Page 1

INCHIESTA

Servizi Sociali: il Salento a più velocità

A cura della redazione di


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

INCHIESTA

Servizi Sociali: il Salento a più velocità a cura della redazione di

Direttore Responsabile: Luigi Russo Hanno collaborato: Serenella Pascali Tiziana Colluto Pina Melcarne Emanuele Pepe Pietro Ribezzo Emanuele Università

Impaginazione e stampa a cura di 2


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Servizi Sociali:

il Salento a più velocità INDICE Nota Metodologica Introduzione 1) Che cosa sono i piani di zona ........................................................................................................... 2) Lo scenario normativo ....................................................................................................................... 3) Da dove arrivano le risorse .............................................................................................................. 4) Il viaggio dei soldi: dallo Stato alle casse dei Comuni tutte le tappe ....................................... 5) Il cofinanziamento: meccanismo imperfetto e mal funzionante ................................................

3 4 6 7 8 8 9

Prima parte - I Servizi 1) L’organizzazione dei Servizi Sociali in provincia di Lecce: un pendolo tra tradizioni territoriali differenti e spinte all’omogeneizzazione ................................................................................. 1.1) Il Servizio Sociale Professionale ................................................................................................................................. 1.2) Il Segretariato Sociale .................................................................................................................................................. 1.3) La chimera del Pronto intervento sociale: a Galatina una buona sperimentazione ....................................

2) I Livelli Essenziali di Assistenza ......................................................................................................... 2.1) I Liveas, buoni e spesso impossibili .......................................................................................................................... 2.2) Adi e Ads, la nuova frontiera della domiciliarità. Laddove funziona ..................................................................

3) I servizi attivati e quelli disattesi ...................................................................................................... 3.1) Famiglie, anziani e disabili: lo zoccolo duro dei servizi sociali .............................................................................

4) Servizi, contributi economici, strutture: la triade imperfetta ..................................................... 5) Lo spacchettamento: ovvero, meglio non scontentare nessuno ............................................... 6) Sistema dei servizi: tutti i punti di forza e le criticità ..................................................................

Prima seconda - Gli attori 1) Gli attori che compongono l’Ambito ............................................................................................. 1.1) I rapporti tra Coordinamento Istituzionale e Ufficio di Piano: un dialogo spesso difficile ........................... 1.2) I rapporti tra Coordinamento Istituzionale e Tavolo della Concertazione ....................................................... 1.3) I rapporti tra Ufficio di Piano e altre Istituzioni .....................................................................................................

2) I coprotagonisti .................................................................................................................................... 2.1) I Servizi Sociali Comunali ............................................................................................................................................. 2.2) ASL, un interlocutore difficile ....................................................................................................................................... 2.3) La Provincia di Lecce ..................................................................................................................................................... 2.4) La Regione Puglia ........................................................................................................................................................... 2.5) Le altre istituzioni ...........................................................................................................................................................

3) Le forme della gestione ...................................................................................................................... 3.1) L’associazionismo intercomunale: un cammino a volte incerto .......................................................................... 3.2) Il Consorzio: Poggiardo apripista ................................................................................................................................. 3.3) La gestione associata che non di rado si dissocia ..................................................................................................

Conclusioni Glossario Appendici 1) Risorse impegnate e liquidate per Ambiti e aree di intervento ............................................................ 2) Servizi programmati e attivati, risorse programmate e impiegate per ambiti e aree di intervento ....

12 14 15 17 19 19 21 23 23 26 28 31 39 39 40 42 44 44 44 48 48 49 50 50 51 52 56 61 63 73

3


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Nota metodologica Lo studio è stato avviato nel febbraio 2009 e concluso il 10 aprile 2009. Otto su dieci gli ambiti territoriali che hanno partecipato a tutte le fasi della rilevazione (Lecce, Nardò, Galatina, Maglie, Martano, Casarano, Gagliano del Capo, Poggiardo). La rilevazione constava di una parte compilativa con la somministrazione di una scheda di rilevazione dei servizi attivati e di quelli disattesi e le relative motivazioni, di una scheda per la rilevazione dei tre livelli essenziali di assistenza (servizio sociale professionale, segretariato sociale e pronto intervento sociale), con un focus su tipologie contrattuali e modalità di impiego e di un approfondimento con interviste in profondità effettuate ai Responsabili dell’Ufficio di Piano o altri testimoni attendibili. A mancare all’appello gli Ambiti di Campi Salentina e Gallipoli. Per maggiore precisione, l’Ambito di Gallipoli ha fornito i dati richiesti ma è mancato il contatto diretto con il responsabile dell’Ufficio di Piano e quindi l’intervista in profondità che in parte andava a incidere anche sulla migliore lettura dei dati forniti. Il risultato è che l’inchiesta si compone di più parti: in alcuni casi (tutti i dati che riguardano la programmazione dei servizi) si può contare sui dieci Ambiti che è il totale degli ambiti della provincia di Lecce, essendo la fonte quella dell’Osservatorio Regionale delle Politiche Sociali; in altri casi invece i dati sono riferiti a otto ambiti su dieci, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina, in altri casi i dati fanno riferimento a nove ambiti su dieci, con l’esclusione di Campi Salentina. In tutti i casi si trova la segnalazione in ciascuna tabella di competenza.

4


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Introduzione In Puglia i Piani Sociali di Zona hanno programmato servizi sociali e sociosanitari a partire dal 2005. A quattro anni dall’avvio di questo nuovo processo, i cittadini pugliesi hanno beneficiato di pochi servizi sul territorio regionale. Nella provincia di Lecce sono stati attivati la metà di quelli previsti. Dove stanno le responsabilità? Chi deve rispondere di questi ritardi? Viaggio nell’immobilismo della pubblica amministrazione tra i ritardi dei Comuni e le accelerate della Regione, un elastico sempre teso che non produce gli effetti sperati. Tutto comincia negli anni 2003-2004 con la legge regionale, la 17/2003 e con il Piano Sociale Regionale (2004-2006), entrambi strumenti applicativi della legge quadro nazionale, la 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. La programmazione sociale risulta un compito arduo in quanto gli obiettivi sono complessi, e soprattutto risulta povera l’offerta di servizi organizzati sul territorio e ancora più povera risulta quella di dati certi sui bisogni della collettività. Nel 2006 e nel 2007, la Regione Puglia, anche per l’impulso dato dal neo assessorato alla solidarietà sociale di Elena Gentile, completa il quadro degli strumenti normativi con la L. R. 19/2006 “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini in Puglia” che abroga la precedente del 2003, e con il regolamento regionale n. 4/2007 attuativo della legge regionale 19/2006. La Regione ha dunque dettato le regole del gioco. Il gioco spetta, già dal 2004, ai Comuni. Ma qui intervengono le prime differenze: c’è chi, con i tempi richiesti, sta al gioco e crea servizi sul territorio di cui beneficiano tutti, e chi fa fatica, stenta, ritarda, non sa o sa poco. Dove stanno le responsabilità? Chi deve rispondere di questi ritardi? Il mensile Volontariato Salento ha avviato un’inchiesta che cerca di rispondere a queste domande facendo il punto sui servizi erogati e su quelli che sono ancora da attuare, andando a leggere nelle pieghe di un processo molto complesso per tutti. Tanto più che i soldi sono stati erogati dalla Regione e attendono di essere organizzati in servizi per i cittadini. Complessivamente in provincia di Lecce sono stati erogati dalla Regione Puglia per il quadriennio 2005-2008 oltre 46 milioni di euro e, al 31 dicembre 2007, di queste risorse erano state spese poco più del 13,5%. Molto differenti i comportamenti degli ambiti in termini di servizi. Alcuni (ancora pochi) ad esempio hanno investito in pochi servizi ma ben dotati finanziariamente (in totale in provincia di Lecce sono stati previsti 552 servizi), altri, la maggior parte, hanno continuato a polverizzare le risorse in piccoli interventi che mediamente non superano i 98 5


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

mila euro. Significativa anche la scelta dell’organizzazione. La maggior parte degli ambiti territoriali continua ad effettuare servizi su scala comunale. Solo 4 ambiti su 10 hanno scelto per tutti i servizi la dimensione di ambito e dunque allargata a tutto il territorio del distretto. Anche qui non mancano le criticità. Perché la Regione ha dettato alcune regole che spesso vengono disattese dai Comuni o raggirate. La scelta di servizi effettuata dai Comuni salentini in questi anni è comunque chiara. Nonostante gli sforzi compiuti per qualificare il sistema di welfare nei servizi alla persona, ci sono ancora alcuni ambiti della provincia di Lecce in cui sono molto presenti i trasferimenti economici. Per alcuni si attestano ancora intorno ad un quinto/un quarto delle risorse programmate. Scarso risulta invece l’investimento finanziario effettuato dagli ambiti territoriali per la dotazione di strutture a carattere semiresidenziale e residenziale, con incidenze che non superano mai il 13,8%. Lo scenario che si va delineando è di un Salento a doppia o tripla velocità: da una parte ambiti che hanno erogato già tutti i servizi previsti nei Piani Sociali di Zona (Galatina e Maglie), tanto da richiedere alla Regione l’anticipazione delle risorse finanziarie programmate per il prossimo triennio per dare continuità ai servizi, dall’altra parte chi ha cominciato a balbettare l’erogazione di servizi e prestazioni (ma spesso vengono trascurati quelli essenziali); dall’altra ancora chi è fermo al palo, con i soldi in cassa e i cittadini alle porte.

Cosa sono i Piani Sociali di Zona

I Piani Sociali di Zona sono lo strumento di programmazione attraverso il quale i servizi sociali dei singoli comuni, raggruppati in Associazioni di Comuni, esprimono, sotto forma di progetto o pianificazione, ciò che faranno (cioè i servizi sociali e sociosanitari e le prestazioni che erogheranno) in un arco temporale di più anni, all’interno di un determinato ambito territoriale, con le risorse finanziarie assegnate. Gli ambiti territoriali coincidono con i distretti sociosanitari e raggruppano più Comuni. In Puglia i distretti sociosanitari in totale sono 45, nella provincia di Lecce 10 (Lecce, Campi Salentina, Nardò, Galatina, Maglie, Martano, Casarano, Gallipoli, Gagliano del Capo, Poggiardo).

6


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

1. Gli ambiti territoriali della Provincia di Lecce

Lo scenario normativo

La Puglia con l’approvazione della Legge Regionale 17/2003 e del Piano Regionale delle Politiche Sociali (2004-2006), avvia il processo del sistema integrato di interventi e servizi sociali, in attuazione della Legge quadro Nazionale 328/200, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. La programmazione sociale risulta un compito arduo in quanto gli obiettivi sono complessi, e soprattutto risulta povera l’offerta di servizi organizzati sul territorio e ancora più povera risulta quella di dati certi sui bisogni della collettività. Nel 2006 l’intervento del legislatore regionale pugliese, di abrogazione della L R. n. 17/2003, permette l’adozione di un nuovo testo normativo, la L. R. 19/2006 “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini in Puglia”. Il nuovo testo sembra effettivamente permettere una maggiore libertà d’azione alla Regione rispetto ai limiti che segnano il rapporto tra legge c. d. cornice e legge c.d. di dettaglio, 7


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

che si è sempre tradotto in un annullamento della capacità di innovazione dell’attività legislativa di recepimento delle Regioni, che si limitavano ad omogeneizzarsi l’una all’altra, tanto da essersi parlato di fenomeno di “leggifotocopia”. Alla nuova legge regionale segue il regolamento attuativo che completa il pool degli strumenti normativi del sistema di welfare pugliese. Il regolamento regionale n. 4 del 2007 e le successive modifiche introdotte con il regolamento n. 19 dell’agosto 2008, creano i robusti pilastri per far sì che i servizi sociali e sociosanitari in Puglia siano garantiti in maniera omogenea, abbiano le stesse regole, coinvolgano gli stessi attori. Da dove arrivano le risorse

Per finanziare i Piani Sociali di Zona esiste un pacchetto composto da più fonti di finanziamento: il Fondo nazionale politiche sociali (FNPS), il Fondo globale socioassitenziale regionale (FGSA), le risorse proprie dei singoli comuni, le finalizzazioni di altri fondi (es. assegni di cura, prima dote, fondo per le non autosufficienze, fondi di lotta alla droga, fondi per l’integrazione scolastica, etc.). Prima dei Piani Sociali di Zona esisteva soltanto il Fondo regionale socioassistenziale che veniva erogato dalla Regione ad ogni singolo comune per l’attuazione dei servizi sociali, oltre a quello che garantivano gli stessi comuni con le risorse proprie e che anche adesso, per effetto di un obbligo introdotto dalla legge regionale 19/2006, devono continuare a garantire. Infatti per non depauperare di risorse il sistema, la Legge Regionale 19/2006 ha obbligato i Comuni a garantire con risorse proprie la stessa spesa sociale che avevano certificato nel triennio 2001-2003. Nel primo periodo di programmazione gli ambiti hanno potuto contare su un salvadanaio che si era accumulato negli anni perché, nonostante i finanziamenti nazionali, la Regione Puglia ancora non si era dotata di un sistema di regole, e dunque non aveva ancora utilizzato le risorse che erano state stanziate dallo Stato. Così ai vecchi Piani di Zona (che sono tutt’ora in corso di attuazione) sono state assegnate complessivamente le risorse del Fondo nazionale politiche sociali 2001-2003, 2004, 2005, del Fondo globale socio assistenziale regionale 2005 e 2006, le premialità sui fondi nazionali, altre risorse pubbliche (assegni cura, prima dote, fondi lotta alla droga, fondi per l’integrazione scolastica delle persone con disabilità etc.). Complessivamente in provincia di Lecce sono state erogate dalla Regione Puglia per il quadriennio 2005-2008 euro 46.133.210,64 e, al 31 dicembre 2007, di queste risorse erano state spese poco più del 13,5%.

Il viaggio dei soldi: dallo Stato alle casse dei Comuni tutte le tappe

Lo Stato annualmente nella Legge Finanziaria stabilisce quanto verrà assegnato al Fondo sociale. Sulla base delle regole dettate dalla Legge quadro Nazionale, la 328 del 2000, il Fondo viene erogato a ciascuna Regione. Le Regioni, per effetto delle leggi regionali che sono applicative della Legge qua8


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

dro Nazionale, e che dettano le regole a livello regionale di utilizzo e ripartizione delle risorse, erogano le risorse ai Comuni. In Puglia queste risorse, assieme a quelle regionali e ad altri fondi ad hoc, vengono trasferite non ai singoli comuni ma ai comuni sede del distretto sociosanitario, detti appunto comuni capofila. I Comuni, nel rispetto di quanto prevedono le leggi regionali e sulla base di regole condivise e di una pianificazione concertata (Piani Sociali di Zona), spendono questi soldi attuandoli in servizi sociali e sociosanitari che in Puglia possono avere valenza d’ambito o comunale. In tutti i casi, sono comunque gestiti con regole comuni. In Puglia e nella provincia di Lecce tutti gli ambiti territoriali hanno scelto la gestione associata dei servizi. Per fare questo si sono associati (hanno realizzato un’associazione di Comuni) sottoscrivendo una convenzione, secondo un meccanismo e un modello analoghi a quelli già sperimentati per la gestione dei rifiuti. Il cofinanziamento: meccanismo imperfetto e mal funzionante

Lo stabilisce il Piano regionale delle Politiche Sociali che al capitolo VI della programmazione finanziaria indica l’obbligo del cofinanziamento delle azioni previste nel Piano sociale di Zona “con risorse proprie dei bilanci comunali con un minimo del 20% rispetto al finanziamento del FNPS delle stesse azioni”. Cerchiamo di capire il meccanismo. La Regione eroga il fondo nazionale politiche sociali a ciascun ambito territoriale. Per stabilire quanto spetta a ciascun ambito e quindi le ripartizioni da erogare, stabilisce attraverso la legge regionale, alcuni criteri. Il criterio di riparto del fondo tiene conto del numero dei comuni presenti in un ambito territoriale, della popolazione residente e di altri criteri. Quindi il fondo nazionale politiche sociali assegnato a ciascun ambito si compone delle assegnazioni di ciascun comune che fa parte di quell’ambito. Assegnazioni che sono esclusivamente strumentali alla definizione del fondo nazionale politiche sociali di ambito. Ed è su quella assegnazione che ciascun comune calcola la percentuale di cofinanziamento del 20% minimo da corrispondere al comune capofila. E in questi anni i Comuni avrebbero dovuto provvedere al trasferimento delle somme, che a tale scopo sarebbero appunto state previste nei singoli bilanci comunali, al Comune capofila per il finanziamento dei servizi/progetti previsti nel Piano Sociale di Zona. Avrebbero dovuto appunto. Ma spesso questo non è accaduto e gran parte delle somme previste (in totale in Provincia di Lecce il cofinanziamento dei Comuni è di 4.854.236,37 euro) non sono mai state trasferite dai singoli Comuni al comune capofila dell’Ambito Territoriale. In alcuni casi le risorse economiche sono state rimpiazzate dalle risorse umane. Come? Con un meccanismo che spiega molto bene Anna Rotundo dell’UdP di Martano: “I comuni pagano dei cofinanziamenti per il Piano e questo è un tasto dolente. Perché si potrebbe inviare un dipendente piuttosto che pagare la quota di cofinanziamento”. Quindi i comuni piuttosto che cofinanziare con soldi, liquidità, garantiscono, nella migliore delle ipotesi, personale all’Ufficio di Piano. Certo, nella migliore delle ipotesi. 9


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Perché nella peggiore, non corrispondono alcunché. E il risultato è che i servizi finanziati con quei soldi previsti in sede di programmazione, sono fermi al palo. In molti casi, nonostante i numerosi solleciti effettuati dagli Uffici di Piano, i comuni non intendono corrispondere le somme e in alcuni casi si paventa la crisi non solo finanziaria ma anche politica. A Casarano e a Gagliano del Capo questa mancanza si fa sentire con forza. Giuseppe Rizzo, responsabile dell’UdP di Gagliano del Capo, dichiara, addirittura, che “neanche con il pensiero” considera il contributo derivante dal co-finanziamento nella gestione dei fondi. “Con le risorse dei comuni che andavano trasferite in termini di compartecipazione abbiamo avuto molte difficoltà – fa sapere Rizzo. Ci sono alcuni abituati alla gestione associata, che mettono nei bilanci quanto previsto e quando c’è la richiesta vengono trasferiti. Vi sono altri invece che prevedono delle somme in maniera parziale, che hanno grosse difficoltà”. L’ambito di Casarano sembra averne proprio il dente avvelenato: “Il problema del co-finanziamento è indice di una mancanza di volontà nel gestire le cose in maniera produttiva”. Antonio Facchini dell’UdP avverte questa “trattenuta”come un “momento alternativo all’Ambito”. LEGENDA: FNPS (Fondo Nazionale Politiche Sociali) FGSA (Fondo Globale Socioassistenziale Regionale)

10


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

PRIMA PARTE

I Servizi

11


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

PRIMA PARTE - I servizi 1. L’organizzazione dei servizi sociali in provincia di Lecce: un pendolo tra tradizioni territoriali differenti e spinte alla omogeneizzazione. È un po’ come imbattersi in una geografia del Salento a macchie di leopardo. Agglomerati di paesi che si illuminano e si scolorano, aree che confermano un lungo percorso o si aprono al nuovo o arrancano dietro le urgenze di un cambio di rotta. Delineare il sistema dei servizi sociali in provincia di Lecce richiede lo sforzo di pensare ad un territorio frammentato dal di dentro e che, ancora oggi, continua a dare risposte troppo differenti a bisogni spesso uguali. Di certo c’è che alla Legge Regionale 17/2003, che per prima ha introdotto in Puglia una rivoluzione copernicana in materia, non tutti sono giunti preparati. Ci sono aree che nella loro tradizione hanno coltivato consolidate politiche sociali municipali, come dimostra la presenza da tempo delle figure di assistenti sociali comunali, non di rado assunte con contratti a tempo indeterminato per svolgere un servizio full time. Gli ambiti territoriali di Nardò e di Casarano ne sono un esempio, il primo con le cinque assistenti sociali dei suoi sei comuni, il secondo con ben undici di sette municipi. Altrove i Piani di Zona hanno coperto, invece, lacune significative. Sui quindici piccoli comuni che compongono l’ambito di Poggiardo, solo due, Andrano e Santa Cesarea Terme, avevano già nel proprio organico la figura cardine dell’assistente sociale. Da marzo 2006 altre dieci assistenti, assunte a tempo determinato per 18 ore settimanali, riescono a coprire tutto il territorio con un turn over regolato sulla base della dimensione demografica dei comuni. C’è poi chi già da un decennio ha iniziato a ragionare in termini di bacino territoriale, come a Galatina, dove il passaggio alla gestione associata dei servizi sociali è stato quasi indolore, e chi, invece, ha rapporti meno felici, con conseguenze evidenti sullo sviluppo della programmazione. Non sono un caso i 62 progetti su 81 ancora inattivi nell’ambito di Lecce, i 30 su 45 in quello di Casarano, i 33 su 72 in quello di Martano. Proprio la prima parte del Piano di Zona di Lecce è stata chiara nell’evidenziare come in alcuni settori di intervento “il Piano dovrà confrontarsi con l’assenza di un sistema territoriale di ambito, di servizi a rete; con la necessità di sviluppare una nuova cultura gestionale che non riservi al terzo settore ruoli marginali o funzioni di mera esecutività; con l’opportunità di realizzare realmente l’integrazione a livello territoriale tra interventi sociali, sanitari e educativi/formativi, nel rispetto dell’unicità della persona”. Certo, il sistema salentino dei servizi sociali si è retto a lungo sulla presenza di una rete formale e, soprattutto, informale tra i diversi attori, ma ciò non ha eliminato 12


