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ECOAREA è una testata giornalistica iscritta al nr. 9 del Reg. dei giornali e periodici del Tribunale di Rimini in data 31.03.2008. Direttore responsabile Gianni Cecchinato.

ECOAREAMAGAZINE15 ECOAREA BETTER LIVING AVVICINA IL MONDO DELLE IMPRESE ALL’AMBIENTE

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Tecnologie Innovattive 07.10 Novembre 2012 Rimini Fiera - Italy 16a Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile www.ecomondo.com TI REGISTRA su m Sette bre ass entro il 30 bp e w / ondo.com www.ecom do il codice inseren ale "CMI" promozion era cedere in fi e potrai ac MENTE GRATUITA o per un giorn

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RIGUARDO LA SOSTENIBILITÀ E’ l’uomo che sostiene la natura o è la natura a sostenere l’uomo? Tra non molti giorni si apriranno le porte di ExpoArea e finalmente si potrà toccare con mano un edificio sostenibile, caratterizzato da bassi consumi energetici. Questo centro polifunzionale è stato definito, e non solo per i materiali da costruzione impiegati rigorosamente naturali, un unicum quale testimonianza di come sia possibile realizzare una costruzione energeticamente economica che non appartenga esclusivamente all’abitativo residenziale ma al terziario. È soprattutto un edificio sostenibile, ma cosa significa sostenibile e sostenibilità? Oggi l’edilizia green o sostenibile, talvolta chiamata anche erroneamente bio, rappresenta una parte minima del mercato, e trattare (o vendere) tutto come ‘verde’ disorienta il consumatore che non sa distinguere la vera sostenibilità dal finto ambientalismo (fenomeno detto anche green washing). Di questo tipo di edilizia si parla, ma soprattutto si scrive molto e talvolta con poca cognizione di causa; già i differenti sistemi di certificazione energetica o di classificazione lasciano il consumatore finale piuttosto disorientato o creano profonde spaccature tra correnti contrapposte di pensiero e tra progettisti e tecnici, generando confusione nel settore. Negli U.S.A e in altri Paesi europei sono stati applicati standard costruttivi come il programma Leed con risultati non proprio entusiasmanti. Si stima che negli Stati Uniti solo un 8% circa delle nuove costruzioni residenziali sia sostenibile, mentre in Europa una direttiva rende obbligatorio l’efficientamento attraverso la certificazione energetica da allegare negli atti di compravendita o di affitto. Ora in Italia il nuovo residenziale deve essere progettato e costruito secondo la Classe B (<50 kWh/mq anno) mentre per le ristrutturazioni non ci sono riferimenti (esclusi quelli per le detrazioni fiscali). Sostenibile significa compatibile con la difesa dell’ambiente e con un’equa distribuzione della ricchezza. Sostenibilità. La parola da cui deriva il termine sostenibile, assume molto spesso dei significati divergenti a seconda del contesto in cui viene usato: in sociologia o in economia o scienze dell’ambiente. In edilizia e nel settore dell’ambientale il significato è legato in parte alla produzione dei materiali da costruzione, in parte ai consumi negli edifici residenziali e in quelli del terziario. Dovrebbe rispondere alle richieste di un’edilizia integrata nei processi di sviluppo in grado di raccogliere le grandi sfide ambientali. È indiscutibile oggi che la certificazione sia l’unico sistema concreto per assicurare il raggiungimento delle prestazioni di sostenibilità dichiarate di un edificio. L’impegno che noi tutti dobbiamo assumere, consapevoli che l’introduzione di criteri di sostenibilità nel settore delle costruzioni, responsabile per circa il 35% di emissioni di gas serra e per circa il 40% dei consumi complessivi di energia, attraverso le buone pratiche del quotidiano, deve diventare il contributo determinante al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto per limitare i consumi di risorse non rinnovabili e per incrementare l’uso di quelle rinnovabili. In questo settore l’Italia sconta ritardi clamorosi, per esempio un’abitazione italiana consuma tra le 3 e le 5 volte di più di una tedesca o austriaca o danese, cioè in Paesi dove il clima è più rigido. Attraverso una progettazione attenta, abbinata all’uso di materiali adeguati, il fabbisogno energetico potrebbe essere ridotto di almeno un 30% rispetto agli attuali consumi. Alla fine, è l’umano a sostenere la natura o è la natura a sostenere l’uomo? Gianni Cecchinato

