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GIORGIO GORI Buon DNA non mente

GIUGNO / LUGLIO 2014

Anno 17 - N째3 Giugno/Luglio 2014 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO In caso di mancato recapito si restituisca a: Editrice Bergamasca Srl - via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo, che si impegna a pagare la relativa tassa. Euro 3,00


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Edito riale

Editoriale

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entre aspettiamo trepidanti il risultato delle elezioni e dell’eventuale ballottaggio – il numero di Città dei Mille che avete tra le mani è andato in stampa poco prima dell’apertura dei seggi – ci dedichiamo come sempre al racconto della Bergamo che sa distinguersi. Nella sezione delle interviste saltiamo tra sanità, moda e comicità. Il dottor Antonino Cassisi, 53 anni, d’origine messinese, responsabile della Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale Papa Giovanni XXII, è stato un pioniere nel suo settore. Ora ha deciso di mettere la sua scienza a servizio di un progetto di solidarietà in Armenia. Valentina Azzia, con il marito Stefano Agazzi, titolare della To Be packaging di Comun Nuovo, ha dato vita al marchio Save My Bag e con le sue borse di lycra low cost sta conquistando il mondo, a partire dalla Grande Mela. Daniele Vavassori, meglio noto come Ol Vava, con le sue parodie in bergamasco dalla metrica rigorosa ha fatto il botto: i grugniti della spassosa “Pota Pig” sono da Oscar. Due anni e mezzo fa era anche stato chiamato da Fiorello per «Il più grande spettacolo dopo il week end». Poi i tradizionali reportage vippaioli all’insegna del «chi c’era», rubriche, imprese che non lesinano idee. Perché in una società ogni giorno più vorticosa è sempre più importante il dinamismo. «Bisogna muoversi per restare in equilibrio. Come in bicicletta», diceva Einstein. Sottoscriviamo. Buona lettura! Claudio Gualdi

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di Claudio Gualdi


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La mia

rubrica

...scelse come amante la Povertà

Q

uesto Papa piace: lo dicono i sondaggi, lo dice la vox populi, lo rimbalzano dai vari pulpiti gli uomini di chiesa. É piaciuto a partire dal nome, quello di un Santo molto amato in Italia: San Francesco. L’avere scelto quel nome è stato subito interpretato come segno di una particolare affezione a una Chiesa povera, attenta ai poveri e ai loro bisogni. Lontana dai fasti e dalla pompe. Capace di re-suscitare il messaggio evangelico nella purezza dei suoi ideali delle origini. Dire che piace non significa però che il suo magistero, così attento a mettere in guardia contro le sirene della società del benessere, sarà seguito dal mondo. Il rischio è che il tema della povertà, così centrale nella predicazione del Santo Padre, sia un argomento che solo nell’immaginario romantico incontri favori ma che poi, nella pratica, non sia un ideale di vita attraente. Quando Dante nel suo poema “divino” presenta San Francesco, naturalmente in Paradiso, dice che egli scelse come amante (usa proprio questo termine) la Povertà: prima di lui c’era stato Gesù Cristo ad avere il coraggio di amare povertà. Ma oggi, oggi chi la sceglierebbe come compagna di vita? Proveremo a riflettere su questo tema nel prossimo numero.

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di Emanuela Lanfranco e.lanfranco@inwind.it


Approfondimento «

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Sanremo è sempre Sanremo!!!

ignori e signore, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla Rai, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini. Premieremo, tra le 240 composizioni inviate da altrettanti autori italiani, la più bella canzone dell’anno. Le venti canzoni prescelte vi saranno presentate in due serate e saranno cantate da Nilla Pizzi e da Achille Togliani con il duo vocale Fasano». Con queste parole, pronunciate da Nunzio Filogamo, ha inizio il primo festival della canzone italiana. Si era nel 1951, il 29 gennaio per chi ama le date, e il pubblico che siede ai tavolini ad ascoltare, in una sala del Casinò di San Remo, tra i camerieri vestiti di bianco, ha pagato un biglietto di 500 lire. Il format è di due serate di presentazione dei brani e di una terza che vedrà la proclamazione della

canzone vincitrice. Il festival viene seguito da un potenziale milione di spettatori che si possono “connettere” alle frequenze radio, sul canale “rete rossa”. Le votazioni si svolgeranno in sala e le hostess passeranno a ritirare le schede compilate. Per gli appassionati di storia, a vincere sarà “Grazie dei fior” interpretata da Nilla Pizzi ma il giorno dopo sui quotidiani compaiono solo poche righe a registrare l’evento. «Miei cari amici vicini e lontani, buonasera», così esordisce in una celebre frase l’anno successivo Nunzio Filogamo, a rimarcare il fatto che se i presenti sono distratti dal cibo e dalla belle signore, almeno si spera di essere ascoltati da chi sta a casa. Dal 1955 la Tv approda al festival: le signore devono esibire scollature casti-

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di Emanuela Lanfranco

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gate e i signori prediligere camicie celesti perché le bianche “sparano” sul video. Claudio Villa ha una faringite e così non canta in diretta ma viene trasmessa la sua voce con il fonografo: insomma è il primo playback. Nel 1958 vince Modugno con “Nel blù dipinto di blù” anche se non era nemmeno previsto dal regolamento che partecipasse alla gara un cantante che avesse anche scritto la canzone. Nel 1959, Betty Curtis riceve in camerino un bigliettino rosa. Lo apre, credendolo di un ammiratore: in realtà, contiene una polverina che fa starnutire e per poco non deve rinunciare a cantare. Per la prima volta nel 1960 i vestiti dei cantanti non sono offerti dall’organizzazione, ma ciascuno paga i propri. Il più costoso? Quello di Nilla Pizzi (del resto è lei la regina...) che costa un milione (gioielli esclusi). E’ anche l’anno di una nuova cantante: si chiama Mina. E’ trasgressiva: sui giornali compaiono sue foto in bikini! Del resto l’anno successivo, lo scandalo monta sul palcoscenico: Adriano Celentano per venire al festival si è fatto firmare un permesso di libera uscita dal servizio militare dall’onorevole Andreotti, mentre canta 24 mila baci, saltella con le spalle rivolte al pubblico, mostrando il sedere. Ma le sorprese al festival riguardano anche i conduttori: nella seconda serata del quattordicesimo Festival di Sanremo, gaffe del presentatore (si chiama Mike Bongiorno) che non esita a affermare: «Si voteranno questa sera altre cinque canzoni. Cinque canzoni ieri sera e cinque stasera, fanno appunto dodici». Nel 1966 un cantante non esita a dichiarare ai microfoni «I pantaloni (del piagiama, con cui cantò ndr) sono comodi, e la barba ha per me un significato profondo che non sto a spiegarvi. Forse sono nato così. Certo che mi crea qualche problema con i rapporti sentimentali» si chiama Lucio Dalla. Marca già male, quanto a atteggiamenti alternativi: nel 1979 la sua canzone ha un titolo che non piace ai censori ma basterà trasformarlo in 4 marzo 1943, data di nascita del cantante, per darle la benedizione necessaria per il successo. Nel 1967 si suicida

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a Sanremo Luigi Tenco. Però non era un cantante, lui: faceva il poeta di mestiere. E chissà perché un poeta decide di togliersi la vita. Lietta Tornabuoni sull’Europeo non esita a citare il commento di alcuni suoi colleghi: “almeno ha finito di protestare”: serve a illuminare la ferocia miope del contesto perfino più drammatica della tragedia personale. Nel 1973 una televisione privata di Napoli riprende le tre serate del Festival e le trasmette via cavo a colori: sarà l’inizio di una nuova tv. Ci fermiamo qui? Certo che potremmo andare avanti nell’evocazione ma pare che già questo basti a sostenere che quando si parla di Sanremo, non si parla di un festival della canzone o di uno “spettacolo televisivo”, si parla dell’Italia. Quella che abbiamo appena letto è uno spezzone di storia italiana: i riti che hanno segnato i ruoli dei cantanti, i contenuti delle loro canzoni sonoo i tasselli di una storia del cotume che meglio di quella “Alta” descrive il cambiamento. Basta partire con un elenco: Al Bano, Orietta  Berti, Fred  Bongusto Caterina  Caselli, Adriano  Celentano, Gigliola  Cinquetti, Betty Curtis, Lucio  Dalla, Dalida, Johnny  Dorelli, Nicola  Di  Bari, Peppino  Di  Capri, Don Backy, Sergio Endrigo, Equipe 84, Jimmy Fontana, Rosanna Fratello, Giorgio Gaber, Wilma  Goich, I Giganti, Gino Latilla, Fausto Leali, Gianni Morandi, Claudia Mori, Patty Pravo, Little Tony, Milva, Mina, Domenico Modugno, Nada, New Trolls, Gino Paoli, Rita Pavone, Nilla

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Pizzi, Massimo Ranieri, Mino Reitano, Tony Renis, Donatella Rettore,Bobby S olo,Luigi Tenco,Ornella Vanoni,Edoard o Vianello, Claudio Villa. Chi, leggendo questi nomi (e chissà quanti me ne sono dimenticati...), non li ha associati tanto alle musiche, più o meno apprezzate, ma soprattutto li ha evocati alla memeoria come emblemi, come figure di un’umanità che in tv, a Sanremo, rappresentava sul palcoscenico una vistosa corrispondenza di ruoli con i telespettatori. Il “ragazzo della porta accanto”, il “rompiscatole”, la “maliarda”, la “ragazza acqua e sapone”, il “timido”, il “simpaticone”, l’ “intellettuale”, l’”urlatore”... dal palcoscenico del festival irradiavano la loro aura su chi da casa si sentiva rappresentato nella sua quotidianità. E oggi? Oggi questa rappresentatività si è allentata. Il Festival pare essersi allontanato dal paese “reale”. Pare che abbia come problema fondamentale la audience e non certo la musica. Quel che conta è il numero dei telespettatori. E perché? Perché questo fa salire il valore degli sponsor pubblicitari. Insomma anche qui qualcosa si è inceppato: macchè qualità, macchè operazione nazional-popolare, macchè popolarità del cantante. E’ il Mercato a farla da padrone. E il mercato ha preso a girare veloce come il tempo della Borsa, in sintonia con l’indice Mib. Un cantante oggi viene “bruciato” indipendentemente dalle sue qualità: quel che conta è che sia stato sparato per un attimo nel cielo delle Stelle. Di fisse, ora ce ne sono pochine... Avanti un altro.


Sommario

Editore: Editrice Bergamasca S.r.l. www.ediberg.it Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 Bergamo Tel. 035 35 91 011 Fax 035 35 91 117 www.cittadeimille.com Direttore responsabile: Claudio Gualdi Direttore editoriale: Emanuela Lanfranco Redazione: Fabio Cuminetti Abbonamenti: 035 35 91 011 segreteria@ediberg.it 1 anno - 27 euro Stampa: Sigraf - Treviglio (Bg) Pubblicità: Tel. 035 35 91 158

Giorgio GORI, buon Dna non mente

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cover story

Speciale: Osio Sotto

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Città dei Mille - anno 17 n. 3 Aut. Trib. n. 52 del 27 Dicembre 2001

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Assemblea A.R.M.R. Bergamo attraversata da un fiume azzurro Michael Cawley, un manager e amico Nuovo totem per assistenza passeggeri Immagini dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

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vip & news

Antonio Cassisi, un luminare della chirurgia Save My Bag, culto da Bergamo a New York

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interviste

Speciale. Brembate Sotto

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Editoriale La mia rubrica Approfondimento

peciale

Ol Vava, il bergamasco che fa ridere Steak Restaurant, notorietà che cresce Con Socaf ambienti produttivi freschi e puliti

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interviste

Vino bergamasco vince due medaglie d'oro Produzione industriale, c'è la ripresa Trecento nuovi posti di lavoro a Dalmine Il tram Bergamo-Albino compie 5 anni

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imprese

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in Vetrina

Luberg Cucina Wedding Golf Motori Sanità Arte Spiritualità

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rubriche

Mosca, mostra coi dipinti della Carrara CA.RI.S.M.A., ecco le nuove residenze Happening delle Cooperative Sociali, 20° anno Historic Grand Prix, in ricordo di Nuvolari

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cultura

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Co ver

Giorgio GORI, buon Dna non mente

A 20 anni, l’attuale candidato Sindaco del centrosinistra, con altri ragazzi portò aiuto e conforto alle popolazioni campane colpite dal terremoto del 1980. Tre anni fa venne insignito della cittadinanza onoraria di Frigento (Av). E pochi giorni fa, il Sindaco del Comune irpino gli ha scritto una lettera di “in bocca al lupo”.

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a lettera con cui Luigi Famiglietti gli fa gli auguri, in vista dell’imminente voto amministrativo, è arrivata alla sede del suo Comitato elettorale (nella centralissima via XX Settembre) solo pochi giorni fa. E a Giorgio Gori, candidato della coalizione di Centrosinistra a Sindaco di Bergamo, quella ventina di righe ha fatto un enorme piacere. Non solo perché a scriverle è stato un Sindaco (nonché deputato ndr) del PD (lo stesso Partito cui è iscritto Gori), ma ‘il’ Sindaco di Frigento, il paese dell’Avellinese di cui l’aspirante primo cittadino di Bergamo è cittadino onorario. «Nel 2011 – racconta Gori - l’Amministrazione di Frigento decise di dedicarmi la

cittadinanza onoraria». Il motivo? Presto detto: a 31 anni esatti dal terremoto che sconvolse l’intera regione dell’Italia meridionale, gli amministratori di quel paese di 4mila anime decisero che era giunto il momento di manifestare riconoscenza all’uomo, ormai, che con tanti altri coetanei, bergamaschi ma non solo, nel 1980 aveva “portato conforto e aiuto a una popolazione gravemente provata dal sisma”. «Allora – ricorda Giorgio Gori – avevo appena compiuto 20 anni. Finito il liceo mi ero iscritto ad Architettura e nel frattempo, per fare esperienza e per guadagnare qualche soldo, avevo iniziato a lavorare alla redazione giornalistica di una radio privata che trasmetteva dalla mia città, la più impor-

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tante in quegli anni: Radio Bergamo 104». «Non appena seppi del disastro che colpì la Campania e la Basilicata (quasi 3mila morti, oltre 8500 feriti e circa 280mila sfollati ndr) a causa di un terremoto del decimo grado della scala Mercalli, non ebbi dubbi: dovevo partire. Raggiungere quei luoghi e aiutare, per quanto avrei potuto, quelle persone in grande difficoltà». Il tempo di organizzarsi e poi, con altri

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amici bergamaschi che facevano capo ad un’associazione di volontariato, via alla volta della Campania. Arrivato in zona, il gruppo venne indirizzato a Frigento dove si trattenne per circa un mese. «Dimostrando – come sottolinea il Sindaco irpino nella sua recente lettera di ‘in bocca al lupo’ – spontanea generosità e profondo senso di solidarietà». «Elementi – conclude Famiglietti – che

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spero che tu possa mettere a servizio della cittadinanza bergamasca, ricoprendo la carica di Sindaco». Un pezzo di vita di Giorgio Gori che finora ha avuto poco spazio nel racconto dell’uomo pubblico, nonostante un fatto del genere dovrebbe spiegare molto bene di che pasta è fatta una persona e quali sono i suoi valori di riferimento.


