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KOINOMADELFIA: un’esperienza


sommario EDITORIALE

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI per la giornata missionaria mondiale 2010

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SERVI DI MARIA IN INDIA impegno educativo

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“AMICI DEI SERVI” - Uganda Un gruppo giovanile

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MOZAMBICO Solidarietà con Servi e Serve di Maria

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I 33 MINATORI DI CILE

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UN MATTONE DOPO L’ALTRO Chiesa di San Carlo al Corso - Milano

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SOLIDARIETA’ IMPORTATA Esperienza di volontari stranieri a Koinomadelfia 14 FOTOREPORT Giornata missionaria a Pietralba (7 agosto 2010) 16 MOSTRA DI FRA GIANNI M. MAZZINI

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MASSIGNANI CONTRO IL RESTO DEL MONDO

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MISSIONARI D’ALTRI TEMPI Giulio (Michele) Maria Signori Carlo Maria Turati Agostino Maria Rizzotto Aldo Maria Lazzarin

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I TRE ROSARI

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APPUNTAMENTI Serata di solidarietà per l’India 10 Giornata missionaria a Verona (6 gennaio 2011) 12 In copertina: p. Enrico Rossi priore e parroco

a Trieste a Koinomadelfia

Bimestrale di informaz ione e animaz ione missionaria dei frati Servi di Maria della Provincia di Lombardia e Veneto. N. 6 - Novembre-Dicembre 2010 - Anno LXXXVI Aut. Trib. Vicenza n° 150 del 18-12-1979 Corrispondente e amministratore: Edson M. Choque Véliz - e-mail: edsonosm@gmail.com Direttore Responsabile: Sessolo Giovanni Redattori: Ganassin Eugenio, Sartori Domenico, Predonzani Bruno Recapito: Istituto Missioni Monte Berico - Viale E. Cialdini, 2 36100 Vicenza - Tel. 0444/559550 - Fax 0444/559557. Per invio di offerte usufruire del c.c.p. 14519367 intestato a: Provincia Veneta Ordine Servi di Maria “La Missione della Madonna”, Viale Cialdini, 2 - 36100 Vicenza Stampa: Edizioni Zaltron, Vicenza - Tel. 0444/505542 Questo periodico è associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Vicenza Contiene inserto redazionale

Editoriale

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l mese d'ottobre per i cristiani, come in molti sanno, è dedicato alle missioni. La storia dell'ottobre missionario nasce con Papa Pio XI, che nel 1926 istituì la Giornata Mondiale Missionaria, per la "ricostruzione" delle missioni distrutte durante la prima guerra mondiale. In realtà il mese missionario inizia un po’ prima, con la festa di Santa Teresa di Gesù Bambino, proclamata nel 1927 Patrona delle Missioni insieme a San Francesco Saverio, è ha il suo culmine nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. Per molte nazioni di tutto il mondo, l’intero mese di ottobre è ormai diventato “il Mese delle Missioni”, con l’obiettivo di ricordare attraverso una grande varietà di iniziative, il dovere di ogni battezzato di collaborare alla missione universale della Chiesa. Ottobre è stato scelto come mese missionario anche a ricordo della scoperta del continente americano, che aprì una nuova pagina nella storia dell’evangelizzazione. Il tema di quest’anno “La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione” e papa Benedetto XVI nel Messaggio di quest’anno, c’invita, tra l’altro: "in questa Giornata Missionaria Mondiale in cui lo sguardo del cuore si dilata sugli immensi spazi della missione, sentiamoci tutti protagonisti dell’impegno della Chiesa di annunciare il Vangelo”. Siamo convinti che la coscienza missionaria di una Chiesa locale trae origine dalla consapevolezza circa la propria vocazione missionaria di ciascun credente e della propria comunità di appartenenza, per cui ogni parrocchia o comunità si riconosce come tale soprattutto se prende coscienza di essere una comunità missionaria in cammino fraterno insieme a tutti gli uomini. Fra Edson M. Choque Véliz


GIORNATA MISSIONARIA Il tema scelto per questo anno pastorale, “Spezzare pane per tutti i popoli”, richiama la bellezza e la condivisione del bene più prezioso che si ha a disposizione: l’amore di Dio che si manifesta in tanti modi, primo fra tutti nel dono dell’Eucarestia. La Giornata Missionaria Mondiale – 24 ottobre – è stata l’occasione favorevole per rendere il messaggio di Gesù fermento di fraternità universale e per comprendere che essere battezzato implica essere un testimone del Vangelo. Questi sono alcuni degli impegni indicati da Benedetto XVI nel messaggio per la 84ª Giornata Missionaria Mondiale che non si esaurisce nel mese missionario!

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2010

La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione Cari fratelli e sorelle, Il mese di ottobre, con la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, offre alle Comunità diocesane e parrocchiali, agli Istituti di Vita Consacrata, ai Movimenti Ecclesiali, all’intero Popolo di Dio, l’occasione per rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività pastorali un più ampio respiro missionario. Tale annuale appuntamento ci invita a vivere intensamente i percorsi liturgici e catechetici, caritativi e culturali, mediante i quali Gesù Cristo ci convoca alla mensa della sua Parola e dell’Eucaristia, per gustare il dono della sua Presenza, formarci alla sua scuola e vivere sempre più consapevolmente uniti a Lui, Maestro e Signore. Egli stesso ci dice: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21). Solo a partire da questo incontro con l’Amore di Dio, che cambia l’esistenza, possiamo vivere in comunione con Lui e tra noi, e offrire ai fratelli una testimonianza credibile, rendendo ragione della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Una fede adulta, capace di affidarsi totalmente a Dio con atteggiamento filiale, nutrita dalla preghiera, dalla meditazione della Parola di Dio e dallo studio delle verità della fede, è condizione per poter pro-

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muovere un umanesimo nuovo, fondato sul Vangelo di Gesù. A ottobre, inoltre, in molti Paesi riprendono le varie attività ecclesiali dopo la pausa estiva, e la Chiesa ci invita ad imparare da Maria, mediante la preghiera del Santo

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GIORNATA MISSIONARIA Rosario, a contemplare il progetto d’amore del Padre sull’umanità, per amarla come Lui la ama. Non è forse questo anche il senso della missione? Il Padre, infatti, ci chiama ad essere figli amati nel suo Figlio, l’Amato, e a riconoscerci tutti fratelli in Lui, Dono di Salvezza per l’umanità divisa dalla discordia e dal peccato, e Rivelatore del vero volto di quel Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21), è la richiesta che, nel Vangelo di Giovanni, alcuni Greci, giunti a Gerusalemme per il pellegrinaggio pasquale, presentano all’apostolo Filippo. Essa risuona anche nel nostro cuore in questo mese di ottobre, che ci ricorda come l’impegno e il compito dell’annuncio evangelico spetti all’intera Chiesa, “missionaria per sua natura” (Ad gentes, 2), e ci invita a farci promotori della novità di vita, fatta di relazioni autentiche, in comunità fondate sul Vangelo. In una società multietnica che sempre più sperimenta forme di solitudine e di indifferenza preoccupanti, i cristiani devono im-

