIBELLI FRANCESCA CERIOLI BRUNA CERRI ANNIBALE CESCATTI ORNELLA CISOTTO MARIA LUISA CLERICI SILVIA E MARIO CODEGA IDA COLAIANNI SCIARRA ANNA M. CONTE DONATO CONTINO CLAUDIA CORTELLEZZI MARISA CORTOPASSI MILA COSTANTINO MARGHERITA CROTTI ANNUNCIATA CUOMO AURORA CUSINI NATALINA D’AMBROSIO ANNAMARIA D’ANDREA CONCETTA D’ANDREA FLAVIO D’ORLANDO ALFREDO DASSI PIERA DE CARLLI NORMA

DE NADAL MARIA GRAZIA DEFILIPPI POLASTRI S. DELLE VILLE ANNA MARIA DELMONTE TINO DEPRETIS MARIA ROMILDA DI MUCCIO GIUSEPPE DI PILLA ENRICO DOLCI FABIO DONATI CARMEN DOTTI MARIA LUIGIA FEFFERO PIERINA FERRARI LUIGINA FERRIGATO LINA FILIPPINI FAUSTO FIMIANI MARCO FLORI MARISA FORNONI GIUSEPPINA FRANCO LUISA FRESCA FANTONI AMELIA FRIZZIERO MARIO FUSTINONI TIBURZIA GABBIAZZI FABIO GALLIUSSI ROSINA GALMOZZI GIUSEPPINA GARDUNI LUCIANA GARUCCIO ANGELA GASPARINI ROSA GATTI IDA GAVUZZI MARGHERITA GELMINI BRUNA GHIRIMOLDI MARIUCCIA GIGANTE COSIMA GIOIA ANGELA GORRETTA CARMEN GOTTI MICHELE LAGANA FILOMENA LANDOLINA LUCIA LANZELOTTI ANNA LAZZARIN LINA LEGRAMANDI GIANFRANCO LENZA BRUNELLA LORENZI IDA LORENZI PATRIZIA LOT EUGENIO LUNARDI ALDA LUZZI DILIA MAGRO GIOVANNI MANZOLINI TINO MARAN GIOVANNI MARCHESI ROSA MARONE GIANNA MARROCCHESI ROBERTA MARTIGNONI LINA MARTINAZZI MEGHY MARTINELLI MARIA MASCHERONI TINA MASCI MARIA GRAZIA MAZZA PIERO ANTONIO MENOZZI ELISA MENZAGHI LOZZA ZITA MERENDA FAM. DAMIANO MERLINO LUIGIA MIGLIAVACCA FRANCA MODICA GIOVANNA MOLINAROLI GIUSEPPE MOLTENI MARCELLA MONACO ROSA ERRIQUES MONCALVO CARMEN MORVILLO MARIA

MOZ FRANCESCA NASONI RENZO NOVENTA VITTORIA OASI A. VERNA SUPERIORA OCCHIENA CLEMENTE OLGIATI GAGLIARDI ELENA OLIVIERO AMALIA PACE BELLAGENTE LUIGINA PAOLUN ZOPPELLETTO CR. PAR. NATIVITA’ D. BEATA V. MARIA PAR. S. CARLO BORROMEO VESC. PAR. S. LORENZO DIAC. E.M. PAR. S. MAURO VESC. VERON. PARADISO ANNA PASSARELLA NICLA PENONE LUCIA PES ANTONICA PETAZZI MARISA PEZZOLI GAMBA MARIA PEZZOLI MARIA PLEBANI IRENE POLTRONIERI FANTOLI ANNA POMPEI ALBINI MARIA RITA PRINETTO FABIO PULEDDA LUCIANO RACANA ANNA RANZINI ANGELO RASERO ANGELA RECLA MARTA RONCALLI MARIA RONCALLI SABRINA ROSSI GIADA DANILO DEBORA ROSSI MARIA ROSSI MARIA RITA ROVELLI LUISA RUCATTI GIUSEPPINA RUNDO ENZA SANDRONE GELMINA SARCLETTI RITA SCAPINELLO STELLA SELBER MARIA SEMPREBONI RAFFAELLO SERSALE MARIA LUISA SIGNORELLI ARMANDA SIGNORELLI RITA SOLINAS ANTONIO SPAGNUL GEMMA SPILLERE GIOVANNA SPRECHINO PAPA AMALIA SR. ANCELLE DELLA CARITA’ SR. SACRAMENTINE DI BERGAMO STEFANACHI GIOVANNA TABONI GIUSEPPE TACCHINO STEFANIA TADIELLO ALFONSO TAVERNA FOSSATI TERESA TIANA GIOVANNI TOMASI GIOVANNA TOMASONI PIETRO TONANI ROSA TONINELLI NATALINA TRENTO ANTONELLA TRIGONA ROSARIA TROGLI PAOLA TROIELLI GIANI VIRGINIA TRUFFO ALESSANDRO TUBARO RAIMONDA VACONDIO DON AMEDEO VADAGNIN ROSA

