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Anno 12 - N°5 Ottobre - Nov embre - 2009 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB BERGAMO In caso di mancato recapito si restituisca a: Editrice Bergamasca Srl - via Madonna della Neve, 24 - 24121 Bergamo, che si impegna a pagare la relativa tassa. Euro 4,00

OTTOBRE 2 0 0 9 NOVEMBRE

COVER PANCROMATIC

Gestetner, sguardo al futuro senza dimenticare le radici

VIP & NEWS AMITIÈ SANS FRONTIÈRES Serata di gala

SALINA NELLI Nuova fiamma di Sgarbi

INTERVISTE STEFANO PALEARI Nuovo rettore dell’Università

MATTEO TURILLO Le idee del nuovo questore

GIORGIO MARCHESI Un bergamasco tra le fiction

RUBRICHE PARLIAMO DI CONDOMINIO di Michele Cafagna


Una sartoria con una lunga tradizione alle spalle, nata nel 1937 dalla passione per il taglia e cuci di Pietro Crotti e proseguita dall’amore per il “su misura” del figlio Ivano Crotti. Tra i punti forti ci sono sicuramente i tessuti “Ermenegildo Zegna”, “Loro Piana “per uomo e “Carnet gruppo Ratti“ per uomo e donna. Ma anche camicie “Maffeis” e su misura, maglieria “Dalmine”, scarpe “Mantellassi” e giubbotti “Enrico Mandelli”.

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GRUPPO LOB OTTICA Uno sguardo al futuro Il Gruppo LOB Ottica, presente sul mercato da oltre dieci anni con i suoi punti vendita di Curno, Albino, Fontanella, Milano (Fashion Optik) e Rezzato (Lobs), propone il controllo della vista e la commercializzazione di lenti a contatto, occhiali da vista e da sole. Dal 1 o settembre 2009, il negozio di Albino, già in attività da sei anni, ha assunto una nuova fisionomia poiché completamente rimodernato con criteri decisamente più all’avanguardia. Un salto di qualità voluto fortemente da Stefano Chiarla e Fulvio Rizzi, titolari del Gruppo Laboratorio Ottico Bergamasco, protagonisti del settore grazie ai loro punti vendita molto corteggiati dal pubblico. Quali sono gli elementi che determinano il successo di LOB Ottica? «Non voglio peccare di presunzione - dice Stefano Chiarla ma la qualità dei prodotti offerta esercita un forte richiamo nei potenziali acquirenti. Inoltre, è per noi molto importante l’attenzione per il cliente: vogliamo che riferisca a parenti e amici che è stato accolto con disponibilità e professionalità. Infatti,

In un periodo in cui molti operatori del settore definiscono il loro punto vendita outlet o laboratorio aperto al pubblico e altri si propongono come costruttori di montature, LOB Ottica investe i propri utili per migliorare strumenti e prodotti con l’obiettivo di offrire alla clientela il massimo della qualità.

un sistema molto efficace che, da sempre, ci garantisce la costante acquisizione di nuovi clienti è il passa-parola: un segnale concreto della soddisfazione del cliente. A tal proposito, basti dire che a Curno il personale è composto da dodici persone che si occupano della clientela la cui affluenza è tale da averci indotto ad installare un erogatore di biglietti salva-coda». Cosa spinge il cliente a frequentare i vostri punti vendita? «Principalmente, credo il risparmio - risponde Stefano Chiarla - perché sugli articoli pratichiamo uno sconto che oscilla dal 30 al 50 per cento dal prezzo di listino: un trattamento che fa da calamita almeno quanto la qualità degli occhiali. Inoltre, tengo molto alla cura dei dettagli, spesso ignorati da chi si occupa solo di vendita al pubblico... Questo grazie alla mia lunga esperienza

giovanile presso l’unico laboratorio di ottica all’epoca esistente in Bergamo. Determinante per il grande successo finora ottenuto è anche il validissimo team di collaboratori che ci affianca».

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(solo per citarne qualcuno) e, in più, i modelli base per chi vuole spendere meno, senza, per questo, rinunciare alla qualità. Salvo pochissime eccezioni, si tratta di prodotti rigorosamente “made in Italy”, aspetto a cui teniamo molto, così come quello di essere sempre all’avanguardia per quanto riguarda gli strumenti utilizzati». «Da sempre attenti alla moda e alle nuove tendenze - conclude Chiarla - non si può evitare di sottolineare l’importanza che l’occhiale da sole ultimamente ha avuto e di come si sia affermato quale accessorio di moda

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«L’età dei nostri clienti? - continua Stefano Chiarla - All’inizio il nostro target era principalmente composto da famiglie e da anziani, poi, con il rinnovamento dei negozi, e mi riferisco in particolare a quello di Curno, è aumentata notevolmente anche l’affluenza dei giovani. Nei nostri negozi si possono trovare le migliori marche di occhiali: Armani, Dior, Dolce & Gabbana, Gucci, Ray-Ban

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indispensabile per tutti: dal ragazzino all’uomo d’affari, dalla donna in carriera alla casalinga... A tal proposito, l’ampia gamma di articoli disponibile presso i nostri punti vendita può certamente soddisfare ogni specifica esigenza. Lo stesso si può dire per gli occhiali da vista: è un piacere per noi poter seguire il cliente nella scelta del modello più adatto. Ultimamente sono di moda montature colorate sia per gli occhiali da vista che per quelli da sole, ma a portare occhiali con i profili rossi o bianchi non sono solamente i ragazzi, questi modelli piacciono anche ai meno giovani...». Uno sguardo al futuro di LOB Ottica... «Abbiamo molti progetti per il futuro... Tra cui l’apertura di due nuovi punti vendita: a Lovere e a San Pellegrino Terme».


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CARI LETTORI

OTTOBRE - NOVEMBRE

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utorità, campioni dello sport, rappresentanti delle istituzioni e bergamaschi che si sono fatti largo nel mare magnum della televisione generalista. Questi i protagonisti della ricchissima sezione di interviste che vi proponiamo su questo numero di Città dei Mille. Aprono le danze i tête-à-tête con il neoeletto rettore dell’Università di Bergamo, Stefano Paleari, e con il nuovo questore Matteo Turillo, secondo cui «quasi tutte le città hanno perso un po’ della loro genuinità e questo è dovuto a molti fattori tra i quali la proliferazione della delinquenza, legata alle problematiche giovanili: di una gioventù che non riesce a orientarsi e a trovare una sua collocazione nella città». Massimo Boffelli, direttore del Donizetti, ci presenta la nuova stagione di prosa del teatro cittadino e l’andamento degli abbonamenti nel secondo anno di programmazione “rinnovata”, con sei repliche al posto di nove. Giorgio Marchesi ci parla invece degli sviluppi di una carriera nelle fiction e nel cinema italiano di qualità, risultato conseguito con l’impegno costante nell’attività attoriale a sei anni dal trasferimento a Roma, Mecca italiana del mondo della celluloide. Ancora televisivo, anche se saldamente allacciato alla verità del documentario, è il lavoro di Emerson Gattafoni e Valeria Cagnoni, invidiati motociclisti “on the road” che ogni sabato pomeriggio alle 16.15 propongono su Raiuno raffinati reportages di viaggio girati in tutto il mondo. «La moto - spiega Gattafoni - è soltanto un fil rouge per raccontare la strada, vero motore universale di conoscenza. Non c’è protagonismo da parte nostra: i protagonisti dei nostri documentari sono i luoghi, gli incontri, le persone, l’arte». Per lo sport abbiamo infine incontrato uno dei più grandi campioni di tutti i tempi: Felice Gimondi, tuttora impegnato nel ciclismo con la Bianchi. Completano la rivista i soliti “must”: incursioni nel dorato mondo dei vip, presentazioni di aziende che si distinguono per particolare vivacità nel già effervescente mondo imprenditoriale bergamasco, anticipazioni di eventi culturali che contrassegneranno ottobre e i mesi a venire. In particolare ampio spazio è stato concesso a BergamoScienza, che dal 3 al 18 ottobre porterà in città premi Nobel e luminari nel panorama della ricerca internazionale, e alla mostra “Gli occhi di Caravaggio”, in via di allestimento per il 2010 grazie agli sforzi di Vittorio Sgarbi in occasione del quarto centenario della morte del grande pittore. Buona lettura! Claudio Gualdi

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Emanuela Lanfranco, Direttore Editoriale

I NOI PASSATI

LA MIA RUBRICA

OTTOBRE - NOVEMBRE

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vevamo iniziato quest’anno la nostra rubrica promettendo uno sguardo che andasse in avanti e di sicuro continueremo in questa direzione. Ma questo nostro percorso non vuole certo prescindere dalla constatazione che siamo quel che siamo e saremo, dunque, quel che saremo a partire dal nostro passato, dalle nostre radici, dalla capacità di girarci indietro e di fare i conti con ciò che è stato e che siamo stati. Non per un gusto retrò o per un omaggio di maniera alla tradizione, ma per il nostro presente, per l’oggi, dobbiamo prestare attenzione al passato. I noi passati sono tutta una folla di persone, volti, storie che ci hanno preceduti, fino ad arrivare ai nostri nonni, ai nostri genitori, alla generazione che ci ha consegnato il benessere di cui godiamo, che ci ha permesso dunque di partire con pesi più leggeri sulle spalle. Il nostro rapporto con loro è di affetto anche se ci tocca constatare la nostra incapacità di rispondere alle aspettative che rapporti così forti pretenderebbero. Gli anziani spesso sono associati a situazioni difficili: la cura che vorremmo loro prestare ci riesce oggettivamente difficile perché le nostre strade veloci, le nostre corse quotidiane li tagliano fuori di necessità. Lavoriamo, dobbiamo fare in fretta, siamo troppo immersi nei nostri problemi di sopravvivenza per trovare il tempo per loro. E se perfino trovare il tempo per i nostri genitori ci riesce difficile, figuriamoci per gli altri, per quella generazione che sta passando e che nel mondo dell’industrializzazione ha perso ciò che nella cultura contadina era il suo maggiore merito, quello della conservazione della tradizione. Dimenticandoci poi che loro sono ciò che saremo tra poco noi, noi di oggi, anzi volendolo dimenticare: nessuna cultura mai come la nostra si ribella all’idea della vecchiaia. “Fase avanzata della vita umana”, recita il Vocabolario della lingua italiana: “vita”, dunque. È vita anche questa e teniamocela stretta. Nei prossimi numeri attraverseremo alcuni luoghi di questo vasto territorio.

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OTTOBRE - NOVEMBRE

Editoriale 5

Cari Lettori

OTTOBRE - NOVEMBRE

Sommario

Vip & news 7 12 14 16 18 20 22 24 28 30

La mia rubrica. I noi passati Amitié Sans Frontieres, Galà 2009 del Club Service di Bergamo L’opera lirica “Il Trovatore” in scena al castello di Marne Panamera, 4 volte Porsche Mix di sportività e lusso Lamborghini, ecco la Gallardo dedicata a Valentino Balboni Italian Golf Tour, VI tappa al Club Parco dei Colli Una mostra per inaugurare lo Spazio Arte Hangar Audi Salina Nelli nuova fiamma di Vittorio Sgarbi Piedibus Parliamo di condominio

Aziende 60 65

Gestetner, sguardo al futuro senza dimenticare le radici Igea

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OTTOBRE - NOVEMBRE

Interviste 32 36 40 44 48 52 56

Città dei Mille anno 12 n. 5 Aut. Trib. n. 52 del 27 Dicembre 2001 Editore: Editrice Bergamasca Srl www.ediberg.it Direzione e Redazione: Via Madonna della Neve, 24 Bergamo Tel. 035.3591116 Fax 035.3591117 www.cittadeimille.com

Stefano Paleari, nuovo rettore Bergamo ha un nuovo questore Matteo Turillo Casalinghe come si deve Giorgio Marchesi «Sarò nel nuovo film di Özpetek» Felice Gimondi Da campione a manager Gekofilm su Raiuno con i documentari su due ruote di “Dream Roads” Massimo Boffelli «Donizetti più caratterizzato»

Turismo 66

Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet insieme

Direttore responsabile: Claudio Gualdi Direttore editoriale: Emanuela Lanfranco Redazione: Fabio Cuminetti Grafica: Denis Colosio - Fabio Toschi In questo numero hanno collaborato: Luna Gualdi Francesco Lamberini Fotografie: Vincenzo Lombardi Tiziano Manzoni Stampa: Sigraf - Treviglio (Bg) Pubblicità: Tel. 035.359 1158

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Arte e cultura 68 72 76 78

BergamoScienza, settimo anno Attese oltre 70 mila persone Sgarbi promuove Caravaggio Mostra a Bergamo nel 2010 Il Festival Organistico passa da 5 a 6 concerti Interior Design Ristrutturazione parziale di un bilocale


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Vip & News

OTTOBRE - NOVEMBRE

di Emanuela Lanfranco

Amitié Sans Frontieres, Galà 2009 del Club Service di Bergamo La serata di beneficenza di venerdì 11 ha permesso anche quest’anno, grazie alla generosità dei soci e degli amici sostenitori, di devolvere 35.000 euro quali contributi a progetti umanitari realizzati nel corso dell’anno 2008

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ondata nel 1991 nel Principato di Monaco, Amitié Sans Frontieres è un’associazione umanitaria i cui principi base sono giustizia, tolleranza e amicizia. La promozione e la realizzazione di iniziative umanitarie sono lo scopo dell’Associazione. Maurizio Budua, presidente del club di Bergamo, insieme al presidente fondatore di AsF Regine Vardon West del Principato di Monaco e a Paola Menardi, presidente AsF Italia, hanno accolto gli amici, venerdì 11 settembre, nella splendida Villa Acquaroli (ex villa Bisutti) a Carvico, dove si è svolta la serata di beneficenza che

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anche quest’anno, grazie alla generosità dei soci e degli amici sostenitori, ha permesso di devolvere 35.000 euro quali contributi a progetti umanitari realizzati nel corso dell’anno 2008. Madrina della serata la giornalista Cristina Parodi. Un week end per due persone presso l’Hotel Home di Firenze, un cappotto di cachemire bordato di visone offerto da Marga Pellicce, una borsa di Balenciaga offerta dalla Boutique Bernè e una Vespa 125 S offerta da Oldrati Moto sono stati i premi che hanno dato la possibilità, tramite la simpatica lotteria, di portare ulteriore sostegno ai progetti umanitari di Amitié Sans Frontieres.


