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// COVER STORY // NUOVA C.M.M.E., ENERGIA CONTRO LA CRISI

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Anno 15 - N째3 Giugno/Luglio 2012 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO In caso di mancato recapito si restituisca a: Editrice Bergamasca Srl - via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo, che si impegna a pagare la relativa tassa. Euro 3,00


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Edito riale

Editoriale

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er molti mesi la crisi è stata tenuta nascosta», dicono alcuni. «Con il disfattismo non si va da nessuna parte», rispondono gli altri. Ma la verità, sostiene il proverbio, sta nel mezzo. La congiuntura non va sottovalutata e le difficoltà si affrontano con assertività, senza urlare. Lavorando. In questo la Bergamasca fa scuola. La pragmaticità ce l’abbiamo nel sangue, quando servono nervi saldi non ci tiriamo indietro. Ecco perché di storie positive le nostre imprese ne riescono a sfornare parecchie. Anche in tempi di crisi. La cover di questo numero ne è un esempio lampante: una piccola azienda, la C.M.M.E., reagisce ai momenti economicamente difficili investendo sulle strutture e sul personale: è accaduto negli anni ‘90 con il trasloco da Bergamo a Osio Sopra, e di nuovo lo scorso anno. Ma anche dalle grandi imprese arrivano stimoli a far bene. Stimola l’inaugurazione della nuova futuristica sede della Pigna, stimola l’apertura ufficiale del centro di ricerca e innovazione i.lab di Italcementi, stimola la sostenibilità ambientale - premiata – con cui il Gruppo Bracca affronta le nuove sfide in occasione del 105° anniversario di fondazione. E, in tema di anniversari, Ingegneria ha compiuto vent’anni. Una facoltà che sembrava un sogno, troppo vicina a quella di Milano e Brescia, oggi parte integrante di un distretto che conta dodici università importanti. La storia di questi due decenni è stata raccontata dai protagonisti: i fondatori - i rettori Enrico Ferri e Alberto Castoldi - e i presidi Antonio Bugini, Antonio Perdichizzi, Giancarlo Maccarini, Paolo Riva.

di Claudio Gualdi

Buona lettura!

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La mia

rubrica

Nitrati: bisogna fare attenzione a frutta e verdura.

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solfiti sono conservanti che possono provocare allergie ma non sempre sono dichiarati nelle etichette.” Volete che prosegua questa litania, questo rosario in cui ai nomi dei santi si sostituiscono quelli dei veleni con cui inevitabilmente oggi il nostro cibo viene condito? (ma nemmeno un tempo le cose andavano meglio perché un tempo se il raccolto era scarso, semplicemente si moriva di fame o non si veniva nemmeno al mondo). Oppure preferite tenere più bassa la dose d’ansia con un “Per non perdere le vitamine bisogna variare i metodi di cottura” che ci condanna tutte a seguire le pratiche della cucina a vapore, di quella molecolare, di quella bio e così via? Insomma se ci inoltriamo nella giungla dei consigli alimentari non ne usciremo vivi, ma certamente il tema del cibo oggi più che mai reclama la nostra attenzione. Non solo perché molto del tempo che trascorriamo nelle operazioni legate alla cucina ci piacerebbe che fosse ben speso ma anche perché abbiamo ormai capito con chiarezza che la salute nostra e di quelli che condividono la nostra mensa dipende dalle scelte alimentari. Ma la parola “alimentazione” deriva da alere, etimologicamente legato al crescere, al diventare adulto, è la stessa radice di alto, il che ci fa già capire l’importanza di questo tema. L’alimentazione ci fa vivere e parlare di cibo significa allora affrontare uno dei meccanismi più delicati per la nostra sopravvivenza. Ne parleremo, dunque, anche se non di solo pane vive l’uomo.

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di Emanuela Lanfranco e.lanfranco@inwind.it

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Approfondimento

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La scuola. Che fatica!

embra ieri che cominciava la scuola: era autunno, e si guardava avanti, al nuovo anno pieno di novità! A partire dalla cura dimagrante degli organici nella scuola elementare e media all’introduzione del test Invalsi, dal tempo pieno al tetto per gli alunni stranieri, dalla rivoluzione dei sei nuovi licei fino alla messa a punto degli istituti professionali e tecnici. E ora, che è tempo di mietitura, come è passato quest’anno? E’ passato. Sta passando. Passerà. Adesso gli studenti studiano (quelli che studiano), i professori terminano i programmi (quelli che spiegano) e interrogano (tutti interrogano), i genitori pagano (quelli che mandano i figli alle ripetizioni) e pregano. Contenti? Pochi, pochi sono i contenti. Qui di seguito riporto tre ipotetiche

lettere, scritte da tre ipotetici scrittori. Diciamo che è come le avessi scritte io, dato che mi riconosco in tutte e tre. Cari studenti, ieri io ho riletto un libro lontanissimo, scritto da un prete che si chiamava don Lorenzo Milani. Ci vuol poco a leggerlo perché è corto e ormai perfino esotico tanto è lontano dall’oggi. Lontanissimo perché è stato scritto nel 1967 e perché è stato scritto raccontando una realtà che oggi sembra di un’altra Italia, quella di contadini che vivevano nelle montagne di Barbiana, un paesino delle montagne toscane ….Se andate a vedere in google map, vi accorgerete dov’è. Adesso vi faccio leggere una pagina di quel libro, indirizzato a una ipotetica professoressa: (…) A Barbiana tutti i ragazzi andavano a

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Di: Emanuela Lanfranco

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scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno. Nessuno era “negato per gli studi”. Ma noi eravamo di un altro popolo e lontani. Il babbo stava per arrendersi. Poi seppe che ci andava anche un ragazzo di S. Martino. Allora si fece coraggio e andò a sentire. Quando tornò vidi che mi aveva comprato una pila per la sera, un gavettino per la minestra e gli stivaloni di gomma per la neve. Il primo giorno mi accompagnò lui. Ci si mise due ore perchè ci facevamo strada col pennato e la falce. Poi imparai a farcela in poco più di un’ora. Passavo vicino a due case sole. Coi vetri rotti, abbandonate da poco. A tratti mi mettevo a correre per una vipera o per un pazzo che viveva solo alla Rocca e mi gridava da lontano. Avevo undici anni (...). Mi ha commosso leggere quelle pagine e ci ho tirato fuori una conclusione: ma davvero vi siete dimenticati, cari studenti, che la scuola mica è un dovere. E’ un diritto, un premio. Un lusso. E non serve dire - ma quelli erano altri tempi - perché ancora oggi comprendere il mondo (a questo serve la scuola) è il lusso più grande che c’è. Dovete pretendere di andare a scuola e che la scuola serva, che si impari. Che non ci sia tempo perso perché il tempo della scuola, quello in cui qualcuno ci insegna, non è scontato. Un’occasione così non deve andare persa Cari professori, ho letto di recente un articolo che mi ha fatto riflettere, di un certo D’Avenia, di nome fa Alessandro. Era stato scritto per il primo giorno di scuola e elencava, dal punto di vista di uno studente, cosa avrebbe voluto sentirsi dire dal suo professore. Forse vale la pena di leggerne qualche stralcio: Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua.

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(…) Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.(…) Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? (…) Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato.(…) E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite. Quando ho finito di leggere questo testo, cari Professori, ho pensato che non ne conosco molti di professori che potrebbero soddisfare queste richieste. Peccato che una simile opportunità vada sprecata. Cari genitori, ho riletto di recente un testo che mi ha fatto ripensare al ruolo che il padre (delle mamme si parla sempre) può rivestire per la costruzione di quel senso del sociale e dell’etico che così spesso deleghiamo alla scuola, cui è bene addossare qualche colpa, ma non tutte, rispetto al disastro della situazione giovanile. E’ Galimberti che sottolinea l’importanza della comunicazione di

“storie”, nel senso di storie di vita, tra padre e figlio : Se riflettiamo bene, infatti, nessuno di noi abita il mondo, ma solo il racconto che qualcuno gli ha fatto del mondo. Il racconto è la nostra casa, ci viviamo dentro attraverso le nostre storie, quelle che raccontiamo ai nostri figli quando li accompagnamo a scuola, al parco, al corso di nuoto, e quelli che ascoltiamo da loro. Soprattutto queste ultime sono importanti perché ci consentono di entrare nel mondo che i figli ci raccontano e di trasformarci da "ombre che li seguono" a complici delle loro storie, che anche in brevi attimi di tempo è possibile evocare, con un cenno, uno sguardo, un sorriso che fanno da trama a un tessuto di intesa. Questa piccola società tra padri e figli, che incomincia appena i padri si alzano dalle poltrone e dai divani e invitano i figli a lasciare per un po' teleschermi e monitor, è forse l'unica difesa di cui oggi disponiamo contro la dilagante asocialità, e insieme il terreno di cultura dove le radici possono affondare e le ali irrobustirsi per volare. L'apprendimento etico viene dopo, dopo che una bella storia con il padre ha creato le condizioni per la nascita e la crescita di un buon sentimento, vero e unico fondamento del senso morale. Inutile chiedere al mondo ciò che la famiglia non deve smettere di dare ai germogli perché crescano. Ognuno faccia la sua parte.

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Sommario Città dei Mille - anno 15 n. 3 Aut. Trib. n. 52 del 27 Dicembre 2001 Editore: Editrice Bergamasca S.r.l. www.ediberg.it Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 Bergamo Tel. 035 35 91 011 Fax 035 35 91 117 www.cittadeimille.com Direttore responsabile: Claudio Gualdi Direttore editoriale: Emanuela Lanfranco

Editoriale La mia rubrica L’approfondimento Nuova C.M.M.E., energia contro la crisi Da Giuliana 4° Torneo di Burraco A.O.B. Accademia dello Sport per la solidarietà Alla gioielleria Cornaro... la vie en rose Ingegneria compie vent'anni LUBERG: Laureati Università di Bergamo Cartiere Paolo Pigna S.p.a.: una nuova sede Lions, donato cane guida a un non vedente Italcementi inaugura il centro di ricerca i.lab Agri All Dolcezza artigianale italiana

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vip & news

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Il maestro Bruno Santori Panestetic & Smartbeauty, l'estetica on-line Bracca verso un'eccellenza sostenibile Mountain Bike: in sella fin da piccoli

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interviste

Bergamo+, nuovo volto per via Nullo

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imprese

Cucina Il Maggiordomo Consiglia Wedding Golf Motori Arte Spiritualità

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rubriche

L'accademia Carrara sbarca a New York Tiziano Ferro e J-Ax stelle del Ssf "Provato per voi" fa il tutto esaurito I soliti idioti sbancano anche a teatro Bergamo premia Luca Ronconi Luca Giordano. restauro in diretta

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Redazione: Fabio Cuminetti Abbonamenti: 035 35 91 011 segreteria@ediberg.it 1 anno - 27 euro Stampa: Sigraf - Treviglio (Bg) Pubblicità: Tel. 035 35 91 158

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Co ver

Nuova C.M.M.E., energia contro la crisi

Nonostante la congiuntura negativa, l’azienda di Osio Sopra investe. Sede ingrandita, organico ampliato, parco macchine e strumentazioni rinnovati. E a breve otterrà l’accreditamento quale centro di formazione per la manutenzione elettrica industriale.

È

nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte, le grandi strategie», scriveva Einstein. Una lezione che Nuova C.M.M.E. sembra aver fatto sua. L’azienda, nata nel 1984, è oggi nel panorama della manutenzione elettrica industriale uno dei partner più ricercati per la gestione e le verifiche specializzate degli interruttori di alta, media e bassa tensione. Oltre a professionalità, competenza e a g g i o r n a m e n t o c o s t a n t e , Nu ova C.M.M.E. si trova oggi ad investire nuovamente in strutture e personale. É già accaduto pochi anni fa ma oggi, in barba alla contrazione dei mercati, i proprietari hanno deciso di scommettere ancora di più su questa realtà felice e sulle sue potenzialità. «Abbiamo ingrandito la nostra sede – racconta Ermanno Peruta,

titolare insieme a Simonetta Vannucci - acquistando un nuovo capannone e passando da 800 a 1.300 metri quadrati di superficie utilizzabile. L’organico è stato ampliato da 11 a 14 dipendenti, abbiamo rinnovato il parco macchine e ampliato il parco strumentazioni per rimanere al passo con i tempi. C’è tanta elettronica oggi, di conseguenza ci siamo dotati di moderne apparecchiature dedicate alla diagnostica, quali le fondamentali prove dei relè». Formazione su misura per il cliente Oltre ai servizi storici, si è recentemente aggiunta la formazione, forse l’unico investimento da mantenere in periodo di crisi. «Per i nostri migliori clienti, abbiamo già realizzato ed eseguito corsi personalizzati sulla tecnica dell’infrarosso. Avendo

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Di Fabio Cuminetti

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ricevuto un ottimo consenso abbiamo proposto alcune sessioni informative in merito alla conduzione degli impianti elettrici, con particolare riferimento alla messa fuori servizio ed in sicurezza di cabine elettriche MT/BT. Visto che i loro impianti sono sempre operativi, abbiamo addirittura preparato delle celle di prova per la simulazione pratica delle corrette manovre da eseguirsi in campo». Oltre alla teoria, quindi, c’è la “prova su strada” per consolidare le conoscenze teoriche acquisite. La formazione nasce infatti dalle richieste dei clienti. «L’abbassamento dei prezzi di talune applicazioni dedicate alla manutenzione predittiva ha facilitato l’accesso a questo tipo di tecnologia ma ha lasciato, dall’altro lato, un vuoto formativo che è essenziale per la corretta interpretazione dei risultati. Qui interveniamo noi». Il nuovo capannone, la sala riunioni e la tecnologia implementata vanno in questa direzione. «Usiamo Apple Tv, invece del solito laptop collegato a un proiettore, facciamo scorrere le presentazioni attraverso un iPad. È comodo e l’immagine ci guadagna. Ma non finisce qui, stiamo lavorando a tante altre sorprese…», ci spiega il sorridente Peruta. Tecnologia come ciliegina sulla torta, quindi, senza

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però trascurare i contenuti e la qualità: è previsto a breve l’accesso agli accreditamenti di settore per poter erogare in forma strutturata questi corsi, senza contare che, per alcune materie, Nuova C.M.M.E. si appoggia già ad un docente universitario.

