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LA 52ESIMA STRADA: Non vendo sogni, ma speranze

DICEMBRE / GENNAIO 2012 / 2013

Anno 15 - N째6 Dicembre/Gennaio 2012/2013 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO In caso di mancato recapito si restituisca a: Editrice Bergamasca Srl - via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo, che si impegna a pagare la relativa tassa. Euro 3,00


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Edito riale

Editoriale

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’è chi a Bergamo arriva per lavoro e si trova perfettamente a suo agio. Chi parte alla ricerca di fortuna e poi torna all’ovile, perché comunque qui si sta bene. Chi tra Bergamo e Milano si sta costruendo una carriera a base di talento e creatività. Tre storie divergenti ma intrecciate, vite interessanti, fuori dall’ordinario, ognuna a modo suo, raccontate nelle interviste del numero che avete tra le mani. C’è innanzitutto il nuovo comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Bandiera, che si è posto un obbiettivo chiaro: «fare in modo che la bella città che ho trovato, con questo bel clima, resti tale, e magari che cresca la percezione di sicurezza. Per migliorarla è opportuno garantire una nostra presenza esterna, con le pattuglie, sempre maggiore, in modo da riuscire a prevenire e contrastare atti predatori, furti e rapine». C’è il percorso avventuroso di Massimo Numa, passato da una band hard rock italiana negli anni ’80 (gli Halloweed), da dieci anni a Londra nei Savannah Nix, da incontri e collaborazioni con artisti al top. Ora, dal 2000, sta girando l’Italia con la migliore tribute band di Battisti, i 2 Mondi, e sta portando star di caratura internazionale nel suo studio di registrazione alle Ghiaie di Bonate. C’è la partenza a razzo di Francesca Bellavita, fashion designer per Colmar con un sogno nel cassetto: disegnare scarpe. Convinta che «la scarpa, soprattutto quella con il tacco alto, possa essere un accessorio che aiuta una donna a sentirsi più sicura di sé stessa». Lust but not least, segnalo un nuovo arrivo di altissima caratura tra le rubriche: il maestro Mario Donizetti. L'argomento? Arte, naturalmente. Buona lettura!

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di Claudio Gualdi


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La mia

rubrica

La moda rivisitata

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u Style, il periodico del Corriere della Sera, ho letto quest’estate una notizia curiosa: le nipotine dell’Avvocato Agnelli, raccontando di sé, concludevano la fiaba citando la loro nonna, Maria Sole Agnelli, con la quale pare abbiano un rapporto interessante ma complicato: è una donna di altri tempi. Ma le soavi fanciulle affermavano poi che tale distanza si accorcia quando la nonna regala loro degli abiti di quando era giovane, tale gesto stempera la freddezza e instaura un clima di scambio appagante. Allora, si sa che noi comuni mortali siamo curiosi delle vite degli Immortali, mi sono detta che se anche gli Olimpici si divertono così, ben possiamo assolvere noi stesse quando andiamo a divertirci nei mercatini dell’usato che offrono capi “vintage”. Una moda che un tempo furoreggiava solo a Londra e a Parigi, capitali di un gusto “forestiero” anche nella leggerezza e nell’informalità con cui si vive il rapporto con la moda. Trattasi di gioco e di travestimento: anche questo facciamo quando indossiamo vestiti del passato e il vintage allarga i confini delle possibili scoperte. Con un vantaggio non di poco conto: il risparmio. Il che raddoppia il piacere: belle e convinte di avere fatto un affare. Chi saprebbe resistere? Pare che le italiane si lascino dunque andare a questa nuova moda nella Moda: come dar loro torto? E gli uomini? Come sempre, stanno a guardare. Ma non possono che provare soddisfazione per il guadagno nel bilancio domestico. E guardare con ammirazione la Mata Hari nascosta in quella che credevano fosse la loro inoffensiva compagna. Per una sera, si intende, poi tutto torna alla normalità. Spesso gli stessi negozi che vendono abiti vintage, poi li ricomprano. Nel prossimo numero curioseremo in questa moderna rivisitazione della moda.

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di Emanuela Lanfranco e.lanfranco@inwind.it


Approfondimento

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Al condominio

l condominio" è il titolo di un romanzo che vi consiglio: l’autore J. Ballard racconta una storia interamente ambientata in un grattacielo di nuova generazione costruito in una zona residenziale di Londra. Questo condominio, vera e propria città verticale, riproduce nei suoi piani la gerarchia sociale: nei piani più bassi e meno costosi vivono le classi meno abbienti e poi, salendo, si progredisce fino all’ultimo piano dove abita, come un re, l’architetto evidentemente miliardario che ha progettato il mostro. I duemila abitanti, a causa di una serie di piccoli blackout misteriosi e sempre più insistenti, cominciano a dare vita a

dissidi fra vicini, ben presto sempre più violenti e sanguinosi e in breve tempo la comunità degenera sia nei comportamenti che nello stile di vita alla condizione di uomini primitivi. Una bella metafora dei rischi che la convivenza condominiale comporta: infatti basta frequentare un’assemblea per credere che sia possibile ciò che nel romanzo é fantascienza. Forse perché a scuola non si è studiata abbastanza l’educazione civica, forse perché siamo fermi a un’idea di collettività intesa non come risorsa per il cittadino ma come impedimento ai suoi individualistici bisogni, è evidente che nella comunitàcondominio stiamo male. Baste-

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Testo: Emanuela Lanfranco

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rebbe sfogliare i quotidiani e leggere per esempio ciò che compare nella cronaca: le notizie fanno impallidire le pur crude descrizioni del romanzo da cui siamo partiti. A Vaiano Cremasco, per esempio, una lite scoppia sul pianerottolo e alla fine i partecipanti arrivano a prendersi a mar tellate, finendo alcuni all’ospedale, altri arrestati dai Carabinieri. Brave persone, tutte brave persone: casalinghe, studenti, operai. Possiamo dare la colpa a una specie di follia collettiva ma sarebbe un peccato non cercare di capire. Alcune ipotesi si possono fare. Perché ci si arrabbia per come parcheggia il vicino di casa, per il rumore di là dal muro, peraltro sopportabile se confrontato con quello del traffico, per un vaso di fiori che deturpa la ringhiera solo perché non è quello che vorremmo noi? Perché il condominio non è il luogo dove si esercita la partecipazione a uno spazio condiviso, anche se solo in alcuni pochi ambiti, è invece l’estremo rifugio dal quale il nostro individualismo non vorrebbe assolutamente essere distolto. E’ il guscio in cui ci isoliamo per non essere disturbati da nessuno. I rumori del r ubinetto mal chiuso, l’ascensore che tarda, la macchina altr ui che ci costringe a fare una manovra più complicata, i cigolii nel silenzio notturno sono segnali che vanno ben al di là delle loro reali, spesso non gravi, conseguenze: sono la prova provata dell’esistenza ingombrante e fastidiosa degli altri. E infine non abbiamo nessuna voglia di praticare anche lì, nello spazio vicino al nostro ultimo b a l u a rd o , l a c a s a , l a d i f f i c i l e a r t e della mediazione che così spesso ci è imposta nelle tensioni della massificazione quotidiana. Siamo a fine corsa, quando torniamo a casa, e lì tutto deve funzionare come vorremmo, cioè

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secondo i nostri personali desideri. Lì é dove si gioca l’ultima mano di una partita che sappiamo già d’avere perso, quella della nostra tranquillità, rispetto alla quale non accettiamo di tollerare intrusioni: e il guaio è che il vicino di casa la pensa esattamente come noi. I visi alterati nell’ultima discussione all’assemblea condominiale diventano impercettibilmente ma inesorabilmente le maschere contraffatte di una commedia umana che ci coinvolge pericolosamente da vicino. Il Pensionato con un’infinità di tempo libero che decide di dedicare all’osservazione maniacale delle infrazioni al Regolamento, il signor Sotuttoio che sfoga le repressioni che subisce dal capoufficio rifacendosi su quelli che invece Nonsannonienteloro, la Signoraconfigligrandi vendicativa sulla Signoraconfiglipiccoli, la Maritata contro la Single, il Quasiricco che fa pesare al Quasipovero la sua incapacità di farsi carico dell’aumento delle spese in vista di migliorie necessaria per la promozione sociale del condominio. Insomma storie così, in cui proprio a nessuno sorge il sospetto che la vicinanza potrebbe essere giocata come un’enorme risorsa. In questo panorama desolante sta però cambiando qualcosa, forse anche per merito delle crisi. Comincia anche in Italia ad affermarsi il Cohousing. Nato negli anni Sessanta in Scandinavia e diffusosi poi in molti paesi europei e americani combina l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di molti servizi condivisi: micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini. Ci si sceglie e si mette su casa insieme, in genere in insediamenti di 20-40 unità abitative, insomma un super-condominio. Pr o g e t t a z i o n e c o n d i v i s a , v i c i n a t o

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elettivo, str uttura non gerarchica, spazi e design per la socialità, maggiore tutela della sicurezza e vantaggi economici sono solo alcune delle qualità che la formula offre. Una domanda si impone: ma è possibile, in questa società dove a farla da padrona è una tecnica che ci vuole tutti massificati, sfuggire alla omologazione che ci vuole tutti uguali, intruppati, standardizzati? Ci è concesso immaginare che la libertà si giochi in contrapposizioni e differenze più interessanti di quelle che combattiamo nella difesa del nostro zerbino? Costruire modi di convivenza dove l’individuo fiorisca dal confronto con chi ha attorno? Stiamo a vedere.


Sommario Editoriale La mia rubrica L’approfondimento Città dei Mille - anno 15 n. 5 Aut. Trib. n. 52 del 27 Dicembre 2001 Editore: Editrice Bergamasca S.r.l. www.ediberg.it Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 Bergamo Tel. 035 35 91 011 Fax 035 35 91 117 www.cittadeimille.com Direttore responsabile: Claudio Gualdi Direttore editoriale: Emanuela Lanfranco Redazione: Fabio Cuminetti Abbonamenti: 035 35 91 011 segreteria@ediberg.it 1 anno - 27 euro Stampa: Sigraf - Treviglio (Bg) Pubblicità: Tel. 035 35 91 158

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cover story

LUBERG si presenta alla città I diplomi dell’Istituto Aeronautico Locatelli Bocciofila Bergamo, giocatori premiati Guardia di Finanza, aperto l'anno accademico Giornata mondiale del Fair Play Camminata Nerazzurra e solidale Festa del Moscato di Scanzo da record

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vip & news

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shopping

Colonnello Bandiera, nuova guida per l’Arma Francesca Bellavita, fashion designer Massimo Numa, una vita per la musica Cisa, uno per tutti e tutti per uno

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interviste

A Dalmine il “giardino dei talenti” Button valley, i numeri dell’indotto Frena la corsa: TCA restituisce qualità al tuo tempo Mr. Kumpir, patata farcita che conquista "Ricciardi e Corna" ti aiuta a sollevare i tuoi cari da un compito gravoso Parliamo di abitazioni ElettricArt srl, 42 anni di crescita La Fiera Campionaria non delude mai

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imprese

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rubriche

Bergamo celebra le sue nove Dop Creberg: più musica e famiglia, meno satira

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cultura

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Co ver

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Attraverso il suo atelier di preziosi, chiamato «La 52ª Strada», la titolare lancia un eloquente messaggio: come lei ce l’ha fatta a trasformare quello che era solo un hobby nell’attività della sua vita, lo stesso vorrebbe che facessero tutti quei giovani determinati nel realizzare le loro aspirazioni

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ntrando al 52B di via S. Alessandro si resta visibilmente colpiti da una serie di preziosi articoli, proposti in un ambiente caldo e suggestivo, che spaziano dal gioiello personalizzato creato in metalli diversi a quello solo in pietra, dalle cornici realizzate artigianalmente ai vasellami, dagli oggetti in ceramica pregiata a quelli in argento, dai peltri d’autore alle bomboniere. La cosa che più colpisce, però, è l’esclusività dei pezzi esposti, nessuno è uguale a un altro. Sembra piuttosto di essere in una galleria d’arte. In realtà si tratta di una gioielleria che invita ad intraprendere un itinerario artistico targato «La 52ª strada Art & precjous». Un percorso che diventa subito comprensibile quando la titolare, Loredana Odilla Andreani, bergamasca di 43 anni, spiega di essere un’artista orafa. «Tra l’altro – dice – mi

dedico anche alla pittura e all’arredamento e come designer ho allestito il negozio facendo delle precise scelte personali. Mi piace che l’ambiente suggerisca subito, anche a chi non mi conosce, che genere di proposte è possibile cogliere in questo spazio. Una di sicuro si trova da me: l’esclusività. Insieme a chi si affaccia nel mio negozio ed ha già in mente un’idea, preparo un disegno. Da questa bozza, corredata da un preventivo di spesa, realizzo infine l’oggetto. Quindi stiamo parlando di un pezzo “su misura”, nel senso che viene affidato al cliente e non ce l’ha nessun altro. In seguito posso farne anche uno simile, ma non sarà mai uguale al precedente perché il mio concetto di lavoro fa leva su questo modus operandi». Tornando all’ingresso del punto vendita, l’insegna vuole essere un omaggio alla famosa e bellissima strada di New York che

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Testo: Francesco Lamberini

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ha lasciato un segno indelebile nella titolare. Tra le mete dei suoi innumerevoli viaggi c’è stata anche questa città americana per eccellenza. Confessa di essere rimasta talmente affascinata dalla 52° strada da aver deciso, al suo rientro in Italia, di chiamare così il punto di riferimento della sua attività che coincide anche con il suo hobby. «Quando ho messo l’insegna – dice Loredana, rivelando un curioso retroscena – molti mi hanno fatto notare che il mio negozio sorgeva al 52B e non al 52A. Sorridendo ho spiegato a chi mi poneva la domanda che avevo voluto prendere a modello la famosissima strada di New York». L’atelier è stato inaugurato a maggio del 2006 e in questi anni Loredana ne ha curato lo sviluppo fungendo al suo interno da unica protagonista. E’ lei che accoglie i clienti, traduce in un progetto le loro aspettative e lo realizza. All’occorrenza, naturalmente, offre degli opportuni suggerimenti grazie alla notevole esperienza acquisita in questo settore. Va poi detto che di ciascun monile Loredana fornisce una sorta di certificazione, ovvero un cartoncino dove è specificato il percorso effettuato dalla nascita dello stesso alla sua realizzazione. A livello di formazione va sottolineato che la titolare del punto vendita ha frequentato la Scuola d’Arte Fantoni di Bergamo. E’ single ma sostiene di avere una bella famiglia. «I miei genitori – tiene a sottolineare – mi hanno insegnato a lottare per un qualcosa che nella vita veramente vuoi. Un’altra cosa che mi ha segnato positivamente è l’aver potuto girare gran parte del mondo durante i tre anni e mezzo in cui sono stata via dall’Italia, non come turista ma come viaggiatrice». «Per quanto riguarda le cornici – precisa Loredana – tengo a sottolineare che sono tutte realizzate artigianalmente. Quindi non sono frutto di stampi né stiamo parlando di un’oggettistica di serie perché sono fatte esclusivamente a mano. Di conseguenza il cliente deve avere anche la pazienza di aspettare, visto che il prodotto che richiede non c’è in commercio ma gli viene realizzato in maniera mirata. Oltre alle cornici, anche i gioielli vengono fatti a mano, così come

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i vasellami di coccio o di ceramica che è di alto livello in quanto certificata. Personalmente realizzo tutto ciò che ha a che fare con i monili, per cui sto parlando di circa l’80% dei prodotti presenti nell’atelier mentre il restante 20% viene creato da altri artigiani. Quello di cui non mi occupo sono le cornici d’argento e i peltri d’autore che faccio fare ad artigiani italiani. Infine ci sono i cristalli d’autore, ovvero i vasi, anche questi realizzati da artigiani di Firenze». Nonostante le elevate garanzie offerte sul fronte artistico, abbinate alla qualità dei materiali, la titolare de «La 52ª strada» spiega che la porta del suo negozio è aperta a chiunque, tanto è vero che è frequentato da fasce di tutti i livelli sociali. Questo perché il costo degli oggetti proposti spazia praticamente dai 5 euro ai 5-10 mila. «Il mio obiettivo – sottolinea al riguardo – è quello di riuscire a dare qualcosa di speciale a qualsiasi target di clientela». Oltre ai prodotti già citati, nell’atelier di via S. Alessandro viene anche creato tutto ciò che ruota attorno al tema del matrimonio, con particolare riferimento alle bomboniere. Nel punto vendita, grazie all’ampia disponibilità fornita da Loredana, è ormai radicata la prassi del «Fai da te». In pratica chi si appresta a sposarsi ha l’opportunità di «costruirsi» le bomboniere personalizzate direttamente in negozio, da solo o con l’assistenza della titolare.