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parare ad offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali che trasformano la storia e, senza false illusioni o inutili paure, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di tutti i popoli. Come i pellegrini greci di duemila anni fa, anche gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedo-

no ai credenti non solo di “parlare” di Gesù, ma di “far vedere” Gesù, far risplendere il Volto del Redentore in ogni angolo della terra davanti alle generazioni del nuovo millennio e specialmente davanti ai giovani di ogni continente, destinatari privilegiati e soggetti dell’annuncio evangelico. Essi devono percepire che i cristiani portano la parola di Cristo perché Lui è la Verità, perché hanno trovato in Lui il senso, la verità per la loro vita. Queste considerazioni ri-

mandano al mandato missionario che hanno ricevuto tutti i battezzati e l’intera Chiesa, ma che non può realizzarsi in maniera credibile senza una profonda conversione personale, comunitaria e pastorale. Infatti, la consapevolezza della chiamata ad annunciare il Vangelo stimola non solo ogni singolo fedele, ma tutte le Comunità diocesane e parrocchiali ad un rinnovamento integrale e ad aprirsi sempre più alla cooperazione missionaria tra le Chiese, per promuovere l’annuncio del Vangelo nel cuore di ogni persona, di ogni popolo, cultura, razza, nazionalità, ad ogni latitudine. Questa consapevolezza si alimenta attraverso l’opera di Sacerdoti Fidei Donum, di Consacrati, di Catechisti, di Laici missionari, in una ricerca costante di promuovere la comunione ecclesiale, in modo che anche il fenomeno dell’“interculturalità” possa integrarsi in un modello di unità, nel quale il Vangelo sia fermento di libertà e di progresso, fonte di fraternità, di umiltà e

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GIORNATA MISSIONARIA di pace (cfr Ad gentes, 8). La Chiesa, infatti, “è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). La comunione ecclesiale nasce dall’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che, nell’annuncio della Chiesa, raggiunge gli uomini e crea comunione con Lui stesso e quindi con il Padre e lo Spirito Santo (cfr 1 Gv 1,3). Il Cristo stabilisce la nuova relazione tra l’uomo e Dio. “Egli ci rivela «che Dio è carità» (1 Gv 4,8) e insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento dell’amore. Coloro, pertanto, che credono alla carità divina, sono da Lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani” (Gaudium et spes, 38). La Chiesa diventa “comunione” a partire dall’Eucaristia, in cui Cristo, presente nel pane e nel vino, con il suo sacrificio di amore edifica la Chiesa come suo corpo, unendoci al Dio uno e trino e fra di noi (cfr 1 Cor 10,16ss). Nell’Esortazione apostolica Sacramentum caritatis ho scritto: “Non possiamo tenere per noi l’amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il mon-

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do ha bisogno è l’amore di Dio, è incontrare Cristo e credere in Lui” (n. 84). Per tale ragione l’Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita della Chiesa, ma anche della sua missione: “Una Chiesa autenticamente eucaristica è una Chiesa missionaria” (Ibid.), capace di portare tutti alla comunione con Dio, annunciando con convinzione: “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1 Gv 1,3). Carissimi, in questa Giornata Missionaria Mondiale in cui lo sguardo del cuore si dilata sugli immensi spazi della missione, sentiamoci tutti protagonisti dell’impegno della Chiesa di annunciare il Vangelo. La spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità per le nostre Chiese (cfr Lett. enc. Redemptoris missio, 2) e la loro cooperazione è testimonianza singolare di unità, di fraternità e di solidarietà, che rende credibili annunciatori dell’Amore che salva! Rinnovo, pertanto, a tutti l’invito alla preghiera e, nonostante le difficoltà economiche, all’impegno dell’aiuto fraterno e concreto a sostegno delle giovani Chiese. Tale gesto di amore e di condivisione, che il servizio prezioso delle Pontificie Opere Missionarie, cui va la mia gratitudine, provvederà a distribuire, sosterrà la formazione di sacerdoti, seminaristi e catechisti nelle più lontane terre di missione e in-

coraggerà le giovani comunità ecclesiali. A conclusione dell’annuale messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, desidero esprimere, con particolare affetto, la mia riconoscenza ai missionari e alle missionarie, che testimoniano nei luoghi più lontani e difficili, spesso anche con la vita, l’avvento del Regno di Dio. A loro, che rappresentano le avanguardie dell’annuncio del Vangelo, va l’amicizia, la vicinanza e il sostegno di ogni credente. “Dio, (che) ama chi dona con gioia” (2 Cor 9,7) li ricolmi di fervore spirituale e di profonda letizia. Come il “sì” di Maria, ogni generosa risposta della Comunità ecclesiale all’invito divino all’amore dei fratelli susciterà una nuova maternità apostolica ed ecclesiale (cfr Gal 4,4.19.26), che lasciandosi sorprendere dal mistero di Dio amore, il quale “quando venne la pienezza del tempo… mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4), donerà fiducia e audacia a nuovi apostoli. Tale risposta renderà tutti i credenti capaci di essere “lieti nella speranza” (Rm 12,12) nel realizzare il progetto di Dio, che vuole “la costituzione di tutto il genere umano nell’unico popolo di Dio, la sua riunione nell’unico corpo di Cristo, la sua edificazione nell’unico tempio dello Spirito Santo” (Ad gentes, 7).

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INDIA

Servi di Maria in India: impegno educativo

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ducare significa offrire la possibilità alla gente di uscire dall’ignoranza e dalla povertà materiale. Nell’anno 2001 in India è stato fatto un censimento per conoscere il livello di alfabetismo della popolazione, i cui risultati sono stati i seguenti: il 65,38% ha raggiunto il livello di alfabetizzazione, migliorando dati di anni precedenti, di essi il 75,96% sono maschi e il 54,28% sono femmine. In Tamil Nadu (sud dell’India), dove i Servi di Maria stanno offrendo il loro servizio, il livello di alfabetizzazione per i maschi è del 73,47% e per le femmine è dell’82,33%. Sfortunatamente le statistiche sono state fatte seguendo il criterio dell’essere in grado di saper leggere e scrivere, benché l’educazioni cominci proprio con il leggere e lo scrivere, ma non è tutto. Uno dovrebbe venir educato ad essere in grado di pensare e decidere da solo. In India c’è ancora molto da fare nel campo dell’educazione per offrire alla persona la capacità di passare dalla semplice conoscenza basata sul libro alla capacità di autostima e dignità umana. I Servi di Maria sono ancora agli inizi dell’esperienza nel campo educativo. Ci siamo avventurati in questo servizio cinque anni fa con la prima scuola a Muppaiyur, un piccolo e poverissimo villaggio nel sud del Tamil Nadu. A Trichy, dove i primi Servi di Maria sono giunti nel 1980, abbiamo cominciato una scuola solo nel 2008, richiesta con insistenza anche dalla gente che abita in quest’area. “Jegan Matha matriculation school” è situato nel ‘campus’ dove c’è anche il nostro convento. Siamo grati ai primi frati giunti in India per aver acquistato questo terreno, nel quale stiamo portando avanti diverse attività.

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O perosità degli alunni.