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Che poi sono gli stessi che si ritrovano oggi, a 34 anni di distanza da quei fatti, nel programma elettorale che Giorgio Gori sta continuando a presentare ai suoi concittadini bergamaschi per chiedere (e ottenere) la loro fiducia per amministrare la città durante i prossimi cinque anni. Lavoro, Mobilità, Sicurezza e Welfare sono i cardini del documento politico condiviso con le sette liste che sostengono la sua candidatura a primo cittadino di Bergamo. «Anche se non è una loro competenza specifica – spiega Gori - credo che, in un contesto come l’attuale, i Comuni debbano darsi un po’ più da fare, assumendo il ruolo di coordinatori fra domanda e offerta, nel tentativo di generare più occupazione».

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Sulla Mobilità, l’orientamento della coalizione di centrosinistra è di realizzare un Piano che punti a spostare, nel giro di un decennio, il 10% del traffico dai mezzi privati a quelli pubblici. Decisamente severo il giudizio di Gori sulla Sicurezza: «Nonostante il centrodestra ne abbia fatto la sua bandiera elettorale cinque anni fa, la percezione di insicurezza in città è decisamente cresciuta». Sul fronte del Welfare municipale, infine, Giorgio Gori punta ad accorpare tutte le deleghe relative a quest’area, attivando una solida integrazione tra pubblico, privato sociale e il mondo dell’associazionismo volontario. A chi gli chiede quale sarebbe la prima cosa che farebbe da Sindaco, Gori replica

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senza esitazioni: «Istituirei l’Ufficio comunale di Progettazione europea per l’accesso ai finanziamenti comunitari». Scelta strategica per individuare e reperire quei fondi che, in epoca di spending review, sono fondamentali per le Amministrazioni municipali; scelta indispensabile per fare di Bergamo una città che, nonostante abbia perso il treno per la nomina a Capitale europea della cultura 2019, continua a guardare all’Unione con crescente attenzione. «Soprattutto – conclude Gori – perché dobbiamo dare una prospettiva ai nostri ragazzi. Che, dopo un periodo di formazione in altri Paesi, è giusto che possano avere anche l’Italia tra i Paesi in cui scegliere di lavorare e vivere».


Osio Sotto Bibliofestival al parco Diaz il 1° giugno Il Bibliofestival organizzato nei comuni del Sistema Bibliotecario Intercomunale dell’area di Dalmine scende in campo a Osio Sotto il primo giugno, al parco Diaz, nella via omonima. Questo il programma della giornata: 14.30 - 17.00 i giochi del Ludobus Giochingiro a cura di Alchimia Cooperativa Sociale; 15.00 spettacolo di giocoleria e fisica “Fermi tutti sono io” Federico Benuzzi – Bologna; 16.00 storie e racconti con Orto delle Arti/Stradevarie in “Casa cosa racconti?”; 16.30 incontro con l’autrice e illustratrice Febe Sillani; 17.15 storie e racconti con Adriana Zamboni in “Pollici verdi”; 18.15 teatro di strada Compagnia Madame Rebiné in “La riscossa del clown” – Italia/Francia. Per scaricare la brochure con tutti i dettagli della manifestazione www.biblofestival.it.

Elegance

Campanile con cotto a vista per la chiesa di San Zenone

La 24 ore di nuoto con il numero massimo di 24 concorrenti per squadra e la possibilità di cambio ogni 15 minuti si è dimostrata un’altra volta un’idea vincente. La scrupolosa nonché efficientissima organizzazione di Ombretta Gualtieri, direttrice dell’impianto Acquadream di Osio Sotto, ha dato vita a questa meravigliosa manifestazione. L’allestimento degli spazi a bordo vasca e del parco esterno adibito a camping, la ristorazione arricchita dalle griglie del Gruppo Alpini di Osio Sotto, la collaborazione di tutto il fantastico staff della piscina che per due giorni assiste i circa 400 atleti presenti ogni anno (svoltasi gli scorsi 24 e 25 maggio), ottimizzano al massimo lo svolgimento della gara. Con l’aiuto dei volontari della Phb - Polisportiva Handicappati Bergamo - in qualità di commissari/conta vasche e la supervisione di Mario Micheletti, si ha la possibilità di aggiornare la classifica con i risultati parziali ogni due ore. Con i proventi delle iscrizioni, gli atleti della Phb ogni anno partecipano ad eventi di livello nazionale con risultati eccellenti, tra i quali un record del mondo nei 50 s.l..

In ambito religioso il principale edificio di Osio Sotto è sicuramente la chiesa parrocchiale di San Zenone. Edificata nel corso del XII secolo e riedificata a metà del XVIII secolo in stile barocco, presenta un’imponente facciata progettata da Antonio Maria Pirovano ed un campanile in cotto a vista. All’interno presenta numerose opere, tra le quali spiccano le statue marmoree, i dipinti di Federico Ferrari, di Giovanni Raggi e di Gioacchino Manzoni, nonché un prezioso organo Serassi del 1778 “Opus 107”. Il bellissimo campanile fu iniziato nel 1715 e terminato attorno al 1765. È visibile anche da grandi distanze, vista l’assenza di alture. La copertura della parte terminale fu rinnovata in rame nel 1963, con pieno rispetto delle forme originarie. Il concerto di dieci campane, uno dei più poderosi della diocesi, era stato fuso nel 1923. Dopo la spoliazione bellica esso venne completamente rifuso e reintegrato. Ospita un concerto di 10 campane in della Carlo Ottolina di Seregno nel 1950 e la campana più piccola è stata fusa dalla Allanconi nel 2013. A fianco si trova la piccola chiesa dell’Addolorata, risalente al XIX secolo ed edificata in luogo dell’area della parrocchiale un tempo adibita a sepolture..

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«Sei di Osio Sotto se…». Anche il paese ha una pagina Facebook che punta sull’appartenenza, sui ricordi, sul fare comunità. «Inutile girarci intorno – si legge nel sito - Sei di Osio se, in qualsiasi posto tu sia nato, ovunque tu abiti ora, qualsiasi cosa tu stia facendo e qualsiasi età tu abbia, ti porti dentro al cuore un’immagine, un profumo, una persona che ti fa tornare qui ogni volta che ne hai bisogno, anche solo col pensiero... E se non è così, non sei di Osio Sotto!». Molti gli spunti postati in questi mesi. Ne riportiamo alcuni, anche quelli polemici: «Se ricordi la prima bottega della Guera, in piazza della chiesa, dove adesso c’è la libreria dal 1952»; «se ricordi sti pezzi degli anni 30/40 (postata foto di attrezzi agricoli, ndr). Sicuramente sarà più facile per chi ha vissuto nei cortili»; «se... andavi a prendere le uova dalla Rosi del Martì». «...anche se sei immigrato, le poche volte che torni, ti basta uscire dall’autostrada, vedere l’Iper di Brembate per sentirti già a casa e, prima di andare dai tuoi, fai il giro del paese dall’ex Gs fino alle vecchie poste, anche se allunghi la strada e sei in ritardo. E viceversa quando te ne vai... da 15 anni»; «se prima delle 6 il Comune ti fornisce il servizio di sveglia gratuita, con la pulizia strade fatta con un baccano allucinante!». «a proposito della chiesetta della Madonna della Scopa, la mia mamma novantenne oggi mi ha detto che era chiamata anche Madonna del baglì, perché vi andavano le donne che allattavano a chiedere di avere latte. Vi risulta? Inoltre mi ha confermato che c’erano tanti quadretti con le grazie ricevute, gli ex voto. Chissà dove sono finiti»; «quando la cinghia la si tirava davvero e solo in certe occasioni si potevano mettere i vestiti della festa». «se alle medie facevi ginnastica nella palestrina. Piccola, buia, senza spogliatoi e col pavimento di piastrelline rosse!»; «se ricordi Fra Pancrazio (Luciano Doneda), ucciso in Congo nel 1964 mentre svolgeva la sua vocazione missionaria. È sepolto nel cimitero di Osio. Grande uomo!»; «...se dopo otto anni che sei tornato a Osio ti chiamano a casa cercando ancora il vecchio utente…»; «se andavi a prendere l’acqua fuori dal comune perché c’era l’atrazina... Che cue...».

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«Sei di Osio se…», Facebook accresce l’appartenenza

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Domenica 8 giugno va in scena la sesta edizione della manifestazione che unisce alcuni operatori commerciali di Osio Sotto. Lungo le vie del centro del paese saranno presenti gli stand delle attività del territorio, e durante la giornata saranno inoltre in programma momenti di intrattenimento per grandi e piccoli: bolle di sapone, trampolieri, danzatrici del ventre. Alle 17,30 musica live con il concerto dei “Boomerang”, tribute band dei Pooh. Alle 20,30 gran finale con lo spettacolo di cabaret di Paolo Migone e Sergio Sgrilli. Migone è noto per la satira spassosa portata alla ribalta con un tono dimesso, con un camice da scienziato e l’occhio pesto. Sgrilli è soprannominato «uomo del blues» perché fa le sue entrate suonando un blues orecchiabile alla chitarra, per poi incentrare i suoi sketch su parodie musicali.

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Migone e Sgrilli, show per Exposio


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Assemblea A.R.M.R., Fondazione aiuti per la ricerca sulle malattie rare onlus

utorità e un gran numero di soci e amici della Fondazione aiuti per la ricerca sulle malattie rare (A.R.M.R.) il 10 aprile sono intervenuti all’annuale assemblea a Villa Camozzi, sede del Centro per le Ricerche Cliniche Aldo e Cele Daccò dell’Istituto Mario Negri. La tradizionale riunione è stata condotta da Ugo Chisci non avendo potuto intervenire la presidente dott. ssa Daniela Gennaro Guadalupi; dopo la relazione del tesoriere dott. Zaverio Cortinovis e la premiazione degli studenti che hanno partecipato e vinto il concorso pubblicitario dedicato alla ricerca, il prof. Giuseppe Remuzzi ha coordinato un’interessante tavola rotonda con le ricercatrici dell’Istituto attuali beneficiarie delle borse di studio A.R.M.R. La serata si è conclusa in amicizia con

il buffet preparato e offerto dalle Socie A.R.M.R., con il tradizionale taglio della torta e gli auguri di un buon anno dedicato alla ricerca, accompagnati dalla simpatica colonna sonora di Renato Malanchini. Il Centro Daccò è un esempio unico di struttura in grado di accogliere e sviluppare tutte le fasi del percorso di un progetto di ricerca, con un gran vantaggio in termini di condivisione delle informazioni e delle esperienze. A questo scopo lavorano insieme medici, infermieri, biologi, farmacologi, bioingegneri, tecnici di laboratorio, esperti di statistica, informatica e economia sanitaria. L'attività di ricerca del Centro Daccò riguarda, oltre che le malattie rare, anche le patologie renali croniche, le complicanze del diabete e il trapianto d'organo.

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Bergamo attraversata da un fiume azzurro

Successo per il primo raduno degli atleti che hanno vestito la maglia della Nazionale. Alla sfilata di domenica 4 maggio era presente anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò

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rimo «Raduno Nazionale Atleti Azzurri d’Italia» il 3 e 4 maggio scorsi in città. Il sabato, nella splendida cornice della sala consiliare di Palazzo Frizzoni, il presidente nazionale dell’associazione Atleti Azzurri d’Italia, Gianfranco Baraldi, ha consegnato il premio «Prestigio ed Esempio» a Paola Magoni (sci alpino), Moreno Argentin (ciclismo), Franco Bertoli (pallavolo), Agostino Da Polenza (alpinismo), Cosimo Pinto (pugilato). Il riconoscimento «Sport & Impresa» è stato assegnato a Vittorio Morace, armatore e fondatore della Ustica Lines. La sua passione sportiva lo ha portato ad impegnarsi nella rinascita della società calcistica di Trapani, nella quale ha investito il suo impegno ed il suo talento, portandola dall’Eccellenza fino alla serie cadetta. Un impegno sportivo che è anche un tributo sociale, per la rinascita di un polo sportivo

e di aggregazione intorno ai valori dello sport per la comunità. Il premio è stato ritirato dalla figlia, Anne Marie Collart Morace, direttore generale del club siciliano. Dopo l'inaugurazione del Villaggio Azzurro, il programma è continuato senza intoppi grazie alla macchina organizzativa messa insieme da Baraldi e dal segretario Magalotti. Il sabato si è chiuso con un concerto in piazza Matteotti per la Notte Azzurra. La domenica si è aperta con la Granfondo Felice Gimondi e ha avuto il suo culmine con la sfilata degli Azzurri, accompagnati dalle splendide auto d'epoca. Ad aprire il corteo la rappresentativa del Comitato Italiano Paralimpico, orgoglio e vanto del movimento sportivo nazionale, come sottolineato dal presidente del Coni Giovanni Malagò, presente insieme al segretario generale Roberto Fabbricini.

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Michael Cawley, un manager e amico

ichael Cawley, dirigente di primo livello di Ryanair, è stato ospite d’onore per l’evento di apertura del Festival della Cultura, giovedì 8 maggio al Teatro Donizetti. Intervistato da Max Pavan, ha parlato della rivoluzione apportata nel mondo dei viaggi dalla compagnia aerea low cost. SACBO ha voluto offrire il palcoscenico al manager che, stretto collaboratore del presidente Michael O’Leary, negli anni si è rilevato stratega lungimirante del vettore irlandese, ma soprattutto ha creduto nelle capacità e potenzialità del nostro aeroporto condividendone i successi operativi. SACBO ha scelto di trasformare l’evento celebrativo dei grandi traguardi raggiunti insieme a Michael Cawley in un prologo al Festival della Cultura, diventato in pochi anni tra le più importanti manifestazioni promosse sul territorio.