32

Papa mag_giu.indd 32

14-05-2008 13:03:15


Ringraziamo le persone che hanno inviato le offerte all’Associazione “Amici di Papa Giovanni” VALERA GRAZIE VANACORE TITTINA VANZO ESTER VICARI DALIA VISCONTI ANGELO

VISINTAINER REMO ZAMBONI PROF. ENRICO ZANELLA EDI ZANGRANDO MARILENA ZANINI CATERINA

ZANOLIN TIZIANEL TERESA ZAPPINO GIOVANNI ANDREA ZERBINI MARIA ZUCCA RIDOLFI

messe BARONCHELLI AMELIA BECCIU RICCARDO G.F. BERNUCCI MARISTELLA BETTIOLO RITA G. CANDELORO ZANIRATO MARIA CARETTONI LUCIA CARMINE ELDA CASSETTA PURPI LIA CAVALIERI ORNELLA CONTRAFFATTO ROSARIA CRIVELLARO ANITA DAFFINI RAZA MARIA DON EMILIO LINGIARDI

FRANCIOSA ANTONIO FUMAGALLI BONORA ANDREINA GULISANO MARIA LOCCI MARIA RITA MANETTI MAURO MANZOLINI TINO MARCELLINO GRAZIA MEGGIO BRUNA MULAS MARIA PACE MARIA MADDALENA PARIANI ELDA PARIETTI GIUDITTA PERWANGER CALOVI ANNA

PICCINELLI SOFIA POMINI OLIMPIA RAMONI PAOLINA RICCA FEDE RIOLO PAOLINO SANTORI MAFALDA SARESINI GIANCARLA STEFFANONI CARLA TAVANELLI GIUSEPPE TAVASCIA MARIA LUISA TRENTINI ANNA MARIA TUZZATO NORMA ZIMATTI RITA

preghiere ALBERTI ANNA MARIA ANDRONICO LUCIANA BALLESTRASSE ANNA EREDI BARAGLIA RENATA BARBUSCIA FRANCESCA BELLANTONI MELINA BERTERO MADDALENA BERTOCCHI ANNA BIACCA MARGHERITA BIANCHI GIUSEPPINA BONAITI EMMA CANNA CLARA CARRARA LANDINO CASSETTA PURPI LIA CERBONE BIANCA CORCIONE VITTORIA

CUBI PESCE PAOLA DE NIGRO SILVIA DEL VECCHIO MARIA ERCOLANI GIOVANNI FARINA CARMINE E ANGELINA FRANZINI ANNA GIBELLI BRUNA GODDI PASQUA GRIFFINI MARIA MARCHI BINIFACIO ANNA MARTINUZZI GIANPAOLO MERISIO FRANCESCA E GIUSEPPE MICOLETTI ANGELA MARIA MOLTENI LUIGIA MORESCHETTI RINA NAZZARO CLOTINDE