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

difficoltà di raccordo e mancanza di razionalizzazione degli interventi. Nel momento in cui i Piani di Zona sono stati inaugurati, infatti, le emergenze rilevanti hanno riguardato innanzitutto questo, assieme alla predisposizione di regolamenti di accesso ai servizi comuni per tutto l’ambito, alla gestione unitaria di quelli che per complessità e rilevanza superavano la dimensione comunale, ad azioni di sistema informativo unico. Fondamentali per la gestione associata dei piani sono risultate, quindi, le “azioni di sistema”, che non solo cercano di creare un minimo comune denominatore organizzativo a livello di ambito, ma permettono anche di implementare e gestire concrete sinergie interistituzionali e sovrambito a miglior garanzia dei diritti dei cittadini. Ma è davvero così? Sebbene necessari per costruire un sistema di coesione e protezione sociale omogeneo, il Servizio Sociale Professionale di ambito ed il Segretariato Sociale di ambito, supporti strategici all’operatività dell’Ufficio di Piano, presentano tutt’oggi alcune ombre. Sugli otto ambiti di zona considerati, è significativo che Casarano (alla data di rilevazione del nostro studio) non abbia ancora avviato il Servizio Sociale Professionale, per cui è in corso di pubblicazione il bando, mentre solo in cinque ambiti è stato organizzato il Segretariato Sociale. Stupisce? Non poco, se si pensa che si tratta dei due prioritari Livelli Essenziali di Assistenza da garantire. Quali sono allora le difficoltà? Si denuncia una mancanza cronica di personale addetto, che vede complessivamente impiegati 75 assistenti sociali comunali su un popolazione complessiva di 787.639 (cioè un assistente sociale in servizio ogni 10.500 abitanti) con una media di circa nove per ambito e con oscillazioni che vanno dai dodici di Poggiardo e Galatina ai cinque di Nardò. La gran parte di loro, tuttavia, non è di ruolo e il non avere delle figure stabili è una non indifferente criticità. Solo 28 assistenti sociali lavorano full time, mentre le restanti 47 dividono il loro part time tra front office comunali, sportelli di ambito e organizzazione degli uffici di piano. Per un ammontare complessivo di appena 823 ore settimanali di servizio erogate dagli ambiti, 11 pro capite per assistente sociale. Analizzando il dato nello specifico, le differenze aumentano. Nonostante siano composti entrambi da 15 comuni, gli ambiti di Poggiardo e Gagliano del Capo prevedono rispettivamente 180 e 144 ore di servizio; Martano e Lecce, con dieci municipi ciascuno, erogano 100 e 120 ore, come Galatina, che però conta solo sei comuni. A Maglie il monte ore cala a picco, poiché con 84 ore si coprono ben 12 comuni, mentre a Nardò si attendono otto nuove assunzioni, in quanto il lavoro è stato svolto finora da cinque assistenti sociali comunali, che hanno continuato a dividere il loro full time tra 21 ore presso i comuni e 15 presso l’ambito. Casarano, invece, pecca in organizzazione, poiché, nonostante undici assistenti sociali, il Servizio Sociale Professionale e il Segretariato Sociale di Ambito tardano ad avviarsi. 13


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

1.1 Servizio Sociale Professionale

Ha un ruolo primario nella realizzazione del sistema integrato di servizi sociali ed è il livello professionale cui compete la definizione degli strumenti tecnico-operativi. Il Servizio Sociale Professionale è il perno dell’organizzazione degli ambiti, avendo compiti di coordinamento tecnico e supervisione dei servizi del sistema integrato, di presa in carico dei casi e predisposizione di progetti di intervento personalizzati, nonché di rilevazione, monitoraggio ed analisi di nuovi bisogni. È presente in sette degli otto ambiti di zona considerati in provincia di Lecce e impiega sessanta dei settantacinque assistenti sociali, di cui solo 18 impiegati full time. L’organizzazione del servizio, solitamente con sede presso il comune capofila, consta di staff operanti a livello complessivo di ambito e costituiti da un numero di unità professionali in rapporto al fabbisogno percepito o rilevato. Si compongono di assistenti sociali in ruolo presso i singoli comuni e distaccati con appositi ordini di servizio, di assistenti sociali incaricate presso i comuni ma destinate professionalmente all’ambito territoriale, nonché di eventuali unità integrative incaricate a progetto. Ma come funziona nel Salento? A Lecce, il Servizio Sociale Professionale di Ambito è costituito da undici assistenti sociali, i quali, distaccati da nove comuni dell’ambito, prestano servizio anche a San Donato di Lecce, sprovvisto di una propria figura. Lo stesso si ripete a Nardò, dove, secondo il principio di sussidiarietà, si è riusciti a coprire anche il Comune di Seclì. A Maglie, Martano, Poggiardo e Gagliano del Capo, ambiti con la più elevata frammentazione territoriale e il maggior numero di comuni, il Servizio Sociale Professionale segue un turn over modulato in rapporto al numero di abitanti, garantendo la stabilità della presenza solo nei centri più grandi. A Martano esiste una graduatoria di ambito a cui, annualmente, i comuni attingono per “rinfrescare” gli assistenti sociali che garantiscono il servizio sociale professionale. Meccanismo che suscita qualche perplessità di ordine logico oltre che professionale. La professione dell’assistente sociale consta di una complessa miriade di competenze professionali che ruotano tutte attorno ad una imprescindibile: la competenza relazionale. Qualcuno dovrebbe spiegare perché si sceglie il turn over in una professione che scommette gran parte della sua riuscita in termini di benefici proprio sulla continuità relazionale. Galatina vanta uno staff di 8 assistenti sociali e un coordinatore, che lavorano secondo un’articolazione per target ed aree d’intervento (aree minori e famiglia, anziani, disabilità, salute mentale, povertà, dipendenze, immigrati, politiche giovanili). A Casarano, il Servizio Sociale Professionale di ambito ancora non esiste, sebbene tutti e sette i comuni siano coperti da proprie figure, che saranno il nucleo forte della futura organizzazione.

14


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

2. Modalità di gestione del Servizio Sociale Professionale Dato rilevato su otto Ambiti, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

3. Numero di Assistenti Sociali per Ambito e ore di lavoro Dato rilevato su otto Ambiti, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

1.2 Il Segretariato Sociale

È la soglia d’accesso al complesso sistema dei servizi sociali, ma la porta non di rado è sbarrata. Attivato solo in cinque ambiti su otto – a Nardò, Gagliano del Capo, Galatina, Maglie e Poggiardo – il Segretariato Sociale serve per evitare che i cittadini, specialmente i più deboli o meno informati, esauriscano le loro energie nel procedere, per tentativi ed errori, nella ricerca di risposte adeguate ai propri bisogni. Perché il Segretariato Sociale è il vero sportello di tutela dei diritti di cittadinanza, volto a rimuovere le disuguaglianze nell’accesso ai servizi con le sue funzioni di informazione, orientamento, consulenza e accoglimento di eventuali reclami. Affianca o contiene in sé, spesso, la Porta Unitaria di Accesso (Pua) al sistema integrato socio-sanitario, che dovrebbe essere realizzata d’intesa con l’Asl, la quale è quasi totalmente assente. A mancare all’appello per il Segretariato Sociale sono Casarano, Martano e Lecce. E le motivazioni sono differenti. A volte non c’è l’istituzionalizzazione, ma il servizio viene svolto comunque come una funzione del Servizio Sociale Professionale. Il problema è che, mancando di una struttura organizzativa, si regge solo sul buon senso e la prontezza degli addetti ai lavori. 15


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

“Basterebbe cercare di comunicare di più tra noi, tra comuni e tra Ambito e Azienda sanitaria, in modo che ognuno sappia quello che bisogna fare – ha affermato Anna Rotundo, assistente sociale nell’Ufficio di Piano di Martano - . Un esempio? Recentemente, una famiglia con al suo interno un caso di grave malattia ha speso 6mila euro per le cure. Nessuno le aveva detto che erano delle prestazioni di cui poteva usufruire gratuitamente, perché i medici curanti non sanno o non informano, e così nei distretti sociosanitari e negli ospedali. Per questo serve scambiarsi maggiori informazioni. Nei comuni, in sostanza, già ci sono delle PUA e dei Segretariati, per cui vanno pensati quelli unici solo nella sede dell’ambito. Ma poi, chi ci lavorerà? O questo servizio viene attivato a dovere, sei ore per sei giorni settimanali, o le cose non cambieranno. Ci sono Segretariati attivi solo per due ore a settimana. E le altre 34 ore? Non ha senso annotare le richieste di un servizio così strutturato, si avrebbero dati non attendibili e inutili per la progettazione”. La mancanza di personale diventa allora un grosso limite per le azioni di sistema. Dove il Segretariato Sociale è attivo, ci si è organizzati come meglio si è creduto, impiegando complessivamente solo ventinove dei settantacinque assistenti sociali e sei esperti. A Poggiardo, Maglie e Nardò tutti gli assistenti sociali del Servizio Sociale Professionale svolgono anche la funzione di Segretariato Sociale. A Gagliano del Capo, invece, ne è stato destinato solo uno su otto. A Galatina, il servizio ha una caratterizzazione differente rispetto a quanto prevede la normativa regionale: è svolto da uno staff di sei esperti nei Servizi alla persona e nella Comunicazione, coadiuvati da assistenti sociali messi a disposizione dalla Provincia di Lecce e da un esperto in materia di accesso degli immigrati. I sei operatori, con laurea specialistica, incaricati per 25 ore settimanali ciascuno, svolgono funzioni di referenti nei front-office aperti nelle sei sedi comunali tutti i giorni, anche nelle ore pomeridiane. Da luglio 2007, inoltre, è attiva, presso gli sportelli di Segretariato Sociale, anche l’unica Pua salentina, che può contare sull’apporto di tre assistenti sociali messi a disposizione dal distretto socio sanitario dell’Asl. C’è chi ha fatto passi avanti e chi passi da gambero. A Lecce il servizio di Segretariato Sociale ha avuto avvio nel dicembre 2006 e si è concluso il 31 dicembre 2007. Per l’anno corrente si sta provvedendo alla definizione dell’avviso pubblico per la relativa riattivazione. Ma fa pensare la formula organizzativa passata, che ha visto impiegare ben ventisette unità per 30 ore settimanali, supportate da tre assistenti sociali della Provincia di Lecce per 12 ore, destinando otto addette al front office nel Comune di Lecce e due per ogni altro comune dell’ambito, tranne San Pietro in Lama che ne ha impiegata una. Il tutto per un servizio che è riuscito a rimanere in vita un solo anno.

16


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

3/4. Servizi Sociali Professionali, Segretariato Sociale, Pronto Internento Sociale in Provincia di Lecce Dato rilevato su otto Ambiti, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

Ambito

Part time

Full time

Num. totale

Servizio sociale professionale

Modalità Copertura Comuni

Segretariato sociale

Pronto intervento sociale

CASARANO

1

10

11

11

per Comune

non attivo

non attivo

NARDO'

0

5

5

5

a turno

in fase di attiva-

in fase di attiva-

zione con 6 AS

zione con 2 AS

in fase di parziale

non attivo

LECCE

11

0

11

11

a turno

riattivazione GAGLIANO

8

0

8

7

a turno

1

DEL CAPO GALATINA

in fase di attivazione con 12 AS

12

0

12

9

per aree di

3 ASL X PUA + 6

6 (AS comunali

bisogno

esperti non AS

che garantiscono a turno reperibilità fino alle 23.00)

1.3 La chimera del Pronto Intervento Sociale: a Galatina una buona sperimentazione

MARTANO

5

3

8

8

a turno

non attivo

non attivo

MAGLIE

0

8

8

8

a turno

8

non attivo

a turno

12

0

POGGIARDO

10

2

12

12

MEDIA PROV.

4,6

3,3

7,9

7,4

TOTALE

37

26

63

59

Si può solo sperare di non avere mai un’emergenza sociale, perché si continua a doverla affrontare da soli o facendo appello al buon senso di responsabilità degli operatori che, pur non essendo incaricati per questo, di fatto tentano di dare una risposta all’emergenza. I servizi di pronto intervento sociale rispondono tempestivamente ai bisogni delle persone in difficoltà, anche con soluzioni temporanee ma immediate, in attesa della presa in carico complessiva e dell’elaborazione di un progetto completo. La mancanza del Pronto Intervento Sociale, una delle azioni di sistema ritenuta prioritario Livello Essenziale di Assistenza, può essere considerata un po’ il simbolo di un certo immobilismo nella gestione nostrana dei servizi sociali. Dovrebbe essere un servizio destinato a tutti i soggetti fragili, in difficoltà o in situazioni di elevata conflittualità familiare, compresi minori e donne vittime di violenza, abuso e maltrattamento. Dovrebbe prevedersi almeno un servizio a livello di ambito in grado di affrontare l’emergenza in tempi rapidi ed attraverso prestazioni differenziate e flessibili, finalizzate a fornire assistenza primaria urgente. Dovrebbe, appunto. Così invece non è. Come per il Segretariato Sociale, anche qui si rischia di minimizzare l’impor17


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

tanza del Pronto Intervento dichiarando che di fatto esiste, sebbene non sia istituzionalizzato. Per quanto indubbia la bontà degli operatori, questa mancanza incide sui diritti dei cittadini, trasformandoli in una sorta di richiesta di favore. A Poggiardo, Rossano Corvaglia, Responsabile dell’Ufficio di Piano, ha sottolineato che “nel Piano di Zona il servizio era stato previsto come disponibilità 24 ore su 24 data dagli assistenti sociali del Servizio Sociale Professionale, per quei casi urgenti che dovessero richiederne l’intervento. Ad oggi non abbiamo ancora destinato una figura specifica, ma abbiamo previsto anche una serie di iniziative di supporto per fare un adeguato soccorso di Pronto Intervento Sociale, come nel caso di abuso e maltrattamento o per sbarchi di immigrati lungo le nostre coste. Pure se, devo ammettere, in questi due anni e mezzo di attività non ci sono stati segnalati casi di pronto intervento”. A fargli eco è Antonio Facchini, Responsabile dell’Ufficio di Piano di Casarano, che ha dichiarato:“noi apriamo dal lunedì al venerdì, ma qui siamo riusciti ad andare oltre il concetto di orario di servizio. Se dobbiamo fare una visita domiciliare ad un minore segnalato quando non c’è il rientro pomeridiano, la si fa lo stesso. E poi, a partire da me, il Pronto Intervento lo garantisco. Io ho il telefono di servizio sempre acceso, anche il sabato e la domenica”. Ma è da intendersi questo come Pronto Intervento Sociale? Può racchiudersi nella formula del buon senso civico, professionale e di responsabilità degli addetti ai lavori? Intanto, a Nardò sono previste due nuove assunzioni destinate esclusivamente a questo servizio, che proprio nel mese di maggio dovrà essere inaugurato così come a Gagliano del Capo, dove, invece, sarà strutturato sulla base della reperibilità di dodici assistenti sociali comunali con fascia oraria stabilita, stipulando una convenzione con strutture adeguate al bisogno rilevato, come per il ricovero. Galatina ha il merito di aver attivato, a marzo 2009, in maniera strutturata il Pronto Intervento Sociale, secondo un modello di organizzazione elaborato interamente qui. Teresa Bianco, coordinatrice del Servizio, ha evidenziato che “non ci sono modelli di riferimento nel Mezzogiorno, pur essendo questo un livello di assistenza essenziale e normato. Nella fase di ideazione, sono state fatte varie riunioni con le Forze dell’Ordine e con la Procura, anche per capire quando intervenire, in una fascia oraria scoperta, come quella fino alle 23”. Il Pronto Intervento è attivo così nei giorni feriali, dal lunedì al sabato, nelle fasce orarie non coperte dal Servizio Sociale Professionale, per un totale di ulteriori 37 ore settimanali. Prevede l’intervento di una delle sei assistenti sociali, reperibili sulla base di un calendario settimanale prefissato, ed è fatto in collaborazione con le associazioni di Protezione Civile e su chiamata da parte delle Forze dell’Ordine o della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario o della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori. Sono stati attivati due numeri di telefono e, per garantire la pronta accoglienza, è stato fatto un accordo con delle strut18


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

ture per minori, oltre ad un elenco di bed&breakfast, a cui rivolgersi in caso di emergenza.

2. I Livelli Essenziali di Assistenza Un ribaltamento. È questo ciò che il nuovo modo di concepire l’azione amministrativa dovrebbe richiedere. Al centro non più le attività ed i procedimenti, ma le persone e i destinatari finali delle stesse attività. L’integrazione delle politiche, poi, implicherebbe il superamento della logica di intervento per settori (la scuola, la sanità, l’assistenza, la formazione, il lavoro, la cultura, la casa), intrecciando le politiche sociali a quelle abitative, lavorative, formative, a quelle di prevenzione, di lotta al disagio e di contrasto alla povertà. È solo un’utopia? Per buona parte, adesso, rimane distante dalla realtà. Il sistema integrato dovrebbe garantire interventi e servizi alle persone ed alle famiglie assicurando almeno i livelli essenziali delle prestazioni sociali e i livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie. Con l’obiettivo di garantire una migliore qualità di vita del cittadino in una visione multidimensionale del concetto di salute, non limitata al solo benessere fisico, ma estesa anche a quello psichico e sociale. Il discorso, però, non è poi così lineare. Certo, tutta la normativa prefigura non solo l’opportunità, ma anche l’obbligo, per il sistema di competenze Stato-Regioni, di assicurare sul territorio nazionale livelli essenziali ed uniformi di assistenza, che non esauriscono l’offerta dei servizi, ma costituiscono gli standard minimi applicabili. A questi le Regioni possono aggiungerne di ulteriori, previa concertazione con le autonomie locali, costituendo il vero sistema dei Livelli Essenziali di Assistenza delle prestazioni sociosanitarie. Cosa cambia? È tutto qui il fulcro della questione. La definizione di alcune prestazioni come Livelli Essenziali di Assistenza comporta l’obbligatorietà, per l’ente titolare della prestazione stessa, di erogare il servizio. Non solo, ciò fa sorgere nel cittadino, in possesso dei requisiti necessari, un diritto soggettivo immediatamente esigibile. Ma se in ambito sanitario i Lea (Livelli Essenziali Assistenziali) sono stati oggetto di norma già nel 1992, relativamente al sociale manca una legislazione nazionale che determini i Liveas (Livelli Assistenziali Sociali). 2.1 I Liveas, buoni e spesso impossibili

E già. Quella della determinazione dei Liveas è una mancanza dello Stato non indifferente, a cui il Piano Sociale Regionale 2004-2006 ha cercato di sopperire. I livelli minimi di assistenza così individuati avrebbero dovuto essere garantiti ai cittadini, attraverso una progressiva loro applicazione, nel triennio di attuazione dei Piani Sociali di Zona. E ciò partendo dal presupposto che gli interventi sanitari avrebbero dovuto necessariamente integrarsi con quelli sociali, prevedendo, di conseguenza, azioni comuni e risorse congiunte, 19


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

umane ed economiche. Ma quali sono questi Liveas? La Regione ne ha indicati vari, da garantire con gradualità in ogni ambito territoriale. A partire dal Servizio di Segretariato Sociale per l’informazione e l’orientamento dei cittadini, dal Servizio Sociale Professionale e da quello di Pronto Intervento sociale per le situazioni di emergenza. Per i quali, come visto precedentemente, c’è ancora molta strada da fare. Seguono il Servizio di assistenza domiciliare sociale per soggetti e nuclei familiari con fragilità sociali (Ads) e il Servizio di assistenza domiciliare integrata per le prestazioni di cura domiciliari sociali e sanitarie (Adi), fino a giungere alla creazione di strutture e centri di accoglienza a ciclo diurno e a quelle residenziali o a ciclo continuativo. Quanto sono stati rispettati, finora, i Liveas? Il confronto con la realtà degli ambiti territoriali salentini conferma, ancora una volta, l’esistenza di una provincia a più velocità. Le solerti Maglie e Galatina hanno realizzato quasi tutti i progetti programmati, tanto da risultare tra i pochi ambiti pugliesi a poter avere accesso ad un anticipo delle risorse del Fondo globale socio assistenziale regionale 2007 e 2008, poiché hanno utilizzato tutta la disponibilità assegnata con il primo triennio di programmazione. Non solo, Galatina è apparsa come il contesto ideale in cui sperimentare la “cartella sociale”, la modalità unica per garantire l’accesso della domanda dell’utente. Altrove il percorso è a più di metà strada e si è fatta la scelta di intervenire in maniera più celere, più puntuale, su quei servizi che sono stati ritenuti di maggiore necessità. Così a Gagliano del Capo, Nardò e Poggiardo, dove ora si può iniziare a ragionare anche su altro, puntando pure sulla creazione di strutture residenziali. Più problematiche rimangono le situazioni di Lecce, Casarano e Martano, dove non solo non sono stati attivati ancora il Segretariato Sociale e il Pronto Intervento, ma tardano a partire anche i servizi Adi e Ads. Perché? Al di là dei normali problemi organizzativi, emblematica è la risposta di Anna Rotundo, assistente sociale nell’Ufficio di Piano di Martano: “La Regione può considerare l’Adi un livello essenziale, ma se non è ritenuto tale anche a livello di ambito, le cose cambiano. Perché se si destinano, come qui, 60mila euro per l’Adi e 40mila per le cure termali (per anziani, ndr), allora non si può considerare l’Adi un Liveas. Bisogna che la Regione stabilisca di dover impegnare almeno un tot di percentuale di fondi in determinati servizi essenziali della relativa area d’intervento! È stata un po’ anche la consapevolezza di non poter modificare molto le cose a condizionare lo sviluppo del Piano di Zona. Qui e altrove. Per alcuni settori sono state destinate troppe risorse in proporzione ad altri. Ci ritroviamo così ad avere nelle aree della salute mentale e delle tossicodipendenze 30mila euro riservati ad attività ricreative, che per quanto importanti non sono prioritarie e urgenti. Bisogna far tesoro, ora, 20


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

degli errori. Il Comune di Martano fornisce servizi che durano 365 giorni l’ anno, come i pasti agli anziani, il trasporto urbano, un centro anziani. Altri comuni dell’ambito preferiscono erogare servizi temporanei come le cure termali, che a Martano non si fanno già dal 1988.Adesso si è creata un’aspettativa incredibile per l’attivazione dell’Adi, ma bisogna essere sinceri nel dire di non farsi troppe illusioni, in quanto abbiamo molte persone da assistere e il servizio non riuscirà a coprirne più di dodici. Noi tecnici avevamo preannunciato il rischio sin dall’inizio, ma la gestione dei fondi è una scelta politica dell’ambito!”. E in effetti la Regione non ha tardato a fornire una prima risposta a questa osservazione. “Il nuovo piano regionale politiche sociali 2009-2011 sarà snello ma vincolante – ha dichiarato la dirigente regionale del settore programmazione e integrazione Anna Maria Candela – per obiettivi da conseguire, tempi di realizzazione, assetto organizzativo degli Uffici di piano e molte saranno le novità. Innanzitutto ci saranno meno vincoli amministrativi, mentre si ragionerà su obiettivi. Ad esempio per l’ADI 2,5 anziani ogni 100 presi in carico, da 6 a 12 posti nido ogni 100 bambini, PUA e UVM realmente operative in tutti i distretti sociosanitari, i centri diurni per disabili operanti etc.”. Anche i Piani di Zona saranno più semplici ed essenziali, centrati sulle priorità e gli obiettivi da raggiungere, anche in termini quantitativi. Una grossa mano verrà proprio dagli uffici regionali. Infatti la Regione cercherà di semplificare una parte del lavoro relativa alla predisposizione della “relazione sociale” d’ambito del primo triennio, su dati demografici e dati di offerta dei servizi, oltre che di risorse utilizzate nel primo triennio: il lavoro base è già in corso ad opera dell’Osservatorio Regionale delle Politiche Sociali (OSR) e dagli osservatori provinciali.

