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l'isola 15 anno IV 15 Ottobre 2010 1,20 €

L'inchiesta

Massoneria: svelati i segreti

Provincia Turano rompe con Mannino a pagina 8

Valderice Iovino e il processo Cosa Nostra Resort a pagina 9

Alcamo Ospedale: l'ostetricia torna in attività a pagina 10

Marsala Giulia Adamo bussa all'UDC a pagina 14

Castelvetrano Porto, nuovo insabbiamento

La Massoneria a Trapani: ecco tutte le logge e il racconto inedito di un ex massone. a pagina 4 - 6

a pagina 16

Il Contrasto Rapina a Pid armato a pagina 21

dal 1950

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2 | L'EDITORIALE/1

L’antimafia che non voglio di Giuseppe Casarrubea

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ino a qualche tempo fa pensavo, sbagliando, che ci fosse una sola antimafia: una battaglia, disarmata e pacifica della gente di buon senso contro lo strapotere di pochi e il crimine organizzato. Anzi, qualcosa di più complesso,  in qualche modo collegato con la cultura, un diverso modo di esistere e di concepire il mondo. Ne sono ancora convinto. Ma siccome questa convinzione non può condurmi fino al non sapere distinguere, devo dire che in me, piano piano, si vanno sempre più delineando le forme estranee, lontane, di un mondo nel quale non credo e in cui non vorrei si esaurisse il concetto comune di ciò che intendiamo quando parliamo di antimafia: un glossario esplicativo che mi aiuta a tenere la linea del distacco, come un margine che corre lungo qualcosa d’altro nel quale non vorrei cadere, ma che è bene che io delimiti e sappia che esiste. E’ una mappa articolata, costituita da tanti punti interconnessi, ciascuno dei quali ha in comune con l’altro un denominatore che provvisoriamente intravedo come struttura vacua di una certa opposizione irreale. Una vera e propria omologazione alla retorica inconsapevole della finzione. La casistica, come si può vedere, è vasta e il lettore potrà arricchirla di suoi apporti. Antimafia elitaria Siamo passati nel corso di cinquant’anni, tra il 1945 e il 1993, da una lotta diretta fatta dall’esposizione totale della persona al rischio della propria incolumità, a uno scontro recitato, declamato. In tale lunga evoluzione si sono avuti due processi paralleli e opposti di rimozione. Quello che ha visto scomparire l’antimafia dei pionieri della guerra alle mafie e a Cosa Nostra (ad esempio Miraglia, Carnevale, Cangelosi, Azoti, e via dicendo) e l’altro che contemporaneamente ha visto ricollocare l’antimafia come topos consolidato nell’azione esclusiva di uomini come Falcone, Borsellino e qualche altro, o che ad essi si richiama anche per una certa analogia d’azione. Naturalmente con esclusione di tutto il resto. A meno che i caratteri del topos non vengano inseriti, attraverso una operazione squisitamente mediatica, nell’identità del soggetto al quale si voglia attribuire, per una qualsiasi ragione, un tratto caratteristico dell’azione che gli manca ma che è necessaria, però, a questa stessa operazione. Si ha così una restrizione dei beneficiari del topos e, nello stesso tempo, si  realizza a monte un’operazione di inclusione in una certa area privilegiata del sistema normativo che sorregge con leggi e meccanismi di vantaggio appositamente studiati, un’altrettanto ristretta cerchia di benedetti dal sistema. Ciò spiega il motivo per cui tra le centinaia di associazioni o centri che esistono in Italia con finali-

l'isola Quindicinale di informazione anno IV – numero 15 – 15 Ottobre 2010 È pubblicato da Editrice Ulysse Soc Coop Testata iscritta al registro dei giornali presso il Tribunale di Trapani n. 311 del 27/06/2007 Stampato presso Grafiche Campo, S.S. 113 - Km 331,7000 Alcamo (Tp) Tiratura 1500 copie

In alto: il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo In basso: l'ex Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro

tà varie di lotta al fenomeno mafioso, quelli contemplati dalle liste di beneficiari siano veramente pochi. E non sempre figurano tra quelle che brillano per attività particolari contro la mafia. E’ un’antimafia che vive in modo parassitario dei proventi del denaro pubblico. Antimafia consortile C’è poi un’antimafia organizzata in Consorzi per l’assegnazione dei beni sequestrati alla mafia. Non sempre si tratta di Consorzi fondati dai familiari delle vittime. Si tratta spesso di veri e propri uffici che non hanno molto a che vedere con l’associazionismo dei familiari delle vittime che rimangono non raramente esclusi dai benefici che le leggi prevedono. Antimafia teatrale  E’ quella che presenta un palcoscenico con bravi attori e un buon copione e delle quinte dietro le quali ciascuno può fare quello che vuole. Antimafia di cartone E’ costruita con il cartone e alle prime acque si scioglie. Antimafia estetica Si occupa principalmente degli aspetti esteriori e formali del proprio apparire. Il suo carattere principale è il manifestarsi ora e qui, ma con il  maquillage  necessario ad essere gradevole, facilmente condivisibile. Antimafia parolaia Cita frasi dette e procede per stereotipi, attraverso formule del tipo: “Come diceva Giovanni Falcone…” ecc. ecc. Antimafia delle cronologie cromatiche Raffigura eventi e date legati a un tempo e a un fatto. L’insieme di dette cronologie può dare origine a mostre e presentazioni varie. Serve a fare da tappezzeria a contesti nei quali si voglia richiamare l’idea dell’antimafia. La sua caratteristica è il vuoto artistico e spesso la semplice copiatura di una foto, di una immagine. Antimafia di cristallo

Direttore Responsabile Gianfranco Criscenti Redazione Massimo Asta, Giuseppe Pipitone, Vito Lombardo, Domenico Surdi, Linda Ferrara, Renato Polizzi, Vincenzo Figlioli.

E’ quella che appena toccata in modo più severo, più critico, si rompe in mille pezzi. Antimafia di carta Campa e fa campare, anche lautamente, attraverso libri prodotti a ritmi serrati. Antimafia audiovisiva Campa e fa campare, anche lautamente, attraverso il cinema o la televisione o i nuovi sistemi multimediali. Antimafia predicatoria E’ di natura moralistica, da pulpito. Ma predica bene e razzola male. Antimafia della rappresentanza E’ incentrata su una persona. La sua filosofia comportamentale è: “Levati tu chè mi ci metto io”. La sua tattica operativa è l’ignoramento del concorrente.

Giuseppe Casarrubea, Storico. Si dedica alla ricerca storica dal 1978, anno della pubblicazione di due volumi sulle origini del movimento contadino nella provincia di Palermo per la casa editrice di Salvatore Fausto Flaccovio. Si occupa di storia contemporanea e, particolarmente, dell'intreccio mafia-fascismo-Servizi segreti. Le principali opere di Giuseppe Casarrubea riguardano temi politici relativi ai rapporti tra mafia, neofascisti e apparati d'intelligence italiani e stranieri: Lupara nera. La guerra segreta alla democrazia in Italia (1943-1947) Milano, Bompiani, 2009; Storia segreta della Sicilia. Dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra, Bompiani editore; Salvatore Giuliano. Morte di un capobanda e dei suoi luogotenenti, FrancoAngeli editore; Fra' Diavolo e il governo nero. ´Doppio Statoª e stragi nella Sicilia del dopoguerra FrancoAngeli editore; Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato, FrancoAngeli editore.

Collaboratori Egidio Morici, Gianluca Ruggirello, Giacomo Guarneri, Francesca Cassarà, Sandro Ammoscato, Francesco Ferrara, Pamela Giacomarro, Claudia Mirrione, Damiano Zito, Mariangela Settipani, Daniele Siena, Salvatore Mugno

Email l’isolatp@yahoo.it

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L'EDITORIALE/2

3

L’avventatezza accomuna Turano e Rifondazione di Gianfranco Criscenti

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wa politica, negli ultimi giorni, nel Trapanese, ha riservato un paio di eventi davvero a sorpresa: la separazione di Mimmo Turano dal potente ex ministro Calogero Mannino e l’ingresso in giunta, a Favignana, di Rifondazione comunista con Pd e Pdl. Due scelte, seppur slegate, accomunate da un denominatore comune: in contrasto con la propria identità. E, come tali, destinate a provocare, inevitabili, effetti boomerang. Mimmo Turano – oltre che al padre Vito – deve tutto a Calogero Mannino. Questo “tradimento” (di rimanere con l’Udc di Cesa, Casini e Buttiglione), molto probabilmente, è stato compiuto per smarcarsi, per prendere le distanze da un ambiente politico inquinato – dov’è, però cresciuto - e che vede il Totò Cuffaro il perno centrale assieme allo stesso Mannino. Ma sul presidente della Provincia di Trapani ci sono due informative legate ad indagini an-

timafia, una della polizia di Alcamo, una seconda (la più recente) della Dia. I fondatori del Pid (Popolari per l’Italia di domani) avranno certamente fiutato le intenzioni di Turano, tant’è che lo hanno invitato a non partecipare all’assemblea costitutiva. Come dire: non sei tu che prendi le distanze da noi (inquinati), ma siamo noi che non ti vogliamo. La nota al vetriolo, firmata da Calogero Mannino – non avvezzo a questo genere di iniziative - fa, infatti, esplicito riferimento ad “un dossier dal contenuto molto delicato” che dovrebbe spingere Turano ad essere “più prudente” ed a “tenersi fuori da ogni controversia politica”. E questo “anche in rispetto all'autorità giudiziaria che sulla vicenda potrebbe avere in corso di svolgimento indagini”. Che Mannino si preoccupi del caso Turano, avendo al suo fianco Totò Cuffaro (con una condanna per favoreggiamento alla mafia in secondo grado) appare singolare. La “lettura” è diversa: chi ha condiviso un certo modo

di far politica – e cioè Turano - non può tradire Sic et simpliciter senza pagare un prezzo, specialmente quando nell’armadio sono risposti degli scheletri. L’arrabbiatura di Calogero Mannino è severa, di quella che lascia segni indelebili. Mentre la scelta di Mimmo Turano è e rimane avventata. Con quello che si ventila su scala nazionale (le aperture di Bersani a Casini) ne vedremo di belle: Turano alleato con il Pd, partito che ha già tradito gli elettori alla Regione e si appresta a ri-tradirlo anche a Roma. Ed è destinata a lasciare il segno (negativo) pure la scelta avventatissima di Rifondazione comunista che, a Favignana, ha accettato di entrare in giunta assieme a Pd e Pdl. Un salto nel buio. I sostenitori della virata isolana minimizzano e la definiscono una conseguenza fisiologica delle elezioni del 2008, quando Rifondazione sostenne il sindaco Lucio Antinoro, appoggiato da un’accozzaglia di partiti. Forse Rifondazione commise già allora il primo errore. Certamente le condizioni erano particolari: con l’esclusione di Gaspare Ernandez, Antinoro rimase l’unico candidato. In ogni caso, l’appoggio esterno non può essere equiparato alla partecipazione diretta in giunta. Oggi un uomo di Rifondazione – Aldo Marchingiglio – siede al tavolo con due esponenti del Pdl (uno dei quali vicino alle posizioni di Maurizio Gasparri). Una scelta che, inevitabilmente, farà discutere, oltre che suscitare sentimenti di delusione. Il problema non sono i due assessori del Pdl che, probabilmente, saranno delle persone più perbene di tanti altri loro colleghi che governano alleati con il centrosinistra. La questione è, innanzitutto, di principio, di coerenza. In un territorio come quello del Trapanese, dove le scelte importanti li compiono personaggi con il grembiule (all’interno pubblichiamo un interessante servizio sulla massoneria nostrana) la coerenza e il senso di appartenenza assumono significati ancora più robusti. Un motivo in più per non sperimentare laboratori politici.


4 | L'INCHIESTA/1

Una provincia ad alta densità massonica

Dal Grande Oriente d’Italia ai Centri Studio: tutte le logge della provincia. di Giuseppe Pipitone

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a provincia di Trapani è storicamente territorio fertile per le logge massoniche. Qui più che altrove ad ogni mistero si è sempre accostata la presenza di questa o di quella loggia massonica. Così come parecchi degli uomini chiacchierati (numerosissimi questi ultimi) sono stati spesso considerati come “liberi muratori”. Parecchi processi hanno dimostrato che spesso essere massone aiuta negli affari, nel lavoro. E questo nonostante le logge ufficiali abbiano scopi umanitari, filosofici, morali. Le più pericolose logge infatti sono quelle segrete, quelle nate già con propositi eversivi, e con iscritti segreti. Ad oggi in Italia esistono due grandi “famiglie” di logge massoniche riconosciute: Il Grande Oriente Italiano di Palazzo Giustiniani (quello da cui nacque in seguito la famosa P2) e la Gran Loggia Regolare d’Italia. La provincia di Trapani, come detto, è ambiente in cui le logge crescono rigogliose. Ancora oggi. Le logge nel trapanese. Infatti sono tutt’ora presenti ufficialmente ben dodici logge. Un ottimo numero se consideriamo che Trapani non è tra le provincie più popolose. I casi delle logge segrete esistenti in seno ad alcuni Centri Studi ci consigliano di sottolineare la parola “ ufficialmente”. In provincia, come del resto in Italia, le logge più numerose sono quelle affiliate al Grande Oriente d’Italia. Manco a dirlo la città più massonica è Trapani con cinque logge ufficiali. Tre aderiscono alla Massoneria di Palazzo Giustiniani, due alla Gran Loggia Regolare d’Italia. Del primo gruppo fanno parte la loggia Giuseppe Mazzini, la loggia Rinnovamento, la loggia Giuseppe Garibaldi. Del secondo la Cronos e la Hochma 182. La più interessante è sicuramente quest’ultima. Soprattutto perché è facilmente rintracciabile sul web. I venerabili fratelli muratori si sono infatti dotati di un sito web tutto loro. Un sito pieno di simpatiche imbeccate. Oltre al sito della loggia – “Homo faber fortunae suae” preso in prestito da Appio Claudio Cieco – è specificato anche l’anno di fondazione della loggia – il 2005 – e una simpatica tabella con tutti gli eventi, quasi si trattasse di una cafè letterario. La differenza sta proprio negli eventi. Nessun cafè letterario o associazione culturale festeggerebbe la “festa delle rose”, cerimonia non iniziatica svoltasi lo

