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ECOARE MAGAZINE11

supplemento di Ecoareanews, testata giornalistica iscritta al nr. 9 del Reg. dei giornali e periodici del Tribunale di Rimini in data 31.03.2010. Direttore responsabile Federico Bertazzo

ECOAREA better living avvicina il mondo delle imprese all’ambiente

anno 3 - gennaio 2012

2012 l’anno di Expo rea www.ecoarea.eu


siamo diventati virtuosi? C

i sono alcuni dati che in questi giorni dovrebbero aiutarci a fare una riflessione. Lo so, spesso cominciamo così il nostro magazine, ma è inutile fare discorsi astratti quando ci sono elementi concreti su cui fare affidamento per parlare di green economy. Il bonus fiscale che l’ultimo governo Berluscono ha poi accantonato, ha offerto una boccata di aria pulita al nostro Paese. Tra il 2007 e il 2010 gli interventi edilizi destinati alla riqualificazione energetica hanno portato un risparmio energetico di 47.800 GWh all’anno. ma non è stato solo questo il risultato: ha generato lavoro, partendo dal tecnico fino all’operaio che ha realizzato l’intervento, ha indirizzato i consumi verso una maggior consapevolezza degli utenti e delle tecnologie sostenibili (quanti sono gli italiani che oggi verificano il contatore dell’impianto solare?), ha prodotto un risparmio impressionate anche in termini di impatto ambientale. Il risultato, come è emerso nel primo Rapporto Ufficiale sull’Efficienza Energetica, presentato di recente a Roma, che va ben oltre i termini fissati dal Piano di Azione per l’Efficienza Energetica del 2007 (PAEE). L’anno scorso dedicammo una copertina del nostro magazine all’addio ai sacchetti di plastica monouso. Il governo, lo scorso 13 gennaio, ha emanato un decreto legge in cui fissa i requisiti per la biodegradabilità dei sacchettini monouso, uniformandoli alla norma EN 13432 sulla biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi. Biodegradabili, quindi, significa compostabili e capaci di disintegrarsi in un impianto di compostaggio in 90 giorni. Tutto chiaro? Probabilmente no, c’è chi accusa il decreto di favorire un regime di monopolio dal momento che solo un’azienda italiana sarebbe in grado di produrre i sacchetti rispettando le regole. I più severi contestano la provenienza del mais utilizzato per produrre i sacchetti e c’è chi afferma che il decreto non renda obbligatorio il rispetto della EN 13432. Con i codici noi finiamo per perdere la testa. Non dimentichiamo di portare sempre con noi una borsa di cotone. Nel dubbio...

magazine@ecoarea.eu

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Grandi discussione, negli uffici di Ecoarea better living, per l’utilizzo di termini poco lusinghieri per descrivere lo stato dell’economia. Non nascondiamoci dietro ad un dito, la situazione è molto delicata (usiamo un eufemismo) ma ci sono straordinarie eccezioni. A maggio apriamo expoAREA. Uno sforzo incredibile che conferma la volontà e la coerenza di uno progetto che, sin dalla sua ideazione, ha sempre voluto essere “un modello”.  E’ modello sarà!


ReeDoHub è un’azienda che nasce dall’Università, uno spin off. A partire dal 2009 ho organizzato i miei insegnamenti su tre principi didattici: learning by doing, imparare facendo, cioè applicano il motto “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”; reciprocal learning, cioè apprendere gli uni dagli altri, scambiando le proprie competenze; e community of learners, cioè vedere docenti e studenti come una unica comunità che si muove per raggiungere obiettivi comuni. Questo approccio utilizza strumenti di groupwork open source che supportano l’organizzazione e la didattica, nonché l’archiviazione dei contenuti.

