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Domenico Coppola

Alfonso Gallo estratto da “Palaestre�, I-VI, gennaio-marzo 1967

Associazione Gaetano Parente


Nato in Aversa nel 1890, Alfonso Gallo iniziò gli studi universitari a Napoli, mostrando presto uno spiccato interesse per l’indagine storica e le ricerche d’archivio. Caro, fin dagli anni universitari, a storici d’altissimo rango come Michelangelo Schipa, che ammirava in lui le doti d’intelligenza e la serietà morale mirabilmente armonizzate, entrò ancora studente a far parte della Società storica napoletana, che gli affidò il riordinamento del suo fondo diplomatico. Tale istituzione, allora fiorente, era un cenacolo di dotti che ne dirigevano le sorti: Giuseppe De Blasis, Benedetto Croce, Michelangelo Schipa, Francesco Torraca. Laureatosi nel 1912 con la lode, riuscì vincitore in un concorso di perfezionamento per gli studi paleografici. Si recò quindi a Firenze ove compì il tirocinio scientifico, divenendo discepolo e collaboratore dello Schiaparelli. In quel periodo si conquistò la stima degli insigni maestri dell’Istituto di Studi Superiori, dal quale uscì con una brillante tesi sulla “Scrittura curiale napoletana nel Medio Evo”, opera fondamentale che rimane uno dei lavori più significativi della attività di paleografo. Fu prima insegnante nelle scuole medie superiori (ad Avellino, a Benevento, a Spoleto senza però interrompere le ricerche paleografiche di cui ricorderemo “Un documento falso di S. Lorenzo di Capua”, “La carta aversana nel periodo normanno”, “L’Obituario di Santa Patrizia in Napoli”, “Un ignoto palinsesto del Liber Lombardae”, “I curiali napoletani nel medioevo”), poi libero docente in Paleografia, nel 1923 vinse il concorso della prima Scuola storica nazionale divenendone membro sotto la direzione di Pietro Fedele. La scuola storica nazionale era sorta allora in seno all’Istituto Storico Italiano che aveva come presidente il venerando Paolo Boselli. Al Gallo fu affidata l’edizione critica dei diplomi dei 5


principi longobardi di Benevento, Capua e Salerno, cui egli dedicò alcuni anni d’intenso lavoro. Si deve a lui la Scuola di perfezionamento di Bibliografia in seno alla Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, in cui per venti anni tenne l’insegnamento di Biblioteconomia. Fra le sue opere di questo periodo basterà ricordare “Il Codice diplomatico normanno” (collezione dei documenti per la Storia dell’Italia Meridionale della Società Storica Napoletana), “Gli studi cassinesi” (pubblicati dall’Istituto Storico Italiano) e molte altre monografie, alcune di minor mole. In virtù della fiducia del Ministro Fedele, fu nominato Ispettore centrale delle Biblioteche. Fu uno dei fondatori della rivista “Accademie e Biblioteche”. La sua attività si volse anche a proficue realizzazioni. Una larga e diretta esperienza delle biblioteche popolari lo portò a rivedere il problema della loro organizzazione. Gli fu affidato il governo di alcune istituzioni preposte alle biblioteche popolari e cioè l’Associazione Nazionale di Bologna, il Consorzio di Torino e la Federazione di Milano. Egli, dopo averne rilevato lacune e deficienze dovute soprattutto a scarsezza di mezzi finanziari, le abolì e creò l’Ente Nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche che da anni assolve una funzione di interesse nazionale. Ma la fama del Gallo è affidata soprattutto alla conservazione del libro. Sin dagli anni del suo tirocinio fiorentino si pose il problema delle alterazioni del libro come entità materiale. 6