Erice Giuseppe Mazzini Rinnovamento Giuseppe Garibaldi

Trapani

Domizio Torrigiani

La concordia Anchise

Cronos Hocma

Paceco

La massoneria nella Provincia di Trapani

Abele Damiani

Marsala

logge del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani logge della Gran Loggia Regolare d’Italia

Francisco Ferrer Valle di Tusa Domizio Torrigiani

Castelvetrano Campobello Di Mazara

a sinistra: Grande Oriente d'Italia al centro: Gran Loggia Regolare d'Italia

scorso giugno al Molino Excelsior di Valderice. Sull’evento è anche stata allestita una brochure informativa, firmata dal Maestro Venerabile e dal Cappellano di loggia, figura quest’ultima certamente diversa da un frate cappuccino. Ma la Gran Loggia Regolare d’Italia prospera anche nella vicina Erice, dove in un’ atmosfera certamente suggestiva operano le logge Anchise e La Concordia. Il resto della provincia è territorio di conquista del Grande Oriente d’Italia. A Marsala c’è la famosa loggia Abele Damiani, a Paceco la Domizio Torrigiani. La Francisco Ferrer è la storica loggia di Castelvetrano, a cui apparteneva (o appartiene) il chiacchierato ex sindaco della città, quel Tonino Vaccarino, un tempo “maestro” di Matteo Messina Denaro (che magari potrebbe averne seguito le orme). Ben due sono infine le logge del Grande Oriente at-

tive a Castelvetrano: la Torrigiani e la Valle di Tusa. Il Centro Studio. Spesso le logge coperte hanno trovato riparo dietro il comodo paravento dei Centri Studio. Disseminati per la provincia sono decine le associazioni di questo tipo. Ma a colpire la nostra curiosità è stata L’Officina di Studi Medievali. Nonostante sia attiva a Palermo da oltre trent’anni, l’associazione è attiva anche a Trapani per iniziativa del professor Salvatore Girgenti. Svariati i docenti e gli appassionati che ne fanno parte, sicuramente (non lo dubitiamo) per accrescere le loro competenze storiche. In questo senso appare particolarmente indicata la conferenza che il prossimo 29 ottobre sarà tenuta da Calogero Mannino. Il tema è “La politica nel Medioevo”, periodo in cui Mannino era probabilmente già attivo. Al di là della facile

ironia è interessante però che il presidente dell’Officina sia il professor Alessandro Musco. L’esimio cattedratico - che essendo a capo di un officina potrebbe essere inteso come libero fabbro, anziché muratore - è balzato agli onori delle cronache quand'era capo di gabinetto dell’ex presidente della Regione Sicilia, Rino Nicolosi, messo sotto accusa nelle indagini sugli appalti, la mafia e le spartizioni tra i partiti al tempo delle grandi torte di dieci anni fa. Fino al 1992 Musco fu anche vice presidente del Cerisdi, il centro studi che sorgeva a Castello Utveggio ai tempi della strage di Via d’Amelio. Le malelingue parlano di Musco come un gran massone. Le compagnie telefoniche hanno raccontato come egli insistesse sempre per avere utenze che iniziavano col 333 e finivano col 333, sequenze numeriche importanti per la Massoneria.


6 | L'INCHIESTA/2

Trapani e la massoneria: le relazioni pericolose

Dal Centro Studi “Scontrino” al processo “Hiram”. Una storia non sempre gloriosa e qualche “mela marcia” di Vincenzo Figlioli

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lle prese con una delle fasi più delicate della sua storia recente, nell’indifferenza generale l’Italia sta celebrando i 150 anni della sua Unità. Un anniversario importante, a cui il mondo politico ha volutamente imposto il “basso profilo” per non urtare le tentazioni secessioniste della Lega o i fatui revanscismi di alcuni gruppi meridionali. Scorrendo i programmi delle iniziative tenutesi in questi mesi, balzano all’occhio quelle organizzate da alcune logge massoniche, in ricordo del ruolo che molti “fratelli” ebbero durante il Risorgimento, da Garibaldi a Nino Bixio, fino al marsalese Abele Damiani. Parlare di massoneria in Sicilia, però, porta inevitabilmente a far riferimento anche ai legami di certe logge – talvolta segrete – con la criminalità organizzata. Un dato che è stato evidenziato anche nel corso dell’ultima missione in terra trapanese della Commissione Nazionale Antimafia, nell’autunno del 2005. Interessanti restano le considerazioni che si leggono nelle successiva relazione di minoranza a proposito della provincia di Trapani, in cui “anche l’associazione massonica, per la sua struttura organizzativa, ha rappresentato uno dei momenti privilegiati di incontro, dialogo ed integrazione tra la criminalità mafiosa e gli ambienti politico-istituzionali in grado di favorire Cosa nostra nel raggiungimento dei suoi obiettivi”. Un passaggio che trova la sua spiegazione in una serie di episodi che mostrano la commistione di interessi che in più occasioni si è registrata tra la massoneria deviata e la mafia. A partire dalla vicenda del Centro Studi “Scontrino” di Trapani, che con le sue sette logge e i suoi 200 iscritti, fu al centro di una delle più importanti inchieste giudiziarie degli ultimi trent’anni, partita il 6 aprile del 1986 con una perquisizione della Squadra Mobile. Dal sequestro degli elenchi emerse che “Iside 2” era una loggia “coperta”, i cui componenti non erano noti agli

iscritti a quelle ufficiali ed erano in contatto con una loggia palermitana – anch’essa segreta – che faceva capo a Pino Mandalari, noto come il “commercialista di Riina”. Tra gli iscritti al Centro “Scontrino” figuravano anche il boss mazarese Mariano Agate, il campobellese Natale Dell’Ala, il marsalese Ciccio Caprarotta, gli alcamesi Giovanni Pioggia e Pietro Fundarò, che seguendo le indicazioni dei corleonesi avevano portato la mafia locale all’interno dei centri urbani e dei pubblici uffici. E che dietro il paravento del centro studi, incontravano amministratori, politici e professionisti per parlare di appalti, assunzioni, procedimenti giudiziari e campagne elettorali. Ma anche di traffico d’armi e intrighi internazionali. A completare il quadro, il legame con la P2, garantito dalla presenza tra gli iscritti al Centro “Scontrino” dell’avvocato Augusto Sinagra, legale di Licio Gelli. Del resto, la loggia guidata dal “Maestro Venerabile” poteva già contare su alcuni prestigiosi contatti in provincia, con alcuni rappresentanti dell’alta borghesia locale, effettivamente iscritti alla P2: come Antonio D’Alì Staiti (proprietario della Banca Sicula e zio dell’omonimo senatore del Pdl), Giuseppe Varchi (capo di gabinetto della Questura di Trapani) e il magistrato marsalese Salvatore Cassata. Senza dimenticare uno dei personaggi più controversi del trapanese, l’ex sindaco democristiano di Castelvetrano Tonino Vaccarino, pienamente inserito negli ambienti massonici (Loggia Francesco Ferrer) e tornato agli onori delle cronache qualche anno fa per il carteggio intrattenuto con il boss Matteo Messina Denaro e finito tra le mani del Sisde. Ma i rapporti tra mafia e massoneria in provincia di Trapani non si fermano alle cronache degli anni Ottanta. Perché nel silenzio dei media, è ormai giunto alle battute finale il processo “Hiram”, uno dei procedimenti giudiziari più complessi degli ultimi anni, incentrato su un

Le rivelazioni dell’ex massone di Giuseppe Pipitone

Nate ora dentro una loggia ufficiale, ora dietro la copertura dei centri studio, le logge coperte nascono già con obbiettivi eversivi. Sarà per questo che sono tenute segrete, così come è segretissimo l’elenco degli iscritti. Per cercare di entrare più a fondo nei misteri della Massoneria trapanese L’Isola ha rintracciato un ex massone “pentito”, per intervistarlo. L’ex fratello muratore ha accettato di incontrarci, a patto però che quest’intervista venisse resa in forma anonima. Come si è avvicinato alla massoneria? Mi ha proposto di diventarne membro un amico. All’inizio pensai che potesse essere interessante, mi ha sempre affascinato l’argomento. Come avviene l’iniziazione? L’iniziazione è un processo a fasi. All’inizio il profano (ovvero il non ancora massone) viene fatto accomodare in una stanza dove deve meditare. In seguito, dopo circa un’ora, si avvicina un Gran Maestro che chiede al profano di consegnargli i beni materiali, oggi sarebbe il cellulare un tempo era la borsa dei denari. Dopo l’iniziato verrà accompagnato alla porta della loggia dove sarà accolto dai futuri fratelli. Gli sarà spiegato secondo il rito l’entità della massoneria come serio gruppo di studio. A questo punto si presterà giuramento di fedeltà. E’ stato direttamente scelto per far parte della sua loggia, quindi la sua non era una loggia riconosciuta? Esatto. Era una loggia “coperta”, una sorta di cenacolo dei “migliori”. Chi ci faceva parte? Politici di primo piano, imprenditori, qualche personaggio effettivamente chiacchierato ma anche dei veri galantuomini. Chi nella fattispecie? Non penso sia conveniente per lei e per il suo giornale ne scriverlo ne saperlo. Ci può almeno dire quante logge “coperte” ci sono in provincia? Ce ne sono diverse di logge “coperte”. Alcune in seno ad associazioni. Altre autonome.. Lei faceva parte di una loggia “coperta” di Alcamo, dove non ci sono logge ufficiali, quindi la sua è una loggia autonoma. Autonoma si, è la loggia Kyros, creata con l’unico scopo di parlare meglio con certi ambienti e non è l’unica. Parlare di che? Affari. Sia pubblici che privati. Strategie anche politiche. È per questo che mi sono tirato fuori. Perché? Perché mi considero tra quei galantuomini. E i miei studi preferisco farmeli da solo.

complesso intreccio che tra il 2005 e il 2007 ha legato la Sicilia Occidentale e la Corte di Cassazione. Una vicenda che vede tra i protagonisti l’imprenditore mazarese Michele Accomando (iscritto alla Gran Loggia Unita d’Italia), che come il marsalese Nicolò Sorrentino e l’ex assessore democristiano di Canicattì Calogero Licata era in costante contatto con il faccendiere umbro Riccardo Grancini – anche’egli ritenuto vicino ad ambienti massoni – per ottenere informazioni riservate su una serie di processi in Cassazione, tra cui quelli che vedevano alla sbarra Giovan Battista Agate, Epifanio Agate e Davide Riserbato rispettivamente fratello, figlio e figlioccio dello storico capomafia mazarese. La novità degli ultimi anni è però che il Grande Oriente d’Italia, la principale Loggia italiana, si è più volte costituita parte civile in quei procedimenti giudiziari

– come il processo “Hiram” - laddove riteneva che l’onorabilità della “Libera Muratoria Regolare” di Palazzo Giustiniani fosse stata screditata dall’operato di alcuni “sedicenti massoni” appartenenti ad altre logge. Un concetto ribadito con forza dal G.O.I., che rivendica il sacrosanto diritto di distinguere le mele marce dalla parte sana della massoneria, lamentando una scorretta rappresentazione del fenomeno da parte della stampa italiana. “Per essere ammessi al Grande Oriente occorre presentare un certificato penale, che deve essere necessariamente intonso”, ricorda Luca Bagatin sul suo blog. Dimenticando che prima di iniziare la professione anche i medici hanno l’obbligo del giuramento di Ippocrate. Ma non è che lo rispettino sempre. A 150 anni dall’Unità, questo Paese sembra più unito dalle eccezioni che dalle regole.


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8 | PROVINCIA

Una polemica inopportuna

Turano rimane all'Udc, ed è scontro con Mannino che ha appena fondato il suo nuovo partito. di Gianfranco Criscenti

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a scelta di restare nelle file dell’Udc, sembrava dettata dalla coerenza e dal senso di appartenenza ad un partito di cui sembra condividere ideali e programmi. Non sarebbe, però, così. A spazzare via la coltre di fumo e a mettere a nudo la verità, sulla decisione di Mimmo Turano, presidente della provincia di Trapani, è stato Calogero Mannino, deputato del neonato partito, Popolari per l’Italia di Domani, costituito, dagli ex “ribelli” dell’Udc. “Voleva partecipare all’assemblea del Pid, ma noi gli abbiamo consigliato di astenersi”. Demolita la coerenza di una scelta che a questo punto, sarebbe solo figlia di un grande rifiuto, Mannino, si lascia andare all’affondo finale. “Il consiglio che abbiamo dato a Mimmo Turano, scaturisce dalla circostanza che lui è stato al centro di un dossier dal contenuto molto delicato, pubblicato dal giornale, l’Unità”. Il riferimento, è all’articolo in cui vengono evidenziate le “relazioni pericolose” di Mimmo Turano, in particolare i rapporti con il “re del vento”, l’imprenditore alcamese Vito Nicastri. “Nel dubbio che possa essere vero – ha affermato Maninno - nel senso delle origini di iniziativa giudiziaria, abbiamo ritenuto che fosse più prudente per il presidente della provincia di Trapani, tenersi fuori da ogni controversia politica. Questo anche in rispetto alla autorità giudiziaria”. Il presidente della Provincia, Mimmo Turano, ha però smentito di avere ricevuto consigli da esponenti del Pid. “Ribadisco - ha sottolineato – di non essere oggetto di indagini da parte dell’autorità giudiziaria. Mi sorprendono le dichiarazioni di Mannino che sono a dir poco una stigmatizzabile reazione alla mia decisione di rimanere nell’ Udc”. E se Turano, non può