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INTERVISTA A ROMANO Ugolini di Gianni Cecchinato L’edificio è quasi pronto per l’apertura al pubblico, quali sono le aspettative e i programmi per l’inaugurazione? Siamoarrivatiallafasedelleoperazionifinali ed ExpoArea ha cominciato a presentarsi, facendo già mostra delle sue forme pulite, ora che le impalcature sono state smantellate e i lavori delle aree esterne stanno per essere ultimati. E’ già un bel vedere, e lo dico con orgoglio, per le persone attente che transitano sulla superstrada RiminiSan Marino e che ci fanno i complimenti. I consensi che abbiamo avuto riguardo gli obiettivi che ci siamo posti ci rendono ottimisti sul prosieguo di questa avventura. La crisi morde ma questo genere di iniziative possono aiutarci ad uscirne più velocemente e chi ci visiterà capirà come e perché. Quali sono i plus valori di questo centro polifunzionale, i vantaggi ad esporre per le aziende? Come sfruttare questa idea di fare del co-marketing, di fare rete e sviluppare azioni sul territorio in questo momento particolare dell’economia? ExpoArea, quale centro polifunzionale, è stata creata per promuovere la cultura del vivere sostenibile e per sviluppare la green economy. Un unicum dove le aziende potranno sviluppare azioni di marketing innovativo adeguate ai tempi e alle necessità odierne, dove le associazioni di categoria,o meglio chi avrà voglia, troveranno il crogiolo/contenitore ideale per far crescere idee ed iniziative a favore di una migliore qualità della vita, non solo filosofica ma anche economica. Fare rete tra imprese green per uno sviluppo sostenibile, è un argomento di attualità, di cui ti stai facendo portavoce ai workshop a cui sei invitato. Credi che sia lo strumento per uscire dalla crisi o semplicemente l’argomento di attualità nei salotti della new economy? L’ultima esperienza al riguardo è stata quella di essere invitato a testimoniare, come imprenditore, a Maratea all’Incontro Internazionale organizzato da ApI e sponsorizzato dal Consiglio dei Ministri Europeo (13-14-15 settembre 2012) che quest’anno si è dato un tema ambizioso e fortemente contemporaneo: “Uscire dalla crisi con la Green economy”. Di fronte a una platea di importanti personaggi politici (tra cui il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il Ministro dellaPubblicaIstruzione,UniversitàeRicer-

ca Francesco Profumo, il Ministro della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi), imprenditori e moltissimi giovani, ho avuto l’occasione di portare l’esperienza di ECOAREA, un’azienda nata proprio dall’esigenza di concretizzare l’approccio sostenibile in un sistema produttivo e di relazioni efficiente e responsabile. Tra le tante attività, ECOAREA, in collaborazione con i suoi numerosi partner, accanto aiservizidicomunicazioneeconsulenzadestinati alle aziende che scelgono di adottare un orientamento green, sta contribuendo a creare una rete di “Laboratori della Sostenibilità Tecnologica”. Con lo slogan “NON CERCARE UN LAVORO, CREATELO!” ECOAREA supporta questo interessante progetto, sviluppato dal nostro partner Laboratorio della Sostenibilità, che vuole dare avvio a un sistema di formazione di professionisti specializzati in sostenibilità e capaci di creare un rinnovato tessuto di microimprese impegnate nell’efficientamento energetico, nel risparmio idrico, nelle tecnologie greenoriented.

Oggi, riguardo i consumi energetici del patrimonio immobiliare esistente, tra gli addetti ai lavori si discute se il futuro dell’edilizia debba essere “abbattere per ricostruire” oppure se continuare a progettare e costruire come è stato fatto fino a oggi. L’argomento nasce dalla necessità di sensibilizzare i vari attori del mercato per creare nuove opportunità di lavoro e per uscire dall’attuale stato del mercato e dell’economia, riducendo i costi energetici e migliorando la qualità della vita. Sicuramente continuare a progettare e costruire come è stato fatto fino ad oggi non va più bene, ormai è il mercato che rifiuta quel modello. Nel nostro caso era una scelta obbligata “abbattere per costruire”, ma non si può generalizzare. Credo che ci siano tantissime situazioni dove può essere corretto 4