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«L’articolo che comunque viene più richiesto – dice Loredana – è il monile personalizzato, realizzato seguendo il gusto del cliente, che può essere la collana, un anello, il particolare di un bracciale e altro ancora. Durante il primo approccio si sceglie il colore, il tipo, il modello dell’oggetto e poi si procede alla sua realizzazione». Contrariamente a quanto si possa pensare, non sono solo le donne a frequentare l’atelier ma anche gli uomini. Anzi, quest’ultimi sono numericamente aumentati negli ultimi tempi. Ma anche i giovani stanno mostrando un crescente interesse per questo genere di articoli. «Un altro aspetto che mi gratifica particolarmente – sottolinea Loredana – è la frequenza degli stranieri. Vengono dall’Australia, dalla Polinesia, dall’America, dalla Spagna, dalla Germania e da molti altri Paesi. In pratica si affacciano da me tutti gli anni quando arrivano a Bergamo: si tratta di turisti che con il tempo sono diventati clienti. Sono molto soddisfatta di questa attenzione perché ho piacere di essere conosciuta anche oltre i confini geografici in cui opero» Ma c’è anche una novità dietro l’angolo. In occasione delle prossime festività natalizie e per tutto il 2013 «La 52ª Strada» ha deciso

di lanciare la linea uomo proposta attraverso innumerevoli soluzioni personalizzate come ad esempio il ciondolo d’argento o in oro abbinato al cuoio. «Proprio per far fronte al meglio alle richieste di questo tipo di clientela – rivela Loredana – di recente ho aperto un nuovo laboratorio che si aggiunge a quello che gestisco nel negozio. Ma in realtà il mio sguardo spazia piuttosto lontano poiché vorrei far nascere una mia attività anche all’estero, sul modello di questa presente a Bergamo ma ancora più particolare. Il mio sogno è quello di riuscire a concretizzare tale progetto per l’anno prossimo». Inoltre l’atelier «La 52ª Strada» è diventato uno degli sponsor ufficiali dell’Istituto di ricerche farmacologiche «Mario Negri» di Milano. Tutto il ricavato della vendita dei ciondoli personalizzati che andranno abbinati ai bracciali dell’istituto, Loredana lo darà a questa organizzazione. E già è stato approntato lo slogan che accompagnerà l’iniziativa: «Colora la tua vita, abbraccia la ricerca dei nostri giovani».

La 52esima Strada Via Sant'Alessandro, 52/b (corridoio 54) Bergamo www.la52esimastrada.com

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LUBERG si presenta alla città

Si è tenuto il 12 ottobre presso il Centro Congressi Papa Giovanni XXIII l'evento di presentazione dell'Associazione dei Laureati dell'Università di Bergamo

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UBERG, Associazione Laureati dell’Università di Bergamo, si è presentata alle istituzioni bergamasche e ai laureati dell'ateneo cittadino in occasione dell’evento che si è tenuto lo scorso 12 ottobre presso il Centro Congressi Papa Giovanni XXIII. Nata nel 2008 per volontà di un gruppo di laureati, l'Associazione persegue la propria mission identificata nell’aggregazione degli oltre 25.000 laureati dell’Università di Bergamo che vogliono contribuire con il loro talento, il loro impegno e il loro senso di appartenenza alla costruzione di un legame con il territorio, alla valorizzazione dell'università e allo sviluppo della società civile bergamasca. L'incontro è stato moderato da Giorgio Gandola, direttore de L'Eco di Bergamo, e ha avuto inizio alle ore 9.00 con il saluto del Sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, del Prefetto Camillo Andreana e del Coman-

dante della Guardia di Finanza, Rosario Lorusso. “È fondamentale”, ha spiegato Giorgio Gandola, “che la città e l’università abbiano un cammino parallelo e vicino e che i ragazzi sentano la città e l’imprenditoria di questa città vicina a loro. Camminare insieme verso il futuro: la presenza di Domenico Bosatelli e del sindaco di Bergamo vuole rappresentare questa vicinanza”. La presentazione di LUBERG è stata invece affidata al presidente dell'associazione dei laureati, Domenico Bosatelli, e al rettore dell'Università degli Studi di Bergamo, Stefano Paleari. “Dopo una vita vissuta in vari progetti di frontiera”, ha commentato Domenico Bosatelli, “non avrei mai pensato di trovarmi qui oggi a rappresentare un’Associazione così prestigiosa, composta dalle principali forze socio-economiche e con una potenzialità

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di competenze globali che, se unite da uno spirito di aggregazione e appartenenza, potrebbero dar vita ad infinite iniziative sociali. L’invito del Magnifico Rettore Prof. Paleari a collaborare con LUBERG mi è sembrato impossibile, ma dopo aver riflettuto e consultato colleghi, associazioni, rappresentanti istituzionali, ho deciso di accettare tale proposta per tre motivi precisi: in segno di riconoscenza per la Laurea Honoris Causa che ho ricevuto dall’Università di Bergamo; per convivere con l’energia goliardica dei giovani neolaureati alla ricerca di un’identità futura; per l’entusiasmo che ho trovato nel Consiglio Direttivo e nei collaboratori volontari. Perciò, insieme, con la voglia di fare, ci siamo dati subito una struttura funzionale finalizzata allo sviluppo della mission dell’Associazione, come si può vedere dalla nostra documentazione, dal sito e dal filmato. Dopodichè abbiamo fatto una

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macro analisi del territorio, composto da un milione di persone, centomila imprese con circa quaranta tipi di merceologie, una prestigiosa Università ben governata ed efficiente, con sei qualificati Dipartimenti, oltre a diverse altre scuole tecniche, e un associazionismo molto dinamico ed efficiente, che fa di questo territorio la massima espressione dell’arte del fare e di competere in tutto il mondo. Tale realtà affonda le proprie radici prevalentemente negli anni ’50 quando, unitamente a tutto il territorio nazionale, ha saputo affrontare la ricostruzione del Paese, pagare i debiti di guerra, trasformare la società da agricola a industriale e ottenere l’oscar della moneta. La crisi in corso, che il nostro territorio ha dovuto subire, causata dai fattori internazionali e nazionali che ben conosciamo, rende indispensabile un cambiamento radicale e immediato. È necessario sviluppare nuovi prodotti e servizi tecnologicamente avanzati, di alto gradimento internazionale, consapevoli che la competizione globale si è estesa in pochi decenni da alcuni milioni a diversi miliardi di persone. E’ in questo contesto che LUBERG si vuole proporre per aggregare con spirito di appartenenza i suoi 25.000 Laureati e gli oltre 15.000 prossimi laureati in corso di formazione, d’intesa con le associazioni imprenditoriali e professionali, per fare da guida al rinnovamento. I veri cambiamenti si possono fare solo con veri leader, dotati di fantasia, competenza e intraprendenza. Questi potenziali leader, e in particolare i neolaureati, devono trovare nella LUBERG un forte sostegno, per trasmettere loro le nostre esperienze, le competenze e la realtà della vita, incoraggiarli ad assumersi le responsabilità sia personali che sociali e a saper osare senza paura di sbagliare, ma con la determinazione di riprovare fino al raggiungimento del successo. Come riuscirci? Fare ogni cosa, in ogni momento, al meglio, essere credibili e affidabili a tutti i livelli, ritrovare lo spirito costruttivo, come ad esempio quello che ha caratterizzato gli anni ’50, e soprattutto adottare un comportamento etico, dal punto di vista tangibile che garantisce vantaggi concreti nel tempo. Non è un caso quello di aver scelto per il nostro convegno il tema “Etica e Sviluppo” perché l’etica viene ancor prima delle leggi, delle norme e delle regole, in quanto sono i compor-

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tamenti personali dei singoli la base di un cambiamento duraturo nel tempo. Il bene più prezioso della vita è il tempo, e di questo il sistema sociale ne ha sprecato troppo. Perciò dobbiamo decidere di prendere delle decisioni se vogliamo guardare al futuro con serenità, per noi e soprattutto per i nostri giovani”. “Oggi”, ha aggiunto Paleari, “si celebra il battesimo di un nuovo modo di interpretare il ruolo dell’associazione dei laureati, che si pone come punto di riferimento naturale e indispensabile per gli studenti, nel momento in cui si esaurisce il ruolo del Placement. La campagna ‘Adotta il talento’ dell’Università di Bergamo, in cui convergono associazioni, privati e aziende, ha permesso di finanziare progetti di collaborazione internazionale che portano grandi benefici non solo all’Università, ma anche e soprattutto alla città e alle sue persone”. Nel corso della manifestazione è stato consegnato il premio “laureato dell’anno – premio alla carriera” al Dott. MASSIMO VON WUNSTER, che nel 1980 ha conseguito a pieni voti la laurea in Economia e Commercio nel 1980. La scelta è stata effettuata tra i laureati che hanno raggiunto eccellenti traguardi professionali, distinguendosi per capacità e intraprendenza nei campi dell’industria, del commercio, della finanza, della Pubblica Amministrazione o del mondo Accademico, evidenziando l’eccellenza dell’ateneo bergamasco nel proprio ambito con respiro nazionale o internazionale. In passato, il premio è stato assegnato a Maria Pia Locatelli, già deputato al Parlamento Europeo, e al Gen. Nino Di Paolo, già Comandante Generale della Guardia di Finanza. Andrea Giuliani (della facoltà di economia), Annalisa Codoni (di Lingue e Letterature Straniere), Gloria Invernici (di Giurisprudenza), Eleonora Caccia (di Scienze Umanistiche), Chiara Selini (di ingegneria) e Patrizia Nicandro (di Scienze della Formazione) sono stati insigniti del premio neolaureato dell’anno accademico 20102011 (premio allo studio). I premiati si sono distinti per un curriculum studiorum particolarmente brillante, per i risultati conseguiti nel corso di laurea, per l’originalità, per il rigore scientifico della tesi o per i tempi di conseguimento della laurea medesima. Al termine della premiazione si è tenuto il

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convegno “Etica e sviluppo. Fattori indispensabili di successo nel sistema socioeconomico" che, coerentemente con i valori e la filosofia dell’Associazione, ha rappresentato un importante e qualificato momento di incontro e di dibattito tra il mondo accademico, i laureati e i diversi ambiti socioeconomici di riferimento del territorio su un tema di estrema attualità e importanza. Il convegno si è aperto con gli interventi di Gianfranco Rusconi, direttore del Dipartimento di Scienze aziendali, economiche e metodi quantitativi dell’ateneo bergamasco e Presidente della Sezione Italiana della European Business Ethics Network, e di Roberto Ruozi, professore emerito dell’Università Bocconi. Al confronto hanno partecipato anche Carlo Mazzoleni, Presidente di Confindustria Bergamo, Matteo Zanetti, Vice Presidente della Camera di Commercio Bergamo, Angelo Carrara, Presidente dell’Associazione Artigiani, Ermanno Baldassarre, Presidente dell’Ordine degli Avvocati, Alberto Carrara, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, Pier Luigi Fausti, Presidente del Consiglio Notarile di Bergamo, e Donatella Guzzoni, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri. L’intervento conclusivo è stato a cura di Laura Viganò, Direttrice del Centro di Ricerca sulla Cooperazione Internazionale dell’Università di Bergamo.


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I diplomi dell’Istituto Aeronautico Locatelli

Settima edizione per la consegna degli attestati agli allievi del corso Tornado. Assegnato per la prima volta il Premio Enrico Foresti ai migliori tre allievi dell’istituto

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omenica 14 ottobre, presso il Teatro Creberg, l’Istituto Aeronautico Antonio Locatelli ha consegnato i diplomi ai suoi allievi del corso Tornado. In questa particolare occasione è stato anche consegnato per la prima volta il Premio Enrico Foresti ai migliori tre allievi dell’istituto. Coordinatore dell’evento il colonnello Vanni Scacco, ex controllore del traffico aereo nonché attuale insegnante di teoria del volo. Presenti alla cerimonia il sindaco di Bergamo Franco Tentorio, e prestigiosi rappresentanti del mondo politico, civile e aeronautico militare. Madrina dell'evento Maria Teresa Ruta. La cerimonia si è conclusa con le parole del preside dell'istituto, professore Giuseppe Di Giminiani, che rivolto ai suoi studenti, tutti rigorosamente con la divisa, e al pubblico presente, ha sottolineato l'importanza dei giovani che, con la forza della loro gioventù e la fierezza dello spirito di appartenenza ci ridanno un domani colmo di speranza e di aspettative.

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Bocciofila Bergamo, giocatori premiati

Più di quattrocento persone tra amici e sponsor hanno partecipato alla cena presso il Ristorante La Cantalupa che la presidente Giuliana D'Ambrosio, con la sua simpatia e la sua bravura, ha organizzato anche quest'anno

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abato 17 novembre presso il Ristorante La Cantalupa si è svolta la serata dedicata alla premiazione dei bocciofili bergamaschi. Più di quattrocento persone tra amici e sponsor hanno partecipato alla cena che la presidente della bocciofila, Giuliana D'Ambrosio, anche questa volta con la sua simpatia e bravura è riuscita a coinvolgere. I bocciofili premiati Bonomi Cristina: prima classificata Individuale ai campionati provinciali; Rossoni Paolo: Miglior punteggio del 2011/2012; Rossoni Paolo: Partecipazione individuale campionati italiani cat. A; Arizzi Giovanni, Ghilardi Bernardo, Quadri Claudio: partecipazione in terna ai campionati italiani cat. A. Inoltre sono stati premiati: la signora

Mariarosa per… tanti anni di fedeltà all’Osteria D’Ambrosio, e Luigi Morazzini quale iscritto più anziano alla Bocciofila. Premio alla “dedizione” è stato consegnato dallapresidente Giuliana a Reno Morazzini, infaticabile collaboratore e segretario della Bocciofila Bergamo. Un mazzo di fiori, per la signora Anna… comunque sempre presente. La serata si è conclusa con la solita interminabile… ma sempre coinvolgente… lotteria.

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Guardia di Finanza, aperto l'anno accademico

Cerimonia di apertura lo scorso 16 novembre alla presenza di autorità politiche, religiose e militari. «Il ruolo dell’informazione nel promuovere una cultura civica » è stato il tema del discorso tenuto da Ferruccio De Bortoli

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lla presenza di autorità politiche, religiose e militari, venerdì 16 novembre presso l'Accademia della Guardia di Finanza, si è svolta la cerimonia d'inaugurazione dell’anno accademico 2012/2013. Con il saluto del comandante dell’Accademia, generale di divisione Rosario Lorusso, ha avuto inizio la cerimonia. A seguire gli indirizzi di saluto del magnifico rettore dell’Università degli Studi di Milano “Bicocca”, Marcello Fontanesi, e del magnifico rettore dell’Università degli Studi di Bergamo Stefano Paleari. «Il ruolo dell’informazione nel promuovere una cultura civica – Le istituzioni, i cittadini, i media» è stato il tema del discorso tenuto da Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera. «Un Paese che fa dell'informazione e della

trasparenza attitudini condivise premia il merito e l'impegno, consolida il prestigio delle proprie istituzioni e la rispettabilità di coloro che le rappresentano», ha detto nella sua prolusione, al termine della quale sono stati premiati i cadetti che lo scorso anno accademico hanno ottenuto i migliori profitti nel loro corso, e sono state effettuate le premiazioni della quarta edizione del «Premio UniversitAccademia», concorso per tutti i neolaureati delle università partner dell’Accademia (Bicocca e Unibg) che premia le miglior tesi di laurea triennale. A conclusione della cerimonia l'intervento del generale ispettore per gli istituti di istruzione della Guardia di finanza, generale di corpo d’armata Vito Bardi, che ha dichiarato ufficialmente aperto l’anno accademico.