Il presidente della Provincia di Trapani, Mimmo Turano

L'onorevole Calogero Mannino

essere paragonato a Padre Pio, lo stesso vale per i fondatori del Pid. Ma l’onorevole Mannino, che per ragioni di correttezza non ha voluto Turano, non deve essersi accorto che tra i fondatori dei Popolari per l’Italia di Domani c’è Saverio Romano, che nel 2003 è stato indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Inchiesta poi archiviata. Nel 2009, Massimo Ciancimino, accusò Romano di avergli pagato tangenti per 100 mila euro. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati della Dda di Palermo, per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra, assieme a Totò Cuffaro e Carlo Vizzini. Tra gli ex “ribelli” di Casini, c’è anche Giuseppe Drago, condannato in appello nel 2006 per peculato. Nel maggio 2009, Drago è stato condannato pure in Cassazione: tre anni di reclusione (coperti dall'indulto) e interdizione perpetua dai

pubblici uffici (poi ridotta anch'essa a tre anni). Ma che ha fatto per buscarsi tre anni per peculato? Nel 1998, allo scadere del suo breve mandato di presidente della Regione Sicilia, svuotò la cassa dei fondi riservati e si portò via i 268 milioni di lire ivi contenuti. Ovviamente nel neo partito della trasparenza, non poteva mancare lui, “vasa vasa”, Totò Cuffaro, condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato la mafia e rivelazione del segreto istruttorio. E il moralista Mannino? È stato assolto dopo quindici anni (in tutti e tre i gradi di giudizio), dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Leggendo le motivazioni della sentenza però appare chiaro come gli stessi giudici che lo hanno assolto, hanno ritenuto provati molti dei fatti contestati dall’accusa: un pranzo con un gruppo di ufficiali medici e con due boss; la partecipazione alle nozze fra Maria Silvana Parisi e Gerlando Caruana, figlio di Leonardo, boss di Siculiana; i rapporti con gli esattori mafiosi Nino e Ignazio Salvo, ai quali Mannino – da assessore regionale alle Finanze – concesse in gestione l’esattoria di Siracusa; gli incontri in casa sua con il boss Antonio Vella e con Gioacchino Pennino, medico palermitano di Brancaccio, esponente della Dc cianciminiana, discendente di una famiglia mafiosa, amico dei boss Giuseppe Di Maggio, Totò Greco e i fratelli Graviano, per chiedere e ottenere voti. “È acquisita la prova – scrive il tribunale che lo assolse – che nel 1980-81 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa Nostra, Antonio Vella”, e poi con altri boss. Il “patto elettorale ferreo, avallato dall’intervento di un mafioso come Vella costituisce una chiave interpretativa della sua personalità e consente di invalidare buona parte del capitolato difensivo, volto a rappresentare Mannino come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi o addirittura vittima di chissà quali complotti”. La questione controversa, valutata diversamente nei vari gradi di giudizio, non sono i rapporti e gli accordi coi mafiosi: è la “controprestazione” fornita da Mannino a Cosa Nostra, il do ut des necessario per innescare il concorso esterno. Per i giudici del primo appello, i favori alla mafia sono provati; per il secondo appello e la seconda Cassazione, non abbastanza. Insomma, è proprio il caso di dirlo. Da che pulpito viene la predica.


VALDERICE

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La deposizione di Camillo Iovino al processo Cosa Nostra Resort Iovino: "Ho conosciuto Tommaso Coppola dopo le elezioni che abbiamo vinto al secondo mandato di Giacomo Tranchida". di Pamela Giacomarro

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l pubblico ministero, Andrea Tarondo, alla fine ha rinunciato alla deposizione dell’imprenditore, Nino Birrittella, nell’ambito del processo Cosa Nostra Resort. L’accusa, ha prodotto d’accordo con la difesa, un verbale, redatto in occasione di un incidente probatorio. Ad essere ascoltato, invece, uno degli imputati del processo, il sindaco di Valderice, Camillo Iovino, che secondo la tesi accusatoria avrebbe fatto da intermediario per assicurare all’imprenditore mafioso, Tommaso “Masino” Coppola, in carcere dal 2005, la fornitura di materiale per alcuni lavori al porto di Castellammare del Golfo. In particolare, secondo le dichiarazioni rilasciate da Onofrio Fiordimondo, nipote di Masino Coppola, Iovino, sarebbe stato il tramite per arrivare al senatore Antonio D’Alì. Nel corso della sua deposizione, il sindaco di Valderice, ha ammesso di aver conosciuto l’imprenditore, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Mafia e Appalti”, prima che finisse in carcere, quando non era ancora indagato. “L’ho conosciuto – ha affermato Iovino – dopo le elezioni che abbiamo vinto. Mi riferisco al secondo mandato di Giacomo Tranchida. Ricordo che eravamo nella stanza del sindaco.

C’erano pure Camillo Oddo, Enzo Miceli e Vito Gerbino, zio dell’onorevole Oddo. Successivamente, l’ho incontrato quando ho deciso di candidarmi a primo cittadino , nella lista di Forza Italia. Coppola era uno che aveva parecchi dipendenti. Insomma, le nostre frequentazioni, sono legate solo al mio progetto politico”. Iovino, inoltre, ha respinto le accuse di Fiordimondo. "Nel 2004 l'imprenditore di Valderice Tommaso Coppola mi chiese, da coordinatore di Forza Italia, di incontrare il senatore Antonio D'Alì. Voleva sapere quando cominciavano i lavori al porto di Trapani, in vista della Coppa America, ed il numero di telefono del direttore dei lavori della società che stava eseguendo le opere''. ''Il senatore o il suo segretario, adesso non ricordo, fornì al Coppola il numero richiesto'', ha affermato Iovino, puntualizzando che l'imprenditore ''era intenzionato alla fornitura di pietrame alla ditta che si era aggiudicata l'appalto''. Tommaso Coppola, finito in manette con l’accusa di associazione mafiosa, dal carcere, avrebbe tentato in ogni modo di salvare le proprie aziende. “Coppola, ha concluso Iovino - era considerato una persona rispettabile”.

Il Senatore del PdL, Antonio D'Alì

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via Ten. Vito Manno 27, tel. 092421336 c.so VI Aprile 99, tel. 0924 25313 ALCAMO (TP) Camillo Iovino, sindaco di Valderice


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Ospedale, il reparto di Ostetricia torna in piena attività Il Piano di riordino della rete ospedaliera mette a rischio il futuro del nosocomio alcamese. di Linda Ferrara

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econdo quanto stabilito dal Piano di riordino della rete ospedaliera in provincia di Trapani, approvato nel mese di marzo dall’Assessorato regionale per la Salute, presso il presidio ospedaliero San Vito e Santo Spirito di Alcamo opererà un PTA (Punto territoriale di assistenza). Tale PTA diventerà il punto unico di accesso ai servizi ospedalieri e territoriali della ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) e tra le sue attività prevederà l’assistenza sanitaria di base, specialistica, domiciliare, residenziale e il punto territoriale di emergenza (PTE) h24 . La costituzione del PTA rappresenta una delle più importanti novità del Piano di riordino, il quale punta a una riduzione dei posti letto per acuti, l’attivazione di quelli per la riabilitazione e lungodegenza e la rideterminazione delle piante organiche aziendali. Ma quest’ultimo punto, aveva già portato al braccio di ferro tra l’Amministrazione locale e la

Regione Siciliana nel corso del 2009, in quanto una ridotta pianta organica avrebbe condotto ad una possibile chiusura del presidio ospedaliero della città. Nel 2010 si è riusciti ad arrivare ad un accordo che consente la piena funzione di tutti i raparti dell’Ospedale S.Vito e S.Spirito, sebbene con una riduzione dei posti letto, da otto a due nel reparto di Cardiologia e, di conseguenza, la riduzione dei medici in servizio, passati da sette a quattro. Inoltre, la polemica estiva incentrata sul funzionamento dei reparti di ostetricia e pediatria, sembra si sia placata grazie alla recente assunzione di due medici a tempo determinato nel reparto Ostetricia-Ginecologia, ritornata in funzione h24 e che, dunque, assicurerà i parti, mentre la Pediatria continuerà a prestare servizi h12. Un’importante novità dato che, negli ultimi mesi, diverse cittadine sono state costrette a rivolgersi alle strutture ospedaliere fuori città, co-

Mimmo Turano e Giacomo Scala mentre firmano il protocollo d'intesa per la costruzione del nuovo ospedale

me quelle di Partinico e Trapani, per poter portare a termine la loro gravidanza. Un’altra novità, che affianca l’istituzione del neo Presidio territoriale di assistenza, concerne l’obbligo per i reparti di sottoporsi ad una verifica annuale che prevede il raggiungimento di alcuni obiettivi. Tale verifica, però, richiederebbe dei parametri, il cui conseguimento, difficilmente potrà essere rispettato. Per fare un esempio, sembra che per mantenere attivo il reparto di Ostetricia bisognerà effettuare circa 400 parti all’anno. Un fatto irrealizzabile, perché non è stata mai raggiunta una tale cifra nel nosocomio alcamese e, con la tendenza nella diminuzione delle nascite, questo parametro sembra non tener conto della realtà. Infatti, secondo quanto si afferma nella bozza del Piano Regionale della Salute 2010-2012 dell’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia, nella nostra isola, si registra una più alta natalità rispetto al resto delle altre regioni italiane, tuttavia in costante decremento (nel 2007 il tasso di natalità è stato pari 9,8 per mille abitanti contro la media nazionale di 9,6 nati ogni mille abitanti). Si apprende, inoltre, che negli ultimi anni l’età media delle donne al momento del parto è di 29,8 anni. Si sono ridotti i parti in donne con meno di 20 anni, mentre sono aumentati quelli in donne con più di 35 anni. La frequenza complessiva di parti cesarei si mantiene elevata, (nel 2006 è del 53,6%), con differenze legate al tipo di struttura (50% nel pubblico, 75% nel privato) e in aumento con l’età

della madre. Come suddetto, se tutti i reparti non rispetteranno i criteri previsti dal Piano di riordino, si procederà alla loro chiusura. Per tale ragione, si potrebbe pensare che la chiusura del presidio ospedaliero di Alcamo sia solo questione di tempo. Intanto, il famoso protocollo d’intesa stipulato nel mese di maggio tra il Comune di Alcamo, la Provincia di Trapani e la Regione Sicilia, per la realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero in contrada S. Gaetano, si trova ad un punto fermo. La struttura dovrebbe essere finanziata da privati attraverso la c.d. finanza di progetto (project financing). I soggetti promotori, infatti, propongono ad una PA di finanziare e gestire un’opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dall’efficiente gestione dell’opera stessa. Cosa otterranno i soggetti privati dalla fabbricazione del nuovo presidio ospedaliero è prevedibile: la gestione degli interni dell’ospedale, i parcheggi e la pulizia. Ma c’è anche chi vede in questo la possibilità che i nuovi posti di lavoro costituiranno un possibile bacino di voti per gli aspiranti alle poltrone dei palazzi, anche se è veramente difficile pensare che un’opera del genere possa essere creata in tempo per le prossime elezioni amministrative o nazionali. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, un consorzio di banche (probabilmente nazionali) si sta interessando al progetto che verrà presentato dall’ASP entro il mese di novembre.


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Salvatore Trovato: “guardo al terzo polo”

Il consigliere comunale abbandona l’Udc e si dichiara indipendente, ma vicino al sindaco Giacomo Scala. di Domenico Surdi

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l consigliere comunale Salvatore Trovato è stato, fino ad oggi, poco lineare ma comunque coerente con la filosofia centrista di cui egli si dichiara “portatore sano”. Eletto nella lista “Democrazia Cristiana”, aderisce successivamente al gruppo consiliare della Margherita e poi a quello misto. Poco dopo, sposa la causa dell’Udc, entrando nel relativo gruppo. Oggi, invece, si dichiara indipendente, vicino al sindaco Giacomo Scala e, in definitiva, possibilista su una futura adesione alle ragioni della maggioranza. Consigliere, da cosa è dipesa questa scelta politica di abbandonare l’Udc e transitare nuovamente nel gruppo misto? Innanzitutto, ho fatto la scelta di staccarmi dall’Udc perché non ne condividevo più la politica nazionale e locale: non credo più che possa rappresentare una forza capace di incidere positivamente sulle decisioni politiche riguardanti i cittadini. Mi sono dichiarato, dunque, indipendente, vicino al sinda-

co Giacomo Scala. Appoggerà, dunque, le scelte della maggioranza? Al momento, come dicevo, non ho aderito alla maggioranza, mi riservo di farlo eventualmente dopo una fase di discussione con il sindaco attorno a determinati punti programmatici che ritengo particolarmente importanti. Onestamente, devo dire che guardo con molta attenzione al cosiddetto terzo polo: mi sono sempre dichiarato uomo di centro. In questo senso, lavorerò insieme agli altri consiglieri usciti dalla minoranza, Gaspare Coppola e Stefano Milito (1959, ndr), per la costruzione di un nuovo gruppo consiliare che possa incidere con forza nella politica locale. Pensa che questo ragionamento possa portare questo futuro soggetto politico ad una consacrazione a livello di giunta? È presto per dirlo. Certo, avere un assessore nostro potrebbe consentirci di avere ancora più forza in amministrazione. Sarà, comunque, uno dei punti

che chiederemo al sindaco se dovessimo decidere di appoggiare la maggioranza. Parlava di punti programmatici sui quali trovare una convergenza. A quali si riferisce? Ci sono alcuni punti che mi stanno a cuore. Innanzitutto, vorrei premere affinché venga istituito il vigile di quartiere al fine di garantire sicurezza per le strade della città. Poi, sono convinto che sia necessario diminuire l’addizionale irpef che grava sui cittadini ed, infine, cercare di cambiare il sistema di contributi a pioggia sul sociale, per portare risparmio alle casse comunali. Sono convinto che è necessario distribuire meglio tali risorse fra chi ne ha realmente bisogno: per esempio attraverso lo scambio con prestazioni d’opera. Ci dia un giudizio sull’operato della giunta, da indipendente. Per certi versi la giunta l’amministrazione ha fatto qualcosa, anche se il momento economico non è dei migliori. Ritengo che, ad oggi, il neo è rappresentato dal personale. Il numero

Il consigliere comunale, Salvatore Trovato

degli impiegati comunali è troppo elevato e soprattutto non viene sfruttato bene. È necessario lavorare affinché il personale venga distribuito nei settori più importanti, che richiedono maggiori energie.

Giunta: chi sarà il nuovo assessore?