Ma soprattutto si è voluto coinvolgere, insieme ai dipendenti SACBO, tutti coloro che a vario titolo vivono quotidianamente l’esperienza professionale e lavorativa nell’Aeroporto di Orio al Serio e la gente comune che, nella cornice teatrale, ha potuto conoscere uno dei protagonisti della profonda trasformazione dei viaggi in aereo. Insieme a Max Pavan, presentatore della serata inaugurale, Michael Cawley ha riflettuto sulle trasformazioni prodotte dalle tariffe low cost, che hanno reso accessibili i viaggi in aereo a tante categorie di persone, soprattutto giovani, favorendo le relazioni e gli scambi culturali in Europa. La serata del Festival della Cultura ha proposto il concerto dell’Orchestra Filarmonica del Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, diretta da Pier Carlo Orizio,

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che ha eseguito composizioni di Felix Mendelssohn- Bartholdy, di Pëtr Il’ič Čajkovskij e - con Roberto Cominati al piano - di Sergej Rachmaninov. Vincitore del Concorso Busoni nel 1993, Cominati è uno dei pianisti di punta nel panorama italiano e internazionale e, curiosamente, ha abbinato all’attività concertistica quella di pilota di aerei civili. Ospite delle più importanti società concertistiche italiane e di istituzioni quali il Teatro alla Scala di Milano, il Comunale di Bologna, la Fenice di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino, il San Carlo di Napoli, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Festival dei Due Mondi di Spoleto, ha suonato, per citare i solo i luoghi di maggior prestigio, al Théâtre Châtelet di Parigi, al Kennedy Center di Washington, al festival di Salisburgo.

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Nuovo totem per assistenza passeggeri a ridotta mobilità e diversamente abili

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ll’ingresso dell’Aerostazione d i O r i o a l Se r i o è e n t r a t o in funzione il nuovo totem dedicato all’assistenza dei PRM, Passeggeri a Ridotta Mobilità, in cui ricadono tutte le categorie dei diversamente abili: non vedenti, non udenti e persone con problemi di deambulazione. Si tratta di un sistema interattivo, dotato di videochiamata, con possibilità di interloquire in italiano e inglese, che consente all’utenza PRM di richiedere e ricevere assistenza in modo diretto e semplificato. Un analogo totem sarà posto all’esterno degli arrivi dell’aerostazione di Orio al Serio nella primavera 2015, a conclusione dei lavori di adeguamento del terminal in vista di Expo 2015.

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VIP

Immagini dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II all’aeroporto 27 aprile 2014 Canonizzazione Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

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n occasione della canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, SACBO ha esposto nell’aerostazione di Orio al Serio, dal 16 aprile al 4 maggio, dieci grandi pannelli raffiguranti alcuni momenti significativi del loro Pontificato. Le immagini sono state riproposte anche in formato cartolina e sono state distribuite gratuitamente ai passeggeri durante il periodo dell’esposizione. Con questa iniziativa SACBO ha celebrato lo storico evento di canonizzazione e richiamato il legame della terra bergamasca, che ha dato i natali a Giovanni XXIII e ne conserva la testimonianza. Il Pontificato di Giovanni XXIII, che segna l’entrata della Chiesa nella modernità dettata dal Concilio Vaticano II e l’inizio del viaggio apostolico fuori dalle mura del Vaticano, è stato simboleggiato dall’o-

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27 aprile 2014 Canonizzazione Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

maggio di un adolescente e da un momento 28/03/14 cartoline 14:21 papa.indd 9 delle celebrazioni del Venerdì Santo. Giovanni Paolo II, il Papa che ha viaggiato più di chiunque altro nella storia, è stato ripreso in una significativa serie di immagini: il suo viaggio in Polonia nel giugno 1979, con la messa all’aperto nella città operaia di Nowa Huta; l’incontro con Mikhail Gorbaciov in Vaticano, il 1° dicembre 1989, che suggella la caduta del Muro di Berlino; con l’Eparca grecoortodosso durante il viaggio in Sicilia il 20 novembre 1982; in preghiera nel suo appartamento in Vaticano e durante la celebrazione eucaristica allo Yankee Stadium di New York, il 2 ottobre 1979. Poi c'è l'immagine emblematica dell’incontro tra Paolo VI e l’Arcivescovo Albino Luciani, patriarca di Venezia e suo successore con il nome di Giovanni Paolo I.

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Inter vista

Antonio Cassisi, un luminare della chirurgia. Dal cuore grande

Responsabile della Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, a Bergamo è stato un pioniere. Ora ha deciso di mettere la sua scienza a servizio di un progetto di solidarietà in Armenia

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l settore in cui eccelle ha un nome complesso, come le patologie sui cui interviene. Grazie a un lungo percorso di formazione ed esperienza - si è specializzato in Chirurgia craniofacciale negli Stati Uniti, al «Jackson memorial hospital» di Miami e al «Miami children's hospital» - Antonino Cassisi, 55 anni, d’origine messinese, responsabile della Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, è ora un’autorità di caratura internazionale nella risoluzione di malformazioni gravi. In città il posto che gli competeva è arrivato dopo un lungo percorso. Alla fine la meritocrazia ha vinto. A Bergamo i precursori, in materia di chirurgia, non sono mancati.

Il nostro ospedale ha sempre avuto un posto di rilievo nel trattamento dei bambini con malformazioni e per l'innovazione e l'attuazione di procedure d'avanguardia sia in campo nazionale che internazionale, basti pensare al professor Lucio Parenzan il padre della cardiochirurgia italiana,o al dott. Giuseppe Locatelli che ha saputo costruire la più importante chirurgia pediatrica in Italia o all'attività di trapianti multi organo, alla cardiologia interventistica etc. Aver portato e sviluppato a Bergamo la chirurgia delle malformazioni complesse craniomaxillofacciali, settore completamente sconosciuto, sicuramente mi rende orgoglioso, ma determinante in tutto questo è stato l'intuito del dott. Giuseppe

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Locatelli che aveva capito che quello era un settore di cui la comunità bergamasca, e non solo, aveva bisogno e avere scelto me per realizzarlo, dandomi anche i mezzi per farlo, chi conosce il dott. Locatelli sa che per lui la sala operatoria era ed è tutt'ora la sua seconda casa eppure già venti anni fa mi aveva concesso una sala operatoria a settimana per eseguire gli interventi sui bambini con questo tipo di malformazioni, per non dimenticare il Prof. Angelo Colombo, ex direttore della patologia neonatale che mi ha sempre sostenuto ed affidato i suoi piccoli pazienti ed a cui fva la mia infinita riconoscenza. E oggi la chiamano da tutto il mondo. Sono uno dei pochi chirurghi in Italia a essere chiamato come visiting professor negli Stati Uniti a tenere relazioni sul trattamento delle craniostenosi o delle labiopalatoschisi, ma sono invitato a tenere relazioni anche in altre parti del mondo, di recente ho tenuto un corso sul trattamento delle malformazioni craniomaxillofacciali in età pediatrica all'università di Mosca. Ha avuto un impatto dirompente, con risultati eccellenti. In effetti quando ho cominciato a fare le prime craniostenosi c'era molta curiosità attorno a questo tipo di interventi, in quanto anche tra gli stessi colleghi era difficile immaginare come si potesse smontare il cranio e la faccia di un bambino, modellarlo e rimetterlo a posto senza fare danni. Qual era il suo sogno? Realizzare un centro di eccellenza unico in Italia nel campo delle malformazioni craniomaxillo-facciali. Devo dire che sono riuscito in questa mia aspirazione. Poi all'inizio del 2011 e' arrivato anche l'incarico di dirigere la chirurgia maxillo facciale degli adulti. Però miglioramenti, in questi tre anni, ne ha apportati parecchi. Sì, ho cercato di portare la mia esperienza e la mia visione anche nel settore degli adulti, indicando quelle che sono le moderne linee guida internazionali soprattutto nel campo della traumatologia dal momento che il reparto che dirigo è centro di riferimento regionale per la traumatologia pediatrica e fra i sei ospedali lombardi per la traumatologia

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degli adulti. Adesso abbiamo la disponibilità di spazi e mezzi che ci permetteranno di raggiungere un grande obiettivo quello di abbattere le liste d'attesa. Per quanto riguarda la nostra organizzazione, vorrei ricordare la creazione, grazie all'intuito del nostro Direttore sanitario Laura Chiappa, di un polo pediatrico specialistico, che se ben capito può diventare una enorme risorsa ed una vera eccellenza. La direzione ha finalmente creduto in lei. E io li ho ripagati implementando l'attività del reparto, inserendo dei protocolli organizzativi precisi e puntando sulla formazione e l' autonomia dei miei collaboratori. È stato un lavoro di organizzazione intenso ma ne valeva la pena. Due sono ora i miei obiettivi: portare la chirurgia maxillo-facciale degli adulti allo stesso elevato standard che ci è riconosciuto per quella pediatrica; finire di formare i giovani anche negli interventi più complessi perché il reparto rimanga di alto livello. Nel frattempo prosegue la sua attività all’estero. Sono impegnato in Armenia. Ho cominciato anni fa operando i bambini armeni che venivano adottati in Italia attraverso l'associazione Arcobaleno di Padova, di cui in seguito sono diventato referente. Poi il viceministro della Giustizia e il capo di gabinetto della sezione che si occupa di adozioni internazionali sono venuti a trovarmi e abbiamo allacciato un valido rapporto: ho dato loro la mia disponibilità per formare i medici armeni sul posto. L'idea è piaciuta,

anche perché la chirurgia maxillo-facciale maggiore li è praticamente sconosciuta. Dopo due settimane mi hanno invitato in Armenia: abbiamo individuato il luogo dove sarebbe stato possibile concretizzare il progetto che stiamo cercando di realizzare. Intanto le operazioni complesse sui bambini armeni, a Bergamo, continuano. Siamo intervenuti su una bambina di 7 anni affetta da sindrome di Crouzon. Ora ci sono altri quattro piccoli pazienti da operare in arrivo. Ci sta aiutando tantissimo l'Associazione Eos di don Andrea Pedretti: sono persone incredibili, veri angeli. Ospitano i bambini e le famiglie, hanno messo a disposizione anche un computer per comunicare via Skype con fratelli e nonni in Armenia. Accompagnano i pazienti alle visite, fanno la spesa, li portano a passeggio. E chi paga per gli interventi? Sono stati raccolti dei fondi da parte di una televisione privata armena così l'intervento è stato completamente finanziato con questa raccolta fondi e pagato in anticipo. La stessa cosa è stata già fatta per l'altro bambino che sta per arrivare. E in Armenia? Mi hanno messo a disposizione, nell'ospedale di perinatologia (della donna e del bambino, in sostanza) di Yerevan, 400 metri quadri. Da Bergamo, grazie a un'anonima benefattrice che ha conosciuto il mio lavoro attraverso un articolo apparso su L'Eco e che ci ha donato 24mila euro, avevamo nel frattempo donato un ecografo alla patologia

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neonatale di quell'ospedale, insieme a un fibroscopio pediatrico e ad altre apparecchiature comprate grazie a 6mila euro raccolti da noi. Nell'intera Yerevan c'era un solo ecografo e i bambini di quest'ospedale venivano seguiti clinicamente. I nostri strumenti sono risultati fondamentali. Torniamo ai 400 metri quadri... Ho detto al direttore dell'ospedale che ero disponibile a costruirgli la sala operatoria. E lui mi ha messo a disposizione lo spazio nella nuova ala della struttura. Poi, visto che ho molti contatti nel ciclismo professionistico - alcuni campioni tra cui Nibali, Basso, Pozzato, Sagan, Vanotti, Viviani, Gasparotto, Roche, Kruizinger, hanno aderito a questa iniziativa e contribuire alla raccolta fondi per realizzare questo complesso operatorio attrezzato con le più moderne attrezzature dove sarà possibile eseguire interventi complessi. Obbiettivo: raccogliere almeno 500mila euro. Altri contributi? Sto contattando membri del Rotar y, vediamo... Nascerà una fondazione. Forse la chiameremo Cycling for Armenia. Un’ultima domanda: il suo lavoro ha a che fare con la chirurgia estetica? Anche. Una parte della mia attività si svolge in questo settore della chirurgia. Negli Stati Uniti ho lavorato con il dottor Ralph Millard, uno dei più grandi chirurgi plastici di tutti i tempi. La chirurgia ricostruttiva mi appassiona particolarmente, specialmente la parte riguardante il viso.

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VERIFICHE PROTEZIONI INTERFACCIA AT-MT-BT NOLEGGIO della strumentazione compresa di personale tecnico SOSTITUZIONE dei sistemi di protezione obsoleti VERIFICA sistemi di protezione MT-BT integrati con apposite cassette prova COLLAUDO E MESSA IN SERVIZIO di sistemi di protezione mediante iniezione PRIMARIA e SECONDARIA delle grandezze da verificare

NORMATIVE CEI 0-16 CEI 0-21 Allegato Terna A70

Con il nuovo sistema di prova trifase RTS-3 (conforme alle normative CEI 0-16, CEI 0-21, all’allegato TERNA A70 e alla delibera ENEL AEEG 84/2012/R/EEL), siamo in grado di verificare IN CAMPO tutti i sistemi di interfaccia AT-MT-BT, compresi i sensori THYSENSOR e relè ABB con la conversione in segnali di basso livello.

