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Nocciolaia (Nucifraga caryocatactes) (Sandro Sacchetti) QUADERNI DI BIRDWATCHING - n° 16, Anno 2015 - € 8,00 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, Aut. C/LT/10/2012

QUADERNI DI BIRDWATCHING - marzo 2015

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SUD AFRICA PAVIA BERTA MAGGIORE 10 ANNI DI ACCIDENTALI


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controcopertina

Beccofrusone (Bombycilla garrulus), foto William Vivarelli

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uando nell’inverno del 2008 è giunta la notizia nella rete, qualcuno deve aver pensato ad una strenna natalizia di EBN. D’altra parte, anche il beccofrusone arriva dalla taiga, ogni 10-15 inverni in media, un po’ come le nevicate a Roma. Così, al primo giorno di luce favorevole, William è partito come aveva fatto tre anni prima, perché ad un’invasione di bellezza non si può resistere. Ma stavolta con un corpo macchina migliore, e un obiettivo stabilizzato in grado di fermare le gocce di ceralacca che pendono dalle punte delle secondarie. A Collalbo, sull’altipiano del Renon, si era già radunato un gruppo di fotografi, piantati fra i sorbi. I soggetti erano dispersi sui tetti e sugli alberi, cresta eretta e maschera da sole. Aspettavano insetti sollevati dal tiepido sole invernale, inseguiti e presi al volo alla maniera dei gruccioni. Poi, quando la fredda sera ha spento i decolli delle prede, la dieta è finalmente cambiata: stridenti nuvole di seta sono piovute sugli alberi dalle palline rosse, grappoli d’uccelli inarcavano i loro rami spogli. Federico Cauli


Occhio alla Bonelli Continua la campagna per la protezione della più rara aquila italiana!

■ Purtroppo il fenomeno del furto ai nidi, anche di uova, continua e gli sforzi per cercare di contrastare il fenomeno si scontrano con le difficoltà di avere un numero adeguato di volontari per coprire tutti i turni. Vieni anche tu in Sicilia e sarai sicuramente ripagato dalla gioia di collaborare all’involo di una giovane aquila di Bonelli (foto Andrea Ciaccio).

■ Le attività di sorveglianza si svolgono dall’alba al tramonto e permettono l’osservazione diretta delle affascinanti fasi dell’allevamento (foto Giovanni La Grua).

■ Il segno più concreto dei 5 anni di sorveglianza è la scoperta di nuove coppie formate da individui ancora non in abito adulto che si sono già riprodotte. Inoltre alcune segnalazioni provengono dalla Calabria come questo giovane fotografato sulle alture sopra Reggio Calabria (foto Angelo Scuderi).

Donazioni per la protezione dell’Aquila di Bonelli in Sicilia Con carta di credito, sul sito www.ebnitalia.it Con bollettino di c/c postale n. 2947128 intestato a: Associazione EBN Italia Con bonifico bancario: IBAN IT34 M031 6501 6000 0001 1780 103 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX Causale: Bonelli Oppure ti invitiamo in Sicilia come campista !


Anno XVIII - numero 16, marzo 2014 In copertina: Verdone (Chloris chloris) Foto di Giuseppe Calsamiglia

Direttore responsabile Salvatore Grenci Direttore editoriale Luciano Ruggieri Responsabile della fotografia Gianni Conca Redazione Gaia Graziano, Andrea Nicoli, Lorenza Piretta, Ettore Rigamonti Progetto grafico, impaginazione e stampa Edizioni Belvedere di Luigi Corsetti Via Adige, 45 - 04100 Latina (Italia) www.edizionibelvedere.it

EDITORIALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . METE DEL BIRDWATCHING L’Africa che non ti aspetti: viaggio in Transvaal BW in Provincia di Pavia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . SPECIE A RISCHIO Il piccolo Albatros del Mediterraneo . . . . . . . . RARITà Marino o terrestre: un Labbo codalunga a Pavia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Una rarità sorprendente: Martin pescatore bianco e nero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . SEGNALAZIONI Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Paleartico occidentale e Malta . . . . . . . . . . . . . . ASSOCIAZIONE Bird of the year . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10 ANNI DI ACCIDENTALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Hanno collaborato a questo numero Antonio Antonucci, Jessica Atzori, Roberto Barezzani, Franco Bernini, Maurizio Biasco, Antonio Bossi, Pierandrea Brichetti, Giuseppe Calsamiglia, Giovanni Capobianco, Carlo Catoni, Bruno Caula, Federico Cauli, Jacopo G. Cecere, Andrea Ciaccio, Remo Ciuffardi, Andrea Corso, Bruno D’Amicis, Daniele Dapiaggi, Davide Derosa, Davide Ferretti, Raymond Galea, Armando Gariboldi, Francesco Gatti, Roberto Gennaio, Francesco Grazioli, Renzo Jentile, Giovanni La Grua, Paul Mansz, Gabriella Martino, Riccardo Molajoli, Bruna Morandotti, Alberto Nava, Angelo Nitti, Aldo Pietrobon, Maurizio Ponzo, Lorenzo Prada, Gianni Rossi, Giuseppe Rossi, Arno Schneider, Angelo Scuderi, Andrea Simoncini, Clotilde Tomei, Antonello Turri, Matteo Visceglia, Michele Viganò, Enzio Vigo, William Vivarelli La rivista è distribuita ai soci di ®

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EBN Italia Via Peyron, 10 - 10143 Torino www.ebnitalia.it redazione: ebnitalia@ebnitalia.it

Registrazione al Tribunale di Verona n. 2239/01 R.R. del 14-11-2001 - Iscrizione R.O.C. n. 19290


A ssociazione

A nno 2015

Quota sociale 2015 Italia € 25,00. Soci sostenitori, enti, associazioni e biblioteche: € 50,00 Quota familiare € 5,00 Estero (UE e Svizzera) € 35,00 Pagamento Italia Bollettino di c/c postale n. 2947128 intestato a “Associazione EBN Italia” Italia/Estero Bonifico bancario IBAN IT34 M031 6501 6000 0001 1780 103 BIC/SWIFT: IWBK IT MM Causale: Quota sociale Associazione EBN Italia 2015

EBN Italia - Via Allende, 3 - 27100 PAVIA (Italia)


Q B E ditoriale

Nuovi progetti per Lanario e Aquila di Bonelli

Grandi novità per la lotta al saccheggio dei nidi di Aquila di Bonelli e di Lanario in Sicilia. Il coordinamento Gruppo Tutela Rapaci si è dato un’identità precisa, costituendosi come gruppo operativo, per una gestione più libera dei fondi e dei finanziamenti esterni. Il GTR intende programmare, anche per la stagione riproduttiva 2015, azioni di monitoraggio e sorveglianza ai siti riproduttivi di Aquila di Bonelli, Capovaccaio e Lanario. Per quanto riguarda Aquila di Bonelli e Capovaccaio, sarà monitorata l’intera popolazione siciliana, mentre per il Lanario si prevede di controllare almeno il 50% delle coppie nidificanti nell’isola. Si ritiene che la popolazione di Lanario sia in diminuzione e che sia tuttora oggetto di saccheggi. Per il Capovaccaio, si tratta di seguire la piccolissima popolazione siciliana, costituita da poche coppie. Lo scorso anno sono state monitorate 37 coppie territoriali di Bonelli e sorvegliati, tutti i giorni, cinque siti, sede di campi stabili. Nel 2015 si prevede la realizzazione di sei campi di sorveglianza. Con un unico alloggio si controlleranno contemporaneamente tre siti; un quarto, poco distante, sarà monitorato periodicamente. L’area è quella a maggior rischio predazione: proprio da qui provenivano, negli anni scorsi, diverse giovani aquile sequestrate dalle forze dell’ordine. Sempre lo scorso anno, in uno di questi siti la nidificazione è fallita prima dell’inizio del campo, per il probabile furto delle uova. Si cercano volontari per i campi di sorveglianza: le richieste possono essere inviate al nostro socio Giovanni La Grua (lagruagio@alice.it). Il monitoraggio sul campo richiede molte energie, perché le prime aquile depongono a febbraio e l’involo degli aquilotti ritardatari si protrae fino a giugno. Dato il successo ottenuto nel 2014 con l’installazione della prima webcam, grazie alle donazioni di EBN Italia, se ne prevede l’attivazione anche quest’anno, oltre al posizionamento di altre fototrappole nei siti più a rischio (anche di Lanario e Capovaccaio). Il GTR ringrazia i soci di EBN Italia per il loro sostegno: la protezione dell’Aquila di Bonelli si basa esclusivamente su donazioni private e delle associazioni.

Luciano Ruggieri

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Africa

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Viaggio in Transvaal di Gianni Conca e Bruna Morandotti foto di Gianni Conca

che non ti aspetti


■ Con i suoi 2.876 m di altitudine il Sani Pass, che collega il Sud Africa al Leshoto, è il più alto passo della regione sudafricana.


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l Sud Africa orientale, la regione che da Johannesburg raggiunge la costa dell’Oceano Indiano, è una terra particolare, un’Africa diversa da quella della sterminata savana della Rift Valley, dall’Africa semidesertica del Namib o del Kalahari e dalla foresta lussureggiante del Gambia. È una terra di altipiani, caratterizzati da ambienti di savana montana, l’hi­ ghveld che degrada alle quote più basse nel middleveld, bushveld e lowveld, ambienti aperti con vegetazione arbustiva o di savana alberata. Con esclusione del Parco Nazionale Kruger, si tratta di un’Africa relativamente nota e, proprio per questo, particolarmente attraente. Offre panorami mozzafiato di alta montagna con canyon profondi, praterie verdissime e corsi d’acqua. A volte si insinua l’impressione di essere in un altro continente; sono i leoni, i leopardi e gli elefanti a mantenerti saldamente con i piedi in Sud Africa. Questa grande nazione, con una superficie pari a quattro volte l’Italia, è considerata uno dei dieci migliori paesi

del mondo dove fare birdwatching, grazie alla sua particolare ricchezza e varietà di ambienti naturali. La check-list comprende circa 850 specie di uccelli, di cui 16 endemici e 22 al limite dell’endemismo (cioè presenti anche in Lesotho e Swaziland). Dopo il meraviglioso viaggio in Namibia dell’estate scorsa, che ha lasciato in noi un grande desiderio e nostalgia di tornare in Africa, abbiamo deciso di scegliere come meta proprio il Sud Africa, e in particolare la regione che fino agli anni Novanta del Novecento veniva chiamata Transvaal. Nella scelta dell’itinerario abbiamo tenuto conto sia delle distanze tra le varie località da visitare (non più di 400 chilometri per ogni tappa), sia della biodiversità del territorio. L’area orientale ci è sembrata più idonea alle nostre esigenze, perché più varia. Il Sud Africa è un paese relativamente sicuro, accogliente e, dal punto di vista logistico, ben organizzato, con una rete stradale molto efficiente e un’ampia scelta di sistemazioni di ottimo livello.

2. Kwandaba Game Lodge

3. Kgomo-Kgomo

4. Dullstroom

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1. Johannesburg

5. Phophonyane falls 13. Heidelberg

6. Wakkerstroom

7. Bayala Lodge 8. Bonamanzi 9. St. Lucia

12. Giant’s Castle 11. Sani Pass 10. Creighton

■ La cartina evidenzia le tappe del percorso in ordine cronologico.

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È sufficiente consultare internet per prenotare voli, alberghi e auto per i quali c’è un’ampia scelta sia dal punto di vista economico che qualitativo. Se non si vuole fare da soli, le agenzie possono organizzare l’intero viaggio. Il periodo scelto è stato l’inizio della primavera dell’emisfero australe, il mese di settembre, dal 9 al 30, al fine di evitare la stagione estiva (novembregennaio) coincidente con le piogge, le temperature elevate e, soprattutto, le zanzare. Durante il viaggio abbiamo visitato le principali aree naturalistiche dell’est del Paese (escluso il Kruger National Park), attraversando cinque Province: Lim­­popo, Mpumalanga, Gauteng, KwaZulu-Natal, Free State e due Stati indipendenti, Swaziland e Lesotho, e percorso circa 3.500 km. La lista finale è stata di 250 specie. È importante ricordare che la maggior parte dei terreni è di proprietà privata, con divieto assoluto di accesso e che gli ingressi ai Parchi e alle Riserve sono tutti a pagamento.

Kwandaba Lodge 10-11 settembre

Siamo partiti da Milano Malpensa il 9 pomeriggio, con scalo a Monaco, e arrivo a Johannesburg alle 7,30 del mattino seguente. Dopo aver ritirato la macchina, ci siamo diretti al Kwandaba Lodge, 140 chilometri a nord dell’aeroporto. Il lodge è una piccola oasi immersa nella savana; i prati irrigati, le aiuole e gli alberi di acacia che circondano le abitazioni, attirano molti passeriformi. Le specie più comuni sono: Storno splendente di Burchell (Lamprotornis australis), Storno caruncolato (Crea­to­­ phora cinerea), Eremomela bruciata (E­­ re­momela usticollis), Passera rossiccia maggiore (Passer motitensis), Nettarinia di Mariqua (Cinnyris mariquensis), Gonolek pettocremisi (Laniarius atrococci­ neus), Cordon blu pettazzurro (Uraegin­ thus angolensis), Uccello topo macchiettato (Colius striatus). Dai cespugli spinosi sbucano specie più elusive come: U­si­­gnolo del Kalahari (Erythropygia pae­­na), Beccamoschino del deserto (Ci­

■ La diversità di habitat della Riserva Naturale Rust De Winter favorisce una grande varietà di specie ornitiche.

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■ Francolino crestato (Dendroperdix sephaena). Residente comune nell’area nord-est del paese, presente nelle zone boschive e di savana alberata.

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sticola aridulus). Alle prime luci dell’alba si viene svegliati dal canto del Francolino del Natal (Pternistis natalensis) e, lungo le strade sterrate che attraversano la savana, è facile incontrare il Francolino crestato (Dendroperdix sephaena), l’Otarda nera alibianche (Afrotis afraoi­ des), l’Occhione del Capo (Burhinus ca­ pensis), l’Allodola nucarossiccia (Mira­ fra africana) e altre. A 10 chilometri dal lodge c’è la riserva naturale Rust De Winter, esteso per 1.650 ettari, percorsa da 15 km di strade sterrate. L’ambiente della riserva è composto da savana con cespugli spinosi e alberi di acacia; al centro c’è un lago, formato dalla diga sul fiume Elands, circondato da ampie zone di canneto. Grazie a questa varietà di ambienti, l’area vanta una grande ricchezza di avifauna: circa 400 specie di uccelli. La zona acquatica attrae varie anatre, aironi, rallidi e limicoli: Anatra dor­ sobianco (Thalassornis leuconotus), Den­ drocigna facciabianca (Dendro­cy­ gna viduata), Oca dal bernoccolo (Sarki­ di­or­nis sylvicola), Anatra beccogiallo

(A­nas undulata), Anatra nera africana (A. sparsa), Oca dallo sperone (Plectro­ p­­terus gam­bensis), Folaga crestata (Fuli­ ca cristata), Gallinella nera (Amaurornis flavi­rostra), Porciglione del Capo (Ral­ lus cae­rulescens), Jacana africana (Acto­ philornis africanus). La savana ospita specie come: Fran­ colino crestato, Cincia grigia delle acacie (Melaniparus cinerascens), Net­tarinia di Mariqua, Usignolo del Ka­lahari, Buce­ ro beccorosso (Tockus erythrorhyn­ chus), Bu­cero grigio africano (T. nasu­ tus), Grana­tino guanceviola (U. grana­ tinus), Ci­vetta nana perlata (Glaucidium perlatum), Cuculo fagiano di Burchell (Centro­pus burchellii), Garrulo di Jardine (Tur­doides jardineii). Un’altra area interessante nelle vicinanze, è Kgomo Kgomo; dal lodge si ritorna verso l’autostrada percorrendo la R 101 per circa 20 km e quindi la Zaagkuildrift per altri 20, costeggiando il fiume Pienaars. La parte iniziale del percorso è costituita da prateria e le specie che si possono incontrare sono: Otarda nera alibianche, Allodola nucarossic-


■Dendrocigna facciabianca (Dendrocygna viduata). Residente comune, frequenta laghi con acqua corrente, spesso in gruppi; si alimenta sia sul terreno che in acqua con immersioni che durano fino a 10 secondi. ■ Ippopotamo (Hippopotamus amphibius) e Jacana africana (Actophilornis africanus). Tra jacane e ippopotami si è stabilito da tempo un sodalizio da cui entrambi godono di indiscutibili vantaggi: la Jacana africana li usa come zattere semoventi, gli ippopotami si liberano di eventuali pappataci o parassiti.

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■ Gallinella nera (Amaurornis flavirostra). Specie comune nelle aree paludose con densa vegetazione. Si vede spesso in alimentazione all’aperto. ■ Bucero beccorosso orientale (Tockus rufirostris), coppia. Splittato recentemente da erythrorhynchus. Frequenta la savana e le aree boschive; la sua dieta è composta da termiti, scarafaggi, cavallette e piccoli vertebrati.

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■ Cuculo fagiano di Burchell (Centropus burchellii). Splittato recentemente dal superciliosus. Residente comune, frequenta cespugli vicini all’acqua, canneti, boschetti e giardini ben alberati. ■ Corriere di Kittlitz (Charadrius pecuarius). Residente comune; nel periodo riproduttivo, a partire dal mese di settembre, frequenta zone aride, pascoli con erba bassa sempre vicino all’acqua.

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■Calandro africano (Anthus cinnamomeus rufuloides). Specie comune, presente in Sud Africa con due sottospecie, rufuloides e bocagei. Si può osservare nei pascoli, dal livello del mare ad oltre i 3.000 m di altitudine.

â– Pavoncella del Senegal (Vanellus senegallus). Presente in Sud Africa con la ssp. lateralis, residente comune; frequenta i margine delle zone umide confinanti con i pascoli.

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■ Monachella pileata (Oenanthe pileata). Specie comune nella regione sudafricana, frequenta principalmente terreni pianeggianti e aridi, campi coltivati dopo il taglio.

Dullstroom 12-13 settembre Lasciato il Kwandaba Lodge, ci siamo diretti al B&B Rose Cottage, di Dullstroom, una cittadina, situata a 2.000 metri di altitudine nelle Highlands della provincia di Mpumalanga, meta di villeggiatura dei sudafricani sia per l’ottimo clima, sia per le numerose attività all’insegna dell’avventura che si possono praticare. Abbiamo percorso circa 300 km; attraversando un paesaggio monotono e poco spettacolare, con vaste aree collinari coperte da boschi di eucalipto e di pino, il cui legname viene utilizzato per produrre cellulosa e distese di canna da zucchero. Sull’altopiano Steenkampsberg, 13 km a nord di Dullstroom, si trova la Veloren Valei Reserve, di circa 16.000 ettari, uno dei siti più importanti del Sud Africa per la nidificazione delle tre specie di Gru presenti nel paese: Gru del paradiso (Grus paradisea), Gru caruncolata (G. carunculata) e Gru coronata (Balearica regulorum). L’ambiente è costituito prevalentemente da pascoli

Transvaal

cia, Beccamoschino del deserto, ecc.; proseguendo si attraversa la savana con alberi sparsi di acacia, ambiente ideale per Bucero beccogiallo meridionale (T. leu­comela), Becco a scimitarra comune (Rhi­nopomastus cyanomelas), Garrulo bianconero meridionale (T. bicolor). Infine, la vegetazione si fa più fitta, ottima per Camarottera dorsogrigio (Camarop­ tera brevicaudata), Bigia del Capo (Syl­ via subcaerulea), Eremomela bruciata, ecc. Arrivati a Kgomo-Kgomo l’habitat cambia completamente: la savana e i cespugli lasciano il posto ai prati adibiti a pascolo, che nei mesi estivi, a causa delle abbondanti piogge si allagano. Le specie più comuni sono il Corriere di Kittlitz (Charadrius pecuarius), il Corrione di Temminck (Cursorius temmin­ ckii), la Mo­nachella pileata (Oenanthe pileata), il Calandro africano (Anthus cinnamomeus), l’Hahada Ibis (Bostry­ chia hagedash) e Pavoncella coronata (Vanellus co­ronatus). Sul bestiame che pascola non è raro vedere la Bufaga beccogiallo (Bu­phagus africanus) intenta a cibarsi di insetti.

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■ Poiana rossa e nera (Buteo rufofuscus). Specie endemica della regione sudafricana, comune in tutto il paese. ■ Saltimpalo striecamoscio (Campicoloides bifasciatus). Specie endemica del Sud Africa, residente localmente comune; si può osservare su sassi e ciuffi d’erba in famiglie o piccoli gruppi. Si alimenta per terra.

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di montagna con zone umide e affioramenti rocciosi. Le specie più comuni, oltre alle Gru, sono: Francolino alirosse (Scleroptila levaillantii), Ibis calvo (Ge­ ronticus calvus), Pavoncella del Senegal (V. senegallus lateralis), Saltimpalo striecamoscio (Campicoloides bifascia­ tus), Bokmakierie (Telophorus zeylo­ nus), Poiana rossa e nera (Buteo rufo­ fuscus) Aquila ciuffolungo (Lophaetus occipitalis), Beccamoschino di Ayres (C. ayresii), Unghialunga del Capo (Ma­ cronyx capensis), Codirossone del Capo (Monticola rupestris). Un’altra zona da non perdere, a due chilometri dal centro città, è la diga municipale di Dullstroom; l’attrattiva dell’area è il Gufo reale del Capo (Bubo capensis), specie elusiva che può essere vista sulle rocce lungo il ruscello che scorre tra gli invasi, superiore e inferiore, formati dalla diga.