Termografia per una manutenzione più efficiente Nuova C.M.M.E. fa ricorso massiccio alla termografia, tecnica dal ruolo essenziale nella manutenzione predittiva, con la quale si evidenziano i raggi infrarossi emessi da un oggetto o da un’apparecchiatura; l’intensità della radiazione emessa è direttamente proporzionale alla sua temperatura, per cui la termografia risalta le parti calde di un oggetto. I difetti nelle apparecchiature e negli impianti producono quasi sempre dei riscaldamenti anomali, molto prima di diventare evidenti in altro modo; è chiaro perciò, che individuare questi “punti caldi” diventa fondamentale in ambito predittivo. Per dare un’idea, la termografia può essere utilizzata per la manutenzione su trasformatori di grossa potenza per individuare eventuali ostruzioni nei radiatori di raffreddamento e risulta di grande utilità nella manutenzione di motori elettrici, nell’ispezione di cuscinetti, nella verifica delle condizioni di tubazioni, serbatoi, forni. Permettendo di risparmiare tempo e soprattutto denaro. Anche qui, la formazione gioca un ruolo

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determinante: «Stiamo per essere riconosciuti come centro accreditato per la formazione e la qualifica di personale di primo e secondo livello in accordo alla normativa UNI EN-473 – spiega Peruta - normativa che regolamenta le prove non distruttive. Io stesso sto per conseguire la qualifica di terzo livello che, a breve, mi permetterà di gestire il centro di formazione e di progettare nuove procedure nell’ambito della termografia». Personale al centro «Il nostro personale - aggiunge Peruta viene costantemente aggiornato attraverso corsi interni ed esterni, erogati da istituti specializzati in materia di normative. Tutto questo implica un tirocinio abbastanza lungo, per cui occorrono mediamente tre anni prima che il nostro tecnico possa operare in totale autonomia». Per l’efficienza del servizio sono basilari le nuove tecnologie informatiche: «Tutti i nostri tecnici hanno in dotazione uno smartphone con il quale possono consul-

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tare tramite applicazioni dedicate, il nostro database contenente tutte le schede tecniche con le informazioni relative alle precedenti manutenzioni effettuate sulle apparecchiature su cui stanno operando». Manutenzione programmata? «Cerchiamo sempre di consolidare il nostro servizio con il cliente chiarisce Peruta - proponendo ove possibile contratti di manutenzione pluriennali ad hoc, garantendo il pronto intervento in caso di guasto e la fornitura di interruttori jolly, se il tempo del fuori servizio è limitato».

Ma la manutenzione negli anni è cambiata. «Prima si lavorava con una certa tranquillità, sicuri della disponibilità di fermo impianto del Cliente mentre ora è diverso; la produzione non è più fissa su base annuale ma focalizzata a commessa. Le esigenze sono però le stesse: il Cliente pretende che nei periodi di produzione le apparecchiature siano al cento per cento dell’affidabilità, ma spesso ci si ritrova ad operare con alcune macchine in produzione o in tempi di fermo strettissimi, spesso confinati nel fine settimana. E siccome di weekend in un mese ce ne solo

quattro, occorre essere estremamente flessibili e inventarsi sempre qualcosa, tipo i famosi interruttori jolly.» Anche la manutenzione correttiva o straordinaria non manca mai: «Colpa della crisi e del cambio di generazione: le nuove figure a cui è stata affidata la gestione della manutenzione spesso sono ben istruite a livello teorico ma ancora non possiedono l’esperienza pratica necessaria, talvolta non sono nemmeno state adeguatamente affiancate nel loro tirocinio. Non per niente sono nati i nostri corsi di formazione». Sicuri del motto che nella vita l’unica cosa certa è il cambiamento, Nuova C.M.M.E. Bergamo si dimostra una realtà viva, flessibile e professionale, dotata di quel sano dinamismo che viene riconosciuto come la spina dorsale della piccola e media industria italiana di successo.

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Da Giuliana 4° Torneo di Burraco A.O.B.

In dodici anni l’Associazione è riuscita a realizzare vari progetti

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omenica 27 maggio, presso la Trattoria d’Ambrosio si è svolto il 4° Torneo di Burraco, il cui ricavato è stato devoluto al finanziamento dei progetti dell’Associazione Oncologica Bergamasca. L’AOB, costituita nel 1999 su iniziativa di un gruppo di medici dell’USC di Oncologia Medica degli OO.RR. di Bergamo, è sostenuta da 50 volontari, che senza percepire che un grazie dai malati, sono impegnati nell’attività di accoglienza e assistenza ai malati e ai loro familiari presso il Dipartimento di Oncologia ed Ematologia, che comprendono la Degenza, il Day Hospital di Oncologia e Ematologia e La Radioterapia. Grazie al contributo dei sostenitori, in questi dodici anni l’Associazione è riuscita a realizzare vari progetti, ma ancora non basta, altri progetti sono in fase di attuazione, tra questi il trasporto dei pazienti

che hanno difficoltà a raggiungere autonomamente il luogo di cura, il corso di formazione per aspiranti Volontari di corsia, il percorso di aggiornamento continuo per i Volontari di corsia già operativi. Un grande traguardo raggiunto l’acquisto del terreno ubicato davanti al dipartimento di Oncologia destinato al parcheggio per i soli malati oncologici. Anche quest’anno la generosità di Giuliana ha permesso di poter svolgere presso la sua Trattoria il 4° torneo di Burraco che ha contato più di cento iscritti, dando a tutti la possibilità con la loro partecipazione, di dare un contributo all’Associazione di cui è presidente onorario il Dottor Roberto La Bianca, direttore del dipartimento di oncologia. La serata si è conclusa con la premiazione dei vincitori. Per informazioni A.O.B.: telefonare 035 266066 info@aobonlus.it

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Accademia dello Sport per la Solidarietà

Terza edizione del Bergamo Golf Vip, giocato su tre campi. Raccolti fondi da destinare ad associazioni di volontariato della nostro territorio

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ltre alle racchette c’è di più per l’Accademia del Tennis. Ci si cimenta volentieri con un altro sport nobile, giocato con le mazze in splendidi palcoscenici naturali. Parliamo del Bergamo Golf Vip, giunto quest’anno alla sua terza edizione. Si è svolto ad aprile su tre campi, nella provincia orobica ma non solo: il primo del mese al Golf Club Parco dei Colli, il 13 al Golf Club Franciacorta e il 20 al Golf Club Bergamo Albenza. Successo annunciato anche per questo torneo, che guadagna iscritti di anno in anno: più di quattrocento i partecipanti dell'edizione 2012. E anche in questa occasione il patron Giovanni Licini, con i suoi collaboratori e il maestro di golf Dario Colloi, è riuscito a creare un evento carico di amicizia, sport e solidarietà, raccogliendo fondi da destinare ad

associazioni di volontariato del nostro territorio. Le premiazioni sono state effettuate durante la serata di gala, che si è svolta venerdì 20 aprile alla Cantalupa, presentata dal giornalista-golfista Marco Bucarelli. Una precisazione, infine, sul concetto di «sport nobili». Il golf, come il tennis, prevede un comportamento rispettoso degli altri giocatori durante il corso dell’intera partita, in accordo con alcune regole di etichetta illustrate insieme alle regole sportive. Una grave infrazione dell’etichetta può comportare addirittura la squalifica. Queste regole comprendono ad esempio il massimo silenzio ogni volta che qualunque giocatore si accinge ad effettuare il tiro. La classe, potremmo dire, finisce per accumunare chi fa solidarietà con gli sport che pratica.

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Di Emanuela Lanfranco

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Tappa 1°aprile 2012 Golf Club Parco dei Colli 18 buche Medal – Categoria Unica Louisiana a coppie Classifica 1°Netto: MARCO LIVIO-GUIDO PEDRINI 49 1°Lordo: PIERGIORGIO CASTELLI-THOMAS OBERTI 65 2° Netto: IVAN CONSOLI- G.ANGELO CATTANEO 50 3°Netto: GIANFRANCO BIROLINI-LUISA PEZZOTTA 51 1°Coppia Mista: TINO COLNAGHI-MONICA ABATI 51 1° Coppia Lady: MARGHERITA GUERINI-ALESSANDRA RAMORINO 55 1°Coppia Senior: ANGELO GOFFI-ANNA BONICELLI 55

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2° Tappa 13 Aprile 2012 Golf Club Franciacorta 18 buche Medal- Categoria Unica- Louisiana a coppie Classifica 1°Netto: BRUNO GREGIS – ANGELO BIROLINI 62 1°Lordo: LUIGI SACCHETTI – SERGIO MAFFEI 73 2°Netto: ANGELO MEDICI – RENATO GNUTTI 63 3°Netto: DANILO ARIZZI – RENATA LEVENTINI 63 1°Coppia Mista: CLAUDIO ONGIS – IRIDE VIGANO’ 65 1°Coppia Senior: GERARDO VITALI – KEE FUI YONG 66

3° Tappa 20 Aprile 2012 Golf Club Bergamo “L’Albenza” 18 buche Medal – hcp – Louisiana a coppie Classifica 1° Netto: PEZZOLI ADRIANO-PEZZOLI MARCELLO 60 1° Lordo: FARINI MARCELLO-FROSIO GIOVANNI 73 2° Netto: MINETTI SERGIO-MINETTI MARCO 62 3° Netto MARZORATI EUGENIO-COLOMBO FEDERICA 64 1° Coppia Mista: ONGIS CLAUDIO-VIGANO’ IRIDE 70 1° Coppia Lady: GUERINI MARGHERITA-RAMORINO ALESSANDRA 67 1° Coppia Senior: VITALI GERARDO-YONG KEE FUI 64

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Fausto Radici, 2002-2012

Oltre seicento persone hanno ricordato l’imprenditore a dieci anni dalla scomparsa. La moglie Elena: «È stato commovente vedere tutta questa gente»

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l 14 aprile 2012, presso l’ex cementifico Italcementi, ora Museo Alt ad Alzano Lombardo, nello spazio Fausto Radici, Elena Matous ha voluto ricordare il marito Fausto in maniera diversa. Una festa, come lui avrebbe voluto, dove parenti, amici, colleghi, dipendenti, personaggi della vita politica e industriale - il mondo a cui apparteneva - hanno avuto il piacere di ritrovarsi, come ai bei tempi, con la serenità e l’affetto che dopo dieci anni dalla sua scomparsa ancora li porta a parlare di lui, delle sue imprese sportive, imprenditoriali, con ricordi vivi, come tanti hanno voluto testimoniare. «Non mi aspettavo così tante persone – confessa Elena -, per me già cento erano tante, invece più di seicento con sincera partecipazione sono venute a testimoniare

ancora una volta l’affetto per Fausto, e questo mi ha reso felice perché so che lui avrebbe voluto fosse così. È stato commovente vedere tutte queste persone, della città, del nostro paese, i suoi dipendenti, i suoi operai, amici dell’Università, di Confindustria, dello sport, gente che non vedevo da tantissimo tempo, come tanti di loro non si vedevano da anni, e in quest’occasione li ho potuto riabbracciare. A un certo punto lo spazio del Museo Alt è diventato una piazza dove la gente si sorrideva, si abbracciava, chi ascoltava il coro, chi parlava, comunque per tutti un occasione per riallacciare degli sguardi e dei ricordi con un unico filo conduttore: Fausto». Una pausa, poi riprende. «La vita è fatta anche di momenti celebrativi e ho ritenuto che dopo dieci anni fosse giusto

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ideare qualcosa per ricordare Fausto. Non è stato facile perché la tristezza di aver perso un marito, un padre, un figlio, un fratello, è immutata in tutti noi, ma dopo dieci anni mi sono chiesta come viveva il ricordo di Fausto negli altri, quelli che sono stato il suo mondo, così ho inviato una e-mail chiedendo un pensiero a chi l’aveva conosciuto, frequentato, amato. Come ho inviato la mail mi sono resa conto che correvo il rischio di cadere nella retorica, invece ha prodotto di getto delle risposte immediate. 10, 15, 40, 120, il numero man mano aumentava, e per me è stato come ricevere una forza interiore, e sono scaturite tante cose tutte con un filo conduttore a cui ognuno dava una pennellata di colore, di sentimento, di ricordo, di rammarico per cose non dette, di gioia, di tenerezza. Ognuno ha espresso il proprio pensiero per lui. A questo punto mi è sembrato bello unire tutte queste manifestazioni d’amore e farne un libro, cercando di incastrare tra di loro ogni pensiero. Sono tutte testimonianze belle, sincere, commoventi, mi fanno tenerezza i pensieri scritti dagli amici dei miei figli, allora piccoli, con i quali Fausto condivideva momenti di gioco. Sull’onda di queste emozioni e sul filo della malinconia, ho voluto creare questo evento, per me la cosa più giusta che potevo fare. E questo libro non vuole essere un’autocelebrazione, ma una raccolta di sentimenti, pulito, fine a se stesso».

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Alla gioielleria Cornaro… la vie en rose

Presentato il nuovo modello della collezione Happy Diamond Sport di casa Chopard, dove brillano ora e diamanti declinati in splendide tonalità di rosa. L'orologio è molto esclusivo: produzione limitata a 525 pezzi in totale

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ioielli esclusivi per persone speciali quelli proposti con la solita professionalità da Cornaro. Un nome, una garanzia. E in tema di esclusività venerdi 18 e sabato 19 maggio, in via Camozzi 44, Sandra e Renzo Cornaro, “brillanti” padroni di casa, insieme alle figlie Maria Luisa e Giovanna, hanno dato vita a due giorni di presentazione delle nuove Collezioni Donna 2012 Chopard. Il colore predominate è stato il rosa. Rose rosa hanno fatto da sfondo agli splendidi gioielli. Tra questi spiccava l’ultimo nato di casa Chopard, “La vie en rose…", nuovo modello della collezione Happy Diamond Sport, dove brillano oro e diamanti, declinati in splendide tonalità rosa. Un’omaggio alla famosa canzone di Edith Piaf per l’orologio che celebra l’arrivo dell’estate. Così il

quadrante è decorato con una rosa dai petali impreziositi con splendidi diamanti, mentre la lunetta, come per tutti i modelli Happy Diamond, reca zaffiri rosa e diamanti inseriti e liberi di muoversi. La cassa è poi disponibile nella versione oro rosa 18 carati o in acciaio per un orologio molto esclusivo, limitato a 525 pezzi in totale. Chopard è una azienda svizzera di orologi di lusso, gioielleria ed accessori, fondata nel 1860 da Louis-Ulysse Chopard. Dal 2006 ha iniziato la produzione di una nuova linea di orologi di lusso, creati con i preziosissimi diamanti Ashoka, forniti dalla William Goldberg Diamond Corporation. Inoltre dal 1997 la Chopard collabora anche con il Festival di Cannes. Caroline GruosiScheufele ed il suo team infatti hanno ridisegnato a modo loro - mirabilmente - il "Golden Palm award".

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Ingegneria compie vent’anni

Alla cerimonia ospite d’onore è stato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo. Inaugurato il campus, completato grazie al recupero di una parte dell’ex centrale Enel

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embra ieri quando ci si lamentava del fatto che una provincia a forte vocazione industriale come la nostra non avesse sul territorio una facoltà tecnica per sviluppare le competenze necessarie all'implementazione del settore. E invece lunedì 23 aprile, nell’aula magna del polo di Ingegneria a Dalmine, si è svolta la cerimonia del ventennale della facoltà di Ingegneria e l’inaugurazione dell'attesissimo campus. Dopo i saluti di benvenuto, il rettore Stefano Paleari ha sottolineato l’importanza di questo giornata: una facoltà che sembrava un sogno, troppo vicina a quella di Milano e Brescia, oggi parte integrante di un distretto che conta dodici università importanti. La storia di questi vent’anni è stata raccontata dai protagonisti: i fondatori - i rettori

Enrico Ferri e Alberto Castoldi - e i presidi della Facoltà - Antonio Bugini, Antonio Perdichizzi, Giancarlo Maccarini, Paolo Riva -, ai quali è stata consegnata una medaglia d’onore. Emozione anche per il sindaco di Dalmine, Claudia Terzi, nel presentare il fiore all’occhiello della facoltà, il campus appunto, completato grazie al recupero di una parte della vecchia centrale Enel, circa 3 mila metri quadri. Presenti alla cerimonia il sindaco Franco Tentorio, il prefetto Camillo Andreana, il presidente del consiglio provinciale Roberto Magri, il presidente di Confindustria Bergamo Carlo Mazzoleni, la senatrice Alessandra Gallone, il senatore Mauro Ceruti e il presidente della Gewiss. l’ingegner Domenico Bosatelli. Ospite d’onore il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo.