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OTTOBRE - NOVEMBRE

di Emanuela Lanfranco

L’opera lirica “Il Trovatore” in scena al castello di Marne La cerimonia di inaugurazione dell’ala del maniero che nel marzo scorso un rovinoso incendio aveva distrutto ha coinciso con l’apertura ufficiale dell’ottava edizione degli Stati Generali dell’Isola Bergamasca

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unedì 21 settembre due eventi hanno avuto come cornice il castello di Marne: la cerimonia di inaugurazione dell’ala del maniero che nel marzo scorso un rovinoso incendio aveva distrutto e l’apertura ufficiale dell’ottava edizione degli Stati Generali dell’Isola Bergamasca, che quest’anno pone l’attenzione sul tema delle infrastrutture e della pianificazione del territorio. Per l’occasione l’associazione “Amici della lirica Giulietta Simionato” ha organizzato la rappresentazione dell’opera di Giuseppe Verdi “Il Trovatore”, ambientata nello splendido parco del castello. Presenti alla serata il sindaco di Filago Massimo Zonca, il presidente della Comunità dell’Isola Guido Bonacina, l’onorevole Vanalli. Madrina della serata la signora Pia Colleoni in rappresentanza della famiglia proprietaria del castello. Patron della serata Fabio Acquaroli, da ventidue anni gestore di questa splendida location. Più di mille persone hanno partecipato all’evento conclusosi con… un risotto per tutti. Nel cast de “Il Trovatore”: baritono Marzio Giossi (conte di Luna); tenore Sergio Panaria (Manrico); tenore Sergio Rocchi (Ruiz e un messo); basso Maurizio Franceschetti (Fernando e un vecchio zingaro); soprano Fernanda Costa (Leonora); mezzosoprano Anna Vespasiani (Azucene); soprano Elena Bertocchi (Ines); Coro Associazione Teatro Verdi di Padova. Orchestra “i solisti veronesi” del maestro Piero Perini. Regia Damiano Carissoni.

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Panamera, 4 volte Porsche Mix di sportività e lusso E’ stato presentato giovedì 10 settembre negli spazi del Centro Porsche Bergamo - Bonaldi Tech, trasformato per l’occasione in palcoscenico di stile e glamour, il nuovo gioiello della casa di Stoccarda

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l numero perfetto che promette di rappresentare il futuro dell’universo Porsche? Il 4. Lo hanno deciso i designer e le teste di serie della casa di Stoccarda, scegliendo di lasciarsi traghettare verso il 2010 dalla nuova “Panamera”, “quarta dimensione” per stile, prestazioni e design tra le vetture frutto della ricerca tecnologica e della creatività di Porsche. Dopo essere stata presentata al Salone di Shangai 2009, la nuova “Panamera” approda ora sul mercato europeo, pronta a sedurre, con le sue 4 porte e i suoi 4 posti, sia gli amanti delle vetture

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grintose e sportive, sia gli estimatori delle berline di lusso. Felice mix tra i due generi, il nuovo gioiello prodotto nello stabilimento Porsche di Leipzig, già fucina di “must car” come il Porsche Cayenne e la Carrera GT, è stato il protagonista della serata del 10 Settembre in cui il Centro Porsche Bergamo - Bonaldi Tech si è trasformato in palcoscenico di stile e glamour. A fare gli onori di casa sono stati gli amministratori delegati del Gruppo Bonaldi, Simona Bonaldi e Gianemilio Brusa con il giornalista Guido Bagatta, Alex Zampedri (pilota di Bonaldi Motorsport) e il direttore vendite di Porsche Italia Diego Lovisetto.


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OTTOBRE - NOVEMBRE

Lamborghini, ecco la Gallardo dedicata a Valentino Balboni Nuova versione del modello di maggiore successo della Casa del Toro intitolata al leggendario collaudatore. La presentazione è avvenuta nello showroom di Lamborghini Bergamo alla presenza del responsabile Michele Brusa

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n’auto per celebrare un uomo leggendario della Casa del Toro: è stata presentata mercoledì 22 luglio nello showroom di Lamborghini Bergamo dal responsabile Michele Brusa, la Gallardo LP 550-2 Valentino Balboni che Automobili Lamborghini ha voluto dedicare al suo collaudatore più famoso, diventato una vera e propria icona nel campo delle supersportive. La presentazione organizzata da Lamborghini Bergamo di questa serie speciale, prodotta in soli 250 esemplari, è stata una delle tappe dell’anteprima riservata al mercato italiano, cui seguirà un tour internazionale. Fu lo stesso fondatore dell’azienda, Ferruccio Lamborghini, ad assumere Balboni nel 1967, intuendo la sua innata maestria al volante. Dal 1973 ha guidato e collaudato ogni prototipo Lamborghini e moltissime auto di serie, prima che raggiungessero il cliente finale. Diventato un vero e proprio “volto” del marchio, oggi Balboni, dopo 40 anni trascorsi in Lamborghini, è ufficialmente in pensione, ma non ha smesso di viaggiare per il mondo in rappresentanza del brand. La Gallardo, modello di maggior successo di tutti i tempi con oltre 9000 unità prodotte, può ora vantare, nella sua versione più recente, non solo un nuovo e inconfondibile allestimento e un’esclusiva gamma di accessori, ma anche una soluzione tecnica specifica, come rivela il nome stesso: 550 i cavalli erogati e 2, numero che richiama la trazione posteriore. Il modello Balboni è così l’unica Lamborghini dei giorni nostri dotata di trazione posteriore. Dal punto di vista del design, la striscia bianca e oro longitudinale che corre lungo tutta la vettura dal cofano anteriore allo

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spoiler posteriore, ispirata alle sportive degli anni Settanta, è la “cifra” di questa serie speciale, disponibile in otto colori: dal Bianco Monocerus al Nero Noctis passando per il Verde Ithaca o l’Arancio Borealis.

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Italian Golf Tour, 6 tappa al Club Parco dei Colli A

Sabato 5 settembre, alle ore 12.30, partenza shot gun per tutti i golfisti presenti, su un percorso a 9 buche che ha visto impegnati gli sportivi fino alle 16.30. La vittoria assoluta è andata a Franco Bonicelli

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opo la pausa estiva ha ripreso il Circuito Open Nazionale Italian Golf Tour organizzato da Teamitalia, giunto ormai alla sua VI tappa. Sabato 5 settembre, alle ore 12.30, partenza shot gun per tutti i golfisti presenti al Golf Club Parco dei Colli di Bergamo su un percorso a 9 buche che ha visto impegnati gli sportivi fino alle 16.30. La giornata ha regalato un clima mite e soleggiato che ha richiamato numerosi giocatori pronti per affrontare la gara e riassaporare il relax nella natura unito all’adrenalina della competizione, un mix che solo il golf riesce a offrire. Alle 17.30 ultimo ringraziamento rivolto ai concorrenti, che con un caloroso applauso festeggiano i vincitori del primo lordo e delle tre categorie in gara. Franco Bonicelli ha

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terminato sul podio più alto con 37 e 24 punti, vincitore assoluto del primo netto e primo lordo; secondo classificato, nella prima categoria, Pierangelo Gualandris con 33 punti; bronzo per Alessandro Lorenzi che termina la gara a 32 punti. La seconda e la terza categoria si tingono di rosa: trionfano infatti rispettivamente Francesca Giuriola con 43 punti e Antonella di Nardo con 39 punti. I complimenti anche a Luciano Casto (40 punti) e Luciano Mazza (39 punti) che si sono aggiudicati il secondo e terzo posto nella seconda categoria. Mario Grassi e Evandro Trapletti conquistano la III e III posizione con 38 e 36 punti. Per tutti i partecipanti numerosi gadget offerti dagli sponsor dell’iniziativa, mentre i vincitori mostrano soddisfatti il premio ottenuto: una scultura in argento, opera dello scultore-orafo Antonino Rando, realizzata appositamente per l’Italian Golf Tour 2009.


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Una mostra per inaugurare lo Spazio Arte Hangar Audi Il design accattivante della nuova A5 Sportback incontra le opere del pittore bergamasco Antonio Mangone. La sua esposizione “Senso alternato” conduce attraverso labirinti metropolitani, surreali e sospesi

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’arte diventa sempre più di casa da Bonaldi Motori. In occasione della presentazione della nuova Audi A5 Sportback, lo scorso 20 settembre nelle prestigiosa sede di via Quinto Alpini 8, la mostra personale di Antonio Mangone “Senso alternato” ha inaugurato infatti lo Spazio Arte Hangar Audi, che ospiterà ciclicamente mostre di arte contemporanea. L’incontro del design accattivante della nuova A5 Sportback con l’arte di Mangone è suggestivo: il nuovo gioiello di casa Audi sfreccia idealmente nei labirinti metropolitani, surreali e sospesi, immaginati dal pittore bergamasco. «Mangone – scrive Dario Franchi - osserva la realtà che ci circonda con disincantata e ironica partecipazione, ora con simpatia, ora con inquietudine, ma non c’è mai un’accentuazione dell’elemento drammatico o tragico; l’approccio iconografico così spontaneo e antiretorico crea un mondo alternativo all’immagine fotografica, un mondo in cui le cose sembrano acquistare il loro reale significato, quello che sta nel fondo della nostra psiche. Le figure diventano manichini stralunati e assurdi, che con il loro aspetto manifestano la banalità o l’insensatezza dei loro gesti; le case, le strade e le auto della città intrecciano caotici e talvolta inquietanti labirinti che ci comunicano il sostanziale disordine dell’ambiente in cui viviamo». Questi gli orari della mostra, che resterà allestita fino al 24 ottobre: da lunedì a sabato 9.30-12.30 e 14.30-19.00. Due parole in più merita anche la nuova Audi. Attraente ed elegante come una coupé, confortevole come una berlina e pratica come una

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Avant: la nuova A5 Sportback racchiude in sé tre modi diversi di concepire l’automobile. La sua linea combina sportività alla massima praticità per l’utilizzo quotidiano. Motorizzazioni moderne assicurano eccellente efficienza, mentre nuove tecnologie garantiscono maggiore sicurezza di marcia e dinamicità. Con la nuova Sportback, che si aggiunge alle versioni Coupé e Cabriolet completando la famiglia A5, Audi propone un capolavoro di eleganza sportiva grazie ad un design “dalle linee filanti” cui contribuiscono la linea del tetto, più basso di 36 millimetri rispetto a quello della A4 berlina, i corti sbalzi anteriori, il lungo passo, la carreggiata larga e le quattro portiere senza cornici per i cristalli dal look slanciato. Un’opera d’arte, insomma.


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OTTOBRE - NOVEMBRE

Salina Nelli nuova fiamma di Vittorio Sgarbi Abita a Bergamo, dove studia, l’ultima conquista del critico d’arte Vittorio Sgarbi. I due si sono conosciuti a Salemi, dove il professore ha organizzato un festival dedicato al cinema religioso

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a nuova fiamma del critico più famoso d’Italia è Salina Nelli, una venere ventiduenne che attualmente abita a Bergamo (in zona Monterosso), studentessa universitaria, colta e raffinata. La novità è anche che non fa parte del mondo dello spettacolo. Durante la mostra del cinema di Venezia, Salina ha attraversato il tappeto rosso a braccetto di Sgarbi ed ha trascorso tutta la serata, cena di gala inclusa, con tutti i vip che puntualmente il prof gli presentava. Con loro una presenza fissa, l’inseparabile promoter del famoso critico d’arte Salvo Nugnes. La grazia di lei ha conquistato tutti. Salina era lì anche quando i giornalisti cercavano la vis polemica del critico, che puntuale ha stigmatizzato il film d’apertura della kermesse cinematografica “Baarìa” come «un monumento al buonismo… nessuno è cattivo davvero in quel film e tutto è stereotipato», anticipando il festival del cinema religioso dal 25 settembre in poi a Salemi. No comment su “Deserto rosa”, il film-documentario di Elisabetta Sgarbi in lizza nella Sezione Orizzonti sempre a Venezia… Resisterà Salina alle avances del bel mondo? La sua improvvisa fama la catapulterà sul piccolo schermo? E’ già da due mesi che Salina affianca Sgarbi su e giù per lo Stivale dal Trentino a Salemi, il paese dove i due si sono conosciuti. Che sia la volta buona che Sgarbi si fidanza per sempre? I bene informati dicono che Salina potrebbe essere la nuova Gregoraci. Perché no?