2.2 Adi e Ads, la nuova frontiera della domiciliarità. Laddove funziona.

C’è chi l’aveva da anni e chi se l’è dovuto inventare. E chi ancora lo aspetta. Eppure, il servizio di assistenza domiciliare rappresenta la chiave di volta per uscire dall’ottica ospedalizzante o istituzionalizzante e garantire direttamente all’interno del nucleo familiare tutte le prestazioni sociali e sociosanitarie, in alternativa all’inserimento in strutture residenziali o semiresidenziali. In Puglia, secondo un monitoraggio effettuato dalla Regione pochi mesi fa, sono dodici gli ambiti territoriali che non hanno ancora erogato i servizi Adi e Ads per disabili e anziani. Tra questi anche Lecce, Casarano e Martano. Nel primo ambito sono in fase di definizione le procedure per l’affidamento dei servizi, nel secondo è in corso l’ aggiudicazione definitiva con la firma dei contratti, mentre a Martano si sta espletando ora la gara d’appalto per l’Adi e si è presentato un progetto per l’Ads. Laddove Adi e Ads ci sono, si tende a perfezionarle. Nell’ambito territoriale di Galatina, in cui i servizi funzionavano da quasi un quinquennio nei vari comuni, si è previsto a supporto anche un sistema di welfare leggero, con 21


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

l’ausilio del mondo del volontariato. Non mancano, poi, un po’ dappertutto, le criticità. Paradigmatico è il caso di Poggiardo, dove dal 2007 sono stati avviati i servizi, con differenze forti tra Ads e Adi. La prima raggiunge 110 persone, mentre per la seconda gli utenti “si contano sulle dita di una mano”- ha confermato Rossano Corvaglia, Responsabile del relativo Ufficio di Piano, secondo il quale “da parte dell’Asl non c’è stato lo stesso investimento fatto dal Consorzio, anche a livello economico, per garantire sul territorio un’adeguata assistenza di tipo sanitario”. Ancora più esplicito è stato Antonio Facchini, Responsabile dell’Ufficio di Piano di Casarano, fermo nel ribadire che “la difficoltà maggiore è stata data dal disequilibrio che c’è con una struttura consolidata come l’Asl, coinvolta in termini prioritari nell’integrazione socio-sanitaria, con parametri e con logiche di programmazione e attuazione diverse e oltretutto di livello maggiore rispetto a quella che è l’esperienza della gestione associata sociale. Il problema è lo stacco che c’era e continua ad esserci tra la prestazione sociale e quella sanitaria”. A Casarano, infatti, il servizio Adi dovrebbe avviarsi nei prossimi mesi e l’accesso è previsto per cinquanta persone. Nel caso in cui le utenze non coincideranno con le quarantaquattro già seguite dall’Asl, ci si dovrà porre il problema di incrementare le risorse. Questo perché a Casarano, come altrove, non è prevista l’UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale) che consentirebbe unitariamente, tra servizio sociale comunale e servizio sanitario locale, di individuare i destinatari del servizio. A livello regionale questa distonia trova conferma. Gli sforzi dei Piani Sociali di Zona nei servizi domiciliari consentono di coprire solo lo 0,8% della popolazione anziana, mentre le prestazioni prettamente sanitarie e infermieristiche-riabilitative erogate dall’Asl incidono sul 2,3% degli anziani ultra sessantacinquenni pugliesi. “Ma il dato ancor più preoccupante- si legge nel Piano Regionale di Salute 2008/2010- è legato al fatto che non tutte le Asl assicurano allo stato attuale le prestazioni Adi per persone i cui bisogni richiedono una presa in carico integrata e prestazioni sociali e sanitarie integrate a domicilio. L’Adi è riconosciuta dal 2001 a livello nazionale come livello essenziale di assistenza, ma nei fatti non entra nella programmazione della rete dei servizi di alcune Asl. Anche nelle Asl in cui risultano dichiarati casi di utenti Adi, l’incidenza è assai disomogenea, con distretti che hanno attivato l’Adi e distretti che non l’hanno ancora attivata. Tutti i distretti sociosanitari hanno sottoscritto specifici accordi di programma e protocolli di intesa con i comuni dei corrispondenti ambiti territoriali, al fine di mettere in comune le risorse destinate alle prestazioni domiciliari integrate, ma nei fatti quel che accade nella quasi generalità dei casi è che i comuni provvedono ad organizzare la componente di loro competenza (Ads) del servizio e il distretto o non interviene per nulla, non avendo specifiche risorse umane e finanziarie a disposizione, ovvero interviene con le prestazioni sanitarie 22


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

e infermieristiche con una organizzazione separata che, non di rado, non include neppure la presa in carico congiunta”.

3. I Servizi attivati e quelli disattesi 3.1 Famiglie, anziani e disabili: lo zoccolo duro dei servizi sociali

Non desta stupore il trend provinciale che conferma le aree delle Famiglie, degli Anziani e dei Disabili ai vertici della programmazione dei servizi sociali degli Ambiti territoriali della provincia di Lecce. Da sole queste tre aree sommano ben 25.619.923 euro pari al 51,4% di tutte le somme investite nei Piani Sociali di Zona. A primeggiare l’area Anziani che da sola arriva al 19,5% di tutte le risorse finanziarie messe in campo in provincia di Lecce, seguita dalla Disabilità (18,2%) e dall’area delle Responsabilità Familiari con il 13,5%. Un primo dato immediatamente riscontrabile è il disallineamento tra gli importi programmati per area prioritaria di intervento e il numero dei servizi programmati per area. Se si sposta il punto di vista, infatti, e lo sguardo cade sulla quantità dei servizi per ciascuna area, i dati appena riportati mutano. In provincia di Lecce gli ambiti territoriali hanno programmato servizi per un totale complessivo pari a 552. Nel nostro censimento sono stati rilevati i servizi di 9 ambiti su 10 (Campi Salentina escluso). I 9 ambiti hanno programmato servizi per un totale di 508. Di questi, a distanza di quattro anni, sono stati attivati 294 cioè il 57,8%. Le aree a maggiore concentrazione di servizi sono, infatti, quella della Disabilità (77 servizi programmati in provincia di Lecce, il 15,1% di tutti i servizi programmati sul territorio), quella delle Azioni di Sistema (vale a dire tutte quelle azioni che sono di supporto allo sviluppo del sistema del welfare locale, come ad esempio il servizio sociale professionale etc. in totale nel territorio salentino sono programmati 83 servizi, cioè il 16,3% di tutti i servizi previsti sul territorio), quella dei Minori (con 75 servizi pari al 14,7%) e infine l’area delle Responsabilità familiari con 67 servizi, pari al 13,2% di tutti i servizi programmati in provincia di Lecce. Nell’area delle Disabilità, che detiene il primato per il numero di servizi negli ambiti della provincia di Lecce, al netto delle azioni di sistema, le scelte fatte dalle amministrazioni ricadono su un maggior numero di servizi, di medio piccole dimensioni economiche, a differenza di quanto accade nell’area Anziani in cui si registra una minore concentrazione di servizi ma il maggiore finanziamento assegnato all’area (in totale in provincia di Lecce sono stati investiti 9.752.988,46 euro). Non desta perplessità che il maggior numero di servizi erogati alla data di rilevazione dello studio (concluso il 10 aprile 2009) si rintracci nell’area minori (51 sono in totale i servizi attivati, cioè all’incirca il 17,3% di tutti i servizi avviati all’interno dei Piani Sociali di Zona della provincia di Lecce). Una considerazione in più merita proprio l’area dei minori per attività programmate e per investimenti. Infatti l’area dei minori, per vincolo stabilito 23


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

dal Piano sociale Regionale (2004-2006) e attualmente vigente, doveva considerare una percentuale finanziaria minima del 22% del fondo nazionale politiche sociali, vale a dire la finalizzazione minima più alta tra quelle vincolate dalla Regione Puglia. Ciononostante, non risulta essere l’area maggiormente finanziata (è al quarto posto): le scelte non obbligate delle amministrazioni hanno privilegiato maggiormente le aree della disabilità e delle persone anziane, che partivano da un vincolo finanziario minimo rispettivamente del 15 e del 20%. Tuttavia l’erogazione dei servizi è maggiormente concentrata proprio nell’area minori. Una prima spiegazione sta nel fatto che in quest’area ricadono gli interventi indifferibili (rette per ricovero, rette per minori stranieri non accompagnati etc) che i Comuni, per obbligo di legge regionale, sono tenuti ad erogare anche in maniera tempestiva (un provvedimento del giudice per l’inserimento di un minore in una struttura diurna o residenziale non può attendere lungaggini burocratiche). Trattandosi poi di provvedimenti non complessi, gli uffici preposti hanno fatto meno fatica a comporre gli strumenti necessari per l’avvio degli interventi. Se a questo si aggiunge l’informazione che gran parte di questi servizi sono andati in continuità con gli anni precedenti, soprattutto per quanto atteneva alla legge 285/97 per l’infanzia e l’adolescenza, allora il quadro è veramente completo: in provincia di Lecce non c’è un’emergenza sociale nell’area dei minori, tale da sollecitare gli ambiti ad erogare servizi e prestazioni con un passo decisamente più incalzante che in altri settori, piuttosto l’inderogabilità di quegli interventi congiuntamente alla semplicità di strutturazione e di erogazione delle prestazioni, ha consentito il raggiungimento di questo obiettivo: l’erogazione del 68% dei servizi previsti nell’area. Minore attenzione è riservata dagli Ambiti territoriali della provincia di Lecce all’area “Salute Mentale” a cui lo stesso Piano regionale delle politiche Sociali attribuiva obbligatoriamente una percentuale minima di finanziamento del 5%. In provincia di Lecce sono previsti solo 25 servizi nell’area della salute mentale per un ammontare complessivo di 1.779.768,27 euro e con un’erogazione in termini di servizi pari al 4,9% del programmato. Degna di nota anche l’area del contrasto alla povertà a cui la Regione riservava una percentuale minima del 5%. In provincia di Lecce sono previsti 36 servizi per un ammontare complessivo di 3.557.356,73 euro. Dei 36 programmati e rilevati nello studio, sono già attuati 27, pari a circa il 75% del programmato rilevato. Questo farebbe pensare ad una pressante emergenza in quest’area. Ma questa visione non coinciderebbe con il mancato investimento finanziario di quest’area, investimento che, pur essendo ben più robusto rispetto a quello delle aree con eguale percentuale di obbligo (salute mentale e dipendenze), pur tuttavia non è ai vertici degli investimenti degli ambiti territoriali salentini. Entrando perciò nel merito della tipologia dei servizi dell’area, si osserva che si tratta per la maggior parte di contributi 24


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

economici in varia misura e si osserva che, in molti casi, la gestione del servizio è affidata a ciascun singolo comune piuttosto che essere gestita a livello di ambito territoriale. Anche in questo caso, la suddivisione delle risorse e l’immediata possibilità di erogazione (per la maggior parte vengono erogati senza bandi) ha consentito un’elevata percentuale di attivazione delle prestazioni a livello provinciale.

5. Servizi programmati e attivati per importi in provincia di Lecce Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

TOTALE PROVINCIA DI LECCE (Escluso l’Ambito di Campi Salentina) AREE DI INTERVENTO

Servizi totali

Importo totale

Servizi totali

Importo totale

programmati

programmato

attivati

impiegato

Totale responsabilità familiare

67

€ 6.762.294,48

45

€ 5.436.765,83

TOT. Minori

75

€ 6.648.334,24

51

€ 5.338.983,59

TOT. Anziani

64

€ 9.752.988,46

47

€ 6.290.221,89

TOT. Disabili

77

€ 9.104.640,57

36

€ 5.223.737,40

TOT. Dipendenze

29

€ 3.044.021,76

18

€ 2.039.795,00

TOT. Salute Mentale

25

€ 1.779.768,27

12

€ 826.912,79

TOT. Abuso e maltrattamento

26

€ 1.362.451,70

5

€ 216.204,52

TOT. Contrasto della povertà

36

€ 3.557.356,73

27

€ 2.515.757,15

TOT. Altre aree

26

€ 1.254.266,87

13

€ 403.315,82

TOT. Azioni di Sistema (con Udp)

83

€ 6.598.969,67

40

€ 4.556.869,78

TOTALI

508

€ 49.865.092,76

294

€ 32.848.563,78

6. Importi programmati e impiegati per aree prioritarie totale provincia di Lecce Dato rilevato su otto Ambiti, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

25


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

7. Servizi programmati e impiegati per aree prioritarie totale provincia di Lecce Dato rilevato su otto Ambiti, con l’esclusione di Gallipoli e Campi Salentina Fonte CSV Salento Elaborazioni CSV Salento

4. Servizi, contributi economici, strutture: la triade imperfetta Una triade sbilenca, quella degli strumenti di intervento nel sistema delle politiche sociali. A ben guardare, denota a tratti una concezione dei servizi sociali che nel Salento non si riesce del tutto a superare. L’emancipazione dal bisogno, che richiede seri percorsi di supporto e reinserimento, non di rado viene invece mortificata dalla creazione di un altro bisogno, quello della dipendenza dal sussidio economico pubblico, certamente più facile da realizzare, ma meno incisiva sul cambiamento sociale. In una classificazione a tre dimensioni (servizio-contributo economicostruttura semiresidenziale o residenziale), il grafico sottostante mostra tendenze molto significative. 8. Dati rilevati sul totale degli ambiti della provincia di Lecce Fonte Osservatorio Regionale Politiche Sociali 2009

26


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Nonostante gli sforzi compiuti per qualificare il sistema di welfare nei servizi alla persona, ci sono ancora alcuni ambiti della provincia di Lecce, come Nardò, Martano e Maglie, in cui sono molto presenti i trasferimenti economici. Per Maglie si attestano intorno ad un quinto del programmato e, come evidenziato da Domenico Caputo, Responsabile del relativo Ufficio di Piano, “alcuni erano prima gestiti attraverso i comuni, ma con l’integrazione al Piano di Zona li abbiamo eliminati. Sono stati previsti, però, tre interventi di sostegno economico da parte dell’ambito”. Anche a Martano i sussidi ricoprono un quinto delle risorse programmate, specie nell’area del contrasto alla povertà, dove si erogano 40mila euro, richiedendo però alla famiglia almeno la rendicontazione della spesa sostenuta. Nardò è la realtà che fa l’uso più elevato di contributi, impiegando circa un quarto dei fondi complessivi. “Questa logica vorremmo che venisse superata, ma non possiamo fare a meno di considerarla”, hanno sostenuto le assistenti sociali dell’Ufficio di Piano da noi interpellate. Subito al di sotto della media complessiva vi è Poggiardo, dove da giugno 2007 sono previsti contributi economici, con l’erogazione mensile di circa 10mila euro in risposta alle domande di aiuto fatte al Servizio Sociale Professionale. Seguono Campi Salentina e Galatina, sebbene sia stato dichiarato da Teresa Bianco, assistente sociale dell’Ufficio di Piano galatinese, che “qui non si concedono contributi economici già da tre anni. È una scelta innovativa, che hanno voluto fare i sindaci e il coordinamento istituzionale. Anche i comuni hanno scelto di non erogare più contributi con fondi propri. Come ambito si è preferito programmare altri tipi d’intervento, che possono essere di servizio civico, come l’inserimento lavorativo, per cui le persone che hanno delle difficoltà vengono inserite nel mondo del lavoro e viene riconosciuto loro un compenso”. Scarso risulta essere l’investimento finanziario effettuato dagli ambiti territoriali salentini per la dotazione di strutture a carattere semiresidenziale e residenziale, con incidenze che non superano mai il 13,8%, dato di Lecce, dove sono stati attivati tre centri socio-educativi diurni per minori, un centro per la famiglia e sostegno alla genitorialità e un centro polivalente per disabili. Preoccupanti sono le carenze di Maglie, Gagliano del Capo e Poggiardo, territori con cospicua presenza di piccoli comuni, fattore che rende più lunghe e complesse le procedure e l’individuazione della localizzazione. A volte, però, il problema ha riguardato la mancanza di fondi. Per questo si sta immaginando il possibile cambiamento di rotta. Rispetto al passato, quando, per l’erogazione di contributi finalizzati alla creazione di strutture, gli ambiti venivano chiamati a partecipare a dei bandi (con la conseguente eventualità di non potervi rientrare), con i nuovi Piani di Zona saranno probabilmente previsti dei budget specifici per ogni ambito territoriale destinati a questo scopo. Casarano spicca, invece, quanto ad erogazione di servizi, cui è destinato il 90% delle risorse. 27


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

“La logica del reddito dell’ultima istanza, come quella del contributo sull’emergenza, è tuttavia un dato sul quale è ineccepibile la necessità- spiega Antonio Facchini dell’Ufficio di Piano-. Si tratta, ad esempio, di situazioni nelle quali ad una persona stanno per tagliare l’energia elettrica oppure il cittadino non ha i soldi per comprare una bombola di gas per preparare i pasti. Questo è uno dei maggiori punti da chiarire con le amministrazioni comunali. Il regolamento per accedere alla prestazione è stato fatto, concordato, formalizzato, però bisogna capire che l’oggettività nella creazione dei canali di accesso può provocare una disumanizzazione dell’intervento stesso, che può essere falsato dalla burocratizzazione. Se c’è bisogno dell’intervento puntuale, non si possono aspettare giorni, bisogna avere gli strumenti per intervenire subito. Oggi l’assistente sociale comunale stila la relazione nei confronti della persona che chiede aiuto, fa la visita domiciliare e rimanda tutta la procedura all’ambito. Tutto questo toglie la capacità di intervento immediato alle singole realtà comunali. Si tratta, ad ogni modo, di risorse esigue rispetto alle necessità, specialmente in questo periodo, in cui ci sono sintomi preoccupanti come l’aumento dei livelli di indigenza e povertà. Questa è veramente una grossa battaglia. Anche perché il principio da considerare non è quello del sussidio, non è quello dell’ ultima istanza, ma di una capacità di risposta al bisogno di produzione del reddito. Nelle aree prioritarie del Piano di Zona di Casarano, ci sono i percorsi professionalizzanti per l’accesso al mercato del lavoro, perché bisogna tentare di prevenire la disoccupazione. Per i nuovi espulsi dal ciclo della produzione o per le emergenze che riguardano i minori a rischio c’è bisogno di un accompagnamento, al quale bisogna aggiungere un sostegno di tipo economico. Ma se si punta direttamente all’ultima istanza, significa aver fallito i percorsi per la reintegrazione sociale piena nella produzione del reddito e nella cittadinanza. È una scommessa aperta. Certamente, però, l’intervento di ultima istanza è un’ area nella quale non c’è stata la capacità di darsi delle regole condivise e di spogliare le singole realtà comunali da una possibilità di intervento di tipo diverso”.