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LUBERG: Laureati Università di Bergamo

Domenico Bosatelli: «Quando il rettore Stefano Paleari mi ha proposto di collaborare con l’ateneo per creare un’idea di come poter riunire tutti i nostri laureati, ho accettato con piacere ed entusiasmo»

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ome abbiamo sentito nel corso della cerimonia del ventennale di Ingegneria, nel cuore dell’Università di Bergamo pulsa un’associazione basata sui valori etici a servizio del territorio che favorisce l’immagine dell’ateneo e dei suoi laureati. Incontro il presidente della LUBERG, Domenico Bosatelli, cavaliere del lavoro insignito dall’Università di Bergamo della laurea honoris causa in Ingegneria Meccanica (anno accademico 2003/2004). Ingegner Bosatelli, lei è stato nominato presidente della LUBERG, può spiegare l’importanza di questa associazione? «Sicuramente grazie all’Università di Bergamo anche la cultura di base del nostro territorio è cambiata. In quarant’anni si sono laureate 25 mila persone, numeri molto importanti, che forse non tutti sanno. Nel tempo questa

popolazione di laureati si è persa di vista, e non era stato fatto nulla per tenere dei rapporti tra loro. Un peccato perché con le loro teste hanno prodotto un potenziale di cultura socio economica che può essere valorizzato per il territorio. Quando il rettore Stefano Paleari mi ha proposto di collaborare con l’università per sviluppare un’idea di come poter riunire tutti i nostri laureati, ho accettato con piacere ed entusiasmo. Del resto anch’io ne faccio parte: nel 2003 mi è stata conferita la laurea honoris causa in Ingegneria Meccanica. Un riconoscimento che a me fa tanto onore. Ci siamo riuniti con soci fondatori e consiglieri, e abbiamo cercato di capire che tipo di mission potevamo offrire: poter utilizzare questa forza culturale e socio-economica; collaborare per elevare l’immagine dell’università, portare sempre docenti migliori e talenti giovani per dare un po’ di internazionalità; dare supporto

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ai neo laureati nel proprio percorso lavorativo. Abbiamo unito queste idee, e creato un organigramma strutturale diviso in cinque aree. Marketing strategico: - Studia le aspettative dei laureati di tutte le Facoltà attraverso una ricerca questionario. - Cura le attività di sviluppo dei network. Convegni, Meeting e Conferenze: - Realizza iniziative culturali di coinvolgimento dei laureati - Promuove i contatti con il territorio - Favorisce le relazioni tra il mondo accademico e i laureati nei diversi ambiti del territorio. Corsi specialistici: - Cura la progettazione e la realizzazione di corsi LUBERG di interesse di tutti i laureati e coerenti con le esigenze e le aspettative di lavoro. Progetti d’Impresa: - Favorisce l’orientamento in percorsi professionali e d’impresa secondo le esigenze delle attività personali da sviluppare. - Facilita la ricerca di potenziali partner e network di professionisti per start up. Studi, Ricerca e Sviluppo: - Studia le possibilità di realizzare eventi e iniziative in considerazione delle attese dei laureati - Costruisce e alimenta il sito web della LUBERG. Con tanto entusiasmo abbiamo creato la brochure informativa, un sito internet e abbiamo dato vita a un’indagine il 27 marzo, per capire le aspettative dei Laureati nei confronti di questa associazione. Bisogna dire che è stato fatto un buon lavoro, perché in un mese abbiamo ricevuto più di mille risposte. Abbiamo visto che tutti al 100% si riconoscono sia nella mission che nell’appartenenza a questa associazione, abbiamo cercato di individuare degli obiettivi che ci eravamo prefissati e abbiamo visto che la strada è quella giusta. Abbiamo fatto un’ assemblea, capitale zero, e abbiamo concordato il programma».

dei gruppi di laureati volontari, in modo tale che ognuno porti avanti le proprie conoscenze. Il programma è ben costruito, iniziamo con un concorso di letteratura, un corso di banca impresa sulla cultura finanziaria, un corso di comportamento dei neo laureati - abbiamo istituito premi al miglior studente di ogni facoltà dell’anno - più un premio alla carriera al laureato dell’anno. Ci sarà un gruppo di lavoro per creare un punto di aggregazione, un’altra struttura per intensificare le relazioni tra i laureati e internet, e poi avviare una promozione per la ricerca di qualche sostenitore». Avete creato tutto in poco tempo, «Tutto è avvenuto in pochi mesi, anche

grazie all’entusiasmo del gruppo di lavoro costituito dai Soci Fondatori e dal Consiglio Direttivo. L’associazione, è stata costituita nel 2008, ed era nata con semplice finalità aggregativa culturale. Poi per tre anni è stata ferma. Ma ora è venuto il momento di fare conoscere l’associazione: man mano che ci sono le sessioni di laurea sarà presentata ai neo laureati la LUBERG. Abbiamo ricevuto i complimenti da tutte le istituzioni per l’iniziativa dell’associazione. Per lo studente deve essere un a sorta di traguardo, un obiettivo di appartenenza».

Può anticipare quale sarà il programma? «Ci sarà il convegno il 12 ottobre dove verrà presentata ufficialmente l’associazione, la struttura e un piano di attività. Il 60% ha risposto che è disposto a collaborare, quindi creeremo

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Cartiere Paolo Pigna spa: una nuova sede

Venerdì 18 maggio l’inaugurazione dell’innovativa cittadella della carta con il presidente Giorgio Jannone. Tra gli ospiti Mariastella Gelmini e Giorgio Gori con la moglie Cristina Parodi

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enerdì 18 maggio, in occasione dei 173 anni dalla fondazione, Pigna ha inaugurato la nuova sede di Alzano Lombardo, una vera innovativa cittadella della carta. La Cartiere Paolo Pigna spa, fondata nel 1839, rappresenta una delle più antiche e importanti aziende italiane e detiene la leadership assoluta del mercato cartotecnico. La serata di gala è iniziata con l’esibizione delle ginnaste della società Eala, prossime alla partecipazione dei Campionati Europei di Ginnastica, e, per la prima volta presente ad un evento privato, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta dal maestro Bruno Santori. Tra uno spazio musicale e l’altro il presidente della cartiera, l’onorevole Giorgio Jannone, ha presentato chi ha cooperato alla realizzazione della nuova sede e soprattutto chi ha contri-

buito alla vita dell’azienda, i dipendenti, alcuni dei quali sono stati premiati per i 50 e 35 anni dedicati alla Pigna. Insolita ma decisamente piacevole la chiusura della serata: sul palco proprio il vulcanico Jannone, accompagnato per l'occasione dall’Orchestra Sinfonica di Sanremo, ha cantato due brani molto significativi, «Si può dare di più», quale stimolo per i suoi dipendenti, e «Ci sarai», dedicata alla figlia Luna, a quell’ora giustamente a nanna. Tra le autorità presenti l’onorevole Mariastella Gelmini, la senatrice Alessandra Gallone, l’onorevole Gregorio Fontana, il vice presidente di Confindustria Bergamo Silvio Albini, il sindaco di Bergamo Franco Tentorio, il sindaco di Alzano Lombardo Roberto Anelli. Tra gli ospiti, Giorgio Gori con la moglie Cristina Parodi.

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Lions, donato cane guida a un non vedente

Concerto del Quintetto Bislacco in Sala Greppi per la raccolta fondi. L’evento ha rappresentato l’occasione per riunire amanti della musica di ogni età

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a Rossini a Mozart, passando per la musica contemporanea, il jazz e le arie più conosciute. Questo il “menù” del concerto “bislacco” messo in scena proprio dall’omonimo quintetto in Sala Greppi a Bergamo in un’iniziativa organizzata dal Lions Club Bergamo San Marco. «Obiettivo dell’evento – ha spiegato Paolo Zappa, presidente dei Lions Club Bergamo San Marco – è raccogliere, grazie a questo concerto, fondi che sosterranno le spese di un cane guida da donare a non vedente. Si tratta di un gesto di solidarietà, gestito assieme a all’Associazione Diabetici Bergamaschi e alla Fondazione Ospedale Amico legata all'Ospedale di Treviglio/Caravaggio che si inserisce nella più storica delle tradizioni Lions: la lotta alla cecità. Il Lions Clubs International, nato nel 1917, presente al mondo in 208 paesi con circa 1,35 milioni di soci attivi, ha una

mission ben chiara: dare modo ai volontari di servire la loro comunità, rispondere ai bisogni umanitari, promuovere la pace e favorire la comprensione internazionale tramite i Lions Club, e uno degli scopi del lionismo che lega il service in questo caso è la partecipazione attiva al benessere civile, culturale e morale della comunità». Condito da irriverenti gag e dal coinvolgimento del pubblico in sala, che – divertito – si è prestato a rispondere alle battute dei musicisti e a contribuire alla buona riuscita dell’evento, il concerto ha rappresentato l’occasione per riunire amanti della musica di ogni età. Il Quintetto Bislacco ha regalato ai partecipanti un nuovo modo di ascoltare la musica: suonando con strumenti classici, la formazione ha presentato i capolavori della storia musicale senza barriere, comunicando che il grande fascino della musica è proprio quello di non avere limiti.

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Italcementi inaugura il centro di ricerca i.lab

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha tagliato il nastro del nuovo laboratorio del gruppo, dove ogni giorno oltre cento persone sono impegnate nella ricerca e nel trasferimento tecnologico nel campo dei materiali da costruzione

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naugurato lo scorso 16 aprile, alla presenza del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il nuovo centro di ricerca e rnnovazione di Italcementi, i.lab, realizzato su progetto dell’architetto americano Richard Meier. Il ministro ha tagliato il nastro nel corso di una cerimonia insieme al presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, al consigliere delegato Carlo Pe s e n t i e a l t o p m a n a g e m e n t d e l gruppo. Hanno preso parte all’evento r a p p re s e n t a n t i e g i o r n a l i s t i d i 1 8 paesi in cui il Gruppo Italcementi è presente. L’edificio, collocato nel parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo, si sviluppa su uno spazio di 23mila metri quadrati. Il centro ospita ingegneri, tecnici e ricercatori

della Direzione Ricerca e Sviluppo, della Direzione Laboratori del Centro Tecnico di Gruppo (Ctg) e della Direzione Innovazione di Italcementi, impegnati nello studio e nello sviluppo di innovazioni tecnologiche, f u n z i o n a l i e d e s t e t i c h e d e i n u ov i materiali per le costruzioni. i.lab, costruito in linea con la concezione di Italcementi di innovazione, di sostenibilità e di eccellenza architettonica, è la sintesi della più a va n z a t a t e c n o l o g i a i n t e r m i n i d i qualità dei materiali e di tecnologie per la green construction. Un luogo della conoscenza e del sapere scientifico. «Le imprese, non solamente in Italia ma anche nel mondo, stanno cambiando rotta verso la sostenibilità: è il fenomeno della green economy,

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c h e o r m a i è d i f a t t o “e c o n o m y” poiché le produzioni che non hanno dentro di sé la componente ambientale e di innovazione sono destinate a uscire dal mercato. Per questo motivo – ha osservato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – il Governo è attento a incentivare le iniziative, come il progetto del Gruppo Italcementi, che confermano la vivacità del mondo imprenditoriale nella ricerca e nell’innovazione». «L’innovazione rappresenta la leva strategica attraverso cui Italcementi punta a costruire il proprio vantaggio competitivo - afferma Carlo Pesenti -. L’obbiettivo del gruppo è la ricerca continua di processi di produzione sostenibili e di soluzioni architettoniche innovative, per rispondere alla crescente richiesta da parte del mercato di applicazioni e prodotti che contribuiscano a una più alta qualità d e l l a v i t a e d e l l’ a m b i e n t e . It a l c e menti Group può contare su circa 170 persone, tra chimici, geologi e ingegneri, impegnati in attività di ricerca e innovazione in Italia, con i . l a b e i n Fr a n c i a , c o n i l c a m p u s Te c h n o d e s d i Gu e r v i l l e , v i c i n o a Parigi. Il budget annuo destinato alle

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attività di ricerca e sviluppo è di circa 13 milioni di euro con una incidenza sul fatturato fra le più significative d e l s e t t o re . Ne g l i u l t i m i 1 0 a n n i abbiamo depositato 60 brevetti. Il tasso di innovazione del gr uppo prosegue Pesenti - ovvero il rapporto tra i ricavi derivanti da progetti di innovazione e il totale delle vendite, è attualmente pari a 4 mentre nel 2010 era 3.9, in progressivo aumento secondo i programmi. L’obiettivo è di stabilizzare a medio-lungo termine un ratio pari a 5». «i.lab – conclude Pesenti - porta sul territorio e alla sua comunità due messaggi for ti. Il primo: innovare pensando all’ambiente si può e l’industria può essere l’ar tefice di un cambiamento che va a vantaggio di tutti, dell’economia, dell’ambiente e della società. Il secondo: il futuro delle imprese sarà di chi avrà saputo intelligentemente coniugare lo sviluppo industriale ed economico con un uso attento delle risorse naturali e con il rispetto dei diritti umani, del lavoro e della vita». Cinque i fondamentali temi strategici studiati e approfonditi nell’attività di i.lab:

- nuovi clinker, cementi o leganti alternativi ai più tradizionali cementi Por tland. In par ticolare la ricerca si concentra sull’uso di materie prime rinnovabili e riutilizzabili e sullo sviluppo di additivi e aggiunte speciali ai calcestruzzi. Il progetto di studio sarà promosso anche attraverso l’indagine e la sperimentazione nell’ambito delle nanotecnologie e delle biotecnologie applicate al settore dei materiali da costruzione; - prodotti speciali come il cemento fotocatalitico Tx Active, il cemento trasparente i.light e altri, in grado di aggiungere valore tecnologico e funzionale ai prodotti convenzionali; - calcestruzzi e malte per ripristini e rinforzi strutturali di edifici esistenti o di nuova costruzione con nuove ed elevate performance ad alto valore aggiunto; - soluzioni tecniche finalizzate alla riduzione dell’impatto di CO2 nel settore industriale dei materiali da costruzione; - networking con architetti e progettisti a livello mondiale per definire e diffondere una cultura del costruire particolarmente attenta all’ambiente e all’uomo.