Phophonyane Falls 14-15 settembre

Il viaggio è proseguito verso il vicino stato dello Swaziland, paese con una natura lussureggiante, composta da fit-

ti lembi di bosco sub-tropicale e foresta pluviale con torrenti e cascate. Abbiamo alloggiato al Phophonyane Falls, in un lodge tendato all’interno di una riserva privata di 500 ettari, a circa 800 m di altitudine lungo il fiume Phophonyane. La riserva è attraversata da una ragnatela di sentieri che conducono alle cascate omonime; le specie più comuni che si possono incontrare lungo il percorso sono: Trogone di Narina (Apaloderma na­ rina), Picchio oliva (Dendropicos grise­ ocephalus), Nettarinia malachite (Nec­ tarinia famosa), Nettarinia maggiore dal doppio collare (C. afer), Pigliamosche cincia grigio (Myioparus plumbeus). Poco distante dal lodge (circa 35 km) si trova la riserva naturale Malolotja, uno dei più imponenti parchi di montagna della regione sudafricana, che si estende per 18.000 ettari nel nord-est dello Swaziland (l’altitudine va dai 640 m della depressione del fiume Nkomati ai 1.829 del Monte Ngwenya). L’ambiente, che comprende pascoli di alta quota, macchia indigena e piccoli lembi di foresta afromontana, rappresenta la meta ideale per i naturalisti, favoriti da un’ampia rete di strade e sentieri. Nella

■ La riserva naturale Phophonyane Falls è un tipico esempio di vegetazione del Middleveld, sempre più minacciata dalla deforestazione e dal pascolo.

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■ Trogone di Narina, femmina (Apaloderma narina). Specie comune delle aree boschive dense di vegetazione, il dorso verde lo rende mimetico tra le foglie.

riserva sono segnalate 280 specie di uccelli, 169 di farfalle diurne e 612 di notturne, 25 di anfibi, 66 di rettili e 63 di mammiferi. Le specie di uccelli presenti nell’area sono: 7 specie di pescatore tra cui il raro Martin pescatore dal semicollare (Alcedo semitorquata), la Rondine di Smith (Hirundo smithii), l’Ibis calvo, l’Otarda di Denham (Neotis den­ hami), il Tordo di Kurrichane (Turdus libonyana), il Tordo terragnolo arancio (Geokichla gurneyi), il Pettirosso stellato (Pogonocichla stellata), il Turaco di Knysna (Tauraco corythaix), ecc.

Wakkerstroom 16-17 settembre Rientrati in Sud Africa ci siamo diretti a Wakkerstroom, una cittadina a 1.800 m di altitudine, nella provincia di Mpumalanga, inserita nelle aree IBA e considerata una delle zone più importanti del Sud Africa per il birdwatching. Abbiamo alloggiato al Wetlands Count-

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ry Sheds, un B&B completamente immerso nel verde. Nel mezzo del giardino sono posizionate alcune mangiatoie che richiamano decine di uccelli: Barbetto dal collare (Lybius torquatus), Barbetto di Levaillant (Trachyphonus vaillantii), Tessitore velato (Ploceus velatus), Tessitore del Capo (P. capensis), Tessitore gendarme (P. cucullatus), Tessitore beccogrosso (Amblyospiza albifrons), Bulbul capinero (Pycnonotus tricolor), Occhialino del Capo (Zosterops virens), Storno alirosse (Onychognathus morio), tutti attratti dall’acqua di irrigazione dei prati, dai semi e dalla frutta fresca che i proprietari riforniscono continuamente. A pochi km dal B&B si trova la Wakkerstroom Wetland Reserve, un’area umida dotata di capanni per l’osservazione e la fotografia; la zona è popolata, tra l’altro, da Rondine golabianca (H. albigularis), Pollo sultano africano (Porphyrio madagascariensis), Porciglione del Capo, Beccaccino africano (Gallinago nigripennis), Forapaglie di


Barratt (Bradypterus barratti) e tutte le tre specie di Gru. Da Wakkerstroom, si snodano una serie di strade sterrate (circa 100 km), che permettono di visitare le aree circostanti, importanti perché ospitano alcuni endemismi quali: Allodola di Rudd (He­ teromirafra ruddi), Calandrella di Botha

(Spizocorys fringillaris), Zampagrossa pettogiallo (A. chloris), Otarda azzurra (Eupodotis caerulescens), Otarda del Senegal (E. senegalensis barrowii), il raro Rallo alibianche (Sarothrura ayresi) e Serpentario (Sagittarius serpentarius). Altre specie meno rare, ma ugualmente belle e interessanti, sono: Vescovo dora-

■ La Wakkerstroom Wetland Reserve è una delle poche località dove si possono osservare tutte le tre Gru nidificanti in Sud Africa.

■ Occhialino del Capo (Zosterops virens). Specie comune lungo i corsi d’acqua ed i giardini con cespugli, dove si nutre di frutti e bacche.

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■ Barbetto dal collare (Lybius torquatus). Residente comune nell’area nord-est del paese; frequenta boschi, foreste savana e giardini, spesso si osserva in piccoli gruppi. ■ Barbetto di Levaillant (Trachyphonus vaillantii). Residente comune nell’area nord-est del paese; frequentai boschi, foreste fluviali, savana e giardini, si alimenta sul terreno maggiormente degli altri barbetti.

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■ Allodola di Rudd (Heteromirafra ruddi) Wakkerstroom. Specie endemica del Sud Africa; si trova in varie ed isolate popolazioni nel sud-est; la popolazione mondiale è stimata in 2.500-5.000 individui. ■ Calandrella di Botha (Spizocorys fringillaris) Wakkerstroom. Specie endemica del Sud Africa, nella regione Mpumulanga; la popolazione mondiale è stimata in 1.500-5.000 individui, frequenta prati di altura.

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■ Tessitore del capo (Ploceus capensis). Specie endemica del Sud Africa. Comune, residente in praterie, aree con cespugli e giardini; nidifica in colonie su alberi o canne. ■ Otarda del Senegal (Eupodotis senegalensis). Specie non comune, presente in Sud Africa con la ssp. barrowii, frequenta praterie aperte e savane leggermente alberate, preferisce l’erba più alta che le altre Otarde.

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to (Euplectes afer), Vedova coda a spilli (Vidua macroura), Vedova paradisea orientale (V. paradisea orientalis), ecc.

iSimangaliso Wetland Park 18-23 settembre

Lasciata la zona degli altipiani ci siamo diretti verso l’Elephant Coast, sul­l’Oceano Indiano, una delle principali destinazioni per il turismo ecologico e luogo di straordinaria bellezza, ricco di una varietà di ambienti e di animali selvatici. Questo ampio tratto di litorale comprende l’iSimangaliso Wetland Park, (Simangaliso, nella lingua Zulu, significa “meraviglia”), composto da 9 riserve. Con un’estensione di 328.000 ettari è la terza area protetta del Sud Afri­ca; inizia a nord al confine con il Mo­zam­bico e arriva a sud al lago di San­ta Lucia. Considerata la vastità del territorio, abbiamo soggiornato in tre differenti strutture, in modo da evitare lunghi tragitti con l’auto. Naturalmente era impossibile visitare tutte le riserve, abbiamo scelto quelle che ci sono sembrate più importanti per varietà di specie.

La prima sosta è stata al Bayala Logde, una struttura immersa nel bush, a circa 30 km dal villaggio di Mkuze, base per accedere alla Mkuze Game Reserve, nota ai birdwatchers per l’abbondante numero di uccelli presenti in tutti i periodi dell’anno. La riserva ha un’estensione di 40.000 ettari, ed è percorribile attraverso 100 km di strade. La formazione del suo territorio è prevalentemente pianeggiante, ma composta da differenti ecosistemi: antiche dune di sabbia rossa, savana con boschi di acacia, un relitto di foresta subtropicale e, all’interno, un piccolo lago, lo Nsumo Pan, bordato da paludi e lembi di foresta fluviale. Le specie più interessanti della riserva sono: Tantalo africano (Mycteria ibis), Cicogna collolanoso (Ciconia epi­ scopus), Anastomo africano (Anastomus lamelligerus), Aquila pescatrice africana (Haliaeetus vocifer), Garrulo di Jardine, Quaglia tridattila nana (Turnix na­ nus), Aquila di Wahlberg (Hieraaetus wahlbergi), Amaranto di Jameson (La­ gonosticta rhodopareia), Francolino di Shelley (S. shelleyi), Uccello martello (Scopus umbretta), Bucero trombettiere

■ Tipico ambiente con alberi di acacia e canneto lungo lo Nsumo Pan, nella Riserva di Mkunze.

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■ Uccello topo macchiettato (Colius striatus). Residente comune, frequenta boschi ripariali e bordi delle foreste; si può osservare anche in alimentazione sugli alberi da frutto nei giardini.

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(Bucanistes bucinator), Martin pescatore malachite (Corythornis cristatus), Uccello topo macchiettato, Prinia fianchifulvi (Prinia subflava), Trogone di Narina ecc. Ci siamo successivamente spostati al Bonamanzi Game Reserve Camp, un’area naturalistica non meno importante della precedente; la check-list comprende, tra l’altro, 29 specie di uccelli che fanno parte della lista rossa, 3 cossife, 2 usignoli, 9 tessitori, 9 pigliamosche, 10 rondini, 3 unghialunghe. Le foreste di sabbia attorno al camp ospitano: Macchiettino golarosa (Hypargos margaritatus), Beccasemi pettolimone (Crithagra citrinipecta), Apale di Rudd (Apalis ruddi) ecc., mentre i prati allagati lungo il lago di Santa Lucia sono frequentati da Pellicano comune (Pele­ canus onocrotalus), Pellicano rossiccio (P. rufescens), Fenicottero (Phoenicop­ terus roseus), Spatola africana (Platalea alba) e dal raro Unghialunga golarosa (M. ameliae). Un altro itinerario poco distante da Bonamanzi, meta dei birdwatcher e che per bellezza e varietà di paesaggi può fare concorrenza al famoso Kruger Natio-

nal Park, è l’Hluhluwe-Imfolozi Game Reserve, due riserve di 96.000 ettari, che ne formano una sola, uniche aree dello Zulu-Natal dove si possono osservare i “big five” (elefante, leone, leopardo, rinoceronte, bufalo). La conformazione dei due territori è differente: l’Hluhluwe è principalmente collinare, con altitudine che varia da 80 a 540 metri, dall’ambiente roccioso e vegetazione composta da foreste e praterie, l’Imfolozi, che è attraversato dall’omonimo fiume, è tipica savana con Ippopotami e Coccodrilli del Nilo. Il parco può essere visitato in ogni periodo dell’anno e permette interessanti osservazioni: Rallo tuffatore africano (Podica senegalensis), Occhione acquaiolo (B. vermiculatus), Colomba facciabianca (Columba larvata), Turaco crestavioletta (T. porphyreolo­ phus), Allodola sabota (Calendulauda sabota), Averla di macchia magnifica (T. viridis), Pigliamoche fiscale (Sigelus silens), Cossifa golabianca (Cossypha humeralis), Unghialunga golarosa (M. ameliae), Unghialunga golagialla (M. croceus). Infine abbiamo alloggiato al Ndiza Lodge, a St. Lucia, vicino all’ingresso


del Santa Lucia Wetland Park. Questo parco è una della più importanti aree per gli uccelli acquatici del Sud Africa, formato da tre differenti ecosistemi: 1. L’estuario del lago Santa Lucia, dove si possono effettuare escursioni in barca tra Ippopotami, Coccodrilli del Nilo, pellicani, cicogne e martin pescatori; 2. Le foreste di sabbia, una delle migliori zone del Sud Africa per osservare i rari Usignolo bruno (E. signa­ ta) e Pigliamosche dello Zululand (Batis fratrum) e altre specie più comuni come: Malcoha verde (Ceuth­ mochares australis), Apale di Rudd, Nicator orientale (Nicator gularis), Munia dorsorosso (Lonchura nigri­ ceps); 3. Le praterie costiere, con i vari specchi d’acqua, che si incontrano lungo i 33 km di strada che da Santa Lucia porta a Capo Vidal. Questo habitat è ideale sia per gli Ippopotami sia per alcuni uccelli acquatici: Oca pigmea africana (Nettapus auritus), Anatra dorsobianco, Jacana africana, Pernice di mare (Glareola pratincola fuelleborni).

Creighton 24-26 settembre Creighton è una cittadina che si trova a 400 km da Santa Lucia, situata a 1.000 m di altitudine, nelle basse colline delle montagne del Drakensberg, vicina al confine con il Lesotho e al Sani Pass, il più elevato valico del paese. L’area, con quasi 20 specie endemiche o vicine all’endemismo, è ritenuta una delle 10 migliori località del Sud Africa dove effettuare il birdwatching. Abbiamo alloggiato alla Smithfield Guest House, dove risiede Malcolm Gemell, una guida locale, l’unica da noi ingaggiata nel viaggio (per l’escursione al Sani Pass dove è necessaria un’auto 4x4). L’ambiente circostante Creighton è prevalentemente agricolo, con coltivi di mais e allevamento di bestiame, distese di pascoli, piccoli stagni bordati da canneto e boschi di eucalipto (in sostituzione alla foresta afro-montana). Le specie osservabili sono: Otarda di Denham, Quaglia tridattila nana (T. nanus), Rondine blu (H. atrocaerulea), Vedova paradisea codalarga (V. obtusa), Aquila crestata (Morphnus guianensis), Bucorvo cafro (Bucorvus leadbeateri), Upupa

■ Lungo le rive del fiume Imfolozi, si possono osservare Bufali e Coccodrilli del Nilo.

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■ Saltarocce pettoarancio (Chaetops aurantius). Specie endemica del Leshoto, Sud Africa e Swaziland, frequenta pareti rocciose sopra i 2.000 m di altitudine.

■ Codirossone sentinella (Monticola explorator). Specie endemica del Leshoto, Sud Africa e Swaziland, frequenta pareti rocciose e pascoli d’altura.

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boschereccia verde (Phoeniculus pur­ pureus), Torcicollo africano (Jynx rufi­ collis). I pochi lembi di foresta restanti ospitano il rarissimo ed endemico Pappagallo del Capo (Poicephalus robu­ stus); altre specie importanti nella zona sono: Garrulo capinero di boscaglia (Lioptilus nigricapillus), Picchio oliva, Coracina grigia africana (Coracina cae­ sia), Pigliamosche del Capo (B. capen­ sis), Turaco di Knysna, Cossifa corista (C. dichroa) ecc. Il Sani Pass, situato a 2.870 m di altitudine, si può definire il tetto del Sud Africa; è raggiungibile guidando da Creighton per 80 km, su una comoda strada asfaltata, in direzione Himeville (il centro del paese in estate ospita un roost di circa 10.000 Falchi dell’Amur Falco amurensis); qualche chilometro dopo Himeville, la strada diventa sterrata, il dislivello aumenta, si passa da 1.600 a 2.800 m di altitudine e iniziano i tornanti per circa 20 km. Il paesaggio, formato da praterie rocciose di montagna, offre in giornate limpide una visio-

ne magica e spettacolare. Le specie più significative dell’area sono: Saltarocce pettoarancio (Chaetops aurantius), Lucarino dei Drakensberg (C. symonsi), Mangianettare di Gurney (Promerops gurneyi), Codirossone sentinella (M. ex­ plorator), Calandro di montagna (A. ho­ eschi), Picchio terricolo africano (Geo­ colaptes olivaceus), Cappellaccia becco grosso (Galerida magnirostris), ecc.

■ Picchio terricolo africano (Geocolaptes olivaceus). Specie endemica del Sud Africa e Leshoto, residente in aree collinari rocciose con cespugli radi e pascoli d’altura; spesso si vede in gruppi familiari.

Giant’s Castle 27-28 settembre 150 km a nord di Creighton si trova il Giant’s Castle Camp, una struttura posta su un altopiano a 1.700 m di altitudine, che domina la parte centrale della catena montuosa del Drakensberg. L’ambiente circostante è di una bellezza straordinaria, con una vista favolosa sulla vallata sottostante, formata da ampie praterie circondate da pareti rocciose. Dagli chalet del Camp si snodano diversi sentieri che permettono di compiere escursioni fino a raggiungere le ci-

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■ Dalle finestre dei lodges si può ammirare la vallata che circonda il Giant Castle.

■ Cossifa del Capo (Cossypha caffra). Residente comune, frequenta una grande varietà di ambienti sia di altura che al livello del mare.

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me dei massicci circostanti. Le specie tipiche del luogo sono: Tordo olivaceo (T. olivaceus), Storno alirosse, Cossifa del Capo (C. caffra), Nettarinia minore dal doppio collare (C. chalybeus), Nettarinia malachite, Picchio oliva, Estrilda sui (Coccopygia melanotis). Nelle aree rocciose è facile incontrare Picchio ter-

ricolo africano, Codirossone del Capo, Francolino alirosse, Cisticola lamentosa (C. lais). Nei dintorni del Camp è stato posi­ zio­nato un capanno fotografico per il Gipeto (Gypaetus barbatus) che nidifica in questa riserva; per accedervi occorre pre­notare con largo anticipo.


Heidelberg 29 settembre L’ultima tappa del viaggio è nel Gau­teng, a Heidelberg, a un’ora d’auto dall’aeroporto di Johannesburg. Abbiamo soggiornato alla Bonheur Guest House con l’intento di visitare due importanti aree naturalistiche nelle vicinanze: la riserva di Suikerbosrand, e il Marievale Bird Sanctuary. La prima, che si trova tra 1.545 e 1.917 m di altitudine e ha una superficie di 13.400 ettari, è considerata la più importante area di ecoturismo della regione. Il suo territorio è composto da praterie rocciose, boschi di acacia, paludi e brughiera; le specie più importanti sono: Francolino aligrigie (S. afra), Otarda nera alibianche, Bulbul frontenera (P. nigricans), Allodola beccolungo orientale (Certhi­ lauda semitorquata), Sassicola mangiaformiche meridionale (Myrmecocichla formicivora), Monachella montana (O. monticola), Bokmakierie, ecc. Il Marievale Bird Sanctuary, che si trova appena fuori dalla cittadina di Nigel, non è molto distante da Heidelberg. La riserva ha un’estensione di 1.000 ettari e comprende ampie zone paludose circondate da vegetazione emergente

costituita principalmente da Phragmi­ tes, Typa e Juncus circondata da pascoli naturali. Gli uccelli acquatici sono la principale attrazione dell’area con popolazioni numerose di Cormorano africano (Microcarbo africanus), Folaga crestata, Alzavola ottentotta (A. hottentota), Mestolone del Capo (A. smithii). La riserva è il posto migliore del Gauteng per vedere: Airone golia (Ardea goliath), Airone ardesia (Egretta ardesiaca), Airone testanera (A. melanocephala), Spatola africana, Aninga africana (Anhinga rufa), Fenicottero e Fenicottero minore (Phoeniconaias minor); più rari ma regolari sono invece; Rallo pettorosso (S. rufa), Beccaccia dorata (Rostratula benghalensis), Barbagianni delle erbe africano (Tyto capensis), Gufo di palude africano (Asio capensis).

■ Mestolone del Capo (Anas smithii). Residente comune, frequenta laghi e stagni con acqua corrente, spesso in gruppi; si alimenta filtrando acqua e fango con il becco.

Bibliografia

Cohen C., Spottiswoode C., Rossouw J., 2006. Southern Africa Birdfinder. Sasol. Cinclair I., Hockey P., Tarboton W., Ryan P., 2011. Birds of Southern Africa. Sasol. Peacock F., 2012. Chamberlain’s LBJs. Mirafra. Stuart C. & T., 2013. Field Guide to Mammals of Southern Africa. Struik Nature. Road Atlas South Africa, 2013. Map Studio.

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in Provincia W B di Pavia di Armando Gariboldi


■Fiume Ticino. I ghiareti dei fiumi sono l’ha­bitat ideale per la riproduzione di sternidi e limicoli (foto Gabriella Martino).


Nel mezzo corrono due grandi fiumi: il Ticino, con uno sviluppo prevalentemente nord-sud, e il grande Po, con andamento est-ovest. Non vanno dimenticati altri importanti corsi d’acqua che costituiscono strategici corridoi faunistici utilizzati dagli uccelli, soprattutto per i movimenti migratori: il Sesia, al confine con il Piemonte, i più piccoli Agogna e Lambro, i torrenti appenninici Staffora e Coppa. La provincia di Pavia vanta attualmente una check list di 345 specie di uccelli, tra cui 218 migratrici e 167 nidificanti. Alle 343 specie citate da Gianni Conca, Flavio Ferlini ed Enzio Vigo nel loro aggiornamento della lista provinciale del 2012 (Conca et al., in prep.), vanno aggiunti anche il rarissimo Gambecchio di Baird (Calidris bairdii) del maggio 2013 e la Pernice di mare orientale (Glareola nordmanni) dell’agosto 2014. Niente male per un territorio posto, nel suo complesso, a ridosso dell’area più densamente antropizzata e tra-

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■ La cartina mostra le località della provincia di Pavia citate nel testo.