La scuola ‘Jegan Matha’, come allude il nome stesso ‘Madre dell’Universo’, accoglie studenti di tutte le religioni e di varie estrazioni sociali: medie e povere. Noi, Servi di Maria, con molte difficoltà abbiamo realizzato una buona struttura scolastica ed ora cerchiamo di fare del nostro meglio; però ci accorgiamo che va oltre le nostre possibilità offrire tutte le necessarie strumentazioni didattiche. La scuola è un segno di unità: ci sono 28 insegnanti di cui 19 sono cattolici, uno è anglicano, 7 sono induisti e uno musulmano. Gli studenti sono 487 di cui 82 cattolici, 29 anglicani, 340 induisti e 29 musulmani. Questi numeri fanno capire quale atmosfera pluri-religiosa si respiri nel ‘campus’. Non forziamo la religione cristiana nella scuola, ma l’insegnamento religioso è impartito agli studenti dai diversi professori. Noi Servi di Maria ci stiamo impegnando per cercare di favorire dignità e rispetto soprattutto in favore di coloro che vivono situazioni di marginalità. La maggioranza degli studenti provengono da famiglie do-

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INDIA ve i genitori, in molti casi illetterati, non sono in grado di aiutare i figli, per cui abbiamo aggiunto dei corsi di sostegno con insegnanti in grado di aiutare coloro, tra gli studenti, che faticano o falliscono nelle varie materie scolastiche. Per favorire una formazione più globale sono state aggiunte altre attività formative come: lo yoga, le arti marziali (che non sono in vista della guerra ovviamente), ‘baratha nadian’ (danza classica indiana) e musica. Siamo nell’era multimediale, pertanto abbiamo provvisto la scuola di un laboratorio con buoni computers. Visto che questa nostra scuola è praticamente nuova, deve ancora completare quanto è richiesto dalle norme governative, tra le quali c’è anche quella di avere un laboratorio per le scienze. Oltre a questo però, poichè ogni anno il numero degli studenti aumenta, siamo urgentemente impegnati a fornire le classi con le necessarie attrezzature per accoglierli. Nel portare avanti il servizio della scuola ci siamo impegnati a far fronte a tre sfide: necessarie strutture scolastiche per il numero

Lez ione di teatro.

crescente dei ragazzi, un salario decoroso ai professori, lo sviluppo strutturale per seguire la normativa governativa. Se ci fosse provvidenzialmente, un aiuto per sostenere questo servizio, permetterebbe di accogliere un numero maggiore di ragazzi e far loro sperimentare concretamente, attraverso la testimonianza di vita, l’amore di Cristo e la materna protezione di santa Maria. Fra Saray

La festa: opportunità educativa.

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UGANDA

“AMICI DEI SERVI”

Un gruppo giovanile

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ualche mese fa, qui nella Delegazione East-Africa (Uganda e Kenia), alcuni nostri studenti che sperimentano un po’ di lavoro pastorale nelle sottoparrocchie di Namulesa, Bwenda e Makenke, hanno lanciato un invito, una ‘chiamata’, ai giovani per una esperienza di cammino insieme sull’esempio dell’unità che esiste nella santa Trinità, ispirandosi al carisma dei Servi che pratica comunione, servizio e devozione alla Vergine Santa; così questi giovani hanno risposto con interesse, credendo che nel seguire l’esempio e l’insegnamento della Vergine Santa essi possono crescere nella fede e nella sensibilità per il servizio. Così, da più di otto mesi il ‘gruppo giovani’ delle tre suddette parrocchie si ritrova ogni domenica a recitare il Rosario, a discutere di formazione religiosa e delle sfide attuali per loro, ad offrire il proprio aiuto in lavoro per persone anziane e bisognose e nel frattempo ricevono anche una formazione sulla ‘identità’ dei Servi. Sulla carta sono iscritti una sessantina di giovani, che hanno eletto i loro leaders, i

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segretari, i tesorieri, gli addetti allo sport, alla informazione e alla comunicazione, con una commissione disciplinare che regola il comportamento dei singoli. Per il buon andamento dell’attività, i giovani si sono anche tassati di un tot per ogni riunione. Il gruppo si è dato un programma, che oltre alla partecipazione alla Messa di ogni domenica, alla recita del Rosario e al servizio, si raduneranno ogni anno tutti assieme in una delle nostre comunità per una assemblea generale di verifica e di comunione ed in una seconda occasione per organizzare una scampagnata in posti di comune interesse e conoscenza. La prima assemblea ha avuto luogo in maggio e la scampagnata in agosto, ambedue con buona partecipazione. Sappiamo che quando si ha a che fare con i giovani, essi un giorno ci sono ed il seguente svaniscono, perché altri interessi subentrano; perciò staremo a vedere cosa ne seguirà di questa iniziativa di “giovani amici dei Servi”: per lo meno riceveranno un po’ di formazione allo spirito ed al carisma dei Servi di Maria. Fra Giuseppe Xotta

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MOZAMBICO

Solidarietà con Servi e Serve di Maria

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noi, come l’acqua, l’energia elettrica, i tran una informazione recente (“Servi e Sersporti, alimentazione di base, istruzione, cuve in Mozambico: quello che ho visto e re sanitarie, riconoscimento dei diritti civiascoltato”), condividevo con i collaboli, di assicurazione sociale, di libertà di espresratori delle nostre missioni e comunità dei sione e associazione, di garanzie di uguaServi di Maria l’esperienza di servizio vissuta glianza giuridica, di libertà di pensiero e in quelle terre nel mese di luglio scorso. Vorreligiosa, eccetera. rei ora esplicitare e concretizzare alcuni Non è indovinato dire, mi pare, che “qui è dati con l’obiettivo di sensibilizzare ancora pure terra di missione”; e: “anche qui abverso i progetti che stanno gestendo i nobiamo dei poveri”, per dire che non è nestri frati (a Matola), le monache (monastecessario andare lontano per “fare carità o ri di Nampula, Lichinga e Chokwé), le revolontariato”, o sostenere progetti, e via diligiose (Serve di Santa Maria del Cenacolo, cendo. Questo è parzialmente vero se non a Xai-Xai): il tutto dentro una comprensiodiventa esclusivo. Secondo me, non si tratne della missionarietà come scambio di dota di una opzioni che ci arricne alternativa: o chiscono tutti. sostengo e mi imInfatti, “sentire pegno “qui” (nel come qualcosa di proprio conteproprio” quello sto), o lo faccio che stanno rea“lì” (missioni, per lizzando adesso i esempio). Non si nostri frati e suotratta di scegliere in Mozambico, re, o questo o è motivo di orquello, ma di goglio, perché in cambiare soltantal modo a “quelto una preposili da questa parzione: porre una te”, a noi ‘mondo E invece di una del nord’, ci si O, cioè, fare queaprono altre diPadre Honorio in Moz ambico a luglio. sto senza lasciamensioni di frare l’altro, perché così c’è la ricchezza e lo ternità che, in parte, relativizzano le nostre scambio di doni. E ciononostante, le diffedifficoltà; ci fanno valorizzare molto di più renze continuano ad essere abissali, in molquello che abbiamo; ci offrono la possibiti sensi. È questa la ragione per mantenerlità di condividere al di là del proprio vicici aperti alla solidarietà locale e globale, nato; ci arricchiscono con nuovi valori umacome dimensione quotidiana della nostra ni e religiosi, mentre ci fanno prendere magfede; a livello di comunione orante e fragiore consapevolezza riguardo alla necessità terna e a livello di solidarietà affettiva ed di un maggiore impegno nella causa della effettiva (amicizia, presenza, collaboraziosolidarietà, che è una dimensione non opne...). È necessario incorporare “la missiozionale della fede cristiana. ne e le missioni” nel nostro progetto di viMilioni di persone, oggi, non hanno le ta – personale, comunitario, ecclesiale –, premesse minime per godere di una vita ed accogliere tanti valori che forse qui nel che si possa dire dignitosamente umana; mondo occidentale stiamo perdendo, e che non hanno accesso a beni così comuni a

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MOZAMBICO ci si offrono, ancora, da parte di questi nuovi popoli e giovani comunità cristiane: per esempio, sensibilità spirituale, anima, valori umani e religiosi, rispetto del creato, capacità di condivisione e solidarietà, il valore del tempo, il senso della vita. Mi pare che siamo chiamati, anche oggi, ad una solidarietà più globale, ma a partire da un impegno nel proprio ambiente. Un elemento molto importante è la vicinanza ai nostri missionari da parte degli amici e collaboratori. Non dimentichiamo che sono inseriti in culture diverse dalle proprie. E poi sostegno concreto alle opere che realizzano, a nome di tutti, per il bene della gente. Senza intermediari. I nostri frati, suore e laici fanno da “ponte” tra culture, chiese e società. Ma non è facile, e spesso si deve pagare un prezzo (alle volte con la salute, altre con la stanchezza, la solitudine, e simili disagi). Insisto: è molto importante la vicinanza continuata dei collaboratori e degli amici.

