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001 Forse la Monsanto verrĂ premiata con il Nobel per l'agricoltura La FED propone all'Europa un prelievo forzoso del 10% Cina: basta con il dollaro come moneta dominante E' possibile un paese disarmato ? Il Veneto farĂ  la fine di Detroit ? Russia, Siria e il declino dell'egemonia americana MK Ultra: il controllo mentale secondo la CIA L'impero delle multinazionali e le nuove guerre


O M I R P IN

O N PIA

FORSE LA MONSANTO VERRA' PREMIATA CON IL NOBEL PER L'AGRICOLTURA In un contesto in cui lo sfruttamento della terra, l’uso di pesticidi che contribuiscono alla moria delle api e la contaminazione degli alimenti rendono una scommessa quotidiana capire ciò che abbiamo nel piatto, sembra un paradosso che una delle aziende che detiene il monopolio del settore alimentare e che ha messo in ginocchio i piccoli agricoltori di coltivazioni biologiche riceva un riconoscimento a livello mondiale. Eppure, in quasi totale silenzio, in questi giorni sarà conferito alla Monsanto un riconoscimento molto importante: il World Food Prize, il Nobel del cibo istituito nel 1986 dall’agronomo e ambientalista statunitense Norman Borlaug. No, non è uno scherzo. Lo scorso giugno sono stati resi noti i nomi dei vincitori del premio, tre biologi, tra cui Robert Fraley, conosciuto ai più per essere il biotecnologo dell’azienda Monsanto. Non solo, sembra che Fraley dovrà condividere i 250mila dollari di premio con altri due colleghi biotecnologi, tra cui Mary-Dell Chilton, che opera presso la società biotech Syngenta. Per chi non lo ricordasse, la società Syngenta, assieme alla Bayer, è tra i maggiori produttori di pesticidi che contribuiscono alla moria delle api. La Commissione Europea, infatti, ha sospeso l’utilizzo di alcuni di questi prodotti, anche se la Syngenta ha presentato ricorso contro la decisione della Commissione adottata, secondo l’azienda, sulla base di una procedura incompleta e su valutazioni inadeguate da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Una situazione un po' paradossale quella del conferimento del premio che, secondo alcuni, potrebbe avere delle conseguenze importanti nello scenario agricolo mondiale. Una sorta di legittimazione del modello di business spietato adottato in questi anni dalla Monsanto, che impoverisce agricoltori e monopolizza la produzione di cibo. Sembrerebbe inoltre che, tra i finanziatori dello stesso premio, compaiano proprio Monsanto e Syngenta. La cerimonia della premiazione sarà tenuta il 16 ottobre prossimo, Giornata Mondiale per l’Alimentazion E, c’era da aspettarselo, la cosa ha scatenato un vero e proprio putiferio. Attorno alla questione, infatti, si è formato un attivo movimento politico che ha preso il nome di “Occupy the World Food Prize” e che sta organizzando su tutto il territorio americano manifestazioni atte a far conoscere ai cittadini statunitensi il problema relativo alle colture Ogm, soprattutto quelle adoperate dalla Monsanto, e ai rischi che comportano per il nostro organismo e per il nostro pianeta.

Non solo, il movimento ha organizzato una raccolta firme per fermare la consegna del premio. Sulla pagina apposita si legge: “In segno di protesta, 81 consiglieri del World Future Council hanno scritto una dichiarazione criticando con asprezza il World Food Prize Foundation per aver tradito il suo scopo. Nelle parole degli autori: “i semi OGM rafforzano un modello di agricoltura che mina la sostenibilità degli agricoltori con scarsa disponibilità di liquidi, che rappresentano gran parte delle persone affamate nel mondo… L’impatto più drammatico di tale dipendenza è in India, dove 270.000 agricoltori, molti intrappolato in debito per l’acquisto di sementi e prodotti chimici, si suicidò tra il 1995 e il 2012”. In particolare, la Monsanto costringe migliaia di agricoltori ad acquistare semi che muoiono in una stagione e non possono essere ripiantati. Ogni anno, dunque devono essere acquistati di nuovo e questo causa per molti la bancarotta. Ne abbiamo parlato anche quando abbiamo descritto la rivoluzione dei piccoli agricoltori che è avvenuta in Colombia.

Quanti fossero interessati alla storia della Monsanto, possono approfondire l’argomento leggendo il nostro articolo “Monsanto: un secolo di crimini contro l’umanità e la natura”. Se, invece, volete firmare la petizione, potete farlo al link: http://action.sumofus.org/a/world-food-prize-monsantosyngenta/5/2/?sub=fb Fonte: ambientebio.it

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A I M O N O EC

LA FED PROPONE ALL'EUROPA UN PRELIEVO FORZOSO DEL 10% Un piano drastico per uscire dal tunnel in un colpo solo. Rischi incalcolabili. L’idea è sorprendente, ma ciononostante è passata pressoché inosservata, celata tra le righe di un lungo rapporto di economia. Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica, il Fondo Monetario Internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre crisi. L’idea “brillante” viene enunciata in uno dei capitoli del report semestrale “Monitor delle finanze pubbliche” preparato dagli economisti del Fondo. Quello proposto e riportato dai quotidiani, tra cui un giornale greco, sarebbe un provvedimento suicida, in quanto scatenerebbe una fuga di capitali dalle banche europee. Quanto espresso dall’istituto di Washington è certamente stato preso in considerazione anche dalle autorità politiche. Il concetto è semplice: piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali “dormienti”? Così sarebbero però i cittadini innocenti, senza distinzione di classe, a pagare il prezzo della crisi del debito sovrano creata dalle autorità politiche che non sono riuscite a creare un’area della moneta unica salutare con un unico debito. Urge una riforma prima che la deflazione provochi altri danni e le tensioni sociali diventino violente. Ma non questa proposta, la quale - ben nascosta nell’ultimo rapporto dell’organizzaizone – rischia per di più di esacerbare i rapporti già particolarmente delicati tra il Fondo e i Governi Ue e la Bc

Il Fondo osserva che contributi una tantum come i prelievi coatti sono stati ampiamente utilizzati in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della Germania) e in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il report riconosce che le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato ad una riduzione del debito pubblico (l’obiettivo iniziale). E sopratutto che il ritardo nell'attuazione ha portato alla fuga di capitali e a un’elevata inflazione.

come questa piuttosto semplicistica e senza precedenti del FMI".

Concentrandosi nei problemi della zona euro e nella necessità di riportare il livello del debito pubblico a livelli precrisi (fine 2007), il FMI riconosce anche che per curare l’area ci sarebbe bisogno di un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro.