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1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17.

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Foce Sesia Garzaie della Lomellina Risaie della Lomellina Parco del Ticino Oasi di Cassinazza Oasi di Sant’Alessio Collina Banina Corso del Po Parco Palustre Lungavilla Zona di Castelletto di Branduzzo Cave di Cervesina/San Gaudenzio Parco “le Folaghe” e aree limitrofe Costa del Vento Serra del Monte e Momperone Media Val Staffora Giardino Alpino e Pietra di Corvo Alto Oltrepò montano

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Francesco Gatti & Daniele Dapiaggi

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na provincia a forma di grappolo d’uva. Così definiva la provincia di Pavia il giornalista sportivo Gianni Brera, estimatore di Bacco nonché amante del birdwatching attraverso il perverso strumento della doppietta. Lo sviluppo in prevalenza longitudinale di questo territorio, con una forma a triangolo che si insinua nelle prime propaggini dell’Appennino settentrionale, permette di coprire una varietà di ecosistemi distribuiti su circa 3.000 chilometri quadrati. Il territorio può essere riassunto sommariamente nell’area della Lomellina con le sue risaie a nord-ovest, il Pavese risicolo, con la collina Banina attorno a Miradolo Terme e il corso del Lambro, a nord-est, l’area delle ex-cave di argilla, a formare interessanti laghetti nella fascia pianeggiante del Po, e i rilievi collinari e poi montani, sino a raggiungere la vetta dei 1.724 m del Monte Lesima a sud.


Molti birders, soprattutto lombardi, frequentano in particolare due siti: la zona di Cecima e la collina al confine tra la Val Staffora (PV) e la Val Curone (AL) e il Parco “Le Folaghe”, alla periferia di Voghera. La prima rappresenta un ottimo “campo di gara”, estendibile anche sotto la punta rocciosa del Monte Vallassa, sul lato lombardo verso la Val Staffora, soprattutto in primavera/ estate con numerose specie xerofile come Ghiandaia marina (Coracias garru­ lus, nidificante), Strillozzo (Emberiza calandra), Zigolo nero (E. cirlus), Cuculo (Cuculus canorus), Canapino (Hip­ polais polyglotta), Zigolo capinero (E. melanocephala), Sterpazzolina di Moltoni (Sylvia subalpina), Poiana (Buteo buteo), Biancone (Circaetus gallicus), Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Gruccione (Merops apiaster), Averla piccola (Lanius collurio) e, quest’anno (luglio 2014), anche un raro giovane di Cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius). Proprio di fronte a questa zona, sull’altro versante della Val Staffora, troviamo le belle pareti di arenaria del Monte Pizzocorno, che dall’omonima frazione si

■ Dal belvedere sopra Montalto Pavese è spesso possibile l’osservazione di numerosi rapaci diurni e di altre specie veleggiatrici, soprattutto durante il periodo migratorio.

Gianni Conca

sformata del nostro Paese. La sua posizione, facilmente raggiungibile da molte grandi città, la presenza di un’Università da decenni molto attiva nel campo dell’ornitologia, una storia recente (dagli anni ’80 del XX sec.) di associazionismo ornitologico e di iniziative private nel settore (si pensi all’Oasi di Sant’Alessio o a quella della Cassinazza di Giussago), ne fanno uno dei territori maggiormente frequentati e quindi monitorati da parte degli appassionati di birdwatching di tutta Italia, con conseguente costante aumento dell’elenco di specie osservate. Nei decenni si è passati dalle 216 specie segnalate da Giuseppe Brambilla nel 1855 (Brambilla, 1856) alle 265 di Pietro Pavesi nel 1906 (Pavesi, 1907), sino alle 345 attuali. Un aumento del 63% in un secolo e mezzo, a fronte di un aumento della pressione antropica e di un peggioramento della qualità ambientale complessiva, dovuto alla minor pressione venatoria, soprattutto in termini di specie cacciabili, all’incremento degli osservatori sul campo e alla migliore disponibilità di informazioni garantite dalle moderne tecnologie.

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Giuseppe Calsamiglia Antonello Turri

■ Ghiandaia (Garrulus glandarius). Una delle specie ornitiche in espansione nel territorio lombardo, che sta colonizzando anche le aree urbanizzate alle porte di Pavia. ■ Zigolo capinero (Emberiza melanocephala). La provincia di Pavia è l’unica zona del nord d’Italia dove è stata accertata la nidificazione di questo appariscente zigolo.

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Gianni Rossi Antonello Tutti

■ Cuculo (Cuculus canorus). Individuo della forma rossastra; le specie di uccelli parassitate dal Cuculo sono più di una trentina. ■ Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus). Specie nidificante in espansione, sia sulle colline dell’Oltrepò pavese sia lungo il corso del Ticino.

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Francesco Grazioli Gabriella Martino

â– Poiana (Buteo buteo). Il rapace diurno piĂš comune, in ogni stagione, della provincia di Pavia. â–  Gruccione (Merops apiaster). Tipica specie xerofila, il cui areale italiano ha conosciuto una progressiva espansione verso nord coincidente con i recenti cambiamenti climatici. (foto Gabriella Martino).

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pel­legrino (Falco peregrinus), Lodolaio (F. subbuteo), Peppola (Fringilla monti­ frin­gilla), (Pettazzurro (Luscinia sveci­ ca), Forapaglie (Acrocephalus schoeno­ bae­nus). Da sottolineare la presenza di due individui di Cutrettola testagialla orientale (Motacilla citreola) nel maggio 2012. Tutta la fascia meridionale dell’Oltrepò pianeggiante, lungo il corso del Po, merita poi di essere esplorata con calma, sia in inverno sia, soprattutto, durante i periodi di passaggio migratorio. È opportuno controllare altre zone di vasche allagate, come il poco frequentato Parco Palustre di Lungavilla (specie target: Oca selvatica Anser anser) o le più note cave di Cervesina-San Gaudenzio, dove sono stati osservati Falaropo beccosottile (Phalaropus lobatus) nel 2012 e Aquila di mare (Haliaeetus albicilla) e Marangoni minori (Microcarbo pyg­ meus) nel 2013. Scendendo all’interno della fascia golenale del Po, per esempio all’altezza della frazione Ghiaie in comune di Corana, si possono osservare Sterne comuni (Sterna hirundo), Fraticelli (Sternula albifrons), gabbiani, Occhione (Burhinus oedicnemus); qui, nel giugno 2014, è stata segnalata la Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica). La confluenza con il Sesia è invece famosa per il dormitorio invernale di Cormorani (Phalacrocorax carbo) e per le osservazioni di anatidi (Marzaiola Anas quer­ quedula) e ardeidi. In primavera, le campagne attorno a Castelletto di Branduzzo possono riservare inaspettate sorprese, come la nidificazione di Averla cenerina (Lanius mi­ nor) e l’osservazione di Falco pellegrino e Falco cuculo (F. vespertinus) Nella pianura della Lomellina, oltre alla rete delle riserve naturali sede di garzaie, tra cui spicca quella del lago di Sartirana (Spatola Platalea leucorodia, Mignattaio Plegadis falcinellus, Tarabuso Botaurus stellaris), ricordiamo il periodo dell’allagamento delle risaie. Tra aprile e maggio, nelle sempre più rare casse allagate (causa il diffondersi della coltivazione del riso in asciutta) si possono ancora incontrare stormi di centinaia di Combattenti (Philomachus pu­ gnax), Totani mori (Tringa erythropus), Pantane (T. nebularia), piro-piro, Cava-

BW Provincia di Pavia

estendono verso i piccoli abitati di Vignola e Livelli. Qui nidificano alcune specie rupicole: Rondone maggiore (Ta­ chymarptis melba) e Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris); in inverno non è raro osservare il Picchio muraiolo (Tichodroma muraria). Recentemente in zona è stata osservata più volte la Cicogna nera (Ciconia nigra) e, nel 2013, il Grifone (Gyps fulvus). Il Parco “Le Folaghe”, frequentato anche come accesso alla provincia grazie alla sua comoda posizione vicino al casello di Casei Gerola dell’autostrada A7, è un insieme di cinque specchi lacustri originati dalla rinaturalizzazione di alcune cave di argilla abbandonate all’inizio degli anni ’80 e spontaneamente allagate dalla falda superficiale. Riconosciuto dalla Regione Lombardia come Parco di Interesse Sovracomuna­ le grazie all’instancabile opera di alcuni pionieri della conservazione, tra cui il compianto prof. Francesco “Checco” Barbieri, è oggi zona IWC gestita dal comune di Casei Gerola. Facilmente accessibile e attrezzato con un capanno di osservazione, può offrire buone soddisfazioni in tutte le stagioni, inverno compreso, quando sono possibili incontri eccezionali come quelli con lo Zigolo delle nevi (Plectrophenax niva­ lis). Questo sistema di laghi artificiali rappresenta un’attrattiva per anatre poco comuni come Fistioni turchi (Netta ru­ fina) e Morette tabaccate (Aythya nyro­ ca) e permette la nidificazione di Martin pescatore (Alcedo atthis ), Airone rosso (Ardea purpurea), Tarabusino (Ixobry­ chus minutus) e, nel 2011, del raro Mignattino piombato (Chlidonias hybrida). Una volta in zona è consigliabile controllare anche le vasche situate attorno all’area dismessa dell’ex-zuccherificio, in direzione ponte sul Po appena oltre il cavalcavia sull’A7. Qui si trovano quattro specchi lacustri e ampie aree incolte, che spesso riservano piacevoli sorprese. Nei campi allagati e nei laghetti è pos­ sibile l’incontro con limicoli come Frullino (Lymnocryptes minimus) e Croccolone (Gallinago media), rallidi come Schiribilla (Porzana parva) e Vol­tolino (P. porzana), albanelle, Falco di palude (Circus aeruginosus), Falco

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Gabriella Martino Giuseppe Calsamiglia

■ Fistione turco (Netta rufina). Sino a poco tempo fa specie migratrice con scarse presenze, da alcuni anni ha cominciato a nidificare in specchi lacustri di origine artificiale dell’Oltrepò pianeggiante. ■ Svasso maggiore (Podiceps cristatus). Si riproduce con regolarità in molti ambienti, compresi i bacini artificiali come le ex-cave di argilla del Parco le Folaghe, presso Casei Gerola.

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Gianni Rossi Giuseppe Calsamiglia

■Airone rosso (Ardea purpurea). Specie nidificante in alcune garzaie della Lomellina e al Parco le Folaghe di Casei Gerola; anche in provincia di Pavia è, tra gli Ardeidi, in diminuzione. ■ Tarabusino (Ixobrychus minutus). Una specie abbastanza comune sino a pochi anni fa e ora in netto regresso in provincia di Pavia.

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Antonello Turri Gianni Rossi

■ Sterna comune (Sterna hirundo). Lo scambio del cibo è un comportamento diffuso per il consolidamento della coppia. Questa specie coloniale, sino a trent’anni fa ampiamente diffusa lungo Po e Ticino, è ora molto diminuita. ■ Martin pescatore (Alcedo atthis). Per compensare la sempre più scarsa disponibilità di siti idonei alla riproduzione lungo i corsi d’acqua, questa specie nidifica anche nel terreno trattenuto dalle radici di alberi caduti nei boschi.

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Francesco Grazioli

Giuseppe Calsamiglia

■ Peppola (Fringilla montifringilla). Presente in gruppi misti, principalmente con Fringuello (F. coelebs), tipicamente nel periodo invernale.

■ Averla cenerina (Lanius minor). Raro nidificante, ormai regolare nelle ex-cave di argilla presenti nella pianura dell’Oltrepò pavese.

lieri d’Italia (Himantopus himantopus), gruppi di Ibis sacri (Threskiornis aethio­ picus) e le sempre più comuni Cicogne bianche (C. ciconia). Grazie anche a progetti di reintroduzione realizzati già dalla fine degli anni ’70 da un privato a Sant’Alessio con Vialone, vicino al corso dell’Olona, e poi dalla LIPU presso la cascina Venara di Zerbolò, lungo il Ticino, è ormai facile osservare con una certa regolarità questi grandi trampolieri, che nidificano in provincia con alme-

no una decina di coppie. Le zone attorno all’oasi di Sant’Alessio, così come quella attorno alla Cassinazza di Giussago, richiamano poi molte specie di uccelli, attirate dai soggetti presenti all’interno delle tenute. Da alcuni anni il Parco del Ticino sembra conoscere un minor successo fruitivo da parte dei birdwatchers, sebbene a nostro avviso rimanga il principale hot-spot della provincia. Con un po’ di fortuna, lungo il fiume e nelle sue

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Gabriella Martino

■ Le risaie, ampiamente diffuse in provincia di Pavia, rappresentano il luogo ideale per osservare numerose specie durate la migrazione primaverile.

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lanche laterali è possibile osservare praticamente di tutto, soprattutto in inverno e nel periodo migratorio: dal Biancone (Circaetus gallicus) al Falco pescatore (Pandion haliaetus), da quasi tutte le anatre e aironi italiani agli svassi, dalle gru al Colino della Virginia (Colinus virginianus), dal Falco pecchiaiolo sino al Picchio nero (Dryocopus martius), di recente espansione da nord seguendo proprio il corso del fiume. All’interno del Parco segnaliamo la presenza di due piccole aree attrezzate: le oasi LIPU del Bosco Negri (comune di Pavia) e del Bosco del Vignolo (Garlasco), facilmente percorribili anche per i meno esperti. Vale la pena ricordare che, proprio nel Parco del Ticino, si possono apprezzare “in diretta” alcune dinamiche che negli ultimi tre decenni stanno interessando la comunità ornitica della provincia. Lungo il Ticino, infatti, da un lato si assiste all’arrivo di specie un tempo rare o del tutto assenti in pianura (Picchio nero, Picchio rosso maggiore Dendroco­ pos major, Falco pecchiaiolo, Lodolaio,

Ai­rone guardabuoi Bubulcus ibis, Airo­ ne bianco maggiore Ardea alba, Falco pellegrino, Astore Accipiter gentilis, Sparviere Accipiter nisus, Cicogna bianca) e alla diffusione di alloctoni come i parrocchetti o l’Ibis sacro, dall’altro si verifica il crollo o la diminuzione di specie un tempo comuni come i passeri, la Gallinella d’acqua (Gallinula chlo­ ropus), il Tarabusino, il Colino della Virgi­nia e il Fagiano comune (Phasia­ nus col­chicus). È sempre difficoltoso individuare le cause del decremento, ma per le specie di Fasianidi che nidificano sul terreno il principale imputato rimane il Cin­ghiale (Sus scrofa), in forte aumento un po’ dovunque, mentre, per le specie acquatiche, l’indiziato numero uno è la Nu­tria (Myo­castor coypus), anch’essa in costante espansione e più volte osservata a distruggere nidi e nutrirsi delle uova di specie che nidificano a livello dell’acqua. Dopo aver citato come discreto punto di osservazione dei passaggi migratori anche le basse sommità della collina Banina (144 m, + 60/70 m sulla pianura


Gianni Rossi Gianni Rossi

■Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus). Specie presente in gruppi consistenti durante i passi migratori e nidificante comune nelle zone coltivate a risaia e nelle ex cave. ■ Totano moro (Tringa erythropus). Tipica specie migratrice osservabile, anche in gruppi numerosi, lungo il Po e in Lomellina, soprattutto durante il periodo di allagamento delle risaie.

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Antonello Turri

■ Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus). Dalle prime due colonie lungo il fiume Sesia, in Piemonte, e presso il parco delle Cornelle, in provincia di Bergamo, la specie si è diffusa in tutta la pianura centrooccidentale.

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circostante), sorta di isolata propaggine dell’Appennino al confine orientale con la provincia di Lodi e costituita da argille e calcari pliocenici ricoperti da alluvioni del Quaternario, ritorniamo in Oltrepò per concludere il nostro giro ideale della provincia di Pavia nelle zone più montuose. Noti agli appassionati sono i crinali asciutti e argillosi, interrotti da calanchi e zone franose, della “Costa del Vento” e “Costa dei Cavalieri” (comune di For­tunago), meno i ripidi versanti sotto il passo del Carmine verso Brugneto e Cana­vera, tutti frequentati soprattutto dai piccoli Passeriformi xerofili come varie specie di zigoli, Sterpazzolina di Mol­toni, Sterpazzola (S. communis), Ca­ lan­dro (Anthus campestris), Calandrella (Ca­landrella brachydactyla), Quaglia (Co­turnix coturnix), Rigogolo (Oriolus orio­lus), Picchio verde (Picus viridis) e il piccolo Assiolo (Otus scops). Evitando il bacino artificiale del lago di Molato, posto sotto Ruino e in parte già in provincia di Piacenza, risaliamo verso Zavattarello e Romagnese, dove, in prossimità delle pinete (Larix deci­

dua, Pinus nigra e Pinus sylvestris) e faggete attorno al Giardino Alpino o alle suggestive vette ofiolitiche dei Sassi neri e di Pietra di Corvo (1.078 m), possiamo trovare alcune specie alpine: Fanello (Li­ naria cannabina), Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula), Crociere (Loxia curvirostra), Zigolo muciatto (Emberiza cia), Cincia dal ciuffo (Lophophanes cri­status), Cincia bigia (Poecile palustris), Luì bianco (Phylloscopus bonelli), oltre ad altri elementi di interesse naturalistico, quali numerose specie di farfalle e di orchidee. Presso Romagnese nel gennaio 2014 è stato osservato il rarissimo Luì di Hume (Phylloscopus hu­­mei). Proseguiamo sfiorando prima la poco interessante (ornitologicamente) Riserva Naturale Regionale “Monte Alpe”, grande impianto quasi monocolturale di Pino nero, risalendo poi al Passo della Scaparina, nei cui prati più volte è stato sentito negli ultimi anni il richiamo del Re di quaglie (Crex crex). Da qui, attraverso il Passo del Brallo, saliamo verso Cima Colletta (Zigolo giallo E. citrinella, Stiaccino Saxicola rube­ tra, Culbianco Oenanthe oenanthe, Re­


Gianni Conca Gianni Rossi

■ Il Monte Lesima, con la postazione radar che purtroppo danneggia il panorama e le praterie sommitali, rappresenta la cima più alta dell’Oltrepò pavese, raggiungendo i 1724 metri

■ Sparviere (Accipiter nisus). Benché non sempre facile da osservare, si tratta di una specie distribuita uniformemente sul territorio provinciale.

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Giuseppe Calsamiglia Giuseppe Calsamiglia

■ Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major). Assieme al più grande Picchio verde (Picus viridis), è il picide più diffuso in provincia. ■ Scricciolo (Troglodytes troglodytes). Specie molto comune sino a pochi anni fa, che negli ultimi tempi ha conosciuto un rapido declino.

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Gianni Rossi William Vivarelli

■ Regolo (Regulus regulus). Svernante regolare, diffuso in tutto il territorio provinciale, soprattutto associato alla presenza di conifere e altre piante sempreverdi. ■ Zigolo muciatto (Emberiza cia). Nidifica solo con poche coppie negli arbusteti dell’alto Oltrepò, al confine con le provincie di Piacenza e Alessandria.

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Gabriella Martino

■ Cincia bigia (Poecile palustris) Nidificante nelle aree boschive, dal parco del Ticino alle zone montane dell’Oltrepò Pavese.

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golo Regulus regulus, Crociere), con una puntata sulla vetta del Monte Lesima (1.724 m), dove un inopportuno radiofaro dell’aeronautica disturba ma non distrugge del tutto la bellezza del panorama, che si affaccia verso la Liguria. Si tratta di alcune delle vette più alte dell’Oltrepò pavese, sino ad ora non particolarmente monitorate, e quindi con poche osservazioni interessanti, ma dove, soprattutto nel passaggio migratorio primaverile, non ci stupiremmo di poter trovare qualche cosa di “grosso” (Aquila reale Aquila chrysaetos, Aquila minore Hieraaetus pennatus, Biancone). Chiudiamo il nostro giro ideale spostandoci infine lungo i crinali occidentali, che ci portano prima a raggiungere la cima del Monte Chiappo (1.699 m), una bella e caratteristica piramide erbosa sulla quale convergono i confini amministrativi di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna e poi il Monte Bogleglio (1.491 m), dove completiamo il nostro viaggio. Sulla sommità di queste due ultime montagne, ormai lontane dalla pianura e ben all’interno dell’Appen-

nino, possiamo ancora una volta contattare, assieme a una flora varia e rigogliosa e a specie non comuni, come le quattro specie di farfalle del genere Erebia di ascendenza alpina (Erebia meolans, E. ligea, E. medusa, E. aethiops), gli uccelli delle praterie di quota: Spioncello (Anthus spinoletta), Prispolone (Anthus trivialis), Stiaccino, in inverno il Sordone (Prunella collaris) e sperare nell’incontro con la qui rara Aquila reale o addirittura con il Falco della regina (Falco eleonorae), osservato nel 2013. Senza dimenticare la più affascinate presenza di questi luoghi: il Lupo (Canis lupus). Bibliografia

Brambilla G., 1856. Elenco degli Uccelli che si trovano nell’Agro Pavese. In: Manuale della Provincia di Pavia per l’anno 1856. Bizzoni, Pavia. Conca G., Ferlini F., Vigo E. (in prep.). Check­list degli uccelli della provincia di Pavia (aggiornata al 31 dicembre 2012). Pavesi P., 1907. Ottavo Calendario Ornitologico Pavese. In: Atti Congresso Natur. Ital., Tipografia degi operai, Milano, pp. 1-13.