intervenire con appropriate ristrutturazioni. ExpoArea è l’esempio concreto di come, anche nell’edilizia non residenziale, sia possibile contribuire al rinnovamento applicando la sostenibilità. Riqualificare coerentemente un sito significa ripensare agli edifici in una rinnovata ottica di ecosostenibilità. Partendo dal classico capannone anni ‘70, con tetto in amianto e struttura tipica in latero-cemento, passando attraverso un progetto di bioarchitettura, siamo arrivati ad avere un edificio autosufficiente, riguardo i consumi energetici, che produce l’energia che consuma ed architettonicamente ha una forte identità sul territorio. Sisarebbepotutoristrutturareilvecchioedificio ma, a conti fatti, non conveniva. Prolungargli la vita sarebbe stato un accanimento terapeutico, visto che l’intervento sarebbe stato più strutturale (per funzionare) che di remake superficiale (cappotto isolamento termo-acustico, tetto e serramenti). Quello che oggi si può toccare con mano è il risultato di qualche anno di confrontiscontri tra i progettisti (nei diversi ambiti di competenza) e la A.P., le deroghe ottenute serviranno come esempio per dimostrare che è possibile realizzare immobili sostenibili attenti ai consumi e alla qualità della vita. Con l’apertura di ExpoArea vorremmo mettere questa esperienza a disposizione dei progettisti e di quegli imprenditori che volessero avere una sede per la loro attività di Marketing e di Comunicazione in una nuova veste, estremamente innovativa, che comprende le ultime novità e tendenze. Il mondo è cambiato, dobbiamo prenderne atto. Insieme possiamo capire come reagire. Vi invitiamo nella nuova casa della green economy per confrontarci ed agire!

Romano Ugolini


ExpoArea: il contenitore di materiali, idee e cultura bio Il primo centro polifunzionale dove è possibile sviluppare la cultura della sostenibilità Un esempio di costruzione intelligente per una migliore qualità abitativa

di Gianni Cecchinato ExpoArea è un edificio eco-compatibile con un fabbisogno energetico molto inferiore agli attuali standard costruttivi in grado di garantire condizioni abitative ottimali utilizzando materiali rinnovabili e sostenibili. ExpoArea è un contenitore espositivo di materiali, idee e cultura bio. Queste tematiche hanno influito sulla progettazione, in quanto l’edificio vuole essere dimostrativo e didattico.. Nel progetto quindi sono confluite diverse tematiche: le naturali esigenze di tipo imprenditoriale e di tipo funzionale sono state coniugate alle esigenze di un edificio moderno, a basso impatto ambientale, sia dal punto di vista dei consumi energetici sia dal punto di vista dei materiali impiegati nella costruzione. Il progetto ExpoArea, nato dalla volontà di Romano Ugolini (A.D. di ECOAREA, Rimini) e da una visione illuminata sulle caratteristiche e scopi di questo edificio, è stato affidato ad un team di professionisti dell’area locale (romagnola-marchigiana) con competenze specifiche in bioarchitettura, in fabbisogno energetico, negli aspetti strutturali per la parte in legno connessa agli altri materiali, in domotica in funzione dell’efficienza energetica. L’idea, nata nel 2005, è stata quella di realizzare un edificio che, nell’utilizzare tutti i materiali disponibili con caratteristiche di sostenibilità, fosse l’occasione per dimostrare come uno spazio “non destinato al residenziale” fosse in armonia, integrandosi, con l’ambiente circostante. E come, inoltre, la classificazione energetica alla fine fosse un primo passo per una qualità costruttiva innovativa per il territorio, dove era consolidata una tradizione legata ai materiali e alle tecniche progettual-costruttive tradizionali. Parliamo di ExpoArea con i progettisti, iniziando in questo numero con Walter

Giovagnoli (Triarch Studio – Coriano), che ha curato la parte architettonica. Walter Giovagnoli, laureato allo IUAV di Venezia, opera dal 1972 nel settore dell’edilizia, spaziando tra diverse discipline. Le diverse esperienze maturate nel campo della residenza privata, monofamiliare e plurifamiliare, gli consentono oggi di progettare con tutti i materiali, dal legno al mattone, secondo le esigenze e gli input dei committenti; è intervenuto in numerose opere di ristrutturazione, riqualificazione ed arredo alberghiero e di locali di intrattenimento tra cui note discoteche e pub della riviera. Nel settore del restauro, suo è il recupero della Pieve Romanica di Verucchio. Nel campo dell’edilizia commerciale e industriale molte sono le realizzazioni nel territorio di Rimini, Riccione e Coriano. Attualmente si occupa di ville unifamiliari, agriturismi ed edifici commerciali, con una preferenza per le strutture lignee prefabbricate coerentemente con le scelte fatte a favore della sostenibilità e della bioarchitettura.

