Issuu on Google+

Igina Colabucci Balla Roma, 1942

Rivela fin da bambina inclinazioni artistiche, stimolata anche dalla famiglia (il padre Augusto amava dipingere e la madre, Fausta, posava per lui). I Colabucci sono molto amici della famiglia Sargentini e, frequentando la Galleria l’Attico di Piazza di Spagna, Igina conosce gli artisti Sironi, Gentilini, Rosai, Leoncillo. La passione per lo studio e la curiosità per la natura la portano a conseguire la Maturità Classica e a laurearsi in Farmacia. Subito dopo inizia a lavorare all’Istituto di Farmacologia e consegue l’abilitazione all’insegnamento, diventando titolare di cattedra per le Scienze Matematiche. Nel frattempo continua a dipingere, soprattutto ritratti, ad acquerello e ad olio. Nel 1966 si sposa con Maurizio Italo Balla e nel 1967 e nel 1970 nascono i due figli, Ferdinando e Alessandro. E’ in questo periodo che inizia a dedicarsi alla scultura. Nel 1973 conosce lo scultore bulgaro Assen Peikov, nel cui studio inizia a lavorare. L’anno successivo, incoraggiata dallo stesso scultore e dai critici Tony Bonavita e Sandra Giannattasio, allestisce la sua prima mostra personale, presso l’Accademia di Romania a Roma. Negli anni successivi si diploma in Micologia nel 1975, in Erboristeria nel 1978, frequenta corsi di aggiornamento sulle problematiche ambientali fino al 1993 presso il Centro Francescano di Studi Ambientali e frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Gino Marotta.


Contemporaneamente continua ad esporre in tutta Italia, ricevendo numerosi premi. Nel 1992 partecipa a Genova alle manifestazioni per le Colombiadi, esponendo insieme allo scultore Ugo Attardi a Palazzo Ducale: la sua Donna Vela è uno splendido bronzo alto due metri e mezzo. L’anno successivo lascia l’insegnamento e allestisce la sua prima mostra antologica a Roma, nel Complesso Monumentale del S. Michele a Ripa, sede del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, ottenendo grande successo di critica e di pubblico: tra i visitatori l’allora presidente francese François Mitterand e Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente del Consiglio dei Ministri. Sempre nel 1993 riceve, in Campidoglio, il premio “Personalità Europea per l’Arte”. Nel 1996 inizia a collaborare con la rivista “Punto di contatto”, scrivendo sulle problematiche dell’arte di oggi per la rubrica “Prendiamo contatto con l’arte”. Nel 1999 scrive per l’Accademia dei Gatti Magici, di cui è accademica, una novella pubblicata nel libro Il sofà delle fusa, edito dalle edizioni Felinamente. Espone in numerose personali e collettive, in Italia e all’estero, in Francia, Svizzera, Spagna, Malta, USA. A Roma, nel 2002, una sua grande antologica viene allestita nel suggestivo spazio del Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra. Nelle stesso anno i suoi gioielli vengono esposti presso le gioiellerie Ansuini e Rocchi ed Igina riceve dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la “Medaglia d’argento per meriti artistici”. Dopo l’incontro con Monsignor Sergio Maurizio Soldini, Cappellano della Cappellania degli artisti di Siena, rinnova il suo impegno nella realizzazione di opere aventi per soggetto il sacro. Si classifica tra i primi tre artisti nel concorso per la realizzazione della Statua di Santa Caterina da Siena da collocare nella Basilica di San Pietro ed ha l’occasione di incontrare il Papa, al quale dona, nell’Udienza Generale delle Ceneri, il 25 Febbraio 2004, la scultura in bronzo, da lei eseguita, La


maschera della sofferenza, che ritrae Giovanni Paolo II in preghiera. Tra le opere pubbliche realizzate dall’artista ricordiamo la Nike Alata, presso la Unisys Europea a Saint Paul de Vence, in Francia; il Monumento al Pellegrino, per la Chiesa di San Rocco, a Siena; le formelle della Via Crucis, per la Parrocchiale di Torrieri a Montalcino; Adamo ed Eva, per il Palazzo dell’Ente EUR di Roma. Igina è innamorata della vita e le sue opere sono il riflesso della sua passione verso tutto ciò che di bello il mondo ci regala ogni giorno: l’amore, la tenerezza di un gatto, la bellezza della natura e della figura umana. Pittrice e scultrice, è proprio in quest’ultima forma d’arte che riesce ad esprimersi al meglio, creando opere al contempo “forti” e “leggere”, “vive” e ricche di pathos. Le coppie di Uccelli (2002) che si librano in volo sfiorandosi le ali, i gatti sornioni accovacciati, le coppie di amanti fusi l’uno nell’altro, la mamma che insegna al suo bimbo a camminare (Primi passi, 1990), l’Annunciazione (2002), tutta l’arte di Igina è permeata da una sorta di “inno alla vita”, che abbraccia ogni su opera, ogni soggetto rappresentato. Cinzia Folcarelli


Attesa

1992, bronzo cm 62 x 42 x 45


La Donna Vela 1992, bronzo cm 220 x 80 x 80


La maschera della sofferenza

2004, fusione in bronzo 40x30x35


Uccelli

2002, bronzo cm 220 x 90 x 60


Cavalli al tramonto olio su tela cm 150 x 80


I limoni

olio su tela cm 100 x 80


Gatto

ciondolo, 1998, argento cm 6,5 x 2,5


Licheni - 3

2002, argento cm 10 x 12


Balla