Fonte: wallstreetitalia.com

Degli analisti interpellati da L'Echo c'è solo un economista, Etienne de Callatay, che trova qualche virtu' nell'idea: “A prima vista, la proposta può sembrare perturbante, persino scioccante e scandalosa. Ma si tratta di una alternativa alle altre misure preconizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all'inflazione”.

Questo, ovviamente, è un potente disincentivo. Sarebbe inoltre una missione estremamente difficile, conclude l'Fmi, ma l'idea deve comunque essere presa in considerazione e “messa a confronto con i rischi e le alternative per ridurre il debito pubblico”, come ad esempio una moratoria delle passività o l'inflazione, che “è anche una sorta di tassa sul patrimonio”. "Dato il pessimo stato delle finanze pubbliche della zona euro – si legge sulquotidiano belga L'Echo - le idee per rafforzare i fondi pubblici non mancano,

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EC ON OM IA

CINA: BASTA CON IL DOLLARO COME MONETA DOMINANTE Cina sempre più irritata dallo stallo nelle trattative tra Democratici e Repubblicani Usa per evitare il default Usa. D'altronde, insieme al Giappone, il paese è il maggiore detentore di Treasuries americani e i dubbi sulla convenienza a puntare ancora su questo investimento sono sempre più insistenti. E così, nell'agenzia di stampa statale Xinhua appare un editoriale firmato da Liu Chang, che parla "del fallimento fiscale degli Stati Uniti" come un elemento che avalla la "deamericanizzazione del mondo", sostenendo che è arrivato il momento che il mondo consideri una nuova valuta di riserva "che deve essere creata per sostituire il dominio del dollaro, in modo tale che la comunità internazionale possa stare lontana dalle conseguenza del caos politico che si sta intensificando negli Stati Uniti".

E ancora, si ricordano gli effetti della crisi Washington ha dichiarato di aver liberato finanziaria che nel 2007 ha travolto gli il popolo da un regime tirannico". Stati Uniti e il mondo intero. In questa situazione, l'articolo invoca che "Washington ha abusato del suo status di "le economie emergenti e in via di superpotenza e ha introdotto maggior caos sviluppo abbiano maggior voce nelle nel mondo nel trasferire i rischi finanziari istituzioni finanziarie internazionali, nel resto del mondo, istigando tensioni in inclusi la Banca Mondiale e il Fondo diverse aree per dispute territoriali". Monetario Internazionale" e sottolinea che una riforma effettiva debba essere Il "mondo sta ancora arrancando per l'introduzione di una nuova valuta di cercare di uscire dal disastro economico riserva, che sostituisca il dollaro. provocato dalle elite voraci di Wall Street, mentre le bombe e gli attentati sono diventati praticamente una routine Ma le critiche non si fermano certo alla quotidiana in Iraq, anni dopo che fonte: Wall Street Italia questione fiscale. Stando all'editoriale, da quando è emersa dal bagno di sangue della Seconda Guerra Mondiale come la nazione più potente del mondo, l'America ha tentato di creare un impero globale imponendo un ordine mondiale, alimentando la ripresa in Europa e incoraggiando cambi di regime in nazioni che non considera proprio amiche di Washington". In questo modo, continua l'articolo, l'America ha protetto i propri interessi "in ogni angolo del mondo, abituata a infiltrarsi negli affari di altri paesi e regioni". Il governo americano, che si è fatto portatore di alti valori morali, ma "ha nascosto episodi di cui si è reso responsabile, come "la tortura dei prigionieri di guerra, l'uccisione di civili attraverso attacchi con i droni, lo spionaggio dei leader mondiali". L'ECOLO QUOTIDIANO n° 1 ORGANO DI INFORMAZIONE DEL PORTALE ECOLAND


' A ET I C O S

E' POSSIBILE UN PAESE DISARMATO ? L’abolizione dell’esercito è sempre sembrato un sogno illusorio, un’utopia auspicabile solo da “fricchettoni” pacifisti, ignari dei rapporti internazionale da dover mantenere. Ma c’è un Paese, la Costa Rica, che lo ha fatto sessant’anni fa per opera di José Figueres Ferrer, coriaceo figlio di catalani emigrati in America. Il 1° dicembre 1948, il paese era uscito da poco da una guerra civile, che aveva provocato centinaia di morti. In breve, dopo due mesi di combattimenti, il socialdemocratico Ferrer assunse la direzione del governo provvisorio, nazionalizzò le banche e annunciò l’abolizione dell’esercito. Dopo la firma del decreto legge, il presidente del governo provvisorio si recò alla caserma Bellavista, situata nella capitale San José e davanti alla folla, con una mazza, colpì simbolicamente il muro della caserma. Lo stesso giorno, Ferrer offrì la caserma Bellavista all’università della Costa Rica, che la trasformò in un museo. In questo gesto simbolico è racchiuso il motivo principale dell’abolizione dell’esercito: eliminare le spese militari per aumentare i fondi destinati all’istruzione e per migliorare le condizioni sanitarie di questo Paese. In effetti, attualmente la Costa Rica ha un tasso di alfabetizzazione del 96% e la speranza di vita, di quasi settantasette anni, è quella più alta in tutta l’America Latina. Da quando la Costa Rica ha deposto le armi non ci sono state né invasioni né guerre, nonostante l’America Centrale si possa sicuramente considerare una “zona calda” del mondo. Ad oggi, infatti, lo sforzo più grande per la Costa Rica è quello di mantenere questa cultura pacifista in un’area martoriata da continui conflitti. «Smettiamo di comprare armi per pagare più professori e più medici» non si è rivelato solo uno slogan sterile e retorico. Secondo la fondazione Arias per

la pace e per il progresso umano, la piazza della Cultura, parco della Pace, la soppressione delle forze armate permette rotonda delle Garanzie Sociali si possono di finanziare le università pubbliche e tre citare come esempi. interi ospedali. Probabilmente anche l’Italia potrebbe Esiste però anche un rovescio della considerare questa come alternativa medaglia. Rosibel Salas Herrera, adatta per la riduzione del debito vicedirettrice di un istituto tecnico nella pubblico e il risanamento del pareggio di regione del Coto Brus, riconosce bilancio prendendo esempio dall’unico l’efficienza del sistema d’istruzione, ma Paese al mondo che il giorno di festa ne critica le diseguaglianze. Mentre nella nazionale fa sfilare gli studenti anziché i capitale gli studenti dispongono di soldati. Le cifre riguardanti i soldi spesi computer e biblioteche, ritiene che nella dall’Italia nelle cosiddette “missioni di regione in cui lei lavora la situazione non pace” rivelano un impegno di non poco sia altrettanto edificante: i bambini sono conto in relazione ai sacrifici a cui sono costretti a seguire le lezioni in aule fatte chiamati gli italiani. E non solo in di lamiere. relazione all’aumento della pressione fiscale, ma anche ai tagli in settori sociali Nonostante ciò, nessuno pensa di di primaria importanza quali istruzione, rimettere in discussione la rinuncia delle sanità ed altri. spese militari. Per citare un avvenimento emblematico, solo nel 1985 l’America Ma se il modello inaugurato più di Centrale è stato teatro delle guerre in cinquant’anni fa da Pepe Figueres Ferrer Guatemala, nel Salvador e in Nicaragua. ha portato la Costa Rica ad essere tra i Così, di fronte alla minaccia che il primi posti negli indici di sviluppo pericolo potesse raggiungere anche la mondiale, cosa aspettano Stati europei Costa Rica, il governo aveva un’inchiesta come Grecia, Spagna, Portogallo a seguire tra la popolazione per sapere se fosse l’esempio di questo piccolo ma favorevole o no al ripristino delle forze democratico Stato? armate. Ebbene, ben il 90% degli intervistati si è rivelato contrario. La Costarica è così diventato l’esempio di un Paese che ha costruito sull’assenza dell’istituzione militare la base per il suo sviluppo: è al 48° posto al mondo negli indici di sviluppo, mentre gli altri stati dell’America Centrale sono dietro ai primi cento. Qui le piazze, i monumenti e le vie non ricordano guerre o battaglie, ma i solidi principi su cui si basa questo Paese: fonte: Daily Storm