PAGANIZZA LINA PAUDICE PINUCCIA PERWANGER CALOVI ANNA POLOTTI RINA PORTARO MAZZEO CATERINA ROVETTO MARTINENGO MICHELA RUFFUNAZZI MARIA ROSA SGARIGLLIA RONCONI MARIA STORTI MARISA TAMBINI STURLA RINA TIOZZO GIOVANNA TORNAGHI EMILIO ULIANA LIETA ZOCCHI MARIUCCIA E AUGUSTO

suffragio per 1 anno BENINI FERRUCCIO BOSCHINI ELISABETTA BRACCHI ADELE BRASSI GABRIELLA BUSSOLON LILIANA FORNO GRAZIELLA FRANCESCHI DAVIDE E FLAVIA

GHIDINI GIOVANNA GRILLI GIUSEPPE LAGO SILENE MARTINELLI GIUSEPPE MILANI LUISA MOREA MARIA MORGANTi VARO

MOZ FRANCESCA PADRE MARSANO GIUSEPPE PASTA SILVANA ROSSI ENRICA TAVASCIA LUISA UNNIEMI ROSARIA ZANARELLA MARIO

suffragio perpetuo BELICCHI MARIANTONIA CORBETTA ARMANDO

CUSINI EPI claudio MANDELLI FERNANDA

PARRELLA GIOVANNI

ACCENDI UN CERO AMBROSINI CASSINA ANDRONCINO LUCIANA BERTOLI LUIGIA CAVENAGHI FIORANGELA DE LUCA AURORA FANTONI ROSSI UMBERTINA

FRANCESCHI DAVIDE E FLAVIA FRANCESCHINELLI PIERA GROPPO DONATELLA MACCHI CANDIDA MEGGIO BRUNA PARUSSO LUISA

PEIRONE ALICE PISONI GINA RAMONI PAOLINA SUARDI MILENA ZANARELLA MARIO

33

Papa mag_giu.indd 33

14-05-2008 13:03:17


PAPA luglio agosto 03

1-01-1904

18:45

Pagina 50

ASSOCIAZIONE AMICI

DI PAPA GIOVANNI

Costituita con la Benedizione Apostolica di Sua Santità Giovanni Paolo II

SANTE MESSE PER I NOSTRI CARI Scopo principale di questo organismo è quello di promuovere, di mantenere ed amplificare il messaggio di Papa Giovanni che racchiude una forte attualità così come rappresenta per l’intera umanità un progetto di costruttore all’insegna dell’amore e della pace. Il comitato è presieduto dal mons. Gianni Carzaniga in qualità di rappresentante delegato del vescovo di Bergamo sua Eccellenza mons. Roberto Amadei e dai seguenti componenti: vicepresidente mons. Marino Bertocchi parroco di Sotto il Monte, padre Antonino Tagliabue curatore della pinacoteca Giovannea di Baccanello, suor Gervasia Asioli assistente volontaria nelle carceri, padre Vittorino Joannes già al servizio personale di Angelo Roncalli Nunzio Apostolico a Parigi. A sostegno del Seminario Vescovile di Bergamo Giovanni XXIII informiamo i nostri lettori, devoti di Papa Giovanni XXIII, della possibilità di celebrare Sante Messe per sè e per i propri cari: OFFERTE PER SANTE MESSE

Per la celebrazione di una Santa Messa per i tuoi cari, vivi o defunti, inviare la richiesta e i dati all’indirizzo dell’Associazione Amici di Papa Giovanni - Via Brusicco, 9 - Sotto il Monte Giovanni XXIII (BG). L’offerta è subordinata alla possibilità del richiedente ACCENDI UN CERO

L’Associazione si incarica di accendere un cero nella chiesa parrocchiale di Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXIII su richiesta dei lettori. Per questo servizio si richiede una simbolica offerta libera che verrà utilizzata interamente per le azioni benefiche sostenute dall’Associazione.