Mi pare che oggi le priorità per il Mozambico, come per tanti popoli in Africa, anche in prospettiva di fede, passano per l’attenzione a questi settori, presupposto il servizio di evangelizzazione per noi credenti: * educazione dei bambini, giovani e adulti (studi e formazione tecnica) * accoglimento degli orfani e dei malati (aids) * accompagnamento e formazione dei candidati alla vita consacrata * promozione di progetti umanitari e di sviluppo. Chi desidera collaborare con le nostre missioni in Mozambico può contattare l’economo generale (economato@curiaosm.org) oppure il sottoscritto (honorioosm@hotmail.com). Grazie di cuore! Fra Honorio M. Martín Sánchez, OSM

Serata di solidarietà per l’India Venerdì 19 novembre ore 20.30 Per un progetto di solidarietà: ...attrezzare una sala operatoria per l’ospedale per i bambini di AIDS di suor Rita Al Ristorante ADA - Camisano Vicentino Via Torrossa 6. Tel 0444 611541. www.adaristorante.it Uscita autostrada Grisignano di Zocco, seguire per Camisano Adesione: 18 euro.

Suor Rita Indiana di 50 anni, biologa e medico chirurgo, laureatasi a Padova, ritorna subito nella sua terra, nel sud dell’India e si dedica con poche consorelle alla cura dei lebbrosi, bambini orfani e sieropositivi nel Centro medico di Fathima Nagar in India.

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CILE

I 33 minatori del Cile

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ari lettori delle Missioni della Madonna, grazie perché leggete il bollettino che parla delle terre lontane, anche qui in

Aysén, dove nel passato sono venuti tanti missionari da Monte Berico, quando la regione era semideserta, con mulattiere e qualche camion che trasportava al porto la lana delle pecore. Siamo felici quando possiamo farvi partecipi della nostra vita lontana. Un’altra volta in un anno il Cile é notizia, esce in prima pagina dei notiziari mondiali. Il 28 febbraio fu il terremoto che desolò la parte centrale del Paese. Ora é la miniera San José de Copiapó, una zona desertica a 800 chilometri al nord di Santiago. Tutti abbiamo seguito per televisione il recupero degli uomini dal fondo della miniera. Si dice che lo videro cento milioni di persone in tutto il mondo, più del mondiale di calcio. C’erano giornalisti di tutte le latitudini, anche dell’Estremo Oriente, che avevano difficoltà per l’orario solare opposto. Dato che anche la televisione italiana ha coperto l’avvenimento, faccio una breve rassegna previa alla liberazione, raccontando prima la tragedia. I 33 minatori rimasero imprigionati il 5 agosto. Rendendosi conto quasi subito dell’impossibilità di uscire e con il passare dei giorni che non veniva la liberazione da fuori,

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cominciò a farsi reale il fantasma di una morte lenta in quell’inferno, gallerie umide con altissima temperatura. È interessante seguire lo stato psicologico di quei 17 giorni di lenta agonia, la paura, le differenti idee di come organizzarsi, il razionamento del poco cibo e acqua che rimanevano: infatti, quando lo scoprirono, non provavano boccone da 72 ore. Furono dolorosi i tentativi per lunghi giorni, inizialmente infruttuosi, di arrivare con la sonda nel punto dove stavano. Lo scoraggiamento era totale quando il martellamento della sonda si allontanava, come se avesse preso un’altra direzione. La morte di fame si faceva sempre di più reale. Il governo ebbe il coraggio di assumere il lavoro e i rischi del difficile salvataggio. Tante erano le voci dell’impossibilità e che non valeva la pena mettersi in primo piano con la quasi certezza di un fallimento. Il presidente Piñera decise dal primo momento di cercare tutti i mezzi nazionali e internazionali per soccorrere i minatori. La prima tappa, la più importante, fu scoprire domenica 22 agosto che erano vivi e per mezzo della sonda portare aiuto e una gran possibilità di toglierli da quella caverna a 700 metri di profondità. Un’ondata di entusiasmo, che varcò le frontiere del Paese, si impossessò della gente. Stando allora in Italia, ascoltai come tutti il telegiornale e la gente mi chiedeva notizie. Il lavoro fu lungo e difficile.

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CILE Per il pericolo di ingannare la gente sui tempi, diedero quattro mesi di tempo, che si ridussero a due, ciò che suscitò maggior fervore. Soprattutto nei primi lunghissimi 17 giorni, la fede giocò un ruolo molto importante. Nel pericolo di morire di fame e in mezzo allo sconforto quasi totale, due gruppi sorreggevano la speranza e la voglia di lottare: uno cattolico e l’altro evangelico, che con la preghiera e la lettura della bibbia alimentavano la fiducia nella sopravvivenza. Anche in superficie si moltiplicavano nei familiari le espressioni di fede e di preghiera. Si organizzarono pure celebrazioni private e liturgiche di intercessione e ringraziamento. La fede è ancora presente nel nostro popolo. L’aspettativa, provocata dalla compassione per gli sventurati minatori sepolti nella prigione oscura e favorita dai mas media, era enorme. Noi in Cile e in parte anche voi, abbiamo assistito in ripresa diretta per 48 ore, al ricupero, alle emozioni, alla felicità immensa.

Una breve riflessione sull’avvenimento Perché si sono accorti solo ora delle condizioni precarie del lavoro dei minatori? Nei Paesi meno sviluppati è molto più facile che gli impresari non si curino della sicurezza e delle misure sanitarie. Un esempio: le concerie nella zona di Arzignano; però che differenza con quelle istallate a Las Toscas, nord di Argentina, dove abbiamo una comunità

dei Servi di Maria in cui io stesso ho vissuto e servito vari anni e ora vivono padre Bruno Predonzani e padre Nico Sartori insieme con l’argentino padre Adolfo Acosta. Lassù la gente protesta, si fanno dichiarazioni pubbliche; ma la bustarella è più potente.