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Pausa gustosa alla Rotonda dei Mille

La gelateria artigianale AgriAll, nata a Grassobbio, sbarca in città. Utilizza esclusivamente materie prime naturali, senza grassi vegetali e idrogenati. E punta sulla filiera cortissima, ovvero a chilometri zero

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i dice che gli inventori del gelato siano stati gli italiani, anche se sembra se ne parlasse già nel 500 a.c. ad Atene, dove erano soliti miscelare limone, miele e succo di melagrana con neve o ghiaccio. Arabi e persiani univano invece alla neve sciroppi di frutta, creando dei gustosi sharbet da cui discende il nostro sorbetto. Gli arabi trasmisero l'arte del confezionare il sorbetto ai siciliani, che ne furono poi i diffusori nel mondo. Ora il gelato viene reinventato a Bergamo grazie a AgriAll, gelateria artigianale già nota a Grassobbio, dove grazie al passaparola ha attirato parecchi palati golosi dalla provincia e oltre. Grazie all’apertura del nuovo locale, AgriAll porta il meglio della sua produzione nel centro cittadino. È una gelateria artigianale unica, che utilizza esclusivamente materie prime

naturali, senza grassi vegetali e idrogenati; produce nel proprio laboratorio, assicurando alla clientela un prodotto di massima genuinità. La sua forza è il ricorso a una filiera cortissima, a chilometri zero, come si usa dire oggi, valorizzando il meglio della produzione sul territorio per dar vita a un prodotto cremoso e di altissima qualità. In altre parole «speciale», perché prodotto con il latte vero delle mucche. Per concludere, potremmo tranquillamente affermare che il detto «ormai non ci sono più le stagioni» vale proprio per il gelato di qualità come quello di AgriAll. Che, se nella stagione calda rinfresca il palato, nella stagione fredda riscalda… il senso del gusto.

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Inter vista

Il maestro Bruno Santori

Come si fa a gestire 45 professori d’orchestra con i movimenti di una sola bacchetta?  Direttore stabile ed artistico dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, a cui sono affidate le scelte artistiche

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n c o n t ro Br u n o Sa n t o r i l’ i n d o mani dell’inaugurazione delle Cartiere Pigna,  evento che ha avuto come ospite d’onore l’Orchestra Sinfonica di Sanremo da lui diretta.  « È l a p r i m a v o l t a c h e l’ o r c h e s t r a par t e ci pa a d un evento pr iva to , e d e v o d i r e c h e h a r i s c o s s o u n’ a c coglienza molto importante». Maestro, da quanto tempo dirige questa orchestra? «Questo è il terzo anno, e sono anche a scadenza di mandato, non so ancora se la mia esperienza come direttore stabile e artistico avrà seguito rinnovando per ulteriori tre anni, comunque è stata ed è un’esperienza veramente molto importante e gratificante e che mi ha dato molto sia in termini artistici che umani».

Ogni maestro lascia la sua impronta, lei cosa lascia? Lascerò di certo un ulteriore approfondimento nella programmazione della stagione concertistica e sinfonica, che non vuol dire solamente un ampliamento del panorama musicale, ma anche un nuovo atteggiamento dell'orchestra e di tutto lo staff dirigenziale della Fondazione, che oltre a programmare artisticamente e musicalmente il nostro organismo sinfonico ha appreso i termini della produzione dei grandi eventi, avendo collaborato con strutture di produzione come Rai, RTL e Radio Video Italia, finalizzando importanti eventi musicali televisivi e radiofonici. Cosa significa? «Io sono un musicista  classico che fa

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musica pop da sempre, e ho ritenuto di trasmettere questa mia caratteristica all’orchestra,che peraltro ha già questo come proprio questo DNA, che le viene da anni di Festival, portando i professori   ad  eseguire questa musica, che fino al mio arrivo era relegata solo al periodo del Festival, durante tutta la sua stagione sinfonica, costituendo inoltre il nuovo marchio"Sanremo Festival Orchestra" che è il marchio con il quale va al Festival. Come è stato accolto questo diversivo? «Devo dire che all'inizio un poco di diffidenza c'è stata ma poi addirittura,una volta comprese le potenzialità di questo ampliamento,il marchio "Sanremo Festival Orchestra"  di proprietà del Comune di San Remo, ci ha permesso di realizzare eventi e concerti con i più grandi artisti della musica pop italiana e ci permetterà a breve di poter andare

nel mondo a rappresentare quella musica per la quale il nostro paese è famoso e apprezzato in tutto il pianeta. L’evento dei trent'anni di Radio Video Italia a piazza del Duomo del 14 di Maggio è a testimonianza della potenza di questo progetto. Per lei non era una prima volta. «No, infatti nel 2007  partecipai al 25° sempre di Radio Video Italia con Omnia Symphony Orchestra, come direttore e arrangiatore»al Forum di Assago. Omnia Symphony Orchestra è nata da una sua idea. «E’ stato l’inizio del connubio delle due musiche. Nel 2005 insieme a  Beatrice Saottini, oggi presidente  dell'associazione,  abbiamo fondato questa orchestra  e fatto cantare  artisti di musica leggera e solisti di musica classica oltre a cantanti lirici di caratura internazionale.

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Come nasce la sua passione per il Pop? «A cinque anni ho  iniziato a studiare p i a n o f o r t e , c o n i l   m a e s t r o Si l v i o Marchesi. Mio padre ha seguito i primi anni della mia  carriera, anche perché ero talmente piccolo che avevo bisogno di questa figura vicina. In quel periodo fondammo  i Raminghetti, una band formata da quattro ragazzi giovanissimi. Abbiamo anche inciso tanti dischi. Lasciata questa band entrai nel gruppo Daniel Sentracruz Ensamble, incidemmo un disco che ebbe un notevole successo, “Soleado”, che ci rese famosi nel mondo permettendoci di vendere milioni di dischi. Perché lasciò la band? «A diciannove anni ho terminato questo mio percorso perché  volevo diplomarmi in conservatorio e continuare gli studi anche  come  direttore d’Or-

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chestra e compositore.  Ho conseguito il diploma di pianoforte sotto la guida del Maestro Paolo Bordoni,  poi sono partito per  Londra dove ho frequentato un corso di perfezionamento con il maestro Arnaldo Cohen. Però dentro di me la musica classica era sempre più predominante nel mio percorso artistico, ho studiato anche composizione con il maestro Sergio Rendine. Sognava di diventare direttore d’orchestra? «No, mi piaceva il pianoforte, poi causa un infiammazione al nervo mediano del braccio sinistro ho dovuto abbandonare per un lungo periodo ed è subentrata la direzione, un po’ alla volta mi sono appassionato ed ora faccio tutte e due le cose». Un po’ di storia del suo passato, lei è stato allievo del grande maestro Gianluigi Gelmetti. «Prima allievo e poi assistente, con lui ho avuto la possibilità di assistere ai concerti delle più grandi orchestre del mondo. Sono stato allievo anche del maestro Franco Ferrara:  dopo la sua scomparsa,  insieme alla moglie abbiamo fondato l’orchestra a lui intitolata. Altra cosa di cui vado fiero sono  le  Istituzioni Harmoniche (musica da camera) che un po’ alla volta, con l’inserimento di più elementi, divenne un orchestra sinfonica. Iniziammo una serie di concerti in Italia e all’estero». E arriviamo all’Orchestra Sinfonica di Sanremo. «Dopo aver fatto l’esperienza di direttore musicale al festival di Sanremo nel 2009, con Paolo Bonolis, sono stato interpellato dal sindaco della città perché voleva rilanciare questa orchestra. La cosa più ovvia era ricongiungere il più possibile l’orchestra al festival: sono dieci anni che i suoi professori collaborano in occasione della manifestazione canora e quindi mi sembra giusto dare questa continuità. Ma non dobbiamo scordare è un’orchestra

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ministeriale,(ICO) ha più di cento anni e fa capo a una fondazione, che fa musica classica. Per  rendere giustizia a questa nuova tipologia di musica bisognerebbe modificare il regolamento su come si può e si deve programmare. Esiste una sorta di punteggio  artistico, fatto dal ministero che riguarda solo la musica classica, noi dobbiamo far cambiare questo ordinamento, dobbiamo far capire che come territorialità abbiamo il diritto di essere considerati un’orchestra a statuto speciale» Non sembra cosa facile. «Infatti questa, se rimarrò, sarà la mia mission: far si che l’orchestra vada nel mondo a rappresentare la musica  pop italiana  attraverso questo brand, che è quello del  festival di Sanremo. È evidente che dovremo trovare accordi con gli organizzatori del festival perché noi abbiamo bisogno di avere visibilità, progettualità, abbiamo bisogno di aprirci sempre di più verso quegli organismi che producono musica pop, artisti, radio. Il festival non è solo musica italiana ma è anche musica internazionale. Abbiamo preparato un format che proporremo ad Hollywood, fare la musica italiana con la nostra orchestra con grandi attori americani che la canteranno, quindi diventando anche in qualche modo ambasciatori della musica pop italiana nel mondo». Crede di riuscire a portare a termine questo progetto? «Ho la fortuna e lo dico senza presunzione, di essere l’unico in  Italia che può unire le due musiche, non per assolute ed uniche capacità artistiche, ma per collocazione professionale, che mi vede occupare istituzionalmente incarichi artistici ad alto livello sia nella musica classica che nella pop. C’è la possibilità di imparare questa “specializzazione”? «In autunno terrò un Master a Brescia per la congiunzione di queste due

musiche, dove insegnerò come trattare la programmazione musicale, come elaborare e come arrangiare o riorchestrare tratti di musica pop verso la musica classica, per unirle. Chi sosteneva questo è stato  Luciano Pavarotti, un grande precursore di questa tipologia di espressione artistico musicale». Il direttore d'orchestra, come si prepara, come studia, come si esercita? «L’atleta allena i muscoli, il musicista la mente, deve continuamente tenere allenata  la concentrazione, provare, suonare, studiare una partitura significa leggerla e riprodurre la musica nella mente. La musica non è nelle orecchie, la musica non è un oggetto, la fonte è ben altra cosa, la fonte da cui noi traiamo una sensazione emette sensazioni, se la coglie il musicista è musica, se la coglie un pittore è un quadro, se la coglie un  letterato è un opera d’arte, se è un ricercatore sarà una molecola. Traiamo tutti da questa fonte che forse è Dio». È la prima volta che si dedica all’insegnamento? «Già presso il Conservatorio Donizetti di Bergamo tenni un corso per direttori d’orchestra e arrangiatori. A Bergamo fondai la scuola musicale Johannes Brahms, che ho diretto per due anni ma poi questa cambiò nome. Maestro, in questo momento particolare anche un orchestra risente della crisi? «Stiamo lavorando in grande difficoltà economica, e il rischio di chiusura non è stato ancora debellato: abbiamo ridotto i compensi e le ore di lavoro. L’orchestra sta lavorando in stato di solidarietà ma ho la fortuna di avere professori sensibili e sensibilizzati, fiduciosi in questo progetto e quindi disponibili più di quanto si possa immaginare. Certo è che ci sono delle leggi da rispettare e nessuno di noi ha intenzione di prevaricare».

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Inter vista

Panestetic & Smartbeauty,l’estetica on-line

L’azienda di Ciserano lancia il primo portale di web booking last minute della bellezza per chi ama essere sempre perfetta e spendere poco: www.smartbeauty.it

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i a d a Za m b e l l i , l a u re a t a i n economia e commercio, è bergamasca ma vive a Milano. E ama la metropoli più affascinante del globo, New York, dove giustamente spesso torna. Figlia di Elio e Loredana, titolari della Panestetic, ha scelto di rimanere a Ciserano, ossia in azienda. Giada, che cosa ti ha trattenuto a Ciserano? «È stata la passione dei miei genitori verso questa azienda, verso questo lavoro, che ha fatto nascere in me la voglia e il desiderio di provare quelle stesse sensazioni. Ed è stato così. Crescendo, negli anni è cresciuta molto anche la mia competenza. Poi è un bel settore, piacevole soprattutto per una donna, ed essendoci cresciuta, questa azienda fa parte della mia famiglia, della mia vita, e staccarmi da questa realtà significhe-

rebbe togliermi una parte che ho sempre sentito mia». Di che cosa ti occupi in azienda? «Della direzione commerciale, Italia ed estero, che vuol dire seguire i nostri agenti, i nostri distributori. E naturalmente la distribuzione dei nostri prodotti in Italia e all’estero». Hai lanciato Smartbeauty, di che cosa si tratta? «È stata un’idea nata vedendo e seguendo le esigenze del mercato italiano nel settore estetico, dove mi rendevo conto che c’era la necessità di dare un supporto alle estetiste per aiutarle nella promozione. Questo servizio negli Stati Uniti c’è da parecchio tempo, io la prima volta ne ho usufruito per prenotare un ristorante a New York, in occasione di una festa per i miei genitori. Stando tranquillamente a casa avevo a disposizione

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Di: Emanuela Lanfranco

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un servizio on line che mi dava tutte le informazioni per scegliere il meglio dei ristoranti: tipo di locale, dalla trattoria alle tre stelle, prezzi, menù, distanza. E così mi è venuta l’idea: perché non dare lo stesso servizio alle nostre estetiste? E di conseguenza alle clienti delle estetiste». In che modo? «L’estetista è una grande professionista, ma non è un’azienda commerciale, è molto più tecnica e pratica. Invece la nostra forza aziendale è quella di avere una grossa conoscenza a livello commerciale e di marketing del settore, caratteristica che ci permette di dare degli input importanti alle estetiste per sapere come promuoversi. Per quanto riguarda la cliente spesso, per mancanza di tempo oppure perché troppo distante dal centro estetico, deve rinunciare a una seduta. Ecco come la Smartbeauty può soddisfare entrambe. Da settembre dello scorso anno abbiamo inaugurato infatti questo portale di web booking dedicato alla bellezza e all’estetica, che offre un servizio di prenotazioni in grado di ottimizzare i tempi, i modi e, perché no, i prezzi».