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Il sindaco alla “guida” del Piedibus in San Tomaso L’iniziativa dello scorso 18 settembre, che in città ha coinvolto tutti gli assessori del Comune di Bergamo, rientrava nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità

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ndare a scuola a piedi è divertente e fa bene, soprattutto se può essere fatto in piena sicurezza con il Piedibus, ovvero un autobus “umano” formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori”. A Bergamo è una pratica ormai consolidata e le amministrazioni, di qualsiasi colore siano, non possono non riscontrarne i benefici. E non mancano le “benedizioni” in diretta del progetto. Lo scorso

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venerdì 18 settembre, presso il quartiere di San Tomaso, gli alunni della linea blu della scuola primaria Biffi hanno infatti avuto una gradita sorpresa. Alla guida del loro Piedibus, in partenza dal parco Ardens, vi era infatti il sindaco Franco Tentorio, che ha condotto gli studenti fino all’ingresso della scuola, dove ha tenuto un piccolo discorso alla presenza dei bambini, delle maestre e di alcune mamme. L’iniziativa, che ha coinvolto tutti gli assessori del Comune di Bergamo, rientrava nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità.


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Quale riforma del condominio?

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olti quotidiani, nazionali e locali, hanno dato risalto alla notizia che vede il Parlamento impegnato nell’approvazione di una legge di riforma degli edifici in condominio. Se ben conosco l’accezione del termine riforma vuol dire: MODIFICARE, TRASFORMARE UNA SITUAZIONE, UN ORDINAMENTO, UNA SOCIETA’, ECC... Quanto invece è riportato dagli organi di stampa relativamente alla riforma del condomino, in data 14/09/2009 (il SOLE 24 ORE), se fedele alle intenzioni del Legislatore, altri non è che la ripetizione di quanto è già noto salvo alcuni passaggi, assai preoccupanti e peggiorativi che, oltre che costituire una ulteriore GRIDA di Manzoniana memoria, porterà acqua al mulino di una già vibrante situazione che regna sovrana negli edifici in condominio; non è peraltro estraneo a questa situazione un Ordinamento Giudiziario sempre meno attento alla casistica che, quotidianamente lo investe. Non va smentita, siccome vera, la seguente notizia che: ci sono 320.000 amministratori di condominio, di cui 55.000 quelli che gestiscono più di un condominio e solo una minoranza è professionista. Aggiungo che tra questa minoranza si celano anche grosse società immobiliari cui sono affidati notevoli patrimoni e, certamente, più attente a curare i business piuttosto che gli inalienabili diritti dei condomini. L’impostazione della legge di “riforma”, come vedremo, volge ad esclusivo favore di queste ultime; certamente, non dei partecipanti al condomino e deve censurarsi. La legge in via di approvazione sembrerebbe sintetizzarsi nel seguente decalogo: 1) stop all’antenna selvaggia con evidente riferimento alle satelli-

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di Michele Cafagna

tari che invadono la facciate condominiali; 2) cessione delle parti comuni (la definizione corretta è PROPRIETA’ COMUNI) anche in mancanza del voto unanime dell’intera compagine condominiale; 3) maggiori obblighi per l’amministratore, compresa una garanzia fideiussoria per i capitali gestiti; 4) bilancio trasparente; 5) diritto di ispezioni nelle proprietà individuali da parte dell’amministratore; 6) possibile distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato; 7) esecuzione delle delibere da parte di un condomino allorquando l’amministratore non vi provvede entro 30 giorni; 8) maggioranze più facili - gli intervenuti e almeno 1/3 dei millesimi -; 9) lotta senza quartiere ai morosi e, dulcis in fundo; 10) inquilino in assemblea. Pur volendo (ma non si vuole) sorvolare sul fatto che i dieci punti di cui sopra altri non sono che la “SCOPIAZZATURA” di norme già note, contenute nel Codice Civile, in Dottrina e Giurisprudenza, occorre richiamare l’attenzione del Legislatore sul fatto che l’attuazione della cosiddetta riforma, certamente sollecitata da gruppi i cui interessi mal si conciliano con quelli sanciti dalla Costituzione: il libero esercizio del diritto di proprietà, produrrebbe la immediata chiusura di studi professionali di indiscussa serietà e produrrebbe circa 120.000 disoccupati. Una vera riforma non può prescindere dal parere degli addetti ai lavori che qui è inequivocabilmente assente. Si badi bene, gli addetti ai lavori non sono quelli della associazioni di amministratori (io sono iscritto all’ANACI con un passato da presidente provinciale a Bergamo); i loro statuti associativi, così come l’art. 1.129 c.c. che nulla dice su un eventuale amministratore illetterato, pur prevedendo il titolo di studio minimo della Scuola Media di Secondo Grado, non si pongono il problema di una selezione; la quantità prevale sulla qualità. La riforma non è attenta a questo. Non è mio ma di eminenti Giuristi il seguente assunto: alla base del 90% dei procedimenti che affollano i Tribunali vi è la imperizia dell’amministra-


Michele Cafagna - info@studiocafagna.it Ass. ANACI n.310 - Associato CEAB Confédération Européenne Des Administrateurs De Biens Bruxelles. Studio di amministrazioni immobiliari - consulenze sul condominio: via Begnis, 6 - 24036 Ponte S. Pietro (Bg) - tel. 035.460259 - 616927 - fax 035.4155514 Recapito di Bergamo: via Paleocapa, 14 - tel. 035.214076. Si riceve mercoledì per appuntamento. Rec. di Trezzo d’Adda - Capriate: via Crespi, 7 - tel. 02.90987305. Si riceve venerdì e sabato su appuntamento

tore. In quanto addetto ai lavori avverto l’obbligo professionale di offrire un contributo per la riforma coi seguenti suggerimenti: 1. escludere le società dalla professione di amministratore di edifici in condominio. Con una società come amministratore per il condominio i rischi sono maggiori di quelli che corre con la persona fisica; 2. negli edifici in condominio è diffuso il consiglio di condominio privo, però, di qualsivoglia riconoscimento giuridico. Piuttosto che chiedere una garanzia fideiussoria, praticamente impossibile da ottenere (nel mio caso servono ben 4.000.000; mentre chi amministra un solo condomino dovrebbe disporre di 20/30.000), sarebbe opportuno istituzionalizzare il consiglio di condominio che, sotto il coordinamento dell’amministratore, diviene “giunta esecutiva della volontà assembleare”. A questo organismo si deve assegnare il compito di una costante verifica dell’estratto conto bancario condominiale. E’ assolutamente inutile, infatti, limitare nel tempo la durata del mandato dell’amministratore che deve essere a tempo indeterminato e deve interrompersi allorquando vengono meno le condizioni minime indispensabili. Così facendo il professionista non sarebbe soggetto, come ora accade, alle “vendette” di quei condomini che, siccome destinatari dei provvedimenti che la legge impone all’amministratore, organizzano la revoca. Nella riforma la “giunta esecutiva” (consiglio di condominio) avrebbe anche la funzione di vagliare le richieste motivate dei condomini, tra cui quelle di revoca dell’amministratore che, solo se accolte, andrebbero sottoposte al vaglio dell’assemblea. 3. il regolamento di condominio deve solo essere contrattuale, con l’obbligo per le imprese costruttrici o dell’unico proprietario di farlo redigere da persone competenti (non scopiazzati come ora spesso accade) e inserirlo nel contratto di compravendita; lo stesso obbligo deve essere

assegnato al notaio che ne verifica l’esistenza e, in caso di mancanza, lo impone. Il motivo di tale proposta sta nel fatto che il regolamento, se contrattuale, è opponibile a terzi, diversamente è di difficile attuazione; 4. assegnare la facoltà di voto all’inquilino, salvo che non sia per delega del proprietario come ora accade, è fatto assai negativo; salvo che a questo diritto non si associ l’obbligo di assumersi tutte le spese di quanto lui decide in vece del proprietario. Nulla contro l’inquilino, naturalmente. Egli non ha lo stesso interesse del proprietario a mantenere inalterata nel tempo la proprietà comune; quindi, ad avvalersi di fornitori in grado di farlo. Al contrario l’inquilino, avendo interesse a limitare al minimo i costi, non sarebbe attento nella scelta dei tecnici e fornitori dato che gli eventuali danni non farebbero capo a lui. Deve quindi restare il solo diritto a prendere visione della documentazione, attraverso il proprietario. 5. Il contributo, essenziale e imprescindibile, delle associazioni degli amministratori consta nel garantire che i propri iscritti non siano persone “tuttofare”, cosa che oggi non sono in grado di fare. Non resta che attendere, con fiducia, un totale “ravvedimento” del legislatore.

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di Emanuela Lanfranco - Foto: Fabio Toschi

Stefano Paleari, nuovo rettore E’ stato eletto alla guida dell’Università degli Studi di Bergamo lo scorso 14 settembre. E’ il più giovane rettore d’ateno d’Italia, «ma sono anche, di pochi mesi, meno giovane della Ministro alla Pubblica Istruzione Gelmini»

Interviste

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STEFANO PALEARI

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rofessor Paleari, lei sostiene che “l’Italia è un paese che da molti anni non cresce e che raramente ha posto il tema del sapere e dell’educazione al centro delle proprie politiche”. «Questa frase che ho inserito nel mio programma non voleva essere una critica sterile o di natura politica, ma una presa d’atto. L’Italia è un paese che non cresce, è il paese del G8 che è cresciuto di meno negli ultimi dieci anni in termini di PIL. L’Italia non ha posto il tema del sapere al centro delle sue politiche, e non sono io a dirlo ma i numeri; abbiamo il numero di ricercatori per il numero di abitanti minore rispetto agli altri paesi, abbiamo le spese per ricerche e sviluppo a livelli molto ridotti. Questo vuol dire che l’Italia in questi anni non si è fatta carico di questo problema». Stiamo anche attraversando un periodo di crisi. «Molti paesi hanno deciso di affrontare questa crisi, tra le altre cose, anche pianificando un grande apporto culturale in termini di investimento. In Italia non abbiamo pianificato un rilancio dell’attività di ricerca e di tutto ciò che sta intorno al sapere, ma abbiamo invece pianificato i tagli all’Università». E’ necessario cambiare il sistema dell’istruzione, il sistema universitario? «Sicuramente necessitano dei cambiamenti, ma in una struttura complessa qual’è quella universitaria, così eterogenea sul territorio, per fare i cambiamenti c’è bisogno di certezze. Non possiamo fare dei cambiamenti in un contesto di asfissia finanziaria in cui le università non hanno i soldi per pagare gli stipendi; lì si tratta di ridurre la qualità dei servizi che si offrono. Ed è questo che i cittadini devono sapere: cioè meno risorse, probabilmente un po’ più di efficienza, ma anche un


Nato a Milano il 24 gennaio 1965. Sposato, due figli. Esperienza sportiva: per 15 anni nella squadra di pallanuoto di cui quattro in serie A. Percorso scolastico: 1984: maturità scientifica presso il Liceo Lussana di Bergamo (60/60) 1990: Laurea con lode in ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano 1996: Ricercatore in Ingegneria Gestionale presso l’Università degli Studi di Bergamo 1998: Professore Associato in Economia ed Organizzazione Aziendale presso il Politecnico di Milano 2001: Attuale Professore Ordinario in Analisi dei Sistemi Finanziari presso l’Università degli Studi di Bergamo

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servizio più contenuto rispetto al passato. Oltretutto quando si fanno questi tagli di carattere generalizzato si va a colpire indistintamente le diverse università indipendentemente dalla loro storia, da quanto sono efficienti, da quanto spendono, da quanto sono finanziate». Situazione in cui si trova anche la nostra università? «In particolare la nostra che è cresciuta moltissimo: in questi anni è passata da 5000 a 15000 studenti. La situazione di finanziamento è estremamente penalizzante: ora siamo di fronte a un ridimensionamento, che porta la nostra università da una situazione di sottofinanziamento ad una situazione di ancora minori risorse. In sintesi, c’è la piena disponibilità a valutare le riforme e i cambiamenti necessari per il rilancio del sistema universitario, ma al tempo stesso richieste di un orizzonte di medio lungo termine. Noi non possiamo vivere ogni anno sulle contingenze della finanza pubblica, pur comprendendo il fatto che la finanza pubblica è l’insieme delle risorse disponibili per gli investimenti pubblici, tra i quali anche quello dell’università». Professore, quale potrebbe essere il cambiamento? «Ma come possiamo impostare un cambiamento che abbia caratteristiche positive di reversibilità se ci muoviamo in un ambiente dove non sai quanti mezzi hai a disposizione, quali sono le regole? Noi aspettiamo da molto tempo la ripartenza delle procedure di concorso, che non sono dei meccanismi per aumentare il numero dei dipendenti, ma per gestire delle persone, per gestire le carriere dei giovani ricercatori. Quindi, come possiamo attirare talenti se non siamo in grado di dire loro quali sono le regole che li porteranno dentro il sistema universitario? Oltretutto in un contesto in cui la competizione non è più di natura locale o nazionale, ma internazionale. Le procedure di selezione nell’ambito del dottorato sono già in lingua straniera per mettere in evidenza l’apertura». In sintesi se gli altri paesi per fronteggiare la crisi hanno pianificato un rilancio dell’università, noi invece abbiamo ridotto le spese colpendo anche il sistema universitario. Secondo lei, perché si è arrivati a questo punto? «Perché è mancata una seria discussione sull’università. Io mi auguro che insieme al Ministro Gelmini si riesca ad individuare quali sono i