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OP IN IO NI

IL VENETO FARA' LA FINE DI DETROIT ? Voglio ritornare su una notizia che ha scosso i mercati finanziari durante la passata estate che purtroppo non ha avuto molta visibilità in Italia, forse perchè erano tutti attenzionati alle sorti di Berlusconi per il processo Mediaset. No so quanti non ne siano ancora a conoscenza oggi, tuttavia il 18 Luglio 2013 la città di Detroit ha dichiarato fallimento: sostanzialmente non è in grado di rimborsare i propri municipal bonds per un ammontare di oltre i 18 miliardi di USD. Negli USA enti ed amministrazioni locali (come città, stati, scuole, società pubbliche) emettono obbligazioni per reperire fondi e finanziare i progetti e le infrastrutture da realizzare. Queste obbligazioni sono definite municipal bonds ovvero obbligazioni della municipalità, in Italia abbiamo qualcosa che gli può assomigliare i B.O.C. ovvero i Buoni Ordinarie del Comune come quelli emessi dal Comune di Catania o Taranto. Mentre nel nostro paese i BOC sono emissioni di natura occasionale ed eccezionale, soprattutto quando un ente pubblico si trova in difficoltà finanziarie, negli USA i Municipal Bonds rappresentano una prassi amministrativa ricorrente e molto diffusa: considerate a tal riguardo che il mercato di questi bonds americani ammonta a oltre 3,7 trilioni di dollari coinvolgendo più di 80.000 emittenti. I Municipal Bonds vengono sottoscritti tanto da soggetti privati, ad esempio piccoli investitori, quanto e soprattutto da grandi operatori del risparmio gestito internazionale come fondi comuni di investimento e così via in quanto spesso garantiscono tassi di interesse molto appetibili. Chi li sottoscrive o li acquista inoltre confida nella reputazione dell'emittente per la solvibilità del suo investimento, considerando che l'ente pubblico che li ha emessi può imporre nuove tasse in caso di necessità per far fronte a momentanee difficoltà per il rimborso del prestito. Purtroppo nel caso di Detroit, questa constatazione o sicurezza è decaduta definitivamente: infatti chi ha in portafoglio un bond municipale di questa città con molta presunzione ha un pezzo di carta che non vale più niente. In termini tecnici questo si chiama rischio emittente ovvero la possibilità che chi emette una obbligazione non sia in grado di rimborsarla a scadenza.

Ho visitato Detroit nel 2010 durante un viaggio studio sulla crisi dei sub-prime: ricordo ancora che quando passeggiavo di giorno per le avenue principali di Mid Town il quadro che si percepiva era già allora desolante. Inutile dire che le famose case da 250 $ in vendita in asta nei quartieri contigui rappresentavano a tutti gli effetti denaro buttato senza alcuna finalità. Detroit è stata per decenni la capitale mondiale dell'industria automobilistica, una città che con tutto il suo hinterland ha avuto un ruolo di leadership nell'economia mondiale, considerate che nel momento di massimo splendore durante gli anni Sessanta trovare casa per chi voleva cercarvi lavoro era quasi impossibile. Oggi Detroit è la città americana con il più alto tasso di criminalità, disoccupazione e povertà: la popolazione ha subito un vero e proprio sfoltimento, dai quasi due milioni di fine anni Cinquanta siamo passati ai circa 680.000 di fine 2012, con una costante e progressiva contrazione anno dopo anno. Oltre allo sfoltimento, la popolazione ha subito anche una vera e propria mutazione: dal 70% di popolazione bianca degli anni Sessanta siamo passati oggi all'80% di popolazione nera. La città è ormai menzionata come icona per antonomasia dei fenomeni di degrado ed abbandono urbano. Detroit paga a distanza di decenni scelte sconsiderate sia in termini di politica industriale che di fuorviante programmazione dei flussi di immigrazione: nel primo caso una avventata focalizzazione sempre e solo nei confronti del settore automobilistico

secondo la tradizione americana, quindi grandi vetture dai consumi sproporzionati, le cui vendite sono entrate in crisi quando il prezzo del gallone alla pompa è quasi triplicato. Per quanto riguarda il secondo caso, l'industria automobilistica a partire dagli anni cinquanta iniziò a preferire manovalanza di colore per le linee produttive, proveniente soprattutto dagli Stati del Sud, più che altro per ragioni e convenienze sindacali. La città divenne pertanto meta di flussi di immigrazione dalle competenze e qualifiche decisamente mediocri: tali flussi innescarono un lento processo di colonizzazione della città da parte di maestranze di colore che in parallelo produssero un progressivo allontanamento volontario dei bianchi dalla città, motivato dall'aumento della criminalità e conflittualità sociale che iniziò a caratterizzare la città. L'abbandono della città da parte della white middle class unitamente alle loro attività economiche produsse anno dopo anno un pesante ridimensionamento del gettito fiscale alle casse municipali a seguito di minori imposte versate. Gran Torino di Clint Eastwood racconta con grande maestria proprio questa fase di trasformazione. Ad oggi considerando la fase di deindustrializzazione della mia regione con la fuga e moria di imprenditori unitamente alle lenta penetrazione di imminon-grati dai mezzi limitati, ho una grande convinzione che lo scenario stile Detroit diventerà nei prossimi anni una caratteristica distintiva del Veneto. Eugenio Benetazzo Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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A C I IT L O P O E G