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Che servizi estetici offre? «Tutti: manicure, pedicure, depilazione, massaggi, trattamenti corpo e viso, etc., garantendo un servizio non svenduto, ma con professionalità e tempi sicuri, ed effettuato con prodotti e tecnologie all’avanguardia. L’estetista che si inserisce in questo circuito ha la possibilità di effettuare anche delle promozioni: se sa che in certe fasce orarie la clientela è scarsa, invece di avere libere delle cabine, perché non offrire dei servizi a prezzo inferiore? La cliente che sa di questo servizio Smarbeauty può scegliere da casa dove andare, spesso non sa di avere un centro estetico vicino e che tipo di trattamento vuole fare, e una volta prenotato concorda con l’estetista il giorno del trattamento. Non deve nessun pagamento anticipato, salderà direttamente all’estetista». Panestetic che ruolo ha in questo servizio? «Fa da mediazione tra estetista e cliente, gestisce le inserzioni dei centri estetici nel sito. Il centro estetico inserisce il numero di proposte che vuole, e le nostre operatrici danno delle direttive per consigliare il prezzo corrente secondo il mercato, lo sconto

corretto da effettuare. Noi aiutiamo nel promuovere i servizi attraverso la comunicazione». Ci sono dei costi per aderire? Quanto deve pagare un’estetista per inserire nel sito le sue promozioni? «Il centro estetico paga una quota di 50 euro al mese, per un anno e per un numero illimitato di promozioni e di inserzioni. In un momento come questo di crisi generale, è un modo per aiutare chi non vuole fare grossi investimenti pubblicitari. A tutte le persone che prenotano il servizio, in automatico viene spedita una mail di conferma, spedita anche al centro estetico e a noi in modo tale d’avere uno storico dell’andamento e allo stesso tempo un controllo del buon funzionamento del centro estetico. Il cliente pagherà direttamente al centro estetico, noi non abbiamo nessuna tariffa sui trattamenti, nessuna percentuale». Quanti sono attualmente i centri estetici iscritti? «Ad oggi ottantadue. Ho avuto un ottimo riscontro a Milano, Bergamo è un po’ più problematica, c’è ancora il timore di questa

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nuova tipologia di servizi, soprattutto per chi non conosce ancora bene la realtà informatica, si preferisce stare alla finestra e vedere cosa succede invece di affrontare la novità». La visibilità del vostro sito a che quota è arrivata? «Abbiamo raggiunto più di 25 mila visite nel sito e tante clienti si sono registrate in tante zone dove non c’è a disposizione un centro estetico». Soddisfatta dei risultati? «Molto, mi sono confrontata con esperti in marketing e hanno trovato che Smartbeauty è quasi troppo innovativa: siamo in continua evoluzione per modificare il sito e il servizio perché vogliamo sempre dare la soddisfazione più alta sia all’estetista che a chi si prenota. Parlando con i nostri distributori esteri abbiamo raccolto un largo consenso, e in previsione non è escluso che il progetto possa essere esportato in altri Paesi». Mi vuoi parlare tu di Panestetic? «Parlare di Panestic significa parlare innanzitutto di mio padre Elio, persona lungimirante, con spirito imprenditoriale che invidio. Credo sia difficile trovare una persona che abbia una passione e una carica costante. L’energia che aveva altissima all’inizio gli è rimasta, e la passione che ha per il suo lavoro la vedi dagli occhi che gli si illuminano quando ne parla. Questa azienda è la sua vita. È partito da un ufficio piccolo che man mano è cresciuto, fino a tre anni fa quando è stata inaugurata questa sede. Dalla distribuzione dei prodotti estetici, nel corso degli anni è arrivato alla produzione di tecnologie per estetica con una rete di distribuzione nazionale e estera. Questa è l’anima della Panestic. E della mia famiglia, perché anche mia mamma Loredana da sempre affianca mio papà in azienda, come amministratore». Da quanti anni collabori, possiamo ben dirlo, alla crescita di Panestetic? «Ho iniziato quando frequentavo l’università, poi piano piano mi sono conquistata prima la fiducia dei miei genitori, poi iniziando ad avere rapporti con il mercato - anche il mio spazio».

SCHEDA - Panestetic (cert. ISO 9001:2008) Nata nel 1984, oggi è una realtà in forte espansione, leader nel campo dell’estetica. Si distingue per gli investimenti fatti per offrire dei servizi sempre all’avanguardia. Ciò che fa grande quest’azienda è l’accompagnare il cliente dall’inizio alla fine del percorso. La formula “chiavi in mano” è il fulcro del successo dell’azienda, ossia assicurare al cliente qualsiasi forma di soluzione sia a livello tecnico-progettuale che gestionale. Panestetic crea ed esporta in tutto il mondo apparecchiature per la cura del viso e del corpo realizzate attraverso studi e ricerche autorevoli, per rispondere in modo serio ed affidabile alle esigenze dei clienti: • BRF: biostimolazione, radio frequenza resistiva, radio frequenza capacitiva, elettroporazione per combattere l’invecchiamento dei tessuti; • Eosonic: ultrasuoni, infrarossi, elettrostimolatori, cromoterapia per combattere adipe e cellulite in modo efficace e duraturo; • Ultrasonic cavitation system: ultrasuoni, infrarossi, cromoterapia e lipodrenaggio per combattere cellulite, ritenzione e adipe; • Isosonic: ideale per il trattamento profondo di cellulite, gonfiori e problemi di circolazione; • Linfopress: pressoterapia con marsupio di gambali a settori separati e con programmi combinabili e personalizzabili per ogni cliente; •Ksenon: luce pulsata per fotodepilazione e foto ringiovanimento; • Vitaskin: per pulizia, peeling e rassodamento del viso con spatola ad ultrasuoni; • Master Beauty Analyzer: analizzatore corporeo comprensivo di stampante e diagnosi della pelle e del fototipo. Tutti i macchinari sono forniti di certificazione di conformità secondo le direttive europee, manuale d’uso, corso di formazione per l’utilizzatore, materiale promozionale e di marketing: brochure, volantini di invito alla prova, poster e cartelli vetrina, murales da affissione. Panestetic ha inoltre una visione globale del mercato, che le permette di identificare, importare e distribuire su tutto il territorio nazionale le tecnologie più avanzate in campo estetico. La società è strutturata per fornire con la massima efficienza un alto grado di qualità produttiva: i vari reparti assicurano un efficace, affidabile e rapido supporto al cliente e al personale tecnico sul campo; un’avanzata rete informatica consente la gestione globale di tutto il processo; il magazzino interno è concepito per rispondere tempestivamente alle richieste post-vendita. Panestetic offre corsi di perfezionamento ed approfondimento sulle maggiori discipline del settore: un’équipe interna di professionisti e collaboratori specializzati (medici, osteopati, fisioterapisti) permette l’organizzazione continua di corsi di formazione. L’adozione di un prodotto o di un macchinario viene accompagnata dal supporto e dal know-how necessario ad ottimizzare e sfruttare al meglio la scelta del cliente. Tecnici dell’azienda sono sempre a disposizione per informazioni, consigli, suggerimenti, approfondimenti e giornate aperte. Ma non è sufficiente possedere moderne e professionali apparecchiature per realizzare un centro all’avanguardia, funzionale e di successo. Elementi necessari sono una corretta gestione e la corretta costruzione dell’immagine. Per raggiungere questi obiettivi Panestetic collabora pienamente coi propri clienti, supportandoli fino al raggiungimento della piena autonomia. Panestetic offre una linea completa di prodotti cosmetici in abbinamento alle proprie apparecchiature: appositamente studiati per l’uso sinergico, moltiplicano l’efficacia dei trattamenti potenziandone l’effetto. Inoltre distribuisce cosmetici selezionati tra le migliori marche per la cura e il benessere di viso e corpo. Fra i partners storici figura Bioline, azienda leader nella cosmetica professionale. Per informazioni: www.panestetic.it

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Bracca verso un’eccellenza sostenibile

Il gruppo festeggia i 105 anni della sua fondazione. Presentata la prima acqua al mondo senza imballaggio e i risultati raggiunti negli ultimi 4 anni con le vendite aumentate di oltre 67 punti percentuali

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iente più plastica per tenere unite le confezioni delle bottiglie d’acqua. Sono sufficienti due fili dal peso di tre grammi, uno orizzontale per tenere unite le bottiglie e uno verticale per il trasporto, per creare un imballo quasi invisibile, ma comodo, efficace ed ecologico. È la rivoluzione lanciata sul mercato dal Gruppo Bracca - Pineta Acque Minerali, con due dei suoi cinque brand, Acqua Pineta e Acqua Presolana Unes, che diventano i primi marchi al mondo ad utilizzare il fardello invisibile. La novità è stata presentata ufficialmente nel corso della convention “L’eccellenza ecosostenibile”, organizzata a Bergamo dal Gruppo Bracca - Pineta in occasione del 105° anniversario della sua fondazione, con l’obiettivo di fare il punto sull’anda-

mento del mercato delle acque minerali in Italia e sullo straordinario sviluppo che ha contraddistinto l’azienda negli ultimi anni, dando allo stesso tempo a più di 400 ospiti la possibilità di conoscere e apprezzare il patrimonio artistico, storico, culturale ed enogastronomico del territorio bergamasco. Il fardello invisibile, va ad affiancare quello tradizionale (imballo in pellicola di plastica termoretraibile), con moltissimi vantaggi sia per l’ambiente, sia per il consumatore. Con il nuovo sistema, infatti, il consumo di energia necessaria per il confezionamento si riduce del 12,4% e la quantità di plastica da smaltire del 14,8%. Il peso della plastica dell’imballo totale, comprensivo delle bottiglie, è ridotto del 14%, valore che sale al 90% se si considera esclusivamente l’involucro esterno.

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A cura della redazione

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Mountain bike: in sella fin da piccoli

Stefano Gherardi, presidente della Scuola MTB di San Paolo d’Argon. «I bambini non devono pagare niente: l’abbigliamento lo forniamo noi e anche l’iscrizione per il cartellino è a carico della società»

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ungo i sentieri, in mezzo ai boschi o attraverso i pascoli, dondolati da dolci saliscendi o giù per discese adrenaliniche. La mountain bike è studiata per il ciclismo fuoristrada. Per percorsi su terreni ripidi, sconnessi, spesso con acqua e sassi, strade sterrate e sentieri. A contatto con la natura, tra emozioni e avventura. Anche se poi la si usa anche sull’asfalto, ovvio. Nata alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti - e dove sennò? - prendendo spunto da una bici da lavoro utilizzata negli anni Trenta, oggi nei modelli di punta sfoggia leghe leggere, strutture ammortizzate e freni a disco. E tantissimi appassionati, specialmente in una terra devota al pedale qual è la Bergamasca. Ma le passioni, si sa, è meglio coltivarle fin da piccoli. Ed è l’amore per la disciplina e il desiderio di instillarle

nelle nuove generazioni che ha portato nove anni fa Stefano Gherardi a fondare la Scuola MTB di San Paolo d’Argon, della quale oggi è presidente. Come è nata l’idea di aprire la scuola? «In virtù della mia esigenza di avere nuovi stimoli legati alla mountain bike, con cui corro da vent’anni. Ho anche militato in una società di San Paolo d’Argon attiva a livello agonistico». Ha fatto tutto da solo? «L’idea in realtà è venuta a Giancarlo Pezzotta (direttore sportivo della scuola, ndr). È lui che aveva da un po’ in testa il pallino di aprire una scuola per bambini. La sua proposta mi ha subito conquistato: è bello lavorare con i giovani. Abbiamo unito le nostre forze perché la nuova realtà

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Di Fabio Cuminetti

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fosse economicamente indipendente, con una sua partita Iva». Non sarà stato facile. «All’inizio effettivamente abbiamo fatto fatica: per creare quello che chiamiamo lo “zoccolo duro” dei bambini ci è voluto un po’ di tempo. I nostri sforzi sono stati premiati e oggi ne abbiamo trenta; rientrano nei Giovanissimi, con età da 7 a 12 anni. Oltre a loro ci sono 15 “adulti”, da 13 a 18 anni, appartenenti alle categorie Esordienti, Allievi e Junior». Ma in due non si va molto lontano… «Infatti abbiamo dato vita a un gruppo di adulti, in totale una quindicina, per gestire la struttura. Molti di loro hanno anche fatto il corso da istruttori. Del resto tra i Giovanissimi ogni anno di differenza significa diversa forza di pedalata, quindi abbiamo bisogno di due-tre adulti ogni volta che portiamo i bambini in allenamento». Quanti allenatori ci sono nella scuola? «Oltre a me – non faccio solo il presidente – ce ne sono tre: il primo allenatore, che prepara le tabelle e porta i ragazzi a fare le gare, più due di supporto che aiutano a compensare le eventuali mancanze». Si tratta di volontariato, immagino. «Esatto, nessuno viene retribuito. Lo facciamo per passione». E i ragazzi devono pagare qualcosa? «No, questa è una cosa importante. I bambini non devono pagare niente: l’abbigliamento lo forniamo noi e anche l’iscrizione per il cartellino è a carico della società. Così come la visita medica. Le gare sono gratuite per i Giovanissimi e abbiamo anche a disposizione una decina di biciclette per non costringere, al primo anno di prova, i genitori a investire sull’acquisto del mezzo. Dagli Esordienti in poi le cose diventano un po’ più impegnative: conti che abbiamo quattro ragazzi che gareggiano a livello nazionale e devono affrontare trasferte notevoli. Paghiamo noi anche in questo caso, grazie all’aiuto di alcuni sponsor».

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Quanto costa una mountain bike di qualità? «Si va in media dai 3 ai 5 mila euro. Tra l’altro negli ultimi anni le biciclette sono “dimagrite” in modo massiccio: una volta pesavano 12 chili, oggi quelle in carbonio si aggirano sui 9». Un bilancio dopo questi nove anni. «Beh, oggi siamo leader a livello provin-

ciale, togliendo la Bianchi che comunque è una squadra di selezionatori: vinciamo molte delle gare che si svolgono nella Bergamasca. E lo scorso 25 aprile nella prova unica regionale due dei nostri ragazzi hanno portato via la maglia. Con noi c’è poi un altro giovane molto forte, ma è ucraino: lo fanno correre, vince le singole gare ma non gli possono dare la maglia. A livello nazionale invece non può proprio correre».

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Quanto conta il talento? «Tantissimo. L’impegno è importante, ma a quell’età hanno in testa talmente tante cose che da solo non basta. Poi ci vogliono dei genitori capaci di motivarli: facciamo delle riunioni con loro, perché vogliamo che i ragazzi vadano bene a scuola, e vediamo che quando la famiglia li segue con passione i risultati sono migliori». La vostra esperienza è una boccata d’aria fresca: non esiste solo il calcio. Avete notato una crescita d’interesse per la vostra disciplina negli ultimi anni? «Sono aumentate le presenze dei ragazzi, anche perché è stato creato un circuito per farli correre, ed è aumentata l’attenzione nei nostri confronti della federazione del ciclismo su strada, dalla quale dipendiamo. Soldi non ne arrivano, ma a tutte le gare sono presenti gli organi federali, anche perché possono correre solo i tesserati. Rimane un problema di fondo: il nostro è uno sport ibrido, non c’è un futuro professionale, nel senso che non ci sono squadre professionistiche a cui possono accedere in futuro questi ragazzi. Chi si mantiene solo con l’attività agonistica e fa le gare di Coppa del Mondo, in questa disciplina, si muove autonomamente, con i propri sponsor. Del resto i soldi che girano sono sempre meno: anche su strada hanno accorpato delle società per problemi di liquidità». Ci sarà qualche ciclista “classico” che fa il grande salto. «Ci sono alcuni esempi. Come Celestino: fino a 4-5 anni fa ha corso come professionista su strada e ora è passato alla mountain bike. È successo più volte anche l’inverso, e ad altissimi livelli. Penso a Cadel Evans, che in Mtb ha vinto tutto, anche la Coppa del Mondo. Poi, a 24-25 anni, per guadagnare un po’ è passato alla strada con grande successo: l’anno scorso ha trionfato al Tour de France». Ci parli dei percorsi. «C’è il cross-country, breve e prevalentemente sullo sterrato: si compiono

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più giri su uno stesso circuito, di solito. Poi per i Master ci sono le gran fondo, lunghe anche cento chilometri. La differenza rispetto al ciclismo su strada è netta: la mountain bike è uno sport tutto individuale, non ci sono gregari e giochi di squadra. La selezione è talmente

veloce che bisogna “viaggiare” per conto proprio». Lei corre ancora? «Certamente. Un po’ per passione, un po’ per restare in forma, un po’ per seguire i ragazzi, continuo a farlo. Con grande spirito sportivo».

