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ventare gladiatori. Si hanno invece scarse notizie sulle gladiatrici, ovvero le donne che scendevano in arena. I gladiatori vivevano in apposite caserme, dove formavano delle familiae gladiatoriae, e avevano una piccola arena per gli allenamenti. A Roma vi erano ben quattro caserme: il Ludus Dacicus, il Ludus Gallicus, il Ludus Matutinus (dove risiedevano i venatores e i bestiararii, gladiatori specializzati nei combattimenti con animali) e il Ludus Magnus le cui rovine, vicine al Colosseo, sono ancora oggi visibili. Veniamo al secondo quesito. Perché tanto successo? Le ragioni sono molteplici. Del resto il fatto stesso che per tutto il territorio dell’Impero vi siano anfiteatri e strutture in cui si svolgevano i combattimenti è un’indicazione concreta di quanto gli spettacoli dei gladiatori facessero presa su tutte le classi sociali in tutto l’Impero. Tra le tante ragioni del successo dei gladiatori va sicuramente menzionato il desiderio di veder celebrare la morte – forse un modo per esorcizzarla – attraverso la rappresentazione in uno spettacolo. In origine, i combattimenti erano organizzati in occasione dei funerali di illustri personaggi o per la loro commemorazione, a spese dei familiari, allo scopo di immolare vittime agli dei. Per il Gruppo Storico Romano non è stato facile riprodurre questo tipo di intrattenimento: le fonti scritte non descrivono mai nel dettaglio gli spettacoli degli anfiteatri. Inoltre, i reperti archeologici rinvenuti non sono completi e risultano limitati in proporzione alla durata dei giochi gladiatori, che sono andati avanti per sette secoli. Dalle ricerche effettuate per allestire l’area dei gladiatori nel Museo del Gruppo Storico Romano in via Appia Antica 18, si è attinto a vari testi e sono stati visitati altri Musei. “Da queste ricerche è stato tracciato un profilo di quello che oggi pensiamo possa essere l’icona del gladiatore di duemila anni fa,” specifica Andrea Buccolini. Il primo combattimento svolto a Roma avvenne presso il Foro Boario nel 264 a.C., organizzato dai nobili fratelli Marco e Decimo Giunio Bruto per commemorare la morte del padre. Da allora gli incontri tra gladiatori ebbero un enorme successo tanto che pochi decenni dopo, nel 216 a.C. Fu proprio Giovenale a coniare la famosa frase: Panem et Circenses. I giochi di solito cominciavano di mattina e seguivano un cerimoniale prestabilito: un corteo rituale (pompa) rendeva gli onori alle autorità o all’imperatore. Aprivano lo spettacolo le venationes, che si protraevano fino all’ora di pranzo. Queste cacce potevano prevedere lotte tra uomini e animali o tra animali, anche legati tra loro. Nell’intervallo avevano luogo le esecuzioni dei condannati a morte, molto gradite dal pubblico, dove persone inermi venivano fatte sbranare dalle belve (damnatio ad bestiam) o crocifisse, arse vive e così via. Alla ripresa pomeridiana avevano luogo i ludi gladiatorii veri e propri. Un combattimento con armi inoffensive serviva al riscaldamento dei gladiatori. L’editor, organizzatore dei giochi, dava quindi inizio ai combattimenti. I primi gladiatori a scendere nell’arena erano gli equites. Più coppie si affrontavano contemporaneamente (gladiatorum paria). Se qualche gladiatore non si batteva con sufficiente impegno, veniva sollecitato a colpi di frusta (lora). La vita del gladiatore sconfitto dipendeva dall’editor, che valutava l’impegno nel combattimento e ascoltava il parere del pubblico. Al termine il vincitore riceveva la palma della vittoria oltre a doni preziosi; il premio più ambito più di 40 gladiatori si affrontarono in combattimento. Il successo fu tale

però era la spada di legno, rudis, che significava la fine della carriera e

che gli aristocratici e soprattutto gli imperatori, per imbonirsi le masse, si

quindi la riconquistata libertà. Con l’affermazione del Cristianesimo ebbe

prodigavano a offrire spettacoli sontuosi, immortalati nei versi degli scrit-

inizio il declino dei combattimenti gladiatorii, soprattutto dopo l’editto di

tori latini del tempo: Svetonio, Tito Livio, Giovenale, Marziale e altri ancora.

Beirut, emesso da Costantino nel 325, in cui furono aboliti i munera sine

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E42 Magazine - n. 4 / 2011  

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