5. Lo spacchettamento: ovvero, meglio non scontentare nessuno “Quando dividi ricchezza hai povertà!”. Non dovrebbe essere questo vecchio detto una delle linee guida per la programmazione dei Piani di Zona. Non di rado, invece, si è proprio scelto di polverizzare cospicue risorse in piccoli e innumerevoli interventi, rimanendo con in mano un pugno di mosche. I dati parlano chiaro. Dall’analisi compiuta dall’Osservatorio regionale delle politiche sociali, mediante operazioni statistiche sulle schede finanziarie di dettaglio dei Piani Sociali di Zona 2005-2008, emerge un diverso comportamento generale assunto dai vari ambiti territoriali della provincia di Lecce quanto a “dispersione/concentrazione” delle risorse economiche. Come si evince dalla tabella sottostante, se gli ambiti territoriali facenti capo 28


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

a Nardò, Lecce e Campi Salentina hanno deciso di dotare finanziariamente ogni proprio intervento con oltre 100mila euro, nell’ambito di Martano si è attuata una politica programmatoria più propensa allo “spacchettamento” dei singoli servizi (più servizi con una inferiore dotazione finanziaria). Tale ripartizione, tuttavia, risulta scarsamente predittiva delle reali tendenze realizzate sul territorio se non viene accompagnata da un’analisi più in profondità sulla reale natura delle azioni messe in campo. Va ricordato, poi, che l’“importo medio per servizio/progetto” è un indicatore della frammentazione maggiore o minore che caratterizza la programmazione sociale di un ambito territoriale e della maggiore o minore capacità di attivare servizi/progetti di durata superiore a quella annuale e va letto, quindi, in modo più articolato. 9. Servizi programmati per ambito, numero, importi e media Dati rilevati sul totale degli ambiti della provincia di Lecce Fonte Osservatorio Regionale Politiche Sociali 2009

AMBITO

n. SERVIZI

IMPORTO

MEDIA

CAMPI SALENTINA

44

€ 5.355.574,68

€ 121.717,61

CASARANO

45

€ 4.620.146,44

€ 102.669,92

GAGLIANO DEL CAPO

65

€ 6.209.380,40

€ 95.528,93

GALATINA

53

€ 4.248.786,15

€ 80.165,78

GALLIPOLI

43

€ 4.837.035,88

€ 112.489,21

LECCE

81

€ 9.998.743,60

€ 123.441,28

MAGLIE

52

€ 4.836.106,13

€ 93.002,04

MARTANO

72

€ 3.781.409,70

€ 52.519,58

NARDO'

46

€ 6.855.124,65

€ 139.900,50

POGGIARDO

51

€ 4.048.358,20

€ 79.379,57

TOTALE

552

€ 54.790.665,83

€ 98.721,92

Ma a cosa è dovuto lo “spacchettamento”? È questa una domanda cruciale per comprendere il funzionamento reale dei Piani di Zona. Proprio a Martano, Anna Rotundo, assistente sociale dell’Ufficio di Piano, ha dato una risposta eloquente per chiarire il meccanismo: “noi abbiamo avuto 3milioni e mezzo di euro di risorse, che non abbiamo mai visto! Il nostro Piano è molto frammentario, con ben 72 progetti. A questo punto, necessariamente si sono dovute fare scelte di priorità. Nell’area dei minori, ad esempio, se si hanno 500mila euro, bisogna decidere di realizzare il servizio di Educativa domiciliare e due o tre altre attività, non di più. Ma, dal di fuori, il cittadino di Martano o di altri paesi dell’ambito ha capito effettivamente che è cambiato qualcosa nel sistema? No!”. E perché? “Nella prima programmazione- ha continuato la Rotundo- ogni comune voleva mantenere i servizi esistenti, quindi il Piano è stato in parte una conferma dei servizi comunali precedenti. Progetti nuovi ce ne sono pochi. I comuni, quando si sono visti togliere a favore dell’ambito il Fondo socioassistenziale, unica entrata disponibile per i servizi sociali e a cui solitamente non aggiungevano nulla del proprio bilancio, hanno cercato di assicurarsi dall’ambito, appunto, tutti i servizi utili e inutili che facevano. Come dovrebbe invece funzionare il Piano Sociale Regionale? Quelle del Piano devono considerarsi come risorse aggiuntive 29


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

e i comuni nel loro bilancio devono prevedere comunque la spesa storica, calcolata sulla media dell’ ultimo triennio. Al contrario, questa non è stata assicurata e, ciononostante, i comuni pretendono i servizi dall’ ambito. Da qui la frammentazione, perché, in fondo, è un gioco di equilibri”. Che, in qualche modo, ha dovuto continuare, visto che alla prima programmazione del Piano di Zona sono stati aggiunti circa ulteriori venti progetti, inseriti nella seconda parte del Piano consegnata a luglio 2007. C’è da chiedersi, poi, quanto gli ambiti territoriali abbiano investito in servizi di ambito e quanto invece abbiano continuato a parcellizzare in piccoli interventi. Che cosa cambia? Cambia molto. I “servizi a valenza di ambito” coprono il territorio dell’intero ambito territoriale e sono rivolti dunque a tutti i cittadini, indifferentemente se appartengono a questo o quel comune. Regolarmente, questi servizi vengono gestiti da un unico comune (in genere si tratta di quello capofila) per conto di tutti gli altri, con le risorse provenienti dal salvadanaio unico dell’ambito territoriale. Viceversa, sono “servizi a valenza comunale” quelli circoscritti su un territorio comunale e per la maggior parte gestiti dal singolo comune. Ma con risorse provenienti sempre dal salvadanaio dell’ambito. Come si legge nella tabella sottostante, se in ben quattro ambiti territoriali (Campi Salentina, Galatina, Martano e Poggiardo) si è scelto di realizzare la totalità delle azioni a scala di ambito, a Maglie si è preferito riservare, per un servizio su sei, una valenza esclusivamente comunale. Tuttavia, anche il dato dei quattro comuni che sembrerebbero aver fatto una scelta di programmazione più affine ai dettati regionali va letto con oculatezza. Spesso, infatti, l’indicazione “ambito”, nella parte che concerne la gestione negli strumenti finanziari adottati in maniera uniforme su tutto il territorio regionale, viene utilizzata per rimarcare che il servizio viene sì finanziariamente gestito dall’ambito, ma solo in maniera indiretta. Che cosa significa? Per la realizzazione dei servizi, i comuni anticipano le somme recuperandole successivamente dal comune capofila, a fronte di una rendicontazione. La gestione associata, in questo modo, è solo formale, non reale. Ma questo lo vedremo in maniera articolata più avanti. 10. Servizi a valenza d’ambito e a valenza comunale Dati rilevati sul totale degli ambiti della provincia di Lecce Fonte Osservatorio Regionale Politiche Sociali 2009

AMBITO CAMPI SALENTINA

COMUNALE € 0,00

AMBITO 0,0

€ 5.355.574,68

TOTALE 100,0

€ 5.355.574,68

100,0

CASARANO

€ 338.597,26

7,5

€ 4.147.083,68

92,5

€ 4.485.680,94

100,0

GAGLIANO DEL CAPO

€ 471.038,21

8,2

€ 5.269.656,36

91,8

€ 5.740.694,57

100,0

GALATINA

€ 0,00

0,0

€ 4.248.786,15

100,0

€ 4.248.786,15

100,0

GALLIPOLI

€ 358.148,29

8,1

€ 4.047.860,65

91,9

€ 4.406.008,94

100,0

LECCE

€ 540.163,41

5,4

€ 9.458.580,19

94,6

€ 9.998.743,60

100,0

MAGLIE

€ 800.000,00

16,6

€ 4.017.896,13

83,4

€ 4.817.896,13

100,0

MARTANO

€ 0,00

0,0

€ 3.781.409,70

100,0

€ 3.781.409,70

100,0

NARDO'

€ 122.093,17

1,8

€ 6.733.031,48

98,2

€ 6.855.124,65

100,0

POGGIARDO

€ 0,00

0,0

€ 3.297.859,72

100,0

€ 3.297.859,72

100,0

TOTALE

€ 2.630.040,34

5,0

€ 50.357.738,74

95%

€ 52.987.779,08

100,0

30


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

6. Il sistema dei servizi: tutti i punti di forza e le criticità Ragionare in termini antitetici per capire quali sono i punti di forza e di debolezza dell’intero sistema dei servizi e dei rapporti messi in campo dalla nuova progettazione sociale può sembrare un’esercitazione di marketing, più che una riflessione su cosa è avvenuto e cosa si può migliorare. Tuttavia l’autoanalisi permette di chiudere un ciclo, analizzarlo, appunto, e aprirne un altro “correggendo il tiro”. L’introspezione da parte degli Ambiti territoriali della Provincia di Lecce ha fornito spunti interessanti. Raggruppiamo qui di seguito i risultati emersi sia dalle interviste in profondità ai responsabili degli Uffici di Piano degli Ambiti territoriali, sia dai dati emersi durante l’indagine e riorganizzati secondo una classificazione in punti di forza vs punti di debolezza dell’intero sistema dei servizi e degli attori coinvolti nei singoli Piani di Zona. 6.1 Ambito di Casarano

FORZA - Centro educativo diurno di sostegno alla genitorialità - Telesoccorso - Percorsi di integrazione nella legalità - Educazione alla cittadinanza e partecipazione

DEBOLEZZA - Difficoltà nell’attuazione del Pdz - Non attivazione Adi – Ads area anziani e disabili - Non attivazione di tutte le azioni di sistema (segretariato sociale – servizio sociale professionale d’ambito – pronto intervento sociale) - Difficile integrazione con la Asl - Qualità del rapporto con la Regione - Difficile raccordo con la Provincia per progetti sovrambito - Distanza tra politiche sociali e politiche pubbliche - Visione assistenzialistica vs rete sociale produttiva - Distanza tra investimento, produttività e ricaduta sul sociale - Incremento dei bisogni e necessità di potenziare le risorse finanziarie - Limitata cultura della gestione associata - Insufficiente apporto dei comuni nel co-finanziamento - Disparità di servizi nei Comuni dell’Ambito - Eccessiva burocratizzazione dei regolamenti per l’accesso ai servizi - Difficoltà nella gestione dell’UdP - Tavoli della concertazione attivi solo nella fase di gestazione del PdZ - Cambio di prospettiva nell’assunzione delle responsabilità civili

Il responsabile dell’UdP di Casarano sembra aver chiari quali siano i punti di debolezza del proprio ambito. Nell’elenco presentato delle cose che non vanno, si parte da un incremento esponenziale dei bisogni, data la crisi, con conseguente necessità di potenziare le risorse finanziarie. Nel triennio appena trascorso, tuttavia, gli ambiti hanno potuto beneficiare di un “tesoretto” , accumulato perché, nonostante i finanziamenti nazionali, la Regione Puglia non si era ancora dotata di un sistema di regole, e dunque non aveva ancora utilizzato le risorse stanziate dallo Stato. 31


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Cosa si farà, allora, se i tagli alla spesa sociale imposti dal Governo faranno arrivare meno soldi nelle casse degli ambiti? Secondo Antonio Facchini, responsabile dell’UdP di Casarano, che ha potuto erogare solo 60 assegni di cura su un totale di richiedenti (e aventi diritto) di 1200, “è inutile parlare di Liveas quando ci sono limiti nelle disponibilità finanziarie” e tira in ballo anche i sindacati: “hanno ragione i sindacati quando affermano che il diritto è negato fin dal principio ”. L’ambito di Casarano ha più del 50% dei servizi non attivati, ad una media di 102.669 euro per servizio. La gestione delle risorse non è l’unico ostacolo incontrato dall’Ambito di Casarano; la tanto osannata “cultura d’ambito” tarda ad arrivare e sono tanti gli equivoci riguardanti le figure e le competenze in gioco nella riforma del welfare locale tracciata dalla nuova normativa. Il responsabile dell’Ufficio di Piano tiene a precisare che le criticità di oggi possono trasformarsi in potenzialità domani. Occorre, però, un cambio di prospettiva che deve coinvolgere tutte le forze in campo nel sistema sociale. Il cittadino deve essere messo nelle condizioni di potersi assumere le responsabilità civili in seno alla società in cui vive.

6.2 Ambito di Gagliano del Capo

FORZA - Rilevazione empirica del bisogno (esercitata dall’Uvm) - Programmazione dal basso - Risorse sul territorio - Rapporto con la Provincia e la Regione - Collaborazione di altre istituzioni, scuole, parrocchie, enti di promozione sociale e volontariato

DEBOLEZZA - Mancata maturazione della cultura dei servizi associati - Risorse finanziarie non sufficienti a coprire il bisogno - Difficoltà nella realizzazione di strutture - Interventi da correggere nel secondo triennio del PdZ - Difficile raccordo tra i Comuni - Scarsa formazione di politici e tecnici - Co-finanziamento dei Comuni - Mancanza di proposte da parte del C.I - Integrazione socio-sanitaria non centrata in pieno

L’ambito di Gagliano del Capo ha difficoltà a raccordare i quindici Comuni che ne fanno parte. Le valutazioni sommarie e la scarsa attenzione ai progetti e alle nuove proposte, insieme ad una presenza incostante ai tavoli tematici, denotano una certa difficoltà a capire il valore della compartecipazione nel 32


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

nuovo sistema di gestione dei servizi sociali. I rapporti, invece, di piena collaborazione tra Provincia, Regione e altre istituzioni presenti sul territorio permettono un buon lavoro. Gli operatori interpellati hanno sottolineato la necessità di correggere alcuni interventi nella seconda triennalità, ripartendo le risorse in maniera più efficace, tenendo conto dell’esperienza maturata e della maggiore consapevolezza dei reali bisogni del territorio.

6.3 Ambito di Galatina

FORZA - Attivazione di tutti i Liveas del PdZ - Sperimentazione forme nuove - Lavoro in team - Staff con compiti e competenze specifiche - Superamento logica dei contributi economici - Erogazione di tutti i servizi a valenza d’Ambito - Grande partecipazione ai tavoli di concertazione e tavoli tematici - Collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nel PdZ - Portale internet aggiornato in tempo reale

DEBOLEZZA - Precarietà di inserimento delle figure professionali

Lo stile di governance dell’Ambito di Galatina, il lavoro in team, l’utilizzo delle tecnologie (Galatina, lo ricordiamo, ha un proprio sito internet di semplice fruibilità che fornisce informazioni in tempo reale), hanno dato ottimi frutti. A Galatina si è puntato sulla fiducia nell’associazione dei comuni e nella capacità del gruppo di superare le difficoltà. L’ambito può contare su azioni di sistema concrete: 12 assistenti sociali per 6 comuni, per un totale di 120 ore di copertura settimanale, un unico metodo orientato al confronto, una capacità di sperimentare (la “cartella sociale” ne è un esempio) forme di accesso e di compartecipazione, volontà politica e tecnica. Punti di criticità, se si considerano i risultati ottenuti, non ce ne sono; tuttavia l’ambito punta a superare la precarietà contrattuale dei soggetti che ci lavorano, per assicurare continuità ai progetti nel prossimo triennio. 6.4 Ambito di Lecce

FORZA - Attenzione area responsabilità familiari - Cinque centri educativi diurni per minori – famiglie – disabili - Attività ricreative per anziani autosufficienti - Segreteria tecnica - consulenza contabile – funzionamento azioni di sistema - Stile di governance adottato - Integrazione socio-sanitaria

DEBOLEZZA - Difficoltà di superamento della logica assistenziale - Difficoltà ad attivare tutti i progetti sovrambito (con la Provincia) - Scarsa attenzione alle politiche sull’immigrazione - Segretariato sociale attivato e sospeso - Mancata attivazione del pronto intervento sociale - Mancata attivazione dell’educativa domiciliare per minori – abusi - anziani - Adi e Ads anziani e disabili non attivati - Lentezza procedure organizzative - Morfologia variegata dei comuni dell’Ambito

L’ambito di Lecce non ha attivato alcuno dei servizi di assistenza domiciliare sociale e integrata. L’investimento delle risorse e dei servizi è andato in fa33


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

vore di attività di ricreazione per gli anziani autosufficienti e di consulenze e azioni di sistema che, pur essendo di supporto al funzionamento dell’intero sistema, da sole non garantiscono l’accesso al bisogno da parte dell’utenza del proprio Ambito. Permane come logica programmatoria nelle scelte effettuate dall’Ambito la scelta dei contributi e per quel che riguarda le strutture, gli operatori dell’UdP interpellati dichiarano che esse sono insufficienti a coprire il fabbisogno dei cittadini dell’Ambito. 6.5 Ambito di Maglie

FORZA - Attivazione del 70% c.a dei servizi - Gestione associata funzionante - Collaborazione tra C.I, UdP, Provincia, Asl - Superamento logica contributi

DEBOLEZZA - Difficoltà su area disabilità mentale - Difficile raccordo con il volontariato - Insufficienza risorse umane impiegate - Precarietà dell’assetto organizzativo - Numerose assenze ai tavoli della concertazione - Resistenze dei Comuni su erogazione Servizi a valenza esclusivamente d’ambito - Presenza sporadica della Regione - Tempistica della burocrazia Asl non coincidente con quella del PdZ

Ci sono dei punti da chiarire in merito all’apparente incoerenza tra la collaborazione dei soggetti coinvolti nel PdZ di Maglie e le resistenze dei Comuni in merito all’erogazione dei servizi a valenza d’ambito, così come tra la dichiarata collaborazione con la Asl e la tempistica burocratica difforme ad una piena integrazione socio-sanitaria. Il responsabile dell’Ufficio di Piano di Maglie chiarisce questo punto spiegando che l’avvio della nuova riforma aveva trovato resistenze all’interno dei Comuni, che prima gestivano in proprio le risorse. Tuttavia, il continuo lavoro di raffronto ha portato i suoi frutti, permettendo di superare le resistenze ed attivare quasi tutti i servizi previsti dal PdZ a valenza d’ambito. Ci sarebbe da quantificare il “quasi”, considerato che, tra tutti gli ambiti territoriali, Maglie è quello che gestisce il più alto numero di servizi a valenza comunale, con un’incidenza di un servizio su sei. Anche il rapporto con la Asl denota un’apparente indecisione nel collocarlo tra i punti di forza o in quelli di criticità. In realtà quando esisteva la Asl Le/2, anche per una questione di opportunità geografica, i rapporti erano più intensi, il direttore generale dell’Asl Le/2 partecipava a tutti gli incontri del coordinamento istituzionale. Ci sono, però, altri aspetti. Se la collaborazione è efficace per gli scambi e la collaborazione tra le professionalità, rispetto ai progetti concreti, non si può dire lo stesso sugli aspetti burocratici che caratterizzano il sistema Asl/Ambito in generale. Ce lo spiega lo stesso responsabile dell’UdP, Domenico Caputo: “l’assetto organizzativo dell’Asl e la divisione dei distretti è accentrata in modo anomalo. Ci sono tempi per un’autorizzazione di spesa enormi”. Domenico Caputo si riferisce agli strumenti di programmazione sanitaria e 34


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

socio-sanitaria della Asl, il Pal (Piano attuativo locale) e il Pat (Piano attuativo territoriale). Con la nuova legge tali strumenti dovrebbero coincidere con i PdZ sotto l’aspetto temporale. Il Piano regionale della salute fornisce le linee guida operative per la costruzione di percorsi integrati di presa in carico delle persone, delle loro condizioni di salute, ma anche delle rispettive condizioni familiari e di vita. È pertanto necessario che i due strumenti, PAT e PdZ, siano gestiti all’interno di un’unica strategia programmatoria, condivisa, partecipata, unitaria e coerente che veda Azienda sanitaria ed Enti locali impegnati contestualmente anche nell’assunzione degli impegni finanziari e delle risorse umane. 6.6 Ambito di Martano

FORZA - Osservatorio e carta servizi - Fondo di riserva per imprevisti e progetti sottostimati - Rapporto con la Regione

DEBOLEZZA - PdZ molto frammentato con 72 progetti - Aggiustamenti e integrazioni al PdZ - Mancanza di personale e sovraccarico di lavoro - Turn over del personale - Priorità a servizi “meno”essenziali - Poche risorse destinate all’Adi - Incorretta distribuzione delle risorse finanziarie sui progetti - Rapporto con Asl e consultori - Mancata attivazione dei progetti sovrambito con la Provincia - Scarsa comunicazione sociale - Co-finanziamento dei comuni - Scarsa comunicazione tra UdP, Asl e utenti - Scarso raccordo con il C.I - Servizi gestiti dai singoli comuni - Mancanza di strutture e centri diurni - Lentezza dovuta alla stesura e gestione dei bandi - Mancata rilevazione a monte dei bisogni del territorio - Inesistenza dei tavoli della concertazione - Mancata gestione associata

L’ambito di Martano presenta alcune caratterizzazioni che meritano attenzione: la mancata attivazione di tanti servizi è dovuta prima di tutto alla frammentazione del PdZ in ben 72 progetti. Le decisioni di natura politica dei singoli comuni condizionano la buona riuscita del Piano. L’auspicata, quanto necessaria integrazione socio-sanitaria, fatica a realizzarsi.Tra le note caratterizzanti, la destinazione di cospicui fondi su servizi e interventi che non possono annoverarsi tra quelli essenziali: dalle attività motorie, alle cure termali, al miglioramento della qualità della vita nell’area anziani. Nel frattempo l’Ambito non ha attivato i fondamenti del sistema, dai livelli essenziali, quali l’Ads per anziani e disabili a tutte le azioni di sistema (segretariato sociale, pronto intervento sociale). 6.7 Ambito di Nardò

FORZA - Servizi per i minori - Inserimenti lavorativi nell’area delle dipendenze

DEBOLEZZA - Difficoltà organizzative per mancanza personale nell’UdP

35


Servizi Sociali: il Salento a più velocità - Percorsi di socializzazione e soggiorni anziani e disabili - Lavoro di squadra - Ampia partecipazione ai tavoli della concertazione e tematici

- Precarietà delle figure professionali - Eccessivo carico lavorativo del comune capofila - Tempi lunghi per bandi e gare - Finanziamenti dilazionati nel tempo - Scarsità di strutture residenziali e semi-residenziali - Mancata attivazione azioni di sistema - Difficoltà con Istituzioni scolastiche e volontariato

Le assistenti sociali dell’Ambito di Nardò pongono l’accento su due considerazioni in particolare. Una riguarda l’equivoco di fondo legato al lavoro dell’Ufficio di Piano e alla sua organizzazione. Difatti, le competenze richieste all’interno di un ufficio unico qual è l’UdP sono complesse e diversificate: vanno dalla predisposizione di bandi di gara, alla gestione di quei bandi, al controllo dell’operato delle aziende che realizzano taluni servizi. Nell’Ufficio di Piano di Nardò, queste funzioni ricadono interamente sull’operato delle sei assistenti sociali inserite nell’UdP. Da qui anche la mancata attivazione del segretariato sociale e del pronto intervento sociale, ancora erogati secondo modalità non chiare e sistemiche. Un’altra considerazione riguarda, invece, le difficoltà incontrate, in sede di concertazione, nel far capire al Terzo settore e alle scuole gli obiettivi del Piano di Zona, la novità della riforma. Le strutture scarseggiano. Da poco esistono un centro ludico, nella cosiddetta “zona depressa” di Boncore, un centro per disabili a Leverano, una casa di riposo a Galatone, una struttura, a Nardò, per le donne vittime di violenza.