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Al Km Zero, qualità artigiana in cucina

Il ristorante propone piatti caratteristici bergamaschi rivisitati dalla cuoca Nora. I cibi sono prodotti con materie prime che provengono da piccole realtà del territorio

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iscopriamo la nostra Valle Seriana e gli angoli quieti e immersi nel verde, come Burro, frazione di Alzano Lombardo, dove sorge un piccolo Ristorante caratteristico già dal suo nome “Al Km Zero”. Il ristorante propone piatti caratteristici bergamaschi rivisitati dalla cuoca Nora, che godendo di una fantastica vista sulla pianura bergamasca si diletta in primi di pasta fresca come foiade al grano saraceno e gnocchi di farina ai 5 cereali, torte salate e dolci al cucchiaio o friabili crostate con frutta fresca di stagione e non dimentichiamo il fumante e gustoso pane di ogni fine settimana. I cibi sono prodotti con materie prime che provengono da piccole realtà artigianali nella provincia bergamasca, come i formaggi caprini – Azienda Le Galose e

i formaggi bufalini – Azienda Quattro Portoni che provengono da Cologno al Serio e le farine da Martinengo – Azienda Salera, Aziende lavorano con qualità e serietà. Per il periodo estivo la cuoca consiglia piatti leggeri come gnocchi ai 5 cereali con vellutata di zucchine, minestrone estivo servito tiepido, insalatone di verdura con carpaccio di lonza marinata, o piatti a base di salumi e formaggi e come consueto la classica polenta che non può mai mancare ….. eccovi una piccola ricetta per una serata calda : Verdure a vostra scelta da tagliare crude a tocchetti piccoli, far bollire riso o misto 5 cereali e far raffreddare, unire verdure e riso e condire con una citronette. Ecco fatto, un piatto leggero, nutriente e veloce ! e Buon appetito. Il ristorante è collocato in un’ottima posizione a pochi minuti dalla città.

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E’ circondato da boschi e luoghi d’incanto come il Borgo medioevale di Olera, con case di pietra in un luogo di altri tempi, e i sentieri, il più importante La Filaressa che percorre da Busa (Nese) fino a Monte di Nese, che portanto in Salmezza, Canto Alto, Canto Basso, Monte Le Podona e oltre. Tutto questo rende Burro un luogo veramente caratteristico e rilassante dove potersi fermare e poter anche gustare sole e buon cibo. Il ristorante affaccia sulla pianura bergamasca con un’ampia terrazza attrezzata da tenda e tavoli per godere il sole di questi mesi estivi e di un ampio prato dove far divertire i vostri bambini e potersi crogiolare al sole. Il locale è suddiviso in due sale luminose comunicanti grazie a una scala interna. I clienti possono usufruire di un comodo parcheggio fronte ristorante.

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*Cucina di Chicco Cerea

Costiera Amalfitana Una meta straordinaria

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i andavo molto volentieri quando non era assurta ai livelli di notorietà gastronomica attuali, figuriamoci adesso che tutto il mondo ne parla per il movimento della sua ottima ristorazione. Sto parlando della costiera amalfitana, una meta straordinaria soprattutto in questo periodo, quando il caldo e la confusione dei mesi estivi non hanno preso il sopravvento sulla bellezza e la tranquillità di un luogo d’elezione. Ci sono stato, con famiglia, nei giorni immediatamente successivi alla Pasqua. Come sempre, trascinando anche i figli in un percorso che per fortuna anno dopo anno è sempre più gradito anche a loro, l’occasione è stata utile per far visita ad amici e colleghi. La prima tappa, accompagnati dal professor Giuseppe Di Dio che i occupa della prestigiosa Scuola di cucina di Maddaloni, è stata all’Hotel Royal di Mergellina. L’appetito incombeva così, dopo aver preso possesso delle stanze con meravigliosa vista sul golfo di Napoli, non potevamo mancare l’appuntamento con la pizza di Enzo Coccia, uno dei maestri del piatto simbolo della cucina partenopea (la pizzeria è La Notizia…). Pasta lievitata e tirata in maniera sublime, “pummarola” e mozzarella da sballo. Notte in assoluta leggerezza e via la mattina presto il giorno dopo per un tour della città e successivo trasferimento a Positano, meta l’Hotel San Pietro (a picco sul mare, spettacolare), splendidamente accolti da Vito Cinque. Dopo una pausa rilassante sospesi tra

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mare e cielo, ci siamo trasferiti per cena in quello che ad oggi rimane il miglior esempio di ospitalità gastronomica di alto livello di tutto il sud dell’Italia, il Don Alfonso della famiglia Iaccarino a sant’Agata sui due Golfi. Una famiglia al completo, un po’ come la nostra, dedita al culto dell’ospitalità: Livia ed Alfonso i genitori, Ernesto e Mario i figli,. Posto incantevole, cura dei dettagli (le ceramiche sono un plus straordinario), cucina di una freschezza assoluta (olio extravergine, verdure, frutta, animali da cortile, provengono dall’azienda agricola proprietà a Punta Campanella di fronte a Capri). A simbolo della loro cucina leggera e salutare, raffinatissima, prendo i “nudi” di ricotta in ristretto di cappone di mare con infusione di verbena odorosa, bucce di limone ed ortiche. L’indomani giornata altrettanto piena trascorsa a Ravello tra due a dir poco splendidi alberghi, Palazzo Sasso ed il Caruso con la sua piscina a sfioro che diventa un tutt’uno con il mare ed il cielo. A bordo di questa meraviglia abbiamo consumato il miglior aperitivo della nostra vita preparato dalla chef Mimmo Di Raffaele. Via quindi alla volta della di Cucina di Mamma Agata, un vero fenomeno nel suo genere con i corsi di cucina tradizionale che sono frequentati da gente che proviene da tutto il mondo (quando si assaggiano la pasta con pollo e peperoni si capisce il motivo di tanto successo). E la sera? A cena nella piccola baia di Vico Equense dal grande Gennaro Esposito, uno dei cuochi dell’ul-

tima generazione più quotati. Sotto (e dentro) la Torre del Saracino si gustano piatti di una cucina molto ben pensata ed eseguita, articolata, ricca di suggestioni ed abbinamenti centralissimi. Segnaliamo due piatti: il risotto al pomodoro cuore di bue con limone candito, calamaretti e provola affumicata; le ostriche alla pizzaiole, fagiolini e crema di fagioli di Controne all’anice. L’ultima giornata piena in costiera è iniziata con una visita all’hotel Cucumella di Sorrento, quindi con un aperitivo al Relais Blu di Marciano di Massa Lubrense, 11 camere tutte dotate di una vista mozzafiato sul golfo e le sue isole. Discesa sull’altro versante del promontorio per raggiungere l’ultima tappa tra i locali pluridecorato della costiera, la Taverna del Capitano a Marina del Cantone. La famiglia Caputo, Alfonso in cucina con la mamma e Mariella in sala, hanno trasformato la semplice locanda nel borgo di pescatori in un luogo d’accoglienza ed ospitalità di altissimo livello. Tra quelle provate durante il viaggio, la ccina di Alfonso è la più vicina al nostro gusto ed al nostro sentire, la più radicata (anche nella generosità dei sapori) al territorio. Che naturalmente qui vuol dire anche mare e per stare in tema segnaliamo le linguine ed alghe rosse con fegato e crudo di polpo, osso di seppia (grattugiato). Dopo una notte trascorsa in totale relax coccolati dal rumore del mare, il rientro a Bergamo con la voglia di ritornaci al più presto, su quella costiera d’incanto.

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BENESSERE E RELAX, TUTTO IN UNA STANZA Sarebbe comodo vivere a pochi passi dal mare per godere dei suoi benefici tutto l’anno, purtroppo però questo è un privilegio di pochi. Anche soggiornarvi per qualche giorno quando necessario richiede un dispendio di tempo oltre che denaro, di cui non sempre disponiamo. L’ultima novità nel campo del benessere si chiama AEROSAL ed è nata per riprodurre in ogni città lo stesso clima che si respira al mare o nelle miniere di sale.

MOLTI BENEFICI, SENZA FATICA

A MISURA DI BAMBINO

Aerosol è una piccola stanza che può ospitare sino a 4 persone, ricoperta interamente di sale: sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto. Per entrarvi non servono accorgimenti e neppure un abbigliamento specifico: si rimane vestiti, preferibilmente in modo comodo, e ci si rilassa, magari ascoltando musica o addirittura guardando un dvd. In una sola seduta di circa 30 minuti si gode degli stessi benefici di 3 gironi al mare.

AEROSAL si rivolge a tutte le fasce d’età, bambini compresi. Anche i più piccoli infatti, trovano giovamento dalle sedute in questa particolare stanza. A differenza di altri trattamenti che possono risultare poco piacevoli, AEROSAL rappresenta per loro un ambiente stimolante che ricorda la sabbia della spiaggia, in cui giocare liberamente, magari riguardando un cartone animato.

BERGAMO Via Corridoni, 28/g (complesso Esselunga) - medicinadelsale.bg@gmail.com - Tel. 035 342 660 ALBINO Viale Aldo Moro, 2/7 (complesso Nuovo Centro) - lamedicinadelsale@gmail.com - Tel. 035 760 017 CDMgiulug2012.indd 60

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mlle tri Ohe n-

*Il maggiordomo consiglia A cura della Associazione Italiana Maggiordomi Il vero Lusso moderno, quello di oggi, è il Tempo e come lo si utilizza al meglio. C’è chi ottimizza il proprio tempo con un’agenda che rincorre gli appuntamenti, uno dopo l’altro, per poi concedersi un paio d’ore di svago con gli amici o per la palestra. C’è chi decide di utilizzare il proprio Tempo per la crescita professionale e spesso dimentica Amici e Famiglia. Il Tempo per sé stessi è un lusso in assoluto e saperlo spendere al meglio lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi. Ogni mese regaleremo qualche buon consiglio legato al Buon Vivere, alle Buone Maniere ed al Galateo, un’Arte che sta un po’ scomparendo, e che cercheremo di rendere molto attuale. Per questo mese affronteremo un argomento che lascia sempre tutti stupiti quando lo si tocca, il Galateo dell’Accoglienza. Si possono accogliere ospiti noti, ospiti sconosciuti, ospiti talvolta scomodi, oppure inaspettati. Si possono accogliere presso la propria residenza, il proprio studio, all’interno del vostro negozio o atelier, anche in ufficio prima di una riunione. Ogni ospite vi ringrazierà per averlo accolto nel migliore dei modi e si ricorderà, si spera, la prossima volta che ricambierà l’Invito. Gli ospiti si ricevono di norma all’ingresso, o alla porta se si è a casa, li si saluta in modo cordiale con il Buon Giorno o Buona Sera, dipende dall’orario dell’incontro, e se non li si conosce, si attende che siano loro a presentarsi. Ricordatevi bene i loro nomi nel caso li doveste ripresentare dopo l’ingresso, ciò avviene sovente in un ufficio. Se invece sono clienti o ospiti del vostro negozio o atelier non dimenticate mai di salutarli al loro ingresso ed alla loro uscita, anche se non hanno acquistato nulla. Un consiglio personale: evitiamo il “Salve”, non perché poco corretto, ma forse un po’ poco attuale, e moderiamo il “Ciao” a meno che non si conosca l’ospite molto bene o questo non sia un bambino in visita. Partiamo dalla situazione più abituale, la casa. Quando si ricevono i propri ospiti si prendono in consegna anche giacche, giacconi, cappotti, capelli, ombrelli ed eventuali borse. Soprattutto se gli indumenti sono bagnati o si GIU-LUG 2012

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entra in un ambiente con un grande sbalzo di temperatura, immaginate nelle fredde serate invernali o quando fuori piove, la pratica della raccolta delle giacche deve essere rapida, quindi predisponete sempre un’area dove collezionare tutto ciò che i vs. ospiti si tolgono o vogliono lasciare in custodia. Evitate che eventuali animali domestici possano arrecare qualsivoglia danno a tali indumenti, borse, cappelli etc. Se un ospite porta con sé un regalo o un dolce, una bottiglia od un omaggio per la padrona di casa, questo sempre gradito, fate in modo di valorizzarlo e non lasciatelo nella cabina armadio o accanto all’attaccapanni, non sarebbe rispettoso. Se fate accomodare gli ospiti ad una tavola preparata per la cena ricordate che i padroni di casa si siedono normalmente uno di fronte all’altra, ad esempio ai due capi tavola, e l’ospite di maggior riguardo, il più anziano di età, o il più alto in carica in caso di cariche militari od ecclesiastiche, deve andare alla destra della padrona di casa, la sua signora accanto al padrone di casa. Il padrone di casa ha quindi alla sua destra l’invitata di più alto riguardo, la seconda alla sua sinistra. A questo punto la direttrice di tutto è la padrona di casa, è lei che detterà i tempi di tutta la cena, ma di questo parleremo con il Galateo della Tavola. Quando ci si accomiata da un ospite, lo si ringrazia, anche se questi non ha portato alcun dono od omaggio, se si lo si conosce o si è in confidenza si può silenziosamente domandare se è andato tutto bene e se la cena/appuntamento/colloquio è stato di suo gradimento. Il giorno successivo alla cena, ad un appuntamento per il the o dopo un incontro importante, è gradito ringraziare chi vi ha invitato o chi vi ha accolto al meglio. Con un bigliettino scritto a mano e fatto recapitare magari con un piccolo omaggio floreale o goloso (per una Signora, dopo una cena) o con la bottiglia di vino di cui si è parlato (per un Signore). A volte una piccola attenzione nel momento dell’accoglienza può fare la differenza, anche nel semplice saluto… e non dimentichiamo una buona stretta di mano, ma senza indossare i guanti!

Associazione Italiana Maggiordomi Elisa Dal Bosco, Presidente www.maggiordomi.it info@maggiordomi.it m. +39 3496187963 sede: via S.Pellico 8, 20121 Milano presso Seven Stars Galleria Area Bergamo Emanuela Lanfranco bergamo@maggiordomi.it c. +39 335 6073544 t. +39 035 232395 Sede: Via Cantalupa, 17 , Brusaporto (BG) presso Relais & Chateaux Da Vittorio

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ANGELO LORENZI

Theme Weddings and Events

Just Married!

Ideazione

eventiunici nozze

THEME WEDDINGS AND EVENTS

Progettazione e Realizzazione

in ogni dettaglio

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*Wedding di Angelo Lorenzi

E’ il tempo di… “Themed Wedding”!