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Giornata mondiale del Fair Play

Il Panathlon International Club di Bergamo, nella Sala Consiliare del Comune di Bergamo a Palazzo Frizzoni, alla presenza di autorità politiche e sportive, ha consegnato i premi Fair Play

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iovedì 15 novembre il Panathlon International Club di Bergamo, nella Sala Consiliare del Comune di Bergamo a Palazzo Frizzoni, alla presenza di autorità politiche e sportive, ha consegnato i premi Fair Play, cui ha fatto seguito una conviviale: - Premio Fair Play al gesto all’equipaggio di rally Alessandro Perico e Fabrizio Carrara; - Premio Fair Play alla promozione sportiva a Silvano Filippini, Fantoni, insegnante di educazione fisica, preparatore atletico, allenatore di pallacanestro e dirigente; - Premio Fair Play alla carriera a Luigi Galluzzi, già ciclista, da anni Fiduciario di Bergamo del Comitato Italiano Paralimpico. È stata consegnata all’Istituto Comprensivo “Gabriele Camozzi” la Borsa di Studio “Baldassarre Agnelli” sotto forma

di un buono acquisto per attrezzature sportive. Il premio è stato offerto dal socio e vicepresidente del Panathlon Bergamo, Baldassarre Agnelli, in memoria del nonno, fondatore dell’azienda. A chiusura della cerimonia il socio comm. Luigi Mariani, ha donato alla PHB, Polisportiva Bergamasca O.N.L.U.S.nel trentennale della sua fondazione, un contributo a sostegno dell’attività svolta e che continua svolgere dal 1982 anno in cui sette amici paraplegici, amanti dello sport, decisero di fondare la società. All'Antico Ristorante del Moro, nel corso della serata, si è svolta una discussione sul tema: “Lo sport e la disabilità”. Alla serata sono intervenuti gli atleti bergamaschi che hanno partecipato alle recenti Paraolimpiadi di Londra 2012: fra essi la medaglia d’oro Martina Caironi.

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Camminata Nerazzurra e solidale

Il ricavato della manifestazione è stato devoluto alla Casa di Ricovero Santa Maria Ausiliatrice onlus. Quasi dodicimila le persone che hanno preso parte all’evento

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uasi dodicimila persone, nonostante il maltempo, hanno partecipato alla Camminata Nerazzura 2012, e il ricavato, 47.800 euro, è stato devoluto alla Casa di Ricovero Santa Maria Ausiliatrice Onlus di via Gleno. Lunedì 8 ottobre , Marino Lazzarini, presidente del Centro Coordinamento del Club Amici dell'Atalanta, insieme a Giampietro Rocchetti, responsabile Funzione studi e Relazione esterne del Credito Bergamasco, Antonella Bardoni, direttore di Confiab, e Roberto Selini, hanno consegnato all'ingegner Miro Radici, presidente della Fondazione Casa di Ricovero Santa Maria Ausiliatrice Onlus, l’assegno del ricavato. La manifestazione, creata da L'Azzurro Events e Club Amici dell'Atalanta, da sei anni contribuisce ad aiutare associazioni ed

enti no profit operanti nella provincia bergamasca. Con questa donazione, l'ammontare devoluto alla casa di riposo è di 250.000 euro, destinata alla costruzione del Centro Diurno Integrato, per il progetto Sensory Room rivolto ai malati di Alzheimer e per l'acquisto degli arredi del «Nuovo Gleno. A far gli onori di casa il direttore generale Fabrizio Lazzarini. Ricordiamo che prima

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della partenza della camminata, tenutasi lo scorso 6 maggio, gli organizzatori hanno voluto ricordare con un grande striscione ("Piermario non ti dimenticheremo mai") e con un minuto di silenzio Piermario Morosini, sostenendo con un grande abbraccio Anna Vavassori, la fidanzata dello sfortunato calciatore del Livorno presente alla camminata.

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Festa del Moscato di Scanzo da record

Oltre 18 mila assaggi per la settima edizione della manifestazione. Presenza stimata di circa 20 mila persone nei tre giorni della rassegna dedicata alla Docg più piccola d’Italia

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’associazione Strada Del Moscato di Scanzo e dei sapori Scanzesi ringrazia vivamente tutte le persone che hanno partecipato a vario titolo alla settima festa del Moscato di Scanzo». Soddisfatto Massimiliano Alborghetti, presidente del sodalizio. Un’edizione record che ha visto proporre ai graditi ospiti più di 18 mila assaggi, oltre 2.200 taglieri di formai de mùt e salumi al Moscato di Scanzo, per una presenza stimata di circa 20 mila persone dal 7 al 9 settembre. Si sono svolti tre laboratori del gusto abbinando il Moscato di Scanzo con i principali formaggi delle orobie e con il cioccolato, con una partecipazione di oltre 100 persone. Nella camminate organizzate sulle strade del Moscato di Scanzo la domenica mattina hanno partecipato oltre 350 persone.

Alta l’affluenza da fuori provincia e regione: «Abbiamo avuto ospiti nei nostri alberghi e B&B persone provenienti dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Slovenia e dalla Croazia, oltre che moltissimi dal centro Italia», chiosa Alborghetti. Il secondo palio del Moscato di Scanzo ha visto vincitore la contrada di Scanzo, con una folta partecipazione di famiglie e bambini attorno all’ormai tradizionale pigiatura nei tinelli. E la più piccola Docg d’Italia è sempre più motivo d’interesse e d’attrazione per il grande pubblico amante del buon vino, sorseggiato in un atmosfera caratteristica dal sapore antico. La storia del Consorzio. Il Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo nasce nel dicembre 1993 dalla trasformazione dell'Associazione Produttori Moscato di Scanzo, già fondata nei primi anni '70,

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a seguito del riconoscimento della Doc "Moscato di Scanzo o Scanzo Passito" come sottozona del Valcalepio. Primo obiettivo del neo costituito Consorzio fu l'ottenimento di una Denominazione non legata al Valcalepio, che si concretizzò con il D.M. del 17 aprile 2002, con il quale veniva istituita la nuova denominazione: Moscato di Scanzo Doc o Scanzo Doc. Ma la particolarità e l'unicità del Moscato di Scanzo richiedeva una superiore denominazione. Il 12 febbraio 2009, il Ministero alle Politiche Agricole, sentito il parere del Comitato Nazionale Vini, accoglieva la richiesta del Consorzio, attribuendo al Moscato di Scanzo la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, divenuto in tal modo la prima e unica Docg di Bergamo e la quinta della Regione Lombardia.

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Colonnello Bandiera,nuova guida per l’Arma

Incontro con il comandante dei carabinieri di Bergamo, nominato lo scorso 27 settembre.

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l mio primo obbiettivo? Fare in modo che la gente possa dormire sonni tranquilli» Il comando provinciale dei carabinieri di Bergamo dal 27 settembre ha un nuovo comandante: il colonnello Antonio Bandiera. Lo incontro nel suo ufficio, e il tempo dell'intervista trascorre velocemente. Il risultato? Una conversazione piacevole. Comandante Bandiera, quando le hanno comunicato che avrebbe dovuto trasferirsi a Bergamo qual è stata la sua reazione? «Se mi sta chiedendo come ho "preso" la notizia, bene, molto bene, in quanto Bergamo è una gran bella città con una buona qualità della vita e bella gente. E così la sua provincia. A essere sincero non c’ero mai stato, neanche come "turista", e devo dire che il giorno in cui sono arrivato,

quando ho iniziato a percorrere il viale dalla stazione verso il centro, sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ho sempre sentito parlare della bellezza di Città Alta, ma devo dire che anche Città Bassa merita molta attenzione: case stupende, il viale ben tenuto, pulito. E poi chiaramente lo sfondo di Città Alta completa il panorama. Dal punto di vista dell'operatività, poi, questa è una provincia con più di un milione di abitanti. Un grande ed importante comando ». Quindi la provincia di Bergamo è una sorta di premio alla carriera? «È sicuramente motivo di orgoglio e soddisfazione essere l’attuale comandante provinciale dei Carabinieri di Bergamo». Città bella, pulita. E la sicurezza? «Devo dire che ho trovato un'accoglienza eccellente dal punto di vista istituzionale:

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Di Emanuela Lanfranco

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Prefettura, Tribunale, Procura della Repubblica, Questura e Guardia di Finanza. Tra le forze dell'ordine c'è un'ottima sinergia ed un perfetto coordinamento e queste sono le condizioni per lavorare al meglio. Sono certo che insieme riusciremo a collaborare in modo sereno ed efficace con il comune obiettivo di garantire la sicurezza in città e provincia». Comandante Bandiera, sento che parla di

Bergamo come di «nostra» città. Si sente a casa, quindi? «Tutta la mia famiglia è qui con me, quindi sono a casa. Noi siamo sempre insieme: quando mi trasferisco è la mia famiglia che si trasferisce e quindi si tratta di un vero e proprio trasloco. E poi abbiamo ricevuto un’ottima accoglienza dai cittadini di Bergamo». Qual'è il suo programma? S'è prefisso

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degli obiettivi? «Innanzitutto fare in modo che la bella città che ho trovato, con questo bel clima, resti tale, e magari che la percezione di sicurezza migliori. Per migliorarla è opportuno garantire una nostra presenza esterna sempre maggiore, con le nostre pattuglie, in modo da riuscire a prevenire e contrastare atti predatori, furti e rapine. È questo il primo obbiettivo per noi carabinieri».

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Furti e rapine sono all'ordine del giorno. «Dobbiamo dire che dal punto di vista economico c'è una situazione particolare, non favorevole. A livello nazionale abbiamo un trend che indica una certa crescita per quanto riguarda gli atti predatori. Bergamo, come altre città italiane, segue un po' questa scia anche se, dal punto di vista statistico, abbiamo numeri certamente non allarmanti rispetto al contesto nazionale. Comunque per noi anche il singolo furto deve essere motivo di preoccupazione, perché la persona depredata nella propria abitazione subisce un trauma non solo sotto il profilo economico, di per sé già grave, ma anche sotto il profilo morale. Il nostro lavoro è particolare in quanto ogni giorno dobbiamo fare i conti con questa realtà di reati che, anche se rispetto al resto della Nazione non sono in quantità elevate , preoccupano comunque. E noi dobbiamo fare in modo che la gente possa essere e sentirsi sempre piu' sicura. Ecco, questo è il nostro vero obiettivo, sforzarci ogni giorno per migliorare la sicurezza dei nostri concittadini». Comandante Bandiera, purtroppo i sonni tranquilli quando il lavoro viene a mancare sono ben pochi. Invece aumentano fatti incresciosi. «Bergamo, come ho detto, è una città dove la gente è molto laboriosa, c'è un grande senso civico, grande senso delle istituzioni, si presenta in modo assolutamente positivo, c'è un gran numero di imprese. Però purtroppo anche qui la disoccupazione sta aumentando. Si era abituati all’1,5 per cento, ora siamo al 4, e per una provincia come questa è un dato significativo, che deve far riflettere sul momento particolare che stiamo attraversando. La mancanza di lavoro non porta serenità». Che rapporto riesce ad instaurare con la città quando non è in divisa? «Anche senza divisa, il carabiniere è sempre in servizio. Partecipo alla vita della città come qualsiasi persona, insieme a mia moglie andiamo a fare la spesa, visitiamo musei, negozi, andiamo al ristorante. Ad ogni modo il tempo libero è ovviamente limitato: in tutta la provincia ci sono cinquanta sedi dell’Arma con i relativi

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carabinieri e il comandante deve conoscere bene tutti i suoi uomini e le diverse problematiche dei territori della provincia. Essere comandanti significa inoltre tante cose: se si pensa che un ragazzo di vent'anni lascia casa per arruolarsi, in realtà è come se la famiglia te lo avesse affidato, lo avesse affidato al comandante provinciale, al comandante di compagnia ed al comandante di stazione. Nel nostro lavoro c'è sempre una componente di rischio e io mi sento responsabile non solo dal punto di vista giuridico ma soprattutto morale nei confronti di tutti i carabinieri della provincia di Bergamo.Riassumendo, prima devo conoscere tutti i miei uomini. Ma senza dubbio troverò anche il tempo per vivere la mia nuova, bellissima città». Quante compagnie ci sono in provincia di Bergamo? «Zogno, Clusone, Treviglio e Bergamo nonché la Tenenza di Seriate, con una forza di uomini certamente adeguata al territorio. Devo dire che l'Arma dei carabinieri è molto presente sul territorio bergamasco». La figura del carabiniere è ben vista dalla popolazione. «Negli ultimi sette-otto anni abbiamo visto sempre più frequentemente i carabinieri di quartiere. In fondo l'Arma nasce così, in moltissimi Comuni abbiamo il nostro presidio, addirittura nei piccoli paesi ci siamo solo noi quale forza di polizia proprio in virtù della grande capillarità della nostra Istituzione. Il ruolo del carabiniere spesso assume anche il ruolo di pacere, spesso i vicini ci chiamano perché si intervenga tra litiganti. Ecco, anche questi sono i nostri compiti nell’ambito della nostra più ampia missione di essere al servizio del cittadino». Colonnello, cosa significa essere carabiniere? «Essere anzitutto un cittadino italiano di grandi valori morali, essere onorato di indossare un'uniforme che ha una grande storia, e sapere che questa storia,queste tradizioni, questi valori derivano da tanti colleghi che ci hanno preceduto, molti dei quali sono anche morti in servizio. Avere il grande credito che ti dà la popolazione deve essere un motivo di orgoglio e quindi fonte di

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motivazione per lavorare ogni giorno con passione e con entusiasmo al servizio dei cittadini con senso di solidarietà». Torniamo al tempo libero. Ovvero parliamo un po’ di quello che riesce a fare quando, se si può dire, non è in servizio. «Mi piace molto giocare a tennis con mio figlio, Luigi, condividere con lui la passione per lo sport, per la filatelia, per la pittura. Facciamo tutto insieme. Io chiedo alla mia famiglia un grande sacrificio: ogni volta lasciare tutto - questa è la quinta volta - per andare in un'altra città. So che non li ripagherò mai abbastanza: è molto bello condividere il mio tempo libero con loro credo. Viviamo veramente tutti per uno, uno per tutti e ringrazio la mia stupenda moglie, Nika, per il sostegno giornaliero che mi da». Colonnello, ci sono stati altri carabinieri nella sua famiglia? «No, sono l'unico che ha percorso questa carriera e non so cosà farà Luigi che è anche attratto dal lavoro della mamma: mia moglie è un avvocato civilista. Per quanto mi riguarda, a diciotto anni, attratto dal mondo militare, partecipai al concorso dell'Accademia di Modena. Già a quell'epoca la figura del cadetto, i valori, la bandiera, l'Italia erano (e sono) sentiti in modo particolare. Vinsi il concorso e, in base alla graduatoria finale, potevi scegliere, ed io optai per l'Arma dei Carabinieri. Restai due anni a Modena e due a Roma alla Scuola Ufficiali Carabinieri. Poi mi sono laureato. Così è iniziata la mia carriera». Sappiano inoltre che ha degli hobby ereditati, è proprio il caso di dirlo, da suo padre. «In genere amo leggere ed in particolare mi dedico soprattutto ai libri scritti da mio padre, Luigi Bandiera. Sono un suo grande estimatore, scrive saggi, libri storici, romanzi, ed è sempre in grande fermento con continui nuovi progetti. Per quanto riguarda lo scrivere anch’io avrei tanti progetti: sono riuscito a realizzare qualche pubblicazione sulla politica estera europea ed in diritto internazionale che mi hanno dato belle soddisfazioni. Ma al momento non c’è proprio tempo per impegnarmi in altri lavori».