RUSSIA, SIRIA E IL DECLINO DELL'EGEMONIA AMERICANA

Prima le buone notizie. L’egemonia Americana è al termine. Il bullo prepotente è stato soggiogato. Abbiamo raggiunto il Capo di Buona Speranza, simbolicamente parlando, nel Settembre del 2013. Con la crisi in Siria, il mondo ha preso una svolta storica nell’era moderna. E’ stata un’azione rapida, rischiosa tanto quanto la crisi dei missili a Cuba nel 1962. Le probabilità di un conflitto mondiale erano alte, con America e Eurasia che tentavano di avere la meglio nel Mediterraneo orientale. Ci vorrà del tempo prima di poterci rendere davvero conto di quello che abbiamo passato: è normale, quando avvengono fatti così importanti. L'ECOLO QUOTIDIANO n° 1 ORGANO DI INFORMAZIONE DEL PORTALE ECOLAND


I disordini negli Stati Uniti, dall’inseguimento della macchina impazzita nel D.C. fino alla chiusura del governo federale e alla probabile e conseguente crisi d’indebitamento, sono le dirette conseguenze di quell’evento. Ricordate il Muro di Berlino? Quando è crollato, io ero a Mosca, scrivevo per Haaretz. Andai ad una conferenza stampa con dei membri del Politburo al President Hotel, e chiesi loro se fossero d’accordo con me sul fatto che eravamo vicini alla fine dell’URSS e dei sistemi socialisti. Mi risero in faccia. Fu un momento piuttosto imbarazzante. “Oh no” dissero. “Dopo la caduta del Muro il socialismo rifiorirà”. Due anni dopo, crolla l’URSS. Ora la nostra memoria ha compattato quegli anni in una breve sequenza temporale, ma in realtà ci volle del tempo. L’evento più drammatico del Settembre 2013 è stato quel mezzogiorno di fuoco davanti alla costa Levantina, con cinque missili Tomahawk Americani puntati dritti verso Damasco – con una flotta Russa di undici navi guidate dalla portaerei-killer Moskva supportata da navi da guerra cinesi. Pare che due missili sono davvero stati lanciati verso la costa siriana, ma entrambi hanno mancato il bersaglio. Un giornale libanese che citava fonti diplomatiche ha scritto che i missili sono stati lanciati da una base aerea NATO in Spagna e che sono stati abbattuti da un sistema di difesa mare-terra a bordo di una nave Russa. Secondo un’altra spiegazione proposta dall’Asia Times, i Russi hanno usato i loro semplici ma efficaci disturbatori GPS per neutralizzare i costosi Tomahawk, disorientandoli e causandone l’errore balistico. C’e’ poi un’ulteriore versione dei fatti che attribuisce il lancio dei missili agli Israeliani, sia che stessero realmente tentando di scatenare un conflitto, sia che si fossero un attimo distratti mentre guardavano le nuvole, come dicono. Quale che ne sia il motivo, dopo questo strano incidente, le attese sparatorie non sono iniziate, Obama ha indietreggiato, rimettendo le pistole nel fodero. All’alba di questo avvenimento c’e’ stato poi l’inatteso voto nel Parlamento Britannico. Questo venerabile organo della monarchia inglese ha declinato l’invito degli U.S.A. a unirsi all’attacco. E’ la prima volta in duecento anni di storia che il Parlamento Britannico rifiuta una seria proposta di prendere parte ad un conflitto armato; normalmente i britannici non resistono alla tentazione. Dopo di questo, il Presidente Obama ha deciso di passare la patata bollente al Congresso. Non aveva nessuna voglia di dare il via all’Armageddon da solo. L’azione si è quindi interrotta. Il Congresso non ha voluto entrare in una guerra senza conseguenze prevedibili. Al G20 di S. Pietroburgo Obama ha poi tentato di intimorire Putin, ma senza alcun successo. Grazie alla proposta Russa di rimuovere le armi chimiche siriane, Obama ha salvato la faccia. Tutta questa disavventura ha inferto un colpo magistrale all’egemonia, alla supremazia e all’eccezionalità degli U.S.A. E’ così finita l’era del Manifest Destiny (n.d.t.: slogan iniziato nella metà dell’800, secondo il quale era nel naturale destino e la naturale missione degli USA espandersi in tutto il Nord America, fino al Messico). Lo abbiamo imparato bene da Hollywood: l’eroe non indietreggia mai, va là fuori e spara. Se ripone le sue pistole nel fodero, non è un eroe: è un vigliacco che ha paura. Dopo, è successo tutto rapidamente. Il Presidente Americano ha avuto un colloquio con il nuovo presidente iraniano, con grande disappunto di Tel Aviv. Il Libero Esercito Siriano ha deciso di parlare con Assad, dopo due anni di duro conflitto con lui, e la loro delegazione è giunta a Damasco, lasciando gli islamisti estremisti a bocca asciutta. L’alleato e sostenitore Qatar sta franando su se stesso. La chiusura del governo federale e la possibile conseguenza dei debiti hanno dato agli Americani una cosa di cui preoccuparsi seriamente. Con la fine dell’egemonia statunitense, i giorni del dollaro come valuta delle riserve mondiali sono contati. Se la Terza Guerra Mondiale stava quasi per scoppiare, dobbiamo dire grazie ai banchieri. Hanno troppi debiti, compreso l’insostenibile debito estero degli Stati Uniti. Se quei Tomahawk fossero volati, i banchieri si sarebbero appellati alla causa di forza maggiore e non avrebbero più onorato il debito. Milioni di persone sarebbero morte, ma miliardi e miliardi di dollari si sarebbero salvati nei caveau di JP Morgan and Goldman Sachs. In Settembre scorso il mondo ha sfiorato una gravissima tragedia e l’ha superata, dopo che Obama ha deciso di non darla vinta ai banchieri. Forse il Premio Nobel se lo meritava, dopo tutto. Il prossimo futuro è carico di problemi, ma nessuno di questi è fatale. Gli Stati Uniti perderanno i loro diritti di emissione come fonte di reddito. Il dollaro Americano non sarà più la valuta mondiale per le riserve anche se resterà la valuta del Nord America. Altre parti del mondo ricorreranno ai loro euro, ai loro yuan, ai loro bolivar o al dinaro.