Il nome uscirà, probabilmente, dal trio Trovato- Coppola- Milito, da poco usciti dalla minoranza.

di Domenico Surdi

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orse si stava meglio quando si stava peggio. O forse, alla fine, non è che sia cambiato poi così tanto. Una cosa è però certa: da quando sono nati questi superpartiti di massa (Pd, Pdl e varie derivazioni) ciascuno ha potuto fare il bello ed il cattivo tempo, senza temer di peccare di coerenza o, come si diceva una volta, di principi. Questo vale a livello nazionale, ma anche regionale e comunale. E a dimostrarlo sono sia le vicende politiche che al momento sono sotto gli occhi di tutti (alcune) sia

gli accordi che si stanno intessendo in preparazione delle prossime elezioni. Insomma, stando ai tempi della politica, possiamo dire che ci troviamo in piena fase di trattative. È questa, almeno, l’aria che si respira a Palazzo di Città, non solo in giunta ma anche in consiglio comunale. Prova ne sia, ad esempio, il recente “salto di barricata” compiuto da tre consiglieri comunali fino a ieri di opposizione. Si tratta di Salvatore Trovato, Gaspare Coppola e Stefano Milito (1959), provenienti dall’area Udc. Formalmente, i tre

transfughi si sono dichiarati indipendenti, ma è evidente che il prossimo passo sarà quello dell’adesione alla maggioranza. A tale obiettivo, pare giungeranno attraverso la costituzione di un gruppo consiliare centrista che dovrebbe avere come riferimento il cosiddetto terzo polo. Su questa linea, il diretto interlocutore dei tre, è Giacomo Scala. Il sindaco, infatti, è ormai da tempo impegnato a raccattare voti e appoggio: voti all’interno del consiglio comunale, dove la maggioranza è apparsa in certe occasioni in bilico; appoggio, evidentemente per le prossime regionali, alle quali intende candidarsi. Un lavorio sottile ma intenso che porterà, quanto prima, a nuovi equilibri di giunta. Sicuramente, ad esempio, se il progetto di Salvatore Trovato e compagni si concretizzerà, i tre chiederanno in cambio un assessorato. Il punto è: chi dovrà fargli posto? Scala parla da tempo di assessori inefficienti e di un imminente rimodulazione, ma più che all’insegna dell’inefficienza sembra che il nuovo rimpasto verrà fatto per

ragioni politiche. Ormai da tempo si fa il nome di Franca Milito, assessore alle Pari Opportunità, Relazioni con il Pubblico e (per ciò che più interessa) al Personale, delega, quest’ultima, che potrebbe interessare molto allo stesso Trovato. I rapporti tra la Milito, rappresentante dell’ex area diessina, e il resto del Pd “margheritiano” sembrano, infatti, in discesa.“C’è una maggioranza politica espressa durante la fase congressuale, quando sono stati eletti i segretari: non è più una questione di “aree”. Se il mio partito, dunque, prenderà determinate decisioni e mi chiederà di fare un passo indietro sarò pronta”, ha dichiarato la stessa. Un altro possibile candidato a perdere la poltrona potrebbe essere, inoltre, l’assessore Milazzo, se non altro per ragioni politiche: Italia dei Valori, infatti, ha governato, ad oggi, senza avere espresso nemmeno un consigliere comunale. Scala avrebbe gioco facile, quindi, a chiedere un piccolo passo indietro in favore della coalizione. Tanto per i rimpasti c’è sempre tempo.


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Pellerito sorvegliato speciale Congresso Idv: Di Franco nominato Per la Questura si tratta di una “elevata pericolosità sociale” del consigliere provinciale. nel collegio di garanzia di Giuseppe Pipitone

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ra balzato agli onori della cronaca giudiziaria già nei primi anni ’90, quando era stato accusato di aver fatto da “palo” durante un omicidio in ospedale. Posizione archiviata. Poi un anno fa, fu accusato di falso e soppressione in documenti con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. In seguito anche un avviso di garanzia perché sospettato di associazione mafiosa. La carriera giudiziaria di Pietro Pellerito, non c’è che di-

re, è travagliata, nonostante per sua fortuna non abbia ad oggi alcuna condanna. Ma anche la carriera politica non è statica. Eletto due anni fa consigliere provinciale nell’Udc con oltre duemila preferenze, ha abbandonato il partito di Casini perché non gli era arrivata nessuna solidarietà dopo quanto emerso dall’indagine Abele. Un tempo i politici indagati erano in silenzio stampa. Ora chiedono solidarietà. L’ultima tacca nel carnet giudiziario di Pellerito, infermiere di 51 anni, è la sorveglianza speciale che la questura di Trapani ha chiesto alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale. Tale trattamento, sempre secondo la questura, è necessario vi-

sta “l’attuale, elevata e qualificata pericolosità sociale del Pellerito.” Condizione, senza dubbio bisognosa di qualche solidarietà, magari da qualche componente di Alleanza per la Sicilia, il suo nuovo partito. Dall’operazione Abele era emerso che, secondo gli inquirenti, Pietro Pellerito aveva intercesso presso il dottor Calandra dell’ospedale di Alcamo per fare modificare un certificato medico che da incidente sul lavoro era diventato incidente automobilistico. “L’incidentato” era un dipendente della Medicementi, l’azienda di Liborio Pirrone, considerato prestanome del clan Melodia. Successivamente la Procura aveva notificato un altro avviso di garanzia al consigliere provinciale per associazione mafiosa. Sospette erano le continue visite alla macelleria di Tommaso Vilardi, nipote del boss Nicolò Melodia. “Andavo lì solo per comprare carne” la pronta risposta di Pellerito. Il suo avvocato Baldassare Lauria aveva dichiarato ai tempi che “quando si tratta di reati di mafia, laddove ci sono degli indizi, l’arresto o la cattura in carcere è obbligatoria. Il fatto stesso che Pellerito sia destinatario di un semplice avviso di garanzia dimostra proprio l’insussistenza del quadro indiziario”. La richiesta della sorveglianza speciale potrebbe, forse, essere dovuta proprio ad un quadro indiziario non troppo insussistente. Resta da capire come sia possibile che un consigliere provinciale, che rappresenta oltre duemilacinquecento dei suoi concittadini, sia considerato “qualificatamente pericoloso” dalla Questura.

Il giovane avvocato alcamese vigilerà sul comportamento degli iscritti. di Giuseppe Pipitone

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talia dei Valori inizia ad organizzarsi per bene anche in Sicilia. Con lo spettro delle elezioni sempre presente sullo sfondo politico, è bene farsi trovare pronti. Ed anche in Sicilia i sondaggi danno un buon guadagno di punti percentuali al partito di Antonio Di Pietro. Il congresso regionale del San Paolo Palace Hotel ha eletto coordinatore regionale il senatore Fabio Giambrone, già commissario di Idv in Sicilia. Giambrone era praticamente il candidato unico, se si esclude la scarna percentuale (meno del 15 per cento) andata alla mozione dell’assessore gelese Orazio Rinelli. Nel collegio di garanzia è stato eletto anche il giovane avvocato alcamese Leonardo Di Franco. Insieme a Fede-

rico Bizzini e Pietro Savà, Di Franco vigilerà sul comportamento dei tesserati di Italia dei Valori, sui curriculum dei nuovi iscritti, e sul rispetto del codice etico del partito. Già candidato alle elezioni regionali del 2008, nel collegio di Trapani, Di Franco è da 2 anni nella segreteria regionale di Idv. “Mi sono occupato soprattutto d’Europa e proprio in questi giorni sarò ad Helsinki ad una conferenza del partito europeo liberal democratico, dato che ho fatto uno studio sulla mancata affermazione dei partiti liberal democratici nei paesi mediterranei”. Leonardo Di Franco, in passato anche docente a contratto presso l’Ateneo palermitano, è un fedelissimo di Leoluca Orlando. “Ma ormai il mio ruolo all’interno del partito è super partes perché dovrò vigilare sulla condotta di tutti gl’iscritti prendendo anche decisioni drastiche come l’espulsione. Che poi in Italia dei Valori non esistono vere e proprie correnti.” Eppure negli ultimi tempi ci sono state alcune divergenze tra gli organi di partito e alcuni elettori vicini alle posizioni di Sonia Alfano. “In quel caso non penso si possa parlare di correnti, dato che in realtà non c’è una vera divergenza di linea politica. Si parla più che altro di piccole divergenze di carattere più personale che ideologico. Molti di coloro che si considerano sostenitori di Sonia Alfano poi non sono neanche tesserati”.

Quando la scuola educa meglio di alcuni “genitori”

Plesso Vittorino da Feltre. Un gruppetto di genitori contro un bambino diversamente abile

di Vito Lombardo

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’anno scolastico 2010/2011 si è aperto con la fredda mannaia tenuta in pugno dalla Ministra Maria stella Gelmini che con spregiudicata precisione ha tagliato e provocato numerose ferite alla pubblica istruzione. In questo clima è cominciato l’attuale anno scolastico anche per gli alunni del distretto scolastico n° 62 del 2° circolo di Alcamo del plesso Vittorino da Feltre. Un gruppetto di genitori compatto e caparbio, tutti della stessa classe, protestava fuori dall’istituto per l’infanzia, non facendo entrare i loro figli nell’aula, perché lamentavano: sia un sovraffollamento dell’aula, numerosi bambini

in una classe piccola, sia la mancanza di un collaboratore scolastico rispetto all’anno precedente. Altri genitori, contrari alla lamentela, insinuavano che la protesta per il sovraffollamento dell’aula fosse solo un pretesto per sollecitare il dirigente scolastico Biagio Ciacio a far cambiare classe ad un bambino diversamente abile. Il fatto che successivamente il bambino sia stato iscritto in un’altra classe ha alimentato le insinuazioni ed ha prestato il fianco alle malevoli interpretazioni. Il dirigente scolastico del 2° circolo di Alcamo Biagio Ciacio ha affermato che per la questione dei collaboratori scolastici, il problema iniziale, causa-

to dall’assenza di un collaboratore si è risolto subito con la nomina di un sostituto. Pertanto il plesso Vittorino da Feltre ha lo stesso numero di collaboratori dello scorso anno. Per quanto riguarda le insinuazioni sull’iscrizione del bambino disabile in un’altra sezione – sottolinea Biagio Ciacio – la questione è semplice: il criterio che viene adottato per l’assegnazione delle aule è quello di avere classi più numerose nelle aule più grandi e meno bambini in quelle più piccole. Nella fattispecie del bambino diversamente abile – conclude con determinazione e chiarezza il Ciacio – è stata accolta la richiesta della mamma che era

quella di iscrivere il bambino presso la sezione affidata all’insegnante che il bambino aveva nell’anno scolastico precedente, docente a cui il bambino era molto affezionato. Inoltre la maestra è coadiuvata da un’altra insegnante di sostegno che si dedica completamente a lui. La vicenda, dalle parole del dirigente Ciacio, è chiara: la scuola ha fatto di tutto affinché il bambino potesse integrarsi con i suoi compagni, mentre alcuni “genitori”, sciacalli di valori, farebbero meglio, per il bene dei loro figli, a delegare la loro educazione ad altri.


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Passalacqua: “La sinistra deve diventare realtà di governo” Dopo l’adesione al partito di Vendola, il consigliere provinciale marsalese chiama a raccolta il centrosinistra. per preparare un’alternativa a Carini di Vincenzo Figlioli

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icostruire il centrosinistra in provincia di Trapani. Un obiettivo ambizioso, quello che gli iscritti a Sinistra e Libertà hanno ribadito nel corso del primo congresso provinciale del partito celebratosi nei giorni scorsi a Marsala. E che è stato al centro dell’intervento del consigliere provinciale Ignazio Passalacqua,

che nelle scorse settimane ha lasciato il gruppo consiliare del Pd formalizzando la propria adesione al progetto politico guidato dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Perché questa scelta? Perché in questo momento c’è bisogno di riportare i temi della sinistra al centro dell’agenda politica. E di rilanciare una

nuova coalizione di centrosinistra che sappia proporre un modello alternativo nella gestione della cosa pubblica. Su che punti si reggerebbe questo modello alternativo? Sui temi che dovrebbero essere più cari a quest’area, dai giovani alle politiche del lavoro. E la legalità, quella dei fatti concreti, in modo da porre una sincera questione morale all’interno dell’ambiente politico. Senza dimenticare la tutela dell’ambiente, dicendo un fermo “no” al fantasma delle trivellazioni e alle speculazioni edilizie fini a se stesse, e un “sì” deciso alla valorizzazione delle aree protette. Dobbiamo inoltre rilanciare il tema dell’agricoltura. Per troppo tempo si è puntato solo sui contributi dei vari governi. E’ ora di rivoluzionare il sistema dalla base, a partire dalle piccole aziende, motore del sistema economico locale. Nel Pd non c’era spazio per questi temi? Non sono mai stato iscritto al Pd. Abbiamo sostenuto Crocetta alle Europee, convinti della bontà della cosa. Poi c’è stato il cataclisma, con il Pd che è arrivato a sostenere il governo Lombardo alla Regione. A livello locale, poi, il Pd sembra una scatola chiusa a ca-

mera stagna, incapace di aprirsi a nuove realtà. La forza di Vendola sta nella sua capacità di proporre una leadership nazionale partendo da un’esperienza di governo locale. Com’è possibile declinare il modello pugliese a Marsala? La sinistra deve cambiare impostazione, diventando realtà di governo. Non solo con la candidatura di Vendola alla Presidenza del Consiglio, ma anche negli enti locali. Occorre rilanciare al più presto un tavolo del centrosinistra con il Pd, Italia dei Valori, Sinistra e libertà, Rifondazione. Coinvolgendo le associazioni e i singoli cittadini per lavorare a un’idea di città alternativa al disastro della giunta Carini. Alla Regione però il Pd governa assieme a Mpa e Udc. Sono immaginabili conseguenze a livello locale? Il tavolo del centrosinistra va convocato al più presto. Anche per capire cosa vuole fare il Pd. Se preferiscono piegarsi alla volontà di Udc e Mpa, sono problemi loro. Da parte nostra, non ci sono veti. Purché le alleanze si fondino su progetti concreti e condivisi, portati avanti da persone serie e perbene. Nel 2006 il centrosinistra puntò su

un candidato che veniva dal centrodestra - Massimo Grillo - per le elezioni provinciali. Cosa succederebbe se qualche dirigente provinciale intendesse ripercorrere quella strada, sostenendo Giulia Adamo alle prossime comunali? Marsala deve recuperare la propria autonomia. Il candidato sindaco di questa città non dovrà essere scelto nelle segrete stanze dei partiti a Trapani. Ma dai marsalesi, attraverso le primarie, lo strumento più adatto per evitare di ripetere certe scelte sbagliate che sono state fatte in passato. Se Giulia Adamo vuole allearsi con il centrosinistra dovrà misurarsi con un programma per la città. Ma senza alcuna imposizione, altrimenti la porta è chiusa in partenza. Quale dovrebbe essere l’identikit del candidato sindaco di centrosinistra? Una figura giovane e popolare, che conosca a fondo la città e non la guardi dalla sua torre d’avorio. Che sappia parlare a tutte le realtà cittadine e a tutti i ceti sociali. Che sappia guardare lontano e che abbia idea di come rilanciare la quinta città più grande della Sicilia.