Dove fare birdwatching in Provincia di Pavia SITO

COMUNE

1. Parco “Le Folaghe” e aree limitrofe

Casei Gerola, Silvano Pietra

2. Crinale M.te Vallassa, Serra del Monte e Momperone 3. Cave Cervesina-San Gaudenzio 4. Monte Pizzocorno e media Val Staffora

Bagnaria, Pozzol Groppo

5. Parco Palustre Lungavilla 6. Zona di Castelletto di Branduzzo

Lungavilla

7. Corso del Po

Vari comuni

8. Foce Sesia

Candia, Breme Lomellina

9. Garzaie della Lomellina

Vari comuni lomellini

10. Parco del Ticino

Torre d’Isola, Bereguardo, Zerbolò

11. Risaie della Lomellina

Robbio, Mede, Mortara, Sartirana, Lomello, Nicorvo Sant’Alessio con Vialone

12. Oasi Sant’Alessio

Cervesina Ponte Nizza, Bagnaria, Varzi

Castelletto di Branduzzo

13. Oasi Cassinazza

Giussago

14. Collina Banina

Miradolo

15. Costa dei Cavalieri, Costa del Vento, Passo Carmine 16. Giardino Alpino e Pietra di Corvo 17. Alto Oltrepò montano: Passo Scaparina, Cima Colletta, M.te Lesima, M.te Chiappo, M.te Bogleglio

Fortunago, Ruino

Romagnese Brallo di Pregola, Santa Margherita Staffora

ACCESSIBILITÀ Facile, anche in auto; presenza capanno osservazioni Discreta, consigliato fuoristrada (o a piedi) Facile, anche in auto, ultimo tratto a piedi Discreta, per ampi tratti anche in auto, soste per controllo le pareti Ottima, facile, ma solo a piedi o in bici Facile, anche in auto, controllare posatoi e fili della luce/telefono Discreta, per ampi tratti in auto, lungo argini; a piedi i tratti sul fiume Discreta, per ampi tratti in auto, ultimi tratti a piedi Discreta, per ampi tratti in auto, ultimi a piedi Discreta, ampi tratti in auto, ultimi a piedi. Autorizzaz. ingressi auto Facile anche in auto

Ingresso a pagamento. Facile attorno all’oasi anche in auto Ingresso solo su richiesta Discreta, ampi tratti in auto sia in sommità, sia alla base Facile in auto solo per brevi tratti, poi a piedi Discreta a piedi Impegnativa, a piedi

COSA OSSERVARE

PERIODO

Anatidi, Limicoli, Rallidi

Periodo migratorio e inverno

Sterpazzolina di Moltoni, Ghiandaia marina, Zigoli, Biancone Anatidi, Limicoli, Rallidi, possibili rarità Specie rupicole, Pellegrino, Apodidi, Luì bianco, Gracchio comune, Taccole

Primavera-inizio estate

Anatidi, Laridi, Ardeidi, Gruccione Averle (anche A. cenerina), Lodolaio, Falco cuculo, allodole

Periodo migratorio e inverno Primavera-inizio estate

Laridi, Anatidi, Sternidi, Ardeidi, Occhione, Gru, Lodolaio

Tutto l’anno, tranne i mesi estivi più caldi

Laridi, Anatidi, Sternidi, Ardeidi, Cormorano, Ibis sacro

Inverno e periodo migratorio

Ardeidi, Spatola, Mignattaio, Acrocefali, Rallidi

Primavera-estate

Colino, Picidi, Anatidi, Ardeidi, rapaci notturni e diurni

Tutto l’anno, tranne i mesi estivi più caldi

Limicoli, Ardeidi, Anatidi, Rallidi

Tutta la primavera

Ardeidi, Rallidi, Anatidi, Limicoli, Ibis (eremita e sacro), Cicogna bianca Ardeidi, Rallidi, Anatidi, Limicoli, Sternidi Rapaci diurni, cicogne, Gru

Tutta la primavera

Periodo migratorio e inverno Primavera-inizio estate

Tutta la primavera

Strillozzo, zigoli, Alaudidi, Quaglia, Silvidi

Periodi migratori, soprattutto primaverili Primavera e periodi migratori

Piccoli Passeriformi montani, luì, Picidi, Corvo imperiale Quaglia, Re di quaglie, Spioncello, Prispolone, Culbianco, Tottavilla, rapaci

Inverno, autunno, primavera Periodi migratori, soprattutto primaverili

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Q SPECIE A RISCHIO B

I l Piccolo Albatros del Mediterraneo di Jacopo G. Cecere foto di Bruno D’Amicis

â– Berta maggiore (Calonectris diomedea) in volo al tramonto


U

n piccolo albatros del Mediterraneo. È così che solitamente descrivo la Berta maggiore (Calonectris diomedea) a chi non la conosce, parlando delle sue lunghe escursioni in mare aperto, della capacità di volare a raso sul mare con le ali che sfiorano l’acqua, quasi fendendola (da cui il nome inglese di shearwater: tagliaacqua). E ne parlo inevitabilmente con emozione e passione, perché quello che mi lega a questa specie è un profondo rapporto emotivo. Ero convinto di aver visto per la prima volta con coscienza la Berta maggiore da piccolo, intorno ai dieci anni, durante una visita alle Tremiti con i miei genitori. Lì ci parlarono della diomedea, ce la descrissero e io pensai di averne viste tante, raccolsi anche due penne che custodii con cura nel mio pennario. Con il passare degli anni realizzai con amarezza di aver visto e custodito “semplici” penne di giovane Gabbiano reale (Larus michahellis). Ovviamente, ebbi poi diverse occasioni di vedere veramente le berte, per esempio durante i viaggi in traghetto per giungere a Ventotene. Ma il mio vero rapporto con la Berta maggiore è iniziato nel 2008, quando, lavorando per la LIPU, iniziammo l’attività di telemetria con GPS per l’identificazione delle IBA marine. Mi recai a Linosa

ad aprile, mi portarono alla Mannarazza, nel cuore della colonia, di notte; era nei giorni in cui le berte si accoppiano fuori dal loro nido... fu un’emozione travolgente! Migliaia di berte che si comportavano come se noi non ci fossimo, a pochi centimetri da noi, l’aria soffocata dai loro canti. Mi sembrava di vivere in un documentario di David Attenborough. Da quella notte ho passato mesi nelle colonie di Berta maggiore, dal 2008 a oggi senza sosta, contribuendo a incrementare le conoscenze sulla biologia di questa specie e lavorando attivamente per la sua conservazione. Ma procediamo con ordine.

Un grande viaggiatore La Berta maggiore nidificante nel Mediterraneo è stata da poco riconosciuta come specie a sé stante, separandola così dalle altre due specie gemelle nidificanti nell’Oceano Atlantico: la Berta maggiore atlantica (C. borealis) e la Berta maggiore di Capoverde (C. edwardsii) (Sangster et al., 2012). L’Italia ospita, sull’isola di Linosa, la più grande colonia europea di Berta maggiore: circa 10.000 coppie stimate (Baccetti et al., 2009), oltre il 60% della po-

■ La Berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea) è stata da poco separata dalle specie “gemelle” Berta maggiore atlantica (C. borealis) e Berta maggiore di Capoverde (C. edwardsii).

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■ Monte Nero, Linosa (AG); l’isola di Linosa, nell’arcipelago delle Pelagie, ospita la colonia di Berta maggiore (Calonectris diomedea) più numerosa del Mediterraneo.

polazione italiana; a livello globale, la colonia è seconda solo a quella di Zembra (Tunisia). Gran parte della popolazione italiana nidifica quindi nel Canale di Sicilia, e poi nel Tirreno, mentre nell’Adriatico occidentale è presente unicamente nell’Arcipelago delle Tremiti. È probabilmente la specie europea con il periodo riproduttivo più lungo: giunge alla colonia dalle aree di svernamento già a fine inverno; si riproduce ad aprile inoltrato; la femmina trascorre quindi circa un mese in mare, periodo durante il quale viene sintetizzato l’unico uovo; la deposizione avviene nella seconda metà di maggio e l’uovo si schiude a luglio, dopo circa cinquanta giorni; i pulcini si involano a inizio ottobre. L’uovo viene covato da entrambi i partner: mentre uno dei due rimane sull’uovo per giorni, l’altro membro della coppia trascorre il tempo in mare aperto, raggiungendo le aree più produttive e cibandosi in modo da immagazzinare le energie necessarie per sostenere il lungo turno di cova. Dai dati GPS delle berte nidificanti a Linosa e Tremiti, abbiamo potuto osservare che i viaggi di foraggiamento durante l’incubazione possono durare fino a 18 giorni, con una media di 7,5 giorni (Cecere et al., 2013). Un periodo durante il quale, mentre uno dei partner rimane sull’uovo a digiuno, l’altro raggiunge aree di alimentazione situate

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fino a 400 km dalla colonia (Cecere et al., 2015). Alla schiusa dell’uovo, il genitore presente rimane nel nido per qualche giorno, fino a quando il pulcino è in grado di termoregolarsi in maniera efficace. Successivamente, il pulcino viene lasciato solo e gli adulti tornano alla colonia una sola volta per notte per alimentarlo. Durante l’allevamento dei piccoli, i procellariformi in genere possono attuare la dual foraging strategy, cioè l’alternanza di viaggi di foraggiamento di lunga durata (> 4 gg.) con viaggi più corti (1-4 gg.). I viaggi corti sono effettuati unicamente per procurare il cibo per il pulcino, mentre i viaggi lunghi permettono agli adulti di recarsi in aree lontane e pescose dove possono procurare cibo sia per sé sia da portare al piccolo. Con un recente lavoro abbiamo dimostrato che nella Berta maggiore la dual foraging strategy è più marcata se l’area marina circostante la colonia è caratterizzata da una bassa qualità ambientale (Cecere et al., 2014). Inoltre, come prevedibile, i viaggi lunghi sono più frequenti nelle colonie più numerose; è il caso di Linosa, dove le aree presso il sito riproduttivo sono utilizzate da un numero elevato di individui, con un maggior sfruttamento delle risorse presenti. Diventa dunque necessario allontanarsi per trovare aree più fruttuose. Le berte nidificanti a Maddalena e Pianosa compiono, per lo più, viaggi di un giorno, gra-


■Come altri procellaridi, le Berte maggiori (Calonectris diomedea) formano, a partire dal tardo pomeriggio, estesi gruppi posati sulla superficie dell’acqua (rafts) di fronte alle colonie di nidificazione. Le zone di rafting vengono utilizzate anche al mattino, prima di iniziare la pesca in mare aperto.

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■ Una volta sopraggiunto il buio, nelle notti senza luna, gli adulti si recano al nido; inizialmente per dare il cambio al partner nella cova e, nella fase successiva, per alimentare il pulcino.

zie alle dimensioni più ridotte delle colonie e a una maggior qualità ambientale delle aree circostanti (Cecere et al., 2014).

Un uccello “lunatico” Il fatto che maggiormente colpisce, lavorando con le berte, è che il ritorno in colonia, tanto per dare il cambio al partner nella cova quanto per alimentare il pulcino, avviene unicamente di notte. E per lo più in assenza di luna. Questo fenomeno è descritto per diverse specie di procellaridi e in passato sono state formulate due teorie per spiegarlo. Secondo la prima teoria, il rientro di notte sarebbe dovuto a un meccanismo che, rendendo difficoltosa l’individuazione del nido, riduce la predazione, su adulti e pulcino. Questa teoria si applica bene nel caso di predatori che non usano l’olfatto per individuare le prede (i nidi sono caratterizzati da un odore forte e acre) e a procellaridi di piccole o medie dimensioni. È il caso degli Uccelli delle tempeste (Hydrobates pelagicus), predati dai gabbiani, e delle berte, occasionalmente predate dal Falco pellegrino (Falco peregrinus). Ma il fenomeno è presente anche in colonie in cui sono assenti i predatori. La seconda teoria prevede una bassa efficienza di pesca durante le notti con luna, poiché è noto che i calamari, e

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diverse specie di pesci, risalgono in superficie solo in assenza di luna. Nelle notti di luna con scarsità di prede le berte tornerebbero meno frequentemente in colonia. Le due ipotesi sono state da noi testate in un recente lavoro (Rubolini et al., 2014), nel quale abbiamo analizzato sia il numero di tuffi effettuati di notte misurati con un particolare sensore sia l’ora di rientro in colonia (per mezzo di GPS) in funzione della luminosità lunare. I risultati dimostrano chiaramente che la maggior parte dei tuffi avviene di giorno ma i pochi effettuati di notte avvengono quasi esclusivamente in presenza di luna; in assenza di questa le berte sono per lo più posate sulla superficie dell’acqua. Questo primo dato scredita la seconda teoria sopra riportata ed è spiegato dal fatto che, sebbene in presenza di luna ci siano meno prede disponibili sulla superficie dell’acqua e poco al di sotto di questa, la luce lunare fornisce la necessaria visibilità per la pesca. Inoltre, i dati GPS hanno evidenziato che, durante la notte di ritorno in colonia, le berte non si alimentano: giungono nei pressi della colonia prima del tramonto, si posano sulla superficie dell’acqua a poca distanza dal sito riproduttivo (rafting behaviour) ed entrano in colonia solo con il buio completo. Se la luna è presente nella prima parte della notte, aspettano il suo tramonto, se assente entrano subito per poi allontanarsi prima


■ Un esemplare viene prelevato al nido durante la fase di incubazione. Sul dorso verrà applicato uno strumento GPS, per registrarne gli spostamenti quando il compagno tornerà al nido per il cambio. Al termine della manipolazione, della durata di 10 minuti, l’uccello riprende sempre la cova, senza abbandono. ■ Ingresso in un canale lavico a Linosa (AG), da cui si accede ai nidi di Berta maggiore.

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■ Le misurazioni di lunghezza e altezza del becco sono utili per definire il sesso: i maschi, oltre che per il canto, il peso e le dimensioni del corpo leggermente maggiori, si distinguono per il becco più massiccio, solitamente più lungo e alto.

del suo sorgere; con la luna piena solo poche berte si avvicinano alla colonia, mentre in condizione di luna nuova gli ingressi avvengono durante tutta la notte. Questo comportamento al momento può essere solo spiegato dal tentativo di ridurre un rischio potenzialmente presente in colonia in situazione di visibilità. Pertanto, la teoria che il comportamento si sia evoluto come meccanismo anti predatorio resta valida, anche nei casi in cui i predatori non siano presenti in una colonia (Rubolini et al., 2014).

Da pescatrice a spazzina? È noto che la distribuzione di un uccello marino in mare aperto dipende da diversi fattori. Sebbene a noi umani il mare appaia privo di caratteristiche, questo non è altrettanto vero per gli organismi marini. Le maggiori aree di foraggiamento delle berte hanno caratteristiche chimico-fisiche che favoriscono la presenza di prede, principalmente piccoli pesci pelagici (sardine e acciughe) e, in maniera minore, calamari cacciati di notte. Per diversi uccelli marini, per esempio Gabbiano corso (L. audouinii) e Berta balearica (Puffinus mauretanicus), è nota la

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capacità di sfruttare, quali fonti trofiche, gli scarti gettati in mare dai pescherecci. È stato calcolato che in un anno i pescherecci di tutto il mondo gettano in mare una quantità di scarti organici (composta da scarti della lavorazione e da pesci di piccola taglia o non commerciabili) pari a 7,3 milioni di tonnellate (Catchpol et al., 2006). In un recente lavoro (Cecere et al., 2015) abbiamo evidenziato come le Berte maggiori utilizzino i viaggi lunghi per allontanarsi sempre più da colonie di conspecifici (competizione tra colonie) e, al contempo, per avvicinarsi ai porti commerciali, dove hanno maggiori probabilità di incontrare pescherecci di ritorno e in fase di lavorazione del pesce e pulizia delle reti. Nel sovra-sfruttato Mediterraneo, l’utilizzo degli scarti dei pescherecci rappresenta probabilmente una fonte di alimentazione significativa per la Berta maggiore nidificante. È necessario ricordare che gli scarti non hanno la stessa efficienza energetica delle prede naturali (Pichegru et al., 2007). Gremillet e collaboratori hanno dimostrato, per la Sula del Capo (Morus capensis), che gli scarti vengono consumati solo da individui non riproduttori, mentre i pulcini sono alimentati unicamente con pesce pescato. Dal 2015 nel Mar Baltico e dal


■ Dopo la schiusa, uno degli adulti rimane con il pulcino, che non è ancora in grado di termoregolarsi. Passati 2-5 giorni, il pulcino sarà lasciato solo al nido e gli adulti torneranno solo di notte per alimentarlo.

2017 nel Mediterraneo, l’Unione Europea metterà a bando il riversamento degli scarti della pesca in mare, imponendo l’obbligo di scaricarli a terra. Il nuovo regolamento mira alla riduzione della pesca accidentale di specie non target o di piccole dimensioni. Gli scarti saranno utilizzati da diverse industrie, per esempio quelle che producono alimenti per animali, evitando che tali industrie incidano sulla pesca di specie di elevato valore commerciale e quindi già sovra-sfruttate. Il nuovo regolamento europeo potrebbe comportare una diminuzione della biomassa presente in mare con effetti difficilmente prevedibili per l’ecosistema marino (Bellido et al., 2014). Lo studio degli effetti sulle popolazioni di uccelli marini sarà essenziale al fine di comprenderne le dinamiche di popolazione, nonché per indirizzare le politiche di pesca e di tutela.

Un lavoro di squadra Lo studio e la conservazione della Berta maggiore richiede una sinergia di molte competenze, il coinvolgimento di diversi portatori di interesse e la

necessità di operare su più fronti. La mia avventura è iniziata con la LIPU con l’obiettivo di identificare le aree marine chiave per la conservazione della Berta maggiore nidificante in Italia. Ignorando i confini amministrativi, le berte si alimentano anche a considerevoli distanze, rendendo indispensabile un approccio internazionale finalizzato alla loro conservazione. Per questo risulta di estrema importanza affiancare a un approccio site-based, come quello delle Aree Marine Protette o di Rete Natura 2000, una politica europea della pesca particolarmente illuminata. Fondamentali sono i lavori scientifici, come quelli citati, necessari per conoscere e comprendere sempre meglio le esigenze ecologiche della specie, e pianificare al meglio le azioni di conservazione. Ma è altrettanto necessario parlare e raccontare della berta, far conoscere il suo mondo. In questo contesto, anche un articolo su Quaderni di Birdwatching o su National Geographic, come quello scritto nel 2009 e illustrato dalle belle foto di Bruno D’Amicis, può rappresentare un importante tassello per la tutela del nostro piccolo albatros.