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punti fondamentali per avviare un processo di cambiamento positivo nell’università italiana in un contesto di finanziamenti, perché altrimenti chi paga sono gli studenti perché ricevono un servizio di qualità progressivamente inferiore». Anche gli studenti della nostra università? «I nostri studenti ricevono un servizio di ottima qualità, pur essendo la nostra università sottofinanziata rispetto ad altri atenei. Malgrado questo, noi riteniamo di offrire ai nostri studenti un servizio di elevatissima qualità infrastrutturale in termini generali, in termini di risorse specifiche, didattiche e di ricerca. E’ chiaro che se dovessimo ridurre ulteriormente questi finanziamenti non potremo fare altro che rivedere la qualità del servizio». Professor Paleari, cosa chiede al Ministro Gelmini? «Innanzitutto poter garantire una prospettiva a lungo termine, perché noi abbiamo una grandissima responsabilità anche in termini generazionali». Come ha vissuto la sua candidatura? «Come un normale avvicendamento. Ho proposto un’idea, e secondo me è questo il senso del risultato: non è stato eletto un settore, ma un progetto, un’idea di università. E chiaro che questo progetto si fonda sul fatto che il responsabile massimo, che è lo Stato, attraverso i suoi organi governativi faccia la sua parte». Professore, passiamo al lato pratico: questi giovani laureati poi devono anche “trovare” lavoro. «L’argomento è difficile. Innanzitutto smettiamola di dire che ci sono dei corsi di laurea che generano degli occupati e dei corsi che generano disoccupati. Parlerei invece di inserimento nella società. E mi faccio questa domanda: questo tipo di preparazione culturale, di informazione, di corso di laurea, ti abilita? Ti facilita l’inserimento nella società in cui vivi? Certo non si campa d’aria. Allora, ci sono corsi che faticano di più nel generare una capacità di inserimento, altri che hanno bisogno di una riflessione che guarda avanti. Io sarei molto prudente nel dare un giudizio in chiave puramente occupazionale, primo perché chi inizia l’università la termina dopo cinque anni e ci sarà un mondo diverso di quello che è oggi. Secondo perché oggi c’è bisogno di tutte le compe-

tenze per inserirsi nella società, lo dimostrano i dati, la tecnologia, i nuovi mezzi di produzione, le scoperte scientifice. Non è detto che in futuro la stessa quantità di persone specializzate in un campo oggi servirà tra dieci anni. Io non vedo solo un mondo fatto solo di ingegneri, anzi avremo un arcipelago di ingegneri diverso da quello attuale: ci sarà il bio-ingegnere, avremo ingegneria genetica, ingegneria finanziaria, ingegneria dei servizi. Non si può guardare il mondo con la testa all’indietro. Questa è la grande sfida. Io non ho delle certezze, ma voglio mantenere l’umiltà di non dare giudizi affrettati». E’ indispensabile il numero chiuso nei vari corsi di laurea? «Bisogna fare un’azione di orientamento e noi da anni ci stiamo muovendo in questa direzione. Ci sono colleghi che cercano di coordinare e di fare in modo che lo studente che arriva abbia subito una metrica, una dimensione prima che entri in università; abbiamo anticipato al quarto anno delle scuole superiori la visita, la conoscenza di che cosa è una facoltà, cos’è il corso di laurea. Sono tutte cose che facciamo e dove noi investiremo ancora di più rispetto al passato, perché le scelte hanno una componente di reversibilità. In passato abbiamo pagato un prezzo elevatissimo perché più della metà delle persone che si iscrivono al primo anno non si iscrivono al secondo». Professore, in futuro la nostra università potrebbe diventare un “campus” all’americana? «Il campus è l’alter ego di un sistema istituzionale che funziona in un altro modo. Detto questo, io non ho alcuna posizione ideologica né idealista, anche perché i sogni se posti male diventano visioni; dobbiamo assolutamente risolvere il problema di accessibilità alle nostre sedi, 2500 studenti che fanno fatica a raggiungere Dalmine; meno male che la sede Caniana è vicino alla stazione; Città Alta è splendida ma per raggiungerla ci vogliono mezzi quasi di fortuna. Io sono più attento a questo che al Campus. Noi abbiamo conquistato con grande fatica finanziaria e di impegno un’identità anche infrastrutturale e questo è un fatto che ritengo dia una valenza enorme a chi mi ha preceduto. Dare agli studenti della varie facoltà questo tipo di presidio infrastrutturale è stato un risultato straordinario».

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di Emanuela Lanfranco - Foto: Fabio Toschi

Bergamo ha un nuovo questore Matteo Turillo: «Il 5 agosto ho assunto l’incarico, poi le ferie, e sono rientrato il 26 agosto, giorno di sant’Alessandro, la festa del patrono, una data ben augurante per me»

Interviste

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MATTEO TURILLO

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al 5 agosto il dottor Matteo Turillo è il nuovo questore di Bergamo. E’ nato a Vieste, in provincia di Foggia, ha cinquantanove anni ed è laureato in Scienze politiche. Sposato con la signora Simonetta, è padre di due figlie: Alessandra, che frequenta l’università, e Silvia, quindicenne. Si può dire che è lombardo di adozione: la sua carriera è iniziata nel 1975 ai vertici del nucleo speciale anti-aggressione, a Milano, dove è proseguita, con l’incarico di vice dirigente, al commissariato Monforte-Vittoria. Dopo un periodo alla questura di Cerignola rientra a Milano, al commissariato di San Siro, dove si è occupato anche della gestione dell’ordine pubblico ai Mondiali di calcio di Italia ‘90. Dal 2002 al 2006 ha guidato la questura di Lecco, poi la questura di Varese, che ha diretto sino al trasferimento nella nostra città Dottor Turillo, in questi due mesi che idea si è fatto di Bergamo? «Sicuramente è una bella città ed è interessante in tutte le sue sfaccettature, sia sotto il profilo artistico, architettonico, dell’industria e del commercio che della popolazione. Se la città è bella, la gente non può essere che bella e mi sento fortunato di aver avuto questo incarico». Sicuramente bella, Bergamo, ma anche dal punto di vista dell’ordine pubblico? Una volta per indicare una città vivibile si diceva “è una città di provincia, tranquilla, dove si conoscono tutti…”. Ai giorni nostri forse le città non sono più così belle. «Purtroppo, a livello nazionale, quasi tutte le città hanno perso un po’ della loro genuinità e questo è dovuto a molti fattori, tra i quali quello legato alla proliferazione della delinquenza». Perché tanta delinquenza? «Secondo me la delinquenza è fortemente legata alle problematiche giovanili: di una gioventù che non riesce a orientarsi e a trovare una sua


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collocazione nella città. Finisce così per “ritrovarsi” in piccoli gruppi di persone dove è facile che la delinquenza si insinui con le cattive tentazioni». Eppure è una generazione a cui non manca nulla. «Spesso quello che manca è la presenza dei genitori, quelle persone che dovrebbero formare i giovani. Spero di sbagliarmi ma purtroppo lo verifico giornalmente con il mio lavoro». Dottor Turillo, che rapporto ha lei con le sue figlie? «Molto bello, nutrono per me quasi un timore reverenziale ma poi fanno le gattine e sono molto affettuose». Come vedono il lavoro del papà? «Io per abitudine non parlo del lavoro a casa, ma cerco di parlare di cose piacevoli, magari di viaggi». Ama viaggiare? «Ho da sempre una passione per l’archeologia bizantina. La Turchia, e Istanbul - che ritengo la città più bella in assoluto - in particolare, sono spesso la meta dei miei viaggi che compio periodicamente con un gruppo di ricercatori che svolgono un lavoro di rilievo su siti archeologici». Oltre ai viaggi, come occupa il suo tempo libero? «Mi piace lo sport in generale, e in particolare lo sci è quello che pratico di più. Amo i libri: leggo molto per conoscere realtà diverse; mi piace apprendere anche in ambiti lontani dal mio. Ho fatto anche delle presentazioni e recensioni di libri d’arte. Andavo al cinema più spesso un tempo, ora raramente, perché dopo una giornata di lavoro mi rilasso guardando la televisione». La bergamasca è una terra che offre in campo culinario una grande varietà prodotti. Lei è un buongustaio? «Ovviamente amo la cucina mediterranea, ma non disdegno le cucine locali». Dottor Turillo, si è fatto un’idea di quello che sarà il lavoro sul territorio bergamasco? «Non sono abituato a fare programmi; ritengo che la cosa più importante sia dare alla gente la sicurezza di essere tutelati, di sentirsi sicuri nella propria città, di sentire che la polizia è vicina alla gente. Purtroppo l’organico è insufficiente e quindi la presenza dei militari sopperisce

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questa carenza. Il militare è un deterrente e sicuramente un beneficio per chi opera sul territorio. Il fatto di vedere gente in divisa rassicura». In aiuto alle forze dell’ordine ci saranno anche le ronde. «“Ronde” è un termine che non mi piace; comunque ritengo sia importante poter rendere vivibili le città, perché l’abbandono lascia campo libero all’infiltrazione della delinquenza». Droga e alcool rientrano sempre di più nella vita dei nostri ragazzi. «Purtroppo dove c’è troppo benessere esistono certi fenomeni e qui ritengo essere doveroso l’intervento della famiglia: come dico spesso la figura genitoriale viene a mancare e i ragazzi crescono allo sbando». Ci parli infine di Atalanta. E della sua tifoseria. «So che la nomea della tifoseria atalantina non è delle migliori, ma ho già parlato con il capo della Curva al quale ho ribadito che se il loro comportamento sarà da tifosi io sarò sempre con loro, sarò il loro avvocato, sarò sempre solare e leale, ma da loro devo avere le stesse garanzie. Importante è avere un dialogo aperto e sincero perché spesso non esistono persone cattive, ma solo incattivite; importante è saper prendere tutto quello che in loro c’è di positivo».


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Casalinghe come si deve Secondo una ricerca Eurostat le italiane sono tra le europee quelle che dedicano più tempo alle faccende domestiche. Cinque ore e venti al giorno contro le tre ore e quaranta delle donne svedesi

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CASALINGHE

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i questi tempi, le casalinghe come si deve hanno già compiuto quell’atto fondamentale della vita famigliare che va sotto il nome di “cambio di stagione”. Le casalinghe un po’ meno per bene invece trascinano questa operazione per mesi, in genere non la concludono mai. Perché hanno un senso incerto del tempo, mentre quelle per bene ne hanno, o ne danno, un senso preciso: ad ogni abito la sua stagione, anche quando - come capita ormai sempre più spesso - le stagioni non hanno più una scansione precisa. Quando la casalinga per bene afferma senza incertezze che aprile è il mese del tailleur, questa è per tutti una rassicurazione: e tanto più se nevica, o se il caldo consente già i primi bagni di mare. Alle casalinghe per male resta la consolazione di aver sempre un maglione a portata di mano per i freddi improvvisi: ma si tratta di una consolazione magra perché società e famiglia continuano a guardare con sospetto e fastidio ai loro tempi imprecisi, alla loro disponibilità mai totale, al loro continuo divaricarsi da un qui e un là che non riescono mai ad armonizzare. Iscritta da sempre alla categoria delle casalinghe per male, ho tentato di fare un po’ d’ordine negli abiti, negli armadi e nella vita domenica scorsa. Ho infilato qualche golf in buste di plastica, ma poi le buste sono rimaste ammucchiate su un cassettone, a impicciare e fare disordine…». Partiamo da qui, dalle parole di una scrittrice che già è stata citata nell’editoriale dello scorso numero come nume tutelare del tema delle casalinghe: Clara Sereni. Partiamo dal cambio degli armadi, che ci tocca tutte, tutte quante. E già questa pare essere una prima interessante constatazione. Casalinghe siamo tutte. Anche io che scrivo sono una casalinga, e sono pure una


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casalinga per male. Tutte lo siamo: possiamo guidare aerei, effettuare operazioni a cuore aperto, essere affermate professioniste, single agguerrite, spose, vedove, signore fornite di aiuto domestico, che dobbiamo però sempre coadiuvare, artigiane, impiegate alle poste, mamme che allevano un figlio, due, tre, ricamatrici a punto croce, cuoche da Cordon Bleu ma nessuna di noi, in quanto femmina, segnata dal cromosoma xx, è salva dal proprio mandato di badare alla casa e di essere colei che deve rendere conto di tutta una serie di operazioni che vanno dalla vivandiera, alla lavavetri, alla cercatrice di calzini, a colei che officia il rito del cambio di stagione. Gestendo nel frattempo una rete di relazioni che ormai non sono più solo quelle, un tempo più univoche, di essere moglie o madre o nuora, anzi moglie-madre-nuora. Ma che si giocano anche in declinazioni sempre più complesse di questi ruoli. Moglie certo, ma non più secondo il vecchio stereotipo che almeno ci garantiva il riparo della casa e del ruolo quando non avevamo avuto il tempo di rimediare alla crescita dei capelli o quando non eravamo al corrente dell’ultimo intervento del Ministro delle Finanze: oggi dobbiamo essere belle come veline e intelligenti conversatrici, altrimenti non siamo all’altezza delle richieste non solo del maschio che ci è accanto ma della pubblicità e dello standard delle amiche, della stima dei figli e persino del condominio. Madre, certo, ma in grado di seguire i figli a trecentosessanta gradi: a scuola, in chiesa, nei rapporti con gli amici, nel lavoro che avranno o che non avranno, madre che sbaglia se c’è troppo e se c’è troppo poco, madre su cui i media buttano le colpe della generazione che sta crescendo insicura, spaventata, poco attrezzata alla vita. Nuora che diventa anche badante in una struttura sociale che, grazie al cielo assiste ad invecchiamenti di massa, grazie al cielo e sulle spalle di chi? E non basta: c’è poi la casa, la pulizia, la manutenzione, il cucinare, il guardaroba. I dati confermano questo impegno infatti secondo una ricerca Eurostat le italiane sono tra le europee quelle che dedicano più tempo alle faccende domestiche. Cinque ore e venti al giorno contro le

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tre ore e quaranta delle donne svedesi. Ma forse qualcosa si sta muovendo per lo meno nelle intenzioni. Seguendo le indicazioni di quello che dovrebbe essere un testo sacro nel sentire comune, la Costituzione della Repubblica Italiana, che all’articolo 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, qualcosa comincia a farsi strada. E’ del gennaio di quest’anno la proposta del Cardinale Tonelli che sostiene legittimo dare uno stipendio alle casalinghe e gli fa eco il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che riconosce la legittimità di tale riconoscimento e la necessità di muoversi in quella direzione. Ed è del marzo 2009 una sentenza della Cassazione che riconosce ad una casalinga il diritto al risarcimento patrimoniale come un qualsiasi altro lavoratore in caso di infortunio dovuto ad un incidente stradale. E il Movimento delle casalinghe italiane ha indetto il 7 aprile 2009 Giornata Internazionale del lavoro invisibile -, cioè del lavoro familiare, del lavoro svolto in famiglia, nelle case, nella maggioranza dalle donne, casalinghe a tempo pieno o a tempo parziale. Alla fine, una “giornata” in cui riflettere sull´incredibile mole di lavoro svolto dalle donne senza retribuzione, ma con un alto valore economico, oltre che gestionale, educativo, assistenziale e quant´altro. Insomma la speranza è quella di essere in futuro casalinghe non rassegnate, che si vorrebbero diverse nel riconoscimento, ma coerenti nell’accettazione di un ruolo scomodo quanto insostituibile, da rivedere, di sicuro da condividere. Un ruolo che come pochi altri mette in luce la necessità di un ripensamento dell’identità femminile e dei delicati rapporti che la tengono in bilico tra un’orgogliosa rivendicazione di qualità legate alla propria marca sessuale e il non volere pagare un prezzo troppo alto per la loro messa in opera nella rete dei rapporti sociali. Troppo spesso la casalinghitudine diviene uno status di emarginazione e perfino di sfruttamento e non lo spazio per l’esercizio di un’intelligenza e di una sensibilità cui la società dovrebbe dare maggiore rispetto e perfino riconoscimento. (A.P.)