Inter vista

Francesca Bellavita, fashion designer

È partita come stagista alla Colmar e poi le hanno offerto di disegnare intere collezioni. Ma la sua passione sono le scarpe: «Il mio sogno? Vedere un mio modello di scarpa realizzarsi»

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vevo sentito parlare molto bene di questa nuova stilista bergamasca. Dunque ci tenevo conoscerla, e soprattutto farla conoscere ai bergamaschi, perché tanti personaggi che hanno mosso i loro primi passi “in casa”, quando poi corrono, sono altrove. Francesca Bellavita nasce a Bergamo, si diploma al liceo linguistico, si iscrive all’università, facoltà di giurisprudenza, ma fortunatamente subito si accorge che la toga forse non è proprio quello che vorrebbe indossare. Anzi, nella sua mente già vede realizzarsi scarpe, abiti, accessori. Tutto quanto fa moda. Così si iscrive all’Istituto Marangoni di Milano e frequenta la scuola di fashion design dell’Università della Moda (qui si sono laureati pure Moschino e Domenico Dolce, noto nell’accoppiata con Gabbana) per tre anni, finito i quali l’idea era quella di fare un master sulle calzature.

Nel frattempo, tramite la scuola, si presenta l’occasione di fare un colloquio con case di moda. Tra queste Colmar che le propone tre mesi di stage in azienda… «Una proposta interessante per me, perché era comunque un’esperienza in più. Tre mesi mi avrebbero comunque arricchito e fatto conoscere meglio l’ambiente. Trascorrono i tre mesi, me ne propongono altri tre, diventano sei, durante i quali disegnavo costumi da bagno, accessori, osavo anche a proporre modelli nuovi. Finché ormai, al settimo mese del mio stage, mi arriva la proposta di disegnare la linea. Mi spiego: la Colmar per le sue collezioni aveva degli stilisti esterni, ma la nuova collezione proposta non era piaciuta, così mi offrirono di disegnare una linea completa, quella invernale 2012/2013. Questa linea l’ho fatta da stagista, e da luglio sono diventata stilista free lance: ho un contratto a collezione».

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alla linea donna, c’è anche quella per uomo e per bambino. Per la scarpa invece posso dire che è “dentro la mano”m ogni pezzo di carta diventa un raccoglitore di idee, ovviamente quando sono libera da altri impegni do sfogo alla mia creatività calzaturiera». Hai già realizzato delle scarpe? «Le prime due scarpe che ho disegnato - dico due e non paio perché erano due scarpe ben distinte – sono due modelli che avevo ideato per la prova di esame. Ma non ho perso tempo: l’anno scorso ho fatto un master a Milano, presso Ars Sutoria School, dove si impara la modellistica delle scarpe. Ovvero come fare i modelli, tagliare le pelli, assemblare. Ho vissuto una bellissima esperienza con questa scuola, le visite ai maggiori calzaturifici a Vigevano, dove si può seguire la realizzazione della scarpa. Ecco, questo è il mio sogno: vedere un mio modello di scarpa realizzarsi…». Prediligi uno stilista? Dove vorresti fare un master? «Da Cristian Laboutin. È il numero uno, secondo me». Tu hai iniziato facendo uno stage, ora sei stilista free lance, cosa significa? «Come stagista collabori con altri su modelli degli altri; ora invece ho carta bianca, disegno i modelli dal tema, scelgo i tessuti, i colori. La cosa mi fa felice, perché posso realizzare un sogno “mio”». Quanto ti piace viaggiare? «Sono spesso in giro per il mondo soprattutto per seguire le fiere, lì conosci i fornitori, conosci i materiali, e vengo in contatto anche altre realtà. Poi viaggio anche per diletto. Viaggiare mi è sempre piaciuto». Hai mai pensato di creare una tua linea? «Sicuramente. Diciamo che è il sogno nel cassetto di tutti gli stilisti. Ovviamente per me il sogno è disegnare scarpe». Perché secondo te la scarpa è diventata quasi una mania per le donne? «Io credo che la scarpa, soprattutto quella con il tacco alto, possa essere un accessorio che aiuti una donna a sentirsi anche più sicura di se stessa. Ti dà grinta, ti fa camminare in modo eretto, ti fa sentire fiera, e questi secondo me sono tutti elementi che, se magari sei un po’ timida, aiutano a farti sentire più forte».

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Hai un modello che prediligi? «Mi piace moltissimo la scarpa chiusa, forse perché personalmente non amo mettere i sandali». Qual è il momento che prediligi per disegnare? «Quando devo disegnare la collezione sono concentrata su quello e non riesco ad essere creativa per altro. Specialmente in questo periodo: abbiamo da poco presentato la nuova linea Colmar Original estate 2014, ora dobbiamo fare tutte le prove tecniche della collezione, quindi sono un po’ presa. E oltre

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Inter vista

Massimo Numa, una vita per la musica

Dagli esordi con l’hard rock in Italia e in Inghilterra fino ai 2 Mondi, la tribute band di Lucio Battisti più quotata d’Italia. E poi il suo studio di registrazione, il Solid Groove, a cui si affidano anche Ian Paice e Glenn Hughes dei Deep Purple

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na vita per la musica. Pensata, suonata, prodotta. Spaziando tra generi, città, nazioni. Massimo Numa è nato come rocker e ne ha ancora le physique du rôle: capelli lunghi, braccialetto borchiato, All Stars con le fibbie. Loquace e affabile, ci presenta il suo mondo in un vortice di parole. Sembra di sentire vibrare le corde di una chitarra. E di vederla scorrere, la sua vita avventurosa. Passata da una band hard rock italiana negli anni ’80 (gli Halloweed), da dieci anni a Londra nei Savannah Nix, da incontri e collaborazioni con artisti al top. Nato a Reggio Emilia 49 anni fa e cresciuto a Bergamo, a Bergamo è tornato. Ne ha fatto la sua base con uno studio di registrazione, il Solid Groove, alle Ghiaie di Bonate Sopra, e sale prova in via Ghislandi, in città. Ma la musica dal vivo è ancora la sua passione più grande. E dal 2000 sta girando l’Italia con la migliore

tribute band di Battisti, i 2 Mondi, di cui Numa è voce e chitarra acustica. Con lui nella band ci sono Federico “Chicco” Piazzoli (chitarra elettrica e voce ), Andrea Vass (tastiere e cori), Beppe Castelli (basso), Pietro Carrara (batteria e cori). Dal rock duro a Battisti. Come è nato il progetto 2 Mondi? «Ho sempre amato le canzoni di Lucio. Con alcuni ragazzi conosciuti in sala prove abbiamo deciso di formare questo gruppo, e guarda caso c’è stata subito la possibilità di esibirsi in una serata di solidarietà in un teatro di provincia. Un test che ha funzionato, visto che adesso con il nostro spettacolo giriamo tutta l’Italia». Il vostro tipo di approccio, differente da quello classico di una cover band, ha pagato. «Battisti è patrimonio dell’umanità (ride, ndr). Noi però siamo l’unica band in Italia che suona i suoi pezzi esattamente

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come sono stati arrangiati nella versione originale. Non li rimaneggiamo. Certo, suonati dal vivo hanno una dinamica maggiore, un impatto graffiante, specialmente per il Battisti dei primi anni – Dieci Ragazze, Un’Avventura - in cui lui era più sanguigno. Anche le tonalità restano esattamente le stesse». Avete mantenuto il sapore originale dei brani. «Sì. Perché ritoccare un quadro perfetto? Certo, per la mia voce reggere due ore su tonalità impossibili non è facile… Non scimmiottiamo gli originali, non ci travestiamo, ma riusciamo ad emozionare, e concerto dopo concerto ci siamo fatti un nome». Per strada i vostri contatti con la famiglia e con l’entourage di Battisti si sono fatti sempre più fitti, tra l’altro. «Il figlio Luca ci è venuto a vedere nel

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2008 a Poggio Bustone (Rieti), paese natale del padre. Dove siamo stati scelti per il concerto celebrativo nel decennale della scomparsa. Ci hanno richiamato altre due volte, e siamo finiti in tv, su Retequattro e Raitre. Siamo apparsi anche al Tg2 grazie alla collaborazione con Roby Matano, leader dei Campioni e primo paroliere di Battisti. Con Matano siamo stati al Donizetti in occasione dei concerti con Dolcenera e Renga. In più lo scorso 12 novembre, al Teatro San Babila di Milano, abbiamo suonato con Walter Calloni, batterista di Battisti in “La batteria, il contrabbasso, eccetera”, Massimo Luca, chitarra acustica storica di Lucio, e Claudio Pascoli, sassofonista nell’album “La compagnia” e non solo. Luca già si era esibito con noi altre volte, tra l’altro. In futuro dovremmo fare un intero concerto con questi grandi musi-

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cisti che nei dischi di Battisti ci hanno suonato davvero. Una prospettiva per noi molto allettante». Siete partiti dalla solidarietà, e con coerenza continuate a partecipare agli spettacoli di beneficienza. «Assolutamente sì. Possiamo permettercelo, del resto. Abbiamo già tante date, d’estate siamo capaci di fare una quarantina di concerti in tre mesi in giro per l’Italia. È giusto condividere questo nostro successo con chi ha bisogno. E non siamo gli unici a fare operazioni di questo genere. Voglio citare come esempio la Bb Band, composta da commercialisti, avvocati, imprenditori, galleristi d’arte, odontoiatri. Persone straordinarie, con cui qualche volta suono, e con me c’è anche il percussionista Jean Pierre Rodriguez. Non sono professionisti della musica, e con gli strumenti hanno dei limiti. Però si impe-


gnano con molta serietà, provano e fanno serate solo e soltanto per beneficienza». Con i 2 Mondi suonava anche Stefano Forcella, bassista dei Modà. «Sì, e mentre i Modà muovevano i primi passi lui ha continuato a suonare anche con noi. Poi ovviamente, per motivi contrattuali, ha dovuto lasciare. Ma siamo rimasti in ottimi rapporti, l’anno scorso si è uniti a noi per un concerto al Creberg Teatro». I 2 Mondi sono un’hobby, se mi passi il termine. Il tuo lavoro, anche se sempre di musica si tratta, è un altro. «La mia prima occupazione è il mio studio di registrazione: Solid Groove. Inoltre faccio il chitarrista e suono per diverse produzioni. In questi anni mi sono

tolto parecchie soddisfazioni, con queste attività: sono andato a Sanremo con una produzione per Morris Albert di Mietta, per esempio. Mi posso trovare sul palco con personaggi noti a livello internazionale, ma non disdegno il musicista della porta accanto. E ho fatto anche delle colonne sonore per produzioni cinematografiche indipendenti. La musica è fatta di questo. Soldi ok, ma fino a un certo punto». Dal tuo studio sono passati grandi nomi. «Abbiamo registrato pezzi, tra gli altri, con il batterista e il bassista dei Deep Purple, Ian Paice e Glenn Hughes, il cantante dei Kansas Steve Walsh, il batterista dei Jethro Tull Clive Bunker, il batterista di

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Rod Stewart e Ozzy Osbourne Carmine Appice. E poi qualcosa per Tiziano Ferro, i Nomadi, Daniele Silvestri. Con me in studio ci sono due fonici bravissimi: John Grimes, irlandese, che ha lavorato con gli U2; Jonatan Rukhman, con esperienze al festival di Vacken. Da noi vengono grandi personalità a registrare perché garantiamo professionalità e strutture d’eccellenza». Attualmente a cosa stai lavorando? « St o c o p ro d u c e n d o u n r a g a z zo d i Bergamo, Andrea Nava, sotto contratto con la Warner. Al momento è tra i quaranta selezionati per Sanremo. Seguo anche una band bergamasca di gran talento, dedita al rock estremo: i Dirty Heaven. E non smetto mai di scrivere musica, naturalmente. È la mia vita».

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Inter vista

Cisa, uno per tutti e tutti per uno

È uno slogan ma anche una strategia quella che contrassegna il Consorzio italiano servizi associati, che ha preso corpo quando un gruppo di amici storici ha dato vita a una buona idea, in ambito lavorativo, rivolta a mettere a segno due obiettivi: fare risparmio e offrire elevata qualità nei servizi

U

n’organizzazione specializzata nel fornire ser vizi integrati finalizzati ad offrire un supporto completo, efficace e dinamico, a piccole, medie e grandi imprese. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo del Consorzio Cisa la cui sede legale e operativa è a Bergamo e quella amministrativa a Treviglio. Avvalendosi dell’esperienza pluriennale dei suoi soci fondatori, di una struttura gestionale unificata e di efficienti risorse umane e organizzative, Cisa è in grado di coordinare un’ampia e flessibile gamma di servizi, dal generico allo specializzato. Quattro le società che fanno capo al Consorzio italiano servizi associati (Cisa): la Cooperativa Bergamasca, LG Logistica, SBS, anche quest’ultime due cooperative, e l’impresa Quadrifoglio Ser vice Srl. Nel dettaglio, la

Cooperativa Bergamasca rappresentata d a l p r e s i d e n t e A n g e l o Pa r a d i s o , grazie alla sua ventennale esperienza, rappresenta il cuore del Consorzio Cisa ed è la capofila delle consorziate in ogni servizio. Quadrifoglio Service Srl è specializzata nell’organizzazione e nella gestione di servizi di pulizie, igienizzazione e disinfestazione. LG Logistica si occupa di attività di logistica integrata, stoccaggio e movimentazione merci con personale specializzato nel settore. SBS, grazie all'esperienza del presidente Abdelhak Ouadani si pone come obiettivo l’attività nel settore delle pulizie industriali, avvalendosi a sua volta di persone esperte nel settore. In pratica una qualsiasi ditta, che può essere un insieme di uffici o magazzini, piuttosto che un supermercato o una fabbrica, può rivolgersi a Cisa per

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Di Francesco Lamberini

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avere delle prestazioni. A quel punto il Consorzio, a seconda della tipologia della richiesta, affida il servizio a una delle sue quattro società. «Cisa è nata nel 2009 - dice il presidente Silvio La Falce - come consorzio misto di imprese, con mutualità prevalente verso la cooperazione, di cui sono proprietarie le quattro società. La nostra filosofia operativa può essere efficacemente sintetizzata in uno slogan: uno per tutti, ovvero Cisa, e tutti per uno, cioè le cooperative e le imprese verso Cisa. Ma non è solo uno slogan poiché ciascuna delle quattro società che compongono il Consorzio ha alleggerito il proprio costo di gestione centralizzandolo sotto il cappello Cisa». «La personalizzazione dell’offerta precisa il presidente - è un elemento da cui non possiamo prescindere dal momento in cui assumiamo come obiettivo la soddisfazione di chi mette l a s u a a z i e n d a n e l l e n o s t re m a n i . L’attenzione per la più piccola necessità diventa per noi la base da cui partire per sviluppare programmi di intervento che siano veramente adeguati a ciascuna situazione». «I settori in cui oggi maggiormente lavoriamo - conclude Silvio La Falce - riguardano l’attività di logistica dei magazzini e quella delle pulizie sia industriali sia civili. Il nostro campo d’azione prevalente riguarda sicuramente la provincia di Bergamo e un po’ tutto il nord Italia, ma operiamo anche sul territorio nazionale, in particolare nel Lazio dove ha sede una di queste società». Proponiamo ora alcune esperienze dirette raccolte da chi opera a vario titolo nelle strutture che fanno capo a Cisa. «Ho iniziato la mia attività nel 2007 - dice Daniele Panzera, responsabile a m m i n i s t r a t i vo d e l l a C o o p e r a t i va Bergamasca - e mi ha colpito molto l’accoglienza in questo gruppo di lavoro che definirei giovane e dinamico, dove ho avuto l’opportunità di crescere professionalmente e ottenere dei grandi risultati anche a livello personale. La Cooperativa si occupa di offrire dei servizi alle imprese, soprattutto in ambito lombardo, e il mio lavoro

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Silvio La Falce

Moustafa Hegazy

Angelo Paradiso

consiste nel coordinare dall’ufficio preposto tutte le attività necessarie. Un impegno che spazia dalla ricerca del cliente alla formazione e organizzazione del personale fino ad arrivare ai c o n t r o l l i d i g e s t i o n e , ov v e r o a l l e verifiche economiche dell’appalto. Tra le prestazioni che di recente hanno avuto un consistente sviluppo c’è sicuramente la logistica, quindi la gestione integrata del magazzino a 360 gradi». «Ho circa trent’anni di esperienza - dice Moustafà Hegazy, presidente della LG Logistica - nell’attività che mi vede attualmente impegnato, che non si

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Abdelhak Ouadani

limita solo alla gestione delle merci ma anche al facchinaggio e alle pulizie industriali. Si tratta di prestazioni che ci vengono chieste soprattutto dai supermercati e dalle grandi catene alimentari mentre le pulizie le facciamo in prevalenza negli uffici. La preparazione, e quindi l’efficienza del personale, rappresenta la chiave del nostro successo». Ivana Galbiati ha iniziato a lavorare dal 2001 nella Cooperativa Bergamasca e l’anno scorso è passata al Consorzio Cisa occupandosi del reparto risorse umane e ufficio paghe. «Nel corso di questi anni -


Daniele Panzera

Ivana Galbiati

Roberta Danesi

Riccardo La Falce

sottolinea - ho visto crescere e affermarsi la società fino a moltiplicare il proprio fatturato. Un’evoluzione che si deve a quanti operano al suo interno ma soprattutto a chi ne decide le strategie vincenti». «Mi occupo di tutti gli aspetti contabili - d i c e Ro b e r t a Da n e s i , i m p i e g a t a amministrativa del Consorzio Cisa -

Mohamed Hegazy

nonché della gestione bancaria. Non avendo ancora 24 anni sono pienamente soddisfatta dell’incarico così delicato che mi è stato affidato, perché richiede g ro s s e re s p o n s a b i l i t à . Si t r a t t a d i un’opportunità che mi ha permesso di acquisire sul campo un’ulteriore preparazione».