C’è una impresa mineraria che in questi giorni non paga la buona uscita ai suoi operai, i quali dall’oggi al domani si trovano senza lavoro: ma tutto tace poiché non è notizia emotiva per il gran pubblico. Cominciano anche le giuste azioni legali contro l’impresa. Quest’é la nostra realtà che vogliamo condividere con voi nella comunione e nella preghiera alla Madonna. Padre Agostino Poier

Giornata missionaria a Verona 6 gennaio 2011 Comunità dei Servi di Maria Santa Maria della Scala Via Scala, 8 37121 Verona (VR) Tel. (+39) 045 8059711 Fax (+39) 045 8059730 12

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ITALIA

Un mattone dopo l’altro Chiesa di San Carlo al Corso - Milano

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ra i fratelli Servi di Maria della chiesa di San Carlo al Corso a Milano e il nostro gruppo del commercio equo e solidale di Monte Berico a Vicenza si è instaurata da anni una ricca e salda collaborazione per sostenere le missioni dei Servi di Maria nel mondo. Ogni anno in prossimità alla memoria del beato Giovannagelo Porro (25 ottobre), il cui corpo, quasi intatto, si conserva in pubblica venerazione nella chiesa di san Carlo, nell’omonima piazza viene allestita la “Tenda dei Servi”. E la Tenda ospita noi volontari del commercio equo e solidale, la cui presenza richiama l’opera del beato Giovannangelo: egli aveva maturato una specifica vocazione contemplativa, unita però ad una intensa attività apostolica, caratterizzata in particolare dalla profonda sensibilità per l’educazione cristiana dei ragazzi. E cos’è di più intimamente formativo e arricchente per ciascuna persona se non la condivisione di progetti che nutrano speranza a chi ha il corpo ed il cuore affaticati e provati? Nella Tenda sono stati esposti i progetti delle missioni dei Servi di Maria che la bottega equo solidale di Monte Berico sostiene

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da anni in maniera forte e concreta, in particolare in Uganda e in India. Il nostro sostegno è rivolto specialmente all’India dove suor Rita, una Serva di Maria della Congregazione Indiana, da anni vive e serve nell’ospedale Holy Family Hansenarium di Fatima Nagar, Trichy, nello stato del Tamil, dove giungono soprattutto donne malate di lebbra e bambini malati di AIDS. In Uganda, a Kisoga, invece sono stati avviati dai Servi e dalle Serve di Maria molti progetti finalizzati allo sviluppo del villaggio, tra cui l’ampliamento di scuole, l’avvio di attività agricole, nonché di attività inerenti la lavorazione delle foglie di banano, da parte di un gruppo di donne, e la falegnameria per un gruppo di uomini. Ecco quindi esposti sotto la Tenda i prodotti di tutte queste attività: colorate tovaglie e tovagliette in cotone dall’India, robusti cesti e sottopentole in foglie di banano, nonché tanti originali presepi provenienti dall’Uganda. La prima sensazione nell’allestimento della Tenda, così semplice ed essenziale, è quella di sentirsi un po’ fuori luogo: corso Vittorio Emanuele, su cui si affaccia piazza San Carlo,

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ITALIA è infatti una sfilata di moda e di personalità. E questo se da un lato intimorisce, dall’altro affascina e dona risvolti inaspettati, perché decine e decine di persone si sono fermate, magari anche per un solo istante. C’è chi ha chiesto informazioni, catturato dai luoghi e dai volti delle foto appese ai cartelloni; c’è chi si è fermato interessato a guardare i prodotti esposti; c’è chi, assicurandosi solo a chi fosse indirizzata l’offerta, ha lasciato velocemente il suo contributo; c’è chi ancora nell’anonimato ha fatto scivolare la sua offerta, chiusa nel pugno,

nell’apposito contenitore. E a tutte queste persone va il nostro ringraziamento: il loro contributo e la loro generosità ci permetteranno di posare un nuovo mattoncino nella speranza e nel sollievo dei cuori degli abitanti nelle missioni dei Servi di Maria. Auspichiamo che a sua volta la nostra Tenda abbia lasciato un piccolo segno nel cuore di tutti coloro che l’hanno visitata, sapendo che ognuno ha contribuito e contribuisce con questa goccia nell’oceano ad una grande gioia e fiducia nel futuro. Costanza Stimamiglio

Solidarietà importata Esperienza di volotanti stranieri a Koinomadelfia Offriamo tre testimonianze di giovani volontari che vivono in Koinomadelfia (Cile) motivati da un grande impegno personale. Decisero di stare lontano dal loro Paese, dalle loro famiglie, amici per vivere un’esperienza completamente diversa dalla loro vita in Germania o Italia. Cambiarono il tedesco e l’italiano per lo spagnolo, la metropoli per la campagna e organizzarono laboratori di rinforzamento scolare, disegno e canto per i bambini. Julia Knetzer (25), Christina Klein (29) e Mattia Venuti (22), ci raccontano l’esperienza del vivere con i bambini a Koinomadelfia per un anno.

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Julia e Christina.

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Koinomadelfia è un’esperienza...

no ho imparato a condividere di più con i bambini. Julia. Koinomadelfia è una esperienza Julia. Si guadagna molta esperienza sul profonda, nella quale impari a conoscecome comportarsi con i bambini, ad esre molto bene te stesso e ti rendi conto sere più paziente con loro e con me stesdi come tutto funzioni bene qui. Badansa. Scopri di essere più creativa perché sei do ai bambini con molto amore, cuore e sempre in cerca di idee per loro. Credo affetto, uno si sente in casa sin dal priche sia un’esperienza che forgia persomo giorno. È incredibile come ci si sennalità, perché si lavora con distinti tipi ta parte di tutto questo. di persone. Apre gli orizzonti. Christina. All’inizio fu difficile per me perMattia. Ti rendi conto di quanta fortuna ché imparai hai avuto la lingua nella tua viqui, mi ci sota e di no abituata quanto poperò. Adesca ne hanso mi sento no avuta come a casa. questi bamÈ un espebini. Aprienza molprezzi tutto to bella di in maniera incontro più profoncon i bamda, di bini e la viquanto i leta qui è molgami con to interesla famiglia sante. sono e siaMattia. Un’eno stati imsperienza inportanti e descrivibile fondamenMonica: la direttrice. e indimentitali. Da qui cabile: solo l’estrema vivendola si riesce davvero a capire quelimportanza di questo posto: creare una lo che si prova stando qui. Sono arrivato famiglia e cercare di dare loro un futuro con la prospettiva di insegnare qualcosa migliore. È un esperienza allo stesso temdi mio, condividendo le mie esperienze; po dura, frustrante e sicuramente anche in parte devo dire che ci sono riuscito triste. Spesso la pazienza se ne va, ma sai anche se non ne ho la certezza. Devo però che non devi mollare. Il primo giorno qui ammettere che più di quello che ho ina Koinomadelfia è stato difficile: risultasegnato è stato quello che ho imparato. ti con i bambini meno che zero. Poi ho Non sembra vero, ma è così. avuto riscontri decisamente più positivi e ho avuto un sacco di soddisfazioni. A volte la tristezza ha preso il sopravvento, I cambiamenti personali... specialmente scoprendo il passato vissuto da molti dei nostri bambini; mi rende Christina. In questi nove mesi mi vedo però altrettanto felice sapere di aver fatdiversa rispetto a quando arrivai. Adesso to qualcosa di buono per loro, anche se sono più rilassata perché giorno dopo giornon molto.

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Giornata missionaria a Pietralba 7 agosto 2010

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Mostra di fra Gianni M. Mazzini

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al 14 agosto, vespri dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, fino al 22 agosto 2010 si è svolta la mostra artistica “Misterium Vitae: i colori dell’anima” di fra Gianni Mazzini, grazie all’iniziativa dei frati Servi di Maria e i volontari del commercio Equo e Solidale di Monte Berico in beneficio dei progetti dell’Ordine in Uganda. Fra Gianni M. Mazzini, membro della comunità dei Servi di Maria di Monte Berico, è nato in provincia di Varese nel 1941, da alcuni anni risiede in questa comunità. Il suo sguardo artistico si caratterizza da un percorso che cerca di analizzare, con pennellate di colori fosforescenti, fino all’arrivo di colori brillanti e luminosi, la sete di luce dell’anima e di tematiche suggerite dalla meditazione della Bibbia. I suoi strumenti preferiti sono gli acquerelli di acrilico e gli oli sintetici misti ad acrilico.