6.8 Ambito di Poggiardo

FORZA - Gestione in consorzio - Educativa domiciliare - Assistenza domiciliare sociale - Concentrazione interventi su area anziani – minori – disabili - Circa l’80% di servizi realizzati - Borse lavoro per inserimenti lavorativi

DEBOLEZZA - Adi - Rapporto con Asl - Carenza di strutture residenziali e semi-residenziali per disabili e minori - Territorio frammentato con piccolissimi comuni - Tavoli della concertazione raramente convocati - Rapporto con la Provincia (in particolare sui progetti sovrambito) - Scarsa collaborazione con il volontariato

Certamente l’ambito di Poggiardo ha potuto puntare su una scelta vincente: il consorzio. Tale scelta, ha contribuito a dilatare i tempi dell’attuazione dei servizi, un tempo comunque investito bene giacché sono stati attivati quasi tutti i Liveas. Abbiamo visto quanto sia variegata e frammentata la situazione degli Ambiti territoriali della Provincia di Lecce, se si considerano i punti di forza e le criticità del sistema. Le difficoltà con questa prima triennalità del Piano di Zona non sono mancate. Dall’efficienza si fa presto a passare, in un climax sempre più evidente, alla dispersione quasi totale delle risorse. Nel novero degli elementi critici riguardanti l’organizzazione interna agli ambiti, rientra 36


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

in maniera sostanziale la mancanza di personale, di assistenti sociali professionali d’ambito e altre figure di coordinamento e/o preposte al segretariato sociale e a tutte le “azioni di sistema”. Questo elemento di debolezza è sottolineato con particolare forza da Nardò e Martano. Il primo è riuscito a prevedere otto nuove assunzioni, nonostante la finanziaria imponga al Comune l’obbligo del mantenimento del “patto di stabilità”; l’ambito di Martano, composto da dieci comuni, conta otto assistenti sociali, dei quali solo tre assunti con contratto full time. Il Comune di Gagliano del Capo ha ugualmente otto assistenti, tutte con contratti part time e il turn over per la copertura dei comuni è altissimo.

37


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

SECONDA PARTE

Gli attori

38


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

SECONDA PARTE - Gli attori 1. Gli attori che compongono l’Ambito Il Piano regionale delle politiche sociali (2004-2006) ha posto le basi per la costruzione di un sistema integrato di interventi. Dalla lettura delle linee guida in esso contenute, fino alla realizzazione concreta e al monitoraggio dei lavori, numerosi sono gli attori coinvolti a piene mani nelle varie fasi di realizzazione del Piano di Zona. Ai responsabili degli Uffici di Piano della Provincia di Lecce si è chiesto quali fossero le principali anomalie e i virtuosismi riscontrati nel sistema degli attori che partecipano al Piano di Zona. Gli attori che concorrono alla piena realizzazione del sistema integrato dei servizi alla persona sono: il Coordinamento Istituzionale, l’Ufficio di Piano, i servizi sociali comunali, i Tavoli della concertazione come momento privilegiato di partecipazione, le Asl, e tutta la rete di Enti pubblici e privati, organizzazioni lucrative e non, presenti sul territorio. È essenziale capire la quantità dei contatti e la qualità della collaborazione tra i protagonisti della nuova politica sociale. Per quel che riguarda la qualità dei rapporti è difficile “mettere tutti d’accordo”, giacché i protagonisti, in virtù di una partecipazione democratica, sono tanti e vengono da realtà diverse. Emerge, infatti, un quadro che potrebbe richiamare alla mente l’artista dell’espressionismo astratto, Jackson Pollock: colori e forme variopinte organizzate su una tela in cui sono contenute poche informazioni certe e molte impressioni. D’altronde, quando si parla di rapporti tra istituzioni, si parla di rapporti tra persone, con i loro bagagli culturali e professionali, le loro storie.Vediamo nel dettaglio. 1.1 I rapporti tra Coordinamento Istituzionale e Ufficio di Piano: un dialogo spesso difficile

Abbiamo più volte posto l’accento sull’elemento di criticità maggiore nella realizzazione dei PdZ della provincia di Lecce, l’organizzazione e il tempo dedicato al lavoro dell’Ufficio di Piano, insufficiente a coprire il reale fabbisogno dell’ufficio comune. I compiti assegnati all’UdP necessiterebbero di figure preposte a svolgerli in maniera esclusiva. Il turn over del personale non permette il contatto approfondito e duraturo con le realtà circostanti, non consente di accumulare know how a tutto discapito dell’efficienza e dell’efficacia delle azioni messe in campo. Nella maggioranza dei casi le assistenti sociali comunali dedicano una parte del loro monte ore lavorativo all’Ufficio di Piano, spesso senza un piano di lavoro ben definito con distaccamenti rispetto all’ente di appartenenza. L’accavallarsi delle competenze, la duplicazione di compiti, l’assenza di altre figure centrali nello svolgimento delle mansioni connesse all’Ufficio di Piano, causa ritardi, spesso anche 39


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

nell’erogazione dei servizi essenziali, presenti in 6 ambiti su 10. La misura in cui questi ostacoli impediscono la piena realizzazione del PdZ non sempre è avvertita all’interno dei Coordinamenti Istituzionali. Infatti, è proprio con questo organo politico e di indirizzo che l’Ufficio di Piano, interlocutore privilegiato nel nostro studio, registra i maggiori problemi. Il passaggio da una logica consolidata di gestione autonoma dell’esistente ad una logica di programmazione integrata ha comportato resistenze o “diffidenze”, soprattutto in questa prima esperienza di nuova gestione del welfare comunitario. Bisognava, insomma “tarare il sistema” e i tempi sono stati tanto più lunghi quanto meno gli attori hanno saputo dialogare e comunicare tra loro. Gli attriti politici che possono generarsi e purtroppo riversarsi nelle scelte di natura sociale partono prima di tutto dal Coordinamento Istituzionale, organo costituito da sindaci dei singoli Comuni che compongono l’Ambito territoriale e che provengono da schieramenti differenti. Con l’adozione della forma di gestione del consorzio, Poggiardo ha potuto superare proprio questo scoglio, che all’inizio si presentava ostico anche per quell’Ambito. Ma il problema in seno al Coordinamento Istituzionale riguarda soprattutto, secondo i responsabili degli UdP, la necessità di spoliazione delle competenze a favore del soggetto unico, l’Ambito territoriale, come ha sottolineato Antonio Facchini di Casarano. In altri casi, più che attriti politici derivanti da schieramenti differenti, si registrano grandi coalizioni, soprattutto quando queste ultime sono funzionali alle spartizioni di fette di potere, di denari o di competenze. Molti operatori hanno dichiarato la difficoltà tecnica a riportare nelle sedi decisionali incongruenze normative su scelte e decisioni, assunte più su logiche politiche che su pareri tecnici assunti regolarmente. 1.2 I rapporti tra Coordinamento Istituzionale e Tavolo della concertazione

La buona qualità dei rapporti non può prescindere da una volontà continua e determinata di incontrarsi, discutere, fare proposte, valutarne la fattibilità, correggere gli errori. È attorno ai Tavoli della concertazione che si ricevono istanze differenti, che viene coinvolta quella rete di attori sociali che prima erano relegati ai margini della mera esecuzione e che non prendevano le decisioni, semmai spesso le subivano. Da un’indagine condotta nel dicembre del 2006 dal CSV Salento emerge un quadro non confortante rispetto ai processi di concertazione in provincia di Lecce. La percezione che sommariamente si avverte nella composizione a livello provinciale dei dati riguardanti il processo di concertazione e il successivo percorso di co-progettazione è quella dell’espletamento formale di un atto amministrativo dovuto e richiesto dalle normative piuttosto che di un reale coinvolgimento delle parti sociali in un’ottica di progresso del territorio e di sperimentazione di un nuovo welfare locale. 40


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Questo dato si rileva da: 1) Scarso numero degli incontri realizzati (tenuto conto che i protocolli di intesa tra i Comuni degli ambiti territoriali, sono stati siglati nell’anno 2003 e, che i processi programmatori sono stati comunque avviati nel 2004, come nelle documentazioni acquisite, e conclusi nel gennaio 2006); 2) Scarsa documentazione a supporto dei processi partecipativi (verbali, atti d’intesa, protocolli operativi etc.); 3) Scarsa diversificazione della tipologia degli attori coinvolti; 4) Limitato numero degli attori sociali coinvolti. Lo studio non è datato, come sembrerebbe. I responsabili degli UdP da noi intervistati, confermano che i tavoli hanno trovato tanto entusiasmo nella fase iniziale della programmazione (quella a cui si riferisce la ricerca condotta dal CSV Salento), poi, nella maggior parte dei casi, non sono stati più convocati. I motivi sono tanti. Secondo Antonio Facchini, dell’ambito casaranese, i tavoli della concertazione hanno avuto un grande avvio ma poi quando bisognava dare alla comunità delle risposte non sono stati più convocati. Antonio Facchini, poi promette che riprenderanno quando il nuovo piano sociale regionale per la seconda programmazione sarà pronto. Come dire che se non c’è la norma, gli enti locali si guardano bene dal considerare i soggetti del Tavolo della concertazione interlocutori privilegiati. Così anche l’Ambito di Poggiardo, che da circa un anno non convoca il tavolo e quello di Martano, che li ha convocati solo all’inizio, quando c’era da programmare il Piano di Zona, e che proprio per questo motivo teme forti critiche da parte degli attori coinvolti. Il Tavolo della Concertazione a Maglie “era partito alla grande, poi le assenze sono cresciute perché è calato l’interesse. Tutti partecipavano sperando in un ritorno. Adesso abbiamo disposto le norme per la costituzione del nuovo Tavolo di concertazione, che stiamo ricostituendo in vista della formazione del nuovo PdZ” (responsabile dell’UdP di Maglie Domenico Caputo). A Gagliano del Capo vengono convocati raramente, quando si presentano delle necessità. Nardò ha avuto tavoli fervidi, ma ha incontrato difficoltà nel far comprendere a tutti quali fossero gli obiettivi del PdZ, della progettazione che ci si doveva dare, delle priorità che trascendevano le singole istanze. Le assistenti sociali dell’Ambito raccontano la fatica della concertazione e del surplus lavorativo a cui erano chiamate. I nuovi attori, coinvolti attraverso la concertazione, giungevano ai tavoli con “speranze e attese” ben diverse dalle logiche del PdZ. In molti Ambiti, all’inizio dei lavori per il PdZ, sono stati organizzati incontri mirati alla rilevazione del bisogno con dei tavoli tematici precedenti le assemblee di settore. Sono state indette le assemblee elettive per gruppi, per la rappresentanza delle varie categorie, e poi dei tavoli tematici su famiglia, minori, disabili, anziani, etc. 41


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Certamente le difficoltà non sono poche, quando gli attori e gli “interessi” in gioco sono tanti e diversi, ma anche il pensiero difforme, quello scomodo, potrebbe portare la vera novità ed essere pungolo per l’innovazione e la spinta al cambiamento. Se si vuole veramente un “welfare dal basso”, che permette al territorio una più ampia prospettiva di sviluppo, bisogna non stancarsi mai di ascoltare “cosa bolle nella pentola” del proprio Ambito.

1.3 I rapporti tra gli Uffici di Piano e le altre Istituzioni

Nel capitolo precedente abbiamo descritto il Piano sociale di Zona come un film, in cui ci sono protagonisti, il Coordinamento Istituzionale, l’Ufficio di Piano e i Tavoli della concertazione e co-protagonisti, le altre realtà del territorio che cooperano per la piena realizzazione dell’integrazione sociosanitaria. I responsabili degli UdP sono stati chiamati a rispondere dei rapporti tra le varie istituzioni, come fossero i critici cinematografici del nostro film. Si sa che i critici a volte sono magnanimi, altre volte, invece, stroncano senza mezzi termini. Questo è quello che è avvenuto nel nostro film. Il premio come miglior attore protagonista è stato assegnato alla Regione Puglia. Solo qualche precisazione da parte di Casarano che vorrebbe avere contatti telefonici diretti con le “stanze dei bottoni” e non riesce ad averne, così attribuisce la previsione di una sofferenza della seconda programmazione del Piano proprio a questa mancanza di “confidenza” con la Regione. Qualche pasticcio con l’attribuzione delle risorse per l’integrazione scolastica lo rileva l’Ambito di Martano. Ma questo non ha inficiato il giudizio da parte di Anna Rotundo dell’UdP, che parla di rapporti buoni. Lo stesso con tutti gli altri Ambiti, che hanno sottolineato anche la celerità con cui sono stati erogati i fondi. Il rapporto con la Provincia di Lecce ha avuto il plauso di alcuni Ambiti, come Gagliano del Capo e Nardò, ma anche Galatina, che ha contato sulla presenza delle tre referenti provinciali del servizio pianificazione. Attraverso tale collaborazione sono state decise attività importanti, come per il servizio affido e adozione, a Galatina come a Poggiardo, che ha anche avviato il progetto a sostegno della genitorialità, ma non ha avuto più notizie riguardanti l’ “equipe sovrambito per l’abuso e il maltrattamento”, probabilmente perché la Provincia aveva proposto di coinvolgere tutti gli Ambiti nell’ottica di una regolamentazione comune. Per Martano la Provincia fa sforzi notevoli, è aperta e vuole investire, ma il suo apporto non è bene organizzato. “L’ideale sarebbe che ci fossero due o tre colleghe per ogni area in modo da seguire i relativi tavoli e gruppi, mentre ora tutti si occupano di tutte le aree in tutti gli Ambiti”. (Anna Rotundo dell’UdP). Lecce non ha attivato tutti i progetti sovrambito in collaborazione con la Provincia.

42


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Sulle altre istituzioni, da scuole ad enti, sindacati, forze dell’ordine etc…la critica si fa sommaria, vengono percepite, nella nostra sceneggiatura, come attori non protagonisti, a volte come comparse. Le scuole sono state coinvolte in alcuni progetti, come quello di sostegno alla genitorialità, quello di prevenzione primaria nei confronti delle tossicodipendenze all’interno delle scuole dell’Ambito di Poggiardo. A Galatina collaborano scuole, forze dell’ordine, tribunale e Procura. Sono state coinvolte anche molte aziende per tirocini formativi. Tutte le istituzioni hanno dato il loro contributo a Gagliano del Capo e a Nardò. A Maglie scuole e forze dell’ordine non si rapportano all’Ambito. Le associazioni di volontariato sono personaggi chiave ma che rimangono defilati. Esse sono presenti e hanno dato grandi contributi per quel che riguarda la conoscenza dei problemi del territorio dell’Ambito. In alcuni casi sono state coinvolte in progetti specifici. Critiche, invece, le posizioni di Nardò, che racconta come alcune associazioni credevano che con il PdZ sarebbero arrivati contributi a pioggia per singoli progetti e Maglie, che per l’intervento di sostegno nei confronti delle famiglie richiedeva la presenza delle associazioni di volontariato ma non ha trovato associazioni disposte ad intervenire sul posto; oppure Casarano, che ribadisce l’importanza del no profit e di una concertazione che superi il momento istituzionale e diventi esercizio di cittadinanza attiva. Secondo Antonio Facchini, infatti, i corpi sociali intermedi vanno anche preparati, il cittadino che giunge alla concertazione “nudo come uno schiavo” non ha voce in capitolo. Il volontariato deve “ritornare ad essere una spinta motivazionale, non il tentativo di accaparrarsi risorse per le singole sigle. Se il volontariato ridiventa il sale della partecipazione civile, se le imprese sociali sono realmente imprese sociali, si possono ottenere grandi risultati”. Ma entriamo più nel dettaglio per verificare punto per punto il ruolo svolto da ciascun coprotagonista.

43


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

2. I coprotagonisti 2.1 I Servizi Sociali Comunali

“Siamo tutte qui. Siamo le stesse!”. Ecco, questa affermazione fatta dalle cinque assistenti sociali dell’Ufficio di Piano di Nardò esemplifica la situazione che c’è in almeno tre degli otto ambiti territoriali considerati in provincia di Lecce. Laddove i comuni erano già provvisti della figura degli assistenti sociali, che non di rado hanno costituito anche il nervo vero della struttura dell’ambito, i rapporti tra servizi sociali comunali e Ufficio di Piano sembrano essere improntati ad un’ottica collaborativa. Così pure a Casarano e a Galatina, il cui ambito ha assorbito quasi tutta la competenza nell’erogazione dei servizi, lasciando ai comuni solo attività residuali. Non c’è uno scollamento neppure a Poggiardo, dove, anzi, gli unici due servizi sociali comunali già attivi hanno funto in qualche modo da guida. “All’inizio, negli anni 2004/2005, il Comune di Andrano e il Comune di Santa Cesarea Terme sono stati disponibili ad affidare anche gratuitamente le loro assistenti sociali per la fase della progettazione- spiega Rossano Corvaglia, Responsabile dell’Ufficio di Piano-. Queste due unità hanno svolto un coordinamento sostanziale per la redazione del Piano sociale di Zona e, nella seconda fase di avvio delle attività, sono state distaccate presso il Consorzio, perché lo si dotasse della loro esperienza professionale. Hanno coordinato così il nuovo Servizio Sociale Professionale, costituito con l’assunzione di dieci assistenti sociali. Nella terza fase, si è pensato, in linea anche con gli amministratori dei due comuni, di destinare le loro assistenti sociali al ruolo di coordinamento in due aree specifiche, quale quella dei Minori e delle Responsabilità familiari e della costituenda Equipe per l’Affido dei minori”. Meno idilliaci risultano i rapporti negli ambiti di Martano e Maglie. Nel primo, Anna Rotundo, assistente sociale dell’Ufficio di Piano, ha dichiarato che “nell’ambito si vede un po’ il proprio datore di lavoro, non ci sono particolari problemi. Ma manca lo scambio di opinioni, di segnalazione degli errori, per la costruzione di un percorso più serio. Sei comuni su dieci non distaccano qui nessun dipendente. E questo è un tasto dolente, perché si potrebbe inviare un assistente sociale piuttosto che pagare la quota di cofinanziamento. È un po’ come se fosse tutto dovuto”. A Maglie, Domenico Caputo, Responsabile dell’Ufficio di Piano, è stato ancora più esplicito: “purtroppo i comuni lavorano per fatti loro”. D’altronde, non è un caso che proprio Maglie risulti essere l’ambito in cui si prestano maggiori servizi a valenza comunale, con il ben 16,6% delle risorse del salvadanaio unico suddivise tra i dieci comuni.

2.2 Asl, un interlocutore difficile

“L’interlocutore privilegiato dovrebbe essere l’Asl, ma non parliamo la stessa lingua”. Questa frase, pronunciata da Anna Rotundo, assistente sociale nell’UdP di Martano, racchiude bene la problematicità dei rapporti tra i due principali soggetti istituzionali, Asl ed Enti locali, nel triennio di program44


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

mazione connessa all’attuazione del primo Piano Regionale delle Politiche Sociali. Un rapporto sofferto da entrambe le parti, tant’è che lo stesso Pal, il Piano Attuativo Locale dell’Asl di Lecce, la cui deliberazione di adozione è del 22 aprile scorso, sottolinea le difficoltà nel “superare le rispettive impostazioni autoreferenziali nella programmazione e gestione dei servizi integrati. Occorre infatti rilevare che, a fronte dell’enorme impegno per la definizione e l’aggiornamento dei Piani di Zona, nei dieci ambiti territoriali della provincia di Lecce l’intero sistema dei servizi sociosanitari stenta a decollare per una serie di carenze culturali e strutturali, che condizionano la piena integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali. Molti interventi programmati nei PdZ rimangono ancora lontani dall’essere realizzati in un’ottica di integrazione operativa e gestionale costringendo, di fatto, la Asl ad esercitare una funzione di ‘supplenza’ per assicurare la continuità dei servizi ad alto contenuto socio-assistenziale, in particolare nell’area handicap, nell’area della salute mentale e delle dipendenze patologiche, nell’area dell’assistenza domiciliare”. Ma a cosa è dovuto tutto ciò? A parte alcune situazioni più o meno idilliache, come Nardò e Galatina, in cui il dialogo sembra essere ben avviato, criticità si hanno a Martano, dove si è ammesso che “sulla carta l’ambito ha due referenti Asl, ma non si sono mai visti. Anche i metodi di lavoro sono differenti”. In che senso? “La Asl, per sua natura, ha modalità da Leviatano di Hobbes, un Moloch convinto di essere in possesso degli elementi per gestire al meglio quella che è, però, una logica di azienda- ha spiegato Antonio Facchini, Responsabile dell’Ufficio di Piano di Casarano-. C’è una gerarchia che diventa incomprensibile per chi guarda a questi problemi con l’ottica di una funzionalità legittima che, invece, deve cambiare il modello gestionale. Intendiamoci, non sono riserve sulla professionalità dei lavoratori dell’Asl. Questi hanno, però, una quadratura aziendalistica che non si lascia corrompere da una visione sociale, la quale presuppone ed esige una certa empatia con le persone, al fine di dare risposte ai bisogni. Purtroppo non riusciamo ancora a demolire quel modello o a ricostruire noi stessi uno differente”. Certo, fino a quando non si comprende che l’altro è un collaboratore e non una “controparte”, i due sistemi faticheranno a parlarsi. Ognuno arriva, poi, da storie differenti. La riforma del servizio sanitario risale al ‘78 e di integrazione sociosanitaria si parla già nel decreto legislativo 502/92 e nel 229/99, che hanno individuato i Lea. Per il sistema sociale, invece, ha governato a lungo la Legge Crispi e solo nel 2000 è intervenuta la Legge Turco, la famosa legge 328, ma a tutt’oggi non sono ancora stati fissati i corrispondenti Liveas. C’è dunque un grosso ritardo organizzativo, per non dire politico, che ora si sta pagando. Eppure, l’implementazione di una rete completa di strutture e servizi sociosanitari garantirebbe una ricaduta positiva sia in termini di appropriatezza e continuità delle prestazioni, sia in 45