«Ho iniziato a lavorare in azienda nel 2008 - racconta Riccardo La Falce, 21 anni, figlio di Silvio - facendo la cosiddetta gavetta. Quindi ho mosso i miei primi passi in uno dei magazzini, scaricando le merci dai camion e svolgendo altre attività legate alla logistica. Poi sono passato in ufficio e oggi mi faccio carico di portare in azienda quelle che possono essere le problematiche dei diversi cantieri, interfacciandomi tra le varie realtà. Quindi una comunicazione continua oggi agevolata anche da una serie di dispositivi tecnologici, particolarmente utili in caso di eventuali emergenze». «Lavoro per la Cooperativa Bergamasca dal 2004 - dice Mohamed Hegazy - e da allora ho avuto l’opportunità di fare esperienza in più settori, dalle pulizie civili e industriali alla logistica. Da 4 anni mi occupo di un intero magazzino di alimentari, gestendo giornalmente dalle 40 alle 50 persone a seconda dei picchi di lavoro. Il mio compito è quello di verificare continuamente l’andamento dell’appalto seguendo ogni attività: dallo scarico dei camion, che è la prima fase da affrontare in un magazzino, fino al controllo qualità della composizione dei bancali. Ciò che mi dà più soddisfazione è vedere il mio operato portare concreti risultati alla nostra società». CISA - TREVIGLIO Via Alcide De Gasperi 9 numero verde 800995525

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Impre se

A Dalmine il “giardino dei talenti”

Obiettivo dell'iniziativa: far circolare gli spazi, le persone e le idee attraverso un "ufficio low-cost" dove affittare una scrivania, una sala riunioni o una postazione di lavoro per brevi o lunghi periodi

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'idea del co.working viene dagli Usa e dal Nord Europa. In Italia è ancora quasi sconosciuta e il Talent Garden (Tag) aperto lo scorso dicembre a Brescia ne è uno dei primissimi esempi. Ma anche il Belpaese si sta aprendo alla modernità, di questi tempi. In sostanza è il modello di un "ufficio low-cost" dove affittare una scrivania, una sala riunioni o una postazione di lavoro per brevi o lunghi periodi, in sintonia con i nuovi ritmi professionali ormai molto rapidi e flessibili. Ma c'è di più. È un ecosistema che accoglie menti creative piene di entusiasmo e passione, per confrontarsi in modo libero e fruttuoso su temi legati in particolare al mondo del web e della comunicazione. L'intento è di arricchire l'humus imprenditoriale facilitando lo scambio di progetti

e idee anche attraverso eventi e iniziative. Il Tag di Brescia ha entusiasmato molto il settore, che ha subito risposto con l'apertura di un secondo spazio. È stato inaugurato venerdì 28 settembre a Dalmine, in via Provinciale 64, grazie alla sinergia tra Ferretticasa e Alberto Trussardi. I prezzi? Si parla di un costo mensile di 250 euro più Iva per un anno. Un progetto come Tag, spiega Alberto Trussardi, può dare un valore aggiunto ad un paese come il nostro e stimolare: immaginazione, creatività , conoscenza e innovazione. «Se il lavoro non è sostenuto da una passione vera e sincera e non soltanto da un interesse puramente economico, non vedo futuro, non vedo una vita che valga la pena di essere spesa in una società  che non considera le persone e le idee, se non come un guadagno o un costo».

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Di Fabio Cuminetti

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Impre se

Button valley, i numeri dell’indotto

Superato il traguardo dei cinquant’anni, Lartigianabottoni racconta la sua storia nel primo museo-show room del bottone. Per celebrare una parabola di successo in un settore difficile

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ue milioni e 500 mila bottoni, 25 mila fibbie, 51 mila collane, 105 mila bracciali, 130 mila accessori per calzature e 9 milioni di componenti per bigiotteria: sono questi i numeri de Lartigianabottoni, storico marchio della cosiddetta “Button Valley” tra Bergamo e Brescia, a Bolgare, che produce bottoni e bijoux per le più importanti griffe della moda. Tagliato il traguardo dei 50 anni di attività sotto la guida dei tre figli del fondatore Giuseppe Gualini, racconta la sua storia con il primo show room museo delle tecniche di lavorazione del bottone, lo Spazio L.A.B., inaugurato in quello che fino a non molto tempo fa era il laboratorio chimico per la produzione delle resine. «Dietro le firme della moda c’è un grande lavoro portato avanti dalle manifatture italiane che si mettono al

servizio di un comparto strategico per il nostro Paese», spiega Antonia Gualini, socia de Lartigianabottoni e ideatrice dello show room. «Raccontando la storia della nostra azienda e della nostra famiglia con Spazio L.A.B. abbiamo voluto affermare il valore di un prodotto che ha segnato stile e costumi di generazioni di donne». Tra silos, forni di essicazione e tavoli da lavoro Spazio L.A.B. raccoglie per la prima volta tutto ciò che serve a ricostruire la storia delle tecniche di lavorazione del bottone da donna e del bijoux e allo stesso tempo traccia uno spaccato della società italiana dagli anni del boom ad oggi attraverso l’evoluzione del costume. Si parte con il bottone piatto e tondeggiante lavorato a caldo con un pirografo (anni ’60) per arrivare nel terzo millennio agli accessori per pelletteria e calzature.

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Di Fabio Cuminetti

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Impre se

Frena la corsa: TCA restituisce qualità al tuo tempo

Dal 1986 a fianco dei commercialisti, più che risolvere problemi TCA fornisce SOLUZIONI. La mission della società fondata e amministrata da Alberto Cortellini: la tranquillità dei propri Clienti.

S

erenità, chiarezza e risposte immediate. Nella filosofia di Alber to Cor tellini la parola “pressapochismo” è inesistente. Questo succede quando si è esigenti prima di tutto con se stessi: “Quella che per altri potrebbe essere pignoleria, per me rappresenta il massimo della serietà - spiega con un sorriso Cortellini - parto sempre dal presupposto che, se fossi io il cliente, vorrei avere il massimo con il minimo sforzo, ma soprattutto vorrei trovarmi davanti a persone serie, competenti e disponibili ad ascoltare le mie esigenze. La tranquillità sul lavoro è un valore aggiunto che permette di raggiungere ogni obiettivo”. Tra i soci fondatori di TCA Informatica, Cortellini ha dalla sua la lunga esperienza nel settore - prima come dipendente, poi come socio - di una delle software house storiche della città di Bergamo, Studio 15. Per anni TCA ha prodotto in proprio tutto il software utilizzato negli studi dei propri clienti. Nel 2000, la svolta. Il

Ministero delle Finanze decide di delegare agli studi commercialisti la gestione di forniture telematiche e adempimenti fiscali. “A quel punto abbiamo deciso di cercare sul mercato un partner con la nostra stessa affidabilità - spiega ancora Cortellini - e abbiamo incontrato Italstudio. Siamo ogni anno più convinti della bontà della nostra scelta: software affidabili, tempestività negli aggiornamenti, canoni annuali davvero economici sono i plus che trovano riscontri positivi ovunque e che permettono al commercialista di riqualificare il tempo personale e dello studio”. Due esempi su tutti? FacTotum Evolution, considerato la perla degli Integrati, e TuttOK Evolution, capace di rivoluzionare letteralmente l’universo degli invii telematici. “Colgo l’occasione – conclude Cortellini – per ringraziare tutti nostri clienti e augurare loro Buone Feste.”

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CRISTINA COLOMBERA

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Impre se

Mr. Kumpir, patata farcita che conquista

L’innovativo fast food in franchising nato in Turchia spopola a Brescia. E Onur Aydas, master franchisor per l’Italia, è soddisfatto: il giro d’affari aumenta nonostante la crisi. Perché il prodotto è nuovo e senza concorrenti

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n menù tutto a base di patate con slogan quali «Mangi sano, vivi meglio» e «La patata farcita che ti conquista». Un’idea semplice e geniale quella di Mr. Kumpir, fast food in franchising nato in Turchia (a Istanbul, per la precisione), specializzato in patate gigantesche cotte dentro un apposito forno, aperte e poi farcite con vari ingredienti. La prima scelta è se si vuole burro e formaggio. Poi si passa ai vari ingredienti, pollo, polpette, tonno, gamberetti, wurstel, salse fatte in casa e verdure. Tant’è che è un prodotto ideale anche per vegetariani e vegani. Ma non basta. Oltre alle patate il menù contempla grigliate, fritture, insalatone, panini, dolci. E, ovviamente, bibite, the e caffè turco. La proposta è nuova e alternativa. Ci sono già più di cinquanta Mr. Kumpir in 16

Paesi. Il master franchisor per l’Italia è Onur Aydas, che ha aperto il primo take away di questo tipo della nazione, all’interno del centro commerciale Freccia Rossa, a Brescia. «È un prodotto preparato al momento di fronte al cliente – spiega Aydas –, quindi di qualità maggiore rispetto ad altri fast food, dove le pietanze sono spesso preparate precedentemente e poi solo riscaldate. C’è maggiore trasparenza, un fatto per cui riceviamo parecchi complimenti». La patata farcita è adatta a una clientela che va da 7 a 70 anni «anche perché il prodotto base, con l’aggiunta di formaggio e burro, diventa quasi un purè, molto morbido». Un piatto estremamente salutare, ma per il momento l’età media della clientela tende verso l’alto: «i ragazzini preferiscono mangiare ciò che già conoscono, ma quando assaggiano i nostri prodotti ne rimangono

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A cura della redazione

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conquistati». Sta di fatto che il giro d’affari di Mr. Kumpir a Brescia è costantemente in aumento. Anche perché la qualità è da ristorante e i prezzi sono da fast-food. Aydas ha ricevuto molte chiamate di gente interessata ad aprire nuovi Mr. Kumpir, DIC-GEN 2012-2013

anche perché rispetto ad altri franchising l’investimento è limitato, e i profitti invece sono alti. Tra i nuovi obiettivi di Aydas c'è adesso l'apertura di un Mr. Kumpir a Orio Center per deliziare anche il palato dei bergamaschi.

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Impre se

"Ricciardi e Corna" ti aiuta a sollevare i tuoi cari da un compito gravoso

Le Onoranze Funebri di Viale Pirovano, 5/a, a Bergamo, offrono la possibilità di sottoscrivere una previdenza funeraria, cioè di scegliere e programmare i propri funerali, per vivere più sereni

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n Italia sembra che pensare all’ultimo respiro sia motivo di scongiuro. Ma è solo conformismo. Perché in realtà la gente ci pensa eccome. Si teme di lasciare ai propri cari un compito gravoso, tanto più che dev’essere svolto in un momento di dolore. Si vorrebbe che tutto si svolgesse come desiderato. Si preferirebbe, infine, sollevare chi ci vuole bene dal problema finanziario legato al servizio funebre. Per vivere sereni, senza più pensarci, le Onoranze Funebri «Ricciardi e Corna» mettono a disposizione dei clienti un servizio di previdenza funeraria trasparente ed efficace. È un prodotto dell’associazione Idicen, presente su tutto il territorio nazionale per offrire servizi su sicurezza funeraria, tutela delle proprie volontà e aiuto al

prossimo. Una tessera ideale per tutti, che comprende il rimborso delle spese sostenute per il funerale del tesserato. L’adesione dà diritto al pagamento del costo del proprio servizio funebre completo, organizzato in qualunque parte del pianeta, con esclusione dei soli costi dei diritti relativi alle concessioni cimiteriali. Tale servizio ha una copertura assicurativa annuale (70€) ed è garantito esclusivamente per le persone residenti in Italia di età compresa tra i 18 e i 70 anni, con decorrenza immediata. Oltre i 70 anni, il tesserato può continuare la previdenza funeraria con la tutela delle proprie scelte nel testamento «Opera Unica» e le quote annuali, versate negli ultimi 10 anni, saranno poi detratte.