di andrea zanzini

E’ nato così il laboratorio Designing the Sense, di semiotica del progetto, che punta a insegnare come si organizza il lavoro creativo in un team di progetto. All’inizio ho lavorato con Katia Manduchi, una psicologa cognitivo comportamentale, sulle dinamiche della creatività in relazione all’autostima. Nel 2009 un gruppo di studentesse di ZonaModa, i corsi di moda dell’Università di Bologna a Rimini, si è aggregato attorno al laboratorio, che quell’anno ha prodotto una ricerca concettuale sull’innovazione nei centri commerciali. Marianna Balducci, Cristiana Curreli, Chiara Marziani, Celeste Priore e Ilaria Picardi. Poi ho incontrato Fethi Atakol, un re-use designer, che è stato il direttore artistico delle due edizioni del workshop, nel 2010 e 2011, e dirigerà anche quella del 2012. Nel 2010 abbiamo formato un team composto da circa 40 studenti, le cinque studentesse laureande che ora fungevano da tutor, Fethi come designer e Katia che ha fornito il consulting psicologico. Assieme abbiamo costruito l’arredo e quasi tutti i prodotti di abbigliamento di un concept store allestito con

la collaborazione di IGD all’interno del Centro Commerciale I Malatesta di Rimini. Cristiana Curreli ha ideato e coordinato la realizzazione di una intera collezione di capi tutti con abiti di ri-uso e tessuto fornito da aziende del territorio e da produttori tessili italiani. Artisti del ri-uso come Davide Lazzarini e Alex Mambelli, musicisti come Roberto Paci Dalò e fotografi come Chico De Luigi hanno partecipato con il loro contributo; il negozio Kartell di Rimini ci ha messo a disposizione oggetti di alto design per staccare con l’arredo, tutto di ri-uso, ideato da Fethi Atakol e prodotto dalla comunità Papa Giovanni XXIII, dai ragazzi che seguivano un percorso di recupero. A partire da questo workshop, con il marchio ZoneModa, il gruppo ha partecipato a eventi come Romagna Creative District 2010 e Ambiente Festival 2010. Abbiamo curato la partecipazione di Fethi Atakol al Salone del Mobile 2011. Il workshop 2011 ha visto nascere una partnership con IKEA Rimini (che continua nel 2012) che ha portato al laboratorio ReeDo@IKEA: una collezione disegnata a realizzata a partire da tessuti IKEA e un allestimento scenografico basato sul ri-uso creativo degli oggetti del brand svedese. In tutti gli eventi la comunicazione sui social network faceva da rete di sostegno. Durante gli eventi il live blogging e lo streaming in tempo reale moltiplicano sul web tutti i contenuti prodotti. Era naturale che tutto questo ci facesse pensare a fondare

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History case

“Comunicare il progetto e progettare la comunicazione. Due casi di full immersion” tesi per il Corso di Laurea magistrale in Moda, Università di Bologna, Polo di Rimini di Marianna Baldacci