IL SUFFRAGIO PERPETUO

Il “perpetuo suffragio” è un’opera che si propone di dare un aiuto spirituale ai defunti, di stabilire un legame di preghiera fra il Seminario Vescovile Papa Giovanni XXIII dove si è formato il futuro Papa della Bontà e i suoi fedeli, e di dare anche un piccolo aiuto materiale al Seminario. Il “perpetuo suffragio” consiste in cento Sante Messe, che il Seminario è tenuto a celebrare per gli iscritti all’associazione. Si iscrivono i defunti o anche i viventi, a proprio vantaggio in vita e in morte. L’iscrizione può essere per un anno o in “perpetuo”. • Iscrizioni perpetue

• Iscrizioni per un anno

200 60

Per gli iscritti al suffragio annuale o perpetuo una Santa messa viene celebrata ogni giorno a turno da una comunità del Seminario e a tutti verrà inviata pergamena di attestazione.

Le offerte vanno indirizzate sul C.C.P. 18082339 Associazione Amici di Papa Giovanni Via Madonna della Neve, 24 - 24125 Bergamo specificandone la destinazione

- I NOMI DELLE PERSONE CHE INVIERANNO LE OFFERTE VERRANNO PUBBLICATI SUL MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE “AMICI DI PAPA GIOVANNI” -

ASSOCIAZIONE AMICI DI PAPA GIOVANNI XXIII: Sede: Sotto il Monte Giovanni XXIII - Via Brusicco 9 Uffici: Bergamo - Via Madonna della Neve, 24 - tel. 035 3591011 • fax 035 271 021 www.papagiovanni.it 3

Papa mag_giu.indd 34

14-05-2008 13:03:33


Sotto la protezione di Papa Giovanni

I nonni Piero e Mirella affidano il nipotino Gabriele alla protezione di papa Giovanni XXIII che lo possa proteggere sempre

LE

E RI

B

GA

Ang

elo

Nonna Michelina, affida il nipotino Angelo alla protezione di Papa Giovanni

o

Alfons Maria e

Maria e Alfonso Tadiello, in occasione del 50� Anniversario di matrimonio (Brognoligo (VR) 1957 Castronno (VA) 2007), si affidano con i loro nipoti alla protezione del caro e indimenticabile Papa Giovanni XXIII.

Inviate la fotografia dei vostri bambini ad:

Papa mag_giu.indd 35

” via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo

14-05-2008 13:08:52


Campagna abbonamenti 2008 “amici del beato papa giovanni xxiii”

AbbonAmento ordinArio E 26

Dodici mesi insieme al Beato Papa Giovanni XXIII

2008

In omaggio il calendario 2008 più tessera e rosario benedetto

opera di Luigi Giliberto

A cura di Amici del Beato Papa Giovani

Assicurati un anno di serenità in compagnia di Papa Giovanni

CALENDARIO 2008

Tessera benedetta

Corona luminescente

rinnova iL tuo abbonamento a

AbbonAmento benemerito E 36 In omaggio il calendario 2008, più tessera e un prezioso rosario benedetto più pergamena attestato di Benemerenza

la rivista di chi ama Papa Giovanni

Corona in cristallo

AbbonAmento sostenitore E 65 In omaggio con questo abbonamento il calendario 2008, la tessera e un prezioso rosario benedetto più pergamena attestato di socio sostenitore

AbbonAmento onorArio E 120

In omaggio con questo abbonamento il calendario 2008, la tessera e un prezioso rosario benedetto più pergamena attestato d’onore

COME FARE L’ABBONAMENTO Utilizzate un modulo per il versamento su c/c postale n. 18082339 oppure tramite vaglia postale intestato a: “amici del beato papa giovanni” via madonna della neve, 24 - 24121 bergamo

Direttore responsabile Monsignor Giovanni Carzaniga

Direttore editoriale Claudio Gualdi

EDICOM ISTITUTO EDITORIALE JOANNES

Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 24121 Bergamo Tel. 035.3591.011 Fax 035.271.021

BIMESTRALE - 6 NUMERI ALL’ANNO

Papa mag_giu.indd 36

14-05-2008 13:09:15


Amici del Beato Papa Giovanni