Come e quando nasce il progetto? Era il 2005, durante un convegno in cui ero relatore sulla bioarchitettura, sono stato contattato da Romano Ugolini che mi prospettò la sua idea per un progetto in bioedilizia, un edificio di tipo espositivo, flessibile negli spazi ed autonomo nella privacy e nella dotazione impiantistica, da realizzarsi sulla superstrada Rimini-San Marino nel comune di Coriano. Il comune di Coriano prevede già da diversi anni degli incentivi per gli edifici residenziali in bioedilizia, misurabili in bonus di capacità edificatoria, deroghe sugli spessori delle pareti e

dei solai ed altro. L’estensione di tali bonus anche agli edifici commerciali ed industriali, realizzabile solo con una variante delle norme di attuazione del piano regolatore, è stata possibile attraverso una mediazione complessa ed articolata, improntata ad una fattiva collaborazione con gli amministratori e l’Ufficio Tecnico. Doverosamente devo ricordare che lo studio iniziale di fattibilità è stato fatto assieme all’architetto Alessandro Quadrelli che circa un anno fa ha lasciato Triarch Studio per trasferirsi ad esercitare in Nuova Zelanda e per acquisire nuove esperienze nell’ambito della bioarchitettura.

Strategicamente il progetto quale linee ha dovuto seguire? Partendo dalla precisa richiesta di Romano Ugolini, il quale ha dato a tutto il team carta bianca sul trovare le soluzioni per il raggiungimento degli obiettivi fissati, per un edificio di tipo espositivo, la nostra risposta è stata la cosiddetta “strip”, ovvero una fettuccia composta da un percorso e stand disposti a pettine, della larghezza complessiva di mt 8,00, estesa ad anello sulla superficie del lotto: in questo modo si individua la cellula minima sempre accessibile, aggregabile, con la minima superficie destinata a percorsi, ed un vuoto interno, che poi risulterà funzionale agli obiettivi bioclimatici. Quindi la sagoma dell’edificio è la risultante della sovrapposizione della strip al lotto, considerato lo sfruttamento ottimale della superficie edificabile. La ripetizione di piani uguali fra loro, sovrapposti e scollegati, viene sostituita da una distribuzione verticale continua, mediante l’uso di piani inclinati, gradinate e scale sul vuoto, a sottolineare la continuità degli ambienti fra loro, con l’esterno e con la copertura a giardino che diventa la naturale estenContinua a pag. 6

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sione dello spazio espositivo interno. Quali sono stati gli obiettivi di sostenibilità che hanno segnato le fasi della progettazione? La distribuzione delle funzioni, la gerarchia delle facciate, le tipologie costruttive e i materiali impiegati. La distribuzione delle funzioni viene determinata dall’orientamento dell’edificio, per favorire il comfort termico dei luoghi a permanenza più lunga e lo sfruttamento ottimale dell’illuminazione naturale. A Nord si concentrano gli spazi che non richiedono l’irraggiamento solare: i servizi, i vani tecnici, ascensore e scale, ad Est gli uffici e l’appartamento del custode, a Sud il vano principale espositivo che si sviluppa su tutti i piani dell’edificio e ad Ovest gli spazi di passaggio e comunicazione, come il foyer ed aree destinate ad esposizioni temporanee. Tutti gli ambienti si affacciano sul vuoto centrale con sovrastante copertura vetrata apribile che - oltre ad essere elemento di continuità visiva - vuole essere un camino di ventilazione naturale verticale: grazie al surriscaldamento ed alla conseguente ascensione ed espulsione dell’aria calda, il camino richiama l’aria dal basso che sarà prelevata dall’esterno previo passaggio in tubazioni sottofondazione con lo scopo di introdurre aria più fresca. La gerarchia delle facciate è stata determinata dalla distribuzione interna degli affacci privilegiati: ogni facciata dell’edificio, in base al suo orientamento, è diversamente trattata dal punto di vista delle aperture. A Sud, lato in cui l’irraggiamento è più controllabile, troviamo le aperture più ampie, in modo da poter accogliere il sole in inverno e usufruire del guadagno energetico e schermarlo in estate con opportuni brise-soleil; a Nord, le aperture sono più limitate per evitare dispersioni termiche, mentre ad Ovest, lato più problematico, quelle vetrate necessarie alla continuità architettonica con lo spazio frontestante, sono concentrate verso il basso, per poter schermare l’irraggiamento estivo con piantumazioni esterne al fabbricato.