La spesa militare statunitense tornerà a livelli normali e la conseguente eliminazione di basi e armamenti oltremare consentirà al popolo Americano una transizione quasi indolore. Nessuno vorrà più star dietro all’America; il mondo si sarà stancato di vederli scorrazzare in giro con le armi puntate. Gli Stati Uniti dovranno trovare delle nuove occupazioni per tantissimi banchieri, carcerieri, militari e anche politici. Mentre ero a Mosca durante la crisi, osservavo questi sviluppi attraverso gli occhi dei Russi. Putin e la Russia sono stati a lungo sotto forte pressione. * Gli Stati Uniti hanno sostenuto e finanziato l’opposizione liberale e nazionalista Russa; le elezioni nazionali in Russia sono state fatte apparire come una truffa. Il Governo Russo ne è risultato in qualche modo delegittimato. * La legge Magnitsky del Congresso Americano ha dato facoltà alle autorità Americane di arrestare ed espropriare i beni di qualsiasi Russo che ritenevano non proprio “giusto”, senza ricorrere alla magistratura. *Alcuni beni demaniali dello Stato Russo sono stati espropriati a Cipro, dove le banche erano nei guai. * A Mosca, gli Stati Uniti hanno incoraggiato le Pussy Riot, le manifestazioni dei gay, ecc., allo scopo di promuovere tra i media occidentali e delle oligarchie Russe un’immagine di Putin come un dittatore, nemico della libertà e anti-gay. * Il sostegno Russo alla Siria è stato duramente criticato, ridicolizzato e fatto apparire come un brutale atto disumano. Allo stesso tempo, alcuni personaggi di punta dei media occidentali hanno detto che sicuramente la avrebbe rinunciato, prima o poi, alla Siria. Come ho scritto in precedenza, la Russia non aveva alcuna intenzione di abbandonare la Siria, per diversi motivi: era un alleato; i Cristiani Ortodossi in Siria avevano fiducia nella Russia; in termini geopolitici, il conflitto si stava avvicinando troppo ai confini Russi; ma la prima ragione era che la Russia era stufa di vedere l’America fare sempre la parte del primo della classe. I Russi hanno ritenuto che una decisione così importante doveva essere presa dalla comunità internazionale, ovvero dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti. Non gradivano per niente il ruolo di arbitri del mondo che avevano assunto gli Stati Uniti. Negli anni ’90, la Russia era molto debole e non poteva oggettivamente obiettare alcunchè; fu dura per lei quando assistette al bombardamento della Yugoslavia e quando le truppe NATO irruppero ad est infrangendo la promessa fatta a Gorbaciov. La tragedia in Libia è stato un altro passo cruciale. Quell’infelice paese è stato bombardato dalla NATO e infine disintegrato. Dal prospero paese africano che era una volta, ora è diventato uno dei più afflitti. La presenza della Russia in Libia era piuttosto limitata, nonostante questo la Russia in quel paese ha visto sfumare diversi suoi investimenti. La Russia si è astenuta dal voto in Libia, poichè quella era la posizione presa dall’allora presidente Dmitry Medvedev, che riteneva preferibile giocare un po’ “a palla” con gli occidentali. Ma per nessun motivo ora Putin avrebbe mai abbandonato la Siria a quello stesso destino. La ribellione Russa all’egemonia Americana è iniziata a Giugno quando il volo dell’Aeroflot da Pechino che portava Ed Snowden è atterrato a Mosca. Gli Americani le hanno tentate davvero tutte per riaverlo. Hanno sguinzagliato tutta la gamma dei loro migliori agenti in Russia. Sono state poche le voci, e tra queste poche anche la mia, che hanno chiesto alla Russia di dare a Snowden un giusto rifugio. Ma queste poche e flebili voci hanno prevalso alla fine: Mosca ha concesso asilo a Snowden. L’altro passo è stata l’escalation in Siria. Non intendo entrare nei dettagli e nel merito dell’attacco con le armi chimiche. Secondo la Russia, non c’erano e non ci potevano essere motivi per gli Stati Uniti di agire unilateralmente in Siria o in alcun altro paese del mondo. In un certo modo, i Russi hanno rimesso la Legge delle Nazioni al suo giusto posto. Il mondo ora è diventato un posto migliore e più sicuro. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno della Cina. Il gigante Asiatico vede la Russia come sua “sorella maggiore” e si affida alla sua capacità di trattare con gli “occhi a palla” (occidentali). I Cinesi, nel loro tipico modo silenzioso e senza pregiudizi, hanno dato ascolto a Putin. Hanno trasferito Snowden a Mosca. Hanno posto il loro veto ad ogni provvedimento anti-siriano nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, e hanno inviato le loro corazzate nel Mediterraneo. Ecco perché Putin è rimasto saldo nelle sue posizioni. Agiva non solo per sé ma per tutta l’Eurasia.

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Nella vicenda siriana ci sono stati diversi momenti di forti emozioni e di fiato sospeso, tanti da riempire dei volumi. Uno di questi è stato quel primo tentativo di mettere a tacere Putin nel G8 in Irlanda. Putin stava per incontrare tutto il fronte occidentale unito e schierato, ma è riuscito tuttavia a portarsene alcuni dalla sua parte e gettando i semi del dubbio nell’animo di altri, ricordandogli quel comandante dei ribelli siriano, sanguinario e cannibale. (http://dcclothesline.com/2013/05/18/muslim-cannibalism-syrianrebel-cuts-out-eats-enemys-heart/- ndt) Poi è giunta la proposta di rimozione di tutte le armi chimiche in Siria. La risoluzione del CSNU (Consiglio di Sicurezza dell’ONU) ha bloccato la possibilità di attaccare la Siria facendo appello al Capitolo 7. Miracolosamente, in questo tiro alla fune bellico, i Russi hanno avuto la meglio. Le alternative sarebbero state tremende: la Siria sarebbe stata distrutta come la Libia; sarebbe stato poi inevitabile un attacco Israeliano/Americano; i Cristiani d’Oriente avrebbero perso la loro culla; l’Europa sarebbe stata invasa di milioni di rifugiati; la Russia sarebbe apparsa come potenza inutile, tante parole e niente fatti, irrilevante come la Bolivia, un paesi in cui l’aereo del Presidente può essere fatto atterrare ed essere perquisito ogni volta che si vuole. Incapace di difendere i propri alleati, incapace di mantenere le sue posizioni, la Russia si sarebbe ritrovata con una “vittoria morale”, un eufemismo per sconfitta. Tutto quello per cui Putin aveva lavorato per tredici anni, sarebbe sfumato. La Russia sarebbe tornata indietro al 1999, quando Clinton fece bombardare Belgrado. Il punto più critico dello scontro fu raggiunto nello scambio tra Obama e Putin sull’ “ eccezionalità” . I due non erano i soggetti giusti per quel momento: Putin era infastidito dall’ipocrisia e insincerità che avvertiva in Obama. Uomo partito dal niente per arrivare al top, Putin conserva la sua capacità di parlare apertamente con la gente di qualsiasi estrazione sociale. Il suo modo di parlare a volte può sembrare addirittura brutale. Così ha risposto a un giornalista Francese riguardo al trattamento riservato ai separatisti Ceceni: “Gli estremisti Musulmani (takfiris) sono nemici dei Cristiani, degli atei e anche dei Musulmani stessi, poiché credono che l’Islamismo tradizionale sia un nemico per gli obiettivi che si sono posti. E se volete diventare amici di un islamisti radicale o volete farvi circoncidere, siete miei ospiti a Mosca. Siamo un paese multireligioso e abbiamo esperti che sanno fare di tutto. E consiglierò loro di effettuare l’intervento alla perfezione, in modo che niente potrà mai più ricrescerci sopra”. Un altro esempio della sua candida e scioccante dialettica lo abbiamo avuto a Valdai, quando ha replicato alla giornalista della BBC, Bridget Kendall. Lei domandò: “Le minacce di un attacco militare statunitense hanno avuto un ruolo determinante nel fatto che la Siria ha accettato di mettere le sue armi sotto controllo?”. E lui ha risposto: “La Siria si è dotata di armi chimiche come alternativa all’arsenale nucleare d’Israele”. Ha fatto appello al disarmo nucleare d’Israele e ha invocato il nome di Mordecai Vanunu come esempio di scienziato israeliano che si oppone alle armi nucleari. (La mia intervista a Vanunu è stata recentemente pubblicata in un importante quotidiano Russo, ricevendo notevole attenzione). Putin ha tentato di parlare amichevolmente con Obama. Sappiamo del loro scambio da una registrazione trapelata sulla conversazione confidenziale tra Putin e Netanyahu. Putin ha chiamato l’Americano e gli ha chiesto: “Che pensi della Siria?” E Obama ha risposto: “Sono preoccupato che il regime di Assad non osservi i diritti umani”. A Putin sarà quasi venuto da vomitare di fronte alla sconcertante ipocrisia di quella risposta. La interpretò come un rifiuto di Obama di parlare con lui “faccia a faccia”.