Che la creatività, oggi, venga concepita come risorsa strategica per qualsiasi forma di business e non più come istintivo ma per nulla sistematico slancio verso l’innovazione è un fatto ormai consolidato. Personaggi come Bruno Munari ne hanno saputo cogliere anche le più delicate sfumature; discipline come la semiotica ci vengono in aiuto per comprenderne meglio i processi interni e le possibili declinazioni. “Comunicare il progetto e progettare la comunicazione. Due casi di full immersion” (questo il titolo della mia tesi per il Corso di Laurea magistrale in Moda, Università di Bologna, Polo di Rimini) nasce da una serie di esperienze accademiche e di incontri nel mondo professionale che mi hanno portato a sperimentare e fare ricerca in questa direzione, con l’obiettivo di individuare un percorso originale di applicazione delle più attuali strategie di produzione e promozione, privilegiando in particolare quelle che si muovono attraverso il web. Sia nel caso di “ECOAREA better living” che di “ReeDo - riusare per piacere” (i miei due casi di “full immersion”) mi sono trovata davanti a due realtà che, pur muovendosi a livelli differenti (ECOAREA nella comunicazione business to business e nella consulenza, ReeDo nella sperimentazione di nuovi format didattici e di comunicazione virale), hanno fatto della comunicazione la loro principale risorsa, muovendosi entrambe nel contesto della progettazione sostenibile e green-oriented. L’era della cross-medialità e il trionfo degli UGC (User Generated Contents) hanno, di fatto, aperto una molteplicità di canali attraverso i quali il valore di un brand diventa materia plasmabile da parte dei suoi stessi fruitori: il patrimonio creativo del marchio si arricchisce e sopravvive proprio grazie a questi nuovi stimoli e alla capacità dell’azienda di mantenere saldi gli equilibri di un panorama sempre più complesso, frammentato, volubile. “Vince chi è capace di gestire la complessità”, scrive G.Iacobelli (Fashion branding 3.0, Franco Angeli 2010) e chi, all’interno del proprio ecosistema creativo, si mostra coerente e autentico (a maggior ragione se parliamo di sostenibilità). E proprio perché il web si configura oramai come il più potente e imprescindibile dei media, anche l’indagine delle strategie di comunicazione dei miei casi studio è partita interpellando “l’oracolo Google” e il sito web di

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Sono persuaso di aver scorto un nuovo modo di pensare il business più congruente con le condizioni attuali, che sono bene diverse da quelle all’opera al tempo in cui fu concepito il marketing. Chiamo questa nuova epoca “Era della creatività”, perché il miglior business per le aziende è oggi quello di avere delle idee […]. [Mark Earls, Benvenuti nell’Era della creatività. Le banane e la fine del marketing, Il Sole 24 Ore 2003, p.9]


ciascun progetto inteso come piattaforma di raccordo tra i vari strumenti messi in campo. Avere avuto un contatto diretto con entrambi i casi studio è stato indispensabile: nel primo caso grazie all’ing. Romano Ugolini, correlatore della mia tesi, e alla sua squadra di collaboratori che mi hanno permesso di osservare da un punto di vista privilegiato lo sviluppo del mondo ECOAREA; nel secondo caso, avendo seguito il progetto ReeDo fin dalle sue origini con riscontri positivi tali da aver trasformato, proprio in questi mesi, quella che è partita come esperienza universitaria in un concreto progetto d’impresa, condiviso con i colleghi e i docenti che ne hanno sostenuto il percorso (in primis, il prof. Giampaolo Proni, relatore della mia tesi e direttore scientifico del workshop “ReeDo - riusare per piacere”). Sta per costituirsi, infatti, “ReeDo Hub” (reedo.it), l’organizzazione che avrà in gestione il marchio ReeDo per perseguire la strada della comunicazione sostenibile e proporre nuove soluzioni di promozione utilizzando il linguaggio della moda e del re-use design. La fiducia e l’interesse che realtà come ECOAREA stanno mostrando nel sostenere il nostro lavoro è, per noi, motivo di soddisfazione nonché segnale importante per tutti quei progetti che, seppur ancora giovani, stanno raccogliendo energie e competenze per la crescita del nostro territorio. Segnali altrettanto positivi vengono anche dalle Istituzioni che, assegnando al mio progetto di tesi il premio Cultura d’Impresa 2011, hanno ulteriormente incoraggiato il mio lavoro e quello dei miei colleghi: intervenire proprio nell’innovazione della “cultura d’impresa” è, di fatto, un’urgenza che accomuna oggi molte realtà professionali e che ha aperto anche per la neonata impresa ReeDo Hub la strada del confronto diretto con aziende come ECOAREA, espressioni virtuose

http://mariannabalducci.tumblr.com/

dei nuovi modelli di “business creativo”.

Marianna Balducci

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expoAREA

è una struttura espositiva polifunzionale di 2.500 mq, su quattro piani, a zero emissioni, concepita per un fabbisogno energetico contenuto. E’ una costruzione dotata di efficaci esempi applicativi di tecnologie e prodotti legati all’efficienza energetica, alla bioedilizia, ai materiali sostenibili, al solare.