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L’antro delle diomedee Nel terzo inferiore della scogliera più imponente dell’isola di San Nicola, si apre un’ampia e profonda grotta, cui si accede attraverso un buco, talmente angusto da costringere a varcare il passaggio a marcia indietro. Una volta entrati si viene letteralmente avvolti da un forte odore di muffa e muschio, caratteristico delle Berte maggiori (Calonectris diomedea), che qui, nell’arcipelago delle Tremiti (FG), sono attualmente presenti con una popolazione stimata in 300-400 coppie. Ho scoperto questa grotta con l’amico Foscolo Foschi nel 1987, dopo la decisione di iniziare uno studio a lungo termine su questa specie intrigante, ispezionando tutte le scogliere delle tre isole principali e ficcando il naso negli anfratti accessibili. Conoscendo le preferenze delle Berte maggiori, che di norma depongono l’unico uovo bianco, in anfratti, cunicoli e fenditure di piccole e medie dimensioni, abbiamo subito capito che si trattava di una situazione “speciale”: la grotta, infatti, si sviluppa in orizzontale per circa 50 metri, attraverso stretti passaggi e un’ampia camera centrale, per terminare in un pozzo verticale collegato con il mare; a metà grotta il buio è totale e la temperatura si aggira attorno ai 13-14°C, circa la metà dell’ambiente esterno nel mese di giugno. Mai avremmo immaginato che tale ambiente, laboratorio esclusivo di speleologi e geologi, potesse diventare un’occasione di studio anche per gli ornitologi. Nel periodo 1988-2014, la popolazione che ha rioccupato annualmente la grotta ha fluttuato tra 18 e 25 coppie, con una tendenza al lieve incremento da fine anni ’90, probabilmente in relazione all’aumento esponenziale della popolazione di Gabbiani reali (Larus michahellis) che ha costretto alcune coppie ad abbandonare i siti riproduttivi più esposti e a rifugiarsi in profondità. In questo lungo periodo abbiamo potuto verificare, grazie al riconoscimento individuale reso possibile dall’inanellamento, alcuni aspetti della biologia riproduttiva, della sopravvivenza e del comportamento della Berta maggiore. Per esempio, abbiamo notato che le Berte maggiori delle Tremiti iniziano a deporre l’uovo con almeno una settimana di anticipo rispetto a quelle del Canale di Sicilia e del Tirreno, che la fedeltà di coppia e al nido è particolarmente elevata (un paio di individui sono rimasti legati per un ventennio, rioccupando lo stesso nido), così come ottimo è il successo riproduttivo, grazie alla mancanza di predatori (ratti, cani e gatti rinselvatichiti, Gabbiano reale). In base ai dati di cattura-ricattura dei soggetti inanellati, elaborati dall’amico Giovanni Boano, abbiamo evidenziato una correlazione significativa tra il tasso di sopravvivenza e gli anni di presenza o assenza di particolari situazioni climatiche oceaniche che determinano un raffreddamento della superficie marina; tale ipotesi viene confermata da un nostro studio successivo che evidenzia come la sopravvivenza sia più bassa negli anni in cui La Niña determina un incremento delle tempeste nelle zone di svernamento dell’Atlantico orientale, che rappresenta l’areale primario di svernamento delle Berte maggiori mediterranee. Pierandrea Brichetti

Bibliografia

Baccetti N., Capizzi D., Corbi F., Massa B., Nissardi S., Spano G. & Sposimo P., 2009. Breeding shearwaters on Italian islands: population size, island selection and co-existence with their main alien predator, the black rat. Rivista Italiana di Ornitologia, 78: 83-100. Catchpole T.L., Frid C.L.J. & Gray T.S., 2006. Importance of discards from the English Nephrops norvegicus fishery in the North Sea to marine scavengers. Marine Ecology Progress Series, 313: 215-226. Cecere J.G., Catoni C., Maggini I., Imperio S., Gaibani G., 2013. Movement patterns and habitat use during incubation and chick-rearing of Cory’s shearwaters (Calonectris diomedea diomedea) (Aves: Vertebrata) from Central Mediterranean: influence of seascape and breeding stage. Italian Journal of Zoology, 80: 82-89. Cecere J.G., Gaibani G. & Imperio S., 2014: Effects of environmental variability and offspring growth on the movement ecology of breeding Scopoli’s shearwater Calonectris diomedea. Current Zoology, 60: 622-630. Cecere J.G., Catoni C., Gaibani G., Geraldes P., Celada C., Imperio S., 2015. Commercial fisheries, inter-colony competition and sea depth affect foraging loca-

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tion of breeding Scopoli’s shearwaters Colonectris diomedea. Ibis, doi:10.1111/ibi.12235. Grémillet D., Pichegru L., Kuntz G., Woakes A.G., Wilkinson S., Crawford R.J.M. & Ryan P.G., 2008. A junk-food hypothesis for gannets feeding on fisheries waste. Proceeding of Royal Society B, 275: 1149-1156. Pichegru L., Ryan P.G., van der Lingen C.D., Coetzee J., Ropert-Coudert Y. & Grémillet D., 2007. Foraging behaviour and energetics of Cape gannets Morus capensis feeding on live prey and fishery discards in the Benguela upwelling system. Marine Ecology Progress Series, 350: 127-136. Rubolini D., Maggini I., Ambrosini R., Imperio S., Paiva V.H., Gaibani G., Saino N., Cecere J.G., 2014. The Effect of Moonlight on Scopoli’s Shearwater Calonectris diomedea Colony Attendance Patterns and Nocturnal Foraging: A Test of the Foraging Efficiency Hypothesis. Ethology, 120: 1-16. Sangster G., Collinson M., Crochet P.A., Knox A.G., Parkin D.T., Votier S.C., 2012. Taxonomic recommendation for British birds: eighth report. Ibis, 154: 874-883.


Marino o terrestre?

RARITàQ

B

Un Labbo codalunga a Pavia

O

za giornata di libertà dalle incombenze quotidiane che affliggono la nostra invidiabile condizione di pensionati. Decidiamo di visitare alcune cave dell’Oltrepò pavese, dov’è più probabile l’incontro con qualche specie interessante. Dopo una sosta po-

Gianni Conca

ttobre è un mese magico per la migrazione e, talvolta, per l’osservazione di specie rare. Pertanto, la mattina del 16 ottobre 2014, concordiamo un’uscita di birdwatching per il pomeriggio, approfittando finalmente di mez-

di Enzio Vigo e Franco Bernini

■ Labbo codalunga (Stercorarius longicaudus), San Gaudenzio (PV), ottobre 2014. In questo scatto posato a terra sono evidenziati il becco corto e tozzo con la porzione terminale nera estesa per circa metà della lunghezza, la testa arrotondata con fronte alta e l’assenza di punte chiare sulle primarie.

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almeno 600 metri e questi, dopo poco, sparisce alla nostra vista dietro una cortina di alberi. Subito ci interroghiamo sull’identità dell’uccello e, malgrado non avessimo potuto capire granché data la distanza e la brevità dell’osservazione, io azzardo che possa trattarsi di uno Stercorario mezzano (Stercorarius pomarinus), ma con moltissimi punti interrogativi. Speranzosi che l’uccello si palesi di nuovo, restiamo in allerta e, dopo circa dieci minuti, l’oggetto misterioso riappare in volo, sempre lontano, ma per un periodo più lungo. Con previdenza avevamo piazzato i cannocchiali e riusciamo a osservare dei particolari non visibili con i soli binocoli. Notiamo così che lo stercoraride, grosso modo della dimensione di un Gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus), non ha evidenti flash bianchi sulle ali, il becco è minuto e la coda ha le timoniere centrali significativamente lunghe; vediamo altresì il sottocoda bianco con barrature scure. A questo punto ci rendiamo conto che, molto probabilmente, ci troviamo di fronte a un giovane Labbo codalunga (S. longicaudus).

Gianni Conca

co fruttuosa alla cava di cascina Borrona, nei pressi di Pizzale, decidiamo di controllare il complesso di cave di San Gaudenzio a Cervesina. Negli ultimi anni questo sito ci ha regalato molte soddisfazioni, con osservazioni di Aquila di mare (Haliaeetus albicilla), Falaropo beccosottile (Phalaropus lobatus), Marangone minore (Microcarbo pygmeus), Sterna maggiore (Hydroprogne caspia) e di una sequenza di specie meno rare ma, in ogni caso, molto interessanti. Giunti sul bordo occidentale della cava principale, ci rendiamo conto rapidamente che sono presenti molte specie di acquatici, tutte però abbastanza comuni e già segnalate in precedenza. Mentre ci tratteniamo un po’ di tempo per osservare con attenzione le diverse zone del sito, dall’angolo opposto della cava spunta in volo un uccello che inquadrato con i binocoli si rivela di colore scuro, piuttosto snello e che determiniamo scherzosamente come un “labbide”; al di là della celia, ci fa immediatamente pensare a una qualche specie di stercoraride. Purtroppo siamo lontani dal soggetto

■ Labbo codalunga (Stercorarius longicaudus), San Gaudenzio (PV), ottobre 2014. In questa immagine sono evidenti la coda lunga e stretta e la banda chiara su petto e nuca, tipica degli esemplari di forma intermedia. Nel complesso il piumaggio appare privo di toni caldi, carattere peculiare dei giovani di questa specie.

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Gianni Conca

■ Labbo codalunga (Stercorarius longicaudus), San Gaudenzio (PV), ottobre 2014. Si nota la silhouette snella e la lunghezza delle timoniere centrali. Nei giovani di Labbo (S. parasiticus), invece, le timoniere centrali sono di norma più corte. Evidente anche il sottocoda bianco puro barrato di scuro e non macchiato disordinatamente.

Per maggior sicurezza controlliamo la guida da campo e troviamo la conferma che le caratteristiche osservate si adattano perfettamente, consentendoci di escludere le specie simili. Nel frattempo l’animale è scomparso dietro la solita fila di alberi. Decidiamo di avvertire gli amici di questa scoperta e riusciamo a contattare Eugenio Tiso che arriva dopo circa un quarto d’ora. Subito dopo sopraggiungono casualmente Lorenzo Prada e Andrea Parisi e tutti insieme decidiamo di proseguire verso l’altro lato della cava, con la speranza di ritrovare il labbo oltre lo schermo degli alberi. Infatti, dopo pochi minuti, riusciamo ad avvistarlo a circa 200 metri, posato tranquillamente in mezzo a un campo arato e fresato. Gli amici concordano sull’identificazione e Lorenzo riesce a scattargli, sia a terra sia in volo, qualche foto che metterà in rete appena tornato a casa.

Il Labbo codalunga si è poi graziosamente trattenuto sul posto fino al 22 ottobre, per la gioia di quanti sono andati ad ammirarlo. Molti di noi si sono meravigliati delle abitudini “terragnole” di questo individuo, giacché si immagina che queste specie frequentino esclusivamente i grandi laghi; a quanto pare non è solo così, dato che il 2 settembre 2001 un Labbo codalunga è stato raccolto moren­te sulla cima del Monte Lesima, in alto Oltrepò pavese. Con questo avvistamento il complesso di cave di San Gaudenzio si conferma come un “pericoloso rivale” per la vicina Casei Gerola; ma questo, lungi dall’essere un male, va tutto a vantaggio di noi appassionati.

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Q RARITà B

U na rarità sorprendente Prima segnalazione per l’Italia di Martin pescatore bianco e nero

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zione dello “spirito santo”, un uccello di medie dimensioni dalla livrea bianca e nera, con testa nera; mostrava un atteggiamento tipico degli sternidi, facendo pensare, sul momento, a un Beccapesci (Thalasseus sandvicensis) o a un Fraticello (Sternula albifrons). Successivamente l’esemplare si tuffava nello specchio d’acqua e si dirigeva verso un folto canneto presente al margine dell’invaso posandosi

Maurizio Ponzo

l Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, situato nel Salento (LE), viene monitorato periodicamente per documentare la ricca biodiversità presente. Il giorno 5 novembre 2014, durante l’osservazione dell’avifauna acquatica svernante, presso il bacino denominato Bianca (-1 m. s.l.m.), veniva osservato in lontananza e a occhio nudo, nella posi-

di Roberto Gennaio

■ Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis), Ugento (LE), novembre 2014. Una splendida novità per l’avifauna italiana, cha ha attirato nel Salento un gran numero di birders.

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Maurizio Biasco

■ Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis), Ugento (LE), novembre 2014. Il piumaggio bicolore e il “ciuffo” pronunciato rendono questa specie inconfondibile.

su una canna palustre. Poco dopo ritornava in volo sullo specchio d’acqua, ma a una distanza più ravvicinata rispetto alla prima osservazione; l’utilizzo del binocolo permetteva, con meraviglia e stupore, di verificare che non si trattava di uno sternide, ma di un uccello mai osservato prima e dal comportamento simile a un Martin pescatore (Alcedo atthis).

La consultazione attraverso il web di alcuni siti di ornitologia ha portato a identificarlo come un Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis), una femmina, riconoscibile per la presenza di una sola larga banda nera smorzata al centro del petto bianco. Fino ad ora, la presenza di questa specie non era mai stata accertata in Italia.

Il Parco Ugento Il Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, istituito con Legge della Regione Puglia n°13/2007 ai sensi della L.R. n°19/1997, è localizzato a S/E del versante ionico della Penisola Salentina. Ha una estensione di circa 1.600 ettari e comprende habitat rari e peculiari, caratterizzati da una ricca biodiversità vegetale e animale, meritevoli di conservazione: litorali sabbiosi e rocciosi, ambienti dunali e retrodunali, pinete litorali, zone umide, bacini costieri, macchia mediterranea. Per questo è inserito, ai sensi della Direttiva Europea “Habitat” 92/43 CEE, nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000. Habitat caratteristici sono le zone umide e una serie di bacini idrici artificiali collegati tra loro e il mare da canali, frutto di diversi progetti di risanamento igienico-agrario e di bonifica delle vaste paludi che caratterizzavano il retro duna del vasto litorale di Ugento. Questi invasi, alimentati dal mare e da risorgive di falda superficiale, sono caratterizzati da acque lentiche e poco profonde (due metri al massimo) e rappresentano vere e proprie “nursery” per una ricca ittiofauna: anguille, spigole, cefali, orate, gambusie e noni (Aphanius fasciatus), specie prioritaria della Direttiva Habitat. Il carassio dorato, immesso in tempi recentissimi nonostante il divieto stabilito dalla legge, si è facilmente adattato e ha proliferato in questo habitat lacustre. Il vasto biotopo è situato sulle principali rotte migratorie primaverili e autunnali e costituisce un luogo di transito e svernamento per notevoli contingenti di uccelli, in gran parte tutelate dalle direttive europee e inserite nella Lista Rossa Nazionale. Tra le specie presenti si possono citare: Gabbiano corallino (Ichthyaetus melanocephalus), presente con una colonia svernante di centinaia di individui, Fistione turco (Netta rufina), Moretta tabaccata (Aythya nyroca), Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), Svasso maggiore (Podiceps cristatus), Svasso piccolo (P. nigricollis), Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), Folaga (Fulica atra), Cormorano (Phalacrocorax carbo), Falco di palude (Circus aeruginosus), Martin pescatore (Alcedo atthis) ecc. Meno frequenti il Falco pescatore (Pandion haliaetus) e l’Aquila minore (Hieraaetus pennatus).

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Il Martin pescatore bianco e nero Il Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis) appartiene all’Ordine dei Coraciiformes e alla famiglia degli Alcedinidae. La sua distribuzione si estende dall’Africa sub-sahariana (Egitto orientale, lungo il corso del Nilo, Ghana del sud, Zambia, Zimbabwe, Kenia) all’Asia, dall’India alla Cina meridionale. In Europa è presente solo in Turchia; raro in Grecia e Cipro. Specie stanziale, frequenta habitat come torrenti, laghi, fiumi, estuari, canali e baie. È uno dei pochi alcedinidi a non avere una livrea multicolore. Lungo circa 25 centimetri, il piumaggio è nero sul dorso con piume striate e orlate di bianco, piumaggio inferiore bianco, larga mascherina nera che dall’occhio termina dietro la nuca, cresta piumata nera, zampe e becco neri. Esiste dimorfismo sessuale. I maschi sono riconoscibili dalle due bande nere orizzontali, una più larga e una più stretta, presenti sul petto bianco, mentre le femmine ne hanno una sola incompleta. Raggiunge la maturità sessuale a un anno di età, ma incomincia a nidificare e allevare la prole dal secondo o terzo anno di vita. La coppia scava nella sabbia con zampe e becco un tunnel verticale profondo anche 1,2 metri che termina con una camera. Diversamente dalle altre specie di Coraciformi, invece di mettersi in agguato su un posatoio scruta in volo stazionario a “spirito santo” lo specchio d’acqua in cerca di pesci, tuffandosi quando vengono avvistati. Non ritorna a terra dopo ogni cattura, anzi, è capace di mangiare la preda rimanendo sempre in volo e di avventarsi su un secondo pesce. In Sudafrica, dove si spinge fino al mare, si nutre anche delle sardine che migrano in immensi banchi. È specie a basso rischio di estinzione, come indicato nella lista rossa dell’IUNC.

cemente a filo d’acqua, emettendo un verso costituito da un lungo piiiiiiiiiii seguito da due corti pii pii. L’alimentazione è costituita da pesci, in genere cefali (Mugil cephalus), a volte di media dimensione, latterini (Atherina boyeri) e carassio dorato (Carassius auratus auratus). Le prede vengono individuate dall’alto di un posatoio, oppure scandagliando da notevole altezza lo specchio d’acqua

Roberto Gennaio

Le osservazioni effettuate nell’arco di due mesi, in differenti periodi della giornata, hanno permesso di verificare che l’esemplare frequenta un areale di caccia ampio diversi chilometri, spostandosi negli invasi circostanti e lungo i canali; non è quindi facilmente individuabile nel medesimo sito e ritorna di tanto in tanto su posatoi che, nel tempo, sono diventati abitudinari. A volte si osserva mentre vola velo-

■ Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis), Ugento (LE), novembre 2014. La presenza sul petto di una singola banda nera è un carattere distintivo della femmina; il maschio mostra una seconda striscia inferiore più sottile.

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rimanendo in volo stazionario nella posizione dello “spirito santo”, e catturate con spettacolari tuffi che portano l’esemplare a immergersi completamente in acqua. Durante le osservazioni l’esemplare non è mai entrato in competizione con altri uccelli piscivori, come il Martin pescatore, a volte osservato insieme nella stessa zona di caccia. Nelle giornate di intensa pioggia o di forte vento con dominanza dello scirocco, l’esemplare rallenta notevolmente la sua attività trofica e di volo, condizione che ne rende arduo l’avvistamento. Sembra essersi adattato ai venti freddi di tramontana, con temperature notturne che, in sporadici ed eccezionali casi, hanno raggiunto 0,5°C. Alle zampe non sono presenti anelli identificativi. L’abilità nella caccia e nel volo sono indice di buona salute e di un individuo selvatico, non riferibili a esemplare tenuto in cattività e sfuggito da voliere. Tra l’altro, la specie non risulta presente in giardini zoologici e raccolte private, probabilmente a causa delle notevoli difficoltà di gestione che ciò comporterebbe. Specie stanziale nel suo areale di distribuzione, l’esemplare presente nel Salento potrebbe essere giunto dalle zone del nord Africa (probabilmente dall’Egitto) o dalla Turchia attraverso la vicina Grecia.

Roberto Gennaio

■ Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis), Ugento (LE), novembre 2014. La penisola salentina rappresenta la porzione di territorio italiano più prossima al normale areale di distribuzione di questa specie.

Si può ipotizzare che sia stato trasportato accidentalmente da parte di un natante (ship-assisted), o sia stato sospinto da intensi venti caldi e umidi spiranti dal quadrante di S/E. In alternativa, durante l’attività trofica, potrebbe aver seguito in mare aperto migrazioni di banchi di pesci pelagici (clupeidi ecc.) allontanandosi dal proprio areale. Successivamente, riposando in mare aperto su mezzi di fortuna galleggianti (cassette di polistirolo, legni ecc.) sarebbe stato spinto dalle correnti marine verso N/O approdando sulle nostre coste. La presenza di questa rarità ha attirato appassionati birdwatchers da tutta la Penisola e le osservazioni continuano anche nel momento in cui viene redatto questo articolo. Bibliografia Fracasso G., Baccetti N., Serra L., 2009. La lista cisocoi degli uccelli italiani. Avocetta, 33 (1). La Gioia G., Liuzzi C., Albanese G., Nuovo G., 2010. Check-list degli uccelli della Puglia, aggiornata al 2009. Riv. Ital. Orn., Milano, 79 (2): 107-126. Gennaio R., 2001. Tra le dune e la macchia i bacini di U­gento. Aspetti botanici, faunistici e paesaggistici. Mar­tano editrice, Lecce. Gennaio R., 2009. Passaggio a sud-ovest, l’avifauna ac­ quatica del Parco Naturale Regionale litorale di U­ gento. Edizioni Grifo, Lecce, pp. 160.

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S egnalazioni dall’Italia

di Andrea Nicoli

SETTEMBRE ● La Pernice di mare orientale (Glareola nor­ dmanni), presente a Casei Gerola (PV) dal 16 agosto, viene segnalata fino al giorno 6 (vari osserv.). ● Il giorno 6, durante il Campo Rapaci Apuane di Capriglia (LU), viene segnalata un’Aquila anatraia minore (Clanga pomarina) (A. Sacchetti, A. Chiti-Batelli). Nello stesso luogo, verrà osservato un altro esemplare il giorno 18 (G. Premuda, A. Corsinelli). ● Il giorno 7 viene osservato un Labbo codalunga (Stercorarius longicaudus) sul Monte Catria (PU) (F. Fanesi). ● Il giorno 13 un Falaropo beccosottile (Phala­ ropus lobatus) viene segnalato a Torrile (PR) (D. Aldi). ● Ancora un Labbo codalunga sul Lago di Garda, presso Sirmione (BS), il giorno 14 (O. Janni, M. Viganò et al.). Un secondo esemplare, sempre sul Lago di Garda, presso Peschiera del Garda (VR) il giorno 22 (osservatori vari). ● Il giorno 15 viene segnalato un Piviere orientale (Pluvialis fulva) in Valle Brenta (VE) (A. Schneider). Lo stesso giorno due segnalazioni di Piro piro del Terek (Xenus cinereus): un esemplare alle Saline di Trapani (S. Surdo) e uno a Valle Vecchia di Caorle (VE) (E. Stival). ● Il giorno 23 viene osservato un Pigliamosche

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pettirosso (Ficedula parva) a “I Variconi”, Castel Volturno (CE) (F. Tatino). ● Il giorno 24 viene segnalata una Berta balearica (Puffinus mauretanicus) al largo di Monterosso (SP) (S. Davison).

Arno Schneider

In questa rubrica sono riportate le osservazioni di specie interessanti diffuse sulla mailing-list EBN Italia nel periodo settembre - dicembre 2014. Si ricorda che le segnalazioni di accidentali devono essere confermate dalla Commissione Ornitologica Italiana (C.O.I.). Per la tassonomia e la nomenclatura si fa riferimento a: Castelli G., D’Amelio P., Haas M. 2014. Lista ornitica del Paleartico Occidentale, ver. 1.0 - 01/2014.

■ Piviere orientale (Pluvialis fulva), Valle Brenta (VE), settembre 2014. Si tratta dell’ottava segnalazione post 1949 di questa specie (tredicesima di sempre). Purtroppo l’esemplare è stato osservato per un solo giorno.


● Si chiude il mese con due segnalazioni di Luì forestiero (Phylloscopus inornatus): uno a Monticelli D’Ongina (PC) il giorno 28 (M. Ghisolfi) e uno inanellato a Bocca di Caset (TN) il 30 (P. Pedrini).