La metamorfosi dell’Agrario Gli iscritti all’indirizzo alberghiero sono ormai maggioranza. Il dirigente Pocorobba: “Effetto della crisi agricola”.

di Vincenzo Figlioli

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ochi ambienti sono fortemente indicativi dello spirito dei tempi come la scuola. Non stupisce quindi che la grave crisi che sta attraversando il settore vitivinicolo, per anni asse portante dell’economia locale, abbia avuto un effetto diretto sulle scelte compiute dagli studenti marsalesi (e dalle loro famiglie) per l’anno scolastico appena iniziato. Il caso più evidente è quello dell’unico Istituto Tecnico Agrario della provincia di Trapani, l’ “Abele Damiani”

di Marsala, che da tre anni ha affiancato all’indirizzo tradizionale anche quello alberghiero. Un’idea nata per diversificare l’offerta formativa, tenendo presente la vocazione turistica del territorio e l’aumento di strutture ricettive e ristorative registratosi nell’ultimo decennio in provincia di Trapani, presso le quali gli studenti hanno già avuto occasione di effettuare i primi stage. Il risultato è che dopo tre anni, l’indirizzo alberghiero conta otto prime classi per un totale di circa 120 alunni. Mentre l’indirizzo agrario si ferma a 54 alunni e a due prime classi, una in meno dello scorso anno (ma in passato si arrivava anche a quattro–cinque sezioni). “E’ evidente che questo dato è frutto della crisi agricola che stiamo vivendo – spiega il dirigente scolastico Domenico Pocorobba -. In passato le famiglie che avevano piccole aziende spingevano i figli a iscriversi all’agrario. Oggi

li spingono a non occuparsi più della propria azienda e a seguire studi di altro genere”. Una tendenza che a fronte delle crescenti difficoltà del settore potrebbe portare non solo a un progressivo abbandono di quei terreni che da secoli rendono il trapanese la “provincia più vitata d’Italia” (66.577 ettari, poco meno del 60% della superficie vitata in Sicilia), ma anche di un modello sociale che ha contribuito in maniera evidente alla sua identità. “Da parte nostra intendiamo fare qualcosa – prosegue il dirigente dell’ “Abele Damiani” – perché il nostro è un territorio prettamente agricolo. E se non si interviene, muore l’intera economia marsalese. Bisogna far capire alle famiglie che l’agricoltura non è solo viticoltura, ma che la terra offre tante altre forme di ricchezza e che vanno sfruttate. Una delle iniziative a cui stiamo lavorando prevede il ripristino del podere Badia at-

traverso i finanziamenti del PSR, in modo da creare un agriturismo o una fattoria rurale in cui possano trovare spazio sia i ragazzi dell’alberghiero sia i prodotti dell’azienda. Dopo dieci anni siamo inoltre tornati a vinificare nella nostra cantina, che per dieci anni era stata concessa all’Istituto Vite e Vino”. Proprio il podere Badia, nei mesi scorsi, era stato al centro di una proposta di dismissione da parte della Provincia Regionale di Trapani, che l’aveva inserito tra i beni potenzialmente in vendita. Un’ipotesi che adesso sembra tramontata e che il dirigente scolastico Pocorobba ritiene impraticabile: “Non esiste Istituto Agrario senza azienda. Se toccano il podere Badia li denuncio”. A ben vedere, però, la semplice idea di dismettere un’area del genere, la dice lunga sulla reale attenzione dei politici locali nei confronti della crisi agricola.


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Giulia Adamo: “Deciderò tra poco tra Fini, Casini e Lombardo” di Renato Polizzi

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l futuro di Giulia Adamo tiene banco nel dibattito della provincia. L’onorevole racconta i retroscena che l’hanno portata a rompere con Miccichè, il nuovo ruolo che potrebbe avere nel partito di Casini, ribadisce la volontà di candidarsi a sindaco di Marsala non negando un dialogo a sinistra. Cosa è successo alla Regione? Un anno fa abbiamo costituito un gruppo con l’onorevole Miccichè, il Pdl Sicilia, perché abbiamo creduto nella necessità di una formazione politica che fosse alleata di Berlusconi ma nello stesso tempo autonoma. Un partito che riuscisse a fare quello che fa la Lega al Nord: drenare investimenti statali ed europei per il bene del territorio. Questo gruppo sosteneva il governo Lombardo. Tutto ciò si è retto fino a quando Lombardo è stato appoggiato dal Pdl, dall’Mpa e ha avuto l’appoggio esterno del Pd. Ma quando il Pd ha preteso di entrare in giunta abbiamo dovuto prendere una decisione. Da un lato c’era Lombardo che ci chiedeva di fare un passo indietro e appoggiare una giunta tecnica. Dall’altro Miccichè, per rispettare ordini di scuderia che niente hanno a che fare con gli interessi della Sicilia, ci ha chiesto di rompere con Lombardo, Futuro e Libertà, Mpa e correre praticamente da soli con lui candidato. Secondo questo disegno noi ci saremmo dovuti alleare con la parte scissionista dell’Udc che fa capo a Cuffaro, Giammarinaro, Mannino. Insomma, Miccichè, per adeguarsi alle esigenze di Berlusconi, ci proponeva un’inversione a “U” verso la vecchia politica. Io e quasi tutti i componenti del gruppo, fedeli al progetto e agli elettori e non al leader, naturalmente non abbiamo accettato. Ma non per affezione alla poltrona; si figuri che io a Miccichè gli avevo detto che ero disponibile a passare all’opposizione, ma prima volevo delle garanzie dal governo nazionale: gli ho proposto di andare tutti

a sinistra Giulia Adamo, onorevole regionale del PdL; in basso: Gianfranco Miccichè, onorevole del PdL

insieme da Tremonti e stabilire un protocollo per la realizzazione di 10 opere per la Sicilia e solo dopo saremmo passati all’opposizione. In un primo momento Miccichè mi aveva detto si, poi si è adeguato agli ordini di Berlusconi. E ora in quale partito vede il suo futuro politico? Ho avuto contatti con Futuro e Libertà, l’Mpa e con l’Udc di Casini che mi corteggiano da tempo. Ma so bene che devo fare una scelta ponderata. Sarà una scelta che condividerò con la mia base. Tutti mi propongono un ruolo a livello nazionale. Il nuovo Udc di Casini sarebbe da rifondare, sfrondandolo da tutte le presenze legate ad una visione vecchia della politica e portandolo verso posizioni più laiche. E sembra che Casini con “Il Partito della Nazione” voglia andare verso questa direzione. L’uscita di Cuf-

faro, Mannino ecc. apre all’interno di quel partito nuove possibilità. Quali rapporti con i referenti locali dell’Udc che fanno capo a Stefano Pellegrino? A me viene proposto, qualora decidessi di entrare nell’Udc, di partecipare con ampi poteri decisionali ad un’opera di rinnovamento, quasi una rifondazione, del partito sul territorio. Se devo pensare al nuovo profilo dell’Udc, penso a persone come il sindaco di Castelvetrano Pompeo. Credo che altri referenti locali sceglieranno altri lidi invece, seguiranno Cuffaro, Mannino e company. E riguardo a Grillo So che chiede di rientrare. E in tutto questo bailamme che fine farebbe la sua candidatura a sindaco Di Marsala? Sono ancora decisa a candidarmi a Sindaco di Marsala. A tutti i soggetti politici con cui ho avuto contatti l’ho ribadito: per me Marsala è una priorità. Non Le nego che questo lascia stupiti molti dei miei interlocutori che mi propongono ruolo e spazi nazionali. Ma per me il modello è Chiamparino: sindaco di Torino ma con un ruolo importante all’interno del partito. Ma Marsala non è Torino e se dovessero farsi troppo forti le sirene di una candidatura nazionale… Il problema è che dopo l’errore che ho fatto candidando Carini sono costretta a candidarmi direttamente, non posso tornare a chiedere ai miei elettori di avere fiducia in un altro. Con chi si candiderebbe? Con tutti quelli che hanno voglia di sostenere un buon programma, anche a sinistra. Eppure a Sinistra smentiscono anche solo la possibilità di appoggiare una sua candidatura. Ancora dobbiamo parlare di programmi, ma abbiamo un dialogo aperto e interessante con i quadri regionali del Pd. Un nome Con Baldo Gucciardi ho un ottimo rapporto.


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Servizio scuolabus: polemiche per disservizi e per l’assegnazione al CSI di Sciacca di Renato Polizzi

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he direste voi ad un negoziante se vi proponesse uno sconto dello 0,019%? Che non è uno sconto. In un sistema in cui vige la concorrenza un ribasso così minuscolo non avrebbe senso. Eppure lo 0,019% è esattamente la percentuale di ribasso con cui il CSI di Sciacca (Consorzio Servizi Integrati) si è presentato e ha vinto una trattativa privata con Marsala Schola, l’ente che gestisce per il comune di Marsala tutti i servizi che riguardano la scuola. La storia dell’assegnazione del servizio scuolabus al CSI è una storia intricata, fatta di gare andate deserte, documenti mancanti, di gare cui si presenta una sola azienda, trattative private tra pubblico e privato in cui a spun-

tarla è l’unica azienda non invitata, di mezzi vecchi, anzi vecchissimi, da rottamare. Ma andiamoci per gradi. Iniziamo col dire che due anni fa Marsala Schola voleva bandire una gara per affidare il servizio scuolabus per tre anni, in modo da garantire continuità al servizio per un periodo congruo e per fare economia di scala dato che ogni volta che il comune bandisce una gara ad evidenza pubblica ha costi pari a 5.000,00 euro. L’amministrazione però fece ridisegnare il bando limitando il periodo ad un solo anno per darsi il tempo di valutare la possibilità di gestire in house il servizio dato che aveva ereditato ben 22 mezzi dalla gestione pubblica. In più furono aggiunti in quel bando due clausole che

l'isola

imponevano alla ditta affidataria di assumere personale da un elenco di nominativi stilato dall’Istituzione e di garantire ai dipendenti un numero di ore settimanali non inferiore a 24. A queste condizioni (l’amministrazione esternalizza un servizio ma continua a mettere i propri mezzi, ad imporre i propri dipendenti e i propri orari) alla gara si presentò solo una ditta: il CSI di Sciacca. Questo, fino al luglio scorso. Ad agosto, siamo ormai con l’anno scolastico alle porte, Marsala Schola bandisce una seconda gara, anche stavolta per un anno (paga altri 5.000,00 euro di oneri). Anche stavolta si presenta solo una ditta: il CSI di Sciacca. Solo che perde la gara perché manca di un requisito: nel bando per il servizio 2010/11 è stato infatti inserito il riferimento normativo che vuole l’azienda aggiudicataria obbligatoriamente iscritta all’albo degli autotrasportatori (Dlgs 395/2000). Tale iscrizione manca al CSI che, detto per inciso, aveva gestito lo stesso servizio l’anno prima. A questo punto Marsala Schola decide di passare alla trattativa privata e invita varie ditte tranne il CSI, che sa mancare dei requisiti. Alla trattativa privata si presentano Mothia Lines e la Cooperativa Letizia (che per l’occasione si sono unite in ATI). Ma, pur non invitato, si presenta anche il CSI. La ditta di Sciacca infatti si avvale dell’appoggio dell’azienda di Ciulla Paolo di Paceco, in possesso delle certificazioni tecniche e operative per partecipare alla gara. Questo è possibile grazie

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alla norma comunitaria dell’avvalimento. Ma la cosa sorprendente è che il CSI si presenta alla trattativa privata, che ha un importo di base d’asta pari a 1,5 milioni di euro, con un ribasso pari a 288 euro, cioè lo 0,019% dell’intera somma! Un ribasso insomma, così minuscolo, che ribasso non sembra. Il CSI comunque si aggiudica la gara, essendo stati gli altri contendenti esclusi per non aver messo a disposizione un numero congruo di mezzi. Mothia Lines ha presentato ricorso contro Marsala Schola. “Intanto la scuola è iniziata a settembre come ogni anno – commenta ironico il consigliere Agostino Licari – ma l’amministrazione si è fatta cogliere di sorpresa. Salta all’occhio ancora una volta la mancanza di programmazione. Mi dicono che alcuni autobus sono in giro addirittura con la revisione scaduta. Anzicché acquistare degli autobus di linea per un servizio che verrà esternalizzato, un carro attrezzi, e un Suv perché non comprare mezzi per il servizio scuolabus?”.

Lorenzo Carini, sindaco di Marsala

al tuo edicolante


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Porto turistico, nuovo insabbiamento La saracinesca non arriva fino in fondo di Egidio Morici

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l porto torna ad insabbiarsi. Dalla primavera dell’anno scorso, c’è una novità in più che rende impraticabile lo specchio d’acqua: Un tunnel. Disposto dall’amministrazione comunale, doveva servire a favorire il ricircolo dell’acqua, in modo che le alghe che entravano dall’imbocco principale, sarebbero potute uscire da questo nuovo foro praticato nel molo. Ma le alghe entrarono da entrambi i lati, intasando il porticciolo ed ignorando il percorso d’uscita ipotizzato dai tecnici. Si pensò allora che tutto dipendesse dalle correnti e che una saracinesca da aprire o chiudere, a seconda della direzione delle mareggiate, avrebbe risolto il problema. Ecco allora pronta una paratia in acciaio da 30 mila euro. Che però ha un piccolo inconveniente: si ferma a pelo d’acqua, senza chiudersi completamente. La sabbia ha continuato ad entrare copiosa e il problema è diventato quello di inventarsi una barriera per prolun-

gare fino in fondo la saracinesca. Il Comune fa posizionare allora delle rocce davanti al tunnel ma la sabbia, anche se più lentamente, continua ad entrare ed oggi l’insabbiamento comincia a diventare preoccupante. Come frenare le mareggiate? Come bloccare l’entrata di alghe e sabbia? Per ottenere questi risultati sarebbe bastato evitare di realizzare il tunnel, ma si sarebbe rinunciato a favorire il riciclo dell’acqua per permettere alle alghe quel percorso di uscita che però ancora nessuno ha visto. Chissà se prima di spendere soldi per modificare la paratia, si sentirà l’esigenza di monitorare le correnti all’interno del porto. Infatti, nel caso in cui la spinta in grado di trasportare le alghe fuori dal tunnel non dovesse esistere, non rimarrebbe che ripristinare il molo come era prima e tentarne un’altra. Sempre nell’attesa che si possa realizzare il nuovo porto turistico di cui si parla da decenni.