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on la parola “tempo” inizia il mio racconto. Così inizia l’avventura di Andrea e Stefania. Un matrimonio può essere organizzato in mille modi diversi, tanti quante sono le coppie di sposi che hanno voglia di raccontarsi durante il Giorno delle proprie Nozze. C’è chi sogna una cerimonia classica, chi punta sull’ esclusività della location per un matrimonio che sappia colpire l’ospite più ricercato, chi si mette una (se non due!) mani sul cuore e non bada a spese per organizzare un ricevimento regale, come chi al contrario sceglie una soluzione più sobria e minimalista. Infine c’è chi, oltre a tutto questo, lascia libero sfogo alla propria fantasia. Ovviamente è questo il caso che preferisco. Chiaramente è così che Andrea e Stefania hanno dato vita al loro matrimonio. Come tutti coloro che bussano alla mia porta, inizialmente entrano con un pensiero vago di ciò che potrebbero realizzare per personalizzare il loro Giorno ed escono con mille idee che martellano in testa: nulla di pericoloso, purché non si tema un eccesso di stimoli! Organizzare un matrimonio non è nulla di complicato, nemmeno se il caso è quello di un “Themed Wedding”, ovvero di un evento a tema. In molti sognano di sposarsi su una spiaggia in riva al mare, oppure immersi in una romantica atmosfera medievale e con questo non parlo semplicemente di optare per un castello come il luogo ideale dove condurre il ricevimento, ma di inscenare un vero e proprio matrimonio d’epoca attraverso colori, suoni, atmosfere e tutto quando l’immaginazione può far concretizzare in progetto. Mi soffermo e mi interrogo. Serve davvero una carrozza trainata da cavalli bianchi per organizzare un matrimonio a tema? E’ necessario obbligare i propri ospiti ad un dress code rigoroso al quale attenersi? Perché un matrimonio sia tale non si può prescindere dal fatto che si svolga in un castello incantato? Nonostante tutti questi spunti possano consistere in un valido aiuto, personalmente ritengo che il modo più attuale GIU-LUG 2012

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per tematizzare il proprio evento non sia partendo dall’esterno e da quanto di originale il mondo possa oggi offrire, ma guardandosi interiormente. Ogni coppia di sposi è un universo a sé ed è fondamentale che il matrimonio rispecchi la personalità di chi lo vive: solo in questo modo le nozze sapranno rendere agli occhi di chi ne farà parte, l’essenza, lo stile ed il gusto di chi le ha così volute, trasformando ogni elemento in un mezzo di comunicazione meraviglioso ed in grado di rispecchiare i diversi soggetti, attraverso un allestimento che saprà essere romantico, minimalista, stravagante, elegante o nostalgico… Ed è la nostalgia dello scorso cinque maggio che mi riporta col pensiero ad Andrea e Stefania e ai loro sorrisi di gioia, che nemmeno la pioggia di quel giorno è riuscita ad offuscare. Il “tempo” è stata la parola magica da cui tutto è iniziato e intorno alla quale tutto è ruotato nel loro “Themed Wedding”. Fin dalle prime chiacchierate è emerso come “ il tempo” avesse sempre rappresentato una costante nel corso della loro storia d’amore: si sono incontrati per caso, ma nel momento adatto, ed infine in un lampo hanno scelto di “dire si” l’uno all’altra. Per questo

non sarebbe potuto mancare un orologio sulla facciata principale della location che insieme abbiamo scelto per il ricevimento, avvenuto nella splendida dimora di un’ altrettanto formidabile padrona di casa, Ilaria di Villa Sommi Picenardi. Sulla partecipazione di nozze delle lancette per ricordare agli invitati come il momento di Andrea e Stefania fosse ormai alle porte! E se vi dicessi che più di trenta orologi scandivano le ore sui diversi tavoli nel corso della cena placée? Lanterne ad olio per ricordare i vecchi tempi… Come centinaia di candele a simboleggiare la fiamma di un amore inesauribile. La piuma infine è stato l’ elemento chiave di Stefania, andando ad impreziosire in alcuni dettagli l’abito realizzato appositamente per lei dall’ atelier Aimée Montenapoleone. Infatti, mentre insieme facevamo progetti, mi confidò come, dal momento in cui ha incontrato Andrea, avesse vissuto le sue giornate con estrema spensieratezza. Lui le ha donato la leggerezza. Così le piume sono comparse all’interno del loro wedding danzando in punta di piedi con il resto dell’allestimento e a suon di rintocchi, quelli del cuore di una bellissima neo coppia di sposi!

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La sartoria è identità: parte dall’individuo e a lui ritorna.

Sartoria Arcaini Ab i t i e c a mi c e su mi sur a

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*Golf di Mario Ugo Pasini Professionista presso il Golf Club Parco dei Colli Bergamo

GLOSSARIO DEL GOLF Una delle domande ricorrenti che i golfisti mi pongono riguarda il perch. In questa disciplina sportiva tantissimi termini usati derivano direttamente dall'inglese. Con alcune semplici spiegazioni, vorrei chiarire a chi già gioca alcune "curiosità”, mentre a chi si deve ancora avvicinare a questa disciplina dare un'iniziale conoscenza del significato dei termini usati nel normale svolgimento del gioco, nell'apprendimento della tecnica e nell'applicazione delle regole. PAR: numero di colpi prestabilito per completare una buca; BIRDIE: quando si completa la buca con un colpo in meno del par; EAGLE: quando si completa la buca con due colpi in meno del par; ALBATROSS: quando si chiude la buca con tre colpi in meno del par; BOGEY: quando si completa la buca con un colpo in più del par; DOUBLE BOGEY: quando si completa la buca con due colpi in più del par; HOLE IN ONE: quando si effettua la buca in un solo colpo; MEDAL: formula di gioco a colpi in cui si sommano tutti i colpi effettuati in ogni singola buca; STABLEFORD: formula di gioco a buche in cui si sommano i punti realizzati in ogni singola buca; MATCH-PLAY: formula di gioco a buche in cui, due giocatori, giocano buca per buca uno contro l'altro, chi vince più buche vince il match; FOURSOME: formula di gioco a coppie per cui si decide in anticipo chi deve effettuare il primo colpo nelle buche dispari a chi nelle pari, procedendo un colpo ciascuno fino ad imbucare; GREENSOME: formula di gioco a coppie in cui entrambi i giocatori effettuano il primo

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colpo dalla partenza e scegliendo la palla migliore ci si alterna un colpo ciascuno fino ad imbucare; DRAW: effetto che si imprime alla palla, che la fa girare da destra a sinistra; FADE: effetto che si imprime alla palla, che la fa girare da sinistra a destra; PULL: colpo sbagliato che finisce a sinistra dell'obbiettivo; PUSH: colpo sbagliato che finisce a destra dell'obbiettivo; HOOK: colpo sbagliato che curva in volo verso sinistra; SLICE: colpo sbagliato che curva in volo verso destra; TOP: colpo sbagliato in cui la palla viene colpi dalla testa del bastone nella parte superiore; BACKSPIN: l'effetto impresso alla palla dall'impatto della faccia del bastone, attraverso i grooves; GROOVE: le scanalature sulla faccia del bastone; AIR SHOT: è il colpo a vuoto con l'intenzione di colpire la palla; PITCH-MARK: segno lasciato dall'impatto della palla sul green; DIVOT: il segno lasciato sul terreno dall'impatto del bastone; DIMPLES: le fossette sulla palla da golf; HANDICAP: il vantaggio di gioco del giocatore sul percorso; LIE: dove giace la palla sul terreno; LOFT: l'angolo di apertura della faccia del bastone; FLIER: un colpo partito eccezionalmente alto e lungo, non volontario; SOCKET: un colpo impattato sull'attacco shaft testa del bastone; FORE: la parola di avvertimento usata par avvisare altri giocatori dell'arrivo di una palla nelle loro vicinanze; GRIP: la parte in cui si impugna il bastone;

SHAFT: la canna del bastone; SCRATCH: indica il giocatore con un handicap 0; TEE TIME: l'orario di partenza; FAIRWAY: la zona rasata del percorso che va dall'area di partenza al green; ROUGH: zona non rasata ai lati del fairway; GREEN: la parte più rasata del percorso dove c'e la buca in cui è inserita l'asta; BUNKER: ostacolo di sabbia; PRO-SHOP: il negozio di golf all'interno del circolo; P R O - A M AT E U R S : g a r a a s q u a d r e , comprendente un professionista; CADDIE: colui che accompagna sul campo il giocatore portandogli la sacca; FORECADDIE: colui che controlla normalmente nelle buche cieche il volo della palla; DRIVE: il bastone più lungo che si usa solitamente per effettuare il colpo di partenza; PUTTER: il bastone che si usa sul green per colpire la palla e farla rotolare verso la buca; SAND :il bastone che si usa normalmente per uscire da un bunker vicino al green; TEE: supporto che si usa per sostenere la palla sull'area di partenza; DOGLEG: il disegno di una buca a gomito che gira a destra o a sinistra; DEMO DAY: una giornata adibita alla prova dei bastoni da golf; GREEN FEE: la tariffa di accesso al campo; SWING: il movimento da golf; OVERLAP: un modo di impugnare il bastone; INTERLOCK: un modo di impugnare il bastone; ADDRESS: la posizione del golfista davanti alla palla quando si appresta ad effettuare lo swing; STANCE: la posizione dei piedi prima di colpire la palla; Buon divertimento a tutti!

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*Motori a cura della redazione

Jaguar guarda al futuro Due nuovi motori a benzina Migliora la scelta per gli appassionati del Giaguaro con il 3.0 litri V6 sovralimentato e il 2.0 litri I4 Turbo Jaguar amplia la propria offerta nei principali mercati mondiali introducendo due nuove unità alla sua gamma per migliorare la scelta del cliente: il motore 3.0 litri V6 sovralimentato e il 2.0 litri I4 Turbo, entrambi a benzina. Adrian Hallmark, global brand director Jaguar, ha detto: «Jaguar ha, attualmente, la sua più forte gamma di prodotti da diversi decenni. La nostra continua crescita dipende da due fattori: attivare la consapevolezza del marchio e ampliare la nostra gamma per consentirci di arrivare a nuovi clienti nei mercati attuali ed in quelli emergenti. L’introduzione di questi due nuovi motori a benzina a induzione forzata è parte integrante di questo ambizioso progetto». Il motore 3.0 V6 S/C a benzina è stato sviluppato dall’esperto team Powertrain di Jaguar sulla base dell’attuale, affermato motore 5.0 litri V8, il motore in lega che ha ricevuto consensi da tutto il mondo nelle sue applicazioni dalle berline a passo lungo sino alle convertibili da 300 km/h. Il 3.0 V6 S/C condivide molte delle tecnologie chiave del V8 a iniezione diretta, a fasatura variabile e la costruzione in alluminio, offrendo livelli di raffinatezza e guidabilità comparabili alla

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versione aspirata del motore V8, ma con una maggiore potenza specifica ed efficienza grazie alla tecnologia della sovralimentazione. Nella versione da 340CV/450Nm, il motore 3.0 V6 S/C offre prestazioni fluide, senza soluzione di continuità, ideali per una berlina Jaguar, mentre la versione da 380Cv/460Nm offre quelle emozioni e quei brividi che ci si aspetterebbe dalla F-Type, la prossima imminente nuova vettura sportiva Jaguar. In entrambe le versioni, il motore 3.0 V6 S/C offre livelli di prestazioni corrispondenti a motori molto più grandi, mantenendo consumi ed emissioni ridotte. Il motore a benzina turbo I4 2.0 litri utilizza una serie di tecnologie allo stato dell’arte per l’erogazione della potenza che tradiscono le sue dimensioni, e verrà installato su XF e XJ con un in orientamento nord-sud. Eroga 240 Cv e 340 Nm grazie all’utilizzo di tre principali inno-

vazioni: il turbocompressore ad inerzia ridotta, l’iniezione diretta e la fasatura variabile degli alberi a camme d’aspirazione e di scarico. Ron Lee, group chief engineer Powertrain Jaguar, dice: «Sia il motore 3.0 V6 S/C, sia il 2.0 I4 Ti fanno un uso intelligente della tecnologia ad induzione forzata per erogare una potenza d’uscita specifica in modo altamente efficiente, offrendo, allo stesso tempo, l’irresistibile combinazione di flessibilità, raffinatezza e appagamento del guidatore che sono attributi integranti di tutti i motori Jaguar». Entrambi i motori saranno equipaggiati con il cambio automatico ad otto rapporti, introdotto sui modelli Jaguar 2012, che offre un'ampiezza di rapporti per una combinazione perfettamente equilibrata tra cambi marcia lisci, riduzione dei consumi e controllo del guidatore. Il 3.0 V6 S/C sarà disponibile anche con sistema intelligente Jaguar stop/start.

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*Arte Giacinto Di Pietrantonio Direttore Gamec- Bergamo con Giuseppe di Sislej Xhafa

La Buona Novella

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opo la relazione arte e cinema in questo numero ci occupiamo di quella tra arte e fumetto, tenendo, però, ben presente che tutte queste forme espressive sono arte, ma se nella forma di cinema di cui ci siamo occupati la volta scorsa il tentativo era quello degli artisti visivi di farsi registi di film per il cinema, nel caso degli artisti disegnatori e scrittori di fumetti la relazione è quella istituita con le arti visive vere e proprie e la letteratura. Ce ne occupiamo, perché negli ultimi mesi importanti istituzioni hanno riservato ad alcuni dei maggiori protagonisti di questa forma d’arte importanti mostre, penso a quella dedicata a Art Spiegelmal dal Centre Pompidou e contemporaneamente a quella di Robert Crumb dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e alla più recente mostra di Igort alla Triennale di Milano. In realtà di questo ultimo si erano già viste sue opere in una mostra a lui dedicata durante e nell’ambito il Bergamo Film Meeting presso i locali della Porta Sant’Agostino. Ancoro più disegnatori di fumetto con qualità artistiche e narrative molto forti sono stati esposti nella sezione della mostra Il Grande Gioco tenutasi alla GAMeC nel 2009. Ma tornando ai tre sopracitati possiamo

ben dire che sono tra i maggiori rappresentanti della graphic novel in cui il fumetto non viene più impiegato come mezzo espressivo per storie d’avventura come ad esempio con Corto Maltese di Pratt, o supereroi tipico della Marvel Comics con i vari Uomo ragno, Iron Man, Capitan America, Thor e via discorrendo, ma per trattare questioni concrete e non rinviabili della condizione umana. Non aggiungiamo nulla di nuovo ricordando l’opera graphic novel Maus che è valso addirittura il Premio Pulitzer al suo autore di Art Spiegelman. Dall’altra parte Igort ha sviluppato ulteriormente i suoi interessi, prima con Quaderni Ucraini e poi con Quaderni Russi, Mondadori, verso l’est Europa, dandoci delle pagine intense sulla condizione dell’Unione Sovietica e del suo crollo. Se Spiegelman aveva concentrato l’interesse sulla Shoah, una graphic novel che a mio avviso ispirò anche Cattelan, Gioni e Subotnick curatori della IV Biennale di Berlino che non a caso la intitolarono Di Uomini e Topi, dove la tecnica del disegno ebbe una notevole presenza. Igort, invece, guarda ai gulag siberiani e alla condizione di insicurezza sociale e politica attuale di Ucraina, Russia, Cecenia,..., dove la libertà della vita e libertà d’espressione,

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essere e sopravvivenza sono continuamente a rischio come dimostrato nei Quaderni Russi dedicati a raccontare e analizzare la questione tramite il racconto dell’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja. Robert Crumb, invece fa parte della cultura underground americana di quella che si è sviluppata a partire dagli anni sessanta a San Francisco che si accompagnava e/o sorgeva nell’ambito del movimento hippies, della nuova cultura musicale e di vita e delle promesse del futuro che questa esprimeva, insomma il lato contestatore della cultura pop. Crumb, infatti, con un segno corrosivo si occupa di questioni relative alla libertà, al razzismo, alle nuove identità, fino a cimentarsi con uno dei più grandi racconti dell’umanità con la sua opera Genesi che il racconto della Bibbia. Tutte buone novelle da leggere e da vedere.