Giovanni Capobianco

OTTOBRE ● Proseguono le segnalazioni di singoli individui di Luì forestiero. Il giorno 1 a Verona (M. Sighele), il 14 alla Riserva Foci dell’Isonzo (GO) (E. Pasini), il 16 alla palude di Cona (VE) (F. Tatino), il 17 a Monopoli (BA) (S. Todisco), il 18 al Bosco di Policoro (MT) (D. Lorubio), il 20 a Siracusa (A. Corso) e sull’isola di Capraia (LI) (P. D’Amelio et al.), il 22 a Palazzolo Acreide (SR) (A. Corso, G. Soldato), il 23 a Castelporziano (RM) (G. Landucci), il 25 a Pian di Spagna (CO) (G. Fontana) e ancora sull’isola di Capraia (P. D’Amelio et al.). ● Sempre a proposito di Luì forestiero: il campo MISC alle isole Pelagie (AG) ne conta 37 individui dal 17 ottobre al 23 novembre e il campo delle Isole Tremiti (FG) sei individui dal 25 ottobre all’8 novembre. ● Il giorno 1 viene segnalato un Pigliamosche pet­tirosso all’oasi del Bassone (CO) (M. Brambilla). ● Il giorno 3 viene segnalato uno Sparviere levantino (Accipiter brevipes) a Ventotene (LT) (F. Fraticelli, F. Bulgarini). Lo stesso giorno viene osservato un Calandro maggiore (Anthus richardi) a Barletta (BT) (A. Nitti).

● Altri quattro individui di Calandro maggiore a Capo Murro di Porco (SR) il giorno 5 (A. Corso). ● Il giorno 6 un Prispolone indiano (A. hodgso­ ni) viene segnalato a Palazzolo Acreide (SR) (A. Corso, S. Shunk). ● Il giorno 8 viene osservata un’Anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris) al Lago Preola (TP) (D. D’Amico). ● Il giorno 15 vengono osservati quattro individui in volo di Cigno selvatico (Cygnus cygnus) a Civitavecchia (RM) (D. Valenti). ● Il giorno 16 viene segnalato un Labbo codalunga a Cervesina (PV) (E. Vigo, F. Bernini). Rimarrà fino al 22, attirando molti birders. ● Il giorno 18 sono segnalati uno Zigolo minore (Emberiza pusilla) al campo di Linosa (AG) (MISC) e un Prispolone indiano a Capo Murro di Porco (SR) (A. Corso). ● Il giorno 19 vengono osservati un’Aquila anatraia maggiore (C. clanga) a Maccarese (RM) (S. Hueting) e una Berta balearica a Calafuria (LI) (M. Marcone). ● Sempre il 19 viene segnalato un Pigliamosche pettirosso a Linosa (AG) (MISC). Durante il campo alle Pelagie gli esemplari di questa specie saranno in totale 5. ● Un Calandro maggiore viene osservato alla foce del Bradano (MT) (E. Fulco) il giorno 22. ● Il giorno 24 viene segnalato un Piro piro del Terek a Marano Lagunare (UD) (G. Vicario). ● Ancora notizie da Linosa: uno Zigolo della

■ Codazzurro (Tarsiger cyanurus), Monti Picentini (AV), dicembre 2014. La permanenza di questo esemplare per due settimane nello stesso sito, circostanza atipica per la specie, ha permesso il “twitch” a molti birders.

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Lapponia (Calcarius lapponicus) il giorno 25 e una Cutrettola testagialla orientale (Motacilla citreo­ la) il 27 (MISC). ● Il giorno 28 viene osservata un’Aquila anatraia minore ai Piani d’Aspromonte (RC) (G. Martino, A. Scuderi).

Dicembre ● Il giorno 7 viene segnato un esemplare di Luì forestiero al Bosco di Scorace (TP) (S. Surdo, L. Barraco). Un successivo ricontrollo effettuato il 12 permette l’avvistamento di cinque esemplari (S. Surdo et al.). ● Il giorno 10 viene osservato un Sacro (Falco cherrug) a Maccarese (RM) (S. Hueting). ● Alcune osservazioni di Zigolo delle nevi: un individuo il giorno 10 a Lido degli Estensi (FE) (A. Ravagnani, A. Farioli), uno il giorno 12 a Bosco Marengo (AL) (N. Scatassi), nove il giorno 13 a

Davide De Rosa

Novembre ● Un esemplare di Aquila anatraia minore viene segnalato il giorno 1 al Lago Preola (TP) (F. Adragna). ● Il giorno 2, dal campo sulle Isole Tremiti, arriva la segnalazione di un Codazzurro (Tarsiger cyanu­ rus) (M. Azzolini, R. Della Putta). ● Il giorno 5 una prima segnalazione per l’Italia: Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis) al parco Litorale di Ugento (LE) (R. Gennaio). L’esemplare rimarrà fino all’inizio del 2015. ● Il giorno 6 viene osservato un Trombettiere (Bucanetes githagineus) al campo di Linosa (MISC). ● Il giorno 9 vengono segnalati un Pigliamosche pettirosso a valle Grassabó (VE) (E. Stival, A. Bossi) e un Codazzurro alle saline di Tarquinia (VT) (S. Celletti). ● Il giorno 13 viene contattato ancora un Luì forestiero al Bosco di Policoro (MT) (D. Lorubio). ● Il giorno 17 viene osservata un’Averla del deserto (Lanius meridionalis elegans) al campo di Linosa (MISC).

● Il giorno 20 viene segnalato un Luì di Hume (P. humei) a Quinto di Treviso (TV) (F. Zanatta). L’esemplare rimarrà fino all’inizio del 2015, consentendo il twitch a molti birders. Lo stesso giorno, a Linosa, vengono osservati due individui di Stercorario maggiore (S. skua) (MISC). ● Il giorno 23 vengono osservati due individui di Zigolo delle nevi (Plectrophenax nivalis) alle Valli di Brenta (VE) (A. Schneider). ● Un Falaropo beccolargo (P. fulicarius) viene osservato il giorno 25 a Pian di Spagna (CO) (G. Fontana). Lo stesso giorno un Luì di Pallas (P. pro­ regulus) a Ozzero (MI) (G. Natale). ● Il giorno 28 ritorna a Bisceglie (BT) l’esemplare di Gabbiano testagrigia (Chroicocephalus cirro­ cephalus) già osservato nel 2012 e 2013 (A. Nitti). Si tratterrà tutto l’inverno.

■ Gabbiano di Franklin (Leucophaeus pipixcan), Castellammare di Stabia (NA), dicembre 2014. Terza segnalazione italiana per questa specie americana, dopo gli individui di Molfetta (BA) (gennaio 2004) e di Torino (gennaio/ febbraio 2013).

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Andrea Simocini

■ Gabbiano sghignazzante (Leucophaeus atricilla), Sestri Levante (GE), dicembre 2014. Ancora un’osservazione di questa specie americana sulle coste liguri, dopo l’individuo che ha svernato per tre anni consecutivi, dal 2004 al 2006.

Sacca Scardovari (RO) (E. Stival, A. Bossi), due il giorno 13 a Chioggia (VE) (E. Stival, A. Bossi). ● Il giorno 14 viene segnalato un Codazzurro sui Monti Picentini (AV) (F. Tatino et al.). L’esemplare rimarrà fino al 27 e sarà ricordato come uno dei pochi (forse il primo) “ticcabili” in Italia. Lo stesso giorno viene osservata una Strolaga maggiore (Gavia immer) a Porto Dusano (BS) (G. Delle Vedove). ● Il giorno 17 vengono osservati due esemplari di Luì forestiero a Palermo, Villa Orleans (T. La Mantia et al.) e una Sterna codalunga (Sterna pa­ radisaea) a Bocca di Serchio (PI) (A. Quaglierini). ● Il terzo Gabbiano di Franklin (Leucophaeus pipixcan) per l’Italia viene osservato il giorno 20 a Castellammare di Stabia (NA) (D. De Rosa et al.). Il giorno 26 viene osservata una Gazza marina (Al­ ca torda) alla foce del Torrente Bisagno (GE) (M. Bottero).

● Il giorno 30 viene segnalato un Gabbiano sghignazzante (L. atricilla) a Sestri Levante (GE) (A. Simoncini). Rimarrà sul posto solo il giorno successivo. Lo stesso giorno, a Orbetello (GR), viene osservato un individuo del primo anno di Oca colombaccio (Branta bernicla) della ssp. bernicla (M. Scutellà, M. Baini). ● Il giorno 31 vengono segnalati un Falaropo beccolargo alle Saline di Stintino (SS) (D. De Rosa, I. Fozzi) e un’Aquila anatraia maggiore a Valle Campotto di Argenta (FE) (M. Nalin, P. Suhonen).

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S egnalazioni dal Paleartico occidentale

di Lorenzo Prada Settembre-dicembre 2014 ● L’inizio del mese di settembre è stato caratterizzato da una massiccia invasione di Falchi cuculi (Falco vespertinus) nell’Europa nord-orientale: migliaia di individui, con gruppi composti anche da settecento rapaci; probabilmente provenienti dall’Europa sud-orientale, dove nidifica, sono stati spinti da un sistema di alta pressione. Interessante la lettura di un anello in Polonia su un giovane nato pochi mesi prima in provincia di Parma. ● Il 4 settembre, nel parco nazionale Kolkheti, è stato osservato il primo Corriere mongolo (Charadrius mongolus) per la Georgia. ● Il 19 settembre, in Andalusia, presso Trebujena, è stata osservata la prima Parula golagialla (Geothlypis trichas) per la Spagna. ● Alle Azzorre a settembre, gran movimento di specie nordamericane: a Terceira, Limnodromo grigio (Limnodromus griseus), Corriere semipalmato (Charadrius semipalmatus), Gambecchio di Bonaparte (Calidris fuscicollis), Piro piro semipalmato (Tringa semipalmata) Marzaiola americana (Anas discors) e Airone azzurro (Ardea he­ rodias) il giorno 28, alcune già segnalate ai primi del mese, mentre il 23 è stata osservata la prima Bigia padovana (Silvia nisoria) per l’arcipelago. ● Il 2 ottobre, presso Kvitsøy, viene segnalato il primo Vireo occhirossi (Vireus olivaceus) per la Norvegia. ● Il 4 ottobre, sull’isola di Corvo, arcipelago delle Azzorre, è stato osservato il più numeroso gruppo, composto da 5 individui, mai registrato nel Paleartico Occidentale di Spioncello del Pacifico (Anthus rubescens). ● Il 5 ottobre, a Dąbkowice, è stato inanellato il primo Zigolo dai sopraccigli gialli (Emberiza chry­sophyris) per la Polonia. È l’undicesimo per il Pa­leartico Occidentale.

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● Il 6 ottobre, presso Warmond, è stata osservata la prima Monachella nera testabianca (Oenanthe leucopyga) per l’Olanda. ● Il 7 ottobre, presso Batumi, viene inanellato il primo Luì di Radde (Phylloscopus schwarzi) per la Georgia. ● Il 15 ottobre, presso Chituc, nel delta del Danubio, viene osservata la prima Calandrina (Calandrella rufescens) per la Romania. ● Il 18 ottobre, sull’isola di Corvo, nell’arcipelago delle Azzorre, è stata osservata un’Averla maggiore (Lanius excubitor) della sottospecie americana borealis: è la prima segnalazione per il Paleartico Occidentale. Lo stesso giorno, presso Gedser, viene inanellato il primo Tordo oscuro (Turdus obscu­ rus) per la Danimarca. ● Il 24 ottobre, sull’isola di Vlieland, è stato catturato e inanellato il primo Beccaccino nordamericano (Gallinago delicata) per l’Olanda. ● Il 26 ottobre, presso Zakaki, è stato osservato il primo Airone striato (Butorides striatus) per Cipro. ● Il 30 ottobre, a Corbu, lungo la costa del mar Nero, viene osservata la prima Tortora orientale (Streptopelia orientalis) per la Romania; l’individuo è stato attribuito alla sottospecie meena. ● Lo stesso giorno, in Inghilterra viene segnalato l’ottavo Luì coronato di Temminck (P. coronatus) per il Paleartico Occidentale e terzo per il Regno Unito. ● Il 31 ottobre, presso il delta del fiume Kizilirmak, viene inanellata la prima Passera scopaiola golanera (Prunella atrogularis) per la Turchia. ● L’8 novembre, presso l’estuario del fiume Cà­ vado, è stato segnalato il primo Podilimbo (Po­ dilymbus podiceps) per il Portogallo continentale. ● Il 12 novembre, presso Alphen aan den Rijn, è stata osservata la prima Sterpazzola del deserto (S.


Alberto Nava Remo Ciuffardi

■Corriere semipalmato (Charadrius semipalmatus). Accidentale raro in tutto il Paleartico Occidentale; le Azzorre sono uno dei pochi siti dove può capitare regolarmente.

â– Piro piro semipalmato (Tringa semipalmata). Specie nordamericana che presenta due distinte popolazioni; gli individui della sottospecie nominale sono rarissimi accidentali nel Paleartico occidentale.

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deserti) per l’Olanda. L’individuo rimarrà in loco fino al 26 novembre, consentendo il twitch a centinaia di birders. ● Il 13 novembre, presso Khiran, è stato osservato un individuo di Nettarinia purpurea (Cinnyris asiaticus): è il secondo per il Kuwait e per il Paleartico Occidentale. ● Il 15 novembre, presso Kenitra, è stato segnalato il primo Pollo sultano della Martinica (Porphyrio martinica) per il Marocco e l’intero Nord Africa. ● Il 16 novembre, a Nazare, è stato osservato il

primo Gabbiano eburneo (Pagophila eburnea) per il Portogallo. ● Il 3 dicembre, nella valle di Hefer, viene segnalato il primo Drongo cenerino (Dicrurus leu­ cophaeus) per Israele e il quarto per il Paleartico Occidentale. ● Il 13 dicembre, in un giardino privato di Ballyholly, viene segnalata la prima Cesena di Naumann (T. naumanni) per l’Irlanda. Lo stesso giorno, nel parco nazionale Aiguamolls de l’Empordà, Girona, viene osservato il primo Marangone minore (Phalacrocorx pygmeus) per la Spagna.

Segnalazioni da Malta

● Il 21 ottobre viene inanellato uno Zigolo minore (Emberiza pusilla) a Ghadira. ● Il 25 ottobre viene osservata una Canapiglia (Anas strepera) nella riserva di Ghadira. ● Il 29 ottobre viene segnalato un Pendolino (Remiz pendulinus) a Ghadira. ● Il 30 ottobre vengono osservate due Rondini montane (Ptyonoprogne rupestris) a Buskett. ● Durante il mese di ottobre sono stati registrati 6 individui di Pigliamosche pettirosso, 19 di Luì forestiero e 3 di Albanella pallida (Circus macrou­ rus) in diverse località. ● Il primo novembre viene inanellato un Luì piccolo siberiano (P. collybita tristis) a Ghadira. Un secondo individuo verrà inanellato nello stesso luogo l’8 novembre. ● Il 15 novembre viene inanellato uno Zigolo giallo (E. citrinella) a Gozo. ● Il 23 novembre viene inanellato un Prispolone indiano (Anthus hodgsoni) a Buskett: è la dodicesima segnalazione per l’arcipelago maltese. ● Il 30 novembre viene osservato un Calandro maggiore (A. richardi) a Qawra. ● Durante il mese di novembre sono stati osservati altri 5 individui di Luì forestiero in diverse località. ● Il 6 dicembre viene inanellato un individuo tardivo di Pigliamosche pettirosso nella riserva naturale di Ghadira. ● Il 14 dicembre viene segnalato un Luì forestiero a Rabat. ● Il 23 dicembre viene osservato un maschio di Zigolo nero (E. cirlus) a Gozo: è la tredicesima segnalazione per l’Arcipelago.

di Raymond Galea a cura di Lorenzo Prada

● Il 3 settembre viene registrato il primo Luì forestiero (Phylloscopus inornatus) della stagione a Simar. ● Il 15 settembre viene inanellata una Bigia padovana (Sylvia nisoria) a Zurrieq: si tratta della quinta segnalazione per l’arcipelago maltese. Lo stesso giorno, tredici Cicogne bianche (Ciconia ciconia), di cui alcune inanellate in Italia, si sono fermate a Marsa; purtroppo diversi individui sono stati abbattuti. ● Il 16 settembre viene inanellato il primo Pigliamosche pettirosso (Ficedula parva) a Zurrieq. ● Il 21 settembre viene osservato uno Stercorario mezzano (Stercorarius pomarinus) nel mare antistante Qawra. ● Il 24 settembre viene segnalata un’Aquila anatraia minore (Clanga pomarina) a Buskett e il 25 viene inanellato un Luì bianco nella stessa località; sempre il 25, ma a Simar, si osserva un Airone guardabuoi (Bubulcus ibis). ● Il 29 settembre viene inanellato un altro Luì forestiero a Buskett e un Nibbio reale (Milvus milvus) viene osservato a Bahrija. ● Il primo ottobre viene segnalato un Ciuffolotto scarlatto (Carpodacus erythrinus) presso Mgarr ixXini. ● Il 4 ottobre undici Crocieri (Loxia curvirostra) vengono osservati a Buskett. ● Il 6 ottobre viene inanellato un Luì bianco a Simar. ● Il 9 ottobre vengono osservati una Cicogna nera (C. nigra) e un’Aquila anatraia minore a Buskett ● Il 13 ottobre viene segnalata un’Aquila minore (Hieraaetus pennatus) a Majistral.

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Associazione EBN ItaliaQ

Birder of the year 2014 è un ricercatore, non di ornitologia, ma della Facoltà di Scienze della Formazione, Letteratura tedesca di Bolzano. Arno Scheneider è nato in Germania, ma possiamo considerarlo naturalizzato nel nostro Paese, dato che scrive in lista meglio di un italiano ed è residente a Padova. Ha iniziato a praticare il bird­watching molto presto, negli anni ’80 in Germania, ma la vera svolta avviene nel 1995, durante il servizio civile presso la Stazione ornitologica dell’Isola di Fehmarn, sul Mar Baltico. Trasferitosi in Italia, ha collaborato per alcuni progetti con il WWF nel Veneto (monitoraggi nelle Oasi Valle Averto e Cave di Noale) e con le scuole, con un progetto della Provincia di Padova per avvicinare bambini e ragazzi al

EBN Italia

Birder of the year 2014: Arno Schneider

B

mondo degli uccelli. Il premio “Birder of the Year 2014” viene assegnato ad Arno per la sua voglia di stare sul campo e di frequentare con assiduità le Valli di Brenta nella Laguna di Venezia. Qui, nel 2014, ha osservato e prontamente comunicato in lista le rarità frutto della sua perseveranza: Piviere orientale, Sterna di Rüppell, Piro piro del Terek e un gabbiano misterioso la cui identificazione è tuttora incerta. Arno è Birder of the year perché non dà nulla per scontato e si pone sempre delle domande. La vita di un birder è costellata di “...cos’è quello?” perché nulla è di più aleatorio del vedere uccelli o... di inseguire i propri sogni. Luciano Ruggieri

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Dopo la rassegna delle specie migratrici irrego­ lari o rare che abbiamo presentato nel numero 13 di Quaderni di birdwatching (marzo 2014), completia­ mo l’analisi con questo articolo che prende in esa­ me gli accidentali veri e propri, cioè quelle specie che sono state osservate pochissime volte in Italia. Scrivo “pochissime”, un avverbio generico, perché come il lettore si accorgerà, nell’elenco compaiono specie che non sono considerate “accidentali stret­ te” dalla Commissione Ornitologica Italiana, cioè quelle con meno di dieci osservazioni post 1949, ma anche specie con l’etichetta di “migratori irregolari” (come l’Oca colombaccio e l’Otarda) o “migratori regolari rari” (come il Corrione biondo, Crociere fa­ sciato e Zigolo dal collare). La difficoltà nel fissare confini definiti nasce dal fatto che la fenologia degli uccelli cambia molto rapidamente, e, accanto a specie nuove, si dovrebbe prestare attenzione anche a quelle che in tempi re­ centi non compaiono più con regolarità. È probabile che noi birders moderni dovremmo scordarci di assistere a invasioni di Ganga e Sirrat­ te, perché le trasformazioni ambientali della steppa hanno allontanato la possibilità che si possano veri­ ficare invasioni come quelle descritte ante 1950. La stessa cosa possiamo pensare riguardo l’Otarda; di­

Anni di Accidentali EBN Italia venta più difficile spiegare perché l’Oca colombac­ cio o il Crociere fasciato siano stati registrati in Ita­ lia, nell’ultimo decennio, in maniera assolutamente occasionale. All’annosa domanda: “Ma gli accidentali ser­ vono a qualcosa?”, la risposta più corretta sarebbe dunque “dipende”. L’ornitologia, come altre scienze naturali, si basa soprattutto su eventi statistici e un solo dato di Averla bruna o di Gabbiano testagrigia, non ci di­ ce proprio niente. È pur vero che le leggi statistiche riescono ad analizzare più facilmente una riduzio­ ne di frequenza (es: da 10 a 1, come lo Zigolo dal collare) che l’improvvisa comparsa di una nuova specie: tutti i dati di nuovi accidentali sono pertanto per ora puramente aneddotici e utili, forse, per i po­ steri. Ne sono prova osservazioni di accidentali mai più ripresentati come Averla bruna, Balia mugi­ma­ ki ecc. Tali specie potrebbero aggiungersi alla lista de­ gli accidentali storici mai più segnalati, insieme a Tarabusino orientale, Berta minore fosca, Ossifra­ ga, Uccello delle tempeste di Swinoe ecc. In questi casi, si può davvero chiosare che gli accidentali non servono proprio a nulla per l’ornito­ logia, ma sono importanti per il birdwatcher! Luciano Ruggeri

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di Andrea Corso Alla voce “Dati” vengono elencate le segnalazioni ri­ portate negli Annuari di EBN Italia (dal 2003 al 2013). Viene specificato, nel caso lo status della specie alla data dell’osservazione lo richiedesse, se la stessa è stata o meno sottoposta alla C.O.I. e il Report di omologazione ad essa relativo.