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Massignani contro il resto del mondo

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omenica 19 settembre, i nipoti e pronipoti di p. Alfonso M. Massignani si sono radunati presso il Centro Giovanile di Malo (VI) per rievocare la ‘famosa’ partita di calcio con lo zio dieci anni dopo la sua scomparsa. Successivamente la celebrazione eucaristica è stata presieduta da p. Edson in suffragio di tutti i defunti della famiglia Massignani. Dopo la comunione, una sua nipote diceva: “Caro zio Alfonso, tu sei stato un grande dono di vita per tutti noi, e per tutti quelli che ti hanno conosciuto, specialmente i poveri del Messico, del Cile e della Bolivia”.

Per volontà dei familiari l’offerta della messa è stata destinata alla 'mensa dei poveri' allestita presso il Santuario del Socavon a Oruro (Bolivia). 18

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GIULIO (MICHELE) MARIA SIGNORI MISSIONARIO IN AFRICA E IN CILE Padre Giulio Maria Signori era nato a San Pietro di Rosà (terra fertile di vocazioni anche tra i Servi di Maria) il 2 maggio 1917, battezzato con il nome di Michele quattro giorni dopo nella chiesa del paese. Aveva incominciato il cammino nell’Ordine a Follina l’anno 1931. Iniziò il noviziato a Isola Vicentina il 26 luglio 1936; l’anno successivo emise la professione semplice e tre anni dopo la professione solenne nella comunità di formazione Sant’Alessio a Roma, dove era stato inviato per lo studio della teologia, che completò nel 1943. A Roma ricevette l’ordinazione sacerdotale il 24 aprile 1943. Visse e servì in alcuni conventi della Provincia Veneta in Italia: soprattutto come insegnante di lettere e matematica nei seminari dell’Ordine di Follina, Udine, Istituto Missioni Monte Berico, nonché a Madonna di Tirano e Rovato. Nella Provincia religiosa svolse i servizi più alti: economo provinciale, consigliere, rettore e priore provinciale negli anni 1967-1970, periodo importante per il fervore del rinnovamento delle costituzioni, che vennero approvate nel capitolo generale speciale celebrato a Madrid nel 1968, al quale p. Giulio partecipò attivamente facendosi voce delle istanze di molti suoi fratelli della Provincia. Insieme ad altri frati dell’Ordine, partecipò nel breve periodo 1950-1951 - al ‘progetto Nomadelfia’ intrapreso da don Zeno Saltini per accoglienza e formazione di orfani di guerra, dal quale rientrò su obbedienza dei superiori. Visse e servì anche in conventi della Provincia nel Vicariato Apostolico di Aysén (Cile): due volte priore a Coyhaique (1971 e 1980) e due

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volte a Puerto Aysén (1977 e 1992); fu anche parroco a Chile Chico (1980) e Puerto Aguirre (1982). Nel 1977 si assunse la responsabilità della costruzione del convento a Puerto Aysén e nel 1980 si fece carico della costruzione del nuovo santuario della Madonna del Carmine a Coyhaique. Trascorse il biennio 1995-1996 nel convento Santa Bernardita nella capitale Santiago. Nel biennio 1984-1988 era stato chiamato a prestare il suo servizio come delegato provinciale in Sud Africa, nel convento di Nigel, da dove ripartì per ritornare in Cile, terra congeniale al suo essere e stare tra la gente con allegria e gioia interiore. Gli anni cileni occupò cimentandosi nella traduzione della bibbia dal greco: quasi tutto il nuovo testamento, 121 salmi, il profeta Amos, il cantico dei cantici. All’età di 80 lasciò la sua missione in Cile, che ricordava con nostalgia e affetto grande. Molto apprezzata era la sua presenza da parte dei Servi di Maria, suoi fratelli, come pure dalla gente di Aysén. Seppe perseguire il proprio lavoro in accordo con la pastorale rinnovata secondo i principi del concilio Vaticano II e gli orientamenti dell’episcopato latinoamericano. Sempre fu un frate che visse sobriamente, senza nulla che lo potesse distinguere da qualsiasi persona umile del popolo. Concludeva il racconto degli anni in Cile sul mensile Le Missioni dei Servi di Maria con queste parole. “Nostalgia? Piango. Sento molto di avere lasciato la missione in Cile. La malattia mi ha costretto a fermarmi in Italia. Dopo 26 anni di missione”. Tornato in Italia, fu nelle comunità di Rovato (1996-1998), Isola Vicentina (1998-2003), Monte Berico (Istituto Missioni: dal 2003). Sentendo il peso dell’età e aggravandosi lo stato di salute, venne accompagnato nella casa di accoglienza e cura ‘Perez’ a Negrar (ottobre 2008). La morte lo accolse durante il sonno la notte tra domenica 19 e lunedì 20 settembre 2010. La lunga esistenza di padre Giulio conta 93 anni di età, 74 di vita religiosa, 67 di ministero sacerdotale. La spoglia mortale riposa nel cimitero del convento a Monte Berico. Di padre Giulio erano fratelli e come lui missionari il padre Norberto (morto a Nigel, Sud

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ITALIA Africa, nel 1992) e il padre Michele (morto a Benoni, Sud Africa, nel 1998), nonché la sorella Teresa suora Mantellata Serva di Maria di Pistoia con il nome di Edgarda e missionaria in Swaziland (morta a Saluzzo l’anno 2000).

CARLO MARIA TURATI MISSIONARIO IN AFRICA Giovedì 14 ottobre 2010, durante il sonno d’una notte un poco sofferta, padre Carlo Maria Turati fu accolto dalla morte inaspettatamente, in silenzio e senza esigenze, come era suo stile. Dopo la permanenza a Negrar in ‘Casa Perez’ dal 30 marzo al 9 ottobre 2009, era entrato nella comunità di accoglienza e cura in Istituto Missioni a Monte Berico, dove aveva recuperato alquanto la salute. Fra Carlo era nato a Romanò d’Inverigo, nella Brianza ambrosiana, provincia di Como, il 16 ottobre 1922: venne battezzato appena due giorni dopo nella chiesa parrocchiale. Diciottenne iniziò il noviziato a Isola Vicentina: era il 7 agosto 1940. L’anno successivo con la professione ‘semplice’ venne accolto nell’Ordine dei Servi di Maria come frate. Quattro anni dopo, il giorno di natale del 1944, nella basilica di Monte Berico, emise la professione solenne: impegno ‘perpetuo’ come frate consacrato al Signore sotto la protezione della santa Madre di Dio Maria. Al concludersi degli studi di teologia nel collegio Sant’Alessio a Roma, venne ordinato sacerdote il 27 marzo 1948. Lo stesso anno salpò alla volta della ‘missione’ in Sud Africa, da dove fece ritorno 53 anni dopo. I frati Servi di Maria della Provincia Veneta avevano aperto la loro missione in Transvaal nel 1935, sostenuta dal priore provinciale fra Alfonso M. Benetti. La missione sudafricana dei Servi di Maria si diramava nel servizio pastorale tra i ‘bianchi’ delle città e i ‘neri’ delle periferie o locations nella foresta. Padre Carlo fu ‘missionario’ via via nei conventi che allora costituivano il centro della irradiazione missionaria.