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di Fabio Cuminetti

«Sarò nel nuovo film di Özpetek» Nuovi passi avanti nella carriera del giovane attore bergamasco Giorgio Marchesi. Che tra una fiction e uno spettacolo teatrale è approdato al grande cinema italiano

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GIORGIO MARCHESI

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ra il tenente Corsini nella seconda serie televisiva “La figlia di Rivombrosa”. Interpretava Filippo D’Aragona nel film italospagnolo “Los Borgias” e il poliziotto Francesco Miraglia nella fiction di Raiuno “Il bene e il male”. Ora è su Canale 5 con “Intelligence” e soprattutto sta lavorando alla prossima pellicola di Ferzan Özpetek, regista noto per “Le fate ignoranti” e “La finestra di fronte”. Giorgio Marchesi, classe 1974, partito da Bergamo nel 2003 alla volta di Roma, è un attore di razza: determinato, umile, talentuoso. Animato da una grande passione, è riuscito laddove molti falliscono, ha costruito il suo sogno passo passo dal teatro al cinema. E ritorno. Perché sul palcoscenico è cresciuto e sempre sul palcoscenico si toglie ancora parecchie soddisfazioni. In quale progetto è impegnato in questi giorni? «Sto girando a Roma la terza serie de “I liceali” per Canale 5, che andrà in onda nel 2010, mentre la seconda, a cui ho preso parte, sarà trasmessa tra poco. Mi hanno affidato un ruolo carino: sono il marito di Christiane Filangieri, protagonista che in questa terza edizione sostituisce Claudia Pandolfi, mentre Massimo Poggio ha preso il posto di Giorgio Tirabassi. Questo marito è un pubblicitario in crisi creativa, gelosissimo, un pazzo scatenato che vede cose che non ci sono e che mi sono divertito un sacco a fare. In questi giorni, il lunedì sera su Canale 5, va in onda infine “Intelligence”, serie di 6 puntate con Raoul Bova ad alto budget (20 milioni di euro, ndr), dove faccio una parte abbastanza importante: sono il fratello della protagonista femminile Ana Caterina Morariu, agente segreto, e vengo mio malgrado coinvolto in un intrigo di spionaggio internazionale». Questo per la televisione. E il cinema? «Sto partecipando, con mia grande soddisfazione, alle riprese per la nuova commedia di Özpetek. Un piccolo personaggio ma importante per la storia e per me. E’ la mia prima volta nel mondo del grande cinema italiano, in compagnia di


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nomi quali Scamarcio, Preziosi, Fantastichini». Poi c’è il teatro. «Assolutamente. Ho un impegno al Teatro Piccolo Eliseo di Roma tra fine gennaio e inizio febbraio con uno spettacolo che portiamo anche a Napoli: “Hell, un’altra storia del moro di Venezia”. Si tratta di una rivisitazione dell’Otello di Shakespeare. Dal 6 al 20 settembre a Spoleto sono stato invece uno dei due protagonisti di “Trilogia Horowitz”, un omaggio - attraverso i tre suoi atti unici “L’Indiano vuole il Bronx”, “Beirut Rocks” ed “Effetto Muro” - al grande autore teatrale Israel Horowitz per i suoi 70 anni. Per l’occasione siamo stati ospiti della “filiale” umbra dell’associazione internazionale di teatro sperimentale La MaMa, che ci ha messo a disposizione uno spazio fantastico fuori Spoleto: un vecchio monastero dove siamo stati un mese a fare le prove con tre registi di diverse nazionalità. Un progetto, insomma, in pieno spirito La MaMa, che punta molto su multiculturalità e multimedialità». Probabilmente le soddisfazioni personali sono maggiori qui che nelle fiction… «E’ un lavoro completamente diverso, appagante perché c’è più tempo per lavorarci; e poi è un ritorno alle origini di ricerca e mestiere, ci si mette più in gioco. Mentre nelle fiction si va sempre di corsa… a parte “Intelligence”, dove c’erano mezzi e tempi quasi cinematografici». Un’esperienza differente, insomma. «Sicuramente più bella di molte altre perché quando si gira troppo in fretta si lasciano sul campo parecchi dettagli e si hanno meno possibilità di concentrarsi sull’interpretazione. Anche le scene più complesse di “Intelligence” sono andate bene: abbiamo avuto il tempo di provarle adeguatamente e di fare parecchi ciak». Con chi le piacerebbe lavorare, se potesse scegliere? «A teatro con Valerio Binasco, col quale ho fatto un seminario. Mi piace molto come lavora. Per quanto riguarda il cinema sono un grande fan di Sorrentino, anche se fino ad ora ha scelto per i suoi film figure molto complesse e di una certa età. Non credo di essere nella sua tipologia di attore, però chi lo sa, magari in futuro… Se uno deve sognare meglio sognare in grande... Sarebbe fantastico poi lavorare con un grandissimo maestro come Olmi: avrei dovuto incontrarlo ma quando mi ha chiamato l’agenzia non c’ero e m’è rimasto un po’ l’amaro in bocca…».

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Si dice che il bravo attore non dovrebbe mai smettere di studiare. «Vero. Anche un grande come Al Pacino, del resto, so che continua ad andare all’Actor Studio. Appena riesco, sia in termini di tempo che di possibilità, cerco di farlo. L’anno scorso, ad esempio, ho seguito un corso molto interessante con la regista americana Geraldine Baron, che quest’anno mi è servito tantissimo. E’ anche un modo per non cadere nelle abitudini, per non adagiarsi sempre sullo stesso modo di recitare. Bisogna destrutturarsi, di tanto in tanto. Il teatro sperimentale in questo senso è decisamente stimolante». Andiamo sul personale. Lei ha un figlio di tre anni e mezzo, Giacomo. Riesce a conciliare lavoro e famiglia? «Per ora è andato sempre tutto bene. Certo, bisogna fare dei sacrifici. Amici e colleghi ci danno una mano, anche perché pure la mia compagna fa l’attrice e non è romana, dunque non possiamo contare sulla famiglia. Ovviamente non sto facendo molto quella vita sociale a cui molti puntano: penso però che alla fine conti più il lavoro che andare alle feste dove si incontrano gli artisti… Spesso poi Giacomo ce lo portiamo dietro, lo facciamo assistere alle prove, anche se fargli capire qual è il nostro lavoro non è facile. L’altro giorno mi ha visto nei panni del sodato con una mitraglia in mano e mi ha detto: “anche io la voglio, papà!”». Abita a Roma dal 2003. Si è ambientato perfettamente, direi. «Sì, anche se abbiamo pensato di spostarci. Ma il nostro lavoro è qui. Roma secondo me attraversa un periodo di stanchezza, non è più quella anche solo di dieci anni fa. Ha perso vivacità. Ma resta meravigliosa».


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Da campione a manager Oggi Gimondi è responsabile dell’attività agonistica della squadra Bianchi. «La mountain bike è il mezzo più congeniale per i ragazzi. Si impara a gestire la bici, cosa utile anche per chi sceglierà di correre su strada»

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FELICE GIMONDI

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ampione prima, manager oggi. E legato a un must di chi sui pedali vuol fare sul serio: la Bianchi di Treviglio, mitica produttrice delle due ruote su cui volava, oltre allo stesso bergamasco, anche Fausto Coppi. Gimondi, oggi, è responsabile dell’attività agonistica della squadra Bianchi e si occupa delle sponsorizzazioni del marchio nel mondo del professionismo. E’ vero che oggi va quasi esclusivamente in mountain bike? «Sì, mi garantisce un rapporto più diretto con la natura. E poi incontro meno auto». Va da solo? «Spesso mi accompagna monsignor Mansueto, il parroco di Almè, dove abito. Con lui ed altri amici abbiamo messo in piedi una scuola di mountain bike per ragazzini dagli 8 ai 13 anni. L’oratorio è vicino al Parco dei Colli di Bergamo: basta attraversare una stradina secondaria e via per i boschi». Certo che per un campione come lei, unico italiano ad aver vinto i tre grandi giri del ciclismo su strada... «E’ vero, non dovrei dirlo io (sorride, ndr), ma la mountain bike è il mezzo più congeniale per i ragazzi. Si impara anche a gestire la bicicletta. Cosa che servirà anche per chi poi sceglierà di correre su strada». Veniamo a lei. Perché Gianni Brera la chiamava “Nuvola Rossa”? «Non lo so. Forse per il mio carattere un po’ duro. O forse per la mia fisionomia che richiamava un po’ quella degli indiani. A volte, infatti, mi chiamava anche Toro Seduto». Com’è nata la sua carriera? «Pian piano. Papà era un appassionato ed aveva corso anche lui. Io, pur facendo l’autista sui camion, spesso sostituivo mia madre che faceva la postina in paese. Allora sì che era bella la mia valle: è stata la mia palestra. Andavo su e giù anche dopo San Giovanni Bianco, su strada sterrata».


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Qual è stato il momento decisivo? «Intorno ai 16 anni ho manifestato a mio padre il desiderio di correre. Ma allora soldi non ce n’erano. Però papà aveva trasportato un carico di sabbia per un cliente che non pagava mai. “Se oggi mi paga, ti compro la bicicletta”, mi rispose. Beh, non ci crederà, ma pagò. E con quei soldi, erano circa 30 mila lire, comprammo subito una bici usata. Ero talmente felice che lasciai gli zoccoli a mio padre, saltai in sella e pedalai a piedi nudi fino a casa». E poi? «Ho cominciato a correre con gli amici della Sedrinese. E’ stato un passaggio fondamentale. Eravamo dei veri amatori: allora non avevamo l’assillo del risultato come oggi. Ricordo che ci si trovava il mercoledì, si guardava il bollettino delle gare e si sceglieva quella con il percorso più adatto alle nostre caratteristiche. E alla domenica si correva. Qualche volta si andava alla partenza in bicicletta». Una specie di riscaldamento... «Mica tanto. Ricordo un giorno che pioveva a dirotto. Tutti a Messa alle sei del mattino e poi via a Canonica d’Adda con borse-sacco sulle spalle. E poi la gara. Per fortuna alla fine è arrivato mio fratello a portarci a casa». Vinse? «No, non vinsi. Anzi, all’inizio non fu facile. Le racconto una gara a Treviglio. Eravamo in tre e andammo alla partenza sul rimorchio del motocarro di mio zio, appoggiati alla cabina per non prendere aria. Ne ho combinate di tutti i colori: sono caduto due o tre volte e ho persino perso la strada. Quando sono arrivato avevano già tolto lo striscione». Quando ha capito che sarebbe potuto diventare un campione? «Al Tour de l’Avenir, da dilettante. Il ct della nazionale, Elio Rimedio, romano, mi disse: “A Felì, mo’ li ammazziamo tutti”. E vinsi. Non è però che mi fecero grandi feste. Mio padre, quando tornai a casa, mi disse: “Bravo, però c’è un camion da caricare”. Poi, naturalmente, arrivò la vittoria al Tour de France...». Cos’è che più ha contribuito alla sua carriera? «Innanzitutto i consigli di mio padre: non mi ha mai esaltato e mi ha aiutato a tenere i piedi per terra. Poi la scuola della Sedrinese dove sono cresciuto senza particolari pressioni, senza l’affanno del risultato. Anche oggi, quando vedo dei genitori che sgridano i bambini senza motivo, solo per una gara non vinta,

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mi girano le scatole... Nella piccola squadra che ho messo in piedi i genitori vengono a vedere e basta. I ragazzini li gestisco solo io». Ha dei rimpianti? «Solo quello di non essere riuscito a vincere Giro d’Italia e Tour nello stesso anno. Nel ‘67 avrei potuto farcela. Avevo superato Jacques Anquetil al Giro e stavo andando forte al Tour; ma verso Tolosa, probabilmente a causa di qualcosa che avevo bevuto, sono stato male. Quella sera, con la febbre a 38 e mezzo, mi fecero mangiare qualche boccone di riso. Ma non lo tenevo giù. Il giorno dopo c’era il Tourmalet e il Puy de Dome. Insomma, finii secondo dietro Raymond Poulidor». Poi arrivò la sua “bestia nera”, Eddy Merckx. «Devo dire la verità: mi ci vollero un paio d’anni di adattamento psicologico. Oggi ho la presunzione di dire che se non ci fosse stato lui avrei vinto anch’io quattro o cinque Tour. Ma Eddy mi ha cambiato la vita. Ci siamo sempre affrontati a viso aperto, ma nelle regole. Solo che lui menava e basta... (sorride, ndr.). Certo che se mi adagiavo sulla sua forza non sarei riuscito a vincere nulla. E questa è una delle prime cose che spiego ai miei ragazzini». A proposito, come vanno? «Bene. Ultimamente uno di loro che ho portato nella squadra della Bianchi ha pure vinto una gara importante». Tra l’altro, se non ci fosse stato il ciclismo, forse non avrebbe nemmeno conosciuto sua moglie... «L’ho incontrata nel ‘66, in Liguria, a Diano Marina. Alloggiavamo nell’albergo di suo padre. Anche l’anno precedente». Mi dica la verità, allora; l’aveva già addocchiata. «In effetti. Però mi sono fatto avanti solo allora. Ci siamo sposati due anni dopo. Lei aveva 19 anni. Abbiamo festeggiato 40 anni di vita insieme lo scorso anno, con il resto della famiglia, le mie figlie Norma e Federica». A proposito, quest’ultima so che l’ha fatto diventare nonno lo scorso novembre. Cos’ha regalato a Natale al nipotino? «Una bicicletta, naturalmente! Gliel’ho messa ai piedi del letto. Forse è ancora troppo piccolo… «Fa niente. In mezzo a tutte ‘ste veline non vorrei crescesse con le idee sbagliate».