Oca colombaccio (Branta bernicla) Migratrice irregolare, svernante irregolare Specie politipica a distribuzione circum-artica. In Europa si osservano la sottospecie nominotipica (“ventre scuro”), più comune, e la ssp. hrota (“ven­ tre chiaro”); risulta rara, seppur regolare, la ssp. ni­ gricans (Oca colombaccio di Lawrence o panciagri­ gia) proveniente dal Nord America. Lo status sotto­ specifico delle segnalazioni italiane merita un’at­ tenta revisione: gran parte dei dati italiani sembra riferibile alla ssp. bernicla, mentre è da confermare con certezza la ssp. hrota. Ad oggi, la ssp. nigricans non è mai stata segnalata, ma è probabile l’arrivo di individui provenienti dall’Europa settentrionale. Se­ gnalata dal nord Italia sino alla Sicilia sud-orientale. Dati. 03-06/04/2005, Valle Vecchia di Caorle (VE), 6 individui (G. Sgorlon). Albatro sopraccigli neri (Thalassarche melanophris) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione + 2 come Tha­lassarche sp.) Specie politipica a distribuzione antartica, è la specie di Albatro osservata con più frequenza in Europa. Nel Mediterraneo risulta accidentale raris­ simo, con poche segnalazioni, ad esempio in Corsi­ ca, Spagna e Francia. In Italia una sola segnalazione confermata a livello specifico, le altre due solo co­ me genere. Tutte le segnalazioni andrebbero docu­ mentate ampiamente, alla luce della possibile con­ fusione con immaturi di Sula (Morus bassanus).

Canarie, Madera). Si tratta di uno degli uccelli ma­ rini accidentali più rari: l’Italia è tra le nazioni eu­ ropee col maggior numero di segnalazioni. Non si esclude la possibilità che alcune delle recenti osser­ vazioni nel nostro Paese possano essere riferibili solo a uno o ad alcuni individui rimasti “intrappola­ ti” nel Mediterraneo in anni recenti. In letteratura, è stata discussa la possibilità di confusione con giova­ ni di Succiacapre in migrazione diurna se osservati a grande distanza e in cattiva luce; pertanto, ogni se­ gnalazione andrebbe riportata solo se riferibile a in­ dividui osservati molto bene e in condizioni ideali. Dati. Terza italiana: 26/05/2007, Bocca Serchio (PI) (A. Quaglierini). Report COI n. 21. Quarta italiana: 02/05/2010, Torre Flavia (RM) (B. Doe). Report COI n. 24. Airone bianco intermedio (Mesophoyx intermedia) Accidentale con una sola segnalazione (post 1949) Specie politipica ad ampia distribuzione sub-sa­ hariana e asiatica. Uno dei più rari accidentali ita­ liani: non è mai stato segnalato nelle altre nazioni europee e sono noti meno di 10 dati per il Palearti­ co Occidentale (con l’esclusione della Mauritania, dove la specie sembrerebbe regolare). L’attribuzio­ ne sottospecifica dell’individuo osservato in Italia rimane dubbia, anche perché la distinzione delle di­ verse sottospecie appare poco circostanziata. Dati. Prima italiana (precedente agli Annuari): 30/ 05-31/08/2001, Maccarese (RM) (M. Grylle, F. Taube et al.). Omologata COI.

Riccardo Molajoli

Elenco delle specie

Dati. 15/01/2005, Battipaglia/Eboli (SA) (S. Gat­to). Non sottoposto alla COI. 20/01/2008, Lavagna (GE) (M. Bottero). Con­fer­ ma­to come Thalassarche sp. dal Report COI n. 22. Berta di Bulwer (Bulweria bulwerii) Accidentale inf. 10 (4 segnalazioni di cui 3 post 1949) Specie monotipica a distribuzione oceanica e macaronesica. In Europa viene osservata molto di rado al di fuori degli areali riproduttivi (Azzorre,

■ Airone bianco intermedio (Mesophoyx intermedia), Mac­carese (RM), maggio 2001.

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Pellicano riccio (Pelecanus crispus) Accidentale con 11 segnalazioni (6 post 1949) Specie monotipica a distribuzione centroasiati­ ca-pontica. Specie migratrice o erratica con disper­ sione anche di lungo raggio. Difficilmente spiega­ bile la scarsità di segnalazioni, data la vicinanza dell’Italia meridionale, Puglia in particolare, con l’a­reale di presenza regolare (Albania, Grecia). Pro­ babilmente alcuni individui di Pellicano riccio che giungono nel nostro paese sono fatti oggetto di brac­ conaggio, venendo facilmente abbattuti come acca­ de per molte altre specie di grandi dimensioni (es. aquile anatraie, Cicogna nera, Falco pescatore ecc.). Dati. Decima italiana: 15/05/2009, Isola della Cona (GO) (S. Candotto). Report COI n. 23. Undicesima italiana: 30/06/2009, Marano Lagunare (UD) (G. Vicario). Report COI n. 23. Falco pecchiaiolo orientale (Pernis ptilorhynchus) Accidentale con una sola segnalazione (post 1949) Specie a distribuzione asiatica recentemente se­ gnalata con sempre maggiore frequenza nel Palear­ tico occidentale, soprattutto sul Caucaso e Medio Oriente (*). In Italia una sola segnalazione documen­ tata fotograficamente omologata dalla COI. Esisto­ no almeno altre sei ulteriori osservazioni effettuate nell’area dello Stretto di Messina, non omologate o non sottoposte al parere della COI per mancanza di documentazione fotografica di supporto. In futuro, con una più attenta osservazione, il numero delle se­ gnalazioni in Italia è destinato ad aumentare.

Falco unicolore (Falco concolor) Accidentale inf. 10 (2 segnalazioni post 1949) Falconidae monotipico a distribuzione AfroMedio-orientale, con popolazione scarsa e in decre­ mento. Specie in pericolo. Migratore di lungo rag­ gio (come il Falco della regina Falco eleonorae), nel Mediterraneo è stato segnalato in Tunisia (alme­ no 3 segn.), Malta, Cipro ecc. Le osservazioni italia­ ne non sorprendono, sia per la vicinanza dei territori di riproduzione della Libia, sia per le osservazioni effettuate in altre nazioni vicine (Tunisia, Malta). Dati. Prima italiana: 13/09/2007, Linosa (AG) (A. Scuderi). Report COI n. 21. Seconda italiana: 01/05/2012, Pantelleria (TP) (A. Corso, V. Penna), omologata COI (in stampa). Otarda (Otis tarda) Migratrice irregolare, svernante irregolare Segnalata con evidente maggiore frequenza in Italia sino agli inizi degli anni ’70 del XX secolo, il decremento delle popolazioni europee, in partico­ lare dell’Europa orientale, è certamente all’origine della netta diminuzione delle segnalazioni italiane degli ultimi 20 anni. Le recenti osservazioni potrebbero originare da individui del progetto di reintroduzione inglese. Dati. 11-27/01/2002, Lago San Giuliano (MT) (A. Nitti). Dato precedente agli Annuari. 27/1/2005, La Mandria (TO) (A. Dan). 16/03/2006, Pian di Spagna (CO-SO) (M. Testa).

Dati. Prima italiana: 28/05/2011, Reggio Calabria (A. Scuderi). Report COI n. 25. * Scuderi A., Corso A., 2011. Crested Honey Buzzard in Europe. Birding World, 24 (6): 252-256.

Pollo sultano di Allen (Porphyrio alleni) Accidentale inf. 10 (8 segnalazioni di cui 4 post 1949) Specie politipica a distribuzione afrotropica­ le, sedentaria o dispersiva erratica (analogamente a

■ Falco pecchiaiolo orientale (Pernis ptilorhynchus), Reg­gio Calabria, maggio 2011.

■ Otarda (Otis tarda), Lago San Giuliano (MT), gen­na­ io 2002.

Matteo Visceglia

Angelo Scuderi

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molte specie sub-sahariane con distribuzione, habi­ tat e biologia paragonabili). In Europa viene segna­ lata molto raramente ma con maggiore frequenza negli ultimi 15 anni, contrariamente all’Italia do­ ve il numero di segnalazioni storiche è più elevato. È verosimile che il trend nazionale sia dovuto alla maggiore difficoltà di osservazione in natura rispet­ to alla cattura da parte di ornitologi collezionisti, cacciatori e uccellatori come avveniva in passato. In effetti, le uniche segnalazioni in Italia nell’ulti­ mo ventennio sono riferite a un esemplare rinvenu­ to morto e a uno trovato stremato e successivamente deceduto. Recentemente è stata riportata la nidifica­ zione di una coppia sull’isola di Malta (*), pertanto è verosimile che la specie possa venire segnalata con maggiore frequenza anche in Italia. Dati. Ottava italiana: 13/04/2009, Lampedusa (AG) (M. Viganò). Report COI n. 23.

* Fenech, N. & Sammut, M. 2014. Allen’s Gallinule breeding in Malta in July 2014. Dutch Birding 36: 327330.

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Corriere mongolo (Charadrius mongolus) Accidentale con una sola segnalazione (post 1949) Limicolo asiatico segnalato molto raramente in Europa. L’osservazione in Italia è da annoverare tra le segnalazioni ottenute fortuitamente grazie all’av­ vento dell’era digitale, di Internet e dei network. Infatti, come per altri primi dati nazionali, l’indivi­ duo del Porto di Pescara è stato fotografato da un naturalista e la relativa identificazione è avvenuta a posteriori su alcuni siti Internet. La segnalazione si riferisce a un individuo al primo anno (prima esta­ te) appartenente al gruppo tassonomico “atrifrons”, taxa da alcuni autori oggi distinto come specie dal gruppo “mongolus”. Dati. Prima italiana: 23/08/2010, Pescara (D. Fer­ retti). Report COI n. 24. Corriere asiatico (Charadrius asiaticus) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni di cui 1 post 1949) Affascinante limicolo a diffusione centroasia­ tico-pontica, questa specie viene osservata con un numero esiguo di individui in Europa al di fuori dei siti di riproduzione, sebbene quasi annualmente. In Italia erano note solo segnalazioni riferite a esem­ plari catturati e conservati presso collezioni private o musei. Di recente, un individuo immaturo osser­ vato in natura ma in attesa di parere da parte della COI.

Davide Ferretti

Clotilde Tomei

Damigella della Numidia (Grus virgo) Accidentale inf. 10 (9 segnalazioni di cui 6 post 1949) Specie migratrice di lungo raggio, storicamente anche nidificante in Nord Africa (e persino a Lam­ pedusa, secondo alcune fonti), segnalata con certez­ za in Italia almeno 9 volte (numerose segnalazioni possibili, probabili, attribuiti a individui aufughi o mai sottoposte alla COI). In Europa è un accidenta­ le molto raro; viene segnalata con singoli individui quasi annualmente dalla Finlandia alla Spagna e la sua presenza costituisce un evento nel mondo del birdwatching, come l’ultima osservazione di Mac­ carese (RM), che attirò nel Lazio un numero consi­ stente di birders.

Dati. 12/04/2008, Bonifica de La Costanza (PI) (A. Quaglierini). Presentata alla COI, in attesa di omo­ logazione. Nona italiana: 06/11-02/12/2010, Maccarese (RM) (L. Nottari). Report COI n. 24.

■ Damigella della Numidia (Grus virgo), Maccarese (RM), novembre/dicembre 2012.

■ Corriere mongolo (Charadrius mongolus), Pescara, agosto 2010.

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Dati. 13/10/2012, Penisola Magnisi (SR) (A. Cor­ so). Presentata alla COI, in attesa di omologazione. Beccaccino stenuro (Gallinago stenura) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Specie monotipica siberiana, segnalata in Euro­ pa al di fuori dell’areale di riproduzione, allo stato attuale delle conoscenze, solo in Sicilia. Sempre più frequenti le osservazioni in Vicino e Medio Oriente, grazie alla maggiore conoscenza dei caratteri iden­ tificativi (Corso, et al. 2010). Al momento, l’uni­ ca segnalazione italiana confermata è riferita a un esemplare trovato morto alle Saline di Priolo (SR) il 27/12/1996 (ala e timoniere conservate presso os­ servatore), mentre la seconda è stata omologata ma come stenura/megala. Dati. 12/12/2011-07/01/2012, Marzamemi (SR) (A. Corso et al.). Omologata dalla COI come G. ste­nu­ ra/G. megala (in stampa).

Dati. Decima italiana: 28/10/2011, Malpensa (VA) (A. Vidolini). Report COI n. 25. Piro piro semipalmato (Tringa semipalmata) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Limicolo di origine neartica segnalato meno di cinque volte nel Paleartico Occidentale e, pertanto, tra i più rari in Europa. L’osservazione italiana co­ stituisce un evento eccezionale, prima e unica se­ gnalazione del bacino Mediterraneo, che dimostra ulteriormente come tutto sia possibile quando si parla di uccelli migratori. Dati. Prima italiana: 02/02/2008, Punta Aderici (CH) (A. Antonucci). Report COI n. 22. Piro piro macchiato (Actitis macularius) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni post 1949) Limicolo di origine neartica segnalato regolar­ mente in Europa. In Italia il numero esiguo di os­ servazioni è probabilmente da attribuirsi all’estrema somiglianza col Piro piro piccolo (Actitis hypoleu­ cos) in piumaggio non riproduttivo. Dati. Seconda italiana: 9/12/2002-9/11/2003, Sali­ ne di Augusta (SR) (A. Corso). Report COI n. 18. 28/01/2008, Cagliari (M. Grussu). Non ancora sot­ toposta alla COI. Terza italiana: 02/05/2010, Levaldigi (CN) (G. Sal­ vatico). Report COI n. 24. Gambecchio di Bonaparte (Calidris fuscicollis) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Limicolo nordamericano segnalato annualmen­ Bruno Caula

Antonio Antonucci

Piro piro codalunga (Bartramia longicauda) Accidentale (10 segnalazioni di cui 8 post 1949) Specie monotipica a distribuzione neartica. In Europa viene osservata con discreta regolarità ma è tra le specie di limicoli rari osservati meno fre­ quentemente e le segnalazioni mostrano un recen­ te andamento negativo. In passato la specie veniva abbattuta essendo scambiata per Combattente o Pi­ viere dorato, o perché frequentava marcite e prato­ ni umidi terreno di caccia per allodole, pavoncelle e altre specie oggetto di prelievo venatorio. L’ultima segnalazione, precedente a quella del 2011 (la no­ na, IV. 1997), andrebbe rivista e rivalutata, sia per il periodo inusuale sia per il numero di individui se­ gnalati (sei), senza precedenti e senza alcun para­ gone in Europa. La segnalazione dell’ottobre 2011, documentata con foto, è stata effettuata in ambito

aeroportuale interdetto al pubblico, fatto che non ha permesso ai birders di sfruttare la rara occasione per ammirare l’esemplare.

■ Piro piro semipalmato (Tringa semipalmata), Punta A­de­rici (CH), febbraio 2008.

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■ Piro piro macchiato (Actitis macularius), Levaldigi (CN), maggio 2010.


Dati. Prima italiana: 17/07/2011, Comacchio (FE) (P. Micheloni). Report COI n. 25. Gambecchio di Baird (Calidris bairdii) Accidentale inf. 10 (due segnalazioni post 1949) Vale quanto detto per il Gambecchio di Bona­ parte (C. fuscicollis). Anche in questo caso, la spe­ cie viene regolarmente osservata in Europa, anche se sempre in numero esiguo. È verosimile che arrivi in Italia con maggiore frequenza di quanto i dati non indichino, seppur raramente.

Aldo Pietrobon

te in buon numero in Europa. È, infatti, tra le specie neartiche di charadriformi più comunemente osser­ vate nei paesi europei centro-settentrionali. In Italia è accidentale rarissimo con una singola segnalazio­ ne relativa a un individuo catturato durante sessioni di inanellamento. Alla luce dello status in Europa, sorprende che la specie non sia stata osservata altre volte. In futuro, a seguito di ricerche mirate in stor­ mi di Piovanelli pancianera (C. alpina) o Piovanelli comuni (C. ferruginea), sarà possibile effettuare ul­ teriori osservazioni.

Giuseppe Rossi

■ Gambecchio di Bonaparte (Calidris fuscicollis), Saline di Comacchio (FE), luglio 2011.

■ Gambecchio di Baird (Calidris bairdii), Roncaro (PV), maggio 2013.

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Dati. Seconda italiana: 06-10/05/2013, Roncaro (VC) (G. Assandri). Presentata alla COI, in attesa di omologazione. Falaropo di Wilson (Phalaropus tricolor) Accidentale (4 segnalazioni di cui 3 post 1949) Una delle specie di limicoli neartici più attraen­ te, per lo splendido piumaggio dell’adulto in abito riproduttivo. Regolari, seppure in numeri esigui, le osservazioni in Europa settentrionale; segnalata an­ che in numerose regioni mediterranee. In abito ri­ produttivo la sua presenza non può sfuggire, ma, nel piumaggio di primo anno o invernale, può esse­ re sorprendentemente simile all’Albastrello (Tringa stagnatilis) e passare inosservato. La struttura delle zampe (rapporto lunghezza tibia-tarso) e la postu­ ra del corpo in alimentazione sono i caratteri su cui concentrarsi in questi casi. Dati. Quarta italiana: 18/05/2012, Molentargius (CA) (J. Atzori). Report COI n. 25 Corrione biondo (Cursorius cursor) Migratore raro e irregolare Specie principalmente di origine nordafricana, regolare in Italia, principalmente nelle regioni meri­ dionali, sino ai primi anni ’70 del XX secolo. Negli ultimi 20 anni il suo areale e la consistenza della po­ polazione magrebina avevano fatto registrare un de­ cremento, fattori che hanno influito sull’andamento negativo delle segnalazioni in Italia. Da alcuni anni si è registrato un incremento nel numero di indivi­ dui e nelle coppie osservate in Africa settentrionale, pertanto rimane inspiegabile la scarsità di avvista­ menti di questa affascinante ed enigmatica specie.

Gabbiano testagrigia (Chroicocephalus cirrocephalus) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Laride politipico afro-tropicale, principalmen­ te sedentario o dispersivo-erratico. La segnalazio­ ne pugliese di questa specie ha costituito forse uno degli eventi dell’ultimo decennio di maggiore rile­ vanza per i birders italiani, come per altre specie con areale di nidificazione simile (Airone bianco intermedio Mesophoyx intermedia, Martin pescato­ re bianco e nero Ceryle rudis) o di origine asiatica. L’osservazione in Italia di uccelli a distribuzione sub-sahariana con popolazioni prettamente o prin­ cipalmente sedentarie, può sorprendere e lasciare scettici. Molte di queste specie, però, fanno regi­ strare occasionalmente erratismi ad ampio raggio, con dispersione di diverse centinaia o migliaia di chilometri, che possono spiegarne l’osservazione in Nord Africa o in Italia. Fenomeni quali bolle d’aria calda africana, tormente di sabbia, siccità nelle aree di origine con conseguenti spostamenti in massa a seguito di locuste migratrici o in cerca di ambienti più ricchi di cibo, possono aver spinto queste spe­ cie a raggiungere il Mediterraneo. Per questi motivi le segnalazioni di storni splendenti (Lamprotornis sp.), Alzavola beccorosso (Anas erythrorhyncha), Pellicano rossiccio (Pelecanus rufescens) e via di­ cendo, andrebbero riviste e valutate diversamente, considerando la possibilità di specie selvatiche. Dati. Prima italiana: 21/10/2012, Molfetta (BA) (C. Liuzzi). Poi 04/06-18/09/2013 (A. Nitti): omologata dalla COI (in stampa).

■ Falaropo di Wilson (Phalaropus tricolor), Mo­len­tar­ gius (CA), maggio 2012.

■ Gabbiano di Ross (Rhodostethia rosea), Molfetta (BA), febbraio 2012.

Jessica Atzori

Angelo Nitti

Dati. 20/10/2011, Massa (R. Gherardi). Individuo debilitato; curato e rilasciato in Tunisia nell’estate successiva.

Gabbiano di Ross (Rhodostethia rosea) Accidentale (3 segnalazioni di cui 2 post 1949) Laride monotipico a distribuzione artica. Forse una delle specie di laridi più carismatica e ricerca­ ta dai birders europei, viene osservata regolarmente

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Angelo Nitti

ma sempre con numeri assai esigui in Europa nordoccidentale, mentre risulta accidentale rara o raris­ sima in Europa sudorientale. In Italia sono note solo tre segnalazioni, delle quali l’ultima è stata effettua­ ta da Angelo Nitti, autore di alcune delle più rile­ vanti osservazioni di laridi rari del nostro Paese. Dati. Terza italiana: 23/02/2012, Molfetta (BA) (A. Nitti). Report COI n. 25.