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Save My Bag, culto da Bergamo a New York

Il marchio delle borse di lycra nasce da un progetto della To Be packaging di Comun Nuovo. Ce ne parla Valentina Azzia, responsabile dell’area business e moglie del titolare Stefano Agazzi

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renta colori accesi, linea ricercata, leggerezza, lycra made in Bergamo. Così come l’idea, e la produzione. Save My Bag offre un connubio perfetto tra eleganza e ironia, perché ammicca a una borsa di categoria luxury. È diventato un marchio di culto con prezzi accessibili: 59 euro per il modello di riferimento, la Icon. Chiusa con bottone interno, fondo e lucchetto rimovibili per lavaggio, waterproof. Tutto nasce da un’avviata azienda di packaging di Comun Nuovo, la To Be, di Stefano Agazzi. Specializzata nel creare nastri, sacchetti, astucci, carta da confezione e tutto ciò che serve alle più note gioiellerie, negli ultimi anni ha esteso il business ad altri settori. Decisivo l’apporto della moglie di Stefano, Valentina Azzia, italo-thailendese arrivata a Bergamo per amore. Lo scorso dicembre ne è nato anche un negozio monomarca

a Bergamo (via XX Settembre, 5). Poi c’è n’è uno a Milano e uno store a New York. Valentina, partiamo dalla nascita del negozio di Bergamo. Lanciata con eventi ad hoc. «La vigilia dell'apertura del monomarca abbiamo organizzato una serata speciale al Capogiro, dove abbiamo appeso tutte le nostre borse. Poi abbiamo fatto un'edizione limitata che abbiamo chiamato "Save my Love" per un evento al Bobadilla legato a San Valentino. Forse faremo qualcosa per gli spazi estivi all'aperto, al Chiringuito, in Città Alta». Come, quando e dove è nata quest’idea? «Due anni fa avevamo pensato a delle borse promozionali da regalare ai nostri clienti in fiera. Clienti al top della scala sociale: donne che hanno tutte le borse di questo mondo, giusto per capirci, con grandi disponibilità finanziare. Abbiamo

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utilizzato un materiale prodotto direttamente da noi trattando la lycra, e ci abbiamo aggiungo il nostro logo. Le clienti sono impazzite: mettevano via le loro Chanel e usavano le nostre borse. Ne chiedevano altre per le figlie». Una borsa promozionale è diventata un successo. «La cosa ci ha lasciati straniti. Non ce lo aspettavamo. Poi l'anno scorso abbiamo chiesto a un nostro cliente che ha un negozio a Capri se voleva provare a venderle. In tre mesi gliene sono andate diecimila. A novembre poi, periodo più tranquillo per noi, abbiamo dato vita a questo nuovo progetto con il marchio Save My Bags». Perché questo nome? «E' una borsa che ha lo scopo di proteggere un'altra borsa. Abbiamo pensato a quello che accade nelle grandi città in cui le donne, oltre alla borsa, hanno spesso un sacchetto di plastica dove mettono le ballerine, gli stivali, il pranzo, gli indumenti della lavanderia. Una borsa facilmente lavabile dove si può scaraventare un po' di tutto, insomma, senza preoccuparsi di rovinarla. Il concetto di base è la simpatia: sappiamo che con 59 euro si può comprare una borsa di pelle fatta in Cina. Ma questa vuol essere un oggetto di culto per chi si può permettere altro, un po' come era la Smart per chi aveva la Porsche...». Il target è trasversale, insomma. «Assolutamente. Il pubblico va dalla ragazza giovane che non può spendere di più alla donna facoltosa. Piace anche alle celebrità. Clienti dagli Emirati e dal Kazakistan ce ne ordinano trenta alla volta, di tutti i colori». Può diventare la borsa preferita, da usare tutti i giorni? «Diciamo che è più un complemento, anche perché la moda delle borse grandi è un po' passata. Quindi viene affiancata a borse più piccole da tenere a tracolla». Perché un negozio monomarca proprio a Bergamo? «Per metterci in gioco in prima persona, e per capire in presa diretta come viene recepito il prodotto dalla clientela. Poi, come mentalità, io vengo dalla distribuzione, mio marito dalla manifattura. Il mercato al dettaglio è una cosa molto diversa, volevamo provarlo sulla nostra pelle».

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Cosa ne avete dedotto? «Che il prodotto piace tantissimo. Ora cominciamo a fare delle fiere: abbiamo già trovato negozi interessati a Singapore, Seoul, in Grecia. È un articolo che funziona molto in grandi città e in località di mare da jet set, tipo Montecarlo e Mikonos. Puntiamo molto su un pubblico che viaggia, persone che non cercano la firma ma il prodotto ricercato». Ci sono celebrità tra i vostri clienti? «Ne cito una su tutte: Patricia Field, stilista di Sex and the city, Ugly Betty, Il diavolo veste Prada. È una delle prime clienti nel nostro store a New York. È una donna molto influente nel mondo della moda. Ha un suo negozio a downtown, dove ora si vendono le nostre borse». E in Italia? «C'è crisi, ma noi crediamo nella ripresa. A Bergamo ci sono distretti produttivi incredibili, con i migliori cotoni al mondo, la migliore lycra. Per noi realizzare tutto in loco è un segno di speranza:

poter realizzare un prodotto in Italia a un prezzo accessibile è un modo per rimettersi in gioco sul mercato internazionale lavorando sull'idea». La produzione è tutta negli stabilimenti di Comun Nuovo? «Sì, e la materia prima viene tutta dalla provincia. La lycra è della Carvico. Mio marito è lo stilista, in sostanza, io faccio più da mente organizzativa e responsabile marketing: sono laureata alla Bocconi in economia e management per il sistema moda. Ci completiamo». Altri progetti? «Abbiamo una linea di costumi da bagno della stessa lycra della borsa. Si abbinano alla perfezione. Sempre made in Bergamo, chiaro. Si chiama Save My Shape, perché i costumi sono un po' modellanti. Ci sono due modelli, un triangolo e una fascia, sempre bicolor interno/esterno, con colori estivi, vibranti. Sta andando molto il Tiffany, che quest'anno domina un po' ovunque».

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Brembate Sotto

Sei sicuro di sorridere?

da più di 40 anni facciamo sorridere i nostri pazienti

Sagra patronale, il paese in festa Sin dalla prima mattinata il centro del paese si è affollato di bancarelle e stand, e tutti i partecipanti, ambulanti e Associazioni, hanno incrociato le dita sperando che il tempo si mantenesse favorevole. Dopo una settimana di manifestazioni varie con concerti, mostre e giochi, domenica 11 maggio è ritornata la sagra dedicata al patrono di Brembate, San Vittore. La novità di questo anno è stata l’iniziativa presso l’Arena Civica intitolata «Sei di Brembate se...» promossa dal locale giornalino «La Filarola» dove i brembatesi avevano a disposizione spazi per raccontare il loro paese. Sabato 10 sera, nella cornice del suggestivo giardino di Villa Moretti, è stato consegnato il premio «San Vittore» al team (presente al completo) dei podisti Avis-Aido cui è andato il premio.

Dal Santuario di San Vittore alla chiesa di san Fermo e Rustico

Brembate, Strada Provinciale 184 - 035.300473 - www.centrobrembate.it

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A Brembate i luoghi d’interesse storico-artistico non mancano. Notevole quello del Santuario di San Vittore, piccola chiesetta in stile romanico risalente al X secolo al di sotto della quale vi è una grotta visitabile in cui vi è, fra l’altro una bella fontanella in pietra di epoca medievale ed un gruppo di statue rappresentanti la «deposizione» di Cristo. Il sopracitato documento risalente al 962, include infatti anche la citazione della Ecclesia sancti Victoris. Posto sulle rive del fiume Brembo, custodisce affreschi e dipinti di ottima fattura, disposti nella struttura su due piani. Inoltre ha sempre ricoperto un ruolo importante nella storia del paese, tanto che nel XVI secolo il borgo stesso veniva chiamato Brembate San Vittore. Sempre in ambito sacro, molto importante è la chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Faustino e Giovita. Edificata nel corso del XVII secolo in luogo di un precedente edificio di culto, conserva buone opere pittoriche di artisti locali. È presente anche la parrocchia della frazione Grignano, dedicata ai santi Pietro e Paolo. Sempre nella frazione, ai margini con il vicino comune di Filago, si trova la chiesa romanica di san Fermo e Rustico, antecedente all’anno 1000. Di essa spicca la poderosa torre inglobata nell’edificio stesso, mentre la struttura è composta da una sola navata a forma rettangolare, da una piccola abside semicircolare ed una facciata composta da blocchi di pietra chiara e mattoni a vista, elementi che la rendono un ottimo esempio dell’epoca medievale. Altro edificio degno di nota è Villa Tasca. Risalente al XIX secolo e di proprietà di Vittore Tasca, dispone di alcune opere d’arte e di un parco che fu luogo d’incontro tra i garibaldini e personaggi importanti del tempo. Infine si può trovare il Ponte romanico che, costruito tra il XIV ed il XV secolo, è dotato di una struttura a due arcate, ora affiancata da altri due ponti utilizzati nella viabilità moderna.


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Ol Vava, il bergamasco che fa ridere

«Gioco ad esasperare la bergamaschità, rendendo tutto più ruspante». Il suo canale Youtube ha superato gli undici milioni di clic: a guidare la classifica il primo episodio di «Pota Pig» con 850mila visualizzazioni

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sa un bergamasco gustosamente aspirato. E con le sue parodie dalla metrica rigorosa ha fatto il botto: i grugniti della spassosa “Pota Pig” sono da Oscar. Che tra l’altro ha già ritirato, anche se solo in uno dei suoi video montaggi però. Classe 1977, residente a Torre de’ Roveri, Daniele Vavassori è meglio conosciuto come Ol Vava. La sua fama travalica i confini della provincia: due anni e mezzo fa era anche stato chiamato da Fiorello per «Il più grande spettacolo dopo il week end». Il video che gli era stato commissionato non fu trasmesso su Raiuno perché la scaletta dell’ultima puntata fu stravolta dalla partecipazione di Roberto Benigni. Ma il doppiaggio in bergamasco di Michael Bublé divenne comunque un successo grazie al profilo di Fiorello in Twitter.

Partiamo dall'inizio. «Già da piccolo, avrò avuto sei anni, avevo un registratore e facevo finta di essere un giornalista del Tg1. Successivamente è cominciata la passione per la musica, diventato il mio primo modo per veicolare dei messaggi anche attraverso delle band: i Liberty e i Plc, all'inizio. Nel 2010 ho fatto anche un disco swing con il batterista jazz Stefano Bertoli dal titolo "A pocket full of dreams", omaggio alla musica americana dagli anni '40 in poi». Una cosa seria. «La serietà c'è nei miei lavori, ma di solito va a braccetto con la parte scema. Comunque io faccio tutto con passione. Poi magari mi rendo conto che talvolta la cosa seria è più stupida dell'altra... Del resto ho cominciato giocando a ribaltare la realtà, cioè prendere un film famoso

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americano e mettere in bocca agli attori frasi a volte deliranti, più spesso con un messaggio. Dalle slot machines, che odio, al rispetto di quello che è di tutti. Quando recupero un po' di lucidità, insomma, riesco a canalizzare ciò che voglio esprimere, anche attraverso le canzoni». Canzoni in inglese, di solito. «Sì, per creare una contrapposizione forte, stridente. Le trasformo in bergamasco, cambiando il significato. Come "Bepi", parodia estemporanea di "Happy" con tanto di balletto e video a cui il Bepi ha accettato di partecipare. Parlo di alcuni aspetti della vita da "artista", delle difficoltà nel sostenere le proprie idee, e di come sia difficile farsi prendere sul serio. Il Bepi ha creduto nel suo talento e ce l'ha fatta. Ha la testa dura. Mi ci ritrovo un po'». Youtube è il suo mezzo prediletto. «Sì, tant'è che il mio canale ha superato

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gli undici milioni di visualizzazioni totali. L’episodio più cliccato è il primo episodio della “Pota Pig”, arrivato a 850mila clic. Gioco ad esasperare una bergamaschità che esiste, o meglio è esistita, rendendo tutto più ruspante». Di che tipo è il suo pubblico? «Maschile al 65% per cento, con età media attorno ai 35 anni. Però la forbice di utenza è ampia: va dal bambino di 5 anni al 70enne che talvolta mi ritrovo alle serate, soprattutto concentrate nel periodo estivo se si parla di concerti con la mia band, "Vava e i Balabiòcc". D'inverno vado nei locali o partecipo a iniziative di beneficenza. Insieme al Bepi ora sto seguendo una ragazza di 31anni di Curno, Jenni Cerea, che ha una serie di malattie rare e per curarsi sta andando avanti e indietro dagli Stati Uniti. Servono centomila euro circa e noi facciamo la nostra parte».

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Come si svolgono le serate? «Da solo mi esibisco in una sorta di cabaret musicale che ho chiamato "Vava show". Con la band rifaccio le mie parodie musicali in versione live. La gente le conosce e spesso si generano quasi cori da stadio. Sono facili da imparare, e permettono a chi non mastica l'inglese di cantare senza storpiature...».


Le parodie più celebri? «Sicuramente "Dai ciama 'l Piero" da "Ai se eu te pegu", "Orobian Rhapsody" dal capolavoro dei Queen "Bohemian Rhapsody", il tormentone "Dom che n'va a rasga" da "Gnam Gnam style". Bisogna stare alla metrica del pezzo, perché la parodia deve assomigliare il più possibile all'originale. Bergamasco a parte». Un gioco di prestigio. «L’ascoltare deve essere “trasportato” dal pezzo e quasi non accorgersi che si passa da una lingua all'altra. Certo, ciò significa che sul livello semantico si può essere costretti a scendere a compromessi». Cosa fa nella vita di tutti i giorni? «Il grafico. Ho un mio studio». Formazione? «Ho fatto il liceo e l'università di Lingue qui in Città Alta, ma non mi sono mai laureato. Però il tema della lingua è entrato di diritto nelle mie canzoni. Credo che il dialetto bergamasco non sia un segno di chiusura ma d'apertura: saperlo non dev'essere motivo di vergogna, come accade spesso tra i giovani. Dipende come lo si usa, il bergamasco. Io gioco sulla contrapposizione inglesebergamasco bypassando, nella maggior parte dei casi, l'italiano. Per provocazione». Cioè? «Il giovane, soprattutto di città, che non sa o non vuole parlare bergamasco, spesso non sa bene l'inglese. Allora ho fatto delle lezioni situazionali di "Bergamenglish" in cui fornisco diverse frasi, in un certo contesto, in bergamasco e in inglese. Finiscono per essere una a vantaggio dell’altra». Progetti in cantiere? «Ho un paio di canzoni su cui voglio lavorare, una delle quali molto difficile. Poi c'è la realizzazione dei video: spesso faccio dei veri e propri videomontaggi, come quando sono andato a ritirare l'Oscar... Per i più complessi ci impiego qualche giorno. I doppiaggi di spezzoni di film mi portano via un'ora al massimo». Il suo segreto. «Essere sempre ricettivo, una spugna nei confronti di quello che ti circonda. Quandi vedi una situazione che può essere facilmente travisabile e ribaltabile bisogna tenere le antenne alzate».