I tentativi compiuti dall’Ehrle fra gli ultimi anni del XIX e i primi del nostro secolo, la conferenza internazionale di S. Gallo del 1898, le prime applicazioni dei raggi ultravioletti ai palinsesti (Beuron, dopo il 1908), i progressi realizzati dalla microbiologia cartaria ed in genere le conquiste delle tecnologie speciali, operarono sul suo spirito attivamente. Questioni pratiche, come il restauro del patrimonio bibliografico e documentario, la lettura e la riproduzione dei testi sbiaditi e abrasi, il risanamento di archivi e biblioteche, gli offrivano la materia di studio e di proficue sperimentazioni. La visione “teorica” andò configurandosi così con contorni sempre più precisi si’ da indurlo a concepire una patologia e una terapia del libro. Il volume “Le malattie del libro”, pubblicato da Mondadori nel 1935, ebbe grandissimo successo. Tradotto in varie lingue, esaurito in pochi mesi assicurò all’autore fama internazionale. Di questo periodo, una delle opere più significative del Gallo è: “Il libro” edito, a Roma, dal Tomminelli. Nel 1938 il Gallo poté fondare a Roma l’Istituto di Patologia del Libro, una vasta e complessa organizzazione scientifica e tecnica, unica al mondo, che ha come preminente funzione la conservazione e il restauro del libro. Si tratta di un Istituto che nella recente calamità che ha colpito l’Italia, e particolarmente Firenze, ha testimoniato al mondo la geniale opera del Gallo. Invitato da molti paesi, d’Europa e d’America, l’insigne aversano fu in Germania, in Isvizzera, in Francia, in Ispagna, per allestire mostre e tenere conferenze. Nel 1951 pubblicò un altro fondamentale lavoro: 7


“Patologia e terapia del libro”, in cui vengono studiate le malattie del libro e i modi di prevenirle e combatterle. Collaborò alacremente in merito alla preparazione della legge 23 marzo 1952, n.630 avente ad oggetto la protezione del materiale archivistico, bibliografico ed artistico. Morì nel 1952, dopo la pubblicazione de: “La lotta antitermitica in Italia” (Bollettino dell’Istituto di Patologia del Libro), che fu anche l’ultima testimonianza del suo strenuo amore per il libro. Il Gallo lascia quasi 200 pubblicazioni, alcune delle quali sono la prova di quello attaccamento alla piccola patria d’origine, Aversa, della cui storia e dei cui costumi fu un amoroso e felice studioso. Le origini normanne di Aversa trovarono nel Gallo un attento indagatore attraverso vari e fondamentali documenti, come la “Charta Aversana nel periodo normanno”, “Il codice diplomatico normanno di Aversa” e soprattutto “Aversa normanna”, che e’ completo e poderoso quadro storico d’insieme del dominio normanno nell’Italia meridionale. Oltre a questi studi di severo impegno storico, il Gallo collaborò frequentemente al “Corriere campano” e al “Corriere aversano”, sulle cui pagine apparvero articoli di rievocazione nostalgica della sua terra, come “Vagabondaggi aversani”, “Tradizioni popolari aversane”, “Vecchie case” e, finanche, una candida confessione autobiografica di una crisi religiosa in un breve scritto: “Volevo farmi monaco”. Uomo di scuola, paleografo insigne, storico valoroso, conoscitore profondo della tecnica della conservazione del 8


libro, e pertanto esperto anche di chimica e di microbiologia cartaria, amoroso custode del libro sia nella sua integrità materiale, sia nella sua impareggiabile opera di diffusione della cultura, il Gallo era in pari tempo un uomo d’incantevole semplicità e modestia, di profondissima ricchezza spirituale. A Roma, lontano dalla sua piccola terra d’origine, stimato e onorato da tutti, la città natale si configurava nella sua memoria come una terra di riposo e di pace, con le sue antiche usanze, con i suoi costumi, con le sue tradizioni popolari, con le sue vecchie case. Gli studi sulle origini normanne di Aversa non erano solo la testimonianza del suo nativo amore per l’indagine storica, del suo gusto per la ricostruzione accurata e sistematica d’un periodo di fortunose vicende e di varia fortuna dei geniali avventurieri del nord, ma anche, e vorrei dire soprattutto, un atto di amore, un dono perenne dello spirito alla sua piccola patria, amata come sanno amare solo le anime elette, i puri di cuore.

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Associazione Gaetano Parente Via Gaetano Parente, 2 81031 – Aversa (Ce)


Alfonso Gallo