Dati. Prima italiana: 10-14/01/2004, Molfetta (BA) (A. Nitti). Report COI n. 17. Seconda italiana: 02/01-09/02/2013, Torino (A. Bol­drini). Presentata alla COI, in attesa di omolo­ gazione. Sterna di Dougall (Sterna dougallii) Accidentale (4 segnalazioni di cui 1 post 1949) Specie politipica cosmopolita, accidentale in gran parte del Mediterraneo, sverna in Africa cen­ tro-occidentale migrando lungo la costa iberica at­ lantica. Difficilmente raggiunge nazioni europee meridionali e centro-orientali come l’Italia. Alcune recenti segnalazioni non sono mai state sottoposte al parere della COI o non sono ritenute valide. Una sola recente osservazione in Italia. In piumaggio non riproduttivo può facilmente passare inosservata a un occhio non allenato.

■ Gabbiano di Franklin (Leucophaeus pipixcan), Mol­ fetta (BA), gennaio 2004.

Ita­lia può essere imputato a due fattori principali: 1) impatto venatorio, abbattimento diretto da parte di cacciatori degli individui che raggiungono l’Italia seppur accidentalmente; 2) oggettiva difficoltà di ri­ conoscimento. In effetti, almeno in due/tre occasio­ ni, tortore “sospette”, potenzialmente appartenenti a questa specie, osservate sull’isola di Linosa non sono state mai segnalate per mancanza di documen­ tazione sufficientemente valida alla loro determina­ zione. Dati. Prima italiana: 07-11/11/2010, Linosa (AG) (M. Viganò, A. Corso & MISC). Report COI n. 25. Nota: esiste un’altra segnalazione omologata di Tor­tora orientale, riferita alla ssp. nominale orien­ talis (VR, 25.IX.1901). Succiacapre collorosso (Caprimulgus ruficollis) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni di cui 1 post 1949) Specie politipica a distribuzione mediterranea occidentale-maghrebina. La ssp. ruficollis nidifica

Michele Viganò

Gabbiano di Franklin (Leucophaeus pipixcan) Accidentale inf. 10 (2 segnalazioni post 1949) Specie monotipica a distribuzione neartica, il Gabbiano di Franklin è il laride neartico che si os­ serva con maggiore frequenza, dopo il Gabbiano sghignazzante (L. atricilla), in Europa. Viene infat­ ti segnalato in tutte le nazioni europee, con maggio­ re regolarità in quelle settentrionali, dove operano sul campo un numero più elevato di birdwatchers. Forse proprio per una scarsa copertura del territo­ rio nel nostro Paese, la specie rimane per noi una vera rarità con solo una segnalazione omologata, una di prossima omologazione e una mai sottopo­ sta per mancanza di documentazione fotografica di supporto.

Dati. 16/07/2008, Bocca Serchio (PI) (A. Quaglieri­ ni). Presentata alla COI, in attesa di omologazione. Tortora orientale (Tortora afgana) (Streptopelia orientalis meena) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Specie politipica a distribuzione palearticoorientale (asiatica). Questa tortora viene osservata annualmente in Europa, generalmente in periodo invernale. Il numero veramente esiguo di segnala­ zioni rispetto alle potenzialità di osservazione in

■ Tortora orientale (Tortora afgana) (Streptopelia orientalis meena), Linosa (AG), novembre 2010.

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Renzo Ientile

■ Succiacapre collorosso (Caprimulgus ruficollis), Lampedusa (AG), maggio 2010.

in Penisola iberica ed è stata occasionalmente se­ gnalata in Europa settentrionale, la ssp. desertorum, presente in Nord Africa, è un rarissimo accidentale in Europa meridionale con alcune segnalazioni (es. isole Maltesi). In Italia, le quattro segnalazioni no­ te (tre omologate e una in attesa) sono tutte riferite a quest’ultimo taxon, dato che non sorprende per la vicinanza agli areali nordafricani. Dati. 18/05/2008, Pantelleria (TP) (A.Corso), 1-2 indd. in canto. Presentata alla COI, in attesa di omo­ logazione. Terza italiana: 12/05/2010, Lampedusa (AG) (R. Ien­tile). Report COI n. 24. Rondone indiano (Apus affinis) Accidentale inf. 10 (4 segnalazioni di cui 2 post 1949) Specie politipica a distribuzione paleartico-pa­ leotropicale. In Europa nidifica con una popolazio­ ne localizzata nel sud della penisola iberica (Spagna e Portogallo) e una fiorente popolazione in Turchia. Al di fuori dell’areale europeo di nidificazione è un raro accidentale che a settentrione ha raggiunto Re­ gno Unito e Svezia. A Malta segnalato 8-10 volte. Tutte le segnalazioni maltesi come quelle italiane sono con buona probabilità (se non altro su base

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geografica) alla ssp. galilejensis (presente in Nord Africa). Alla luce delle frequenti osservazioni a Malta, sorprendono sia la mancanza di dati per Pan­ telleria, dove vengono effettuati studi mornitologici primaverili dal 2004, sia l’unica segnalazione per le isole Pelagie, per le quali la copertura riguarda an­ che il periodo autunnale. Dati. Terza italiana: 18/08/2006, Arenzano (GE) (C. Rapetti). Report COI n. 20. Quarta italiana: 23/03/2008, Lampedusa (AG) (R. Bil­lington). Report COI n. 22. Averla bruna (Lanius cristatus) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Specie politipica a distribuzione centro-asiatica. In Europa accidentale rarissima con meno di 20 se­ gnalazioni totali; gli individui che vengono osser­ vati sono generalmente attribuiti alla ssp. nominale cristatus. In Italia è nota una sola osservazione cer­ ta, risalente all’inverno 2002/2003, una delle prime note in Europa. Richiamò centinaia di birdwatchers da tutta Italia ed Europa, costituendo, ancor oggi, il più consistente evento di “twitching” per il nostro paese (che ha coinvolto in totale circa 500 persone), insieme a quello per la Damigella della Numidia (Grus virgo) di Maccarese e il Luì di Hume (Phyl­ loscopus humei) di Ventotene.


Gianni Conca

■ Averla bruna (Lanius cristatus), Valli di Mirandola (MO), novembre 2002/febbraio 2003.

Dati. Prima italiana: 29/11/2002-06/02/2003, Val­ li di Mirandola (MO) (C. Giannella et al.). Report COI n. 16. Calandra asiatica (Melanocorypha bimaculata) Accidentale inf. 10 (4 segnalazioni di cui 2 post 1949) Specie a distribuzione centro-asiatica, acciden­ tale rarissimo in Europa al di fuori degli areali di ni­ dificazione (Turchia). Poche le segnalazioni in Eu­ ropa centro-occidentale. Delle quattro segnalazioni italiane, solo una è riferita a un individuo non cattu­ rato osservato in natura. Dati. Quarta italiana: 28/02/2008, Penisola Magnisi (SR) (A. Corso). Report COI n. 22. Allodola del deserto minore (Ammomanes cinctura arenicolor) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni di cui 2 post 1949) Specie di origine africana, ben diffusa e comune in tutta la fascia desertica del Maghreb; sedentaria o erratica di corto raggio, pertanto rarissima in Euro­ pa con meno di dieci segnalazioni ad oggi note. In Italia, delle tre segnalazioni, solo una, la più recen­ te qui citata, è riferita a un’osservazione effettuata in natura. L’individuo in questione ha sostato lungo

una strada provinciale appena prima del faro di Ca­ po Murro di Porco, Penisola della Maddalena (SR), dove si spostava tra le auto in sosta o in corsa, avvi­ cinandosi a meno di un metro dagli osservatori. Dati. Terza italiana: 17-24/04/2012, Capo Murro di Porco (SR) (A. Corso). Omologata COI (in stampa). Luì piccolo iberico (Phylloscopus ibericus) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni post 1949) Specie iberico-africana, migratore di lungo rag­ gio, segnalata regolarmente in Europa centro-set­ tentrionale come accidentale; andamento nettamen­ te positivo delle osservazioni extra-areale riprodut­ tivo nell’ultimo decennio. In Italia tre le segnalazio­ ni confermate grazie alla registrazione delle emis­ sioni vocali (verso/canto) e delle misure biometri­ che (prima segnalazione). Sulle isole Pelagie è in pratica regolare l’osservazione di Phylloscopus sp. attribuibili con buona probabilità a ibericus, ma che in assenza di emissioni vocali non vengono segna­ lati ufficialmente. Dati. Prima Italiana: 06/03/2010, Ostia (RM) (C. Ca­toni). Report COI n. 24. Seconda italiana: 14/11/2011, Siracusa città (A. Cor­so). Report COI n. 25.

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Paul Mansz

■ Allodola del deserto minore (Ammomanes cinctura), Capo Murro di Porco, aprile 2012.

Carlo Catoni

■ Luì piccolo iberico (Phylloscopus ibericus), Ostia (RM), marzo 2010. A sinistra nella foto, a confronto con Luì piccolo (P. collybita).

Terza italiana: 19/06/2012, Palazzolo Acreide (SR) (A. Corso). Presentata alla COI, in attesa di omo­ logazione. Luì verdastro (Phylloscopus trochiloides viridianus) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Specie politipica paleartico-asiatica. Segnalato regolarmente in autunno (settembre-ottobre) in Eu­ ropa al di fuori degli areali riproduttivi. Osservato con buona frequenza anche in siti adiacenti i con­ fini settentrionali italiani (es. Austria, Slovenia); la prima segnalazione italiana si è fatta attendere sin troppo tempo. Successivamente a due osservazioni probabili per Linosa, mai sottoposte al parere della

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COI per mancanza di documentazione a supporto, un individuo è stato inanellato nella stazione ISPRA di Ventotene. È probabile che la specie arrivi in Ita­ lia con maggiore frequenza, ma non venga contattata per mancanza di osservatori/inanellatori sul territo­ rio e in considerazione della difficoltà di identifica­ zione. In alcuni piumaggi (adulto ad es.) la barre ala­ ri possono essere esigue o addirittura non rilevabili, cosa che rende la specie molto simile a un Luì gros­ so (P. trochilus) chiaro, molto “colorato”. In questi casi è fondamentale basarsi su una combinazione di pattern facciale, emissioni vocali, colore parti nude, proiezione alare e formula (se possibile rilevare). Dati. Prima italiana: 6/05/2012, Ventotene (LT) (A. Ferri/ISPRA). Omologata COI (in stampa).


Dati. Prima italiana: 04/07/2010, Fasano (BR) (S. Todisco). Report COI n. 24. Poi, nello stesso sito: 07/05-16/06/2011 (S. Todi­ sco) e 19/06/2013 (S. Todisco). Nota: recentemente, per alcuni autori, il genere per questa specie e per la Bigia grossa occidentale (hortensis) è Curruca crassirostris. Occhiocotto di Menetries (Sylvia mystacea) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Silvide a distribuzione euro-turanica, la segna­ lazione italiana costituisce, insieme a quella di Oc­ chiocotto di Cipro (S. melanothorax), una delle più incredibili in Europa per quanto attiene a specie del genere Sylvia sp. Sfortunatamente, entrambe le spe­ cie sono state inanellate e non osservate in natura; pertanto non hanno costituito un evento nel mondo del birdwatching del nostro Paese. Dati. Prima italiana: 28/03/2007, Ponza (LT) (M. Cardinale). Report COI n. 21. Nota: i caratteri fenotipici, e la provenienza ge­ ografica più verosimile, fanno ritenere che il ma­ schio al 1° anno inanellato a Ponza sia attribuibile alla ssp. mystacea Monachella nera testabianca (Oenanthe leucopyga) Accidentale inf. 10 (3 segnalazioni post 1949) Specie politipica a distribuzione afro-medioorientale. Sedentaria o dispersiva con erratismi an­ che di lungo raggio, a seconda delle annate ripro­ duttive, delle condizioni climatiche e trofiche. Co­ me accidentale ha raggiunto Cipro, Grecia, Spagna e l’Europa settentrionale (es. Olanda, Germania, In­ ghilterra, Danimarca), anche se alcune segnalazioni sono ritenute di origine dubbia (possibili aufughi). La prima segnalazione italiana è del 2010, anno du­

rante il quale in Nord Africa furono notati molti in­ dividui (Corso, ined.); ugualmente, nella primavera del 2013, ne venne osservato un numero elevato in Tunisia e Marocco, a testimonianza di una stagione riproduttiva eccezionale (Corso & Viganò, ined.). Le tre segnalazioni di marzo-maggio 2013 sono rife­ ribili a un arrivo contemporaneo, principalmente in Italia centro-meridionale, di individui in dispersione a seguito del boom nella popolazione Nord Africa­ na. L’età (1° anno) e la localizzazione delle segna­ lazioni depongono a favore di un’origine selvatica. Dati. Prima italiana: 11/05/2010, Capo Murro di Porco (SR) (A. Bossi). Report COI n. 24. 20/03/2013, Torre di Murtas (CA) (B. Scudu). Pre­ sentata alla COI, in attesa di omologazione. Seconda italiana: 30/04/2013, Civitavecchia (RM) (D. Valenti). Omologata COI (in stampa). Terza italiana: 01-02/05/2013, Marettimo (TP) (R. Hobbs, G. Cumbo). Omologata COI (in stampa). Nota: la sottospecie degli individui osservati in Italia è certamente quella distribuita in Africa set­ tentrionale, ossia la ssp. aegra Hartert, 1913. Monachella nera (Oenanthe leucura) Accidentale, storicamente migratrice regolare e nidificante, anche se mancano prove incontrover­ tibili di avvenuta riproduzione in Italia. Specie di­ spersiva, soprattutto in riferimento alle popolazio­ ni dell’Africa settentrionale, dove è molto comu­ ne in tutta la fascia del Maghreb. Le segnalazioni successive alla sua estinzione sono meno di 20 (la COI prende in considerazione le segnalazioni post 1949). In anni recenti è stata nuovamente osservata nel nostro Paese. Dati. 24/04/2009, Pantelleria (TP) (A. Corso).

Antonio Bossi

Bigia grossa orientale (Sylvia crassirostris crassirostris) Accidentale inf. 10 (2 segnalazioni post 1949) Silvide paleartico-occidentale, politipica, con popolazioni nidificanti molto vicine ai confini ita­ liani, soprattutto del nord-est del paese (es. Trieste) e alla Puglia. Infatti, è in questa regione che sono state effettuate le uniche osservazioni omologate dalla COI in anni recenti (sebbene esistano altre os­ servazioni in passato, es. in Sicilia, attendibili ma non supportate da documentazione audio-fotografi­ ca). Con studi più estensivi e approfonditi, è verosi­ mile che si scopra come la specie non solo sia rego­ lare in Italia, ma potrebbe nidificare in Puglia e nel triestino, dove peraltro documentazioni storiche di nidificazione sono, con buona probabilità, riferibili a questo taxon.

■ Monachella nera testabianca (Oenanthe leucopyga), Capo Murro di Porco (SR), maggio 2010.

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03/09/2010, Marettimo (TP) (G. Speranza). Report COI n. 24. 25/04/2012, Enna (A. Corso). Non ancora sottopo­ sta alla COI. Note: le segnalazioni recenti, sono tutte riferibi­ li, con buona probabilità, al taxon presente in Nord Africa, ssp. syenitica (Heuglin, 1869), distinta dal­ la ssp. nominale più agevolmente grazie al disegno delle timoniere (estensione e pattern del nero). Balia mugimaki (Ficedula mugimaki) Accidentale inf. 10 (1 segnalazione post 1949) Specie monotipica di origine sibirico orientaleasiatica, migratore di medio-lungo raggio. Uno de­ gli accidentali più rari nel Paleartico Occidentale, con una segnalazione nel Regno Unito considerata di origine dubbia (Cat. D.), una per la Russia Euro­ pea centro-orientale (Baschiria) il 2/08/2007 e una per l’Italia del 29/10/1957, non accettata. Pertanto, il recente inanellamento in Italia settentrionale co­ stituisce una delle più incredibili segnalazioni di rarità italiane degli ultimi 50 anni. Sfortunatamen­ te l’individuo non è stato più rilocalizzato dai bir­ dwatchers per essere osservato in natura.

Calandro di Blyth (Anthus godlewskii) Specie sibirico-asiatica, migratore di lungo rag­ gio. Nessuna osservazione ancora omologata dalla COI per mancanza di prove incontrovertibili, come documentazione fotografica chiara e inoppugnabile. Questa specie, apparentemente di difficile identifi­ cazione, è stata ormai segnalata in quasi tutte le na­ zioni europee, con decine di segnalazioni per l’Eu­ ropa settentrionale, spesso in associazione ai nuclei svernanti di Calandro maggiore (A. richardi) che vengono osservati in zone come Francia, Spagna, Portogallo ecc. In Italia, segnalato almeno quattro volte in Sicilia, tutti gli individui riportati sono stati osservati da numerosi birdwatchers che hanno con­ fermato l’identificazione: Siracusa, Invaso di Lenti­ ni, 1 ind., 21-30/12/1997; Siracusa, zona costiera, 1 ind., 25/12/2002; altre due segnalazioni riportate di seguito.

Roberto Barezzani

Dati. Prima italiana: 06/10/2011, Bagolino (BS) (R. Barezzani). Report COI n. 25.

Note: alla luce della prima segnalazione omo­ logata, anche quella del 29/10/1957 andrebbe ridi­ scussa dalla COI e rivalutata. Stante a quanto riferi­ to nella pubblicazione originale (Giol, 1959) e gra­ zie a quanto comunicato dal nipote di Giol (com. pers. per A. Corso) è verosimile che la segnalazione sia genuina e omologabile.

■ Balia mugimaki (Ficedula mugimaki), Bagolino (BS), ottobre 2010.

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Dati. 01-14/01/2008, Saline di Trapani (A. Corso et al.). Segnalazione sospesa dalla COI (Report n. 22) 21/12/2007-12/02/2008, Capo Murro di Porco (SR) (A. Corso et al.). Segnalazione sospesa dalla COI (Report n. 22). Fanello nordico (Linaria flavirostris) Specie politipica a distribuzione euroasiatica. Migratore raro e irregolare in Italia, storicamente più frequente (cfr. varie fonti storiche). Sono meno di 20 le segnalazione ritenute attendibili dal 1970 a oggi; notevole l’osservazione di 5-6 indd. frammisti a fanelli avvenuta ad Eraclea, Venezia nel dicembre 1990 (Brichetti & Fracasso, 2013). Probabilmente arriva in Italia settentrionale con più frequenza di quanto i dati riportati non indichino e passa certa­ mente facilmente inosservato quando frammisto a grossi gruppi di Fanelli (L. cannabina). Dati. 25/10/2008, Linosa (AG), un ind. (A. Corso)

Dati. 08/12/2003, Val di Fiemme (TN) (S. Gilmoz­ zi). 18/12/2013, Torre S. Maria (SO) (M. Brambilla). Zigolo dal collare (Emberiza aureola) Accidentale inf. 10 post 1949 (25 osservazioni di cui 8 post 1949) Specie politipica eurasiatica, con popolazioni nidificanti europee in forte decremento. Segnalato regolarmente e con un buon numero di individui in tutta Europa, principalmente centro-settentrionale, sino ai primi anni ’90, il numero di segnalazioni ha subito un’evidente flessione in anni recenti, certa­ mente a seguito dell’andamento negativo delle po­ polazioni riproduttive. La specie era pressoché re­ golare anche in Italia settentrionale sino agli anni ’40-70, quando veniva catturata spesso da uccella­ tori e ornitologi collezionisti. Nell’ultimo ventennio è diventato un vero e proprio accidentale rarissimo. Allo stesso modo, anche in Europa settentrionale è oggi considerata una specie molto rara e ricerca­ ta dai birdwatchers. L’osservazione effettuata nel 2011 sull’isola di Linosa è del tutto eccezionale e molto rilevante. Dati. 20-21/02/2000, Trecasali (PR), almeno 4 indd. (S. Balbo et al.). 04/11/2011, Linosa (AG) (O. Janni et al.). Otta­ va segnalazione post 1949. Omologata report COI n. 25.

Michele Viganò

Crociere fasciato (Loxia leucoptera) Specie politipica a distribuzione oloartica, os­ servata regolarmente in Europa centro-settentrio­ nale, con annate di vere e proprie invasioni, come nell’estate-autunno 2013. In Italia, migratore raro e irregolare, svernante irregolare, segnalato con mag­ giore frequenza sino ai primi anni ’70, quando nu­ merose segnalazioni erano riferite a esemplari cat­ turati da cacciatori e collezionisti. Negli ultimi 30 anni sono note ca. 20-25 segnalazioni, per le quali però andrebbe verificata la possibilità di confusio­ ne con Crocieri nel raro piumaggio a barre alari. Le segnalazioni sono quasi tutte distribuite sulla fascia

alpina e prealpina ed effettuate in periodo tardo esti­ vo-autunnale, come nel resto d’Europa. Rarissime le segnalazioni in Italia centrale (es. Toscana).

■ Zigolo dal collare (Emberiza aureola), Linosa (AG), novembre 2011.

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Qb16 completo  

Quaderni di birdwatching 16, I 2015 www.ebnitalia.it birding, birdwatching, rivista di birdwatching, uccelli

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