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Fu ad Heidelberg, primo luogo di presenza dei frati (25 aprile 1935), dove ebbe anche la responsabilità di priore e parroco (1958-1967) nella chiesa della Madonna delle Grazie. Fu a Nigel, città in cui la comunità dei Servi di Maria e la chiesa erano l’unico luogo di riferimento della piccola minoranza di cattolici. A padre Carlo allora era stato affidato anche il ruolo di ‘incaricato della missione’ e ‘storico’ di essa (1970-1977). Lo spazio prioritario del suo apostolato erano la piccola location di Alra Park e la grande location di Ratanda che guidò come parroco (1980-1983) della chiesa dedicata ai Sette santi Fondatori. Tra le popolazioni di quelle periferie appartate la ‘missione’ consisteva in catechesi e celebrazione di sacramenti: il regime di aprtheid non consentiva la convivenza tra ‘bianchi’ e ‘neri’ e allora il missionario a sera doveva tornarsene al suo convento e padre Carlo viaggiava con una ordinaria autovettura. Fu a Meyerton, periferia di Johannesburg, convento, chiesa, ambienti recettivi molto recenti e ‘moderni’, come l’ ‘Incontro’ riservato agli italiani della metropoli: padre Carlo vi si adoperò anche come priore e parroco. Fu a Nikosikazy Yoxolo Community, ovvero Monte Berico Mission, comunità di noviziato intorno alla chiesa nel 1980, territorio popolato da indian coloureds. Da Nigel, prese il volo per il ritorno in Italia, l’anno 1993, inserito nel convento di San Carlo a Milano. Nella sua missione, padre Carlo aveva condiviso gioie e fatiche, speranze e delusioni dei tempi e delle genti. Restò nel convento di San Carlo a Milano sino all’anno 2009. Il rito funebre venne celebrato nella basilica di Monte Berico, presieduto dal priore provinciale fra Ferdinando M. Perri, attorniato da 36 concelebranti, fratelli di comunità, parenti, pellegrini. Esordendo nell’omelia, fu rivolto al fratello defunto un augurio: “oggi sarebbe stato il tuo compleanno e avresti compiuto 88 anni”. Tratteggiando la sua personalità, è stata evidenziata la caratteristica del silenzio. “Ha parlato poco, ma ha vissuto molto. Il ‘non detto’, quando è illuminato da una vita autentica, è molto più importante del ‘detto’. Egli ripeteva spesso che le parole volano via, ma la testimonianza rimane, agisce, conquista e rende gloria a Dio”. Il pomeriggio dello stesso giorno è stata celebrata la liturgia funebre nella chiesa di San Michele arcangelo a Romanò d’Inverigo, presieduta dal vicario don Alberto Busnelli at-

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ITALIA torniato da alcuni frati dei Servi di Maria di Milano e Sotto il Monte, presenti familiari e concittadini, tra i quali il sindaco Alberto Bartesaghi e il vicesindaco Angelo Riboldi in rappresentanza della amministrazione comunale. Le spoglie mortali, per desiderio dello steso padre Carlo, riposano nel cimitero del paese natale.

AGOSTINO MARIA RIZZOTTO MISSIONARIO IN URUGUAY E ARGENTINA Sabato 16 ottobre in ‘Casa Perez’ a Negrar (VR), poco dopo il risveglio al nuovo giorno terreno, chinato il capo senza agonia, padre Agostino (Giuseppe) Maria Rizzotto, frate tra i Servi di Maria da 68 anni, educatore di giovani in Argentina Uruguay e Italia, consumato da dolorosa intermittente malattia, ha concluso la sua esistenza terrena lunga di 87 anni. Era nato a San Lazzaro, borgata di Treviso, il 7 giugno 1923 e battezzato nella chiesa parrocchiale l’1 luglio. Era entrato nel seminario minore a Follina (TV) a 14 anni. Completava l’anno di noviziato a Isola Vicentina tra il 1942-1943, alla fine del quale entrava come ‘frate’ nell’Ordine mediante la professione ‘semplice’. Il 13 ottobre 1946 concludeva il ciclo formativo con la professione ‘solenne’. Aveva percorso gli anni di studio nei conventi di Udine e Monte Berico a Vicenza, dove ricevette il sacramento del presbiterato il 29 giugno 1950: quest’anno aveva festeggiato, insieme ad altri confratelli, il sessantesimo di sacerdozio. Appena un anno dopo l’ordinazione sacerdotale visse e servì in Italia, precisamente a Madonna di Tirano (1951-1952), dove avviò l’oratorio per ragazzi ed espletò le doti di organista (in Valtellina tornerà per un anno -19701971- come direttore della ‘Casa del Fanciullo’). E subito venne inviato ‘missionario’ (appellativo che usava allora) in America Latina.

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Due metropoli e capitali furono lo spazio di vita e servizio al di qua e al di là del Rio de la Plata: a Montevideo negli anni 1952-1957 e ancora dal 1964 al 1969; a Buenos Aires negli anni 1958-1964; tornò in questa capitale, nel convento periferico di Quilmes, per un anno (2001-2002). In Uruguay fu fondatore dell’oratorio giovanile, direttore del coro e organista; poi direttore e preside del collegio-liceo Regina martyrum. In Argentina fu parroco e ancora organista; specialmente fondatore del collegio Mater Dei. Con fierezza e nostalgia ricordava gli anni di quel dinamico servizio oltreoceano. Tornato in Italia, fu nelle comunità parrocchiali di Trieste (1969-1970; 1976-1985; 1991-2000) dove fu anche parroco (1978-1982) e priore (1991-2000), Milano/San Carlo (1971-1972), Follina (1972-1976) dove fu pure parroco e priore, Venezia (1985-1989;2003-2006: triennio quale priore), Mestre (1989-1991), Rovato (2006-2010). Si rese attivo anche come insegnante di religione in scuole medie e licei; nonché operatore in Radiocarpini a Mestre e Radiodiocesana a Triste: restano decine di registrazioni. Il 16 luglio 2010 era stato accolto a Negrar dopo alcuni mesi in Istituto Missioni a Monte Berico (dal 17 febbraio). Il settimanale diocesano di Trieste Vita Nuova (23 giugno 2000 per il giubileo sacerdotale) scriveva, tra l’altro, che “fra Agostino è un appassionato e trainante educatore dei giovani… La caratteristica che lo ha reso popolare è il suo proverbiale buonumore e la voglia di trasmettere il vangelo col sorriso, la battuta scherzosa e l’immediatezza diretta del rapporto umano. Di carattere estroverso e disponibile, padre ‘Ago’ è il classico ‘avversario irriducibile’ di una fede contorta, ombrosa e triste, ed è di conseguenza il classico ‘portabandiera’ di una testimonianza cristiana solare, aperta e fraterna”. Fra Agostino si riteneva, anche in età avanzata, ancora giovane, capace di capire i giovani, cercava il contatto con loro avvicinandoli con battute scherzose, facendo leva su un linguaggio umano, semplice e immediato. Amava dialogare con loro valorizzando la via epistolare e li incoraggiava a tenere un loro diario personale. Li ascoltava facendo emergere il senso della vita alla luce dello Spirito del Signore. Dava una iniezione di fiducia. In comunità fra Agostino, oltre alle facezie che frequentemente condivano il suo conversare, teneva una certa distanza dovuta per lo più alle