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Onoranze Funebri Ricciardi e Corna Viale Pirovano, 5/a 24125 Bergamo Tel. 035.212179 / 347 5284907 www.ricciardiecorna.it

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Parliamo di abitazioni

arlare di abitazioni in questo momento, in cui la situazione economica generale, unitamente a più severe normative a tutela del mercato immobiliare e radicali modifiche dei principali fattori di mercato, ha contratto notevolmente il volume delle compravendite può apparire decisamente in controtendenza.Tuttavia, perseguendo gli obiettivi che i due fondatori del gruppo Retecasa, Thierry Guiotto e Nicola Bernardi, si sono posti sin dal lontano 1992, crediamo fermamente che accompagnare il cliente in una ponderata scelta della propria abitazione possa garantire infinite soddisfazioni sia per il cliente medesimo sia per il professionista che dedicherà energia, competenze specifiche, profonda conoscenza della situazione personale a far affiorare le reali necessità del potenziale acquirente. La casa può essere paragonata ad un vestito fatto su misura: è precipuo compito dell’agente immobiliare analizzare non solo la capacità d’investimento, che pur rimane fondamentale, ma esaltare l’amore per il dettaglio, per le esatte proporzioni, l’unicità della proposta che conquisterà definitivamente i futuri proprietari. Da

questi obiettivi nasce la necessità di un colloquio sincero in cui ogni perplessità deve essere fugata e la firma del sospirato rogito notarile la degna conclusione di un percorso consapevole. Poche proposte ma assai mirate sono, nella quasi totalità dei casi, più che sufficienti a centrare l’obiettivo senza rischiare di disperdere energie in visite casuali. Il tempo, centellinato, viene dedicato alla visita di soluzioni che rispondano a reali esigenze della famiglia o del singolo e non sprecato in visite che poco hanno di significativo. Il professionista deve essere quindi una persona propositiva, dotata di capacità di problem solving, attenta all’evoluzione delle tendenze e del mercato, intenzionato fermamente al continuo aggiornamento professionale e alla formazione permanente anche in ambito psicologico, abile fruitore delle tecniche di comunicazione nonché aperto a nuove tecnologie e strumenti informatici. Il nostro staff, attualmente in fase di potenziamento e guidato dal Dottor Nicola Capitanio, sta preparandosi già da ora ad una ripresa del mercato che, con timidissimi segnali, comincia ad appalesarsi. A breve è previsto l’apertura di una nuova sede in locali più

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consoni alle prospettive e nei quali la conclusione delle trattative sarà paragonabile a un piacevole momento conviviale che lasci ciascuno soddisfatto dell’accordo trovato e onorato in ogni suo dettaglio. Se state cercando casa, quindi, venite a trovarci: parleremo della vostra futura abitazione. I due fondatori del gruppo Retecasa, Thierry Guiotto e Nicola Bernardi

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ElettricArt srl,42 anni di crescita

Dai «semplici»impianti elettrici a quelli fotovoltaici. Negli anni l’azienda ha inoltre affinato il suo bagaglio inserendosi nel mondo del facility management in un’ottica di global service

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agli impianti elettrici «puri e semplici» agli impianti fotovoltaici. Una progressiva specializzazione accompagnata dal successo imprenditoriale e dall’attenzione per le nuove tecnologie quella di ElettricArt srl, fondata nel 1970. Decisive le professionalità cresciute al suo interno: il notevole know how acquisito ha portata l’azienda ad ottenere riconoscimenti a livello nazionale, quale il Mercurio D’Oro. Negli anni l’azienda ha inoltre affinato il suo bagaglio inserendosi nel mondo del facility management in un’ottica di global service, grazie alla capacità di integrare la gestione tecnologica degli impianti con quella dei servizi agli spazi e alle persone. Il core business di ElettricArt è rappresentato dalla gestione di servizi energetici, di conduzione e manutenzione impianti

tecnologici all’interno di edifici civili, del terziario e siti industriali, proponendosi come unico interlocutore per la progettazione, gestione e erogazione dei servizi agli immobili con garanzia di responsabilità unica per tutti gli aspetti operativi e contrattuali. Il continuo rispetto di queste efficaci strategie imprenditoriali ha permesso all’azienda di ottenere appalti pubblici come l’ospedale di San Giuseppe ad Empoli, il nuovo Tribunale di Novoli in Firenze e diversi appalti d’illuminazione pubblica e facility management. Nel 2002 l’azienda focalizza i suoi obiettivi sul percorso dedicato all’energie rinnovabili, con particolare propensione al mondo fotovoltaico, attivando due settori separati: global service ed engineering management, dedicato in prevalenza alla nuova energia e coadiuvato da un’importante ed onesta

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A cura della redazione

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campagna di informazione volta ad informare il cliente sui benefici in particolare, degli impianti fotovoltaici e sugli incentivi ad essi connessi. «La nostra mission è quella di riuscire a sensibilizzare il maggior numero di persone verso l’utilizzo delle energie rinnovabili e il risparmio energetico contribuendo così a diminuire l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera», spiega l’amministratore Luigi Vannini.

I servizi global di ElettricArt • Censimenti e rilievi architettonici, impiantistici e stradali; • Due diligence tecnica e documentale di patrimoni immobiliari censimento, mappatura, verifiche catastali, ambientali e tecniche, ecc; • Definizione e riqualificazione di spazi di lavoro; • Analisi energetiche su sistemi tecnologici di patrimoni immobiliari pubblici e privati; • Valutazione dello stato conservativo e manutentivo degli edifici e relativi impianti; • Verifica del rispetto delle norme ambientali, antincendio e sicurezza; • Supporto alla gestione e all’implementazione di attività di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili; • Coordinamento e realizzazione degli interventi di valorizzazione degli immobili; • Progettazione e gestione della sicurezza; • Elaborazione di realtà virtuale dei progetti; • Progettazione e realizzazione di aree verdi impianti di irrigazione ed idrocoltura. I servizi engineering di ElettricArt • Pianificazione delle attività inerenti l’opera e/o il servizio; • Programmazione e gestione dei tempi e dei costi per l’esecuzione dell’opera e/o del servizio; • Valorizzazione delle risorse umane coinvolte nel progetto; • Identificazione e gestione dei possibili rischi; • Elaborazione grafica del progetto; • Ingegnerizzazione e cantierizzazione del progetto. Le principali attività di engineering di ElettricArt • Impianti fotovoltaici; • Impianti elettrici civili industriali in media e bassa tensione; • Iimpianti termici, idraulici e di condizionamento; • Impianti di irrigazione; • Impianti antincendio; • Impianti di rilevazione incendi; • Impianti antintrusione e controllo accessi; • Progettazione reti viarie e ferroviarie, ponti, viadotti, gallerie; • Progettazione impianti sportivi; • Progetti di uffici, centri commerciali, edifici residenziali ed industriali.

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Impre se

La Fiera Campionaria non delude mai

Per la trentaquattresima edizione 138 mila visitatori arrivati anche da fuori provincia. Gli oltre 500 stand sono stati invasi da un fiume di gente, soprattutto durante i fine settimana e la festività del 1° novembre

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a manifestazione Promoberg con il più alto numero di settori merceologici rappresentati si conferma ancora l’appuntamento di gran lunga più visitato del ricco menù firmato Promoberg: la 34ª edizione della Campionaria ha infatti registrato ben 138 mila visitatori (3 mila in più rispetto al 2011). Gli oltre cinquecento stand sono stati invasi da un fiume di gente, soprattutto durante i fine settimana e la festività del primo novembre. Tra i settori al top scelti dai visitatori, tutti i prodotti legati alle fonti rinnovabili e alle energie alternative, all’enogastronomia, al turismo, e alle nuove tendenze. Grande successo per il debutto di Acquario Natura, l’evento dedicato alla filiera dell’acquariologia, organizzato in collaborazione con Aipa, Associazione Italiana Pesci e Acquari.

Una “manifestazione dentro la manifestazione” fortemente voluta da Promoberg e Aipa, per far conoscere al grande pubblico e sostenere il comparto dell’acquariologia. Forte interesse anche per lo stand di Turismo Bergamo, per l’isola “Bergamo, Città dei Mille… Sapori” della Camera di Commercio dedicata ai prodotti docg e dop del nostro territorio, per i giochi virtuali del Casinò di Campione, per le iniziative dell’Aspan, e dell’Ascom. «Siamo molto soddisfatti per l’andamento della Campionaria – commenta Stefano Cristini, direttore Promoberg -: evidentemente il pubblico apprezza una manifestazione tradizionale che sa però stare al passo con i tempi. Ogni nuova edizione della Campionaria presenta, infatti, oltre a comparti storici e molto amati, immancabili novità».

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A cura della redazione

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Concorso letterario 2013

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Si sono aperte nello scorso mese di ottobre le iscrizioni alla prima edizione 2013 del concorso letterario LUBERG. L’ambiziosa iniziativa nasce con l’intento di valorizzare e sostenere il talento dei laureati e degli studenti dell'università di Bergamo. Il concorso infatti si rivolge ai soci LUBERG, ai laureati e agli studenti di tutti i dipartimenti dell’Università di Bergamo che abbiano una storia da raccontare e desiderino confrontarsi con docenti ed intellettuali dell'ateneo cittadino. Presidenti onorari di questa prima edizione del concorso saranno il regista bergamasco Ermanno Olmi, il presidente di Luberg Domenico Bosatelli e il rettore dell’università di Bergamo Stefano Paleari; la giuria sarà invece composta da autori e giornalisti, nonché docenti dell’ateneo cittadino, del calibro di Marco Belpoliti, Franco Brevini e Daniele Giglioli, oltre che dai soci LUBERG Cristiana Cattaneo, Daniela Angeletti e Aristide De Ciuceis. La giuria provvederà a selezionare una rosa di dieci finalisti e, tra questi, sarà identificato il vincitore. I racconti dei dieci finalisti saranno pubblicati in un volume edito da Sestante Edizioni. La premiazione dei dieci finalisti e del vincitore del concorso avverrà in occasione della Cerimonia di proclamazione del Laureato dell’Anno che si terrà nel corso del 2013. I partecipanti dovranno far pervenire alla segreteria organiztiva la scheda di iscrizione al concorso (scaricabile dal sito luberg.it), entro lunedì 18 Febbraio 2013; la scheda può essere consegnata all’indirizzo LUBERG di via dei Caniana, 2 (24127 - Bergamo), oppure inviata all’indirizzo concorsoletterario@luberg.it o al numero di fax 035-2052602. Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre il 31 marzo 2013 alla Segreteria dell’Associazione presso l’Università degli Studi di Bergamo, in via dei Caniana, 2. Inoltre, una copia dell’elaborato dovrà essere inviata in formato pdf all’indirizzo DIC-GEN 2012-2013

e-mail concorsoletterario@luberg.it. Oltre al titolo del racconto, sul frontespizio dovrà comparire l’indicazione del nome e del cognome del partecipante. La lunghezza massima del racconto dovrà essere di dieci cartelle. La quota di partecipazione, che dovrà essere cosegnata alla segreteria contestualLaureato e neolaureti dell’anno 2012

mente all'elaborato, sarà di 15 Euro per i soci Luberg mentre per gli studenti e i laureati non associati sarà di 30 Euro. Gli sponsor di questa prima edizione del concorso letterario LUBERG sono le aziende bergamasche Diachem e ImsDeltamatic.

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Sono stati premiati lo scorso 12 ottobre, in occasione della cerimonia di presentazione alle autorità cittadine, i neolaureti e il laureato dell’anno. Il premio premio alla carriera è stato assegnato da LUBERG a Massimo Von Wunster, laureato dell’anno 2012, che ha conseguito a pieni voti la laurea in Economia e Commercio nel 1980. La scelta è stata effettuata tra i laureati che hanno raggiunto eccellenti traguardi professionali, distinguendosi per capacità e intraprendenza nei campi dell’industria, del commercio, della finanza, della Pubblica Amministrazione o del mondo Accademico, evidenziando l’eccellenza dell’ateneo bergamasco nel proprio ambito con respiro nazionale o internazionale. In passato, il premio è stato assegnato a Maria Pia Locatelli, già deputato al Parlamento Europeo, e a Nino Di Paolo, già Comandante Generale della Guardia di Finanza. Andrea Giuliani, della facoltà di economia, Annalisa Codoni, di Lingue e Letterature Straniere, Gloria Invernici, di Giurisprudenza, Eleonora Caccia, del dipartimento di Scienze Umanistiche, Chiara Selini, di Ingegneria, e Patrizia Nicandro, di Scienze della Formazione, sono stati insigniti del premio neolaureato dell’anno accademico 2010-2011. I premiati sono stati scelti in virtù del loro curriculum studiorum particolarmente brillante, per i risultati conseguiti nel corso di laurea, per l’originalità, per il rigore scientifico della tesi o per i tempi di conseguimento della laurea medesima.


*Enologia di Pietro Pellegrini

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a vendemmia 2012 sta terminando ed è sicuramente ancora troppo presto per potere dare indicazioni precise sulla qualità del vino che ne deriverà. Abbiamo avuto a che fare con un’altra annata scarsa in quantità, questa è l’unica certezza che abbiamo ad oggi. Bisogna sapere invece che, in annate di normale produzione, l’Italia è il maggior produttore di vino al mondo. Questo ci potrebbe indurre a pensare che il vino è “nato” da noi. La storia della viticoltura italiana, invece, cominciò quando i greci conquistarono il bacino del Mediterraneo, intorno all’anno 1000 a.C., introducendo anche da noi la pratica della coltivazione della vite. Le prime basi commerciali greche sorsero in Sicilia e in Calabria e da lì la vite si diffuse progressivamente verso tutto il nord. Intorno al VII° secolo a.C., in quella che è oggi la Toscana, gli Etruschi dimostrarono di essere ottimi produttori e commercianti di vino, mentre nel III° secolo a.C., quando Roma fu conquistata da Annibale, tutta l’Italia meridionale era coltivata a vigneto. All’epoca dell’Impero Romano la coltivazione della vite si diffuse anche in tutta l’Italia settentrionale, ma con le invasioni barbariche di Goti e Longobardi la viticoltura subì un rapido declino, per ritornare a fiorire solo nel XIII° secolo e in particolare durante il periodo del Rinascimento. Ne sono un esempio storiche case vinicole come Antinori e Frescobaldi, che proprio in quell’epoca videro la loro nascita. La viticoltura e la relativa produzione di vino subirono poi un altro tracollo seguito da un lungo periodo di decadenza quando l’Italia cadde sotto il predominio spagnolo e asburgico. Solo i rivolgimenti politici del XIX° secolo ne permisero la rinascita, soprattutto in alcune aree regionali, ma la catastrofe della fillossera e le successive guerre mondiali distrussero un’altra volta il vigneto Italia. Da quel periodo il vino italiano vide i primi segnali di ripresa solamente a partire dalla fine degli anni Sessanta e, personalmente, ritengo che,

solo a partire dalla metà del decennio successivo, si sia potuto parlare di “risorgimento” o, meglio ancora, di “grande svolta” del vino italiano. Negli ultimi trentacinque anni la viticoltura e l’enologia italiane hanno subito mutamenti e miglioramenti più radicali e decisivi che nei tre secoli precedenti. È scomparsa quasi ovunque la coltivazione promiscua della vite, cioè quella che vedeva in un unico fondo piante di vite e altre piante da frutto intramezzate da seminativi, per lasciar posto ai vigneti “specializzati”, dove i vari vitigni sono distribuiti a seconda delle varietà e dove, durante la vendemmia, le diverse uve vengono raccolte separatamente e di conseguenza vinificate da sole, contrariamente al passato quando venivano “pressate” tutte insieme. Anche in cantina sono cambiate tantissime cose. In particolare, la possibilità di controllare le temperature della fermentazione alcolica ha permesso nuovi traguardi qualitativi ai vini italiani, soprattutto se pensiamo che gran parte del nostro paese ha, durante la vendemmia, un clima piuttosto caldo. Poco sopra ho accennato al bruttissimo periodo dell’invasione, in tutta Europa e quindi anche in Italia, di un insetto, la fillossera della vite, che distrusse quasi tutti i vigneti allora esistenti. Pare certo che questo insetto sia stato “importato” dall’America intorno alla metà dell’Ottocento, quando in Francia furono piantate le prime viti di uva americana (di specie diversa dalla nostrana vitis vinifera) volgarmente anche oggi chiamata “uva fragola” (nella bergamasca anche “uva melona”). Queste viti, resistenti alla fillossera, provocarono l’attacco della stessa alle viti nostrane, attacco praticamente disastroso per l’apparato radicale, ma poco visibile sull’apparato fogliare, cosa ne che ne rese difficilissima la lotta, perché le viti che sembravano in perfetta salute improvvisamente iniziavano a morire. La questione fu poi risolta quando si capì che si poteva innestare una vite europea su un’altra americana,

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in gergo si dice su “piede” americano o “portainnesto”, e quindi si può dire che la viticoltura conosciuta da tutto il mondo antico, medievale e dell’epoca scomparve per sempre e nacque così la nuova viticoltura. Ma … tutto ciò non successe proprio ovunque e ancora oggi si producono pochissimi e rarissimi vini da viti non innestate su piede americano. Ve ne voglio citare uno, che viene prodotto a circa mille metri di altezza sulle pendici dell’Etna: il Quota 1000 dell’Azienda Graci di Castiglione di Sicilia. Riporto alcune parole del produttore Alberto Graci: “… coltiviamo solo vitigni del nostro territorio: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto. Limitiamo al minimo gli interventi in vigna e in cantina. Non utilizziamo diserbo per non alterare l’equilibrio irripetibile e l’energia creativa della nostra terra. Non utilizziamo barriques, ma soltanto tini e botti grandi prodotte con legni di lunghissima stagionatura. Tutto il nostro lavoro è teso ad assecondare la personalità delle nostre vigne mantenendo intatta la diversità tra un’annata e l’altra … Comanda la terra, non noi. Crediamo che solo assecondando e rispettando la naturale espressione del nostro territorio si possano avere grandi vini. Grandi perché onesti”. Bravo Alberto, io sono proprio d’accordo con te.