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

termini di economicità ed efficienza nell’impiego delle risorse. Il potenziale valore aggiunto dell’integrazione con il sistema sociale, infatti, consentirebbe di evitare o quantomeno ridurre il ricorso sostitutivo a funzioni improprie richieste ai servizi sanitari. Titti De Luca, referente per l’integrazione sociosanitaria del Distretto Asl di Lecce, riconosce con sincerità che “se dovessimo stabilire dall’anno zero all’anno mille quanto siamo a integrazione, si può dire che siamo proprio agli inizi. Il ritardo è derivante dalle difficoltà di entrare nel meccanismo. In questi tre anni di rodaggio, tuttavia, siamo riusciti a mettere in atto il processo attraverso il quale arrivare alla costituzione dei veri Piani di Zona. Alla prossima programmazione stiamo giungendo più preparati, con maggiore consapevolezza e cultura della rete integrata con cui si dovrà governare il territorio. È maturata, poi, una lettura epidemiologica e sociale di questo, poiché si conoscono i suoi bisogni, i servizi, le risorse e siamo anche in grado di capire come perfezionare i percorsi. Ad esempio, noi sappiamo di dover esercitare maggiormente la funzione di monitoraggio e di controllo e dobbiamo farlo più in profondità. Questa prima fase, purtroppo, è servita solo a ciò. Ma adesso non ci sono alibi, non ce ne sono più”. Anche l’aspetto demografico ha condizionato il processo di programmazione e lo sviluppo dei servizi sanitari e sociosanitari. “Si tratta di dinamiche che hanno inciso fortemente sull’offerta- si legge nel Pal-, per cui la dislocazione e il dislocamento dei servizi spesso hanno risposto a logiche e interessi di politica locale e/o di mero campanile più che a valutazioni di efficacia ed efficienza delle risorse disponibili”. La difficoltà di programmare e gestire interventi integrati a livello distrettuale e di Ambito ha avuto, così, una ricaduta immediata sulla garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza e ha comportato, spesso, per il singolo comune, l’impossibilità di far fronte a situazioni di particolare gravità (es. integrazione scolastica, servizi di trasporto, contributi per assistenza residenziale, rette per minori), con la conseguente richiesta di intervento da parte della Asl. Dall’altro lato, tuttavia, proprio la presenza di piccoli centri ha permesso di colmare le lacune del sistema, specie dell’assistenza domiciliare, valorizzando le reti informali e i legami di solidarietà molto presenti nelle rispettive comunità. È una tradizione “fatta a casa” esistente pure nella città capoluogo, dove “l’Adi si è basata a lungo sui buoni rapporti informali- continua Titti De Luca-. Quando il medico dell’assistenza domiciliare sanitaria rilevava nel paziente un problema di tipo sociale, investiva della questione gli assistenti sociali comunali. Il buon senso e la sensibilità hanno fatto sì che questo meccanismo, in qualche modo, già ci fosse. Non si chiamava ‘a integrazione’, era rudimentale, non codificato, ma è un errore dire che non c’era”. Sicuri? Un servizio che si regge sul buon cuore degli operatori non può essere considerato tale. Ancora meno se si devono tener conto canoni di efficacia operativa e di efficienza economica. In che senso? Proprio per l’Adi, 46


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

l’Unità di Valutazione Multidimensionale (Uvm), l’equipe che valuta le richieste pervenute dai medici che hanno in cura i pazienti, è uno degli strumenti che consente ai due sistemi di entrare in contatto, di rilevare il bisogno e dare a questo la risposta giusta, accordando un piano assistenziale personalizzato, in cui sia il settore sanitario, sia quello sociale che il volontariato fanno la loro parte. Ciò permette anche di ottimizzare le risorse, differenziando la spesa sulla base delle singole necessità. Non solo l’Uvm non è ancora attivata in alcuni ambiti territoriali, come Martano, Maglie, Casarano, ma laddove esiste a volte non funziona affatto, come a Poggiardo, dove “questa equipe, istituita presso la Asl circa un anno e mezzo fa (autunno 2007, n.d.r.) e per cui è stata nominata un’assistente sociale dell’ambito, non è stata mai convocata se non una o due volte! Eppure si tratta di un servizio considerato, non a torto, livello essenziale di assistenza”. A denunciarlo è stato Rossano Corvaglia, Responsabile dell’Ufficio di Piano di Poggiardo, secondo il quale pure “il fatto che l’Asl si sia spostata completamente a Lecce ha provocato non pochi disagi. Attualmente si sono avute enormi difficoltà ad avere anche una semplice partnership per un progetto in risposta ad un bando regionale”. Si tratta degli stessi problemi vissuti a Maglie, dove si reclamano tempi biblici per ottenere un’autorizzazione di spesa. Forse Maglie è l’ambito che più ha sofferto l’accorpamento delle due Asl Le1 e Asl Le2 nel gennaio 2007. Emerge dalle parole di Domenico Caputo, Responsabile del relativo Ufficio di Piano, risoluto nel ribadire che “con il Distretto di Maglie abbiamo ottimi rapporti, ma noi non conosciamo l’Asl Lecce. Non sono i dirigenti a creare problemi, bensì l’assetto organizzativo e la divisione dei distretti. Si è accentrato tutto in modo anomalo. In passato, invece, il rapporto era più diretto. Alla delineazione del primo Piano di Zona, ad esempio, il direttore generale dell’Asl Le2 ha partecipato personalmente a tutti gli incontri del Coordinamento Istituzionale. Non si può pretendere che ora si faccia lo stesso, tant’è che l’attuale direttore generale, pur invitato più volte, non ha mai presenziato”. La nascita di una sola Asl non è stata, dunque, indolore. Alle difficoltà di dialogare con il livello centrale, emerse anche a Gagliano del Capo, si sono affiancate quelle legate alla diversità di sviluppo organizzativo di alcuni servizi. Emblematica, ancora una volta, la storia delle cure domiciliari. Nell’ex Lecce1 il “Progetto Obiettivo Adi” era nato già nel 1996, mentre nell’ex Lecce2 il servizio di assistenza domiciliare a gestione diretta è stato avviato solo a fine 2007, con la cessazione delle convenzioni con associazioni esterne alle quali era stato assegnato. A questo accentramento ci si dovrà, in ogni caso, abituare, ma il futuro assetto organizzativo territoriale tenderà ancor più a rafforzare il ruolo dei distretti e a renderli più omogenei. Agli attuali dieci si aggiungeranno quelli di San Cesario, Ugento e Copertino e questo comporterà la creazione automatica anche dei tre corrispettivi nuovi ambiti 47


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

territoriali. Si semplificheranno decisioni e procedure? In alcuni casi, come a Lecce, il passaggio pare indispensabile, in quanto l’ambito attualmente conta 170.000 cittadini e sarebbe ridimensionato a 111.000, riducendosi a Lecce, Surbo e Arnesano ed eliminando lo squilibrio tra i piccoli centri e la città capoluogo, vera forbice demografica responsabile di molte sperequazioni. La coincidenza dell’ambito territoriale con il distretto dovrebbe favorire, poi, l’unitarietà del processo di programmazione e gestione del sistema dei servizi sociali e sociosanitari, valorizzando il ruolo dei comuni nella programmazione dei servizi sociosanitari e sanitari e quello della Asl nella programmazione degli interventi sociali. Dovrebbe, appunto. L’integrazione professionale passa necessariamente per quella gestionale e prima ancora per quella politico- istituzionale. Ma non è poi tanto scontato. Un esempio? “Il ruolo di regia spetta al comune capofila- spiega Titti De Luca dell’Asl- e a Lecce noi siamo stati rimproverati anche di essere troppo presenti, perché premiamo”. 2.3 La Provincia di Lecce

Una presenza più o meno costante. È emerso questo dai ragionamenti sviluppati negli ambiti territoriali salentini in merito al rapporto con la Provincia di Lecce. In alcuni casi, come a Galatina, l’ente provinciale siede stabilmente non solo nell’Ufficio di Piano ma anche nel Coordinamento Istituzionale, così come a Maglie, dove, però, “partecipa qualche volta e la gestione ordinaria è stata un po’ trascurata”. A Lecce, invece, non c’è traccia della Provincia nel massimo organo di indirizzo politico. Altrove, come a Poggiardo, si stanno svolgendo insieme alcuni progetti, tra cui quello a sostegno della genitorialità e dell’Equipe per Minori e Affido, mentre non si hanno notizie sull’Equipe Sovrambito Abuso e Maltrattamento, per la quale la Provincia dovrebbe dettare regole e ruoli comuni a tutti gli ambiti territoriali. “L’ente provinciale fa sforzi notevoli- è stato detto a Martano - ma spesso non sono stati organizzati i gruppi di lavoro. Si dovrebbe puntare di più sul fornire un raccordo amministrativo tra i diversi ambiti, facilitandone la gestione, perché, se non si garantiscono queste fasi, tardano a partire anche i servizi”.

2.4 La Regione Puglia

La rivoluzione piena voluta dalla Regione nella gestione dei servizi sociali arriva da un lungo percorso. Solerte nell’erogare le risorse, presente tramite le figure esperte dei tutor territoriali: questo quello che emerge dai colloqui con gli operatori degli Uffici di Piano degli ambiti salentini. Le difficoltà, anche qui, però, non mancano. Sono quelle legate alla comunicazione, come denunciato a Nardò e Casarano, dove Antonio Facchini, Responsabile dell’Ufficio di Piano, ha affermato che “interagire con la struttura burocratica regionale è un grossissimo problema. Non si riescono ad avere contatti telefonici, si va avanti per mail e questa è una delle cose sulle quali si dovrebbe riflettere. Non è tanto il territorializzare, è la qualità del rapporto che penso debba essere rivista. Non possiamo considerarci in termini di esterni. Forse le 48


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

situazioni comunali non rappresentano il virtuosismo voluto, ma se non si ricrea un rapporto corretto, che sia legittimo, legittimato, riconosciuto e che non sia soltanto di sportello e di consulenza, penso che anche la seconda triennalità soffrirà”. Alla Regione anche il merito di fungere da “controllore” di questo processo. Anche in questo caso, seppure a denti stretti, non sono pochi i tecnici che hanno richiesto alla Regione una maggiore presenza nel controllo e nel contenimento di tutte quelle irregolarità che, insinuandosi nelle pieghe della legge, diventano prassi consolidate e riconosciute. Insomma ridurre la verifica delle formalità ed entrare nella sostanza di ciò che viene fatto e nelle modalità, è la richiesta che viene almeno dalla parte tecnica degli UdP. 2.5 Le altre Istituzioni

Non le scuole, non le forze dell’ordine, non i centri per l’impiego e, tanto meno, il mondo economico e imprenditoriale. La gestione e, prima ancora, l’ideazione delle politiche sociali rischia di essere schiacciata dalla cortina di autoreferenzialità che gli ambiti territoriali hanno tracciato attorno a loro. Forse è il sintomo, ancora, di una distanza tra politiche pubbliche in generale e politiche sociali, considerate a lungo la Cenerentola del sistema e divenute oggi l’urgenza a cui trovare rimedio. Certo, continuare a concepire l’intervento sociale come assistenza passiva non aiuta, perché preclude l’esercizio di un sociale attivo, con la conseguente mancanza di collegamento alla rete reale dell’economia del territorio. Bisognerebbe ripartire da questo per tracciare nuovi percorsi in risposta anche ai vecchi bisogni, tentando di ridisegnare gli intrecci con altri livelli istituzionali, formali e informali. Ad oggi, questa è una lacuna non indifferente per molti ambiti della provincia leccese, così come a Maglie e a Martano, dove “i rapporti con qualche scuola sono più che altro tenuti dai singoli servizi sociali comunali”. A Poggiardo, i risultati di un progetto scolastico sulle tossicodipendenze non sono stati quelli attesi e “forse è dipeso dal fatto che le scuole non ci hanno creduto molto”. Certo, esistono le eccezioni. A Galatina il servizio di Pronto Intervento Sociale è stato ideato assieme a Procura e Tribunale e sono state coinvolte molte aziende per accogliere i tirocini formativi, “pur se questa è stata una grande fatica”. Ma, sebbene Galatina possa costituire un punto di riferimento per buone pratiche sociali, oggi rimane un caso ancora troppo isolato.

49


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

3. Le forme della gestione 3.1 L’associazionismo intercomunale: un cammino a volte incerto

“L’approccio ad una gestione associata di un unico sistema integrato di welfare, comprensivo della totalità delle aree target, piuttosto che di un solo segmento anagrafico di esse, rappresenta una sfida per l’intero territorio. Non vi è dubbio che ciò richieda slancio, in taluni casi rinuncia a fedi banalmente municipalistiche, comunque capacità di programmazione e proiezione, per impiantare un sistema che non riduca le sue potenzialità all’emergenza quotidiana, per troppo tempo unica protagonista, ed all’effimero, ma ponga le fondamenta solide di un sistema integrato di servizi, tale da promuovere ed implementare, efficacemente e durevolmente, condizioni di rinnovato e migliore benessere nelle comunità locali, con particolare attenzione alle categorie più deboli e fragili della popolazione. Gli effetti di tale nuova dimensione sistemica e della gestione associata, in termini di efficienza ed economicità, di equità distributiva ed ottimizzazione delle risorse, invero sempre più limitate, sono destinati a riscontrarsi, nel territorio, nel medio e lungo periodo”. È quanto si legge nel documento programmatico di vari Piani di Zona, come quelli di Galatina e Lecce, in cui si fa appello a “scelte di politica sociale coraggiose, decise e lungimiranti”. Solo belle parole? Per ora quegli effetti non riescono ad emergere in maniera omogenea su tutto il territorio provinciale. E ciò nonostante i comuni che costituiscono i diversi ambiti- a volte suddivisi in bacini territoriali distinti, più spesso facenti parte di uno unico coincidente con la configurazione del distretto sociosanitarioabbiano già sperimentato, in precedenza, la gestione associata di servizi alla persona, in relazione agli interventi per l’Infanzia e l’Adolescenza, di cui alla legge 285/97 e alla legge regionale 10/99. Per favorire ed assicurare una maggiore condivisione sinergica e funzionale delle scelte e delle strategie gestionali, quindi, nella quasi totalità degli ambiti territoriali salentini, Poggiardo escluso, i Coordinamenti Istituzionali hanno ritenuto opportuno puntare sullo strumento dell’associazionismo intercomunale. Di cosa si tratta? Attraverso la sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa, si è espressa la volontà di operare insieme per l’individuazione e la gestione dei servizi, dando vita ad un’Associazione tra Comuni e, a volte, anche tra Comuni ed Asl, come a Lecce. Sempre, però, “nelle more di una più approfondita valutazione delle forme di gestione associata dei servizi all’interno dell’ambito territoriale”. L’Associazione tra Comuni, infatti, rimane una struttura poco solida, sebbene si presenti come un patto organico in cui sono precisati ruoli, funzioni, compiti, nonché il riparto delle risorse economiche. Un ruolo chiave è svolto dal comune capofila, coincidente con quello sede del Distretto socio-sanitario. Questo, attraverso l’Ufficio di Piano e salva la direzione politica del Coordinamento Istituzionale, è deputato 50


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

alla gestione delle procedure per la realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali di tutto l’ambito. Un punto, tuttavia, è da chiarire. Facilmente penetrabile dalla politica, che, come emerge dai dati oggettivi e dalle interviste, finora si è non di rado dimostrata lontana dall’essere “coraggiosa, decisa e lungimirante”, l’Associazione intercomunale non avoca a sé la titolarità delle funzioni amministrative riguardanti i servizi alla persona da attuarsi nel territorio. Che rimane, invece, in capo ai singoli comuni. È questa una discrasia cruciale del sistema, che nella non coincidenza tra titolarità e governo dei servizi sociali ha spesso visto la possibilità ambigua di giocare allo “scarica barile” delle responsabilità. In che senso? All’interno degli ambiti territoriali la gestione è stata articolata a lungo in modo differenziato tra i diversi comuni. Con la conseguenza che “ciascuno per le proprie progettualità- spiega il Piano di Zona leccese- ha sottoscritto convenzioni, contratti e collaborazioni diverse. Fitta è, quindi, la rete di relazioni soprattutto con soggetti del privato sociale, con i quali si sono stabilite modalità collaborative in relazione alle diverse esigenze. Ciò, se da un lato esprime flessibilità, dall’altro sottolinea una certa frammentarietà”. La stessa che si riscontra altrove e che ha portato ad uno spacchettamento problematico della programmazione, tanto da ostacolarne uno sviluppo fluido e lineare. Per singhiozzare dietro ad interessi a volte non rispondenti a quelli di una vera gestione unitaria dei servizi, che andrebbe calcolata solo sulla base del bisogno dei cittadini. 3.2 Il Consorzio: Poggiardo apripista

Territorio che vai, esperienza che trovi. A Poggiardo, la gestione associata dei servizi sociali non passa per l’Associazione dei Comuni ma per un Consorzio. E le differenze non sono poi così poche. Ente giuridico autonomo, cioè con propria autonomia gestionale, patrimoniale e giuridica, il Consorzio è uno strumento più snello di gestione del Piano di Zona e a Poggiardo ha quasi rappresentato una tappa obbligata. Voluto all’unanimità da tutti i sindaci già nell’aprile del 2006, questo organismo, calato nell’ ambito territoriale con il tasso più basso di popolazione e il numero più alto di comuni, “ha facilitato le relazioni, in quanto entità staccata dagli enti locali di riferimento- ha sostenuto Rossano Corvaglia, Responsabile dell’Ufficio di Piano-. Questo è ciò che abbiamo potuto verificare, per quanto abbiamo realizzato, rispetto ad altri ambiti, in cui la gestione è demandata al comune capofila e il non coinvolgimento da parte degli altri municipi potrebbe provocare degli attriti, che in alcuni casi hanno ostacolato l’attività amministrativa. Che il Comune di Poggiardo si sia spogliato del ruolo che poteva avere, se fosse rimasto comune capofila, è stato un passo avanti per un clima più sereno. D’altronde, il Consiglio di Amministrazione si rinnova dopo tre anni, seguendo una rotazione. In questo modo si rendono partecipi un po’ tutti e c’è maggiore collaborazione. Non abbiamo quindi 51


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

problemi politici, per ora. Nonostante sia questo un territorio prevalentemente di Centrodestra, si collabora bene anche con le amministrazioni di Centrosinistra. La politica nell’Ambito non si sente affatto e non influenza le scelte, determinando preferenze su alcune realtà piuttosto che altre”. Ma come funziona il Consorzio? Gli organismi sono differenti rispetto all’Associazione dei Comuni, poiché il Coordinamento Istituzionale corrisponde all’Assemblea Consortile, che ha compiti di indirizzo, mentre il Consiglio di Amministrazione, recepiti gli indirizzi da parte dell’assemblea, è l’organo politico-gestionale. Composto da cinque amministratori degli enti locali, quali due sindaci, due assessori e il presidente, il CdA lavora in stretta sinergia con l’Ufficio di Piano, che rimane l’ufficio tecnico. Una formazione così ridotta sembra aver reso più semplice e veloce l’avvio delle attività. Ad oggi, Poggiardo è l’unico ambito in Puglia ad aver scelto questa figura come strumento per gestire il Piano Sociale di Zona, ma la strada è stata tracciata e altri ambiti territoriali, come Galatina, stanno pensando a questa trasformazione. Poggiardo ha scelto di considerarla non un punto di arrivo ma di partenza, influenzato, forse, dall’estrema frammentazione territoriale. Altrove, come a Maglie, pur ammettendo la necessità di aver bisogno di una struttura meno precaria dell’Associazione dei Comuni, il Consorzio viene visto come una macchina amministrativa troppo costosa. A Martano, invece, si teme che la creazione di un’entità autonoma possa far venire meno lo spirito stesso dell’associazionismo tra comuni, poiché si corre il rischio di non tener conto delle volontà della base, costituita, appunto, dalle realtà municipali. 3.3 La gestione associata che non di rado si dissocia

La Legge Regionale 19/2006 stabilisce che la gestione associata dei servizi sociali e sociosanitari venga effettuata dai Comuni che fanno parte di uno stesso ambito territoriale. La gestione associata si effettua quando i Comuni si dotano di regole comuni per consentire l’accesso ai servizi e la gestione degli stessi servizi. Quindi, ad esempio, si dotano di regolamenti unici (per gestire il fondo, per assegnare la gestione a terzi, etc.) nel rispetto di quanto stabilisce la normativa nazionale e regionale in materia. Per obbligo di legge, in Puglia sono tenuti alla gestione associata dei servizi sociali quegli ambiti territoriali composti in prevalenza da comuni con numero di abitanti inferiori a 10 mila. In provincia di Lecce sono in totale otto su dieci (Casarano, Gagliano del Capo, Galatina, Gallipoli, Lecce, Maglie, Martano, Poggiardo). Sono solo due (Campi Salentina e Nardò) gli ambiti che, pur non essendo obbligati alla gestione associata dei servizi, hanno scelto questa forma di gestione. La stessa legge regionale, difatti, prevede delle forme di incentivazione finanziaria per quegli ambiti che, pur non essendo obbligati, scelgono la formula associata e poi dimostrano di effettuare una gestione associata dei servizi. In Puglia tutti gli ambiti territoriali hanno scelto di gestire in maniera associata i servizi sociali e quindi di concorrere agli incentivi aggiuntivi. 52


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Tali incentivi, nel caso degli ambiti obbligati, vengono assegnati ed erogati “di diritto”. Tuttavia… In provincia di Lecce sono pochissimi gli ambiti che, pur essendo obbligati alla gestione associata, poi svolgono un’effettiva e reale gestione associata. Alcuni sostengono che si può parlare di gestione associata quando ci si dota di regole comuni, anche se l’applicazione non è perfettamente aderente a quello che prevede la legge. Secondo la Legge Nazionale (la 328/2000) e l’applicativa regionale (la l.r. 19/2006) l’unica modalità per determinare l’accesso ai servizi è il bisogno. Ne deriva una formula molto semplice: sia che il cittadino appartenga a Martano o Caprarica o ancora a Castrì, se presenta determinati requisiti, stabiliti a monte, può aver diritto o meno a determinate agevolazioni sociali. Facciamo un esempio concreto. Se si dovesse seguire alla lettera la legge, come pure sarebbe buona norma, il servizio di educativa domiciliare sociale per minori ad esempio, dovrebbe essere erogato in questo modo: l’ambito pubblica un avviso in cui indica quali sono i requisiti per l’accesso a quel servizio (es. età, reddito familiare, etc). I cittadini dell’ambito che presentano i requisiti richiesti fanno domanda. L’Ufficio di Piano stila una graduatoria di ambito che dunque è effettuata sulla base del bisogno ed eroga il servizio agli aventi diritto. Questo accade, quindi, indifferentemente se il cittadino è di Castrì, Caprarica o Martano. Potrebbe succedere che in un ambito territoriale alcuni cittadini di uno dei Comuni non siano raggiunti da un servizio ma questo non segna una speraquazione.Vuol dire solo che in quel Comune non è presente quel bisogno o che lo è in maniera inferiore di quanto non lo sia in altri comuni dell’ambito. Questo è come dovrebbe essere. Invece… Nella maggior parte degli Ambiti, fatta eccezione per alcuni servizi resi obbligatori dalla Regione (ad esempio l’assistenza domiciliare integrata e l’assistenza domiciliare sociale), si effettuano tante graduatorie quanti sono i Comuni. Quindi le regole per l’accesso al servizio di educativa domiciliare per minori sono le stesse per ogni Comune dell’ambito ma viene fatta una ripartizione a monte delle somme finanziariamente disponibili. Così, se l’ambito territoriale dispone di 100 mila euro per il servizio di educativa, i 100 mila euro vengono suddivisi tra i Comuni che fanno parte dell’ambito con un criterio che è diverso da quello stabilito dalla legge: la demografia. Nei casi più evoluti il dato della demografia generale, incrociato con la demografia per la fascia interessata (quindi, nell’esempio citato, la fascia dei minori). Altro che bisogno. Altro che gestione associata dei servizi. Così, sempre nei casi migliori, ciascun Comune conoscendo la disponibilità economica del servizio di educativa domiciliare per il proprio Comune, anticipa le somme ed eroga il servizio, sempre con le regole comuni di cui l’ambito si è dotato, moltiplicando per il numero dei comuni lo stesso bando o avviso 53