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Bergamo Istituto per la Tutela delle Volontà GIU-LUG 2014

Informazioni al pubblico e organizzazione cerimonie

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Steak Restaurant, notorietà che cresce

«Per mangiare la nostra tagliata arrivano anche da Milano», assicura la titolare Marina Bongiorno. Aperto il dehors estivo con musica soft dal vivo due volte al mese. «Mi sono ispirata all’Hôtel Costes di Parigi»

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na fama che va oltre la provincia, quella dello Steak Restaurant di Curno. «Per mangiare la nostra tagliata – assicura la vulcanica titolare Marina Bongiorno - arrivano anche da Milano. Carne eccezionale, cottura perfetta e un letto di salsa che tutti ci invidiano. Ma è un nostro segreto. Sono stata contattata da una trasmissione televisiva di cucina e mi hanno chiesto se possiamo mostrare la preparazione del piatto: ho rifiutato. Non si svelano i segreti». La carne è un punto imprescindibile del locale, come da nome: steakhouse, in inglese, è un ristorante dove si servono bistecche alla griglia, e infatti la suggestiva griglia a vista è elemento centrale dello Steak Restaurant. Centrale ma non l’esclusivo. Sa invece di esclusivo, nel senso più elegante del termine, l’am-

biente minimal chic ispirato alle location più glamour di metropoli dal fascino intramontabile come New York, Londra, Parigi. L’ampio dehors estivo rispetta la tendenza. L’atmosfera intima e seducente, con sottofondo musicale preferibilmente lounge, è l’ideale per serate raffinate sia di coppia che di gruppo, e per mettere in risalto la cucina gustosa, originale e dotata di un occhio di riguardo alla leggerezza delle proposte. «Il primo e terzo mercoledì del mese – spiega Marina, titolare anche della Bongiorno Antinfortunistica, che fornisce la linea di abbigliamento da lavoro a Masterchef - ci sarà musica dal vivo. Soft, che non crei disturbo. Mi sono ispirata all’Hôtel Costes di Parigi». Usa le idee come solo una vera manager sa fare, Marina. Prende spunti dal ristorante di Chiambretti a Torino, dai profumi di

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Istanbul, dalle suggestioni d’Oltralpe. Seleziona i cuochi migliori, si dedica a una ricerca continua del prodotto, lavora sull’immagine. «Ci muovono la passione e l’attenzione per il cliente. Puntiamo su un target vasto perché sappiamo come intercettare i gusti di un pubblico variegato, a differenza di un ristorante classico dove a imporsi è soprattutto la personalità dello chef». Il menù varia dalla gastronomia italiana a quella internazionale; i piatti sono preparati con ingredienti di alta qualità e di stagione, rispettando la tradizione mediterranea. «Sono per metà siciliana – precisa Marina – quindi ci tengo particolarmente. Per l’altra metà invece sono veneta, e infatti da noi si bevono prosecchi di altissimo livello». Steak Restaurant è stato anche inserito tra i «Ristoranti dei Mille... sapori», selezionati dalla Camera di commercio in base a un regolamento che fissa requisiti di qualità minimi per un'offerta gastronomica basata sulla cucina bergamasca a prezzo stabilito. Si può scegliere tra il menù da 33 euro che comprende focaccia al salame nostrano e scaglie di grana, casoncelli nostrani alla bergamasca in cialda di grana, superba tagliata della casa, torta di mele calda, valcalepio rosso, acqua e caffè; con 17 euro, oltre a vino, acqua e caffè, si possono degustare invece casoncelli e filettino al Valcalepio e rosmarino su fonduta di Branzi. Le pizze, infine, hanno nomi di stilisti: perché anche la bontà può essere fashion. E una margherita, con la sua semplicità perfetta, fa pensare a Prada. Degustazione, con stile. Steak Restaurant: Via Fermi 10, Curno - Tel. 035.762504 www.steakrestaurant.it

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Inter vista

Con Socaf ambienti produttivi freschi e puliti

Presente sul mercato da oltre 30 anni, l’azienda di Osio Sotto è specializzata nella fornitura di macchinari finalizzati ad abbassare le temperature nei luoghi di lavoro e a mantenerli igienici

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l raffrescamento industriale rappresenta attualmente la proposta di punta offerta dalla Socaf, azienda che nella Bergamasca ha sede in via Trieste 14 a Osio Sotto e da oltre trent’anni in prima linea nel fornire apparecchi e servizi finalizzati alla pulizia degli ambienti produttivi. Quello del raffrescamento industriale è un settore relativamente nuovo in Italia dove Socaf si sta posizionando in maniera primaria. Sono infatti oltre mille le istallazioni che ha eseguito negli ultimi anni a livello nazionale, ed alcune anche all’estero, grazie ad un’organizzazione che si sta rivelando sempre più competitiva. «Il raffrescamento industriale – spiega Diego Lussana, responsabile finanziario dell’azienda – rappresenta l’alternativa ecologica ed economica all’aria condizionata. Permette di abbattere le temperature in quegli ambienti lavorativi dove, specie in estate, salgono a livelli molto elevati influenzando le prestazioni degli stessi macchinari. I raffrescatori industriali consentono di

abbassare le temperature fino a 12 gradi, portando benefici ai vari cicli produttivi». Diversi sono i settori che ne fanno richiesta, soprattutto quelli che si occupano della meccanica, dello stampaggio della plastica e delle gomme. Ma la Socaf ha eseguito delle installazioni anche in altre tipologie di aziende che vanno dalle cartotecniche alle tipografie, dalle tessili alle chimiche fino ad arrivare al mondo della ristorazione, poiché gli strumenti offerti sono in grado di funzionare benissimo anche in ambienti molto piccoli. Questa tecnologia poi, oltre ad offrire un maggiore comfort, non crea problemi all’interno degli ambienti poiché si basa essenzialmente sull’evaporizzazione dell’acqua e quindi immette negli spazi lavorativi aria raffrescata. Al contrario dei condizionatori, inoltre, consente alle aziende di poter svolgere la propria attività con i portoni aperti. Il servizio offerto da Socaf si tratta di un vero e proprio pacchetto “chiavi in mano”

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di Francesco Lamberini

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che parte da uno studio dettagliato delle caratteristiche peculiari del cliente (dalla misurazione della grandezza dell’ambiente alla quantificazione del volume di aria da raffrescare, dall’identificazione del numero di macchine da utilizzare alla scelta della collocazione a tetto o a finestra, dalla definizione del numero di ricambi d’aria necessari alla stima dei consumi di energia elettrica) e culmina con l’installazione. «Il raffrescamento industriale – sottolinea Diego Lussana – rappresenta una novità ed è sicuramente un nostro punto di forza che ci posiziona molto bene anche nei confronti dei competitor. Comunque la Socaf continua, seguendo una sua tradizione ormai radicata nel business della pulizia, a fornire attrezzature utili per l’industria che vanno dalle spazzatrici alle lavapavimenti, dagli aspiratori industriali alle idropulitrici fino ai vari altri complementi finalizzati ad igienizzare gli ambienti, incluso il mondo della detergenza. In pratica siamo i fornitori dell’attrezzatura necessaria per la pulizia e la sua gestione: una presenza in questo settore, la nostra, che definirei marcata soprattutto in Lombardia». La grande flessibilità che offre Socaf è proprio quella di studiare, insieme al cliente, la scelta ottimale del macchinario, in base alle diverse esigenze, offrendolo attraverso la formula dell’acquisto o del noleggio con manutenzione garantita, e continuando a seguire il cliente anche dopo la vendita con un eccellente servizio di assistenza che risponde in tempi rapidi e risolve i problemi direttamente in loco. L’azienda, fondata da due soci, di cui Marino Carrara è ancora oggi presidente, ha mosso i primi passi in un piccolo garage a Ponte San Pietro. Successivamente è avvenuto lo spostamento a Lallio e una decina di anni fa l’insediamento nella sede di Osio Sotto. L’attuale direttore commerciale è Angelo Sava, professionista che è risultato determinante nella crescita dell’azienda. Oggi attorno a Socaf ruotano una trentina di dipendenti e una quarantina di agenti che coprono principalmente la Lombardia e il territorio nazionale per quanto riguarda i raffrescatori. Si tratta di una realtà consolidata e ben proiettata verso il futuro avendo fatto di recente degli investimenti importanti, soprattutto

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in risorse umane. Ultimamente, inoltre, è stato rinnovato il sito dedicato ai raffrescatori www.aquarial.it e si stanno approntando nuovi strumenti di comunicazione. Tra l’altro la storia della Socaf è illustrata, attraverso episodi e foto, in un grande cartellone approntato a fine 2011 dove spicca il titolo «I nostri primi 30 anni». Di questo testo, che campeggia nell’ampio ingresso dell’azienda, ne proponiamo una sintesi. «Tutto è cominciato nel 1982 dalla voglia di fare e di costruire qualcosa di proprio da parte di Marino e Claudio. Nel 1988 un nuova importante tappa

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del nostro cammino: apre la filiale di Saronno-Rho, segno evidente di un positivo andamento societario e dell’acquisizione di nuovi e importanti spazi di mercato. Nel 1995 ancora un nuovo importante passo: la costituzione della Socaf Milano Srl con il nostro venditore-socio che rimarrà con noi fino a tutto il 2005. D’un balzo arriviamo al 2003, nella nuova sede di Osio Sotto. A gennaio 2004 nasce la seconda filiale Socaf Brescia Srl di Castenedolo. Infine si decide di unire tutte le realtà operative in un’unica azienda: Socaf Spa che assorbe tutte le precedenti».


Impre se

Vino bergamasco vince due medaglie d’oro

Premiata l’eccellenza della Tenuta Le Mojole di Tagliuno. Drigo: «Esempio delle potenzialità della viticoltura della nostra provincia e un incoraggiamento importante per tutti gli operatori del settore»

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uove soddisfazioni per il settore vitivinicolo bergamasco. La tenuta “Le Mojole” di Tagliuno di Castelli Calepio si è aggiudicata due medaglie d’oro con il vino Cabernet Sa u v i g n o n L e Mo j o l e 2 0 1 0 . Un a medaglia è stata conferita dalla Giuria Internazionale del Concorso Mondiale di Bruxelles, composta da giurati provenienti da 40 Paesi, che ha scelto il vino bergamasco su 8.000 campioni, l’altra invece è stata attribuita, per il terzo anno consecutivo, dalla Commissione Internazionale del  Berlin Wine Trophy. «Questi riconoscimenti sono motivo di grande soddisfazione – sottolinea Marta Mondonico, titolare della Tenuta Le Mojole, nella foto – ma al tempo stesso rappresentano anche un ulteriore stimolo a proseguire con sempre maggiore

passione un’attività in cui credo molto. Ho iniziato a produrre vino nel 2002, quasi per caso, ma è stato subito amore a prima vista e, grazie anche alla professionalità dei miei collaboratori, ho raccolto con entusiasmo la sfida che mi si è prospettata, puntando fin dall’inizio sulla qualità». È stato con questi presupposti che Marta Mondonico ha fatto rifiorire circa tre ettari di vigna che giacevano un po’ dimenticati sulle colline intorno a Castelli Calepio, facendone un fiore all’occhiello della vitivinicoltura bergamasca. «Gli eccellenti risultati raggiunti dalla signora Mondonico – commenta Gianfranco Drigo, direttore di Coldiretti Bergamo – sono un esempio delle potenzialità della viticoltura della nostra provincia».

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Impre se

Produzione industriale, c’è la ripresa

La domanda estera continua a essere determinante ma si sta delineando un suo assestamento, considerato l’elevato apprezzamento del cambio dell’euro. Fatturato: buoni segnali dalla domanda interna

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roduzione in ripresa. I risultati complessivi delle indagini congiuntur a li d ella Ca mer a di Commercio di Bergamo sul primo trimestre dell’anno confermano il proseguimento di un percorso di modesta risalita del ciclo produttivo e lasciano intravedere qualche indizio di una sua lenta estensione anche ad alcuni settori non manifatturieri dell’economia della provincia. L’indicatore più sensibile e trainante, quello della produzione industriale, cresce (+0,4%) nel trimestre e conferma un recupero consistente (+3%) sui livelli di un anno fa. Il progresso è ribadito dai dati di fatturato con variazioni che acquistano rilievo in un contesto di bassa inflazione. Il miglioramento del quadro congiunturale risulta con evidenza dall’allargamento della quota di imprese che

sono in netto recupero su base annua, non solo nell’industria ma anche, seppur con estensione minore, nell’artigianato manifatturiero e nei servizi, mentre la situazione resta critica nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni. Con riferimento alla produzione dell’industria di Bergamo, la fase di ripresa non ha ancora lo slancio che il risultato della precedente indagine sembrava suggerire, ma il ciclo, pur con oscillazioni e esitazioni, è positivo e in consolidamento da diversi trimestri. La domanda estera continua a essere determinante ma si sta delineando un suo assestamento, considerato anche l’elevato apprezzamento del cambio dell’euro e qualche accenno di indebolimento della crescita nei paesi emergenti. Sul versante del fatturato ci sono segni di ripresa della domanda interna.

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a cura di Fabio Cuminetti

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Impre se

Trecento nuovi posti di lavoro a Dalmine

Insediamenti produttivi e commerciali nell'area tra via Provinciale e via Vailetta. È quanto prevede l'Ambito di Trasformazione 01 denominato "Il bosco delle attività plurifunzionali", voluto dal Comune

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uovi insediamenti produttivi e commerciali sorgeranno a breve a Dalmine e, con loro, trecento posti di lavoro. È quanto prevede l'Ambito di Trasformazione 01 denominato "Il bosco delle attività plurifunzionali", nella parte riguardante l'area tra via Provinciale e via Vailetta. Si tratta di un intervento previsto nel Prg dall'Amministrazione precedente già nel 2005, ma sviluppato da quella attuale. Il documento, approvato il 23 luglio scorso, prevede infatti la realizzazione di nuove attività terziarie, direzionali, ricettive e commerciali per le quali sono già stati rilasciati due permessi a costruire. Questo comparto urbanistico creerà nuova occupazione nelle attività che sorgeranno nei prossimi mesi: si prevedono, infatti, circa 300 posti di lavoro totali. «Le prime attività autorizzate

nel settore del bricolage e i marchi della ristorazione come Mc Donald's e Road House hanno chiesto di poter posizionare un camper per la raccolta dei curriculum - spiega l'assessore all'Urbanistica, Fabio Facchinetti - Richiesta che, ovviamente, è stata prontamente accolta». «La scelta operata dall'Amministrazione Comunale ha l'obiettivo di sostenere da una parte il sistema edilizio-commerciale e, dall'altra, l'occupazione dei cittadini, in particolare dalminesi. - prosegue Facchinetti - Per questo motivo abbiamo chiesto ed ottenuto dalla società attuatrice di firmare una dichiarazione d'impegno a favorire, compatibilmente con le professionalità richieste dagli operatori commerciali, l'assunzione per il 40% di dalminesi, oltre ai nostri cittadini posti in mobilità a causa della perdurante crisi economica».

