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del tutto entusiasmante, vengono proposti dai musicisti del Gendrickson Mena quintet come tasselli fotografici di un libro di vita che si scrive di emozioni ed esperienze di cui è necessario essere memori. Non importa che queste possiedano uno spessore di certo rilievo o che appartengano alla categoria degli attimi semplici, l’importante è che abbiano lasciato traccia. È un jazz che evade dalla distinzione manicheista del mondo: non esiste una netta differenziazione tra Bene e Male, gli artisti scelgono di aderire con maggiore semplicità al mondo reale senza elaborazioni artificiali o classificazioni serrate degli eventi. È la stessa realtà a suggerire il da farsi: essa suggerisce di accettare l’evento, di assumerlo come momento di crescita, di assorbirlo in tutte le sue fasi, i suoi toni cromatici e sonori. Così, ecco che Gendrickson Mena colpisce l’anima dei suoi fruitori infondendo la speranza con acuti di tromba che arrivano e restano dentro, Mauro Capitale irrompe nella scena suonando con tutto il corpo le espressioni più autentiche della libertà di interpretazione della vita,

accanto ai chiaroscuri dell’umiltà annessa al talento e alla partecipazione più totale della sua persona nelle storie sconosciute di chi osserva le sue note imbizzarrite dalla passione. Tromba e sax di tanto in tanto dialogano con fervore, mentre il piano di Zara guida verso la direzione madre di questo jazz così introspettivo e mentre l’irruenza equilibrata della batteria di Di Tullio non si stanca di scandire in modo eccelso gli attimi di vita che aspirano all’eternità e il basso di Salfa sostiene con lucida maestria l’amplesso fortemente energico di un quintetto jazz che può essere considerato sinonimo di stile. Il filo conduttore dell’album presentato di fronte al pubblico estasiato del Jazz Club di Bergamo, quello commemorativo e pedagogico di fronte agli attimi essenziali dell’esistenza, ma ancor più quello della sfida con la propria individualità a saper cogliere il messaggio di speranza e trascendenza anche dagli eventi più tragici o più banali, sfocia in un intento di “eternità emotiva” dalle connotazioni quasi extramusicali. Spirituali, dunque.

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Città dei Mille aprile-maggio 09  
Città dei Mille aprile-maggio 09  

Periodico di Bergamo e provincia