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

e, quindi, con ulteriore aggravio anche di costi. Successivamente, a fronte di rendicontazione del servizio, riceve dall’ambito territoriale il rimborso delle spese che ha sostenuto. Formalmente è tutto corretto perché la legge viene rispettata (le stesse regole, gli stessi bandi, etc.) ma sostanzialmente le cose sono molto differenti. Perché si fa fatica ad elaborare una visione strategica e sistemica d’insieme? Perché non si riesce a rinunciare alle quote finanziarie per singolo comune e si stenta ancora a gestire, trattenendo una fetta e non lasciando la delega piena al Comune che, per convenzione, si è scelto per questo ruolo? Ci sono intoppi tecnici o politici? Questa novità della gestione associata non deve essere piaciuta tanto, anzi, nella maggior parte dei Comuni è stata avvertita come “depauperazione”. Ecco perché, come abbiamo visto, la gestione associata funziona a singhiozzi, mai completamente e numerosi sono stati gli appelli da parte dei responsabili degli UdP intervistati al raggiungimento di un accordo serio e responsabile. Laddove il principio è stato applicato appieno (negli Ambiti di Galatina e Poggiardo dopo l’istituzione del consorzio) il PdZ ha funzionato e i cittadini dell’ambito hanno usufruito e usufruiscono dei servizi. Su Poggiardo c’è da dire che la coesione non è stata pacifica fin dall’inizio, come spiega Rossano Corvaglia di Poggiardo: “Per l’assegno di cura, nelle prime assemblee, c’era qualche sindaco preoccupato di non veder tutelati i propri concittadini, poiché il bisogno dei residenti nel comune vicino era maggiore”. Ma con il consorzio si è risolto tutto e i lavori sono partiti. Se questi ostacoli avessero riguardato solo la fase di avvio della riforma, i problemi a quest’ora si sarebbero risolti. Così, però, non è stato. I comuni, chiamati non solo a rinunciare alla gestione diretta, ma anche a co-finanziare gli interventi, sulla base di quanto stabilito dal Piano regionale, spesso esitano a fare sia l’una sia l’altro. A Martano, poi, il problema delle competenze del Coordinamento Istituzionale ha assunto dimensioni quasi paradossali, che investono sia la determinazione dei fondi, sia l’aiuto in termini di personale da destinare all’UdP. Lo ammette Anna Rotundo: “Per alcune aree sono state destinate troppe risorse in proporzione ad altre. Bisogna rispettare, sì, delle percentuali precise, ma questo dovrebbe essere inteso solo per il fondo nazionale (come appunto dice la norma, ndr), non per tutte le risorse. Ora ci ritroviamo ad avere 40.000 euro per le cure termali che quasi eguagliano le risorse (60.000 euro) destinate all’Adi, oppure nell’area ‘salute mentale’ e in quella delle ‘tossicodipendenze’ abbiamo 30.000 euro destinate ad attività ricreative, che per quanto importanti, non sono prioritarie e urgenti”. Questo per quanto riguarda le scelte politiche, di indirizzo. Secondo Anna Rotundo, inoltre: “Non c’è collaborazione neppure nelle piccole cose, come nelle rendicontazioni. I rapporti sono pochi, rari. Prima c’era un tecnico dell’UdP che partecipava alle riunioni del Coordinamento Istituzionale, ma 54


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

da quando è cambiato il presidente la collega non ha più partecipato alle riunioni e le decisioni sono prese dall’organo strettamente politico, con la presenza del segretario facente parte dell’UdP il quale è lì però solo in veste di segretario comunale. I Comuni non vedono di buon occhio questa nuova forma di gestione. Noi che lavoriamo nell’UdP siamo quasi visti come dei privilegiati, per questo sei comuni su dieci non distaccano nessun dipendente per l’UdP, da noi manca il raccordo” . Un altro elemento critico del Coordinamento Istituzionale è la formazione, la piena consapevolezza del lavoro e delle figure eterogenee occorrenti al buon funzionamento dell’UdP. Ancora il dott. Rizzo di Gagliano del Capo dichiara: “Negli ambiti il Coordinamento Istituzionale sta lì e aspetta che arrivino le proposte. L’Ufficio di Piano considera il Piano di Zona non come mera elencazione di progetti, non è una pratica che riguarda l’asfalto di una strada, bisogna quindi impostare il servizio in maniera adeguata, equa, corretta. Alcuni servizi si possono realizzare se l’Ufficio di Piano ha delle figure eterogenee. Spesso le valutazioni del lavoro relativo ai servizi sociali vengono fatte per ‘sentito dire’ e non con documenti alla mano”.

55


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

4. Conclusioni Un viaggio difficile. Nel tirare le fila di questa lunga inchiesta, vengono alla mente i volti e le storie incontrate in un Salento che si sforza di crescere sul piano sociale. Riaffiorano la delusione per i conti che non tornano, la rabbia per i diritti non garantiti, l’amara meraviglia per lo stupore provato dinanzi a servizi invece funzionanti. Forse è così, quando gli ingranaggi girano bene si rimane un po’ disorientati e si fa quasi fatica a considerarli la normalità. Perché rimangono ancora, maledettamente, dei casi isolati. Ma che viaggio è stato quello nei servizi sociali della provincia di Lecce? A volte è sembrato di salire su un treno ad alta velocità, altre volte i binari scoscesi ne hanno rallentato il tiro, mentre in altri due casi, a Campi Salentina e in parte Gallipoli, non si è intravista neppure la stazione, poiché i responsabili dei rispettivi Uffici di Piano degli Ambiti Territoriali hanno scelto di non rispondere a questo studio del Csvs. In ogni caso, emerge prepotente l’immagine di una provincia disomogenea, frammentata e affannata, a volte rassegnata di fronte a giochi molto lontani da quelli che possono tutelare le fasce più deboli. Immagine che stride con quella di una Regione in forte accelerazione che ha avuto il merito di spingere sull’acceleratore della riforma per creare politiche sociali garanti dei diritti dei cittadini e delle cittadine. Una riforma che stenta a tramutarsi in pratiche quotidiane, nonostante la strada fin qui compiuta. Eppure, quasi dappertutto sembra essere sbocciata una nuova consapevolezza, quella di non potersi più permettere questi ritmi stanchi, quella di doversi allineare alla complessità incalzante dei servizi, quella di dover perseguire sempre di più il dialogo tra le parti, quella di aver bisogno di minori vincoli politici e di maggiore libertà d’azione tecnica. Già, è proprio così. Le lunghe interviste con le assistenti sociali e i responsabili degli Uffici di Piano hanno denunciato questo. Ammettendo, a volte, che le briglie sono tirate ad arte dagli organi politici, i Coordinamenti Istituzionali, che governano e indirizzano gli ambiti territoriali. I motivi sono vari. Ci sono comuni che a lungo non hanno garantito nessun tipo di prestazione sociale utile, molto spesso smarrendo in mille rivoli le somme destinate loro dal Fondo Globale Socioassistenziale. La nascita degli ambiti e delle associazioni di comuni, con la pratica della gestione associata, hanno cercato di correggerne l’andazzo, ma nella programmazione dei Piani di Zona ognuno è giunto con le proprie riserve, con le sedimentazioni delle proprie pratiche formali e informali, le pretese di trasferire qui i meccanismi distorti della storica gestione dei servizi sociali. Perché, diciamolo chiaramente, questo è stato il settore, Cenerentola delle politiche, da cui non di rado si è attinto per stornare altrove, è stato quello delle scelte più leggere e semplici no56


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

nostante le necessità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, è stato quello del ricatto sottile del voto in cambio del sussidio economico. Del resto, il bisogno chiama di per sé una situazione di sudditanza e, spesso, il “potente” di turno lega a sé il cittadino “vassallo”, innescando una dinamica di assoggettamento, bacino di consenso e di affermazione del potere. In questo modo il diritto si tramuta in favore e la politica sociale diventa assistenzialismo caritatevole. Tutto ciò, si badi bene, non è un passato così remoto. E a tratti non è neppure passato. Con l’avvio della riforma regionale le politiche sociali da mera assistenza caritatevole per gli ultimi, sono diventate fattore di sviluppo dell’economia pugliese, leva di crescita della qualità della vita, strumento per la conciliazione dei tempi vita-lavoro per tutte le famiglie, interventi per sostenere con efficacia le persone che vivono in condizioni di maggiore disagio perché possano affrancarsi dal bisogno e imparare a camminare da soli. Ora che si esige un cambio di rotta, ora che la prossima programmazione è alle porte e bisogna far tesoro degli errori passati, chiedersi di chi è stata la responsabilità per i ritardi accumulati, per i 208 servizi ancora non attivati (calcolati su tutti gli ambiti, escluso Campi Salentina), per i Liveas tuttora non garantiti, non è domanda casuale e di poco peso. Perché non ci si può trincerare dietro al solito problema delle risorse che mancano. Le risorse ci sono e giacciono nella casse dei comuni capofila. Questo territorio ha beneficiato di oltre 46 milioni di euro erogati dalla Regione Puglia per il quadriennio 2005-2008, ma dopo due anni di avvio dei Piani di Zona (nel 2007) ne era stato speso appena il 13,5%. Il dato si riferisce all’ultima rilevazione della spesa sociale degli ambiti effettuata dalla Regione Puglia. Attualmente è in corso la rilevazione della spesa sociale degli ambiti aggiornata al 2008. Nel frattempo, però, il nostro studio ci ha consentito di sapere che a tre anni, quasi quattro, dall’avvio dei Piani Sociali di Zona in provincia di Lecce risulta attivato solo il 57,8% dei servizi programmati. A quattro anni cioè dall’ufficiale conclusione della prima sperimentazione avviata dalla Regione Puglia. Ciò significa che le responsabilità vanno cercate altrove. Alcuni operatori nelle interviste hanno confessato: “in fondo è un gioco di equilibri”. Equilibri di che tipo? Politico, innanzitutto. Perché, quando i soldi ci sono, si tratta di saperli gestire, destinare, investire correttamente, sottraendosi alle lusinghe campanilistiche ed elettoralistiche e ponendo al centro del sistema solo i bisogni del cittadino. Ecco, si tratta di fare delle scelte, sulla base di un ordine di priorità. Altrimenti continueremo a ritrovarci sommersi da attività ludico-ricreative, dalle cure termali, ma senza veder garantite l’assistenza domiciliare per anziani e disabili, l’educativa domiciliare per minori, le azioni di sistema che sappiano rilevare i bisogni dei cittadini e accompagnarli nella loro risoluzione. Si tratta di fare delle scelte, si diceva. E queste saranno tanto più consapevoli e vincenti quanto più i processi decisionali saranno partecipati. 57


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Progettare davvero dal basso, tuttavia, richiede codici di comunicazione diversi, approcci che sappiano superare lo spartiacque rigido delle competenze suddivise tra comuni, ambiti e Asl. Significa ritrovare una forte spinta motivazionale e riconoscere l’importanza dei corpi sociali intermedi, come il mondo del volontariato e dell’impresa sociale. Certo, finora il ritmo piuttosto convulso dei lavori ha comportato un impegno prevalentemente assorbito dalla mediazione tra i soggetti, con rischi di “smarrimento“ e qualche difficoltà ad assicurare coerenza interna ai Piani di Zona. Proprio dai tavoli della concertazione e dai tavoli di coprogettazione, però, deve uscire adesso la vera essenza innovativa della riforma, lasciando da parte le considerazioni non strettamente inerenti la pianificazione sociale. Troppa importanza assumono questi momenti per il futuro sviluppo dei territori degli ambiti, soprattutto in periodi di crisi in cui ad un mercato che perde sempre più terreno non deve accompagnarsi, in egual misura, la perdita di potere reale del “mercato sociale”. La rete dell’imprenditoria sociale, cioè, non deve essere eccessivamente esposta ai balzi dell’economia produttiva e soprattutto finanziaria. Questo, se da una parte dipenderà da un superamento della logica assistenzialistica, dall’altra necessiterà di forte attenzione alle interdipendenze che potrebbero innescarsi e che impedirebbero l’accesso ai servizi sulla base del bisogno. Ma quali sono i nodi nevralgici che la programmazione dei prossimi Piani di Zona dovrà necessariamente correggere? Intervenire a monte nella risoluzione dei problemi incontrati e comuni a tutti gli ambiti considerati richiede innanzitutto di istituzionalizzare e incentivare i percorsi di partecipazione. Tavoli della concertazione organizzati come fino ad oggi si è fatto, non solo non sono utili, ma si rischia che diventino anche controproducenti. Si è rimproverato al mondo dell’associazionismo di sedere ai tavoli solo per interessi di sigle, per accaparrarsi le fette della torta. Si è chiesto, quando si doveva farlo, la loro presenza o adesione formale, la sottoscrizione di verbali. Eppure, si tratta della stessa società civile organizzata che ha spesso colmato le lacune o le voragini del sistema istituzionale dei servizi sociali, insinuandosi tra le sue pieghe e arrivando direttamente a intercettare e soddisfare i bisogni. Un dialogo costante tra questi attori può davvero rappresentare la chiave di volta per ridisegnare i Piani di Zona in modo più efficace. Poi ci sono i tecnici, gli assistenti sociali perno del sistema, spesso divisi tra Servizio Sociale Professionale e Ufficio di Piano. Anche qui, bisogna capire cosa si vuole che l’Ufficio di Piano diventi. Per funzionare avrebbe bisogno di figure stabili, incaricate ad hoc per il solo servizio, che garantiscano l’avvio e la gestione dei servizi, progettisti di bandi pubblici, contabili, esperti di amministrazione, esperti di comunicazione. Non si può pretendere che facciano tutto gli assistenti sociali, come non si può chiedere loro di accettare passivamente le decisioni dei Coordinamenti Istituzionali. 58


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Laddove si è interrotto il raccordo tra Ufficio di Piano e Coordinamento Istituzionale, anche la programmazione ne ha risentito. Il know how dei tecnici dovrebbe per lo meno guidare l’inventiva dei politici, perché la pianificazione sociale non può prescindere da una lettura attenta del territorio, possibile solo con la lente d’ingrandimento dell’esperienza sul campo. Ripartire con l’umiltà di riconoscere le mancanze di questo primo esperimento dei Piani di Zona serve a raddrizzare un po’ quei binari scoscesi incontrati all’inizio. Si dovrà migliorare molto, tenendo in conto la strada fin qui compiuta, rammentando che questi servizi sono destinati alle persone più fragili di una società sempre più complessa e sempre meno solidaristica. Indietro, in ogni caso, non si può ritornare.

59


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

APPENDICI

Glossario

60


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Glossario Assistenza domiciliare integrata (ADI): consiste in interventi da fornire ai cittadini al fine di favorire la permanenza nel loro ambiente di vita, evitando l’istituzionalizzazione e consentendo loro una soddisfacente vita di relazione attraverso un complesso di prestazioni socio-assistenziali e sanitarie. Caratteristica del servizio è l’unitarietà dell’intervento, che assicura prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socio-assistenziali in forma integrata e secondo piani individuali programmati. Assistenza domiciliare sociale (ADS): comprende prestazioni di tipo socio-assistenziale che si articolano per aree di bisogno in assistenza domiciliare per minori e famiglie, assistenza domiciliare per diversamente abili, assistenza domiciliare per anziani. Coordinamento istituzionale (CI): è composto dai sindaci dei comuni dell’ambito o loro delegati. Ha la fondamentale funzione di indirizzo politico e coordinamento strategico nella programmazione socio-sanitaria di ambito e nella costruzione del sistema integrato sociale a rete. Fondo Globale Socio-Assistenziale Regionale (FGSA): viene stabilito annualmente nel bilancio regionale. Fino al 2004 veniva trasferito ai singoli Comuni per l’attuazione dei Servizi Sociali Comunali. Dal 2005 viene trasferito ai Comuni capofila di Ambito Territoriali per l’attuazione dei Piani Sociali di Zona. Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS): è il fondo stabilito annualmente dal Governo Nazionale e trasferito alle Regioni per l’attuazione dei Servizi Sociali a livello locale. Il fondo, ripartito dalle Regioni viene trasferito ai Comuni capofila di Ambito. Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): si tratta delle prestazioni previste dalla disciplina nazionale, comprendono i servizi di natura sanitaria che devono essere garantiti a tutti i cittadini, uniformemente sull’intero territorio nazionale. Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (Liveas): si tratta delle prestazioni di natura socio-sanitaria che devono essere garantite a tutti i cittadini, sull’intero territorio nazionale. In mancanza di una definizione e disciplina nazionale sono stati provvisoriamente definiti dalla Regione Puglia . Piani di zona (PdZ): strumento di programmazione attraverso il quale i servizi sociali dei singoli comuni, raggruppati in Associazioni di comuni, esprimono, sotto forma di progetto o pianificazione, ciò che faranno (cioè i servizi sociali e sociosanitari e le prestazioni che erogheranno) in un arco temporale di più anni, all’interno di un determinato ambito territoriale, con le risorse finanziarie assegnate. Porta unica di accesso (PUA): sistema unico di accoglienza della domanda in grado di aprile al cittadino simultaneamente tutta la gamma di opportunità offerta dalla rete locale dei servizi e consentirgli quindi di percorrere, a partire da un solo punto di accesso al sistema dei servizi, l’intera rete dei servizi sociali e sanitari. Pronto Intervento Sociale: è una tipologia d’intervento del servizio sociale professionale, preposto al trattamento delle emergenze/urgenze sociali, attivo 24 ore su 24, rivolto a tutte quelle situazioni che richiedono interventi, decisioni, soluzioni immediate e improcrastinabili, che affronta l’emergenza sociale in tempi rapidi e in maniera flessibile, strettamente collegato con i servizi sociali territoriali. Segretariato Sociale: opera come sportello unico per l’accesso ai servizi socio-assistenziali e socio-sanitari o sportello di cittadinanza, svolge attività d’informazione, di accoglienza, di accompagnamento, di ascolto e di orientamento sui diritti di cittadinanza con caratteristiche di gratuità per l’utenza. Servizio Sociale Professionale: servizio aperto ai bisogni di tutta la comunità, finalizzato ad assicurare prestazioni necessarie a prevenire, ridurre e/o rimuovere situazioni problematiche o di bisogno sociale dei cittadini. Svolge compiti di coordinamento tecnico e supervisione dei servizi del sistema integrato, di presa in carico dei casi e predisposizione di progetti di intervento personalizzati, nonché di rilevazione, monitoraggio ed analisi di nuovi bisogni. Tavolo della concertazione: è composto da tutte le istituzioni e organizzazioni operanti nel campo delle politiche e dei servizi socio-sanitari interessati a partecipare alla programmazione del piano di zona. Ha la funzione di collaborare alla definizione del piano di zona e all’individuazione degli strumenti per monitorarlo e valutarne i risultati. Ufficio di piano (UdP): è composto dai responsabili degli uffici dei servizi sociali comunali, dagli assistenti sociali, dal referente tecnico (coordinatore socio sanitario) del distretto ASL e da altre eventuali figure di consulenti esperti. Ha la funzione di regia operativa del processo e di supporto tecnico al coordinamento istituzionale. Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM): equipe multiprofessionale che ha il compito di leggere il bisogno sociosanitario complesso per la definizione di un progetto socio-sanitario personalizzato, con la relativa presa in carico del cittadino. Essa costituisce un anello operativo strategico per l’accesso al sistema dei servizi socio-sanitari di natura domiciliare, semi-residenziale e residenziale. 61


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

APPENDICI

Risorse impegnate e liquidate per Ambiti e aree di intervento

62


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Campi Salentina

63


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Casarano

64


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Gagliano del Capo

65


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Galatina

66


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Gallipoli

67


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Lecce

68


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Maglie

69


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Martano

70


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Nardò

71


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

Ambito di Poggiardo

72


Servizi Sociali: il Salento a piĂš velocitĂ

APPENDICI

Servizi programmati e attivati, risorse programmate e impiegate per ambiti e aree di intervento

73


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Casarano AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

4

€ 473.347,21

2

€ 236.580,02

Minori

6

€ 640.438,93

4

€ 517.374,94

Anziani

5

€ 1.080.199,10

1

€ 25.000,00

Disabili

9

€ 991.238,98

4

€ 493.769,72

Dipendenze

3

€ 318.753,02

1

€ 134.465,50

Salute Mentale

2

€ 161.625,60

0

€ 0,00

Abuso e maltrattamento

2

€ 150.257,61

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

3

€ 591.953,49

0

€ 0,00

Altre aree

4

€ 240.655,42

1

€ 50.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

7

€ 401.678,91

2

€ 127.153,29

Totale

45

€ 5.050.148,26

15

€ 1.584.343,47

Ambito territoriale di Casarano Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 45 servizi programmati) 10 9

Responsabilità familiari

8

Minori

9

Anziani

7 7

Disabili

6

Dipendenze

5

6

Salute Mentale

5

Abuso e maltrattamento

4 4

Contrasto alla povertà

3 4

2

Altre aree

3

3

Azioni di Sistema (con UdP)