Di fronte all’irrigidimento della Siria, Obama ha fatto appello al mondo nel nome dell’eccezionalità Americana. La politica Americana “è proprio ciò che rende gli Stati Uniti eccezionali, ha detto. Putin ha risposto: “E’ estremamente pericoloso incoraggiare la gente a sentirsi “eccezionali”. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo la benedizione dall’alto, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati tutti uguali.” Era una precisazione non solo ideologica, ma anche teologica. Come ho detto diverse volte e in diverse occasioni, gli Stati Uniti si fondano sulla teologia giudaica dell’Eccezionalità, di essere i Prescelti. E’ il paese del Vecchio Testamento. Questa è la ragione principale dello speciale rapporto che esiste tra gli Stati Uniti ed Israele. L’Europa sta attraversando una fase di apostasia e di rifiuto della figura di Cristo, mentre la Russia è profondamente cristiana. Le sue chiese sono piene, le persone usano benedirsi l’un l’altro nel tempo di Natale e di Pasqua, invece di vivere lunghi tempi “ordinari”. Oggi è la Russia il paese del Nuovo Testamento. E alla base della cristianità c’e’ proprio il rifuto dell’eccezionalità e dell’essere i “prescelti”. Per questo motivo, mentre gli ebrei statunitensi hanno appoggiato il conflitto, condannato Assad e sollecitato l’intervento Americano. La comunità Ebraica in Russia, benchè numerosa, ricca ed influente, non ha sostenuto i ribelli siriani, ma si è unita allo sforzo di Putin di mantenere la pace in Siria. Idem per la comunità Ebraica in Iran, che ha appoggiato il governo legittimo siriano. Sembra che i paesi guidati da una chiesa forte e ben radicata sono immuni alle influenze distruttive delle lobby; mentre quelli in cui manca la presenza forte di una chiesa – come gli Stati Uniti e/o la Francia – cedono facilmente a queste influenze e adottano l’interventismo ille-gale come fosse la normalità. Mentre assistiamo al declino dell’egemo-nia statunitense, davanti a noi abbiamo un futuro incerto. La forza militare statunitense potrebbe ancora creare disastri: la bestia ferita è anche la più pericolosa. Gli Americani potrebbero ascoltare il Senatore Ron Paul che sollecita l’abbandono delle basi militari all’estero e il taglio alla spesa bellica. Le norme di diritto internazionale e di sovranità di tutti gli stati vanno osservate. Il mondo potrà ancora amare l’America quando questa smetterà di fare il bullo spaccone. Non sarà facile, ma abbiamo già trattato per raggiungere il Capo e con esso la Buona Speranza.

Israel Shamir è uno scrittore ebreo Russo molto acclamato e rispettato. Ha scritto e tradotto in Russo molti lavori di Joyce e di Omero. Vive a Jaffa, è un Cristiano e un critico convinto di Israele e del Sionismo.Lo si può raggiungere a questo indirizzo: adam@israelshamir.net Fonte: www.counterpunch.org

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MK ULTRA: IL CONTROLLO MENTALE SECONDO LA CIA Strategie da Guerra Fredda ed esperimenti di controllo mentale: il Progetto MK Ultra è questo e molto altro ancora. Una sigla misteriosa che ci porta indietro nel tempo fino agli anni ’50 quando, conclusa la Seconda Guerra Mondiale, il mondo si preparava alla possibilità di uno scontro finale tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La fobia anti-comunista ha portato non solo alla ‘caccia alle streghe’ ma anche alla creazione di piani segreti della CIA per influenzare e controllare il comportamento delle persone. Nome in codice Progetto MK Ultra. Le cavie da laboratorio erano impiegati della CIA e dell’amministrazione pubblica, soldati, prostitute, pazienti dei manicomi e persone comuni. Su di essi furono testati micidiali mix di elettroshock, droghe e sedute di ipnosi. Tra droghe, siero della verità e messaggi subliminali nei libri e in televisione, la CIA per oltre un decennio ha lavorato nel segreto più assoluto per guidare come burattini i cittadini americani. Capire come sono andate davvero le cose non è semplice perché, nel 1973, l’allora direttore della CIA Richard Helms aveva ordinato la distruzione di tutti i documenti e le prove relative al progetto. Una cosa è certa: non si tratta della solita bufala in stile Area 51 ma di una delle pagine più nere della storia civile americana. Una pagina tenuta nascosta per oltre 20 anni, fino all’apertura degli archivi declassificati grazie al Freedom of Information Act. Per allora, purtroppo, gran parte delle carte segrete era già sparita. Il progetto MK Ultra è stato varato nel 1953 per ordine del direttore della CIA Allen Dulles. Lo scopo era contrastare analoghi studi di russi e cinesi sul controllo mentale attraverso somministrazione di farmaci o suggestione psichica. Un modo per tener