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ITALIA difficoltà di udito. Nel capitolo conventuale interveniva con sobrietà. Si accendeva di fervore quando alla messa festiva e feriale teneva l’omelia. Aveva una voce forte e uno stile magisteriale. Diceva che “l’omelia doveva essere concreta, concisa, comprensibile”. A volte lasciava un certo numero di copie del testo scritto a mano, sul tavolo in fondo alla chiesa. Amava il canto, la musica. Se interpellato, volentieri si metteva all’organo per accompagnare i canti liturgici. Ricordava spesso e con passione il tempo dedicato all’insegnamento della religione nelle scuole, allo “stare con i giovani”, alle collaborazioni offerte alle radio locali per l’opera di evangelizzazione e di risveglio delle coscienze sulle problematiche del mondo giovanile. Le esequie furono celebrate nella basilica di Monte Berico lunedì 18 ottobre 2010. All’inizio, ricordando le tappe di presenza nei vari conventi, venne definito “frate itinerante”; ma soprattutto venne rimarcata la qualifica di “educatore di giovani e insegnante che l’accompagnerà lungo tutta la vita”. Anche il priore provinciale, fra Ferdinando M. Perri concelebrante, ha evidenziato tale caratteristica, dicendo: “in tutti i luoghi dove egli ha dimorato è stato per molti giovani un punto di riferimento, un padre spirituale: egli ha promosso molte iniziative per aggregare i giovani attorno al Vangelo”. Le spoglie mortali di fra Agostino riposano nel cimitero cittadino a Vicenza, nella tomba dei frati Servi di Maria.

ALDO MARIA LAZZARIN FRATE VESCOVO MISSIONARIO Sabato 16 ottobre 2010 alle ore 10,45 nell’ospedale ‘Don Calabria’ a Negrar (VR), vinto da una malattia non lunga ma debilitante, dopo lunga e faticosa agonia, assistito via via da confratelli, padre Aldo Maria Lazzarin Stella, frate dei Servi di Maria da 68 anni, educatore di giovani (anni 1950-1966), consigliere generale (1965-1975),

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priore provinciale (1975-1982), vescovo nel Vicariato Apostolico di Aysén in Cile (19891998), ha concluso la sua laboriosa esistenza terrena di 83 anni spesa a servizio del Regno di Dio e della moltitudine di fratelli e sorelle nella fede. In memoria di padre Aldo nel santuario di Monte Berico (VI) lunedì 18 ottobre alle 15,00 sono state celebrate le esequie presiedute dall’arcivescovo emerito di Puerto Montt padre Bernardo Maria Cazzaro Bertollo predecessore nel Vicariato Apostolico menzionato, attorniato da 45 concelebranti. Il giorno successivo alle ore 11,00 sono state celebrate le esequie nella chiesa parrocchiale del paese natale Selva di Volpago (TV) presiedute dal vescovo emerito di Chioggia, trevisano, Angelo Daniel e alle ore 15,30 nella basilica Madonna delle Grazie a Udine (dove padre Aldo visse e servì negli ultimi sette anni di vita), gremitissima, presiedute dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, presenti fra i concelebranti l’arcivescovo emerito, friulano, Pietro Brollo, il priore provinciale fra Ferdinando M. Perri, una trentina di sacerdoti tra Servi di Maria e diocesani. Nel cimitero cittadino le spoglie mortali di padre Aldo trovano riposo. Il priore provinciale fra Ferdinando M. Perri ha confermato che “padre Aldo è stato sempre stimato e amato da tutti noi frati, perché fu per noi un padre attento, sensibile e accogliente, mai nervoso ma sempre dolce e delicato”; ed ha rammentato tre valori che hanno connotato la personalità e le azioni: umiltà, rispetto della persona, collegialità. Il vescovo fra Luigino M. Infanti De La Mora, successore di padre Aldo nel Vicariato Apostolico ayséniano, ha scritto, tra l’altro, questo auspicio: “che il padre Aldo, partecipe della morte e resurrezione del Signore, continui ad essere ancora per noi un esempio e una guida verso le strade che ci portano all’incontro con il Dio della Vita e della Pace”. Il vescovo di Ancud (Cile), fra Juan Florindo M. Agurto Muños, che collaborò con p. Aldo nella missione in Aysén, scrive commosse parole di gratitudine, come queste: “grazie per la testimonianza che ci lasciasti come uomo di Dio, frate e padre vescovo”.

La nostra rivista dedicherà un quaderno intero alla memoria di padre Aldo, frate e vescovo missionario.

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CILE

I TRE ROSARI

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rona e di andare, come prima, a recitarti i min un villaggio sperduto di questa terra – steri dolorosi”. in Aysén (Cile) – viveva una comunità criIl giovane accettò l’invito e tornò a pregastiana, saggiamente guidata da un vecchio re, raccolto, nel luogo pio. Poi ritornò per patriarca che godeva della fiducia di tutti. dire: “Veramente una pioggia sfrenata di baUn giorno si presentò dinnanzi all’anziano stonate potrebbe essere anche mortale. In un giovane disperato per chiedergli un conogni caso lascerebbe dei brutti segni e ansiglio. “Amico, ho avuto uno scontro con quel drei incontro a dei guai. Allora ho deciso che Tiziano, così violento, che lei ben conosce. non gli farò del male con le mie mani, ma Ma io non gli perdono più! Questa volta ha vorrò dire la verità davanti a tutti i presenoffeso brutalmente la buon’anima di mia mati, domenica, quando ci raduneremo per la dre! Io lo ammazzo! Le dico la verità: io non preghiera. Così lo svergognerò pubblicadormo più”! mente. Questo sì che lo voglio fare”! Il vecchio lo guardò attentamente: era così La santa pastravolto che fazienza del noceva paura. stro catechista Dopo una brenon conosceva ve pausa di silimiti e accettò lenzio, gli rianche questa spose: “Compossibilità. prendo. Sì, la Però, prima cosa è grave; era convenienma, prima di te che il giovaprendere una ne andasse a simile decisiorecitare la terza ne, ti consiglio parte del rosadi andare dario. Siccome vanti alla grotta nessuno mai, della Madonna in quel village di recitare un Il rosario: preghiera pacificante. gio, aveva sotrosario; prendi tovalutato un suggerimento di questa guida i misteri gaudiosi, ma lentamente; ricorda, spirituale, il nostro giovane ritornò docilcome facciamo nel ‘Mese di Maria’ (nell’emente alla grotta di Lourdes. Questa volta i misfero sud lo si celebra dal 7 di novembre misteri gloriosi hanno avuto la forza di disall’8 di dicembre e si chiama “el Mes de sipare i grossi nuvoloni, così pregni di temMaría). pesta e, ritrovata la serenità, ritornò sorriIl giovane trasse il rosario dalla tasca e andò dente per dire al santo vegliardo: “Ho ria pregare davanti all’immagine benedetta di nunciato alla violenza. Anzi, andrò a trovarMaria. Poi ritornò, un po’ più calmo, per dire lo e gli darò la mano per dirgli che non è sucall’amico: “Si, ha ragione! Forse si potrà amcesso nulla. Così, invece di accendere una mazzare un cane; ma un cristiano? no. Però guerra, mi sarò conquistato un amico. Infiuna buona lezione gliela voglio dare. Lo nite grazie per la paziente saggezza”! Gli riaspetterò questa sera là, dietro la siepe, spose il vecchio: “No, figliolo mio, ringrazia dove so di trovarlo e con questo bastone gli il Signore, che ti ha comunicato il suo spirifarò vedere le stelle. Vedrà che se ne ricorderà to. È il suo spirito la saggezza dell’uomo”. per tutta la vita”. Il vecchio rispose: “Sì, anche questa potrebbe essere un’idea Però, ti P. Mario Zanella pregherei di riprendere in mano la tua co-

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