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a cura di Fabio Cuminetti

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Impre se

Il tram Bergamo-Albino compie 5 anni

Conti alla mano, dal 2009 a oggi ha superato la soglia dei 15 milioni di passeggeri con oltre 2,8 milioni di km percorsi. Alta la puntualità, con il 99% delle corse a destinazione entro i 5 minuti di ritardo

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ompleanno per il tram BergamoAlbino, che ha spento cinque candeline lo scorso 24 aprile offrendo al territorio un bilancio positivo, in termini di passeggeri, chilometri e qualità del servizio offerto. Il trend è di costante crescita. Nel corso del primo anno (2009-2010) sono stati 2 milioni e 300 mila i passeggeri (circa 10mila al giorno nei feriali scolastici); nel secondo anno (2010-2011) circa 3 milioni e 200mila, mantenendo una media standard di circa 300milapasseggeri al mese durante il periodo scolastico (12mila al giorno nei feriali scolastici, 7mila al giorno nei feriali non scolastici e 4mila al giorno nei festivi). Nel 2011 l’andamento degli utenti del tram è rimasto in linea con l’anno precedente; mentre nel 2012 si è registrato un incremento che ha portato i passeggeri a 3 milioni e

300 mila. Nel 2013 si sono raggiunti i 3 milioni e 360mila passeggeri. Conti alla mano, in 5 anni di esercizio il tram ha superato la soglia dei 15 milioni di passeggeri e oltre 2,8 milioni di km percorsi. Si conferma alto il tasso di puntualità, con il 99% delle corse giunte a destinazione entro i 5 minuti di ritardo. «La tramvia Bergamo-Albino è l’ultimo importante investimento sul trasporto pubblico che ha interessato la nostra provincia negli ultimi anni - dichiara Gian Battista Scarfone, amministratore  delegato Teb (Tramvie Elettriche Bergamasche) -. Un progetto lungimirante sostenuto da tutte le istituzioni locali, regionali e dal ministero dei Trasporti che, con un’azione sinergica e facendo “sistema” hanno saputo raggiungere un importante risultato».

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a cura di Fabio Cuminetti

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Concorso letterario 2014: seconda edizione

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UBERG è attivamente impegnata nella valorizzazione e promozione della creatività individuale. Il concorso letterario, che lo scorso anno ha raccolto una nutrita adesione di partecipanti, sarà rinnovato anche nel 2014 per dare la possibilità a studenti e laureati dell'università di Bergamo di esprimere le proprie doti artistiche ed intellettuali. Il concorso si rivolge infatti ai soci LUBERG, ai laureati e agli studenti di tutti i dipartimenti dell’università di Bergamo che abbiano una storia da raccontare e desiderino confrontarsi con i docenti dell'ateneo cittadino. Presidenti onorari di questa seconda edizione del concorso saranno il presidente di LUBERG Domenico Bosatelli e il rettore dell’Università di Bergamo Stefano Paleari. La giuria sarà composta dal Prof. Franco Brevini, presidente, dal Prof. Daniele Giglioli e, in rappresentanza di LUBERG, dalla prof.ssa Cristiana Cattaneo, dott.ssa Daniela Angeletti e dott. Aristide De Ciuceis. La giuria selezionerà una rosa di finalisti e, tra questi, identificherà i tre vincitori. I racconti dei finalisti saranno pubblicati in un volume edito da Sestante Edizioni. La premiazione dei finalisti e la consegna del premio finale del concorso avverrà in occasione della cerimonia di proclamazione del laureato dell'anno che si terrà nel corso del 2014. Ai vincitori verrà corrisposto un premio in denaro rispettivamente di 1.000 Euro al primo classificato, 500 Euro al secondo classificato e 250 Euro al terzo classificato. Ogni partecipante potrà inviare un racconto inedito sul tema “Trasformazione e rinnovamento nella società, nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni personali” della lunghezza massima di dieci

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cartelle e non superiore a 20.000 battute. Gli elaborati dovranno pervenire entro il 15 settembre prossimo alla Segreteria di LUBERG presso l’Università degli Studi di Bergamo, via dei Caniana 2, 24127 Bergamo. Una copia dell’elaborato dovrà inoltre essere inviata, in formato pdf, via mail all'indirizzo concorsoletterario@ luberg.it; sul frontespizio dovranno comparire, oltre al titolo del racconto, anche il nome e il cognome del partecipante. Il regolamento del concorso, la scheda d’iscrizione e la liberatoria, sono disponibili sul sito www.luberg.it INCONTRI E MOMENTI DI AGGREGAZIONE Per promuovere lo scambio e la condivisione di esperienze, nel corso del 2014 saranno organizzati appuntamenti periodici e momenti di aggregazione di carattere culturale e professionale. Le modalità e i tempi degli incontri saranno definiti in funzione delle esigenze e delle aspettative dei laureati; l'idea è quella di offrire a tutti gli interessati un momento di approfondimento sui temi dell'attualità, grazie alla partecipazione di professionisti e laureati di successo, e allo stesso tempo un'occasione informale per stringere relazioni e incontrarsi con regolarità nel corso dell'anno.

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Il primo incontro, presso il teatro Donizetti, ha visto il confronto fra laureati e neolaureati sugli obiettivi dell'associazione; il secondo appuntamento è stato animato dal tema del “Made in Italy come valore per distinguersi nell'attuale scenario economico”. A partire da ottobre 2013 è stato inaugurato un ciclo di appuntamenti sul terreno di confronto "Le nuove frontiere delle tecnologie digitali". Nello scorso mese di marzo, presso la sala conferenze di Sant’Agostino, è andato in scena il secondo incontro, dedicato a "Social Network e Web come strumenti per trovare lavoro". Per gli appuntamenti dei prossimi mesi è possibile consultare il sito internet Luberg. it o la pagina Facebook dell'associazione. COME ASSOCIARSI A LUBERG Sei un laurea to dell'Università di Bergamo e vuoi accrescere il tuo patrimonio professionale e culturale? Se ti riconosci nella mission di LUBERG sostieni l’associazione. I SOCI ORDINARI Tutti coloro che abbiano conseguito presso l'Università una laurea, un diploma universitario, una laurea (D.M. 509/99), una laurea specialistica, una laurea magistrale, in qualsiasi momento questo sia avvenuto, possono diventare soci ordinari mediante il versamento della quota annua associativa di 20 Euro per i laureati fino ai 30 anni d'età e di 50 Euro per i laureati oltre i oltre i 30 anni. I SOCI SOSTENITORI S on o con s ide ra ti so c i so ste ni to r i dell'associazione le persone fisiche e/o giuridiche, gli Enti e le Associazioni che si impegnano a sostenere economicamente l'Associazione mediante un contributo annuale o una tantum . Per ulteriori dettagli consultare il sito Luberg.it


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*Cucina di Chicco Cerea

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n occasione delle vacanze di Pasqua ho voluto portare i miei figli a visitare una delle città che mi hanno maggiormente colpito per il suo ritmo di crescita frenetico, Istanbul; la città che unisce Europa ed Asia estendendosi su entrambe le sponde del Bosforo. Durante il nostro soggiorno abbiamo alloggiato al Four Seasons Bosphorus dove abbiamo avuto un accoglienza meravigliosa dai nostri amici italiani, l’executive chef Sebastiano e il direttore generale, che ci hanno preparato delle stupende sorprese e dato consigli veramente preziosi circa i luoghi più tipici da scoprire. Come in tutte le nostre vacanze amiamo affiancare la scoperta della città dal punto di vista storico, culturale e della ristorazione. Cerco soprattutto in questi momenti che riesco a trascorrere con i miei figli di trasmettere loro la mia passione per la cucina selezionando i prodotti e i locali più tipici dei diversi Paesi, che abbiamo il piacere di visitare. La prima nostra cena si è svolta allo Zuma Restaurant, che ci aveva lasciato un ricordo stupendo a Londra, peccato solo che questa volta non abbia rispettato le nostre attese perché si è rivelato uno di quei locali standardizzati e troppo alla moda, ma soprattuto per raccontare un piccolo scorcio della nostra esperienza ci hanno servito il fritto prima del pesce crudo e del manzo alla vietnamita. La seconda uscita serale si è svolta al Park Fora considerato il miglior ristorante di pesce di tutta Istanbul, dove abbiamo trovato ottimo pesce fresco in esposizione

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già all’entrata, ma con ricette un po’ troppo antiquate per il nostro gusto. Infine l’ultimo ristorante che abbiamo avuto il piacere di provare è stato un locale tipico turco, Kabashi, che ci ha stupito per i suoi piatti piacevoli ed interessanti pur nella loro semplicità. Queste cene inoltre sono state alternate da piccoli assaggi di street food come il Kebap, la spremuta di arancia fresca e melagrana o il dolcissimo tè alla mela che veniva offerto in tutti gli angoli della città con i LoKum, dei dolcetti a base di miele e zucchero a velo con all’interno fantastici pistacchi, mandorle, noci e frutti rossi. Come dicevo poc’anzi non abbiamo trascurato neppure i luoghi carichi di storia, di misteri e di leggende come il Topkapi, la Moschea Blu, il mausoleo del Gran Solimano, la Chiesa di Santa Sofia, il Gran Bazar e una gita sul Bosforo alla scoperta di indimenticabili case signorili. Dalla mia esperienza posso consigliare a tutti di visitare la fantastica Istanbul perché è una città che offre innumerevoli emozioni ed ispirazioni.


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E se poi piove...

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uando il meteo volge a sfavore, basta avere un'idea brillante per cambiare le carte in tavola.

Se gli altri le chiamano "cause di forza maggiore", personalmente preferisco chiamarle "possibilità". A cosa mi riferisco? Alla forza che mi spinge a trovare il lato poetico in ogni situazione, trasformando come in questa storia una giornata di pioggia in un cielo colorato e scorgendo l'arcobaleno ancor prima che le nuvole si diradino. Sarà per questo che Federica e Nicola mi hanno affidato l'organizzazione del proprio wedding day? Per la mia convinzione che la parola "matrimonio" non riesca oggi a soddisfare a pieno l'esigenza di un "evento nozze"?

più importante è concentrarsi sulla coppia, piuttosto che preoccuparsi della cornice del momento. Anche nelle condizioni metereologiche più avverse, è possibile realizzare un matrimonio da favola. Nonostante la pioggia, lo scorso ventisette aprile le sorprese non sono tardate ad arrivare. Gli ombrelli fucsia regalati a tutti gli invitati hanno trasformato il piazzale della chiesa e poi la location scelta per il party di nozze in un palcoscenico coloratissimo, enfatizzato da fasci di luce studiati ad hoc con la sinergia del nostro light designer. Romantici ranuncoli, vivaci tulipani, libri di fiabe e qualche piccolo dettaglio in più, tra le sorprese relegate ai partecipanti

Siamo persone e, pur provando a ricercarla, sappiamo che non possiamo aspettarci sempre la perfezione. Eppure per il giorno del "Si!" arriviamo a chiederci ingenuamente di continuo come poter controllare gli equilibri del pianeta e persino gli agenti atmosferici. Se nella sua imperfezione una ciambella senza il buco può essere dolce quanto la meglio riuscita, un matrimonio con la pioggia a catinelle non può essere più radioso di uno con il sole? Quando sono stati scritti i comandamenti del "matrimonio perfetto" il cielo azzurro rientrava realmente tra i "must" di cerimonia e ricevimento? In un giorno tanto atteso, la cosa

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dell'evento. Dopo un anno, resta nel cuore di tutti il ricordo di un matrimonio indimenticabile. Personalmente non posso biasimare una sposa che ad un passo dal matrimonio si appresta a consultare minuto si e minuto no i più svariati meteo, implorando il sereno per la propria (e la mia!) serenità, ma grazie a Federica e Nicola sono sempre più convinto che un matrimonio con la pioggia possa essere addirittura più vincente di uno con il sole. L'ingrediente magico, tra le risa e le bollicine, sarà sempre il sorriso degli sposi. E se questo non bastasse a farvi stare tranquilli... "Keep Calm and call Angelo Lorenzi".


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Area Bergamo Emanuela Lanfranco bergamo@maggiordomi.it c. +39 335 6073544 t. +39 035 232395


*Golf di Mario Ugo Pasini Professionista presso il Golf Parco dei Colli Bergamo

La posizione del corpo sulla palla

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opo aver impugnato il bastone, il secondo fondamentale da imparare (per i neofiti) e da migliorare e controllare (per i già golfisti) è la posizione che il giocatore assume con il corpo quando si mette davanti palla. Anche in questo caso, come per il grip, molti giocatori sono “infastiditi” dall'importanza di una corretta posizione del corpo davanti alla palla, facendo così poca attenzione all'allineamento e all'equilibrio del corpo, con il risultato di posizionarsi non correttamente. Prestare particolare attenzione a come posizionare il corpo permette al giocatore di allinearsi al bersaglio correttamente, di eseguire uno swing in equilibrio e di preparare i muscoli ad un movimento fluido, producendo cosi la massima potenza e il massimo controllo dello swing. Altro punto fondamentale di una corretta posizione è quello di poter appoggiare correttamente la suola del bastone sul terreno.