In quale modo sono state fatte le scelte sui materiali da usare e che

consentissero il raggiungimento degli obiettivi? Le tipologie costruttive e i materiali impiegati sono stati valutati con attenzione. Progettare un fabbricato ad alto risparmio energetico, valido per la fascia climatica romagnola, non significa recepire, senza le distinzioni del caso, le indicazioni di KlimaHouse. In estate un edificio come ExpoArea con il solo calore generato dalle utenze elettriche e dagli utenti, rischia di risultare eccessivamente caldo se non dotato di opportuna massa perimetrale, data dai muri esterni e della struttura in generale, che generi la cosiddetta inerzia termica: il calore prodotto durante il giorno si accumula nelle pareti pesanti per essere rilasciato di notte. Per fornire allo stesso tempo inerzia termica e isolamento, ExpoArea è stata pensata come una struttura ibrida, perciò divisa in due parti per utilizzare due sistemi tecnologici: il sistema tradizionale in laterocemento e la tecnologia a secco in legno; opportunamente giuntate fra loro ed entrambe conformi alla normativa sismica vigente. Nel primo caso, i pacchetti di tamponamento esterno, dello spessore di cm 50, sono costituiti da parete verso l’interno di blocchetti semipieni, laterizio porizzato ad alte prestazioni e cappotto esterno in fibra di legno; nel secondo da parete lignea a balloon frame con cappotto esterno in fibra di legno. Le coperture, sia piane sia inclinate, sono state realizzate a giardino pensile. La combinazione di questi pacchetti, in abbinamento con il controllo progettuale dei ponti termici, ha portato l’edificio a prestazioni da costruzione passiva. Lo scarso fabbisogno energetico per climatizzare gli ambienti sarà soddisfatto da un impianto fotovoltaico della potenza di 20 kWp. Nonostante la destinazione dell’edificio non preveda ingenti consumi d’acqua, è stato previsto un sistema di recupero e di riuso dell’acqua piovana, per gli usi domestici consentiti e per l’irrigazione delle aree sistemate a verde.

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01 - Angolo a Nord: la facciata di sx del fabbricato con l’ingresso principale 02 - Posa dello “strip”in legno, in corrispondenza della facciata lato ovest 03 - Struttura in legno lamellare, posa del primo impalcato. I pilastri inclinati sono ottenuti da travi di lamellare tornite 04 - Struttura in legno del secondo impalcato su area destinata a platea per convegni 05 - Montaggio del secondo impalcato in legno, i cui elementi sono tutti in lamellare 06 - Rampa di collegamento tra il primo ed il secondo piano 07 - Inizio dello strip di salita, in primo piano a dx le colonne di legno lamellare tornite a sostegno del secondo impalcato 08 - Angolo Sud-Ovest: la struttura in legno servirà ad ospitare il pacchetto coibentante in pannelli di fibra di legno 09 - Dettaglio del telaio in legno 10 -Riempimento con i pannelli di fibra di legno


BioDUBBI di Luca Reteuna – Città del Bio “Biologico? Io non ci credo.”

americana di uno analogo condotto in Inghilterra: gli scienziati hanno “incredibilmente” scoperto che il cibo biologico non è più nutriente di quello convenzionale, ma che è meno contaminato da fitofarmaci e che i batteri presenti non hanno sviluppato resistenze agli antibiotici. La fiera delle ovvietà, perché nessuno ha mai attribuito caratteristiche speciali a quanto è coltivato e trasformato secondo natura, ma semplicemente si è voluto eliminare il più possibile tutto ciò che è artificiale, cercando di riavere le caratteristiche originarie.

È questa l’espr essione che di solito esce dalla bocca di chi nutre perplessità sul mondo dell’agricoltura a misura d’uomo e d’ambiente e si tratta di un modo di comunicare che tradisce l’approccio ideologico e irrazionale. Se usassimo la stessa frase con qualcuno che ci propone l’ultimo modello di tablet, invece di dirgli che non ci serve o non ci interessa, saremmo sicuramente coperti dalle risate di tutti i presenti. L’anomalia del biologico ha radici che partono da lontano, quando questo “strano” modo di coltivare e cibarsi veniva considerato una stravaganza di certi “Figli dei fiori” che, mal sopravvissuti al ‘68, si erano ritirati in campagna.

Biologico vuol dire senza schifezze, non con poteri magici. “Il cibo biologico bocciato a metà” o anche “Crolla il “mito” del biologico” sono alcuni dei titoli utilizzati in questa occasione per influenzare negativamente il lettore, anche se poi gli articoli non dicono nulla contro: un vero capolavoro di informazione distorta.

E così, ad esempio, per un’applicazione distorta della legge italiana, si sottoponeva a processo chi produceva pasta integrale: i giornali riportavano le vicende giudiziarie e l’opinione pubblica incominciava a costruirsi preconcetti negativi, come se chi tornava ad utilizzare i più sani prod otti non raffinati volesse imbrogliare i consumatori, negandogli la farina bianca nel prodotto finale.