Territorio, tumori in aumento?

Il sindaco Pompeo: “Sciocchezze”. di Egidio Morici

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’è chi ne accenna in un quotidiano e chi lo scrive in un’interrogazione comunale. Ma nel nostro territorio i tumori sono davvero in aumento? Oppure, come più volte sottolineato dal sindaco Pompeo, l’incidenza oltre ad essere la più bassa della provincia di Trapani, si mantiene al di sotto dei valori di tutta l’isola e addirittura dell’intera nazione? Il primo cittadino è da tempo impegnato ad evitare che possano formarsi quelle leggende metropolitane senza alcun fondamento che finirebbero per creare degli allarmismi ingiustificati. Ma appena due settimane fa, in un’interrogazione di un consigliere comunale d’opposizione, tra parentesi era scritto che i servizi di oncologia avevano avuto a che fare con una “continua ascesa di casi, soprattutto nel nostro martoriato territorio”. Un inciso al quale Pompeo replicò seccamente: “Da questa parte politica (oggi Alleanza per la Sicilia, ndr) c’è stato sempre un voler decantare come se le malattie tumorali in questo territorio siano in aumento. Ma questo è un procurato allarme, inutile, tenden-

zioso e dannoso! Gli unici dati scientifici che noi abbiamo e che io volli insieme all’Azienda e alla Provincia – ha proseguito il sindaco - sconfessano apertamente i dati allarmanti che spesso vengono riportati qui in aula. Non possiamo dire alla gente che c’è un pericolo non documentato, perché solo il Registro Tumori può fornire questi dati. Io vi invito, per l’ennesima volta, perché non voglio pensare che questa sia un’operazione scientifica messa in campo da questa forza politica, a ridimensionare quello che dite. Documentatevi prima di dire qualcosa, sennò dite solo sciocchezze, falsità e inesattezze”. A Pompeo, in verità, non era sfuggito nemmeno il commento di una giornalista di un quotidiano (La Sicilia) che, nel luglio del 2008, si era chiesta se l’inquinamento da percolato della discarica di contrada Favara-Rampante (oggi non più in uso) potesse essere in relazione con l’aumento delle malattie oncologiche nel territorio. In quel caso aveva parlato di allarme sociale ingiustificato (“non è affatto vero che nella mia città c’è un’alta incidenza tumora-

le”), invitando i giornalisti a “tenere un comportamento corretto e cosciente, evitando di reiterare le cosiddette voci di popolo, ma attenendosi scrupolosamente ai dati ufficiali”. Dati ufficiali che si trovano sempre in quel registro: il Registro Tumori. Si tratta di una pubblicazione finanziata dalla Regione Sicilia, curata da dirigenti medici dell’Azienda Sanitaria Provinciale e consulenti esterni, oltre ad un comitato tecnico formato da professori universitari, responsabili di servizi oncologici, direttori sanitari e dal presidente dell’ordine dei medici della provincia di Trapani nel 2008, l’onorevole udiccino Pio Lo Giudice. Ad oggi i dati disponibili sono quelli relativi al solo triennio 2002-2004, non essendo ancora stati pubblicati quelli dal 2005 al 2007 e non avendo a disposizione dati anteriori al 2002. E’ da questo monitoraggio che si desume che i tumori nel nostro territorio non sono in aumento a livello provinciale, regionale e nazionale. Inoltre, visto che non è obbligatorio, non tutte le provincie hanno il registro tumori e in Sicilia

ce ne sono solo tre: Trapani, Ragusa e Siracusa. Passando lo stretto invece, l’intera area meridionale ne ha quattro: Catanzaro, Salerno, Napoli e Latina. Al nord e al centro invece la copertura è rispettivamente del 50% e del 25%, mentre la Sardegna ne ha due: Nuoro e Sassari. Insomma, se l’ipotesi di un aumento dei tumori nel nostro territorio non ha nessuna base scientifica, allo stesso modo potrebbe risultare un po’ azzardata anche la certezza di una minore incidenza rispetto alla Sicilia o all’intera nazione. Certo, non ci si può affidare a generiche percezioni, anche se pare siano state proprio quelle a far nascere il Registro Tumori della provincia di Trapani. Lo stesso Girolamo Fazio (sindaco di Trapani) ha affermato che l’analisi da cui si è partiti, “che non voleva certamente avere i crismi della scientificità, era quella di una maggiore incidenza del numero di cittadini colpiti da tumori in provincia”. A questo punto c’è da sperare che, oltre alla diminuzione dei tumori, possa esserci un aumento delle provincie dotate del Registro Tumori.


LO SPAZIO AUTOGESTITO DAI COMUNI

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DAL COMUNE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO:

DAL COMUNE DI CALATAFIMI SEGESTA:

Parte da Castellammare la creazione di una banca dati europea sui rapaci

La politica di acquisti verdi

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na banca dati europea allo scopo di produrre outputs utili per i ricercatori ed i managers che si occupano di conservazione; migliorare la progettazione, l’attuazione e la valutazione delle leggi e delle politiche europee, incluse quelle per la natura e quelle riguardanti le sostanze chimiche. Questo il risultato del workshop internazionale sul monitoraggio dei rapaci tenutosi per tre giorni a Castellammare del Golfo, ed al quale hanno partecipato più di 50 scienziati provenienti da 25 paesi europei ed anche dalla Georgia, Israele e dagli Stati Uniti.  Il programma Eurapmon ha lo scopo di rafforzare la collaborazione tra gli scienziati: naturalisti che studiano i rapaci per mantenere la conservazione della specie e studiosi che utilizzano i rapaci per studiare i contaminanti nell’ambiente. «Siamo davvero contenti di essere stati in Sicilia, per il workshop inaugurale. Lo Zingaro è davvero unico in Europa per la sua fauna selvatica straordinaria, che include molte specie rare di rapaci -dicono Guy Duke e Paola Movalli, rispettivamente presidente e coordinatrice del progetto, arrivati dal Belgio-. Castellammare del Golfo è una località meravigliosa e l’ospitalità locale è stata eccezionale. Eurapmon è  finanziato da accademie di ricerca nazionali ed altri enti di 15 paesi europei. Il Ministero Italiano dell’Ambiente  è l’organismo principale che ha finanziato il nostro programma e fondi sono anche arrivati dal Comune di Castellammare del Golfo, ente capolfila per l'Italia. Gli oltre 50 scienziati che hanno partecipato al workshop fanno parte di gruppi eminenti di ricerca, istituti del governo e gruppi che lavorano per la conservazione in Europa, dall’Atlantico agli Urali, e dal Mediterraneo al Circolo Artico.

Il Tar respinge la richiesta di sospensione dell’ordinanza di confisca e trasferimento di alcuni cani.

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on ordinanza del 5 ottobre 2010, il Tar ha dato ragione al Comune di Castellammare del Golfo, rigettando la domanda di sospensione avanzata dai coniugi La Puma- Formisani che non condividevano l’ordinanza del sindaco che aveva disposto il trasferimento dei ventuno cani tenuti dalla coppia nel loro immobile in Contrada Tallarito-Pilato Fraginesi. L’avvocato Giuseppe Maria Benenati, che rappresenta il Comune di Castellammare, afferma che “il trasferimento in un canile autorizzato è stato determinato dalla precaria situazione igienico-sanitaria in cui i cani erano mantenuti e dal pericolo per l’incolumità dei vicini che lamentavano notevole disturbo della loro quiete e persistenti cattivi odori. Il Tar ha anche condannato i ricorrenti alle spese della fase cautelare del giudizio”. Il sindaco Marzio Bresciani aveva emesso ordinanza di confisca dei 21 cani detenuti dai coniugi nel loro immobile dopo un sopralluogo del servizio di Vigilanza Sanitaria-Veterinaria di Alcamo, a seguito di numerosi esposti. Nella proprietà dei coniugi erano tenuti 26 cani in “condizioni igienico sanitarie precarie con esalazione di cattivi odori”.  Lo spazio per i cani era “insufficiente e la promiscuità in cui erano costretti a vivere determinava aggressività e pericolosità degli animali”. La polizia municipale aveva intimato ai proprietari la riduzione spontanea e bonaria del numero dei cani entro il limite ritenuto opportuno. Poiché i coniugi non intendevano provvedere, il sindaco ha emesso ordinanza di confisca dei 21 cani per il trasferimento in una struttura autorizzata. Quindi ha incontrato i coniugi per cercare di risolvere il problema con un accordo bonario che prevedeva di non rendere esecutiva l’ordinanza con l’impegno dei coniugi a realizzare appositi box per cani. Ma a luglio il servizio di Vigilanza Sanitaria di Alcamo ha appurato che erano stati realizzati solo 5 box. Così è stata emessa un’altra ordinanza sindacale per il sequestro di 5 cani. I coniugi in quel momento avevano 20 cani quindi ne hanno potuti tenere 15, cioè 3 per ogni box. I 5 animali sequestrati sono stati trasferiti in una struttura autorizzata: il canile “Mister dog” di Rocca di Neto (Crotone) .

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l Green Public Procurement (GPP) o Acquisti Verdi è una modalità di acquisto, da parte delle pubbliche amministrazioni locali e nazionali, basata su criteri ambientali oltre che sulla qualità e sul prezzo di prodotti e servizi. L’iniziativa della città di Calatafimi Segesta, mira a ridurre l’impatto ambientale della domanda di beni e servizi tramite l’introduzione di criteri ambientali ed una polita di acquisti verdi (GPP) ed è per questo motivo che ha aderito il 06/11/2009 alla rete regionale degli acquisti verdi GPPinfoNET Sicilia. Accanto agli acquisti verdi, anche i comportamenti individuali possono integrare le politiche di salvaguardia dell’ambiente attraverso l’utilizzo razionale delle risorse da parte degli utenti che, associato allo sviluppo di una coscienza ecologica nei singoli individui, completano i benefici degli acquisti sostenibili, generando comportamenti virtuosi in ambito lavorativo e nella vita di tutti i giorni. Adottare un sistema di acquisti verdi significa pertanto: Acquistare solo ciò che è indispensabile; Considerare un prodotto/servizio lungo tutto il suo ciclo di vita LCC (Life Cycle Costing) ovvero produzione - distribuzione - uso - smaltimento; Stimolare, in senso ambientalmente sostenibile, l'innovazione di prodotti e servizi; Adottare comportamenti d'acquisto responsabili e dare il “buon esempio” nei confronti dei cittadini. La commissione europea ha adottato nel 2008 la strategia sul consumo e la produzione sostenibile, e sempre nel 2008 ha emanato una decisione dal titolo “appalti pubblici per un ambiente migliore” che dice che il 50% di beni e servizi di una PA devono essere verdi. Quali sono gli acquisti verdi in beni e servizi che la P.A. della città di Calatafimi Segesta ha già effettuato? Acquisto di pavimentazione antishock parco giochi in materiale riciclato e riciclabile. Acquisti di prodotti informatici ed elettrici con marchio Energy Star. Progetto Bike Sharing tra quelli presentati nel PIST. Progetto Centro di Compostaggio dell’ATO TP1 per la riduzione dei rifiuti. Progetto eolico-fotovoltaico di pubblica illuminazione delle strade extraurbane. Progetto di consolidamento scuola De Amicis con copertura fotovoltaica.

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Il Comune vende 72 loculi cimiteriali

a giunta Municipale con propria deliberazione ha approvato un bando per la vendita di n. 72 loculi cimiteriali di proprietà comunale di nuova edificazione, così ubicati e contraddistinti: n° 56 loculi a coppia nel Reparto XI - Sez. 4 e nel Reparto X – Sez. 4 – 3° blocco; n° 16 loculi singoli nel Reparto X – Sez. 4 – 2° blocco. I loculi sono disposti in blocchi di 4 file, contrassegnati con lettere e numerati dal basso verso l’alto e si trovano ubicati nel vecchio cimitero. I loculi cimiteriali, ai sensi del vigente Regolamento Comunale, vengono concessi a coloro che ne facciano richiesta in possesso dei seguenti requisiti e sulla base delle seguenti priorità nel Comune: nascita e residenza ininterrotta nel Comune; residenza anche in forma discontinua ma ininterrotta da almeno sei mesi anteriormente alla presentazione dell’istanza; non essere titolare di concessione per loculi o aree cimiteriali, rilasciata dall’Ente sia al richiedente che al proprio coniuge; da coloro che abbiano compiuto il 65^ anno di età (sia personalmente o da parente di 1° grado, oppur e da persona interessata per conto e per nome del richiedente e munito di apposita delega o procura) per n.2 loculi nominativi [uno per sé e l’altro per il coniuge esistente in vita che abbia compiuto il 60^ anno di età]; da coloro che abbiano compiuto il 65^ anno di età (sia personalmente o da parente di 1° grado, oppure da persona interessata per conto e per nome del richiedente e munito di apposita delega o procura) per un loculo nominativo per sé stesso/a. L’assenza di uno solo dei suindicati requisiti comporterà l’esclusione della domanda.Il Comune di Calatafimi Segesta rilascia la concessione di loculi cimiteriali per la durata di anni cinquanta, dalla data di sottoscrizione del contratto di concessione, rinnovabile una so la volta su istanza degli eredi più prossimi per ulteriori 35 anni. La richiesta dovrà essere avanzata entro il 10.11.2010 presso il comune mediante la modulistica che è disponibile presso gli uffici o sul sito internet del Comune. L’amministrazione ha inteso di accogliere l’esigenza di tanti cittadini che hanno manifestato la necessità di una sistemazione oltre vita, sia per se che per i propri parenti più prossimi.