2

2

1 0

Ambito territoriale di Casarano Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 15 pari al 33,3% dei servizi programmati)

6

5

Responsabilità familiari Minori Anziani

4

4

Disabili

4

Dipendenze

3

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

2

Contrasto alla povertà Altre aree

1

2 1

0

1

Azioni di Sistema (con UdP)

0

0

0

2 1

74


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Casarano Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 5.050.148,26 €)

Responsabilità familiari

€ 1.250.000,00

€ 1.080.199,10

Minori

€ 991.238,98 € 1.000.000,00

Anziani Disabili Dipendenze

€ 640.438,93

Salute Mentale

€ 750.000,00

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 500.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

Ambito territoriale di Casarano Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 1.584.343,47 € pari al 31,4% delle risorse programmate)

Responsabilità familiari Minori

€ 517.374,94

€ 493.769,72

Anziani Disabili

€ 500.000,00

Dipendenze Salute Mentale

€ 236.580,02

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 250.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 0,00

75


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Gagliano del Capo AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

7

€ 614.529,15

5

€ 448.487,65

Minori

10

€ 961.497,26

7

€ 847.106,80

Anziani

8

€ 1.356.407,09

6

€ 1.271.005,70

Disabili

11

€ 1.298.457,44

8

€ 1.117.327,80

Dipendenze

3

€ 356.773,88

3

€ 356.773,88

Salute Mentale

3

€ 192.402,69

2

€ 158.169,07

Abuso e maltrattamento

4

€ 177.271,11

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

8

€ 517.363,13

8

€ 517.363,13

Altre aree

2

€ 76.961,08

2

€ 76.961,08

Azioni di Sistema (con UdP)

9

€ 657.717,58

2

€ 290.759,48

Totale

65

€ 6.209.380,40

43

€ 5.083.954,59

Ambito territoriale di Gagliano del Capo Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 65 servizi programmati)

12

Responsabilità familiari Minori

10

Anziani

11 10

8

9 8

Disabili Dipendenze

8

Salute Mentale

6

Abuso e maltrattamento

7

Contrasto alla povertà

4

Altre aree

4

Azioni di Sistema (con UdP)

2

3

3 2

0

Ambito territoriale di Gagliano del Capo Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 43 pari al 66,2% dei servizi programmati) 10 9

Responsabilità familiari

8

Minori

8

8

7

Anziani Disabili

6

7

Dipendenze

6

5

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

4 3

5

Contrasto alla povertà

3

Altre aree

2 1

Azioni di Sistema (con UdP)

2

0

2

2

0

76


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Gagliano del Capo Risorse programmate per area prioritaria

Responsabilità familiari

€ 1.750.000,00

Minori

€ 1.356.407,09 € 1.500.000,00

€ 1.298.457,44

Anziani Disabili

€ 1.250.000,00

€ 961.497,26

Dipendenze Salute Mentale

€ 1.000.000,00

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 750.000,00

Altre aree

€ 500.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00 € 0,00

Ambito territoriale di Gagliano del Capo Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 5.083.954,59 € pari al 81,9% delle risorse programmate)

€ 1.500.000,00

Responsabilità familiari

€ 1.271.005,70

Minori

€ 1.117.327,80

€ 1.250.000,00

Anziani Disabili

€ 1.000.000,00

€ 847.106,80

Dipendenze Salute Mentale

€ 750.000,00

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 500.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

77


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Galatina AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

10

€ 762.108,17

10

€ 762.108,17

Minori

10

€ 662.708,57

10

€ 662.708,57

Anziani

7

€ 599.912,87

7

€ 599.912,87

Disabili

4

€ 546.196,46

3

€ 390.905,74

Dipendenze

2

€ 226.803,93

2

€ 226.803,93

Salute Mentale

2

€ 152.751,84

2

€ 152.751,84

Abuso e maltrattamento

0

€ 0,00

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

5

€ 275.825,80

5

€ 275.825,80

Altre aree

4

€ 201.115,54

4

€ 201.115,54

Azioni di Sistema (con UdP)

9

€ 821.362,96

9

€ 821.362,96

Totale

53

€ 4.248.786,15

52

€ 4.093.495,43

Ambito territoriale di Galatina Numero di servizi programmati per area prioritaria 12 Responsabilità familiari Minori

10

8

Anziani

10

9

10

Disabili Dipendenze

7

6

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

5

4

Contrasto alla povertà

4

Altre aree

4

2

Azioni di Sistema (con UdP)

2

2

0 0

Ambito territoriale di Galatina Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 52 pari al 98,1% dei servizi programmati) 12 Responsabilità familiari Minori

10

Anziani

8

6

10 10

9

Disabili Dipendenze Salute Mentale

7

Abuso e maltrattamento

4

Contrasto alla povertà

5 4

2

3

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

2

0 2

0

78


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Galatina Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 4.248.786,15 €)

Responsabilità familiari

€ 1.000.000,00

€ 821.362,96

€ 762.108,17

Minori Anziani

€ 662.708,57

Disabili

€ 750.000,00

Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 500.000,00

Contrasto alla povertà Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

Ambito territoriale di Galatina Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 4.093.495,43 € pari al 96,3% delle risorse programmate)

Responsabilità familiari

€ 1.000.000,00

€ 821.362,96 € 762.108,17

€ 750.000,00

Minori Anziani

€ 662.708,57

Disabili Dipendenze Salute Mentale

€ 500.000,00

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà Altre aree

€ 250.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

€ 0,00

79


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Gallipoli AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

8

€ 534.989,90

3

€ 393.359,28

Minori

6

€ 545.702,50

5

€ 363.580,81

Anziani

6

€ 1.142.695,93

3

€ 533.357,73

Disabili

4

€ 744.635,19

2

€ 389.607,97

Dipendenze

1

€ 252.812,77

1

€ 252.812,77

Salute Mentale

1

€ 228.289,99

0

€ 0,00

Abuso e maltrattamento

4

€ 118.497,88

2

€ 107.086,68

Contrasto alla povertà

3

€ 288.776,15

1

€ 37.221,07

Altre aree

2

€ 201.285,28

0

€ 0,00

Azioni di Sistema (con UdP)

8

€ 779.350,29

6

€ 686.865,51

Totale

43

€ 4.837.035,88

23

€ 2.763.891,82

Ambito territoriale di Gallipoli Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 43 servizi programmati) 25 Responsabilità familiari Minori

20

Anziani Disabili Dipendenze Salute Mentale

15

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà Altre aree

8

10

8 6

Azioni di Sistema (con UdP)

6 4

5

4

1

3

2

1

0

Ambito territoriale di Gallipoli Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 23 pari al 53,48% dei servizi 10 9

Responsabilità familiari Minori

8

Anziani

7

6

6

5

3 2 1

Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento

5 4

Disabili

Contrasto alla povertà

3

Altre aree

3

Azioni di Sistema (con UdP)

2

2 1

1 0

0

0

80


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Gallipoli Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 4.837.035,88 2000000 Responsabilità familiari

1750000

Minori Anziani

1500000

Disabili

€ 1.142 .695,93

1250000

Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento

1000000

€ 779.350,29

€ 744.635,19

Contrasto alla povertà Altre aree

750000

Azioni di Sistema (con UdP)

500000 250000 0

Ambito territoriale di Gallipoli Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 2.763.891,82 € pari al 57,14% delle risorse 1250000 Responsabilità familiari Minori Anziani

1000000

Disabili Dipendenze

€ 686.865,51 750000

Salute Mentale Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 533.357,73

Altre aree

€ 393.359,28 500000

Azioni di Sistema (con UdP)

250000

0

0

0

81


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Lecce AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

12

€ 1.505.680,89

6

€ 1.105.598,00

Minori

7

€ 1.111.905,40

2

€ 788.933,27

Anziani

4

€ 1.592.825,07

1

€ 250.118,80

Disabili

18

€ 1.995.468,79

1

€ 406.735,96

Dipendenze

5

€ 651.504,83

1

€ 183.906,76

Salute Mentale

5

€ 423.706,28

0

€ 0,00

Abuso e maltrattamento

4

€ 570.602,16

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

4

€ 371.706,28

1

€ 221.833,67

Altre aree

5

€ 369.738,46

0

€ 0,00

Azioni di Sistema (con UdP)

17

€ 1.405.605,40

7

€ 685.357,90

Totale

81

€ 9.998.743,56

19

€ 3.642.484,36

Ambito territoriale di Lecce Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 81 servizi programmati) 25

20

15

18

17

10

Responsabilità familiari Minori Anziani Disabili Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

12 5

7 5

4

5

4

4

5

0

Ambito territoriale di Lecce Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 19 pari al 23,5% dei servizi programmati) 10 9

Responsabilità familiari

8

Minori Anziani

7

Disabili

6

Dipendenze

5 4

Salute Mentale

7

6

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

3

Altre aree

2 1 0

Azioni di Sistema (con UdP)

2

1

1

1

0

0

0 1

82


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Lecce Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 9.998.743,56 € 1.995.468,79 Responsabilità familiari

€ 2.000.000,00

Minori

€ 1.592.825,07 € 1.750.000,00

€ 1.505.680,89

Anziani Disabili

€ 1.500.000,00

Dipendenze

€ 1.250.000,00

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 1.000.000,00

Contrasto alla povertà

€ 750.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 500.000,00 € 250.000,00 € 0,00

Ambito territoriale di Lecce Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 3.642.484,36 € pari al 36,4% delle risorse programmate)

Responsabilità familiari

€ 1.250.000,00

€ 1.105.598,00

Minori Anziani

€ 1.000.000,00

€ 788.933,27

Disabili

€ 685.357,90 € 750.000,00

Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 500.000,00

Contrasto alla povertà Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

83


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Maglie AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

6

€ 554.703,66

6

€ 554.703,66

Minori

8

€ 476.535,71

6

€ 428.659,39

Anziani

6

€ 808.595,08

6

€ 808.595,08

Disabili

6

€ 1.014.413,65

4

€ 884.018,08

Dipendenze

4

€ 233.488,32

2

€ 99.590,14

Salute Mentale

3

€ 105.000,00

0

€ 0,00

Abuso e maltrattamento

4

€ 111.117,84

3

€ 109.117,84

Contrasto alla povertà

5

€ 611.517,05

4

€ 563.298,65

Altre aree

3

€ 42.419,77

3

€ 42.419,77

Azioni di Sistema (con UdP)

7

€ 878.315,05

3

€ 878.315,05

Totale

52

€ 4.836.106,13

37

€ 4.368.717,66

Ambito territoriale di Maglie Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 52 servizi programmati) 10 9 Responsabilità familiari

8

Minori

7

8

Anziani Disabili

6 6 5 4

Dipendenze

6

6

Salute Mentale

5

Abuso e maltrattamento

4

4

3

Contrasto alla povertà

3

3

2

7

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

1 0

Ambito territoriale di Maglie Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 37 pari al 71,15% dei servizi programmati) 10 9 Responsabilità familiari

8

Minori

7

Anziani Disabili

6

Dipendenze

6 5 4

6

Salute Mentale

6 4

Abuso e maltrattamento

4

Contrasto alla povertà

3 2 1

Altre aree

3

Azioni di Sistema (con UdP)

3

2 0

3 0

84


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Maglie Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 4.836.106,13 €)

Responsabilità familiari

€ 1.400.000,00

Minori

€ 1.014.413,65

€ 1.150.000,00

Anziani

€ 878.315,05

€ 808.595,08

Disabili Dipendenze

€ 900.000,00

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 650.000,00

Contrasto alla povertà Altre aree

€ 400.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

€ 150.000,00

-€ 100.000,00

Ambito territoriale di Maglie Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 4.368.717,66 € pari al 90,3% delle risorse programmate)

€ 1.000.000,00

€ 884.018,08 € 808.595,08

€ 878.315,05

Responsabilità familiari Minori Anziani

€ 750.000,00

Disabili Dipendenze Salute Mentale

€ 500.000,00

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà Altre aree

€ 250.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

€ 0,00

85


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Martano AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

Responsabilità familiari

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

9

€ 515.514,40

5

€ 387.320,08

Minori

11

€ 509.574,65

7

€ 425.327,85

Anziani

12

€ 965.551,78

9

€ 658.430,86

Disabili

10

€ 626.953,25

2

€ 122.050,93

Dipendenze

5

€ 227.330,73

3

€ 187.330,73

Salute Mentale

4

€ 121.227,10

4

€ 121.227,10

Abuso e maltrattamento

5

€ 86.104,59

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

3

€ 137.297,50

3

€ 137.297,50

Altre aree

2

€ 27.485,43

2

€ 27.485,43

Azioni di Sistema (con UdP)

11

€ 564.370,27

4

€ 298.758,74

Totale

72

€ 3.781.409,70

39

€ 2.365.229,22

Ambito territoriale di Martano Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 72 servizi programmati) 12 Responsabilità familiari

12 11

10

11

Minori Anziani Disabili

10

8

Dipendenze

9

Salute Mentale

6

Abuso e maltrattamento

4

Contrasto alla povertà

5

5

Altre aree

4

Azioni di Sistema (con UdP)

3

2

2 0

Ambito territoriale di Martano Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 39 pari al 54,2% dei servizi programmati) 10 9

Responsabilità familiari

9

Minori

8

Anziani

7

Disabili

6

7

Dipendenze Salute Mentale

5

Abuso e maltrattamento

4 3 2 1

4

5

Contrasto alla povertà

4

3 3 2

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

2 0

0

86


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Martano Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 3.781.409,70

Responsabilità familiari

€ 965.551,78

Minori Anziani

€ 1.000.000,00

Disabili

€ 626.953,25

€ 750.000,00

Dipendenze

€ 564.370,27

Salute Mentale Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 500.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

Ambito territoriale di Martano Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 2.365.229,22 € pari al 62,5% delle risorse programmate)

Responsabilità familiari Minori Anziani

€ 1.000.000,00

Disabili

€ 658.430,86

€ 750.000,00

Salute Mentale

€ 425.327,85 € 500.000,00

Dipendenze

€ 387.320,08

Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

87


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Nardò AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

6

€ 1.459.509,13

4

€ 1.219.897,00

Minori

6

€ 1.079.632,74

3

€ 687.382,20

Anziani

7

€ 1.148.305,69

5

€ 1.085.305,00

Disabili

8

€ 1.100.272,64

5

€ 632.317,03

Dipendenze

4

€ 586.584,79

3

€ 408.141,79

Salute Mentale

3

€ 293.575,86

3

€ 293.575,86

Abuso e maltrattamento

0

€ 0,00

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

2

€ 626.746,68

2

€ 626.746,68

Altre aree

2

€ 82.605,88

0

€ 0,00

Azioni di Sistema (con UdP)

8

€ 477.891,06

2

€ 162.559,98

Totale

46

€ 6.855.124,48

27

€ 5.115.925,54

Ambito territoriale di Nardò Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 46 servizi programmati) 10 9 Responsabilità familiari

8 8 7 7

Minori Anziani

8

Disabili

6

Dipendenze

5

6

Salute Mentale

6

4

Abuso e maltrattamento

4

3

Contrasto alla povertà Altre aree

3

2

0

1

2

Azioni di Sistema (con UdP)

2

0

Ambito territoriale di Nardò Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 27 pari al 58,7% dei servizi programmati) 6

Responsabilità familiari

5 5

5

Minori Anziani

4

Disabili Dipendenze

3

4

Salute Mentale

3 3

3

Abuso e maltrattamento

2

Contrasto alla povertà

2

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

1 0

0

2

0

88


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Nardò Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 6.855.124,48

€ 1.459.509,13

Responsabilità familiari

€ 1.500.000,00

Minori

€ 1.148.305,69

Anziani

€ 1.100.272,64

€ 1.250.000,00

Disabili Dipendenze

€ 1.000.000,00

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 750.000,00

Contrasto alla povertà Altre aree

€ 500.000,00

Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

Ambito territoriale di Nardò Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 5.115.925,54 € pari al 74,6% delle risorse programmate)

Responsabilità familiari

€ 1.500.000,00

€ 1.219.897,00 € 1.250.000,00

Minori

€ 1.085.305,00

Anziani Disabili Dipendenze

€ 1.000.000,00

€ 687.382,20 € 750.000,00

Salute Mentale Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 500.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

89


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito di Poggiardo AREE DI INTERVENTO

SERVIZI PROGRAMMATI

IMPORTO

SERVIZI ATTIVATI

IMPORTO

Responsabilità familiari

5

€ 341.911,97

4

€ 328.711,97

Minori

11

€ 660.338,48

7

€ 617.909,76

Anziani

9

€ 1.058.495,85

9

€ 1.058.495,85

Disabili

7

€ 787.004,17

7

€ 787.004,17

Dipendenze

2

€ 189.969,50

2

€ 189.969,50

Salute Mentale

2

€ 101.188,92

1

€ 101.188,92

Abuso e maltrattamento

3

€ 148.600,51

0

€ 0,00

Contrasto alla povertà

3

€ 136.170,65

3

€ 136.170,65

Altre aree

2

€ 12.000,00

1

€ 5.334,00

Azioni di Sistema (con UdP)

7

€ 612.678,15

5

€ 605.736,87

Totale

51

€ 4.048.358,20

39

€ 3.830.521,69

Ambito territoriale di Poggiardo Numero di servizi programmati per area prioritaria (totale 51 servizi programmati) 12 Responsabilità familiari Minori

10

11

Anziani Disabili

9

8

Dipendenze

7

6

Salute Mentale Abuso e maltrattamento

7

Contrasto alla povertà

4

Altre aree

5 3

2 2

Azioni di Sistema (con UdP)

3 2

2

0

Ambito territoriale di Poggiardo Numero di servizi attivati per area prioritaria (totale 39 pari al 76,5% dei servizi programmati) 10 9

Responsabilità familiari

9 8

Minori Anziani

7

7

6

Disabili

7

Dipendenze

5

Salute Mentale

5

4

Contrasto alla povertà

3 2 1

Abuso e maltrattamento

4

Altre aree

3

Azioni di Sistema (con UdP)

2 0 1

1

0

90


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Ambito territoriale di Poggiardo Risorse programmate per area prioritaria (totale risorse programmate 4.048.358,20 €)

€ 1.058.495,85

Responsabilità familiari Minori

€ 1.000.000,00

€ 787.004,17

Anziani Disabili

€ 660.338,48

Dipendenze

€ 750.000,00

Salute Mentale Abuso e maltrattamento Contrasto alla povertà

€ 500.000,00

Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

Ambito territoriale di Poggiardo Risorse utilizate per servizi avviati per area prioritaria (totale risorse utilizzate 3.830.521,69 € pari al 94,6% delle risorse programmate)

€ 1.058.495,85

Responsabilità familiari Minori Anziani

€ 1.000.000,00

€ 750.000,00

€ 787.004,17 € 617.909,76

Disabili Dipendenze Salute Mentale Abuso e maltrattamento

€ 500.000,00

Contrasto alla povertà Altre aree Azioni di Sistema (con UdP)

€ 250.000,00

€ 0,00

91


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

I Centri di Servizio al Volontariato sono organismi previsti dalla L. 266/91 e dal D.M. 8/10/1997 e hanno lo scopo di sostenere e qualificare l’attività di volontariato. A tal fine erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle Organizzazioni di Volontariato (OdV) iscritte e non iscritte ai registri regionali. Il Centro Servizi Volontariato Salento nasce a Lecce nel 2002 su iniziativa di un gruppo di enti non profit, in prevalenza OdV e di enti pubblici della provincia di Lecce. Interviene a sostegno delle Organizzazioni di Volontariato del territorio attraverso la promozione di servizi e azioni progettuali innovative e coordinate, tutte miranti a sostenere lo sviluppo e la qualificazione del volontariato nel Salento. Il CSVS offre gratuitamente servizi di formazione, informazione, consulenza e assistenza alla progettazione, comunicazione, promozione e realizza ricerche a favore delle circa 700 OdV presenti nel territorio salentino. Il CSVS è un’associazione costituita da e per le Organizzazioni che vogliono essere protagoniste della crescita sociale della popolazione salentina attraverso l’impegno nel volontariato.

CONSIGLIO DIRETTIVO Conte Luigi - AGESCI De Donno Luigi - US ACLI De Razza Gregorio - FIDAS De Rosa Cesare - L.I.L.T. Ferrocino Daniele - Comunità Emmanuel Foti Rocco - Associazione Nazionale Vigili del fuoco in congedo Gatto Italo - Componente nominato dal Comitato di gestione regionale (Co.Ge.) Melcarne Donato - Primavera Russo Luigi - Insieme per i Disabili Schirinzi Luigi - Tonga Soa Turco Domenico - Associazione Volontari Ospedalieri PRESIDENZA Presidente: Luigi Russo Vicepresidente: Daniele Ferrocino Tesoriere: Luigi Conte Direttore Antonio Quarta

92


Servizi Sociali: il Salento a più velocità

Nella pluralità di servizi legati al mondo dell’informazione offerti dal Csv Salento alle organizzazioni di volontariato del territorio, il mensile Volontariato Salento si pone come incisivo strumento di informazione sociale, teso ad informare sulle attività promosse nel campo nel volontariato, sulle realtà associative attive sul territorio e più in generale sulle principali tematiche di rilevanza sociale, con particolare attenzione alle notizie di carattere provinciale e regionale. Volontariato Salento dispone di una redazione formata da giornalisti ed esperti del terzo settore che mensilmente dà spazio e voce a temi a attori del vivere civile che spesso faticano a trovare posto sulle pagine dei giornali. Il mensile viene distribuito gratuitamente in 2500 copie a tutte le associazioni del territorio, ai comuni del territorio provinciale e a chiunque ne faccia richiesta. Nel gennaio del 2009 Volontariato Salento ha inaugurato un nuovo filone della propria attività, attraverso la conduzione di inchieste speciali su temi di rilevanza sociale legati al mondo del volontariato e, più ingenerale, della cittadinanza, allo scopo di andare fino in fondo a temi scottanti ma spesso trascurati e di scarsa visibilità, raccontando le verità, provando a disseppellirle dal manto delle ipocrisie, delle illegalità e dei falsi miti in cui sono spesso avviluppate e nascoste.

Inchiesta sui piani di zona  

Inchiesta sui piani di zona a cura del CSVSalento

Advertisement