Si tratta di malignità a priori, perché andando a leggere lo studio originario, comparso su Annals of Internal Medecine (4 September 2012;157(5):348-366) le conclusioni dei ricercatori sono testualmente queste: “La letteratura pubblicata manca di una forte evidenza che gli alimenti biologici siano più nutrienti rispetto ai cibi tradizionali. Il consumo di alimenti biologici può ridurre l’esposizione ai residui di pesticidi e batteri resistenti agli antibiotici.”

Anc he se le violazioni delle normative son o decisamente meno frequenti in questo settore, ogni volta che viene intercettato qualche truffatore che spaccia per biologici prodotti provenienti in realtà da coltivazioni convenzionali, sembra che i media gongolino a infierire sull’episodio, indipendentemente dalle loro simpatie politiche, perché il preconcetto è assolutamente trasversale. Ma fin qui si tratta del dovere-potere dei giornalisti di raccontare e commentare e, in fondo, non è altro che una questione di accenti su episodi oggettivi.

Qua lch e cosa d i m olto di v erso .

Il dubbio, invece, sorge spontaneo in altri casi che si presentano con cadenza circa semestrale e preferibilmente su quotid iani e settimanali a larghissima diffusione. Parliamo, ad esempio, dell’ultimo studio reso noto, che tra l’altro è la ripetizione 7


Pensieri tedeschi

Nutrire tutti e inquinare meno non sono in alternativa di Klaus Weissbach

k.weissbach@ecoarea.eu In Germania si spinge fortemente sulla necessità di produrre carburanti biologici (gas metano) per poter realizzare e in qualche modo “spalleggiare” la svolta nella produzione di energia. Su questo argomento nasce però la discussione, spesso polemica e priva di basi scientifiche, sul fatto che la produzione di “bio-energia“ sarebbe responsabile della fame in molti paesi poveri a causa dell’aumento dei prezzi che porta con sé. Una polemica destinata a durare, poiché i pregiudizi sono duri a morire e si approfitta dell’ignoranza della comunità per terrorizzare i cittadini coscienziosi, ma poco informati. E’ necessario perciò sfatare queste teorie. Non si può infatti rinunciare a questa componente della produzione energetica che si inserisce nel mix di produzioni di energie rinnovabili come il fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermico ecc.! La Bioenergia è irrinunciabile per la “svolta energetica“. Nei media è acceso il dibattito sul modo di vedere il

confronto della produzione di energia da biomassa e la presunta concorrenza con la produzione alimentare e di mangimi. La discussione è spesso poco obiettiva e poco differenziata. Le cause per la fame nel mondo sono povertà, guerre civili ed il cambiamento climatico. Non si può parlare di una concorrenza tra piatto & serbatoio. Al contrario l’agro-economia dei paesi industrializzati produce eccedenze che vengono esportate in paesi emergenti. La conseguenza è che la produzione agraria di questi paesi si ferma, incrementando il problema della fame. In Europa si aggiunge il problema dello spreco, cioè molti alimenti vengono buttati via e, invece di finire nell’immondizia, possono essere utilizzati per la produzione di energia bio. Perciò, esistono biomasse a sufficienza senza entrare in concorrenza con la produzione di alimenti. Inoltre, modifiche nella politica agraria e del comportamento del consumatore possono schiudere altri, inaspettati potenziali. La bioenergia può essere impiegata in modo pluriuso per la corrente elettrica, produzione di calore o carburante e bilanciare i sistemi energetici fluttuanti come eolico o fotovoltaico/solare. In modo particolare il “biometano“ ha un rapporto energetico positivo, essendo spesso derivato da materia prima che ricresce (come il legno impiegato per l’edilizia 8

o la produzione di carta), e utilizza risorse di scarti alimentari ed organici. Utilizzato come carburante biologico eccelle per il suo buon sfruttamento della superficie coltivata e riduce in modo eccezionale l’emissione di Co2.

Informazioni da DENA (Deutsche Energieagentur-agenzia tedesca per l’energia) e “Biogaspartner” (associazione per la produzione di gas biologici).