IL LAVORO

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Edilizia, prima di tutto il lavoro

La crisi economica nel settore edile sta divenendo crisi sociale. 3000 lavoratori in quest'ultimo anno si trovano senza lavoro. di Vito Lombardo

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ulla crisi drammatica dell'edilizia nella nostra provincia di Trapani abbiamo sentito Vincenzo Palmeri, responsabile provinciale del settore edile per la Fillea Cgil. In Sicilia nel sud, la Fillea Cgil – afferma Vincenzo Palmeri - sollecita gli amministratori degli enti locali a porre in essere tutte le iniziative al fine di attutire la grave crisi economica e sociale che sta colpendo la nostra popolazione. La disoccupazione a cominciare da quella giovanile sta assumendo valori preoccupanti anche per la stessa tenuta del nostro tessuto democratico. L'emigrazione dei nostri giovani (spesso con un diploma o una laurea) si sta proponendo come un fenomeno inarrestabile, irrefrenabile. Il governo a tutto questo – sottolinea il responsabile della Fillea Cgil - risponde con una manovra di solo aggiustamento dei conti che ha come obiettivo quello di fare cassa ma che da molti e anche da noi, è ritenuta totalmente innocua. Saranno sempre gli stessi (lavoratori dipendenti, pensionati ecc) a sopportare il peso della

crisi, mentre non vengono toccati in alcun modo le grandi rendite e i grandi patrimoni. Si taglia in modo indiscriminato, il tutto senza impostare una vera politica di sviluppo e di crescita che punti essenzialmente sul lavoro, sul mezzogiorno, sull'innovazione. Noi riteniamo che la politica, quella vera che cerca di dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini, non debba pensare solo agli aspetti macro economici di bilancio, ma debba interessarsi in modo prioritario della qualità della vita dei cittadini e delle famiglie. In questo momento - osserva il sindacalista - riteniamo che bisogna impegnare tutte le risorse economiche disponibili al fine di creare occupazioni, solo cosi può ripartire l'economia. In relazione a ciò la Fillea CGIL di Trapani propone la costruzione di una rete di relazioni ed alleanze sociali attorno al lavoro, alla sua dignità, alla sua qualità ed ai suoi diritti. Noi faremo fino in fondo la nostra parte. La politica e le istituzioni devono fare la loro, attraverso il riavvio di un processo virtuoso di sviluppo

fondato sulla trasparenza e la legalità. Senza una svolta radicale il nostro territorio subirà una feroce accentuazione delle disuguaglianze, l'estensione della precarietà e della disoccupazione. Tutto questo porterà ad un sistema produttivo ancora più debole, sempre più succube del potere della mafia. In considerazione di ciò – conclude Vincenzo Palmeri - la Fillea CGIL di Trapani, chiede l'apertura di un tavolo che coinvolga tutte le forze sociali e produttive

della provincia affinché si possa progettare uno sviluppo sociale ed economico che affronti in modo prioritario i problemi dell'edilizia, per dare risposte immediate ai circa 3000 lavoratori che in quest'ultimo anno si trovano senza lavoro quindi disoccupati e senza nessuna possibilità di ricorrere a qualsiasi tipo di ammortizzatore sociale (tranne i classici 8 mesi di disoccupazione che permette loro solo di sopravvivere).

Un po' in economia a cura del dott. Daniele Siena

i laureati e le donne: risorse sottoutilizzate o disperse

Diritto & Diritti

a cura dell’avvocato Sandro Ammoscato

Diritto al panorama Un tema molto interessante, che spesso costituisce motivo di lite tra i vicini, è quello relativo al c.d. diritto al panorama che costituisce una costola del più comune diritto di veduta. In queste poche righe si cercherà di accennare ai mezzi approntati dall’ordinamento per la tutela del predetto diritto. Il diritto al panorama, infatti, viene ad essere leso ogni qualvolta una costruzione realizzata dal vicino ne limiti il godimento. In questi casi, è consigliabile rivolgersi ad un legale di fiducia in quanto trattasi di una materia solo apparentemente semplice. Nel caso in cui il proprietario del fondo finitimo ponga in essere una costruzione e/o un’opera sul fondo stesso, in contrasto con la disciplina le distanze legali, i proprietari degli immobili che subiranno dalla nuova costruzione una lesione del c.d. “diritto al panorama”, potranno agire in sede giudiziaria, ai sensi dell’art. 2043 c.c., al fine di farsi rimborsare il deprezzamento dell’immobile privato del panorama, poiché il danno da loro subito è un danno ingiusto. Nel caso in cui la l’opera venga eseguita nel pieno rispetto dei piani regolatori e/o delle distanze tra fabbricati, i proprietari degli immobili che hanno subito una lesione del diritto al panorama, non potranno agire ai sensi dell’art. 2043 c.c. poiché il danno da loro subito non può essere qualificato come ingiusto. In quest’ultimo caso, avendo la giurisprudenza qualificato il “diritto al panorama” come una servitù altius non tollendi, ovvero come una servitù negativa di non sopraelevare, il titolare della servitù stessa potrà agire in giudizio con la c.d. azione confessoria al fine di farne riconoscere in giudizio l’esistenza contro chi ne contesta l’esercizio e farne cessare gli eventuali impedimenti e turbative e chiedere il ripristino della situazione precedente. Chi agisce ai sensi dell’art. 1079 c.c., tuttavia, dovrà essere titolare della servitù di panorama che può essere costituita per atto scritto (contratto o testamento). Qualora si verifichi una contestazione sulla titolarità del diritto reale o sulla legittimità del suo esercizio, il titolare della servitù di panorama potrà agire innanzi alla competente autorità giudiziaria anche con l’azione di mero accertamento. La sentenza in questo caso, sarà diretta ad eliminare l’incertezza della legittimità della situazione.

Nelle scorse settimane i principali organi di stampa hanno riportato la notizia che sul sito dell’Ikea, il colosso svedese dell’arredamento low cost che aprirà il suo primo centro commerciale siciliano a Catania nel 2011, sono giunti più di 40.000 curriculum a fronte della ricerca di 240 posti di lavoro. Ciò che non è stato detto è che quasi il 40% delle richieste proviene da laureati. Un dato che colpisce e che fotografa una situazione di immobilismo del mercato del lavoro in Sicilia, con forti ripercussioni sui giovani, in particolar modo laureati e donne. Mentre l’Istat conferma una forte ripresa del movimento migratorio verso il Nord, compare un nuovo fenomeno, quello dello “scoraggiamento” delle forze lavoro, soprattutto giovani laureati e donne. Nella “zona grigia” di chi vorrebbe lavorare ma non ha più la forza di mettersi a cercare, l’Istat ha rilevato nel 2007 più di 1,2 milioni di individui nel Sud Italia. Ad aggravare la situazione è la forbice sociale tra giovani dei ceti alti e bassi, frutto di un sistema di istruzione che contribuisce soprattutto ad amplificare la distanza tra aree ricche e aree povere quando invece dovrebbe compensare gli svantaggi di partenza portando allo stesso livello figli di famiglie di diverso reddito ed istruzione. A tre anni dalla laurea, il 46,4% dei laureati che hanno studiato in Sicilia è disoccupato. In Sicilia il mercato del lavoro resta opaco poiché l’accesso non meritocratico al lavoro è fortissimo. E non è solo un problema di stagnazione economica: laddove è carente la qualità dell’istruzione, infatti, è molto determinante il ruolo della famiglia. Perciò l’origine sociale e territoriale continua a determinare fortemente l’accesso all’istruzione, il rendimento e la collocazione nel mondo del lavoro. I dati Istat mostrano le differenze di opportunità: fra i laureati siciliani sono soprattutto i figli maschi di dirigenti e di liberi professionisti a laurearsi in corso e trovare facilmente lavoro attraverso canali “paralleli”. Le donne restano la grande risorsa inutilizzata, poche hanno accesso al lavoro qualificato e occupano ruoli dirigenziali. Secondo l’Ocse l’esclusione dal mercato del lavoro delle donne incide molto sulla produttività e sulla crescita del Pil di una nazione. Servono dunque interventi rigorosi di inclusione sociale per evitare che i giovani e le donne restino ai margini, altrimenti non ci saranno davvero limiti alle immigrazioni e dunque alla perdita dei cervelli migliori. Chi emigra lo fa per necessità e nella maggior parte dei casi non è una scelta privata. Chi sceglie di restare trova, se ha fortuna, un lavoro atipico, frutto di conoscenti e parenti, soprattutto se si è “figli di” dirigenti o imprenditori. Oppure non resta che mettersi in coda per un posto da magazziniere all’Ikea.


IL CONTRASTO RUBRICA DI RESISTENZA SATIRICA Rapina a Pid armato di Ernesto Dell'Indrolo

La settimana scorsa alcuni ladri mi hanno svaligiato l’appartamento. Dopo aver fatto la denuncia ho ricevuto una lettera: “se vuoi farti un’idea più precisa su chi ti ha preso di mira, domenica 10 ottobre vai a Palermo al teatro Zappalà. Firmato: un amico di un amico ”. Un po’ dubbioso, ho deciso di recarmi a questo benedetto teatro Zappalà. Chissà perché poi, un teatro ha lo stesso nome di una mozzarella. Suppongo che ormai i teatri siano talmente in rosso da doversi fare pubblicità pure sul nome (e non è escluso che questo avvenga anche per L’Isola, che potrebbe chiamarsi presto Edilsider Informazioni). Arrivato finalmente allo Zappalà ho assistito ad un vero e proprio tiatro: c’era un sacco di gente che spingeva per entrare:chi cantava “ciuri ciuri”, chi mangiava cannoli, una vera bolgia. Distribuivano volantini. Incuriosito ne ho preso uno. “Popolari per l’Italia di Domani. Noi rimaniamo al centro. E tu?”.In pratica ero finito al congresso di fondazione di quel nuovo partito di Cuffaro, Mannino, Romano e Drago. Il gruppo di parlamentari, che nell’Udc era simpaticamente conosciuto come “gli amici siculi”, si è recentemente staccato da Casini per dare la fiducia a B. ed avere in cambio prebende ed incarichi. Mi sono immediatamente chiesto perché l’ “amico di un amico” mi avesse mandato lì. Ma soprattutto perché gente come il vegliardo Mannino parla ancora di Italia di domani, avendo già amministrato quella di ieri e dell’altro ieri. Proprio in quel momento Mannino ha preso la parola: “Abbiamo detto a Mimmo Turano di non partecipare all'assemblea dei Popolari per l'Italia di Domani, dato che egli è stato al centro di un dossier molto delicato pubblicato da L'Unità. Nel dubbio che possa essere autentico, abbiamo ritenuto che fosse meglio per Turano tenersi fuori da ogni controversia politica".Chissà se qualcuno abbia ricordato a Mannino che nel Pid (Partito degli Indagati e Detenuti) c’è gente come Cuffaro, condannato per mafia in appello. C’è gente come Mannino medesimo, che con dalla mafia ha preso i voti (lo dice la sentenza). Che male può fare nel Pid uno come Turano?Un verginello senza nessuna condanna? Forse che Mannino e soci aspettino che si apra un vero processo a Turano per invitarlo ai loro convegni? Nel frattempo mi sono accorto che uno che mi stava vicino aveva al polso un orologio uguale identico a quello che tenevo nel cassetto del comodino. Neanche il tempo di guardargli bene i polsi e quello ha tirato fuori un accendino d’argento ugualissimo a quello che mia madre mi regalò per la laurea. Il tipo chiacchierava con un altro. “A te ti hanno ammesso?”. “ Mah, lo zio sta studiando il mio caso. Se mi condannano pure in appello mi danno la tessera del Pid. E a te?”. “ A me certo che mi ammettono, ho 5 anni per furto, e un processo in corso per corruzione, anzi forse mi fanno coordinatore. Secondo il nostro statuto i coordinatori devono essere uomini di fiducia” . “Perché che dice il nostro statuto?” “ Lo stanno facendo, avrà due articoli. A megghiu parola è chidda c’a un si rici e Mancia e fai manciari”.

"mettere in ridicolo i mascalzoni è cosa nobile, a ben vedere, significa onorare gli onesti" Aristofane

L’isola dei mafiosi Lo zio Peppe Ferro parla (anzi canta) intorno alla Strage di via dei Gergofili.

“Perché una volta che mio figlio mi dice che ci è andato Gino, Gino è amico mio. E che cosa gli hanno domandato a mio figlio? Io lo so, Gino che cosa gli poteva dire a mio figlio? Niente. Gli poteva dire sicuramente, è stata questa la cosa:, perché secondo me neppure Gino sapeva tutta la storia. Gli dissi: 'vedi che abbiamo bisogno di un appoggio a Firenze' ed hanno pensato che io avevo questo parente, questo parente mio, ed allora hanno pensato a Gino. 'Vedi, lì c'è questo parente di Peppe', perché così io mi chiamo, 'e va bene, tentiamo.'E chi ce lo poteva accompagnare da mio cognato? Mio figlio; chi poteva essere? A mio figlio non dissero nulla, non c'erano cose buone, che cosa dovevano dire a mio figlio? E nemmeno io gliel'ho fatta la domanda a mio figlio, dottor Chelazzi. Le cose che dovevo domandare le dovevo domandare per come l'ho fatto a Calabrò. A mio figlio, che cosa dovevo dire?Nenti di nenti, totale”

La Posta del Cuore di Arnulfo King Born

Una grande verità dal film Gozzilla: “le dimensioni contano” Caro Arnulfo, mi chiamo Graziella e ho 28 anni. Ti scrivo perché mi ha molto colpito la sensibilità con cui hai risposto la volta scorsa. La mia storia è molto semplice: il mio ragazzo mi ha lasciata per un’altra dopo 6 anni di fidanzamento. La crisi è cominciata circa un anno fa quando lui ha cominciato ad andare in palestra e si è messo a dieta, perdendo nel giro di qualche mese circa 25 chili e acquistando una forma fisica invidiabile. Fino a quel momento il fatto che con le mie misure 2590- 70 io somigli ad una pera Kaiser non era mai stato un problema. Questo fino a quando non è arrivata sulla scena Samantha, con il suo fisico statuario da 90-60-90 e le sue labbra carnose. Che ne pensi? Ti ringrazio in anticipo: so già che le tue parole mi saranno di conforto. Graziella Cara Graziella, che dire? Chiamalo fissa u tò picciotto… Arnulfo