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*Spiritualità Don Ezio Bolis Direttore fondazione Papa Giovanni XXIII

Se il tempo libero diventa tempo perso…

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’uomo d’oggi ha inventato il tempo libero, ma sembra aver dimenticato la festa. Per esempio, viviamo il fine settimana come un intervallo tra due fatiche, una semplice interruzione del lavoro, uno “staccare la spina” estraniandosi da tutto e da tutti. Oppure lo riempiamo di qualsiasi cosa che possa aiutarci a dimenticare per un attimo la vita quotidiana con le sue fatiche e i suoi ritmi forsennati. Anche in famiglia, soprattutto quando ci sono figli adolescenti e giovani, si fatica a trovare un momento domestico di serenità e di vicinanza. Il tempo libero si riduce a una dimensione privata, a un giorno “mobile” che, dovendo adattarsi alle esigenze del lavoro e della sua organizzazione, si sgancia sempre più dal tempo della festa e quindi non può diventare un momento “fisso” di incontro con gli altri. Ma l’uomo non può rinunciare alla festa, non può rassegnarsi all’idea di riposare solo per ritornare al lavoro. La persona e la famiglia possono crescere soltanto dove c’è lavoro e insieme anche il tempo di respirare con un riposo inteso come occasione di recupero e di sviluppo di forze fisiche e spirituali. Occorre un tempo per raccontarsi e condividere le cose vissute, per manifestarsi l’affetto, per mangiare, giocare, pregare e stare

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insieme con gioia e serenità. Non basta il tempo libero: abbiamo bisogno di festa, di domenica! La domenica non è solo un intervallo da riempire con eventi concitati o esperienze stravaganti, ma è il giorno del riposo che facilita i rapporti, fa riscoprire il gusto dell’amicizia, consente di dedicare tempo agli altri, fa entrare nella dimensione della gratuità e apre alla speranza. Solo in questo modo si trova tempo per Dio, spazio per l’ascolto e la comunione, disponibilità per l’incontro e la carità. Questo stava a cuore anche a Papa Giovanni che raccomandava con parole forti: «Bisogna che nel giorno del Signore i fedeli cessino di essere gli uomini della macchina e della agitazione terrena; si astengano veramente dal lavoro… per elevarsi alle cose celesti nella preghiera, nella partecipazione attiva alla vita liturgica e nella meditazione della Parola di Dio». E nell’Enciclica Mater et magistra aggiungeva: «È un diritto, anzi un bisogno dell’uomo fare una pausa nell’applicazione del corpo al duro lavoro quotidiano, a ristoro delle membra stanche, a onesto svago dei sensi e a vantaggio dell’unità domestica, che esige un frequente contatto e una serena convivenza vissuta tra i membri della famiglia».

Nell’antichità, i latini avevano introdotto il concetto di “otium” (molto lontano dall’idea moderna di ozio come “dolce far niente”). Esso indicava una situazione privilegiata per poter fare e seguire con attenzione tutte quelle attività necessarie allo sviluppo della persona nella sua interezza. Per esempio, “otium” era fortificare il fisico con lunghe passeggiate, dedicarsi a conversazioni che stimolassero la riflessione e il pensiero, passare del tempo ascoltando musica o contemplando l’universo così da liberare l’anima e rafforzare lo spirito. Rientrava in questo “otium” anche il tempo per coltivare gli affetti familiari e i legami di amicizia. Anche Papa Giovanni XXIII, in un discorso ai fedeli della diocesi di Albano il 26 agosto 1962, si esprimeva in termini simili: «Non c’è che da ringraziare la Provvidenza, se le tecniche moderne concedono questa maggiore disponibilità di tempo libero. Nella visione cristiana della vita tutto il tempo – non solo quello del negotium, ma anche quello dell’otium è un valore affidato da Dio all’uomo, e deve utilizzarsi a sua gloria, nel perfezionamento integrale della persona… Solo così l’impiego del tempo libero sarà fecondo e santificatore. Diversamente, si dovrebbe parlare di tempo perduto!».

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L’Accademia Carrara sbarca a New York

Prosegue il tour mondiale della pinacoteca cittadina. Grande l’interesse della stampa che ha preso parte al vernissage. C’era anche il ministro della Giustizia Paola Severino

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’Accademia Carrara continua il suo giro del mondo. Approfittando della chiusura per lavori della pinacoteca va avanti la “tournèe” di prestiti alle più prestigiose sedi museali. Dopo Canberra ora è stata la volta del celeberrimo Metropolitan Museum di New York, dove lunedì 14 maggio è stata inaugurata la mostra «Bellini, Tiziano e Lotto: North Italian Paintings from the Accademia Carrara, Bergamo». Grande l’interesse della stampa che ha preso parte al vernissage, durante il quale si sono succeduti gli interventi dell’ambasciatore italiano Claudio Bisogniero, di Claudia Sartirani, assessore alla Cultura e Spettacolo del Comune di Bergamo, e di Maria Cristina Rodeschini, curatrice della mostra insieme ad Andrea Bayer. Poche ore dopo l’esposizione è stata “tenuta a

battesimo” dal ministro della Giustizia Paola Severino Di Benedetto. Nel discorso inaugurale Claudia Sartitani ha voluto sottolineare il ruolo di Bergamo città d’arte e di cultura, «scrigno capace di conservare tesori di valore inestimabile». Ha ricordato la storia delle collezioni dell’Accademia Carrara e ha ancora una volta presentato l’attuale momento di chiusura della struttura museale quale opportunità per far conoscere fuori Bergamo le opere della stessa Carrara. Si è augurata che la mostra newyorkese induca i molti visitatori attesi a spostarsi anche in Italia, e a Bergamo in particolare, per conoscerne il patrimonio artistico e le bellezze architettoniche e paesaggistiche. Ha quindi concluso definendo la mostra in atto al Met «un nuovo importante esempio di scambio culturale tra i due Paesi». Di questi tempi, non è poco.

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Tiziano Ferro e J-Ax stelle del Ssf

Grandi nomi tra giugno e luglio per il Summer Sound Festival alla Fiera di Bergamo. Nel cast anche un’artista di punta straniero ancora da ufficializzare

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na tournée che ha fatto registrare il tutto esaurito ovunque e che il prossimo 30 giugno farà tappa anche alla Fiera di Bergamo. Sarà infatti Tiziano Ferro ad aprire la nuova edizione del Summer Sound Festival 2012, organizzato da Promoberg in collaborazione con l'assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Bergamo. Partirà dunque con il “botto” la nuova rassegna musicale che vedrà poi esibirsi il 18 luglio, sempre presso l’arena estiva di via Lunga, il rapper milanese J-Ax. L’arrivo di Ferro a Bergamo costituisce una nuova “punta di diamante” della rassegna bergamasca, un appuntamento atteso da migliaia di appassionati e andato consolidatosi di anno in anno con le più grandi star del panorama artistico. Ferro presenterà “L'amore è una cosa semplice”, l'album con il quale sta cavalcando le prime posizioni nelle classifiche di vendita e che ha segnato una sorta di riscatto artistico,

dopo la pausa dei “diari” e l’outing che ha portato il cantante a liberarsi da quasi tutti i suoi fantasmi. È un lavoro che celebra dieci anni di attività e il successo di un ex-ragazzo che ha bruciato le tappe e ha combattuto con se stesso per ritrovarsi. Il concerto avrà diverse versioni, anche perché la tournée andrà in giro per il mondo. Punterà ad un pubblico molto appassionato anche il concerto di J-Ax, al secolo il milanese classe ’72 Alessandro Aleotti, che era già stato ospite del Summer Sound Festival due estati fa. Sulla scena artistica da oltre 10 anni, J-Ax lo scorso autunno, è balzato agli onori delle classifiche con l’album "Meglio prima(?)" che, dopo aver debuttato al secondo posto nella classifica di vendite, dietro soltanto ai Red Hot Chili Peppers, ha ottenuto il disco d'oro per aver superato le 30 mila copie vendute. Biglietti: www.greenticket.it e www.ticketone.it

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«Provato per voi» fa il tutto esaurito

Replica il 17 giugno per il format creato da Omar Fantini e Andrea Boin. L’idea? Prove accattivanti e divertenti. Far mangiare un cucchiaino di wasabi a Paolo Casiraghi, ad esempio

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grande successo il 20 aprile presso il Supernova Car outlet di Azzano San Paolo, dove i tre comici Omar Fantini, Paolo Casiraghi e Gianluca (Scinti) Fubelli dei Turbolenti hanno fatto il tutto esaurito con “Provato per voi”, riempiendo tutti i posti a sedere. Il nuovo format, creato da Omar Fantini e Andra Boin, è piaciuto da impazzire al pubblico, che ha riso ininterrottamente per 2 ore. C’è stato un bis il 20 maggio e si andrà ancora in scena il 17 giugno. L’idea? Prove accattivanti e divertenti. Far mangiare un cucchiaino di wasabi a Paolo Casiraghi che dopo pochi minuti e corso via dal palco sudando e con le lacrime agli occhi, per non parlare delle

facce fatte da Scinti al quale Elisabetta, bellissima estetista, ha fatto lo smile con la ceretta sulla pancia… E l’ospite vip Pucci, di Colorado, che ha dovuto stirare una camicia, ha spopolato tra le donne. C’erano anche le Provette, bellissime ballerine. L’obiettivo delle prove è quello si di far ridere ma al contempo mostrare mondi e stili di vita diversi. Lo sport estremo da un lato e il gruppo dell’uncinetto dall’altro, i maniaci del fitness, favolose auto sportive e molto altro ancora. Una bomba di comicità slegata dai classici canoni dell’infilata di comici, ma dove i tre mostrano e commentano le loro prodezze creando continue situazioni comiche.

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I Soliti Idioti sbancano anche a teatro

Pienone giovedì 17 maggio al Creberg per la tappa bergamasca del tour di Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli. Una raccolta di gag che continua a mietere successi

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’è chi li ama e chi li odia. La critica cinematografica, ad esempio, propende per la seconda ipotesi. L’unico dato incontrovertibile è che vanno forte. Per Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli è infatti il momento di passare alla cassa. Dopo aver fatto crescere il culto attorno ai loro grotteschi personaggi attraverso Mtv, su tutti l’irresistibile famiglia fuori di testa composta da padre deviato e figlio secchione, e aver sbancato il botteghino con il film, continuano a mietere successi a teatro. Una conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, è arrivata dallo spettacolo del 18 maggio al Creberg. Sì perché, sia come sia, la formula dei Soliti Idioti funziona; il loro target non si regola sulle recensioni dei giornali, si

fida del passaparola e del senso di appartenenza a una comunità. Anzi, se non piace ai genitori è ancora più amato dai figli. E in teatro moltiplica le soluzioni, perché oltre a Ruggero e Gianluca entrano in scena anche gli altri personaggi che hanno fatto la fortuna della sitcom, su tutti il ragazzo e l’impiegata delle poste, con i rapidi cambi di travestimento che il copione impone ai protagonisti. Il fil-rouge che unisce le gag? Un ritratto dell’Italia, dei problemi di più scottante attualità così come dei pregiudizi culturali radicati nel tempo: attraverso la rappresentazione ironica dell’ italiano medio si evidenziano i pregi e i difetti del nostro Paese (soprattutto i difetti). Una satira feroce che non risparmia nessuno e che nasce come omaggio alla commedia all’ italiana.

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Bergamo premia Luca Ronconi

Gianni Tangucci, direttore artistico del Festival Internazionale della Cultura: «Ha fornito un grandissimo contributo al teatro europeo d’opera e prosa»

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n dovuto omaggio a un grandissimo del teatro. Il Festival Internazionale della Cultura Bergamo lo scorso 26 aprile ha reso omaggio al regista Luca Ronconi a cui è stato consegnato, nel corso di una cerimonia al teatro Sociale di Bergamo, un premio alla carriera. Affermato come innovatore sia nella prosa che nella lirica, con originali escursioni anche nella regia televisiva, Ronconi ha ricevuto il riconoscimento dal presidente del festival, Casto Jannotta, e dal direttore artistico, Gianni Tangucci: «Con il premio alla carriera a Luca Ronconi – ha spiegato Tangucci – intendiamo rendere omaggio non solo a uno dei massimi esponenti del teatro del nostro tempo, ma anche a un artista a cui va il merito di aver esaltato il fantastico mondo della

prosa, dell’opera lirica e della televisione, con oltre un centinaio di spettacoli di prosa e altrettanti di lirica. Luca Ronconi, con la sua eccezionale attività di regista e direttore, ha dunque fornito un grandissimo contributo al teatro europeo d’opera e prosa, coniugando alla lettura del patrimonio classico una grande opera di rinnovamento della visione drammaturgica. Inoltre, non dimentichiamo che Luca Ronconi, con grande partecipazione, da anni dedica risorse ed energie ai giovani nel suo eremo di Santa Cristina e alla scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano. Il Festival Internazionale della Cultura Bergamo è una manifestazione dedicata ai giovani e in quanto tale non poteva che rendere omaggio ad un grande artista come Ronconi, che ha messo la sua

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grande esperienza a servizio delle nuove generazioni. Insieme a Ronconi, protagonisti della serata, presentata dal critico teatrale Gianfranco Capitta, sono stati non a caso gli allievi della scuola per attori del Piccolo Teatro fondata da Giorgio Strehler e diretta dallo stesso Ronconi che, seduti tra il pubblico, hanno reso omaggio al teatro di Pasolini.

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Luca Giordano. Restauro in diretta

Fino al 27 ottobre un cantiere “aperto” al pubblico, ma raggiungibile anche online sul sito www.fondazionemia.it, in un laboratorio d’eccezione: la Basilica di Santa Maria Maggiore

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ino al 27 ottobre la Basilica di Santa Maria Maggiore ospita l’iniziativa “Luca Giordano. Restauro in diretta”, promossa da Fondazione Mia - Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, con la collaborazione di molti partner, il principale tra i quali è la Fondazione Banca Popolare di Bergamo onlus. Il restauro del grande dipinto “Il passaggio del Mar Rosso” (olio su tela, cm. 450 x 600) – unica presenza documentata a Bergamo del maestro del Barocco Luca Giordano (Napoli 1634-1705) - diventa opportunità unica di conoscenza e valorizzazione di un capolavoro sorprendentemente poco conosciuto, ma anche sperimentazione di modalità diverse di fruizione dell’arte, con l’obiettivo di “riattivare” l’affezione al patrimonio culturale

attraverso la riscoperta di quel vero e proprio “network” di storia, significati, simboli, immagini e tecnica che è l’opera d’arte. La grande tela fu eseguita dal pittore a Napoli e nell’aprile del 1682 arrivò a Venezia, dove suscitò tanta ammirazione che i veneziani tentarono invano di trattenerla. Giunta a destinazione, il Consiglio della Mia ne fu così entusiasta che aggiunse un premio di 100 scudi al compenso pattuito di 700. Realizzata quando la carriera di Giordano è all’apice, la grandiosa composizione è un capolavoro di orchestrazione narrativa, luminosa e cromatica. Protagonista in primo piano, un popolo di nomadi, pastori, madri, bimbi, cani, cavalli, bauli, anfore, strumenti musicali, epidermidi morbide, stoffe increspate e dai colori brillanti.

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