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di Fabio Cuminetti

il mondo visto dalla strada Emerson Gattafoni e Valeria Cagnoni tornano protagonisti su Raiuno con i documentari su due ruote di “Dream Roads”. «L’emozione non vien mai meno anche se, a forza di viaggiare, la terra per noi si sta facendo sempre più piccola»

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GEKO FILM

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mpossibile non invidiarli. Almeno per chi sogna di girare il mondo non appena ha qualche giorno libero. Insieme nella vita e sul lavoro, Emerson Gattafoni e Valeria Cagnoni - regista e filmmaker lui, architetto e produttore esecutivo lei - sono i viaggiatori “on the road” attraverso i quali Raiuno ci cala ogni sabato pomeriggio alle 16.15 nei territori più suggestivi e remoti del pianeta. Con un programma ormai inserito di diritto tra i punti saldi del palinsesto autunnale della rete ammiraglia: “Dream Roads”, ovvero “strade da sogno”. Un grande viaggio documentaristico in moto, una serie tv con dieci anni di vita e ottimi ascolti che offre il racconto visuale dell’esplorazione, le informazioni sui luoghi attraversati, la cultura, gli eventi, le tendenze, la musica, l’avventura dagli entusiasmanti colori. La base dove vengono confezionate le puntate è la Gekofilm di Bergamo, in via Borgo Palazzo, casa di produzione di cui i due “globetrotter” sono soci e fondatori. Quali strade da sogno ci raccontate in questa nuova serie di “Dream Roads”? Valeria - «Le puntate che andranno in onda sono dieci, di cui le prime quattro raccontano un lungo viaggio di 15 mila chilometri tra Argentina e Cile: da Buenos Aires al Perito Moreno, passando per l’Argentina dei grandi laghi e del nord, stupenda, fino appunto al Cile. Ci saranno poi tre puntate nella Spagna cosiddetta “verde”, del nord, quindi Navarra, Paesi Baschi, Galizia, Asturia; con una coda in Castiglia e León, a Madrid. Qui dominano storia, tradizioni e arte: in particolare nella capitale abbiamo avuto il privilegio di filmare nei maggiori musei: Prado, Reina Sofia, Thyssen-Bornemisza. Gran finale della serie gli Stati Uniti: New York, Maine, Midwest fino a Chicago e poi rientro passando per Pittsburgh, Cleveland. L’arrivo è a Washington, che non avevamo


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mai mandato in onda ma che ora più che mai incuriosisce grazie al fascino suscitato dalla figura di Obama. Anche qui abbiamo dato spazio all’arte - la National Gallery - e alla storia del giornalismo attraverso l’interessantissimo “Newseum”, museo di fresca inaugurazione». Che moto avete utilizzato? V. - «Solo Ducati: Multistrada in Sud America, Monster 1100 in Spagna e Gt negli Stati Uniti». In cosa si distingue il vostro lavoro dagli altri programmi televisivi dedicati al turismo? Emerson - «I nostri sono documentari di percorsi veri e propri, con grande cura a livello professionale e televisivo. Non dei semplici viaggi in motocicletta. Non sono, per chiarirsi, format del tipo “viaggio con la moto, sono un eroe” (ride, ndr). La moto è soltanto un fil rouge per raccontare la strada, vero motore universale di conoscenza. Non c’è protagonismo da parte nostra: i protagonisti dei nostri documentari sono i luoghi, gli incontri, le persone, l’arte. Siamo attenti nel descrivere passo passo il “da a”, ovvero gli itinerari seguiti». Un grande impegno descrittivo, dunque, senza troppe concessioni al “colore”. E. - «Direi di sì, anche perché in generale non vogliamo che alle immagini si accompagnino dei testi particolarmente enfatici. Il nostro lavoro viene trasmesso dalla rete ammiraglia Rai e il nostro obbiettivo principale resta quello di fornire un servizio in linea con l’utilità pubblica che deve avere, a mio modesto parere, la televisione di stato in quanto corrispettivo di una grande università popolare. E visto che a scuola sostanzialmente la geografia non si insegna più, noi facciamo una geografia in video che possa far sognare ed affascinare i giovani puntando anche sull’incanto intrinseco del viaggio “on the road” in moto». Qual è stato il viaggio più emozionante di questi ultimi mesi? V. - «Tutti i posti hanno il loro fascino, ma sicuramente la parte più dura e complessa è stata l’attraversamento del Sud America: un giro lungo tre mesi, estremamente faticoso. L’emozione non vien mai meno anche se, a forza di viaggiare, il mondo per noi si sta facendo sempre più

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piccolo (sorride, ndr)». Ancora una volta siete andati negli Stati Uniti. Perché? E. - «E’ una nazione dal grande fascino naturalistico, da cui sostanzialmente è nata una certa cultura, dal sapore letterario e cinematografico, del viaggio “on the road”. Parlare degli Stati Uniti significa inoltre andare incontro ai gusti dei nostri telespettatori: abbiamo un pubblico affezionatissimo che ci segue con assiduità e ci scrive per complimentarsi e per avere maggiori informazioni su questo o quel percorso». La strada è luogo di incontri. Ce n’è uno che più vi ha emozionato degli altri? E. - «Persone speciali ne abbiamo incontrate parecchie. Il Dalai Lama, ad esempio. Ma la cosa più stupefacente della strada è la capacità di svelare l’eccezionalità dei personaggi più svariati, magari umili e sconosciuti, incrociati per caso. E’ una continua sorpresa». In quale città vorreste vivere? V. - «Io possibilmente preferirei non fermarmi mai, viaggiare in continuazione…». E. - «Vero, però c’è un posto che mi piace più degli altri: l’Australia. E’ l’unico luogo dove la Natura ha la meglio sull’uomo e non viceversa. E per un filmmaker come me conta anche la luce. Lì è splendida. Sidney, infine, ha una dimensione umana veramente unica, oltre ad essere una città meravigliosa, adagiata com’è su sette baie». Nei vostri documentari la Cina non c’è. Motivi politici? E. - «In realtà abbiamo fatto un viaggio fino a Pechino, ma non per la televisione italiana. Penso che chi fa un lavoro come il nostro dovrebbe cercare di documentare la realtà senza inficiarla con le opinioni. C’è invece un motivo più pratico per cui la Cina non è ancora stata inserita in Dreamroads: le difficoltà burocratiche da affrontare sono parecchie e una casa di produzione indipendente come la nostra in sette mesi deve arrivare a un prodotto finito, ottimizzando i tempi il più possibile».


Via Europa, 2 - COMUN NUOVO (BG)

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di Fabio Cuminetti

«Donizetti più caratterizzato» Seconda stagione di prosa rinnovata nella programmazione, più snella nel numero di repliche e coerentemente distinta rispetto alle altre offerte teatrali del territorio. Boffelli: «Il cartellone è degno della nostra tradizione per qualità e quantità»

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MASSIMO BOFFELLI

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celta vincente non si cambia. Così potremmo riassumere la decisione di confermare, nella stagione di prosa 2009/2010 del Donizetti (che parte a fine novembre), la scelta degli spettacoli su sei turni introdotta lo scorso anno. L’abbandono dei nove turni ha infatti significato aumentare significativamente la percentuale di riempimento della sala: dal 59,82% del 2007-2008 all’82,15% del cartellone 2008-09. Le presenze medie salgono da 598 a 822, e così le presenze totali (da 43.072 a 44.361). Il che, in sede di presentazione della nuova stagione, ha fatto giustamente dire al direttore del teatro, Massimo Boffelli, che «l’innovazione è stata un successo». Dunque avanti su questa strada. Dei nove spettacoli proposti otto saranno spartiti a dittico, a comporre i due carnet: Classico (Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, Giorni Felici di Samuel Beckett, Zio Vanja di Anton Cechov, L’anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht) e Novecento (La strana coppia di Neil Simon, Le conversazioni di Anna K da Kafka, L’appartamento di Billy Wilder, Sleuth-L’inganno di Anthony Shaffer), pensati, per rispondere alle richieste e agli interessi di un pubblico che va vieppiù diversificandosi. A ponte tra i due carnet il nono spettacolo del cartellone “maggiore”, Filumena Marturano di Eduardo De Filippo. Dottor Boffelli, la “rivoluzione” della programmazione inaugurata la scorsa stagione sta funzionando a dovere. «Assolutamente sì. L’Amministrazione precedente ha valutato questo passaggio quasi come un obbligo, nel senso che lo scenario bergamasco nell’offerta spettacolistica e teatrale in città è fortemente mutato in questi anni. Innanzitutto Bergamo ha una grandissima ricchezza culturale, anche in termini di associazioni, e una proposta molto ampia. In più bisogna dire che sono nate nuove strutture».


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Creberg Teatro in primis. «Sì, e pure il Cineteatro Gavazzeni di Seriate. Qualche anno fa il Donizetti poteva tranquillamente dichiararsi il gigante della provincia e non che avesse l’esclusività - perché Treviglio, Lovere e Nembro hanno una buona tradizione - ma sicuramente era il punto principale della proposta bergamasca. Oggi non è più così ed è giusto tenerne conto attraverso la programmazione». Non è stato un passaggio facile, immagino. «No, perché ogni qual volta si vanno a fare delle mutazioni o si comincia a prendere coscienza di mutate condizioni non è poi facile trovare delle soluzioni e delle risposte. Quello che è stato pensato l’hanno scorso è in sostanza l’idea di dare una caratterizzazione migliore al Donizetti rispetto alla sua programmazione, esclusa ovviamente le lirica, che ha sempre connotato in maniera determinante il teatro». E’ stata introdotta l’operetta, ad esempio. «Sì, perché abbiamo riscontrato che c’era un numeroso pubblico che non aveva più il suo contenitore dove andare ad assistere a questo tipo di spettacolo, tant’è che con la nostra mini rassegna - ma del resto il genere non consente di avere di più - facciamo sempre il tutto esaurito. Con parecchi abbonamenti, peraltro». Avete soddisfatto una certa “domanda” del territorio, dunque. «Esatto, e questo come dicevo ci ha permesso di caratterizzare ulteriormente la nostra programmazione rispetto a quella del Creberg, che punta in generale su un calendario più “leggero” rispetto al nostro». Per la prosa il problema era però più complesso. «La prosa vanta una tradizione al Donizetti molto lunga e una fidelizzazione con gli abbonati consolidata. Però purtroppo subivamo le condizioni di cui accennavo in premessa: alcuni giorni della settimana registravamo percentuali di riempimento decisamente inferiori rispetto agli anni passati». Da qui la decisione di ridurre le repliche da sei a nove. «L’offerta di spettacoli è rimasta però degna del Donizetti, sia in quantità che in qualità, introducendo appunto l’operetta ed eventi speciali a latere. Certo, abbiamo dovuto fare una grande campagna verso quegli abbonati che hanno subito la cancellazione del loro turno, cercando di far comprendere i motivi e le mutate condizioni che ne stavano alla base».