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*Cucina di Chicco Cerea

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a recentissima sfida che ci ha visti impegnati con lo staff di Vittorio, a Torino, è stata particolarmente ricca di emozioni perché, confermando il grande livello della gastronomia italiana, ci ha offerto al tempo stesso un'attestazione di stima assai gradita della cucina e dell'ospitalità del nostro ristorante. L'occasione innanzitutto: nella città sabauda si sono riuniti per tre giorni, dal 4 al 6 novembre, gli oltre 500 rappresentanti dell'associazione Relais & Châteaux, di cui anche noi siamo parte. Chef, proprietari e manager, provenienti da oltre 60 paesi del mondo, di quella che il presidente di “Slow Food” Carlo Petrini ha definito come la più «prestigiosa associazione dell'hôtellerie e della ristorazione internazionale», hanno celebrato qui il 38° congresso internazionale. Un momento importante per stilare il bilancio di un anno molto intenso, che ha visto l'ingresso nel gruppo di trentasei nuove Maisons e dodici Grands Chefs. Anche gli ospiti d'eccezione che sono intervenuti in queste giornate hanno calamitato l'attenzione della stampa internazionale: la signora Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, era presente alla cena di gala alla Venaria Reale. Per non dimenticare poi Yves Carcelle, presidente e amministratore delegato di Louis Vuitton. È stato un grande onore, quindi, e insieme una delicata responsabilità, essere stati scelti per coordinare l'organizzazione degli eventi che hanno animato il congresso. Un impegno che DIC-GEN 2012-2013

ha richiesto mesi e mesi di preparazione e per il quale è stata preziosa la collaborazione dell'event planner Laura Casa.Se il delizioso teatro Carignano è stata la sede principale degli incontri, il primo degli appuntamenti che ci ha visti protagonisti in prima persona è stato durante la serata inaugurale di domenica: il Museo nazionale dell'Automobile ha rappresentato il suggestivo palcoscenico in cui la ristorazione italiana si è presentata al mondo. Vittorio ha cucinato insieme ad altri quindici chef, permettendo agli ospiti di gustare le varie prelibatezze regionali, che si presentavano in invitanti buffet sparsi lungo l'affascinante location. Insieme a noi, non voglio dimenticare alcuni produttori di eccellenze italiane che hanno incantato la platea di gourmet internazionali: Massimo Spigaroli con i suoi impareggiabili culatelli e strolghini. Il bergamasco Francesco Moroni dell'azienda Principe delle Orobie, infaticabile promotore in Italia e nel mondo dei nostri formaggi. Giovanni e Dino del caseificio di Paestum La Cilentana, che hanno letteralmente stregato i visitatori con la preparazione al momento delle loro mozzarelle. E ancora la cioccolateria toscana Vestri che per l'occasione ha preparato una chicca straordinaria, La Bionda, una crema di nocciole profumata all'arancia. I gelati che abbiamo preparato durante i giorni del convegno – penso ad esempio quello al gusto di gianduia o alle bacche di vaniglia – sono stati salutati come veri e propri biglietti da visita del “made in Italy” nel mondo.

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E l'ultimo giorno, in un altro dei nostri spazi che abbiamo allestito - un grande forno posizionato direttamente nel teatro Carignano - abbiamo sfornato la pizza che per gusto e fragranza ha entusiasmato anche i palati più esigenti. Dopo la seconda serata, in cui siamo stati ospiti di quel grande imprenditore illuminato che è Oscar Farinetti negli spazi del suo Eataly, supermercato di eccellenze italiane che si sta pian piano diffondendo nella penisola e nel mondo, abbiamo concluso degnamente il nostro congresso con la cena di gala che si è svolta nella splendida cornice barocca del salone Diana all'interno della Reggia di Venaria, a pochi chilometri da Torino. Qui ho “firmato” sia gli aperitivi, tra cui mi piace ricordare le caramelle di triglia, la tartare di ricciola con pan fritto, il pan brioche con marmellata di fichi e foie gras, sia il dolce, la mousse di caco in sfera di cioccolato bianco, crema di castagne e tartufo bianco. Mentre per il resto della cena si sono alternati gli chef dell'Enoteca Pinchiorri, Gualtiero Marchesi e di Villa Crespi. Una grande gioia, per me, vedere premiato il nostro duro lavoro anche grazie agli innumerevoli messaggi di apprezzamento che ancora oggi mi vengono recapitati da tutto il mondo. Ma anche una bella lezione da ricavare e offrire in questi momenti difficili: la nostra arte, combinata al più serio impegno, rappresenta ancora nel mondo la migliore ambasciatrice dell'eccellenza che tutti ci ammirano e ci riconoscono.


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*Wedding di Angelo Lorenzi

Il consiglio che (forse!) non sai …

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edding Day: l’obiettivo comune di ogni Sposa è che tutto sia impeccabile nel giorno del tanto atteso “Si!”. Il nuovo anno è ormai alle porte e i matrimoni in fase di preparazione. Per l’occasione ho pensato che qualche consiglio da annotare nella “to do list” delle nozze perfette potrebbe far comodo alle future Spose… Primi Passi. Il pensiero più comune quando si parte con l’organizzare un matrimonio è che la prima cosa da fare sia scegliere la location ideale: vi consiglio invece di partire dalla lista degli invitati, per evitare di innamorarsi di luoghi non adatti alle vostre necessità. Matrimonio o Evento Nozze? Le nozze sono un evento importante e per questo vanno studiate soluzioni che creino dinamismo… Talvolta basta poco: un giusto aperitivo, una cena “ en plein air ” , un cambio look per il taglio della torta… E il “ wow factor” è assicurato! Mood, Hair e Make Up. Eleganza in assoluto, rispettando sempre la propria natura per esaltare femminilità e raffinatezza. Per l’acconciatura, “ Si! “ ai capelli raccolti. Per distinguervi davvero ricercate una sofisticata semplicità. Occhio alle Fedi. Sembrerà banale, ma… Non scordatevi le fedi! Sarà il testimone più fidato ad avere il compito di portarle in Chiesa. Per paura di perderle non legatele al cuscinetto con un nodo troppo stretto: meglio un semplice fiocco che possa sfilarsi con facilità, per evitare momenti di difficoltà ed imbarazzo all’altare! DIC-GEN 2012-2013

Per lui: l’accessorio irrinunciabile. Cravatta e gilet non possono mancare: sono elementi senza tempo, binomio perfetto di gusto ed eleganza. Rispecchiate il vostro spirito in un look ben curato, ma nel dubbio ricordate che il classico vince sempre. “ No! ” ad orologi ingombranti, un inutile intoppo alla buona calzata del polsino. “ Si! ” ai gemelli preziosi di famiglia o nei toni dell’abito. L’assegnazione dei Posti a Tavola. Sorprendete con originalità. Un “tableau de mariage” fuori dai canoni classici può essere quel “ quid “ in più per emozionare i vostri invitati. Il giusto Coinvolgimento. Intrattenete ogni ospite, facendolo sentire partecipe: con un messaggio personalizzato o una “istantanea” in diretta il giorno delle nozze qualche sorriso in più non mancherà di certo! La parola agli Chef. La buona cucina è un fattore determinante per il successo di un ricevimento. Puntate sulla stagionalità delle materie prime: qualche piccolo dettaglio con colori e profumi ed il vostro menù farà la differenza! Emergenza Bambini. Con la giusta animazione anche i più piccoli si potranno divertire, lasciando così le mamme e i papà liberi di godersi la meravigliosa festa! Che Confusione! Se ci deve essere un “must” per il matrimonio è far si che esso rispecchi la coppia di sposi Il consiglio di chi vi è accanto è fondamentale, ma non lasciatevi influenzare: inutili dubbi per colpa dei pareri esterni è il rischio peggiore che possiate correre!

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Sperando che questi piccoli consigli siano d’aiuto alle future spose, chiudo la rubrica di questo bimestre cedendo la parola ad un’ alleata d’eccezione: Carrie Bradshaw. Con il suo suggerimento saprete riconoscere la vostra anima gemella nonché il marito ideale: “ Gli uomini sono come le scarpe col tacco... Ci sono quelli belli che fanno male; quelli che non ti piacciono fin dall'inizio; quelli irraggiungibili, che non potranno mai essere tuoi; quelli che affascinano in partenza, ma poi capisci che non sono niente di speciale. E infine ci sono quelli che non ti stancherai mai di avere con te...”. In attesa della prossima rubrica, non perdetevi “ Theme Weddings Tracks” : idee, spunti e suggerimenti in formato wedding blog (http://angelolorenzi. blogspot.com o tramite link da www. angelolorenzi.it).


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*Golf di Mario Ugo Pasini Professionista presso il Golf Club Parco dei Colli Bergamo

Tanti modi e tante formule di gioco

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no degli aspetti che mi piace sottolineare quando un neofita si avvicina al golf è che, oltre ad essere un intersecarsi di diverse situazioni, esistono anche molti modi - e motivi -per praticarlo: semplice passatempo, aggregazione,passare del tempo libero con gli amici, giocare una gara. In tutti questi modi il fine è sempre lo stesso, mandare la palla in buca nel minor numero di colpi possibili applicando le regole. Le forme di gioco sono divise in gare a colpi (medal) e in gare a buche (matchplay e stableford), che a loro volta possono essere giocate singolarmente, a coppie o a squadre. Nelle gare a colpi il risultato e dato dalla somma matematica di tutti i colpi giocati per completare ogni singola buca di un giro convenzionale (9 o 18 buche), mentre nelle gare a buche il risultato e dato dalla somma dei punti realizzati buca per buca. Nelle gare singole, la gara per eccellenza è la gara a colpi, chiamata Medal, usata prevalentemente nelle gare per professionisti, campionati internazionali e nazionali, gare ufficiali e gare giovanili. Un'altra gara singola è la gara a buche, chiamata Stableford, usata spesso nelle gare di circolo per dilettanti. Infine il match-play, gara a buche nella quale due parti giocano buca per buca l'una contro l'altra: chi delle due realizza il miglior punteggio vince la buca, chi vince più buche di quel giro vince il match. Una formula, questa, che può essere giocataanche a coppie di giocatori. Esistono inoltre svariate formule di gioco a coppie e a squadre, che possono essere

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giocate sia come gara a colpi che come gara a buche, con un numero di giocatori che varia in relazione della formula stessa. Nelle gare a coppie, le formule che vengono giocate più spesso sono: - Quattro Palle: ogni giocatore gioca la sua palla in ogni singola buca e sullo score viene riportato il punteggio migliore; - Greensome: entrambi i giocatori effettuano il primo colpo dalla partenza e scegliendo la palla migliore si alternano un colpo ciascuno fino ad imbucare; - Foursome: si stabilisce in anticipo chi deve effettuare il primo colpo nelle buche pari e chi in quelle dispari, procedendo un colpo ciascuno fino ad imbucare. Nelle gare a squadre, le formule sono: - Louisiana: in ciascuna buca tutti i giocatori della squadra (minimo due, massimo cinque) giocano una palla dall'area di partenza; scelta la palla migliore rigiocano tutti un colpo da quel punto e così via fino ad imbucare; - Pro-Am: in ogni squadra (minimo due giocatori, massimo quattro) gioca anche un professionista; nella formula più classica ogni giocatore gioca la sua palla in ogni singola buca e sullo score vengono riportati i due punteggi migliori di ogni buca della squadra. Una certezza dopo anni di gioco e di insegnamento è che questa varietà di modi e formule di gioco rendono il golf una disciplina unica. Gioco singolo, gioco a coppie e gioco a squadre fanno si che ogni tipologia di giocatore trovi stimolo, soddisfazione e divertimento qualunque sia il motivo che lo porta a praticarlo.

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na Jaguar con il portellone e un bel bagagliaio. Ora c’è e si chiama XF Sportbrake, la versione station wagon della berlina alto di gamma britannica che arriva ad arricchire una gamma e mira catturare quei clienti che finora, pensando ad una familiare premium, avevano dovuto considerare solo le solite tedesche. Lunga 4,966 metri, la Sportbrake è leggermente più lunga della berlina. La silhouette ispira quel dinamismo che una Jaguar deve avere. Grazie al gioco visivo tra la finestratura avvolta da una cornice cromata, i fianchi alti e la coda che tende a rastremarsi chiudendosi nel lunotto avvolgente, questa XF fila sotto gli occhi e riesce persino a mascherare l’aumento dell’altezza grazie al quale i passeggeri posteriori posso godere di ben 48 mm in più per la testa. Tecnicamente la Sportbrake mantiene le migliori caratteristiche della berlina. L’aerodinamica è la stessa così come la rigidezza torsionale della carrozzeria e l’aggravio di peso è contenuto in 70 kg. Un aggiunta importante sono le molle pneumatiche livellanti posteriori, utilissime perché ristabiliscono sempre l’assetto ideale quando si viaggia a pieno carico oppure con una barca o una roulotte (fino a 1.850 kg), a tutto vantaggio della sicurezza. La Sportbrake è disponibile solo con unità a gasolio, tutte accoppiate esclusivamente con un cambio automatico a 8 rapporti con convertitore idraulico di coppia. Si parte dal 4 cilindri di 2,2 litri che eroga 200 cv e 450 Nm. C’è poi il noto V6 3 litri con sovralimentazione biturbo sequenziale-parallela disponibile in due livelli di potenza. La prima ha 240 cv e

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500 Nm, la seconda ha 275 cv e permette di andare fino ai 250 km/h autolimitati con uno 0-100 km/h in 6,6 secondi. La trazione è posteriore e, per il momento, non è prevista la trazione integrale che invece arriverà all’inizio del prossimo anno. La plancia è pulita nel disegno, con pochi pulsanti che riguardano fondamentalmente la climatizzazione e poco altro, mentre il resto si trova sulla corona del volante e sullo schermo da 7 pollici a sfioramento, ricco di informazioni espresse in modo chiaro e senza problemi di leggibilità per colpa del sole. Di altissimo livello l’impianto audio, disponibile in tre livelli, con i due superiori firmati Meridian e quello più costoso forte di ben 15 canali, 17 altoparlanti e 825 Watt. Ai capitoli

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pelle e legno, fondamentali per una Jaguar, non si rimarrà delusi. La XF Sportbrake su strada è fluida, facile, sicura ma mai noiosa, anzi. La dinamica di questa Jaguar piace davvero tanto, grazie anche a uno sterzo che è l’esatta fotografia di tutta la vettura: equilibrio tra sensibilità, precisione e prontezza. Con la XF Sportbrake è bello guidare e viaggiare per tanti chilometri perché ci si sente amici della strada. Con il V6 la spinta è esuberante, con il 4 cilindri è più misurata e continua. Perfetto il cambio. Viene commercializzata a partire da 50.550 euro, ovvero 3.700 euro in più rispetto alla berlina. Identica l’articolazione della gamma che prevede quattro allestimenti (base, Luxury, Premium Luxury e Portfolio).


Verde e arancio ecco i colori dell’ autunno i must have dell’autunno 2012/2013: gonne avvitate, miniabiti superstretch, cappottini supercolorati, giacche taglio chanel, scarpe dal tacco vertiginoso e maxipochette.