E’ il luogo dove si tocca con mano il concetto di sostenibilità e dove sfruttare al meglio le sinergie stimolate dalla presenza di aziende che condividono la medesima idea di sviluppo. Tra i vantaggi sottolineiamo il B2B, la crescita di immagine, l’innovativa formula di aggiornamento proposto ai visitatori professionali, etc.

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EFFICIENZA ENERGETICA & BIOCLIMATICA

Le scelte tecniche riguardo alle tipologie costruttive e ai materiali impiegati, sono state pesate con attenzione. E’ opinione diffusa che la costruzione in legno a balloon frame ad alto isolamento sia la soluzione ottimale per tutte le situazioni. In realtà,

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progettando in questo modo un fabbricato ad alto risparmio energetico per la fascia climatica romagnola, ad un ottimo funzionamento invernale se ne affianca uno mediocre estivo, periodo nel quale leggerezza e super isolamento, se insieme, sono caratteristiche più dannose che benefiche per il comfort climatico interno. Un edificio come il progetto di Expoarea in estate, con il solo calore generato dalle utenze elettriche e dagli utenti, rischia di risultare eccessivamente caldo se non dotato di 6

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opportuna massa perimetrale, data dal peso dei muri esterni e della struttura in generale, che generi la cosiddetta inerzia termica: il calore prodotto durante il giorno si accumula nelle pareti pesanti per essere rilasciato di notte. Per fornire allo stesso tempo inerzia termica e isolamento, EXPOAREA è stato pensato come struttura ibrida, divisa in due parti per utilizzare due sistemi tecnologici: il sistema tradizionale in laterocemento e la tecnologia a secco in legno; opportunamente giuntate fra loro ed entrambe conformi alla normativa sismica vigente. Nel primo caso, i pacchetti di tamponamento esterno, dello spessore di cm 50, sono costituiti da parete verso l’interno di blocchetti semipieni, laterizio porizzato ad alte prestazioni e cappotto esterno in fibra di legno; nel secondo da parete lignea a balloon frame con cappotto esterno in fibra di legno. La combinazione di questi pacchetti, il controllo progettuale dei ponti termici porta l’edificio a prestazioni da costruzione passiva. Lo scarso fabbisogno energetico per climatizzare gli ambienti sarà soddisfatto da un impianto fotovoltaico della potenza di 20 kWp. Nonostante la destinazione dell’edificio non prevede ingenti consumi di acqua, è previsto un sistema di recupero e di riuso dell’acqua piovana, per gli usi domestici consentiti e per l’irrigazione delle aree sistemate a verde.

• spazio espositivo per singole aziende e prodotti • sala convegno modulabile fino a 150 posti a sedere • 3 salette da 10 a 35 posti • bar caffetteria biologica • un tetto giardino attrezzato per aperitivi, coffee break, colazioni a buffet, eventi mondani, vernici e presentazioni • area esterna per dimostrazioni sulle applicazioni pratiche e impianti

• pubblicazione dei programmi di attività attraverso la news letter, il sito e la comunicazione di Ecoarea • servizio di segreteria e assistenza ai piani espositivi, controllo e supporto ai visitatori • impianti audio e di videoproiezione e assistenza tecnica, per l’attività convegnistica • servizio di custode con videosorveglianza ai piani espositivi 24 ore su 24 • hostess per segreteria e ricevimento ai convegni e seminari • servizio di pulizia quotidiana, fornitura energia elettrica, climatizzazione ambiente 7