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Tenendo conto peraltro che si tratta di denaro pubblico. «Certo. Pur offrendo prodotti culturali e pur non guardando esclusivamente al profitto, anche l’ente pubblico deve secondo me non proprio far quadrare i conti - impresa probabilmente non possibile e comunque non contemplata nella sua mission, non finalizzata al profitto - ma guardare ai propri bilanci. Alcuni abbonati l’hanno compreso, altri meno, comunque il numero di abbonati si è attestato su un buon numero e la flessione è stata decisamente leggera. Ciò non esclude che la nuova Amministrazione possa proporre un’ulteriore modifica dei moduli, però oggi siamo in presenza di una programmazione che garantisce una percentuale di riempimento del teatro molto alta e ci consente di rientrare di alcuni costi che ci permettono dunque di fare qualcos’altro». La prosa è quest’anno divisa in due carnet: “Classico” e “Novecento”. Un’offerta più elastica per consentire anche agli abbonati di scegliere secondo gusti e predisposizioni. «Stiamo sperimentando nuove formule flessibili per portare nuovo pubblico


al Donizetti. Negli anni precedenti non è mai stato fatto perché non ne avevamo l’esigenza; ora le cose sono cambiate. C’è poi la possibilità di abbinare alla stagione di prosa maggiore alcuni spettacoli di “Altri percorsi” con un abbonamento denominato “plus”». Come sono i vostri rapporti con il Creberg Teatro? «Di collaborazione. In questi anni il Creberg ha proposto molti spettacoli di qualità alternativi alla proposta del Donizetti. La programmazione è condivisa: non siamo mai andati ognuno per la propria strada ma ci siamo sempre sentiti in fase di preparazione del calendario. Stiamo discutendo sul rinnovo del contratto - in scadenza - con Officine Smeraldo, che gestisce il Creberg». Lo scorso febbraio Baricco ha aperto una querelle su “Repubblica”, chiedendosi se in tempi di crisi sia ancora opportuno che le istituzioni sostengano massicciamente la cultura con soldi pubblici. Che potrebbero essere invece investiti nella scuola, ad esempio. «Ho seguito attentamente la polemica, che mi ha un po’ sorpreso, anche

se capisco che in una situazione economica difficile possano nascere riflessioni di questo tipo. Detto ciò, il Teatro Donizetti due anni fa, e ci tornerà l’anno prossimo, è andato in Giappone con delle produzioni liriche donizettiane commissionate da imprese private giapponesi. Abbiamo così portato, senza spese per l’ente pubblico, Donizetti nel Sol Levante, perché all’estero la cultura italiana è molto amata. Io mi chiedo questo: quali sono in un contesto di globalizzazione i valori aggiunti che può vantare il nostro Paese? Io nel mio piccolo penso che la cultura sia sicuramente uno di questi, e l’ho riscontrato andando là. Sono soddisfazioni etiche e culturali, ma anche economiche. Avrà una ricaduta? Spero di sì. La cultura, dunque, può fare economia, e noi italiani sappiamo far bene cultura». Il contributo dei privati, secondo il direttore del Bergamo Jazz, Paolo Fresu, in Italia è ancora scarso rispetto all’estero. «Per correttezza, e non per piaggeria, devo dire che a Bergamo gli istituti di credito ci hanno sempre sostenuto. Certo, forse i privati potrebbero fare di più, perché effettivamente all’estero le cose vanno diversamente».

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Aziende OTTOBRE - NOVEMBRE

di Francesco Lamberini - foto di Fabio Toschi

Gestetner, sguardo al futuro senza dimenticare le radici Giancarlo Crotti, responsabile dell’agenzia Pancromatic in via Suardi a Bergamo: «Soddisfare le esigenze del cliente rappresenta il nostro primo obiettivo». Molto gettonata la formula «Pay Per Page»

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ancromatic, un nome capace subito di evocare suggestivi scenari popolati da macchine e accessori per l’ufficio. Stiamo infatti parlando di un’agenzia diretta che fa capo a una società multinazionale, la Gestetner, nota per essere stata la prima al mondo a produrre apparecchiature per l’ufficio. Ha in pratica inventato tutto ciò che oggi si trova in questo ambiente di lavoro: dal primo ciclostile del 1881 a tutte le successive macchine. Operativa in Inghilterra fin dai primi anni del secolo scorso, si è successivamente estesa, come multinazionale, in tutti i Paesi del

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mondo. A partire dal 1993 la famiglia Gestetner, di origine tedesca ma con la propria sede a Londra, ancora oggi operativa, ha cominciato ad indebolirsi dal punto di vista generazionale. Per cui l’ultimo esponente si è visto costretto a cercare partner e ad andare in Borsa, mettendo così sul mercato la sua azienda che fino a quel momento era rimasta privata. A quel punto una società nata nel 1930, la Ricoh, ha colto questa interessante opportunità. Avendo fabbriche e un mercato vero solo nell’Est del mondo, a poco a poco ha deciso di acquistare un po’ delle azioni Gestetner fino a stringere delle vere e proprie alleanze con questa società ultracentenaria.


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«Lavoro alla Pancromatic fin dal 1976 - dice Giancarlo Crotti, responsabile dell’agenzia che sorge in via Suardi a Bergamo - e a quel tempo, io e le altre persone impegnate in questa struttura, eravamo un’emanazione diretta della società Gestetner duplicatori Spa, trasformatasi poi in Gestetner Italia Spa, in NRG e infine in Ricoh Italia srl. In pratica negli anni si è proceduto a una serie di fusioni. A poco a poco la Gestetner ha assorbito, prima degli anni Novanta, alcune delle più grosse concorrenti che aveva sul mercato a livello mondiale fondendole in una struttura che si chiama NRG. Questa a sua volta ha acquisito la Ricoh Spa diventando Ricoh Italia srl. Oggi siamo tra le prime cinquecento società al mondo che fattura migliaia di miliardi all’anno, quindi rappresentiamo una realtà molto grossa». La fusione fra NRG Italia srl e Ricoh Italia Spa ha dunque dato origine alla Ricoh Italia srl (di cui Gestetner è un brand), società del Gruppo Ricoh. Per fatturato e presenza, Ricoh Italia Srl è oggi una delle principali realtà del settore ICT, specializzata nella distribuzione B2B di Prodotti e Servizi per la stampa e la gestione documentale, con una quota di assoluta leadership del 29% relativa alle periferiche multifunzione. L’approccio strategico della nuova Ricoh Italia Srl è multimarchio e multicanale, orientato all’offerta di prodotti e servizi presentati con i marchi Ricoh, Nashuatec, Rex Rotary e Gestetner. L’azienda si pone come leader di mercato nell’offerta di periferiche di stampa (stampanti, multifunzione, dispositivi alto volume, scanner e fax), software per la gestione documentale e servizi di gestione integrata, primi fra tutti il modello d’analisi «Total Document Value» (TDV) ed il modello di offerta «Pay Per Page» (PPP). Con questa innovazione organizzativa, il Gruppo Ricoh consolida anche in Italia la propria leadership in un mercato che, negli ultimi anni, si è dimostrato molto selettivo, premiando i Gruppi che hanno maggiormente investito nel miglioramento di prodotti e servizi. «La società - aggiunge Crotti - opera a Bergamo con una struttura diretta portando avanti il nome storico Gestetner. Il rapporto con il cliente lo consideriamo fondamentale nella nostra attività e il lavoro avviato in tal senso ha dato ben presto i suoi frutti. Basti dire che l’agenzia di via Suardi, nell’ambito del panorama societario, viene oggi considerata in

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PANCROMATIC srl Via Suardi, 6 - 24124 Bergamo Tel. 035.249668 - Fax 035.249851


Italia tra le prime tre o quattro strutture a livello provinciale per produzione, contatti con la clientela e contratti installati. Si tratta di un risultato di grandissimo rilievo ottenuto in questi oltre trent’anni di attività se consideriamo che nella nostra Penisola la Bergamasca non figura certamente tra i primi posti per popolazione o capitali». L’agenzia di via Suardi a Bergamo non tratta computer ma è in grado di proporre oltre 50 modelli di macchine, capaci di coprire qualsiasi esigenza della clientela, come la riproduzione delle copie, le stampe i fax, le mail, le scannerizzazioni. «Chi si rivolge a noi - dice Crotti - sa di poter essere soddisfatto non solo nella scelta di un bene strumentale, ma anche sotto il profilo della gestione. Ad esempio con dei contratti di servizio. Quindi da noi il cliente non è obbligato ad acquistare la macchina, può noleggiarla e pagare le copie che fa evitando così qualsiasi tipo di investimento. Un servizio che tra l’altro è anche comprensivo dell’assistenza e della manutenzione. Deve solo scegliere il modello che si adatta meglio al suo lavoro. Inoltre, particolare tutt’altro che secondario, la società lavora con un occhio sempre ben attento al rispetto e alla tutela dell’ambiente». Lanciata a partire dal 2000, grandi consensi sta appunto riscuotendo la

formula chiamata «Pay Per Page» (in pratica paghi per ogni pagina che fai). Adottare questo tipo di servizio vuol dire per le aziende, gli studi professionali, gli enti, orientarsi verso una formula che offre una serie di vantaggi: solleva le stesse aziende dagli oneri gestionali, rendendo il fornitore del servizio responsabile del risultato; ottimizza il flusso documentale ed elimina sprechi nella gestione operativa. Adottare la formula «Pay Per Page» significa sottoscrivere un contratto, di durata predefinita, per cui il cliente paga un importo unitario predeterminato per le pagine prodotte (stampe, copie, fax), importo che è comprensivo di assistenza tecnica, ricambi, materiale di consumo, oneri gestionali e utilizzo hardware. «Nel giro di nove anni - dice Giancarlo Crotti - siamo arrivati ad avere oltre 180 mila macchine, in tutta Italia, assistite con questo sistema. Un servizio che conferma la nostra strategia centrata a soddisfare al massimo le esigenze di chi si rivolge a noi. Da sottolineare che non solo siamo attenti a far risparmiare dei soldi al cliente, ma anche di fare in modo che la sua sia una scelta verde, tale da non inquinare l’ambiente. Dunque siamo una società che guarda a un atteggiamento etico, oltre che tecnico e commerciale, nella gestione del nostro business».

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egli ultimi anni l’attenzione e l’interesse dello Stato per la sicurezza sul lavoro ha sensibilizzato tutta la popolazione: dai politici impegnati a rivedere le leggi, ai singoli cittadini che quotidianamente apprendono da giornali e telegiornali notizie di incidenti mortali sui luoghi di lavoro. A livello nazionale l’ormai storica legge 626 viene sostituita dal D. Lgs. 81 del 2008 e successive modifiche di recente apportate che rivedono e rendono più aspre le sanzioni per i trasgressori aumentando anche la vigilanza e i controlli sui cantieri e nelle aziende. La nostra regione ha varato un ulteriore Piano in aggiunta alla normativa nazionale per ottenere risultati ancora più importanti per la tutela degli ambienti di lavoro. Anche con un solo dipendente scatta l’obbligo di avere il Documento della Valutazione dei Rischi (DVR) e un medico aziendale e, con la nuova normativa del 4 Agosto, il datore di lavoro con oltre 5 dipendenti è soggetto a ulteriori doveri. La società Igea è a completa disposizione di TUTTI I DATORI DI LAVORO PER ASSISTERLI in questo settore, informarli e principalmente per tutelarli attraverso Corsi di Formazione per i dipendenti ,Corsi di Primo Soccorso e Nomina del Medico Competente che si assume la responsabilità Sanitaria del personale aziendale. Si effettuano visite mediche e prelievi anche presso i cantieri con l’unità mobile attrezzata e visite specialistiche di 2° livello presso il nostro CENTRO MEDICO. SERVIZI: MEDICINA DEL LAVORO, Corsi di Formazione, Redazione o aggiornamenti del DVR . Certificazione gratuita con apposizione “DATA CERTA” per tutti i documenti della Sicurezza. Consulenze telefoniche gratuite tutti i giorni dalle 8,00 alle 22,00.

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Turismo OTTOBRE - NOVEMBRE

Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet insieme Il quinto concorso enologico internazionale, promosso dal Consorzio Tutela Valcalepio e organizzato da Vignaioli Bergamaschi, si svolgerà dal 15 al 17 ottobre presso il Palamonti di Bergamo

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ervono i preparativi per la quinta edizione del concorso internazionale “Emozioni dal Mondo. Merlot e Cabernet insieme” promossa dal Consorzio Tutela Valcalepio e organizzata da Vignaioli Bergamaschi sca in programma dal 15 al 17 ottobre al Palamonti di Bergamo. Come negli anni precedenti, la manifestazione gode del patrocinio dell’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino che ad oggi lo ha concesso solo ad una quindicina di concorsi internazionali. Diversi giudici e giornalisti stranieri hanno già inviato la loro adesione a dimostrazione di quanto interesse ci sia all’estero per un evento simile che purtroppo molta stampa locale e nazionale non prende nella

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dovuta considerazione. L’obiettivo che il Consorzio Tutela Valcalepio si prefigge è quello di superare come numero le partecipazioni dello scorso anno. Nel 2008 al Concorso hanno partecipato ben 171 vini provenienti da 18 Paesi, cioè la quasi totalità delle nazioni al mondo che effettuano il taglio bordolese, mentre le sei commissioni che hanno giudicato i vini erano composte da 64 giudici fra enologi e giornalisti provenienti da 17 paesi diversi. «Un successo enorme a livello internazionale - ha commentato Sergio Cantoni, direttore del Consorzio Tutela Valcalepio e coordinatore del Comitato organizzatore del Concorso - che quest’anno intendiamo ripetere raggiungendo e magari superando le duecento etichette». Informazioni dettagliate e modulistica per la partecipazione si possono trovare sul sito: www.emozionidalmondo.it


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Arte e Cultura

OTTOBRE - NOVEMBRE

BergamoScienza, settimo anno Attese oltre 70 mila persone 16 giorni di divulgazione scientifica con oltre 100 eventi e ospiti internazionali tra cui Aaron Ciechanover, John F. Nash, Daniel Bosia, Mark Buchanan, Santiago Kraiselburd, Robert Perlman

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ettima edizione per BergamoScienza, riuscitissima rassegna di divulgazione scientifica, in programma a Bergamo dal 3 al 18 ottobre 2009. Conferenze, tavole rotonde, mostre, laboratori interattivi, spettacoli, competizioni e giochi con personalità importanti del mondo scientifico e culturale internazionale animeranno la città per 16 giornate. BergamoScienza da