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l Natale è alle porte e ovunque si respira un’atmosfera speciale fatta di luci, colori e decorazione. La luce pervade ogni angolo della città, ne cambia il volto, la rende più avvolgente e famigliare. Impossibile passeggiare e non farsi contagiare, anche solo per un attimo dall'allegra frenesia natalizia. La magia di questo periodo dell’anno puó essere d'aiuto per allontanare, anche se per poco, i difficili e pesanti pensieri che l'attuale situazione economica porta con sè. Il Natale è occasione di incontro, di condivisione, è un momento in cui ci si prova

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a fermarsi e a concentrarsi sugli affetti. La semplice ricerca di un regalo può ancora trasformarsi in un momento da dedicare a se stessi, alla propria famiglia e alle proprie amicizie più care. Il regalo è un gesto carico di significati, è un oggetto che racconta tanto dell'affetto e dell'attenzione rivolti a chi lo riceve, si trasforma in ricordo e trattiene sempre un po' dell'atmosfera che accompagna il momento del dono... o così vorremmo che fosse. Quest'anno, molto più che gli scorsi anni, l'acquisto di un regalo sarà effettuato con oculatezza, ogni singolo oggetto

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verrá scelto prestando grande attenzione alla qualità e al prezzo. Entrando in ogni negozio ci vorremmo trovare dei personal shopper capaci di dare forma alle nostre intuizioni, in grado di darci suggestioni e suggerimenti che soddisferanno le nostre aspettative. Il Natale che si celebra nella boutique Mina da Prato e nelll’Outlet aperto in via Quarenghi è all'insegna della ricercatezza e dell'eleganza, senza mai trascurare l'importanza e il valore del giusto prezzo. Le caldissime sciarpe di Faliero Sarli, gli abitini semplici di One che regalano un total look in un unico capo, i colori di Missoni che non sentono la moda e resistono nel guardaroba per molte stagioni. Le grandi occasioni dell’outlet con sconti veri al 50% sulle collezioni appena passate, come le calzature di Stuart Weizman. Scegliamo per la mamma quella borsa che voleva da tempo, una sciarpa calda o una crema corpo per prendersi cura di sé; un profumo di classe perché ama le fragranze sottili e ricercate come quelle delle line di Bodicea e di Byredo. Regaliamoci qualcosa che ci aiuti a sentirci bene con noi stesse; a volte basta un piccolo dettaglio per rendere il nostro look brillante, e affrontare tutti gli eventi e le cene che verranno con stile. Entrare nei negozi Mina da Prato significa trovare l'esperienza e il gusto di chi saprà consigliarvi nei vostri acquisti, ma significa anche rendere l'esperienza dello shopping un momento unico e rilassante. Vi aspettiamo per rinnovarvi i nostri auguri di Buon Natale e Buone Feste.


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Arte e Ragione per una Filosofia dell’Arte

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a «Critica del Giudizio» di Kant e l’«Estetica» di Hegel sono il punto di partenza dell’informalismo moderno. Il fondamento per il quale nel secolo scorso si sono ignorate le problematiche figurative discende dalla accettazione dei principi esposti nella "Critica della Ragion Pura" di Emanuele Kant, dove il concetto di spazio non è empirico ma dato a priori. Quindi pensato, ma non percepito. Ma oggi le ultime ricerche sul cervello danno la certezza che il pensare è il semplice percepire stesso dei sensi. Lo spazio è, per la scienza, oggettivo e fisico, non dato a priori, ma empirico e a posteriori. Oggi non si può più pretendere che il pensato venga comunicato senza figurazione empirica. L'informalismo artistico è in ritardo sui tempi.. Emanuele Kant nella "Critica della Ragion Pura" dice: "che un corpo sia esteso è una proposizione che vale a priori e non è un giudizio di esperienza. Infatti, prima di passare all’esperienza io ho tutte le condizioni del mio giudizio già nel concetto"(Kant, Laterza, pag. 47,). Rispondo: se i corpi non fossero estesi, non sarebbero corpi. Il termine “corpo” e il termine “esteso” sono sinonimi e allora i due concetti sono uno solo. Perciò nulla vieta che la proposizione “i corpi sono estesi” sia empirica oltre che tautologica, e

perciò possa valere a posteriori. È anche certo che le sinapsi neuronali si attivano solamente mediante percezione sensibile e mediante la memoria delle percezioni sensibili. Quindi nell'intelletto noi vediamo l’inesistenza di concetti dati a priori. La tesi kantiana è possibile solamente se si presuppone che lo spazio non è fisico. L'illusione che lo spazio non sia fisico fa da premessa alla deduzione che il concetto di spazio sia puro a priori e allora, erroneamente, si deduce che i corpi fisici non sono spazio, ma sono nello spazio. Infatti Kant dice: “Noi ci rappresentiamo gli oggetti come fuori di noi e tutti insieme nello spazio” (Kant, op.cit., pag.68). “Lo spazio non è una forma delle cose” (Kant, op. cit., pag.74). E però Emanuele Kant ammette “che se non fossero percepiti esseri estesi non ci si potrebbe rappresentare né anche lo spazio” (Kant, op. cit. pag.282). Kant sostiene che la cartesiana “cosa estesa” non è pura co me lo è il concetto a priori di estensione. Così gli artisti informalisti tolgono dalla rappresentazione della realtà le cose estese per raggiungere quel concetto puro di spazio dato a priori, lasciando in parte inascoltato il loro maestro. Oggi si dimostra sperimentalmente che la struttura del cervello è dettata dalla struttura della realtà esterna al cervello e che la realtà della cosa e l’idea della cosa sono lo stesso.

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I filosofi hanno gratuitamente immaginato l’esistenza innata o delle idee di “specie“, o delle categorie “a priori” perché mancava loro la prova sperimentale della verginità del cervello plastico che è in grado di costruirle a posteriori. Così oggi, il rifiuto dell’ informalismo è definitivo grazie alle scoperte scientifiche e diventa attuale e veramente moderna I‘antica proposizione tomista che dice: “non vi è nulla nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi”.

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*Spiritualità Don Ezio Bolis Direttore fondazione Papa Giovanni XXIII

Papa Giovanni XXIII e Giacomo Manzù

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Cinquant’anni fa, il 4 settembre 1962, nell’imminenza dell’apertura del Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII annotava sulla sua agenda questo appunto: «Prof. Giacomo Manzù, Bergamo via Cavagnis 7, tel. 48239. Dal 2 settembre gravemente malato. Artista insigne e anima buona: ma bisognoso di preghiera per lui e per la sua famiglia. Suo padre era di Calusco d’Adda: da me conosciuto fino dal 29 gennaio 1906. Era allora inserviente a S. Alessandro in Colonna e fu lui che mi accompagnò sul pulpito per la prima volta che io predicai in pubblico: giusto per il panegirico di S. Francesco di Sales. Scorgendo il mio fare timoroso non faceva che tirarmi la sottana. “Ma perché fate questo? – gli dissi io in una brevissima pausa di riposo a mezza predica –. Mi rispose: perché si faccia coraggio: che la predica va benone». Il primo incontro tra Roncalli e Giacomo Manzù avvenne a Venezia, il 6 settembre 1956. In quella circostanza, l’artista bergamasco si trovava nella città lagunare per presentare quattordici bronzi alla XXVIII Mostra Biennale di arte contemporanea. Era già un artista famoso. Nel 1952, sotto il pontificato di Pio XII, si era aggiudicato l’assegnazione del lavoro per una porta della Basilica di S. Pietro, quella stessa porta che in seguito avrebbe legato per sempre Manzù a Papa Giovanni. Quando il card. Roncalli divenne Papa, mons. Fallani, presidente della pontiDIC-GEN 2012-2013

ficia commissione di arte sacra in Italia, commissionò proprio a Manzù l’incarico di compiere alcuni ritratti del neoeletto Papa bergamasco. Il rapporto tra questi due uomini dalle comuni origini bergamasche raggiunse il suo apice quando Giovanni XXIII diede il proprio consenso a Manzù per cambiare il tema della Porta di S. Pietro: non più “La gloria della Chiesa docente e discente”, ma “La morte”. Ne risultò un’opera di straordinaria intensità artistica e spirituale. Alla morte di Papa Giovanni, mons. Loris Capovilla chiese a Manzù di fare il calco del volto e della mano del defunto Pontefice. A tale riguardo è commovente la testimonianza di Inge Manzù, moglie dell’artista bergamasco, confidatami in una lettera dello scorso 11 ottobre 2012, in occasione dell’inaugurazione della sede della Fondazione Papa Giovanni XXIII. Ne riporto uno dei brani più significativi: «Giacomo visse in agonia l’intera agonia di Papa Giovanni. Aveva ricevuto l’inca-

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rico di fare maschera funebre. Stette per giorni in casa, in silenzio, aspettando la chiamata. E venne il giorno. Se ne andò con il volto segnato dalla mestizia. Tornò ancora più triste, pallido, come sfinito. Teneva in mano un piccolo cesto. Con religioso raccoglimento scostò i lembi di un panno: “guarda Inge”, mi disse mostrandomi ciò che aveva fatto di sua iniziativa oltre la maschera. Era la cera con il calco della mano che aveva firmato la Pacem in Terris. La sfiorai, era ancora calda. Eravamo tutti molto commossi. Poi Manzù si ritirò nel suo studio. Il giorno dopo vidi la data 3.IV.63 incisa sul pannello della Morte di San Giuseppe, e il basso rilievo con la morte di papa Giovanni  raffigurato per sempre in preghiera, con la tiara in un angolo alto e la scritta Pacem in Terris». L’opera di Manzù ci aiuta a comprendere la “bellezza” di Papa Giovanni, la luce che illumina il suo volto. È una bellezza pacificata, tutta interiore, fatta di pazienza, di umile servizio. Una bellezza capace di trasfigurare perfino le rughe che non sono più segni di declino e di morte, ma quasi screpolature della crisalide che si schiude. È la bellezza di un santo: non più la bellezza effimera e spesso banale della giovinezza, ma la bellezza unica e immortale, che sorge dal cuore quando diventa specchio fedele del Risorto.


Cult

Bergamo celebra le sue nove Dop

Nessun altro territorio può vantare un numero così alto di formaggi a Denominazione di Origine Protetta. Convegno organizzato dalla sezione provinciale dell’Accademia Italiana della Cucina

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aramente l’organizzatore di un convegno può essere lieto di aver sbagliato il titolo del dibattito. È successo con il convegno organizzato a Bergamo dalla sezione provinciale della Accademia Italiana della Cucina. Quando l’avvocato Lucio Piombi, delegato dell’Accademia di Bergamo, prima dell’estate, ideò questo incontro, in effetti le Dop bergamasche riferite ai formaggi erano otto: Formai de Mut, Taleggio, Bitto, Grana Padano, Gorgonzola, Quartirolo Lombardo, Provolone Valpadana, Salva Cremasco. Il titolo del convegno del 4 ottobre fu quindi “Le nostre otto Dop”, titolo che all’ultimo ha dovuto essere cambiato in “Le nostre 9 Dop”, perché proprio nei giorni immediatamente precedenti al convegno (esattamente il 26 settembre)

al Ministero dell’Agricoltura è stata messa la firma definitiva che chiudeva la pratica Dop per lo “Strachitunt” e poneva fine ai ritardi con cui si è arrivati alla Denominazione di Origine Protetta di questo formaggio per via del ricorso di alcuni produttori della pianura bergamasca che volevano allargare il marchio anche alla loro zona. Il disciplinare definitivamente approvato conferma quindi che lo “Strachitunt” (un erborinato naturale, il progenitore del Gorgonzola) si potrà produrre solo là dove è nato, nei quattro piccoli Comuni della Valle Taleggio, in provincia di Bergamo. Se lo Strachitunt e la sua Dop hanno rappresentato la classica ciliegina sulla torta che ha reso ancor più attuale e interessante il convegno, va detto subito che l’incontro è stato a più voci ed ha toccato

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A cura della redazione

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tutti gli aspetti del settore caseario in Bergamasca. Una leadership, quella bergamasca (nessun’altra provincia può vantare tanti formaggi Dop), che andrebbe sfruttata meglio al fine di un turismo enogastronomico che nelle valli orobiche incomincia solo ora a far capolino. Si farà ancora in tempo a recuperare? Accanto alle Strade del Vino devono nascere le Strade dei formaggi: pacchetti turistici, diversi in base alle stagioni, stanno formandosi per convogliare buongustai desiderosi di capire e degustare. Andrea Paleni di “Altobrembo” ha riferito di alcune proposte concrete in tal senso. Sul turismo gastronomico gli interventi sono stati diversi: le possibilità ci sono – hanno detto concordemente – ma non bisogna

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perdere altro tempo. Una tavola rotonda guidata da Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola, ha trattato dell’uso dei formaggi in cucina e al ristorante, nonché dell’abbinamento con i vini. Anche sotto questi aspetti restano potenzialità da sfruttare. L’avvocato Diego Maggio, presidente dei “Paladini di Sicilia”, ha indicato l’abbinamento con il vino Marsala nelle sue varie sfaccettature. Massimo Taddei, presidente del Consorzio Taleggio, ha intrattenuto sui benefici alla salute dati dal formaggio (senza abusarne, s’intende). Molto precisa la relazione di Attilio Zanetti sul Grana Padano, mentre Giulio Signorelli ha svelato tutti i segreti dello Strachitunt. L’importanza del convegno organizzato dall’avvocato Piombi è stata sottolineata anche dal saluto che ai lavori

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hanno portato il prefetto di Bergamo Camillo Andreana e lo stesso presidente della Amministrazione provinciale, Ettore Pirovano. Complimenti e conclusioni tratte alla fine dal presidente nazionale della Accademia, Giovanni Ballarini, dal segretario generale Paolo Petroni e dal coordinatore della Lombardia, Giuseppe Masserdotti, che si sono complimentati con l’avvocato Piombi per la ricchezza dei contenuti del convegno. Ottimo il servizio di catering effettuato dagli allievi della Azienda Bergamasca di Formazione. Nel pomeriggio gli Accademici venuti da mezza Italia hanno potuto visitare a Treviglio la “Casa Alti Formaggi”, che riunisce i Consorzi del Taleggio, Salva Cremasco, Quartirolo Lombardo e Provolone Valpadana.


Cult

Creberg: più musica e famiglia, meno satira

Al teatro di via Presolana oltre trenta spettacoli di grande varietà e di alto livello della proposta artistica, con un ricco cartellone che si concentra sui concerti, sulla comicità e sul musical

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o slogan di quest’anno vorrei che fosse “Please relax”. Rilassatevi per favore. In un periodo turbolento per il Paese vogliamo far star bene la gente. Con serenità. Quindi c’è molta attenzione per il divertimento e la famiglia, meno per la satira». Luigi Trigona, segretario di Promoberg, ha presentato così la nuova stagione del Creberg Teatro, la seconda gestita dall’ente fieristico bergamasco. Oltre trenta spettacoli di grande varietà e di alto livello, con un ricco cartellone che si concentra sulla musica, sulla comicità e sul musical. La partenza è avvenuta mercoledì 31 con il nuovo spettacolo di Neri Marcorè, in esclusiva lombarda. Poi si è andati avanti il 16 novembre con una prima nazionale: il nuovo tour di di Irene Grandi e Stefano Bollani. Come una prima sarà il concerto

“Apriti Sesamo - Live” di Franco Battiato del 16 gennaio, mentre tra le novità c’è, il 6 marzo, “Pinocchio” di Babilonia Teatri e “Open” di Daniel Ezralow (danza). E se la satira manca, non c’è penuria di giornalismo con Marco Travaglio (primo marzo). Per la comicità spiccano i nomi di Giorgio Panariello con “In mezzo @ voi” (14 dicembre) e Teo Teocoli (per Capodanno). Grande attenzione sarà data come sempre ai titoli di musical: “Shrek” (4 dicembre), la prima lombarda di “Grease” (12 gennaio) e il nuovissimo “Frankenstein Jr” (27 febbraio), entrambi della Compagnia della Rancia, “Aladin” (3 febbraio), “Heidi” (10 febbraio), “Zorro”, il nuovo musical di Stefano D’Orazio con le musiche dei Pooh (23 febbraio), “Full Monty” (11 marzo), e “Biancaneve”, che torna sulle scene con un nuovo cast (17 marzo).

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A cura di: Fabio Cuminetti

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