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Per far si che tutto ciò avvenga, il giocatore deve creare tre angoli al proprio corpo, uno con i polsi, uno all'altezza del bacino e uno all'altezza delle ginocchia, permettendo così alla parte alta del corpo di essere mobile e veloce e alla parte bassa di creare un solido punto di appoggio resistente ed equilibrato. La prima cosa da fare per prendere una corretta posizione è allineare la faccia del bastone al bersaglio, appoggiando la testa del bastone sul terreno attraverso la distensione delle braccia che porterà un braccio (sinistro per i giocatori destri e viceversa) ad essere completamente disteso e l'altro (destro per i giocatori destri e viceversa) leggermente flesso vicino al fianco. L'appoggio della suola del bastone sul terreno e la perpendicolarità delle braccia verso il basso creano l'angolo ai polsi. Questa distensione delle braccia obbliga le spalle ad inclinarsi verso il terreno e per equilibrio del corpo il sedere ad arretrare (angolo all'altezza del bacino). Una leggera flessione delle ginocchia fino

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a togliere la tensione dalle gambe (angolo all'altezza della ginocchia) e i piedi che si allargano quanto la larghezza delle spalle completano la posizione scaricando il peso del corpo verso l'avanpiede. L'importanza di allineare al bersaglio prima la faccia del bastone e poi il corpo permette di creare un parallelismo di sette linee (le sei corpo a quella della faccia del bastone) che è alla base di una corretta traiettoria della testa del bastone durante lo swing. La linea di occhi, spalle, braccia, fianchi, ginocchia e piedi devono essere paralleli alla linea della faccia del bastone. Il consiglio sia per i neofiti che per i giocatori già golfisti e di “perdere” qualche secondo prima di tirare un colpo controllando sempre la posizione davanti alla palla, una posizione corretta aiuta il neofita ad imparare più velocemente e correttamente lo swing mentre per il giocatore esperto aumenta sicuramente la possibilità di tirare un colpo corretto.


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*Motori Saul Mariani

Nuova Mini: mito sempre più all’avanguardia A Bergamo e provincia solo da Lario Bergauto

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ra il 1959 quando questa piccola grande macchina, sempre più sulla cresta dell’onda, è stata ideata. Ora, a 55 anni di distanza, è tempo di terza generazione per la nuova Mini, di cui l’unico concessionario nell’intera provincia di Bergamo è Lario Bergauto. Un tripudio le versioni per la declinazione 2014 del mito, per tutti i gusti e tutte le tasche.  La vettura ha subito un aggiornamento stilistico che mantiene fede al design iniziale ma nella sostanza cambia nelle dimensioni: lunghezza (più 9,8 centimetri), larghezza (più 4,4 centimetri), passo (più 2,8 centrimetri) e carreggiata (anteriore più 4,2 centrimetri, posteriore

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più 3,4 centimetri) si ripercuotono positivamente sull’abitabilità interna e sulla tenuta di strada. Gli interni cambiano con una ottimizzazione dell’abitabilità che parte dalla riprogettazione dei sedili: campo di regolazione ampliato nei sedili anteriori e la superficie di seduta allungata nel divanetto posteriore; migliora anche lo spazio per le spalle; il volume del bagagliaio sale di 51 litri e arriva a 211 litri; schienale del divanetto posteriore bipartito e ribaltabile. Anche il concetto della strumentazione di bordo si rinnova  e concentra tutte le informazioni sul piantone dello sterzo. La strumentazione centrale mostra nuove funzionalità attraverso un anello a Led.

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Per le motorizzazioni, tutte Euro 6 e TwinPower Turbo, l’attesissimo tre cilindri equipaggia tutta la gamma e china la testa solo davanti al propulsore 4 cilindri della Cooper S, con potenza a 192 cavalli. Per il resto si va dai 95 cavalli della One D ai 136 della Cooper. A breve sarà a disposizione anche il modello con motore per neopatentati di 55 kw (75 cavalli) a 16.950 euro. Di serie è fornito un cambio manuale a sei rapporti. Come optional, cambio automatico a sei rapporti oppure cambio automatico sportivo (sviluppati ex novo). C’è anche la funzione Automatic Start/Stop, anche in combinazione con il cambio automatico e con l’optional Green Mode.


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*Sanità Prof. Pietro Maurizio Ferri Specialista in Urologia e Andrologia

Disturbi alla prostata: come intervenire

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eguire un regolare tenore di vita e una sana attività sessuale ma anche una dieta ricca di sostanze antiossidanti e di 1,5-2 litri di acqua al giorno. Sono alcuni dei consigli per prevenire le infezioni alla prostata i cui rischi patologici sono comuni a ogni età come spiega il Prof. Pietro Maurizio Ferri, Specialista in Urologia e Andrologia. «La patologia della prostata causa in genere disturbi al flusso minzionale di tipo ostruttivo e irritivavo e, collateralmente, all’apparato genitale, testicoli e sfera sessuale – spiega il dott. Ferri -. Il paziente lamenta frequenti minzioni, urgenza nell'urinare e dolore, e spesso si sveglia più volte la notte per andare in bagno; altri sintomi possono essere l'esitazione iniziale durante l'atto, perdita di urina al termine della minzione o incontinenza urinaria da sovradistensione vescicale con abbondante residuo di urina. I disturbi dell’apparato genitale comprendono dolori riflessi ai testicoli e disturbi della sessualità. Inoltre possono esistere dolori perineali e lombalgie riflesse» Quali sono i quadri clinici? Le patologie della prostata possono essere suddivise per età e zona anatomica. In giovane età sono frequenti malattie infettive-infiammatorie, chiamate prostatiti, multifattoriali, secondarie a stress, alterazioni dell’alvo, abuso della sessualità (autoerotismo eccessivo) o malattie a trasmissione sessuale (Mts): la terapia consiste in un colloquio col paziente, con l’indicazione alla correzione dei compor-

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tamenti, spiegando le possibilità delle recidive e della cronicità della malattia e trattando le fasi acute con terapie antibiotiche e antinfiammatorie, possibilmente a cicli stagionali. Le prostatiti possono dare interessamento degli epididimi, con dolore testicolare e disturbi della sessualità: eiaculazione precoce, calo del desiderio. L’adulto presenta un invecchiamento benigno (ipetrofia prostatica benigna, Ipb, o adenoma prostatico) con aumento del volume prostatico o, più raramente, una degenerazione maligna chiamata carcinoma prostatico. L'Ipb è dovuta al parafisiologico aumento di volume della porzione centrale della prostata con l'età, che viene così a dare sintomi ostruttivi minzionali che possono avere vari livelli di gravità: il trattamento iniziale prevede l'utilizzo di varie categorie di farmaci allo scopo di ridurre l'accrescimento della ghiandola e di permettere un miglior svuotamento della vescica, rilassando la muscolatura prostatica. In fasi più avanzate, quando il residuo vescicale è molto importante o il paziente ha avuto una ritenzione completa di urina, si deve invece eseguire un trattamento disostruttivo della parte interna della prostata (adenoma), endoscopicamente attraverso uretra quando l’adenoma non supera i 40g di peso, con la chirurgia o trattamento laser qualora fosse di volume molto elevato. Tutti i trattamenti hanno il compito di rimuovere il tessuto adenoma-

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toso ostruente. In età più avanzata, l'interessemento del tessuto periferico interstiziale e della capsula può dare origine al tumore maligno della prostata che, differentemente dall'Ipb, non presenta inizialmente sintomi chiari: la diagnosi può essere sospettata valutando il Psa (Prostatic Specific Antigen), enzima prodotto in eccesso quando la ghiandola aumenta di volume, e tramite Edr (esame digitorettale), che permette di constatare un aumento di consistenza della zona periferica. L’associazione Psa molto elevato e il sospetto clinico all’Edr consigliano la conferma diagnostica tramite biopsia. La terapia dipende dal quadro clinico del paziente tenendo presente età e fattori di comorbilità. Può essere chirurgica, aperta o laparoscopica, radiaterapica, ormonale oppure anche solo con osservazione attiva, con controllo del Psa periodico.

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*Arte Mario Donizetti

Arte e Scienza

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a Critica del Giudizio e la Critica della Ragion Pura di Kant, così come l’Estetica di Hegel sono il punto di partenza dell’informalismo artistico moderno. Il fondamento per il quale nel secolo scorso si sono ignorate le problematiche figurative discende dalla accettazione dei principi esposti nella “Critica della Ragion Pura” di Emanuele Kant, dove il concetto di spazio non è empirico ma dato a priori. Quindi pensato, ma non percepito. Come recita anche Cartesio. Ma oggi le ultime ricerche sul cervello danno la certezza che il pensare un oggetto è il semplice percepire dei sensi in modo finalistico. Lo spazio è, per la scienza, oggettivo e fisico, non dato a priori, ma empirico e a posteriori. Oggi non si può più pretendere che il pensato venga comunicato senza la figurazione empirica di cui è costituito. I filosofi hanno gratuitamente immaginato l’esistenza innata, o delle idee di "specie", o delle categorie "a priori" perché mancava loro la prova sperimentale della verginità del cervello plastico che è in grado di costruirle a posteriori. Così oggi, il rifiuto dell’ informalismo artistico è definitivo grazie alle scoperte scientifiche e diventa attuale e veramente moderna l’antica proposizione tomista che dice: "non vi è nulla nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi". E, oggi, se non si vuole che la decadenza sia irrimediabile è necessario modificare l’errore dovuto alla buona fede dei filosofi. E’ necessario oggi che la parola venga tolta al libertinismo soggettivista informale, che venga tolta alla gratuità personale, per restituirla al progetto etico della promozione naturale e sociale. Chi volesse oggi prescindere dalle verità scientifiche raggiunte con immensi sacrifici mediante esperimenti, riflessioni e meditazioni deve essere considerato fuori dal tempo e lontano dalla sacralità di tutto il corpo sia personale che sociale. Certo è faticoso il ritorno al lavoro dopo un secolo di divertimenti estetici ai danni di chi ha operato nella verità. Ma non è più lecito nel nome del soggettivismo vivere gratuitamente a spese del lavoro degli antichi nostri padri nella strada segnata dalla nostra comune antica madre natura. Non è più tollerabile il dileggio rovesciato sulle persone che amano la storia delle nostre civiltà. Gli errori dottrinali che producono decadenza devono essere finalmente denunciati, essi sono responsabili anche dell’attuale crisi economica perché la produzione di oggetti inutili, gratuitamente soggettivi e personali, si è ritorta oggettivamente a danno di tutti. L’errore filosofico approdato al nichilismo non può ormai non essere che sotto condanna morale. La vita di ognuno di noi deve essere tesa alla costruzione di valori etici, e questo è possibile solo mediante i valori della natura sensoriale.

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*Spiritualità don Giambattista Boffi Direttore Centro missionario diocesano

La globalizzazione della profezia

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nostri occhi sono ancora pieni di gioia. Da piazza San Pietro in tutto il mondo si irradiano i tratti sorridenti dei due nuovi santi. Volti che hanno una freschezza impagabile. Quello di Giovanni Paolo II è più recente. Ci sembra di rivederlo, anche quando il passo si è fatto più pesante, varcare le porte della speranza. Un uomo immerso in quell'audacia che viene dalla forza della fede. Un testimone coraggioso del Vangelo, che anche nella fragilità del corpo, lascia trasparire la proposta alternativa della fede. Un segno luminoso che ha seminato in tanti e incredibili viaggi l’abbondanza della Parola e quella sollecitudine della Chiesa che sempre si accompagna alla storia dei poveri. Certo il volto di Papa Giovanni XXIII, più lontano nel tempo, si affaccia alla nostra attualità con insindacabile coinvolgimento. È di casa, dei nostri. Quelli che portano con sè più anni, di certo, ritrovano nei loro occhi uno sguardo che parla, una carezza che illumina, una parola che va "oltre". Lo sguardo è una parola che ci afferra. La semplicità disarmante e il tono della voce fanno il resto. Ci sembra di essere proprio tra le mura di casa, nel contesto più bello della famiglia, con il calore che si accompagna al volersi bene. E il tempo si cancella immediatamente a beneficio dell'oggi. Quelle parole, magari segnate dal tempo nella loro articolazione, hanno davvero la forza di parlare al cuore. Papa Giovanni aveva scoperto nel suo cuore il luogo prezioso dove custodire il mistero di

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Dio e della vita, per questo possiamo dire che aveva il cuore in mano. Una carezza illuminante. Sì, proprio nella misura in cui ti stravolge la vita, l'esperienza della sua umanità trova spazi di tenerezza unica. Gli incontri che la storia ci consegna non si possono liquidare velocemente con la bonarietà immediata del Papa buono, ben altro porta con se il cuore di Roncalli. C'è il tratto di un uomo che ha fatto della sua vita un capolavoro di relazione, che ha vissuto in pienezza le fatiche degli ultimi, che non ha esitato a scoprire tra le pieghe del tempo la polvere e tutto ciò che impoverisce il presente. Ecco perché la sua è una parola che va oltre. Il discernimento, che scaturisce dal suo pensiero, è segnato indissolubilmente dalla frequentazione assidua alla Parola di Dio. Un incontro esistenziale che porta al dialogo, al confronto, alla ricerca di un percorso di libertà e bellezza. Papa Giovanni ha fatto dei "segni dei tempi" come un continuo tam tam per non smarrire mai il volto dell'uomo della strada e farsi carico di intercettare il suo cammino. La scoperta stravolge in modo non indifferente persino le scelte delle comunità cristiane del nostro territorio. Potrebbe essere il foglio su cui iniziare a scrivere un progetto di pastorale davvero profetico. Oggi si parla molto, nel bene e nel male, di globalizzazione. E su diversi fronti si va a sviluppare un'azione che fa riferimento allo spazio mondo e non più a singoli,

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piccoli pezzi di terra. Così un popolo scopre oltre i suoi confini culture e tradizioni diverse, una ditta realizza accessori in diverse parti del mondo per assemblare poi e vendere ovunque e il mercato, in primis quello giocato in borsa, ha la forza di condizionare milioni di persone cambiandogli la vita in pochi minuti. Di contro, questa potenzialità positiva in mano a gente capace di speculazione diventa una tenaglia di violento sfruttamento. Stringe ancora di più la morsa della povertà e alimenta l’arroganza dei ricchi. Chissà se Papa Giovanni era consapevole di avere in cuore la globalizzazione della profezia? Di certo viveva e coltivava il sogno di una pace intima a carattere universale, una vera profezia affidata al turbine del Concilio. Non è forse quello che ci manca oggi?