expoarea si trova lungo la superstrada Rimini-San Marino, a pochi chilometri dal casello di Rimini Sud, una zona il cui tessuto socio-economico - in cui gravitano molteplici interessi da Ravenna a Pesaro - è caratterizzato dall’attività di migliaia di strutture turistico alberghiere della costa romagnola, e dove esercita un forte ruolo catalizzatore l’attività della fiera di Rimini (l’unica in Italia con una fermata del treno all’interno del quartiere) e del nuovo Palacongressi. L’edificio di ECOAREA better living è il primo polo espositivo dedicato esclusivamente alla green economy. E’ un contesto creato per facilitare le relazioni virtuose e sviluppare un’idea di impresa attenta all’ambiente; dove è possibile incontrarsi e toccare con mano prodotti, materiali e tecnologie sostenibili per una vita di qualità. Aperto tutti giorni, con orario continuato, dispone all’interno di un bar caffetteria con prodotti da agricoltura biologica. Il tetto giardino offre una vista unica sulla costa e sulle colline romagnole ed è il luogo migliore per ospitare non solo cocktail e rinfreschi, ma anche esposizioni, vernissage e spettacoli. La struttura, per capacità e servizi offerti garantisce quotidianamente lo svolgimento di convegni con una partecipazione fino a 150 persone. L’area espositiva ospita da un minimo di 40 ad un massimo di 60 espositori, con superfici modulabili secondo le esigenze. Apertura prevista nel mese di maggio 2012

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continua da pag 3 un’impresa. E così è stato: nei primi mesi del 2012 ReeDoHub sarà una realtà. La nostra idea è che organizzazione, comunicazione e progetto si fondono in un unico sistema organizzativo e produttivo che si evolve attraverso i servizi che offre, cresce e innova assieme ai suoi clientipartners. Ci occupiamo di sustainable communication, una comunicazione sostenibile per l’ambiente e per le persone, cioè rispettosa, il più possibile nella logica del permission marketing, e usiamo la moda come un linguaggio, perché la moda ci ha insegnato a coniugare l’estetica alla funzionalità e all’attenzione per il corpo. Vediamo la moda e il design nel rispetto dell’ambiente e in tutti e due i campi produciamo e seguiamo il ri-uso. Ri-usare per noi vuol dire attingere al giacimento infinito di ciò che è stato già prodotto ed è divenuto un nuovo ambiente naturale; vuol dire studiare e promuovere le nuove modalità di produzione: produzione user generated, design condiviso, swapping, ecc. Forniamo consulenza creativa, supporto sulle nuove tecnologie low cost: social networks, web 2.0. Seguiamo e promuoviamo eventi e allestimenti di re-use fashion e re-use design per fiere, convegni e incontri. Abbiamo avviato una partnership con EcoArea proprio per poter fornire insieme il lato tecnologico e quello estetico-creativo alle imprese che operano nel nuovo mondo che si sta formando. In questo mondo vediamo prospettive e speranze di lavorare e vivere in modo più armonico, con una qualità della vita più alta per tutti. Giampaolo Proni

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”

reedo.it

reedo.org

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Con un litro e mezzo di gasolio Questo mese, non andiamo a cercare ispirazione in Germania, ma ci fermiamo in Italia e più precisamente in Friuli Venezia Giulia dove è attivo un pool di aziende associate - che si chiama Casa Ecologica Group - che si occupa di bioedilizia e propone unità abitative molto interessanti perché consumano all’anno “un litro e mezzo di gasolio in tutto per riscaldare e rinfrescare gli ambienti”. Come spiega l’amministratore delegato Claudio Del Medico Fasano, in una agenzia stampa, la ‘casa ecologica’ e’ una costruzione “ad alto risparmio energetico che utilizza in massima parte materiali riciclabili e rinnovabili reperibili in natura, che non necessitano di discariche per rifiuti inerti o radioattivi, in quanto interamente riutilizzabili”. Fondamentale l’isolamento termico e acustico garantito da serramenti di grosso spessore, vetrocamera con liquido isolante e la particolare conformazione delle pareti che garantisce una barriera contro le stagioni e i rumori. I costi? Circa 780 euro al metro quadro..

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a cura di Klaus Weissbach k.weissbach@ecoarea.eu

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