sotto controllo la popolazione ma, soprattutto, per avvantaggiarsi nella lotta segreta contro il grande nemico russo. Ad esempio creando assassini inconsapevoli o controllando le scelte dei leader stranieri. Controllo mentale: uno scenario da thriller apocalittico, sovvenzionato con fondi statali (quindi i soldi dei contribuenti) per un totale di 25 milioni di dollari. Nel progetto furono coinvolte 80 istituzioni, incluse università e ospedali. Proprio qui venivano reclutate le cavie tra gli studenti, il personale militare oppure tra le prostituite e i malati mentali. Operazione che non prevedeva scrupoli o rimorsi di coscienza e che ha causato un numero imprecisato di vittime. La CIA ne ha combinate di cotte e di crude nel corso della sua storia (si veda la guerra in Vietnam o l’arrivo negli USA di eroina e cocaina) ma il progetto MK Ultra è forse la sua mossa peggiore. Testimonianze dimostrano come sulle ignare cavie siano stati

somministrati LSD, Fenciclidina e persino elettroshock. Il tutto per arrivare al controllo mentale e poi, dal 1964, alla teoria dell’interrogatorio perfetto da usare contro gli agenti del KGB. Una vicenda che provoca brividi lungo la schiena e pone un interrogativo: siamo davvero proprietari della nostra stessa mente fonte: http://www.haisentito.it/articolo/proget to-mk-ultra-il-controllo-mentalesecondo-la-cia/53473/

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L'IMPERO DELLE MULTINAZIONALI E LE NUOVE GUERRE In Colombia da metà agosto i contadini, che sono il sessanta per cento della popolazione, manifestano, vengono picchiati e arrestati dalla polizia, scioperano. Lottano contro il trattato di libero commercio con gli USA. Trattato che prevede l’utilizzo di sole sementi “certificate”. E le sementi certificate sono quelle della Monsanto, Cargyll sono sementi USA. Del resto, come può essere libero un trattato tra un impero e unanazione ad esso assoggettata? In tutto il paese vengono sequestrate ai contadini e distrutte le loro sementi. Per lottare contro questo sono già morti dodici contadini. La Colombia è quel paese regolarmente irrorato dai defolianti sparsi dagli aerei USA con la scusa di distruggere le piantagioni di coca. In realtà, così come irrorarono il Vietnam, provocando morte e distruzione che continuano ancora oggi coi bambini che nascono malformati e la gente che muore di cancro, gli USA spargono defolianti-veleni per distruggere la resistenza al loro Impero: una buona parte del territorio colombiano è controllato dalle FARC, un’organizzazione armata definita “terrorista”. Benché sia composta da uomini e donne colombiane, a differenza dei mercenari perlopiù stranieri chiamati “oppositori” e “ribelli” e finanziati, armati, addestrati dall’Impero, che hanno assalito la Libia e ora si danno da fare in Siria. Le FARC nacquero negli anni sessanta. In quegli anni molte comunità contadine colombiane, per difendersi dalla dittatura e dai latifondisti, si erano date un’autonoma organizzazione politica, economica, amministrativa, dichiarandosi indipendenti.

Furono spazzate via nel ’64: il governo colombiano attaccö le comunità con 16.000 soldati capeggiati da consiglieri USA e assistiti dai bombardieri USA; usarono anche il napalm, come in Vietnam. Dopo il fallimento tragico e micidiale della lotta pacifica, i sopravvissuti fondarono le FARC e passarono alla lotta armata. Ora il nuovo assalto alle comunità contadine colombiane avviene tramite una legge sulle sementi che è la copia di quella che l’Unione Europea ha preparato per i suoi contadini. Si tratta sempre di guerra e di Impero. Dove le leggi e i dettami dell’Impero vengono respinti si procede col defoliante, col napalm o con gli squadroni della morte e, se neanche questi ultimi sono sufficienti, con un bell’intervento armato dei “volenterosi” "Non esiste oggi sul nostro pianeta una guerra che non sia stata programmata, fomentata, sovvenzionata dall’impero delle multinazionali USA & C. " Non esiste oggi sul nostro pianeta una guerra che non sia stata programmata, fomentata, sovvenzionata dall’impero delle multinazionali USA & C. Allora io mi domando se oggi si possa essere pacifisti senza essere anche antimperialisti. Le guerre di oggi non sono mai tra potenze o tra stati, né tantomeno tra religioni o tra etnie, anche se spesso vengono mascherate o aizzate in modo da apparirlo.

Oggi si tratta del Nuovo Ordine Mondiale, della globalizzazione che procede a colpi di leggi e di droni, di conquista militare e culturale. Chi sta in alto dice: pace e guerra sono di essenza diversa. La loro pace e la loro guerra sono come vento e tempesta. La guerra cresce dalla loro pace come il figlio dalla madre. Ha in faccia i suoi lineamenti orridi. La loro guerra uccide quel che alla loro pace è sopravvissuto. (Bertolt Brecht) Nel 2007 Wesley Clark, generale statunitense in pensione, in un’intervista televisiva a Democracy Now (che chiunque può rivedersi su Internet) raccontava che dieci giorni dopo l’11 settembre, mentre si trovava al Pentagono per incontrare il ministro della difesa, un generale suo amico lo chiamò nel proprio ufficio per dirgli: “Abbiamo deciso di attaccare l’Iraq”. Perché? Non lo sapeva. Sapeva solo che il'programma' del governo USA prevedeva di “far fuori” sette nazioni in cinque anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Sudan e Iran.

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Non ce l’hanno ancora fatta a completarlo ma non si può dire che non ci stiano provando. Il generale Wesley Clark non è un “pentito”. Ha lavorato per trentaquattro anni nell’esercito e nel Dipartimento della Difesa, è stato pluridecorato, adesso è uno dei dirigenti delle multinazionaliGrowth Energy e BNK Petroleum ed è “consigliere” del governo rumeno, naturalmente sempre per conto del suo, di governo. Fa parte del sistema ed è al suo servizio. Se ha scelto di rivelare tutto ciò, di rendere di pubblico dominio le mire imperiali e guerrafondaie del suo governo è perché ormai queste mire trovano grosse resistenze nello stesso esercito USA. Un esercito combatte per vincere e per aumentare la potenza e i territori del proprio paese, nonché le sue ricchezze. L’esercito USA oggi combatte per arricchire qualche centinaio di multinazionali, distruggendo, oltre ai paesi che attacca, anche il proprio: gli Stati Uniti si stanno dissanguando nelle guerre; stampano dollari come coriandoli e ne rimpinzano la Halliburton, la Dyincorp, la Blackwater, persino (pensate un po’) la nostra Beretta. I dollari varrebbero ormai meno della carta igienica, se il terrore che ispirano i loro “produttori” non condizionasse il mondo. Tuttavia, anche stampando a pieno ritmo, per pagare tutto non bastano. Ci vogliono delle priorità. E siccome chi governa gli USA non sono né Obama né il Congresso né l’esercito ma le multinazionali, la scelta è presto fatta. O no? Forse non tutte le multinazionali guadagnano dalla guerra, forse qualcuna si perde con la guerra; forse l’esercito comincia a fare le bizze… Così iniziò la guerra civile nell’Impero Romano. Del resto tutti gli imperi si assomigliano, seguono le medesime leggi sociali, economiche, politico-militari. Come si può dunque oggi essere pacifisti senza essere antimperialisti? Non è sufficiente invocare la buona volontà, la fratellanza, la non violenza e l’educazione alla non violenza di fronte a un apparato di potere che si fomenta da sé stesso. Di fronte a un impero. La guerra è ormai essa stessa un “sistema”. "L’esercito USA oggi combatte per arricchire qualche centinaio di multinazionali, distruggendo, oltre ai paesi che attacca, anche il proprio" Nel 2011 le cento più importanti industrie che forniscono l’esercito USA hanno ricevuto dal governo americano 410 miliardi di dollari. E non si tratta, come molti credono, solo di “mercanti di armi e di morte”, come la Boeing che in un anno ha ricevuto 31 miliardi o laDyincorp coi suoi 2,4 miliardi. Si tratta anche di industrie come la Coca Cola, la Colgate, la Kellogg, la Johnson Wax…