Il punto creativo

Il regalo per Julia di Cristiana Curreli

cristiana.curreli@gmail.com Reminiscenze di cartoni animati come Ken il guerriero o di film come MadMax aiutano a trasformare qualsiasi cosa che si sta pensando di abbandonare in un cassonetto in qualcosa che invece sarà alla moda. Prendendo in prestito le le forme e gli atteggiamenti degli stilisti postatomici e decostruttivisti, è molto più facile creare qualcosa di contemporaneo fingendosi abili sarti e riuscendo ad ottenere un proprio stile Quindi giri per la cucina e trovi un vecchio sacco di juta blu che ancora non riesci a capire cosa ci faccia lì e quel vecchio foglio di carta da imballaggio che mamma periodicamente ti allega al pacco che ti manda dalla terra lontana. Ci pensi su e dici “Che bell’accostamento di colore, blu e marrone, ma non si diceva che il blu e il marrone non vanno mai insieme? Naaaah! A me fa impazzire! Cosa ci posso fare?” Sicuramente non buttarli! E allora, sei appena stata a parlare ore e ore con i tuoi amici della comunità dei Mutoid di Santarcangelo1, ti lasci andare e in meno di mezzora hai capito perché quel sacco di juta blu era in cucina! È diventato un grembiule, un bellissimo grembiule con cappuccio crestato e tasche romantiche con quella carta d’oltremare, sfilacciato qua e là per le cuciture a vivo, in pieno mood postatomico. Sicuramente Kenshiro lo vorrebbe per regalarlo alla sua amata Julia.

Grembiule - Foto di F. Testa /ReeDoHub 1

La Mutoid Waste Company è un gruppo di riciclatori capaci di riutilizzare i rifiuti urbani trasformandoli da rottami in opere d’arte, sono essenzialmente nomadi: viaggiano, lavorando in parti diverse del mondo, ciascuno con il proprio particolare stile e campo di applicazione favorito, sempre pronti a lasciarsi trascinare dalla passione di trarre nuove forme da oggetti già ripudiati e proprio per questo pronti ad assumere una nuova e diversissima natura.

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UN RIFUGIO ALPINO SOSTENIBILE AL 100% di Gianni Cecchinato Casa Capriata è la realizzazione di un progetto sperimentale per un rifugio ecosostenibile in legno che l’architetto Carlo Mollino (Torino, 1905 – 1973) realizzò nel 1954 per la X Triennale di Milano. Mai attuato a causa del mancato accordo tra gli sponsor, l’innovativo progetto è diventato realtà. La struttura è sorta nel comprensorio di Weissmatten, Gressoney Saint Jean (AO). Si tratta di un’architettura in legno sollevata dal suolo il cui progetto originario fu considerato in quegli anni il manifesto della sperimentazione di materiali e di innovative tecniche di costruzione. L’utilizzo di nuovi materiali come resinflex, gommapiuma e plastica, abbinati al legno e al cristallo, sono infatti la testimonianza di un tentativo, da parte di Mollino, di una rielaborazione delle architetture walser dell’alta valle di Gressoney e di Valtournenche, che egli analizzò a partire dal 1929. Cinquant’anni dopo il suo concepimento progettuale, Casa Capriata viene ingegnerizzata e realizzata grazie al protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune di Gressoney Saint Jean, dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, dal Politecnico di Torino e dalla Comunità Montana Walser, con la collaborazione del Dipartimento di Progettazione architettonica e di Disegno Industriale del Politecnico di Torino, portando a compimento un’opera unica ed innovativa per l’epoca in cui

era stata pensata. Nel 2006, in occasione delle celebrazioni della nascita di Carlo Mollino, nasce come progetto culturale e viene inserita dall’Ordine degli architetti di Torino del XXIII Congresso Mondiale degli Architetti UIA Torino 2008. Visto il successo per l’attualità dell’idea, la creazione di Mollino si è trasformata in un vero progetto di ricerca con la firma, nel 2008, del protocollo d’intesa con i partner. Con il coordinamento dell’architetto Guido Callegari, il gruppo di ricerca del Politecnico di Torino ha ripreso criteri e principi progettuali di Mollino e li ha resi attuali dando così vita a un’opera che era stata consegnata alla storia da uno dei protagonisti della cultura architettonica e del design italiano del ‘900.