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sempre chiama a raccolta prestigiosi nomi della ricerca scientifica, tra i quali numerosi Nobel. Quest’anno ospita Aaron Ciechanover (Premio Nobel per la Chimica, 2004), John F. Nash (Premio Nobel per l’Economia, 1994), Daniel Bosia, Mark Buchanan, Santiago Kraiselburd, Robert Perlman e Jimmy (Jimbo) Wales. Bergamo si riconferma così “capitale della scienza”, grazie agli ospiti eccellenti e alle numerose presenze registrate (oltre 72mila nel 2008) con più di 100 eventi aperti gratui-


tamente al pubblico che si snodano nei luoghi più belli della città. Tra questi, il Teatro Sociale, gioiello dell’architettura ottocentesca recentemente restaurato, che quest’anno ospiterà molte conferenze. La manifestazione si svolgerà anche in palazzi e dimore storiche, chiese, chiostri, teatri, musei, scuole e Università di Città Alta e Città Bassa, ma anche fuori porta a Brembate Sopra, Milano, Treviglio, Stezzano e nei Comuni del Sistema Bibliotecario Seriate Laghi. BergamoScienza sarà inaugurata con la presentazione ufficiale del programma sabato 3 ottobre alle ore 17 presso la Borsa Merci (su invito) e proseguirà con il concerto jazz del Bobo Stenson Trio alle ore 20 al Teatro Donizetti (aperto al pubblico). Gran finale in Piazza Matteotti. Torna “La notte della scienza” condotta da Max Laudadio. Musica e intrattenimento per un’incursione semi–seria nel mondo della scienza, con alcuni tra i più noti filosofi e scienziati italiani.

tivo del Zaragoza International Centre, esperto in logistica umanitaria, Santiago Kraiselburd, spiegherà come modelli e algoritmi utilizzati per gestire un’azienda possano essere applicati per fornire aiuti e farmaci ai paesi in via di sviluppo. Tra i prestigiosi nomi italiani, il giornalista e scrittore Marco Malaspina analizzerà un argomento molto curioso mettendosi sulle tracce dei molteplici riferimenti scientifici contenuti nel celebre cartoon I Simpson. Il criminologo Massimo Picozzi e l’antropologa Cristina Cattaneo condurranno il pubblico sulla scena di un crimine e, attraverso indizi, dettagli e conoscenze cliniche riveleranno come arrivare al profilo psicologico e comportamentale di un criminale.

IL PROGRAMMA Il programma 2009 presenta una continuità mai sperimentata, sono infatti previsti eventi per tutti i giorni e le sere della settimana. Sarà un astronauta dell’ESA con gli astrofisici Marcello Coradini (ESA) ed Enrico Flamini (Agenzia Spaziale Italiana) che ripercorreranno l’avventura che l’uomo compì sulla Luna 40 anni fa, ad aprire il 4 ottobre il ciclo di 34 conferenze che si concluderà il 18 ottobre due incontri speciali, quello con Jimmy (Jimbo) Wales, fondatore della libera enciclopedia “universale” online Wikipedia e quello con il pilota Alex Zanardi. CONFERENZE Due i Premi Nobel presenti, il matematico John F. Nash, (Nobel per l’Economia, 1994) che tratterà la “Teoria dei Giochi” matematici cooperativi e Aaron Ciechanover (Nobel per la Chimica, 2004) che ci rivelerà come la distruzione delle proteine di una cellula sia la base del perpetuarsi della nostra vita biologica. Nel bicentenario della nascita di Charles Darwin e a 150 anni dalla pubblicazione della sua “Sull’Origine delle Specie”, il neurobiologo Robert Perlman, dell’University of Chicago e Francesco Colotta del Nerviano Medical Science, spiegheranno quali effetti ha avuto la teoria darwiniana sulle varie espressioni della vita umana. Con un esperto del Centre for Science and Technology Policy Research del Colorado, si affronterà la questione dei rapporti tra la comunità scientifica internazionale e il mondo politico, in relazione ai cambiamenti climatici e ambientali del pianeta. I modelli matematici e le intuizioni della quantistica applicati al comportamento umano saranno indagati dal fisico e scrittore anglosassone Mark Buchanan, alla luce di una nuova “fisica sociale”. Il direttore esecu-

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OTTOBRE - NOVEMBRE

MOSTRE, SPETTACOLI, LABORATORI La rassegna prevede inoltre proiezioni di film con dibattito, spettacoli scientifici e teatrali, open days di Istituti Scientifici, premiazioni e concorsi fotografici, cacce al tesoro matematico-naturalistiche, mostre e laboratori dove gioco, sperimentazione e didattica si fondono per creare un ambiente che favorisca la divulgazione e l’apprendimento. Un’assoluta novità è il 1° torneo di robocalcio targato “BergamoScienza”. Una grande sfida tra robot-calciatori che si affronteranno su microcampi da gioco in avvincenti incontri senza essere telecomandati. E per finire si esibiranno piccoli robot lottatori di minisumo. INFORMAZIONI Tutte le iniziative sono gratuite e aperte al pubblico fino ad esaurimento posti. Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito www.bergamoscienza.it. Per informazioni e prenotazioni: scuole: tel. 035.275307 mail: bergamoscienza@confindustria.bg.it privati: tel. 035.221581

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Arte e Cultura

OTTOBRE - NOVEMBRE

Sgarbi promuove Caravaggio Mostra a Bergamo nel 2010 Preparazione di un grande evento in occasione del quarto centenario della morte del grande artista. «Si sta pensando di esporre solo un nucleo di opere di Merisi e numerose altre che “gli occhi di Caravaggio” videro tra il 1585 e il 1592»

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li occhi di Caravaggio”, quest è il leit-motiv - e il titolo - della mostra che l’on. Vittorio Sgarbi curerà in quel di Bergamo nei primi mesi del 2010, in occasione del quarto centenario della morte del grande artista avvenuta nel 1610 a Porto Ercole. Coadiutore è il suo promoter di sempre Salvo Nugnes. «Ho proposto - anticipa Sgarbi - il progetto di una mostra per il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, che è e si celebrerà nel 2010. E l’assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani con sollecitudine lo ha accolto». Quante opere entreranno nell’iter iconografico della mostra? «Ancora non è dato sapere, ma si sta pensando di esporre solo un nucleo di opere di Caravaggio - tre o quattro di soggetto sacro, quali la “Conversione di San Paolo”, il “Riposo dalla fuga in Egitto” e “Il sacrificio di Isacco”, alcuni dipinti di soggetto profano, fra cui ritratti, e una sezione di disegni - e numerose opere che “gli occhi di Caravaggio” videro, a Milano, Bergamo, Brescia, Cremona e Venezia tra il 1585 e il 1592, cioé negli anni giovanili ch’egli trascorse a Milano prima di trasferirsi a Roma. Da ottanta a cento opere di artisti lombardi e veneti quali Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Savoldo, Moretto». La mostra è ancora in via di definizione da parte del curatore Sgarbi e degli altri storici dell’arte coinvolti: oltre a Gregori, l’autore del libro «Il giovane Caravaggio in Lombardia» Giacomo Berra, l’esperto di diagnostica delle opere caravaggesche Paolo Sapori e Francesco

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Frangi, che ha curato mostre, ad esempio, su Savoldo tra Foppa, Giorgione e Caravaggio e sulla pittura di genere e di realtà da Caravaggio a Ceruti. Nel frattempo si moltiplicano le iniziative in tutta Italia per celebrare Michelangelo Merisi, per un certo fascino della sua biografia oltre che per l’altissimo valore artistico. L’immagine di Caravaggio che

la tradizione ci ha consegnato è racchiusa in una figura che incarna perfettamente il mito moderno dell’artista, quella del genio moderno, dall’animo profondamente inquieto destinato a vivere in isolamento la fedeltà a sé stesso e a pagare a caro prezzo la libertà della propria visione e del proprio modo di intendere l’arte della raffigurazione. A

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OTTOBRE - NOVEMBRE

questa rappresentazione hanno contribuito sicuramente le burrascose vicende che hanno animato la sua tormentata esistenza: l’omicidio, commesso durante una rissa, la sua fuga in pellegrinaggio per l’Italia e infine la morte disperata, in cui la leggenda ha preso il sopravvento, su una spiaggia toscana, dopo avere ottenuto il perdono papale per l’omicidio commesso. Ma sarebbe fuorviante scindere la vicenda umana e psicologica di Caravaggio dalla poesia e dalla carica rivoluzionaria del suo percorso artistico. Uno stile pittorico, segnato dalla forza drammatica del suo realismo, dalla capacità unica di coniugare realtà e verità

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attraverso l’uso particolare della luce. La luce penetra gli ambienti avvolti da profonde zone d’ombra, esaltando la tensione dei movimenti, rivelando i sentimenti delle figure umane, immersi in uno spazio non astratto, ma quotidiano. Luce che è, allo stesso tempo, reale e divina, che si sottrae e, sottraendosi, mostra nei corpi e nei volti un’umanità non fantastica e idealizzata, ma viva, e, dunque, tragica. Ed è proprio nella condizione tragica che la vita e l’arte di Caravaggio trovano il loro punto di raccordo e ci restituiscono l’immagine di un artista moderno in senso pieno.


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Arte e Cultura

OTTOBRE - NOVEMBRE

Il Festival Organistico passa da 5 a 6 concerti Notevole sforzo organizzativo per i promotori del “Città di Bergamo” in occasione della riapertura al culto della Cattedrale di Città Alta. Nel duomo si esibirà un mito vivente della musica barocca: Kenneth Gilbert

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opo cinque anni e mezzo di lavori, scavi, scoperte e restauri, finalmente la Cattedrale di Bergamo è stata riaperta al culto, più bella, luminosa ed affascinante di prima. Non volendo tuttavia penalizzare gli strumenti che in questi anni hanno degnamente sostituito una delle sedi più prestigiose della manifestazione, il Festival Organistico Internazionale “Città di Bergamo” passerà quest’anno da 5 a 6 concerti, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. Uno sforzo organizzativo notevole, che vuole dare un segnale forte, di fiducia e di ottimismo, a tutta la cultura musicale, alle prese con una crisi economica globale che sta tagliando risorse un po’ in tutti i settori. La stagione si apre in Basilica di Santa Maria Maggiore, venerdì 2 ottobre, con un nome di grande fascino ed assoluto richiamo, Daniel Roth, titolare  dell’organo Cavaillé-Coll di Saint Sulpice a Parigi. Il martedì successivo, 6 ottobre, in Sala Piatti sarà nospite Wayne Marshall, il celebre e carismatico direttore d’orchestra d’origine caraibica, salito alla ribalta nel mondo della classica per le sue originalissime interpretazioni, piene di contagiosa vitalità. Al centro della serata ovviamente i generi a lui più cari, come musical e jazz. Venerdì 9, sul monumentale organo Serassi di S.Alessandro della Croce in Pignolo, sarà protagonista un’altra figura di spicco nel panorama organistico internazionale, Jacques van Oortmerssen, successore di Gustav Leonhardt alla Waalse Kerk di Amsterdam. Una settimana dopo, venerdì 16, in quel piccolo gioiello architettonico che è la Madonna del Giglio, l’organista Aaron Edward

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Carpenè, d’origine australiana, ora operante a Roma, illustrerà con parole e musica il frutto dei suoi appassionati studi sui manoscritti di musica rinascimentale custoditi presso la Biblioteca Jagielloniana di Cracovia. Il quinto appuntamento, venerdì 23 nella Chiesa delle Grazie, è quello dedicato ad un giovane vincitore di Concorso Internazionale. Finalmente, dopo dodici anni e ben cinque edizioni in cui il primo premio d’improvvisazione non veniva assegnato, lo scorso anno il Grand Prix de Chartres (Fra) ha trovato un degno vincitore: si tratta di David Franke, tedesco. Gran chiusura con la festa per la Cattedrale, venerdì 30 ottobre, chiamando in campo un mito vivente della musica barocca, Kenneth Gilbert, cembalista ed organista canadese che con i suoi studi e le sue esecuzioni ha profondamente influenzato tutta l’interpretazione tastieristica della seconda parte del secolo scorso.


Arte e Cultura

OTTOBRE - NOVEMBRE

di Massimiliano Cordoni*

Ristrutturazione parziale di un bilocale Uno spazio piccolo, con un’adeguata articolazione interna, è in grado di regalare ampi spazi sfruttabili al 100%, con un investimento economico molto basso e alla portata di tutti

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o spazio oggetto della ristrutturazione è un bilocale già preesistente, il quale ha mutato radicalmente il suo aspetto con piccoli ma sostanziali accorgimenti. L’articolazione interna dei locali è stata cambiata in funzione del nuovo collocamento dell’ingresso principale, che regala alla nostra articolazione interna la possibilità di sfruttare al meglio i propri spazi. Con la demolizione della precedente parete che delimitava il soggiorno dalla cucina si è riusciti ad ottenere uno spazio living più ampio ed al tempo stesso più funzionale; riducendo

così contemporaneamente anche il disimpegno e guadagnando così metri quadrati sia per la zona giorno che per la zona notte. La nostra ristrutturazione ha saputo creare con pochi accorgimenti una zona giorno, composta da una piccola ma sufficiente cucina con annesso soggiorno, ed una zona notte, composta da una camera matrimoniale con cabina armadio e bagno annesso. Il progetto realizzato è un’esempio di come uno spazio piccolo, con un’adeguata articolazione interna, sia in grado di regalare ampi spazi sfruttabili al 100% con un investimento economico molto basso e alla portata di tutti.

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Città dei mille ottobre novembre 09