Non solo perché tutti loro sono piovre dai mille tentacoli, che possiedono nello stesso tempo petrolio e cibo, elettronica e stampa, ma anche perché un esercito mangia e beve, si veste e si lava. Non è più questione di un colpo al cerchio e uno alla botte, di fronte alle guerre globali di questo Impero globale che mette in pericolo l’intera umanità. Per produrre le guerre lavorano ormai milioni di persone che “non sanno quello che fanno”. “Interverremo militarmente ovunque i nostri interessi siano messi in pericolo”, ha detto apertamente Obama alle Nazioni Unite, e nessuno ha dubitato che parlasse in nome delle multinazionali USA e non certo del popolo. …Che ragione abbiamo di temere che qualcuno lo sappia, quando nessuno può chiamare la nostra potenza a renderne conto?...” (Shakespeare, Macbeth) Non si può quindi lottare contro la guerra e non lottare contro l’Impero globale che vede unite a quelle USA, naturalmente e fino a che c’è torta da spartirsi, anche le multinazionali europee ecc. Ma non si può neanche combattere il Sistema della Guerra Globale continuando ad essere consumatoriconsumisti, comprando e usando auto che volatilizzano petrolio a tonnellate, andando in aereo a far le vacanze a Sharm el Sheik, continuando a comprare l’ultimo aggeggio elettronico che non è mai l’ultimo, riempiendo i carrelli al supermercato di cibi e bevande industriali, andando in crociera. Perché sono due gli eserciti che sostengono l’Impero: quello militarepolitico-mediatico e quello consumista, e ambedue gli sono indispensabili per sopravvivere. Perciò è necessario essere “obiettori di coscienza” di ambedue questi eserciti, stabilire una volta per tutte che per contrastare un Impero Globale sono necessarie una coscienza e una responsabilità globali, che ci permettano di comprendere le conseguenze e implicazioni di ogni nostra scelta. Che ci permettano di non dover dire un giorno “io non lo sapevo”.

Abbiamo abbastanza pane da procurarci obesità e diabete e da svuotare i mari e riempire la terra di allevamenti intensivi; abbiamo abbastanza circenses da intasarne le strade, le montagne e le coste, oltre che gli armadi e gli scaffali. E ne vogliamo sempre di più. Perché la plebe è abituata a considerare normale tutto ciò che le viene propinato quotidianamente, senza domandarsi il perché né il come. Menenio Agrippa disse al popolo romano sceso in sciopero contro i patrizi: “Siamo un unico corpo, voi siete le membra e noi lo stomaco; se non ci nutrite, noi non vi nutriremo. E moriremo tutti”. Questo era il succo e aveva ragione. I consumatori occidentali, assieme alle poco nutrite schiere delle borghesie dei paesi poveri, sono le membra che nutrono l’orrendo stomaco delle multinazionali. Quello che un Menenio Agrippa non confesserebbe (e sono innumerevoli, oggi, i Meneni Agrippa) è che, sì, anche noi plebei finiremmo assieme all’Impero: finiremmo come plebe per ritornare ad essere popolo; finiremmo come consumatori per ritornare ad essere donne e uomini consapevoli e capaci. Non è un caso che una delle armi che il Sistema ha dimostrato di temere di più sia il boicottaggio delle sue merci. In Colombia, contro la diabolica legge di certificazione delle sementi, i contadini, oltre a manifestare ed essere picchiati e incarcerati e ammazzati, hanno indetto uno sciopero generale a oltranza; a loro si sono uniti i minatori, poi i camionisti. Dopo diciotto giorni di sciopero, il governo colombiano ha deciso di congelare la legge. Possiamo sperare che i contadini dei paesi poveri, i piccoli contadini che mangiano quello che producono, che vivono della terra e con la terra, che capiscono immediatamente e sulla loro pelle come funziona il Sistema, siano i Barbari che daranno il colpo di grazia a questo Impero?

"Non si può combattere il Sistema della Guerra Globale continuando ad essere consumatori-consumisti" Perché c’è un’altra cosa in cui tutti gli imperi si assomigliano: i loro popoli, a un certo punto, diventano plebi. E le plebi sono complici dei poteri che le rimpinzano. Panem et circense dicevano i romani. La civiltà industrial-consumistica ci ha ridotti a “umani da allevamento intensivo”, ci ha ridotti a plebi.

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di Sonia Savioli


LISTINO AZIENDA PREZZI METANO Opzione 1. - da aprile a settembre (per gli altri mesi viene applicato il prezzo corrente) al mc 0,313 Opzione 2. - 12 mesi al mc 0,331 Opzione 3. - 24 mesi al mc 0,341 PREZZI ENERGIA ELETTRICA Opzione 1. - 12 mesi F1 77,20 F2 70,20 F3 58,20 Opzione 2. F1 + F2 78,20 F3 55,20

LISTINO FAMIGLIA

Opzione 3. F1 80,90 F2 71,90 F3 55,90

PREZZI METANO al mc 0,38

Opzione 4. F1 + F2 + F3 74,10

PREZZI ENERGIA ELETTRICA

Opzione 5. Peak (08,00 - 20,00) 83,10 Off Peak (20,00 - 08,00) 58,10

GARANTITO 12 MESI Opzione 1. F1 82,28 F2 86,69 F3 65,29 Opzione 2. F1 82,28 F2 + F3 74,02 Opzione 3. F1 + F2 + F3 78,01 FLESSIBILE Opzione 1. F1 74,00 F2 84,93 F3 58,55 Opzione 2. F1 + F2 + F3 69,28

CONTROLLA I PREZZI SULLA TUA BOLLETTA... SCOMMETTIAMO CHE I NOSTRI SONO NETTAMENTE PIU' BASSI ?

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