L’architettura-manifesto di Casa Capriata si concretizza oggi in un edificio sostenibile (altresì sperimentale) in cui gli aspetti architettonici, strutturali, tecnologici e impiantistici sono stati riveduti coerentemente con i criteri progettuali indicati a suo tempo da Carlo Mollino. Il cantiere per il nuovo edificio è stato avviato nel lu10

glio 2010 ed è stato completato quest’anno diventando il Rifugio Alpino Carlo Mollino. Casa Capriata è basata sull’idea di “una costruzione leggera in legno”, utilizza un’ossatura costituita da tre capriate a catena portante gli orizzontamenti: in tal modo, le pareti laterali costituiscono le falde stesse del tetto che va a coprire interamente tutto il lato inclinato della capriata. L’abitazione, distribuita su tre livelli, ospita al primo piano il soggiorno-pranzo, la cucina, un servizio e un piccolo disimpegno per il deposito degli sci a fianco dell’ingresso; al secondo piano due camere e un bagno aggregato in modo da formare un quadrato; il terzo piano, di minuscole dimensioni, è occupato da due camere e da una serie di armadi. Il rifugio è un edificio energeticamente efficiente, realizzato secondo gli standard previsti dal protocollo Casa Clima classe A gold (<15 kWh/m² a) che prevede l’introduzione di componenti e sistemi edilizi innovativi in coerenza con l’edificio-manifesto originario. Casa Capriata sarà raggiungibile a piedi, con gli sci o con la seggiovia. Immersa nella quiete del paesaggio alpino, potrà essere ammirata secondo la visione ideale di Carlo Mollino, che, a proposito della sua produzione progettuale affermava: “Tengo per fermo che la migliore spiegazione della propria opera sia la silen-


ziosa estensione dell’opera medesima”. L’azione di Fund Raising curata dal Politecnico di Torino ha portato alla selezione di qualificati partner che nella qualità di sponsor tecnici hanno fornito il proprio contributo al progetto e permesso di implementare le risorse a disposizione per l’iniziativa. I lavori di edilizia generale sono stati eseguiti dall’impresa Gecoval, le opere lignee dalla Denaldi di Casale Monferrato (AL), uno dei partner tecnici del Politecnico di Torino, con il contributo Armalam® per la fornitura di travi di legno armate e di Rothoblaas per i sistemi di giunzione metallica. Saint-Gobain Isover Italia, fornitore di materiali isolanti in lana di vetro, ha inserito l’architettura nel progetto europeo Multi-Comfort house accanto ad altre due esperienze di Passive House realizzate in Svezia e Austria. Per il rifugio Mollino sono stati utilizzati i serramenti esterni ad alta efficienza Internorm già impiegati nella realizzazione del rifugio Schiestlhaus, in Stiria (A) a 2154 metri di quota, prima casa passiva europea d’alta montagna; le ante esterne sono state realizzate in laminato autoportante per rivestimenti esterni MEG di Abet laminati in diversi colori come da progetto originario. Il rivestimento esterno dell’involucro edilizio, come il decking e il parapetto del terrazzo solarium, sono stati realizzati con legno termotrattato Lunawood® al fine di aumentarne la durabilità e la stabilità nel tempo, aspetto quest’ultimo di fondamentale importanza in un con-

testo come quello di Weissmatten. Le importanti falde della “casa a triangolo” (220 mq circa) e i due canali aggettanti (con uno sviluppo complessivo di undici metri) che caratterizzano le diverse varianti di progetto ideate da Carlo Mollino sono state rivestite con un manto in zinco titanio con decapaggio chiaro di RHEINZINK® Italia. Per la copertura è stata impiegata la tecnica a doppia aggraffatura, combinata con i moduli solari integrati UNISOLAR ®, forniti da Unimetal, per la produzione di energia solare anche in condizioni di luce diffusa mediante tecnologia a strati sottili. Un ulteriore elemento di sperimentazione è costituito dagli aspetti impiantistici: un impianto di ventilazione meccanica HomeVent® di Hoval e i sistemi riscaldanti a basso consumo energetico in fibra di carbonio di Thermal Technology. Casa Capriata si caratterizza dall’utilizzo di tecnologie sperimentali, funzionali al perseguimento della sostenibilità ambientale, anche in relazione alla scelta dell’impianto per il tratta-

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mento delle acque reflue realizzato da Carra Depurazioni con la partecipazione di Laterlite. Agli interni di Casa Capriata è stata assegnata la parte essenziale della visione molliniana. La scelta della pavimentazione in gomma indicata nel 1954 è stata rispettata con il prodotto Zero.4 di Rubber Flooring Artigo, disegnata da Ettore Sottsass nel 2007 e insignita nel 2008 del Good Design Award dal Museo di Architettura e Design di Chicago. Le porte interne, prodotte appositamente per l’occasione dalla Bertolotto Porte, sono diventate le cornici ideali delle immagini più significative della cultura alpina dell’architetto torinese. Parte dell’arredo è costituito da mobili disegnati da Mollino provenienti dalla collezione Zanotta.


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