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Vita dei Santi di Renato Polizzi San Nicola Esente di Nicastro da Alcamo, Protettore dei riciclatori di Denaro e degli evasori fiscali Nicola Esente nasce ad Alcamo (in località Nicastro) alle tre del pomeriggio del 22 giugno 1911. Figlio del commercialista Matteo Esente e di Carmelina Scontrino, proprietaria di una delle più grandi lavanderie del paese. Nell’atto di nascita il padre lo dichiarò sia a nome suo che a quello di una delle prime società Offshore con sede a Montecarlo conosciuta col nome in codice “L. 488”. Dell’infanzia abbiamo pochissime notizie. Le cronache lo vogliono ragazzo taciturno, dedito al gioco delle tre carte e al bricolage: a 7 anni ha già costruito e collezionato circa 13000 scatole cinesi. Le più piccole le usa come salvadanai. A 9 anni diventa chierichetto e inventa una speciale cassetta per le offerte munita di doppio fondo. Ogni mille monete un meccanismo idraulico caricato ad acqua santa ne faceva cadere otto all’interno del doppio fondo. Le otto monete venivano poi recuperate con comodo e lontano da occhi indiscreti dal piccolo Nicola che così poteva comprarsi le caramelle. La tradizione vuole che a questa invenzione del Santo si debba l’8 per Mille. A 16 anni, diplomatosi ragioniere con due anni di anticipo, entra in seminario praticamente folgorato dalle pagine del Vangelo in cui Gesù trasforma l’acqua in vino e moltiplica i pani e i pesci. Chiude i suoi studi di teologia con una tesi dal titolo “Come fare fruttare i Talenti”, una ardita discettazione sulla versione della parabola dei talenti. Secondo il Santo “Il padrone non chiede mai ai servi come hanno fatto fruttare i talenti che gli ha dato, si complimenta con loro a prescindere dal modo: una chiara apertura alla finanza creativa”. Ordinato prete decide di diventare missionario e gira il mondo. Visita San Marino, Sant Lucia, Montecarlo, la Svizzera, le Isole Cayman. Mai pagato dogana. Dopo tanto peregrinare ritorna a Roma dove si ritira nella camera blindata dello Ior a scrivere le sue riflessioni teologiche sui rapporti tra Stato e Chiesa. La summa del suo pensiero teologico è: “Cesare chi?”, sottotitolo “Quel che Gesù non ha detto” Nello stesso libro reinterpreta in chiave fiscale la frase “Non veda la destra quello che fa la sinistra”. Santina: raffigura il Santo con aureola, per strada (in quanto missionario) dietro un tavolino che gioca al gioco delle tre carte davanti ad un popolo adorante (il santo fa vedere le carte all’altezza della faccia: tre e cavallo d’oro in una mano e il tre di spade nell’altra). Devoti: Vito Nicastri, il cardinale Marcinkus, Berlusconi, la maggior parte dei medici siciliani. Patrono: di Milano 2 e di alcune catene di supermercati siciliani.


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er le strade di Palermo incontro la mia amica Preziosa Salatino, e insieme parliamo dell'esordio cinematografico di Ascanio Celestini, salutato a Venezia con sette minuti di applausi. "La pecora nera" era uscito già nel 2005 come racconto teatrale, e subito dopo come romanzo. Preziosa ricorda di aver collaborato, insieme ad altri studenti dell'Università Roma Tre, alle prime tappe della ricerca che avrebbe condotto alla nascita del testo. Io lo spettacolo lo vidi all'Ambra Jovinelli di Roma e ricordo che la storia di Nicola, bambino normale senza il sospetto di essere normale, mi commosse come poche altre. Nicola ha un problema che non è la pazzia, ma il muro di indifferenza e disamore che i sedicenti normali gli alzano intorno. Tuttavia non rivendica mai la propria normalità, non alza

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di Giacomo Guarneri

la voce mai. Accetta. La storia di Nicola è la storia di molti. «Nel registro-ricoveri dell'Istituto Psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, infatti, alla voce “causa dell’internamento” potevi leggere, accanto ai nomi di numerosi disturbi, reali o presunti, parole come “omosessualità”, o “povertà”». Preziosa quell'istituto lo girò da cima a fondo, e ne intervistò i protagonisti. È il metodo che Ascanio ha "tolto" all'antropologia: la ricerca sul campo, l'ascolto delle storie "piccole" e private che insieme fanno la grande, la Storia con la esse maiuscola. Così intervistò un giorno Adriano Pallotta, ex infermiere del Santa Maria testimone di un episodio riprodotto in una scena del film. È il suicidio di un "matto" che all'improvviso la poltrona dove era seduto e corre a schiantarsi contro un muro dell'ospedale: impatta il muro con la fronte, moa cura di Claudia Mirrione rendo sul colpo, sotto lo sguardo impotente di lui. È stato lo stesso PalMario Vargas Llosa Anno: 2008 lotta nel film a incarnare quel gesto Einaudi editori "conversazione supremo di rivolta, o, se si vuole, di Pagine : XVI - 710  nella catedral" resa definitiva al mondo. L'urgenza Prezzo : € 17,50 espressiva è spesso legata alla biografia, al vissuto. L'episodio è significativo: l'ex infermiere Adriano Mario Vargas Llosa è un nome che recentemente Pallotta, dopo quasi quarant'anni di è divenuto per noi più familiare del solito. Vargas servizio presso l'ospedale psichiatriLlosa, infatti, si è recentemente aggiudicato a sorco, di turni, reparti, padiglioni, sipresa, all'età di settantaquattro anni, il premio Nobel per la letteraturinghe, letti di contenzione ed eletra. Ma chi è Mario Vargas Llosa? È, tra le altre cose, di sicuro un autrochoc, tolto il camice, ormai in tore complesso ed eclettico che ha sempre cercato di sintetizzare in pensione, deve aver sentito il bisogno sé attività letteraria e politica. Egli, pur avendo natali boliviani si tradi passare dall'altra parte, di mettersi sferisce ben presto in Perù, dove vive la sua prima giovinezza, indenei panni del paziente. "Se si toglie il lebilmente segnata dagli otto anni di dittatura del generale Manuel camice, diventa matto pure lui", reciOdrìa, ma in seguito si sposta in Spagna, in Italia e in Francia ed in ta il cammeo di Toni Servillo rivolto Inghilterra, sua terra d'adozione, che abbraccia non dimenticando a un infermiere. In un certo senso, è mai l'America Latina (nel 1990 tra l'altro si candiderà, senza però andata così. L'indagine sul manicosuccesso, alle elezioni presidenziali peruviane). Uno dei suoi più mio contiene quella sull'istituzione grandi capolavori è proprio "Conversazione nella 'Catedral' che venin sé, delle regole che creano i conne pubblicato per la prima volta, dopo anni di assiduo lavoro, nel fini, e relegano le differenze. Nicola 1969. La vicenda ha come protagonista Santiago Zavala, un giovanasce nell'Italia degli anni Sessanta, ne giornalista, personaggio che tanto risente di tracce autobiografigli anni del boom, e muore come perche dello stesso Vargas Llosa. Santiago all'inizio del romanzo va a sona dentro un supermercato. La sua riprendere al canile il delizioso cagnolino di casa, Batuque. Proprio presunta follia nasce tra i sedicenti in quel canile, descritto al pari di un mattatoio, incontra l'ex autista di normali, in famiglia. Poi sarà la scuofamiglia, Ambrosio. Da una birra gelata insieme, sorseggiata in un la ad avallare la sua diversità, a dare sudicio locale della periferia di Lima, La Catedral appunto, prende inizio all'isolamento. Il manicomio è vita una lunga discussione che tratteggia le linee fondamentali della solo una tappa successiva, la naturastoria del Perù degli anni Cinquanta. L'ascesa di Odrìa, la repressiole conseguenza. Neanche lì Nicola è ne nei confronti degli universitari della scuola di San Marcos, la cacdiventato ancora il matto che si vorcia ai comunisti, il disagio di vita in cui versava il popolo peruviano e rebbe: lo vediamo anzi al servizio dele dinamiche interrazziali vengono così raccontati in un grande afgli altri internati, tenere il conto delle fresco storico di intenso respiro. Tale affresco è genialmente costruloro pillole e occuparsi della spesa al ito mediante una tecnica originalissima e di piglio cinematografico supermercato. Ancora una volta sarà già sperimentata nei due precedenti romanzi: le scene e i piani temil mondo di fuori a decretare la sua porali si frantumano di continuo e si alternano veritiginosamente per presunta follia. E ancora una volta libere associazioni di parole, di immagini, di contiguità cronologiche. la follia è il nome che si danno tutIl passato e il presente cause e conseguenze l'uno dell'altro vorticata l'indifferenza e il disamore intorno insieme e si sfaccettano nelle parole del dialogo e nelle storie no a Nicola. La sua resa non avviene che dal dialogo scaturiscono. Il tutto ambientato in una Lima caoticontro un muro, ma dentro un suca, confusa, impregnata di marciume, rumorosa e multicolore, invapermercato. Come la scuola, come il riabilmente discontinua, su cui però regna sovrano un inesorabile e manicomio, anche il supermercato è metaforico "grigiore". un'istituzione.

Il caffè letterario Via Galileo Galilei, 15 ALCAMO Tel/Fax 0924.514663 Cell. 3929211400 e-mail: alcamo@cts.it

La pecora nera


Sputi. Scritti con la saliva a cura di Salvatore Mugno

Alla tua sconfinata malia di raggiro rispondeva la mia illimitata attirance per l'inganno fagocitante... Se tu eri il mestolo io ero l'intruglio nel pentolone... E non vi sarebbe vero male - né forse vero bene - se non vi si prestasse l'oggetto su cui esercitarlo... Chissà se il devastante, tormentoso magone nasca dall'idea di ciò che è stato e non sarà mai più o, invece, dal sentimento di ciò che avrebbe potuto essere e non potrà più essere... Ma le onde impazzite, ai piedi di Cofano, hanno già provveduto a cancellare anche il nostro transito... Mi reco a celebrarne il ringhio, la violenza schiumante, a misurare la lenta, inesorabile erosione delle coste, dei fragili scogli... Il mare parla, il suo frastuono distante e ovattato annuncia un aereo inesistente, che invano si attenderebbe spuntare nel cielo... Da qui, un giorno, passarono uomini e donne, amori tenebrosi ammantati nel sole, rimasero soltanto la montagna e le onde... Inseguo, ancora una volta, il libro che mi sciolga il cappio della vita... Io sì che sarei un vero scrittore "cannibale": se poteste domandarlo a chi mi fu accanto! omo non è caratterizzato da me! È un’urticante sgraffiatura nella gola, questa scrittura... Il vero problema di chi scrive un libro: non darlo a vedere! Certo, ogni mia frase è dettata dalla necessità, altrimenti ne farei a meno! Basta sfogliare la mia roba per capire che non mi sporco invano le mani. Saprei anche star lontano da tutto ciò... Se soltanto si considera l'esiguità, la misura dei miei interventi, non si può dubitare del mio self-control, del savoirfaire, della flemma... Io, insomma, quando non ho nulla da dire, lo dico! Quale superiore vocazione può indurre un uomo a posizionarsi per incassare i calci a cui sono chiamati i signori passeggeri del mondo? Ho sgomitato per potere occupare un posto in prima fila alla proiezione della fiction della vita... (inedito, tratto da Sputi. Scritti con la saliva. Annotazioni, aforismi, anatemi, di prossima pubblicazione)

Gli eventi dei prossimi giorni PALERMO TEATRO FESTIVALFantasmi da "l'uomo dal fiore in bocca" di Luigi Pirandello e da frammenti di "Totò e Vicè" di Franco Scaldati; Compagnia Vetrano/Randisi 15 e 16 Ottobre h 21,15 euro8/5 Nuovo Montevergini Palermo

SOTTO GLI ULIVI Inizia sabato 16 ottobre e si protrarrà fino a Novembre “Sotto gli ulivi”, un viaggio attraverso suoni, colori e sapori della Nocellara del Belice, l’oliva regina della Sicilia occidentale. Un percorso sensoriale con incontri,

È un paese per vecchi

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a cura di Damiano Zito

In Italia gli investimenti per la ricerca sono pochi e ammontano ad una somma che va sotto all'un per cento del prodotto interno lordo. Pochissimo rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea che investono sempre più in ricerca ed istruzione. “Il futuro è passato da qui” è lo slogan della facoltà di ingegneria della Sapienza, ora mobilitata contro i tagli e il ddl Gelmini. Il parere dei ricercatori, precari da una vita, è netto. La riforma del Ministro Gelmini mette in ginocchio l'università pubblica, i giovani sono penalizzati da meccanismi che di meritocratico hanno ben poco ed è facile che questi finiscano sotto la morsa del ricatto. Molte facoltà hanno bloccato l'anno accademico, con lo sconcerto di chi aspetta, di poter ricominciare a seguire le lezioni da mesi. Dove invece l'anno è partito regolarmente i ricercatori che hanno dato l'indisponibilità ad insegnare hanno lasciato un posto vacante. È il segnale che questo Paese non sta lavorando per le nuove generazioni. Il rischio è che l'esercito dei precari rimanga intasato in un tunnel a forma di imbuto e l'alternativa preferita da tanti è la strada che li accompagna fuori dalla frontiera italiana. Si ha la sensazione – tra i giovani – che gli altri Paesi, nonostante la crisi economica, abbiano qualcosa da offrire e, quasi con certezza, sempre meglio dell'Italia. In effetti per chi vorrebbe rimanere nel mondo accademico, tra dottorato e contratti di ricerca, è previsto più di un decennio di precariato. I ricercatori italiani confermano che sulla base della loro esperienza si inquadra una situazione spiacevole solo a citarla. “Noi prepariamo i nostri studenti – dicono – e poi quando vanno all'estero in Erasmus o per conto proprio, come minimo gli propongono un colloquio di lavoro”. In poche parole basta andare in un posto dove la preparazione, la conoscenza e determinate qualità vengono apprezzate “e così questi cervelli ce li rubano”. Il modello può essere ristretto alla sola Italia. La stessa cosa può accadere a chi dal centro-sud si sposta in massa per andare a studiare in altre regioni. Chi parte dalla Calabria o dalla Sicilia, sente che, comunque vada, è sempre meglio andare in una regione, dal Lazio verso su. Il primo vantaggio è una nuova esperienza e l'arricchimento del proprio bagaglio culturale. C'è però una domanda importante da porsi. Quand'è che il flusso migratorio cessa di andare solo in un senso ed inizia a manifestarsi anche da Nord verso Sud, e perché no, anche dall'estero verso l'Italia? degustazioni, corsi di cucina, segreti di bellezza e concerti al tramonto. Si svolgerà nelle campagne circostanti Mazara del Vallo, al Berlingeri Resort. MARSALA WINE TOUR  Il 23 e il 24 ottobre 2010 nelle

Cantine Pellegrino di Marsala si svolgerà la manifestazione Marsala Wine Marsala Tour . Tradizione e gusto nella splendida cornice delle Cantine Pellegrino con la degustazioni di vini. Info Tel: 328.6251448 – 327.1740293



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