Cult

Mosca, mostra coi dipinti della Carrara

«È l'ultima grande occasione per godere dei capolavori della Carrara all'estero», ha affermato l'assessore alla Cultura e Spettacolo del Comune di Bergamo Claudia Sartirani

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a aperto lunedì 28 aprile al Museo Puskin di Mosca la mostra «Maestri del Rinascimento: dipinti italiani del XVI e XVI secolo dall'Accademia Carrara di Bergamo», in programma fino al 27 luglio. Davanti al ritratto di Lorenzo De' Medici del Botticelli, scelto come immagine guida della mostra, alla presenza di una folta rappresentanza della stampa russa, ha portato il suo saluto Stefano Ravagnan, vice-ambasciatore italiano a Mosca che ha ricordato i forti legami tra Russia e Italia, consolidati anche da queste prestigiose collaborazioni artistiche: «Occasioni per promuovere la città "gioiello" di Bergamo, il suo straordinario patrimonio artistico, con l'obiettivo di incrementare il turismo russo verso l'Italia». Orgogliose dell'allestimento della mostra - curato nei dettagli dal conservatore dell'Accademia Carrara Giovanni Vala-

gussa e dalla responsabile della pittura italiana del Puskin Victoria Marcova -, erano al tavolo dei relatori la direttrice del museo moscovita Marina Loshak e Irina Antonova, storica direttrice del Puskin e ora presidente dello stesso museo. «È l'ultima grande occasione per godere dei capolavori della Carrara all'estero - ha affermato l'assessore alla Cultura e Spettacolo del Comune di Bergamo Claudia Sartirani -. Il nome di Bergamo e della sua accademia in questi ultimi anni hanno fatto breccia nei cuori di molti australiani, americani, francesi, polacchi e svedesi, ora si offrono al grande pubblico moscovita». Nel frattempo, in preparazione della prossima riapertura della sede storica dell'Accademia Carrara, una selezione di quadri opportunamente restaurati è stata messa in mostra all'interno degli spazi della Gamec, proprio di fronte alla pinacoteca.

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a cura di Fabio Cuminetti

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Cult

CA.RI.S.M.A., ecco le nuove residenze

La nuova struttura ha a disposizione 360 posti letto. Uno sforzo economico da 50 milioni di euro

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abato 3 maggio sono state inaugurate ufficialmente le nuove residenze della Fondazione Casa di Ricovero S. Maria Ausiliatrice Onlus di via Gleno 49, a Bergamo. I lavori, durati 3 anni, sono stati realizzati puntando al perfezionamento degli spazi comuni così da ottimizzare le interazioni tra gli ospiti e i visitatori della struttura. Dopo la presentazione del nuovo logo e della nuova denominazione CA.RI.S.M.A., acronimo di Casa di Ricovero Santa Maria Ausiliatrice, per l’istituzione cittadina è giunto il momento di presentare il frutto dei lavori di questi ultimi 3 anni. Dal 12 aprile 2011, giorno in cui è stata posata la prima pietra per la realizzazione delle nuove residenze per anziani, le opere di costruzione dei nuovi edifici sono proseguiti a ritmo serrato, con l’obiettivo di restituire alla città una realtà nuova sotto tutti i punti di vista. Nel complesso i lavori sono stati realizzati puntando al perfezionamento degli spazi comuni, così da ottimizzare le interazioni

tra gli ospiti e i visitatori della struttura, puntando al miglioramento delle condizioni di vita dei primi e favorendo al contempo l’accoglienza di parenti e conoscenti che vengono a far loro visita. Grande cura è stata riposta nella realizzazione delle camere di degenza, tutte dotate di sistemi per le manovre assistenziali, impianti di ossigenoterapia e impianti vuoto per uso medicale. I 360 posti letto, suddivisi in tre residenze in classe energetica A da 120 posti letto ciascuna, sono così suddivisi: 60 stanze singole e 150 stanze doppie per un volume complessivo dell’edificazione di 100.000 m³. Uno sforzo economico importante, quantificabile in circa 50 milioni di euro, due terzi dei quali finanziati dalla Fondazione CA.RI.S.M.A., mentre un terzo è stato sostenuto dalla Società Italcementi e dalla Fondazione Azzanelli Cedrelli e Celati e per la salute dei fanciulli. Quest’ultime si sono così fatte carico della realizzazione di una delle tre nuove residenze, denominata

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a cura di Emanuela Lanfranco

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“Polo geriatrico riabilitativo Ing. Carlo e Mario Pesenti”. «Questo è un giorno di grande gioia in cui si realizza un sogno iniziato circa 10 anni fa - ha dichiarato il presidente della Fondazione CA.RI.S.M.A. Miro Radici -. Un sogno che inizialmente sembrava irrealizzabile ma che grazie all'aiuto dell'intera comunità siamo riusciti a tramutare in realtà. Un ringraziamento particolare va al CdA della Fondazione, ai dirigenti, ai medici e ai dipendenti della casa di ricovero. E ancora al Comune, alla Provincia di Bergamo e ai privati. Tutti hanno fatto la loro parte ed il risultato è quest'opera all'avanguardia sotto tutti gli aspetti. Un motivo d'orgoglio per la Fondazione e per l'intera città di Bergamo». Il tutto è stato reso possibile anche grazie ad una collaborazione vincente tra pubblico e privato, rappresentata dalla sottoscrizione dell’accordo di programma da parte dell’amministrazione comunale e provinciale finalizzato alla realizzazione delle residenze per anziani. Particolarmente curate anche le aree verdi (l’estensione del parco è pari a 10.000 m²). Lo stesso parco è ricco di spazi per il prossimo sviluppo di giardini tematici e in sintonia con le nuove  tendenze di progettazione paesaggistica ispirate all’healing garden (giardini terapeutici). Gli edifici residenziali della nuova Fondazione CA.RI.S.M.A., la loro architettura, gli arredi, così come la comunicazione interna e esterna, nascono da principi ispiratori legati soprattutto alla funzionalità degli spazi, alla loro durata oggettiva nel tempo, non solo fisica ma anche estetica. Principi ispiratori delle nuove residenze sono, inoltre, la coerenza e la cura dei dettagli, ma soprattutto il desiderio di offrire agli ospiti, al personale e ai volontari, un luogo di riposo, di quiete e di cura, dove l’eccellenza delle forme adottate sia gratificante e determini un clima di serenità. Questi principi ispiratori sono stati orientati dal Consiglio di Amministrazione e adottati con entusiasmo e cura dalla Direzione Generale. Il loro rispetto è stato affidato a professionisti di qualità, che hanno perseguito i risultati auspicati con vero e grande impegno.

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La nuova Fondazione CA.RI.S.M.A. diviene, quindi, una struttura polivalente dedicata alla terza età, una risposta concreta alle necessità della cittadinanza e della collettività. Un vero fiore all’occhiello per la città di Bergamo, che punta a diventare un modello di riferimento anche nazionale. I lavori sono stati eseguiti mantenendo la piena operatività della casa di ricovero, riducendo ai minimi termini i disagi degli ospiti, nel frattempo, hanno continuato a vivere nelle strutture preesistenti, dove rimarranno ancora per i prossimi due mesi in attesa dell’espletamento delle procedure di accreditamento e di agibilità da parte degli organi competenti. Nella giornata di domenica 4 maggio (dalle ore 9,30 alle 12 e dalle 15 alle 18)

la cittadinanza è stata invitata ad un open week-end, durante il quale tutti coloro che lo desideravano hanno potuto vedere direttamente con i propri occhi le nuove residenze, partecipando anche a una visita guidata. L’istituzione cittadina, costituita ufficialmente con il Reale Decreto del 5 agosto 1811, vanta oltre due secoli di storia caratterizzati da un impegno costante nel prendersi cura, con rispetto e passione, di chi affronta l’ultimo periodo della propria vita, a volte (spesso) anche nella sofferenza e nel disagio. Un impegno che prosegue e si fortifica per la Fondazione CA.RI.S.M.A. Onlus, che guarda con ottimismo e fierezza al prossimo futuro, convinta nel proseguire sulla strada intrapresa.

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Presenti alla cerimonia d'inaugurazione il presidente della Fondazione Casa di Ricovero S. Maria Ausiliatrice Onlus Ing. Miro Radici, il direttore generale della stessa Dott. Fabrizio Lazzarini, il consigliere delegato di Italcementi SpA Ing.  Carlo  Pesenti,  il presidente della Fondazione Azzanelli Cedrelli Celati E Per La Salute Dei Fanciulli Aldo Ghilardi, l'Assessore alle Grandi Infrastrutture, Pianificazione Territoriale, Expo della Provincia di Bergamo Silvia Lanzani, il sindaco di Bergamo Franco Tentorio,  la direttrice generale di ASL Bergamo Mara Azzi, il presidente del Credito Bergamasco Cesare Zonca, il consigliere regionale Roberto Br uni  e  il vescovo della diocesi di Bergamo Francesco Beschi, che ha benedetto le nuove strutture.

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Happening delle Cooperative Sociali, 20° anno

Al Lazzaretto nove giorni di festa con musica, teatro ed incontri. Fra gli ospiti, Eugenio Finardi, Après la Classe, i No Braino, Bunna con i Bluebeaters ma anche il Teatro di Carlo Skizzo e una grande festa dei Popoli

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l L a z z a re t t o s i f e s t e g g i a n o vent’anni di Happening delle Cooperative Sociali. Dal 7 al 15 giugno si rinnova l'appuntamento principale per la cooperazione sociale bergamasca, un appuntamento che nel tempo è diventato anche uno dei principali festival live per Bergamo e provincia, anche grazie ad un programma che prevede concerti di diversi generi musicali, oltre a spettacoli teatrali ed incontri. Il tutto gratis. Si inizia sabato 7 giugno con una festa degli studenti, organizzata in collaborazione con i gruppi studenteschi degli istituti superiori Mascheroni, Sarpi, Secco Suardo e Lussana. Approfittando della

fine dell'anno scolastico, è un bel modo per coinvolgere i più giovani ed avvicinarli all'associazionismo bergamasco. Il giorno successivo, Happening delle Cooperative Sociali ed Ufficio Migranti di Bergamo organizzano una grande festa dei Popoli, con spettacoli folcloristici all'insegna dell'integrazione e del rispetto per la diversità culturale. Il cartellone dei live si apre lunedì 9 giugno con il cantautore rock Eugenio Finardi, in tour da marzo per presentare la sua ultima fatica discografica “Fibrillante”. Si continua con i cantautori, per quanto la matrice sia decisamente folk, il giorno successivo con il concerto di Daniele

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a cura di Fabio Cuminetti

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Ronda, interprete ed autore di origini piacentine, conosciuto per avere scritto alcuni dei cavalli di battaglia di Nek ed alle prese con una brillante carriera solista. Anche lui porterà al Lazzaretto i brani di un nuovo disco di inediti, dal titolo “La Rivoluzione”. Mercoledì 11, spazio all'indie-rock italiano, con una delle band più rappresentative di questo genere a livello nazionale: sul palco dell'Happening saliranno i romani NoBraino, noti per l'ironia dissacrante delle loro canzoni e per i concerti dal forte impatto allegorico (basti pensare alla loro performance al Primo Maggio 2013).

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Giovedì 12 giugno, l'appuntamento è con Lorenzo Monguzzi, cantante e chitarrista brianzolo noto per avere portato al successo i Mercanti di Liquore. Dal vivo presenterà i brani di “Portavèrta”, il suo debutto solista, pubblicato ad ottobre 2013. Per gli amanti della musica in levare, venerdì 13 il superospite sarà Bunna, il leggendario cantante degli Africa Unite, accompagnato per l'occasione dai Bluebeaters. Ospite della serata anche l'associazione Bergamo Reggae, che prima e dopo il concerto animerà la serata con roots, dub e reggae, per ballare sino a notte inoltrata.

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Un gradito ritorno a Bergamo è anche quello degli Après La Classe, assenti da qualche anno dalla scena live bergamasca. Si tratta di un quartetto parchanka salentino molto coinvolgente. A seguire, verrà proiettato su maxischermo l'incontro calcistico Italia-Inghilterra. Domenica 15 calerà il sipario su questa edizione del Festival con una serata teatrale con Carlo Skizzo, che porterà in scena il suo “Lo chiamerò Pinocchio e porterà fortuna”. Ma prima, a partire dal pomeriggio, sono in programma diversi laboratori per bambini e un'esposizione di prodotti locali.


Cult

Historic Gran Prix, in ricordo di Nuvolari

Torna a vivere il circuito delle Mura sui cui il pilota vinse nel 1935. Confermate le presenze di alcune Bugatti, la F1 Lancia Marino del 1959, la F1 Cooper Brm T75 ex J.Rindt, la Mc Laren 1B del 1966

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omenica 15 giugno torna l’evento internazionale “Bergamo Historic Gran Prix”, rievocazione del Gran Premio automobilistico di Bergamo vinto da Tazio Nuvolari nel 1935 su Alfa Romeo P3 ed anche "memorial" delle dieci edizioni di gare motociclistiche entro i bastioni con il grande campione Carlo Ubbiali e importanti moto da gran premio storiche. Il circuito delle Mura, lungo 2.920 metri, unico tracciato medioevale al mondo, verrà percorso in senso orario come nel 1935, con partenza da Colle Aperto. La manifestazione si articolerà su sei manche: due dedicate alle moto e quattro alle vetture da competizione. All’evento verranno ammesse in tutto una cinquantina di vetture, selezionate dal comitato organizzatore, suddivise nelle categorie Anteguerra Gran Premio e Sport, Formula 1, Formula 2, Formula

Junior e Formula 3 fino al 1975, GTS e Sport fino al 1975. Già confermate alcune Bugatti per rendere omaggio al “Trofeo Giulio Foresti”, dedicato al pilota ufficiale nato a Bergamo. Sullo schieramento di partenza saranno presenti inoltre molte altre vetture dal passato sportivo glorioso come la F1 Lancia Marino del 1959, la F1 Cooper Brm T75 ex J.Rindt, mentre tra le Gts la Mc Laren 1B del 1966, la Porsche 935 Vaillant ex Rabl e la Porsche 934 Jagermeister. Per quanto riguarda invece le moto, la Rumi torna dopo 61 anni a correre sul circuito delle Mura con la nuova Moto3 e tutte le storiche corsaiole (nel ‘53 infatti vince con Franco Dall’Ara). Poi alcune Mv Agusta ufficiali, importanti Guzzi e Gilera, Norton ed altre case prestigiose. Nel periodo di sosta le vetture e le moto saranno esposte in uno spettacolare paddock in Piazza della Cittadella.

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a cura di Fabio Cuminetti

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